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Ecco perché uccisero Aldo Moro

DEL LUNGO DISCORSO fatto dal Presidente Napolitano per ricordare i martiri italiani assassinati
dalle Brigate Rosse, colgo la notazione fatta dal Capo dello Stato che nell’assassinio di Aldo Moro
ci sono ancora molte cose da scoprire. C’è soprattutto da scoprire che tutto il tragico itinerario dei
55 giorni del rapimento e dell’assassinio ha poco a che fare con le Br italiane. Io con il mio libro di
dieci anni fa, “Moro quei terribili 55 giorni” (Rubettino Editore), fornisco una documentazione e
analisi per cercare le verità. Obiettivo al quale mi ripropongo di dare ancora un contributo storico.
C’è, infatti, molto da indagare per scoprire, nell’assassinio di Moro, ciò che è stata l’opera del
terrorismo internazionale del comunismo in guerra contro “l’imperialismo delle multinazionali”
(che voleva dire in primo luogo contro l’America e la Nato). In questo sistema le Br vedevano
ormai aggregato perfino Enrico Berlinguer, vittima di un attentato, fortunatamente fallito, in
Bulgaria, dove sarà addestrato anche Alì Agca attentatore di Giovanni Paolo II, eletto Papa nel 1978,
lo stesso anno dell’assassinio di Moro. Per la propaganda della loro guerra, le Brigate rosse italiane
(in cui si ritrovava, con elementi di punta, parte dell’“album di famiglia” del Pci, per usare
l’espressione di Rossana Rossanda) avevano a disposizione movimenti di massa come quelli dei
“ventimila katanghesi” per dirlo con l’allora prefetto di Milano Libero Mazza, pronti sempre a
mobilitare le piazze per azioni violente contro gli uomini dello Stato e del giornalismo - uccisi come
Carlo Casalegno, Walter Tobagi o feriti come Emilio Rossi e Indro Montanelli - e operatori delle
libere professioni, magistrati, carabinieri e forze di polizia, dirigenti politici, quasi tutti Dc, fino a
raggiungere il massimo grado con Moro. In pochi capimmo che le centrali del terrorismo europeo
erano dirette dalla Stasi, la polizia segreta della Germania comunista, trincea avanzata dell’Unione
Sovietica costruita da Stalin-Ulbricht, mantenuta da Kruscev- Breznev-Honeker, non smantellata da
Gorbaciov-Villy Stoph, i quali, per fortuna di tutti gli europei occidentali loro contemporanei,
ebbero come “Resistenti per la libertà e la democrazia” i Cancellieri democristiani della
Bundesrepublik Adenaeur, Kurt Georg Kiesinger, Ludwig Erhard, il socialdemocratico Willy
Brandt Sindaco di Berlino davanti al quale nel giugno ’63 il Presidente americano J.F.Kennedy
gridò in lingua tedesca e indicando il muro di Berlino: «Ich bin Ein Berliner» (io sono un berlinese).
Purtroppo non fu così vigile contro la Stasi il Brandt cancelliere. Egli infatti subì a Bonn come Capo
di gabinetto l’operato di una spia della Stasi, il cap. Guillaume, che provocò la caduta del primo
cancelliere socialdemocratico. Da allora molti tedeschi sospettarono che quel cancelliere (che a
Varsavia si era inchinato davanti al monumento degli ebrei eroi del ghetto, uccisi dai nazisti senza
che i sovietici attestati nell’altra sponda del fiume Vistola muovessero un dito) si fosse, poi, arreso
con la sua ostpolitik all’“imperialismo di Mosca”. I successori di Brandt furono il socialdemocratico
Schmidt e il democristiano Kohl che per la caduta del muro di Berlino poterono contare soprattutto
sulla lotta dei cecoslovacchi e degli ungheresi contro Mosca. Nell’89, aggirando la Germania, gli
ungheresi e cekoslovacchi diedero forza anche ai tedeschi orientali per fare saltare il muro. L’Italia
nella Nato era, secondo i popoli dell’Europa centrale, un anello debole sebbene lo stesso Berlinguer
sostenesse di vedere gli «italiani più sicuri sotto l’ombrello della Nato». La Democrazia cristiana
considerava il “compromesso storico” come una fase di passaggio per mantenere il potere politico
ed economico, mentre, contrariamente a ciò che certi analisti e storici oggi continuano ad
attribuirgli, Moro lo vedeva piuttosto come momento di tregua per consentire all’Italia di allargare
il consenso popolare per l’Alleanza atlantica e l’Unione europea. Con lo strumento militare
euroatlantico veniva garantita la democrazia europea occidentale, da cui la Francia si era resa più
autonoma possedendo la bomba atomica, mentre attorno alle Brigate rosse in Italia si andava
coagulando un certo consenso di massa che serviva gli interessi filosovietici della Ddr dominata
dalla Stasi. Questa è la posizione dello statista Moro che emerge dalle sue drammatiche lettere dal
carcere, quando denuncia l’affarismo di certi ambienti economici e finanziari pubblici e privati che
si intrecciavano nella politica del potere democristiano. Moro nel “carcere del popolo” capì
pienamente quali erano le vere finalità politiche del suo sequestro: non solo un attacco allo Stato
italiano, ma una operazione ordinata alla Stasi dal terrorismo internazionale di sinistra che vedeva
nell’Italia una possibile roccaforte per prolungare l’attacco al “cuore del Medio Oriente”; l’azione
doveva intendersi soprattutto in chiave antiisraeliana, l’unica democrazia di tutta l’area e con un
sistema politico in sintonia con l’Occidente europeo e con gli Stati Uniti d’America. Forse solo
Bettino Craxi aveva capito che, liberando Aldo Moro, poteva iniziare il progetto di un Medio
Oriente, dove si incontravano la democrazia israeliana e la nascita di uno Stato palestinese. Per
scoprire la vera causa dell’assassinio di Moro bisogna studiare in questa direzione centroeuropea.
Ma oggi nessuno vuole fare uscire le carte del Kgb che sono a Mosca e a Budapest senza le quali il
“mistero Moro” resterà tale per sempre. Troppo grande e generoso è stato il sogno di Moro di
utilizzare il Pci per farne una forza che aiuta a portare pace e libertà anche in Medio Oriente.
Purtroppo il Pci non riuscì o non volle nemmeno dare vita a una trattativa di pace, come Craxi
aveva suggerito, per liberare quello che non era un “prigioniero” delle Brigate rosse italiane, ma un
ostaggio-pedina della guerra del comunismo tedesco-sovietico contro l’“imperialismo delle
multinazionali”, cioè in altre parole contro il sistema politico, economico, imprenditoriale degli
Stati Uniti d’America e, soprattutto, dell’Unione europea. Vale la pena, quindi, indagare perché
Moro è stato ucciso e perché non c’era nessuno che voleva veramente salvarlo. Purtroppo, tanto
meno in Italia, poteva farlo un governo basato sul “compromesso storico” Dc- Pci. Amaramente
concordo con quanti dicono che Aldo Moro doveva morire.

Gusravo Seva