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Seminario – “Altrimenti che essere” - Levinas

Bibliografia secondaria:
http://oseegenius.unigre.it/pug/resource?uri=188&v=l

Fotocopiar introducción de Petrosino alla traducción en italiano y commento di Ferretti (il


testo di Derridà in risposta a altrimenti che esser)

Lavoro: relazione settimanale ed esposizione:


Si sceglie la citazione e si commenta d’accordo alla sezione indicata. Alla fine ci sarà ogni
citazione che trascorre tutto il libro. Allora si fa una pagina per ogni ora. Quindi, 2 pagine.
Anche si fa un piccolo elaborato sulla parte che si espone.

Introduzione:

- Provare a sistematizzare o un itinerario o chiave di lettura è in certo modo tradire


Levinas. Il suo pensiero, avendo una origine ebraica… la immagine può quella di
Abraham che lascia la sua terra: è una scrittura nomade; senza punti fermi.
- Un problema centrale in Altrimenti che esser è quale linguaggio potrà esser opportuno
per affrontare le questioni filosofiche.
- Vita: 1906 – 1995. Nato a Lituania. In 1923 si trasferisce ad Strasburgo. Non è però
semplicemente un pensatore francese, è inanzitutto ebraico. Però la situazione in francia
entra in dialogo con gli autori occidentali. A partire da Husserl sul quale scriverà la sua
tesi di Laurea. “Scoprendo la esistenza con Hu e He”, allora si vede che Hu e He
diventano i suoi interlocutori principali. Ma prende molta distanza da un lanto dalla
fenomenologia Hu e la ontologia di He; vedendo in He uno che continua la
fenomenologia di Hu ontologicamente. C`è molto di più di Hu in He.
- In 1932 scrive un articolo contro nazismo pubblicato in “Sprit”. Per Levinas è chiaro che
l’adesione di He al nazismo è a causa della sua ontologia (testo: “dell’evasione”)
- Fa la dura esperienza della prigionia in Germania… (dramma della II GM: vedere bene)
- Dopo la II GM scrive le sue opere più importante: “Dalla esistenza all’esistente” sia
“Totalità e infinito” sia l`opera che porta a compimento T-I che è “Altrimenti che esser”.
Le ultime opere: “il dio che viene la idea” e le altre (Emilio Baccarini)

Individuazione dei temi chiavi di Levinas (in dialogo con Petrosino)


