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Capitolo primo

Anticipazioni di restauro prima del XIX secolo

«L'interesse per i monumenti antichi risa le, in Italia. ;1 l rinascimento:


anche se non mancò taluna isolata attenzione c persino qualche spora-
dico tentativo di restauro ... durante il medioevo». Si può. comunque,
affermare che «il rinascimento non conobbe il restauro» perché allo
studio ed al rilievo dei monumenti fece, molto spesso. corrispondere la
loro dislru;cionc. In sostanza. «sino alla seconda metà del St!C. XVIII non
vi fu una coscienza del valore artistico e storico del monumento quale noi
possediamo ora. e non csi~té di conseguenza il restauro nell'accezione
ottocentcsca. c tanto meno attuale. del vocabolo»'.
Queste affermazioni. formulate più di quarant'anni f<l, possono an-
cora oggi essere condivise, anche se coo le dovute precisazioni e con
l'aggiunta d i qualche novità storiografica.
Tuttavia. fra chi giudica il restauro come un atteggiamento pretta-
mente moderno (da E. E. Viollet -le-Duc a G. Giovannoni c . nel nostro
tempo. da C. Pcrogalli c R. Ronclli ad A. Conti)2 c chi lo vede, al

• C. Perog:.•IH. Mmmmemi r nwwdi dl valorit:a~iom:. M ilano 1954. ril\1. a n;1sL M ilant-.


1991, pp. 7 c 30.
' E. E. Viollct·le-I)UC. Dktionnaifl• ruisonni lie l'atrhitrCJurt- françois~. Paris 1854-68. 1.
VIli. •-oce R«tauration. p. 14 ( • l.C mot Cl la rh<»e sonl modcmcs-): G. Giovannoni.
Quesrio1li di orrhitnmra 11ella st<Jrin ~ 11ella vita. Roma 1929. p. 90 («l romani rcstituiv.mo
ma ordinariamc.ntc non restaur:..vano. nel se1lSO rnodcmo della parola•: •la civiltà romann
... non sapcv3 ceno andare a ritrO<;j.O dei lempi imitando (orm~: passate od adollarl(h.>
~m pHci procedilllcuti costrutlivi nnr'l pit1 in uso,.) c. con qualche d iffcrem:a. lo .. 11
restauro d(•i mQmmunu;, Roma s.d. (ma 19451. p. 20 (•Nei secoli scor~1 cnsi sporadici di
restauri non )()OO infrequenti•: il • tema non è nuovo. ma è moderna l:l sutt <:Stcnsione a
monumenti di tutti i pcriod1. è moderna la sua <.-;sprcssione in teorie più o meno
scientif~c.la ~ua codificazione in nonne tas..~ati'c pn.-cisc•); R. Bonelh. , .o cc RNtaurtJ ( Il
r~umro arclrit~uonit"O), in FNC"I( LOrCDIA Utlil'trJOit ddfArrr. \'01. XJ. Vcnezja.Rom~t
1963. col. 344 (-.11 restauro archi1enon1CO è conce-zione lipic.amentc mudcrnn. che muove
da un modo nuovo e d iverso d i con~.idcm rc i monumCH ii dd p;lssnto,.): A . Conti. Storia
t/el restauro, s.I. Ima Milano] ~..d. Ima 19731, p. 31 (~nell'antichità deve essere manc:uu
quella coscicnzu del valore cuJturalc delle espres~ioni figurative che- porta a quello che,
propriamente. si deli~e restauro•. •Questo non esclude la co~rv(Liionc dci m.-.nufatli
parlicolarmente opprC'aali per la Iom b<:Uczza. ed nncho rcwpcri dd loro aspeno
originale•).
Lnrermedia !)i può definire la po~i?.ionc di C. Br:.ndi. voce Re., tourh (C()n<·euo dt.f
restauro; pr(J/)/t.1mi J(enerali). in 1--.'l('t('I.OPEOJA Utrll'i'rwtlc dell'A rtf!. vol. Xl, Venet.i~l-Roma
1963. col. 322 {<lo(C omc ilttivilà comunque svoiW per prolungare In vil n dell'opera ... il
50 A Vl'icitwmento al rl!st(mro

contrario, quasi come una costante del fare umano (da G. Dc Angclis
d'Ossa\ alle recenti assen:ioni di A. Mclucco Vaccaro, che lo interpreta,
4 però, in chiave d i ·riuso')' il confronto è sempre aperto, anche perché
mutevole e per certi aspetti sfuggente è il concetto stesso di restauro
(come atto storico-critico c di cultura, come atto pratico eli riutili7.za-
zione, come semplice manutenzione, come nostalgia elcll'antico c culto
delle rovine, come recupero e studio d i modelli eli bellezza ccc.) mutando
il quale variano anche i termini della sua delimitazione cronologica.
Sembra, in ogni modo, che sia possibile riconoscere, a parti re da una
serie di confusi e difformi atteggiamenti verso le prccsistcnze, un lento
processo d'avvicinamento al moderno c più rigoroso concetto di restauro,
anche se la parola è antica c risale alla lingua latina, ove ricopriva un
campo semanlico diverso c per certi aspetti più generico, valendo inoltre
come sinonimo di ricostruzione. da un lato, e di' rigenerazione, anche
morale c politica dall 'altro.
Ricorrenti attenzi oni conservative e restaurative (oltre a quella co-
stante rappresentata da lla manutenzione c dal riuso, che però è cosa ben
diversa) si riscontrano in tutta la storia umana, motivate soprattullo da
ragioni religiose, politiche o rappresenta tive; tali la scrupolosa cura, in
e tà classica, delle pocbe colonne !ignee superstiti d'alcuni tcmpl i arcaici
o, diversamente, l'esposizione sulla nuda terra, senza il minimo adatta-
mento, della statua di Mclqart, proven iente dalla distrutta Cartagine,
nella Porticus ad natione~ in Roma, ricordataci da Plinio il vecchio'. Ma si
tratta, comunque, di eccezioni, mentre il noto adagio per cui resraurario
esr renovma creatio, il restauro è ri racimento, ricostruzione, ricreazione
costituiva la regola'.

restauro rapprcscnla un aspetto fondamentale della cultura ... Pralicamcnh; esso è se:mpte
esistito, sul piano delle csperleny_.e. empiriche ... Nei tempi m()dcrni, con lo ~vi luppo dcU;;~
cri tic~1
e della tecnica, il rcslauro ha acq~isi<HO u•l't1SSili più definila consapt·.volézza dci
propri scopi e me:o.i» ).
' O. Dc Angclis d'Ossal~ Reswuro: arç.hit<·ttura sulle pn,esisleltZ(! div(•rsfmWilfi! valutau>
ni'l u:mpo. in «Pali-adio,., rn s., XXVJl. 1978. 2. p. S4 («nel millenario percorso storico
dcll'architeuura non si può considerare il n.:..."'ilauro dci 1nouu.mcnti come un prodotto, anzi
un sottoproùouo culnu·ale tipico deiiH c.iviltà moderna. Il f<:nonh.:Uo deve essere invece
rico11dotto nell'ambito continuo degli interve11ti arc.hltcuonicl su edifici esisterai che si
sono reali7.7.ati in ogni età>t): A. Melucco Vacct~to, Archeologia e restauro.lvtilauo 1989. r.
9 (U fcnomendo del riuso (f.[)OD è confin;:lbile in ur1'epoc-~1 o in un periodo, ma uon è altro
eh..: uuo tlegli aspeui intrinseci della ro~nomissi<ule, quindi del r<~suwro in sé»).
" Gaio Plinio Secondo, Storia Naturale, V. libri 33-37. traduzioni e note di A. Corso. R.
Mugcllesi, G. Rosati, Torino 19St), p. 595.
' G. r..·Jiarelli Marinni, Il •(·ristianesimo /)rimitivo» nell.d riforma catrolica t! alcuné
iuddc-nze sui m<JmJm<~nli dr•ft>ll5:smo, pp. 133· 166. in L'AJ:.currETf1JRA a Roma e iu lralia
(1580-1621). Alti dd XXIII C:ongressn di Swria delfArchileltum. Romo, U -2& marzo
1988. vol. l, Roma 1989. a p. 162 n. 58 ricorda come raforisma latino fosse caro a Guido
Baccelli. minisl ro della Pubblica lstru:cione e prirno te.sponsabi!c della tutela dd monu-
menli italiani nell'ultimo ventennio del s<::colo scor~o.
Giova.uuoui~ Qu<~.-.tirmi 1929, p. 90, seguendo V iolle1-le-Ouc, oss.crva come «dci vocaboli
cbc la lingua lati.oa pm\ usare a tale riguardo: «instaurare», «rcficcrc», «renovarc»,
nessuna (sic) esprime un COI\Cetto diverso da quello o di una ripMaz.ionc di semplice
so.~regno, ovvero di un rifacimento com.pleto»; ugualmente L. Grassi. Mom<~nti <~ problemi
1\nlic:ipazioni tli r~swuro prùnu tfél XIX secolo 51

Soltanto col nascere del moderno senso storico, con lo sviluppo


dell'archeologia e della storia dell'arte, dopo un secolare lavorìo di
preparazione che t roverà. fra Ci nque c Seicento, un determ inante ausilio
nell'attenzione controrifo rmistica alle anliquitares christianae c, con mag-
giore precisione, nella difesa 'conservativa ' delle rel iquie della chiesa
primitiva (vere ed efficaci solo se ' materialmente' autentiche) si potrà
superare l'impasse rinascimenta le del lo stud io non segu ito da ll'effettiva
tutela dell'a ntico, c giungere, fra tardo Settecento c primo Ottocento,
ormai i11 età ococlassica, a parlare propriamente di restauro.

Sappiamo che ne l tardo impero le ~poliazioo.i di edifici abbandonati,


se non d' intere città semispopolare, dilagarono a tal punto che, a partire
dalla metà del IV sec., si rese necessario emanare nuove leggi per la
protezione. specialmente a Roma, delle costruzioni pifa antiche; il fatto
che queste venissero spesso ripetute, cinque solo dal 357 al 365, sta ad
indicare la loro sostanziale inefficacia''.
Non si lraua di tutela nel senso moderno del termine ma della
volontà di proteggere pii'a che i singoli monumenti. apprezzali in quanto
tali, un residuo di decoro urbano e, con esso, la memoria della passata
grandezza. Né il motivo delle spoliazioni è cosa diversa da ci<) che le
medesime leggi lasciano subito in tendere: non si tratta certo di volontà
antiquariale ma semplicemente, usando le loro stes.~e parole, di pecunia e
d'aviditas, di sottrazione e rapina di materiali edilizi, spesso pregiati, a
basso costo. Il fa tto che, nell'anno 458, si ottenesse la Jegalizzazione degli
spogli indica il definitivo cedimento ad una prassi diffusa ed ormai
necessaria. insieme con l'indebolirsi del richiamo al passato.
Fra i motivi dell'uso di spogli c fra le ragioni che ne hanno guidato gli
specifici impieghi, si riconoscono dapprima la facile ricuperabilità mate-
riale, poi questioni di natura religiosa (come la profanazione e l'esorci-
smo. spesso violenti c più forti in oriente che in occidente, delle antiche
presenze di culto pagano, oppure la interpreta/io christiana come riassor-
bimenlo dell'an tico oggetto in un nuovo ambito di valori , circostanza
questa che ha comportato atteggiamenti di maggiore rispetto). T ipico è il
caso dell'u nico grande bronzo a ntico non ·~ rchcologico' pcrvcnutoci in
Roma, il monumento equestre a Marco Aurelio, rimasto sempre fuori
terra, anche se in situazioni diverse, per tutto il medioevo fino al Rinasci-
mento c rispettato grazi e all'erronea identificazione con il cnhallus Con-
stantini, cioè con la statua dell'imperatore che aveva concesso libertà di
culto ai cristiani c che si era fatto, secondo la leggenda, cg)i stesso
cristiano'' .

di storia {/($1 restauro , in l t RE:STA\!R.O (lrç./til<?floni<:o. Milano l% 1. p. 4, e Conci. Storiu 1973~


p. 31.
~ F. \V. Deichmann. Siiule tmd Ordmmg in der frfihchristliclum Archirekwr. l. Dit!
Spolien. in «Mitteilungen des Deutschen A rchaeologischen Jnstituts - Roemische Abtei·
!UUf\», 55. 194(). p. 115.
7
Mclucco Vaccaro, Arcluwl(}gia 1989, pp. 108~ ll0; si v. anche MARCo AurelùJ. Storia di
52 Avvicinamento t)/ restauro

Seguono poi ragioni di legi ttimazione politica (il rccupcro clcll'antico


come segno di continuità col passato c quindi con l'autorità degli antichi
imperatori romani: è il caso della renovatio imperii caroli ngia ed otto-
niana, fra Vlll ed Xl secolo) c, solo in ultimo, d'apprezzamento estetico.
R. Krautheimer ricorda che fra «il 1145 e il 1150 Enrico, vescovo di
Winchester e fratello del re d'Inghilterra Enrico II, recatosi a Roma per
affari, vi fece incetta di sculture antiche da riportare in pa tria: era tanto
assorbito da questa attività da andare in giro per Roma con aria assorta e
con la barba incolta, da ve1·o collezionista fanatico, suscitando così
l'ironica meraviglia dci romani. Ma Giovanni di Sa lisbury, che riferisce il
fatto, definiva quei pezzi acq uistati da Enrico " prodotti, eseguiti con
diligenza c finezza, degli involontari errori pagani": il loro contenuto,
be nché condann~bi lc, era da distinguere dalla q ualità estetica». Sempre
nel Xli secolo, il doppio pocmctto di Ildeberto di Lavardin. vescovo di
Tours, scritto in la tino negli antichi distici e legiaci, unisce alla venera-
zione cd a l rimpianto per rantica Roma e la sua perduta grandezza.
propri della prima parte del poema, la constatazione, nella seconda parte,
che la sua caduta era stata preparata da Dio perché potesse subentrare
un'altra e più gloriosa Roma, quel.la cristiana. L'antico, in ogni modo,
può essere superato ma non 'restaurato', ciò che è distrutto non può
essere rifallo, neanche con l'aiuto della più raffinata arte architettonica;
q\lCSto conccuo è ch iaramente espresso da alcuni efficaci versi:
27 «Non tamen aut fieri par stanti machina muro.
Aut rcstaurari sola ruina potest.
Tantum rcstat adhuc, tantum rui.t, ut ncquc pars stans
30 Aequari possit, diruta nec rcfici.»"
L'atteggi amento prevalente è, comunque, sempre quello di un
«Chi/unge on te beitir lL~e», implicante, secondo l'espressione di J ohn
Capgrave (circa 1450), il concetto di appropriazione e di riutilizzazione
più che di conservazione; si trana, ancora una volla, di cosa del tutto
diversa dal restauro•.
Se il riuso, dunq ue, è sempre esistito. anche come pratica artistica e
di cantiere, nel mondo tardoan tico e soprattutto in quello protocristiano
c poi medievale se ne può osservare una forma totalmente originale,
quella che propone coscientemente i vecchi oggetti secondo un nuovo
nesso logico-forma le o perlìno secondo il loro nesso originale, attenta-
mente inte rpretato e restituito'''. In Egitto, in Persia, in Grecia ed anche a

un monumenUJ e t/el suo restauro, a cura di A. Melucco VaCC(lt'O e A. Mora .Slnnmclla.


Cinisello Balsamo -19H9.
' R. Krautheirner. Roma. Profilo di una città. 312· 1308, (f>rinceton 1980) Rom• 19Sl,
pp. 237 e 251.
~ A. Esch, Spo/iea. 7.tu• WU:derw:rwell(lu.ug tulliker Bmrst{ù:ke und SkulpJurt!n rm mine-
/alterlidu•n Tcalicrt, in «Arcbjv for Kulwrg..:schichtc~. 51 , 1969, l. p. 4 c n. 13.
" Dcichmann, Siiule 1940. p. ·114.
Jtmtr1pa:io1Ji di r~sumro primo dr/ XIX secolo 53

Roma si è di frequente costruito riu!ili7.7.3Ildo materiale più antico, basti


pensare all'Acropoli c all'Agorà di Atene. ma soltanto dal !V sec. della 5
nostra era si riusano gli elementi ornamentali secondo un'intcnzionalità
ed una volontà artistica più evidenti. come ci dimostrano tante basiliche
protocristi anc od un monumento quale il San Salvatore di Spoleto. Ma
anche questa è cosa diversa dal restauro, pur se rappresenta una novit à di
natura culturale e artistica oltre che, per certi aspetti. una positiva e
creativa forma di nosta lgia dell'antico. Si tratta anche d'un problema di
«convenientia e t cohacrentia antiqui et novi operis», modernan1ente
potrenuno di re di cocrc nn figurale c linguistica delle parti antiche con le
nuove. secondo l'espressione concernente l'abate Sugcrio che. nella
prima metà del XII secolo. progettava per la rinnovata chiesa di St.
Denis prc.<;.~o Parigi l'acquisto. poi non condouo a buon termine, di pezzi
di spoglio a Roma".

Nc.:I Trecento sono da ricordare le dure espressioni di Francesco


Petrarca, dalle motivazioni piuttosto politiche che artistiche, con esclu-
sione d'ogni riferimento religioso, nella sua llortatoria a Cola di Ricnw c
al popolo romano (1 347): «incrudel irono sui palaz1.i crollati per vcrustù o
per violenza. dimore. un tempo. di uomini illustri: poi sugli spezzati archi
trionfali ... né si vergognano di fare vile merca to c turpe guadagno dei
frammenti della stessa antichità ... Così a poco a poco le rovine se ne
vanno, cosl se ne vanno ingenti testimonianze della grandezza degli
antichi»".
Jn seguito, giù nel Quattrocento romano. pos.~iamo rilevare gli esiti
d'un più deciso c concreto inte resse" per le antiche testimonianze in

u &eh. Spoli~n 1969. p. J.K Un'efficace sintesi storica. csteo;.n dall'nnLicbjlà cJas.~icu ai
nostri tempi e con on~tinali nncssioni suJ rc~tauro in età mcdie"'alc. è in M. Cordaro. VOéC
Restnuro. in 0 17.tONARJO dellu pittura e d1·l piltarl, edizione italiana dircua Lln E. Castel-
nuovo e B. Toscano. vol. tV. Torino 1993. pp. 587·601.
't MATI~RIALI per 111 storia 1lella cmu~rva:lon~ dl't monumenti dai.XW al XIX wcolo. a
cura di Luigi Guerri(.;ro~ (Ente rcgio11alc per il diritto :.'Ilo studio universitnrio Napoli L
Facoltà di Architettura. cauedre di Restauro Arcbitcttouioo dei prof(. S. Casicllo c G.
Ficngo). Napo li t9'J2, pp. 1·2: la cii. è tr.tta d"ll• lezione italiona dell'epostola. redaua in
latino. io E1•tsmu~ di J-fanc<•çco Petrarca. n cura òì tJ. Do lli, Torino 1978: <• p. VI è nnchc
ricordara resptessionc di Giovanni Boccaccio in merìlo alle •cose antichissime• dci
Campi Flegrei che «a' moderni animi sono non picciola cagione di diporiO ad andarfe
miTando•. 1'utto il volume curato da Guen·iero ~ mcrite\•ole d'att~..~n ,.,ionc per J•ou ima
r.JSsegna antologica di t~ti sul restauro che va, appunto. da F. Petrarca fino ad A. Ricgl
(1903).
SuJ magistero pctrarchcsco in questo specifico campo. ad èSCmpio nei confronti di Pier
Paolo Vergcrio ( 1398). v. V. De C:tprio, • Sub tanto dintttl mol~·: 1/ fasemo tif41~ ro..in~ di
Uomo nel Quattro l' CùUJIU'cento, in l>oi',SIA t• po<'tic.n tlellt~ rovinP tli Roma. Momemi e
t>robltmi. a cura di Vin<:en1.0 De <::aprio. Roma 19117. pp. 2 1·52.
'' Già nell'nnonima Oratio unwt im:t-ctnr ad Sancnmr A1arcum ex Ol'tl~ bt·ara~ At:11nis.
risalente ag.li ultimi aruli dcl,)Ontil'icaro di Paolo Il (14tl4-71), si trov:'l., accanLo aWinvct-
tiva contro le disr.nu.ioni c l'abbandono («:Mi guardo intorno e vedo Jc rèliquie dcHe
Terme che srnnno per precipitare, i cavaJii di Fidia ed i l)ioscun a peni ...•) un accenno
alla necessità d'infervcnire («gli archi Lrion.fali, con la me moria della glnria ant ica. vanno
ro rovina senta che nessuno int~rvcngv). tr.tdl11jonc in M. Miglio. l cronisti t/ella storia.
54 A vvù;inanu:nlQ ol rt:llaura

6 quruno tali: papa Eugenio IV (1431-1447) libera il Pantheon dalle costru-


zioni che gli si erano addossate; Sisto IV (1471 -1484) restaura il tempio di
Vesta cd isola i resti dell'arco di Tito, incorporato nelle fortificazioni
medievali erette dalla potente famiglia dei Frangipane; Nicolò V
(1447-1 455) fa rc$taurarc da Bernardo Rossellino la chies;:~ di Santo
Stefano Rotondo ( 1453), anche se il risultato <<non dovette incontrare
molto successo se, poco dopo, Francesco di Giorgio annotava: Rafacio-
nollo Papa Nicola, ma molto pilÌ lo rçuastò».
Pio Il Piccolom ini promu lga il 28 aprile 1462 la bolla Cum ttlmam
nostram u.rbem , a tute la dci monumenti e dci ruderi antichi, c nel 1538
Paolo 111 un 'altra. «per invitare alla conservazione dei monumenti di
Roma. oltremodo significativa anche se non risolutiva».
Ciononostante C. Ceschi osserva che in <<mancanza di una visione
storica del passato il rapporto uomo-opera d'arte è sempre impreciso,
mutabilc. arbitrario c quando gli architetti si accostano al monumento.
per riadattarlo alle nuove esigenze, per sostituirvi qualche parte o per
completarlo. è sempre il monumento che deve entrare nella visione
dell'architetto c mai viceversa. li che non è precisamente quello che noi
chiamiamo restauro•''.
Eppure, nota G. Giovannoni , non è «esagerazione il dire che più
rovine hanno subito i monumenti nel nuovo secolo d'oro delle Arti che
non nell'oscuro periodo delle invasioni dei barbari ... l>uò quindi immag,i-
narsi se in questo invadente periodo (il cui doppio caratte re così bene è
stato messo in luce dal 13urckhardt) un restauro condotto con vero senso
di rispetto fosse possibile. l restauri, per meglio dire. erano semplici
· · · gra f.rchc ___ ,. " .
esercttazJom
Già diversa si manifesta invece la temperie, soprallullo in tem1ini
d'idee più che di concrete a?.ioni. sul finire del secolo. nell'età della
Controriforma; ciò per l'irrompere nel campo di quell'interesse verso le
citate antichità cristiane. capace, col tempo, di operare l'invocato muta-

in UN POl'ffii'ICA1'0 < 11110 <11tà. SLfto IV (1471-1484). a cura tli M. Miglio" al., CinA del
Valicano 1986. p. 630. ci l . in t)c Coprio. •Sub tanto dirwo mole• t9l!7, p. :1.'!. Per spiegare
il diverso c più attivo al teggiamento qu:Jitroccntesoo~ il De Caprio osscrvn che. lramon ..
Lata J'esperien1.a di ('ol" di Ricnm. «il mito della reversibilittl del proccs.~ di decadi ·
mento assume un;:. più ampi:t dimensione in rappor1o alle opera-doni di rilnncio dcllt~
l~oma umanistica <: riuascimcntalc, ma .çempre fonda.odo:>i sugli :,tessi presupposti: li1
persistenx..a delle rovine c l'ideologi n dell'e1eroltà di Roma~ (p. 39)~ àltt.:sgiamcnlo cui non
sarebbero estranei né F. Bruncllcschj .,; .L B. AlbcnL in un primo morncnlo. n6 l~:lft'aello
c B. Castiglione, ricoril:wdo In celebre lollcra a Leone X (t519), dopo. Vn ruuavia notato
• che la coocretH oujvit~ edilizia nella Roma quattro-cinquecentesca che accomp:1gna
quest'idea della rinascil~t (alimentandola e :tlimentandosenc). per i modi con c.ui l-ii
realizza (demolizioni. riu.so. tras-formtl?:ione dei marmi in calce) rafforla In denuncia <Jj
una nuova barbarie doUita di una hen maggiore capacità distruttiva delle rovine• (pp.
41-42).
u Si è citalo da C. Ccschi. Tt'oria t' Storia del restauro. Roma 1970. pp. 10-13. Per
l'accenno a Santo Stdano Rotondo v. anche R.. Papini. /4 l~z)om sul ri'SIDllriJ dti
nwmmrmn. Ftrcnze s.d. Ima t946(. pp. 4-5.
" Gio"1Umoni. Quo11oni t929. p. 92.
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Antil'ip117)onl di rt.tttmro prinw 1ld XIX .w•rolo 55

mento di «visione storica del pas.-;ato» il quale condurrà, in seguito ed


ormai nel pieno Scuccento, ad un risp<:tto esteso dalle vestigia del
mondo clas.~ico a quelle del medioevo c, in prospettiva, a tutto il lascito
del passato.
Ricordiamo, per chiarezza, che tali atteggiamenti di proto-conser-
vazionc furono propri di persone di cultura stmico-lcttcraria o religiosa e
non, tranne qualche eccezione (segno di straordinaria sensibilità, come
nel caso di Michelangelo che non volle intervenire sull'Ercole Farnese -
o di Glykon - e che, nel ·restauro· di quella parte delle terme di
Diocleziano destinala ad ospitare la chiesa di Santa Maria degli Angeli,
condusse un intervento limitatissimo ma efficace. specie se messo a
confronto con quello di Luigi Vanvitclli che pure operò circa due secoli
dopo. in tempi molto più maturi) di artisti o architetti, per loro natura
più portati al rinnovamento ed alla modifica che alla difesa delle prcesi-
stcnze.
Va comunque precisato che in campo pinorico. fra Cinque c Sei-
cento, sono già numerose le testimonianze contrarie alla consuetudine
del restauro di ritocco o di rimessa a nuovo dei dipinti . Circa le modalità
di 'restauro' delle antiche sculture. invece, s'è notato che ad una sensibi-
lità più rispettosa, propria del Quattrocento e dei primi anni del Cinq ue-
cento, segue. a partire dal tel7.o decennio del secolo, una pratica sempre
più volta all'integrazione ed alla rcinterprctazione. G indicativo, a l ri-
guardo, il contrasto fra la sorte del Torso de l Belvedere, mai 'ritoccato', c 7·8
quella dell'Ercole Farnese o del Laocoonte. Col Seicento la tendenza 231
reintegrativa si raffort.a, assumendo atteggiamenti di aperta e libera
creatività, tanto più spinti quanto più l'inventiva c la personalità dell'arti-
sta restauratore erano forti'•.
Nel Rinascimento, scrive M. Cagiano de Azevedo. non si è «restaura-
tori se non si è artisti" c l'ideale consisteva nel «CCnfondersi con l'antico.
il lavoro nuovo non si doveva distinguere dal vecchio e meglio l'artista
riusciva ad imitare l'antico, più il restauro e ra appre72.ato e lodato». «ll
gusto di 'abbel lire' non consisteva solo nell'integrare o sistemare piace-
volmente le antichità, ma talvolta nel modificarle anche radicalmente
coartandone l'aspello c il significato per piegarle a rappresentare quello
che si desiderava che fossero», giungendo finanche a correggere l'antico
«perché non sufficientemente 'antico' o 'romano'» o non rispondente ai
moderni canoni di belle'l.'l..a, come le gambe, rese più snelle, dell'Arte-
mide di Versa illcs. Già nel tardo Cinquecento e poi in età barocca gli
interven ti sulle statue ..segnano sovente Lm abbandono da parte del
restauratore della ricerca eli immedesimazione in quello che poteva
essere. o che si riteneva potesse essere, il concetto dell'artista antico, per
lasciarsi andare al proprio gusto per le composizioni plast iche e decora-

•• Cfr. C. Boilo, l restalmlfori, Fire!W: t884, pp. 12-t4: M. Cagjano dc A7.evcdo, Il gusto
n•l rarauro d•lle opere d'aru anùclw. Roma 1948, pp. 13-t5: Metucco. Arc:lrd>logia t989,
pp. t26-t36.
56 A vvicimmt(~lfO ili retumro

tive, nelle quali la parte antica era la minore e costituiva tutt'al più un
pretesto o un tema per una 'variazione'»; da qui «alcune trasformazioni
d i frammenti antichi in originalissime opere d'arte di ·puro sapore ba·
rocco, quali il torso di Zeus o di un imperatore divinizzato che serve di
spunto di partenza a G.B. Mai.ni per un S. Sebastiano», nella chiesa di S.
Agnese in Agone a Roma, oppure un altro torso antico che diviene il
ritratto di Carlo Barbcrini (G. L Bemini c A. Algardi), figure femminili
9-12 antiche che divengono sante cristiane. fino all'Apollo di Villa Negroni cui
lo stesso Bernini aveva aggiunto un seicentesco violino, suscitando le più
tarde critiche del Winckclmaun" .
Sempre significativo è il raffronto con la voce dei letterati. degli
eruditi c degli 'antiquari'" che avevano raggiunto posizioni di rispetto
dell'antico molto più avanzate di quelle degl i artisti militanti. Mentre
Borromini si lamenta di essere stato <<Costretto» dal papa ad «osservare la
fom1a antica della chiesa>> di San Giovanni in Latcrano, il Ciaconio, a
proposito dello stesso tema, si raccomanda affinché «simul, et vctustas
scrvarctur, e t vcnustas addcrctun» (conservando l'antichità si aumenti la
bellezza) e si garantisca la «permanenza dci 'sacrati cementi', ossia una
continuitìt di materia>> pur sotto la modificata veste formale'•. Tutela
della materia che, ripetiamo, costituisce la vera novità rispcuo alla
tradizione rinascimentale, allenta alle antich ità soprattutto in quanto

" Cagiano de Azevedo. l/ gusw 1948. pp. 13-14. 21-30.


'" Cfr. A . Mazz:occo, Lim•c (ti sviluppv (/ell'muiquarit' del Rina:ìcimemo~ in Pof:SIA e
poelica <leJie rovine t/i Roma. Momenti e problemi. a cura di V incenzo Dc \..aprio, Roma
1987, pp. 53· 71 ( «pc;r gli inlcllcttuali del Rinascimento, antiqualia vuoi dire non solo la
ricostruzione dc.gli clc.mcnli archc.ologici, ma mtchc quella dc.llc istiwz.ioni. In altre p:trole,
per il Rin:-tscirncnto, antiquaria vuoi di1·e la ··icostruziol)e- di runi gli aspeni della virr1
cla~~ica». r. 55; 4<Yiste alla luce delle ope•·e antiquarie detrUmanesimo. quelle del
ClnqueeerHo si distinguono per il loro distacco critico. Gli antiquari del Cinqucccn(o
usufruiscono di t utte Jc fonti a loro disponibili, dimostrando un~1 certa predilezione per i
frammenti archeologici ... Non a caso l"antiquaria è riconosciuta corne disciplina a sé
stante proprio nel Cinquecento», quando a Bolog.lla viene swbilita la prima caltedra
destinata ad occuparsi delle Roma,we AmitJuiraus. p. 65).
''' A. Roca de Amicis, t_.-'()prrn di Frnntt:s(·o l?orromini in San (;iovmmi in /i(li(~rmw ~
tesi per iJ Dottorato di ricerca in Conservazione dci bèni architettonici. Unh'ersità degli
Studi di Roma 'La Sapienza', dattiloscritto. Roma 1990, pp. 62 c 303-304. ora pubblicata a
cura del Dipartimento di Storia dcli'Architcltura, Restauro c C.onscrv~-1zionc dci Beni
Architettonici come lo.. L 'opera di Borromini in San Giovanni in Laterano: gli anni della
fubl>rit;u (1646-1650). <aggio imrodutlÌ\'0 di Sandro Benedetti, Roma 1995. p. 130.
in parte ~.livc.rs.a è l'iuterprctaziooc proposta da M. Dvofak. Frtuu:cstx; Rorromiui als
Rf.staur(l(or, in «<Kunstgcsc.:hicbtlichcs Jahrbuch der k~k.. Zcntral-Konu:ulssiou fti.r Erfor-
schung und Erhttllung der kunst-und historischcn Dcnkmalt)t, (\Vicn). n.s. I, Bciblan zum
lhnd l, 1907, coli. 89-98, secondo cui In prccsist<.:n7..1 non costitul per l'architetto soltanto
un osracolo. Bon·omini infatti seppe conservare dell'antica costi'U7.ione solo dò che ~ndnva
conserv.aro («Er h~l ~Iso vom :~fte.n Baue erh:~ltetl was nnr zu erh;dren war~. col. 91} ~
realizzando nel contempo un'opera idonea ~Ile modeme esigenze~ tutto ciò l\.ef'l7.'alc.nna
coercizione esterna. ma solo perché neiJa sua poetica er~ contenuto un nuovo rapporto nei
confronti delle espressioni d'arlc delle epoche precedenti (come dimostrano anche le
sistemazioni degli antichi monumenti scpoJcrali, oltre che il trattamento di tutta l'aula).
Anticipazioni di re.wauro prima del XIX sec~>lo 57

'forma' e 'modello'. Atteggiamento già evidente in Cesare Baronio (che


sistemò, come vedremo meglio in seguito, salvandoli dalla dispersione,
pezzi romani c medievali nella basilica dci Santi Ncreo e Achilleo, 13-14
1596-97, e di San Cesareo sull'Appia, 1597-1600. in Roma); ancor più
maturo nel Settecento, se si considera, ad esempio. la polemica sulla
conservazione o meno delle antiche, modeste lapidi cristiane <<che ai fini
della storia della Chiesa per Marco Boldetti bastava semplicemente
trascrivere>> e che per Giovanni Gaetano Bottari rappresentavano <<al
contrario, dci documcnt.i da conservare integralmente», secondo la le-
zione eli L.A. Muratori, per il quale <de lapidi sono insci.ndibi.lmente
costituite dal testo, dai caratteri ... e dal tipo di supporto impiegati••"'.
Nel 1759 A. Claudc-Ph ilippe dc Tubièrcs, conte eli Caylus (1692-
1765), in un passo riportato da Cagiano dc Azevcdo, lamenta il fatto che,
nell'impossibilità di evitare che le antiche statue soccombano alla 'malat-
tia' della reintegrazione. coloro che le disegnano e le pubblicano non si·
preoccupino almeno 'di segnare con punti le parti restaurate'. Il concetto
dell'archeologo francese <<è molto chiaro c preciso, senza tentennamenti,
dubbi o restrizioni» come anche, pur se in minor grado, la posizione di
«Giovanni casanova. il fratello del famoso Giacomo, già disegnatore a
Ercolano e Pompei ... nel suo 'Discorso sopra gl'Antichi' pubblicato a
Lipsia nel 1770. Egli infatti non ha alcun dubbio che non si debba più
restaurare, perché i restauri sciupano le statue: se però esistessero dci
restauratori tali da adeguarsi perfettamente all'antico ... allora si restauri
pure. Vi è insomma un contrasto fra l'esigenza filologica che vorrebbe le
statue antiche complete e leggibili e l'esigenza critica che non può
ammettere manomiS-5ione alcuna dell'opera d'arte». Da qui, attraverso
<<la moda messa in voga da Piranesi», per cui «molto spesso non si
riteneva più opportuno di intervenire su di una mutila opera d'arte, ma si
cercava di mctterla in valore con una adeguata esposizione, da sola o
unita ad altre antich ità>>, sarà facile giungere alla posizione di A. canova.
nitida nella <<sua sdegnosa intransigenza per ogni aggiunta integrativa
all'opere d'arte antiche>/'.

Il discrimine, dunque, si manifesta intorno alla concreta difesa della


'materia antica'". indicativa d'una moderna concezione della tutela che

:u S. Pasquali. JdtiLfiuì del Pamhe<>n nel Settecelllo: !a cfJnservazione del mommtnuo


maico e il rimrovtmrelllo della <·hies.a. tt;si per il Dottorato di ricerca in Conservazione dci
bèni archilcttonici. Unh•crsità degli Sludi di Roma ·La Sapienzt~'. dartilo~critto, Roma
1990. pp. 37-38. Cfr. anche Roca Dc Amicis. /, '<>pero 1995, p. 16.
" Cagiano de Azevedo. Il gusto 1948, pp. 48-49, 57 .
.n La spinta definitiva in questo senso viene dagli scavi <Jj Ercolano c Pompei, il cui
rnondo. ria((otame dopo secoli d·oblìo. «UOn promuoveva solo un in leresse di ammirazione
per le opt:r~ d'<u't.; ... ma provocava un fervore di indagine volta ad intendere la consiste.nza
della loro m.alcria c a preservarla da ulteriori danni• (Cagiano dc Azevcdo, Il gusto 194$, p.
51 c.: ~ :mi restauratori borbonici. ti~aJI ' avanguardia del gusto su tutti gli <llt1i rcstaurfltori e
archeologi» per «là limilaz.ionc dell'intervento di restauro alla sola con~ervazione•, ta11t0
che, assicurata «la st..abilità dc.ll'intonaco c del colore ~'i'\i si ~ono semp•·e asle•luli dal
completare le grandi htcunc. spingendo lo ~cwpolo fino a flOr'l ricot~g.ioogere le fessure: è le
58 A vvicùumumto a( n•sUu1ro

si110 a qualche anno fa si pensava acquisita in maniera irrcver.;ibile ma


ebe, inopinatamentc, oggi chiede d'essere ribadita. Eppure già al tardo
Seicento ed al Settecento dobbiamo la determinazione d'alcuni princìpi·
guida del restauro che sarà poi detto 'scientifico·.
Singolare è la cura che Carlo Maratta (1625- 1713). nell'ultimo quarto
del XVII secolo, dimostra in alcuni dci suoi interventi. ù1caricato di
coprire la scollatura della Madonna che cuce di Guido Reni al Quirinalc,
su espressa richiesta di papa !Jmoccnzo X l Odcscalchi, trova il modo
«d'ubbidire al pontefice e lasciar l'opera intatta» dipingendo accorta-
mente il velo richiesto con caraueri di ·reversibi lità' «in modo che ri mane
durabile e, quando si voglia torre con la sponga. ritorna il color di
prima». Nel restauro della galleria di Pala7.zo farnes<! in Roma. affre-
scata dai Carnicci, procede coo una metodologia complessa c interdisci-
plinare; si preoccupa dapprima dci problemi d i statica c di convoglia-
mento delle acque, cause prime del danno, avvalendosi della consulenza
ddl'architeuo Carlo Fontana. poi passa al consolidamen to degli intona·
chi, con un originale sistema di chiodature (studiate da un operatore da
lui stesso scelto. Gianfrancesco Ros.~i) c solo alla fine esegue il ritocco
l con «acquerellc di tinta». Nella raffaellcsca Loggia di Psiche alla Farne-
sina. sempre in Roma. il restauro propriamente pittorico fu più impegna·

l tivo, ma sempre condollo con grande scrupolo nelle integrazioni c nelle


aggiunte ritenute necessarie alla sistemazione dell'intero ambiente, per-
ché meglio accompagnasse l'opera.u.

Nel 1756 troviamo delineato dal canon ico Crespi il concetto di con-
servazione distinto da quello di reMauro («non si possa fare altro che
attendere a conservare. al meglio che si può», avendosi cura, invece, di
rimuovere le ·cause· del danno), poi quelli di ·reversibilità' («trattasi
d'un'aggiunta che ... può ad ogni ora levarsi a piacin1ento senza lesione
del vecchio») e di ·patina· («il dipinto vecchio ... ha preso la sua patina
dalla calce, dall'aria , dalla polvere e dall'umido: la qual patina è difficil is-
simo, per non dire impossibile, da imitarsi" ). n medesimo autore ci fa
intendere che si è om1ai superata l'idcntiricazione rinascimentale del
restaura tore con l'artista; egli «mette a fuoco la distinzione fra pi11orc e
restauratore: un anista può e;.sere 'perito ed eccellente nella sua manie-
ra', ma tlel tutto incapace di ritoccare una pillura in maniera diversa
dalla propria,.'•.

crepe. così che le pitnnc ~ono immuni da qualsiasi specie di ritocco•. p. 72: sulla situa2Jonc
alre:,tero. O\'C .:si espor1owano oon le opere antiche non lanto la prudenza <Jj Canova c cJei
rcslauratori Borbonici, quanto la f~ciloneria del merano antiquario• . pp. 76-77).
-:~ Si è cilato da Corlli. SLOrio 1973. pp. 1 Ll-115: sul medesimo tema v. anche A. Conti.
Victmle c t.·u/rurn del ustmuo. in SToRIA drlf"allt iinliono. p:ute tcrt.a (a cura di federico
Zeri}. volume ICI'ZO (Couservt,ziom.>. Jal.fo, resumrn}, Tori no 1981. 1>P· 46--4..~.
l"' l passi sono riportati in l..em:JtAI"t)]tA artiftil'tl del Stllecemo. Anrologill di 1<'\'li. a cura
d i C. C. Sciulla, Torino 1984. rispcttivnmentc alle pp. 250. 258. 260. 253 e, per la
distintionc di pittore e restauratore. in Conti. Storw 1973. p. ll7 (ove," p. 172. è anche
Amicipa::ioni di rel~Umrv prima dt!l X IX S<"('olo 59

TI concetto di ·minimo intervento' è già in Baldassarre Orsini: quelli


di buona ·manutenzione· c di ·prevenzione· sono ricorrenti in Bottari
( 1730), in Crespi («debban rispcttarsi. né aver l'ardimento di mettervi
mano». 1756) cd ancor più chiaramcntc in Andrea Pasta (1774).
Ancora prima l'antiquario Francesco Bartoli. nelle sue Riflessioni ...
sopm il modo di ri(l(tnre la Rotorula, aveva delineato il programma degli
interventi ·conservativi" necessari c suftlcie nti per gli antichi marmi del
Pantheon. Si tratla di pagine che potremmo a ncora oggi sottoscrivere,
tanto sono chiari i concelli del minimo intervento, de lla non-invasività,
finanche della ·compatibi li tà', de lla reversibilità c del rispetto per l'a uten-
ticità (<<Vorrei che non si facesse tassello alcuno ... accompagnar~;; diligen-
tem.te l'an tico, senza pu111o distruggerlo ... sempre disapproverei, che il
polim.to si facesse con acqua ò Liquori corrosivi» c che si lasciasse «la
Cura a Genti impcrite, òvero a puri Manuali, li quali non riguardassero
che al puro interesse»)" .
Dalle critiche del Bartoli (1705) e d eU'Algarotti ( 1756) ( «distrulto
quell'attico su cui volta la cupola ... vi han posto io luogo di quello delle
moderne gentilezze,.) alle invettive. sempre concernenti i lavori al Pan-
lhcon. del Milizia ( 1787, 1798) contro gli «architetti» afnitti da «smania t5-16
di dar di naso all'antichità», ed infine a quelle di Carlo Fca. già nel primo
Ottocento, in cl ima d'incipiente moderno restauro, il passo sarà breve'".

ricordato l'interessante progcllo, dawbilc:. intorno aJ 1820 c fiOil r·cali7:1.aLot di Pietro


.Echvards per una scuol<t di rc~t(luro delle piaurc).
" Le Rij7essioni di P. llntl<>li (Archivio Segreto Vaticano. Albnni, vol. Xli. c. 181 ss.)
sono riportate in L. finocchi Oh!!rsi, l A basilica dei Sanri Apo~mli n /?(}mn trn U XV r il
XIX st>coM, tesi per il Ouuoruto dj ricerca in Conservazione dei t'leni nrchiteHonici,
Univ~r<ità degli Studi di Roma 'La S;~picnza', dau iloscrino, Roma 1990. p. 121 n. 1!.
" F. Algaroni. letter~ •al Srg. dott. Jacopo Bartolomeo Beccari a Bologna•. pubblicata in
G.G. Bortari ·S. Ticoai. Rtt«t>lla 11i leu~rt! sullo pinura. sc-ultura r nrrhitl'flltra ... . \'OI. VlL
Milano 1823, lctt. n. 17, pp. 405-4118, IO.V111.1756: F. Milizia. Rom11 dtllt bdlt arti d<l
disey{no. Roma 1787. edizione COI'bUit~ua Oper.. comp!rr.. di Francnc:o Mi/i:ili risguurtlanii
l~ Belle Arti, torno l. Sologn> 1826. p. 335 ed anche lo., Dr/l'art~ di •••dtrt nellel><lle arti ciel
disegno ... , Vene-zia 1798. ed. c:ons. Opere. l. 1826. pp. 272-27~ ( «J>rCICSO abb<:llimcnto
moderno•): C. Fca. Annotazioni ulla 1\lemoria sui dirirri del rrindJJam sugli mmclu ~tlifkj
publici socri r prn{n11i .... Roma 1806. p. l (}.l («preteso ris:tauro, o ripulimentolt: .charharic
imperdonabile di aver distrutLO l'attico antico ... c i>urrogarvi unn buffoneriu architettoni-
ca• .
G. Fiengo. tsumu di r·nntt"rva:inne dell'antico nella Campania rh•/l'età barocca. pp.
65·90. in Rt.:STAUJ<O tra mt•Jtm;nrfosi e teorie. a cura di S. Casicllo. Napoli 1992. illustra
auelltarnente alcuni casi di opro~izione. da parte di singoli o di comunità, :l progetti di
trasformaziolle e ·restauro' cJi cHnichi edirici ecclesiastici; ciò a propo~ito della basilica
costa.ntiniana dì Snnt:t R.cs1itu1a iu N:tpoli (J675. da conservare ~nella formt•. nella quale
si rittova. c farsi solo quello che la ncocssità ricerca», per l'i~pcuo dell 'antichità ~elle
campeggia nel volto dcllu ... venerabile chiesa• , p. 70), della cattedrale di Amulfi (1 705,
ricorso a lla Santa Sede. p. 77) c dello chiesa badiale della Santissima TrinitA di Cava dci
Tirreni (1756-57. per la quale. a chi voleva impedirne la distruzione, si opposero le solite
ragioni igit:niehe e ~racichc dapprima. estetiche c funz:ion:!li poi, morali. religiose e .;ociali.
richiamando • i vanraMt derivanti all'umiJe gente del luogo daU'apcnur:t dell'importante
cantiere.>. infine. pp. 1!1-1<2).
Cfr... per altre informa1ioni, G. Carbonara. R~stauro fru cOtJ.Kn•a:iolf~ ~ ripnstmo: nOle
sui pùi atmalt ori~ntamfmi di mnodo. in cPalladio-. n.s.. 111, 1990. 6. :.Ile pp. 47·52.
60 Il vvirina.mrnto al r('sttmro

Che l"intcre~se per le antichità avesse «assunto particolare evidenza


al principio del Seuecento,. risulla anche dagli interventi dello Stato
Pontificio «non solo per la conservazione dei monumenti e degli oggetti
di arte c per la repre~sionc degli scavi abusivi. ma anche per rcgolarne il
commercio c l'esportazione. L'cdirto del 30 settembre 1704 del cardinale
Spinola avverte, forse per la prima volta , anche la importan;r.a delle
amiche memorie cd ornamemi di quesr'almo ciutì di Uomo, quali ranto
conferiscono a promuovere la stima della sua magnificen za e spiPodore
appresso le nazioni straniere; come pure vogliono mirabilmenre a confer·
mare ed illusrrare le notizie appanenemi all'lsroria ...».
Pochi anni dopo. l'ed itto del card. Albani, del 10 settembre 1733,
ammonisce i trasgressori ricordando «quesw alma città. ll cui .çrmmw·
mente importll il conservarsi in essa le opere illustri di sculrum e piuura, e
specialmente quelle. che si re/Il/ono pitì stimahili e rare per lll loro
amichilà. la conservazione delle quali non solo conferisce molto all'entdi-
zione sì sacra che profana, li Ili ancora porge incitamento a· forestieri ... e
dà nomw sicura di studio a quelli che si applicano all'e.rerci~io di quesre
nobili arri...>+"
Un successivo editto del ca rd. Valenti (1750) riformula in modo più
organico ed unitario le precedenti disposizioni, mentre nel 1755 la LVII
prammatica di Ca rlo Ili tli Borbone inaugura, nel Regno di Napoli, le
norme di tutela delle antich it à, contro gli scavi e le csporta:t.ioni clande-
stine.
«Naturalmente. il primato storico - scrive A. Emilian i - nella
emanazione di queste antiche leggi di tutela, sia per esaustività di c numc-
ra7.ionc. sia per volontà finalistica. spetta a quel governo pontificio che in
Roma riconosce per tempo il valore spirituale di una 'traditio' che volge
in impero dci cristiani l'antico impero dei gentili. E del resto in Roma,
già prima del XVII ~~:colo•. come s'è detto. «frequentissime sono le
dichiarazioni pubbliche e gli impegni di governo tesi a regolamentare i
movimenti, si direbbe inevitabilmente scomposti e irrispettosi, di una
città che cresce eternamente su se stessa e sulle proprie pietre. Dalla
lettera del Petrarca alle bolle di Pio TI (1462) e di Sisto IV (1 474);
dall'incarico a~segnato da Leone X a Raffaello (1516) agli interventi di
Paolo Hl (1534), di Pio IV (1562) c di Gregorio XIII (1574), <lfliora già il
segno di una preoceupa:r.ione costante e crescente che si indirizza preva-
lentemente ai sign ificati generalmente architettonici ed archeologici della
tu tela, ma che proprio in questa sua globalità contiene in noce l'atteggia-
mcmo più capiente, visto in prospeniva futura. per ospitare l'infin ita
serie delle tipologie culturali c storiche». «Al governo romano spella
inoltre priorità. nel campo della tutela c della conservazione, anche per
altri materiali, quali soprauutto il documento archivistico c bibliografico

" Cescbi. T<ona 1970. pp. 31-32.


