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V I concetti fondamentali della metafisica

Se gettiamo uno sguardo dinsieme al percorso che ancora dobbiamo compiere, dopo avere determinato alcuni aspetti generali della metafisica (la Hinterwelt e la relazione interno/esterno), ci troviamo di fronte a tre passaggi principali. In primo luogo, Nietzsche individua i concetti fondamentali della metafisica, cio lidea di sostanza e il principio della libert del volere. In secondo luogo, indica una doppia origine della metafisica nella forma del sogno e nelloperazione fondamentale del linguaggio. In terzo luogo, indaga la struttura del discorso metafisico, cio il giudizio logico e, con ci, la questione stessa dellerrore. Cominciamo, dunque, dal primo aspetto. Con le parole di Afrikan Spir (Denken und Wirklichkeit, Leipzig 1877, vol. 2, p. 177), Nietzsche pone in evidenza das ursprngliche allgemeine Gesetz des erkennenden Subjects, la legge generale originaria della conoscenza: affinch vi sia conoscenza, occorre che sia presupposta, nella sua necessit, lidentit della cosa, la fermezza ontologica dellente che deve essere conosciuto. Il permanere come sostanza, il non-contraddirsi, della determinazione, costituisce il fondamento ultimo del conoscere.

Il concetto di sostanza (ousa) costituisce, dunque, il presupposto ultimo del conoscere. Nel senso aristotelico, la sostanza indica lesistenza individuale e concreta, un soggetto reale che anteriore a tutte le forme possibili di attribuzione; e che perci, nellordine logico, rappresenta il sostrato (ypokemenon) di ogni predicato categoriale. La sostanza, nella sua accezione fondamentale, tde, questa cosa, oggetto della mia intuizione presente. In questo senso, come sottolinea Spir, e con lui Nietzsche, la sostanza indica il luogo originario del conoscere, lessere reale, individuato e in s determinato, che sostiene ogni atto conoscitivo. Nulla si potrebbe conoscere se, al fondo della conoscenza, non vi fosse la presenza reale della cosa sostanziale e determinata in s, ossia, appunto, la sostanza. A prima vista, qui non stiamo parlando di una Hinterwelt, di un retromondo, n di uno sdoppiamento del mondo tra fenomeno ed essenza, tra un interno e un esterno: stiamo parlando della consistenza ontologica della realt stessa. Ma se noi osserviamo con attenzione, aggiunge ora Nietzsche, questa legge suprema del conoscere non originaria, ma ist geworden, essa stessa divenuta.

Laffermazione per cui la sostanza, definita come il luogo originario del conoscere, come il sostrato del giudizio (ypokemenon), non , al tempo stesso, il luogo originario della realt (ousa), introduce, ovviamente, una svolta radicale nel discorso. Nietzsche vuole dire che la sostanza non il fondamento del divenire, ma ist geworden, ma essa stessa il risultato di un divenire pi originario. Perch vi sia un divenire pi originario della sostanza, occorre (come vedremo fra breve) che la sostanza si manifesti come il termine di unopposizione: che la realt individuata, cos come noi la conosciamo, sia in verit lesito di un processo che trovi alla sua radice il non-sostanziale. Ma non solo nel senso della yle, della materia aristotelica, ma in un senso che deve essere pi radicale. Nella parte successiva, Nietzsche cerca di spiegare in che senso la fede nella natura originaria della sostanza sia divenuta. In senso originario, spiega, nulla determinato, non ci sono cose: la vita pi elementare vede sempre la medesima cosa e nientaltro che quella; nellindeterminato, dove non c sostanza. Solo con le diverse eccitazioni del piacere e del dolore, gli esseri viventi cominciano a distinguere, ossia a giudicare, e formano lidea di sostanze molteplici. Insomma le cose, cio i predicati, le idee, le determinazioni, sono soltanto reazioni del piacere e del dolore vitale che si proiettano sullindeterminato, e generano lillusione di oggetti. Ma seguiamo il discorso con maggiore attenzione. Nietzsche inizia con la finzione di una situazione-limite, di un vivente rappresentato nella posizione pi elementare, dove il sentimento del piacere e del dolore quasi ridotto a un livello zero. una vita quasi inorganica, che occorre per illustrare cosa accadrebbe della realt e del conoscere se, al vivente, fosse sottratto limpulso dellutilit e del danno. Questi organismi, scrive Nietzsche, zuerst nichts als immer das gleiche sehen, da principio vedono sempre e niente altro che la medesima cosa. Ci significa che, in assenza del principio del piacere, il vivente non distingue: vede solo lidentico, lindeterminato, immerso nella non-sostanza.

