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LA NASCITA DEL RESTAURO MODERNAMENTE INTESO: LETTERATI, ARCHEOLOGI,

ARTISTI
Le radici del restauro possono rintracciabili in Francia, dove la rivoluzione pone lesigenza di
conservare la nazione. Queste idee sono state progressivamente rafforzate dalle elaborazioni
della critica artistica e specialmente della letteratura.
Levento cruciale stato il ritorno al gotico nei ultimi decenni dellOttocento. La circostanza
stata provata da tutti gli studi, soprattutto inglesi e tedeschi: da una parte si pu notare una
continuit di costruzioni gotiche in cantieri molto importanti, dallaltra uninsieme di imprese
letterarie, archeologiche e artistiche che conducono verso una progressiva scoperta delle forme
medievali.
Prime del 1830 si ricorreva al gotico per creare stimoli alla fantasia o per realizzare forme lievi e
decorative.
E il tempo in cui tutta la cultura europea postula la libert e la spontaneit della creazione artistica.
Daltra parte la riscoperta del medioevo proprio, nella sua prima fase, il poetico;
successivamente diventa una deliberata reazione contro le dottrine accademiche.
Il vertice pi alto di questa polemica si raggiunge con Chateaubriand che condanna la cultura
illuministica, contro cui contrappone il bello morale della civilt cristiana, del valore dei sentimenti
popolari e della tradizione cattolica in Francia.
Sulla scia di ci si pu rammentare lazione svolta a sostegno della conservazione delle opere
darte in situ, contro i loro trasporti e le spoliazioni.
Contemporaneamente a ci si assiste anche ad unesplorazione storico-artistica sempre pi
diffusa ed approfondita del grande patrimonio medievale e alla definizione di princpi e metodi per
la sua tutela. Inoltre vengono stabiliti alcuni presupposti essenziali allo svolgimento dellazione di
restauro, in particolare quello connesso alle competenze professionali di chi sar chiamato ad
operare (il problema posto riguardava i giovani architetti usciti dallEcole des Beaux-Arts che non
possedevano alcuna conoscenza dellarchitettura medievale).
Unulteriore circostanza che non pu essere trascurata costituita dallimportanza che ebbe, sul
finire del 700 e specialmente in Regno Unito, larchitettura dei giardini. Lo scopo ad essi assegnato
quello di suggerire uno stato danimo, leffetto pittoresco potenziato per creare atmosfere
magiche che si volevano ricordare, contenenti rovine, preferibilmente gotiche, tese ad evocare
malinconicamente il trionfo del tempo sullopera delluomo. -> Tema della rovina in Inghilterra fino a
tutto il XIX secolo.
La presenza fisica della rovina come elemento costitutivo del paesaggio: se lopera vive nella sua
compiutezza, nellarchitettura si realizza un singolare equilibrio tra la materia meccanica, pesante e
la spiritualit formativa. Unuguaglianza che sinfrange mentre le due parti si separano, dando vita
ad un fenomeno significativo che non si verifica nelle altre opere darte ridotte a frammento. In una
rovina architettonica crescono altre forze e altre forme, ovvero quelle della natura. -> Culto delle
rovine tra Sette e Ottocento.
NellOttocento, parallelamente allo sviluppo concettuale del restauro modernamente inteso, si
possono trovare due posizioni: alla prima appartengono quelli che vedono nella rovina una nuova
opera, alla seconda quelli che ne vedono una testimonianza mutila, ma riconoscibile, di unopera o
di un evento umano e quindi come un documento materiale di storia.

IL CONCETTO DI UNITA STILISTICA E IL RESTAURO CONCEPITO COME RESTITUZIONE


STILISTICA
In occasione del restauro della Chiesa di San Paolo Fuori le Mura a Roma, il papa Leone XII nel
1825 fissa i criteri che dovevano essere seguiti: nessuna innovazione nelle forme e nelle
proporzioni architettoniche e nessuna negli ornamenti del nuovo edificio.