- Il punto di partenza per entrare in Levinas possa esser il “c`è”. Questo vuol dire l`esser in
generale. Esser in generale per gli studenti che hanno affrontato lo studio classico della
filosofia potrebbe portare fuori strada. Per Levinas esser in generale più precisamente
dobbiamo chiamarlo l`esser anonimo; esser inglobante ogni negazione:
o Dalla esistenza all`esistente (…) : “C`è in gnerale, senza che importi ciò che c`è,
senza che si possa accoppiare un sostantivo… c`è: forma impersonale come piove
e fa caldo”
- Questo concetto è una assenza di soggetto; non è declinato in un soggetto. Questo
concetto secondo alcuni può esser riportato al “nulla” nella mistica ebraica però già
operare questa espressione tradisce ciò che vuol dire Levinas giacchè questo concetto ha
una critica al nulla di He, perché per Levinas ciò che crea l`angoscia non è il nulla come
He ma l`esser in generale. Forse ci può aiutare la immagine del pensare la esperienza del
“c`è” come la esperienza della “notte” perché di fatto la notte non è il nulla, ma la notte è
un contesto che mi impedisce di vedere. Non vedo che cosa c`è ma non è escluso che c`è.
Quindi ciò che mi minaccia è il c`è da cui non posso fuggire. Per He ciò che minaccia è il
nulla dell`angoscia. Nozione di “c`è” ci rimanda all`anonimato, la mancanza di
soggettività, di insonnia, e orrore. Non possiamo aver la pretesa in Levinas di definire dei
concetti, possiamo evocargli. Non la paura del nulla (He) ma dell`esser. È la paura del
C`è, non di un esser.
o Su questo sfondo rappresentato sul esser anonimo che viene il percorso di far
emergere la soggettività nella sua individualità. Potremmo dire che il modo in cui
Levinas individua la sogg come unicità individuale è l`estremo opposto del c`è
anonimo (ma è dialettico)
 Il bisogno di Levinas è separazione (non vuol dire mancanza)
o Levinas non vuole parlare di apertura ma di esposizioni. L’altro distacco da He è
che non sarà l`apertura ma l`esposizione.
 Ciò che si da è una attività… si da dell’apertura è una attività…
 L`esser esposto come forma verbale è una passività…
 Malgrado sé… sono esposto malgrado me stesso…
 Per questo la responsabilità la ritrovo non la scelgo… (va oltre la
mia volontà ma oltre la mia persona)
o Dalla esistenza all`esistente (…) “nel nulla stesso qualcosa accade, non fosse altro
la notte ed il silenzio del nulla, qualcosa accade non è un sostantivo, è come il
pronome della terza persona impersonale del verbo, non la forma del “si da”…
indicheremo questo… con “c`è”...
 “Ma se si dovesse cercare una somiglianza fra la nozione del c`è ed in un
grande tema della filosofia classica penserei ad Eraclito (non al fiume
classico, ma un fiume in cui non si bagna né una sola volta”
o Sta criticando il concetto di sostanza: hipokeimenon serve a dare la stabilità che
mi impedisce di togliere la identità nonostante il cambiamento… questo concetto
di sostanza è la negazione della dignità del soggetto… appiattendolo sulla
comunanza dell’essere. Secondo Levinas la filosofia classica ha ridotto il soggetto
a sostanza. Una asincronia che non esprime la sincronicità del soggetto. Che in
certo senso si ripete ogni volta in sé.
 Questo toglierebbe la dignità del soggetto che è la sua specificità.
- Se concetto di “c`è” è lo sfondo sul quale dare il cammino della soggettività…. Il primo
passo per uscire dal anonimato del c`è è il bisogno. Bisogno non vuol dire mancanza, ma
separazione… siamo separati da ciò di cui abbiamo bisogno. Io faccio la esperienza di
esser separato: questo è il bisogno. Bisogno è legato al godimento: pensiamo al bambino:
la uscita del anonimato del bambino si esprime attraverso del suo bisogno; è separato
dagli ogg del suo godimento; cerca di raggiungere e ne gode egoisticamente. Questo
godimento è sempre caratterizzato dalla insicurezza, perché ciò che prova godimento non
solo sparire di un momento al altro ma rivoltarsi contro di me. Ogg del mio godimento, il
frutto che è bello agli occhi, può rivoltarsi contro. Questa che si chiama “connatus
essendi” (affermazione di sé stessi) Levinas lo legge come espressione del afferarre il ogg
del godimento ma sempre nella dimensione della insicurezza e come il bambino nel
godimento io mi scopro dipendente, per godere ho bisogno del oggetto da cui dipende
mio godimento. Quindi, godimento vuole possedere.
o In questa uscita dallo anonimato, godimento-possedere, si concretizza nella
immagine della casa perché la casa è la immagine dell`ìnizio della propria azione
del mondo. La casa è il mio spazio nel mondo. La casa è la porzione di spazio che
segna la mia proprietà nel mondo. Faccio mio una parte del mondo e la casa ed il
mondo sono correlati alla idea del lavoro. Perché il lavoro è impossibile senza una
dimora perché la casa permette di fermare ciò che è stato acquisito… dove
ripongo quello di cui mi impossesso tramite il lavoro; ho bisogno di una stabilità
che mi permette di contenere quello che acquisto…
o Se ci pensiamo il godimento si rivela come economia. Tipo di rapp che stabilisco
con il mondo per uscire del anonimato… la parla casa è simile a economia.
Perché abbiam scelto questo contesto? L`io che abita questo mondo, si interroga
sul “che cosa” ed ha questo punto che nasce la domanda filosofica. La domanda
filosofica non è una domanda iniziale. Storicamente chi può dedicarsi al lavoro
filosofico… solo quello che ha coperto i bisogni anteriori (prima visti)…
 Re-lettura del soggetto dal anonimato è una rilettura storica… è così nella
storia.
o Se all`origine di ogni pensiero è la questione del “che cosa” come prima
domanda, allora ogni filosofia ritorna inevitabilmente alla ontologia (sembra
He)…
- Se è vero che ogni pensiero nasce dalla questione del “che cosa”, questo vuol dire come il
nostro modo di pensare sia inevitabilmente impostato sulla questione ontologica.
- Cominciamo ad accenare alla questione del linguaggio: nell`interrogare non si può fare se
non in un linguaggio e qua incontreremo la distinzione che all`interno del linguaggio
Levinas pone tra il detto ed il dire. Il linguaggio nella sua accezione di detto è il luogo
della costituzione della oggettività del oggetto. Quando definiamo le cose, cioè, le
fermiamo con le nostre parole (Aristotele)… ecco la idea della adecuatio. Questo uso del
linguaggio implica un atteggiamento sostanzialista, ontologico… ed un modo per vincere
la paura del anonimato… uso del linguaggio come detto, come “descrizioni”, “etichete”
servono per fissare le cose. In questo mondo, nel quale tutto scorre (eraclito ed il
fiume)… il linguaggio mi serve per aggrapparmi da qualche parte. Quindi, questa
differenza fra il detto ed il dire (dinamicità del verbo), corrisponde alla distinzione tra la
sincronia e la diacronia. Detto è il livello sincronico (questo momento: il che cosa: ogg).
Ma che fine farà il sogg se io gli parlo in termini di detto. Se non trovo un altro modo di
dire il soggetto, cioè, un verbo che non si ferma in una definizione, trasformerò anche il
sogg in un ogg nella dimensione rassicurante della sostanza.
- Già in totalità e infinito, L accentuava la relazione fra significazione e senso (senso e
riferimento). Dare senso-significato è la azione propria del soggetto. Ma dare significato
indica delle direzioni, non indica dei luoghi. Qua L gioca senso come significato, senso
come direzione. Allora significato è una direzione. Quindi il dire indica delle direzioni. Il
detto dire dei luoghi. Ma anche da un punto di vista linguistico, la significazione verbale,
(condivisibile oggi nella riflessione sul linguaggio) è alla confluenza di innumerevoli
fiumi semantici. Significato non è mai un fatto rigido… ma il significato continua a
significare. Forse qua cogliamo meglio la distinzione tra detto e dire. Detto fissa, dire
continua… e questo dice qualcosa del esser stess. Detto è un tradimento dell`esser.
o Linguaggio ha due liveli (sono come due ordini): sia quello del detto e quello del
dire…. L non esclude ma dice che facciamo filosofia con il detto e non con il dire
 Si deve ritornare dal detto (continuamente riduciamo le cose a definizioni)
al dire… perché la dimensione originaria è del dire e non del detto, ma
quando faccio teoria sono nel detto. L non esclude la teoria ma considera
la teoria come non originaria.
 Solo si può ritornare al dire, non un esser altrimenti (un`altra modalità del
esser) ma provare a cercare al di là dell`esser che vuol dire al dirà del
detto… la questione sarà capire in che modo dire…
 Dal detto si fa un cammino ritroso al dire…
 A partire dal detto (esistenzialmente stiamo sempre “dicendo”)
o Detto è l`ingresso nel tempo: è sincronico.
 “Esser” è la dimensione originaria: non tradisce la
vera essenza della soggettività.
 Questo fa venir meno la caratteristica più propria
della soggettività.
 Dire è diacronica: è il fondamento del presente sincronico.
- Perché il linguaggio ricopre una parte così importante della ricerca di Levinas? Perché un
mondo sensato (Witt) è un mondo in cui vi è qualcun altro per il quale il mondo del mio
godimento assume una significazione. LE cose acquistano significato perché un altro è
associato alle mie relazione con esse. Io designo delle cose ma sempre per un altro.
Utilizzare un “segno” (di-segnare) permette di rendere le cose offribili, ma il fatto che io
use dei segni per rendere le cose offribili, dice che questo ha senso laddove c`è un altro a
cui offrire… la dimensione del linguaggio è un modo di dire che il signficato sono tali in
quanto significano ad un altro… per rendere le cose esteriori… che è la dimensione della
offerta per un altro… se ci fosse solo io non ci sarebbe bisogno di esteriorità. La
dimensione della esteriorità implica sempre la mia esposizione costitutiva ad altri… ed
quindi la parola diventa un modo per offrire il mondo ad un altro. Questo diventa il modo
per uscire dalla dimensione anonima del godimento egoistico. La parola come dare senso
per offrire le cose ad un altro mi permette di uscire dal.
o Totalità e Infinito: “Parlando io non trasmetto ad altri ciò che è ogg per me, l`ogg
non diviene ogg ma nella comunicazione…”
 È nella comunicazione che c`è una ogg, laddove c`è un significato per gli
altri… l`ogg sta soltanto nella comunicazione (inter-sogg in qualche
modo)
- In questo senso, ricollocando la significazione nella comunicazione L sta ricuperando
quella duplicità semantica quella del logos che è insieme discorso e irrazionalità. È nella
comunicazione che le cose acquistano significato. Ma ancora la comunicazione è un
processo. È nel dire che le cose assumono un significato. Il detto è una perdita di
significato. Dalla tematizzazione del detto occorre risalire verso la significazione del dire.
Quando tematizzo perdo il significato: lo limito.
o Non è vero ma la verità è nel dire.
- Dunque, il dire precede quel linguaggio che comunica proposizioni e messaggi
(linguaggio del detto). Il dire è segno dato dall`uno all`altro nella prossimità per la
prossimità, cioè, senza mediazione concettuale. L non vuol dire che le elaborazioni non ci
siano ma vuol dire che non sono originarie… punto di partenza non è il concetto ma la
prossimità che permette la comunicazione concettuale. Quindi, il dire è la condizione di
ogni comunicazione.
o Il dire esprime la mia esposizione all`altro, ed anche la mia responsabilità per
altro.
 Dire non è un gioco. Perché per quanto il gioco per Witt ha delle regole
determinate dentro di una struttura definita che è forma di vita, allora è
un`altra cosa…
o “Altrimenti che esser” : “Non è un gioco, anteriore al segni verbali che esso
congiunge…”
 Non questo messaggio che si è significato ma la possibilità della
significazione. Che cosa permette che le parole abbiano significato per un
altro? La prossimità. Quindi, essa è antecedente alla teoria, al concetto, al
messaggio, alla proposizione.
 Come Austin dirà: la filosofia occ a partire di Aristotele lavora su
proposizioni e le considera come punto di partenza, non si
interroga come mai le prep sono significative…
- Il dire originale è fuori da ogni tematizzazione. Dire è la diacronia o il dire è delirio: al di
là di ogni tematizzazione…
o Il dire è come la sensibilità, cioè, esprime il contatto immediato (esser esposti uno
all`altro): non apertura ma esposizione all`esser perché la esposizione avviene
malgrado me… lo sono senza averlo scelto, malgrado me stesso…
 Detta con altra parola: dolore.
 Dire come sensibilità esprime la vulnerabilità, che literalmente significa la
possibilità di esser feriti…
 Dire ci rimanda a questa prossimità nella quale siamo esposti uno
all`altro malgrado me stesso…
- Une delle espressioni che L indica per ubicare sogg è “altro nel medesimo”: essa ci
rimanda subito a questa passività, esposizione come non chiusura. Sogg non è una
sostanza chiusa in se stessa. Ma è come se venisse presentata si come apertura. Non è il
io come medesimo; non è il sé come l’altro… ma è l`altro nel medesimo: è l`alterità che
mi abita… è la alterità che mi definisce…sono inquietato dall`altro… la soggettività è
inquietudine del medesimo (di me che cerco la mia identità) inquietato dall`altro… ma
inquietudine ci rimanda ad una definizione mai stabile: vuol dire, non estatico. Ma è
ancora di più… non è la inquietudine del medesimo soltanto ma inquietato dall`altro… la
mia inquietudine non è solo solipsistica ma ha la sua ragione, la mia esposizioni
malgrado me fa in modo che l`altro mi inquiete malgrado me costantemente e questa
porta non posso chiuderla…
- La espressione di Levinas è che il soggetto è per l`altro…
o Non si intende nel senso “spirituale”… ma vuol dire sofferenza dolore, passività,
esser inquietati…
o La identità deriva al soggetto dal esterno (T e I: saggio sulla totalità)
 Identità deriva dall`esterno come chiamata; come elezione; sono
convocato dall`altro.
 L`altro mi inquieta perché mi chiama continuamente. Come se
continuamente mi chiamasse in questa impossibilità di chiusura…
 Elezione o ispirazione… ispirazione come chiamata.
o Non è la apertura “romantica” … non è quella del soggetto della ontologia; ma
l`esser a cui sta significato dalla sostituzione del medesimo per l`altro…
 Sono chiamato dall’altro… sono convocato dall`altro in una maniera
radicale… io sono talmente responsabile dell`altro che la mia identità sta
nel sostituirmi all`altro…
 Questa idea è in realtà violenta? No… vedere la risposta di L
o Idea di responsabilità di L è profondamente radicale. Salviamola da una visione
edulcorata. Responsabilità è inquietudine… io sono costantemente convocato,
tirato fuori, questa è la mia identità…
 Io subisco passivamente la chiamata ma è questa condizione che mi
permette di scegliere la mia sostituzione si o no…
 Quello mi impedisce di esser sostanza chiusa…
 Mi dice chi sono: esposizione… l`altro è la grazie che mi dice chi
sono… non sono qualunque… in questa possibilità di sostituzione
che mi è data esperimento la mia identità, ma è altro che mi la
da…
o Per Levinas è la sostituzione vicaria: servo di Yahveh… non è che faccio finta di
esser l`altro… sono io che porto il peso dell`altro… sono io che sostituisco
l`altro…
 Il mio bene è quando io divento responsabile del tuo bene. (non è la
sostituzione vicaria di Cristo)
- Questo distingue chiaramente ogni uomo da altro uomo… è proprio la sogg che emerge
come responsabilità che distingue ogni uomo… è la mia responsabilità. In questo senso la
sogg è esattamente il contrario della essenza (per dare la idea della sostanzialità)… La
sogg è diverso dalla essenza perché essa (nella quale si basa la MTF classica) si lascia
sfuggire quella unicità che è proprio della sogg…. In questa sogg colgo la responsabilità
e così colgo la mia unicità…
o In questo caso, spostare ad una MTF della essenza è fare sfuggire la unicità…
- Mentre la essenza è il come è; sfera del detto ed del presente… la unicità invece è un
cammino (Abramo)… la identità la acquisto in questo cammino… lascio il mio posseso
ed si incammina; ed in questo cammino scopro la mia identità…
o La essenza tradizionale vuole definire la identità…
o Cammino che è un dire, cammino, “racconto”, “storia” … Abramo è così…. È
una identità che si fa…
 Qua c’è una critica alla fenomenologia in quanto la intenzionalità.
 Ciò che descrive il soggetto non è la intenzionalità che sarebbe attiva ma
la esposizione…

