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RESTAURO

1- restaurare: ricominciare, ricostruire, rifare


2- instaurare: restituire, rinnovare ristabilire

Fasi:
1- rendere un’opera del passato ad esigenze rappresentative e pratiche della contemporaneità (vero e
proprio recupero). complesso di operazioni tese ad aggiornare i manufatti alle esigenze socio-
economiche contemporanee armonizzate al gusto del tempo
efficienza
2- azione finalizzata a ricondurre il manufatto alle sue condizioni di origine (ripristino dell’aspetto
della comprensione dell’opera alterato dal tempo e dall’uomo)
ripristino
3- insieme di operazioni finalizzate ad assicurare la conservazione dell’opera
testimonianza - trasmissione di valori al futuro

RESTAURO PRIMA DEL RESTAURO


concetto vicino a quello che noi oggi intendiamo come recupero seppur in assenza di criteri e di
metodi:
-si distrugge per necessità di riuso, con adeguamento a funzioni che stravolgono la prima destinazione
-si riutilizzano i materiali, si modifica l’esistente, non si ricercano i valori delle età trascorse per
riportarli in vita e conservarli
-non c’è coscienza storico-artistica, e se c’è è solo frutto di una esperienza empirica accidentale
-"eterno presente” dell’opera (continuità passato-presente)
-il restauro è compiuto da “artisti”

esempi:
Santa Pudenziana in Roma
impianto termale trasformato in casa Romana, poi Basilica a cui sono stati fatti vari lavori

AGGIORNAMENTO AL PRESENTE
Generalizzazione alla modifica apportata a edifici di culto:
-impianti modificati a navata unica, segmentazioni delle navate laterali, colonne inglobate in pilastri,
zone lasciate aperte quali atri per altari privilegiati
-rielaborazioni mediante le “regole moderne” del Rinascimento, proporzione e “convenienza” tra le
parti geometriche
-richiami simbolici alla croce, in posizione prevalentemente baricentrica

esempi:
-decreto di Chio: opportunità di provvedere alla pulitura periodica di una statua
-Plinio e da Vitruvio: greci e romani prestavano particolare attenzione ai materiali da impiegare per la
realizzazione delle loro opere
-protezione delle sculture in legno con oli essenziali
-affreschi: distacchi da supporti danneggiati
-dipinti e sculture: pulitura strofinando la superficie con cenere per togliere polvere e grasso
(esempi validi ma senza una sequenza metodologica prestabilita)
-in età Romana sono frequestssime le demolizioni, ricostruzioni e riadattamenti di intere opere
all’evoluzione del concetto di “dignità” delle preesistenze o, in particolare, a nuovi culti: il Pantheon
di Roma (riuso, restauro e de-restauro: campanili Bernini…), il Partenone, Aghia Sophia…

DALL’ETA’ CLASSICA AL MEDIOEVO


-Sono numerose le “reinvenzioni” intenzionali su statue monche e “aggiornamenti”. Le opere d’arte
non possono rimanere frammentarie, pena la perdita della loro efficacia evocativa e suggestiva. Si
opera per la reintegrazione dell’immagine (niente di ciò è vero al giorno d’oggi).
-il fenomeno è vastissimo, complesso e non circoscrivibile, ma ha chiaramente come filo conduttore
l’aspirazione a ripassare le preesistenze secondo la “maniera moderna” per costituire opere originali
(non c’è conoscenza del passato), unitarie seppur molteplici.

esempi:
Vittoria di Brescia: trasformata più volte modificandone intere parti (diverse interpretazioni)

MEDIOEVO
-stratificazioni e spoglio sono pratiche comuni (per quanto riguarda gli edifici)
-antico e nuovo compartecipano, ma è l’antico che deve far rifluire nelle nuove costruzioni la “forza e
la gloria” delle antiche (il concetto dell’antico serve per dare valore al presente)
-colonne, capitelli ed architravi integrano le nuove compagini, meglio se provenienti da monumenti
più antichi
-l’antico (in frammenti recuperati) accresce il valore del nuovo monumento.

esempi:
San Marco a Venezia, Torre di Pisa…

DAL MEDIOEVO AL GOTICO (XI-XIII sec.)


-le chiese medioevali si impostano sui muri delle chiese cristiane o sulle rovine maestose degli edifici
romani: le volte sostituiscono le coperture in legno, cambia la forma degli impianti, volte a botte su
muri continui vengono sostituite da vote a crociera o costoloni, che poggiano su pilastri cruciformi,
ampie vetrate danno importanza alla luce, i muri sono solo di completamento, archi rampanti e
pinnacoli-
-si aggiungono decorazioni, trasformando le opere secondo il gusto del tempo
-l’arte gotica riplasma le forme del passato, combinando l’aspetto decorativo alla sostanza strutturale
-nasce una nuova relazione tra funzione-forma-struttura-aspetto
-emerge un nuovo ideale di bellezza che, insieme ad un rinnovato sentimento della natura, comincia a
far mutare i rapporti con l’antico… (si incrina il concetto dell’eterno presente)
-sta per nascere uno nuova consapevolezza del presente che considera il passato come entità unitaria
fornita di un proprio significato, da rispettare o da trasformare… ma i tempi non sono ancora maturi
(la preesistenza viene tuttavia smembrata, frazionata e reinglobata nei nuovi organismi).

RINASCIMENTO (seconda metà XIV-XVI sec.)


-il restauratore, che è ancora artista, compie la sua arte sul manufatto secondo il suo gusto personale,
anche se cominciano ad esserci dei canoni di riferimento dei bellezza (non è ancora l’opera ad essere
al centro delle attenzioni)
-ciò che si restaura è l’integrità dell’immagine del manufatto, attualizzata alle esigenze del presente,
canonizzato sui monumenti classici
-è il monumento che entra nella visione dell’architetto (approccio contrario al restauro moderno), che
si sente legittimato a continuare e addirittura superare l’opera dei predecessori
-gli interventi seguono “la maniera del tempo”, con codici linguistici contemporanei, piuttosto che
pertinenti alle epoche trascorse
-è l’epoca della “trasformazione” su base antica e della ricerca del “canone perfetto”
-no distinguibili delle aggiunte, rifacimento e reintegrazione all’antica valgono quanto una vera e
propria opera antica.

esempi:
vecchi edifici vengono rifusi in nuove strutture: tempio Malatestiano a Rimini, Basilica di Vicenza,
Santa Maria del Fiore a Firenze (nuova facciata)

DOPO IL RINASCIMENTO
-l’epoca Barocca (fine XVI-metà XVIII sec.) accresce le manifestazioni di necessità di
“rielaborazioni” delle opere del passato, la cui utilità diventa ora al tempo stesso salvazione
-fino a questo punto sarebbe corretto parlare quindi non di Restauro ma di “architettura sulle
preesistenze” o “rinnovamento dell’antico” ma per mantenere vivo il significato piuttosto che la
testimonianza materiale
-la ricerca dell’armonia tra le parti, vecchie e nuove, per la realizzazione di organismi unitari e
compiuti, attraverso il principio della “conformità”, è tipica di questi tempi
-“compatibilità stilistica” è sinonimo di bellezza, che giustifica reintegrazioni generiche
“conveniente” e non filologiche. non di rado tali riadattamenti stilistici pongono problemi di datazione
per gli storici (“mimetismo”).

