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FRIDA E IL CONFESSORE

racconto erotico V.M. anni 18

Dopo il racconto Che cosa mi fai? (tratto da una storia vera) Frida, la protagonista femminile, espone per filo e per segno al proprio padre spirituale l'inizio delle scaramucce erotiche di lei, col marito cuckold Pierr, e una lunga serie di amanti.

Giovanna Storie

FRIDA E IL CONFESSORE

Racconto Erotico a puntate

ATTENZIONE WARNING: VIETATO AI MINORI QUESTO E UN RACCONTO EROTICO, PERTANTO LA SUA LETTURA E RISERVATA, A NORMA DI LEGGE, A UN PUBBLICO ADULTO PERCHE POTREBBE CONTENERE DESCRIZIONI E IMMAGINI DI SESSO ESPLICITO

Frida & Pierr sono nomi di fantasia, ma la loro storia vera e genuina. Dopo anni di routine e un matrimonio che si trascina nella noia e nellindifferenza, una coppia di quasi cinquantenni, trova il coraggio di confessarsi il proprio passato e la libidine, sopita, nellangolo pi riposto del proprio animo. Un atto di coraggio che invece di segnare la fine di ununione claudicante, rappresenta linizio di una nuova vita erotica e sentimentale. I due, praticando il cuckold a tutto tondo, si riscoprono amanti caldi e infaticabili. Puntata dopo puntata, le loro confessioni, ci porteranno per mano nel loro mondo: trasgressivo e intrigante.

PRIMA PUNTATA

Sul sesso, tutti mentono. Robert A. Heinlein

- Sa, don Franco, anchio ho avuto uninfanzia! disse Frida, mentre sedeva quieta al piccolo tavolino nella saletta alle spalle della sacrestia; lo disse mentre sorseggiava il primo sorso da un bicchiere di vino bianco, lunico drink che ci si poteva permettere nella pieve del paesino. Frida guardava nel vuoto, attraverso la piccola finestra dai vetri vecchi. Suo marito Pierr la osservava a sua volta, con unespressione difficilmente identificabile, sul viso. Il parroco aveva proposto loro di parlare tranquillamente, se lo gradivano, in un ambiente pi comodo e conviviale, visto che, alla fine pi che di confessioni religiose, il loro era diventato uno sfogo in campo neutro. In realt, il prete aveva capito che quelle due persone non riuscivano ad avere una vita propria completamente aperta e sincera, se non alla presenza di qualcun altro. Loro facevano lamore e vivevano il sesso pi esasperato o facendolo con altri o, almeno, servendosi dei ricordi o, ispirandosi nellattesa, dincontri precedenti o futuri. E adesso, per parlarsi dei loro sentimenti, avevano avuto bisogno del povero don Franco: in altre parole tutta la loro sfera affettiva sembrava disponibile a essere messa a nudo, solo parlandone davanti a un altro. Don Franco era a disagio ma faceva del suo meglio per non darlo a vedere. Non era facile sostenere quella prova tremenda ... anche riguardo al suo voto di astinenza. Insomma, il prete non era pi un ragazzino, ma non era neppure un vecchio decrepito, anzi, si trovava in quella fase dellet matura in cui un uomo pu esprimere il meglio di se stesso, dal punto di vista sessuale. E la signora Frida era una gran bella donna. Vestiva in maniera sobria ed elegante, mai volgare, ma il suo corpo era nervoso e la sua postura nobile. Il suo incedere era sinuoso come quello di una gatta, dai fianchi prosperosi, che voluttuosa avanza verso il micione di turno.