Sintesi di quello prima

- Si tratta di sottrare il soggetto all`esser. Non si tratta di trovare un altro modo d’esser; ma
si tratta di trovare ciò che altro dall`esser.
- Il passaggio per l’etica si fa nella trascendenza.
o Da Platone in poi; interpretare il bene a partire dell`esser.
o Soltanto la trascendenza ci porta ad non identificare più il bene con il esser.
 Se non si fa il passaggio della alterità; non si arriva all’etica.
- Soggettività e trascendenza?
o Giudizi intenzionali, giudizi oggettivanti.
o La questione della coscienza nella fenomenologia può esser un passaggio verso la
trascendenza.
o Secondo Levinas l’ontologia degli altri toglie la degnità al volto dell’altro….
 La dimensione del soggetto (analitica esistenziale) è strumentale alla
questione dell`esser… in realtà non c’è un vero interessa per la
soggettività.
 Soggettività è considerata nella misura in cui mi permette la
comprensione dell`esser…
 È questo toglie la peculiarità della soggettività che lui cerca.
o Passività originaria: questa responsabilità non la scelgo: la nudità del volto mi
chiede d’esser accolto oppure non…
 Ma questo vuol dire che originariamente sono affettato dall`altro malgrado
me…
- C`è una dimensione di scrittura molto impegnata sul pensiero ebraico: la immagine è
quella di Abrahamo che non sa dove va…
o Abramo è una filosofia spaesata…
o Ulise rappresenta l’immagine della filosofia occidentale la imm del ritorno sul
medesimo…
 Lettura della ontologia: ritorno sul medesimo..
o Dimensione dell`alterità, in Levinas, è sempre il luogo dove si manifesta questa
trascendenza.
 Soggettività e trascendenza sono le due chiave che vanno tenute insieme.
- Un`altra modalità per parlare di trascendenza è la categoria di creazione. Per capire
questa categoria, la critica di Levinas alla tradizione occidentale è una critica al concetto
di essenza. Andrebbe scritto “Essenze”… Essa è il tentativo di sostanzializzare la realtà, e
quindi il medesimo, quindi perdere la unicità della soggettività: persino il non esser viene
riletto come ciò che non è.
o E anche sappiamo dal punto di vista etico di questo:
 Perciò Agostino e STA parlano del male su una mancanza del male.
 Rileggere la negatività in riferimento al esser è il primato assoluto
della essenza. IN questo senso la essenza ricopre ogni eccezione.
Perfino la relatività è ri-colleta all`esser..
 Così è impossibile la trascendenza e anche così è impossibile pensare la
soggettività…
- Il tentativo di Levinas è di un linguaggio che sia capace di parlare d`altro dall`esser: non
di parlare dell esser in un altro modo.
o Secondo Levinas, differenza tra esser e nulla, in realtà è ri-detta in termini
ontologici… non si tratta solo di pensare il nulla tramite lo stesso linguaggio
dell`esser… questo fa Heidegger… invece Levinas va altrove…
- Quindi, l`individualità viene esclusa; il sogg perde la sua irrepetibilità. La sogg non è una
modalità delle essenze… Essenza non permette di parlare della soggettività… Essenza
permette parlare di ciò che accomuna, non di ciò che differenza (vedere bene questo
punto)…
- Da Hegel in poi che la soggettività è stata ridotta a coscienza, ma in un certo senso,
l`identificazione del soggetto con la sostanza, si trova nelle categorie di aristotele.
o Nelle categorie la sostanza è il sostratto (soggetto della predicazione)
 Questo pensiero ragiona come se avesse assistito alla creazione del
mondo…
 Come se avesse eliminato la trascendenza perché io sono l’inizio…
 In fondo, la visione della coscienza di Husserl è ritornare a questa
dimensione della soggettività: la creazione del senso avviene nella
coscienza.
- La coscienza Husserliana appare comunque come punto di partenza.
o Non vuole dire la nozione della trascendenza che tira dopo…
o La coscienza non è prima! La coscienza non riesce mai a trovare fondamento da
sé stessa! Questo vuol dire ragionano come se avessero assistito alla creazione del
mondo!
o Il principio non principio che fonda la coscienza è anarchia: è un inizio che io non
possiedo mai!! Non può esser la coscienza Husserliana perché il principio di me
non lo trovo mai, non lo possiedo mai… ma questo principio mi dice anche che
questo fondamento (prima) è gratuita: non c`è un motivo; non è una causa
(archè)…
 È un principio anarchico! Gratuità! Sono stato eletto, convocato ma
gratuitamente… forse è la gratuità più gratuita (Marion)
- Si tratta di cogliere nella trascendenza nella relazione:
o Relazione non si chiude in io-tu (Buber): C’è il terzo (vedere come)
o Ma anche nella idea di infinito (DK): Dio? (vedere come)
- Questo principio ritrovo anche nella passività originaria:
o Passività è una condizione dell’esistenza.
o Concetto di esser e sostanza è ciò che meno individua il soggetto.
 Ma è solo quello? O c`è altra cosa di fronte al esser?
- Questo aprirsi alla creazione e porsi nella diacronia dove emerge la elezione
ingiustificabile:
o È porsi non più nella sincronia dove sto situato; ma porsi nella diacronia
irrecuperabile dove merge la elezione.
o Quindi, occorre mettere in causa, il privilegio filosofico dell`esser. Questo vuol
dire altrimenti che esser; o trascendenza.
o Non si tratta di distruggere l`esser o negarlo; ma non di comprendere l`esser come
originaria, ma comprendere dall’altro dall`esser; il bene (ma cosa è il bene ebreo)
 Fare una lettura tradizionale del bene come derivante dall`esser; vuol dire
riportare il bene alla storia, calcoli dell`esser…
 Leggere bene alla luce del esser distrugge la gratuità; la eccedenza
del bene…
o Si riconduce così al bene al calcolo, a come stanno le cose,
ecc…
o E non accaso Platone poneva il bene al di sopra dell`esser (e anche Plotino)…
questo non è necessariamente una prospettiva religiosa.
- In Levinas il bene è inteso ciò che mi ama prima che io l`ami… è la eccedenza che mi
precede…
o “L`uno di cui parla Platone è estraneo alla definizione ed al limite; al luogo ed al
tempo; alla identità con sé, ed alla differenza in rapporto a sé…”
 Esso è altra cosa che tutto ciò: ed non in rapporto a un termine relativo…
o Suo cammino somiglia e rimanda al discorso di Platone sul Uno.
- Sono tutte strade che ci portano verso la trascendenza; un`altra strada è la idea di infinito:
o DK: idea infinito pensata dall`io (ma è semplicemente un'altra strada? Come
raggiunge essa?)
 È una relazione particolare perché non è come quella tra contenente e
contenuto… perché l`io non può contenere l`infinito…
 Il soggetto si trova di fronte ciò che propriamente parlando non si può
pensare: si trova di fronte all`impensabile…
 È una relazione paradossale quella davanti alla idea dell`infinito…
 Siccome l’infinito mi apre all`esterno; ma è una apertura senza limite; nel
pensarla: io penso più di quello che ritengo di pensare: in questo senso, la
idea di infinito è apertura alla trascendenza; sfugge dal limite…
- Mi trovo a pensare all’infinito ma non sono all`origine di ciò che penso.

