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La Gita

Non dimenticher mai la gita del quinto liceo. Avevo da poco compiuto diciotto anni ed ero dunque nella pi piena tempesta ormonale. Per di pi, la gita dellultimo anno era sempre stata vista da tutti come unoccasione per abbandonarsi alle pi sfrenate follie, non solo per quanto riguarda lalto consumo di alcol e di spinelli, ma anche per la possibilit di avere avventure sessuali anche con le proprie compagne di classe; poich, dopo il diploma, ognuno avrebbe seguito la sua strada perdendo di vista gli altri. La destinazione del nostro viaggio era Praga, presso la quale soggiornammo cinque giorni. Lesperienza, nel suo complesso, fu divertente e indimenticabile, non solo perch eravamo una classe unita, ma anche perch avevamo la fortuna di avere professori permissivi e molto pazienti con noi alunni. Tuttavia, la parte di questi giorni che mi rimasta pi impressa nei ricordi, fu quella riguardante lultimo giorno prima del ritorno a casa. La sera di quellultimo giorno la passarono quasi tutti in discoteca, mentre il resto della classe rimase in albergo, me compreso.

Dividevo la stanza con altri due compagni, che per tutta la notte me lavrebbero lasciata libera, giacch si sarebbero uniti agli altri per passare quellultimo giorno allinsegna del ballo e delle bevute estreme.
<<Franc, stai scherzando? Per quale cazzo di motivo non vuoi venire? Questo lultimo giorno dellultima gita dellultimo anno, e tu non vuoi passarla con noi?>> disse incredulo il mio primo compagno di stanza mentre si sistemava la camicia davanti allo specchio del bagno della camera. <<Senti Fabio>> dissi un po annoiato

<<sono stanco, abbiamo passato gli scorsi quattro giorni a bere, ballare e divertirci senza sosta e senza riposare un attimo.>> Fabio era intanto uscito dal bagno assumendo un volto di dissenso <<Almeno per questa sera vorrei riposare, non voglio tornare a casa come uno zombie.>> e lui, vedendo che il tempo stringeva e che non ci sarebbe stato tempo materiale per farmi cambiare dabito, disse rassegnato <<Va bene, fa come vuoi. Ma cosa intendi fare per tutta la sera?>> <<Non so. Giuseppe e altri della classe rimarranno qui, magari resto con loro in camera>> <<Ok, ok! Ma se questa serata diverr storica, lo rimpiangerai per sempre.>> <<Tu non preoccuparti. Vai e divertiti.>> Fabio guard lorologio e rendendosi conto dellorario si apprest a uscire dalla stanza per raggiungere il secondo compagno di stanza, che intanto attendeva nel corridoio. Poi per ebbe un attimo di esitazione e si volt verso me <<Ah, sappi che noi torneremo solo domattina, quindi la stanza tutta tua, mi raccomando>> assunse ironicamente una faccia da seduttore <<se non vieni in discoteca, cerca almeno di portarti a letto una di quelle ninfomani russe!>> scoppiammo entrambi in una risata e infine ci salutammo. Una volta che gran parte della classe usc dallalbergo per dirigersi verso la discoteca, io, vestitomi in maniera molto semplice (un paio di jeans e una camicia nera), scesi gi nella hall per cercare Giuseppe. Lo trovai seduto a un tavolinetto del bar in compagnia di altre mie due compagne di classe Sabrina e Maria. Loro tre erano rimasti come me in albergo ma non per il mio stesso motivo. Infatti, facevano parte del solito gruppetto presente in ogni classe, composto di persone che non amano particolarmente stare con gli altri e che quindi molto spesso sono considerati degli sfigati. In quanto a loro, questo termine non era proprio adeguato, pi che altro non erano semplicemente riusciti a integrarsi nella classe come avevo fatto io. Giuseppe e Sabrina, molto probabilmente, avevano questa difficolt per il fatto di essere esteticamente un po brutti: Sabrina era sovrappeso (non eccessivamente) e Giuseppe di bassa

