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2010 with funding from


Tufts University

http://www.archive.org/details/lefabbricheeidis01bert

LE

PABIVUICIII-:

l]

DISEGNI

1)1

AISDHEA PALLADIO
LE

ERVLE

LE FABBRICHE E

DISE(iNl

DI

PALLADIO

4N1)1{EA

LE TERME
M10\,\ EDIZIONE ITALIANA

Eflf.(ilATA

SIILA VICEMINESE

III

BERTOTTI SCAMOZZI
AMPLIATA E FORNITA
n\i.

c\\

DI

NOTE

vi.iF.m-:

CELESTINO FOPPIANl
l'HiiK.n'AnriiiTF.TTinA nei. la n. imvicusita' di

votjIjiie

GENOVA

PRiino

MILANO
ANCE LO MONTI

i.inmin cokoitohe

GIOVANNI DECAMILLI
EniTOisE

TORINO,

1843.

cfaova

TIPOGRAFIA FONTANA
Con perm.

IIS

e E

DKL PRIMO VOLUME

Prefazione

Note
Tav.

alla Prefazione

Hi, V

I, li,

pag.

y>

V. Piatila del Teatro olimpico^ prospetto

spaccato.) scalinata ossia

gradazione del Teatro., sacome

della,

//

))

Teatro

VI, VII, Vili, IX. Pianta., facciata

.,

spaccato

altro spaccato.

XI

XII. Pianta., facciata

spaccato

XIII,

XIV, XV,

j)

Pianta., prospetto, spaccato

XXII.

Pianta., prospetto, spaccato.

XXIIl,

XXIV, XXV, XXVI, XXVII.

facciata d'uno

de''fianchi,

spaccato per

Fabbrica

XXVIII, XXIX,
o sien modani.

XXX, XXXI.

Basilica

67

73

dei nobili
y>

79

Pianta, facciata principale,


il

largo, spaccato per

Fabbrica dei nobili signori conti Francesco


p>

61

Fabbrica del nobile

........

uomini Valmarana, patrzi Veneti.

55

XVL Pianta., facciata., prospetto di fanco., spaccato. _

XVII, XVIII, XIX.

XX XXI

49

y>

signor conte Antonio Porto Barbarano

Fabbrica de nobili signori

Palagio per l'Eccellentissimo Capitano

33

conti Chiericati
5)

y>

Fab-

brica del nobile signor conte Orazio Porto

30

scena^

olimpico

Note al Teatro olimpico

e fratelli

il

lungo.

Tiene

83

Pianta, elevazione, spaccato, sacome


y>

91

Tav.

XXXll, XXXlIi, XXXIV.

Pianta^ prospello

spaccalo.

Fabbrica

Porlo vicino al Castello

XXXV, XXXVI.

Pianici^ prospello

Fabbrica

elei

Pianta ^ prospello

Maria Nova

XL. Pianta

XLI, XLII. Deposilo

sacome.

Mausoleo

eretto

per

il

conte

XLIII

XLIV. Pianta

Schio

prospetto.

ILYN. Pianta, prospetto

XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX.


il

cortile,

e spaccato.

spaccato

Jlrco

triorifale

Pianta., prospetto

^^gg^

^^^^

1 1

117

Fabbrica del nobile signor conte Adriano

L, LI, Lil. Pianta, prospetto, spaccato.

Note

1 1

guar-

Tiene

109

Fabbrica del conte Bernardo

dano

j)

Leo-

nardo Porlo
y>

105

Piccola casa de' nobili signori conti Vcd-

e prospello

marana

103

Chiesa

spaccato.

99

nobili signori coni

XXXVII, XXXVIII, XXXIX.


di S.

d'Oro

Trissini dal Vello


))

pag.

Casa

detta del Palladio

119

.123

125

PREFAZIONE

l_J architettura,

utili, le

che occupa uu posto luminoso

pi comode e

le

pi nobili, ha tratto

tempi cos remoti da noi, che

ci

fra le arti le

pi

suoi principii in

restata del tutto incerta ed

oscura Tepoca del suo nascimento. L'origine attribuita da Vitruvio

a quest'arte pare del tutto inverisimile; pure ella stata

accettata da scrittori assennati e di acuta penetrazione, e


fatti

come

indubitabili sono stati da essi adottati que' racconti che seni-

brano piuttosto invenzioni favolose che

fatti storici.

Facendosi addietro di secolo in secolo per iscoprire

la

sorgente

dell'architettura, noi troveremo che quest'arte quasi

contem-

poranea

alla stessa creazione.

coprirsi da

a poco che sono stati creati.

e gli antri, opere di natura,


necessit

li

Vitruvio,
Tom.

I.

lib.

Le

non potevano

tane, le spelonche

tutti ricoverarli.

La

rese industriosi, e ad esempio de' naturali abituri

fabbricarono degli

Gli uomini hanno avuto bisogno di

n, cap.

i.

artifiziali ricoveri.

si

-2-

misura

sopra

la

cho^

terra, e

primi abitanti
si

moltiplicarono,

comoda

fra di loro in

si

in certi

anche

per difendersi dalla molestia del sole, dalle incursioni

Lo

troppo di frequente esposti.

cipio

diffusero

esistenza, moltiplicarono

delle fiere e dalle ingiurie delle stagioni,

crebbe

si

formarono delle societ particolari

luoghi favorevoli alla loro


gli alloggi

si

quali restavano

alle

studio e Parte della costruzione

proporzione del numero de' bisogni: a prin-

ripararono soltanto dalle occorrenze

le

pi pressanti-, in

seguito passarono a procacciarsi delle comodit; in fine

rono a dare una qualche simmetria e decorazione

Le prime

abitazioni furono di

materiali semplici e rozzi.

un

Capanne

alle

si

applica-

opere loro

*.

lavoro semplicissimo, e di

e tuguri coperti di canne e di

paglia, serrate da pareti di giunchi, e di forcelle d'alberi intonacate


di loto e di fanghiglia, e sostentate

mente

da legni rozzi perpendicolar-

piantati in terra, sono state le pi semplici produzioni del-

l'architettura nascente

^.

pi rimoti, per iscoprirvi

possiamo vederne
delle nostre

gli

Senza perdersi nell'oscurit dei


gli sbozzi delle

secoli

primiere invenzioni, noi

esemplari nei miserabili tuguri degli abitanti

campagne,

di

una costruzione egualmente semplice e

grossolana.

L'architettura nata da cos abbietti principii, e nudrita dalla


industriosa necessit,

and acquistando sempre qualche nuovo

incremento per l'applicazione degli uomini amanti e studiosi della


propria comodit.

Da

un' invenzione

si

pass facilmente all'altra

a poco a poco inventaronsi e le colonne , e le basi

e le cornici

per conciliare nel tempo stesso e solidit ed ornamento


fabbriche*, e ad esse

alle

prime

venne aggiunta mai sempre qualche parte

nuova, che, combinandosi felicemente colle prime, donava bellezza

Darchltecture qui

tecture par A. C. Daviler,

la ncessit

a donne son origine,

tome premier.

Pi'face.

la

et la

commodit son accroissement. Cours

Haye, chez

Piei're

Cosse

et

2 Ved. l'architettui'a di Glo. Antonio Rusconi. Venet. 1660.

3 Ved. Vitruvio

lib. rv,

cap. 2. Palladio lib.

i,

cap. 20. Prault.

Comp.,

part.

i,

d'archi-

Jean Neaul'me, i^So.

cap.

i, art.

i.

-3-

ed ariiioniaagli

edifici.

Anela iido di questo passo, sminilo liualinente

tutto ci die serv ne'secoli susseguenti ad adornare e nobilitare

11

magnifico tem])io di Diana in Efeso, di Apollo in Delfo, di Giove


Capitolino,

la

gigantesca macchina del Panteon di

Basilica di S. Pietro

pur

di

Roma,

celebre Louvre di Parigi, e tutti

Roma, la famosa
Londra,

e di S. Paolo di

pi eleganti e grandiosi

che Tarchitettura migliorata e sistemata ha saputo condurre


alto

il

edifici
al

pi

grado di perfezione.

Di qual passo poi abbia l'architettura progredito nei secoli


primitivi presso differenti nazioni,

prima cio

di pervenire al

grado

che acquist nelle mani de'Greci e de* Romani, non

di perfezione

ricerca ne punto che possa con assai di facilit rischiararsi. Dalla


struttura delle semplici e rozze capanne alla simmetria de'palagi

pi ornati,

pi regolari ed eleganti, devono certamente esser

trapassati moltissimi secoli.

Prima ancora che

fiorisse e

grandeg-

giasse nelle fabbriche della Grecia e del Lazio, Ninive e Babilonia

ostentavano

le loro torri

pompa anche

il

loro palagi e

Greci, che sono

del loro sapere e


arti,

tura.

non sono

loro ponti

fecondo Egitto, che conserva ancora

piramidi e qualche maraviglioso


tura. I

buon

arrivati

stati fra

monumento
i

un

ne facea

le fastose

sue

di regolata architet-

primi a dar prove sorprendenti

gusto, tanto nelle scienze che nelle belle

che molto tardi a distinguersi nelTarchitet-

Questa nazione debitrice dei progressi

genio di

*,

Pericle, ed alla grandezza di

fatti

un

in essa e al bel

Alessandro*, perch

quegli seppe trascegliere con giusto discernimento

le

forme di

architettura le pi convenienti e sensate; e questi le pot nobilitare

e magnificare con nuovi e sontuosi edifici di ogni genere.

Dalla Grecia pass poi l'architettura a figurare in

r imperio

del

grande Augusto

essa vi fioriva in tutto

favorita e protetta dalla splendidezza e

Ved. Vite dei pi relebri

Roma,

arcliilelti, lib. i, rap.

/.

il

magnanimit

Saggio di arcliilcltuia.

e sotto

suo vigore,
di

mecenati

-4-

poteiiti.

Quand'alleile

ai'cliitetti, Vitriivio,

verit,

ed

le storie di qiie' teiii|)i

non

il

prinelpe

(h^i^li

assicurassero costantenienle di ([uesta

ci

non cene lascierebbero dubitare

venerande reliquie de^li

le

acquedotti, delle fontane, delle terme, de'portici, degli anfiteatri,


degli archi e de' tempii di quel felicissimo secolo eretti dalla

gnificenza de' Romani.

Ed

ma-

ecco pertanto rarcliitettura rinvigorita

dal lusso e fomentata dalla prodigalit de' grandi, pervenuta alla

Roma

sua massima perfezione in

nel secolo di Cesare Augusto;

secolo felice per le lettere e per le belle arti; secolo in cui viveva

e fioriva Vitruvio,

il

quale raccogliendo

dell'architettura de' Greci


dell'arte

le

seppe illustrare e sistemare

per comodo de'professori, e che

di tutto ci

pi ricercate erudizioni

le

jjrecetti

profonda cognizione

alla

che riguarda l'architettura, seppe eziandio accoppiare

pi illibate onest che soglion distinguere

le

anime grandi

dalle

volgari e plebee.

Quest'arte cotanto utile agli uomini, e decorosa per certe


nazioni colte , ed atta pi di qualunque altro mezzo a farne conoscere la loro magnificenza e grandiosit,

floridamente per vari secoli.

Ma

siccome

in

Roma

scienze e le arti

hanno

mantenne

si

le

patito delle vicende fatali per la barbarie de' tempi susseguenti,


cos

non ne and pure esente

le arti la

l'architettura,

nire adulta che con lentissimo passo

in

virilit, cio allo stato di

un

fosse fra

pi coltivata.

Rimasta per lunghissima et nella sua

sua

quantunque

istante, per

l'ultima decrepitezza. Sotto

il

umano

dive-

precipit, sto per dire,

di strani avvenimenti, nel-

regno di Costantino decadde appimto

dalla sua floridit, e susseguen temente pat

niento che ingegno

non pot

e pervenuta finalmente alla

perfezione

una combinazione

infanzia,

il

pi strano sfigura-

potesse ideare giammai

finch giunse

a vestire le barbare sembianze di quel genere d'architettura che


appellasi gotica o tedesca.

si

sa fino a qual

segno sarebbe

arri-

vata la sua declinazione alimentata dal cattivo gusto che regnava

-5-

iii

([liei

tein])o, se

benemerito architetto Filippo

il

Bruiiellescli

fiorentino con coraggio proporzionato alla diificolt dell* impresa

non avesse posto argine


erano impossessate di

che

false idee

uomo cos saggio ed avveduto altri

architetti,

mo-

accinsero a sgombrare l'architettura dalle

si

si

animi.

tutti gli

Sull'esempio di un
posteriormente,

inondazione delle

all'

struosit introdottevi dalla barbarie e dalla licenza, per ricondurla


alla

primiera semplicit, bellezza e dignit.

Bramante, Falconetto, Sanmicheli, Bonarroti, Sansovino,


Vignola., Palladio,

Scamozzi, che fiorirono

di

un secolo e mezzo,

di

nominare a

tutti

dentro

lo spazio

e tanti altri valenti professori che tralascio

titolo di brevit, tutti di

il

bello

forme delle loro opere con

della dotta antichit, e variando le

buon gusto e discernimento,

concerto studiando

fecero praticamente vedere

pi bei

saggi di architettura, adornarono varie parti d'Italia con fabbriche

ingegnose e regolate, e conservarono ad essa


altre volte di maestra delle belle arti

Tuttavolta

sue regole

al

la gloria di

il

titolo meritatosi

*.

perfezionare quest'arte e di mettere le

sicuro dai colpi del cattivo gusto, e dalla licenza

degli innovatori capricciosi, era riservata principalmente al genio

sublime del nostro immortale Palladio; merito che


assicurato dai suffragi di tutti

per questo che

il

filosofo italiano,

il

giustamente col

veri intendenti. Egli

gran conoscitore del bello,


sig.

il

si

viene

gli

appunto

gran letterato e

conte Francesco Algarotti, lo qualific molto

titolo di Rafaello dell'architettura

che

il

chia-

rissimo scrittore delle vite degli architetti, mettendo in ordine


gli stessi

secondo

la

maggiore intelligenza e maggiore squisitezza

di gusto dimostrata nell'architettura,

si

esprime, che

luogo dovrebbe accordarsi al Palladio

e che

Saggio sopra l'Accademia di Francia, eh' in Roma, del

2 Saggio sopra la pittura, tom.

11,

pag. 25o.

3 Vite de' pi celebri architetti, pag. v3r3.

sig.

11

//

jjnmo

dottissimo

sig.

conte Francesco Algarotti. In Livorno 1765.

-6Temaiiza, architetto anch' egli eccellente,

nno

lumi dell'architettura

dei primi

Il

pubblico che

accompagnano

ama

la vita

lo

celebr con verit per

italiana

d'essere istruito dei

degli

*.

e delle azioni che

fatti

me

uomini grandi, desidera sapere da

con qual arte e per quali strade


sfera degli altri architetti, e

il

Palladio siasi elevato sopra la

quanto abbia

con-

egli co'suoi studi

tribuito al risorgimento e miglioramento di un'arte tanto utile

pubblico stato utilmente e con esattezza servito

alla societ. Il

su questo punto dalla benemerita fatica del


raccolto

abbraccia tutte

opere del Palladio, cos

le

di fregiarla (stando alle

un compendio
fiorire la

Temanza che ha
,

non pertanto, come

Palladiani. Ci

fasti

sig.

crediamo in debito

ci

memorie compilate

l'opera presente

dal sig.

Temanza)

di

delle fatiche fatte dal nostro Autore, dirette a far

architettura, lasciando da parte tutto ci che

buona

non

strettamente legato al nostro argomento.

Nato adunque
giovanezza

dilett

si

1518,

Palladio in Vicenza del

il

grandemente delle cose

fin dalla

di architettura,

sua

come

primo suo

libro; e nel

proemio, parlando pi espressamente del suo genio,

ci assicura,

che da naturale inclinazione guidato

suoi primi

egli racconta nella lettera dedicatoria del

anni

si

strugge certa credenza che

si

/le'

propose per maestro e

allo studio dell' architettura ; e si

guida Vitruvio, La quale asserzione

diede

per dirla di passaggio ) di-

sparsa per semplice tradizione,

di egli abbia consumata la sua giovanezza nel vilissnno e faticoso mestiere del

manovale; non essendo

Vita di Andrea Palladio vicentino, egregio architetto, scritta da

il

trattato di Vitruvio

Tommaso Temanza,

architetto ed inge-

gnere della serenissima repubblica di Venezia, accademico olimpico e ricovrato di Padova. Venezia, i'y62,in-4'
L'illustre scrittore di questa vita, nel

Palladiane

ha

fatto

tempo

stesso

che scopre

il

buon gusto

e le bellezze delle fabbriche

conoscere la sua profonda cognizione nell'architettura. Chi ha genio di conoscere

segrete bellezze dell'arte, chi ha gusto d'impossessarsi della vera maniei'a del Palladio,
lettura di quest'opera

la

quale

filologia, scritta anzi tanto

E, a vero dire,
santi

la vita

quando non

vi

si

lungi dal contenere l'aridit o la superfluit d'alcuni scrittori della

ragionatamente, che pu riguardarsi come

d'un uomo, qual stato

il

Palladio,

un

le

pi

non pu omettere

la

moderaa

trattato dell'architettura Palladiana.

non pu somministrare

combini un'esatta descrizione ed un'analisi ragionata

notizie gran fatto interes-

delle sue fabbriche.

-7uii'opera

buone

da chi sprovveduto degli elementi delle

liitelll^il)ile

lettere e delle scienze naturali. Egli


il

mente che

nostro Autore nell'et di

gli

il

appunto per questa

Temanza crede

ragione che

pi volte lodato

si

sig.

studi di geometria e delle lettere

23 anni

asseverante-

almeno

avesse corsi

umane, che sono

principali

gradini per ascendere a qualche celebrit neirarchitettura (a).

v'ha alcuno che tuttavia

stato creduto, e

crede, che

lo

il

Palladio sia stato instruito nell'architettura dal nostro famoso


letterato Giangiorgio Trissino.

Ma

il

sig.

Temanza,

Alessandro Pompei, soggetto quanto illustre per

la

col sig. conte

nobilt della

nascita, altrettanto famoso per la rarit dei talenti, d'opinione,

che avendo

il

Palladio nel proemio del primo libro del suo Trattato

d'architettura fatta onorata menzione del Trissino senza far cenno

d'essere stato suo scolare,

non avrebbe certamente

particolarit. Il Palladio,

che viene qualificato dagli

taciuto questa
scrittori

con-

temporanei per un uomo d'onesti costumi, non era capace

commettere un
Tuttavia, se
si

tratto di sconoscenza cos


il

indegna e vergognosa.

Trissino non stato suo precettore in quest'arte,

non ha mancato

sa di certo ch'egli

e coll'esempio

d un vivo amore pe'

d' infiammarlo, e colla voce


gli

onorati studi delle belle

arti, nelle quali poi si distinse fra tutti quelli della

Conoscendo

il

sua et.

Palladio che per apprendere l'architettura

non

ma

ch'

basta lo studiare e

il

consultare gli autori che ne trattano ,

necessario di vederne

precetti e le regole poste in esecuzione {h)v

perci viaggi egli espressamente in diverse parti d' Italia

ancora, e

si

dell'architettura antica.
delle pi esatte e
il

Su

nostro Autore fece

(e).

rispettabili

e fuori

monumenti

questi libri piti sicuri e pi istruttivi

minute descrizioni de'compilatori

monumenti furono dappoi


Alberti

ferm segnatamente per qualche tempo in Roma,

dove esistevano parecchi celebri avanzi e

chit,

di

di siffatte anti-

suoi studi e le sue meditazioni. Questi


la

sua scuola,

suoi Vitru vii.

suoi

-8Noii esamin gi

troppo cert' imi che

maniere

quantunque

amano

possibili;

non

Le

ricerc diligentemente in

lasci di rilevarne tutte le parti,

fossero mutilate o rovinose

menta per riconoscere

la

(come fanno pur

piuttosto di parere che d'essere archi-

opere maravigliose.

tetti) coteste

tutte le

Palladio siiperficialineiite

il

penetr sino

forma dell'impianto;

si

alle

fonda-

rese padrone delle

idee, delle accortezze e dell'artifizio de' compartimenti e degli

ornamenti. In grazia dell'estrema e scrupolosa diligenza usata in


tali

perquisizioni

si

appunto che

Palladio poi divenuto

il

celebre, specialmente nella formazione delle piante de'suoi edificii (fi):

qualunque

inesattezza che avesse


lo

avrebbe costretto

metodo che avesse tenuto, o qualunque

altro

commesso nell'esame

degli antichi prototipi,

rimanere perpetuamente nella schiera degli

architetti mediocri.

Del

547

non contava

Palladio faceva in

il

il

giovane architetto che

patria nello stesso


gnizioni,

Roma

si

soli

sue osservazioni; eppure

29

anno con un amplissimo

non tard molto

del suo merito

le

anni. Ritornato alla

capitale di scelte co-

a farsi distinguere nell'arte sua.

distinse

anche fuori

La fama

di Vicenza; laonde viene

impiegato tantosto in alcune fabbriche d' importanza. Nel palazzo


pubblico d'Udine, eretto
le quali,

al

suo tempo,

per attestazione del

sig.

si

discernono alcune parti,

Temanza,

del gusto Palladiano, ritengono de' tratti

felicissimo conoscitore

ben

espressi del carattere

del nostro Architetto.

La
il

suo

pi bella occasione che


ritorno di

Roma,

siasi

presentata

Palladio dopo

al

e che ha dato a conoscere

ch'egli ha fatti nell'architettura, studiando le fabbriche

fu la commissione ricevuta dalla sua patria d'ordinare

dario di logge alla basilica di Vicenza.

pubblica sala minacciassero rovina


sostituire alla struttura gotica

fosse

o fosse che

ossia tedesca

che
il

le

progressi

romane,

si

un circonlogge della

governo volesse

una composizione

di

archi d'un gusto elegante e nobile, egli certo che fu ordinato al

9Palladio e ad altri architetti di quell'et di formare

che

fra

diseguo, e

il

disegui j)reseutati per quest'opera fu trascelto, dai sa-

vissimi ])adri couq)oneuti


tetto: alla cui

il

consiglio,

disegno del nostro Archi-

il

esecuzione fu anche dato principio pochissimo tempo

dopo, con tutta

Tanto

posslhile nuinificenza \

la

spicca questa

fabbrica per l'eleganza degli ordini, per

la

cenza delle logge, per

materia impiegata nella

la sceltezza della

grandezza e magnifi-

sua costruzione, che non solo serve di raro ornamento ad una

ma

citt di provincia,

figura in

potrebbe fare eziandio una decentissima

una metropoli; u perderebbe punto del suo merito e

della sua nobilt, se venisse

anche posta

al

pi eleganti e signorili dell'antica

le

lavoro

non finirono

vennero addossate

Un effetto
tura,

si

Roma

(e).

gi le onorifiche e gloriose

Ma

in questo

incombenze che

nostro giovine peritissimo Architetto.

al

della celebrit ch'egli s'era acquistata nel l'architet-

anche

fu

paragone colle fabbriche

chiesa di S. Pietro

Roma

sua chiamata a

la

Ma

^.

la

per

la

fabbrica della

sua sfortuna port una conseguenza

inaspettata, facendogli perdere

pi bell'incontro di segnalarsi

il

e singolarizzarsi. Al suo arrivo in quella citt, trov morto


pontefice Paolo ni, e tutta la citt in

probabile che

Trissino, ch'era

il

fautori e protettori,

e godeva
tale

la

Sommo Pontefice

fortuna dopo

tal

uno

iscompiglio.

de' suoi pi interessati

quale dimorava da qualche tempo in

il

grazia del

onore e una

movimento ed in

la

il

gli

Roma

avesse procacciato

morte d'Antonio

un

di S. Gallo,

quale era architetto del rinomatissimo tempio.

il

credibile che la

al Palladio,

morte

di

Sua Santit

che restava privo della pi bella e decorosa occasione;

e che niente

meno

dolorosa per esso debba essere stata anche la

perdita del Trissino, succeduta in

Ved. Delle basiliche antiche

demico olimpico,

sia stata sensibilissima

capit. xiii, cart.

Roma

e specialmente di quella di "S'icenza

l'anno 1550, in tempo

discorso del conte

Enea Arnaldi

'ji.

2 Gualdo. Vita d'Andrea Palladio, cart. y.

Il

Discorso del Teatro olimpico del conte Montenari.

acca-

-10-

appunto che con genio e zelo di verace mecenate


curando impieghi degni d\in grande
approfittando

il

suo soggiorno in
in disegno la

architetto.

andava pro-

gli

Ci non ostante,

Palladio dell' occasione, s'applic nel

Roma

tempo

di

a rivedere di niiovo^ misurdre e pigliare

maggior parte

di

cjiiegli

come

antichi edifizii^

archi trionfali^ templi^ sepolture^ terme ed

teatri^ anfiteatri^

altre pi famose fabbriche s dentro

come fuori

di

Roma

*.

fu forse in questo frattempo ch'ebbe la compiacenza di vedere ese-

guito in quella famosissima capitale qualche disegno di sua inven-

zione ^

fu gi questa

trattenne in
costruzione.

Roma
Ei vi

l'

ultima volta che

ad osservare e studiare

nostro Palladio

il

si

le fabbriche d'antica

torn la quinta volta^ dice

Gualdo^, con

il

alcuni gentiluomini Veneziani amici suoi^ dove attese nuova-

mente

collo stesso zelo e diligenza a

prendere

le

misure delle

antichit romane.

Le

frequenti occasioni ch'egli ha avuto di dimorare in

l'essersi reso

compresa

padrone dello

stato delle pi belle rarit, l'averne

la struttura di tutte le parti

mediante

accurati, l'averle prese in disegno, mise in istato

un ottimo

tetto di poter compilare

Roma,
in Roma,

di

libro,

del quale nel


l'altra in

Roma,

il

gli

esami

pi

nostro Archi-

libricciuolo sopra le antichit

1554 ne vennero

fatte

due

edizioni, l'una

Venezia; prova evidentissima che quel picciolo

quantunque non contenga che una succinta descrizione

dell' antica

Roma

ha non pertanto incontrato V applauso del

pubblico.

Fin qui noi abbiamo veduto


sulle fabbriche antiche; lo

Gualdo.

un

architetto; lo

la fantasia della variet delle

Mta

del Palladio, pag. 7.

2 Temanza. Vita del Palladio


3

Palladio, per cos dire, a studiar

abbiamo veduto premunito

delle cognizioni necessarie in

pieno

il

carte 8.

cart. -.

idee che

si

a dovizia

abbiamo trovato

ravvisano ne'lavori

-11iU^^h aiiUchi: lo
II

mento che

tivo; lo

osservato provveduto cFuii ottimo discer-

al)l)iaiii()

sa apprezzare

il

bello ed

abbiamo conosciuto perito

che suo parto:

tem]:)o

ormai che vediamo questo genio sublime

per isfogare, dir

cos,

gli

mancarono

ingegno, tuttoch grande, resta perpetuamente


Ristabilitosi finalmente in patria,
il

valore ed

il

le occa-

quel fuoco inventore che

covava nel magazzino delle sue idee; occasioni senza

vano perfettamente

cat-

nella singolarit di qual-

ad inventare, a creare. Non

sioni le pi felici

il

a sufficienza nella parte teorica

abbiamo eziandio ammirato

deirarte-, lo

a lavorare,

buono, e rigettare

il

le quali

un

sterile.

suoi cittadini, che conosce-

merito del novello Architetto,

per natura coraggiosi ed intraprendenti , animati dal concorso dei


mezzi convenienti per far comprendere

grandezza delle loro

la

idee, gareggiarono fra di loro nelPinnalzare e rifabbricare novelli


edifici sotto la direzione del Palladio.

tadino

si

offerse

un

vastissimo

Quindi

campo per

al

nostro Concit-

esercitare

suo raro

il

ingegno nelF invenzione di nuove forme di fabbriche, regolate

sempremai secondo

sani principii dell'arte; ed acquist quella

perizia, senza di cui la teorica

dar esecuzione

non sufficientemente

risoluta nel

alle idee concepite.

Occupato perci per molti anni consecutivi, tanto nel


suoi concittadini quanto gli esteri, ordin

numerosissima

menti, ch'eccitarono
assicurarono

tura

fy Non

una

Palladio

il

la

forma e per

meraviglia in tutti

titolo onorificentissimo di

questo

il

gli

serie

di fabbriche d'ogni genere, cos variate, cosi

intese, cos eleganti, cos maestose e per la

gli

il

servire

ben

orna-

veri intendenti, e

Padre

luogo di far conoscere

dell' architetil

merito e

pregi di coteste fabbriche, riserbandomi di supplire a questo im-

portantissimo articolo nel decorso dell'opera presente,

ai

luoghi

opportuni.

Oppresso

dalla moltiplicit

ed assiduit de' suoi

per l'immatura morte di due suoi amabilissimi

studii, accorato

figliuoli,

trovandosi

-12-

cou disposizione

corpo poco

di

felice, rest colpito dalla

mala in-

fluenza di malattia perniciosa, per la quale incontr fatalmente

1580, essendo

l'ultimo disastro nel

da

tutti

suoi concittadini, che

perdita fatta nella morte d'un

Olimpica, per cui

in et di

comprendevano

uomo

si

gloriava d'averlo fra

componimenti

sepolcro

grandezza della

L'Accademia

egli avea inventato l'insigne teatro di cui par-

mente pubbliche testimonianze


varii

la

di tanto merito.

leremo a suo luogo, e che suole onorare


grandi, e che

62 anni, compianto

la

memoria

degli uomini

suoi socii, diede particolar-

del suo dolore, facendo recitare

in sua lode, e

accompagnando

il

cadavere

al

*.

In mezzo

occupazioni della sua professione,

alle serie

famoso Architetto ha saputo trovare


vere e stampare
l'Architettura.

Le

il

il

nostro

tempo necessario per

iscri-

pregevolissimi e ricercatissimi suoi Libri sulvarie e moltiplici edizioni che nel corso di

due

Germania,

in

Francia, in Olanda, sono altrettante prove indubitabili che

le

secoli

ne sono

regole e

state fatte in Italia, in Inghilterra, in

precetti che abbracciano, sono fondati sulla natura e

sulla ragione, e che servono a guidare quasi


sori dell'arte sul difficile sentiero del

Pure con
medesimi

profes-

gusto.

non v'ha edizione che non contenga precisamente

difetti

che sono

1570 vivendo

nell'anno

tutto l'applauso con cui stata accolta quest'opera

dal pubblico,
i

buon

per mano

sorprendente

Il difetto

11

stati

notati nella prima, eseguita

medesimo Autore. Cosa veramente

principale consiste in

un peccato o

d'inav-

vertenza o di negligenza, che pu divenire sorgente feconda di


infiniti errori.

indicano

le

Noi

lo

accenneremo brevemente.

misure delle parti e de' membri delle fabbriche, non

corrispondono appuntino alle tavole apposte, neppure


capitoli, e

numeri che

nemmeno

alle fabbriche in

Teitianza. \'ita del l'allatlio, cart. ^^.

ai respettivi

esecuzione; difetto rilevato

-13molti, e indicato minutameli te dal signor

cla

Temanza,

quale

il

assicura d'averne fatta Pesperienza, avendo esaminate alcune tavole incluse nell'opera del Palladio

Notabilissime sono anche

*.

che

le differenze

disegni pubblicati colle stampe dal

ritrovano fra

si

medesimo

Palladio, e le fab-

briche eseguite prima della loro pubblicazione.

donde mai po-

trebbono derivare coteste differenze ? Ragionevolmente


eh' elleno procedano in parte dalla

suppone

si

mal intesa apposizione dei

numeri, e in parte dalle regolazioni fatte dall'Architetto medesimo


nell'atto dell'esecuzione, obbligato

ad operare in questa conformi-

o dal genio di chi ne facea la spesa ^, o dalle circostanze del luo-

t,

go, o dalle difficolt che avr incontrate nel piantare o nell'alzare

sue Invenzioni.

le

La

vanit di distinguersi fra gli altri, o

qualche fabbrica ignobile, o

un uomo

nato ultimamente

genio di nobilitar

'1

guadagnare ha determi-

l'avidit di

a far delle aggiunte e delle pretese

migliorazioni all'opera del Palladio. Questo editore , a cui piaciuto di celare

suo nome, nella met del presente secolo ha

il

fatto stampare, col

mezzo de'torchll d'Angelo

Pasinelli, l'opere

del nostro Autore, includendovi de'disegni di fabbriche apocrife.

Queste fabbriche sono tanto aliene dal gusto Palladiano, tanto

Ivi a carte

5 , nota 6. Per dir vero rwn sempre

puntino con ci cKegli scrive

n capitoli.

Poi a

cai'te

numeri notati

44 >

noia. 2/\.

nelle tavole del Palladio

Negli esami da

me fatti

quattro libri delV Architettura del Palladio, ritrovai molti errori appostivi... Cose che

che

il

nostro Palladio

il

quale era solito fare

stam,parsi fatto disegnare, o per dir meglio


il

suoi disegni di

tradur informa maggiore

traduttore , usando poca diligenza, alterato abbia

per essere occupato


scole che si

in tante e tante fabbriche

vedono sparse

forma

Manc certamente a

le tavole

che continuamente avea per


ne''

capitoli

il

tempo; e

quella diligenza che conveniva. In

somma,

la fretta di
io

non

le tavole

il

Palladio

mani. Quelle tante lettere maiu-

le

c' alcuna dichiarazione, cifanno

stampare sar stala

tengo che

in sospetto

da esso lui delineate; e che

numeri, non avvedendosene per avventura

sulle sue tavole, e delle quali

lui

mi mettono

assai piccola , abbia pel suo libro da

appieno comprendere che fosse intenzione del Palladio di spiegare pi minutamente


fatto.

rispondono a

sulle tavole de

la

che abbiamo

le

cose di quello abbia

cagione di non aver egli usata

ne" suoi quattro libri d' architet-

tura non sieno, massime nei numeri, quelle che uscirono dalla di lui penna.
2

questo proposito inflessibile quanto

il

Palladio dichiara nella sua Architettura,

spesse volte fa bisogno alV architetto accomodarsi pi alla volont di coloro che spendono
si

dovrebbe osservare.

Il

che succede troppo di frequente a chi professa questo mestiere.

lib. ii,
,

cap.

i,

che

che a quello che

-14Imperlette, incongrue, disarnionlclie, che

un candidato deirarte

sdegnerebbe che gh venissero attribuite. L'Architetto Vicen-

si

buon senso,

tino avea troppa abilit, troppa finezza, troppo

somma

troppo possesso dell'arte che professava per non incorrere

negli errori madornali che

si

che dal novello editore sono


del Palladio.

Non

solo

ravvisano ad ogni tratto ne' disegni


riguardati

stati

ma

professori,

tettura se ne sono subito avveduti; e


tito

il

danno

in

il

come

parti genuini

gli stessi dilettanti d'archi-

sig.

Temanza * rende

avver-

pubblico delle illusioni e delle imposture delle quali con

fama del nostro Autore

della

vero che non

stata caricata quell'opera.

agevole, quanto alcun

riconoscere con sicurezza la

mano

sia

figura, di poter

dell'Autore dai

delle fabbriche, cio di determinare se

d'esempio,

si

soli caratteri

una fabbrica, per cagion

parto del Palladio, o d'un altro architetto.

Non

basta di riscontrarvi l'uniformit e, per cos dire, l'unit delle

proporzioni degli ordini eseguiti cogli ordini descritti a


intelligenza nelle loro opere: questa uniformit, dico,

comune

non

basta:

poich non v'ha persona del mestiere che non possa a suo talento
prevalersi delle proporzioni de' medesimi ordini, e di combinarli
nelle sue invenzioni.

La difficolt propriamente consiste nel


maest ,

la

il

compartimento e

la

saper rilevare

corrispondenza fra

la

eleganza,

le parti col

suo tutto, dalla combinazion delle quali ne risulta una certa


qual armonia ,

un certo gusto che forma

sione caratteristica dell'inventore.

venir grande architetto chi

la

tal

vera e speziale impres-

Come non pu

non possiede una

certamente di-

perfetta cognizione

delle sovra esposte qualit e dell'effetto risultante dalla loro variata

e studiata combinazione; cos senza queste


tanto acquistate colla teorica, quanto
pratica,

non pu

medesime cognizioni,

maggiormente

chicchessia formar retto e sicuro giudizio intorno

al legittimo e specifico carattere dell'architetto,


I

Mia

intese colla

del Pallailio, a cari,

811.

-15-

Per comune

couseiitiiiieiito di tutti

veri intendenti dell'arte,

l'opere del Palladio in ordine all'architettura

primo

il

Le

posto.

due

studio che da

assidue investigazioni,

moderna* occupano
continui esami, e lo

secoli a questa parte si va facendo intorno alle

fabbriche di sua invenzione, e

le

avide ricerche del suo Trattato

d'Architettura, che ne insegna le vere regole e ne svela le bellezze,

confermano sempre pi nella vantaggiosa opinione che predo-

ci

mina a favore

della sua maniera, in confronto di quella degli altri

architetti. Si

pu avanzare una proposizione senza pericolo

cadere in iperbole, ch'egli cio ha oscurata

la gloria di

tutti

suol antecessori, e che nessun architetto dopo lui arrivato,

che a superarlo,

non ha

ma

di
i

non

u meno ad eguagliarlo nel buon gusto. Egli

lasciato luogo

che

alla sola

fosse vissuto nel secolo della

imitazione (^). Se

il

Palladio

magnificenza e del lusso, se avesse

partecipato dei favori e della generosit di qualche potente so-

vrano,

stato

se fosse

secondato con

isplendidezza e

sue idee,

proporzionato

alla vasta estensione delle

avrebbe avuto

abilit e talenti assai bastevoli

un'altra
teri di

Roma

antica.

il

coraggio

Palladio, dico,

per dar l'essere ad

L'opere del Palladio portano

tutti

carat-

vero originale. Se in qualche parte ha copiato, ci ha fatto

imitando

gli antichi

maestri.

Ma

nel concerto, nell' ordinanza e

nella decorazione delle fabbriche vi

si

scoprono dei

tratti e del-

le

maniere che sono tutte sue proprie, e che non hanno niente

di

comune

colle

maniere e col gusto

altrui; e tutto ci

forma

il

merito principale del nostro celebre Professore.

Non
fette

perci da maravigliarsi, se opere cos eccellenti e per-

vengano riguardate come ottimi esemplari per diffondere

buon gusto

dell'architettura

moderna;

se sieno atte a fare svilup-

par qualche parto, e qualche invenzione che possa piacere


coltivatori e agli studiosi della

L'ai'chitettura

moderna

cosa nelle disposizioni, che la

quella che

prima

medesima;

per adattarsi

il

agli usi nostri, o

a'

se studiate e meditate

per altre ragioni, ha cangiato qualche

e l'antica aveano in costume d'osservare. Perrault,

Comp.

pref. art.

i.

-16-

qiianto conviene, possano servire a fissare inalterabilmente

metodo

di fabbricare.

di questi oggetti, per

Era pertanto cosa giustissima che,


onor

dell' Italia,

della sua patria, per appagare le

compilate tutte

le

vero

in grazia

per gloria del Palladio e

brame del pubblico

venissero

sue Invenzioni in un sol corpo, delineate ed

con accuratezza e nobilt, corrispondente

incise

il

rinomanza del loro Autore. Per

alla dignit e

addotte ragioni adunque

le

si

ha

luogo a sperare, che verr aggradita ed applaudita la cura a proprie spese intrapresa da
nascita, e

una Societ

per dignit, e per

talenti, di

derata raccolta, ordinando che


quelli

di persone rispettabili, e per

a'

pubblicare una tanto desi-

disegni delle fabbriche eseguite,

vengano aggiunti delle ineseguite e non perfezionate. Questa

benemerita e cospicua Societ, per un tratto di speciale deferenza


e gentilezza verso

la

mia persona,

si

degnata d' eleggermi per

l'esecuzione e direzione del malagevol progetto, persuasa che la

tenue mia cognizione nell'architettura, congiunta


allo studio delle

dermi pi che
tato

m'impegn

il

ed

Fabbriche Palladiane in particolare, possa ren-

sufficiente a dare

imprendimento. L' onore

e coraggio;

alla pratica

una convenevole forma

di tal

medi-

incombenza animo mi porse

genio di rendermi proficuo

facilmente*, e

al

a' coltivatori

un qualche stimolo

dell'arte

di gloria

mi

fece

secondare la debolezza delle mie forze di gran lunga inferiori a


tanto peso. Dopo d'aver meditato alquanto sulla natura del difficile

argomento per rendere l'opera presente


l'

architettura,

non indegna

del

nome del

rosa alla nostra Italia, convenni

secondo

il

meco

utile a' professori del-

Palladio, e

non indeco-

stesso d'ordinare le cose

piano ch'ora mi compiaccio di comunicare

al

pubblico,

per chiara intelligenza dell'oggetto e della sostanza di questo


lavoro.
I.

Merita che

si

faccia riflessione,

che

tra le fabbriche ideate

e disegnate dal Palladio, alcune sono state puntualmente eseguite,

ed alcune sono rimaste ineseguite. In ordine

alle

fabbriche

-17eseguite, se ne trovano pochissime che sieno perfezionate in tutte


le loro parti.

sono

stati

In quanto

inseriti

all'

ineseguite,

disegni completi d'alcune

nel suo Trattato d'Architettura, e

disegni

d'alcune altre restano tuttavia inediti. Sonovi altres alcune fabbriche architettate con buona simmetria, intorno alle quali verte

ancora questione fra gl'intendenti, s'elleno sieno o non sieno

ma

voro del nostro Autore ;


grazia e

un

anche non

se

lo sono,

discutere e decidere

il

difficilissimo

spiegazione degli argomenti di

sopra

hanno una certa

certo gusto, che manifestamente dimostrano di derivare

dalla Scuola Palladiana. In quest'opera io

lit

tal

mi son determinato
rendendo

alle fabbriche legittime,

gitore a' luoghi opportuni.

Non

buon gusto

la

trovando documenti

congiuntamente

di pubblicarle

di tutto ci avvertito

mio

il

leg-

altro fatto lecito di sotto-

coli' idea di fissare

l'attenzione

degl'intendenti sopra di esse, e di rimettere intieramente


dizio al loro

dal

natura non isparge veruna uti-

Mi sono per

metterle ad una discreta critica

mi sono astenuto

problema, sapendo che

la scienza dell'Architettura.

in contrario,

II.

la-

11

giu-

e discernimento.

Nel disporre in ordine

disegni, o sia le tavole,

non ho

voluto assoggettarmi ad alcun metodo particolare: non ho avuto

riguardo ne

precedenza

ai titoli di

fabbriche , ne

fra

padroni rispettivi delle

ai differenti ordini d' architettura

cui sono state destinate: questi disegni

che venne in acconcio

si

si

ne

ai diversi usi

sono disposti secondo

di raccoglierli, e si avuta soltanto l'av-

vertenza di riportare in fine d'ogni tomo

non

disegni,

ha positiva contezza se appartengano veramente

de' quali
al

nostro

Architetto.
III.

L'opera presente sar

cier pi di

dugento tavole

intagliate in

per opera d'alcuni giovani,


scuola l'architettura e
lavoro

un grado

il

divisa in quattro volumi,

rame

la

ed abbrac-

maggior parte

quali avendo studiato nella

mia

disegno , sono in istato di dare a questo

di esattezza,

che difficilmente potrebbe ricevere

-18-

altronde *.

primo tomo comprender

Il

Vicenza: nel secondo e nel terzo

campagna:

di

riporteranno tutte le fabbriche

si

riserveranno per

si

le fabbriclie della citt di

il

quarto

le chiese di

Venezia, ed

alcune fabbriche esistenti in vari luoghi dello Stato nel fine del
:

medesimo tomo
cui

il

si

troveranno anche

Palladio ha pubblicati

fabbriche ineseguite, di

le

disegni, insieme con qualche disegno

ancora inedito.

Questo tutto r ordine

di cui

collezione per alcune viste di

IV.

creduta capace la presente

si

comodo

e d'economia.
in tre tavole per lo

Ogni fabbrica sar rappresentata

e dico per lo

meno, poich per renderle

meno;
ed

osservabili, intelligibili

utili

agli studiosi dell'arte, ci stato necessario ripartirne qual-

cuna

in quattro,

fatica,

ed anco in cinque

tavole.

n spesa per incontrar pienamente

il

Non

tralasciata n

si

pubblico aggradimento

e per supplire all'esigenze degli oggetti che ci siamo proposti.

V.

Sacome

cosa manifesta e chiara, che


ridotte ad

(/z),

guardate dagli

Modani^ o Modini^ o sieno

una grandezza

sufficiente (/),

come un mezzo

artisti

vengono

ri-

sicuro e piano per render

misurabili anche le pi piccole parti degli ornamenti (y). Alcuni


celebri investigatori delle fabbriche antiche

hanno tenuto questo

metodo, ed hanno perci riscossa l'approvazione de' professori.

Noi non abbiamo voluto che l'opera presente


d'

un pregio

cos

essenziale,

ed abbiamo usata

tenzione perch, in questa parte,

il

Profili

messo che quelli che sono totalmente unisoni


fatto

questa cosa

In

Italia

si

imprimere nel suo primo libro

danno

non chi dia

al

gli

rame

mancante

la necessaria at-

tutto venga eseguito colla pi

scrupolosa diligenza. Propriamente fra

N. A. ha

fosse

opportuni avvisi

non abbiamo om-

alle

Sacome, che

il

d'architettura*, e di

a' nostri lettori.

tanto travaglio, e moltissimi ci sono de pi nobili nostri edificii che stan-

nosi in certa maniera nascosti alle viste del pubblico, e che bisogna cercare sulla faccia del luogo dove furono
piantati...

Una qualche maggior ragione sembra che aver potessero

stampe; non altro finalmente cercandosi nelle immagini degli


l'Accademia di Francia del conte

Algai'otti.

edifizi

gli architetti a contentarsi delle semplici


,

che giustezza di misure. Saggio sopra

-19-

VI.

Le numerose e

che rapporto

sensibili alterazioni,

alle

mi-

sure delle parti e del tutto s'incontrano tra le fabbriche eseguite


e

disegni che ne ha pubblicati nel suo Trattato

mano un

il

Palladio, for-

articolo importantissimo dell'Opera nostra.

che alcune dell'enunciate alterazioni sono conseguenze

cambiamento

fatto a bella posta

dall'Autore nel

Si vedr
di

momento

qualche

dell'ese-

cuzione; quando, all'opposto, alcune altre derivarono dall'arbitrio


di chi le fece costruire, o per

uno

sbaglio ne'

numeri apposti

ai di-

segni ; sbaglio

commesso da

chi le fece, o da chi ne incise le tavole.

Comunque

fatto si fosse,

mi sono creduto

il

tutte le variazioni e le differenze che

gendo un qualche
done

il

riflesso

in debito di notare

ho potuto osservare, aggiun-

sopra questo argomento, e rimetten-

giudicio alla perspicace intelligenza de' leggitori. Io

persuado che

pubblico mi debba esser grato per

il

genza. Nell'architettura ogni piccola osservazione

qualche lume e qualche

mi

siffatta dili-

pu porgere

utilit (in).

VII. Vi sono alcune fabbriche in Vicenza, ed in qualche altro


luogo, le quali vengono attribuite al Palladio sul solo fondamento

un testimonio

fallace

dell'ideale e capricciosa decisione di qualche autore. Io

mi son

d'un' antica tradizione, eh' spesse

contentato di trascegliere fra

mi sembrarono

le

tali

fiate

fabbriche unicamente quelle che

pi analoghe e conformi alla sua maniera, riget-

tando tutte quelle che non ritengono

la

sua solita ammirabile

correzione e buon gusto. Oltre a ci , nelle fabbriche adottate , ho

sottomesso all'esame della


o ripugnante
Vili.