ALBORI DEL RESTAURO


-si codifica l’estetica (percezione sensibile) contrapponendola alla scienza (pensiero razionale)
-il fine stetico diviene canone dominante di “bellezza” e l’arte assume un ruolo originale e autonomo
nel mondo della conoscenza, che con la sua perfezione supera la natura
-l’idea di bellezza trova riscontro reale nelle regole dell’arte antica presa a modello, da cui la necessità
di esplorazione e studio dell’antichità (nasce in questo periodo l’archeologia)
-comincia ad incrinarsi la catena dell’Eterno presente
-si comincia a riconoscere al passato una sua identità e compiutezza, l’opera diviene rappresentativa
di un determinato luogo e di un determinato tempo
-si cerca di operare con metodi “oggettivi” per il giudizio critico della storia
-con il restauro, il bene “viene restituito al suo mondo storicamente determinato” (Bonelli)
-“la nascita della coscienza storica crea una seccatura netta tra il presente e passato. da quel momento
non si opera più secondo la tradizione” (Argan)
-nasce l’esigenza di preservare e trasmettere
-prende forma il germe del restauro modernamente inteso, ossia strumento di conservazione di una
preesistenza, intesa come testimonianza di un determinato passato.
-rilievo e catalogazione sono ferventi operazioni al servizio dell’archeologia, con l’ausilio di
associazioni ed accademie autonome
-l’operatore deve essere in grado di impiegare lo stesso codice linguistico nell’integrare le parti nuove
con quelle antiche
-ne sono conseguenza completamenti che radicano nuove “falsificazioni” (per quanto erudite) e
radicali “integrazioni” mimetiche, al fine di recuperare l’immagine originaria in modo permanente

esempi:
Discobolo: scultura in bronzo, originale andato perduto, la copia pervenuta è una ricostruzione
romana. diverse integrazioni sul medesimo reperto archeologico. qual’è il limite tra la cura delle opere
antiche e la pura fantasia?
MODERNO CONCETTO DI RESTAURO
-il restauro modernamente inteso nasce tra la fine del XVIII - inizi XIX sec.
-il contesto storico sono gli eventi rivoluzionari in Francia (1789): parimenti alla individuazione dei
principi libertari, i monumenti e le arti divengono simbolo della “ricchezza scientifica della nazione”,
assumono un ruolo sociale, e pertanto vanno sottratti al vandalismo e protetti (nasce il detto:
“conservare per la nazione”). il clima della rivoluzione rafforza la critica artistica e letteraria in tutta
europa, e riaffiora diffusamente il fenomeno di “ritorno al gotico”

Revival gotico:
-la riscoperta delle forme medioevali, contrariamente ai primi anni dell’800 (richiamato per l’eleganza
e le decorazioni), assume una connotazione di deliberata reazione alle dottrine accademiche,
l’illuminismo e l’industrializzazione, che permea letteratura, arte e architettura
-in Inghilterra si incarna nella riscoperta dei giardini e delle rappresentazioni “pittoresche” e
malinconiache dei paesaggi antropizzati in rovina (gotico in stile “naturalistico”)
-si esaltano concetti di sublime e permanenza e l’atteggiamento retrospettivo, nasce il gusto per le
rovine

-in una rovina architettonica, contrariamente ad altre opere in frammenti, crescono altre forme e forze,
come quelle della natura

-culto della rovina: l’opera è un nuovo intreccio di arte e natura insieme, una nuova creazione che
testimonia:
-per alcuni il trionfo del tempo sul genere umano
->contemplazione romantica
-per altri rappresenta una testimonianza mutila ma ancora riconoscibile di un opera
o un evento antropico
->documento materiale di storia
(Viollet le Duc e Ruskin incarneranno la dualità dell’intervento vs non-intervento)

Le basi del moderno concetto di restauro:


-l’architettura è un’azione autonoma creativa
-passato e presente sono distinti
-il restauro nasce dalla coscienza storica; è atto critico (atto riflesso di cultura) e creativo (ma in
quanto storicamente autonomo dall’opera)
-nasce la figura dell’architetto restauratore
-la metodologia operativa nasce dall’approccio dell’archeologia (scavo stratigrafico, classificazione,
filologia e linguistica)
-si prescinde inizialmente dai problemi d’uso del bene, l’aspetto storico-estetico ed educativo (di
apprendimento) è prevalente
—> tentativo di farlo divenire scienza, sinonimo di certezze oggettive, sono contrari alla natura
mutevole della concezione e d’interpretazione della storia, e del progresso tecnologico e scientifico

- RESTAURO ARCHEOLOGICO (neoclassico - Stern, Valadien)


Stern e Valadien sno contemporanei ma antagonisti nel loro lavoro per idee e modalità operative,
lavorano su molte opere a Roma, le due principali sulle quali intervengono sono il Colosseo e L’arco
di Tito.
colosseo: agli inizi dell’800 un forte terremoto fa crollare alcune parti del Colosseo, i due propongono
due soluzioni simili rappresentate da contrafforti per fissare la struttura prossima a quella crollata e
per collegarla all’anello interno.
valadien: stilisticamente non si nota il suo intervento, non rompe l’ordine architettonico ma è
distinguibile, infatti usa un diverso materiale come il mattone (evitando la pietra) Ciò rispetta e
rispecchia i futuri criteri del restauro critico. E’ il precursore di molti criteri per noi ancora
fondamentali. Sperone fonato -> non è una falsificazione del materiale che viene scelto diverso anche
per una questione di economicità, mattoni in origine ricoperti da un intonaco leggero. Da lontano si ha
un’immagine omogenea, da vicino si vede la differenza.
nuove strutture - nuovi materiali - antiche forme
stern: si posiziona dalla parte opposta rispetto all’intervento di Valadien. Perone (sempre
triangolare) estremamente massiccio, di mattoni. L’intervento si vede e ha una funzione statica quasi
sovrabbondante rispetto al necessario (valadien propone un’intervento molto leggero). Molto marcato
e distinguibile ma anche notorio grazie alla presenza di una targa. Ricolloca pezzi crollati a terra
appiccicandoli al contrafforte ma posizionandoli cercando di mantenere visibili le lesioni del
terremoto. Può rappresentare una fotografia del momento de collasso, con sperone che fa da schermo.
nuove strutture - nuovi materiali - nuove forme

arco di tito: era inglobato nelle mura di un convento fino al 1812 -> demolito e lo si vuole ricostruire.
Valadien fa il rilievo delle rovine e poi conclude i lavori sono la morte di Stern che inizia i lavori. In
questo caso vengono utilizzati gli stessi materiali ma si mantiene diversa la finitura esterna così da
rendere distinguibili i nuovi elementi delle colonne originali scanalate. Si reintegra l’immagine e la
struttura attraverso la materia e si usa tale accorgimento per distinguere le parti vecchie da quelle
nuove.

- RESTAURO STILISTICO (rifacimento in stile - Viollet le Duc)


Il ripristino stilistico (liberazione, ricostruzione e completamento) è l’operazione prevalente nei primi
anni della prima era del Restauro Moderno e per tutto l’800, in virtù del principio della “fedeltà”
storica agli edifici antichi.
-l’operare secondo la “maniera del tempo” viene sostituito dal postulato che si interviene su un’opera
“secondo lo stile che gli è dovuto”.
-il monumento è l’unita formale compiuta e perfetta, significativa di un determinato luogo e tempo,
realtà con valore testimoniale immutabile e non contaminatile con altri stili (tipico della maniera delle
età precedenti).
-il restauro restituisce l’unità stilistica, e insieme la dignità all’opera, perché da questa ne discende il
suo pregio.
-restituzione su base Storica e Analogica, coerenti alle regole generali dello stile

conseguenze e contestazioni
-demolizione di operazioni del passato su manufatti, se non rispondenti allo stile originario
-mimetismo, falsificazioni legittimate in nome di un’astratta coerenza di stile
-mancano maestranze, professionalità e strumenti d’intervento in grado di realizzare ciò che le teorie
stanno via via impostando

eugene emmanuel VIOLLET-LE-DUC


-anticonformista, insofferente delle istituzioni accademiche, deciso a diventare architetto, rifiuta di
entrare nella scuola delle belle arti, ma al contrario frequenta futuri ispettori dei monumenti.
-si appassiona dell’arte del Medioevo (romanico ma soprattutto il gotico) viaggia molto e soggiorna
più volte in Italia.
-raccoglie la sua vasta conoscenza in due dizionari ragionati dell’architettura francese e numerosi altri
scritti
-di profonde conoscenza storica e competenza tecnica, rimane aperto a tutte le idee moderne, il suo
messaggio è libero da modelli e originale, capace di coniugare sapientemente creatività e ragione

-la scelta del gotico non ha per VLD alcuna connotazione romantica, al contrario diviene strumento
congeniale alle esigenze delle costruzioni moderne, poiché permette, più di ogni altro stile, di
impiegare i materiali in ragione della loro natura e qualità, ossia è il modo più razionale di costruire
-ciò vale sia per la progettazione di nuove opere (architettura come sintesi tra scienza e arte) che per
il restauro (dove invece l’invenzione diventa arbitrio)
-il restauro è cioè ben distinto dall’architettura, e deve restituire scientificamente non una
interpretazione attuale, ma contemporanea al manufatto su cui interviene, il quale deve quindi rivivere
nel presente sulla base di una severa induzione operata secondo lo stile.

