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A.

Lugli Museologia

Le ragioni del museo


Il museo è molto di più che un luogo dove si conservano opere e oggetti. La prima metà di questo sec. lo ha
visto frequentemente avversato dalle avanguardie. Nella seconda un complesso recupero di valori ne ha fatto
una delle istituzioni centrali del mondo occidentale.
Museo= passato di un luogo
Figure molto sensibili al fenomeno della collezione come Walter Benjamin, hanno fornito anche se in modo
non organico importanti chiavi di lettura, come il rilievo dello spessore simbolico che circonda l’oggetto-
museo. Alcune importanti riflessioni sulla teoria della collezione hanno portato a leggere il museo come un
luogo astratto dalla realtà. Per le avanguardie il museo rimane quello che è ancora oggi per il grande
pubblico: lo spazio della negazione, anche se la sua immagine si è fatta più accattivante. Le cose che si
muovono fuori, nel tempo, qui sono immobili. Baudrillard porta in questa direzione con il suo Sistème des
objets, in cui non si parla mai di museo, ma si allude a un sistema che prevede il museo come luogo della
vera legittimazione e della santificazione dell’oggetto. Anche quando non si preoccupa minimamente di
essere didattico, il museo riesce a trasmettere di sé un'immagine già pronta per l'uso. Il museo è entrato
profondamente tra le maglie del mondo moderno occidentale, che ha costruito una vera "civiltà del museo",
erigendo ovunque monumenti al culto del proprio passato o a un presente, per la scienza o l'arte
contemporanea. Ma accanto a tutto questo è da registrare un percorso di almeno quarant'anni di lavoro dal
secondo dopoguerra a oggi, che ha rinnovato la fisionomia di quest’istituzione. Dal dopoguerra a oggi infatti
il museo è stato oggetto di una serie di istanze molto precise che sono venute dal suo interno, dalle sue forze
migliori. Dall'immediato dopoguerra si crea un organismo internazionale, l’ ICOM (International Council of
Museums), filiazione dell'Unesco, che dal 1948 inizia i suoi lavori di coordinamento tra i musei di tutto il
mondo. É in questo contesto che si afferma prima di tutto il termine “Museology”, di adozione anglosassone,
che viene a sostituire gradualmente l’antico “museographia”, codificato nel 1727 da Caspar Friedrick
Neickel. Si usa il termine “museographia” per sottolineare l'aspetto descrittivo di una riflessione intorno al
museo. Ne vengono infatti analizzate le forme esistenti, nelle denominazioni che hanno assunto nei diversi
paesi, con attenzione ai contenuti, all'ambiente. Si dà inoltre una delle più organiche e chiare definizioni delle
tipologie degli oggetti collezionati, distinti nelle due grandi classi di Naturalia e Artificialia. Quello che
appare in primo piano è il museo nei suoi elementi costitutivi e nel suo contenuto.
C’è un discrimine che divide il museo tra settecento e ottocento, dopo la rivoluzione francese, pubblico: cioè
aperto per la pubblica utilità. Ma nel momento in cui Neickel scrive la sua Museographia nessuna
preoccupazione d'uso è ancora entrata dentro il museo. La collezione semiprivata, aperta ad un flusso molto
limitato di visitatori più che qualificati, ha i suoi sistemi di autoconservazione, che regolano un modesto
accesso di pubblico; lo si vede bene nelle rarissime immagini antiche. Compare di solito il collezionista o
una figura equivalente, che è l'anticipazione del conservatore del museo moderno.
Il Solomon Guggenheim Museum di New York: museo-monumento a se stesso, col terreno che sfugge sotto
i piedi.
Gli artisti che frequentano il museo nell’ottocento sono tra i primi a distogliere gli occhi Dalle opere e a
fissarli sui visitatori.

