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Bandiera rossa, favorendola circo. lazionedi idee e il confronto tra le diverse esperienze di ispirazione marxista e anticapitalista, intende contribuire al processo di rifondazione di un nuovo pensiero marxista in Italia.
Direttore: Sergio D'Arnia Direttore responsabile: Antonio Moscato Redazione: Livio Maitan, Lidia Cirillo, Franco Turigliatto, Roberto Firenze, Salvatore Cannav, Raffaello Renzacci, Gianni Rigacci, Antonella Rosset, Marco Panaro. Redazionee amministrazione: B. via Varchi, 3, 20158 Milano. TelefonolFax 02/39323665 e-mail: bandierarossa@ecn.org sito internet: http://www.ecn.org/bandierarossa Stampa: Elegraf, 20019 Settimo milanese (Mi) Registrazione: Tribunale di Milano N. 334 del 19 giugno 1985. ISSN: 1122-519X. Mensile. Spedizione in abbonamento postale. Pubblicit inferiore al 50%. Legge 662/97 art. 28 commaB Chiusoin tipografiail febbraio1998 Condizioni di abbonamento Abbonamento annuo (lO numeri) per l'Italia: lire 30.000 Abbonamento annuo (lO numeri) per l'estero: lire 50.000 Abbonamento sostenitore: lire 50.000 Abbonamento scontato (per coloro che mancano di una fonte regolare di reddito - studenti, immigrati, disoccupati): lire 20.000 Una copia L.4000; arretrati il doppio I versamenti vanno effettuati sul ccp n. 25429200 intestato a Nuove Edizioni Internazionali, Milano Gli articoli firmati non rappresentano necessariamente parere della il redazione.
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M M A

SPECIALE: RISPOSTA AL LIBRO NERO DEL COMUNISMO


1. L'anticomunismo degli spettri di SD' A. 2. Risposta al "Libro nero del comunismo" di Daniel Bensaid 14. La pesante eredit dello stalinismo di Antonio Moscato 20. Stalinismo, antitesi del comunismo di Pierre Rousset 24. Un'operazione ideologica, un'occasione mancata di Costanza Preve.

PRIMO PIANO 3. Politica italiana: situazione contraddittoria di Livio Maitan 4. Il Papa a Cuba di Antonio Moscato 6. Rifondazione comunista: nuovi compiti per la sinistra del partito di Roberto Firenze POLITICA E SOCIETA' 8. La coppia franco-tedesca di Charles-Andr Udry SPECIALE 35 ORE 10.35 ore, se non perdiamo tempo di Raffaello Renzacci 13. Il dibattito in Europa di Miche! Dupont 16. Chi ha paura della riduzione d'orario? di Gianni Rigacci DOSSIER: GIOVANI 19. Giovani comunisti in marcia di Alessandro Frigeri 20. Un'organizzazione per i Giovani comunisti di Flavia D'Angeli - 21. I risultati della Conferenza 22. Universit: principi e criteri della riforma di Danilo COiTadi 24. Una scuola privata, e solo per il mercato di Simona Zelli 24. Un nuovo inizio per le lotte degli studenti di Enzo Salvitti 26. In marcia per il lavoro di Salvatore Cannav DIBATTITO 28. Un partito di massa, ma quale? di Franco Turigliatto 30. Una rete di donne per un'Europa differente di Lidia Cirillo 33. L'Ottobre e Cuba di Fernando Martinez Heredia NEL MONDO 36. FRANCIA: Il lavoro e il salario: un diritto e un'urgenza di Alessandro Mantovani 38. ALGERIA: Fermiamo i massacri! di Ndia Tlili 40. CHIAPAS: La guerra sporca del senor Zedillo di Luciano Muhlbauer 40. MEDIO ORIENTE: Il Kurdiastan vicino di Alfonso Di Stefano, Cinzia Nachira RUBRICHE

della mostra Paris Moscou, 1900.1930

illustrazioni sono tratte dal catalogo


Le

,tenuta al Centre Georges Pompidou, Parigi dal 31 maggio al

I 5 novembre

1979

LETTERE- LETTURE- LIBRIRICEVUTI

L'anticomunismo deglispettri
os avremmo potuto intitolare questo opuscolo, se non avessimo preferito mantenergli come intestazione la pura e semplice proposizione del contenuto: la risposta all'ormai famigerato Libro nero del comunismo. Lospettro dell'anticomunismo continua ad aggirarsiper l'Europa, e segnatamenteper l'Italia,agitatoper lo pi da queglistessi che del comunismo si affannano quotidianamente a proclamare la morte. Una contraddizione apparente che sembra sottolineareche persino da parte dei suoistessiassertoriquellamorte lasciaqualcosadi poco convincente.Forseche quel che morto con il crollo dell'Ursse del sistema che la governavanon fosse proprio davvero il comunismo? Era forse un suo tragico spettro? un fantasma sopravvissuto alla sconfitta degli ideali e delle stesse forme statuali sorte con la Rivoluzione d'Ottobre e fondate sulla vitalit dei soviet, ma che non trascina nella sua scomparsa n quella aspirazione, n quella speranza? Questo spettro la nostra corrente politica internazionale l'ha denunciato dalla sua nascita, crimini compresi, e ad esso ave-

Lubianka, nei campi di Vorkuta e di Kolyma, nelle citt del loro esilio - con le vittime assai pi numerose che l'anticomunismo

va dato un nome - la contro rivoluzione burocratica

- anche

se

esso, per sua stessa scelta, ne avevaassunto un altro, quello di stalinismo, nome che non ci soddisfaceva ma che diventato la sua pi comune denominazione. Quel mondo che crollato sotto il peso delle sue contraddizioni continua a essere lo strumento migliore nelle mani di coloro che combattono il vero comunismo, la speranza di riscatto dell'umanitdaicriminidelcapitalismo. er questoessicontinuano P a crogiolarsiin un mondo di spettri sollevando, dalle ceneri di un passato che non vogliamocerto dimenticare, milionidi morti; mescolando le vere vittime. i comunisti che quel regime ha coscientemente perseguitato nei processi, nelle cantine della

dei paesi occidentali ha voluto - nella guerra civile e nella seconda guerra mondiale -e quelle che ha indirettamente provocato con il cordone sanitario imposto allaRussiarivoluzionaria e alla stessa Urss di Stalin - i morti delle carestie, della collettivizzazioneforzata, della industrializzazionea grandi tappe. "Rivoluzionetradita", l'aveva definita Trotskij sessanta anni fa in un libro la cui attualit viene riaffermata da questa stessa spettra1e operazione ragionieristica, che conta i milioni di vittime ma che non sa dare una ragione degli avvenimenti. Lasola spiegazione che riesce a trovare far derivare ogni male da una semplice idea. Lacriminalizzazione dell'idea stessa di rivoluzione sociale diventa lo strumento per proclamare "la fine di un'illusione", per intimare, cio, la fine di ogni speranza. La ragion d'essere di questo nostro opuscolo non certo quella di negare i fatti nella loro tragicit, ma quella di distinguere le vittime dai carnefici, quella di chiarire che tra stalinismo e comunismo non vi continuit ma contraddizione; per riaffermareche tra !'idea della rivoluzione sociale contro i crimini del capitalismo - e la contro rivoluzione burocratica vi rottura, antitesi e che lo stalinismo,nelle mille forme in cui riappare e potr riapparire nelle filadel movimento operaio, resta per i comunisti un avversario,un nemico come lo stesso capitalismo dalla cui esistenza trae alimento. Poche decine di pagine contro le molte centinaia di un libro che tradisce la sua funzione di strumenti di conoscenza per divenire pura propaganda, poche migliaiadi copie contro le decine di migliaia.Un'impresa difficile, ma che non ci fa paura. S.D'A

Bandiera rossa n. 11 marzo J998 . J

Risposta "Libro al
"Un fenomeno simile, nella storia dell'umanit, non si dimentica pi, perch ha rivelato nella natura umana una disposizione, una facolt di progredire quale non sarebbe riuscita a fare emergere una politica, a furia di sottigliezze, dal corso precedente degli avvenimenti: solo la natura e la libert riunite nella specie umana secondo i principi del diritto erano in grado di annunciarla, anche se, quanto al tempo, in un modo indeterminato e come avvenimento contingente. Tuttavia, se pure lo scopo preso di mira da questo avvenimento non era ancora ben realizzato, quand'anche la rivoluzione o la riforma della costituzione di un popolo fossero alla fine fallite, o se, trascorso un determinato lasso di tempo, tutto ripiombasse nel solco di prima (come pretendono ora alcuni politici), questa profezia filosofica non per questo perderebbe la propria forza. Perch si tratta di un avvenimento troppo importante, troppo frammisto agli interessi dell'umanit e con un'influenza troppo vasta su ogni parte del mondo per non dovere essere riportato alla memoria dei popoli, ove accorrano circostanze favorevoli, e ricordato nel caso in cui riprendessero nuovi analoghi tentativi.. Immanuel Kant, Il Conflitto delle facolt in tre sezioni, 1798

Questo il problema da dirimere: questo corso degli avvenimenti davvero in continuit, oppure si tratta di due serie di avvenimenti intrinsecamente connessi,ma che nonostantetuttOrimandano a vite diverse, a due distinti mondi morali e politici? Se non riusciamo a dirimere questa questione, ancora oggi possiamo inavvertitamente diventare pericolosi. Perch il passato non meditato riaccende i peggiori pregiudizi e impedisce alla coscienza storica di penetrare in ambito politico.. MichailGuefter, Staline est mort hier, in L'homme et la socit, 1987

el 1198, in pieno periodo di reazione, 1m. manuel Kant, striveva, a proposito della Rivoluzione francese, che un avvenimento del genere, al di l degli insuccessi e degli arre. tramenti, non si dimentica, perch in quella frat. tura del corso normale del tempo si potuta scor' gere, sia pure fuggevolmente, la promessa di un'umanit liberata.

1) AA. VV, Le livre noir du communisme. Crimes, terreur, rpression, a cura di Stphane Courtois, CaltimanLvy, Parigi 1997 (tI'. it.: Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione, Mondadori, Milano, 1998).

Kant aveva ragione. Oggi, per noi, il problema se anche la grande promessa legata all'Ottobre, quello sconvolgimento del mondo intero, quel bagliore sprigionato dalle tenebre al momento della prima carneficina mondiale, potr essere "affidatoalla memoria dai popoli. la posta in gioco non di un doveredi memoria(concetto ormai svilito), ma di un lavoro e di una battaglia di memoria. L'ottantesimo anniversario dell'Ottobre 1917 rischiavadi passare inosservato.Lapubblicazione del libro nero del comunismo,' se non altro, avr avuto il merito di rimettere sul tappeto la questione Ottobre,uno di quei grandi contenziosi su cui non ci sar mai possibilit di riconciliazione. Chiaramente preannunciato da Stphane Courtois, artefice dell'assemblaggio dell'opera, lo scopo dell'operazione quello di introdurre un rapporto di stretta continuit, una perfetta coerenza tra comunismo e stalinismo, tra Lenin e Stalin, tra l'irraggiarsi della rivoluzione originaria e il glaciale crepuscolo del Gulag: "Stalinistae comunista sono la stessa cosa, scrive sulfournal du dimanche (9 novembre 1997). vitale rispondere senza tergiversare alla doman-

da posta dal grande storico sovietico MichaillGuefter: Questo il problema da dirimere: questo corso degli avvenimenti davvero in continuit, oppure si tratta di due serie di avvenimenti intrinsecamente connessi, ma che nonostante tutto rimandano a vite diverse, a due distinti mondi morali e politici?.Un interrogativoeffettivamentedecisivo,che dominasial'intelligibilit del secolo che finisce sia i nostri impegni in quello tormentato che si annuncia: se lo stalinismo altro non era - come alcuni sostengono o ammettono - se non una semplice deviazione o un tragicoprolungamento del progetto comunista, se ne dovranno ricavare le conclusioni pi drastiche circa il progetto stesso.
Un processo da fine secolo del resto ci a cui puntano i promotori del Libro nero. Ci si potrebbe effettivamente stupire per il tono da guerra fredda, piuttosto anacronistico, di Stphane Courtois e di certi articoli. Mentre non si fa che proclamare che al capitalismo, pudicamente ribattezzato democrazia di mercato, non c' alternativa, che il capitalismo risulta il vincitore assoluto alla fine del secolo, l'accanimento rivela in realt una grande paura repressa: il timore che appaiano tanto pi clamorosi i vizi e le piaghe del sistema in quanto esso ha perso, con il suo doppione burocratico, il proprio alibi. quindi importante procedere alla demonizzazione preventiva di tutto ci che potrebbe consentire di intravedere un possibile avvenire diverso. Proprio nel momento in cui la sua contraffazione staliniana svanisce nella sconfitta, in cui ha fine la sua con-

2 . Bandiera rossa n. 11 marzo 1998

nerodel comunismo"
fisca burocratica, lo spettro del comunismo pu in effetti tornare a ossessionare il mondo. Quanti ex stalinisti zelanti, non essendo stati in grado di distinguere stalinismo e comunismo, hanno smessodi essere comunisticessandodi essere stalinisti, per convertirsi alla causa liberale con il fervore dei neofiti?Stalinismoe comunismonon solo sono due cose distinte, ma sono anche irriducibilmente antagonistici. E richiamare questa differenza non il minore dei doveri che abbiamo nei confronti delle innumerevoli vittime comuniste dello stalinismo. Lo stalinismo non una variante del comunismo, ma il nome proprio della controrivoluzione burocratica. Il fatto che militanti sinceri, sotto l'urgenza della lotta antinazista, o sballottati dalle conseguenze della crisi mondiale fra le due guerre, non ne abbiano preso immediatamente coscienza e abbiano continuato generosamentea offrirele loro vite dilaniate,non cambia la sostanza della cosa. Si tratta esattamente, per rispondere all'int~rrogativo di Michail Guefter, di duemondi politicie morali"distinti e inconciliabili. E questa risposta agli antipodi delle conclusioni di Stphane Courtois nel Libro nero. Eglinega a volte di avere rivendicato un Tribunale di Norimberga per il comunismo, forse perch preoccupato di riprendere al riguardo una formulazione cara a Le PenoEppure, la sceneggiatura del Libro nero tende non solo a cancellare le differenze tra nazismo e comunismo, ma a operare una banalizzazione, suggerendo come il confronto rigorosamente oggettivoe contabile volga a favore del primo: 25 milioni di morti contro 100 milioni, 20 anni di terrore contro 60. L'originariafascetta di presentazione del libro annunciava vistosamente 100 milioni di morti. Losconto degliautori perviene a 85 milioni.Il punto non che Courtois si discosti di 15 milioni, ma che manovra in modo losco questi cadaveri:la sua macabra contabilit da grossista, che mescola paesi, epoche, cause e campi, contiene qualcosa di cinico e di profondamente irrispettoso nei confronti delle vittime stesse. Nelcaso dell'UnioneSovietica,essa approda a un totale di 20 milionidi vittime,senza che si sappia che cosa la cifra nasconda esattamente. Nel suo contributo al Libro nero, Nicolas Werth2 corregge piuttosto al ribasso le stime approssimative correnti, sostenendo che, in base a dati d'archivio precisi, gli storici valutano oggi a 690.000 le vittime delle grandi purghe del 1936-38.Gidi per s una cifra enorme, a parte l'orrore. Egliarriva, inoltre, a un numero di detenuti del Gulag di circa 2 milioni in media all'anno, di cui una quota superiore a quel che non si pensasse ha ottenuto la libert, sostituita da nuovi arrivi. Per raggiungere il totale di 20 milioni di morti occorrerebbe quindi aggiungere alle cifre delle purghe e del Gulag quelle delle due grandi carestie (5 milioninel 1921-22e 6 milioni nel 1932-33)e quelle della guerra civile,di cui gli autori del Libro nero non possono naturalmente dimostrare che si tratti di crimini dello stalinismo", cio di uno sterminio deciso a freddo. Con analoghiprocedimentiideologicinon sarebbedifficile scrivere un Libro rosso dei crimini del capitale, sommandole vittimedei saccheggie degli stermini colonialidei popoli, quelle delle guerre mondiali,del martirologio del lavoro, delle epidemie, delle carestie endemiche, non solo di ieri ma anche di oggi.Soloper il XXsecolo, sarebbe possibileelencare agevolmentesvariate centinaia di milionidi vittime. Nellaseconda parte troppo spesso dimenticatadellasua trilogia3, annah H Arendt scorgevanell'imperialismomoderno la matrice del totalitarismo e nei campi di concentramento coloniali in Africail preludio di ben altri campi. Se non si tratta pi di esaminare regimi, periodi, conflitti determinati, ma di incriminare un'idea, quanti morti si potrebbero imputare, nei secoli, al cristianesimo o ai Vangeli,alliberalismo e al liberismo economico? Anche accettando i conti fantasiosi di Courtois, il capitalismo sarebbe costato allaRussiaben pi dei 20 milioni di morti dello stalinismo, comprese le due guerre mondiali, in questo secolo. I criminidello stalinismosono sufficientemente spaventosi, sufficientemente massicci, sufficientemente orribili per cui non c' alcun bisogno di aggiungerne, a meno che non si vogliadeliberatamente confondere le piste della storia, cos come si voluto farlo in
SERGUEIIVANOV, FUCILATIDEl 1905

2) N. Werth, "Uno Stato contro il proprio popolo. Violenze, repressioni, terrori in Unione Sovietica, in op. cit., pp. 43 sgg. 3) Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, voI:. II: L'imperialismo, Bompiani, Milano, 1978.

