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3 | Lotte sociali e sistema democrtico nella Germnia egli anni venti. J

J> \ CURA DI Lucio V I L L A R I

I I volume raccoglie gli A t t i dei seminrio sul tema Weimar. Lotte sociali e sistema democrtico negli anni Venti organizzato dallTstituto Gramsci - Sezione delFEmilia Romagna, svoltosi a Bologna 1'11 e 12 novembre 1977.

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0 l # ,* A SOCIET EDITRICE I L M U L I N O

NDICE

Lucio Villari, Introduzione

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Enzo Collotti, Tendenze recenti delia st ortografia sulla repubblica di Weimar p. Gian Enrico Rusconi, Azione operaia e sistema democrtico p. Lucio Villari, La razionalizzazione capitalistica nella repubblica di Weimar p. Giacomo Marramao, Tcnica sociale , Stato e transizione tra socialdemocrazia weimariana e austromarxismo p.

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Ferruccio Masini, Rivoluzione conservatrice e ideologia delia tcnica nella repubblica di Weimar p. 137 Tomas Maldonado, Le due anime delia cultura di Weimar Bibliografia Cronologia ndice dei nomi p. 153 p. 165 p. 191 p. 209

Lucio VILLARI

INTRODUZIONE

La risonanza che ha avuto in questi ultimi tempi in Itlia la vicenda d i Weimar ha i l segno, secondo alcuni, dei malessere delia nostra societ e delia nostra democrazia. Tale interpretazione non ha veramente alcun rapporto con le ricerche finora condotte; esse hanno, a mio parere, motivi diversi che non la individuazione di analogie, o l'esorcizzazione dei pericoli che corre 1'attuale sistema politico italiano. L^sperienza che la societ tedesca ha vissuto tra i l 1918 e i l 1933 non infatti un metro politico-sociologico (che nessuno studioso potrebbe poi realmente usare), ma un insieme di problemi, anche teorici, la cui soluzione storiografica (cio scientifica) necessria per correggere, intanto, quelle deformazioni delia storia tedesca che in Itlia si sono accumulate per decenni. E poi per scoprire, se possibile, le ragioni (mai univoche) di questa stessa storia, per dare un significato meno spettrale a vicende precise e di fondamentale importanza: i l nazismo, la scuola di Francoforte, la razionalizzazione capitalistica, la cultura di Weimar , la socialdemocrazia tedesca. Sappiamo bene quali possono essere i rischi di una ricostruzione a tesi. delia storia di Weimar. Weimar stessa, d'altronde, si comporta come una lente di ingrandimento che inganna 1'osservatore. come se gran parte delle cose avvenute i n quegli anni si presentassero ai nostri occhi in dimensioni pi grandi e meravigliose dei normale. Era indispensabile, dunque, che questo nodo d i questioni venisse affrontato direttamente. I I convegno promosso dallTstituto Gramsci di Bologna, alia fine dello scorso anno, vuole essere un contributo in tal senso. 7

L'iniziativa dei convegno si incontra anche con un momento particolarmente fertile delia ricerca interdisciplinare in Itlia. I I tema Weimar stato forse Poccasione favorevole per sperimentare la possibilita d i tale mtodo, che consiste essenzialmente, da una parte nel non separare i problemi gli uni dagli altri, e dalPaltra nel non totalizzarli. L'indicazione che ne risulta non una via intermdia ma, al contrario, un rigoroso e unitrio approfondimento critico. Prendiamo i l caso, ad esempio, dei rapporto tra economia e politica nella repubblica di Weimar. Sarebbe impensabile separare Panalisi politica borghese di Weber o di Rathenau o di Sombart, le ricerche fatte nel versante socialdemocratico da Hilferding, le lotte sociali, Pimpegno culturale e artstico, dal processo di riorganizzazione degli apparati produttivi dei capitalismo tedesco o dalle ricette economiche dei banchiere Schacht. Sarebbe eccessivo allora dire che Yinsieme di queste cose costituisce la razionalizzazione che domina gli anni dal 1924 al 1933? Vari giudizi si danno sulla democrazia weimariana. C' ancora chi vuole aggettivarla come improvvisata o interrotta ; i l convegno d i Bologna dimostra, ci sembra, che la costruzione di un sistema democrtico un processo molto complicato, e che ogni tentativo di analisi storiografica e di enucleazione terica sarebbe vano senza la consapevolezza di tale complessit. I n tutte le relazioni qui raccolte presente infatti la scala di rapporti esistenti tra la stabilizzazione e lo sviluppo capitalistici, i l compromesso istituzionale , la strategia dei movimento operaio, le avanguardie artistiche degli anni '20 e la cultura delia crisi. suprfluo dire che si tratta di rapporti spesso non dialettici ma di opposizione . Pu esserne una prova i l fatto che la crisi finale delia repubblica d i Weimar e Pavvento dei nazismo sono stati interpretati da strati diversi delia societ tedesca anche come una risoluzione di certi problemi irrisolvibili delia direzione democrtica delia Germnia. Primo tra tutti, naturalmente, quello delia effettiva capacita dei potere esecutivo di guidare con chiarezza 8

e fermezza le sorti dei paese nel momento in cui esso era colpito dalle ondate delia depressione iniziata negli Stati Uniti con la crisi econmica dei 1929. interessante infatti osservare che Pavvento dei nazismo, cio di un potere forte, matura nel momento i n cui, con i l cancellierato di Briining (1931-32), viene sperimentato un modello di direzione politica sia delPeconomia che dei rapporti sociali, formalmente autoritria. Una politica, per, che seppur attraverso i tanto criticati decreti legge intendeva rivendicare i l principio delPautonomia e delia primaria responsabilit delPesecutivo. E noi sappiamo che una delle chiavi di volta dei sistema statuale democrtico nella corretta individuazione e nelPuso eficiente e responsabile dei poteri delPesecutivo. Soprattutto quando si in presenza di un'altra autonomia (questa volta per ampiamente irresponsabile ) che si esprime nel potere sociale e politico esercitato dai liberi meccanismi dei capitalismo. Crediamo di poter dire, perci, che gran parte degli errori dei movimento operaio tedesco (mutuati dai protocolli e dalle direttive delia I I I Internazionale) e delle organizzazioni sindacali sia consistito sostanzialmente nella sottovalutazione dei problema dei ruoli istituzionali. Con ci non vogliamo certo sostenere che Pazione dei governo Briining fosse esterna agli interessi delia razionalizzazione capitalistica e quindi alie servit che ci esigeva, ma solo che la via dei decreti legge per una soluzione pianificata o programmata di particolari e importanti questioni economiche e sociali non poteva che essere inevitabile. Ma sara anche la conclusione dei deterioramento di un sistema pluralistico, egemonizzato dalle potenti forze economiche dei capitalismo. I n definitiva, dunque, i l giudizio storico sulPultima fase delia storia di Weimar e, in particolare, sulla direzione politica impressa al paese dai cosiddetti governi presidenziali , coinvolge necessariamente tutto i l processo sociale che ha avuto luogo in Germnia nel corso di un quattordicennio, irreversibilmente segnato dalPastro ascen9

dente dei capitalismo organizzato. Un processo che ha visto, in questo quadro rigidamente condizionato, 1'emergere e i l consolidarsi di interessi disparati (il pluralismo corporativo ) cui non sempre corrispondevano forze antagoniste sociali e culturali omogenee e non subalterne. Per questo aspetto negativo Weimar forse pu ancora insegnare qualcosa. I I corporativismo infatti una alterazione dei fattori produttivi e sociali d i un paese, poich crea scambi non equivarlenti tra la societ (o, se si preferisce, i l sociale) e le istituzioni, provocando anche un progressivo distacco (cosi appunto avvenuto in Germnia) tra i partiti e le forme politiche dei potere. La mia opinione , comunque, che l'obbiettivo interesse che ha 1'ultimo periodo delia repubblica di Weimar sia dovuto al fatto che esso come calamitato, nel1'attenzione degli studiosi, dal suo esito nazista. I n verit, Parco storico che va dalla fine delia prima guerra mondiale al 1924 altrettanto ricco di problemi e di suggestioni. La nascita di una democrazia sempre un parto laborioso. l che si commettono i primi errori ma si progettano anche i nuovi modelli. Non avvenuto questo in Itlia tra i l 1943 e i l 1948? O nelPAmerica dei New Deal tra i l 1933 e i l 1938? I n sostanza i l convegno di Bologna ha inteso rispondere a questi (e ad altri) interrogativi indiretti.