An!.idpazioni di rt.:sltmro primo del XIX secolo 61

... Archivistica, bibliologia c archeologia finiscono in fondo per essere tre


aspetti per nulla separati di una stessa ricerca documenta ria e storica. cui
solo più tardi c con minori connotazioni 'poli tiche' si aggiungerà la storia
dell'arte>>".
Si può notare come tutela e restauro seguano strade c tempi diffe-
renti, tanto che se può precocemente parlarsi di tutela (intendendola
come serie di provvidenze d'ordine 'immateriale' c soprattutto legisla-
tivo, forse già io età antica e medievale, e certa mente in età rinascimcn-
talc) di resta uro vero e proprio, inteso come codice di condotta per
l'inter vento. diretto c 'materiale' sull'opera, si potrìt parlare soltanto
molto dopo, a partire dal tardo Sen eccnto.
È anche interessante ricordare, come singolare an ticipazione di tutela
del paesaggio, in Sicilia, «due ordini del tribunale del Rea! Patrimonio
dell'Isola, datati 21 agosto 1745 ... e firmati dal viceré principe Bartolo-
meo Corsini (1738-1747) nipote di papa Clemente Xlii ... 'sulla conserva-
zione dc' meravigliosi albeti del bosco di Carpinetto sopra la cinà di
Mascali' ... ' memoria di una tale naturale meraviglia, che è di stupore ad
ognuno, c eli decoro a questo regno'>>. Da qui ai veli e propri, accurati
interventi di restauro, sul finire del secolo, a Segesta, Agrigento e, più
tardi, Selinunte il passaggio è immediato•'. 17-18
<<Un'ultima annotazione di interesse moderno pu<> essere quella da
rivolgere al problema de ll'inventario o. per meglio dire, a quell'inevita-
bile binomio che si istituisce fra inventa rio e vincolo. La prima strada,
che è quella di un inven tario che proceda alla conoscenza tecnica c
scientifica dei materiali artistici, c così ne salvaguardi la esistenza, ne
tuteli la tlsica qualità contro ogni abuso e ne promuova motivatamcnt.c il
restauro, è quella scelta con speri mentata saggezza dalla Repubblica di
Venezia fin dal 1773»'0•
Merita d'essere qui ricordato l'impegno inuti lmente profuso, nel
1709, da John Vanhrugh a difesa della rovina medievale di Woodstock
Manor, a Blenheim in Inghilterra; notevoli sono le 11rgomentazioni ad-
dotte, di natura paesaggistica e poetica, legate al pillorcsco cd al gusto
per le rovine, da un lato. di natura storica, nel riferimen to ai personaggi
ed agli avwnimcoti di cu i il vecch io mm1iero è stato diretto testimone,

;'li A. Emiliani. /.eggi. bandi e provvedimenti per la uaela dei /)erti anislici e culturali

negli anlkiJ.i ~UJti italiani 1571-llMO. Bologna 1978, pp. 9-10 e 16.
ro S. Boscarino, Il resflmro hl Sir.ilia in età horbonia1 (1734-1860). i.A1 Jtacla ç gli
organismi amministrativi, in «Restauro. Quademi di restauro dci rnomuncnli c di urbani-
Siica dei centri antichi». XlV. 1985. 79. pp. O, 9 e- 11. l">cr i principaJi testi citati c(r.
l'antologia, con indici tematici. in Emiliani. L<'ggi 19ì R, alle pp. 227-23 1; alle pp. 2&9-290
~ono riportme, io ordine cronologico, tutte le Ot.lmH.~ riguardanti espressilmc.nte gli cdirki
antichi.
~ Emiliani, Leggi 1978, p. 20. Rispçtto a Roma. Napoli c Venezia, gli altri stati italiani
(firenze. Panna e Modena, Milano, Torino) si muovono con on ccrt.o ritardo e soprat·
tutto con obiettivi piò limit(lti {ilttivit~ di scavo ccc.).
62 A vvicùwnumlO al re.tfaam

dall'altrò. Se queste òggi possòM apparire SC<'>ntate, agli inizi del Sette-
cento dovettero costituire autentiche novità".
Per ce1ti aspetti simile è il duplice atteggiamento che Salvatore
Boscarino riscontra, durante il XVIII secolo. nell'Italia meridionale:
<<verso il patrimonio archeologico, qLtello che si presentava allo stato di
rudere e che sorgeva isolato lontano dall e ciuà, grande rispeuo e grande
impegno ... Molto meno, per non dire nessuno. quando questo cadeva
nell'interno delle città» in presunto contrasto con <d'ordinato e regolare
sviluppo delle stesse>>" . È interessa nte notare come a l principe d i Torre-
nHI72a (1727-92), in Sicilia, si debba no <<i prim i restauri dci monumcntj
esegu iti da una orga nizzazione statale)))·'.
Qualche decennio più ta rdi, anche per merito di Johann Joach im
Winckelmann (17'17-M!). Ia visione qui appena accennata potrà risolversi in
una più am pia e moderna. già propri amente storico-artistica, dando in izi o
così a «quella storicizzazione dell'arte a ntica che sarà fondamento per una
nuova scienza archeologica» c per l'attuale coscienza del restauro·" .
«Purtroppo l'opera che Winckclmano aveva in progetto di scrivere
sui restauri che aveva osservati non è stata mai stampata, ma le sue idee
in proposito si possono agevolmente rilevano da altre sue pagine. Egli si
accosta al problema meno dal punto eli vista critico che da quello
filologico-ermeneutico, è così ostile solo al restauro inesallo, non al
restauro integrativo in genere. li restauro barocco quello che trasforma il
frammento originale, quello che ne altera la verità archeologica, non solo
quello che viola ogni norma di gusto, lo indispellisce, così come gli danno
fastidio le tavole dei libri nelle quali non siano percepibili le aggiunte.
Tuuo ciò non perché l'opera d'arte antica venga manomessa. ma perché
non gli è possibile di intenderne il contenuto, il significato letterale»: in
sostanza. nota Cagiano de Azevedo, la <<troppa cultura filologica aveva

·• D. Linstrum, fl resrauro architt~ttonico m•ltlnghilterra tl<d XVII secolo, in «Rcslaum.


Quademi d i restttum dei monumen1i c di urbanistica dei centri antichi». IV, ·1975~ 18, pp.
37-41~ G . Jean. Le ragioni ddln conserl'flt_ione. Due /t>lftre tfi Sir lo/w Vanhrugh 1709,
1719, in • TeMa•, 3, 1994, pp. 6().69.
Per accenni ad anticipazjoni d i tutc.la. fra XVII c XVIll secolo, in allri stati europei
(Svezia. Daoimarc.a, Norvegia ecc.) v. S. C'l.~iello, Aspetti della twela dei beni culmralì
m;JtOnoccnto t il resumro di ValtuUer pa tarco di Tito, in «Restauro. Quaderni di
restauro dci Ul00l.llllCU1j C di Ul'banistica dei centri antichi», TI, 1973, 5, pp. 79·80.
\;' S. Bosc:arino, Il restauro in Sicilia in erà borbonica (173tJ..U~60). Le idee sugli ùuervenri
nelle preesisrenze ardLiteuoniclre, in ~ Res tauro. Q uaderni di restauro dci monumenti c di
urbanistica dci centri antichi», XIV, ll)~5. 79. p. 39.
.:!J Boscarino. Il resumro in Sicilia in Ct<Ì &urbonica (t734·1860). l.a lutda 1985. p. 19.
Sempre in riferimento al Rc;gno ddlc Sicilie è utile menzionare la f'r(mun(lli<:O lX
( J)ecreto del 3 ottobre 1781, di Ferdinando IV) suH'cdili:lia della capitale, ovc. tra l'altro,
per «i resrauri o per le nuove fabbriche» da condursi in Napoli «è fallo obblig<)
agl'ingegneri o architetti di pre.sentare il progetto firmato con le precise indicazioni
dell'alte?..za. dei piani, delle fondt1 mentaJt e con lt1 giusta aucnzionc agli aspcui strutturali
cd ai <(valori escetici» (F. Slran.ullo, P.dilìzid e urhtmistica a Napoli dal ·500 al ·700, NalX)Ii
1968, pp. 40-46, per la cit. p. 40).
>• Ccschi, Teoru1 1970, pp. 3 1-33.
Allfll'lpn:.ioni di r~sumro primo tl~l XIX wcolo 63

nociuto al gusto e il senso critico ne aveva sofferto nel suo equilibrio.


Invece di dire che ncs.~una integrazione vale la verità del frammento,
Winckclmann par che concluda col respingere solo i restauri che pur
complewndo l'oggcllo ne ostacolino la chiara lettura filologica ... L'opera
d'arte cede cioè di fronte a l documento antiqua rio, c questo proprio
nell'archeologo che per primo ~i era atteggiato a critico»". Pur con
queste limitazioni. l'impulso dcUa ·nuova scien7.a', combinandosi con
altre, parallele acquisi;-;ioni concenuali c di metodo, agirà in maniera
autonoma ed irrcvcrsibilc, aprendo defin itivamente il campo ai moderni
svi luppi del restauro.
In qualche modo le idee di Winckclmann trovano eco nell'opera di
Bartolomeo Cavaceppi, il più noto restauratore di statue di fine Selle-
cento: la distinzione fra le partj antiche c le nuove (pur se non a vista ,
almeno con l'ausilio di notizie a stampa), la prep;1razionc storico-artistica
de l rcswuratorc. l'astinenza dal completamento in caso di dubbio. la
capacità di seguire la ·maniera· dell'antico scultore e non il virtuosismo
fine a se stesso, il divieto di toccare (o peggio, di mutilare) l'originale per
accomodarvi le integrazioni, il divieto di lustrare le antiche superfici
corrose dal tempo. sopra ttu tto l'inoppor tun ità della reintegrazione (c,
dun4uc. il rispcllo del frammento come tale) quando l<t parte originale
nott rappresenti almeno 'i due terzi' dell'insieme. sono tullc sue utili af-
fermazioni.
A Roma il restauro dell'obcliseo d i Montccitorio .(1790-92, arch.
Giova nni Anti nori) con integrazioni 'neutre' c chiaramente distinguibi li
dall'originale è ormai cosa molto diversa dai restauri scccntcschi nei
quali si usò il criterio opposto sino ad imitare fantasiosamente i gerogli-
fici antichi (piana Navona, 1651 , c piazza di S. Maria sopra Minerva.
1667).
Con la seconda metà del secolo XVW c dopo un travaglio di circa
due secoli, dunque. si può ravvisare la svolta conccnuale c di metodo che
segna la vera nascita del restauro, distinto daUe consuetudini di ·rinnovo·.
di 'riuso' o com unque di ·mantenimento' a fini pratici o di magg.iorc
apprez7.lli11Cnto economico. diffuse in precedenza. S'iden tifica l'atto c.li
restauro con qualcosa che è suscitato da uo giudizio d'ordine eminente-
mente culturale cd è condotto. con cautela scientifica. da mani esperte c
specialiuatc.
Quando tocchiamo le soglie dd Xl X secolo le anticipa:t.ion i conserva-
tive, eli cu i s'è detto. raggiungono maggiore rigore c più profonda chia-
rc7.7.a. La conservazione c il rc~tauro, modernamente intesi. tendono a
confluire in un tipo d'auività che assume su di sé, anche se in modi da
luogo a luogo e nel tempo diversi. la volontà c la responsabilità della
pcr peluazionc delle lcstimonianzc storico-artistiche, dei cosiddetti ·mo-
numenti', in quanto tali. Siamo all'inci rca in età napoleoo ica ed il pro-

)~ Caginn() De .A.zcvedo. 11 KU.Sto 19~. pp. 45-46.


64 Avvidnanum!Q o/ resumro

cesS() definitivo di maturazione è rapido e contraddistinto dalla serena


coscienza che gli antichi oggetti si conservano, con le speciali cure che il
restauro postula, non perché 'utili', ma in quanto memorie storiche o
espressioni di alta qualità figurativa. Questo è il nucleo fondante ed
iniziale di tutta la vicenda successiva, fino ad oggi"'.
Quanto alle concrete modalità di saldatura e convivenza del nuovo
con l'antico A . Barbacci ha notato che, «comunemente, il Rinascim.eoto
s'innesta nella vecchia architettura, integrandola o continuandola senza
preoccuparsi dell'omogeneità stilistica; ma cercando, in genere, un ac-
cordo armonico od almeno una gradevole dissonanza. Così, col disegno
dell' Alberti, si completa in forma rinascimentale la romanico-gotica fac-
19 ciata di S. Maria Novella (1456-70)» a Firenze ed a Venezia «B. Bon, su
disegno di G. Spavento, ricostruisce buona parte del campanile di S.
Marco, fra l'altro la cella campanaria c la cuspide (1501-14)>>".
Con maggior precisione, seguendo la convincente analisi di G. Mia-
relli Mariani, potremo soprattutto osservare, in ambito architettonico,
prima che si definisca la moderna idea di restauro, interventi che <<ripla-
smando le parti secondo la maniera del tempo. aspirano alla costituzione
di immagini originali, non appagandosi di semplici processi combinatori
ove i diversi addendi possano conservare la propria riconoscibilità ... Un
procedimento. quindi, che, per la sua stessa natura , incide, rinnovandolo,
sul proces~o costitutivo dell'opera d'arte e perciò differenzia le sue
operazi oni da quelle proprie del restauro alle qual i, com'è noto. non è
lecito intromettersi in questo processo».
Ta le atteggiamento <<trova l'esemplificazione piit evidente nell'archi-
tel\ura barocca» anche se <<non è l'unico a caratterizzare, prima dell'Ot-
tocento, l'articolato e complesso rapporto fra nuovi interventi cd opere
del passato. Una dialettica che. fra gli estremi della distruzione integrale
c del rispeno assoluto, presenta ... una grande varietà di soluzioni. Fra
queste, alcune sono apparentemente molto vicine alle tendenze che in
seguit<.> saranno teorizzate e si diffonderanno nell'ambito del restauro,
come avviene in particolare, per i completamenti 'in stile' e, piit generica-
mente, per le operazioni conservative di varia natura>>.
Quando <<non sono possibili modificazioni ... radicali, si pone pregiu-
dizialmcntc una questione di scelta poiché se ... la cultura rinascimentale
c barocca non ammette la ·maniera gothica', è altrettanto vero che essa
non tollera la violazione delle regole della bellezza. Concepita, quest'ul -
tima. più o meno come sinonimo di quella che gli antichi chiamavano

x. Per una vdo<.:c riconsidcrazionc storica dt:Ua: 'genesi delle discipline dcJ costruito·.
con speclaJc aucn:t.lonc al XV111 sèC., si v. A.L.C. Ciribini, Conservazione recupero
resmuro. Prrcirazioni sullo stato attuflle delle di.w:ip/ine del t·ostruiro, FirènY..c 1991 ~ pp.
51-71\, con bibliografia alle pp. 114-118.
11
A . 13arbacci. Il restauro rl<•i mtmunu:nti in Italia. Roma 1950, pp. 25-26. Per Ull piil
generale inquadmmcnlo slorico-(:titlco v, P. Fancelli, Dmnoliz.ioni ~ 'rcsrau.ri' di anrichirls
rwl Cinquecento romano, in ROMA e l'Amico JU!Warte e nella cul1ura ile/ Cinque<·emo. a
cura di Marcello Fagiolo, Roma 1985, pp. 357-403.
Amidpoz.ioni di resrauro prima drl XIX tProto 65

umcinnitas e che L. B. Albcrti definisce coizvenienw o conformillì ...


Questo spiega, per esemp1o. le soluzioni proposte da architetti del Rina-
scimento per il tiburio del Duomo di Milano. per il completamento della
facciata della cattedrale di Orvieto» ed alue che potremmo definire «in
stile» e non secondo la «maniera moderna».
<<In sostanza, non si può parlare di un vero e proprio 'fare in stile'
legato a ragioni generali cd a formulazioni dottrinarie precise c valide in
tutti i ca~i. ma, più sc:mpliccmcutc di un'allenzione ai modi del passato, di
un generico indirizzo stilistico documentabile, ovunque c di continuo, nei
più disparati peri odi storici ... Si tratta di una procedura che, in condi-
zioni particolari. è ritenuta la più opportuna per giungere ad assicurare,
ad alcune opere del passato, un ulteriore svolgimento del loro processo
fonnativo; vale a dire un prost:guimcnto della formulazione nel modo a
loro più convenieme. In sostanza. un mezzo per garantire la migliore
corrispondenza delle opere stes.~e alle condizioni ambientali. all'u~o. alle
consuetudini. Un orìemamento retrospenh•o, dunque, ove lo stile è inte.~o
secondo un conccno prcceuistico-valutativo. come sinonimo di elocutio.
cioè come maniera di esprimersi prodotta dal gusto. mutevole nelle
circostanze c nel tempo. Ove la precisione ·filologica', di regole c moduli
formali, è necessaria solo in proporzione al progressivo configurarsi della
·maniera'. alla quale ci si vuole adeguare, come fenomeno lontano e
storicamente chiuso. Ciò che avviene, per esempio. nel restauro stilistico,
ma non nella coeva cultum dd revivals ... Quindi, nonostante le apparenti
somiglianze» tale indirizzo retrospettivo <<non può essere assimilato alle
operazioni dipendenti dalle twria:azioni ottoccntcsche del restauro stili-
stico, al le quali molto spesso viene accostato»; questo. piuttosto che come
elocUJio. interpreta lo ·stile' come gemiS. potremmo dire, richiamando
l'etimo latino. come codice gene6co capace di guidare il fonnarsi c
l'eventuale ri-formazione dell'opera....
La precedente linea imerpretativa ben si riconosce in alcuni noti
esempi di tale orientamento retrospettivo o, con altre parole, d'anticipa-
zioni 'stilistiche· per ragioni di 'convenienza· arehitenonica: fra queste.
l'addizione tardoseiccntesca. volutamente non distinguibile, di sette assi
di finestre al quattrocentesco Palazzo Medici Riccardi, in Firem:e; nella 20
medesima città i continui ampliamenti, più o meno stilisticamcnte omo-
genei, subiti da Palazzo Pitti (XV sec.), prima fra il 1620 cd il 1640 circa.
ad opera di G. c A. Parigi, poi nei due secoli successivi; la rei ntegrazione
in stile, ad opera di Fcrclimmdo Ruggieri (1736-38), della romanica

"' G. Miarelli Mari:lni. A1om.lm~llli ntl ftmpo. Roma 1979~ pp. &..1-S5, X:7..SV. V1 ·92. Sul
significato òcll'alleM,iamento ret~pctti\'(J, in ambito europeo. sopranuno fra XVI c
XVID sec. v.. P. Kurmann, Rt'.Jtaurttnmg. Rctrospclait•e, Rezcp11on. Rrtarth'tnmg. tmd
Rekonstruktion: GttiDtti.:.('Jt : ur Dtnk.malpfl~ge nnhtmd hittorisclltr und :.ril,f:tttiJssi.rrht-r
Beispiele, in H1sroute dt" 111 RcsraurattOII tn Europe. Aeaes du C...on.,grès intcma1ional.
lntcrlakco 1%9, mi. l, Worrns 1'191 , pp. 14-28.
66 A vvicUwmeHto al restauro

facciata della Collegiata di Empoli (1093): il tialzamcnw dci corpi laterali


1.1 del Palazzo Pubblico di Siena, condotto, con i medesimi criteri, nd
·16R0-8 l '''.
Il San Petronio di Bologna (1390 ss.), a parte la questione dei
numerosi progetti cinquecenteschi per il completamen to della facciata,
ebbe la prima volta 'gotica' sulla navata centrale nel 1587-89, ad opera di
Francesco Morandi, detto il Terribilia; dopo molti ripensamenti, fra il
1646 e il 1658, su progetto di Girolamo Rainaldi tutta la navata venne
intlne coperta con crociere, più slanciatc c pur sempre goticistiche·"'.
Sul piano urbanistico le ragioni di convenienza agiscono in maniera
non diversa: a Firenze la Loggia dei Servi sorge, nel 1518 (Antonio da
Sa nga Ilo il vecchio e Ba cci o d· Agnolo), di fronte al brunellescbiano
$pedale degli Innocenti, risalente ad un secolo prima, e ne ripete le linee
fondamentali; sulla medesima piazza, circa cent'anni dopo (1599-1601),
per le stesse esigenze di conformità, il portico dell'Annunziata sarà
costTuito da G iova nni Battista Caccini in forme ancora analoghe.
In Germania il Duomo di Spira, 1030-1061 e 1080 c.-1106, dopo il
crollo del 1689 fu ampiamente rifatto, in stile roman icheggiantc, fra il
1772 c il 1778 da Franz lgnaz Michael Neumann; in Francia, il St. Jacqucs
di Montauban. costru ito a parti re dal 1230, modificato verso il 1481 c
danneggiato nel ·1561. e bbe le sue volte e la flèche del campanile rifatte
nel 1732 in stile gotico""-
22 Ai primj del Settecento Christopher Wren, nel proge tto di restauro
dell'Abbazia di Wcstminster, a Londra, si preoccupa di restituire al
prospcHo settentrionale <<la forma origina1·ia sconsideratamente alterata>>
qualche anno addietro c d'innalz.arc la guglia sulla torre della crociera <<in
forma gotica ed in stile con il resto della costruzione>> perché <<staccan-
dosi dalla forma an tica si incorrerebbe in uno sgradevole miscuglio che
nessuna persona di buon gusto potrebbe apprezzare>>. Mort.o Wren
23 (1723) il suo allievo e assistente Nicholas Hawksmoor realizza, a partire
dal 1734, una del le proposte di completamento avanzate dal maestro
seguendo un criterio ;misto': molti dettagli delle gotichcggianti torri
occidentali «no11 sono gotici, come i frontoni barocchi sopra gli orologi, il
rivestimento rettangolare e le modanature stesse>>, anche se il tutto è
risolto «COn ammirevole buon senso e garbo>> sì da conservare <<COn
discrezione il carattere della sottostante abbazia medievale>>''.

"' Cfr. Barba.cci. Il restauro 1956, p. 121 e ud ùulict!lll.


"" P. Ferrari, Soluzioni lanlol'inquec:eutesdte e primo sei<:entesclre per il cumple((lm(•uto
della fahl>rica di San Petronio (t Bologn.a . in l.} ARCIII'rErnJRA a Roma e in. ltalill
(1580 -1621). Alli del XXIII Congresso di Storio d<df'ArchitetJura. Noma. 24-26 marzo
1988, vol. l, Roma 1989, pp. 113·120.
'* M oNUMI·:NTI srorici in Gemwnia e loro r~:sumro. (Catalogo della mostra 'Monumenti
stol'ici in (jcrm11nia'), s.I. s.d. ( ma posi 1967]. p. 15; DtCTONNAIRF. de.s Èglises de France,
/Jelgiqm:. J.uxembour~ Suisse. !Il. Suli·Oue:~t. Paris 1967. od voc~:m Guyenne~ l\.fontauban
(Tam-et-Garonne). cr,1ise Saint-Jacqucs, 111 B l05.
.-: Liustrum. il rcswuro 1975. pp. 29..37.
Antil'ipazioni di r~·o:ttmro prinm del XIX src•nlo 67

rali Circa gli interventi 'misti'. attuati ricorrendo ad una più blanda
!n. nel parafrasi reintcrprctativa, caratterizzata dall"apporto di dettagli moderni
in un contcst·o anticheggiante, ricorderemo, in Italia, il caso del Duomo 24
':C dd di Orvieto cd il cantiere della sua facciata. avviato m:l primo Trecento e
:aata. condono a termine nel corso di alcuni secoli. Completamenti ·misti' si
-a Ji riscontrano lungo tutto il Cinquecento cd oltre, mentre i mosaici di
:-a 11 facciata, gli ultimi dci quali settecenteschi, sono pienamente barocchi'·'.
.. :J..nc.: Vi si riconosce una 'maniera del tempo'. segnata da forti attenzioni
retrospettive, per le note ragioni di 'convenienza·; le guglie sono appa-
rentemente gotiche ma denunciano evidenti apporti lin~uistici rinasci-
mcntali. È un trattamento che. in qualche modo. rammenta il medesimo
desiderio di c:oncinnitas che ha guidato l'Aibcrti in Santa Maria Novella.
È difficile dare precisamente conto di tutte queste differenti realizza-
zioni e delle scelte che le banno guidate, tuttavia si può notare come si
tratti di op;r,io ni squisitamente int cme a l faxe architettonico; altri orienta-
menti, in apparenza più o meno analoghi. rispondono invece a sollecita-
zioni esterne all'arcbitcttura o. come si suoi dire. eteronome: politiche,
rappresentative e celebrative, soprattutto religiose.
Non a caso proprio a Roma, sul finire ciel Cinquc<X;nto, mentre papa
Sisto V progetta una profonda trasformazione del Col<~o;seo (salvato
definitivamente molto più tardi, per motivi propriamente religiosi. grazie
alla sua dedicazione ai martiri cristiani) c demolisce il Setti:zonio, no-
tiamo in altro ambiente il manifestarsi di una nuova coscienza conservati-
va"'. Se in Santa Prasscdc il card. Carlo Borromeo. per esigenze di
conservazione e di presentazione di reliquie. distrugge due ;r,one del
mosaico di Pasquale Il (inizi del XIT sec.) sull'arco trionfale. altrove,
dove il contrasto fra ·antichità' c 'religion e' non su~istc, restaura. In
Santa Cecilia si ricercano le antiche reliquie ma, nel contempo. si aspor-
tano gli antichi amboni c si priva il ciborio di Arnolfo di Cambio delle
sue basi. In Santa Agnese, altare, amboni. pergula, transenne, ciboricl
sono, fra il 1601 e il 1605, ùal card. Paolo Emilio Sfondrati rimossi c solo
in parte riutilizzati; né diversa è la sorte di Santa Pudcnziana che vede il
suo mosaico absidale tagliato, nell'ultimo decennio del Onqucccnto,
dall'architetto Francesco da Volterra. L'atteggiamento è sempre lo
stesso, con una mano si modifie<~ c si distrugge, con l'altra si cerca di
rispettare l'antico. A seconda dei 'valori' in gioco si assumono comporta-
menti diversi.
Abbiamo però menzionato l'originale atteggiamento del card. C'..esare

.,, G. Giovannoni, Il restllurv clei mommwnti in ltalit1. Roma s.d. fma 19451. p. 24;
Pcrogalli. Monummri 1954, p. 21: Barb:~<:ci. Il ratauro 1956. p. 127.
.. A. ('.erutti Fu~. H prfJRt"o di Oom&"niet) Fontana «~r ridu~ il Colifc(J rJ; Roma ad
hnl>itlllion<'» r per }(o opere .'5i.uini' di «pubblica utililò~, in «Qnademi dcii'Tstihato di Storia
dcii'ArcbHcuurnJt, o.s .. 1988. 12, pp. 65~84, con au1pia bibliografi ~ (~si può dire che anc.he
qunndo Sisto V contribulscc alla conscrvaz.ionc delle :tnrichilà. non esit« a coaname
drasticamente il significato o le funzioni, per assognenarle d'autorità al nuo"o ideale
controrifonn.Ctlico c autoc:rattco•. p. 74).
68 A llVÙ"i.J!Otm~nto al rC.tfiJuro

Baronio, condiviso, in generale, da chi gravitava intorno all'ambiente di


s. Filippo Neri. Nell'antica chiesa dei Santi Nereo e Achilleo egli risarci-
sce in stucco colorato il mosaico dell'arco trionfale; non potendo fare lo
stesso, per le peggiori condizioni di conservazione, con quello del catino
absidale, lo sostituisce integralmente con un affresco che ripete, pur con
alcune significative variazioni, il tema iconografico; attua, infine, un
esteso programma di conservazione d'antichi monumenta che si rivela di
certo più 'moderno' del successivo intervento del 1832. Sistema infatti
con cura le suppellettili sacre adattando un antico candelabro romano a
base del cero pasquale c recupcrando gli amboni dalla chiesa di San
Silvestro in Capite e la cattedra dalla basilica di San Paolo f.l.m ..
altrimenti destinati alla distruzione.
Mentre nel tardo C'inquecento, in San Martino ai Monti, i lavori
ordinati dal card. C. Borromeo (1560) alterano in parte l'antica chiesa
(per la costruzione del grande soffitto intagliato, poi modificato nel 1650.
1741 e 1897), nel titulus annesso, più tardi (1639) si sceglie invece, con un
atteggiamento di grande modernità, di conservare e non rimuovere Lm
antico mosaico, proteggendolo con un velo sottile, ed accostando, anziché
sostituendo, la nuova immagine devozionale. donata da Francesco Barbe-
ri n i, a quella antica. n tutto viene poi inquadrato entro un fondale
a rchitettonico ad affresco.
Quasi contemporaneo, fra tutti emerge il restauro architettonico del
pronao del Pantheon che, per l'immediatezza con cui lascia distinguere il
vecchio dal nuovo, cioè le parti antiche da quelle di reintegrazione, gra7.ie
al l'uso del travcrtino invece del marmo, avrà grande fortuna in seguito, ai
primi dell'Ottocento, quando sarà preso ad esempio del modo archeolo-
gico c moderno d'intervenire; restauro condotto in due fasi, la prima
sotto Urbano Vlll Barberini appena prima del 1632 (insieme allo smao-
25-26 tellamcnto delle travi bronzee del soiTit.to, quasi certamente suggerito da
Gian Lorenzo Bernini) e la seconda, con la definitiva sistemazione delle
due colon ne mancanti, da Alessandro VII Chigi nel 1667". Quanto alla
nuova decorazione interna della cupola, voluta da Alessandro VII c da
lui in parte attuata (anche se, alla sua morte, sollecitamente rimossa)
recenti studi hanno dimostrato che lo stesso Bernini, più volte invitato ad
iotcressarsene, rifiutò d'impegnarsi. dichiarandosi inadatto al compito
(«fugli dal medesimo ben tre volte risposto, di non aver talento bastevole
di ciò fare»). Alla volontà del papa studioso e 'antiq uario', che vedeva
l'intervento sul Pantheon come l'occasione per 'amalgamare ' in un 'opera
l'antica e la nuova Roma, si contrappose quella dell'artista che difendeva
insieme l' integrità e l'autorità del monumento'•.

.. s S. Bordini, Bemini e l/ Pantheon. Note sul cJossid.:mw beminùmo, iu «Qu;;tt;k:rni


dell'Istituto di SLoria dell'Architettura•, s. XfV, '1%7. 79-84. pp. 53-54 c 64 (•ripristino
delle originarie fonnc classiche c sovrapposizionc :di'antico. in funzione ormUDCnlale c
rae,presentativa. delle- insegne dcJ Chigi•).
6
Lt cit., L'fatta da un manoscrillo anonimo del X VI li sec. (Biblioteca Apostolica
Vaticana, Vat. lat. 8235. cc. 7· 18). è in T.A.!vtardcr. Bernini ami Al.e;wmler \il/: Criticism
Amiripa::.ioni di restauro prima dd XIX secolo 69

S'è parlato di 'maniera del tempo'. di ·orientamento retrospettivo·, <li


'conservazione\innovazione'; questi tre metodi si trovano spesso fusi in
una sola opera, come nel caso della Colonna Traiana, restaurata sotto
Sisto V. Qui .le integrazioni sono piuttosto mimetiche mentre innovative
risultano la sistemazione architettonica di Giacomo Del Duca c l'introdu-
zione della statua dell'apostolo Pietro in sommità, sul sito di quella
perduta dell'imperatore" . Statua fusa, è utile precisare, come quella di s.
Paolo posta sulla Colonna Antonina, impiegando il bronzo ricavato dalla
demolizione di due porte del XII secolo.

Non facilmente riconducibili alle problematiche del restauro sono i


numerosi esempi d'intervento ·statico· che riscontriamo continuamente
nel corso dei secoli: da quello sulla guglia del campanile della caltedrale
di Salisbury, anuato con fasce di ferro forgiato da Ch. Wren nel 1668, o
sulla guglia della cattedrale di Chichester, stabilizzata controbilancian-
dola con un pendolo all'interno, in Inghilterra''\ a quelli settecenteschi
italiani nella Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, a Firenze, o sul tamburo
della cupola di San Pietro in Vaticano.
Gli architeui hanno, invece. preferibilmente operato in termini di
riconfigurazione; qualche volta, forse. di 'restauro' (inteso come control-
lata mutazione); quasi mai di conservazione dell'oggetto il quale sem-
brava, comunque, richiedere d'essere nuovamente plasmato ed abilmente
segnato dal gesto delrartista, piulloslo che perpetuato nella SLLa flagranza
di te~timone veritiero.
Pensiamo a quante chiese medievali, in tutta Europa, sono state
imbarocchite; nella maggioranza dei casi non si può parla re di conserva-
zione c neanche di restauro o d'integrazione. ma piuttosto di libero
rinnovamento. Sandro Benedetti, nel caso specifico. ha riconosciuto
come prevalenti tre modi d'intervento'": uno minimo, d i rcimpiego di
fabbriche in buona parte ancora in piedi, adeguandole comunque al gusto
del tempo; uno intermedio, che mira alla trasformazione di organismi. ad
esempio, a tre navate, in nuovi spazi a sala con cappelle laterali; uno,

ami Praise Qftlu: l'muheon in th<· Sevt!nteemh Cetuury, in «The Art Bulletin», LXXI. 1989,
4. pp. 628-645. in specie p. 644.
,., Su tutto l'argomen1o v. Miarclli Mariani, Il «cri..wianesimo primitivo.- 1989, pp.
133-166, che di!ieute criticamente e. con ampicz7..a di riferimenti pcrsonag.,~i. idee c
rcatizl'...azioni. ed (lnc.he l'impotta1ue contributo di M . P. Sette. «R~sraurin e abbel/lmenu'
fra ClemenTe VI/l(' Paolo v. in L>A.RCHITF.ITliR.A Il Uoma e iii Iwlia (1580 1621). Atn' del
4

XXlll Congresso di Storia deii'ArdJite:ttura. Roma, 24 26 nUir;.o 1988, vol. l, Roma 19X9,
4

pp. 235-25 1, per l'analisi degli esempi citati pp. 241, 242. 244.
4
Linstrum, Il reslauro 1979. p. 25.
~· S. Henedetti. L ·arc.ltit~twra tlidtt~poca bawcca in Abruzzo. in L 'AKCHITE.TI'URA in
Ahm;.z.o e n('/ Molist! dall'tmtichilf~ al/n fine del Sf!colo XVIII. Atti del XIX Congresso di
Storia deii'AI'(:hiltuurtl. 1. Aquilf1, 15-11 sPunnhf'e 1975. L"Aquila 1980. vol. Il, pp.
4

276-278: p~r allre considenn.iof'li generali v. fmov:une.-\te Miareili Mariani. Afonumcnti


1979. Per approfondimeoli. con spedale attenzione-a Romil, v4 C. Varagnoli, S. Crm:t> in
Gerusalemme: la basili<'tl restaurnta <~ t'archif<~ttum del SrlleCtntn romtmn ( 1 saggi di Opus,
3), Roma 1995, pp. 131-152.
70 A vvicinanu:nla al n:.vlauro

infine, più radicale, vòlto alla ricerca d'una quasi tota le autonomi~
rispetto ai condizionamenti preesistenti.
l tre modi convivono nel XVII e XVII I secolo ma già, nella prima
metà del Settecento, a Roma, gli interventi su lle basi liche paleocristianc
ed altomedievali denunciano un modo nuovo d'intendere il ra pJ>Orto con
l'antico, più rispettoso dell'autenticità e qualificato da un più vivo senso
storico, ormai penetrato anche nell'ambiente artis6co. Basti pensare alla
finezza dell'opera di Carlo Stefano Font;ma in San Clemente (1711-15),
ove si mantengono in vista le colonne antiche c si perpetua la tradizio-
nale copertura piana; o a quella di Carlo G imach in Santa Anastasia
27 (1 721-22) o all'originale sistemazione di San Marco (1740) operata da
fil ippo Barigioni, il q uale combina libera inventiva c storicistico rispetto,
nel soffitlo piano e nella dupl icazione dci sostegni, sì da lasciare ben
distinte le parti antiche da quelle modcrne;o.
Si tratta d'una maturazione cultu ra le di rilievo che [a immediata-
mente sentire come superati i tradizionali procedimenti di reinvenzione
spaziale degl i antichi edifici; maturazionc che, come abbiamo dello,
discende da un nuovo c diverso apprezzamento storico delle vecchie
presenze architcttOJlichc, ma che <U!Cora non è restauro.
Tutto cambia con l'Ottocento; le nuove cspcriCllZC, sempre in am-
biente romano, con l'originale attività di Ra(faelc Stern nel restauro del
Colosseo (ll:t06-07) cd in quello più tardo dell'Arco eli Tito, porta(() a
compimento da Giuseppe Valadicr (1818-24), costituiscono altrettanti
punti d'arrivo c di partenza per nuovi importanti sviluppi. Più che del
frutto d 'una nuova <<Sensibilità romantica»" si tratta di qualcosa d 'altro e
di più preciso: i menzionati esempi segnano, a tutti gli effetti, l'ingresso
del restauro architetton ico nel cuore del dibattito sul metodo, quello
an ticipato da personaggi come Crespi e Bartoli. informato ad una menta·
lità scientifica ed archeologica (allenta, per esempio, alla distinzione del
pezzo autentico da q ue llo d'integrazione) che già interessava pittura e
scultura. Soprattullo la (igura di Stern sembra costituire il punto di
raccordo fra tale moderno statuto del restauro architetton ico e l'abban-
dono delle precedenti, or mai superate, pratiche di rinnovamento ed
anche di manutenzione, nate e sviluppatesi nel cantiere. ricche sì di
manuali tà ma prive di autocoscienza storica e teoretica.
Tale ingresso, alquanto tardivo, sarà però foriero d'imprevedibil i
conseguenze, tanto che l'iniziativa della riflessione sul restauro. sino ad
allora appannaggio d'nna cultura eminentemente letteraria, passerà in
mano agli architetti o, meglio, al restauro architettonico il quale. per
lutto il secolo scorso e per metà del nostro. sino alla fondazione dell'lsti·
tuto cent rale del restauro (1939), costitu irà il più fecondo laboratorio
speculativo cd appl icativo dell a nuova disciplina .

\Il ( ; . Carbonara, Tra.~formrrc.it>tli posteriori, cap. g, in PRi\NCFSCO d'Assi::i i. ChieS(' ('


conventi, Milaoo 1982. pp. 162-177.
" Metucco Vaccaro, A rcfu:ologia 1989, Pt>· 182-185.
Amicipaz.ioni di restauro prima dd XIX S<'e<J/o 71

Tornando, per concludere, a quel peculiare momento rappresentato


dalla seconda metà del Settecento vi noteremo, come s'è detto, il singo-
lare convergere di concetti c di categorie filosofiche in grado di fornire
gli strumenti indispensabil i ~Ila moderna idea di restauro, non più fon-
data su considerazioni pratiche. d 'uso o di riuso. rappresentative, reli-
giose o politiche, ma cnùncntemcntc culturali, s10rico-critichc o. se vo-
gliamo, scientifiche" .
Né si tratta del contributo di pensiero d'un singolo ma del giungere a
maturazione, nel giro d'un cinquantennio, di molti fattori che denotano
un profondo, irrcvcrsibilc cambiamento rispetto al passato: lo sviluppo
dell'estetica, da Baumgru·tcn a Kant, con l'affermazione dell'autonomia
del giudizio critico: il pensiero illuminista, con la sua volontà d'introdurre
metodo e scienza nella ricerca storica; il rimpianto del tempo andato e
dei valori tradizionali in un mondo in rapida trasformazione sociale,
pol itica ed economica, anche per l'avviata industrializzazione; una diffusa
arid ità creativa, è stato a nche detto, conseguente all'esaurirsi della poe-
tica barocca; i canoni stessi del ncoclassicismo; infine, ma non meno
importan te, quel particolare impatto con l'antico favorito dagli scavi di
Ercolano e Pompei (rispettivamente a partire dal 1709-16 c dal 1748). 2ll
Con la riscoperta delle due città sepolte appariva, in tulla evidenza,
l'impossibilità d'immaginare una qualsiasi 'continuità' col passato, il
quale si manifestava realmente come un ciclo conchiuso ed ormai stac-
cato dal presente. Gli incisori dell'epoca, riproducendo scene di affreschi
pompeiani, ne campivano minuziosaroente le lacune; si tratta di una
sicura novità, che indica l'ormai incipiente rispeuo storico 'assoluto', per
cui non s'ammette più la manomissione e tutto deve restare così com'è
stato trovato, non solo le opere d'arte, ma anche le testimonianze di vita
quotidiana.
Senza strumenti concettua li di natura estetica, critica e valut.ativa
sarebbe stato impossibile rispondere alle domande di fondo del restauro,
come quelle sull'apprezzamento o meno di ogni periodo storico e di ogni
espressione umana, sulla residua natura 'artistica' del frammento, sulla
liccità c sui limiti della cosiddetta rimozione delle aggiunte o porsi
questioni relative alle bcllcv..c naturali, al paesaggio, al senso ed alla
suggestione delle rovine c via dicendo.
È necessario, quindi, ricordare ancora una volta la figura di J.J.
Winckclmann, lo studioso che per primo affront<>, con rigore scientifico,
la storia dell'arte in senso moderno, introducendo le periodizzazioni
storiche c le categorie d i lettura che informeranno la disciplina fino ad
oggi; precedentemente l'arte era stata considerata in connessione con la

~ Giovannoni, Questioni 1929, p. 103 («Da questi casi di eccezione- ora menzionati ...
alla fine del Settecento, si passò ad una affermazione regolare e sjsternatica ... ~i cominciò
41d affermare in realtà> e non soltanto a parole, la necessità del rispetto degli anticb.i
rnonwncnti~t).
72 A vvii:iriàmt ntO al n:swur(l

religione, con la più generale storiografia politica e. dal Rinascimento, si


pensi alle Vite di G. Vasari. con la biografia dei singoli artisti53 •
A lui e ad altri studiosi, fra i quali alcuni degli ita liani citati in
preceden7.a, si può riferire la nascita dell 'archeologia come scienza e
come disciplina. sorella della filologia letteraria, fi nalmente intesa quale
wperamento del semplice collezionismo antiquario di tradizione umani-
stica.
Da Winckelmann in poi le diverse epoche artistiche cominciarono ad
essere distinte secondo le loro peculiarità linguistiche e formali, tramite
quei 'concetti' stilistici elle tanta parte avranno nella storiografia e nel
restauro dell'Ottocento c del primo Novecento. È allora che l'uomo, per
la prima volta con decisa coscienza, pone. fra sé e il passato la distanza
costituita dal sapere stodco c impara a riconoscere stilisticamente, con-
frontandoli , carattcri7.7..andoli. indagandoli non pit• in termini d'emotiva
adesione ma tramite un allo riflesso d'intellezione, i fenomeni artistici
del passato (ed anche q uelli contemporanei, sviluppando una critica non
più fondata solo sul gusto). Quest'aUività di 'retrospezione riflessiva'
privilegia, in un primo momento, il ~olo mondo classico ma subito dopo,
coerentemente con la sua natura, si estende ad affrontare in progressione
tutte le epoche e tutti gli stili, anche i più antichi e lontan i, studiati iuxca
propria principia, in base alla loro propria logica e non più in riferin1ento
ai canoni della classicità.
Se comunque <<l'archeologia classica nacque con Winckelmaon dal
mito della bellezza greca idealizzata dalla cultura tedesca io terra italiana
... l'archeologia medievale nacque in terra inglese da una sensibilità
anticlassica. d i apprezzamento dell'irregolare, del suggestivo, in una pa-
rola del 'pittoresco'. che si inquadra oell'esperien7..a culturale del prero-
manticismo. Ma le date coincidono: se l'opera d i Winckelman n si colloca
tra il 1755 ed il 1764, già nel 1742 Bauy Langley aveva pubblicato un
libro» sull'architettura gotica.
Differente è il caso della Francia, dove fu la <<Restaura7.ione che
scoprì il Medioevo. come riferimento ideologico», aprendo la strada, in
seguito, a q ue l restauro stilistico che vide in Viollet-lc-Duc il suo prota-
. «
gomst;r.
Tutte queste circostan7.e, con un indiscutibile sfasamcnto cronologico
ma con altrettanta sicurezza, hanno conseg\teoze sul restauro, che passa
ad interessare, prima, gli oggetti antichi. poi, nel corso dell'Ottocento,
quell i medievali c rinascimentali; infine, già nel nostro secolo, quelli

H A . Pinelli, Storia dt/J'ane e cui.Juro detta turt/{1. LA! « L<'flres (Ì Miramlo~ di Quatremère
d<· Quinq. in «Ricerche di Storia dell'ar te•, 1978-79, 8, pp. 43 («Nella seconda metà del
scHcccnto la storhl dclJ'arlC conquista dcfinilivamcntc la fisiononùa di disciplina auto·
noma a statuto scientifico•) c 44, per il riferimento al contributo di personaggi come Luigi
Lauzi cd Ennio Quirino Visconti
.,. P. Delogu. A rcheofogio 11redù:vale. l preteclenti in Gran BreJagnu. in «Arche:o». 1991,
77, pp. 54-55; lu.. Archeologia medievale. l precedemi in Francia~ in «Archco», 1991.77. p.
59.
Antifip(l~ioni tii resmuro prima del XIX secolo 73

barocchi e tardobarocchi, gli ultimi ad essere artisticamente apprc22ati e


considerati, quindi, meritevoli di conser vazione".
Per l'affinamento della metodologia operativa si riveleranno fonda-
mentali gli apporti dell'archeologia: lo scavo stra tigrafico (svi luppatosi
dapprima in campo paleontologico e più tardi esteso all'archeologia
pre-classica, medievale e poi classica); l'auività classi ficatoria (che muove
dalle scienze naturali); la ricerca archivistica e documentaria (che pro-
viene direttamente dalla filologia); gli studi linguistici.

