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25/09/2017

Che cos’era il restauro? Viollet Le Duc

Riegl Marconi

Riflessioni sulle teorie del restauro e


Boito
sulla conservazione architettonica Dezzi Bardeschi
RESTAURO

Brandi
Bellini

Codice dei beni


Giovannoni culturali e del
paesaggio

Carbonara
Ruskin
21 settembre 2017
Pane

Le grandi tematiche della teoria del restauro architettonico Le grandi tematiche della teoria del restauro architettonico
formulazione di un giudizio di valore
• PERCHE’ SI RESTAURA /CONSERVA? riconoscimento di valore • su che basi decido che cosa restauro / conservo?
e di conseguenza all’opposto:
• CHE COSA RESTAURO / CONSERVO? Monumento, opera d’arte,
edilizia minore, centro storico • su che basi decido che cosa elimino / rimuovo?
valore storico, valore artistico, rifiuto del giudizio
• CHE COSA ELIMINO / RIMUOVO? Superfetazioni, stratificazioni più di valore, valori assoluti / valori relativi
recenti, minimo intervento • rapporto antico / nuovo
• come mi comporto di fronte ad una mancanza?
mimetismo con l’antico / riconoscibilità del nuovo
intervento

Le origini del restauro


“Chi decide quale è la norma e quale architettonico
l’eccezione, cosa è canonico e cosa diverso,
Settecento
cosa debba essere feticisticamente congelato
Primi scavi per la conservazione dei reperti
ad oltranza - magari solo ahimè in immagine -
archeologici, con il tentativo da parte del Papato di
[...] e cosa debba essere viceversa rimosso ed regolamentarne l’andamento
eliminato per sempre senza rimpianti e senza
Collezionismo privato come prima forma di tutela e
diritto d’appello dalla stratificata storia della riconoscimento
cultura umana? Chi decide quale parte debba
essere privilegiata rispetto ad un’altra (di solito
Ottocento
la più vecchia rispetto alla più recente ma
anche, talvolta, al contrario, a seconda dei editto del cardinale Bartolomeo Pacca (1820):
prima forma di legge di tutela (conservazione
pregiudizi e dei pretesti, la più matura e
affinché gli artisti abbiano i modelli da imitare)
architettonicamente compiuta di fronte alla più
In Francia: primi musei (1871), Commissioni dei
arcaica e rozza)?”
monumenti storici
M. Dezzi Bardeschi, Restauro: punto e da capo. In Italia: creazione delle commissioni provinciali
Frammenti per una (impossibile) teoria, 1991 delle belle arti (Bologna, Perugia, Ancona); nascita
delle soprintendenze in Italia (1891)

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Le origini del restauro architettonico


• cambio di mentalità radicale da una condizione di quasi indifferenza al
passato, ad una grande consapevolezza del valore del monumento
nella storia di un paese.
• Studio del passato diventa caratteristica fondamentale della cultura
ottocentesca: fino a copiarlo e riproporlo
• Il monumento diventa esemplare in quanto documento di epoche
passate ma anche fonte per nuove architetture (fenomeno
dell’ecclettismo).

Le origini del restauro architettonico Le origini del restauro architettonico

Roma - Arco di Tito - dopo il restauro


Roma - Arco di Tito - veduta di Giovan e la parziale ricostruzione di Stern Roma - Colosseo - lo sperone in Roma - Colosseo - lo sperone in mattoni e
Battista Piranesi che illustra lo stato (1818) e Valadier (1822-24) mattoni di Raffaele Stern (c. 1806) travertino di Giuseppe Valadier (c. 1825)
precedente il restauro ottocentesco

Le origini del restauro stilistico Le origini del restauro stilistico

Interno di S. Paolo fuori le Mura da un’incisione di G.B. Piranesi

Roma - San Paolo fuori le mura – veduta delle tre navate distrutte dal fuoco (1823)
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Le origini del restauro stilistico Le origini del restauro stilistico


Due correnti:

Giuseppe Valadier nei suoi progetti


ingloba i resti in una nuova
architettura ispirata alla Santa
Maria degli Angeli di Michelangelo
e riduce le navate distrutte ad
atrio porticato

Gli “archeologi” (abate Carlo Fea)


si oppongono e chiedono la
ricostruzione fedele di quanto Papa Leone XII (1832): “Niuna innovazione dovrà dunque introdursi nelle
perduto nell’incendio forme e proporzioni architettoniche, niuna negli ornamenti del risorgente
edificio, se ciò non sia per escluderne alcuna picciola cosa che in tempi
posteriori alla sua primitiva fondazione poté introdurvisi dal capriccio delle
Roma - San Paolo fuori le mura – progetti di riedificazione del Valadier
età seguenti”
Nasce il restauro stilistico: unità di stile e di epoca