- Tradizione della filosofia occidentale si concentra sul presente: perciò è una filosofia del
presente.
o Perché Agostino dice che solo il presente è? Proprio perché si colloca su una
riflessione che si colloca sull`esser… quindi: riflessione di tipo ontologica.
o Levinas non si colloca nella sincronia ma nella diacronia. Se l`idea di elezione è
un altro modo di dire l`origine: la domanda sul origine è una contemplazione di
questa elezione: non è un mistero ineffabile ma è una realtà pre-logica; e pre-
sintetica…
 Questo vuol dire che queste elezioni originaria non posso dirla nel logos;
non vuol dire che non posso dirla… (non posso dirla nei termini della
logica)
o Ciò che non può esser chiuso nella categoria del logos è proprio il bene: Il bene è
ciò che sta origine.
- Ora, vediamo il concetto ancor più vicino alla trascendenza: concetto di traccia:
o Qua Levinas riprende una espressione di Plotine: Nella Eneada V: “traccia
dell`uno fa nascere la essenza”: Per Levinas, il principio anarchico (elezione
stessa) non può esser che descritta che nei termini della traccia.
 Quale è la differenza tra la traccia e il segno?
 Traccia è diacronica; il segno è sincronico (rimanda direttamente a
qualcosa)
o Segno ha una relazione strutturale con ciò di cui è segno:
 Parola sta al posto del ogg (parola è segno di)
 Relazione strutturale tra l’uno ed l’altro
o Traccia non ha questo carattere di intenzionalità; è solo
gratuità… non c`è una relazione di necessità; solo mi dice
che c`è stato un passaggio…
o Colui che passava di là non è mai stato presente: eccedeva ogni presenza e
contemporaneità… è una anteriorità di Dio in rapporto ad un mondo che non può
ospitarlo; che non può racchiudere l`infinito… in questo senso può esser solo una
traccia, perché non può esser posseduta… passato immemorabile che non si è mai
presentato… perché se si fosse presentato sarebbe determinato; richiudibile,
sincronico,… è L`uno che ogni filosofia voleva dire al di là dell`esser…
 Ciò che la filosofia ha cercato è essattamente questa trascendenza che non
è riuscita ad dire se non nelle categorie dell`esser; e quindi ha lasciato solo
una traccia…
 Nel momento in cui ha lasciato d`esser pensato e che è stato
lasciato
o La dimensione logica-argomentativa si incontra con dei paradossi e che non
riescono a risolvere: il riferimento, come avviene? E altre cose, così…
- Questa dimensione di trascendenza è ritrovata nella dimensione relazionale: come faccio
a non cancellare la unicità e particolarità della soggettività: non semplicemente nella
apertura ad un tu…
o Non è la relazione io-tu che mi fa cogliere la trascendenza: Relazione io-tu è una
relazione reciproca e simmetrica, artificiale, chiusa, non aperta, che si esaurisce, è
una relazione formale perché può unire tanto l`uomo con le cose come l`uomo
con l`uomo… relazione io-tu preferisce la relazione privata, la clandestinità della
coppia che basta a sé, dimenticandosi dall`universo… viene vista come chiusura
non come apertura alla trascendenza…
 Quindi, riufiuta il tu perché non è alla altezza della trascendenza…
 Questa riflessione porta alla introduzione del concetto di “ileità”
 Trascendenza nella quale è frustrata ogni amicizia…
o Per sopprimere la ambiguità del tu si propone il passaggio da “tu” a “egeità”:
questo passaggio si sottrae al gioco trascendenza-immanenza…
 Ma la trascendenza radicalmente può esser colta se in questa relazione io-
tu introduciamo un terzo: la esperienza della apertura; dove la relazione
non è più reciproca (non solo)
 Relazione io-tu è formale e artificiale: non esiste; è solo formale.
Può esser una illusione.
 Pensare la relazione come reciprocità non è come stanno le cose:
 Trascendenza è sempre presente… relazione io-tu oscura la
trascendenza… io-tu è un modo che posso scegliere per oscurare la
trascendenza…
 Ma in che senso va riportata ad schemi logici? Nel senso del equilibrio; di
un interesse; di una parità; mentre il terzo permette il dis-interessamento.
 L`altro mi libera dall`interesse per me: l`altro è la grazia che mi
svincola da me stesso…
o Dis-interesse mi libera dall`essre…
o E non sono uno: la mia passività dice che non sono uno, non sono uno: il fatto
d`esser vulnerabile dice la mia alterità…
 Soggettività è costitutivamente apertura a questa trascendenza…
 Sono costitutivamente aperto alla trascendenza… (come si distingue dalla
tradizione cristiana)
 L`alterità è ciò che sottrae l`altro alla manipolazione…
o Se questa bontà si riducesse al dirsi, si smentirebbe… (non si riduce al
proclamarsi)
 Io ho la traccia! Non afferro l`alterità…
- L’ordine della concettualità non è originario (logos non è primo)
o Linguaggio teologico cerca di concettualizzare ciò che sta all`origine… cerca di
dire un concetto: ciò che sta all`origine…
o Tematizzazione è proprio la negazione della anarchia che sta all`origine:
tematizzare vuol dire non accettare la frustrazione di non poter cogliere…
- La trascendenza si svela nel volto dell`altro… questo è Trascendenza…
o Non c`è una relazione con la trascendenza, ma una trascendenza cha appare sulla
nudità del volto dell`altro… dove sono chiamato…
 La relazione non si può esaurire con il tu perché questo esclude la
trascendenza che è dissimetria…
 Ma che volto ha? Il terzo è un volto che non esaurisce la
relazione…

Non ci sarà lezione né 14 novembre, né 12 dicembre.

INTRODUZIONE ALTRIMENTI CHE ESSERE: è un saggio sulla trascendenza.