ENZO COLLOTTI

TENDENZE RECENTI DELLA STORIOGRAFIA SULLA REPUBBLICA D I W E I M A R

Non i l caso di sottolineare Pinteresse che pu avere' oggi la riflessione sulPesperienza e sulla crisi delia repubblica di Weimar. Ora, a parte gli artificiosi accostamenti, le approssimazioni che hanno alimentato, per cosi dire, una polemica di mezza estate sulPanalogia Itlia-Weimar *, la ragione pi profonda mi pare risieda nelPessere stato questo i l primo esperimento di repubblica tedesca ed anche i l banco di prova delia socialdemocrazia negli anni venti. Non insister sui caratteri di esemplarit intrinsechi a questo tipo di esperimento e di crisi, in quanto tali caratteri sono stati suficientemente, e a mio avviso in modo convincente, chiariti nel recente lavoro di Rusconi, al quale quindi rinvio per questo aspetto dei dibattito . M i pare pi opportuno sottolineare lo stretto legame che intercorre tra la storiografia tedesca, alia quale in particolare mi riferir, sia pure con qualche eccezione che riguarda in modo specifico i l lavoro di Rusconi e qualche altro contributo non tedesco, e le motivazioni politiche che ispirano quella stessa storiografia. Motivazioni che, se erano gi presenti una decina di anni fa mi riferisco ad un precedente tentativo di sintesi delia storiografia compiuto a margine delle interpretazioni diffuse per i l 50 anniversario delia rivoluzione
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Sui termini delia polemica, delle analogie e delle differenze tra le due situazioni rinviamo alia nostra rassegna critica Itlia e Weimar: aspetti di una polemica e limiti di certe analogie sulla rivista Itlia contempornea , 1978, n. 2 e alia bibliografia ivi citata. Gian Enrico Rusconi, La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia, Torino, 1977, pp. V I I - V I I I e passim.
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di novembre , ancor pi pregnanti appaiono oggi. Oggi infatti non si tratta forse pi di ritrovare genericamente negli errori delia prima repubblica la legittimazione pfima dei sistema politico creato dalla seconda, quanto piuftosto d i trarre dalla fine delia prima repubblica Pispirazione per la creazione degli strumenti idonei a salvare la seconda dai pericoli di soffocamento che incombono su di esja. E non certo i l caso di lamentare questo nesso tra sviluripi e orientamenti storiografici. Credo per che valga la pena fare una osservazione a propsito delia cultura politica e Storica oggi dominante nella RFT, e in particolare sulla facilita con la quale questo tipo di cultura storica e politica recepisce modelli di pensiero, modelli interpretativi imposti dalla classe dominante e dai mezzi di comunicazione di massa da essa controllati, legittimando con i l peso di responsabilit sociali molte volte accademiche operazioni politiche fonda te su presupposti tutt'altro che scientifici. I n altri termini, Paccettazione dei regime politico esistente, con i l suo quadro politico predeterminato, rischia di proiettare anche sulla repubblica di Weimar i parametri interpretativi oggi di domnio comune. una osservazione presente anche nel libro di Rusconi, ma sulla quale molti di noi stanno riflettendo da anni, prprio per i guasti e le distorsioni che sta creando nella storiografia tedesca.
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Infatti ritengb che per questa via la validit dello studio storico venga largamente vanificata da una intromissione e strumentalizzazione estremamente pesante in funzione di valutazioni politiche dei presente. Ora, rispetto al decennio trascorso, prprio perche v i stato indubbiamente uno sviluppo politico determinato, questo nesso politica-cultura storica si , se possibile, ulteriormente accentuato. Cosi come lo sviluppo di precisi orientamenti politici ha accentuato linee interpretative delPesperienza weimariana decisamente funzionaH a questi orientamenti. E su questo argomento accenno semplicemente a un paio d i esempi
Cfr. E . Collotti, Considerazioni sulla storiografia delia repubblica di Weimar, in Problemi, luglio-ottobre 1970, pp. 947-956.
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per rehdere pi esplicite le linee degli sviluppi cui alludo. Un prjmo richiamo si pu riferire al discorso che pronuncio nelUebbraio 1971 1'allora presidente delia RFT Gustav Heinerrtonn, una personalit alia quale non si possono certo addebitare ombre d i ambiguit rispetto al passato, autorevole eaponente delia chiesa evanglica, uno tra gli esponenti soclaldemocratici pi aperti, sempre battutosi per sicure cause democratiche come quella contro i l riarmo, quella per la tifesa dei diritti civili; un uomo, tuttavia, i l cui comportamento abbastanza rappresentativo degli orientamenti dei louali dir sbito. Orbene, nel centenrio delia nascita deli primo presidente delia repubblica d i Weimar, cio di Fieirich Ebert, Heinemann formulo la tesi delia fine delia prima repubblica causata dagli opposti estremismi che avrebbero frustrato la ricerca nella repubblica di una terza via tra capitalismo e socialismo . I n questo modo anche un uomo come Heinemann eludeva tranquilamente le responsabilit delia socialdemocrazia, la collusione con le forze armate tradizionali, i l problema delia trgua di classe, i l problema delia rinuncia ad incisive riforme d i struttura; ed eludeva completamente tutto i l nodo delle responsabilit delia destra econmica e politica per Pavvento al potere dei nazionalsocialismo. Egli evitava, infine, i l complesso problema storico delia continuit delPimperialismo tedesco pure attraverso le trasformazioni dei regimi politici. Un esempio cosi autorevole come quello di Heinemann, rientra i n realt in una idea-forza molto pi diffusa e generalizzata, identificabile in sostanza in quella teoria dei totalitarismo che bagaglio obbligatorio delia cultura storica e civica impartita nelle scuole delia RFT. Bagaglio ampiamente riflesso nei testi di storia in uso nelle scuole tedesche. Direi che questa una preoccupante indicazione valida anche per i l nostro paese: se certi bilanci storiografici si facessero non sulle opere pi o meno accademiche ma sui testi di storia, si avrebbe una idea un po' pi chiara di
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* Cfr. Gustav W. Heinemann, Zur Reichsgrundung 1877. Zum 100. Geburtstag von Friedrich Ebert, Stuttgart, 1971.

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quella che la cultura storica media e, quindi, la Jultura politica media che viene impartita alie nuove genarazioni e diffusa a livello d i opinione pubblica. Come je stato scritto prprio di recente da uno studioso tedesco che ha analizzato questi orientamenti delia politica sJolastica, nell'opinione politica dominante la fine delia repulbblica di Weimar diviene la prova storica decisiva dell'idea che la democrazia corre costantemente i l pericolo di efcsere stritolata tra i radicali di sinistra e quelli di destra . Da questo tipo di affermazioni discende tutta una serie di/luoghi comuni attraverso i quali si fanno Strada anche/quelli che sono i nodi reali dei dibattito storiografico. BaW pensare alia valutazione prevalente nei libri di testo delia esperienza presidenziale dei Gabinetto Briining e che porta immediamente a formulare i l quesito: Briining f u , come si suol dire, 1'ultimo bastione delia democrazia o non piuttosto come ritengo un passo decisivo verso i l suo sgretolamento? Un passo decisivo cio sulla Strada delia restaurazione di una monarchia autoritria e comunque antiparlamentare. E quindi Briining non ultimo bastione delia democrazia ma semmai Briining battistrada dei nazionalsocialismo. H o fatto questi esempi perche evidentemente la conseguente strumentalizzazione politica prpria di queste interpretazioni di peso tutt'altro che irrilevante; come viene sottolineato da un volume, che ha i l titolo significativo Weimar ist kein Argument, nel dibattito sul Berufsverbot e sul terrorismo in corso nella RFT, prprio la forza che pi spinge in direzione delia repressione, la CDU-CSU, ha invocato a sostegno delle misure repressive 1'esperienza delia repubblica di Weimar esasperando la tes

si dei luo crollo ad opera degli opposti estremismi: comunisti d i una parte e nazisti dalTaltra. D i qui la necessita che ogg\a RFT si difenda contro una anloga minaccia per evitare U fine delia prima repubblica . Ritelgo che queste premesse di carattere politico-culturale supa riflessione weimariana corrente, fossero necessarie per dare una collocazione culturale puntuale ai termini dei dibattito. Detto questo, non intendo affatto procedere ad un catalogo di ci che si pubblicato e si continua a pubplicare intorno alia repubblica di Weimar, d i quello chet stato 1'esito delle discussioni pi recenti, n vorrei ripecorrere quelle che sono le principali opere memorialistiche uscite nell'ultimo decennio, anche se alcune di queste pjresentano un reale interesse e meritano perci una sia pure rpida citazione. i l caso, per esempio, delle memorie dei Cancelliere Briining che hanno un significato molto notevole prprio per demistificare e per chiarire tutta una serie di elementi che fino a qualche anno fa continuavano a correre falsamente intorno alia sua esperienza presidenziale . Lo stesso direi per le memorie di Abendroth, uno dei vecchi esponenti dei movimento operaio tedesco che ha vissuto gli anni weimariani, una serie d i esperienze politiche e culturali estremamente interessanti oggi trasmesse alie nuove generazioni, autentica memoria storica dei movimento operaio tedesco . O delle memorie di Curt Geyer, rilevanti per quella fase di transizione che stata rappresentata dal movimento dei socialdemocratici indipendenti nel passaggio tra la crisi delia prima guerra
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Cosi Werner Gestigkeit, Die Totalitarismus-Legende von der Zerstrung der Weimarer Kepublik in den bundesdeutschen SchulGeschichtsbiichern, nel vol. a cura di Reinhard KhrJ e Gerd Hardach, Die Zerstrung der Weimarer Kepublik, Kln, 1977, pp. 253-284, in particolare pp. 253-254. Un esempio illustre nella pi recente storiografia delle tendenze citate nel testo offerto prprio dalTopera di uno studioso sicuramente liberale come Karl Dietrich Bracher nei saggi raccolti con il titolo Zeitgeschichtliche Kontroversen. Um Faschismus, Totalitarismus, Demokratie, Munchen, 1976.
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Freimut Duve-Wolfgang Kopitzsch, Weimar ist kein Argument oder Brachten Radikale im ffentlichen Dienst Hitler an die Macht? Texte zu einer gefhrlicben Gescbichtsdeutung, con una introduzione di Alfred Grosser, Reinbek, 1976, su cui si v. la nostra scheda nella Rivista di storia contempornea , 1976, n. 4, pp. 616-617. 1 Cfr. Heinrich Briining, Memoiren 1918-1934, Stuttgart, 1970 e la nostra rassegna La fine delia repubblica di Weimar nelle memorie di Briining, ne II movimento di liberazione in Itlia , n. 105, ottobredicembre 1971, pp. 79-95. Cfr. Wolfgang Abendroth, Ein Leben in der Arbeiterbewegung, a cura di B. Dietrich e J. Perels, Frankfurt aM., 1976, su cui si v. il nostro articolo ne L a Repubblica, 9 luglio 1977, p. 10.
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mondiale e Paffermazione delia repubblica di W a m a r ; o infine, per rimanere ancora nel campo dei movimento operaio, delia significativa autocrtica d i quelPauxorevole esponente sociademocratico che W . Hoegner/ . Non vorrei neanche fare un catalogo delle nuove acquisizioni di fonti, anche se i n questo campo, che i n Germapia viene curato con moita maggiore attenzione d i quanti non avvenga da noi e ci per ragioni complesse che si riferiscono e alPorganizzazione e alia struttura delia ricerca e alie possibilita finanziarie che stanno alia base di queste iniziative , oggi disponiamo di alcuni strumenti di lavoro di importanza veramente fondamentale. Basti penpare a quella singolare pubblicazione che sono gli A t t i delle Cancellerie dei Reich; oggi disponiamo di una decina di volumi che pur non comprendendo ancora tutto Parco delia repubblica di Weimar sono tuttavia pi che sufficienti per awiare un'analisi approfondita su molti dei punti nodali, a cominciare dalla politica estera . Si tratta infatti di materiale, per esempio, per quanto riguarda la politica estera capace di completare ed integrare Pusuale materiale diplomtico (gi edito per questo perodo nella serie di documenti diplomatici tedeschi) i n quanto consente d i conoscere non i l punto di arrivo di determinate decisioni ma prprio i l processo di formazione delia volont politica, che si esprimer, nel suo stadio definitivo, nella documentazione diplomtica. Lo stesso direi per una serie di pubblicazioni,
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Curt Geyer, Die revolutiorire Illusion. Zur Geschichte des linken Fliigels der USPD, a cura di W. Benz e H . Graml, Stuttgart, 1976, su cui si v. la nostra scheda nella Rivista di storia contempornea , 1978, n. 1, pp. 156-157. Cfr. Wilhelm Hoegner, Flucht vor Hitler. Erinnerungen an die Kapitulation der ersten deutschen Kepublik 1933, Miinchen, 1977, su cui si v. la nostra scheda nella Rivista di storia contempornea , 1978, n. 2, pp. 290-292. Facciamo riferimento alia serie pubblicata con la collaborazione dei Bundesarchiv di Coblenza con il titolo Akten der Keichskanzlei Weimarer Kepublik a partire dal 1970, nella quale sono apparsi a tutto oggi i volumi dedicati ai seguenti gabinetti: Scheidemann (1919), Muller (1920), Fehrenbach (1920-21). Wirth I e I I (1921-22), Cuno (1922-23), Marx I e I I (1923-25), Luther I e I I (1925-26), Muller I I (1928-30).
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qualili Protocolli delia Direzione socialdemocratia per gli anni 1932-1933, pubblicati dallo Schulze che, a mio avviso, da soli, suppliscono anche alia assenza di determnat i studi e sono molto pi significativi di taluni studi sulla fine delia socialdemocrazia nel perodo weimariano , come conferma lo stesso Rusconi i l quale ha fornito una utilizzazionit molto opportuna di questi materiali. Premesse* tutto questo, vorrei ricondurre i l discorso ad alcuni momenti essenziali degli studi sulla crisi weimariana, partendo da un presupposto che oggi mi pare fatto prprio da storici di diversa estrazione, in un arco che chiameremmo genericamente di storiografia di sinistra . Potrei fare dei nomi per indicare diversi orientamenti alPinterno d i quest'arco, da Gerd Hardach ad Hans-Ulrich Wehler, i quali tutti nella crisi finale vedono emergere i problemi d i legittimazione delia repubblica non risolti f i n dall'inizio. Un discorso che alcuni storici rapportano alia alternativa tra repubblica conservatrice e democrazia sociale ( i l discorso conclusivo delPopera dei Wehler sulPimpero guglielm i n o ) e che altri storici riconducono alie linee d i continuit delia storia tedesca nelle sue dimensioni strutturali. Questo ultimo i l caso, per citare uno degli studi pi recenti, delia Hrster-Philips, Pautrice d i uno stimolante saggio complessivo su grande capitale, repubblica di Weimar e fascismo, che ha ricordato come dalPimpero bismarckiano alia repubblica di Weimar, infine alia RFT, passando attraverso i l nazismo, la societ tedesca sia stata organizzata entro ben quattro diversi regimi politici mantenendo costanti i rapporti di classe e i suoi contenutl sociali . Una impostazione, questa ultima che, evidentemente, si avvale sostanzialmente di contributi delia ston 13 14

