Sei sulla pagina 1di 362

Enrico Pandiani

Lezioni Di Tenebra
***
(2011)

EmmeBooks 224
Les Italiens

una gran brutta serata per il commissario Mordenti: si sente male al ristorante e poche ore dopo una donna con il volto coperto da un foulard di seta irrompe con violenza nella sua vita. Per il poliziotto e i suoi italiens l'inizio di una caccia senza quartiere: l'assassina lascia dietro di s una scia di cadaveri e firma le esecuzioni con le corde dello Shibari, una legatura erotica giapponese. Mentre un insano desiderio di vendetta cresce dentro di lui, Mordenti si butta all'inseguimento affiancato come sempre dal fido Servandoni, dai suoi sbirri anarchici e, per l'occasione, dal tenente Malis Deslandes, affascinante poliziotta che cerca di tenere a freno la tenebra che attanaglia il commissario. Da Parigi a Torino, trascinati da un'indagine che si addentra nel mondo dell'arte, Mordenti e Deslandes si fanno strada tra collezionisti e falsari, determinati a non lasciarsi sfuggire la donna del mistero.

2/363

Enrico Pandiani

Sommario Lezioni di tenebra di Enrico Pandiani


uno ................................................................................................................. 5 due .............................................................................................................. 10 tre ................................................................................................................ 15 quattro ...................................................................................................... 25 cinque ........................................................................................................ 49 sei ................................................................................................................ 60 sette ............................................................................................................ 69 otto.............................................................................................................. 87 nove ......................................................................................................... 102 dieci ......................................................................................................... 116 undici ...................................................................................................... 130 dodici ...................................................................................................... 143 tredici ..................................................................................................... 153 quattordici ............................................................................................ 165 quindici .................................................................................................. 179 sedici ....................................................................................................... 192 diciassette ............................................................................................. 202 diciotto ................................................................................................... 215 diciannove ............................................................................................ 224 venti ........................................................................................................ 236 ventuno .................................................................................................. 256 ventidue ................................................................................................. 263 ventitr .................................................................................................. 272 ventiquattro ......................................................................................... 291 venticinque........................................................................................... 302 ventisei................................................................................................... 312 ventisette .............................................................................................. 319 ventinove .............................................................................................. 341 trenta ...................................................................................................... 359

Lezioni di tenebra

363/3

Lezioni di tenebra

di Enrico Pandiani

What have I become, my sweetest friend? Everyone I know, goes away in the end. You could have it all, my empire of dirt. I will let you down, I will make you hurt. Nine Inch Nails, Hurt

4/363

Enrico Pandiani

uno

Comincia a salire ha detto Martine, cerco un parcheggio e ti raggiungo. Giunti sotto casa non c'era un posto a pagarlo oro, cos aveva fermato la Karmann Ghia davanti al portone. Place des Abbesses era ancora piena di gente. Hai una faccia ha detto. Sei di cattivo umore? le ho chiesto sforzandomi di parlare. Questa sera sembravi assente. Un fiotto di nausea mi si arrampicato su per la gola. Non nulla, sono solamente stanca. Problemi in studio? Mi hanno affidato un paio di contratti importanti, te ne parlo appena starai meglio. Ho soffocato un conato. Nient'altro? Non fare lo sbirro con me, ragazzo ha riso, vai a metterti sotto le coperte. Sono sceso con la stessa agilit di un ippopotamo che scavalca una staccionata. Nonostante i piedi per terra, la piazza continuava a ruotare attorno a me come un vortice di colori. Ho aspettato che rallentasse prima di chiudere lo sportello. Martine mi ha mandato un bacio sulla punta delle dita. L'ho guardata partire, poi sono strisciato fino al portone. Ho battuto il codice sul tastierino e sono entrato nell'androne illuminato. Niente ascensore, cos per trascinarmi fino al terzo piano m' toccato scalare i gradini aggrappato al mancorrente. La nausea una brutta bestia, lo sapeva bene Sartre. Ti s'insinua su per la gola impedendoti di parlare, di muoverti e di
Lezioni di tenebra 363/5

pensare, non la puoi combattere, n le puoi resistere. Sul pianerottolo avvolto dal suono discreto del silenzio ho trovato la porta di casa accostata. Ho fatto un respiro profondo. Il mondo si fermato per qualche istante, poi ha ripreso a girare. Mancava solo l'appartamento svaligiato. Ho guardato le chiavi che avevo in mano prima di rimetterle in tasca, poi ho spinto il battente. Cassetti aperti, libri sul pavimento, mobili spalancati. Dal soggiorno proveniva una luce fioca. Mi ci sono diretto fermando la parete con una mano per evitare che tutta la casa ricominciasse a girare. La lampada a piantana accanto al divano era accesa. Qualcosa si mosso nell'ombra. Mi sono avvicinato di un passo e una figura apparsa nel cono di luce. Un metro e settantacinque e un impermeabile di vinile nero stretto in vita da una cintura. I capelli erano rossi, tagliati a caschetto. Il resto del viso era nascosto da un foulard di seta nera annodato dietro la nuca. Una strana pistola ha brillato alla luce della piantana. Era piatta e larga, un'arma che non avevo mai visto. Un fiotto di adrenalina mi ha attraversato le viscere e mi ha permesso di fare altri due passi verso di lei. Si mossa in silenzio. Non mi piaciuto come teneva la pistola, aveva l'aria di quella che la sa lunga. Un insetto dalle zampe gelate si messo a passeggiare su e gi per la mia schiena. La stanza si fermata e per qualche istante tutto tornato nitido e immobile. Voltati ha detto asciutta. Con una velocit che ha sorpreso anche me le ho afferrato il polso armato allontanando la pistola dal mio petto finemente cesellato. partito un colpo che ha fatto meno rumore di un peto di zanzara. Con la mano libera le ho afferrato una spalla; l'intenzione era quella di sgambettarla e spingerla per terra, ma qualcosa non ha funzionato perch tutta la stanza si messa a girare vorticosamente e mi sono ritrovato lungo e tirato sul pavimento. L'intera Encyclopdie di Diderot e D'Alembert
6/363 Enrico Pandiani

mi caduta sulla testa mentre la mia schiena andava in mille pezzi. Adesso lei era china su di me e la canna della pistola stava a pochi centimetri dal mio naso. I suoi occhi erano troppo azzurri. Mi ha posato un piede sul petto per tenermi fermo. Sandali a tacco basso e unghie ben curate. Ha sollevato la parte anteriore della pistola e ne ha estratto due lunghi bossoli tenuti assieme da una piastrina metallica. Li ha lasciati cadere nella borsetta che aveva a tracolla, poi ne ha tirati fuori altri due con i quali ha ricaricato l'arma. Ha fatto scattare il cane con una specie di leva che sporgeva dal calcio, poi si nuovamente chinata su di me. Portava dei sottili guanti di lattice, cos trasparenti che sul momento non li avevo notati. La nausea si di nuovo fatta sentire, m' salita in gola come un'onda di marea. Ho anche pensato che stesse per spararmi in faccia, invece non l'ha fatto. Ha frugato in una tasca dell'impermeabile e ha tirato fuori una corda grigia. Sei mai stato legato da una donna? ha chiesto. Il tono era sarcastico, vagamente ovattato dalla seta del foulard, probabilmente stava mascherando la sua vera voce. Mi ha afferrato per una spalla e mi ha voltato a pancia sotto. A legarmi mani e piedi non ci ha messo pi di un paio di minuti. Potevo vedere solamente il pavimento che girava attorno a me mentre le corde si stringevano attorno a polsi e caviglie. Poi mi ha fatto piegare le gambe e mi ha incaprettato. Ho cominciato a tremare mentre i muscoli di braccia e gambe saltellavano da soli fuori del mio controllo. Sentivo il peso della pistola contro il fianco e questo non ha fatto che aumentare la mia frustrazione. Con uno strattone mi ha sfilato la cravatta, poi l'ha appallottolata e me l'ha cacciata in bocca. Ho chiuso gli occhi chiedendomi che cosa diavolo stesse cercando quella puttana. La porta di casa ha cigolato. Oh Cristo santo ha esclamato Martine dall'ingresso.
Lezioni di tenebra 363/7

Il mio cuore ha preso a battere all'impazzata. Le ho urlato di scappare ma dalla mia bocca non uscito che una specie di grugnito soffocato. Senza pensarci due volte, la puttana mi ha ficcato un bel calcione nel costato mozzandomi il respiro. Se avesse calzato delle scarpe normali mi avrebbe rotto un paio di costole, ma anche con i sandali non stata proprio una carezza. Ho sentito Martine spostare qualcosa, poi comparsa sulla porta del salotto con gli occhi spalancati. Non mi ha scorto immediatamente, avanzata di qualche passo sul parquet prima di irrigidirsi. I suoi occhi mi hanno guardato con espressione attonita. Poi ha visto la donna mascherata. Dal suo sguardo ho capito che non sapeva se mettersi a urlare, scappare o saltarle addosso. Ma quella schifosa non le ha lasciato alcuna possibilit. Ha fatto due passi avanti, ha sollevato la pistola e le ha sparato dritto nel cuore. Martine crollata sul pavimento senza un grido mentre lo schiocco leggero dello sparo si perdeva nella penombra. Uno zampillo sottile sgorgato dal petto gorgogliando scarlatto sul legno del pavimento. Io ho urlato, un grido bestiale soffocato dalla cravatta arrotolata che avevo in bocca. La donna le si accostata chinandosi con la pistola ancora puntata. Gliel'ha avvicinata alla fronte e ha sparato di nuovo. La testa di Martine ha fatto un piccolo scatto. Altro sangue. Senza curarsi di me, la stramaledetta puttana si accovacciata accanto al corpo, ha preso la borsa a sacco che era caduta per terra e ne ha versato il contenuto sul pavimento. Penne, occhiali da sole, fazzoletti di carta, un paio di libri, rossetto, il portafogli, tutto quanto s' sparso rumorosamente sul parquet. Ha rovistato, e siccome non sembrava esserci ci che stava cercando ha sibilato una bestemmia. Ha preso il telefonino e l'agenda di Martine e li ha infilati nella sua tracolla, poi si rimessa in piedi e mi ha fissato per qualche secondo. Poi uscita dal salotto. Ho voltato lo sguardo verso il corpo immobile di Martine. Sotto di lei il sangue si stava allargando formando una chiazza
8/363 Enrico Pandiani

dal colore cupo. La testa mi stava esplodendo. Non sentivo pi le mani e avevo le formiche alle gambe. E tutto continuava a girare e girare, senza tregua. L'assassina di merda rientrata in salotto. Adesso aveva in mano un coltello da cucina che teneva per il manico con due dita, la punta rivolta verso il basso. Lo ha fatto dondolare tre o quattro volte prima di lasciarlo cadere. La lama si piantata nel parquet con una leggera vibrazione. Se riesci a strisciare fino qui ha detto, con questo ti puoi liberare. Si girata ed uscita dalla stanza. L'ho sentita chiudersi la porta alle spalle. In casa rimasto un silenzio gonfio e innaturale. All'improvviso l'odore del sangue si fatto sentire, mi arrivato dolciastro alle narici rendendo tutto quanto terribilmente reale. Un fiotto di vomito mi risalito in gola. Ho sputato la cravatta e rimesso sul pavimento. Poi un lungo respiro. La stanza ha ricominciato a girare ma pi lentamente. Ho tossito rischiando di soffocare mentre un secondo conato mi scuoteva lo stomaco. Alla fine ho cominciato a trascinarmi verso quel coltello.

Lezioni di tenebra

363/9

due

Dove avete passato la serata? Alle otto abbiamo preso un aperitivo al bar dell'hotel Meurice, poi siamo andati a cena da Georges. Georges chi? Chez Georges in rue du Mail. La signorina Delvaux era con lei? passata a prendermi al 36, nel pomeriggio le avevo prestato la mia auto. Ci siamo incontrati con i nostri amici davanti al Meurice, abbiamo bevuto un paio di drink, poi siamo andati da Georges per cenare. Chi sono i vostri amici? Gustave Deshayes un collega di Martine, prima fotografava scheletri di dinosauri, adesso opere d'arte. Vronique Vannier una pediatra. Marito e moglie? Ho fatto un cenno d'assenso con il capo. Li frequenta da molto tempo? Sono vecchi amici di Martine, li ho conosciuti un mese fa quando lei e io ci siamo messi insieme. Prima non li avevo mai sentiti nominare. Quindi la sua amica li conosceva bene. Le ho appena detto di s. Credo fossero tra i suoi pi cari amici. Dove lavorava la signorina Delvaux? In uno studio di fotografia, Art-en-Images si chiama. Sono specializzati nella riproduzione di opere d'arte. Martine e Gustave sono i migliori fotografi dello studio.
10/363 Enrico Pandiani

Lei morta, commissario. S, grazie per avermelo ricordato. Ha detto di essersi sentito male durante la cena, cos? Esattamente, eravamo al secondo quando la nausea si fatta davvero fastidiosa. La nausea, eh? Che sintomi le ha dato? Mi girava la testa e avevo voglia di vomitare. Non riuscivo a concentrarmi sulla conversazione, cos sono andato in bagno per sciacquarmi la faccia. Ma non c' stato verso, quando sono tornato al tavolo stavo ancora peggio. I suoi amici se ne sono accorti? Ci pu scommettere che se ne sono accorti, a un certo punto sono finito con la faccia nel piatto. Era del rognone alla mostarda, se volete segnarvi anche questo. I due sbirri mi hanno guardato con malcelato disgusto. Tra vomito e sugo facevo schifo. Erano arrivati in dieci minuti dal commissariato di zona, uno secco e malvestito e l'altro piccolo e grasso in un ridicolo doppiopetto. Mentre i loro colleghi in divisa vagavano per l'appartamento, mi avevano messo sotto con quell'interrogatorio di merda. Loc Steinmetz, il tizio che comandava il commissariato del diciottesimo arrondissement, era rimasto a ciondolare una dozzina di minuti, poi se n'era andato lasciando le cose in mano a quei due. Quindi le caduta la faccia nel piatto ha detto quello malvestito. L'altro doveva servire solo di figura perch per ora non aveva aperto bocca. Mi girava tutta la stanza e facevo fatica a camminare, devo aver perso i sensi per qualche minuto. Quando mi sono ripreso erano tutti piuttosto spaventati. Volevano addirittura chiamare un'ambulanza. Ma non lo hanno fatto. No, non avevo nessuna intenzione di finire la serata tra le mani di qualche grassa infermiera. Riuscivo ancora a reggermi in piedi, cos ho semplicemente chiesto a Martine di portarmi a casa.
Lezioni di tenebra 363/11

Com' che l'ha portata qui? ha chiesto alzando un sopracciglio. Continuava a masticare uno stecchino di plastica tutto smoccicato. Abitavamo pi o meno insieme. Dopo un mese? Dove sbatto le mie ossa sono solo cazzi miei, amico. Passo da casa una volta ogni tanto per cambiarmi d'abito ed evitare che la portinaia mi fulmini il Ficus benjamina, per il resto del tempo abito qui con lei. C' qualcosa che non le torna? Ok, ok... Non c' motivo per agitarsi. Quella baldracca me l'ha ammazzata sotto il naso, quindi ci pu scommettere che sono agitato. Per giunta devo beccarmi voi due che mi fate domande cretine come se fossi un comune delinquente. soltanto il nostro lavoro, Mordenti. Quindi ha chiesto alla signorina Delvaux di portarla a casa, cio qui, ho afferrato? A menadito. Abbiamo lasciato i nostri amici da Georges e siamo rientrati. Chi guidava l'auto? Ha guidato Martine, io non ero in grado. La signorina Delvaux le sembrata preoccupata o tesa o in qualche modo diversa dal solito? Martine era stata stranamente silenziosa. Durante la cena aveva parlato poco e mi era parsa spesso assente, come aggrovigliata nei suoi pensieri. Non era di molta compagnia ho sospirato. A volte le capita di essere preoccupata per il lavoro o forse era solo stanca. Le ho chiesto se qualcosa non andava e lei mi ha detto che era tutto ok. D'accordo. Quindi, se ho capito bene, non siete saliti in casa assieme. No, quando siamo arrivati qui sotto non c'era posto per l'auto. Non c' mai da queste parti, bisogna sempre farsi qualche giro. Cos, prima di andare a cercare un parcheggio l'ha fatta
12/363 Enrico Pandiani

scendere, giusto? Avevo voglia di vomitare e stavo da cani. Mi ha detto di salire che mi avrebbe raggiunto. Mi sembra che si senta molto meglio, adesso ha detto con un tono da spaccargli la faccia. Beh, certo, vedermi ammazzare la ragazza mi d sempre un certo sprint. Ha represso uno sbadiglio. Lei salito e ha trovato la porta aperta e la casa frugata, giusto? Giusto. Soprattutto, ho trovato quella donna mascherata che mi stava aspettando in salotto. Mi hanno osservato in silenzio, il tipo in doppiopetto con aria assente e quello malvestito continuando a masticare il suo stecchino. Doveva essere una di quelle barrette di plastica per girare il caff delle macchinette. Ammetto che la storia avesse dell'incredibile, ma che cazzo, ero pur sempre un collega. A quel punto cos' successo? ha domandato. Mi si materializzata davanti come un fantasma. Aveva una pistola. Ho cercato di disarmarla ma me le ha suonate di santa ragione scaraventandomi per terra. Poi mi ha legato e mi ha ficcato la cravatta in bocca. Quando Martine salita l'ha uccisa. Non le ha detto n a n ba, ha puntato il ferro e... roba da non crederci... proprio questo il punto, commissario, sembra una storia un po' assurda, non trova anche lei? Li ho guardati con aria annoiata, prima l'uno, poi l'altro. Parevano Abbott e Costello dopo un incidente d'auto. Avete ragione ho detto, inutile mentire a due Sherlock come voi. In realt sono salito in casa solo soletto e in cinque minuti ho buttato all'aria tutto l'appartamento. Quando Martine arrivata l'ho ammazzata perch la cena non mi era piaciuta, poi ho sciolto la pistola nell'acido e l'ho fatta sparire gi dallo scarico del cesso. Quindi mi sono legato come un salame, ho strisciato fino in cucina per liberarmi con un coltello e per finire ho chiamato la madama.
Lezioni di tenebra 363/13

Dall'ingresso arrivato un vociare confuso, poi passi sul parquet del corridoio. Alain Servandoni entrato nello studio dove quei due mi stavano torchiando. L'interrogatorio finito ha detto con aria seccata. Voi due toglietevi dalle palle. Abbott e Costello hanno fatto il muso. L'inchiesta di nostra competenza ha tentato quello vestito male. Lo era fino a dieci minuti fa. Da questo istante se ne occupa la Crim. Ma Steinmetz... ha protestato lo sbirro in doppiopetto, rivelando cos un lessico ricco di sfumature. Steinmetz stato avvisato da chef Le Normand lo ha interrotto Alain, domattina decideranno a chi va l'inchiesta. Fuori dai piedi. I due si sono alzati e hanno lasciato la stanza con aria contrariata. Alain ha messo in bocca una Caporal e l'ha accesa dopo aver sfregato un fiammifero sotto il piano del tavolo. Poi mi ha guardato attraverso il fumo che saliva lento al soffitto. Siamo venuti il pi in fretta possibile ha detto. Grazie al cielo siete arrivati. Altri cinque minuti e quei due me li mangiavo. Mi sono sfregato le palpebre con le dita premendo per bene sui bulbi oculari. Il buio si trasformato in una specie di tappeto persiano dal quale si sollevavano volute di fumo. Rilasciando la pressione ritornata l'oscurit. Poi ho aperto gli occhi. L'ha ammazzata come un cane, Alain, non le ha lasciato nemmeno il tempo di parlare.

14/363

Enrico Pandiani

tre

Due impiegati della morgue hanno attraversato la strada portando verso l'ambulanza una specie di sarcofago di metallo grigio. Gli sportelli posteriori si sono chiusi e il veicolo partito a sirene spente. Il pensiero che non l'avrei mai pi rivista mi ha attraversato il petto provocandomi un dolore fisico. Il cotone che il dottor Delarche mi aveva lasciato nel braccio dopo avermi cavato mezzo litro di sangue prudeva e mi dava fastidio. Secondo Delarche il mio malessere, come l'aveva chiamato lui, aveva dei sintomi che andavano chiariti. Da buon medico legale, aveva infilato la siringa con la stessa delicatezza con cui l'avrebbe fatto a un morto, poi, dopo averla riempita di globuli rossi, l'aveva passata a uno dei suoi perch li facesse analizzare. La piazza era piena di sbirri, quattro 307 di servizio e due macchine senza contrassegni. I bagliori dei lampeggianti creavano un gioco di luci e ombre multicolori tra le foglie degli alberi e sulle pareti delle case. Flic in uniforme gesticolavano per tenere i curiosi a distanza. Sembrava una festa, invece era una tragedia. Mi sono ravviato i capelli con la punta delle dita voltandomi verso il salotto. Alain Servandoni mi si avvicinato, le mani affondate nelle tasche della cacciatora di velluto a coste beige. Mi sembra di vivere in un incubo, Alain ho mormorato, ancora non riesco a rendermene conto. Fissandomi negli occhi mi ha stretto un braccio tra le dita. Non ha sorriso n ha mostrato alcun'altra espressione ma il suo affetto passato attraverso il mio corpo come una corrente
Lezioni di tenebra 363/15

leggera. Quelli del diciottesimo avrebbero cercato di beccarsi l'inchiesta e io non volevo che passasse nelle loro mani, la caccia a quella baldracca volevo darla io. Con un piccolo sforzo, Alain poteva convincere Le Normand a girare le indagini alla brigata criminale e, con un po' di fortuna e qualche spintone, alla Crim se ne sarebbe occupata la mia squadra. Guibert e Saunire, i due superman della scientifica, erano al lavoro nell'appartamento assieme ai loro sottoposti. Stavano l da un'ora e mezzo a raccogliere capelli, escrementi di topo e chiss che cavolo d'altro. Di sicuro l'assassina non aveva lasciato tracce. De Clock, il capo della balistica, era gi tornato in laboratorio dopo avermi fatto descrivere minuziosamente l'arma usata dalla tizia. Mi aveva fatto un sacco di domande, poi aveva cavato il primo proiettile dal pavimento e se n'era andato dicendo che aveva qualcosa in mente ma che doveva controllare. Del resto, per cominciare a correre dietro a quella donna ogni elemento mi sarebbe stato utile e sentivo che a disposizione non ne avrei avuti molti. Mi dispiace sinceramente ha detto Alain prendendomi sotto braccio. Si teneva un pelo a distanza perch, tra il vomito e tutto il resto, emanavo un profumo molto diverso da J'adore. Non vedevo l'ora che si levassero tutti dai coglioni per poter fare una doccia, vuotare una bottiglia di liquore e rimanere solo a carezzare quel dolore sordo che graffiava il mio corpo dall'interno. Ci stava aspettando, amico ho brontolato. Non so cosa diavolo stesse cercando ma di certo voleva uccidere Martine, era qui per quello. stata un'esecuzione bella e buona. Voglio quella puttana tutta per me, Alain, devi aiutarmi a tenere l'inchiesta. Con un gesto lento si sistemato gli occhiali sul naso. Steinmetz e quelli del diciottesimo faranno un sacco di storie
16/363 Enrico Pandiani

ha detto. Lo conosci quel mastino, se gli fai annusare un osso non lo molla pi. Per ora ci lavoriamo noi, ma Le Normand dir che sei troppo coinvolto per occuparti della cosa. Non la prima volta che il patron segue i tuoi consigli, Alain. Digli che sarai tu a tenere le fila al posto mio, digli quello che vuoi ma l'inchiesta deve restare alla Crim. Tenter ha sospirato, ma tu vedi di non fare cazzate. Intanto vediamo di trovare la puttana, alle cazzate ci pensiamo a cose fatte. Stava per rispondermi ma Coccioni lo ha interrotto entrando in salotto. Abbiamo trovato la Pluriel di Martine posteggiata a due isolati da qui ha detto. Hanno rivoltato come un guanto anche quella. La serratura stata forzata. La tipa si direbbe una professionista ha detto Alain, vorrei proprio sapere che cosa stava cercando. Si portata via la sua agenda e il telefonino ho grugnito. Qualcuno l'ha pagata perch togliesse di mezzo Martine. Evidentemente siamo andati a sbattere in qualcosa di grosso. Coccio si grattato la pelata con fare perplesso. Mi far dare i tabulati del suo cellulare ha detto, potrebbero esserci delle chiamate interessanti. Quando se n' andata aveva l'aria scontenta ho detto indicando l'appartamento, quindi agenda e telefono non erano le sole cose che stava cercando. Forse avr trovato il resto nell'auto ha brontolato Coccioni. Forse ho ammesso. Ci siamo guardati tutti e tre per qualche istante. Ho fatto un sospiro che ha cambiato di botto le previsioni del tempo sollevando un fronte freddo sulle Alpi. Alain ha ficcato le mani nelle tasche, Coccio si seduto sul bracciolo del divano con aria afflitta. Alain Servandoni e Michel Coccioni sono assieme a me i membri anziani della squadra. Italiens al cento per cento e fin quasi dall'inizio, due amici di vecchia data che sicuramente
Lezioni di tenebra 363/17

stavano soffrendo quanto me per la morte di Martine. Eravamo dei sopravvissuti, scampati alla vita e alla strada. Alla lunga questo crea un legame forte, tipo che si diventa pi fratelli che colleghi. Un cellulare si messo a suonare. Saunire si sollevato nel suo cartamodello bianco all'ultimo grido e dopo aver preso il telefono dalla borsa degli attrezzi lo ha portato all'orecchio. Ho spedito Leila e Didier in ufficio da Martine ha detto Coccio. Abbiamo tirato gi dal letto i suoi capi. Leila far sigillare tutto e lascer un paio dei nostri a fare la guardia. Ci dovremmo andare anche noi ho detto. Non servirebbe a nulla ha detto Alain. Se quella veniva da fuori, avr gi lasciato Parigi. E se anche abitasse qui dietro, le probabilit di trovarla sono esattamente le stesse. In ufficio da Martine potrebbe esserci qualcosa di importante ho insistito. In questo caso lo avr gi trovato lei ha detto Coccio. Se cercava qualcosa sar passata anche da l. Forse avevano ragione loro. E poi non ero in grado di andare in alcun posto dove non si potesse stare orizzontali. Avevo bisogno di dormire qualche ora, di darmi una lavata e rimettermi in sesto. Ed ero afflitto da un'angoscia strisciante che mi teneva stretto per la gola e non aveva intenzione di mollare la presa. Saunire mi si avvicinato posandomi una mano sulla spalla. Sono addolorato, Pierre ha detto, sinceramente... Gli ho sorriso. Ti ringrazio, Franois, dammi una mano a prendere quella donna. Mi ha mostrato il telefonino. di questo che ti volevo parlare. Quando ho visto le corde con le quali ti ha legato ha cominciato a prudermi il naso. Cos le ho fotografate con il cellulare e ho inviato le immagini a Marechal, sai quel tipo che lavora alla buoncostume, Gervais Marechal. Era lui che mi stava chiamando. Che ti ha detto? Ha confermato in parte i miei sospetti. Dice che i nodi gli
18/363 Enrico Pandiani

sembrano tipici dello Shibari. Di che cosa? ha chiesto Michel. Dello Shibari, una tecnica di bondage nata in Giappone ma utilizzata un po' dappertutto dagli amanti di quel genere di pratica sessuale. I nodi sono molto particolari e la corda che si utilizza dev'essere rigorosamente di canapa, come quella che ha usato la tizia. Marechal ne sicuro? ho domandato. Mi ha detto che la maniera in cui ti ha legato un po' affrettata ma sembra esserci la mano di una persona che lo pratica abitualmente, soprattutto i nodi. Comunque per esserne certo deve vedere le corde, cos in fotografia pu solo fare delle ipotesi. Fagliele avere ha detto Alain. Se Marechal avesse ragione ha borbottato Francois, possibile che quella donna abbia frequentato qualche priv mentre si trovava a Parigi. Se doveva uccidere Mart. Ha esitato guardandomi negli occhi. Voglio dire, se ha dovuto pianificare un omicidio si sar fermata in citt per qualche tempo. una buona idea ha detto Alain. Di' a Marechal che ci faccia sapere al pi presto se con quelle corde riesce a combinare qualcosa di buono. Saunire tornato al suo lavoro. Ero sorpreso, basta che la tua ragazza venga ammazzata a colpi di pistola e tutti diventano improvvisamente gentili e disponibili, anche una persona malmostosa come Franois Saunire. Il telefono di Coccioni si messo a squillare, l'ho riconosciuto perch ha suonato 'O sole mio. Dimmi ha detto portandolo all'orecchio, s... bene... e cosa... s, e cosa avete trovato?... tutto quanto?... sei sicura?... come sarebbe a dire... ah... s, l'abbiamo immaginato... come?... no... no, non farlo passare... n l'uno n l'altro, nessuno deve mettere piede in quell'ufficio fino a domattina... s... ok... s, lascia l Flamant e Rogliatti... cosa?... come sarebbe a dire che ha un impegno?... no... ho detto di no... ecco, brava... gli dai un thermos
Lezioni di tenebra 363/19

con del caff, un sandwich da dividersi in due e gli dici di non rompere i coglioni... va bene... va bene... ok, riferisco... s, ciao, a presto. Ha chiuso il telefono e l'ha rimesso in tasca. Era Leila, dice che l'ufficio di Martine stato frugato, ci sono andati dopo l'orario di chiusura. Pare che abbiano fatto un lavoro di fino, dice che se non fosse per tre righe che hanno trovato sulla serratura, nessuno se ne sarebbe accorto. Adesso due dei nostri fanno la guardia ma un po' come chiudere la stalla dopo che i buoi hanno levato le tende. Mi chiedo perch non abbiano buttato tutto all'aria come hanno fatto qui. Con chi ce l'aveva Leila? ha chiesto Alain. Niente, i padroni dello studio, tali Chappaz e Devaux, volevano entrare nell'ufficio di Martine e lei glielo ha impedito. Cosa diavolo cercavano l dentro? Dicono che nell'ufficio di Martine sono conservati dei contratti importanti. Bene, quelli meglio se li leggiamo anche noi. Rogliatti rompeva? Come sempre, bastardo di uno scansafatiche. Mai che si faccia la notte senza protestare. Che altro? ho tagliato corto. Leila dice che il patron ci vuole tutti nel suo ufficio domattina alle otto. Si comincia con la burocrazia ha detto Alain. Tu preparati l'arringa ho detto. Sapendo che ci sono di mezzo io, Steinmetz si dar da fare. Il commissario capo Loc Steinmetz era un brav'uomo con un ego appena pi grande del suo desiderio di fare carriera. Sapeva che avremmo cercato di lavorare sull'omicidio di Martine, quindi avrebbe fatto di tutto per portarci via l'inchiesta. Che peraltro gli sarebbe spettata di diritto. Forza ho detto, diamo una mano a Saunire e ai suoi ragazzi cos andiamo tutti a dormire prima che faccia giorno.
20/363 Enrico Pandiani

Alain ha preso una valigetta piena di strumenti assurdi e l'ha portata nell'ingresso. La scientifica stava passando l'intera casa perch la puttana era stata dappertutto, anche nel cesso. Coccio mi si avvicinato con aria imbarazzata. Mi ha stretto il braccio con una mano mentre con l'altra si grattava la pelata contornata da quei cespugli grigi che aveva per capelli. Martine era un tipo come si deve ha brontolato fissando il mio petto. Mi andava proprio a genio... sono sconvolto. Nonostante il caldo di giugno indossava il suo giubbotto da aviatore della grande guerra. Uno girava tutto l'anno con la cacciatora di velluto a coste e l'altro portava un giubbotto che faceva venire caldo solo a guardarlo. Nemmeno a cercarli con il lanternino li trovavi due cos. Gli ho passato un braccio attorno alle spalle. Ti ringrazio, Michel. Non gliela facciamo mica passare liscia ha borbottato, vero amico mio? Voglio vederla in mille pezzi sparsa sul pavimento ho detto. stato quasi un ruggito di gola, Michel si sfilato il mio braccio dalle spalle e mi ha afferrato gentilmente per il colletto. Per me va bene ha mormorato, sputer anche sul suo cervello spiaccicato, ma queste cose meglio che tu non le dica davanti a Le Normand. Quello non ci pensa due volte a passare l'inchiesta a qualcun altro. Ci siamo fissati in silenzio. C'era un tacito accordo nella squadra, se uno di noi veniva in qualche modo toccato, a fare piazza pulita ci pensavano gli altri. Era gi successo e i cattivi se l'erano vista brutta. Proprio brutta. Stai tranquillo ho detto, terr la lingua a freno. Che stato quando il telefono di casa si messo a trillare. Era De Clock. Avevo ragione ha esordito nella cornetta, la pistola che pensavo. Non avevo alcun dubbio che fosse la pistola che diceva lui.
Lezioni di tenebra 363/21

Non esisteva arma sulla faccia della terra che l'amico non conoscesse, non avesse provato o non avesse visto almeno una volta in vita sua. Maurice De Clock era un'enciclopedia vivente sull'ultimo grido del bum-bum. Baffi a manubrio, fisico da atleta e cervello fino. Tutti i muscoli a disposizione se li era beccati lui, anche quelli che il buon dio teneva di scorta per ogni evenienza. Aveva fatto di tutto nella sua carriera, legione straniera, servizio segreto, buttafuori, domatore di leoni, astronauta, funambolo e comico d'avanspettacolo. In giro si diceva che per un certo periodo avesse pure gestito una bisca clandestina al secondo piano della Tour Eiffel. Quindi, chi mai poteva pensare che quella cazzo di pistola non fosse quella che diceva lui. una pistola russa adottata dal KGB e dall'esercito sovietico nel 1972. Si chiama MSP che sta per Malogabaritnyj Spetsialnyj Pistolet, che sarebbe a dire Pistola Speciale di Piccolo Cal... Maurice l'ho interrotto, taglia i sottotitoli e dimmi le cose interessanti, sono le due di notte. De Clock non uno che si scompone. una di quelle rare pistole realmente silenziose ha detto. Se ti serve il peto di coniglio, quella la tua siringa. Lo sparo produce un suono di poco superiore a quello del percussore che batte sulla culatta. Non l'arma a essere silenziata, la cartuccia. Che diavolo vuol dire? Esattamente quello che ho detto. La pistola in s non ha nulla di particolare, ha le canne sovrapposte e spara due colpi calibro 7,62. Le munizioni, invece, s che sono speciali. Si chiamano SP-3 e hanno il silenziatore integrato nella cartuccia. Quando viene esplosa, un pistone spinge fuori la pallottola e nel contempo sigilla il bossolo impedendo la fuoriuscita dei gas prodotti dallo sparo. Silenzio totale. Il proiettile viaggia a soli duecento metri al secondo, quindi un'arma imprecisa, progettata per sparare da vicino.
22/363 Enrico Pandiani

un aggeggio diabolico ho detto stupito. Puoi dirlo forte ha gongolato De Clock. Le cartucce sono montate in coppia, tenute assieme da una piastrina d'acciaio e una volta sparate non vengono espulse dall'arma, quindi niente bossoli sulla scena del crimine. Ha due grilletti, uno normale per sparare e uno pi lungo, sotto il ponticello, per riarmare il cane. Una vera arma da assassino... Cio... Beh, scusami, non volevo... ok, Maurice. Dove diavolo pu aver trovato una pistola del genere? In Russia o nei Paesi dell'Est. Da quelle parti puoi trovare di tutto, anche un missile balistico intercontinentale, nel caso che tua suocera viva all'estero. De Clock che faceva dello spirito, un avvenimento pi raro della neve a Timbuctu. Ho capito che stava cercando di tirarmi su il morale. Non potrebbe averla avuta qui a Parigi? Sono sicuro che se l' portata dietro, in citt non ho mai visto circolare roba del genere. Quindi arrivata in treno. Non ti lasciano salire su un aereo con bagagli come quello. Potrebbero avergliela fornita sul posto, ma qualcosa mi dice che quella l'arma che usa abitualmente, troppo strana ed piccola abbastanza da poterla nascondere dovunque, all'occorrenza anche nelle mutande. Una pistola con il silenziatore fa molto pi casino ed parecchio pi ingombrante. Ripensandoci ho mormorato, il suo accento non era francese, non che abbia fatto un discorso cos lungo. E magari stava pure fingendo. Escluderei che sia arrivata da un Paese dell'Est, la cosa assumerebbe dimensioni troppo importanti, Martine non era un capo di Stato... No, non lo era ho sospirato, era una brava ragazza. Mi dispiace, sinceramente... Siamo rimasti in silenzio qualche secondo. Senti ho detto
Lezioni di tenebra 363/23

infine, fatti un giro sull'Euro-IBIS e vedi se l'ha gi usata da qualche altra parte. L'Integrated Ballistics Identification System una banca dati internazionale aggiornata in continuazione. Avendo a disposizione un proiettile in buone condizioni, grazie alla rigatura lasciata dalla canna si pu sapere se l'arma ha gi sparato e in quale situazione. Va bene ha concluso De Clock, user la pallottola che ho preso dal pavimento. Ti ringrazio, Maurice, e grazie anche per l'urgenza. Metti tutto per iscritto e trovati domattina alle otto nell'ufficio di Le Normand. Ci siamo salutati e ho riappeso. Guibert e i suoi stavano ritirando i loro strumenti, segno che da l a poco se ne sarebbero andati. Saunire stava fumando una sigaretta sul balcone assieme ad Alain. Presto sarei stato solo con il mio magone, la mia rabbia e il mio dolore. E con un compito tremendamente difficile. In mattinata sarebbero usciti i giornali e io non volevo che i genitori di Martine a Troyes lo venissero a sapere in quel modo. Quindi dovevo tirarli gi dal letto in piena notte per dir loro che la figlia era stata assassinata. Mi sono seduto sul bracciolo del divano mentre una mano gelida e indifferente si divertiva a stropicciarmi il cuore.

24/363

Enrico Pandiani

quattro

Attraverso la grande finestra dell'ufficio del patron potevo vedere la Maison Pointue stagliarsi contro un cielo azzurro appena velato dalla leggera foschia mattutina. Al contrario di me, Parigi s'era alzata bella e frizzante come tutte le mattine. Mi sentivo svuotato, come se le batterie mi si fossero scaricate all'improvviso. Quel poco di energia che ancora mi balenava dentro mi diceva a denti stretti che dovevo darmi una mossa. L'elegante ufficio del capo era sovraffollato di umanit stanca. Occhiaie e sbadigli serpeggiavano a malapena trattenuti, mentre Le Normand ci stava dicendo la sola cosa che volevo sentirgli dire. Che l'inchiesta sarebbe rimasta in famiglia. Il commissario capo Steinmetz ha detto, disponibile a lasciare a noi la direzione delle indagini. Per ora il diciottesimo manterr un ruolo di supporto. Alain e io ci siamo scambiati un'occhiata. Nessun segno, nessun sorriso. Anche Steinmetz mi ha pennellato con uno sguardo serio, senza calore e senza astio. Stava appoggiato al davanzale della finestra avvolto in uno spolverino dal colore indefinibile che una volta steso sarebbe potuto servire come tenda per un circo. Loc Steinmetz era un uomo un po' grasso, un po' basso, un po' pingue, un po' grigio, un po' assente, un po' ordinario. Non c'era nulla di completo in lui, come se per fabbricarlo avessero messo insieme vari pezzi di ricambio. I suoi corti capelli bianchicci erano sempre unti, la rada barba sul mento rotondo aveva perlomeno una decina di giorni e pareva incolore. Gli abiti spiegazzati e male assortiti erano gli
Lezioni di tenebra 363/25

stessi con i quali l'avevo sempre visto. Accanto a lui sedeva disinvolta questa bambola che, se non si fosse mossa di tanto in tanto, avrebbe potuto essere un manichino fregato da una vetrina di Christian Lacroix. Bella da far spavento, elegantissima e completamente fuori posto. Il capo ha soffiato una nuvola di fumo verso il soffitto. Il bocchino dorato della Sobranie nera brillava tra le sue dita grassocce e ben curate. Il volto era segnato da pieghe profonde, come segni malamente scolpiti in un blocco di pietra. Lo sguardo con cui ci squadrava era granitico. Come condizione ha brontolato, ho accettato che il tenente Malis Deslandes in forza al diciottesimo partecipi attivamente alle indagini. La mannequin ha cambiato posizione con un fruscio. Le teste dei miei si sono voltate per darle un'occhiata. Lei rimasta impassibile, loro pure, solamente lo sguardo di Leila Santoni ha incrociato il suo per qualche secondo in pi. Prima di tornare a guardare il patron le ha fatto un sorriso. Ho represso uno sbadiglio. Facevo fatica a non pensare alla serata precedente. Dopo che Alain, Coccio e quelli della scientifica se n'erano andati, avevo vagato per casa in un ridicolo quanto doloroso tentativo di rimettere a posto le nostre cose. Mi ero lentamente costruito la mia notte da incubo che aveva avuto il suo culmine nella telefonata fatta ai genitori di Martine. Era stata quella telefonata a rendere tutto reale e definitivo. Mentre rimettevo a posto la cornetta, Martine era morta davvero. In quel preciso istante avevo realizzato che non l'avrei rivista mai pi. Immagino che tu sia d'accordo ha sbottato la voce seccata di Le Normand. Gli occhi di tutti erano puntati su di me. Come? ho balbettato. Scusami capo, ero sovrappensiero. Ha spento la sigaretta premendola in un posacenere d'argento con la N di Napoleone sul fondo. Poi mi ha studiato attentamente.
26/363 Enrico Pandiani

Stavo parlando di te ha detto con tono paziente, quello per i bambini difficili. Stavo dicendo che la prassi m'imporrebbe di levarti d'ufficio l'inchiesta per mandarti qualche settimana in vacanza a Saint-Tropez. Invece faremo cos: il comando della squadra passa momentaneamente a Servandoni; se non ti metti a fare coglionate e seguirai alla lettera le sue indicazioni, anche tu sarai della partita. Si messo tra le labbra una nuova sigaretta e l'ha accesa. Sempre che il commissario capo Steinmetz non abbia nulla da ridire ha aggiunto. Anche Alain ha messo una Caporal nel becco e dopo aver strisciato un fiammifero sul bordo della sedia ha dato fuoco alle polveri. Le Normand lo ha fulminato con lo sguardo. Loc Steinmetz ha fatto spallucce. Per mia esperienza ha detto, quando una persona troppo coinvolta, alla lunga rischia di nuocere all'inchiesta. La sua voce aveva il suono di passi sulla neve gelata. Scricchiolava e gemeva. Del resto ha concluso, mi rendo conto di quanto il commissario abbia voglia di acchiappare quella donna. Quindi non ho nulla in contrario, anche perch sono convinto che il tenente Deslandes sapr tenerlo fuori dai guai. Cos dicendo ha posato una mano sulla spalla della sua elegantissima flic. Questi, zitti zitti, stavano cercando di mettere quella fighetta per bene a farmi da badante. A dire la verit ho borbottato, ho gi la mia squadra. Non mi sembra proprio il caso... Un'altra parola ha ringhiato il patron, e in men che non si dica ti ritrovi col culo sul treno per Saint-Tropez. Servandoni ha sorriso rivelando un paio di fossette sulle guance e quello spazio fra gli incisivi che fa sciogliere come burro ogni femmina che gli si trova davanti. Poi ha soffiato una nuvola di fumo scuotendo il capo con aria divertita. La mannequin non ha proferito verbo n cambiato posizione. Il tizio alto e secco che la sera prima mi aveva fatto il terzo grado, Nassim Roland o Rolland o quel che era, si staccato dal muro ed anLezioni di tenebra 363/27

dato ad appoggiarsi al davanzale accanto al suo capo. Si chinato verso di lui levandosi di bocca lo stecchino di plastica trasparente che stava masticando e gli ha sussurrato qualcosa all'orecchio. Loc ha sogghignato. Io sono rimasto in silenzio, conscio che ogni parola mi sarebbe ripiombata sulla testa con il peso di un mattone. Le Normand ha chiesto a Saunire di riferire. Nessuna impronta n alcun altro elemento che possa aiutarci a identificare quella donna ha esordito Franois ravviandosi i radi capelli neri. La luce cadeva impietosa sul naso lungo e sottile rendendolo ancora pi evidente, la voce era piatta e monocorde. Delarche sostiene che mademoiselle Delvaux sia morta quasi istantaneamente per la pallottola nel cuore. Il colpo alla testa si direbbe pi una firma che un colpo di grazia. Ha voltato un paio di fogli. La sola cosa di qualche interesse ha detto ancora, sono alcuni capelli rossi che provengono sicuramente da una parrucca. Sono capelli naturali di tipo europeo, roba di lusso molto costosa, il meglio che si possa avere. Se fossero capelli orientali decolorati oppure sintetici, allora non avrebbero il valore che... Taglia con le puttanate ha sospirato Le Normand, se ce ne sono, attieniti alle cose salienti. Saunire ha fatto il broncio. Da quello che ci ha raccontato Mordenti ha detto guardando fisso i suoi appunti, siamo sicuri che siano stati persi durante la colluttazione. Evidentemente l'assassina indossava una parrucca. Non sar facile ma cercheremo di risalire al produttore. Da quel pezzo di corda venuto fuori qualcosa? ha domandato Alain. Marechal ha avuto modo di esaminarla ed sicuro che i nodi siano stati fatti da una persona che pratica abitualmente lo Shibari. Che cos' lo Shibari? ha sbuffato Le Normand. un tipo di legatura erotica che viene dal Giappone ha
28/363 Enrico Pandiani

detto Alain, un'arte o una pratica sessuale, a seconda se dopo averti legato ti fotografano o ti inchiappettano. E che diavolo c'entra con questa inchiesta? La tipa che mi ha legato sembra conoscere quel genere di pratica piuttosto bene ho spiegato al patron. Lo hanno dedotto dal tipo di nodi. Marechal sta facendo una ricerca sui club priv di Parigi ha detto Saunire. Se quella donna ama questo tipo di passatempi possibile che abbia frequentato qualche locale. Dovrebbe farci avere una lista al pi presto. Stiamo ancora setacciando l'ufficio ma per ora non abbiamo trovato nulla di interessante. Si direbbe che lo abbiano frugato cercando di fare in modo che nessuno se ne accorgesse. Schiarimenti di gola e colpetti di tosse. Qualcuno ha cambiato posizione, poi lo sguardo del capo si posato come un macigno su De Clock. Prima di relazionarci, lui si lisciato per bene i baffoni a manubrio. Della pistola vi ho gi detto ha esordito. Ho fatto un controllo incrociato sul proiettile e non risulta che in Francia quella pistola abbia gi sparato o ucciso qualcun altro. Tramite l'IBIS i miei stanno estendendo le ricerche all'Unione europea ma ci vorr un po' di tempo. Nel caso dovessi avere un riscontro ve lo far sapere. Il senso di depressione che avevo dentro si stava ingigantendo a dismisura. In mano non avevo nulla, non una traccia o un indizio su cui lavorare. Il mio sguardo ha incrociato quello di Deslandes. Certo una balia del genere l'avrebbe voluta chiunque. Capelli neri lisci sulle spalle, occhi grigioverdi, sopracciglia sottili, carnagione scura e una bocca firmata l'Oral. Bellina era bellina, il volto simpatico e sveglio e quella curvatura leggera del naso che le dava un'aria cos meravigliosamente snob. Ci siamo guardati senza sorrisi, valutandoci e soppesandoci a vicenda. Aveva indosso un paio di calzoni neri molto ampi di seta cruda e una maglietta scollata a maniche lunghe di morbiLezioni di tenebra 363/29

do cachemire grigio. Le colava sul busto come un liquido denso, evidenziando il seno dritto e generoso. Ai piedi nudi portava un paio di sandali bianchi dal tacco basso. Avevo l'impressione che per comprare tutta quella roba non sarebbero bastati un paio dei miei stipendi. Ha distolto lo sguardo perch Leila ha cominciato a parlare. Ieri sera ha detto abbiamo messo i sigilli all'ufficio di Martine Delvaux. Entrambe le serrature, quella dell'ingresso e quella dell'ufficio, sono state forzate con una certa perizia. Sono stati i segni che abbiamo trovato a farci capire che qualcuno era stato l. Forse l'assassina, prima di recarsi a casa loro, ma non escluso che lo abbia fatto qualcun altro. A ogni modo non abbiamo idea di cosa stessero cercando. Mi ha guardato fugacemente. Come sempre portava i capelli neri pettinati in una corta coda di cavallo. Era carina e riposata. Leila sempre carina e riposata, qualsiasi cosa succeda. Indossava un leggero giubbotto di pelle nera sopra una T-shirt bianca e un paio di jeans stinti. Questa notte ha continuato abbiamo convocato i titolari per dare uno sguardo in giro assieme a loro e capire se qualcosa era stato rubato. Avrebbero voluto entrare nell'ufficio di Martine ma glielo abbiamo impedito. Cercavano dei contratti che comunque erano gi stati messi sotto sequestro. In mattinata titolari e impiegati saranno a nostra disposizione per gli interrogatori. In questo momento Didier Cofferati sul posto con Rogliatti, Metzger e altri due. Per il momento non abbiamo alcun sospetto. Avete controllato gli alibi di quella gente? A parlare stato lo yes man di Steinmetz, Roland o Rolland, quello che sussurrava battute nell'orecchio del suo capo. Il viso da magrebino era scavato e segnato dall'ombra scura di una barba rasata ma impossibile da nascondere. Alto e secco come un palo della luce, aveva capelli neri, lucidi e grassi che cominciavano ad arrendersi a una calvizie precoce. Gli occhi erano grigi, freddi, sottolineati da un bel paio di borse scure.
30/363 Enrico Pandiani

Leila lo ha fissato in maniera poco amichevole. Ho pensato che stesse per partire una rispostaccia, invece si pazientemente voltata verso Le Normand. Li controlleremo in mattinata ha detto. Ieri notte c'erano solo i titolari e siamo certi di averli tirati gi dal letto. Per finire abbiamo chiesto i tabulati del telefonino di Martine Delvaux ma nulla di ci che abbiamo trovato ha fatto suonare campanelli. Tutta roba di lavoro e qualche chiamata ai genitori. Sembrava che la riunione volgesse al termine. Le Normand ha chiuso la cartellina gialla che aveva davanti. In mattinata parler con il prefetto ha brontolato. Alla stampa abbiamo rilasciato solamente una parte delle informazioni. Non abbiamo parlato della pistola e, naturalmente, non abbiamo detto che l'assassino era una donna. Si rivolto a Steinmetz. Le far sapere come il prefetto intende gestire la faccenda. Nel frattempo la ringrazio per la collaborazione e la terr al corrente. Steinmetz si schermito con un gesto che, fatto da un orso, avrebbe potuto essere di cortesia. Questo quanto ha concluso il patron. Leggendo tra le righe: fuori dalle palle. I presenti si sono alzati uscendo in bell'ordine dall'ufficio accompagnati da un leggero chiacchiericcio. Ero quasi sulla porta quando il capo m'ha stoppato. Fermati un momento, per cortesia ha detto puntandomi con la penna stilografica che aveva in mano. Ho lasciato che l'ultimo sparisse in corridoio, poi ho chiuso la porta. Siediti ha detto. Preferisco stare in piedi, sono un po' nervoso. Lo vedo, figliolo. Mi ha squadrato per qualche istante. Prima di tutto, anche se non conoscevo di persona mademoiselle Delvaux, tengo a dirti che sono molto addolorato per quello che successo. Ti faccio le mie condoglianze. Un cuore di pietra che batteva per me, neppure nelle fiabe di
Lezioni di tenebra 363/31

Andersen succedeva qualcosa di tanto sorprendente. Ti ringrazio, capo ho detto. Sar sufficiente che tu mi dia la possibilit di mettere le mani addosso a quella donna. Ha fatto un sospiro rassegnato. Stammi a sentire ha brontolato, non penserai che mi sia bevuto quelle stronzate su Servandoni che diriger la squadra? Vi conosco fin troppo bene, voi altri due, per farmi fottere con questi espedienti da collegio di educande. Comunque chiuder un occhio. Sei ancora qui perch Servandoni ha giurato sulla testa di sua madre che ti terr d'occhio e ti impedir di fare cazzate. Prima di continuare ha schiacciato nel posacenere quella sua sigaretta da finocchio. Su questa faccenda mi ci gioco il culo ha borbottato, vorrei che la cosa ti fosse estremamente chiara. A Steinmetz piacerebbe molto il mio posto, quindi ci star con gli occhi addosso. Stai tranquillo ho detto, far il bravo ed eseguir gli ordini a puntino. Non ritengo quindi necessario che quella tipa, Deslandes, mi stia appiccicata addosso come... Ragazzo m'ha interrotto, quella sar la tua ombra, che ti piaccia o meno. parte integrante di questo delicato accordo. Ho sbuffato. Ma capo, cosa diavolo vuoi che ci faccia con quella fighetta, che l'accompagni in giro a fare shopping? C' stata una lieve corrente d'aria. Ci siamo voltati e lei era li, in piedi sulla porta. Sono andato a un pelo dall'arrossire. Scusatemi ha detto, ho bussato ma non avete sentito. Una voce sublime ha carezzato le mie orecchie. Mi ha ricordato una gavotta seicentesca, le note melodiose di una viola da gamba, n troppo alta n troppo bassa. Le Normand si schiarito la gola. Mi dica, tenente ha balbettato imbarazzato. Il commissario capo Steinmetz ha dimenticato il suo cappello ha detto lei. Se permettete... Ha raggiunto una sedia accanto alla finestra, ha preso il coperchio informe che fungeva da cappello a Steinmetz ed tornata alla porta.
32/363 Enrico Pandiani

L'aspetto fuori ha detto rivolta a me. Buongiorno, direttore ha detto a Le Normand. uscita richiudendosi la porta alle spalle. Il patron mi ha squadrato, morsicato, masticato e sputato in un tombino. Il tutto con un semplice sguardo. Ho sospirato. Fammene un'altra e sei fuori dal gioco ha grugnito. E adesso levati dai coglioni. Le gambe elegantemente accavallate, Malis Deslandes sedeva su una delle panche del corridoio accanto a una grande finestra che affacciava sulla Senna. Era intenta a scrivere qualcosa su un taccuino con la copertina di marocchino bord. L'ho osservata per qualche istante chiedendomi che cosa diavolo ci facesse una donna del genere nella polizia giudiziaria. Sollevando il capo mi ha scorto. Ha chiuso il taccuino e l'ha riposto assieme alla stilografica nella borsa posata accanto a s, poi si alzata in piedi e mi venuta incontro. Sorrisi non se n' sprecati quando ci siamo trovati l'uno dinnanzi all'altra. Era alta, senza sforzo avrebbe potuto colpirmi al mento con una testata. E non l'avrei potuta certo biasimare. Mi dispiace per quello che le successo ha detto invece. Dev'essere stato terribile. Se l'intento era spiazzarmi, c'era riuscita alla grande. Grazie, tenente ho balbettato, apprezzo che me lo abbia detto. Ha incrociato le braccia. Aveva un profumo delicato, molto asciutto, mi sono venuti in mente la lavanda e il rosmarino. La prenderemo ha detto. S certo, la prenderemo. Vogliamo andare? Uscendo dalla Grande Bite siamo stati avvolti dalla luce del sole che ci ha accompagnati come un'onda alla mia auto. Senza volerlo mi sono trovato ad aprirle la portiera. Non c' alcun bisogno di queste gentilezze ha detto con un sorriso, la prego di trattarmi come farebbe con qualsiasi altro
Lezioni di tenebra 363/33

collega. Mi sono accomodato al volante, ho allacciato la cintura e siamo partiti. Ho infilato il boulevard du Palais e abbiamo attraversato il fiume sul pont au Change. Il boulevard de Sbastopol era intasato, quindi siamo avanzati lentamente. Nessuno dei due ha aperto bocca fino all'altezza della tour SaintJacques. Io non le piaccio ha detto finalmente. Mi ha scrutato talmente a fondo che deve aver visto anche il colore delle mie mutande. Quantomeno la tensione si allentata. Senta ho detto, sono mortificato per le mie parole, non intendevo offenderla. E non potevo immaginare che mi avrebbe sentito. Mettiamo le cose in chiaro ha detto guardando fuori del finestrino. Neppure io vado pazza per lavorare con persone che non conosco, soprattutto su un caso che sarebbe di competenza mia e del mio commissariato. Il fatto che ho avuto degli ordini e non sta a me decidere che cosa sia o non sia meglio fare. Ho assentito brevemente. Non c'era proprio niente da dire, aveva ragione da vendere. Cos' che non le piace di me, commissario? ha chiesto brusca. La maniera in cui mi vesto? Come mi pettino? O piuttosto il mio tenore di vita? Non c' nulla in lei che non mi piaccia ho brontolato, senza dubbio la sventola pi sconvolgente che abbia mai messo piede nella mia auto. Vorrei solo lavorare con la mia squadra come faccio abitualmente, tutto qui. Ma del resto anch'io ho avuto degli ordini, quindi vedr di farmeli andar bene. Sono un uomo dalle mille risorse. Silenzio. Altra tensione. Abbiamo superato rue de Rivoli e tirato dritto verso il Polo Nord. Stia a sentire ha detto con quella sua bella voce, i miei genitori hanno denaro a palate e questo sembra mettere a di34/363 Enrico Pandiani

sagio la maggior parte dei miei colleghi. probabile che si domandino perch mai una bambolona piena di soldi debba rovinarsi la vita in un commissariato di polizia. Appunto ho detto, me lo stavo giusto chiedendo. Non colpa mia se sono nata ricca ha detto con una nota stanca nella voce, e francamente non me ne dispiace. Volevo fare il poliziotto e questo ho fatto, contro il volere di mio padre e mia madre che invece di darmi una mano mi hanno quasi diseredata. Ho studiato e mi sono fatta il mazzo e adesso sono un tenente di polizia. Ho diritto allo stesso rispetto dovuto a qualsiasi altro sbirro. Quindi mi dica quello che deve dirmi, poi la pianti di fare il muso. Fermi a un semaforo ci siamo fissati per qualche istante. Ha retto il mio sguardo senza esitazioni. Ha un gran bel paio di pantaloni ho detto. Le sue labbra hanno avuto un tremito, poi siamo entrambi scoppiati a ridere. Il traffico si rimesso in moto. Le nostre risa si sono spente mentre la citt assolata scorreva pigra accanto a noi. Per qualche tempo siamo rimasti in silenzio. Les italiens ha detto a un tratto con un sorriso, Steinmetz mi aveva avvertita. Cos ci chiamano alla Brigata Criminale, les italiens o gli italiani del cazzo, a seconda dell'umore. Questo perch la maggior parte della squadra, me compreso, di origine italiana. Ai tempi di Bruno Pennacino, il commissario capo che l'aveva messa insieme, lo eravamo tutti. Poi le cose cambiano e adesso tra noi ci sono anche corsi e alsaziani, ma il nome rimasto. Abbiamo una certa reputazione, sa? Oh lo so bene, se ne parla parecchio alla giudiziaria di voialtri ragazzi. Le hanno parlato male di noi? ho chiesto. Ha scosso la testa divertita. Mi sono levato di torno un autobus e ho accelerato. *** Verso tienne Marcel il traffico si diluito permettendoci di
Lezioni di tenebra 363/35

salire pi velocemente. Ho svoltato in rue Raumur e l'ho divorata d'un balzo fino a rue du Temple. Art-en-Images, lo studio nel quale aveva lavorato Martine, si trovava al numero 5 di place de la Rpublique. Ho parcheggiato in divieto di sosta sul boulevard Voltaire e ho abbassato l'aletta parasole con su scritto POLIZIA in lettere luminose. Due 307 della madama erano parcheggiate sulla pista ciclabile davanti al portone e un paio di flic stavano chiacchierando tranquillamente nell'androne. Art-en-Images occupava tutto il terzo piano del palazzo. Dovevano incassare alla grande da quelle parti. L'arredamento era moderno ed elegante, quadri d'autore e grandi riproduzioni di opere d'arte penzolavano dappertutto. Martine lo descriveva come uno studio conosciuto a livello mondiale che per questo lavorava a pieno ritmo trecentosessantacinque giorni l'anno. I committenti erano grandi musei, famose gallerie d'arte e collezionisti di tutto il mondo, gente che aveva bisogno di riprodurre fotograficamente i propri capolavori. Ad accogliermi sulla porta ho trovato Alain. Mi ha preso per un braccio e mi ha portato in un angolo. Che t'ha detto il patron? ha chiesto. Ovviamente non ha mangiato la foglia. M'ha detto di rigare dritto e di non piantare grane. E di portarmi dietro la pin-up, che mi piaccia o meno. Ha sorriso e si messo una sigaretta tra le labbra. A me non spiacerebbe ha detto dando un'occhiata alla mia nuova ombra. Come siamo messi? ho domandato per tagliar corto. Stiamo interrogando tutta questa gente, anche se dubito che la nostra assassina si nasconda tra di loro. Quanti sono? Pi o meno una trentina di persone tra impiegati, segretarie e fotografi. Ha sfregato un fiammifero sul muro lasciando una bella riga
36/363 Enrico Pandiani

rossa e si acceso la sigaretta. Ho visto Leila Santoni che si avvicinava a Malis per stringerle la mano. L'ha presa con s e sono scomparse in un lungo corridoio. Pare una miliardaria ha detto Alain soffiando del fumo. Lo ho detto, ma il tipo sembra ok. Tanto meglio ha detto lui. Se vuoi fare quattro chiacchiere, di l ci sono i titolari. Mi ha condotto in un ufficio con un grande tavolo di vetro e acciaio contornato da una foresta di sedie e un caminetto di marmo rosso che avrebbe potuto ospitare mezza dozzina di senzatetto con scatoloni, sacchi a pelo e tutto il resto. Boiserie fino al soffitto, una libreria monumentale e il meglio della produzione della casa appeso alle pareti. Bastien Chappaz e Marius Devaux stavano rispondendo con aria afflitta alle domande di Michel Coccioni. Al nostro ingresso si sono alzati per comunicarmi l'immenso dolore provocato dalla perdita della povera Martine, sicuramente la migliore tra i loro fotografi professionisti. Sono il commissario Jean-Pierre Mordenti ho detto. Spremuta di falangi con contorno di occhiate tristi e mater dolorose. Ci siamo seduti al tavolo anche noi, Coccio ci ha aggiornati sulla duplice intervista. Togliendo le minchiate, quello che rimaneva era poca cosa. I due non avevano la pi pallida idea di chi potesse aver compiuto un simile gesto. N tantomeno del perch. Sono venuti a frugare qui dentro ho detto finito il rosario, il che rappresenta un legame con il vostro studio. Stavamo giusto parlando di questo con il suo collega ha detto Chappaz. Si ravviato i folti capelli bianchi aggiustandosi gli occhiali sul naso. Il nostro lavoro fare fotografie, non riesco davvero a immaginare che relazione possa avere con l'omicidio della povera Martine. Siamo qui per scoprirlo ho detto. Mi ha fissato cupo. Aveva indosso un leggero abito principe
Lezioni di tenebra 363/37

di Galles verde spento, dal taglio impeccabile nonostante l'aria piuttosto vissuta, una camicia azzurra e un cache-col blu e bord. Devaux, il socio, era uno di quei tipici businessman francesi che indossano di preferenza gessati blu tagliati da schifo, camicia bianca e cravatta rosso vivo. Tutti i giorni all'ora di pranzo se ne incontrano a frotte per la strada. Probabilmente il commissario si riferisce al fatto che nel nostro campo abbiamo spesso a che fare con opere d'arte molto costose ha detto con voce leggermente nasale, e questo potrebbe fare gola ai malintenzionati. Ci siamo studiati a vicenda. Sembrava un figurino mal riuscito, con quel vestito un po' goffo, la cravatta troppo squillante e i capelli cos ben pettinati che parevano un casco. Mi dispiace molto per la sua amica, mi creda ha continuato Devaux, ma sono certo che non troverete qui dentro la soluzione di questo delitto. Ho soffocato la rabbia rassicurando Alain con un'occhiata. La mia amica, la chiamava questo stronzo. Non avevano alcuna intenzione di collaborare, n lui n il suo socio elegantone. Magari erano pure coinvolti. Quando tutti i giorni ti girano per le mani capolavori da milioni di euro, chiss che cosa diavolo ti passa per la testa. La mia amica... L'avrei preso per gli stracci e l'avrei buttato dalla finestra. Invece gli ho sorriso. Lo vedremo ho detto con voce tranquilla. Non sappiamo cosa volesse quella gente, ma hanno frugato questo posto. Pu darsi che abbiano trovato ci che cercavano ma anche possibile che non sia cos. Per questo abbiamo bisogno del vostro aiuto, per scoprire il movente dell'omicidio. Chappaz e Devaux mi stavano fissando con attenzione, le sopracciglia corrucciate e lo sguardo preoccupato. Era l'inizio di una brutta faccenda e lo sapevano benissimo. Martine stata uccisa a sangue freddo ho detto. Lavorava per voi e l'hanno ammazzata come un cane. Capisco che aiu38/363 Enrico Pandiani

tare la madama possa essere seccante ma vi chiedo di farlo per lei, penso che almeno questo glielo dobbiate. Servandoni si schiarito la gola, poi ha preso una sigaretta e l'ha messa tra le labbra. Si mantenuto calmo e cortese e non mi ha nemmeno ficcato un calcio nelle caviglie. Invece ha sfregato un fiammifero sotto il piano del tavolo e ha acceso la sua Caporal con grave disappunto di Devaux. Ha lentamente soffiato una nuvola candida verso il soffitto ed rimasto a rimirarne gli stucchi per qualche secondo. Poi tornato tra noi. Negli ultimi tempi avete notato qualche cambiamento nell'umore di Martine? ha chiesto. Comportamenti insoliti o atteggiamenti che potevano far pensare che qualcosa non andasse per il verso giusto? Chappaz si messo a giocherellare con un pezzetto di carta. Se cos stato ha brontolato, io proprio non me ne sono accorto. Mi sembrata la solita Martine di sempre, allegra ed entusiasta. Per lei la fotografia era tutto, aveva un suo modo molto speciale di vedere le cose. Ha sorriso guardando come imbambolato davanti a s. Una fitta dolorosa mi ha attraversato il petto. Tutto sommato, anche Devaux sembrava colpito. Teneva la testa bassa e le sopracciglia corrucciate. Forse avevo esagerato, certa gente fatica a lasciar trasparire i propri sentimenti. Era molto contenta del lavoro che avrebbe dovuto affrontare nei prossimi mesi ha continuato Chappaz. Marius e io abbiamo deciso di affidarle alcuni dei contratti pi importanti dello studio e per assolvere a questo compito lei si stava documentando con grande impegno. Che tipo di contratti? ho chiesto. Devaux ha sollevato il capo e mi ha fissato mordicchiandosi il labbro inferiore. Due commesse molto grosse in Italia e una in Germania. Fotografie per il catalogo di una grande mostra e un libro innovativo su Andrea Mantegna. E poi una serie di altre cose meno complicate. Ha fatto un gesto con le braccia per sottolineare l'ampiezza
Lezioni di tenebra 363/39

di quel compito. Trattandosi di un lavoro di tale importanza ha detto Alain, immagino che Martine non se ne occupasse da sola. Con chi avrebbe dovuto lavorare? Chappaz si sistemato i polsini della camicia. Vede ha detto, io sono il socio anziano, ormai ho una certa et, comincio a sentire il calore dell'aldil... ha sorriso. Diciamo che in gradi Fahrenheit la mia et sarebbe gi centoquarantasei... sono stanco, capisce? Come no, anche bello fuori di testa, a occhio e croce, ma avevo sentito di peggio. Viaggiare mi sfinisce ha proseguito, e non mi d pi alcun piacere, quindi mi limito a occuparmi della parte economica. Marius molto pi attivo ed energico di me, lui che tiene i contatti con i nostri clienti e dirige il lavoro sul campo. Art-enImages si muove solamente per commesse di un certo calibro e questo significa relazionarsi con personaggi importanti, curatori di musei, famosi collezionisti, ministri... un lavoro delicato e Martine lo sapeva fare molto bene. Bastien intende dire che nei contratti di sua competenza Martine dirigeva la parte artistica e si occupava delle fotografie ha precisato Devaux. Assieme a Gustave Deshayes era la nostra migliore fotografa, uno dei due c'era sempre, a volte entrambi. Quando ci muoviamo non siamo mai meno di dieci persone e se c' da mettere in piedi un set particolare il numero, tra tecnici e assistenti, pu notevolmente aumentare. Un set particolare? ha chiesto Coccioni. A volte dobbiamo riprodurre capolavori di grande importanza ha spiegato Devaux disegnando sul piano del tavolo con la punta di un dito. In questi casi non raro che si debbano. montare strutture protettive per contenere le opere il tempo necessario allo studio delle fotografie da effettuare. In particolare quando c' il rischio che luce e polvere possano danneggiarle. Utilizzate manodopera a contratto? ha domandato Michel.
40/363 Enrico Pandiani

Certamente ha detto Devaux con un sorriso. Sarebbe impossibile altrimenti. In questo caso avremo bisogno di un elenco completo delle ditte che hanno lavorato con voi negli ultimi due mesi. Ci vorr del tempo si schermito Chappaz. un lavoro interessante ho mormorato. E di grande responsabilit ha aggiunto Chappaz. Per questo motivo ci avvaliamo esclusivamente di professionisti altamente qualificati. Quello dell'arte un ambiente nel quale circola moltissimo denaro, monsieur Chappaz ho brontolato, e come ben sappiamo la carne debole. Martine certamente venuta a conoscenza di cose che non avrebbe dovuto sapere. Per questo qualcuno l'ha fatta uccidere. Alain ha guardato l'orologio, poi si alzato dal tavolo. Io l'ho imitato. Abbiamo bisogno che esaminiate assieme ai nostri uomini i contratti che avete recentemente affidato alla signorina Delvaux ha detto ai due titolari. Il capitano Coccioni vi spiegher quello che stiamo cercando. La vostra collaborazione ci sar di grande aiuto. Chappaz ha sospirato. Faremo tutto il possibile ha detto. Martine era una brava ragazza e una collaboratrice in gamba. Come ha detto il suo collega, aiutarvi a prendere il suo assassino il minimo che possiamo fare per lei. Strette di mano pi o meno sudaticce, poi siamo usciti dalla sala riunioni lasciando a Michel l'onere di continuare con quei due. Troppe cose erano successe e troppe altre stavano accadendo in cos breve tempo. Ogni momento passato, ogni minuto perso, allontanavano da me quella puttana e la possibilit di poter stringere il suo collo tra le dita. Una mano si posata sulla mia spalla. Mi sono voltato trovandomi vis vis con Gustave. Era pallido come un morto. Aveva ancora indosso i vestiti della sera prima e non s'era fatto la barba.
Lezioni di tenebra 363/41

Mi dispiace, Jean-Pierre ha detto con un filo di voce, sono sconvolto. Alain m'ha fatto segno che si allontanava. Ho risposto con un cenno, poi la mia attenzione tornata a Gustave. Ci stava aspettando ho brontolato. L'hanno uccisa davanti ai miei occhi, Gustave, non ho potuto fare nulla per evitarlo. Siamo rimasti in silenzio fissandoci tristemente. Gustave si lasciato sfuggire un sospiro profondo, quasi un lamento. Se fossimo andati tutti insieme ha detto infine, forse non sarebbe successo, forse quella donna non le avrebbe sparato. Non riesco a perdonarmelo. Non sarebbe cambiato nulla, io stavo troppo male e Martine sarebbe morta lo stesso. E magari saremmo morti tutti quanti. Nemmeno riesco a ricordare cosa sia successo di preciso, stato tutto talmente veloce. Se c' qualcosa che possiamo fare... ha detto. Vronique disperata, lei e Martine erano molto amiche. Ti ringrazio, ma nei prossimi giorni sar piuttosto impegnato. Il mio capo ha deciso di non togliermi l'indagine, cos... beh, questo mi terr occupato e servir a distrarmi. Altro silenzio imbarazzato, mica lo conoscevo da molto tempo, questo tipo. Per fortuna siamo stati raggiunti da Aurlien Rogliatti. Aveva l'aria stazzonata di uno che ha passato la notte facendo la guardia a una scrivania. Capo ha detto, ti vogliono nell'ufficio della signorina Delvaux. Ho stretto la mano che mi offriva Gustave. Vronique ti abbraccia ha mormorato. Gli ho sorriso, poi mi sono allontanato con Rogliatti. Sono addolorato, capo mi ha detto a met di uno stretto corridoio, ti faccio le mie condoglianze pi sincere. Ero quasi stufo di sentirmelo dire. Ogni volta mi sembrava che Martine morisse di nuovo. Grazie, Aurlien ho detto posandogli una mano sulla spalla, lo apprezzo molto.
42/363 Enrico Pandiani

L'ufficio di Martine era inondato di luce, un sottile pulviscolo azzurro si muoveva pigramente attraversato dai raggi del sole. Alain, Leila e Malis erano piegati sulla scrivania e parlottavano fra loro. Con la punta di un dito Alain stava indicando qualcosa contenuto in una cartellina di plastica trasparente. Leila si fatta da parte per lasciarmi passare. Era nel cestino della carta straccia ha detto. L'oggetto misterioso sembrava una pagina di bloc notes o di quaderno strappata in sei pezzi. I colleghi della scientifica l'avevano ricomposta dopo averne raccolto i frammenti sul fondo del cestino. La calligrafia era quella di Martine. Sono appunti presi dalla signorina Delvaux ha detto Leila. Questo immagino sia riferito alla vostra cena di ieri sera. Ha indicato un punto sul foglio. Bar del Meurice, c'era scritto, passare a prendere il piedipiatti alle 7.30. Infatti venuta a prendermi al 36 ho brontolato. Leila mi ha stretto il braccio in maniera affettuosa. Questo, invece, non riusciamo proprio a capirlo ha detto poi. Martine aveva scritto in stampatello PINTURICCHIO??? Tre punti interrogativi bastavano a rendere la cosa quantomeno interessante. Aveva poi cincischiato attorno alla parola con la biro e l'aveva ripassata diverse volte. Una freccia, ricalcata anch'essa pi volte, portava a un'altra breve frase, con il lenzuolo avrebbero dei problemi, che era stata cerchiata nervosamente. Pi in basso aveva schizzato un piccolo Cristo in croce e una macchina fotografica dall'aria antiquata. Lo faceva sempre, una specie di tic, quando stava al telefono disegnava piccole, deliziose macchine fotografiche. Il crocifisso, invece, era una novit. Avete per caso trovato la sua Leica? ho domandato senza distogliere lo sguardo dal foglio. La sua cosa? ha detto Leila. La macchina fotografica di Martine, una Leica M8, se la portava sempre dietro. Mi spiace, qui non abbiamo trovato nulla. A casa hai guarLezioni di tenebra 363/43

dato? Ho sospirato. Non ci ho fatto caso. Questo ti dice niente? ha detto Alain indicando il foglio. Sotto alla parola Pinturicchio Martine aveva scritto Lavoro a Torino... parlarne al pistolero? Poi aveva cerchiato la frase diverse volte e infine l'aveva cancellata tirandoci sopra un paio di righe. Il pistolero sono io ho detto, forse voleva parlarmi di qualcosa, magari del suo lavoro. Non eri il piedipiatti? ha detto Alain. Dipendeva dalle situazioni. Siamo rimasti in silenzio a scrutare quella pagina fatta a pezzi e ricomposta dentro la sua asettica busta di plastica. Probabilmente ci avrebbe comunicato delle cose interessanti, se soltanto avessimo saputo come decifrarla. Sull'angolo superiore sinistro del foglio c'era un ultimo appunto, calligrafia diversa, differente inchiostro. Questo era rosso e diceva: Dobbiamo mandare le foto a Serge Lamy. Ne hanno bisogno prima delle cinque. Se vuoi darmi la memory card lo faccio io. Era firmato Gabrielle. Chi Gabrielle? ho chiesto. Gabrielle Lalanne ha detto Rogliatti, la segretaria di Marius Devaux. Falla venire qui ho detto, ti spiace? Rogliatti uscito sbadigliando dalla stanza. Malis ha girato la busta di plastica verso di s. Si direbbe che Martine avesse dei pensieri ha borbottato. probabile ho detto, ma con me non li ha voluti condividere. Ieri sera era strana, ho anche cercato di capire perch, ma in auto stavo da cani e... beh, poi non ne ho pi avuto il tempo. Silenzio. Gli sgherri di Saunire stavano ancora facendo i rilievi. La scatola del piccolo chimico ingombrava il pavimento. Uno dei due stava scattando delle foto con un aggeggio che sembrava un gadget dei Simpson.
44/363 Enrico Pandiani

Gabrielle Lalanne era magra e dinoccolata. I capelli biondi pettinati a crocchia, il naso sottile e gli occhi color ghiaccio suggerivano una donna dall'atteggiamento freddo e scostante. Il tailleur grigio fumo che aveva indosso aggiungeva al gelo una sensazione di efficienza. Si fermata accanto a noi. Scambio di strette di mano senza sorrisi n simpatia. Le ho mostrato la pagina dell'agenda indicando la scritta PINTURICCHIO??? Le dice qualcosa? Ha guardato il foglio per qualche secondo, poi ha sollevato lo sguardo per incrociare il mio. Dalla tasca del tailleur ha tirato fuori un pacchetto di sigarette Rym, ne ha messa una tra le labbra e l'ha accesa con un Dupont d'oro. La nuvola di fumo dolciastro che ha soffiato si stemperata sul mio petto. Le avrei dato volentieri un ceffone. Dove l'avete trovato? ha chiesto. Nel cestino della carta straccia ho detto. Ha idea di che cosa voglia dire? Bernardino di Betto detto il Pinturicchio. un pittore italiano del Cinquecento ha detto con una smorfia che tendeva a sottolineare quanto fossimo ignoranti. Questo lo sappiamo anche noi l'ho informata. Vorrei che mi dicesse perch secondo lei Martine lo ha scritto su questo foglio. Non ne ho la pi pallida idea. Qualcuno dei vostri contratti riguarda opere del Pinturicchio? Non che io sappia. No o non che lei sappia? Ci farebbe la cortesia di informarsi? Ha sospirato. No, nessun contratto. Mi sono ravviato i capelli. Alain mi ha posato una mano sul fondoschiena. Il messaggio era: calmati fratello. Da qualche parte attualmente in corso una mostra dedicata al Pinturicchio?
Lezioni di tenebra 363/45

Mi spiace ha detto incrociando le braccia, non saprei che dirle. Essere a conoscenza di queste cose non fa parte del mio lavoro. Chi pu darci questo genere d'informazioni? ha chiesto Servandoni. Gabrielle ha fatto spallucce sollevando appena un sopracciglio gi arcuato di suo. I miei titolari ha detto, oppure Gustave Deshayes. O Internet se lo sapete usare. Tempo perso. Per cavarle qualcosa ci sarebbe voluto un rompighiaccio. Ho indicato l'appunto in inchiostro rosso. Ha scritto lei queste poche righe? Ha spento la sigaretta in un posacenere senza levare il suo sguardo sfrontato dal mio. Lo ha distolto giusto un attimo per posarlo sul foglio che le stavo indicando, poi ha nuovamente incrociato le braccia sul petto. Poi ha sbuffato stizzita. S ha ammesso. Com' che l'ha scritto lei e non Martine? Si massaggiata un gomito fissando il foglio sul tavolo. Sono venuta qui per chiederle di spedire quelle fotografie ma lei non era nel suo ufficio. Cos le ho lasciato l'appunto e sono tornata alla mia scrivania. Ha idea di dove fosse Martine in quel momento? In bagno ha detto, o a prendere un caff, cosa vuole che ne sappia? A che fotografie si stava riferendo? Una serie di foto scattate l'altro giorno durante un vernissage. Ce le ha richieste ArtPress. Quale vernissage? La mostra sul Rinascimento al Grand Palais. Possiamo vederle? Mi spiace ha detto con una smorfia, sono ancora nella macchina fotografica di Martine. Non credo le abbia inviate e comunque ArtPress non le ha mai ricevute. Immagino quindi che Martine non abbia dato a lei la memory card.
46/363 Enrico Pandiani

Ha sospirato. Infatti, non me l'ha data. Sa per caso dove Martine tenesse la sua macchina fotografica? ha chiesto Leila. No di certo, non ero mica la sua segretaria. Siamo rimasti tutti quanti in silenzio. Si sono fermati anche i ragazzi della scientifica. Con la punta delle dita, Alain ha fatto ruotare un paio di volte la pagina sul piano del tavolo, fissandola intensamente. Stava pensando. Martine Delvaux non le era simpatica, vero? ha detto rivolgendosi a Lalanne. Non particolarmente ha ammesso lei. Posso sapere il perch? Gabrielle ha fatto un gesto annoiato. Nessuna ragione in particolare ha detto, penso fosse reciproco. La ringrazio ha concluso Servandoni, ci scusi se le abbiamo fatto perdere del tempo. Gabrielle ha fatto un gesto secco con il capo, poi si voltata ed uscita dalla stanza. Ci siamo guardati l'un l'altro. Malis ha fatto una smorfia. Accendete il riscaldamento ha detto sottovoce, si gela qui dentro. Ho guardato l'orologio. Entro venti minuti pap e mamma Delvaux sarebbero arrivati in stazione con il treno da Troyes. M' tornato il batticuore. Sono sempre stato un vigliacco in questo genere di cose. Il dolore degli altri mi fa pi paura del mio, non so come affrontarlo, mi sovrasta. Cerchiamo di trovare quella macchina fotografica ha brontolato Alain. Stiamo guardando dappertutto ha detto Rogliatti. Potrebbe averla presa chi ha frugato lo studio. Non aveva tutti i torti, comunque ho dato a Leila un mazzo di chiavi. Date un'altra occhiata a casa di Martine ho detto. Io devo andare a prendere i suoi genitori, tra venti minuti arrivano in stazione. Ci vado in mattinata ha detto Leila, non appena ho finito
Lezioni di tenebra 363/47

con gli interrogatori. D'accordo. Io li porto alla morgue, poi li accompagno in albergo. Ci vediamo quando questo calvario sar finito. Se le fa piacere posso accompagnarla ha detto Malis. In due sar meno penoso. Non tenuta a farlo ho detto. Mi ha sorriso tranquillamente. Lo so. Le ho fatto un cenno e siamo usciti dalla stanza.

