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CHE COS'E' IL RESTAURO?

Nove studiosi a confronto

Che cos'è il restauro?


Solo Viollet-le-Duc e Cesare Brandi hanno dato una definizione di restauro, escludendo Ruskin che ha dato
una sorta di enunciato in negativo.
La riflessione sul restauro è sostanzialmente circoscritta all'Italia e il dibattito è sul come si restaura, non
sul perchè.
Il restauro è sorto dall'ottocentesca crisi dello stile e successivamente dalla seconda metà dell'Ottocento alla
prima del Novecento si radicò in Inghilterra, Francia, Italia ed anche sporadicamente in Austria, con le teo-
rie del restauro.
Il restauro emerge come simbolo dello storicismo che contesta ai movimenti d'avanguardia l'oblio della sto-
ria e l'abbandono della memoria. Il nuovo e l'antico sono i temi centrali del dibattito che lega la nuova ar-
chitettura al sapere e alla conoscenza storica, e questa fase rientra in un periodo di indifferenza verso la
tutela da parte di chi guarda alla cosa pubblica, fino agli anni 60 del Novecento, in cui aumentano gli
investimenti e le attenzioni per il patrimonio storico a discapito delle teorie, e inizia la stagione delle leggi
speciali e delle sponsorizzazioni statali.
Oggi il tema della conservazione è piuttosto ampio e discusso: la progettazione del nuovo rivendica il dirit-
to di gestire la modificazione delle architetture preesistenti in nome di una inarrestabile legge del divenire,
sottomettendo la conservazione alle finalità del progetto. (restauro come pretesto progettuale, mascherato
con citazioni dell'antico).
La scienza del consolidamento pone l'accento sul dissesto dei monumenti antichi che provocano un perico-
lo per la sicurezza, col rischio di incentrare l'idea del restauro solo sul consolidamento.
La teoria del recupero invece porta il manufatto sul piano del mercato, proponendone il ri-uso e la ri-
progettazione fondata sull'efficienza tecnica e funzionale, indipendente sia dalla nuova edificazione sia dal
restauro tradizionale.
Gli urbanisti inseriscono la conservazione nell'ottica più ampia del piano urbanistico, fornendo anche teo-
rie per un restauro del paesaggio.
Si fanno spazio anche approcci di tipo socioeconomico che fanno riferimento al degrado sociale dei luoghi
storici, all'igiene, alle microcomunità diffuse, al diritto di trasformare le edilizie antiche in alloggi comodi e
decorosi (anche ricorrendo al fai-da-te) oppure, nel caso dei ceti imprenditoriali, alla possibile ripresa dalla
crisi tramite la riprogettazione di quelle aree.
Da questo scenario emergono due contraddizioni:
• il linguaggio dei restauratori, che da una parte deriva da altri ambiti linguistici, dall'altra produce nuovi
significati, per cui spazia in diversi ambiti disciplinari e necessita di un lavoro di ripulitura concettuale.
• i contenuti del restauro, il quale può essere visto come una disciplina a sé oppure un modo di vedere
l'architettura.

Se si vuole arrivare ad una teoria del restauro che tolga ogni dubbio o incertezza teorica, questa deve:
• contenere una proposizione definitoria chiara del tipo “il restauro è...”;
• chiarire il significato che ogni autore attribuisce al termine, e non alla valutazione critica della disciplina;
• evitare di contrapporre la conservazione al restauro, che non è riconoscibile come disciplina, e fare
chiarezza sui sinonimi quali “recupero” e “ristrutturazione”;
• essere chiaramente riconoscibile e può essere seguita da corollari o approfondimenti;

I militanti:
Amedeo Bellini
Restaurare un oggetto è un atto indicativo del riconoscimento di un valore e della volontà di mantenerne
l'esperibilità nel futuro.
Il termine restauro indica il recupero dell'efficienza funzionale, il ristabilimento di una magnificenza perdu-
ta, delle qualità formali per l'apprezzamento estetico o antiquario.
E' fondamentale conservare il documento, sottoporlo ad analisi critica, individuare le falsificazioni e le alte-
razioni naturali o artificiali. Alcuni di questi manufatti però non si esprimono attraverso la materia e occor-
re perciò studiarli mentalmente; per altri, come le architetture, si opera direttamente sull'oggetto.
Il restauro è l'atto con cui si riconduce il documento alla sua primitiva verità definita da un'interpretazione
storiografica. Alcuni ritengono però che il documento non possa avere una sola realtà originaria, ma che
esso si modifichi nella storia, accrescendo il suo significato, e contestano anche i parametri secondo cui lo
si giudica.
Un'altra tendenza pone come obiettivo la perfezione estetica come valore assoluto, oppure identifica l'arte
come realtà spirituale.
Arte è ciò che ha una particolare intensità espressiva e capacità di emozionare, e i suoi non sono valori as-
soluti e personali, ma derivano dalle relazioni tra oggetto e soggetto, che possono anche mutare a seconda
dei periodi storici.
Perciò ogni gerarchia di valori deve essere contestualizzata entro certi parametri di riferimento e condizioni
in cui si svolgono le analisi.
Inoltre, anche se tutto a seconda dei canoni è degno di conservazione, non tutto può essere conservato per
motivi tecnici ed etici. L'aggiunta contemporanea della conservazione non deve essere un falso storico, ma
deve essere espressione della modernità come simbolo di continuità col passato.
Il rispetto del passato richiede la sua conoscenza: ne accresce i significati e costituisce il legame tra ogget-
to storico e uomo → conoscenza, conservazione, stratificazione. (manutenere è meglio che restaurare).
Il bene culturale è anche bene economico, in quanto percezione del passato, continuità col futuro, consape-
volezza e sviluppo della persona.
Il restauro è: esecuzione di un progetto d'architettura che si applica a una preesistenza previo accurato
studio, conservandone la consistenza materiale, riducendone il degrado, limitando al minimo le alterazio-
ni, al fine di valorizzarne lo scopo di soddisfare i bisogni.