Cfr. Hagen Schulze, Anpassung oder Widerstand? Aus en Akten des Parteivorstands der deutschen Sozialdemokratie 1932-33, Bad Godesberg - Bonn, 1975. Hans-Ulrich Wehler, Das deutsche Kaiserreich 1871-1918, Gttingen, 1973, in particolare cap. I I I , par. 8. Cosi in Ulrike Hrster-Philipps, Grosskapital, Weimarer Kepublik und Faschismus, nel vol. cit. a cura di R. Kuhnl e G . Hardach. Die Zerstrung der Weimarer Kepublik, pp. 38-141, (la cit. da pp. 40-41)1 2 13 14

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riografia delia DDR, i n particolare dell'importante opera di Gossweiler su industria, banche e capitale monopolstico, che a mio awiso rappresenta, dopo gli studi et Kuczynski e delia sua scuola, i l contributo pi cospicu per i l chiarimento delia posizione dei mondo industriale p finanziario tedesco di fronte alia crisi. / Prprio prendendo lo spunto da questi studi jf da altri che si potrebbero menzionare (ma i l problema rincipale quello di indicare talune linee di sviluppo delia storiografia, non di citare un'arida teoria di autori); mi pare che i l problema principale oggi posto dinanzi alia storiografia un problema che va al di l delTesperienza specifica ma limitata delia repubblica di Weimar si condensi nel quesito sulla compatibilit o meno tra concentrazione e centralizzazione dei capitale e delia produzione e 1'esistenza nella esperienza specifica d i un regime democrtico parlamentare. Questa incompatibilit nelPesperienza specifica delia repubblica di Weimar per certi versi alia base delia stessa interpretazione di Rusconi. I I crollo di quelli che Rusconi chiama i patti costitutivi delia repubblica, nel momento delia crisi, non f u che i l risultato delia deliberata volont di una parte dei contraenti (il padronato, le forze armate, 1'apparato burocrtico) di buttare a mare le poche concessioni politiche e sociali fatte alie forze democratiche e ai sindacati, al fine di riappropriarsi in pieno delia liberta di manovra e delPintero potere decisionale. I I problema quindi non quello di discutere un dato di fatto acquisito da tutti, ma, al caso, di indagare le ragioni per le quali si pervenne a questo risultato e d i analizzare i modi i n cui questo risultato f u conseguito. Entro questa ottica schematicamente delineata, ancora una volta 1'analisi dei numerosi contributi parziali per molti versi neutri nel loro tecnicismo, che caratterizzano da qualche tempo a questa parte le miscellanee d i studi sui rappor15

ti tra teconomia e Stato (si tratta di almeno tre grosse raccolte) r , verr rimandata a vantaggio dell'approfondimento di tre momenti particolari (coevi ma paralleli) e distinti delia crisi. Anzitutto la valutazione dei governi presidenziali; inf secondo luogo la valutazione delTazione contempornea delle forze politiche, dei sindacati, dei movimenti di massa; in terzo luogo la valutazione degli atteggiamenti delia cultura. L'interesse principale risiede nel fatto che soltanto con lo svincolamento delle forze parlamentari r i spetto alia figura dei Cancelliere, si accelera i l processo di saldatura tra interessi agrari e interessi industriali intorno alia figura dei presidente militarista. Rispetto alie valutazioni tradizionali, 1'identificazione di Briining come ultimo baluardo delia democrazia, a livello storiografico sostenuta principalmente dal Conze, la vicenda dei governi extraparlamentari oggi viene considerata i n modo notevolmente diverso. G l i studi pi recenti, da quelli raccolti nella recentssima e gi citata miscellanea dei Khnl al lavoro di Rusconi, individuano correttamente in questa fase lo smantellamento degli istituti anche formali delia democrazia. Lo svuotamento sociale delia democrazia che gi aveva portato alia caduta dei governo Muller I I , si prolunga in direzione dei governo forte, dei rafforzamento autoritrio delPesecutivo a tutti i livelli. E, i n propsito, mi pare che siffatte analisi abbiano ricevuto una conferma estremamente autorevole dalla pubblicazione delle stesse memorie di Briining per i l perodo weimariano che avvenne prprio a pochi mesi dalla scomparsa dello statista cattolico, a meta dei 1970. Se mai sono esistiti dubbi sulla
E precisamente: Werner Conze-Hans Raupach (a cura di), DieStaats- und Wirtschaftskrise des Deutschen Reiches 1923-1933, Stuttgart, 1967; Ferdinand A. Hermens-Theodor Schieder (a cura di), Staat, Wirtschaft und Politik in der Weimarer Republik, in Festschrift fur Heinrich Briining, Berlin, 1967; Hans Mommsen-Dietmar PetzinaBernd Weisbrod, Industrielles System und politische Entwicklung in der Weimarer Republik, Dsseldorf-Bonn, 1977, 2 voll., di gran lunga la pi importante delle tre raccolte, la pi rappresentativa anche delle tendenze nuove che emergono nella storiografia delia R F T soprattutto in direzione delia storia sociale .
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Cfr. Kurt Gossweiler, Grossbanken Industriemonopole Staat. Oekonomie und Politik des staatsmonopolistischen Kapitalismus in Deutschland 1914-1932, Berlin (DDR), 1971.
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volont di Briining di pervenire ad una vera e prpria riforma dello Stato in senso autoritrio, come nica' scelta possibile per imporre inflessibilmente una politica deflazionista e sbilanciare quindi decisamente a favorelel latifondo e dei padronato gli equilibri di potere e i Rapporti di classe, le memorie consentono di fugarli completamente. Ora, sulla base delia testimonianza di Briining cjie insiste sulla disponibilit al suo disegno di restaurazion autoritria mostrata perfino da autorevoli esponenti socialdemocratici (Briining fa esplicitamente i nomi di Hilferding e Severing), molti spunti nuovi vengono offerti alia ricerca, sia sotto i l profilo delia valutazione delia rivoluzione di novembre, per quanto riguarda la partecipazione ad essa di componenti moderate, sia soprattutto ai fini delia collocazione generale delle forze politiche e dei rapporto fra queste e le forze economiche liegli anni delia crisi. Mentre per quanto riguarda questa fase dei governo Briining noi oggi siamo suficientemente orientati, documentati, altrettanto non si pu dire per le esperienze che riguardano i l governo von Papen, prprio perche anche 1'ultimo tra i pochi contributi dedicati esplicitamente a von Papen, i l libro dei Bach, si presenta come un lavoro d i carattere piuttosto scolastico, cronologicamente interrotto alie soglie dei cancellierato di von Papen . Motivi di interesse di questa opera vanno ricercati nella ricostruzione delia vicenda dei giornale Germnia , cio dell'organo dei Zentrum, di cui von Papen nel 1924-25 acquist i l pacchetto azionario; per quanto i problemi siano affrontati con estremo semplicismo e anche con molti eufemismi, tant' che di fronte alie memorie di von Papen una vera miniera di menzogne i l Bach si limita semplicemente a rilevare la presenza di qualche errore. Un esempio da segnalare dei limiti di autocensura che sono presenti oggi nella storiografia tedesca anche i n opere di questo genere.
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Cfr. Jiirgen A. Bach, Franz von Papen in der Weimarer Republik. Aktivitten in Politik und Presse 1918-1932, Dusseldorf, 1977, su cui si v. la nostra scheda nella Rivista di storia contempornea , 1978, n. 1, pp. 141-142.
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Se\r tutta la fase dei governo von Papen siamo ancora bbastanza indietro negli studi, molto interessante risulta^l procedimento d i lavoro delia Hrster-Philipps, la quale rijostra come, parallelamente alia disgregazione dei quadro politico weimariano delle singole forze politiche, che procede f i n dal 1927-'28 al culmine delia fase d i monopolizzazione, avanzi anche un complesso processo di r i strutturazione dello Stato promosso sia dai singoli monopoli sia dalla Associazione degli industriali tedeschi nel suo complesso. E in questa fase, retrodatando un processo di unificazione che soprattutto la scuola di Kuczynski operante nella Repubblica Democrtica Tedesca aveva spostato in anni successivi, si sarebbe gi andata formando, sotto la spinta di esigenze interne e di esigenze esterne (si pensi alia spinta delPimperialismo tedesco sottesa alia creazione di molteplici organismi di studio e promozione delPespansione econmica verso 1'Europa Orientale e Sud-Orientale), la saldatura tra industria pesante tradizionale e industria nuova leggera e chimica, quanto meno sotto i l profilo delFattacco al governo Muller. D i fronte alia crisi 1'industria suppliva, i n un certo senso, alia sua debolezza politica giocando tutta la sua forza econmica. D i qui, 1'offensiva politica generale contro i sindacati e i l sistema parlamentare che, alia lunga, premeva per la revisione delia Costituzione. Una linea di attacco che procede lungo diverse direttrici. Un primo livello quello delPattacco alPautonomia dei Lnder, che poi verr esasperato e raggiunger i l culmine col colpo di stato i n Prssia dei luglio 1932, sul quale non a caso si sofferma ampiamente lo stesso Rusconi. Un secondo momento di attacco portato contro i l bilancio dello Stato, che vede ancora una volta come protagonista i l governo Muller; e direi anzi che nelPattacco complessivo al governo Muller si ha la prova generale di questo piano di rivalsa, di ripresa e di contrattacco definitivo delle forze alie quali alludevo dianzi. Interessante altres fissare 1'attenzione su questo momento perche probabilmente tutta la periodizzazione delia storia delia repubblica di Weimar che oggi viene 21