48/363

Enrico Pandiani

cinque

L'uomo cercava in ogni modo di essere convincente, ma ogni volta che smetteva di parlare la sua compagna lo colpiva con una leggera pacca sulla spalla come per dirgli di non dire cretinate. Allora lui diventava pi insistente, lei scuoteva il capo sorridendo, poi entrambi scoppiavano a ridere. La scena si era gi ripetuta un paio di volte. Non so di che cosa cercasse di convincerla lui, ma sembrava difficile che potesse riuscirci. Lei era una bella ragazza di colore, di qualche anno pi giovane del suo compagno. Sedevano all'altro lato della sala, accanto a un tavolino coperto di boccali di birra vuoti. Malis li stava osservando con la bocca piegata in un sorriso divertito. Ha sollevato la tazza di t che aveva davanti e l'ha portata alle labbra senza distogliere lo sguardo da quel piccolo spettacolo che la metteva di buonumore. Per migliorare il mio umore, invece, ci sarebbe voluto ben altro. L'incontro con i genitori di Martine mi aveva lasciato con una sensazione di vuoto che mi si arrotolava nel petto strizzandomelo in una morsa d'ansia. Erano scesi dal treno preceduti da un silenzio che urlava il suo nome. La madre mi aveva fissato come imbambolata per diversi secondi. Nemmeno una lacrima aveva rigato le sue guance, probabilmente la notte l'aveva prosciugata lasciandole sul viso i segni indelebili della pena. La sua stretta di mano era stata appena percettibile. Il dolore del marito era stato pi asciutto, trattenuto a forza dentro di s come se non lo avesse voluto condividere con nesLezioni di tenebra 363/49

suno al mondo. La sua solitudine siderale mi aveva colpito come un maglio per poi calare fra noi dura e spessa come un muro di mattoni. Anche fra loro sembrava essersi aperta una voragine che entrambi stentavano a colmare. Si parlavano per lo pi a monosillabi, quasi si accusassero a vicenda per la morte della figlia. Oltre a darne la colpa a me e a tutto il resto dell'umanit. Durante il tragitto in macchina verso l'obitorio, stretti come sardine nella Karmann Ghia, non avevano aperto bocca. Verso Malis in particolare avevano mostrato un'ostilit che non riuscivo a comprendere, come se quella giovane donna bella ed elegante non fosse stata una poliziotta ma una donnaccia senza scrupoli che aveva gi preso il posto di Martine al mio fianco. Un tragitto denso di silenzi e di tensione ci aveva trascinati al quai de la Rape davanti al suo corpo pallido, dove una nuvola asfissiante di dolore si era chiusa su di noi avvolgendoci come una coperta troppo pesante. Avevo visto la vita lasciare lo sguardo di quella madre. Il marito l'aveva sorretta terreo, il labbro tremante e una specie di tic che gli faceva vibrare la mascella. Per questo adesso stavo bevendo il quarto bicchiere di vino, perch usciti dall'istituto di medicina legale, dopo aver lasciato in albergo i genitori di Martine, mi era venuta una sete terribile. La mia gola si era seccata al punto da farmi male quando deglutivo. In quella camera gelida e asettica mi ero sentito escluso dal loro dolore come se non fossi stato degno di farne parte o non avessi amato Martine a sufficienza. Ho fatto per prendere la bottiglia di Saumur ma Malis me lo ha impedito posando delicatamente le dita sul dorso della mia mano. Adesso basta ha detto. Lo ha fatto in maniera gentile, non stato un rimprovero e nemmeno un ordine. Ci siamo fissati scrutandoci negli occhi come per sdrammatizzare quel momento assurdo. Non ho il software per questo genere di cose ho sospirato.
50/363 Enrico Pandiani

Non ce l'ha nessuno ha detto lei. I capelli le si adagiavano lucidi sulle spalle come una cascata di seta scura. stato in quel momento che ho realizzato quanto fosse bella. Forse per il vino, forse per riconoscenza, fatto sta che improvvisamente mi sono accorto che una bellezza da capogiro era seduta al tavolo di fronte a me. La leggera maglietta di cachemire grigio faceva risaltare i seni dritti che spingevano sulla serica morbidezza del tessuto. Non sono proprio in grado di affrontare il dolore degli altri, capisce, cos alla fine lo subisco. Il dolore si subisce sempre ha mormorato, sia il proprio sia quello degli altri. Non c' modo di sfuggirne. Ci sono persone che non se ne lasciano sopraffare ho detto facendo girare il bicchiere vuoto sul piano sporco del tavolo. Riescono a gestire la disperazione che hanno intorno senza farsene coinvolgere e la sera non se la portano a casa quando staccano dal lavoro. Ho lasciato la buoncostume per questa mia incapacit di reagire al dolore della gente inerme. Ha sorriso, due deliziose fossette sulle guance che mi hanno rimesso al mondo. Poi ha preso la bottiglia di Saumur e me ne ha versato un goccetto. Solamente un dito ha detto. Ho ricambiato il sorriso e ne ho bevuto un sorso. In realt non ne avevo pi voglia ma non volevo deludere un gesto cos carino. Il coso, il barman, ha acceso la radio. Le Ronettes stavano cantando Be My Baby. E lei? Cosa diavolo le saltato in mente di entrare in polizia? ho chiesto guardandola da sopra il bordo del bicchiere. bella, ricca, avrebbe potuto avere qualsiasi cosa e invece ha deciso di beccarsi questa merda. E con quel bavoso di Steinmetz, per giunta. Ha sorriso. Non poi cos male ha detto, a modo suo mi rispetta. L'ho conosciuto quando ero tenente stagista all'ENSOP. A quei tempi ho fatto di tutto, Informazioni Generali, Pubblica Sicurezza, Polizia Giudiziaria. La PG era proprio la mia passioLezioni di tenebra 363/51

ne, ho anche passato tre mesi alla Crim. Finito il tirocinio mi piacerebbe l'Antiterrorismo. Si come imbambolata passando il dito sul bordo della tazza di t che aveva davanti. Le sue sopracciglia si sono appena aggrottate per poi distendersi di nuovo. La cosa buffa ha detto, che se i miei genitori non avessero tentato di impedirmelo a tutti i costi, forse avrei lasciato perdere. Il giorno in cui sono tornata a casa dicendo che volevo fare il poliziotto, a mio padre quasi venuto l'infarto. Hanno cercato di ostacolarmi in tutte le maniere, per questo diventata una sfida. Quando sono partita per Cannes-cluse, mio padre ha addirittura telefonato a un sottosegretario perch facesse in modo che non mi prendessero alla scuola. Invece sono entrata a pieni voti. Lei per caso un tipo testardo? Come un mulo. Non si sar mica messa in testa di diventare prefetto? Ha riso di gusto. Non so ha detto divertita. Per ora voglio restare sul campo, poi vedremo. Siamo rimasti in silenzio per qualche momento. La coppia all'altro lato della stanza si alzata dal tavolo, poi, sempre ridendo, lei ha spinto lui fuori dal bistrot. I'll make you happy, baby, stavano cantando le Ronettes, just wait and see. For every kiss you give me, I'll give you three. Grazie per avermi accompagnato ho detto, stato meno faticoso. Ha sorriso ravviandosi i capelli. Non stata comunque una passeggiata, no? Tutt'altro ho ammesso. Sono sfinito, ho bisogno di una doccia e di stare un po' da solo. L'amava? ha chiesto di punto in bianco. Con quella domanda mi ha colto di sorpresa. In realt, Martine e io ci conoscevamo appena. L'attrazione fisica era stata travolgente, per svariati motivi, il meno trascurabile dei quali l'enorme differenza delle nostre vite.
52/363 Enrico Pandiani

Le volevo bene ho brontolato. Martine era una donna intelligente ed eccitante ma non so dirle se ne fossi innamorato. N se lei lo fosse di me. Non era in condizione di poterla salvare ha detto guardandomi negli occhi. Lo so, ma questo non mi fa sentire meglio. Forse sono stato un po' sgarbato, ma se uno mette il dito sul dente che duole, poi si becca un morso. Se per caso si risentita non lo ha dato a vedere. Siamo rimasti in silenzio. La musica cambiata, un brano che non conoscevo cantato da una tizia stonata come una campana. Lei non ha mai paura? ha chiesto di punto in bianco. Ieri sera, per esempio, non ha avuto paura di morire? Ho fatto spallucce. Me la sono fatta sotto, ma quando ci sei dentro hai altro per la testa. Mi sono spesso chiesta che cosa si prova quando qualcuno ti sta sparando addosso. Una gran voglia di dartela a gambe. Non mai stata sotto il fuoco? No, ancora non mi successo. Tiene la pistola nella borsa? S, nella borsa. uno sbaglio ho detto, la porti addosso e si metta una giacca per coprirla. Ci siamo squadrati con attenzione. Stavamo ancora l a prenderci le misure, noi due. Prenderle a lei non era affatto male, non ero invece sicuro che la cosa fosse altrettanto piacevole da parte sua. Mi d uno strappo fino al diciottesimo? ha chiesto prendendo la borsa. Certo, andiamo. Ci siamo alzati e ho lasciato sul tavolo una banconota che ripagava il padrone del vino, del t e di un mucchio di altre cose. Nonostante il pomeriggio avanzato, fuori faceva caldo. Mi sono levato la giacca e ci siamo avviati verso l'auto. Qualche
Lezioni di tenebra 363/53

ragazzaccio si voltato a guardare la bellezza che mi camminava al fianco. Forse non sarebbe stata la persona adatta in un pedinamento, ma per tornarsene a casa a quell'ora del giorno m'era capitato di peggio. Siamo saliti in auto, poi ho acceso il motore e mi sono mescolato al traffico. Il commissariato del diciottesimo arrondissement, un orrendo cilindro di vetro tenuto in piedi da un certo numero di sottili pilastri in cemento, sporgeva dalla facciata dell'edificio come una pustola matura. Unico vero vantaggio dalla struttura, se una signora in gonna saliva per la scala le potevi vedere anche le tonsille. Non che rue de Clignancourt offra niente di meglio, intendiamoci, un lungo intestino liscio e grigio che scende a perdita d'occhio, smarrendosi nella periferia di Parigi. Il patron non era in casa ma aveva lasciato il giullare di corte a reggere le sorti del suo castello di cristallo. Rolland stava guardando un sito porno al computer. Una mano sul pacco, l'altra sul mouse e uno stecchino di plastica trasparente tutto masticato che sporgeva dalle labbra. Sentendoci entrare ha pigiato un tasto e una pagina piena di testo ha preso il posto del groviglio di peli pubici e tette che aveva sullo schermo. Ha dato a Malis un'occhiata scontrosa, poi si alzato levandosi lo stecchino di bocca per stringermi la mano. Ho notato che attorno al suo computer pascolava una piccola mandria di dinosauri in plastica di tutte le dimensioni. Sono di mia figlia Mounia ha detto come per giustificarsi, non pensa ad altro. Invece di giocare con le bambole, gioca con i dinosauri. Cos mi sono dovuto fare una cultura. Il lato umano di Rolland. M' diventato un pelo pi simpatico ma senza esagerare, il tipo continuava a non piacermi. Mounia proprio un bel nome ho detto, sua moglie magrebina?
54/363 Enrico Pandiani

Ha abbassato lo sguardo con aria corrucciata. Mia madre viene da Orano ha bofonchiato a voce tanto bassa che l'ho sentito appena. Non sembrava molto contento del suo albero genealogico, l'amico. L'hanno cercata dall'IML mi ha detto sedendosi al computer, un certo dottor Delarche. Si rimesso a rosicchiare quello schifo di stecchino. La camicia che indossava pareva lo straccio per i pavimenti. Era grigia e spiegazzata con due grosse macchie di sudore che segnavano le ascelle. Malis e io ci siamo scambiati uno sguardo. Lei ha sollevato appena le spalle. C' un telefono che possa usare? ho chiesto. Andiamo da Steinmetz ha detto, di l star tranquillo. Rolland ci ha seguiti con lo sguardo mentre lasciavamo la stanza. Non ero ancora in corridoio che un paio di enormi tette riempivano gi lo schermo. L'ufficio di Steinmetz era spoglio e ordinato. Vetro da tutte le parti. Sembrava di stare a Base Luna in un film di fantascienza con la regia di Philippe Stark. Mi sono appoggiato al piano della scrivania e ho fatto il numero di Delarche all'istituto di medicina legale. Ho lasciato suonare reggendo la cornetta con la spalla. Che ha Rolland? ho domandato sottovoce a Malis. Tanto per cominciare non ama che gli si ricordi che la madre algerina. E in quanto a me, beh, non mi pu soffrire. Medicina legale ha detto una voce nasale, desidera? Mordenti ho detto, mi dia Delarche per cortesia. Stia in linea. Mi ha messo in attesa con un requiem di Mozart suonato con il kazoo. Come mai Rolland non la sopporta? ho chiesto alla bella. Ha sollevato appena le spalle. Per i miei soldi ha detto, perch mi trova fuori posto e perch il patron ha un occhio di riguardo nei miei confronti. Penso che pi o meno i motivi siano questi. Un occhio di riguardo?
Lezioni di tenebra 363/55

Non si faccia strane idee si schermita, Steinmetz mi ha dato una mano per entrare nella PG e mi tratta come un qualsiasi poliziotto, nient'altro. Ho sollevato un braccio come per dire che non avevo proprio pensato ad altro. In quel momento Mozart l'ha piantata l. Delarche ha detto la voce di Delarche. Mi stavi cercando, dottore? Ah, commissario, ti ricordi il prelievo che ti ho fatto? Data la tua delicatezza, dottore, come potrei dimenticarlo. Bene, il tuo sangue conteneva una percentuale piuttosto alta di ketamina. Che sarebbe? Sarebbe la sostanza che ti ha fatto stare male come un cane. Ingerita in quantit provoca un malessere diffuso, forti giramenti di testa e vomito. Se si esagera ti manda all'altro mondo. Sono rimasto in silenzio. Malis mi stava fissando con sguardo interrogativo. Tipo che moriva dalla curiosit. Mi senti? ha detto spazientito Delarche. Pensi che intendessero farmi la pelle? ho chiesto. No di certo, ma volevano metterti fuori combattimento ha brontolato. Se posso azzardare, pensavano di spedirti al pronto soccorso per una notte almeno. Sembrava lampante, chi mi aveva dopato voleva liberarsi di me per potersi lavorare tranquillamente Martine una volta tornata a casa. Uccidere una fotografa una cosa, stirare un commissario della Crim sarebbe stato un altro paio di maniche. Questo significava che l'assassina e i suoi amici erano a conoscenza della relazione tra Martine e me. Se non mi fossi trovato in quelle condizioni avrei potuto reagire e lei avrebbe dovuto uccidere anche me. Questo avrebbe scatenato un bel vespaio, cosa che quella gente preferiva certamente evitare. Quanto ci mette quella roba a mandarti in orbita, dottore? ho domandato al luminare. Boh, dipende dal fisico e da quanta se ne somministra, ma
56/363 Enrico Pandiani

nel giro di un'oretta al massimo la vittima bella e sistemata. Probabilmente ti avrebbe picchiato anche un bambino. Probabilmente 'sto cazzo. Se mi fosse riuscito di afferrarla per bene al primo colpo, l'avrei fatta volare dall'altra parte della stanza, lei, la sua pistola di merda e tutto il resto. Ci non toglieva che qualcuno mi aveva rifilato quella roba e per farlo mi si era avvicinato parecchio. Ripensa alla tua giornata ha detto Delarche come se mi avesse letto nel pensiero, qualcuno ti ha versato la ketamina in un drink e lo ha fatto almeno un'ora prima che ti mettesse fuori combattimento. Adesso devo proprio lasciarti, ti saluto commissario. Ho posato la cornetta sul telefono. Sono rimasto l, seduto sul piano della scrivania come un allocco, mani giunte, sguardo pensieroso e compagnia bella. A Malis stava per saltare il coperchio per la curiosit. Non mi levava gli occhi di dosso. Brutte notizie? ha domandato. Le ho raccontato tutto quello che mi aveva detto Delarche, virgola pi, virgola meno. Si rende conto che potrebbe aver visto in faccia quella donna? ha detto a romanzo terminato. Ci rifletter su ho brontolato. Abbiamo avuto intorno parecchia gente ieri sera. Il bar del Meurice era buio e affollato. E non escluso che sia successo al ristorante, del resto il matre ha cercato di spedirmi al pronto soccorso. Siamo rimasti in silenzio, Malis a guardare dalla finestra quel panorama sconfortante, io seduto sul piano della scrivania a pensare ai casi miei. Nell'altra stanza Rolland continuava a lisciarsi gli occhi con le donnacce e magari anche qualcos'altro. Sono rientrate un paio di autopattuglie e c' stato un certo andirivieni. Sbirri che entravano e uscivano, risate e un viavai che si spento lentamente cos com'era cominciato. Un flic in uniforme ha messo la testa nell'ufficio, mi ha squadrato come se qualcuno avesse lasciato un metro cubo d'immondizia sul tavolo del capo, poi ha chiesto a Malis se sapeva quando sarebbe
Lezioni di tenebra 363/57

rientrato Steinmetz. Lei si voltata, gli ha sorriso, poi ha scosso il capo negativamente. Poi si rivolta a me. Potrebbero essere state le due persone che erano a cena con voi ha detto. Ho avuto un sussulto. L'occasione di drogarmi Gustave e Vronique l'avrebbero avuta di sicuro, soprattutto al bar del Meurice. Erano vecchi amici ho detto con aria poco convinta. Stamattina Gustave sembrava distrutto, se c'entrasse qualcosa non avrebbe avuto il coraggio di guardarmi in faccia. I colpevoli hanno sempre grandi risorse ha detto lapidaria. Ci pensi bene, sono stati con voi fin dal tardo pomeriggio. Non era difficile per uno dei due versare la ketamina nel suo bicchiere intanto che l'altro la distraeva. O mentre stava baciando Martine. Perch diavolo avrebbero dovuto farlo? ho borbottato. Perch potrebbero essere coinvolti, che le piaccia o meno. Se la dose fosse stata sufficiente a spedirla in ospedale per la notte, la morte di Martine sarebbe passata per un omicidio a scopo di rapina. In questo modo non ci sarebbe stato alcun collegamento con Chappaz e Devaux. Invece gli andata male. Ecco perch avevano frugato l'ufficio di Martine senza buttarlo per aria. Mi ha visto sconvolto e si avvicinata. Ascolti ha detto gentilmente, non possiamo permetterci di escludere nessuno. Un omicidio su commissione nasconde per forza roba grossa, se non troviamo il bandolo della matassa faremo solamente un buco nell'acqua. Ci siamo guardati. D'un tratto la mannequin si era trasformata in poliziotto al cento per cento. Potevo vedere le sue belle narici fremere mosse dalla smania per la caccia, quella che acchiappa ogni sbirro che si rispetti nel momento in cui l'istinto gli dice che sta annusando la pista giusta. Era dannatamente in gamba, dovevo pensare in fretta altrimenti la giumenta, qui, mi lasciava per strada come un fesso.
58/363 Enrico Pandiani

Li preleviamo domattina alle cinque ha detto rivelando un certo sadismo, li portiamo alla Crim, li mettiamo in due stanze separate e li torchiamo come si deve. Sono certa che prima di sera ci avranno dato una pista. No ho detto alzandomi dal tavolo. Anche se a drogarmi stato uno dei due probabile che non conoscano l'identit dell'assassina. Faremo cos: mettiamo un sottomarino davanti a casa loro per un paio di giorni e intanto stiamo incollati a Gustave e vediamo dove ci porta. Un sottomarino? ha chiesto sollevando le sopracciglia. per la sorveglianza, un furgone senza contrassegni. Sottomarino gergo. Non ha fatto una piega, non si pu sapere tutto e subito. E cosa pensa di ottenere con il suo sottomarino? ha detto. Il tono era appena infarinato di stizza. Se sono coinvolti ho detto, probabile che incontrino altre persone implicate in questa faccenda, soprattutto se stanno preparando qualcosa di grosso. Per ora non devono pensare che sospettiamo di loro, con un po' di fortuna potrebbe saltare fuori anche quella donna. Intanto andiamo avanti con le indagini e vediamo cosa succede. E se non dovese succedere nulla? Allora li mettiamo sotto torchio, cos lei potr strappargli le unghie in santa pace. D'accordo ha mormorato, mi ha convinta. Dovr comunque parlarne con Steinmetz. Le brillavano gli occhi, gi sentiva squillare i segnali della caccia. Pedinamenti, inseguimenti e sparatorie. Pareva gi meno elegante, anche se sulla copertina di Elle avrebbe fatto ancora la sua figura. Lei parli con i suoi, io parlo con i miei ho detto tendendole la mano, poi vediamo di mettere in piedi la giostra. Ho lasciato che cercasse di strizzarmi le falangi, poi ho levato le tende. Parecchie cose erano ancora da smussare tra noi anche se, tutto sommato, l'inizio non era malaccio.
Lezioni di tenebra 363/59

sei

L'auto grigia senza contrassegni con a bordo Cofferati e Flamant ha posteggiato accanto al marciapiede. Ho spostato lo sguardo per seguire Gustave che arrivava attraversando place de la Rpublique. Le sette e quarantacinque. Chef Le Normand aveva concesso cinque giorni e quattro persone in pi. Dal diciottesimo ne erano arrivati altri due messi a disposizione da Steinmetz. II sottomarino parcheggiato sotto casa Deshayes veniva gestito con quattro turni di sei ore ciascuno. Gustave pareva l'ombra di s stesso, barba lunga e abiti insolitamente trasandati. Si sarebbe detto che la tragedia lo avesse provato anche pi di me. Oppure, come sosteneva Deslandes, c'era sotto qualcos'altro. Non era da escludere che i due fossero stati presi in braccio da qualcuno che, dopo averli usati, adesso li teneva in pugno. Io sono un po' naf quando si tratta di amicizia, credo ancora nella purezza, eppure qualcosa mi suggeriva che il tenente pi bello del mondo avesse ragione. Gli interrogatori del personale dello studio non portavano a nulla. Gli alibi erano stati confermati e tra coloro che non ne avevano fornito uno, nessuno aveva destato particolari sospetti. Finita la perquisizione da Art-en-Images l'inchiesta sarebbe tornata alla Crim. Ho sospirato girandomi tra le dita un vecchio obiettivo nero che avevo trovato sul davanzale nell'ufficio di Martine. La sua macchina fotografica non era saltata fuori. Avevo la sensazione che fosse importante e che l'assassina cercasse proprio quella. E magari l'aveva pure trovata.
60/363 Enrico Pandiani

Aiutami a beccarla ho detto a bassa voce, solo tu puoi darmi una mano, Martine, un indizio, una traccia, qualsiasi cosa... Hanno bussato alla porta distraendomi dai miei pensieri. Era Constance. arrivato Servandoni, capo ha detto mettendo la testa nella stanza, ti aspetta in macchina. Ho lasciato l'ufficio assieme a lei. Alain e io stavamo partendo per Troyes per assistere al funerale di Martine. Il suo corpo ci aveva preceduti la sera prima accompagnato dai genitori. Servandoni e io saremo di ritorno questa sera ho detto. Continuate a spulciare quei contratti, voglio un elenco dei committenti, delle opere in questione e di qualsiasi stranezza. salti fuori. Sono alla scientifica ha detto, li stanno studiando. Non troppo alta, di costituzione robusta, Constance Metzger non era decisamente una bellezza. I corti capelli rossi incorniciavano un viso rotondo e paffuto sul quale si muovevano due occhi azzurri vispi e intelligenti. Indossava uno di quei suoi tailleur giacca e pantaloni blu che la facevano somigliare a un diplomatico russo degli anni Sessanta in visita alle Nazioni Unite. Le mani erano forti e tozze, in grado di frantumare una pallina da golf con una piccola pressione, ma con una loro affascinante delicatezza. Il tenete Deslandes gi qui? ho chiesto. di l con Leila, arrivata un quarto d'ora fa. Ci siamo salutati e le nostre strade si sono divise. Del resto a lei piaceva Servandoni. Per dirla proprio tutta, avrebbe dato un braccio per prendere il mio posto e farsi un viaggetto fino a Troyes assieme lui e, magari, materassarlo per bene la sera in qualche albergo. Leila e Malis erano chine sul piano della scrivania, intente a controllare per l'ennesima volta le carte di Martine. Leila ha aperto una cartellina verde bottiglia e ne ha preso un foglio che mi ha messo in mano.
Lezioni di tenebra 363/61

Questa l'autorizzazione alle intercettazioni firmata dal giudice ha detto a bassa voce. I telefoni di Gustave Deshayes e Vronique Vannier sotto gi sotto controllo. Perfetto ho detto, poi mi sono rivolto a Malis. Servandoni ci sta aspettando di sotto. Sono pronta ha detto lei. Indossava una gonna di lino avorio e una morbida blusa di satin color prugna con le maniche svasate. L'ampia scollatura drappeggiata morbidamente sul petto ne esaltava il collo sottile. Le gambe abbronzate erano nude e ai piedi calzava un paio di sandali dello stesso colore della camicetta. Lo vedo ho balbettato. Sotto l'ascella sinistra, dall'imbracatura sottile pendeva un piccolo fodero rovesciato con dentro un revolver in acciaio satinato. Una Lady Smith calibro .38 Special a cinque colpi con calcio di madreperla. Ha visto che l'osservavo incantato. C' qualcosa che non va? ha chiesto. Ho alzato le mani sulla difensiva. Lei perfetta, tenente, come sempre. Si infilata una giacca dello stesso tessuto della gonna e ha preso la sua borsa. Poi siamo scesi in strada dove ci attendeva la 407 di Servandoni. Il silenzio ha avvolto la piccola cappella, le parole sono finite, le preghiere terminate. Accompagnata dall'organo della chiesa, un'amica di Martine ha cantato un brano dalle Leons de tnbre di Couperin, la sua musica preferita.
O vos omnes qui transitis per viam attendite et videte si est dolor sicut dolor mens quoniam vindemiavit me ut locutus est Dominus in die irae furoris sui.

A me sembrato di averla ancora accanto un'ultima volta.


62/363 Enrico Pandiani

Con un groppo in gola, mi sono reso conto che quelle erano le lezioni di tenebra che alimentavano il mio desiderio di vendetta. La sera in cui Martine era morta, avevo intrapreso un viaggio verso un'oscurit popolata di ombre incerte. C'era parecchia gente in quella piccola chiesa ai margini del cimitero di Troyes. C'era anche Le Normand, arrivato in elicottero da Parigi. Qualcuno piangeva, qualcun altro no. C'era chi chiacchierava sottovoce e chi stava in silenzio. Per poco meno di un'ora il sacerdote aveva cercato di convincerci del culo che Martine aveva avuto a essere chiamata in cielo dal buon dio, mentre a noialtri poveri stronzi toccava di restarcene quaggi a bere buoni vini, mangiare cibi deliziosi, scopare belle donne, soffrire, incazzarci, picchiarci, spararci, odiarci, amarci e volerci bene. All'uscita mi si avvicinato. Mi hanno detto che voleva bene a Martine ha detto stringendomi la mano. Ho fatto segno di s. Adesso lei felice, figliolo ha detto con un'espressione che diceva tutto il contrario, in questo momento lass in compagnia di nostro signore. Lass sar anche fighissimo, padre ho brontolato, ma ho l'impressione che se Martine potesse scegliere preferirebbe tornare qui con noi, non crede? Ha assentito brevemente con il capo, poi mi ha restituito la mano. Probabilmente cos, ragazzo mio, ma i disegni del buon dio sono imperscrutabili. Questione di opinioni. La cerimonia era finita e parecchia gente ha alzato i tacchi. Le Normand tornato al suo elicottero, gli amici e i colleghi al loro lavoro, i maniaci a qualche altro funerale. A metterla sotto terra ci siamo fermati in pochi. Mentre i necrofori cementavano la lapide al suo posto mi sono guardato attorno. Gustave e Vronique erano gli unici colleghi rimasti. Poi c'erano i genitori, qualche amico, Servandoni, Coccioni, Deslandes e io. Ripensando alle parole di Malis , ho osservato con attenzione Gustave. Mentre Vv piangeva silenziosamente, lui semLezioni di tenebra 363/63

brava annichilito, la carnagione verdastra, le occhiaie pronunciate e i folti capelli neri sporchi e spettinati. Ho avuto la sensazione che pi che dolore la sua fosse paura, una sorta di terrore che lo divorava dall'interno. Pareva se lo stesse mangiando pezzo per pezzo impedendogli perfino di dormire. Forse il tenente aveva ragione, avremmo dovuto prenderli e torchiarli per bene. Se davvero facevano parte del gioco, in quelle condizioni sarebbero crollati immediatamente. Il fatto che a me non fregava un accidente di cosa diavolo stessero tramando, io volevo quell'assassina e non ero certo che loro sapessero chi fosse. Forse tenendoli al guinzaglio mi avrebbero portato fino a lei. Una mano si posata sulla mia spalla facendomi sussultare. Voltandomi mi sono trovato davanti il pap di Martine. Le devo chiedere scusa ha esordito, a Parigi mia moglie e io siamo stati molto maleducati con lei e la sua collega. Il nostro comportamento stato inqualificabile. Ho sorriso scuotendo il capo lievemente imbarazzato. Non lo dica nemmeno per scherzo, signor Delvaux, il tenente Deslandes e io abbiamo perfettamente compreso la situazione. La nostra sola scusante il dolore ha mormorato. Questo deve averci fatto perdere il lume della ragione. Ce ne dispiace e speriamo di non avervi offesi. Non successo, signor Delvaux, ma le sue parole mi sono di conforto. Ha sospirato premendosi due dita sulle palpebre. Poi mi ha guardato negli occhi. So che le era molto affezionata, commissario ha detto. C' una cosa che deve sapere. L'ultima volta che venuta a trovarci, circa tre giorni prima che... beh, Martine aveva l'aria molto preoccupata. Ho avuto la sensazione che qualcosa la turbasse profondamente. Purtroppo, con noi non ha voluto parlare. Ha liquidato la faccenda dando la colpa alla stanchezza e per il resto della serata ha cercato di sembrare tranquilla. Si estraniato guardando la moglie che stava parlando con
64/363 Enrico Pandiani

un signore alto, molto distinto in un impeccabile vestito di lino cru. Prima di allontanarsi il tipo l'ha abbracciata affettuosamente. La faccia mi diceva qualcosa ma non sono riuscito ad appiccicarla a un nome. Pap Delvaux ha scosso il capo, poi tornato con me. Fin da bambina Martine sempre stata brava a nascondere i suoi malumori. Ma questa volta mi sembrato che avesse addirittura paura di parlarne. Non ha per caso accennato a seccature sul lavoro? No, commissario, come le ho detto non ha voluto sentir ragioni. Ma quella sera ha fatto una telefonata, l'ho ascoltata senza volerlo. Non so con chi stesse parlando, ma discutevano di qualcuno coinvolto nel loro lavoro. M' parso di capire che Martine non si aspettasse la presenza in studio di quella persona. Sembrava fuori della grazia di dio, per questo ho poi cercato di capire che cosa la preoccupasse a quel modo. Martine non le ha detto con chi stava parlando? Ha fatto un sospiro profondo. Lei non sa... non sapeva che avessi ascoltato la telefonata. Ho cercato di parlarle, ma ha tagliato corto dicendo che andava tutto bene. Per c' dell'altro, non cos? Si stretto nelle spalle, poi frugando nella tasca interna della giacca ha tirato fuori una specie di cartolina e me l'ha messa in mano. Era una riproduzione del Cristo morto di Andrea Mantegna. Sul retro Martine aveva scritto alcune righe nella sua calligrafia elegante: Pinturicchio. Cappella di Notre Dame-dePaix. Lavorano da quelle parti? Ho guardato monsieur Delvaux con aria interrogativa. L'ha dimenticata da noi quella sera ha detto con una smorfia. Ho pensato che per voi potesse avere qualche significato. Sul foglio trovato nel cestino della carta straccia, Martine parlava di possibili problemi con un lenzuolo. Il Cristo del Mantegna ne aveva uno sulle gambe e il drappeggio era piuttosto complicato, ma forse mi stavo arrampicando sui vetri. EppuLezioni di tenebra 363/65

re rispuntava Pinturicchio. Me la pu lasciare, signor Delvaux? Non escluso che possa essere importante. La tenga pure, Jean-Pierre, darei un braccio se servisse a trovare quell'assassino. Stiamo facendo il possibile ho detto mettendo in tasca la cartolina. Sa se Pinturicchio avesse qualche significato particolare per sua figlia? Ha scosso il capo. Me lo sono chiesto anch'io, ma non ricordo che fosse uno dei pittori preferiti di Martine. Siamo rimasti in silenzio. Se quell'ultima sera non fossi stato cos male e avessi insistito, forse alla fine sarei riuscito a farmi dire che cosa l'angustiava. C' sempre un maledetto forse in quello che facciamo. una piccola parola, dalla quale hanno origine tutti i nostri rimorsi. La ringrazio per avermene parlato, signor Delvaux ho detto. Se dovessero esserci degli sviluppi ve lo far certamente sapere. Mi ha scrutato negli occhi, lo sguardo improvvisamente duro. Prenda quell'assassino, Pierre, la sola cosa importante. Ci siamo fermati a mangiare un boccone a Troyes sulla rue Champeaux, circondati da case medievali dai colori accesi, con i tetti aguzzi di ardesia e le facciate frammentate dal colombage di legno scuro. Al sole si stava bene, un po' di tranquillit dopo quel lungo bagno di tristezza. Mi sentivo vivo, come tutte le volte che vado a un funerale. Se sei l ad ascoltare tutte quelle parole inutili vuol dire che il tuo orologio ticchetta ancora e che dalla chiesa uscirai camminando sulle tue gambe e non portato di peso da quattro sconosciuti in una cassa di legno. J'ai des tombeaux en abondance, cantava Brassens, des spultur's discrtion. Io, al contrario, una tomba non l'avr mai. At66/363 Enrico Pandiani

torno alla mia bara solamente un po' di amici e magari un paio di sventole con gli occhi umidi. Qualcuno far suonare Baby I'm Gonna Leave You e, per finire, un quarto d'ora nel forno a fuoco vivace. E poi che buttino le mie ceneri nella Senna oppure, se dovesse piovere e non hanno tanta voglia di uscire, anche nel cesso. A quel punto non fa pi alcuna differenza. Alain mi ha accompagnato al bancone per prendere qualche sandwich di prosciutto e formaggio e qualche birra. Mentre aspettavamo che il cameriere ci servisse ci siamo voltati appoggiando la schiena al piano di zinco. Seduti all'aperto, Coccio e Malis chiacchieravano amabilmente. Lei pareva una contessa tollerante che si degna di pranzare alla stessa tavola del fattore. Certo che fa la sua figura ha detto Alain stringendo gli occhi per via della luce che entrava attraverso la porta. una donna molto attraente. Dovresti vedere la sua pistola ho detto, potrebbe averla comprata da Tiffany Ha sorriso. Come si veste non ha importanza, secondo me ci ha messi su una buona pista. una che sa usare il cervello. Pensi che pedinare Gustave e sua moglie ci porter da qualche parte? L'hai visto ha sogghignato, quello sta per avere un collasso nervoso. Sembra addolorato ma io penso che se la stia facendo sotto. Ho sbadigliato. la stessa impressione che ho avuto io. Ha messo una sigaretta tra le labbra, l'ha accesa con un fiammifero, poi ha soffiato il fumo verso il soffitto. Cosa voleva il padre di Martine? Ho fatto un sospiro e gli ho messo in mano la cartolina. Voleva scusarsi per come si sono comportati a Parigi ho detto. Mi ha parlato di Martine. L'ultima volta che stata da loro pare fosse di pessimo umore per via di un personaggio misterioso incontrato sul lavoro. Lasciando la casa dei genitori ha diLezioni di tenebra 363/67

menticato questa cartolina. Un personaggio misterioso? ha chiesto leggendo la scritta sul retro. Gli ho raccontato ci che mi aveva detto monsieur Delvaux, ricamandoci un po' sopra. Mi ha ascoltato fumando, lo sguardo corrucciato e la cicca che pendeva dalle labbra. Di nuovo il nostro amico Pinturicchio ha detto facendo cadere la cenere in una tazzina da caff sporca che aveva accanto. Mi ha restituito la cartolina. Gi. Di' un po', dove diavolo questa cappella di cui parla Martine? Credo sia nel cimitero dei rivoluzionari, quello dove c' la tomba di La Fayette. Pensi sia importante? Non lo so, la cartolina potrebbe non avere nulla a che fare con questa storia. Ha spento la sigaretta nella tazzina strappando un'occhiata sdegnata a una delle cameriere. Le ha fatto uno dei suoi sorrisi e lei arrossita. Il patron ha messo sul bancone i panini e tre birre per noi e una mela e la Badoit per Malis. Abbiamo pranzato chiacchierando all'ombra della cattedrale di Saint-Pierre e Saint-Paul, poi abbiamo preso il caff e Servandoni si fumato un'altra delle sue pestilenziali sigarette. Alla fine, anche noi siamo tornati a Parigi.

68/363

Enrico Pandiani

sette

Sarebbe partita per l'Italia entro qualche giorno. Leila mi ha passato un paio di fogli pinzati assieme. Riassumevano il contenuto dei contratti di cui si sarebbe dovuta occupare Martine per Art-en-Images. Si trattava in tutto di quattro differenti lavori, due in Italia, a Torino, uno in Germania, a Kassel, e un quarto in Svizzera, a Basilea. Erano elencati i referenti, i collaboratori esterni e i fornitori. Sembrava tutto in ordine, c'erano anche i biglietti aerei. I contratti di Torino porteranno allo studio parecchio denaro ha continuato Leila. I committenti sono la curia cittadina e il Museo Civico d'Arte Antica che organizza una grande mostra su Andrea Mantegna. Le fotografie serviranno a realizzare un'edizione di lusso a grande formato sui suoi dipinti. E la curia cosa c'entra con Mantegna? ha domandato Alain. Eravamo seduti attorno alla mia scrivania nel nostro ufficio al terzo piano della Grande Bite. Nulla ha detto Leila. Pare che il museo della curia sia piuttosto recente. Ha in mostra dipinti, sculture, paramenti e reliquiari che vanno fotografati per una serie di monografie. Per giunta in programma un'ostensione della Sindone e realizzano una riproduzione del sudario ad altissima risoluzione. Chi paga per tutta questa roba? ho chiesto. Una fondazione privata torinese. Si occuperanno anche della parte editoriale. Un volume speciale verr donato al papa eccetera eccetera. Una fondazione? La Fondazione Raschera-Bettelmatt per l'Arte.
Lezioni di tenebra 363/69

Che altro sappiamo di questa gente? Nulla, ma non sar difficile trovare informazioni. In questi anni hanno lavorato spesso con Art-en-Images. Cerca di sapere chi la dirige e qual esattamente il loro campo di attivit. Pensi che il movente possa essere un furto su commissione? ha detto Michel. Su quel foglio Martine ha parlato di un lenzuolo ha brontolato Alain. Fregarsi la Sindone potrebbe essere un buon motivo per mettere in piedi tutto questo circo. assurdo ho detto, cosa vuoi che se ne facciano della Sindone, un copriletto? Sarebbe gi difficile smerciare un Mantegna. E poi immagino che prima di darti un quadro da fotografare, i committenti prendano tutte le precauzioni del caso. Il motivo potrebbe essere un altro ha detto Malis, contrabbando, traffico di stupefacenti o di valuta. Quella gente gira il mondo, non lo dobbiamo dimenticare, la sola cosa che sappiamo con certezza che Martine stata uccisa perch ha visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere. L'abbiamo fissata in silenzio. Su quel foglio strappato e sulla cartolina, Martine ha scritto Pinturicchio ho detto. Ci ha messo anche tre punti interrogativi l'uno di fila all'altro. Abbiamo fatto dei controlli? Ha anche disegnato un Cristo in croce ha detto Alain, e con quello di Mantegna fanno due. Leila ha sollevato la busta di plastica trasparente che conteneva il reperto e lo ha osservato per qualche istante. Metzger ha controllato ha detto, nei prossimi mesi non sono in programma mostre su Pinturicchio in nessuna parte del mondo. Anche la ricerca in rete non ha portato a nulla. Si direbbe una pista cieca, a meno che il nome non si riferisca a qualcun altro. Poteva essere un soprannome. Mi sono alzato e sono andato alla finestra. Sul quai des Orfvres un gruppo di turisti si stava facendo fotografare da un gendarme compiacente. Il sole faceva brillare le finestre dall'altra parte del fiume rimbalzando
70/363 Enrico Pandiani

sotto forma di bagliori biancastri sulle auto che si muovevano in direzione del pont Neuf. Il rumore pulsante del traffico giungeva alle mie orecchie attutito dai vetri come il ronzio di una mosca gigante. Se volete posso fare due tagliatelle al pomodoro ha detto Rogliatti alzandosi dal suo posto. Ha aperto l'armadio nel quale teneva un fornello a due fuochi alimentato da una bombola di gas che prima o poi avrebbe fatto saltare per aria met del palazzo. Pentole, pentolini, piatti e posate completavano la sua minuscola cucina. Nei ripiani superiori erano stipati orologi, accendini, stilografiche e altri oggetti di lusso che il cugino gli faceva arrivare dall'Italia e che lui vendeva sottobanco a colleghi e amici. Un vero e proprio traffico in miniatura sul quale tutti chiudevamo un occhio. Un paio di volte era comparso pure Le Normand che, fingendo una poco credibile casualit, aveva comprato una penna o un iPod da regalare ai nipoti. Non che hai piuttosto dei fusilli? ha chiesto Coccioni. Aurlien ha sgattato nel ripostiglio per qualche momento, poi ha sventolato un pacco da mezzo chilo di fusilli De Cecco. La riunione si momentaneamente sciolta. Rogliatti andato a riempire il pentolone in bagno e le ragazze si sono messe a chiacchierare di scarpe e vestiti. Michel ha aperto una lattina di sugo e lo ha versato in un pentolino per metterlo sul fuoco. Alain ha tirato fuori una bottiglia di Daumas Gassac dalla sua riserva speciale. Sembrava di essere in un film di Bourvil. Eravamo a met del pasto quando Guibert ha fatto il suo ingresso nel nostro ufficio. Si arrestato sulla porta scrutandoci con un sopracciglio sollevato. Le forchette si sono fermate per aria. Lui tornato indietro, ha dato un'occhiata alla targhetta accanto alla porta, poi rientrato chiudendosi il battente alle spalle. Scusate ha detto ironico, credevo fosse un ufficio della Crim. Non farla tanto lunga ha brontolato Coccioni, prendi una sedia e mettiti a tavola.
Lezioni di tenebra 363/71

Guibert si ben guardato dal disobbedire. Rogliatti ha riempito un piatto di pasta e gliel'ha messo davanti. Prima di darci dentro ha scrutato per bene Malis, poi ha preso la forchetta e ha cominciato a mangiare. Si fermato quasi subito perch i nostri sguardi erano tutti per lui. Cosa ti porta da questa parte della strada? ha chiesto Alain. Philippe si schiarito la gola. Un bicchiere di vino comparso come d'incanto davanti a lui. Ne ha bevuto un sorso, poi si pulito le labbra con il dorso della mano. Marechal, sai quel tipo della Mondaine al quale Saunire ha dato le corde che ha usato quella tipa per legarti, beh, dice che ha un paio di cose da dirvi. Mi ha puntato con la forchetta, sulla quale erano infilati un paio di fusilli al sugo. Non appena hai un momento ti aspetta in rue de Lutce. Mi passato l'appetito. Ho guardato l'orologio, poi ho guardato Malis. Entro un'ora ci sarebbe toccato il turno di pedinamento assieme a Constance Metzger. Dov' Constance? ho chiesto. gioved ha detto Leila, sar da Schmid a farsi la solita choucroute. Uno gestiva una cucina da campo e conduceva traffici illegali in ufficio, quell'altra, cascasse il mondo, tutti i gioved la trovavi in cucina da Schmid a farsi la benedetta choucroute che le ricordava tanto l'Alsazia natia. Tutti gli spostati della madama erano nella mia squadra. Ho sospirato. Chiamala e dille di prendersela comoda, la passiamo a prendere mentre andiamo da Art-en-Images. Ho guardato Deslandes. Tenente, le spiace se prima facciamo un salto alla Mondaine? Potrebbe essere importante. La bella ha posato la forchetta e si alzata da tavola, tanto si vedeva lontano un miglio che i fusilli al sugo non la mandavano in visibilio. Sul quai si stava da dio, il sole era caldo e un'arietta fresca spazzava delicatamente il lungofiume. Mi sono levato la giacca
72/363 Enrico Pandiani

e l'ho buttata sulla spalla. Malis mi camminava a fianco perfetta come sempre, nemmeno un capello fuori posto. Abbiamo fatto il giro del palazzo e traversato il boulevard du Palais all'altezza della Sainte-Chapelle. Il 3 di rue de Lutce la sede della Brigata per la Repressione del Prossenetismo. Per gli amici intimi la BRP, la Mondaine o la buoncostume. Marechal ci stava aspettando seduto alla scrivania. Decisamente sovrappeso, aveva indosso una maglietta tipo Lacoste a righe verdi e bord e un paio di pantaloni di cotone beige. Mento e cranio erano coperti dalla stessa rada peluria e un paio di piercing gli foravano il padiglione auricolare. Ci siamo accomodati davanti a lui mentre apriva una cartellina sul piano della scrivania. Una specie di enorme tatuaggio bluastro sporgeva dalla manica sinistra della maglietta, scendendo in volute maori lungo il braccio. Mi sono chiesto a chi diavolo volesse fare tutta quella paura. Ho qualche cosa per voi ha detto studiando l'incartamento. Franois Saunire mi ha chiesto di fare una ricerca sui sex club di Parigi. Per essere precisi, ha detto che siete interessati a quelli dove si pratica il bondage. Ci ha squadrati con un sorrisetto. Malis si voltata a guardarmi a bocca aperta. Aveva denti bianchi e regolari. Con una mano le ho fatto cenno di stare brava. Stiamo cercando una persona ho detto, ci chiediamo se mentre si trovava a Parigi abbia frequentato uno di questi posti. Si schiarito la gola, poi ha infilato sul naso un paio di occhiali dalla montatura di plastica verde trasparente. Qui ci sono quattro indirizzi. Vi ho segnato quelli nei quali pu capitare che si pratichi lo Shibari e comunque gli unici di un livello, diciamo, in qualche modo decoroso. Mi ha messo in mano un foglio dattiloscritto. Per ogni priv c'era un nome, un indirizzo e una breve descrizione del locale. Un lavoretto ben fatto. Come si partecipa? ho chiesto scorrendo la lista.
Lezioni di tenebra 363/73

Ci si iscrive, si fa una tessera e si diventa soci. Gli iscritti hanno diritto a frequentare il locale e all'assistenza dell'istruttore. Ci si incontra e ci si lega come salami. Immagino che da parte dei soci sia possibile l'anonimato. Altroch, solo un coglione darebbe il proprio nome in posti come quelli. Prostituzione? Senza levare gli occhi dal seno velato di seta della mia collega ha scosso la testa con molta calma. Poca roba ha brontolato. Li teniamo d'occhio ma non ci danno molto lavoro. Pi che altro controlliamo che siano rispettate le norme d'igiene. Che lei sappia, tengono anche stage, lezioni collettive o roba del genere? Certamente ha detto complice. Se la cosa vi interessa, so che sono molto discreti. Senta ha sbottato Malis sporgendosi sopra la scrivania, stiamo indagando su un omicidio, quindi la smetta di fare l'idiota. Marechal si appoggiato allo schienale facendo il broncio. Mi sono intromesso cercando di riportare la pace nel mondo. Mi tolga una curiosit, cos'ha di particolare questo Shibari? Ha fatto spallucce. Si tratta di una forma di bondage portato a un eccesso di estetismo. Assieme ai videgiochi, ai Pokmon e al sushi, un'altra piacevolezza che arriva dal Giappone. Pi che immobilizzare una persona, le corde formano una specie di ornamento sul suo corpo. Per essere pi precisi, qualcuno la ritiene una forma d'arte. Di quei nodi cosa mi dice? Ha sfilato un paio di fotografie da una busta di plastica e me le ha passate. Erano ingrandimenti della corda con la quale quella stronza mi aveva legato prima di uccidere Martine. Vede ha detto indicando un nodo con la punta di una Bic, sono stati fatti in maniera affrettata ma la loro forma indubbiamente simile a un fiore. Si chiamano nodi quadrati e la loro
74/363 Enrico Pandiani

funzione ornamentale. Ha fatto una ricerca sul computer, poi ha voltato lo schermo verso di noi mostrandoci un nodo molto pi elaborato ma parecchio simile a quelli sulle foto che avevo in mano. lampante ha concluso, chi ha fatto quei nodi conosce e pratica abitualmente lo Shibari. Ho passato le foto a Malis che le ha guardate attentamente prima di restituirle a Marechal. Sembrava che la visita fosse terminata. Avevo la mia lista e non mi restava altro da fare che mandare qualcuno a intervistare i padroni di quei priv. Siamo rientrati in ufficio. Rogliatti era partito per il suo turno nel sommergibile e Leila mi stava aspettando seduta al suo posto. Le ho dato la lista di Marechal. Prendi con te Flamant e fatevi un giro di questi priv. Sono solamente quattro, non dovrebbe portarvi via troppo tempo. Cosa dobbiamo cercare esattamente? ha chiesto scorrendo la lista. Una donna rossa di capelli, mascherata, alla quale piace legare la gente. Se abbiamo un po' di culo, nelle ultime settimane potrebbe aver frequentato uno di questi posti. Pensi davvero che sia tanto sciocca? ha chiesto posando il foglio sul tavolo. Non lo penso ma me lo auguro. Chi ama quel genere di passatempo, di norma, tende a procurarsene un po' in tutti i posti che frequenta. Questo si chiama arrampicarsi sui vetri ha sospirato. Per ora l'unica vera traccia che abbiamo, Leila, non possiamo permetterci di ignorarla. Io imbarco Deslandes e Metzger e vado a dare il cambio a Cofferati e compagni. Se ci fossero delle novit, chiamami sul cellulare. Dovevo farmi mollare un'auto di servizio, passare a prendere Constance Metzger in boulevard Strasbourg e filare sotto l'ufficio di Martine prima che Gustave uscisse per tornarsene a casa. Erano solamente le due del pomeriggio ma con il traffico non puoi mai stare tranquillo.
Lezioni di tenebra 363/75

Ho acchiappato Malis per un'ala e l'ho trascinata fuori dall'ufficio.

Due studentesse in calzoncini, maglietta e chioma bionda svolazzante sono passate accanto all'auto correndo al piccolo passo. Ho seguito distrattamente quel doppio sculettamento, poi ho fatto uno sbadiglio che ha creato una depressione momentanea su place de la Rpublique. Il traffico del pomeriggio si srotolava pigramente attorno a noi dando l'idea che l'estate fosse ormai cosa fatta. M' venuto in mente che ad agosto Martine e io saremmo dovuti andare in Danimarca e il pensiero mi ha messo di cattivo umore. Ho guardato l'ora: le quindici e trenta. Al volante, Metzger stava sfogliando una copia di Numro con uno speciale sui gusti sessuali di Johnny Halliday. Il suo leggero profumo di violetta si mescolava alla punta di odore di cibo che s'era portata dietro dalla gastronomia. Seduta accanto a lei, Malis fissava il portone di Art-enImages con la stessa immobilit di uno spaniel da punta, le gambe accavallate e le mani in grembo. Potevo vederne il profilo morbido, le labbra piene e ben disegnate e il naso sottile con quella leggera curva alla radice che lo rendeva particolarmente seducente. Teneva i capelli legati in una folta coda di cavallo e questo mi ha permesso di apprezzare la linea delicata della nuca. Una ciocca ribelle, scendendo lungo la guancia, le dava un'aria un po' da adolescente. Alain aveva ragione da vendere, il tenente Deslandes era una vera sventola. mai stata sposata, tenente? ha chiesto di punto in bianco la mia voce. Entrambe si sono voltate a guardarmi, poi, preso atto che mi stavo rivolgendo alla sua vicina, Constance si rimessa a leggere il giornale. Mi scusi? ha domandato Malis vagamente sorpresa. Le ho chiesto se sposata, ma forse non sono affari miei.
76/363 Enrico Pandiani

Mi ha fissato per qualche secondo, valutando se rispondermi o mandarmi al diavolo. Sto pagando gli alimenti al mio ex marito ha detto, ci siamo lasciati l'anno scorso. Constance l'ha guardata come se si fosse accorta che la donna barbuta le sedeva accanto. Cos' che non ha funzionato ho detto, era cieco? Ha sorriso. Sta cercando di essere impertinente? Niente affatto, sono solo stupito. Mi interessava pi la polizia di quanto mi importasse di lui ha detto aggrottando le sopracciglia, almeno, questo ci che pensava mio marito. Cos mi ha piantata. Gli sbirri sono fatti cos, prima il lavoro, poi tutto il resto. Ha allungato una mano tra i sedili per levare un sottile filo bianco dai miei pantaloni. Il contatto con la punta delle sue dita mi ha dato un brivido. In realt non era affatto cos ha sospirato. Il mio ex marito un figlio di puttana. Mi ha sposato solo perch puntava ai miei soldi. Ha sollevato lo sguardo permettendo ai suoi occhi di incontrare i miei. stato in quel momento che ho capito che prima o poi saremmo finiti a letto insieme. Il diavoletto appollaiato sullo schienale mi ha dato una leggera pacca sulla spalla e mi ha sussurrato all'orecchio: Amico bello, un giorno questa donna sar tua. Le chiedo scusa, non potevo immaginare. Non fa niente ha mormorato. Tanto per cambiare, i miei mi avevano avvertita e quella volta avrei dovuto dargli retta. Sono incidenti di percorso. Non conosco molte donne che pagano gli alimenti all'ex marito ho detto. Lei proprio speciale in tutto, tenente. una specialit della quale avrei fatto volentieri a meno ha detto quasi sotto voce. M' parso che le ultime parole avessero una nota triste. Ne ancora innamorata? ho chiesto.
Lezioni di tenebra 363/77

Ehi! ha berciato Metzger chiudendo la rivista. Quello sta uscendo dal palazzo. Ci siamo voltati entrambi. Dall'altra parte del boulevard la figura un po' curva di Gustave si stava allontanando rapidamente lungo il marciapiede. Sembrava avere una fretta del diavolo. Vagli dietro ho detto a Constance, muoviti, altrimenti lo perdiamo. Ha buttato la rivista sul sedile dietro e ha acceso il motore della Scnic di servizio. Ci siamo staccati dal marciapiede attraversando il traffico per portarci sull'altro lato della carreggiata. Lo abbiamo perso di vista per qualche secondo. Eccolo laggi ha detto Malis, sta andando verso la fermata dell'autobus dall'altra parte della piazza. Gustave stava quasi correndo in direzione della rue du Faubourg-du-Temple. Sembrava agitato mica male. Ha raggiunto la pensilina e si fermato ad aspettare il pullman. In attesa c'erano altre quattro o cinque persone. Una donna grassa con due borse della spesa per ogni mano lo ha guardato incuriosita ma lui non se n' manco accorto. Metzger si parcheggiata in seconda fila lasciando il motore acceso. Ho preso il cellulare per chiamare Aurlien che stava scaldando una sedia nel sommergibile. Rogliatti ha detto. Aurlien, avete per caso intercettato una telefonata nell'ultima mezz'ora? Aspetta rumore di carta sfogliata. L'ultima l'abbiamo beccata un quarto d'ora fa. Deshayes ha chiamato la moglie. Di cosa hanno parlato? Sta' a sentire, ti leggo la trascrizione. Lui: Senti, ho pensato che sarebbe meglio disdire l'appuntamento. Lei: un po' tardi per farlo, Gus, a questo punto non credo che sarebbe una mossa molto intelligente. Lui: Ti dico che ci ho pensato parecchio, l'incontro potrebbe essere rischioso. Ne ho voglia anch'io, ma credimi, non davvero il caso. Lei: Va bene, va bene, lasciamici pen78/363 Enrico Pandiani

sare, amore, e non ti agitare, sta andando tutto bene. Ne parliamo a casa pi tardi. Lui: Non sta affatto andando bene, Vv, l'altra sera... Lei: Gustave, ti ho detto che ne parliamo a casa, adesso devo andare. A questo punto si sono salutati e lei ha riappeso. L'altra sera... Quale altra sera? Quella in cui avevano fatto uccidere Martine? Di quale altra stramaledetta sera stava parlando Gustave e perch Vronique l'aveva stoppato in quel modo? Tutto qui, capo ha detto Rogliatti. Di che appuntamento stavano parlando? ho brontolato. Non ne ho la pi pallida idea. Se vuoi mi rileggo le conversazioni dei giorni scorsi. Ecco bravo, fammi il favore. Altre telefonate? Tutta roba di lavoro. Nulla che ci abbia fatto drizzare le antenne. Se intercetti qualcos'altro chiama immediatamente. Contaci, capo. Tutto tranquillo l da voi? Calma piatta. La moglie rientrata da dieci minuti. Sono rimasto in silenzio. Nell'aria sembrava esserci un certo movimento. Un lavoratore come Gustave lasciava lo studio con largo anticipo e anche Vv se n'era gi andata dall'ambulatorio per tornare a casa. Avevo visto cose meno strane alla Grande Galerie de l'volution. Io ho questa cicatrice che parte da dietro l'orecchio e scende sottile lungo la mascella. Una bella coltellata che mi ha ficcato una puttana quand'ero giovane e inesperto e pensavo che le donne fossero solamente donne. Quando qualcosa non mi torna, mi prude da matti. Proprio come stava facendo in quel momento. Capo, sei sempre l? ha chiesto Aurlien con una punta di rispettosissima stizza. Tenete gli occhi aperti ho detto, poi ho chiuso la comunicazione.
Lezioni di tenebra 363/79

Intanto era arrivato il 20, Gustave salito e tutti quanti ci siamo messi in moto. Il bus ha lasciato place de la Rpublique e si infilato gi per boulevard Saint-Martin. Gustave e Vv abitavano dalle parti del Grand Rex, sembrava proprio che stessimo andando in quella direzione. Constance guidava con perizia, badando di avere sempre un certo numero di vetture tra il culo del bus e la nostra auto. La regina dei pedinamenti si messa a fischiettare un motivetto tra i denti, una sua abitudine nei momenti di forte concentrazione. Tutto filato liscio fino all'altezza della rue Boulanger, poi Gustave sceso di corsa dal bus mettendoci in grave dfaillance. Nessun posto dove fermarsi senza essere notati, cos siamo stati costretti a tirare dritto. Ho stoppato Constance sull'angolo della via. Io gli vado dietro ho detto, proseguite fino a casa loro, ci vediamo l. Sono sceso dall'auto e ho percorso a ritroso il tratto di boulevard che mi separava dalla fermata. Gustave era fermo nei pressi di un bistrot sull'angolo del faubourg Saint-Martin. Ha dato un'occhiata all'orologio. Continuava a guardarsi attorno con una certa ansia, sembrava stesse aspettando qualcuno. Ho pensato che potesse essere quella maledetta donna e la mia mano ha toccato il calcio della .45 appesa sotto l'ascella. Mi sono chiesto se al momento buono sarei stato capace di spararle in bocca a sangue freddo. Ho osservato Gustave. Indossava lo stesso vestito da diversi giorni, era stazzonato, pallido e spettinato. Le scarpe, solitamente impeccabili, erano sporche e sciupate. In piedi sull'angolo del marciapiede pareva un immigrato senza futuro. M' venuta voglia di torchiarlo per bene. Uscendo dal bistrot, un uomo alto e asciutto gli si avvicinato. Gustave ha sussultato, ma trovandoselo davanti si come sgonfiato. Stretta di mano, poi il nuovo venuto l'ha preso sotto braccio e si sono messi a discutere, passeggiando lentamente
80/363 Enrico Pandiani

verso la facciata del Thtre de la Renaissance. Alto, folti capelli brizzolati, mascella rotonda. Ancora in forma nonostante dovesse sfiorare la settantina, il nuovo amico di Gustave era un bell'uomo dall'aria vissuta e intelligente. Indossava una giacca pied-de-poule marrone, calzoni color senape e una camicia bianca a righe blu con il colletto aperto. Non potevo sentire quello che si stavano dicendo ma l'elegantone aveva un atteggiamento vagamente paternalista. Pareva stesse cercando di calmare un ragazzino eccitato. La discussione tra loro si andata via via animando. Con uno scatto Gustave ha liberato il braccio dalla presa del suo amico e lo ha affrontato alzando la voce. Il diverbio andato avanti per almeno un altro paio di minuti con toni sempre pi accesi. Gustave sembrava fuori della grazia di dio e lo sconosciuto faticava a tenerlo a bada. La gente stava cominciando a guardarli con curiosit. Alla fine si calmato. Ha ancora gesticolato per qualche secondo, poi l'uomo riuscito a portarlo accanto alla facciata del teatro, lontano dalla folla. Mi sono infilato sotto l'arco riuscendo ad avvicinarmi di qualche altro metro. Ancora non potevo sentire quello che si stavano dicendo, ma non volevo esagerare per non farmi beccare. In quel momento l'uomo stava parlando a Deshayes che lo ascoltava in silenzio, l'aria piuttosto scontenta. Lo sconosciuto ha avvicinato il volto al suo e gli ha detto qualcosa, scandendo bene le parole l'una dietro l'altra. Gustave si voltato di qui e di l guardandosi attorno con aria preoccupata, ma il suo compagno lo ha bloccato con la mano e si sono allontanati di qualche passo verso rue Boulanger. Un furgone della RATP ha svoltato dietro l'arco nascondendomeli alla vista. Ho attraversato la strada e mi sono infilato nel dehors del bistrot per evitare che mi sparissero sotto il naso. Stavo passando tra i tavolini quando mi sono quasi trovato faccia a faccia con Gustave. Stava venendo dalla mia parte, ma il suo viso era rivolto verso l'altro uomo che non si era mosso
Lezioni di tenebra 363/81

dal suo posto. Cambiando direzione mi sono fondato rapidamente nel bar. Non devi dirle niente ha urlato Gustave con voce stridula al suo amico. Questa volta si fa alle mie condizioni oppure salta tutto. Gustave, aspetta... ha gridato quell'altro, ma lui stava gi passando sotto l'arco diretto verso il boulevard. Senza voltarsi ha tirato dritto facendo un gesto indispettito. Ho aspettato qualche secondo, poi sono uscito dal bistrot per non farmelo scappare. Davanti al teatro non c'era pi nessuno, lo sconosciuto era sparito. Ho preso rabbiosamente a calci un pacchetto vuoto di sigarette che qualcuno aveva gettato per terra. Coglione di uno sbirro, se avessi avuto una macchina fotografica, in mezza giornata avrei saputo chi era quell'uomo. Martine me lo diceva continuamente: Dammi retta, piedipiatti, portati sempre in tasca una di quelle compatte. Martine... Gustave stava camminando a passi spediti lungo boulevard Saint-Denis. Continuava a guardarsi alle spalle come se adesso avesse l'impressione di essere seguito. Ho attraversato la strada per continuare il pedinamento dal marciapiede opposto, tanto lo sapevo bene dove stava andando. Camminava veloce, ravviandosi continuamente i capelli con aria inquieta. All'altezza dell'arco della porte Saint-Denis ha attraversato boulevard de Bonne Nouvelle con il semaforo rosso, scatenando un putiferio di clacson. Poi, senza rallentare, salito a passo svelto su per rue Beauregard. Non c'era molto passaggio da quelle parti, cos gli ho lasciato un buon vantaggio prima di infilare a mia volta la salita. Sentivo i suoi passi echeggiare davanti a me, sempre pi veloci e lontani. Sono arrivato in cima giusto in tempo per vederlo entrare nel portone di casa. Il sottomarino, un furgone grigio con dipinta in giallo sui fianchi la ragione sociale di una ditta di lavori idraulici, era parcheggiato una decina di metri pi avanti. Ho superato il
82/363 Enrico Pandiani

portone e gli sono passato di lato dando due piccoli colpi sulla portiera. Dall'interno altri due colpetti hanno risposto al mio saluto. Metz aveva fermato la Rnault Scnic sulla pista ciclabile dall'altra parte della strada. Ho percorso rapidamente l'isolato che ci separava e sono montato chiudendomi la porta alle spalle. Mi sono lasciato andare contro lo schienale con un sospiro insoddisfatto. Constance e Malis si sono voltate a guardarmi. Pensavamo l'avessi perso ha detto una. Che diavolo successo? le ha fatto eco l'altra. Ha incontrato un tizio ho borbottato, gi alla Porte Saint Martin. Uno dello studio? ha detto Malis. Macch, mai visto prima. Si sono parlati e Gustave si messo a fare il diavolo a quattro. Ho paura che ci sia dentro fino al collo, mi sa che aveva ragione lei, tenente. Che cosa si sono detti? Non ne ho la pi pallida idea, ero troppo lontano. Ho abbassato il finestrino per far entrare un po' d'aria, poi mi sono sfilato la giacca. Quell'uomo ha cercato di calmarlo, ma Gustave sembrava fuori dalla grazia di dio. Cercando di stringere ho raccontato quel poco che avevo potuto vedere. Un camioncino coperto di ruggine e polvere si fermato davanti al portone di casa Deshayes. Ne sono scesi due uomini che hanno scaricato quattro grandi cristalli dopo averli liberati dall'intelaiatura che li sorreggeva. Da una finestra del secondo piano si affacciata una signora anziana che li ha salutati. Due minuti dopo ha aperto loro il portone. Scambio di battute, risate, pacche sulle spalle, poi i vetrai hanno afferrato un paio di cristalli ciascuno e sono entrati in casa tutti insieme. Potrebbe non voler dire nulla ha detto Malis guardando distrattamente il camioncino. possibile che Gustave e quell'altro stessero parlando di lavoro. Se parlavano di lavoro mi mangio un cane. Da quando MarLezioni di tenebra 363/83

tine stata uccisa, Gustave talmente sballato da sembrare un'altra persona. Si direbbe che stia andando a male, qualcosa gli rode dall'interno e se lo sta pure mangiando alla svelta. Siamo rimasti in silenzio. Constance mi stava fissando imbronciata. In pi ho aggiunto, secondo me quel tizio lo ha anche avvisato che gli stiamo alle calcagna. Non so come lo abbiano scoperto, ma tant', dopo aver parlato con lui Gustave non faceva che guardarsi alle spalle. Questo vuol dire che qualcuno ci sta con gli occhi addosso ha borbottato Constance. scesa richiudendosi la portiera alle spalle, poi si appoggiata all'auto con la schiena e ha tirato fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette. Ne ha messa una tra le labbra e l'ha accesa. Malis si voltata a guardarmi. simpatica ha detto indicando Metzger con un cenno del mento. Simpatica una parola grossa, ma come sbirro non niente male, soprattutto quando c' da menare le mani. forte come un toro. C' qualcuno normale tra les italiens? ha chiesto ridendo. Ci trova cos strani solo perch facciamo la pasta al sugo in ufficio? Mi ha studiato per qualche secondo con espressione divertita. Anche ha detto. Una donna di mezz'et alta e secca, vestita di taffet verde e cappellino in tinta, uscita da una via laterale portando a braccetto un'altra donna anziana, piegata in due come un rubinetto. La vecchia si aiutava con una canna da passeggio. Aveva indosso un impermeabile rosa confetto e un cappello beige di foggia antiquata con un fiocco davanti. Teneva al guinzaglio un botolo bianco a macchie nere, decisamente sovrappeso. Sul culo del cane i peli si diradavano lasciando intravedere chiazze di pelle rosa pallido. Il terzetto ha attraversato la strada a piccoli passi fermandosi davanti al portone di casa. Sembravano uscite da
84/363 Enrico Pandiani

un racconto di Queneau. Dalla salita di rue Beauregard sbucato un gruppo di ragazzini di colore. Giocavano passandosi l'un l'altro un pallone da football. Sono passati accanto alle due donne apostrofandole con un paio di battute spiritose, poi hanno tirato dritto e ridendo in maniera sguaiata sono passati di fianco alla nostra auto. Un po' di rispetto per gli anziani ha tuonato Metzger senza cambiare posizione. Si presa la sua dose di insulti senza fare una piega. Le grida e le risate dei ragazzini si sono spente lentamente gi per la strada. La donna in verde ha detto un paio di cose alla sua anziana compagna, poi si sono salutate e lei si allontanata in direzione della Porte Saint-Denis. La vecchia ha dato una lenta carezza al cane prima di aprire il portone e sparire all'interno assieme a lui. Ho sbadigliato. Ancora un paio d'ore, poi me ne sarei tornato a casa. Il turno di notte toccava a Coccioni. Che intenzioni ha, commissario? ha chiesto Malis con tono impaziente. Rogliatti mi ha letto la trascrizione di una telefonata tra Gustave e Vronique. Parlavano di un appuntamento o un incontro. possibile che qualcuno li raggiunga qui, oppure che escano insieme per andare da qualche parte. In quel caso gli andiamo dietro. E se questo non dovesse accadere? Se questa notte non succede nulla ho brontolato, domattina all'alba li imbarchiamo e la sala torture sar a sua completa disposizione. Metzger rientrata in auto. Un rumoroso gruppo di mamme andato formandosi davanti a noi. Chiacchieravano e ridevano senz'altra preoccupazione al mondo che quella di ritirare i marmocchi dalla scuola l a fianco. Ho fissato Deslandes negli occhi, lei si morsicata con delicatezza il labbro inferiore. Probabilmente si stava domandanLezioni di tenebra 363/85

do che razza di merda avessi al posto del cervello.