La donna non era bella, di una bellezza angelica, ma era una forza della natura in quanto a femminilit. Gli occhi scuri e profondi sembravano sempre voler promettere un piacere senza limiti e le labbra ... perfette: non troppo doppie n carnose ma formate in maniera deliziosa, tese, desiderabili. Il naso era abbastanza pronunciato ma in perfetta sintonia col suo essere di origine francese, se ne andava allins, dandole un aspetto piacevole, allegro. Tutto in Frida attirava un uomo ... come le sue gambe, accavallate senza malizia, ma dalla forma nervosa e perfetta. La gonna scura al ginocchio e le calze nere di seta purissima, sembravano dire: guardami e non staccare mai pi lo sguardo dal paradiso nascosto che si cela sotto questa stoffa. La gonna stretta e leggera permetteva al prete di intuire i lievi rigonfiamenti sulla linea dritta del tubino; Frida indossava di sicuro un reggicalze. Solo il pensiero di tanta volutt dava a don Franco un certo calore intimo. Sinceramente e con grande sofferenza, il padre doveva ammettere, che anche per vederla ancora non aveva da subito interrotto quelle visite ai limiti del peccaminoso. Non che pensasse al male ma non riusciva a fare a meno di quel bene! Frida aveva probabilmente raccolto i suoi pensieri e, finalmente, si volt verso il sacerdote: Anchio, da ragazzina, ho avuto le mie esperienze, come tutti del resto ... ma le avevo cancellate o, almeno, cos credevo ... sarebbe inutile scendere in particolari, adesso, ma ho molto subito, dal punto di vista sessuale, e questo ha reso confuso il mio rapporto con lerotismo. In realt, da ragazza, non avevo un ragazzo ma un capo ... una persona di famiglia che non voglio neppure nominare. Lui decise che io ero una cosa e che ero di sua propriet. Prima un giocattolo, poi una ragazzina e, dopo, quando siamo usciti fuori dalle mura domestiche, una femmina. Questa persona scopr che avere un corpo di donna, e non faccio per dire, un corpo come il mio, era una grande comodit. Io non mi ribellavo, subivo ... Allinizio, perch troppo piccola per capire, poi, per paura e, poi ancora, perch ormai mi arrivava una forma di piacere da quellinsano comportamento. Il marito, Pierr, si contorceva leggermente sulla sedia a quei discorsi, non si capiva se gli dispiacevano o se lo eccitavano, per era chiaro che lui non conosceva praticamente nulla, dellargomento che la signora Frida stava sciorinando, quel pomeriggio, nella saletta alle spalle della chiesa. E cos, quella persona mi usava, capite? Per prendere piacere da me o per offrire le mie grazie ad altri ... in cambio di tutto: per ottenere un favore, per farsi bello, persino per denaro ... In quei momenti, dopo tanta mortificazione, mia unica rivalsa era vederli godere. Loro ... i forti, i vincenti, gli imbattibili, diventavano indifesi nelle mie mani; quando, con sempre maggiore abilit, imparai a farli venire, mi capite? Insomma renderli inoffensivi, con le mie capacit, mi dava una sferzata di potere, di forza, effimera certo, ma era una sensazione di trionfo cui non volevo rinunciare. Non sapevo cosa significasse provare un orgasmo vero, completo, gioioso ... per avevo imparato a godere del mio potere femminile e delleffetto che, ogni angolo del mio corpo, produceva sui miei aguzzini. Poi, quando sposai Pierr, tutto fin.