Quarant'anni di Museologia
La museologia di questi ultimi quarant'anni È la risposta al nuovo rapporto del museo col pubblico E con la
società. L'antica museografia È stata affiancata dalla museologia E le due discipline inizia a convivere. Il
famoso tourniquet, lo sbarramento che viene collocato all'ingresso del museo e impone, a partire dagli ultimi
decenni dell'ottocento, che si paghi una tassa per poter entrare. Se da una parte introduce un discrimine
economico, dall'altra È il segno di un'apertura molto più ampia al pubblico. La museologia moderna è la
diretta germinazione del museo post illuminista. La museologia nasce dal museo E non viceversa, e in un
momento in cui il museo ha particolarmente incentrato la sua attenzione sui suoi rapporti con il pubblico. La
museologia comincia ad esistere quando il museo diventa quello è che oggi: lo specchio della società che lo
esprime, di volontà politiche precise e insieme la sintesi di una delega collettiva nei confronti del tempo, del
passato, del presente e del futuro. In realtà la museologia moderna è già in nuce nel momento in cui si
afferma il museo come istituzione pubblica. Il termine Museo È di stretta ascendenza rinascimentale E di
origine italiana. L'uso del museo perde il suo spessore metaforico col tempo E lo ritroviamo all'inizio
dell'ottocento. Nel novecento il museo consegue una centralità sociale; può essere un simbolo, un punto di
riferimento culturale di prima grandezza. Una definizione della museologia, come disciplina E come

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complesso insieme di attenzioni al museo, dovrà avere da una parte, necessariamente, un forte legame con il
presente e con il ruolo che il museo ha assunto nel mondo contemporaneo, per decodificarne I significati,
dall'altra recuperare, nella definizione storica, I tratti salienti di un percorso che deve andare a costituire oggi
l'ossatura di un insieme di teorie, di norme E di esperienze che fanno della museologia un coacervo di voci,
di studi e di progetti, piuttosto che una disciplina che vuole rigidamente orientare il percorso del museo.
Museografia e museologia sono da una parte termini da definire ogni volta che alludono a fenomeni del
passato, E dall'altra da porre in un contesto preciso anche per quanto riguarda il presente. Georges Henry
Rivière, grande museologo, fondatore del Musée des Arts et Tradition Populaires a Parigi, uno degli
animatori dell’Icom, afferma che i termini museo, museologia e museografia sono la sua personale tela di
Penelope. Si può immaginare un percorso intorno alla museologia solo dotandosi di uno strumento molto
prudente e rispettoso in un terreno così complesso: una specie di carta geografica di un territorio di cui si è
ben lontani dall'avere una configurazione definitiva, ma di cui si deve essere preparati a ridisegnare di tanto
in tanto I confini, con tutti i rischi del procedere senza sapere quale sarà la figura finale che prenderà forma.
Uno dei compiti della museologia è proprio quello di inventariare con un'accurata indagine storica queste
linee portanti E di vederne gli effetti sugli aspetti funzionali E di conservazione. Quindi, da una parte tenere
il passo con la conoscenza del museo che viene sempre di più approfondendosi e dall'altra avere chiaro il
progetto “Museologico", cioè ideale, verso il quale si sta andando, E anche di quello rintracciare con la
bonne distance le linee portanti.
Russoli è il primo museologo Italiano moderno, animatore di uno dei più ampi e fecondi progetti museali
italiani (quello milanese); è anche uno dei primi direttori di museo in Italia ad aderire alle iniziative
dell’Icom. La museologia ha come fondamento la storia del museo. Gli anni di Russoli sono il momento
molto significativo della ricostruzione E di un nuovo progetto di società dopo la fine della guerra. Una certa
funzione del museo, una certa sua immagine chiusa, distante Deve essere abbandonata. Si rifiuta l'idea di un
museo come camera del tesoro.
«Il museo non può essere unico e uguale ovunque, secondo generali principi standardizzati, ma, nel rispetto
di regole tecniche riconosciute le migliori dallo studio scientifico dei problemi di conservazione degli
oggetti, Deve assumere di volta in volta il carattere che il suo patrimonio e la sua storia esigono. Come un
dipinto puoi richiedere un restauro pittorico anche integrativo, ed un altro invece un restauro soltanto
conservativo delle parti assolutamente integre, così un museo potrà essere del tutto ispirato a criteri di
presentazione ambientale nuda e funzionale, ed un altro avrà invece bisogno di rispettare un tradizionale
“ambiente"»(F. Russoli, 1956). Il riconoscimento della diversità, della complessità del fenomeno è un altro
dei punti fermi della mappa della museologia. Questo significa che il museo prende atto del suo esistere in un
certo modo e lascia spazio alla progettualità. Il pensiero progettuale di Russoli è un accordo trai vari musei di
una città, perché si armonizzino, funzionino insieme come una rete di produttori di cultura.