E. E. Viollet-Le-Duc

Roma, S. Paolo fuori le Mura - veduta aerea 15

IL RESTAURO STILISTICO - E. E. Viollet-Le-Duc (1814-1879) IL RESTAURO STILISTICO - E. E. Viollet-Le-Duc (1814-1879)


Cultura ottocentesca del romanticismo:
“Restauro: il nome e la cosa sono corrente dello storicismo e dell’eclettismo
moderni” “Restaurare un Analisi accuratissima dei dati stilistici e
monumento antico non è costruttivi dell’edificio per essere in grado di
manutenerlo, ripararlo o rifarlo: è calarsi nei panni del primitivo artefice e
ristabilirlo in uno stato perfetto che progettare ex novo come lui avrebbe fatto di
può non essere mai esistito in un fronte al medesimo problema
momento storico preciso”

E. E. Viollet-Le-Duc, voce “Restauration” nel


Dictionnaire raisonné de l’architecture
française du XIe siècle au XVIe siècle, 1867

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IL RESTAURO STILISTICO - E. E. Viollet-Le-Duc (1814-1879) IL RESTAURO STILISTICO - E. E. Viollet-Le-Duc (1814-1879)


Ogni parte dell’edificio va restaurata nello stile che le è proprio, La completezza formale costituisce l’imprescindibile condizione per trasmettere
eliminando ciò che non appartiene alla sua logica ed eventualmente compiutamente i valori monitori del monumento ai contemporanei e ai posteri
aggiungendo quanto di logico manca Restauro come compimento (non aggiunte ma
completamento dell’opera)

Pierrefonds – le rovine del castello prima del restauro e il castello dopo il restauro
Saint Denis – facciata dell’abbazia 1826-1827 Saint Denis – progetto di Viollet-le-Duc 1840

IL RESTAURO STILISTICO - E. E. Viollet-Le-Duc (1814-1879) IL RESTAURO STILISTICO - E. E. Viollet-Le-Duc (1814-1879)

Pierrefonds – la situazione dopo il restauro

L’ANTIRESTAURO - John Ruskin (1819-1900)

“Né il pubblico né quelli che


hanno la cura dei
monumenti pubblici
comprendono il vero
significato del termine
restauro. Il cosiddetto
restauro è il peggior tipo di
distruzione, accompagnato
John Ruskin dalla falsa descrizione della
cosa distrutta”
J. Ruskin, Le sette lampade
dell’architettura, 1849

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L’ANTIRESTAURO - John Ruskin (1819-1900) L’ANTIRESTAURO - John Ruskin (1819-1900)

“[…] è impossibile in
architettura restaurare come è
“La gloria più grande di un impossibile resuscitare i morti
edificio risiede nella sua […]. Menzogna dal principio
età, nei muri che a lungo alla fine. Prendetevi cura
sono stati lambiti dagli solerte dei vostri monumenti,
effimeri flutti della storia vigilate con attenzione
degli uomini […]; è in quella premurosa […]. Il fatto è che
dorata patina del tempo non abbiamo alcun diritto di
che dobbiamo trovare la toccarli. Non sono nostri. Essi
vera luce, il vero colore e la appartengono in parte a coloro
vera preziosità che li costruirono e in parte a
dell’architettura”. tutte le generazioni di uomini
J. Ruskin, Le sette lampade che dovranno venire dopo di
dell’architettura, 1849
noi”.
J. Ruskin, Le sette lampade
dell’architettura, 1849

L’ANTIRESTAURO - John Ruskin (1819-1900)


Il pensiero di Ruskin si fonda sui seguenti capisaldi:
• il rispetto di ogni dato del passato
• il riconoscimento del significato e del valore del trascorrere del tempo
anche nei segni del deterioramento
• l’intangibilità dell’opera perché prodotto di altri, su cui non si hanno diritti,
bensì il dovere dell’amorevole cura lungo tutto il corso della sua vita, che
come quella degli uomini si concluderà con la morte

Per Ruskin l’architettura riassume


“quello che gli uomini hanno
pensato e sentito, ma anche quello
che le loro mani hanno eseguito, Alois Riegl
che i loro occhi hanno rimirato ogni
giorno della loro vita […]; pertanto
quando costruiamo pensiamo che
stiamo costruendo per sempre”. J.
Ruskin, La lampada della memoria in Le
sette lampade dell’architettura, 1849