Non

al

critica, tutto ci

suo genio ed

solo

mi

che

si

a' suoi precetti.

trattengo nel comparare le fabbriche ese-

guite co' disegni che ne ha pubblicati l'Autore;

anche a farne
steriori.

il

scopre contrario

ma mi

estendo

confronto co' disegni ristampati nell' edizioni po-

da notare che in molte ristampe, che sono

state fatte

dell'architettura del Palladio, tanto in lingua italiana che in lingua


forestiera,

si

riscontrano delle sensibilissime alterazioni nelle misure

-20e delle notabili aggiunte a qualche fabbrica particolare.


se gli editori abbiano inteso di

emendare in

tal

Non

si

sa

guisa, o di perfe-

zionare le opere del nostro Architetto, per renderle pi pregevoli

o pi singolari. Checche ne
di prendersi siffatte

sia di ci, io

licenze

credo che non

Mi

sieno.

son pertanto preso

tutte l'edizioni fatte finora, e di notare

Questa

zioni e differenze.

la

ha voluto

cura di rivedere

minutamente

tali

la

ristampa ; ed a rendere avvisati

denti del pericolo a cui

si

altera-

tende direttamente a far cono-

fatica

scere, o le licenze, o l'infedelt, o l'inesattezza di chi

assunto

bene

e di riportare le cose sotto forme

differenti dallo stato in cui sono attualmente, e tale quale

r Architetto che

istia

ne ha

gli studiosi e g' inten-

espongono, affidandosi ciecamente a

guide cosi poco sicure.


IX. Tanto in Vicenza
dello Stato,

si

che nella provincia e in

una

combinazione di cause sono re-

fatale

state imperfette. Si stimato pertanto

u convenevole,

il

di presente esiste.

la

luoghi

osservano molte fabbriche Palladiane che sono state

principiate, e che per

intiero,

altri

non

esser cosa soddisfacente

porre in disegno solamente quella porzione che

Queste

tali

prendendo norma per

forma regolandosi

fabbriche
le

a' disegni

si

daranno delineate per

misure dal pezzo eseguito; e per

che

il

Palladio rese pubblici ne'

suoi libri d'Architettura.

X.

Non

si

trover pezzo,

quantunque

picciolo, che

non meriti

qualche particolare illustrazione, e che non presenti l'opportunit


d'alcuna pratica ed utile osservazione. Io

mi son proposto perci

di dare un' idonea descrizione di tutte le fabbriche prodotte in

quest' Opera, e di fare qualche considerazione sopra le qualit pi


essenziali.

qui, per dare

un

saggio del

metodo

professato dal Palladio

riguardo alla condizione d'alcune parti dell'architettura, mi

sia

permesso di pronunziare, che, generalmente, questo insigne Precettore ha fatto regnare nelle sue fabbriche la solidit^ che tende

-21comodila^ che nasce da una gludiciosa disposi-

alla perpetuit; la

zione di tutte
l'uso

le parti,

deir altre; e

condotta in guisa, che una non impedisca

bellezza^

la

eli'

il

risultato

d'una certa

esat-

medesime, e un certo giudicioso

tezza di j^roporzioni fra le parti

complesso d'ornamenti, che formano un tutto ben inteso e ben


concertato ed armonico. Egli stato tanto osservante delle regole
della sana architettura, che universalmente

trovano tutte e tre

si

queste essenzialissime parti combinate insieme con molta

una medesima

in

felicit

fabbrica.

Gli eguali sedimenti

(/z)

delle fabbriche, colla di lui assistenza

fondate, dimostrano evidentemente quanto era egli cauto nel pian-

Le diminuzioni

tare le fondamenta.

de' muri da esso lui praticate

ne' luoghi opportuni, le apriture delle porte e delle finestre, che

cadono a piombo costantemente con quelle

di sotto, e situate in

lontananza dagli angoli, almeno quanto larga l'apertura che ad


essi si trova vicina, acci

non

resti indebolita e slegata quella parte

di fabbrica, cui necessaria la

avviso, altrettanti

che. Egli

sussistenza, sono,

per mio

argomenti irrefragabili della sua avvedutezza.

Oltre a tutto ci, merita che


la scelta de'

maggior

si

faccia eziandio osservazione sopra

materiali impiegati nella costruzione delle sue fabbri-

ha dato costantemente

la

preferenza

al

pietrame cotto, in

confronto delle pietre di cava, sapendo per lunga esperienza, che


i

mattoni conciliano pi robustezza

ai

muri ; ed ha costumato

farne uso anche nelle fabbriche degli edifici*

Vi vuole

forse di pi per provare

che

il

Palladio

alcuna di quelle condizioni che contribuiscono

pi magnifici

non ha

di

(o).

trascurata

alla solidit e per-

petuit delle sue fabbriche?

fu

il

virebbono
1

Palladio

meno

le abitazioni, se

L'Ati'io corintio del

Convento

sig.

Temanza

non avessero

la sci-ittura del

nel fine della sua vita, a cart. gS.

2 Temanza. Vita del Palladio

tutti

della Carit di Venezia, S. Giorgio

sono fabbricate di cotto. Vedi intorno a ci


riportata dal

studioso della comodit^.

cart. (So

not. ^5.

a che ser-

comodi necessari

Maggiore e

la

medesimo Palladio sopra

Chiesa del Redentore


il

Duomo

di Brescia,

-22-

per chi deve abitarle? Egli


usi, ai quali

seppe adattare precisamente a quegli

le

venivano destinate, ordinando e disponendo

le loro

con economica magnificenza; voglio dire, con un certo com-

parti

partimento e una certa decorazione, che senza opporsi alPesigenza


de' comodi, conservasse quella nobilt, che signoreggia per fino

nelle stesse opere de'privati,

non

nelle sue fabbriche

vi si

meno

Se poi

splendidi ed opulenti.

scorgono quelle minute divisioni e

suddivisioni di parti, rese in oggi necessarie dal lusso e dal troppo

comodo vivere non


del Palladio.

Chi

deve ci imputare a mancanza ed a colpa

si

facesse a condannarlo in questa parte, senza

si

fare gli esami necessarj

alla pulizia del

secoli

suo tempo, e

le

le

uomo

troppo incon-

sue fabbriche al costume ed

compart secondo

gusto e

il

la

di pensare del suo secolo.

Come poteva
secondo

verrebbe riputato un

ed ingiusto. Egli adatt

siderato

maniera

il

egli

genio e

mai aver in pensiero

di disporre le abitazioni

bisogni di quelli che dovevano esistere due

dopo lui? Se il Palladio, prevedendo

bisogni e

costumi de'

posteri, avesse divisi gli appartamenti de'suoi edifici in anticamere,

in

camere da

letto e

netti, ginecei (p),

da ricevere, in

ed avesse

sale, tinelli, gabinetti, antigabl-

fatto cent'altre compartizioni di questa

natura , egli avrebbe fabbricati altrettanti luoghi inutili e Incompatibili cogli usi del
parti,

suo tempo. Tante divisioni e suddivisioni di

formano una specie

strutto secondo questo

piuttosto
Il

di laberlnto

un corpo

metodo, sarebbe

come un'alveare

d'api,

Palladio architettava In

di fabbrica, co-

stato riguardato In allora

che come un'abitazione d'uomini.

un tempo,

in cui

Signori e

volevano delle sale d'armi, dei tablini per appendervi

Padroni

le

Imma-

gini de' loro antenati, delle librerie, delle gallerie per pitture e

sculture, de'vestibull, de' peristili e de' musei.


sare,

Ora

si

dee confes-

che nella distribuzione e collocazione delle parti ricercate

dalle usanze e dal genio del suo secolo, egli vi riuscito

ch'ha superato ogni altro architetto della sua

et.

ci

bene,

che dee

-23recar maraviglia

si ,

ch'egli in coleste fabbriche private ha sapulo

ingegnosamente innestarvi
che forma

il

la

magnificenza delle pubbliche romane,

pregio principale delle sue invenzioni, tolto

il

quale,

resterebbono fabbriche dozzinali e senza alcun merito.

Una prova convincente della sua abilit nel sapere comodamente


e nobilmente compartire le sue fabbriche

disegni degli

alrii,

si

la descrizione e

toscano, testugginato e della casa privata degli

antichi romani e greci, che


libri d'architettura.

Il

si

trovano stampati nel secondo de'suoi

disegno dell'atrio corintio, fatto per lo

convento della Carit di Venezia , di cui n' stata innalzata una


picciola parte, ci fa

comprendere quanto

di comodit e di

magni-

ficenza avrebbe incluso quella nobil fabbrica, se fosse stata perfe-

E compartimento

zionata.

altre sue invenzioni,

secondo
chessia

che

si

troverebbe nelle

fossero ridotte a perfetto

disegni da esso lui ordinati,


certificarsene,

il

men comodo

esaminando

come

compimento

sar agevole a chic-

la disposizione delle piante

daranno disegnate nella collezione presente.

si

Se

se

niente

Palladio

il

adunque mostr grand'ingegno e perspicacia nel

saper conciliare la ricercata sodezza e comodit alle sue fabbriche,

con niente minor accortezza ed intelligenza

si

regol nel propor-

zionare le parti, e nel disporre gli ornamenti tanto esterni quanto


interni*, nel

che consiste, secondo

la

mente

d'alcuni, la vera base

della bellezza d'un edifizio. In fatti nell'architettura

come

si

il

s facile,

definire la bellezza. L'applicazione di questo termine

ed incostante presso

bellezza

rappresenta nella sua immaginazione qualche ingegno

mediocre,
vaga

non

d'un

vari scrittori di questa

edifizio risulta forse dalla

ben

materia.

La

intesa ed armonica

relazione delle parti fra loro , cio da ci che costituisce la sim-

metria, oppure dipende ella dalla saggia e metodica disposizione


deo^li

ornamenti, cio da ci che forma

tamente che

la bellezza

sola di queste parti. In

non possa
un

edifizio

la

decorazione? Pare cer-

consistere unicamente in

potrebbe esservi

la

una

simmetria.

-24-

mancar a Hallo

la flecorazioiie.

lahliica, coiiiuiiqiie sia ornala

mente
che

ira le

dezza
fetta

piacere.

Tutlavia, senza

come per

edilizio sia bello, necessario

un"^ esatta

forma ; e che

la

gli

proporzione,

un complesso

per

gran-

dal che risulta

di cose, che ha armonia;

che nel vederlo e nelP esaminarlo

la

ornamenti abbiano una per-

convenienza colle suddette parti e col tutto

necessariamente

sinimetrla, un;i

con propriet, non pn assoluta-

Dnnque, perch un

sue parli regni

la

ci

un

tutto,

desta ammirazione , produce

una grata sensazione e appaga V intelletto. La corrispondenza


le parti

ed

il

tutto,

di bellezza in

calcolatrice

fra

perch debba concorrere ed imprimer carattere

una fabbrica deve


,

essere

prodotto della ragione

il

degli usi ricevuti e della sana imitazione.

Un

tetto, elle voglia lavorare senza l'appoggio di questi principi

archi,

deve

necessariamente urtare in qualche sconvenevolezza, in qualche


incoerenza, in qualche mostruosit.

Non si pu negare che

il

Palladio non abbia religiosamente col-

tivata questa parte preziosa delParchitettura nell'ordinazione delle

sue fabbriche-, anzi, senza esagerar,

si

pu

dire ch'egli vi riuscito

talmente, che ha superati di gran lunga tutti

gli architetti suoi

ammaestramenti del

predecessori. Attaccato costantemente agli

Precettore romano e dell'Alberti, conform le idee delle sue invenzioni al bello esemplificato delle fabbriche antiche, vari le distri-

buzioni delle parti a tenore degli usi , ai quali dovevano servire

suoi edifici, conserv la bella costumanza d'ornare con decenza


i

prospetti e gl'ingressi; adornando l'esteriore, ebbe per massima

d'accrescere colla dovuta proporzione

gli

ornamenti delle parti

interiori.

Avveduto fu eziandio

il

Palladio, ed esatto nell'aggiustatezza

dell'esecuzione; osservante della regolarit, che dipende dalle leggi


stabilite

dagl'intendenti dell'arte per le proporzioni de' membri

dell'architettura.

Per

conciliare in

una fabbrica

la ricercata

bellezza necessario,

-25oltre a tutto ci, che l'artefice sia provveduto di

buon

gusto.

Non

un celebre autore \ che F architettura non abbia i


suoi principii noti^ certi e fondati^ parte sulla natura^ come per
gi^ dice

esempio: che

il

pi forte debba sostenere

successivamente ^ quasi un risultato

biliti

ha preceduto: ina

ci

la

il pi

debole; parte sta-

dell' esperienz^a di

parte di questa facolt pi

difficile^

chi

pi

estesa e pi ampla\ cio la decorazione e gli ornamenti^ de quali

pu

capace^

solo esser somministrata dal gusto.

esprime anche un celebre professore di

termini, presso a poco,

si

architettura francese^.

Essendo T architettura \co^\

un

arte., la

sue sono

egli scrive)

quale in tutto ci che fa la bellezza., onde

non

capaci.,

lui

le

opere

quasi altra regola che quel che appel-

buon gusto, che fa il vero discernimeiito del


buono da ci che non tale.
lasi

cogli stessi

bello e del

che cosa questo buon gusto., che ha facolt di donare bel-

lezza e perfezione alle opere dell'arte? Egli rassomiglia in certo

modo

E difficile

alla grazia nella pittura.

grazia nella pittura.

Pu

il

dire che sia questa

capirsi ed intendersi assai pifacil-^

mente., di quel che possa esprimersi colle parole. Deriva

di

una mente sublime (mxi non pu

un

certo

garbo

un famoso

alle cose

scrittore,

che

che

si

le

da lumi

acquistarsi) con cui

fa piacer pi

diamo

Sono parole

^.

propose d'analizzare

di

la bellezza; al

mi rimetto intieramente, conoscendo pur troppo


pi facile il dimostrare quel che non buon gusto,

cui giudizio io

cpanto
elle

il

sia

definire ch^ cosa egli

In tutte
tutti

le

tratti

di cose,

opere ideate dal Palladio, noi potremo ravvisarvi

(i)

Le
Mr.

buon

gusto;

un

concerto

qual forma un'ottima simmetra, una certa grazia che

il

Blanc.

vivi e caratteristici del

ipi

incanta e rapisce

(2)

sia.

Tom.

non

i, lett.

solo gl'intendenti dell'arte,

Livorno itGi, in

gl'ignoranti

14.

Praiilt. L'architettura generale di

(3) Guglielmo

ma

Vitruvio ridotta in compendio,

art. i.

Hogarth. L'analisi della bellezza tradotta dall'originale inglese, a cart. 8 in una nota.
8".

-26aucora ; una certa novit d'idee

vi si scopre,

che

ci fa

comprendere

manifestamente ch'egli era padrone della materia che trattava.


Cotesto buon gusto nel Palladio non

si

gi formato per lo studio

e per l'osservazione. Egli figlio di quella finezza di senso che


lo

condusse a rigettare tutto ci che avea inventato

la

barbara e

corrotta architettura de' secoli precedenti, e che lo indusse ad

abbracciare ed anteporre l'eleganza e la forma delle parti degli

che

edifici antichi, e

nuova e adattata

gli

sugger di concertarle in una maniera

alle circostanze de' tempi, delle

persone, de' luo-

ghi, de' bisogni, del costume e della pulizia.


Neil' adornare

esempi che
raffinata
ziale,

gli

le.

somministrava

si

scost

la natura, e gli

giammai dagli

suggeriva la ragione

Costante nel conservare

dall' uso.

non.

sue fabbriche, non

solidit

la

sostan-

scord di coltivare ancora l'apparente; sapendo

si

ch'ella si quasi l'anima della bellezza. Quindi, per sostenere


le trabeazioni,

la parte

la

non us mai

cartocci in luogo delle colonne:

pi forte sostenta sempre la pi debole: le cornici

degli ordini sono continuate nella loro direzione

senza ragione meccanica; non

si

frontoni delle porte e delle logge:

n mai

risalite

trovano mai rotti o spezzati


i

poggi delle finestre riposano

costantemente sul vivo, ne sono quasi mai sostentati da


sole, o modiglioni, o da altri
le

membri

superflui o incongruenti:

pipistrelli

Dalle sue fabbriche

colonne

spirali,

della corruttela

sono

stati g'

ed

non

o immagini d'animali

ignoti a'naturalisti.

le

men-

nicchie semplici, o rettangole, o centinate ch'elle sieno,

portano frastagliature d'ali di

esili

il

Palladio le ondulazioni

altre tali invenzioni,

che ha patito

la

zigzac

che sono parto infelice

sana architettura. Regola e Sesta

instrumenti guidati dalla

mano

Artefice per formare le linee de' suoi disegni.

del nostro famoso

Se qualche genio

delicato trova qualche scorrezione od abuso nelle sue produzioni,

convien ch'ei sappia non doversi attribuire

tali

imperfezioni

al

-27-

Non

Palladio.
la

si

osservano che in alcune fabbriche od erette senza

sua presenza, o terminate dopo

Per concludere:
combinate tutte

le

la

sua morte

{p).

nelle fabbriche di sua invenzione

propriet

buona architettura,

le doti e le qualit

cio; la solidit,

si

trovano

che richiede

la

comodit, la decenza,

la

l'ordine, la disposizione, la proporzione, e costantemente la desi-

derabile e pregiabile bellezza; e se


rilever che
,

non

vi

si

far la

dovuta attenzione,

si

manca n meno una discreta economia. Quindi

che, tratte dalla giusta stima del nostro Architetto, corrono le

nazioni pi illuminate e riflessive per rintracciare a gara nelle

sue opere
rilevarne

il
i

buono ed

il

bello dell'architettura; e

piani e le elevazioni,

facili

si

applicano a

e variati profili; e studiano

quella nobile ed elegante unit che regna perpetuamente nelle

sue invenzioni
Io

mi

(^).

stimerei l'uomo

il

pi avventurato, se quest'opera com-

pilata e condotta colle viste che

abbiamo

apportare qualche utilit a'dilettanti ed


tura. Io proverei

una

di sopra toccate, potesse


a'

professori dell'architet-

vivissima compiacenza, e se co' modelli e

cogli esemplari delle corrette e belle fabbriche palladiane dise-

gnate,

come

dissi, in

pi di dugento tavole, restasse totalmente

sbandita l'incongrua ed irragionevole maniera d'architettare e di

ornare

gli edifzi, introdotta in Italia

ed

altrove, dal cattivo gusto

de'Borromini e de'Pozzi, uomini che si lasciarono trasportare troppo


lungi dal retto sentiero, dal fervore della loro fantasia e dalla

voMia ambiziosa di diventare autori o riformatori

dell'arte.

uomo, dotato anche del solo senso comune, non pu

far a

non rimanere stomacato


hanno

fatto entrare,

la stranezza delle

loni, cartocci,

di

membra che

dir cos, a viva forza. Oltre la misca

capricciosa di parti composte da ogni sorta di linee ,

serpeggianti e rette,

meno

e tocco in sul vivo, alla vista delle fabbri-

che da cotesti architetti ideate, per


vi

Un

hanno

come

curve,

incastrati nelle loro fabbriche cartel-

colonne spirali ed ogni altro genere di parti

le

-28-

pli

straYagaiiti

ed incompatibili colla semplicit ed apparente

sodezza; parti che, attesa la loro forma, la composizione e l'accordo,

distruggono interamente tutti

Se

tettonica.

veri principii della bellezza archi-

cotesti architetti avessero avuto

minore estimazione

di se stessi, se avessero intesa la vera essenza dell'arte, se avessero

pi di frequente consultati

rispettabili

rabile antichit, se avessero ascoltato

meno

e della natura , se avessero un po'


li

il

monumenti

della vene-

linguaggio della ragione

assecondato

il

genio che

portava al maraviglioso, che in fine non ha lunga sussistenza, se

avessero assoggettate alla critica le loro invenzioni, se cotesti

metodo, non sarebbero certa-

architetti avessero tenuto questo

mente

incorsi in tali traviamenti

appresso

La

combinata

argomento

si

non

si

coli' autorit, si fa

novello gusto d'architettare

non

sarebbero resi ridicoli

veri coltivatori dell'architettura.

novit,

tura, che

alla

si

sempre de' seguaci.

Il

sparse in pi luoghi, e somministr

fondazione di qualche scuola.

Buon per

contemporaneamente insorsero alcuni

l'architet-

genii sublimi, che

lasciarono ammaliare dalle lusinghiere apparenze del

nuovo

gusto, ne sedurre dalle attrattive della novit. Costanti nel difen-

dere

sani ed aurei principii e le sode regole dell'arte, seppero

sostenere

il

decoro dell'architettura,

le

massime dei buoni maestri

e la semplicit tanto inculcata nell' invenzione e nel lavoro degli


edifizii.

Nel secolo, in cui viviamo (r), non restano a temere

gli attentati

del cattivo gusto. Noi veggiamo di gi ristabilita la vera maniera di


architettare per opera di professori intendentissimi. Oltre a tutto
ci, la protezione accordata all'architettura

da savissimi e potentis-

simi Principi e Monarchi, le instituzioni delle accademie delle belle


arti,

fondate

coli' unico

oggetto di promuoverne

impartiti dalla generosit de' Grandi

a'

progressi,

professori della

favori

medesima,

sono altrettanti argomenti che fanno sperare una fortuna stabile e

luminosa a quest'arte; e sono

soli

mezzi che

la

possono sottrante

-29a'colpi funesti del capriccio

umano

e delle vicende de'tempi. Heca

fra le altre cose consolazione che, fra


siasi

di

anteposto

fatiche;

Ed

ben giusto che

un uomo che ha sostenute

che ha impiegato tanto studio col solo oggetto,

di rendere pi

appunto

uno

peso della

vita.

comode e pi
de' mezzi

hanno impegnato

il

le
il

che serve a

far sentir

si

pu dire,

meno

il

che

tedio ed

il

che, in grazia degli oggetti

un argomento

non debba professare una singoiar riconoscenza


i

beni che ne ha ricevuti

seguenti fbbriche sono state misurate col piede vicentino^

quale

tante

a' suoi simili,

Palladio a studiare sopra

nostro Architetto per

Tutte

grate le abitazioni

Non dee esservi persona

tanto importante,
al

e felicemente inventare.

applauso ed onore ad

fatto

metodi ricevuti nelle scuole,

gusto e le forme Palladiane, e che facciasi servire

norma per bene

venga

e'

il

sta al

piede di Parigi^ come

1580

sia

1440

(s)..

-30-

NOTE ALLA PREFAZIONE


PI

BERTOTTI SCAMOZZI

umane sembra che

(a) Gli studj di geometria e di lettere

professarla

suore

commendevolmente

vogliono

si

lei

le

quali

non chieggonsi

non principali

sarebbersi potuti dire primordiali,

gradini per ascendere a qualche celebrit nelV architettura , tante sono

le

cognizioni che vi abbisognano in

certo nell'esercizio di quelle altre arti che, se sue

primigenia conoscono sempre e di gran lunga pi pregiata e pi utile

Architectura

(diceva Vitruvio) est scientia pluribus discipUnis et variis eruditionibus ornata, cujus judicio probantur

omnia quae ab

caeteris artibus perficiuntur opera.

{b) Architecti qui sine litteris contenderunt

ut manibus essent exercitati , non potuerunt effcere , ut habe-

rent pr laboribus auctoritatem: qui autem. ratiocinationibus et

litteris solis confisifuerunt,

persequuti videntur: at qui utrumque perdidicerunt (uti omnibus armis ornati) citius

fuit propositum sunt assequuti.

cap.

"Vitr.

umbram non

cum

rem,

auctoritate

quod

da un

altro

(e) Tale asserzione gratuita dello Scamozzi,

che sfiregerebbe Palladio,

squarcio successivo di questa prefazione , cos espresso

menti del Precettore romano e delV Alberti , conform

le idee delle

se vera, smentita

Attaccato attentamente

( il

Palladio

agli ammaestra-

sue invenzioni al bello esemplificato delle

fabbriche antiche.
(d) u L'excellence

du got de Palladio (scriveva

grande autorit, tient ce

les

a rendus plus

De-Quincy), ou ce qui a donne

il

qu'il a plus soign ses plans,

qu'on ne

accommods aux besoins des temps modemes,

du grand, sans de grandes dimensions; de

son cole

une plus

ordinairement avant lui;

l'avait fait

aux facults des fortunes moyennes

et

qu'il
qu'il

a su faire

seci'et

de matriaux

dans l'imitation de l'antique, n'avait aussi bien heureusement rencontr ce juste milieu de correction sans

ic

pedanterie, de svrit sans rudesse, de libert sans licence,qui a,

l'architecture grecque.

d'approprier

les

la richesse, sans

ordres aux facades des palais avec

comme moyens

un got

beaucoup de dpense;

le

particulier; d'employer toutes les varits

de dcoration des btimens. Enfin on peut dire qu'aucun de

si

l'on

ses

peut s'exprimer

prdcesseurs

ainsi,

Del pi pregevole, tanto in questa che in altre opere Palladiane, diremo poi, quando

(e)

eu

qu'il a

se

popularise

ne daranno

le

descrizioni.
(

f)

<(

Palladio... (continua a dire

il

modle sur lequel se sont rgls

le

(1

l'architecture.

n'a point eu de invale.

precitato autore)
la

il

Son got devint dominant en Europe,

{g) Fin qui l'elogio giusto

ma

sut encore

non seulemenl

tre originai, mais devenir

plupart de ceux qui, dans plus d'vin pays, ont

la frase

che segue

et

il

a donne son

nom

fait briller l'art

une manire qui, depuis

Egli non ha lasciato luogo che alla sola imitazione

potrebbe patire delle eccezioni e molte. Rammentiamoci che rdhil crescit sola imit/Uione: e che, dans tous
arts , ilj

aura toujours une place nouvelle pour Vhomme qui

sentir et de
(Il)

la

nature aura donne

le secret

les

de voir, de

penser par lui-mme.

Modano
marche

cfiitettura; noi

Sagoma non puonno

fatte ilBertotti.

segni o

de

lors,

ci

dirsi

certamente due voci sinonime fra loro, come pare che qui

che Milizia chiam inuguaglianze di superficie ; Scamozzi

delle parti

membra

diamo indistintamente

dell'opera; e Ginesi, finimento in generale dei


i

nomi

di

le

abbia

"Vincenzo )yA-/Me, contras-

membri principali

modani, modinalure o modanature, dal greco

ij.a) in,

dell'ar-

parlare;

-31lieichc, ugualmente che nello scrivere,

usiamo de 'caratteri per comporre

del paro in architettura cerchiamo de'modani

come

rente combinazione co'membri essenziali, de'profili che abbelliscano

Sagoma

de'medesimi.

invece o sacoma

architetto che la fece,

un insieme

sagoma appunto

fu detta, dal greco

sagome unicamente che intende qui parlare


(i)

Cio figurate su

d'

una

quasi

il

la

lv./.'^iJ.ci,

e che
ci

concorrono a mostrarci

carcame; come ad esempio,

le

convengano

si

diffe-

al carattere

che appellasi profilo archi-

pi atta a far giudicare del gusto di quel

contrappeso, quasi scandaglio: ed di

grande abbastanza , onde rendere misurabili anche

scala

concetti: cos

tali

Bertotti.

il

(/) In architettura distinguonsi generalmente


dine: sono essenziali, se

gli edifici,

onde ottenere dalla loro

modinature costituente

di

ad eseguirsi rettamente, che come

tettonico , cosa difficilissima

parole, d'onde

le

dell'alfabeto suo proprio

due specie di ornamenti:


la

le piii picciole

gli essenziali,

parti ecc.

e quelli di consuetu-

vera struttura della fabbrica, e ne disegnano esternamente

ossature o catene murali,

piombo che

orizzontali:

sono di consue-

tudine, se, di puro abbellimento agli essenziali, mostransi originati da cose naturali o da usi diversi.
(l)

Ci non proprio della sola architettura.

(m) Forse meglio assettamenti.

La maconnerie en briques

(n)

est prfrable,

par rapport

la solidit,

de maqonneries en moellons, mais encore celles en pierre de

taille

non seulement

toutes les espces

mediocre

calcaires de

qualit.

Les

anciens, qui n'valuaient la dure de Vopus incertum et du reticulatum qu' quatre-vingts ans, regardaient

comme

indfinie celle de la

maconnerie en briques; aussi voyons nous

dans leurs plus grands monumens, tels que

le

Panthe'on,

le

tempie de

qu'ils

en ont

la Paix, les

fait

un frquent usage

Thei-mes etc.(Borgnis, Trait

lementaire de construction).
(o)

Quando

il

Bertotti col

nome

di gineco

non abbia

inteso qui

chiamare que' certi gabinetti

pii

partico-

larmente donneschi, detti oggid boudoirs; e che grecizzando, forse dirsi potrebbero per sineddoche gineconiti

da

"jh'jti

donna, e

x.'jvi^)

lavorare, esercitarsi: davvero, che

non saprebbesi come

gineci degli antichi potes-

sero entrare giustamente nella enumerazione delle cose componenti le abitazioni di coloro che vissero dugento

anni dopo Palladio, cio, verso

il

mille ottocento.

(p) Ci riserbiamo a far conoscere successivamente nelle descrizioni delle fabbriche di Palladio, se in alcune

un qualche genio

di esse

delicato possa realmente trovarvi qualche licenza imputabile o

(a) Il n'est point d'architecte (dice


style sur les

grands modles de

l'art

pure

il

precitato

des anciens, et des premiers maitres de

oblig d'aller encore tudier dans la patrie et les oeuvres de Palladio,


et plus

en rapport avec

plaisirs

de nos moeurs ; c'est--dire

al loro

Autore.

le secret

un genre

l'Italie

moderne, ne

se croie

d'applications plus usuelles,

d'accommoder tour--tour,

et

nos besoins aux

d'une belle architecture, et l'agrment de celle-ci aux suje'tions que de nouveaux besoins lui imposent.

(r) Il Bertotti
[s)

l'tat

no

De-Quincy ), qui, aprs avoir forme ou rform son

Da

pubblicava

questo rapporto

si

le

opere di Palladio nel mille settecento settantasei.

pu dedurre, che

il

piede vicentino lungo metri o,356,42o.

IL

TEATRO OLIMPICO

ija nobilissima accademia degli Olimpici, che in

che

fiorisce tuttora

con raro decoro

sua fondazione

debitrice della

e cospicui personaggi della nostra citt, fra

Andrea Palladio celebre professore


non erano

illustre societ

instituzione.

poetici,

si

da parte

anno

di

temporanei

teatri

nelle

si

statutarie semplici

accademie della prima

letterari

di

contentarono di

di legno, fra

di questa

argomenti e questioni

radunanze

occupavano nella rappresentazione

eccellente tragedia; e a quest'oggetto

lettere d'alcuni dotti

d'architettura. Gli esercizi

come veniva costumato


lasciati

1555, e

quali trovasi annoverato anche

ristretti nel trattare soltanto

Qualche volta,

quest'adunanza

buone

le

spettanti alle belle lettere, o nel recitare nelle

componimenti

l'aiino

e splendore nella letteratura vicentina,

genio per

al

iiistitiiita

esercizi,

socii di

qualche nobile ed
far

uso per qualche

quali fu celebrato quello che

il

nostro Palladio ide ed ordin nella nostra Basilica l'anno 1562, sul quale
fu recitata

con

sommo

applauso

la

Sofonisba di Giangiorgio Trissino, famo-

sissimo letterato e poeta di quel secolo


di

legno, disegnata dal Serlio* per

di

Gian Domenico Scamozzi,

a Ved. Discorso del


b In Vicenza, dice

teati'o
il

in

".

presumibile che una scena pur

la citt di

un

Vicenza, ed eretta,

cortile di casa

Porto

Olimpico del conte Giovanni Montenari. Padova 1749

Serlio, citth molto ricca e pomposissima

legname , per avventura , anzi senza dubbio

la

maggiore che

fra

a^ nostri

le

'^,

in-S".

altre d' Italia, io feci

tempi

al riferire

abbia essa pur

si sia fotta.

Lib.

11

una scena di
di prospettiva

di Sebastiano Serlio. Ven. i56o.

e Nelle note apposte all'opera suddetta del Serlio dallo Scamozzi, padre del famoso architetto Vincenzo.
Tom.

I.

-34rappresentazione di qualche li'agedla

servilo di teatro alla

Ma

Olimpica.

pici stanca,

checch ne

sia di

questa scena di legno,

la

dell'

probabilmente, ed annojata d'andar vagando per

rappresentazioni ora In un luogo ed ora In

un

di Tarsi costruire

revole incarico d lormarne

disegno

il

un

altro,

venne

al

Palladio,

il

Olim-

le

menzionate

In deliberazione

modello degli antichi,

teatro stabile sul

accademia

societ degli

addoss l'ono-

quale, nella vaga inven-

maraviglia all'aspettazione deirAccadenila

zione dell'opera, corrispose a

la

quale, volendo assicurare l'onore dell'Invenzione al peritissimo artefice, ordin

che fosse

un'iscrizione nel prospetto della scena sopra

fatta

Questa magnifica fabbrica fu cominciata


Il

compiacenza

Palladio, ch'ebbe la

non pot avere

teatro,

vedere

di

a glttar le

anno 1580. Mancato

di vita

il

comunemente per intendente

sciuto

sidenza del novello direttore,

mento, come

si

Olimpico dal

nome

tare.
i

ai

19 agosto dello

Palladio, l'accademia Olimpica destin

il

dell'arte e diligentlsslmo

drammi

la

tragici che,

la

fu

pre-

compi-

a perfetto

Questo teatro

denominato

per servirsene nelle rappresen-

per instltuto, soleva

di tratto in tratto far reci-

prima volta sotto


la

riflessi

modlnature degli ornamenti,

< Italia^

non che

pi elegante, completa e grandiosa ch'esista

discorso

si

11

presa la

il

commendabile cura

teatro Palladiano, e,

dimostrare che

produco

*,

il

a'

nostri

pi heWorna-

di Vicenza.

Soggetto rispettabile tanto per

dottrina \

lo

del pubblico; opera, la quale, a giudlcio

giorni, e che, secondo la decisione d'un erudito scrittore

Un

ricono-

Sotto

questa l'opera che, disegnata in cinque tavole rappresentanti, oltre

degl'intendenti,

mento

uomo
".

dell'accademia, che con decente e ben intesa decorazione

prospetti e gli spaccati, anche le

per

1584

teatro fu ridotto nel

rileva dall'isciizione sovraccitata.

di statue, di basslrillevl, ecc. lo fece erigere

tazioni di

di questo

consolazione di vederlo terminato; perch, colpito

la

direzione dell'opera incominciata Siila di lui figliuolo,

alla

grand'arco.

fondamenta

da grave malattia, pass a miglior vita poco tempo dopo,


stesso

il

23 maggio dell'anno 1580.

al

suo carattere, quanto per


d'illustrare

la

sua

con erudito e ragionato

merc alcuni accurati esami,

arrivato a

nostro Autore lo ha architettato secondo la forma de'teatri

il

romani, stando appoggialo

alle

regole e alle istruzioni di Vitruvlo. Questo

dotto cavaliere, per mettere in chiaro l'Intrapreso paralello, ha fatto uso dell'edizione di Vitruvlo,

che Guglielmo Filandro ha corredata d'ottimi ed

a Memorie mss. deiraccademia Olimpica.


b L'Autore delle vite
e

II

nostro

sig.

de'pii celebri architetti.

Opera stampata

conte Giovanni Montenari vicentino.

in

Roma

1768, iu-4"-

-35esquislli conieiill, e per conlrontaie la pianta dell'

Romano,

egli ha prescelto

stampare ne' suoi comentaril sopra Vltruvio, sembrandogli

("atto

niente^

ce^W, alle parole di quelf autore

per iscoprire
il

tutti

che

tratti e

11

per verit

rapporti che

non poteva assolutamente

Palladiano,

di certo,

Olimpico con

(|uella del

disegno che monsignor Daniele Barbaro ha

il

il

dominano

l'are

conve-

conte Montenarl,

sig.

fra

/?/

teatri antichi

che

scelta migliore, atteso

ed
sa

si

Palladio, riguardo a molte cose importanti, ha somministrato


necessaril per la vera e legittima interpre-

monsignor Barbaro alcuni lumi

tazione del testo Vitruviano, e lo ha ajutato, principalmente nell'intelligenza


della struttura de'teatii latini,
di

esaminarne

In Vicenza.

Roma

in

perci

il

avendo

le

reliquie di quello di Berga

Barbaro, con sentimento

di giustizia e di gratitudine

e di quelle cose che

partimenti^ tutte sono state


seco consigliate
teatro

romano

da

hanno pi

ch'egli

belle e pii segrete ragioni di

quello con prontezza ci animo e di

e in altro luogo, parlando

*;

ha adottata,

si

de tempii^

teatri^

mano

com-

esplicate e

espressamente della pianta del

esprime

in questi precisi termini:

La

forma con grande pensamento consultando insieme con Andrea Palladio

cjual

giudicata convenientissima^ e di

che

opere di M. Andrea Palladio^ vicentino

le

quanto appartiene a Vitruvio^ t artificio de

architetto; dicendo^ che


,

nostro Architetto avuta l'opportunit

avanzi d'alcuni, e

gli

insieme, dichiara ch'egli ha usato

delle basiliche

il

si

pi siamo

trova in V^icenza tra gli orti e

le

stati aiutati dalle

rovine d'antico teatro^

case d! alcuni cittadini

mente pensando, convien credere che

11

si

Ora, ragionevol-

".

Palladio, istruito sopra luogo della

struttura de' teatri antichi, ed ammaestrato dall'egregio trattato di Vltruvio,

avr seguite a un di presso

partimento dell'Olimpico.

le

Ed

medesime regole

ecco toccati brevemente

a Del teatro Olimpico di Andrea Palladio, paragrafo

b Vltruvio tradotto e cementato da Daniele Barbaro,


e Vitruvio,

lib.

v, cap.

e lo stesso artifizio nel

it

com-

principali argomenti.

a cart. 9.

lib. i,

cap. 6. Ven. i556.

8.

Nel principio di questo secolo esisteva ancora una considerabile porzione del prospetto della scena , oggi
giorno non sussistono che alcuni

fusti, dir cosi, del

medesimo prospetto, che servono

recente , la cui erezione ha costato la distruzione a quel raro e superbo

di base ad

monumento

una fabbrica

d'antichit. Si

ancora alcune vlte , ed alcuni cunei della gradazione , rinserrati e compresi nelle case d'alcuni
restante di questo antico teatro dal livello del pulpito in gi giace sepolto fra

tanto intei-namente quanto esternamente. I

muri sono

costruiti all'usanza

veggono

cittadini. Il

rottami, le macerie e la terra

romana: una pietra

di figura qua-

drangolare e cuneiforme di picciola mole, congegnata esattamente, ne forma l'incrostatura esterioi-e; l'interiore

un composto d'un cemento

di materie di varia natura.

Nell'anno 1773, la curiosit mi port a fare qualche scavamento dentro


scere la forma della pianta, la simmetra e
l'orchestra: se
dello

ne scopr

il

di

ordini dell'alzato:

si

il

ceixhio interioi'e per ricono-

arriv coll'escavazione sino al piano del-

pavimento composto d'un grosso e solidissimo mastice, o

scavamento praticato in

d'una statua donnesca

gli

altro luogo,

marmo pur

si

sia terrazzo.

trovarono varii ornamenti degli oidini di

greco, con una porzione di

gamba

della stessa,

marmo

Nel decorso

greco,

la

faccia

una prodigiosa quantit

-36suU'appogglo de'quall
tato sopra

il

benemerito conte Monlenarl

teatro Palladiano; per omettere, a titolo

il

lia

esteso l'ottimo trat-

tli

brevit, tutti

di scelta e recondita erudizione dedotta da'fonti greci e latini, e


illustri

tratti

da parecchi

comentatori dell'architetto romano, con cui rende sempre pi ben

fondata

la

sua opinione.

Avendo dimostrata

il

conte Montenari

sig.

convenienza che regna nella

la

struttura e proporzione delle parti essenziali fra

non saper rinvenire

pico, egli confessa di

il

Romano

teatro

il

metodo che

e l'Olim-

Palladio ha tenuto

il

nel determinare la distribuzione e convenienza delle parti del suo teatro;

ammettendo per
sono diversi in

altro incontrastabilmente, che

una figura

circolare

da

fondamenti della direzione

sono

quelli che

in

una figura

elittica",

eh'

hgura appunto dell'Olimpico. Contentandosi d'ammirare soltanto una

la

struttura di fabbrica delle pi eleganti e maestose che

non

u meno

fece

con qual

filo

e riuscita

il

il

il

si

possano vedere,

pi picciolo passo per rintracciare per quali strade, e

nostro Architetto sia giunto a sistemare con tanta propriet

suo lavoro.

Se non troppo ardire

produrre su questo punto

il

ch' probabile, che nella formazione dell'Olimpico

il

il

mio parere, dir,

nostro Architetto abbia

posto in esecuzione quanto egli avea concertato col Barbaro, tanto riguardo
alla

forma del tutto, quanto riguardo

che ne ha

scritto Vitruvio.

Vicentino
el ittica,

si

mano

Romano, secondo

Ora, appoggiato a questa supposizione, io m'inge-

gner di fare quel passo, che


rintracciando a

alle parti del teatro

il

mano

conte Montenari non ha


le

regole e

le

condotto nel disporre le parti

nemmeno

tentato,

leggi colle quali l'Architett

d'un teatro che ha una figura

con figurazione differente dal teatro del Barbaro. Io mi lusingo che,

mie meditazioni su questo

nell'esposizione delle

articolo,

non

vi sar fra gli

uomini ragionevoli chi condanni un ardito tentativo tendente a rischiarare

un punto

difficile.

Prevengo

il

mio Lettore, che quanto sar per dire non

deve essere riguardato come una dimostrazione,


plice congettura,

che pu

facilitare

ad

altri

ma soltanto come una semcammino per intendere

il

il

mistero della condotta del Palladio.

di piastielle di figura regolare di

marmi

babilmente servito d'incrostamento

rame

del basso impero. In altro luogo

dell orchestra.

monumento

di vario colore parte nostrali

alla piazza dell'orchestra e al

scoprimmo alquanti gradini

parte forastieri

della scalinata che

Era mia intenzione (scoprendo qualche pezzo ragguardevole)

d'antichit:

ma non

concepire un'idea giusta,

mi

le

quali avranno pro-

piano del pulpito, ed alcune medaglie di

avendo ritrovato nessun pezzo, e nessim

membro

convenuto abbandonar con dispiacere l'impresa.

a Del teatro Olimpico di Andrea Palladio, paragrafo n a cart. io.

di far

terminavano

sul

piano

onore a questo insigne

degli ordini atto a

fannene

necessario
la

prima

avverliie,

.) /

di lutto,

che airiiisigue Architetto,

pianta del teatro (l'avola /j, In assegnato

huigo piedi 108, e Ungo 66

".

di terreno irregolaie

noto a chicchessia quanto

dove ambisca

la ristrettezza e

d'un architetto che non

rirregolarit del suolo angustii l'idea


scrizioni e limitazione,

uno spazio

pei' situarvi

onore

di farsi

soffre

pie-

l'ammira-

e di destare

zione. Quegli che, malgrado fangustia e l'ineguaglianza del luogo, sa adat-

un corpo

tarvi

medesimo tempo

unisca nel
di quello

di fabbrica,

permettevano

commendata, riguardo

teatro

comodit

disegno che

al

Architetto che, in

quale e per

capacit e pel compartimento

la

e grandezza

ed eleganza maggiore

circostanze, quegli avr superate

le

facendole servire

colt,

il

era proposto.

si

questa parte, e

uno spazio angusto ed

la

le

naturali diffi-

perci merita d'essere

sagaclt e l'industria del Maestro

irregolare, abbia saputo situarvi

che spira maest ed eleganza, e eh' capace

di ricettare

un

un numero

considerabile di spettatori.

Ma, per non dilungarmi dall'argomento, giover premettere,


facilit e chiarezza,

un

tanto la pianta, quanto

maggior

saggio delle regole che prescrive Vitruvio per formare


il

collocamento delle parti nel teatro Romano. Secondo

l'esposizione del Barbaro, che ci siamo proposti di seguire, Yitruvio insegna

ad ordinare
che

si

la

formi un

questo circolo

chino

modo

configurazione del teatro nel

circolo della grandezza che

si

si

descrivano quattro triangoli di

la linea della

circonferenza esterna; che

seguente. Ordina pertanto

vuol dare

al teatro;

lati e spazii

la

che

in

eguali, che toc-

fronte della scena (1) sia

determinata dal lato di quel triangolo che viene a tagliare la detta circonferenza nella parte dove

destina innalzarla; che una linea paralella a quella

si

della fronte della scena, che passa per


pito (2); che le scale fra

cunei

detti triangoli; e fnalmente,

che

parti in

il

un

un ampio

il

(5).

teatro di figura circolare

larghezza del pul-

in succinto la

Se

'.

al

il

sito delle

maniera che

al

Palladio fosse stato assegnato

un

teatro, probabilmente egli

sulle linee della pianta Vitruviana.

tempo

dell'erezione del teatro,

non apparteneva all'Accademia. Quella


Barbaro , descrivendo

Vitruvio, questa una questione,

il

quattro triangoli che tocchino

la

il

Ma

se nella ristret-

terreno che \iene occupato di presente dalla scena

un'aggiunta posteriormente

pretende qualche altro cementatore (m.r Prault ed

presente.

Questa

spazio di terreno per piantarvi

a Si sa ancora che,

b Se

fssi la

maestro romano per formare una giusta e comoda divisione di

avrebbe camminato

interiore

centro,

cinque angoli disegnino

gli altri

porte della scena (4) e delle versure


suggerisce

il

(3) sieno determinate da' sette angoli de'sud-

il

fatta.

circolo esteriore e

march. Galiani),

sia

non

l'

interiore ,

giunto a penetrare

cui decisione vuol rimettersi a persone pi intendenti di

me

la

come

mente

di

nella materia

-38ed Irregolarit del terreno che

tezza

venne destinato,

gli

sua pianta una figura circolare perfetta, secondo

non ne sarebbe

come

riuscito,

riflette

le

giudiciosamente

n un sufficiente, n un comodo teatro, non solo per

ma neppure

cenza,

per un luogo

meno popolato

avess'egli dato alla

prescrizioni di Vitruvio,

conte Montenari

il

la

",

popolazione di Vi-

del nostro. Perci

il

Palladio,

studiandosi d'accomodarlo a servire ad una citt numerosa d'abitanti, e

volendo impiegare tutto


dimento,

terreno prescrittogli,

il

alla figura elittica diretta

da

Una

volta che

non

Vitruviano,
al

abbia

si

si

durer

metodo che avr tenuto

la sola

che

si

occhio

tratta,

Romano.

teatro

Palladio nella formazione dell'Olimpico.

ho creduto prezzo

figura circolare perfetta, che

dispongono
rimarcare

far

il

medesimo descrivervi

quattro triangoli, che dirigono

secondo

la

mente

il

teatro antico e l'Olimpico j nel che fare

di tutto disegnai la circonferenza elittica esterna

met del diametro minore

pico: indi, presa la

lati e

di spazii eguali,

fatto

tutto questo,

che toccassero

mi avvidi che

fronte della scena, che


i

cunei, e che

gli altri

il

aaaa

dell'Olim-

un

cir-

quattro triangoli di

circonferenza del cerchio medesimo:

lato del triangolo

sette angoli

(dd) determinerebbe

(eeeeeee) dirigerebbono

le scale

cinque (fffff) indicherebbero l'apertura delle

porte nel prospetto della scena, e

Secondo

il

la

della elissi (ab), formai

colo perfetto (ecce); dentro a questo circolo disegnai

fra

degli antichi, per

seguente metodo.