Museografia
Un museo che si identifica gradualmente nei suoi rapporti col pubblico e si interroga sul modo di portare il
suo messaggio al visitatore, non potrà che costruirsi un apparato di metodo legato al suo funzionamento. La
museologia si appoggia alla storia della collezione ma sempre con una coerente determinazione: la
conoscenza È condizione indispensabile per ogni progetto. La conoscenza è la chiave della tutela.
Tutti i problemi pratici che la museografia affronta necessitano di una consonanza progettuale con quello che
il museo vuole essere. È molto pericoloso separare i due momenti ed è purtroppo un fenomeno al quale
stiamo assistendo oggi. L'architetto che progettò nuovo spazio museale o ne restaura uno preesistente fa
un'operazione di museografia, legata agli aspetti pratici di uno spazio, alla conservazione delle opere, alla
loro fruibilità. Ma tutto rientra in un ambito di museologia, di quale sia il museo da creare o a quale sorte sia
sottoposto un museo esistente. In tutti i campi toccati dalla museografia si verifica un'applicazione di idee e
di teorie sul museo. Museologia e museografia, definendosi reciprocamente affidandosi a forze diverse che
operano nel museo, corrono più che mai il pericolo di uno scollamento.
Il concetto di bene culturale È un concetto vastissimo, di pericolosa inafferrabilità. Approda ufficialmente in
Italia nel 1973 con l'istituzione del ministero per i beni culturali.
La storia del collezionismo È in gran parte una storia di oggetti sradicati, a partire dalle sue origini più
lontane, dai bottini di guerra romani, ma più vicino a noi, dalla politica di esproprio, più o meno mascherato,
o di acquisto che alcune grandi dinastie di sovrani collezionisti operano; valga per tutti il caso degli Estensi a
Modena, di una collezione depauperata a causa della perdita della capitale del Ducato, Ferrara, nel 1598 e
rimessa in piedi in parte con grandi capolavori di Correggio, Parmigianino, dei Carracci, provenienti da
chiese. Ma gli oggetti sradicati in questi casi entravano in un contesto di vera collezione.Da questi eventi

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entrano nel museo gli oggetti più eterogenei. È il caso familiare, intorno a un accumulo causale può essere
costruito un discorso unicamente di tutela, non è un progetto culturale. Il concetto di bene culturale esteso,
diffuso fuori e dentro il museo, ha percorso una sua strada particolare rispetto al museo. È ormai evidente
che il dibattito sui beni culturali ha fatto passare in secondo piano la riflessione sul museo. Il peso del
mercato, dell'economia nelle scelte culturali, le sponsorizzazioni, modi e pratiche di importazione
statunitense sono rimbalzati violentemente in Europa in questi ultimi 10 anni. Il museo non è certo più un
protagonista, ma subisce un gioco di interessi e di appetiti più grandi. Sono portati a emergere in primo piano
semplicemente dei meccanismi economici che appaiono come la nuova ideologia. La tradizione dei musei
storici è molto meno rilevante negli Stati Uniti, mentre molta parte del lavoro fatto è stato portato verso l'arte
contemporanea, molto più legata al mercato, allo scambio, a valori economici in continua e incerta
fluttuazione.