In sostanza il moderno concetto di restauro vede, tra la fine del


XVIll secolo e gli inizi del XIX, la sua nascita cd una rapida matura-
zione; l'architeuura vi è ormai concepita mediante un 'atto riflesso',
differente cd autonomo dalla creazione: passato e presente, finora uniti
nella continuità del fare, divergono ponendosi come due momenti con-
trapposti.
Il resta uro propriamente dello è, quind i, definito dalla nuova co-
scienza storica come atto distinto e storicamente autonomo dall'opera
sul la qua le interviene, atto non geneticamente creativo, ma critico (in
a ltre parole, di riconosci mento e valutazione). In tal modo, fin dal suo
sorgere, il restauro architettonico si qualifica come auo di cultura, mosso
da ragioni prettamente spi rituali e non, come potrebbe a prima vista
sembrare, da lla sola esigenza pratica di mantenere in buono stato e ben
fruibili o di adatta re a nuovi usi i vecch i edifici. In campo pittorico la
figura di Pietro Edwards, responsabile a Venezia, da l 177R, dci dipinti di
proprietà dello Stato, è a questo riguardo significativa: con lui il restauro
si manifc.sta come attività au tonoma, programmabiJc cd eseguibile se-
condo norme. prcstabilitc, da affidare a specialisti, vale a d ire ad una
nuova e specifica figura profc.ssionalc, il restauratore distinto dal comune
pi uore.
La nuova coscienza storica fa sentire, in maniera sempre pit• marcata
ed irreversibile, il distacco critico del presente dal passato. Tutto ciò non
contrasta con la più generale temperie del tardo Seuecento, periodo in
cui l'eredità classicista, che aveva nutdlo i tre secoli precedenti, comincia
ad esaurirsi, anche come gusto. S'è detto che la nuova cultura illuminista
favorisce gli sviluppi del metodo scientifico, i procedimenti analitici, il
razionalismo ·astratto'; ma che si riscontra. anche, una generale aridità

" Couti. Storia 1973: alla «fine del xvm secolo la rivoluzione industriale, almeno nel
continente ~ uon ave-va potuto (lllCOta i.n!luire a Lal pur1to sui rapporti di lavoro e sui
metodi di produzione da lasciar vctlcrc nel Medioevo un moudo amico e non più
riproducibilc, nl pari dcll'ant ichi t~' cJas~ica; le islittaioni feudali <.:be avevano regolato
(JUesto mondo medioeville venivano ahhattutc sol<tmcntc C(m la Rlvolw_jone: c tullo ciò
che gJi era Jegato si pre~ellf()va come e~pres~ionc di barbarie ap~na debellala» (p. 177);
divt:rsameote, «gli edifici antichi appa.neneva.no a.c1 un'età per la quale:. fino dal Rinasci·
meolO. si sentiva il distacco di un'inrertu7.ione definitiv~; è invece nuovo», con rouo..
cento, «il progrc::;sivo interessamento anche per il resrauro di edifici medioc.vali che non si
verifica finché non appaiano auch'c::;si come la te:>timonian7.<~ di un pas~ato i(recupera.
bile• (p. 200).
74 A vviciJU111WiliO al rt~.wauro

creativa, la quale iJ;;plicitamenle facilita il diffondersi d'una concezione


del restauro come ·atto ri flesso' e non immediatamente 'creativo'.
Esso, dunque, emerge in forma compiuta solo quando si consolida
tale moderna coscienza, esplicandosi in modi d iversi, storicamente deter-
minati e teoreticamente distinti , in ragione del concetto di arte c di
architettura proprio ad ogni epoca; da qui le sue ulteriori articolazioni e
declinazioni come restauro archeologico, poi stilistico, romantico, filolo-
gico e via dicendo.
Capitolo secondo
Restauro archeologico e neoclassicismo

Si sono già esaminate le anticipazioni di restauro o~ervabiJi soprallutto


nei due-tre secoli cbc precedono l'Ottocento: quel singolare momento
proto-<:onservativo. sul finire del Cinquecento. che vede protagonista la
figura del card. Cesare Baronio: gli sviluppi, già in qualche modo scienti-
fici e 'filologici·. del Seicento: la maturazionc propria del Settecento. cui
dobbiamo alcuni dci più importanti conceui-guida del moderno rc;tauro,
da quello di ·reversibilità' al ·minimo intervento'. Fra questi anche l'idea
di ·patina', esprcs~amc.:ntc chiamata in causa nelle contemporanee.: criti-
che ai restauri romani di Ferdinando Fuga in Santa Maria Maggiore e di
Paolo Posi nel Pantheon. avanzate da alcuni viaggiatori europei e riprese,
in termini più generali, da Francesco Mi lizia.
Emergono, dunque, lentamente ma inarrestabilmente la coscienza
dell'alterità dell'antico e, di conseguenza. un diverso rispetto della sua
·autenticità': da qui la determinazione d'Antonio Canova ( 1757-1822)
contro la pulitura dci marmi fidiaci del Partenone o le proposizioni
museologiche. di assoluta modernità. espresse da Antoinc Cllrysostome
Quatremère dc Ou.incy (1755-1849) nelle sue l.eures à Mirtmda (1796).
oltre a quelle. che valuteremo meglio in seguito. specificatamcnte di
n:stauro architettonico.

Alle argomentazioni estremistiche e rivoluzionarie ben rappresentate


da Hoissy d'Anglas, nel 1794, in favore di un 'museo nazionale' parigino
nel quale concentrare le pii) importanti testimonianze storico-a rtistiche
del mondo civile. si oppongono le serene riflessioni di Quatrcmère de
Quincy, formulate non su l piano ideologico ma sempre su quel lo squisita-
mente culturale, per cui, ad esempio, una 'scuola' artistica non può essere
capita che intcgrandola nel suo ambiente d'origine né ha fondmnc.:nt<>
una stori a dell'arte St!nza la conoscenza del contesto fisico cd umano che
ha prodotto le singole opere. Da qui alla critica del museo concepito
come 'antologia' di capolavori destinati ad illustrare i presunti immutabili
principi della tradizione antica c rinascimentale, o a quella del museo
come 'magazzino· nel quale far connuire «dc manière chaotiquc Ics
objets arrachés brutalcmcnt à leur contextc par le torrent impétucux dcs
événemcnts révolutionnaires~. in altre parole il frullo delle rapine com-
76 A"''icinamrnto al re..;,·umm

piutc nei diven;i pae~i europei. il passo è breve. In sostanza un'opera


separata dal suo contesto, per Quatrcmère, non è più latrice di quel
valore cht.: solo di mora nell'insieme: essa è nulla. se non è in relat.ione a
un 'tutto' («l'ocuvre n'est rien si elle n'est relative à un tout»).
n rischio più immediato è che l'arte, decontestualizzata. 'sacralizzata'
e ridotta ad una serie di 'oggetti' di valore, finisca con l'entrare nel
circuito pcrven;o della commercialinazione: a questo si oppone il solo
'valore assoluto' che l'arte possiede ai suoi propri occhi. quello d'avere
una storia («ll leur s'oppose la seulc valeur absoluc que l'art possède à
ses ycux: celle d'avoir une histoire» ). A tale proposito. nella sesta lettera.
si può leggere che esistono diversi gn•di c diverse forme d'amore per
l'arte: da quello del [ilosofo a quello dell'artista o del semplice curioso.
del commerciante, del rigattiere e git• fino a quello dell'«amalcur Ver-
rès». il personaggio che Cicerone ha descritto come il predone d'arte per
eccellenza1•
Si tratta. nel complesso, d'una serie d'anticipazioni veramente profe-
tiche. se confrontate con gli odierni problemi di tutela dei beni culturali.

Quanto ai marmi del Parte none. la più attenta cultura del tempo. ben
rappresentata da G. Byron, «arrossiva~ nel vedere l'Inghilterra arricchirsi
delle spoglie di Atene; il poeta «non tralasciò occasione, privata o

l
letteraria. per esprimere la sua csccra:zione per i trarfici dello 'scozzese·,.,
lord Elgin. e «per le mutilazioni» infcrte agli antichi marmi, di cui lo
stesso Byron fu nel 1810 tc~timooc oculare. Si rammentano spesso
rincrcdibilc impatto che questi originali fidiaci ebbero sugli studiosi
«allevati, come del resto lo stc~so Winckelmann. allo stile classico attra-
verso il filtro di Roma,. ed il «provviden:zjale diniego di Canova, invitato
a compiere il restauro,.. anche se. per alcuni. il rifiuto del grande scu ltore
italiano è dipeso «certo da un apprezzamento dell'elevatissima qualità
dci marmi. ma anche dal fatto che. data la novità di quella scultura del V
secolo. attinta in originale per la prima volta, egli riteneva che non ci
fossero restauratori capaci di imitarne la maniera»' . Ciò non toglie che
proprio a Roma. un altro grande artista neoclassico del tempo, il danese
Berte! Thorvaldscn, sottoponesse ad un pesan tissimo restauro gli origi-
2'!-31 nali greci provenienti dai frontoni del tempio di Aphaia ad Egina '.
Abbiamo considerato, fra le anticipazioni seHcccntesche. i restauri

' A. Ch. OutHrçmère dc Ouin,:y. l ,NIN.'S fÌ Mirtm(I!J .wr lt Déplacemem tlt>s Monwm:nl\'
d• J'Arr ù /'ltlllie ( 1796), JntrO<luction e t Notes par Edouard Pommicr. l'aris 1989. pp. 24.
45-47. t23.
· A . Melucco Vaccaro, Arrlrrologill e rt~sra.uro. Tradi:imu: r nuunlità. Milano 19~9 . pp.
170· 172.
' Clr. A. Conti, Vic-rnde c cultura dd resiallro. in SrottiA drtrarrr itoliann. pane 1Crta (a
cur~1 di Federico Zeri), volume terzo (Con.\l'r\'llZionr, fnlso. n·~·lfluro). Torino 1981, pp.
69-70, per un diverso giudizio su Canova. «beJI lontano da qualbi:.l.si puri~mo nei conrronti
dcll'integra.-ione dcll<e statue anttchc.:•. tanto che --~uo i suoi occhi e senza suscitare
polemiche-. il 'lborv~ldscn •oomplct:t;. i marmi egiueti.
R~.rcuuro archeologico ~ neocltLUicismo 77

«ancora di sapore barocco» nei quali. tuuavia, si possono riscontrare <<Un


senso di ricerca scientifica e una tinta di domina classica che li distin-
guono dai lavori precedenti. È quella stessa posizione di rispeuo delran-
tico per l~ quale Pietro Bracci dopo aver rifatto le teste nei rilievi
dell'arco di Costantino, sem:a aver neppure vagamente supposto di aver
commesso un oltraggio in danno di quelle sculture, non adegua il vecchio
al nuovo mediante una delle solite lucidature, ma vela le pani aggiunte
con colori "a oglio coglio cono". imitando la patina amica» che rispella
sui restanti ri lievi; oppure, nella seconda collezione del card. Albani.
posteriore al 1733, si riscontra una «pressoché totale assenza c.Ji 'pasticci '
e di compila7ioni con frammenti di più provenienze,.: o si motiva appieno
l'ostilità. di natum filologica-ermeneutica più che critica. del Winckel-
mann per il «restauro inesattO».
Si tratta d' un processo per cui, nel giro eli qualche decennio. il
«restauro conservativo, concepi to come metodo scientifico di protezione.
anche se basato solo sull'empirismo della esperienza personale del re-
stauratore, viene a prendere il sopravvcnto sul restauro integrativo. E
anche il completamento non è più feudo della intuizione dell'artista ma
diviene una prassi sempre più rigida e coercitiva dettala dalle imperiose
norme della comparazione fùologica». In ciò M. Cagiano de A:tevedo
trova rispecchiata «la differenza che esiste in ogni manifestazione fra
classicismo c romanticismo» anche se osserva che, nel restauro, «la
posizione delle due mentalità non è assolutamente antitetica ma ... q uasi
... complementare c quello che non afferma l'una è affermazione dell'al-
tra». Intuizione a nostro avviso molto felice, se si giudica con attenzione
l'efficace compresenza di conservatività e di creatività che sempre il
restauro (con particolare chiarezza nella sua odierna formulazione 'criti-
ca') propone.
Come s'è detto, io età neoclassica, per la «moda messa in voga da
Piranesi, infatti, molto spesso non si riteneva più opportuno di interve-
nire su di una mutila opera d'arte. ma si cercava di mcttcrla in valore con
una adeguata esposizione. da sola o unita ad altre antichità». Ne deriva-
rono anche scelte eli de-restauro, come la rimozione, da parte deii'Aiba-
cioi, restauratore dei marmi farnesiani, del pur «lodatissimo» intervento
cinquecentesco di Guglielmo Della Porta alle gambe dell'Ercole di Gly-
kon o delle «lordure» pittoriche scicentesche sovrapposte all'antico affre-
sco noto come Nozze Aldobrandi11i, operata nel 1813 o 14, con l'ausilio 32
di una semplice spugna umida, dal pittore Domenico Del Frate su
consiglio proprio del Canova. In tal modo, scrive un contemporaneo. «fu
ritornato il muro allo antico stato sen7.a aggiungervi verun ristauro,
imperciocché meglio si amò che qualche picciola antica screpolatura vi
apparisse, che cosa alcuna, che antica non fosse, ci si aggiungesse».
A qualche decennio prima ( 1786) risaliva la stesura, da pa rte di
Bartolomeo Cavaceppi, notissimo scultore e restauratore romano. di un
«decalogo» per il buon intervento secondo cui, io primo luogo. «è
necessario di conoscere bene il soggetto della scultura ... in modo da
78 A vl.:iéinamenl() c1l rt::J/uuro

poter reintegrare gli attributi con e:;ano criterio archeologico~ mentre. in


caso di dubbi, la si deve risarcire «Senza apporvi ciò che ne individue-
rebbe il soggetto» iconografico. L'integrazione dovrà essere •mella stessa
materia dell"originale• ma trattata adeguandosi al suo «stile•: quanto alla
«materia» antica questa «non va io nessun modo e per nessuna ragione
toccata». Il restauro. lUttavia. «non ha funzione conservatrice, o per
meglio dire questa è accc>soria», riconoscendosi ad esso un valore soprat-
tutto educativo c propcdeutico dato che le opere restaurate servono «per
apprendervi».
Un buon precetto che tuttavia non è stato mai sl:guito riguarda le
<<commessure delle restaurazioni». le quali «anziché farsi piane c dirette.
dovranno definirsi in maniera che appariscano incgolari e cnsuali, come
appunto irregolari c casuali sono le rotture nell 'antico»'. Purtroppo né il
Cavaceppi né la maggior parte dci successivi restauratori >i attennero a
tali norme prudcnziali che. pur fra ambigujtà c inccrtcue, avrebbero
consentito dj risparmiare molte antiche sculture: in ogni modo esse
rappresentano efficacemente il grado di coscienza tt:orico-pratica rag-
giunto dai più qualificati operatori del tempo.
In campo pittorico meritano d'essere ricordate le argomentazioni di
Francesco Milizia alla voce Ritoccare del suo Dizionario delle belle arti
del disegno: «Che l'autore ritocchi la sua opera ancor fresca, per correg-
gerla e per accomodarla, è un dovere ... Ma meller matJo nelle opere
altruj insigni alterate dal tempo, è un deformarle, U che è peggio che
distruggerle. Un quadro di~accordato c guasto dagli anni sia ritoccato da
mano esperta. Per un momento farà buona comparsa. ma di lì a poco
diverrà peggio di prima. pcrch6 le nuove tinte cambiano e discordano
colle vecchlc».
Una delle testimonianze pi(• suggestive del «rispeuo con cui si voleva
che fossero trattati i dipinti durante il restauro (e da parte di un artista
cbe, senz'altro. non è vini ma di pregiudizi neoclas5ici),. è resa da Francì-
sco Goya in una lenera. del 2 gennaio lSOl. di critica ai restauri in corso
sui quadri del Buen Retiro. Vi si afferma senza me:tJ.i terrnini che «più si
toccano le pitture col pretesto della loro conservazione. più le si distrug-
gono. e che neanche gli stessi autori, riportati in vita. potrebbcrlo ritoc-
carle perfettamente», a causa delle alterazioni subìte dal colore in ra-
gione del tempo trascorso.
Alcuni alllti dopo Carlo Verri (1810), in merito al Cenacolo di
Leonardo da Vinci. liquidava il lungo lavoro di ricerca del pillore
Giuseppe Bossi discutendo. con moderno senso storico, il rapporto tra
o riginale e copie, pu•· filologicamente fondate. concludendo che tali
«ricerche, e tali studi non potranno giammai rappresentare il modo di
dipingere, e la pratica esecuzione dell'originale: c questa è quella cbe si
compiange perduta, e che pur si vorrebbe imitata, rimanendo tunora

" Si è citato da M . C".-agiuno de A7evedo. Il grJSJo nel n.t~aurv ile/le opere d'onc amit'h~.
Roma 1948. pp. 42-45, 52-53. ~. 68·70.
Restauro 41rrltt'ologioo e nrtK/aJ.tirismn 79

nelle stampe c nelle antiche copie quanto hasta per rappresentare la


composizione dell'opera» ma non certo per riavcrla. Né vale sperare in
quelle rassicuranti ma improponibili forme di ·restauro filologico· che
tuttora godono d'una certa fortuna teoretica cd applicativa ma che
dell"autentica lilologia costituiscono la più radicale negazionc' .
È molto significativa la circostanza, di natu rn po·ettamcnte economica
ma determinata dal mutato clima culturale, per cui da a llora si prese a
commerciare a pre7.zo più alto le opere antiche non restaurate. quelle che
l"edino del card. Pacca definirà ·vergini... finalmente accettate nella loro
pur mutila autemicità.

Nel restauro architellon ico due grandi novità sono rappresentate


dagli interventi di Raffaele Stern (1774-1 820) sul Colos.~eo c poi sul-
l" Arco di Tito. Il primo coniuga intelligentemente il vero ri~pctto filolo-
gico. dovuto ad un monumemo quanto mai nobile, c l'apprezzamento,
pirancsiano o già romantico. per la rovina in sé: il secondo. portato a
compimento da Gi useppe Yaladier (1 762-1839), anche se puù ridu ttiva-
mcnte sembrare mosso da ragioni pratiche c di economia (nell'uso del
travcnino invece del marmo e nella scmplilicaLionc degli ornati. come lo
~tesso Yaladier scrive) è invece il segno d'una profonda matura7ionc. non
priva d'analoghi fermenti in campi collaterali, c soprattullo· d'un clima
culturale ormai radica lmente mutato.
È imporwnte soffermarsi sull'interpretazione subito avanzata da
Quatremère de Quincy nel suo Oi::ionario swrico di arclzitett11ra, sccvra
di qualunque connotazione praticistica c condolla in chiave squisita-
mente conceuuale. tutta in tema alla ·disciplina· stessa del restauro:
«basterà riportare insieme le parti mancanti. converrà lasciare nella
massa i loro dettagli, di man iera che l'osservatore possa distinguere
l'opera antica c quella riportata per completare l'insieme. Quello che
viene da noi qui proposto. è m.:sso in pratica a Roma da poco tempo
rispeno al famoso arco trionfale di Tito, il quale è stato felicemente
sgombrato da tutto quanto ne riempiva l'insieme. cd anche restaurato
nelle parti mutilate, precisamente nel modo e nella misura che abbiamo

Sì è citato da A . Conti. Storia d<l rmauro. s.I. [ma Milono) s.d.)ma 1973). pp. 175-176.
Per i rapporti fr.a n.:~lauro e filologia v. G. Carbonara. IA~eun.e. filo/lJf.!lll ' fl'"(ftlltrd. in
..:M::neriaJi e St.ruuur.:. Problemi d1 conservazione•. Il. 1992. J, pp. 23·32.
.. f..'ditw del 7 apl'ilc 1820. comma 34 («Innanzi che gli Oggc::Hi ritrovati ncp.li ScavamenLi
s i~1lO ·a~1i visil~ICi dnlln Commissione di Belle Arti in Roma ... non ardisc:.• t&lcuno mctlCrli
in Commercio. o fa1·vi i.l aùn.imu ri1ooco () rislauru sia in Marmo sia in Stucco ...
rilcncndoli per il dcno termine nello ~uuo. come suoi dir"i ~.-·ergine ...»). testo in A.
fmili.ani. Leggi. bamli e prOV\'t'diml'llli (N'rio flue/a detiHni ottistki e ot!Wrllll llt'gli bJtiidti
stau uabQJti 1571·1860. Bologna 197M~ p. 140. Una sintelicn rioousidc.r.v..inne della ~oria
dcl13 tutela. con particolare rifcrimcnt<J alla legislazione c condotta (ino ai tempi più
recenti, è in S. Condcmi, lA salv(lguardia dei />(~ni culturllli. l..ùt(!OJHt'/1/l tli storia dt!lla
/11/da. Firenze t993.
80 A ,.,,idnamemo ol rrstauro

indicato»'. Questi princìpi di restauro derivano, come s'è detto, da un


concetto o. se si vuole, da una 'teoria· dell'architettura (fondati sull.idca
di tipo, di stile e via dicendo) c contribuiscono, in fondo, a sgombrare il
campo anche dai consue ti riferimenti al semplice 'pittoresco·. A tal
proposito Quatn:mère risulla il luminante, quando, poco prima del passo
sopra riportato. specifica che per «mollo tempo ha dominato in questo
particolare una prevenzione veramente ridicola: la quale vuolsi ripetere
da una specie di mania generata dal sistema, preteso piuoresco, del
giardinaggio irregolare, il quale per la esclusione data nelle sue composi-
zioni a qualunque fabbrica o costruzione intera. parve non voler ammet-
tere ne· suoi paesaggi che fabbriche diroccate. o che ne avessero l'appa·
ren7..3».
Il restauro. nel pieno rispcuo dell'autenticità, deve materialmente
sa lvaguardare gli autorevoli 'modelli ' che ci vengono dal passato: è
pericoloso <<quel soverchio cd eccessivo rispetto. il quale non può che
sollecitare o compiere la distruzione di non pochi monumenti». «Chi mai
di fatti preferirebbe di vedere quel bell'insieme guasto da una così
spiacevole mutilazione? E chi. per lo contrario, non ama meglio godere
di tulla quella composizione. quando d'altronde la restaurazione di cui si
tratta è di tale natura da non poter indurre chicchessia in errore?»
L'accenno riguarda il Panthcon e l'apprezzato restauro che, verso la metà
del Seicento, per volontà di Urbano VIIJ Barbcrini (ame 1632) e poi di
Alessandro VII Chigi (1667). forse con l'i ntervento di Gian Lorenzo
Bernini, ne interessò il pronao. Inoltre, quanti monumenti antichi «sarcb·
bonsi conservati se qualcuno si fosse presa la cura di rimettere al loro
posto i materiali caduti, o soltanto di sostituire una pietra ad un'altra
pietra!»; spesso sarebbe stato sufficiente «un punteUamento per assicu-
rargli ancora parecchi secoli di SLL<;.~istcnza,•.

- È tultora difficile giudicare quanto la semplificazione delle forme nel citato restauro
sia !<-1313 ~enlcmcnte pcrseguila d3 Srem o Valo.dier c quanto derivi da suggerimenti
altrui. qui lcoreticamcntc esplicitali da Ouatremèrc. A qucs1o riguardo, nello ~ludio
con<IOIIo sotto la guidn di Carlo Ceschi c pubblicato come lesi di lourca presso l'Univer-
sità Ui Uppsala nel 1976, M. JOllSSOD (La cura dei monumPnti a/Le origini. Reswuro e SC0'-'0
<li monumc:mi u1111chi a Rome 1800-1830. traduzione italiana dallo svedese di ().
Bcnkt~nd<:r·Munari. Stockhohn 1986. p. 182) scriv<: che il commento •che Quatrcmère de
Ouincy dà dci criteri di restauro seAUih c.Jagli archucni romani. coll'Arco di Tito come
pun1o di partcnzot, non è probahihncntc giusto. l .e ambizioni, sia di adeguare i nuovi
elcmcnci che di differcnzinrli con metodi raffinati, non erano panicolarmcnte svilupp:Hc a
Roma:».
' A. ('h. Quatrem~rc dc Quinc)'. l)i:,ionario storko di arclut~nuro. prima tmdU1Jone
italiana di Antonio Mainardi~ vol. Il. Mantova 1844. voce Rl'.staurau o Rislaurnr~ ·
(R~stallrtr), pp. 357·3SR. 11/)icJionnotr~ d'Ardutcclurt u.<ci, in tre volumi, fra il 1788 cd il
1825; sulln Ggura c l'opcrn cleWau1orc v. A. Piudli, Sror/11 d~Wort~ t: cultura dello truela. J.r
«Lettn•;; ,; i\Jiranda.~~ dl Qumrem ère l lt! Qu;ncy, in "Ricerche di Storin dell'arLc~. '1978·79.
8. pp. 43·62.
Per critiche alla ciuua voce. che avrebbe troppo sonoli_neato la •di'l)tiozionc. tra rano
creativo dclrinventarc c qucUo meccmico del riprodurre nel restauro•. ispirando «nume·
te,n,c enunciazioni teoriche formulate nella seconda metà delr0110CCn10•. v. Ci. F'iengo.
Lo Clmstrvn:it)nr r ti rcsuuu<l dei momontmi in Frmrcin nella p rima metà del XIX secolo,
R<·sumro llrrheologico e neocltiSSù:i:mw 81

Così Quatrcmèrc pone le basi, a ben vedere, tanto del pensiero


·stilistico', che sarà poi di E .E. Yiollet-le-Duc, quanto di quello, minimalc
c conservativo, di J. Ruskin. con citazioni che ritorneranno. q uasi alla
lettera. negli scritti del critico inglese a distanza di qualche decennio. Egli
mette in movimento il pensiero ottocentesco sul restauro, anticipandone
le due declinazioni principali (non sul piano pratico ma st1 quello tcor.:-
tico, se si considerano le prevalenti fortune del 'restauro stil istico' ri-
spetto ad ogni altro enunciato) che si fronteggeranno per buona parte del
secolo p~ssato e per metà del nostro. Tale divaricazione, però, 11011
appare netta in Qualremère ma emergerà in rutta evidenza nei decenni
cent ral i dell'Ottocento, tanto che, in qualche modo, toccherà proprio a
Camillo Hoito, sul fini re del secolo, di recuperarne le valenze in un clima
scientificame nte e filologicamente più maturo.

Sul piano delle affermazion i di principio e su quello nonnativo, ai


precedenti settecenteschi, già discussi. va associato l'altrettanto famoso
dccrcto della Convenzione Nazionale francese ( 1794) che r ichiamava gli
amministra tori dci Dipartimenti alle loro responsabilità di CtL~todi delle
antiche testimonianze: «Yous n'Cles que le dépositaires d'un bien dont la
grande famillc a le droit dc vous dcmande r compte. Les barbares et les
csclavcs détcstcnt Ics scicnces et détruisent les monuments des arts; les
hommes libres Ics aiment et le conscrvenb> ('Voi non siete che i deposi-
tari di un bene di cui la grande famiglia ha il diritto di ch iedervi conto. l
barbari e gli schiavi disprezzano le scienze c distruggono i monumenti
d'arte; gli uomini liberi li amano e li conservano')'. Asserto molto noto c
forse sopravvalulato dato che, a confronto con le formula7.ioni pontificie

in «Restauro. Quaderni di reslauro dei mc)numenti e cti urhanisrica dci centri antichi». JT.
1973, s. p. 21.
Pc.r il Pantheon v. S. Rordini, Bernini e il Palllheou. NoU! sul das.sicismt> l>erninitmo. in
><Ouadorni dcll'lstilulo di Storia dell'A rchitettura•, s. XIV, 1967, 79·84, pp. 53-Jl4. in
specie 54 c 64.
<> Cfr. C. Ccscbi. TeoriQ e storia t/el ri>.çrauro, Rom<l 1970. p. 64; più precisamente P.

L.éon. !.a \:ie des A1onuments jhmçais. Dtstructi<>IL R('Sftmrarion. Paris: J95L pp. 63-64 c
66. auribuisce la prima pane della dichiarazione alla lnwm.ction .<;ur la manière d'iuvemo·
rier el de c.:v,~·t!rver dtws wule /'étemlue de la Rép,.bliqtw tous lts objeJs qui peuvnu servir
aux arts. (lfi.Y sci..enc..'<~·. à l'r•nsdgnemellt, proposée par fa Commission u•mporaire drs nns e1
adoptée par lt! Comité d'ùiStructiort pt.rhlique! de la Conwmtion nationa/e (Patlgi, t~nno Il
della Repubblica) o la soconùa ad Benri Grégoire (1750.183 1), Rappons sur /es destm<'-
tù>us opérées par le vmulalismi' et sur /es moycns dc le n~primer (sedute del 14 Fruttidoro
<HttlO l l e de.II'S Brumaio anno m). Il h.:Sto ~ riportato anche in G. Giovannoni, Il 1·e suwro
dei nwmm~t•nti, ROillt~ s.d. Ima 1945), p. 24.
Tutti riprendono da F. ROcker, !.es origines de la Conservalion di>s lv/vmum:/1/s ltistori-
'l"''s en Frane. (1790-1830). Paris 1~ 1 3. p. 37, il qu•lc ripo rta altri documenti che ben
illustfano le contraddizioni. in tmttcria. del periodo rivolm:ionario (pp. 2l -22. decreto del
L4 agosto 17<n. artt. 1 e 2. sulla fusione di tt•tti i monumenti in bronzo di Parigi per fame
'bocche da fuoco'; n.rt. 3, per la dislruzionc. a cur3 dei sillgoli comuni. dci monumenti,
·resti della feudalità, di qualunque natura essi siano': are. 5. suWimpìego. in maniera utile
all~t difc.-.a. dcUa 'Ulatcria dei monumenti' pertinenti ad ogni comune~ 1na anche, art. 4.
sulla ·conscrvaY.ion.; deg.Ji oggetti cbe possono interessare essenzialmente le arti•).
82 A vvidnamento (l/ Tl'.\'l(lurtJ

c borboniche. si riduce ad una petizione di sapore fortemente poli tico e


ideologico: da esso emerge, tuttavia, il conceuo di 'bene' cu lturale come
'deposito' temporaneo da tramandare alle genera/ioni fu ture. Vi si rico-
noscono. inoltre, motivi che saranno poi di John Ruskin c che riappari-
ranno. anche nel nostro secolo. in numerose dichiara:r.ioni internazionali
di matrice europea.
Osserva Giuseppe Fìcngo che, nel complesso. «il bilancio dell'attività
svolta dagli organ i di tutela. negli anni tra il 1790 cd il 1795. non fu
fal]jmentarc, anche se l'azione di salvaguardia dei monumenti ebbe
conseguenze positive quasi esclusivamente a Parigi e nei suoi immediati
dintorni» e «SI: la stessa C'omm~~ione dci Monumenti. nel 1794, fu
soppressa. perché tacciata di scarso patriottismo»'•.
Fond<lmcntalc è invece l'editto emanato dal card. pro-<:amerlengo
Giuseppe Doria Pamphilj il 2 ottobre 1&02 in esecuzione del chirografo
redatto, il giorno prima, dal pontefice Pio VII Chiaramonti: documento
tuttora non studiato nei suoi rcferenti culturali, come scrive Andrea
Em iliani, anche se «appare certo che alle sue spalle deve collocarsi ...
quella personalità di indubbie qualità civili c politiche che è i\ntonio
Canova, al quale del resto di lì a poco il pontefice rimetteva l'incarico
che già era stato di Brrunantc c soprattutto di Raffaello». di Commissario

l alle Antichità di Roma.


TI chirografo è una sorta di «documento politiCO» dal quale nascerà, a
distaHZJl d'un vcntcnnio, il succcs.~ivo edi u o Pacca. Sono da ricordare
l'attenzione volta tanto ai «Monumenti,. quanto alle «belle opere dei-
I'Anticrutà, che servono di alimento alle Arti stesse, c di esemplare, di
guida. e di eccitamento a quelli, che le professano ... Prototipi. cd
esemplari del 13ello»; il divieto degli scavi clandestini: le norme contro
l'esportazione delle opere di pittura_ anche moderne c, comunque, suc-
cessive al «risorgiJncnto dell e Arti»; quelle a favore della loro conserva-
zione (comma 7: .-proibiamo a chiunque di mutilare, spcv...~rc. o in ahra
guisa alterare. c guastare Statue. Bassirilievi, Cippi, Lapidi. o altri antichi
Monumenti»: comma S: «proibiamo sotto le stesse pene a chiunque di
demolire in lutto, o in parte, qualunque avanzo ùi antichi Edi ficj o
dentro, o fuori di Roma~) ; quelle contro la rimozione delle opere d'arte
dalle chiese: per la denuncia all'autorità pubblica delle opere conservate
in collezioni private. a fini di catalogazione c di controllo della buona
tenuta delle stesse: contro la rimozione di materiali dagli antichi edi fici;
per la denuncia dci ritrovamenti fortuiti e via dicendo. Un insieme
organico di prescrizioni che anticiperanno, nel loro rigore c nel forte
impegno a favore del pubblico intcrcs-~e, di quasi un secolo c mezzo
quelle italiane. le quali solo nel 1939 vedranno la luce in termini qualita -
Livi rinahncntc confrontabili".

•-> Ficngo. La ron.servazù>fi{' 1973, p. 14.


" Por le C1la7iono e per illtslo dell'edino v. Emiliani, 1-e~:~;i l97l!. pp. LI "lt0-125; O.
Rossi Pinclli, Carlo Fra t il chirografo del 1802: cronaca, ~:iudi:.iaria ~ 11011, dtllt prim~
battoxlir ~r la uttcla dr/le •Belle Arti•. in «Ricerche di S1oria dell'arie•. 1978-79, ~.p. 29,
Rt.:~·wuro utdwologico e neodtlssicismo 83

Al chirografo cbiaramontiano si collega il successivo editto del ca-


merlengo card. Bartolomeo Pacca (7 aprile 1820) che, insieme al suo
regolamento emanato J'aiUlO successivo, è <<destinato a restare come una
pietra miliare nella breve ma intensa vicenda della proposta conservativa.
Già è noto che l'ampiezza d i raggio interpretativo di quell'editto, la sua
capacità di riassorbirc csperiem:e passate e di vararnc altre, realistica-
mente intc.s e a parare i colpi proven ie nti non più soltanto dall'esterno
delle istituzioni, ma anche dal loro interno (com'è, nel caso specifico, di
t utte le norme concernenti il regime di tutela delle chiese), faranno sì che
l'editto sia protratto. con intera la sua teorica efficacia. fin den tro l'unità
italiana>>.
Seguendo le direttive culturali definite ne l 1802, questo editto entra
più a fondo nel campo nonnativo cd applicativo; si oppone chiaramente,
quanto all'architettura, alla demolizione, anche parziale, degli antichi
edifici (comma 40: «Non potranno rompersi Muri , Pavimenti, Volte ed
ogni altra cosa relativa agli antichi Edificj ... né sa rà accordato di
demolire questi avvanzi benché sotterra ... che anzi si procu rerà trame
memoria, e indicarli nella miglior maniera, quando non possano rimane re
scoperti») e delle «antiche celebri Strade>> (comma 56), mentre il Regoln-
mento per le Commissioni Ausiliarie di Belle A rti istituite nelle Legazioni,
e Delegazioni dello Stato Pomificio, del 6 agosto 1821, sempre a firma
Pacca, si esprime contro i cattivi e soprallutto gli inutili restau ri («Con-
viene essere cauti assai, e timorosi per ogni risarcimento che si fa nelle
Ch iese. Le molte volte è avvenuto, che si è fatto un pessimo nuovo
ornamento a costo del vero bello che vi esisteva, il q uale o è stato
guastato, o avaramente venduto» ; «Si vieta di avvicinare la mano alli
monumenti, o per ristaurarli, o per ritoccarli, prima che sieno stati
riconosciuti nello stato chiamato Vergine dalla Comm issione. Questi
ritocchi, o inopportuni ristauri, non accrescono giammai alle cose il
mi nimo pregio, anzi alterandone l'antichità, ne dimin uiscono il prezzo
reale non poco») ed a favore della documentazione di quanto scoperto
(«Le rispettive Commission i procureranno in tutti i modi di far levare

precisa invece che autore «mme:riaJe deU'ediHo, firmato dal Camerlengo Doria-Pamphilj
e da Pio VII, è stato in rc.ahà carlo Fca, come lui stesso ehbe più volte a sottolineare nel
COI'SO degli atti relativi alla sua auività» di Couunissario alle Antichi1à. Si v. anche G.
Gualand.i. Neoclassico e antico. Problemi e aspetti de/l'(trcheologia 11elfetit neoclassica, in
•Ricerche di Stori~ dell'arte», 1978-79,8, pp. 11 -t3 («Risulta pertanto esaltata la portata
innovatrice dciJ'csperienza romana, un vero c proprio modello~ che non setnpre fu
proJ)tamente recepito, pur se gu_idò la legislazione. di entità nazi<mali gjuntc da JXI'CO
all'autollOmia poUtica. come la Grecia nel 1834». p. 13}.
Per gU sviluppi legislativi e istituzionali prc.. unitari v, M. Bencive-nni - R. Dalla Negra ..
P. Grifoni. Monumenti e istituzioni. Parte I, La nasdta del servizio di tutela dei mmmmenti
io Italia,, 1860~1880, prcsenLaz:ione di A . Calvani, prefazione di G. Miarelli ·r-vbriani,
Firenze 1987. pp. 3-89 (R.D.N ., L 'eredità pre..unitaria: gli organismi di «vigilrmza» dalla
l?e.ttatU'a<.imw ai Governi Provvisori (1815-1859)); si tratta del miglior contributo di
ricerca sull'argomento. ricco, inoltre. di rifcrimeoti bibliografici. di indici e regesti~ di
appendjc"i doc.umentmie.
84 A l'Vicinnmrnm al f('\fauro

queste piante. c questi disegni. In essi sarà sufficiente che sia ben
marcato. e disegnato quello che esiste. senza prendersi la briga di sup-
plire le mancanze. mentre alle volte colle supposizioni si danno i disegni
più bel li. ma non più veri»)".
A questa produzione. così lucida e organica. subito fece seguito il
decreto del 13 maggio 1822 (integrato da quello del giorno succc~sivo) di
Ferdinando Tre dclh; Due Sicilie, che riproponeva i medesimi concclti c
istituiva un'apposi ta Commissione di Antichità c Belle Arti". mentre non
così solleci ti si dimostrarono gli altri stati italiani.

!1 18 settembre 1825 papa Leone Xli Della Genga fissava . nel famoso
chirografo ispirato da Carlo Fca (1 753-1836). i cri teri per la ricostruzione
della basilica di San Paolo fuori le mura, sulla via Osticnse presso Roma.
andata a fuoco nella noltc fra il 15 ed il 16 luglio 1823: «Vogliamo in
primo luogo che sia soddisfano compiutamente il voto degli eruditi. e di
quanti zelano lodevolmente la conservazione degli antichi monumenti
nello stato in cui surscro per opera de· loro fondatori. Niuna innovazione
dovrà dunque introdursi nelle forme c propor7.ioni architelloniche. niuna
negli ornamenti del risorgente edificio. se ciò non sia per escluderne
alcuna pieciola cosa che in tempi posteriori al la sua primitiva fondazione
poté introdurvisi dal capriccio delle età seguenti ... »".
È. per ceni aspetti. un richiamo ai conten uti della me nzionata legisla-
zione ponti ficia in materia, propria del te mpo di Pio VII . ma anche
r csito di «u no scontro serrato tra antiquari-eruditi cci architetti ... risolto
trionfa lmente dai primi»: scontro di mentalità diverse. C. Pea, F.A.
Visconti, A. Nibby ed «altri rappresentanti del mondo degli a ntiquari
romani di estra7ione winckelmartniana», con l'ausilio di «vecchi e furbi
arcrutcni come P. Belli ... o giovani architetti pronti a tuno. in un clima
di rare cd avare occasioni professionali». da una parte. cd architetti di più
robuste convinzioni. come R. Stem e G. Valadier. dall'altra''.

" Emiliano. / ,rggi 1978. pp. lt-t2. t3().H5 e. per il Rego/amrnto. 1#-tSI. Sull"intcra
questione v. anche Jon~~on. La cur11 1986. pp. l4f.>- 151 (Leggi r tl~·c·n·ti w/la c·onserva:.ione
dri momummti).
0
Emiliani . LtJ.:Ri 1978. pp. 243-247. Per una valutazione più v.~nc.!rale v. S. Ca.sicllo.
i\Sp(~l/1· t/ella Illiria i/(•i bc•ni culwrali JU!l/'Ouoctmo r il re\'lauro ili Valudier pr!r l'arco dì
Tiro, in «R~~t:.lun). Quaderni di rcsHmro dei monumcnLi c di urb;.Htil)tica dei centri
antichi•, Il, ltn:l, S, pp. S7~91~ lo., Problemi di cons('rvaz,inm· (• n:suwm md primi dcc(~m1i
df!II'OtiOtt•nm n Ntmw. in R ESTAURO tra metamorfosi e f('(>rlt. n curn di Sld la CasieUo.
Napoli 1992. pp. 21>-30: S. Bos.:arino. Il reswuro in Sicilia in rtri l>orbnnica ( 1734-186<!). La
twela e gli orgam:,mi anunùwtraJt'l'i. in «Restauro. Ouldcmi di res1aum dei monumenti c
dj urhtu'\islicl dci ccnlri antichi•. XIV. 1985 .79. pp. 21-2.'\ e, per lo S\1cntato 1 .-a~ferimentn
in ln~hiltem~. od opcr• cJegli architetti G . Harris c S. An)\CII. delle mctope del tempio C
di Sclinuntc ( IR22-23). p. 25.
~~ Cun«XORMO t/~1/n Sumiuj di Nostro Sig1U.1T~ Papa l~on~ Xli ... Rc.Jma 1825. p. 4
(cita7. in t'. Mon:on•. Giu.>rpfH' Valadter. Roma 1%4. p. 117 n. t7).
~~ P. Marconi. Romn n;06·U~19: tm momtnm crirù:o ~r lo formo:imr~ d~lla mf'todologia
(it•l reuauro ardulrttoniro. in .:Ricerche di Storia delranc•, 19'7'S-79. X. pp. 63.-65 (p;r i1
citato '"""' del chir<>jtrafo, p. 65).
1

2
5

1) tse, Grande Santuario scintoista (Kotaijingu), Goshoden 4) S. Gregorio (AP). In un antico tempiO romano del! secolo
(da Jingu Shikinen Sengv, Q&A, Tokyo s. a.). a.C. è nata. nel Xlii secolo, la chiesa attuale, rlotillttal"tdo le
vecchie mumture e inglobando !'\elle nuove le colonne df tac-
2) Grandè Santuafio (Kotaijìn!)o), planimetria {ibidem). data: esempio di p ratica continuità d'uso non priva, luttavia,
di pcculia1i valenze simboltctle e rappresentative (foto 1993).
S) Una vecchia automobile (Li=mcia, rnodeUo Ardea) uscita di
prO<:ftJzione da più di mezzo secolo. Per la sua sola 'antichi- 5} Atene, Mikri Miu6polit> della anche Panaghla. Gorgo-
tà'. più che como un normale. oggetto d'oso, è vista come un epikoos. Xli se<:Ok>. con recupero di pezzi docomti del IV-VII
pe,..zo d'antiquariato e sottoposta a cure c accorgimenti secolo. Un esempio di parziale riuso d 'elementi antichi. ac-
particolari, per conservarne il carattere di autenticità (foto curotamenle scelti per ragioni piV rappresentative éd espft:)S-
1993). sive che pratiche o economiche (foto 1990).
6) Roma. • PanlheOn. 118-1 25 d.C ., liberato dagli &difielnddoswh. in un acquerel-
lo di G. Marcht (1754). Sono ancora prcsonti i due campanl&etti seicenlesctli che
verranno demolllì nel 1883.