Giovanni Carbonara
Il restauro è: un intervento volto a conservare e a trasmettere al futuro le opere di interesse storico, artisti-
co e ambientale, semplificandone la lettura senza modificare le tracce del tempo. Deve rispettare il valore
di autenticità e l'atto concreto di espressione di un'interpretazione non deve mai essere irreversibile.
E' un'attività scientifica e filologicamente fondata volta a conservare i caratteri fisici e dare una lettura cor-
retta dell'opera; si avvale inoltre di diversi apporti quali tecniche di analisi, rilevamento, rappresentazione
grafica, scienze fisiche e chimiche.
Restauro: intervento diretto sull'opera ed eventuale sua modifica, nel rispetto delle tecniche e del-
la conoscenza storico-critica;
Conservazione: opera di prevenzione, manutenzione e salvaguardia per evitare il restauro.
Si restaura perché si riconosce a un manufatto un valore artistico, estetico, testimoniale, storico, culturale,
scientifico o civile. Non è restauro il ripristino, il risarcimento, la riparazione, la reinvenzione o il rifaci-
mento più o meno integrale, poiché sono tutte azioni che trasfigurano il manufatto senza rispettare il valore
dell'antico. Nemmeno il riuso e il recupero sono considerati come restauro, ma sono azioni affiancabili ad
esso in quanto volgono il manufatto a scopi sociali o economici.
Il restauro svolge anche una reintegrazione e reinterpretazione dell'opera, dando anche una forma estetica al
suo intervento (restauro critico e creativo), che non deve mai essere totalmente libero, ma deve fare riferi-
mento alla comprensione storico-critica dell'oggetto in questione.
Non si può insegnare una teoria del restauro, poiché è un atto libero fondato sul rigore concettuale, ma si
può insegnare una metodologia di approccio alle varie situazioni che si possono incontrare.

Stella Casiello
Il restauro è: il complesso di interventi tecnico-scientifici che conservano nel tempo le testimonianze mate-
riali poiché riconosce in esse determinati valori.
Anche le opere modeste che nel tempo hanno assunto valore con tutte le loro stratificazioni sono considera-
te monumenti, pertanto tali stratificazioni, anche se non sono originarie, vanno valutate a seconda del con-
testo in cui sono state create.
Il restauro deve considerare l'istanza storica, estetica e psicologica, inoltre deve basarsi su una valutazione
critica derivante da ragioni etiche.
Oggi il restauro è fatto per lo più da privati senza le tecniche e le strutture adeguate, che propendono ad un
ripristino di uno stato ideale di antico splendore (le-Duc) piuttosto che alla conservazione.
Il restauro invece deve essere il mezzo attraverso cui si arriva al fine della conservazione storica ed esteti-
ca, il problema sorge nel momento in cui si ha l'ampliamento del concetto di monumento. Ogni intervento
inoltre è un episodio a sé e richiede competenze storico critiche.
Attraverso la conoscenza approfondita, si deve conservare tutto ciò che sia possibile, limitando al minimo
la perdita di materia e indirizzando la trasformazione, poiché qualsiasi intervento modifica l'esistente e
ogni azione dipende da colui che guida il restauro, da chi lo esegue e dalla cultura impiegata in esso, moti-
vando le scelte progettuali.

Roberto Cecchi
Il restauro è: un'azione complessa che può incidere su un bene in maniera compatibile con la natura dello
stesso, per poter garantire il più possibile la sua integrità materica e valorizzare i suoi contenuti culturali.
Complessa perché si tratta di un'azione fortemente strutturata, ogni volta bisogna studiare la situazione più
opportuna al contesto.
Compatibile in quanto obbliga a rimanere entro limiti fisici nel rispetto della natura materiale del bene, che
permette di capirlo ed interpretarlo.