“restaurare un edificio non è conservarlo, ripararlo o rifarlo, è ristabilirlo in uno stato di


completezza che può non essere mai esistito in un dato tempo”
“la parola e la cosa sono moderne”
-è lecito rimuovere parti aggiunte in epoche posteriori alla prima realizzazione dell’opera per
riportarlo alla sua originaria purezza stilistica
-sono ammesse ricostruzioni o reintegrazioni di parte degradate seguendo approfondite indagini sulle
documentazioni, o se non disponibili, ricorrendo alle “regole dello stile” o ai “criteri analogici” ->
inizia a diventare importante la storia
-operare sempre in ragione delle circostanze specifiche (caso per caso)

innovazione e modernità
si cerca per la prima volta di fornire un METODO (concetti che verranno codificati dopo)
-la conoscenza è il presupposto essenziale dell’intervento (indagini)
-necessità di studio caso per caso
-distinguibilità tra le parti, rintracciabilità di tutte le modifiche
-rigore nella selezione ed impiego dei materiali
-destinazione d’uso “soddisfacenti” per conservare
-regola im completamento per analogia
-afferma l’esistenza di una gerarchia di valori che determinano le priorità del restauro

interpretazione e critica
-in virtù delle contraddizioni insite nella sua opera, di fronte ad azioni di completezza ed innovazioni
ardite e al limite della legittimità da lui stesso dichiarata, VLD riceve nel corso della sua vita opinioni
altrettanto contrastanti, che si incrinano via via sempre più in netta opposizione al suo pensiero

restauro stilistico in Europa


il restauro stilistico si diffonde in Europa per tutto l’800 e vi permane anche nelle prime fasi del 900.
Tuttavia, fuori dalla Francia le procedure appaiono meno elaborate, ancor più empiriche e
rudimentali. Si opera con gli strumenti propri del restauro stilistico: regole generali dello stile
(maniera medievale) e criterio analogico (maniera stilistica). In Germania il ritorno al gotico assume
una connotazione “nazionalistica” (si lavora sulle cattedrali di Strasburgo e Colonia). In Spagna la
tendenza stilistica predomina indisturbata fino al primo ventennio del 900. Si riadattano le parti nuove
al pensiero originale dell’epoca, procurando che le parti antiche e quelle moderne si somiglino e
sembrino della stessa epoca. In Gran Bretagra, nonostante le influenze romantiche, sono numerosi gli
interventi stilistici, seppur meglio catalogabili come neoclassici, con una sorta di modernizzazione del
gotico. Molti restauri vengono criticati in virtù di una ostentata disinvoltura classicista ed
interpretazioni errate, che portano a realizzazione di falsi, risultato di lavoro d’invenzione.

- RESTAURO ROMANTICO (conservazione, gusto nostalgico della rovina - Ruskin,


Morris)
-il revival gotico mantiene parallelamente alla corrente stilistica, forti connotazioni naturalistiche,
proprie della tradizione inglese
-il gotico è visto non come stile ma come religione, fonte per una filosofia della natura che coinvolge
l’etica
-compaiono gli scritti di arte e architettura di Putin, che stabilisce un rapporto inscindibile tra verità
architettonica e verità religiosa (l’architetto adotta uno stile come un sacerdote un credo); Pugin
diviene cattolico
-si devono recuperare l’antica sensibilità e sentimento per ritornare al vero autentico gotico
-si coniano due principi fondamentali (morale ed estetica):
.gli edifici non devono contenere elementi non convenienti alle esigenze costruttive
o al decoro
.gli ornamenti devono essere arricchimento essenziale

RUSKIN si forma nell’Inghilterra protestante, immersa nel turbinoso sviluppo industriale, che
offusca il senso di bellezza. Coltiva le sue tendenze per la musica, il disegno, l’osservazione naturale,
completa gli studi a Oxford. Di salute cagionevole, temperamento inquieto e instabile, viaggia molto
anche in Italia. Scrive prima un’opera sulla pittura di paesaggi e sul rapporto arte-paesaggio, poi si
occupa di architettura, mantenendo stretto il rapporto tra questa e moralità (l’architettura è parte
essenziale del paesaggio, deve entrare in simbiosi anche con la natura più selvaggia.
Contrasta Pugin e il cattolicesimo, innalza l’architettura a purezza, utile a infondere benessere, forza e
gioia all’umanità, a prescindere dalle funzioni specifiche degli edifici. Esalta l’ornamento (le cose non
necessarie) quale espressione dell’ordine generale costruito dall’architetto (ordine umano) per
integrarsi all’ordine della natura (ordine divino), l’ornamento è ciò che rende architettura un semplice
edificio. Esalta il gotico autentico quale unico stile adatto alla moderna architettura. Considera un
dovere la conservazione dell’architettura che già possediamo.
-Ruskin non ebbe grande seguito tra la cultura architettonica del suo tempo: tuttavia in Inghilterra si
formano associazioni attorno a personaggi che richiamano ad una generale prudenza di intervento e
argomentano i primi punti di una conservazione radicale.
-il monumento è documento storico e pertanto non va modificato
-non esistono epoche passate privilegiate, tutte meritano lo stesso rispetto
-tali idee rappresentano la sorgente delle tendenze conservative più moderne, e hanno contribuito a
creare una generale coscienza alla conservazione, utile a scardinare le convinzioni ottocentesche,
soprattutto innescando dubbi sul concetto di autenticità
-si rafforza inoltre l’idea attuale che l’opera è irriproducibile, e che è necessario saper guadare per
conoscere
-rispetto dell’invecchiamento dell’edificio

L’Italia è in questi tempi in piena fase stilistica (restituire alle fabbriche la loro identità originaria) con
concessioni ritenute legittime di interpretare e migliorare l’opera del passato. si applicano regole
accademiche, pur con eccezioni, a volte anche vistose, prevalentemente completamenti per analogia
(rifacimenti e integrazioni).
verso la fine dell’800 stile, filologia e storia sono compresenti sin tutta l’attività di restauro, si
comincia a far prevalere la conservazione sull’innovazione.

- RESTAURO FILOLOGICO (e STORICO) (rifacimenti documentati - Camillo Boito


(Luca Beltrami e Gaetano Moretti)
RESTAURO FILOLOGICO
-la fine dell’800 è un crogiolo di intuizioni ed apporti diversi che contribuiranno in breve tempo ad
operare una profonda revisione degli ornamenti fino ad allora egemoni
-si assiste presto al superamento dei criteri stilistici, frutto anche della divulgazione del pensiero
antirestaurativo (Ruskin) in Europa ad opera delle associazioni inglesi
-l’opera può non mimetizzarsi in un falso, lo scopo del restauro non è restituire l’opera allo stato
originario, sia esso ideale o di unità stilistica, ma al contrario rispettare tutto il passato, procedendo
con il rigore della storia e della scienza, per fondare l’azione su testimonianze certe (termine che si
lega al concetto della conservazione)

-il monumento acquista la bipolarità di opera d’arte ma anche di documento di storia, il secondo ora
prevale preferenzialmente sul primo (estetica vs testimonianza)
-il monumento è testo da studiare, interpretare, emendare e integrare con gli strumenti della ricerca
storica, basata sui documenti e sulla fabbrica stessa come documento da indagare
-si accentuano gli aspetti conservativi rispetto al passato, si ricercano qualità oggettive dei manufatti,
si vuole qualificare il restauro come operazione scientifica
-nel IV congresso degli architetti e ingegneri italiani C. Boito promuove una discussione sulla
distinguibilità delle aggiunte, contro la pretesa di ristabilire l’unità formale e stilistica del monumento,
e si approva il manifesto del restauro filologico