7) Torso del llelvcdere. Roma, Muset Valicanò. La starua. che rapprcsent• forse
t'eroe Filollcte forito, risale ali sec. a. C. cd è opera dello scufto<o atenieSe Apoloooos
J dr Nostoro. espo<>ente dr SCWia neoattiea (tooo Musel GaUcrie Pontificie).

8) Ercot<> Or Glyl<on o EIQllc Farnese. Napoli, Museo Nazio- G.L. B ernini (1622) che rifece personalmente re •
nale. spada e la testa del pun.no al piedi del dio (<la La cc
F1nnn1a dalfautore, un ateniese dci primi anni dcJ Ili sec. d. 8oncomf)llgm LudOvjSJ, Afgardi, Bcmmi e fa fotTuna ·
C~. sulla rooc:sa del piedìstano. la scuttura proviene dallo Ter· co, a cura Or A. Giuliano, calalogo della mostra, Mar•
modi Caracana e costatoisce una bltana derivadono da nczla t992).
Usippo (da E.A.A., 111, $.v. 'Giykon').
1 0) Aros Ludovisi, disegno dotta statua con le parto c
9) Roma, Ares Lu<lcwisl. fine det lV sec. a. C., restauro di l'O 1n evidenza (1bidem).
Il 14

12

13

11) Roma, Hermés L6ghios. copia romana d'un O(tginale con te parti di restauro in evidenza (J'bidem).
groco del V sec. a. C. poi restaurata da Alessandro Algardi
(1631} che ritece la base e i piedi del dio, il braccio destro 13) Roma, SS. Nereo c Achilleo. IX sec .• XV sec .• mterventi
proteso coo caduceo ed aggiunse. nella mano sinistra, un di restauro c decorazione 1597: vista dalla navata verso il
t>orsellino. EHtrambi gli attributi furono rimossi agli inizi del P'esbiterio (foto Fiordni 1994).
Novoccnto (ibidem}.
1<1} SS. Nereo e Achilleo. il seggio, ricostruito oon pezzi di
12) Hcrmés L6ghios, disegno déll'antica statua reintegrata recupcro mediévaJi (foto Fiorant 1994).
15) Roma. PanlheOn. la S<Stemazlone senocoruesca opora- appoggiate sopr"a monsolon.i. 'OI'$0 su disegno d• Micf"-4
t.l dall'arch. Paolo Posi. 1747, qui evidente'" specie nell'al· langolo (foto 1976).
Uco (toro Fiorani 199-4).
21) Soona, Palazzo Pubbloco. 1297·1342. Il poano superiQ'
16) Panlheon, la restituzione. anuara neglo anni lfenta del delle due ali latera~ • un'aggouru• .._, corpo medievale o.
noslrO SOOOio. dclfantoca ve<siCOO deraltico (a so!Ostra) o la redificoo. eseguila 'on shle' nelt680-4!1 (foto 1976)
sistemazione settecentesca (a destra) (foto Florani 1994).
22) Londra, Abbaziale di Wcslminstcr, Xf-XV soc., dìseg-
17) Solinunte. vecchia reintegra1:k>ne d'un rocchio di colon· di Ch. Wrcn per iJ restauro del transetto nord. 1719. l 'arc-
na d'un rcmp10, atttJata COI'I tcenk:he 'tred•zionali' (foco tetto p<oponeva anche la riroozione ci alcune reoenli aggw
Bcllanea). per resbtuire at prospotkl '1a torma onginaria soonsidera
meolo alterata" qualche anno prima: in certo modo era 1r
18) Sotinunte. modoma reintcgrtt.oone d'un racchio di CO· ressato all'unità stilist•ca dell'insieme {da "Rostauro". •
lonna d'un tempio (foto Bellanca). 1975. fig. 13, p. :lO).

19) Firerue. S. Maria Novella. ra raooata d"ongone me<licva· 23) Wesuninster, tom C)(:I(;IC.fentaJi, il comptetamento c
le 'rostaumta' c complemta da L.B. Albertl (foto 1994). Hawksmoor. 1735-45. in un dìp•nto di G..A. Canal del!(
CanaJeno. ·Prooossiono dei Cavalieri dell'Ordino del Bac·
20) Firon2e. Palazzo Medici·Aiccardi. Sull'architettura d1 (1749). Molti dettagli delle torri non sono 'golici'. co;;. _
Michelozzo ("1444-64 circa) sono state inser•te ncl 1517, al frontoni barocchi sopra gfi orologi o le stesse modanac.
pìantorreno. chiudendo la loggia angolare. lo graodi finostro tunavoa SI adattano al'onsicme con garbo ed equilibrio.
.o 22

21

25

24

24) Orvieto. Duomo. la faoc.ata. imposlata da L. l\·1aitani agli


inizi del Trecento, è stata continuata per motti secoli, fino aJ
suo oompimetllO ai primi del Seicento. poi restaurata (G.
Vafadier, 1797·1806). sempre nspettandone il linguaggio
g<>ticistico (loto 1976).

25) Roma, Pantheon, iJlato sinistro del colonnato restaura to


cJ;I G. L. Semini con rapposfzione d1 tre nuovr capitelli in
travcrtino. anziché in marmo, araldica.mc nte segnati con lo
stemma del Papa regnante (uoo angOlare <:Of'l le api Sarberini
di Urbano VIli, due con i monti Chigi di Alessandro VII) e
nocoosafiamente semplificati nelle forme {foto 1978).

2G) Pantheon, situazione attuate dopo ta ctemolit ione


o ttoccntesca dei campanili (foto Curuni 1993).
27

29

30

27) Roma. S Marco. Intorno. Compresenza di P•ù


C>OStruUrve. dolrallo modiOOW al Ouanrooen10 e al Scttoor
ro. con i resrauroo F Bangoono. 1740-50 (loto F100111• 199C

28) Eroolano. Nonteo annesso ad una casa. con fontao1


mosaici e ponure (da E.A A., Ili s. v. 'Eroolano1.

29) Eg1ns (Grecit~). Guornoro dal frontone onentaJe dol te1


p10 dJ Aphnl:~, circa 500 480 a.C., Mooaoo, Antiken""
4

mlungen, GlypiOihck (do EAA.. 111. s.v 'Egina').

30) Egina. Il medesimo guorrioro dopo Ja rimozione del~


31 slauri di B. Thorvaldson (da A. Merucco Vaccaro, Archw
gia o restauro. Il Sagglaloro. Molano 1989, fig. 110).
31) Egil\9, Anre sculture del frontone dopo drecente rcsU~L
ro(ibidom.fig 111).

3Z) Nozzo Aldobrancloni, Roma. Botllooloca Yaticana P<tt:t


romana ritrovata ne11605 suii'Esquiino. prol)at>Jmenlc op
ra d'età augustea d• gusto neoattico. risalente ai pntl'1 a ..
del l sec. d.C.
Doveva formare, con altre pottultt, i fregio d e l l a -
panetale cruna piCCOta stanza e sonnontava una fuua ate
lelluta (da E.A.A.. V, s v 'None Aldobrandini').
32

34

35

33) Roma, Colosseo. lo sperone in mottOC'l• di R. Stom, v•sta


d'insieme (foto Fiorani 1994).

34) Cclosseo, sperooo di R. Stern, òettagl... gli antichi oond


<;mOSSo dal progredre dei <issesti slalici (loiO F'10rani 1995j.

35) C<llossco.lo spcrooo inmanono e traW111010 dG Vala<iet


(foiO F.,rano 1995).
39

36) Roma, Aroo di Tho, vedUta Cl G. B. Plranesi ehe ilusrra 38) Arco di TIIO, dopo l'oniCNelliO di R. Stem c G . Vala:>.
IO stato praeodente •t restauro ottocentesco. denaglo di rcstaurodelrordone (colonne, capitelli, trabc3llen
lato sottentriOtlnlo {foto Fìorani 1994).
37) Ateo di Toro. dopo~ rosaauro o la parziale ricoslruzjooe di
R. Stem e G. Vala<licr. .,sta dana zona del Foro, lato serwn· 39) Roma. i Tempio do Vospasoano o. suiO sfondo, ~ T .o:
trionalc (foto Fiorani 1994). tatium (foto Fioran•1994).
Re.uauro arrheologico e neocla.tsici.ww 85

La base concettuale dello scritto di Leone XIJ rappresenta un'impor-


tante novità: il monumento è inteso come una compiuta c pcrfeua unità
formale. da considerare immutabile e da proteggere. libcrandola. se
necessario. da aggiunte improprie o a rbitrarie. Ma il complesso di leggi e
di atti sopra ricordati ha ben altri contenuti c, soprallutto, denuncia il
sorgere d'una nuova coscienza storica e l'avvenuto distacco 'critico' nei
confronti del pas~ato. L'architettura è dunque concepita mediante un
'a tto riflesso', differe nte cd autonomo dal la creazione: passato c pre-
sente, finora uniti nel la continuità del fare. di vergono, ponendosi come
due mome nti conlrltpposti. Il prescotc ritrova e intende il passato con un
processo. di natura più logica che non intuitiva. di 'valutazione" c 'giudi-
zio'; da ciò discende l'esigenza di rispettare le testimonianze materiali
dell'antico come dati storici permanenti. non più soggetti a sostituzione o
a libera reinterpretazione.
Una simile coscienza storica si esercita prima tramite l"assumdonc del
conccuo di ·valore· dell'opera architettonica (che è flliUÌone del concerto
stesso di architettura), successivamente attraverso un 'opcr<Uione di rico-
noscimento di tale valore (usando il concetto di architettura come crite-
rio di valutazione). infine postulando la conservazione come principio.
Solo in yuesta tcmpcric nasce, effettivamente. il moderno restauro,
come atto di ·cultura·, distinlo c storicamente autonomo dall'opera: non
più spontaneamente creativo c fanlastico, ma 'critico'. in altre parole. di
riconoscimento c di giudizio.
Esso non d iscende. come potrebbe sembrare, dall'esigen7-t~ pratica di
mantenere e recuperare. adattandoli se necessario a nuovi usi, i vecchi
edifici. ma dal proposito di conservare e tramandare memorie o. se
vogliamo. valori spirituali. Non a caso verrà applicato. dapprima. ai
monumenti archeologici. in certo senso proprio i meno ' utili' di tutti. c
manifesterà subito la ricorrente volontà di restituire l'opera alla >ua
forma d'origine (anche soltanto ideale. come vedremo) ed al suo mondo
storicamente determinato.
I principali concetti appaiono già nella citata voce di Quatremère dc
Quincy. Ad una prima affcrma;:ione, di carattere genera le. per cui
restaurare è: «Rifare a una cosa le parti guaste e quelle che mancano o
per vecchiezza o per altro accidente», segue l'analisi dei limiti c delle
difficoltà tecniche di tale operazione: sono poi puntualuzatc le ragioni di
fondo del restauro, riassumibil i nel <<Conserva re ciò che è suscettibi le di
somministrare all'arte dci modell i, o alla scienza del l'antico delle autoritìt
preziose» c, quanto ai metodi. per non cadere in contraddizione con
quanto appena affermato, nel «non ... indurre chicchessia in errore». nel
«ristabilimento» senza che il rimanente abbia a soffrire «i l minimo
danno». nel conservare, quando possibile. col solo «rimcltere al loro
posto i materiali caduti" o con un semplice «puntellamento»'".

• Ouauemèrc c.Jc Quincy. voce Rnuwrau in l)i;,Wnario 1844. p. 357: ~ utile anche
veder'e. a p.. 358. la voce ·R~tnura7iooe · (Res:tauratioo) Dicesi. secondo il ~IJ!.Ilificato
proprio della parola. del rifacimento delle parti di un fabbricato più o meno deteriorato. a
86 A vvidmum:nt<l al restauro

In queste parole già si riconosce la base del moucmo pensiero


fondato sul le due 'istanze', la storica (monumento-documento) c l'este-
tica (monumento-opera d'arte-modello di bellezza), che sarà poi decli-
nato, come s'è dello, in modi diversi.
Si tratta. comunque, di ·ritrovare' il monumento e di ridargl i attua lità
culturale, storica e figura le, tramite un 'operazione intelleuualizza ta dalla
determinante presenza di un concetto dell'architettura e di una puntuale
ricerca. Operazione che affonda le radici nella più avan1.ata cultura del
tempo. tanto che da allora in poi la definizione degli scopi e dei metodi
del restauro, sia dal punto di vista teoretico che da quello pratico, sarà
csseo?:ialment<.: un problema di cultura storico-critica; mentre il concreto
raggiungimcnto di tali scopi postulcrà pur sempre un allo di materiale
compromissione. figurale. linguistica cd anche di ·gusto", con l'oggetto
dell"intervento. Al versante storico-critico del problema, costituente l'a-
spetto di novità. risulterà quindi associato l'altro, assolutamente tradiL.io-
nale, che potremmo definire ·progettualc' c 'creativo'. tenuto ad espri-
mersi (per il semplice f~tto che il restauro non è ta nto un 'parlare· ed un
' ragionare' sulle cose q uanto un 'agire' sulle rose di cui pure parl a c
ragiona) con rinnovata e più solida autocoscienza, nel linguaggio stesso
dell'opera da restaurare.
In conclusione merita osservare che, nei documenti sopra ricordati: a)
si stabilisce il principio della conservazione attiva dci monumenti; b) si
hanno, ferm i restando i noti richiami settecentcsclri, i primi atti d'uno
stato moderno in cui si affermi il concetto di valore di tali monumenti e,
di conseguenza, se ne ord ini la protezione, non solo vietando la disper-
sione ma proponendo concrete linee operative: c) si delineando i conccui
che guideranno il restauro nel corso dell'intero secolo XIX e per buona
pa rte del XX".
Questi concetti, svi luppando gli stimoli che la più generale tempcrie
culturale tardo-settecentesca c primo-ottocentesca proponeva. si articole-
ranno ulteriormente in opzioni spc.'>.~O in contrasto fra loro, ma tutte
ormai saldamente interne alla disciplina. dal cosiddeuo restauro 'archeo-
logico' a quello 'stiJistico·, poi ·romantico', ·storico'. ·scientifico-
filologico' e via dicendo.

TI restauro dei monumenti in ct.à neoclassica è stato giustamente


detto 'archeologico', sia perché volto, quasi per elezione. alle opere
dell'antichità. che la cultura del tempo sentiva particolarmente congc-

fine di ridurlo in buono suuo.


R~taurnziont> dicesi io architenura. in un scn~ meno materi:slmcnte meccanico. d~l
la"'(}(O eh<: l'artista intraprende. e che oon~ste nel ritr<Ware. dietro gli avanzi. o k:
descrizioni d'un monumento, ranlico suo in~• emc ...•.
,., C. PcrogalJj, t.1onwnemi ~ metodi di valori:.:..a:.ione. Milano 1954, p. 35, riferendosi.
io particohu·c. al decreto francese del 1794, lo vede come «acquishdonc dj un rotto
culturale prima pressoché ignorato: il rispeuo ~lttivo del monumenco•.
Rf'.tUmro tin,:heologico e nt<'Jc/ussicismo 87

niali, sia per il rigore degli interventi, anticipanti metodi ed acquisizioni


che saranno, poi. della moderna archeologia.
Propriamente suo è il carattere 'distintivo' o, per usare un termine
filologico, 'diacritico', mirante ad assicura(e le necessarie reintegrazioni,
senza scapito della unitarie tà e Jeggibilità del l'immagine 'restaurata', con
pochi, garbati suggerimenti (il cambio di materiale, la semplificazione
delle forme, il differente trattamento superficiale, l'allusione alle parti
perdute, come la riproposizione del nucleo in calcestruzzo d'un muro
romano con semplici mattoni posti di punta, a 45 gradi) denotanti
quell'attenzione all'autenticità di cui s'è detto, per cui nuovo ed antico si
devono poter subito riconoscere ·a vista'. La ricomposizione del monu-
mento è quindi attuata conservando in pieno l'antico e restituendo,
spesso solo indicativamente ma con assoluta efficacia, le forme primitive
per ritrovare. dell'opera, la bellezza esemplare c normativa.
È interessante notare come si rifiuti quasi sempre, tranne che nei casi
di più modesta manutenzione, la repl ica del de ttaglio, giudicata inutile
oltre che fuorviante; nel complesso si tratta d'un incontro, fra classicità e
neoclassicismo, immediato e sentito, quasi d'un naturale innesto nel
voluto proseguimento. proprio di quell 'epoca, della tradizione antica c
dei suoi p1incìpi compositivi.
A Roma, fra i lavori più importanti si ricorderanno quelli, in parte
già menzionati. al Colosseo: nel 1806-07, sotto Pio VII, lo sperone
orientale, verso via Labicana, ad opera di R. Stern'", con la collabora-
zione di G. Palazzi e G. Camporese (o Camporcsi, 1763-1822); nel
1823-26, sotto Leone Xli, lo sperone occidentale, verso il Foro, ad opera
di G. Valadier. Poi quelli al l'Arco di Costantino (1819-21) e gli altri, più
volte citati, all'Arco di Tito ( 18'18-24, architetti Stcrn c Valadier).
L'intervento suHo sperone orientale del Colosseo esprime in modo 33
paradigmatico l'assunto. ormai perfettamente recepito anche dagli archi-
tetti, sulla scia degl i 'eruditi' di formazione antiquariale, del totale ri-
spetto del monurncnto, esteso, con maturo distacco critico, tanto alla
difesa della sua materiale consistenza quanto ai segni del tempo tra-
scorso. Risulta, quindi. molto signiricativo l'effetto, attentamente ricer-
cato dallo Stern, come. di congelamento d'una progressiva cd accelerata
caduta, conseguito murando semplicemente le arcate dissestate c mante-
nendo, nella posizione acquisita, i conci smossi. 34
Delle numerose proposte alternative formulate in merito a queste
riparazioni ci resta notizia soltanto di una, avanzata dall'imprenditore D.
Schiavoni con l'appoggio d'wl architetto rimasto anonimo, che suggeriva
una cospicua demolizione, secondo una linea obliqua, della parte perico-

·~ Sulla figura di R. Stcrn. figlio dcll'architelto Giovanni. v. A . White~ Gùwtmni l!


Raffaele Stern davanti ai monumenti dd passato: a/ermi elenu•mi r qualche considerazione.
comunicazione al XXI Congresso di Storia deii'Architenur'a, Roma 12-14 ouobrc. 1983. in
EsPJ:RIP.NZE di storia deltardiiteuum <? tli resJOJtro. a cura di G. Spagncsi. vo1. l, Roma
191\7, pp. 315-320.
88 A vviciuiJm<·nto al n:SI1.1uro

!ante. chiedendo al tempo stesso un notevole compenso oltre all'uso di


manodopera gratuita carceraria ed al diritto di recuperare il materiale di
spoglio. La tesi contra ria alla demolizione e favorevole, invece, alla
costruzione del grande sperone in mattoni fu sostenuta, con preventivi di
spesa pi ù modesti, da Stern, Palazzi e Camporese e facilmente prevalse''';
da i documenti risulta che l'incarico di restauro fu affidato esclusivamente
a Stern e che gli altri due architetti <<lo affiancarono più che altro per
soste nere la fattibil ità de llo sperone: ma il restauro non consistette
davvero soltanto ne ll'erezione d i quel presid io tecnico privo di volontà
espressive ... ma ... preva lentemente nel consolidamento delle arcate
attigue all o sperone».
L'aver voluto immobil i7.zarc le poderose pietre nel loro stato di crollo
imminente, rifiutando ogni ipotesi di smontaggio c r imontaggio o, se
vogliamo, di parziale anastilosi, sta a significare in Stern una modernis-
sima forma eli rispetto dell'antico ed una <<predisposizione romantica al
rovinismo», filtrate da una cultura memore del «filone tardo-manierista
romano», che costituiscono forse il più chiaro manifesto del la nuova
sensibilità e del nuovo atteggiamento in quell'iniLio di secolo.
Al confronto, l'inter vento di Valadier sull'ala opposta del Colosseo
35 (1826) «ha w1 sapore petlantesco che risente di certo dci vent'anni
trascorsi», scrive Paolo Marconi, <<dell'abbandono delle speranze napo-
leoniche» e «delle disavventure>> dell'archi tello <<nel campo del reMaum>>,
soprallulto relative a lla ricostru'lione dell a basilica di San Paolo f.l.m.
Valadier eseguì il suo contrafforte in mattoni e travertino, resti-
tuendo in parte le antiche forme come se il crollo dell'anello esterno
dell'anfiteatro fosse avvenuto, felicemente, in modo tale da costituire una
so1ta di naturale barbacane atto a bloccare lo sfaldamento progressivo
delle arcate. Contrafforte che oggi si distingue dall'antico per l'uso eli
materiali differenti (in primo luogo i mattoni) e per il diverso colore ma
che, in origine, doveva presentarsi completamente tin teggiato in color
trave rtino («avendo dato una patina a fresco generale, imitante l'antico ...
sembra di travertino intieramente") come, forse, anche lo sperone di
Stern"'.
Pe r fare chiare7.7..a su quest'ultimo particolare, <<che acq uista un note-
vole sig11 ificato ai fini di una corretta interpretazione dell'intervento del
primo Ottocento, non sono d i grande aiuto neanche i documenti di
archivio dove non si fa alcun esplicito riferimento a lle finiture e si dice
che lo sperone "deve essere lavorato a cortine c con la massima esat-
tezza, e perfezione con basamento di travertino". Tuttavia l'ipotesi che lo

'" Jon::;son. La cura 1986. pp. 31-32.


' " Marconi. R<>mll 1806·1829 197S-79, pp. 63-64, 67 e 71-7 1 n. 12 per l'ultima cit. (da G.
Vala<.licr. Opere di Architellum c (li Orntlin<mtv .... .Roma 1~33. p. 17, tav. 111). Lo sperone
c le larnpon::uurc dello Stcrn appaiono itlwnacalc. mentre oggi sono in mauoni a vis1..:1.
nel particolare dcll'aHrcsco nella GaUcria Clemcnlina, in Valicano. pl1bblic.ato <~ colori in
R E.STt\tJRO rra mrtamorfo.\·i e te(JfÌ(', a cura W Stella C"..asicllo, NapoJi 1992. p. 53, lav. l.
Ué-Sitmro tlrchtofogù.'O i' n('(J('/assi(#nw 89

sperone fosse intonacato lascia perplessi se si tiene presente ciò che lo


stesso Stem scrive, sia e logiando lo sperone ·'che può sostenere il
confronto delle antiche opere laterizie", sia quando nelle sue lezioni»,
come è stato acutamen te osservato da Alberto White. «esalta le qualità
delle murature in mattoni a faccia vista e critica i rivestimenti che
in1itano i 1nateriali»~ 1 •
L'intervento sul lo sperone nord-occidentale del Colosseo era stato
preparato da altri lavori condotti nel decennio precedente (nel 1814 LI
prosciugamento delle acque che avevano parzialmente impaludato la
zona, in seguito all'ostruzione degli antich i collettori; nel 18 15, alcune
opere di consolidamento. con l'a usilio degli accademici di San Luca
Valadicr c Camporcsc) finché soltanto nel 1823 il nostro a rchitetto prese
a seguire direttamente la cosa c, come egli stesso scrive : <<minacciando la
parte verso tramontana del Colosseo per non deformare il monumento si
propose di farvi una Spronatura ri prendendo due Arcate nel primo
ordine e dividendone una per ordine». sì da ottenere un risultato che,
muovendo da esigenze d'ordine statico. perseguisse l'obiettivo di rispet-
tare il valore estetico del monumento c la sua unitarietà, anche cromati-
ca" . Risultato, nel complesso. tutt'altro che d ispre7.Zabilc. Il progetto.
comunque, fu molto discusso ed anche criticato: secondo la Jonsson all a
fi ne pass(> perché <<Ì dissidenti>> si persuHsero dell a <<soli.d ità dello sperone
e nella convinzione sia di Valadier che dell'Accademia che il Colosseo
dovesse in seguito essere ricostru ito». circostanza che la soluzione propo-
sta favoriva a l massimo (<<volendo continuare la lavorazione. vi si presta
con som ma facilità, potendosi allora togliere i tre piccoli sproni>>)" .
Tra i due restauri si colloca la significativa vicenda dell'intervento
sull'Arco di T ito (1818-24) cui s'interessò, come Ispetlore per le fabbri -
che camerali, sempre G. Valadier, che ne riferì in una relazione a 36-37
stampa20 .
Egli spiega d'essere suben trato nel cantiere dopo la molle del più
giovane collega e d'aver rinvenuto, già pronti, i pezzi di travertino da
impiegare in luogo dei marmi perduti; ciò induce a credere, mancando
altre notizie, che l'idea più valida di tale restauro, appunto quella d'im-
piegare per le reintegrazioni un materiale diverso ma cromaticamente

-:• Casicllo. Problemi di conservuziune 1992. p. 33.


~· lllid., pp. 31>-37.
" Sui lavori al Colosseo v. Jons.,on, Li! cura 1986, pp. 28·38, 58-62, 90·%. l 17-130; per
le citazioni, p. 125. Sono menr.ionmi anche i re:')tauri successivi (Canina, Folchi, Polc11i.
S;;ùvi. aJlJÙ 1848-60), condotti St.:condo i crit..:ri del Valadic::r l quali. a ben vedere. volevano
t:sscr d'irniu12.iont; c non distintivi (<<~ i è creduto finora che egli, dcl i bcrmam ~ntc abbia
cscguitù i suoi restauri ricorrendo a form~ cd ornamcnta.z.loni s~mp l i fica tt c<m materiali
contrastanti ... Il restauro del Coh>SSco non fu in alcun modo un tc.utativo di (ar risaltare
un·aggiunta: sia Valadier che i suc>i consiglic1i nclrambito dclrAccadcmia fecero il
possibile ... per 1icostruirc. il muro ali~ maniera antica nonché pe.r celare l'impos..-;ihilità
per le finanze papali. di impiegi-lrc materiali più pregiati», pp. 12.'{-1 30}.
u G. Vala.dier, Narrazimr~ artistica deffoperato finora nel riswuro dell'Arco di Tifo,
Roma IR22.
90 A va·irinumeJUo ul r~sJrmto

affine al marmo come il rravcrlino. lavorandolo in forme semplificate. sia


merito dello Stern, il quale potrebbe a sua volta averla trat1a. come
vedremo. dai suggcrinwnti dell'archit etto francese G isors (1813). A Vala-
dier spetta la condU7Jone tecnica. assai complessa, dell'intero lavoro.
compresi lo smontaggio cd il rimontaggio per anastilosi di molti hlocchi.
già allora oggello di critiche e perplessità''.
Situandosi proprio nel ventcnnio che separa i due restauri del Colo~·
seo. l'esperienza dell'Arco di T ito e labora il <<tema c<IJO alla cultura
neOChiS.~ica dell'anastilosi. tema antitetico, come O!VIUUO può vedere. a
quello elaborato dallo Stern nel 1806» c insidiato dal rischio de ll a
<<inevitabile arbitrarietà della ricomposizionc. soggetta a manipolazioni
·ideologiche' involontarie, a ·proie?.ioni' tipiche della mentalità accade·
mica ... autentica incarnazione del modo erudito di ripensare l'an tichità
astratta nel tempo e nello spazio, quasi si potesse escludere il monu-
mento dal confronto col suo contesto attua le>>''.
Meno severo di come risulti dalle parole di Marconi dev'essere il
giudi?.io su questo cccc.tionale caso d1 restauro. da riferire. forse. a una
diverso ambiente culturale, non italiano né romauo. ma f•·ancese. come
hanno chiarito i più recenti studi. Premesso che ogni intervento. anche il
più blando c ·neutro', è pur sempre soggetto a proiezioni ·ideologiche' o.
com'è stato efficacemente detto. all'·ombra storica' del momento che lo
produce. non tanto d'un «modo erudito di ripensare l'antichità» si tratta.
quanto del segno d'una maturazione c d'un rinnovamento di princìpi
giunti finalmente ad interessare anche gl i architetti; in altre parole del
supcramento di quella mentalità tradizionale che non aveva consentito.
fino ad allora (con l'eccezione d i Stern nel l!!06-07 di cui, in effetti. non
sappiamo quanto debba a suggestioni da parte antiquaria) al moderno
restauro d 'emergere come qualcosa di distinto dalla manutenzi one cnr·
re ni&.: o dal semplice riuso.
Sc~rta l'immissione di una forte carica 'leueraria'. di nostalgia e di
cultura storica. non d 'astra7.ionc e di sola erudizione. senza i precedenti
che abbiamo os:.crvato nel lungo cammino della coscienza conservativa
dal Cinque al Settecento. non avremmo avuto né il restauro di Stcrn al
Colosseo né quello, a due voci. dell'Arco di ' J'ito ma. ancora una volta.
nel caso più fortunato l'empirico susseguirsi di qualche modesto lavoro di
manutenzione, privo di connot azioni estetiche e storiche, ne l peggiore, 1<1
demolizione cd il riuso dci pezzi antichi. Il diverso atteggiamento di
Stern e di Valadier circa il Colosseo c, per certi aspetti. l'Arco di Tito, 1:
invece tutto interno alla disciplina del restauro. incarnando i due estremi
della ·pura conservazione' da un lato. dell'intervento di liberazione e di
reintegra~.;ione dall'altro, espressione di quella dialcuica fra storicità ed
esteticità dell'opera, così attentamente indagata da Cesare Brandi, in-
torno alla quale. nonostante le apparenze, ancora oggi ruota il dibauito

., Joosson, LA curo 1986. pp. 99-11 7. in specie 104- tt l.


• Marconi, Romn //i()()- UJ:Z9 t9711·79. pp. 64·65.
-
Hr.•;tau.ro archeologico e "''tJdil.,-~icismo 91

sul restauro. Queste due facce del problema affiorano con tutta evidenza
in età neocla!'Sica c. :.ccondo !"acuta osservazione di C"agiano dc A7C·
vedo. rappresentano aspetti complementari ma non contrapposti della
medesima questione. come se l"una non escludesse ma comportasse c
richiamasse espressamente !"altra.
Nel suo scritto Valadicr descrive accuratamente lo stato di conserva-
zione delrarco c la sua forma originale. restituita tramite lo studio
diretto. i raffronti con monumenti analoghi (gli archi di Traiano ad
Ancona c a Benevento) c osservazioni di carattere statico. Adouando
una mctodologia che sarà poi 11pplicata in molti restauri. arehuologici <:
architettonici. contrassegna e numera tutti i pezzi che prevede di smon-
tare, per facilitarne la succcssiv;l, corretta ·anastilosi' (ovc la parola sta
per noi ad indicare la ricornposizione d'una struttura in blocchi o conci di
pietra montati a secco. come i rocchi delle colonne. con par7iali c ben
sicure rcintcgrazioni). n tutto. scrive l'architetto. «col ricostruire la massa
inticra dell'Arco ... accompagnando !"andamento dell"antica decorazio-
ne»: arco che «non si è voluto imitare nella qualità del marmo. c negli 3S
intagli perché si è dovuto praticare la possibile economia. :;enza togliere
la decenza c il rispetto dovuto al monumento. che per una malintesa
vcncralionc ~i voleva da qualcuno assicurato con due solidi ma inconve-
nienti spc.:roni».
Ma proprio l'intento di rispettare la <<decenza» del monumento,
rcstituendone l'insieme volumetrico e rcali7.7.ando le parti nuove in tra-
vertino (trattato in forme scmpl ificme e per superfici d'in viluppo. sicché,
ad esempio. io luogo del le perdute colom1c scanalatc furono poste
moderne colonne lisce, con basi e capitelli molto sintctil.Zllti) gli valse
l'opposizione di alcuni contemporanei. Tra questi lo scrillore Stendhal
(pseudonimo di llcnri Bcyle. 1783-1842) che. nel 1829. così si espresse
sul monumento: •è il più antico di Roma c fu anche il più bello fino
all'epoca in cui fu restaurato dal signor Valadier. Questo sciagurato. che
nonostante il nome francese è romano di nascita. invece di raffor7.are
l'arco che pericolava con delle 'armature' di ferro e con una gcllata di
mattoni assolutamente distinta dal monumento pensò bene di ricostruirlo
di nuovo ... Insomma dell'arco di Tito non ci resta che una copia»" .
Affennazioni tanto sdegnate quanto eccessive, ollretutto neanche allora
pienamente condivise, quando si pensi al positivo giudizio di Ouatremère
de Quincy, che considerò l'arco un modello di buon restauro.
Né mai Valadicr si t:ra precl usa. per principio, J'Oty..:ionc puramente
conse rvativa, come risulta. fra l'altro. da una sua pcri~ia del Il! IO riguar-
dante il cosiddetto Arco della Ciambella. Cadendo in continua7.ionc dal
monumento «pezzi di materiale sulli sottoposti telti, e strada». a causa
della vegetazione cresciuta sui ruderi. J'arcbiteuo suggerisce di rimuovere

" C.asiello. As(J<:lli tlrllttlllldll tCJ73. pp. t02-t03. 109; <i v. ancbc: Ca>icllo. Problnni tli
rons;:n·a:ion~ 1992.. pp. 3744. Con qualche differen1..a la cit. dalle Promtlfadr.t tllllu Rom~
di Ste ndhal appare. in fr::tncc..c. in Jon~c;on , L...a cura 1986. p. 116.
92 Avvicinamento al reswuro

le pietre meno ferme c «siccome si tratta di un muro, che è solido per la


sua buona Costruzzionc quanto una pietra e come un solo masso, ridurre
tuua la sua superficie nella sua inticra larghezza a guisa di un Cappello, o
sia a schiena d'asino, colla maggior pulizia possibile, in maniera che le
acque pluviali scorrendo per la medesima superficie non si arrestassero in
luogo alcuno: c sarebbe così impedito all'Erbe allignarsi, e devastare
ulteriormente». La soluzione sarebbe molto economica e soprattutto non
deturperebbe il monumento che verrebbe così «non solamente conser-
vato ... senza alcuna alterazione, ma assicurato altresì per tutti li rappor-
ti>>. Procedimento, come si vede, d'assoluta modernità, che ricorda c
anticipa gli attuali 'bauletti' e le varie forme di capping o coronamento
oggi riservate alle parli somrnitali degli antichi ruderi.
Le ricerche che fanno risalire agli ann i del governo francese in Roma
(1809-14) alcune anticipazioni concettuali c mctodologiche di grande
interesse, ancorché realizzate più tardi, sono state di recente approfon-
dite da Stella Casiello. Le riflessioni che l'architetto Guy Alcxandre J. B.
de Gisors (1762-1835), ispettore degli edifici civili, svolge nel periodo
della sua visita a Roma (febbraio-maggio 1813) sui criteri di restauro
adottati nella città rappresentano un preciso riferimento innovatorc per
chi opera nel campo. Egli «intende suggerire il sistema da adoHare in
quegli cdi11ci antichi che in qualche parte minacciano rovina, come ad
esempio l'arco di Tito, le cornici e i piedritti del Colosseo e l'arco di
Giano. Tale sistema, secondo lui. sarebbe suscellibile di "conciliare
efficacemente il gusto. la solidità c il rispetto" dovuto alle testimonianze
di Roma antica. Cita quindi alcuni esempi dove questi metodi, a suo
parere, non sono stati adottati e l'intervento, se pure risultato valido
sotto il profilo statico, certamente non ba soddisfatto le esigenze di tipo
estetico>>; in par ticolare si riferisce allo sperone del Colosseo curato da
Stcrn, del tutto «sconveniente» nell'aspetto, pur se nella sostanza solido e
staticamcntc risolutivo.
Gisors teme, quindi, che si continui col sistema delle protesi o
costruzioni «ausiliarie» (come iamponamenti, speroni. contrafforti ed
altro) prive di attenzioni formali c, comunque, in contrasto con l'esi-
stente; in proposito «riferisce che per sostenere l'Arco di Tito si erano
addossate ai lati alcune costruzioni non solo orrende ma anche insuffi-
cienti, senza preoccuparsi eli scaricarlo di ciò che vi era stato costruito
sopra per realizzare una specie di fortezza. In pratica, fino allora, egli
scrive testualmente, ci si era "limitati a consolidare delle rovine senza
fare attenzione o forse senza preoccuparsi che con i mezzi impiegati ci si
è allontanati dallo scopo che ci si proponeva di raggiungere, vale a dire
quello di trasmettere alla posterità le forme, le propor?:ion i dei begl i
edifici c dci monumenti". E ancora si domanda che cosa diventeranno
queste forme e queste proporzioni se ogni volta che parte di questi
monumenti sono in pericolo li si ·'soccorrerà con costruzioni così infor-
mi"». Così proseguendo, in pochi anni il Colosseo «non presenterà altro
che un ammasso di muraglie».
Resumro archeologico e m~m ltiJJ'Ì<'i;:,mo 93

Richiamando i quesiti di restauro sollevati dal gruppo scultoreo del


Laocooote. «ef!.]i ritiene che sia prefcribile una integra7jone tale da
restituire l'aspetto d'insieme pur senza ridare alla figura .. il primitivo
merito"». cosa già tentata. nel XVI! secolo, al Pantheon dove s'è «intera-
mente rifatto l'angolo ~inistro della trabeazione e del timpano non 25
utilizzando il marmo» ma. in sua vece, il travertino. Sulla base di tale
esempio (successivamente richiamato in causa da Quatremère dc
Quincy) passa poi a suggerire un metodo d'intervento sui monumenti che
minacciano rovina p~r cui, come egli stesso scrive. <<a nzicch6 controven-
tarc. puntellare, contraffortarc, fasciare ... tutte le parti vacillanti dei
monumenti ... si dovrebbero ricostruire almeno le masse di queste parti
nelle loro forme c proporlioni. sia in pietra sia in mattone, ma in modo
che queste costruzioni presentino esattamente le linee» delle parti che
«dovranno supplire».
«Per esempio l'Arco di Tito dovrebbe in primo luogo essere puntel-
lato c centinato ... in tutte le parti della struttura per potere smontare: e
rimontare senza colpo ferire le parti di pietre sconnesse che ~i ristabili-
rebbero il più accuratamente possibile sulle altre ... inferiori rimpia:a.ate
prima nella loro posizione naturale dopo aver ricostruito sia in pietra sia
in mattoni le masse delle parti dci piedritti di cui l'arco è ora privo, in
modo che questo interessante monumenw presenti di nuovo la sua forma
c le sue primitive proporzioni; ne risulterebbe che senza spendere molto
di più che per delle costruzioni ausilia rie informi, si consoliderebbe il
resto del monumento con la ricostituziooe generale delle sue parti princi-
pali che essendo soltant() reuli7.7~ltc ne lla massa darebbero non meno di 3K
una idea esatta delle dimensioni e proporzioni di un arco giustamente
amm irato>>. U cbc è csanamentc quanto, più tardi. Stern e Valadier
faranno.
U 28 settembre 1813 il Ministro dell'Interno Momalivet comunica al
barone Martial Daru. intendente della Corona. i criteri da seguire nei
restauri e fa proprie le istanze del Gisors. «Il sistema di restauro da
impiegare per l'avvenire per tutti i monumenti per conservare la loro
forma primitiva è di sostituire al marmo che sarà troppo dispendioso. la
pietra o il mattone in modo che le costruzioni cosl eseguite rappresentino
esattamente le lince delle parti degradate c che le proporzioni dell'in-
sieme siano esattamente le stesse». Il Daru risponde il 4 novembre
successivo precisando «che questi monumenti devono essere lasciati
fintanto che le rovine del tempo lo permettono, nello stato in cu i erano
anticamente» c «che in tutto ciò che si fa» per conservarli. bisogna porre
grande attenzione «a non snaturarli». Egli, che fra l'altro era cugino di
Stcndhal. esprime un «atteggiamento romantico ... proprio della cultura
dci lenerati dell'epoca»; atteggiamento. potremmo aggiungere. sostan-
zialmente diverso. anche se espresso con le dovute cautele. da quello
deli'«Artista» Gisors. come lo chiama il Daru che. comunque. si afrreua
a comunieare a Parigi il suo intervento. anche nei confronti dell'Accade-
mia di San Luca, perché si applichi il metodo proposto avendo egli stesso
94 A VIIÌCÌmm1~nto al rl'fUnuru

già notato, scrive, prima che il G1sors gi ungesse a Roma, i difetti del
sistema più comunemente allora seguito. cioè degli speroni informi. o
della completa murazione di un arco cadente c non della loro anastilosi o
ricomposizione".
Nello spirito d'una vagheggiata 'continuità' col mondo classico, si
39 rimontano, sempre in Roma, tre colonne del Tempio di Gio"e Tonante
(Tempio di Vespasia no) reintegrando con travertino lo stilobatc (U.
Camporese. 1811-12)'•; più tardi Luigi Cani na (1795-1856)"' ·restaurerà' il
4!~~2 primo tratto della ,·ia Appia (185Q-59). dandogli quella ;plcndida confi-
gurazione, frutto tanto di natura quanto di cultura, che ancora oggi
faticosamente mantiene, ed anche il Portico degli Dci Consenti (1858).
risah.:nte nella sua forma definitiva al IV secolo d.C. c scavato nel 1835.
Sono gli anni in cui ad Agrigento si rialzano quauro colonne del
Tempio dei Castori (V. Villarealc c S. Cavallari, 1836) mcntn: ormai.
anche in ambiente borbonico. emerge una più decisa volontà «di riprodu-
zione fedele» e qualche volta di «fabificazione» ".
Il. Bologna b Mercanzia è ampliata in forme ispirate a quel le origi-
nali (1840-41): a Milano. per il completamento della facciata del Duomo.
in età napolconica si riprende lo stile gotico del monumento" .

..... Ahbiarno ci lato dalla. lnt.)C:(i?Jonc ç traduztone in C.:asiello. Prohl~mi di cmu~.n:a:if11f('


1992, pp. IO. J<J-24 c norc 2~. 29-32 nllc pp. 4ir-~7: u p. 22 è riportata l'argomentata critica
del Gi«)rs a l na;lnuro della tomb:;• . detta degli Oraz.i. presso Alhano («(p.u..::,.Hl. tomba non
si prc....cnta più cume una rovina antic.a. ma non mostra a l l l'O che ra<pcllo di uno rovina in
demoli.tioo'"').
Sulla ''i!\itil di Gisors a Rorna v. anelli! Jons1>on. / .a t·uru 1986, pp. 67-69 c S. Pasqua1i,
DIII Campo Var(_'IIIO <ll Foro Ronumo: ambù·11U' t <nmmo <' lt(Jporri frml('t•.fi (/8(J2.J8..1-I), in
FORM ' · Lo dua lmtìco e il flUO a1·w•nirt'. Roma 1985. pp. 54-62. L'archHello ~noto per a lcri
parcn di restauro in Francia: sono d.1 ricordare <opranuno. intomo al 1795, gli ~tudi per il
con\oolnJnmenlO dei pila~ln della cupola del Panthéon (Snintc·G~nçvièvc) :1 Parigi. con
~mplici contrafforti inclinnti. lasci<~li in vista ...: in qualche modo u n:;~loghi tl quello poi
usato dallo Stern aJ ('olo~o. L'intervento ~arà auuato. qualche a rulO dopo. da Jcan·
Bapli<;1C Roodclet con :.Itri <:rileri. di maggiore e<>nVlJco.za formale colle strutture
prccsi~tenli.
~'~ Jonsson , l.n u m' 1986. pp. XO·S7.
"' L'aUie\·o •erudito• del Valadie.:r. ma pronto a capovolgere le tesi del maestro a
pmpo-.ito del restauro di San Paolo CJ.m. (P. Marconi. Giu>'pf" Va/atlkr. Roma 1964. Pl'·
l 14-115).
·' S. Bo~carino. Il restaur() in Sicilia iu etiÌ bf>rhonicu 17.14·1860. /,t- idee :,up.fi Ìllfc?rOJt""lll'
1

n~llr pr~~siMc-n:.P orchìtttttouit:lu~~ in •Restauro. Quaderni d i restauro dci monumenti .;: di


urbani"ica dei centri anticbi•. XIV. t%5. 79. l'P· ~t-12. Nel tardo Settecento. inv~..,.,.
apparivano piò chiaramente dclirle:Hi i due pnrtili del riprhti.oo (Torremuzza. Cbenchi) c
dciJn <:onserva.tionc {Vcnnnzio lvl~ll'vuglia .; il ft·~mce~e Léoo l)ufouruy) t1 pro{X>Sito dci
resuuri a Segc~ta. Agrigento. ScJinuntc. Cfr. R. Prec;cia. L ·ubb11:.io lxmrdt!ttitw di S.
Manitw tlell~ Sct~k. Storiu ~ rr3tauri. te.~ per il llonoralo di riccn:a in Conservazione dei
berti nrchitcuon ici. Univcr~ilà degli Mudi di Romn ··1...:.1 Sapienza··. dattiloscriuo. Rom;1
1993. p. l29. con bibliografia rdath1a; lesi or~1 puhblicatn come lo .• Sroria P R(~.wauri
dd/'Ahbazia tli Sa11 Martino tltllt Scak. t>atcrmo 1995.
,.. /\., Barbacci. Il re.ftauro dt!i mumutt~lltÌ ;,, /eolio. Roma 1~. pp. 35·36. anche
sull'Arco di Titu «pçr iniQutiva dd cardinale Pacca ... hher::ato. quindi OOn~ialidato e
::o;chcmllticamcnte rcintcf,t.l'tHo (R. Stcrn c G . Vnladiel'. l S20..2J)•: Ceselli, Jèoria l970. pp.
45, 49-54.
Restauro arclteologico c m:od~1ssicismo 95

In Francia, la temperie culturale neoclassica e ·archeologica' produce


i restauri, nel complesso rispettosi. de ll'anfiteatro di Nimcs (1809-13) -
la cui liber<v.ione implica, però, la perdita delle case medievali che erano
sorte sul monumento romano- e dell'arco d i Orangc (1807-09), con in-
tegrazioni in semplice muratura, assolutamente non imi tative; ambedue i
lavori saranno ripresi e completati. nel1824, dall'architetto A.N. Caristic.
Ad Atene, sulla scia della riscoperta, fin dalla metà del Settecento,
della città antica c dci suoi mon umenti" , abbiamo, con lord Elgin, q ue lla
singolare affermazione d'interesse, tanto economico quanto cultura le.
sfociata nell'asportazione delle scu lture del Partenone (1802-04), ora a
Londra; poco dopo, in un clima totalmente rinnovato dalla riconquistata
libertà politica del paese, giit è documentato un primo intervento sul
Tempietto di Athcna Nike (1836. Ludwig Ross ed alt ri). Va anche
ricordata l'attività di Kiriakos Pittakis (1798-1863), di buon rigore ar-
cheologico, come alcun i interventi alla cella del Partenone (uso di mat-
toni , date. contrassegni) e. più in generale, all'Acropoli. Ma di veri c
propri restauri. in Grecia, si potrà parlare solo a parti re dal 1890 circa,
mentre nella prima metà del nostro secolo avremo le grandi campagne di
restauro al Partenone condotte dall'ing. N. Balanos' '.