Labate e giureconsulto Carlo Fea si impegna a definire la vera consistenza della costruzione
originaria cos da escludere ogni innovazione; nonostante ci anche convinto che per rimediare
ai gravi danni causati dallincendio si debba procedere alla sostituzione integrale delle parti
deteriorate.
Queste argomentazioni mettono in luce idee guida del tempo e trovano varie conferme nella
dimensione operativa improntata principalmente alla ripresa dei modi originali.
Lintento di restituire ai monumenti le forme originarie e il desiderio di assicurare la massima
compatibilit tra le loro parti, evidenziano due operazioni fondamentali: il ripristino delle fabbriche
alterate e il completamento di quelle incompiute; inoltre si afferma il principio della fedelt
storica nei confronti degli edifici antichi.
In sostanza il documento redatto da Leone XII la prima codificazione del restauro inteso come
reintegrazione dello stato originario di un monumento, ovvero del restauro cosiddetto stilistico che
sar prevalente per tutto il XIX secolo.
Inoltre evidenzia il monumento quale unit formale compiuta e perfetta, significativa di un
determinato luogo e tempo. Un significato di stile in un senso tipologico, ovvero stile quale realt
storico-formale, unitaria e coerente, limitata nel tempo e ben definita nei suoi modi figurati.
Ogni monumento costituisce una unit stilistica dalla quale discende il pregio dellopera: essa
deve restituirsi attraverso il restauro che deve necessariamente impiegare i modi generali dello
stile.
LOPERA DEGLI ISPETTORI E LA REINTEGRAZIONE SU BASE STORICA, ANALOGICA E
SECONDO LE REGOLE GENERALI DELLO STILE
Lopposizione di artisti e letterati francesi contro i demolitori rappresenta il primo passo concreto
verso i temi della conservazione dei beni culturali e contribuisce a creare le condizioni favorevoli
per un efficace intervento dello Stato. -> istituzione della figura di un inspecteur general des
Monuments Historiques
Louis Vitet, letterato e critico darte, svolge unintensa attivit per la tutela dei monumenti. Descrive
dettagliatamente non solo le fabbriche visitate, ma anche i problemi inerenti la loro conservazione,
sottolineando la contraddizione esistente tra la formazione culturale e professionale degli operatori
(esclusivo indirizzo classicista) e la necessit di confrontarsi allo stile primitivo per il restauro di
ogni parte integrante di questi edifici o per il loro completamento o ampliamento.
Fissa le regole generali dello stile: il criterio analogico, ovvero il secondo strumento proprio del
restauro inteso come reintegrazione stilistica. In nome di unastratta coerenza di stile, legittima
azioni mimetiche tese a restituire al monumento la sua integrit e suggerisce che quando le tracce
dello stato antico sono perdute, la cosa pi saggia copiare i motivi analoghi in un edificio della
stessa epoca e della stessa provincia.
Tuttavia lindirizzo dottrinale non ha molti risvolti esecutivi, in quanto gli enunciati non possono
ancora contare su coerenti proiezioni applicative dal momento che mancano la professionalit, le
maestranze e gli strumenti di intervento.
VIOLLET-LE-DUC E LA CODIFICAZIONE DEL RESTAURO STILISTICO
Violet-le-Duc architetto non di formazione accademica, segna la stagione del restauro stilistico in
Francia. Da sempre insofferente per tutte le istituzioni accademiche, scopre ed ama larchitettura
del medioevo, in particolare larte romanica e quella gotica.
Il neogotico, con il suo esplicito accento romanico, viene accolto come lo stile pi congeniale alle
esigenze della costruzione moderna dal momento che esso permette di impiegare i materiali in
ragione della loro natura e qualit.

Egli sottolinea pi volte il ruolo attivo della fantasia che, nello sviluppo del processo formale, si
accorda indissolubilmente con la ragione. Per lui la costruzione scienza e nel contempo arte e
dalle loro connessione scaturisce quella sintesi che larchitettura.
Distingue tra architettura e restauro, cio tra progettazione di nuove opere e interventi su fabbriche
del passato: afferma che linvenzione diventa arbitro del restauro dove valgono soltanto operazioni
atte a restituire scientificamente non una interpretazione attuale, bens contemporanea delloggetto
dellintervento.
Sia nel progettare che nel restaurare lo stile inteso come genus, di genere, come patrimonio di
forme proprie di un ben determinato mondo figurativo; esso strumento atto a far rivivere nel
presente un preciso passato, mediante severa induzione.
Restaurare un edificio ristabilirlo in uno stato di completezza che pu non essere mai esistito in
un determinato momento. Esso rivendica il diritto di rimuovere le parti aggiunte in epoche
posteriori alla prima stesura del monumento per riportarlo alla sua originaria unit e purezza
stilistica, con la facolt di ricostruire o rinnova le parti degradate.
Durante i primi anni di attivit, Le-Duc rifiuta qualsiasi schema e pensa sia giusto agire secondo le
circostanze, con lintento di ritrovare la verit delledificio attraverso il rispetto delle stratificazioni
storiche e dei valori archeologico-documentari.
Sottolinea anche il lato critico del lavoro, in quanto si chiede se sia lecito ristabilire lunit di stile
compromessa.
La ricerca teorica direttamente collegata alla sua pratica operativa e in un certo modo sembra
quasi anticipare i concetti che saranno poi codificati da Camillo Boito.
Egli giudica la conoscenza come il presupposto essenziale dellintervento, parla della distinguibilit
delle parti e di rispetto scrupoloso per tutte le tracce che evidenziano possibili modificazioni;
definisce il principio fondamentale di unit stilistica e dichiara la necessit di soluzioni diverse caso
per caso, accetta il completamento per analogia e afferma lesistenza di una gerarchia di valori che
determinano le propriet del restauro.
Dopodich passa progressivamente ad ampie modificazioni, interpretazioni e rielaborazioni
personali. La sua predilezione per lunit di stile lo conduce a riprodurre ci che potrebbe non
essere mai esistito.
Ci si trova di fronte ad azioni al limite della legittimit, anche secondo la logica del restauro
ottocentesco; lintervento innovativo viene spinto alle estreme conseguenze e sidentifica con un
prodotto ben diverso da ci che prima sussisteva: lopera non pi la stessa.
LA DIFFUSIONE EUROPEA: PROTAGONISTI ED ESPERIENZE
MANCANO PAGINE DALLA 57 ALLA 69