Manifesto:
1-il consolidamento dev’essere preferito alla riparazion, e questa al restauro
2-le aggiunte di parti mai esistite devono essere eseguite secondo la maniera moderna
3-le sostituzioni di parti distrutte o non ultimate in origine devono essere condotte secondo le forme
primitive ma con materiale diverso, nei restanti archeologici devono essere impiegate forme
semplificate
4-le opere di consolidamento devono essere ridotte al minimo indispensabile, specialmente nei
monumenti che traggono la loro bellezza dai marmi, mosaici, dipinti, nonché dagli stessi segni del
tempo
5-le aggiunte introdotte in epoche successive devono essere di regola mantenute
6-il restauro dei monumenti dev’essere corredato da studi e documentazioni
7-una lapide dovrà ricordare, sul monumento, la data e le principali opere di restauro effettuatevi

CAMILLO BOITO:
comincia la sua formazione nella musica e letteratura a Venezia insieme al fratello Arrigo, frequenta
l’accademia delle belle arti, diviene allievo di Selvatico, classicista e acceso medievalista, che lo
introduce alla cultura europea e lo invita giovanissimo a tenere una cattedra di architettura
all’accademia. viaggia in europa e visita molte città italiane, opera a Padova (anche se sarà
principalmente un teorico, saranno più i suoi allievi ad operare). dal 1860 al 1909 è chiamato come
professore all’accademia di Brera, insegna per oltre 60 anni al Politecnico. riveste molte cariche
accademiche e comitati di studio e professionali, propone innovazioni nell’organizzazione
amministrativa della tutela che avranno seguito nello sviluppo delle normative nazionali. è architetto,
storico, poeta e scrittore, scrive di storia, arte, critica ed estetica. saranno suoi allievi anche Luca
Beltrami e Gaetano Moretti, che continueranno la sua opera.
-in linea con i concetti introdotti dal romanticismo, in Europa si cercano gli “stili nazionali”
dell’architettura, che siano portatori di valori assoluti di bellezza e perfezione, che abbiano origini
accertate e i cui sviluppi siano rintracciabili su tutto il territorio
-si sistematizzano rassegne complete di storia dell’architettura italiana, e giungono a maturazione i
grandi progetti di ricostruzione storico-critica, che coinvolgono i maggiori pensatori del tempo
-si individuano le origini dello stile dell’architettura italiana (che dovrà essere “una, varia e
pieghevole ed eminentemente organica”) nell’architettura lombarda, definita quindi “compiutamente,
incontrastabilmente italiana”
-apprezza inizialmente l’approccio e l’opera di VLD, da cui successivamente si discosta,
avvicinandosi, coerentemente al fervente milanese, alle dottrine “antirestaurative” di Ruskin e Morris,
da cui nasceranno le basi per il pensiero filologico:
-profondo rispetto per le stratificazioni
-il monumento è documento storico, di cui va difesa l’originalità e l’autenticità (prima
volta che appare come concetto), attuata con la riconoscibilità delle intromissioni
eventualmente indispensabili
-il monumento è un libro da leggere senza riduzioni, aggiunte o rimaneggiamenti

contraddizioni e critica
-distingue i modi di restaurare in relazione alla qualità prevalente:
-importanza archeologica: per i monumenti dell’antichità sono ammesse ricomposizioni
purché basate su dati sicurissimi (fino ad ora si erano create falsificazioni senza rigore), e minime
integrazioni, seppur semplificate e distinguibili
->restauro archeologico
-apparenza pittoresca: si tratta prevalentemente degli edifici medievali per i quali devono
essere limitate le aggiunte, per non cancellare il segno amabile e sever dell’antichità
->restauro pittorico
-bellezza architettonica: dal Rinascimento in poi, il pregio architettonico soverchia le altre
virtù, per tali edifici, pur rifuggendo da compimenti e innovazioni è indicata maggior libertà di
restauro
->restauro architettonico
-nei pochi restauri da lui effettuati rimane perlopiù fedele ai principi del ripristino dell’unità stilistica
(“l’antico prevale sul nuovo ma il bello prevale sull’antico”)

RESTAURO STORICO
-la variante storica del restauro filologico, è tesa a schematizzare categorie di intervento, basate su
l’attenta selezione dei “documenti giudicati più attendibili fratturi quelli raccolti e con l’aiuto di quelli
grafici nel caso di eventuali rifacimenti
-in realtà era prassi già in essere ai fini del restauro architettonico fin dalla prima metà dell’800 in
Francia e per tutta la fase stilistica, ma in questo momento risulta più evidente e potenziato dal già
presente restauro filologico
-“l’intervento deve arrestarsi dove cominciano le ipotesi”

restauro stilistico restauro storico


-criteri di analogia e trasposizione -criteri storici e documentati
-restauro generico -restauro specifico
-restauratore=artista -restauratore=storico
-obiettivo:restituire unità stilistica -obiettivo:riportare allo stato primitivo
-ripristino, integrazione, completamento -solo il ripristino scientificamente
correzione, invenzione fondato è legittimo

il restauro storico può considerarsi una variante del restauro stilistico che limita lo stato primitivo da
raggiungere alle sole situazioni realmente esistite e documentate, scartando quelle soltanto ipotetiche

LUCA BELTRAMI (1854-1933)


allievo di Boito, ma da questi diverso in quanto architetto militante più che teorico, opera
prevalentemente a Milano e, dal 1920, a Roma. si forma al politecnico, all’accademia delle belle arti e
alla scuola nazionale delle belle arti di Parigi, si inserisce nella politica, è insegnante, giornalista e
scrittore, si afferma poi come architetto, restauratore, storico e critico d’arte, è considerato tra i
maggiori studiosi della storia dell’architettura del tempo.
come architetto si ispira al Rinascimento ma predilige il gotico. come architetto-restauratore si
adopera per la conservazione, accentuando gli aspetti filologici, tuttavia non rinunciando all’idea
stilistica del compimento dell’opera, ma sostituendo l’interpretazione soggettiva alla fedeltà alla
documentazione storia. tuttavia al rigore concettuale del criterio storico non corrispondono le opere
permeate della creatività tipica del revival stilistico
-paradossalmente il restauro stilistico si legittima attraverso una coscienziosa ricerca di documenti
storici a suffragio delle ricostruzioni, che vorrebbe essere scientifica.
-lavora nel Castello Sforzesco a Milano e nel Campanile di San Marco a Venezia (finito da Moretti) -
> vengono usati qui materiali moderni: nuovi laterizi e c.a.

GAETANO MORETTI (1860-1938)


-ricordato come Beltrami più per le opere che per le idee
-professore e preside della facoltà di architettura a Milano, architetto restauratore in Italia e all’estero,
ma sopratturo valido funzionario ad opera delle amministrazioni di tutela di Veneto e Lombardia
-appassionato degli stili del passato e del mondo orientale, predilige il floreale nei dettagli decorativi,
ma opera in conformità al restauro stilistico legittimato da restauro storico, conforme e alla coerenza
di stile
-lavora a Venezia dopo il crollo del campanile, sia sul campanile stesso che alla loggia di Palazzo
Ducale, danneggiata dallo stesso evento

PREMESSA AL RESTAURO SCIENTIFICO


-il periodo filologico avvia una nuova prospettiva per il restauro, mirato non pià alla restituzione dello
stile originario, ma piuttosto al riconoscimento e valorizzazione di ciascuna fase di trasformazione
dell’opera, sia all’interno che alle sue parti
-si cercano valutazioni oggettive, si riconsidera il valore pratico della funzionalità e uso quale
strumento di conservazione

CLOQUET
distingue le opere architettoniche:
-monumenti morti: opere che appartengono al passato e che sussistono solo in qualità di
ricordo di epoche estinte, come puri documenti d’arte, non rovine
-monumenti viventi: opere difese dall’incuria e dall’azione del loro tempo perché oggetto
d’uso, e tale uso è inseparabile dalla loro bellezza morale