A Roma un altro importante, anche se diverso. riferimento è costi-


tL<ito dal restauro della basilica di San Paolo f.l.m., semidistrutta dal 43-44
fuoco nel luglio del 1823. Merita d'essere approfondita la discussione sui
criteri di ricostruzione, che vede i progetti di G. Valadicr orientati nel
senso d'un panialc mantenimento del transetto (la porzione meno dan-
neggiata dall'incendio), dell'abbandono delle navate (molto più danneg-
giate anche se pienamente restaurabili) e soprattutto d'una riconfigura-
zio ne dell'insieme in ·stile' moderno, vale a dire ncoclassico.
Quasi trent'anni fa. in un più ampio stud io sulla figura del Valad ier
come architetto, antiquario e restauratore (Duonw di Rieti cd altre
opere. anche romane), P. Marconi ha riconsiderato tutta la questione.,
senza escluderne i risvolti pertinenti alla comm ittenz.a. condi4iooati dalla
sc<.>mparsa di Pio VII, un mese dopo l'incend io della basi lica. c dall'eleva-
zione a l soglio pontificio di Leone Xli, con il successivo indebolimento
degli appoggi di cui il Valadier aveva fino ad allora goduto.
n 30 dicembre 1823 l'architetto presenta un primo progetto, i cui
disegni sono andati perduti ma di cui se rbiamo la lettera d'accompagna-
mento: il giudizio sull'antico monumento è sbrigativo: si tratta di un
edificio della «decadenza>>, valido solo per la sua «grandezza>> ma, <<relati-
vamente all'arte», di <<un Fabbricato rammanato alla meglio con strullure

H Jonssoa. LCJ tura 1 986~ pp. 15-16. con cenni alla .Socierà dei dilettanti, fondala in

jl)gb.iltcrru ud 1732 c già indiriv..alasi verso l<l Greci<1 intomo al 1750.


" Cescbj, Tl!orio 1970. pp. 40.45. Quale recente ripercorrirnento storico ddlc vicende
del restauro. dai primi dell'Ottocento ad O&,.i\~. si v. il voJuulc di F. La Regina, Come wt
fl•rro roVf!IW!. Cultura e pras.fi tfel rt:sumro (JrchiteUonicrJ. Napoli 1992, pp. 25-19K
96 A l•vicinameuto ili restauro

poco o niente solide». Basterebbe quindi, per mantcncme la memoria .


.-un modello la ventesima parte della sua vera grandeZ'l.a•. mentre si
dovrebbe pensare. invece. «alla costru7ione di un Tempio che nel procu-
rare veramente una bella forma, vi si adattassero tutte le pietre possibili
dell'amica basilica. c segnata mente le bel le colonne ... c procurare assolu-
tamente un disegno basato sulla vera regola dell'Arte». Un progcrto.
dunque, di profonda riconfigurazionc architettonica, attua ta conservando
solo una parte di q uanto era scampato all'incendio. Si aggiunge che un
«tal fabbricato sarebbe più economico della medesima oùsura del l'antica
incendiata basi lica, e certamen te più analogo alle buone massime de ll 'ar-
te»: in ogni caso. vano sarcbhe presumere di ri fare l'edificio «Com'era>>,
conservandogli «l'antichità,., ai suoi marmi il <<pregio ... nella loro inte-
grità, alle pitture l'originalità del tempo c così agl'altri ornamenti ma
tutto questo è spento né l'arte umana potrà ridonarli».
Tunavia già il primo dicembre 1823 il «partito» di coloro che punta-
vano al «ripristino fedele• aveva sottoposto al pontefice un progetto. non
aocompagnato da grafici, incsscnziali dato l'assunto di fondo. del costo di
400 mila scudi. ad opera degli architetti Pasquale Belli cd Andrea Alippi,
mentre nel gennaio l!!24 Carlo Donati rendeva nota una sua idea di
ripristino con alcune varianti.
Nella primavera del 1824 sono presentati al ·consiglio d'Arte pei
Pubblici Lavori d'acque. Strade e Fabbriche Camerali' due ulteriori
progetti, anonimi ma contrassegnati con le lettere A e B. quest'ultimo in
due versioni.
Il primo è sen:Ga dubbio del Valadier. l'altro di Gaspare Salvi
45 ( 1 7~6-1 849): ambedue cambiano l'orientamento della ch iesa. aprendo la
nuova facciata verso Roma c recuperando, nell'intento di costituire un
organismo a croce greca. il solo transetto. Giambattista Martinetti. uno
dci membri della commissione incaricata di dare il proprio parere,
propone di «fare dei due un terzo progetto» per garantire comunque la
«conservazione• dell'antico accesso principale e per mantenere «il por-
tico esauamente come dopo l'incendio. diruto c affumicato. onde costi-
tuire una suggestiva preparazione all'ingresso della nuova basilica».
Nel giugno del 1824 Va ladier elabora due progetti. in diverse va-
rianti, che rappresentano per lui «l'estremo tentativo di compromesso»: il
secondo sembra accogl iere in parte lo schema vagheggiato da l Martinetti.
Finalmente dopo qualche mese al Valadier è affidato l'inca rico di re-
stauro ma gli si afriancano il Sa lvi come progctlista e. quali assistenti ai
lavori, il Paccagnini e l' Alippi, come a voler limitare l'autonomia del
vecchio architelto.
Da questa nuova posizione. comunque di maggior forza. il Valadier
passa subito a criticare l'idea del Martinetti: «Vi è stato in seguito chi ha
opinato ... che si sarebbe potuto lasciare tutte le rovine della passata
Basilica come oggi si trova ... giacché sembra un bellissimo colpo d'oc-
chio entrare in un luogo rovinato, c da quello passando alla nuova Chiesa
si avrebbe un vano da piacere. Con questo progetto si va incontro a m()lti
-
Rnrauro iltThrologtco ~ nNXIussia_mro 97

disordini», cioè allo spreco c.li tanto materiale ancora utiliz:r.abilc c di


scarso interesse antiquario. in ogni caso mal rcstaurabile. Egli non è
nemmeno «Sfiorato dal dubbio circa la validità della romantica visione di
Maninclli» ed il senso del distacco storico. di cui s'è detto, non sembra
qui operante ne! tale da frenare la ricorrente volontà di 'migliorare'
l'opera antica.
In breve tempo. però, la situazione cambia c 1'8 novembre 1824 è
reso noto il parere di C. fea. Commissario alle Antichità: «TI voto
pubblico romano cd estero è. che S. Paolo si rimetta come prima:
altrimenti non si riconoscerebbe più per quel celebre S. Paolo. Le belle
colonne si possono supplire col marmo meno colorito di Carrara ... e cosl
le loro basi, e ctlpitclli ... Quanto maggior d isord ine. quanta maggior
mancanza di rispetto al sì celebre santuario, se si volesse scorciare per
ridurlo qua;,; a croce greca? Oltre alla pianta, perirebbe la facciata colla
pOrta Santa, col gran Mosaico. il portico, l'atrio antico» c via dicendo.
!..: idea del modello in scala 1/20 gli sembra oltraggiosa, i progeui fino ad
allora presentati «fanciulleschi». Ciononostante Valadicr prosegue nella
preparazione del cantiere c dci lavori, valuta preventivi di spesa ed
ordina materiali. ma il 26 marl\o J825 il papa istituisce una Commissione
Speciale per la ricdifica7.ionc della Basilica Ostiense. Si tratta con tutta
evidenza di un attentato all'autonomia dclfarchitctto il quale, messo alle
strette in vari modi, è poco dopo (novembre 11!25) indotto a ritirarsi.
Proprio qualche mese prima, nel settembre l!!25, e ra stato pubblicato
il menzionato chirografo di Leone XII che ci lascia intendere come il fea
avesse ormai vinto la sua battaglia. Al posto di Valadier sarà scelto
Pasquale Belli. già architetto del monastero di San Paolo" . Di certo,
conclude Marconi, «l'occasione della disputa per la basilica ostiense è
4uclla della definitiva affermazione del partito degli eruditi su quello
degli architetti», anche se <<un conto è l'anastilosi e un conto è la
ricostruzione 'i n stile'»'"; di (atto neanche i princìpi espressi nel chiro-
grafo saranno rispettati, percbé la vicenda. come vedremo, non si con-
cluse con un 'erudi to· restauro ma con un quasi completo, oltre cbe
appro~-simativo, rifacimento in stile.
Il diverso aucggiamento, rispetto all'Arco di Tito, dello stesso Vala-

" Abb•~mo citalo da Marconi, (jilu<ppr Vulodicr t964. pp. t37 e 216-235. Per lulla la
vteendn v. C. Ceschi. l~ dri~~ di Roma tlaxli inizi dt'lnrtxiii.'C.\.ico al 1961. Bol()fVla 1963.
l'P· 57-65, 90-93. 126. 139 c 182.
"' M:1rooni. Roma 1806-18291978-79. p. (..'); l'A. riconduce J'>efò i òuc aucggiamenli alla
comw)e «accademica volonLtt di ricostruire il monumento 'dov'era c com'cm·); e ricorda,
inollrC. un libello ~l swmpa del Fc~ «che esplicita del tuUo J'orgoglio~a h:llc.J:mza del
partito degli eruditi od momento in cui c.:sclude definìt.ivamcntc ogni ingerenl~t di •callose
rnani" datrorto concluso tJcUa dispula mctodolog.ica )UI restauro- («far intendere ai
">ignori ScaJpell.ini. c Arc-hitetti~ che in Roma gli 1\r<:bcologi sono i primi mncstri: però
vanno consultati. c intesi ... siccome di piuura. e scultura propriamente delta: cm:i dello
scorpcllinagg.io. c dcii"An::hiteuura ... Quclln non deve C.'i..\Cre una pri,•ativa delle callose
nlani, che sogJiono $Ctiverne. c parlare a loro fantasia: c lrtlvolta ncppur sanno le stesse
rcJ4olc dell'Arie ...»).
98 A vvicùrttmcnlo ul r<~Jfllllr()

dicr. qui meno conservativo e meno rigorosamente ·archeologico·. si può


spiegare tornando ai ·concetti' di architettura. di valutazione c di giudizio
dei quali sopra ~i diceva. in breve considerando il differente apprezza-
mento che l'antica chiesa suscitava: non quello pertinente ai veri c propri
monumenti clao;sici. ma quello d'un'opera tardoantica. dci 'tempi bassi' e
della ·decadenza'. pe rciò. agli occhi d'un architello neocla~sico. meno
esemplare c, qui ndi. meno vinco lante. Si poneva, dunque, a ragi one
l'alternativa se cdilica rc una chiesa completamente nuova. se ricostruire
quella perduta, secondo le antiche linee, o se conserva rla, anche parzial-
mente, allo stato di rovina (anticipando, in tal modo, ;~lteggiamenti
roman tici).
l lavori vennero affidati a Pasquale Belli (1752-1833) ma la prepara-
46 zione dci piani fu di certo assai laboriosa se soltanto nel IR29 fu posta in
opera la prima colonna: nel lS32, solto Gregorio XVI Cappellari. si
cominciò a montare l'impalcatura del transeHo. nel 1834 si alzarono 34
delle 40 colonne della navata centrale. nel l !WO si consacrò il transetto e
nel 1854 l'intera ba~ilica r.. TI risultato che ancora oggi possiamo vedere è
un «Compromesso tra il desiderio originario di riavere le forme della
.p-411 basilica palcocristiana c la necessità di ricsprimcrle in maniera corretta,
simmetrica, regolare e misurata».
Al Belli, morto nel IS33. succedette Luigi Polctti (1792-1869) che
diresse i lavori per o ltre 35 anni, li n dentro il ponti ficato di Pio IX Mastai
r erre tti. «/\ lui può quindi allribuirsi il freddo c com passa to aspetto
gene rale de ll a chiesa che neppure la ricchezza dci nuovi rivestimenti
ma rmorci. i nuovi ritmi architettonici ... riuscivano a ravvivare». Secondo
C-arlo C'esch i la «ricostruzione della Basilica di S. Paolo era durata troppo
a lungo, perché la mutata sensibilità cri tica degli uomi ni della seconda
metà dcii'Onocento potesse accettarla»".

I criteri imposti da Leone XII condurranno. in effetti. ad un risultato


deludente c diverso da quanto si era sperato. ad un ·approssimativa copia
al vero né antica né moderna. L'opera comportò tuttavia un grande
impegno, protrattosi per circa mezzo secolo, dapprima. come s'è detto,
con P. Belli ( 1825-33). poi con L. Poletti (1833-69). infine con V. Vespi-
gnani ( 1808-1882; portico, limitatamente alla zona della facciata. fi no al
1882), qu indi con G. Calde rini (prima pietra del quadriportico, 1890) c
con strascich i fino al l 930 ci rca. Giovannoni critica fortemente l'opera di

1
J S. M~trani. lnwmn all" n<·osrru:;,ione lklla lnu·iliNJ tfi Snn Pao/Q jitori Lt• Mura a Roma.
in «Storia archilc.Hura•. Il, IY75. 3. pp. 23-36. con tunrie trnscrUioni di documenti.
" Ccschi, Ti!tJritt 197(1, pp. 61 63. Su questo ed oltri restauri. oltre che per aggioroa-
mcnti critici, v. 1..\;tc:;J I'Ot.FITI architetto (1791-1111>9). Catalo~o della nlO>lra (Modena, 25
onobrc--6 diccmhrc 19'J2), Carpi 1992 c sopr.urono (E. P3llonino. La mw,·a un:ltitruura
palrMritrittnn n~lln rit·ulfru:ù.me della basilico di S. Pat>ln fiwn l~ muro li Roma
1182J-III47J, in ·Ricerche di Storia detrane». 1995. 56, pp. 30-5'1 (molto intc...,;sautc ~
l'intero fascicolo. dedicato ai Rc,.;in1l palnKriftiani (1""64·UOO). ~mprc a cura di Elisa-
bella P.•llouino).
-
RestaurQ tlrt:htologico ~ nrndnsstCISJiw 99

ricostruzione «con lince analoghe, ma con ben diverso sentimento, del-


l'antica chiesa. E quando si osserva dai disegni del tempo ... come
l'incendio avesse lasciata intatta la maggior parte della costruzione con le
sue mirabili decora7ioni di musaici e di marmi. quando si pensa alla
demolizione che gli uomini hanno poi compiuto ben più del fuoco ... c'è
da concludere malinconicamente che S. Paolo è stata» fra le quattro
principali basiliche romane <<la peggio trattata. Nelle altre alle antiche
opere si sono sostituite delle nuove di alto valore. c questo compensa in
parte i danni della distruzione o dell'alterazione deplorevole c non
necessaria: in S. Paolo il semi-restauro eseguito non ha più né l'autenti-
cità né l'arte»-".
Sul Belli, in gcn<.:rc maltrattato dalla critica'"'. si è soffermata Maria
l'iera Selle che ne ha studiato l'attività di ·restauratore' in Roma (il
completamento di S11nt'Andrea delle Fratte. quello di Santa Maria della 49
Consolazione. circa IR25-27. e la non realizzata facciata di Santa Maria in
J\racocli, 1825) contraddistinta dalla cura per la «differenzia7iOnc» delle
aru:iuntc <<allravcrso una costante c certamente consapevole semplifica-
zione- o p<.:rsino schcmativ.azionll- delle forme ... <<Siamo infatti in un
periodo che vc.:dc <lffermarsi il principio della ·fedeltà storica' nei con -
fronti degli cdific.:i antichi. Ciò porta in modo inesorabile a ritenere
l(radualmcntc superati gli interventi condolli secondo la ·maniera del
tempo' ... c stimare più adeguala ... quella che postula l'azione sopra ogni
ed ificio antico 'secondo lo stile che gli è dovuto'"· Se già in quegli anni è
viva la suggcstiOJlC del restauro come ripristino, risu lta tuttavia ancora
«lontana la concezione propria del ·restauro stilistico' più maturo che
postula - almeno in teoria - la restituzione scientifica ... di uno
specifico linguaggio del passato. condotta senza invenzioni o arbilrii, ma
allravcrso la sola. severa induzione. Nei primi decenni dell'Ottocento è,
non soltanto c pcrfcH;tmcntc lcgillimo, ma anche prcfcribile 'interpre-
tare' c ·migliorare' l'opera del passato» puntando, in fin dei conti, ad un
~iudizio che «non può che riguardare la qualità del risultato»": c con tale
prospettiva storiografica la posizione del Belli. in tulla la viceuda del San
l'aolo, si dimostra perfettamente coerente.
i\ Milano il principa le tema di ricerca è costilllito dalla facciata del
Du omo, avviata in forme rinascimcn tali. sulla rctrostante struttura go-
tica, nel 1567 da P. Pellegrini e proseguita ncl l605 da F. M. Richini. che 50

N <i. GiO\'annoni. Qucslùmi di ordtilt'lturn nt!lla .Harùt f n~/la viro. Roma 1929, pp.
'}~-·~~.
'"(\!~chi. /,(.' chù•st 1963. p. 62 {«non ...: r~ un archiletl('l brilla nte»)~ M~u·coni. Roma
T.'/()(i· lli29 1978-79. p. 63 (•una nullità sul piano crentivo•).
"' M. P. Sette. •R"""""i» rumam di Pruqua/e Belli. in SAG(;J in onou di CiuJ;Iit·lmo D~
11ngrlis d'Ossat. a cura di Sandro U.encdclli c Gaetaoo Miarclli Mariani. (Quaderni
dcll'btituto di Storia dell'Architettura. n.s.. 1983-.~7. 1-10). Roma 1987. pp. 497 e 493.
:X·mprc !\ul teru_. della 'differen7j:w.iunc' v. E. Pallottino. Rtmrn IR46-/878: N'\laur<, di
momum·nti antichi trarnppr:.zi mim<'tici i! ricoMrw;ioni semplifltlllr. in ~cerche di Storia
dcll'on c•. 52, 1994, pp. 69-71.
100 .4 vvù·ùwm(miO al reswuro

eseguì cinque porte e quattro finestre d i gusto classicistico. Nel 1643 e


51 poi nel1653 Carlo Buzzi propose un progetto pseudo-gotico; nel 1700 F.
Castelli, nel 1725 B. Vittone, nel 1745 L. Vanvitel li avanzarono le loro
idee, per lo più ispirate ad un goticismo ibridato al barocco; alla metii del
Sellecento F. Croce innalzò la grande guglia centrale. Seguirono poi, a
cavallo dei due secoli, i progelli più autenticamente 'gotici' di Giulio
Galliori (1791), di Carlo Felice Soave (1795), Leopoldo Pollack
(1803-06), Giuseppe Zanoia e Carlo Amati (1806-09), fino a i concorsi del
1888 vinti da G. Brentano ed alla conclusione architettonica della lunga
52 vicenda"'. La grande facciata assunse l'aspetto allualc ma restò aperto,
ancora per qualche decennio, il problema di completare le monumentali
vetrate policrome, le ultime delle quali furono eseguite c poste in opera
da G. Hajnal negli anni cinquanta del nostl'o secolo.

·•: Gio,rannoni. IL restauro 1945, pp. 22-24; Pcrogalli, J\1.0numenti 1954, p. 21; Barbaoci, 1/
r<stauro 1956. pp. 3~ e 129; Ccschi, Teoria '1970, pp. 49-54.
Capitolo terzo
Restauro stilistico e revival

Nel periodo della rivoluzione ed, ancor più. in quello napoleonico, fra il
1790 c il 1820 circa, assistiamo in Francia a ripetu te distruzioni d'antichi
monumenti. per le più diverse ragioni: da quelle prettamente ideologiche.
miranti a cancellare i segni dcll'opprcs.~ionc feudale c dell'antico regime,
ad altre, più sostanziose. di natura economica c speculativa. volte al
reeupero dci materiali di demolizione c dci relativi terreni Monumenti
come l'abbaziale di Saint-Denis. con le sue tombe reali, presso Parigi. il
Grand ChatGiet c Saint-Gcrmain-des-Près, con le sue torri absidali, nella
stes..'a Parigi. la Cattedrale di Cambrai. la gigantesca Abbaziale di Ciuny, 53
la Sairue-Chapelle a Digione sono oggetto di vandalismo prima. spesso di
completa demolizione poi, sempre di gravi distruzioni, anche se. in
qualche caso. pochi anni o decenni dopo, d'un restauro riparatorc.
Nelle sue Letrres sur le vandali.l'/111' Charles de Montalcmbert
(1810-70) attribuisce ai movimenti ed alle sommosse propriamente rivo-
luzionarie effetti rnollo limitati. soprattutto la distrw.ione delle più fragili
decorazioni esterne degli edifici, non ceno la rovina d'interi colossi di
pietra come le antiche abbaziali o cattedrali. Il nuovo culto rivoluzionario
della Dea Ragione porrò di certo altri dann i. specie agli spazi interni cd
agli arredi sacri (stalli. juhés. tombe ccc.) c lavori, comunque modesti, di
riadattamcnto (in genere la collocazione, nel coro, di una 'montagna· in
cima nlla qua le erano posti l'altare della Patria o la statua della Libertà
- spesso statue cristiane modificate - ed intorno a cui si svolgeva la
festa civica).
L<• vera causa di danno fu il 'vandalismo venale' e 'd'uso' che
comportò demolizioni miranti. come detto. al recupero dci materiali; tale
openvionc era preceduta molto spesso da un passaggio di proprietà che
and~va a costituire la premessa de ll a più agevole c radicale distruzione:
così. a Troycs. le pietre provenienti dal palazzo dci conti di Champagne
furono utilizzate, nel 1815. per costruire le chiu~e del canale; quelle della
cattedrale d' Agcn per l'edificazione di ur1 mercato c d'una sala di
spettacolo; il Saint-Nicaisc di Rcims servì per vcntiduc anni come cava di
materiale a disposizione della cinadinanza e dci villaggi vicini; dalla
cattedrale di CamhrJ i un imprend itore, nel 1810, ricavava una sabbia
bianca e finissima, molto apprc7.zata. ottenuta dalla frantumazione delle
102 A vvidwmu:utQ ul r<·sumro

statue medievali. Di frequente la spoliazione era parziale, perché limitata


ai materiali più pregiati: ta li immensi cantieri di demoliziom: restavano,
quindi, indcfinitivamcntc aperti, lasciando alla natura di svolgere in tutta
libertà il proprio compito distruttivo, poiché i nuovi proprietari spesso
preferivano rinunciare al la possibilità di riutilizzarc il terreno che impe-
gnarsi nel completare una demolizione sempre meno redditizia, dopo
l'asportazione dei materiali c dci pezzi l!ligliori'.
Nella pratica del restauro, a partire tlal secondo quarto del secolo, si
va sempre più a(fermando 1\:scrcizio della reintegrazione stilistica ove
per st ile s'intende una realtà storica e formale, unitaria e coerente, ben
delimitata nel tempo (c. per certi versi. nello spazio) oltre che definita
nei suoi modi figurali. Realtà ricavata per astrazione c selezione dagli
edifici esistenti, seguendo procedimenti di natura ·scientifica' analoghi a
quelli, allora in uso. nel campo zoologico c botanico.
Ogni monumento è visto come il prodollo di un dato stile, realizzato
cd espresso con maggiore o minore coerenza. Ne consegue che compito
del restauratore c suo criterio fondamentale è di riportare l'opera alla
perduta unità ùi stile, coincidente col suo stato primitivo o, anche. con
una situazione ideale di perfezione stilistica che può non essere mai
e.sistita. Tale compito prevale su ogni altra considerazione e conduce il
restauro, anche a costo del sacrificio delle stratificazioni storiche, verso il
ripristino e la purificazione linguistica.
Nei medesimi anni assistiamo in francia a fenomeni di crescente
interesse nei confronti del medioevo, recuperato per via lettera ria (tea-
tro, poesia, storiografia) grnie ad auwri come François René de ('ha-
teaubriand (1768-1848) c successivamente, per via più propriamente
archeologica, da studiosi come 1\rcisse de Caumont (1801 -73) ed altri. Si
stabilisce, finalmente, che l'archeologia medievale può essere oggetto di
scienza c d'insegnamento, la qual cosa, per quanto concerne la conserva-
zione, significa che l'architettura del medioevo può tìnalmcntc essere
oggetto di quel 'riconoscimento' -ancora assente nella Roma ncoclas-
sica. come abbiamo visto- che costituisce, secondo il moderno insegna-
mento d i C Hrandi, la necessaria premessa ad ogni azione di tutela e di
restauro.
De Caumont fonda nel IX34 la Societé française d'Archéologie, tut-
tora operante, con il compito di promuovere e coordinare localmente le
ricerche c la lotta al vandalismo, sì da coprire a poco a poco tuuo il
territorio.
In Inghilterra, già da tempo sensibile alla nostalgia per il medioevo,
incomriamo la figura fondamentale di Walter Scoli (1771-1832), padre
del romanzo storico e, già nel corso del Sellecento, Horace Walpole

' P. Uon. U~ vie <lts Mvnumtnts français. Dessmclion. Resumrarivn. Paris 195 1. pp.
256-262. Sull'argomento v. anche G. Ficngo, Il recupero dell'archilelllira medioevale nei
pensatori francesi del primo Otwcenlo. in «Restauro. Quaderni di restauro dci monumenti
c d i urbanistica dci centri antichi•, IX, 1980, 47-49, pp. 80-83.
(1717·97). iniziatore tlcl gusto per il gotico c per la sua architettura. non
ben compresa. all'inizio. nel suo valore costruttivo e spaziale ma apprez-
zata invece per il ricco decoro esteriore (torricellc. merlature. trine
marmoree. arc.~tc c colonnine) che egli cercò ùi adattare all'ahi taziont:
privata.
A questa moda pilloresca c pr~:-romantica si agg,iungc la spinta ùcl
movimento di rina::.cita cattolica che, nella stessa inghilterra. vede in
AugustLL~ Charlcs c nel figlio AugLL~tus Wclby Pugin coloro che sapranno
dare fonna estetica t:d architetton ica ad istanze in primo luogo spirituali
c morali, liturgiche e di cu lto. contribuendo, specie il secondo con i suoi
scriui e le sue reali:a.a7ioni. alla più ampia diffusione delle nuove idee.
Con essi. scrive Pau! Uon. superata la fase iniziale del riferimento ibrido
cd appros.~imativo al gotico. si passa, per via di ~tudio e d'anali~i storico-
artistiche, a ritrovare la chiave autentica dell'antica lingua pcrù uta e <l
redigerne il glossario. Anticipando Eugène Emmanuel Viollct-le-Duc.
che supererà ogni altro architetto del suo tempo per conosccllLll diretta c
padroncg?,iamento del linguaggio gotico, A. W. Pugin avvi() anche la
rinascita dci mestieri edilizi tradi:cionali che languivano. specie nell'Eu-
ropa conti nentale, a motivo del dissa nguamento prodotto ùalle guerre
napoleonichc. per cui i bravi artigiani erano solo quelli vecchi. superstiti
dell'ancien régime, mentre le più giovani leve erano costituite da semplici
militari congedati.
Ançhc in Francia dal romamw storico (cht: vede il suo più grande
esponente in Victor Hugo, non a caso impegnato di persona a difesa dci
monumenti medievali c autore d'un romanzo. Notre-Dame de Pllris. che
ha come protagonista non più l'uomo ma la grande cattedrale, forma
espressiva dell'antica società) discende una più matura spinta verso la
ritlcssione storiograllca, grazie a cui la primitiva sterile pretesa ùi far
rivivere il medioevo nei h:mpi moderni è sostituita da un più corretto
atteggiamento. teso a rc~tituire al loro mondo ~toricameotc determinato
le trascorse civiltà dell'Europa'.
Secondo Riicker", che ha studiato con particolare attenzione il qua-
rantennio 1790-1830, a quest'ultima data può dirsi costituita dcfioitiva-
mentc in Francia la ·scuola romantica'. In quel momento è ormai acqui -
sito il gusto per le rovine e il medioevo: s'è inoltre compiuto. per quanto
riguarda l'idea di conservazione, il di~tacco fra il concetto di ·monumento
nazionale', proprio dell'epoca rivoluzionaria, e quello di 'mon umento
storico', proprio della Monardiia di Luglio (1830). ove il primo si con-

' Léon. /.o o·i~ 1951. pp. 91 c 108-109.


' 1~. KOckcr. W urigù1e\' dt- la Con..w.'n·atlt>n tfcs Munumrm.~ historiqut!.f t'n FrmKe
(17()0-UUO). Pal'is 1913~ in specie. nella scc()ndn parte. i capilolì l (lnfht eiiCI'f linùllire.~·­
pp. 125-166) c Il (lnfluence< Ltrrhh>lo~:iques. pp. 167-19.1): di Ch.reaubriand c~ li ricorda.
lrat:ndolo d:1l cap. VIII dcllihro 1°. Des é.~lt..n-., gothiqut's. di (if11ie du Chriftitmilme. 1802.
il passo relalt\'O alle ìovine dei mooumenh dell'architettura cristiana· che romiscooo ·al
cuore mac!biC~a ricordi e alle arti compositioni toccanti·, con un effetto pt1h.M"c~ prcferi-
bile al ulOnumcnto ·nuovo çd intero' («[rais et enrien.. pp. 1.18-1 59).
104 Avvicùwmenlo al restauro

serva per ragioni politidlc c ideologiche, il secondo per la storia e per la


scienza. Quanto al medioevo si traua non tanto d'una scoperta ma della
sua volgariv.-azione c diffusione, tesa anche a dimostrare che la Francia
non aveva nulla da invidiare- né all'antichità ué ai paesi stranieri; è una
celebrazione dell'arte cristiana; sellentrionale e, ancora una volta, nazio-
na le".
Era logico che il Governo del 1830, come già il Primo Impero,
cercasse nel rispetto del passato quelle garanzie di stabilità che gli
mancavano dalrorigine. Luigi-Filippo, per motivi squisitamente politici,
si richiamerà costantemente sia all'ancien régime che alta Rivoluzione;
per un verso farà ricollocare, a Parigi, la statua di Napoleone l (decretata
nel 1806) sulla colonna di Piace Vendome, costruire la tomba dell'Impe-
ratore, completare l'Arco di Trionfo senza iscrivervi il proprio nome, per
l'altro istituirà, tramite il conte di Montalivet, la Commission des monu-
men/s hisloriques (1837). In sostalll.a, nella Francia di quel periodo, lo
sviluppo de lla letteratura romantica, la nascita della 'storia nazionale', le
tendenze di una politica tradizionalista e il risveglio del caùolicesimo
indurranno il governo a porre la conservazione dci monumenti sotto la
tutela dello Stato. Questi diversi orientamenti si coaguleranno nel re-
stauro, destinato ad assumere un ruolo esemplare. della cauedrale di
Notre-Dame a Parigi, reclamato da V. Hugo, appoggiato da Montalem-
ber t, proposto c presentato da Vitet c Ducluitcl, autorevoli col.laboratori
del ministro degli interni allora in carica, lo storico François Guizo{

Fra i protagonisti di questa stagione culturale sono da ricordare il


citato Arcisse de Caumont, autore nel 1824 delr t:ssai sur f'archilecturc
religieuse du moyen iìge e, dal 1830, del Cours d'amiquités monumemalcs;
per il Service des monuments historiques, Ludovic Vitet (1802-1873)
inspecteur général des morwmen/s historiques (carica istituita nel 1830 e
da ILLi tenuta fino al 1834), presidente nel decennio 1837-48 della Com-
mission des monumems his/Oriques, che contava fra i suoi membri l'arch i-
tetto Caristie, restauratore dell'Arco di Trionfo di Orange•.
L'attivi tà pubblica di Vitet fu in questo campo di breve durata ma
egualmente incisiva e puntò a due fini essenziali: l'inventario dci monu-
menti (dal catalogo aUa documentazione analitica, tram ite accurati ri-
lievi) ed il loro restauro, ivi compresa la lotta al vandalismo. A lui si deve
l'incomparabile documentazione degli Archives des monuments histori·
qu.es ed anche di aver tracciato un programma completo di conservazione
dei monumenti francesi che muove,·a dalla storia, dall'archeologia c dalla
catalogazione per arrivare al restauro. Il suo metodo richiedeva al rcstau-

~ Rncker, U!s origim•s 1913. p. 2 19.


' Léon, l.a vie 1951. pp. 115-11 7; Ficngo, Il recuprro 19ll0, pp. <)(l-102.
b Sul pìimo decen1l iO d'attività della commissione v. E Bercé. !.es prt:>mù!rs tr(tli(JUX de
la commissiou de:t m<nwmems historiques /837· 1848. Paris 1979. che pubblica i verbali
delle E'il.lnioni e molti rilievi di monumenti.
Re.,umro .çti/Ltrico <' rr,•wal 105

ratore di ·spogliarsi d'ogni idea attuale. dimenticando il tempo nel quale


si vive per far.;i contemporanei di tullo ciò che ~i restaura. degli artisti
che !"hanno costruito. degli uomini che l'hanno abitato'. Bisogna quindi
·conoscere a fondo tu tti i processi artistici, non solame nte nelle principal i
epoche. ma anche rela tivamente all'uno o a ll'altro periodo eli ciascun
secolo. al fine di ristabilire un edificio in base a ~cmplici frammenti. non
per ipotesi o a capriccio. ma tramite una severa induzione· ( «par une
sév<:re induction»). 'Il primo merito di un restauro', egli scrive, è proprio
quello 'di ra$Sa n: inosservato''.
Successivamente abbiamo Prospcr Mérimée (1803-1870), ispettore
generale dci monumenti per qua'i un trentennio. dal 1834 al 1860.
segretario della predetta commissione, senatore nel 1853 c potentissimo
durante il Secondo Jmpero, quando invece Vitcl preferì tenersi in di-
sparte: anch'egli mira a conciliare le tradizioni dell'a ntica Francia con le
aspirazion i della nuova. Nel nostro campo apporta indubhic novità,
rompendo con il sentimcntalismo romantico che. del gotico. amava so-
prattutto le rovine e gli aspetti puramente visivi c nostalgici~ al contrario,
vuole conservare i monumenti mantcnendoli o rimcucndoli. scn.ca incer-
tezze, in piedi. Come Vilct si sforza di sposare la centralità dci metodi e
della funzione ùi controllo, esercitata direttamente da Parigi sui singoli
dipartimenti. con lo sviluppo delrcrudizione locale. che stimola c ricono-
sce. come dc Caumont, quale fonte insostituibilc di cono~cenza del
tcnitorio c.:, qu indi. di tutela diffusa.
Mériméc non ha niente del teorico né dello specialista ma 1:, piu!lo-
$tO. guidato da una forma di curiosità intellettuale universalmente al-
tenta. sostenuta da capacità letterarie c di memoria visiva non comuni
accompagnate al dono di saper influire efficacemente sull'opinione pub-
blica. Non essendo in grado di realizzare di persona le sue intuizioni
trovf> in Viollct-le-Duc il consigliere c la guida indispcnsahile. Comunque
senza Mériméc la cattedrale di Laon. la chiesa di Vézclay, l'abbaziale di
St. Savio c molti altri monumenti, ivi comprc~i la Sainte-Chapelle c
Notre-Dame a Parigi. oggi forse non sarebbero più in pied i".
Ricordiamo poi Lcnoir. autore d'istruzioni c d'un Manuel de.v inspec·
reurs des édifices dwcésains. infine falloux, ministro dell'istrw.ionc c dci
culti, noto per le sue lnMmcrions pour la conservarion., l'emretien et lt1
reswurarian des monumems diocésainf (26 febbraio 1849) nelle quali il
restauro è giustamente defin ito come ·una triste necessità'''.

La figura dcll'architecre des mmwments historiques è per la prima


volta mcll.lionata in una circolare del febbraio 18-11 ~ questi rappresenta.

' Léon. L" vw 1951, p. 192: Fie ngo. Il recupuo t9SO, pp. 102· 11 O. Sui temi qui c in
M.:guito oonsidcrn1i si veda scmpte anche il precedente! lavoro di P. Léo.o. Lcs Mmrumr11u
lristoriqua. Cml\~n·ation. Re\lllltraJion. Puris 1917.
' t...!on. La ,.,.. t951, pp. t93-21X~ Fiengo. Il rccup<ro 1980, pp. 11(1-1 24.
<t Cfr. ('. Pcrog:tlli. ~1onumt!mi ,. nu:sodi d1 ~·alnriz~o-;.iun~~ Milano 1954, r>· 43.
106 A vvfdmuuento al Y(•.\laura

in casi di restauro particolam1ente importanti e difficili. l'ausilio che


rautoritìt centrale offre ai poteri locali. Ancora !"anno pr(;{;Cdcnte Méri-
mée scrive a Vilet. a proposito del restauro della catted rale di l ,aon: 'non
abbiamo che tre o quattro architetti sui qua li poter contare'. F. così cbe
Viollct-lc-Duc viene inviato :t Vézelay. Achille-François-Rcno! Lcclère
(1785-1853) a Périgucux, Lahrouste a Mantes. Lassu:; a Lamba<.lcr, Du-
bao a Blois. Boeswillwald a Laon . Meno di un decennio dopo già si vede
formarsi una genera7ione nuova di archi tetti e. nel IS52, una circolare
ministeriale consacra i risultati ottenuti, capovolgendo i termini di quella
del 1841: l'intervento detrarchitetlo dci monumenti storici non costitui-
sce più l'eccezione ma la normalit1t, esso non è più solleci tato dal prefetto
ma deciso dal ministro competente. per garantire la migliore riuscita dci
lavori "'.
Già nel lll25 V. llugo affermava che nel monumento convivono due
aspetti, il suo usn c la su:t beller..ca: mentre il primo appartiene al
proprietario. la seconda è di tutti c la sua distru7:ione oltrepassa i diriui
del singolo. Si può dunque facilmente intuire come negli anni successivi
fosse vivo il d ihattito politico sul diriuo all'esproprio dci monumenti e
delle 'costruzioni parassitaric', rcr ragioni tli pubbl ica Utilità, includcntlo
fra queste la tutela. Nel corso d'un trentcnnio ( lMI -74) si stabilì per
legge. in modo sempre più rcstrittivo, il criterio secondo il quale i
monumenti classificati non potevano più essere sottoposti a lavori senza
una preventiva . . ".
. autonzzaz10nc
Per concludere. in tale giro tl'ann i si assiste in Francia. prima nazione
europea. alla dcfini:r.ionc di un sistema, sicuramente centraliu.ato ma
anche molto efficace, ui cataloga.~:ione, tutela e restauro dei monumenti
sto rici da pane pubblica, con buona programmazione degli interventi,
con finanziamenti ragionevolmente continui anche se limitati e con il
conseguente sviluppo di numerosi cantieri. <.l'imprenditori. di maestranze
e di architetti specialisti. Questi si moltiplicano c si addcstran(), nel corso
d' una generazione, al nuovo compito lavorando sempre con dcdiT,ionc,
rinunciando spesso, come ci risulta, all'onorario c sottoponendosi a
fatiche cd a liti continue con le autorità religiose c locali. pur di affron-
tare esperienze ritenute di gmndc importan7:a culturale c professionale.
In sostanza si vede nascere un efficiente servizio pubblico di tutela
che, ancora oggi, opera mcritoriamentc c forma i rropri architetti; un
servi7:io cui noi italiani avremmo cominciato seriamente a pensare solo
durante questo secolo c mai con pari determinazione.

Fin dal suo esordio la commissione dci monumen ti storici , presidente


Vitet. aveva affermato che «in fatto di re~tauri, il primo c inflessibile
principio consiste nel non innovare; quand'anche si fosse spinti atrinno-
vazionc dal lodevole intento di compiere o abbellire. Conviene lasciare

• t-éon. 1..11 ..,~ t95t. pp. 214-2t5.


" lbùl.. pp. 131H3t c 134.
Restauro srilisti.co <' revival 107

incompleto c imperfetto tutto ciò cbc si trova incompleto c imperfetto.


Non bisogna permcttcrsi di correggere le irregolarità, né di allineare le
deviazioni, perché le deviazioni. le irregolarità, i difetti di simmetria sono
fatti storici pieni d'interesse. i quali spesso forniscono i criteri archeolo-
gici per riscontrare un'epoca, una scuola, un'idea simbolica. Né aggiunte,
né soppressioni».
È ancora un'affermazione di natura 'archeologica' che sembra richia-
marsi a quelle correnti 'minimali' che abbiamo visto operanti nel tardo
Settecento e nel primo Ottocento, con Canova e Stern in campo artistico
ed architettonico, con Stendhal in quello lettera rio.
Ma già nel lll44 P. Mérimée, a proposito della cattedrale parigina di
Notre-Dame, scrive: «Per restauro noi intendiamo la conservazione di ciò
che esiste, la riproduzione di ciò che manifestamente è esistito ... in un
restauro non si deve inventare niente; quando le tracce dello stato antico
sono perdute. la cosa più saggia è copiare i motivi analoghi in un editlcio
dello stesso tempo c della stessa provincia ... Inventando, si corre il
rischio di fare un errore c di lasciar vedere troppo chiaramente una
.
nprcsa mod crna» l2 .
IJ n !.ono diverso c nuovamente consc.rvativo distingue. nel lll49, il
testo della menzionata circolare del ministro Falloux: <<Ol i architetti ...
non debbono mai dimenticarsi che lo scopo dci loro sforzi è la cor1scrva-
z.ionc dei monumenti. c che il miglior mezzo per raggiungere 4uesto
scopo i:: la manutenzione di essi. Per quanto abile sia il restauro di un
edificio, il restaurare è sempre una triste necessità. lJna manutenzione
intelligente deve sempre prcvenirla>>"'.
Diversamente Adolphc Ditlron, dire ttore delle Annales archéoloKi-
ques, prima nel !839 c poi nel Jll-45 enunciava il famoso axiome sul
restauro, che tanto successo avrebbe avuto in seguito: «En fait dc monu-
ments anciens, il vaul micux consolidcr que réparer; micux réparer que
restaurer; mieux re.~taurer que refaire; mieux refaire qu'embellir: en
aucun cas, il ne (aut rien ajouter, surtout rien relrancher>> ('In fatto di
monumenti antichi, è meglio consolidare che riparare; meglio riparare
che restaurare; meglio restaurare che rifare; meglio rifare che abbellire;
in ogni caso, nulla va aggiunto né. soprattutto, tolto').
Sempre del lll-45 sono le considerazioni del canonico titolare della
Cattedrale di Tours, J. J. Bourassé, sul restauro; esse c'illustrano efiìcace-
menle lo stato raggiunto dal dibattilo in Francia in quel periodo: <<Fin dal
principio, gli ingegni ... si sono divisi in due campi ... Gli uni vogliono che
i nostri edifici del Medioevo siano assolutamente conservati, così come
sono giunti fino a noi ... Li riguardano come monumenti storici, che
saranno testimoni irrecusabili fino a che una mano estranea non verrà ad

•l l'el' le due c.itazioni v. A . Barbacci, Il rrstauro dei monumemi in Iw/ia. Roma 1956,
pp. 49 ~ -18.
...~ Cit. in Barbacci. // re.ttauro 1956, p. 83 e. con lievissime diffcrcuzc, in Pcrogalli,
Monumenti 1954, p. 43.
108 Avvicinamemo al resrattro

inscrirvi false aggiunte ed interpolmdoni funeste. Sono documenti auten-


tici di pietra. il cui significato non è meno importante di quello di codici
su carta o su pergamena ... D'altronde dagli uni e dagli a ltri si leva un
effluvio di antichità, che spari rà per sempre se nuove forme rimpiazze-
ranno i caratteri antichi. Certamente tal i argomentazion i hanno una
grande autorità. Quando 4.uelli che combattono in favore di tale opinione
si basano sull 'ignoranza degli architetti , forniscono altre ragioni ancora
più vigorose. In effetti. in molte località, gli architetti sono entrati nelle
nostre ch iese come in un paese conquistato. Dio sa ... quali deplorevoli
riparazion i vi hanno effettuato, quali orribili restauri hanno loro innillo,
con 4.uali detestabili abbellimenti le hanno imbraltatc! ...
Tali sono gli a rgomenti sviluppati dagli archeologi ... gelosi di tra-
smettere intatto ai posteri l'oggetto della loro legittima ammirazione ...
Vediamo ora le ragioni addotte dai partigiani di una diversa opinione ...
Questi non considerano i nostri vecchi edifici unicamente come monu-
menti storici del passato; li vedono se mpre al servizio della celebr azione
del medesimo cullo ... Vivamente commossi dai ricordi storici. essi non
sono meno sensibili ai bisogni anuali e 4.uotidiani del culto. Sono per-
suasi che le nostre caucdrali c le nostre belle chiese sono vive e che
hanno bisogno di essere protelle dalle rovine del tempo, ma non alla
stregua di una mummia posta dopo secoli nella tomba. Di conseguenza
rifiutano, con lodevole energia, di ammettere per questi monumenti gli
stessi princìpi che considerano incontestabili per i monumenti di altra
natura», come «ruderi. rovine, la cui importanza risiede nelle testimo-
nianze storiche e nei dettagli artistici ... Bisogna contentarsi di p untella re
questi venerabili ruderi, che hanno merito nella misura in cui restano sé
stessi ... Non è la stessa cosa per i nostri monumenti religiosi ... vi
riconosciamo non soltanto le bellezze artistiche di un ordine superiore e
le leggi di una ammirevole simmetria; ma vi con templiamo ... l'espres-
sione eli tutto ciò che è nobile e santo nel cuore dell'uomo! E doman-
diamo ... lasceremo i nostri monumenti sacri lacerati dalle armi empie dci
vandali, sfigurati dai loro mmi.ell i ... Gua rderemo sempre con occhio
impassibile le profonde ferite loro arrecate da l fanatismo? Certamente ...
non acconsent iremo mai di trasmettere al futuro le statue mutilate, i
portali smantellati, i timpani spezzati. le vetrate rovinate, gli stalli per
metà bruciati, i contrafforti troncati. le muraglie lacerate!»".