Prima

la

ma-

corrispondenza che passa nell'ordine e nella collocazione

delle parti e del tutto insieme, fra

tenni

perch

dell'opera lo aggiungere la figura del

comprenda

tutte le parti del teatro


la

forse un'idea sufficiente della

nostro teatro, e dentro la circonferenza esterna del

una

teatro

comprendere quanto son per dire rapporto

fatica a
il

avve-

trovano

si

la descrizione della pianta del

non somministrerebbe

descrizione

teria di

sott'

sommo

tre circoli (6), nella quale vi

un

disposte tutte le parti necessarie in

attenne, con

si

le

tre

versure.

compartimento che nella proposta figura apparisce, non

si

riscontrer, vero, che nel nostro teatro tutte le parti sieno rigorosamente
collocate a

nonna degl'insegnamenti

alla diiFerenza

faranno

le

che passa

non

una

figura elittica

Quando

voglia riflettere

ed una circolare, non

si

maraviglie nel ritrovare qualche piccola variazione nella distribu-

zione delle parti:


lare

fra

di Vitruvio.

il

compartimento che compete ad un teatro

adattabile in tutto e per tutto ad

Determinata, ove pi piace,

a Paragrafo u

pag. 8.

la

uno

di

forma circo-

di figura elittica.

situazione del prospetto della scena, indi

ref/.Jtf

.^J.

-39-

tlrata

centro del cerchio (gee),


diviso dall'orchestra

due

si

avr, secondo

Queste

(7).

due

attraverso a

viamo pure determinata


Per dare

(mm),

de' centri
la

metodo

il

parti, divise in tal

una eguale larghezza. Nel

di

medesimo prospetto, che

linea paralella alla linea del

una

mezzo

si

comodamente

nell'orchestica, potessero

de'recitanti

alzare niente pii e niente

meno

baro, Vitruvio prescrive che

la

diametro dell'orchestra (H)

il

la elissi (8), tro-

che sedevano

e perfettamente vedere

antichi, che

"

non

si

dovesse

di 5 piedi (9). Nel teatro Palladiano,

lunghezza della scena

Se

il

scena, avesse seguitato sopra di ci

doppiando

linea

tutte le azioni

pito alto solamente piedi 4, oncie 4 e mezza. Secondo

il

tutte e

gli spettatori,

stabilirono nelle loro regole gli

pulpito

il

conducendo una

descrive

il

larghezza del pulpito (gh) e dell'orchestra (gi).

pulpito un'altezza conveniente, acci

al

degli antichi,

forma, restavano

teatro Olimpico,

col cui

passi per

la

quanto

sia

pul-

il

versione del Bar

due

volte

Palladio, per formare la lunghezza della


il

diametro dell'orchestra,

precetto dell'architetto

romano, rad-

qual lungo piedi 50, oncie 8,

il

la

scena dell'Olimpico sarebbe riuscita lunga piedi 101, oncie 4, lunghezza che
eccede di molto quella che si riscontra nella scena del nostro teatro, la qual

Con qual

della lunghezza di piedi 70, oncie 4 per l'appunto.

regola

Pal-

il

relazione
ladio siasi determinato a stabilire la lunghezza della scena, che abbia

non

col diametro dell'orchestra e col semidiametro, ella

cosa

agevole da

indovinare. Appoggiato ad alcune riflessioni, che or ora soggiunger, credo


di

non discostarmi gran

fatto dal verisimile,

circostanze lo abbia obbligato a modificare

chestra d'un semicircolo raddoppiando

il

supponendo che
il

la

natura delle

precetto di Vitruvio. In un'or-

diametro

il

prospetto della scena

acquista una lunghezza dupla della lunghezza dell'orchestra, e quadrupla


della larohezza della

certa

armonia

medesima; dal che,

di parti.

teatro- mentre, fra

il

Ma

la

in

il

il

si

riscontra in

il

una

nel nostro

un

teatro circolare.

perimetro esterno dell'Olimpico dittico (10), cos dittico


il

diametro maggiore di lunghezza quasi tripla

essendo

modo

semidiametro minore, non pu

perimetro interno che abbraccia l'orchestra ed


il

di fabbrica, risulta

cosa non procede in questo

diametro maggiore ed

esservi quella corrispondenza di misure che

Siccome

un corpo

diametro di piedi 50, oncie 8 (11), ed

pulpito

e di tal sorta

il

che

del semidiametro minore,


il

semidiametro minore

di

piedi 18, oncie 7 (gi).

Son

portato a credere pertanto, che

il

Palladio, per fissare la lunghezza

dell'asse
del prospetto della scena, abbia combinate insieme le dimensioni

a Vitruvio coment, dal Barbaro,

lib.

v, cap.

7.

-10maqgiore

minore

v del soini-asse

delermluata

cleUelissl, cio

che dalla loro soiiuna abbia

sommando

lunghezza del prospetto: polche,

la

mensioni, ne risulta piedi 69, oncie 3, quantit che

si

le

suddette di-

allontana molto poco

dalla lunghezza del prospetto della scena del nostro teatro, la quale

La

piedi 70, oncie 4.

appunto

differenza d'un piede, in circa, potrebbe essere derivata

da un qualche sbaglio neireseciizlone: differenza, che non induce o ninna o

pochissima alterazione nella proporzion delle parti, che

si

renda almeno

manifesta all'occhio, quantunque linceo, d'un osservatore.

una parte che chiamavasi

Ne'teatri antichi eravi

il

podio, la cui situazione

",

spiegata da monsignor

ed altezza vien chiaramente indicata da Yitruvio


Barbaro,

marchese Galianl

e stabilita dal

della scena.

Che

11

podio

sia

in dubbio, assolutamente,
il

cui passo significante

si

'

per

piedestallo delle colonne

il

piedestallo delle colonne,

11

quando

si

il

poggio siano

le

sia

per

si

pu rivocare

vuol riportare, per esteso, trasportato dal Barbaro

lingua italiana. L'altezza del poggio , dice Vltruvlo, dal

sua cornice e gola,

non

voglia stare alla descrizione di Vltruvlo,

la

livello

in

del pulpito con la

duodecima parte del diametro deW orchestra. Sopra

colonne co

capitelli e

basamenti

la

quarta parte dello stesso

diametro. Gli architravi e adornamenti di quelle colonne per la quinta parte. Il

parapetto di sopra con fonda e con la cornice sia per la met del parapetto o

poggio di

sotto

meno che

le

la quinta.

sopra di quel parapetto siano

colonne di

Ma

se egli sar

parapetto di sopra per

meno

alte la

sotto.

la

le

colonne alte per un quarto

Gli architravi e gli ornamenti di quelle colonne per

anche

il

componimento sopra

terzo

met del parapetto di mezzo,

e le colonne di

quarta parte delle colonne di mezzo. Gli architravi e

quelle colonne abbiano similmente la quinta parte deWaltezza

simamente,

il

dove

medesimo che

il

tratta della

piedistilo,

il

vicentino, soggetto

del

e'

Anche

il

ultimamente ad evidenza, che per

primo ordine del prospetto

Lib. V, cap.

il

la

sopra siano

le

cornici di

Palladio

dice, che

il

medepoggio

signor conte Enea Arnaldi nobile

podio deve intendersi

della scena

".

il

piedestallo

Malgrado la precisa e topica

decisione del Barbaro e del Palladio,

uno

'].

e Vitruvio ti-adotto dal Barbaro. Lib. v, cap.


Lib.

il

terzo della lunghezza delle colorme

b Vili'uvio tradotlo e comentato dal maicli. Galiani. Napoli 1758,

Il
''

sia

ha con varie opere Illustrato l'architettura, ha dimo-

descrizione di Vltruvlo, e

<i

".

proporzione de'piedestalli
quale per

poste per ornamento della scena.

strato

scena,

la

in-fol.

7.

cap. ig.

e Ved. Idea di

un

Vicenza 1762, in-4-

teatro nelle principali sue j)arli

simile a'teatri antichi, all'uso

moderno accomodato.

-41Scrittore pei- altro dotto, e c'ha lioiito

avea negata

podio

al

prima del Galliani

situazione assegnatagli, e

la

che questa parte vada collocata sopra

il

e del conte Arnaldi,

ingegnato di provare,

si

primo gradino della

scalinala, per-

suaso che servisse di poggiuolo agli spettatori, che da quel luogo stavano a

mirare

rappresentazioni;

le

ma

sfortunatamente

egli

non ha

trovati seguaci

e fautori della sua opinione (11).

Riportandosi
antichi,

alle regole stabilite dall'architetto

dovea essere elevato

all'altezza della

romano, W podio,

dell'orchestra; e le colonne colle loro basi e capitelli sopra

della quarta parte del

medesimo diametro.

11

ne'teatri

duodecima parie del diametro


\

podio, all'altezza

Palladio, che perfettamente in-

tendeva che cosa fosse armonia in fatto d'architettura meglio forse di chiunque, non alz
stra,

come

\\

podio

avrebbe conservata

dendo

la

duodecima parte del diametro maggiore dell'orche-

insegna Vitruvio, conoscendo compiutamente, che tale altezza non


la

dovuta proporzione col diametro minore. Quindi pren-

un'altra regola per determinare l'altezza,

che corrisponde invece


facendo W podio allo

la

alla

riuscito dell'altezza di piedi 4 oncie 2 3,

mato,

le

il

piedi 3 oncie 5 ^,

il

che avrebbe indotta, com'

facile

in circa di pi.

Palladio sul piano di proporzioni ch'egli

si

era for-

colonne sovrapposte, che a norma delle regole degli antichi, dovreb-

bero essere

alte la

quarta parte del diametro dell'orchestra',

le

ha tenute otto

oncie pi corte. La sua proporzione di nove diametri e mezzo, e


nati

":

duodecima parte, come ordina Vitruvio, sarebbe

da rilevare, una differenza d'un piede

Camminando pure

la fiss a

quindicesima parte del diametro maggiore

sono

la

quinta parte delle colonne, e sono divisi conforme

alle

suoi or-

regole dal

Palladio professate nel suo Trattato d'architettura. Si osservi per maggior intelligenza di tutto ci la tavola v,

modinature (12) d'una


distinguere
del

le

dove

si

trovano disegnate

sufficiente grandezza, col cui ajuto

si

le

sacome, o sieno

possono contrad-

precise dimensioni d'ogni pi minuta parte; cos pure,

primo ordine

precisamente della

il

proporzione che ad esso ha

capitello
il

Palla-

dio assegnata nell'opera addotta disopra. Si scopre soltanto qualche accresci-

mento

in quella parte

che viene data

ma

alle foglie;

poi tanto grande quanto fu fatto supporre

al

conte Montenari'^, da chi misur

a Riflettasi, che se non vi fosse un divario di due oncie e Ire quarti,


proporzionale aritmetica dei due diametri interni

che

la detta

duodecima parte

aritmetica piedi 44;

b Vitruvio,

lib. v,

''

'a

gli

dell'elissi (11)

(hi)

egli

cap. 7.

si

potrebbe dire, che dalla media

avesse presa la duodecima parte, e

avesse servito a determinare l'altezza del podio.

parte duodecima piedi 3, oncie 8 incirca.

e Paragral. xxni, pag. 120.

questo aumento non

La media proporzionale

-42c ijose

ili

d'av'erlo

se

il

disegno

nostro teatro. L'aecresciniento che io

il

suddetto sig.Conte non ne avesse

che pochissimo

altezza,

dopo

trovai,

vi

con diligenza misurato, In tanto pccola cosa, che non l'accennerei,

la

menzione; mentre non eccede

fatta

proporzione che d

il

Palladio

ai

in

capitelli dell'or-

dine corintio.

Nel secondo ordine del prospetto della scena,

molto dai precetti

di

Yitruvio,

il

ordini con piedestallo l'uno sopra l'altro,

tenere alto
a

la

met

questa regola,

il

di

quanto

piantata

al

pu notare qualche

si

allontan

piedestallo del secondo debbasi

il

piedestallo di sotto; lande

non dovrebbe

alzarsi

dovendo stare

mena

u pi ne

quarta parte della colonna che

alla

come insegna

disopra,

nostro Autore

esecuzione all'opposto lo troviamo alto piedi 2 e

che equivale appuntino

altezza

il

piedestallo di sopra

di piedi 1, oncie 8 |; in

si

lo

ri

quale insegna, che dovendosi porre due

il

vi

{;

sta

Palladio rapporto all'ordine corintio. Vi

ma

picciola differenza;

ella

veramente non merita

di

essere calcolata.

Riguardo

alle

d'Architettura

",

colonne del secondo- ordine, prescrivono d'accordo

che debbano

di quelle del primo.

Il

farsi

minori per

nostro Architetto

ciuta,

al

quarta parte dell'altezza

ha tenute colla sua ragione

le

quinta parte pi corte. Convien supporre che


Vitruvio, e da esso abbracciata riguardo

la

maestri

la

la

diminuzione ordinata da

second' ordine, non

sia piac-

gli

prevedendo che quest'ordine potesse sembrare troppo meschino. Pare

ch'egli abbia

avuto piuttosto in

riflesso di formare.il

diametro della colonna

disopra simile alla diminuzione delle colonne disotto, ed abbia voluto con-

dinre

due ordini

in guisa, che

vadano dolcemente plramidando.

metro delle colonne di 12 oncie e


che formano 9 diametri e
scritto nelle
isolate,

come

fuori colla

5,

4; e la

dia-

Il

loro altezza di piedi 9, oncie 8 |

appunto come

il

Palladio

medesimo ha pre-

sue regole d'architettura. Le colonne di quest'ordine non sono


quelle del primo: sono appoggiate al muro, da cui sporgono in

met del loro diametro.

Il

piedestallo poi cade

appiombo

delle

colonne del primo ordine, sopra cui veggonsi parecchie statue, che conciliano
ed elegante ornamento e grandiosa nobilt
beazione, ossia l'intavolatura

la

al

prospetto della scena.

quinta parte della colonna; e

La

capitelli,

tra-

per

qualche disattenzione commessa forse dagli esecutori di questa grand'opera,

decadono quasi una mezz'oncia

dalla proporzione che

devono avere

delle leggi stabilite dal nostro maestro d'architettura;


foglia d'olivo,

a \iliiivio,

come sono

sono

in vigore

essi intagliati a

lavorati tutti gli altri capitelli dell'Olimpico.

lib. V, Ciiji. 7. Pallrtilinj lib.

n, rap. 7,

io.

-41piospelto della scena composto di due ordini corintli (Tavola

Il

primo, come
lesene^

colonne di mezzo

di

tico ornatissimo, alto piedi 7,

colonne sottoposte; tramezzo


tutto all'intorno,

oncie 8 e
ai

sopra

rilievo,
^

con

il

quale s'innalza un at-

pilastrini corrispondenti alle

quali pilastrini, in riquadri sfondati e ornati

veggono scolpite varie imprese d'Ercole,

si

il

colonne staccate dal muro con sue contraccolonne, osieno

dissi, di

secondo

il

i):,

travagliate da'pi

celebri artefici di ([nell'et.

In oltre, di

mezzo

sul gusto antico,

con

alle

colonne sono

tabernacoli (i3)

situati alcuni eleganti

pilastrini striati (i 4), anch'essi d'oidine corintio.

La pro-

porzione deprimi tabernacoli di due larghezze e d'una quarta parte; dei


secondi di due larghezze soltanto. Le statue che contengono questi taber-

mano

nacoli, sono opera di

Per

tre

maestra.

gran porte aperte nel prospetto della scena, rettangole

le laterali,

arcuata quella di mezzo, questa chiamata regale^ quelle ospitali^ ovvero dei
forestieri^ si

entra nella scena interiore. Questa scena vlen formata da varie

strade ornate da

un

lato e dall'altro di vari edifici a rilievo, cio di tempii

palagi, di basiliche (15), e d'alcune fabbriche private, condotte

che,

teatro.

di

diletto

apparenza ad accrescere magnificenza

in

al

merito dell'invenzione della scena interiore appartiene totalmente

Il

alla virt

tendono

di

tale artificio

formando una superba e sorprendente prospettiva, ingannano con

l'occhio de'riguardanti, e

si

con

ed

a'talenti di

legge nelle

Vincenzo Scamozzi, architetto Vicentino, per quanto

memorie Mss. dell'Accademia Olimpica,

Giacomo Marzarl,

medesimo Scamozzi

e nel

Quelle due mura, che

gli architetti

"

nella Storia di

Vicenza

(16).

chiamano versare

',

che formano an-

golo retto col prospetto della scena, sono ornate di due colonne, una per eia-

schedun angolo; ed ognuna ha nel mezzo una porta senza alcun ornamento,
con una nicchia per parte, centinata; sopra cui

contengono alcune figure


egli alla stessa foggia,

di bassorilievo.

Il

vi

stanno alcuni sfondi, che

second' ordine ornato anche

con questa sola differenza, che dove nel primo havvi una

porta, nel secondo bavvi una finestra che guarda sul pulpito.
delle

^'e^.y^^re

ne'teatri antichi j^Tat'o/fl

ed una appellavasi
I

Romani per

la

porta del foro,

la sesta parte del

a Dell'idea deliiircliUcllnia
b Vitruvio,

lijj.

conducevano dirittamente

l'altra

della

campagna

nella scena,

".

elevare la cinta dell'orchestra ad un'altezza che conservasse

una conveniente proporzione


prendere

3/1

Le due porte

s , cap.

colle altre parti,

hanno deliberato che

diametro dell'orchestia medesima;

miivci'.salo

pait.

ii

lib. 8.

(i.

e Vilruvio cnraenUitn dal march, (ialliani,

lih. \, rai).

(i.

si

debba

che coiesla

-44detennliicrebbe l'altezza del muro, su eul [jlanlavano

iiilsiua

della oradazione

Se

".

teatro

il

Palladio anch'egli avrebbe

Olimpico

medesima

primo scalino

d'un

fosse stato costrutto

osservata la

l'orse

il

circolo,

il

regola, e la sesta parte

del diametro dell'orchestra avrebbe corrisposto a puntino all'altezza della cinta


ossia zoccolo della scalinata: in questa guisa

muro,

ossia della cinta,

diametro, compresa

conserverebbe

larghezza del pulpito.

la

piedi

50 oncie

semidiametro,

8,
il

non

vi

pi di 37 piedi e 3 oncie. Se

prendere

il

la

la

nelle circostanze d'un teatro

larghezza del pulpito,

il

quale lungo

non ha dimensione

vicentino Architetto, senza far

la sesta

altri riflessi, si

parte del diametro dell'orchestra per fis-

sare l'altezza dello zocco della gradazione,

oncie 5|;

Ma

trova una perfetta uguaglianza colla sesta parte del

quale, compresa

fosse contentato di

proporzione anche col semi-

diametro dell'orchestra,

di figura elittica, fra la sesta parte del


si

troverebbe che l'altezza del

si

la stessa

il

zocco sarebbe riuscito alto piedi 8

quale elevazione, secondo l'interpretazione del Barbaro, non

sarebbe accordata col precetto del famoso maestro romano

Non

''.

si

credibile

che un architetto com'era Andrea Palladio, fornito di sicure cognizioni teorico pratiche, abbia fissata l'altezza della cinta dell'orchestra, senza badare
al

punto importantissimo della proporzione ed armonia che dee regnar

le

parti d'una fabbrica

magnifica e rispettabile, qual quella d'un teatro

costrutto sul ^usto antico. Nella difficile e per esso

dover accordare colla dovuta armonia tante parti


l'insigne Architetto

si

fra

nuova circostanza

di

presumibile che

fra loro,

sar studiato di prender regola da'medesimi fondamenti

che risultavano dalla figura del suo teatro, procurando di osservare pi che
gli

sar stato possibile gl'insegnamenti di Yitruvio. Curioso di rinvenire

mezzi che hanno guidato Palladio a proporzionare col restante,


cinta, impiegai volentieri qualche ora in

sottopongo con egual franchezza

lo

fatta

l'altezza della

meditazione, ed

il

risultato

giudizio altrui, lusingandomi che

al

possa spargere qualche lume su questa materia, a render facile l'intelligenza


dell'arte e de'ripieghi adoperati dal

porzionare fra loro

le parti delle

Era necessario pertanto, che

il

nostro Architetto nel compartire e pro-

sue fabbriche.
Palladio determinasse un'altezza che con-

servasse una giusta proporzione tanto col diametro dell'orchestra


col semidiametro (gi),

un'altezza che

a Viiruvio,

lib. v,

congiuntamente

non distruggesse una

cap. y. L'Alberti vuole, che nteatri

II sig.

marchese Galliani pretende che

muro, che deve portare

il

sia la

grandi

non

met

primo gradino, debba essere una

si alzi

si faccia

del

quanto

larghezza del pulpito (gh); cio

armonia necessaria

certa

del diametro della piazza di mezzo... e nei teatri minori

alla

(11),

questo

meno

muro

di piedi

alla

la

nona parte del mezzo

Ved.

lib.

vni, cap.

7.

'J.

semidiametro dell'orchestra
sesta parte di quello.

dimensione

che

l'altezza del

-45mcnlovate due

clelic

Oia, su questo

paill.

rillesso

si

pu molto ragionevol-

mente inmiaginaie, che per ricavar Taltezza che potea competere


dell'orchestra, egli abbia unite

che Ibrmano

somma

la

una misura

proporzione con

met dunque

tutti e

dimensioni de'diametrl suddetti,


la cui

met

una media pio-

e far credere

che

due

diametri dell'orchestra di figura

meno

c^ualche minuzia:

il

muro che

non dovrebbe rendere incoerente


11

una

dell'altezza della cinta, la qual ritenesse

la

giusta

La

elittica.

^; e la sesta

cinge l'orchestra,

in esecuzione d'altezza piedi 7 oncie 7 e ^; la differenza di 3

piccola cosa, che

somma sud-

parte della

siasi servito della sesta

87 onde 11 sono piedi 43 onde 11 e

di piedi

parte piedi 7 oncie 4,

le

87 oncie 11,

di piedi

porzionale arilmellca; e che


detta per aver

amendue

alla cinta

onde

e -^ cos

nostra supposizione,

Palladio per conseguire l'intento di adattare con propor-

zione l'altezza di questa parte colle dimensioni delle altre,

siasi

appigliato

ad un metodo differente.

Sopra questo muro semicircolare, principiala gradazione composta

La

gradini.

luogo obblig

ristrettezza del

misura assegnata da Vitruvio

Un

ordine

di

non

ostante sono sufficiente-

13 onde e

e | di larghezza sopra

colonne corintie, che circondano vagamente

la

formato d'intercolunnii semplici, ed separato in cinque divisioni,


quali, cio la divisione di

Tra l'una

rilievo.

e l'altra

tinate e rettangole,

di al-

Le

mezzo
si

e le

due

laterali,

altre

numero

sono con colonne di mezzo

osservano alcune nicchie alternativamente cen-

che comprendono delle statue lavorate da'migliori scultori

due divisioni fi avola

di sette

smontano due

4^),

sono composte

a intercolunnii aperti in

per ciascheduna, che formano due belle logge. In dette logge

scale situate negli angoli,

antichi collocavano fra

cunei

acci

che suppliscono a quelle scale che


i

concorrenti salendo per esse

gradazione potessero diffondersi pi comodamente per

Queste

scale, pel

Palladio

non

gli

ch'egli

le

nostro teatro, sono

avrebbe

avesse opposto

fatte

un

sedili

alla

(Ved. Tav.

i).

sufficientemente. Io credo che

ostacolo insormontabile, e sono persuaso eziandio,


il

a I gradi degli spettacoli, dove sluinno a porre


sei dita, iiui le

comode

pi ampie e grandiose, se l'angustia del terreno

avrebbe circondato tutto

d'un piede e
cai>. 6.

tre delle

tempo.

di quel

il

cavea (17),

innalzato sopra l'ultimo gradino della grande scalinata. Quest''ordine

sta

gli

13

di

saggio Architetto a recedere dalla

agli scalini "; ci

mente comodi, avendo 18 onde


tezza.

il

teatro all'intorno

seggi,

non

sieno

meno

con un portico aperto,

alti

larghezze loro non pi di due piedi e mezzo; u

d'un palmo

meno

di

due

(iun piede, n pi

piedi. A'iliiivio,

lih. v,

-46-

se

mia strada

esternamente,

piil)blica

che cammina lungo

avesse permesso

gli

il

al

nuu'o che chiude

dentro certi determinati confini:

argomentare dall'irregolarit che

A fronte

di tante difficolt,

il

si

teatro

da quella parte; o se qualche

dilatarsi

muraglia antica, che preesisteva all'erezione del teatro, non


stretto a contenersi

il

il

che

si

lo avesse

co-

pu facilmente

osserva ne' muri esterni della pianta.

nostro Autore ha fatto conoscere

la felicit e

l'acume del suo ingegno, nel saper diligentemente cercare ottimi e plausibili
ripieghi per adattare le sue nobili idee anche alla ristrettezza ed irregolarit

de'luoghi,

conducendo

alla

maggior perfezione possibile

costruzione delle

la

sue fabbriche. Della sua abilit e della sua destrezza maravigliosa neir inventare forme eccellenti di fabbriche, e nel ripiegare agl'inconvenienti che

nascono dal concorso


invenzioni, ha dato

il

di

cause opponentisi

alla

delle sue

riuscita

felice

Palladio de'saggi e delle riprove sorprendenti in molte

occasioni.

L'ordine che
dissi,

si

corintio.

erige tutto all'intorno della scalinata (Tavola 5J,

Le colonne hanno un diametro

ed un'altezza di piedi 10, oncie 11; onde sono


Il

di

di piedi

1,

oncie

nove diametri e

come
1 e ^,

tre quarti.

tutto insieme della trabeazione la quinta parte della colonna, e la divi-

sione conforme alle regole insegnate dal nostro Autore nel trattato della

sua architettura. Gl'intercolunnii poi sono di bella e


e sono di quel genere che Vitruvio

ha denominato

poi sopra quest'ordine tutto all'intorno


frapposti a de'pilastrini, che sono. a

piombo

intendente,

il

bene o male sovra

qual d'opinione, che

tali

cliastilos (18).

Signoreggia

un vago pogginolo con

delle statue postevi in questi ultimi tempi


se queste statue stieno

comoda proporzione,

il

delle colonne,

".

Veramente

io

detto poggiuolo:

colonnelli

quali sostentano

non

so decidere,

ma

v'ha qualche

statue sieno troppo pesanti e spro-

porzionate alla mole de'quadricelli, e alla costituzione delle altre parti

com-

ponenti quell'ordine corintio. Vi sono state erette ad esempio d'alcune statue


dipinte

*,

che

veggono ancora sopra

muri che chiudono lateralmente

gradazione, e che formano angolo colla mezza


la

medesima

elissi,

la

dove pure ricorre dipinta

balaustrata.

Gli antichi prescrivono altres, che

il

tetto del portico sopra la

tenersi a livello col prospetto della scena, acci la

voce degli

cavea debba
attori,

interruzione, possa egualmente passare fino agli ultimi gradini e

senza

al tetto

a Le statue sopra la balaustrata sono di Giacomo Cassetti, scolare del famoso Orazio Marinali scultore
vicentino.

b Queste pitture vengono attribuite a Gio. Batista Maganza, pittore e poeta contemporaneo del Palladio.
e Vitruvio,

lib. V,

cap.

y.

-47JNel

teatro vlccnllno

pei"ch

disopra

al

non

vi si

il

erge

la

portico a livello coi prosj)etlo della scena,


balaustrata e

viene sostenuto da una muraglia che chiude

tetto del teatro

pareggia l'altezza della scena;

mente

teatro

cavea, e che

qual muraglia serve a trattenere mirabil-

la

meno

all'ultima cornice, quattro quinti,

onde, del diametro

otto

dell'or-

Dalle considerazioni che abbiamo fatte sopra questa ragguardevole

".

fabbrica,

la

il

voce. L'altezza del teatro, prendendola dal livello del pulpito fino

la

chestra

nulladimeno per

le statue:

pu concludere senza

si

esitazione, che

ad immagine de'teatri romani. Se non

quelle parti che

non quelle che

il

vi si

Palladio ha formato

il

suo

riscontrano poi alcune di

trovano ne' teatri antichi, non mancano propriamente se

si

a giudizio del Palladio furono riguardate o

come

superflue,

o come incompatibili, colla natura e configurazione dell'Olimpico. Tali sono,


ex. gr.,

pioggie improvvise

tempo

nel

gli spettatori

delle rappresentazioni, perch

teatro essendo coperto dal tetto

non abbisogna

ancora sarebbero

bronzo o

vano

stati

vasi di

pulpito,

la

il

voce

si

piano dell'orchestra e

introdotti ne' teatri di

a costruire

che

tutti

antichi

non

se

se

costuma-

per renderlo pi risole

scene interiori,

sono costrutti

di legno,

che non sono

all'effetto de' vasi accennati;

Roma,

teatri di pietra

sedili,

il

comodo. Superflui

gli

diffondesse per ogni dove; atteso che

suppliscono nel teatro Olimpico


slati

di questo

rame, che

di

di disporre in certi determinati nicchi del teatro

nante, onde
il

ad oggetto di riparar dalle

portici fabbricati d'intorno al teatro

da quel tempo che

si

cominci

(19).

Nella costruzione di c[uesta fabbrica, la quale ad una nobile eleganza con-

giunge una pomposa decorazione, si riconosce quella rara sublimit d'ingegno


e di perizia

che possedeva

il

nostro Architetto,

il

quale con finissimo

artifcio

facendo buon uso delle regole degli antichi maestri, ed accomodandole


circostanze del suo teatro, e modificando a misura del bisogno

forma

la

variando

e la distribuzion delle parti; e discretamente

le altezze, gli

riuscito di creare, dir cos,

un corpo

le

alle

proporzioni,
le

distanze e

di fabbrica d'architet-

tura cos eccellente, che dester ammirazione a tutti gl'intendenti, e potr


servir di modello per costruir fabbriche della stessa natura

La maggior parte facevano

pi bassi

le

teatri alti

voci perdevansi , e non

si

per quanto era

sentivano ;

ma

ne pi

tra gli eccellentifurono quelli, ne^ quali furono alzate le

Sono parole

di

b Vitruvio,

Leon

lib. v,

Batista Alberti. Lib. viii^ cap.

rocch
suono.

tutti

si

sentivano pikjorle:

ma

quattro quinti della larghezza della piazza.

'7.

per molti anni

ha avuto alcuna considerazione di queste cose;

pubblici teatri

nostri posteri.

piazza di mezzo, perch sapevano che ne teatri

ulti s' ingagliardivano e si

mura per

cap. 5. Potrebbe forse dire alcuno, che

per in alcuno di quelli

la

a'

che sono fatti di legno

hanno molli

stati

ma

tavolati

sono mlti teatri a

Roma, n

cld dubita erra in questo: impei

quali necessario die rendano

-4.S-

OLA
TVOLA
TAVOLA
TAVOLA
TAVOLA
TJI

I.

Pianta del teatro Olimpico.

IL

Prospetto della scena.

IH. Spaccato.
IV. Scalinata
V.

ossia

gradazione del teatro.

Sacome.

Base e cimasa de'pledestalli del primo ordine corintio, e base delle colonne.

Capitello.

Architrave, Iregio e cornice.

Base e cimasa del secondo ordine corintio, e base delle colonne.

Capitello.

Architrave, fregio e cornice.

Base e cimasa de' piedestalli de' tabernacoli del primo ordine, e base dei
pilastrini.

Capitello.

/ Architrave, fregio

e cornice.

Base e cimasa de'piedestalli de'tabernacoli del secondo ordine, e base dei


pilastrini.

31 Capitello.

N Architrave, fregio e cornice.


.0 Base dell'attico.

P
Q
R

Cornice.

Capitello.

Architrave, fiegio e cornice.

Balaustri, piedestalli e cimasa del pogginolo sopra la gradazione.

Cornice del basamento della gradazione.


Base delle colonne poste sopra

la

gradazione.

NOTE
ALLA DESCRIZIONE

TEATRO OLIMPICO
ANDREA PALLADIO

(i) Scaia, Jal greco Iv.ryr, ombracolo o capanno, dissero gli antichi cuel certo frascato col quale solevaasi

guarentire dal sole^ specialmente in certe loro adunanze piacevoli: e scena


il

prospetto stabile del teatro antico adorno di colonne , quanto

alle

le tele

si

disse poi,

varie rappresentazioni. Oggid chiamasi scena tutto lo spazio compreso tra

W sipario.

Presso

Romani troviamo

adorna di statue e di colonne ;

la

per antonomasia, tanto

dipinte con le decorazioni occorrenti


telone di fondo, le quinte ed

il

scritto esservi state tre sorta di scene: la tragica,

che era magnificamente

comica, in cui erano rappresentate delle case di particolari

e la satirica, in

cui vedevansi degli alberi, delle caverne, delle montagne, ecc. "V'itruvio aggiunge che questi apparati di scena

cangiavano , e che chiamavansi scena versilis


ductilis , allorch col

mutamento non

allorch

per mezzo di tavole o di tappezzerie che

si

apparati mutavansi tutti ad un tratto

gli

facevasi che scoprii'e

e scena

fondo del teatro. Queste mutazioni eseguivansi

il

ritiravano: ed perci che qualche volta, negli autori antichi,

questi apparati di scena chiamavansi aidae, perch

non consistevano

in pitture di tela,

come

fra noi,

ma

in

drappi da parati.
I

Romani facevano

che ne danno

una unione

gli

di alberi e di verzura, d'onde

ed a queste succedettero quindi


pittura: vi

si

le

le

si

dorasse anche tutto

sua edilit, volle

la

sopra delle altre in tre ordini

il

costruisse

si

Da

il

nome:

le statue:

la scena:

nel primo di

e le pi minute particolarit

principio la scena

non fu composta che

il

primo a

servirsi di tutte le ricchezze della

Cajo Antonio sopravanzando

tutti quelli

che

per giunse ad eguagliare

il

fasto di

Scauro,

il

lo

quale,

teatro con trecento sessanta colonne nella scena, postevi le

marmo

di

posero poscia in opera delle tavole informi,

Petrejo l'offerse dorata: Catullo coperta d'avorio: e Ne-

teatro. JNiuno

un

si

Claudio Fulcro fu

colonne e

avevano preceduto, fece inargentare tutta

durante

ha preso

tappezzerie

prodigarono in seguito

rone ordin che

per l'ornameiito della loro scena

delle spese prodigiose

autori latini sono tali, che pajono incredibili.

nel secondo di cristallo , nel terzo dorate

une

e fra queste,

tre mila statue di rame.

Presso

Greci,

la

scena,

un poco

differente da quella dei

quali chiamavasi propriamente la scemi.


Tom.

I.

La

Romani, dividevasi

facciata di cpiesta

estendevasi da

in tre parti, la pi-ima delle

un

fianco all'altro del teatro


13

-50ivi

ponevansi

apparati della scena; ed

gli

vano questa parte. Dall'una

dal nostro, era di abbassarsi allorch

La seconda

tazione.

sue esLremit erauvi due piccole gallerie in giro, che termina-

alle

tendevasl una gran tela, l'uso della quale, molto differente

all'altra di tali gallerie

apriva

si

la

scena, e d'innalzarsi fra

gli atti

od

alla fine della

rappresen-

parte della sceiM era un ampio spazio libero, sul davanti della scena propriamente detta,

che rappresentava sempre un luogo scoperto, come ad esempio, una pubblica piazza, un luogo campestre, e

dove

simili,

gli attori

venivano a recitare. La terza parte poi

oltre al vestirvisi gli attori, vi si

Le nom

(2)

appele

chiudevano ancora

un luogo appartato

ei'a

addobbi ed una parte

gli

de pulpitum (dice De-Qu^lncy ), ft atfect par

latin

yD;'0^ce7/?i

parce que

un

c'toit

lieu lev construit

les

Romains

en bois; cela

grand nombre de thtres antiques. Vitruve iious apprend que

les

se

dietro la scena, in cui

macchine d'uso.

delle

proscenium

se terminoit

ordinairement en une ligne droite, dtermine par

composoit l'amphithtre, c'est--dire

proprement

toient le thtre

les

thti-e

ruines d'un fort

les

Romains ne donnoient au proscenium que

5 pieds d'lvation,tandis que chez les Grecs on lui en donnoit le doubl. Sur le devant,
stre, le

de leur

cette partie

prouve par

rangs de gradins circulaires qui

le

du

du mot en Grec,

selon le vrai sens

cte de l'orche-,

diamtre du cercle qui

dit.

(3) Les gradins ou siges des spectateurs

dice ancora l'autore precitato

dont

se

composoient

les

amphi-

thtres et les thtres antiques, toient coups de distance en distance, dans toute leur hauteur, par des
sections de petits gradins,

moins levs que

ou moins multiplis, pour

la facilit

de

aux repos ou paliers qui, sous

tissoient

les

gradins des siges, et qui formoient de petits escaliers, plus

la circulation et

nom

le

des dgagemens. Ces sections de petits escaliers abou-

de prcinctions (^praecinctiones^ , ou semblans de ceinturs

Gomme

divisoient toute la hauteur de l'amphithtre en plusieurs tages.


tre, l'espace des gradins

coin.

De

deus

escaliers.

mot cuneus

l le

et reserves.

compris entre deux,


(

coin ) , affect par

les

ces sections tendoient vers le cen-

d'un cune tronqu,

offroit l'oeil la figure

Romains esprimer

la figure des

et ressembloit

un

espaces renferms entre

On rservoit des cunei pour certaines classes de citoyens qui avoient leurs places marques
On appeloit excuneati les spectateurs qui, n'ayant pu trouver de place sur les gradins, se

tenoient debout dans les passages.

Bench

(4)

note,

gli

teatro

il

romano variasse

dal greco in alcune

era esso per simile nel rimanente; cosicch

che adattarono

al loro. I

minori a comodo

come generalmente non

vi

principale residente nel finto luogo della rappresentazione,


nella scena tre porte

della casa del padrone, e le


(5) Vitruvio

due

foro

commedia

tragedia in cui, oltre al personaggio

non intervengano anche

a somiglianza delle case greche

de'forastieri, perci

quella di mezzo figurava

l'

ingresso

laterali l'entrate alle forastei-ie.

chiama versurae anche

fingevasi venissero ai

altra di queste

trassero l'origine e de'nomi e delle parti

Greci solevano anche a dritta ed a manca delle loro abitazioni stabilirne due altre

de'forastieri; e

Romani avevano

poche cose, siccome fu detto in

Romani ne

cantoni della scena, ove erano pure due porte, una per quelli che

per quelli che mostravano venirsene dalla

ossia dal corpo della citt, l'altra

campagna.
(6) Dal

modo

col quale qui

si

c\\mvD.3.%s& Jgura elittica quella,

esprime

il

Bertotti

e dallo

schema che presenta , scorgesi chiaro come

egli

cui avrebbe dovuto darsi pi esattamente l'aggiunto di ovale.

(j) Orchestra, cos detta dal greco opyiopMi saltare, era la parte bassa dell'antico teatro, nella quale, presso
i

Greci , danzava

il

coro

e pi-esso

Romani sedevano

senatori.

(8) Cio l'ovale (Vedi la nota 6).


(g)

Et pulpiti

spectare possint

altitudo (trovasi scritto in Vitruvio), sit ne plus

omnium agentium

pedum

quinque, utiqui in orchestra sederint,

gestus.

un

(io) Vedasi la nota 6, e cos sempre ogniqualvolta trovei-emo qui scritto successivamente
(i i)

allo

La

stessa sorte incontr

un piede

'-,

pure quella del Boudin, che voleva

posto a qualche distanza dal proscenio ,

il

fosse

'Apodium

quale divide

tale aggiunto.

del teatro latino

r orchestra,

un muro

lasciandovi uno

spazio vuoto per deporvi le sedie curuli e le altre insegne de' senatori.

(la) Alla notai della prefazione fu gi spiegato abbastanza, perch sacoma e modanatura non possano dirsi
voci sinonime: sull'arte di sagomare giustamente, quivi anche dettasi difficiUssima, potranno giovare le seguenti
regole generali

In ogni profilo architettonico ,


alla loro natura. Si

atte soltanto

le

modinature occupino sempre

il

sito

pi conveniente

alla loro

forma ed

badi a non confondere indistintamente quelle che devono sostenere o coprire con quelle

per dividere o per adornare.

Le

pit forti

si

adoprino costantemente a sostegno delle

pi.

-51deboli.

La

loro gratulexza sia [jioporzionala al loro uso:

per separare

moke

grandi

le

numero:

in

ma

tra di se stesse;

S'impieghino

Si variino di grandezza e \ forma:

La durezza

cezza delle curve; sapendosi riuscire troppo secco quel profilo, in cui

ed ognora ricercato quello dove abbondano


principale a cui

Vediamo

servano

le altre

ad esempio

cos,

come

le seconde.

Fu

dividervi costantemente

listelli

pertanto giustamente redarguito

ordini, e ripetuta
scevi'o

da menda

venga alternata

succedono senza interruzione

si

le altre

la

le

prime,

coprano o fortifichino.

bene intese, predominarvi sempre

delle cornici

sorretta s! modiglioni

Aa^ dentelli, aA^ ovolo

modinature maggiori, ed ornarle, se accoppiati

gola diritta ne' suoi

sieno

colla dol-

il

la

o dalla gola

agli astragali.

cavetto sotto della corona in tre de' suoi

profili, quasi

membratura

Non

di sostegno.

fu

Vignola qviando pose Y echino a finimento della sua trabeazione toscana n sfuggirono da
:

sommi

retta critica altri

sagome

adornare

Non

sagome veggasi sempre una membratura

Nelle

Palladio, per avere impiegato

il

frequentemente

s
il

delle rette,

solo per

maggiore:

rilievo

di accessorj, per necessarj, che lei sostengano,

di tutto questo, nelle

corona, coperta dalla gola dritta o dal cavetto


rovescia

non

piccole,

\g

per dare anche a queste un

per essere caduti

architetti,

pure

in hiconvetiienze consimili; forse illusi essi

dall'e-

sempio di alcuni moninnenti antichi servilmente imitati, anzich indagati austeramente, senza spirito alcuno
di parte.

(i3) Qui, per tabernacoli, intende dire nicchie a tabernacolo

colonne

adorne

cio nicchie

(i4) Striati cio a dire scanalati, dal greco ^r(A^ piccolo canale. L'uso di scannellare

sembra con molto

di probabilit, possa aversi avuta origine

colonna trovatosi nel tempio di Tebe Karnak,


scannellature,
Il

sopra, e di

di frontone

a' lati.

si

il

dall'Egitto: e ne

accosta molto alle colonne doriche della Grecia.

meno

o pi svelto

a canale,

cos

smussamento degli angoli

lo

ad esempio ,

l'avrebbe presa ottagona dopo


e di quell'altra

di

quale nelle proporzioni e pi ancora nella forma delle sue

P. Paoli, nella sua lettera sull'Architettura, d'opinione che

varsi pili o

fusti delle colonne,

una prova quel tronco

lo

se

le strie

abbiano presa origine dallo inca-

onde renderlo pi

di qualche obelisco, fattogli

sottile

questo tale obelisco avesse avuta da principio una forma quadrilatera

scantonamento de'primi suoi angoli ; e smussando anche

quelli dell'ettagona,

forma regolare qualunque che avesse potuto successivamente acquistare da ripetuti scantona-

menti , sarebbe giunto in

una forma poligona , molto presso

fine a ricevere

scavati a canale, forse onde dare loro

un

alla cilindrica

aspetto pi grazioso e pi nuovo, avrebbero,

ne' cui latercoli

come venne

avvertito

dal precitato P. Paoli, avuta origine le strie. Il Cinesi su questo proposito dice, che gli steli delle foglie sacre,
colle quali solevansi

prima idea
le

colonne antiche

rino

sotto

non

e
il

ornare

tutto

il

capitello in

capitelli delle

delle scannellature

colonne , suggerirono forse col loro scendere lungo

ed a convalidare maggiormente questa sua congettura

ed in quelle particolarmente del tempio di Apollo a Tebe ,


fusto.

Le scannellature

forma di

viso che le strie sieno

delie colonne

della natura, dedotta,

molto

tale

lo stesso

non dovessero impiegarsi colonne

autore sostenga che

le

pi belle colonne abbiano a farsi

possono adoperarsi con successo tanto entro , che fuori degli

non

parisca pi grossa che

opinione del Cinesi.

svelta e pi leggera,

come mancante

liscia

con pari diametro

quod oculus plura

columnae aeque crassae,

et

il

di tutto

fusto

hoc autem

il

toltovi

per farvi

effcit

il

Milizia d'av-

ci nullameno,

ammette pure , che

quando

le strie;

le

dagli

inferirsi

da

quantunque

colonne a strie

voglia che la colonna vi

si

colla-

com-

debba mostrarsi pi

pure, dagl'insegnamenti di Vitruvio,

ratio (dice l'autore ora citato, nel iv libro della sua architettura),

majore msus circuitione pervagatur ; namque

circummetientur; e quibus una

((

gium cava,

circumdatae erunt , non erunt aequales; quod striarum

tudinem.

et

liscie

edifici

la

d'una colonna striata, appare sempre pi grosso di quello d'una

crebriora signa tangendo


lineis

Il

Potrebbe

realmente: poich, sebbene paja che la colonna scanalata

concordi coU'efTetto, rilevasi, che

anche

bench da lungi ed alquanto stentamente,

striate nell'interno degli edifici

le quali finiscono tutte

screpoli della corteccia degli alberi, e dalle strisele cagionatevi dallo scolo delle pioggie.

questo, che mai

fiisto

il

ricorda che in tutte

v' scannellato

che vedonsi nel Coragico

foglie, favorirebbero altres di

una imitazione

ci

sit

non

si

duae

striata, et altera striata: et circa stri-

angulos striarum , linea corpor a tangat, tametsi columnae aeque crassae fuerint; lineae quae

Soglionsi

sempre ommettere

questa variet, rendendo confuse anche

le

strigium circuitus

le stesse superficie liscie,

Quando verranno impiegate colonne

scannellate,

queste tutte uguali tra s per diametro, sar bene


in quelle esteriori, onde

et

scannellature in tutte le colonne a

il

fare

produce un

all'esterno

majorem

marmo
effetto

effciet lineae longi-

di varii colori

peggiore in quelle

perch
scolte.

che all'interno d'una fabbrica, e saranno

maggior numero di scannellature,

nelle

prime, cio

supplire a quella certa esilezza che, a confronto delle interne, mostrerebbero cosi

-52non per

collocale-

per

forse

la

maggiore copia d'aria che

circonda,

le

vedersi, essendo collocate in sito chiuso; che altrimente

puonuo

allo sminuire del

un oggetto qualunque, crescere

di quello nel quale

trovandosi provato: Lesilezza apparente di

grado d'illuminamento cui

una fabbrica , essendovi ognora pi illuminate

poste all'esterno di

dentro

lo si

espone; dovrebbe inferir-

che noi sarebbono

di quello

colonne

le

se collocatevi

dovrebbero comparirvi sempre ingrossate , anzi che impicciolite.

essere scanalati in tre maniere diverse; i" indicandosi in essi fusti unica-

puonno

I fusti delle colonne

mente

ma

mangia:

pratici, se le

meno aperto

ottico

a malgrado di quanto accade in pratica e di quanto insegnarono autori classici in arte , che

sene

una forma prismatica, consimile

latercoli destinati alle strie; pel che pigliano

dar loro

apprestandoli a ricevere

gli scarpellini

tondeggiamento

il

alcuni vollero anche trarre l'origine vera delle scannellature

un

rata da

listello

hanno

Si

le

prima maniera

scanalature della

forma questa da cui

3 facendo

s,

che cotesta separazione

iscrivendo nella circonferenza rappresentante

la projezione orizzontale del fusto a striarsi,

scanalature

un poligono

regolare di tanti

quante

lati

e dal vertice di cadaun angolo di tale poligono innalzando delle rette lungo

del suo affusameuto, e terminandole presso al

sia

ope-

fusto

il

si

fatta

all'

vogliono

in direzione

sommoscapo.

scanalature della seconda maniera, che in arte prendono l'aggiunto di semplici o scempie, onde non

confondano con quelle

della terza, dette

composte, sogliono attorniare

conseguenza un'ampiezza pari costantemente

mezzo circolo od a sestante

quando

a quella che sogliono


:

interposto ad ogni stria.

imoscapo,

Le

e l'affusellamento

3 incavandovi le strie in guisa che la sepa-

un angolo acutissimo

razione tra canale e canale venga fatta da

che, come dicono

un angolo

quivi esposte ad essere vedute sotto d'

trovai'si

le

di esso

alla

il

fusto in

numero

si

per

vigesima parte della circonferenza del fusto ; essere incavate

cominciare a dirittura AaVimoscapo e terminare

di venti, avere

cimhia del

alla

'

sommo

colonne sono prive di base , come ne'dorici antichi ; ed avendola, prendere origine, foggiate ad arco

di circolo, dalla cimhia

i^ Imoscapo

e finirsi

anche ugualmente all'incontro della cimbia superiore.

mano od

curve di origine e affine possono segnarsi a

Siifatte

altrimente, purch per sempre simili alla piegatura di

quelle impiegate per descrivere in pianta le strie.