statura; entrambi erano di brutto aspetto. Per quanto riguarda Maria, invece, la sua lontananza dagli altri non era data dal suo aspetto esteriore, anzi, al contrario era molto carina; il suo problema consisteva nel suo carattere molto ingenuo, sembrava fosse stata cresciuta in una campagna e abituata a fare una vita lontana dal mondo frenetico e senza pudore dei giovani dei miei tempi. Sarei stato in ogni caso felice di passare la serata con loro, perch, malgrado lapparenza e i pregiudizi, erano persone affabili. Li raggiunsi dunque e, sedendomi al tavolo con loro, diedi un saluto generale. <<Come mai sei rimasto qui>> mi chiese Giuseppe sorpreso di non vedermi con gli altri <<Ero stanco. Almeno questultima sera non voglio passarla in discoteca o in qualche pub della citt.>> risposi. Maria mi guard e accennando ad un sorriso disse <<Hai fatto bene. Non capisco come facciate a passare tutta una serata in discoteca. Io non riesco a starci cinque minuti in un posto del genere che gi mi viene mal di testa.>> Accennai a una risata e le risposi <<In effetti non hai tutti torti, ma per me limportante stare con gli altri>> <<Gran bella compagnia!>> disse Sabrina in toni sarcastici ma irritata (non ho detto che lei, tra quelli del gruppo, era la pi noiosa) <<Persone che in cinque anni non hanno fatto altro che ridere e offendere alle mie spalle.>> <<Ma dai, non esagerare>> replicai pur sapendo che diceva il vero, almeno sul suo conto. <<Beh Sabrina non ha tutti i torti. Molte persone, della nostra la classe, hanno sempre avuto comportamenti scorretti, anche nei miei confronti>> <<Beh, s. Forse un po avete ragione. Alcuni non sono proprio il massimo della simpatia>> replicai arreso dinanzi levidenza. <<Per tu non sei come loro. Tu sei sempre stato sincero con noi>> disse Maria con una voce cosi tenera che mi colp, e subito gli altri due fecero di si con la testa per farmi notare che concordavano con quanto detto. <<Oh, grazie piccola Mary.>> ricambiai lironica tenerezza. Maria era una ragazza di media statura con capelli castani, tendenti al chiaro sulle punte, che arrivavano poco sotto le spalle e la cui piega le copriva

leggermente un occhio. Aveva un neo appena sopra il mento, un seno medio ma sodo, e un bellissimo sedere molto largo ma non esageratamente (pi che altro erano i suoi stretti fianchi a metterlo in risalto). Non so cosa mi prese, ma quel piccolo sguardo di dolcezza che Maria mi offr suscit in me immagini di pura perversione. Il mio membro si fece sempre pi grosso e non riuscivo a non guardare la sua vistosa scollatura. Sentivo il desiderio di abusare della sua ingenuit e della sua dolcezza crescere sempre pi. Quel suo non sapere nulla del mondo e delle persone della sua et, mi eccitava tremendamente. Dopo un po che eravamo l a parlare nostalgicamente dei cinque anni di liceo trascorsi, invitai i tre a salire in camera mia dal momento che si stava facendo tardi e il bar era sul punto di chiudere. <<Vi siete beccati proprio una bella camera.>> disse Giuseppe <<La mia almeno la met di questa.>> mentre le ragazze si accomodarono a sedere sul letto. La discussione iniziata al bar prosegu toccando anche argomenti extrascolastici, addirittura piccanti: scopr che sia Giuseppe sia Sabrina avevano perso la verginit e avuto esperienze che mai prima mi sarei immaginato avessero potuto avere; Sabrina soprattutto rese visibile un lato di s inedito, raccontandoci, per esempio, unesperienza avuta con due ragazzi pi grandi di lei. Io mi astenevo dal raccontare storie ed esperienze sessuali (in realt in tutta la mia vita lavevo fatto solo una volta con la mia ex ragazza). Anche Maria non raccontava nulla (era vergine e altamente inesperta di quegli argomenti, e questo si notava molto dalle sue espressioni), si limitava soltanto a ridere della mancanza di pudore di Sabrina e a rimanere incredula nel sentire tutte quelle storie. Fattasi una certa ora (era luna di notte), Giuseppe decise di ritirarsi nella sua stanza e Sabrina volle seguire il suo esempio.

<<No ragazzi, gi volete andare?>> chiese Maria delusa <<Io non ce la faccio pi, muoio dal sonno. Ma voi rimanete pure se volete>> rispose Giuseppe <<Anche io vorrei dormire cara. Devo recuperare tutto il sonno perso>> fece Sabrina. <<Ma questa lultima sera, non potete andare a dormire cosi.>> Maria sembrava come una bambina che fa i capricci per ottenere qualcosa dal genitore <<Francesco, non dirmi che anche tu vuoi riposare>> disse a me. <<In realt non ho molto sonno>> cos dissi, sebbene fossi leggermente stanco. <<Benissimo, allora rimanete pure svegli voi due, ma io sto crollando.>> fece Sabrina, annoiata dallinsistenza di Maria e dopo che questultima si rassegn, salutammo i due e rimanemmo soli a parlare. Latmosfera non faceva altro che incrementare le mie fantasie su di lei: lunica illuminazione della stanza era un lume posto su un comodino, il quale dava alla stanza un tipo di luce molto caldo e poco invadente. Maria mi stava raccontando varie cose sulla sua vita che mi confermarono ancora una volta la sua ingenuit e la sua ignoranza circa il mondo sessuale. <<Ma dai! mi vuoi dire che non hai mai fatto una follia in vita tua?>> le domandai in tono giocoso. <<Beh, una volta ho baciato un ragazzo, avevo quindici anni>> rispose. <<E poi? Non hai mai fatto qualcosa di pi.spinto?>> <<Se ti riferisci al tipo di cose che ci ha raccontato Sabrina, no, assolutamente!>> scoppiammo in una risata entrambi. Amavo il fatto che, nellaffrontare questi discorsi, Maria arrossiva spesso, tuttavia senza mostrarsi riluttante, anzi era quasi curiosa. La mia eccitazione, che diveniva sempre pi intensa (mi era diventato di marmo), mi port ad insistere sullargomento. <<Le storie di Sabrina mi sembrano un po troppo estreme>> le feci notare <<io parlo di toccatine, cose cos.>> e lei un po timida rispose <<No, tra me e quel ragazzo ci furono solo baci, niente pi.>>. Mi feci forza e con un tono molto sereno le chiesi <<E tu, quando sei sola, non ti tocchi mai?>> a questa domanda ella abbasso la testa e fece una smorfia per attestare la sua timidezza. <<Non faccio queste cose.>> disse con la stessa tenerezza che