- Continuità a totalità e infinito; risposta alle critiche (particolarmente quelle da Derridà)


- Oltre a ciò; questo testo radicalizza la trascendenza. Questo portare all`estremo avviene a
due livelli:
o Sia sul piano della soggettività etica: responsabilità viene portata fino alla
sostituzione.
 Questo è un modo per dire la trascendenza; è un modo per dire che la
soggettività non può esser tematizzata: racchiudibile.
 Rimane aperta la trascendenza
o Sia trascendenza di Dio che è pensata all`origine della trascendenza del volto.
 È proprio la individualità della soggettività che non è completa; rimane
aperto; e mi rimanda a cercare l`origine altrove…
 Trascendenza di Dio è l`esito che si fa a partire dall`incontro con la
individualità non tematizzabile.
- Radicalizzazione della trascendenza in “Altrimenti che esser” diventa una pressa di
distanza da ogni ontologia.
o Nessune delle trascendenze posson esser pensate in termini ontologici.
o È vero che H aveva criticato la ontoteologia; ma comunque la dovve si riconosce
la differenza ontologica, dio diventa pensabile; ma sempre in termini di ontologia.
 H reafferma un linguaggio di tipo ontologico.
o Per L la trascendenza può esser pensata solo se liberata dalla contaminazione con
il esser…
 Ragionare in termini ontologici vuol dire pre-cluderci la possibilità di
pensare la trascendenza…
 Ecco perché la questione diventa una questione sul linguaggio…
 Sarà proprio il problema del linguaggio la critica di Derridà.
o Saggio “violenza e metafisica” di Derridà.
 Critica: Levinas si propone si andare oltre
l`ontologia ma finisce per cadere necessariamente in
contraddizione; perché parla del oltre dell`essere in
termini d`esser… usando il linguaggio dei greci che
la filosofia non può fare a meno…
 Altrimenti che esser è la risposta a queste obiezioni.
 Questo linguaggio sarà quello della soggettività.
 Barbara: sembrerebbe un linguaggio che non vuole agganciarsi al
riferimento.
o L prova al meno ad uscire da una modalità di fare filosofia nella quale noi siamo
emersi culturalmente.
 In questo senso, questa via per pensare la trascendenza venga pensata
come una via senza ritorno; non alla maniera di Ulise (riflessione: pensare
riflessivo; ritorno sul oggetto: riflettendo sulla mia esperienza conosco;
dalle cose astraggo dall`oggetto e ritornando così formo il concetto (STA))
 Rimane schiava delle cose.
 Levinas propone l`abbandono: partire senza ritorno. Derridas vuole
sostituire al Greco l`ebreo.
 Così Husserl non funziona più: non è più andare verso le cose ma
andare via delle cose…
o Fenomenologia H impedisce il pensare la trascendenza.
o La terza persona è un modo come parla della trascendenza:
 È una relazione che rimane sempre aperta (non io, non tu, non io-tu)
 Il terzo sempre spezza la reciprocità: la relazione stessa non è mai
tematizzabile; è sempre a… per dire ciò; L introduce il terzo.
 Proprio perché la trascendenza sfugge alla tematizzazione; essa si può dare
nella traccia e non del segno.
 Segno rimanda: al posto di qualcosa altro
o Visione del linguaggio come sistema di segni: duplica la
realtà.
 C`è realtà ed insieme di segni; che duplica la realtà;
mi permette di riferirmi alla realtà come
duplicazione.
 Chiaramente un linguaggio ontologico:
chiuso: reciprocità: adecuatio.
 Traccia: qualcosa è passato; mi evoca un passaggio; ma non mi
dice che cosa o chi…
o Passaggio è un divenire-camminare; non duplicazione.
o Traccia: Eneade V: l`esser è la traccia dell`uno.
o La dimensione della traccia è la evoluzione di un altro
concetto che L ha sviluppato in precedenza (opera scoprire
l`esistenza H y H)
 Riflessione sul enigma. La traccia possiam pensarla
pensando al enigma.
 “Questo modo in cui l`altro cerca il mio
riconoscimento… manifestarsi senza manifestarsi è
enigma”
 Enigma è diverso dal fenomeno che appare e
vincente e violento…
 “Ogni parlare è enigma; detto rimanda dire che rimane non
manifestato”: la comunicazione non contiene mai tutta la persona
che si consegna a…
o Comunque il nostro “parlare è fatto per le cose”…
o Detto non contiene il linguaggio. “Anche se questo si
manifesta in esso.
 Relazione con il parlare era già presente in “scoprire la esistenza”
 TI: “il volto parla” (questione del linguaggio)
- Come nasce il testo AE?
o Stava già in articoli:
 Capitolo IV sulla sostituzione: era il nucleo iniziale in torno a cui si forma
tutto il testo: questa nozione da origine a tutto il testo.
o E risale ad una lezione che L ha tenuto nel 1967.
o Espressione “al di là della essenza” è una espressione che anche H aveva usato nei
problemi fondamentali della fenomenologia… (che rimanda a Platone)
 La ambiguità sta sul termino “essenza”
 Noi collocheremo l`essenza nella quiditas; natura; sostanza
 Invece qua, esser e essenza vano tenuti dallo stesso lato:
o Essenza in certo senso esser.
o STA: distinzione reale esenza-esistenza.
o L intende essenza come esistere di STA: dal lato dell`esse.
 Essenza come esser quindi: appartenente al verbo esser.
o Quindi, la trascendenza è il fatto di passare dall`altro dell`esser.
 L`obiettivi del testo:
 Esprimere la trascendenza radicale
 Differenza al di là della differenza esser-nulla (H)
 Dire la differenza come trascendenza.
o È possibile evitare riferimento all`esser? “AE” dice L è un abuso del linguaggio:
in questa espressione è contenuto e negato quel stesso termine esser a cui non si
dovrebbe fare riferimento neppure in senso negativo.
 Il titolo stesso sembra contraddire lo scopo.
 Per negarlo; lo affermo (come il elenchos del principio di non
contraddizione)
o Nostro linguaggio è intessuto dal logos del esser: senza di esso non si potrebbe né
pensare né parlare: ma quale è il metodo che L usa?
 Metodo del dire e disdire.
 Il linguaggio dell`esser è disdetto appena pronunciato.
o Riflessione occidentale è un grande commento al testo di
Parmenide.
 Ma anche la filosofia analitica parla di un problema
del riferimento: la parola non è uno specchio chiaro
dalla cosa.
 Nel momento in cui lo dico lo ritiro…
o TI Derridà critica ciò.
o AE : cerca il linguaggio capace di dire la trascendenza.
 Linguaggio della ontologia definisce, determina,
spiega, ecc…
 Ma che cosa è scompagina e chiede di superare il linguaggio della
ontologia…
 Per la soggettività… per Dio… (desiderio)
 Ciò che ci spinge; il motivo per cui farlo è la soggettività…
o Leggere Levinas è un esercizio del pensare in un altro modo; per salvaguardare la
sogg che è lo spazio della trascendenza… veramente questo è il modo per
sfuggire alla violenza…
 Ogni nella relazione guardo il soggetto come definito; è uno sguardo
violento… questo è la fonte della violenza…
 Se nella soggettività è aperta continuamente alla trascendenza io non mi
pongo mai nella possibilità di possedere l`altro proprio perché mi sfugge
 In questo senso è la sua trascendenza…
o L`analisi della intenzionalità (fenomenologia) assume una forma nuova in L:
 L`intenzionalità è come se L cambiasse la direzione:
 Mentre va verso le cose la Intenzionalità H
 Il detto ritorna al dire (verto la direzione; allora cammino rimane
sempre aperto: origine anarchica: cammino di Abrahamo)
o Nella intenzionalità arrivo alla cosa: suppongo che la
coscienza sia attiva nel suo rivolgersi intenzionale verso le
cose: ARRIVO.
o MA la direzione inversa è aperta: è un arrivare mai in
questo senso…
 Nel secondo H; la sintesi passiva; L vede qualche cosa
interessante; anche si rimane li il primato della coscienza.
o Levinas riconosce la mancanza di un metodo trasparente e coerente: ma proprio è
questo ciò che segna la sua filosofia.