Volendosi
fa

le scanalature della tei'za

maniera, cio con un

maggiore uso negli Ordini non robusti , solendosi esse porre

far d'

uopo dividere

numero

nello stesso

Rammentandoci

d'

interposto ad ogni canale, delle quedi

numero

intorno al fusto in

si

di ventiquattro

di parti eguali tutta la circonferenza di quel circolo che mostrer la

projezione orizzontale del fusto t!^ imoscapo


centri dei canali.

listello

per avere ne'punti

inoltre, essere pari quasi

sempre

i, 3, 3,

4"" di

tali divisioni, i rispettivi

al terzo della larghezza di

nellatura, la fronte de'listelli che vi s'interpongono; potremo anche agevolmente fissare

vere la curvatura d'ogni stria, che qui d'ordinario

un

ciascuna scan-

raggio atto a descri-

il

semicircolo, pigliando per esso costantemente

le tre

ottave parti di cadauna delle suddette distanze o divisioni 1,2; 2,3; 3,4 e loro successive.

Quando occorrer
facce

non

mai

soglionsi

di scanalarle de' pilastri, ci sovverremo pure che,


fare pi,

faccia in ventinove parti uguali

che tre altre indicheranno

il

n meno

ed

Fu

comunemente,

BaujXjjtY!,

stria, e cosi di seguito.

aggettivo di BajtXsy; re; sott'inteso

gi cos chiamato anticamente

magistrati per amministrarvi la giustizia.

un superbo

Troviamo in Plinio

ov/.lv.,

casa; vale propriamente

edificio in cui

esservi state a

s'

Roma

che, in molte delle quali, successivamente, quasi in altrettante borse, presero a recarsi
cittadini,

per trattarvi

quistioni di diritto, cui


posite. Il

al

adunavano

davano luogo

gl'interessi

commerciali, stanziavano anche in

al

momento di

dini, destinato agli avvocati,

a'

esse,

entro a camere ap-

ne'lati,

ove s'intrat-

tx-e

ad uno spazio transversale, pi

alto di alcuni gi'a-

notai e ad altre persone di legge: oltre questo, in direzione della colonnata

centrale, vedevasi altro spazio fatto a semicircolo


vlto sferico, detto gi con vocabolo greco apside

negozianti e gli altri

presentarsi a'giudici, quegli uomini e quelle donne che ne avevano

d'uopo. Questi corritoj longitudinali, riuscivano tutti e

del quale sedevano

principi

la cui larghezza stava divisa in tre parti:

mezzo, a guisa d'ampio corritojo con colonne lungh'esso, e due minori

tenevano separatamente, sino

fatto animale: e quindi,

fino a diciotto basili-

d'affari: scrivani e pei'sone incaricate di compori-e le discordie, e di risolvere le

corpo principale delle basiliche aveva una forma oblunga,

una pi grande

in ciascuna di loro

onde ottenervele, debbe dividersi ogni

che una di queste parti stabilir la larghezza del primo pianuzzo d'angolo

vano o diametro della

(i5) Basilica, dal vocabolo greco

reggia , palazzo regale.

di sette scanalature; che,

con camere intorno o presso , per usi diversi ; coperto


da

Atfit;

testuggine; perch somigliante alla veste d'un

di

sif-

anche chiamato con voce latina tribuna (se per non deriva dalla greca rpi^a), entro

magistrati ed

loro assessori, d'onde poscia

il

nome

di tribunali alle corti di giustizia.

-53iJii

descrizione

lalc bifvt^

ilelle baslliclie

rilevasi iaciluieule quaiilo jjotessei'o pieslaisi alle esigeii/.e del

cullo cristiano, sia per la loro vastit, che per la particolai'e loro distribuzione;

conosce ugualmente perch

si

fossero mutate in chiese cristiane alcune di esse, e perch nel farsene delle nuove,

si

forma

basilicale. Volevasi

pure che

modo

rappresentasse in certo

la chiesa

centrale delle basiliche oiferiva appunto l'immagine di questa ruive di cui serba

ugualmente a mantenere tra

laterali prestavansi

come necessaria, tanto

due

separandosi dal rimanente per via d'una tramezza,


gervi

le

mezzo

tuttavia: gli spazii


si

aveva

non che pe'diaconi, onde

leg-

sacre carte: l'altare poteva farsi anche sorgere naturalmente alla estremit superiore della nave, in

di quell'area

transversale che, per

seno ancora del paganesimo,

sua direzione rispetto alla navata stessa, pai'eva gi presagire nel

la

futuro trionfo della croce. Nell'apside poi (che per essere la parte pi lumi-

il

nosa o cospicua della basilica, credette Isidoro fosse stata cos detta dal greco

ancora innalzare un seggio che dominasse


potesse

nome

nave o navata poteva parimente,

destinata pe'cantori,

essei'e

il

preferisse dar loro la

di S. Pietro; e lo spazio

che ne'tempi primitivi

sessi quella separazione

nelle chiese, che nelle corti di giustizia. Parte della

si

Nave

la

comodamente

ne rappresentava
frequente

vegliare su quanto operavasi intorno

anche

gli assessori:

mentre

camere quivi attigue,

le stesse

an-'jt

dar luce), toi-nava

il

clero

difilato a destra

e quelle absidi

ed a manca

minori che vedevansi di

estremit delle navi laterali, potevano tutte prestarsi assai bene per sagreste e per

alle

facile

assembrati; dal quale V Episcopus a guisa di magistrato

l'altare e gli

siti

di

purificazione.

Costantino fu

primo che

il

Roma

in

facesse l'idurre a chiese cristiane delle vere basiliche, e che ordinasse

di erigerne altre quivi e fuori, sullo stesso

modello.

Molti anni dopo, quando Teodosio proclam che la sua religione sarebbe stata
e

che fece abbattere colie chiese di Costantino gi rovinose, anche

per potersi prestare degnamente

nome

chiese da lui erette:

dine, o di piacevole

Il

al

la sola legale

il

nome

e la

forma

fino a noi, forse

monumenti che

Costantino, o di speciale venerazione per que'primi

vidersi

al cristianesimo.

Milizia parlando del teatro Olimpico del Palladio: u Questo teatro fu finito (egli dice), dallo Sea-

(i

tra

liscio e l'ornato,

accusano
(l'y)

nuovo

di basilica alle

mozzi; e perci nelle scene non apparisce quel fiore d'eleganza ed una certa armonia tra

per effetto di mera abitu-

il

dell'impero

tempj pagani, parendogli troppo angusti

nuovo culto; conserv tuttavia

forma che poterono quindi giugnere

memoria per

pubblicamente aperti
(i6)

lo

Scamozzi.

Cos chiamavano

che dicano, siamo del Palladio;

ma vm

solido ed

il

il

vuoto,

po' di pesantello e di affollamento ne'inembri,

n
i

Latini

la

platea del

loi'o teatro.

(i8) Diastilo era l'aggiunto di un intercolunnio in


l'altra v'era la distanza di tre diametri: fu esso cos

cvii le

colonne trovavansi cos disposte, che tra

chiamato dal greco

ijis:,

luna

tra, in mezzo, e ;u).o;, colonna,

perch pu esservi frapposta altra colonna nel mezzo. Vitruvio stabiliva cinque specie d'intercoluunii.
Il picnosdlo o ristretto; le cui colonne distavano tra loro
// sistilo o

meno

ristretto; in cui tra

Heustilo o grazioso; dove

le

un diametro

e mezzo.

colonna e colonna vi capivano due diametri.

colonne trovavansi discoste

le

une

dalle altre per

nove quarte parti del loro

diametro.

metope

// diastilo, gi spiegato qui sopra, cui, nel dorico, pel giusto ripartimcnto delle

diedero soltanto moduli 5

'-:

ovvei'o diametri a

e de' triglifi, si

i.

Lareostilo o spazioso; perch di quattro diametri da colonna a colonna ed anche pi.


I

due primi di

perch pi delicata

tali
;

il

cinque intercolunnii pi
terzo alla ionica

li

ristretti degli altri,

due ultimi

furono accordati

alla dorica

notando per

alla

maniera corinzia

che

l'

areostilo

come

troppo aperto, non veniva usato dagli antichi altrimenti che nella dorica pi semplice, cio nella toscana, ove
gli

architravi erano di legno.

Vincenzo Scamozzi facendo l'intercolunnio toscano


il

composito, e di 2

il

corinzio

colunnii estremi di Vitruvio, l'a/'eoito ed

somma

di 3 diametri; di a ^

il

dorico, di 2

parve che seguisse una progressione migliore, per cui fossero


i

picnostilo, troppo viziosi,

uno per eccessiva

^ l'jonico, di
tolti

due

3 ^

inter-

larghezza, l'altro per

strettezza.

Vignola, stabilendo per

tutti

suoi ordini quasi

uno

stesso intercolunnio, ottenne risultamenti

anche pi

regolari, e forse anche meglio intesi de'Vitruviani, presi a rigore.


Altri architetti opinarono

si

dovesse riserbare

il

sistilo al

corinzio, Veustilo aWjonico, ed

il

diastilo a\

dorico: avvertendo non esservi assoluto bisogno che questi tre intercolunnii sieno scrupolosamente eseguiti

secondo

misure

le

di

lonna; cosa cui

Vitruvio: che anzi una qualche leggera alterazione vi ben di frequente necessaria

divisione del lacunare

la regolarit della
gli

antichi

Vediamo

infatti lo stesso

e ci fa osservare

a quella di

larghezza,

due metope ed un
gli

si

Viiruvio essersi
i

g'

modiglioni corrispondano esattamente

triglifo; pel

intercolunnii

egli

primo scostato

dalle precise

Greci ne'loro templi dorici proporaionassero

avessero invece ridotti

In generale,
soffra,

perch

))ei-

della co-

all'asse

nelle vere dimensioni

sensibile di qualche irregolai'it introdotta nello intavolamento.

Canina come

il

non avvisarono molto, quantunque un^alterazione leggera

meno

dell'intercolunnio vi sia

a.

misure del

diastilo nel dorico,

larghezza degli intercolunnii

la

che, ben lungi dallo aversi dogi' intercolunnii

quanto

diastili,

alla

picnostili.

non debbono

mai

essere

spaziosi, che la solidit reale ed apparente ne

angusti, da impedire una sufficiente cpiantit di luce o l'ingresso libero agli uomini, per pas-

pu

sarvi speditamente con quegli arnesi che, secondo la qualit degli edifizii,

loro abbisognare di portarvi.

Questi due avvertimenti cos essenziali debbono anche combinarsi con una certa eleganza di proporaione
tanto grata all'occhio, d'onde nasce ci che dicesi bello architettonico.

Giova qui pure avvertire che, collocandosi colonne


luminose del vero
e

che l'opposto accade con

che, a diametri pari,

fusti delle scanalate

(19) L'opinione seguita da molti, che

ha molto

alle

stampe,

la

che

sia possibile solide e

che

le

che

pertanto diviene

il

il

sembrano sempre pi ingrossati di

bene dal chiarissimo

il

legno

legno anzi la materia

consiglio dato dal sig. Patte,

l'altro di costruire

saranno sempre pi

utili alla

onde rinforzare

la

voce

muro, quasi piani armonici


sotto l'orchestra

ecc. ecc.

^9m

il

pi

musica

che inopportuno

suono

degli strumenti a corde; ed inop-

per aumentarne

voce dei cantanti, non quella dell'orchestra gi di troppo prevalente

numero

data non

delle sale, anello cio di coprirne le

il

suono

pienamente sbagliato in massima , perch ci che ha bisogno

degli strumenti in particolare , die pel loro

preferirsi nella costruzione per ottenere degli

atta a favorire l'aumento del

mia cassa armonica

quest' ultimo lo scopo sarebbe anzi


ri forzo la

non sono da

meno

possano essere pi sonori di quelli

Taccani in una sua dissertazione

quelli delle liscie.

che gli ambienti costrutti con pareti,

capaci di resistere alle scosse armoniche

pareti con tavole di legno alquanto staccate dal

portuno anche

sig.

quale porta francamente a conchividere

materie elastiche e specialmente

ambienti sonori

di grosso fusto assai vicine tra loro, pajono pi vo-

colonne delicate messe a molta distanza una dall'altra

teatri vestiti di tavole alV interno,

colle pareti nude, trovasi confutata assai

fusti di

sull'altra, tanto

che

in

di aiuto e di

per la forza

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FABBRICA
i\OBILE SIGiNOR COiNTE

ORAZIO PORTO

Jjella oltre

modo

magnifica invenzione del Palladio

fabbrica espressa nelle tavole vi, vn,

viii

ix.

il

disegno della

Fabbrica, che fu inventata pel

conte Giuseppe de' Porti, della quale non ne fu mai eseguita che una terza
parte (Tavola 6 J, quella cio che nella pianta trovasi contrassegnata colle
lettere

(AAAA). L'ingegno

del celebre Architetto, fertile a maraviglia di

grandi ed armoniche idee, seppe mirabilmente adattare l'ottima forma del


palazzo di cui parliamo, alle condizioni dell'area assegnatagli di quadrilunga
figura, e confinante
fatti,

ognuno che

da entrambe

gusti

estremit con due pubbliche strade. In

le

anche poco

le

cose

buone

scere agevolmente quanta convenienza abbia la

d'architettura,

ben

pu cono-

intesa idea di questa

fabbrica colle indicate circostanze del luogo in cui dovevasi situare.

Compose
in

il

felice

inventore

un

tutto

due corpi eguali d'una elegante

armonico perfettamente,

struttura,

estremit, guardano coll'esterna lor faccia le suddette

sopra

le

all'altro.

quali restano aperti

due

e lo divise

quali alzandosi sulle

due

due pubbliche strade,

ingressi grandiosi, posti l'uno rimpetto

Questi due corpi sono divisi per lo spazio d'un sufficiente cortile,

comunicano da entrambi

lati

per mezzo d'una superbissima loggia, che

-56-

nell'lnteriio in

quadratura ricorre. Nel distribuire

questa fabbrica, ebbe in vista

comodamente per

servisse

giare, com'egli dice,

Greci
a'

*,

quali

famigliari

mente

il

estesa

la

il

famiglia del padrone di casa, e

de' forestieri

amavano una

guisa

in tal

le parti

di

gran Maestro, che una delle due divisioni

".

ci far

si

per allog-

l'altra

condusse sull'esempio de'

simile distribuzione per facilitare agli ospiti ed

bel piacere della libert, che tanto condisce la serie sonmia-

de'comodi che seppero

genii industriosi degli

uomini provvi-

damente inventare. Mi piacque presentare ne'predett disegni questa fabbrica


interamente
stata

finita,

quantunque, come ho accennato

compita che una terza parte

sopra, non ne

di

sia

ed a far ci mi son servito de' disegni

stampati dall'Autore, e delle misure riscontrate nella porzione eseguita.

Nel misurare

pezzo gi edificato, e confrontandole co' disegni

le parti del

alcune notabili differenze,

del Palladio rimarcai

le

quali meritano d'esseie

pubblicate, per far con ci cosa grata agl'intendenti d'architettura. Stender

dunque

colla

maggior precisione

scoprire, eccitando in

tal

e chiarezza tutto ci

che mi venne

fatto di

guisa la perspicacia e l'ingegno del leggitore eru-

dito a rintracciar le cagioni di

rilevanti disparit.

Per cominciar con qualche ordine, parleremo primieramente della pianta,


rispetto alla quale incontrai parecchie alterazioni.

minore in esecuzione

La giandezza

dell'atrio

che vedesi nel disegno dell'Autore. In

di quella

fatti

Palladio la disegn di piedi 30 in quadro, e trovasi in esecuzione di soli


piedi 27 e 2 oncie per
bile la differenza

un

lato, e di piedi

che incontrasi negli

29 e 2 oncie per

Rimarca-

l'altro.

stessi disegni Palladiani circa la lar-

ghezza di quella loggia, che dee camminare in quadratura nel mezzo del

grande

edifzio.

Imperciocch nella pianta, e nel picciolo spaccato

tore, ella ha l'estensione in larghezza di piedi 10, ed in

forma

disegnata

di^

piedi 7

Nel disegnare

mi tornassero meglio, come pur


ladio stampate in

Per

Londra

fece

il

ed

osservasi ne'disegni dell'Autore.

agli

lib. vi,

pianta di questa loggia io mi


cos facendo, gl'intercolunnii

ornamenti, primieramente dir, che

minore 3 piedi

Esaminando

l'accennata minorazione caduta parte nel

lib. ii, cap. 3,

maggior

celebre editore delle opere del Pal-

l'altezza di tutta la parte gi fabbricata

b Vitruvio,

fatto dall'Au-

altro di

".

ci che spetta all'alzato

a Palladio,

la

sembrandomi che,

attenni all'ultima misura,

un

le altezze

quello che

di

dei piani

pag. 8.

cap. io.

e L'architettura di Andrea Palladio, edizione di

trovai che

primo ordine comprendente

Giacomo Leoni

architello,

Londra mdccw.

il

-57piaiio

Ici'ieiio,

parte nel setoliti' ordine

iiiaeslra tliseguata dairinvenlor(; di |)ledl

solamente piedi 16, oncie 6 e


8 ])ledi e

lui tllsegnate alte

Inoltre

^.

uact|ue, che

e t|iiiiidi

18 e

d'altezza, in

esecuzione

hanno

primo piano, non potevano

t|Lieiraltczza, la

le

piedi 4

con que'masche-

roni di basso rilievo sono anch'esse minorate alcun poco. Date


nell'altezza tlel

alta

dello stesso piano da esso

le finestre

^, e laii^he piedi 4, in esecuzione

di larghezza, e piedi 7 e ^ d'altezza; e le serraglie ricoperte

tli

porta

la

misure

tali

camere ch'esso contiene esser

quale quel grand'uomo aveva ad esse assegnata, in

latti

11

Palladio dice, che queste camere sono d'altezza corrispondente all'ultimo

modi

tle'lre

delle altezze de' vlti da lui

proporzionale armonica

*:

prescritte", e sarebbe

quindi dovriaiio esser

realmente non sono che piedi 20 e 3 oncie, cio


larghe; e

insegna

una media

alte circa piedi 24,


alte quasi

quando

egualmente che

raggi delle loro curve sono la terza parte della larghezza

come

nostro Architetto ne'suoi precetti \

il

L'entrata, o sia l'atrio di questa fabbrica ha quattro colonne doriche senza

con una cornice

base,

architi'avata, le quali sostentano

il

vlto,

fanno

il

piano

sopra sicuro, e rendf)no Patrio armonioso, proporzionando l'altezza

tli

alla

larghezza. All'incontiK) nel libro dell'Autore queste colonne sono joniche


colla sua base, e coll'intiera trabeazione, l/altezza di quest'atrio, incirca

quanto

diagonale del quadrato formato dalle quattro colonne. Ora pos-

la

siamo fruttuosamente

riflettere,

jonico un dorico senza base,


adattato ad
fatto

il

un

atrio, eh'

che

il

il

giudicioso Architetto sostitu all'ordine

qual pi robusto, e per conseguenza

d'una proporzione

tozza.

piij

Ci forse non avrebbe

Palladio, se questa fabbrica avesse avuta la sua esecuzione secondo

disegni da esso stampati, dove l'altezza sarebbe riuscita piedi 24 in iscambio

20

di

e 3 oncie, e allora forse l'ordine jonico,

riuscito di

maggior eleganza

in un'altezza

L'ordine jonico, di cui viene ornato

pi svelta.
il

piano superiore, ha

grosse oncie 24 e ^, ed alte piedi 17, oncie 10 e

moduli, meno

t"*,

li

Palladio,

II

lib.

medesimo,

ii

cap. 3

le

colonne

f Tavola viij; che sono 9

suoi sopraornati sono piedi 3, oncie 8 e r, che sono

quinta parte della colonna, pi

fi

che pi gentile, sarebbe

oncia e

'.

L'Autore disegn

il

la

diametro

pag. 8.

cap. 23.

lib. i,

e Lib. 1, cap. 24.

Si osservi la figura, o sia

che l'Autore ha data nel


e

lib. i,

sacoma, della base jonica posta

Nel picciolo libro che ha per

sopraornati

p.

4j onc. 5.

nella tav. 9, la quale molto divcr.sa da quella

cap. 16.
titolo;

il

Forestiere istruito ecc.,

le

colonne sono alte

p.

17,

oiic.

9., e

-58tlella

sono

colonna oncie 24,

piedi 18, e

l'altezza

parte della iiiedesina colonna. L'attico quasi

la (jiiaita

altezza di quello disegnato dal Palladio.

ornamento,

sopiaoinati piedi 4 e

sommit

e poste sulla

Le

della

della fabbrica

membri, formano zoccolo

quali, che sono senza

che

stessa

statue da esso lui disegnate per

verticalmente

a'

esecuzione trovansi rlmpetto a'pilastrinl medesimi,

dell'attico, in

-^,

pilastrini

le

basi de'

alle statue pei' elevarle dal

piano della cornice, ed esporle liberamente all'occhio de' riguardanti. Di


queste statue non ve ne sono in opera che sole quattro;

sporgono

in fuori appiedi de' pilastrini

mente ch'era intenzione

dell'attico,

si

ma

dai zoccoli che

comprende manifesta-

dell'Architetto, che in faccia ad ogni pilastro vi fosse

posta una statua. Si potrebbe chieder l'altrui parere intorno alla posizione
di queste statue diversa

da

c[uella del disegno, cio se stieno

oppure

giate ai ijilastrlni dell'attico,

isolate in

ribrezzo, e mettono spavento a chi dal basso

cima
le

meglio appog-

alla fabbiica,

dove fanno

mira; e chi ha buon senso

ne rimane certo contaminato per que'principii ragionevoli che l'uomo trova

quando

in se stesso

voglia cercarli,

quali Insegnano a giudicare dell'opere

degli artefici piuttosto al liune della ragione, che sull'autorit dell'esemplo.

Disegnai

der

superbo

il

cortile

quadrato

in

due tavole (Tavola vm,

possibile intelligibili, e l'ornai,

le parti al

gran colonnato d'ordine composito;

venne per alterar

le

il

come

per ren-

ixj,

con un

fece l'Autore,

quale gira tutto all'intorno. Mi con-

misure da quanto dice nel

testo

11

Palladio, ed anche

da quello ch'ei disegn per questa fabbrica; e ci ho dovuto fare per adattarmi alle altezze della fabbrica eseguita.
il

avr

cortile

le

secondo ordine

colonne
e In

all'altezza del

colonna del diametro


quali

alte

uno

36 piedi

delli

nostro Autore dice nel testo, che

e ^, cio

quanto

alto

primo

aggiungendo piedi 6, oncie 8 e^


a'

scano di poter vedere

40

pei-

11

'/

Palladio,

lil).

ii

^,

il

Palladio ne' suoi disegni.

comprende

l'altezza dell'attico,

il

pai;. 8.

~, ai

contenga

il

non impedi-

Composi

primo

cos un'al-

secondo plano,

abbiamo una misura

altezza intiera, cio di tutta la fabbrica.

cap. 3,

Per

sopraornati, restano 6 oncie

piedestalli delle statue, acciocch

e oncie 9, la quale

combinando con questa

48 oncie 11

^.

basi de' piedestalli delle statue, a chi dal cortile le

che fece anche

tezza di piedi
e

le

marc

lunga piedi 3, oncie 6 e

7,

terrazzo, o sia lastrico, e perch gli aggetti delle grandi cornici

il

ei

secondo ordine, mi convenne formare una

piedi 3, oncie 4

di

per imo zoccolo sottoposto

guarda;

primo

il

due spaccati, cio nel maggiore,

sopraddette colonne di piedi 35, e di diametro piedi 3 e

l'altezza delle

giungere

",

Il

di piedi

-59Appoggiali

stengono

alle

colonne che loirnano

loggia di sopra, posta

la

una balaustrata, che gira


cazione

mezzo

col

la

primo piano;

primo piano

maestra posta dietro

[)erch a quelli

che

la

quali pilastri sostene-

come sono

chiusa tra

dio forse ce

le

le

devono

mezzo

medesima,

la

smonte-

acciocch co-

magnifico edifcio; e
affacciassero le pi

si

modo

nel

])recisoche stata eseguita, quella parte

(A A

A), non

modo

case de' vicini: n v'era

indic per dimostrarci che

corpo

vi

le feci le finestre ne"

mentre

in

11

starebbero bene, cpiando

di fabbrica di l del cortile, fuori del

nel libro dell'Autore: solo vi

esecuzione

d'aprirvi finestre.

sono, non so se debba dire, delle stanzine, o corllcelle, da

come sono

impalcatura po-

cortile;

il

nella pianta lasciataci dall'Autore;

fosse isolata. In quel

la

*.

fabbrica contrassegnala eolle lettere

ella

";

le parti di cos

volessero per

salir

Volendo dare disegnata

comuni-

che comunica

della fabbrica, sul quale

loggia a

ambedue

potesse servire ad

belle parti della fabbrica

(lanchi

nostro Architetto abbia posti in

il

Fano ordinata da Vitruvio

dissi, all'altezza del

la scala

modamente

(Il

medesimo,

travatura del portico della basilica; cos (juesti del cortile della fab-

come

rebbe

quali reggono

appoggiati dietro alle colonne, in quella guisa ch'erano

pilastri

brica Porto, ordinati dal nostro Andrea, sostener


sta

cortile, e serve a dar

al

queste logge. Sembra che

di
i

quelli della basilica di

vano

del

al livello

tutto all'intorno

die so-

soiiovi de' pilastri

fabbrica, che resta divisa dal cortile

alla

esecuzione

le logi^e

ho aperte

le

Pallala

casa

quadrato

me pur

vi

disegnate

porte di comunicazione,

per indicarne un qualche uso. Nello spaccato di quella parte di fabbrica che

non

eseguita,

dove

mino da fuoco, che

feci

vedere l'altezza delle stanze,

vi

un cam-

disegnai

trova in quella parte di casa fabbricata.

si

!Non saprei congetturare da che nate sieno le moltissime alterazioni di mi-

sure

che

riscontrano tra

si

disegni stampati dal Palladio, e l'esecuzione

Per quanto

del pezzo che fu fabbricato.

preesistente potesse avei' obbligato

il

io

abbia indagato, se qualche piano

nostro Autore a contenersi dentro

miti di certe altezze,

non m' riuscito scoprirne alcun indizio: anzi, mi

che

la

egli

abbia eretta

Sappiamo

a' li-

|)are

sua fabbrica tutta da' fondamenti.

all'opposto, che

il

Palladio pubblic

suoi libri d'architettura

nell'anno 1570, posteriormente all'erezione del pezzo di questa fabbrica; per-

ch, dandone

egli

stucchi e di pitture

n
/)

I dieci libri

Palladio,

lib.

la

descrizione,

le stanze.

deirarcliitetluia di

n, rap. 3, pag.

8.

V1.

nomina

celebri artefici che

ornarono

Queste duncpie esistevano certamente

Vitruvio, tradotti

romcntati da Daniel Barbaro,

lib.

al

di

tempo

v, cap.

i.

-60suo; ed eccoue

laro.

cos

le

parole:

prime come

le

Le
le

s/anze seconde, cio del seco ncC ordine, sono in so-

seconde di quella parie di fbbrica,

sono ornale di pitture e di stucchi bellissimi di

mano

ci

slata fatta

de sopraddetti valent uomini

(Bartoloinmeo Ridolfi scultore Veronese, Domenico Rizzo, Battista Veneziano

messer Paolo /Veronese, pittore eccellentissimo.

e di

Non
le parti

pnsujjporsi neppure, ch'egli abbia preteso di correggere nella stampa


d'un'opera cos bella, che gi esisteva; mentre osservasi in essa una

eleganza tale che, a dir vero, non pare suscettibile d'alterazioni di misure,
senza restarne sconcertata quell'armonia, che in tutte
e particolarmente nella

le

sue parti

ella spira,

simmetra e semplicit dell'esterno

rintracciare la precisa ragione delle suddette disparit, sia l'occupazione

Il

di scuola degli eruditi: a

per produrre

a'

me

basta pertanto l'averle fedelmente enunciate,

nuovi argomenti degni di compenso e di

dotti d'architettura

seria meditazione.

TAVOLA

VI

Pianta

TAVOLA

VII

Facciata

TAVOLA

Vili Spaccato

Trabeazione dell'ordine jonico.

Cornice

!C
D

dell'attico.

Base dell'ordine jonico.

Cornice architravata delle colonne


dell'entrata.

MISURE ESEGUITE

MISURE NE' DISEGNI DEL PALLADIO


Entrata, o sia atrio in quadro

lunghe
I

Camere maggiori

larghe
I

....

piedi

......
...

Camere quadrate
Camerini larghi
(

Gabinetti

lunghi

larghi

Altezza dell'atrio

Altezza delia porta maestra

Finestre del primo piano alte


Finestre del secondo piano alte

....
.

Finestre dell'attico

Diametro

delle

Lunghezza

delle

colonne joniclie

medesime

Trabeazione

Attico

30

IX

_X.v1j

FABBRICA
DE' NOBILI SIGNORI

CONTI CHIERICATI

JLntro

un

un'area quadillunga, di circa 217 j3ertiche vicentine quadrale

d'

una gran piazza,

lato d'

Fu

XII.

essa inventata per

ladio (Tavola x,

xi, xii^),

strevolmente concepite
della
liere,

fetta

romana

piantata la fabbrica espressa nelle tavole

il

il

",

in

X, XI,

conte Valerio Chiericato dal celebre nostro Pal-

quale ricco, com'era, di nobilissime idee, mae-

nell'

osservare

monumenti

architettura; ed eccitato dal genio

grandiosi della greca e

magnanimo

di questo cava-

produsse un'opera riputata comunemente come raro modello di persimmetria, e di grande magnificenza. La bellezza e

fabbrica, risulta primieramente da

appartamenti

e degli altri

esterni ed interni

la

maest

un complesso armonioso

e poi dalla decorazione di

due superbi ordini

ornamenti

e per fine dalla

nienza ch'ella ha coll'ampiezza del luogo ove trovasi situata.

di questa

di logge, sale,

architettonici

somma conve-

Un

tale studio

di proporzionare la struttura degli edifizii alle condizioni delle diverse loro

nel quale tanto

circostanze

bilmente

Palladio

il

si

occuparono

sembra del

gli

antichi

ed

a cui attese

mira-

tutto negligentato da alcuno degli architetti

moderni. Quindi , a mio credere, che molte delle insigni fabbriche Palladiane riprodotte in esteri luoghi, e poste in differenti situazioni, non riscuo-

tono c^uegli applausi che seppero nel luogo originale meritare.

Cinque piedi
sotto cui vi

e 3 oncie alzato

sono

le

cucine ed

altri

da terra

il

primo piano

di questa fabbrica

luoghi da servigio. La facciata decorala

da due bellissimi ordini d'architettura, dorico

il

primo, jonlco

il

secondo.

rico ha le colonne isolate (Tavola, xij, e negli angoli del corpo di

a Una pertica vicentina


Tom.

I.

piedi

(i).

Il

do-

mezzo sono

-62anpajale, ed altre conipeneliale per accrescere lohuslezza, e perch

mezzo dlaiiielro di colonna.

eor|)odl mezzo porge In fuori

colonne

questo corpo di mezzo, per c|uanto lunga

di

lievo, e le altr-e delle

cennare su

tal

Londra l'anno 1715,

in

avendo

cjuell'architetto

dove mancano
simil

secondo ordine ha

la sala, di

solo

mezzo

le

ri-

Mi cade opportuno Tac-

isolate.

copiati

di

questa fab-

per da stupirsi, che

disegni delle opeie stampate dal Palladio,

ombreggiamenti

necessarii

mezzo

nel corpo di

colonne joniche sono disegnate c|uadre. Non

le

deflo

proposito, che nell'edizione de'qualtro libri del Palladio fatta da

Giacomo Leoni
brica

due logge superiori sono

Il

il

abbia preso uno sbaglio

di

fatta.

Reca bens maraviglia che l'architetto N.

N.,

quale fece una nuova

il

edizione delle opere del Palladio, nel servirsi per l'incisione delle sue tavole,

1726, che sono

non abbia corretto

affatto gli stessi,

pure dimorando

egli in

facilmente potuto

di quelli impressi all'Aja l'anno

Londra, oppure

de' disegni gi stampati in

l'errore di cui

Vicenza avrebbe, coH'orlginale dinanzi

emendar

nella propria

tratta: e

si

agli

occhi,

difetto gi replicato nelle prece-

il

denti edizioni.

Le

stanze, che

riguardo a tutte

maggiori sono
dio prescritte
loro altezza

formano

appartamenti, sono d'elegantissima proporzione

loro dimensioni, cio lunghezza, larghezza ed altezza;

le

alte

secondo

al lib. 1,

la

gli

primo modo

il

cap. 23

(2); e

camere quadrate,
15

di piedi

tiMo sesto;

il

delle altezze dei vlti dal Palla-

alle cjuadrate trovasi

terza parte della larghezza; ed

parte delle stanze medesime. Sopra

la terza

il

e oncie 4, e

camerini che trovansi a

tali

le

mosse ad un'altezza eguale

stata

14

una conveniente

e oncie 9,

d'un mezzo circolo

vola

xuy), e

lato delle

l'altezza

circolo, o sia di
affatto alla loro

plani superiori sono

(3).

L'altezza della sala

determinata colla media proporzionale armonica, sola media

adattabile per fissare


di piedi

la

propizloni ne segue, che

uguagliati, senza che resti alcuno spazio inoperoso


"

mezzo

sono Involtati da un arco a

qual arco prende

larghezza. Dalla verit d

terrena

aggiunta per

raggio de' loro vlti pure

sono degli ammezzati. Questi camerini hanno

vi

le

sono tanto

ed

(5).

Le camere

alte, e

altezza

in

lungo piedi 55 e oncie 2

quanto

un vaso,
(4). 11

la

cui larghezza

vltodl questa sala

del plano superiore sono in solajo (Ta-

la loro larghezza;

ed hanno al disopra ca-

merini. La sala superiore conqirende lo spazio occupato dalla sala terrena

a Cos chiamo quella parte


ne veslibulo, n
si

sogliono

atrio,

le gallerie.

di fabbrica,

che incontrasi nell'entrare

ne tablino, n galleria, perch non ha

le

in casa,

non potendosi

essa

proporzioni de' primi, n in quel

denominare

sito collocarr

mezzo; ed ha

c dalla loyi^ia di

senza

parendomi

nari (6),

sua altezza sin sotto

la

ho disegnata una

Io per ne

soffitta.

colle

tre

le

sale di

Questa

sala

mentre un'arcuata non

medie insegnateci dal nostro Autore.

anche d'uniformarmi, ci facendo,

quale solca servirsi per

tetto.

il

legno piana, e eo' suoi lacu-

essa pi conveniente d'ogni altra,

avrebbe rapporto alcuno


Pretesi

di

al

genio del grande Architetto,

sorta di soffitte da noi chiamate

tal

il

Du-

Trovansi due scale maestre poste ne' capi della loggia dorica dietro

cali.

terrena,

la sala

quali sono

le

sufficiente grandezza, e

sulla loggia superiore, la quale

d comuni-

Negli angoli del cortile ascendono dal basso piano sino al-

alla sala.

due

l'alto

smontano

Elle

facili a liirovarsi.

cazione

comode, lucide, d'una

maggiore comodit degli appar-

scale a chiocciola, inservienti a

tamenti superiori, degli ammezzati, e de' camerini.

La maestosa

che ognuno ravvisa in questa fabbrica, deriva in gran

solidit

parte dal robustissimo ordine dorico, del quale ornato

il

primo piano.

Quest'ordine cammina sopra un continuato piedestallo, o siastereobata^

(7), in

cui vi sono le proporzioni della base e della cimasa dal Palladio assegnate

dorico piedestallo.

Chiamo robustissimo

alte 7 diametri e ^, e

mentre

sola cornice,

grande con

'.

nella tavola XII,

tutte le parti contrassegnate

sono giusta

come

chiama Yitruvio

li

diametro, affinch
cioso al

sommo

il

le

",

Mi

sia

o Vitruvio,
6

II

terza

m,

lib.

cap.

dio,

m,

lib.

alti la

dalla quale

le

lib.

di

le

porte e

le finestre di

questo

del tutto conveniente alla robustezza dell'or-

le finestre alte

due

soli

quadrati, e cos pure


le

le

quali sono ristrette al

un errore riscontrato su

tal

proposito nelle tre

3.

proporzioni dell'ordine dorico, dice: Onde V architrave

quarta parte delV altezza della colonna.

mi sono alquanto

cap. 2.

Vilruvio,

un quinto

ventesima parte della luce da basso.

Palladio, dove d

f^itruvio

stretti

parte de' suoi stipiti, egli vi aggiunse alle due lar-

lecito l'accennare

vengono ad esser

la

in

diametri, cio del genere

bench sieno pi

porte della sala terrena. Alle due porte delle scale,

ghezze quasi

sacoma

con perfetta precisione.

gran Maestro nell'ordinare

dine dorico; perci egli fece

la

la

metope riuscissero d'un perfetto quadrato. Fu giudi-

primo piano d'una proporzione

disopra quasi

alla

precetti del Palladio,

dove trovasi disegnata

Gl'intercolunii delle logge doriche sono di


Diastilos^

colonne sono

L'accrescimento delle 4 oncie dato

fregio e l'architrave

il

pu vedere

si

le

loro sopraornati sono 4 oncie maggiori della quarta

parte dell'altezza della colonna

come

quest'ordine, perch

al

nr, cap. 2 (8J.

partito alterandola de^

il

fregio e la cornice

E queste sono le misure della


membri

e facendola

cornice, secondo

un poco maggiore. Palla-

-64celcbri edizioni delle opere del Palladio,

prima

la

l'Aja, e la terza falla dall' architetto N. N. in

1740. Nelle tavole

nelli l'anno

due larghezze,

stre di

gli stessi

Sopra

Londra,

la

seconda

ilel-

Venezia, ajjpresso Angiolo Pasi-

queste tre edizioni trovansi

di

le

suddette fine-

quarta parte. L'uniformit dell'errore prova che

e la

disegni seivirono a tutte e


il

di

tre.

dorico gi descritto s'alza un semplice ordine jonico,

il

cui pie-

destallo senza base, determina l'altezza de'poggiuoli, delle logge e delle finestre,

ricorrendo

quali

hanno un diametro

2, cio 9

cimasa per quanto lungo

la

moduli, meno

cino di pi presso

la

once 24

d'

2 oncie

cimbia

parti simile a quella che

il

-,

Le colonne,

sono lunghe piedi 18

j,

ed hanno

La sacoma

(9).

prospetto.

il

la

le

oncie

base attica con un baston-

di questa base, in tutte le sue

Palladio determina ne' suoi precetti per l'ordine

jonico; cos pure in quella del capitello

non

si

osserva alcuna differenza.

sopraornati sono maggiori di quelli ch'esso ha disegnati per questa fabbrica,


e

crescono anche della quinta parte dell'altezza della colonna; misura

fissata

Una media proporzionale

ne' suoi precetti per l'ordine di cui parliamo.

arit-

metica tratta dalla quarta e dalla quinta parte dell'altezza della colonna,

proporzione adottata dal Palladio per


rischio di dar parere intorno

pensino

ci

come

dotti,

quelli che capaci

quelle accorte finezze

lode

nostro Architetto.

trovansi,

come

sacome

delle sue opere.

ma

al

poco

di

profili di

Lo

de'

medesimi

studio di

tali

le

si

soleva con immortale sua

XII

da questi

che pur

qualche modificazione. Tutti


gli stessi

che

si

gli

studiosi dell'arte

osservano

tra

questi

primo

distinzioni serve in vari casi di giusta nor-

dalla cieca imitazione di que' precetti,

fabbrica sono

si

quali egli ha stampate nel libro

dotto e giudicioso Architetto per dipartirsi,

suscettibili di

lo spi-

queste due trabeazioni, dorica e jonica,

differenze

le

saranno di ben intendere

cui servir

dissi poc'anzi, nella tavola

distingueranno facilmente
eseguiti e le

trabeazione dell' jonico. Noti m'ar-

sovraccennato accrescimento di proporzione:

al

rito di
il

la

la

c|uali,

quando abbisogni, alcun


salvo

il

buon

gusto, sono

profili delle altre parti di

questa

trovano nelle opere dell'Autore stampate:

perci ho creduto bene prescindere dal disegnarli in grande, per non moltiplicare

Le

gh enti superfluamente.

finestre del

secondo piano sono larghe piedi 4, ed hanno

piedi 8 e ^, cio di

pure
piedi

il

8.

due quadri,

e l'ottava parte della

l'altezza

loro larghezza

di

ep-

Palladio disegn nelle sue opere l'altezza di queste finestre di soli

Chiunque

proporzioni,

si

rifletta

con maturit

siffatte alterazioni di

regole e di

determiner facilmente a pensare, ch'egli abbia ci

certamente per creare un

tutto, le cui parti sieno legate

fatto

con peillta propor-

-65-

primo piano, aperte

zlone. In fatto le finestre del

mezzo

tra

a robuste co-

lonne doriche, volean essere di una proporzione corrispondente


massiccio di quell'ordine

quando

all'opposto le finestre al disopra

avere una proporzione d'analogia con


stabilita sul

fondamento

al

un ordine pi

gentile.

rende inverisimile

de' suoi principii

sodo e

doveano

Tal congettura
il

dubitare, che

le alterazioni suddette nate sieno dalla facilit d'arbitrare, che arrogavansi

anche a que' tempi

sappiamo che

gioni

maestri esecutori. Imperciocch oltre

il

Palladio vide sotto

questa fabbrica; e poi tanta era

la

suoi occhi eretta

lasciata in bala di gente

Poco

gli

cor vivente

il

Palladio;

il

un gran tempo,

Il

ho disegnati

come

affatto

Fu un

la

ca-

del gusto Palladiano, che n'ebbe l'im-

genio poco sano di questo artefice fu cagione di vari


i

d'un imperito.

frutti cattivi dell'arbitrio

quali meritano d'esser

per non dilungarmi

le quali, a dir

vero, osservar

non

possono senza sentire una commozione di dispiacere e di sdegno. Primiera-

mente

egli fece la

porta d'ingresso arcuata, quando

segnata quadra. Fece

la

bench avesse l'esempio

delle

soffitta

tempo

soffitta

egli

orn quattro porte sul gusto del Borromini

male

Il

intesi

ornamenti, che

del Palladio, cio con

qui detto appartiene

le quali tanto

sono cariche

misurarne e disegnarne una sola cost, non

il

buon gusto

conoscitore meschino del


fin

Palladio lasciolla di-

piana di legno co' suoi lacunari. Finalmente nella sala di sopra

ha molto tempo, un giorno intero d'impercettibil


tetto,

il

logge d'una picciola porzione d'arco

di quella soffittata al

una

di

dise-

(10).

cio verso la fine dello scorso secolo.

manifester solamente le principali variazioni,


si

non trovansi nel

di questa fabbrica fu innalzata an-

errori osservabili nella parte ultimamente fabbricata,


notati

di tanto rilievo.

pezzo che mancava a compirla fu eseguito dopo

pomastro muratore digiuno


presa e la direzione.

parte di

sospettare, ch'egli abbia

quali ornamenti

ho accennato, che buona parte

fa

sua morte

meno

di

buona

questo insigne palagio, sopra l'ultima cor-

di

nice vi sono delle statue e de' vasi

gno del Palladio; nulla

il

poco perita l'esecuzione d'un' opera

Per finimento del prospetto

predette ra-

giusta stima ch'egli faceva del conte Chie-

suo generoso mecenate, che non verisimile

ricato

le

fatica

ad un estero archi-

Palladiano.

descrivere con chiarezza la simmetra d'una

fabbrica insigne veramente, e a pubblicare con ingenua schiettezza alcune


verit relative alla
rizzare

mio

medesima

con precisione

giudizio,

il

le

quali giovar possono a sempre pi caratte-

gusto del nostro grande Architetto. Questa certo, a

una produzione

evidentemente quanto perito


la

cos

ben

egli fosse

base fondamentale della nostr'arte.

intesa,

che pi d'ogni

di que' sodi principii,

altra

esprime

che formano

-66Dispensarml non posso

dall'esani inare

tante a questo argomento.


parti di questa fabbrica,

troppo ne consacr

serbandone pochissime

alle

di falsit questa

a'

quanto ricco fosse di nobilt

troviamo che

numero

gli

di parti

abitare.

di screditare

il

si

Per convincere

il

splendidissime idee, per compiacere

il

al

Palladio 5

Esaminando

nelle loro case

pieno zeppo

il

e insieme la pi

uo-

la fantasia di

genio di quel cavaliere cui sentivasi

parti tendenti a conciliare splendore e grandezza

pi elegante

gli

secondo

modi obbligato, abbia voluto decorare questa fabbrica

per mille

primi,

quali scarsi

vogliono con quelli che

Palladio

un conveniente

seppero fabbricare. Esaminando

dobbiamo credere assolutamente che

lusso, ri-

al

quale ben sappiamo per una serie

uomini d'allora esgevano

si

di tante

per produrre un' opera

superba che mai inventare

si

TAVOLA

XII

Spaccato

Pianta
Facciata

Architrave, fregio, e cornice dell'ordine dorico.

Architrave, fregio, e cornice dell'ordine jonico.

MISURE ESEGUITE

MISURE NE' DISEGNI DEL PALLADIO


piedi

Sala terrena larga

Logge

laterali

Loggia

di

mezzo larga
(

Camerini

larghe

<

lunghi
,

>

30

larghi

lunghe

Camere maggiori
larghe

Camere quadrate
Piedestallo sotto alle colonne doriche

Colonna

piedi

18

20

...:..

\h,
13,

10, 7

Trabeazione dorica

Finestre del primo piano alte

8,6

Diametro delle colonne joniche

Altezza di dette colonne

>)48

Trabeazione jonica

3,

Finestre del secondo piano alte

la

possa per un

cavaliere privato.

TAVOLA X
TAVOLA XI

le

un'opera di tanto

destinate alla discreta serie de' loro bisogni,

che vennero dopo ,

punto spet-

altro

magnificenza ed

alla

e di magnificenza.

erano oltre ogni credere, se paragonare


mini

un

Palladio nel distribuire

costumi de' tempi ne' quali disegn

e all'animo del conte Valerio Chiericato,

di fatti,

il

comodit di chi doveala

vana credenza, che tenta

inerito, basta riflettere e

sfuggita

alla

Dicono alcuni, che

T^XIIL
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li

ri

T^XIV

ri

T"XV

1"X>

PALAGIO
PER

L'

ECCELLENTISSIMO CAPITANO

l ella gran piazza detta de' signori, rimpetto all'insigne Basilica, vedesi eretto
il

principio d'un maestoso palagio, ch' destinato in abitazione all'eccellen-

tissimo Capitano.
vata,
il

non

lascia

Il

nome d'Andrea

Palladio inciso in una cornice architra-

luogo da dubitare, ch'egli non ne

non veder compresa questa fabbrica

non averne

egli fatto

alcun cenno ne' suoi

nella stessa alcuni saggi

bench

sia stato l'autore;

ne' disegni dallo stesso stampati

non combinabili

libri d'architettura,

colle

ed

il

trovar

il

massime sistematiche

di quel

grand'uomo, potria servire di fondamento ad un sospetto plausibile e ragionevole.