LA TEORIA DEI VALORI NEL RESTAURO – Alois Riegl (1858-1905)


LA TEORIA DEI VALORI NEL RESTAURO – Alois Riegl (1858-1905)
Come intervenire su un monumento
che cambia nel tempo?
Come proseguirne la storia senza Riegl è incaricato dalle autorità asburgiche di preparare un progetto di
“Negli ultimi anni si è verificato un legge per la riorganizzazione del servizio di tutela dei monumenti nel
cancellare il passato?
profondo cambiamento nelle nostre territorio dell’impero.
concezioni sulla natura e le esigenze Muore nel 1905 lasciandoci privi del corpus normativo che avrebbe
del culto dei monumenti […]. Per dovuto indirizzare e disciplinare l’azione di tutela in una stretta
monumento nel senso più antico e relazione tra valori e scelte operative. Il pensiero di Riegl viene
originario si intende un’opera fatta riscoperto in epoca molto recente.
dalla mano dell’uomo, creata allo
Innovativa visione della tutela (ruolo del
scopo preciso di mantenere sempre funzionario di soprintendenza)
presenti e vive nella coscienza delle
generazioni future azioni o destini Idee fondamentali che introducono al relativismo storiografico:
umani singoli ovvero collettivi […]. •l’opera d’arte è aperta, non è mai finita perché è carica di significati
Opera d’arte è ogni opera umana che si evolvono nel tempo
tangibile, visibile e udibile, che •l’opera d’arte non è fatta solo dall’artista creatore, ma anche dal suo
presenti valore artistico” fruitore
Kunstwollen (volontà d’arte) A. Riegl, Il culto moderno dei monumenti Valori storici
antichi, 1903 Valori artistici

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LA TEORIA DEI VALORI NEL RESTAURO – Alois Riegl (1858-1905) Monumenti intenzionali: opere che per volontà di chi le ha realizzate devono
far ricordare un preciso momento del passato. Costruiti dall’uomo con lo scopo
• Valore storico “Si chiama storico tutto ciò che è stato e che oggi non determinato di tramandare un evento alle generazioni future
esiste più […]. Tutto ciò che è stato rappresenta l’anello insostituibile e Monumenti involontari: i posteri li connotano come monumenti, al di là delle
inamovibile di una catena di sviluppo […]. Tutto quello che ha avuto intenzioni di coloro che li hanno realizzati, che intendevano solo soddisfare le
luogo dopo è condizionato da ciò che è stato prima e non avrebbe proprie esigenze
potuto verificarsi senza l’anello precedente. Secondo una concezione Monumenti storici: opere che si riferiscono ancora ad una preciso evento, la
storica moderna qualunque attività della quale ci sia pervenuta
testimonianza può legittimamente rivendicare, senza eccezione alcuna, cui scelta dipende dall’essere riconosciuto, quindi dalla volontà soggettiva di chi
un valore storico”. ne opera questo riconoscimento
Monumenti antichi: tutte le opere dell’uomo (quindi anche i monumenti
• Valore artistico “Qualunque monumento d’arte è senza eccezioni involontari) che, indipendentemente dal loro significato originario e dalla loro
anche un monumento storico, perché rappresenta un certo stadio dello destinazione, dimostrano di esistere da molto tempo
sviluppo dell’arte figurativa. Il monumento artistico quindi rappresenta
in questo senso proprio un monumento storico-artistico”.
A. Riegl, Il culto moderno dei monumenti antichi , 1903 Valori in quanto memoria: Valori di attualità:
• valore storico • Valore d’uso
• valore dell’antico stimmung • Valore artistico
Attenzione, vale anche l’inverso:
• valore commemorativo (di novità e
• Ciascun monumento storico è indivisibilmente anche un monumento intenzionale relativo)
d’arte poiché, oltre ai dati documentari, esibisce anche un certo numero
di elementi artistici

LA TEORIA DEI VALORI NEL RESTAURO – Alois Riegl (1858-1905) LA TEORIA DEI VALORI NEL RESTAURO – Alois Riegl (1858-1905)