aveva usato al bar, la tenerezza di una bimba indifesa, anche se la sua risposta non sembrava corrispondere al vero. Durante quel suo momento dimbarazzo, n approfittai per avvicinarmi a lei e abbracciarla amichevolmente. <<Povera piccola Mary.>> le feci prendendomi gioco della sua inesperienza e innocenza. Lei ricambi labbraccio affettuosamente, e una volta vista la sua scollatura da pi vicino persi ogni freno inibitorio. <<Se vuoi, posso insegnarti io>> dissi dolcemente e la baciai. Lei non oppose alcuna resistenza ma era del tutto impacciata.

Mentre la baciavo con un braccio sulla sua spalla, con laltro la stesi lentamente sul letto. La mia mano destra scese lentamente sul suo ventre ed entr sotto la maglietta. <<Mamache fai?>> chiese disorientata <<Sta tranquilla, voglio solo insegnarti.>> dissi con quel tono calmo di prima. Cos la mia mano raggiunse il reggiseno e ne esplor il contenuto. Le sue tette erano stupende, non troppo grandi, non troppo piccole ma sodissime, e i capezzoli erano diventati rigidi.
Il mio corpo ormai aveva autonomia propria e non si sarebbe pi fermato. Lei pian piano cominci a sciogliersi senza tuttavia prendere mai iniziativa (come poteva prenderla con la sua inesperienza?) e la mia mano scese oltre il ventre andando prima sopra le mutandine, poi sotto. Una volta che le mie dita ebbero incontrato i peli pubici, ebbi un eccesso di euforia e il mio pene fu sul punto di esplodere. Cominciai a massaggiarla lentamente e lei incominci a gemere, anche se molto leggermente. Dun tratto, siccome non resistevo pi, le presi la mano e la portai a contatto del mio membro, prima sopra i pantaloni, poi allinterno dei boxer mentre lei lanci un sospir. Feci in modo che la sua mano racchiudesse il mio uccello e la guidai lentamente nel fare il movimento giusto. La sua piccola mano, una volta che non fu pi sotto la guida della mia, inizi lentamente e timidamente il movimento. <<Brava piccola Mary.>> le sussurrai mentre continuavo a masturbarla cautamente. Poi mi misi seduto sul letto e tirandomi gi la patta dei pantaloni uscii il pene, il quale si presento imponentemente grosso, venoso e lungo.

Maria, ancora stesa sul letto, mi guardava imbarazzatissima e si mordeva il labbro inferiore. La invitai a sedersi <<Vieni qui.>> e lei insicura disse <<Ma.cos.>> la interruppi e spingendo, con un po di forza, la sua testa verso il basso le mormorai <<Prendilo in bocca.>>. E cos, quellinnocente ragazza, abbandonandosi alla pressione della mia mano sulla sua testa, fece entrare il mio virile fallo nella sua piccola boccuccia. Guidavo la sua testa in un movimento lento ma costante, i rumori che la sua saliva creava a seguito dellattrito del pene con la bocca, mi faceva eccitare sempre pi. Ero nellestasi pi totale, chinai la testa e chiusi gli occhi emettendo gemiti di piacere <<Piccola Mary, sei stupenda>> dissi. Tolsi la mano dal suo capo e vidi che proseguiva da sola, anche se impacciatamente. Poi la interruppi, e feci uscire il suo seno dal reggipetto senza togliere alcun vestito. Misi il mio cazzo tra le sue tette e la invitai a succhiarlo ancora. Non ce la facevo pi, ma non volevo finisse cosi in fretta. Cos le abbassai i pantaloni e le mutandine, senza toglierglieli, e la feci girare, cos da darmi le spalle. La feci piegare in modo che si appoggiasse al letto e iniziai a penetrarla. Il suo culo era stupendo: Sentivo le sue grosse ma sode e perfette, natiche urtare sulle mie ginocchia. Mentre facevo cos, lei gemeva sempre pi forte ed io, con le mie mani, stringevo le sue mammelle. Non avendo il preservativo, tirai fuori il pene e glielo rimisi in bocca e con un movimento sempre pi rapido finii per sborrarle in gola. Le dissi di berla e lei lo fece. Dopo quella sera tornammo ai rapporti di sempre, e una volta usciti dal liceo non ebbi nemmeno pi notizie di lei. Non dimenticher mai per quella sera.