Ma

ad onta di

tali

ragioni, chi oserebbe di pronunziar

come

apocrifa

un'iscrizione incisa a vista dell'universale, in un'opera di pubblica ragione,


e

resa

ormai rispettabile per

pensino gl'intendenti su
pezzi, che sconcia

Avvenne
ch'ella

non

tal

sua

la

antichit.'*

che avvenne di tante

fabbrica.

altre

fu intieramente compiuta, n esiste della

ciola parte eretta

da molto tempo

vola XIII colle lettere

a suo luogo cosa

proposito, e noteremo con distinzione lutti que'

rendono ed imperfetta cotesta

di questa, ci

Diremo

produzioni grandiose;

medesima che una pic-

quella cio marcata nella pianta alla ta-

AA. Sarebbe azzardoso

il

voler definire quanta esten-

sione, qual forma, qual distribuzione di parti interne aver dovrebbe quest'

opera, allorch condotta fosse

al

suo termine secondo l'idea

dall'

inventor

-68concepita

imperciocch mancando non solamente

monumento

ogni autentico

alla

ma

disegno,

il

medesima appartenente,

ancora

che

tutto ci

se

ne

potesse dire, appoggiato sarebbe su deboli fondamenti.

Vero

per altro, che le morse (11), le quali

si

osservano ne' sopraornati del

prospetto principale, ed

altri

segni che veggonsi nella loggia terrena, certifi-

cano bastantemente che

la

lunghezza di questo palagio doveva esser pi

Dietro

estesa.

vere tutte

le

tracce di questo

le

non equivoco

circostanze del pezzo gi edificato,

indizio

mi

esaminando

do-

riusc agevole di limi-

tarne l'estensione in maniera, che corrispondendo la lunghezza all'altezza, e

che

all'area del terreno

ed in

potrebbe occupare, e

si

alla

grandiosit della piazza,

magnificenza della Basilica che trovasi di rincontro, non mi

fine alla

sembra riprensibile
disegno. Aggiunsi

lusinga d'avere

la

ci facendo, incontrata la verit del

intercolunnj che presentemente esistono,

ai tre

tro, facendo continuare

lo stesso

terno di questa fabbrica, e alla distribuzione delle sue parti, per

non ho voluto

gioni gi dette,

sommamente
ho disegnato

difficile
il

altri

ordine d'ornamenti. In ci che spetta

in

menoma

quatall'in-

l'efficaci

ra-

por mano, sembrandomi

guisa

l'indovinar l'intenzione dell'Architetto. Per

tal

ragione

piano della loggia terrena, ommettendo a bella posta

la di-

stribuzione de' luoghi nel piano superiore.

L'ornamento del prospetto principale

formato da un ordine composito,

colonne del quale hanno tanta altezza, che colla loro trabeazione e
che

vi

soprapposto, comprendono

superiore. Si entra per


chi

trabeazione, sopra cui


delle finestre che

cammina una
bo

(13).

rendono

le

con

dall'alto

terzo d'altezza,

come

noi qui

suddette colonne una proporzionata


pilastrini

pi luminosa

la

tramezzo
la sala.

a'

quali sonovi

Sopra

la

cornice

piom-

quale vagamente fornisce questo prospetto.


vedrassi ne' disegni,

hanno composito

il

hanno 10 diametri

un

capitello, ed attica la base, cio quella

Palladio ne' suoi precetti prescrive per l'ordine corintio; la trabeazione

circa la quinta parte della colonna; e gli archi,


posti

con pog-

delle finestre

balaustrata tramezzata da alcuni piedestalli, che stanno a

delle colonne

il

Portano

v' l'attico

Le grandi colonne, come


che

nel piano superiore

che sporgendo sono sostenuti da robuste mensole

chiamiamo, modiglioni

l'attico (12)

l'altezza della loggia terrena e della sala

intercolunj nel piano terreno, sotto maestosi ar-

sopra quali sono aperte

ginoli
li

gli

le

hanno

altre parti

che sono

d'altezza due larghezze e la quinta parte

le

alle

colonne frap-

proporzioni delle

vedonsi nella tavola XIV.

Rendesi osservabile
questa fabbrica.

Un

il

modo

tenuto dall'Architetto nell'ornare

il

fianco di

ordine composito di quattro colonne, forma l'ornamento

-hdi

questo lato (Tavola \\J. Queste colonne sostenute da uno zoccolo sono

molto minori

di quelle della facciata principale,

una cornice architravata, con modiglioni


prospetto maggiore

ed

risalita

sotto

la

ed hanno per sopraornati

quale ricorre convertita lungo

pogginoli che abbiam descritti. Tre

un arco

intercolunnj trovansi anche da questa parte; quello di mezzo contiene


alto

il

due larghezze, la cui imposta ricorre nell'internodella loggia, dov' sostenuta

da varie colonne doriche, poste per ornamento della medesima (^Tat^o/a

due intercolunnj

laterali

contengono due statue non nicchiate

(i4),

sopra due piedestalli sovrapposti allo stesso zoccolo che sostiene

La proporzione

di queste

10 diametri

meno delFundecima

vata poco

un quarto;

le

ma

xvij. I

poste

colonne.

e la cornice architra-

parte della colonna. Al piano superiore ap-

partiene una ringhiera posta sulla cornice architravata con una finestra fatta

ad arco, ornata da

dorici striati.

pilastri

Ne' due spazj che restano lateral-

mente, vedonsi delle nicchie contenenti due statue, de'trofei militari di basso

che formano un elegante ornamento.

rilievo (15), e de' festoni

Dietro a

premesse

tali

fabbrica, circa la quale


ella contiene,

mi

quale non

il

render pi
resta solo
si

facile l'intendere

disegni di questa

ad enunciare un madornale difetto che

pu certamente ascrivere che ad un'arbitraria

poco accurata esecuzione. L'errore ch'io accenno,

meno

che disgusta anche

intendenti d'architettura, riscontrasi nell'architrave dell'ordine

sito principale,

il

superiore. Egli
la

si

compo-

quale resta intieramente tagliato dalle finestre del piano

un

errore,.

come ognun vede,

di

molto peso, e diformante

venust di questo prospetto; n certamente pu esser nato d'altronde che

dalla inemendabile audacia degli esecutori, o dalla loro imperizia; essendo

tempo

forse in quel

una

tal

esecuzione,

Palladio dalla sua patria lontano

il

come pensano

alcuni,

dopo

la di lui

o essendo accaduta

morte

(16).

Oltre all'accennato difetto, potria cjualunque incolpar l'Architetto d'avere

contro

alle leggi dell'apparente e reale solidit fatti

pogginoli delle finestre

sporgenti in fuori, e sostenuti da modiglioni, e d'aver collocata

sopra

la

cornice dell'ordine principale.

Ma

tali

vuole a disfarle, rispondendo, che per essere


frapposte, se

ramente a chi

affacciar

non pesa sopra

Non pu

balaustrata

le finestre

tra

ci

grosse colonne

loro pogginoli fossero ritirati, frustranei riuscirebbero intie-

poi alla balaustrata,

vivo.

la

obbiezioni gran fatto non

si

volesse per vedere la piazza da ogni parte. Riguardo

non dee sembrar troppo

l'aggetto

della

negarsi per altro

seguir questa pratica;

ma

la

cornice,

che

il

ma

ardita, perch'essa intieramente

riposa in qualche maniera sul

gran Maestro accostumato non era a

necessit delle circostanze, nel caso di cui par-

liamo, sarebbe stata una sufficiente ragione per abbracciarla. Olire di che

il

-70non

liovaisl egli al

luogo

momento

anche su

agli arbitrii

comodamente

dell'esecuzione potria aver dato

proposito. Ch'egli mancato fosse di vita pria

tal

dell'esecuzione di questa fabbrica, serve per dimostrarlo la sola iscrizion del

suo

nome

incisa nella

gonsi unicamente
gloria, e per

la

nosi studj

loro

il

impegnare

alle

nome; ma questa troppo

grandi imprese colla lusinga

come

potria supporsi

nome,

che

amor per

forte

d'

immortalare

tarda e miserabile ricompensa alle onorate

fatiche dei dotti suol essere dagli

cisione del suo

uomini un

penetrazione de' loro ingegni in lunghi e pe-

la

per animargli

cornice architravata. Queste onorate memorie diri-

all'utile fine di risvegliare negli

modestamente

autori viventi

negletta.

Palladio permesso avesse in questo caso

il

aveva un

se negligentato egli

la

in-

fregio nelle sue opere

tal

pi cospicue, e massimamente nell'insigne Basilica, che pur seppe eccitargli


nell'animo,
Il

come

altrove diremo,

una vivissima compiacenza.''

celebre architetto N. N. nell' edizione da esso fatta delle opere del Pal-

ladio,

pens

di

disegni della

migliorare

prospetti di questa fabbrica, introducendo nei

medesima alcune rimarcabili

per disimbarazzare da' dubbj que'


quella, incontreranno
vanti,
l'

producendo

una

alterazioni. Io

mi credo

in dovere,

che, confrontando quest'opera con

tali

serie di grandi disparit, d'enunziarne le pi rile-

ne' miei disegni le

misure di tutte

le parti registrate col-

originai sotto gli occhi con iscrupolosa attenzione.

primieramente credendo che l'errore predetto dell'architrave tagliato

dalle finestre nato fosse,


la fabbiMca,

pens

IX

Inoltre

corte

egli

un piede

tutto lungo

colonne solamente come pu vedersi

della sua opera. Tal ripiego

saggia perizia degl'intendenti,

poco plausibile

non dovesse camminare

lo stesso

di lasciarlo sopra le

nella tav. 8, tom.


la

perch

quali accettar

non pu

certo acquetare

non vorranno un

tal

modo

di correzione.

diede ne' suoi disegni


delle eseguite.

Disegn

le

la

colonne composite maggiori pi

cornice sotto

ai

pogginoli nel pro-

spetto principale senza modiglioni, n la fece ricorrere convertita fra gl'inter-

colunnj,

come

trova in esecuzione.

si

parti;

stesso fece della cimasa de'soprad-

quale non ricorrendo convertita ne' suoi disegni,

detti poggiuoli, la

ricorre in opera,

Lo

esclude

il

come

bello derivante dalla continuazione di queste

continuazione di cui l'impareggiabile Palladio mostrossi nelle sue

opere tanto geloso ed osservante.


Nella stessa opera
piedi 8 e

^, e

gli

archi del prospetto principale sono disegnati larghi

sono in esecuzione piedi 9 e

disegnato piedi 10.

minori, e cangi

il

Minor d'un piede

1 oncia.

l'altezza

l'attico,

ch' alto piedi 9,

delle colonne

composite

loro capitello da composito in corintio. Finalmente oltre

-71a molte altre

minute

disparit,

minor

11

lume

degl'i ntercolunnj laterali; al-

ter le proporzioni del piedestalli sostenenti le statue; e fece

un piede pi

alta l'altezza del poggluoll.

La

serie di queste disparit dipendenti

ben concepita e dispendiosa,


duzione pi corretta,

la

il

credersi

come dall'una

tenza degli assistenti di quell'Architetto,

diante l'Infedelt de' disegni

come pu

da Inavver-

parte esclude,

me-

maggior bene che produrre poteva un'opera

cos indicava dall'altra la necessit

quale presentando

le

d'una pro-

mirabili opere Palladiane colla

possibile precisione misurate, servir potesse di

non

fallace

argomento

agli

studj degli architetti.

Base delle colonne doriche interne della

Capitello.

Cornice architravata.

Capitello

loggia.

TAVOLA

XIII

Pianta

cornice de' pilastri

striati

del

fianco.

TAVOLA XIV
TAVOLA XV

Facciala
Prospetto difianco

TAVOLA XVI

Trabeazione

dell'

ordine

giore.

Spaccato
^

{
)

r^

tt? Cornice

j u' **
dell attico.

Cornice sotto

pogginoli.

composito mag-

T"l

T'xvn.

IP

rxvui

T'XIX

T"!

FABBRICA
DKL AOBIL SIGNOR CONTE

ANTONIO PORTO BARBARANO

fluesto ricco ed elegante palagio d'invenzione del Palladio, e trovasi


segnato nel secondo de' quattro libri della sua architettura.

mandar ad
prospetti,

effetto l'impresa

uno

che meditava,

de'cjuali stato eseguito

pianta, che paragonandola

lagevole riuscirebbe

il

Form

di-'

egli, pel;

disegni d'una pianta e di

due

con alterazione tanto sensibile nella

con quella che

ci lasci

disegnata

il

Palladio,

ma-

riconoscerla, se senza prevenzione ne venisse fatto

il

confronto.

Giova a schiarare questa oscurit una dichiarazione del nostro Architetto,


il

quale confessa di non aver

avendo

il

eseguire

la

pianta che disegn, perch

fabbricatore acc|uistato ad oggetto di maggior comodit

di suolo vicino, gli

convenne

alterarla, e

tuto far intagliare n pubblicare


al

fatta

pubblico

la

un pezzo

per mancanza di tempo non ha po-

disegni della sostituita innovazione, e diede

pianta da prima inventata

non curandosi

d'indicare

una cosa

che in esecuzione non esisteva.

La condotta tenuta
sabile,

le

dal Palladio in tale incontro,

ragioni, ch'egli

plausibili, facile

essendo

meritata, stim bene

il

il

non

, a

vero dire, scu-

addur seppe per sua discolpa, sono gran

fatto

conoscere, che per difendersi da un'accusa ben

produrre

un mendicato

pretesto. Tale certamente

-74parere de'crltici pi giudiziosi,

il

posta

siasi sottratto

quali credono che

manifeste irregolarit. Spiegano anche


eseguire in tal

Palladio a bella

11

dal pubblicare la pianta che fu eseguita, perch piena di

come

il

el

forma, congetturando a ragione che

determinato a

siasi

lo

farla

abbia vincolato un'in-

vincibile violenza, procedente dal voler del Fabbricatore. Gl'indlzj manifestis-

simi che

si

riscontrano nell'esamlnar questa fabbrica, dimostrano ch'egli ha

dovuto condizionare

prima Invenzione ad oggetto

e modificare la sua

Una

preservare de' muri che preesistevano.

delle

ninno eccettuato, sono fuori

l'osservare che tutti gli angoli della fabbrica,

squadra, come

di

camere

delle

si

vede nella pianta (Tavola

a destra

non corrispondenti

il).

Oltre a che

le

grandezze

a quelle a sinistra, l'enorme spro-

porzionata grossezza d'alcuni muri di divisione, l'entrata pi larga da

che

dall'altro, l'Ineguaglianza degli spazj fra le

combinano un aggregato

mio

Ma

assunto.

un

lato

colonne dell'entrata medesima,

sempre pi comprovanti

ragioni

di

di

prove maggiori nasce dal-

ci che pi di tutto serve a provare che

la

verit del

gran Maestro fu

il

necessitato a conservare de' pezzi che gi esistevano, quella porzione di


peristilio

che vediamo eseguita,

del cortile.

Fu impossibile

quale forma un angolo acuto nell'interno

la

l'alzarla

nella parte opposta

G, dovendo sopra

quello spazio di terreno erigere degli appartamenti, senza

sarebbe a questo palagio


area, pi

la

quali mancata

conveniente comodit. Ora, disposta cos

non poteano aver luogo

le

cjuest'

logge simili a quelle del lato opposto

per diletto di larghezza del terreno assai ristretto in quel sito, n dilatabile

nessuna maniera, perch limitato da una pubblica strada.

in

e ragionevole
colle

ad

il

credere che

il

stampe una pianta comprendente

le

di

facile

dunque

accennate irregolarit, Impossibili

evltaisl, data la necessit di lasciar in piedi

L'impegno assuntomi

nostro Architetto non abbia voluto pubblicare

buona parte

di ci ch'esisteva.

produrre in questa mia collezione

tutte le fab-

briche del nostro Autore, In quella precisa maniera nella quale furono eseguite, m'astrinse ad esporre la pianta di questo palagio
fatto scoprirla col

mezzo d'un accuratissimo esame. In

tal

tal

quale mi venne

guisa ho creduto

di soddisfare alle leggi di quella precisione, che inalterabilmente seguir

vono

quelli,

c|uall,

per agevolare

progressi delle ottime discipline,

a raccogliere e a dar la storia dell'opere d'altrui


l'architetto N. N.,

che contentandosi d'indicare

golarit della pianta di questa fabbrica,


a

suo capriccio

e di

minorare

Un

il

le

misure, ad oggetto

si

di

si

de-

danno

mano. Pens differentemente


alla sfuggita le surriferite irre-

compiacque

nel disegnarla d'alterare

renderne pi regolare

11

comparto,

disgusto ch'ella deve produrre agl'intendenti osservatori.

elegante ingresso ornato da colonne,

un

sufficiente

numero

di

camere,

-75una porzione del


comodissima

quantunque un poco

scala,

l'altra,

una

da rinvenirsi, una

sala

con due logge poste una sopra

cortile decorata

difficile

grandiosa ornata di stucchi colla sofiBtta plana di legno, riccamente lavorata,

una

serie di

camere che corrispondono

piano della medesima

al

disopra de'comodisslmi camerini, formano

Da

facciata.

primo

Il

colo ed ha
della quinta

jonlco,

colonne

le

il

alte 9 diametri,

parte delle colonne.

proporzione di 9 diametri e

delle colonne, e la cornice per


a

due

fascie.

il

jonico riposa sopra uno zoc-

onde

cui sopraornati crescono 2

Le colonne

^, e

al

tutto di questa fabbrica.

il

corintie del secondo ordine

ottava parte di quelle del primo, ed

la

con

attico (Tavola ISj viene ornata la

secondo corintio:

sono minori in altezza quasi


la

un

due ordini di architettura e da

sala,

suoi sopraornati sono

hanno

quinta parte

la

maggior ornamento

formata co' modiglioni

sacoma unita

all'architrave e al fregio.

Di questa ho disegnato

la

L'attico da cui viene terminato questo prospetto, alto

la

terza parte dell'or-

dine corintio (Tavola 19/ Le logge del cortile sono ornate da due ordini:
cio, la
e

li

prima da un jonico,

sopraornati sono

con colonne corintie,

la

le

quali

prospetto, cio 9 diametri e

proporzione e

le

colonne del quale sono

alte

9 diametri e

^,

quinta parte delle colonne medesime. La seconda

^;

medesima proporzione

hanno

la

e cos

pure

li

di quelle del

sopraornati hanno

la

medesima

medesimi membri.

Per cagione de'diversi

usi, a cui stato

disposto l'interno di queste logge,

cio per la scala maestra, per la scuderia e per

la

cucina, non stata con-

servata alcuna simmetria nella grandezza e nella disposizione delle porte e


delle finestre; cosa che

quelli che

molto dispiace agl'intendenti, e particolarmente a

sono accurati osservatori delle opere del nostro Autore. Non credo

per che alcuno vorr sostenere che

il

Palladio abbia disposte quelle apri-

ture cos irregolarmente: imperciocch vediamo nelle altre sue fabbriche che
egli stato rigoroso

seguace

d'

una regolata disposizione.

L'entrata viene ripartita in tre spazj da colonne isolate e da colonne di

mezzo

rilievo,

cui capitelli sono jonici, angolari^ quasi simili a quelli del

tempio della Concordia, e dal Palladio denominati

capitelli mescolati di

rico e jonico, da' quali pare ch'egh ne abbia preso la forma

ragione, l'ingegnoso Autore

quattro faccie,

ognuna

si

serv della

forma

delle quali corrisponde a quelle

colonne di mezzo riHevo,che sono appoggiate

avrebbero esposto uno

a Palladio,

lib. iv,

cap. 3o.

de' loro

ai

".

Guidato

di quel capitello,

muri.

il

do-

dalla

quale ha

de' capitelli delle

capitelli jonici antichi

fianchi in faccia alle volute de' capitelli di

-76inezzo rilievo: e questo avrebbe sconcertato quella eleganza eh'


della uuH'orinlt delle parti
ca[)ilello angolare,

lume

componenti una graziosa euritmia

l'Autore ne'suoi precetti

ho l'ormato

degli studiosi di quest'arte ne

dezza sufficiente a poterne rilevare tutte

Le colonne
riposano

di quest'ordine

sono

non ha

(19).

risultato

DI questo

alcun cennoj perci

fatto

la

11

pianta e l'alzato di gran-

le parti.

diametri e^, e l'imposta, sopra cui

alte 8

vlti, s'avvicina alla tredicesima parte dell'altezza della colonna.

Degno d'osservazione

si

rende

il

vedere In questa fabbrica l'ordine jonlco

posto in opera in tre luoghi con tre diverse proporzioni, cio nel prospetto,
nelle logge interne e nell'entrata. Nel prospetto le

colonne sono, giusta

regole dell'Autore, di 9 diametri; nel cortile sono di 9 e


di 8 diametri e

medesimo

^.

Come

ordine.'' Io

mal, dir taluno, tanta diversit

credo che

si

potrebbe rispondere

questa dimanda in

guisa: ch'egli avr operato cos, perch lo richiedevano le circostanze del

tal

antichi ha scoperte slmili modificazioni, le quali

accennate, dicendo: Io non penso


sit

dei luoghi

non

si

alzato

il

si

pu fare

l'aggetto della cornice del

danti

le

bisogni dubitare^ che alle nature e neces-

che,

non

e questo

primo ordine non

l'ordine jonlco colla

sovrapporvi

non

necessit,

lo zoccolo

uno

livello del

Palladio

modo

ma per
la

quale

il

quale ha poste

plano medesimo.

volendo porre in opra nelle logge del cor-

per glugiiere

al

di quello del prospetto, di

plano enunciato.

non ammetteva niente

Ma

questo zoccolo

cortile di sufficiente

il

per somministrar luogo da potere scoprir tutte


il

dottrina ,

strada, sopra

zoccolo, sopra

medesima proporzione

era quivi necessario, Imperciocch

siccome

per

in

togliesse alla vista de' riguar-

colonne del secondo ordine, che restano a

tile

solo

ma

primo ordine pi basso del primo

il

plano, e suppl alla necessaria altezza con

la

diminuzioni^

nostro Maestro, per impedire che

il

basi dell'ordine secondo, tenne

Quindi sarebbe nata

le

ecc.". l.a ristrettezza della

prospetto, fu cagione che

esaminate degli

lui

anche da Vltruvio vengono

debbiano fare gii accrescimenti e

che in simil opera niente sia desiderato


acutezza d'ingegno

e nell'entrata

proporzioni nel

di

luogo; ch'egli lo ha fatto, perch nelle opere tanto da

le

le

le parti

grandezza

de'suoi ornamenti.

di superfluo nelle sue fabbriche,

che prima d'ogni altra cosa lasclavasi guidare dalla regolatrice ragione,

ha preveduto che quello zoccolo posto sotto

alle

a'veri intendenti della sana architettura. Oltre a

tercolunnj dell'ordine jonlco avrebbe causato

lib. i,

rap. 2.

egli

colonne del secondo ordine,

senza poter dimostrare che un'assoluta necessit lo esigeva,

a Vitruvio,

non piacerebbe

che quel pesante sopra gl'ln-

un disgustoso

effetto alla leg-

-77gladria degl'I iitercolunnj medesimi. Nelle circostanze, in cui tiovavasi

ingegnosamente modificale

ladio, egli seppe

scendo d'un sesto

diametro

di

il

Pal-

medesimi suoi precelti accre-

colonne, e facendole anche pi

l'altezza delle

grosse un'oncia di quelle della facciata, per arrivare col suo ordine jonico

primo plano senza

Resta ora da esaminare

sono

alte

poco pi

proporzione delle coloinie dell'entrala,

la

di 8 diametri e

{.

Sapeva

per proporzionare

vlti dell'entrata, e

le

quali

Palladio, che per sostenere

il

l'altezza colla

una elegante robustezza,

medesima. Egli dunque

le

joniche,

che fossero convenienti

di

alla struttura dell'entrata

form d'una proporzione media

fra le

quale proporzione riesce anche conveniente

la

larghezza e lunghezza, e

per renderla anche adorna, era necessario servirsi di colonne che fossero

le

al

uso d'aggiunte.

far

doriche e

che

al capitelli

sono misti di jonico e di dorico.


Pochissime differenze riscontransi in questo palagio, cio negli
frontandone

sue parti co'dlsegni

le

delle finestre vi

lasciatici dal Palladio. Nelle

sono delle alterazioni

con-

proporzioni

imperciocch quelle del primo piano

sono disegnate in altezza due larghezze e

la sesta

parte crescenti un'oncia, ed

due larghezze solamente

In esecuzione crescono di

alzati,

oncia e

^:

e quelle del

secondo plano, che sono disegnate di due larghezze, sono eseguite di due
larghezze

segno

meno

onde

^,

piombo, quantunque nel

cui stipiti sono a

Sovra

le

prime

poco sfondati,

finestre nella fabbrica eseguita, vi

quali

non sono

sono tanto

caricati di cartocci

Palladiano.

La porta non

all'erezione del

nel

medesimo v'

sono de'mezzl

nel disegno dell'Autore, e

che

al

certo palesano di

ghezza, e

muri che

stata fatta

non sieno

porta maestra
sgustoso.

Ad

non

ogni

distinguono

si

un

loro ornamenti

non

rilievi

essere del gusto

mezzo del prospetto, perch posteriormente


un'aggiunta d due intercolunnj

quali sono contrassegnati nella pianta colla lettera H.

ch'essi

di-

le dette finestre sieno rastremate.

fatti

La maggior sua

lar-

posteriormente, mi fanno credere

del Palladio, e che questa sia la vera cagione per cui la


nel

modo

mezzo

della facciata,

il

per questa invenzione

glevoli fabbriche della citt nostra, e

pu

che produce un

una

servire di

effetto di-

delle pi belle e pre-

norma

modello per

chi vuole costruire con ricchezza ed eleganza.

Nelle tavole xvii, xvin, xix stanno chiaramente espressi


di pianta

descritta,

che di elevazione e

ed in esse

di spaccato della

tre tavole

puonno anche

sentate in iscala maggiore alcune delle

che tanto l'adornano ed

disegni tanto

invenzione Palladiana qui sopra


vedersi distintamente rappre-

membrature

principali degli ordini

sopraornati delle porte d'ingresso.

-78-

TJVOLJ XFII
TAVOLA

XVIIl

Pianta

Prospetto

Cornice architravata.

Capitello jonico angolare.

Pianta del medesimo capitello.

1)

!E

Cimasa

sotto le finestre del

primo piano.

Sopraornati delle porte nell'ingresso.


Architrave, fregio e cornice dell'ordine corintio esterno.

MISURE ESEGUITE

MISURE NE'DISEGINI DEL PALLADIO


Colonne joniclie
Trabeazione
Finestre del primo piano alte

Colonne corintie
Attico

piedi
edi

i 9
19

TXX

T.'i

"3i3r-

TXXI

TI

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J'

.^---.

I-

"-v'Aj '-^"1

J"aa

r-*-i

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\

XXit

'Jr 'i-^-^ iL.^~'.3

FABBRICA
DEI NOBILI UOMIINl

YALMARANA
PATRIZJ VENETI

Il disegno di questa fabbrica elegante d'invenzione Palladiana. Egli

prende una

serie

comoda

regolare delle quali nasce

ben

clic oltre a

e
il

ben

intesa di tutte quelle parti

complesso maestoso di

possiede, presenta anche agli eruditi architetti

d'

ammirazione. In

in

fatti

recar dee maraviglia la

gran Maestro inventare nell'area che

il

unione

dall'

esemplar produzione,

servire per cospicuo domicilio alla nobilissima famiglia che

la

seppe

com-

conformit delle leggi d'opportunit

gli

un argomento degnissimo
felice

distribuzione

che

venne assegnata, collocando,

convenienza, logge,

sale,

camere,

gabinetti, cortile, giardino, scuderie ed altri luoghi al servizio necessarj dei

grandi ed opulenti signori. Di questa fabbrica, a riserva della pianta, io non

produco che quella porzione ch'


medesima.
indicare

Ma

un

prima

tratto di

stata eseguita, e

di passare a descriverla

che forma una parte della

metodicamente, siami

lecito di

maestrevole industria praticato dal nostro Autore nel

superare un ostacolo incontrato nell'erigere con plausibile posizione

il

prin-

cipale prospetto.

La direzione

della pubblica strada e delle case vicine all'area, in cui

doveva

piantarsi questo palagio, ha servito ad imbarazzare l'ingegnoso Maestro,

il

quale trovossi necessitato o a seguire l'andamento del fabbricato vicino, o a


ritirare

da un lato per varj piedi

partito, facile l'intendere

come

la linea del prospetto.

Abbracciando

il

primo

gl'interni luoghi spettanti al prospetto riuscir

-80dovevano

della figura

comparsa

un'infelice

d'un trapezzo (20);

la

secondo caso

e nel

posizione d'una fabbrica

non pu a meno

non celebrare

di

11

avrebbe

nobile, deviata dal corso

delle case contigue e della pubblica strada. Chi ben intende

obbietti

fatta

valore di

il

tali

ripiego seguito dal Palladio nel

superarli con saggio discernimento.

Determin

egli la

lunghezza di quel pezzo di fabbrica spettante

anteriore, la quale contrassegnata

squadra

co'

muri

paralella eresse

con

Ci

al

prospetto

fatto,

pose a

colonne della loggia (Tavola 20^, e poi in linea

laterali le

muro determinante

il

(AAAA).

le lettere

la

larghezza d'essa loggia e la lunghezza

camere a quella corrispondenti.

delle

Osservisi nella pianta, ch'io presento disegnata con precisione, la figura

trapezzo (21) d'angoli e

ineguali, che avea l'area del terreno rimasto da

lati

impiegarsi negli appartamenti. Divise per egli tutto questo spazio in cinque

un andito

parti, cio in

In tal

modo

di

mezzo, una camera ed un camerino per parte; ed

distribu in cinque spazj

comprendenti

la

larghezza del prospetto,

declinazione del rettilineo formata dall'ineguale lunghezza de' muri late-

la

rali,

l'eccesso della quale

Rese

appunto

certamente

egli cos

men

onde.

di 9 piedi e 7

osservabile

dolo in andito, in camere e camerini,

e,

il

difetto della figura dividen-

schivando pure uno sconcerto di

massima considerazione, seppe cautamente determinarsi al


la

direzione

rimasti

sieno

Questo
nica,

comune

gli spazj destinati

uno

partito di secondare

della strada e del fabbricato vicino, senza che difformi

per

gli

appartamenti spettanti

di que' tratti di giudlciosa

che distinguono

gli

al

prospetto.

condotta nella pratica architetto-

uomini pi sublimi,

che palesano

tracce

le

ben

regolate che impressero nello sbarazzar con valore ci che di frequente molesta
1

seguaci di questa professione. Reca per stupore

abbia disegnata
li

nano

la

si

che

in esecuzione

s'

attrova.

larghezza del prospetto,

onde

di

il

Palladio

Eppure

fosse d'indicare la vera figura degli angoli interni,

di cjuasi 9 gradi

piedi e 7

riflettere

pianta di questo pezzo gi edificato ad angoli retti verso

non come realmente

prospetto, e

compiaciuto

la

il

uno

de' quali

s'egli

che termi-

maggiore, e minore

l'altro

dell'angolo retto, differenza che risulta dall'eccesso di 9

lunghezza d'uno de' lati, avrebbe con ci

ragione che lo condusse a distribuire in

tal

guisa

le parti

denti per moderare e render quasi Indistinguibile

un

fatta palese

la

interne corrispon-

Indispensabll difetto

dipendente dalla situazione, e che altrimenti riuscito sarebbe sommamente


indecoroso ed incomodo

agli

cap. 1 7 delle sue opere, egli

occhi degli osservatori.

d 1 Disegni

cC alcune invenzioni

siccome nel
secondo

llb. 11,

diversi

siti^

a solo oggetto d'agevolare la via all'altrui profitto, cos sembra che avrebbe

-81liKllcarc

|)()liil()

a suo luoii;o

esemplare

[)er

anche

liisliuttlvo

la

presente

Invenzione.

prospelto ornato da due ordini.

Il

minore

corintio.

grossezze e

I pilastri

un quarto,

conformi

alle

risaglicntl,

(piest'

hanno

dell'ordine principale

pilastri;

11

proporzione 10

di

loro sopraornatl corrispondono alla quinta parte,

cio a quella misura che stabil


tura. La base di

maggiore composito a

Il

ordine

nostro Maestro ne' suol Canoni d'architet-

11

composita del Palladio, e

la

capitelli

sono

regole da lui lasciate. Quest'ordine posto sopra piedistalli

quali sono di struttura mista di rustico e di gentile, e sono

alti

quarta parte circa de'pilastrl. L'ordine secondarlo corintio, riposa sopra lo

la

stesso piedestallo, che sostiene

senza essere
quali

9 teste e

pilastri dell'oi^dine principale

Questa pratica sembra un po' licenziosa

risalito.

non vogliono che

dezza, appoggino sopra


alti

le

colonne o

pilastri di

un medesimo piedestallo.

un quarto: hanno

le

di diversa gran-

pilastri di quest'ordine

sono

basi convertite, e la trabeazione crescente

un'oncia della quinta parte. La cornice,

ornamento

a'crltlcl rigoristi,

due ordini
I

composito

la

quale convertita, reca spezloso

prospetto, ed indica l'altezza del primo piano secondo l'uso del

al

pi saggi architetti,

quali

non annnettono

nelle decorazioni quegli

ornamenti

(Tavola 21^, che almeno apparentemente non dimostrino di essere in funzione.

Termina nobilmente

tutto

il

prospetto un attico, ch'ha d'altezza quasi

quarta parte de'pilastrl compositi. Osservabile


Palladio nell'ornare

gh

stipiti

le (incstre di quest'attico.

con quelle

colla cornice dell'attico, ch'io

Le

nella Tavola

finestre del

cio sono alte

XXI, che contiene

primo

il

dovere di presentarne

In

hanno

la

stessa

ma

sodo, merc la diminuzione del muro.

La

loggia terrena interna ornata da

sono di

proporzione quasi minore

un ordine jonlco,

Sisiilos,

come

li

di mezzo per altro quasi tre diametri e un quarto

sono d'un diametro

robusti
al

e la

le

colonne del quale

di 2 terzi di 9 diametri: gl'intercolunnj

sono di due diametri, cio del genere

goli

due

poggluoli rlsagllenti alcun poco,

larghezze e l'ottava parte.


il

la

proporzione,

Palladio disegn le prime alte

Le seconde hanno

che riposano sopra

combin

prospetto.

e del secondo piano

due larghezze; eppure

accostumava, in-

e cos giudiziosamente la

mi son creduto
il

la

tenuto dal

Imperciocch, invece d'ornare

fascie a guisa d'architrave, com'egli

vent una sacoma interamente diversa,

sacoma

modo nuovo

il

chiama Vitruvio; quello


e

solo: la ristrettezza di questi

due

rende

posti negli angli

angoli pi

maggior larghezza di quello era necessaria per proporzionarlo

lume dell'ingresso (Tavola

rozze e simili.

22J,

onde render comodo

il

passaggio alle car-

-82sopiaoniali di questa loggia sono

quinta parte delle colonne. Sporgono

la

dal fregio de' grandi modiglioni, sopra de' quali risalita la cornice, accioc-

ch riesca spazioso
a tutto

il

cortile.

il

pogginolo postovi sopra,

Le porte

esterne, che corrispondono al pogginolo, e le fine-

sono rastremate all'antica; cpieste sono

stre

disopra pi strette quasi la ventesima parte

ghezze e

la sesta parte, e

quale dovea girare intorno

il

di

due larghezze,

quelle

hanno

d'altezza

sono

due

al

lar-

sono un diciottesimo rastremate.

Dalla loggia terrena, col mezzo di due comodissime scale poste una per
parte, che terminano

Per

salii^e al

al

piano nobile,

si

ascende

piano de' camerini trovansi due

Sorprendente per

la

appartamenti superiori.

altre scale scerete.

sua magnificenza riuscita sarebbe questa fabbrica, se

fosse interamente compita,

comparto, ed

agli

merc

la

sua grandiosa estensione,

il

suo regolare

pi eleganti ornamenti.

TAVOLA

XX.

Pianta.

A Imposta.
TAVOLA

XXI.

Prospetto.

Cornice

C. Stipite delle finestre dell'attico.

dell'attico.

D Trabeazione dell'ordine jonico interno.


TAVOLA XXII.

Spaccato,

E Cornice

dell'ordine corintio.

F Cornice

convertita del

MISURE NE' DISEGNI DEL PALLADIO


Diametro de' pilastri compositi
Piedestallo
Pilastri

compositi

Trabeazione
Finestre del primo piano
Attico
Pilastri

corintii

Sopraornati corintii

medesimo ordine.
MISURE ESEGUITE

2,

J'XXIU

FABBRICA
DEI NOBILI SIGNORI CONTI

FRANCESCO E FRATELLI TIENE

iTjLlrabile olire

ogni credere riuscita sarebbe agli occhi degli intendenti

pera Palladiana, che qui m'accingo a descrivere, se interamente fosse


eseguita.

Il

l'o-

stata

pezzo che fu eretto, e ch'esiste tuttora, vien certamente con istupor

contemplato come un saggio di squisitissima architettura: e


descrizioni che pubblic

il

nazione l'idea d'un' invenzione


tutte le sensate persone,
tettura, incresce

il

disegni, e le

Palladio di questa fabbrica, eccitano nell'immagila

non che

pi magnifica e decorosa. Quindi

che a

agli spiriti consacrati allo studio dell'archi-

vedere eseguita una tenue porzione solamente d'un'opera

cos grande, e regolare cotanto nella variet e moltiplicit delle sue parti.

Serve inoltre ad accrescere vie maggiormente un


il

Palladio

non abbia dato

brica. Penetrato anch'io

il

da

tal

dispiacere,

il

veder che

disegno del prospetto principale di questa fabrincrescimento, pensai di mitigare in

tale

me

stesso la disgustosa impressione, e di far cosa grata agli amatori di tali studj,

producendo
rita

in questa raccolta

certamente

servito
ch'ei ci

come

la taccia di

il

troppo ardita

mi sono, per esattamente


ha

lasciati.

disegno compito di questo palagio.

ne'diseeni.

intrapresa, se

di tutta l'opera

si rifletta

che

una descrizione succinta,

accennando opportunamente

parti gi fabbricate, e le ragioni che

mancano

mia

eseguirla, e del lesto dell'Autore e de'disegni

Dar pertanto

se tutta fosse eseguita,

la

N me-

mi condussero

della

medesima

le

produr quelle che

-84L'area occupata da (jiiesto palagio di lii^iua quadrilmiya, ed ha di luii-

176, e di larghezza piedi 154. Egli

gliezza piedi

prospetti riguardanti sopra

maestoso

cortile.

camere

distribuito in

pii^i

magnifica, n pi regolare esser potea la disposizione

corrispondenza

in

delle parti

al

terreno impiegato,

qual con lant'arte

il

proporzionate ligure, in gallerie, in

di varie

gabinetti e logge: ha in

ed ha quattro

Isolato,

pubbliche strade, e contiene nel mezzo un

le

somma

sala, salotti,

comodit che conci-

tutte quelle moltlplicl

liano decoro al domicilio de'grandi. L'elevatezza del suolo, sul quale piantato

questo edlfzlo, permise

al

saggio Architetto di trarne la possibile utilit,

scavando de'comodlsslmi sotterranei, dal plano de'quall s'alzano frequenti e

ben
11

gran fabbricato,

nobile

logge;

palagio

al cortile,

prima

la

pilastri

Il

quale composto di tre plani; cio

ed un terzo che contiene

Intorno

fatta

nel

primo

e nel

si

prese

ad archi di rustica composizione:

fatta in

brica,

Londra

quando

Palladio,

non

Da

la

seconda di archi e

questa parte, termina

l'altezza del

meno

di

non

far notare

una

licenza

nell'edizione dei quattro libri d'Andrea Palladio

l'anno 1715. Egli pose l'attico nel prospetto di questa fab-

nella porzione gi eseguita e ne'disegni in

trovasi che verso

il

commesso da quel valent'uomo


remo

il

quale vedonsi alcune finestrelle che illuminano

attico, nel

Giacomo Leoni

pianterreno,

secondo plano, camminano due nobili

compositi colla loro trabeazione.

un ordine

il

di queste ergesl

de' camerini.

sovraccennati camerini. Qui non posso a

che

Al disopra

disposti pilastri sostenenti le sodissime volte.

cortile.

Questo, per

altro,

grande stampati dal

non

il

solo errore

nel disegno di questa fabbrica: ne accenne-

degli altri a suo luogo, ne'quali egli stato seguito dall'architetto N. N.

nell'edizione fatta in Venezia l'anno 1740.


1

prospetti nel

primo plano, sono formati da un ordine rustico,

condo da un composito,

a pilastri

non

rastremati.

Le

finestre del

ordine sono ornate in una maniera mista di rustico e di gentile

colonne joniche
ciati di rustico.

e nel se-

secondo

hanno

delle

co'capltelll angolari col collo e l'astragalo, e co' fusti intrec-

Un

tale

ornamento

fatto alle finestre poste in

mezzo

di

un

ordine composito merita particolare osservazione, massimamente perch egli

un esempio

assai raro nelle

quel grand'uomo servito

Temanza,
Si noti

il

gentile del

d'una

Temanza: Vita

tale

verisimile, per altro, che

composizione, perch, come dice

secondo ordine non discordasse dal rozzo del primo

che nell'opera del Leoni

di cpiest'orcllne

(i

siasi

opere del Palladio.

test citata

fusti de' piedistalli

sono disegnati con de' riquadri instici; eppure

del PalUulio, jiay.

il
".

de'poggiuoli
tali

non sono.

-85fece di j)ioj)rio

liiollie

disegn

posita,

capo

niodiglloni da

due

fascle nella cornice

quando sono ango-

capitelli delle colonnette jonici antichi,

lari, e cangi in joniche le

loro basi, che sono toscane; e finalmente fece

cimase e

risalire sui quadricelli le

le

basi de'poggiuoli a dispetto del Palladio

disegn continuate. La serie di

che

le

j)er

vero dire magnifica,

com-

tali

errori fa che

manchi a quell'opera,

pi bel pregio, cio quello dell'accuratezza e fe-

il

delt ne' disegni.


Pei- tre

lati

si

entra dalle pubbliche strade nel gran cortile

maggiore per, aperto dal


ha

Questo

struttura. Rustico

con

comprende

la

palagio

loggia dinanzi, formata da

lato, sostenuti
il

da

pilastri di rustica

primo piano,

il

quale con-

camerini ad uso de' bottegai. Lo spazio

altrettanti

quanto esce in

Cammina per ornamento


comune agli altri prospetti: ma

sala maggiore.

questo piano, l'ordine composito a

c[uel

una

secondo piano, che corrisponde a tutto l'ingresso, ed

fuori la loggia di sotto,


di

uno per ciascun

il

strada pi frequentata della citt.

pure anche da questa parte

tiene alcune botteghe


del

la

prospetto, a differenza degli altri, ha

archi in fronte, ed

l'ingresso

che guarda a mez;zogiorno, dove

suo prospetto principale sopra

il

tre

lato

pilastri,

pezzo, ch' sovrapposto alla loggia, ornato con colonne rotonde di

mezzo

rilievo.

quale termina

Sopra
il

la

un

trabeazione di quest'ordine trovasi

frontespizio,

prospetto con magnificenza e con grazia.

Di cos ricco e superbo edificio ebbe esecuzione solamente


parte indicata nella Tavola XXIIl, colle lettere

A AA A

finito,

quando, come dianzi

s' detto,

la

picclola

(Tavola 23/ Mi

chieder dunque con quai documenti io lo pubblichi da


tieramente

il

manca

tutti

si

prospetti in-

ne' disegni del Pal-

ladio tutto l'alzato della facciata principale.!' Risponder, che coU'ajuto della

pianta lasciataci dal nostro Maestro riuscito sarebbe facile a chicchessia

esempio

ad

di quel pezzo che trovasi edificato, l'erigere l'alzato degli altri tre

prospetti seguendo fedelmente le misure eseguite (Tavola 24/ Riguardo poi


al

principale prospetto, servito

mi sono per comporlo ed

ornarlo,

come per

snida sicura, della descrizione succinta che l'inventore ne diede, e della


pianta, e del picciolo spaccato ch'egli

medesimo

descrizione di questa fabbrica egli dice, che


dire porta maestra,

ha una loggia davanti, ed

la

disegn. Imperciocch nella


entrala principale, a vogliam

sopra la strada piti frequente

della citt; di sopra vi sar la sala maggiore, la quale uscir infuori al paro della

loggia. Nella pianta rilevasi

vevano

due piani

piano inferiore e

ad evidenza qual distribuzione

di parti aver

quanto dinanzi dovea sporgere in fuori

la sala nel

do-

la loggia nel

superiore, colla determinata larghezza di tutte e

-86due. Finalmente nello spaccato della loggia


fu intenzione dell'lnventoie

11

medesima

con archi

costruirla

facile

dunque con qual ragione determinato mi sono ad ultimare


produi-re

un

tutto,

ravvisare che

11

Ecco

di rustica struttura.

quest'opera, per

per vero dire, maravlglioso; e per soddisfare

genj vir-

ai

tuosi degl'intendenti d'architettura.

costrutta la loggia con tre archi in fronte, e

Ho
fianco,

gono

la

quali

vedono

si

necessaria uniformit cogli altri di

prospetti,

con uno per ciascun

manten-

indicati nello spaccato del Palladio. Questi

sono posti sopra

le finestre

del

mezzo

rilievo,

quali ne' tre

primo piano [Tavole 25

altri

e 27); e in

questo limitano l'apertura delle botteghe in quel sito disposte dall'Autore.

Lungo

l'entrata principale, eh' pi lunga e pi larga dell'altre,

delle colonne rustiche, sull'esempio delle


il

due entrate minori,

piantai

nelle quali

Palladio ha collocate delle colonne, non tanto ^ com'egli dice, per orna-

mento^ quanto per rendere

il

luogo di sopra sicuro^ e proporzionare

26/ Ornai il prospetto della


sembrandomi di vederle indicate

larghezza

la

colonne rotonde di

air altezza (Tavola

sala di

mezzo

nella pianta dall'inventore

rilievo,

disegnata.

Ora che ho

soddisfatto alla meglio all'assunto che

mi son proposto,

resta

ch'io palesi alcune rimarcabili disparit di misure riscontrate negli alzati fra
i

disegni dell'Architetto, e

la

fabbrica gi eseguita. L'altezza del primo piano,

che ne' disegni contrassegnata con numeri, di piedi 24 e


esecuzione non

le

le

medie da

tre

nelle maggiori la loro larghezza eccede l'altezza

primo ordine

alti

hanno

secondo ordine

della loro larghezza,

in esecuzione

chino

ne' disegni.

cos sensibile

quantunque sieno involtate. Le

quali nel disegno

parte. L'altezza eseguita di quelle del

sole larghezze. Inoltre

in

lui prescritte; anzi

la

proporzione di due

larghezze e l'ottava parte, sono eseguite alte due larghezze,

duodecima parte

quando

camere eseguite nel primo plano non solo sono

con veruna delle

regolate nella loro altezza

finestre del

Da

troviamo che di piedi 20 e 3 onde.

la

minorazione nacque, che

^,

piedistalli

l'ottava

due quadrati

pure sono contrassegnate

alte

e la

due

determinanti l'altezza de' pogguoll sono

un piede meno,
Finalmente

di

meno

la

sono senza basi, bench non man-

trabeazione trovasi disegnata

la

parte de' pilastri, ed in vece eseguita d'una proporzione media fra

la

quinta
quarta

e la quinta parte.

