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CONFERENZA INTERNAZIONALE DI ATENE

CARTA DI ATENE (1931)


La prima carta del restauro venne scritta nel 1931 dalla Conferenza Internazionale
degli Architetti riunita ad Atene. Essa si compone di 10 punti che pi che stabilire dei
veri e propri principi, detta delle raccomandazioni, rivolte ai governi degli Stati, cos
riassunte:
curare il proprio patrimonio architettonico,
uniformare le legislazioni cos da non far prevalere linteresse privato su quello
pubblico,
di ampliare lo studio dellarte cos da insegnare nelle popolazioni lamore e il rispetto
per il proprio patrimonio architettonico.
Da un punto di vista tecnico la Carta di Atene auspica un restauro di tipo filologico,
rifiutando quello stilistico, ammette luso di materiali moderni per il consolidamento,
quali il cemento armato, ammette nel caso di restauro archeologico solo lanastilosi.

In seguito al Congresso Internazionale sul tema La Conservazione dei


monumenti darte e di storia (ottobre 1931).
Scopo: tentativo di unificare le diverse posizioni dei Paesi, in nome dellunico obiettivo.

Promotore e animatore Gustavo Giovannoni.


Indicazioni della Carta riferite ai soli beni architettonici.
Collaborazione tra gli Stati per la conservazione dei monumenti.
Evitare restituzioni integrali istituzione di manutenzioni regolari.
Restauro solo se necessario, rispetto dellopera darte di interesse storico
artistico e nessuna preferenza verso lo stile di alcuna epoca.
Rovine conservazione scrupolosa senza ricostruzioni, consentita lanastilosi
(ricomposizione di un monumento frammentario del quale si conservino le parti)
e i materiali nuovi devono essere riconoscibili.
Necessit di studi e ricerche sulle patologie e i materiali del restauro.
Lutilizzo giudizioso dei materiali moderni consentito, in particolare luso del
cemento armato, ma gli elementi di rinforzo devono essere dissimulati.
Rispetto del carattere e della fisionomia delle citt e delle prospettive
pittoresche.

CARTA ITALIANA DEL RESTAURO (1932)


Nel 1932 il Consiglio Superiore per le Antichit e le Belle Arti, presso il Ministero della
Pubblica Istruzione, eman una Carta del restauro che pu essere considerata la
prima direttiva ufficiale dello Stato Italiano in materia di restauro. In essa si
affermavano principi analoghi a quelli della Carta di Atene, ma con in pi la
posizione espressa in quegli anni da Gustavo Giovannoni (1873-1947), definita come
restauro scientifico. Il Giovannoni fu il primo che sugger che in ogni intervento
bisogna sfruttare tutte le pi moderne tecnologie per poter giungere a interventi
scientifici di restauro.

CARTA DI VENEZIA (1964)


La Seconda Guerra Mondiale, con tutte le distruzioni al patrimonio architettonico
europeo, riport di grande attualit il problema del restauro architettonico. In questo
frangente particolare, anche per gli effetti psicologici di cancellare le distruzioni della
guerra, si estese quasi sempre una pratica di ripristino, ricostruendo il preesistente
anche a rischio di commettere dei veri falsi storici. Esaurita la fase della ricostruzione
post-bellica, la cultura architettonica internazionale si interrog nuovamente sulle
corrette pratiche del restauro e, nel Secondo Congresso Internazionale degli Architetti
e Tecnici dei Monumenti, riunitosi a Venezia dal 25 al 31 maggio 1964, si defin una
nuova carta del restauro definita Carta di Venezia. A questa Carta di Venezia
diedero un contributo fondamentale soprattutto gli studiosi italiani quali Roberto Pane,
Pietro Gazzola e Cesare Brandi. La carta si compone di 16 articoli e riassume in
maniera mirabile i principi che possono essere considerati immutabili della
metodologia del restauro architettonico. Questa carta sottolinea soprattutto
limportanza dellaspetto storico di un edificio, e introduce per la prima volta il
concetto di conservazione anche dellambiente urbano che circonda gli edifici
monumentali.