Bandiera rossa n. 11 marzo r998 . 3

occasione del bicentenario della Rivoluzione francese, in cui certi storici hanno reso spesso e volentieri la rivoluzione responsabile non solo del Terrore o della Vandea, ma anche dei morti del terrore bianco, di quelli nella guerra contro l'intervento della coalizzione, o addirittura di quelli delle vittime delle guerre napoleoniche! Che sia legittimo e utile paragonare nazismo e stalinismo non un'originalit (Trotskij non parlava forse di Hitler e Stalin come di due astrigemelli?).Ma paragonare non significa ragionare e le differenze sono altrettanto importanti delle analogie. Il regime nazistaha realizzatoil suo programmae mantenuto le sue promesse.Il regimestalinianosi costruitoin contrasto con il progetto di emancipazione comunista. Per affermarsi ha dovuto stritolare i propri militanti. Quante dissidenze, quante opposizioni illustrano, tra le due guerre, questo tragico rovesciamento? Suicidi Majakovskij,Joffe, Tucholsky, Benjamine tanti altri. Si ritrovano, tra i nazisti, queste crisi di coscienza di fronte alle rovine di un ideale tradito e deformato? La Germaniadi Hitler non avevabisogno, come la Russia di Stalin, di trasformarsi nel paesedella grande menzogna:i nazisti erano fieri della propria opera, mentre i burocrati non potevano guardarsi in faccia nello specchio del comunismo originario. Diluendo nel tempo e nello spazio la storia concreta, spoliticizzandola deliberatamente, per scelta di metodo (NicolasWerth rivendicaapertamente l'accantonamento in secondo piano della storia politica, per meglio seguire il filo lineare di una storia decontestualizzatadella repressione), quello che resta soltanto un teatro d'ombre. Allora, non si tratta pi di istruire il processo a un regime, a un'epoca, a un carnefice bene individuato, ma a un'idea: l'idea che uccide. Nel ramo, certi giornalisti se la sono spassata un mondo. Jacques Amalricregistra soddisfatto larealt generata da un'utopia mortifera (Libration, 6 novembre 1997). Philippe Cusin inventa un'eredit concettuale:inscrittonel gene del comunismo: naturale uccidere(LeFigaro,5 novembre 1997).Aquandol'eutanasia concettuale contro il gene del crimine? Istruire il processo non a fatti, a crimini precisi, ma a un'idea, significaineluttabilmente introdurre la colpevolezza collettiva e il delitto intenzionale. Il tribunale della storia, secondo Courtois, non solo retroattivo, ma diventa pericolosamente preventivo, quando egli lamenta che l'elaborazione del lutto dell'idea di rivoluzionesiaancora ben lungi dall'essere completata e si indigna per il fatto che alcunigruppi dichiaratamente rivoluzionari siano ancora attivi e si esprimano in piena legalit! Il pentitismo va sicuramente di moda. Che Furet, o Le Roy Ladurie, la Kriegel o lo stesso Courtois non siano mai venuti a capo dell'elaborazione del loro lutto, che si trascinino come una palla al piede la propria 4 . B"ndie,,, '055"n. 11 m",zo r998

cattiva coscienza di stalinisti attardati, che la loro espiazione si cuocia al calore del risentimento, riguarda loro. Ma chi rimasto comunista senza avere mai celebrato il piccolo padre dei popoli n salmodiato il libriccino rosso del grande timoniere, di che cosa pretende che dovrebbe pentirsi, signor Courtois?Sicuramenteci si pu essere sbagliatiogni tanto. Ma,vedendo come va il mondo, non ci si di certo sbagliati n sulla causa n sull'avversario. Per capire le tragedie del secolo che si sta concludendo e ricavarne insegnamenti utili per il futuro, occorre andare al di l dello scenario ideologico, sgomberare le ombre che vi si agitano, per immergersi nelle profondit della storia e seguire la logica degli scontri politici in cui si decise la scelta tra le varie possibili. Rivoluzione colpodi $,,,,o? o Un ritorno critico sulla Rivoluzione russa, in occasione dell'ottantesimoanniversariodell'Ottobre, ha suscitato una serie di interrogativi, di ordine sia storico sia programmatico. Sitratta di una posta in gioco rilevante. Ne va, n pin meno, della nostra capacit di un futuro aperto all'azionerivoluzionaria, erch non p tutti i passati hanno lo stesso futuro. Ora, prima ancora di entrare nellamole dei nuovi documenti accessibili in seguito all'apertura degli archivi sovietici (che consentiranno sicuramente nuovi chiarimenti e susciteranno nuove controversie), la discussione verte sul pret--penser ideologico dominante, di cui il recente omaggio funebre a Franois Furet illustra bene l'efficacia.Intempi come questi, di contro riforma e di reazione, non c' da stupirsi che i nomi di Lenin e di Trotskij diventino impronunciabili, come successe per quelli di Robespierre o di SaintJust sotto la Restaurazione. Per cominciare a sgomberare il terreno, conviene riprendere tre concetti oggi largamente recepiti. . In fatto di rivoluzione, quella di Ottobre sarebbe piuttosto la denominazione emblematica di un complotto o di un colpo di Statominoritarioche ha imposto d'un tratto, dall'alto, la propria concezione autoritaria dell'organizzazione sociale, a vantaggio di un nuovo strato privilegiato. . Tutti gli sviluppi della Rivoluzione russa e le sue disavventure totalitarie sarebbero inscritte in germe, per una sorta di peccato originale, nell'idea (o passione, secondo Furet) rivoluzionaria: la storia si ridurrebbe allora alla genealogia e al compimento di quest'idea perversa, in sfregio ai grandi sconvolgimenti reali, agli eventi colossali e dall'esito incerto come in qualsiasi lotta. . Infine, la Rivoluzione russa sarebbe stata condannata a produrre mostri per via di un parto prematurodella storia, del tentativo di forzarne il corso e il ritmo quando ancora non esistevano le condizioni oggettive del superamento del capitalismo. An-

BORIS KUSTOOIEV, IL BOLSCEVICO, 920 1

zich avere la saggezzadi autolimitare,} propri proi getti, i dirigenti bolscevichi sarebbero stati gli agenti attivi di questi contrattempi. Un IIeroe proprio slando rilloluzionario La Rivoluzione russa non il risultato di una cospirazione, ma l'esplosione, nel contesto della guerra, delle contraddizioni accumulate si a causa del conservatorismo autocratico del regime zarista. All'inizio del secolo, la Russia costituisce una societ bloccata, un caso esemplare di sviluppodiseguale e combinato}},un paese al tempo stesso dominante e dipendente, che combinava i tratti feudali di una campagna in cui la servit era stata abolita ufficialmente da meno di mezzo secolo, con quelli del capitalismo industriale urbano pi concentrato. Grande potenza, essa tecnologicamente e finanziariamente subordinata (il prestito russo di divertente memoria!).Ilcahier de doleances presentato dal pope Gapon al momento della rivoluzione del 1905 un vero e proprio registro della miseria che regna nel paese degli zar. I tentativi di riforme sono ben presto bloccati dal conservatorismodell'oligarchia, all'ostinazione despota d del e dall'inconsistenza di una borghesia incalzata dal nascente movimento operaio. I compiti della rivoluzione democratica spettano dunque a una specie di terzo stato in cui, a differenza della Rivoluzione francese, il moderno proletariato, ancorch minoritario, costituisce ormai la punta avanzata pi dinamica. In tutto questo, la sacraRussia"pu rappresentare l' <,anellodebole,}della catena imperialista. La prova della guerra appicca il fuoco a questa polveriera. Lo sviluppo del processo rivoluzionario, tra il febbraio e l'ottobre del 1917, chiarisce bene che non si tratta di una cospirazioneminoritariadi agitatoridi professione, ma dell'assimilazione accelerata di un'esperienza politica su scala di massa, di una profonda tra-

sformazione delle coscienze, di uno spostamento costante dei rapporti di forza. Nella sua magistrale Storia della Rivoluzione russa4,Trotskij analizzaminuziosamente questa radicalizzazione, di elezione sindacale in elezione sindacale, di elezione municipale in elezionemunicipale,fraglioperai,i soldatie i contadini. Mentre i bolscevichi rappresentavano solo il 13%dei delegati al Congresso dei soviet del giugno: le cose cambiano rapidamente dopo le giornate del luglio e il tentativodi colpo di Statodi Kornilov,essicostituiscono tra il 45%e il 60%in ottobre, al momento del secondo Congresso. Ben lungi dall'essere un colpo di mano riuscito per la sorpresa, l'insurrezione costituisce dunque lo sbocco e l'epilogo provvisorio di una prova di forza che maturata nel corso dell'intero anno, durante il quale lo stato d'animo delle masse plebee si sempre trovato a sinistra dei partiti e dei loro stati maggiori, non solo di quelli socialrivoluzionarima anche di quelli del Partito bolscevicoo di una parte dellasua direzione (fino alla decisione - e questa inclusa - dell'insurrezione). Gli storici sono in genere d'accordo sul fatto che l'insurrezioned'Ottobre siastatal'epilogo,poco pi violento della presa della Bastiglia,di un anno di decomposizione del vecchio regime. Per questo, rispetto alle violenzeche abbiamoconosciutodopo, non costata molto in vite umane. Lafacilit,} relativadellapresa insurrezionale del potere da parte dei bolscevichi evidenzia l'impotenza della borghesia russa tra febbraio e ottobre, la sua incapacitdi rimettere in piedi uno Stato e di costruire sulle rovine dello zarismoun progetto di nazione moderna. Lascelta, perci, non era pi tra la rivoluzione e la democrazia, ma tra due soluzioni autoritarie,larivoluzionee ladittaturamilitaredi Kornilovo di un altro qualsiasipersonaggio del genere. Se si intende per rivoluzione uno slancio di tra-

4) Sugar,Milano, 1964.

Bandiera rossa n. 11 marzo '998 . 5

sformazione proveniente dal basso, determinate aspirazioni profonde del popolo, e non la realizzazione di un qualche piano mirabolante concepito da un'lite illuminata, non c' dubbio che la Rivoluzione russa sia stato questo, appieno, a partire dai bisogni fondamentali della pace e della terra. Basta andarsi a rivedere le misure legislative assunte nei primi mesi e nel primo anno dal nuovo regime per capire che esse stanno a significare il rovesciamento radicale dei rapporti di propriet e di potere - a volte pi rapidamente di quanto previsto e voluto, a volte anche al di

l di quel che non fosse auspicabile

- sotto la spinta

delle circostanze. Numerosi libri attestano questa frattura nell'ordine mondiale (si vedano I dieci giorni che sconvolsero il mondo, di John Reed) e la sua immediata ripercussione internazionale. Marc Ferro sottolinea (specie in La rivoluzione del

1917 5 e inNascitae crollodel regimecomunista in


Russid') come non fossero, al momento, in molti ad avere nostalgia del regime dello zar e a piangere l'ultimo despota. Egli insiste, viceversa, sul rovesciamento del mondo cos tipico di una autentica rivoluzione, fin nei dettagli della vita quotidiana: a Odessa, gli studenti impongono agli insegnanti un nuovo programma di storia; a Pietrogrado, alcuni lavoratori costringono i padroni ad apprendere il nuovo diritto operaio,,; nell'esercito, dei soldati invitano alle loro riunioni il cappellano, per <<daren senso nuovo alla sua vita>,;n certe scuole, i bamu i

bini rivendicano il diritto di imparare la boxe, per farsi sentire e rispettare dai grandi; e cos via.
La prova della guerra dvile Lo slancio rivoluzionario delle origini opera ancora, malgrado le condizioni disastrose, durante la guerra civile, a partire dall'estate del 1918. Nel suo contributo, Nicolas Werth elenca in maniera documentata tutte le forze che dovette affrontare il nuovo regime: non solo gli eserciti bianchi di Kolchak e di Denikin, non solo l'intervento straniero franco-britannico, ma anche le massicce sollevazioni contadine contro le requisizioni e le sommosse operaie contro il razionamento. Dalla lettura non si capisce bene dove il potere rivoluzionario abbia potuto attingere la forza per sconfiggere avversari cos potenti. Sembrerebbe che si sia trattato del solo effetto del terrore minoritario e dell'arruolamento nei cechisti di un sottoproletariato disposto a tutto. Ma una spiegazione troppo angusta per dare conto dell'organizzazione, in pochi mesi, dell'Armata Rossa e delle sue vittorie. pi realistico attribuire tutta la sua portata alla guerra civile e ammettere che vi si sono scontrate senza risparmio forze sociali antagoniste. Secondo gli autori del Libro nero, la guerra civile sarebbe stata voluta dai bolscevichi, e il terrore instaurato a partire dall'estate del 1918 rappresenterebbe la matrice originaria di tutti i crimini commessi in seguito in

5) Marc Ferro, La rvolution de 1917, Albin Michel, Parigi, 1997. 6) Id., Naissance et effondrement du rgime communiste en Russie, Le Livre de Poche, Parigi, 1997.

nome del comunismo. Lastoria reale, fatta di scontri, di lotte, di incertezze, di vittorie e di sconfitte, non pu ridursi alla cupa leggenda dell'autosviluppo del concetto, in cui sarebbe !'idea a generare il mondo. Laguerra civilenon stata voluta maprevista. pi di una minaccia.Tutte le rivoluzioni,a partire dalla Rivoluzione francese, avevano inculcato questa lezione amara: i movimenti di emancipazione si scontrano con la reazione conservatrice; la controrivoluzione segue la rivoluzione come la sua ombra, nel 1792, quando le truppe di Brunswick marciano su Parigi, nel 1848 al momento dei massacri di giugno (si rileggano, sulla ferocia borghese di allora, Michelet, Flaubert o Renan), al momento della Settimana di sangue nel 1871. Laregola non si mai smentita in seguito, dalpronunciamiento franchista del 1936 al colpo di Stato nell'Indonesia di Suharto (che ha fatto 500.000 morti nel 1965), o a quello di Pinochet in Cile nel 1973. Non diversamente dai rivoluzionarifrancesi del 1792, i rivoluzionari russi non hanno dichiarato la guerra civile. Non hanno chiamato le truppe francesi e inglesi a intervenire per rovesciarli! A partire dall'estate del 1918, ricorda NicolasWerth, gli eserciti bianchi erano saldamenti insediati sui tre fronti e i bolscevichinoncontrollavanoormaipi se non un territorio ridotto alla Moscoviastorica". Ledisposizioni del terrore vengono prese in agosto-settembre del 1918, quando l'aggressione straniera e la guerra civile sono cominciate. Analogamente, nella Rivoluzione francese, Danton proclama il terrore per incanalare il terrore popolare spontaneo che esplode con i massacri di settembre, di fronte alla minaccia fatta pesare su Parigi dalle truppe coalizzate di Brunswick. Nicolas Werth ammette dunque che la responsabilit nello scatenare la guerra civile non sta dalla parte della rivoluzione.Se anche gli orrori della guerra civile vengono ripartiti tra rossi"e bianchi,la matrice di tutti i futuri terrori risiederebbe tuttavia in una guerra nascosta, una guerra nella guerra, contro i contadini. Per inserire nel quadro dei crimini del comunismo le vittime della carestia del 1921-22, Nicolas Werth tende ogni tanto a presentarla come il risultato di una scelta di deliberato sterminio dei contadini. I documenti sulle repressioni dei villaggisono spesso schiaccianti. Ma possibile comunque scindere i due problemi, quello della guerra civile e quello della questione contadina? Per affrontarel'aggressione,l'ArmataRossaha dovuto mobilitare in pochi mesi 4 milionidi combattenti, che si sono dovuti equipaggiaree nutrire. In due anni, Pietrogrado e Moscahanno perso pi della met della popolazione. L'industria devastata non produceva pi nulla. In queste condizioni, per nutrire le citt e l'esercito, quale altra soluzione poteva esserci se non le requisizioni? Sipossonosicuramenteimmaginarealtreforme, tenere conto con il tempo che passato della 10-