- Capitolo: L`esposizione: dalla intenzionalità al sentire


o Sentire: passività.
 Quando L pubblica questo capitolo come articolo il titolo era “il detto” ed
il “dire”…
 Detto e dire e anche la riflessione sulla passività ed il soggetto.
o Concezione dalla ontologia occidentale (Hei Heg)
 La questione della domanda: è vero che la ricerca è domanda dice L però
mentre in esser e tempo dipende dal fatto che l`esser non si svela
pienamente. Allora la domanda ad essa ricerca è un cercare quello che non
si svela…
 Invece per L ciò che non si svela mai pienamente è il soggetto: non c`è un
soggetto rivelato che si rivela… il soggetto non è mai svelato a sé stesso…
 È proprio il domandare che fa l`emergere questo intrigo diacronico in
questa relazione tra l`altro ed il medesimo:
 Il soggetto di L: non c`è una sovrapposizione tra l`altro ed il
medesimo; perché la sovrapposizione vorrebbe dire
l`autocoscienza; sé come un altro…
 Ma se altro e medesimo coincidono nel soggetto ancora una volta
si perde la trascendenza; quindi non c`è coincidenza…
 In questo dialogo con la ontologia occidentale, L rivela l`aspetto
fondamentale della temporalità.
 Se ci può esser una coscienza che si mette in relazione, che si
mostra, il mostrarsi stesso della soggettività implica una sfassatura
che avviene nel tempo… è proprio il divenire della soggettività che
implica un divenire e quindi una dimensione del tempo
o È vero che la soggettività è temporalità…
o Il mostrarsi della sogg non può esser che temporale; e
questa dimensione le è costitutiva…
 Manifestarsi non può che avvenire nel tempo
 In questa relazione con il tempo, Husserl si occupa della questione del
tempo (lezioni per una fenomenologia del tempo e meditazioni DK)
 Husserl: seconda fase del suo pensiero: entra in giocco la questione
della sintesi passiva: quando parla di essa parla di un inizio
assoluto; una fonte originaria che non è essa stessa prodotta:
o Sintesi passiva è un presente vivente che non deriverebbe
da alcuna costituzione intenzionale…
 Questa sintesi accompagna da sempre la coscienza
ma non è l`autocostituzione della coscienza.
 Sarebbe quindi una creazione originaria.
 In questo modo, Husserl superabba la tesi del primato del teorico
(coscienza forma concetti attraverso atti intenzionali;
rappresentazioni oggettivanti)
o Ma sebbene tramite la sintesi passiva H supera il primato
del teorico non supera il primato della coscienza perché
anche il presente vivente (sintesi passiva) diventerebbe una
tematizzazione della coscienza, cioè, un primato della
coscienza…
o È nella coscienza stessa che si realizza passivamente questa
sintesi.
o Quindi, l`origine per H sarebbe nella coscienza stessa:
Questo per L vuol dire che sfugge la trascendenza.
 Se l`esser è verbalità: dire nel senso diacronico; per questo non può esser
rachiuso nel detto: esser nella sua verbalizzazione nella sua dimensione
diacronica; non può esser rachiuso nel suo aspetto sincronico del detto
 Il linguaggio nato dalla verbalità del verbo.
o Il linguaggio si impermea nella cultura occidentale: è
impermeato su qualcosa che dice movimento.
 Il linguaggio qualora non lo si intenda come un sistema dei segni
che radopierebbe (specchio della realtà): ma si invece lo pensiamo
come il vibrare stesso dell`esser nella sua temporalità..
o Se linguaggio lo intendiamo come il librare esser nella sua
temporalità..
o Allora linguaggio appartiene alla essenza dell`esser fino ad
esser una sua ex-crescenza… e come se l`esser non potesse
fare a meno di dirsi…
 Se pensiamo alla creazione:
 Dio disse: quel dirsi è la ex-crescienza… (vedere bene questo)
 È la eccedenza di dio che non può non dirsi, ed la sua necessaria
espressione che non può non dirsi…
 Il linguaggio è anche un sistema di nomi che nel flusso verbale-temporale
della comunicazione, costituiscono l`identità tramite la denominazione…
 È anche un modo tramite il quale disegniamo delle entità e
denominiamo questo.
 Ma quando denominiamo questo, questo non è più un vissuto ma è
un detto. Affinchè possa riconoscerlo io devo fissarlo; la
denominazione richiede che noi fermiamo il vissuto in movimento:
questo è il detto.
o Si blocca quello che l`esser stesso nella sua diacronia nella
sincronia del detto… si ferma
 Non si toglie la dinamicità dell`esser perché abbiam sempre la
possibilità di ritornare al dire.
 Detto rimanda al dire originario come gli atti intenzionali della coscienza
H rimandavano alla sintesi originaria passiva.
o Nella relazione tra detto e il dire cogliamo l`anfibologia del esser e ente:
 Doppio modo di dire (anfibologia: significato doppio ambiguo)
 Cogliamo questo nel discorso predicativo che afferma o nega
qualcosa…
o Quando predichiamo qualcosa di qualcosa altro scorgiamo
questo significato ambiguo
 Per un verso il detto fa risuonare il esser del verbo; è possibile in quanto si
colloca dentro questo fluiredel dire-verbo.. ma dall`altra parte l`esser
verbo si ammassa nel ente…
 Ci sono tutte due allora: e solo perché ci sono tutte due è possibile
questa risalita…
o Esser e ente finiscono per identificarsi nonostante la
differenza
 Nel detto, seppur ambiguamente, gli enti significano che vengono
denominati, nel nominarsi, vibra il loro esser…
 Nel detto del ente, l`esser è costretto… si ammassa sul ente.
 D`altra parte l`esser non può che significare negli enti; non può che
significare ambiguamente…
o Critica alla chiarezza della ontologia: non è possibile
perché l`esser non può che dirsi ambiguamente negli enti
o Sebbene si manifesta non può mai dirsi come è; è come se
l`esser finissse per identificarsi ambiguamente con il ente
stesso: è questo il nostro punto di partenza.
o Parlando di Heid: nonosttante la diff ontologica: verbo esser si manifesta solo
come ente nel detto, e gli enti nel detto della proposizioni non subiscono solo se
stessi ma fanno risuonare quella verbalità del esser che costituiscono la essenza
 Gli enti posson esser detti se non perché rimandano a questo dire
originario che è l`esser stesso.
 Quindi; quale è il luogo di nascita della ontologia? È il detto: è la
designazione delle cose; nasce sul piano sincronico; perché fa proprio
questo…
 L`ontologia attenta ad differenziare la diff fra esser e ente ed
ammetere la reciproche implicazioni fino alla anfibologia
o Come potremmo ascoltare il dire se non nel detto; ma nel detto non c`è tutto il
dire eppure l`unico modo è il detto: il dire non può che dirsi se non ambiguamente
nel detto…
 Detto non è solo il verbale: dire è la esposizione stessa della soggettività –
detto… responsabilità.
 Nel detto abbiam una traccia del dire: ma solo pensare la traccia.
o P. 94 si incontra la sintesi:
 La ambiguità con cui esser si dice nel logos del detto sembra rimandare ad
un viso pre-ontologico del linguaggio.
 Pre-ontologico: pre-detto; ovvero un dire che non si riassorbe tutto
nel detto..
 L`ambiguità che ritrovo nel detto che mi rimanda ad un predetto
che è il dire originario.
o Il dire, a cui detto rimanda, a sua volta mi rimanda ad un
soggetto… dire è dire ad un soggetto
o Ed il soggetto non è solo una modalità dell`esser (Heid),
ma il soggetto è all’origine di una significazione sua
propria
 Significazione che non si può risolvere nella
significazione che si produce nella ontologia, cioè,
dare nome alle cose.
 Soggetto non si identifica con il dare nome alle cose
(genesi). La soggettività non si qualifica così.
 C’è qualcosa che precede? La categoria della creazione funziona così
anche in questo senso. Non dare nome alle cose ma ciò che permette dare
nome alle cose.
 Dire passa perché ci sia la comunicazione tramite la dimensione
sincronica; ma cosa permette a questa sogg identificare le cose?
Questo è il predetto; che è il linguaggio che non si identifica con il
detto; ma che è il dire.
 Il dire è la soggettività stessa; non è una azione della soggettività; dire
come istrumento; soggettività nella sua trascendenza è il dire; è un dire
che può dirsi solo nel detto: questo è la anfibologia: l`ambiguità del dire;
non ti concentri su ciò che dici… non esiste un dire che può esser ascoltato
se non in un detto…non si può accedere direttamente al dire… detto non è
esaustivo… è la trascendenza a cui il detto ti rimanda… è la ambiguità
dell`ente…
 Nostro pensare è sempre sincronica; la dimensione diacronica non
è mai comprensibile nel senso etimologico della parola…