VALORI IN QUANTO MEMORIA VALORI CONTEMPORANEI

• Valore commemorativo intenzionale: è quello che tende a •Valore d’uso: i monumenti spesso sono ancora soggetti ad un
mantenere sempre presenti e vive nella coscienza dei posteri le impiego pratico per il soddisfacimento dei bisogni fisico-sensoriali
finalità commemorative che hanno motivato la realizzazione del dell’uomo
monumento •Valore artistico: comprende due diverse esigenze
• Valore storico: risiede nel fatto che un monumento testimonia una 1. Valore di novità: il carattere concluso del nuovo, che si manifesta nella
fase determinata dell’evoluzione di un qualsivoglia campo caratteristica più semplice di forma continua e policromia intatta, può essere
dell’attività umana apprezzato da chiunque, anche se privo di qualsiasi formazione culturale
2. Valore artistico relativo (Kunstwollen o volontà d’arte): è la seconda grande
• Valore dell’antico: è la prima grande innovazione di Riegl si innovazione di Riegl; viene riconosciuto il superamento della convinzione
manifesta a prima vista attraverso l’aspetto non moderno dell’esistenza di un valore artistico assoluto. Il valore artistico di un monumento
dell’opera; questo aspetto antiquato si rivela in un’imperfezione, in dipende dalla sua rispondenza ad un moderno Kunstwollen, deriva cioè dalla
una mancanza di unitarietà, in una tendenza al degrado della forma congenialità dell’opera antica con gli ideali figurativi del presente; il Kunstwollen
muta da soggetto a soggetto e da momento a momento l’opera d’arte del passato
e dei colori può avere in comune con il moderno Kunstwollen solo singoli aspetti, poiché la
volontà d’arte antica non può essere del tutto identica a quella attuale.

Il dibattito in Italia tra metà dell’ottocento e


novecento: Camillo Boito e il restauro filologico
Teorizza una posizione intermedia tra i due poli opposti del restauro
stilistico e dell’antirestauro.
Tenta di arrivare a una mediazione che intende il restauro come ultima
risorsa in grado di impedire la rovina dei monumenti una volta che la
manutenzione si sia rivelata insufficiente
Promotore della prima carta del restauro (Congresso degli ingegneri
e architetti italiani a Roma- 1883): MONUMENTO = DOCUMENTO
STORICO (HISTORIA MAGISTRA VITAE)
Camillo Boito “I monumenti architettonici, quando sia dimostrato incontrastabilmente la necessità di
porvi mano, debbono piuttosto venire consolidati che riparati, piuttosto riparati che
restaurati; ed in ogni modo si devono col massimo studio scansare le aggiunte e le
rinnovazioni”.

C. Boito, Carta del restauro del 1883 art. 1

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VALORE (RELATIVO) DEL PALINSESTO:


Boito riconosce che il trascorrere del tempo lascia modifiche sugli edifici il caso di Palazzo Ducale
“Si può affermare, in generale, che il monumento ha le sue
stratificazioni, come la crosta terrestre, e che tutte, dalla profondissima
alla superficiale, posseggono il loro valore e devonsi rispettare”.
C. Boito, Questioni pratiche di Belle Arti, cap. I restauri in architettura. Dialogo primo, 1893

Egli assegna alle varie fasi costruttive di un edificio valore di documento


storico. Tuttavia l’importanza delle varie stratificazioni si misura secondo
due parametri: la vecchiaia e la bellezza.

“Si può aggiungere, non di meno, che le cose più vecchie sono, sempre in
generale, più venerabili e più importanti delle meno vecchie; ma che,
quando queste ultime appaiono più belle delle altre, bellezza può
vincere vecchiaia. Ora il misurare la bellezza rispetto alla vecchiaia, e la
vecchiaia rispetto alla bellezza, è affare delicato; e ci vogliono buoni Xilografia di Venezia di Jacopo de’ Barberi,
Disegno di Boito che illustra il
occhi, buon criterio, buona esperienza, buona bilancia e molta buona suo primo quesito di restauro
particolare
volontà di pesar tutto, anche gli scrupoli, con animo spassionato e
disinteressato”.
C. Boito, Questioni pratiche di Belle Arti, cap. I restauri in architettura. Dialogo primo, 1893

Boito classifica i restauri in categorie, a seconda dell’epoca di


costruzione del monumento da restaurare:
• restauri archeologici (monumenti dell’antichità): la cosa più
importante è l’autenticità materiale dei componenti, non deve
essere fatta nessuna reintegrazione
• restauri pittorici (monumenti medievali): la cosa più
importante è conservare l’aspetto vario e pittoresco degli
edifici
• restauri architettonici (monumenti post rinascimentali): sono
vicini a noi per tipologia e tecnologia, quindi si possono
Disegno di Boito che illustra il secondo reintegrare senza troppi accorgimenti
quesito di restauro Dipinto del Canaletto che
rappresenta il ricevimento
dell’ambasciatore imperiale,
particolare (1726-27)