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modificata, concentrando 1'attenzione sul governo Muller e non sul governo Briining come punto d i svolta, memento delia crisi e delia dissoluzione dell'equilibrio ipothjsato all'inizio delia repubblica. L'appoggio al governo priining fu prestato dalle forze delTeconomia sfruttando Ja disponibilit antidemocrtica dei partito cattolico dei Centro, i l quale concepiva i l risanamento econmico a ptezzo dei sacrifcio delia democrazia. Si trattava comunque di un PPggi condizionato. L'autrice che ho citato formula una ipotesi suggestiva circa i motivi delia rottura avvenuta tra agrari e industria pesante da una parte e Briining dalPaltra sui progetti di colonizzazione delle province orientali. Gli agrari v i si opponevano per ragioni di classe, perche non volevano in alcun modo intaccare i loro privilegi; 1'industria pesante v i si opponeva perche era contraria a una genrica politica di maggior occupazione, cio di mera creazione di posti di lavoro e intendeva viceversa cnvogliare i n maniera precisa la forza-lavoro verso una politica dei riarmo. I passi successivi di questo processo sarebbero stati: i l progetto di nuovo Stato di von Papen, i l progetto pi orgnico che venga anticipato, elaborato prima delia trasformazione operata dal regime nazista, che, tutto sommato, ci deve interessare anche oggi, perche fondato, tra 1'altro, sulla nostalgia corporativa delPabolizione delia conflittualit sociale; 1'attacco successivo alia Prssia, i l bastione delia socialdemocrazia e dei parlamentarismo, ossia i l Land nel quale si era ancora mantenuta quella formula delia grande coalizione di Weimar poggiante sulla collaborazione fra la socialdemocrazia e i principali partiti borghesi. La esperienza successiva dei cancellierato di Schleicher e i contatti tra 1'ambiente militare e i sindacati, preludevano gi a una fase qualitativa nuova di creazione dei consenso intorno alia dittatura. Non a caso 1'ambiente militare si preoccupava di assicurarsi i l consenso e i l controllo sociale attraverso i contatti con i sindacati: lo stesso Rusconi ha sottolineato come i sindacati i n qualche misura (e via via pi accentuata) avessero abboccato a questi tentativi delPambiente militare. I I risultato sareba

be stato una dittatura militare con base di massa, come preludio diretto dei nazismo. Questo primo filone di lavoro, relativo ai governi presidenziali, ci porta immediatamente alia valutazione delle forze politiche, dei sindacati, dei movimenti di massa. Da questo punto di vista mi pare che gli studi degli ultimi anni non abbiano apportato contributi sostanzialmente nuov i , per quanto riguarda i l comportamento di determinate forze sociali. Le forze armate, sono forse i l terreno sul quale gli studi si sono orientati sin dalPinizio con una certa sicurezza, per ragioni complesse, legate in gran parte anche alia disponibilit di determinate fonti. Anche un lavoro recentssimo, i l libro dei Nuss, uscito nella Repubblica Democrtica Tedesca, non fornisce altro che una sistemazione generale con attenzione particolare alia fascistizzazione delia Reichswehr e al suo travaso nel quadro militare dei nazismo, ma non porta contributi fondamentalmente e radicalmente n u o v i . Del pari, sul terreno politico ritengo che non si sia prodotto nulla di sostanzialmente nuovo per quanto riguarda la politica dei partito comunista tedesco, argomento sul quale non possibile ora soffermarci, per cui ci limitiamo a rinviare a lavori precedenti . Viceversa, nelPottica delia crisi, meritano
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Karl Nuss, Militar und Wiederaufriistung in der Weimarer Republik. Zur politischen Rolle und Entwicklung der Reichswehr, Berlin (DDR), 1977. Per lo sviluppo delia storiografia sulla K P D rinviamo almeno sino all'inizio degli anni sessanta al lavoro bibliogrfico di E . Collotti, Die Kommunistische Fartei Deutschlands (1918-1933). Ein bibliographischer Beitrag, Milano, 1961; neU'impossibilit di procedere ad un compiuto aggiornamento bibliogrfico ci limitiamo in questa sede a segnalare soltanto alcune delle opere pi importanti (astenendoci da una valutazione analtica dei loro valore) uscite posteriormente sulla K P D , prescindendo comunque dalle opere sulla nascita dei partito comunista pubblicate nel cicquantesimo anniversario delia rivoluzione di novembre: Werner T . Angress, Die Kampfzeit der KPD 1921-1923, Diisseldorf, 1973 (ed. americana 1963); K . H . Tjaden, Struktur und Funktion der KPD-Opposition (KPO). Eine organisationssoziologische Untersuchung zur Rechts -Opposition im deutschen Kommunismus zur Zeit der Weimarer Republik, Meisenheim a.G., 1964; Ossip K. Flechtheim, Die KPD in der Weimarer Republik, Frankfurt a.M., 1969 (ristampa delia nota opera uscita nel 1948, con una introduzione polemico-storio1 8 1 9