-la formula “conservare, non restaurare” diviene: “conservare, restaurare e a volte, ampliare” per
rendere idonei i vecchi edifici alle esigenze moderne, sempre sposando i criteri filologici
-si cercano, senza successo, categorie di interventi da applicare nel caso di monumenti morti o viventi

RIEGL
nello stesso tempo propone una sorta di esegesi dei valori:
-monumento intenzionale: è costruito per tramandare un evento alle generazioni future
(monumento celebrativo)
-monumento involontario: non intenzionale per l’autore, lo diviene per successiva
connotazione artistica e/o storica dei posteri

necessità di specificare il VALORE


-storico: ciò che rappresenta un anello insostituibile e inamovibile di una catena di sviluppo. retrovie
particolarmente evidenti nel processo evolutivo di campi determinati dell’attività umana
-ogni monumento d’arte è anche sempre un monumento storico, poiché rappresenta un punto ben
specifico dello sviluppo di quell’arte (automatismo; non vale però il contrario)
-infatti: un monumento storico è indivisibilmente anche d’arte se, oltre ai dati documentari,, esibisce
anche elementi artistici
-valore artistico e storico sono in questo modo inscindibili
-il valore storico portatore di memoria è considerato oggettivo, su base filologica
-il problema è definire se il valore artistico possa essere non soggettivo
-nell’antichità il valore artistico era riferito alla rispondenza ad un canone, corrispondente a sua volta
ad una estetica considerata oggettiva e assoluta, anche senno ineccepibile nella sua definizione
-nella contemporaneità il concetto è invece relativo, poiché deriva dalla congenialità dell’opera con
gli ideali figurativi del presente, instabile da soggetto a soggetto e in continua mutazione nel tempo
-il valore artistico, per la sua imminenza, è quindi un valore contemporaneo
-il valore storico, è di tutti i monumenti integri, intenzionali e non
-per le rovine, arrivate a noi in forma diversa dall’originaria, iil valore di memoria, indipendentemente
dal loro significato e destinazione, diviene valore dell’antico

monumento intenzionale: storico per creazione (opera che ricorda un momento preciso)
monumento involontario: storico riconosciuto (rappresenta un momento unico storico)
monumento antico: in quanto esistente (non di grande interesse/significato)

valore dell’antichità: si manifesta a vista per l’aspetto non moderno, non tanto per la forma stilistica
(potrebbe essere un’imitazione), quanto per imperfezione, mancanza di unitarietà, tendenza al
disfacimento. Il monumento non deve essere sottratto alle forze continue della natura (diverso è
parlare di cause improvvise di distruzione), ma per salvaguardare questo valore non si deve
intervenire arbitrariamente sul suo stato originario, non operare aggiunte, riduzioni o integrazioni
delle parti distrutte dal tempo per le forze naturali
valore storico: il monumento testimonia una fase dell’evoluzione dell’attività umana. questo valore è
tanto maggiore quanto più inalterato è il suo aspetto originario, mediante la conservazione, per
bloccare l’azione dissolvitrice della natura (contrasta il valore di antichità) (prima volta che si nomina
la conservazione)
valore commemorativo intenzionale: monumenti in cui sono perpetuate e vive nella coscienza dei
posteri le finalità commemorative che hanno motivato la realizzazione del monumento. le forze
dissolvitrici della natura devono essere combattute e le loro influenze paralizzate. per questo si opera
con il restauro (si parla qui di conservazione e restauro)
valore d’attualità: capacità dei monumenti di soddisfare
-bisogni pratici (fisico-sensoriali -> valore d’uso)
-bisogni spirituali (-> valore d’arte)
valore d’arte:
-valore di novità (opera creata il cui mantenimento si oppone al valore di antichità)
-valore artistico relativo (dipende dal gusto del momento)
non esiste una valore artistico assoluto

la complessa analisi di Riegl chiarisce come principi e metodi del restauro non possano eludere il
concetto di valore, che poi è in realtà la fitta rete dei valori riconoscibili nell’opera. tale
riconoscimento si rivela fondamentale per la individuazione delle sette pratiche adottate nel restauro.

-estensione del concetto di monumento al suo ambiente circostante (urbano o naturale)


-attenzione verso la cosiddetta architettura minore
- RESTAURO SCIENTIFICO (induzione - Giovannoni)
GUSTAVO GIOVANNONI
storico e critico dell’architettura, ingegnere, architetto, urbanista, seguace di Boito, docente della
scuola di ingegneria di Roma, attivo in campo accademico e professionale. analisi delle fonti, aspetti
costruttivi e stilistici sono alla base del suo metodo deduttivo, uno schema analitico di ricerca ed
indagine. nel difficile rapporto tra antico e nuovo, predilige adeguamenti funzionali che non
intacchino i caratteri degli impianti storici. a livello urbanistico propone il diradamento per aprire
nuove visuali sui monumenti (si cerca di ripristinare al luce attorno al monumento). riconosce che nel
restauro “tutto è questione di limiti”: storia e arte, vecchio e nuovo, idea e fattibilità, rendono
impossibile una uniformità.

-il restauro deve essere operazione scientifica, volta a conservare sia il monumento che l’ambiente
monumentale
-si favoriscono opere di manutenzione, riparazione e consolidamento anche con mezzi e procedimenti
della tecnica moderna (cemento armato e ferro)
-si opera nel binomio distinguibilità-notorietà (approccio filologico)
-ai auspica quale strumento di conservazione dei monumenti viventi, una funzione concreta non
troppo diversa da quella primitiva
-il monumento è il primo documento di se stesso (più importante del restauratore)

Giovannoni teorizza cinque tipi di restauro


1-restauro di consolidamento: attraverso le risorse della tecnica fornisce solidità e resistenza alle
costruzioni (sono ammessi metodi moderni, denigrati da VLD)
2-restauro di ricomposizione: ricomposizione delle parti smembrate (anastilosi), eventualmente
integrate con le aggiunte necessarie, purché distinguibili
3-restauro di liberazione: eliminazione della masse amorfe che inglobano le preesistenze sia dentro
che fuori (devo togliere ciò che è stato aggiunto e ne ha alterato il valore)
4-restauro di completamento: sono ammesse aggiunte limitate ma non rifacimenti e integrazioni
(piccole integrazioni all’insegna della distinguibilità)
5-restauro di innovazione: rinnovamento di parti esistenti o aggiunte di parti essenziali di nuova
concezione (metodi e materiali moderni)
(vedi esempi sulle slide)

RESTAURO NEL XX SEC.


-sono acquisiti i postulati del restauro filologico, che permettono di operare con maggiore organicità
rispetto al passato
-sono tuttavia presenti cedimenti a orientamenti stilistici, per quanto conclamati come superati, ma
altre volte acclamati per spirito nazionalistico
-si ricade nella predilezione delle facies più antiche del monumento, rispetto a quelle successive, che
provoca essenzialmente la distruzione del barocco, come segno di ripresa dalla decadenza, spesso
perdendo pregevoli apporti
-si demoliscono le strutture di trasformazione dei monumenti, per rimettere in luce impianti originari
o i loro resti, cancellando tracce di storia
-cemento armato e ferro estesamente impiegati per ricostruzioni e completamenti, oltre che per
consolidamenti, sia occultati che non… (siti archeologici)

RESTAURO NEGLI ANNI BELLICI


-gli eventi bellici del primo ventennio del ‘900 propongono nuovi problemi:
“prima i restauratori erano spesso suggeriti da un’esigenza di gusto o da una predilezione
culturale; oggi essi sono stati imposti da un’imperiosa necessità di salvare resti di forme preziose il
cui abbandono sarebbe inconciliabile con una società colta e civile anche a costo di compromessi che
hanno rischiato di essere non del tutto conformi alle norme del moderno restauro” Pane
-la gravità e la vastità delle distruzioni, l’urgenza degli interventi, non lasciano spazio a nuove
teorizzazioni, pertanto si continua a operare con il metodo filologico e scientifico
-De Angeli d’Ossat (1948) distingue gli edifici colpiti dai bombardamenti in 3 categorie:
-lieve entità (dissesti nei tetti, brecce e deformazioni limitate)
restauro come ripristino
-maggiore entità (crollo dei tetti, larghi squarci, demolizioni parziali, sconnessioni)
deroghe al restauro
-gravemente danneggiati o pressoché distrutti
deroghe al restauro