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gica specificadi una poliziapolitica,dei pericoli dell'arbitrio burocratico esercitato da improvvisatitirannelli. Masi tratta di una discussione concreta, in termini di scelte politiche, di alternative concepibili di fronte a prove reali, non di giudizi astratti. All'uscitadalla guerra civile, non pi la base a sorreggere il vertice, ma la volont del vertice che cerca di trascinare la base. Di qui il meccanismo della sostituzione: il partito si sostituisce al popolo, la burocrazia al partito, l'uomo della provvidenza all'insieme. Durante tale processo, emerge una nuova burocrazia,frutto dell'eredit del vecchio regime e dell'accelerata promozione sociale di nuovi dirigenti.. Dopo il massiccio reclutamento della levaLenin"nel 1924, le poche migliaia di militanti dell'Ottobre non incidono pi molto rispetto aimembri del partito, rispetto alle centinaia di migliaiadi nuovi bolscevichi, fra cui figuranocarrieristivolatiin soccorso allavittoriaed elementi riciclati della vecchia amministrazione. Lapesan'e eredi, della guerra civile Laguerra civile rappresenta una terribile esperienza fondativa. Crea un'assuefazione disincantata alle forme pi estreme e disumane di una violenza che si aggiunge allo scatenarsi della guerra mondiale. Forgia un retaggio di brutalit burocratica di cui Lenin si accorger al momento della crisi con i comunisti georgiani e di cui Trotskij render conto nel suo StaUn '. Il Testamentodi Lenine il Diariodelle sue segretarie"testimoniano, durante la sua agonia, di questa coscienza sofferta del problema. Mentre la rivoluzione questione che riguarda popoli e moltitudini, Lenin in punto di morte si induce a soppesare vizi e virt di un pugno di dirigenti, da cui ormai quasi tutto sembra dipendere. In definitiva,la guerra civile ha significatoungrande balzo all'indietro, un'arcaicizzazionedel paese, rispetto al livellodi svilupporaggiuntoprima del 1914. Ha lasciato esangue il paese. Dei 4 milioni di abitanti che contavanoPietrogradoe Mosca all'inizio della rivoluzione ne rimanevanosolo 1,7milionialla fine della guerra civile. APietrogrado, 380.000 operai avevano abbandonato la produzione, per 80.000 che rimanevano. Le citt devastate erano diventate parassite dell'agricoltura, costringendo a prelievi d'autorit per gli approvvigionamenti. E l'Armata Rossa raggiungeva un effettivo di 4 milioni. Quando il nuovo regime riusc finalmente a guidare il paese verso il suo obiettivo dichiarato,scrive MosheLewin,ilpunto di par-

tenza si rivel ben pi arretrato di quanto non lo fosse nel 1917,per non dire nel 1914.Attraversola guerra si forgia unsocialismoarretratoe statuale, un nuovo Stato costruito sulle rovine: Perla verit, lo Stato si formava in base a uno sviluppo sociale regressivo9. Lrisiede la radice di fondo della burocratizzazione, di cui certi dirigenti sovietici, incluso Lenin, prendono coscienzamolto presto, pur disperandosidi non riuscire ad arginarla.Qui cumulanoi loro effettil'incidenza terribile delle circostanze e l'assenza di cultura democratica. Non c', ad esempio, alcun dubbio che la confusione alimentata, a partire dalla presa del potere, tra lo Stato, il partito e la classe operaia, in nome del rapido scontato deperimento dello Stato stesso e della scomparsa delle contraddizioni in seno al popolo, favoriscanotevolmentela statalizzazionedella societ e non la socializzazione delle funzioni statuali. L'apprendistato della democrazia una cosa lunga, difficile. Non procede con lo stesso ritmo dei decreti di riforma economica, tanto pi che il paese non possiede tradizioni parlamentari e pluraliste. Richiede tempo, energia e anche mezzi. Il fermento presente nei comitati e nei soviet del 1917 illustra i primi passi di questo apprendistato, durante il quale si va delineando una societ civile. Allaprova della guerra civile, la soluzione pi facile consiste nel subordinare gli organi del potere popolare, i consigli e i soviet, a un tutore illuminato: il partito. In pratica, consiste anche nel sostituire il principio dell'elezione e del controllo dei responsabili con la loro nomina per iniziativa del partito, a partire dal 1918 in alcuni casi. Questa logica approda alla fine alla soppressione del pluralismo politico e delle libert d'opinione indispensabili allavita democratica, nonch alla sistematica subordinazione del diritto alla forza. L'ingranaggio tanto pi pericoloso in quanto la burocratizzazione non dipende soltanto da una manipolazione dall'alto, ma a volte risponde anche a una richiesta dal basso, a un bisogno d'ordine e di tranGRUPPO01 ARTISTI CHEDECORANO VAGONE UN DEl TRENO LffiERARIO D'AGITAZIONEDURANTE
LA GUERRA CIVILE,

/920

7) Garzanti, Varese, 1947. 8) Cfr. Moshe Lewin, L'ultima battaglia di Lenin, Laterza, Bari, 1969. 9) Cfr. Moshe Lewin, Russia, URSS, Russia, Londra, 1995.

Bandierarossan. 11 marzo 1998 . 1

VLAOIMIRKOLZINSKI,
LA

(OMMUNE, 924 1

quillit che nascono dalle stanchezze per la guerra e la guerra civile, dalle privazioni e dal logoramento, e che le polemiche democratiche, l'agitazione politica, la richiesta costante di responsabilit disturbano. Marc Ferro ha sottolineato molto pertinentemente nei suoi testi questa dialettica tremenda. Egli ricorda, ad esempio, che esistevano due centri - democratico-autoritario alla base, centralista-autoritario al vertice all'inizio della rivoluzione, mentre ne resta ormai uno solo nel 1939.Per lui, per, la questione praticamente risolta in capo a pochi mesi, dal 1918 al 1919, con il deperimento o il riallineamento dei
comitati di quartiere e di fabbrica
lO.

Seguendo un ana-

IO) Mare Ferro, Des Soviets au communisme burocratique, Gallimard, Parigi, 1980 II) Philippe Laeoue-Labarthe, in Lignes, n. 31, maggio 1997.

logo approccio, il filosofo Philippe Lacoue-Labarthe ancora pi esplicito, quando dice che il bolscevismo controrivoluzionario a partire dal 1920-21(cio fin da prima di Kronstadt)". un problema d'importanza capitale. Non si tratta di contrapporre puntualmente, in modo manicheo, una leggenda aurea del 1eninismosotto Leninal leninismo sotto Stalin, i radiosi anni Venti ai cupi anni Trenta, come se nel paese dei soviet niente fosse cominciato a marcire. Naturalmente, la burocratizzazione all'opera immediatamente;ovviamente,l'attivit poliziesca della Ceka ha una sua propria logica; evidentemente, la prigione politica delle isole Solovkisi apre dopo la fine della guerra civile e prima dellamorte di Lenin;certamente, il pluralismo dei partiti viene soppresso, la libert di espressione limitata,i diritti democratici in seno allo stesso partito ridimensionati nel X Congresso del 1921. Mail processo di quella che noi chiamiamo la con-

trorivoluzione burocratica non un fenomeno semplice, databile, simmetrico all'insurrezione d'Ottobre. Non avviene in un giorno. Passa attraverso scelte, scontri, avvenimenti. Glistessi protagonisti hanno continuamente discusso circa la sua periodizzazione, non per gusto di precisione storica, ma per tentare di ricavarne i compiti politici. Testimoni come Rosmer, Eastman, Souvarine, Istrati, Benjamin, Zamjatin e Bulgakov(nella loro lettera a Stalin), la poesia di Majakovskij,i tormenti di Mendel'stam o della Cvetajeva, gli appunti di Babel, ecc. possono contribuire a chiarire le molteplici sfaccettature del fenomeno, il suo svilupparsi, il suo avanzare. Ad esempio, mentre la disastrosa repressione di Kronstadt fa prendere coscienza, nella primavera del 1921,del necessario riorientamento della politica economica, mentre la guerra civile vittoriosamente conclusa, le libert democratiche si restringono di nuovo anzich allargarsi: il X Congresso del partito vieta in quel momento tendenze e frazioni. Con la prospettiva storica acquisita, necessario ritornare su queste questioni della democrazia rappresentativa, del pluralismo politico, della censura, dello scioglimento dell'Assemblea costituente, per formulare teoricamente i problemi con i quali si sono scontrati i pionieri del socialismoe per meditarne gli insegnamenti. Non c' dubbio che l'eredit dello zarismo, i quattro anni di massacro mondiale durante i quali si mobilitarono oltre 15 milioni di soldati russi, le violenze e le atrocit della guerra civile, abbiano inciso in modo infinitamentepi pesante sul futuro del regime rivoluzionario che non gli errori di dottrina dei suoi dirigenti, per gravi che potessero essere. In un articolo sulla Rivoluzionee la leggepubblicato dalla Pravda dello dicembre 1917(!), Anatole Lunacharskij,futuro ministro dell'Istruzione, cominciavacon una constatazione:Unasociet non un tutto unico. C' voluto del tempo e ci sono volute tragedie per ricavaretutte le implicazionidi una fraseelementare come questa. Poich una societ non un tutto unico, neanche dopo il rovesciamento del vecchio ordine, non si pu pretendere di socializzare lo Stato per decreto senza rischiare di statizzare la societ. Poich la societ non un tutto unico, i sindacati debbono restare indipendenti dallo Stato e dal partito, i partiti indipendenti dallo Stato. Lacontraddizione tra gli interessi in atto nella societ debbono potersi esprimere tramite una stampa indipendente e attraverso una pluralit di forme rappresentative. Per questo, inoltre, l'autonomia della forma e della norma giuridica deve garantire che il diritto non si riduca all'arbitrio reso perenne della forza. Ladifesa del pluralismo politico non dunque una questione di circostanze, ma una condizione essenziale della democrazia socialista. la conclusione che Trotskij ricava dall'esperienza nella Rivoluzione tra-

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dita: Perla verit, le classi sono eterogenee, lacerate da antagonismi interni, e non pervengono a fini comuni se non con la lottadi tendenze, di raggruppamenti e partitil2.Questo vuoI dire che la volont collettiva non si pu esprimerese non attraversoun processo elettorale libero, a prescindere dalle forme istituzionali, che combini democrazia partecipativa diretta e democrazia rappresentativa. Senza costituire la garanzia assoluta contro la burocratizzazione e i pericoli professionali del potere, si possono comunque ricavare dall'esperienza alcune risposte e alcuni orientamenti. Ladistinzione delle classi, dei partiti e dello Stato deve tradursi nel riconoscimento del pluralismo,politico e sindacale,come lasolacosa che consenta il confronto di programmi e di scelte alternativi su tutte le principali opzioni sociali, e non il semplice scambio di opinioni proveniente da istanze di potere locali.. . Una forma di democrazia che combini consigli di produzione e consigli territoriali, con un'espressione diretta e un diritto di controllo, non solo dei partiti, ma dei sindacati, delle associazioni, dei movimenti femminili.

. La responsabilit e la revocabilit degli eletti da par-

te dei loro mandanti effettivi, non un mandato imperativo che bloccherebbe ogni funzione deliberativa delle assemblee elettive. . Lalimitazione del cumulo e del rinnovo dei mandati elettivi e la limitazionedella retribuzione dell'eletto/a al livello dell'operaio/a qualificato/a o dell'impiegato/a dei pubblici servizi, per ridurre la personalizzazione e la professionalizzazione del potere. . Il decentramento del potere e la redistribuzione delle competenze al livello locale, regionale, o nazionale, pi vicino ai cittadini, con il diritto di veto sospensivo delle istanze inferiori sulle decisioni che le riguardano direttamente e il ricorso eventuale ai referendum d'iniziativa popolare. Una democrazia dei produttori liberamente associati perfettamente compatibile con l'esercizio del suffragiouniversale.Consiglicomunalio assembleepopolari territoriali possono essere formati da rappresentanti di unit di luogodi lavoroe di caseggiatoe sottoporre ogni decisione importante al voto delle popolazioni interessate. Esperienzerecenti - quellapolaccadel 1980-81,quella del Nicaraguadel 1984 - hanno messo all'ordine del giornolapossibilitdi un sistemaa due camere,una delle quali eletta direttamente a suffragiouniversalee l'altra in rappresentanza diretta degli operai, dei contadini, pi ampiamente delle svariateforme associativedel potere popolare. Questa risposta (che potrebbe comprendere negli Stati plurinazionali una camera delle nazionalit)soddisfateoricamente sia l'esigenzadi elezioni generali sia la preoccupazione della democrazia popolare pi diretta possibile.Consente di non conion-

dere per decreto la realt della societ e la sfera dello Stato,chiamataa deperire a mano a mano che si espande, si estende e si generalizzal'autogestione. Questi grandi orientamenti riassumono gli insegnamenti di una storia dolorosa. Non rappresentano n un'arma assolutacontro i pericoli professionalidel potere, n una ricetta per ogni concreta situazione. Si pu retrospettivamentediscuteresulleconseguenzedello scioglimento dell'Assemblea costituente da parte dei bolscevichi, della rappresentativit rispettiva di questa Assembleae del Congresso dei soviet alla fine del 1917, vedere se non sarebbe stato preferibile mantenere stabilmente una duplice forma rappresentativa (una sorta di prolungato dualismodi poteri). Ci si pu anche chiedere se non sarebbe stato necessario organizzare subito dopo la fine della guerra civile libere elezioni, con il rischio, in un contesto di distruzione e di pressione internazionale, di assistere al sopravvento dei Bianchimilitarmente sconfitti. Ogni situazione particolare dipende da specifici rapporti di forza, nazionali e internazionali. L'intera esperienza storica, in compenso, conferma l'avvertimento lanciato da Rosa Luxemburgfin dal 1918:Senzaelezioni generali, senza libertdi stampae di espressioneillimitate,senzauna battaglia di opinioni libera, la vita langue in tutte le istituzionipubbliche, vegeta, e la burocraziaresta l'unico elemento attivo.Lapi ampia democrazia inseparabilmente una questione di libert e una condizione di efficacia economica: la sola che possa permettere la superiorit della pianificazione autogestita rispetto agli automatismi del mercato.
Volontdi potenza o controrivo/uzione burocratica? La sorte della prima rivoluzione socialista, il trionfo dello stalinismo, i crimini della burocrazia totalitaria costituiscono uno dei principali fenomeni del secolo. Per alcuni, il principio del male risiederebbe nell'essenza malvagia della natura umana, in un'irreprimibile volont di potenza, che si pu manifestare sotto maschere diverse, inclusa quella della pretesa di fare la felicit dei popoli al di l della loro volont, di imporre loro gli schemi preconcetti di una citt perfetta. L'obiettivo polemico del Libro nero consiste nello stabilire una rigorosa continuit fra Lenin e Stalin, distruggendo la vecchia leggenda della rivoluzione d'Ottobre tradita da Stalin; Gli orrori dello stalinismo sono consustanziali alleninismo (J. Amalric); Il precoce impulso criminale spetta a Lenin (Eric Conan, L'Express, 6 novembre 1977). Avendo omesso di spingere la critica del proprio passato fino a un rigoroso esame della periodizzazione della Rivoluzione russa, degli orientamenti che si sono scontrati nel corso degli anni Venti e Trenta, i responsabili del Pcf si accontentano, da parte loro, di un'autocritica vaga e si mettono a parlare dei crimini dello stalinismo come del tragico prolungamento dell'evento rivoluzionario 12) Mondadori, Milano,1990.

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(Claude Cabanes, in L'Humanit, 7 novembre 1997). Se un destino implacabile, portatore di disastri del genere, fosse stato in marcia fin dal primo giorno, perch mai pretendere ancora di essere comunisti?
Gli anni Venti: pausa o bivio? Malgrado la reazione burocratica, che comincia molto presto a congelare la rivoluzione, malgrado le carestie e l'arretratezza culturale, lo slancio rivoluzionario iniziale si fa ancora sentire per tutti gli anni Venti, nei tentativi pionieristici sul fronte della trasformazione del modo di vivere: riforme scolastiche e pedagogiche, legislazione familiare, utopie urbane, invenzione grafica e cinematografica. sempre questo slancio a consentire di spiegare le contraddizioni e le ambiguit della grande trasformazione operata nel dolore nell'intervallo fra le due guerre, in cui ancora si mescolano il terrore burocratico e il vigore dell'esperienza rivoluzionaria. Non stata la minore delle difficolt per riuscire a prendere coscienza del senso e della portata storica del fenomeno. dunque importante cogliere, nell'organizzazione sociale, nelle forze che vi si costituiscono e vi si confrontano, le radici e le molle profonde di ci che a volte si definito come il fenomeno staliniano. Lo stalinismo, in circostanze storiche concrete, rinvia a una pi generale tendenza alla burocratizzazione, in atto in tutte le societ moderne. Si alimenta, essenzialmente, grazie allo sviluppo della divisione sociale del lavoro (soprattutto tra lavoro manuale e intellettuale) e ai pericoli professionali del potere che gli sono inerenti. In Unione Sovietica questa dinamica stata tanto pi forte e rapida in quanto la burocratizzazione si prodotta su una base di distruzione, di penuria, di arcaicit culturale, in assenza di tradizioni democratiche. Fin dall'origine, la base sociale della rivoluzione era, al tempo stesso, larga e ristretta. Larga, nella misura in cui si basava sull'alleanza tra gli operai e i contadini, che costituivano socialmente la stragrande maggioranza. Stretta, nella misura in cui la componente operaia, minoritaria, venne ben presto assottigliata dalla guerra e dalle perdite della guerra civile. La brutalit burocratica proporzionale alla fragilit della sua base sociale. costitutiva della sua funzione parassitaria. Resta pur sempre la rottura, la discontinuit irriducibile nella politica, sia interna sia internazionale, tra l'inizio degli anni Venti e i tremendi anni Trenta. Le tendenze autoritarie hanno sicuramente cominciato ad affermarsi ben prima. Ossessionati dal nemico principale (in fondo del tutto reale), dall'aggressione imperialista e dalla restaurazione capitalista, i dirigenti bolscevichi hanno cominciato a ignorare o a sottovalutare il nemico secondario, la burocrazia che li minacciava dall'interno e che ha finito per divorarli. Questo scenario inedito difficile da immaginare. C' voluto del tempo per capirlo, interpretarlo, ricavarne le conseguenza. Se Lenin ha