Strumenti
L'evoluzione degli avvenimenti di questi ultimi 10 anni porta a pensare che sia più che mai urgente pensare
al museo in termini nuovi non solo di tutela di conservazione delle opere esposte, attuali o potenziali.
Museologia e storia della collezione trovano qui un'applicazione concorde, della quale il museo deve sentire
l'insostituibile necessità. Dall'osservatorio della storia del collezionismo vengono tra l'altro alcune importanti
indicazioni che possiamo riassumere nell'acquisizione di dati, diversi epoca per epoca, sul rapporto pubblico-
privato nel museo.
Collezionare, raccogliere, salvare oggetti dalla distruzione fa parte di un comportamento che l'uomo sembra
aver tenuto costantemente nel tempo, a partire dal gesto elementare di disporre oggetti intorno a sé, nella
forma di una microstruttura protettiva, fatta di reperti legati alla vita e alle persone. Gli studi del
comportamento dell'uomo, che includono anche il suo istinto a riunire oggetti, hanno un particolare
incremento proprio alla fine dell'ottocento. Non a caso coincidono con il momento in cui la pratica di
collezionare si è diffusa a ceti sociali più larghi e la figura del collezionista è venuta assumendo contorni più
definiti. Nell'ottocento il collezionista ha trovato il suo posto nella Comédie humaine e sembra essere uscito
da uno scenario impreciso. Nei due secoli centrali per lo sviluppo del museo (400/ 800) due momenti
entrambi di rinnovamento E di grande incremento del fenomeno museale, pubblico e privato si mescolano in
modo inestricabile. Non si possono scindere lo studio e la riflessione sui problemi del museo dalla realtà
della storia del collezionismo privato. È necessario però sottolineare un aspetto della storia del collezionismo
che entra a pieno diritto, come strumento, in un campo più strettamente museologico. Alle origini del museo
e della collezione c’è prima di tutto un progetto, la volontà di scegliere e di riunire una tipologia di reperti
piuttosto che un'altra. Ma il progetto È insito negli elementi di ricerca, di studio che stanno alla base del
collezionismo. Il progetto della collezione È uno degli strumenti fondanti per la museologia. La museologia
dovrà occuparsi del Kunstwollen collezionistico e delle sue manifestazioni esteriori. L'indagine sul progetto
È l'elemento costitutivo di ogni gesto museologico dall'antico al contemporaneo. È un complesso insieme di
dati che circondano l'opera E in cui di nuovo museologia e museografia debbono integrarsi. Il progetto è la
collocazione originale di un dipinto in una chiesa o in una collezione. Tutto quello che l'opera può ancora
dire con la sua fisicità, le sue dimensioni, lo stato di conservazione, la cornice in cui è contenuta E
naturalmente i documenti storici che l'accompagnano fa parte progetto. Un allestimento corretto è il primo
veicolo di comunicazione non-verbale.
La chiesa ha avuto dal periodo romanico in poi il compito di custodire, rendendolo pubblico, cioè
esponendolo, tutto ciò che la comunità circostante riteneva degno di essere conservato. Oltre agli oggetti di
culto e alla suppellettile liturgica si raccolgono meraviglie della natura, ossa gigantesche, uova di struzzo,
animali esotici, oggetti archeologici reinventati il nuovo orizzonte di riferimenti, come cammei e gemme che
vanno a ornare cofanetti, eccetera… Da tempo la chiesa è stata identificata come il nucleo di origine del
museo moderno per le caratteristiche di fruizione pubblica, larghissima, che presenta E per primi segni di
preoccupazioni di vero e proprio allestimento che dimostra, con la gerarchizzazione degli oggetti, fino alla
collocazione altra, al centro della navata, di quelli più preziosi o che devono attirare immediatamente lo
sguardo del fedele. Ma anche fuori dalla chiesa si accumulano oggetti degni di essere conservati. Basta
pensare al costume di esporre alla vista i trofei, che viene dal mondo romano. L’oggetto viene sottoposto a
tutela per il carico di valori di cui è dotato, e l’orizzonte simbolico che accompagna il passaggio dal
collezionismo religioso a quello laico è una di quelle linee portanti che la museologia può stabilire per
muoversi fino al contemporaneo. Uno strumento utile è certamente l’esame del termine stesso museo che ha
perduto completamente le tracce del suo impiego originario. Il termine museo entra nell’uso moderno
proprio nel momento in cui si affaccia un nuovo rapporto tra oggetto, collezione e ambiente. Quando cioè dal