Fra gli architetti emerge la figura di Eugènc Emmanuel Viollet-le-


Duc (1814-1879), attivo come restauratore specie nel venticinquennio fra

... L'axiOmt.>, propo,o;;to una prima volta da Didron sul -«Bulletin A(cbéoJog.iquc du
Comité historique de.s arts e t monun1e1HS». -1. 1$39. p. 47. fu poi ripreso ucll'arlico lo,
Répamti01t ({e la cuth{:dra/t> ti<.· Paris, lu <<Annalcs arcb~ologiqucs~. 1845, 3, p. 123. ùa cui
si cita. Per Didron v. anche Ficugo. il recupt:rv 1980. pp. 125~ l32 c, in specie. 129~ (31. per
la lunga cilaz.ionc da J.J. Bourassé ( Consen 1a1wn d~s monuments~ in ~Anna les arché ologi·
qucs•, 1835. 2. pp. 259-266) .
40 40) Roma (dinlomi), via Appia an·
tica, !Jista d'insieme. Dal Ili miglio.
poco dopo la tomba d• Cecilia Me-
tella, fino all'Xl la via fu sgombra·
ta e sistemata da L Canina,
1850·56. Restaurando, rect•pe-
randO e murando iscrizioni e fmm ~
menti scultorei, piantando p ini e
cipressi inteNenne più lardi an-
che A. Munoz, 1909·13 (foto Fio-
rani 1994),

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41) V•a Appia Antica, ticomposizione di frammenti dassici 43) Roma, S. Paolo fuori le mura, pianta della basilica dcii·
operata daJ Canina sul prospelto della fortificn.zior.c, tinno· neata da A. Uggeri subito dopo l'incendio. Sono riportate le
;ata neJ1302 dal cardin:lle Francesco Caetani, anuessa alla aggiunte a le modifiche subite nel tempo dal grande com·
1omba di Cecilia Metelra. Entro 11 cor111e, pezzj <l"llichi sistc~ plesso tardoantico il quate. tuUavia, nel soo insieme aveva
mati da Mufloz (foto Fiorani 1994). ben 1nantenuto la ptimitiva conformazione (da S. Paolo fuori
le mura a Roma, a cura di C . Pietrangeli, Nardini Editore,
42) Roma, Portioo degli Dci Consenti (da F. Coarelh, GuitJa Rrenze 1988, p. 75).
3/Chco/ogica d; Roma, A. Mondadori, Milano 1974).
••

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44) S. Poolo l.l.m dìstrvna dal fuoco, vodu!a delle Ire navate
<•lustmZJOOO Cii L ROSSlnl. Ulanllchilà romane. Roma 1823,
r'II)Ubbllcata on S. Paolo fuori lo mura 1988, p. 73).

45) S. Poolo l.l.m , ptOgetto do G. Valadier, pianta e seDone


(da C Val;>dter, Opero dt ll1Cilol811ura e ornamento, Roma
1833, ripubblocato on S. Paolo fuon le mum 1988, p. 77).

46) S. Paolo f.l.m., progetto di P. Bclb, pianta (da S. Paolo


fuori lo mufl! 1988. p. 79).

4 7) S. Paok) f.l.m. oggt, 1nterno: veduta della navata centmk!:


dru 1taoseno (da S. Paolo fuori lo mura 198l!, p. 114).
48) S PaolO l.l.m. oggr. faoe<ata
(foto F'10ran1 1994).

49) Roma. S. Moria della Con-


sola>lone. lacclata, XVI o XIX
sec. la chiesa è attnbuìta a
Manìno longh1 ~ VOCChiO, UltllllO
quarto del XVI sec : ~ complo-
tamento deNa lrONo, col piano
superioro, Il d1 Pasquale Bol~.
1827 (foca F'oor.>nì 1994).

50) Mlano. Duomo, prngetto eli


PcJ1c9rino Tlbaldl por la taccaata.
1567
L"irnonlO ò di appfare una faç..
eiata 'moderna·. di gusto rlna·
somcntalc c crltnj)fOnta 11l1Cilo-
langiolesca. notruso oolroro,no
gigante, sul rotrostantc organ,..
smo medievale. dol quale e<a co-
munque prov1sto. spec:re oll'mtor·

49
SI

no, un aggiornamento (da Luca Beltnlmi" Rduomo di Mikl·


no. a wra eli A. cassi Aame<i, Ceschina, M1lano 1964 tav
XXVII, in abo).

51) Milano, Duomo, progetto ci fat:O<Ita ad opero d1 C.


1643.
Buzz'
È il segno d'un ptitno ripensamento nel senso della ncerca
dJ un'unità 'StiltStica' del monumento; f'intorpretaz.one dof IJr"'•
guaggio gotico é . tuttavia. molto potSOnale e non nnuneia ad
accogliera le porte c finestre rinascimentall g1.à esogu11e o
sollanlo previste da P. libaldi (ibidem, Tav. XXVI),
52

54) Rouen. C.nedrale, guglia tn leno doll'al1:hitot10 J.•


52) M•lano. Duomo. la fact:iata attuale. definita negli ultimi
decCMlckiiSOOOioS<Xl<W(da Tesctid'arlecrisliana,59. 1967, Alavoine, 1826 (da L. Crema, MotlurfJCfllt " 111$/lluro.
schlna, Milano 1959, tav. XXV).
p. 507).
55) Saìnt·Oen•s, facciata dell'abbaziale In un dos<><li10
53) Cluny, resl.ltuZJOne dciJa terza ch1esa abba2.lalc e dei suoi
Canclla (1826-27. particolare). pnma dei
annosol ~~ 1760, prima della dlstru~ne (da 1<-J. Conant. C/u· restaurer Ics rtJtMs?. Actos des CO(Ioques do Ili Oi.r•oclioo •li
ny. Los Égl•s•s or 14 maisondv chef d'ordrc. impnmerie Protot Patrimoine, s.t. [Paris]1 991, p. 219).
Fròros, MQcon 1968. groupc 4. pianelle XLV III. fig. 90).
- ~ .....
56
·.. ---'"58

' •

57

56) Salnt·Oenis, la mede$ima fa<:Ciato in un dtscgno d1 ptO- 58) la Madeleine. sez10no trasversale dell'atrio. disegno di
getto di restauro. a penna cd aoquorollo, hrmato da VK>IJet· v;ouet·le·Duc ( ll>ldem p 17)
le-Due. 1870 (da Vl()llet-~Ouc e H restauro degli Mfd in
Francia. Electa. Milano 1981. p. 42). 59) la Madeleine, sezione trasversaJc dofla navata. prima &
<lopo Hrestauro. p<ogeno do CC>nllnatura e di punlelamento.
57) Vézelay. abbaziale della Madoleine, laa:oata prima del penna e acqoorello. Voollel-le-Ouc. apnlo 1840 (da F. Beroé,
resrauro, in un disegno acl aeq- di VIOIIO<·IO-Ouc. 1840 /.es premiefs tmvi1WC do la c:omnuS$H)(I des moouments
i>idem, p. 18). hislotiques 1837·1848, Picard. Paris 1979.oav. 11).
GO

60) La Madclcine, navata cenuale, vista "'""" il coro (da


Tesond'anecristrMa, 26, 1966, fig. 1. p. 144).

61) La Madefeine, facaata dOpo ' restauri, nel suo stato at·
1\Jalé (ibidem p. 154).

62) Pangi, Notre·Dame, la faccia"' in una fotogmfia della


metà del secolo scorso, prma dei restaun dt E.E:. VtolltH~Ie·
0U(:; infatti. sullo sfondo, non appaf~ lo:t hllcho (foto C.N
M.H.S .. Parigi).

63) Notre-Oame. la facciata tn t.Jna fotogmfl4 suocossivn tu


restauti di Viollot·le·Duc {foto C.N.M.H.S.).
••

64) Notre--Oamo. sezrono trasvorsaJe con centine cd Opere


prowislonoll, drsogno portinoru& ai lavori oonclottl da Viollct· GG
le-Due (folo C.N.M.H.S.) .

65) Notro-Oame, fianco moridrOf'lalo. disegno a penna cd ac-


querello di J.·B. Lassus od E.E. Vlollet-lo·Ouc, gennaio 1843
(da Viollet-lo-Ouc, Édilions do lo Réunion des musées
narionnux, Parigi 1960, frg. 73, p, 80).

66} Notro·Oamo. lt.l 1\Qvata contretlo in una fotografia del no·


stro secolo (foro C.N.M.H.S.).

67) Parigi, Sainte~Chopollo: stato prima doi lavori, disegno


non datato, n matita, p-onna od acquerello, atch.itetto E.E.
Viollor-lo-Ouc (da Vloi/Ot·IO-Duc. Centenatm de la morta
Lousanno, Mus6o hislorlquc de I'Ancìon-Evéché, losanna
1979, fig. 2, p. 137).

68) Sainte-Ch~le, ptogcno oon Inser-


........ zione della flèche, ristabilìmonto dol
-l . l -
-- - J)Ortico o compk:tamento dot pinnac011;
disegno, come 11 procedente (i~dom.
fog. 3, p. 137).
..•

69) Saonto-chapelle, interno, SUllO an..ate, OOpo i restauri (da E. E. VIOIIeHe-Duc. DiciXXVI8irtJ raisonM d<t l'lltr:MI>durt:,
OIIVIatì a pallore dal1837 (da Tesori d'arte cristiana, 42, t 966, u, s. v. 'Csthédrale· p. 324).
fìg. 2. p. 43).
71) C8rC8$S()nne (Aude), la Città VISUI d3 OVC$1, nliOVO O prO·
70) E.E. Vo<>lleHo·Duc, canedrale 'golìca' ideale, a Selle torri posta di resottJZlOno. Vlollet·lo-Duc. 1853 (loto C.N.M.H.S.).
RcMtwtn srilistic·o f r~vivul 109

il 1845 c il 1870. progettista moderno operante secondo il medesimo


spirito analitico c scientifico riservato al restauro, auento cd originale
storico tlcll'architcuura medi,;vale e delle cosiddette arti minori, teorico,
divulg:norc e polcmista. soprattutto avverso all' É<·o/e des Bemu-Am.
produttrice. a suo dire. di architetti fatti in serie, privi di personalità e in
sosta•ua ciechi ai monumenti nazionali, presi come sono a guardare il
passato greco c romano. Fra le sue numerose pubblicazioni ricorderemo
il DicJionnaire raisOIIIlé de /'architeCiliTI' françttise tlu xr au xvr siède.
in dieci volumi. Paris 1854-68, c il Dictinrmaire raisonné du mobilier
français de l'époque carolingienne à la Renaissance. Paris lK'\R-75.
Grunde autod idatta, formatosi in p•·imo IUOAU altravcrso l'osserva-
zione c lo studio diretto dci monumenti, analizzati graficamente con
straordinaria abilità ed attenLione. è comunque influenzato dagli ·archco-
loghi' che si sono dedicati alla riscoperta del medioevo. da Arcissc de
Caumonr agli stessi M6rimée c Vitet. Egli, scrive Léon. considera l'archi-
tettura come una delle facce della storia d'una società, fenomeno cui
conviene applicare il metodo analitico proprio delle scienze naturali e di
quelle storiche. Il suo modo di srudiarc si avvicina, in effetti. ai lavori di
G. Cuvicr (1769-1 Rì2) sull'anatomia comparata. ti Ile ricerche dci filologi
sulla linguistica c degli etnologi sulle origini delle ra7.ze. Ogni sti le
discende da quello che l'ha preceduto. ~ccondo una sorta di ·evoluzioni-
smo' darwiniano. c va studiato come un essere vivente che. con impercet-
tibili transizioni. passa dall'infanzia alla vecchiaia e muta eli generazione
in generazione". Pra le conseguenze che si possono trarre.:. applicando
questi concetti al medioevo, sono la ~trema unione. quasi intima fusione
di ornamento c strullura. in altre parole il principio dell'unità dell'opera
architettonica. dalle fondamenta ai più minuti cleme nti d'arredo.
La sua è una impostazione colta. ragionata. tecnicamente appropriata
e profonda. Razionalità e logica sono i suoi elementi-guida. accompa-
gnati ad una speciale umiltà nei confronti del monumento, la quale
giunge. nuovamente. a postularc la 'spcrsonalizzazionc' de l restauratore
finché egli assuma la natura dell'antico artefice o architeuo. idcntifican·
dosi nel suo gusto e nel suo temperamento.
Il metodo di restauro proposto da Viollet-lc-Duc è distinguibile in
due momenti alterna tivi:
- un primo, che si propone di rimuovere dal monumento tutte le parti

~~ Cfr. F.. E. Viollc.·l ·IC· Duc:. ''OCC Rt·sumralimt in O itliomwirl' rais·orm(' de /'architN'turr
fronçai.w• du X{ tw XVI" siède. t. VIli, Paris 1865. p. 15 c. sempre. Léon./.a vir 1951. p.
205 (ovc cila crroneamèntc da E. E. Viollct·lc... l)uc. Emretitn~ sur l'orchitrl'true. Pari!':
1863. l. l. p. 3().t c t. Il. p. 397). Scrive a questo proposito G. Giovannoni. Qut".stiom th
arclriltlfura m•lla .tlorit.l t: ndla v;Ju, Roma 1929. p. 109: «Vanlavusi Cuvicr di ricostruire da
uu solo os."\.0 ruuo un animali: ;;mti<.filu,~;sno. ma l:t Paleo11tologia moden1:t ha veduto
t~uanto la pretesa fos.~c :-.ssutda» c. l'ifcrendosi pii:! a~li cpig(mi che al macslro francl!l)C,
aggiunge: ~Quanti \uvicr da strapa1.1.0 son venuti adc.l~ u quegli org.anL~mi vasti c
comple:.t..si c:hc sono ' monumenti. con l'intenzione aocor più :Nr.:urda di volerli completare
da pochi cd incerti clementi $Uperstili!•.
110 A t'viéùwmnuo al n·swum

aggiunte in momenti posteriori alla sua fase di concezione c di costru-


7.ione originale. per ricondurlo alla primitiva unità c pure7.7.a stilistica:
. il secondo che subentra se le distruzioni sopravvenute abbiano provo-
cato vuoti e lacune (o se questi siano dovuti al lavoro di rimozione di cui
al punto precedente); si tratta allora di ricostruire le parti mancanti
completando il monumento secondo quello che avrebbe dovuto essere. sì
da ottenere un'opera unitaria e come eseguita tli g.:llo'•. l.e appl icazioni
di tale metodo sono documentate nella lunga serie dc i rcstnuri d i Viol lc t·
le-Due c dell a 'scuola' eh~; da lui è, più o meno dircttamcntc, d iscesa
prol ungandosi fi n dentro il nostro secolo.
Delle affermazioni teoriche e di principio di Viollct-lc-Ouc ricor-
diamo. traendole dalla voce Restauration de l Dictionnaire, le più signifi-
cative. « Restaur~r un édificc. ce n 'est pas l'entrctcnir, le réparcr ou le
refairc. c'est le rétablir dans un état compiei qui pcut n'avoir jamais
existé à un moment donne!~ ('Restaurare un edificio non >ignifica mantc-
nerlo. ripararlo o rifarlo. ma ristabilirlo in uno stato d'intcgrilli che può
non essere mai esistito'). Dopo aver osservato che soltanto ·a partire dal
secondo quarto' deii'Oilocento si può parlare di vero restauro. egli
precisa che ciò è dovuto ad un atteggiamento nuovo, nei confronti del
passato. proprio de l "nostro tempo c di esso soltanto': l'attiduclinc a
studiare, analizzare. comparare. classificare il passato per studiHrm: gli
sviluppi cd il progresso. Questo ·metodo nuovo di studiare le cose del
passato, sia d'ord ine mate riale che spirituale' rappresenta la nostra prin-
cipale eredità per i secoli futuri.
Dopo un omaggio a Vitct c Mériméc, passa a spiegare il 'progra mma
posto dalla commissione dci monumenti storici in fatto di resta uro·:
programma 'seguito ogg,i in Inghilterra e in Germania', nazioni che
·avevano anticipato' la Francia ·nella via degli studi teorici sulle arti
antiche, acceuato in Italia cd in Spagna. che pretendono a loro volta
d'introdurre la critica nella conservazione dci loro vecchi monumenti.
Questo programma ammeue subito in •·ia di principio che ogni edificio
od ogni parte di un edificio debbano essere restaurati nello stile che loro
appartiene, non solamente in quanto all'apparenza. ma come struuura·
(«Ce programmc ad mc t tout d'abord e n principe quc chaquc édifice ou
chaque pa rtie d'un éd ifice doivent <!tre restaurés dans le stylc qui leur
appartient, non-se ulemcnt comme apparence, mais com mc structure»).
Poiché ben pochi edifici sono nati di getto c tulli ha nno subìto. nel
tempo, moclillcazioni anche consistenti, risulta 'essenziale. prima di ogni
lavoro di riparazione. costatare csattan1ente l'età c il carallcrc di ogni
parte'. appoggiandosi a 'documenti certi'. 'L'architcllo incaricato di un
restauro deve dunque conoscere esattamente, non soltanto ~li stil i affe-

.. Abbiamo !!Cguun la sintesi in Perogalli. Momone~uz 1954. p. 42. riproposta. con


arricchimenti. in L Grassi. Mom~mi e prob/('mi di smria dtl rntauro. in h. RrsrAuKo
tudritroonico, Milano t961. pp. 15-16.
Restauro stilistico (' re·, ·iv~lf 111

rcnt.i ad ogn i epoca dell'arte, ma anche gli stili appartenenti a ciascuna


scuoiB'.
In presenza di edifici stratificati, numerosi sono i motivi di dubbio.
'Se si tra tta di restaurare e le parti originali e le parti modificate. bisogna
non tener conto delle ultime e ristabilire l'unità di stile disturbata. o
riprodurre esattamente il tutto con le modificazioni posteriori ( «rétablir
l'un ité dc style dérangée , ou reproduire exactement le tout avcc Ics
modificat.ions postéricu res»)? È qui che l'adozione assoluta di uno dei
due partiti può creare per icoli, c che appa re indispensabile, al contrario,
non accogliendo nessu no de i due princìpi in maniera assoluta, agire in
ragione delle pa rticola ri circostanze'. Fra queste, in special modo, consi-
derazioni d i natura costruttiva, statica e tecnologia, ragion per cui 'prima
d i essere un archeologo, l'architetto incaricato d'un restauro deve essere
un costruttore abile cd eserci tato, non soltanto da un punto di vista
generale, ma anche da un pu nto di vista particolare'. In ogni caso,
'princìpi assolu ti in questo campo possono condurre all'assu rdo' (<<On le
voit donc, Ics principcs absolus cn ccs matièrcs pcuvcnt cond uirc à
l'absurde»).
Dopo considerazioni ~nche di natura tecn ica, per cui, ad esempio,
'ogni pietra rimossa deve e,<;.scrc rimpiazzata con una pietra di qualità
superiore', si torna a valu tazioni più generali. 'Se l'arch itetto incaricato
del restauro di un edificio è tenuto a conoscere le forme, gli stili
appartenenti a q uesto edificio cd alla scuola che lo ha prodotto, egli
ancor più deve, se possibile, conoscerne la struttura, l'anatomia, il tempe-
ramento, perché prima di tutto bisogna che egli Io faccia vivere. È
necessario che egli sia penetrato in ogni parte di questa struttura, come
se lui stesso l'avesse diretta e. acquisita tale conoscenza. egli deve avere a
disposizione molteplici me~.zi per avviare un lavoro di ripresa'.
'Uscito dalle mani deJJ'architelto, l'edificio non dev'essere meno
comodo eli quanto Io fosse prima del restauro. Sovente gli archeologi
speculativi non tengono conto di queste necessità, c biasimano vivamente
l'architetto per aver ceduto alle necessità presenti, come se il monumento
che gl i è stato affidato fosse una sua cosa, c come se egli non dovesse
soddisfare i programmi che gli sono stati prescritti'. ' D'altronde il mezzo
migliore per conservare w1 edificio, è di trovargli una destinazione, c di
soddisfa re così bene tutti i bisogni che tale destinazione richiede. che non
vi sia bisogno di apportarvi dei cambiamenti' ( <<D'ailleurs le meilleur
moycn pour consc rvcr un édifice, c'est de lui trouver une destination, et
dc satisfairc si bicn à tous le besoins que commande cette destination ,
qu 'il o'y ait pas licu d'y fa irc cles changement.s>>). ' In tali circostanze. la
cosa migliore è d i mettersi al posto del primo architetto e di supporre che
cosa lui farebbe ( «SC met.t.rc à la piace dc l'a rchitecte primitif et de
supposcr cc qu 'il fcrait») se, tornando al mondo, gli si sottoponessero i
progralllilli che sono proposti a noi stessi'. Fra quest i, ad esempio, la
questiont: dell 'inserimento dell'impianto di riscalda mento in una chiesa,
da scegliere'e vagliare con attenzione, ma sopratt utto da non dissimulare,
112 A t'Vicillamt.>ll/0 11/ rrstmiTo

'poiché gli antichi maestri. !ungi dal dissimulare un bisogno, cercavano al


con trario di rivestirlo della fonna che gli conveniva. facendo anche di
questa necessità materiale un motivo di decorazione'. Le ultime conside·
razioni sono in favore dell'impiego dtdla fotografia nel restauro c relative
alla necessità. più volte ripetuta, che l'architetto studi con ogni cura le
'tracce rimaste in vista· sul monumento prima di stabilire una nuova
'disposizione', ciò per non ·cadere nell'ipotesi, c nulla è pericoloso come
l'ipotesi nei lavori di restauro' («ricn n'est périlleux comme l'hypothèsc
dans les travaux dc restauratiOll>>), anche perché da un'ipotesi errata si
può essere introdotti, 'per un seguito di deduzioni logiche in una via
sbagliata dalla quale non sarà più possibile uscire'".

Vicino a Viollet-le-Duc è Jcan-Baptiste-Amoine Lassus (18(>7-57).


formatosi nell'atelier di Hcnri Labrouste (1801-75. il grande architCllO·
ingegnere autore di opere come la Biblioteca Sainte-Genevièvc .; la
Biblioteca Nmdonalc di Parigi); incaricato di curare Notre·Dame, quale
aggiunto di ~ti~:nne-llippolyte Goddc (178 1- H!69) vecchio architcllo
restauratore, impresse ai lavori un nuovo orientamento c così anche in
Saint-Gcrmain-l'Auxerrois e nella Saintc-Chapelle. sempre a Parigi.
C'ome Pugin in Inghilterra. fu un teorico dell'architettura gotica vé.ta
come la soln in grado di rispondere alle necessità del culto cattolico. Sulla
base di tali convinzioni c mirando sempre all'ado7ione delle forme ·pure'
del XIII secolo operò tanto come restauratore (Nantes. Chartres, Le
Mans, Mou lins) quanto come progellista (Saint-Pierre di Digione. Saint -
Jean-Baptiste di Belleville ecc.) anche se la sua allività a favore della
rinascita medievale venne interrolla da una morte precoce.
Dallo stesso studio era uscito l'architcno alsa7iano Émile Boeswill-
wald (1815-96). che aveva fallo apprendistato come l;Calpellino. Asso-
ciato alla Commission des monuments ltisroriques, nel 1843 fu incaricato,
come s'è dello. del restauro della cal!edrale di Laon; pi\1 ta rdi subentrò a
Mérimée nelle funzioni d'ispettore generale dei monumenti storici. in-
nuenzando cosl molti lavori condol!i nella seconda metà del secolo.
Paul Abadic (il Giovane. 1812-84) infine, figlio d'un architetto di
Angoul6me. entn) nella commissione nel 1846; si segnalò per il restauro
di Saint-Front a Périgucux. della stessa Cattedrale di Angoulcmc, già
citata, del Saint·Ausone c del Saint-Martial (1851·68) nella medesima
città. di Sainte-Marie de la Bastide a Bordeaux (dal 1864) c per la
costruzio ne del Sacré·Coeu r a Parigi (concorso. L874) in forme bizanti-
neggianti proprie del Périgord.

" VioUeHe-t)uc. 'cxc R-.wumli<m tU.S. pp.l4-34; si è citato c lradono dalle pp. t4- t6.
22-24. 26-27. 31-JJ.
un·auenta ,·alut:wionc dclrinlcra voce~ in A. Corboz.. Unr anoh·s~ <le f'articlr tt f?t·,·tau
ration»~ pp. 24& 263 <.:d anche in R. Di Stefano, l _.tl pratica dr/ rt'.\'la~ro dc>i monwm·mi. pp.
274-277 c 2S0-2R<l. in $ R~tauro. Quaderni di rcslaurQ dei monumenti c di urbanistic3 dci
centri antichi•. IX, 1980. 47-49.
Reswuro Mtluticn ,. rtl•it·al 113

Allievo di Viollet-lc-Duc è anche considerato Anatolc de 13audot.


espressione del «filone antiaceadcmico dell'architettura francese» cbc si
stacca dal Maestro .cpcr proseguire in Guimard. ma soprattutto in Per-
rei» e. più avanti. nello stesso Le Corbusicr".
Quanto alle concrete realiZ7Jl7.ioni di restauro architettonico, fra il
1810 cd il 1830 si riconosce un periodo definito 'empirico' per l'assenza di
metodo c per la modestia dci risu ltati conseguiti; a questo seguirà, come
vedremo, uno 'dottrinario'. Si traltava d'una fase d'ignoranza ·archeolo-
gica' e d'incertezza sui sistem i di costruzione medievali che non lasciava
spesso alt ra risorsa che demolire le parti più a r ischio: abbiamo così, nel
1808. 1a soppressione. per motivi di 'rcstaur<f . della facciata c delle prime
campate de l Saint-Hilairc di Poiticrs; nel 181 l la demolizione di quattro
delle sette campate della chiesa di Cérisy-la-For<:t. per vcndcrne i mate-
riali e ricavame denaro per il restauro della torre centrale. colpita da un
fulmine: nel Saint-Remi di Reims. ad opera dell'architetto Brunette. la
demolizione della volta. che spingeva in maniera anomala c preoccu-
pante. c la ~ua ~~titull<mc con una copertura in legno.
In altre occa~ioni >i ricorre a palliativi. spesso ingegnosi ma non
risolutivi: a Saint-Scurin c Sainte-Croix di Bordeaux i pilastri che minac-
ciavano rovina sono foderati con spesse camicie di muratura: nella chiesa
di Saint-Lupicin. nel .fura. sono incasscttati con tavole di legno intona-
cate: altrove si usano fasce di ferro disposte vertica lmente cd imbullo-
nate: altre volte si tamponano le arcate o si addossa no contrafforti dall a
parte interna, come a Moricnval. o dalla parte cst<mw, come a Sa int-
Pierre di Lisieux; in prescnla d'infi ltra7.ion i d'ac4ua dalle volle, si ese-
guono rnasselli alti anche sessanta centimetri. come nella cattedrale di
Sens. che finiscono col sovraccaricare e deformare le volte stesse.
Contro la disgregazione ~uperficialc dci materiali ~i agisce con inutili
placcature di pietra (c>cguite dal vecchio AJexandre-Théodorc Bron-
gniart a Notre-Damc di Parigi. nel 1811). altrimenti si propone l'uso di
materiali inappropriati (Dchrct a Saint-Denis: Godde in alcune chiese di
Parigi) come il mastice di Dichl. il cemento di Moh!smes o di Wa~sy. Tali
materiali. contro ratmso dci quali Mériméc protesta, danno lì per lì un
aspcno nuovo e sano anche ai monumenti più rovinati ma non reggono
alla prova del tempo; specialmente il mastice si diswcca poco dopo la
posa in opera. Nel 1848 Diclron commenta sconsol ~to i risultati sconfor-
tanti del restauro della ca llcdrale di Bourges in mastice c ·cemento
romano'. Comunq u~; nel 1852-54 Viollet-le-Duc c Lassus uti li7.7.a no i
si licati per consoJjdare scu lture in pietr~ a Parigi (Notrc-Damc) c Char-
trcs.

l• ar. J\. Grimoldl, ("umilio BIIÌIO e il gusto domÌirmu,: signifirDJo { Tit i C()IJI('mporont-i.
fonunii tra i J1f1Stui tlti prt«IIÌ M1Ìiiam. in Ow.AG<ao a Camillt~ IIm/o, J cur:a di Albcno
Grimoldi. t..iJ.Iano ICJCJI. p. 192 c ....ul rifiuto. resrimoniato da Boi10 )le~ nel IMH . .-d~gh
allievi di VioUcl-h.:·Dut. che 'i raccol,tono 3110mo ad Analolc dc Baudot•. d1 -~rç
chiamali romanttci"'. p. IXò.
114 A vvtcmam~nto oJ rataum

Ouanto alla ghisa, nel 1823 l'architcllo Jcan-Antoine t\lavoine


(1776n8-1834}, dopo un'ant icipazione di restauro nel 1815, ne propoÌTà
l'impiego rcr ricostruire, conservandone le antiche forme. la guglia della
54 cattedrale di Rouen, distrulla ranno precedente da un fulmine. Egli
afferma. in una sua memoria. che non avrebbe senso limitarsi all'impiego
dci soli procedimenti costrultivi in uso nel X Ili secolo, privando~i delle
risorse nuove che offre il perfezionamento delle arti industriali; aggiunge
che, se avessero potuto scegliere, gli stessi <trchitetti medievali avrebbero
preferito. per le loro guglie, la gh isa alla pietra. Si tratta infatti d'un
materiale relativamente le!(gero. omogeneo. economico e, scrive, indi-
struttibile.
Fu comunque un'infatua?.ione di breve durala. Morto Alavoinc, già
nel 1841 le critiche alle poche realizzazioni in ghisa erano violente.
mentre Viollct-lc-Duc per venticinque anni si oppose al completamento
della 'ferraglia' di Roucn cd. in generale, all'accostamento ferro-rietra
nel restauro. La sua avversione fondava princip<llmente su ragioni tecni-
che: i diversi coeliicienti di dilatazione dci due materiali, l'ossidazione
piuuosto rapida della ghisa. la difficoltà dt!lla sua manutenzione, l'econo-
micità solo illusoria ed, infine. la sua forma 'mcnzogncra· imitante, senza
alcun senso. ogive. colonnine ed altri clementi del lessico medievale.

n vecchio restauro, tanto criticato da susciwre scandalo. condotto da


François Dcbrct sull'abbaziale di Saint-Denis, presso Parigi, a pa1·tirc dal
l 813, presentava carenze di ordine statico c un'interpretazione «ridiculc
et imaginaire» delle forme medievali: il fatto che egli fosse membro
dcii'Acndhnil' di' Beau.x-Ans ~lava quasi a dimostrare l'incompatibilità o,
meglio. la radicale incapacità degli architetti accademici di comprendere i
monumenti medievali e di operare su di essi. Oltretutto la flèche di
Saint-Denis. ricostruita da Oebret con materiali troppo pesanti, ru colpita
55 da un fulmine nel 1837 c. anche se nuova, sprofondò. Non bastò demo-
lirla, ma nel 1846 si doveuc rasare fino alla r iallaforma la torre che la
sosteneva. Debret fu sollevato dal suo incarico e questo. dopo il rifiuto
56 opposto da Duban. nipote dello stesso Debret. andò a Viollet-le-Duc cbe
progettò due guglie simmetriche rimaste irrealiaate.
La polemica fra architetti mcdicvalisti e accademici rappresentò una
costante del periodo ed incise anche sulle vicende personali di VioUet-lc-
Duc, come l'infelice esperienza, breve e durameme contestata, del suo
insegnamento alla caucdra di storia dell'arte c di estetica proprio all',:;.
cofp drs Beaux-Ans (1864). Ancora nel 1841 Louis-Pierrc Baltard
(1764-1846), profes.sorc di teoria dell'architettura aii'Éco/e dettava come
tema di concorso la progettazione d'una chiesa parrocchiale specificando
che ogni propOSta cbe avesse manifestato il carattere degli edifici della
tarda antichità, del medioevo e del gotico sarebbe stata esclusa: a tutto
ciò corrispondeva l'attiva rropaganda dci neo-gotici". Infatti nel 1844

•• Sulla violent~t conlrovcr~ia v. 1.. PatcHa. Ll1 pnlnnit'u fra i GOti.cisti <' i Classicisti
Res/.tluro stilistico e reviw.tl 115

D idron, Lassus e Viollet-le-Duc prcconi7.7.avano nelle Anna/es archévlu-


giques l'appl icazione dello stile gotico al le moderne costruzioni c già ucl
lll52, secondo una stima dello stesso Didron, le chiese neo-gotiche in
costruzione e rano circa 200; rapidamente ta le gusto si allargò dalle chiese
ad ogni genere d'edificio, ri proponcndo tuttavia, nella sostanza, gli stessi
abusi c le stes.~e incongrucnzc comportati, alcuni decenni prima, dalla
tanto deprecata imitazione dello stile 'classico' .
Non deve quind i meravigliare che i lavori abilmente condotti da
Viollct -lc-Duc prima a Vézclay, poi a Notrc-Damc di Parigi abbiano
rappresentato. per la loro mctodologia, innovativa ma saldamente fon-
data sulla tradizione, un esempio di straordinaria efficacia, in grado di
porre termine alla stagione dci 'palliativi', nonché della pratica, dannosis-
sima, dello smontaggio c del rimontaggio approssimativo dci monumenti
pericolanti, ponendo il principio della <<rcstauration véritable restituant
intégralcmcnt la mat ièrc et la forme primitive des édifices», in altre
parole del restauro come accurato ripristino dei materiali e delle forme
secondo le regole dello stile"'.
Devastata da ripetuti assedi c trasformata, duran te la Rivoluzione, in
maneggio c scuderia, la chic~a della Madelcine di Vézelay - città 57-58
all'origine di q uc..:l movimento comunale che secondo la sloriografia del
tempo (Guizot, Thierry) costituiva il fondamento stesso della civiltà
francese - presentava nel 1830 il contrasto d'un prestigio storico senza
egua li e d'una situazione materiale prossima alla completa rovina. Nel
febbra io del l 840 si era alla ricerca d'un architetto capace d'intrapren-
dere il restauro di un monumento dal quale cadeva una pioggia di pietre,
come aveva potuto costatare lo stesso Mérimée quando vi si era soffer-
mato ad eseguire alcuni schizzi. Questi, nello stesso mese, incaricb
Yiollet-Ie-Duc, che allora aveva ventisei anni; quattordici anni dopo,
rammentando le vicende di quel tempo 'eroico'. quando i mezzi erano
pochi, i monumenti bisognosi di cure ta nti e la pratica di restauro rutta
da inventare (<<quant à la pratique d'une rcstauration. tout était à invcn-
ter») osservava che il giovane a rchitetto si era rivelato anche un ' intell i-
gente archeologo'. tanto che la chiesa era felicemente tornata alle fat-
tezze del XIV secolo (<<L'église est ma intenant restituéc dc la manière la
plus complète et, si l'un de ses abbés du X tv• siècle rcvcnait au mondc, il
la rct.rouvcrait tellc qu'il l'avait laissée»)".
L'ordine d'incarico prescriveva eli rispettare esattamente tunc le
antiche disposizioni; la ricostruzione di qualche parte dell'edificio era
consentila solo nel caso dell'accertata in1possibilità di conservarla. Ma f.ra
princìpi cd esecuzione si manifestb subito uno scarto. La chiesa. che

dell'Académie de Beflux~ Ans. Francia /846-47. Milano 1974, con anwlogja di testi da E.
Viollct-lc-Duc c .1.13.A. l .1S.,us a .1 . llculé e 1'. Coste.
"' Léon, La vie t95J. pp. 362-370 e, per la cit.. 371.
! l P. Mériméc, Le Dù~tiomwire tl'Architecture t/e VitJiler-/e-Duc. in «Monitcur univcr·

sci•. 30 dicembre 1S54, cit. in Léon. /.a vif 1951, p. 372.


116 lh'l'ù•imrmento uf restauro

segna il pa:;:,aggio dal romanico al gotico. soffriva di vizi d'origine:


contrafforti insufficienti nella vasta navata centrale; volte mal eseguite,
indebolite e dunque poco solide, facilmente deformabili: catene inefficaci
c via dicendo. A11ri problemi derivavano dal coro e dal narlccc, costruiti
in un momento diverso dalla navata: nel coro. in particolare. gli archi
rampanti si appoggiavano ai contrafforti senza rispondere bene alle
spinte intemc. Questioni analoghe si ponevano anche per la facciata,
romanica ma con più tarde aggiunte (XIII sec.).
Già nel marw dello stesso anno Viollet-le-Duc presenta il suo pro-
gramma d'interventi. teso. ·senza che si alteri l'edificio' ma evitando ogn i
59 'palliativo·. a rcstitui•·gli capacità statichc e di duraw nel tempo. Passa
quindi a ricostruire gli archi rampanti della navata che •cadevano in
polvere', poi corregge la pendenza del tetto e le finestre, riportandolc ai
livelli originari e migliorando il sistema di deflusso delle acque piovanc:
per esigenze di luce c di perfezionamento statico apre degli nculi nella
zona absidale. Già in questi primi interventi si vede emergere la contrap-
posizione dell'archeologo. che invoca la piena conserva1ionc delle anti-
che vestigia. all'architetto che si propone di migliorare le condwoni
statichc ed e~tctichc del monumento affidatogli. In questo modo tre
grandi volte del XIV secolo, troppo alte e mal contraffortate, vengono
·ristabilite' nello stile prim itivo ed. alla fine, dalla facciatn sono eliminate
le tracce della ristrutturazione più tarda. rimasta incompiuta. mentre per
la sommità della torre meridionale s'inventa una leggera ba laustrata.
La stessa torro,:, però, suscita inquietudine dal punto tli vista statico c
sembra prossima al crollo. ciononostante Viollct-lc-Due si rifiuta di
smontarla (affermando che lo smontaggio è soltanto un modo ·onesto' di
alluare una dcmoli:donc ed è una 'illusione· che in effetti non conserva
niente): egli ne nprende le murature. pezzo per pezzo. chiudendo i vuoti.
sostituendo con materiali nuovi quelli usurati c ridando finalmente all'e-
dificio la sua ~!abilità. Il tutto comporta un forte impegno personale
d'invenzione, di controllo e d'organizzazione del cantiere. di scelta dei
materiali. d'assun7ione di responsabilità per il rischio d'incidenti e di
crolli che non mancano di preoccuparlo giorno e notte. come scrive. già
nelle prime settimane di lavoro. alla moglie.
60-61 Nel luglio del 1842 Mériméc può apprezzare i risullati ottenuti; gli
interventi pericolosi sono term inati c la chiesa ha riacquistato la sua
bellezza c la sua solidità. L'unica modesta riserva concerne la libertà che
Viollct-le-Duc si i) presa eli eseguire, intorno alla chiesa. una ~orta di
compl icato fregio secondo un modello forse non appartenente all'edificio
primitivo; fregio che è costato molto ~enza nulla aggiungere al restauro.
Come si vede, si tratta d'una critica secondaria che non tocca il metodo
seguito, il quale è accolto in pieno. anche se le parole di Mériméc
lasciano già intendere una certa apprensione del conservatore-archeologo
per la tenden7.1 degli architetti a combinare gli indispen'ktbili lavori di
conservazione con altri. di ricostruzione. a volte aa.ardati.
Scrive Léon che se il restauro della l'viadeleine fu una ·rivclaLione',
Re.'flaurn .llilistit:o ~ rc-nwt/ 117

quel lo di Notre-Damc di Pal'igi divenne la ·apoteosi' del giovane Viollet- 62-63


le-Due c del metodo che egli incarnava.
La chiesa aveva rnpprcscntato nei secoli il santuario dclfintcra na-
zione ed aveva mollo sofferto durante gli ultimi decenni. Per motivazioni
religiose, storiche ed anche poctico-lellerarie la generazione del tempo
voleva quasi mellerc alla prova la propria capacitf1 di rimo.:diare alla
precedente barbarie, lavorando sulla strullura e ~ulla decorazione, de-
pauperate delle antiche statue. della stessa flt'che. dci pinnacoli, degli
altari c dd reliquiari. Si trauava di rendere alla cancdralc la sua •paru-
re», il suo ornamento, cspres.~ionc della sua complessa storia.
Lassus e Viollct -le-Duc, incaricati del lavoro, presentarono il loro
progetto nel gennaio del 1843 proponendosi di ~uperare tld ini ti vamente
il vecchio sistema elci ·palliativi'; l'intervento doveva eliminare il male,
prodotto dall"uomo o dalla natura, alla radice c alluarsi con un largo f>l-65
impiego di pietra. di tecniche c di materiali antichi. sostituendo integral-
mente le parti ammalorate o danneggiate. «L'église doit rcprendrc sa
santé, sa solid ité, rctrouver ses ~lémcnts con~titu t ifs antérieurs, son
iclcntilé dc forme»''.
Qualche anno tlopo Léon dc Mallevillc. illustrando alla Camera dci
Deputati un rapporto sul restauro ( 1845) affermava che il progetto
costituiva il giusto mezzo fra !"entusiasmo incontrollabile di chi vede
nell'opera antica solo un abbozw da portare a termine, 'un pensiero da
sviluppare', trasformando e snaturando ciò che gl i è stato affidato perché
fosse conservato e coloro che, nl contrario. con attenzione ·meticolosa'
considcrano un sacrilegio ed una barbarie ogni concreto intcrven!o.
preferendo lasciar ·cadere in rovina l'oggetto della loro ammira/ione
piuuo~to che mettcrvi mano per sostcnerto·. Se il rispe!lo assoluto è
comprensibile per una rovina. conclude de Mallcvile. non lo è per un
monumento la cui desti nazione lo ·raccomanda al rispetto dci popoli"; a
questo è doveroso 'rendere le garanzie di una lunga durata. la maestà del
suo ordinamento. la regolarità dd suo aspeuo·. Quindi. sostituire una
pietra. sigillare un giunto. rafforLare un arco . ·rifare un campaniletto che
vacilla·, riprodurre una decorazione mutilata, non è profanare il monu-
mento, i) 'farlo rivivere', dato che il suo interesse non sta nella perpctua-
ziouc dei ma terial i ma ddle sue forme e propol"/ioni ( «L'intérct dc sa
pcrpétuité ne résidc pas dans ridemité des matcriaux qui servent à sa
constroction. mais dans l'identité dc ses formcs et dc scs proponions»)".
Gli architetti proclamavano d"cssersi imposte le regole più rigorose:
una ·religiosa discrezione' e la completa 'abncgadone di ogni opinione