sicuramente colto il segnale d'allarme rappresentato da Kronstadt,alpunto di imprimere una profonda svolta economica, solo pi tardi, nella Rivoluzione tradita, Trotskijarrivera ergerea principioilpluralismopolitico sulla base dell'eterogeneit dello stesso proletariato, anche dopo la presa del potere. La maggior parte delle testimonianze e dei documenti sull'UnioneSovieticao sul PartitobolscevicostesSOl3 on consentono di ignorare, nello stretto intrecn cio tra rottura e continuit, la grande svolta degli anni Trenta. Larottura ha di gran lunga il rilievo principale, provata da milioni e milioni di morti per fame, di deportati, di vittime dei processi e delle epurazioni. C' stato bisogno di scatenare una violenza del genere per arrivare al Congressodei vincitoridel 1934 e al consolidamento del potere burocratico.
La Brande svolta Tra il terrore della guerra civile e il grande terrore negli anni Trenta, Nicolas Werth privilegia la continuit. Per questo costretto a relativizzare il significato degli anni Venti, le scelte che vi si presentano, i contrasti di linea in seno al partito, riducendoli a una semplice pausa o tregua tra due spinte terroristiche. Lui stesso, peraltro, apporta gli elementi che provano un cambiamento (quantitativo) della scala repressiva e di un mutamento (qualitativo) del suo contenuto. Nel 1929, il piano di collettivizzazione di massa fissa l'obiettivo di 13 milioni di aziende agricole da collettivizzare forzatamente. L'operazione provoca le grandi carestie e le massicce deportazioni del 1932-33:Laprimavera del 1933 segn sicuramente il culmine di un primo grande ciclo di terrore, che era cominciato alla fine del 1929 con il lancio della dekulakizzazione. Dopo l'assassinio di Kirov comincia, nel 1934, il secondo grande ciclo, contrassegnato dai grandi processi e soprattutto dalla grande purga del 1936-38, l'ammontare delle cui vittime si valuta in 690.000 persone. La collettivizzazione forzata e l'industrializzazioneaccelerata comportano un massiccio spostamento di popolazioni, una ruralizzazione delle citt e una vertiginosa massificazione del Gulag. Nel corso del processo, si sviluppa e si rafforza la legislazione repressiva. Nel giugno del 1929, parallelamente alla collettivizzazione di massa, si mette in piedi una riforma di importanza capitale del sistema detentivo: i detenuti condannati a pene superiori ai tre anni verranno ormai trasferiti nei campi di lavoro. Di fronte all'entit incontrollabile delle migrazioni interne, una decisione del dicembre del 1932 introduce i passaporti interni. Poche ore dopo l'assassinio di Kirov, Sta-

13) Cfr. Alfred Rosmer, Moscou sous Lnine, La Decouverte, Parigi, 1970; Marcel
Liebman, Le lninisme

sous Lnine, Ed. du Seuil, Parigi, 1973, 2 volt.; Boris Souvarine, Staline, aperu historique du bolschvisme, n. e., Lebovici, 1985; Lon Trotsky, Stalin, cito 14) Dirigente del partito a Pietrogrado.

lin stilaun decretonotocomela legge l o dicemdel


bre 1934,che legalizzale procedure sommarie e fornisce lo strumento privilegiato del grande terrore. Aparte il soffocamento dei movimenti popolari urbani e rurali, il terrore burocratico liquida quanto resta dell'eredit dell'Ottobre. noto che i processi e le

r O . Bandiera rossa n. 11 marzo r998

purghe hanno inferto gravi colpi nelle file stesse del partito e dell'esercito. Lamaggior parte dei quadri e dei dirigenti del periodo rivoluzionario vengono destituiti o giustiziati.Dei 200 membri del Comitatocentrale del Partito comunista ucraino ne sopravvissero soltanto 3. Nell'esercito, gli arresti raggiunse oltre 30.000 quadri su 178.000.Parallelamente,si ingigant l'apparato amministrativoindispensabileper questa impresa repressiva e per la gestione di un'economia statalizzata. Secondo Moshe Lewin, il personale amministrativo passato da 1.450.000 membri nel 1928 a 7.500.000 nel 1939; l'insieme dei colletti bianchi passato da 3.900.000 a 13.800.000.Laburocrazia non una parola vuota, ma diventa una forza sociale: l'apparato burocratico dello Stato divora quanto resta dei militanti nel partito. Lacontrorivoluzionefa inoltre sentire i propri effetti in tutti i campi: in quello della politica economica (collettivizzazione forzata e sviluppo su grande scala del Gulag); in quello della politica internazionale (in Cina, in Germania, in Spagna); nella politica culturale'5;nella vita quotidiana, con quello che Trotskij ha chiamato il termidorodomestico;nell'ideologia(con il cristallizzarsi i un'ortodossiadi Stato,la codificazione d
del diamat

gli anni Venti, sui loro contrasti e le poste in gioco, quasi si trattasse di una mera parentesi. Relega vagamente in secondo piano i contrasti intorno alle scelte cruciali, sia in materia di politica internazionale (orientamento durante la Rivoluzione cinese, atteggiamento di fronte all'ascesa del nazismo, opposizioni sulla guerra di Spagna), sia in materia di politica interna (opposizione - sia trotskista sia buchariniana -alla collettivizzazione forzata, alternative economiche e sociali proposte in nome di una diversa idea... del comunismo!).

- materialismo

dialettico

- e la stesura

di una

Storia ufficiale del partito). Occorre dare il loro nome allecose, e chiamare perci controrivoluzione una controrivoluzione, ben altrimenti massiccia,visibile, lacerante delle misure autoritarie, per inquietanti che potessero essere, assunte nel fuoco della guerra civile. Nicolas Werth, da parte sua, tormentato tra il riconoscimento di quel che c' di radicalmente nuovo negli anni trenta e la sua intenzione di fissare una continuit tra la promessa ri. voluzionariadell'Ottobre e la reazione stalinianatrionfante. Parla quindi di episodio decisivonell'instaurazione del sistema repressivo, o di ultimo episodio dello scontro iniziato nel 1918-22.Episodio svolo ta decisiva?Bisognascegliere. Il partito preso del continuismo porta a sorvolaresu uscito Daniel Bensaid, Franois Vercammen, Antonio Moscato

Controri"oluzione restaurazione e Alcuni sono turbati dall'idea di controrivoluzione, con la scusache essa non sfocianella restaurazionedella situazione precedente. Il tempo storico non reversibile, come quello della fisica meccanica. Lapellicolanon giraal rovescio. DopoTermidoro,Joseph de Maistre, ideologo conservatore sotto la Rivoluzione e buon conoscitore in fatto di reazione, notava gi con finezza come una controrivoluzione non sia una rivoluzione in senso inverso, ma il contrario di una rivoluzione. Non si tratta di due processi simmetrici. Una contro rivoluzione pu anche produrre qualcosa di nuovo e di inedito, come nel caso della Germania bismarkiana dopo il fallimento della rivoluzione del 1948. Analogamente, Termidoro non ancora la restaurazione. L'impero rappresenta una lunga zona grigia, in cui si mescolano le aspirazioni rivoluzionarie e il consolidamento di un ordine nuovo. In un'analogazonagrigiasi sono smarrititanti sinceri militanti comunisti, impressionati dai successi della patriadel socialismo,senza conoscerne o senza soppesarne i costi. Neglianni Trenta, sul terrore staliniano si conosceva abbastanza, se lo si voleva, anche se non si sapeva tutto. C'erano le testimonianze di Victor Serge, di AnteCiliga,il controprocesso presieduto daJohn Dewey, le testimonianze contro la repressione degli anarchicie del Poum in Spagna.Ma,in quei tempi di lotta antifascista e di eroismo burocratizzato (per riprendere la formulazionedi IsaacDeutscher), fu spesso difficilebattersi contemporaneamente contro il nemico principale e quello, non poi cos secondario, che disfa dall'interno. Moltiprotagonisti (Jan Valtin,Elizabeth poretsky, Jules Fourier, Charles Tillon, i sopravvissuti

Lenin, il partito e la rivoluzione


introduzione di Livio Maitan
- pagg. 96 8000 Nuove Edizioni Internazionali

Ci sono lezioni dell'esperienza della formazione del partito leninista che possono considerarsi valide ancora oggi? Due temi, a tanti decenni di distanza e in contesti cos diversi, restano cruciali: quello della critica alle istituzioni di una societ capitalistica, gi sviluppata da Lenin in Stato e rivoluzione ma soprattutto dallaprassi dellarivoluzione;quello degli strumenti originali-soviet o consigli-che hanno saputo assolvere alla duplice funzione di strumenti di mobilitazione e di quadro di confronto pluralistico per le scelte tattiche e strategiche richieste dalla situazione; quello del ruolo e delle scansioni costitutive del Partito protagonista della rivoluzione.

dell'Orchestra Rossa,e tanti altri) recano testimonianza di queste esistenzelacerate. L'Unione Sovietica sotto Stalin, infatti, non quella della stagnazione brezneviana. Si trasforma velocemente, per impulso di una burocrazia intraprendente. Il segreto di questa energia ha qualche cosa a che vedere con quellodell'energia napoleonica che affascinava Chateaubriand: Sei bollettini, i discorsi, le allocuzioni, i proclami di Bonaparte si distinguono per la loro energia, quest'energia non gli appartiene personalmente; appartiene al suo tempo, deriva dall'ispirazione rivoluzionaria, che si affievolisce in

15) Cfr. Varlam Chalamov, Les Annes vingt, Verdier, Parigi, 1977 (il libro sottolinea il contrasto tra quegli anni ancora ricchi di fermenti e i tremendi anni Trenta). 16) Franois Ren de Chateaubriand, Memoires d'OutreTombe, Flammarion, Parigi.

Bandiera rossa n. 11 marzo J998 . JJ

Bonaparte, perch egli procede in direzione contraria a tale ispirazione!6. on , d'altro canto, la sola anaN logia di rilievo tra i due personaggi: LaRivoluzione, che era la nutrice di Napoleone,non tard ad apparirgli come nemica: egli non smise di combatterla. Maiun qualsiasi paese del mondo avr conosciuto una metamorfosi cos brutale come l'Unione Sovietica negli anni Trenta, sotto il pugno di una burocrazia faraonica: tra il 1926 e il 1939, le citt sarebbero cresciute di 30 milioni di abitanti e la loro incidenza rispetto al complesso della popolazione sarebbe passata dal 18%al 33%;solo durante il primi piano quinquennale,il loro tasso d'incremento del 44%,pari cio a quello tra il 1897 e il 1926; la forza lavoro salariata pi che raddoppiata (passando da lO a 22 milioni); questo significa massiccia"ruralizzazione"delle citt, un enorme sforzo di alfabetizzazione e di istruzione, l'imposizione a tappe forzate di una disciplina del lavoro. Questa grande trasformazione si accompagna al risorgere del nazionalismo, all'emergere del carrierismo, allacomparsa di un nuovo conformismo burocratico. In tutta questa confusione, ironizza Moshe Lewin,la societ era, in un certo senso, senzaclasse perch tutte le classi erano informi, in fusioneI7.
All'interrogativo di fondo di Michail Guefter

un partito-maestro, educatore e pedagogo, in grado di regolare a proprio piacimento il corso e il ritmo della Storia. Come se le lotte e le rivoluzioni non avessero anche la loro propria logica. A volerle auto limitare quando si presentano, c' voluto poco per passare dalla parte dell'ordine istituito. Non si tratta pi, a quel punto, di autolimitare" gli obiettivi del partito, ma di limitare direttamente le aspirazioni delle masse. In questo senso, i socialdemocratici, gli Ebert e i Noske, assassinando Rosa Luxemburg e schiacciando i soviet di Baviera, si sono distinti come virtuosi dell'autolimitazione. La presa del potere nell'Ottobre del 1917 dipende dall'incapacit, dopo febbraio, dei borghesi liberali e dei riformisti di fornire una risposta alla crisi della societ e dello Stato. Alla domanda: "C'era scelta nel 1917?, la risposta di Michail Guefter sembra ben diversamente feconda e convincente della tesi della rivoluzione prematura: Laquestione fondamentale. Avendo riflettuto molto su questo problema, posso permettermi una risposta categorica: non c'era scelta. Quello che si fatto allora era la sola soluzione che contrastasse un rimpasto infinitamente pi sanguinoso, una sconfitta insensata. La scelta si posta dopo. Una scelta che non riguardava il regime sociale, la via da intraprendere storicamente, ma che andava effettuata all'interno di quella via. N varianti (il problema era pi ampio), n gradini da salire per raggiungere la cima, ma un bivio, una serie di bivi. Questi bivi, queste biforcazioni, non hanno smesso in effetti di presentarsi e suscitare risposte diverse e contrapposte: nel 1923, di fronte all'Ottobre tedesco; sulla Nep e la politica economica; sulla collettivizzazione forzata; sull'industrializzazione accelerata e le forme di pianificazione; sulla democrazia nel paese e nel partito; sull'ascesa del fascismo; sulla guerra di Spagna; sul patto tedesco-sovietico. Su ognuna di queste prove si sono scontrati proposte, programmi, linee politiche, che dimostrano la possibilit di scelte e sviluppi alternativi. In verit, la tesi della rivoluzione prematura porta inevitabilmente all'idea di una storia ben ordinata, regolata come un orologio, in cui tutto capita all'ora giusta, al momento giusto. Piomba nell'appiattimento di un rigido determinismo storico, tanto spesso rimproverato ai marxisti, in cui l'infrastruttura determina rigidamente la sovrastruttura corrispondente. Elimina semplicemente il fatto che la storia non ha la forza del destino, squarciata da avvenimenti che aprono un ventaglio di possibilit, non tutte certe, ma un determinato orizzonte di possibilit. A leggere oggi gli autori del Libro nero, si ha l'impressione che i bolscevichi, una volta ottenuto il successo del colpo di mano d'Ottobre, si sarebbero aggrappati a ogni costo al potere per il potere. Questo significa dimenticare che essi non hanno mai immaginato la Rivoluzione russa come un'avventura isolata, ma come il primo elemento di una rivoluzione eu-

- una

marcia continua tra l'Ottobre e il Gulag, oppure duemondipoliticie moralidistinti-l'analisidellacontrorivoluzione staliniana apporta una risposta chiara. Laperiodizzazione della rivoluzione e della controrivoluzione russe non una mera curiosit storica. Essa impone certe impostazioni, orientamenti e compiti politici: prima, si pu parlare di errori da correggere, di indirizzialternativiall'internodi uno stesso progetto; dopo, si tratta di forze e progetti, di scelte organizzative,che si contrappongono. Non si tratta di un litigio in famigliache consente di esibire a posteriori le vittime di ieri come prova di un pluralismocomunista che confonde vittime e carnefici. Una periodizzazione rigorosa consente per esempio, per riprendere l'espressione di Guefter, allacoscienza storica di penetrare in campo politico. Una rivoluzione premafura? Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, ha ripreso vigore una tesi: quella secondo cui la rivoluzione sarebbe stata solo un'avventura condannata perch prematura. la tesi sostenuta da Henri Weber su Le Monde (14 novembre 1997). Questa tesi nasce molto presto, con il discorso degli stessi menscevichi russi e con le analisi di Kautsky, fin dal 1921: tanto sangue, lacrimee rovine -scriveallora-si sarebberorisparmiate se i bolscevichi avessero avuto il senso menscevico dell'autolimitazione a quel che accessibile, in cui si riveli il maestro!.. una formularivelatrice. Kautskypolemizza contro !'idea di un partito d'avanguardia,ma immaginaspesso

17) Moshe Lewin, Storia sociale dello stalinismo, Einaudi, Torino, 1988. 18) Karl Kautsky, Von der Demokratie zur Staatsktaverei, cito da Karl Radek, Les Voies de la Rvolution russe, ED/, 1972.

