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I GIOCHI

I bambini romani giocavano.


I maschi alla guerra salendo a cavallo di una canna, o su carrozzini trainati da capre o altri animali
domestici, o battendosi con spadine di giunco, o a palla, o con il "ludus latrunculorum" (gioco dei
ladruncoli) e il "ludus duodecim scriptorum" (gioco dei dodici scrittori), oppure il gioco dei dadi,
degli astragali, a testa e croce, a morra, di regola vietati ai grandi, ai quali erano consentiti soltanto
in dicembre nei Saturnali.
Le femmine giocavano a cerchietto, lanciando il cerchio con due bacchette, o a palla, o con le noci
lanciate, o con le bambole.
I bambini possedevano anche una specie di domino, in genere di legno, e gli astragali, piccole ossa
di ovini, articolati tra tibia e perone, usati per gioco come dadi.
Astragali
Mentre i dadi avevano sei facce, gli astragali ne avevano quattro: una liscia, una ruvida, una
concava ed una convessa.
In un disegno trovato a Ercolano una fanciulla, dopo aver gettato in aria i cinque astragali, ha
voltato la mano destra e ne ha raccolto la ricaduta di tre sul dorso, mentre due stanno cadendo a
terra, accanto a quelli persi da un tiro precedente. La mano ancora stesa in avanti con il palmo
verso terra e le dita tese ad impedire la caduta degli astragali. La ragazza accovacciata davanti a lei
controlla il risultato.
Un gruppo di terracotta da Capua, databile 340-330 a.c., raffigura due fanciulle accovacciate,
intente nel gioco con gli astragali che tengono in entrambe le mani: si usava lanciarli in aria per poi
cercare di recuperarli al volo nel maggior numero possibile.
Bambole

Alle bambine si regalava una bambola (pupa), tenuta fino al giorno delle nozze
e poi consegnata agli dei Lari della sua casa o alla divinit preferita.
Nel 1899, scavando a Roma nel quartiere Prati, si rinvennero dei sarcofaghi romani. Dentro uno di
questi, su cui era inciso il nome della ragazza sepolta quasi ventenne: Crepereia Tryphaena,
trovarono una bellissima bambola d'avorio, snodata, grazie ai perni eburnei a incastro, nella testa,
nelle gambe e le braccia, pettinata alla moda dellepoca, come limperatrice Faustina.
Al pollice della mano destra la bambola aveva un anellino, e accanto un piccolo scrigno, col corredo
in miniatura della bambola: gioiellini doro, due piccoli pettini in avorio e due specchietti.
Noci
In un bassorilievo delle ragazzine romane dai capelli raccolti in un semplice nodino, giocano alle

noci. Una accovacciata, dispone le tre noci di base. A sinistra la bambina seduta su un bassissimo
sgabello, ha ricevuto da una compagna la noce da tirare e fissa il bersaglio. Unaltra ragazza regge
la veste colma delle noci vinte.
Il Ludus castellorum o le "ocellate" ebbero grande popolarit. Consisteva nell'abbattere piccole
piramidi di noci o altri semi di frutta, come si vede su un rilievo di epoca imperiale. Ma vi erano
varianti varianti, come quella raffigurata sulla destra dello stesso rilievo: due ragazzini fanno
scivolare la noce su un piano inclinato cercando di centrare un mucchietto di noci. Un'altra versione
era la "tropa", che consisteva nel far cadere le noci in una serie di buchette scavate nel terreno, o
nella bocca di un vaso dal collo stretto.
Ovidio descrive almeno sette modi di giocare alle noci. Uno nel disporre a terra tre noci a triangolo
e nel farne cadere con delicatezza e precisione una quarta, che doveva rimanere in equilibrio su
quelle di base.
Si racconta che Augusto imperatore giocasse alle noci con i bambini per rilassarsi.
A Roma esisteva un'espressione: "lasciare le noci", che indicava la fine dell'infanzia. Forse una
parte di Augusto era rimasta bambina.
La Palla
Marziale distingue vari tipi di palla: follis, di pelle e vuota dentro, paganica ripena di piume, e
harpasta ripiena di sabbia.
Famoso il mosaico di Piazza Armerina, in Sicilia, dove delle ragazze in bikini giocano con la palla
lanciandosela tra di loro.
Tabulae Lusoriae
Erano giochi da tavolo, sia per bambini che per adulti, visto che si trovavano anche negli edifici
pubblici. In genere le tabulae lusoriae, tavole da gioco, erano piani portatili in legno, semplici o
intarsiate, o di marmo, bronzo, o pietre pregiate. Diverse venivano incise o scolpite sulle
pavimentazioni degli edifici pubblici. Erano:

filetto
gioco delle fossette
i latruncoli o gioco dei legionari (ludus latrunculorum)
gioco delle dodici linee (duodecim scripta)
gioco "dei Reges", o della composizione delle lettere