Marco Dezzi Bardeschi


Conservazione: ha come esigenza quella di proteggere, salvaguardare, preservare i beni essenziali dell'uo-
mo, rispettando, tutelando e custodendo un patrimonio personale o collettivo;
Restauro: ha lo scopo di riemettere in piena efficienza un oggetto che allo stato attuale non ci sodd-
sfa, anche operando trasformazioni/mutazioni materiali e morfologiche;
Ci si aspetta dal restauro che salvaguardi materialmente l'opera, ovvero che se ne prenda cura fisicamente e
che lo valorizzi, essendo questo unico e irripetibile sia per specificità d'origine sia per il processo del tem-
po.
Il restauro è: ogni intervento che ha come obiettivo la permanenza nel tempo dell'aspetto fisico del Bene ri-
cevuto in eredità dalla storia, attraverso nuovi apporti di progetto critici.(massima permanenza + apporto
del nuovo come plusvalore)
Inoltre il restauro:
– non giustifica l'abolizione di alcune parti in favore di altre attraverso un puro gusto estetico, ma piuttosto
incentiva l'accumulazione di materiale naturale e artificiale stratificato nel tempo per non perdere la cono-
scenza storica del manufatto;
– non si esaurisce nel semplice atto di conservazione della materia preesistente, ma è necessario fornire
nuovi apporti materici e tecnologici per mantenere in buono stato il manufatto;
– deve essere chiaro segno del nostro tempo, cioè ogni aggiunta necessaria deve essere bel leggibile.
Il restauro è una sintesi di conservazione e progettazione del nuovo : la prima pratica rinnega ogni mutazio-
ne dell'oggetto sia per rimozione che per addizione, trasformazioni che riguardano invece la sfera del pro-
getto in quanto valorizzazione attraverso la testimonianza del proprio tempo e della propria cultura.

Paolo Fancelli
Il restauro è: tramandare al futuro tutto ciò che ha un significato storico (monumenti/documenti tangibili),
sia in positivo sia in negativo, in seguito al momento metodologico del riconoscimento dell'oggetto-
contesto storico/estetico.
Per fare ciò è necessario discernere tra ciò che merita di essere trasmesso al futuro e ciò che non ha impor-
tanza, coi rischi che comporta tale selezione, ed anche se questo non incontra i nostri gusti personali (valori
negativi).
E' un atto conoscitivo che ha come scopo ultimo quello di tramandare, attraverso un continuo lavoro di pro-
getto e lavoro sul campo, non sono gli oggetti ma anche i loro con-testi, ovvero l'ambiente in cui essi si
sono sviluppati.
Da ciò deriva un capovolgimento di attenzione che fa partire la ricerca dai luoghi di interesse per arrivare
poi ai singoli elementi, che assumono nel loro humus pieno significato.
Inoltre è da prediligersi un restauro preventivo, una manutenzione costante, per non cadere nell'abbandono
che richiederà in seguito l'uso di un traumatico ripristino.
Il restauratore è colui che ha doti intellettuali, manuali, scientifiche e umanistiche con le quali sa studiare
profondamente le fonti, le opere e i loro contesti, e che li tramanderà limitando al minimo le modifiche e,
nel caso in cui queste si rendano indispensabili, le renderà evidentemente moderne.

Paolo Marconi
Il restauro è: un'operazione su un'architettura o un contesto degni di essere perpetuati nel tempo, nelle mi-
gliori condizioni, tramandando i significati che ad essi appartengono.
Anche se nel tempo i monumenti che noi commemoriamo ci appaiono diversi da come erano in origine per
un naturale, o artificiale, processo di trasformazione, il significato simbolico è intrinseco, per questo il re-
stauratore a volte deve reintegrare e ridimensionare la forma affinché la sua essenza primitiva si conservi
(unità semantica) , individuandone il valore e il significato.
Il manufatto architettonico è quello più soggetto a trasformazioni, perché oltre che agli altri processi, esso
va spesso incontro a modificazioni d'uso, spesso degradanti e che ne mutano la morfologia e la struttura sta-
tica.
Alcuni restauratori hanno però paura di affrontare l'interpretazione di un manufatto altrui perché non hanno
le basi tecniche per farlo, e si nascondono dietro l'etichetta del falso (Brandi, caccia al falsario).
Se un'architettura ad un certo punto cede e si disgrega, l'unica cosa da fare è ricostruirla “dov'era com'era”
(Alois Riegl XIX-XX secolo) seguendo accurati rilievi e mimetizzando all'occorrenza le parti ricostruite,
senza arricchirla col nostro gusto moderno come proponeva Boito.

Gianfranco Spagnesi Cimbolli


Il restauro è: una nuova fase del processo di trasformazione dello spazio fisico costruito, ovvero una serie
di operazioni dettate dalla conservazione e trasmissione dell'autenticità di ogni singola fase, compresa
quella attuale, di tale processo.
Riguarda ogni azione compiuta su uno spazio fisico esistente (monumento, città territorio), anche solo per
ammodernamento, salvaguardante la storicità documentaria.
La differenza tra architettura e arti visive, pittura e scultura è che mentre queste vanno incontro solo ad un
fenomeno di normale invecchiamento, fino alla distruzione, l'architettura, dovendo andare incontro a esi-
genze funzionali, subisce continue mutazioni profonde che aggiungono il valore all'autenticità originaria.
Riconoscere la processualità della storia del monumento è il primo passo del restauratore, che conserva le
testimonianze autentiche delle singole fasi di quel percorso, comprese quelle di trasformazione e adatta-
mento a posteriori. Ma queste trasformazioni non devono avvenire indiscriminatamente, bensì devono ac-
cordarsi con le proprietà dell'elemento architettonico.
Ogni spazio costruito ancora esistente è da considerarsi contemporaneo (in senso storico, non stilistico),
anche se possiede in sé caratteristiche derivanti di altri tempi.
Le tecniche di costruzione tradizionali sono un elemento fondamentale per la conservazione dell'autenticità
dei materiali delle fasi più antiche, mentre i materiali moderni sono utili quando hanno caratteristiche simili
a quelle dei materiali del passato. (conservazione e replica degli elementi tipologici antichi)
E' un rapporto tra antico e nuovo, nel quale il secondo compie delle scelte progettuali sulla base della co-
noscenza del primo.