12 . Bandiera rossa n. 11 marzo 1998

t J

ropea e mondiale. Se Lenin - si dice - ha ballato sulla neve al settantatreesimo giorno dalla presa del potere, stato perch non sperava agli inizi di reggere di pi dellaComune.Il futuro dellarivoluzionedipendeva, per lui, dall'estensione della rivoluzione su scala europea, soprattutto in Germania. Gli sconvolgimenti che hanno scosso, tra il 1918 e il 1923,la Germania,l'Italia,l'Austria,l'Ungheria,stanno a indicare una vera e propria crisi europea. I fallimenti della rivoluzione tedesca, o della guerra civile spagnola, gli sviluppi della Rivoluzione cinese, la vittoria del fascismo in Italia e del nazismo in Germania non erano stabiliti in partenza. N i rivoluzionari russi sono responsabili delle defezioni, degli abbandoni dei socialdemocratici francesi e tedeschi. Apartiredal 1923,diventachiaroche i bolscevichinon potevanopi contare,a brevescadenza,su un'estensione della rivoluzionein Europa.Siimponeva quindi un riorientamento radicale, che ha costituito la posta in gioco dello scontro tra le tesi del socialismoin un paese soloe quelle dellarivoluzione permanente,che ha lacerato il partito allamet degli anni venti. Senza contestare l'iniziale legittimit della Rivoluzione russa, alcuni ritengono tuttavia che si basasse su una previsione sbagliatae su una sfida impossibile. Eppure,non si trattavadi una predizione,ma di un'operazione che puntava a eliminare le cause della guerra, rovesciando il sistema che l'avevagenerata. L'onda d'urto all'uscita della guerra stata concretamente confermata, dal 1918 al 1923. Dopo il fallimento dell'Ottobre tedesco, in compenso, la situazione si era stabilizzata,per tutto un periodo. Che cosafare allora?Cercare di guadagnaretempo, senza l'illusione di potere costruire il socialismo in un paese solo,che poi crollato? la sfida dei dibattiti e degli scontri degli anni Venti. l'intera dimensione politica del problema, il nocciolo della questione Sul piano economico e sociale, la Nep ha arrecato un elemento di risposta, ma per applicarla ci sarebbe voluto un personale ben diversamente istruito di quello formatosiin base ai metodi sbrigatividel comunismo di guerra. Sul piano politico, ci sarebbe voluto un orientamento democratico, ricercando una legittimazione maggioritariaattraverso l'espressione elettorale di un pluralismosovietico. Sulpiano internazionale,ci sarebbe voluta una politica internazionalista che non subordinasse, attraverso il Comintern, i diversi partiti comunisti e la loro politica agli interessi dello Stato sovietico.Queste scelte sono state poste, almenoin parte. Non hanno assunto la forma di tranquille discussioni, ma di scontri spietati. I vinti di quelle lotte non avevano torto. Se,infatti, si tiene cos spesso la macabra contabilit delle rivoluzioni, pi difficilecalcolareil costo delle rivoluzioni abortite o schiacciate: la non rivoluzione tedesca del

VLAOIMIRKOILlNSKI, IL MARINAIO,

1919

1918-23e la sconfitta della rivoluzione spagnola del 1937 non sono prive di un nesso con la vittoria del nazismo e i disastri della seconda guerra mondiale. Per stabilire le reali responsabilit, periodizzare la storia intorno alle grandi alternative politiche, occorre riprendere questo filo e riesaminarlo. Limitarsi a parlare di rivoluzione prematura equivale, viceversa, a pronunciare un giudizio da tribunale della storia, anzich cogliere la logica interna dello scontro e delle politiche che vi si scontrano. Lesconfitte non costituiscono, infatti, dimostrazioni d'errore, cos come le vittorie non sono prove di verit: Seil successo fosse considerato l'innocenza; se, procedendo per corruzione fino alla posterit, la gravasse delle proprie catene; se, futura schiava, generata da un passato schiavo,questaposterit corrotta divenissecomplice di chiunque avesse trionfato, dove andrebbe a finire il diritto, dove sarebbe il prezzo dei sacrifici?Poich il bene e il male sono soltanto relativi, ogni moralit svanirebbe dalle azioni degli uomin. Se non vi giudizio finale in campo storico, importante che, passo dietro passo, di fronte a ogni grande scelta, a ogni grande bivio, si tracci la pista di una possibile storia alternativa. quanto preserva l'intelligibilit del passato e consente di ricavarne insegnamenti per il futuro. Ci che, in dieci giorni, ha sconvolto il mondo, non si pu cancellare. Lapromessa di umanit, di universalit, di emancipazione che emersa dal fuoco effimero dell'evento troppo frammista agli interessi dell'umanit perch lasi possa dimenticare.Depositari e responsabili di un'eredit minacciata dal conformismo, abbiamoil compito di creare le circostanze in cui potr essere riportata alla memoria. (Traduzione di Maria Novella Pierini) Bandiera rossa n. 77 marzo r998 . r3

La pesante eredit
raffazzonatol ma bisogna comunque leg. gerlo. Non farlol significa mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Infatti la campagna sui crimini del comunismo rialfiora sempre pe. riodicamente ed molto sgradevolel ma non campata in aria: si basa su un uso mistificante e demonizzante di fatti purtroppo veri. Non af. frontarli significa lasdare completamente liberi gli ideologi del capitalismo di presentarli in ba. se alle loro esigenze. D'altraparte va detto che proprio l'esistenzadi una mentalit "negazionista" in consistenti settori della sinistra a rendere possibili e convenienti per chi le promuove queste campagne. Probabilmente per reazione spontanea allavolgarit degli attacchi a tutta la storia del movimento comunista c' chi ha finito per negare qualsiasi fondamento a tutte le denunce solo perch provengono da pulpiti discutibili. Ma una sinistra che si arrocca nelle nostalgie di un passato del tutto mitizzato, e che sa solo negare gli orrori che hanno segnato molti periodi della storia del movimento operaio, incoraggia i "bombardamenti" di presunte rivelazioni, documenti magari autentici ma interpretati faziosamente, lanciati sui rotocalchi, ecc. Gli anticomunisti ne fanno un uso disgustoso, ma il materiale c', e non parlarne "da sinistra" significalasciareil campoliberoalladestra'.EinfattiancheTogliatti, se oggetto di una nostalgicavenerazionedi una intera generazione, anche periodicamente oggetto di denunce scandalistiche e anche di grossolane mistificazioni.

ossana Rossanda ha detto giustamente che 1111 libro nero del comunismo Il fazioso e

za confrontarsi le pi svariate posizioni, e col tempo sempre pi difficile avviare il dibattito (che naturalmente non dovrebbe definire un atteggiamento univocoe ufficiale).Testie documenti non dovrebbero essere cercati chiss dove: basterebbe, per esempio, rilanciare i preziosi lavori di Roy Medvedev, che pur essendo stato l'unico dei 17 milioni di iscritti al Pcus a difendere il partito al momento del suo scioglimento (glieloriconobbe perfino Ligaciov), stato rimossoda chi si sta arroccando nella nostalgia del passato, e che per reazione a chi ha gettato il bambino con l'acqua sporca, sta recuperando soprattutto quest'ultima. L'atteggiamento che sta diffondendosi (e non penso solo al Prc) irrazionalee manicheo: o si accetta di condannare tutto il passato, tutta la storia del movimento operaio, o si difende tutto. Per esempio, di fronte alla tendenza a mettere sistematicamente in conto a Lenin tutto quel che avvenne nell'epoca di Stalin(BarbaraSpinelli arrivataa scriveresu La Stampa che Lenin aveva concepito i campi di concentramento per chiudervi... i reduci dalla guerra di Spagna!), si reagisce accettando la stessa metodologia. Anche a sinistra c' chi ha ricominciato a identificare Lenin e Stalin, confondendo i primi anni di una rivoluzione di cui erano protagoniste masse enormi, e che per la sua carica libertariaaffascinavaanarchicicome Victor Serge e anarcosindacalisti come Andreu Nin, con gli anni di piombo (in tutti i sensi) del grande terrore e della riduzione del "marxismo-Ieninismo" a un catechismo di cui erano maestri i Lisenko, gli Zdanov, i Suslov.Cos ricompaiono, anche nelle manifestazioniper il Chiapaso per il Che, le magliettecon Stalin, acquistate perfino da giovanissimi.

1) Un compagno del PeI, ogni volta che leggeva un mio scritto su Togliatti, mi accusava scherzosamente di essere /'ispiratore di Ugo 1ntini e di altri professionisti dell'anticomunismo. Gli ho sempre risposto che il vero ispiratore era Togliatti, o meglio le numerose macchie nere della sua biografia.

Negli anni intercorsi tra il crollo del sedicente "socialismo reale" e oggi, il ritardo nella riflessione della sinistra (o di quanto non stata travolta da quel crollo e portata su altri lidi) pesantissimo. In realt, dopo il "crollo", la maggiorparte dei militanti della sinistra hanno semplicemente rimosso quel che non capivano e li imbarazzava. Il Pds ha spesso fatto suoi gli argomenti dell'avversario. Il Prc ha a lungo rinviato il compito di aprire una discussione sulle ragioni della crisi. Era comprensibile che nella prima fase ci si preoccupasse di evitare un conflitto tra i residuati "nostalgici" del "socialismo realizzato" (che pensavano fosse crollato per un complotto della Cia) e chi avevaun'interpretazione fortemente critica (non penso solo al filone trotskista, ma anche a Libertini e poi allo stesso Bertinotti, che in Tutti i colori del rosso ha esplicitamente rivendicato le sue letture della Luxemburg e de La rivoluzione tradita). Tuttavia il compito sempre rinviato stato allafine dimenticato, con il risultato che all'interno del partito esistono senmarzo 1998

" libronero: una provocazione utile


Paradossalmente, il lancio spettacolare di questo Libro nero del comunismo (con Berlusconi che ne mostra una copia davanti alle telecamere e promette che sar diffuso in ogni casa italiana) avr l'effetto di una sferzata e imporr finalmente di non sfuggire e di rispondere puntualmente. Per cominciare a fornire argomenti ai nostri lettori, abbiamo tradotto nelle pagine precedenti l'opuscolo di Daniel Bensaid pubblicato in Francia dalla Lcr. Ma ritorneremo sull'argomento, anche perch su questi temi ci sar un martellamento prolungato: l'operazione non solo francese e italiana, anche se in questi due paesi con una grande tradizione comunista la preoccupazione che quel che era stato dato per morto rinasca grande. Per questo il grande battage pubblicitario - il prezzo, in Italia come in Francia, molto basso rispetto al numero di pagine - le anticipazioni e amplificazioni su quotidiani e rotocalchi. E, comunque, questo libro solo un pezzo della campagna.

14. Bandiera rossa n.ll

dellostalinismo
"

L'articolodi RossanaRossandacoglie bene i pericoli dell'appiattimento di vicende diversissime sotto un'unica lente deformante nel Libro nero del comunismo, con la stessa logica anacronistica che aveva ispirato Solgenicyn nell'Arcipelago Gulag (un altro libro "sgradevole" e ispirato da un'ideologia reazionaria, ma che impossibile non leggere). Solgenicyn trovava una testimonianza sulle fucilazionidurante la guerra civile, e concludeva (in buona fede, ma era lo stesso sbagliato e fuorviante) che gi nel 1915 cominciava il terrore. Lo stesso fa Nicolas Werth. Eppure non difficile capire che durante una guerra civile (che prima di tutto una guerra e ne ha le regole) fucilare non una crudelt particolare, ma una regola quasigenerale. Losi fa perch una guerra basata sull'uccisione del maggior numero di nemici possibili (magari,se si cattolici,si ottiene una particolarebenedizione e i preti cantano il Te Deum per ringraziare il buon dio che ha concesso di ammazzarne tanti), lo si fa perch in una guerra civile difficile e spesso impossibile custodire dei prigionieri. Losi fa perch si costretti a combattere per difendere la rivoluzione, ma non si sa se si riuscir, e se si sopravviver. Tra l'altro, tutti i "rossi" caduti in mano dei controrivoluzionari, venivano uccisi, sempre. doloroso,ma cos.Guevaraha descrittocon laconsueta franchezzanei Passaggi della guerra rivoluzionaria a Cuba alcunefucilazioni he lo rattristavano, he c c poteva non raccontare, ma che non ha nascosto. Se la notizia di una fucilazionedi quel genere finisce in mano a Solgenicyn o a Werth, ecco che viene messa sullostesso piano delle esecuzionia freddo degli anni Trenta, negli scantinati della Lubianka,per colpire semplicemente un'idea, un possibile dissenso, per "dare una lezione". Tutto uguale, tutto ugualmente frutto dei progetti di sopraffazione marxist...
Le Ilfudiazioni" di Lenin Rossana Rossanda ha colto bene, nell'articolo del 25 febbraio, che le affermazioni di Lenin "sventolate" da Werth (del tipo "fucilateli tutt) in realt fanno testo pi d'una esasperazione che di una cultura, e pi d'una cultura che di una pratica, giacch per Lenin la repressione una necessit sotto l'assalto delle guardie bianche e l'intervento estero, non un sistema di governo. Avevo notato quelle frasi, che davano sinceramente fastidio, leggendo un libro interessante e meno direttamente collegato a una campagna anticomunista (anche se molto duro e con interpretazioni discutibili) di Andrzej J. Kami'ski su I campi di concentramento dal 1896 a oggi (Bollati Boringhieri, Torino, 1997). Il libro parte dai campi di concentramento spagnoli nella Cuba dellS96, e naturalmente dedica poi

una grande parte alla comparazione tra quelli sovietici e quelli nazisti (con conclusioni contraddittorie). Le frasi di Lenin citate da Kami'ski sono le stesse che si trovano in Werth e in Solgenicyn, che presumibilmente la "fonte" a cui hanno attinto. Controllando direttamente sul volume 45 delle Opere di Lenin da cui erano tratte si scopre cos che le tre frasi brutali ci sono veramente (anche se con qualche forzatura nella traduzione dal russo al tedesco, e poi all'italiano, senza controlli sull'originale). Ci sono, ma sono solo tre piccole frasi di una riga in un volume di 750 pagine. Tutto il resto del volume va in direzione opposta: ci sono per esempio molte lettere con cui Lenin sottopone all'attenzione dei collaboratori la figura di un contadino che ha avuto modo di incontrare, Ivan Afanasievic Cekunov, che simpatizza con i comunisti, ma non entra nel partito perch va in chiesa, cristiano. Quello che conta che migliora l'azienda e nel suo distretto "con l'aiuto degli operai, riuscito a ottenere la sostituzione di un cattivo potere sovietico con uno buono. Soprattutto dice la verit: "i contadini hanno perso la fiducia nel potere sovietico. Lenin ne propone la fucilazione? Niente affatto, e anzi conclude che " a gente simile che dobbiamo aggrapparci con tutte le forze per ristabilire la fiducia delle masse contadine. Lenin fa molte proposte di inserimento di Cekunov in apposite strutture del potere sovietico, e raccomanda che sarebbe meglio trovarne tre, con le stesse caratteristiche: vecch, e soprattutto "senza partito e cristian2. Al tempo stesso, Lenin si occupa di molte piccole cose concrete, come un'anomalia magnetica riscontrata a Kursk e che propone di studiare rapidamente per verificare se corrisponde a grandi giacimenti di ferro; il ridimensionamento del costosissimo Bolscioi per finanziare le campagne di alfabetizzazione e le sale di lettura (ma le sue proposte vengono respinte!); gli aumenti incontrollati di personale senza copertura; gli sbarramenti eccessivi per i visitatori del Cremlino; la scelta degli accessori per la fabbricazione degli stivali; ecc. Tutto questo non ha interessato minimamente gli specialisti in "crimini del comunismo". Ancor meno si sono soffermati sui molti passi in cui Lenin interviene per fare liberare delle persone arrestate, ed esprime dubbi sui criteri della Cek, che effettua "arresti a discrezione senza mandati specificP. Quando chiede la repressione, gli autori che lo citano non precisano che per punire i colpevoli (alla Banca di Stato) per le lungaggini e il burocratismo, ricorrendo a processi esemplari che infliggano pene severissime4. Molte volte si sfoga contro il nostro apparato, dicendo che una tale porcheria che bisogna ripararlo radicalmente;. Altre volte si esprime

2) Lenin, Opere, voI. 45, Editori riuniti, Roma, 1970, pp.59-60. 3) Ivi, pp. 149-150. 4) Ivi, p. 470. 5) 6) 1vi, p. 126.

Bandiera rossa n. 11 marzo , 9".

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con durezza contro l'apparato che si occupa esclusivamente del lavoro ideologico, dell'agitazione e della propaganda al di fuori di ogni incarico amministrativo e ne teme il peso nelle votazioni (ma anche che il partito ci rimetta terribilmente per la m... schifezza del nostro apparato di direzione6). Gli accenni alle necessit di fucilazioni sono pochissime, e sempre non per idee che non gli piacciono, ma per i malversatori, i ladri di beni pubblici. A volte si esprime effettivamente in tono molto brusco anche verso i suoi collaboratori: per il sabotaggio di una decisione presa e non applicata, propone di sottoporre all'arresto per una domenica il compagno Badaiev + i suoi due pi prossimi collaboratori>/. Certamente la proposta un po' discutibile dal punto di vista della separazione dei poteri, ma che c'entrano queste misure, prese in uno stato di febbrile lavoro per sopravvivere, con la repressione a freddo degli anni Trenta, a vittoria proclamata, e certo non con una domenica di arresto ma con l'assassinio dei migliori quadri del partito? A proposito del linguaggio, interessante che Trotskij, che per anni aveva detto scherzando dei compagni che facevano sciocchezze bisognerebbe fucilarli, sia intervenuto severamente nei confronti di un giovane sostenitore che in Messico ripeteva la stessa battuta: Non si pu pi dirlo neppure per scherzo, ora che tanti compagni vengono veramente fucilati. Lo stesso Lenin, secondo varie testimonianze, si informava costantemente di quel che faceva la Cek,

chiedendo ai militanti di pi antica data se si stavano abituando alle fucilazioni, se erano divenute una routine a cui non si dava peso, o se erano ancora capaci di sentimenti umani durante l'espletamento di quel terribile compito. Ma le fucilazioni durante la guerra civile erano inevitabili. Ci sono pagine molto belle di Trotskij sulla questione degli ostaggi: barbaro ricorrere agli ostaggi, ma la guerra in s che barbara. Chi prende alla lettera una frase singola (tre frasi su centomila di quel periodo) per ricavarne la paternit leniniana degli orrori dello stalinismo, dimentica tutto il contesto, a partire dalle pagine inquiete e autocritiche dell'ultimo Lenin sulle molte cose accettate nel clima frenetico e insonne di una rivoluzione che nessuno sapeva se avrebbe retto qualche settimana. Un libro di Orlando Figes, che Karol ha segnalato positivamente al momento della sua uscita in Italia (e che stato invece subito bollato come "anticomunista" da Fosco Giannini su l'Ernesto), fa un'osservazione molto acuta sul peso da dare alle parole pronunciate (e perfino scritte) a caldo da Lenin: dopo le minacce di espulsione di Zinoviev e Kamenev per la loro denuncia pubblica dei preparativi di insurrezione, una volta chiarito che il loro gesto non aveva avuto conseguenze catastrofiche, i due furono utilizzati a pieno, e dopo che si erano nuovamente dimessi con altri eminenti bolscevichi per protesta per l'assenza di rappresentanti di altri partiti nel Consiglio dei commissari del popolo, furono ugualmente recuperati in pochi giorni".