86/363

Enrico Pandiani

otto

Ritirati gli scolari, le mamme sono tornate a casa. Nelle due ore successive gente di ogni tipo entrata e uscita dalle case. La tensione mi stava letteralmente schiacciando sul sedile, una pressione intollerabile che non mollava la presa. Ero sudato fradicio e il sangue mi pulsava nelle tempie. Sapevo che quell'appostamento non serviva a nulla, ma continuavo a tenere duro perch il volto velato della baldracca mi ballava davanti agli occhi come una maschera indiavolata. Verso le sei anche i vetrai sono tornati in strada. Con loro c'erano la vecchia dall'impermeabile rosa e il suo grasso cane. Sono rimasti l a chiacchierare per almeno cinque minuti con la tipa che a tratti indicava un paio di finestre con la punta della canna da passeggio. Evidentemente lo specchio buono era andato in mille pezzi. Lei sta correndo dietro a quella maledetta donna ha detto Malis con tono tagliente. Ha in testa solamente quello, del resto dell'inchiesta se ne fotte. Metz le ha posato una mano sul braccio Ehi, sorella, che razza di modi sono questi? ha ringhiato. Datti una calmata. Aspetta, Constance ho borbottato, il tenente ha ragione, sto sbagliando tutto. Si sono entrambe voltate verso di me. Cosa intende dire? ha chiesto Malis. Ho espirato tutta l'aria che avevo nei polmoni. Poi ne ho fatta entrare dell'altra, pi fresca, pi buona. Mi ha dato un po' di sprint. Ricorda la mattina dopo il delitto? ho detto. Noi due siamo andati da Art-en-Images. Ha fatto un cenno affermativo
Lezioni di tenebra 363/87

con il capo. A un certo punto mi si avvicinato Gustave per dirmi quanto gli dispiaceva e compagnia bella. Abbiamo parlato brevemente e lui ha detto rammaricato che se ci avessero accompagnati a casa, forse quella donna non l'avrebbe uccisa. Capisce, tenente, forse quella donna non avrebbe ucciso Martine. Mi ha guardato corrucciata, poi il suo viso si improvvisamente illuminato. Deshayes non poteva sapere che l'assassino di Martine era una donna, quel particolare non stato reso pubblico. Appunto, significa che loro la conoscono, forse sanno chi . Per questo ho pensato che standogli addosso me l'avrebbero consegnata su un piatto d'argento. I due manovali sono montati sul camion e sono partiti. La vecchia ha aspettato che il suo cane pisciasse contro il muro del palazzo, poi, parlandogli come a un essere umano, lo ha trascinato gi per rue Beauregard. Lei proprio uno stronzo ha detto secca Malis, doveva parlarne subito con noi. Posandole una mano sulla spalla ho fermato Metzger che stava per azzannarle la gola. Ha ragione, tenente, ho sbagliato, ma adesso possiamo rimediare. Le Normand aveva ragione, lei troppo coinvolto ha sbottato. Andiamoli a prendere, quello che mi ha appena raccontato sufficiente per un arresto. La vecchia era sparita da una decina di minuti quando Coccioni comparso in cima alla salita. D'accordo ho brontolato scendendo dall'auto, portiamoli in centrale, tanto qui non si fa vivo nessuno. Ho raggiunto Michel che arrancava affaticato. Assieme a lui c'erano due giovani flic della Crim. Piantiamo tutto ho detto infilando la giacca, adesso li imbarchiamo e li portiamo dentro per interrogarli. Cos, di punto in bianco?
88/363 Enrico Pandiani

Esatto, fatevi aprire il portone e andate su a prenderli. E per quel cane cosa facciamo? ha chiesto uno dei suoi accompagnatori. Quale cane? ho chiesto. Qualche stronzo ha abbandonato un cane lungo la via ha detto Coccioni indicando con il pollice alle proprie spalle. Voglio chiamare la protezione animali per farlo prelevare. Mi preso un bel batticuore, tipo i tamburi della giungla misteriosa. Di che cazzo di cane state parlando? ho rantolato. Un botolo bianco e nero ha detto Coccio. Con tutto il culo rosa ha detto il suo scudiero. Andate su da quei due ho urlato correndo gi per la strada, e fate venire qualcuno per frugare l'appartamento. Al fondo della discesa sono passato accanto al cagnetto bianco e nero. Vedendomi passare di corsa ha abbaiato un paio di volte. La troia lo aveva attaccato a uno di quei paletti di metallo nero che impediscono alle auto di parcheggiare. Ho aumentato l'andatura sbucando sulla spianata della porte Saint-Denis. Mi sono guardato intorno; se aveva un'auto, tanti saluti, ma c'era la possibilit che fosse diretta al metr. Ho scavalcato la ringhiera del marciapiede e sono saltato sul selciato sottostante, poi via di corsa verso la fermata StrasbourgSaint-Denis. L'ho vista mentre attraversavo il boulevard, una macchia rosa che spariva inghiottita dalle scale della metropolitana. Avevo recuperato un po' di vantaggio, ma da l ad acchiapparla era tutta un'altra storia. Scendendo a precipizio gli scalini dell'ingresso sapevo gi di averla persa. La stazione era piena zeppa di gente che entrava e usciva dalle gallerie. Mi sono fermato un secondo, dovevo ragionare in fretta. Tre linee, la 9, la 8 e la 4, nemmeno a testa o croce potevo fare. La 9 e la 8 tagliavano in diagonale andando verso le periferie mentre la 4 portava verso il centro. Ho scelto quella. Scavalcando il tornello con un balzo mi sono fatto di corsa il
Lezioni di tenebra 363/89

tragitto fino alla pensilina, direzione Porte d'Orlans. Ho divorato l'ultima scala quattro gradini alla volta, mentre la sirena segnalava la chiusura delle porte. Sono salito sul treno per un pelo, la giacca m' rimasta presa tra gli sportelli, un piccolo spettacolo extra per i pendolari. Siamo partiti. Nel vagone nessun impermeabile rosa, ammesso che non lo avesse buttato in un bidone dell'immondizia prima di salire. La fermata successiva arrivata in un minuto e mezzo, una stazione enorme, il labirinto perfetto per scomparire in un baleno. Non appena si sono aperte le porte sono schizzato fuori. Ero sudato e il mio cuore andava a mille. La banchina era affollata, gente che saliva sul treno o diretta verso le uscite e le coincidenze. Ho infilato la mano sotto la giacca chiudendo le dita attorno al calcio della pistola e, chino come un cammello, ho percorso il treno nella sua lunghezza. Era sul terzultimo vagone e mi ha colto quasi di sorpresa. C' stato uno sparo amplificato dalle pareti della galleria, quasi un boato. Il finestrino davanti a me andato in mille pezzi. Un tizio che avevo di fianco crollato lungo e tirato senza emettere un suono. Urla da tutte le parti, gente che scappava, atti di isterismo collettivo, un pandemonio da manuale che si propagato tra la folla come un'onda d'urto. Per qualche secondo non ho visto pi nulla, poi ho colto un guizzo rosa che filava verso l'uscita. Polizia! ho urlato con tutto il fiato che avevo in gola. Tutti a terra! Si sono sdraiati sei o sette francesi, gli altri cinquecento americani hanno continuato a urlare correndo da tutte le parti. Steso accanto a me il ferito si lamentato. Aveva un foro sul giubbotto e il sangue si stava allargando sul pavimento di piastrelle. Il macchinista arrivato correndo. Ma che cazzo state combinando? ha berciato indispettito. Gli ho ficcato la patacca sotto il naso. Sono un commissario di polizia, occupatevi di lui e chiamate la madama. Li ho mollati l a spupazzarsi il ferito e mi sono scaraventato
90/363 Enrico Pandiani

fuori dalla pensilina. Ho divorato la scala mobile quattro gradini alla volta, augurandomi che la puttana non si fosse diretta verso la coincidenza con i treni della linea 3. Gente che andava e veniva. Sono sbucato all'inizio di un lungo corridoio. Dopo aver cagato sul pavimento, qualcuno l'aveva poi stesa per bene dappertutto. Ce n'era proprio tanta, spalmata come crema di marroni su una fetta di pane, quel che si dice un lavoretto con i fiocchi. L'odore dava il voltastomaco. Per non pestare la merda, la gente era costretta a camminare in punta di piedi come su un campo minato. Sulla sinistra una rampa montava verso le biglietterie e le uscite della stazione. L'ho imboccata con la velocit di un razzo facendo lo slalom attraverso la gente che usciva. Lei mi stava aspettando su in cima. Non l'ho manco vista, ho solamente intuito una specie di nuvola rosa che mi saltava addosso mentre due calci ficcati con tutti i crismi mi facevano piegare sulle ginocchia. Prima che potessi banfare mi ha colpito con un fendente al plesso mozzandomi il respiro, poi, dopo avermi spappolato il basso ventre con una ginocchiata, mi ha afferrato per i capelli e mi ha scaraventato gi dalle scale con un'ultima pedata. Non mi ha nemmeno dovuto sparare, quel suo modo di pestare era pi che sufficiente. Rotolando lungo la rampa sono riuscito a malapena a proteggermi la testa con le braccia per non farla scoppiare come un melone sui gradini. A corsa conclusa avevo l'impressione che un carro armato mi avesse investito passandomi sopra con cingoli, corazza, cannoni e tutto il resto. Per una manciata di secondi non sono quasi riuscito a respirare. Mani delicate mi hanno afferrato cercando di tirarmi su tra commenti inorriditi. Raccogliendo faticosamente le forze sono riuscito a dare man forte ai miei soccorritori che alla fine mi hanno rimesso in piedi. Mi sono dovuto comunque puntellare poggiando la schiena contro il muro. Ero circondato da uomini e donne dall'aria sorpresa e apprensiva e non andava un cazzo
Lezioni di tenebra 363/91

bene. Vedevo tutto un po' sfocato come in quelle grandi fotografie di Mussat Sartor. Non era escluso che il mio cervello fosse partito per la tangente. Vuole chiamare la polizia? ha chiesto una signora che reggeva sotto il braccio una baguette male incartata. Ho scosso il capo. Non ce n' bisogno ho biascicato cercando di rimettermi dritto. Era la mia ex moglie, abbiamo litigato per chi tiene il cagnolino. Lei ha una pistola ha detto un tizio corrucciato, indicando il ferro sotto la giacca. Se avesse una moglie cos ho brontolato, ne porterebbe una pure lei. Mi sono allontanato dal muro cercando di levarmeli di torno. Avevo la camicia fuori dei pantaloni, la cravatta che pareva una fisarmonica e mi sentivo sgualcito. La mia vista lentamente tornata normale. Un tizio con un riporto chilometrico e un impermeabile viola mi ha acchiappato per un braccio dandomi un piccolo strattone. Guardi che l'ho vista bene ha detto, era una donna anziana, se vuole la posso descrivere alla polizia. Non dica scemenze ho sbottato strappandogli il mio gomito dalle mani, secondo lei una donna anziana poteva sbattere a calci gi dalle scale un pezzo d'uomo grande e grosso come me? Allora chiamiamo un'ambulanza ha proposto quella con la baguette. Li ho allontanati con un gesto risoluto. Va tutto bene, non mi sono fatto nulla. Vi ringrazio per l'aiuto. Me ne sono liberato risalendo i gradini in maniera meno precipitosa di come li avevo scesi, poi ho percorso il corridoio piastrellato di bianco che portava all'ingresso. A met strada ho raccolto l'impermeabile rosa che quella donna aveva abbandonato per terra, un magro bottino visto che nel frattempo lei era scomparsa. Ho infilato la prima uscita che mi sono trovato davanti, emergendo pesto e dolorante in square mile92/363 Enrico Pandiani

Chautemps. Mi sentivo a pezzi. Per la seconda volta quella schifosa mi aveva conciato per le feste. Menava proprio come un ussaro, la stronza. Nella piazza la gente andava e veniva, ce n'era tanta, troppa. Qualcuno mi ha guardato con un risolino. Fermo sull'angolo del marciapiede con l'aria avvilita e quell'impermeabile rosa in mano dovevo essere irresistibile. Ho rimesso la camicia nei pantaloni e mi sono dato una pettinata. Ingoiando rabbia a ogni respiro sono tornato su rue Raumur, via dedicata a quel benefattore dell'umanit freddolosa che ha inventato il termometro ad alcol. Stava passando un taxi, cos l'ho fermato agitando la tessera di flic. Il tassista ha inchiodato. Sul sedile dietro erano seduti due esseri di sesso femminile carichi di pacchetti e pacchettini. Polizia ho tuonato aprendo la porta, devo requisire questo taxi, scendete prego. La pi impavida, una bionda, ha cercato di fulminarmi con lo sguardo. Ma come si permette? ha strillato, stringendo al petto un sacchetto di Herms. Signora ho detto paziente, gi arrivata fin qui a costo zero, le consiglio di non tirare troppo la corda. Sono scese dall'auto protestando e hanno ammucchiato i loro preziosi acquisti accanto al marciapiede. Erano proprio in tiro, la gonna giusta, le scarpe di moda, un giro dal coiffeur di grido. Ho premiato con un sorriso il loro patetico sforzo di sembrare signore. Vi prego di scusarmi ho detto salendo sul taxi, causa di forza maggiore. Ma vai a prenderlo nel culo ha detto la bruna. Dove andiamo, colonnello? ha chiesto divertito l'autista. Ho dato l'indirizzo di Gustave, poi gli ho sventolato un biglietto da cinquanta sotto il naso. Se ci arrivi in meno di cinque minuti, ti pago la corsa di quelle due stronze e in pi offro un pranzo alla Coupole. partito sgommando, ha fatto un'inversione a U da galera a
Lezioni di tenebra 363/93

vita, poi ha infilato boulevard de Sbastopol e lo ha divorato a centoventi all'ora. Mi sono lasciato andare sul sedile di morbida pelle color champagne, mentre la citt scorreva accanto a me a velocit siderale. Mi tremavano le mani e non mi riusciva di fermarle, cos le ho ficcate nelle tasche. L'avevo avuta tra le mani, giusto a portata del mio odio, e me l'ero fatta scappare. Ho chiuso gli occhi assecondando i movimenti della vettura, lasciando che mi cullassero almeno loro. In rue Beauregard la madama aveva fatto il pieno, era presente ogni genere di veicolo, mancavano solo i pompieri. La via era sbarrata, cos ho pagato il nuvolari e sono sceso dal suo taxi infilandomi al braccio la fascia arancio che indicava sbirro in servizio. Il portone era spalancato. Quattro 307 con i lampeggianti accesi e due ambulanze del SAMU erano ferme una davanti all'altra. Nastri gialli stesi da tutte le parti tenevano lontani i curiosi. Che diavolo successo? ho chiesto ai due flic all'ingresso. Un macello ha detto uno dei due, quello di poche parole. Sulle scale ho incontrato Constance che stava scendendo. Vado di sotto ad aspettare la scientifica ha brontolato. Vronique era riversa di schiena sul pavimento dell'ingresso, nuda, legata mani e piedi e incaprettata. Una grossa pallina di gomma rossa, fissata con un cinghietto di cuoio che passava dietro la nuca, le teneva le labbra spalancate. Un proiettile nel cuore e uno in mezzo alla fronte. Una larga pozza di sangue scuro, denso come vernice, mandava foschi riflessi dal pavimento. All'ultimo momento se l'era pure fatta sotto. Per il terrore aveva perso il controllo degli sfinteri. L'odore era spaventoso. Un manipolo di flic in divisa aspettava pazientemente l'arrivo della scientifica prima di cominciare a perquisire l'appartamento. Qualcuno del resto lo aveva gi fatto, la troia si era messa d'impegno anche in questo caso. A parte quelle orribili foto di fossili appese alle pareti, non aveva lasciato al proprio posto nemmeno uno spillo. L'assassina non aveva certo battuto la fiacca, tra un'ammazzatina e l'al94/363 Enrico Pandiani

tra aveva curiosato dappertutto. Malis comparsa sulla porta del salotto. Era bianca come un bicchiere di latte. La trovo pallida, tenente. Ho appena vomitato, commissario, adesso mi sento un po' meglio. La voce di Delarche arrivata da una delle stanze. Mordenti, sbrigati! Gustave in camera da letto ha detto Malis con un filo di voce, ancora vivo. L'ho seguita attraverso il salotto, poi siamo entrati nella grande camera da letto. Due paramedici attendevano di vedere che piega avrebbero preso gli eventi. Salve, commissario ha detto il dottore. Ho ricambiato il saluto avvicinandomi al talamo. Gustave era disteso a pancia sotto, nudo pure lui, i polsi e le braccia legati dietro la schiena con un complicato sistema di corde e nodi che formava una sorta di disegno geometrico. Le gambe erano divaricate e tenute aperte dalle funi che impastoiavano le caviglie a ciascuna delle stanghe del baldacchino. Ma la cosa veramente singolare era la bottiglia di champagne vuota che quella sadica gli aveva spinto, fin oltre met, su per il culo. Mi ha fatto male solamente a guardarla. Tra le gambe, il copriletto di raso bianco era zuppo di sangue. Ce n'erano anche tre dita sul fondo della bottiglia. Un tipo di pubblicit che a monsieur Taittinger non sarebbe affatto piaciuto. Delarche e io ci siamo scambiati un'occhiata. in fin di vita ha detto, se tocchiamo quella bottiglia potrebbe morire dissanguato in pochi minuti. Mi sono chinato su di lui. Gustave ha socchiuso gli occhi cercando di mettere a fuoco le persone che aveva davanti. Il suo viso si contratto in una smorfia di sofferenza, poi mi ha riconosciuto e le sue palpebre si sono sollevate appena su uno sguardo sconcertato.
Lezioni di tenebra 363/95

Gustave ho detto, dimmi come si chiama quella donna. Ha cercato il mio volto come se faticasse a vedermi, poi un'altra fitta gli ha strappato un lamento pi intenso. Mi senti, Gustave? Cerca di fare uno sforzo, dimmi il nome di quella donna. Ha aperto le labbra. Ci sono voluti alcuni secondi prima che uscisse un qualche tipo di suono. Mi dispiace... ha mormorato, mi dispiace... Il nome, Gus ho sbottato, dimmi quel maledetto nome. Martine... ha piagnucolato, non pensavamo che... non sapevamo che l'avrebbe uccisa. Mi... mi dispiace tanto.... Coccioni mi ha messo una mano sulla spalla. alla fine ha detto, non ti sente. Mi sono ravviato i capelli con aria afflitta. Stavo per allontanarmi ma ho visto che le sue labbra si muovevano ancora. Ho avvicinato il viso al suo. Ic... us.., ha mormorato, un... dici, ic... icus... Merda, Gustave ho urlato, piantala con le cazzate e dimmi il nome di quella puttana! Ma... mada... ha gorgogliato, madame... I suoi occhi si sono come spenti. Pezzo di merda... ho sospirato. Non ti dir pi nulla, amico mio ha borbottato Michel. Alain Servandoni entrato nella stanza. Mi ha salutato, poi ha visto la bottiglia di champagne che sporgeva dal fondoschiena di Gustave. Santa merda ha detto, non vorrei essere al posto del tipo che dovr toglierla da li. Deslandes scappata di corsa premendosi due dita sulle labbra. Alain ha abbozzato. Che razza di maniera di merda di morire ha detto Coccio. Perch, ne conosci qualcuna divertente? Coccioni stava pensando. Cosa diavolo voleva dire con "undici icus"? Servandoni ha fatto un gesto come per dire che lui proprio non lo sapeva. Go ask Alice ha canticchiato, I think she'll
96/363 Enrico Pandiani

know... Ecco che cos'era l'appuntamento di cui Gustave e Vronique avevano parlato nella telefonata intercettata da Rogliatti. Dovevano vedersi con la maledetta baldracca, due masochisti che bazzicavano la sadica sbagliata. Sono rimasto qualche istante a guardare quel cadavere che solamente poche ore prima avevo visto agitarsi e urlare davanti a me. Ho provato compassione per lui, per quelle corde che stringevano impietose le sue membra e per quella bottiglia assurda che gli aveva tolto la dignit prima ancora che la vita. Poi ho pensato che a causa sua era morta Martine. Guibert e Saunire sono entrati nella stanza con altri due dei loro. Avevano tutta l'attrezzatura di prammatica, dalla pila atomica al pendolo di Foucault. Se vi togliete di mezzo ha detto Guibert, noi possiamo cominciare il nostro lavoro. Facci sapere se trovate qualcosa, Philippe ho detto lasciando la stanza. Ehi, Mordenti mi ha urlato dietro, che ne facciamo di questo tizio con la bottiglia nel culo? A meno che non lo vogliate impagliare per metterlo sul caminetto, vi consiglio di portarlo all'obitorio. Sono tornato in salotto. Mi giravano talmente veloci che avevo caldo tra le gambe. Ho preso il telefonino e ho fatto il numero di Leila, pronto a farmi versare addosso un altro pentolone di merda bollente. Ha risposto al terzo squillo. Sono io, Leila ho detto cupo, dimmi tutto. Ho sentito dei Deshayes ha detto, brutto colpo. Ho fatto una coglionata, lo ammetto. Avrei dovuto dare retta alla mannequin. Se mi posso permettere, capo, dovresti condividere i tuoi fantasmi con il resto della squadra. Cercher di darmi una regolata ho brontolato. Che mi dici dei nostri amici masochisti? Flamant e io abbiamo avuto un pomeriggio interessante
Lezioni di tenebra 363/97

ha detto con voce piatta. I primi due locali che abbiamo visitato erano bettole rivoltanti, abbiamo trovato soltanto sporcizia e tristezza. Nient'altro che tre o quattro squinternati che leggevano riviste porno. Non avevano mai sentito parlare di quella donna n di qualcuno che le somigliasse. Delarche ha attraversato il salotto diretto verso l'uscita. Mi ha fatto segno che ci saremmo sentiti, poi sparito portandosi via la sua elegante valigetta. Guardandomi attorno ho notato che la baldracca aveva aperto tutti i mobili e i cassetti dell'appartamento. Cercava proprio qualcosa. Hai sentito quello che ti ho detto? la voce di Leila era impaziente. S, scusami, salutavo Delarche che se ne sta andando. Hai altro da dirmi? Forse ho una traccia ha detto esitando, ma non ti eccitare, piuttosto esile. Dimmi. Il terzo priv mi sembrato di un livello decisamente superiore. Il padrone, tale... l'ho sentita sfogliare un taccuino, tale Mustapha Ben Bouali, quando gli abbiamo chiesto se avesse mai incontrato una tizia cos e cos, tipo come l'hai descritta tu, ha detto che una sera, circa una settimana fa, stato al Liaisons Dangereuses, che guarda caso il quarto locale della lista. Stringi, Leila, mi stai uccidendo ho piagnucolato. Ha ridacchiato. Al Liaisons Dangereuses pare ci fosse una serata speciale, bondage giapponese o qualcosa del genere. Shibari. Un nome cos. Beh, la matresse, cos l'ha chiamata lui, la tipa che quella sera teneva la lezione, era una rossa piuttosto sexy e ben fatta, mascherata con un foulard di seta nera. Che altro ti ha detto? Quando la serata finita, la rossa se n' andata in compagnia di tre uomini che, secondo Ben Bouali, sembravano guardie del corpo. Quando ha chiesto alla sua collega del Liaisons
98/363 Enrico Pandiani

chi diavolo fosse, lei gli ha detto che non lo sapeva e che la conosceva soltanto come Madame Satin. il nome che ha cercato di dire Gustave... ho brontolato. Potrebbe essere una pista ha detto Leila sottolineando il suo stupore con un breve fischio. E cos'altro ha detto? Qualcosa tipo "undici icus". Non ho proprio idea di cosa volesse dire. Senti, Flamant e io ci chiedevamo se vuoi che facciamo un salto al Liaisons Dangereuses per saperne qualcosa di pi. Andatevene a casa, Leila, ci andr domattina con Deslandes. Avete fatto un buon lavoro. D'accordo. C' qualcos'altro che posso fare? C'era eccome. Domani, quando torni in ufficio, vorrei che ti occupassi un po' di Pinturicchio. Di Pinturicchio, capo? Che vuoi che faccia? Alla brigata per la repressione del banditismo c' quel tizio che si occupa di traffici d'arte. Pare sia l'uomo pi in gamba del sistema solare. Chiamalo e vedi un po' se ha voglia di darti una mano. Ok, in mattinata lo chiamo. Si chiama Jrme de Cabichou o Chabichou, digli che ti manda Le Normand. Prima di dirigere la baracca, il patron era a capo della BRB, questo lo far scattare. probabile che sia solo tempo perso, ma non si sa mai. Ok, a domani. Leila.... Dimmi, capo. Mi spiace, ho mandato tutto a puttane. Ho chiuso la comunicazione, poi sono sceso in strada lasciando Servandoni a seguire il lavoro della scientifica. Deslandes, appoggiata a una delle volanti, sembrava aver riacquistato un po' di colore. Il lampeggiante alle sue spalle accendeva bagliori azzurri tra i suoi capelli. Va un po' meglio, tenente? ho detto. Ha sorriso stancamente. Si direbbe che a lei e al suo collega
Lezioni di tenebra 363/99

vedere certe cose non faccia n caldo n freddo. Si sbaglia ho sospirato, il mio lavoro e cerco di farmelo andar bene, ma le garantisco che la notte anch'io ho i miei bravi incubi. Mi ha squadrato con aria scettica. Si stretta la giacca addosso con un gesto fiacco, l'aria stava rinfrescando. Scendendo oltre le case, il sole si era lasciato dietro una leggera bava arancione che colava dai tetti degli edifici pi alti. Uno squadrone di giornalisti sobbolliva assiepato dietro i nastri gialli in attesa che qualcuno raccontasse loro ogni cosa per filo e per segno. Nel frattempo chiacchieravano e fumavano con i flic che li stavano tenendo al guinzaglio. Che altro successo? ha domandato Malis . Le ho riferito di Leila, di Madame Satin e del priv che avremmo visitato il giorno seguente. C'era da sperare che l'assassina non fosse riuscita a trovare ci che voleva o che Gustave non avesse fatto in tempo a dirle dove cercare. Anche se sembrava improbabile, al posto suo avrei sputato fuori tutto solamente a vederla, quella bottiglia. E lui era andato parecchio pi in l. Venga ho detto, la faccio accompagnare da Metzger. Abbiamo raggiunto la Scnic di servizio girando alla larga dai giornalisti. Le ho aperto la portiera per farla salire. Si faccia una bella dormita, Deslandes ho detto, ci vediamo qui domattina. Le va bene verso le sette e mezzo? Ha fatto un cenno indolente con quella sua bella testa. Le andava bene. Ho chiuso la portiera e Constance ha acceso il motore. Una breve retromarcia, poi sono state inghiottite dal vicolo che scendeva verso boulevard de Bonne-Nouvelle. Avevo voglia di fare quattro passi. La luce adesso virava al violetto, con una tenue sfumatura di rosa spento. Il cielo che si intravedeva in alto, sopra le case, era di un azzurro profondo, appena graffiato da nuvole sfilacciate che ancora riflettevano i raggi del sole. La giornata era cominciata con un funerale e terminava con
100/363 Enrico Pandiani

la premessa di altri due. Le mie lezioni di tenebra sembravano entrare nel vivo. E io imparavo alla svelta, me ne nutrivo, accarezzavo il desiderio di vendetta ben sapendo che, prima o poi, avrei avuto quella donna tra le mani. Scendendo verso la Porte Saint-Denis mi sono sentito solo come un cane.

Lezioni di tenebra

363/101

nove

Ho fatto uno sbadiglio che ha appannato tutti i vetri della Karmann Ghia. Dalle sei di mattina ero seduto in macchina davanti alla casa di Gustave e Vronique. Tanto per cambiare, non ero riuscito a prendere sonno che a notte fonda, dormendo un paio d'ore soltanto. Invece di ciondolare per casa, svegliandomi mi ero fatto una doccia e dopo essermi sbarbato e vestito ero venuto a poltrire in auto sotto casa Deshayes. Dal lettore di CD la musica di When the Levee Breaks ha invaso l'abitacolo. L'ho alzata al massimo e sono rimasto ad ascoltare imbambolato l'attacco di batteria secco ed essenziale subito incalzato dall'armonica a bocca con quel suo suono stirato e lamentoso, sincopato dai colpi di tamburo. L'ho sentito salire, abbassarsi, trascinarsi, interrompersi e riprendersi, rotolando come un'onda. Ho lasciato che la pi bella canzone dei Led Zeppelin mi entrasse nel cervello scrollandomelo per bene.
If it keeps on raining levee's going to break If it keeps on raining levee's going to break When the levee breaks I'll have no place to stay...

Mi sono accorto che qualcuno stava picchiettando sul vetro. Ho aperto gli occhi. China sul finestrino Malis mi stava fissando con aria paziente, le labbra arricciate in una piega divertita. Ho abbassato volume e finestrino. Sta dando i numeri? ha detto. La si sente fin gi alla porte Saint-Denis. Non le piacciono i Led Zeppelin?
102/363 Enrico Pandiani

Brutta nottata? Ho spento la musica, poi sono uscito dall'auto e ho richiuso lo sportello. Non peggiore delle ultime cinque. Ha gi fatto colazione? Ha abbozzato un cenno di assenso. Indossava un leggero soprabito nero in crpe di lana, stretto in vita da una cintura e scollato abbastanza da lasciare parecchio spazio all'immaginazione. Dal ginocchio in gi le gambe erano nude e si infilavano in un paio di sandali di vernice nera talmente eleganti da lasciare senza fiato. Una borsetta leggera di pelle nera le pendeva dalla spalla. Mi ha fatto venire in mente Modesty Blaise. Vogliamo salire? ho detto chiedendomi se sotto quello spolverino portasse altro oltre a pistola e mutandine. Guibert e i suoi sono gi di sopra. Passando accanto al furgone della scientifica e alla Peugeot 307 di servizio che stazionavano di fronte al portone siamo entrati nell'androne. Su per le scale faceva quasi freddo. Davanti alla porta spalancata dell'appartamento due flic in uniforme facevano la guardia fumando e chiacchierando sottovoce. Il sangue e gli escrementi di Vronique si erano seccati sul pavimento dell'ingresso lasciando una macchia scura, larga e striata, ancora pi inquietante di quanto non lo fosse stata in presenza del cadavere. L'abbiamo scavalcata per raggiungere gli scienziati che avevano ripreso a perquisire l'appartamento e stavano facendo gli ultimi rilievi. Spremuta multipla di falangi, poi Philippe ha sorriso a Deslandes tuffando qualche secondo lo sguardo in quella scollatura da capogiro. Forse anche lui si domandava cosa ci fosse l sotto. Avete gi trovato qualcosa? ho chiesto guardandomi intorno. Calma, amico, non siamo mica a Siesailasvegas ha detto pulendosi distrattamente il naso. Il nostro compito rilevare la scena del crimine e raccogliere la merda. A studiarla ci pensano i cervelloni. Dopo aver osservato con attenzione il preLezioni di tenebra 363/103

zioso reperto nasale, lo ha riavvolto nel fazzoletto e lo ha riposto in una delle tasche del suo cartamodello usa e getta. Abbiamo mandato al laboratorio quel poco che abbiamo trovato ieri sera, ma se speri in qualche impronta sensazionale dovr deluderti. Ne abbiamo trovate un casellario completo, gli amici di questi due toccavano tutto. Reperti organici? Philippe ha fatto spallucce. Se quando entrata qui dentro aveva intenzione di ucciderli, non si sar certo messa a sbaciucchiarli o a sputare per terra. Comunque tutto quello che troviamo finisce al quai de l'Horloge per essere analizzato. Deslandes e io ci siamo guardati in silenzio. Si sentiva soltanto il rumore discreto dei ragazzi della scientifica che frugavano l'appartamento. Nei suoi occhi m' sembrato di vedere una buona dose di riprovazione. Se avessimo fermato Gustave e sua moglie quando l'aveva detto lei, probabilmente non sarebbero morti. E magari ci avrebbero dato un mucchio di informazioni. Capo, abbiamo trovato qualcosa. La voce di Martinez ha interrotto il duello di occhiate tra me e Deslandes. Juan Martinez era l'esperto in perquisizioni della squadra di Guibert, per lui l'ago nel pagliaio era roba di tutti i giorni. Ci siamo accodati in silenzio e siamo entrati nello studio. Prima di essere rivoltato come un guanto era stato un bello studio. Adesso era un casino d'inferno. Tra gli altri, sulla scrivania erano impilati i cinque volumi di un'enciclopedia di paleontologia. Il sesto era aperto. Martinez ci ha messo dentro le dita e ne ha estratto un computer piatto di metallo satinato. un Mac Book Air ha detto. Mi sono avvicinato. Da met in poi, le pagine del volume erano state incollate tra loro, poi scavate per ricavarne uno scomparto nascosto. Un lavoretto ben fatto ha detto Martinez, ha usato una copia del quinto volume con la finta sovracoperta di un numero sei. un espediente un po' ingenuo, ma alla fine nessuno
104/363 Enrico Pandiani

pensa pi a questi libri posticci. Ottimo lavoro, Juan ha detto Guibert prendendo il computer dalle mani del suo collaboratore. Probabilmente cercava questo ho brontolato, Gustave stato in gamba a tenerlo nascosto a quella donna, champagne o non champagne. Dev'essere svenuto prima che lei riuscisse a farlo parlare ha detto Malis, dopodich le sar mancato il tempo o ha pensato che fosse morto. Certo che quella tipa ha un bel sangue freddo ha detto Guibert, con tutti voi altri sotto casa. Lo possiamo accendere? ho chiesto per tagliare corto con l'apoteosi della baldracca. Ha chiuso il finto volume, vi ha appoggiato sopra il computer e lo ha aperto. Una cartolina che si trovava tra tastiera e schermo scivolata per terra. Mi sono chinato e l'ho presa per un angolo con due dita. Era uguale a quella che mi aveva dato il padre di Martine, una riproduzione del Cristo morto di Andrea Mantegna. Sul retro Martine aveva scritto due righe: Gustave, questa era sulla tua scrivania. Te l'ha data lui? Gus, piantala di fare lo scemo, dammi una mano o finiamo tutti nei casini! Chi "lui"? ha domandato Deslandes guardando da sopra la mia spalla. Non ne ho idea, ma Ges Cristo comincia a saltare fuori un po' troppo spesso. Ho infilato la cartolina nella busta di carta che mi ha dato Guibert. Philippe, vedi se ci sono delle impronte ho detto, poi mi sono rivolto a Martinez: Accenda questo computer, amico. Ha pigiato un bottoncino. C' stato un breve suono, tipo apriti cielo, mentre lo schermo si illuminava di un bagliore grigio perla. comparsa una specie di ventolina che ha girato su s stessa finch lo schermo non diventato blu. Poi saltata fuori una finestra con il campo per digitare una password e la laconica dicitura: FILEVAULT REQUIRES THAT YOU TYPE THE PASSWORD
Lezioni di tenebra 363/105

FOR THIS USER ACCOUNT.

Ci siamo guardati in faccia l'un l'altro. La maledetta password era da mettere in conto. Oggi non fai pi nulla senza, nemmeno al cesso puoi pi andare, te ne chiedono una anche per tirare l'acqua. Era prevedibile ha detto Guibert, non si nasconde cos un computer per poi lasciare che chiunque lo possa accendere. Lo so anch'io che era prevedibile, Philippe. Che diavolo possiamo fare? Caron! ha urlato Guibert. Dalla camera da letto arrivata una via di mezzo tra l'uomo e lo struzzo. Il collo era lungo quasi il doppio del mio e sosteneva una testa rotonda con un naso simile al becco di un tucano. Il cartamodello bianco rivelava la magrezza impressionante dell'individuo, che si avvicinato infilando un paio di occhiali dalla spessa montatura di tartaruga. Dimmi, capo ha squittito. Guibert gli ha mostrato lo schermo. Che roba ? ha domandato. Il lungo ha guardato l'immagine per un paio di secondi. FileVault ha detto. Questo lo scoprivo da solo ha detto Philippe, ti ho chiesto che roba . FileVault una tecnologia presente nell'Os X 10.4, il sistema operativo di Macintosh ha recitato l'esperto. Provvede a cifrare e decifrare in tempo reale la directory home dell'utente in modo totalmente trasparente. L'algoritmo di cifratura utilizzato l'AEs a 128 bit che garantisce un'elevata sicurezza contro qualsiasi tipo di attacco... Cosa succede se lo scardiniamo? ho detto per metter freno alla lezione di informatica. Caron ha tirato su col naso, poi ha guardato Guibert che ha fatto un cenno con il capo. Se cercate di entrare senza la password, tutti i file verranno disintegrati.
106/363 Enrico Pandiani

In laboratorio potreste aprirlo? ha domandato Malis . Lo struzzo in pigiama arrossito, poi ha fatto spallucce. probabile, signora, ma ci vorr un po' di tempo. Silenzio in aula. Qualcuno si ravviato i capelli, qualcun altro si scaccolato, Caron si schiarito la gola. Io mi sono guardato intorno. Volumi di paleontologia e foto di scheletri di dinosauri da tutte le parti. Ossa di qui, ossa di l. La gente ha poca fantasia quando deve inventare una password e ha paura di dimenticarla. Valeva la pena di tentare. Possiamo fare dei tentativi o salta tutto per aria? ho chiesto a Caron. Tre tentativi alla volta e tra l'uno e l'altro meglio riavviare il computer. Ho guardato Deslandes. Pu chiedere a Rolland di raggiungerci gi alla scientifica? ho detto. Mi ha scrutato sorpresa. Rolland? ha mormorato. S, ho bisogno di quel simpaticone, forse mi pu aiutare. Gli dica di portarsi dietro un paio di libri sui dinosauri. Guibert mi stava guardando come se si fosse accorto che avevo le corna. Te lo apro io 'sto cazzo di computer gli ho detto levandoglielo di mano. Forza, andiamo da voi in ufficio. Secondo me dobbiamo usare il nome scientifico ha detto Rolland sfogliando un grosso libro pieno di figure. Per girare le pagine si umettava continuamente l'indice con le labbra. Del resto mi sembra un lavoro assurdo. A parte il fatto che la password potrebbe essere il nome della sua attrice preferita, il campo dei dinosauri piuttosto ampio, sa? Me lo immagino Rolland ho sbadigliato, ma Deshayes era un fotografo, non un cinefilo, quindi proviamo con qualche dinosauro. Ci divertiamo per un'oretta e, se facciamo fiasco, mandiamo tutto agli informatici della scientifica cos ci pensano loro, ok?
Lezioni di tenebra 363/107

Ha fatto un cenno di assenso poco convinto. Malis ci stava osservando seduta all'altra parte del tavolo, il capo appoggiato alla mano in atteggiamento annoiato. Mentre aspettavo l'arrivo di Rolland avevo dato fondo alle mie vaste conoscenze in materia. Tyrannosaurus e Velociraptor, tutto ci che avevo imparato da Jurassic Park. Ovviamente, nessuno dei due era quello giusto. Cominciamo ha detto Nassim, provi con Stegosaurus. Ci siamo fatti tutti i quadrupedi erbivori, poi i bipedi, esseri con nomi totalmente assurdi. Poi stata la volta dei carnivori e dei cornuti, dai pi grandi ai pi piccoli. Ogni tre password sbagliate ci toccava riavviare il computer. A met mattina Deslandes andata a prendere qualche caff. Stavamo per piantare tutto quando l'abbiamo trovata: Euparkeria, una specie di coso lungo appena una cinquantina di centimetri, pi simile a una lucertola che a un dinosauro. Il disco del computer era partizionato e pieno di cartelle. Inutile mettersi a cercare particolari scottanti, c'era chi lo avrebbe fatto molto meglio di me. Ho lasciato che se ne occupasse Caron. Vi mando Didier Cofferati ho detto a Guibert, vi dar una mano a scremare quello che ci interessa dal resto dei file. Ho fatto rilevare le impronte sulla cartolina che mi hai dato. Oltre a quelle di Martine, di Deshayes e di sua moglie abbiamo trovato quelle di un pregiudicato che si fatto due anni per truffa parecchi anni fa. Che tipo di truffa? Si direbbe una specie di falsario, forse traffico di valuta o roba del genere. Ho chiesto il dossier alla BRB, il tipo si chiama Calogero Vastedda, un italiano. Appena sai qualcosa mettimi al corrente. Contaci. L'ho ringraziato, poi, assieme a Malis, ho scortato Rolland alla sua auto. Strette di mano, pacche sulle spalle e complimenti, ma senza dimenticare che ci stavamo cordialmente sul culo.
108/363 Enrico Pandiani

Quindi lei e io siamo montati sulla Karmann Ghia e ci siamo diretti verso il Liaisons Dangereuses per qualche momento di sana perversione. Il traffico per uscire dall'isola era spaventoso. Per giunta ci siamo dovuti fermare tutti quanti per far passare un corteo dell'antigang proveniente a sirene spiegate dalla parte del Boul'Mich. Due furgoni e tre autopattuglie che hanno traversato il ponte alla velocit di un treno. Met degli sbirri a bordo erano affacciati ai finestrini, i volti coperti da passamontagna e i fucili M-16 puntati verso l'asfalto. Pareva avessero imbarcato il pericolo pubblico numero uno. Con una manovra mica tanto da galateo ho tagliato la strada ai miei vicini e mi sono accodato al rumoroso corteo. Il flic in coda mi ha puntato con occhi di ghiaccio sollevando di qualche centimetro la canna del suo tritatutto. Prima che gli venisse in mente di disintegrarmi, ho preso la mia tessera e l'ho sventolata fuori del finestrino. L'ammazzasette si rilassato mentre l'abbrivio ci trascinava fino al boulevard de Sbastopol sul quale li ho abbandonati tirando dritto. Anche Deslandes ha ricominciato a respirare. Se non le spiace, vorrei arrivare a destinazione tutta intera ha brontolato rilassando i muscoli tesi. Non ho risposto subito perch qualcosa nel retrovisore ha attirato la mia attenzione. Una vettura blu chiaro metallizzato che da un pezzo appariva e scompariva tra le altre auto. Ho scalato una marcia e aumentato di un filo l'andatura. Stia tranquilla ho detto, in genere so quello che faccio. Me ne sono accorta ha puntualizzato. L'ho osservata qualche attimo. Che profilo da sogno, con lo sguardo ombroso, le labbra a tromboncino e tutto il resto. graziosa, quando s'incazza. La smetta con le cretinate e guardi la strada. Ho svoltato sul boulevard de la Bonne-Nouvelle, poi Poissonire e Montmartre. Fermo al semaforo sull'angolo con la rue Drouot l'ho di nuovo vista nel retrovisore. Pensavo fosse spariLezioni di tenebra 363/109

ta e invece eccola l, una Citron C4 blu chiaro metallizzato ferma tre auto dietro la mia. Siamo ripartiti. Ho attraversato lentamente l'incrocio e quello mi venuto dietro. Che succede? ha domandato Deslandes notando le mie occhiate nello specchietto. Credo che ci stiano seguendo, una Citron blu chiaro. Con aria da nulla ha finto di prendere qualcosa dal sedile posteriore e ha dato un'occhiata attraverso il lunotto. La vedo, ne sicuro? Ci sta dietro da quando abbiamo lasciato il 36. Pensa agli amici di Gustave Deshayes? Ho svoltato in rue Chauchat e sono salito verso La Fayette. Pochi secondi e la C4 comparsa al fondo della via. Superata rue Rossini, ho preso a sinistra rue de Provence, quindi ho girato nuovamente in rue Laffitte in direzione Chteaudun. Questa , volta l'autista della C4 ha lasciato che un'altra auto si inserisse tra noi ma ha continuato a soggiornare nel mio retrovisore. Raggiunta rue de la Victoire ho voltato a sinistra, poi, dopo aver percorso duecento metri, ho inchiodato bloccando la via. Sono sceso dall'auto rimanendo accanto alla portiera aperta. La Polo bianca che il tizio aveva davanti ha svoltato ed venuta verso di me facendomi i fari come se piovesse. Si fermata a un metro dal mio paraurti mentre il muso blu metallizzato della Citron compariva sull'angolo della via. La vettura si arrestata qualche secondo, il tempo sufficiente alla figura al volante per guardare nella nostra direzione, poi ha tirato dritto accelerando ed scomparsa. Il tizio sulla Polo bianca ha dato un paio di colpetti di clacson. Altre macchine hanno svoltato fermandosi in coda dietro di noi. Con un gesto di stizza sono salito in auto e ho rimesso in moto. Ha tirato dritto, il figlio di puttana... ho borbottato. Forse non stava seguendo noi.
110/363 Enrico Pandiani

Ci stava appiccicato come una patella, tenente, e ci sapeva fare. Aveva solo l'auto sbagliata. Non star mica diventando paranoico? ha detto lei con un sorrisetto. Pu darsi che sia cos, ma ultimamente succedono cose piuttosto strane. Su questo sono d'accordo con lei. Abbiamo parcheggiato al fondo di rue de la Victoire e fatto quattro passi fino a rue de Mogador. Il numero 20 era un elegante portone accanto alla Maison Grecque. Ma il lusso finiva l, per raggiungere il locale bisognava scendere in una specie di cantina puzzolente. Madame Olivia Amoako, una grassa signora nera con il fiato che puzzava di cipolla, aveva fatto di tutto per dare un tono al priv. Foschi tendaggi di damasco nero, stampe erotiche di un certo pregio e la moquette per terra. Attorno alla sala principale erano disposti divanetti e tavolini piuttosto male in arnese. Dopo aver valutato la veridicit dei nostri documenti ci ha fatti accomodare. A pochi metri da noi una ragazzina nuda era legata a una sedia con qualche chilometro di corda bianca. Vent'anni a largheggiare. Un tizio a torso nudo, con indosso solamente jeans e anfibi, la stava impastoiando, descrivendo la tecnica a due uomini e tre donne che stavano a guardare. Che posso fare per voi? ha domandato Olivia. Una sera lei ha tenuto uno stage, chiamiamolo cos, sulla tecnica di bondage giapponese che si chiama Shibari. successo pi o meno una settimana fa, ricorda? Ha sorriso. Aveva capelli ricci, corti e grigiastri. Le sopracciglia erano state rasate e sostituite da due segni arcuati disegnati con una matita rossa. Le davano un'aria di annoiata sufficienza. Ci pu scommettere che me ne ricordo. stata una serata con i fiocchi alla quale ha partecipato un mucchio di gente, arrivavano anche da altri priv. Un bel colpo, se posso dire. Ci interessa la persona che stava in cattedra, madame
Lezioni di tenebra 363/111

Amoako, cosa ci pu dire di lei? Madame Satin.... Uno sguardo lubrico ha attraversato i suoi occhietti a mandorla. Una vera leggenda, averla nel proprio locale cosa rara, nonch un grande privilegio. Mi racconti com' andata. Ha fatto spallucce. Ho saputo che si trovava in citt e ho chiesto a un'amica di combinare la serata. Non ci contavo, a essere sincera, invece madame ha accettato. M' costato un occhio della testa, ma il bilancio l'ho chiuso in attivo. Questa dea della perdizione ha per caso un nome normale? probabile, ma io non lo conosco. Il tipo piuttosto eccentrico, nessuno sa chi sia realmente. Quando si trova a Parigi pu succedere che abbia voglia di fare qualche serata. Nel caso, si fa viva attraverso persone di sua fiducia e solo dopo aver fatto una montagna di controlli. C' chi ancora convinto che in realt Madame Satin sia una leggenda metropolitana, ma era qui nel mio locale e vi garantisco che ha il dono della presenza scenica. Nessuno che l'abbia vista in faccia? Ne dubito, porta sempre una parrucca e copre il viso con un foulard di seta nera. A fare in modo che i curiosi si tengano alla larga ci pensano le sue guardie. Come ha fatto la sua amica a contattare Madame Satin? ha chiesto Deslandes. Non saprei che dirle, se sei fortunato lei che ti cerca. In realt le piacciono le donne. possibile che sia gi stata qui altre volte senza farsi riconoscere. Probabilmente frequenta i priv alla ricerca di schiave e concubine. Quando ne trova una che la solletica, la fa contattare per passare qualche ora in sua compagnia. Sembrava stesse parlando della Madonna. Quella lurida assassina se ne andava in giro per Parigi come una regina, lasciandosi alle spalle una scia di cadaveri e donne affrante. La tipa legata alla sedia ha voltato il viso verso di noi e i suoi
112/363 Enrico Pandiani

occhi hanno incontrato i miei per qualche istante. Caschetto biondo grano, occhi azzurri e una bocca meravigliosamente disegnata. Una delizia del creato. Legata a quella sedia sembrava ancora pi dolce e delicata. Prima di distogliere lo sguardo, la spudorata mi ha fatto l'occhiolino. Qualcuna delle sue clienti ha avuto questa straordinaria fortuna? ho detto a Olivia. Ha finto di pensare. S ha ammesso. La donna che quella sera si lasciata legare per la lezione. Una tardona che frequenta il locale, se posso dire. Il fine settimana scorso lo ha trascorso con Madame Satin. Una tardona? ha detto Malis con tono asciutto. La donna ha sogghignato. Le chiedo scusa, tenente, intendevo una signora di una certa et come me, non una ragazza bella e giovane come lei. Deslandes l'ha fissata mascherando a malapena il fastidio. In quella spelonca da quattro soldi pareva un capolavoro dell'arte classica. Ha un nome questa signora di una certa et? ho sospirato. Mi ha fatto un cenno con il dito indice, poi si alzata per trascinarsi a passi lenti verso l'ufficio. Indossava una lunga tunica africana dai toni marroni e portava ai piedi un paio di sandali arancioni. Me la sono vista che legava una giovane giumenta nuda e mi passato l'appetito. tornata da noi con una di quelle scatolette di tolla per tenere le matrici delle tessere. L'ha aperta, ha frugato tra le carte e mi ha messo in mano un cartoncino tutto ciancicato. Gwendoline de Sarm, si chiamava la tardona. Suonava falso lontano un chilometro ma c'era un indirizzo, 72 boulevard de Clichy. In calce erano elencati i pregi della concubina: dolce, remissiva, appassionata, disponibile, abbastanza porca eccetera eccetera. Aveva pure un optional: ama essere legata ma con una donna pi giovane pu essere dominante. Un tipetto dalle mille risorse. Questo non il suo vero nome ho detto.
Lezioni di tenebra 363/113

No commissario, qui il proprio nome lo si dimentica varcando la soglia. La tipa legata alla sedia mi ha dato un'altra occhiata. Nel frattempo altre due coppie si erano messe a fare i compiti sotto lo sguardo vigile del professore. Le ricordo che se per caso conosce il vero nome di questa donna e non me lo dice potrebbe passare un brutto guaio, madame Amoako. Non vorrei fosse costretta a chiudere questo paradiso. Ha schioccato le labbra scure con aria innocente. Se lo sapessi glielo direi, mi creda, non voglio guai con la polizia. Le ho messo in mano un mio biglietto. Mi faccia avere un elenco di tutte le sue socie di sesso femminile ho detto alzandomi dalla sedia, entro questa sera. Ma commissario ha piagnucolato. Niente ma, bellezza, altrimenti le mando la Mondaine un giorno s e l'altro pure. Siamo usciti. Dopo la puzza di umanit sudata del seminterrato ho trovato la luce del sole molto piacevole. Tornando alla macchina Malis e io abbiamo camminato fianco a fianco, facendo lo slalom tra la gente che affollava i marciapiedi. Che donna orribile ha detto Deslandes chiudendo la portiera. Anche l'ambiente non era male. Forza, tenente, andiamo all'indirizzo di quella tipa. palesemente falso, commissario. Lo so, ma disgraziatamente siamo due flic e ci tocca controllare. Ho acceso il motore e sono partito. Abbiamo fatto il giro dell'isolato, poi via verso nord lungo rue de La Rochefoucauld fino su a place Pigalle. Poi abbiamo infilato boulevard de Clichy. Ci siamo fermati davanti al 72. Malis ha guardato fuori del finestrino ed scoppiata in una risata cristallina. Gwendoline ha dello humour ha detto.
114/363 Enrico Pandiani

Non ci trovo niente da ridere ho brontolato fissando l'insegna del Muse de l'rotisme.

Lezioni di tenebra

363/115

dieci

Ho attraversato il vecchio cortile lastricato del 36 chiedendomi dove diavolo mi fossi messo in mente di arrivare. I miei colleghi si sbattevano per lavorare a un'indagine che si stava rivelando piuttosto impestata e magari si aspettavano la mia collaborazione. Io, al contrario, inseguivo la mia preda senza preoccuparmi dei bastoni che mettevo loro tra le ruote. Per ora Servandoni aveva nicchiato, ma sia Deslandes sia Leila mi avevano manifestato senza mezzi termini la loro irritazione per quella mia assurda partita. Malis era rientrata al suo commissariato per riferire a Steinmetz gli scarsissimi risultati ottenuti fino a quel momento. Dovevo fare attenzione, se Steinmetz decideva di mettersi a giocare sporco avrebbe potuto procurare seri problemi a me, alla mia squadra e soprattutto a Le Normand. Mi sono augurato che il tenente pi elegante di Francia avesse deciso di non dirgli proprio tutto. Sono salito al terzo piano e ho raggiunto il nostro ufficio. Servandoni, Coccioni e Flamant stavano esaminando una serie di immagini delle due false vecchiette tratte dal video ripreso sotto casa dei Deshayes con la telecamera del sottomarino. Cofferati era alla scientifica e Rogliatti stava pulendo e riordinando la sua cucina economica. Le ho passate una per una. Le due donne erano quasi sempre di schiena o di profilo stretto e quando, per un motivo o per l'altro, si voltavano verso la telecamera tenevano la testa bassa proteggendo il viso con le tese dei cappelli. Sembrava proprio che sapessero di essere filmate. Erano truccate pesan116/363 Enrico Pandiani

temente da persone anziane, con rughe, grinze, verruche, couperose e tutto il resto. Impossibile penetrare le loro maschere grottesche. Quella schifosa maledettamente in gamba ho brontolato. Troviamo il movente e troveremo anche lei ha detto Alain. Dobbiamo invertire le parti, si direbbe che per ora siano stati loro a dare la caccia a noi. Hai qualche idea? Si tolto gli occhiali, li ha guardati controluce, poi, prima di rimetterli sul naso, li ha puliti con un lembo della camicia. Boh, abbiamo due new entries, per esempio quella di cui ti ha parlato il padre di Martine e il tizio che ha incontrato Deshayes mentre lo pedinavi. Potrebbero essere la stessa persona, facciamo un identikit e vediamo cosa ci dicono da Art-en-Images. Certo, cos prima che l'agguantiamo quella maledetta fa fuori anche lui. Non so se sia la nostra assassina a tenere le fila di questa faccenda, ma di sicuro una che si d da fare. Tiene gli occhi aperti e ha orecchie molto grandi. Il telefono sulla scrivania si messo a suonare. Ha risposto Flamant che si trovava nei pressi. Ha scambiato due parole con l'interlocutore, poi si appoggiato la cornetta sulla spalla. il centralino ha detto guardando me, hanno in linea una tizia che ha chiesto di parlare con te, la vuoi prendere? Chi diavolo ? Non lo sanno, non ha voluto dire il nome. Mi sono avvicinato e ho preso la cornetta dalla sua mano. Mordenti ho brontolato nel microfono. lei che questa mattina venuto al Liaisons Dangereuses con quella fighetta? ha domandato la voce di una giovane donna. S, sono io, di che si tratta? Ha ridacchiato. Sono tutte cos le vostre colleghe? No, io ho una fortuna sfacciata. Senta, mi spiace ma in questo momento sono piuttosto impegnato. Ok, ok... Ho sentito ci di cui parlavate con l'orrenda signoLezioni di tenebra 363/117

ra Amoako. Io sono quella legata alla sedia, ricorda? Difficile dimenticarla, mademoiselle. Il motivo della telefonata? Ho letto sul giornale quello che le successo, commissario, l'ho riconosciuta dalla foto. Immagino sia stato terribile, quindi ho pensato che potevo darle una mano. Gentile da parte sua, posso sapere il suo nome? Non necessario ha ridacchiato. Non l'ho chiamata subito perch preferivo non parlare davanti agli altri. Non voglio guai, capisce? Alla perfezione ho sospirato, l'ascolto. Quella donna di cui stavate parlando, Gwendoline, quella che si incontrata con Madame Satin, in realt si chiama Christiane. Sono rimasto in silenzio. Lei e io ci siamo incontrate qualche volta ha detto ancora, lei la mia matresse, capisce? Capisco. Ha un cognome o un indirizzo? Purtroppo no, so solamente il suo nome, ma so anche che dirige una scuola materna. Almeno, cos mi ha detto. Una scuola materna? Mi sta prendendo per il culo? La smetta, le dico che dirige un asilo a Le Kremlin-Bictre. Alain, Michel e Aurlien mi stavano fissando perplessi. Ho soffiato gonfiando le gote. Mi sente, commissario? ha detto sbuffando la bondagette. S, signorina, la ringrazio, stata gentile a chiamare. Con le informazioni che mi ha dato riuscir a trovarla. rimasta in silenzio qualche secondo. Sentivo il suo respiro. Lei mi rimasto impresso ha detto infine, proprio carino, non le piacerebbe legarmi qualche volta? Mi sono schiarito la gola. Non il mio mestiere, signorina, ma se le capita di rapinare una banca me lo faccia sapere che corro a metterle le manette. Ha riso. Una cascatella di acqua d'alta montagna, cristallina e rinfrescante. L'ho bevuta avidamente, mi ha fatto bene. Non
118/363 Enrico Pandiani

mancher ha detto. stato un piacere, commissario mi saluti la sua bella amica. Ho rivisto quella sfacciata mentre mi faceva l'occhiolino. Signorina... Mi dica. Stia attenta l fuori, quello che fa pu essere pericoloso. Star in guardia, commissario, addio. Ha riappeso. L'ho fatto anch'io. Mi sono fermato qualche momento a pensare a lei, cos giovane, cos bionda, cos legata. Una colomba fra gli avvoltoi. Ho preso una penna e ho scritto tutto su un pezzetto d carta, poi l'ho dato a Flamant. Olivier, devi trovarmi una scuola materna a Bictre. La direttrice si chiama Christiane. Ha guardato il foglietto come se gli avessi messo in mano le mutande di Coccioni. Tutte qui le informazioni? Quante scuole materne vuoi che ci siano a Bictre? Non mica New York, datti da fare. Si infilato la giacca e ha raggiunto la porta. L'ha aperta si trovato davanti Le Normand. Il patron entrato preceduto dal fumo dolciastro delle sue sigarette russe. Flamant lo ha lasciato passare con un deferente sorriso da cortigiano, poi sgattaiolato fuori chiudendosi silenziosamente la porta alle spalle. Stanno arrivando i due soci di Art-en-Images ha esordito l'uomo di sasso rivolgendosi con tono annoiato a Servandoni. Sono accompagnati dal fior fiore degli avvocati parigini. Vorrei che li riceveste in sala riunioni e che ci andaste con i piedi di piombo. Si tratta delle ultime due vittime ha detto Alain, vogliamo parlarne un po' con loro. Cosa pensate che vi possano dire quei due? Prima Martine Delvaux, adesso Gustave Deshayes ha detto Michel. Ci aspettiamo che facciano uno sforzo per aiutarci a
Lezioni di tenebra 363/119

capire chi sta decimando i loro dipendenti. Chappaz ha amici potenti ha detto poco convinto il patron. Ho appena parlato al telefono con il prefetto, si raccomandato una certa prudenza. La possibilit che quei due non c'entrino nulla piuttosto remota ha detto Alain. Cercheremo di pomparli senza esagerare. Le Normand si carezzato lentamente il mento di granito, le sopracciglia corrucciate in una piega scostante. Un ultimo tiro dalla sua effeminata sigaretta, poi l'ha schiacciata in un posacenere di marmo verde con tre ochette d'ottone che camminavano sul bordo. Gli avvocati non permetteranno che parlino ha borbottato, ma tant', tenetemi al corrente. Poi mi ha fissato. Posso dirti due parole? Senza aspettare il mio regale consenso si voltato dirigendosi a lunghi passi verso la porta. Gli sono andato dietro fino in corridoio. Ci siamo fermati ai piedi della scala che porta gi al piano degli dei. Mi giunta voce di una tua tendenza a voler fare il ranger solitario ha detto indicando con un dito il lobo dell'orecchio. Te lo dico una volta per tutte: ho tre brigate da mandare avanti, qui dentro. Solo alla Crim abbiamo sette inchieste una pi rognosa dell'altra. Non ho tempo di pensare agli attacchi di isterismo di uno dei miei ragazzi. Mi ha puntato un dito sul petto. Vi siete fatti fulminare sotto il naso due preziosi testimoni. Se vuoi rimetterci il culo assieme ai tuoi compagni, devi solamente continuare cos. Siamo rimasti l'uno davanti all'altro, immobili, i suoi occhi scuri piantati nei miei. La minaccia era tutt'altro che velata, mica c'era bisogno di leggere tra le righe. Ho fatto un gran respiro. chiaro il messaggio? ha grugnito. Ho annuito con un cenno del capo. Non ho sentito bene. Il suo volto granitico si avvicinato
120/363 Enrico Pandiani

al mio, le punte dei nostri nasi si sono sfiorate. Il suo alito sapeva di sigaretta e menta piperita. Chiarissimo ho detto furibondo. Ha fatto un gorgoglio soddisfatto, poi ha cominciato a scendere le scale. Si fermato a met della prima rampa e si voltato verso di me. Voglio quell'assassina tanto quanto te ha detto, ma mi occorrono i suoi complici nello stesso pacchetto. necessario che questa indagine sia chiusa con successo. Datevi da fare. Sono rimasto ad ascoltare i suoi passi pesanti che si allontanavano gi per i gradini. L'antica amicizia di Le Normand con mio padre continuava a salvarmi dall'inevitabile, ma se volevo essere presente nel momento in cui avremmo catturato quella donna dovevo piantarla di trovarmi in simili situazioni. Un drappello di persone si stava dirigendo verso di me lungo il corridoio. Assieme a Coccioni e Servandoni c'erano Chappaz e Devaux con due facce pi grigie del completo dei quattro avvocati che li stavano accompagnando. Cenni di saluto, zero sorrisi, parecchia tensione. Mentre Coccio li scortava verso la sala riunioni, Alain mi ha messo in mano un bigliettino. Ti ha cercato De Clock, pare abbia delle novit ha detto. Vai da lui, con questi possiamo sbrigarcela Michel e io. L'ho salutato e sono filato via. A met del cortile ho incontrato Leila che stava rientrando con Metzger. Torno adesso dall'ufficio di Jrme de Chabichou ha detto allegra. Credo di sapere chi Pinturicchio. Sto andando da Maurice ho detto, accompagnami, cos mi racconti tutto. Ha mollato a Constance tutte le cartelline che aveva in mano tranne una e siamo usciti sul quai des Orfvres. Luglio stava per entrare in scena e Parigi era piena come un uovo di turisti. Sciamavano come formiche spogliando la citt attraverso i mirini delle loro macchine fotografiche. Spara ho detto con tono ansioso. Questa mattina ho chiamato Chabichou ai Brocs, ha detto
Lezioni di tenebra 363/121

Leila, stato molto gentile e mi ha invitata su da loro. Il gruppo Repressione del Furto d'Oggetti d'Arte, i Brocs o gli Antiquaires, come li chiamano nel giro, sarebbero la sezione traffici d'arte della BRB, quelli che se qualcuno si frega la Gioconda dovrebbero darsi una mossa per ritrovarla. L per l hanno nicchiato cercando di convincermi che Pinturicchio non gli diceva nulla. Poi hanno ammesso di conoscerlo tirando fuori un caso di una dozzina di anni fa, cos hanno finto di fare qualche ricerca in archivio. Ha sfilato un paio di fotografie dalla cartellina e me le ha messe in mano. Calogero Vastedda di Scacciata ha detto, nobile siciliano e falsario abilissimo. Oggi dovrebbe avere intorno ai settant'anni. Nell'ambiente era conosciuto come Pinturicchio. Cazzo, la persona che ha incontrato Gustave ed pure il pregiudicato di cui parlava Guibert. Le sue impronte erano sulla cartolina che abbiamo trovato nel computer in casa Deshayes. Il tizio nella foto, ritratto di fronte e di profilo, portava un bel numero sul petto. Era in bianco e nero, pi giovane, un poco pi in carne e con i capelli meno bianchi, ma si trattava senz'ombra di dubbio della stessa persona che aveva incontrato Gustave. Accanto a lui sulla seconda istantanea c'era l'uomo che avevo visto con la madre di Martine al funerale. Era parecchio pi giovane anche lui. Chi lo spilungone sulla foto? Jrme de Chabichou. Sei sicura? L'ho appena incontrato, cos' che non ti torna? Era al funerale di Martine, parlava con la madre. Cavolo, e me lo dici adesso? Non l'avevo riconosciuto, un tipo maledettamente schivo, niente foto, poche notizie, conosci il genere, i giornali lo chiamano il Barone. Si rabbuiata. Questo spiegherebbe alcune cose ha bron122/363 Enrico Pandiani

tolato. Pensi che ci sia sotto qualcosa? ho chiesto. Ha fatto una smorfia. Forse mi sbaglio, ma mi parso che Chabichou e compagni siano pi interessati al nostro amico di quanto volessero farmi credere. Li ho trovati molto reticenti. Credi che anche loro stiano dietro a Vastedda? Ha fatto spallucce. Trattandosi di arte non mi stupirebbe. Quando ho detto che stavamo indagando sull'omicidio di Martine ho subito sentito parecchia elettricit nell'aria, sai cosa intendo, occhiate, sguardi corrucciati, silenzi, quel genere di cose. E c' dell'altro; forse una mia impressione, ma quando ho tirato fuori dal cilindro Pinturicchio si sono dati un po' troppo da fare per fingere di non sapere chi fosse. Ma poi hanno calato le braghe, no? Sono stata insistente ha detto con un sorrisetto. Mi conosci, sono un cane da caccia, quando addento un culo non lo mollo tanto facilmente. Abbiamo camminato in silenzio per qualche momento. Il sole picchiava come un maglio. Che ti hanno detto di Vastedda? Parecchie cose. Negli anni Settanta era piuttosto noto per la qualit straordinaria dei suoi falsi, nel ramo veniva considerato un pezzo da novanta. Lo hanno beccato mentre cercava di vendere un Antonello da Messina al Louvre. Quelli del museo erano convinti dell'autenticit del quadro, ma il finanziatore ha voluto fare un esame sull'et della tavola e si scoperto che il legno non aveva pi di duecento anni. Si fatto due anni di galera alla Sant. Doveva farne quattro ma uscito per buona condotta. Da allora non ha pi avuto problemi con la giustizia. Sappiamo dove trovarlo? Questo il problema, scomparso da parecchio tempo, domicilio sconosciuto. Pensano sia ancora a Parigi ma non ne hanno la matematica sicurezza. Comunque mi sembrato che anche ai Brocs piacerebbe fare quattro chiacchiere con lui. Se
Lezioni di tenebra 363/123

proprio ti devo dire, ho avuto l'impressione che il nostro interesse per Vastedda li infastidisse parecchio. Ci siamo fermati accanto alla mia auto e le ho restituito le foto. Leila mi ha fissato mordicchiandosi il labbro inferiore. Hai idea di cosa stesse cercando Chabichou al funerale? Ho fatto spallucce. Forse stava dietro a Gustave e Vronique, oppure voleva parlare con i genitori di Martine, cosa vuoi che ne sappia? Beh, questo apre nuovi orizzonti, non credi? Gi, si direbbe che i Brocs stiano conducendo un'indagine parallela. Stagli dietro e vedi se riesci a scoprire qualcosa. A ogni modo fondamentale prendere Vastedda. Martine potrebbe essere morta per colpa sua, lo dobbiamo acchiappare. Rischiamo di generare un conflitto di competenze ha detto lei, ma vedr di trovare una strada alternativa. Se si trova a Parigi, prima o poi qualcuno ci dir dove si nasconde. Ci siamo salutati. Leila ha risalito il quai per tornare alla Grande Bite. Mi sono guardato attorno mentre un fiotto d'ansia mi scalciava nel petto. Quello che mi aveva appena detto Leila era inquietante. Se i suoi sospetti erano fondati, era possibile che i Brocs stessero lavorando a qualcosa di molto simile alla nostra inchiesta. E Leila non era certo una sprovveduta, il fatto che avesse avuto la sensazione bastava a mettermi di cattivo umore. Alla Maison Pointue Jrme de Chabichou era considerato una star, se avesse deciso di toglierci di mezzo gli sarebbe bastato schioccare le dita. Era un'eventualit che bisognava mettere in conto. Ho guidato fino a place Mazas e ho parcheggiato nei pressi del laboratorio di tossicologia. Dopo aver mostrato la patacca al gendarme di servizio, sono salito alla sezione balistica. De Clock era seduto alla scrivania del suo ufficio. Mi sono accomodato davanti a lui. Il piano del tavolo era ingombro di carte, documenti, dossier e libri. C'era anche una scatola di plastica trasparente con dentro una pistola ceca CZ Mod. 97 B, due carica124/363 Enrico Pandiani

tori e una trentina di proiettili dum dum calibro .45. La pistola sembrava nuova di zecca e aveva il carrello aperto. Ho preso uno dei proiettili. La pallottola, camiciata in rame fino a met, lasciava scoperta la punta cava di piombo. Gi cos sarebbe stata micidiale, ma qualcuno ne aveva pure inciso profondamente l'estremit con un coltello. Dove hai preso questa roba? L'hanno sequestrata a un grosso spacciatore, pensano sia l'arma usata per una serie di omicidi. Mi auguro di non trovarmi mai davanti qualcuno che spara nespole come questa. Sarebbe decisamente un brutto incontro ha detto lui con un piccolo cenno del capo. Mi sono rigirato tra le dita quell'oggetto diabolico osservando i bagliori sinistri riflessi dal bossolo d'ottone. Ci potevi vedere tante cose in quei lampi, il passato, il presente e il futuro. Con un piccolo sforzo, ci potevi anche vedere la parte peggiore di te stesso. Ti spiace se ne prendo uno? Mi ha squadrato per diversi secondi lisciando con due dita uno dei suoi baffi a manubrio. Fai pure ha detto senza levare gli occhi dai miei. Vedi di farne buon uso. Lo terr come portafortuna ho detto infilandolo in tasca. Di cosa mi volevi parlare? Si messo comodo sulla sua poltroncina. Da lontano sono arrivate due o tre esplosioni ovattate, un tecnico che sparava in un tunnel d'arresto. Maurice ha preso un quinterno pinzato da una graffa metallica e lo ha fatto scivolare verso di me. C' un riscontro interessante sul proiettile che ho cavato fuori dal pavimento di Martine ha detto sfogliando una copia del documento che mi aveva messo in mano. Stessa pistola? ho chiesto scorrendo il dattiloscritto. Ho colto una serie di parole che hanno acceso altrettanti campanelli: Torino, duplice omicidio, restauratori d'arte.
Lezioni di tenebra 363/125

Uno dei miei ragazzi lo ha scovato su segnalazione dell'Interpol. Un paio di omicidi a Torino. Due restauratori d'arte ammazzati con la stessa pistola che ha ucciso Martine. Che altro sai di quei due? Due noti culattoni, famosi anche come restauratori. In biblioteca ti ho recuperato le edizioni della Stampa uscite nei giorni successivi al ritrovamento dei cadaveri. Purtroppo non c' molto, per avere maggiori dettagli dovrai chiamare la questura di Torino. Gli ultimi quattro fogli del documento che avevo in mano erano articoli di quotidiano stampati da microfilm. Una sera di un paio di mesi prima, qualcuno aveva ucciso Attilio Beltramo e Roberto De Medici. Gi che c'era, aveva dato alle fiamme il loro laboratorio. I pompieri non erano riusciti a salvare che parte della villa. La polizia aveva seguito fin dall'inizio la pista del sottobosco omosessuale. Il resto degli articoli non diceva nient'altro di interessante. Potrebbe essere opera della nostra assassina? ho detto. Non hanno trovato bossoli e i proiettili sono usciti dalla stessa pistola. Non possiamo averne la certezza assoluta, ma molto probabile che sia stata lei. Per la madama italiana l'arma era una semplice 7,62, non hanno minimamente pensato alla sputafuoco della nostra amica. Del resto non lo avrei fatto nemmeno io se tu non me l'avessi potuta descrivere cos bene. Mi sono alzato per tornarmene in ufficio. Maurice mi ha accompagnato fin sulle scale. Se dovesse saltare fuori qualcosa di nuovo te lo faccio sapere ha detto stringendomi la mano. In strada ho trovato il sole, il caldo e la gente, ma la mia anima rimasta fredda come il culo di un tricheco. Quella maledetta donna era piantata nel mio cervello cos profondamente da non permettermi altri pensieri. Mi sono reso conto che quando l'avevo in mente digrignavo i denti. E gi questo sarebbe stato sufficiente a farne una patologia.
126/363 Enrico Pandiani

L'orologio della torre segnava le undici quando sono passato sotto le sue grandi lancette. Ho dovuto girare un paio di volte attorno al Palazzo di Giustizia prima di riuscire a parcheggiare per salire in ufficio. Forse quel fannullone di Flamant aveva gi trovato la mia perversa maestra, nel qual caso mi rimaneva il tempo di fare un salto all'asilo per intervistarla. Tanto per cambiare, su da noi c'era aria di festa. Deslandes era rientrata portando un'elegante confezione di macarons albicocca e zenzero di Ladure e Leila, Constance e Flamant ne stavano approfittando accompagnando i biscotti con del caff. Mi sono avvicinato al gruppetto di baccanti. Malis ha posato la sua tazza e mi ha offerto la scatola dei macarons. Ne ho preso uno, si scioglieva in bocca. Leila mi stava parlando di Calogero Vastedda ha detto il tenente pi sexy del mondo indicando la foto del siciliano con un gesto del mento. Beh, adesso sappiamo chi ho brontolato, da l a prenderlo la strada ancora lunga. Leila andata all'armadio-cucina di Rogliatti e mi ha portato un caff. Cosa voleva De Clock? ha chiesto porgendomi la tazza. La nostra assassina potrebbe aver ucciso altre due persone a Torino. Quando? ha detto Deslandes sorpresa. Ho preso un altro biscotto. Sono deliziosi... successo il mese scorso, tenente, due restauratori d'arte gay. Per ora tutto quello che so, ma non mi sorprenderebbe scoprire che quando li hanno trovati erano legati come salami. De Clock non sapeva altro? Ha un riscontro sull'Euro-IBIS. Per saperne di pi su questo delitto sar necessario chiamare la questura di Torino. Ho un amico a Torino ha detto Malis, un ispettore che lavora al commissariato centrale di pubblica sicurezza. Potrei provare a dargli un colpo di telefono. Pensa che potrebbe farci avere un rapporto sugli omicidi?
Lezioni di tenebra 363/127

Non lo so, ma tanto vale tentare. Per la burocrazia c' sempre tempo. Allora proviamoci, tenente, faccia quella telefonata. Mi ha fissato mordicchiandosi un labbro, poi si spostata alla scrivania di Alain e ha tirato fuori dalla borsa la sua elegante agenda. Ho guardato Flamant con aria interrogativa. Si allungato sul piano del tavolo spingendo verso di me un taccuino bianco, poi, gi che le sue dita si trovavano nei pressi della scatola, ha preso un altro macaron. In bella grafia Olivier aveva scritto nome e indirizzo della scuola materna. La direttrice si chiamava Christiane Broustal. L'unica Christiane? ho chiesto. L'unica a dirigere una scuola materna a Bictre ha detto con la bocca piena. Ci ha bevuto su un bel sorso di caff. Prima di avvicinarmi alla scrivania ho aspettato che la bambola finisse la telefonata con Torino. Parlava italiano piuttosto bene e con un accento delizioso. Mi richiama non appena avr qualche informazione sull'omicidio di quei due ha detto. Ho notato che si era tolta il soprabito. Indossava un tubino nero di maglia di seta e la sua elegante pistola. Mi sono schiarito la gola. Grazie ho detto, questo potrebbe accorciare i tempi. Ha messo via l'agenda sorridendo. Quando lo faceva due piccole fossette le si formavano sulle guance. Le ho osservate rapito per qualche momento. C' chi attratto dai piedi o dalle mani, chi dalle tette o dal culo. Io ho sempre avuto un debole per le fossette sulle guance. Lei si accorta del mio sguardo. Posso fare qualcos'altro per lei? ha chiesto. Un mucchio di cose, ma non era il momento. Le ho mostrato il foglietto del bloc notes. Le sue sopracciglia si sono unite in una V incuriosita. il vero nome di Gwendoline de Sarmant ho detto, la
128/363 Enrico Pandiani

donna che ha passato il weekend con Madame Satin. Come diavolo ha fatto a trovarla? Le ho raccontato tutto, la telefonata della bondagette, la scuola materna eccetera eccetera. Facciamo ancora in tempo ho detto, le va una corsa in metr fino a Bictre?

Lezioni di tenebra

363/129

undici

Undici stazioni e venticinque minuti di sobbalzi rumorosi ci avevano portati alla fermata di Bictre. Fetore di umanit misto a profumi strani, odore di cibo e secrezioni industriali, quanto di meglio la citt possa offrire a un naso fino. Lungo il percorso il colore delle facce era lentamente virato allo scuro finch il nero aveva preso il sopravvento. Uscendo all'aperto accanto alla mia mannequin avevo riconosciuto l'odore di quei luoghi, un aroma che mi era rimasto appiccicato. Villejuif, il quartiere nel quale ero nato, cresciuto e avevo cominciato la mia carriera di sbirro, si trovava poco pi in l, nascosto dalle facciate dozzinali delle case che avevo davanti. Un grumo grigio e attaccaticcio dal quale non tutti riuscivano a scollarsi. Il tizio che ci stava seguendo non l'ho visto, l'ho piuttosto percepito come una specie di prurito sulla nuca mentre scendevamo lungo rue Danton. All'angolo della via mi sono voltato e l'amico si messo a guardare una vetrina frugandosi in tasca con aria di nulla. Indossava un completo grigio leggero, camicia color crema e cravatta verde. Si reso conto che stava guardando un negozio di biancheria per neonati nello stesso istante in cui mollando Malis mi sono diretto verso di lui. Ha girato sui tacchi mettendosi a camminare velocemente verso avenue Eugne Thomas. Si guardato alle spalle e i nostri sguardi si sono incrociati; nel mio ha letto solo guai. Ha cominciato a correre zigzagando tra la poca gente sul marciapiede, cos anche io ho messo la quarta e gli sono filato dietro. Aveva un bel vantaggio ma sembrava meno in forma di
130/363 Enrico Pandiani

me. Ha visto che mi stavo avvicinando e si buttato attraverso la strada rischiando di farsi stirare da una Seat che ha inchiodato facendo stridere le gomme. Ne ho approfittato per passare anch'io dall'altra parte mentre l'autista urlava dal finestrino alcuni apprezzamenti poco carini sulle nostre rispettive madri. Due cinesi che uscivano da un portone portando fuori un com mi hanno tagliato la strada. A momenti finivamo tutti a gambe all'aria. Ho scavalcato il mobile e ho continuato a correre. Altri improperi, ma questa volta mia madre non li avrebbe capiti. Il tizio che stavo inseguendo era intanto arrivato in fondo alla via. passato accanto a una brasserie che si trovava sull'angolo ed scomparso alla mia vista. Sono sbucato sull'avenue giusto in tempo per vederlo mentre tirava gi una signora molto grassa da un taxi fermo al semaforo e ne prendeva il posto. L'auto partita come un razzo passando l'incrocio con il rosso. Altre frenate mentre il taxi svaniva verso l'avenue de Fontainebleau. Bestemmiando mi sono avvicinato alla signora che era finita con il culo per terra e l'ho aiutata a rimettersi in piedi. Si formato un capannello di persone indignate con le quali lei ha cominciato a sfogarsi. Mi sono defilato tornando verso rue Danton. Deslandes mi stava aspettando davanti al bistrot. Questa volta non ci sono dubbi ha brontolato. Brutto figlio di puttana ho detto con un po' di fiatone. Se non fosse stato per quel taxi l'avrei beccato Intanto che mi risistemavo la camicia nei pantaloni abbiamo ripreso la strada. L'aveva gi visto? ha chiesto la bella. Macch... sembra che in questi giorni tutta Parigi ci stia attaccata al sedere, prima quell'auto e adesso questo tizio. L'ho presa per un braccio e abbiamo attraversato per la seconda volta rue de la Convention. La scuola materna Jeanne d'Arc aveva sede in una palazzina inizio secolo, decorata con mattoni paramano e archetti bicolori sopra le finestre. Sul tetto spiovente, ricoperto da losanghe di ardesia nera, si affacciavaLezioni di tenebra 363/131

no piccoli abbaini. Al di l di un muro di cinta, alberi d'alto fusto e un prato di erba incolta si fondevano in un modesto giardino al quale si poteva accedere attraverso un cancello verde. In quel momento era sprangato ma vi si intravedevano giochi per bambini e panchine rosse. Un leggero vociare infantile, proveniente dall'interno dell'edificio, era rotto qui e l dalle parole pazienti delle maestre. Rumore di piatti e posate, i mocciosi stavano pranzando. Abbiamo suonato e il portoncino laccato di verde si sbloccato con un ronzio. Siamo entrati e abbiamo percorso un corridoio fino al refettorio dove una trentina di bambini, dai tre ai cinque anni, sedevano attorno a dei tavolini gialli. Eravamo al dolce, a occhio e croce un tiramis. Una donna bionda ci venuta incontro. I signori Guillaume, immagino ha detto con un sorriso radioso. Avete telefonato ieri per iscrivere la vostra bambina, giusto? Ho mostrato con discrezione la mia tessera, righe rosse, bianche e blu, foto, placca e tutto il resto. Non mi stancher mai di quel gesto, sulla gente fa sempre una certa impressione. Sono il commissario Mordenti della brigata criminale ho detto, lei il tenente Deslandes. Vorremmo parlare con la signora Christiane Broustal. Sono io ha detto a Malis. All'improvviso ero diventato trasparente, la mia collega le interessava parecchio di pi. Capelli corti, biondi, molto mossi, occhi mobili e intelligenti, non privi di una certa dolcezza. Ho immaginato che potessero darle un aspetto remissivo, come trasformarla, all'occasione, in una puttana velenosa. La mascella era rotonda, forte, la bocca piccola ma ben fatta, impreziosita da un neo sopra il labbro superiore. Non era miss mondo, Gwendoline de Sarmant, ma con quell'espressione sempre inquieta aveva un suo fascino speciale. Di che si tratta? ha chiesto. Abbiamo parlato con Olivia Amoako, signora ho detto rimettendo la tessera in tasca, vorremmo farle qualche doman132/363 Enrico Pandiani

da su Madame Satin. Si piuttosto irrigidita. anche lievemente sbiancata, pensava che la sua vita privata fosse al sicuro in cassaforte e invece qualcuno gliel'aveva appena scoperchiata con la dinamite. Come avete fatto a sapere il mio nome? ha detto gelida. Siamo la polizia le ha risposto Deslandes, ci pagano per trovare nomi e persone. Abbiamo solamente bisogno che lei ci parli di quella donna. Non so nulla di lei. Nel refettorio c' stato un po' di trambusto. Laurent! ha squittito una delle maestre. Devi smetterla di rubare il dolce dal piatto dei tuoi compagni. Il pericoloso soggetto, un tappo con indosso una Lacoste verdina e jeans in miniatura, stato sollevato di peso dalla sedia. Broustal lo ha preso per mano per condurlo accanto al tavolo di servizio. Adesso rimarrai qui in castigo, Laurent, in piedi per dieci minuti gli ha detto con voce dolce. Hai avuto la tua porzione e devi imparare a non prendere quella degli altri. Non m' parso che il killer di budini fosse sopraffatto dai rimorsi. rimasto accanto al tavolo cercando con un dito tesori perduti all'interno del suo naso. Christiane tornata da noi. Scusate, stavamo dicendo? Madame Satin ho brontolato, che ci pu dire di lei? Le ho detto che non so chi sia, non credo di potervi aiutare. La signora Amoako ci ha detto che lei l'ha incontrata. Ci parli di questo incontro. Si mordicchiata il labbro inferiore. Adesso il suo sguardo era velato da un'ombra di diffidenza. A nessuno piace mettere in piazza i propri segreti, ma qualche volta capita di doverlo fare. Non l'ho mai vista in faccia ha detto, il nostro stato un incontro occasionale, non so proprio che dirvi. Nel frattempo, il piccolo Laurent aveva trovato un cucchiaio
Lezioni di tenebra 363/133

e si stava mangiando il tiramis direttamente dalla teglia, grandi cucchiaiate l'una dietro l'altra. Quando l'ho fatto notare a Christiane, era gi sporco di cioccolato fino alle orecchie. Oh santo dio, Laurent ha esclamato precipitandosi su di lui. Lo ha sollevato prendendolo per le ascelle e lo ha allontanato dal tavolino, poi lo ha affidato a una delle maestre. Dagli una pulita, Josiane le ha detto, io devo parlare con questi signori. Mentre maestra e bambino lasciavano la stanza, lei tornata da noi. Andiamo nel mio ufficio, vi spiace? ha brontolato. Penso siano argomenti privati. L'abbiamo seguita lungo il corridoio fino a un gabbiotto di vetro poco pi grande della scrivania che conteneva. Libri e dossier erano accatastati gli uni sugli altri. Ci siamo accomodati attorno al tavolo. Christiane Broustal si schiarita la gola cercando di stemperare l'imbarazzo. Posso immaginare quello che pensate di me ha detto, ma ci che faccio quando sono fuori da questa scuola sono affari miei, non credete? Vi assicuro che sono una brava insegnante, che adoro questi bambini e che i miei... i miei hobby rimangono totalmente estranei al mio lavoro. Non siamo qui per giudicarla ha detto Malis, vogliamo solo sapere come ha conosciuto quella donna. Christiane ha sorriso da un lato. stata una follia ha detto giocherellando con una matita, ma quando mi ha chiesto se volevo passare un fine settimana con lei non ho saputo resistere. La sera dello stage stata straordinariamente eccitante, Madame ha scelto me come soggetto e... beh, essere legata da lei stato fantastico, ho sentito che le piaceva farlo, che non stava giocando. Si lentamente passata una mano tra i capelli. Voi non potete capire cosa succede tra una schiava e la sua padrona, come una vibrazione continua, una scarica elettrica che percorre continuamente il tuo corpo, avanti e indietro, trasformandosi in piacere puro. Per questo quando mi ha fatto la pro134/363 Enrico Pandiani

posta ho accettato immediatamente. Ha accavallato le gambe con mossa lenta e provocante. Uno show pieno di seduzione, ma per la mia collega, non per me. Indossava una semplice camicetta di cotone rosa, una leggera gonna grigia e un paio di sandali poco appariscenti dal tacco basso. L'uniforme della maestrina integerrima. Ricorda dove vi siete incontrate? ho chiesto. Era un grande appartamento, molto elegante, ma non ho idea di dove si trovasse. Certamente in Parigi, forse Neuilly, anche se non mi sembrato che lasciassimo la citt. Come lo ha raggiunto? Mi hanno dato appuntamento davanti all'Hotel de Ville, due uomini su un'Audi scura, uno alla guida e l'altro con me sul sedile posteriore. Mi ha fatto indossare un paio di occhiali avvolgenti con le lenti annerite, non potevo vedere nulla. Ha detto che se li avessi tolti mi avrebbero picchiata o peggio. Quanto durato il viaggio? Una ventina di minuti, forse mezz'ora. Non ho nemmeno tentato di orientarmi, sarebbe stato impossibile. Inoltre ero spaventata, eccitata e spaventata. Saprebbe riconoscere quei due? Ha fatto spallucce. Erano due di quei tipi che si rapano come palle da biliardo perch stanno perdendo i capelli. pieno in giro, sono tutti uguali. E portavano gli occhiali scuri. Quello alla guida non l'ho praticamente visto in faccia, ma se mi mostrate una foto di quello che stava dietro con me, immagino che lo potrei riconoscere. Secondo lei erano francesi? ha domandato la mia collega. Non credo, avevano uno strano accento, forse greco o italiano. Se volete la mia opinione, nemmeno Madame Satin francese, ma il suo accento indubbiamente pi colto di quello degli altri due. possibile che quella donna stesse fingendo? Pu darsi. Certo che se stava fingendo una che ci sa proprio fare.
Lezioni di tenebra 363/135

Vada pure avanti, madame, ci racconti com' andata. Ci siamo fermati in un androne. Quello che stava dietro con me mi ha aiutata a scendere e, tenendomi per un braccio, mi ha condotta al secondo piano lungo uno scalone di marmo. Doveva essere ampio perch l'eco dei nostri passi era forte. Dopo aver chiuso la porta d'ingresso alle mie spalle, mi ha finalmente levato gli occhiali. Madame era l davanti a me, con indosso una vestaglia di raso color champagne e il foulard di seta nera che le mascherava il viso. Penso che sotto fosse nuda. Ero completamente frastornata, tremavo per l'eccitazione. Portava una parrucca? ha chiesto Deslandes. La stessa che indossava la sera dello stage, di capelli rossi molto naturali. Com'era l'appartamento? ho domandato. Di gran lusso, pieno di stucchi, tappeti, quadri, poltrone e divani eleganti. Sicuramente la casa di gente molto ricca. Come si svolto l'incontro? Beh, Madame ha fatto un cenno e il pelato uscito dall'appartamento. Lei si messa a girarmi lentamente attorno, poi mi ha detto che ci sarebbe stato un cambiamento di programma e che mi avrebbe dovuta lasciare sola per qualche ora. Le ho detto che, se preferiva, sarei potuta tornare, ma lei mi ha detto di chiudere il becco e di spogliarmi. Ha guardato Malis in maniera talmente sfacciata che se fosse stata un uomo si sarebbe beccata una scarica di ceffoni. La mia collega ha semplicemente preso a pizzicarsi il labbro superiore con la punta delle dita. Pareva solo seccata per quelle attenzioni pressanti. Era evidente che la maestrina se la sarebbe portata volentieri a letto, magari legata come un salame. Ho fatto come diceva ha proseguito Christiane, del resto mi trovavo l per quello. In seguito mi ha portata in un grande bagno e ha cominciato a legarmi i polsi, le braccia e le caviglie. Poi mi ha fatta sdraiare per terra e con altra corda ha fatto in modo che non potessi allungare le gambe. Ha mimato la posizione sollevando le caviglie verso le mani. una tecnica di
136/363 Enrico Pandiani

bondage ha aggiunto, non permette alla vittima di rimettersi in piedi. Sappiamo cosa intende ho detto, vada pure avanti. Vi sto eccitando? ha chiesto spudoratamente. Faccio fatica a non saltarle addosso, madame ho borbottato, vada avanti, la prego. Ha fatto spallucce. Ok, beh, poi mi ha imbavagliata con una di quelle palline di gomma rossa che ti fanno sbavare tutto il tempo e si seduta sul bordo della vasca a guardarmi soddisfatta. Potevo vederle solamente gli occhi, sapete, per via di quel foulard che le mascherava il viso, ma mi stato sufficiente a capire quanto la eccitasse avermi in suo potere l sul pavimento. A un tratto si alzata ed uscita chiudendosi a chiave la porta alle spalle. Pensavo che sarebbe tornata entro breve, invece quella stronza mi ha lasciata sul pavimento del bagno per pi di sei ore di fila. Intende dire che l'ha lasciata sola? ha chiesto sbalordita Malis. E come diavolo a fatto a... Come diavolo ho fatto? ha sbottato. Me la sono fatta addosso rimanendo a mollo nella mia pip tutto il pomeriggio, tenente, e per fortuna non ho avuto altri bisogni corporali. Ho anche cercato di liberarmi, mi creda, ma non c' stato verso. Ha idea del perch l'abbia costretta a subire una cosa del genere? Perch una sadica bastarda e le piace umiliare la gente, ecco perch. Immagino sia dovuta uscire, o forse aveva altro da fare. Tra l'altro deve avermi filmata, c'era una telecamera appesa a una delle pareti del bagno. Quando la sera ritornata ero sfinita. Prima di lasciarmi fare una doccia mi ha pure costretta a ripulire tutto. Molto istruttivo ho mormorato. Che altro successo quel fine settimana? Ho dovuto soddisfare i suoi desideri perversi, commissario, vuole che scenda nei particolari? Non necessario, madame, la mia collega e io abbiamo una
Lezioni di tenebra 363/137

fervida immaginazione. Gi. Comunque quella notte mi ha fatta dormire legata sullo scendiletto e il giorno dopo ho finalmente avuto quello che cercavo, l'esperienza pi sconvolgente della mia vita. Un orgasmo dietro l'altro ha aggiunto fissando Deslandes con un sorriso insolente. Non mai riuscita a vederla senza maschera? La notte mi ha tenuta bendata e durante il giorno portava sempre quel foulard sul viso. Non avete idea di quanto possa essere eccitante una donna nuda con il volto velato di seta nera. Lo ha detto con voce insinuante. Malis e io ci siamo scambiati un'occhiata. Era probabile che non ne avessimo idea ma sembrava che riuscissimo a campare lo stesso senza troppi problemi. Christiane, invece, ha sospirato abbassando le palpebre come per rivedere in panavision l'audace momento che aveva vissuto. Lei l'ha vista nuda ho detto, non ricorda se avesse qualche particolare che possa aiutarci a identificarla? Che so, un tatuaggio o una cicatrice. Ha fatto l'appendicite ha detto con un sorrisetto, ed di pelo scuro, castano direi. Nessun tatuaggio. La sua pelle morbida come seta, credo curi molto il suo aspetto fisico. Ha idea di che et possa avere? ha domandato Malis. Senz'altro sopra i trent'anni, forse quaranta, altrimenti non avrei accettato. Vede, io amo sottomettermi a donne pi anziane di me o che abbiano almeno la mia et. Con quelle giovani e belle come lei, tenente, tendo piuttosto a essere dominante. Non ha mai pensato di lasciarsi legare da un'altra donna? Le gote della mia collega si sono appena arrossate. Ho avuto la sensazione che questa volta il ceffone sarebbe partito. Le ricordo che sta parlando con un pubblico ufficiale, signora Broustal ha detto invece. Ho mascherato un sorriso portando una mano davanti alla bocca. Christiane ha compreso che avrebbe trovato pane per i
138/363 Enrico Pandiani

suoi denti e si data una calmata. Non riuscita a capire in che quartiere si trovava l'appartamento? Cosa vedeva fuori dalle finestre? Le tende erano sempre tirate, commissario, e per la maggior parte del tempo sono stata legata e totalmente in balia di quella donna, cosa, del resto, tutt'altro che spiacevole. Avevo comunque paura che potesse farmi del male, quindi non ho nemmeno provato a indispettirla. Siamo rimasti in silenzio senza guardarci in faccia. Avevo sperato in qualche notizia pi interessante e mi ero beccato la solita doccia fredda. Quella maledetta assassina pareva inafferrabile. Non ricorda qualcosa che l'abbia incuriosita, nell'appartamento? ha chiesto Deslandes di punto in bianco. Un oggetto, una fotografia, qualsiasi cosa. Christiane Broustal ha riflettuto qualche momento mordicchiandosi la nocca di un pollice, poi ha sollevato le sopracciglia sottili in un gesto vago. Ricordo una fotografia in bianco e nero sul camino ha detto alzando le spalle, un uomo e una donna in un giardino. Era in una cornice d'argento, l'ho notata perch ho pensato che potesse essere lei. La donna era bruna, elegante, l'uomo al contrario m' parso piuttosto piccolo e brutto. Alle loro spalle si vedeva una specie di vasca con dei pesci. Intende una vasca di pesci rossi? Ma no, una grande vasca per le ninfee ornata con sculture di pesci. Probabilmente il giardino di una villa del Seicento. Francese? Pi probabilmente italiana, forse toscana. Immagino che il suo ritorno sia stato simile all'andata ha detto Malis . La stessa identica cosa ma con pi tensione. Quando ha permesso che mi rivestissi saranno state le dieci di sera. Era gi buio. Ha chiamato quel tipo pelato e gli ha semplicemente detto: "Occupatene tu". Non saprei dire perch, ma ho avuto la
Lezioni di tenebra 363/139

sensazione che gli avesse ordinato di uccidermi. Ha sorriso scuotendo appena il capo. Invece mi ha riportata dove mi aveva presa, mi ha levato la benda e mi ha fatta scendere dall'auto. Mi ha addirittura aperto la portiera. Tutto qui? Beh, il tipo mi ha detto che se avessi tentato di scoprire dov'ero stata mi avrebbero uccisa senza pensarci due volte. Se vuole posso farla proteggere per qualche giorno. Non ce n' bisogno, la ringrazio. So badare a me stessa. Malis ha frugato nella borsetta. Un'ultima cosa, signora Broustal ha detto mettendole in mano le foto di Gustave, Vronique e Pinturicchio, ha mai incontrato queste persone? L'ho fissata a bocca aperta. Mentre la profia studiava i tre ritratti, lei mi ha fatto l'occhiolino con un sorrisetto furbo. La coppia giovane la ricordo ha detto Broustal, frequentano assiduamente il priv di Olivia Amoako. La donna si fa chiamare Blunder Broad, lui non ricordo. Credo sia stata proprio lei a combinare lo stage con Madame Satin. Ne sicura? Assolutamente, li ho incontrati parecchie volte. State cercando anche loro? No, loro due li abbiamo gi trovati. Ha mai visto il terzo individuo? Ha osservato attentamente la foto, stringendo gli occhi come se cercasse di ricordare. Non mi sembra. Un lampo le ha traversato lo sguardo. Ma s, certo, il vecchio bavoso. La foto dev'essere di qualche anno fa, per questo non l'ho riconosciuto subito. Lo ha visto in quel locale? ha chiesto Malis , sporgendosi verso di lei. Christiane ha annuito. Viene raramente. un tipo strambo, non partecipa mai alle attivit del gruppo. Si limita a guardare senza parlare. Spesso fa degli schizzi, sapete, tira fuori il suo album, la matita e si mette a disegnare. Ricorda se questa persona abbia partecipato allo stage di
140/363 Enrico Pandiani

Madame Satin? Ha restituito le foto a Deslandes che le ha rimesse nella borsa. Non saprei ha detto mangiandosela con gli occhi, di quella sera ho un unico ricordo, lei che mi legava. Mi sentivo come drogata, in quella stanza era come se fossimo presenti soltanto noi due. Scambio di occhiate con la mia collega. E cos tutti quanti frequentavano quel genere di locale. Avrei dovuto pensarci e invece la mannequin, qui, aveva fatto girare i suoi ingranaggi parecchio pi in fretta di quanto avevo fatto io. Purtroppo non avevo le foto di Chappaz e Devaux e nemmeno di quel ghiacciolo di segretaria, Lalanne o come diavolo si chiamava. Sarebbe stato interessante sapere se anche loro erano della stessa parrocchia. Sembrava che il collante della banda, se cos la vogliamo chiamare, fossero le corde con le quali amavano legare o farsi legare i suoi affiliati. Una specie di corte la cui regina era Madame Satin. Ci siamo alzati. Ho preso un mio biglietto e l'ho dato a Christiane Broustal. Se le venisse in mente qualcos'altro la prego di chiamarmi. stata gentile a parlare con noi, non era obbligata a farlo. Questo avreste dovuto dirmelo prima, non crede? Ha ragione ho detto con un sorriso. Si rigirata il cartoncino tra le dita guardandolo distrattamente, poi ha sollevato lo sguardo su Deslandes. E il suo biglietto, tenente, non me lo d? ha chiesto fissandola. Uno pi che sufficiente ha risposto beffarda la bella, entrata ormai di diritto a far parte de les italiens. Broustal ci ha accompagnati in ingresso. I bambini erano scomparsi, probabilmente stavano facendo la siesta. Fate attenzione ha detto appoggiandosi alla porta, quella donna crudele, gode a far soffrire la gente. Per me solamente un gioco, erotismo e passione, a volte amore. Lei invece fa sul serio, mi ha fatto male e la cosa le piaciuta molto.
Lezioni di tenebra 363/141

Conosco il genere ho detto, ha fatto parecchio male anche a me. Ma la ringrazio per l'avvertimento. Ci siamo incamminati in silenzio verso la stazione della metropolitana. Anche Deslandes non sembrava in vena di fare conversazione. Pi che condurre un'indagine, pareva stessimo raccogliendo una collezione di personaggi, l'uno pi strambo dell'altro. Se continuava cos, prima o poi avremmo potuto mettere in piedi un bel circo.