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particolare attenzione gli studi pi recenti sulla socialdemocrazia, sui sindacati e anche (sottolineo 1'anche perche m i pare un settore che viene ingiustamente, e in modo errato, sottovalutato) sulla crisi delle forze politiche borghesi non cattoliche. Parlo di crisi delle forze politiche borghesi non cattoliche perche noto che i n tutta la crisi la tenuta delle forze cattoliche fu indubbiamente una tenuta di stabilit rispetto a quella che invece stata i l processo progressivo di disgregazione di tutte le forze borghesi che si richiamavano al liberalismo o al conservatorismo tradizionale. Sulla posizione delia socialdemocrazia nella crisi, i l punto pressoch definitivo stato fatto, con ottiche e anche con strumenti di analisi alquanto diversi ma probabilmente conyergenti nella valutazione finale, da una parte da Rusconi e dalPaltra da Jrgen Harrer . M i pare che entramb questi studiosi mettano in evidenza come la socialdemocrazia frani ma si tratta di uno dei vizi d'origine delia sua gestione nella repubblica d i Weimar , di fronte alia necessita di procedere alia saldatura tra una strategia tutta istituzionale e lo sfruttamento dei potenziale dei movimenti di massa, grazie alPequivoco delia difesa ad oltranza delle istituzioni esistenti senza promuoverne i l cambiamento che avrebbe potuto essere prodotto soltanto dalla loro vivificazione dal basso e dalla mobilitazione di massa. Ma tra i citati studi v' anche una differenza fondamentale i n quanto, a differenza d i Harrer, Rusconi suppone Pesistenza degli elementi lungo i quali la socialdemocrazia realizzasse questa saldatura. Si tratta, per parte mia, d i muovere un'obiezione fondamentale al lavoro d i
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grfica di H- Weber); Hermann Weber, Die Wandlung des deutschen Kommuttisr - Die Stalinisierung der KPD in der Weimarer Kepublik, Frankfurt 3.M., 1969, 2 voll. Tra le opere pubblicate nella KDT, da segnalare in particolare i volumi relativi alia repubblica di Weimar delia Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung (3 e 4), a cura del1'Istituto di marxismo-leninismo presso il C.C. delia SED (1966). Alludiamo al contributo di Jurgen Harrer, Die Sozialdemokratie in tiovetnberrevolution und Weimarer Republik 1918-1933, nel volume a cura di vari autori, con pref. di W. Abendroth, Geschichte der deutschen Sozialdemokratie 1863-1975, Koln, 1975, pp. 65-179.
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Rusconi: se effettivamente esistevano questi elementi, perche la socialdemocrazia non realizz mai questa saldatura? Harrer sembra viceversa escludere a priori una smile possibilita. Tuttavia, per arrivare alie condusioni cui perviene Harrer, la cui interpretazione molto schematica, molto rigida, non mi paiono sufficienti n i l richiamo alia volont delia direzione dei partito di stroncare Popposizione interna, n i l richiamo alia tradizione anticomunista dei partito socialdemocratico, tanto pi in quanto quest'ultimo discorso, a sua volta, richiamerebbe la valutazione e Panalisi delia politica dei partito comunista tedesco. I I problema pi generale e ancora una volta sollecita una osservazione che pu riguardare anche i l lavoro di Rusconi. L'atteggiamento delia socialdemocrazia nella crisi riflette la concezione che essa ebbe delia democrazia weimariana come strumento essenzialmente conservatore, come strumento, i n definitiva, di carattere controrivoluzionario. questo che, a mio avviso, provoca la estraneazione delle e dalle masse. Ricordiamo che le masse non vengono mai mobilitate rispetto alia democrazia, dopo lo sciopero generale dei marzo 1920: in parole povere si realizza la loro totale smobilitazione. Non si tratta di errori di condotta delia socialdemocrazia, ma d i una precisa scelta politica. Nel luglio dei 1932, di fronte al colpo di stato di von Papen i n Prssia, gi cordato come momento centrale dello smantellamento delia democrazia weimariana, i l potenziale di lotta delle masse, confermato ad esempio dailo studio dei Rohe sulPorganizzazione paramilitare socialdemocratica, sul Reichsbanner , non venne minimamente sfruttato. Si potrebbe dire quasi che, prprio in questa
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Karl Rohe, Das Reichsbanner Schuiarz Rot Gold. Ein Beitrag zur Geschichte und Struktur der politischen Kampfverbne zur Zeit der Weimarer Republik, Diisseldorf, 1966; sulla complessa problemtica delia situazione in Prssia, che andrebbe rapportata dei resto al pi ampio discorso sui rapporti tra il Reich e i Lnder, un primo studio offerto da Hans-Peter Ehni, Bollwerk Preussen? Preussen-Regierung; Reich-Lnder-Problem und Sozialdemokratie 1928-1932, Bad GodesbergBonn, 1975.
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circostanza, la strategia istituzionale dei partito socialdemocratico operava la sua vendetta. Non avere capito che altro era la cosiddetta politica di tolleranza nei confronti di Briining, gi di per s pericolosa e capitolarda, altro ancora subire 1'imposizione autoritria d i von Papen, non fu un errore tattico delia socialdemocrazia ma la conseguenza delia sua strategia complessiva. Sostenere ci possibile senza cadere in quello schematismo fatalistico che tipico dei saggio dello Harrer. I I quadro di quella che Rusconi chiama la rassegnata impotenza delia socialdemocrazia pi che dalle ricostruzioni d i carattere storiografico , o per quanto riguarda i sindacati, dallo studio di Hannes Heer , mi pare che emerga con tutta chiarezza dalla documentazione che citavo prima, ossia dagli A t t i delia direzione socialdemcratica per i l perodo 19231933 pubblicata dallo Schulze. V' tuttavia una differenza di comportamento da registrare tra i l partito e i l sindacato. Senza entrare nel mrito delia polemica che stata suscitata circa 1'autenticit o meno delia documentazione pubblicata dallo Heer, resta i l fatto che egli ha avuto i l mrito non solo di aprire una discussione, ma di provocare da parte di altri la pubblicazione di materiali per quel che sembra pi attendibili, ma che a mio avviso finiscono anche per confermare e non gi attenuare le responsabilit dei sindacato.
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G . Rusconi, op. cit., p. 416. Ricordiamo che, se si prescinde dal saggio appena citato dello Harrer, assai carenti SOLO ancora gli studi complessivi sulla socialdemocrazia nelTintero perodo weimariano, 1'unico studio esistente essendo sempre quello insuficiente e ormai anche invecchiato di Richard N. Hunt, German Social Democracy 1918-1933, Yale, 1964; non c' dubbio che molti elementi nuovi e interpretazioni originali apporta il lavoro di Rusconi, dei quale va apprezzata soprattutto 1'analisi dell'ideologia hilferdinghiana. Cfr. Hannes Heer, Burgfrieden oder Klassenkampf. Zur Politik der sozialdemokratischen Gewerkschaften 1930-1933, Neuwied-Berlin, 1971; per un aspetto particolare delia politica dei sindacati, la lotta per la creazione di occupazione, si pu vedere, ir. una prospettiva assai diversa, il lavoro di Michael Schneider, Bas Arbeitsbeschaffungsprogramm des ADGB. Zur v. gewerkschaftlichen Politik in der Endphase der Weimarer Republik, Bad Godesberg-Bonn, 1976.
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Infatti, mentre i l partito registra un cedimento dopo 1'altro i n omaggio alia politica dei meno peggio, nel sindacato pare di vedere una maggiore intuizione delia direzione verso la quale muove la crisi: ossia dello sboco apertamente dittatoriale che ad essa viene dato. Ma i l r i sultato di questa maggiore perspiccia politica non per questo meno disastroso. La politica dei sindacato non semplicemente di tolleranza ma di adeguamento e, quindi, di diretta complicit con i disegni di instaurazione autoritria. I contatti che i l sindacato avr con Papen, e soprattutto con Schleicher, hanno un segno molto preciso. Pi che mai adesso la funzione dei sindacato viene distorta in chiave corporativa. I I sindacato diventa per molti versi la cinghia di trasmissione dei consenso intorno al progetto autoritrio, anzi tende a divenire lo strumento di massa pi potente, pi importante i n funzione d i questo progetto. Con von Papen e Schleicher ha inizio i l processo di addomesticamento nei confronti dello Stato autoritrio, che porter i l sindacato al tentativo di patteggiare e conservare, umiliandosi al di l di ogni limite, una sua legalit nel quadro dello stesso Stato nazista, come documenter anche W. Hoegner . I I risultato sara la sconfitta non soltanto sotto i colpi delPavversario, ma anche per i l prprio disarmo, senza attenuanti e con conseguenze di lunga durata. Sono gli esiti, dei resto, che si stanno scontando ancora oggi quando si consideri lo stato delPorganizzazione delia classe operaia nella RFT e, per certi versi, anche nella RDT. I I discorso intorno alia classe operaia nella crisi deve anche indurci a richiamare 1'attenzione sull'area sinora troppo poco esplorata dello studio dei movimento reale, ossia delia composizione di classe e delia stratifica25

importante per altri versi, per capire questo processo, la politica dell'occupazione progettata dai governi Papen e Schleicher, come preludio dei controllo dei lavoro e, al limite, dei lavoro forzato che saranno realizzati dal nazismo; in propsito si v. di Helmut Marcon, Arbeitsbeschffungspolitik der Regierungen Papen und Schleicher. Grundsteinlegung fur die Beschftigungspolitik im Dritten Reich, Frankfurt a.M., 1974.
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zione sociale delia societ tedesca, al di l delia consueta storia istituzionale dei movimento sindacale o dei partiti atttaverso i quali si esprime politicamente la classe operaia, negli anni weimariani, per limitarei al perodo che stiamo affrontando. un discorso che non possiamo approfondire i n questa sede anche perche le incertezze metodologiche che presiedono ancora alPawio di una vera e prpria produzione storiografica in questa direzione richiederebbero una pi ampia discussione e disamina. Tuttavia, al di l delle generiche istanze di rivendicazione delia legittimit delia cosiddetta storia sociale nelle sue diverse accezioni * , va sottolineato che oggi v i sono indubbiamente important i spunti nuovi in direzione di ricerche sulle condizioni materiali dei lavoratori e sulla dinmica dei loro comportamenti che vanno certamente oltre i canoni metodologici e i risultati acquisiti da Kuczynski e dai suoi discepoli. Da una parte assistiamo ad un primo avvio di studi storicosociologici spesso segnati nella loro esasperazione analitica da un pregiudizio di neutralit delle categorie e dei criter i interpretativi ma generalmente sostenuti da un buon l i vello di ricerca emprica . AlTestremo opposto si colloca 1'indagine provocatoriamente assai interessante di Karl Heinz Roth i n cui la ricerca emprica sembra piegata a una forte esigenza ideolgica, al di l dei suoi stessi risultati, che pone al centro delTattenzione categorie concettuali e interpretative quali quelle delia spontaneit e autonomia
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Come si pu vedere in prima approssimazione dalla rassegna di Heinz-Gerhard Haupt e Hans-Josef Steinberg, Tendances de 1'histoire ouvrre en Republique fdrale allemande, in Mouvement social, n. 100, luglio-settembre 1977, pp. 133-141. Un buon esempio delle pi diverse tendenze che convergono in questa direzione, quasi un bilancio prowisorio degli studi, offerto dai contributi (non solo di studiosi tedeschi) raccolti nei due volumi a cura di Mommsen, Petzina e Weisbrod citati alia nota 16 (tra i quali particolarmente significativi sotto il profilo delia storia sociale, di una analisi strutturale delia societ weimariana, dei movimento operaio e delia complessiva stratificazione sociale, i lavori di W. Fischer, D. Petzina-W. Abelshauser, W. Kllmann, J. Reulecke, L . Albertin, Ch. Maier, M. Poor, R. A. Gates, M. Schneider, R. Wheeler, T. Mason, H . A . Winkler, J. Kocka, L. E . Jones e M. Schumacher).
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operaia e delia insubordinazione operaia e che tende a contrapporre gli operai non qualificati come soggetto rivoluzionario alia classe operaia professionalizzata come elemento d i freno alie l o t t e . I n effetti, come lo stesso Roth deve riconoscere, i l suo lavoro reca un contributo pi alia fenomenologia delia repressione capitalistica e delia restaurazione moderata operata dopo la rivoluzione di novembre dallo stesso sindacato che alia analisi reale delia composizione e stratificazione delia classe operaia tedesca nel perodo considerato. Ci anche perche talune generalizzazioni sui processi di razionalizzazione dei processi produttivi e di massificazione delia forza-lavoro non trovano ancora riscontro in ricerche puntuali, a cominciare dalla stessa tuttora incerta periodizzazione dei processo d i ristrutturazione dell'organizzazione aziendale e dei lavoro. Basti pensare che soltanto un anno fa apparso i l primo complessivo tentativo di impostare un discorso sulla razionalizzazione e sulla organizzazione scientifica dei lavoro nella seconda meta degli anni venti nella repubblica di Weimar, lavoro che insiste giustamente anche sulla propensione d i una parte almeno dei movimento operaio ad accettare 1'intensificazione dei ritmi di lavoro nel quadro di una prospettiva di pace sociale . Detto questo, al d i l delle astrazioni e delPideologizzazione che dominano sulla ricerca concreta, resta i l fatto che i l libro dei Roth propone linee di indagine e ipotesi interpretative tutte da verificare e degne pertanto delia discussione che intorno ad esse si intrecciata anche in Itlia .
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Cfr. Karl Heinz Roth, Ualtro movimento operaio. Storia delia repressione capitalistica in Germnia dal 1880 a oggi, Milano, 1976, su di esso la nostra scheda nella Rivista di storia contempornea , 1977, n. 4, pp. 635-636. Q riferiamo alio studio di Peter Hinrichs-Lothar Peter, Industrieller Friede? Arbeitswissenschaft, Rationalisierung und Arbeiterbewegung in der Weimarer Republik, Kln, 1976. Si vedano i testi ora raccolti da Maria Grazia Meriggi nel volume II caso Karl-Heinz Roth. Discussione sull' altro movimento operaio, Milano, 1978, che sottolineano tutti anche i pi critici (Cacciari, Foa) che sono quelli con i quali maggiormente consentiamo - ~ 1'inte2 8 2 9 3 0