I restauri architettonici su edifici con stratificazioni barocche

“Sono dunque i secentisti, i barocchi quelli che, come restauratori, devono


andarle a’ versi. Quando si impancanavano a restaurare, per esempio, una
basilica cristiana, facevano intorno alle colonne di cipollino e di granito
orientale, a forza di malta e di gesso, i pilastracci goffi, e impiastricciavano i
delicati capitelli romani sovrapponendo loro dei fiorami simili alle loro
parrucche, e sotto agli architravi costruivano, sempre di calcina e di gesso,
gli archi a ghirigoro, e sotto il tetto di bei cavalletti giravano a centine di
legname la volta ellittica tutta a lunette e a costoloni; poi ricoprivano ogni
cosa con una indigesta farraggine di volute, di ricci, di cartocci, di arzigogoli
gonfi come i galani dei loro bei vestiti, e con un popolo di statue così
sgangherate e gravi che si trema nel passarvi accanto: tutta roba di
cemento e di stucco; e dell’antica basilica non si scorge più neppure il becco
d’una cornice. Ma il giorno in cui precipita una figura o casca in terra
qualche pezzo d’arco o di volta, il giorno in cui, per amore alla vita del
prossimo, si toglie via gesso, stucco e legname, quel giorno il casto
tempio cristiano ricompare intatto sotto la veste, che, nascondendole per
un gran pezzo, non intaccò le sue membra”.
C. Boito, Questioni pratiche di Belle Arti, cap. I restauri in architettura. Dialogo
primo, 1893

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Milano – San Marco – la facciata prima e dopo l’intervento di restauro di Carlo Maciachini (1871)

Milano – Santa Maria del Carmine

Milano restaurata. Il monumento e il suo doppio

Milano – Piazza della Scala

Pianta del piano terreno


Rielaborazione pianta catastale del 1855
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Cortile

Dettaglio dell’ordine superiore e sezione e campata d’angolo 49 50

Milano – Piazza della Scala Milano - Palazzo Marino - il fronte verso la nuova piazza della Scala

Milano - Palazzo Marino - la nuova facciata su piazza della Scala Gustavo Giovannoni

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“Ma non più appaiono così semplici e sicure le conclusioni, così


Restauro scientifico - Gustavo Giovannoni (1873-1947) indubbi i desiderata, quando gli elementi che nella vita del
monumento si sono addossati all’organismo antico rappresentano
Nelle intenzioni di Giovannoni c’è la volontà di perseguire e sistematizzare il anch’essi un organismo che abbia un’intenzione d’arte come
pensiero di Boito, portando il restauro filologico verso la pretesa di essere un costruzione o come forma, e ci riportano al tipo del monumento
restauro “scientifico” (nel quale le ragioni dell’intervento possono essere sviluppatosi attraverso i secoli. [...] Dovremo stabilire che in tali casi il
dimostrate, quasi “ripetendo l’esperimento”). restauro debba essere una rara eccezione, da attuarsi con ogni
Il restauro diventa la sperimentazione di una storia “scientifica” dell’architettura prudenza quando sia generalmente riconosciuto il carattere di
superfetazione e di minimo valore agli elementi aggiunti che turbano
l’equilibrio estetico o statico dell’edificio, quando sia enorme la
Giovannoni individua 5 categorie di restauro: sproporzione d’importanza tra quelli e questo. Ma poiché per una
•restauro di consolidamento: con la raccomandazione di limitare i lavori di siffatta interpretazione relativa ognuno ha una propria bilancia,
occorre evitare in tali numerosissimi casi dubbi di rimettersi al
rinforzo al minimo necessario criterio subbiettivo di un restauratore o di lasciarsi trasportare da
•restauro di ricomposizione o anastilosi: come riunione di frammenti dispersi sul una mal preparata opinione pubblica locale. Occorre volta per volta
sito determinare il problema in tutti i suoi dati analitici, autorevolmente
•restauro di liberazione: dalle aggiunte prive di carattere artistico, ma esaminando la questione ed agitandola alla libera discussione di quanti
amano i monumenti e ne intendono il significato”.
rispettando qualunque addizione valida, indipendentemente dalla sua epoca
G. Giovannoni, Questioni di architettura nella storia e nella vita, 1929
•restauro di completamento: lecito, purché si tratti di parti accessorie e si evitino
rifacimenti e innovazioni
•restauro di innovazione: con aggiunta di parti essenziali, criterio da respingere La scientificità del progetto di restauro
in via di principio, ma che alle volte si rende necessario