142/363

Enrico Pandiani

dodici

Caro Gustave, le discussioni di questi giorni non mi hanno affatto convinta. Cos ho fatto qualche ricerca per conto mio e quello che ho trovato piuttosto sconcertante. Ieri, all'inaugurazione del Rinascimento, c'era anche lui. L'ho fotografato, Gustave, quindi devi piantarla di dirmi che me lo sono sognato. Qualche sua foto circola ancora su Internet. Sono passati anni dai fatti del Louvre, ma sono certa che sia lui, ero consulente del finanziatore e ti garantisco che quello non un tipo di cui ci si possa dimenticare facilmente. All'inaugurazione l'ho visto parlare con gente che per lavoro frequentiamo in continuazione anche noi. Non pensavo che vivesse ancora a Parigi, trovarmelo davanti stata una doccia fredda. C'erano anche Bastien e Marius, alle serate mondane loro non mancano mai. Insomma, anche se "apparentemente'' non l'hanno riconosciuto, io non riesco pi a pensare ad altro. Una domanda: perch quell'uomo salta fuori proprio adesso che stiamo per partire per Torino? Cosa diavolo c' sotto? Ti dico subito che intendo parlarne con Bastien e se non mi racconta tutto per filo e per segno io mi tiro fuori e lascio lo studio. A Torino avremo in mano capolavori per milioni di euro e l'idea che quell'individuo sia in circolazione mi mette i brividi. Ho sempre lavorato onestamente, quindi, se dovessi avere la certezza che uno dei nostri consulenti un
Lezioni di tenebra 363/143

falsario di quel calibro, ti garantisco che ne parler al mio amico commissario e ai suoi colleghi. Scusa lo sfogo, Gustave, tu sei un buon amico, la sola persona di cui mi fidi veramente. Ho solo bisogno della certezza che quell'uomo non abbia davvero niente a che vedere con lo studio. Un abbraccio, Martine Ho letto e riletto la mail di Martine che Didier aveva trovato sul laptop di Gustave. Pinturicchio era senz'ombra di dubbio il personaggio nel quale era incappata la mia povera amica. Quello che si dice un incontro fatale. Per sua sfortuna, aveva deciso di confidare i propri dubbi al figlio di puttana che alla fine l'aveva sistemata per le feste. Una rabbia sorda mi montata nel petto. Mi sono alzato per guardare fuori della finestra. Il rancore che provavo in quel momento si trasformato in un tremito che mi ha scosso dalla testa ai piedi. Al di l dei vetri c'erano il fiume, le case, le auto e la gente, ma io non ho visto nulla di tutto questo. Avevo in mente solo quel paio di occhi gelidi che mi guardavano da sopra il foulard di seta nera. Le mie lezioni di tenebra procedevano verso un'oscurit soffocante, che mi stava corrodendo come un cancro, alimentata dall'odio che mi portavo dentro. I miei compagni mi stavano osservando in silenzio. Li avevo aggiornati sull'interrogatorio di Christiane Broustal e sulle poche notizie che aveva prodotto prima di mettermi a studiare i file che Didier e Caron avevano trovato nel computer di Gustave. Sono tornato a sedere. Manco sapevo che all'epoca dell'arresto di Vastedda Martine fosse stata consulente per il finanziatore del Louvre. Di sicuro non aveva dimenticato il falsario. C' dell'altro ha detto Didier, la risposta di Gustave, una
144/363 Enrico Pandiani

replica di Martine piuttosto interessante e alcune strane foto. Mi ha messo in mano un plico di fogli. Gustave aveva cercato di tranquillizzare Martine con argomenti piuttosto tiepidi. Martine, ho letto qualcosa di questo Pinturicchio su Internet. Non sapevo fosse cos famoso ai suoi tempi, ma sono passati pi di dieci anni da quando l'hanno arrestato, era gi anziano all'epoca dei fatti e oggi sar perlomeno decrepito. assurdo pensare che possa essere ancora in attivit, non credi? Le tue preoccupazioni sono infondate, non l'ho mai visto in vita mia, n in studio n, tantomeno, sui cantieri che abbiamo messo in piedi in questi anni. Se non fosse cos lo avresti gi incontrato altre volte. Il fatto che tu lo abbia visto all'inaugurazione di una mostra non significa nulla. Probabilmente un appassionato d'arte, chiunque abbia fatto il suo mestiere lo sarebbe. Alla prima occasione ne parler con Marius, sono sicuro che quando tutto sar chiarito ci faremo una bella risata. Non potrei fare questo lavoro senza di te, ti garantisco che non hai motivo di preoccuparti. A presto, Gustave Una menzogna dietro l'altra, avevo assistito io stesso al suo incontro con Vastedda. Gustave lo conosceva bene, quel tipo lo aveva trattato con la pazienza e l'affetto di un vecchio amico. Il porco aveva semplicemente menato il can per l'aia cercando di rassicurare Martine. Nel momento in cui le aveva scritto quella mail era probabile che i suoi amici si stessero gi organizzando per eliminarla. Anche perch lei non aveva nessuna intenzione di mollare la presa. La mail successiva portava la data del giorno precedente la sua morte. L'ho letta ad alta voce. Credimi, Gustave, Pinturicchio sempre stato il migliore ed tuttora in grado di lavorare, ho notizie
Lezioni di tenebra 363/145

recenti su di lui. certamente in grado di creare una riproduzione perfetta che al momento giusto potrebbe sostituire un originale senza che nessuno se ne renda conto, magari mentre lo stiamo fotografando. Non faccio che pensare a questa eventualit, credo anche di sapere cos'abbiano in mente, ho trovato del materiale che non lascia dubbi in proposito. Ti rendi conto di cosa vorrebbe dire? Non ci sarebbe nessuno a indagare, in questo caso, nessun finanziatore sospettoso. Il falso tornerebbe al suo posto come se fosse l'originale e ci vorrebbero magari anni prima che qualcuno se ne accorgesse. Sono quasi certa che l'abbiano fatto altre volte. Non sto farneticando, Gustave, devi aiutarmi a scoprire cosa sta succedendo. Ho fatto qualche ricerca e credo che lui e Marius si conoscano da parecchio tempo. So che si incontrano periodicamente da qualche parte, in un club o qualcosa del genere. L'altro ieri mi ha cercata quella donna che ho conosciuto a cena da voi. L'abbiamo vista con il marchese al Muse du Luxembourg, ricordi? Ha chiesto di incontrarmi ma le ho detto che non avevo tempo. Il tipo non mi piace. Cazzo, Gustave, so di romperti le balle, ma sei la sola persona che possa darmi una mano. Sappi comunque che se entro domani non avr una risposta convincente ne parler con la polizia. Martine Ci siamo guardati in silenzio. L'ipotesi di Martine sembrava piuttosto fantasiosa. Per essere verosimile, una macchinazione del genere avrebbe avuto bisogno di un'organizzazione con i fiocchi. Anche a volerla prendere in considerazione, mancavano tutte le prove. Aveva pure conosciuto Madame Satin. Non poteva che essere lei la donna a cena dai Deshayes. Che nel frattempo erano elegantemente usciti di scena. Ero impressio146/363 Enrico Pandiani

nato. Interessante ha detto Alain, pensi che questo Pinturicchio sarebbe davvero in grado di fare una cosa del genere? Che diavolo ne so ho brontolato. Qui Martine dice addirittura di sapere cos'abbiano in mente. Ti rendi conto? possibile che avesse capito tutto e visto quella donna, per questo l'hanno uccisa. Purtroppo Martine morta, amico mio. Calogero Vastedda, invece, ancora in giro. lui adesso quello che ci pu dare le informazioni di cui abbiamo bisogno. Non trovi strano che Martine abbia svelato il suo gioco a Gustave cos palesemente? Forse pensava che quel verme fosse un vero amico. Non lo so, non riesco a capire, Alain, si direbbe che avesse una strategia. Ha tirato fuori dal pacchetto una di quelle sue sigarette dal profumo acre e l'ha messa tra le labbra. L'ha accesa sfregando un fiammifero sul piano del tavolo e ha soffiato un paio di sbuffi che si sono avviluppati nell'aria salendo verso il soffitto. Era la sua maniera di pensare, il fumo gli era indispensabile, il suo cervello ne aveva bisogno. Attraversando il corpo del mio socio, la nicotina ne stimolava i neuroni, li carezzava, dava loro teneri bacini. Senza le sue pestilenziali Gauloises, Servandoni non serviva a un accidenti di niente. Inutile ricordargli che l'avrebbero portato precocemente alla tomba, i benefici che ne traeva erano sufficienti a giustificare il rischio. Ho l'impressione che Martine non lavorasse in quell'ufficio per caso ha detto fissandomi attraverso il fumo della sigaretta. Che diavolo stai dicendo? ho sbottato. Leggere queste mail d l'idea che stesse indagando. Martine stava cercando di capire delle cose. Era una fotografa, Alain, non un poliziotto. Ha fatto spallucce. Sar ha detto, ma conosco sbirri molto meno determinati di lei.
Lezioni di tenebra 363/147

Una cosa certa, chi l'ha uccisa voleva impedirle di andare avanti ha detto cupa Malis. Pu darsi ha brontolato Alain, di sicuro ha puntato sul cavallo sbagliato. Ho sfogliato in silenzio il resto delle carte che mi aveva dato Didier. Si trattava di una serie di fotografie, una specie di aggeggio di ferro e legno con qualche vite e un paio di bulloni. Erano scure, mosse e si capiva a malapena di che cosa si trattasse. Cosa sono queste foto? ho domandato. Secondo Guibert si tratta di una specie di supporto ha detto Didier. Il loro esperto in fotografia sostiene che siano particolari di un cavalletto per riprodurre quadri e stampe. Trova curioso che sia completamente fuori misura. Tutto qui? Un cavalletto fuori misura e nient'altro? Abbiamo trovato anche queste, si direbbero ingrandimenti di una tela dipinta. Mi ha messo sotto il naso quattro stampate da computer su carta fotografica. Si vedeva la trama di un tessuto di colore paglierino macchiata qui e l da velature rossastre. Era talmente ingrandita che se ne distingueva ogni singola fibra. Di che si tratta? ho chiesto reprimendo uno sbadiglio. Lenti scuotimenti del capo. Non lo sappiamo ha detto Didier. Ce n'erano una quarantina divise in due cartelle, pi o meno tutte uguali. Ho detto a Caron di stamparmi queste quattro per mostrarti un campione. Nessuna idea? Questa volta hanno alzato le spalle. Il portavoce del gruppo lo ha fatto Alain. Saranno ingrandimenti della tela di un quadro, che diavolo vuoi che ne sappia? Io ho gi visto delle foto simili ha detto Malis. Dove? In una bottega di restauro. Silenzio. Beltramo e De Medici facevano di nuovo capolino. Saunire e Guibert che ne dicono di questa roba? ho chie148/363 Enrico Pandiani

sto a Didier. Guibert ha detto che se avesse il tessuto potrebbe fare delle analisi, con le fotografie non pu che azzardare delle ipotesi. Comunque le ha passate alla sezione fibre e tessuti. Ho raccolto le quattro foto e gliele ho messe in mano. Prendi con te Aurlien e andate alla scientifica. Cercate di raccogliere un po' di informazioni. Cofferati e Rogliatti hanno lasciato l'ufficio. Alain ha sbadigliato. I contratti dello studio dimostrano semplicemente che la fondazione si occupa di finanziare progetti culturali in giro per il mondo ha detto. Per ora non abbiamo modo di provare che siano a conoscenza dei traffici di Gustave e compagni. Forse qualcuno utilizza la fondazione per truffare i committenti ha azzardato Malis. Non escluso che abbiano una talpa all'interno. Cosa sappiamo del suo presidente? Ho preso una delle pagine Internet che Leila aveva stampato per me. Marchese Guidobaldo Raschera-Bettelmatt di Roccaverano ho letto, l'ultimo rampollo di un'antica famiglia piemontese. Grande collezionista e filantropo, ha creato la Fondazione Raschera-Bettelmatt per gestire l'immensa collezione di arte religiosa della famiglia, e per finanziare progetti artistici di importanza rilevante. Immensamente ricco, straordinariamente colto eccetera eccetera. Ho posato il foglio. Nella sua ultima mail Martine parlava di un marchese. Dei contratti sui quali Art-en-Images ha lavorato con la fondazione se n' sempre occupato Gustave ho riflettuto. Sappiamo che lui e sua moglie erano coinvolti. Se riuscissimo a stabilire un collegamento tra la morte di Martine e questo fantomatico marchese forse alla questura di Torino potrebbero darci una mano. Hai detto niente ha mugugnato Alain stirandosi con un grugnito, se gli raccontiamo quel poco che sappiamo, i colleghi di Torino si fanno una bella risata. Non si metteranno certo
Lezioni di tenebra 363/149

a indagare su un personaggio del calibro di RascheraBettelmatt. Ha ragione Servandoni ha detto Malis, dobbiamo arrivare a Calogero Vastedda. Se l'ipotesi di Martine fosse vera allora tutto dipende da lui. Faranno il possibile per impedirci di trovarlo. solo una questione di tempo ho detto, anche i Brocs lo stanno cercando e prima o poi riusciranno a scoprire dove si nasconde. Se Leila avesse ragione ha brontolato Alain, non detto che i Brocs vogliano dividere con noi gli affari di famiglia. Improvvisamente mi piombata sulle spalle una stanchezza mortale. Durante la giornata avevo girato la citt in lungo, in largo e per traverso e adesso la fatica si faceva sentire. Forse stavo davvero invecchiando. Anni prima avrei potuto lavorare una settimana di fila senza battere ciglio, dormendo magari soltanto un paio d'ore per notte. Hanno bussato alla porta. Mi sono alzato per andare ad aprire. Era uno dei piantoni di servizio all'ingresso che mi ha messo in mano una busta bianca. per lei, commissario ha detto sfregandosi il naso con il dorso della mano, lo ha consegnato una specie di matrona nera. pulito, l'abbiamo passato al metal detector. Ti ringrazio, Hector, lo stavo aspettando. Mi ha fatto una specie di saluto militare e ha girato sui tacchi. Chiusa la porta sono tornato alla mia scrivania. Ho aperto la busta e ne ho sfilato un blocchetto di fogli. Olivia Amoako aveva fotocopiato tutte le tessere dei soci del suo locale, divise per sesso, poi le aveva avvolte in un foglio sul quale aveva vergato un breve elenco: cinquantadue donne, settantasei uomini e quattordici travestiti. Che roba ? ha chiesto Coccio appoggiandosi allo schienale della sedia. Alain ha finito la sigaretta e l'ha spenta in un posacenere di cristallo. Con un lento movimento del braccio, Deslandes ha disperso il fumo con aria infastidita.
150/363 Enrico Pandiani

L'elenco dei soci di quel priv, il Liaisons Dangereuses. Sono tutti nomi e indirizzi fittizi. E che diavolo te ne fai? Non lo so ancora, qualche controllo incrociato. Forse quella donna ha frequentato altri locali simili e nel farlo ha usato lo stesso nome. Ho posato la busta di madame Amoako sulla scrivania, poi ho infilato la giacca. Poi ho aperto la porta. Io me ne vado a casa, ragazzi, di questa giornata ne ho gi le palle piene. Ho incrociato lo sguardo di Deslandes. Ha bisogno di un passaggio, tenente? le ho chiesto. Ha scosso il capo senza staccare gli occhi dai miei. La ringrazio, commissario, ho la mia auto. Sul quai l'aria era fresca, mi ha scompigliato i capelli e fatto svolazzare la cravatta. Ho passeggiato fino alla Karmann Ghia cercando di mettere ordine nel casino che era la mia testa. Avevo la sensazione di girare per uno di quei labirinti con i muri tutti uguali, senza la pi pallida idea di dove fosse l'uscita. Fuori del finestrino le persone e le auto si muovevano nella luce tiepida del tardo pomeriggio, figure sfocate che fluttuavano in un liquido oleoso. Il trillo del cellulare mi ha fatto fare un salto sul sedile. Tutto ok? ha detto la voce di Alain. Va tutto bene, amico, ho bisogno di stare un po' da solo. Vuoi venire a cena da noi? Karima sarebbe felice di... Ti ringrazio, Alain, quello che mi serve una bella dormita, ci vediamo domattina. C' qualcos'altro che posso fare per te? Prenditi cura della mannequin. Ha ridacchiato. noiosa come la pioggia, non fa che parlare di te. Come no, falla bere, vedrai che la smette. A domani. Certo. A domani, amico. Ho posato il telefono, poi ho acceso lo stereo e le note di
Lezioni di tenebra 363/151

How Many More Times mi hanno scrollato bruscamente. Well, they call me the Hunter, that's my name ho canticchiato assieme a Robert Plant, call me the Hunter, that's how I got my fame. Ain't no need to hide, ain't no need to run, 'cause I've got you in the sights of my gun. L'auto si messa in moto con un brontolio metallico. Ho ingranato la marcia e sono partito.

152/363

Enrico Pandiani

tredici

Mi ha svegliato una telefonata di Malis. Una volta tanto non lo ha fatto la testata del letto di madame Kaganovitch, picchiando contro il muro al piano di sotto. La mattina presto, la mia padrona di casa riceveva rampanti manager per gonfiargli l'ego, e non solo, prima di spedirli in ufficio. Una quarantina d'anni, la figura longilinea e una goccia di chirurgo davano a madame Kaganovitch il fascino della donna elegante e navigata. La sua era una clientela piuttosto esclusiva. L'avevo tirata fuori dai guai diverse volte e questo mi valeva un affitto che altrimenti sarebbe stato fuori delle mie possibilit. L'intera palazzina era di sua propriet, il che la dice lunga sulla convenienza di lavorare in posizione orizzontale con un ministro sdraiato sopra. Ho alcune novit molto interessanti ha detto allegra la mia collega. Da quello che ho capito nel rincoglionimento del sonno, mi pregava di passare in commissariato per dare un'occhiata allo stralcio di rapporto che il suo amico ispettore le aveva inviato da Torino. Con voce impastata le ho risposto che l'avrei raggiunta nel giro di mezz'ora. Mi sono alzato, ho fatto una doccia e mi sono vestito. Ho bevuto un caff che sapeva di fogna e mangiato un avanzo di croissant che mi saltato in mano non appena ho schioccato le dita. Poi sono uscito. La giornata era fresca e assolata, entrando dal finestrino un'arietta frizzante mi schiaffeggiava piacevolmente il viso.
Lezioni di tenebra 363/153

Sono uscito dal Marais lungo il boulevard du Temple, poi Rpublique e sul boulevard de Magenta ho schiacciato il chiodo, si filava a meraviglia. Tempo un quarto d'ora e stavo parcheggiando nei pressi del commissariato di Steinmetz. Deslandes mi venuta incontro elegantissima in un paio di pantaloni a righine di seta grigia e un'aderente giacca nera scollata che la pistola gonfiava appena sotto l'ascella sinistra. Va un po' meglio questa mattina? ha esordito con un sorriso che le ha illuminato il viso. Sono riuscito a dormire qualche ora. Possiamo considerarlo un miglioramento. Se poi mi offre un vero caff, la mia giornata smetterebbe di sembrare un romanzo di James Joyce. Siamo tornati alla sua scrivania mescolando il liquido scuro con quegli stecchini di plastica che masticava di solito Rolland. Ne ho bevuto un sorso scorrendo i documenti che Malis mi ha messo davanti. Era meglio del mio, ma la distanza da un buon caff era ancora siderale. Lei ha accavallato le gambe appoggiandosi allo schienale. Mi sono lasciato distrarre dal collo sottile e abbronzato del suo piede che emergeva da una Chanel di gros nero, poi mi sono immerso nella lettura del rapporto. Attilio Beltramo e Roberto De Medici erano stati assassinati la notte del 15 maggio precedente, presumibilmente tra la mezzanotte e le due di mattina. Dopo averli uccisi, gli assassini avevano dato alle fiamme la parte della villa settecentesca che fungeva da laboratorio di restauro. I pompieri, chiamati dai vicini, avevano trovato i cadaveri durante il sopralluogo all'interno di ci che rimaneva dell'edificio. C'erano alcune foto che ho guardato con attenzione. La villa aveva muri color panna e le imposte verde acqua. Sembrava male in arnese ma di un certo pregio. Si vedeva un pezzo di giardino sul quale affacciavano il muro di cinta e un altro paio di edifici che servivano probabilmente da magazzino. Met della struttura principale e la serra in muratura erano bruciate.
154/363 Enrico Pandiani

Sperava di trovare una fontana con figure di pesci? ha chiesto Malis . Ho sollevato lo sguardo sorpreso che sapesse leggermi nel pensiero. Le sue dita stavano giocherellando con una piccola spilla che aveva appuntata sul revers della giacca, una sottile foglia di ginko biloba d'oro. L'ho pensato anch'io ha detto con un sorriso, ma purtroppo la villa non quella. singolare che dopo averli uccisi abbiano dato fuoco al laboratorio, non trova, tenente? Volevano distruggere qualcosa, questo evidente. Gi, una perquisizione sarebbe stata interessante, peccato... Ha notato che la casa non stata frugata? Hanno fatto sesso, poi sono stati uccisi. Quello che volevano far sparire lo hanno distrutto con il fuoco. Siamo certi che quei due fossero coinvolti in questa storia? ha domandato mordicchiandosi un pollice. Ho fatto spallucce. Beh, la pistola la stessa usata per uccidere Martine e Vronique, e la loro attivit aveva sicuramente delle affinit con quella dei nostri amici. Ci siamo fissati per qualche momento, poi sono tornato al giallo dell'estate. Quando li avevano trovati, Beltramo e De Medici erano nudi, legati come salami e imbavagliati, l'uno sul letto e l'altro sul pavimento. Il rapporto descriveva le legature come molto complicate e simili a un rituale. Le poche foto allegate non lasciavano dubbi di sorta, corde e nodi richiamavano lo Shibari. A questo doveva aver pensato anche la madama locale, tanto pi che nella stanza erano stati trovati segni evidenti di attivit di tipo sadomasochista. Il rapporto parlava di pratiche sessuali al di l del lecito. I due erano stati uccisi a colpi di pistola, un proiettile nel cuore e uno in mezzo alla fronte. Ho sospirato mentre l'immagine di Martine che cadeva sul pavimento davanti a me squarciava come un lampo il buio che avevo nella mente. Il secondo colpo alla testa era stata la scena pi violenta e crudele alla quale avessi assistito in vita mia. Cosa intende fare quando la troveremo? ha chiesto DeLezioni di tenebra 363/155

slandes costringendomi a guardarla negli occhi. Ho fatto spallucce. Non ne ho idea. Se sar presente non gliela lascer uccidere, voglio che lei lo sappia. Lo so, tenente ho detto prendendo un foglio in mano, ma da qui a quel momento possono succedere parecchie cose. Ha sollevato il suo caff per berne un sorso. Io ho ripreso la lettura del rapporto. Nessuna delle impronte trovate sulla scena del crimine aveva portato gli inquirenti a qualcosa di concreto. Data la dinamica dell'omicidio, le indagini si erano immediatamente indirizzate verso l'ambiente omosessuale del quale i due erano, per cos dire, elementi di spicco. Dell'arma usata si sapeva solamente il calibro, 7,62. A nessuno era venuto in mente che il colpevole potesse essere una donna e men che meno Madame Satin, della quale, naturalmente, gli italiani non erano a conoscenza. Se si presa il disturbo di eliminarli, significa che quei due rappresentavano un problema ho detto posando i fax sulla scrivania. evidente che facevano parte del piano, quale che sia. Certo, provarlo con certezza potrebbe aprire un canale interessante con la polizia italiana. Pensa che lo abbiano gi fatto? Voglio dire, qualsiasi cosa abbiano in mente di fare. Non credo. Se la copertura sono i contratti dello studio, agiranno il mese prossimo durante l'esecuzione dei lavori. Entro qualche giorno il personale di Art-en-Images partir per Torino e a quel punto avremo le mani legate. Ci andremo anche noi ho detto alzandomi in piedi. Non abbiamo nessuna autorit in Italia, i nostri superiori non ce lo permetteranno. Allora non ci resta altro da fare che muovere il culo. Abbiamo ancora qualche giorno per mettere in piedi una storia convincente da raccontare a Le Normand. lui quello che pu aprirci le porte del Bel Paese. Ha raccolto tutti i fogli e li ha infilati in una cartellina. Sono
156/363 Enrico Pandiani

rimasto a fissarla mentre riordinava rapidamente la scrivania. Ha sentito il mio sguardo su di s e i suoi occhi hanno incontrato i miei. Le labbra le si sono increspate in un sorriso paziente. Ha preso i bicchierini del caff e li ha gettati nel cestino della carta straccia. Che altro c', commissario? ha domandato. La stavo semplicemente osservando. Lei molto attraente. Ha distolto lo sguardo arrossendo appena. Le sue labbra hanno sorriso di nuovo, in modo dolce, questa volta. Com' che parla cos bene l'italiano, tenente? ho domandato per stemperare l'imbarazzo. Dopo la scuola ho chiesto e ottenuto un anno di specializzazione a Roma, una parte del corso di addestramento dei Nocs. Ho sollevato le sopracciglia. Antiterrorismo e operazioni speciali, non pensavo fosse un tipo da cappa e spada. Ha riso. Finito il tirocinio in commissariato mi piacerebbe la Sottodirezione Antiterrorismo. La SDAT mi ha sempre affascinata, tutto qui. a Roma che ha conosciuto il suo amico ispettore? S, era il mio istruttore. Se dovessimo andare a Torino, pensa che sarebbe in grado di darci una mano? Mi ha guardato negli occhi. Mi sta chiedendo se potrebbe aiutarci a trovare quella donna? Anche. Penso di s, Francesco un tipo piuttosto in gamba. Vogliamo andare? Sulle scale abbiamo incontrato Rolland. Ci siamo salutati meno freddamente del solito, giocare assieme con i dinosauri crea delle affinit elettive. Poi siamo usciti alla luce del sole. Abbiamo camminato fianco a fianco fino alla mia auto. Allacciando la cintura di sicurezza Deslandes ha urtato con un ginocchio il cassettino porta oggetti che si spalancato.
Lezioni di tenebra 363/157

La piccola trousse rossa per il trucco di Martine caduta con un tonfo sul tappetino assieme a una busta color avorio. Deslandes l'ha raccolta e me l'ha passata. Era indirizzata ad Art-enImages, 5 place de la Rpublique, 75010 Parigi, all'attenzione di M. Devaux. Il francobollo delle poste italiane, annullato da un timbro sbavato, indicava che era stata spedita alla fine di aprile. Sul davanti era stampato a rilievo il logo BDM con accanto un capitello stilizzato. Aprendo la busta, Martine aveva reso illeggibile l'indirizzo. L'ho aperta. Conteneva una serie di scampoli di tessuto dall'aria piuttosto vecchia e ingiallita. La maggior parte era macchiata da una leggera ruggine rossiccia. Nel complesso facevano un po' schifo. Di che si tratta? ho chiesto con una smorfia. Si direbbero ritagli di tela. Mi domando come mai la busta l'avesse Martine. L'ho voltata rileggendo l'indirizzo. Questo lo dobbiamo chiedere a Marius Devaux. Martine doveva averla con s mentre veniva a prendermi al quai des Orfvres. L'aveva riposta nel cassettino assieme alla trousse per non doverla portare al bar dell'hotel Meurice. Che cosa diavolo voleva farne? Il cellulare si messo a trillare. Alain mi stava chiamando. Dimmi ho detto. Abbiamo un'emergenza, due cadaveri nella Senna. Chi sono? Non ne ho idea, due donne. Ci hanno chiamato i ragazzi del sedicesimo, le hanno trovate questa mattina al port d'Auteuil. Ti vogliono sul posto. Che c'entro io? Dice Bremond che uno dei cadaveri ha addosso un messaggio per te. Nicolas Bremond era un giovane commissario del sedicesimo. Sono rimasto di stucco mentre Malis mi guardava senza battere ciglio.
158/363 Enrico Pandiani

Datti una mossa ha insistito Alain, un battello della Fluv ci sta aspettando qui sotto. Un messaggio? ho biascicato. Che diavolo di messaggio? Che vuoi che ne sappia, quando arrivi lo scopriamo assieme. Mi preso un pelo di batticuore. Sto arrivando ho detto. Attaccato il lampeggiante sul tetto, sono partito a sirene spiegate. Quando ho svoltato sul boulevard Barbs, Malis mi stava gi tempestando di domande. Ho guardato l'acqua verde del fiume che ribolliva di schiuma allontanandosi dalla poppa del battello. Le nuvole riflesse si ondulavano come deformate dal calore, per poi ricomporsi nuovamente poco pi in l. Abbiamo incrociato due grandi bateaux mouches che risalivano la corrente in direzione del Vert Galant. Stavo guardando distrattamente la mole color ruggine della Tour Eiffel che sfilava accanto a noi quando Wassim mi ha portato una tazza di caff fumante. Per te, commissario ha detto con un sorriso. Grazie ho detto, ne ho proprio bisogno. Avevo conosciuto Wassim Bedreddine parecchio tempo prima, in circostanze che avevano messo in pericolo la pelle di entrambi. Sbirro della Fluviale e genero di Servandoni, amava l'acqua e quella visione dal basso che la citt offre mentre scorre sopra di te come se appartenesse a un altro universo. Sul fiume tutto pi pulito diceva spesso. Quando gli avevo offerto di entrare nella squadra si era semplicemente rifiutato di lasciare il suo lavoro. Per questo, se c'era bisogno di andare in barchetta sulla Senna, Alain chiamava sempre lui. Ci metteremo altri dieci minuti ha detto, se ti serve qualcosa, sono l davanti. Ha raggiunto Servandoni a prua. Il mio socio stava fumando una delle sue pestilenziali sigarette e intanto chiacchierava con il flic al timone. Il sole stava cominciando a picchiare di brutto
Lezioni di tenebra 363/159

ma l'aria del fiume era fresca e piacevole. Siamo passati davanti alla Maison de Radio France, poi il battello si infilato nel canale tra l'argine del fiume e l'le aux Cygnes. Il pilota ha ridotto la velocit lasciando il lungo isolotto a babordo. Superato il pont de Grenelle, ha puntato verso i due prefabbricati galleggianti del port d'Auteuil. Sull'argine c'erano sbirri a frotte, in divisa e in borghese. Sciamavano sul lungofiume cercando di avere un'aria indaffarata. Due sommozzatori della Fluv stavano entrando nell'acqua in quel momento, calandosi dalla stretta piattaforma a lato di uno dei piccoli edifici flottanti. Autopattuglie, furgoni e ambulanze erano parcheggiati sul boulevard con i lampeggianti accesi. In quel marasma ho intravisto la figura del dottor Delarche che aspettava diligentemente la fine dei rilievi, ben sapendo che le sue pazienti non sarebbero andate da nessuna parte. Il collega di Wassim ha ridotto al minimo la velocit, poi, mentre la prua del battello si infilava tra il Poton des Glnans, e l'altro edificio, ha frenato invertendo la spinta del motore in un ribollire di schiuma biancastra. L'imbarcazione si fermata di sbieco contro una balaustra di metallo grigio alla quale Wassim l'ha ormeggiata con una cima bianca. Un fotografo della scientifica stava riprendendo la scena del crimine appollaiato su uno dei tralicci che tenevano ancorati i casotti alla riva. I cadaveri erano stati abbandonati contro l'argine di pietra, semisommersi nell'acqua torbida del fiume tra rifiuti di ogni genere. Due donne nude, legate schiena contro schiena per il collo, i gomiti, la vita e le caviglie. Una delle due sporgeva sopra il pelo dell'acqua, l'altra era quasi completamente sommersa. La pelle di Christiane Broustal era bianco verdastra. Alcune ciocche bionde le erano rimaste appiccicate al viso mentre il resto dei capelli fluttuava attorno alla testa. Le labbra esangui erano piegate in una smorfia sgomenta e, attraverso le palpebre quasi del tutto abbassate, gli occhi fissavano il cielo senza
160/363 Enrico Pandiani

vederlo. I due fori di proiettile, l'uno sul cuore e l'altro sulla fronte, erano neri e puliti. La firma di quella maledetta baldracca. Il messaggio per me lo aveva scritto sul petto di Christiane con un pennarello indelebile: Mordenti, la smetta di corrermi dietro cercando le persone che mi hanno incontrata. Se lei le interroga, io le uccido. Dovrebbe ormai sapere che non parlo a vanvera. Madame Satin. Ho sospirato massaggiando a fondo le palpebre con la punta delle dita. Forse era un incubo, se non guardavo per qualche secondo mi sarei risvegliato nella mia stanza. Erano giorni che non avevo altro che visioni mostruose alle quali riuscivo a sfuggire solamente alzandomi dal letto la mattina. Una pi, una meno, che differenza poteva fare? Sembrava soltanto un brutto sogno e invece era tutto l, davanti ai miei occhi. Questo metteva la cosa su un piano decisamente personale. Questa palude che 'l gran puzzo spira ha detto Wassim alle mie spalle, cigne dintorno la citt dolente, u' non potemo intrare ornai sanz' ira... Era una sua mania, stava sempre li a citare la Divina Commedia. Chi ? ha domandato Alain. La direttrice della scuola materna che Deslandes e io abbiamo interrogato a Bictre. Quella del weekend con la pazza assassina? Proprio lei. Si passato una mano tra i folti capelli spettinati. Cristo santo... E l'altra chi diavolo ? Il corpo della seconda donna era tenuto sott'acqua dal peso di Christiane. Non ne ho idea, amico. Il fotografo ha finito di fare il suo lavoro. I sommozzatori si sono avvicinati ai due cadaveri cominciando ad avvolgerli
Lezioni di tenebra 363/161

nell'imbracatura che gli sbirri della scientifica hanno calato dalla sommit dell'argine. Alle finestre dei palazzi di fronte, centinaia di persone affacciate si stavano godendo quello spettacolo fuori programma. Niente interruzioni pubblicitarie, nessun intervallo, tutto in diretta. Mancavano solo i popcorn. Per non far strisciare i corpi contro il muro mentre risalivano dall'acqua, uno degli uomini rana li ha allontanati tirando un capo dell'imbracatura. Cos facendo si sono voltati di mezzo giro e mi sono trovato davanti la giovane bondagette che mi aveva dato l'imbeccata per trovare Christiane Broustal. Oh no, non lei... ho mormorato attonito. Devo essere sbiancato perch Servandoni mi ha afferrato per un braccio. Ehi, amico ha detto scuotendomi, che ti succede? Mi sono seduto sulla lamiera rugginosa del ponte, le gambe penzoloni sull'acqua e un senso di vertigine che mi attirava inesorabilmente verso l'abisso. Non mi riusciva di staccare gli occhi da quel corpo senza vita. Era poco pi che una bambina, dio cristo, non ero nemmeno sicuro che avesse compiuto vent'anni. Un dolore sordo mi ha attraversato il petto graffiandolo come la punta di una lancia. Alain si accovacciato accanto a me. Gli occhi mi si sono riempiti di lacrime ma siccome sono un uomo fatto, uno sbirro duro e cinico, le ho ricacciate indietro. Una sola riuscita a raggiungere le mie labbra, impertinente e indisciplinata. Era salata. Me ne sono liberato con il dorso della mano. La conoscevi? mi ha domandato Alain. Ho rivisto quella ragazzina insolente che mi faceva l'occhiolino dalla sedia su cui era legata. Al telefono la sua voce era stata allegra, piena dell'incoscienza sfacciata che si ha quando la propria vita non neppure cominciata. Adesso la sua era finita, e nel peggiore dei modi. S ho brontolato. morta per aver parlato al telefono con me. Ha preso una fiaschetta dalla tasca e me l'ha passata. Butta
162/363 Enrico Pandiani

gi un sorso, sei bianco da far spavento. L'alcol mi ha dato una bella botta fissando quelle immagini nella mia testa in maniera indelebile. Un odio cos non lo avevo provato in tutta la mia vita, riuscivo a toccarlo, potevo plasmarlo e dargli forma. Sembrava vivo. Non voglio che sui giornali esca una sola parola di questa specie di messaggio ho detto cupo. Non voglio nomi, n fotografie. Soprattutto non voglio che circoli il nome di quella troia, vediamo di non farne un personaggio. Fammi il favore di parlarne a Le Normand. Alain ha messo una Gauloise tra le labbra e l'ha accesa sfregando un fiammifero sul ponte. Ha soffiato una nuvoletta bianca che si stemperata nel sole. Ci penso io ha detto. I due cadaveri sono stati adagiati sull'argine. Il fotografo ha ancora scattato qualche particolare della scritta, dei nodi e dei fori di proiettile. Poi le hanno separate. Delarche si avvicinato per gli esami di rito, mi ha scorto e ha fatto un segno per dirmi che mi avrebbe chiamato pi tardi. Il mio sguardo ha incrociato quello di Bremond che si trovava accanto al dottore. Come padrone di casa, per ora l'indagine competeva al suo commissariato. Ho risposto al cenno di saluto che mi ha fatto, poi ho indicato le due donne. Poi ho indicato Alain e me. Volevo fosse chiaro che si trattava di roba nostra. Ha assentito cupamente con un leggero movimento del capo. Un paio di flic hanno isolato la zona con dei paraventi mobili per nascondere i corpi alla vista dei curiosi. Delarche ha aperto la borsa e ha cominciato le sue pratiche disgustose. Andiamo via di qui ho detto a Wassim. Il suo collega ha acceso il motore e tutto lo scafo si messo a tremare. La cima d'ormeggio stata slegata, poi il battello ha rinculato staccandosi dalla riva con uno scossone. Mentre mi rimettevo in piedi, l'aria del fiume mi ha schiaffeggiato violentemente la faccia. Mi sono sporto oltre la murata e ho vomitato nell'acqua, due lunghi conati che mi hanno portato via anche lo stomaco.
Lezioni di tenebra 363/163

Alain ha aspettato che mi pulissi con il fazzoletto, poi mi ha ridato la sua fraschetta. Ho bevuto un bel sorso di rum. sceso bruciando lungo la gola facendo del suo meglio per rimettermi in sesto. Il timoniere ha fatto un ampio giro scivolando al di l dell'isola. Siamo passati davanti alla statua della Libert, poi abbiamo messo la prua a nordest e l'imbarcazione ha cominciato a risalire con calma la corrente.

164/363

Enrico Pandiani

quattordici

Le ricordo che Madame Satin ha gi ucciso cinque persone. Se non mi dice subito quello che sa, faccio scrivere sui giornali che lei ha collaborato con noi. Se tanto mi d tanto, prima di domani sera il suo cadavere gallegger nella Senna. Mi sono spiegato? La sicumera ha abbandonato la faccia insolente di Olivia Amoako. Lei non pu... Io faccio ci che mi pare e piace, continui a tenere il becco chiuso e se ne accorger da sola. Ha messo tra le spesse labbra una lunga sigaretta marrone e l'ha accesa con un accendino di plastica verde. Sono addolorata per la morte della ragazza, mi creda. Infatti la vedo distrutta. Sa dirmi come si chiamava? Qui la chiamavano tutti la Bionda. Come le ho detto non conosco il vero nome dei miei soci. Faccia attenzione, signora, le ricordo che rischia un'accusa per complicit in omicidio. Mi ha guardato con aria di sfida. Quelle sue sopracciglia arancioni le davano un aspetto piuttosto strafottente. Ha soffiato una nuvola di fumo. Io non ho ucciso nessuno, le ho detto che se n' andata dopo di voi. Non so cos'abbia fatto uscita di qui n chi abbia incontrato. Per quel che ne sappiamo potrebbe averla ammazzata lei ha detto Alain, magari per fare un favore a Madame Satin. Lei vaneggia, perch mai lo avrei dovuto fare? Per soldi, perch in combutta con quella gente, perch la ricattano, motivi possiamo trovarne quanti ne vogliamo.. PoLezioni di tenebra 363/165

trebbe averla rapita per consegnarla a loro. rimasta in silenzio a guardare la sigaretta che bruciava lentamente. Mi hanno telefonato ha detto infine, ieri pomeriggio. Cosa le hanno chiesto? Ci siamo fissati per qualche attimo, poi ha abbassato lo sguardo per spegnere la sigaretta in una mezza conchiglia sbeccata che fungeva da posacenere. Volevano sapere chi era presente quando siete venuti qui. Chi le ha telefonato? Era una donna. La conosceva? No. Poteva essere Madame Satin? Ha fatto spallucce. Non ne ho idea, non conosco la sua vera voce. Che rapporti ha con quelle persone? Mi danno dei soldi e pagano tutte le spese del locale. L'ho scrutata per bene in fondo agli occhi, erano scuri con la sclera giallastra, vagamente iniettata di sangue. Saunire e i suoi scaccolatori le stavano rivoltando la baracca dalle fondamente. Il priv era pieno zeppo di madama. Cosa voleva sapere quella donna? Mi ha chiesto se la Bionda avesse assistito al nostro colloquio. E lei l'ha data in pasto a quelle belve ho grugnito. Complimenti... Non potevo fare altrimenti ha detto accendendo un'altra sigaretta. Quelli non scherzano. E poi pensavo che volessero solo spaventarla. Hanno fatto anche quello ho detto, ci pu scommettere, signora Amoako. Martinez entrato nell'ufficio. Commissario ha detto, abbiamo trovato dei disegni erotici. Il capitano Coccioni dice che potrebbero interessarla.
166/363 Enrico Pandiani

Alain e io ci siamo guardati. Olivia Amoako ha acceso un'altra sigaretta. Ho lasciato due flic a farle la guardia e con Servandoni abbiamo seguito Martinez nel magazzino. In mezzo a una selva di croci di sant'Andrea, gogne, garrote e altri oggetti inquietanti, gli sbirri di Franois stavano ancora frugando la spelonca. Ovunque erano appese catene, fruste, frustini e gatti a nove code. Coccio e Flamant stavano guardando dei fogli stesi accanto a una piccola foresta di enormi uccelli di gomma. L'odore era spiacevole, un misto di sporco, sudore e urina. Ci siamo avvicinati. Erano dentro un cassetto ha detto Michel. Li ho sfogliati. Per la maggior parte si trattava di schizzi dal vero di uomini e donne legati, figure intere, particolari, a volte pi di un disegno per foglio. Erano fatti a sanguigna, con una maestria che mi ha lasciato di stucco. Se mi avessero detto che arrivavano dritti dal Rinascimento non avrei esitato a crederlo. L'artista si era soprattutto concentrato sulle espressioni dei soggetti, a volte divertite, altre volte sofferenti. Anche le mani e gli arti impastoiati dalle corde avevano attirato la sua curiosit. Spesso i dettagli erano disegnati con una pignoleria quasi maniacale. In molti compariva come firma una semplice P. Pinturicchio ha detto Alain. E Amoako dove li ha presi? Christiane ha detto che Vastedda veniva spesso al club. Mentre gli altri praticavano lui passava il tempo a disegnare. In mezzo ai fogli c'erano anche un paio di scorci, un giardino con alberi di magnolia chiuso da un'alta siepe di bosso. Sullo sfondo una specie di gazebo verde piuttosto male in arnese. Questi erano firmati CV. Avete idea di che posto sia? ho chiesto ai miei. Scuotimento di teste. Alain ha anche preso il disegno dalle mie mani per guardarlo meglio, ma il suo esame altamente professionale ha dato esito negativo. Siamo tornati da Olivia Amoako. Come ha avuto questi disegni? ho chiesto. Li ha sfogliati con aria annoiata. Me li ha regalati uno dei
Lezioni di tenebra 363/167

soci. Li ha avuti da lui personalmente? Si, un vecchio che viene qui ogni tanto a disegnare. un tipo un po' eccentrico, passa il tempo a ritrarre le persone mentre praticano il bondage. Ha idea di chi sia quell'uomo? Immagino sia una specie di artista ha borbottato. Quando lo ha visto l'ultima volta? La sera dello stage di Madame Satin. Ha posato i fogli sulla scrivania massaggiandosi il viso con la punta delle dita. Forse cominciava a rendersi conto di essere nei guai. Stia a sentire ha sospirato insaccandosi sulla sedia, io non frequento quella gente, non so nemmeno chi siano. Prendo dei soldi per pagare le spese e tenere aperto il mio club, questo quanto. E Madame Satin? L'ho vista per la prima volta quella sera. Alain ha tirato fuori di tasca un'istantanea, una foto di gruppo del personale di Art-en-Images. C'erano tutti, Chappaz, Devaux, Gustave, Martine, Lalanne e tutti gli altri. L'ha data a Olivia e si chinato su di lei. Signora Amoako, ci dica quali di queste persone frequentano il suo priv. L'ha guardata per qualche secondo poi ha indicato Gustave. Lui lo vedo spesso, viene sempre con una donna bruna. Li osservi con attenzione. Vede qualcun altro che conosce? Anche questo tipo venuto un paio di volte ha brontolato indicando Devaux, ma non ricordo che praticasse, credo dovesse solo incontrare qualcuno. Gli altri non mi sembra di averli mai visti. Alain sembrava piuttosto scontento. Tutto qui? ha detto. Nessun altro? La donna ha scosso il capo continuando a fissare la fotografia. Aspetti... ha esitato, era pettinata diversamente, ma anche lei venuta qui due o tre volte ha detto indicando Marti168/363 Enrico Pandiani

ne. Che accidenti sta dicendo? ho sbottato. Le dico che conosco questa donna ha insistito, venuta due o tre volte il mese scorso. Ha finto di cercare un amico ma intanto faceva un sacco di domande. Che tipo di domande? ha chiesto Alain. Ha fatto un gesto vago inarcando le finte sopracciglia arancione. Voleva sapere cosa si faceva qui dentro, chi ci veniva, chi incontrava il suo amico, quel tipo di cose. Penso che volesse farlo anche lei ma non ne avesse il coraggio. Siamo rimasti in silenzio. Alain mi ha guardato con aria corrucciata, poi il suo sguardo tornato alla foto che aveva in mano Olivia Amoako. Ha mai visto questa donna? ha chiesto indicando Gabrielle Lalanne. No, lei non l'ho proprio mai vista. L'abbiamo guardata con disappunto. Non ci avrebbe detto altro, aveva troppa strizza. L'ho capito dall'espressione decisa con la quale ha restituito la foto a Servandoni. Portatela in centrale e fatela sorvegliare ho detto ai due flic. Non deve incontrare nessuno. L'hanno impacchettata e sono scomparsi. Alain ha acceso una sigaretta e l'ha fumata per qualche momento fissando la fotografia che aveva in mano. Te l'avevo detto, amico, Martine stava indagando ha borbottato infine. Gi, una pecora in mezzo ai lupi, chiss cosa diavolo le passava per la testa. Ho chiamato Metzger e le ho detto di imbarcare Deslandes e di passarmi a prendere al priv. Avevo un po' di magone, questa storia di Martine che faceva domande in quel posto di merda proprio non mi andava gi. Forse stava dietro a Gustave, forse aveva capito che la mania del bondage era il collante che teneva assieme il gruppo. Forse aveva addirittura capito chi fosse Madame Satin.
Lezioni di tenebra 363/169

E adesso? ha detto Alain. Io faccio un salto da Art-en-Images con la busta che abbiamo trovato nella mia auto. Tu prendi i disegni e mostrali a qualche cervellone della sezione documenti. Ci sentiamo pi tardi. Uscendo all'aria aperta ho fatto un bel respiro mentre il sangue mi faceva pulsare le tempie. Le occhiate di un paio di impiegati hanno seguito distrattamente i nostri passi fino sulla porta dell'ufficio di Lalanne. Gabrielle stava telefonando, toni secchi e voce bassa, non si nemmeno accorta della nostra presenza. Appoggiato allo stipite della porta ho aspettato che la piantasse l. No stava dicendo, quando troppo troppo, non mi raccontare delle balle... no, non ci credo... no, tu... no, tu mi hai detto... lasciami parlare, hai detto che non sarebbe successo, che l'avresti lasciata... s, hai detto che non sapeva niente... hai detto proprio cos, brutto stronzo... no... piantala di dire idiozie... appunto... e invece adesso tutto un casino... s, tutto un casino. Ha sospirato mentre il suo interlocutore diceva qualcosa. Poi mi ha scorto e si raddrizzata con aria estremamente contrariata. Senti ha detto secca, adesso non ho tempo di parlare, ti chiamo domattina... no, non voglio... ho detto che ti chiamo domattina, ciao. Ha posato la cornetta fissandomi con astio. Sembrava l'avessimo beccata nel mezzo di una crisi sentimentale, sempre che non fosse qualcos'altro. Dobbiamo parlare con Chappaz e Devaux ho detto senza aspettare che mi chiedesse cosa volevo. C'e solo il signor Devaux ha detto riprendendo un pelo di colore e la sua aria annoiata. Chappaz sar fuori Parigi fino a domani. Devaux andr benissimo, ci annunci per favore. Ha ripreso il telefono in mano pigiando un bottone rosso.
170/363 Enrico Pandiani

Ci sono i signori della polizia ha detto dopo qualche secondo, vorrebbero parlare con lei. Devaux deve averle detto che la cosa lo mandava in visibilio perch Lalanne ha riagganciato voltandosi verso di noi. Vi sta aspettando. Non ha nemmeno finto di volerci accompagnare. Ha aperto una cartellina e si messa ad affrancare la posta dello studio. Deslandes e io ci siamo avviati verso l'ufficio di Marius Devaux. Lui ci ha intercettati nel corridoio per guidarci verso la solita sala riunioni. Un paio di strette di mano giusto quel che ci siamo beccati. Quando ti spediscono al creatore met dello studio, di tutto hai voglia tranne che di inutili smancerie. Ci siamo seduti ai tre cantoni. Tanto per rompere il ghiaccio gli ho messo sotto il naso la busta con i ritagli di tessuto. Sa dirmi perch questa l'aveva Martine? ho chiesto. Se l' rigirata tra le dita ben curate, ha controllato il contenuto e l'indirizzo, poi mi ha guardato sorpreso. Non ne ho la pi pallida idea ha risposto, quello che so che l'abbiamo cercata dappertutto. Era assieme ad altri effetti personali di Martine. Ci chiedevamo come mai avesse tra le sue cose una busta indirizzata a lei, monsieur Devaux. Ha alzato le spalle del suo gessato costoso ma poco elegante continuando a ispezionare il contenuto. Gabrielle che si occupa della corrispondenza. Ognuno di noi ha una casella nella quale viene infilata la posta dopo che lei l'ha divisa. Martine e io abbiamo... avevamo quasi lo stesso cognome, gi capitato che Gabrielle mettese le mie lettere nella sua casella e viceversa. Probabilmente andata cos. Non faceva una grinza, avevano una spiegazione per tutto, l dentro. Quasi per tutto. Mi pu dire cosa sono quei ritagli di tessuto? Campioni ha detto. Potrebbe essere pi preciso? ha chiesto Malis. Beh, a volte capita di dover ambientare certe fotografie, le
Lezioni di tenebra 363/171

sculture antiche per esempio. In questo caso utilizziamo solitamente tessuti invecchiati con i quali costruiamo un'ambientazione. Nel caso di pubblicazioni di pregio, questo aumenta parecchio la piacevolezza dell'immagine. Ci ha visti perplessi, cos si alzato per prendere un grosso volume dalla libreria che occupava l'intera parete accanto alla porta. L'ha aperto e lo ha posato davanti a noi. Foto di cristi e madonne riempivano le pagine. Il fotografo aveva collocato le sculture nel mezzo di un molle e sofisticato drappeggio di tessuti. Ho sfogliato distrattamente qualche pagina prima di chiuderlo. Devaux tornato a sedere incrociando le dita davanti a s con l'aria paziente di un preside che deve dare udienza a due studenti tonti. Sulla busta c' un logo, sa dirmi di cosa si tratta? Immagino sia un nostro fornitore, non li conosco personalmente. Davvero? I nomi Beltramo e De Medici non le dicono nulla, monsieur Devaux? Ha fatto una smorfia. Sono due restauratori italiani con i quali non lavoriamo pi. Questo lo immagino, li hanno entrambi eliminati a colpi di pistola. Se la cosa gli spezzava il cuore non lo ha dato a vedere. Ricordo ha detto invece, un regolamento di conti tra omosessuali, se non sbaglio. Per questa busta arriva da loro. BDM sono le iniziali, non crede? Aspettavamo quei campioni con impazienza ha sbuffato, siccome non arrivavano li abbiamo accusati di negligenza e un paio di mesi fa abbiamo troncato ogni rapporto con il loro atelier. Non potevo immaginare che la busta l'avesse Martine, lei non ne ha mai fatto cenno. Freddo ed evasivo come un serpente. Chi vi ha inviato questo materiale? ho chiesto con aria poco convinta. La Fondazione Raschera-Bettelmatt. Tra qualche giorno fa172/363 Enrico Pandiani

remo un lavoro molto importante per la curia di Torino, questi sono i campioni del materiale che abbiamo commissionato sul posto. Chi il vostro referente alla fondazione? La dottoressa Franciska Szathmry, la direttrice. un'importante studiosa di arte lignea del tredicesimo e quattordicesimo secolo. Ho preso dalla tasca il bloc notes e la mia vecchia stilografica Scheaffer. Come diavolo si scrive? ho detto. Lo ha compitato. ungherese ha aggiunto. Posso fare qualcos'altro per voi? Ho scritto il nome di quella tipa, la direttrice, poi ho messo via blocco e penna. Malis si schiarita la gola. Immagino conosca il marchese Raschera-Bettelmatt ha detto. Da anni, uno dei nostri principali committenti, uomo di grande cultura e collezionista molto raffinato. Quella sua calma esasperata mi dava sui nervi, ma io avevo un piccolo siluro da spedirgli nel culo. Ho preso dalla tasca la fotografia di Pinturicchio e l'ho posata sul tavolo. Conosce anche questo tizio? L'ha guardata attentamente mentre la sua espressione rilassata andava in frantumi. Deslandes ci ha osservati in silenzio, le braccia conserte e il volto privo di espressione. Direi che si tratta di Calogero Vastedda ha ammesso con voce malferma, se non sbaglio dovrebbe essere in galera. uscito da parecchio tempo, signor Devaux, e in seguito si reso irreperibile. Lo ha per caso incontrato di recente? Vuole scherzare? ha protestato. Quell'uomo un delinquente. Sarebbe sorpreso se le dicessi che questo individuo frequentava Gustave Deshayes? Ha sollevato le sopracciglia. Mi stupirebbe, certo. Cosa pensa che potesse volere da lui?
Lezioni di tenebra 363/173

Non ne ho idea, ma, dato il genere di commesse che abbiamo in porto, sapere di questa relazione mi sconcerta alquanto. Dando per scontato che quello che mi sta dicendo sia la verit. Ci pu mettere la mano sul fuoco. Quale sarebbe stato il ruolo di Deshayes in questi lavori? Fotografare le opere di Mantegna. Dai contratti risulta che delle foto ai Mantegna dovesse occuparsene Martine. Ha fatto un gesto vago. Deshayes ne avrebbe avuto la direzione. Chi lo far adesso? Stiamo cercando un sostituto all'altezza. Se non dovessimo trovarlo le far io stesso. Mi era difficile capire fino a che punto Devaux e il suo socio fossero coinvolti in questa brutta storia. Come proprietari della baracca, in qualche modo dovevano esserlo, sembrava strano che tutto quel movimento potesse accadere sotto il loro naso senza che se ne accorgessero. Disgraziatamente, non appena dicevi una parola di troppo saltava fuori un branco di avvocati con la schiuma alla bocca, pronti a farti sbranare dal prefetto in persona. Non mi sembra che l'apparizione di Vastedda la preoccupi pi di tanto ho detto. Questo un problema vostro, commissario. Non mi fa piacere rivedere in giro quel delinquente, ma che ci posso fare? Dopo averlo incontrato, Gustave e sua moglie sono stati assassinati. Evidentemente il suo dipendente non era proprio uno stinco di santo. Ha fatto una smorfia scocciata. La cosa mi ha molto sorpreso, infatti. Ma il loro omicidio ha un movente d'indubbia origine sessuale. Le loro perversioni non hanno nulla a che fare con questo studio e men che meno un falsario come Vastedda. L'omicidio di Martine non aveva nulla di sessuale, signor Devaux. Sia lei sia Deshayes sono stati uccisi dalla stessa persona e con la stessa arma.
174/363 Enrico Pandiani

rimasto in silenzio. Siccome non potevo strappargli le unghie con una pinza, ci siamo alzati. Ho ritirato la fotografia, poi ho sfilato dalle sue dita la busta con quegli schifosi ritagli di tessuto. Quei campioni mi servono ha protestato mettendo il broncio, non potete portarmeli via. Spiacente ho detto infilandoli in tasca, sono reperti in un'indagine per omicidio. L'abbiamo lasciato a meditare sul suo futuro poco allegro e abbiamo ripercorso il corridoio fino all'ufficio di segreteria. Gabrielle Lalanne non era seduta al suo posto e il computer era spento. Un tizio in jeans e maglietta a righe stava facendo delle fotocopie. Sa dove sia la signora Lalanne? ho chiesto. Mi ha scrutato attraverso un paio di lenti spesse come gli obl di un batiscafo. uscita proprio adesso ha detto, ha bisogno di qualcosa? Avevo bisogno di un mucchio di cose, a dire la verit, di schiarirmi le idee, di calmarmi, di una lezione di yoga, di un massaggio terapeutico, un caff, qualche mentina, mezzo milione di euro, di una dozzina di ore di vero sonno e magari di un match tra le lenzuola con la mia conturbante collega. Invece il mio cellulare si messo a trillare. Mi scusi un momento ho detto al palombaro. Era Delarche. Hai tempo cinque minuti? L'avevo. Mi sono avvicinato alla finestra che dava sulla piazza. Accanto al giardino dall'altra parte del viale un tizio stava appoggiato alla portiera di una Classe B blu metallizzato parcheggiata in seconda fila. Braccia conserte e l'aria di aspettare qualcuno. In una caverna di Cro-Magnon, la sua attaccatura di capelli lo avrebbe fatto passare per un intellettuale, partiva direttamente dalle sopracciglia. Volevo parlarti di quelle due donne, commissario. Le hanno ammazzate, dottore, che altro c' da dire? Per esempio che la pi matura delle due, Christiane BrouLezioni di tenebra 363/175

stal, morta almeno un paio d'ore prima dell'altra. E che la ragazza, che si chiama... rumore di carte sfogliate, che si chiamava Bcassine Degas... Come lo hai saputo? l'ho interrotto. Saputo cosa? Il suo nome, dottore, come lo hai saputo? Dalle impronte digitali, commissario, come diavolo vuoi che l'abbia saputo? Aveva piccoli precedenti, furtarelli, un po' di prostituzione, le solite cose. Va bene, vai avanti. Prima di essere uccisa la ragazza stata ripetutamente stuprata e picchiata. Stuprata? ho detto con voce incolore. Piuttosto brutalmente, direi, prima di spararle le hanno fatto passare un brutto quarto d'ora. Sono rimasto in silenzio, anche perch Gabrielle Lalanne uscita dal portone due piani pi in basso. Il cavernicolo stava aspettando proprio lei, si rimesso dritto e le ha fatto un segno. Lalanne lo ha visto e con un gesto seccato si allontanata nella direzione opposta. L'uomo ha attraversato la strada schivando un paio di vetture e l'ha raggiunta sul marciapiede. Hanno discusso, poi sono tornati verso la Mercedes. Mi ascolti? ha detto seccato Delarche. Ti ascolto, scusa, che altro c'? De Clock ha gi esaminato i proiettili, sono usciti dalla stessa pistola che ha ucciso Martine. Lo immaginavo ho brontolato. Lalanne e il suo amico stavano discutendo accanto all'auto. Nonostante lui cercasse di essere conciliante, lei pareva piuttosto irritata. Per due volte ha cercato di mollarlo ma lui riuscito a trattenerla con il suo fascino paleolitico. E senza bisogno di usare la clava. Un'ultima cosa ha detto il dottore, spazientito dai miei silenzi, la ragazzina stringeva tra le dita di una mano un pacchetto di sigarette appallottolato, tabacco algerino. I suoi as176/363 Enrico Pandiani

sassini non se ne sono accorti. Nonostante la permanenza in acqua ancora leggibile. Ti spedisco un SMS con la foto allegata. Ti ringrazio, dottore, se ci fossero delle novit fammelo sapere. Volentieri, commissario ha sospirato, fa sempre piacere parlare con il muro. Ho chiuso la comunicazione mentre il tizio apriva la portiera e Gabrielle Lalanne si accomodava sul sedile del passeggero. Il cavernicolo ha fatto il giro della vettura e si seduto al volante, poi la Mercedes partita mescolandosi al traffico della piazza. L'ho seguita con lo sguardo mentre si perdeva in lontananza, poi ho continuato per qualche minuto a rimirare la piazza, la gente, le nuvole e gli uccellini. Sentivo la tensione aggrappata alle spalle con i suoi unghioni piantati nella carne. Andava a braccetto con la mia frustrazione. Il telefono che avevo in mano ha fatto bling bling. L'SMS di Delarche era arrivato, ho schiacciato un bottone e sullo schermo comparsa la foto di un pacchetto di sigarette marca Rym tutto ciancicato ma ancora intero. Credo che il mio cuore si sia fermato per un paio di secondi. Le sigarette che fumava Gabrielle Lalanne. Sulla scena del crimine, prima o dopo, c'era stata anche lei. Nonostante sapesse di essere spacciata, quella ragazzina aveva capito che sigarette cos particolari avrebbero potuto mettere la madama su una buona pista. Con ogni probabilit aveva preso il pacchetto senza farsene accorgere. Cosa succede? Deslandes mi si era avvicinata. L'aveva in mano la biondina ho detto mostrandole lo schermo del telefonino. Cazzo... ha detto, che non era proprio da lei. Dove abita Lalanne? ho ringhiato rivolto al palombaro. Si irrigidito fissandomi attraverso i fondi di bottiglia che aveva sul naso. Rue Csar Franck ha balbettato, al numero 14.
Lezioni di tenebra 363/177

Ho acchiappato Malis per un braccio e siamo usciti dalla stanza. Un gruppo vociante di giovani stava entrando nell'ufficio in quel momento. Parlavano forte e ridevano, trasportando treppiedi, valigie di metallo, luci e ogni altra sorta di gadget per fotografia. Facendoci largo a gomitate abbiamo raggiunto la porta d'ingresso e infilato le scale.