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Se la crisi delia repubblica si esprime a livello politico attraverso la disgregazione definitiva delia formula delia coalizione d i Weimar che era stata riesumata nella sua ultima esperienza negli anni 1928-'30 con i governi Muller, a me pare chiaro che non sia sufficiente lo studio dei comportamenti delia socialdemocrazia e d i quelli dei partito dei Centro che, come dicevo prima, ha rappresentato nella sua stabilit 1'agente pi diretto dei passaggio agli esperimenti presidenziali Briining-Papen. Dobbiamo constatare viceversa una sostanziale sottovalutazione negli studi delle altre forze borghesi . Questo discorso non ha riflessi soltanto politici ma anche sociali. I n sostanza, la crisi dei partiti borghesi i l riflesso delia disgregazione sociale che vedr i ceti medi e piccolo-borghesi spostarsi i n massa verso i l partito nazionalsocialista. E questo non awiene soltanto per 1'elettorato dei vecchio partito tedesco-nazionale, partito estremamente compsito, per un verso partito delia grande industria, partito dei grande latifondo ma anche partito dei ceto mdio urbano. La crisi investe anche altre formazioni come i l partito democrtico tedesco, la Deutsche Demokratische Partei, che nel 1918-'19 rappresentava 1'ala sinistra dei liberalismo tedesco che raccoglieva settori notevoli delPintellighenzia e dei politici liberali; si pensi ai nomi di Max Weber, Friedrich Naumann, Hugo Preuss, Helmuth von Gerlach, Theodor P. Heuss, Walter Gropius, Ludwig Quidde e altri; c'era tra di essi lo stesso Rathenau, cio i l principale protagonista dei disegno di razionalizzazione capitalista; fu ancora i l partito che ebbe, attraverso i l generale Groener e, soprattutto, Otto Gessler, per quasi tutto i l perodo delia repubblica di Weimar, i l controllo dei dicastero delia Reichswehr. Credo sia necessrio soffermarci brevemente su questa formazio31

ne politica, perche fu una formazione che ebbe un peso superiore a quello che stato i l suo peso specifico di carattere elettorale, prprio perche ha finito per raccogliere forze di provenienza la pi diversa e anche le tendenze pi diverse dei liberalismo tedesco, che tuttavia non si riconoscevano nelle formazioni conservatrici costituitesi dopo i l 1918. AU'interno di questo movimento noi ritroviamo alcune delle forze pi strettamente legate al tradizionale disegno imperialista (basta fare i l nome di Naumann e ricordare i l disegno delia Mittel-europa di Naumann), un fatto sufficiente per avere una idea delle linee di continuit imperialistiche che passavano attraverso i l partito democrtico. Ma, al tempo stesso, questo partito era anche i l contenitore di larghe correnti pacifiste. Per esempio, quasi tutti gli esponenti delia Lega dei Diritti delFuomo (ho citato i l nome di Gerlach ed forse uno dei casi pi interessanti) si erano coagulati intorno a questo partito perche non trovavano spazio in altre formazioni, non riconoscendosi soprattutto nella tradizione socialdemocratia. E cosi altre espressioni progressiste delia vita politica e culturale weimariana penso semplicemente al movimento femminile nella repubblica di Weimar, attraverso per esempio la figura di Helene Stoecker alPinterno delia DDP. Da qui la complessit di questa formazione e, quindi, la necessita di non trarre su di essa una interpretazione dettata unicamente dalPapparente omogeneit, dalla sua apparente presenza come partito omogeneo, e di operare anche una periodizzazione alPinterno delia storia d i questo liberalismo perche, a partire dalPinizio dei 1930, si ha nel suo mbito un reale processo di decantazione e di esplosione di forze centrifughe prprio di fronte alia crisi. Non quindi casuale che negli ultimi anni i l problema delia collocazione politica dei liberalismo di sinistra nella repubblica di Weimar sia stato richiamato da diversi studi. Cito soprattutto gli studi di Opitz, lo studio dello Stephan, quello dello Hess . Ora, questa crisi dei
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resse anche metodolgico degli spunti offerti dalla ricerca dei Roth per una storia sociale dei movimento operaio. Approfittiamo comunque per segnalare la preziosa bibliografia di Martin Schumacher, Wahlen und Abstimmungen 1918-1933. Eine Bibliographie zur Statistik und Analyse der politiscben Wahlen in der Weimarer Republik, Diisseldorf, 1976.
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Cfr. Reinhard Opitz, Der deutsche Sozialliberalismus 1917-1933,

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liberalismo weimariano, riproduce i n sostanza la crisi storica dei liberalismo tedesco, quella che lo Snell gi alPinizio degli anni '50 definiva l a tragedia dei liberalismo tedesco nella sua specificit weimariana . Nessuno degli studi citati appare soddisfacente rispetto alia complessit dei fenmeno dei liberalismo tedesco e di quella particolare formazione che fu appunto la DDP. La problematicit delia sua collocazione, delia sua composizione mi pare coita, con molti punti interrogativi pi che con risposte definitive, soprattutto nel lavoro dello Opitz sul Sozialliberalismus weimariano. Nei confronti di questo t i po di ricerca si possono muovere le critiche pi diverse e la critica fondamentale mi pare la dilatazione dei Concetto stesso di sozialliberal che in una determinata fase, secondo Pautore, finisce per comprendere anche esponenti socialdemocratici come Hilferding e Severing e moita parte delia destra e dei centro sindacale. Questo tipo di dilatazione non giova certo al chiarimento dei problema affrontato ma rischia d i creare nuova confusione. A parte questo, per, 1'intuizione giusta nel lavoro dello Opitz i l tentativo di precisare la cesura interna che si opera nelPambito dei liberalismo tedesco alPatto delia trasformazione dei partito democrtico i n cosiddetta Staatspartei all'inizio degli anni '30 rispetto alPala liberale che promuove, per fare dei nomi, da Koch-Weser a Goerdeler, Pintegrazione dei ceti medi alto-borghesi nella prospettiva di sistema di governo autoritrio, fondato su presupposti corporativi, sul rafforzamento dei potere statale, sul capitalismo cosiddetto sociale . dei resto 1'ala alia quale, i n qualche misura, si richiamer come momento di legittimazione delia prpria validit politica, lo stesso Erhard nel1'ultimo dopoguerra, alTatto di teorizzare 1'economia so33

Kln, 1973; Werner Stephan, Aufstieg und Verfall des Linksliberalismus 1918-1933, Gottingen, 1973; Jiirgen C. Hess, Gab es eine Alternative? Zum Scheitern des Linksliberalismus in der Weimarer Republik, in Historische Zeitschrift, CCXXIII (1976) n. 3, pp. 638-654. Friedrich C. Sell, Die Tragdie des deutschen Liberalismus, Stuttgart, 1953.
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ciale di mercato. Un secondo aspetto che mi pare vada sottolineato positivamente nel lavoro d i Opitz 1'ipotesi formulata sulla natura degli interessi politici e sociali raccolt i intorno a questo partito e sulTarea sociale che esso copre. I n una prospettiva d i lunga durata, la tendenza socialliberale si presenta essenzialmente come 1'espressione politica dei capitale monopolstico d i nuova formazione: Findustria leggera, l'elettrotecnca, la chimica. Questa sarebbe la costante delia posizione dei partito come eredit delPimperialismo d i Naumann. Rispetto a questa costante, 1'opzione per la democrazia weimariana non sarebbe che una variabile contingente, tanto vero che 1'affezione alia democrazia duro f i n quando i l partito democrtico pote esercitare una funzione d i integrazione verso i ceti piccolo-medio e alto-borghesi; quando questa funzione venne erosa o rischi d i perdersi e i l piccolo e mdio capitale e i lavoratori da esso dipendenti fuggirono verso Hugenberg e poi verso Hitler, i l partito democrtico tedesco si dissolse di fronte alia polarizzazione delTelettorato verso Pestrema destra o verso 1'estrema sinistra. Quindi la funzione d i centro dei liberalismo fu messa i n crisi, ci che porto i l Sozialliberalismus ad associarsi sempre pi alia generale spinta a destra, al richiamo verso lo Stato forte, nel momento in cui interessi delia grande industria tradizionale e interessi dei monopolismo tendevano a convergere comunque contro la repubblica democrtica. Quindi la rottura dei clich dominante, dalPopera tradizionale dello Eyck in poi, d i un liberalismo omogeneo e leale senza soluzione di continuit verso la democrazia weimariana, mi pare che sia una delle indicazioni di maggiore importanza per riprendere i l discorso complessivo sulla collocazione dei ceti medi e pi in generale delia borghesia tedesca nel processo di trasformazione politica che ha portato dalPimpero guglielmino alia RFT. L'ultimo aspetto sul quale mi soffermer molto rapidamente, e che affronter sotto una
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Erich Eyck, Storia delia repubblica di Weimar (1918-1933) (1954-56), Torino, 1966.
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angolatura dei tutto particolare, quello che riguarda la valutazione degli atteggiamenti delia cultura. I I discorso sulla cultura weimariana, che uno dei discorsi pi ricchi e pi stimolanti di tutta la problemtica dei perodo, tornato d'attualit in tempi recentissimi. Non alludo tanto alie mostre degli anni Venti e degli anni Trenta che si sono susseguite negli ultimi anni, addirittura negli ultimi mesi, nella RFT, quanto alie analogie che sono state stabilite tra Patteggiamento degli intellettuali progressisti nella RFT e in altri paesi oggi, e Patteggiamento degli intellettuali in senso lato, in genere intellettuali non accademici, d i fronte ai fenomeni delia crisi civile e istituzionale delia repubblica di Weimar. Come spesso accade in questi casi, Panalogia non serve tanto a spiegare o a chiarire inesistenti parallelismi storici, quanto a richiamare Pattenzione su aspetti particolarmente rilevanti dei momento storico, al di l delia loro banale attualizzazione. E non tenter nemmeno di ricordare, in. termini che sarebbero inevitabilmente troppo generali per non essere generici, Pimportanza delia presenza culturale nella repubblica di Weimar. Non mi addentrer in discorsi specifici di correnti determinate o di settori particolari delia cultura o dei mondo intellettuale nel senso pi ampio, ma intendo porre alcuni interrogativi. Come non pensare, ad esempio, che mancano tutt'ora studi, serie analisi, sul peso che hanno avuto i mezzi di comunicazione di massa nella esperienza concreta delia repubblica di Weimar. Nessuno ha ancora studiato seriamente Pimpero di Hugenberg, quello che potremmo definire (forse con eccessiva attualizzazione ma tanto per intenderei) lo Springer degli anni venti, e questo prprio nel paese che ha visto nascere le teorizzazioni di Walter Benjamin e delia scuola di Francoforte. Per cui, pur premettendo tutto questo, credo che si possa convenire con quanti vedono un sostanziale divorzio i n questo perodo tra cultura e societ e, soprattutto, tra cultura e Stato. L'intellighenzia democrtica, socialista, radicale, i n senso non partitico, fuori dalle istituzioni non 34