“Ed eccoci ora alla categoria dei restauri


di liberazione di un monumento dalle
inorganiche aggiunte interne ed esterne,
Restauro di liberazione
restauri che possono rappresentare la
forma più genuina, il tipo ideale del
ripristino, allorché l’opera può tornare
alla luce completa, sciolta dalla ganga di
altre costruzioni interne che la
nascondevano o di fabbriche esterne che
l’attorniavano. Or quando queste
costruzioni e queste fabbriche risultano
evidentemente prive di carattere e di
importanza, e sono semplici e rozze
murature che chiudono colonne e
sbarrano finestre e loggiati, stucchi e
intonachi o stuoie di canna senza alcun
significato ed alcun pregio decorativo […],
mai può esservi per l’arte giorno più lieto
di quello in cui uno di tale restauri ha il
suo termine. Tale il giorno in cui il
Pantheon riapparve con la sua massa
gigantesca libera dalle fabbriche Bergamo – Tempietto di S. Croce – prima e dopo l’intervento di liberazione di Angelini (1937-1939)
addossate [...]”.
G. Giovannoni, Questioni di architettura nella storia e
nella vita, 1929

Restauro di completamento
Restauro di rinnovamento
Limitare l’aggiunta o il completamento ai soli casi
necessari, senza farsi prendere la mano

Firenze – Santa Croce – facciata incompiuta Firenze – Santa Croce – facciata dopo il
Roma - Arco di Tito - dopo il restauro restauro di Nicolò Matas (1857-63)
Roma - Arco di Tito - veduta di Giovan e la parziale ricostruzione di Stern
Battista Piranesi che illustra lo stato (1818) e Valadier (1822-24)
precedente il restauro ottocentesco

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Restauro di rinnovamento Restauro a scala urbana: il «diradamento edilizio»


- gli interventi di restauro possono
riguardare anche l'intera scala urbana e
non più solo il singolo monumento.
- l’urbanistica moderna, col suo bisogno
di sfruttare al massimo i terreni situati
nelle migliori posizioni (cioè nel centro
della città), spesso ha alterato con
nuove edificazioni i rapporti volumetrici
e percettivi preesistenti
- teoria del diradamento edilizio
Giovannoni infatti, volendo che la città
storica resti viva e vitale, ne propone un
rimaneggiamento mediante interventi di
diradamento edilizio precisi e mirati, che ne
recuperino la logica spaziale con la
demolizione di sopralzi e superfetazioni e
Roma – il quartiere del Rinascimento e la sua l'apertura di nuove visuali attorno agli
sistemazione secondo il principio del
edifici più importanti.
diradamento (1911- 1935)

“Il risanamento dei vecchi quartieri va ottenuto più dall’interno degli


isolati che dall’esterno; spesso esso si raggiunge riportando le case e gli
isolati in condizioni prossime a quelle originarie, poiché il vecchio abitato
aveva il suo ordine, la sua logica, la sua igiene, il suo decoro; e se le vie
erano ristrette, quasi sempre erano bassissime le case, sicché il rapporto
era spesso migliore che non nelle vie di quartieri moderni, e l’abitazione
respirava all’interno nei cortili e nei giardini. Solo l’addensamento e
l’impoverimento progressivo hanno mutato, talora in tempi molto recenti,
tali condizioni, occupando spazi scoperti e rialzando edifici ed
aumentando in ogni modo la foltezza fabbricativa”.
“Entrano anche direttamente in questo tema le opere di parziale o totale
liberazione di monumenti ora nascosti od alterati. [...] È opportuna l’opera
prudente che, senza volere esagerare, voglia riportare quei monumenti
alla vista in condizioni uguali o simili alla antiche. Col togliere
sovrastrutture amorfe o costruzioni che nascondono linee che eran fatte
per apparire all’esterno, con l’aprire spazi di ampiezza rispondente allo
stile edilizio evitando insieme le ricostruzioni di nuovi invadenti edifici di
speculazione, si possono raggiungere risultati felicissimi per l’Arte”.
G. Giovannoni, Vecchie città ed edilizia nuova, 1931

Roberto Pane

Giovannoni vs Piacentini

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Il secondo conflitto mondiale e il restauro critico

I bombardamenti comportano gravissimi danni al patrimonio architettonico


italiano. Prima ancora che il conflitto si concluda, si sviluppa un acceso
dibattito sulle modalità di restauro da adottare nei confronti degli edifici
colpiti.
Appare subito chiaro che le teorie del restauro filologico sono impreparate a
risolvere l'enorme quantità di questioni sollevate dalle distruzioni di guerra Dov’era, com’era
RESTAURO DI MASSA E DI URGENZA
• Giovannoni: nella ricostruzione almeno recupero del valore affettivo
• De Angelis d’Ossat: differenti procedure di intervento; dall’intervento
minimo per danni lievi, alla rinuncia allo stesso in caso di distruzioni totali