178/363

Enrico Pandiani

quindici

Il 14 di rue Csar Franck era un portone di metallo nero e vetro all'angolo della strada. Rullando a passo d'uomo lungo rue de Bellart ci siamo fermati all'incrocio. L'edificio degli anni Trenta, grigio e anonimo ma non senza qualche piacevolezza, si ergeva per sei piani al di sopra delle nostre teste. La Classe B era parcheggiata di sbieco mezzo isolato pi avanti. In silenzio ci siamo infilati i bracciali arancio con la scritta POLIZIA. Io e Metzger andiamo su ho detto a Deslandes, lei chiami la brigata e dica a Servandoni di raggiungerci con qualcuno dei nostri. Ma veramente... ha protestato la bella. Faccia come le dico ho tagliato corto, se sopra tutto tranquillo le rimando gi Constance. Fermi chiunque vede uscire dal portone e stia in campana. Ha fatto il muso ma stata zitta. E che cazzo, ero pur sempre il capo. Constance e io siamo smontati, abbiamo attraversato la strada e ci siamo fermati davanti all'ingresso. Era sprangato. In giro non c'era molta gente, il quartiere pareva tranquillo. Attraverso il vetro ho visto il bottone di apertura a scatto. Ho preso la pistola e con un colpo secco del calcio ho mandato in briciole una lunga listella di cristallo. Non ha fatto nemmeno quel gran rumore. Spingendo con la spalla infilata nella fessura sono riuscito a raggiungere il bottone con la punta delle dita. Ha fatto clack-brzzzt. Siamo entrati e per tenere aperto il battente l'abbiamo bloccato infilando una scheggia di vetro tra la
Lezioni di tenebra 363/179

parte inferiore e il pavimento. L'androne, che puzzava di cavolo bollito e frittura stantia, portava a un'ampia scala di legno chiaro. Niente ascensore e per ogni piano due rampe di gradini con un pianerottolo nel mezzo. Visto che avevo gi in mano la .45 ho fatto che mettere un colpo in canna. Metzger, sempre ligia al protocollo, ha estratto la sua Sig-Sauer d'ordinanza e ha tolto la sicura. Nessuna emozione, nessun tentennamento, sembrava stesse andando a fare la spesa. Non sapendo a che piano abitasse Gabrielle siamo saliti a piedi per le scale. Al quinto Constance si fermata un secondo per tirare il fiato. La choucroute buona, ma in certi frangenti non aiuta. Al sesto soltanto due porte, una era socchiusa. La targhetta d'ottone ci ha informati che Lalanne abitava proprio l. Ho appoggiato l'orecchio al battente. Un brusio indistinto, poi una voce sopra le altre. Datevi una mossa ha detto, dobbiamo filare. Non abbiamo mica tutto il pomeriggio. Questo sembrava pi vicino. Ho scambiato un cenno d'intesa con Metzger, quindi ho spalancato la porta e sono entrato seguito dalla mia collega. Polizia! ho urlato puntando la pistola. Il cavernicolo era in fondo al corridoio, una decina di metri dall'ingresso. Invece di mettersi a tremare come una foglia, ha sollevato un cannone a tamburo e si messo a sparare. Intonaco e calcinacci che schizzavano da tutte le parti. Constance e io abbiamo risposto al fuoco verniciandolo di piombo seduta stante. Ha mollato la spingarda e si afflosciato sprizzando sangue sul pavimento di marmo e sulle pareti. Da qualche parte Gabrielle Lalanne ha gridato. Una specie di ululato isterico che si spento nel suono inconfondibile di un paio di ceffoni ben dati. Gli spari continuavano a rimbombarmi nelle orecchie. Quando vedo quelle scene nei film dove dieci persone si met180/363 Enrico Pandiani

tono a sparare tutte insieme in una stanza e subito dopo gli eroi si parlano come se niente fosse mi viene da ridere. In un ambiente chiuso ti va gi bene se una mezza dozzina di colpi non ti provocano lesioni permanenti alle orecchie. Di sicuro per qualche mezz'ora non ci senti pi come prima. Metz e io siamo avanzati lungo il corridoio curvi e guardinghi come boscimani. Da una delle stanze l'amico di CroMagnon ha sparato, due o tre colpi che hanno ronzato come calabroni sopra le nostre teste. Abbiamo fatto una corsa fino al muro di fondo per levarci dalla sua linea di tiro e ci siamo messi al riparo a qualche metro dal cadavere. Una chiazza di sangue scuro si stava allargando, rovinando irrimediabilmente il marmo finemente lavorato dell'ingresso di Lalanne. Constance si lasciata cadere con un gemito. Era pallida come un foglio di carta. Quel porco mi ha beccata ha mormorato indicando il cavernicolo con un gesto del mento. Mi sono avvicinato. Perdeva sangue dal fianco, piccole goccioline scarlatte correvano in fila indiana sul pavimento fino alla porta d'ingesso. L'ho aiutata a sedersi a terra e mi sono accucciato accanto a lei Ehi, sbirri ha berciato il fetente nell'altra stanza, adesso vengo fuori, un solo gesto e la donna morta. Aveva uno strano accento, slavo o simile. Aiutatemi... ha squittito Gabrielle. Altri ceffoni. Fammi vedere ho detto a Constance senza perdere di vista il corridoio. Ho scostato la giacca e sollevato la camicetta gi zuppa di sangue. La valorosa si lasciata maneggiare senza abbassare il braccio che reggeva la pistola. Il proiettile era entrato e uscito come attraverso il burro. Due fori netti e lividi a pochi centimetri l'uno dall'altro. A volte la ciccia pu fare comodo. Mi avete sentito? ha urlato di nuovo l'amico di Lalanne. Ho tirato fuori il fazzoletto e l'ho messo sul foro d'uscita, quello che sanguinava di pi. Forza, Metz ho sussurrato, tieni premuto questo sulla feLezioni di tenebra 363/181

rita, non grave ma sanguina parecchio. Si levata il sudore dal labbro superiore con il dorso della mano, poi l'ha premuta sul fazzoletto al posto della mia. Mi piace quando mi chiami Metz, capo ha detto con un sorriso stirato. Non me la dai a bere, carina, so che a palparti al posto mio preferiresti Servandoni. Adesso veniamo fuori, porca puttana ha urlato il delinquente dall'altra stanza. Ti stiamo aspettando, farabutto ho detto, piantala di dirlo e datti una mossa. Sono comparsi cautamente sulla porta dello studio. A piccoli passi hanno raggiunto il centro del corridoio per poi cominciare a rinculare verso l'ingresso. Il cattivo doveva essere uno degli sgherri di Madame Satin di cui aveva parlato Christiane Broustal. Era pelato come una palla da biliardo e indossava un abito nero su una camicia grigia senza cravatta. Teneva Lalanne per i capelli e se ne faceva scudo puntandole sul collo un revolver grosso come un cannone anticarro. Lei era terrorizzata, gli occhi sbarrati e le guance arrossate dalle sberle. Aveva la chioma scarmigliata e il suo gelido aplomb era andato a farsi friggere. Il cattivo e io ci siamo squadrati. Dove credi di andare? ho detto. Di sotto c' met della madama di Parigi. Lascia la donna e posa la pistola. Non c' nessuno, ho guardato dalla finestra. Adesso io e lei usciamo dalla porta e voi ve ne state l tranquilli, mi segui? Altrimenti le do aria al cervello. Perch avete ucciso le due donne? ho chiesto a Lalanne. Era terrea, mi ha guardato con occhi spaventati. Mi ci hanno tirata dentro ha piagnucolato. Non doveva finire cos... Chiudi il becco, puttana ha urlato il pelato strattonandola violentemente per i capelli. Lei si lasciata sfuggire un urlo di dolore. Erano quasi arrivati alla porta. Andiamo, Gabrielle ho detto, mi dica il vero nome di Ma182/363 Enrico Pandiani

dame Satin. Lei ha fatto per aprire bocca, ma quel verme l'ha fermata. Stai zitta, stronza ha urlato, poi le ha sparato nella nuca. Il proiettile uscito dalla fronte portandosene via una buona porzione. Sangue, frammenti d'osso e chiss che diavolo d'altro sono schizzati da tutte le parti. Mentre lei cadeva a terra il fetente scomparso sulle scale infilandosi attraverso l'uscio con la velocit di un ratto. Tutto successo in una manciata di secondi. Ho guardato pietrificato il sangue che ruscellava dalla testa di Gabrielle allagando il pavimento come una piccola marea scarlatta. Vagli dietro ha sbottato Metzger spingendomi. Mi sono alzato in piedi e sono corso verso l'ingresso scavalcando la larga pozza scura che si stava rapidamente allargando attorno al cadavere della donna. Sono uscito per le scale sporgendomi sopra la ringhiera. L'ho visto gi in basso che scendeva gli scalini quattro alla volta. Deslandes si come materializzata dall'ombra del pianerottolo. Butta la pistola ha urlato. L'uomo ha sparato senza nemmeno mirare. Con un movimento felino, Malis ha schivato la palla, poi ha allungato il braccio e con gesto elegante ha tirato il grilletto due volte. Due tuoni pi secchi che sono rimbalzati sulle pareti. Il rapato ha fatto qualche passo indietro, poi si seduto di schianto contro il muro. Il suo revolver rotolato con un suono metallico sul pavimento. Il tenente pi sexy del mondo ha cominciato a salire lentamente verso di lui continuando a tenerlo sotto tiro. La bambola sapeva il fatto suo, su questo non c'erano dubbi. Alcune porte si sono aperte ai piani inferiori. Brigata criminale ho urlato sporgendomi oltre la ringhiera, rientrate in casa e chiudetevi dentro, c' gente armata per le scale. Non se lo sono fatti dire due volte. Le porte si sono richiuse ed tornato il silenzio. Sono filato di sotto per raggiungere la mia collega davanti al
Lezioni di tenebra 363/183

ferito. Un rivolo di sangue attraversava il pianerottolo correndo gi per gli scalini. Deslandes e io ci siamo guardati. Servandoni per strada ha detto. Quando ho sentito i primi spari ho chiamato la centrale, le ambulanze stanno arrivando. Metzger di sopra ferita ho detto, le spiace occuparsi di lei? Io aspetto i colleghi. Ha rinfoderato la pistola ed salita di corsa. Ho atteso che entrasse da Lalanne, poi mi sono accoccolato davanti a quel figlio di puttana. Mi ha lanciato uno sguardo di sfida carico di livore. Adesso me lo dici tu il nome di Madame Satin ho detto a bassa voce. Crepa, sbirro ha ruttato. Puoi anche arrostirmi a fuoco lento, da me non saprai nulla. Guardandolo negli occhi ho capito che si trattava della sacrosanta verit, quel verme non avrebbe aperto bocca. Una furia sorda mi stava montando dentro. Hai violentato tu Bcassine Degas? Ha proteso verso di me un ghigno beffardo. Aveva il corpo di una bambina ha detto senza levare gli occhi dai miei, fresco e morbido come un budino. Non c'era proprio verso di farla star ferma, quella troietta, neppure legata come un salame. Strillava ogni volta che me la facevo, sbirro, piangeva e si divincolava come un'anguilla. Un vero godimento. Mentre me la pompavo le ho sussurrato all'orecchio che dopo l'avremmo uccisa. Era terrorizzata, amico, la fifa me l'ha proprio fatta stringere attorno all'uccello... Un'ondata di collera mi ha travolto portandosi via quel poco di scrupoli che ancora mi tenevano insieme. La cattiveria sempre nell'aria, ti tenta, ti blandisce, fa in fretta a entrarti dentro se trova uno spiraglio. Un champ de bl prenait rasine ho canticchiato tra i denti, sous la coiffe de Bcassine Che cazzo stai dicendo? ha balbettato.
184/363 Enrico Pandiani

La sua rivoltella era l sul pavimento, a meno di un metro da noi. Ho allungato il braccio e l'ho presa per il ponticello del grilletto in modo da non lasciare impronte, poi gli ho piantato la .45 sotto il mento e ho spinto verso l'alto. In piedi, verme ho ringhiato rimettendomi dritto. L'ho tirato su con me lasciandolo malfermo sulle gambe. Mi ha guardato sorpreso. Mi sono allontanato da lui salendo una mezza dozzina di gradini, la sua rivoltella nella sinistra e la mia Colt nella destra. L'ho osservato dall'alto godendomi la sua incertezza. Si stava chiedendo che cosa intendessi fare e questo lo incuriosiva e spaventava allo stesso tempo. Ho annusato con piacere l'odore della sua paura. Sar il nostro piccolo segreto ho detto gettandogli la sua rivoltella. L'ha acchiappata al volo con una smorfia di dolore, poi l'ha stretta nel pugno. Del sangue sgocciolato sul pavimento. Forza, amico, puoi spararmi ho detto. la tua ultima occasione per stirare uno sbirro. Ha esitato qualche secondo, poi l'ha puntata e ha tirato il grilletto. Ho scartato sparando a mia volta. L'ho beccato tra la radice del naso e il labbro superiore mentre il suo proiettile rimbalzava miagolando da qualche parte alle mie spalle. Si afflosciato sul pianerottolo con il fruscio molle di un sacco di merda. Altro sangue si messo a scorrere gi per le scale. Da parte di Bcassine ho mormorato. Ho sentito la tenebra dentro di me. entrata attraverso i pori della pelle colando oleosa lungo la mia gola. Una strana sensazione. Ha attraversato il mio corpo come una vibrazione leggera e si scaricata attraverso le suole delle scarpe. I passi frenetici di Deslandes che scendeva le scale mi hanno riportato alla realt. comparsa in cima alla rampa, leggermente curva, la pistola puntata nella mia direzione. Ha osservato la scena per qualche secondo, poi si rimessa dritta rinfoderando l'arma. Pensavo fosse fuori combattimento ho detto allargando le
Lezioni di tenebra 363/185

braccia, invece, mentre salivo per venire da voi, ha preso la pistola e ha tentato di colpirmi. Perch non gliel'ha levata? ha detto furibonda. Le ho rivolto uno sguardo inespressivo. La pistola ha ribadito, perch non gli ha tolto quella cazzo di pistola? Ho fatto spallucce. Che diavolo vuole che ne sappia, non ci ho proprio pensato, ero frastornato dagli spari. Mi ha fissato, le sopracciglia aggrottate e le labbra socchiuse. Era evidente che non mi credeva, solo un deficiente lo avrebbe fatto. Quel delinquente avrebbe potuto parlare. Adesso non ci dir pi nulla, se ne rende conto? Un suono di sirene comparso dal nulla avvicinandosi rapidamente come una cantilena. Salendo le scale l'ho sfiorata passandole accanto. Il suo profumo mi ha solleticato le narici. Non le avrebbe detto nulla ho brontolato, nemmeno se lo spellava vivo. Lei impazzito... ha mormorato scuotendo il capo. No, tenente, si sbaglia. Ho proseguito lentamente verso l'appartamento di Lalanne sentendo i suoi occhi pieni di biasimo piantati nella schiena. L'orecchio destro mi doleva e un fischio fastidioso continuava a segarmi il cervello, avanti e indietro, avanti e indietro. Mi sentivo svuotato e spaventato. Il mio corpo m' sembrato insolitamente pesante mentre lo trascinavo su per gli scalini. Sei piani pi in basso i paramedici hanno spinto la lettiga di Metzger attraverso il retro di un'ambulanza. Due flic hanno chiuso i portelloni, poi uno dei due ha picchiato sul fianco della carrozzeria e il veicolo schizzato via in un ululato di sirene. La luce arancione dei sole leccava i tetti delle case proiettando ombre lunghe e azzurrine. Mi sono guardato le palme delle
186/363 Enrico Pandiani

mani. Sembravano sempre le stesse, non grondavano sangue e non tremavano pi. Due ufficiali dell'IGPN, gli affari interni della polizia, avevano interrogato Deslandes e me sulla sparatoria per pi di mezz'ora. I boeuf-carottes, come li chiamano per quella loro mania di cucinare a lungo la gente, avevano particolarmente insistito sul bastardo morto per le scale. Per ora Malis si era limitata a sostenere la sua versione dicendo che al momento degli spari si trovava con Metzger in casa di Lalanne, quindi non aveva visto nulla. Alain si avvicinato. Mi sono voltato per affrontare il predicozzo, invece si limitato a scrutarmi a fondo negli occhi. Il suo sguardo mi ha frugato dentro rivoltandomi come un guanto, mi ha annusato, palpato, interrogato. Mi ha giudicato e assolto. L'amicizia cos, ha le maglie larghe e la bocca buona. Potrebbero accusarti di negligenza ha detto, dipende da ci che intende fare Deslandes. Ho guardato sopra le sue spalle. Malis stava parlando con due sbirri in divisa. Era accigliata e scontenta. Dal nostro scontro sulle scale non avevamo pi scambiato una parola. Che faccia quello che deve fare ho detto, Metz era ferita, c'era sangue dappertutto e quello ha sparato in testa a Lalanne a pochi metri da noi. Ero un po' su di giri e forse ho esagerato. Ha messo una sigaretta fra le labbra e l'ha accesa sfregando un fiammifero sul davanzale. Ha soffiato il fumo guardandosi attorno. Il corridoio era coperto di sangue quasi nero, ce n'era tanto. Marius Devaux se n'era appena andato dopo una visita tesa e frettolosa. La morte di Gabrielle doveva averlo colpito nel profondo, si era presentato pallido e spaventato. Nessuno dei sospetti che avevo su di lui gli avrebbe impedito di partire per Torino la mattina seguente. Io, invece, l'avrei inchiodato volentieri a un muro. Flamant si avvicinato reggendo in mano il suo bloc notes. La Mercedes rubata ha detto, fregata due giorni fa a Enghien.
Lezioni di tenebra 363/187

L'ho immaginato, non gente che fa cazzate tipo andare in giro con la propria auto. Sappiamo gi qualcosa su di loro? Non ancora. Saunire ha preso le impronte a tutti e due. Spero che l'esame ci dia qualche riscontro. Mi stupirei del contrario, avranno una fedina lunga come un film russo. Se sono stranieri potrebbe essere complicato ha sentenziato, poi tornato al lavoro. Servandoni ha fatto un tiro dalla sua Caporal e ha soffiato due o tre anelli di fumo nell'aria. Non trovi strano ha detto, che la nostra amica abbia delegato il lavoro sporco a questi due imbecilli? Forse non pi a Parigi. Sarebbe seccante. Dobbiamo andare a Torino, Alain, l che succeder tutto. Ed l che troveremo anche lei. Non ho idea di come convincere Le Normand a farci partire. Vastedda, potrebbe essere il nostro biglietto per l'Italia. Non detto che si trovi ancora a Parigi, potrebbe essere partito assieme a lei. Ha continuato a fumare in silenzio. Sembrava che quella schifosa avesse fatto piazza pulita a Parigi per potersene tornare in Italia a finire il lavoro senza lasciare testimoni. Guardate cos'ho trovato. Michel Coccioni entrato in salotto reggendo in mano un vestito di taffet verde appeso a una gruccia e un cappello dello stesso colore. l'abito che indossava l'amica della finta vecchia sotto casa di Deshayes ha detto Alain. Gabrielle Lalanne aveva i suoi segreti ha detto Coccio. Significa che conosceva Madame Satin piuttosto bene ho detto io. Dobbiamo frugare questa casa da cima a fondo. Saunire aveva portato la sua squadra d'lite, quella specializzata in nascondigli occulti, passaggi segreti, specchi fatati e mele avvelenate. Erano gi all'opera per smontare l'apparta188/363 Enrico Pandiani

mento pezzo per pezzo come fosse stato fatto con i Lego. Quello che in termini giudiziari si chiama una perquisizione e in linguaggio comune buttare tutto all'aria. Alain, Coccio e io abbiamo fatto un giro dell'abitazione. Caron stava esaminando il computer di Gabrielle mentre i suoi colleghi setacciavano il resto della casa. Ancora non era saltato fuori granch, ma non disperavo. Quei due non avevano avuto molto tempo a disposizione ed ero certo che non avessero portato via nulla. Jean-Pierre! La voce di Saunire che chiamava dallo studio. L'abbiamo raggiunto. Mobili aperti dappertutto, carte e documenti erano stati impilati sul pavimento. Uno dei ragazzi in cartamodello si stava rigirando tra le dita la Leica M8 di Martine. Dove l'avete trovata? ho chiesto levandogliela di mano. In fondo a quel cassetto ha detto Martinez indicando un orrendo com Luigi Filippo in radica e noce. Era avvolta in un panno. Quindi l'aveva Lalanne. L'ha sicuramente presa nell'ufficio di Martine la sera dell'omicidio. Ho spostato l'interruttore di accensione su on ma non successo niente. Il mio sguardo ha incrociato quello di Martinez. scarica ha detto riprendendola dalle mie mani, ma non dovrebbe essere un problema. Ha girato un coso alla base della fotocamera e ne ha rimosso il fondello. Spingendo con un dito ha liberato la memory card e l'ha tirata fuori. Qualsiasi cosa contenga, la troveremo qui dentro. La mando subito in laboratorio. Riesce a stamparmi per domattina tutto quello che ha in memoria? Ci conti, commissario. Era quanto, siamo tornati in corridoio. Mi sono guardato attorno cercando Deslandes. Sembrava scomparsa. Ho domandaLezioni di tenebra 363/189

to a uno dei flic e quello mi ha indicato la porta d'ingresso. L'ho trovata seduta sui gradini in cima alla scala, le braccia posate sulle ginocchia e lo sguardo pensieroso. Mi sono seduto accanto a lei. Primo scontro a fuoco e primo morto ho detto, tutto nella stessa giornata. Ha sospirato. Io non ho ucciso nessuno ha risposto senza guardarmi, stato lei a farlo. Mi sono semplicemente difeso, tenente ho mentito. Non racconti balle ha sbottato. Perch non ha detto ai boeuf-carottes quello che pensa? Non sono affari miei ha brontolato continuando a guardare il muro davanti a s. Per le scale gli inquilini producevano un brusio incessante. Come blatte attirate dal sentore acre della morte violenta, erano usciti dalle fessure dei loro appartamenti per annusare l'odore dolciastro del sangue. Siamo rimasti in silenzio, seduti su quei gradini che mi raffreddavano il culo. Un leggero odore di cibo saliva dai piani inferiori. Percepivo il suo disappunto, o forse era disprezzo. Era spesso, denso come catrame, una barriera invisibile che ci allontanava l'uno dall'altra. Ho deciso di chiedere a Steinmetz di sollevarmi dall'inchiesta ha detto di punto in bianco. E perch diavolo lo vuole fare? Perch non mi piacciono i suoi sistemi. Ho sbuffato. Non sono i miei sistemi, tenente, e questa, per me, non una situazione normale. Ha voltato il viso verso di me. I suoi occhi erano duri come pezzi di giada. Lei ha giustiziato quell'uomo ha mormorato tra i denti. Ho retto il suo sguardo per qualche secondo, poi sono tornato a guardare i gradini. Potevo girarla come volevo ma alla fine aveva ragione lei, quella era stata una specie di esecuzione. Si alzata di scatto fermandosi a guardarmi dall'alto in bas190/363 Enrico Pandiani

so. Teneva le braccia strette attorno al busto, il volto oscurato dall'ombra dei suoi foschi pensieri. Ho bisogno di rimanere sola ha mormorato, ci vediamo domani. scesa per le scale senza fretta. Il suono dei tacchi che picchiettavano sugli scalini diventato sempre pi flebile e lontano, poi cessato del tutto.

Lezioni di tenebra

363/191

sedici

Nella foto segnaletica dell'Interpol, il brutto ceffo che avevo freddato per le scale esibiva ancora qualche capello sulla testa, pelame dal colore indefinibile che evidentemente aveva in seguito deciso di eliminare, optando per lo stile palla da biliardo. Rikard Ljarja, albanese, ricercato dalla magistratura italiana per l'assassinio di una sua giovane amante. Durante una lite l'aveva colpita in faccia a bottigliate, quindi aveva cercato di finirla con un coltello e, non riuscendo, l'aveva soffocata con un sacchetto di plastica sulla testa. Dopo averla chiusa in una valigia l'aveva poi gettata gi da una scarpata dove un tizio che faceva jogging se l'era trovata tra i piedi cinque giorni pi tardi. Il resto della fedina non era tanto meglio. Rapina, stupro, traffico di droga e diversi anni passati a pi riprese nelle prigioni del Bel Paese. Alla fine aveva avuto il fatto suo, non dico che ne andassi fiero, ma poco ci mancava. Il cavernicolo suo collega, una mezza tacca che di nome faceva Vincent Lahondre, arrivava da Avignone con qualche anno di correzionale alle spalle. Una vita di espedienti fatta di imbrogli e furtarelli, finch qualcuno non gli aveva messo in mano un cannone. Il canto del cigno della sua penosa carriera era stato ferire a pistolettate la mia collega. Con un sospiro ho buttato sulla scrivania le foto di quelle facce da galera. Alla scientifica l'atmosfera era pi pesante che su Urano nelle giornate di bassa pressione. I cervelloni stavano lavorando a ritmi serrati sul materiale trovato in casa di Gabrielle Lalanne. La pista dei due farabutti che l'avevano uccisa si arrestava inesorabilmente sul tavolo dell'obitorio.
192/363 Enrico Pandiani

Per l'albanese non esisteva a Parigi un domicilio conosciuto e nella casa dove Vincent viveva con sua madre a Romainville i colleghi non avevano trovato un tubo di niente. A detta degli sbirri di quelle parti, perfino alla sua vecchia non spiaceva che qualcuno l'avesse levato di torno una volta per tutte. Servandoni mi ha osservato attraverso il fumo della sigaretta. Se non fossero crepati entrambi, qualche ceffone li avrebbe forse convinti a collaborare. Me l'hanno gi fatto notare in tutte le maniere ho sbuffato, disgraziatamente quei due sono morti, defunti, kaput. Comunque non penso che sapessero granch di questa storia, erano semplici tirapiedi mandati da Lalanne per portarsela via. Adesso abbiamo un problema pi urgente. Questa mattina i fotografi di Art-en-Images sono partiti per Torino guidati da Marius Devaux. Ho l'impressione che qui a Parigi non rimanga molto da fare, i giochi si spostano oltre frontiera e les italiens l'hanno nel fracco. In citt era rimasto solo Bastien Chappaz. Ero convinto che, al contrario del suo socio, non c'entrasse nulla in quella faccenda. L'omicidio di Gabrielle lo aveva annientato, quasi che il suo mondo perfetto fosse definitivamente andato in pezzi. Incalzato dalle domande di Servandoni, si era come rimpicciolito dentro il suo abito elegantissimo, tagliato su misura da mani sapienti. Non sembrava il tipo da pugnali tatuati sul petto, Bastien, anche se non si pu mai sapere che cosa si nasconda sotto lo splendore sartoriale che proiettiamo sul mondo. D'altra parte da uno che calcola i propri anni in gradi Fahrenheit ci si pu aspettare qualsiasi cosa. Flamant mi ha offerto un caff. Ne ho bevuto un sorso e ho posato la tazza davanti a me. Devaux coinvolto nell'affare ho detto, ed probabile che lo sia all'insaputa del socio. Ma non lui a gestire la faccenda e nemmeno Madame Satin. Penso piuttosto che lei sia l'efficiente donna delle pulizie al servizio della persona che ha
Lezioni di tenebra 363/193

messo in piedi questo circo. Raschera-Bettelmatt? Proprio lui. Quel tipo sa di essere insospettabile, il solo con sufficiente potere per corrompere e denaro per comprare. Probabilmente Devaux lavora per lui e quella baldracca mascherata ha il compito di vegliare sui suoi affari eliminando tutto ci che potrebbe inceppare il meccanismo. Lalanne stata l'amante di Devaux, lo sappiamo dalla posta elettronica che abbiamo trovato sul suo computer. Eppure c' qualcosa che non mi torna ho borbottato. Tutto questo ha l'aria di una faida all'interno del gruppo. Una faida? Che intendi dire? Non so, forse c'erano delle divergenze tra le parti e la baldracca ha sistemato le cose a colpi di pistola. Ha fatto fuori Beltramo, De Medici, Gustave e Vronique. Martine si trovata schiacciata nel mezzo. E Gabrielle Lalanne? possibile che Gabrielle fosse una sorta di cavallo di Troia all'interno di Art-en-Images ho detto guardando distrattamente i disegni tecnici che avevo davanti. Filava con Devaux e intanto teneva d'occhio tutta la baracca. Alla mostra sul Rinascimento potrebbe aver visto che Martine stava fotografando Vastedda e per questo si fregata la Leica. L'hanno uccisa per non lasciarla a noi. Alain ha spento la sigaretta in un portacenere di marmo bianco. una bella ipotesi ha detto, ancora migliore se sapessimo qual era la ragione del contendere. Forse stavano tentando di fregare il marchese. Seduta alla scrivania di Guibert, Malis stava spulciando assieme a Coccioni una serie di dpliant della Fondazione Raschera-Bettelmatt per l'Arte. Al di l di un secco cenno di saluto, dal suo arrivo negli uffici della scientifica non mi aveva praticamente rivolto la parola. Caron entrato nella stanza e ha posato sul tavolo un mazzo di fotografie in formato 20x30. Malis e Coccio ci hanno rag194/363 Enrico Pandiani

giunti in silenzio. Entrando dalle finestre, la luce del sole proiettava rettangoli gialli sul pavimento dell'ufficio di Saunire al quai de l'Horloge. Questo tutto quello che c'era sulla Leica della signorina Martine ha detto. Le ho allargate sulla scrivania davanti a noi. Ho levato un paio di miei ritratti, una foto di place du Tertre al tramonto e quella di una riga che un cretino aveva fatto sul fianco della mia auto. Altre due ritraevano gruppi di persone pi o meno famose che ciondolavano per il Grand Palais sbevazzando champagne. Con ogni probabilit l'inaugurazione della mostra sul Rinascimento. Scremando la mondanit del vernissage, rimanevano una mezza dozzina di foto che ritraevano Calogero Vastedda mentre parlava con alcune persone. Nessuna che conoscessi. Mi dica, Caron, si possono fare degli ingrandimenti? Vuole scherzare? ha detto prendendo in mano la Leica. Questo obiettivo un Summilux 35/1.4 asferico, il meglio che si possa trovare sulla piazza. Cosa devo ingrandire? Nelle foto Vastedda parlava in tutto con tre persone. Ho chiesto a Caron di farmi un particolare di ciascuna faccia. Le ho riguardate una per una lentamente, chiedendomi che cosa mi stesse sfuggendo. La mia cicatrice si messa a prudere, segno chiarissimo che qualcosa non tornava. L'ho massaggiata con le dita, guardando le due ultime fotografie. Un uomo e una donna presi di spalle stavano percorrendo una specie di viale alberato. Accanto a loro si vedeva il muro di una chiesa. Nell'ultima fotografia si scorgeva parte della facciata e il tetto coperto di verderame. L'uomo aveva i capelli bianchi e poteva essere Vastedda. La donna, castana ed elegante, non avevo idea di chi diavolo fosse. Deslandes mi si avvicinata porgendomi una tazza di caff. Sorrisi, zero. L'ho ringraziata con un cenno del capo e ho bevuto un sorso di liquido amaro. Volevo mostrarle una cosa ha detto con voce tutt'altro che
Lezioni di tenebra 363/195

amichevole. Alain beveva caff e fumava, Coccio stava parlando al telefono con qualcuno che faceva di tutto per irritarlo. Volavano bassi quella mattina. Malis ha aperto davanti a me una brochure della Fondazione Raschera-Bettelmatt per l'Arte. La doppia pagina elencava le meraviglie barocche della sontuosa villa torinese, sede della famosa collezione di arte religiosa del marchese e dell'omonima, prestigiosa fondazione. Una grande fotografia passante mostrava il giardino all'italiana chiuso al fondo da un piccolo belvedere servito da una doppia scalinata. Il complicato disegno delle siepi si apriva al centro per lasciare posto a un'ampia vasca di ninfee il cui bordo era ornato da una serie di delfini in pietra che saltavano contorcendosi tra onde stilizzate. Al centro della vasca, altri tre grandi pesci dal buffo becco formavano una fontana sulla sommit della quale una giovane ninfa pareva giocare allegramente con loro. Ho guardato Deslandes negli occhi. Per qualche attimo m' sembrato che i nostri reciproci dispiaceri fossero dimenticati, poi il suo sguardo si nuovamente indurito. Potrebbe essere la fontana della fotografia di cui parlava Christiane Broustal ho detto. quella senza dubbio. Ricorda la descrizione che Christiane ha fatto delle persone nella foto? Ho annuito. Lei ha voltato un paio di pagine. Dal dpliant il signor marchese e signora sorridevano con quell'aria affettata che hanno le persone molto ricche quando ti concedono di assaggiare qualche briciola del loro mondo dorato. Quarant'anni, sottile, capelli corvini tagliati sulle spalle; tralasciando l'affilato intervento di qualche celebre chirurgo plastico, la marchesa era senza dubbio una bella donna. Il marito aveva una ventina d'anni in pi, le arrivava s e no alle tette e pareva la grottesca raffigurazione di un satiro rivestito da Caraceni. Ma guarda, il marchese una delle persone con cui sta par196/363 Enrico Pandiani

lando Vastedda ho brontolato indicando le fotografie scattate da Martine all'inaugurazione. Deslandes le ha osservate in silenzio. Questo prova che si sono incontrati ha detto, non che si conoscono. Lo sguardo d'inchiostro di Carmilla Smntn-Brnz ha incrociato il mio. Nonostante il sorriso studiato, la nobildonna rumena aveva un'aria altera e scostante. Forse se l'era succhiata lei la linfa che mancava a quel tappo di marito. Del resto aveva pure il nome da vampira. Ho preso la foto della coppia vicina alla chiesa e l'ho avvicinata all'opuscolo. Il colore dei capelli era simile, la donna a fianco di Vastedda poteva anche essere la marchesa. Michel ha sbattuto la cornetta sul telefono con un gesto di stizza. Ci siamo voltati a guardarlo. La Fondazione Raschera-Bettelmatt possiede effettivamente un hotel particulier in rue de Lille ha detto avvicinandosi al tavolo. Ho chiesto un mandato di perquisizione e... Beh, che stiamo aspettando? l'ho interrotto mollando le foto sul tavolo. Frena, amico ha brontolato, niente da fare. C' di mezzo l'ambasciata italiana, quindi il giudice istruttore non ci dar nessun mandato. Ci siamo guardati senza sapere bene che cosa dire. L'ambasciata italiana? ha chiesto Deslandes. Esattamente ha detto Michel, non stiamo mica parlando di un rappresentante di spaghetti; solamente in Francia, la fondazione muove parecchi milioni di euro. Nessun magistrato ci permetter di perquisire quel posto. Ma dove hanno portato Christiane Broustal ha protestato la bella. Forse l che hanno ucciso lei e quell'altra poveretta. Lo pu provare, tenente? ha infierito Coccio. Lei ha fatto il broncio. Il bruto ha spalancato le braccia regalandole tutta la sua comprensione. Siamo rimasti in silenzio a rimuginare sulle nostre reciproche sfortune. Questo non ci voLezioni di tenebra 363/197

leva, avrebbe detto mia nonna che prendeva tutto con filosofia. Li stavo collezionando come figurine i questo non ci voleva, almeno una volta al giorno me ne piombava uno sulla testa, pesante come un mattone. Guibert entrato rumorosamente nella stanza scortato da uno dei suoi sbirri. Portavano un rotolo di fogli della misura di quei poster che si comprano sulle bancarelle lungo la Senna. Li abbiamo trovati nella Mercedes di quei delinquenti ha detto, erano in fondo al baule dentro un tubo di plastica. Li ha stesi sulla scrivania davanti a noi. Sembravano particolari ingranditi di un dipinto, presi con una fotocamera capace di una definizione sbalorditiva. Si vedevano nettissimi la trama della tela e i segni delle pennellate. Li ho sfogliati, erano quattro in tutto, difficile capire persino di che cosa si trattasse. Drappeggi di tessuto, la smorfia di una bocca, uno strano aggeggio e quello che pareva un buco sul muro. Tutti quanti scarabocchiati con un pennarello indelebile, frecce che indicavano, punti cerchiati e qualche appunto: pi bianco, meno rosso, alleggerire il tratto, cose del genere. Mi ricordano qualcosa ho detto pizzicandomi un orecchio, soprattutto questo... Ho osservato l'enorme bocca ghignante o piangente o quel che era. Tra le labbra si intravedevano i denti e tutt'intorno le pieghe della pelle facevano pensare al viso di una vecchia. Si direbbe un quadro antico ha detto Alain, tipo un dipinto di Bruegel. Io so cos' ha borbottato Malis facendomi scostare con una leggera spinta. Ha aperto la cartellina verde nella quale teneva archiviato il materiale dell'inchiesta. Ne ha tirato fuori la cartolina che mi aveva dato il padre di Martine e me l'ha messa in mano. A riconoscere i quattro particolari non abbiamo impiegato pi di qualche secondo. La bocca di una delle donne sulla sinistra, un drappeggio del fazzoletto, una specie di scatola di legno a destra del capo del Cristo e il buco lasciato da un chiodo
198/363 Enrico Pandiani

in uno dei piedi del defunto. Il Cristo morto di Mantegna tornava alla ribalta. Potrebbe essere il quadro che si vogliono fregare ha borbottato Coccio. Non vedo tante altre spiegazioni gli ha dato corda Alain, se dovessi falsificare un dipinto, vorrei avere ingrandimenti come questi. troppo facile ho detto. Soltanto un cretino avrebbe lasciato queste riproduzioni perch le potessimo trovare. Se ne stavano andando ha detto Malis aprendo le braccia. Se non fossimo arrivati noi le avrebbero portate via assieme a Gabrielle. Alain mi ha fatto una smorfia come per dire che il tenente pi sexy del mondo non aveva tutti i torti. Ho sfogliato le foto del quadro perdendomi tra rughe enormi e pieghe smisurate. Nel giro di qualche giorno avrebbero fatto il colpo e a quel punto non ci sarebbe stato pi nulla da fare. Mi sentivo inchiodato a Parigi, frustrato e deluso. Potevo chiamare la Questura di Torino per dire che il marchese Raschera-Bettelmatt stava per fregarsi un Mantegna, cos prima di mettermi una camicia di forza sarebbero morti dal ridere. Secondo me quello che sappiamo sufficiente a procurarci un bel biglietto per l'Italia ha detto Deslandes che pareva di nuovo sulla breccia. Sappiamo che in casa del marchese qui a Parigi Madame Satin ha incontrato Christiane Broustal, che Marius Devaux suo complice, che uno dei pi reputati falsari europei sta lavorando per loro e adesso sappiamo anche quale quadro intendono rubare. Tenente, non le sembra di fare il passo pi lungo della gamba? ho domandato stancamente. Andiamo, commissario, lei sa che ho ragione, sta pensando esattamente le stesse cose. Alain e io ci siamo guardati. probabile che Deslandes non abbia torto ha detto lui, ma far digerire questa storia a Le Normand non sar una passeggiata. Quel biglietto per l'Italia
Lezioni di tenebra 363/199

non lo vedo ancora nelle nostre tasche. Ci serve Vastedda, amico mio ho borbottato prendendo il telefono dalla tasca. Ho chiamato Olivier Flamant al 36 e gli ho detto di passare da Caron che aveva delle foto per lui e di filare da Art-enImages per vedere se qualcuno sapeva chi fossero le persone che avevano incontrato Vastedda al Grand Palais. Devaux era partito, ma forse qualcun altro poteva darci una mano, e magari era pure rientrato Chappaz. Mentre finivo il mio caff un grosso colombo si posato sul davanzale della finestra e si messo a fissarmi con il suo occhio giallo e rotondo. Era grosso, del colore della cenere, con le ali un poco pi chiare e le piume attorno al collo che brillavano di riflessi cangianti. Sembrava deridermi, anche per la maniera in cui teneva piegata quella sua testolina di cazzo. Mi ha quasi messo a disagio. Ho fatto un gesto di stizza e lui volato via. Cos' questo posto? ha domandato Malis distraendomi dalle mie contese ornitologiche. Aveva in mano la foto di Vastedda e della sua accompagnatrice. Non ne ho idea ho brontolato. Michel ha preso gentilmente la foto dalle sue mani per guardarla. Potrebbe essere Saint-Pierre a Montmartre ha detto poco convinto. Non ha mica i tetti verdi lo ha contraddetto Alain. Notre-Dame-de-Paix ha detto con sicumera Guibert guardando da sopra la spalla di Coccio. Ne sei sicuro? Certo che sono sicuro, nel giardino del cimitero di Picpus. Abito giusto l dietro. Notre-Dame-de-Paix... ho mormorato. Martine ha scritto lo stesso nome dietro la cartolina che mi ha dato suo padre. Secondo lei Vastedda lavorava da quelle parti. Ci si arriva da rue de Picpus ha detto Guibert. Rue de Picpus bella lunga ha borbottato Alain. Esiste anche il boulevard ha puntualizzato Michel.
200/363 Enrico Pandiani

Silenzio. Cosa le ha detto Gustave prima di morire? ha domandato all'improvviso Malis . L'ho guardata perplesso. Beh, mi ha detto "madame"... Ma no, non quello, che altro le ha detto? Qualcosa come 11, icus... Ho fatto un balzo. Ma certo, cercava di darmi un indirizzo, 11 Picpus! Eccitazione generale. Con un piccolo problema: la rue o il boulevard?

Lezioni di tenebra

363/201

diciassette

Passando accanto al cimitero dove secondo Hugo si troverebbe il convento nel quale si nascondeva Jean Valjean, la linea di superficie della metropolitana taglia in due il boulevard de Picpus. Percorrendo buona parte del lungo viale siamo giunti all'altezza della fermata Bel-Air, di fronte alla quale si trovava il numero 11. Intorno al 1575 il boulevard non era che una larga striscia di fango che attraversava un territorio miserabile e spoglio. Il suo ridicolo nome lo fanno risalire a un'epidemia scoppiata nella periferia di Parigi e manifestatasi con foruncoli simili a punture d'insetto. Leggenda vuole che la piaga venisse miracolosamente sgominata da un religioso fermatosi nel villaggio che da questo episodio prese il nome di Pique-Puce. Rogliatti si fermato dalla parte opposta della strada accanto al muro della stazione di superficie decorato con vecchi mattoni in paramano. Il cancello spalancato di metallo grigio mostrava l'imbocco di una stradina di cemento. Scendeva leggermente verso il basso costeggiando un alto muro di cinta dietro al quale crescevano piante d'alto fusto. Un paio di treni hanno sferragliato sopra le nostre teste, l'uno partiva, l'altro arrivava. Tolto Rogliatti, che prendeva tutto per routine, in auto c'era parecchia tensione. Malis mi ha guardato. Qualche gocciolina di sudore le imperlava il labbro superiore. Nonostante i finestrini abbassati, in auto faceva caldo. Ho battuto sulla spalla di Rogliatti. Forza, bello ho detto, infilati in quel portone altrimenti qui facciamo la sauna.
202/363 Enrico Pandiani

Siamo scesi a passo d'uomo per quella specie di viottolo curvo, stretti tra il muro del giardino e il retro delle case che affacciavano sul boulevard. La nostra corsa finita davanti a una lunga fila di box dalle porte arrugginite che sbarravano un ampio spiazzo di terra battuta coperto di erbacce. Oltre il tetto piatto dei garage, al di l dei grandi alberi, si scorgevano gli ultimi piani dei palazzi lungo il viale. A sinistra un edificio di pietra piuttosto male in arnese si ergeva addossato al muro di cinta, un magazzino o un laboratorio la cui antica bellezza era sfiorita con il passare del tempo. Le finestre erano chiuse da persiane scrostate. Era sprangata anche la porta d'ingresso, che si trovava su un'ampia terrazza di cemento armato. Vi si accedeva salendo una scala di metallo arrugginito e legno dall'aria traballante. Su un balcone del secondo piano una signora stava stendendo la biancheria. Si interrotta per darci un'occhiata distratta, poi ha ripreso il suo lavoro. Sul piazzale di terra battuta il sole creava un grande riquadro incandescente che faceva scaturire un riflesso verdastro dalla vegetazione circostante. La luce era accecante. Malis e Rogliatti sono rimasti accanto alla macchina. Saliti gli scalini, ho attraversato il terrazzo e mi sono avvicinato alla porta fermandomi davanti ai due battenti di legno scuro e consunto. Per terra c'erano diversi mozziconi di sigaretta, qualcuno recente, altri pi vecchi ingialliti dalla pioggia. Una targhetta e un cartoncino, entrambi parecchio frusti, erano attaccati sulla porta. Sul biglietto spiccava il logotipo BDM accompagnato dal capitello jonico stilizzato, lo stesso che c'era sulla busta dei ritagli di lino. La targhetta, in spesso cartoncino bristol color crema, portava le lettere sbiadite C. e V. scritte con un grosso pennarello marrone e una certa perizia calligrafica. Senza dubbio il nostro amico Vastedda, del quale non sembrava per esserci l'ombra. Ho provato a spingere ma il battente era sprangato come la
Lezioni di tenebra 363/203

mente di uno che passa le giornate a parlare di calcio. Che succede? ha chiesto Deslandes ad alta voce. Vastedda viveva qui ho detto, ma tanto per cambiare, direi che siamo in ritardo. Ho cercato di infilare le dita nella fessura tra le porte ma non m' riuscito di arrivare da nessuna parte. Per entrare serviva un piede di porco o qualche attrezzo del genere. da qualche giorno che non si vede nessuno ha detto una voce che, pur provenendo dall'alto, non somigliava affatto a quella di dio. Ho alzato lo sguardo. La donna grassoccia del secondo piano mi stava osservando con diffidenza. Buongiorno, madame ho detto usando una mano per ripararmi gli occhi dal sole. Quand' che ha visto l'ultima volta i proprietari? Ha fatto una smorfia. Non sono affari miei ha brontolato, non voglio scocciature, io. Le ho mostrato il tricolore, condensato per rimanere tra i margini della mia tessera ma tanto autorevole da poterla impressionare fino lass. la polizia, signora, stiamo ricercando delle persone. Forse ci pu dare una mano. Poteva dirlo subito ha gongolato appoggiandosi alla ringhiera. Pensare che il signor Calogero aveva un'aria cos per bene. Le altre persone che passavano dal suo atelier mica tanto, ma lui sembrava proprio un gentiluomo. L'ha visto di recente? Saranno due o tre giorni. Abitava qui? Macch, affittava il laboratorio. In genere veniva la mattina e qualche ora al pomeriggio. Comunque non che prestassi molta attenzione a quello che faceva. Questo evidente. Sa dirmi da quanto tempo l'aveva in affitto? Ha pensato guardando il cielo. Saranno quattro o cinque anni, non ricordo con precisione. Era solo?
204/363 Enrico Pandiani

C'erano altre persone che venivano qui con lui, due tipi un po' strani. A volte non si vedevano per settimane.... S' messa una mano a lato della bocca in modo che non sentisse tutta Parigi. Secondo me erano un po' finocchi ha bisbigliato, sa cosa voglio dire... Comunque, sia chiaro, io non ho nulla contro i finocchi... Del resto erano gentili e con il signor Calogero parlavano italiano. da un pezzo che non li vedo, quei due. Quando stata l'ultima volta? C' per caso una ricompensa? No, madame ho detto paziente, non siamo mica nel Far West. Malis e Aurlien hanno sorriso, lei ha fatto spallucce. Pazienza ha detto delusa, saranno un paio di mesi che non vedo quei due, giorno pi, giorno meno. Comunque, come dicevo, non faccio molto caso a quello che succede qui intorno. E Vastedda? Voglio dire, il signor Calogero? L'ho visto ancora tre giorni fa. venuto qui con un camion e altre cinque o sei persone, gente proprio brutta. Quando l'ho salutato, quelli mi hanno detto di farmi gli affari miei, beh... con altre parole, sa cosa voglio dire... Hanno portato via un mucchio di roba, grossi pacchi. Il signor Calogero pareva piuttosto seccato. Lui andato via prima assieme a una donna, quegli altri, invece, sono rimasti qui tutto il pomeriggio per finire di caricare il camion. Saprebbe descrivere la donna? ha chiesto Malis . La tipa ha sollevato nuovamente le spalle. Che vuole che le dica, era una donna, indossava un vestito a fiori e dei sandali. Non l'ho vista in faccia perch portava un cappello di paglia. Comunque aveva l'aria di una ricca, anche se non che faccia molta attenzione a certe cose. Mi venuta un pelo di depressione, ne avevo proprio il cazzo pieno di tutta quella storia. Sembrava che alla fine anche Vastedda avesse fatto le valigie. Quella gente era maledettamente in gamba, avevo la sensazione di essere sempre un passo indietro.
Lezioni di tenebra 363/205

Potevo sentire Torino che mi chiamava con voce suadente come facevano le sirene con Ulisse. E come lui, anche io mi sentivo legato mani e piedi all'albero della mia nave senza la possibilit di muovere un dito. Ho ringraziato la massaia sul balcone. Lo spettacolo era finito e lei si rimessa di malavoglia a stendere la biancheria. Prendi qualcosa per aprire questa porta ho detto a Rogliatti. Mentre lui frugava nel baule dell'auto, Malis si appoggiata con le braccia al tettuccio e ha posato il mento sulle mani. Il suo viso era oscurato da uno sguardo scontento. Aurlien ha preso la leva del cric e mi ha raggiunto in terrazza. Vedi se ti riesce di aprirla ho detto appoggiando il culo alla ringhiera. Si messo a lavorare con una certa perizia e in pochi minuti la porta ha cominciato a scricchiolare. Ho preso il telefono dalla tasca della giacca per chiamare Alain. Che stato quando un'esplosione piuttosto secca ha fatto tremare tutta la balconata. Lo spostamento d'aria mi ha ribaltato oltre la ringhiera alla quale sono riuscito ad afferrarmi per il rotto della cuffia. Sono rimasto stordito per qualche secondo a penzoloni nel vuoto. L'aria era piena di fumo e facevo fatica a respirare. Con uno sforzo mi sono sollevato sulle braccia cercando di puntellarmi con i piedi per risalire. Alla fine ce l'ho fatta e, scavalcando il mancorrente, sono tornato sulla terrazza. La porta del laboratorio era spalancata e all'interno stava bruciando tutto. Lo scoppio aveva spedito Rogliatti lungo e tirato sul pavimento. Sembrava fuori combattimento, era pesto e bruciacchiato. Un filo di sangue gli usciva dal naso e i pantaloni erano in fiamme. Gli sono corso accanto sfilandomi la giacca per buttargliela sulle gambe, ma mentre cercavo di spegnere il fuoco ha cominciato a bruciare pure quella. Uno spintone mi ha allontanato da lui. Malis ha puntato il
206/363 Enrico Pandiani

getto dell'estintore e ha premuto la leva. Una nuvola bianca ha avvolto le gambe di Aurlien e le fiamme si sono spente. Ci siamo fissati ansimando. Aveva i capelli spettinati che scendevano sul viso in ciocche disordinate. Li ha scostati con la punta delle dita. Era nell'auto ha detto con un filo di voce. Grazie ho sussurrato. Mi tremavano le gambe. Sempre reggendo l'estintore mi ha fatto un cenno. Poi ha di nuovo acchiappato il tubo e si voltata verso le fiamme che uscivano dall'edificio. Vedo se riesco a fare qualcosa ha detto. Santissimo Ges Cristo... ha gridato la voce della tipa del secondo piano. Stando accucciata lass sul balcone, ci guardava sconvolta attraverso i ferri del parapetto. Rientri in casa e chiami i pompieri le ho urlato, si muova! Non se l' fatto dire due volte. Mi sono chinato su Rogliatti e l'ho tastato qui e l, sembrava vivo e vegeto ma nel mondo dei sogni. Il clangore della bombola che cadeva sul cemento mi ha fatto sobbalzare. Ho sollevato gli occhi e Malis mi ha guardato sorpresa. Mi dev'essere caduto ha mormorato. Faccia attenzione, pericoloso. Lo ha raccolto impugnandolo pi saldamente e ha fatto un passo verso la porta. Qualcosa ha colpito l'estintore strappandoglielo ancora di mano. rotolato via sibilando in una nuvola di polvere bianca e si fermato contro il muro dove si svuotato in pochi secondi. A met circa della bombola erano visibili due ammaccature, l'una strisciata, l'altra concava con il foro di una pallottola al centro. Qualcuno ci sta sparando addosso! ho urlato accucciandomi accanto ad Aurlien. Ho guardato sopra il basso fabbricato dei garage ma non ho visto altro che alberi e palazzi pi o meno lontani. Chiunque fosse, stava usando un cannocchiale e un silenziatore. Altri due proiettili sono rimbalzati sul pavimento schegLezioni di tenebra 363/207

giando il cemento. Uno si perso nel magazzino con un ronzio sordo. Malis corsa verso di me piegata in due, mentre con uno schiocco metallico un quinto proiettile colpiva la ringhiera della scala a un metro dalla mia testa. Mi dia una mano ho gridato, prendiamo Rogliatti e portiamolo al riparo. Io l'ho afferrato sotto le ascelle, lei lo ha preso per le gambe, poi siamo galoppati verso la scala. La ringhiera del terrazzo stata colpita pi volte con una serie di schianti sonori. Miagolio di pallottole vaganti. Scendendo i gradini impacciato dal peso morto del mio collega me ne aspettavo una nella zucca. Invece, mentre le passavamo accanto, l'ennesimo proiettile ha centrato il parabrezza della Mgane ed uscito dalla portiera del guidatore facendo un buco grosso come una palla da tennis. Correndo abbiamo raggiunto il basso fabbricato rintanandoci al riparo dei garage. Abbiamo disteso con delicatezza Aurlien sui ciuffi d'erba. Altri due colpi hanno centrato l'auto, il parabrezza ha dichiarato forfait andando in mille pezzi e una nuvola di vapore fuoriuscita da un foro allungato che si formato al centro del cofano. Ho preso quel che rimaneva della mia giacca, l'ho piegata in quattro e l'ho messa sotto la nuca di Rogliatti. Cercando di essere garbato, ho sollevato qualche brandello di pantalone scoprendo una serie di bruciature che salivano lungo il polpaccio. Ho imprecato in silenzio incrociando lo sguardo di Malis . L'aria insolitamente sbrindellata e i capelli arruffati le davano un aspetto da guerrigliera braccata. Era bella da lasciare di stucco e aveva il fiatone. grave? ha chiesto indicando con un gesto del mento le gambe di Aurlien. Le bruciature non sono molto estese ho detto, ma bisogna portarlo un po' in fretta in ospedale, potrebbe avere una commozione. Ho perso il mio telefono, ne ha uno a portata di mano? Si frugata in tasca e me lo ha passato. Ho chiamato Alain,
208/363 Enrico Pandiani

Medici senza Frontiere, Emergency, Batman, Robin e i Fantastici 4, poi ci siamo seduti per terra ad aspettare, la schiena appoggiata alle porte arrugginite di una rimessa. Rogliatti si lamentato. Con il mio fazzoletto gli ho asciugato il sudore dalla fronte e levato il sangue dalla faccia. Lei mi ha sorriso in maniera carina. L'altro giorno si chiedeva cosa si provi a farsi sparare addosso ho detto scostandole una ciocca ribelle dalla fronte. Adesso dovrebbe saperlo... Ha sospirato. Abbiamo avuto fortuna... su quel terrazzo mi sono proprio vista morta. Non tiravano a noi, uno che spara in quel modo non ci avrebbe mancati. Volevano solo impedirci di spegnere l'incendio. Cosa diavolo sta dicendo? L'innesco esplosivo era collegato alla porta. Quando Rogliatti l'ha aperta... Beh, ha visto, no? Le sue sopracciglia si sono increspate. E perch non hanno bruciato l'atelier quando sono andati via con il camion? Perch altrimenti ci avrebbero rivelato questo posto tre giorni fa. Il rischio era che non lasciassimo partire Devaux o che bloccassimo treni e aeroporti. Si ravviata i capelli con entrambe le mani guardando le fiamme che serpeggiavano sibilando attraverso le imposte delle finestre. Secondo lei cosa sta bruciando l dentro? Tutto ci che non sono riusciti a portarsi via, tenente, probabilmente non lo sapremo mai. Porca di una miseria... ha sussurrato. Ci siamo fissati negli occhi per un pezzo. Il suo sguardo mi ha preso per le caviglie, mi ha sbatacchiato ben bene di qui e di l, poi mi ha rimesso al mio posto. Ho visto un'apertura nel suo carapace di riprovazione. Fuoco e pallottole sembravano averci un poco riavvicinati. Pace? ho detto.
Lezioni di tenebra 363/209

Con mossa lenta ha allontanato lo sguardo dal mio. Sappia ha borbottato che se ammazza qualcun altro in quella maniera la denuncer ai boeuf-carottes. Ho fatto il broncio fissando un ciuffo d'erba tra le mie scarpe. Listening to you, I get the music, ho canticchiato, gazing at you, I get the heat Si voltata e mi ha dato un pugno sulla spalla. La smetta ha detto seccata. Siamo rimasti in silenzio, lei cercando di rimettersi un po' in sesto, io massaggiandomi la spalla. Faceva cos caldo che senza la giacca stavo appena bene. Quella specie di cortile sembrava sfrigolare alla luce impietosa del sole, il calore rendeva tutto giallo, l'erba, la terra, le foglie sugli alberi. Era gialla pure l'auto crivellata di colpi, che pareva abbandonata l da un secolo e mezzo. Ai piedi del fabbricato l'ombra era tiepida e soffocante, di una tonalit color mattone. Ho osservato il petto di Rogliatti che si alzava regolarmente al ritmo del suo respiro. Quand' che suo marito l'ha lasciata? ha chiesto a un tratto la mia voce. Ha smesso di sistemarsi i capelli e mi ha guardato come se le avessi chiesto di farmi vedere le tette. Prima di abbassare le braccia con un movimento stanco ha finito di legare la coda di cavallo. Poco pi di un anno fa ha detto infine. stata dura? Ha fatto spallucce. L'ho considerato un fallimento. Che assurdit, lui che se n' andato e, francamente, non riesco a capire perch. Senta ha sospirato, li per terra c' il suo collega ferito, non mi sembra il caso... Non credo che Aurlien ci stia ascoltando. Ha sorriso. Perch le interessa tanto la mia vita? ha chiesto fissandomi con curiosit. Perch credo che abbia una voglia matta di parlarne. Si messa a scarabocchiare nella terra con un bastoncino.
210/363 Enrico Pandiani

La sua improvvisa fragilit mi ha dato una piccola scossa gi da qualche parte vicino all'ombelico. Quando mi ha lasciata ha detto facendo spallucce, il mondo mi crollato addosso. Pensavo che tutto funzionasse alla perfezione, il nostro rapporto, il lavoro, tutto quanto. Invece la mia vita stava andando a rotoli. Il bello che non mi sono accorta di nulla, nemmeno dei suoi tradimenti. Io lo amavo e lui rubava i miei soldi e usava i miei genitori contro di me. questo che considero un fallimento, mi ha come annullata e cos mi sono chiusa in me stessa. Dovrebbe distrarsi, tenente, dimenticare. Lei un tipo in gamba, secondo me ci vuole ben altro che un figlio di puttana per metterla in ginocchio. Sar, ma contro il figlio di puttana ho anche perso la causa per gli alimenti... Capita a tutti di perdere una causa, Malis, questo non significa fallire. Ha gettato a terra il bastoncino e si sfregata la polvere dalle mani, poi mi ha guardato con un sorrisetto, gli occhi stretti per la troppa luce. A volte penso di non essere all'altezza ha detto. Balle, solo grazie a lei se con l'indagine siamo arrivati a questo punto. Mi ha fissato sarcastica. A questo punto dove, commissario? Beh... ho esitato in questo cortile di merda, con un'auto tutta bucherellata e un tizio mezzo abbrustolito sdraiato per terra. Il laboratorio stava ormai bruciando alla grande con tutti i suoi segreti. In lontananza, un sussurro tremolante diventato rapidamente una sirena. Ho fatto qualche passo nell'ambiente carbonizzato con l'acqua alle caviglie, vale a dire che, oltre alla giacca, mi stavo fotLezioni di tenebra 363/211

tendo pure le scarpe. L'odore di bruciato mozzava il fiato e nello stanzone c'era ancora parecchio fumo. Mi sembrava di muovermi in una di quelle grandi sculture di Louise Nevelson, frammenti di tavoli, brandelli di armadi, rimasugli di boiserie, tutto nero e fradicio d'acqua. Ho afferrato una specie di bastone e con un paio di colpi ho spalancato una delle finestre. Fiat lux. Tutti possiamo essere dio di tanto in tanto. Con la luce diventato tutto pi deprimente. Non si era salvato nemmeno uno spillo, ogni cosa era stata distrutta dal fuoco, fusa, sciolta, cancellata. Qui ci sono un mucchio di tubi di colore carbonizzati ha detto Alain che si stava sputtanando le scarpe nell'acqua assieme a me. L'ho raggiunto. Contro il muro erano accatastati una dozzina di telai anneriti le cui tele erano state consumate dalle fiamme. Parte del tetto era crollata e tra pezzi di tegola e schegge di legno bruciato si vedevano decine di tubi e latte di pittura a olio, rimasugli di pennelli di tutte le dimensioni e tavolozze di colore. Tutto ci che era di carta era stato vaporizzato dal calore. Guarda questo aggeggio ho detto indicando i resti di un macchinario. Si direbbe una specie di grosso cavalletto. Alain si avvicinato producendo un leggero sciacquio. Si accosciato per esaminare il legno carbonizzato che rimaneva attorno a una struttura di metallo annerito. Erano ancora riconoscibili una serie di giunti e un paio di leve. Dal fuoco si erano salvati solamente i quattro grandi piedi di legno sui quali appoggiava quell'affare. enorme ha borbottato passando un dito sul metallo della struttura. Sar lungo quattro metri almeno, perch diavolo l'hanno lasciato bruciare? Non ne ho idea, forse non lo potevano portare via o non ne avevano pi bisogno. Mi ha guardato cincischiandosi le labbra. A cosa diavolo pu servire un aggeggio del genere? Ho aperto le braccia per dire che proprio non lo sapevo.
212/363 Enrico Pandiani

Con le foto che abbiamo trovato sul computer di Gustave forse ai ragazzi della scientifica verr in mente qualche cosa. C' stata una serie di scricchiolii sinistri mentre l'acqua ha ricominciato a sgocciolare dal soffitto. Altre tegole sono scivolate nella stanza schiantandosi sul pavimento con una serie di colpi secchi. Leviamoci di qui prima che il tetto ci crolli sulla testa ho detto prendendo Alain per un braccio, tanto non resta molto da vedere. Siamo usciti alla luce del sole. Appoggiata di schiena alla portiera della macchina, Malis chiacchierava con Didier Cofferati e Michel Coccioni. I pompieri avevano terminato di arrotolare le manichette e le stavano caricando sul camion. Sull'ambulanza partita venti minuti prima, Aurlien aveva ripreso conoscenza e i paramedici gli avevano potuto prestare le prime cure, cose tipo unguenti, cordiale, flebo, pacche sulle spalle, coccole, una sigaretta, un paio di cioccolatini e un bacio dell'infermiera. Non rimasto molto ha detto Coccio. Tutto bruciato, ma c'erano tele, colori e pennelli e anche una sorta di enorme cavalletto. Maledette fiamme, come diavolo successo? Aurlien ha forzato la porta e quando l'ha aperta scoppiato tutto. Gli andata di lusso, poteva lasciarci la pelle. E il cecchino? Ho fatto spallucce. fin dall'inizio che ci stanno alle calcagna, evidentemente tenevano d'occhio anche questo posto. I colleghi del dodicesimo stanno cercando di individuare il posto dal quale hanno sparato ha detto Didier. Ha tirato fuori dalla tasca una busta e me l'ha data. Olivier ti manda queste. Erano le foto scattate da Martine ai tizi che parlavano con Vastedda all'inaugurazione della mostra sul Rinascimento. Sul retro Flamant aveva scritto nomi e qualifiche. Il marchese Raschera-Bettelmatt gi lo conoscevo, gli altri erano il dottor Jrme Matevossian, curatore della mostra, e lo scultore AbdellaLezioni di tenebra 363/213

tif Kechiche. Olivier che ti ha detto? Che Matevossian e Kechiche sono persone al di sopra di ogni sospetto. Allora siamo veramente nella merda ho brontolato, ormai a Parigi non rimasto nessuno. In quella casa della fondazione non ci possiamo entrare e Vastedda ci scappato sotto al naso. Con ogni probabilit gi a Torino ha detto Alain infilando una Caporal tra le labbra. L'ha accesa sfregando un fiammifero sul tetto della Mgane. Avete per caso notizie di Leila? Questa mattina aveva un appuntamento ai Brocs ha detto Didier, quando siamo venuti qui era nell'ufficio di Le Normand. Tra l'altro, credo faresti meglio a dare un colpo di telefono al patron. A proposito ha detto Malis frugandosi in tasca, l'ho trovato sotto la scala. Mi ha dato il mio telefonino. Lo schermo era rotto ma non ho fatto in tempo a chiedermi se funzionasse ancora perch in quel momento si messo a trillare. L'ho portato all'orecchio. Chi c' l con te? ha grugnito Le Normand. Servandoni, Coccioni, Cofferati e Deslandes, stiamo.... Tra venti minuti vi voglio tutti nel mio ufficio. Veramente stiamo aspettando che... Te le lavi le orecchie la mattina? Ho detto venti minuti. D'accordo capo, ci saremo. Cos mi piaci. Come sta Rogliatti? Un po' bruciacchiato ma in buona salute. Credo, sia. La sua vita me la racconti un'altra volta, siate puntuali. Ha riappeso. Gli altri mi stavano guardando come imputati in attesa della sentenza. Era il patron ho detto. Ci vuole tutti nel suo ufficio.

214/363

Enrico Pandiani

diciotto

Il signore accanto a me il commissario di divisione Jrme de Chabichou della BRB ha detto Le Normand indicando l'elegantone seduto al suo fianco. Cenni di saluto e colpetti di tosse in giro per la stanza. L'ufficio del capo era piuttosto trafficato quella mattina. A parte feriti e contusi, noi c'eravamo tutti e Chabichou s'era portato dietro un paio dei suoi. Leila era seduta accanto a lui e i due continuavano a scambiare brevi frasi a bassa voce. Immagino ha continuato il patron che Leila Santoni vi abbia gi messi al corrente. La nostra indagine si stava sovrapponendo a un'inchiesta sulla quale Chabichou e i suoi lavorano da parecchio tempo. Ho chiesto ufficiosamente al tenente Santoni di prendere accordi con il direttore della BRB e questa riunione il risultato della sua efficienza. Leila mi ha strizzato l'occhio, Chabichou ha cambiato posizione sulla sua sedia accavallando le gambe. Indossava un abito leggero di lino color crema tagliato alla perfezione. Magro, alto, folti capelli scuri appena grigi sulle tempie nonostante l'et. Il suo viso lungo era diviso a met da un naso sottile, lievemente curvo, appena spiovente sulle labbra carnose e ben disegnate. Gli occhi color nocciola erano mobili, intelligenti, zeppi di ironia. Mi ricordava vagamente Georges Descrires in uno dei suoi travestimenti da Arsenio Lupin. Gli mancava solo la paglietta. Un'eleganza sottile quella del Barone. Ha guardato nella mia direzione carezzandosi il mento affilato, segnato da una lieve fossetta. Mi ha sorriso ma io non ho ricambiato, mi stavo ancoLezioni di tenebra 363/215

ra chiedendo da quale parte il siluro mi sarebbe arrivato tra le chiappe. Le Normand ha ceduto il palcoscenico allo spilungone dei Brocs che si alzato dalla sedia per venire a fermarsi davanti a noi, lo sguardo corrucciato e due dita che cincischiavano con insistenza il labbro inferiore. Evidentemente stava riflettendo. La mia squadra sta lavorando su Guidobaldo RascheraBettelmatt da quasi due anni ha esordito di punto in bianco. In tutto questo tempo non siamo riusciti a combinare granch. Il marchese un personaggio piuttosto potente, ha relazioni e amicizie molto in alto e la sua fondazione reputata a livello mondiale. Come siete arrivati al marchese? ha domandato Alain. I primi sospetti li abbiamo avuti indagando su alcuni furti d'arte commessi qui in Francia. In certi casi le pitture originali erano state sostituite con falsi perfetti. possibile che ci siano voluti anni perch i curatori dei musei se ne accorgessero. Di che genere di dipinti si tratta? ho chiesto. Per lo pi arte religiosa, Quattro e Cinquecento. Le sostituzioni potrebbero essere avvenute quando le opere finivano sotto restauro, quindi non sappiamo da quanto tempo stia andando avanti questa storia. Ai soci di Art-en-Images siamo arrivati pi tardi, grazie a una mia intuizione su Calogero Vastedda. Purtroppo non abbiamo avuto occasione di interrogarlo, visto che scomparso prima che lo potessimo fare. E Chappaz e Devaux? ho brontolato. Quelli erano a vostra disposizione, perch diavolo non avete interrogato loro? Mi ha guardato accigliato, la testa leggermente inclinata di lato. I suoi lo chiamavano il Granchio a causa di quella sua maniera di camminare in strada tutto storto per guardare le vetrine. Sappiamo che Chappaz non c'entra nulla e su Devaux non abbiamo prove. Nessun giudice ci permetterebbe di metterlo sotto torchio. Gran parte dell'attivit lo studio l'ha svolta all'estero e non facile coordinare le indagini con la polizia di altri
216/363 Enrico Pandiani

Paesi. Questo e l'ottima reputazione di Art-en-Images ci hanno impedito di trasformare i sospetti in certezze. Per giunta, da qualche tempo hanno sospeso ogni attivit criminosa. Sospettiamo che Vastedda avesse bisogno di tempo per preparare qualcosa di molto grosso. Pensiamo che il Mantegna possa essere il prossimo obiettivo ha detto Alain, ma c' il rischio che sia un tentativo per depistarci. probabile, ma anche su questo abbiamo poche certezze. Certo, se Lalanne fosse riuscita a partire, si sarebbe portata dietro quelle foto. Non escluso che tentino una sostituzione alla mostra per allontanarci dal loro vero obiettivo. La polizia italiana al corrente? Sarebbe stata una complicazione, cos abbiamo preferito lavorare da soli. Quando lo studio di Chappaz e Devaux ha destato il nostro interesse, un paio dei miei sono andati a Torino. cos che abbiamo beccato Beltramo e De Medici. La nostra impressione che li abbiano eliminati perch tentavano di fare un colpo per conto loro. A ogni modo sono morti prima di parlare. Non sono i soli ho detto cupo. Chabichou ha sospirato. Improvvisamente m' sembrato un vecchio stanco e disilluso. Le sue sopracciglia si sono aggrottatate prendendo una piega scontenta. Martine lavorava per me ha borbottato. Le sue parole sono colate nella stanza come piombo fuso, pesanti e improvvise. Mi sono alzato di scatto. Che cosa ha detto? colpa mia se l'hanno uccisa. Cos'era Martine, una specie di sbirro? ho ringhiato. No, voleva darmi una mano ed riuscita a convincermi. successo per caso, conosceva Gustave Deshayes, cos... Era solo una fotografa, cristo santo ho gridato in faccia a quel damerino. L'ha mandata al macello, brutto figlio di puttana.
Lezioni di tenebra 363/217

Ero furibondo. Afferrandomi per un braccio Alain mi ha tirato indietro prima che potessi prenderlo a pugni. Le Normand si alzato di scatto dalla poltrona, il volto solitamente granitico stravolto dalla rabbia. Siediti su quella cazzo di sedia o ti sbatto fuori dall'inchiesta ha sbraitato. Eravamo tutti in piedi, una mezza sommossa o roba del genere. I due tirapiedi del vecchio si sono schierati accanto al loro capo con aria minacciosa. Il silenzio ha riempito la stanza come un liquido soffocante mentre mi rimettevo a sedere al mio posto senza staccare gli occhi da quelli di Chabichou. Uno qui uno l, anche gli altri hanno fatto lo stesso. Il Granchio mi si avvicinato con aria afflitta. Martine era mia nipote, commissario ha sospirato, non potr mai perdonarmi per ci che le successo. L'ho guardato sbalordito. Ecco perch era al funerale. La sua perdita, infinitamente pi grande della mia, mi ha fatto sbollire la rabbia lasciandomi insaccato sulla sedia, ingrugnito e scostante. Perch non ha voluto parlare con me? ho brontolato. Le abbiamo chiesto di non farlo. Quando vi siete... Beh, quando vi siete messi insieme temevamo che una sua ingerenza potesse mandare all'aria mesi di indagini. D'altro canto, com'era prevedibile, la presenza improvvisa di un poliziotto nella vita di Martine ha messo in allarme Devaux e compagni. A quel punto l'avrebbe dovuta togliere dallo studio, perch diavolo non l'ha fatto? Si ravviato i capelli con una mossa della mano. Ci ho provato, mi creda, ma Martine era un tipo piuttosto testardo. Ha detto di essere su una buona pista e non ha voluto mollare. Due dei miei la seguivano giorno e notte ma, visto che quella maledetta sera usciva con lei, mi aveva chiesto di levarglieli di torno. Si trattato di una fatalit. Ci siamo studiati per bene. Non ho visto nessuna accusa nel suo sguardo, nessuna riprovazione, soltanto la stessa tristezza
218/363 Enrico Pandiani

che provavo io nel ricordare Martine. Era certa di trovare le prove del legame esistente tra l'ufficio, Vastedda e Raschera-Bettelmatt. All'inizio abbiamo pensato di fermarvi, ma a un certo punto la vostra inchiesta ha cominciato a scuotere pesantemente quella gente, cos abbiamo deciso di starvi dietro per vedere cosa sarebbe successo. Chi di voi guidava la Citron azzurra? ho chiesto scrutando i due sbirri dei Brocs. Uno dei due, un grassoccio che faceva di tutto per sembrare un intellettuale, si guardato la punta delle scarpe di scamosciato chiaro. Voleva essere figo come il suo capo, ma somigliava a lui come un tonno somiglia a un delfino. L'avr detto mille volte a Desbiolles di non usare quella ridicola auto ha detto il Granchio. Eravate sempre voi a Bictre? ha domandato Malis schiarendosi la voce. Chabichou ha messo su una faccia sorpresa guardando i suoi scudieri con aria interrogativa, prima l'uno, poi l'altro. Scuotimento negativo di teste. Quella gente ci faceva pedinare ho detto per rispondere alla sua curiosit. Uno di loro ci scivolato dalle dita quando Deslandes e io siamo andati a Bictre per interrogare Christiane Broustal. Mi sono alzato e ho raggiunto la finestra. Ne avevo le palle piene di stare l ad ascoltare storie che mi dicevano che tutto sarebbe passato nelle mani dei Brocs. Al di l dei vetri, oltre la lunga fila di furgoni blu della Gendarmeria, ho guardato l'orda dei turisti, le auto, il cielo, le case e i piccioni. La solita Parigi, che questa volta me l'aveva messa nel culo. Poi Chabichou ha parlato di nuovo. Lei e il tenente Deslandes andrete a Torino ha detto. Mi sono voltato nascondendo a malapena la sorpresa. Nei giorni scorsi Leila Santoni ha avuto una serie di colloqui telefonici con l'ispettore Francesco Cat Berro della questura di Torino. Se non sbaglio, tenente, lei lo conosce bene.
Lezioni di tenebra 363/219

Malis ha fatto un cenno d'assenso. Era anche pi sorpresa di me. Cat Berro vi sta aspettando per darvi una mano. Lo far in maniera semiufficiosa. Il questore di Torino stato messo al corrente dell'operazione dal direttore Le Normand. Data la delicatezza della materia si riservano di poter decidere quale posizione prendere nel corso dell'indagine. Cosa dobbiamo fare a Torino? ho chiesto scambiando un'occhiata con Le Normand. Dovete trovare Calogero Vastedda ha detto il Granchio. Ci serve per arrivare a Raschera-Bettelmatt. Vastedda il suo asso nella manica, l'unico che possa sapere cosa c' in ballo. E Madame Satin? Lei sar il vostro vero problema, far di tutto per proteggere il marchese. A Torino ha gi ucciso il mio capitano che teneva i contatti con Beltramo e De Medici. Lo ha fatto sparire. Avete idea di chi possa essere quella donna? Abbiamo pensato a madame Smntn-Brnz, la moglie del marchese, ma solo un'ipotesi. Nessuna delle persone con le quali abbiamo avuto modo di parlare l'ha mai vista in faccia. probabile che Calogero Vastedda sappia chi ha detto Alain. Immagino di s, lui e il marchese si conoscono da molti anni. Per questo importante trovarlo e riportarlo a Parigi. Messo sotto torchio potrebbe rivelarci un mucchio di cose interessanti. Non credo che la polizia italiana ci permetter di farlo ho detto scettico. Chabichou mi si avvicinato. Non dovrete chiedere il permesso, commissario, lo farete e basta. Che mi dice di madame ho tirato fuori il taccuino e ne ho sfogliate un paio di pagine di madame Szathmry? La dottoressa Szathmry la direttrice della Fondazione Raschera-Bettelmatt. Non abbiamo ragione di credere che sia coinvolta. lei che ci ha indicato Beltramo e De Medici. Quei
220/363 Enrico Pandiani

due erano disposti a parlare, purtroppo non hanno fatto in tempo. Crede che la dottoressa possa darci una mano? Il Granchio si stropicciato una guancia con aria perplessa. Non lo so, si tratta comunque di una dipendente del marchese. Dovrete valutarlo se avrete modo di parlarle. La riunione sembrava giunta al termine. Chabichou e i suoi ci hanno salutati prima di lasciare la stanza. Le Normand ha dato ad Alain e agli altri della squadra le ultime disposizioni su come coadiuvare il nostro lavoro a Torino. Poi anche Malis andata a fare la valigia. Appuntamento alla Gare de Lyon per il treno delle tredici e cinquanta, un paio d'ore scarse prima della partenza. Accompagnami a prendere un espresso ha detto Le Normand facendomi cenno di seguirlo. Si avviato verso la porta e io mi sono accodato dopo aver scambiato un'occhiata enigmatica con i miei colleghi. Siamo usciti dal 36 e abbiamo attraversato il pont Saint-Michel. Mi ha portato in un bistrot dalle tende rosse che affacciava sul guai. Ci siamo fermati davanti al bancone dove tre paramedici dell'Hotel Dieu si sforzavano di distruggere a sorsate una bottiglia di muscadet decantando prodezze amorose. Il patron della gargotta, un nero pi nero della coscienza di un evasore fiscale, li ascoltava rapito, un sottile filo di bava che scendeva dal labbro inferiore. Due caff, per cortesia ha ordinato il patron. Dopo aver trafficato qualche minuto con la sua Faema, il barista ha posato davanti a noi un paio di tazzine piene di liquido acquoso. Poi tornato ad ascoltare il cantico dei cantici. Adesso voglio che tu riavvolga il film delle tua vita ha detto Le Normand, guardalo per bene e prendi coscienza di dove sei arrivato. Ne hai fatta di strada da Villejuif al quai des Orfvres, figliolo, non vorrei essere costretto a rispedirti da dove sei venuto. Riesci a leggere tra le righe? Penso di s, capo, se non sbaglio vedo un candelotto di diLezioni di tenebra 363/221

namite infilato tra le mie chiappe Se guardi meglio, vedrai che il fiammifero per accendere la miccia l'ho in mano io. Combinami qualche stronzata in Italia e ti rimando dritto di pattuglia a Villejuif. Come sempre i tuoi concetti sono chiarissimi ho mugugnato girando il caff. Tuo padre non era un fighetto intellettuale come te ha detto posandomi una mano sulla spalla, sapeva il fatto suo, il vecchio Mordenti. Sono sicuro che ti abbia passato qualche cromosoma, per questo so che farai quello che c' da fare. E guarda le spalle a quella bellezza che ti porti appresso. Non ti preoccupare, te la riporto tutta d'un pezzo. Non di lei che mi preoccupo, ma di quello che ti frulla per la testa. Ci siamo fissati sorseggiando quella brodaglia che l dentro si ostinavano a chiamare caff. Non c'era molto altro da dire, la paternale era finita e io l'apprezzavo come ogni volta che lui me ne faceva una. Il mio pezzo di pietra preferito usava quel sistema per comunicarmi il suo affetto. Siamo usciti sul quai Saint-Michel. Faceva caldo e il direttore si passato un fazzoletto immacolato sulla fronte per detergerne il sudore. Le Normand detestava abbandonare il suo nido alla Maison Pointue, l'aria aperta lo faceva sentire pi esposto e vulnerabile. Senza l'antica marzialit dell'ufficio, parte della sua autorevolezza veniva a mancare. Ho alzato un braccio e una Volkswagen Phaeton verde metallizzato si materializzata accanto a noi. Il tassista ha abbassato il finestrino e ci ha scrutati. Portami quella maledetta donna ha detto il patron stringendomi la mano, ma fai in modo che possa entrare nel mio ufficio camminando sulle proprie gambe, mi sono spiegato? Alla perfezione ho brontolato. Laggi sarai solo, ragazzo mio, se ti metti nei guai non avr modo di aiutarti. Far attenzione a dove metto i piedi, capo.
222/363 Enrico Pandiani

In bocca al lupo ha detto. Crepi ho detto io. Mi ha retto la portiera mentre mi accomodavo sui sedili, poi l'ha accostata facendo scattare la serratura. Profumo di nuovo e sedili di morbida pelle color crema, esattamente il lusso di cui avevo bisogno per pettinarmi il morale. Ho dato l'indirizzo di casa al nuvolari e siamo partiti.