- Anfibologia: duplicità del significato: rapporto esser-ente come rapporto dire-detto


o Nel detto l`esser si ammassa per poter esser contenuto nel detto.
o Proprio perché il detto rivela una riduzione-mancante rimanda ad un dire originar
o L’unico in cui il dire si può esprimersi è nel detto: è una anfibologia paradossale.
 Detto è la dove comincia la ontologia:
 Ci serve a classificare, identificare, limitare.
 Ma sempre riduce-manca-impoverisce il dire.
o Ma nel rivelare un impoverimento rimanda ad una ricchezza più originaria.
o Riguardo allo scritto e la poesia; sono il dire Levinassiano? Non solo (Derridà ;
ma già in Platone)
 Detto è dire sono espressioni della soggettività.
 Linguaggio per Levinas cosa è? È una esperienza che denuncia qualcosa
di molto più profondo; è un rimando alla trascendenza.
 Poesia – Heidegger: è quella che maggiormente ci permette un accesso
all`esser; rivela il indisponibile, cioè, il fatto che non sto guidando io
 Poeta fa esperienza della mancanza; parola che può o non può
venire… soprattutto nella prosa…
 Scrittura – Derridà (Platone)
 Fedro: Critica alla scrittura.
o Scrittura ingabbia il senso e lo pone alla merce di chiunque
altro… e chiunque riceve può fare quello che vuole.
 Scrittura è prostituzione per Platone.
o Lo scritto è una parola che prescinde dalla relazione… e va
via…
 Linguaggio ha come traguardo il soggetto; è la descrizione di esso.
 Soggetto: esposizione, libertà, responsabilità…
 Mio dire non è mai originario; è sempre una risposta (pre-ceduto-
da); perciò rimanda alla responsabilità.
o Qua sta la antecedenza della responsabilità alla libertà
 Nella mia esistenza; Faccio esperienza del detto e non del dire…
o Momenti che faccio esperienza mi rimanda ad un dire; e
questo vuol dire che non si risolve in questo momento…
 Dire non si risolve nel detto e comunque si…
o Disdire… che significa ciò? Levinas ci proppone un testo; allora contraddizione
(Derridà): disdire è la consapevolezza che un detto non risolve il dire; definizione
è una ilusione…
 Dire soggettività è la esposizione ad un altro fine la vulnerabilità.
 Dire non è mai in una direzione; è sempre esser chiamato
o Come il toccare; che è sempre esser toccato…
o Il mio conatus essendi (affermazione di me) non può esser
mai pieno godimento; perché nel momento in cui affermo
me stesso inevitabilmente subisco…
o C`è una dimensione di dolore che è provvidenziale perché
rimanda alla passività… se non ci fosse questo dolore non
coglierei mai chi sono veramente…
 Mio non sarà mai un dire originario ma è sempre una risposta;
sono in ritardo di me stesso; ecco perché la responsabilità…
o Nel esser-ente vediamo anche una anfibologia: esser non si risolve nel ente ma ne
contiene una traccia
- Comunicazione è in quanto c`è la esposizione originaria…
o Il mio esposto ad altri è la condizione di ogni comunicazione…
o Dire è la esposizione che si attua nel detto… nel detto sono esposto allora
 Qua si intravvede in questa risposta-responsabilità perché questa
concezione di soggettività è primariamente etica…
o La condizione del soggetto è etica: prima ancora del tematizzare io sono
responsabile…
 Prima di formarmi un concetto (critica alla intenzionalità) mio esser è già
responsabile… qua ci rendiamo conto perché l`etica è la filosofia prima.
o Prima della theoria è esposizione ed esser responsabile del volto del altro…
 Vulnerabilità originaria nella quale mi ritrovo …
 Non si deve ridurre il sé al medesimo… (auto-coscienza)
o Non è che sono io che esperimento la mia vulnerabilità
o Io mi esperimento nel stare avanti alla tua vulnerabilità
 Questa esposizione è malgrado me
 Non è che ci sto io e poi sto davanti ad un altro
 Ma IO STO DAVANTI DA UN ALTRO… sono ostaggio di un
altro
o Io non scelgo di stare davanti ad un altro... IO STO!
 La libertà non è originaria…
 Posso scegliere di amarti o odiare ma non scelgo di stare davanti al
tuo volto… è ORIGINARIO MA ANARCHICO
o Perciò dimensione comunicativa non è la decisione di comunicare, ma dice la
situazione esistenziale nella quale già sono… non scelgo di parlare ma sono
dentro il linguaggio…
 Passività davanti ad altri identifica il soggetto prima di tutto (Libertà:
volontà e intelligenza): identità li viene malgrado sé da fuori nella forma
della convocazione
 L`io è SE (accusativo)
 Nella fenomenologia la coscienza si costituisce mediante atti
intenzionali.
 Qui, la mia identità mi viene da fuori in quanto convocato
malgrado me stesso.
- Sensibilità nella tradizione occidentale è per le conoscenze delle cose.
o La sensibilità pensata così diventa al servizio della ontologia.
 La sensibilità del bambino
 Godimento e sofferenza.
 Sensibilità è quello prima di tutto. (non un passo della astrazione)
 Conatus essendi implica passione: Contatto esprime questa esposizione
ambigua: è apertura ed anche esposizione: immagine del bacio e dello
sguardo.
- L`uomo che parla è il modo di aprossimare gli altri; ed la prossimità è caratterizzata dalla
non reciprocità. Si tratta di andare verso l`altro senza preocuparsi del approssimarsi
dell`altro verso me….
o Prossimità (prossimo biblico) è la relazione etica come assimetrica.
 Io mi approssimo all`altro senza preocupparmi di come il altro si
approssima me…
 Platone (Fedro): amore come simmetria, è completamente diversa alla idea
di amore di L
 Vangelo: amore come seminatore è molto più vicina alla immagine
di Levinas…
 Relazione etica non è simmetrica e reciproca; ma L fa notare come non è
essi il valore etico; se è veramente etica deve esser assimetrica…
 Relazione simmetrica può esser quella della giustizia; ma non etica
o La mia unicità si svela nel senso che la responsabilità è mia: mia la risposta.
 La mia identità si realizza nella risposta a questa convocazione che è già
data di fatto; sottrarmi a questa risposta mi impedisce di…
 Mia identità si adempie nella mia pienezza della mia responsabilità-
risposta: quale sarà? La sostituzione: sono tal mente responsabile che
portata al estremo, il punto di pienezza è quando mi sostituisco all`altro.
 Sostituzione (libro della Lamentazioni, Servo Isaia)
o Con tutti i rischi di violenza…
 Se fosse Buberianamente io-tu allora sostituzione sarebbe molto violenta
 Ma sempre c`è il terzo… il paziente del non esser
 Proprio perché la relazione è trascendente (terzo) e non simmetrica
c`è sempre un altro a cui sostituirti… non tolgo mai la identità del
altro , né la sua possibilità di sostituirsi ad un altro…