Canfora e il comunismo (da Lenin a Ceausescu)


Quando l'articolo era gi in composizione, uscito un intervento di Luciano Canfora nel dibattito della sinistra avviato su il manifesto, che merita qualche commento. I nove decimi dell'articolo sono del tutto condivisibili: si tratta di una denuncia dei crimini della borghesia, e una spiegazione delle ragioni che hanno portato i bolscevichi durante la guerra civile a esercitare una repressione durissima nei confronti degli avversari, per non finire come i comunardi (30.000 fucilati a freddo da Thiers). Sidenunciano i "pentiti" della sinistra,l'appoggio a PoIPot da parte degliStatiuniti, i massacricommessiin Mghanistan dopo lapartenza delle truppe sovietiche.Tuttaviagi a questo punto c' un campanello d'allarme: Canfora parla dei governi filosovietici afghani come "comunisti", cosa che non dicevano neppure loro. Per giunta non dovrebbe bastarci l'autoproclamazione per definire un partito o un governo "comunista". Canfora riprende poi a denunciare altri massacri compiuti in nome dell'ordine, da quello di Spartaco a quello degli spartachisti tedeschi, e la vile calunnia che ha colpito, dopo l'assassinio, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Di nuovo tutto condivisibile. Questa la chiave della popolarit di Canfora nella sinistra. Nelle ultime righe c' per un affermazione che rivela la sua incomprensione del fenomeno dell'involuzione burocratica: "il problema storico che abbiamodavantinon quello dei rozzi autori del "libronero", ma un altro:come mai,nonostante abbiano inteso far tesoro delle sconfitte del passato, i comunisti, giunti al potere in Europa in questo secolo, non siano riusciti, nonostante la violenza, il massacro di classe, ad impedire la restaurazione di forme pi o meno differenziate di capitalismo". Canfora, che ho conosciuto a Bari come professore di storia antica molto autoritario (bocciava gli studenti approdati a filosofia o lettere dagli istituti tecnici, se non sapevano leggere i testi in greco e latino), e che si indignerebbe se qualcuno confondesse l'et omerica con quella ellenistica, cade in un anacronismo ugualmente grave: i comunisti che "sono giunti al potere" con la rivoluzione d'Ottobre non hanno nulla a che vedere con coloro che si dicevano comunisti negli ultimi decenni, e nella maggior parte dei paesi erano stati "collocati al potere" dai carri armati sovietici, o erano saliti nella nomenklatura prendendo il posto delle vittime della repressione staliniana. I comunisti della rivoluzione erano stati sterminati da quelli che hanno portato il "socialismo reale" a un crollo vergognoso. Verso i quali Canfora ancora una volta molto indulgente: egli osserva che, quando il "fallimento cominciava ad essere evidente, il comunismo non ha trascinato il mondo

6) IVi, p. 126. 7) IVi, p. 215. 8) Fosco Giannini presenta il libro di Figes come un monumentale tentativo di demonizzazione della Rivoluzione d'Ottobre nella introduzione al molto eterogeneo Speciale dedicato all'anniversario dell'Ottobre (L'Ernesto, a. v., n.8, novembre 1997). Di tutt'altra opinione, pi fondatamente, Karol, su "la talPa libri" del Manifesto 15-1-1998.

r6 . Bandiera rossa ft. 11 marzo r998

C'era troppo bisogno di quadri preparati, per rischiare di perderli solo per una pur grave indisciplina. Su questo libro dovremo ritornare, sia perch ci sembra pregevole la ricostruzione dei fattori che resero ineluttabile la rivoluzione, dell'agonia del regime zarista e delle patetiche contraddizioni di Kerenski, sia per il quadro che tenta dei primi passi dopo l'Ottobre". Pur sottolineando a volte che Lenin aveva concepito la presa del potere come un colpo di Stato (anche contro il partito, che non lo seguiva) Figes si guarda bene dal ridurre la rivoluzione alla presa del Palazzo d'Inverno (come invece assurdamente fanno alcuni compagni di Rifondazione , sedicenti "gramsciani" o "Iuxemburghiani"), perch presenta onestamente la forza dirompente della rivoluzione contadina e di quelle plebea della citt. I bolscevichi e soprattutto Lenin, che effettivamente dovette esercitare un'energica pressione pedar cambiare linea al partito, seppero interpretare e indirizzare un processo che era per maturato autonomamente nelle con-

stodito e circondato da attenzioni, per diventare uno dei capi delle ferocissime guardie bianche. AImassimo si pu sottolineare che Lenin aveva previsto la guerra civile:glielafaceva prevedere l'esperienza della Comune, e anche quella riflessione sulla rivoluzione francese del 17S9-1793,che fu sempre fin troppo presente nei bolscevichi (perfino il nome di Commissari del popolo fu ricavato da quell'esperienza)".
Lostalinismo,una vera e spietata controrivoluzione A differenza di Figes, gli autori del Libro nero del comunismo appiattiscono tutto. Nessuna ammissione sull'entit della strage dei bolscevichi da parte di Stalin (quando ne parlano si tratta semplicemente della rivoluzione che divora i suoi figli. Eppure nessuna rivoluzione ha sterminato la quasi totalit dei suoi dirigenti, bollandoli per giunta col marchio infamante di "contro rivoluzionari". Dei 21 membri del comitato centrale che diresse la rivoluzione, 7 morirono di morte naturale (quasi tutti molto presto, esclusi Stalin e la Kollontaj), 2 furono uccisi dalla contro rivoluzione e gli altri 12 caddero vittime di Stalin. Dei 31 membri che si succedettero nei comitati centrali tra il 1915 e il 1921 (allora i congressi si tenevano annualmente) le vittime di Stalin sono lS. Del primo politbjuro di 7 membri eletto nel 1917 cinque sono vittime di Stalin (Trotskij, Zinov'ev, Kamenev, Sokolnikov e Bubnov) e cos, sui lO che ne fecero parte tra il 1915 e il 1923 a parte Lenin e Stalin tutti gli altri perirono vittime di

9) Orlando Figes, La tragedia di un popolo. ta rivoluzione russa 1891-1924, Corbaccio, Milano, 1997. 11libro complesso, e una stroncatura come "anticomunista .. forse dipende dal titolo e soprattutto della presentazione editoriale, a partire da foto orribili, dal Lenin ormai fuori conoscenza alle atrocit della guerra civile. Figes, tenta una "storia sociale" della rivoluzione, seguendo un po' le orme di Moshe Lewin, e ricostruisce anche a tutto tondo molte figure minori dell'una e dell'altra parte. L'autore, non comunista, riconosce che la rivoluzione un gigantesco esperimento di ingegneria sociale, forse il pi grandioso della storia". Lo considera inevitabile, ma conclude poi che l'esperimento andato orribilmente male, non tanto a causa della cattiveria

traddizioni della societ russalO.


La stessa guerra civile viene vista come una svolta epocale, che determina trasformazioni profonde nella societ e nel partito. Appare evidente che non stata voluta da Lenincome dicono gli imbecilli: la guerra civile il tentativo di ribaltare l'esito dell'Ottobre da parte degli esponenti delle classi sconfitte, che avevano beneficiato della eccessiva tolleranza della prima fase della rivoluzione: Kornilov pu andarsene tranquillamente dal comodo monastero dove era cu-

in un conflitto distruttivo, (modello nazifascista)ma ha abdicato al proprio potere evitando ulteriori tragedie".Quante assurditin poche righe! Ceausescue compagnia "avrebbero abdicato alloro potere" per evitare "ulteriori tragedie"?Altroche generosit:glisi stavasgretolandoil terreno sotto i piedi, perch non riuscivano neppure a capire quel che accadeva nella societ, come accadde ai golpisti del 19 agosto 1991in URSS,il cui rapido fallimento e il carattere farsesco del loro tentativo (condotto, da parte di parecchi di loro, in stato di ubriachezza) servito a molti "nostalgici" per negare l'esistenza del golpe, che invece perfmo nei particolariricalcavale orme di quello di Kornilov nel 1917, ugualmente velleitario e sgonfiatosiper assenza totale di un legame col paese reale. L'unica critica che Canfora riesce a fare a questo "comunismo", che appiattisce in un tutto indistinto, mettendo sullo stesso piano ogni periodo, quelli del generoso slancio rivoluzionario e quelli della gestione burocratica di un potere ingiusto, repressivo e disponibile a ogni cinica intesa per spartirsi il mondo con il nemico di classe, sorprendente. "n problema non : perch il comunismo ha gestito il potere praticando, al suo affermarsi, la violenza, ma: perch, nonostante ci, non sia riuscito a realizzare un diverso ordine economico". Canfora confonde la violenza indispensabile, anche se dolorosa e pericolosa, esercitata per difendere il potere

sovietico dalla controrivoluzione durante la guerra civile, con quella feroce e ingiustificabile che servita, proprio dopo la stabilizzazionedel regime, per sterminare una parte notevole dei vecchi comunisti, sopprimendo ogni dialettica nel partito e nell'internazionale (mentre ci si accordava invece con Lavai, con Hitler, con Churchill o con Badoglio!). Confonde errori dovuti all'inesperienza con i crimini di una casta che si preoccupava solo, invano, di conservare i propri immensi privilegi,e che non poteva certo realizzare un nuovo e "diverso ordine economico", ma imitava sempre pi coscientemente gli aspetti peggiori del capitalismo. Questa confusione era gi presente nella "nuova sinistra" quando liquidava in blocco il "terzinternazionalismo", mettendo sotto la stessa categoria i vivaci ed aperti dibattiti dei primi anni a cui partecipavano sullo stesso piano Lenin, Trotskij, Zinoviev, Gramsci,Bordiga,Kun, Pannekoek e Levi,e il cinico trasformismo degli ultimi anni, in cui ogni svolta era giustificata con la menzogna, e in cui i migliori dirigenti venivano espulsi se lontani, uccisi se presenti a Mosca. Condannare tutto insieme, come faceva Lucio Magri o salvaretutto, come fa Canfora,sono due atteggiamentispeculari, che rendono pi facili e "paganti" operazioni come quella de Il libro nero, che appunto attribuisce al progetto del 1917 gli orrori del 1936-193So lo sfacelo degli ultimi anni di "stagnazione

dei capi, quasi tutti sorretti in partenza dai pi nobili ideali, quanto proprio a causa della rrealizzabilit di quegli stessi ideali"" Ivi, p. 986. Non sono d'accordo (a meno che non si relativizzi aggiungendo nel contesto di una Russia rimasta isolata con la sua arretratezza". Ho per il sospetto che a molti dia fastidio la semplice constatazione che l'esperimento andato male. 10) Rinviamo per questo al volumetto collettivo su Lenin, il partito e la rivoluzione, uscito sia come Nuove Edizioni internazionali, Milano, 1997, cbe come numero 75 di Bandiera rossa. " 11) Cfr. In questo stesso opuscolo l'articolo di Daniel Bensai'd

Bandiera rossa n. 77 marzo J998.

J7

12) Elena Aga-Rossi, Vietar Zaslavsky, Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca, Il Mulino, Bologna, 1997. Gli attacchi di Canfora sono apparsi su l'Unit del 1911-1997 e del 25 -11. In questo articolo precisava che non voleva recensire il libro, altrimenti avrei dedicato la mia attenzione ad un altro scritto dello Zaslavsky. Lo scopo comunque quello di togliere autorit al "dottor Zaslavsky", e ai documenti che ha trovato negli archivi sovietici. Su questo libro, molto importante per la ricostruzione degli stretti rapporti tra direzione del pC! e Mosca, tramite l'ambasciata sovietica a Roma, bisogner ritornare, perch seppellisce definitivamente la leggenda di Togliatti autonomo elaboratore della linea di collaborazione di classe. 13) A. M. Chiesa, partito e masse nella crisi polacca (1939-1981), Lacaita, Lecce 1988, pagg. 296, 20.000 (disponibile presso la redazione di Bandiera rossa).

quest'ultimo: Trotskij, Zinoviev, Kamenev, Bucharin, Preobrazenskij, Serebriakov, Tomskij, Rykov. Non sembrano occorrere altre prove del carattere di controrivoluzione assunto dallo stalinismo. Pet giunta lo sterminio colp anche i comunisti di altri paesi: dei membri dell'Ufficio politico della Kpd tedesca, le vittime di Stalin sono pi numerose di quelle di Hitler. Peraltro, particolare quasi sempre dimenticato, duemila comunisti tedeschi e austriaci, spesso di origine ebraica, furono consegnati nel 1940 ai nazisti! Questi orrori continuano a essere ignorati da una parte dei militanti della sinistra (sia nel Prc che nel Pds) mentre altri hanno fatto propria l'identificazione tra nazismo e "comunismo" (basata su innegabili affinit esteriori, ma che non si regge se si considerano le fmalit dei due regimi). In alcuni dibattiti ho incontrato persone insospettabili, a volte definibili "di buona cultura" che negavano perfino l'esistenza del sistema concentrazionario sovietico, insinuando che in fondo i crimini di Stalin non sono stati mai documentati se non dai "nemici del socialismo". Persino uno storico molto popolare sia nel Prc sia nel Pds come Luciano Cantora, ha tentato di sminuire l'attendibilit del rapporto segreto di Chrusciov insinuando che lo conosciamo solo attraverso una versione manipolata dalla CiaoNaturalmente Canfora non ha scritto che tutto il rapporto era inventato, ma la sua affermazione, apparsa con notevole rilievo sul Corriere della sera nel quadro di un articolo sui "grandi falsi storici" ha fornito una pezza d'appoggio ai tanti che vogliono rimuovere quel che non sanno spiegarsi. E Canfora intervenuto pi volte su l'Unit (giornale che lo ospita spesso) contro il libro di Zaslavsky, aggrappandosi a qualche possibile inesat-

tezza per mettere in dubbio la seriet dell'autoreI2. Canfora, che non pi da tempo del Prc anche se viene ospitato sui suoi giornali ben pi di diversi compagni iscrittie anche dirigenti, e certo non meno competenti di lui, ma antistalinisti, si specializzato nella difesa di Togliatti. Ha anche sostenuto che non era cos significativala firma apposta nel 1938 all'atto di scioglimentodel partito comunistapolacco,perch comunque la maggior parte dei dirigenti erano gi stati uccisi a Mosca. il segno di una sottovalutazionedel segnoindelebile lasciatoin Poloniadallaspartizionedel 1939,con la conseguente deportazione (e sterminio) dell'intelligencija polacca nel biennio successivo. Quella vicenda getta una luce inquietante sulle ragioni dello scioglimento che aveva preceduto e forse preparato l'accordo con Hitler (tanto pi che analoghe epurazioni cancellarono anche i dirigenti comunisti baltici in esilio, alla vigilia dell'occupazione concordata con i nazisti). Quella decisione comunque imped che i comunisti rimasti nel paese potessero agire in modo organizzato contro gli occupanti nazisti (con cui i sovietici nei protocolli segreti allegatial Patto Ribbentrop Molotov avevano stabilito un accordo di cooperazione per stroncare ogni resistenza polacca). La resistenza fu organizzatada altri, che furono poi esclusi dal potere. C' da stupirsi dell'anticomunismo polacco? Ogni volta che ho sollevato questo problema, ho trovato una terribile sordit nella sinistra. Il mio libro sulla Polonia'!, probabilmente il pi importante di quelli che ho scritto, negli scaffali di molti dirigenti del Prc e di molti storici (Canfora incluso) senza che l'abbiano mai letto. Ne sono certo. Ora ho avuto la sorpresa, proprio nel giorno in cui usciva un mio intervento sullepagine de il manifesto in cui riprendevo questo problema praticamente negli stessi termini di questo scritto, di leggere nel bel resoconto del colloquio di Castro con Giulio Girardi e altri tre teologi della