perche sia contro la repubblica democrtica, come per certi versi per i comunisti legati alPipotesi di una alternativa radicale la repubblica consiliare sorretta forse pi dalla fedelt ad una tradizione che dalla convinzione di una reale praticabilit politica. Essa pare piuttosto separata in quanti disposta ad impegnarsi solo nei confronti di uno Stato democrtico che fosse e volesse essere realmente tale. Gli stessi storici, sociologi, giuristi si possono fare i nomi di una serie di forti personalit che racchiudono queste caratteristiche, che gravitano intorno al partito socialdemocratio, da Sinzheimer a Kirchheimer, a F. Naumann i quali lavorano per dare alio stato democrtico una base di legittimit ponendo con forza i l rapporto tra istituzioni democratiche e contenuti sociali, sono tuttavia al di fuori dei sistema; ne sono tra i critici e gli interpreti pi acuti; lottano perche le istituzioni mobilitino e realizzino tutte le potenzialit democratiche implicite nelPordinamento costituzionale, nica condizione per ricondurre una saldatura culturale. Radicalizzando la nota definizione di Peter Gay (The Outsider as Insider) Cesare Cases ha espresso questo divorzio con una drasticit molto efficace: G l i intellettuali sono outsider alPinterno delia societ data, in qualche modo gi pronti per emigrare . Penso che convenga r i flettere sul senso di definizioni dei genere. I I significato pi profondo mi pare vada rintracciato nelle potenzialit di sviluppo democrtico che esprimono o di cui si fanno portavoce e che non trovano riscontro nei livelli e negli strumenti di espressione politica. Forse, c' da chiamare in causa tutta Porganizzazione delia cultura e la frattura netta tra la cultura accademica e la cultura non accademica. Ma i l problema centrale a mio avviso non di natura organizzativa. G l i autori i quali, consapevolmente o inconsapevolmente, scientemente o anche per franca igno3 5

Cfr. Cesare Cases, L'autocrtica degli intellettuali tedesebi e il dibattito sull' espressionismo , in Quaderni storici , n. 34, gennaioaprile 1977, pp. 12-27 (la cit. tratta da p. 13).
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ranza, imputano agli intellettuali, alia loro critica corrosiva , come sostiene i l Laqueur , la distruzione delia repubblica d i Weimar, ammettendo tutt'al pi che pi corrosivo di loro fu soltanto Hitler, negando la lotta degli intellettuali per modificare Pesistente, partono dal presupposto che essi dovessero comunque difendere Pordine costituito cosi come esisteva perche era pur sempre i l meno peggio. Ci significa ignorare i l problema fondamentale per cui affinch potessero essere difese con convinzione le istituzioni andavano soprattutto cambiate, nel senso che dovevano essere riempite di quei contenuti democratici, tendenzialmente socialisti, che erano pur sempre alie origini delia repubblica democrtica, anche nei limiti in cui era uscita dalla rivoluzione di novembre. Come rimproverare agli intellettuali le battaglie contro la giustizia di classe che non fu affatto un fenmeno sporadico come ritiene Laqueur, ma fu una realt quotidiana nella repubblica di Weimar? Chiunque abbia letto un quotidiano delPepoca sa che cosa emerge dalla cronaca delia vita weimariana. Come rinfacciare agli intellettuali la battaglia antimilitarista e pacifista, che lungi dal minare le basi delia democrazia weimariana mirava prprio a realizzare uno dei processi fondamentali per la democratizzazione delia societ tedesca? Senza valutare questi aspetti, certamente un Tucholsky e un Ossietzky possono fare la figura di solitari visionari, ma oggi anche la pubblicistica comunista, che allora non fu certamente tenera verso quelli che definiva i pacifisti borghesi , tende al recupero di questo tipo di impegno degli intellettuali che appartiene ai fermenti di democrazia pi vitali delia repubblica di Weimar. E
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Walter Laqueur, La Repubblica di Weimar. Vita e morte di una societ permissiva, Milano, 1977; su di esso si v. la nostra recensione ne La Repubblica, 18 agosto 1977. Pi ampiamente da esso (oltre che dal libro dei Rusconi pi volte citato) abbiamo tratto lo spunto per la nostra rassegna citata alia nota 1, nella quale sottolineiamo come molti degli equivoci suscitati dal libro dei Laqueur nella pubblicistica italiana siano stati generati anche dalla disinvoltura con la quale 1'editore delia versione italiana ha manipolato titolo e sottotitolo delTedizione originale (Weimar. A Cultural History).
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10 stesso dicasi per le battaglie relative ai diritti civili nel senso pi lato. Basterebbe ricordare la letteratura sulPaborto, che rappresenta d i per s un capitolo estremamente significativo nella storia dei teatro e delia narrativa weimariani. La conclusione mi pare possa essere questa: chi volge unilateralmente contro la cultura weimariana, con una operazione opposta a quella insensata esaltazione degli aurei anni Venti che fu d i moda i n altri tempi, Paccusa di aver provocato la dissoluzione delia repubblica e in pratica la sua vulnerabilit d i fronte alPattacco nazista, dimentica di approfondire la parte che i n questo divorzio delia cultura rispetto alia societ spetta alie forze politiche e ai partiti. A me pare che sia soprattutto nella politica dei partiti, e non soltanto nell'immobilit dei processo sociale e delle strutture economico-sociali, che vada verificata Pestraneit degli intellettuali rispetto al sistema. Negli intellettuali v i pu essere stata la coerenza astratta dei richiamo ai principi, alia linearit delle scelte politiche, ma nei politici v i stato certamente i l disprezzo dei principi e la riduzione dei riformismo spogliato di ogni slancio e traguardo ideale al tatticismo delle scelte giorno per giorno. I I venir meno di ogni mediazione tra le due categorie di giudizio, di comportamento, non imputabile ai soli intellettuali ma anche (se non soprattutto) alPinsofferenza dei partiti. chiaro che i l discorso riguarda in gran parte la socialdemocrazia, i n quanto semplicemente i l r i svolto dei fatto che essa aveva effettuato scelte politiche diverse. Tipiche sono le vicende dei riarmo alia meta degli anni '20, in cui la stessa socialdemocrazia si trovo spaccata. Tipica la politica di tolleranza nei confronti dei governo Briining e ancora Pappoggio delia socialdemocrazia alia rielezione presidenziale dei maresciallo Hindenburg. I n questo quadro mi pare non abbia fondamento neppure Paltro motivo polemico che viene rivolto nei confronti degli intellettuali weimariani. L'avere cio essi sottovalutato 11 pericolo dei fascismo, i l pericolo nazista. E ancora una volta mi spiace citare, come punto di riferimento, un testo che considero deteriore, ma i l punto d i riferimento, 37

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di attacco pi facile: i l Laqueur. Qui non si tratta di capovolgere Pinterpretazione dei Laqueur in una sorta di idealizzazione delia cultura weimariana, un pericolo al quale mi pare non sfugga lo stesso Peter Gay, ma d i impedire che si ribalti sugli intellettuali una responsabilit storica che spetta tutta intera alie forze politiche. Caso mai, spett prprio alie avanguardie intellettuali esprimere con sensibilit anche troppo acuta, e prprio per questo forse i n forme pi letterarie che politiche, e spesso a livello di critica di costume, i l crescere dei nazismo nella societ tedesca. N l a ' Welbhne , n la Linskurve furono estranee a questa denuncia. Tutt'altro. La croce uncinata non fu scoperta nel 1933, ma gi nel 1919 essa accompagnava le spedizioni dei corpi franchi, e tutta la produzione delia cultura democrtica weimariana segnata dalla consapevolezza di questa presenza nel corpo sociale delia societ tedesca sin dal 1918-'19. Non si pu pi rimproverare agli intellettuali di non aver dato alie loro denunce le modalit di una risposta quale quella che avrebbero dovuto dare le forze politiche. Le loro analisi probabilmente non furono complete, ma alcune di queste sono le uniche che allora furono elaborate. Se i l messaggio culturale non fu raccolto dai politici, la responsabilit non pu essere soltanto degli intellettuali, per incapacita o insufficienza di espressione, per parzialit, per estetismo, per molte altre ragioni. La vitalit delia cultura weimariana fu espressa prprio dal fatto che essa non fu strumentalizzata dalle forze politiche. Ma questa fu anche la sua debolezza, perche rimase isolata e non ebbe possibilita, se non in casi parziali e limitati, come nella vicenda (dei resto aperta sotto i l profilo critico) delPAssociazione degli scrittori proletari, di rapportarsi positivamente e non strumentalmente alia vita politica . Questa cultura ebbe una acuta sensi37