1945 Dibattito sulla rivista “Il Ponte”


• Berengson (ma anche Brandi): il tessuto storico deve essere ricostruito
“dov’era com’era”
• Bianchi Bandinelli, Pane, Rogers: l’architettura contemporanea deve
trovare spazio all’interno della città storica

Distribuzione degli edifici distrutti e danneggiati nel centro di Milano


Milano – Palazzo del Senato

Basilica di Sant’Ambrogio – i danni subiti nel corso del bombardamento dell’agosto 1943 Milano – chiesa di San Fedele e Questura (ex Casa Professa dei Gesuiti)

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Il restauro critico di Roberto Pane (1897-1987) Il restauro critico di Roberto Pane (1897-1987)
“A me pare che non possa escludersi in maniera assoluta un criterio di
scelta per la stessa ragione per cui noi non possiamo sentire
In questo particolare momento storico si va formando una nuova storicamente il nostro passato dando a tutto lo svolgimento di esso la
teoria del restauro, che prende il nome di restauro critico a causa della stessa importanza. [...] In altre parole, pur rispettando la norma in
centralità che viene attribuita al giudizio da esprimere sull'opera questione [art. 5 della Carta del restauro del 1932], si tratterà di
architettonica. giudicare se certi elementi abbiano o no carattere di arte, perché, in
Il restauro critico nasce con un articolo scritto da Roberto Pane e caso negativo, ciò che maschera o addirittura offende immagini di vera
apparso sul primo numero della rivista “Aretusa” nel 1944. bellezza sarà del tutto legittimo abolirlo e per conseguenza
compromettersi con una predilezione ispirata da una vera e propria
Pane critica l’art. 5 della Carta del 1932, sostenendo che il restauro è valutazione critica. Certamente anche il brutto appartiene alla storia,
un’operazione che richiede innanzitutto una valutazione critica del ma non per questo gli si dovranno dedicare le stesse cure di cui il bello
monumento. A suo dire, tale norma è troppo imparziale in quanto non merita di essere l'oggetto esclusivo. [...] Ogni monumento dovrà,
tiene sufficientemente conto della categoria estetica crociana: il dunque, essere visto come un caso unico, perché tale è in quanto
restauratore invece deve prendersi la responsabilità di esprimere un opera d’arte e tale dovrà essere anche il suo restauro”.
giudizio artistico assoluto sull'opera che deve restaurare. Tale giudizio R. Pane, Il restauro dei monumenti e la chiesa di S. Chiara in Napoli, Aretusa n° 1/1944
artistico deve riconoscere nell’edificio i due opposti bello/brutto e
porsi come scopo principale la tutela del primo.
Rapporto antico-nuovo
Diradamento verticale
Caso per caso

Il caso concreto: la chiesa di S. Chiara a Napoli

Napoli – S. Chiara – interno della chiesa prima delle distruzioni belliche Napoli – S. Chiara – interno della chiesa dopo il bombardamento del 1943

“In onore della verità va riconosciuto che,


pur nella vastità e audacia del programma
decorativo, il settecento napoletano non
aveva raggiunto in S. Chiara una delle
sue espressioni più felici. Ciò non toglie,
ad ogni modo, che anche S. Chiara
barocca sia degna di rimpianto”.
Napoli – S. Chiara – interno
della chiesa dopo il restauro R. Pane, Il restauro dei monumenti e la chiesa di S.
Chiara in Napoli, Aretusa n° 1/1944

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“Il portico superiore del cortile occidentale, “Il portico superiore del cortile occidentale,
detto dei bagni, nello stato attuale” come riapparirà dopo il restauro”

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da Bocciarelli Cecilia, Disegni richiniani alla Biblioteca Ambrosiana, in “Arte


Lombarda”, n. 37 (1972)

Arte lombarda n. 37/1972

C. Bocciarelli, Disegni
richiniani all’Ambrosiana, pp.
74-80 e 110-113
http://www.lombardiabeniculturali.i
t/dolly/oggetti/1912/bookreader/#p “Facciata dell’Entrata principale verso strada
age/112/mode/2up
del Vndo Osple Magg.”