B. Paolo Torsello
Nel caso dell'architettura, il restauro assume un ruolo fondamentale poiché questa non può essere conserva-
ta nei musei come altri documenti storici, e assume funzioni che cambiano a seconda del tempo e dei biso-
gni umani.
Il restauro architettonico implica il progetto come azione di tutela e attualizzazione.
L'architettura inoltre è uno spazio artificiale costituito di elementi naturali lavorati dall'uomo, e tutto ciò
che viene manipolato è suscettibile di indagine analitica. Essa, dopo la messa in opera, è corrotta dall'azio-
ne del tempo, che minaccia la sua durevolezza e l'espressione del suo messaggio; perciò il restauro non
deve dare delle risposte, ma piuttosto deve mantenere vivi gli interrogativi che il manufatto suscita.
Conservare → Custodire uno spazio dove nessun valore storico, costruttivo, formale o materiale viene pri-
vilegiato e ricondotto a un'unità figurale, al fine di:
– tramandare l'opera nel tempo (tecniche e studio dei materiali); Spesso sono
– conservare i segni che custodiscono il messaggio (commemorare, ricordare); incompatibili
– attualizzare le forme e le funzioni (progetto d'innovazione coerente). e vengono attuati
dei compromessi
Il restauro è: il sistema dei saperi e delle tecniche che ha come scopo la tutela dell'interpretazione dell'o-
pera in quanto fonte di cultura, di interrogativi e di messaggi linguistici.
Il restauro deve prolungare la consistenza fisica, le parti estetiche e strutturali, le funzioni d'uso e di abita-
zione attuali nel caso in cui esse siano possibili in sicurezza.
Da ciò si deduce che le tecniche devono compiere continui passi avanti per stare al passo con le esigenze
conservative, e si devono mettere in atto documentazioni puntuali per sopperire la perdita inevitabile di
parti del documento.
Per quanto riguarda l'atto creativo-progettuale, esso deve sempre rendere conto al documento quale refe-
rente e pre-testo per il nuovo.

I maestri:
Teorie del restauro formulate nella prima metà del Novecento, dalla fondazione della Facoltà di Architettu-
ra di Roma al secondo dopoguerra.

Paul Philippot (1925)


Storico dell'arte e teorico del restauro, professore all'Università di Bruxelles e direttore dell'ICCROM a
Roma. Egli afferma che: l'opera d'arte non è composta di parti ma è una totalità che si realizza nella con-
tinuità della forma. Ogni frammento disgiunto di essa ne riporta l'essenza.
La ricostruzione in questo senso è l'atto di interpretazione critica (diverso dal ripristino) attraverso il ritro-
vamento di una continuità formale perduta; perciò il restauro è un lavoro artistico, sintesi di atto intellettua-
le, tecnico, storico, culturale ed estetico (vicinanza a Cesare Brandi).
Ciò è possibile tramite una conciliazione tra istanza storica dell'opera d'arte e istanza estetica dell'esperien-
za attuale, e solo il restauro che riconosce nel presente la storicità dell'opera risponde a questa esigenza.
La conservazione non deve avere come obiettivo quello di cancellare i segni del tempo e proseguire l'atto
creativo, ma deve aiutare la comprensione dell'unità originaria del manufatto tenendo conto delle sue alte-
razioni.
E' necessaria una cooperazione paritaria tra storico dell'arte, restauratore e ricercatore: in primis bisogna ri-
conoscere tra i vari documenti l'oggetto che deve essere conservato, tramite i segni e i dati materiali che
esso fornisce; questo comporta necessariamente un dialogo tra storico e tecnici che opereranno per la con-
servazione del bene.
Ogni restauro inoltre dipende strettamente dal tipo di opera da conservare.
Importanza delle sculture policrome e delle facciate dipinte: trattamento del colore e alterazione dell'imma-
gine come azione che riguarda non soltanto il singolo edificio ma piuttosto la dimensione urbana. Rigetta
l'opzione dell'imitazione pittorica di patine antiche e l'aspetto coprente di alcuni prodotti, ritenendole scor-
ciatoie tecniche.

Renato Bonelli (1911-2004)