:.: Dal Rappon prc~cntnto da Rohault. Duban e Mérimée al Consei/ xénér111 des
Batimtlll< ci>ils oeUa scdu1~ del 5 giungo 1843. cir. in Uun. La vie 195!. p. 378.
n L. de Malleville. Rapport prhe/11; sur la rt'SUiuration tli' Nolr~·Dame alla Clrnnrbr_e
dcs dépmn nella sc:duta dd IO giugno !845. cit. in l,.éon, La vie 1951. p. 379. E
inrcroAA..·uue notare oome. pur muovendo du intenzioni COil.scrvativc. dc Ma11evi11c giunga
a negare proprio l'acquisizio1le fondamentale, tuttora condivbt~l. dc-l modemo restauro,
vale il dire la difesa dclln ·ma teria~ anLicn.
118 Avviciuam.elllo al restauro

personale', non trattandosi di 'fare dell'arte, ma di sottomettersi all'arte


di un'epoca che non c'è più', restringendosi la loro funzione al solo
'riprodurre' ciò che appare 'difettoso' da l punto di vista artistico e da
quello costruttivo.
Come al solito l'applicazione del programma comportò gravi d iffi-
col tà, emerse chiaramente al momento della presentazione, morto l.as-
sus, dci diversi progetti redalli d11 Viollct-le-Duc lino al 1864; si trattava,
come sempre, di conciliare dottrine opposte c di decidere se mantenere
le aggiunte dci secoli successivi al la costruzione o se puntare soprattullo
ad assicurare solidità e durata all'edificio mantenendo 'fra le parti l'ar-
monia dell'opera d'arte'.
La natura composita e stratificata di Notrc-Damc sollevò continui
problem i che l'arch itetto affrontò c risolse, di volta in .volta, con un
attento studio. Ritrovate nel 1854 le tracce di una finestra a rosa. con
funzioni d'aerazione, decise di ristabilire il tipo delle aperture originali
nelle prime due campate della ch iesa, presso l'incrocio del transello, re-
stituendo invece le rose d'aerazione sul transello senza riscontri precisi
ma in base a considerazioni <stilistiche', q uindi d'analogia con altri monu-
menti. Per le finestre delle tribune del coro si trallava di scegliere fra
quelle del Xlll secolo, poco in armonia con il resto dcll'editlcio, e l'idea
di proseguire la costruzione intcrrolta tli quelle del XIV, in stile con le
cappelle circostanti. Mériméc spingeva per il rispetto ·storico' dello stato
alluale e l'arch itetto esitava; alla fine questi scelse una doppia solu7,ion0,
ristabilendo nel coro le antiche rose lucifcre al posto delle succcssiv0
finestre basse c immagi nando, lungo la navata. finestre di stile più
moderno richiaman ti quelle delle cappelle. Corresse infine i tetti a
doppia pendenza delle navate minori, sostituendol i con terrazze pe r
agevolare lo smaltimcnto delle acque. Consolidò le parti estemc senza
modificare l'insieme ma. quando si trovò a r~staurarc i pinnacoli dei
contra fforti, sostituì alle forme magre e stirate del XV secolo moduli più
larghi e possen ti ispirati al XVI secolo e così via. Circa le scultu re era
stato deciso che, in assenza di vestigia antiche, si procedesse per trasposi-
zione di elementi similari, in perfetta linea con il pensiero di Méri mée e
che. quando possibilè, la ricostruzione fosse esemplata su vecchi disegni,
costi tuenti una testimonianza preziosa dello stato antico, come nel caso
del portale centrale mutilato da Jacques-Germain Soufflot (1713-80,
l'a rchi tetto d i Sa inte-Geneviève poi Panthéoo a Parigi) nel 1771.
Per le due torri di facciata esisteva un progetto dell'architetto Arveuf
che prevedeva guglie alte cinquanta metri; preoccupato dell'impallo
visivo sulla città Mérimée si oppose, criticando espressamente gli arch i-
te lli che si credono autorizzati a lasciare, ad ogni costo. 'sugli ed ifici che
riparano le tracce del loro passaggio' ed appoggiando un più rispettoso
progetto di Viollet-le-Duc, che però non ebbe segu ito. Quest i invece
restituì la jlèche sull'incrocio, distrulla dalla Rivoluzione, seguendo un
disegno precedente che completò ed arricchi anche con statue raffigu-
RrsU1ura trili.uiro r fé'l'tt•nl 11 9

ranti persone del suo tempo (lui stesso. gli ispellori. gli imprenditori c
pane del personale collaborante all'opera).
All'interno della chiesa. il coro con l'altare maggiore di Luip,i XlV.
disegnato c in parte realizzato (1699-1705) da Jutes Hardouin Mansart
(1646-!70.~. l'architcllo deii'Église des lnvalides e di Piace V~.:ndOm~.: a
Parigi), compiu to ( 1 7();~ 1 4) dal suo al lievo Robert de Cotte (1656-1737).
aveva danneggiato il vecchio presbiterio gotico; memrc l'architt:llo Ar-
veuf sosteneva l'elimimwionc del coro barocco, Viollet-lc-Due sembrava
opporvisi in ragion<.: tlc ll 'imporl am:a storica tli quell 'elemento. Mérimée,
nel l 843, la pensava ugual mente. Tuttavia ai buoni princlpi non seguì una
pratica analoga c Viollct -lc-Duc non si rassegnò a lasciare i pilastri
medievali inviluppali nelle placcalure marmorcc classicistiche. Inoltre. 66
sempre all'interno. lini col restituire le pillurc murali. destinale a rim-
piazzare le tavole dipinte t>crdutc cd. in generale, tutta la grande image-
rie voluta dagli antichi co~trullori".
I lavori di cui abbiamo dello hanno quindi incarnato una serie di
nuovi princìpi di non facile applica/ione. Il sistema dei 'palliativi'. pur
nella sua par.r.ialc cflicacia. conservava ai monumenti almeno lo 'stato
amico·. senza mutarm.: gli clementi strutturali. Lo smontaggio ed il
rimontaggio erano opçr<t~:ion i molto ardue, svolte con una cur;~ assai
diversa dall'attuale, senza l'au~ilio della fotogratia c spes.~o senza una
rigorosa numerazione dci pezzi: con esse, in effetti. poco restava di
autentico, come risulta tlai casi della torre di Mantes, del piano superiore
della torre nord di Notrc-Dame a Chatons ccc., i quali, più che di
restauro, valgono quali esempi di false ricostru:~:ioni moderne. Ma se già
e ra difrieile ricostituire un monumento conoscendone lo stato antico,
diventava singolarmente arbitrario pretendere di restituirne le parli spa-
rite: eppure la dourina della restituzione per analogia slilistica. sostiene
giustamente Léon. era in origine nettamente conservatrice, poiché ten-
deva ad impedire le riparazioni maldestre, equivalenti ad una radicale
distruzione dell'opera antica: preferiva la copia all'invenzione casuale:
fond<tva sulla eonoscen7.a diretta cd approfondita del monumento: rien-
trava idealmente nello spirito 'storicistico' e 'scientifico' deU'cpoca.
Tullavia tale orient<tmcnto ricostruttivo andò accrescendosi. per forza
propria, insieme con l'aumento delle capacità di stud io c di p<tdroncggia-
mento tle ll'architcll ura med ievale da parte degli architelli tlcl tempo, 67-69
fino a che la tendenza assolutamente prevalente divenne quella verso la
restituzione integra i~.: dell'cdi l'ici o nel suo stato primiti vo. con buona pace
delle primigenio.: intcn~:ioni conservative.
Già nel 1843 César Oaly ( 1~1 1-94) melleva l'opinione puhhlica in

,. Per Vézclay c Nolrc- Dame di Parigi abbiamo seguito l..éon, /.n v,. 1951, pp. 371-387.
Su Vé7.clay si v. il n.."CCnlc '~>IUdiO di E. Vassallo. Il prognw tli rnLIIuro: Vwllt'I ·I~·Duc e lo
;\lad~li!iltt> di v;zelay. in S>\(j{,l ;, mw~ di Renato Bonrlli ( •Qu:tdemi dcii'IMituto di
Storia deii'Archilcllura• . n.,. t9'J0.92. JS-20), a cura di Corrado ll077.om, Giovanni
Carbonara. Gnhrielln Villcni. pp. 903-912.
120 A vvidmum•mo al resrattn>

guardia contro l'idea, avanzata da Viollet-lc-Duc, di ridare al la cattedrale


parigina 'tutto il _suo splendore' e d i ·restitll irlc tu tte le ricchezze di cui è
stata spogliata'. E interessante notare che le obiezioni di Daly poggiano,
più che sul rifiuto conccuua le del metodo. sulla convinzione che gli studi
di architettura medievale fossero ancora troppo giovani e immaturi per
affrontare un così arduo lavoro e che, se si tral\ava di sperimentazionc,
questa comunque andava fatta su 'monumenti che interessino meno
l'arte e la storia', non ce rto a partire eta Notre-Dame. In ogni caso era
sua convinzione che, trascorsi non più di vent'anni e chiunque fosse stato
l'architetto incaricato d i tale resta uro, egli a stento avrebbe osato confes-
sare la sua opera,
Poco dopo Montalem bcrt (1845) invitava i giovani architetti nutriti
d'ambizioni eli ripristino 'a contenere la loro a ttività in una sfera più
umile, ma più utile e più feconda ed a studiare sinceramente l'arte di
consol idare i monumenti che essi pretendono di abbellire'.
Ma i consigli alla prudenza sfortunatamente non prevabero ed anzi.
come quello odierno del Partenone ad Atene, il restauro di N otre-Dame
ebbe grande successo c suscitò uno stem1inato numero d' imitatori in tutta
Europa. L'abuso e l'eccesso di restauro si sarebbe manifestato nelle forme
più diverse ma soprattutto a danno dei campanili e delle gugl ie, oggetto
de lle più fantasiose c spinte ricostruzioni. Un progetto di gugl ie per la
cattedrale eli Roucn fu accantonato per le ferme proteste di Diclron il
q uale, in proposito, affermò con la consueta chiarezza che non aveva senso
il completamento architettonico come non lo aveva quello d'un testo
poetico di Virgilio, pittorico di Raffaello, scultorio di Michelangelo (<<De
mcmc qu'aucun poète ne vouclrait cntreprendre de complétcr Ics vers
inachevés dc I'Énéide, aucun peintrc dc terminer un tablcau dc Raphael,
aucun statuairc d'achever une statue de Michei-Ange, dc mémc aucun
architecte senso! ne saurait consentir à achcvcr la cathéclralc>> )".

Le teorie prevalenti, a partire dalla seconda metà del XIX secolo in


Francia, conducevano non solo a rimpiazzare gli clemen ti perduti ma
anche a sostitllirc parti esistenti con altre di forma sostanzialmente
diversa. Al primitivo rispetto storico assoluto, affermato, come s'è visto,
da Lassus c Viollet-le-Duc negli anni quaranta ('che ogni parte aggiunta, a
qualunque epoca risalga, debba per principio essere conservata, consoli-
data e restaurata nello sti le che le è proprio') andù sostituendosi, come
effe no indotto dalla sres.sa pratica di restauro, un diverso e più pragmatico
atteggiamento, per certi versi intmcmore delle ragioni prime del conser-
vare. La maggior parte degli edifici considerati portava su di sé i segni
delle mod ifiche d'età barocca, etei vandalismi rivoluzionari, delle succes-
sive alterm:ion i (fodera tu re, intonacature, aggiunte posticce) che si sentiva

1
"" / \ . DidrOE
l, Congrès sdentiPque de France, Xlll.e session renue à Reims co 1845, p. 283,
in •AnnnJes <ttChéologiqucs». Xl, 1851, p. 365, cit. in Léon, La vi<' 1951. pp. 395-3%.
Rntauro stilistit:O t "~·wal 121

di dover rimuovere, come le trncce dell'occupazione militare del Palaz:w


dci Papi ad Avignone o dell'adauamento a carcere di Fontevrault.
Così ad Évr;ux l'architello Denis Darcy (1823-1904). sono l'ispira-
7iOne dì Vìollet-le-Duc. decide di sopprimere gli archi rampantì doppi
che mal eontrat'fonavano la volta c di costruire al loro posto un arco
rampa nte semplice. diversamente disposto. lo proposito Viollct-lc-Duc
affermava che. pur essendo pericoloso imboccare nel restauro la via delle
modifiche, col pretesto dci mi~ioramenti. sarebbe tuttavia ·puerile' ri-
produrre disposi,doni errate che potrebbero condurre a cattive sorprese
("il est périllcux, lorsqu'on rcstaurc un vieux monument. d'cntrcr dans la
voìc des modifieations sous prétcxtc d'amélioratìons, mais, lorsqu'il s'agii
d'une reconstructi<)n, il scrait puéril de reproduire une disposi tion vi-
cicuse et pouvant conduirc à des déceptions»)"'- C'iò sta nuovamen te a
confermare. nel giro d'un trcntennio, un mutamento di principi notevole.
da quando si affermava l'assoluto rispetto per la storia c per tuuc le sue
testimonianze, anche le più 'difettose' (tecnicamente parlando ma. forse
proprio per questo, storicamente ancora più pregnanti c signiticative).
In base a questi diversi criteri Viollet-le-Due restaura l'abside della
cattedrale di Reims: ritrovata l'antica grondaia. ad un livello più basso di
quella eseguita succcssivamcnh:. la ristabilisce c. per evitare problemi di
smaltimento delle acque. decide di rimpill7.zare la galleria piena esistente
con una a giorno, che finisce col togliere alla cattedrale il suo caratteri-
stico aspetto di fortezza, confermato anche dallo spessore dci muri c
delle volte.
Nel 1!>74 il ~uo allievo Millct. incaricato d'intervenire sulla galleria
meridionale. rifiuta di restaurare quella, esistente anche se danneggiata,
del XVI secolo. che giudica di epoca sconveniente, preferendo ricostruire.
sulla h~se di debolissime tracce, quella del XfTI secolo come avrebbe
dovuto essere. Ad un documento di esistenza certo. ma di data7.ione tarda,
ne preferisce uno ipotetico che gli permetta di realizzare la voluta unità di
stile. Le ragioni accampate a difesa dalle critiche sono sempre quelle fatte
proprie degli architetti: la balaustrata del XVI secolo era ' mal costruita'.
l'apparecchio murarìo difettoso. i pilastri troppo gracili.
Sono passati da allora più di cento anni ma la si tuazione spesso si
ripresen ta, ancora oggi, negli stessi tennini; con la scusa di un preoccu-
pante stato conserv;1tivo, s' invoca come toccasana il rifacimento. alle volte
la correzione. meglio se con materiali. tecniche. forme c colorì antichi.
Tenendo prc.~ntc che l'unità di stile postulata dagli architetti del
XIX secolo non si è mai completamente realizzata in nessun antico
edificio (né d iversamen te avrebbe potuto essere. trattandosi di un'astra-
zione) e che l'attrattiva di numerosi monumenti medievali risiede proprio
nella loro ricca stratiticazione storico-formale. è utile riferire anche delle
ricorrenti proteste da parte archeologica in favore dell'integrale difesa

· •· C.E. Vi ollet~LI!.. Ouc, Rupporr nu ('tmliff dit.s lnspecteurs génùaux (/es h/ifirr~t t!iocé-
~ainr. 27 gen1laio U03. ~it. ln Léon. l a vie 1951 , p. 4lt).
122 A vddnuuwnta al rl'~·umm

delle testimonianze del passato: i conflitti si manifestatono soprattutto


fra i 'tecnici', in prcvalen~a architclti. le cui riconosciute competenze ne
assicuravano l'autorità, c gli studi~i. soprattutto quelli locali. risoluti a
difendere il loro dirirto di libera critica c. con esso. i monumenti di cui si
sentivano direlli rcspons<~bili.
A P. Abadie, che risponde sprc=Ultcmcntc alle critiche rivoltegli pt:r
il progetto di trasformozione dt:l castello di Angoult\mc in municipio
( <<L'archéologue ne fait ricn. ne produit ricn. li se contente dc meli re son
veto sur tonte idéc g6nératricc» ), la locale Sodeté orcllt'nlogiquc obietta
g<~rbatamcntc. rammentandogli che gli archeologi si sono intcres.~ati della
salvc?;za dci monumenti ben prima degli architetti. che di questi essi sono
sta ti i primi maestri c che. se una genera,iooe di giovani professionisti è
stata educata a capire (c ad imitare) il medioevo, ciò si deve sempre agli
archeologi. Viollct-le-Duc (1874} accusa Anatolc Lcroy-Bcaulieu. che
criticava i restauri di Évreux. d'essere lo strumento d'una cricca clericale:
questi gli risponde che di lulle le infallibiità quella meno acccllabile è
proprio la ·scientifica·. pretesa guida al ripristino. c che gli architelli
·novatori· farebbero bene a non coltivare risentimento nei confronti degli
archeologi locali i quali. per vocazione e formaLionc. sono ·i più naturali
difensori' dci monumenti.
Sempre a proposito di Évn:ux. il comitato per la con~crvazionc della
cattedrale ( 1875) rammenta i princìpi accolti dalla Commi~~i(m des IIW-
numents historiques. favorevol i alla conservazione e non alla in tro mis-
sione dell'architcllura ·moderna' sulla ·concezione dell'antico ~ rtc,:ricc'
(«Un monumcnt doit è tre conservé. à moins qu'il ne soit iiTéparablc.
Toute réfection dcs panics mauvaises doit ètre faitc dans Ics mémcs
fonncs. sans quc l'architecturc moderne substitue sa conccption à celle
de l'autcur primitif. dénaturc l'ocuvrc qu'il est chargé de conscrver et lui
enlève son caractèrc historiquc,. ). È la stessa tesi s'Ostcouta. sempre nel
1874. da Leroy-Bcaulieu il quale vede ripetersi in architcuura quanto !!ià
era successo nella storia naturale: classifica7Joni. divisioni e formule
accentuale oltre il necessario. sino a creare una sona di tipo ideale. di
arte astraila e teorica alla quale si è tentati di piegare la re;lltà dci
monumenti del passato. Inoltre si tratta di considerare cqui libratamt:ntc
l'aspetto artistico e quello documentario dci manufatti (noi diremmo oggi
l'istanza estetica e quel la storica), per cui le correzioni dei presunti e•Tori
non hanno senso né da un punto di vista oé da ll'altro; sulla base d'un
paragone con i ·monumenti lctternri', come già Didron, conclude che non
si tratta di fare meglio dcgli antichi ma semplicemente di rispettare ciò
che esiste («Or, un monument n'est pas seulemcnt une oeuvre d'art. c'est
un documcot. Excuse-t-on la falsification des monumcnts écrits? tra-t-on.
cn réimprimaot Joinville et Charles d'Orléaos. rcdrcsscr lcurs fautcs ou
leurs incorrcctions cn profitant dcs progrès dc la philologic? La question
n'est pa5 dc fa ire micux. mais dc respecter cc qui cxistc• ).
Sono i ~;momi palesi d'un profondo ripensamcnto, più forte e deciso
in Francia dopo la caduta del Secondo Impero che vide l'apogeo di
R~J/ilU,.{) Sllli'SfiC'"(, ~ Tt'\"Ìl'Q/ 123

Violk:t-lc-Duc. ora vecchio e isolato, potremmo dire superato. come già a


suo tempo G. Va latl icr. D'altra parte i corsi tenuti al la Écolc cles clumes
da Robert dc Lasteyric c, dopo di lui, la Le.fèvre-Pontalis avevano
orientato le nuove generazioni di architetti verso una concezione più
conservativa. avvicinandoli al pun1o di vista degli archeologi. n monu-
mento può costituire una testimonian~a ~torica autentica solo se resta
nello Malo in cui il pa~ato ce l'ha tra;mcsso: è dannoso e illusorio
pr<.:h:ndcrc di rcst ituirlo al suo stato primitivo. Noi abbiamo il dovere di
conservarlo così come ci è pervenuto. rispçtta ndo anche i cambiamen ti
appmtati dalle generazion i successive a qucll;l che l' ha fondato. Da una
parte si sente l'influen~a di Ruskin, dall'altra già vediamo con~olidarsi la
concet.ione del restauro, comunemente detta 'filologica· c ·scientifica'.
che ~adì poi di Hoito c Giovannoni. Si avverte. inoltre. una certa eco dci
progressi tecnici propri del secondo Ottocento per cui la conservazione
integrale della materia e delle forme antiche sembrava poter essere
facilitata dall'impiego progressivo dci metodi di consolidamento diretto,
non implicanti n~ In sostituzione né lo smoutaggio di parti originali".
Comunque, da ruuc le precedenti affcrmazi01li stilistiche sono discesi
rcswuri che. rispettando in tutto o in parte ~-:li assunti teorici di base,
banno segnato nel bene e nel male la storia dci monumenti francesi e.
più generalmente, europei per tutto il secolo. Al di là delle facili critiche
condotte col senno di roi. questa stagione del restauro ha prodotto la
sistematica di ffusione della tutela su lutto il territorio, l'organ i7.zazione di
appo~iti uffici pubblici, l'approfondimento. a scala internaziona le. del
dibattito sulla conscrv;vionc c. soprattullo. numerosissimi interventi cui
dobbiamo la salveua di monumenti in altro modo destinati a sicura
r<wina: edifici certamente modificati cd alterati da un tipo d'intervento
che oggi non possiamo più condividere ma che consideriamo espressione
significativa e feconda della cultu ra dd tempo. contr<Jssegnata. dopo gli
esordi romantici, da un severo positivismo scientifico ed estet ico.
Ciò non togl ie che siano stati compiuti errori ed eccessi i quali sono
stati puntua lmente denunciati c comha1tuti. con l'aggiunta delle crit iche
di chi respingeva il metodo in sé. privilegiando 'lcttcratiamente' cd
·arclu:ologicamente' il minimo intervento (secondo l'esempio dello spe-
rone orientale del Colosseo) o, almeno. la sua chiara distinguibilità
(secondo il modell o dell'Arco di Tito). Ci si rircrisce a Didron (dal 1839),
a Daly..: Jcao niard (11;46), a Leroy-Bcaulicu ( IR74) e, più tardi, a Pau]
llourget (1891) c Anatole France (IR99).
Scrivono Daly c Jcanniard. a proposito del Sai nt-Ouen di Rouen:
«Non separiamo i membri della stessa famiglia: lasciamo l'una accanto
all'altra e sovrappostc tutte le varietà ogivali. esse faranno ancora buona
famiglia col loro antenato romanico". Dimostrando una sincera atten-
zione per la comprescn7.a di più 'stili' del medioevo, sono pronti tuttavia

:? Pcl' le precedenti cilationi v. Léon. La t•ù• 1\)SI. pp. 427-430.


124 A o.:vkùumu·!lto (Il rtt.\tauro

ad aggiungere, quando si tratti di architettura barocca. che il ~martello»


non sarà mai «troppo pcsamc» contro tale «razza degenerata». Mollo più
sensatamente c modcrnamcmc Didron afferma che dopo •cii ripudio dei
matrimoni bastardi del Classico col Gotico, verrà la dissezione delle
diverse epoche del Medioevo in continua variazione. Col principio che
occorre riportare gli anticlù monumenti aUa loro unità primitiva, si
sarebbe foJ7.ati a distruggere la metà del portale di Rcims. i tre quarti del
portale di Saint-Denis, la nave della cattedrale di Mans, il coro cd il
santuario di Saint-Germain-des-Près» c così via.
A. Rarbacci, da cui stiamo citando, ricorda anche le espressioni di
Raymond Rordeaux («Vi sono mali che non ~i debbono gua rire; io
preferisco un buco ad una sconcia toppa al mio vestito», 1!!62) c quelle
dell'archeologo Léo Drouyn a proposito del progellato completamento
della chic~a di Saintc-Croix a Bordeaux ( «POl;l;iamo noi portare una
mano ~acrilega sui nostri vecchi edifici e. col pretesto di restaurare.
acconciarli a modo nostro c seguendo la moda del giorno? Quando si
copiano dci Yecchi manoscriui, si lasciano in bianco le parole che non si
possono le!(l(ere e non si riempiono mai gli spazi vuoti». 1865).
Alcuni decenni più tardi Paul Bourget. in Srn~arions d'/talie, 1891,
scriverà contro la «barbarie» di chi non comprende «che la specie di
vegeta:t:ione di~parata. così aggiunta dai secoli alle prime linee di un
edificio, dà a questo l'aurauiva di una cosa vivente. Degli uomini vi sono
passati, dopo che l'architetto ha costru ito la chiesa ... Un poco della loro
esistenza vi ba lasciato la sua impronta. Mai consentirò a credere che
<.juesta chiesa sarà più conforme al la prima intcn:Gione, quando tale
impronta sarà stata tolta. Ciò che si chiama una restituzione non fa che
introdurre la freddezza della scienza morta nel luogo ove palpitava la vita
... conservare le cose d'arte c di storia come le abbiamo trovate, questo è
il nostro dovere c non quello di tentare delle restitU2ioni arbitrarie e
nefaste. poiché restaurare vuoi dire sempre distruggere ... Mentre Anatole
France nel suo Pirrr~ No<.ière. 1899, scriverà a proposito di Pierrefonds:
«le vecchie pietre. i vecchi testimoni, non sono più là c questo non è più
il castello di Luigi d'Orléans: è la rappresentazione in rilievo e in
grandezza naturale di questo maniero» e altrove. nello stesso romanzo:
«Un tempo. l'architetto demoliva per ringiovanire: oggi, egli demol isce
per invecchiare. Si rimellc il monumento nello stato in cui era all'origine.
Si fa di meglio: lo si rimelle nello stato io cui avrebbe dovuto essere. C'è
da domanda~i se Viollet-le-Duc e i suoi discepoli abbiano accumulato
più rovine in pochi anni, per arte e metodo. di <.juante ne abbiano falle,
per odio o disprezzo, durante molti secoli, i principi ed i popoli, disgustati
dalle vestigia di un passato che sembrava loro barbaro»"'.

Fra i più noli esempi francesi di restauro stilistico ricordiamo. di

" Cit. in Barb:occi. Il rt<laurt> 1956. pp. 50. 52->1: per le slesse al., da Daty a Drouyn. in
francese v. l.éon, l.t1 ,.;, 1951. rispcttivamen1e alle pp. 419. 415-116. 43-1. 405406.
Restauro srlfisnà> e rc!vival 125

Viùllet-le-Duc. l'esecuzione in forme gotiche de lla facciata della catte-


drale di Clermont-Pe rrand. che la città attendeva dal XV secolo, accom -
pagnata da un progetto d' ingra nd imento del la chiesa; nel 1855 c nel 1864
l'architetto presenta due proposte. ma i lavori saram1o avviati solo nel
1867 per essere conclusi. con l'i nnalzamento della seconda j1èche, nel
1884, cinque anni dopo la morte di Viollct-lc-Duc, anche se gli ultimi
ponteggi verran no smontati solo nel 1902. Q ui l'archi tetto ha sognato di
poter real izzare concretamente la 'calledralc ideale degli inizi del XIII 70
secolo' da lui stud iata c accmatamcntc disegnata per essere, più tardi,
pubblicata ne l suo volume Histoire d'un h6te/ de vii/è et d'une cathé<lrale
(Paris IR78), che fa riferi mento all'immaginaria - ma storicamente ben
deli neata - cittìt di Clusy. Invece di tre portali, come quelli aperti da
Lassus e Mil le t nelle facciate delle chiese del Sacré-Coeur e della catte-
drale di Moulins, mantiene un solo portale cen lral.e, consacrato al Cristo
circondato dagli apostoli, con scene del Giudizio finale, c s'ispi ra al
Saint-Urbain di Troycs; il rosone è tratto da quello del transelto meridio-
nale di Chartrcs; le alle finestre geme llate dalla cattedrale di Amiens;
statue c nicchie con pinnacol i a lla base del.le torri sono prese dall a
catted rale el.i Rcims; il grande timpano decorato a crochers e con tre ocu/i
segue quello del Saint-Nicaise, sempre a Reims, mentre le due guglie
raggiungono i 108 metri d'altezza. Nel complesso, nonostante le ri petute
citazioni storiche, si tratta di un'opera profondamente originale e crea-
tiva, tipica della produzione del XIX secolo.
Ricordiamo inoltre i lavori alla Cattedrale di Amiens (1 M9-74. con
un programma, solo parzialmente realizzato, di 'armonizzazione' secondo
il gusto del Xlii secolo e d'isolamento dell'edificio dalle costruzioni in
rovina ad esso adiacenti), al Saint-Just di Narbonne, alla grande sala
sinodale di Sens (I855-66), al Saint-Sernio di Tolosa (soluzione absidale c
torre notare, bifore sul fianco sinistro dell a navata; progetto 1847, lavori
1860-79), alle fortificazioni di Carcassonnc (1853-79) c al castello di 71-76
Pierrefonds, presso Compiègnc per Napoleone III (dal 1857). pi t• rico-
struzione che restauro. Fra quelli dci suoi allievi c seguaci, di Abadic, 77-X2
oltre a lla già citata cattedrale di Angoulcme. la Sain tc-Croix di Bor- 83-AA
deaux, pri mo progetto nel l859; di Denis Darcy, il castello di Vitré nella
Bretagna (da l Jl;73), la chiesa eli Notrc-Dame-des-Prés a Le Mans e
quella di Saint-Denis a Rcùns; eli Pau l Gout l'abbazia di Loc-Dieux
(1885-88) c lavori per molti anni al Mont Sain t-Miche!; di Eugène Millet
la chiesa di Chiìtcl-Montagne (1852-68)'".
lo Inghilterra, ove gli svil uppi sono in parte diversi, prevalgono la
figura dell'architetto Georgc Gi lbert Scoli (il Vecchio, 1811-78), insieme

~ Su V iollct-le-Ouc c la SU<t opc.:ra ~i veda: 1. Tagliavcnti, Viollet-fe .. Duc l' la culntra


archit~llonicotld reviv(l(.\, Bologna 1976; P.M. Aw.as. Eughlc! ~1iolfn.ft•-Duc 1814-1879,
Paris 1979~ Vtou.t:f-Lt:-Duc, (Galcrics nationalcs du Grand l)ill<liS, 19 février-5 mai 1980).
Paris 1980, con numcrosiss:imi contributi; VtOU.J!T-LE-Dnc t il res·1ouro degli ('tlifid in
Prancia. Milano l lJSl .
126 Avviciuamelllo al rcstuun>

con quelle di Auguslus Charlcs (1762-1832) conte di Pugin. emigrato


francese, il quale pubblicò Cathedral Anliquilies (l H14-35. insieme con
John Britton. studioso di antichità mcdicva li inglesi) c soprattutto di
Augustus Welby Northmorc Pugin (1812-52), figlio del precedente. im-
portante non tanto per la profonditit del suo pensiero quanto per l'abilità
nel sollevare l'interesse sui temi trattati, presentando i fatti in maniera
chiara ed efficace. Nel corso del la sua breve vita quest i pubblicò molto
(l'ra cui Contrasts, London 1836. seconda edizione 1841; The True Princi-
ples of Pointed or Chrislian Architecture, London 1841; Gfossary of
Ecc/esia.wical Omamem arzd Furniture, London 1844) cd c.sprcsse una
concezione del restauro degli edifici ecclesiastici come fatto di natma
anche religiosa (che passa in primo luogo attraverso «a restoration of thc
ancient feelings and sentiments>>)·"'. Come architetto egli ebbe pari confi-
denza con il gotico inglese c con quello francese; mantenne contatti con il
conte di Montalembert, scrisse per il Bulle/in archéolo:::ique (1843), fu
menzionato da Didron nel primo volume delle Anna/es archéologiques
(lS44). Questi scambi sono confermati. per parte inglese, dal fatto che il
famoso assioma di Didron (1839) fu tradotto e pubblicato nella rivista
The Ecc!Psiolo:;:ist (V, 1846, p. 59), edita dalla Cambridge CamdeFt So-
ciely, e che in numerose occasioni si discussero i restauri francesi, primo
fra tutti quello di Notre-Dame".
Quanto alle polemiche sui restauri . da un editoriale in The J:;cclesio-
logisl (X. 1850, p. 112) risulta chiaramente la preoccupazione che già
allora si manifestava 'ogni volta che sentiamo del restauro di qualche
chiesa'; in T/te Bui/der (novembre 1871, p. 900) si trova descritto un
restauro-tipo assai simile ad una calcolata distruzione (di parti architetto-
niche, di arredi sacri in legno e marmo, d'antichi intonaci) con aggiuote
improprie (come le ricorrenti coloriture bianche e gialle) tali da rendere
alla fine irriconoscibile la chiesa stessa. la quale appare così ·nuova cd
elegante', come si pensava fosse stata quattro o cinque secoli pri ma
(«This is called 'restoration', i. e. thc church is rcstorcd to what it may be
supposcd to ha ve looked likc four or Jivc ccnturics ago»).
Ncl1819 Thomas Harrison (1744-1&'29) restaurò l'esterno della catte-
drale eli Chester; J. Wyatt, deprecato da A. W. Pugin per l'intervento
m-'12 sulla cattedrale di Hereford, us() il cememo per le nuove ornamentazioni
c nella cattedrale eli Lichfield tale si~tema fu impiegato su tutta la fronte
occidentale; nel 1825-30 Lewis Nockhalls Cottingham ( 1787-1847) re-
93-97 stau rò la t()rre centrale di Rochester e lavorò al Magdalcn College di
Oxforcl c alla cattedrale di St. Alban; Edward Blorc (1789- 1879), che
aveva messo mano nell827 all'abbazia di Westminstcr, a Ripon nel 1829
fece eseguire un nuovo soffitto in cartapesta e così via. Tutti questi
restauri segu ivano il diffuso sistema per cui le più tarde aggiunte dove-

"' A.W.N. Pugin, Contrasr.s, London 1836. p. 43.


··t S. Tschudi-l\tfad~n. Restoration und Anti-Restoration. A study in E11glish restOr(IIÙ)n
plrilosophy, Osto-6ergen-Tr0 n1So 1976. pp. 27-29. 79~'{().
Restauro stilistko <' rcvival 127

vano essere rimosse per ottenere la voluta unità di stile, né si ebbero in


un primo momento speciali reazioni (se si CC(:Cttua forse un pamphfel di
James Savagc c L. N. Cottingham contro la prevista distruzione della
Lady Chapel nella St. Saviour's Church di Southwark, 1832). Effettiva-
mente il restauro, in questo periodo di riscoperta e di entusiasmo per un
solo c ben determinato periodo storico. era concepito come la restitu-
zione dell'edificio al momento in cui era stato creato, allo spirito ed allo
stile secondo cui era stato in origine concepito.
Tale convinzione sembra aver guidato il restaLLro inglese, e non solo
quello, dall'inizio del secolo (in concomitanza con i primi sfor/.i coscitmti
di restauro, sulla base di ragioni, come s'è dello, religiose c storico-
architettoniche) fino alla sua metà; è ciò che in inglese viene eletto il
principle of preference nel restauro, basato sul criterio della più generale,
francese, wzilé de style. Dopo il 1850 cominciano, però, ad emergere
alleggiamenti critici sempre più decisi, volti ad un maggiore rispetto delle
fasi storiche e sostenuti da più sicure conoscenze filologiche. e da più
moderne idee sulle ragioni del conservare.
Queste certamente si rifacevano ad anticipazioni, già menzionate,
risalenti agli inizi del secolo; basti pensare a G. Byron, fieramente
avverso a quella che Ruskin chiamerà restoration mania (1!;54) ed all'at-
teggiamento degl i arch itetti che costruiscono

«Ncw huildings of correctcst conformation


And throw down old, wh ich hc call'd resroraLion»
(l !;20)·".

All'in izio sembrava che i problemi del restauro si potessero identifi-


care con guell i relativi alle normal i riparazioni e che non sussistessero
attenzioni d'ordine teorico c mctodologico né, tantomcno, precise diret-
tive. TI primo a sollevare question i d i principio fu Edwarcl AU!!.UStus
Frceman (Princip/es of Church Res10rarion, 1846; The Preservarion and
Res/Oralion of Ancienr Monumems, 1852) che distinse due tipi eli re-
stauro: uno 'clistruuivo', proprio della pratica antica nella quale la coc-
n:nza ~tilistica non erano considerata c le riparazioni erano condouc in
ossequio alla ·maniera del tempo'; l'altro 'conservativo', mirante a ripro-
dwTe nel restauro i dettagli secondo il loro preciso linguaggio antico,
tanto da far risultare l'edificio restaurato <<in its new state a new facsimi-
le>>. La novità è che a questi due sistemi egli ne aggiunge un terlQ che
definisce 'eclettico', um1 soluzione intermedia che valuta le qualità stoli-
che ed estetiche proptie di ogni monumento sottoposto a restauro. Di
volta in volta la situazione si presenterà io modo diverso; in certi casi.
quindi. basteranno semplici riparazioni, in altri una più meditata riconfi-

" G. Byron, Don Jwm, Canto XVI, Stanza l VIII, ed. 1833, scritto nel 1818 c ss.,
iocornpiuto. cit. in T~chudi-l\·fadsen, Re.worMif)lf 19i6, p. 38 e, per le notizie pre.cedenti.
34-37.
gurazionc c in ahri ancora il primo e il secondo ' tipo' di restauro
andra nno accuratamente combinati.
Freernan appn:zd> il primo intervento operato dalt "rchitetto G.
Scott come restauratore, nel 1840-44. sulla chiesa di s~nta Maria a
Stafford; qu i egl i riportò il tello del coro alla sua aguzza for ma originale
conservando, invece, il claristorio ed il tetto ribassato della navata. Era
proprio l'approccio 'individu~le' e 'mirato' cui Freeman si ri feriva. Se
solo Scoll avesse mantenuto. nella sua attività successiva. la stessa atten-
zione c cura qui dimostrate oggi numerose chiese inglesi apparirebbero
molto diverse d~ come sono e lo stesso dib~ttito sul restauro avrebbe
seguito sviluppi di,•ersi.
Già fra ill84J e il 1854 il reverendo Jolm Louis Pc:tit (IROl-68), ben
preparato sull'architellura medievale francese e discreto acquarellista,
nelle sue pubblicazioni si era trovato a critica re Scott. noo piLt sufficiente-
mente 'conservativo', con argomentazion i di grande ragionevolezza e
individ uando nel comportamento de ll'architetto una sorta di ricorrente
dualismo. In sostanza Petit invocava la conser·vazione dello stato in cui
l'edificio poteva essere stato conosciuto cd ~pprezzato per centinaia
d'anni, anche se non si trattava della configurazione originale.
Nel 1847 G. Scott ebbe il suo pri mo incarico come restauratore di
9S-101 una calledrale, quella di Ely. in izio d na ltmghissima serie (Westminstcr,
102·104 Hereford, Lichfield, Ripon. Salisl,. v) cd anche lì riapparve la sua
caratteristica e sofferta distinzione fra parole c falli, spesso causata da
forzati compromessi di n~tura professionale. Nella sua prima pubblica-
zione, presentata nel J84ll cd edita nel 1850 (A Piea for rhe Faithful
Resrorarion of our 1\ncient Clwrches. London) egli protesta contro il
cosiddetto restauro ( «so-called restoration>>) che sta rovinando tutti gli
esempi autentici (<<ali authcntic cxampiCS>>) delle più umili fonne d'arte
sacra; afferma che come regola ( <<rule>>) dovrebbe valere il conservazioni-
smo ( <<conservatism») c che. nel restaurare, i più gravi danni discendono
dal fare troppo c dal non sapere fermarsi in tempo (<<The great danger in
ali restoration is doing too much; and the great difficulty is to know
where to stop»); nega, infine, che il restauratore possa accorda re un'inde-
bita preferenza ( «unduc preference») ad una data fase ~torica rispetto
alle altre. Né in quel momento Scott poteva aver conosciuto J. Ruskin
né, soprattullo, averne letto I1te Seven Lamps of Architecture che pro-
prio allora veniva scriu.o. La sua sorgente d'ispirazione è certamente J. L
Peti L
Nel 1862, in un incontro presso il Royal lnstitutc of British i\rehi tects
(R.LB.A.), Scott torna sull'argomento ribadendo la pericolosità della
over-restoration, rimarcando l'importanza storica dci monumenti c quella
della più ampia ed approfondita documentazione preliminare. Cita. in
quella occasione, il pensiero di Ruskin sulla necessità della manutenzione
continua, la sola in grado di evita re i rischi del restauro; oppone al
termine reswration., da espungere dal campo tlell'architeuura. quello più
semplice di reparation e natura lmente il più pertinente cof/Servmion;
Rr5tmn·o srilistiro é' r~vrval 129

critica Viollet-le-Duc cd il restauro di Carcassonnc che da ·esemplare


genuino di ciltà medievale' era divenuta, dopo il restauro, un ·modello'
erudito del ' vencrahilc, perduto origina le'.
Per lui le cause di deterioramento si possono divider.: in tre tipi:
naturali, da altera7ioni indotte, da ecces.o;o di restauro ( «Over-rcstoring" ).
per ovviare alle quali prOPQSC un codice di norme che vide la luce nel
1864 (Generai Advice 10 l'rommers o[ lill' Restoration of Ancient Bui/
dings) ad opera del R.T.B.A. cd ebhe un 'edizione ampliata nel l&'l.'\. Non
si trattava di un manifesto di princìpi ma d 'un documento pragmatico
che, ad esempio. si opponeva alla stonacatura delle superfici, raccoman -
dava che la successione delle fasi costru ttive di un antico monumento
fosse la~ciata chiaramente leggibile a vista, sollecitava l'impiego della
fotografia ecc.
Tuttavia. nel wo operare. Scott si allontanò molto dai sani princlpi
che egli stesso prcdic<tva cd in effett i. pur rimanendo sempre protestante.
restò più vicino a Pugin .:d ai suoi ideali architettonico-religiosi eh.: a
Ruskin. col quale si manifestarono anche attriti d'ordine personale. La
sua attività di restauro può dividersi in tr<! gruppi: quello in cui egli era
preoccupato di salv>~re a tuili i costi il monumento cd opcnwa come
ingcgnt:rc-architctto attento alla soluzione dci problemi ·materiali' di
conserva7ionc (St. Alban ·s. sul finire degli anni ·so. cauedrale di Chestcr
e, in parte, di Ripon); quello in cui operava come architeuo ·ricostrutto-
re', sacrificando senza tanti scrupoli le prcesistcn7e (ati esempio, quando
demolì la cappella seicentcsca del Collegio Exctcr di Oxford. per am-
pliare la sua propria casa. o la cappella del 1516 al St. John's College di
Cambridge; o. sempre ad Oxford, quando distrusse la parte orientale
della cattedrale, r isa lente alla prima metà del XIV secolo. per rifarl<1
nello sti le normanno che essa aveva avuto) c applicando i criteri dell'u-
nità di stile. anche se sosteneva il contrario; il ter/.0 gruppo di lavori è
quello propriamente influenzato dal gusto vittoriano (Victorianism). dal
suo horror vacui, da \ I O eccesso di decorntivismo, anche nel n;stauro, con
mescolanza di stili franco-inglesi. eli nuovo c antico nella man iera più
ccleuica. Al di là delle implicazioni prcuamcnte vinorianc. l'aspetto
ancipite dell'attività di Scou sta efficacemente a significare l'aueggia-
mento britan nico. sempre guidato dall'empirismo cd incapace eli affron-
tare in lineH teorctica i problem i del restau ro. per cui è possibile trovare
compresenti. nello stesso ambiente. se non nella stes.~a persona, allora
come oggi, le punte più alte della tutela (basti pensare a tutta la
validissim~ tradizione inglese dt:l la con>crvazione a rudere) c quelle della
più pesante alterazione.
Georgc Edmund Strcet (11!24-Xl). allievo di Scoli, era un altro
fervente rcvivalista gotico; conobbe Ruskin e William Morri; (1834-96) c
frequentò l'ambiente dci pre-raffaclliti. Costruì più di trecento opere (fra
cui, a Roma, la chiesa protestante americana di San Paolo in via Nazio- 105
naie, 11>'73-76. e la chiesa anglicana di Ognissanti in via del Babuino. dal
ISSO) eguagliando quasi il suo maestro e restaurò circa 460 chiese. La sua
130 A vvidmmumtv al re:mmrr'

conoscenza del gotico era tanto approfondita da ingannare lo stesso


Scott. il quale prese una ~ua chiesa per un originale del Trecento: un suo
particolare interesse era costituito dalla policromla medievale. le vere c
proprie coloriture. le ti'Xfllrl's in mauoni, gli intagli di pietre colorate.
Nell'ampliamento della Stcwkley Church, una modesta fabbrica roma·
nica prol ungata abbattendo c ricdificando più avanti la facciata, si preoc-
cupò di ricolloca re ogn i piet ra al suo posto senza che risultas.~c alterato il
colore delle superfici esterne, in modo che ·nessuno avrebbe potuto
capire se fosse stata o no ricostruil<i' la facciata stessa: 110 11 ehbc, però,
scrupoli nel correggere le antiche situazioni difeuose operando come
avrebbe fallo, ne ll e medesime circostanze, l'antico architetto medieva le.
ma sempre 'dopo la più approfondi ta considerazione'. La preferenza pe r
la restituzione integrale elci monumento gli derivava. ancora una volta,
da rinessioni di natura funLionale e religiosa. da lui lt:nutc in gran conto.
e da valutazioni e~tctiche. considerate superiori a quelle di tipo antiqua-
riale e propriamente storico. Con le solite argomentazioni ami -
conservazioniste. precisava che l'intervento deciso serviva comunque a
scongiurare ulteriori danni (Christ Church Cathcdral. Dublino).
Negli as.-;erli teoretici era però contro l'unità di stile che ·obliterava la
storia' cd a favore della stratificazionc storica («Lei thc history of the
fabric. for good or ili. be trca ted as a sacred record - thcrc it is. there let
i t he»)·".
l ra pporti con la r ra ncia sono evidenti. cosi come una ccrtn ammi ra-
zione per Viollet-le- Duc, ma le prime argomentate critiche da parte
inglese a q uel modo di operare vengono proprio da Strecl che nel 1857
parla, senza mezzi termini, di ·grossolana distruzione. cffcuuata sono la
pretesa del restauro' riferendosi a Reims e Laon. private di ogni patina
del tempo («irriverent hands scrape off every weathcr >tain») e riponate
bianche e pulite come se fos.<>ero state appena costruite: in panicolare
Laon appare ·sconicata. ricesellata. pulita c modemizzata · in una ·ma-
niera senza cuore·. Ciononostante Strect non era cieco ai vantaggi che il
sistema centralizzato francese componava rispello a quello localistico
ingle.<;e io cui. alla fine. il clero prendeva ogni iniziativa ed aveva sempre
l'ultima parola.
Neanche i resta uri italiani, gi ustamente, sono risparmiati: il Sa n
Francesco di Bologna 'è stato modernizzato da un moderno mostro
Gotico in una in dcscrivihile abominevole maniera· c il palaJ.zo Sagrcdo a
Venezia è stato into naca to c ritinteggiato fino a distruggerne qu;1si per
intero l'antica hc ll clllA1·".