Cortile della Ghiacciaia – ex- ospedale


maggiore di Milano

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Qualità progettuale del nuovo

IL RESTAURO CRITICO – Cesare Brandi (1906-1988)

Storico dell’arte, fondatore e direttore dell’Istituto


Centrale del Restauro; mediatore capace di
riassumere in una teoria in sé compiuta le tesi
spesso discordi formulate da Pane e da Bonelli.
Secondo Brandi il restauro riguarda solo le opere
d'arte; e per opera d'arte si intende (riprendendo
un’affermazione provocatoria di Croce) tutto ciò che
viene riconosciuto come tale dalla coscienza umana.
La coscienza umana è in grado di riconoscere
l’opera d’arte sulla base di due poli, uno estetico,
Cesare Brandi l’altro storico.
L’istanza estetica corrisponde al fatto basilare del
valore artistico per cui l’opera è opera d’arte;
l’istanza storica indica invece che si tratta di un
prodotto umano, costruito in un tempo e in un luogo
ben precisi e che ora si trova in un certo tempo e
luogo.

IL RESTAURO CRITICO – Cesare Brandi (1906-1988)


Viterbo – S. Maria della Pietà – Cappella Mazzatosta
“Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento
dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice
polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro”.

C. Brandi, Teoria del restauro, 1977

Consistenza fisica: “Si restaura solo la materia dell'opera d'arte”.

Tema della lacuna: “Il restauro deve mirare al ristabilimento dell'unità


potenziale dell'opera d'arte, purché ciò sia possibile senza commettere un
falso artistico o un falso storico, e senza cancellare ogni traccia del passaggio
dell'opera d'arte nel tempo”.

Molteplici tempi: l’opera d’arte è tale per un riconoscimento che avviene nel
presente, ma appartiene anche al tempo della sua creazione e ai tempi che
Ricomposizione dei frammenti d’intonaco Reintegrazione pittorica delle lacune con la
ha attraversato: anche i segni del passaggio attraverso il tempo (quali la
affrescato a cura dell’ICR tecnica del rigatino
patina) sono costitutivi dell’opera d’arte

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IL RESTAURO CRITICO – Cesare Brandi (1906-1988)


Crocifissione di Cimabue, Santa Croce a Firenze (1272 circa)

Il dipinto, molto danneggiato Restauro vs salvaguardia: «s’intende per salvaguardia qualsiasi


dall’alluvione di Firenze del provvedimento conservativo che non implichi intervento diretto
1966 ebbe un lungo restauro – sull’opera, s’intende per restauro qualsiasi intervento volto a
reintegrazione della figura del mantenere in efficienza, a facilitare la lettura e a trasmettere
integralmente al futuro le opere e gli oggetti»
Cristo con un intervento di
“selezione cromatica”

Dall’opera d’arte e dalle superfici …. alla architettura

Bibliografia di approfondimento
Bibliografia

Bellini A., Teorie del restauro e conservazione architettonica, in E.E. Viollet-Le-Duc, voce “Restauration” nel Dictionnaire raisonné de l’architecture
française du XIe siècle au XVIe siècle, 1867
Tecniche della conservazione, 1986 J. Ruskin, Le sette lampade dell’architettura, R. Di Stefano (a cura di), 1982
Carbonara G., Architettura d’oggi e restauro. Un confronto antico- J. Ruskin, Le pietre di Venezia, J. Morris (a cura di), 1982
S. Scarrocchia (a cura di), Alois Riegl: teoria e prassi della conservazione dei monumenti:
nuovo, Torino, 2011 antologia di scritti, discorsi, rapporti 1898-1905, 1995
Carbonara G., Avvicinamento al restauro, 1997 C. Boito, Questioni pratiche di Belle Arti, 1893
G. Giovannoni, Questioni di architettura nella storia e nella vita, 1929
Casagrande S., RecalcatiR. (a cura di), Il re(stauro) è nudo, 1997 G. Giovannoni, Vecchie città ed edilizia nuova, 1931
Dezzi Bardeschi M., Restauro: punto e da capo. Frammenti per una R. Pane, Il restauro dei monumenti e la chiesa di S. Chiara in Napoli, Aretusa n° 1/1944
R. Bonelli, Architettura e restauro, 1959
(impossibile) teoria, 1991 C. Brandi, Teoria del restauro, 1977
Torsello B. P. (a cura di), Che cos’è il restauro?, Venezia, 2005 Carta italiana del restauro del 1883, in C. Boito, Questioni pratiche di Belle Arti, 1893
Carta italiana del restauro del 1932, in Restauro n° 1/1972,
Settis S., Paesaggio costituzione cemento, cap. III, 2010 R. Di Stefano “La tutela dei Beni Culturali in Italia, norme e orientamenti”
Carta italiana del restauro del 1972, in C. Brandi, Teoria del restauro, 1977

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