Fa parte dei teorici del restauro critico-creativo che dalla seconda guerra mondiale hanno operato per scin-
dere il restauro dal positivismo e avvicinarlo alla critica artistica, estetica e al moderno pensiero filosofico.
Lo scopo è quello di ricostruire il procedimento creativo dell'opera architettonica tenendo conto in modo
paritario di tutti i suoi aspetti, trovando un compromesso tra i vari punti di vista, allargando l'indagine diret-
ta per trovare il maggior numero di dati.
La comprensione della verità non deve schiacciare quella della bellezza, ma bisogna pervenire ad un giudi-
zio comune di critica e storia, conducendo uno studio per monografie delle opere d'arte.
Partendo dal presupposto che l'opera architettonica è un'opera d'arte, il primo compito del restauratore è
quello di individuare la qualità artistica del monumento (atto critico), cioè il grado di importanza dello stes-
so; il secondo compito è quello di recuperare liberando l'intero complesso degli aspetti figurativi, che espri-
mono appieno la spiritualità dell'opera (liberazione della vera forma).
Quando però ci troviamo di fronte a parti mancanti o aggiuntive, per giungere alla vera forma dobbiamo ri-
correre alla fantasia che anticipa la visione del monumento restaurato (atto creativo).
Perciò l'atto critico fonda le premesse su cui si baserà l'atto creativo, che prosegue e integra l'opera architet-
tonica. In campo giocano due impulsi: quello di rispetto per l'opera attuale e quello di modifica di tale for-
ma per accrescerne il valore.
Per Bonelli il restauro oggi è più rappresentativo della cultura moderna di quanto non sia l'edilizia moder-
na, poiché dimostra coscienza del momento storico.
Egli ha ampliato i criteri del restauro al paesaggio e alla città, definendo il restauro urbanistico; la città an-
tica diviene vivente in quanto attualizza la storia che l'ha creata, mentre le vicende che la caratterizzano si
storicizzano in quanto assumono il valore del momento storico.
Il centro antico è l'immagine della storia, del linguaggio, dell'ambiente formale e della cultura del suo tem-
po, è l'insieme dei valori figurali e materiali che riportano la realtà storica (storia presente) a forma stori-
cizzata. Bisogna cogliere nella complessità dei valori che costituiscono l'ambiente urbano, quello prevalen-
te e dominante, ovvero quello che simboleggia l'istanza storicamente valida e viva.
Mentre l'opera d'arte è fissata, il paesaggio è soggetto alle mutazioni dell'osservatore, e risiede nella visione
di chi guarda, attraverso un contatto mediato culturalmente e non diretto.
Tutto ciò si può riassumere nel processo critico che va dalla percezione, alla valutazione, al restauro.
Per le sue teorie Bonelli venne emarginato, poiché esse richiedevano uno sconvolgimento nel mondo della
conservazione nonché una selezione accurata dei tecnici della disciplina, impossibile da attuarsi nei sonno-
lenti anni '50 e '60, negli affaristici anni '70 e '80, come negli incerti ed economicizzati anni '90.

Guglielmo De Angelis d'Ossat (1907-1992)


E' un architetto e restauratore; considerala storia dell'architettura come disciplina a parte rispetto alla storia
dell'arte, e abbraccia la visione di Giovannoni di restauro scientifico, ovvero filologico.
Prima di procedere al restauro bisogno analizzare tutte le fasi costruttive dell'opera, anche se egli tende a pri-
vilegiare quelle più antiche; inoltre l'approccio deve avvenire nel pieno rispetto dell'oggetto, senza la super-
bia di apportarvi aggiunte o modifiche che ne possano deturpare l'essenza, soprattutto quando si tratti di re-
stauro monumentale: in questo caso, piuttosto che oltraggiare la storia con falsificazioni, è preferibile ricono-
scere l'impossibilità di restituire parti andate perdute.
Secondo De Angelis, il restauro è una parte del processo architettonico, poiché quest'ultimo è il risultato di
una concatenazione di azioni spesso derivanti da diversi autori che portano a significative modifiche del pro-
getto originale, che tengono conto delle fasi precedenti.
Egli abbraccia l'unità metodologica del restauro di Brandi, considerandola la disciplina come unione di tutte
le manifestazioni artistiche, a cominciare da quelle pittoriche ; inoltre, poiché il restauro è architettura sulle
preesistenze, essa deve fare uso di tutte le conoscenze e di tutti gli strumenti attuali, compresa l'architettura
moderna.
Il restauro, infine, ha il compito di ricreare e manifestare la vera forma dell'opera, senza mai cadere nella fal-
sificazione.

Cesare Brandi (1906-1988)


Il suo saggio più celebre è Teoria del restauro, del 1963. Egli concepisce il restauro non come una disciplina
ma come un esercizio critico che riconosce, promulga e conserva l'opera senza manomissioni.
E' parte integrante di un sistema teorico che vede l'opera d'arte come un oggetto speciale che la coscienza ri-
conosce, analizzandone la struttura nella sua fisicità e nella sua polarità storica e artistica (in quanto opera
d'arte), poiché essa presenta una differenza rispetto agli altri oggetti. (passaggio dall'immagine alla forma)
Questo riconoscimento però non avviene immediatamente, ma attraverso un percorso lento e complicato.
Se si tratta di un oggetto industriale, l'azione si limita alla rimessa in efficienza, ma se è un'opera d'arte, quin-
di con la componente estetico-artistica, il passaggio da immagine a forma non si risolve nella semplice con-
templazione, ma implica la conservazione in vista della sua trasmissione al futuro.
Schema preconcettuale: è il momento simultaneo alla percezione, in cui la coscienza forma una prima rappre-
sentazione della cosa, cogliendone i particolari fondamentali (immagine), senza però
restituire né il fenomeno né il concetto.
La materia è ciò che permette alla coscienza di ricondurre l'immagine che si ha dell'oggetto alla vera e pro-
pria forma di esso.
“Si restaura solo la materia dell'opera d'arte” → il restauro, intervenendo sulla materia, rimedia ai deturpa-
menti subiti dall'immagine per cause naturali o artificiali, senza modificarla e impedire la sua dispiegazione.
Piero Sanpaolesi (1904-1980)
E' uno storico dell'architettura ed ha condotto molti restauri, correlati dalla sua vastissima produzione
scientifica.
Egli afferma che il monumento è un'opera unica e irripetibile, perciò bisogna avere rispetto della sua au-
tenticità, e abbracciando i concetti di Brandi, sostiene che in ogni frammento con un certo spessore forma-
le (una singola pietra non rispecchia il manufatto) risieda la forma dell'opera d'arte.
In altre parole, ogni frammento è sempre opera d'arte; ciò comporta allargare il campo del restauro anche
alla città, che di fatto è l'aggregazione di tante singole opere d'arte come espressione di un tutto.
Nel contesto della città anche gli edifici più modesti che non soddisfano le nostre esigenze devono essere
conservati, poiché fanno parte di un tessuto di valore più ampio.
Il restauro delle opere architettoniche non può essere paragonato a quello degli altri documenti come ad
esempio un testo poetico, che esiste come fisicità da conservare (il foglio e l'inchiostro con cui è stata scrit-
ta) e come essenza che può essere ripetuta all'infinito senza mai mutarne il significato. L'architettura invece
è unica e irripetibile e quando si interviene su di essa si deve fare attenzione a non alterare la sua essenza;
la nostra creatività personale deve essere espressa al di fuori del contesto del restauro, che deve mantenere
in vita il monumento anche solo come rudere.
La responsabilità dell'intervento di conservazione è tutta nelle mani dell'architetto restauratore, e alla base
di tale operazione c'è un'accurata conoscenza formale, storica, critica e pratica del monumento, suffragata
dalla libertà di condurre ed approfondire tutte le ricerche storiche, tecnologiche e strutturali che l'edificio
stesso suggerisce e richiede durante il lavoro di restauro.