- RESTAURO CRITICO (CRITIVO-CREATIVO) (Roberto Pane, Renato Bonelli e


Cesare Brandi)

ROBERTO PANE
-l’esperienza post-bellica mise a dura prova l’applicabilità dei principi del restauro scientifico,
stravolgendo il concetto di minimo intervento, aprendo quindi spazi per la ricerca di nuovi orizzonti
-la creazione di una nuova unità estetica esige l’intervento del gusto e della fantasia
-riemerge l’esigenza di rivalutare l’opera d’arte in quanto tale, ponendo come vincolo al gusto e alla
fantasia la sensibilità e cultura di critico.
RENATO BONELLI
-il restauro deve rivelare
-emergono i limiti del restauro filologico-scientifico (prima considerato inattaccabile), che considera
il monumento come testimonianza storica e ne trascura quindi la valenza artistica
-l’opera architettonica, invece, non è solo documento ma è soprattutto un atto che nella sua forma
esprime totalmente un mondo spirituale unico he per questo assume importanza e significato
-è cioè atto critico e creativo

atto critico: riconoscere la qualità artistica (opera d’arte) e operare per recuperare la vera forma (o
forma compiuta, che non è necessariamente quella originaria)
atto creativo: liberazione della vera forma, eliminando quanto la deturpi o sfiguri e ricomponendo le
parti mancanti (lacune) attraverso un atto di fantasia criticamente controllato
-comprensione storico-critica
-singolarità dell’opera antica
-evidenza del problema delle lacune, rimozioni e aggiunte

CESARE BRANDI
-“il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua
consistenza fisica e nella duplice polarità estetico-storica, in vista della sua trasmissione al futuro”
assiomi della concezione brandiana:
1-la materia è il luogo della manifestazione o epifania dell’immagine
-si restaura solo la materia dell’opera d’arte
2-esigenza di contemperamento dialettico tra le due istanze, qualora le condizioni
dell’opera d’arte si rivelino tali da esigere un sacrificio di una parte di quella sua
consistenza materiale
-il restauro deve mirare a ristabilire l’unità potenziale dell’opera d’arte,
senza commettere un falso artistico o un falso storico, e senza
cancellare ogni traccia del passaggio del tempo
-la materia dell’opera d’arte:
-struttura
-aspetto
-l’unità potenziale dell’opera d’arte:
è unità che spetta all’intero, e non al totale

conseguenze operative: principi pratici


-integrazioni sempre e facilmente riconoscibili
-materia insostituibile solo dove essa collabori direttamente alla figuratività dell’immagine, cioè in
quanto aspetto e non solo struttura
-ogni intervento di restauro non deve precludere interventi futuri
dai concetti di tempo: durata, intervallo attimo -> il restauro di fantasia o di ripristino è la più grande
eresia (perché considera il tempo reversibile)
-aggiunte e rifacimenti da trattare in relazione alle due istanze (la rimozione è un eccezione)
-concetto di rudere come ogni avanzo dell’opera che non possa essere ricondotto all’unità potenziale
senza che l’opera divenga una copia o un falso di sé medesima
-concetto di patina: particolare offuscamento che il tempo sovrappone alla materia dell’opera e va
conservata sia per l’istanza storica, sia per l’istanza estetica. è un’aggiunta che non è opera del fare

ATTUALI TENDENZE DEL RESTAURO


trovare le relazioni tra: restauro/storia, restauro/progetto di architettura, restauro/conservazione,
restauro/modificazione o trasformazione, restauro/riparazione, restauro/riuso, restauro/recupero

critico conservativo (posizione centrale)


Giovanni Carbonara
-restauro come atto di cultura inscindibile dall’arte, attività rigorosamente scientifica, filologicamente
fondata, diretta a ritrovare, conservare e mettere in evidenza
-restauro come atto critico che riconosce la fondamentale priorità della conservazione (maturazione
del restauro critico) mantenendo la polarità estetico-storica (con prevalenza della prima come
risultato, la seconda come metodo)
-vi è una maggiore indeterminatezza (rispetto alle altre due correnti) sulle azioni da intraprendere, una
variabilità del punto di equilibrio, ma sono indicati principi, criteri-guida del restauro: distinguibili,
reversibilità, compatibilità, rispetto dell’autenticità, minimo intervento, durabilità, attualità espressiva
si sono aggiunte dopo per evitare ogni tentativo di imitazione in stile o falsificazione storicistica

antagonismi (pura conservazione o conservazione integrale)


Amedeo Bellini e Marco Dezzi Bardeschi
-centralità della materia nel processo conservativo, negazione della valutazione selettiva su base
storica o estetica di ogni forma di ripristino (giudizio storico ed estetico caduco) -> astensionismo da
cui la pura conservazione -> solo aggiungere (restauro conservativo-critico)

antagonismi (manutenzione ripristino o ricostruzione manutentiva)


Paolo Marconi
-manutenzione come ripristino ciclico (superfici di sacrificio rinnovabili) su base filologica, ossia
realizzata con materiali e tecniche tradizionali
-ricerca dell’affinità materiale, strutturale e formale, anche eludendo la distinguibilità

considerazioni sulle tendenze attuali


-è auspicabile che la scelta dell’indirizzo non preceda l’impostazione del progetto (scelte preventive
sottraggono quote di responsabilità arbitrarie verso l’opera) ma ne costituisca un primo principale
traguardo, il risultato di una positiva verifica di congenialità tra il caso e uno tra gli indirizzi possibili
-la cautela è una sorta di tensione etica che richiama alla responsabilità e articola le motivazioni che
portano alle scelte di progetto, che non sia un compromesso ma una soluzione
-la tensione poetica stabilisce invece un contatto emotivo con l’opera, sfugge ad un inquadramento di
metodo, esercizio che richiama la sensibilità, che dovrebbe instaurare un supplemento di attenzione
che genera la cura
-verificare la congenialità tra caso e idea di restauro

-restauro e conservazione possono essere articolati diversamente nelle parti e nei temi di un edificio,
non necessariamente esclusivisti
-obiettivo è raggiungere una nuova organicità unitaria costruita con e per l’antico. organicità che non
è unitarietà di stile, ma piuttosto perseguita attraverso un sentire unitario. restauro non come
omologazione ma come rilettura organica di parti che rispettiamo essere diverse
-non ricerca di nuove teorie, né proporre un compromesso che riporti una pace non necessaria tra le
tendenze esistenti, ma guardare da una prospettiva più distaccata e serena il “campo di battaglia delle
idee” per scegliere quelle che meglio si addicono ad interpretare il caso che abbiamo di fronte, non far
diventare le tendenze “ideologie”
-formare una volontà motivata da attuare con coerenza

6 criteri o requisiti per gli interventi di restauro:


-minimo intervento (invasività)
-reversibilità (rimovibilità, riparabilità, sostituibilità)
-compatibilità meccanica e chimico fisica (funzionale, estetica…)
-durabilità
-conservazione dell’autenticità (distinguibilità)
-attualità espressiva (autenticità, distinguibilità)

Autenticità: se conserviamo questa, abbiamo tutti i criteri soddisfatti

DOCUMENTI DEL RESTAURO

-PRIMA DELLA CARTA DEL RESTAURO


1750-1820 numerosi editti per il divieto di esportazione dei reperti archeologici
1750 editto Valentini contro il commercio dei falsi
1802 editto Doria Pamphili dopo il saccheggio napoleonico
1820 editto Pacca vengono istituite: commissione delle arti e commissioni provinciali del patrimonio

-PRIMA CARTA DEL RESTAURO (Boito, 1883 - filologico)