Non credo ragionevole

il

supporre che

le

indicate alterazioni provenute

seno dall'arbitrio o dall'infedelt dell'esecutore, e molto

meno che

sieno

errori di semplice inavvertenza. Imperciocch sono, a dir vero, troppo sensibili,

n dall'Autore ancor vivente

si

sarebbero sorpassate. Che

il

Palladio

-87tempo dell'erezione

vlvcssc noi

un certissimo documento: poich


menzione
Canera e

M. Alessandro

di

com' verissimo,

mai che

misure,

le

le

camere

di stucchi; e di pitture

tempo

ch'egli a quel

secondi. S'egli

vivesse, chi porr in

dubbio

quali noi troviamo discordi da' suoi disegni, sieno state

le

Giustamente ragionando sembra che non

Ma,

adottare opinione diversa.

fatti

alcuno, perch non


far

M. Bartolommeo Ridolfi, d'Anselmo

Vittoria, di

cos eseguite di suo consenso?

possa in

nel libro secondo a carte 12 egli la onorata

Bernardino India veronesi, non secondi ad alcuno de' tempi suoi;

di

primi di questi ornarono

vero,

questa fabbrica, abbiamo nelle sue opere

di

si

Palladio presa la briga,

il

si

ci supposto, potr chiedere

come pare certamente che

dovesse, di registrare ne' pubblicati disegni con fedelt ed accuratezza

quelle misure che compiaciuto erasi d'eseguire. Risponde a tale ricerca

il

signor Temanza, dicendo: ch'ebbe scarsezza di tempo l'occupatissimo Autore

per rivedere

stampe

la

sua opera col necessario riflesso prima di consecrarla colle

alla posterit.

Crede inoltre

gni, che abbiamo ne quattro


ne'

il

citato architetto,

libri dC architettura

numeri, quelle che uscirono dalla di

Serve mirabilmente ad avvalorare


delle parti surriferite se
ne' disegni,

tali

tai

lui

che

del Palladio

le

non

tavole de' disesieno,

massime

penna".

congetture

il

riflettere,

che

le

misure

fossero nella loro esecuzione, quali le osserviamo

importerebbero un reale sconcerto di simmetria e di propor-

zione (22), n pi troverebbesi in questa fabbrica quell'eleganza e quel gusto

d'uniformit che, combinato con un genio fecondo di

genuino carattere del nostro Architetto.

il

fosse stato eseguito giusta

in fatti, se

invenzioni, forma

felici

primo ordine rustico

il

disegni che troviamo nel Palladio, cio 4 piedi e

3 oncie pi alto, facile a concepirsi che le porte degl'ingressi e


rustici

che

porzione, o

altezza di

rebbe

al

cortile circondano, divenuti

le

loro serraglie di eccedente lunghezza, o

due larghezze

se le finestre del

e l'ottava parte,

archi

sarebbero di troppo gracile pro-

il

soverchiamente pesante. Di pi,

gli

pieno sopra

il

gli

archi

primo piano avessero un'

come veggonsi

disegnate, sembre-

certo che fossero troppo svelte, perch aperte in

un ordine

rustico

de'pi robusti. Nelle finestre, all'opposto, del secondo piano, un'altezza formata
di

due

sole larghezze, riuscita sarebbe assai

poco corrispondente

alla sveltezza

dell'ordine composito che le contiene. Oltracci, se fossero stati eseguiti


distalli colla

loro base,

dovendo determinare
niente

meno

di

come sono

disegnati, troppo

l'altezza de'

4 piedi.

il

pie-

realmente sarebbero,

poggi delle finestre ,

vero che

a Temanza. Vita del Palladio, pag. 44 > "ot- 23.

alti

la

quale non saria

suolo delle camere superiori potrebbe

-88esser a livello col principio deTusti de' piedistalli,

ma

modo minorata

in questo

dove terminano

le

loro basi;

sarebbesi l'altezza delle serraglie delle porte e

degli archi; e nati ancora sarebbero degli altri sconcerti nell'eleganza della

fabbrica,

come ognuno che

neir accrescer

la

ci rifletta,

facilmente potr conoscere. Finalmente,

trabeazione, cerc senza dubbio

il

Palladio di supplire al

difetto della situazione di questa fabbrica, la cui trabeazione,

delle strade,

si

mira sotto angoli che

questo uniformossi
ni, cap. 3, cos

la

precetto dell'antico maestro Vitruvio,

al

per

la strettezza

fanno comparir minore. Anche in


il

quale nel libro

ne insegna: Perch quanto pia ascende tacutezza della vista^ non

facilmente taglia a rompe la densit deltaere; e per debilitata e consumata per


lo spazio dell'altezza

per

il

riporta a sensi nostri dubbiamente la grandezza delle misure^

membri

die sempre nei

compartimenti

delli

mento della ragione^ acciocch quando


averanno

membri

alti e

grandi^

tutte

si

deve aggiungere

le

opere saranno in luoghi

le

altre parti

abbiano

la

il

alti^

suppleovvero

ragione delle

grandezze.

Accettino ben volentieri

gli

studiosi d'architettura queste

stese al solo fine di rischiarare le tracce

mie

riflessioni,

formate dal Palladio nel costruire

le

sue opere; e per contribuire, per quanto mai posso, a perfezionare un'arte
delle piri utili alla civile societ: e al solo genio di giovare altrui,

risoluzione

e'

ho presa di presentar

riore dee riputarsi a

qualunque

la

non

questa fabbrica,

la

si

ascriva la

quale non infe-

da quel grand'uomo inventata. La sua

altra

magnificenza esterna ed interna,

secondo,

finita

la solidit

del

primo ordine, l'eleganza del

interrotta continuazione de' sopraornati

la

negligentata ad

arte politura nelle colonne degl'ingressi, la robustezza degli archi e de'pilastri

che adornano

delle parti interne

merebbe un

le

logge del cortile, ed in fine

compongono un

perfetto

ornamento

tutto,

il

la

giudiziosa distribuzione

quale, compito che fosse, for-

alla patria del Palladio.

Tavola XXIII. Pianta.

Tavola

XXIJ^.

Facciata principale.

A
Tavola
Facciata

XXV.

d uno

de fianchi,

Sopraornati dell'ordine composito.

B Cimasa de' piedistalli.


C D Base e capitello dell'ordine
"

^ Base

e capitello jonico angolare delle

finestre.

composito.

Sopraornati.

-89-

H Imposta
Tavola

/ Cornice

XXVI.

Spaccalo per

il

largo.

degli archi.
dell'attico.

Base delle colonne rustiche dell'entrala.

MSiio

capitello dorico.

N Cornice
Tavola

XXVII.

Spaccato per

il

architravata.

lungo.

MISURE NE' DISEGNI DEL PALLADIO


Larghezza delle logge nel
Corlile

MISURE ESEGUITE
piedi

cortile

quadrato

7't

Lunghezza dell'entrala

3'^,

Camere quadrale

20

vicine all'entrata

Larghezza degli archi delle logge

Larghezza de'

pilastri

piedi

7,9
k

Altezza de' detti archi

18,

Altezza del primo piano rustico

24,

Altezza delle finestre interne del dello piano

...

8,

8,

Altezza delle finestre interne

7,

Sopraornali

Altezza

Altezza delle finestre esterne


Altezza de' piedistalli
Altezza delle finestre esterne del secondo piano

dell' attico

...

12,

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'

TXXXI

BASILICA

ion potendomi dispensare

dal premettere alle tavole della Basilica un'esatta

e succinta descrizione della

medesima, sembrerebbe opportuno

lo schiarire

Ma siccome non v'ha

primieramente l'etimologia

di questa specie di fabbrica.

alcuno nell'arte nostra,

quale ignori quanto eruditamente abbia trattato

questo argomento
antiche

"

vamente

al

cos

il

il

nobile

sig.

il

ripetere tutto ci che relati-

nostro soggetto espose con esattissima precisione quell'inten-

dentlssimo Autore. Merc

bastantemente
stata la loro

onde

gli studj di

derivi

la

questo benemerito Cavaliere, noto

denominazione delle Basiliche, quale

prima istituzione, qual uso ne facessero

e quali fra le antiche contar

che

conte Enea Arnaldi nel suo libro delle Basiliche

credo intieramente inutile

si

possano come

le

Greci e

sia

Romani,

pi celebri e pi magnifi-

(23).

Certa cosa , che

le

Basiliche de' Greci e de' Romani erano fabbricate con

gran magnificenza, che avevano una forma niente

meno

elegante delle altre

fabbriche pubbliche, e che oltre alla nobilt della loro costruzione erano

d'una grandezza capace a contenere delle numerose adunanze. Servono a


dimostrare che ci

a Delle Basiliche antiche,


1761

sia vero, gli

avanzi superbi delle loro opere

e specialmente di quella di Vicenza, discorso del conte

per Giambatista Vendramini Mosca,

in-4"-

che a giorni

Enea Arnaldi,

ecc.

Vicenza

- <)2 -

iiosiii
i

ancora con istupore

ammirano

si

loro tlomlnj quelle trionfanti nazioni.

romana grandezza

i>ieca e della

N solamente

fu rlserbato

meno

anzi, ne'giornl ancora da noi

dove

In quelle parti

11

avevano

estesi

al secoli

gloriosi della

vanto di erigere slmili

rlmoll, eccitate le genti da

edifzj

uno

spirito

emulatore tentarono d'imitarle. Se poi, come ognuno ben vede, non giunsero
nel

difificile

assunto a pareggiar delle antiche n

ci fu perch nate erano quelle su

ed in tempi ne' quali fioriva


altro,

grandiosit, n

fondamento d'una Immensa opulenza,

Non pu

regolare architettura.

la

negarsi per

aria di

1'

grandezza, e per

la finezza dell'arte colla

sono costrutte.

Fra queste merita certamente d'esser annoverata con distinzione


Vicentina,

quale vedrassi disegnala nelle tavole XXVIII,

la

XXXI. Non

accordano

si

le

che ne fu l'inventore.

Scamozzi, appoggiato a non so quai fondamenti,

parliamo

sia

uno

si

di que' maestosi edifizj,

legno e per comando di Teodorico re de' Goti

".

un antico monumento

T Arnaldi, che in

liferisce

la Basilica

XXIX, XXX,

opinioni degli eruditi nel determinare

della sua erezione, n l'architetto

di cui

decoro;

il

che alcune delle recenti opere di questa specie non meritino d'esser

anch' esse ammirate per


<|uale

la

Il

celebre Vincenzo

persuade che
che

tempo

11

alzati

fabbrica

la

furono sotto

Certo per altro, come

1262, e

esteso nell'anno

ch'esiste tuttora nel pubblico archivio di Vicenza, questa fabbrica era fin

quel tempo denominata Palatum vetus.

monumento,

nell'accennato

una gran

sala

dove

La fabbrica dunque,

e che a quel

di cui

tempo chiamavasi Palagio

traltansi gli affari forensi, e

11

dove siedono

si

da

tratta

antico,

giudici a

render ragione. Ella di una costruzione chiamata gotica, ed aveva un

tempo all'intorno
1

le

gravi danni del

logge edificate sul gusto medesimo.

tempo distruggitore

gran mole ad uno stato

la

e de' replicati incendj

deplorabile, che sin dall'anno

seriamenle pensare a ripararne

la totale

spesa, n diligenza per sostenere

per l'enunciate cagioni, e per

la

rovina. In

massimamente

le

fatti

ridussero

1496 convenne

non

fu

ommessa n

logge esterne,

le quali, e

maniera insussistente con cui eran costrutte,

esigevano una pronta riparazione.

Ma

resi in

seguito pel corso di quarantanni inefficaci

cominciarono

Il

nuovo

Idea delVai'chili'tinra imk'eisale

Valenlinn. idi
/)

di bel

Arnaldi

Ti.

parte

cap. 8 e

di

a sfasciarsi

da

tutti

Vincenzo Scamozzi,

ecc.

gli

lati, e

lib.

i,

apprestati sostegni,

quindi fu adoperato

cap. 6,

in-

Venezia per Giors^io

-93ognl studio per assicurarle

alla

meglio con replicati puntelli

architetti migliori di quell'et ad indicar

eccitati gli

venienti per assestar

".

Furono intanto

maniere pi con-

le

macchina che minacciava, rimettendo

la

le parti di

crollate nella primiera lor situazione, o per sostituire all'antico,

ben adattato corso

di logge.

Mi dilungherei

di soverchio

rare volessi le opinioni che prodotte furono su


maestri. Basti per ora

sapere, che

il

il

tal

se tutte

gi

un nuovo
annove-

proposito dal ricercati

famoso architetto Giulio Romano,

persuaso dall'una parte, che un qualunque rappezzamento atto non fosse


ridonare

fabbrica una durevole sussistenza, e

alla

senza alterare
tare

non

si

potesse all'interno di gotica struttura

modo che

che

dall'altra,

necessario concerto delle convenienti corrispondenze, adat-

il

sul gusto de' Greci o de'


in

supponendo

Romani, propose

un circondario lavorato
ed ornare

fortificare

di

le

logge

conciliasse colle stesse la possibile fermezza, ne sconcertasse

loro rapporti o l'antica simmetra. Magnifica era Videa concepita clalt esimio

come

architetto^
iscritto^

ma

dice l'Arnaldi''; e trovasi nelf archivio di Torre espressa

per nostra disavventura

ella fosse, certo

che

il

ci

mancano

disegni.

Qualunque per

in

altro

progetto di Giulio, esposto solennemente all'appro-

vazione de' cittadini in confronto di quello presentato dal Palladio, che fu


poscia eseguito, ottenne

Vicentino, che

fa

minor numero

11

de' suffragi \

tanto onore alla sua nazione, secondando

predominante, e superando con giudiziose modificazioni

come

sciuti dagli altri

invincibili,

sostituire allo stesso l'opera

il

gli

genio in patria

obbietti ricono-

pens d'atterrare l'esterno tutto, e di

che siamo per descrivere,

universale consentimento aggiungere


solidit,

grande Architetto

Il

si

a cui niente, certo,

per

potrebbe per conciliare o maggiore

o maggiore armonia, o maggiore magnificenza (24).

Un'invenzione

bella dest nell'animo del suo Autore

che quantunque modestissimo


d'essa menzione

nelle'

sue opere, non

cK ella ha

cos egli dice,

egli fosse, e

una

tal

compiacenza,

scevro d'ogni vanit, pure facendo

[)ot a

meno

di

non

palesarla.

I portici^

dintorno sono di mia invenzione: e perch non dubito

che questa fabbrica non possa esser comparata agli edijicj antichi^ e annoverata
fra le maggiori e lepii belle fabbriche che siano state fatte dagli antichi in
s

per

la

grandezza e per

gli

di pietra viva durissima, ecc.

a Arnaldi, parte
b

Lo

i, cap.

io.

stesso, parte

i,

cap. 12

e Lo stesso, parte

i,

cap. i3.

Palladio,

lib. iii,

cap. 20.

ornamenti suoi,
''.

come anco per

la

qua^

materia eh tutta

-94Mi
non

questo passo

sia lecito a

sarebbe certamente arrogato

si

non

parto

riHetlei"e,che quest'onestissimo e valent'uomo

il

merito dell'invenzione, s'essa vero

il

suo ingegno. Ci spetta

fosse stata del

dubbio che alcuno potrebbe muovere;


concepita idea di quest'opera,

Giovanni,

disegno

il

Di

".

tale

rende ragione; ed

test citato,

il

render vano e ridicolo


Palladio nel maturare

dovendo con uomini

condotta, saggiamente l'Arnaldi nel luogo

facile in verit l'intendere,

e forse di

del nostro Autore,

il

Palladio,

d'un attempato

riputatissimi, abbia voluto l'appoggio

qualche grido, per conciliare maggior sostegno

contemplando

sua

alla

principj e le regole

questa fabbrica, ed esami-

le parti tutte di

regolare complesso, l'avvisa in essa

il

come

massima estimazione, cozzar

salito in

produzione. Oltre di che ognuno che abbia versato su

nandone

i[

la

maestro

servito dell'assistenza di quel

giovane ancora com'era, non per anche

maestro,

che

sappiamo per veracissimi documenti ch'egli volle unirsi

a cui

nel presentare

siasi

cio,

il

genuino carattere

di

quel

grand' uomo.

Questa rinomata Basilica ha


oncie 2 circa

piombo.

Il

ed

modo che
i

fabbrica da tre soli

lati

legno munita di lamine d

vi

sarebbe

quali, in linee rette per ogni parte,


al

disotto

una piazza coperta,

se

non

ornata esteriormente di logge,

poich a levante

palagio dell'eccellentissimo Governatore.il Palladio per altro, nel

disegnare quest'opera, form


io

di

vani per aprirvi delle botteghe e de' magazzini. Questa

fossero stati murati

ed

una vlta

sostenuti da pilastri,

vlti

s'incontrano, di

al

lunghezza piedi 150 ed larga piedi So,


d'

piano della sala alzato da terra piedi 25, oncie 10 circa, ed

formato da

contigua

di

coperchiata

la

pianta colle logge tutto all'intorno (Tavola 28J,

pure cos l'ho disegnata nella pianta.

due

quali ha

lati
il

maggiori della Basilica guardano sopra due piazze, una delle

suolo pi basso dell'altra 6 piedi e 9 oncie; e da questa parte

la

fabbrica sostenuta da un basamento, ossia zocco di rustica composizione.


Dall' altra parte

due

de' quali

non

sollevata dal piano della piazza

furono ricoperti nel rinnovare

il

Per ornamento delle logee inferiori eresse

con

le

colonne

di

mezzo

nata trabeazione. Tutti


divisi

gli

appoggiate

a' pilastri.

i,

lastricato della
il

Palladio

a' pilastri, e

cap. i3.

gradini

medesima.

un ordine dorico

colla sua

e queste

hanno le

proporzio-

loro contraccolonne ap-

Quest'ordine minore sostenta l'arco,

agl'iiitercolnnnj maggiori.

a Arnaldi, parie

tre soli

spazj compresi da queste colonne, sono da colonne

d'un ordine dorico minore;

poggiate

mezzo

rilievo,

che

il

quale riposa in

-95Le logge superiori sono ornate d'un ordine


quale ricorrendo, Ibrnia

il

dine maggiore s'alzano

due

di questi

poggio delle medesime. Tra

le

l'arco, nella stessa guisa

col suo piedestallo,

joiiico

colonne d'un jonico minore;

che abbiamo detto delle logge

e queste sostentano

fornita di statue,

quali sono sostenute da piedistalli frapposti alla balaustrata

29

6 30^, e

Copre

formano

grand' edilizio una magnifica cupola,

il

Queste due

all'opera del Palladio,

corrispondenza

mezzo

alle parti di

'-.

L'architrave,

finestre dell'attico In

le

degli archi di sotto.

si

XXXI,

vede nella tavola

proporzione;

ma non hanno

la

nella quale vi

sacome. Le colonne dell'ordine dorico minore, hanno

tutte le

meno

8 diametri,

alte

sono maggiori della quarta

fregio e la cornice

onde, come

parte della colonna 3

sono

il

quale riposa sopra un

la

Le colonne dell'ordine dorico principale sono

onde

medesima (Tavole

parti tali sono, quali preeslstevano

quale per altro disegn

11

le

un nobilissimo ornamento.

tutto all'intorno della fabbrica

attico di gotica costruzione.

Al disopra

inferiori.

una vaghissima balaustrata

ordini, havvl

11

gl'in te rcolunnj dell'or-

base attica, alla quale

stessa

la

Palladio sostitu

il

uno

zoccolo rotondo colla cimbia, che trovasi allo stesso livello di quella dell'or-

dine principale: di maniera che, lo zoccolo dell'altezza delle basi attiche,

meno

il

plinto, in luogo del quale havvl

un gradino posto

sotto gli zoccoli di

quest'ordine, ricorrente tutto all'Intorno nella loggia inferiore. Nelle fab-

briche antiche non ho per anche veduto esempj di

sostituzione,

tal

la

quale

per verit, pu dirsi un ritrovato Palladiano molto bene adattato

alle circo-

stanze, per tener

perch

aggetti delle basi

apriture delle logge spaziose

le

non

servissero di facile inciampo

continuamente doveva

Sopra

le

colonne

che serve d'imposta


otto parti e

vanno

mezza

di

al possibile, e
al

gli

numeroso popolo che

di l passare e ripassare.

quest'ordine minore havvi una cornice architravata,

agli archi; la

proporzione

di detta cornice

della colonna, sopi'a cui gli archi

prendono

le

una

delle

mosse, e

a toccare co'loro archivolti ornati di tre fascie, quasi sotto all'architrave

dell'ordine principale. Questi archi, rispetto alla loro larghezza,

proporzione di quasi due quadri comprese

le serraglie, le

hanno

la

quali sono ricoperte

da mascheroni di mezzo rilievo.

Le logge superiori, come abbiamo

detto, sono ornate di

due ordini

jonici, l'uno de' quali lo diciamo principale, l'altro secondario.

principale,

il

onde

Le colonne

alte

5 e|.

ordine

cui piedestallo determina l'altezza del poggio, alto piedi 3,

8 diametri e

^;

di quest'ordine

e la loro

hanno

il

diametro d'oncie 24, sono

minorazione rispetto

di sotto, lontanissima dai precetti di Vitruvio,

il

alle

colonne dell'ordine

quale sopra tale argo-

-9Bmenlo,

al lih.

vi,

Dappoi sopra f arclidrave a piombo

cap. 5, cos c'insegna:

delle colonne di sotto si pongono le

colonne minori per la quarta parte.

Palladio, nel disegnare le antiche fabbriche erette gi da'


alle loro piazze,
la

adott

Lo

stesso

Romani d'intorno

precetti di Vitruvio, facendo le colonne superiori

quarta parte minori di quelle di sotto". Egli verisimile adunque che nelle

circostanze di questa fabbrica, forse obbligato dalle altezze de' piani preesistenti, o

che

cotanta minorazione, abbia perci minorate

siagli spiaciuta

colonne superiori circa

la

decima parte

di quelle del

dorico inferiore.

le

so-

praornatl del jonico principale sono un'oncia crescenti della quinta parte

colonna

della

sono

divisi giusta le regole lasciateci dal nostro Maestro.

Le colonne del jonico secondario hanno


solamente 8 diametri; hanno

ed hanno

di

diametro piedi

sono

1, 2 |;

alte

capitelli jonici antichi, col collo e l'astragalo,

zoccoli rotondi, simili a quelli delle colonne doriche minori,

gli

prima

descritte. Gli archi di quest'ordine

preso

il

sono

alti

circa

da

due larghezze com-

poggio; ed hanno per imposta una cornice architravata, che ha

la

proporzione quasi d'una ottava parte della colonna. La balaustrata, che


ricorre tutto

all'

jonico senza

il

Degni

intorno,

disopra

quasi

alta

la

quinta parte dell'ordine

piedestallo.

sono

riflessione

di

al

angoli delle logge,

gli

ognuno

de' quali viene

ornato da tre mezze colonne, che con elegante robustezza dimostrano

so-

la

lidit de' detti angoli.

Varie alterazioni di misure

si

quali qui

a'

fabbrica eseguita,

le

Ora che abbiamo


lecito

il

dimostrare

descritta

massima

la

riscontrano fra

disegni dell'Autore, e la

piedi saranno dimostrate.

alla

meglio quest'opera cos insigne, mi

difficolt

sia

dall'Autore incontrata per accordare

felicemente l'aggiunta che dovea farsi, con

la

fabbrica che preesisteva, e che

volevasi conservare.
Il

piano della gran sala pi volte nominata, sostenuto, come abbiam detto,

da grossi

vano

pilastri,

de'c|uali

quali sostentano sette archi pel lungo e tre pel largo;

ha piedi 18 e

Ora

di larghezza.

si rifletta

che

il

il

prlncipal do-

vere dell'Architetto era certamente d' incontrare a perfezione, colle mezzarie


degli archi da erigersi,

il

lume

degli antichi.

Supponiamo, pertanto, che

il

Pal-

ladio avesse formato l'esterno delle sue logge di soli archi: egli avrebbe in
tal

caso dovuto porre

nuovi archi,
un'altezza

tt

loro pilastri rimpetto agl'interni

sarebbero

riusciti

d'

proporzionata. Se, all'opposto

Piilkidio, lib. IH, cap. 17

ed

allora,

vani dei

una sconvenevole larghezza per dar loro

pag. 02, e cap. 18, pag. 35.

avesse

formati

gli

archi d'una

-97larghezza conveniente, in relazione a quanto alzar

si

potevano;

pilastri

sarebbero divenuti larghi enormemente, in proporzione decloro archi. Final-

mente

se di sole

ordine

egli si fosse servito,

affatto

il

colonne fossero

costruire in

tal

stati

stando

caso

un

alle leggi

nuovi prospetti, di qualunque

degTlntercolunnj, impossibile era

esterno conveniente.

Super a maraviglia un ostacolo

ben

formati

cos serio

l'

Immortale Maestro, con una

intesa composizione d'archi e d' Intercolunnj

quali risulta
solidit

un

tutto

poco discordante

dall'acconcia unione del

colle parti interne, fornito di tanta

ed eleganza, che merita d'esser riputato come un modello perfetto

d'Architettura, e che

non cede punto all'opere che ha prodotte

la

magnifi-

cenza romana.

TA FOLA XXVlll.

TAVOLA XXIX.
TAVOLA XXX.

Pianta.

Elevazione.

Spaccato.

Base e capitello dell'ordine dorico mag-

giore.

Trabeazione dorica.

Soffitta del gocclolatojo.

EF

Base e capitello dell'ordine dorico minore.

G Cornice

H Base dell'ordine jonico minore.

TAVOLA XXXL
Sacome, o

sien

modani.

architravata.

/
\

K Capitello con

^
il/

la

sua pianta.

Cornice architravata.
Balaustro con cimasa e base

dei piedistalli

jonlci.

N O Base e capitello dell'ordine jonico maggiore.


P Trabeazione jonica.
Q R Base e cimasa de' piedistalli
le statue.

che portano

-98MISURE NE' DISEGNI DEL PALLADIO


Diametro delle colonne doriche minori

....

Altezza delle dette colonne

Altezza delle colonne doriche maggiori


Altezza degli archi dorici

Sopraornati dorici
Piedestallo jonico

Diametro

Sua

delle

colonne joniche maggiori

altezza

Diametro delle minori


Sua

altezza

Ringhiera alta

....

MISURE ESEGUITE
,

Txxxn

f^i

J'XXXUl

TI

TtXXXIV

FABBRICA PORTO
VICINA AL CASTELLO

il elle Opere
la

d'

ardii lettura stampale da

descrizione, n

il

Andrea

Palladio,

non

si

contiene n

disegno della fabbrica delineala nelle tavole

XXXIII, XXXIV; eppure dietro

alle tracce d'

una semplice

e forse

XXXII,
mal fon-

data tradizione volgarmente lo stesso ne vien creduto l'autore. Certo che


l'insigne architetto

Vincenzo Scamozzi ha preseduto all'esecuzione della me-

desima, introducendovi a suo talento alcune alterazioni, com'egli accenna


nella

prima parte,

lib.

m,

cap.

11 della sua opera, ch'ha per

titolo:

Idea

del? jirctetlura^ ecc.


Il

maestoso complesso delle sue parti , e

la

forma degli ornamenti che

la

decorano, eccitando l'immagine d'un' invenzione grandiosa ed analoga in

qualche guisa

al

gusto del Palladio, avr senza dubbio servito d'efficace

argomento per annoverarla nella


zando per

altro

il

serie delle migliori siie produzioni. Analiz-

tutto nelle sue parti

criterio la disposizione e le proporzioni,

nevolmente

si

debba

e delle stesse

sembra

dell'invalsa opinione.

trasandare fuori di proposito

il

osservando con buon

certo che dubitare ragio-

onta di

un parere quasi comune

tempo, n volendo interamente


determinai di pubblicarne

Ad

al

tali

dubbj, per non

e stabilito

stare appoggiato al particolar

da tanto

miogiudicio,

disegno unito ad alcune mie riflessioni per pre-

sentare agli architetti lui argomento

degnissimo de' loro studj, sopra cui

-100ragionando compiaceransi d'abbracciare de' due pareri


il

meglio fondato ed

il

pi verisimile.

D questa fabbrica, che doveva essere di


eseguito,

come avvenne

di tante altre,

AAAA.

non vediamo

sufficiente grandezza,

che

il

solo pezzo indicato nella tavola

Esaminando con attenzione

XXXII

colle lettere

vicino,

ho scoperto alcune fondamenta (Tavola 32J;

il

e curiosit

l'

ampiezza

dell'area che

dovrebbe occupare

del cortile

quale riuscirebbe di semicircolare figura. Rilevata cos

dezza e

figura del cortile

la

il

il

palagio, e la lunghezza e larghezza

m' piaciuto disegnare

dal lato opposto appartamenti eguali, e formare

prospetto. L'aggiunta da

me

fatta

corrisponde

non

conforme

sia

L'ornamento esteriore

Le colonne

di quest'ordine

pendono

zione, ed

hanno

l'

edifzio

la

gran-

alzando

ci l'intera larghezza del

larghezza del cortile e delle

resta opposizione alcuna per

all'idea dall'Autor concepita.

hanno

un ordine composito,

forma l'imposta della porta mae-

dieci diametri d'altezza, e le loro basi

sono composite. Dagli abachi de' capitelli


quercia,

tutto

di questa fabbrica consiste in

col suo piedestallo, la cui cimasa convertita,


stra.

con

alla

non

interne abitazioni con tanta precisione, che


dire ch'ella

suolo

sito, la direzione e la

forma delle quali servironmi bastantemente per determinare


tutto

il

intagliati diligentemente a foglia di

de'festoni sul gusto antico.

Le

finestre

sono di bella propor-

pogginoli sporti in fuori e sostenuti da mensole (^Jaw/a 33/

sopraornati crescono alcun poco della quinta parte della colonna.

L'ingresso, per cui

si

passa nel cortile, decorato di colonne corintie,

quattro delle quali di mezzo rilievo, esistono nella porzione eseguita. Riflet-

tendo che quest'ingresso avrebbe di lunghezza piedi 51, oncie

7, e di lar-

ghezza piedi 32, oncie 10, e che doveva esser involtato, come rilevasi dalle

morse a quest'oggetto
affine di conciliare

rando

resi

lasciate, pensai di collocarvi delle

maggior fermezza

alla sala di

sopra: in

ancor pi elegante l'ingresso medesimo,

dette colonne

non

il

colonne
fatto

isolate,

modo ope-

quale, se mediante

le

fosse in tre spazj diviso (Tavola 34^^, riuscirebbe al certo

troppo basso in proporzione della sua larghezza.

La porzione

abbiamo

di questa fabbrica, di cui

descritto

il

prospetto,

la

quale tanto s'interna, quanto lungo l'ingresso; per

la

distribuzione e per

pu chiamar

la

pi nobile. Tutta

l'ampiezza de' luoghi ch'ella contiene,

si

di lei altezza divisa in tre piani, cio

che contiene anche

la sala,

il

ed uno superiore, in cui disposti

si

trovano dei

camerini illuminati da picciole finestre aperte nel fregio. Si noti che

mere

del

primo piano sono

a vlto, e la sua altezza

media proporzionale armonica.

la

piano terreno, quello di mezzo

le

ca-

minore un poco d'una

-101Tutto
il

cortile,

secondando del niedesinio

di questo alzato ha per

sono oncie 3

la

direzione semicircolare.

ornamento un ordine corintio,

pi alte di dieci diametri

camere,

stesso

pu

Su

ammezzati che trovansi

stesso livello di quelli posti sopra le

camere

Nell'area ch'esser doveva impiegata

al

pei-

alzati allo

nobili.

erigere questa fabbrica, trovansi

tortuosit della pubblica strada determinante

BBB,

quali

le

confml. Obbli-

gato da queste, disposi alla meglio quella porzlon di terreno che resta

Formai anche due

l del cortile.

un

delle quali

per porre in libert

picciole scalette a chiocciola, la sltuazion

gli

vista dell'accettata
sia stata dal

per

le vie

si

rendono, quasi

appartamenti superiori, e particolarmente

non potr certo dissimulare che

osservabili,

giudicio considerare
di manifestare
alla contraria

in essa

quali sono poco conformi alle

debba come autorevole

massime

la serie di

miei dubbj su

tal

e decisivo,

di quel

quelle co-

pure mi

il

mio

fo lecito

proposito; pronto essendo ad uniformarmi

opinione, quando ella

sia verisimile.

veramente, chi potr credere che sieno invenzione del Palladio quei

muro vengono

quelle gran mensole che vedonsi nel prospetto.^

quanto

il

nostro Autore

solidit sostanziale

si

siasi

periti,

d'una massima

che non ignorano

rilevante.

colonne composite,

quest'ordine abbiano d'altezza

la

persuadersi ch'egli in

fatica a

le

Di pi, misurando

le

troviamo eccedenti di molto

misure dal gran Maestro prescritte. Imperciocch


di

sostenuti da

studiasse di conciliare alle sue opere la possibile

ed apparente, dureranno

caso dimenticato

altezze de' piedistalli delle


le

non contengansl

uopo necessarie, n tampoco pretenda che

tal
si

pogginoli, che sporti in fuori dalla grossezza del

stalli

Ci non ostante, in

opinione, che trasse dalla sola tradizione l'origine, ch'ella

gnizioni che sono a

tal

camerini.

Palladio prodotta, ogni architetto di senno avvezzo a dirigersi

del vero,

tratti

e d'elegante composizione.

grand' uomo. Ora, bench'Io non presuma di possedere

direi, necessarie

negarsi che questa fabbrica, se condotta fosse al suo total compi-

mento, riuscirebbe magnifica

alcuni

al di

risultato della figura semicircolare del cortile, e della riqua-

dratura delle camere vicine. Oltre di che

Non pu

Lo

disopra di queste camere,

alcune irregolarit di figura segnate nella pianta colle lettere


le

una

comodo, n

secondo piano, e de' camerini che sono

de' luoghi del

nascono per

un poco

magnificenza di quelle degli appartamenti anteriori.

la

dirsi degli

come pure

primo piano

questo piano disposta

quali s'intendon fatte ad oggetto di solo

le

hanno certamente

Il

colonne del quale

le

e la cui trabeazione

crescente della quinta parte delle medesime.


serie di

un fabbricato che comprende

restante di questo palagio consiste in

il

terza

egli

vuole che

piedi-

parte della colonna, che

-102saiebbe nel nostro caso di 9 piedi


oncie

|.

eli

oncie, e sono in vece di piedi 11,

poco uniforme

In oltre sembra, per vero dire,

delle cornici dell'ordine corintio cbe circonda


aaeetto
OD
nello spaccato; la quale farebbe ribrezzo a chiunque

che,

le

colonne dello stesso ordine,

il

la

il

di

maggior

come

cortile,

vedesi

rimirasse. Oltre di

quali sono 3 oncie e

le

modo

al

pensare del Palladio quella minacciante balaustrata posta sopra

pi

alte di dieci

diametri, hanno una proporzione di cui egli non era solito di servirsi. Final-

nostro Maestro a torto vien censurato da alcuno per aver nelle opere

mente

il

di sua

invenzione erette delle scale poco corrispondenti

alla particolare

ma-

gnificenza, che signoreggiar faceva nelle altre parti, perch in fatto le troviam
tutte

d'una grandezza

sufficiente.

Nel caso nostro

io

non saprei certamente

ognuno ben vede quanto sconvenga

mole

di

questa fabbrica l'estrema plcclolezza delle due scale maestre a lumaca,

le

difenderlo; avvegnach

quali dal basso piano


piedi e 9 oncie.

conducono

nella sala

porzionata

alla nobilt degli

Ecco pertanto

le

tali

alla scala gi eseguita,

una pi grande

meglio pro-

appartamenti superiori.

principali ragioni che

Palladio inventor non

gannassi; n

e niente sono pi larghe di 2

vero per altroch, nella parte opposta

potrebbe aver pensato l'Autore di collocarne

alla

sia stato di

mi determinano

a pensare

che

il

questa fabbrica. Potrebb'esser ch'io m'in-

veramente sono

possano dall'errore. Mi resterebbe in

lumi del mio sapere, che garantire mi


tal

caso

la

compiacenza d'avere

indicati

alcuni difetti che potrebbero esser l'effetto di qualche arbitrio. Questa scoperta

deve rendere circospetti gl'intendenti di non prestare una cieca credenza

alle

tradizioni popolari.

TAVOLA

XXXII.

Pianta.

TAVOLA

XXXIII.

Prospetto.

de' piedistalli.

Cimasa.

6 Trabeazione

TAVOLA XXXIV.
Spaccato.

A Base

D
r

I-.

dell'ordine corintio nel cortile.

Base delle colonne del medesimo ordine.

11

111

Cornice architravata delie colonne dell entrata.

T'XXXV

TI

I
A

ri

txx:k\i

FABBRICA
DEI NOBILI SIGNORI CONTI

DAL VELLO

TRISSINI

ORO

D'

Ija nobilissima famiglia de' conti Trissini dal Vello d'oro, degnissimi discendenti dal celebre letterato Giangiorgio
eretta,

come

rilevasi

Trissino,

possedono una fabbrica

da una medaglia, l'anno 1540 per

Civena. L'epoca della sua erezione


ella stata fabbricata in

un

la

ad altro non serve che a provare d'esser

secolo in cui fioriva l'architettura.

Qui corre voce, che questa

sia

una

delle

prime opere del Palladio; anzi

l'architetto N. N. la pubblic, senz' alcuna riserva, per


zioni.

Non

una

delle sue inven-

credo ch'egli abbia avuti pi certi documenti per porla nel numero

delle fabbriche del nostro Autore, di quelli ch'io

dubitare.

nobilissima famiglia

Non

ho

ritrovati

ostante la semplicit con cui ella costrutta,

per poterne

non contiene

quell'eleganza di cui sogliono esser fornite le fabbriche del Palladio. Vero

per altro, che


frutti del

s'egli

peregrino suo ingegno; imperciocch nell'et di

avrebbe formata

la detta

invenzione, et in cui

rienza, la quale suol esser la base delle

La

ne fosse stato l'autore, questo sarebbe uno de' primi


soli

ventidue anni

manca universalmente

l'espe-

ben regolate operazioni umane.

detta medaglia, ch'esiste presso ai signori conti Trissini, stata ritrovata nel fare l'escavazione di

certe fondamenta, ed in essa

si

legge scritto:

Anno MDXL. Civennarum Jainiliae.

-104Di questa fabbrica non ho formate che due sole tavole; imperciocch essendo mio assunto
fabbriche nel

pubblicare colla possibile precisione

di

modo che

l'Autore

gli

ha

disegni delle

eseguire, e siccome l'interno di

l'alti

questa stato alterato in molte parti, quantunque con ottima direzione e


splendidezza, cos ho tralasciato di pubblicare

m'attenni al disegno della pianta ch'esisteva


il

le

sopraddette alterazioni, e

prima della detta regolazione,

qual disegno mi fu favorito dai medesimi conti Trissni, ed quello ch'io

presento nella tavola

XXXV.

Descriver dunque

il

prospetto,

il

quale conserva interamente

la

primiera

sua forma. Questo composto d'archi co' suoi pilastri robustissimi,

ghezza de' quali s'avvicina a tre quarte parti della luce degli archi
(Tavola 36j,

quali archi sono

alti

poco pi d'una larghezza

Sopra un piedestallo che determina


posto l'ordine corintio con

secondo piano; questi

sono giusta
scenti.

Da

le

l'altezza del

pilastri binati

pilastri

sono pi

sacome dal Palladio prescritte,

La trabeazione

poggio delle finestre

9 diametri e
e le basi

^;

il

quale orna

il

loro capitelli

sono alcun poco cre-

la quinta parte d'essi pilastri.

questa fabbrica eretta,

pu comprendere che
nella sua patria la vera

medesimi

e mezza.

senza diminuzione,

alti di

la lar-

il

come abbiamo dimostrato, nell'anno 1540,

si

Palladio, ancor molto giovane, avesse introdotto

maniera

di fabbricar

bene, o che prima di

lui vi fos-

sero degli architetti di valore, ad esempio de' quali egli poi di volo sia giunto

ad oscurare

la gloria di chi lo

TJV0Lj4 XXXV.

avea preceduto.

Pianta.

TAVOLA XXXVI.

ProspeMo.

A Sopraornati dell'ordine

corintio.

TI

'rvyy:\ni

^r-^

j'^.

r-'i'

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X.1.0.J

-S.lf.O.ij.-i

T"I

TX.^i

:v\Mi.

TI

TXXXDC

CHIESA
DI

S.

MARIA NOVA

Il tempio espresso nelle tavole


S,

XXXVII, XXXVIII

XXXIX,

detto di

Maria Nova, fu eretto a spese dell'annesso monistero; ed avendo avuto

principio nel mese d'agosto dell'anno 1585,

non

fu finito

prima dell'anno

1589. Ci apparisce da un autentico documento manoscritto esistente tuttora


appresso

RR. Madri del monistero suddetto. Fra

le

dell'epoca della sua fondazione, non vien fatto


tetto,

il

le notizie

che parlano

menomo cenno

dell'archi-

ond' che sopra questo articolo noi siamo di presente in una reale

incertezza; molti per altro facili a determinarsi nel giudicare,

seguono

valsa opinione che questa fabbrica sia del Palladio.

credenza non

Una

arriva a persuadere coloro che, avvezzi a ragionare di


criterio, e colla scorta dell'osservazione,

alcuni

modi

esprimenti

il

di costruzione

tali

ed incontrando

poco conformi

di lui carattere e

tale

a'

cose con

l'in-

buon

in questa fabbrica

precetti del Palladio, e

buon gusto, considerano come

poco

sospetto

il

pa-

rere dell'universale. Io non voglio decidere quale de' due pareri sia

il

pi

plausibile e d'accettarsi: solamente

mi contenter, giusta

il

metodo da me

intrapreso, d'indicare quelle ragioni che disanimano gl'intendenti d'architettura dall'abbracciare

mal fondato.

un giudizio che ad

essi

sembra non senza ragione

Questo

lenijjio

e luno^o piedi

della chiesa,

coro

di

liguia quadrilunga, ed largo piedi 32, oucie 2 e

64 ed oncie

8.

Tutta

porzione occupata da un pronao, o

ma una

^,

sua lunghezza non impiegata nel corpo

la

antitempio (25),

sia

medesima (Tavola

tre archi diviso dal restante della

che da
il

tli

37^, e sostiene

(26).

Questo corpo

una larghezza

formato d'una sola navata (27),


alto piedi

|:

28 e

la

cui proporzione quasi

ed coperto da una piana

^,

soffitta di

legno, costrutta a lacunari riccamente ornati di cornici intagliate, con dentelli


e modiglioni lavorati

con mirabile diligenza.

L'ornamento interno

di

questo tempio d'ordine corintio con piede-

stallo. Cinque intercolunnj trovansi per lo lungo, ed in tre compresa

ghezza.

Le colonne

di

mezzo

sopra piedistalli senza base,

rilievo
1

sono grandiose (Tavola

cui fusti nascono dalla

39/1,

la lar-

e riposano

terra; e quest'

una

pratica, della quale rarissimi sono gli esempj nelle opere degli antichi architetti.

Al disopra delle colonne trovasi una cornice architravata di legno,

quale

la

cammina per quanto

cornice vendono formati

La parte anteriore

lunga e larga

lacunari

senza

della

ornamento

soffitta

di

la

Nel mezzo degli

che comprende un
rilievo, la cui

altri

da questa

medesima.

colonne, e solamente contiene

tre archi accennati di sopra, e delle grandi finestre,

e alla chiesa.

soffitta;

tre lati havvl

altare. Tutti gl'intercolunnj

che sono comuni

al

coro

un intercolunnio maggiore

contengono un arco

di

mezzo

imposta forse un po' troppo pesante, n sembra gran

fatto

proporzionata sul gusto Palladiano.

Un

complesso

di piedistalli, di colonne, d'archi, d'imposte, di bassi rilievi

e di festoni costituisce

rornamento

di questo tempio,

il

quale non potrebbesi

certamente con aggiunta di nuovi ornati maggiormente decorare senza introdurvi una disgustosa confusione.

La

facciata di questa chiesa ornata

destallo (Tavola 38^);

da un arco di basso rilievo posto nell'intercolunnio

maggiore comprendente
in

una

fascia

da quattro colonne corintie con pie-

la

porta, l'imposta del qual arco ricorre convertita

per quanto lunga

tercolunnj minori, e da

un

la facciata;

frontispizio che abbiacela l'intera larghezza del

prospetto, e rileva sopra la trabeazione.

colonne son

le stesse delle interne.

senza risalire,
1

il

Le dimensioni

di

quest'esterne

S'alzano sopra un continuato piedestallo-

quale fornito essendo di base eccede alcun poco in altezza

piedistalli di dentro.

piedistalli

da due nicchie situate negT in-

qui mi piace di far notare che

veramente meschina, n ha certamente

le

la

base di questi

proporzioni assegnate

dal Palladio nel libro de' suol precetti, e nelle fabbriche di sua Invenzione e

-107ch'el fece eseguire. In oltre le

colonne corintie, che sono quasi

l'ottava parte

non

minori di nove diametri, hanno, a dir vero, una proporzione

da

praticata

questo Architetto.

poco pi

L'altezza della trabeazione

colonna medesima.

tutta la trabeazione risalita

nice

quest'ordine,

di

della quinta parte dell'altezza della

riserva del gocclolatojo,

sopra

le

quale dirittamente continua,

colonne. Merita special riflesso

quale non ha

la

11

cor-

la

modiglioni che nello spazio di

mezzo.

questo

flettere al

sito,

non posso

meno

non

di

componenti questa trabeazione. Sopra


egli ritir l'architrave,

sporge

Invitare

giudizioso lettore a ri-

11

genio particolare dell'architetto, nell'ordlnare

alla

medesima

il

la

posizione e

vano dell'intercolunnio maggiore

il

fregio e la cornice, toltone

gocclolatojo,

11

intenda la ragione d'una tale condotta. In

lunnio di

sei

fatti,

diametri di colonna, cio di piedi 15 e

lungo

onde

quanto sporgono

le

colonne, avrebbe

un'apparente rovina. Ritirando all'opposto l'Inventore


gocclolatojo, schiv di dar argomento
il

quale

facile

che

essendo l'interco5 e

^,

se l'archi-

trave col sopraccarico del fregio e della cornice risalito avesse per
dalla parete

il

linea di quello eh' sovrapposto alle colonne; e co-

stru, oltracci, nel tratto stesso la cornice co' suoi modiglioni.

ognuno

le parti

al

un

tratto

certo minacciata

sopraornatl, salvo

il

ad una splacevoleimpressione, e tenendo

gocclolatojo a dirittura di quello posto sulle colonne, ha potuto erigervi

sopra

frontispizio

il

collocarlo su
tela,

senz'ammettere uno de'massimi inconvenienti, cio

d'una cornice del

ponendo

di

tutto risaliente. Pratic ancora un'altra cau-

modiglioni a quel tratto di gocclolatojo che corrisponde

all'Intercolunnio, esclusi avendoli dal restante della cornice, per evitare cos
la sgraziata

comparsa che

fatta

avrebbe

il

gocclolatojo con tanto aggetto senza

sostegno.

Diligentemente osservando questa cornice trovasi, dove mancano


diglioni,
il

una

fascia

gocclolatojo, ed

Una
alla

mo-

con pochissimo aggetto, vedesene un'altra indicante

una

terza ancora

che occupa

frequente ripetizione delle medesime

la

situazione de' dentelli.

membra

toglie,

per vero dire,

cornice quella bellezza che deriva dalla verit delle parti che la

com-

pongono.

Ecco succintamente descritta questa fabbrica per agevolare


delle flgure;
riflessioni

ch'ella

l'intelligenza

ed ecco insieme esposte, colla possibile chiarezza, alcune mie

per dimostrare

a quali ragioni

appoggiato se ne

stia

il

gludlcio,

non debbasl assolutamente considerare come un'opera Palladiana. Si

^108.

studino

periti di rischiarare

una

tal

verit colla luce di quelle cognizioni

che, fondate essendo sulla base dell' osservazione e dell'esperienza, e su


gionati precetti e le rpoltplici produzioni di quel

ra-

grand'uomo, possono uni-

camente valere nella ricerca del vero.