Roberto Pane (1897-1987)


E' stato uno dei redattori della Carta del Restauro di Venezia nel 1964.
Il valore di una città per lui risiede nel fatto di essere un organismo complesso, e non in alcuni monumenti
eccezionali, poiché ogni opera è inscindibile dal suo ambiente.
Per difendere un bene ambientale, oltre che l'aspetto formale, si devono tutelare anche le condizioni ecolo-
giche intese come difesa della natura e risparmio delle risorse naturali.
Pane inoltre nutre un forte interesse per il mondo della memoria, rappresentato dai monumenti del passato,
che possono essere affreschi, edifici o opere letterarie, e dell'istanza psicologica, ovvero all'approccio inter-
disciplinare per avviare la civiltà verso un futuro migliore in campo urbano.
La città in quanto civitas (organizzazione di vita associata), non può rinunciare alla sua memoria, che è
frutto di grandi opere e dell'ambiente su cui insistono.
Egli inneggia a un diradamento verticale, ossia ad un abbassamento dei volumi esistenti, per migliorare la
qualità della vita in termini di igiene e benessere; inoltre afferma che deve sussistere un'edilizia moderna
accanto a quella antica, poiché essa stessa è frutto di stratificazioni passate, purché sia chiaro il rapporto
tra spazio e volume che consente la sostituzione di un vecchio edificio con uno nuovo.
Per quanto riguarda le nuove costruzioni, esse dovranno sostituire o integrare un'opera distrutta creando un
palese contrasto, e non un'imitazione. In relazione a ciò ogni intervento di restauro deve essere un caso uni-
co, come unico è il monumento da restaurare, e si dovrà fare estrema attenzione a qualsiasi manifestazione
(patine, deterioramenti..) o azione umana volta a modificare l'aspetto dell'opera architettonica.

I padri fondatori:
Ne fanno parte i grandi esponenti ottocenteschi impegnati sul fronte teoretico, cioè l'anello di congiunzione
con la generazione dei Maestri.

Gustavo Giovannoni (1873-1947)


Secondo il suo pensiero, i restauri possono essere di varia natura:
– di riparazione,
– di sostituzione di alcuni elementi,
– di completamento: nessun elemento nuovo si aggiunge all'opera d'arte,
– di rinnovamento: quando manca interamente una parte essenziale e si deve ricostruire, o si debba adatta-
re l'edificio alla mutata viabilità e ambiente artistico.
Egli è d'accordo con Boito per quanto riguarda al teoria del “non rinnovare” dovendo lasciare i monumen-
ti nello stato in cui sono, cioè con le stratificazioni del tempo.
Si deve sempre evitare la demolizione di alcune parti importanti ma di troppo per incentivarne la ricostru-
zione, invece di prediligere il completamento; nel caso in cui un monumento si sia conservato intatto, il re-
stauro è ancora più indispensabile.
L'architetto del restauro è insieme storico, costruttore e artista, e deve garantire la sua spersonalizzazione di
fronte al rispetto completo della Storia e dell'Arte, per questo prima di procedere alle operazioni di restauro
dovrà conoscere approfonditamente tutte le condizioni dell'ambiente, tutte le cause e le situazioni che han-
no determinato lo stato dell'opera.
Nel suo Restauri dei Monumenti del 1913 analizza la situazione del dibattito europeo in relazione con la si-
tuazione italiana, e si trova in disaccordo con l'esagerato restauro stilistico (Viollet-le-Duc), con i restauri
di sostituzione, rinnovamento e imitazione stilistica, ed anche col restauro che voglia confarsi troppo all'an-
tico, poiché il concetto di restauro dei monumenti è del tutto moderno e prevede di conservare e tramanda-
re le testimonianze del passato nel futuro.
Si possono classificare i restauri in 5 categorie:
1. Restauri di consolidamento: è il punto di partenza, quegli interventi tecnici di rinforzo statico e difesa
dagli agenti esterni che evitano il disgregamento.
2. Restauri di ricomposizione: nel caso di un crollo in cui le parti cadute si trovino ai piedi della costruzio-
ne originale, si procede con la ricollocazione delle stesse nella loro originale
posizione.
3. Restauri di liberazione: eliminazione di tutte le aggiunte interne o esterne che falsificano o mascherano
l'opera, riportandola alla sua forma originaria.
4. Restauri di completamento e ripristino: si aggiungono al monumento le parti mancanti, purché esse sia-
no secondarie o accessorie per non cadere nel rifacimento e nell'invenzione.
5. Restauri di innovazione: si rinnovano le parti organiche e fondamentali, come ad esempio la ricostruzio-
ne di ruderi crollati, l'ampliamento per ragioni di utilità di un antico edificio, o
l'aggiunta integrante di una parte architettonica completamente nuova ad un mo-
numento preesistente.
Per quanto riguarda l'ultimo caso, o ovvio che sia una dolorosa necessità accettare non solo le aggiunte di
parti secondarie, anche se si deve ripudiare ogni forma di manifestazione puramente personale ed egoistica.
Nel 1931 esprime la sua teoria del diradamento edilizio in merito all'ampliamento sregolato delle città:
propone un rinnovamento che tenga conto delle preesistenze, che rispetti l'armonia dell'atmosfera artistica
di una città, il senso delle proporzioni, il colore, le forme e che da essi si ispirino le nuove opere.