Lo vedete qui padre, un bravuomo. Lo avrete capito, lui bravo s, ma di uomo, in lui, c ben poco. Non unoffesa, Pierr, ma tu hai bisogno anche di altro nel sesso, no? disse la donna, guardando sottocchi il marito - E poi, la natura ha fatto il resto, perch veda, don Franco, lui ha una grande fantasia e mi sa rendere felice, per fortuna, ma non dotato per niente ... voglio dire: Pierr tra le gambe non ha nulla da dare a una donna. Il prete alz le mani in senso di preghiera, ma voleva ammonire Frida, ricordandole dove si trovavano. Dopo i primi anni di matrimonio, quando le cose andavano veramente male, tra di noi non cera pi niente e non ci capivamo pi. Io non bastavo a lui n lui a me ... e nessuno dei due aveva il coraggio di aprirsi con laltro. Mio marito mi voleva pi partecipe, pi aggressiva: voleva che fossi una donna eccitante. Mentre io mi ero invece rifugiata, nascosta, nel mio lavoro e nel ruolo di casalinga. Ero certa di dover scacciare e nascondere i fantasmi del passato ... eppure, i ricordi, di quei miei vecchi rapporti mi assalivano continuamente. Perdevano tutta la parte aggressiva e amara di ci che avevo subito, e allo stesso tempo, si arricchivano di piacevoli sentimenti, che mi attanagliavano a tal punto, da dover ricorrere alla masturbazione solitaria, pur di tenerli a bada. Guardavo i settimanali femminili, guardavo le belle donne a passeggio per centro della citt e invidiavo il loro gusto di vestire abiti sexy, scarpe eccitanti, calze operate ... non avevano paura degli uomini, anzi li attiravano come le luci di sera attirano le falene. Pian piano cominciai a desiderare un rapporto completo, appagante, con un vero uomo. Un maschio capace di trattarmi come meritavo, magari che mimponesse con decisione la sua sessualit. Eppure, allo stesso tempo, sentivo una vibrazione alla schiena, vedendo mio marito per casa che diventava sempre pi servizievole e sottomesso. Cos come avevo voglia di essere posseduta con forza, provavo la voglia di servirmi di lui per sfogarmi, per fargli provare ci che io avevo provato. Volevo umiliarlo, volevo possederlo ... Mi ero accorta da qualche tempo che rovistava di nascosto tra le mie lingerie e, spiandolo, mi resi conto che la usava per eccitarsi ... gli facevo trovare le mutandine o le collant da lavare, in bella mostra e lui se ne serviva per i suoi atti di feticismo segreti. Poi, come sapete, mi confess che era stato anche deflorato, intendo dietro, naturalmente, e questo pensiero mi caricava, mi eccitava ogni giorno di pi. Finch mi decisi e presi il sopravvento. Cominciai a esercitare il mio potere su di lui e lui accett con gioia questa nuova prospettiva. Trovai la possibilit di acquistare un grosso fallo per corrispondenza e me lo feci spedire ... e, con quello, lo sodomizzai la prima volta. Da allora si instaurato tra di noi un rapporto di dominazione-sottomissione che non ha pi smesso di esistere. Stabilii che lui non era niente! Non aveva nessun diritto di toccarmi n di avermi fisicamente. Il suo piccolo, insignificante pene, non poteva esercitare alcun rapporto, per mi doveva obbedire, sempre. Una scarica di sensualit simpadron della mia vita e tutto cambi dentro di me, mi resi conto che avevo vissuto con i sensi ovattati, sopiti. Ma adesso non mi trattenevo pi, anzi ... ero pronta a scatenarmi.

Adesso ero io a possedere il corpo e la mente del mio uomo ed ero sempre io a poterlo trattare come una cosa senza valore. Cominciai a masturbarmi spesso, soprattutto davanti a lui, che poteva solo guardare. Gli rimescolavo il piccolo cazzo con i piedi, schiacciandolo e massaggiandolo, insieme alle sue palle. Ogni tanto lo penetravo nel sedere, sia col fallo che con la mia mano. Avevo imparato a lubrificarlo bene e a infilargliela tutta nellano, compreso il polso. E lui? Lui era tanto felice, padre, che il suo ruolo di succube effeminato gli calzava a pennello, a tal punto che collaborava in casa come non mai e mi alleviava di molte, delle incombenze tipicamente femminili. Non solo mi obbediva con piacere ma era appagato dal rendersi utile alla sua padroncina. Nonostante cercasse di comportarsi al meglio doveva sempre essere punito e, soprattutto, non doveva approfittare della situazione per goderne, al contrario: doveva essere completamente annullato e soggiogato. Cos lo mandai in un pornoshop a comprare una cintura di castit, in modo che non potesse toccarsi. Allora, una volta montato lattrezzo sul suo pene, io lo stuzzicavo sempre pi: vestivo grembiulini sexy e abiti discinti, lingerie particolari, tutto per farlo eccitare, senza che per potesse appagarsi, magari masturbandosi. Doveva sopportare per ore, mentre io godevo in vari modi. Quando eravamo da soli in casa, cominciai a fargli indossare abbigliamento intimo femminile, come piaceva a lui: adesso poteva farlo pubblicamente, senza doversi nascondere nel bagno. Indossava spesso le calze nere, il reggicalze e dei baby doll scuri che comprai apposta per lui, femminili ma semplici. Volevo che si femmininizzasse ... ma non volevo metterlo in ridicolo. Infatti ... nella mia fantasia si faceva strada lidea di fare sesso con altri. Intendiamoci, non parlo di fargli le classiche corna, altrimenti tutta la nostra intesa sarebbe risultata inutile: no, io volevo farmi possedere da altri, mentre lui rimaneva femmina e schiava a servire me, nei miei desideri, e a dimostrare, allaltro quanta potenza sapevo sprigionare su di un maschio. Insomma, mentre approfittavo del mio servitore, godevo ... non solo per il sesso praticato ma anche, per le fantasie sempre pi potenti, che invadevano i miei pensieri. Padre Franco non riusciva a capire se lagitazione del signor Pierr era dovuta al disagio o alleccitazione nellascoltare il racconto della moglie: cos intimo, cos sincero e, sicuramente, perverso. Lo stesso don Franco sudava e si sforzava di mantenere un certo contegno, nonostante i racconti di Frida fossero intriganti e la sua voce, infernale, si facesse sempre pi bassa e roca, eccitando i sensi di chi aveva la sventura di ascoltarla. Palpitavo nellanima pensando a ci che avrei sperimentato su mio marito, la sessione successiva, cio, fino a quando non potevo realizzare il mio nuovo sogno erotico. A lavoro, magari mentre chiacchieravo con unamica, per strada e anche a casa, mentre sbrigavo qualche faccenda, la mia testa era altrove ... immaginavo le scene che io, come regista, avrei vissuto appena possibile. Sapere che Pierr non poteva rifiutarsi, sapere che mi aspettava come un automa, come un oggetto di piacere, al mio totale comando, minebriava, a volte spezzandomi il respiro e facendomi battere il cuore.