ESPOSIZIONE 1: MASSIMO
- Forma con la quale L tenta trasmettere il suo contenuto:
o Cosa significa l`Argomento tenendo in conto il Detto-Dire
 Prima del immemorabile L si muove al interno della memoria
 Memoria ai più prossimi…
o Ha che fare con lo spazio?
o O anche ha che con un movimento tensione in tempo
(etico)
 Riferimento ai suoi cari più vicini… (nomi biblici: condivisone di
una storia privata in ambito pubblico)
o Resi presenti tramite la scrittura: una ri-evocazioni fatta
convocazione…
 Tema della obbligazione è già presente nel desiderio di ricordare
sempre… dovere di fare memoria…
 Ipotesi di Massimo: Siamo in un tribunale nel quale si richiama un
giudizio
o Quale sono le strategie di Levinas per non sfuggire nella tematizzazione.
- Citazione al interno del testo di Levinas
o 5 citazioni iniziali:
 Il dire si gioca nella relazioni di soggettività in un dramma.
 A tre: eterno (yahveh) – profeta – popolo
 Si vede il tentativo di lacerare lo scritto…
o È una risposta a Derridà ed la sua critica a Totalità e Infinito.
- Essenza e des-interessamento
o Come è possibile determinare un argomento preciso? (abbiamo il titolo
“Argomento”)
 Argomenti morali (Gallarate): modi particolari per provare la esistenza di
Dio tramite la obbligazione morale della coscienza
 Proprio perché questo testo ha che fare con la trascendenza, ciò che si
propone di fare è non tanto tematizzare la esistenza di Dio ma parlare di
Dio tramite un argomento morale e non ontologico. Stiamo alla scia di
Kant
o Il testo comincia con una presupposizione (Blondel al inizio della azione fa
qualcosa così?)
 Se la trascendenza ha un senso può solo significare che… (Witt)
 Dalla esasperazione ontologia e linguaggio emerge il tema etico;
come a Witt
 La via di evasione che emerge è la soggettività: soggettività responsabile
di qualcosa (imputabile?)
 Kategorein di Aristotele (K2) diventa così a partire da ciò che
significava nel greco antico: accusare qualcuno di qualcosa (K1)
 Levinas tratta di riportare al pre-filosofico (al K1) per andare al di là della
essenza (come lo fa Marion superandolo)
- Filosofia: poesia che è pre-fazione o silenzio (Levinas – Wittgeinstein)
o Ma proviamo a dire nel detto e poi a disdire sempre meglio? O abbracciamo il
silenzio?
 Sussurro di Dio o il c`è che impone… a dove andiamo?
o Comprendere meglio come Levinas supera Derridà
 Il linguaggio di L è ipocrita: continua a tematizzare ma disdice…
 Derridà parla del linguaggio scritto come il luogo del logos; unico spazio
della differanza…
 E perciò L non utilizza “essanza”; ma un altro modo… per uscire
da Derridà…
 Articolo di Levinas su Dio senza esser…
- La sensibilità in Altrimenti che Esser
o Non è la fonte della conoscenza; sarebbe una sensibilità messa al servizio della
ontologia ma è una sensibilità del soggetto; intesa come vulnerabilità del soggetto.
 È una direzione inversa: di passività.
o La prima caratteristica della soggettività (che poi arriva alla fine)
 E filosofia prima, etica, si fonda su questo punto iniziale che è sensibilità.
 Ogni volta che cerco conatus essendi; gestione del mondo, inevitabilmente
un esser affetti.
 Non c`è mai una affermazione del mio esser slegata del mio esser
affetto.
o È una vulnerabilità ci costituisce. Se teniamo in conto questa vulnerabilità
originaria comprendiamo la questione della etica come filosofia prima.
 Vulnerabilità della quale mi prendo cura o uccido (violenza)
 Mi richiede d’esser responsabilità; responsabilità perciò non è scelta ma
c`è già. Qua comprendiamo la antecedenza della responsabilità rispetto
alla libertà.
o La comunità occidentale (che nasce sulla difesa della libertà), non può che finire
nel individualismo: mi assicuro miei diritti difendendomi dal altro.
 Diversa è una comunità che nasce dalla responsabilità, dove la priorità
della responsabilità non è ideologia ma un dato di fatto.
 Cappiamo così, la prossimità. Non è caratterizzata dalla
reciprocità.
o Relazione reciproca IO-TU, comporta un esaurimento della
relazione entro la reciprocità, ci fa perdere la trascendenza
apertura, cosa ci permette aver una relazione aperta?
 Reciproco è chiuso, equilibrio, risolto, due
o Per tenere aperta questa reciprocità introduce la categoria
del ille che spezza la reciprocità… il terzo dice che questa
relazione non è mai reciproca.
 Non esiste una relazione che sia reciproca
realmente, cioè, svincolata da tutti gli altri… ma è
sempre dal terzo
o In questo senso cappiamo la idea della soggettività come
accusativo
o Soggetto non è mai punto di partenza (nominativo) ma arrivo sempre dopo, in
ritardo a me perfino, e c`è sempre un altro che me precede, ed questo impedisce
che la relazione sia mai reciproca.
 Già in partenza la relazione non può esser reciproco; il imparare a parlare
del bambino è una risposta ad uno che gli convoca… (Von Balthasar –
Ulrich)
 Se subisco questa responsabilità cappiamo perché il soggetto per Levinas è
il accusativo.
o Radicalità della responsabilità di Levinas: se il soggetto è sempre al accusativo,
cioè, sempre responsabile, la sua pienezza di responsabilità non può che
raggiungerla nel esser più responsabile… e dove c`è il limite: la sostituzione
dell`altro… è una figura di radicalità (ha in mente la immagine del servo di
Yahveh)
- L’infinito di Levinas
o Richiama un linguaggio biblico apertamente. Ha proprio in mente il concetto di
Gloria (kabod): attraversamento della presenza di Dio, che io non esperimento
mai nel suo presente, perché muoio… vedo Dio dalle spalle, nella sua traccia
soltanto
 Traccia
 Enigma
 Attraversamento che impedisce di fermare questa trascendenza in un detto
 La gloria può esser raccontata sulla base di una esperienza.
 La gloria per dirsi deve attraversare l`umano senza poter esser
detta
o Concetto di creazione: La gloria rimanda alla creazione certamente ma non si può
determinare l’origine del principio (chi è stato presente nella creazione?)
o Utilizzo di un linguaggio biblico:
 Etica e Infinito (Levinas): Lettura della bibbia è stato fondatrice della mia
esperienza anche inconsapevolmente, e questa fonda il pensiero di L.
 Sapienza biblica è pre-filosofica e ci appartiene a tutti (poi
mostrata nella sua filosofia)
o La ontologia nasce nella esigenza di Giustizia… se non c`è detto chiaro, la
giustizia non ci può esser: la conseguenza è ridurre enti ad un sistema; ed quando
perdo la trascendenza, questo è il inizio della violenza.
 Paradossalmente nella giustizia nasce paradossalmente la violenza:
Piccolo
o Etica di Levinas è lo spazio della trascendenza; della gloria.
 Trascendenza è un argomento dell’etica.
 Solo si significa nell`altro. La Gloria, non si conosce se non obliquamente,
come? Nella responsabilità per l`altro… se il livello più radicale è la
sostituzione… allora per noi cristiani?
o Etica ci rimanda alla originalità an-archica (senza principio): io non posso
cogliere il principio (questione della creazione): mio inizio non lo possiedo mai;
ed la gloria-trascendenza-altor mi rimanda ad questo… è il crollo di ogni delirio
di onnipotenza
 Critica a tutte le filosofie del soggetto (io onnipotente che risolve tutto)
 Sincerità del dire è testimone della gloria del infinito; ma è una
testimonianza che io posso cogliere in questa dia-cronicità, ma che non
posso mai possedere nella sincronicità del detto…
 Perciò infinito si significa nella testimonianza… qua si trasparisce
la gloria dell’infinito…
o Enigma: Gloria di Dio è obliqua (non diretto): non si può vedere direttamente ma
attraverso un altro.
 Origine an-archica della parola di Dio.
 Tramite la parola (linguaggio) fa una lettura del origine che è anarchico; la
creazione.
 Linguaggio si dice soltanto nel nostro dirci…
 Non è dico e non dico; ma è dire e disdire… (è pensiero ebraico; pensiero
a ritroso…) DISDIRE…. Cosa vuol dire?
- Pensiero in movimento…

ESPOSIZIONE 3-4

Esposizione 3
- Critica di Levinas
o Critica alla temporalizzazione della fenomenologia di Husserl e Heidegger
 Bisogna capire bene questo.
- Riferimento di Levinas a Husserl.
o Metodo fenomenologico ma crea una frattura, nella fenomenologia, ma continua
ad esser fenomenologico.
o Ma come è fenomenologico?
 Riduzione in riduzione…
 Verso il sentire; ma non più la via per la conoscenza, ma la via
della soggettività, cioè, la sua passività…
 Il fatto è che la riduzione non va all’origine ma ad un principio
anarchico…

Esposizione 4
- Dire: Traccia impressa nel detto: Detto rimane proposta sotto forma di proposizione…
o Dire è la massima passività.
- Malgrado sé: “contro la mia volontà”.

Pensiero di Levinas
- La questione non è costruire una descrizione dell`uomo (costituire); ma se vogliamo dare
una vera impostazione fenomenologica, dal momento che rimane sempre aperta. Sul fatto
che non è riducibile ad una cosa, nominabile, ecc non può mai entrare in una dottrina
sistematica.
o Unicità senza identità: se non ci fosse la unicità della soggettività non ci sarebbe
responsabilità…
 È un essere senza ontologia. (non capisco)
- Il dolore, cosa vuol dire per Levinas?
o
-