Lezioni di tenebra

363/223

diciannove

Un leggero profumo di menta e ciclamino mi ha solleticato le narici. Sapeva di fresco, di morbido e di pulito. Lettura interessante? ho chiesto sbadigliando. Secondo Chabichou, Vastedda in combutta con il marchese da pi di vent'anni. Accanto a me Deslandes stava scorrendo i rapporti che il Granchio e i suoi ragazzi avevano condiviso con noi. Per il viaggio aveva optato per un'elegante camicetta bianca, giacca di nappa nera, jeans e sandali sottili di pelle marrone scura. Il suo profilo attraente si stagliava contro la campagna francese che scorreva rapida e lontana oltre i finestrini del TGV. I am the passenger ho canticchiato, and I ride, and I ride... Malis ha cambiato posizione stiracchiandosi. Vent'anni sono un bel sodalizio, non trova? Quindi il Louvre non stato che un incidente di percorso. Mi ha osservato corrucciata. Vastedda si preso la colpa lasciando il marchese fuori della storia. E lui riuscito a farlo uscire per buona condotta. Calogero deve sapere molte cose sul suo nobile amico. Ce le dir lui stesso una volta che lo avremo arrestato. Ha sbadigliato. Pensa che lo prenderemo? Non ci siamo riusciti a Parigi, perch mai dovrebbe succedere a Torino. Perch a Torino non si aspetta di essere trovato ha detto con un sorrisetto. Crede davvero che non sappiano che stiamo arrivando?
224/363 Enrico Pandiani

Ne sono sicura. Addirittura... E cosa le d questa certezza? Il fatto che siano convinti di averci lasciati con un palmo di naso. Ha chiuso la cartellina e l'ha infilata nella borsa. probabile che sia cos ho sospirato. Le sue iridi chiare si sono posate su di me. Hanno solo vinto il primo round, se smette di crederlo, allora finita sul serio. Ci siamo studiati per qualche momento soppesandoci a vicenda. Quel diavoletto continuava a stare appollaiato sulla mia spalla. Mi piace la sua grinta, tenente ho detto a bassa voce, e mi piace il suo profumo. Ha stretto gli occhi mentre il suo volto si addolciva. Stava per dire qualcosa ma quel rompipalle del controllore passato per obliterare i biglietti. Quando si finalmente tolto dai piedi Malis stava guardando fuori del finestrino. In lontananza passato un enorme castello, pieno zeppo di torri e circondato da mura. Le colline si susseguivano come le onde di un oceano verde decorate qui e l da gruppi di alberi dal tronco sottile. Faggi, querce, pioppi e grandi cespugli di carpini filavano lungo la ferrovia schermando remoti villaggi dai tetti spioventi di ardesia. Ho preso il Parisien e mi sono sistemato pi comodo. Le bombe in Iraq erano ormai relegate nei trafiletti a lato pagina per lasciare il posto a una disastrosa offensiva NATO in Afghanistan che anzich recuperare territorio ai talebani sembrava soccombere al loro lento ma inarrestabile ritorno. Una specie di piccolo Vietnam che pretendeva il suo tributo di sangue, violenza e distruzione. Alla fine della fiera, in questo cazzo di mondo non sappiamo fare altro che odiarci l'un l'altro e io, con tutto che mi sentivo un gran figo, non ero tanto da meno. Il treno si fermato qualche minuto all'aeroporto Saint-Exupry di Lione. Ho chiuso il giornale mentre il convoglio si riLezioni di tenebra 363/225

metteva silenziosamente in moto. Il tenente pi bello del mondo si era intanto addormentata, le mani in grembo e il capo appoggiato alla mia spalla. Ho posato la guancia sui suoi capelli profumati chiudendo gli occhi per godermi quel contatto ravvicinato. Poi, dalle parti di Saint Alban-de-Roche, sono crollato anch'io. Una mano lieve che mi scuoteva la spalla mi ha estirpato dal mondo dei sogni. Ho aperto gli occhi cercando di non scompormi troppo. Erano in tre, due maschi e una femmina della specie flic. Indossavano la divisa blu d'ordinanza e portavano la fascia della dogana attorno al braccio. La donna teneva la mano sul calcio della Sig Pro 9 mm che aveva al fianco e dal suo sguardo ho capito che mi avrebbe trasformato in bordatura di francobollo senza battere ciglio. Ero sbracato sul sedile, con una gamba nel corridoio. Mi sentivo anchilosato ma non avrei cambiato posizione per tutto l'oro del mondo, figurarsi per tre sbirri di frontiera. Il mio sguardo interrogativo ha incrociato quello del poliziotto davanti a me. Aveva la met dei miei anni. La sua amica porta una pistola ha detto indicando Deslandes con un dito. Ho sbadigliato voltandomi a guardare la mia collega che dormiva come un ghiro mollemente adagiata contro di me. La falda della giacca di pelle si era scostata lasciando trasparire il calcio di madreperla della sua preziosa .38 Special. Ho di nuovo sbadigliato, avevo sonno. Beh? Ne ho una anch'io ho borbottato. Il flic femmina ha sogghignato. Il suo collega rimasto interdetto. Avete il permesso per portare quella roba? ha chiesto. Un permesso in tricolore, amico, siamo della Crim. Scambio di occhiate con i colleghi. Pu mostrarmi un do226/363 Enrico Pandiani

cumento? Cautamente, per non svegliare Malis e per non farmi bucherellare seduta stante da Calamity Jane, ho infilato due dita nel taschino interno della giacca sfilandone la mia tessera. L'ha presa, l'ha guardata per bene, poi me l'ha restituita. Le chiedo scusa, commissario, non potevamo sapere ha detto rilassandosi visibilmente. La sua collega ha levato la mano dal calcio della berta. Avete fatto soltanto il vostro dovere ho detto conciliante. Ha dondolato il capo un paio di volte, tipo per confermare che aveva fatto proprio quello, poi si schiarito la gola. Comunque dovreste fare pi attenzione ha detto, un malintenzionato poteva prendere l'arma alla sua collega. Fa in fretta a succedere una disgrazia. Beh, non stavo proprio dormendo, agente ho brontolato, la situazione era sotto controllo. Me ne sono accorto, commissario ha detto l'insolente, l'ho dovuta scuotere solo tre volte. La pistolera mi ha fatto l'occhiolino, poi si sono allontanati parlottando tra loro, in cerca di qualche nero da sbattere gi dal treno. Malis ha sospirato cambiando appena posizione per sistemarsi meglio e la sua bocca venuta a trovarsi a pochi centimetri dalla mia. Era schiusa, invitante, e il suo fiato tiepido mi ha attirato come una calamita. Ho chinato il capo verso di lei, avvicinando le mie labbra alle sue. Le ho sentite arrivare, ne ho avvertito il calore e il profumo delicato. Stavo per baciarla quando ha aperto gli occhi. Mi ha guardato tra il sorpreso e l'assonnato, almeno, cos mi sembrato. Mi sono tirato leggermente indietro allungando una mano al di sopra del suo addome. Le si vede la pistola, tenente ho detto coprendola con la falda della giacca. Si rimessa dritta sistemandosi i capelli con una mossa svogliata, cosa che mi ha scatenato sommovimenti nelle fondamenta e su al secondo piano.
Lezioni di tenebra 363/227

Mi spiace ha mormorato reprimendo uno sbadiglio, non mi ero accorta di starle cos addosso. Ha sorriso. Stavo dormendo come un pezzo di piombo. Dove siamo? A Modane, saremo a Torino tra un'oretta e mezzo. Ho preso dalla tasca il voucher dell'albergo che mi aveva dato madame Dutronc dell'ufficio acquisti prima della partenza. Mi auguro che non sia la solita topaia ho detto scorrendo le informazioni. Deslandes me l'ha tolto gentilmente dalle mani, lo ha appallottolato e gettato nel contenitore della spazzatura appeso sotto il tavolino. Questo non serve, dell'albergo mi sono occupata io. Come sarebbe a dire? Stia tranquillo, le piacer Se lo dice lei... Le va un caff? Mentre il treno si rimetteva in moto ci siamo alzati per andare al bar. Sulla bocca m' rimasto un desiderio terribile delle sue labbra, una sensazione quasi dolorosa, come se qualcuno mi avesse improvvisamente tolto l'aria. Gira e rigira siamo sbucati in Val di Susa e il TGV ha cominciato l'estenuante discesa a passo d'uomo verso Torino. Alle venti e dieci, con quasi mezz'ora di ritardo, si finalmente arrestato in stazione cigolando come una vecchia carrozza. Siamo sbarcati su una banchina sotterranea che sembrava il set di un film sul dopobomba. Passeggeri di ogni sorta sono sciamati per una scala che portava verso l'alto trascinandosi dietro borse e valigie. Abbiamo lasciato che tutti si levassero di torno, poi siamo usciti dalla stazione percorrendo un sotto-passo triste come una vacanza in spiaggia. Era ancora chiaro, frotte di persone ciondolavano sul marciapiede. Automobili, tram e pullman passavano in continuazione circumnavigando la rotonda al centro della piazza. Abbiamo raggiunto il parcheggio dei taxi e siamo montati su una Multipla bianca. Principi di Piemonte ha detto Malis all'autista.
228/363 Enrico Pandiani

La vettura si mescolata al traffico dirigendosi lentamente verso il centro. Accidenti, tenente ho brontolato, si direbbe un hotel di lusso, non me lo posso permettere. Le ho detto che ci penso io, una bazzecola per me. Ma non per me. Se Le Normand viene a sapere che mi faccio mantenere come un gigol, mi arrostisce le chiappe sulla piastra elettrica. Non dica cretinate, dobbiamo rimanere a Torino per parecchio tempo, abbiamo bisogno di un posto confortevole dove raccogliere le idee. Ci serve qualcosa che somigli a una casa. Ok... ho sospirato, ma le restituir tutto, fino all'ultimo centesimo. Ha sorriso. D'accordo, commissario, mi ripagher con il suo prezioso tempo. Intende dire che le dovr ridipingere l'appartamento? Ha riso. Beh, un'idea, effettivamente ne avrebbe bisogno. Lei pazza ho detto. Il pazzo lei si intromesso l'autista, solo uno scemo rifiuterebbe un'offerta del genere. Ma cos', parla francese lei? ho sbottato. Ha riso. Francese, inglese e tedesco, per servirla. Ci mancava solo il poliglotta. Ci siamo fermati a un semaforo rosso davanti a una specie di castello che affacciava su un giardino. Deslandes mi ha guardato divertita. Signorina ha detto l'autista, se questo non ci sta, vengo io a dipingerle l'appartamento. Ascolti, amico ho brontolato, chiuda il becco e ci porti in albergo. Giochi di luce illuminavano la facciata vagamente soviet dell'hotel, un parallelepipedo scarno e privo di fronzoli che si ergeva stretto e lungo per una dozzina di piani. Soltanto l'ingresso, ornato da grandi finestre rettangolari e piccoli alberelli in vasi di terracotta, lasciava sobriamente trasparire il lusso
Lezioni di tenebra 363/229

che avremmo trovato all'interno. Abbiamo liquidato l'intellettuale che ci faceva da autista e siamo stati accolti da un gentilissimo concierge al banco della reception. La lobby era preda di un gruppo di russi stravaccati in poltrona. Tuta da ginnastica e capelli rasati a zero. Hanno seguito Malis con lo sguardo dal bancone agli ascensori, scambiandosi battute e risatine. Un nero vestito da lacch ci ha scortati parecchio pi vicini al buon dio per introdurci in un appartamento appena pi sobrio del bagno di Saddam Hussein. Vi si accedeva attraverso una balconata di cristallo e marmo giallo che affacciava su una cartina del mondo a grandezza naturale. Continenti ritagliati in vetro verde di varie tonalit e alcuni orologi seminati qui e l. Ho soddisfatto le mute richieste del groom ficcandogli in mano un biglietto da dieci e l'ho accompagnato fuori della porta. L'appartamento si componeva di un ampio ingresso, un soggiorno e due camere da letto non molto pi grandi di casa mia. Preferisce l'ala ovest o l'ala est? ho chiesto a Deslandes guardandomi intorno. Mi sono osservato in una specie di enorme specchio rotondo la cui cornice a scaglie ricordava un obl dell'astronave di Alien. Vi ho visto un tipo dall'aria disfatta che aveva tanto bisogno di qualche pacca sulle spalle, di parecchie coccole e qualche ora di sonno. Il lusso degli alberghi sempre un po' eccessivo ha detto Malis sorridendo, non trova? Beh, parecchio tempo che desideravo dormire in una tomba babilonese. Lei d proprio i numeri, tutto questo coster un occhio nella testa. Non saranno i soldi il nostro problema a Torino, commissario. Ora si dia una bella rinfrescata, poi accetter il suo invito a cena. Mi ha strizzato l'occhio, ha preso la valigia e si chiusa nella sua stanza. Ho gironzolato per un po' in salotto, poi ho raccolto
230/363 Enrico Pandiani

la mia roba e sono entrato nell'altra camera. Deslandes mi aveva lasciato la pi ampia. Ho disfatto il bagaglio e portato il beauty-case in bagno. Met dello spazio era occupato da una Jacuzzi enorme montata su un piedistallo di marmo rosso. Somigliava al sarcofago di Napoleone agli Invalides. Mi sono spogliato, ho fatto una specie di doccia, poi mi sono cambiato. Malis ha bussato alla porta della mia camera mentre mi stavo annodando la cravatta. Entri ho detto infilandomi la giacca. Ho parlato con l'ispettore Cat Berro ha detto sedendosi sul bracciolo di una poltroncina, ci aspetta domattina nel suo ufficio. Mi ha dato l'indirizzo. Che tipo il suo amico? Ha fatto spallucce. Credo che andrete d'accordo. Si direbbe che lo conosca piuttosto bene. Si mordicchiata un labbro. Tanto vale che lo sappia ha detto, a Roma Francesco e io abbiamo avuto una storia piuttosto intensa. Non necessario che mi racconti la sua vita, tenente. L'ho lasciato perch stavo divorziando da mio marito. un buon poliziotto e gli voglio bene. Mi sono fermato davanti a lei. Per uscire si era messa un leggero tailleur color ocra e un'impalpabile T-shirt di seta molto scollata. Le sue lunghe gambe terminavano in un paio di sandali dal tacco alto. Era bella da strapparsi i capelli. Mi fido del suo istinto ho detto tendendole una mano. Vogliamo andare? Si alzata posando le sue dita sottili sulle mie e mi ha preceduto fuori dalla stanza. L'ascensore ci ha riportati alla sezione comuni mortali, poi abbiamo lasciato la tomba di Assurbanipal per mescolarci alla gente che camminava per strada. Una cena leggera senza lode n infamia, quattro passi nella via centrale per guardare le vetrine dei negozi e un liquore all'elegante bar dell'albergo. Pareva quasi di essere in vacanza. Erano le dieci passate quando siamo saliti nel nostro piroLezioni di tenebra 363/231

tecnico appartamento. Abbiamo discusso brevemente i programmi del giorno seguente, poi, sbadigliando, Deslandes ha deciso di ritirarsi. Ho ciondolato con indosso i pantaloni del pigiama, coricandomi e alzandomi in continuazione. Non c'era verso di dormire, la mia vivida intelligenza lo ha capito al volo. Mi sono seduto in poltrona e ho acceso l'enorme televisore in dotazione al mio ampio nido. Stavano passando un cartone animati tipo Cars della Pixar, le avventure, guarda caso, di una Karmann Ghia azzurra paranoica e ipocondriaca e delle sue amiche a quattro ruote. Siccome era la mia auto, me lo sono guardato per un quarto d'ora, poi mi sono rotto le balle. Ho girato su un telegiornale ma era anche peggio, cos alla fine ho spento tutto e mi sono messo a leggere un libro che mi aveva consigliato Alain, le sbalorditive vicende di un duca del Duecento che esiste solamente nei sogni di un tizio dei giorni nostri e che dall'alto della sua torre assiste al disfacimento della storia e ne attraversa le epoche in groppa ai suoi cavalli parlanti. Alla luce fioca dell'abat-jour la filodiffusione sussurrava le note basse dei Chants Juifs suonati da Tizia Comesichiama al violoncello. Sar stata l'una e mezzo o gi di li quando la porta si aperta con un lieve cigolio. Malis ha messo dentro la testa e visto che non stavo dormendo entrata nella stanza. venuta verso di me mascherando uno sbadiglio con la punta delle dita, i capelli arruffati e gli occhi gonfi di sonno. Camminando sulla spessa moquette i suoi piedi nudi non facevano alcun rumore. Mi sono svegliata ha borbottato, la disturbo? Le ho sorriso posando il libro sul pavimento. Per niente. Ha dei pensieri, bellezza? Ha fatto una smorfia. Vorrei che tutto questo finisse ha detto sbadigliando di nuovo. Ci siamo vicini, credo. I personaggi di questa commedia sono tutti l fuori, da qualche parte. rimasta a fissarmi con una specie di scontrosa curiosit
232/363 Enrico Pandiani

nello sguardo. M' parso che mi soppesasse o che si stesse domandando che diavolo ci stava a fare a Torino assieme a me. Non riesce a dormire neppure lei? ha chiesto di punto in bianco. Ultimamente ho qualche difficolt. Aveva indosso una vestaglia leggera di seta blu, chiusa da una cintura allacciata in vita. Ha scostato la tenda guardando svogliatamente fuori della finestra. Le curve morbide del corpo trasparivano attraverso le pieghe del tessuto, di conseguenza il mio sguardo scivolato lungo la sua schiena, soffermandosi qualche attimo sulla rotondit dei glutei. Aveva polpacci snelli e piedi delicati. Cos' che la tiene sveglio, commissario? ha chiesto senza voltarsi. Ho fatto spallucce. Tutto quello che ho visto, tenente, quello che ho sentito, quello che ho fatto e quello che voglio fare. Non c' che l'imbarazzo della scelta. Si allontanata dalla finestra infilando le mani nelle tasche della vestaglia e si fermata davanti a me con aria ombrosa. Ah s? E cos' che vorrebbe fare? Lo sa cosa voglio fare, prima o poi trover quella donna. Lei non far niente del genere. Oh s, tenente, ci pu scommettere. Perch? Mentre moriva su quel pavimento ho giurato a Martine che avrei ucciso quella baldracca. Ha scosso il capo. I morti non hanno alcun interesse per le angosce dei vivi. Pu darsi che abbia ragione lei. Si accucciata davanti a me, le braccia posate sulle mie gambe. cos, commissario. In effetti ho brontolato, a chi potrebbe mai fregare delle mie stupide angosce A me ha detto sottovoce. Le sue dita si sono posate leggere sulla mia guancia. Mi sono
Lezioni di tenebra 363/233

chinato verso quel viso che mi piaceva tanto e le nostre bocche si sono toccate. Il contatto con le sue labbra mi ha fatto rabbrividire, poi sono diventate soffici e avvolgenti. L'ho presa con delicatezza e l'ho sollevata perch mi si sedesse in grembo. Si rannicchiata contro di me posando il capo sulla mia spalla. I suoi occhi grigio verde hanno luccicato nella penombra. Sotto il tessuto sentivo il seno sollevarsi al ritmo dal suo respiro. C'era ancora un lieve imbarazzo tra noi. Tu sei troppo bella e troppo intelligente per me ho detto carezzandole la fronte con la guancia. Lei ha sollevato il viso e mi ha dato un bacio leggero sulla gola. Il suo profumo delicato mi ha avvolto morbido e liscio come la seta della vestaglia. Ti piacciono le donne sciocche? ha detto la sua bocca scivolando umida sulla mia pelle. E sei troppo ricca... Beh, questo ha i suoi vantaggi, no? Cosa stai cercando, tenente? ho chiesto con un filo di voce. Avevo un lieve batticuore. Un uomo gentile che si occupi di me per qualche ora ha mormorato. Le ho carezzato la nuca lasciando che la mia mano scorresse lungo il suo collo sottile. Lei ha abbassato le palpebre con un sospiro. In treno avevo voglia di baciarti ho detto. Lo so ha detto lei. L'ho guardata sorpreso. Pensavo stessi dormendo. Ha inclinato il capo fissandomi negli occhi. Perch non lo hai fatto? Ho esitato. Non lo so... Per Martine? S, forse. Ha sfiorato le mie labbra con la punta delle dita. Il suo respiro mi solleticava la pelle. Non voglio farti stare male ha sussurrato.
234/363 Enrico Pandiani

E tu non farlo, tenente ho detto, fammi stare bene. Ci siamo baciati di nuovo, questa volta ha spinto la punta della lingua tra le mie labbra per incontrare la mia. Il nostro bacio diventato pi profondo, i nostri respiri pi veloci. Sotto la seta il suo corpo si mosso tiepido contro il palmo delle mie mani. Era tutto cos eccitante, cos improvviso. Qualcosa l sotto ha cominciato a muoversi spingendo contro la sua schiena. Lei ha staccato la bocca dalla mia ridendo, poi mi ha baciato ancora. Non ricordo bene come siamo finiti sul letto, ma a un certo punto eravamo nudi tra le lenzuola e il suo corpo sodo si muoveva contro il mio. Lo abbiamo fatto furiosamente per un paio di volte, senza che le nostre bocche si separassero se non per il tempo di un respiro affannato. Sentivo il suo fiato tra le labbra doloranti, i suoi mugolii nelle orecchie e il profumo di lei misto a quello del suo sudore nelle narici. Quell'erotismo raffinato di cui era impregnata mi ha strappato dalla tenebra nella quale ero avvolto e mi ha rimesso al mondo come avrebbe fatto l'aria spinta a pressione in un canotto mezzo sgonfio. Il desiderio ha formato attorno a noi un universo soffice, carico di elettricit e passione, nel quale ci siamo lasciati cadere planando verso un intreccio di sensazioni deliziose. A notte fonda la tenerezza ha preso il sopravvento accompagnandoci lentamente verso il sonno. I suoi baci si sono ammorbiditi, la sua bocca diventata gentile e carezzevole. Tra le mie braccia, il respiro di Malis si fatto regolare. Mi sono addormentato mentre il soffitto si mescolava all'oscurit nel silenzio rotto soltanto da qualche clacson lontano.

Lezioni di tenebra

363/235

venti

L'ampio locale era illuminato da due finestre affacciate sul muro di mattoni luridi dell'edificio dall'altra parte della strada. La stanza, densamente popolata, sapeva di muffa. Una donna sulla trentina, marocchina o meridionale, sedeva a una delle tre scrivanie intenta a sfogliare una pila di documenti dattiloscritti, stipati in cartelline antidiluviane. Indossava ancora il pigiama o forse una tuta da ginnastica rosa e sul capo portava una complicata acconciatura conica formata da un viluppo di treccine. Pareva il reattore di un missile montato alla rovescia. Non ci ha degnati di un'occhiata, cos ci siamo fermati davanti alla seconda scrivania, quella tra le due finestre. Vi era afflosciato uno sbirro in borghese dalla pelle grigia, magro da far spavento e con l'aria tutt'altro che amichevole. Sul tavolo davanti a s aveva una pistola automatica smontata, stesa su una copia aperta della Stampa. La stava pulendo con quel che rimaneva del giornale, ne faceva dei cilindretti accartocciati che infilava nei pertugi del suo cannone per poi estrarli carichi di morchia nera. Anche le sue dita avevano lo stesso colore. Ha sollevato lo sguardo su di me squadrandomi storto per farmi capire quanto stavo disturbando quel suo lavoro altamente professionale. Desidera? ha ruttato. Dobbiamo vedere l'ispettore capo Cat Berro ho detto nel mio migliore italiano. Ha svogliatamente girato gli occhi su Malis e il suo sguardo si all'improvviso acceso. L'ha radiografata, le ha fatto una ri236/363 Enrico Pandiani

sonanza magnetica e una colonscopia approfondita, poi l'ha spogliata nuda, l'ha messa pancia sotto sul piano della scrivania e se l' scopata tranquillamente. Tutto questo con una semplice occhiata. Mi sono schiarito la gola. Malvolentieri tornato a guardarmi. Le sue pupille sono rimaste appiccicate al corpo sottile della mia collega, poi, con uno schiocco, sono tornate al loro posto. Accanto alla terza scrivania una giovane coppia stava in piedi di fronte a un poliziotto in divisa. Dalla quantit di fronzoli che aveva addosso, poteva essere un generale in pensione come il capo portiere del Ritz. La donna teneva in braccio un bambino biondissimo di non pi di due anni. Ho fissato il mio antagonista. Cat Berro ho detto di nuovo, capisce quello che dico o le faccio un disegno? Non ancora arrivato ha brontolato lo scontroso indicando con un cenno del mento la porta chiusa di un ufficio. Non dovrebbe tardare ha concluso guardando l'orologio dal cinturino rosso che aveva al polso, potete accomodarvi. Ha accennato a due sedie di legno biondo male in arnese. Anche il resto dell'ufficio non somigliava granch al Palazzo d'Inverno. L'ultima volta che l dentro avevano dato le tinte, Mussolini stava ancora facendo quei ridicoli gesti con il mento dall'alto di un balcone. Ci siamo accomodati e lui si rimesso a pulire la pistola. Ho guardato Malis che ha ricambiato con un sorriso. Ci eravamo svegliati di buonora. Lei era subito scivolata nella sua stanza per farsi una doccia e rimettersi in sesto. Dopo la notte di cavalcate selvagge un lieve imbarazzo era tornato a fluttuare tra noi, quasi avessimo fatto qualcosa di non proprio consentito dall'etichetta. A ogni modo, scendendo in ascensore, prima di calarsi nuovamente nei panni dell'integerrimo sbirro, la bella mi aveva ancora baciato con passione. Una rapida colazione al bar, poi il concierge ci aveva indicato la strada per il commissariato
Lezioni di tenebra 363/237

dell'ispettore Cat Berro. Il tipo in divisa ha finito di controllare i documenti della coppia, poi ha steso per bene con il dorso della mano i fogli che aveva davanti. Una foresta di timbri gialli e bord stava appesa sul bordo della scrivania di fronte a lui. Senza guardarli, ha cominciato a prenderli uno alla volta per inchiostrarli sul tampone e sbatterli sui fogli con un colpo secco. Pareva un automa computerizzato. Lanciando un gridolino di eccitazione, l'infante si staccato dal collo della madre e ha teso la pargoletta mano per afferrare qualcuno di quegli oggetti colorati. Lo sbirro ha interrotto le operazioni sollevando sui tre uno sguardo gelido che li ha pietrificati sul posto. La madre impallidita stringendo al petto il bambino mentre il padre li portava al sicuro allontanandoli di mezzo metro dalla scrivania. L'automa ha ripreso il suo lavoro. La donna con il reattore sulla testa, probabilmente un'impiegata civile, ci ha chiesto se volevamo un caff, offerta che abbiamo gentilmente declinato permettendole di tornare alle sue scartoffie. Il tempo passato lasciando che i minuti colassero sul pavimento formando sotto di noi un paradosso temporale. Ma non c' voluto molto, annunciato da un vociare in corridoio l'ispettore Francesco Cat Berro ha fatto il suo ingresso nell'ufficio fermandosi davanti alla scrivania dello sbirro che stava pulendo la pistola. Livolsi, porca di una puttana ha detto con una punta di irritazione nella voce, ti avverto, se continui a fare quelle tue telefonate di merda ti faccio sbattere fuori da questo ufficio. L'altro ha sbuffato. France', non mi scassare la minchia ha brontolato, non ho fatto nessuna telefonata. Ieri quei due non si sono presentati, qualcuno li ha avvertiti e secondo me sei stato tu. Prima o poi ti becco sul fatto, it rangio mi la pipa ch'a tira. Ma che telefonata e telefonata, la cazzata l'avete fatta voi a
238/363 Enrico Pandiani

farvi vedere l davanti. Ma vatlu a pi 'ntal cul, Livolsi ha detto Cat Berro facendogli un gestaccio, poi ci ha visti e la sua irritazione scomparsa come d'incanto. Lui e Malis si sono abbracciati facendosi un sacco di feste. Tutti quanti nella stanza si sono fermati per guardare noi. Cat Berro se n' reso conto e ci ha portati nel suo ufficio chiudendosi la porta alle spalle. La stanza era spoglia, dipinta di bianco. Due finestre che davano sul cortile interno, una scrivania degli anni Sessanta, qualche sedia e una serie di riproduzioni a colori delle copertine della Domenica del Corriere. Sul muro dietro la scrivania erano appesi una decina di calendari della Polizia di Stato con i cordoncini, le nappine e tutto il resto. Un computer spento prendeva polvere su un tavolino tre le due finestre. Presentami il tuo amico ha detto a Malis . Jean-Pierre Mordenti ho detto stringendogli la mano. L'amico era qualche centimetro pi basso di me, aveva un fisico asciutto e sportivo, il volto franco e la fronte spaziosa. Gli occhi scuri, che teneva costantemente stretti come per la troppa luce, gli davano un aspetto amichevole ma indagatore. I capelli mossi, quasi neri, erano pettinati all'indietro e divisi da una riga perfetta. Ho visto che qui dentro si lavora in armonia ho detto riferendomi al battibecco di poco prima. Livolsi... ha sbuffato, a l' un pelacurdin, ha gi mandato a monte un paio di operazioni. Ci siamo seduti attorno alla scrivania, lui al suo posto, noi davanti. Abbiamo detto quattro menate per riscaldare l'ambiente, poi ho tirato fuori la foto di Calogero Vastedda. Questo il tizio che stiamo cercando ho detto. Se lo acchiappiamo facciamo un bel salto di qualit. Ha preso la foto e l'ha guardata attentamente. Come facciamo a trovarlo? Pensiamo che sia qui a Torino.
Lezioni di tenebra 363/239

Ah beh, allora siamo a posto, siamo una cittadina... Ho sospirato. Devo trovare quell'uomo, amico, e devo farlo in fretta. La tua collega di Parigi ha parlato di Raschera-Bettelmatt. Siete sicuri che sia implicato in questa storia? Se prendiamo Vastedda te lo dir lui. Non hai risposto alla mia domanda ha detto con un sorriso paziente. lui a tenere le fila di tutto ho sbuffato. Attraverso la sua fondazione ruba, corrompe e fa uccidere la gente. Ha ripreso la foto di Vastedda guardandola con aria dubbiosa, poi ha spostato lo sguardo su di me. Immagino sappiate di chi stiamo parlando... ha brontolato facendo su e gi con la testa. Il marchese un personaggio piuttosto influente e non solo da queste parti. I miei superiori non vi permetteranno di fare delle accuse sulla base di semplici indizi. Ce ne rendiamo conto ha detto Malis . Sappiamo di doverci muovere con i piedi di piombo, ma tu ci devi aiutare. Non possiamo arrivare direttamente a lui, per possiamo girargli attorno. Ne dovete fare di strada per girare attorno al marchese, carina, ed tutta in salita. E allora leviamogli il tappeto da sotto i piedi ho detto, cos gli facciamo fare un bel ruzzolone. Cat Berro mi ha fissato accigliato, poi si voltato verso la mia collega sollevando le sopracciglia. Di' un po', che diavolo gli prende al tuo amico? le ha chiesto puntandomi con un dito. Deslandes ha fatto un sospiro. La sua ragazza stata uccisa dalla donna che stiamo cercando. Pensiamo sia la killer personale di Raschera-Bettelmatt, le ha sparato davanti a lui... La killer di Raschera-Bettelmatt? Non che voi due leggete troppi fumetti? Pareva sinceramente sorpreso. Non sapevo che cosa Leila e Chabichou avessero raccontato di preciso a lui e ai suoi superiori, ma sembrava giunto il momento di riassumere le puntate
240/363 Enrico Pandiani

precedenti. Ho cominciato dalla sera in cui la baldracca aveva ucciso Martine e, passando per una mezza dozzina di persone accoppate a sangue freddo, sono arrivato al pomeriggio in cui il tenente e io eravamo partiti per Torino. Ho parlato di corde, messaggi tatuati, bottiglie di champagne, fontane con i pesci, punti, virgole e pause a effetto. Le sole cose che ho omesso sono state le mie piccole avventure, una gi dalle scale del metr, l'altra su per le scale di Lalanne. Prima di chiudere il becco mi ci sono voluti diversi minuti. L'ispettore stava fissando il piano della scrivania giocherellando con una Bic dalla cannuccia trasparente. vero ho concluso, prove schiaccianti non ne abbiamo, ma di indizi ce ne sono tanti e pure pesanti. Sono ladri e assassini e pensiamo che stiano preparando qualcosa di grosso, io ti consiglio di tirarti su le maniche e darti da fare. E comunque, senza quella schifosa io a casa non ci torno. Siamo rimasti in silenzio. Cat Berro mi stava guardando con aria sospettosa e preoccupata. Ha posato la Bic e preso nuovamente in mano la foto di Vastedda. Cristo di un dio ha brontolato, non vorrei finire la mia carriera in un paesino sperduto dell'Aspromonte. Se qualcosa va a puttane, tutta la colpa la daranno a me. Se facciamo le cose per bene non succeder proprio nulla, Francesco ha detto Malis posandogli una mano sul braccio. Quella gente convinta di averci lasciati con un palmo di naso, non si aspettano di averci ancora alle calcagna. Le cose per bene, eh? ha grugnito. E cos' che avreste in mente? Ci dividiamo i compiti ho detto tirando fuori il mio taccuino, voi vi occupate di quel falsario e noi seguiamo la pista della fondazione. Calma Mordenti, la pista della fondazione che diavolo vorrebbe dire? Se pesti il piede sbagliato finiamo tutti nella merda. La direttrice, la dottoressa... ho sfogliato il taccuino, quel
Lezioni di tenebra 363/241

nome proprio non mi riusciva di ricordarlo, Franciska Szathmry, si chiama, beh, secondo un tizio della sezioni traffici d'arte su a Parigi potrebbe avere voglia di darci una mano. E che ne sa di cosa piacerebbe fare alla Szathmry, questo tipo di Parigi? ha chiesto brusco. Un paio dei suoi hanno fatto un giro da queste parti. Si appoggiato allo schienale con aria sorpresa. Senza parlarne prima con noi? Deslandes ha guardato fuori della finestra con aria imbarazzata. L'amico, qui, non sapeva un tubo di niente. Si trattato di una visita informale. Tra l'altro, uno di loro ci ha pure lasciato le penne. scomparso, sparito nel nulla, mi gioco le palle che l'ha fatto fuori quella baldracca. Cat Berro si alzato dalla scrivania e si messo a passeggiare nervosamente per la stanza. Indossava una semplice T-shirt nera sotto un completo leggero in tessuto grigio pied-de-poule. Faceva un sacco Miami Vice. E questa... questa assassina, avete per caso idea di chi possa essere? Ho fatto una smorfia dubbiosa. Per quello che ne so, potrebbe anche essere la moglie del marchese ho detto, fisico e altezza corrispondono. Ah, 'nduma bin ha detto con un sospiro, di bene in meglio... Si fermato davanti alla finestra. Fuori c'era un bel sole e faceva caldo. Faceva caldo pure dentro e non vedevo aggeggi che somigliassero anche lontanamente a un condizionatore. Beh, sai com', a volte bisogna infilare le mani nella merda. Mi ha fissato imbronciato. Apri le orecchie, flic, il mio capo ci mette un paio di minuti a prendere te e la tua amica, qui, e a rispedirvi da dove siete venuti. Basta che Raschera-Bettelmatt alzi un sopracciglio, mi sono spiegato? Ho anche bisogno di sapere quali sono i club priv pi esclusivi in citt ho detto con un sospiro. Cat Berro ha solleva242/363 Enrico Pandiani

to su di me uno sguardo perplesso, poi lo ha spostato su Malis. I club che cosa? Quei posti dove la gente si fa legare e frustare in santa pace, Francesco. Quella donna ci va abitualmente, a Parigi ha tenuto addirittura delle lezioni. Roba da matti ha sbuffato. Parler con la buoncostume, ma se questo tutto ci che avete in mano, suma bin ciap. Ho fatto il broncio. Anche il tenente pi bello del mondo ha fatto il broncio. Buttava male, se questo era l'andazzo ce ne saremmo presto tornati a casa con le pive nel sacco. Un cellulare si messo a squillare. L'ispettore ha tirato fuori il telefono dalla tasca e alzando gli occhi al cielo ha premuto il pulsante di risposta portandolo all'orecchio. Ciao pap, c't veule? Si voltato verso la finestra abbassando la voce. N, p, i son un pch ciap... n, p... n... i l'hai gi ditlo ch'a m'anteresso nen soe strie... se... a son mis ch a va anans sta facenda... n... ma n... dime'n pch, it l'has pa pagala?... lo sai, pap, it l'has gi dimlo mila vlte... n... a l' intil ch a insista. N, pap... n, as na parla gnanca... se, va bin... se... adess i dev and, p, i l'hai un baron ed rbe da f, e... va bin, arvdse, pap, ciao. Malis mi ha sorriso divertita, io ho scosso il capo. Cat Berro ha fissato imbronciato il telefonino per qualche istante, poi lo ha messo in tasca ed tornato al suo posto. Io la penso cos ha borbottato incrociando le dita davanti al naso, se proprio devi ficcare le mani nella merda, mettiti i guanti di gomma. Sarcina Staffa ci star con gli occhi addosso e se il marchese veramente coinvolto in questa storia non sar facile mettergli il sale sulla coda. Questo mi diventava possibilista all'improvviso, si vede che parlare con il babbo rende buoni. Chi sarebbe Sarcina Staffa, la tua fidanzata? ho chiesto. Mi ha guardato con aria schifata. Il dottor Attilio Sarcina Staffa il mio capo ha detto freddamente. Comanda questo commissariato e la questura lo ha incaricato di seguire la voLezioni di tenebra 363/243

stra pratica. Non certo il tipo da fantascienza, da noi pretender la legalit assoluta. Quindi? ha domandato Deslandes. Tanto per cominciare, andando alla fondazione farete sapere a tutti quanti che siete in citt. Immagino l'abbiate messo in conto. Ho fatto spallucce. Non ci sono alternative. Del resto, questo dar una bella scrollata a quella gente, forse faranno qualche cretinata. Cat Berro ci ha guardati poco convinto. In quella storia l'avevano tirato dentro per i capelli, non lo biasimavo per avere dei dubbi. Ha preso la foto di Vastedda e si alzato. Faccio fare un po' di copie di questa foto ha borbottato sventolando l'istantanea, e mando un paio dei miei a fare qualche domanda in giro. Il tizio invecchiato rispetto a quella foto ho detto, trovarlo non sar un lavoro semplice. Mi ha scrutato come si guarda un contadino che arriva in citt. Allora ci metto due francesi ha detto strizzandomi l'occhio, poi uscito dall'ufficio. Siamo rimasti soli. Ho guardato la mia bella che si stava ravviando i capelli appoggiata al piano del tavolo. Indossava lo stesso tailleur della sera prima e, nonostante un bel paio d'occhiaie e qualche piega, era spettacolosa. Ho allungato una mano facendo camminare due dita sulla sua coscia affusolata. Lei mi ha fissato senza sorridere, poi ha preso la mia mano e se l' portata alla guancia posando il viso contro il palmo aperto. Com' successo? ha chiesto con un filo di voce. importante saperlo? Ne avevo un bisogno disperato, stanotte mi hai rimessa al mondo. Mi stai dicendo che non ti servo pi? Vedremo... Guarda che so fare un mucchio di altre cose, riporto il bastoncino, scodinzolo, so anche camminare su due zampe...
244/363 Enrico Pandiani

Vieni qui, Boby ha detto piegandosi verso di me. Ci siamo baciati. stato fugace ma mi ha lasciato un buon sapore in bocca. Malis si alzata ed andata alla finestra. Sono l fuori da qualche parte ha detto. Dobbiamo solo andarli a prendere. E cosa stiamo aspettando? Non possiamo fare nulla senza la benedizione di Cat Berro, non hai sentito quello che ha detto? Si voltata appoggiando quel sedere da primato al davanzale della finestra e ha incrociato le braccia. Da quando in qua les italiens giocano pulito? ha detto con una punta di sarcasmo. Ho finto di non cogliere la provocazione. Prima di tirare la corda ho brontolato, devo inquadrare per bene il tuo amico ispettore. Intanto vediamo come butta. Si aperta la porta e lui ha messo dentro la testa. Tutto a posto ha detto allegro, possiamo andare. Abbiamo passato il fiume, girato attorno a una specie di chiesa rotonda con un colonnato davanti e siamo saliti verso la collina. Direzione: la Fondazione Raschera-Bettelmatt per l'Arte. Di' un po' ha detto Cat Berro a Malis che sedeva davanti accanto all'autista, girate per caso con la pistola in tasca voi due? Io ero con lui sul sedile posteriore dell'Alfa Romeo di servizio. Prima di rispondere, lei si girata per darmi un'occhiata. Abbiamo la nostra arma d'ordinanza ha detto. A Sarcina Staffa la cosa non andr per niente a genio ha brontolato l'eroe della pula. Quella tipa spara in testa alla gente ho detto, quindi se Sarcina comesichiama vuole la mia berta, deve fare come dice Charlton Heston: dovr toglierla dalla mia mano fredda e morta.
Lezioni di tenebra 363/245

Abbiamo preso la salita in silenzio. Ma questo dove l'hai trovato? ha chiesto Cat alla sua amica. Malis ha riso. Loro sono les italiens ha detto, tu non puoi capire. Passata una rotonda, l'auto si fatta un paio di tornanti, qualche rettilineo e ci siamo fermati davanti a una cancellata con le punte a freccia dietro alla quale si ergeva maestosa e strafottente l'enorme villa del marchese. Il giardino era diviso in terrazze concentriche collegate da una lunga scalinata che si arrampicava su per la collina, fino al piccolo belvedere barocco. Una guardia giurata con l'uniforme color polvere e un cappellino in tinta uscita dal gabbiotto di servizio per venirci incontro. Cat Berro ha abbassato il finestrino e mostrato la sua tessera. Abbiamo chiesto di conferire con la direttrice della fondazione. Il cerbero ci ha detto di attendere da bravi ed rientrato nella cuccia. Attraverso il vetro antiproiettile lo abbiamo visto confabulare con i suoi due colleghi, poi ha alzato la cornetta per parlare brevemente con qualcuno dall'altra parte del filo. Tornando da noi aveva sulle labbra uno di quei sorrisi compiacenti che ti rivolgono quelli della sua specie quando hai la fortuna di non essere buttato fuori a calci. Potete parcheggiare sulla destra ha detto mentre il cancello cominciava ad aprirsi. La segretaria della dottoressa Szathmry scender a prendervi. L'autista in divisa, un tizio secco e pustoloso che di nome faceva Insalaco, ha traversato lo spiazzo di ghiaia davanti alla villa e posteggiato la 156 accanto ad altre auto che si trovavano nel parcheggio. Siamo smontati lasciando lo smilzo a guardia del cocchio. Oltre la balaustra di marmo che chiudeva il piazzale si scorgeva la grande fontana con i delfini che avevo visto nella foto. Una ragazza bionda uscita dalla villa scendendo impettita l'ampia scalinata che portava gi da basso. Indossava un tailleur blu che le dava un'aria tanto per bene e portava tra i ca246/363 Enrico Pandiani

pelli un cerchietto di gros dello stesso colore. Le siamo andati incontro intercettandola all'ultimo gradino. Sono Consolata Albrione ha detto tendendo a Cat Berro una mano diafana e delicata. Presentazioni, strette di mano, come va, qual buon vento eccetera eccetera. Consolata aveva lunghi capelli lisci color del miele e non doveva avere pi di venticinque anni. Passata nella centrifuga, rivestita e dopo un giro dal coiffeur di grido, non sarebbe neanche stata male. Soprattutto se si fosse levata il manico di scopa che qualcuno le aveva infilato su per il culo. Quello la irrigidiva parecchio. La dottoressa sar subito da voi ha detto terminati i convenevoli, se volete seguirmi... Volevamo, difatti le siamo rimasti incollati al sedere su per la scala. L'interno della villa era spaventosamente sontuoso: marmi, colonne, mobili antichi e grandi ritratti degli antenati del marchese. Da quelle parti il lusso si era accumulato per secoli come la polvere nelle cantine. Al fondo dell'ingresso un doppio scalone saliva agli appartamenti della famiglia. La sede della fondazione era invece al piano terreno nell'ala sinistra. Sempre seguendo Consolata siamo passati per una grande porta guardata a vista da una Madonna del latte in alabastro, alta quasi quanto me. La bionda ci ha parcheggiati in un salotto elegante, arredato sobriamente. Sculture lignee del quattordicesimo e quindicesimo secolo da tutte le parti, per lo pi santi e madonne, alcune talmente belle da lasciare di stucco. Un Cristo senza croce era appeso tra due finestre sulla parete di fondo, le braccia spalancate e un'antica sofferenza scolpita sul volto. Niente tavoli, solamente tre enormi poltrone e un divano sul quale sarebbe potuto atterrare un jumbo jet. Ci siamo distribuiti per la stanza, guardando chi questo, chi quello. Una grande foto di Carmilla Smntn-Brnz, un bianco e nero incorniciato, ha attirato la mia attenzione. La nobildonna nuda, con indosso un'ampia blusa di raso nero sbottonata, seLezioni di tenebra 363/247

deva a un vecchio tavolo scrostato in posa volgarmente chic. Le gambe accavallate alla maschile rivelavano l'abitudine della marchesa di depilarsi il pube. I piedi, snelli e nervosi, calzavano un paio di inconsistenti sandali formati da due sottili fascette di pelle nera. Sul tavolo si trovavano un antiquato telefono di bachelite scura, un posacenere pieno di cicche e una grossa pistola a tamburo. Mi secca ammetterlo ma studiandola m' venuto duro nei pantaloni. Nell'angolo in basso a sinistra la dedica era scritta con un pennarello sottile: For Carmilla, with my undying admiration. Helmut Newton. Malis mi si avvicinata. Stai sbavando... ha detto. Hai visto che roba? Non mi piace ha borbottato. Lo immagino ho detto. La sua mano ha cercato la mia, solo un contatto fugace ma stato carino. Guardando le grazie sfacciate di quella bellezza in bianco e nero il tempo passato veloce. Franciska Szathmry ci ha raggiunti sfoggiando un vestitino leggero in tessuto Burberry, giacchetta bianca e scarpe Varina in tinta, con la farfallina di gros sul davanti. Al contrario della marchesa, sprizzava sesso come una cozza sprizza energia. Ci siamo radunati attorno a lei per una sessione di sorrisi e una spremuta di falangi. Prima di farci accomodare ha proposto un giro di caff. Raccolta la totalit delle adesioni ha fatto un cenno a Consolata che attendeva sulla porta, poi abbiamo creato un contatto ravvicinato tra i nostri sederi e il morbido alcantara di poltrone e divani. Le abbiamo fatto qualche complimento sulla villa, le sculture, il giardino e abbiamo convenuto che la giornata non poteva essere pi bella. Poi lo sbirro italico ha cominciato a rovinargliela. Dottoressa Szathmry, le chiedo scusa per questa invasione senza preavviso.
248/363 Enrico Pandiani

Nessun problema, ispettore, cosa posso fare per lei? Prima di cominciare, mi permetta di precisare che i miei colleghi parigini, il commissario Mordenti della brigata criminale e il tenente Deslandes della polizia giudiziaria, sono qui in veste ufficiosa per collaborare con le nostre forze di polizia. Franciska si adombrata. Da dietro le lenti montate in oro i suoi occhi marroni ci hanno squadrato con una punta di curiosit mista a preoccupazione latente. Tempo fa ho avuto rapporti con alcuni vostri colleghi ha detto accomodandosi meglio sul divano. Se non sbaglio stavano indagando su presunti furti d'arte avvenuti in Europa. Ne siamo informati, dottoressa l'ho rassicurata, diciamo che la loro stata un'indagine piuttosto informale. Immagino ha detto Cat Berro, che sia al corrente delle... come dire... delle disavventure occorse di recente a Parigi ai vostri fornitori di Art-en-Images. Tre omicidi tra il personale dello studio, l'ultimo giusto prima che il signor Devaux venisse a Torino per svolgere il lavoro affidatogli dalla fondazione. Lavoriamo con loro da parecchio tempo ha detto Szathmry che non sembrava troppo accasciata dalla notizia, Arten-Images una struttura molto considerata nell'ambiente dell'arte, credo abbiano decine di commesse in tutto il mondo. Cosa vi fa pensare che in questi delitti possa essere coinvolta proprio la Fondazione Raschera-Bettelmatt? Lo ha semplicemente domandato, ho quasi inteso una punta di curiosit nella sua voce. Gli omicidi di Parigi non sono i soli a interessarci, dottoressa si intromessa Malis. Immagino lei ricordi Attilio Beltramo e Roberto De Medici, anche loro erano fornitori della fondazione. La direttrice ha accusato il colpo. Lieve pallore, labbra dischiuse, aumento della traspirazione. stata una tragedia terribile ha mormorato, erano ottimi restauratori. In verit, erano nostri fornitori per tramite di Art-en-Images, di solito su lavori che Chappaz e Devaux eseLezioni di tenebra 363/249

guivano per nostro conto. Si interrotta lisciandosi la gonna sulle gambe. Dai giornali mi era sembrato di capire che si trattasse di un delitto a sfondo sessuale ha aggiunto. Consolata entrata nella stanza reggendo un elegante vassoio sul quale si trovavano un servizio da caff in argento e quattro tazzine cilindriche di porcellana bianca e blu. Lo ha posato sul tavolino di cristallo al centro del salotto, poi ha versato il caff, offerto latte e zucchero e distribuito le tazzine. Poi si levata di torno. Ispettore ha detto asciutta Szathmry rivolgendosi a Cat Berro, ancora non mi avete detto cosa c'entra la fondazione in questa storia. Francesco si trovato all'improvviso con il culo sulla brace. Era soltanto una direttrice, ma le bastava lamentarsi per togliersi dai piedi lui, noi e qualsiasi altra seccatura. Pensiamo... ha detto schiarendosi la voce, beh, i nostri colleghi d'oltralpe pensano che qualcuno possa aver utilizzato la vostra fondazione per commettere dei reati. Se le avesse detto che le si vedevano le mutandine non sarebbe stata pi sorpresa. Si messa dritta guardando prima Deslandes, poi me e per finire l'eroe della madama locale. Che genere di reati? ha chiesto. Sembrava seccata. Traffico d'arte e falsificazione, dottoressa. Si rende conto di quello che sta dicendo, ispettore? Questa una fondazione senza scopo di lucro, noi finanziamo la conoscenza e la diffusione dell'arte, non ci occupiamo di attivit criminose. Dottoressa mi sono intromesso, nessuno vi sta accusando di alcunch. Sospettiamo che personaggi senza scrupoli vi abbiano usati per commettere atti illeciti di una certa gravit. Collaborare con noi sarebbe nel suo totale interesse. Insieme potremmo trovare una soluzione al problema, senza fanfare e senza troppa pubblicit. Mi sta per caso minacciando? Non la sta minacciando ha detto Malis. Nel corso delle
250/363 Enrico Pandiani

nostre indagini a Parigi le tracce che abbiamo seguito portavano alla fondazione e a personaggi che la frequentano per lavoro o per conoscenza. Immagino che possiate provare le vostre affermazioni. Solo in parte, altrimenti avremmo gi compiuto degli arresti. Si tratta di gente molto in gamba, stiamo ancora cercando di mettere i pezzi al loro posto. Di una sola cosa siamo certi, Marius Devaux, titolare di Art-en-Images, seriamente coinvolto in questa storia. Non lo abbiamo potuto interrogare sugli ultimi avvenimenti perch due giorni fa ha lasciato la Francia per venire a Torino. Di cosa accusato Devaux? Per ora semplicemente sospettato. Pensiamo che intenda sostituire un quadro molto famoso con un falso eseguito alla perfezione. Potrebbe averlo gi fatto in passato. Questo si chiama pescare con la dinamite, restava da vedere quanti pesci venivano a galla. Lo sconcerto della direttrice era quasi plateale. Sostituire un quadro autentico con un falso? ha chiesto divertita. E dove penserebbe di fare una cosa del genere? Non lo sappiamo con certezza, ma una delle possibilit che tentino di sostituire un Mantegna mentre fotograferanno i dipinti della mostra. Nientemeno... ha mormorato la nostra ospite scuotendo lievemente il capo. Per quale motivo pensate che possa essere un Mantegna? Gabrielle Lalanne, la segretaria di Devaux, stata assassinata in casa sua da persone che riteniamo fossero precedentemente sue complici. Sulla scena del crimine abbiamo trovato alcuni ingrandimenti del Cristo morto. L'altissima qualit di questi ingrandimenti e alcuni appunti segnati sulle foto suggeriscono che siano state utilizzate per dipingere un falso. Szathmry ha aggrottato le sopracciglia sottili. Non facile falsificare un'opera cos famosa, tenente, e ancora pi difficile imbrogliare gente esperta.
Lezioni di tenebra 363/251

Conosce Calogero Vastedda, dottoressa? ho chiesto di punto in bianco. Bingo. Questa volta non ha sghignazzato. S, certo, era un famoso falsario, ma cosa c'entra? Bene, allora sapr che se esiste una persona in grado di prendere i famosi esperti per il naso, questo proprio il nostro amico Vastedda. Mi risulta che sia in prigione in Francia ha rantolato. Non pi ho brontolato. In questa storia la figura chiave. Dopo la detenzione si reso irreperibile ma sospettiamo che in questi anni abbia collaborato attivamente con Devaux realizzando colpi piuttosto clamorosi. Ai nostri colleghi c' voluto parecchio tempo per scoprirne alcuni e i suoi tanto osannati esperti non si erano manco accorti delle sostituzioni. Ho letto alcune cose al riguardo ha mormorato lasciandosi andare contro lo schienale del divano. In quell'occasione il marchese ha voluto che tutta la nostra collezione venisse esaminata per controllare che non fosse successo anche a noi. Ho evitato di dirle che il figlio di puttana ne era quasi certamente l'artefice. Avrei soltanto ottenuto di farci buttare a calci fuori dalla porta. L'ipotesi ha detto Malis che negli ultimi anni abbiano sostituito opere d'arte di inestimabile valore con falsi perfetti prodotti da Vastedda. Una volta fotografate, le copie tornavano indietro al posto degli originali. Nessuno si mai sognato di fare alcun controllo. E gli originali? ha chiesto scettica. Dove sarebbero finiti? Ho fatto spallucce. Non ne ho idea, forse nei caveau di collezionisti senza scrupoli. E perch queste cose le raccontate a me? Perch in parecchi dei casi scoperti il committente era la vostra fondazione. Silenzio. La direttrice pareva finalmente preoccupata. Mi sembra una follia ha detto all'improvviso, ma non posso correre rischi. Voglio che i suoi uomini siano presenti
252/363 Enrico Pandiani

dopodomani quando i quadri verranno fotografati. Ne parler con i miei superiori ha brontolato Cat Berro. Szathmry stava per parlare ma l'ho interrotta. Io lascerei le cose come stanno ho detto. Una volta finito il lavoro faremo controllare i dipinti, se uno risultasse falso li mettiamo tutti dentro. Altro silenzio. Si messa a riflettere cincischiandosi il lobo di un orecchio. Il suo viso era attraente pur non essendo bello. La bocca grande e ben disegnata impreziosiva un mento forse un po' troppo stretto, mentre il naso delicato, con la punta rotonda, e gli occhi marroni dalle sopracciglia sottili le davano un'espressione tra il deciso e il divertito. Aveva capelli folti di un delicato colore ambrato, tagliati sulle spalle. rischioso ha detto infine, se davvero intendono sostituire un quadro, potrebbero riuscire a portarlo via prima che li si possa fermare. Avete idea del valore di un Mantegna? Senza contare che la Pinacoteca di Brera che ha prestato il dipinto ci farebbe letteralmente a pezzi. Dove verranno fatte le fotografie? Nei saloni della palazzina della Promotrice. Se li sorvegliamo non commetteranno il furto, dottoressa, e non li potremo fermare. Ci vorr del tempo, ma prima o poi colpiranno qualche altro museo. Mi ha fissato serrando le labbra. Si sistemata gli occhiali spingendoli con la punta di un dito verso la radice del naso. Giocare d'azzardo con le cose degli altri la diverte, commissario? ha chiesto con una punta di freddezza nella voce. Non particolarmente, madame. Diciamo che mettere quella gente dietro le sbarre sarebbe cosa di comune interesse, nostro in quanto sbirri e suo dato che le consentirebbe di liberare il mondo dell'arte da un branco di pericolosi parassiti. Non sembrava del tutto convinta. Ne devo comunque parlare al marchese ha detto, solo lui pu prendere una decisione di tale importanza. Questo mi rugava parecchio ma non potevo farci nulla. Ho
Lezioni di tenebra 363/253

fatto comunque finta di essere al settimo cielo per la notizia. Un'ultima cosa, dottoressa ha detto Malis tirando fuori dalla borsa i famosi ritagli di tessuto. Il contenuto di questa busta le dice qualcosa? Szathmry ha preso la busta dalle sue mani e ne ha studiato l'indirizzo e il contenuto. Dove l'avete trovata? ha domandato sorpresa. Era nascosta in casa di Gabrielle Lalanne ha mentito la bella. Saprebbe dirci a cosa servono questi campioni? Sono rimasto in silenzio chiedendomi dove diavolo stesse cercando di andare a parare la mia amica. A Parigi l'hanno cercata dappertutto ha sospirato Franciska, Devaux ne ha quasi fatto una malattia, servivano per un allestimento, credo. Tra l'atelier di Beltramo e De Medici e Arten-Images avveniva un fitto scambio di materiali. Erano i loro consulenti per le antichit. Per Lalanne ha ricevuto questa busta dalla fondazione ha insistito Malis . Succede spesso, soprattutto quando i nostri fornitori risiedono all'estero. Corrispondenza e trasporto di materiale fanno sempre capo al nostro ufficio spedizioni. Posso tenerla? Desolata ha detto Malis riprendendo gentilmente la busta, per ora la teniamo noi. La dottoressa Szathmry si alzata in piedi comunicando cos che il tempo a nostra disposizione era scaduto. L'incontro lasciava un certo amaro in bocca. Mi sono reso conto della difficolt di muoversi in un territorio ostile senza l'ausilio della propria autorit. Domani al pi tardi vi far sapere ha detto Szathmry per congedarci. Ora vi devo salutare, ho parecchi impegni e se voglio parlare con il marchese devo riuscire a farlo in mattinata. Una trentina di dita sono state spremute al ritmo di dieci per volta, poi Consolata Albrione ci ha scortati fino al piazzale antistante la villa. Siamo montati in auto e l'autista di Cat Berro ha messo la prua in direzione del centro citt.
254/363 Enrico Pandiani

Perch le hai detto che la busta era in casa di Lalanne? ho chiesto a Deslandes. Ha fatto spallucce. Cos... mi venuto di farlo e le ho contato una balla. Cosa pensi di ottenere? Boh... Seminare zizzania. Szathmry dovr dirlo al marchese e questo gli metter una pulce nell'orecchio. Magari penser che Lalanne e Devaux stessero cercando di fregarlo. L'ho guardata. Anche Cat l'ha guardata ma stentava a capire. E da dove diavolo l'hai tirata fuori quella busta? ho brontolato. Mi ha fatto l'occhiolino. Me la sono fatta dare da Leila prima di partire. Mi stai dicendo che avete sottratto delle prove? Non fanno cos, les italiens? ha zufolato con un sorrisetto.

Lezioni di tenebra

363/255

ventuno

Abbiamo lasciato il commissariato risalendo una viuzza angusta dall'aria sporca che sbucava in una piazza ampia e trafficata. Al centro era piantato un massiccio castello medievale con quattro torri agli angoli. L accanto, dall'alto del loro monumento in marmo grigio, cinque o sei soldatoni di bronzo scuro scrutavano la piazza con aria scocciata. In lontananza, oltre una cancellata elegante sorretta da dioscuri a cavallo, l'edificio bianco di un palazzo sontuoso chiudeva la piazza. Non appena rientrati in ufficio, Cat Berro si era liberato di noi. Dopo aver incaricato Livolsi di recuperare il dossier completo sull'omicidio di Beltramo e De Medici ci aveva salutati ed era scomparso nell'ufficio del suo superiore diretto. Ero di pessimo umore. Nonostante quello che aveva detto Chabichou, la dottoressa Szathmry non sembrava affatto ansiosa di darci una mano. La sua sola preoccupazione pareva essere il buon nome della fondazione. Vastedda me lo vedevo ancora lontano, sempre che fosse davvero a Torino e non sbracato su qualche spiaggia alle Bahamas. Faceva caldo e davanti alla facciata barocca del castello gruppetti di infanti sorvegliati dalle mamme giocavano accanto a quattro fontane che sgorgavano dal selciato. Ci siamo infilati all'ombra dei portici scanditi da archi e colonne di marmo grigio di una via larga e piuttosto chic. Abbiamo camminato senza fretta guardando i negozi. Ti viene qualche idea brillante? ha chiesto Deslandes davanti a una vetrina di Max Mara piena di abiti costosi. Nessuna. Mi chiedo dove diavolo si nasconda Vastedda.
256/363 Enrico Pandiani

Per quel che ne sappiamo potrebbe essere ospite nella villa del marchese. In questo caso Szathmry lo saprebbe, non credi? solo la direttrice della fondazione ha detto prendendomi sottobraccio, non credo che tutto il personale sia al corrente dei traffici del marchese. Abbiamo continuato a camminare verso l'albergo. Il sole disegnava grandi semicerchi di luce sul marmo del marciapiede, la citt era animata e piacevole. Non lo so ho brontolato, a Parigi non abbiamo concluso nulla, e non vedo perch dovrebbe succedere qui. Del resto si direbbe che il tuo amico Cat Berro non abbia nessuna intenzione di rischiare il culo. E non lo posso proprio biasimare. L'abbiamo messo sulla graticola senza tanti complimenti lo ha giustificato la bella. Lasciagli il tempo di mettere a fuoco la faccenda e vedrai che ci dar una mano. Ti piace ancora? ho chiesto Mi ha guardato. Francesco? Beh, te l'ho detto, lo trovo un uomo molto attraente. Ah. Sarai mica geloso? ha detto con un sorrisetto. Sono solo curioso. Io ero una novellina e lui si fatto in quattro per aiutarmi. stato carino e premuroso. Un ragazzo davvero altruista ho detto. Sei geloso ha detto lei ridendo. Altra piazza. Questa era di un'eleganza forsennata, circondata da lunghi portici e chiusa al fondo da due grandi chiese. Al centro, in groppa a un cavallone da tiro, un tizio in armatura sguainava in eterno la sua spada con l'aria di voler vincere da solo tutte le battaglie. Abbiamo preso un Punt e Mes in un locale presuntuoso, con un grande toro d'ottone che ornava il pavimento davanti all'ingresso, poi attraverso le due chiese siamo passati in una piazzetta pi raccolta. Avevo la strana sensazione di essere sospeso
Lezioni di tenebra 363/257

in un limbo senza spessore, sentivo l'inutilit di quel soggiorno a Torino come un peso opprimente che mi lasciava senza fiato. Ero cos preso dai miei pensieri che il rombo dello scooter l'ho sentito solo all'ultimo momento. Malis ha lanciato un grido perdendo l'equilibrio. Ho fatto in tempo a vedere la borsetta che le veniva strappata di spalla da due figli di puttana con il casco integrale a cavallo di una Vespa rossa. Prima che potessi acchiapparla, il tenente pi bello del mondo si fatta un paio di metri a quattro zampe per non cadere. Il tizio alla guida ha accelerato allontanandosi dal marciapiede ma il motore si ingolfato perdendo potenza per un paio di secondi. Sono scattato attraversando la strada mentre quello dava nuovamente gas e si infilava sotto il passaggio che portava fuori dallo slargo. Seguendoli con la coda dell'occhio ho cambiato direzione per cercare di tagliargli la strada. La Vespa ha rallentato per curvare oltre il portico ed ripartita rombando. Con un salto sono montato sul baule di un'Audi grigia, ho preso la rincorsa sul tetto e ho spiccato un balzo. Li ho visti sfrecciare sotto di me, cos ho allungato un braccio e le mie dita si sono chiuse sulla camicia del fetente sul sedile posteriore. Cadendo a terra l'ho tirato gi dalla moto. Siamo finiti a gambe all'aria rotolando sull'asfalto. La Vespa ha sbandato picchiando con una ruota contro il ciglio del marciapiede e si piegata su un fianco. Il tizio alla guida volato a pelle di leone mentre la motoretta scivolava via fermandosi con un tonfo sordo contro la portiera di un furgone parcheggiato l accanto. Oh! di meraviglia da parte dei passanti. Mi sono sollevato sulle braccia intontito dalla botta. Lo scippatore era l accanto a me ma pi vispo. Mi sono allungato per afferrarlo ma mi ha ributtato indietro con un bel calcione sul muso, poi si messo a correre verso il suo amico che nel frattempo aveva risollevato la Vespa. Due colpi alla leva e lo scooter si rimesso in moto. Il guidatore ha aspettato il suo complice prima di partire a razzo
258/363 Enrico Pandiani

con una mezza impennata. Non ho nemmeno provato a raggiungerli, sono arrivati in fondo alla via in un battibaleno e dopo aver svoltato sono scomparsi con la velocit del lampo. Un signore elegante mi ha aiutato a rimettermi in piedi. Accidenti... ha detto porgendomi la borsetta di Malis che aveva raccolto per terra lei un tipo in gamba, dovrebbe fare il poliziotto. L'ho ringraziato spolverandomi sommariamente, poi, dopo averlo rassicurato sul mio stato di salute, sono tornato nella piazzetta. Deslandes mi stava aspettando seduta sul bordo di una fontana sopra la quale stava sdraiata un'enorme femmina nuda in marmo bianco. Alcuni passanti le stavano comunicando la loro indignata solidariet. Vedendomi arrivare mi ha sorriso, a un eroe questo basta e avanza. Gi in ascensore me l'ero trovata appiccicata addosso con una voglia matta di attaccar briga. Avvinghiati come serpenti eravamo riusciti in qualche modo ad aprire la porta e scivolare nel nostro costoso nido dove con gesti delicati ma decisi mi aveva sfilato la giacca che ancora giaceva sul pavimento assieme alla sua. Poi, nella prima poltrona a portata di mano, avevamo consumato il nuovo capitolo della nostra travolgente passione. L'arrogante salotto al Principi di Piemonte era inondato dalla luce dorata del sole che rendeva vividi i colori squillanti dell'arredamento. Sedevo in poltrona, le braghe aperte e la camicia sbottonata. Malis si stava muovendo lentamente a cavalcioni delle mie gambe, la gonna sollevata sui fianchi e la blusa aperta. Strusciandovi contro, i suoi capezzoli solleticavano il mio petto magistralmente scolpito. I suoi movimenti si sono placati mentre mi si abbandonava ansante sul petto. La sua bocca si posata sulla mia, era morbida e avvolgente. Ci siamo baciati mescolando le nostre lingue
Lezioni di tenebra 363/259

e i nostri fiati. Ancora dentro di lei mi godevo il tepore del suo ventre morbido che a tratti si stringeva attorno a me stuzzicando la mia erezione. Di tutta quella storia, la piega che aveva preso il mio rapporto con lei era certamente la parte pi interessante. L'incontro di una bella poliziotta a digiuno di sesso con uno sbirro nato per raddrizzare simili torti dava risultati a dir poco esaltanti. Le sue labbra umide si sono staccate dalle mie mentre un sospiro soddisfatto risaliva la sua gola. Siamo rimasti in silenzio qualche momento scrutandoci senza sorridere, il fiato corto e le iridi appannate dal desiderio. Rifilando una buona shakerata al suo aplomb, il sesso l'aveva resa selvaggia e spettinata trasformandola in una specie di dea della volutt. Senza levare gli occhi dai miei ha preso a dondolare il busto, poi, appoggiandosi con le mani allo schienale della poltrona, ha sollevato lievemente il bacino stringendo i muscoli del pube e gettando cos altra benzina sul fuoco. Una scossa leggera partita dal centro delle sue cosce di velluto e, correndo alla velocit della luce, si scaricata nel mio cervello. Lo abbiamo fatto di nuovo, ma, questa volta, gustandolo con calma. stato allora, mentre i nostri movimenti diventavano pi svelti e i nostri respiri pi veloci, che, imbambolato per l'eccitazione, mi sono trovato ad ammirarla sorpreso perdendomi nel suo sguardo. Dopo abbiamo fatto il bagno assieme ridendo e schizzandoci l'acqua addosso come due ragazzini deficienti. Poi abbiamo scopato ancora una volta, immersi nel liquido tiepido e gorgogliante. stata una cosa allegra, un ultimo momento spensierato prima di rituffarci in quella storia assurda. Quando siamo usciti dal sarcofago di Napoleone mi sono reso conto del pandemonio che avevamo combinato. C'era acqua dappertutto. Mentre spegnevo l'idromassaggio, Malis scappata ridendo in camera sua. Io sono rimasto l, grondante, con i piedi a mollo e l'aria rilassata. Lo specchio appannato mi ha rimandato un'immagine di me sfumata e vaga, un ectoplasma
260/363 Enrico Pandiani

fradicio e spettinato che sorrideva beato. Il telefono che squillava mi ha quasi fatto fare un balzo. Era Cat Berro. Ho un paio di indirizzi per quei tuoi priv ha detto. Deslandes rientrata in salotto avvolta nella vestaglia di seta blu. Si avvicinata e mi ha baciato sulla guancia. Notizie di Vastedda? ho chiesto palpandola dappertutto. Ha accostato l'orecchio alla cornetta. Abbiamo messo un'auto davanti alla Promotrice anche se improbabile che si faccia vedere da quelle parti. I miei stanno controllando tutti gli alberghi e le pensioni, ma come cercare un ago in un pagliaio. Il marchese avr un mucchio di propriet ho azzardato, Vastedda potrebbe nascondersi in una di quelle. Se non lo troviamo, non ci resta che l'inaugurazione della mostra tra una settimana, ma siccome sanno che siete a Torino, non detto che gli permettano di partecipare. Se ha terminato il suo lavoro, potrebbe essere tornato a Parigi. Esisteva pure la possibilit che la baldracca lo avesse fatto fuori. Forse stavamo cercando un morto, quindi non saremmo arrivati da nessuna parte. Ma quella donna era ancora viva e alla fine della fiera io volevo solamente lei. Tanto per cominciare ho brontolato, proporrei di fare un salto a parlare con i proprietari di quei club, e vorrei che tu ci accompagnassi. Tra mezz'ora fuori del tuo albergo ha concluso e ha riagganciato. Vi lascio andare soli ha detto Deslandes, ho bisogno di rilassarmi. scivolata via dal mio abbraccio e si chiusa in camera sua. Stavo finendo di rivestirmi quando hanno bussato alla porta. Era un groom in divisa da cameriere. Reggeva sulle dita un vassoietto d'argento con sopra una busta di media grandezza dall'aria costosa e raffinata.
Lezioni di tenebra 363/261

L'ho presa scusandomi di non aver addosso nemmeno un penny. L'ho accompagnato fuori dalla porta, poi ho aperto la busta.
IL MARCHESE E LA MARCHESA RASCHERA-BETTELMATT DI ROCCAVERANO IN CASA ALLE ORE 21 CRAVATTA NERA RSVP

Seguivano data, telefono e indirizzo. Ho fissato quelle poche righe senza sapere bene che cosa pensare. La porta della camera di Malis si socchiusa e i suoi occhi mi hanno squadrato. Sei solo? ha bisbigliato. Ho fatto cenno di s e lei mi ha raggiunto. Indossava soltanto un paio di mutandine di seta color perla. Il suo corpo sottile mi ha sfiorato appena mentre prendeva l'invito. L'ha letto in fretta e mi ha dedicato uno sguardo interrogativo con sopracciglia corrucciate, labbra a tromboncino e tutto il resto. Cosa vuole da noi quella gente? ha domandato Malis in un soffio. Ho fatto spallucce. Non ne ho idea, ma dubito che intendano scioglierci in una vasca di acido. Non ne sarei cos sicura... Un invito a cena nella tana del lupo ho detto, non lo trovi eccitante? Non penserai mica di accettare? Certo che s. Perch, cosa c' che non va? C' che non ho niente da mettermi per una cena elegante.

262/363

Enrico Pandiani

ventidue

Tumminia, contela nen tan longa ha detto Cat Berro guardando una serie di fotografie erotiche appese al muro dell'ufficio, questo un priv, per entrare ci si associa, quindi tira fuori l'elenco dei soci. Ispettore si lamentato il padrone della baracca, lei sa come funzionano queste cose, il mio un mestiere che si fa sulla fiducia. Qui ci si parla a soprannomi. Il Torbido Inganno era il quarto locale della lista di Cat Berro, di un livello decisamente superiore ai tre visitati in precedenza. Il signor Emanuele Tumminia, un tizio alto i cui sforzi per sembrare di classe finivano inesitati, aveva aperto il suo paradiso della trasgressione in un capannone industriale alla periferia est di Torino. Gi di giorno il posto era triste, ho immaginato che di notte dovesse perlomeno mettere l'angoscia. Non raccontare balle lo ha incalzato Cat, per essere soci in un locale come il tuo si deve possedere una tessera associativa, e su quelle la gente scrive il proprio nome. Non tutti ha insistito Tumminia, alcuni addirittura non ce l'hanno. E stia tranquillo che quando vengono in posti come questo, tessera o non tessera, il nome vero lo lasciano fuori della porta. La carta d'identit non la chiedete? Senta, se soltanto la nomino, girano sui tacchi e se ne vanno ha detto allargando l'enorme nodo della cravatta che aveva al collo, su certe cose bisogna chiudere un occhio. Indossava una specie di gessato leggero che sembrava tagliato da uno che fa frigoriferi. La camicia con il colletto di tre
Lezioni di tenebra 363/263

dita pi alto del dovuto e un paio di scarpe di cuoio naturale completavano il suo elegante abbigliamento. I capelli corti, zeppi di gel, gli stavano dritti sulla testa. Forza, Tumminia ha detto l'ispettore, tira fuori le tessere dei soci che diamo un'occhiata. Mentre frugava nei cassetti mi sono affacciato alla porta che dava sulla sala principale. Per l'arredamento, decisamente sopra le righe, l'amico doveva essersi ispirato ai film americani sulla Grecia antica, quelli con i guerrieri biondo platino, le attrici texane e le spade a sei lame. Drappi dai colori scuri e velluti un po' tarmati svelavano qui e l grandi fotografie di persone legate come salami in balia di dominatrici dal volto ridicolmente crudele. Eccole qui ha detto Tumminia posando due raccoglitori di metallo sul tavolo. Ho tirato fuori le fotocopie del Liaisons Dangereuses e le ho divise tra noi. Ci siamo spartiti anche le schede dei soci, dopo di che ci siamo messi al lavoro. Non stata una roba lunga, il club non aveva che un centinaio di associati. Il primo a finire stato l'eroe della pula, poi anch'io ho terminato le mie. Queste due hanno lo stesso nome ha detto Tumminia sfilando dal mazzo una scheda e una fotocopia. Le ha gettate davanti a Francesco. Con un certo batticuore le ho afferrate prima che potesse farlo lui. Il nome Reine de Soie compariva su entrambi i cartoncini. La Regina di Seta. Si sposava piuttosto bene con la Signora di Raso, Madame Satin. lei... ho detto lo stesso nome, qui e a Parigi. Potrebbe essere una coincidenza ha detto Cat Berro. Tumminia ci ha guardati con aria afflitta. Non una coincidenza, Francesco, guarda i nomi degli altri soci, sono tutti in italiano. Ha sfogliato distrattamente i cartoncini, poi ha fissato il padrone di quella spelonca. Hai mai sentito parlare di Madame
264/363 Enrico Pandiani

Satin? ha chiesto asciutto. Beh, certo ha detto il mezzano, una celebrit. Nemmeno gli avessimo chiesto di Shakira. L'hai incontrata di persona? Ho avuto il privilegio. Un anno e mezzo fa stata qui nel mio locale per una serata speciale. E da allora non pi tornata? ho domandato. Magari... ha detto appoggiandosi allo schienale, se riuscissi a portarla qui un paio di volte l'anno sarei ricco. Non che per caso l'ha vista in faccia? ho detto. sempre mascherata con un foulard di seta nera, ma vi posso dire che ha i capelli rossi. S, certo ho brontolato. Ne avevo le palle piene di sentire quella storia. Comunque ha aggiunto Tumminia ho una sua foto, volete vederla? Senza aspettare il permesso, si alzato dalla scrivania e ha levato dal muro la foto incorniciata di una tizia avviluppata di vinile dalla testa ai piedi, rivelando una piccola cassaforte nera. Ha rapidamente girato i tre pomelli della combinazione e spalancato lo sportello. Ne ha preso un mazzo di fotografie ed tornato a sedersi con noi. Ha sfogliato le foto prendendone una e ce l'ha messa davanti. Madame Satin era presa di profilo, chinata su un tizio nudo che stava legando a una sedia. Intorno, alla luce dei faretti, assisteva un pubblico non meglio identificabile. La foto era mossa, in parte sfocata, mia nonna l'avrebbe fatta meglio. Ma lei era lei. Rivederla mi ha fatto un brutto effetto. Questa foto fa schifo ho detto deluso. Con un'unghia che avrebbe fatto impallidire una manicure, Tumminia si grattato una macchia di sugo secco dal bavero della giacca. Le faccio di nascosto con il telefonino ha detto. Se le sue guardie del corpo se ne accorgevano, me lo infilavano nel culo. Precisazione poetica ha borbottato Cat Berro. Significa
Lezioni di tenebra 363/265

che fotografi di nascosto i tuoi clienti? L'uomo ha cambiato posizione sulla sua sedia. I capelli dritti sulla testa gli davano la consueta aria da deficiente. un mio hobby ha detto. Mi piace riguardarle, che c' di male? Mai sentito parlare di ricatto, amico? ha detto gelido l'ispettore. Non lo farei mai. Questo locale si regge sulla discrezione, mi creda. Il mio collega lo ha fissato poco convinto. E di questa Reine de Soie che ci puoi dire? Il patron della baracca ha fatto una smorfia omertosa. Nulla, che vuole che ne sappia? In questo locale ci sono pi di trenta socie, non saprei nemmeno dirle che faccia abbia. Mentiva, era evidente. Le probabilit che Reine de Soie e Madame Satin fossero la stessa persona erano alte ma non tante da darmene la certezza assoluta. Non l'ha fotografata con il suo telefonino? ho chiesto. Si messo a sfogliare le sue foto guardandole davanti e dietro. Ne ha girate una ventina prima di sceglierne una che ha fatto scivolare davanti al mio naso. La qualit era simile a quell'altra. La donna ritratta era presa da davanti, inginocchiata e legata con un complicato sistema di corde che si incrociavano sul suo addome formando il tipico disegno dello Shibari. Una larga striscia di cerotto le chiudeva la bocca coprendole il volto dal naso alla punta del mento. Il resto del viso era nascosto dalla benda sugli occhi. Tutto ci che si vedeva era il naso e, data l'abilit del fotografo, avrebbe potuto essere di chiunque. Ma la cosa che mi ha dato il colpo di grazia sono stati i capelli biondi, lisci e lunghi sulle spalle, lontani mille miglia da quelli scuri della marchesa. Ho preso la foto e l'ho voltata. Tumminia aveva scritto a matita la parola Reine dopo aver stampato la foto. Nulla mi faceva dubitare che non fosse lei. Un sapore metallico mi ha riempito la bocca scendendomi amaro in gola, ho fatto fatica a deglutire. Il patron del locale se ne stava in silenzio, vagamente preoccupato.
266/363 Enrico Pandiani

Non ti vedo contento ha detto Cat dandomi un colpetto sulla spalla. bionda, Francesco, speravo di averla trovata invece non cos. Bionda, bruna... ha brontolato alzandosi dal tavolo che differenza fa il colore di un'ossessione? L'ascensore del Principi di Piemonte che ci portava al livello degli dei m' sembrato pi soffocante del solito. La luce fredda creava ombre strane sulla mia faccia accentuando le occhiaie e la piega scontenta delle labbra. La mia immagine riflessa nello specchio mi ha provocato una sorta di batticuore. Avevo l'impressione che la parte scura della mia anima mi ammorbasse, come se tutta quella tensione stesse cercando di trasformarmi lentamente in una persona peggiore. Avrei dovuto reagire ma non ne ero capace. La delusione provata nel vedere la foto di quella donna mi bruciava dentro impedendomi quasi di pensare. Appoggiata alla parete opposta, Malis mi stava fissando, le sopracciglia appena corrucciate. Mi venuta voglia di mollare tutto, di prendere baracca e burattini per tornarmene a Parigi assieme lei. Martine era morta e qualsiasi vendetta non l'avrebbe riportata indietro. Del resto il primo a tradirla ero stato io, accettando di dividere le mie angosce con la donna bella e gentile che avevo davanti. Reggevo le due grandi borse di carta con le quali Malis era arrivata al commissariato dopo il suo pomeriggio di shopping. Le ho cambiate di mano con un sospiro. Ti ho preso uno smoking ha detto con un sorriso. Non dovevi. Stai spendendo troppi soldi per me, non ne vale la pena. S che ne vale la pena ha mormorato venendomi vicino, ti star d'incanto. La sua bocca si posata sulle mia. stato un bacio tenero e
Lezioni di tenebra 363/267

affettuoso che mi ha fatto sentire quanto la mia inquietudine fosse insopportabile anche a lei. Ho chiuso gli occhi assaporando la polpa morbida delle sue labbra e la pressione rassicurante del suo corpo contro il mio. Poi le porte dell'ascensore si sono aperte con un sospiro. Abbiamo percorso il corridoio camminando piano verso il nostro paradiso terrestre per scoprire che qualcuno lo aveva trasformato in un inferno. Per la seconda volta in meno di un mese qualcuno aveva buttato all'aria le mie cose, svuotato i miei cassetti e frugato nella mia vita senza un briciolo di pudore. La valigia era stata aperta, i divani spogliati dei cuscini, il letto rivoltato per guardare sotto il materasso. Malis rimasta pietrificata sulla porta mentre io facevo un giro del nostro appartamento. Anche la sua camera e le sue cose avevano subito lo stesso trattamento. Le immagini frustranti della sera nella quale Martine era stata uccisa mi sono tornate in mente lasciandomi senza fiato. Questa volta nessuno ci stava aspettando, erano venuti, avevano buttato tutto all'aria e se n'erano andati. Ci siamo guardati. Cosa cercavano? ha detto in un soffio. Non ne ho la pi pallida idea. I miei gioielli... ha mormorato accucciandosi davanti al mobiletto che celava la cassaforte. L'ha aperta digitando la combinazione. Mi sono avvicinato. Il portagioie era al suo posto assieme alla .38 Special dal calcio di madreperla e alla busta dei ritagli di tessuto. Sono i gioielli che mi ha lasciato mia nonna ha detto con un sorriso, sarebbe stato un grande dolore. Chiamo il direttore ho brontolato sollevando la cornetta. arrivato l'intero albergo. Guidata dal direttore una delegazione venuta a prostrarsi vergognosa. Nel giro di mezz'ora eravamo in un'altra suite al confronto della quale la precedente sembrava una bocciofila. Un quarto d'ora pi tardi comparso Cat Berro. Ci siamo accomodati in un salotto cos grande che per parlarsi bisognava
268/363 Enrico Pandiani

mettere le mani a coppa davanti alla bocca. Vi hanno portato via qualcosa? ha domandato posando il suo vermouth su un tavolino di cristallo. Si guardato attorno con aria fintamente distratta, chiedendosi quanto cazzo pagassero gli sbirri in Francia. Non hanno preso nulla ho detto. Pi che di un furto ha l'aria di un avvertimento, tipo lasciate perdere o qualcosa del genere. Pensi che siano stati loro? ha detto vagamente sorpreso. Macch, mi diceva il direttore che ogni due o tre giorni svaligiano le suite. Chi diavolo vuoi che sia stato, Arsenio Lupin? Mi hanno anche scippata ha borbottato la bella, forse tentano di metterci sotto pressione. Direi che ci stanno riuscendo ha brontolato lo sbirro italico. Dobbiamo trovare il modo di pareggiare i conti ho detto, fino a ora non siamo riusciti a segnare nemmeno un punto. Hai qualche idea in proposito? Ha preso il suo bicchiere e scolato il vermouth in un sorso, poi si alzato dalla poltrona. Questa sera mi arrivato il dossier dell'omicidio di Beltramo e De Medici ha detto. Passate domattina in commissariato, gli diamo un'occhiata e vediamo se ci fa venire in mente qualcosa. Ti accompagno di sotto ho detto alzandomi a mia volta. Lo ha fatto anche Malis. Ha baciato Cat sulla guancia, poi ha richiuso la porta alle nostre spalle. I miei superiori non mi lasceranno a Torino in eterno ho brontolato mentre l'ascensore ci portava di sotto, dobbiamo inchiodare quella gente. Parli in generale o ti interessa solo la donna? Una cosa tira l'altra, Francesco, se troviamo Vastedda il castello di carte va in mille pezzi. Tu prendi gli onori e mi lasci la baldracca. Un passo falso e siamo fottuti tutti quanti, tu, il sottoscritto e la tua amichetta.
Lezioni di tenebra 363/269

Abbiamo attraversato la hall dell'albergo e ci siamo fermati sulla porta. In strada c'era parecchia gente, moto, biciclette e auto che andavano a destra e sinistra. Te la sei scopata? mi ha chiesto all'improvviso. L'ho guardato senza cambiare espressione. Stai parlando di una mia collega ho detto. E allora? Senti, amico, fatti i cazzi tuoi. Mi ha fissato pensoso, poi si voltato e ha sceso i gradini coperti dalla guida rossa che portavano in strada. Prima di montare sulla volante mi ha ancora fatto un cenno. Sei troppo vecchio per lei, Mordenti ha detto. Gli ho fatto un gestaccio. Un uomo ha l'et della donna che si trova accanto. Ha sorriso, poi salito in auto. La pantera si staccata dal marciapiede con il lampeggiante acceso, ha percorso la breve via davanti all'albergo ed stata inghiottita dal traffico apatico della sera. Che quando il mio cellulare si messo a suonare. Era Guibert. Com' che all'hotel Eden non ti hanno ancora visto? ha chiesto con tono sospettoso. Alla mannequin i due stelle non vanno bene, Philippe, sai come sono le donne. Occhio alle spese, Jean-Pierre, altrimenti madame Dutronc ti crocifigge. Stai tranquillo, siamo in una pensioncina deliziosa. A cosa devo il piacere di questa chiamata? Ho ricevuto le analisi su un paio di campioni di tessuto che c'erano in quella busta. Per avere una datazione precisa dovremmo fare un esame pi approfondito, tipo carbonio 14, ma non credo sia necessario. Secondo la dottoressa Ostermeyer della sezione fibre tessili, quei campioni hanno intorno ai cinquecento anni. Cinquecento anni? Giorno pi, giorno meno.
270/363 Enrico Pandiani

E perch mai qualcuno dovrebbe usare un tessuto del Cinquecento per ambientare delle sculture? Cura maniacale del dettaglio? No, amico bello, io penso che quella tela servisse a qualcos'altro, per esempio a falsificare un quadro antico. Tipo un Cristo morto del Mantegna? Potrebbe essere, quei campioni sono delle prove per vedere come reagisce la pittura. Che mi dici degli ingrandimenti che abbiamo trovato nel computer di Gustave? Ostermayer sostiene che quelle fibre potrebbero essere anche pi antiche, ma senza il tessuto originale non pu dire nulla di certo. Sono rimasto in silenzio. La mia cicatrice ha preso a prudere fastidiosamente come per avvisarmi che qualcosa mi stava sfuggendo. ok per me, Philippe. Come stanno i miei ragazzi? Stanno bene e ti salutano. Aurlien verr dimesso domani e Metzger la settimana prossima. Fantastico, tenetemi aggiornato. Lo faremo. Di' un po', come si chiama la vostra pensione? Aspetta... Qualcosa di Piemonte, un nome del genere. Ti faccio sapere, ciao Philippe. Ho chiuso. Evidentemente quell'arpia della Dutronc stava indagando, ci mancavano solo le lamentele per l'albergo. Con un sospiro sono rientrato.