Il principio della distinzione il principio generativo della sostanza. Ma il principio della distinzione il principio del piacere. Solo quando lorganismo avverte limpulso del piacere e del dolore, solo allora distingue diverse sostanze: e solo allora giudica, cio pone quelle sostanze come sostrato di un giudizio. Il giudizio stesso, fondato sulla relazione di piacere, cos costitutivo della forma della sostanza.

E ancora.

Si osservi con attenzione la parte successiva del ragionamento. Nietzsche si riferisce al concetto di causalit.

In questo brano sono intrecciati tre livelli del discorso. In primo luogo, Nietzsche si riferisce alla Urstufe des Logischen, al primo gradino, al grado originario, del logico. La Urstufe des Logischen il processo che abbiamo esaminato poco fa, per cui il principio vitale del piacere distingue la sostanza nellindeterminato. In secondo luogo, il Gedanke an Kausalitt, il pensiero della causalit, liegt am fernsten, riposa lontanissimo, dal principio logico che determina lente. Si ricordi che, per Schopenhauer, il principio di ragione costituiva, nel mondo come rappresentazione, il principium individuationis. Era solo grazie al principio di ragione che lente poteva essere determinato, trovando una posizione nel tempo e nello spazio. Ma il principio di ragione indica la relazione tra enti:

4 ora Nietzsche sottolinea che quella individuazione nel tempo e nello spazio presuppone un atto logico pi originario, quello attraverso cui il principio vitale del piacere distingue e, dunque, genera la determinazione. In terzo luogo, Nietzsche si riferisce alla volont libera. In base al concetto della volont libera, gli uomini avvertono ogni mutamento come qualcosa di isolato, cio di incondizionato, di privo di connessione: nella forma del miracolo, fuori del tempo e dello spazio. Ogni atto viene colto nella sua spontaneit, al di fuori della necessit che lo determina. Se la volont libera (lo vedremo meglio in seguito) costituisce una illusione metafisica, anche la causalit deve dunque essere considerata come un concetto derivato da una causalit pi originaria, da quella logicit pi originaria attraverso cui il principio vitale converte il medesimo nel diverso. In senso logico, la causalit una proiezione successiva dellutile. Se vogliamo parlare di principium individuationis, qui dobbiamo dire che il principio del piacere lunica forza in grado di individuare gli enti. Da questo difficile e importante discorso, Nietzsche trae una conclusione decisiva, riconoscendo nellidea di sostanza e nella libert del volere i due dogmi fondamentali della metafisica.

La metafisica pu essere definita come la scienza che tratta degli errori fondamentali delluomo come se fossero verit fondamentali. Le idee di sostanza e di libert sono dunque errori fondamentali, che la metafisica scambia per verit. Torneremo sul significato della parola errore. Ma intanto risulta chiaro che quei due concetti sono errori perch non sono adeguati alla realt, non corrispondono a unesperienza originaria: lidea di sostanza (su cui finora ci siamo soffermati) non un presupposto ontologico, ma il risultato di un processo, ha una genesi che abbiamo ormai svelato, illuminato, rischiarato: la sostanza nasce dallatto originario della vita, da una volont primitiva che, proiettando il proprio principio del piacere sullindeterminato, distingue cose, enti, cio un mondo via via pi complesso e articolato. Il successivo 19 il necessario corollario di questo discorso. E chiarisce il riferimento che abbiamo incontrato prima alle cose eguali: Der Glaube an gleiche Dinge, la credenza in cose eguali. Lerrore originario, spiega Nietzsche, consiste nellidea che ci siano pi cose eguali e, pi radicalmente, che ci siano cose. Ma tatschlich, in realt, gibt es nichts Gleiches, non c niente di eguale, e es gibt kein Ding, non ci sono cose. Non solo, dunque, non ci sono cose eguali, ma la cosa stessa non c: non c nella sua eguaglianza con s.

Lidea stessa della molteplicit un errore. Perch lidea del molteplice presuppone etwas, qualcosa, che entri nel molteplice, e che nel molteplice conservi la sua eguaglianza con s. Ma, come sappiamo, non vi sono cose, e dunque non pu esservi neanche il molteplice.

Il discorso riconduce sempre allo stesso punto, cio al concetto di sostanza. Lidea di sostanza ha una genesi, il risultato di un divenire, che la scienza pu ormai illuminare. La sua genesi, come abbiamo visto, risale al principio vitale, al piacere e al dolore, le cui onde, proiettate sullindeterminato, distinguono cose: e, nel distinguere, immediatamente valutano e giudicano.