TAVOLA XXXFIL
TAVOLA XXXVIIL
Prospetto.

Pianta.

A Trabeazione sulle colonne della facciata.


5 Imposta

TAVOLA XXXIX. Spaccato..

degli archi interni di

mezzo rilievo.

T.-I

T^XXXX

PICCOLA CASA
Div

Nobili sg^ohi

comi

YALMARANA

Ija piccok casa ch'io qui descrivo, trovasi nell'ameno giardino de' nobdi
signori conti Valmarana al Castello, nel quale forma un'elegantissima prospettiva.

suo disegno non trovasi nelle opere del Palladio, n dice nelle

Il

medesime d'esserne
ch'ella sia

una

egli

stato l'autore.

delle sue produzioni.

Pure

tra noi

N sembra

al

comunemente

si

crede

certo che la ragione repu-

gni ad una tale credenza; perch esaminando la semplicit della sua struttura,
e la fedele
tali

corrispondenza delle sue

e tanti

parti, co' precetti Palladiani,

non equivoci contrassegni

s'incontrano

del genio di quel grand'

uomo, che

meritamente taccierebbesi d'irragionevole chi sostener volesse la contraria

opinione.

vedremo

vero che in una delle sue parti vi

in appresso;

ma

si

trova qualche difetto,

come

questo pu esser accaduto, o per riprensibile licenza,

o per poca attenzione de' costruttori.


Consiste tutta quest'opera in un'abitazione terrena composta d'una loggia,

una

sala e

comodo

due camere poste una per

ritiro.

Il

parte,

ad uso, come pu credersi, d un

prospetto ha un ornamento dorico, che comparisce mae-

stoso nella sua semplicit, ed sostenuto da cinque archi che riposano sopra

robusti pilastri, tra mezzo

cospira

a'

quali scorre placido

render delizioso quel

un

fumicello, che molto

sito, e concilia bellezza alla fabbrica stessa.

-110Le colonne doriche che sostengono

trabeazione, sono di 7 diametri e

la

r intercolunnio maggiore di 4 diametri, e

Le basi

La

tate.

capitelli delle colonne

le

minori sono di

sacome

2 diametri e

|.

stesse dal Palladio adot-

trabeazione, corrispondente appuntino alla quarta parte della colonna,

divisa

nella sua altezza giusta

un modulo,

alto

hanno

-;.

il

precetti del gran Maestro: l'architrave

un modulo

fregio

mezzo, e

la

cornice uno e un sesto.

Trovasi in questa cornice un complesso e una distribuzione di parti


difforme

rendono

la

al

confronto delle sacome dal Palladio prescritte.

essa costrutta senza la gola riversa, senza l'ovolo, ed ha


riesce pesante e sproporzionata. In oltre

una gola

suo aggetto eccede

il

le

che

Infatti

dritta

che

misure

fis-

sate in quest'ordine, essendo una terza parte crescente dell'altezza della

cornice medesima (Tavola

Termina

il

40/
un

bel prospetto

frontespizio,

quattro delle sei colonne che formano

Le

finestre delle

semplici e
questi

ben

al

tutte le parti

la

cornice piana

Esaminino attentamente

cui,

bench picciola

il

ilnuio

Da

quale insegn che sulle porte doriche

coltivatori della nostr'arte questa fabbrica, la

e semplicissima,

in passato, cos in

TAVOLA

sopraornati cos

pure considerata nel tutto


di

convenienza e

avvenire riscuoter

gli

XL.

e prospetto.

lib. iv

e:!!.

6.

A Trabeazione.
B

Ornamenti

di

e nelle sue

proporzione, per

applausi delle persone

intendenti.

Pianta

l'Architetto ha voluto nella conformazione di

esprime una cert'aria d'armonia,

come

hanno

conservare uniformit col dorico esteriore. Imit egli in questo

debbasi porre

parti

loggia,

tutto corrispondenti, che meritano qualche osservazione.

caso l'antico precettor Vitruvio,

quale,

quale comprende solamente

cinque intercolunnj.

camere che s'aprono nella

comprende, che

si

il

delle flnestie.

T"I

T^XLI

T XLII

MAUSOLEO
ERETTO PER

IL

CONTE

LEONARDO PORTO

ideila chiesa di S.Lorenzo de'Padri Minori Conventuali vedesi


piccolo
di

ma

s,

lavorato con molto artifcio. Egli

mezzo racchiude

le

comprende

ceneri rispettabili del conte Leonardo Porto, dotto

giurisconsulto e gran letterato del secolo xvi. Negli


di

due suoi

le

ceneri loro

la

forma

altri

due riposanvi quelle

fgliuoli, le virt e le azioni gloriose de' quali

hanno meritato che

non venissero dopo morte separate da quelle

La costruzione

di questo pezzo

ben

intesa,

n pi conveniente pu essere

di questo genere fatte ne' secoli pi colti della greca e della

ed una costante tradizione sostengono

il

universale, ch'egli sia d'invenzione del Palladio, bench


disegni, e

bench non s'abbia su

fa mestieri eh' io

giacch dalla pianta e


zione.

del padre.

de' suoi ornamenti. Egli risveglia l'idea precisa delle cospicue

Tali pregi suoi,

Non

un mausoleo,

tre avelli; quello

Dir

solo,

tal

mi trattenga

le

antichit.

parere, reso ormai

non

trovisi ne'suoi

proposito verun autentico documento.


in

una minuta descrizione

dall' alzato facile

che toltone

romana

opere

il

colonne,

dello stesso,

rilevarne la vera precisa costrule

quali sono isolate,

il

restante

dell'opera di mezzo rihevo (Tavola 41 e 42J. Merita qualche riflesso l'inusitata

forma

de' capitelli compositi,

sono un misto

quali, oltre l'essere

di jonico antico e di corintio,

alti

un modulo

con un solo ordine

solo,

di foglie. Io

-112non mi ricordo d'aver veduto

ceitaiiienle

una

siinii

nelle

mi sovviene che

sorta di capitelli compositi^ solo

stiano Serlio bolognese, nel terzo libro delle

composti

capitelli

di varj

curvi. Osservisi in oltre,

che

Romane Antichit, diede

corintio e di jonlco antico,

l'altezza de' sopraornati

tra'

disegni

quali vedonsi
loro

abachl

d'una proporzione che

quarta parte della colonna; e l'architrave,

alla

cornice, toltone qualche minuzia, sono egualmente

la

degli antichi

celebre Seba-

il

Leoni di Verona, che hanno per altro

quelli della Porta de'

corrisponde quasi

di

buone fabbriche

fregio e

il

ripartiti.

Bench quest'opera, elegantissima nella sua semplicit, meritamente riscuota


l'approvazione degl'intendenti, pure

sopra l'intercolunnio di mezzo,

sembra

lor troppo largo

rifletter si voglia

11

critici

quale essendo

ed inconveniente

pi severi trovano che dire

gli

gli architetti

le

la rei^ola

circostanze uniformarsi a quelle leggi che

fiata se

universale (29).

pi osservanti delle regole dell'arte, possono sempre

scrissero per dar sistema all'architettura

qu:dche

anzi la ragione

ne allontaniamo; questa massima

neppure pu escludersi dall'architettura

si

gran maestri pre-

medesima vuole che

estende a tutte

il

sentimento del celebre conte Francesco Algarotti. Ognuno sa ^


per via

dell artificiosa connessione

dando

cos alle fabbriche

un beW esempio

incanta; del che ne sono


ufficj

di Giorgio Vasari^ architetto raro^

Non credo che un


buona

le leggi

il

arioso^

stato

il

un leggiero

peristilio del

come

Lom>re

lo qualifica

filosofo tanto illuminato

com'

architettura,

distruggere
leggi

un

riportare

un

egli dice, che

varj pezzi di pietra^ o per via

eli

della costruzione di alcuni archi interni e di simili altri ingegni^

assai larghi^

le arti, e

(30).

In proposito degl'intercolunnj assai larghi, slami lecito

gli architeUi^ o

se

che ognuno confessi

facile

che meritava in questo caso una particolar eccezione

ed in tutte

Ma

poteva convenire nessuna di quelle proporzioni

da Vltruvio assegnate agl'intercolunnj regolari, sar

certo

(28).

che, dovendo questo intercolunnio contenere un avello di

qualche grandezza, non

diametri di colonna,

cjuasi sei

un ordine composito

in

il

fanno alcuni spazi


e
",

una

sveltezza che

e la loggia degli

Palladio '(31).

ed un giudice perspicace della

conte Algarotti, abbia voluto interamente

delia necessaria

armonia

fra le

che vediamo universalmente eseguite dagli

classiche. Egli avr voluto insegnarci che,

colonne e gl'Intercolunni,
architetti delle scuole

quando ragione

il

voglia,

pi

pu

il

giudizioso inventore dlscostarsi alcun poco dalla pratica degli antichi, ed in


alcuni casi modificare

II

peristilio diseguo di

precetti de' grandi autori (32).

C|ul

merita d'esser

M. Prault.

h Opere varie del conte Francesco Algarotti, (Ciambellano di


per Giambattista Pasquali, 1757.

S.

M.

il

re di Prussia, ecc. tom.

ii;

in

Venezia,

-113compresa

la pratica licenziosa

di coloro,

quali condotti da

un

fanatico

entusiasmo tentarono di sovvertire quanto ha di bello e di buono la sana architettura moderna imitatrice dell'antica, interamente obbliando i documenti
migliori, ed inventando a loro capriccio

con gran dolore

de' dotti

d'opere scorrettissime.

TAVOLA XIA.

Deposito.

A Trabeazione.
B

Capitello.

C Sua

TAVOLA XLIL
Sacome.

pianta.

Base delle colonne.

Cimasa del basamento.

FF Finimento dell'avello principale.


GG

Suoi ornamenti.

H Cimasa del piedestallo.


\

/ Ornamenti degli

altri

due

avelli.

una

selva

T'XLin

T"I

~-F

if

-8 .a .a

J" -t

IO-

T XXI\

ri
i'-^a^

s>

'9

\ii

Mi

FABBRICA
DEL CONTE

BERNARDO SCHIO
OKA POSSEDUTA

DAL

GIROLAMO FRANCESCHINI

SIG.

Il piccolo palagio delineato nelle

due tavole XLIII, XLIV, viene universal-

mente considerato per un'opera Palladiana. L'accettato parere, oltre ad una


tradizione costante,

si

appoggia eziandio ad un autentico atto notariale del-

l'anno 1566, che calcolare

Non
menta

deve come una prova dimostrativa".

si

per altro credibile

che

tutta questa fabbrica; anzi

11

Palladio abbia fatto erigere dalle fonda-

manifestamente

maggior parte della medesima, e che

la

il

si

riconosce che preeslsteva

nostro Architetto costretto a con-

servare la posizione de' muri e l'altezza de' plani, abbia accomodato all'antico

un qualche

interior regolamento e l'esterno prospetto, in cui

non ostante

la

ben

si

ravvisano,

sua picclolezza, quell'armonia e quella elegante semplicit, da

cui chiaramente apparisce

11

raro genio dell'immortale Maestro.

Tal credenza sostenuta dall'universale giudizio degli intendenti,

quali

osservando nella struttura di questa fabbrica alcune massiccie irregolarit,

non possono
se avesse

darsi ad intendere che

dovuto erigerla

come, dovendo adattare


regolazione,

il

Palladio fosse caduto In questi difetti,

da' fondamenti. All'opposto facilmente s'intende

alla

vecchia casa una qualche aggiunta o una nuova

non abbia perci potuto o schivare o correggere

costretto essendo a lasciarvi parte di ci ch'esisteva. Quelli

nella pratica dell'architettura sanno


sia

che sono versati

pur troppo per propria esperienza quanto

malagevole, e alcuna volta impossibile in circostanze di simll

durre una fabbrica


a Presso
nel quale

gli

si fa

in

conformit delle ottime

eredi del conte Bernardo Schio

menzione

Anno i566j 23
due

tutti gli errori,

si

custodisce

fatta,

il

ri-

leggi.

un inventario

di mobili dal

medesimo

lasciali

di tre disegni.

febbrajo, nodaro Alvise dalle Ore:

altri disegni di fabbrica del Palladio.

Un

disegno del Palladio della casa di Pusterla. Item,

-116Yari sono

difetti

che

riscontrano in questa picciola fabbrica. Le camere

si

parte destra non sono

della

della

medesima gxandezza

di quelle della sinistra.

L'ingresso troppo angusto. La porla non situata giustamente nel mezzo.


loggia aperta sopra

La
per

cortile

il

non mostra

ornamenti delle porte sono

fine gli

che queste parti sono anteriori

a dimostrare

tratti del

gusto Palladiano; e

di gotica costruzione.
alle parti

Tutto ci serve

aggiuntevi dal nostro

Autore.
L'elegante prospetto compartilo in due ordini

ed

11

secondo corintio, colle colonne di mezzo

il

primo de'quall

La

rilievo.

porta di propor-

Le

zione tozza, n arriva la sua altezza ad una larghezza e mezza.

quest'ordine sono alte quasi

che

la loro

la

quarta parte

meno

proporzione riesce convenientisslma

di

due larghezze.

alla

rustico,

fnestie di

Si osservi

robustezza dell'ordine

rustico.

Le colonne
diametri e

Le

^;

del secondo ordine sono corrispondenti alle regole, cio di 9

ed hanno

trabeazione eh'

la

finestre di questo plano

riposano sul vivo;

hanno

l'altezza di

quinta parte delle medesime.

la

queste in punto di due larghezze, e sono ornate

d'architrave, fregio e cornice. Tutte queste parti sono ridotte ad


d'

uno

una sacoma

scjuisltlssimo gusto.

Nel prospetto di questa fabbrica meritano particolare osservazione

vediamo

ornati corlntli, ne' quali

trabeazione, fin sotto

al

praticata

In

meno

una scandalosa

Istrutti architetti.

il

una fabbrica creduta


l'

sopra-

Tutta

la

granajo.

Un eccesso di

del Palladio, gl'intendenti,

imitazione. Questo

non

questa natura

Questa operazione tanto Irregolare

contraria alle leggi d' unione e di solidit che

glierebbero

licenza.

gocciolatojo della cornice, interrotta da plcciole

finestre aperte a solo fine d'illuminare

ributta anche
e

ma che

poggiuoll che sporgono in fuori,

il

quantunque

non

ostante,

solo caso in cui

ella

si

trovi

non ne consl-

vediamo

nelle

produzioni del gran Maestro Introdotti per detestabile vizio degli esecutori
e per

mente

un genio Irragionvole
alle

buone regole

de' proprietarj, alcuni usi ripugnanti diametral-

dell'architettura.

Da

tali

sorgenti perniciosissime

deriv probabilmente l'errore di che parliamo, n pu certo cadere in mente


a chicchessia, che sia stato eseguito per consiglio del Palladio,

costantemente, e nelle opere edificate sotto


libri de' suol precetti,

TAVOLA

XLIII.

TAf OLA XLIV.

insegn

sani

la

modi per

quale

sua direzione e negli utilissimi


evitarlo.

Pianta.

Prospetto.

il

Trabeazione dell'ordine corintio.

T'Xl.V

ri

p^d^

IV

i.-o'-o-

^S
or-of: j;

f-

ARCO TRIONFALE

Lia tavola

XLV

presenta

disegno

11

d'

un arco che

trovasi

a'

piedi

del

Monte Berico dalla pai te di levante, eretto per ornamento d'una magnifica
scala, la

quale conduce verso

nemente detto arco


erigevano

trionfale,

sommit

di

quest'amena collina. Vieri comu-

perch costrutto ad imitazione

per celebrare pomposamente

antichi

gli

la

di quelli

che

trionfi (33).

militari

L'invenzione di quest'arco, che fu eretto nell'anno 1595, vien da molti


attribuita al Palladio,

giudicio

non

ne". Infatti

si

il

quale quindici anni prima avea finito di vivere. Questo

appoggia che

chiunque

versato nell'architettura,

che interamente ripugna a quanto ne' suoi


proposito degli archi corintii.

fiata

una

se

popolar tradizione

se conoscansi

debba

si

di

misure e

Non

libri ci lasci scritto

fabbri-

Palladio in

si

ignoro che questa pu qualche

possano pi sicure nozioni


la

alla

ragione

de'fatti;

tutto ci che

pu

buon senso

richiede

contribuire a rischiarare

che

si

una

verit, che senza di ci resterebbe soffocata sotto l'autorit d'una

in

dace tradizione. Posto questo principio, ecco come io


stro Architetto avesse lasciato

e che quindici anni

a Fa qualche prova

non

(a in

si

la tradizione,

la

un

ad

di lui

morte avesse avuta

quando unita con

essi tutte le

crede di Raffaello; a Firenze ogni

la discorro.

altri

argomenti,

un

ma

^ Andrea del Sarto,

la

Marco

Pagliarini.

Nota

no-

se destituta d'altre ragioni,

A Roma

ed ogni palazzo di

uno

scultore o ar-

ogni quadro antico

citt o di

campagna,

ha qualche eccellenza, del Bonarroti. Lettere sulla pittura, scoltura ed architettura, tomo IV,

nella stamperia di

il

sua esecuzione,

pittor celebre o

produzioni rispettivamente della lor arte.

Madonna

Se

men-

disegno di sua invenzione per quest'arco,

questo genere molta fede; perch in que' paesi, dove stato

chitetto, s'attribuiscono

se

dopo

ma

combattano, credo che nessuno

fare scrupolo d'esser di contrario parere; e'I

campo

le

proporzioni

il

quando espressamente

per avventura obbietti che

debba mettere

di

questo vero, come poti aver luogo in


?

supplire nelle ricerche della verit,

non s'opponga, o quando aver non

ed ha studiato sopra

un complesso

che Palladiane, ravvisa in quest'arco

contrario

perci lecito di dubitar-

alla sola tradizione, e

alla lettera

CCXXI.

in

Roma

-118queslo saicbbe un
di

Opere;

lui

argomento delia stima che

l'oite

d'

una piccola fabbrica, dove pare che

ficile che nascano errori d'esecuzione.

composizione corintia, vi sieno

tetto.

faceva delle

conseguenza Tarco sarebbe esattamente conforme

e per

disegno medesimo, trattandosi

di

fin d'allora si

le

Ora esaminiamo
proporzioni e

le

sia dif-

se in quest'arco, ornato

regole del nostro Archi-

In primo luogo egli ordina l'altezza delle colonne di 9 diametri e

meno

al

^,

2 oncie.

Il

piedestallo, che sarebbe la quarta

parte della colonna, piti basso 4 oncie e

^,

e gli ornamenti, cio la trabea-

qui l'abbiamo di 10 diametri

zione che, giusta

colonna,

li

dettami dell'Autore, devono essere la quinta parte della

troviamo 3 oncie minori, e riescono con ci un po'troppo leggieri,

come ognuno che abbia l'occhio accostumato ad esaminare

cjjueste

proporzioni

pu avvedersene facilmente. L'arco da mezza a mezza colonna, secondo


regole del Palladio, sarebbe piedi

oncie 4,
7 e

la

12, oncie 2 e^,

troviamo piedi 14,

luce dell'arco, che con le stesse regole sarebbe 8 piedi, oncie

di larghezza,

ed

quadri e

alto 2

largo piedi 9, oncie 10 e

{,

ed

^,

compreso

fregio e la cornice, troviamo che

divida in parti dodici, e che quattro


il

si

il

si

il

regole stabilite
si

significa'.

cinque delle quali

sette alla cornice.

Questa

la

voglia scrupoleggiare su qualche

Ora che ho esposto

passa fra le misure dell'arco detto Palladiano, e


ne' suoi insegnamenti, lascio

le

tutto della trabeazione corintia

al fregio e

precsa sua divisione, quando per non

tenue minuzia che poco o nulla

Se

dieno all'architrave, tre al fregio e cinque

tutto stato diviso in parti sedici,

sono date all'architrave, quattro

e-^.

stati divisi l'architrave,

non si accordano punto con

dal Palladio medesimo. Egli ordina che

cornice; e qui

l'archivolto; lo troviamo

alto colf archivolto quasi 2 larghezze

esaminiamo con quali regole e proporzioni sono

alla

lo

le

le

la diversit

che

regole che l'Autore prescrive

decidere agl'intendenti se quest'Opera possa

attribuirsi al Palladio.

T^J^OLy XLV.

Pianta^ Prospetto e Spaccato.

b Nell'Opei-etta stampata in Vicenza l'anno 1761, la quale ha per titolo: Il Forestiere istruito delle cose

pi rare
eri'ori

ci architettura della citt di

che qui

si

devono

citare. Il

maggiori tre oncie degli eseguiti.


quello che sono in esecuzione.

Il

Vicenza ecc., trovasi pure

primo

il

disegno di quest'arco^ nel quale corsero due

che gli ornamenti, cio l'architrave,

secondo trascorse nel fare

il

fregio e la cornice sono

minori intercolunni! un diametro maggiori

di

T^XLVl

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T.^xLr:,

FABBRICA
DEL N'OUILE Sl(iNOK CONTE

ADRIANO TIENE

Onesta

fabbrica, che per la sua beHezza! fprJjna'

uno

ornamenti

de' pi rari

della nostra citt, stata eretta sotto la direzione' del celebre Scamozzi,

com'egli accenna nella parte

che

d'avere in questa,

glorj

si

I, lib.

IH, cap. 11

come

delji^ siie

Opere, dove pare

in qualche altra d'altrui invenzione,

introdotte parecchie alterazioni tendenti, a suo credere;,

:,.'!;);!:;'';.'..',

perfetta.

Noi siamo dunque

una

certi dell'epoca

non

ci somiiiinistra

della' sua<

alcun lume; ossia ch'egli

ovvero che non abbia voluto manifestarlo:


silenzio cos profondo,
a

come ha

suo luogo. In mezzo a

eruditi.
altri

alle

erezione, ma" scarno poi in

suo legittim autore- Lo Scampzzij, nel luogo

totale incertezza riguardo al

citato,

tale

egli

fatto sopra la

non ne

fosse;ihformatOj

osserva su questo; punto un

Rotonda, che noi descriveremo

incertezza, varj furono

Alcuni credono ch'ella debbasl anjpyerare

sempre i pareri

tra le

Opere

regole del nostro Architetto,


delle sue produzioni.

sue Opere,

il

non

si

debba

ci

degli

del Palladip;

pretendono che questa fabbrica, quantunque ben intesa

numero

pi

a renderla

conforme

non pertanto riporre

nel

siccome nel proemio del primo libro delle

Palladio fa onorevole menzione di mplti cayalijeri deditissimi

allo studio di quest'arte, e tra questi

Marcantonio e Adriano

fratelli

nomina distantamente

Tiene, che

al

signori conti

suo tempo viveano, cos sembra

-120;id essi

ragionevole

11

congetturare che quest'opera

o dell'altro de' suddetti

Non
e senza
il

facile

il

sia

d'Invenzione o dell'uno

ch'erano tanto versati nell'architettura.

fratelli

decidere qual sia

il

pi verisimile de' predominanti pareri,

lume d'un qualche autentico monumento, impossibile

il

diradare

tenebre di

le

sar

sempre

dubbiezze. Io non ho tanta presunzione per

tali

erigermi in giudice d'una materia oscura. Ma, senza offendere n l'uno n


partito,

credo di poter mettere sotto

fabbrica; poich

mio impegno

il

occhi del pubblico

gli

si

di pubblicare

ma

sono incontrastabilmente del Palladio,


eli

vengono

non

l'altro

disegni di questa
solo le

Opere che

ancora tutte quelle che da certuni

attribuite.

Premetter a questi pertanto, giusta

ed avr ben cura

massime del

d'

il

mio metodo, una succinta descrizione,

indicare esattamente tutto ci che

Questa

Palladio.

non

coerente alle

fatica servir a' veri intendenti

d'un nuovo

soggetto per esercitare la loro critica perspicace.

Questo palagio piantato in una situazione,


la

la

quale concorre a far risaltare

sua intrinseca bellezza. La facciata principale guarda sopra

nobile e pi frequentata della

la strada la

Questa fabbrica, pressoch

citt.

pi

isolata, si

presenta agli occhi degli spettatori sotto varj punti di vista, in grazia d'un
cortile spazioso e

d'un delizioso giardino.

entrata spaziosa (^7aw/a 4 6^, in

ed un camerino da un

cortile, in

il

una camera ed una comoda

piede e 9

ornata con pilastri corintii e con


II

pian terreno diviso in una

una loggia riguardante

lato, e in

L'altezza dell'entrata di

Il

onde minore

due camere

scala dall'altro.

della sua larghezza

ed

una semplice imposta.

prospetto anteriore di questo palagio ornato da due ordini d'archi-

tettura,

il

primo

corintie sono 2

de' quali corintio,

onde

secondo composito. Le colonne

il

pi alte dei 10 diametri: hanno

le basi attiche e la

trabeazione vicinissima alla quinta parte della loro altezza. Tutta


zione ritirata fra gl'intercolunnj, fuorch

cornice,

il

la

trabea-

corona, ossia gocclolatojo della

quale ricorre colla gola dritta per

Questa cornice sostiene

la

quanto

lungo

il

prospetto.

poggluoli delle finestre del secondo piano,

quali

sporgono dal muro molto pi delle colonne dell'ordine composito, che

al

suddetto piano appartiene. Le colonne di quest'ordine sono in altezza minori


la

settima parte di quelle del primo

loro sopraornati sono quasi

minori della quinta parte dell'altezza delle medesime


modiglioni

termina tutto

due
il

fascle,

quantunque l'ordine

sia

due onde

e la cornice

composito.

Un

non ha

bell'attico

prospetto (Tavola 47^, egli alto quasi l'ottava parte dell'al-

tezza della facciata.

Due

logge con colonne isolate ornano

il

prospetto posteriore che riguarda

il

puro

coitilo. Caminiiiaiio (jui

una

ordini e l'attico che abbiam descritti, con

gli

due queste logge comprendono

porletta uniformit di grandezza. Tutte e

nove intercolunnj; quelli

l'acile

sono

della loggia terrena

due diametri, eccetto quello

121

mezzo,

di

parte crescenti di

la sesta

quale ha 6 diametri e

il

di larghezza.

vedere perch l'Architetto abbia donata maggior ampiezza a questo

il

intercolunnio che corrisponde all'entrata, per facilitare cio l'andirivieni


delle cariozze, ecc.

E degno

di

questo nicchio dall'inventore;

s'opporrebbe, e

riflesso

il

saggio ripiego posto in opera a

previde che un intercolunnio cos rilassato

egli

alla reale solidit, e all'apparente, e

servirebbe a distruggere

quella catena di proporzioni, da cui risulta la vera bellezza. Eresse perci,

una colonna

tra

e l'altra,

un arco

lunga tratta

di sostenere la

dell' ai chitrave

come per l'armonia che regna

loro ornamenti; quindi

che quando

contenti; e sino a tanto che


la

regola de' nostri giudicj,

Vero
con

la

trovano

cui ufficio

quale, privo d'un

(34).

la si

la

nobilt

nel complesso delle parti e dei

considera in pieno, noi ne restiamo

veri principj della sana architettura saranno

riguarderemo come un'opera

per altro, che esaminandola

fina critica,

il

il

veramente maestoso edelegante, s per

tutto d questa fabbrica

degli ordini,

(Tavola 48j,

potrebbe sostenersi

tale soccorso, difficilmente


Il

conveniente grandezza,

di

periti

di

mano

minutamente, ed analizzandone

maestra.
le parti

alcune parti irregolari e contrarie a'precetti

de'buoni maestri, e massimamente del gran Palladio; e perci molti non

indurranno mai a crederla

La prima cosa che biasimano,


in

consiste nel

non aver l'Inventore combinata

questo palagio una conveniente comodit con quella magnificenza che

conciliare gli seppe. In fatti,

fabbrica

non

grandiosa,

sia

non pu

negarsi che

una gran parte

altro

di questa

distribuita in luoghi che servono a renderla brillante e

come sono

le logge, l'entrala e la sala!

Tutti cotesti spazj altrimenti

disposti ed impiegati avrebbero servito a renderla pi

la

si

di sua invenzione.

comoda. Vero per

che nelle cornici del principale prospetto vedonsi alcune morse indicanti

mira dell'Architetto, di prolungare cio per quel verso

congiungervi ci che manca, e che necessario

una nobile

rende

fabbricato, e di

agli usi moltiplici di

famiglia.

Inoltre la struttura dell'entrata

perciocch

si

il

la

non

a dir vero, dell'ultima eleganza,

sua altezza non proporzionata

Oltrech

dono per

la lor picciolezza al

pilastri corintii, inservienti

Anche i pogginoli

alla

im-

larghezza e alla limghezza.

ad ornarla, certamente mal corrispon-

gran yc>\\o(Tavola 49^ che mostrano

di sostenere.

apposti alle finestre del secondo piano e sostenuti dall'ag-

getto della cornice, mal

si

confanno colle leggi della

solidit.

Questa pratica

-122costantemente ripugnante

dell'architettura,

sani princlpj

ai

dove non havvl che

difettosa nel caso presente,

ancor pi

solo gocclolatojo della

il

cornice che, caricato dal peso de'poggiuoll sporge in fuori dal restante della
trabeazione ritirata negl'intercolunnj.

Cos pure

finestre dello stesso plano, le quali

le

tredicesima parte del

un esempio da non
anche

le

lume da basso, quasi

sono in

pi

strette la

cio la met dei loro stipiti, sono

Questa mlnoiazlone

imitarsi.

alto

di larghezza,

seguendo

Vltruviane dottrine, sarebbe tollerabile appena nella costruzione

quanto abblam detto,

delle sole porte". Oltre a che, per

il

Palladio e lo

Scamozzl, per render ragione del sentimento di quell'antico Maestro, non


fu

mai dimostrato ch'egli accresca

gante

la

forma

coloro

delle porte, o ne

renda pi ele-

(35).

Le imperfezioni
che

la solidit

come dall'una

parte

non

quali gustano l'architettura ragionata; e

come

dall'altra confuse

di

questa fabbrica,

restano in mezzo ad una serie di parti regolari e

ben

si

appalesano

sistemale, cos

non

offuscano in alcuna maniera quello splendore di magnificenza che seppe

sempre trattenere con compiacenza

TAVOLA

XLVl.

sguardi dell'osservatore curioso.

Pianta.

TAVOLA XLVIL

Prospetto.

TAVOLA XLVIIL
Logge che guardano
il

gli

A Trabeazione dell'ordine

corintio.

Trabeazione dell'ordine composito.

Cornice

dell'attico.

Base dell'ordine corintio.

Base dell'ordine composito.

i^

Cornice architravata de' pilastri dell'entrata.

cortile.

TAVOLA

XLIX.

Spaccato.

a Pour ce qui est du l'trcissement des portes par


d'autre esemplo

antiope que

celui

du tempie de

raison les anciens ont pratiqu catte difformit

tom. prem. Nouvelle et troisime dition, p.

le

haut

la Sybllle

14, la

dont parie Vitruve

Tivoli,

il

et

dont nous n'avons

est difficile de savoir

pour quelle

Cours (Tarchitect, par A. C. Daviler, arch.

Haje

1730.

du.

roj,

T L

T."l.

'r;iji

CASA
DEIT

DEL PALLADIO

in questa fabbrica,

Ija nobilt e l'eleganza che regnano


plcclola e ristretta,
tetto.

il

ella sia

Palladio n' stato l'archi-

Sopra questo punto non fu mosso mai dubbio alcuno. Non poi egual-

mente certo
casa

provano evidentemente che

comech

ch'egli

ne fosse

padrone.

il

chi gli nega

fonda sopra un autentico documento

si

il

ch'esiste

dominio

di questa

nell'archivio

della

Confraternita detta de Turchini, da cui rilevasi che nell'anno 1566 eretta fu

questa casa, previa una convenzione seguita fra D. Pietro Cogolo e

sima

una

Confraternita. Inoltre esiste

dopo

fede che palesano, l'un

serie successiva di

l'altro,

speso guida

sia

mededi

legittimi padroni della stessa, senza

interruzione alcuna dal suddetto anno 1566, fino

memorie comprovano quanto poco

la

documenti degni

da

presente 1776. Tali

al

fidarsi della tradizione, eh'

bene

fallace.

L'area occupata da questa fabbrica un quadrilungo di piedi 70 per un


lato, e di

corpi,

piedi 21 per l'altro (Tavola

50/ Una

corticella divide la casa in

hanno comunicazione

quali, per altro,

fra loro

due

per mezzo d'un pog-

primo

ginolo: la

porzione anteriore compartita sopra terra in tre piani;

trovasi

portico e l'entrata, nel secondo, una sala o camera nobile, e nel

11

terzo tre sufficienti camerini.

Il

piani,

non comprendendone un

e ch'

mezzo

Dietro

alla casa vi

Non
cos

fabbricato di l dal cortile diviso in quattro


altro che contiene varj luoghi

ognuno

sotterrato:

un angusto

di questi

orticello,

che giace a
il

ben simmetrlzzato ed ornato, che non


la bellezza. 11

livello del

si

pu

far a

meno

di

non

primo piano ornato d'un ordine jonico con due sole


proporzione delle quali minore di 9 diametri;

la

hanno

trabeazione ch' vicinissima

toscane e

primo piano.

prospetto di questa fabbrica

colonne di mezzo rilievo:


le basi

da servigio,

ha una camera ed un camerino.

ostante la sua picclolezza (Tavola S J,

ammirarne

al

la

alla cpiinta

parte della

-124loro altezza.

Tramezzo ad

quadrati della

con

pilastri

esse vi

un

striati, la

del secondo

proporzione de' quali

questi pilastri sono toscane, ed


un'altezza corrispondente

ai

minore

arco, la cui altezza

larghezza. L'ornamento

di 8 grossezze e

capitelli intagliati a foglie di

precetti del nostro

Autore

di

due

d'un ordine corintio


^:

le basi di

quercia hanno

sopraornati crescono

alcun poco della quinta parte dell'altezza de'pilastri medesimi. Corrisponde


al

terzo piano

due

un

Tutte

d'una cornice composita, cio con modiglioni

atico fornito

fascie, e serve

questo a terminare con grazia

fabbriche, e particolarmente

le

11

picciolo prospetto.

pi ornate, soggiacciono a due

le

gravi sciagure, l'una delle quali dipende dalla voracit del tempo, l'altra dalla

prima nella

variet del gusto degli uomini. Consiste la

conciliare alle stesse

comune

una perpetua

deturparne

di

la

esistenza, l'altra nella facilit resa troppo

simmetra.

Da uno

finora l'opera di cui parliamo; e c|uesto

cui fu costrutta, e in parte dalla cura che


i

deterioramenti.

Ma non

Il

di questi accidenti

nacque
si

presero

proprietarj di ripararne

obbliga a farne un qualche cenno.

alla verit ci

corpo posteriore, v'innalz un appartamento,


primiera struttura. Alle finestre di

pogginoli che non hanno


delle

due porte

il

il

la

sua abitazione nel

quale in qualche

tutti

per cui

si

la serraglia; e cos l'atrio

nell'entrata

furono aggiunte due nicchie, in una delle quali

statua rappresentante l'Architettura, e nell'altra

casa pi

Ma

lo

ha portato a

bisogna confessare per

fanno gran disonore

TAVOLA

alla

L.

Pianta.

Prospetto.

TAVOLJ

LIL

Palladio (Tavola

la

farvi

la

'S2J.

deturpano

Cornice

dell'attico.

Imposta

dell'arco.

Trabeazione dell'ordine jonico.

Trabeazione dell'ordine corintio.

una

cangiamenti che abbiamo

verit, che non

sua primiera eleganza e semplicit.

TAVOLA LL

11

vi fu posta

legittimo possessore di rendere l'interno di questa

comodo e pi adorno

accennati.

forme

che dimostrava nella sua semplicit. Finalmente,

cjuella bellezza

11

le

entra nel cortile: erano prima

ha perduto

desiderio che aveva

altera

piani furono apposti dei

quadre, e furono ridotte arcuate con l'archivolto e

Il

modo

gusto Palladiano. Inoltre furono alterate

laterali dell'arco

con

attentati dell'innovazione.

possessore attuale di questa casa, volendo ampliare

la di lei

and esente

in parte dalla solidit

ha potuto difendersi dagli

L'amore che noi dobbiamo

reale impossibilit di

Spaccato.

non

NOTE
ALLE FABBRICHE
DI

ANDREA PALLADIO
CONTENUTE NEL PKIMO VOLUME, DOPO

IL

TEATRO OLIMPICO

(i) Quasi metri due e centimetri quattordici.

Le

(3)

stanze (Pallad. loc. cit.),

si

di sotto.

Se in vlto (come

e le stanze di sopra saranno per la sesta parte

meno

((

larghezza della stanza

l'altezza

ma

ghezza, e dividendo

come

in esempio sia

cerchiamo.

((

modo. Posto

si

trover ponendo

BC

(fig.

1)

il

la

quale

si

divide in due parti uguali nel punto F,

EB,

facciasi la linea

faranno, aggiunta

si

la

la terza

parte, alla

larghezza appresso la lun-

due parti uguali; perciocch una di quelle met sar

tutto in

il

alla

alte di quelle

nelle pi lunghe che larghe, sar di bisogno dalla lunghezza e larghezza ritrovare

che insieme abbiano proporzione. Quest'altezza

meno

sogliono fare quelle del primo ordine, perch cos riescono pi belle e sono

si

esposte agl'incendj), l'altezze de' vlti nelle stanze quadre

pavimento

in solaro. Se in solavo, l'altezza del

fanno o in vlto

travatura sar quanto la loro larghezza

l'altezza del volto,

AC ad AB lunghezza, e
diremo FB essere l'altezza che

luogo da involtarsi; aggiungasi la larghezza

Un'altra altezza ancora si trover, che avr proporzione alla lunghezza e larghezza della stanza, in questo
il

luogo da involtarsi

GB

(fig. 2),

aggiungeremo

la larghezza alla

lunghezza, e faremo la linea

B F dipoi la divideremo in due parti uguali nel punto E il qual fatto centro faremo il mezzo cerchio
u B G F, ed allungheremo A G finch tocchi la circonfei-enza nel punto G, ed A G sar l'altezza del vlto di G B.
14

Si

pu anche ritrovare un'altra

modo. Tirate

EDF,

come

e si allungher

nel 1 modo, che sar la

AB,

finche tocchi la

della

terza

di diverse

per

ci

grandezze abbiano

dal che ne risulter e bellezza

<i

verr ad essere tutto uguale.

ce

chitetto secondo

Sono ancora

G;

st'ultima,

vlti

all'

la larghezza e

aggiunger

alla

alla

stanza in questo

lunghezza della stanza,

AG,

e poi

F, l'altezza del vlto sar la

prima maggiore

la

egualmente

l'altezza di

descritti,

a sar

si

si

far la linea

BF.

della seconda, e questa

maggiore

nondimeno

sia

non cascano

la

detti vlti siano proporzionati a quelle

suolo o pavimento che andex- loro sopra, perch

sotto regola, e di queste

lunghezza,

se del secondo,

l'altezza
il

il

si

avr da servire

l'

ar-

la necessit.

una stanza, L

=(5^)5

da cui pu scorgersi che

doppia della larghezza, qualunque

alti

occhio, e comodit per

suo giudizio e secondo

Ghiamando pertanto a
metodi di ora

la quale si

EDF nel punto

altre altezze di vlti, le quali


il

nondimeno proporzionata

serviremo di ciascuna di queste altezze, secondo che torner bene per far che pi stanze

ma

che dimostrano

(fig. 3),

Stanno queste altezze tra loro in questo modo, che

tre

altezza che sar minore,

GD e BD

AB, AG,

le linee

ritrover l'altezza

a determinata

rapporto tra

ed

/ la

larghezza: se ci varremo del primo dei

a=^(Firi);

/.

colla

se del terzo,

a ==(l-^ ) formola, que-

media armonica, non pu

riuscire

mai pi

'

-126A

(3)

ineelio inteuiKn'e questo, riferiamo qui trascritto lo squarcio seguente, del Trattato di architettura

dell'Autore che aiiiiotiamo, preso dal

che

Si avvertir

jib.

al

capo 22

che saranno una dietro

le staaze,

l'altra, tutte

abbiano

il

suolo o

il

pavimento uguale,

di

sotto limitari della parte sieno pi alti del restante del piano delle stanze, e se qualche

modo che n anche

camerino non giunger

sua altezza a cpiel seguo, sopra vi

colla

si

dovr fare un mezzato ovvero solaro

posticcio.

media armonica

(4) Mentre la

qui un'altezza di braccia 23 e

offre

^ circa, la

vare ilBertotti: e che confermano maggiormente, in

tali

media aritmetica ne avrebbe

amendue, come

date quasi 35, e la geometrica poco pii di 28, quantit disadatte all'uopo

nica, per ogni caso possibile in pratica; inattezza, cui chiaramente accennavano in
il

Conte Jacopo Belgrado, e nelle note a Vitruvio

due medie,

60

state di

bene

fa osser-

una dotta

dissertazione

Viviani; massime quando vogliasi regolare con una di esse

qualche vaso di forma rettangolare molto allungata.

l'altezza di

Le dimensioni

il

assai

due medie, una certa inattezza a fronte dell'armo-

del famoso tempio di Salomone che, nel secondo libro di Samuele o dei Re, leggiamo essere
di 20 in larghezza e di

cubiti in lunghezza,

3o in altezza, erano precisamente in proporzione

armonica.
(5) Cio a botte, e di tutto sesto. Il nostro

Autore parlando

maniere de' vlti cio a crociera, a fascia, a remenato


,

Palladio accennava forse

il

Le

(6)

K.ol(j.a.pc(,

le

sole pi in uso

a' suoi

maniere de' vlti:

delle

si

Notisi che

le

al

vlti;

concamerationes

dal greco

fornice. Quelle coperte a solajo dicevansi invece contignationes, e pi particolarmente

da noi compartimenti, cassettoni , formelle, lacunari, e dai

delle travi, detti

sono

conoscono in arte altre molte maniere di

lacunaria, a motivo di que' certi vani o sfondi quadrati che vi mostravano

laquearia

tempi.

stanze coperte a vlta solevano gi chiamarsi propriamente camerae


vlto, arco

Sei, egli dice

che sono di porzione di cerchio e non arrivano

rotondi, a lunette ed a conca. Oltre queste,

semicircolo),

ma

le

varie intelajature

lacunaria e laquearia.

latini

lacunari o cassettoni non erano sempre tutti in piano: cltansi a prova di questo pi monumenti

antichi; e gli scritti dello stesso Vitruvio, concernenti gli oeci coi'intj, che prescrivono di fare sopra le cornici

lacunari sciancati a cerchio

Poich ne abbiamo
e

norme

du caisson

(egli dice) est

Dans beaucoup de pays,

chambres, sont

i<

mthode, aussi favorable

du nombre de
les

compendio,

agrable

u et

Ds

que

plaisir des

consquences suivantes

Que

celle

comme au bon

Que

lieu-c, et

que

i'Bkvm,

La voce

elles

s'emboitent

plafonds de tous

forment naturellement des

les

appartemens, de toutes

un

les

parti de dcoration aussi simple que naturel, et d'autant plus


la ncessit

mme

et la

nature des

clioses.

caissons ne sont et ne peuvent tre autre chose que ces espaces creux

elles les solives

d'un plafond, on ne peut se refuser tirer de ce principe

les

le

plus

du systme de

qu'il a

pi bien des dcorateurs de

la chai-pente,

la

sera la plus confoi'me la vrit

des caissons et leur emploi doivent dpendre des besoins et de la convenance des
les

appliquer tout ce qui ne comporte pas l'ide de plafond ou de couverture:

la ralit tout ce

que

l'on se

permet dans

l'imitation.

stereobata, che in Aquilino Bonavilla derivasi dalle greche

n-.'.piot;

solido, e [3aM inusitato per

andare: traducendosi materialmente per solido che ricorre , quantunque indichi in genere quella

parte de'fondamenti d'un edificio che rimane apparente fuori terra, cui da'Latini davasi
e

charpente, ou dans

dcoration des caissons, de quelque matire qu'on les fasse, doit tre telle qu'on puisse

supposer possible dans


(7)

la

got;

la dlsposition

la

les

qui se rapprocliera

qu'on ne doitjamais

Que

Italie, les

forme des caissons ne sauroit tre aussi arbitraire

la

que

en

yeus a sa source dans

qu'il est incontestable

u croire, et

lacunari o cassettoni.

chercher dans

conservation des bois qu' l'economie de la construction, a de plus l'avantage

la

renfoncs que laissent entre

trois

De-Quincy, alcune nozioni

de cette sorte. Les solives du plancher n'y sont recouvertes par aucun enduit. Cette

faits

le

celles qu'il faut

tratte dal

premires constructions. Les solives d'un plancher, disposes

et surtout

l'embellissement des plafonds

d'offrir

riferire in

egalement, et coupes par d'autres solives dans lesquelles

ic

Il

supra coronas curva lacunaria ad circinum delumbata.

crediamo bene qui

assemblages de bois qui formrent

caissons.

destro,

generali , utilissime per dispori-e e regolare con intendimento

L'origine

les
li

il

il

nome

sola

di substructio,

che noi chiamiamo indistintamente sostruzione, basamento, imbasamento; dinota pi particolarmente quel

murelo o muricciuolo continualo che

nomi

ili

zncci n ziiccnlo.

si

alza tutto liscio, senza

ornanunti sotto

le

colonne, noto altres coi

-127Alcuni l'cccro iui|jroprLameiilesLnoiiiiiiadella in discorso lavocu slilobala. Leggendo per atLentanicMle\ilru-

debbe conchiudersi

vione'sili ove l'usa,

continuato sotto alle colonne;


sovente

greco

alle stesse,

stilo, e

e yy/ec^ei-^/o, cpiasi pie di colonna, dal toscano piede e dal

metonimicamente, colonna.

Supraque terram parietes extruantur sub columnls dimidio

(8)

ad intendere per essa, non un muricciuolo

co' suoi cliiosalori, aversi

quel certo sostentamento che, solo e scorniciato intorno, soinmettiamo anche

chiamandolo yOt(?f/e*/a//o, piedistUo


o

0Tu).55 stile,

ma

crassiores,

nam

firmiora sint inferiora superioribus, quae stilobatae appellantur,

quam columnae

suntlulurae, uti

cxcipiunt onera. Cos Vitruwo nel sito

citato dal Bertotti.

(9) Vedi la noia 18 del Teatro Olimpico.

(io) Cimbia, voce tratta dalla greca Ku/j.^c barca, navicella, e per estensione cosa curva
rale cpella

muro

piegatura ad

ai'co di circolo, di cui si fa

o d'altro che di consimile.

Quando

la

uso in arte, onde unire un

esprime in gene-

listello col vivo \\naLfascia,

cimbia trovasi posta &\X imoscapo d'una colonna, riceve

da

apojige, di sjuggimenlo, ristringimento, fuga o ratta

piedi.

A\w

nomi

di

Trovandosi pel contrario al sommoscapo, prende

quelli di aptesi, di ratta superiore o di slontanamento.


Il

pianuzzo o gradetto da cui parte o sino

Mazza,

sull'esempio del
( lig.

un quadrante

prolllo delle cimbie, che d'ordinario suol essere espresso da

l'aggetto del

5), costrutto sulla

minore

AB

un sestante circolare che

del

quadro

clie

si

descrive dal vertice

modano

con raggio pari

al-

d'un triangolo equilatero /

pari in lunghezza alla ipotenusa del triangolo rettangolo

trovasi eguale all'aggetto del

BE

diagonale

in

B C

di circolo,

pu rendersi anche pi grazioso mutandolo,

a cui giugne,

in discorso, e l'altro

maggiore cateto

B A C, dove il cateto
A C lungo quanto la

potrebbe formarsi su tutta l'A B.


il

bello dell'alzato di Palladio;

che bello maggiormente e meglio inteso apparirebbe specialmente negli ornati, se non avesse incorniciate ad
le finestre

superiori, e se dalle cornici inclinate de' frontoncini delle inferiori, fossero tolte quelle

molte statue sdraiatevi sopra fuori proposito; citate giustamente dal Milizia e dal Lodoli tra

mende

le

in cui

corso Palladio.