SOLDATIOELl'ESERCITO ROSSO MARCIASUlLA IN NEVE, FOTODI (HAICHfT ARKADI

JB. Bandiera rossa n.ll

marzo 1998

liberazione (che criticavano duramente e giustamente le concezioni di Giovanni Paolo II) una frase di Fidel che trovava una qualche giustificazione all'anticomunismo di Karol Woitila: come poteva non essere anticomunista tenendo conto di quel che ha conosciuto come "comunismo" nel suo paese? Misono sentito in buona compagnia. Speriamo che l'autorit del grande dirigente cubano serva a far riflettere chi finora non ha mai voluto affrontare il problemaI4. Comeaffrontareil dibattito sullo stalinismo Un'ultima notazione su come affrontare questo dibattito, impostoci ancora una volta dall'avversario. I revisionisti allaNolte giustificanoi crimini nazisti pre. sentandoli come risposta a quelli "del comunismo" (non "dello stalinismo", altrimenti il loro ragionamento salterebbe). assurdo, dato che lo stalinismo fu possibile proprio nell'isolamento di una Russiaarretrata dovuto al soffocamento della rivoluzione tedesca, ungherese, ecc. con la "controrivoluzione preventiva". Malo stesso metodo di giustificare i crimini della propria parte con quelli degli altri, usato da chi a ogni discussione sull'URSSsfugge trincerandosi dietro l'immensit dei crimini nazisti, o ricordando le bombe di Hiroshima e Nagasakio la distruzione di Dresda. assurdo!di crimini il capitalismone ha commessi infiniti (compreso quello italiano nelle colonie o nei Balcani) ma questo non giustifica nulla: perch il movimento comunista, nato per opporsi a quella barbarie,ha finitoper adattarvisie riprodurne i metodi, e per giunta soprattutto contro il movimento operaio? Se se ne prendesse atto, sarebbe pi facile tappare la bocca ai petulanti fustigatori dei "crimini comunisti". Poi faremo il Libro rosso dei crimini del capitalismo, che oltretutto non deve partire da zero, dato che pu usare i pregevoli lavori di Galeanoper l'America Latina, di Chomski, ecc. Maintanto parliamo noi, autonomamente, non "gioALCUNITESTIDARILEGGERE LevTrotski Il programma di transizione pagg. 112 8000 Documento di fondazione della Quarta internazionale, traccia
una sintesi delle conquiste teoriche

cando di rimessa", della grande tragedia dello stalinismo. Molti compagni nei dibattiti mostrano insofferenza per l'uso di questo termine. vero che inadeguato, perch riduce al ruolo di una persona un fenomeno ben pi complesso, ma era usato sotto Stalin, (a differenza di leninismo e trotskismo, rifiutati da Lenin e Trotskij), e alla fine serve a capirsi. Ma va chiarito da dove parte e che cosa stato lo stalinismo. Se si riducesse al grande terrore del 35-38, che ben pochi hanno il coraggio di rivendicare (anche se ci sono!), nessuno o quasi ne porterebbe l'eredit. Lo stalinismo invece cominciato ben prima, alla met degli anni Venti, in una fase ancora pressoch incruenta, concretizzatasi nella distruzione del partito come organismo vivo e con diverse posizioni politiche (tra il 1917 e il 1921, anni tragici per la rivoluzione russa assediata, c'era perfino il diritto di frazione!15). La lettera del 1926 di Gramsci'6, preziosa testimonianza, dovrebbe essere meditata, e non liquidata dicendo che tuttavia Gramsci non era diventato trotskista (il che vero) per non ricordare cosa temeva per il futuro di un partito che allontanava Trotskij, Zinoviev, ecc. Da quella censura (che imped alla lettera di entrare nel dibattito di un Comintern in cui Stalin non era ancora il padrone assoluto) inizi una progressiva rimozione di gran parte del patrimonio marxista, ridotto a un catechismo aggiornabile ai fini di ogni necessit contingente. E cominci quel fideismo cieco che abbiamo tutti conosciuto e che non affatto scomparso nei due tronconi in cui si diviso il Pci. Un fideismo che non escludeva una generosa dedizione ~Ia "causa", e anche vero eroismo (penso al vivaSta!inscritto in miniera dal "figlio di Bakunin" nel romanzo di Atzeni, o anche a quello rivendicato da Pintor, in polemica implicita con la Rossanda17),ma non ha impedito che quella dedizione e quell'eroismo servissero ad altro, magari ad aprire la porta a Franco in Spagna e alla DC in Italia. Roma, 26febbraio1998
Livio Maitan

14) Fidel Castro ha affrontato con rigore la questione del Patto Ribbentrop-Molotov nel libro intervista di Toms Borge Un chicco di mais, il papiro, Sesto S. Giovanni, 1995). 15) Ricostruire qui la vicenda dell'involuzione staliniana non possibile, per ragioni di spazio. Rinvio al mio Intellettuali e potere in URSS (19171991), Milella, Lecce, 1995, e in particolare alla cronologia che tenta la scansione della storia sovietica. Ma chiamo a testimone, sulla data d'inizio e profondit dell'involuzione burocratica, Vladimir Majakovskij. Una recensione delle poesie antiburocratiche della met degli anni Venti riPresentate da Dario Fo (Editori Riuniti, Roma, 1994) apparsa sul n. o 45/46 di Bandiera rossa, luglio agosto 1994 con il titolo "Con Dario Fo alla riscoperta di Majakovskij". 16) RiPortata anche in Livio Maitan, Il pensiero rivoluzionario di Antonio Gramsci, Nei, 8000 17) Luigi Pintor, "L'innocenza dei vincitori", editoriale de il manifesto"del 16-1-1998. Pintor scrive testualmente: perch mai, nel 1943, non avrei dovuto scrivere sui muri di Roma w la rivoluzione d'ottobre, ed esaltare Stalin?" Ho capito e rispettato vecchi compagni operai onestissimi, nostalgici di Stalin e infastiditi dalla destalinizzazione" chruscioviana., ma come si fa oggi, nel 1998, a formulare la rivendicazione del proprio passato in un modo che avvalora l'equivalenza tra Stalin e la rivoluzione d'ottobre?

Ernest Mandel La burocrazia pagg. 112 8000 Il comportamento delle direzioni della classe operaia, dalla Comune alla burocrazia degli Stati operai. Michel Husson Il capitalismo di fine secolo pagg. 96 8000 Le dinamiche del capitalismo e le cause che hanno deteminato il passaggio dall'onda lunga positiva ali/onda lunga negativa. Edgardo Pellegrini (a cura di) n marximo vivente del Che. Scritti scelti pagg. 112 8000
Alcuni scritti fondamentali del Che.

Il marxismo rivoluzionario di Antonio Gramsci


nuova ediz. con testi di e su Gramsci pagg. 128 8000 Demistificazione delle interpretazioni gradualistiche e riformistiche del pensiero del grande rivoluzionario. Oaniel Bensai'd, Franois Vercammen, Antonio Moscato Lenin, il partito e la rivoluzione introduzione di Livio Maitan pagg. 96 8000 Un bilancio della Rivoluzione. d'Ottobre, della costruzione del partito leninista e della sua sperimentazione nella fase conclusiva della rivoluzione.

del movimento operaio e indica le prime esperienze di lotta contro lo stalinismo,


Lev Trotskij La loro morale e la nostra con Il profeta muto: Trotskij oggi di Enzo Traverso pagg. 112 8000

Gli argomenti della difesa intransigentedellaRivoluzione d/Ottobre, nel contesto drammatico della guerra civile.

Bandieraossan. 11 marzo'998. '9 r

Stalinismo, antitesi
ome comprendere il XX secolo, con lo sua commistione di riuhezze e di grandi possi. bilit da un lato e lo disumanit delle loro convulsioni, dall'altro? Dal punto di vista crono. logico, malgrado quel che ne diconogli ideologi del. lo destra, lo risposta non pu essere ricercata in primo luogo nell'ideale comunista, o nella realt dello stalinismo, ma in quella dell'imperia/ismo.

Il corso del secolo non stato forse per prima cosa segnato dall'immenso macello del 1914-18,dallaguerra imperialista per eccellenza? Lasua disumanit non forse esemplificata dal sistema concentrazionario che il regime nazista ha portato al suo parossismo? Perfino le responsabilit del movimento operaio e socialista nei confronti dei disastri del secolo sono cominciate ben prima della Rivoluzionerussa, fin dal 1914 e in ogni caso dal momento in cui i vertici della socialdemocrazia hanno, un paese dopo l'altro, votato i crediti di guerra, tradendo gli impegni democratici e internazionalisti. Non si pu rendere responsabile il bolscevismo dell'esplosione delle prima guerra mondiale, e nessuno potr fingere di ignorare il ruolo disastrososvoltoin quell'occasionedaidirigenti riformisti della Seconda internazionale. Eppure, nelle attualipolemichesu comunismoe stalinismo,i laudatori delliberalismo e della socialdemocrazia preferiscono dimenticare quel "dettaglio" della storia che stato il 1914. Sta/inismo comunismo, antitesi e una Neppure possibile rivisitare l'Ottobre 1917, tracciare un bilancio del bolscevismo o studiare le condizioni dell'emergere del regime staliniano senza ricordare la doppia rottura rappresentata, nellastoria europea, dalla prima guerra mondiale e, nella storia della socialdemocrazia, dal tradimento del 1914. Il fallimento,nel periodo 1918-1923, elle rivoluzioni d nell'occidenteeuropeo determinle condizioniper una terza rottura, drammaticamente precoce - questa volta nella storia del giovane movimento comunista internazionale - rivelatasi nelle sue implicazioni altrettanto profonda quanto le due precedenti. Lostalinismo non un funesto svolgimento del marxismo - di una teoriao di un impegno- quanto piuttosto un effettivo sconvolgimento sociale: il sorgere di una burocrazia statale in una societ di transizione. Lavittoriadello stalinismo il risultatodi una controrivoluzione sanguinosa, di cui facile cogliere lo sviluppo

le campagne, cominciatanel 1929,apr un primo ciclo di terrore burocratico e di deportazioni in massa; le grandi purghe politiche del 1936-38produssero, secondo le stime,quasi700.000vittime,decimandoin particolarei ranghidel Partitocomunistae dell'Esercitorosso; la politica dell'industrializzazioneforzatafacilitle deportazioniautoritariedi intere popolazionie il rafforzamento del controllo sociale in un paese in piena trasformazione. La pratica politica divenne sempre pi dittatoriale,mentre il numero dei funzionariesplodeva e nuovi privilegisi codificavanoe si cristallizzavano.La burocrazia di Stato che era cresciuta nell'ombra nel corso degli anni Venti, non esitava pi ad affermarele proprie ambizionie il suo potere. Fin dagli anni Venti, alla fine della guerra civile, non si potevano pi negare l'estensione della repressione e le limitazioni alle libert pubbliche, ma con il fenomeno staliniano, si cambiava di scala, quantitativamente e qualitativamente. Era nato un nuovo ordine e la rottura si manifestavain ogni campo: dalla sperimentazione sociale alla cultura, nell'arte come nell'urbanizzazione... Lascienza sovietica continuava a progredire ma era ormaiimbavagliata: ra finitoil teme po in cui i ricercatori esploravano liberamente nuove vie, come era avvenuto con l'ecologia sovietica degli anni Venti. Ladiffusione delle scoperte era ormai sottoposta a censura politica; per ossequiare ai nuovi padroni dello Stato, il riferimento al marxismo si ossificava in un dogma morto. Trabo/stevismo e stalinismo non c' continuit Non questa una confortevole teorizzazione a posteriori. Pochi sono i rappresentanti bolscevichi che,
a quel tempo, abbiano sostenuto

- come

Stalin

- che

nel corso deglianni.Il partito, all'iniziodeglianni Trenta, non era gi pi quello dell'Ottobre del 1917, il partito leninistai cui quadrisarannonellamaggiorparte uccisi, deportati, esiliati.Lacollettivizzazioneforzata del20

il regno dellaburocraziacorrispondevaallarealizzazione degli obiettividell'Ottobre, al socialismo.Findal 1923, Lenin, irrimediabilmente ammalato (morr nel gennaio del 1924),presentiva la catastrofe e ingaggiavala sua "ultima battaglia" (per riprendere l'espressione di Moshe Lewin) per tentare di contrastare l'ascesa di Stalin al potere, moltiplicando gli avvertimenti politici, impegnandosi in un nuovo sforzo di riflessione teorica su problemi di fondo come la questione nazionale e quella contadina.. .): Bukarin esplorava la possibile evoluzione dei rapporti citt-campagna; Rakowski esaminava i "pericoli professionali del potere"; insieme ricercavano, per tentativi, vie alternative a quella del segretario generale. E pagarono il tentativo con la vita! Tocc a Trotskji, salvato a tempo dalla morte con l'esilio, di offrire, negli anni Venti con Nuovo corso, e poi nel 1936 con La rivoluzione tradita, una prima analisisistematica della contro-rivoluzione staliniana.

. Sandiera rossa n. 11 marzo J998

del comunismo
Questa contro-rivoluzione non si impose d'un colpo. Matur a lungo prima di prendere l'offensiva della repressione.Il pericolo burocraticosi era manifestato ben presto nellaRivoluzionerussa e la minacciaera tanto pi chiara dal momento che i dirigenti dell'Ottobre sapevano che la sorte della loro rivoluzione si giocava in gran parte altrove, in Europa,e che l le sconfitte rivoluzionarie si susseguivano, lasciando la Russia esangue e drammaticamente isolata. Eppure essi si impegnarono con ritardo e in modo disorganizzato nel contrastarla; molti dei provvedimenti presi subito dopo la guerra civile nei fatti rafforzarono il pericolo burocratico: la restrizionedei diritti democratici all'interno del partito al tempo del X congresso; lo sviluppo ipertroficodella Cekain risposta aibisognidellalotta contro gli oppositori. Una contro rivoluzione ...ma non borghese Nei confronti del processo di burocratizzazione, il successo restava incerto per circostanze obiettive (prolungato isolamento internazionale, mantenimento delle pressioni imperialiste, esistenza di profonde tradizioni autocratiche, arretratezza delle campagne e ampie distruzioni dell'economia, disorganizzazione della societ, esaurimento nel paese della dinamica rivoluzionaria.. .). Per di pi, l'apparato dei quadri bolscevichifu politicamentedistrutto dallafrazionestaliniana,ancor prima che riuscissea comprendere la natura del pericolo: una contro-rivoluzione li minacciava, ma non era di natura borghese. Poich la rivoluzionerussa era stata la prima a trionfare in epoca imperialista,il partito bolsceviconon poteva nutrire la sua riflessione con alcun precedente, e l'esperienza della doppia rottura del 1914 non preparava a cogliere l'originalit del fenomeno staliniano. Malgrado troppo rare eccezioni, i militanti rivoluzionari dell'epoca si erano resi conto del pericolo rappresentato per il movimento operaio dal processo di burocratizzazione solo con l'esperienza traumatica del tradimento dell'agosto 1914. Se tanti dirigenti socialdemocratici si erano resi complici della marcia verso la guerra e erano divenuti (come nella Germania del 1918-19)gli agenti diretti della contro-rivoluzione per poi lealmente gestire il capitalismo, questo era avvenuto proprio perch si erano integrati nelle lite della societ borghese. Analogamente, la linea di frattura tra la Seconda e la Terza internazionale si inscriveva in una bipolarizzazione conosciuta: la stessa incarnata da Noske, l'assassino socialdemocratico di Karl Liebnecht e di Rosa Luxemburg. Lacontro-rivo-

VLAOIMIRKOZINSKI, UNA VOLTA,E ORA,

1921

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Bandiera rossa n. 11 marzo J998 . 2 J

luzione manteneva il suo carattere borghese. Lostalinismo appariva invece come una "figurastorica" nuova, del tutto imprevista per i marxisti come del resto, per glialtri. Sarebbestato possibilecoglierne prima l'originalit? ne pu dubitare,tanto il processo Se di burocratizzazione in una societ di transizione era estraneoaicanonid'analisiin vigore,mentre la minaccia classicadella contro-rivoluzioneborghese restavaben reale e monopolizzaval'attenzione. In tali condizioni, le frazioni antistaliniane del partito bolscevico non seppero unirsi prima che fosse troppo tardi. Nessuno seppe presentare un programma alternativo complessivoveramente coerente. Lasinistradel partito, per esempio, interpret l'alleanza congiunturale tra staliniani e bucariniani, contadini ricchi e imprenditori, semplicemente come l'espressione della pressione crescente del capitalismo; rest politicamente disorientata quando Stalinbrutalmente si rivolt contro i suoi alleati, sostenendo la collettivizzazione forzata. In quanto dittatura burocratica che generava una nuova gerarchia sociale, lo stalinismo era l'antitesi del comunismo. Manon era un'antitesi capitalista: la burocrazia staliniana assicuravail proprio potere attraverso il controllo dispotico esercitato dallo Stato in una societ di transizione, differenziandosi quindi dalle tradizionaliburocraziecooptate dallelite dello Stato borghese. Questo ha permesso a Stalin di pretendere di rappresentare la continuit della rivoluzione anticapitalistadell'Ottobre.Questospiegaanche come, pur divenuti riformisti,i partiti staliniani continuarono a essere considerati come "corpi estranei" dalle borghesie europee. Anche nei giorni migliori della coesistenza pacifica,quando Moscaaveva gi collaborato alla sconfitta di molte rivoluzioni, lo scontro tra i blocchi (sovietico e occidentale)fu ben reale, strutturale nell'arena internazionale. Occorrer attendere mezzo secolo e l'implosione dell'Urss, minata dalle proprie contraddizioni,perch una parte dellaburocrazia sovietica si impegnasse in una complessa transizione a ritroso, perch un BorisEltsin divenissel'enfant chri di Washington e del Fmi. Rag;onare senza anacron;sm; Lo studio retrospettivo della Rivoluzione russa non cosa semplice, almeno se si vogliono evitare anacronismi. For-

giati nel pieno della battaglia, spesso confrontati a eventi inattesi, dipendenti dalle situazioni e dalle conoscenze del momento,gliorientamentidel partito bolscevico non si lasciano mai rinchiudere in descrizioni sempliciste; le opinione difese da ciascuna delle sue correnti o dei suoi dirigentihanno oscillatonel corso degli anni. Lacritica diviene prudente perch coglie il movimento di un'intelligenza politica e di una qualit rivoluzionaria eccezionale anche se il partito bolscevico non ha mai corrisposto alla figurina convenzionaleche ne hanno diffusopoi glistaliniani.I bolscevichi non hanno mai scelto le condizioni in cui si svolgeva la loro lotta, come la rovinosa guerra civile cominciata nel 1918, imposta loro dalle potenze imperaliste. altrettanto evidente che negli anni Venti non era concepibile, visto il contesto nazionale ed europeo, una rimessa in discussione del potere per via elettorale, "alla nicaraguense", anche se non si pu non sottolineare che i bolscevichi - e Lenin - abbiano sottovalutato, al tempo del dibattito sulla Costituente, i problemi relativi alla democrazia politica e al rapporto conflittuale sorto dalla legittimit dei