8 punti fondamentali:
-differenza di stili tra vecchio e nuovo (riconoscibilità dell’intervento)
-differenza dei materiali di fabbrica (nuova fattura vs esistenti)
-soppressione di sagome e ornati
-mostra dei pezzi rimossi aperta accanto al monumento
-incisione di ciascun pezzo rinnovato con la data del restauro
-epigrafe descritta incisa sul monumento
-descrizione e fotografie dei diversi periodi di lavoro (documentare il restauro)
-notorietà

sistemazione operativa (dm 1882)


1-studio dei restauri
esame storico e artistico
2-compilazione dei progetti
relazione, disegni, stima dei lavori e condizioni di esecuzione
3-ordinamento del servizio per l’esecuzione dei lavori
approvazione: commissioni conservatrici dei monumenti, genio civile
approvazione ministeriale

unificazione del regno d’Italia -> si tentano di armonizzare le normative vigenti

-CARTA DI ATENE (1931 - documento internazionale)


la conferenza di Atene del 21-30/10/31, conclude i lavori iniziati a Roma (si era parlato di beni non
architettonici) nel 1930, con la partecipazione di circa cento esperti di venti paesi:
-collaborazione tra gli stati per la conservazione e la protezione dei monumenti
-evitare restituzioni integrali con la manutenzione regolare permanente (no res. stilistici)
-se il restauro è indispensabile si raccomanda si rispettare l’opera storica ed artistica del passato senza
proscrivere lo stile di alcuna epoca
-maggiore diritto della collettività rispetto al privato (ruolo educativo)
-nella costruzione di nuovi edifici si rispetti il carattere della città e la prossimità dei monumenti
(curare l’ambiente circostante, eliminare la pubblicità)
-impiego “giudizioso” della tecnica moderna per il consolidamento si antichi edifici (specialmente del
cemento armato) da dissimulare alla vista
-collaborazione tra le diverse competenze (conservatore, architetto, chimici, fisici…) per contrastare il
degrado
-creazione di un inventario documentato dei beni storici per ciascuna nazione (archivio, pubblicazioni
sui procedimenti dei metodi di conservazione e diffusione delle indicazioni)

-CARTA DEL RESTAURO ITALIANA (Giovannoni - 1932)


-promossa da Gustavo Giovannoni
-riprende le raccomandazioni della Carta d’Atene
-eleva il Restauro a questione nazionale
-costituisce il riferimento per le leggi del 1939: -tutela delle cose d’interesse artistico e storico- e -
protezione delle bellezze naturali-

-redatta nel 1931 approvata nel ’32 dal consiglio superiore per le antichità e le belle arti
-massima importanza alle cure assidue di manutenzione e alle opere di consolidamento, volte a
restituire resistenza e durevolezza (prima volta che si parla di questo) al bene
per i monumenti antichi “lontani ormai dai nostri usi e civiltà” si escludono i completamenti (ripristini
basati solo su dati certi e non su ipotesi) e si ammette solo la ricostruzione per anastilosi (restauro di
ricomposizione)
-aggiunte minime se necessarie (criterio storico), comunque riconoscibili (conservare tutti gli elementi
aventi un carattere d’arte o di storico ricordo)
-utilizzazioni non troppo distanti dalle destinazioni d’uso originarie (compatibilità funzionale)
-utilizzo di tutti i mezzi moderni “se quelli tradizionali non sono sufficienti e dei sussidi sperimentali
delle varie scienze in opposizione agli obsoleti procedimenti empirici

strumenti>>>materiali (diverso dall’approccio della carta di Atene)

-CARTA DI VENEZIA (1964 - documento fondamentale)


-definizione di monumento sia come “creazione architettonica isolata” che “ ambiente urbano e
paesistico” che costituiscano “testimonianza (non ha solo valore storico ma anche significato oggi) di
una civiltà particolare, di una evoluzione significativa o di un avvenimento storico”
distinzione tra restauro e conservazione:
-conservazione: impone una manutenzione sistematica, è sempre favorita dalla utilizzazione
in funzioni utili alla società purché l’adattamento preteso all’evoluzione del usi e costumi non alteri la
distribuzione e l’aperto dell’edificio (devo mantenere l’autenticità). la conservazione di un
monumento implica quello delle sue condizioni ambientali
-restauro: deve avere carattere eccezionale, deve rivelare i valori formali e storici con il
rispetto della sostanza antica e delle documentazioni autentiche; completamente solo se indispensabili
e distinguibili (segno della nostra epoca; sono ammesse tecniche moderne purché di efficienza
dimostrata da dati scientifici e garantita dall’esperienza

-COMMISSIONE FRANCISCHINI (1967)


-indagine propedeutica al riconoscimento delle condizioni attuali del patrimonio storico, artistico e
paesaggistico (nel campo archeologico, dei monumenti e dell’ambiente urbanistico e naturale, dei
musei, degli archivi e delle biblioteche)
-denuncia delle offese già perpetuate, individuazione del rischio a cui opere e ambienti sono sottoposti
ed indicazione dei rimedi, ottimizzazione negli organismi di tutela per eliminare le disfunzioni
-proprietà dell’interesse pubblico sui valori culturali
-nasce la definizione di bene culturale come bene che costituisce testimonianza materiale che ha
valore di civiltà (distinto dal monumento)
-5 categorie di beni: archeologici, artistici e storici, ambientali, archivistici e librari
-si sposta l’attenzione dal monuento alla testimonianza rivendicazione di un’identità che non
dovrebbe essere sottoposta al giudizio di valore mutevole dei tempo, ma sempre fruibile
singolarmente dall’individuo in base alla propria sensibilità
-si comprende l’intero territorio, incluse le opere di cultura agraria, infrastrutture, strutture
insediative integrate nell’ambiente, che formano un’unità rappresentativa inscindibile

tutela del paesaggio in Italia


-1939 -protezione solo di ciò che è esteticamente bello nell’ambiente, patrimonio culturale e
paesaggio sono distinti
-1948 -repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica. tutela il paesaggio e
il patrimonio storico ed artistico della nazione
-1974-75 -istituzione e organizzazione del ministero per i beni culturali e per l’ambiente
-1976 -la competenza del paesaggio passa alle regioni:
eccesso di richieste di trasformazioni del territorio, divisione di ciò che era stato già dichiarato
fondamentale come unito
-1985 -(legge Galasso) verifica a valle delle autorizzazioni rilasciate da regioni e comuni, ma
restituisce allo stato un minimo di competenze in materia di controllo. protegge tutto, non solo il
“bello”
-1999 -(testo unico) riunifica il paesaggio al patrimonio culturale
-2000 -(convenzione europea del paesaggio) piani paesistici: individuato porzioni del territorio sovra-
urbanistici entro cui esercitare le azioni di tutela; forniscono metodi e procedure e le rende
obbligatorie per le regioni; rende possibili analisi predittive di rischio di pressione antropica e
naturale; auspica la collaborazione a più livelli territoriali. abrogazione della legge Galasso, che aveva
carattere di emergenza per mitigare le devastazioni in atto in quel periodo; ma continuazione
dell’opera di riconoscimento delle zone di rispetto del paesaggio. è necessario che i piani specifichino
i caratteri di inserimento paesaggistico ed architettonico per ogni fase attuativa, poiché in caso di co-
pianificazione riuscita le sovrintendenze non possono dare indicazioni cogenti.
-2004 -(codice dei beni culturali e del paesaggio)
art.2
paesaggio: parte omogenea del territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o
dalle reciproche interrelazioni
-possibilità di tutela e di sviluppo
-ribadisce la necessità di tutelare tutto e insieme
-difficoltà insita nella consapevolezza che non esiste un ambiente non alterato o plasmato
dall’uso antropico, ambiente che possa essere riconosciuto come ambiente delle origini
-tutela non significa intangibilità (l’ambiente è in continua evoluzione a causa dell’attività
umana), ma dovrebbe considerare la compatibilità delle modificazioni possibili
art. 29
la conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e
programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.
prevenzione: complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al
bene culturale nel suo contesto
manutenzione: complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle
condizione del bene culturale e al mantenimento dell’integrità dell’efficienza funzionale e
dell’identità del bene e delle sue parti
restauro: si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni
finalizzate all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione es alla
trasmissione dei suoi valori culturali. nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio
sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l’intervento dei miglioramento
strutturale.