Alois Riegl (1858-1905)


Secondo il suo pensiero la tutela dei monumenti deve conservare intatti tutti i segni del tempo, che costitui-
scono il valore dell'antico, piuttosto che il forzato ritorno ad un'originalità perfetta e immacolata.
L'immagine che oggi abbiamo di un monumento non è più unitaria e stilisticamente pura ma frammentata,
segnata dal tempo e dalle azioni umane; tutto ciò rappresenta lo:
Stimmung (valore dell'antico, atmosfera) ovvero ciò che da vicino appare come lotta senza fine per l'esi-
stenza, ma da lontano invece è l'ordine dell'armonia sopra il caos. I segni sulla materia sono la prova fisica
della lotta tra uomo e natura, nella quale il primo soccombe inevitabilmente al caos.
Riegl che chiunque possa percepire il valore sensitivo dell'opera, non solo gli specialisti, poiché essa pro-
voca nell'uomo un naturale stato d'animo derivato dalla comprensione del divenire e trascorrere del tempo.
Ciò che si deve tutelare dunque è il valore dell'antico, e par fare ciò è necessario assicurarsi che non si ope-
ri nessun rifacimento a meno che questo non sia strettamente indispensabile alla salvaguardia della parte
restante dell'opera; in caso contrario, se si dovrà procedere alla costruzione di una nuova parte, è assoluta-
mente indifferente lo stile da adottare, poiché anche se esso fosse conforme allo stile del monumento prece-
dente, la nuova parte sarebbe comunque priva delle tracce dell'antico, e quindi suscettibile solo di gusto
moderno.

Camillo Boito (1836-1914)


Le condizioni del quesito sul restauro sono due: l'aspetto artistico, ovvero lo stile del monumento da re-
staurare, e l'aspetto storico, cioè le fasi della vita di tale monumento e quelle degli edifici contemporanei
che gli stanno accanto.
Se queste due componenti si accordano il procedimento è semplice, ma molto spesso esse si contraddicono
e non si riesce a venire mai a capo del problema. In questo caso l'archeologia diventa circospetta, e piutto-
sto che sapere molto e male, ha la coscienza di sapere bene, talvolta sbagliandosi e poi ravvedendosi, senza
mascherare l'errore.
Il restauro diviene necessario quando si devono riparare i più grossi danni del monumento, che mettono in
crisi persino la sua solidità statica, ma le parti aggiunte non devono in nessun modo essere mascherate, poi-
ché il tempo compirà il suo percorso anche su di esse, e nemmeno dovranno essere riportate a nuovo quelle
antiche.
Si dovrà usare uno spirito discreto che amalgami le esigenze architettoniche, pittoriche, statiche, estetiche,
equilibrio non sempre raggiungibile. E ci si deve guardare sia da chi vuole la rovina totale piuttosto che la
rinnovazione, sia da chi preferisce qualsiasi rifacimento pur di tramandare l'edificio ai posteri, e ancora di
più da chi intende mascherare il nuovo spacciandolo per originale, togliendo all'edificio il suo valore storico
e archeologico.

William Morris e la SPAB (1834-1896)