" A. E. SLn:ct. Mm1<11rS <>f (;MrJ:- lidnnmd Srreet. R.A.. 1.~24-1$$1. Lundon 1888, p.
32. Per Scott c Strcct v. T~udi-Madscn. Restoratifm 1976. pp. 52·61.
.... G. E. Strcct. Dt!~·uurti\.(' rc•stomtion on 1he Comittr.nl. in •The l:!ccle~iologist•, >..'Vln.
1857. pp. 342.. 344 (Rcim). ~a. Venezia)~ Jd_. ArdtiLtcturtl/ not~s m Franu. /,in •'lbc
Ecclesiologist•. XJX. 1858. p. 369 (Laon). Cfr. anch<: Tsclludi-Madscn. R"'ttmlli<m t976.
pp. S().ID.
Rt"Slllurt> .ffili.Uif"O t' rt:VÌ\"itl 131

La diffusione delle 5ue idee in Italia è testimoniata dalla precoce


traduzione (1861) di buona parte del discorso. letto alla «&posil-:ionc di
Architettura» di Londra. in cui confermava la sua personale linea conser-
vativa. Prcm.:s.~o che l'argomento «è uno di quelli sui quali può esser
difficile il dire alcuna cosa di assolutamente nuovo c originale" ma su cui
è necessario comunque intervenire. con chiare:r./.a, perché in talt; campo
«il più leggicro errore» può essere fatale. afferma subito che «il ristauro
di antichi monumenti può facilissimamente. qual si eseguisse troppo
spesso, chiamarsi la loro disrruzionr. Nostro primo dovere è di essere con
giustezza conservat ori sempre e dovLmquc noi abbiamo a che fare con
qualcosa di antico. Non conservatori nel senso d'innalzare una copia
11uova di un'opera an tica. come ora si fa a Santa Maria Maddalena di
Taunton, ma con~crvatori nel senso molto più vero di mantenere la
vecchia opera nel suo vecchio posto, colle sue vecchie tinte. le >uc
vecchie macchie. dovute al tempo. ed ai suoi licheni. cd anche i suoi
vecchi difetti». Segue una critica alle posizioni di restauro fondate sull'u-
nità di stile, che comporterebbero la distruzione a freddo della maggior
parte dei monum.:nti. come il coro di Lincoln c le navate di Peterbo-
rough o Ely che non sono in «perfetto stile ogivale».
ln questa «Stravagante ... maniera di vedere>> la sola «Ombra di
verità» sta nel fatto che .:ssa si basa <<senza dubbio su un'<Jccurata
investigazione del genere di cost ruzioni adottato dai nostri predecessori.
e con esatta imi1<11,ionc del loro modo d i pensa re e di agire».
T re sono le maniere del restauro «distruttivo». «La prima vorrebbe
gettar giù c ricostrurre in nuovo stile; la seconda gettar giù c ricdificarc
nello stesso sti le: la tert.a vorrebbe neua rc c raschiare ogn i pietra d'un
muro finché il tullo acquistasse scmbianzc di esser nuovo». Ta le prassi è
«ricca di grand i c sfacciati esempi ... da potcrsi vedere sul ContinentC>t,
ma non assenti nella stessa Inghilterra, per esempio a Salisbury e a
Lichficld (lavori degli anni 1788-95) per colpa di James Wyatt. Quanto
alla tcr7.a ·maniera·. altrettanto dannosa anche se meno con~idcrata. essa
appare nelle facciate occidentali di Uncoln e Wiochcstcr. Nella prima.
«non contenti di riparare i difetti, si trasportò ilncuare. lo scalpellare. il
grauarc su tutto il restante dell'edifizio. in modo da farlo diventare
uniforme» senza rendersi conto di alterarlo nelle «vecchie tinte», nei
«profili» c nelle «propor?.ion i delle modanature» antiche; ne lla seconda
fu distrutla «la principale bellezza del vecchio edifizio», il >Uo «colorito>>,
con una scalpcllatura inutile, perché la pietra si trovava «in buona
condizione>>, oltre che dan nosa anche per il fatto d'aver così reso <<la sua
futura decadenza più probabile e più rapida».
Al restauro 'distruttivo' dovrà sostittiirsi quello che può C>Scrc «a
buon dirillo chiamato conservativo». convinti cbe «l'evidcn:t.a dell'anti-
chità è una cosa della quale. sopra ogni altra. bisogna fare gran conto».
Esso richiederà una grande accuratezza esecutiva c uo controllo dircllo
del lavoro delle macstraruc; l'uso delle tecniche tradizionali ma ancbc
quello «d'ingegnose invenzioni. come malta annerita. o giunture rigate»;
132 A v\•idnamtmto al r~mr()

la preferenza accordata alle semplici puntd laturc e alle riparazioni ri-


spetto ai ri facimenti; la salvaguardia tlcgli antichi materiali. tino alla
singola pietra, da contrassegnare «com'essa stava collocata» e da «rimet-
tersi al suo stesso postO».
Si tralla ccnamente di raccomandazioni che risentono dell'influsso
auti-restauro di J. Ruskin ma che sono intese. con un sottile scarto logico.
anche come utili a condurre «ricostruzioni nuove in imitazione di vecchi
fabbricati», ovc tale imitazione è spinta fino alla ~imulazione dci •egni
tle ll 'invccch iamento (da qui il riferimento alla «malta annerita» o alle
<<giunture riga te»); un misto di conservazionismo. quind i. c di tutela
romantica dci valori pittorici introdotti sui monumenti dal tempo. che sta
proprio a souolinearc il pragmatismo onnicomprcn:.ivo c spesso contrad-
diuorio della sempre inrcrcs.~ante riflessione britannica.
Trauando di dcuagli c parlicolari decorativi cd architettonici. per i
quali Street si rifà agli stessi princìpi, ricorda il caso del restauro d'una
fi nestra. con vetrate, da lui condotto nel Berkshire; le lacune ven nero
reinte!(ratc con vetri piombati <<d ipinti di colore opuco». una sorta d'anti-
cipazione della moderna 'tinta neutra'. li <<risultato si fu che con piccola
spesa» si ebbe «la vecchia opera, e nulla più. permanentemente preser-
vata, con nulla di congenuralc•. accompagnata da «effettO» gradevole.
difficilmente prcvedibile.
Il saggio si chiude con un invito a curare la formazione specialistica d i
architetti c maestranze e con un altro, quanto mai attuale, a favorire
l'affidamento delle opere piu ttosto «a mast ri muratori speciali per una
moderata parte d'affari, che a grantli costrullori, che raramente vedono
da per s.! ste~si le opere che fanno eseguire. e che non trovano il valore
del loro tempo ad entrare in quelle rninu:r.ie alle quali ogni ristauratorc di
un antico edifizio è obbligato di attendere»''.
Nel resto dell'Europa il verbo ·~ti listico' si diffuse rapidamente diven-
ta ndo la linea prevalente, se non l'unica. per moltissimi anni. Esso subirà
r alla eco del pensiero di J. Ruskin e W. Morris. poi delle più moderne
concezioni scientifiche e filolo~cbe del restauro, codificate nelle carte
internazionali del rc.5tauro di Atene (1931) c di Venezia (1964). Residuo
del passato tale concezione sembrava. a metà del nostro secolo. giunta al
suo tcrmim:. ma così non è stato. poiché la mcnt<tlità stilistica e ripristina-
loria è tullora viva cd operante in quasi tuili i pac~i extra-europei, oltre
che in buon<~ pa rte dell'Europa centro-settentrionale. mentre tende a
ripresen tarsi in forme nuove c speciose anche in t )uclla meri diona le, che
per prima l'aveva rigcuata.

L'Italia contempla sviluppi in questo senso soprattutto nel secondo

'' R. Pnreto. Sul ristaunJ dt:Kii mwdu fabbricali. in «(ìit)rnalc dçlfingegncrc..architeuo


ed agronomo•. IX. 1~6t, 9-lO, pp. 1>26·635: la tr~•dn>.ionc del M(!!l.ÌO dì G . E. St •·cct (<l~
,;rh e C'iv il !Zngineer•) prende le pp. 626-634. abbiam" cirato dalle pp. 626·629. 63 1, 632.
634.
72

73 74

l• • ~\~j" ·":'.l ...-~-:;.!­

!"' 1\

72) Garcassonnc, la lizza. nel doppio giro di mura restaurate Eugcno Vìolfot.Jo-Duc 1814-1879, C.N.M.H.S .• Parigi 1979,
(foto Roranl 1992). tav. 40).
73) Carcassonne, Porte Narbonnaise. facciata esterna, PfO· 7 4) Carcassonne. la Porte Narbonnaisc nel suo stato attua~
getto di restauro, VtOIIGNe·Ouc. circa 1850 (da P.M. Auzas, fc (foto Fioroni 1992).
75

75) Carcas.sol'-· 76
no. cinta mura-
ria esterna. 18a
1orro. detta ·de
la Vade- o '"du
Papcgay'", pro-
getto di rcstatt-
ro. VtOIIeHe-Duc
1853 (da Viollei-
Jo-Duc. Cento-
Miro 1979, tav
IV, p. 70).

76) Carcassoo-
ne. 1orrc del ca-
stello restaurata
ripristinando le
strutture ligne-e,
spesso di natura
sohan~o provv•-
soria (foto C.N.
M . H.S.~

77) Pierre!oods (OisG), le ro\Ono del castello \Oste dal lato


octtontrionale, loto del 1855 (da ViQ/Iel-lo-Duc 1980. p. 131 ).

78) Pierrefoods. il castello visto da nord·ovost, dopo i re·


Staun (foto C.N.M.H.S )

79) Pierrelonds.la grande sala al pMio piano rostaur.ua (loto


C.N.M.H.S.). -

80) Pierrefonds, la CapP<JIIa restaurata, oslerno (loto C.N.


M.H.S.).
81

82

81) Picrrcfonds, cas1ello, progeuo do sostemaziooo della fac- 82) Picrrofonds, prOSpetto sud-ovest. progetto d• restauro.
ciata della cappella e del corti lo, ponna o acquerello su li· arcnrtetti ViolleHe-Ouc e Ouradou.
lievo litografatO. L. WyQanowsky o M. 0\lradou da Viollet4e- Si tratta. ormai, più d'un raffinato esercizio di composizione
Due, 1866 (da V/01/ot-lo·Duc o il rostnuro 1881, lig. 63, p. in stile che dj vero c proprio 'restauro stilistico' (foto C.N.
63). M.H.S.).
87

83) Angou1ème, catte<*'ale. lacc.ata pmna dat restaun


ottooentosdli (da "les monurnents hOOonquesde la France".
numGfO fuon sona. Les restauraoons lrançaiscs et la Cha.tte 87) Sailtc.()roix. progono dr restauro realiZZato. archlteno
de v..,.... 1977). Aba<fJO. ncwembro 1862 (da Vro/lei-1<>-Duc 1980. fog. 195, p.
84)Angou~me. canodralo. lacerata oopo o restaun di P.
141).
Abodlo (loto FIOrano1992).
88) Saintc~CrolX. progotto non reahnato di restauro della
~)Bordeaux, Sa1n1e-Croix, lacciata prima dci restauri, fo1o- facciata, archilelto P. Abad•e. OllObre 1859 (rbidem, fig. 194,
gralla del 1851 (da "Les monuments historiques".l977). p. 141).
91

HorotOfd. La CattedrdJe allo staJo semttodemiO, in uoo htograha successiVa aJ


;zelo ~la faoe>ata nel 1786 e prooedomo o restoun d J Wyan (f<11 XVIII e XIX
- ) , L N ColllnghamcG.G. SccU (dala meta~ XIX sec.) chodoadoroallnler-
la conl.gurarone alluale (fOIO Brobul'f Hcuso Gaflery. Herefor<lsho·e)

90) Horvfo•d Calledtale.la navata oon-


nel &uo Slalo anua.lc: vista sulla
ccntrofacciata (foto Frosini).

1) Horoford, Cattedrale, particolare


Iella torro ccntmle con le parb lapide&
1 rocontc sostituite seoortdo cnteri as·
IOiutamonto m1mellci {foto Frosini}.

92) Hcroford. Cattedrale, la faccoala


ooc'dentale ncosttu1ta dall:arch. John
Oldtld Scon, llgllo di G.G. Scon il Vec-
ohlo, fro ol 1904 c 11 1906 (loto Frosrni).

93) Rochcstcr, Cattedrale. la Slampa


diJ. Coney. 1816, mostra la !acciaia c
ta grande torre sul transetto nel modo
nc:uolu ncoSlruila nol1749.1n 1acaa1a <a nel 1763 (da RochcslcrCa.thedf31, P<ll<on, Londra 1970. p. 10).
ponnaoolo do dcslta è una riccslruz.o-
ne. nsalcnlc al XV secolo. cf quefiO più 94) Rochoslot. canodmle.ln quesaa immag.ne poù recen~e la IOITO pnnapafe ap-
aNJCO: le due toni laterah furono aaglia· pam I'ICOSIIU!la secondo i progetto delfatehilotro LN Conlllgham. 1830. che le
re ad abbassate per ragioni cfi sicurez· d ede fom>e goiiCheggianti ma eliminò la gugia (Ibidem. p, 10).
95 ) Floehostcr, Cauoctrolo. stato onu atc . La torro p rincipale
ha ciacquistato la sua guglta e le totri di facciata, come il
pint~acokl di sin•strn, sono shlto rialzate e riportate alta toco
'forma orig1natc'. CiOs- devo in pal'te aJ ccstauro condotto nel
1883 da J.L Pearson od in pane ad altn lavori conclusisi nel
1904 (ib;aem, lotocolor do copertina).

96) St. Albafl. Canodrale. lacdaia Ne! 1832 la parete co-


rrinciò a dar scgrv di codomento e noi 1856 ne fu avviato il
restauro. La lolografia ~luStra la ~ prima dei lavori
(da S. Tschudi-Ma<Jsen. Res«>mtiofl and Anti-Rcstoratiofl,
Universite\Sio<lagol Qslo-Bcrgen-Tromso 1976,1av. XIV).

97) St. Alban, Cattodralo. f<>CCiata. G. Gilbert Scon il v ec-


chio avviò accurati restauri nogti annt 1856-n: Edm und
Beckctt fi continuò e la raociato occidentale, come la vedia·
mo, è completamento opera sua (ibidem. tav. XV).

98) Londra. Weslmlnstcr, Chaptot liouse dopo i restal.lri di


G.G. Soott (foto Varagnoll).
99) Wcstmir1stor, la chiusu ra verso la navata del coro, ese·
guitada E. Blore nel1833-34 1ngtooondo parti d cl Xlii secolo
e due monumonti del XVIII socolo (da Westmk>ster Abbey,
Pilkin . l ondra 1971, p. 6)

100) Westminster, vedUta verso ovest de! coro. Distrulli ne!


1775 gi stalli dol Xlii secolO. quelh anuali sono Q!>Cra di E.
Blore. 1647 (- . p. 7).

101) wcs:mons~..-. raJtare principale e to scllennO di separa-


zione do! Santuano dalla retrosoante cappella di S. Edoardo.
La sistemazione. che of1910b8 atoune parto del XV secolo. si
100

dovo n G.G. S<:on, 1S67. Il pçtvimento antistante l'altare. parz6almcnte nascosto


dal Ulppeto, proviene da Romn e risale al1268 (oòidem, p. 10).

10?) Satisbury, cattedrale, l'interno della navata. verso est, in una veduta del1754.
Il pulpito in stiJc 'Early English' venne rimosso da Jarnes Wyatt nel 1789 ed ora si
uovo In Australia (da G. Cobb. Engli$1> Cathedrals. The Forgotten Centun'es.
ThDolleS and Hudson, Lonòca 1980, fig. 185).

103) SaJisbury. C~.lttcdralc, la navata verso est, in una vista del 1865 circa, con il
fondale di Wyall, che sarebbe stato rimosso poclli anni dopo da G.G. Scott (oòidom.
fog 188).
104) Sahst>ury, Cattedrale, la navata verso est. stato attuale dopo l'ultonoro rimo-
zione (1959-63) del fondale applicato da Scon in soshtu>ione di quello doWyatt
(oòKicm, fig. 188).

104
105 108

106

IlO

!01

105) Roma. S. POOIO in via NaziOMio, an:h. G.E. Slroot 1873- 108) Firenze. S. Croce. la facdala ~uta on una loto-
76. facaat:l (loto Foorani 1995). grafia precedente i reslaun otloccntcschi (lbld. fig. 9. p. 271 ).

106) M lano. S Babila. la faecoala seicen!esca prima de; re- 109) S. Croce, ratruaJe facciata, arch N. Matas, 1857·63
Siauri dot soc:olo soorso (da A. Barbaccl. Il restauro del mo- (da Tesori <fMe crfsbatt8. 52. 1967, p. 311).
numontlin lll!lr3.t. P. S .. Roma 1956. fig. 118. p. 326).
110) Firenz.e. S. Mana dot Foore, ta faocìata, arei!. E. dc Fabrls.
107) S. &bila, la faCCia1a •n stile romanico k>mbardo. frutto 1876.-87, e l'antico campanile (da Batbc:tccalltDstnuro 1956,
dal restauri (1/>Jdem, ftg 11 9. p. 3?6). fig. 115, p. 324),
Nf':!>Iiiurt> .uiliwico e rr,·iw1l 133

011occnto anche se, per quanto concerne la dottrina. emerge anticipa-


trice la figura di Carlo Ca11aneo e, con lui. il ruolo della rivista •<Il
Politecnico», sin dal primo edilOriale del gennaio 1839, Dl'l Ri11l111ro di
alwni edifici in Milano. Vi si può leggere un precoce wntativo di
riconoscere la «supremazia del dato storico su quello estetico». per cui
nessun <<intervento selcttivo. né tantomento 'artistico'. era condivi~ibi lc».
ma al tempo stesso l'elogio d'esempi concreti di ripristino''.
Po~iamo ricordare, fr;~ i completamenti 'in stile ·. a Firenze, la nuova
l'accia l a di Santa Croce ( l l-157-63) allribuita per concorso all'architetto 108- 1 1~1
Nicolò Matas (179fl-1872). successivamente alla costruzione ( 1842-44) (h;l
campanile goticizzante di Gaetano Baccani (1792- 1R67), restauratore nel
IR60 del San Loren7.o"; quella di Santa Maria del Fiore (1876-87). 110
affidata all'architetto Em ilio dc Fabris (1808-83) in seguito al concorso
vinto nel 1868 c da lui condotta, con vicende segnate dalla lunga disputa
sulla tipologia tricuspidata o monocuspidata. quella infine prescclta, sino
alla morte per essere poi ripresa dall'architetto Luigi Del Moro
(1845-97); infine i palaui Gondi ( 11>74) e Medici Riccardi (restauro e
ampliamento nella seconda metà del secolo).
C'irca la liberazione d'a ntiche chiese medievali dalle aggiunte c tra-
sformazioni barocche, considerate prive di qualunque valore. abbiamo o
Milano un 'ampia casistica: nel 1857 furono avviati i lavori intesi a
riportare il Sant'Ambrogio alle sue forme medieva li (arch iteui Bisi.
Brocca. F. von Sclunidt. poi (;. Pcstaga lli) c nel lSl-19 ve nne sopraelcvato
il campanile dci C<mon ici. completato stilisticamcnte dal 1-<mdri ani; C'arlo
Maciachini (1818-88), l'architcllu del cimitero monumentalc, ripristinò
San Simpliciano (1870), Sant'Eustorgio (1871). San Marco (1871), la
facciata di Santa Maria del Ca rmine (1880) c . a Trieste, il S;mto Spiri-
dione (1860-68. in stile bizantino), sostituendo spesso le parti rimosse o
perdute con interpretazioni di fantasia; Paolo Cesa-Bianchi c C Nava
liberarono c restaurarono gli interni c rimossero la facciata barocca che
Aurelio TrC7.7.i aveva sovrapposto. nel 16<». alla chiesa di San Babìla Jtlf>-107
rcinveutandone, quasi completamente. una romanica (lavori avviati nel
1883 c completati nel 1905)"'; ne l 1885 c nel lll&'l si svolse. in due gradì. il
concorso per la facciata del Duomo. vinto dal progeuo. non realiuato. di
G iuseppe Brenta no ( ll-162-1\9). A Corno l'interven to sulla basilica di
San t'A bbondio. solto la direzione di don Serafino J3alestra (dal 1863), i;
un'applicazione decisa del metodo 'indullivo', di derivazione franccs.;.
implicante la distruzione delle aggiu nte e la riscopcrta delle prc~unte
'forme originarie'; criteri analoghi di 'adeguamento stilistico' guidano il

"~· G. J'. Treccani, Qut"stitmi t/i •pllld mo,wm~ntÌit. Tutt'la t: rtttnurh 11 Hr~Mm
(1859-11>'91). Milano 1~. pp. 120-121.
"' Si veda SAt.TA Caoct.. nt>//'S()(), c.wrdmamento scicntiftoo di Pietro Rusch•. Firen7..c
1986. con oumcrc:):)-i comrihuti, anche ~ur C..'lmpanile e $\IJia facciata.
"' Cfr. A. Giuliani. Hl'staurt rmltmt"Ti tic/ KWI<J XX. Sclrt>dl! aemplifiroti•'t. in Il
u .srAVRO architt'lltmirh. Milano 1961. pp. lZCJ. 132.
134 A v•·i<:ùumN:ntO al rcsumro

restauro del San Carpoforo (con lunghi lavori dal1864 al 1909) e, sempre
a Como, quello del San Fedele (dal 1867)"'. A Brescia, la relazione
dell 'architetto G iuseppe Conti per i previsti lavo1i di restauro al Palazzo
della Loggia, redatta nel 1863, ci mostra una chiara adesione a princìpi
francesi (<<di non alterare il concetto o riginale e di riprodurre le parti
offese o mancanti con identiche misure, proporzioni e forme, imitando il
carattere, la maniera e il gusto locale dello sti le, come il meccanismo del
lavoro, da eseguirsi con material i simili , a l fine di ottenere che la nuova
opera eli restauro non si possa distinguere dal l'antica esistente») anche
nelle conseguenti attenzioni ma nutentive (<<impedire alle acque pluvia li
di penetrare tra le commettiture delle pietre per evitare nuovi guasti>>)'".
Alfredo d'Andrade (1S39-1915), direttore dell'Ufficio Regionale per
la Conservazione dei Monumenti del Piemonte e della Liguria. condusse
111 molti restauri fra cui quello del castello di Fenis in Val d'Aosta, g,ià in
rovina c da lui rinnovato q uasi in ogni sua parte e l'altro della Sagra di
San Michck in Valle ùi Susa; a Torino, quello di Palazzo Madama, della
112 porta Palatina c la costruzione del 'borgo mcclicvalc' nel Parco del
Valentino, per l'esposizione del 1884: a Genova la liberazione della Porta
113 Soprana c la sistemazione del San Donato. con aggiunte (protiro, rag-
gicra del rosone di facciata) ispirate a monumenti analoghi. Anche il
conte Edoardo Arborio Mella (1808-84), studioso d'architettura medie-
vale e professionista dilettante (operava infaui gratuitamente e, di regola,
a favore d'istiLUzioni religiose calloliche), formatosi con un cammino di
studi personale, comprendente una conoscenza approfondita e dirella del
mondo artistico mediterraneo ed e uropeo, in specie tedesco, rappresenta
un personaggio meritevole d'auenzione. Suo è il restauro del duomo di
Alba (dal 1864-65 al 1878), una grande restituzione stilistica condoua
fino a lla minuta decorazione, come anche d.i quelli di Casale Monferrato
(1857-61, facciata 1872) e di Vercelli (1871-72), con interventi di ·puli-
tura' stilistica, spesso di correzione delle asimmetrie ma anche con
l'impiego di tecniche attuali, quando queste servivano a migliorare la
funzionalità dell'edificio (infissi in ferro studiati per l'eliminazione del-
l'acqua di condensa, ghiere in ghisa per la ventilazione delle volte). Su
questo punto, c non certo sulle «tendenze ricostruttive», c'è contrasto
con il d' Andrade il quale <<nega soprattutto l'uso di tecniche edilizie
povere, ricercando sempre materia li autentici e perfettamente simili agli
originali, verso il recupero di metodi costruttivi arcaici»••.
Fedc1ico Berchet ( 1830-1909) a Venezia restaura o, meglio. ricostruì-

~ Cfr. G. Guarjsco. Nom(mù:o, ww stik per il rt•.wauro. f~·auività di tweft, a Coma


1860-1915, Milano 19'.12. pp. 137-172.
..., U1la copia dcll:t Rclnziour di G. Conii, dalata 14 ouobrc 1863. è conservata in ASBs.
Comune di Brescia) ruhrict~ XVUI, 5!2a, l pMre; per le citazioni e runa la queMione v.
Trcccani, Qm•stioni 1988. pp. 37-52, in specie p. 42.
1
·• F. Morga.otini. Fdoardo Arborio Mella restauratore (1808 .. /884). Milano 1988, p. 61.
Su ò'Andradc v.: A.LF.R.noo o•ANoRAOE. wu:la e restauro, catalogo della mostra a cura di
Maria Gratia C<:rri~ Daniela Biaocolini Fca. Liliaua PilLarello. firenze 1981.
Resuwro stilistico r revivlll 135

sce (lll62-'JO) il Fondaco dci Turchi, risalente forse al XITI secolo·': a 114-115
Murano s'interviene, fra il 1851! c il HP3, sulla chiesa dci Santi Maria e
Donato, del Xli secolo (T. Meduna, A. Forcell in i, G. D. Malvczzi). 164
A Bologna Alfonso Rubbian i (IS4i!-1 913) interviene pesantemcme
sul San Francesco (c sulle 'tombe dei glossatori', ISI!6-1913), nel Palazzo
della Mercanzia, nei palazzi di Re Enzo, dei Notari c del Podestà'-'; nel 116-119
1894 Raffaello Faccioli, direttore dell'Ufficio Regiona le per la Conserva-
zione dei Monumenti de ll'Emilia, progetta il restauro della facciata di
San Domenico (a seguito della demolizione, effettuatll nel 1874, della
facciata e del portico settecenteschi) ma questo è condotto a term ine, con
alcune varianti, dal Rubbiani nel 1909. Lo stesso Faccioli ebbe ad occu-
pan;i, io quegli anni, del restauro del Duomo di Modena; «fedele ai
principi del restau ro stilistico» si trovò in polemica, ad esempio, con
l'avvocato Tommaso Samlonnini il q uale proponeva d'integrare due leoni
mutili documentando <<Con rigore filologico le aggiunte ... limitate al
rifacimento delle zampe anterio ri», mentre il Faccioli insisteva per una
più complct~ reintegrazione".
T rattamenti ana logh i subiscono i palazzi Spannocchi (facciate,
1877-82) e Salimbeni (facciata pri ncipale c cortile, 1871-82) ad opera
dell'arch. GiLL~eppe Partini ( lll42-95) a Siena: a Orvieto, il Palazzo del 120-121
Popolo, risalente al Xlii secolo c molto manomesso, viene rei ntegrato
(1898-99) da Giuseppe Sacconi (1854-1905, l'au tore del monumento na-
zionale a Vittorio Emanuele Il in Roma, ma anche Sovrintendente ai
Monumenti del Piceno e deii'Um bria) sulla guida, non sempre certa,
degli elementi superstiti; a Roma, Santa Maria in Cosmedin (1892-99) è 122-125
ugualmente ' liberata' e reintegrata, anche se qui l'at.teggiamcnto dell'ar-
chitetto Giovanni Battista Giovenale (1849-1934), non d iversamente da
quello di Sacconi ma con maggiore attenzione fi lo logica, sembra piutto-
sto di restauro 'storico' che 'stilistico', mirando a restituire, in base ai
risultati di un 'a tte nta ricerca storico-documentaria, il monumento non
come avrebbe dovuto essere ma come. in effetti, si era presentato ad una
certa data c precisamente il giorno della riconsacrazione del suo altare
maggiore. dopo ampi lavori, nel 1123".

•! Per notizie .sul rcsLnuro c bibliografia v. E. Vassallo. Materiali p(?r il prog~mo tli
restauro COILtrrvmivo del Fondaco dri Turchi a Vent!zin, in Rr...,"TAURO tnl meumro1fosi l!
te<>ri", a CLifa d i S. Casiello. Nap<>li 1992, pp. 203-238.
~.~ Su l~ubbiani si v. O. Mazzci, Al/cmsu Rubbùmi. La ma.w~hem c il volto della ciuà.
Halogua hcrl9 1913. con introduzione: di Marco Dczzi Bardcschi. Bo1ogrHl 1979; Al r:oNso
4

Uubbùmi: i veri e i }(lisi storici. a cura di Franco Solmi c Mtlrc(l De7.7,i Bardeschi. Bologn~i
19Sl; ALfONSO Rubbùmi e la ctdtttrtl del restauro 1tc>l suo rempo (1880-1915). a cur~-t <.li
Liviu Be:rtclli c O tcllo Mazzci, Milano 1 9~6, che raccoglie. ft•a l'altro. <:ontri~ulj. oJtrc che
sull'Emilia c Romagna, anche sul Piemo11re e l~ Tosca.n a.
~ Cfr. ('. Acidiui Luchinat - L Scrchia, /1 Duomo di M<>dc:no d~tl 1875 td 1937, io
ALFONSO Rubbimri 1986, pp. 299-309, in specie 302-303.
"' L Harelli, 1/.A~·sot·ùnhme Artislica ji-a i Cultori di Archiccuura ed il resuwro di S.
1

Maria in Co~·tm:t.lilt, in «BOUCJ.niuo dd Ccniio di S ludi per la Storia dell'A rchitettura».


l~JO. 36 (Alli del seminario inwrnazionale «L "Assadaziam.· Artisli<Xt tra i Cultod tU
Ardlitellura e Gustavo G"i0\1flllllOHi», Romtl, 19-20 Novembre 1987). pp.l09-Ul (•Si sentì
136 A '"''irinnm~lflfJ al rt:stouro

Nell'Italia merid iona le abbiamo i restauri, i 'migl ioramenti' cd i


completamellli st ilistici, per lo più attuati a danno di precedenti sistema-
zioni barocche. di Federico Travagl ini (1814-93) (Sant'El igio, San Dome-
nico Maggiore, IR50-53. San Giovanni Battista delle Monache, 1858. a
Napoli; Duomo di Troia ed anche il restauro ·archeologico· della Casa
del Fauno a Pompei. in collaborazione. nel 1S55. ove rimosse finanche le
stesse aggiunte antiche, conseguenti al terremoto che aveva preceduto di
qualche anno l'eruzione del Vesuvio). di Errico Alvino {IS09-76) (fac-
126- 127 ciata del Duomo di Na poli, 1!\76- 1905) c facciata del Duomo di Amalfi
(crollo parziale 1861, progetto 1871, primi lavori 1872-76, ulteriori lavori
c completamenlo. dopo la morte deii'Alvino. negli anni 1&;()-9 1 ad opera
di ·Guglielmo Raimondi) e molti altri interventi nell'ultimo periodo
borbonico e nei prùni decenni del Regno d'Italia"'.
A Palermo la chiesetta di San \ataldo, del Xll secolo, è liberata al
12/t suo interno c rinnovata esternamente nel 1884 da Giuseppe Pa!ricolo
( 1!\33-1905) come anche la ch iesa della Santissima Trinità di Delia ( IRRO)
mentre, ancora nel nostro secolo. risponderanno ai criteri deU'unità di
stil e gli intcrvcnli sul Duomo di Messina (1919-1920) come altri a Ferrara
(Palazzo Comunale. 1924, arch. V. Bor/.ani). Bergamo (1926-27) Piaccn7.a
e. sempre per il Duomo. a Milano".
Il resto dell'Europa tendcrit ad allinearsi sulle poSi'lioni stilistichc di
origi ne francese, dalla Spagna ai paesi di lingua tedesca, con restauri c
complctamenli come quello, rimaslo alla fase di progetto. di August
Essenwein (Hl31-92) per il Duomo di San Vigilio a Trento o il lungo

J>t!CÒ la n<..-c~it!t di un pesante compromcs.'iO a danno dell'unità stilbtica: per non


na~condere le in(ormaJjoni preziose sulla ~torw della chi«;s:1, che le muraturc mt."SSC a
nudo avevano nvclato. si deci~ di non rcintunacar~ le n:.watellc. lu taJ ~nso il rcslauro.
piu cbc di rkOl>trutione dell'ambiente si stu·chhc infine tradotto in restituzione d i un'im-
mnginc t.) parvCnZ\1 Lli c:-.so perc<:pibile come una sccnografio dt~ l solo punto di vistn

privilegialo dcll'inA,rf..!Sl>O ... Il risul1ato rinal~ di q ucstj cumpron1c~~i i! che, a prima visi;)
cnlrondo, or,gi. in S. Miiri;;t in Cosmcdin. l'lrnerno ci appare t'OOll! il frutto di una
cooéc;?'jone gcncr:tlc c.h.:l ~1aum mollo più modema di quanto in rca1là sia, come un:•
cocrcolc applica7.ionc dci principi scil!ntitici c filologici ·~·•· p. Ili).
... Su qu~l'uhimo nrgomeoto ~i vcd<tno @,li accc::nni in S. C:.sicllo. Rt'Sitwri a Napoli n~i
primi dec~nni d~l "9()(), in •Restauro. Qundcmi di restauro dei monumenti e di urbanh.tiea
de1 centri antichi•. Xli. 1983. 68-69, pp. 9.. 12 cd il volume, ricco di nuove ~~~~quio;i:?ioni
crilico-documcntnric, ùi (j. Fiengo, Il /)uomo tli Amalfi. Restauro ottocemescu riPifa
farciata. Amt~lfi 11.)91. P..:r pi\1 ampi riferimenti cfr. I.A P:\R,\IiOI.A 1/t!l rt'J'flmrn srilisrico m·lla
riletmra di S('/f(• rml ('JHhlematici. H cura di G iuM:ppe Picngo, A •'ncc.lco Uellini, Stefano
l)ella Torre. Mil!lno 1994. da cui. fra J'al1ro. risulta documentato w1 _ru~aggior 'ri!torc'
:,lorioo di AJvino ri$pello a Trava1!,1ini.
"" Abbiamo SCitUIIO: Perogalli. Mtmwnrmi 1954. pp. 52-55: Barbacci. Il r.-.sumro 1950.
pp. 2l!-29. 36-39. 59-62: Ceschi. T<orio 1'110. pp. 93-103.
Per ranività di rc'tauro in Sicilia c ~pec:i:tlmentc a Palermo \. F. Tomasclli. Il rimmo
dei Nornuumi. / 1rowgonisti ed imerpr~ri tld resumro dei monumenti a Pa/emw m•/111
seconda meuì drii'Ouocenw. Rotll:.'l 1994 (per cri1iche :.Ile tesi (.li C. Doito da part..: di
Achille Patrioolo. nnchc in difc!'m dc ll'c')l')~rato del p;;adre C:iuscppt;. :,i veda110 le pp.
L86- 1%) e A . Maniaci. t'afrrmo capita/t· uornwmw. Il n•sumro tra memorUt e no.\ltllf.:itl
dall'Oilocrnw al Pùm<t t>artirolar('KJ{iato l::s<'('utlvo, Palcnno Jt)94.
RN:umro stilh·lic{) t' revh·rtl 13 7

cantiere dd Duomo di Colonia. A. Trento Pietro Selvatico (lli03-80), più


originai<! come storico dell'a rch itettura che come conservatore, aveva
inaugurato la stagione dci grandi restauri con la nuova facciata dci Santi
Pietro c Paolo, distruua da un incendio nel 1624 c rifalla tra il 1847 e il
ISSI in forme neogotichc; pochi anni dopo I'Gssenwci n fu incaricato
d'intcre:.sarsi del Duomo ma il suo accurato progeuo (1858-59). pur 12'1
approvato nel l H64, non venne rcaliv.ato. Al problema del Duomo si
tornò nt:l 1880 c, su disegno dcll'architello Emico Nordio. il restauro fu
poi imrapreso c conclu>o nel 1893, secondo criteri di 'purificuione
stil istica' c di ripristino filologicamente non sempre fedele e ~pcsso
d'invcn7.ionc, agendo a danno delle parti cinquecentcsebc. L'idea di
r_<;.o;enwein mirava ugualmente a riprodurre 'la situa.done originale', riela·
borando 'i l complesso per farlo sembrare nuovo·, come scrive lo ~tesso
architcllo nella sua relazione; ma, tutto considerato, qui forse né di
restauro stilistico in senso proprio sembra trattarsi, né di restauro storico
(fondato, come s'è dello. sulla riproduzione delle sole pani documentate)
ma d 'una moderna produzione neo-romanica, mossa da intem:ioni artisti·
che. tecniche cd economiche solo in parte propriamente restaurative.
Inoltre il rifiUIO, oppostO dau·architeuo, all'idea d'invecchiare. patinan-
dole, le pietre moderne per adeguarle nel colore alle vecchie, può essere
interpretato, più che come scrupolo archeologico. come un'artistica pre-
rcrcnza per l'efreuo ·piuorico· dell'accostamento di antico e nuovo".
Ounnto alla Germani a, dopo le consuete distruzioni del primo Otto-
cento (abbazie di Hcisterbach e di Wc.~sobrun), lontana eco del processo
di secolarizzazionc post-rivolwionaria. abbiamo il rccupero del medioevo
(che vide comunque nel giovane Goethe. prima del viaggio in Italia, un
anticipatore dell'allenzione al gotico. di cui, in un saggio del 1772.
sosteneva l'origine tedco;ca) non senza le consuelè componenti rc:ligiosc.
in prevalen7.a cattol iche, poi nazionalistiche ed, in campo artistico, stilisti·
che e 'rcvivalistiche'. Il restauro della Cattedrale di Colonia. il cui 1:10-131
cantierè ~i era fermato nel 1457. ne costituisce l'esercizio più imponente c
significt~tivo, fondato sopra un accuratissimo rilievo. avviato nel 1808 da
Sulpiz Boisseréc, c sopra un suo successivo progcllo. reso noto nel 1823 c
guidato dagli antichi. originali disegni di facciata. ritrovati da Georg.
Moller (1784-11!52). l lavori ebbero inizio nel 1824 sono rarchiteno
Friedrich Ahlcrt cui subentrò. nel 1833, Ernsl Fricdrich Zwirner

..
11
D. Pl'imerano - S. Scarrocchia. Au~ust Ess(•nwein e il rr.mwro a Trt•IJio nella St!('Quda
mrtà drlrOuocrtllo. in • Rc.wuro & cillh•, III. >.d. jm;< 19l\llj. &-'!,pp. 54-04: A. Essen·
wcin. l"roxcuo di rnumro dci Duomo di l'r~lllo. in •Restauro & città•. 111. s.d.lma 1988),
8·9. pr. 65·98: lo., /)rOgt'rro tli resrauro dt>l Duomo di Tremo. Dc3t·nz.wn~ tl,-1/o J·wro
utrua/e tiri Duomo, in «Restnuro & cillà•. IV, s.(i. lmn 19901, 11 ·12. J)p. 25-46.
In altri esempi. come nel l)uomo vecchio di Brc.'-tia (dal lgsl, arch. Luigi Arcioni), la
palese diversità d.i materiale sembra dovuta a M:mplice •indiffercn:r.a.- al problema~
c..\:~cudo la materia c. tlel caso !)pecifico, la pietru, •Uno strumento per soddisfare esigen7..e
formali (il ripristino dell'antico disegno):. e non inteso a «rapprcsentnrc. òi per sé un
mcssaWo, w1 documento. oppure una tc~tUnonittnl.a ( frcccaui. Quest;rmi 1988, p. 146).
138 A v••kimullt!I1/Q o! rf!Sitwru

( 11!02-61 ): il tuuo si concluderà soltanto nel ll®J. nel rispctlo del princi-
pio della pcrfcua unità di stile.
Nel 1815 era no incominciati i lavori di ripristino del Castello dei
Cavalieri Teutonici (1274-1398) a Marienburg oggi Malbork, terminati
nell 'ultimo decennio del secolo; la roccaforte degli Hohcn7.ollem. io
Svevia, distrutta nell423 venne restaurata nel periodo 1850-67. da August
Fricdrich Stlllcr (1800-65), con gl i ste~i criteri usati da Viollct-lc-Duc,
qua~i negli stessi anni, a Picrrefonds, e costituirà il modello per il restauro
t.l2-135 dci castelli sul Reno. Il restauro in stile del Duomo di Spira. cui si è fatto
già cenno. dopo una prima fase di lavori in prevalenza pittorici (IR46-53)
fu condotto a compimento negli anni J1;54-5!ì da Chri~tian Heinrich
Hilb~ch (1795-1!163); con la sua raffinata integrazione di facciata in forme
neo-romaniche e con tutto il suo complesso ciclo iconografico rappresen-
tava la risposta della cattolica Baviera alle realizzazioni prussiane, ma
sfortunatamente l'intervento è stato dan nq~~iato di recente (1957-60)
d<1lla rimozione degli affreschi appositamente eseguiti all'interno•'•.
È ~ignificativo qui riportare. come voce di~scnzientc. il giudi/iO che
Eugène Delacroix annotò nel suo diario dopo aver '~sitato. nel 11!50. il
Duomo di Colonia in corso di restauro: " Ci si è divertiti a dipingere in
rosso i capitelli del coro ... Più assisto agli sforzi che si fanno per
restaurare le chiese gotiche. c soprattutto per dipingerle, più persbtO nel
mio gusto di trovarlc tanto più belle quanto sono meno dipinte. Si ha un
bel dirmi c provarmi che esse lo erano, cosa della quale sono convinto,
dato che le tracce esistono ancorn; io persisto nell'opinione che bisogna
fasciarle come il tempo le ha fatte ..... ~. Anche in Romania. ad esempio,
dove il verbo stilistico, soprattutto nella sua vcCliionc neogotica. prevale
dalla metà del secolo (S. Michele di \luj, S. Nicola eli las i. cb.iesa dci T rei
lcrarh.i. su progetto e direzione elci lavori dell'arcllltetto francese André
Lecomte du Nouy), a partire dal 11\'90 non mancano le voci di critica.
tanto in campo politico che cullurah.: (Costantin Esarcu, Michail Kogalni-
cca nu).
Un nodo critico da sciogliere, per tutti gli esempi europei c italiani
considerati. concerne il rapporto fra produzione architettonica nuova.
anche se d'impronta storicistica. cd autentico reMauro; rapporto ~fug­
gente e non facilmente pcrccpibi lc. in quel particolare momento cultu-
rale. che porta spesso a confondere edifici neo-romanici c neo-gotici,
espressioni di architenura dell'eclettismo cd esempi di restauro stilistico.
che è tutt'altra cosa.
L'a rgomento è stato ripetutamcnte affrontato da Gaetano Miarclli
Mariani il quale ha osservato come tale confusione tenda, su l finire del
S<!colo. con l'emergere del moderno restauro scientifico, a risolversi da

J. Zink, /.udwi.~ /. und dt•r /)om ::.u Sp<'.,vt'r. MOnchcn 1986 c. più in gellcral..:, U.
1
,.

Stnro;,la P. L..ueeL Ed(!lli.\mo " monumenti nt1 parsi di lingua tnlt!scn. in •S1oria
archolctlura•. VI. t983. l. pp. 83-90.
... ('lt. . io francese. in A. Conti. Swna tlt•l r'-StaurtJ, \<lilano 1973. p. 205.
Rr.wrmro l7rli5Iiro r tYt'iWJI 139

sola. non appena si chiarisce che il metodo fondalo sull'invenzione. lecito


c insostitl!ibile nella produzione del nuovo. •diventa arbitrio nel restauro
dove valgono ~ohanto le operazioni filolog,iche». In ahre parolt:, mentre
«l'arch itetto, definendo una nuova opera, fornisct: una interpretazione
personale in uno sti le liberamente scello, secondo leggi generali proprie
di q111'1 determinato stile». il «restauratore invece restituisce sciemijìca-
11/l'fltl' - o dovrebbe restituire - una interpretazione appartenente al
tempo dell'opera oggetto dell'intervento, perciò non attua le». fra i di-
versi stili il resta uratore. " d iffercn"-a dell'architetto ecle ttico. <<non ha
possibil ità dj scegliere poiché lo stile è:: intrinseco al monumento che egli
deve pom; in pristino secondo Io .~tiltt che gli è dol'lltO».
Inoltre «I'architeccurtl tlei rPvivals è:: h;gata da un rapporto puramente
strum..:ntalc con il passato» e non deve proporsi necessariamente il
rispetto totale c rigoroso dello still: c delle sue regole, mentre «nel
restauro lo stile è consideralo - più restrittivamentc - come realtà
caratteristica di un 'epoca ... come sigillo di un tempo passato. Di qui la
rinuncia esplicita pur se non sempre confermala dalla pratica opera-
tiva - ad ogni interprt: lazionc c l'aspirazione a re~tituirc le form..: del
passato proprio qual i dovevano esser..:. utilizzando metodi ritenu ti sciemi-
jìci: appunto la severa induzione dj cui parla Ludovico Vitet». ln questo
senso molti dci restauri citati si pongono al margine della disciplina
mentre ropera ~tessa di un protagonista come Rubhiani sembra antici-
pare metodi eh..: poi saranno tipici del cosiddetto 'restauro storico',
versione diversa c più aggiornata di quello 'stilistico·".
Ma la linea culturale vincente per decenni e per buona parte del nostro
secolo sarà quella francese. anche se 1..: forti critiche c le argomentate
spinte anti-restauro sposteranno progressivamente l'altenzione verso l'In-
ghilterra prima. sulle figure di W. Morris c soprattullo di J. Ruskin . verso
l'Italia poi. sulle posizioni ·intermedie' di C. Boito c G. Giovannoni".

~ Abbiamo dt:uo da G. Miarelli MurianL 8ri'VI r()m·idt'ru~ioni sul restuurQ dri mortu·
m~nrl arcltitrUonici m margine all"ulli,•it.à di Alfoii..W Rubbioni. in •Siona arc-hitettura•. VI~
19&1, 2. pp. 67-71; altre inte~"S.\anli rincssioni del medesimo Autore sono nel suo
Monunu'nti md tempo. Per mu1 sturi" di'l resliiur(l in Abruzzo r nt'l ft1olise. R(>ma 1979.
pp. 92~98. circa le in,gnnne\•Oii sumiglitmze fra \.Jricntamen1o rctrospcllivo' c 't'ef:tauro
slills:tico' da una parte, fra tale ··estauro c; 'architettura dci rtvtval~· dall';~ll ra.
•· Una rara quanto dura requisitori:t, in chìa'lç storica. contro i restauri di ripri-çt100 di
marca ottoc:ent~ cd un appren.ameoco per i 'punti fermi' mc;s.si da C. Boito è in C.
Brandi. Il restauro. T~ria • pralirtl /939-/986, • cura di M. Cord>ro. R.oll\a 1984. pp.
11!2-IS7, con speciale riferimento al S. Domenico d i Siena.