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collezionismo di tuo prettamente religioso porta in campo le antichità, i codici con i testi classici, il ritratto.
Museo è il luogo segreto, il tempio dedicato alle Muse nel quale lo studioso ricrea intorno a sé. Questo
ambiente ha precocemente la denominazione di studiolo e viene definito “museo”, cioè ambiente di
collezione in cui si esercita una attività di conoscenza legata al sistema di pensiero e di fare artistico che le
Muse rappresentano. Musaeum è il termine di origine greca, riferito da Strabone nel III sec. d.C., per definire
gli ambienti in cui si riuniscono studiosi e filosofi nella Biblioteca di Alessandria. É attraverso la riscoperta
delle divinità pagane preposte alle attività creative e dello spirito, Apollo e le Muse, che si mettono le basi
per un uso inizialmente sporadico e poi sempre più frequente, a partire dalla fine del 400, del termine museo
con un significato moderno. Qui sono presenti le Muse come divinità alle quali è gradito offrire queste
attività della mente. Il fenomeno più rilevante in questa genesi del termine è legato proprio al suo uso
simbolico. Una crescita di valori intorno a questa neonata istituzione ne accompagna poi lo sviluppo fino ad
anni molto vicino a noi. Il museo è, fin dalle origini, il luogo di una funzione simbolica dell’oggetto e lo è
prima di tutto nella costruzione semantica del termine. Nella sua genesi la chiesa ha avuto una funzione non
secondaria; ma di fatto non ridefinisce mai se stessa come contenitore. Anzi, impone con forza la sua natura
specialissima di luogo di culto. Le parti più eterogenee, le reliquie, saranno riferite al corpo dei santi o alle
vicende di Cristo incarnato. Tutti questi luoghi delle muse sono già “musei" in senso umanistico, cioè
ambienti nei quali si esercita un magistero intellettuale che non è solo di studio, di meditazione e di
solitudine, ma che si avvale fin dall'inizio dell'attività contemplativa degli oggetti di una piccola collezione e
delle immagini di cui lo studioso si è circondato. Dentro l’ orizzonte laico dello studiolo si è ricreata una
nuova religione dell'immagine, costruita sul carico di significati simbolici che l'umanista ha disposto intorno
all'oggetto, perlopiù reperto dell'antichità, nel suo “tempio-oratorio" privato. Di questo ambiente si avverte
prestissimo la corrispondenza con il teatro. È un luogo in cui gli oggetti vengono mostrati e le due metafore,
teatro e museo, si associano a partire dall'inizio del quattrocento, per venire codificate in quello che possiamo
chiamare il primo trattato di museologia E insieme di museografia, il Musaeum live theatrum di Samuel
Quiccheberg del 1565. I musei sono i teatri nei quali vengono ripercorsi I luoghi Dove sostavano poeti e
filosofi dell'antichità, per una meditazione filosofica riletta nei classici.
La vera codificazione del termine È di Paolo Giovio, quando nel 1543 realizzerà a Como una delle
elaborazioni più nuove dell'ambiente creato dagli umanisti, enfatizzandone e arricchendone tutti gli elementi
costitutivi, a partire dal programma iconografico, fino all'immersione della natura e alla presenza di una
cospicua collezione di ritratti. Giovio usa per la prima volta coscientemente il termine museo, applicandolo a
una struttura nuova, che si definisce per la centralità data al tema delle muse, alla cui raffigurazione viene
dedicata una sala.
Prima ancora che luogo di conservazione e tesaurizzazione, il museo è un ambiente nel quale si sviluppa un
processo di conoscenza. Le figure sacrali persistono nel tempo, anche se gradualmente si svuota di
significato e tendono a diventare l'equivalente di geroglifici. L'appartarsi dagli uomini e dal mondo È uno dei
motivi costanti del lungo cammino che porta museo moderno. L’aura di sacralità non è mai venuta meno al
museo. L’aura è la soglia da varcare, la distinzione tra quotidiano e museo, che comunque anche la struttura
più accattivante non è riuscita o non ha voluto eliminare. Accanto a questa persistenza dell'aura intorno al
museo e al progetto, la moderna museologia si pone soprattutto al centro di un panorama allargato di ambiti
disciplinari, che sono cresciuti da alcuni decenni sulle origini del museo e della collezione. Con l’avviarsi
dell’illuminismo si consolida l'aspetto di questa istituzione come forma di conoscenza mediata che via via
appartiene ad una cerchia sempre più vasta di persone, a partire dalle accademie. Oggi, quasi
inaspettatamente, il museo conserva intatta la sua aura.
Le caratteristiche del museo ai suoi esordi non sono cambiate rispetto ad oggi. Il trattenere oggetti è da una
parte uno degli archetipi del comportamento umano. Lo fa privatamente il collezionista E per la collettività
del museo pubblico. Così, ogni collezione ha la caratteristica di essere un'opera effimera, attraverso la quale
il suo autore può scegliere dal fluire continuo dei reperti E costruire un progetto con essi. Ogni vera
collezione avrà un progetto, attraverso il quale il collezionista esprimerà la sua visione del mondo, della
storia dell'arte, o imprimerà alla raccolta il senso delle ricerche che sta compiendo nel campo degli studi
naturalistici. Il primo segno della coscienza della labilità dell'opera-collezione è nel catalogo. In genere,
quando la raccolta è quasi terminata, il suo autore si accinge a compilarlo, personalmente o con l'aiuto di
qualcuno. Il catalogo È un prezioso strumento attraverso il quale possiamo ritrovare il progetto della
collezione, l'ordine che le è sotteso E nei casi più fortunati anche il rapporto tra gli oggetti e lo spazio, il
modo di esporre, I contenitori. Ma il destino della collezione È legato alla posterità del collezionista e per
questo altri strumenti, come gli inventari o il testamento, risultano preziose testimonianze. Il testamento in
particolare esprime un ulteriore progetto che riguarda proprio l'uso pubblico o semi-pubblico della raccolta.
Il collezionista esprime il desiderio, in pieno spirito umanistico, che degli oggetti della collezione servono a
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legare a un luogo il ricordo della famiglia. Allo stesso modo collega a un luogo la sua opera E insieme le
attività di pensiero, di contemplazione e di meditazione che vi svolge. In questi documenti la storia del
collezionismo trova i suoi strumenti principali di studio e di indagine. Il testamento in genere il delicato
anello che lega la struttura privata a quella pubblica. Si tratta di un documento che riesce soddisfare diverse
domande: I motivi personali che hanno spinto a formare la collezione, un progetto di posterità della
collezione stessa, a volte una vera precoce coscienza museologica. Il modello previsto per l'esposizione è lo
studiolo; il custode dovrà essere uomo di scienza.
Il passaggio di una raccolta da privata a pubblica raramente avviene senza traumi. Ne è un esempio la
raccolta Correr che nel momento in cui la dirige il suo terzo direttore in ordine di tempo E già decaduta nel
gusto e nella comprensione dei contemporanei.