-CARTA DEL RESTAURO (1972 - restauro critico-creativo)


-tutela di tutte le opere d’arte, dai monumenti architettonici alle opere di scultura e pittura, anche in
frammenti, ai commessi di edifici di interesse monumentale, storico o ambientale
-salvaguardia: qualsiasi provvedimento conservativo che non implichi l’intervento diretto sull’opera
-restauro: qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza le opere, a facilitare la lettura e a
trasmetterle integralmente al futuro
-sono proibiti: completamenti in stile o analogici, anche se documentati, rimozioni o demolizioni a
meno che non siano dalsificazioni, ricostruzioni o trasferimenti in sedi diverse all’origine, alterazione
dell’ambiente, rimozione o alterazione delle patine
-sono ammessi: aggiunte e reintegrazioni di piccole parti storicamente accertate, comunque
distinguibili; puliture, nel rispetto delle patine e vernici antiche; anastilosi documentate, inserimenti a
scopo statico o conservativo del supporto, nuovo ambientamento, qualora non esista più quello
originario
-gli interventi eseguiti non devono precludere nuovi interventi futuri
-nuovi metodi e materiali devono essere autorizzati dall’ICR
-sono dati metodi specifici per le procedure da adottare nel restauro di: monumenti architettonici,
pittorici, scultorei, centri storici, scavi

-definisce i concetti di salvaguardia e restauro


-istituisce la programmazione degli interventi e la presentazione dei progetti corredati di relazione
tecnica, modalità di intervento e autorizzazione
-allegati con metodi specifici di restauro:
-istruzioni per i restauri architettonici
-istruzioni per i restauri pittorici e scultorei
-istruzioni per la tutela dei centri storici
-istruzioni per la salvaguardia e il restauro delle antichità

CARTA EUROPEA DEL PATRIMONIO ARCHITETTONICO


-riafferma la volontà di promuovere una politica europea di tutela del patrimonio storico
-raccomanda ai governi una politica di conservazione del patrimonio
-proclama che il patrimonio storico è formato dai monumenti, dalle città e dall’ambiente, costituisce
un capitale spirituale e economico del nostro continente, è in pericolo e deve essere salvaguardato con
una conservazione integrata (restauro e funzioni appropriate)

RECUPERO (vs restauro)


-inteso come forma minore del restauro, ossia destinato a beni minori, forma semplificata e meno
rigorosa del restauro
-gen. indirizzato a tutto il patrimonio maltenuto o sottoutilizzato, andrebbe invece destinato alle
periferie, zone industriali o costruito recente, mentre per i centri storici si opererebbe con restauro e
conservazione
-diretto a beni in cui prevale la valenza economica e d’uso su quella culturale (beni maggiormente
accessibili dal punto di vista socio-economico) per cui il fine dell’intervento è la sua mera
utilizzazione
-ma anche attribuzione prevalente della perpetrazione della funzionalità ed uso del bene, in
opposizione al restauro, che apparirebbe più sterile (sorta di mummificazione, se visto come estremo
della pura conservazione)
-valorizzazione: esercizio delle funzioni e disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza
del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione
-confuso spesso col riuso, ha invece connotazioni più generali, integra l’azione della tutela al solo
scopo di migliorare la conoscenza e la fruizione del bene, ove intervenire significa invece spesso
l’esatto contrario, ossia perdita di contesto e quindi di conoscenza

DEFINIZIONE DI RESTAURO della normativa italiana


-l. 490/99 (testo unico): prima definizione di restauro
“restauro: intervento diretto sulla cosa volto a mantenere l’integrità materiale e ad assumere la
conservazione e la protezione dei suoi valori culturali”
-ripresa dal codice tal quale ma poi rettificata nel 2003:
“complesso delle operazioni volte al consolidamento strutturale del bene e al recupero critico dei suoi
valori culturali”
-sovverchia la definizione data dalla commissione Franceschini come testimonianza storica,
non sottoposta al giudizio mutevole contemporaneo, non più assoluto
-art. 29 del Codice (agg. 2006)
“la conservazione del patrimonio è assicurata mediante una coerente coordinata e programmata
attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro. per prevenzione s’intende il complesso delle
attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto. Per
manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle
condizioni del bene culturale e al mantenimento dell’integrità, dell’efficienza funzionale e
dell’identità del bene e delle sue parti. per restauro si intende un intervento diretto sul bene attraverso
un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale e al recupero del bene medesimo, alla
protezione e alla trasmissione dei suoi valori culturali”

MIGLIORAMENTO SISMICO
-art. 29 codice
“nel caso di beni immobili dichiarati a rischio sismico, in base alla normativa vigente, il restauro
comprende l’intervento di miglioramento strutturale”
-a. Giuffrè: l’intervento di miglioramento è l’esecuzione di una o più opere riguardanti singoli
elementi strutturali dell’edificio con lo scopo di conseguire un maggior grado di sicurezza senza
peraltro modificare in maniera sostanziale il comportamento globale
-ancora una volta importanza della conoscenza e della diagnosi
-miglioramento presuppone compatibilità (non solo di materiali e tecniche, ma anche d’uso
sicurezza equivalente: miglioramento strutturale in grado di rispettare il più possibile i requisiti della
conservazione (senza appunto ricostruire interamente)

-CARTA DELLA CONSERVAZIONE E DEL RESTAURO (1987)


-rinnova, integra e sostituisce la Carta del restauro del 1972
-conservazione: insieme degli atti di prevenzione e salvaguardia, tesi ad assicurare una durata
tendenzialmente illimitata alla configurazione materiale dell’oggetto
-salvaguardia: come per la carta del ’72
-restauro: qualsiasi intervento che, nel rispetto dei principi della conservazione e sulla base di
indagini conoscitive, sia rivolto a restituire all’oggetto la relativa leggibilità ed uso
-manutenzione: insieme degli atti programmati ricorrenti, volti a mantenere le condizioni di integrità
e funzionalità, soprattutto successivamente ad interventi eccezionali di conservazione/restauro
-restauro e conservazione possono essere non simultanei, ma sono complementari, e il restauro non
può prescindere da un adeguato programma di salvaguardia, manutenzione e prevenzione
-distinzione tra centro storico (aggregazione abitativa il cui significato è insostituibile nella storia di
un’area culturale dell’umanità) e centro antico (limitato alla sola area)
-denuncia di cause aggiuntive di degrado dei centri storici: urbanizzazione selvaggia ed abbandono
(necessità di valutazioni a breve e lungo periodo)
-opere in situazioni ambientali a rischio (inquinamento, frane, urti) possono essere trasferite
-completamenti “in stile” analogici sono ammessi solo se necessita al presidio statico (es: zona
sismica); comunque devono essere eccezionali ed essenziali
-non eccedere nella segnalazione delle aggiunte (non prevaricare l’armonia del contesto), usare
materiali affini (compatibili) dal punto di vista chimico-fisico; opportuna discrezione della datazione
della aggiunte e dei rifacimenti
-diffidare delle inserzioni occulte (acciaio, cuciture armate iniettate con molte di cemento o resine),
qui dichiarate invasive, poco affidabili e poco durevoli, oltre che irreversibili, a favore di tecniche più
tradizionali (speroni e tamponamenti, catene e cerchiature, archi di contrasto…)
-allegato “tutela dei beni architettonici”:
-maggiore riguardo agli aspetti strutturali rispetto al ’72
-si citano “ricerche sperimentali sulle proprietà materiali del manufatto”, i rilievi
-per patologie ordinarie si ricorra a modi d’intervento tradizionali
-parere sugli interventi applicati: raddrizzamento dei fuori-piombo con catene, tagli localizzati
o cuci-scuci, no cuciture armate, corretta scelta delle miscele da iniezione