Lezioni di tenebra

363/271

ventitr

Prima che i pompieri potessero fare qualcosa di concreto, il laboratorio di Beltramo e De Medici era bruciato da cima a fondo con tutto ci che conteneva. Quando lo avevano spento, l'incendio stava gi cominciando a mangiarsi il resto della villa. Le foto fatte dai carabinieri la sera dell'omicidio non mostravano che una serie di ambienti fradici e neri, privi di qualsiasi interesse, dove grondando dai soffitti l'acqua si portava via i miei indizi ridotti in cenere. Dopo una notte di agitata passione, avevo lasciato l'albergo assieme al bel tenente resistendo alla tentazione di incollare un capello sulla porta con la saliva e cospargere la maniglia di borotalco come avrebbe fatto James Bond. Il cielo era terso e un venticello leggero rinfrescava l'aria. L'ispettore stava parlando con Malis e con Consolata Albrione. Lo stoccafisso biondo era stato spedito dalla direttrice della fondazione per dirci che il lavoro di Art-en-Images sarebbe stato fatto sotto la stretta sorveglianza della sicurezza interna. Il marchese non voleva correre rischi e la cosa mi provocava pensieri cupi che non miglioravano affatto il mio gi pessimo umore. Sono passato alle foto dei cadaveri, per niente un bello spettacolo. Il sangue era scuro, privo di qualsiasi riflesso. Pareva merda secca attorno ai corpi dei due restauratori. Oltre a un colpo al cuore e uno alla fronte, un altro particolare legava quell'omicidio alla nostra indagine. Dal sedere di uno dei due sporgeva una bottiglia di champagne, Veuve Clicquot questa volta.
272/363 Enrico Pandiani

Il particolare era stato celato alla stampa e, secondo i carabinieri, portava dritto dritto a un partouze tra omosessuali finito nel peggiore dei modi. Non conoscendo l'inclinazione di Madame Satin per la bottiglia, imputavano la truculenta mattanza alla gelosia e all'uso smodato dell'ingente quantitativo di cocaina ritrovato sulla scena del crimine. In breve, la faccenda era stata archiviata piuttosto rapidamente all'inno di: due culattoni in meno sulla faccia della terra. Io, invece, cominciavo a pensare che in quella storia la coppia di restauratori avesse un peso piuttosto consistente. Probabilmente avevano innescato qualche vendetta trasversale, altrimenti non se ne spiegava l'omicidio. Inoltre la bottiglia diceva tortura e la baldracca la utilizzava quando voleva sapere delle cose. Forse all'inizio a Beltramo era pure piaciuta, ma arrivati all'etichetta ero certo che avesse sputato fuori tutto. Ho alzato gli occhi. Consolata Albrione era l davanti a me, bionda e cos irrimediabilmente per bene. Cat Berro le stava accanto. La dottoressa Albrione sta tornando alla fondazione ha detto cedendole il passo. Lei mi ha teso una mano da bambola bisquit che ho stretto con delicatezza per non mandarle in briciole i ditini. Mi saluti la dottoressa Szathmry ho brontolato. Grazie ha detto con un sorriso standard, vi terremo aggiornati, commissario. Francesco l'ha accompagnata fuori dell'ufficio con una certa deferenza. Siamo rimasti soli. Malis mi si avvicinata silenziosamente posandomi una mano sulla schiena. Indossava la giacchetta di nappa nera su una T-shirt di seta bianca, jeans e un paio di morbide scarpe da jogging. Sei riuscito a trovare qualcosa? ha chiesto carezzandomi con delicatezza il fondoschiena. Hanno bruciato tutto, ma le foto fanno pensare che quei due fossero pi coinvolti di quel che sembra. Le ho mostrato quella con la bottiglia. Beltramo ha avuto la stessa medicina di
Lezioni di tenebra 363/273

Gustave, evidente che quella donna lo ha torturato per farlo parlare. Ha osservato la fotografia con aria vagamente schifata. Cosa poteva volere da loro? Non pensi che intendesse solo eliminarli per via dei ragazzi di Chabichou? Lo pensavo finch non ho visto la bottiglia. Adesso sono certo che ci sia dell'altro. Tipo? Tipo che forse stavano proprio tentando di fregare il marchese, magari facendo un colpo per conto loro. Ma non potevano farlo senza l'aiuto di Vastedda ha detto poco convinta. No, infatti, per questo Gustave lo ha coinvolto. Ma qualcosa andato storto e per confondere le acque quel figlio di puttana ha dato Martine in pasto alla baldracca. Messa cos, aveva un suo perch. Era possibile che fossimo incappati in un regolamento di conti all'interno della famiglia. Forse, mentre Marius Devaux lavorava per il marchese, i suoi impiegati preparavano un colpetto alle sue spalle. Perch non hanno ucciso Vastedda se era d'accordo con Gustave? Potrebbero averne ancora bisogno ho borbottato. In silenzio abbiamo allargato le foto sul tavolo. Sul prato davanti alla villa si vedeva ancora un camion dei pompieri, giusto a destra di una piccola costruzione in legno verdino. Forse lo tengono da qualche parte contro la sua volont ha detto Deslandes. Ma io non la stavo pi ascoltando perch un'immagine improvvisa era esplosa nella mia testa. Ho sgattato tra le foto cercando quelle che mi avevano colpito, poi le ho disposte in fila davanti a me. In un paio lo si vedeva piuttosto bene, un bel gazebo di legno verde mezzo coperto da rose rampicanti. Guarda ho detto indicandolo, lo stesso gazebo che c'era sui disegni di Calogero Vastedda. Sei sicuro?
274/363 Enrico Pandiani

Altroch, ci sono anche le due grandi magnolie. Le foto sono scattate da un angolo differente ma il posto senz'altro quello. Ho aperto il voluminoso dossier portato da Parigi e ne ho sfilato le riproduzioni dei disegni che Vastedda aveva regalato a madame Amoako. Si trattava della stessa struttura ottagonale in legno verde stinto posata su una piattaforma di pietra. Era coperta di piante e rampicanti e aveva l'aria abbandonata. Malis mi ha squadrato mordicchiandosi un labbro. Aveva in mano una foto e la riproduzione del disegno e il suo pensiero stava coincidendo con il mio almeno quanto lo avevano fatto i nostri corpi la notte precedente. Credi che Vastedda si stia nascondendo nella villa di Beltramo e De Medici? ha detto. Potrebbe essere un buon posto. A chi verrebbe in mente di andarlo a cercare tra quei ruderi? Ma la villa sotto sequestro, sar senza luce n acqua. Pu darsi, ma per starcene qui a masticare unghie e frustrazione, tanto vale dare un'occhiata, non pensi? Mi ha fissato piegando appena la testa, un lieve sorriso che le increspava la linea delle labbra. Una ciocca di capelli le cascata sul viso e lei l'ha rimessa a posto con un gesto. Beh... ha detto basta che mi riporti in albergo a un'ora decente. Avr bisogno di una doccia e del tempo di vestirmi per la cena. Dai marchesi voglio essere la pi bella. Non dovrebbe esserti difficile. Di certo pi facile che convincere Francesco a mettere insieme un po' di sbirri per perquisire quella villa. A convincerlo ci penso io ha detto con un sorrisetto, ma se l'idea si rivelasse un buco nell'acqua ho paura che saremo nei guai. Non credo che Sarcina Staffa far i salti di gioia. Stavo per replicare ma si aperta la porta e Cat Berro rientrato nell'ufficio. Allora ha detto fregandosi le mani, avete avuto qualche idea brillante?
Lezioni di tenebra 363/275


Con una spallata ho spalancato la porta che l'acqua dei pompieri aveva fatto gonfiare a dismisura. Polvere e fuliggine dell'incendio coprivano ogni cosa. L'ultima stanza al primo piano della casa era immersa nell'oscurit e puzzava di muffa e fumo. Ho aperto una delle due finestre e spinto in fuori le persiane verde smeraldo. La luce del sole ha inondato un ambiente sudicio e disordinato, pieno di libri gonfiati dall'acqua e ormai secchi. Prima dell'incendio era stato un bel posto, adesso anche mobili e divani erano sporchi e macchiati. La villa dei restauratori era magnifica, ma la manutenzione lasciava un po' a desiderare. Immerso nel verde della collina, l'edificio di fine Settecento aveva bisogno di un buon restauro, di una mano di tinta e delle amorevoli cure di una famiglia danarosa. Qui non c' nessuno ho detto al poliziotto in divisa che stava l con me, possiamo tornare gi dagli altri. Ho ancora guardato il giardino incolto dall'aria abbandonata. Due poltroncine di vimini e un tavolino stavano marcendo accanto a una siepe di foglie lucide di un verde cos scuro da sembrare nero. Accanto al gazebo due agenti fumavano una sigaretta. Abbiamo attraversato la grande camera da letto dove tutto era rimasto fermo alla sera dell'omicidio. Sul pavimento di legno antico i segni e le macchie di sangue nero indicavano la posizione dei cadaveri. Anche li polvere e abbandono. Una scala ci ha riportati di sotto. Abbiamo raggiunto Cat Berro e Deslandes in una specie di sala da pranzo le cui grandi finestre affacciavano sul giardino. Altri libri, sculture, quadri e un'enorme stufa di terracotta bianca. Su una lunga tavola i resti di una cena per cinque stavano facendo la muffa dalla sera in cui una parte dei commensali aveva deciso di fare la pelle ai padroni di casa. Al di l di un arco nel muro si vedeva l'ampia cucina parzialmente bruciata.
276/363 Enrico Pandiani

C'era puzza di chiuso, di marcio e di cibo avariato. Le facce erano lunghe come durante un convegno dell'opposizione, del resto non c'era proprio niente da ridere. All'infuori di mosche, topi e scarafaggi, la villa era deserta. Vastedda me l'aveva messa in quel posto un'altra volta, anzi, a dirla giusta avevo fatto tutto da solo. Mi ha appena chiamato Sarcina Staffa ha detto lugubre lo sbirro italico. Quando rientriamo ci vuole vedere. Gli hai detto che qui non c' nessuno? Ho dovuto farlo, amico, in questo schifo di posto non c' anima viva. Ho fatto il muso. Malis si accodata a un agente in divisa che usciva in giardino. Cat ha spostato una sedia, l'ha spolverata con un tovagliolo e ci si seduto accavallando le gambe. Procedere a tentoni non porta da nessuna parte ha detto giocherellando con una forchetta, quell'uomo potrebbe essere ovunque. Ho fatto spallucce. Era comunque un buon tentativo, un posto abbandonato e Vastedda c'era stato altre volte. Lo ha addirittura disegnato. Buono ma sbagliato. In citt c' parecchio da fare, non abbiamo tempo da perdere. Se non gli portiamo in fretta qualcosa di concreto, Sarcina vi ficca su un treno e vi rispedisce a Parigi. Ho fatto un sospiro che ha tolto la polvere da qualche metro quadro di pavimento. Mi sono appoggiato al davanzale della finestra e guardando oltre le ali di un angelo di legno ho osservato la figura longilinea del mio tenente che si muoveva circospetta nell'erba. Si fermata piegando la testa come per cogliere un rumore, poi si accucciata sul prato. Pareva perplessa. Ha allungato un braccio e ha posato il palmo della mano sul terreno. La bambola stava sentendo qualcosa, ho mollato Cat Berro e sono filato fuori. Che c'? le ho chiesto avvicinandomi. Il suo sguardo era assorto. Sento una specie di ronzio ha
Lezioni di tenebra 363/277

detto, si direbbe che venga da sottoterra. Che tipo di ronzio? Come una vibrazione elettrica, qualcosa del genere. Potrebbe essere un generatore? Ha mosso la mano sull'erba, poi mi ha guardato facendo spallucce. Forse, ma se si trovasse qui sotto ne sentiremmo il rumore. Mi sono accosciato accanto a lei. Attraverso le suole ho percepito un tremore leggero. Non detto, se fosse un generatore silenzioso, coibentato per bene, non lo sentiremmo nemmeno. Cosa c' sotto il prato? ha chiesto la mia musa. Duello di sguardi. Ci siamo alzati per raggiungere la spessa siepe che delimitava il giardino. Attraversandola ci siamo ritrovati sulla sommit di un muro di pietre che poggiava direttamente sulla terra. Era alto un paio di metri e non aveva aperture. Staccandosi dalla base, la collina scendeva ripida e irregolare per infilarsi in un bosco di piante e cespugli piuttosto fitto. Poco pi in l, un piccolo salotto di pietra prendeva l'ombra sotto gli alberi. Una breve scala portava a un orto recintato completamente brullo. Ho posato la mano sulla sommit del muro ma non ho sentito alcuna vibrazione. C'era la possibilit che quel ronzio venisse da lontano, magari portato fino a noi da qualche tubo sotterraneo. Era comunque un segno di attivit. Cat Berro venuto verso di noi camminando sull'erba con le mani in tasca. Indossava un completo scuro su una maglietta girocollo. Dobbiamo rientrare ha detto fermandosi al di l della siepe, qui non c' molto altro da fare. Aspetta ho brontolato, sotto di noi potrebbe esserci un generatore. Andiamo, ragazzi, vi state arrampicando sui vetri. Abbiamo frugato ogni angolo. Ho riattraversato la siepe assieme a Malis fermandomi accanto a lui. Cat e io ci siamo guardati negli occhi. Il ragazzo era
278/363 Enrico Pandiani

tutt'altro che da buttare, con quei capelli da latin lover, il vestito alla Don Johnson e una scintilla di sarcasmo che accendeva gli occhi scuri. Ho pensato che anche lui era stato a letto con Deslandes e con mia sorpresa ho provato una punta di gelosia. Non abbiamo cercato dappertutto ho detto, manca ancora il gazebo. Ha voltato il capo per guardarlo. Dal punto in cui eravamo l'inquadratura era esattamente quella del disegno di Vastedda. Francesco ha sogghignato. Te lo posso dire da qui che non c' nessuno l dentro ha detto. Ma potrebbe esserci una botola ha detto Malis. Cat Berro ha smesso di ridere. Una botola? ha borbottato. Cazzo... Ci siamo avvicinati alla struttura in legno. Vederne l'interno ha molto raffreddato i miei ardori. Pareva un magazzino, c'era proprio di tutto, attrezzi da giardino, una carriola, casse di legno, vasi vuoti impilati. E poi piante mezze andate, immondizia di ogni genere e alcune cassette di bulbi. Quand'anche l sotto ci fosse stata una botola, non la usava nessuno da un pezzo. L'ispettore si voltato verso i suoi infilando due dita in bocca e ha fatto un fischio lungo e modulato. Gambirasi, Patacchia ha urlato a due sbirri in divisa, sgombrate quest'affare, forza, tirate fuori tutto. I due paladini della giustizia si sono messi al lavoro con una faccia che la diceva lunga sull'inverno del loro scontento. Comunque alla fine hanno sgombrato il gazebo facendo scempio del prato tutto intorno. Il pavimento di pietra misurava circa tre metri di diametro ed era sporco lurido, coperto da foglie secche, polvere e altre cose difficili da identificare. Di botole, al contrario, non c'era manco l'ombra. Malis si accucciata in un angolo mettendosi a sgattare contro il legno umido della struttura. Mi sono avvicinato. Hai trovato qualcosa? Si rimessa in piedi tirando un cavo elettrico nero che si
Lezioni di tenebra 363/279

staccato dalle graffe con una serie di schiocchi secchi. Entra dal soffitto e si infila nel pavimento ha detto. Guarda se di sopra c' qualche aggeggio. Cat e io siamo usciti all'aperto. Il tetto a punta terminava con una specie di grossa pigna di ghisa con quattro fori neri ai lati. Dammi una mano ho detto. Mi ha fatto scaletta con le mani per farmi montare su una delle ringhiere di legno del gazebo, poi sono salito sul tetto aiutandomi con le sporgenze. Mi sono avvicinato alla pigna di metallo sistemandomi in modo da non cadere. Ho avvicinato il viso a uno dei buchi e il mio occhio ne ha incontrato uno elettronico. Sono telecamere ho detto. Erano quattro, leggermente orientate verso il basso, e tenevano d'occhio ogni lato della struttura. Sul prato comparsa anche la mia amichetta. Schermando gli occhi con una mano ha alzato il capo verso di me. Quindi da qualche parte ci stanno osservando ha detto. Stavo per rispondere ma due strisce pi rade che segnavano l'erba alla base del gazebo hanno attirato la mia attenzione. Dall'alto le si vedeva piuttosto bene, erano il segno lasciato da qualcosa trascinato avanti e indietro sul prato. Si allontanavano dalla base in pietra per una lunghezza della met circa del diametro della costruzione. Francesco e Malis ci stavano giusto nel mezzo. La base di quest'affare scorre su rotaie ho detto allegro, probabile che nasconda l'ingresso di un locale sotterraneo. Mi hanno guardato scettici mentre tornavo a terra con un paio di mosse atletiche. Cat Berro ha chiamato qualcuno dei suoi e ci siamo messi a spingere come dannati, ma quella merda di gazebo non si mossa di un centimetro. Cos dopo qualche tentativo abbiamo lasciato perdere. Mi sono sdraiato per terra e ho scostato l'erba dalla base di pietra scoprendo che effettivamente poggiava su un anello d'acciaio spesso due dita. Da qualche parte ci dev'essere un
280/363 Enrico Pandiani

sistema di sblocco ho detto rimettendomi in piedi. Se non lo troviamo, facciamo saltare il basamento con la dinamite. Cat Berro ha annuito e la bella si messa a cercare leve fatate sul pavimento del chiosco. In quel momento abbiamo sentito uno schiocco metallico, poi tutta la costruzione si sollevata di mezzo centimetro e con un ronzio ha cominciato a scorrere all'indietro. Malis , che si trovava nel gazebo si aggrappata al parapetto di legno verde allontanandosi da noi con aria sbalordita. In quattro o cinque abbiamo tirato fuori le pistole. Scivolando su una doppia guida la base ha rivelato una larga apertura a mezzaluna. Con un sussulto meccanico la struttura si arrestata. Mi sono avvicinato guardingo, la .45 puntata verso il basso. Una scala di metallo con due ringhiere in tondino scendeva verso un ambiente illuminato da tubi al neon. Ai piedi della scala Calogero Vastedda mi ha sorriso. Era in maniche di camicia e teneva le mani sopra la testa. Lasci perdere la dinamite, commissario ha detto, so riconoscere quando sono sconfitto. Seduti ai quattro lati di un tavolo nel confortevole salotto di quella specie di rifugio antiatomico siamo rimasti in silenzio per qualche momento. Ancora non riuscivo a credere di avere Calogero Vastedda davanti a me, anche se l'amico non sembrava molto in vena di confidenze. Lei non sa nulla, commissario ha detto con un lieve, dolcissimo accento siciliano, mi ha trovato, vero, ma questo la lascia esattamente al punto di partenza. So pi cose di quante lei creda ho detto giocherellando con la Akdal Ghost calibro 9 che avevo trovato sulla libreria. Dopo averla scaricata l'avevo posata sul tavolo in mezzo a noi. Per cominciare so che lei e Gustave avete deciso di farvi un lavoretto per conto vostro senza dirlo al marchese. Lui lo ha saputo e vi ha messo Madame Satin alle calcagna. Madame Satin? ha domandato fingendo curiosit.
Lezioni di tenebra 363/281

Il posto offriva ogni tipo di confort: libri, liquori, una grande televisione, una cucina perfettamente attrezzata e una camera da letto nella quale mi sarei chiuso volentieri con la mia collega per una mezz'oretta di relax. Andiamo, Calogero, lei ha paura ho detto sventolandogli sotto il naso l'automatica turca, e questa pistola me lo conferma. So che conosce bene quella donna, se la lasciassi girare per Torino le farebbe la pelle senza batter ciglio. Per sua fortuna l'abbiamo trovata prima noi. Ha fatto spallucce fissandomi con un sorriso. Aveva fascino da vendere l'amico, era uno di quegli uomini che rimangono belli fino alla tomba. Guardi, io non ho proprio nulla da dire, n a lei n ai suoi colleghi italiani. Non sono nemmeno sicuro che abbiate in mano qualcosa per trattenermi pi a lungo delle formalit del caso, quindi la prego di non insistere. In cambio di un sopportabile ronzio, il generatore elettrico nascosto sotto il laboratorio della villa garantiva luce e aria pulita. Probabilmente il gasolio non sarebbe durato in eterno, ma i bisogni di Vastedda erano pochi e l'amico sembrava piuttosto fatalista. Andiamo, mi dica chi Madame Satin, signor Vastedda, anche suo interesse che quell'assassina venga tolta di mezzo. Le ho gi detto che non la conosco. Sospiro spazientito. Ho una foto che vi ritrae assieme, amico mio, e c' una testimone che l'ha vista allontanarsi con lei dal laboratorio di Picpus. Si appoggiato allo schienale della sedia con una risatina. Non si trattava di lei a Picpus, commissario, la donna con la quale sono andato via era Gabrielle Lalanne. Ha sospirato. stata l'ultima debolezza di questo povero vecchio. Cosa vuole, sono attratto dalle donne di ghiaccio. Ho optato per un silenzio irritato. In quella storia maledetta tutto era diverso da come appariva. Cominciavo ad avere il dubbio che non ne sarei mai venuto a capo. Vastedda non voleva parlare e il marchese non lo potevo toccare perch per
282/363 Enrico Pandiani

schiacciarmi gli bastava alzare un sopracciglio. La baldracca mascherata non sapevo chi fosse n dove si trovasse e, per il momento, Devaux era fuori dalla mia portata. Tutti gli altri erano defunti. Gabrielle morta ho brontolato, Madame Satin ha fatto uccidere anche lei. Il sorriso gli si spento sulle labbra lasciando il posto a un'espressione vagamente addolorata. Mi ha sorpreso che potesse provare simili sentimenti per quella donna. Forse il vecchio Calogero con il suo fascino da gentiluomo era riuscito ad accendere la passione in quel blocco di marmo. Ho capito all'improvviso che i due farabutti volevano portare via Lalanne per usarla contro di lui. Era possibile che per spaventarla l'avessero costretta ad assistere agli omicidi di Christiane e Bcassine. L'hanno uccisa per colpire lei ho detto. Era una brava ragazza, meritava di meglio ha mormorato. Cos'ha dipinto per conto del marchese, signor Vastedda? ha chiesto Malis . Pensiamo che il furto del Mantegna l'abbiano organizzato Beltramo e De Medici con il suo aiuto e la complicit di Gustave. Quindi Raschera-Bettelmatt deve avere in mente qualcos'altro. E immagino che sarebbe felice di metterle le mani addosso. Calogero le ha sorriso. Indaghi, bambina mia ha detto triste, faccia il suo mestiere. Se brava quanto bella sono certo che otterr ci che desidera. Non si cavava un ragno dal buco. Altri sospiri scontenti, poi uno sbirro in divisa sceso da noi. Signor ispettore ha detto, quando vuole possiamo tornare in centrale. I ragazzi della scientifica chiedono se possono perquisire questi locali. Grazie, Patacchia ha detto Cat Berro che fino a quel momento aveva ascoltato senza aprire bocca. Digli che il campo libero, noi leviamo le tende. Ci siamo alzati per risalire in superficie. Attraversando il
Lezioni di tenebra 363/283

prato lo sbirro italico ha tirato fuori le manette e le ha messe ai polsi di Vastedda. Ci siamo divisi su due pantere, Cat e io sulla prima assieme a Vastedda e Patacchia, Malis e altri tre piedipiatti sulla seconda. Le due volanti si sono mosse. Abbiamo percorso il vialetto di accesso e siamo usciti da un cancello arrugginito e sgangherato sorretto da due pilastri messi anche peggio. Poi cominciato il concerto per sirena e lampeggianti. Abbiamo percorso un viottolo stretto e tortuoso che confluito nella statale che scendeva in citt costeggiando la collina. Il traffico aumentato, ma di fronte all'imperioso ululato delle sirene le auto si scostavano per farci passare. Con un paio di manovre di quelle che di norma ti spediscono al camposanto, l'ispettore si procurato un bel pezzo di strada libera dove schiacciare il chiodo. In breve siamo arrivati in vista di una piazza triangolare chiusa al fondo da un corso che portava verso il fiume. Fino a quel momento tutto era filato liscio, poi c' stato il finimondo. Un grosso Suv, uno di quegli affari neri che si comprano i sottosviluppati, uscito a tutta birra da un parcheggio e ha preso in pieno il muso della 156. Se non avessi avuto la cintura sarei volato fuori dal finestrino. Lo schianto ha fatto un botto da primato provocando lo scoppio di tutti quanti gli airbag. Un dolore lancinante alla spalla e frammenti di parabrezza che giravano da tutte le parti. Ovviamente la pantera di quelli di dietro ci entrata nel culo senza frenare. Altro rumore di lamiere che si accartocciavano mentre tutti quanti venivamo trascinati a valle per un'altra decina di metri. La loro sirena si spenta, la nostra ha continuato a guaire stonata come in un cartone animato. Mi sono ritrovato su un fianco intontito e dolorante. Il volante si era parecchio avvicinato al petto di Cat Berro e da dietro giungevano lamenti. Rimettendomi dritto ho colto un movimento veloce alla mia destra. I suoi occhi azzurri mi hanno fissato da sopra il bordo del foulard di seta nera. Il cuore mi ha
284/363 Enrico Pandiani

dato un tuffo. Ho giusto fatto in tempo a cogliere il rosso dei capelli, il blu di una tuta e i riflessi dell'acciaio. Questo prima che lei puntasse la mitraglietta Uzi che teneva stretta tra le mani. Mi sono buttato sotto il cruscotto coprendomi la testa con le braccia mentre una serie di velocissime detonazioni esplodeva lacerandomi l'orecchio. I finestrini laterali sono andati in frantumi e una pioggia di schegge mi ha investito infilandomisi tra i capelli e nel colletto della camicia. Una raffica potente che pareva senza fine. Poi cessata. Ho aspettato qualche secondo prima di raddrizzarmi. La nostra sirena continuava il suo lamento infinito. Francesco era bianco come un cencio e stava cercando di levarsi la cintura di sicurezza. Ma vatlu a pi 'ntal cul... ha balbettato Ho sganciato la cintura e mi sono voltato. La parte posteriore dell'auto sembrava il luogo di un incidente ferroviario. Vastedda aveva pi buchi di un tessera per lo ski-lift e il suo cervello era sparso sulla cappelliera. Sangue e altra roba schifosa erano schizzati da tutte le parti. Patacchia ha mosso le labbra con aria sbigottita. Aveva un foro da 9 mm sotto lo zigomo destro e un altro paio sulla divisa all'altezza del colletto. Pisciava sangue come una fontana. Sono sceso dall'auto e ho fatto il giro del Suv abbandonato davanti a noi. La baldracca stava correndo gi per la piazza con falcata lunga e dannatamente atletica. Con una serie di calci Malis ha aperto la porta posteriore dell'altra pantera ed sgusciata fuori. Senza aspettarla mi sono messo a rincorrere quell'assassina della malora. Tutto il traffico si era fermato e parecchi automobilisti si stavano avvicinando alle due volanti spiaccicate. Alcuni avevano gi il telefonino all'orecchio. Ho attraversato correndo lo slargo e sono sceso verso il viale costeggiando un giardinetto. Alle mie spalle sentivo i passi veloci di Malis che mi correva appresso.
Lezioni di tenebra 363/285

Per farla breve, abbiamo attraversato il corso e, galoppando lungo il marciapiede, siamo sbucati in un parcheggio sul quale affacciava una chiesa grigia con il frontone ad arco. Madame Satin era parecchio pi avanti. Accanto a lei correva un uomo armato di mitra, forse il tipo alla guida del Suv. Erano saliti sull'argine e stavano divorando un sentiero di terra battuta. Sempre seguito da Deslandes ho scavalcato le transenne superando le auto posteggiate e sono salito di corsa sul terrapieno erboso. La baldracca e il suo amico avevano intanto raggiunto una passerella pedonale che attraversava il fiume. Nonostante le fitte alla milza ho pigiato l'acceleratore, ma quando sono salito sul ponte quei due erano gi passati dall'altra parte e stavano attraversando la strada. Sotto il viale alberato la gente si era fermata e si guardava attorno chiedendosi se per caso stessero girando un film. L'uomo pelato sull'argine l'ho inquadrato quando gi ero a met della passerella. L'antenna del telecomando che il tipo aveva in mano ha acceso un lampo tardivo nel mio cervello, anche perch lui mi ha sorriso. Poi ha pigiato un bottone. C' stato uno scoppio secco, molto forte, una dozzina di metri davanti a me. Lo spostamento d'aria mi ha investito assieme a polvere e calcinacci. Tutto si messo a tremare cigolando mentre Deslandes mi veniva addosso. Un tizio che camminava l vicino volato oltre la ringhiera e due donne che stavano imboccando la passerella sono finite lunghe e tirate per terra. Grida a destra e sinistra con punte di isterismo collettivo. L'esplosione ha spaccato in due il ponte davanti al punto d'appoggio sul pilone. Tutto si messo a ondeggiare in una nuvola di fumo denso. Ho fatto un passo indietro ma con uno schianto la passerella ormai sospesa nel vuoto si spezzata qualche metro alle mie spalle e il troncone frantumato dall'esplosione crollato nel fiume. Mi mancata la terra sotto i piedi e sono caduto scivolando sulla schiena verso l'acqua. Con un colpo di reni mi sono avvicinato al parapetto riuscendo ad afferrare una delle stanghe.
286/363 Enrico Pandiani

Una miriade di sassolini e frammenti di cemento mi si rovesciata addosso rotolando lungo quell'immenso scivolo. Ho voltato il capo in tempo per vedere Malis che mi passava accanto con un gridolino cercando di afferrarmi. Ho allungato la mano libera e l'ho acchiappata al volo arrestando la sua caduta. Con espressione tesa si aggrappata al mio braccio riuscendo a trascinarsi accanto a me. Aveva il fiatone. Grazie ai ferri dell'armatura il troncone di campata stava appeso al resto della passerella vibrando sotto la spinta dalla corrente con un cigolio sinistro. Dalla riva una folla numerosa seguiva i nostri equilibrismi, qualcuno scattava pure delle foto. Duecento metri pi a valle un gruppetto di persone stava aiutando il tizio scaraventato nel fiume a risalire sulla riva. Il figlio di puttana che aveva fatto brillare la carica era scomparso assieme a Madame Satin e a quell'altro delinquente che si portava dietro. Mi preso un certo sconforto, nel frattempo il mio braccio cominciava a intorpidirsi. In lontananza parecchie sirene si sono avvicinate aumentando d'intensit. Dobbiamo arrampicarci lungo la ringhiera ho detto alla mia bella, se questa lastra si stacca dal ponte finiamo nella merda. Mi ha sfiorato la guancia con le labbra. Aiutami ad aggrapparmi, cerco di salire. Qualcuno ha fischiato sopra le nostre teste. Abbiamo alzato lo sguardo e Cat Berro era lass assieme a due dei suoi e a un bel rotolo di corda. Volete rimanere soli ha gridato, o vi tiriamo su? Siete a Torino da due soli giorni ha detto con voce nasale il dottor Sarcina Staffa, e gi si contano morti e feriti. Per non parlare degli ingenti danni alla passerella. Guardi che non l'abbiamo fatta saltare noi ho ribattuto, un miracolo se siamo entrambi vivi. L'ufficio del capo di Cat Berro era spic & span manco fosse
Lezioni di tenebra 363/287

appena passata la donna delle pulizie. I muri avevano bisogno di una mano di tinta e i mobili erano tenuti insieme con lo sputo, ma non c'era polvere e tutto sapeva di pulito. Accanto alla finestra era posato un enorme vaso di Anthurium i cui fiori rossi e carnosi formavano una stravagante macchia di colore. Il questore ha un diavolo per capello ha brontolato, domani saremo su tutti i giornali. Con un sospiro si passato una mano enorme sui radi capelli bianchi tagliati a spazzola. In alto sul cranio cominciavano a sparire creando una specie di eliporto per mosche di forma tondeggiante. Questa una citt tranquilla ha proseguito, certe persone non amano essere scocciate e possono creare parecchi problemi. Mi ha guardato dritto in faccia. L'aria scontenta rendeva pi asciutto il suo lungo viso evidenziando la bocca carnosa dalle mucose scure e il naso prominente. Non so quali siano esattamente i termini della vostra inchiesta ha detto secco. Lei e la sua collega siete qui perch il dottor Le Normand conosce personalmente il nostro questore. Il problema, commissario, che Parigi ci ha nascosto parte delle informazioni, altrimenti saremmo stati molto pi cauti nel darvi mano libera. Si raddrizzato per dare pi peso alla velata minaccia. Aveva polsi enormi che uscivano dalle maniche della camicia come dentifricio da un tubetto. Con il cinghietto del suo orologio potevo farmi una cintura dei pantaloni. L'altezza doveva aggirarsi sul metro e novanta, spalle strette e ventre prominente. Un quintale di madama irritata. Sono mortificato che questi problemi affliggano la sua giornata, signore ho detto, non potevo immaginare che per fermarci quella gente avrebbe addirittura fatto saltare un ponte. Mi rendo conto di quanto la figura del marchese sia influente in citt, ma davanti alla legge siamo tutti uguali, non crede? Non stia a farmi la lezione, ragazzo ha sbottato. Quella donna lavora per lui ho insistito, e ha ucciso Calo288/363 Enrico Pandiani

gero Vastedda senza battere ciglio. Lo pu provare? Potrei se mi lasciaste lavorare. Lei far quello che dico io ha replicato seccamente. Non sono disposto a tollerare altri episodi del genere quindi d'ora in avanti potete considerarvi semplici osservatori. Le indagini le porter avanti questo commissariato e l'ispettore Cat Berro risponder direttamente a me. Potreste torchiare Marius Devaux ho insistito, lui al corrente di tutta la faccenda. Ha sbuffato. Crede di essere alla Gestapo? ha detto asciutto. Fino a prova contraria Devaux un professionista che lavora per conto del marchese. Se prova a infastidirlo mi costringer a prendere seri provvedimenti. Mi sono alzato dalla sedia per andare alla finestra. La frustrazione che avevo dentro mi impediva addirittura di parlare. Con un tempismo impeccabile la baldracca aveva riempito di piombo il mio ultimo testimone per poi tornarsene nell'ombra che l'aveva partorita. Vastedda era morto e sul futuro del povero Patacchia non avrei scommesso le palle. Il telefonino si messo a suonare nella mia tasca. Era un numero che non conoscevo, ho pigiato il tasto di risposta e l'ho portato all'orecchio. L'avevo avvertita, commissario ha detto la sua voce, se lei li interroga io li uccido. Sono rimasto senza fiato, cos ha continuato lei. Mi spiace per quel poliziotto, purtroppo non sai mai dove vadano a finire le pallottole. Mi auguro che non muoia. Come ha fatto a sapere di Vastedda? ho chiesto con voce lugubre. Io ho occhi dappertutto. Sapevo che mi avrebbe portato da lui. L'idea della villa era buona, non ci avevo pensato. Ha fatto saltare un ponte, cristo santo, potevano morire altri innocenti. Un briciolo di Semtex ha detto con voce divertita, giusto
Lezioni di tenebra 363/289

per fermarvi. Ero certa che avrebbe cercato di inseguirmi. Perch non ha sparato anche me? ho grugnito. Almeno chiudevamo questa storia una volta per tutte. Perch lei mi piace, Mordenti, ma se ci tiene provveder al nostro prossimo incontro. Ti conviene farlo, puttana ho ringhiato, perch se ti prendo ti faccio a pezzi. Se ne torni a Parigi ha sibilato, e porti via la sua bella, altrimenti dovr uccidere anche lei. Stavo per rispondere ma lei ha riappeso. Voltandomi ho incrociato lo sguardo di Malis. Il carico d'ansia con cui ha scrutato nei miei occhi mi ha investito con la violenza di un camion con rimorchio. Sembrava tutto perduto, rimaneva la cena dal marchese alla quale avremmo partecipato entro poche ore. Mi incuriosiva e preoccupava allo stesso tempo, ma forse avrebbe smosso le acque del pantano. Con due dita ho carezzato uno di quei lunghi pirilli che sporgevano dai fiori di Anthurium. Era lungo e spesso, come quello che mi stavo prendendo nel culo in quel momento. E la smetta di rovinare i miei fiori ha detto seccato Sarcina Staffa.

290/363

Enrico Pandiani

ventiquattro

Stavo sorseggiando un cognac assolutamente sublime quando la mano del marchese si posata sul mio braccio. Posso offrirle un sigaro, commissario? Me lo sono trovato davanti strizzato in un elegante smoking doppio petto in twill di cotone. Una normale ginocchiata nelle palle lo avrebbe preso dritto sul mento. Era piccolo, il marchese, leggermente curvo e di una bruttezza che la sua raffinata eleganza riusciva appena ad attenuare. I capelli imbrillantinati mi arrivavano s e no all'altezza del petto e profumavano di vetiver. Non fumo, marchese, la ringrazio ho detto con un tiepido sorriso. La cena nell'enorme sala da pranzo della villa era stata leggera ma sontuosa, preceduta da un aperitivo in giardino e da una breve visita alla collezione d'arte antica dei marchesi. Dopo la sparatoria, il tuffo dal ponte, la sfuriata di Sarcina Staffa e la telefonata della baldracca mascherata, il mio umore non era dei migliori. Lo smoking che mi aveva preso la mia bella, invece, cadeva a pennello, scatenando le occhiate libidinose di alcune biondone attempate che pensavano che soldi e chirurgo potessero supplire all'impietoso avanzare dell'et. Ha qualche altro vizio, commissario? Ne ho un paio, ma non credo che ai suoi ospiti piacerebbe vedermi all'opera. La dottoressa Szathmry e Malis stavano chiacchierando con due signore altrettanto eleganti ma parecchio meno belle di loro. Tutte assieme avevano addosso pi gioielli e vestiti di
Lezioni di tenebra 363/291

quanti il mio stipendio annuo sarebbe stato sufficiente ad acquistare. Tutt'al pi poteva servire a pagare i coiffeur. La sua compagna straordinariamente bella ha detto il marchese osservando Malis, una donna molto raffinata, mi complimento con lei. Dovrebbe complimentarsi con i suoi genitori, hanno fatto tutto loro. Ha riso bonariamente. Siete stati gentili ad accettare il nostro invito. Un invito tanto strano non si poteva rifiutare, marchese. Mi chiami Guidobaldo, la prego. Strano il nostro invito? Mi faccia capire. Beh, Guidobaldo, la mia collega sembra un'attrice famosa, questo vero, ma non siamo che due semplici poliziotti francesi. Cos' che vuole da noi? Ci siamo guardati nelle palle degli occhi, una cosa dall'alto in basso data la differenza di quote. Ho bevuto un sorso di cognac. Il tappo ha sorriso. Che cosa si aspetta di ottenere, Jean-Pierre? ha chiesto a un tratto. Spero non le spiaccia se la chiamo per nome. Ho fatto un cenno con il mento per dire che poteva chiamarmi come cazzo voleva. Sono qui per portare a termine il mio lavoro ho detto, e non permetter a nessuno di fermarmi. Mi ha valutato sorseggiando il liquore chiaro che aveva in mano. Questa citt ha un'aria noiosamente tranquilla, ma pu diventare molto pericolosa ha detto con tono enigmatico. Ho appunto saputo che questo pomeriggio avete avuto dei problemi. Era quella che nei romanzi di Dumas padre veniva chiamata una velata minaccia. Sorrideva, ma solo con le labbra. Lo sguardo altezzoso sottolineava la velocit con cui sarebbe stato in grado di farci scomparire. Ho fatto spallucce. Sono gli incerti del mestiere. Quello che non capisco perch Madame Satin non abbia eliminato pure
292/363 Enrico Pandiani

noi, lei che ne pensa? Madame Satin? ha chiesto sollevando le folte sopracciglia. Un nome piuttosto stravagante, di chi si tratta? Nome stravagante ma proiettili molto reali. Comunque abbiamo salvato la pelle ed eccoci qui. Ne sono felice, Jean-Pierre. Mi farebbe piacere poterla aiutare in qualche modo. Questo restava sul vago. Forse pensava che avessi un microfono addosso o roba del genere, ma siccome mi aveva invitato a fare un giretto nella sua tana tanto valeva dargli un osso da rosicchiare. Io voglio quella donna ho detto asciutto, tutto il resto non mi interessa. Se l'acchiappo me ne torno a Parigi la sera stessa. Il nano rimasto impassibile, le labbra piegate in un lieve sorriso. Stava per replicare ma Carmilla Smntn-Brnz ci si avvicinata avvolta in un vestito scollato di raso nero che fasciava a malapena ci che avevo potuto ammirare nella foto di Helmut Newton. Pareva che qualcuno l'avesse intinta in un barattolo di smalto lucido tenendola per i capelli. Caro ha detto al marito ma guardando me, dovresti occuparti dei tuoi ospiti. Saverio vuole fumare e a qualcuno piacerebbe assaggiare quel Porto di cui hai parlato a tavola. Mi occupo io del commissario ha concluso con un sorriso che nascondeva sviluppi imprevedibili. Guidobaldo si allontanato di malavoglia posando il bicchiere con un gesto brusco sul vassoio che gli porgeva un lacch. noioso come la pioggia, oltre a essere brutto ha detto madame trascinandomi verso la terrazza al fondo della sala. Mi sono voltato a guardare Malis che sedeva al centro di un capannello di persone, uomini e donne in mezzo ai quali, nel suo scollatissimo vestito di satin argento, risaltava come una perla tra le ostriche. La marchesa mi ha dato un leggero strattone al braccio.
Lezioni di tenebra 363/293

Stia tranquillo ha detto, non gliela porta via nessuno. La sua voce avvolgente, con un leggero accento slavo, la portava a trascinare piacevolmente la fine di alcune parole. Ho pensato che forse avevo a braccetto la donna che stavo cercando. Non dovevo far altro che prendere quel collo sottile tra le mani e stringerlo finch non fosse diventato blu. Per non era il posto giusto, quindi ho lasciato perdere. Siamo usciti sulla terrazza e abbiamo raggiunto la lunga balaustra in pietra che affacciava sul giardino. Grandi vasi di gerani erano posati sul bordo a intervalli regolari. Sotto di noi la fontana con i pesci era illuminata a giorno, mentre ai piedi della collina le luci della citt si incrociavano formando una griglia regolare dalla quale emergevano come ologrammi gli edifici pi importanti. Carmilla ha appoggiato la pochette sul parapetto, poi posando una mano sulla mia nuca mi ha attirato a s e mi ha baciato. stato un bacio morbido e insinuante che ha assaggiato le mie labbra e al quale ho risposto pi per cortesia che altro. da quando arrivato che avevo voglia di farlo ha mormorato con un sorrisetto. Bacia tutti gli uomini che le piacciono? ho chiesto mentre l'arietta della sera mi rinfrescava le labbra umide delle sue. Mi limito a queste insulse serate, soprattutto se ne vale la pena ha detto prendendo la pochette. Si passata un fazzolettino sulle labbra, poi ha sistemato rapidamente il trucco. C' qualcosa in lei che mi attrae, commissario ha detto riponendo il rossetto, in particolare il modo in cui porta questo smoking. Non somiglia a un minchione come quegli stoccafissi l dentro. Sar perch mi ci sento a disagio. Ha preso una sigaretta sottile e mi ha passato un piccolo accendino d'oro. L'ho fatta accendere. Ha soffiato una nuvoletta fissandomi negli occhi. La luce proveniente dal giardino creava lunghe ombre sul suo viso. Nonostante l'et, il tipo era piuttosto avvolgente. Dal salone giunta fino a noi la melodia del
294/363 Enrico Pandiani

Clair de lune di Debussy suonata al pianoforte. Lei ne ha canticchiato qualche nota guardando verso il buio. Cosa siete venuti a fare qui a Torino? ha chiesto fumando tranquillamente. Stiamo indagando su un crimine. Elettrizzante... Un omicidio? Sette. Ha sollevato un sopracciglio. Si vedeva che non gliene importava un tubo, ma sette omicidi finiscono per impressionare tutti quanti. E come mai conosce mio marito? Ho giocherellato con l'accendino ignorando la domanda. Mi parli un po' di lui. Si mordicchiata il labbro fissandomi negli occhi. Il suo solo lato affascinante il potere ha detto, e naturalmente l'enorme quantit di denaro che possiede. Per il resto una piccola scimmia sgraziata. Non molto tenera con lui. Ha lasciato cadere la sigaretta mezzo fumata. Mi sono stancata. Guidobaldo si illumina solamente quando entra in chiesa o quando si trova per le mani un pezzo di legno con pi di cinquecento anni. In realt non ha sposato me ma la sua maledetta collezione. Per non la vedo distrutta. Ha fatto una risata cristallina. Niente affatto ha detto, a mio marito non importa quello che faccio fintanto che non mando all'aria il nostro matrimonio. La sola cosa che gli preme che la stampa non parli di me se non nelle occasioni ufficiali. La facciata, capisce? Possibile che quella pin-up age non sapesse nulla delle porcate che combinava il marito? Stare li fuori con lei a farmi sbaciucchiare mi confondeva le idee. Eppure percepivo una donna delusa, trascurata dal marito, che annaspava in un mare di denaro tentando di non farsi travolgere da un'infelicit che rischiava di trascinarla sotto. Il marchese molto religioso? ho chiesto.
Lezioni di tenebra 363/295

Ha fatto una smorfia. Stiamo parlando dell'eletto, convinto di avere una missione divina. Ogni mattina prende messa nella cappella di famiglia e a celebrare viene spesso il vicario generale. Mio marito pensa di avere un canale privilegiato con il buon dio, a volte si parlano, capisce? E lei, marchesa, quali sono i suoi canali privilegiati? Se si fermasse a Torino abbastanza a lungo ha detto prendendo l'accendino dalle mie mani, mi piacerebbe aprirne uno con lei. La mia collega non ne sarebbe entusiasta ho detto con un sorriso. Mi ha guardato piegando il capo di lato, poi ha fatto spallucce in maniera molto chic. In effetti non credo di poter competere... Penso tuttavia che troverebbe interessante dividere una bottiglia di champagne assieme a me. Un brivido mi corso gi per la schiena. E questa che diavolo era, una confessione? Una provocazione? O pi semplicemente una coincidenza? L'ho guardata mentre rimetteva l'accendino nella borsetta. Il suo sorriso amaro non rivelava alcunch. Basta che la prendiamo dalla parte giusta ho mormorato fra me. Mi scusi? ha detto. Nulla, riflettevo. Magari una volta o l'altra potrei tornare a trovarla. Sarebbe un piacevole diversivo. Copulare con gli scialbi notabili di questa cittadina comincia a diventarmi penoso. Sono gli svantaggi delle corti ho detto. Ha riso nuovamente. Lei mi piace, Mordenti, questa notte rimpianger la sua presenza. Sono un flic come un altro, marchesa, in smoking sembriamo tutti dei fighi. Interessante e modesto, che rarit... ha mormorato aggiustandomi il cravattino. Lei ha un'aria infelice, anche se finge che non sia cos.
296/363 Enrico Pandiani

Si voltata verso il giardino rimanendo assorta per qualche momento. Trova? ha mormorato. Anche il suo bacio era triste. Dolce, ma triste. Si voltata a guardarmi. Pensa di poter fare qualcosa per la mia felicit, commissario? ha chiesto in un soffio. Gli occhi socchiusi mi osservavano con improvvisa curiosit. Pu darsi ho detto, potrei mandare all'aria il suo matrimonio. Quello che dice mi spaventa ha mormorato con un'ombra di ansia nella voce. Spaventa anche me ho detto io. Un brivido ha scosso le sue spalle delicate. Ho freddo, le spiace se rientriamo? L'ho presa sottobraccio con delicatezza e siamo tornati nel salone. Il pianista ci dava dentro con Debussy e gli ospiti stavano chiacchierando divisi in gruppetti, chi in piedi chi comodamente seduto in poltrona. Nell'aria si mescolavano fragranze di sigari e liquori costosi. Una serata veramente assurda. Due matrone dal collo rugoso si sono portate via Carmilla per farsi raccontare le ultime indiscrezioni cittadine e io sono rimasto solo. Malis stava posando un bicchiere su un vassoio dandomi le spalle. Mi sono avvicinato ammirando quella schiena meravigliosa che il vestito di raso d'argento lasciava completamente scoperta. Un fiotto di desiderio mi ha attraversato il corpo attorcigliandosi attorno al mio coso gi nei pantaloni. Non c'era storia. Come lei stessa aveva ammesso, la marchesa non poteva nemmeno sognarsi di competere con quella giovane piedipiatti bella come un sogno. Le ho posato una mano sulla vita. Si voltata e mi ha sorriso. In quel momento i suoi occhi erano dello stesso colore del vestito e quando hanno incontrato i miei c' stata qualche scintilla. Tra i capelli neri gli orecchini di corallo parevano una cosa viva. Hai ottenuto ci che volevi, tenente ho sussurrato avviciLezioni di tenebra 363/297

nando le labbra al suo orecchio. Le sue sopracciglia hanno preso una piega incuriosita. Di che cosa parli? ha chiesto con un sorriso. Sei la pi bella, ma con queste carampane come sparare sulla Croce Rossa. Mi ha dato una veloce carezza sulla guancia. Mi sembrava che non trovassi cos male nemmeno la marchesa ha detto giocherellando con la pochette d'argento che aveva in mano. Le sue tette spingevano sul tessuto a lato della scollatura e spuntando dalle falde del vestito un sandalo inconsistente mostrava un piede dalle dita affusolate. Non riuscivo a decidere quale delle due cose mi piacesse di pi. Mi ha giusto fatto delle avance ho detto prendendola fra le braccia per farle compiere due passi di danza sulla musica del Clair de lune. Ci siamo fermati accanto al pianoforte. Il maestro, un grasso signore in frac con un'onda di capelli alla Muti, ci ha sorriso continuando a suonare. Un lacch ci ha intercettati porgendo un vassoio con due flte di champagne. Li abbiamo presi ricompensandolo con un cortese cenno del capo. La dottoressa Szathmry ci si avvicinata. Anche lei era tutta in tiro, castigata in un vestito di voile verde molto accollato. Teneva in mano un piccolo bicchiere di Porto. Siete una gran bella coppia, commissario ha detto con un sorriso. insolito che alle cene del marchese l'et scenda sotto i sessant'anni, in parte per via delle amicizie e in parte... ha abbassato la voce con un sorriso perch a Carmilla piace primeggiare. Anche lei sembra parecchio al di sotto dei sessanta, dottoressa ho detto. Io faccio parte della tappezzeria ha riso. Inoltre, la marchesa non ritiene che possa insidiare la sua bellezza. Abbiamo bevuto in silenzio. Il maestro ha terminato il Clair de lune, poi, dopo una breve pausa, ha attaccato un Notturno. Del resto era quasi mezzanotte.
298/363 Enrico Pandiani

Come procedono le vostre indagini? ha chiesto Szathmry. A rilento ho brontolato. Abbiamo trovato Calogero Vastedda ma l'utilit dell'arresto stata piuttosto limitata. Lo avete arrestato? Ma fantastico. E non vuole parlare? difficile quando sei pieno di piombo. Lo hanno ucciso oggi pomeriggio mentre lo portavamo al commissariato. Pareva impressionata. La sparatoria e l'esplosione sulla passerella... ha detto con un filo di voce. L'ho sentito questa sera al telegiornale, ma non hanno parlato di Vastedda. Qualcuno degli ospiti ci stava gi guardando distrattamente. Se n' accorta anche lei perch ha cambiato espressione cercando di sembrare pi brillante. Immagino che quest'oggi Art-en-Images abbia fatto le foto dei quadri di Mantegna ho detto. Avete avuto problemi? Nessuno per ora, ma continueremo domattina perch non stato possibile finire. E il Cristo morto? ha domandato Malis. Devaux lo ha fotografato per primo. Gli scatti sono stati fatti in mia presenza, poi la sicurezza ha ritirato il quadro. Era troppo semplice, non potevo pensare che un professionista come Vastedda non avesse previsto una simile eventualit. certa di non averlo mai perso di vista? Nemmeno un istante, commissario, lo hanno portato nel teatro di posa e una volta fotografato stato rimesso al suo posto. Un animaletto dentro la mia testa mi diceva che qualcosa non quadrava, Devaux ci stava prendendo in giro alla grande. Non si mette in piedi un progetto del genere per poi farsi fottere da due stupidi agenti della sicurezza interna. Avrei voluto continuare la conversazione, ma due anziani miliardari del settore automotive si sono uniti al nostro gruppo per farsi raccontare le avventure della coppia di flic pi bella del mondo. Una storia tira l'altra, cos abbiamo fatto l'una bevendo
Lezioni di tenebra 363/299

champagne e sparando cazzate. Poi gli ospiti hanno cominciato a lasciare la festa. La marchesa mi ha salutato passandomi le dita di una mano tra le chiappe mentre Guidobaldo si limitava ad augurarci la buonanotte sulla porta. Ho pensato a ci che ci siamo detti, commissario mi ha confidato prendendomi da parte. Se tiene alla sua vita e a quella della sua bella collega, se ne torni a Parigi e la porti con s. La trovo un po' melodrammatico, marchese. Il tenente Deslandes e io siamo pagati per fare pulizia. Incidentalmente, lei e la sua amica assassina siete proprio il tipo di pattume di cui siamo soliti occuparci. Il suo volto diventato terreo. La signora che state cercando ha un carattere piuttosto difficile ha sibilato a voce pi bassa. In genere disapprovo i suoi metodi, ma quando si occuper di voi le domander di farmi assistere. Le sconsiglio di vendere la pelle dell'orso prima di averlo cacciato ho detto. So badare a me stesso e ho inculato gente molto pi pericolosa di lei. Ha scosso lentamente il capo mentre un sorriso altezzoso gli piegava le labbra. Lei accecato dall'odio, amico mio, mentre una forza sovrumana guida la mia mano e la mia mente. Non c' nulla che possiate fare per fermarmi. Ho immaginato che parlasse del buon dio. Parecchi farabutti pensano che stia dalla loro parte. Il padreterno sar felice di vederla, marchese ho detto. La ringrazio per l'interessante serata. Ci siamo ricongiunti agli altri ospiti che stavano lasciando la villa. Ho atteso che il nano facesse un impeccabile baciamano a Deslandes, poi scendendo lo scalone abbiamo raggiunto madame Szathmry che si era offerta di riaccompagnarci in albergo. Durante il tragitto in auto non ho parlato che a monosillabi. Sulla scacchiera eravamo rimasti in pochi e la fine del gioco si stava avvicinando alla svelta. In realt le minacce di Raschera300/363 Enrico Pandiani

Bettelmatt erano piuttosto reali. L per l avevo fatto lo sbruffone, ma a pensarci bene non c'era da stare troppo allegri. L fuori da qualche parte c'era la baldracca mascherata e il suo prossimo obiettivo non potevamo che essere noi. Non rimanevano molte mosse da fare e ognuna poteva rivelarsi fatale.

Lezioni di tenebra

363/301

venticinque

Seduta davanti alla scrivania del suo amico ispettore, Malis si reggeva la testa con aria imbronciata. Al telefono con la Szathmry, Cat Berro andava avanti e indietro per la stanza. Faceva fresco e la pioggia veniva gi dritta e costante con uno scroscio leggero. Ogni tanto un poliziotto in divisa attraversava correndo il cortile e veniva inghiottito dall'edificio sotto di noi. Altri due sbirri fumavano chiacchierando sul balcone di fronte. Tutto era lucido e sporco. Livolsi aveva fatto un controllo sul numero rimasto in memoria nel mio telefono dopo che la baldracca mi aveva chiamato il giorno prima. La telefonata era partita da una cabina pubblica da qualche parte in centro. Il mio numero l'aveva sicuramente preso dal telefonino di Martine. Mi sono seduto davanti a Deslandes. Mi ha sorriso debolmente. Indossava un completo in tela di lino cru su un'ampia camicia bianca in popeline di seta. La gonna lasciava scoperte le gambe nude infilate in un paio di sandali di pelle marrone. Di pessimo umore la mia amica, ma l'aspetto era first class. Nel nostro immediato futuro vedo un treno per Parigi ho detto sistemandomi il nodo della cravatta. Ha fatto spallucce rimettendosi dritta, poi si grattata un ginocchio con una mossetta deliziosa. Anche lei ne aveva abbastanza di tutta quella storia, dei muri di gomma, delle minacce, dei cadaveri e di correre a destra e sinistra. Cat si ancora concesso un grugnito, ha annuito un paio di volte con il capo, ha fatto ah ah, poi ha detto alla sua interlocutrice che ci saremmo visti entro una mezz'oretta. Quindi ha ri302/363 Enrico Pandiani

messo la cornetta al proprio posto con delicatezza, manco fosse stata di cristallo. Questa mattina Marius Devaux non si presentato al lavoro ha detto per rispondere ai nostri sguardi interrogativi. L'hanno cercato in albergo? ha chiesto Malis. Non c'. Il portiere dice che ieri sera non rientrato. Lo aspettavano alle otto per riprendere il lavoro ma non si ancora fatto vivo. Quindi? ho detto. Quindi i ragazzi di Art-en-Images sono l con le mani in mano e la dottoressa Szathmry ha un diavolo per capello. L'altro socio, Ciapin o come diavolo si chiama, arriver nel pomeriggio con un volo da Parigi per capire che cazzo successo. Si chiama Chappaz ho brontolato. Quello uno studio serio, se Devaux non si presentato perch ha tagliato la corda. Oppure hanno fatto sparire anche lui. Francesco mi ha fissato con aria cupa. Se quel tipo scomparso ci dev'essere un motivo ha detto. Siamo proprio sicuri che non si sia fregato il quadro? Hanno controllato prima di rimetterlo via, almeno, cos ha detto la direttrice. C'era pure la sicurezza interna. Forse hanno preso la cosa sotto gamba proprio perch c'era la sicurezza. Magari hanno dato per scontato che Devaux non avrebbe potuto sostituire il quadro e lui lo ha fatto lo stesso. Chiama Szathmry e dille di non far uscire nessuno, soprattutto il personale di Art-en-Images. Potrebbero esserci di aiuto per capire cos' successo ieri. Lo sbirro italico si attaccato di nuovo al telefono, poi abbiamo raccolto Livolsi, un'altra mezza dozzina di sbirri e siamo partiti su quattro volanti.

Siamo schizzati fuori dalle auto correndo sotto la pioggia battente e abbiamo divorato i gradini che portavano all'ingresLezioni di tenebra 363/303

so della palazzina liberty, sede della Societ Promotrice delle Belle Arti. Passando tra due colonne corinzie che sostenevano un bassorilievo contornato da un fregio con motivi vegetali, fasci di spighe, fiori eccetera eccetera, siamo entrati nella biglietteria. Il personale era in agitazione. La dottoressa Szathmry vi sta aspettando nella sala dieci ha detto un guardiano indicando per di l. Previa visione della patacca di Cat Berro, due Big Jim della sicurezza si sono fatti da parte per lasciarci passare. Abbiamo attraversato un salone enorme ai cui muri erano appesi una dozzina di quadri di Mantegna, alcuni dei quali molto grandi. Un tizio barbuto e una giovane puledra in jeans e camicetta stavano studiando un mazzo di fotografie mentre tre giovanotti in camice bianco erano chini sul retro di un dipinto. Lo avevano staccato dalla parete per posarlo a terra e si indicavano a vicenda ora un punto della tela, ora un altro. Un'altra sala decisamente pi piccola conteneva tre quadri. Una parete era vuota. Franciska ci stava aspettando in mezzo all'apertura di passaggio. Era tesa come una corda di violino. quasi certamente un falso ha detto prima ancora che potessi banfare. Il professor Dalmasso lo sta esaminando con i suoi assistenti, ma alcuni particolari sul retro del quadro non coincidono con le foto dell'originale. Cosa significa? Che chi lo ha falsificato non conosceva le condizioni attuali del dipinto. Mi sono passato una mano tra i capelli per togliere qualche goccia di pioggia. Ieri sera mi ha detto che non lo avete mai perso di vista, dottoressa. Ha fatto un gesto di stizza. C'era la sicurezza, commissario, e in questa sala non poteva entrare nessuno. Quel quadro non si mai mosso dal cavalletto. Il personale di Art-en-Images era distribuito nella sala suc304/363 Enrico Pandiani

cessiva tra treppiedi pi o meno enormi, faretti al quarzo, grandi macchine fotografiche e banchi ottici a lastra montati su supporto. Si trattava di una decina di persone, boys and girls, e tutti quanti indossavano guanti di cotone bianco. Ci siamo avvicinati. Chi che comanda qui dentro? ho chiesto nella mia lingua. Sono Jeanne Tanguy ha detto una donna corpulenta in Tshirt gialla e pantaloni di tela blu. Ai piedi portava un paio di infradito Birkenstock. Stava accanto a un cavalletto monumentale sul quale era posato un san Sebastiano dall'aria stolida, legato alla colonna di una rovina. Pareva un puntaspilli, aveva frecce infilate da tutte le parti. Il quadro era alto oltre due metri e mezzo e con la spessa cornice impero di legno dorato doveva pesare una tonnellata. Mi dica Jeanne, quando ha sentito Devaux l'ultima volta? Ieri nel tardo pomeriggio prima di lasciare il cantiere. Di che cantiere sta parlando? Ha fatto un gesto circolare con il braccio indicando ci che stava attorno a noi. Questo noi lo chiamiamo cantiere ha detto, il posto di lavoro. ok per me. Siete andati via tutti insieme? No, Marius rimasto qui con Thomas per coprire le macchine fotografiche e riporre gli obiettivi. Ieri stata una giornata faticosa, cos Marius ci ha lasciati andare dicendo che ci pensava lui. Chi di voi Thomas? ho chiesto ai virtuosi del negativo. Non si presentato neppure lui ha detto Jeanne, e manca anche un furgone. Sono rimasto senza parole. Se quei due avevano caricato il Cristo sul furgone e avevano viaggiato tutta la notte a quest'ora stavano gi arrivando al Polo Nord. Che diavolo sta dicendo? ha domandato Cat Berro prendendomi per un braccio. Era evidente che non parlava il francese.
Lezioni di tenebra 363/305

Gli ho fatto un sunto della puntata precedente. Possiamo far ricercare il furgone ha detto, abbiamo una descrizione? Ho girato la domanda a Jeanne. un furgone ha detto lei, come quelli che ci sono fuori. Lo sbirro italico ha chiamato un paio dei suoi assistenti, poi tutti assieme abbiamo raggiunto il corridoio sul quale si apriva il portone per il carico e scarico delle merci. Un agente della sorveglianza ha sollevato la serranda. Parcheggiati a lisca di pesce accanto a un grosso camion c'erano due Peugeot Boxer gialli con il logo di Art-en-Images sulla fiancata. Cat ha istruito i suoi per diramare un bollettino di ricerca e dare l'allarme alle frontiere. Ovviamente la targa non la sapeva nessuno. Siamo tornati dentro. Malis stava cercando di spostare dei grandi pannelli di polistirolo che ingombravano il corridoio. C'era di tutto l dentro, pallet di legno appoggiati al muro, rotoli di vecchia moquette e un mucchio di altra spazzatura. Cosa stai cercando? ho chiesto avvicinandomi. C' un odore che non mi piace ha detto buttando per terra due bancali di legno marcio. Dammi una mano a spostare queste scatole. Aiutati da Francesco abbiamo liberato un grosso rotolo di moquette. Ne abbiamo sollevato un lembo e abbiamo trovato Thomas. Il cadavere era stato buttato l dietro e coperto alla bell'e meglio con dei pezzi di cartone. La testa stava immersa in una gelatina scura. Per spaccargli la testa, Devaux aveva usato il pesante treppiede di metallo che si trovava accanto al cadavere. Adesso l'odore di sangue era pungente. Hai il naso fino ho detto alla mia bella. Dove pu essere scappato? ha chiesto lei. Potrebbe essere ovunque, ha avuto tutta la notte per guidare. Di certo non pi in Italia. Abbiamo allontanato tutti dalla scena del crimine mentre Cat Berro chiamava a raccolta l'esercito, l'aviazione, la marina, i legionari dello spazio e la scientifica. Nel giro di mezz'ora da306/363 Enrico Pandiani

vanti alla palazzina c'era il finimondo. Il medico legale risalito in auto e se n' andato. Tra una settimana abbiamo l'inaugurazione ha belato Szathmry, non so proprio come andr a finire. Per non parlare della Pinacoteca di Brera che ci far causa. Ha fatto il nostro stesso errore, dottoressa, ha sottovalutato quella gente. Si voltata per guardare i necrofori che portavano fuori dalla palazzina la cassa di alluminio con dentro quel che restava di Thomas. Perch ha ucciso quel ragazzo? Era un testimone scomodo. Quello che non capisco come abbiano fatto a sostituire il quadro. Dando per scontato che siano riusciti a rimanere soli con il dipinto, non possono aver impiegato pi di qualche secondo. Non so che dirle ha borbottato cercando di ritrovare il suo aplomb. Un'imperdonabile piega sul completino color crema e una ciocca di capelli fuori posto indicavano quanto fosse alterata. Il cielo aveva smesso di versarci acqua sulla testa ma le nuvole basse ne promettevano dell'altra. Scendendo da una Thesis blu scuro con il lampeggiante, anche Sarcina Staffa si unito alla festa. Ha spinto la sua mole verso di noi camminando con le braccia penzoloni lungo i fianchi e la schiena piegata in avanti. Aveva la stessa leggerezza dell'incredibile Hulk. Il vestito grigio che aveva addosso pareva troppo largo in certi punti e troppo stretto in altri. Ha salutato la direttrice con gentilezza e noi un po' pi ruvidamente. Mi ha detto l'ispettore Cat Berro che il quadro stato rubato ha brontolato. Devaux si fatto aiutare da uno dei suoi collaboratori ho detto, poi l'ha ucciso e se n' andato con il Mantegna. Come hanno fatto a prendere il quadro? ha chiesto. Con la cornice era poco pi largo di un metro ha guaito Szathmry. Dottoressa, intendevo
Lezioni di tenebra 363/307

Non sappiamo ancora come abbiano fatto ho detto, la vostra scientifica ci sta lavorando. Avrebbe dovuto parlarmene, di questa storia ha grugnito. Io sono solo un osservatore, ricorda? Non faccia il furbo, commissario, non ci metto molto a rispedirla a Parigi. Ne avevo parlato alla dottoressa, qui, ma Raschera-Bettelmatt ha voluto fare di testa sua. Una sigaretta si materializzata tra le sue dita, l'ha messa in bocca e l'ha accesa con un Bic arancione. In due lunghe note ne ha consumata met. Cosa c'entra il marchese? ha detto. Non lo so ancora, non riesco ad avere in mano elementi sufficienti per formulare un'accusa. Vastedda sarebbe stato d'aiuto, ma hanno ucciso anche lui. Altri due tiri e la sigaretta era bella che andata. L'ha gettata in una pozzanghera con un gesto stizzito. Cosa mi sta nascondendo, commissario? Il Mantegna un diversivo, dottor Sarcina, il colpo grosso lo faranno da un'altra parte. Vale a dire? Come le ho detto, sono sicuro di avere tutti i pezzi del rompicapo ma non mi riesce di metterli nella giusta sequenza. Ha sbuffato con aria scontenta. Era la pura e semplice verit, in quel viaggio nell'assurdo avevo raccolto una quantit enorme di elementi. Da qualche parte dentro la mia testa doveva esserci la soluzione, ma io non la potevo vedere perch se ne stava nascosta in quei mille frammenti che non mi riusciva di ricomporre. Cat Berro comparso sulla porta accompagnato da Livolsi. Si sono parlati brevemente, poi lui venuto verso di noi mentre quell'altro ha raggiunto le volanti ferme davanti alla palazzina. Cat ha stretto la mano a Sarcina Staffa, poi ha fatto un bel respiro. Venite a vedere ha detto, perch se ve la racconto non mi credete.
308/363 Enrico Pandiani

Ci siamo accodati per riattraversare i saloni del museo. Il professor Dalmasso e la giovane puledra stavano parlando con due poliziotti della squadra scientifica. Gli assistenti erano intenti a impacchettare il falso maneggiandolo come fosse stata una bomba. Nella sala dieci un nugolo di sbirri stava torchiando il personale di Art-en-Images. Sulla scena del crimine, intanto, l'Unit Analisi Crimine Violento della madama era ancora al lavoro in cartamodello e babbucce usa e getta. Tre di loro in borghese stavano trafficando attorno a un tozzo cavalletto di legno e metallo. Indossavano pettorine blu con scritto POLIZIA SCIENTIFICA sulla schiena. Il cavalletto era massiccio con sostegni molto spessi montati su piccole ruote. Il piano d'appoggio era largo un metro e alto poco di pi. Puledda ha detto l'ispettore, fagli un po' vedere come funziona. L'interpellato ha girato l'aggeggio verso di noi mentre i suoi colleghi si scostavano per dargli spazio. Poi ha armeggiato brevemente sotto il piano d'appoggio e con una spinta ha fatto girare tutto quanto di centottanta gradi. C' voluto un secondo a dir tanto e senza fare alcun rumore. Si goduto il nostro sbalordimento per qualche momento, poi ha indicato una cerniera nascosta dai sostegni. montato su cuscinetti a sfera ha detto. Un telo molto elastico copre la parte posteriore per nascondere quello che c' sotto. Quando il piano gira, il telo si tende per poi riprendere la forma originale. pazzesco ha esalato Szathmry. Chi lo ha progettato sapeva il fatto suo ha detto Puledda. Immagino che quando hanno portato dentro il cavalletto, il falso dipinto fosse gi montato al contrario nella parte posteriore. Hanno fissato l'originale davanti per fotografarlo e alla prima occasione hanno rovesciato il piano d'appoggio. Non penso che gli siano serviti pi di un paio di secondi.
Lezioni di tenebra 363/309

La fantasia supera sempre la realt, mia nonna me lo diceva in continuazione. Devaux doveva essere dannatamente in gamba. Era riuscito a caricare il quadro sul furgone, aveva ucciso Thomas, ne aveva nascosto il cadavere e se l'era filata senza farsi beccare dalla sorveglianza che gli aveva pure chiuso la porta alle spalle facendo ciao ciao con la manina. Perch diavolo qualcuno dei sorveglianti non rimasto con Devaux mentre sistemava l'attrezzatura? ho chiesto incazzato. La direttrice ha spalancato le braccia. Non ce n'era alcun motivo ha belato, tutti i quadri erano al loro posto e gli addetti stavano chiudendo le sale. Non hanno notato che l'assistente era scomparso? ha detto Malis. Cosa vuole che le dica, avranno pensato che fosse andato via anche lui. Potevo battere i piedi producendomi in una crisi isterica da manuale, ma che cosa sarebbe cambiato? Assolutamente nulla. Chiunque, messi al sicuro i dipinti, avrebbe abbassato la guardia. E cos adesso anche Devaux era alla macchia e pure difficile da raggiungere, visto che poteva trovarsi in qualsiasi punto dell'Europa. Di certo aveva mollato il furgone e si muoveva su un mezzo pi discreto. Forse sarebbe il caso di coinvolgere il Nucleo Tutela Patrimonio dei carabinieri ha detto Sarcina Staffa. Cat Berro ha annuito. Dopo quest'ultima perla, il capoccia ha salutato tutti per tornare alla sua auto con la lentezza di un grosso golem. Anche la direttrice ha levato le tende. Era probabile che dovesse conferire con il marchese per dirgli cose che lui sapeva gi alla perfezione. Il figlio di puttana stava vincendo alla grande, ma rimaneva il colpo grosso e con quello potevo tentare di pareggiare i conti. Venite con me ha detto l'ispettore prendendo la mia ragazza sotto braccio, vi porto a mangiare un boccone in un po310/363 Enrico Pandiani

sto che conosco io. Intanto il tempo si era rimesso a piangere, una pioggerellina rada, fredda, quasi un vapore che entrava nelle ossa. Al di l degli alberi il lungo viale che andava verso il centro era stipato di veicoli dai vetri appannati che si muovevano a passo d'uomo come grandi insetti dal carapace lucido di pioggia.

Lezioni di tenebra

363/311

ventisei

La questura ha deciso di passare l'inchiesta alla direzione anticrimine ha detto Sarcina Staffa infilando una Merit tra le labbra. Si occuper di investigare sui due omicidi e nel frattempo collaborer con carabinieri e guardia di finanza per seguire il furto del Mantegna. Fin dalle prime ore la mattinata buttava male e, per il seguito della giornata, la tendenza era al peggioramento. Dopo aver bagnato un pomeriggio di noiosi rilevamenti alla Promotrice, la pioggia del giorno prima aveva smesso di cadere durante la notte e la temperatura era di nuovo salita. Cat Berro si agitato sulla sedia, io mi sono chinato verso la scrivania. Le avevo chiesto di torchiare Devaux ho brontolato, ma lei non ha voluto darmi retta. diventato rosso come un peperone. Come diavolo si permette ha squittito, se mi avesse dato delle prove lo avrei... A Parigi abbiamo tutte le prove che volete l'ho interrotto, ingrandimenti, appunti, impronte, bastava un briciolo di collaborazione. La nostra priorit recuperare il dipinto, commissario ha detto, nel caso ce ne fosse bisogno, chiederemo ai suoi colleghi di dividere con noi le loro informazioni. Con due boccate ha disintegrato l'ennesima sigaretta e ne ha schiacciato il mozzicone in un posacenere stracolmo. Le nostre informazioni, come le chiama lei ha detto Malis, potrebbero aiutarci a capire cos'ha in mente quella gente. Questo non il loro modus operandi. E quale sarebbe questo modus operandi? ha chiesto il
312/363 Enrico Pandiani

boss con aria annoiata. Il loro sistema quello di sostituire l'opera che gli interessa con un falso perfetto all'insaputa dei committenti. In genere lo fanno di nascosto, senza uccidere nessuno e senza scomparire nel nulla. La cosa funziona se nessuno se ne accorge. Questa volta gli andata male, tenente. In quanto al falsario, sempre che si tratti di Vastedda, la sua morte dovrebbe chiudere definitivamente l'attivit criminosa di questo fantomatico gruppo. Padronissimo di crederlo ho brontolato, ma gli indizi che abbiamo raccolto parlano chiaro, Devaux e compagni lavorano per il marchese. Il fatto che abbiano ucciso Vastedda significa solo che non ne hanno pi bisogno. Indagare in quel senso dovrebbe essere un suo dovere, dottore. L'omicidio avvenuto qui da noi, commissario ha sbottato l'uomo fuori misura, di conseguenza se ne occuper la questura di Torino come meglio creder. Si alzato in piedi con aria scontrosa. Come operare lo decideranno i miei superiori ha detto lapidario. In quanto al marchese, mi sembra che in questo furto non rappresenti che la parte lesa. Ci lasci almeno partecipare alle indagini ha insistito Deslandes. Tenente ha sbottato la montagna di carne, se volete sgrugnarvi con gli avvocati del marchese lo farete a Parigi e sotto la responsabilit dei vostri superiori. La questione si chiude qui, ora se volete scusarmi ho parecchio lavoro da fare. Era lampante, il dottor Attilio Sarcina Staffa non aveva nessuna intenzione di mettersi contro i potenti della citt. La passione per i mulini a vento non faceva parte dei suoi hobby. Ci siamo alzati e in buon ordine abbiamo lasciato l'ufficio per confluire mortificati in quello di Cat Berro. Ci siamo seduti alla scrivania guardandoci come cani bastonati. Stammi a sentire, Francesco ho detto, tra le cose che quella gente non riuscita a far sparire ci sono i progetti per due diversi cavalletti. Immagino che uno sia quello che hanno
Lezioni di tenebra 363/313

usato per sostituire il Mantegna, l'altro servir per qualcosa di molto pi grosso. Vale a dire? Non ne ho idea, accidenti. Questa storia di Devaux mi puzza. Avevano il quadro e nessuno si era accorto della sostituzione, non c'era motivo di sparire in quel modo n di uccidere Thomas alla Promotrice. Se Devaux si fosse presentato al lavoro nessuno si sarebbe accorto di nulla. Non hai tutti i torti ha convenuto, poteva portarsi via quel tipo e ucciderlo da qualche altra parte. A meno che non abbia fregato i suoi complici, in questo caso lo avr sistemato per non averlo sulle croste. Ma questo dove ci porta? Non so, senza Devaux tutto diventa pi difficile. La sola cosa da fare stare alle calcagna del marchese e vedere cosa succede, ma per fare questo abbiamo bisogno del tuo aiuto. Cat Berro si alzato dalla sedia piuttosto allarmato. Ehi, datti una calmata, amico ha sbottato, lo hai sentito il mio capo, la questione chiusa. Si avvicinato alla finestra. Fuori il cielo era azzurro, chiazzato qui e l da nuvole grigie e sfrangiate. Domattina vi accompagno al treno e voi due ve ne tornate a Parigi ha brontolato, questi sono gli ordini di Sarcina Staffa. Tu non mi metterai su nessun treno del cazzo ho detto. Visto che il mio lavoro finito me ne andr in giro come un semplice turista in vacanza. Si voltato a guardarmi. In questo caso le vostre pistole le date a me. Le riavrete quando la vacanza sar finita. Io non ti do un bel niente. L fuori c' una stronza che non vede l'ora di ficcarmi una pallottola in testa. Ci siamo guardati in cagnesco per qualche momento, una roba tipo chi ce l'ha pi lungo, quelle cose che fanno solitamente due uomini quando puntano la stessa donna. Malis gli si avvicinata. Francesco ha detto dolce, se non ci dai una mano questo viaggio non sar servito a nulla e, soprattutto, quelle persone
314/363 Enrico Pandiani

la faranno franca. Cat Berro si scostato dalla finestra. Se non eseguo gli ordini del mio capo io mi gioco il posto. Non avete uno straccio di appiglio e avete finito i testimoni. Non faceva una piega, la sacrosanta verit incisa a caratteri cubitali sulla lapide del nostro fallimento. Stavo per ribattere ma il mio telefono si messo a suonare. Sono Marius Devaux ha detto la voce di Devaux. Il numero del mio cellulare lo sapeva proprio tutto il mondo. Ho impiegato qualche momento per riprendermi dalla sorpresa. Dove si trova? ho detto. Deslandes e l'ispettore si sono voltati a guardarmi. Sono pi vicino di quanto pensi, commissario ha ridacchiato. Ho avuto l'impressione che avesse alzato il gomito. Che vuole da me, Devaux? Una cosa alla volta, mi ha gi procurato guai a sufficienza. Adesso far quello che dico io. Di cosa diavolo sta parlando? Cosa vi saltato in mente di dire a quella stronza della Szathmry che la busta di ritagli l'avete trovata in casa di Lalanne? ha biascicato iroso. Sembrava alla frutta l'amico, come se qualcuno gli avesse acceso un fal sotto il sedere. La dottoressa Szathmry coinvolta in questa storia? Ha fatto una risatina alcolica. Non sia ridicolo, quella specie di damina... per ha la lingua lunga e non la tiene mai ferma. colpa sua se Beltramo e De Medici sono stati uccisi. Ha con s il dipinto? Hanno ammazzato anche Gabrielle. Ci avete fatto un bel servizio, adesso sono convinti che volessimo fregarli. Mi sbaglio o la sacrosanta verit? Non faccia il furbo, Mordenti ha berciato, per colpa vostra sono dovuto sparire. Voi mi avete messo nei guai e adesso mi darete una mano a uscirne. E perch mai dovremmo aiutarla?
Lezioni di tenebra 363/315

rimasto in silenzio. Percepivo il suo respiro dall'altra parte del filo, era veloce, teso, potevo quasi sentire l'odore dell'alcol. I miei colleghi mi stavano interrogando con lo sguardo. Allora? ho sbottato. Perch diavolo dovrei aiutarla, brutto figlio di puttana? Perch se mi prendono mi ammazzano ha piagnucolato. Sai che perdita, mentre le sparano si ricordi di Martine. Altro silenzio, all'incirca mezzo minuto. ancora l? ho chiesto. Si schiarito la voce. Stia a sentire, commissario, ho paura, se mi trovano per me finita. Ma se mi garantite l'immunit io vi consegno le persone che state cercando. Come no, le procuro anche un milione di dollari. Per chi ci ha presi, per l'esercito della salvezza? Non sono disposto a negoziare. La mia libert in cambio di quella donna, so quanto le farebbe piacere metterle le mani addosso. Potrei accontentarmi di rompere il culo a lei, Devaux, che ne dice? Se non accetta la mia offerta non avr proprio nulla. Le ho chiesto se ha con s il dipinto ho sbuffato. Ce l'ho, s. Voglio anche quello, assieme a prove certe che inchiodino il marchese. E naturalmente mi consegner Madame Satin. Ha sospirato, poi ho sentito che beveva qualcosa. Quando ha parlato la sua voce era impastata. D'accordo, ma voglio la sua parola che non sar arrestato. Verme schifoso. Avevo una tale voglia di uccidere quella baldracca che gliel'ho promesso, parola di boy scout e tutto il resto, ho calato le braghe. Ha la mia parola ha detto la mia voce. Trovatevi questa sera alle otto alla villa di Beltramo e De Medici. Da soli. La villa sotto sequestro, non gliel'hanno detto? Meglio ha bofonchiato, cos nessuno verr a disturbarci.
316/363 Enrico Pandiani

Vi terr d'occhio, se vedo un poliziotto in giro non mi far trovare. Non un gioco, Devaux, lei sta rischiando grosso. Ha bevuto ancora, dev'essersi pure sbrodolato. Sono affari miei, commissario. Venite soli, lei, la sua amica e nessun altro, altrimenti questa storia finisce qui. Ha chiuso la comunicazione. Sono rimasto con il telefonino attaccato all'orecchio per diversi secondi prima di rimetterlo in tasca. Cat Berro si fatto sotto. La conversazione era avvenuta in francese, quindi non aveva capito un tubo. Che accidenti stai complottando? ha chiesto. Gli ho riassunto la situazione, a mano a mano che andavo avanti il suo volto si scuriva. Ovviamente un paio di cose me le sono tenute per me e questo non gli piaciuto. Tu sei pazzo, non farai niente del genere ha detto iroso, non puoi andartene in giro per la mia citt a fare il cowboy. un'occasione che non posso lasciarmi scappare ho brontolato. Se permetto a Devaux di sparire un'altra volta sar tutto finito. Come fai a fidarti di quell'individuo? Ha gi fottuto i suoi amici e adesso fotter anche voi due. Si voltato verso Malis. Diglielo anche tu, cristo santo, una follia. La bella gli ha posato una mano sul braccio. Francesco ha detto asciutta, un rischio che dobbiamo correre. Questa storia sta diventando troppo lunga e faticosa, in qualche modo la dobbiamo chiudere. L'ha guardata incredulo per un paio di secondi, poi si scostato con un gesto brusco. Aveva sul muso un broncio da guinness dei primati e non riusciva a tenere ferme le mani. Le sue dita si muovevano in continuazione. Dove lo dovete incontrare? ha detto. Hai un solo modo per scoprirlo ho detto io, altrimenti prova con la sfera di cristallo. Sei fuori se pensi che vi accompagni. Prima ne parliamo con Sarcina Staffa.
Lezioni di tenebra 363/317

Io con quello non ci parlo. Gli parlo io, posso convincerlo a utilizzare una squadra dei Nocs. Possiamo prendere quel tipo e recuperare il dipinto. Se parli con Sarcina io non apro bocca. Piuttosto all'appuntamento ci vado da solo. Cat ha guardato sorpreso la mia collega. Ma lo senti, questo? le ha detto. Malis , tu stavi ascoltando, anche tu sai dove vuole incontrarvi, dimmelo per favore. Con un sospiro lei ha appoggiato il sedere al piano del tavolo. Lui il mio collega, Francesco, cerca di capire. Tu e io siamo pi che amici, so che mi vuoi bene e che non mi lascerai sola. Abbiamo bisogno del tuo aiuto, ora pi che mai, ti prego... Ma cos'ho fatto di male? ha borbottato l'eroe della pula passandosi una mano tra i capelli. Se vengo con voi e qualcosa va storto, io sono fottuto. Andr tutto bene ho detto strizzando un occhio a Malis . Lei mi ha fissato senza sorridere, la preoccupazione le segnava il viso come una mano di vernice. Ho guardato l'orologio. Sono le sei e dieci, alle otto abbiamo l'appuntamento. Adesso vi dico come faremo. Cat Berro non mi stava nemmeno ascoltando, tutta la sua attenzione era per la mia collega. Sembrava ne avesse appena scoperto l'esistenza. Anche lei lo ha guardato, poi gli ha fatto un sorriso dolce e affettuoso, un sorriso che aveva dentro una lunga storia. Un fiotto d'ansia mi ha sferzato il petto.