La nozione monumento si applica sia allopera darte che allambiente urbano e al


paesaggio.
La conservazione una disciplina che si avvale di tutte le scienze e le tecniche,
comporta anche la manutenzione, la tutela dellambiente circostante ed favorita
dalluso, allo scopo di preservare lopera darte e la sua testimonianza storica.
Gli scavi devono essere eseguiti secondo norme scientifiche; escluso a priori ogni
ricostruzione.
I lavori devono essere documentati.
Deve essere salvata lintegrit e il risanamento degli ambienti monumentali.
Il restauro:
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deve avere carattere eccezionale e deve fermarsi dove ha inizio lipotesi


deve essere preceduto da studi
possono essere utilizzati materiali moderni
deve essere rispettato ogni contributo delle varie epoche (no unit stilistica)
gli elementi aggiunti si devono integrare, ma devono essere riconoscibili

CARTA ITALIANA DEL RESTAURO (1972)


Alcuni anni dopo veniva diffuso il testo della Carta italiana del restauro, con una
relazione introduttiva e quattro allegati concernenti l'esecuzione di restauri
archeologici, architettonici, pittorici e scultorei oltre che la tutela dei centri storici. Nei
dodici articoli della Carta, in cui si riconosce prevalente la mano di Cesare Brandi, sono
dapprima definiti gli oggetti interessati da azioni di salvaguardia e restauro: tali azioni
si estendono dalle singole opere d'arte, ai complessi di edifici d'interesse
monumentale, storico o ambientale, ai centri storici, alle collezioni artistiche, agli

arredamenti, ai giardini, ai parchi e ai resti antichi scoperti in ricerche terrestri e


subacquee. Con il termine "salvaguardia" viene inteso l'insieme d'interventi
conservativi attuabili non direttamente sull'opera; per "restauro" s'intende invece
"qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare la lettura e a
trasmettere al futuro le opere oggetto ditutela". In questo caso si teorizza in maniera
pi precisa la corrispondenza tra restauro e beni culturali. Seguono, indicazioni
dettagliate sugli interventi "proibiti" per qualsiasi opera d'arte (completamenti in stile,
rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio dell'opera nel tempo, rimozioni o
ricollocazioni in luoghi diversi dagli originari, alterazioni delle condizioni accessorie,
alterazione o rimozione delle patine) e su quelli "ammessi" (aggiunte per ragioni
statiche e reintegrazione di piccole parti storicamente accertate, puliture, anastilosi,
nuove sistemazioni di opere, quando non esistano pi o siano distrutti
l'ambientamento o la sistemazione tradizionale). La Carta ammette luso di nuove
tecniche e materiali per il restauro, ma dietro autorizzazione del Ministero della
pubblica istruzione (all'epoca ancora competente nel settore dei beni culturali), previo
parere dell'Istituto centrale del restauro. Elemento nuovo l'interesse per i danni
arrecati dall'inquinamento atmosferico e dalle condizioni termo igrometriche. Le
indicazioni fornite dalla Carta costituiscono una sorta di normativa generale del settore
riguardante la conservazione ed il restauro delle opere d'arte; essa stata al centro,
nel ventennio seguente, di dibattiti e di polemiche; ma la validit dei suoi princpi
sembra tuttora riconosciuta. Gli allegati invece sono stati concepiti come strumenti
rinnovabili e aggiornabili secondo le necessit derivanti dalle acquisizioni tecnicoscientifiche.

Dichiarazione di Amsterdam_1975
Il Congresso di Amsterdam accoglie la Carta europea del patrimonio architettonico,
puntualizzando che:
Il patrimonio architettonico ha un inestimabile valore culturale. Esso comprende non
solo edifici isolati di valore eccezionale e il loro ambiente, ma anche insiemi, quartieri
di citt e villaggi che presentino interesse storico o culturale.
La conservazione del patrimonio architettonico deve essere considerata come il
principale obiettivo della pianificazione urbana e territoriale dialogo costante tra
conservatori e pianificatori. I poteri locali, sui quali incombe la maggior parte delle
decisioni importanti in materia di pianificazione, sono particolarmente responsabili
della protezione del patrimonio architettonico.
La riqualificazione dei quartieri antichi deve essere concepita e realizzata senza
sostanziali modificazioni della composizione del tessuto sociale, in maniera tale che
tutti gli strati della societ possano beneficiare di unoperazione finanziaria con fondi
pubblici. Le misure legislative e amministrative necessarie devono essere potenziate e
rese pi efficaci in tutti i Paesi

CARTA DI CRACOVIA 2000


In occasione dellanno internazionale dellarchitettura, la Comunit europea promulg
una nuova carta del restauro dal titolo: Principi per la conservazione ed il restauro del
patrimonio costruito. Questo documento anche noto come Carta di Cracovia, dal

nome della citt polacca dove avvenne la conferenza finale degli estensori del
documento. Questa carta dichiara esplicitamente di rifarsi ai principi gi contenuti
nella Carta di Venezia. La grande novit che in questo documento si parla di
patrimonio e non pi di monumento architettonico. Ci sta a significare che i
principi del restauro non deve essere applicati solo agli edifici pi importanti ma agli
interi centri storici. In realt, nei suoi articoli la Carta di Cracovia si pone lobiettivo di
sensibilizzare alla conservazione e manutenzione lintero territorio, compreso le aree
paesaggistiche non costruite, in quanto lintero territorio a custodire elementi molto
importanti della storia e della cultura umana.