VLADIMIR TATL/N, MONUMENTODALLATERZAINTERNAZIONALE, 920 1

22 . Band;erarossan. 11 marzo J998

soviet e da quella del suffragio universale. Ma non si potrebbe rimproverare ai russi di non aver saputo pensare lo stalinismo prima di averne sperimentata la realt. Ma una scelta possibile Ma nell'eredit del bolscevismo deve essere fatta una selezione dell'esperienza compiuta, cominciando con lo scartare le teorizzazioni pi disastrose sorte durante la guerra civile: la riduzione della dittatura del proletariato a quella del partito; il ricorso a un impossibile monolitismo politico nella speranza di "unificare" la classe e di consolidare la rivoluzione; l'idealizzazione del "comunismo di guerra" al punto di sostenere una ulteriore militarizzazione dei sindacati nella battaglia economica; la svalutazione del pluripartitismo e del pluralismo rivoluzionario di cui pure l'Ottobre era stato ricco... Ironia della storia, Trotskij - e se ne pentir - porta buona parte della responsabilit nella teorizzazione alla quale Stalin si richiamer per coprire la propria dittatura. Lostesso si pu dire del "terrorismorosso".difficile giudicare se i bolscevichi durante la guerra civile potessero evitare di contrapporre il terrore rosso allo scatenarsi del terrore bianco, vista la debolezza del loro radicamento nelle campagne e il fallimento (probabilmente per colpe reciproche) della loro alleanza con i socialisti rivoluzionari di sinistra (e con i movimenti anarchici in certe regioni). Qui siamo di fronte a uno dei maggiori fallimenti del bolscevismo di prima del 1917. Malgrado tutta l'attenzione di Lenin a questi temi, il partito non ha saputo radicarsi abbastanza nel mondo rurale (cosa forse non impossibile, come hanno dimostrato esperienze successive,in particolare quelle cinese e vietnamita). II ricorso al contro-terrore rinvia certo al contesto dell'epoca (con l'eredit mentale del massacro del 1914-18) e il degradarsi dei rapporti di forza (quando la rivoluzione si trovata con le spalle al muro), ma riflette anche l'isolamento sociale.Misuradisperata, il terrore l'antitesi di unavera politicamilitarerivoluzionaria deveproche vare, nella quotidianit della guerra civile, che i Rossi si battono per altri ideali, e quindi in modo diverso, rispetto ai Bianchi(nella protezione dei civili,nel trattamento dei prigionieri, eccetera). Eppure questa politica del terrore rosso stata talvolta teorizzata, valorizzata. E anche questo stato utile a Stalin negli anni Trenta. La guerra, civile o internazionale, rende aleatorio il pluralismo e restringe il campo di applicazione del diritto, parzialmente occupato dalla politica. AI ritorno della pace, la sua tradizione cattiva consigliera, poich in un regime democratico socialista importa che i governi siano sottoposti a regole istituzionali e a un dritto conosciuto da tutti. Tra guerra e

stalinizzazione, la riflessione su questo problema stata solo accennata. Fortunatamente, la storia del bolscevismo contiene anche molte contraddizioni.Finoallamet degli anni Venti, il partito stato teatro di polemiche e di costanti dibattiti, di grande ricchezza, riuscito anche a tessere legamicomplessidi interdipendenzacon i movimenti sociali, a dare prova di una vera immaginazione creatrice, ad aprire una breccia di importanzastorica. II bolscevismo ci offre ancora pi lezioni positive che negative e resta l'antitesi vivente dello stalini-

smoossificato.

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In questi giorni in particolare: contiene il testo integrale di un dossier speciale (n. lO) sulle 35 ore:

Sommario del Dossier speciale n. lO "Rivoluzione passiva" o dinamica delle trasformazioni strutturali di Livio Maitan Le trentacinque ore in Europa di Franois Vercammen Assurda utopia o prospettiva concreta? di Michel Dupont Verso le 35 ore in Francia? di Michel Husson Il dibattito sulla riduzione d'orario di Gianni Rigacci Germania: riduzione d'orario e movimento operaio di Angela Klein Belgio: Il ritorno alla riduzione d'orario, flessibile o solidale? di Alain Tondeur Un secolo e mezzo di lotte per ridurre l'orario di Antonio Moscato Appendici

Bandiera rossa n. 11 marzo r998 . 23

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~

P Un'operazione ideologica
l voluminoso Lelivrenoirducommunisme, lirmato da undici ersone(sei storicie cinque p collaboratori), presentaduegrandicaratteristiche. un'operazione ideologicaun'occasione e mancata. Daremoprimaconto contenuto el libro, segnaledel d remole dueprincipali imensioni d dell'operazione ideologica, rifletteremo sulla categorialobale "crig di mine"usataper valutareil comunismo storico novecentesco, concluderemo e conalcuneriflessioni storiograliche ersonali. p
I. Il libro, un voluminoso tomo di pi di ottocento pa-

timanale di 35 ore a provvedimenti contro la disoccupazione, eccetera. Ora, questo appoggio parlamentare neocomunista pu essere diversamente giudicato, e non lo faremo in questa sede, perch non appunto questa la sede. per chiaro che un modo indiretto ma efficace per delegittimare questa persistente influenza parlamentare neocomunista in Italia e in Francia sta nel rilancio del dibattito sul comunismo come fenomeno storico globalmente "criminale". Si dir che un modo contorto per lottare contro le 35 ore. Ma tutto fa brodo. 3. Un secondo aspetto di questa operazione ideologica, a mio avviso pi importante del primo, sta nel fatto che, in settori non irrilevanti della classe intellettuale europea (un solo nome: Barbara Spinelli) perdura l'ossessione di fare solennemente un processo di Norimberga. al comunismo storico novecentesco. Amio avviso questo non avverr mai, per almeno due ordini di ragioni. In primo luogo, perch fare oggi una Norimberga a freddo al comunismo se il comunismo si arreso senza combattere, si dissolto pacificamente e la maggioranza, dei suoi apparatipoliticidell'ultima.fasedellasua storia (1968-1991) si riciclata, virtuosamente come personale politico di gestione della globalizzazione capitalistica (esemplare il caso del Pds in Italia)? In secondo luogo perch aprire il dossier sui crimini del comunismo potrebbe essere pericoloso e imbarazzante dal momento che si scoprirebbe presto che almeno altri tre fenomeni storici globali (il colonialismo imperialistico, il sionismo e il normale capitalismo finanziario attuale) presentano inquietanti dimensioni criminali. dunque probabile che questa isterica fiammata storiografica si spenga presto da sola. 4. Veniamo ora alla categoria storiografica centrale di libro, quella di "crimine" per connotare globalmente il comunismo storico novecentesco. Ci si pu chiedere se si tratti di una categoria storiografica pertinente, dal momento che in linguaggio giuridico crimine equivale a reato, e in linguaggio religioso a peccato, mentre illinguaggio storico si muove a disagio su questo terreno. In prima approssimazione, il termine "crimine" rimanda a un presupposto giusnaturalisticoesplicito o implicito, quello di violazione di diritti umani naturali imprescrittibili da parte di un'autorit statuale e politica. Nonostante questa precisazione, ci si muove sempre su un terreno scivoloso. L'attacco di Hider alla Polonia nel 1939,anche se esecrabile, non mi sembra. un crimine, mentre Auschwitz certamente lo . Lo sbarco americano in Normandia. non certamente un crimine, mentre il bombardamento di Dresda del marzo 1945 probabilmente lo . Il conflitto interimperialistico fra Usa e Giappone non storicamente un crimine, mentre i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki probabilmente lo sono. Il progetto di insediamento di comunit ebraiche in Palestina non certamente un crimine, mentre l'espulsione dei pa-

gine,di costorelativamente contenuto stato chiaramente confezionato per "lanciare" una campagnaideologica generale.La casaeditrice quella. del precedente Il passato di una illusione di FranoisFuret,e il tono generale del libro quello di un'interpretazione particolarmente estremistica dell'impostazione filosofica di Furet, il comunismo come fenomeno globale filosoficamenteun'illusione e storicamenteun crimine, e dunque complessivamenteun'illusione criminale. Come illusione criminale, il comunismo un casoparticolare dell'ideamodernadi rivoluzionecomemutamento globale della societ,che appunto un'illusione criminale. L'introduzione di StphaneCourtois ispirata a questo furettismo estremizzatoe fanatizzato, e non mi stupisce che alcuni dei collaboratori pi seri ne abbianopreso le distanze.Il contributo indubbiamentepi rilevante,quello firmato da NicolasWerth sulla storia dell'Urss, lungo duecentocinquanta,pagine, il solo amio pareredegno di discussionestorica,perch cercaalmenodi inserirela presunta "dimensione criminale" del comunismo nella storia globale dell'Urss. Il contributo di Margolin sulla Cina. storicamenteirrilevante, perch il fenomenodel ridotto al funziocomunismo cinese ossessivamente namento dei campi di rieducazioneper i prigionieri politici. I contributi sul Vietnam e l'Afghanistan, l'Africa e Cubasono al livello di un cattivo giornalismo. Il contributo sui servizisegreti comunisti sta fra i ftlmdiJames Bond su 007 e la defunta collana Segretissimo. In sostanza, anche un critico benevolo deve ammettere che si tratta sostanzialmente di un'operazione ideologica, e dunque di un'occasione mancata per chiunque voglia fare un bilancio storico serio sul comunismo novecentesco come fenomeno globale. A mio avviso, l'operazione ideologica presenta due dimensioni distinte. 2. Un primo aspetto di questa operazione ideologica. quello della congiuntura politica attuale. I "neocomunisti" di Bertinotti e di Hue, in Francia e in Italia, sono tuttora un fattore politico decisivo nei sistemi parlamentari dei rispettivi paesi, e sono anche un elemento decisivo per le maggioranze governative di centro-sinistra con particolari richieste, dall'orario lavorativo set-

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-Bandiera rossa n.ll

marzo J998

un'occasione mancata
lestinesi dalle loro terre certamente lo . Come si vede, ci muoviamo su un terreno incerto e scivoloso. In proposito, non mi interesse n ridiscutere per l'ennesima, volta la questione aperta dal cosiddetto "revisionismo" di Ernst Nolte (se cio comunismo e nazismo debbano essere considerati fenomeni omogenei oppure no, o se anzi il comunismo leninista, ha avuto oppure no un primato di precedente storico), e neppure scendere sul facile terreno polemico abituale nelle usuali "tavole rotonde" sul fatto che per poter rinfacciare i presunti "crimini" del comunismo bisogna avere le mani pulite, e il capitalismo, non le ha (e su questo rimando alle opere di Domenica Losurdo che ha chiarito questo punto forse meglio di chiunque altro in Italia). Queste due cose non mi interessano non perch non siano interessanti in s (e infatti sono molto interessanti, e continuer anche in futuro a interessarmene), ma perch se si fa questo in rapporto con Le livre noir du communisme si scende Sl suo terreno e si cade nella sua trappola, che appunto quella di imporre una discussione sul rapporto fra crimine e storia, pi esattamente sul progetto storico di rivoluzione sociale e suli'inevitabilit del suo esito criminale. 5. Riferito questo problema al comunismo, un conto asserire che il comunismo storico novecentesco stato un fenomeno globalmente criminale, e un conto riconoscere che esso ha commesso anche crimini, e bisogna individuarli e riconoscerli. Si tratta di due questioni assolutamente diverse di fatto e di diritto. Ripeto qui che la tesi per cui il comunismo storico novecentesco stato globalmente un crimine, anzi un'illusione criminale, non in alcun modo una tesi storiografica, ma una tesi di filosofia della storia, alla quale Franois Furet ha dato a suo tempo una formulazione abbastanza compiuta. In sede esclusivamente filosofica essa mi sembra una tesi monca e insostenibile, perch si basa sull'isolamento fittizio del comunismo storico novecentesco da tutto il contesto storico del Novecento (capitalismoimperialistico,questione sociale, guerre mondiali, movimento di liberazione coloniale, questioni geopolitiche, ecc.). Un libro di Storia. che intende far passare una tesi filosofica. metastorica inganna il lettore e questo va sottolineato fermamente. Il fatto che all'interno del comunismo storico novecentesco, frammentato in migliaia di contesti diversi, si siano commessi anche crimini, dalle fosse di Katyn a Poi Pot, oggi equivalente alla gloriosa scoperta dell'acqua calda e della ruota. Il contributo di Werth, costruito su un lavoro di ricerca di prima mano, porta alcuni elementi nuovi in particolare sul periodo della delculakizzazione e (1929-1934) sul periodo dei grandi processi staliniani (1936-1938). Sitratta di pagineche consigliocaldamente a tutti coloro che si interessano di storia, ivi compresi coloro i quali, per incrollabile fedelt ai valori etici e politici del comunismo, possono provare (e proveranno) fastidio per il fatto che fra i crimini del comunismo Werth elenca in modo incongruo (e francamente insopportabile) anche la grande carestia dei primi anni Venti, come se fra i "crimini" del comunismo dovesse essere anche calcolata la guerra civile fra rossi e bianchi, che appunto la premessa materiale della carestia stessa. Questo, che l'elemento insopportabile del Livre noir du communisme, ne e per anche paradossalmente l'elemento pi innocuo, in cui l'ingenua malafede rischia di non cogliere neppure l'obiettivo che si prefigge. Se infatti tutto crimine, nulla pi crimine. Se creo una. sorte di notte in cui tutte le vacche sono nere e di film dell'orrore a effetti speciali, non riuscir neppure pi a evidenziare i "momenti criminali" che mi interessano. Chi decide di sottolineare in rosso tutte le righe di un testo, alla fine non ne avr evidenziata nessuna. 6. Chi scrive un filosofo professione, e soltanto un lettore dilettante di storia (oltre che professore di storia nella scuola secondaria, il che ovviamente non fa di me uno storico).Come filosofo professionale, la tesi di filosofia della storia di Furet sul comunismo come illusione criminale non mi incanta e non mi spaventa, perch mi perfettamente chiara la sua povert teoretica. Come lettore dilettante di storia, invece, vorrei leggere qualcosa di buono sul comunismo, che mi. dica per esempio dove sono, e se ci sono, gli elementi storici specificatamente criminali del fenomeno comunista, non nel senso di Marx, ma nel senso di comunismo storico novecentesco concretamente avvenuto. In prima approssimazione, due elementi che potrebbero forse, sia pure in modo forse concettualmente improprio, essere definite specificata mente criminali sono stati il modo di distruggere interi gruppi sociali (per esempio i culaki), che si ritengono e sono in effetti incompatibili con il proprio progetto di ingegneria sociale costruttivistica, e il modo di risolvere con purghe e processi le divergenze radicali di linea politica. Siamo dunque rimandati ai due cruciali momenti dell'esperienza staliniana gi ricordati, il primo piano quinquennale e l'epoca dei grandi processi. In proposito non ha senso non leggere il Werth, oppure coprirsi gli occhi. Ma questo appunto fa parte, a. mio parere, non della storia ideologica dell'anticomunismo (cui Le livre noir non porta alcun contributo innovativo), ma dell'autocritica interna necessaria per chiunque intenda rilanciare, rinnovare, ricostruire e rifondere l'idea e la pratica comunista. dunque un errore limitarsi a "rintuzzare" la pretestuosi dell'attacco ideologico. Questo ovviamente deve essere fatto, in particolare nel ridicolo e grottesco "conteggio" delle vittime e dei criteri strampalati con cui stato compilato (e lo hanno fatto alcuni brillanti articoli di Le Monde Diplomatique, dicembre 1997).Ma la stupidit degli avversari non deve mai diventare un alibi per evitare

diaffrontare i problemi.

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Bandierarossa n. 11 marzo '998 . 25