Il sistema degli oggetti


L’opera d’arte, il reperto naturalistico, il manufatto con la più varia destinazione esistono al di là e al di sopra
del loro essere singolo ed entrano tutti prima o poi a far parte di un sistema di oggetti, che li modifica in parte
e dal quale ricevono un’impronta incancellabile. In realtà tutta la storia dell’arte è una storia di oggetti,
germinati da un rito, o da un’espressione spirituale attraverso metafora. Il museo si è trovato al centro di una
cospicua riflessione sugli oggetti, che ha portato l’attenzione su alcuni punti di grande importanza. L’oggetto
è centrale nella critica alla società dei consumi. Il museo è diventato il luogo realizzato di una proprietà
collettiva. Di pari passo il collezionismo privato ha subito una sorta di damnatio. É decaduto nell’interesse
collettivo, è stato oggetto di riprovazione.
Il museo è diventato negli anni nel suo impegno sociale una delle istituzioni sulle quali si sono riversate una
serie di aspettative e di mutamenti. Il museo d’arte contemporanea si apre a ricerche musicali, teatrali,
cinematografiche e a una sperimentazione unitaria in accordo con la caduta dei generi e delle distinzioni, in
vista di una globale ricerca di espressione della creatività. Al museo si chiede di diventare uno spazio
accessibile nella città, utilizzabile in qualsiasi momento . Si può beni vedere oggi quanto questo modello
abbia influenzato la concezione di musei d’arte contemporanea. Il museo è diventato disponibile,
all’apparenza. Sembra non avere più barriere sacrali davanti a sé. Non vuole essere più il luogo
dell’astrazione, ma in realtà è diventato ambiente in cui si trasmette e si riceve una conoscenza superficiale.
É un mercato delle illusioni. In più anche l’edificio è diventato oggetto di consumo e si è voluto offrirlo
come tale, come un grande gioco, ma di nuovo meccanico, passivo. In realtà non è possibile abbandonare il
vero progetto museologico che è quello dell’indagine e della conoscenza, lavoro molto difficile, da portare su
tempi lunghi e con interventi di autocoscienza e di autostoricizzazione. L’oggetto dentro il museo è elemento
complesso. Vi si costruisce quella che possiamo chiamare la sequenza dei diversi gesti di tutela, cioè via via
la diversa motivazione che fa sì che esso venga conservato.
Che sia il museo il luogo di un’interruzione e di un’alienazione dalla realtà è opinione costruita sui trionfi del
museo ottocentesco. La più solida delle istituzioni che abbiamo ereditato dal sec. scorso porta con sé, infatti
una serie di prese di posizione e di indagini, oltre che di acquisizioni conoscitive di grande importanza sulla
sua storia. É necessario tenere continuamente attivo il registro della storicizzazione accanto ad ogni
manifestazione del fenomeno museo o collezione, così vanno tenuti aperti ad ogni mutamento grande o
piccolo i concetti di museologia e di museografia. La necessità di questo allargamento di campo è
perfettamente testimoniata dagli elementi più disparati che sono stati usati per decodificare il fenomeno
museo proprio a partire dall’inizio del sec. Due studi storici di grande importanza, quelli di David Murray nel
1904 e di Julius von Schlosser nel 1908, pongono l’accento su un concetto di museo allargato a fenomeni
dimenticati come il meraviglioso, la curiosità, la magia, oggetti dei quali in realtà non si era perduto
completamente il filo nelle collezioni enciclopediche ottocentesche che toccavano materiali eterogenei, dalle
scienze naturali, all’etnografia, alla tecnica, per scopi e secondo programmi educativi. Quello di Murray è
un trattato che possiamo già definire di museologia per il titolo che porta Museums, their History, their Use;
è in 3 volumi, corredato da una bibliografia e da un elenco dei musei del Regno Unito; ha un adattamento
descrittivo in forma di repertorio con un’ampia conoscenza della letteratura sul museo, dei cataloghi antichi.
Murray usa il termine museografia nel senso letterale, in forma di elenco, le collezioni e traccia una storia del
museo, discutendo l’uso dei termini museo e galleria. É interessante notare che il termine Kunstkammer
viene tradotto con Museum of Industrial Art e il suo contenuto nelle collezioni storiche viene definito come
un insieme di prodotti che imitano la natura con grande industria. Da un punto di vista molto simile si pone
Julius von Schlosser con Die Kunst und Wunderkammern der Spätrenaissance. Tutti e due questi testi sono
debitori della grande storiografia ottocentesca e in particolare di quegli studiosi che hanno accentrato la loro
attenzione sulla chiesa medievale. La riscoperta delle forme di collezionismo, che stanno alla base del museo