(12) Si d

di

morse a quelle pietre che

de' muri, ove occorra di averli a collegare

con

appositamente fuori del vivo

lasciansi sportare

altri

prendono il nome di arWe/it/ato.

ordini architettonici cui Cinesi diede l'aggiunto di varii, trovasi annovei-ato anche Vattico, cos

gli

chiamato forse dallo avere


strelli somiglianti

esistito la

prima volta

in Atene, citt dell" Attica,

a quella certa specie di colonne quadre che Plinio disse

perch adorno sovente di pila-

(.i-Atticae

columnae quaternis an-

gulis pari laterum intervallo delle quali pi non iscorgesi traccia negli antichi i-uderi, se

conservate

museo

al

delle facce

da erigersi dopo. Se queste morse a vece di trovarsi spor-

genti dalle facce de' muri, stanno sul prolungamento interrotto dei medesimi,

(i3) Tra

di Firenze, che ancora dubbio, se

il

si

eccettuano

le sole

sieno realmente.

L'attico, propriamente detto, indica in fabbrica una protrazione di muraglia oltre la gronda, destinata a

sorreggimento del piano del terrazzo, ed a chiuderlo in giro a guisa


che esempio poco
luci,

tollerarsi

felice

di parapetto.

anche in Palladio, non puonno ammettersi in

che faccia ufficio di reggere

la

tale attico

A malgrado pertanto di qualaperture di finestre o d'altre

copertura. L'attico di questa maniera, che contribuisce so-

vente a coronare maestosamente un edificio, suole starsi tutto elevato su d'mio zoccolo alto quanto sporge
cornice che ha sotto, ed avere l'altezza propria Hmltata tra

meno purch non ne

pareggi

il

cpiarto

ed il quinto

met, come

legge in Ginesi.

Quanto

all'aspetto,

non gi

tra ^

come

una

queste verr occupata dalla base col plinto, cinque dal tronco o vivo, un'altra dalla cimasa; e

di

j,

e pi e

piedistalli

la

si

la

di quella dell'ordine inferiore:

trattato

ed

dell'ordine inferiore. Divisa poi la detta sua altezza in otto parti egualmente,
la

ottava restante, dallo zoccolo di finimento, sul cpiale d'uso porre vasi, trofei, ed anche statue, in pace di Mi-

Hzia che

non ve ne vorrebbe; imperocch non

sto caso stai-ebbero

cp.xi

voglionsi esse considei-ai'e col quali uomini viventi; che in que-

male quivi ed in qualunque altro

materia, rappresentanti l'immagine d'uomini


All'attico fin

descritto,

sito;

illustri

ma

sibbene

come pure

statue di

marmo

o d'altra

di cara ricordanza.

potranno addossarsi dei piccioli

pilastri

che mostrino atforzarlo di tratto in

tratto,

e lo adornino con delle intavolature interposte, portanti iscrizioni o sculture analoghe alla destinazione della

fabbrica:

ma

riuscir

sempre meglio

se col

dado tutto

liscio,

senza

risalti,

di scultui-e, con in cima una cornice di poco aggetto ed uno zoccolo

Quando impiegasi
impedisca

'e
j

'

Z.

nome

il

(11) Queste statue per e questi vasi sconciano piuttosto, anzich favorire

uso di quadri

l'attico tra

la vista delle

due ordini sovrapposti, perch

basi del superiore; o

quando

si

lo

ornato semplicemente d'iscrizioni

al piede.

aggetto della cornice

nell'

usa per contrassegnare maggiormente

inferiore
la

non

nascila di

-128prende pi specialmente

(lualclie vlto oil arco,

libere le simmetrie^

non debbe

dalla visuale che spiccasi dal

punto

nome

il

radendo

di veduta,

Volendosi esprimere

coli' attico il

puro alzamento

meno

vr farsi alto n pi di mezzo l'ordine che ha sotto, n


riori,

non tonde

o carponi.

suo carattere

Il

menti saranno

ma

o semitonde,

le stesse

quinto, anzich di

un

sai'

rettangolari

in analogia

descritte per

1'

altro

dovr seguirne

un palco sopra

di

del terzo.

Avr

proporzioni.

le

meno

l'edificio,

piombo

di quelle infe-

basse di parapetto da non potervisi affacciare che a stento

prima maniera,

ottavo dell'altezza questa vuol

alto degli inferiori, do-

finestre a

con quello della fabbrica in cui trovasi:

attico della

In questo caso se ha

attico-finto.

cornice da cui piglia le mosse, o limitarsi

la

cimasa di questa cornice medesima; se pel contrario

la

od

trovasi vincolato con qualche piedestallo , balaustrata

od

di pseudo-attico

pi alto di quanto aggetta

farsi

simmetre de' suoi orna-

un

debba con essa e non

al-

nel caso speciale in cui

fai'si,

le

variabili solo nella cornice; poich di


si

trimente, coronare l'edificio.


Ne' monumenti antichi sono pochi

esempj dell'attico di questa terza maniera; ove se ne eccettuino

gli

teatri e gli anfiteatri, nei (piali trovasi usato talvolta,

gole costanti per ogni caso

sero farlo
altri;

di proporzioni

varie, che

gli architetti di

evitarne l'uso costantemente; e se per dura necessit non potes-

trattandosi di qualche grandioso edificio, ove

si

minor palco

avesse d'uopo di quel

cerchino almeno di sovrapporlo ad un ordine, che sugli insegnamenti di Vitruvio, sia gi

quarto di quello che

Regolato in

gli sta sotto.

non puonno trarsene re-

sempre come un ordine imperfetto, messovi pi per necessit che

e vi figura quasi

per bellezza. Vedano pertanto

ma

modo

tal

foi-se

che

l'

Attico

onde

trattasi

cima degli

in

meno

alto d'

un

migliorer di effetto

e potr riuscire ancora sufficientemente maestoso.

L'attico,

ha in generale dal Boffrand come cosa che deturpa una bella architettura. Anche AntoUni sca-

si

tenasi contro l'attico dicendo: che toglie in alto la maest dell ordine,

e che ripiego egli sopportabile

come

la

tolgono

giungere colf ordinanza adottatasi a tutta V altezza data. Giova per credere che
scrittori, volessero

piedistalli al basso,

appena in un vecchio ristauro , ove qualche circostanza impedisca

intendere di quegli

l'uno,

che

pi proprj della terza maniera, soverchiamente

attici

pieni zeppi

alti e

per ogni dove da un ammasso di confuse decorazioni

di pilastrini di strana forma,

con basi e

e di tritumi spiacevolissimi

o di quegli altri attici impiegati da certi moderni , de' quali , scriveva

capitelli, coperti

che quantunque semplici, sono per troppo soventemente impiegati , e talvolta gli uni sugli
senza nessun ragionevol motivo

che ad imprigionare

le

di tal

di poter

l'altro di questi

maniera che, bene spesso, questa

altri

ad

inutile decorazione

Ginesi

il

ammassati ,

altro

non serve

acque cantra ogni buona regola delV edificatoria, e senza ottenere quasi mai f efftto

desiderato per la vista, se

non

che trattandosi di

se nei disegni:

tesi,

accrescono anzich sconciare

altri

giudiziosamente, concorrono a dare agli alzati

il

bello esteriore di

prima maniera, purch bene

attici della

una fabbrica,

e disposti

anche qualche volta

una forma piramidale, che piace specialmente

gli

in-

uni sugli

in architet-

tura, perch atta a destare in noi l'idea della stabilit, cosa tanto apprezzata e necessaria negli edificj. Impie-

gandosi
al

attici negli

archi di trionfo per collocarvi sopra iscrizioni o bassirilievi

3 della colonna inferiore o del solo suo fusto

generalmente tropp'alti, che unitamente

cos

a' pilastri

procedendo, non avranno

l'

il

altezza loro potr limitarsi

difetto di quelli dei

malgrado, diceva AntoUni, di quella molta profusione di ornamenti, che se abbaglia


illudendoli su di

Romani,

dell'ordine principale fanno questo sempre assai misero, a


la vista

un errore tanto increscevole, noi puonno certamente per dinanzi

gli

dei

meno

occhi di

esperti

un

artista

avveduto.
(

di
il

4)

Mensola

mi abaco o
ogni razza.

qualunque sodo a sostegno di travi, di cornici,

tavoletta, e di
Il

un piede che non

Borromini ha creduto adornare

colonne delle nicchie della navata maggiore.^

non conosce
bellezza

il

piede

bello.

le inutili

le

ma un

nave maggiore, ripete


colonne

essere alcuna in tali sporti posticci, che

Mensola ha per voci quasi sinonime in arte

di pogginoli o di altri spaldi

dice Milizia ,

qualunque. Consta

cartoccio incartocciato in volute

Giovanni Laterano, impiegandovi mensole per sostenere

E quella

Anche nel palazzo Farnese

mai non pu

S.

il

alle finestre,

non sono

Milizia, creduta bella

sono sostenute da mensole:

in natura,

le

da chi

ma

n nascono dalla fabbrica.

seguenti: Beccatello, Scedone, Leoncello e Modiglione, no-

tando per, che quest'ultima, a somiglianza della di origine latina mutilo o mutulo, impiegasi particolarmente

ad esprimere quella specie di mensole, che


loro sorreggimento, variate di

mensole

gli architetti

forma secondo

il

effigiate a figure scherzevoli o scurrili.

(i5) Architravata

cio senza fregio.

(i6) ISon nicchiate, cio non entro a nicchia.

usano porre sotto

le

corone de' cornicioni, quasi a

carattere di questi: e che l'altra scedoneh pi propria di quelle

-129(in) Basso'rilievo un genere di scultura che non contiene alcuna figura tonda, cio che vedere

girandovi attorno, in tutte

come

Basso

sue parti. Esso di tre specie: Alto rilievo, se

Mezzo

spiccate dal fondo:

gi'ossezza:

le

rilievo, s'elle

non escono da quello che per

rilievo o rilievo stiacciato, se

pochissimo essendo

le figure vi

met del loro corpo, presa

la

in

come appia-

aggetto di esse, raostransi

lo

possa,

si

sono quasi intiere e

nate sul loro fondo.


L' origine de' bassi

rilievi si

confonde con quella de' geroglifici. In Egitto quasi

tutti

furono che iscrizioni figurate, e non mai, o ben di rado, meri ornamenti. I Greci

ma

principio,

poco stettero ad impiegarli per pura decorazione locale degli

de' soli oggetti naturali.

dezza:

Le prime

migliorarono quindi con

si

edifici,

usarono anche

ed a fare

franchezza, e finalmente

si

da

cos

che imitassero

figure in essi introdotte vidervisi lavorate secche, isolate e quasi


pii di

non

bassi rilievi altro

gli

con timi-

giunse a disporvele in pi piani e con ele-

ganza consimile a quella delle pitture ; come appare nel basso rilievo delle Ore in

villa

Borghese, neW Endimione

del Campidoglio, neV Antinoo di villa Albani, nei ZlsZe/ del palazzo Ruspoli, ecc. Nelle urne sepolcrali dif-

rinvenire siffatta bellezza, perch per lo pi erano lavori dozzinali e di solo traffico, che

ficile

compravano

si

fatte.

IAa5jj>t7/ew' antichi sono criticati

essere stata

ben nota quando

si

come mancanti di prospettiva. Onde

lavoravano ?

Perch

mancanza, sapendosi

tale

rispondesi dal Blilizia

la

prospettiva

bassi rilievi dovendosi usare

specialmente in architettura, per adornamento difregi ed anche di fusti di colonne destinate a monumenti,
la

Traiana e V Antonina; fuso della prospettiva in quelle posizioni

altrimente che male.

Perch non ammettendosi dalV architettura bassi


la prospettiva,

non possibile introdurvi


con

la pittura

tutto

il

alte e variate

non avrebbe potuto

rilievi alterati

nel loro piano ofondo,

che lo vorrebbe anzi alterato co' suoi sfondi ed aggetti.

suo fascino , appena riesce a produrre gli

efftti della

come

riuscirvi

prospettiva

percli, se

non potrebbe mai

scultura nella grossezza di qualche pollice, fgurar e grandi distanze, n produrre degradazioni di

efftto,

la

senza

coloiito.

Al risorgimento delle Arti belle,

La

quadri.

si

volle introdurre la prospettiva n&^ bassi rilievi, e fare di essi altrettanti

sommo

prospettiva lineare vi fu seguita perci con

cola e puerile

La maggior

scrupolo

ma

riuscirono di composizione pic-

ed ebbero pi della cesellatura che della scultura.

parte de' bassi rilievi moderni , offre de'

quadri

soli

che non hanno relazione alcuna col-

isolati

r architettura, e che sono per conseguenza molto dissimili da' bassi rilievi degli antichi, quasi tutti falli, po-

trebbe dirsi, unicamente per


Il

essa.

bassi rilievi, tendente a far comparire vaiK) quel che l'architettura vorrebbe pieno,

moderno Ae

sistema

offende l'armonia della costruzione. L'architettura soda e bene intesa

moderni,

si

L'architetto

pittoreschi e

serva

come

il

tra

deliri,

non pu ammettere

come scriveva

Milizia, de^

cotesti bassi rilievi

Borromini

e de' Guarini.

bassi rilievi altrimente, che secondo le leggi della decorazione particolare al carat-

non pu usare

tere degli edifici. Se

non

capricciosi, se

si

basso rilievo non isolato in

un riquadro,

vi

si

un campo

lascer intorno

rilievo e delle sue figure, affinch

non

sia

sproporzionata col tutto degli ordini e della fabbrica.

per l'occhio una misura facile, una specie di scala per valutare
in picciolezza

pu rendere

colossale l'ordine o

le

grandezze.

Il

che

che

Le

punto di

gli

figure sono

loro eccesso in grandezza

meschino, ed offendere l'insieme. Anche l'esecuzione

basso rilievo debbe dirigersi dall'architetto dipendentemente dalla delicatezza o sodezza de' profili ,
dell'edificio, dal
l'effetto

liscio,

di inposo, a farlo spiccare maggiormente. L'architetto deve ancora regolare la grandezza del basso

yista, dalla situazione del

od

stessa del

dall'

indole

basso rilievo medesimo, dal lume che dovr ricevere, dal-

tocca produrre, e finalmente dal gusto dominante degli ornati e dal valore delle parti adiacenti.

(i8) Dal Bertotti, tanto qui, che nel rimanente dell'Opera, pare siasi fatto vero proposito di voler lodare a
cielo Palladio, e costantemente in tutte le sue produzioni, sieno
infelici

pure buone o men buone, attribuendo

a tutt' altri che ad esso. Questo metodo eh' egli tenne in trattare le opere Palladiane, detto dal

un peu trop constamment dans

sia ghiribizzo di valenta in

le stjle

admiratif,

sapere inoi'pellare

le

pure

sia

figlio

cose a piacer suo

di parte

o di

le

pi

Chapuy

non troppa veggenza

non pu comunque

riuscire che a

danno

del suo lodato; e tutto inteso a favorire l'errore presso que' tanti che copiano servilmente Palladio, senza che

ne additi loro
se gli erigeva

difetti,

ed

il

come

causarli.

Un monumento

d'assai pi nobile, e

per certo in proposito dal Milizia, facendosi a squittiniarne

molte scorrezioni, tutte quelle che sono contrarie

ai principi di

dall'esecuzione,

poich sappiamo di certo che ad alcune di

ftirono compite

dopo sua morte.

Vi sono anche

tali

le

degno

di

un

artista

grande,

fabbriche in questi termini Delle


:

Palladio stesso, manifesto che sono nate

sue fabbriche egli non pot assistere, ed altre

degli altri piccoli errori, de' quali

non

si

deve tener conto.

-130-

Ma

Non

Offndar maculis , qiias aut incuria Judit

Aut humana parum

l'uomo
sione:

ma

illustre;

macchie leggiere ^

minare

uomini quando

gli

In Palladio

torto.

fai'gli

dipingono senza difetti:

si

ammirato quasi sempre

si

conseguenze da profugare ogni abuso. Egli studi

non avrebbe posto colonne

sotto le colonne;

risparmiato tanti frontispizj


le cornici

o da colonne

pilastri

pii

ad imitar

ma non

ed

alle finestre

altri

son

lasciati

essere studiato. I suoi profili

Raffaello dell'architettura; e

il

sono contrapposti e

facili

l'

In

architetto che

con ragione merita sopra ogni

e nelle sue fabbriche

avrebbe

le statue.

cornicioni interi e talvolta rotti da

alcune camere senza cornici ed altre con cornici. Tutto ci dimostra

va a tastone. Nulladimeno Palladio

frequente)

stesso piano;

porte, ne sul pendo di quelli avrebbe sdrajate

alle

mezzo son soppresse, in

di

sopranno

di divei'sa altezza

pervenne

che ad esa-

l'antico,

era esente da'\izj. Se egli avesse ben filosofato, non avrebbe fatto uso (almen

se l'antico

alcuni edifizj

un

ebbe qualche barlume dell'essenza del bello architettonico, conobbe alcuni abusi,

di piedistalli

cavit natura.

dipingono

si

qualche volta anche l'uomo. Egli non giunse a veder chiara l'origine della sua profes-

a trai-ne tutte le giuste

Non

son de'difetti d'un altro genei'e.

vi

tocliere al vero merito alcune

ego paucis

si

trova

altro di

grandioso, l'elegante,

il

il serio.

(ig) L'euritmia dal greco


tuenti

l'ingresso

d'una fabbrica

alla euritma, definita dal

greco

<7Ky,

ordine, insegna a dare a qualunque

mezzo

d'ambo

di sua fronte, che

forma

e per

de'membri

pu convenirgli relativamente al suo

tali

ed

lati

abbiavi un pari

altre cose congeneri

costi-

che

ufficio:

numero

di

spettano tutte

Wolfio: Siniilitudo eorum quae ab utroque lalere medii dissimiles sunt,e. daVitruvio:

membrorum

in conipositionibus

aspectus.

confondersi colla euritma la simmetra, voce quasi sinonima di proporzione, che derivasi dal

con, e

ij.t'co)/,

tra loro e col tutto le

quantit. Vitruvio
ratis,

f>tQiJ.o;,

medesime per ornamenti

commodusque

P^enusta species

bene, buono, e

sia collocato nel

finestre, uguali o "Bimili tra se

Non debbe

sxi

quella forma e disposizione migliore che

una fabbrica,

misura,

la

quale mostra

varie parti di

chiam

la

simmetra,

edificio

ex

ipsius operis

ad universae Jgurae speciem ratae

digito, caeterisque partibus

sjmmetros

rapporto non di

il

un

sito e di

uguaglianza che debbono avere

siccome proprio della euritma

ma

quello invece di

membris conveniens consensus, ex partibusque sepa-

partis responsus , ut in hominis corpore e cubitu, pede, palmo,

est; sic est in

operum perfectionibus

( lib.

(20) Trapezio parrebbe suonasse meglio di trapezzo, derivandosi dal greco

i,

cap.

2.

-r.cr.ni'Ca,

).

quasi nrpaKE^a, o

(21) Vedi la vigesima di queste note.

(22) Vedi la decimacjxiinta di queste note al Teatro olimpico.


(23)

L'usage des basiliques fut

s'en

commun aux Grecs

aux Romains, mais Vitruve ne nous appi'end pas

et

qu'on y remarquoit chez ces deux peuples.

les diifrences

On

mme

infreroit

de son

l'cit, qu'il

ne devoit

trouver aucune (De Quincy).

(24) La forme

dice ancora lo stesso ) , ou la disposition des basiliques toit une des plus avantageuses

qu'on pt imaginer pour des grandes


et de l'economie.
et qu'existent

La

solidit est

salles, et leur construction runissoit le

prouve par

depuis environ quatorze

la dui'e des difices chrtiens

sicles.

L'economie dans ces btimens resultali de

(i

points d'appui et de celle de la ouverture qui n'toit que de charpente.

ques ,

monumens

entre le quart et

de constructions extraordinaires, qui en quadruplent

les

murs

et points

(25) Pronao da

d'un tempio.

d'appui n'occupent que

la

Dans

cinquime, c'est--dire, plus du doubl.

7100,

A Tebe

di questo Dio, fatta

avanti, e vao:, tempio, detto

in Beozia la voce

pronao fu

il

gi

la plus

dixime partie de l'espace

vots et btis en arcades, tels que certaines glises modernes,


le

doubl mrite de

la

En

outre,

ils

la solidit

qui empruntrent cette forme,

les

la lgret

des

part des basiliques anti-

total

murs

tandis

que dans

les

et points d'appui sont

exigent des matriaux et des genres

dpense.

portico d'ogni spazioso edifizio; e particolarmente quello

un soprannome

marmorea

di Mercurio, pei'ch la statua

da Fidia, stavasi all'entrare del tempio di Apollo, accanto a quella di Minerva, opera di

Scopa, detta parimenti Pronaja, per trovarsi posta col nel Pronao di quel tempio.
(26) Coro da

'/P'j':>~,

tripudio, ballo, o da yy.'M, gioja, allegrezza

d'una chiesa ove sono collocati


(2'y)

il

clero ed

nelle materie ecclesiastiche quella parte

coristi.

Della espressione di questa voce nelle chiese, fu gi detto alla nota i5 del Teatro olimpico.

(a8) Questo intercolunnio

non

solo

largo

ed inconveniente per un ordine composito

ma

per

-133nome

Inarco di Domiziano, ovvero di Portogallo. Ebbe questo ultimo

ragione del palazzo d'un cardinale

portoghese che vi era presso. Quest'arco ha eccitate grandi contestazioni tra

che fosse Varco di Domiziano,

gli altri

quello di

Marco

gli

archeologi. Gli uni vollero

Aurelio. Alessandro vii, proponendosi di abbellire

la

strada del Corso, che quest'arco tagliava in due, fattolo accuratamente esaminare per distruggerlo se non

aveva alcun merito,

conobbe che

si

vano alcuna relazione fra

ed

il

la

sua struttura era in ogni parte irregolare; che

terreno sul quale era Costrutto; e non

marmi

conchiuse che quell'edificio era moderno e formato di bassi rihevi, di


a caso

pongono

e Vittore

prima regione, pi non

nella

precisamente a quale dei due Drusi abbia appartenuto; se cio


opinioni sono divise intorno a questo soggetto. Credesi, ci

non

padre

al

di S.

sussiste.

di Tiberio,

od

Non

nemmeno

sa

si

Le

al di lui fratello.

ostante, che ne facessero parte

due colonne

di

africano, che sono in faccia della porta di S. Sebastiano;

L'arco di Fabio Allobrogico , chiamato da Cicerone fomix Fabianus


f^ia

si

antichi e di altri pezzi radunati

e fu distrutto.

L'arco di Driiso, che Rufo

marmo

ornamenti non ave-

gli

accordavano cogli antichi. Da ci

si

Sacra , vicino
Lorenzo

in

tempio

al

di

Antonio e di Faustino;

era fabbricato in semicerchio sulla

convertito al presente in

una chiesa ,

sotto

il

titolo

Miranda.

L' arco di Galieno , chiamato presentemente l'arco di S. Vito, perch attiguo alla chiesa di questo santo,
olfre triste testimonianza delle sciagure dei
civili, le finanze

nalzare questo

erano esaurite

monumento

Uarco
il

ed

non pu

dirsi vero

di

Germanico o di Tiberio pi non


di parere,

con ragione, che

di Severo era posto all'entrata dell'altra

Jarco di Gordiano

il

non

fece in-

iscorgervisi

rilievo,

ha solamente

una

Marco Aurelio

il

campo

di Flora.

Ma

Campidoglio^ come Varco

fii

fabbricato da

non

si

esiste attualmente;

non lungi dal ponte Sublicio,

scrittori,

di grossi quarti di scogli rozzi.

arco di Marco Aurelio e i^azwiifwa

salita del

salita.

stenza di quest'arco, del quale in verun autore antico

di

secondo alcuni, presso

esiste; era posto,

fosse fabbricato all'entrata di

arco di Orazio Coclite era posto, secondo alcuni

Uarco

Marco Aurelio Vittore


pel che, e per

arco trionfale: privo di ogni basso

giovane era posto nella settima regione. Pi non

monte Aventino. Era costrutto

Tu

corintio assai meschino e mediocre.

Nardini

Ti^

tempi in cui venne fabbricato. L' impero era lacerato da guerre

particolari sotterravano le loro ricchezze.

in onore di Galieno e di Selonina di lui sposa

vestigio alcuno di trionfo, esso

un ordine

Generalmente vien

citata

basso del

al

come una

favola l'esi-

vide mai traccia.

Commodo

loro figlio nelforo d'Antonino, e pi

e di Vero, posto nella settima regione, ora pienamente distrutto,

non esiste.

come

lo

pure

Varco di Nerone, edificato per ordine del senato in Campidoglio.

U arco Nuovo era posto nella

settima regione, secondo Rufo,

quale ha voluto indicare con ci quello di

il

Costantino descritto pi sopra, ch'era stato fabbricato poco tempo prima di questo scrittore.

Uarco

di Ottavio, padre d'Augusto, fu edificato in onore di lui

decima regione , da questo

nella

figliuolo

diventato signore del mondo. Anch'esso perito.

Uarco
marmo,

della Porta

Nuova. Pi non

esiste;

il

Nardini ha creduto vederne un avanzo in una cornice di

all'ingresso della via Flaminia. Forse era stato innalzato in onore di

Augusto, che

alla stessa via fece

lavorare con tanta cura.

L'arco di Scipione l'Africano, posto


Il

grand'arco di Settimio Severo

fii

al

basso della

salita del

eretto dal popolo

Romano

Severo sui Parti e sulle altre barbare nazioni nemiche di

Campidoglio, pure perito.


in

commemorazione

Roma, come

si

vede

sulle

della vittoria che riport

due facce

dell'arco.

Esso

posto al piede della salita del Campidoglio. Servio assicura che stato fabbricato con diiferenti rovine di

antichi edifizj;
si

ma

la di lui

conghiettura sembra azzardata. Sebbene

distinguono ancora parecchi bassirilievi interessanti. Ai due

Vittorie alate, portanti varj trofei;

soggiogate da Severo

e quattro fiumi,

romana. La medesima vlta

d'ordine corintio, sostengono


dell'edificio,

due Genj carichi

conduceva

alla

di

ei sia sotterrato, e in

lati della

profumi, di

parte mutilato, vi

vlta del grand'arco

fiori

scorgono due

si

e di frutti, simboli delle provincie

due dei quali sembravano essere barbari o stranieri

alla

dominazione

adorna di spartimenti e di rosoni di buonissimo gusto. Otto colonne scannellate


il

fregio

che portava l'iscrizione.

Una

scala di

marmo,

praticata nell'interno

cima di esso, ove collocato stava Caracalla con suo padre e suo

cocchio trionfale tirato da sei cavalli.

fratello, in

un

canto ad essi stavano in piedi varj soldati che accompagnavano

trionfatori.

Uarco di

Tiberio, attualmente distrutto, fu edificato da Claudio, presso il teatro di

Pompeo,

nella

nona regione.

-134h'arcu di Tito
vato

posto tra

vlta della

Foro romano ed

il

gran porta.

d'un

sacrifizio.

Ai due

di

il

cocchio

Littori e la Vittoria

Gerusalemme, portate sovra

pani di proposizione ed
L'7-co di Trajano,

li'ttighe.

due colonne d'ordine corintio,

sulle quali era

interni della gran porta collocato Tiberio nel suo

lati

cocchio di trionfo, tirato da quattro cavalli e condotto da

pagnano

pi antichi archi che abbiano conser-

ile'

quale rappresentato assiso sovra un'aquila alla

il

fregio dell' reo triorifale sorretto da

Il

stato scolpito l'apparecchio

uno

Coliseo, gli

il

fu eretto tlopo l'apoteosi di Tito,

la loro iscrizione:

Roma

con un'asta ed una lancia in mano. Accom-

che corona Tito. Questo cocchio preceduto dalle spoglie del tempio

Son desse

sette candelabri, le tavole della legge, le tavole d'oro,

altri vasi preziosi.

secondo Dione, terminava


di Costantino. Alcuni

rilievi applicati all'arco

nelle rovine presso la porta di S. Sebastiano,

Foro

il

di questo imperatore.

hanno creduto vedere

che

gli

Non ne

esistono pi che

bassi

avanzi di un altro arco di Traiano

pi attribuiscono a quello di Druso.

Dell'arco di Kero, eretto nel foro di Trajano per conservare

memoria

la

non

delle sue vittorie sui Parti,

ve ne ha pi vestigio.

Vedevansi ancora, due secoli sono,


creduto essere stato consacrato

pi-esso la Collegiale dei Ss. Celso e Giuliano,

un arco trionfale,

resti di

imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio.

agli

Esistono ancora pochi ruderi di un arco trionfale pi magnifico, all'ingresso del ponte trionfale sulla sini-

Tevere, presso

stra del

S.

Giovanni de' Fiorentini.

Gli archi trionfali non furono solamente compresi nel recinto di

cima

delle Alpi

ed a Rimini, contansi ancora, tra

Trajano, di Plotina di
solidit

che non

massi di

marmo

si

lui

Roma. Oltre

marmo

sposa e di Marciana di lui sorella; tutto di

vede negli

monumenti congeneri.

altri

tanto enormi.

Il

palmi romani, largo diciotto ed

basamento

quelli di Augusto, eretti sulla

pi ragguardevoli, quello di Ancona eretto in onore di

pochi

Si trovano

bianco e costrutto con maggiore


antichi ove siensi adoperati

edifizj

dell'arco, sino ai piedi delle colonne, monolite, lungo ventisei

cima

di esso era collocata la statua equestre di

Trajano;

pochi anni sono conservavasi ancora un'unghia del piede del di lu cavallo nel palazzo civico di Ancona.

alto tredici. Sulla

quattro costrutti dalla parte meridionale della Francia, situata tra


quelli di Cavaillon e di

Carpentras in rovina, e quello di

S.

Delfi nato

il

Remigio

Mario e Catullo riportarono sui Teutoni,


e dieci in altezza
frutti.

mati e

Sopra

Cimbri

formato da tre arcate

l'arcata del

vestiti gli altri.

giavellotti, di

mezzo

adorn

il

lo

sono

in occasione della vittoria

un combattimento

di fogliami

rilievo.

Vi

si

Degli stromenti da sacrifizj

medesima elevazione,

occupano

sole raggiante nel

l'altezza dell'arco, al di

dalla parte del mezzogiorno, sta

il

di fioroni e di

di spade, di pugnali

vedono pure

varj trofei di vittorie navali, di rostri, di acrostoli,di ncore, di prore, di aplustri, di

vede scolpito un

che Cajo

tese circa in lunghezza

di fanti e di cavalieri, nudi gli uni, ar-

Sulle piccole porte dei lati vi sono diversi cumuli di scudi

si

d'uomini riem-

tre ultimi qui sopra accennati. Esso

comune parere,

trombe, di elmi e d'insegne militari scolpite in basso

sopra dei trofei della faccia orientale

Mediterraneo,

meno guasto, non ha che una

di dentro di spartimenti

al

il

resti di figure

Ambroni. Quest'arco ha undici

e gli

vi rappresentato

due

Rodano ed

dalle quali decorata la porta principale.

Segue Varco trionfale d'Orange, meglio conservato che non


serve di porta alla citt di Grange, e fu eretto, secondo

il

in Provenza,

porta, al di sopra e ai due lati della quale sono collocate parecchie Vittorie;

piono gl'intervalli che lasciano due colonne scannellate,

mezzo

di

altre tavole

remi e di

tridenti.

un arco seminato

di

con

Aldi

di stelle.

sopra della piccola porta di settentrione. Alla

busto d'una donna circondata d'ampio velo.

principali sono adorni di fanti che combattono. Tutti questi attributi

si

I fregi

riferiscono a due vittorie, l'una

ma-

rittima, l'altra terrestre.

Tra

gli

archi trionfali eretti o proposti da' moderni in Francia, in Russia, in Italia, meglio noti di quelli

degli antichi,

per non avere d'uopo di essere qui

cui,
la

sebbene AntoUni criticasse giustamente

poca unit di proporzioni tra

alto suir

intavolamento dell'ordine

strieri ecc. ecc.;

la

alle

ciambellano di

S.

M.

le laterali

da

lo innalzatosi,

R. ecc. ecc., di

statue de' fiumi pei-sonificati

potei'si stare a

lo avei-vi effigiate

confronto de' pi famosi in

Settimio Severo, di Costantino ad Ancona, di Augusto a Rimini e

al

sommo;

poco conveniente situazione assegnata in

la

cionullameno desso un monumento che pu francamente citarsi tra

dell'arte ai d nostri; e credei'si tale

I.

troppo continuata delicatezza d'ornamenti dall'imo

porta principale e

la

degno di sommo encomio

descritti com'essi,

non ha guari, in Milano, ideato dal fu architetto marchese Gagnola

tal

le

Vittorie sopra de-

le

belle produzioni

genere, cio di Tito, di

d'altri.

(34) Tutto ci prova maggiormente quanto ebbesi a dire in genere delBertotti nella nota i8 di questo primo

volume, ed

alle 28,

29, 3o e 3a successive, confutando alcune speciali opinioni da lui emesse in arte.

-135(35) Poich
a

come

alle

sono della stessa natura dei pilastri, debbono nella loro'altezza mantenere un perfetto

gli stipiti

piombo, come

gli altri sostegni.

E sebbene

si

trovino degli esempj nei quali questi sono inclinati in dentro

porte de'terapj dorici, secondo insegna Vitruvio (lib.

come pare

niera di porte non ha certo per oggetto la solidit,

iv,

si

imitazione delle egizie, od una cosa propria all'ordine dorico, e


l'uscire

per

agevolare
tali,

il

esse.

Studiandone meglio

chiudimento

aprivano in fuori

le

la

delle imposte, cio il

per via in quel mentre, e rendere anche

si

vede

la

comodo. Sappiamo che

tale

meno pronto

appunto fu

come taluno

ne scomponga

Debbe

l'

entrare e

Greci, a somiglianza degli altri orien-

il

chiudimento di quelle ove non

volle credere

ma

fosse favorito

il

prova

altres l'osservare in Vitruvio,

unicamente perch

l'

non

il

motivo

che a proporzione

gi per effetto di pro-

imposta pi grande, attratta dal proprio peso,

battente, ed

il

stipiti della stessa,

da un

per cui pi s'apre

proprio suo peso. Che questo e niun altro sia stato

sollecitata a chiudersi dal

non produca un moto troppo accelerato contro


stipiti e

ideata per favorire

cjuello introdottosi della inclinazione dell'erte,

porta pi alta, d una inclinazione sempre minore agli

spettiva,

nemmeno

trover facilmente aversi avuto per oggetto precipuo lo

si

di essersi inclinati all'orizzonte gli stipiti delle porte,

che

da notare che questa ma-

imposte delle loro porte di casa. Ci doveva produrre un incomodo a chi passava

qualche adatto spediente, e


l'imposta e pi

forma,

cap. 6), per

opinasse dal Vinkelmann: n'pu dirsi una

una impulsione troppo

forte,

che ne sloghi

gli

la fabbrica.

notarsi che in tali porte cos stremate,

all'appiombo della totale larghezza

al basso, forse

esempio dell'antica architettura, disse

il

Randoni

il

sopracciglio sporgeva lateralmente oltre gli stipiti, sino

onde richiamare
,

male inteso

da'

cosi l'occhio alla perpendicolare, e cjuesto

moderni, diede loro occasione

di praticare

sporti di maniera impropria, insignificante e capricciosa, particolarmente negli ornati delle finestre, spezzan-

dovi e Verte e l'architrave ora con curve, ora con rette; facendole girare sotto e sopra, trasformate in cartelle,
in volute ed in simili altre frascherie

Borrominesche, opposte

alla regolare e

soda architettura, che solo dimo-

strano un'ignoranza del bello, ed una smoderatissima voglia d'ammucchiare ornamenti d'ogni genere, senza
criterio alcuno.

-131-

qualunque

ordinanza

altra

architettonica, ove alla solidit reale

pure, com' giusto, accoppiata

vogliasi

{apparente.
I

(29)
stilo

buoni architettori avendo sempi-e convenuto della necessit

bero; reca qui maraviglia che

il

mente percii destinato ad cere

Bertotti voglia
sotto

necessit. ylntlqul (disse Vitruvio)

un

porre

gli ai-chitravi di

upossunt habere veritatis.


(30) Ci vero,

ma

approvarne uno lungo

probaverunt

et ea

non vedesi

quoiuiii expUcationes in disputationibus rationem

non toccano

solo per quelle leggi che

employes

rare, et que Tarchitecte ne prit

la solidit reale

ed apparente degli

On

esprimesse in pi'oposito IVP Clrisseau nel dire:

si

du

que nous a donne

trouver un gcnre de beante dans ce dfaut. Nous nous flaltions

celte partie, et

chement des

nous regardions alors

comme

Z>e

il

il

est impossible

qu'on veuille considrer l'architccture,

par consquent de

sens.

Or

le

ses

il

est impossible

rapports avec la

sentiuient d'ellct qui provieni

un

cpii est

elfet direct

solidit.

si

ne sont pas de

elles

Sous quelque l'apport purenient intellectuel

en ralit de

la

dgager de son essence matrielle, et

Cette qualit produit aussi de fortes impresslons sur nos


est insparable de l'ide de
la

prfrence que

mme

condizione importante iprevatszs , quando ragione ilvoglia;

avranno che mende.

(33) Gli archi detti trionfali, non

qualche Divinit, e degli


di trionfo derivassero

altri

tutti fui'ono eretti

Ve n'ebbero anche

avvenimenti importanti.

altri

les colon-

deux diamlres un

des homnies donnera une disposition sur une autre,


la

sommcs nous

du serrement des entrecolonnemens

(Sa) In ci fare, badisi attentamente aseguire

senza cpiesto non

supprimer partout o

les

de cette disposition. Cela contribue expliquer

commun

sans faire ccs rflevions, le

lorsqu'elles sont espaces

employcr dans ce rapport.

les

Quincj scriveva intorno a questo proposito:

solidit

de

fait

d'avoir surpass les anciens dans

nous sommes une foisbien convaincus que

quart au plus, nous conviendrons facilement qu'il faut

facilit

timidit leur sagesse et la justesse de leur got dans le rappro-

nes en peristyles ne porlent un caractre majestueuv que

Anche

mme

colonnes. Mais supposons que la ncessil les ait contraints d'en user ainsi, ne

icncessit absolue, et

La

de faire de grandes plate-bandes nous y avoit entrans, et nous avoit

fi'apps de l'heureux elVet qu'en est rsult? Si

pas plus

que

sait

parti de les ecarter ainsi, pai'ce qu'elles toient en trop petit nombre.

trait

che

edifici:

Lodoli), e siafunzion la rappresentazione.

dcoration du palais de Diocltien toient d'une matire prcieuse et

la
le

il

dfaut de proportion (continua egli a dire) a t malheureusenient tiop imil de nos jours.
l'art

la

(3i) Meglio dell'Algarolti qui citato, pare

Ce

vi reggereb-

diametri circa, e di pietra, unica-

potest in ventate Jleri, id non putaverunt in imaginibus jactum

in esse devonsi unire fabbrica e ragione (diceva

les colonnes antiques

sei

legno nell'^reo-

non

avello di qualche grandezza. Destinazione per di cui

quod non

certam rationeni hahere

v.posse

di

intercolunnio in cui a causa di sua molta ampiezza (quattro diametri) quelli di pietra

ad onoranza di

da que'

certi

per

soli trionfi di

Numi ad un tempo

monumenti

vinte battaglie,

per celebrare degli

dei destinati a porte di citt, degli innalzati ad onore di

di legno

e di

mortali associativi. Credesi che

che facevansi gi nelle vie per

le

gli

archi

quali passava

il

trionfatore, che venivano tolti tosto finita la cerimonia. L'origine de'loro ornamenti e di cpiella specie di piatta-

forma che mostrano in cima, con sopra gruppi

di statue e d' altre cose allusive allo scopo dell' arco,

probabile sieno provenute dall'uso che v'era di collocare intorno, sui

armi,

le

insegne,

le statue, gli

emblemi,

gli

lati di

que' primi

monumenti

pure

posticci, le

schiavi delle nazioni sulle quali trionfavasi; e sulla loro cima, dei

suonatori, delle persone cariche di trofei e delle figure di Vittorie alate, congegnate in guisa che potessero

scendere,
I

come spiccando un

volo, a coronare

il

vincitore mentre passava.

primi archi di trionfo nulla ebbero di magnifico. Quello di Romolo fu molto rozzamente costrutto

semplici mattoni; quello di Camillo, coia pietre quasi gregge.


l'arte

marmo venne

arcus Fabianus, ftirono poscia


a vlta, per dove passava
alte, riserbale alle

il

un semicerchio, come quello che Cicerone chiama.fornix Fabianus, e


costi-utti in

forma quadrata, in mezzo

alla

trionfatore col suo corteggio; e nei due

persone cospicue,

ai

quale aprivasi
lati,

con

impiegato in essi allora solo che

architettonica gli abbell de'suoi ordini, e la scultura, di bassirilievi e d'iscrizioni. Per molto

questi archi ebbero la forma di

meno

Il

tempo
"Vittore

un gran portone

fatto

anche ordinariamente due porte

parenti ed agli amici dell'eroe.

La

parte superiore del gran

portone oltre l'ordine, era ornata d'un attico a bassirilievi ed iscrizioni, con sopra o vittorie in allo di presentare corone al trionfatore; o, conformi alla destinazione dell'arco, altre figure ed emblemi.

Pare che

Greci non abbiano mai fabbricati archi di trionfo; ed essere tulto

costruzioni. Plinio

li

de'

Romani

il

vanto di

tali

chiam una invenzione nuova, novitiwn inventum , 'intendendo certamente parlare dei

-132archi trionfali, adorni di sculture e d'iscrizioni; poich prima di

soli

Fabio

esistevano gi quelli di

lui

Finche

repubblica

la

ma

onore de 'morti;

di

stette,

sembra che

popolo ed

il

il

non

senato

facessero

mai ergere archi di

La

principe.

quali avea

Morto in Germania

trionfale in onore di quel

proposizione fu accettata, e l'arco fu eretto sulla via Appia. Calligola fu

onore dopo morte, per parte dei Pisani, presso

l'istesso

un arco

senato propose ad Augusto, di lui suocero, di fabbricare

il

trionfo in

solamente de' capitani che ritornavano vincitori de' nemici di Roma. Augusto, divenuto

signore dell'impero, vide l'adulazione innalzarne in onore dei defunti per compiacergli.

Nerone Druso,

il

Romolo,

e d'altri.

il

mandato una

secondo che

i-icevette

colonia. Gei-manico

fii

terzo.

Crescendo ogni giorno pi rapidamente


genere, una novit che

adulazione presso

l'

Romani

ultimi

afflisse gli

senatori

essi

proposero ancora , in cotal

un arco

risolvettero d'innalzare

trionfale a Livia, sposa di

Augusto, dopo che essa ebbe cessato di vivere. Dione osserva che giammai, prima di quei giorni di

non

donne questo onore. Tiberio , quantunque

erasi accordato a

esso,

che annu

Tre archi

dimanda

alla

aggiunge Dione,

lo

serviti,

vergognato anche

di questo progetto; e fin col lasciarlo cadere nell'obblio.

Roma fino

Flaminia da

Tevere , ed a Rimini.

sul ponte del

eressero in onore di Augusto, adorni di statue in grandezza naturale, due di questi

egli stabilita la via

per aver

ne fu

dei senatori, coli' espressa condizione di farlo erigere a sue spese. Differ sempre,

adempimento

trionfali si

figliuolo di Livia

Il

terzo

a Rimlni; e

posero

si

cima del monte

alla

S.

alle

stremila di questa via medesima,

Bernardo

a ricordanza della vittoria

riportata da questo imperatore sugli abitanti di quelle montagne. Altri molti archi trionfali vennero pure

Romani,

innalzati da'
Il

e tra

pi celebri sono ricordati

piccolo arco trionfale di Settimio Severo

posto presso

mercanti

il

monte Palatino,

dedicarono a Settimio Severo ed

lo

Fu

scolpita.

Velabro, tra

il

seguenti:

fabbricato tutto di

la scuola

dai mercanti del

sua famiglia, come

alla

conservato intiero, ed intieri anche

marmo

Foro Boario era


,

greca e l'edificio a quattro faccie di Giano. Questi


lo

apprende un'iscrizione in esso

suoi bassi rilievi, sui quali vedevasi da

un

lato

Severo e sua

moglie Giulia Pia, e dall'altro Antonino Caracalla e Geta che offerivano un sacrifizio con tutto l'apparecchio
ordinarlo, l'altare, gli strumenti sacri,

il

ma

vittimano e diverse altre figure:

l'odioso Caracalla vi fece can-

cellare la figura dell' infelice suo fratello Geta.


\i'

arco

di Camillo,

Scavando
fabbricato,
di

mosaico

del palazzo

trovarono nel i6i4

si

in

ora distrutto, era fabbricato di grosse pietre tagliate senza ornamento.

fondamenta

le

gli

un enorme quarto

colonne scanalate di

marmo

Colonna , soprannominato Sciarra, dal nome della piazza

marmo

di

sul quale leggevansi

atfricano ; nel torso di

un

sovra

di questo imperatore

titoli

una medaglia d'oro

captivo, ed in

sul rovescio la statua equestre dell'imperatore, posata sovra


lui riportata

sulla quale

avanzi dell'arco trionfale di Claudio. Consistevano essi in un pavimento

un arco

di trionfo, in

in alcune

di Claudio, portante

memoria

della vittoria

da

Bretoni.

JJarco Compitalitius, ossia dei Trivj, ora distrutto, trovavasi presso

porta Settimiana, per cui fu sopran-

la

nominato Settimiano.
IJ arco di Costantino sussiste quasi intiero presso

Romano
si

lo innalz in

collocarono

Lorenzo

de'

gli

onore di Costantino, dopo

ornamenti di un trionfo, varj

Medici fece troncare

le

teste

il

monte Palatino

la di lui vittoria

al

principio della via Appia.

VoTis

lati

della grossezza del

scritto al di

trofei, alcune Vittorie alate,

portone

cavallo,

prime

tratti di

ed otto statue di captivi;

une rammentano

le

lati dell'arco l'iscrizione

legge: Liberatori Urbis, e sull'altra:

XX

al di

sopra

militari, che

muove contro

dell' altra.

Un

Le

le altre il

suo tra-

gl'inimici; egli stesso che detta loro la legge

dopo

questo imperatore sono esattamente conformi a quelli di Trajano, e non ricordano

quelli di Costantino. Egli perci che

quietis.

sculture di

imperatore vi appare a

si

riconosciuto che l'arco dell'imperatore cristiano era stato

costrutto cogli avanzi di quello di Trajano, fabbricato nel di lui foro, o con gli avanzi del foro

questa congettura

ai quali

principale.

Fondatori

bei giorni della scultura,

bassi rilievi de' due lati dell' intorno del portone.

accompagnato da insegne

averli domati.

punto

alle

si

sopra di una delle piccole porte , e Votis

quest'arco trionfale sono di diversi tempi;

monto , spettano

popolo

per trasportarle a Firenze. Quest' arco ha tre porte , una grandis-

sima in mezzo e due piccole. Al di sopra della maggiore collocata dai due

Sopra uno dei

Il

sopra Mesenzio; pel quale avvenimento vi

portata sino

all'

medesimo:

evidenza dal basso rilievo che rappresenta una donna seduta a terra, ap-

poggiantesi sovra una ruota di carro

come

si

vede

Trajana, che questo principe avea fatta costrurre.

sulle

medaglie di Trajano

in cui essa significa la via

mmm-

''l^li

liiilii'
illlil:

ri^ii

iS!!

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