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Capitolo sesto. Restauro storico e positivismo.

In questa concezione prevale una propensione per un intervento risolutore, cos come nel restauro
stilitico, ma con diverso criterio rispetto a questultimo. Nel restauro storico infatti si abbandona il
concetto di unit stilistica e si adotta quello del restauro documentato (influenza da parte della
filologia storico-letteraria per una ricerca della verit obiettiva). Il restauro da generico diventa
specifico e di conseguenza la figura del restauratore passa da artista-ricreatore ad abile storicofilologo-archivista. Nasce una nuova definizione che qualifica il restauro come lavoro fatto per
rendere una cosa allo stato primitivo (per lo stato primitivo non si intende restauro stilistico ma
riguarda soltanto una situazione realmente esistita e documentata). Il rifiuto del criterio stilistico si
poggiava sulla convinzione che ogni singola architettura costituisce un fatto concluso, unico e il
ripetibile. Se si ricostruisce, solo in base alla certezza documentaria, raggiunta attraverso
lindagine storico-archivistica. Luca Beltrami rappresenta il personaggio pi significativo di tale
tendenza. Questultimo non si perito di distruggere alcuni antichi monumenti per edificarne di
nuovi. Questo aspetto distruttivo dei sostenitori del restauro storico si spiega con la passione per il
documento piuttosto che per la vitalit dellambiente storico e del monumento (tale passione
condusse ad una concezione museografica degli edifici del passato cos che appariva pi che
legittimo il trasporto dei monumenti in altra sede). Un altro importante esponente di questa teoria
fu Giuseppe Sacconi; la sua vicenda segnata da unintegrazione tra progetto di architettura e
progetto di restauro. Nel complesso la sua attivit di restauro segnata da grande diligenza storico
filologica, che gli vede come vera guida allintervento, accompagnata da attenzioni alle tecniche
antiche ma anche, quando necessario, a quelle moderne, oltre che la continua cura per le opere di
prevenzione e di manutenzione. Per quanto riguarda la Francia si ricorso pi volte ad
anticipazioni storiche nellambito del dibattito sul restauro, anche da parte di operatori di
orientamento stilistico. Se la distinzione tra i due stili appare chiara nei termini teoretici, in pratica
il supremo obiettivo da raggiungere rimane sempre lo stesso: riportare ledificio a come esso
veramente stato. Cloquet parte dalla distinzione dei monumenti in due categorie, i monumenti
morti e quelli vivi. I primi appartengono al passato, sopravvivono come ricordi di epoche ormai
estinte o come pure i documenti di arte. Sui secondi domina la considerazione del loro uso, della
loro utilit, non sono opere entrate nel dominio storico o archeologico, ma opere che pur dovendo
durare, devono servire. Egli giudica il consolidamento come restituzione degli organi essenziali
della struttura originale, fautore dellintervento eseguito con tecniche tradizionali, vede come
naturali operazioni di demolizione e rifacimento murario. singolare che gli proponga con grande
semplicit tale metodologia per i monumenti morti, quelli cui dovrebbe essere riservato il criterio di
minimo intervento. Cloquet afferma che bisogna conservare prima di tutto, restaurare con
discrezione. Mentre i monumenti greci possono essere ricostruiti per anastilosi, per quelli romani, a
causa della presenza del calcestruzzo, e per quelli medievali, la ricostruzione pu essere fatta per
imitazione. Io monumenti vivi invece, sono opere duso, quindi ad essi bisogna riservare non solo i
lavori adatti ad assicurarne la conservazione, ma anche le opere necessarie per renderli adatti alla
funzione attuale. Altre considerazioni riguardano la necessit di riprodurre non solamente le forme
originali, ma anche il procedimento tecnico, la convenienza di impiegare materiali primitivi,
lopportunit della rimozione degli intonaci allinterno delle chiese per togliere le tarde aggiunte,
purch il tutto sia fatto con prudenza. Lidea di considerare il monumento come una testimonianza
da rispettare stava conquistando ambienti sempre pi estesi.
Ne sono prova indiretta le
puntualizzazioni che senti di dover fare Joseph Nve circa lopinione di chi considera ogni restauro
come un sacrilegio preferendo lasciare ai monumenti laspetto che il tempo ha conferito loro. se
non si usa per rimpiazzare le pietre consumate degli antichi monumenti, questi presto non
esisterebbero che allo stato di ricordo. In seguito Charles Buls richiam la necessit di guardarsi
dalla tentazione di restaurare per restaurare. Egli espresse convinzioni vicine a quelle di Boito,

riafferm la necessit di creare un movimento a favore della tutela,


si pronunci contro
lisolamento dei monumenti e la riproduzione in stile basata sul sogno irrealizzabile di recuperare lo
spirito degli antichi artefici, a favore della conservazione della patina e del carattere moderno delle
integrazioni. Infine parlando di monumenti vivi raccomanda di seguire seguire le regole di Violettle-duc, aggiungendo soltanto di non esagerare con il restauro; per quelli quei monumenti che
invece hanno posseduto una loro unit di stile successivamente perduta, raccomanda, limitatamente
alle opere classiche, di ristabilirla.