Che emozione montargli un guinzaglio e, con estrema naturalezza, imporgli di camminare per casa, nudo come un verme, col suo piccolo cosino, ingabbiato, perch non se lo toccasse. Me lo portavo anche in bagno, mi seguiva a quattro zampe, e aspettava che io finissi i miei bisogni. Poi mi facevo pulire e lavare da lui, e dopo, con lui inginocchiato dietro di me, mi voltavo per fargli completare la mia toeletta con la lingua. Doveva leccare tutto di me, capite, non solo davanti ma anche il mio piccolo foro anale. A questo proposito devo anticipare una cosa: quando sollecitava con la sua bocca il mio sedere, quello era il momento in cui sentivo di pi la mancanza dei piaceri della mia giovent. Erano tanti anni che non venivo, realmente, sodomizzata come si deve, e voi non potete immaginare, padre, come ti prende quel tipo di vizio. E un rapporto che, una volta praticato, non si dimentica pi. Ancora una volta, Franco, il confessore, invit Frida a contenersi con le parole e poi approfitt della pausa, per asciugarsi la fronte madida. Scusate, cerco solo di trasmettervi i desideri, perversi, lo ammetto, che mi bruciavano lanima. Perch, vedete, mio marito mi ha poggiato, qualche volta, quella sua specie di codino tra le natiche, ma lo sentivo appena. Lunico piacere, relativo, era il suo schizzo sul mio sedere. Lodore dello sperma che, ritrovavo, copioso, deposto tra le natiche, mi ricordava ci che avevo subito e non faceva che acuire il mio desiderio di essere penetrata. Ammetto di averlo fatto qualche volta, con uno dei nostri giocattoli erotici, ma non gli ho mai permesso di indossarlo ... temevo dimenticasse che lui doveva solo subire dalla sua donna. Anzi, per imporgli la mia disciplina, lo sculacciavo spesso. Lo colpivo sulle natiche o sul corpo anche servendomi di una cintura o di un frustino. Durante i giorni successivi, quando ci incontravamo, naturalmente di sera, lui doveva abbassarsi i pantaloni, per farmi vedere a che punto erano i segni delle mie percosse. Per me era come marchiarlo. Lui mi confessava che, pi gli bruciavano le frustate, e pi si ricordava di me, anche durante il normale svolgimento del lavoro. Inutile dire che lo prendevo spesso da dietro. A volte me ne stavo tranquilla, sul divano, a guardare la TV, mentre lui, in ginocchio mi leccava e mi trastullava: in questi casi, doveva tenersi uno speciale plug nel sedere, facendo molta attenzione a non farselo uscire dal buco e questo per tutto il tempo che necessario al mio piacere. Tutto questo mi faceva sentire sempre pi desiderata, pi donna. La donna timida e compita che mi ero imposta di essere da moglie e da madre, diventava un ricordo lontano. Nonostante avessi superato i quaranta e nonostante a trenta, gi mi ero sentita invecchiata e stanca, adesso, ritrovavo tutta la mia femminilit: ero trionfante. Il mio riscatto di donna era appena iniziato. Da donna chiusa e riservata ero diventata allegra, piena di vita e di gioia. FINE PRIMA PUNTATA