Nel Marzo del 1877 Morris fondò la struttura statale della Society for Protection of Ancient Buildings, poi-
ché fino alla metà del XIX secolo in Gran Bretagna vi erano solo associazioni di privati interessati agli stu-
di archeologici.
Egli ha una concezione negativa del termine restauro (“Restoration”), poiché è associato alla ricostruzione
“in stile” o peggio, secondo un gusto personale, tanto in voga in quegli anni. Condanna anche la cultura ar-
tistica del XIX secolo che non ha uno stile proprio, ma si vanta di avere un'ampia conoscenza sugli stili
passati da cui deriva la volontà del restauro degli antichi monumenti, che si riduce alla falsificazione, alla
dissacrazione di parti storiche, ad aggiunte arbitrarie pur di ricreare un senso di antico.
E' preferibile una costruzione in cui siano ben visibili tutte le stratificazioni e le modificazioni del tempo,
anche se risultano discordanti tra l'oro perché proprio per questo divengono interessanti e istruttive.
La SPAB promuove il rispetto integrale di tutte le fasi di vita dell'edificio e della sua autenticità materiale,
senza permettere la ricostruzione di una parte così com'era in origine poiché essa, in quanto opera storica-
mente compiuta, non può essere modificata.
Detto ciò, alla Restoration è da preferirsi la Protection (attenta e programmata manutenzione) che previene
il degrado con cure giornaliere senza alcuna pretesa di creare nuova arte. Inoltre, piuttosto che alterare o
ampliare un edificio esistente per venire incontro alle nuove esigenze, è preferibile costruirne uno nuovo, e
preservare le antiche costruzioni come opere di un'arte passata, istruttiva e venerabile anche per le genera-
zioni avvenire.

John Ruskin (1819-1900)


Secondo Ruskin “il restauro è distruzione” perché sottrae alla materia dell'opera che ci è pervenuta; perciò
egli nega il significato e le pratiche attribuiti al restauro fino a quel momento, consigliando piuttosto di con-
tenere solamente i processi di decadimento, tutelando costantemente l'opera con tutte le sue stratificazioni
storiche e accettando come buoni solo gli interventi di pura manutenzione e salvaguardia dell'involucro
esterno del manufatto.
Ruskin e Morris condannano fortemente la moderna civiltà industriale con la sua produzione anonima dei
manufatti in serie, contrapponendo ad essa l'antica città monumentale che forniva un concreto rapporto tra
arte e società, nonché un modo concreto d'organizzazione della città attraverso il riscatto dal lavoro e l'e-
mancipazione sociale.
I due sono immersi in una visione sovrastorica dell'architettura, immersi nel mito medievale, e concepisco-
no i monumenti come portatori di messaggi universali di bellezza e come educatori delle masse, esigendo
da essi l'autenticità certa.
Ruskin ammette solo una conservazione integrale, rigorosa e permanente dell'opera così come ci è perve-
nuta, in nome di un'autenticità essenziale, che non tollera nessuna moderna novità.
Mito dell'Identico : intoccabilità = eterna coincidenza dell'opera con se stessa
Denunciando l'atto del restauro, egli si oppone alla manipolazione e allo stravolgimento del patrimonio
artistico, ponendo le basi per una nuova metodologia di intervento secondo alcuni principi inderogabili:
1. sostituire al restauro la manutenzione costante e sistematica;
2. limitare gli interventi a provvedimenti esterni all'opera, distinguibili e provvisori;
3. diffondere nella società una sensibilità, una cultura, un senso di rispetto, un interesse per le testimonian-
ze del passato.
Inoltre estende l'applicazione di tale metodo a tutto il patrimonio storico di ogni civiltà ed epoca storica.

Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc (1814-1879)


Egli scrive il Dictionnaire raisonné de l'architecture française: du XI au XVI siècle, in cui nel 1866 dà la
definizione di restauro: <<Restaurare un edificio non è il manutenerlo, il ripararlo o il rifarlo, ma è il ricon-
durlo ad uno stato di compiutezza che potrebbe non essere mai esistito in un dato tempo.>>
Il restauro per le-Duc serve a riallacciare il legame alla vera Architettura attraverso la decifrazione e il
completamento del messaggio dei monumenti del passato, poiché essa è portatrice di valori eternamente
veri e continuamente applicabili che fondano lo Stile.
Il restauro è quindi il mezzo attraverso il quale acquisire lo stile, la veridicità e le capacità progettuali del
tempo, e la sua finalità è la conservazione di tali beni.
L'architetto è colui che ha il compito di riparare e completare il manufatto tramandatogli per mantenerlo il
più possibile intatto e trasmetterlo alle generazioni future.
Il termine “restauro” in tale contesto assume accezioni diverse a seconda del contesto in cui viene applica-
to: aggiunta e sostituzione, ricostruzione storica, facoltà immaginativa.
Da un lato egli condanna il restauro come aggiunta devastante e distruttiva dei monumenti, peggiore della
furia del tempo, dall'altro apprezza il restauro come completamento, inteso come compimento che ristabili-
sce la chiarezza del messaggio originario (lacunoso, falsificato o mancante).
(i monumenti romani in rovina sono compiuti nella loro incompletezza, perchè di essi ne rimane la loro
grandezza e cioè la struttura, mentre l'architettura greca è compiuta nella completezza di forma e decoro).
Il restauro non ha lo scopo di riportare il monumento a una forma ideale iniziale né quello di levare ogni
parte aggiunta a posteriori, piuttosto esse vanno conservate e restaurate secondo il loro stile.
1. conservare ciò che ci è pervenuto dal passato;
2. consolidare fin dove è possibile;
3. restaurare ciò che non è più sanabile perchè troppo degradato o perduto.
L'architettura è come un testo, di cui si può apprezzare la struttura metrica, lo stile della scrittura, la forma
usata, ma il cui valore principale è fornito dal significato.

Dichiarazioni, Risoluzioni, Documenti, Carte del Restauro:


Raccolta dei principali documenti ufficiali nazionali e internazionali dalla fine dell'Ottocento a oggi, in cui
viene data una definizione di restauro.