Il ludus ladrunculorum, gioco dei ladruncoli, o semplicemente Latrunculi (da cui il termine
italiano di ladruncoli), o Latrones (ladro di strada), era praticato molto dai legionari, simile al gioco
odierno della dama. In questo gioco la scacchiera era composta da caselle dello stesso colore,
mentre le pedine erano di colore diverso; su ciascun campo poteva essere messa solo una pedina; le
pedine si spostavano in linea retta nelle 4 direzioni con numero di passi a piacere. Insomma un
gioco strategico il cui scopo era di circondare le pedine avversarie, perch la pedina circondata
dall'avversario metteva in pericolo se stessa e tutte le altre dello stesso colore. L'avversario per,
anche sacrificando qualcuna delle proprie pedine, poteva sfondare l'assedio riconquistando libert di
movimento sul retrofronte dell'avversario, con possibilit di graduale conquista della scacchiera.
Il gioco dei Reges, (da regor reges= regola) raggruppava lettere anche senza senso determinato, con
le stesse parole, di significato non chiaro, disposte su quattro righe e distinte in due campi, non
sempre nello stesso ordine, ma in maniera tale che nella prima riga ci siano sempre dieci lettere,
nella seconda e terza otto e nella quarta e ultima sette.

Un esemplare sta nei Musei Capitolini con sequenza di lettere ben calcolate nelle colonne: due E
nella seconda, quattro G nella quarta, tre R e una S nell'ultima, e lettere che si alternano come R ed
S nella quinta ed G ed E nell'ottava.
Duodecim Scripta
Su una tavola, in genere di marmo, erano scritte 2 parole, ognuna di 6 caratteri, disposte su 3 righe,
per un totale di 36 lettere. Si usavano 3 dadi e 30 pedine, 15 bianche e 15 nere; ogni casella poteva
contenere pi di una pedina. Il giocatore poteva muovere da una a tre pedine:
una sommando il punteggio dei tre dadi;
due pedine utilizzando per una il punteggio di due dadi e il resto per la seconda;
tre pedine utilizando il punteggio di ogni singolo dado.
Vinceva chi faceva uscire per primo dalla tavola le proprie pedine, seguendo un certo percorso,
scegliendo la somma o la scomposizione dei numeri totalizzati con i dadi.
Aes signatum (carte da gioco)

Aes Signatum
Esiste una nuova teoria che vuole che le carte da gioco derivino direttamente da lingotti romani
conosciute come aes signatum (minerale - rame o bronzo - contrassegnato, del peso di circa 1,5 kg).
Su questi lingotti di forma rettangolare vi erano, tra varie figure, un sole (o anche un'aquila), una
spada, un bastone ed una coppa.
Per cui gli assi e i relativi semi sarebbero direttamente ispirati ad antichissime monete romane
chiamate Assi
Queste monete non sarebbero mai entrate nella ricostruzione storica in quanto praticamente
sconosciute (se ne conoscono pochissimi esemplari).
L' Aes Signatum, come quello sopra illustrato, apparve durante la Repubblica Romana dopo il 450
a.c. Era in bronzo. misurava 185,00 90,00 mm e pesava 1616,62 g. (Biblioteca Apostolica
Vaticana, Roma). Probabilmente veniva usata anche o soprattutto dagli adulti.

Quanto ai giochi dei bambini essi erano diversi a seconda se erano ricchi o poveri. Per
quest'ultimi le bambole erano di pezza, di legno o di terracotta mentre le canne o i
bastoni illusoriamente venivano cavalcati come se fossero cavalli. I bambini ricchi
avevano a disposizione balocchi costosi: carrozze in miniatura e cavalli di coccio
montati su ruote e trainati per mezzo di lacci di cuoio per farli correre come le bighe.
Le bambine giocavano con bambole snodabili che conservavano fino alle nozze.
Spesso queste bambole avevano persino dei minigioielli alle caviglie, ai polsi ed al
collo non che "corredini" vari. I pi grandi giocavano a nascondino, a mosca cieca (che
allora si chiamava "mosca di rame"); si divertivano sull'altalena o con la trottola
(turbo), con la corda, con il cerchio (orbis, trochus) ornato talvolta da piccoli
campanellini, che veniva fatto girare con un bastoncino (clavus).
Si giocava a palla; con la follis (una palla leggera gonfia d'aria di cuoio diversa da
quella pi pesante usata dagli adulti): ci si divertiva a farla rimbalzare per terra; il
tritone era un gioco a tre giocatori, una specie di pallamano. L'et della fanciullezza
era detta "et delle noci" (nuces relinquere= abbandonare le noci, era il detto per
indicare il passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza) perch molti giochi
erano fatti con questo frutto. Il pi diffuso era un gioco di destrezza: bisognava far
crollare, stando ad una distanza definita, un mucchietto di noci. Un altro prevedeva di
centrare con una noce la bocca di un recipiente.