318/363

Enrico Pandiani

ventisette

Una dozzina di occhietti gialli hanno fissato Cat Berro e me con una certa stizza. Piccioni. Si sono spostati emettendo un gorgoglio di disappunto. Malis stava gironzolando attorno al gazebo studiando con aria distratta l'apertura nel terreno che portava al rifugio di Vastedda. Erano le otto e mezzo e ancora Devaux non si era visto. Risalendo il vialetto per la decima volta stavo giusto pensando che, avendo visto l'ispettore, non si sarebbe fatto vivo quando ce lo siamo trovati davanti. comparso tenendosi al riparo dietro l'arco che portava ai laboratori bruciati sul retro della villa. Aveva l'aria malmessa, il vestito stazzonato, le scarpe sporche e la barba di un paio di giorni. Due occhiaie scure segnavano il suo sguardo spaventato. Ha sollevato il braccio puntandoci addosso una Walther PPK. L'ispettore e io ci siamo fermati. Lui chi ? ha detto Devaux. l'ispettore Cat Berro della squadra mobile. Vi avevo detto di venire soli. Stia tranquillo, anche lui d'accordo a lasciarla andare ho detto, tanto Cat non capiva. Ci ha guardati poco convinto. Una pressione sul grilletto e qualcuno ci lasciava le penne. Faccia venire qui la sua collega ha sbottato. Mi sono voltato verso Deslandes che ci stava osservando guardinga, la mano sotto la giacca. Le ho fatto un segno e lei ci ha raggiunti attraversando il prato con passo tranquillo.
Lezioni di tenebra 363/319

Adesso metta via quella pistola ho detto, non ce n' alcun bisogno. Questo lo decido io ha latrato agitando la berta. Sotto il vestito color senape la camicia bianca era piena di sbrodolature di alcol. L'aria stanca gli dava l'aspetto poco dignitoso del dirigente caduto in disgrazia. Dov' il dipinto? Senza perderci d'occhio ha allungato una mano dietro il muro e ha preso un grosso pacco avvolto pi volte nella plastica a bolli. Lo ha posato accanto a s. Adesso prendiamo la macchina e mi portate a Lugano ha detto. Una volta passata la frontiera vi dar dei documenti e alcune foto che inchiodano Raschera-Bettelmatt. Li tengo in una cassetta di sicurezza. Che sta dicendo? ha chiesto l'eroe della pula, tagliato fuori per scarsa conoscenza delle lingue. Dice che adesso ci d tutto il materiale per inculare il marchese ho detto, poi lo portiamo dentro. Allora che cazzo c'entra Lugano? ha brontolato. Macch Lugano, ha detto lontano. Vuole che lo mettiamo sotto protezione. Malis si mordicchiata il labbro inferiore con aria quasi perplessa. Prima o poi avrei dovuto dire a Cat Berro quali erano i termini dell'accordo e questo non gli sarebbe piaciuto. Di cosa state parlando? ha abbaiato Devaux. Piantatela con l'italiano o non se ne fa niente. Sembrava una commedia di Neil Simon. Il mio collega non sa il francese ho detto. Senta, non le sembra di esagerare? Non si era parlato di passare oltre frontiera. Tra l'altro lei ricercato. Il suo amico piedipiatti far vedere il tesserino e il gioco fatto. Non sar cos facile. Sono affari vostri, o si fa a modo mio o non vi dar nulla. Mi dica chi Madame Satin, lei che voglio. Ogni cosa a suo tempo, commissario, prima partiamo e
320/363 Enrico Pandiani

prima avr le sue informazioni. Una rabbia sorda mi stava montando dentro. Tutto sembrava cos sideralmente lontano da una qualche conclusione. Cat Berro avrebbe di sicuro piantato delle grane, quantomeno si sarebbe rifiutato di portare in Svizzera quel verme. Potevo dargli una botta in testa per fregargli la macchina ma la frontiera, quella non sarei mai riuscito a passarla. D'accordo ho sospirato, molli la pistola e andiamo. scarica ha detto abbassando il braccio. Ha accennato un movimento ma qualcosa alle sue spalle lo ha fatto raddrizzare di scatto mentre il sorriso gli moriva sulla faccia. Non vi muovete ha latrato una voce dietro di noi. Ci siamo voltati e lei era l, accompagnata da quattro gagliardi armati di Kalashnikov. Siamo rimasti di stucco mentre ci si mettevano attorno tenendoci sotto il tiro delle loro siringhe automatiche. Alle spalle di Devaux ne emerso un quinto che fino a quel momento era rimasto nascosto dal muro. Con un gesto secco ha estratto un coltello dal fianco del fotografo. Era largo, lungo come la Durlindana e coperto di sangue. Con espressione attonita, Marius ha fatto l'ultimo passo della sua vita, poi crollato a faccia in gi sull'asfalto del vialetto. Un rivolo scarlatto ha cominciato a scorrere lento verso di noi. L'assassino si chinato e ha pulito la lama sulla giacca del cadavere. Dire che eravamo pietrificati sarebbe minimizzare. Senza una parola ci hanno spinti con un paio di manate sulla schiena. Madame Satin ci camminava accanto senza fretta. I suoi occhi continuavano a fissarmi da sopra il foulard di seta nera che le copriva il viso. rimasta in silenzio finch non siamo arrivati nei pressi del gazebo. Questa storia andava chiusa ha detto fermandosi davanti a me, non pensa commissario? Perch avete ucciso Devaux? Oltre a essere diventato inutile, ha contravvenuto alle istruzioni che gli erano state impartite.
Lezioni di tenebra 363/321

Immagino che il marchese pretenda l'esclusiva dalle persone che lavorano per lui. Vede, qui a Torino i suoi colleghi parigini sono entrati in contatto con Beltramo e De Medici. stato quell'incontro a scatenare gli eventi che alla fine ci hanno portati a questa brutta situazione. Mi si avvicinata di un passo. Indossava lo stesso impermeabile di vinile che portava la sera in cui aveva ucciso Martine. Sotto la frangetta rossa della parrucca, gli occhi azzurri avevano una piega divertita che mascherava solo in parte il gelo che si portavano dentro. Cat Berro e Malis tacevano, i volti induriti dalla tensione. Li avevo messi in un bel casino questa volta. Sembrava improbabile che da quel frangente saremmo usciti in posizione verticale. Si trattava senza dubbio della resa dei conti e il coltello dalla parte del manico non lo avevo io. La vostra attenzione per quei due ha continuato Madame Satin levandomi un pelo invisibile dal bavero della giacca, ci ha costretti ad ascoltare le loro conversazioni. cos che abbiamo capito che Beltramo e De Medici erano in combutta con Deshayes e Vastedda. Gustave li aveva coinvolti in un progetto parallelo. Lavoravano al nostro e intanto ne avevano messo in piedi uno tutto loro. Erano pericolosamente inclini a parlare, cos li abbiamo eliminati per impedire loro di rivelare troppi particolari ai vostri colleghi della BRB. A ogni modo prima di ucciderli li abbiamo interrogati, non ha idea di quanto lo champagne aiuti a sciogliere la lingua. Mi sembrato che sotto la maschera sorridesse. Perch tutti quegli omicidi? ho chiesto con voce cavernosa. Purtroppo le cose ci sono sfuggite di mano. La sua amica Martine ce l'ha indicata Deshayes pensando in questo modo di salvarsi. Quella ragazza era in gamba, aveva capito tutto. Non mi ha lasciato scelta. Si avvicinata a Malis . L'avevo avvertita, commissario, adesso dovr farle di nuovo male. Ha carezzato la guancia di Deslandes che si sottratta con un gesto
322/363 Enrico Pandiani

sdegnoso del capo. Che terribile spreco... ha mormorato ancora. Ignorando il livore della mia collega tornata da me. Anche Devaux pensava di salvarsi quando ha accettato di darvi appuntamento in questo posto. Cosa vuole farne di noi? ho detto cercando di nascondere la fifa. All'ultima luce della sera incipiente l'erba sembrava umida e fredda, una superficie tutt'altro che piacevole per sbatterci il muso dopo essersi presi una raffica nella schiena. Andiamo in un posto pi tranquillo ha detto la baldracca. Vi consiglio di non reagire, i miei ragazzi non esiterebbero un secondo a spararvi nelle gambe. Ha frugato nella tasca dell'impermeabile e ha tirato fuori la sua pistoletta silenziata. Purtroppo lei non era contemplato, ispettore ha detto prendendo Cat Berro per un braccio per allontanarlo da noi, quindi la devo lasciare qui. Malis ha fatto un passo avanti, il viso stravolto dall'angoscia. La prego ha detto, non gli spari. Lui non sa nulla di questa storia. Madame Satin lo ha spinto verso la siepe armando la pistola con uno scatto metallico. Sono desolata, tenente ha detto, purtroppo non cos. Cat ha fatto un passo avanti. Adesso tocca a te, Mordenti ha brontolato guardando la bella, non lasciare che le facciano del male. La baldracca ha puntato l'arma. Non si preoccupi per lei, ispettore, tra poco sar tutto finito. Ma vatlu a pi 'ntal cul... ha detto lui fissandola negli occhi. Il mostro ha premuto il grilletto. Uno schiocco che ha aperto un buco all'altezza del cuore sulla giacca del poliziotto. caduto all'indietro rotolando ai piedi della siepe. Con un urlo di rabbia Malis si liberata del suo guardiano ed volata addosso a Madame Satin colpendola con una serie di pugni scomposti. Il tizio dietro di me ha pungolato la mia schiena con la canna della mitraglia e mi ha levato la berta infiLezioni di tenebra 363/323

landomi una mano sotto la giacca. Le due donne sono rotolate per terra. A cavalcioni della baldracca, Deslandes picchiava come una furia. Colta di sorpresa, Madame non poteva fare altro che proteggersi dai colpi alzando le braccia davanti al viso. Passato lo sbalordimento, lo sgherro che si era fatto sfuggire Malis si fatto avanti roteando il calcio del Kalashnikov la cui veloce traiettoria ha incontrato la nuca della ragazza con un suono sordo. Una legnata tremenda. La bambola si accasciata senza un fiato. Con un gesto stizzito la baldracca si liberata del suo corpo inerte rovesciandolo sul prato. Toccava a me. Ho spinto indietro con forza la testa e la mia nuca ha colpito violentemente il naso del tipo alle mie spalle. Ha fatto il rumore di un sedano morsicato. Con un grido soffocato ha mollato lo schioppo portandosi le mani al viso. Mi sono voltato facendo perno su un piede e ho affondato il ginocchio tra le sue gambe con cattiveria. Mi ci voluto un secondo a dir tanto. Si sgonfiato come un canotto cadendo in ginocchio. L'ho mollato avventandomi sul balordo che aveva colpito la mia amica mentre Madame Satin cercava di rimettersi dritta. Sono atterrato con il piede sul retro del suo ginocchio che ha fatto i piccoli con uno schianto spaventoso. crollato a terra urlando come un'aquila. Con tutto il peso mi sono lasciato cadere in ginocchio sulla sua schiena mozzandogli il fiato e qualche costola. Siccome non aveva capelli, l'ho acchiappato per le orecchie e gli ho sbattuto con forza il muso per terra. Una, due, tre volte. Nonostante l'erba ho sentito le ossa della faccia che andavano in pezzi. Ero furibondo. Volevo rompergli l'osso del collo con una bella torsione, ma qualcuno ha fatto brillare un candelotto di dinamite dentro la mia testa. Un dolore bestiale per un centesimo di secondo, poi tutto diventato buio. Buio, puzza di benzina, odore di muffa e un dolore pulsante che mi trapanava il cervello. Mi sono ripreso con fatica cercando di muovere il collo intorpidito. Non puoi sapere quanto sia
324/363 Enrico Pandiani

duro il calcio di un fucile finch non te lo sbattono sulla testa. Ho fatto un rapido controllo delle mie funzioni vitali e ho deciso che mi trovavo proprio nella merda. Ci sono momenti nei quali scopri che sei pronto ad arrenderti, a lasciare che la rassegnazione vada oltre il livello di guardia. come trovarsi su un baratro, aggrappati a un ramo con una mano sola. Vorresti mollare la presa lasciando che tutto finisca dopo un volo che ti far spiaccicare sulle rocce sottostanti. Chiuso nel baule della macchina sono passato attraverso uno di quei momenti, il mio solo desiderio era una pallottola nella testa, l'espresso, come la chiamo io. Un'ultima benedetta pallottola per cancellare tutta quella paura. Poi ho sentito il corpo di Malis accanto al mio. Tenente... ho sussurrato. Una lama seghettata mi ha attraversato il cranio. Non mi ha risposto. Ho chiuso gli occhi cercando di combattere il dolore lancinante, respirando con la bocca la poca aria puzzolente che c'era l dentro. Anche Cat Berro era morto e in quella trappola l'avevo trascinato io. Lei si lamentata, un gemito flebile che ho sentito appena. Malis... ho detto sei sveglia? Non mi ha risposto. Ho provato a girarmi ma avevo le mani legate dietro la schiena. Con un respiro profondo ho cercato di calmare i battiti del cuore. L'auto ha fatto una curva a gomito e sono ruzzolato contro il corpo della mia collega ritrovandomi con la faccia tra i suoi capelli. Odore di sangue. L'ho sentito umido e appiccicoso contro la faccia. Mi sono voltato avvicinandomi a lei. Anche i suoi polsi erano legati. Malis, svegliati... ho sussurrato al suo orecchio. Nessuna reazione. Ho posato il naso sul suo collo e ho percepito la pulsazioni della vita, questo mi ha un po' calmato. Qualcosa di solido ha spinto contro il mio petto. Schiacciando il corpo contro quello di Malis l'ho sentito pi chiaramente e un fiotto di adrenalina mi ha risvegliato del tutto. A causa della colluttazione con Madame Satin nessuno di quei farabutti aveva penLezioni di tenebra 363/325

sato di levarle la pistola. Cercando di non fare rumore ho utilizzato il mento per voltarla verso di me. Il rullio dell'automobile continuava a farci sobbalzare. In quel baule faceva un caldo soffocante, rivoli di sudore mi colavano sul viso e lungo il collo. Alla fine sono riuscito a girarla sulla schiena. Con un ultimo sforzo mi sono messo su un fianco in modo da poterla frugare. L'ho palpata sotto la giacca cercando l'acciaio della sua .38 Special. La testa mi scoppiava e le dita intorpidite faticavano a muoversi ma alla fine hanno trovato il fodero. Ho afferrato il calcio di madreperla e con uno strappo ho sfilato la berta dalla fondina. L'ho infilata nei pantaloni dietro la schiena, poi l'ho coperta con la giacca. Poi mi sono afflosciato esausto sul pianale sporco e maleodorante dei baule. Altri scossoni. La vettura ha percorso un lungo acciottolato e ha fatto un paio di curve piuttosto strette prima di imboccare una salita. Mentre il corpo inerte di Malis mi schiacciava contro il bordo interno del baule ho cercato inutilmente di liberare le mani. La pistola della mia bella aveva dato nuova linfa al mio ormai scarso ottimismo. Un'occasione la sola cosa di cui ha bisogno uno sbirro in una brutta situazione. Ti ci aggrappi con forza, l'aspetti con i sensi tesi, la carezzi affidandole la tua sopravvivenza. Malis non dava segni di ripresa. Aveva beccato una sberla con i fiocchi e continuava a sanguinare. Ci siamo fermati. Ho sentito il cigolio di un cancello che veniva aperto, evidentemente l'ingresso di servizio. Una sportello che si richiudeva e siamo ripartiti con un piccolo scossone. Rumore di ghiaietto sotto le gomme, poi ci siamo fermati di nuovo. Un'altra mezza dozzina di portiere si sono aperte e richiuse. Passi sulla ghiaia e per finire il baule si spalancato con uno scatto. Uno degli amichetti della baldracca ha visto che ero sveglio. Mi ha afferrato per i capelli e mi ha sbattuto la fronte contro il bordo del baule. Mi ha fatto un male cane. Bastardo ha sibilato. Aveva i capelli scuri, pieni di gel. La
326/363 Enrico Pandiani

mia collega sta male ho detto, dovete fare qualcosa. Adesso le sparo nella nuca ha detto lui aiutandomi a uscire dal buco. Erano tutti l fuori con i loro mitra del cazzo. La puttana mascherata si teneva a qualche metro di distanza, quasi le facessero schifo. Un rivoletto di sangue sceso dalla fronte e mi finito nell'occhio. Mi sono pulito con la spalla della giacca. Che gli successo? ha chiesto lei. Si ferito nel baule ha detto quello che mi aveva sbatacchiato. La tipa ancora fuori combattimento. Lefteris ha ordinato lei, prendila e portala nel tabernacolo. Qualcuno avvisi il marchese che siamo arrivati. Un tizio pelato con addosso una maglietta nera che scoppiava sotto la spinta dei muscoli mi passato davanti guardandomi in cagnesco. Ha sollevato Malis e se l' caricata in spalla senza il minimo sforzo. Nessun segno di vita, l'angoscia mi ha dato una storcinata alle trippe. Che ne facciamo di Gheorghe e Lucio? ha chiesto un tipo pi largo che alto. Questo porco li ha conciati per le feste. Mentre quello chiamato Lefteris si allontanava con in groppa la mia bella, gli occhi di Madame Satin mi hanno fissato da sopra l'orlo del foulard. Portateli dal solito dottore ha detto. Commissario ha aggiunto, le sconsiglio altre iniziative del genere. Vogliamo andare? Quello dietro di me mi ha cacciato la canna della mitraglia tra le costole, di conseguenza ho acconsentito. Abbiamo attraversato un cortiletto laterale e siamo entrati nella maledetta villa. Scale, scalette, corridoi, sempre con la guardia del corpo alle calcagna. Non le fa venir caldo quel foulard? ho chiesto alla strega. Non mi sembra che si trovi nella posizione di fare dello spirito ha detto lapidaria. Al fondo di un corridoio tappezzato di corazze e vecchie armi inutili si apriva una piccola biblioteca con le pareti coperte
Lezioni di tenebra 363/327

da un'elegante carta da parati. Un salottino qui, un quadro l, una scrivania l. La sola finestra dava su un balconcino. Al di l dei vetri il buio entrava in scena. L'intera parete alla mia destra era occupata da una grande libreria la cui parte centrale, udite udite, era aperta e rivelava uno di quei passaggi segreti da romanzo d'appendice. Il tizio alle mie spalle mi ha pungolato con la canna e siamo entrati in una specie di universo sorprendente. Mi sono guardato attorno a bocca aperta. L'ampia stanza semicircolare, quasi un anfiteatro, era completamente spoglia a eccezione di una straordinaria boiserie che ne ricopriva i muri, inframmezzata da antiche colonne di legno che sembravano sostenere il soffitto. Quest'ultimo rappresentava un cielo scuro, picchiettato di stelle dorate, al centro del quale una potente luce emanava i suoi raggi sul mondo. Dio o qualcuno con gli stessi mezzi a disposizione. Lampade annegate nel margine superiore della boiserie tenevano la stanza in una penombra mistica e inquietante. La parete di fondo, enorme, era coperta di dipinti, affreschi, sculture lignee pi o meno grandi e dall'aria antica. Tutte quante erano raffigurazioni della sacra Sindone o del velo della Veronica o di qualche altro diavolo di supporto sul quale Ges Cristo aveva lasciato la propria effigie. Non sono un esperto, ma sembravano proprio i dipinti di cui aveva parlato il Granchio. Ero certo di aver visto alcuni di quei quadri nelle collezioni di importanti musei europei. Il tabernacolo, l'aveva chiamato lei con insolente umorismo. Quell'apoteosi del buon dio lasciava al centro un lungo spazio rettangolare attraverso il quale si scorgeva una pesante tenda di damasco blu scuro impreziosito da disegni di carattere religioso. Mi hanno spinto dentro. Sul parquet intarsiato due poltrone e un divano degli anni Quaranta parevano oggetti in miniatura. Al centro della parete tonda si aprivano due finestrelle rettangolari come quelle dei cinema. Il corpo esanime di Malis era
328/363 Enrico Pandiani

stato posato sul divano dal pelato che si era pure premurato di metterle un fazzoletto lercio sotto la testa per evitare che i cuscini si sporcassero di sangue. Deve fare qualcosa per la mia collega ho detto a Madame Satin, quel bastardo le ha spaccato la testa. Si dimentichi di lei, commissario. Guardi il lato positivo, amico mio ha detto il marchese entrando nella stanza, la sua amica non si accorger di morire. Indossava un completo in fresco di lana antracite tagliato alla perfezione, scarpe nere, camicia bianca e cravatta di seta blu. Una scimmietta elegante che si avvicinata a Malis. L'ha osservata levandole delicatamente una ciocca di capelli dal viso. Una donna di straordinaria bellezza ha detto, l'avrebbe potuta salvare, signor Mordenti. Aspetti a cantare vittoria ho brontolato. Non sarebbe in grado di reggere un bicchiere, quindi non le offrir da bere ha detto con un sorriso. La pianti con le stronzate ho sbottato. Cosa diavolo questa roba? Ho indicato la parete con il mento. Lui l'ha fissata come incantato. Si calmi, commissario, lei sta avendo un raro privilegio. Pochissime persone hanno avuto la possibilit di contemplare il mio capolavoro. Quanto tempo ci ha messo a rubare tutto quanto? Rubare.... Ha sorriso. Ci sono voluti oltre quarant'anni per raccogliere tutte queste testimonianze. stato un lavoro lungo e faticoso e non privo di rischi. Li chiami come vuole, non sono roba sua. Si allontanato da me guardando assorto i capolavori raccolti sulla parete. Ha ragione, non sono miei, n di nessun altro. Appartengono all'uomo che ha lasciato la propria traccia per salvare il mondo. Ho avuto l'alto incarico di mettere insieme queste testimonianze per preparare il suo ritorno. Il mio sguardo ha incontrato quello della baldracca. I suoi occhi sono rimasti freddi, non il minimo gesto di sorpresa. Se il
Lezioni di tenebra 363/329

marchese avesse detto che dio in persona stava per entrare, sarebbe stato ok per lei. Per un ricco stipendio, questo e altro. Lei bello fuori di testa ho detto. Mi ha fissato assorto, quasi risentito. Non mi aspetto che lei capisca, non che un poliziotto e, credo, un senza dio. Io non faccio che il suo volere, sono un mero strumento nelle sue mani. La devozione il destino della mia famiglia, di mio padre prima e in seguito mio. Se cos non fosse, quest'opera monumentale non sarebbe mai riuscita. Ha taciuto chiudendo gli occhi ed rimasto in silenzio qualche momento. Nessuno ha banfato. Era probabile che stesse ricevendo comunicazioni importanti dall'alto dei cieli. Del resto sua moglie l'aveva detto che parlava con il buon dio. Prima di riaprire i lampioni ha fatto una serie di lenti cenni con il capo. Come vede, siamo infine giunti alla meta. Per sua volont, nessuno lo ha potuto impedire. Complimenti ho borbottato, immagino che nel disegno divino le persone che ha fatto ammazzare non fossero che piccoli incidenti di percorso. Colui che ha peccato contro di me, quello canceller dal mio libro ha citato sollevando le mani all'altezza del petto. Io non eseguo che il volere dell'altissimo, commissario. Questo un compito che va al di l della sua comprensione e al quale la mia famiglia si preparata per generazioni. I vostri patetici sforzi per contrastarlo non fanno che rendermi pi forte. Quindi Calogero Vastedda la pensava come lei. Era un uomo debole. Ha fatto spallucce. Certo, il suo straordinario talento giunto a compimento, purtroppo la bramosia lo ha perduto. Per colpa di Beltramo e De Medici, commissario. Quei due pervertiti erano in grado di procurare tele molto antiche, ma la loro avidit era senza confini, lo hanno plagiato ed finita com' finita. Tutti gli altri non erano che pedine in un gioco troppo grande per loro. Mi ha sorriso con condiscendenza, come se quella sua ridicola nobilt lo potesse elevare al di sopra degli altri.
330/363 Enrico Pandiani

Prima o poi qualcuno ve la metter nel culo ho sbottato, a lei e a quella baldracca che non ha nemmeno il coraggio di mostrare la faccia. Madame si avvicinata e mi ha ficcato un manrovescio da manuale. Per puro caso non sono finito lungo e tirato per terra. Mentre il sapore metallico del sangue mi riempiva la bocca, il marchese ha alzato una mano e lei se n' tornata al suo posto. troppo tardi, amico mio ha detto con un sorriso, questa notte il disegno sar finalmente compiuto. Con il suo ritorno il Figlio dell'uomo porter pace e serenit a questo mondo e con la sua luce divina rifonder la propria chiesa facendo scempio di coloro che l'hanno corrotta. Amen. Non ho detto nulla perch non volevo beccarmi un altro ceffone. Ho guardato il lungo rettangolo di damasco circondato dagli altri dipinti e ho capito che cosa mancava l in mezzo. L'unico oggetto considerato autentico, il solo che potesse dare un senso al delirio del marchese. Non riuscir a fregare la Sindone ho detto sputando per terra un bel grumo di sangue. Mi si avvicinato guardandomi con curiosit. Nessuno me lo pu impedire, con Vastedda abbiamo lavorato per quasi dieci anni a una copia del lenzuolo. Mi costato una fortuna, il lino sul quale abbiamo lavorato coevo e la mano di Vastedda stata guidata dal pensiero di dio. In questo momento Bastien Chappaz sta lavorando senza saperlo al trasferimento del sacro lino nella sua sede d'elezione. Si voltato spalancando le braccia. Il suo posto lo attende, commissario, la reliquia pi importante, l'ultimo atto di questa esaltante impresa. Ha fatto un cenno e un pannello sceso a nascondere quella specie di monumento a un'idea idiota. Al centro della finta parete un grande schermo bianco trasformava la stanza nel cinema personale del marchese. Chiunque vi fosse entrato non poteva immaginare che cosa nascondesse l dietro. Dolente di doverla lasciare ha detto il piccolo mostro abLezioni di tenebra 363/331

bottonando la giacca. La mia amica si occuper di voi e, conoscendola, sono certo che lo far nel migliore dei modi. Ha parlottato sottovoce con Madame Satin, forse decidendo in quale discarica gettare i nostri cadaveri, quindi ha levato le tende. La baldracca ha dato un ordine in una lingua che non conoscevo e il pelato si nuovamente caricato in spalla il corpo di Deslandes. Lei si avvicinata a me. Forza, commissario ha detto prendendomi per un braccio. Scortati dai gorilla ci siamo avviati in fila indiana. Altre scale, questa volta ci hanno avvicinati al centro della terra. Umido alle pareti, mattoni a vista e un bel po' di angoscia a mano a mano che si scendeva. Forse era il caso che cominciassi a rivedere il film della mia vita perch a occhio e croce stavo per beccarmi una pallottola in testa. Il giro turistico terminato in una vasta cantina dai muri di mattone, le volte a botte e il pavimento in terra battuta. Nelle nicchie ad arco lungo le pareti erano stipate centinaia di bottiglie, alcune molto vecchie coperte di polvere grigia. Il solo arredamento era costituito da un rozzo tavolo di legno con attorno tre sedie con la seduta di paglia intrecciata. Ci siamo avvicinati a quell'elegante mobilio. Sul piano del tavolo erano posate alcune riviste, un paio di bottiglie di liquore, un mazzo di carte da gioco sconce e tre bicchieri sporchi. Al suo amico marchese non manca che lo scolapasta in testa ho detto alla mia carceriera, come pu dare retta a un pazzoide del genere? Mi strapaga permettendomi di fare ci che mi piace ha risposto burbera. Ora si metta gi. Mi ha fatto inginocchiare; evidentemente si trattava di un'esecuzione alla cinese con proiettile a carico di Le Normand. Il pelato che si chiamava Lefteris ha deposto in malo modo Malis sul pavimento. La baldracca mascherata ha tirato fuori la sua pistoletta silenziosa, poi si accucciata accanto a me. L'impermeabile aperto mostrava un vestitino spiegazzato in tela di lino azzurra. I piedi calzati da un paio di sandali neri
332/363 Enrico Pandiani

avevano unghie senza smalto. Per la cronaca le ho pure visto le mutandine di seta color perla. C' ancora un piccolo dettaglio ha detto. Lei e la sua collega avete quella busta con i ritagli di tessuto. necessario che ritorni in nostro possesso, devo sapere dove l'avete messa. Ecco cosa cercavate da Martine... Perch diavolo vi interessa tanto quella roba? Contiene due frammenti autentici della Sindone. Mi dica dove l'avete nascosta. Liberi la mia collega e me e gliela spedisco per raccomandata espresso. Ha puntato la pistola sulla fronte di Malis. Non ho tempo, commissario, me lo dica o premo il grilletto. Faccia pure, tanto l'ammazza comunque. Il suo sguardo gelido rimasto fisso nel mio per alcuni secondi. Ho pensato che avrebbe sparato, invece ha sospirato. Ha rimesso il ferro in tasca e ha schioccato le dita in direzione di uno dei suoi. L'uomo ha messo il Kalashnikov in spalla, si sfilato la mia Colt dalla cintura dei pantaloni e gliel'ha passata. Lei l'ha armata con un gesto secco, poi ha appoggiato la canna sull'incavo del braccio della mia bella. Un proiettile da .45 dovrebbe svegliarla, non crede? ha detto. Dopo di che mi rimangono l'altro gomito e le due ginocchia. nella cassaforte in camera nostra ho brontolato. Mi dia la combinazione. Gliel'ho data. Mi ha frugato nelle tasche e si impadronita della chiave elettronica dell'albergo, quindi si alzata e ha posato la mia berta sul tavolo. Ha dato un paio di ordini secchi e tre dei suoi scudieri sono usciti dalla cantina con armi e bagagli. Devo lasciarvi per un paio d'ore ha detto abbottonando l'impermeabile, Lefteris e Bogdan si prenderanno cura di voi fino al mio ritorno. Se non mi ha raccontato delle balle verrete eliminati in maniera indolore, altrimenti.... Mi ha carezzato i
Lezioni di tenebra 363/333

capelli. Altrimenti, commissario, ho paura che dovremo berci una bottiglia di champagne. Forse sotto quello straccio di seta nera ha sorriso, forse no. Mentre lasciava la cantina un fiotto d'ansia mi ha squassato il petto. Ho alzato lo sguardo e mi sono trovato davanti la palla da biliardo che si chiamava Lefteris. Puzzava di sudore e tabacco. Brutto pezzo di merda ha grugnito, a Parigi hai ammazzato mio fratello Rikard. Mi ha dato un calcio nello stomaco che mi ha piegato in due mozzandomi il respiro. Il secondo l'ho preso dritto sul muso. Sono caduto di schiena come un sacco di patate. La volta di mattoni sopra di me si sfocata, ondulandosi come per un calore intenso. Ho chiuso gli occhi mentre il naso mi si riempiva di sangue. Un pesciolino d'argento si mosso a scatti su un frammento di piastrella scura che affiorava dalla terra alla base del muro. Anche lui pareva senza scampo, si spostava da una parte all'altra del suo piccolo mondo senza smettere mai. L'ho osservato per alcuni minuti aspettando che il mio respiro tornasse normale. Quando mi sono rimesso dritto la testa mi ha dato una fitta feroce. Il sangue sulla faccia mi solleticava la pelle, cos mi sono pulito alla bell'e meglio sulla solita spalla. Sudore, sangue e paura emanavano un pessimo odore. Sono rimasto seduto per terra mentre quei due giocavano a carte bevendo alcol. Avrei dato qualsiasi cosa per un bel sorso di quella roba. Ehi, voi due ho detto, se mi date un goccio di liquore, quando lo arresto vi regalo il patrimonio del marchese. Chiudi il becco ha brontolato il pelato, altrimenti ricomincio a prenderti a calci. Il suo amico ha vuotato il bicchiere con gesto plateale. Per favore, fate qualcosa per la mia collega, sta continuando a san334/363 Enrico Pandiani

guinare. Il fratello del figlio di puttana che avevo freddato su per le scale di Lalanne si alzato sbuffando ed venuto ad accucciarsi accanto a me. Quale parte di "chiudi il becco" non hai capito, sbirro? ha detto dandomi uno schiaffetto sul mento. Cosa vi costa? La fate sedere su una sedia e le date un sorso di alcol. Mi ha fissato divertito. Ok, ci penso io ha detto. Si rimesso in piedi e ha sollevato Deslandes come fosse stata un fuscello. L'ha trascinata fino al tavolo e ve l'ha sdraiata sopra lasciando le gambe penzoloni. Poi le ha sollevato la gonna fin sopra la vita e le ha strappato via le mutandine. Che diavolo stai facendo? ho urlato. Invece di rispondermi si sbottonato i pantaloni rivelando un uccello enorme, ancora mezzo floscio ma gi sbalorditivo. Era evidente che il buon dio, nella sua infinita misericordia, aveva abbondato per compensare la mancanza di cervello. Vediamo se con questo si sveglia ha detto ridendo. Intanto che il suo amico si faceva da parte sghignazzando, lui si voltato per sistemarsi tra le cosce abbronzate della mia collega e ha cominciato a scrollare il siluro per portarlo in posizione di lancio. Allora mi sono proprio girati i coglioni. Non so dove ho trovato l'energia, fatto sta che sono schizzato in piedi come una molla e gli sono volato addosso colpendolo sulla tempia con una tremenda testata. stato come picchiare la fronte contro il muro, ma il fetente volato via andando a sbattere con violenza contro la parete di mattoni. Poi rotolato per terra. Io sono caduto in ginocchio. Per qualche secondo ho visto solo un firmamento di stelle nel quale perfino apparsa una cometa che gli astrologi avevano perso di vista dal 1652. Stringendo i denti ho sollevato una gamba cercando di alzarmi ma l'altro delinquente non ha perso tempo. Mi ha passato il mitra di traverso sulla gola e lo ha tirato a s cercando di
Lezioni di tenebra 363/335

strangolarmi. Per impedirgli di schiacciarmi la trachea ho assecondato il movimento rimettendomi in piedi, anche se con le mani legate dietro la schiena non potevo fare granch. Per giunta il fiato cominciava a scarseggiare e il pelato, bench intontito, si stava riprendendo alla svelta. Ho sentito il calcio della .38 Special di Malis sotto la giacca, l'ho afferrata sfilandola dai pantaloni e ho appoggiato la canna sulla coscia dello strangolatore. Poi ho premuto il grilletto tre volte. Ha fatto un baccano d'inferno, lui ha mollato la mitraglia ed schizzato indietro urlando come un ossesso. Mentre l'aria ricominciava a entrare nei polmoni mi sono di nuovo afflosciato e la pistola mi sfuggita di mano. Il ferito continuava a berciare mentre un fiotto impressionante di sangue sprizzava dalla sua coscia annaffiando il pavimento della cantina. Arteria femorale recisa: pochi minuti e il diavolo se lo portava via. Mentre cercavo di recuperare la pistola ho notato che Malis si stava riprendendo e guardava la scena a bocca aperta. Volevo urlarle qualcosa ma una pedata mi ha mandato lungo e tirato per terra. Lefteris era sopra di me, il pirillo all'aria, lo sguardo incazzato e tutto il resto. Ha afferrato il mitra del suo collega con entrambe le mani e lo ha sollevato sopra il capo per usarlo come una mazza su di me. Mi sono rannicchiato aspettando la botta, invece c' stato un altro sparo che ha rimbombato contro le volte di mattoni. Una nuvola di sangue vaporizzato si espansa come un'aureola scarlatta attorno alla sua testa. Ha mollato lo schioppo abbassando le mani con un movimento fiacco e una forte perplessit nello sguardo. Si voltato, ha fatto un goffo tentativo di raccogliere il mitra, poi crollato al suolo e non si pi mosso. Due persone sono entrate nella cantina, Alain Servandoni e quel simpaticone di Rolland. Se mi fossero apparsi Starsky e Hutch in persona sarei stato meno sbalordito. Puntellandomi sui gomiti ho raddrizzato il busto.
336/363 Enrico Pandiani

Da dove saltate fuori voi due? ho balbettato. Rolland aveva in mano un Franchi Spas a pompa. Si avvicinato al corpo dell'albanese e utilizzando la canna lo ha girato con circospezione. L'amico si era beccato una nespola alla base del collo. Il collega, bianco come un cencio, si lamentava ancora mentre i suoi ultimi globuli rossi se li beveva il terreno assetato. Malis ha cercato di mettersi dritta ma si dovuta appoggiare al tavolino con una smorfia. Alain ha rinfoderato la sua MR 73 e mi ha aiutato ad alzarmi in piedi. Ha tagliato la corda che mi legava i polsi. Appena in tempo ha detto. Me la stavo cavando alla grande ho brontolato. Ho visto ha detto lui. Mi sono avvicinato a Deslandes. Le ho abbassato la gonna e con il coltello di Alain le ho liberato le mani. Mi ha guardato con occhi pieni di tristezza. Sono addolorato per Francesco le ho detto. Non mica morto ha detto Alain, aveva un giubbotto antiproiettile. La pallottola gli ha solo fracassato un po' di costole. Lo sguardo di Malis si illuminato. Ero troppo stanco per essere geloso. Mi sono voltato verso Servandoni. Non mi hai ancora detto cosa ci fate a Torino. Il giorno dopo la vostra partenza, Le Normand ci ha spediti qui per guardarvi le spalle. da allora che vi seguiamo. Mentre si accendeva una sigaretta ho preso una bottiglia dal tavolo. C'erano ancora due dita di whisky che ho vuotato in un sorso. sceso gorgogliando in gola e mi ha rimesso al mondo. Su alla villa di Beltramo e De Medici erano in troppi ha detto Alain, non era possibile aiutarvi. Quando siete partiti abbiamo sentito Cat Berro che si lamentava cos lo abbiamo soccorso. Per Devaux non c'era pi nulla da fare. Come avete fatto a trovarci qui sotto? stata la marchesa a indicarci la strada. La marchesa?
Lezioni di tenebra 363/337

S, Rolland l'ha tirata gi dal letto. Sta aiutando Cat Berro a scendere qui sotto. Non potevate portarlo in ospedale? ha chiesto premurosa Deslandes. Rolland ha fatto spallucce. Ha insistito per venire con noi. Dobbiamo filare al duomo, Alain ho detto troncando le lodi dell'audace. Sono tutti l che si stanno fregando la Sindone. La Sindone? Ecco dove andavano cos di corsa. C'era anche lei? No, abbiamo visto quattro uomini. Sono usciti dal cancello principale. E quella maledetta dove accidenti finita? Di certo non era assieme a loro. Forse andata al nostro albergo. E che diavolo ci andava a fare in albergo? Gli ho spiegato della busta con i ritagli, della Sindone, di Ges e dello spirito santo. Malis si avvicinata per ascoltare. Finito il catechismo, l'ho presa per un braccio e l'ho portata sotto la luce. Come ti senti? ho chiesto. Mi fa male la testa. Hai nausea? Vedi per caso doppio o sfocato? No, sto abbastanza bene ma vorrei un paio di aspirine. Con la botta che hai preso non mi fido a portarti con noi ho detto. Sarebbe sciocco rischiare. Ha cercato di protestare, ma nemmeno lei era tanto convinta, cos l'ho zittita. Anche il tipo al quale avevo sparato nella gamba non fiatava pi. Rolland stava accucciato accanto a lui, il fucile a pompa di traverso sulle ginocchia. Se n' andato anche questo ha detto posando due dita sulla gola del cadavere. Vuol dire che per il Nobel dovranno cercare qualcun altro ho detto io. Passi per le scale. Sostenuto dalla marchesa, Cat Berro entrato con aria sofferente in cantina. Sembrava stesse in piedi per miracolo. Lei, al contrario, avvolta in un'elegante vestaglia di raso bord, pareva entusiasta del fuori programma. Ha stor338/363 Enrico Pandiani

to la bocca vedendo i cadaveri, ma giusto come avrebbe fatto di fronte a una tavola apparecchiata male. Malis corsa ad abbracciare Francesco con trasporto. Aveva gli occhi lucidi. Piano, piano... ha tossito lui sono tutto scassato. Lo abbiamo fatto sedere, era pallido come un morto. Ha preso la mano della mia collega e se l' premuta sulla guancia. Mi hai salvato la vita... ha borbottato. La bella gli ha sorriso annuendo con il capo. Lui non aveva nessuna intenzione di mollarle la mano, la teneva tra le sue come il bene pi prezioso del mondo. Era quasi imbarazzante. Quello le sta soffiando la ragazza ha detto Carmilla. Si faccia gli affari suoi ho brontolato. Dove si trova mio marito? ha chiesto. In un mare di guai. Era ora di andare, ogni minuto perso poteva essere quello buono e io volevo fare una sorpresa alla baldracca. Ho preso la mia Colt dal tavolino e l'ho infilata nel fodero sotto l'ascella. Alain, diamoci una mossa ho detto lasciando la cantina. Deslandes e la signora marchesa si prenderanno cura di Cat Berro. Lei, Rolland, prenda il suo schioppo e venga con noi. Malis mi corsa dietro. Mi ha raggiunto sulla porta mentre gli altri mi precedevano su per la scala. Mi ha carezzato la guancia. Perdonami ha mormorato. Prenditi cura del tuo ragazzo ho detto baciandola sulla fronte. Non volevo ferirti, quello che c' stato fra noi.... L'amore trionfa sempre, tenente ho detto con un sorriso. Il suo sguardo si oscurato. Promettimi che non lo farai ha detto di punto in bianco. Che non far cosa? Che non giustizierai Madame Satin come hai fatto a Parigi con quel delinquente. Ci siamo fissati in silenzio. I suoi occhi mi scrutavano ansiosi.
Lezioni di tenebra 363/339

Te lo prometto ho grugnito. Poi l'ho lasciata salendo gli scalini quattro alla volta.

340/363

Enrico Pandiani

ventinove

C' una camionetta militare che tiene d'occhio la piazza ha detto Alain. Il veicolo era parcheggiato con il sedere contro il muro al fondo dello slargo, una jeep dipinta a colori mimetici con a bordo due soldatini. Una delle portiere era aperta e il militare al volante si stava fumando una sigaretta rischiando la fucilazione sul posto. Potremmo metterli a nanna ha suggerito Rolland. Reggeva il fucile a pompa lungo la gamba, mezzo coperto dalla giacca. Ci manca solo un incidente internazionale ho brontolato. Stavamo in una piazzetta laterale tenendoci nascosti dietro l'angolo di un vicolo dal quale si godeva una buona vista sul duomo e su ci che gli stava intorno. Il piazzale attorno alla scalinata era deserto. Ogni tanto passava un'auto, molto pi raramente un tram. Il portone della chiesa era sprangato, per cui ho immaginato che per entrare si dovesse passare da qualche altra parte. A destra del duomo si ergeva una specie di edificio di servizio dall'aria provvisoria, forse costruito in vista dell'ostensione della Pasqua seguente. Sul retro doveva trovarsi l'ingresso secondario. In fondo due archi bui portavano a un'altra piazza. Abbiamo compagnia ha detto Alain. Da dietro l'edificio in cartapesta spuntato un tizio che fumava una sigaretta con le mani in tasca. Era pelato come una palla da biliardo e vestiva di scuro. Ha dato un'occhiata in giro, poi nuovamente scomparso. Dalla camionetta nessuna reaLezioni di tenebra 363/341

zione. Quello tiene d'occhio l'ingresso ho detto, dobbiamo toglierlo di mezzo se vogliamo entrare. Ci penso io ha bisbigliato Alain, faccio il giro e passo da dietro. Non appena l'ho sistemato vi faccio un cenno. E se i soldatini volessero intervenire? ha chiesto Rolland. In quel momento i due big jim sono scesi dalla loro camionetta. Si sono infilati in testa dei cappelli con sopra una lunga penna e, dopo aver spento le sigarette, si sono avviati per un giro di ispezione. Erano entrambi armati di pistola. Servandoni si allontanato lungo la viuzza scura alle nostre spalle. Ci sono voluti un paio di minuti per vedere la sua figura che si stagliava controluce all'interno di uno dei due archi al fondo del piazzale. Si spettinato i capelli, poi venuto avanti camminando da ubriaco. Si fermato, pi o meno all'altezza del tizio che stava di guardia, frugandosi nelle tasche. Ha tirato fuori le sigarette ma il pacchetto caduto per terra. Si chinato per prenderlo e nel farlo ha finto di perdere l'equilibrio riuscendo a rimanere in piedi per miracolo. Al terzo tentativo lo ha recuperato, ha preso una sigaretta, l'ha lisciata per bene e l'ha infilata fra le labbra. A quel punto iniziata la ricerca dei fiammiferi che ovviamente ha dato esito negativo. Si guardato attorno con aria spersa e finalmente ha visto il tizio. Gli ha fatto un cenno chiedendo del fuoco. Il pelato gli andato incontro con aria seccata, ha tirato fuori un Bic e gliel'ha avvicinato proteggendo la fiamma con l'altra mano. Alain si chinato tentennando ma invece di accendere la sigaretta gli ha ficcato tra le gambe la mamma di tutte le ginocchiate. Il tizio si sgonfiato senza un grido, Servandoni lo ha acchiappato per le ascelle, lo ha risollevato e come dessert gli ha servito una formidabile testata sul naso. Poi lo ha trascinato dietro l'edificio per il caff e un liquorino. Ho fatto cenno a Rolland. Camminando lentamente siamo usciti dal nostro riparo e abbiamo attraversato il sagrato come
342/363 Enrico Pandiani

due buoni amici. Al fondo della piazza i due soldatini stavano tornando dalla ronda parlottando fra loro. Non ci hanno degnati di uno sguardo. Quando hanno raggiunto la camionetta eravamo gi nascosti dal muro dell'edificio. Non sapevo di questo tuo talento d'avanspettacolo ho detto a Servandoni. Taglia, ti spiace? ha grugnito. Sollevato il tizio fuori combattimento abbiamo camminato lungo una cancellata di ferro fino a una scala di pietra con balaustra che saliva a fianco della chiesa. In cima abbiamo trovato un portoncino. Una delle due ante, solo accostata, lasciava trasparire un filo di luce. possibile che dentro ce ne siano altri ho bisbigliato. Una volta posato a terra il fardello inanimato, ho estratto la pistola e socchiuso la porta. Un piccolo ingresso deserto si aperto al mio sguardo. Siamo entrati. Qualcuno stava chiacchierando a bassa voce nella stanza accanto. La conversazione toccava argomenti filosofici con divagazioni di costume. Pisciare con l'uccello scappellato un'arte stava dottamente sostenendo uno dei luminari, mica tutti lo sanno fare senza annaffiare il pavimento. Sar per quello che i cessi pubblici fanno schifo ha brontolato un altro. La pisciata dev'essere costante, senza sussulti, altrimenti addio controllo. Basta niente per bagnare dappertutto. A me capita di continuo ha ammesso un terzo, la mia donna dice che sono un vero porco. Sghignazzata generale. Ho scambiato un'occhiata con i miei compagni, poi siamo entrati. Erano in tre, gli stessi che mi avevano portato in cantina. Stavano seduti su poltroncine finto barocco con i mitra a portata di mano sul pavimento. Quello in mezzo si alzato di scatto e si preso sul muso il calcio del fucile di Rolland. Ha fatto lo stesso rumore di un sacchetto pieno d'acqua lanciato dal sesto piano. Mentre scivolava sul pavimento di marmo i suoi compari si sono immobilizzati
Lezioni di tenebra 363/343

guardandomi come se avessero visto un fantasma. Don't take your guns to town son ha canticchiato Alain. Tutti a terra ho sibilato mettendo un dito sulle labbra. Non se lo sono fatti dire due volte. Mi sono accucciato accanto a quello che mi aveva sbattuto la fronte contro il bordo del baule. L'ho afferrato per i capelli, ho sollevato la testa di dieci centimetri, poi gli ho sbattuto la faccia sulla piastrella di marmo bianco. Ha fatto crock, un altro naso rotto per la mia collezione. Per stato bravo, non ha banfato. Occupatevi di questi due ho detto, poi portate dentro quell'altro e sistemate anche lui. Mentre i miei due soci impacchettavano i cattivi, ho preso una mitraglia e mi sono spinto lungo il breve corridoio che conduceva a una sagrestia ordinatissima profumata d'incenso e cera d'api. Da una crosta settecentesca un santo accoccolato su uno scranno di legno mi ha fissato con aria severa alzando lo sguardo dal grande libro che portava in grembo. La porta che dava sull'altare era socchiusa. Voci ovattate mi sono giunte alle orecchie, chiacchiere, indicazioni, suggerimenti. Cercando di non fare il minimo rumore ho accostato l'occhio per avere una panoramica d'insieme. Sul presbiterio in marmo era stato montato un ampio tendone chiaro, chiuso sui quattro lati, che portava stampato pi volte sulla tela il logo di Art-enImages. Era tenuto in piedi da un'avveniristica struttura di alluminio che tramite alcuni tiranti sosteneva le pareti creando all'interno una penombra protettiva. Attraverso il lembo sollevato dell'apertura si intravedevano cavalletti, lampade, cavi e apparecchi fotografici. La Sindone doveva gi essere all'interno. A qualche metro da me due tecnici in camice bianco stavano parlando con il personale di Art-en-Images scambiando gesti e indicazioni che non potevo sentire. La navata centrale del duomo era stata in parte liberata dalle panche di legno spinte verso il fondo. Il sacrista avrebbe avuto il suo daffare per ri344/363 Enrico Pandiani

mettere tutto a posto. Il marchese, impeccabile nel vestito scuro, stava discutendo amabilmente con Bastien Chappaz in compagnia di un monsignore e altri due pinguini in abito talare. Vicino a una colonna, un secondo crocchio di preti attendeva con aria paziente un segno della divina provvidenza. A meno che sotto la tonaca i ragazzi del signore non nascondessero un cannone, non si vedevano armi in giro. Niente sbirri n sicurezza privata. All'interno della tenda si muovevano tre o quattro persone che non riuscivo a identificare. Beh? ha bisbigliato Alain. Mi sono voltato. Lui e Rolland erano dietro di me armati di fucile mitragliatore. Sono sistemati? Non vanno da nessuna parte. Che abbiamo qui? C' parecchia gente, ma non vedo armi. Entriamo, li blocchiamo tutti quanti, poi chiamiamo la pula locale. Sei certo che si stiano fregando la Sindone? Che cazzo se ne fanno di quell'affare? Riportano Ges Cristo sulla terra, no? Ah, ok. Gli ho spiegato la disposizione delle persone, e abbiamo fatto una specie di piano d'azione. Quindi ho spalancato la porta e siamo entrati con i mitra spianati aprendoci a raggiera. Fermi tutti ho tuonato, il primo che si muove si becca una pallottola. Nello sconcerto generale il marchese sbiancato. Mi sono goduto il suo sbalordimento per qualche secondo mentre i miei colleghi radunavano le pecorelle smarrite. Voi dentro la tenda ho ordinato, venite fuori con le mani in alto o mi metto a sparare. Per la carit di dio non lo faccia! ha belato il monsignore. Il Sacro Lenzuolo si trova l dentro... La dottoressa Szathmry uscita cautamente seguita da Jeanne Tanguy e da un tecnico in camice bianco con un paio di
Lezioni di tenebra 363/345

spessi occhiali sul naso. Tenevano le mani alzate e parevano piuttosto spaventati. Commissario... ha detto Franciska scorgendomi cosa significa questa irruzione? Pi tardi le spiegher tutto, dottoressa, adesso si metta assieme agli altri. Cosa le successo? ha chiesto dopo avermi dato un'occhiata approfondita. Ho avuto da ridire con un paio di persone. Da brava, mi lasci fare. Abbiamo diviso il personale di Art-en-Images dagli altri e li abbiamo messi a sedere per terra accanto alla tenda. Prelati, autorit e i tecnici che manovravano la teca della Sindone li abbiamo affidati a Rolland. Ho preso Chappaz per un braccio e l'ho portato in un angolo. Buonasera, Bastien ho detto sottovoce. So che non c'entra niente con questa storia, ma il suo socio c'era invischiato fino al collo. Da qualche tempo avevo dei sospetti. Dove si trova Devaux? morto, lo ha fatto uccidere il marchese. Il marchese? Sta scherzando, commissario? Tagliando la fantascienza l'ho messo rapidamente al corrente della faccenda. Quando ho terminato sembrava invecchiato di una decina d'anni. Pu provare le sue accuse? ha chiesto in un soffio. Venga con me ho detto. Siamo tornati dal gruppo dei notabili tenuto sotto tiro da un gelido Rolland. Cosa intendete fare? ha belato il monsignore. Lei chi sarebbe? ho chiesto. Sono il vicario generale, monsignor Radicati ha enunciato con una certa spocchia. Ho paura, monsignore, che il marchese l'abbia messa in un mare di guai.
346/363 Enrico Pandiani

Come si permette? ha sbottato Raschera-Bettelmatt che intanto aveva ripreso un po' di colore. Mi sono avvicinato a lui. Dov' Madame Satin? Maledetto l'uomo che confida nell'uomo ha sibilato. Lei finito, amico ho detto, le sue citazioni non le serviranno a nulla. Non so di cosa stia parlando, pezzente. In effetti sono un po' sgualcito ho ammesso rivolgendomi agli altri. Dovete perdonarmi, ho avuto un pomeriggio difficile. Sono un commissario della polizia francese in missione per conto del mio Paese. Il marchese una personalit di tutto rispetto ha balbettato monsignor Radicati. Ci fa perdere del tempo prezioso, poliziotto, senza contare che la Sindone rischia di rovinarsi. Immagino che lei, monsignore, sappia bene quali sono le mire del marchese. Tuttavia lascer alla polizia italiana il piacere di indagare sui vostri legami. A cosa si riferisce? ha chiesto sorpresa la direttrice. Lo vedr tra poco, dottoressa. Ho passato il mio mitra a Rolland che se l' messo in spalla. Se questo elegante signore muove un solo dito ho detto indicando il marchese, gli spari senza esitare. Ho chiesto a Jeanne Tanguy di raggiungerci, quindi ho preso Szathmry, Chappaz e il monsignore e li ho portati nella tenda. Stesa su un enorme cavalletto, la Sindone era lunga, giallognola, piena di toppe. Eppure un sacco di gente era convinta che avesse avvolto un tizio piuttosto importante. Per vedere l'impronta che aveva lasciato mi sono dovuto avvicinare, era esile, inconsistente, appena accennata. Il monsignore si prostrato, segnato, genuflesso e cosparso il capo di cenere. Tre enormi banchi ottici Linhof Master Technika erano montati in fila su altrettanti cavalletti. Tutt'intorno diverse lampade a ombrello erano pronte a fornire la giusta luce per lo scatto. Un intrico di cavi colorati correva sul pavimento. Avete gi fatto le foto? ho chiesto a Jeanne.
Lezioni di tenebra 363/347

Solo qualche scatto di prova. Le stanno sviluppando in questo momento. Non successo nulla di strano? Mi ha guardato corrucciata. Tipo? Senta, bambola, si gi fatta fregare un quadro, intendo quel tipo di stranezze. Gli altri ci stavano osservando. No ha brontolato, andato tutto liscio. E allora cosa stavate aspettando? Dobbiamo vedere i provini stampati, domattina faremo gli scatti definitivi. Domattina avreste fotografato uno straccio qualsiasi. Ha sollevato le sopracciglia. Che intende dire? Mi segua ho detto. Ci siamo avvicinati al cavalletto. Non c'era dubbio, quello bruciato nel laboratorio di Vastedda a Picpus era il prototipo di quel bestione. Ho allungato una mano ma Jeanne mi ha fermato. Se vuole toccare tutto si metta questi. Mi ha passato un paio di guanti immacolati di cotone bianco. Ne ha infilato un paio anche lei. Cosa stiamo cercando? ha chiesto. Qualunque cosa non torni in questo cavalletto. Per esempio, perch cos largo? Ha fatto spallucce. Immagino per essere pi stabile, io sono una fotografa, mica un carpentiere. Ci siamo messi a esaminare quell'ammasso di legno e metallo. Il piano, che in quel momento era dritto, poteva essere inclinato, ma la parte posteriore era costituita da una lastra di metallo imbullonato piuttosto robusta. Pareva quindi improbabile, in questo caso, che per sostituire il lenzuolo fosse sufficiente ruotare il piano di centottanta gradi. Doveva esserci un altro sistema. Qualcuno rimasto solo qui dentro? No, c'erano sempre Chappaz o la dottoressa Szathmry.
348/363 Enrico Pandiani

Ho fatto scorrere le dita sulla modanatura superiore. Era spessa, in acciaio satinato, e si inseriva quasi alla perfezione nel bordo di legno. Ho provato a tirare ma il profilo si mosso di un millimetro appena. Cosa sta cercando di fare? ha domandato la direttrice con una punta di ansia nella voce. Invece di rispondere ho palpato le stanghe metalliche che reggevano il piano sul quale era fissata la Sindone. Erano lisce con un incavo pi scuro verso l'interno, una specie di rotaia rivestita di teflon. Se non mi fossi avvicinato tanto non l'avrei notata. Se rovina quella reliquia ha minacciato con voce tremante il monsignore, ne sar responsabile di fronte all'intera cristianit. Lasciando scivolare le dita dietro la stanga superiore non ho trovato nulla. Avevo un poco di batticuore. Prima o poi sarebbe arrivato qualcuno e questo non mi lasciava il tempo di smontare il maledetto aggeggio. Mentre grosse gocce di sudore caldo mi scendevano lungo il collo sono passato alla parte inferiore. Ho fatto scorrere le dita verso il basso e quasi subito ho incontrato una specie di piccola leva. Il cuore mi ha dato un tuffo. L'ho fatta scattare ma non successo niente. Venga qui ho detto a Jeanne, presto. Mi si avvicinata con aria diffidente. Il suo profumo leggero si mescolava a quello del sudore e del fumo di sigaretta. Che devo fare? ha chiesto. Le ho preso la mano e l'ho portata all'altezza della levetta nascosta dal montante. Quando lo dico io, tiri quella specie di grilletto verso il basso, intesi? Ha fatto segno che era ok per lei. Mi sono messo a met del piano del cavalletto e sollevando le braccia ho afferrato con le dita il bordo d'acciaio. Adesso... ho detto. Jeanne ha sbloccato il disimpegno. Ho tirato verso il basso e, come scorrendo su una rotaia lubrificata, una superficie semirigida scesa nascondendo la Sindone autentica e rivelandone
Lezioni di tenebra 363/349

una seconda, identica nella posizione alla precedente. Questione di un attimo e, a parte un piccolo scatto che l'ha fermata al proprio posto, non ha fatto il minimo rumore. Se fossimo stati soli, nessuno si sarebbe mai accorto della sostituzione. Mi sono allontanato di due passi lasciando la ragazza di stucco, con la mano ancora sulla levetta. La copia era perfetta, assolutamente identica all'originale. Il genio sciupato di Vastedda in tutto il suo sbalorditivo splendore. Santissima Madonna... ha mormorato Szathmry. Il colorito del viso aveva la stessa tonalit dell'abitino in jersey grigio topo. Mi sono voltato verso di loro. Monsignor Radicati, bianco come un cencio, continuava a detergersi le guance e la bocca con un fazzoletto. La direttrice ha fatto due passi verso il cavalletto sfilando gli occhiali dal naso. Quale delle due quella autentica? ha chiesto in un soffio. Non ne ho idea, probabile che sia quella di sotto, sempre che qualcuno di voi non l'abbia gi sostituita. Non bisogna toccare nulla ha detto Chappaz con voce incerta, dovranno essere analizzare attentamente. Ha tirato fuori una fraschetta piatta ricoperta di pelle e ha bevuto un lungo sorso di liquore. Poi l'ha rimessa in tasca. Come hanno realizzato questa diavoleria? ha chiesto Franciska. Il talento di Calogero Vastedda, il denaro del marchese e la compiacenza di monsignor Radicati. Senza dimenticare l'ingegno e la maestria tecnica di Deshayes e Devaux. Monsignor Radicati? ha detto voltandosi a guardarlo. Immagino sia un uomo molto religioso plagiato dal marchese. Lo ha convinto che questo avrebbe scatenato un'allettante serie di conseguenze divine. Si avvicinata al cavalletto. Sono sbalordita ha sospirato. Ne ha ben donde ho ammesso. Dove si trova la sua collega? ha detto recuperando colore. Su alla villa, con la marchesa e l'ispettore Cat Berro.
350/363 Enrico Pandiani

Si voltata quasi di scatto. I nostri volti erano vicini. In quel momento ho notato i suoi occhi troppo azzurri. Un'onda di gelo mi scesa lungo il corpo paralizzandomi per qualche secondo, tempo che a lei bastato per comprendere e reagire come una molla. Mi ha colpito con un calcio sul lato della gamba facendomi cadere in ginocchio. volata addosso al vicario generale mentre una pistola le compariva in mano come d'incanto. Lo ha acchiappato per la collottola puntandogliela alla nuca. Mi sono rialzato con una smorfia. Esca e dica ai suoi di posare le armi ha sibilato, altrimenti lo uccido. Ha solo due colpi in quella pistola ho grugnito, non andr molto lontano. Se non vuole beccarsi il primo, faccia come le ho detto. Per il momento c'era poco da discutere. Avrei volentieri riempito entrambi di piombo, invece ho ubbidito. Alain e Rolland hanno deposto l'arsenale. Vedendo uscire la Szathmry e il monsignore, il marchese si rianimato. Spostatevi da quella parte ha ordinato la baldracca indicando l'interno della navata. Seguito dai miei colleghi sono sceso dal presbiterio e ho raggiunto la prima fila di banchi. indietreggiata trascinandosi dietro il prelato pi bianco della merda di un lattaio. L'idea di dover raggiungere nostro signore in anticipo non sembrava andargli troppo a genio. Dirigendosi verso la porta della sacrestia sono passati accanto a Raschera-Bettelmatt. Cosa stai facendo, amore... ha belato il nobiluomo non ne vale la pena, metter tutto a posto, vedrai... Imbecille ha detto lei. Gli ha puntato l'arma alla tempia e ha premuto il grilletto. La pistola silenziata non ha fatto che uno schiocco. Guidobaldo indietreggiato di un passo con aria sorpresa, poi piombato con il culo per terra. Uno zampillo di sangue sgorgato dalla sua testa mentre il corpo scivolava lentamente su un
Lezioni di tenebra 363/351

fianco adagiandosi sul pavimento. Ho guardato allibito quella fontanella scura che spruzzava gorgogliando il marmo del presbiterio. Radicati si piegato sulle gambe mezzo svenuto per lo spavento, ma la schifosa lo ha stazzonato rimettendolo dritto mentre rinculavano verso l'uscita. Prima di lasciare la chiesa si arrestata sulla soglia riparandosi dietro la pingue mole del prelato. Tu ha detto a Jeanne, prendi i mitra e gettali l in fondo. Ancora sotto choc, la regina del diaframma si avvicinata con passo incerto. Datti una mossa l'ha incalzata il mostro. Prendendoli uno alla volta per la canna, Jeanne ha fatto volare i Kalashnikov dietro l'altare riuscendo ad abbattere solo due dei sei enormi candelabri d'argento che vi si trovavano sopra. Il cuore del marchese aveva intanto smesso di pompare. Dal foro del proiettile non usciva pi che un rigagnolo scarlatto che alimentava la pozza scura che gli si era formata sotto il capo. A quel punto le attenzioni della baldracca si sono rivolte a noi. Voi tre della Crim ha detto, sdraiatevi per terra. Siccome discutere con quella donna era utile come un cactus nelle mutande abbiamo obbedito. Se vi muovete prima che sia uscita da questo edificio, uccido il vicario ha detto, quindi scomparsa assieme a lui oltre la porta della sagrestia. La chiave ha girato nella toppa con un colpo secco. Sono schizzato in piedi. Chiamate la madama ho urlato ai miei compari, io le vado dietro. Ho scavalcato le panche di legno raggiungendo in quattro salti la porta della sagrestia. Era chiusa ma alla quarta spallata la serratura ha ceduto con uno schianto. Nel salottino i quattro deficienti erano ancora legati come salami con cordoni e paramenti sacri che quei due disgraziati dei miei colleghi avevano ridotto in strisce. Nell'ingresso ho trovato il monsignore. Un
352/363 Enrico Pandiani

colpo alla nuca lo aveva spedito nei verdi pascoli di Manit. Sono uscito scendendo come un fulmine la piccola scalinata e mi sono trovato davanti i due soldatini della jeep. Erano in piedi di fronte agli archi che portavano alla piazza accanto. Che sta succedendo? ha detto il primo cercando di essere marziale. Dov' andata la donna che uscita di qui? ho chiesto senza mezzi termini. Quell'altro ha indicato gli archi alla mia sinistra. Sono della polizia ho detto. Andate dentro, hanno bisogno d'aiuto. I miei colleghi stanno arrivando. Senza aspettare le decisioni strategiche dell'esercito mi sono buttato all'inseguimento. La piazza nella quale sono entrato era immensa, illuminata e ancora piuttosto animata. Ho attraversato uno spiazzo chiuso da una cancellata con due tizi nudi in groppa ad altrettanti cavalli rampanti e sono sbucato davanti al castello medievale. La facciata barocca pareva una torta di compleanno. Madame Satin si stava allontanando a sinistra dell'edificio diretta verso il fondo della piazza. Le sono volato dietro tagliando per un parcheggio con quattro o cinque vetture posteggiate. L'ho vista correre accanto al gruppo di soldatoni in bronzo dall'aria costernata. Schivando un tram giallo, si infilata in una viuzza stretta e poco illuminata passando sotto un arco di mattoni. L'ho imboccata in tempo per vederla entrare in un portone duecento metri pi avanti. Una breve corsa lungo la parete di un edificio di mattoni, un cinema o un teatro, mi ha portato accanto alla cornice del portone. Ho tirato fuori la Colt e, dopo aver dato un'occhiata, mi sono avventurato nell'androne. Due porte, una pi grande in legno e vetro e una senza battente che dava su una scala angusta. La prima era chiusa. Sono tornato indietro seguendo il rumore dei tacchi che salivano. Passata la soglia mi sono trovato davanti una specie di viLezioni di tenebra 363/353

sione, una di quelle che ti capitano solo quando fumi roba molto buona. Lungo la scala che si arrampicava ripida fino alla curva del muro erano accatastate decine di nani da giardino, cerbiatti e coniglietti di terracotta, l'intero mondo di Walt Disney ciondolava sui gradini. In cima sedeva pure Biancaneve, un po' sbrecciata ma sempre con la sua aria per bene. Quella processione mi ha accompagnato fino al primo piano. Una porta a vetri ha sbattuto pi in alto. Continuando per la scala ho raggiunto un pianerottolo male illuminato che puzzava di risciacquatura di piatti. Tre porte di legno massiccio e una, vetrata, che dava su un ballatoio. Ho infilato quella. Il terrazzo affacciava su un cortile piuttosto malmesso. Per terra ho trovato un paio di bossoli tenuti assieme da una piastrina d'acciaio. Occhi aperti, la baldracca aveva ricaricato la pistola. Percorrendo in lunghezza il ballatoio ho passato una porta di legno che si apriva su una scala pi ampia. Dall'alto giunto il suono di altri passi affrettati, poi una porta si chiusa con un tonfo soffocato. Mi sono scapicollato su per le scale controllando ogni angolo con la coda dell'occhio. Al terzo piano mi sono fermato. Una fila di porte, tre da una parte e tre dall'altra, a occhio e croce mansarde. Il pavimento di vecchie piastrelle a disegni giallastri era lercio, i muri luridi e polverosi. Una porta pesante tenuta accostata da un sistema a molla tutto arrugginito chiudeva il corridoio. Ho avvicinato l'orecchio al battente. Ne proveniva un rumore come di ferri sbattuti rabbiosamente tra loro. Le mie dita sudate si sono strette attorno al calcio della .45, poi ho spalancato la porta. Szathmry mi dava le spalle, aggrappata alla grata di ferro arrugginito che sigillava una grande finestra scrostata. L'afferrava con entrambe le mani scuotendola rabbiosamente per aprirla. Cosa che non sarebbe successa, visto che una piccola catena di lucido acciaio lo impediva. Era chiusa da un lucchetto d'ottone, nuovo di zecca pure quello. Fine della corsa ho detto puntando la pistola.
354/363 Enrico Pandiani

Ha smesso di agitarsi lasciando cadere le braccia lungo i fianchi e si voltata verso di me, lo sguardo rabbioso e i capelli spettinati. Ho fatto due passi verso di lei senza levarle gli occhi di dosso. Finalmente l'avevo davanti alla canna della mia pistola. Il dito sul grilletto era tanto teso da farmi male. Ho fatto un gran respiro. Qualcosa non ha funzionato? ho domandato indicando la griglia con un gesto del mento. Un mese fa quella catena non c'era ha detto a denti stretti, oltre la finestra non mi avrebbe pi trovata. Ha fatto una pausa, poi un sorriso cattivo le ha spiegazzato le labbra. E adesso cosa succede, commissario? Tanto per cominciare molli la pistola. L'ha presa dal davanzale e l'ha gettata in mezzo alla stanza. Mi sono avvicinato, l'ho raccolta con un fazzoletto e l'ho messa in tasca. Faccia che buttare anche la borsa ho detto, di lei mi fido come di un tumore maligno. L'ha lasciata cadere per terra e l'ha allontanata con un piede. Ne venuta fuori la busta con i ritagli di tessuto. La sua efficienza sorprendente, pure riuscita a passare dal mio albergo. Non direi, nella fretta ho dimenticato le lenti a contatto... Prima o poi l'avrei trovata comunque. Mi ha fissato senza sorridere. Cosa vuole per lasciarmi andare? Le posso dare molti soldi. Non se ne parla, ha sparato alla mia amica Martine, ricorda? L'ha ammazzata come un cane davanti a me. Ha fatto un sorriso beffardo. A quanto mi risulta, si consolato piuttosto in fretta. Siamo rimasti in silenzio fissandoci in cagnesco. Potevo spararle e finirla l, ma poi Malis mi avrebbe fatto il muso e comunque Martine non sarebbe tornata. Una delle lampade del soffitto crepitava in attesa di spegnersi definitivamente. Perch ha ucciso Bcassine Degas? ho chiesto con voce
Lezioni di tenebra 363/355

stanca. Ha fatto spallucce. Che le importa? ha detto. Era solo una troietta. Mi sono frugato in tasca e ho tirato fuori quel proiettile che avevo preso da Maurice De Clock. Ho estratto il caricatore e prima di rimetterlo al suo posto ho inserito la pallottola dum dum sopra le altre. Tirando indietro il carrello l'ho messa in canna. L'altra caduta sul pavimento con un tonfo. Ho sospirato. Lei mi stava osservando, le sopracciglia appena corrucciate. Se ne faccia una ragione, Mordenti ha detto con un tremito nella voce, perch il male trionfi sufficiente che le persone buone non facciano nulla. Ha sollevato le braccia porgendomi i polsi con un sorriso sarcastico. Allora abbiamo un problema ho detto, perch in questo momento mi sento molto cattivo. Ho puntato la pistola e ho premuto il grilletto. La detonazione ha saturato lo spazio con la violenza di un tuono che ha rimbombato sulle pareti della stanza. Madame Satin sobbalzata mentre il vetro alle sue spalle andava in frantumi. Ha fatto due passi malfermi spostandosi di lato per appoggiare la schiena al muro. Il sangue ha preso a sgorgare dalla spalla destra. Lo ha guardato inebetita, poi ha cominciato a scivolare a terra lasciando sulla parete una striscia scarlatta. Questa te la manda Martine ho mormorato. Il suo viso era bianco come un cencio, coperto da grosse gocce di sudore. Una dum dum che ti attraversa la spalla non una bella cosa, quello che lascia una poltiglia di carne, nervi e frammenti d'ossa. Al tuo braccio puoi dire addio. Mi sono avvicinato tirando fuori dalla tasca la sua pistoletta silenziata. Usando il fazzoletto le ho sollevato la destra e ho chiuso le dita attorno al calcio dell'arma posando l'indice sul grilletto. Ho preso la mira e ho sparato un colpo. Il proiettile si
356/363 Enrico Pandiani

conficcato nel muro a lato della porta. Abbia pazienza ho detto levandole la berta di mano, per un tocco di folclore. Ho sparato l'altro colpo verso il cielo fuori della finestra, poi ho posato la pistola sul pavimento. Un piccolo lago di sangue si stava formando alla base della parete. Se l'ambulanza fosse arrivata in tempo se la sarebbe cavata. Altrimenti, tanti saluti. Ho udito delle voci provenire dalle scale. Qualcuno ha chiamato il mio nome. Sono qui ho urlato, la stanza in fondo. Alain e Rolland sono entrati nella soffitta seguiti da un tizio in borghese e da due sbirri in divisa. Prima di rinfoderare le armi hanno fatto una panoramica del locale. morta? ha domandato quello in borghese. Ferita alla spalla ho detto. Perde parecchio sangue, serve un'ambulanza alla svelta. Ha fatto un cenno con la mano e uno dei due questurini filato via come un razzo. Sono l'ispettore Bosdaves della mobile ha detto tendendo la mano. Ce le siamo strizzate adeguatamente. Era biondo, sui trentotto anni, la faccia franca e simpatica. Avete notizie della mia collega? ho chiesto. Ha accompagnato l'ispettore Cat Berro in ospedale. Altri sbirri sono entrati nella stanza tenendosi alla larga dalla scena del crimine. Evidentemente la scientifica stava arrivando. Una sirena lontana aumentata d'intensit, poi si arrestata da qualche parte per strada. C' qualcosa che posso fare per lei? ha domandato l'ispettore. per caso ferito? No, ispettore, la ringrazio, sto benone. Se non le spiace vorrei fare un salto in albergo per darmi una pulita e cambiarmi d'abito. Il comandante Servandoni sa come trovarmi. Scambio di sguardi con il mio socio che mi ha strizzato l'occhio con un sorrisetto. D'accordo, commissario ha detto Bosdaves, l'aspetto
Lezioni di tenebra 363/357

domattina in questura. Prima di sparire ho salutato Alain che mi ha congedato con un paio di pacche sulla schiena. Non ne potevo pi di quella storia, era arrivato il momento di scrollarsela di dosso. Sulla porta ho incontrato Rolland. Ci siamo scrutati con un mezzo sorriso, poi ci siamo stretti la mano. Grazie di tutto, Nassim ho detto. Ha fatto un cenno del capo e si scostato per farmi passare. Sulle scale ho incrociato i paramedici che salivano chiacchierando. Tutto sembrava tornato normale.

358/363

Enrico Pandiani

trenta

Che le porto? ha chiesto il cameriere passando uno strofinaccio sul tavolino. Un Gimlet ho detto, e se al barman va di esagerare con il gin, ok per me. Gettate dalla finestra venti minuti o dateli in beneficenza o fate come vi pare. il tempo esatto che ha impiegato il barista per mettere assieme le materie prime e confezionare l'aperitivo. Il giovanotto finalmente tornato da me posandomelo davanti con un sorriso. Grazie ho detto. Ne faccia preparare un altro, probabile che tra mezz'ora ne abbia ancora voglia. Un sorso di nettare e mi sono sentito in paradiso. Uscito da quella spelonca lercia e piena di scale mi era passata la voglia di tornare in albergo. Un forte desiderio di alcol aveva preso alla svelta il sopravvento. Seguendo il flusso dei nottambuli ero sbucato al centro di una grande piazza che scendeva verso il fiume. Troppa gente e troppo casino. Mi ero infilato nell'ultima via prima del lungofiume. Un paio di isolati tranquilli mi avevano condotto a una piazzetta pi piccola che cingeva un giardinetto circondato da alti alberi scuri. Vi si affacciava un caff con diversi tavolini di alluminio sparsi tra le piante. Nonostante fosse pieno zeppo di facce di cazzo, mi era sembrato il posto giusto dove sbattere le ossa. Con un sospiro di sollievo mi sono rilassato fottendomene del rumore, della gente, del caldo e delle occhiate di disgusto che attirava il mio stato indecoroso. Stavo giusto pensando che mi mancava Parigi, quando il telefonino si messo a trillare.
Lezioni di tenebra 363/359

Era un numero che non conoscevo, prefisso di Torino. Mordenti ho detto. Sono la vedova inconsolabile ha detto la voce di Carmilla Smntn-Brnz. Vedo che le notizie volano. Le faccio le mie condoglianze. Avevo sottovalutato le potenzialit della dottoressa Szathmry ha detto con un sospiro. Non faccia la cinica, Carmilla, non le si addice. Non cinismo, la verit che ho sempre rifiutato di vedere ci che mi accadeva attorno. Ho bevuto un sorso di liquore. Le gabbie dorate sono universi strani, amica mia ho detto, possono annebbiare la vista. Non sia crudele, la vita pu essere difficile anche in una gabbia dorata. Adesso libera, pu finalmente volare con le sue ali. rimasta in silenzio qualche momento. Mio marito era un figlio di puttana, ma non meritava di morire cos. Evidentemente il buon dio lo voleva su con s. Adesso il cinico lei, commissario. Io ho un buon motivo, quel piccolo bastardo ha cercato di farmi la pelle. Silenzio. Sentivo il suo respiro dall'altra parte dell'apparecchio. Dove si trova? ha chiesto infine. Mi sono guardato attorno. Chiacchiericcio e rumore di bicchieri. Dall'altra parte della strada, in un salottino sotto vetro parcheggiato tra una macchina e l'altra, tre giovani donne un po' sguaiate parlavano e ridevano ad alta voce. La pi elegante sembrava Lady Gaga. Sono a un tavolino sotto gli alberi in un caff da parvenu ho detto. Lei su alla villa? S, mi sento spersa. All'improvviso sembra tutto troppo grande. Le hanno ripulito la cantina? Lo stanno facendo. La sua amichetta se n' andata in ambu360/363 Enrico Pandiani

lanza con quel bell'ispettore. Me l'hanno detto, le donne sono volubili. Siamo rimasti soli, amico mio. Per giunta, lei sarebbe un buon partito. Ha riso. Mi offre un drink? Se la penso con la vestaglia che indossava poc'anzi, la risposta s. Posso venire con quella, se lo desidera. So che lo farebbe ho detto, ma non il caso. Ci prenderebbero per una coppia un po' troppo eccentrica. Che sta bevendo? Un Gimlet gelato. Mmhh... che voglia. Forza, monti in auto e mi raggiunga. Faccio preparare un altro paio di drink, il cameriere uno che se la prende comoda. D'accordo, mi dia l'indirizzo. Ho guardato la targa all'angolo della via e ho riferito le coordinate. Stavo per attaccare ma Carmilla aveva ancora qualcosa per la testa. La sua voce ha canticchiato qualche nota del Clair de lune. Ho sorriso. La nostra canzone ho detto. Sto arrivando ha detto lei. Poi ha riattaccato. Ho vuotato il bicchiere e l'ho posato sul tavolo. Mi sono reso conto che da parecchio tempo non mi sentivo cos bene. Tutto sommato, Parigi poteva aspettare ancora un poco. Un venticello leggero stava rinfrescando l'aria della notte facendo ondeggiare le chiome nere degli alberi. Ho chiuso gli occhi circondato dai rumori della piazza mentre il suono lieve della brezza tra le foglie prendeva lentamente il sopravvento. Torino, 2010 EmmeBooks 224
Lezioni di tenebra 363/361