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moderno, avviene proprio quando il museo si è affermato come una delle istituzioni fondanti del sistema
educativo e del potere politico che lo ha accolto come una dei veicoli della sua immagine. Inoltre il museo è
andato, dalla prima Esposizione Universale a Londra dall'istituzione del South Kensington Museum nel
1852, verso una profonda attenzione nei confronti delle opere delle cosiddette arti minori, dalla produzione
dell'oggetto, al suo disegno, ai materiali, che viene dalla diffusione delle arti industriali e dal grande
allargamento di orizzonte che le ha caratterizzate, con il confronto tra opere di diversi paesi. Nella seconda
metà dell'ottocento inoltre si è fermato un collezionismo eclettico, che ha riportato insieme categorie di
oggetti che il museo settecentesco aveva cominciato a lasciare da parte come non più attuali. I tempi erano
maturi per un'interpretazione appassionata degli oggetti d'arte minore, per un'attenzione ravvicinata ai
materiali che le erano caratterizzate. Insieme alle opere d'arte cosiddetta maggiore si elencano mobili, stoffe,
arazzi, bronzi, porcellane e maioliche, oreficeria e smalti, eccetera.
Cataloghi di collezioni, inventari, descrizioni delle principali raccolte europee non mancano nei resoconti dei
viaggiatori, negli elenchi, nelle prime guide. Ma altro è porsi nella prospettiva storica dello studio della
collezione. Non si descrive l'esistente, cioè non si fa un catalogo, un itinerario, ma si mettono in evidenza
l'assetto delle raccolte, inevitabilmente diverse da quelle contemporanee a chi scrive, per cui è necessario un
aggiustamento e una decodifica. Un altro dei dati che la storia del collezionismo consente di acquisire E
costituisce uno dei fondamenti della museologia È il riconoscimento di una serie di significati che
accompagnano l'oggetto, che gli hanno costruito intorno una densa stratificazione, se si tratta di un oggetto
“storico" O che si apprestano a costruirgliela se l'opera o il reperto sono estratti dal mondo contemporaneo
per essere assicurati a una conservazione duratura. Ma è necessario riflettere su altri modi e altri strumenti
disponibili, in cui museologia e museografia lavorino insieme. Occorre ripensare soprattutto al catalogo
come a un momento fondamentale in cui il museo conosce se stesso E si rende capace di trasmettere un
messaggio. Il catalogo è una potente mappa di orientamento che si offre al visitatore, che può andare a
cercarsi da solo gli oggetti, E può avere finalmente l'impressione che il museo non sia un unico enorme
boccone da ingoiare in un attimo, ma un luogo di consuetudine di cui si va di tanto in tanto a vedere una
sezione, un’opera.

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