Non possibile in questa sede segnalare le molte pubblicazioni che negli ultimi anni hanno riesumato, in forma documentaria o monogrfica, il dibattito culturale weimariano e in modo specifico quello legato alie correnti dei movimento operaio; ci limitiamo comunque a segnalare, come esempio di feconda problematizzazione dei dibattiti e
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bilit delia crisi ma, a mio avviso, non poteva fornire gli strumenti per uscire dalla crisi. I n definitiva penso che non spettasse ad essa supplire alie carenze delle forze politiche. Per concludere, mi pare opportuna una ultimissima precisazione, anche se di rilevanza metodolgica e storica certamente non trascurabile. risultato chiaro dal mio intervento che io ho nettamente privilegiato i problemi delia politica interna sottovalutando apparentemente la politica estera. Ora, appunto su questo rapporto tra politica interna e politica estera, vorrei dire qualcosa di pi preciso, trattandosi nelPorientare i l mio contributo di una scelta precisa che ho operato in rapporto alio sviluppo ed alio stadio al quale pervenuta la storiografia sulla repubblica di Weimar. Per troppo tempo, prprio sulla falsariga di una tradizione storiograftca di segno liberal conservatore, che quella che si pu trovare simboleggiata anche i n edizione italiana dalPopera citata di Erich Eyck, si capovolto i l parmetro di giudizio sulla repubblica di Weimar, ricercando unicamente nella politica estera le cause delle sue difficolt e dei suo fallimento. I I riferimento d'obbligo i l Trattato di Versailles e la questione delle riparazioni. Certamente Versailles stata un errore che ha pesato molto sulla vita delia repubblica di Weimar e, tuttavia, ad esso soltanto non possibile attribuire la crisi di Weimar. D i questo dobbiamo essere estremamente consapevoli; se vogliamo essere paradossali, potremmo dire che Versailles ha ucciso Weimar solo nella misura in cui le forze che hanno ucciso Weimar si sono impossessate dei termini delia polemica anti-Versailles, cio in quanto i l nazionalsocialismo ha fatto di Versailles uno dei cavalli di battaglia delia sua agitazione nazionalista. Soltanto in questo senso Versailles ha un peso centrale nella storia delia crisi weimariana, la cui ragione di fondo va ricercata tutta nelFinterno delle vicende delia societ tedesca.
delle esperienze allora compiute, lo studio di Helga Gallas, Marxistische Literaturtheorie. Kontroversen im Bund proletarisch-revolutionrer Schriftsteller, Neuwied-Berlin, 1971.

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Paradoisalmente, questo tema delia preminenza delia politica estera nelle difficolt e nelle disgrazie delia Germnia weimariana per 1'appunto uno dei temi dominanti delia cultura storica di questo perodo. Uno dei lavori pi interessanti scritti negli ultimi anni sulla cultura politica di Weimar prprio i l libro dello Schleier sulle tendenze delia storiografia borghese i n Germnia nel perodo weimariano . Ora, questo libro, che ha anche delle semplificazioni schematiche a mio avviso non accettabili, come i l catalogare entro la storiografia liberale storici socialdemocratici, dimostra come la storiografia dei perodo weimariano abbia sostanzialmente assunto i n solido i legami con la tradizione delia grande storiografia tedesca dell'800. Una storiografia che vedeva i l problema delia Germnia unicamente come problema delia Germnia nel concerto europeo. Era una proiezione esterna d i tutti i problemi tedeschi nelPequilibrio delle potenze. E questo i l risultato delia tradizione bismarckiana. Che cosa accaduto nella storiografia dell'ultimo dopoguerra? Per molti aspetti e per molto tempo sopravvissuta piena omert con la tradizione delia questione tedesca come questione esterna alia societ tedesca, una questione di politica internazionale, tutti i parametri di valutazione delia storia tedesca sono stati cio fondati sul concetto delia Einkreisung, cio delPaccerchiamento delia Germnia da parte di altre potenze. I I primo a creare una frattura, con questo tipo di interpretazione, stato i l Bracher quando, affrontando i l problema delia repubblica di Weimar, ha affrontato per Pappunto i l problema dei meccanismi interni, con una chiave pi sociolgica che storica, che portano alia dissoluzione la repubblica di Weimar . Tuttavia sin dagli anni weimariani, la consapevolezza che i l problema politico tedesco, i l dilemma delia democrazia tedesca, andasse cercato alFin38 39

terno delia societ tedesca e non nei sui rapporti diplomatici, era stato affermato da uno storico, morto molto giovane, che forse la figura pi interessante d i tutta la storiografia dei perodo weimariano, Eckart Kehr i l quale imposto i l discorso sul primato delia politica interna . Collaborator fra Paltro delia rivista d i Hilferding Die Gesellschaft , ha avuto la intuizione fondamentale di impostare i l discorso sulla crescita delia societ tedesca non secondo parametri indipendenti ed autonomi dalPimperialismo. stato questo, mi pare, i l momento che ha sbloccato certe dispute scolastiche, accademiche, sul primato delia politica interna o delia politica estera. I n questa maniera il Kehr si collegava molto direitamente a una serie di intuizioni che nella storia dei movimento operaio tedesco, ancora una volta per Panalisi di determinati fenomeni sociali, erano stati anticipati da Karl Liebknecht. Perche, che cosa voleva dire impostare i l discorso sulPimperialismo in Germnia? Voleva dire esattamente unificare quelli che erano i termini delia politica estera e delia politica interna tedesca attraverso Panalisi di un determinato sviluppo econmico e sociale. Quindi non fare i l discorso delia politica estera semplicemente come politica di espansione, ma vedere nella crescita delia societ tedesca la necessita di superare i limiti interni che i l discorso fondamentale per capire anche la crescita alPinterno delia repubblica di Weimar delle tendenze alia trasformazione delia democrazia. E dobbiamo pure porei questo problema: perche mai ad un certo momento, nella fase di dissoluzione, nella fase di scollamento delle istituzioni, si fanno avanti delle forze che vogliono ad ogni costo distruggere i l movimento operaio tedesco, distruggere anche soltanto le vestigia formali delia democrazia tedesca. A mio avviso la risposta non pu essere trovata unicamente nelPaffermazione di tendenze irrazionalistiche o d i tendenze
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Hans Schleier, Die biirgerlicbe deutsche Geschichtsscbreibung der Weimarer Republik (I. Strmungen-Konzeptionen-Institutionen. I I . Die linksliberalen Historiker), Kln, 1975. Ci riferiamo alia primissima opera di Karl Dietrich Bracher, Die Auflsung der Weimarer Republik, la cui prima edizione dei 1955.
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Se ne vedano ora i principali scritti nella ristampa a cura di Hans-Ulrich Wehler in Eckart Kehr, Der Primat der Innenpolitik. Gesammelte Aufstze zur preussisch-deutschen Sozialgeschichte im 19. und 20. Jahrhundert, Berlin, 1965.
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genericamente antidemocratiche. La risposta di fondo una sola: nella fase di crescita delPimperialismo tedesco, che aveva delle direttrici di mareia molto precise, molto evident i , determinate dalla prevalenza di determinate forze economico-sociali, verso aree precise delTEuropa, la costruzione democrtica non era pi 1'attrezzaggio interno che consentiva 1'esplicazione piena, totale, delle potenzialit imperialistiche. La repubblica di Weimar crolla prprio per questo. Crolla perche anche soltanto 1'esistenza di quei residui pluralistici a livello politico e sociale rappresentano 1'ultimo ostacolo al pieno dispiegamento delle forze imperialiste in direzione delia conquista delTEuropa. qui che si saldano i l momento delia crisi weimariana e quello delTavvento al potere dei nazismo. I I nazismo non qualcosa di demoniaco che ad un certo momento sconfigge le forze buone delia repubblica di Weimar. I I nazismo i l salto qualitativo che necessrio per portare la struttura interna delia societ tedesca alPaltezza dei compiti richiesti dalla forza d'urto che 1'imperialismo deve sprigionare. Perche 1'imperialismo tedesco ha raggiunto ormai i l livello necessrio per scaricarsi sul resto delPEuropa. Questo i l tipo di analisi che occorre fare, lungo la quale dobbiamo ritornare a unificare momento interno e momento esterno.

GIAN ENRICO RUSCONI AZIONE OPERAIA E SISTEMA DEMOCRTICO

1. Democrazia contrattata e capitalismo organizzato L'esemplarit delTesperienza di Weimar, dal dplice punto di vista degli istituti di democrazia e dei comportamenti dei movimento operaio, va ricercata nel nesso particolare che si stabilito tra la classe operaia (un tipo particolare di classe operaia) e gli apparati di rappresentanza democrtica parlamentare. La precisa identificazione di questo nesso preliminare sia alia individuazione dei caratteri propri delia repubblica di Weimar, sia alie possibili generalizzazioni delia sua esperienza ad altre situazioni. Quella di Weimar definibile come una democrazia contrattata nel senso che la forma istituzionale, invece d'essere i l quadro politico accettato entro cui si muovono e competono le forze sociali, diventa essa stessa oggetto di contrattazione permanente, in modo ora esplicito, ora ideologicamente camuffato, ora solo latente. I contenuti di questa contrattazione sono gli stessi dei compromessi o patti che si stringono nelle settimane dei crollo dellTmpero, nel clima delia sconfitta, tra le forze dei vecchio potere (elite burocratico-ministeriale, padronato privato, vertici militari) e i rappresentanti delle organizzazioni operaie maggioritarie. Si tratta di veri patti costitutivi delia repubblica, la cui dissoluzione segner la fine dei sistema stesso. I I concetto di democrazia contrattata vuole segnalare da un lato la presenza di certe regole che sono
Questo saggio riprende parzialmente riflessioni e informazioni che sono amplamente sviluppate nel volume L a crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia, Torino, 1977.

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imperativi dei funzionamento dei sistema, dalPaltro la precariet dei sistema stesso, a cominciare dalla sua originaria carenza di legittimazione. V i sono contraenti sinceramente convinti di fronte a contraenti coatti, con ampie riserve mentali che attendono 1'ora e l'occasione d i disfarsi degli accordi presi, o quanto meno di snaturarli. Questi accordi trovano nella Costituzione weimariana dei 1919 una formulazione che gli esperti costituzionalisti giudicano magistrale per equilbrio e contemperanza di esigenze opposte. D i fatto la Carta costituzionale si lascer strapazzare dalle forze antidemocratiche, soprattutto con 1'abuso delPart. 48 che d facolt al Capo dello Stato d i emettere ordinanze d'emergenza senza previa approvazione dei parlamento. Con i l sistemtico scioglimento dei parlamento non consenziente al Diktat presidenziale, la legalit repubblicana perdera ogni consistenza. Dietro questo scudo pseudolegalistico le forze antidemocratiche porteranno alia distruzione delia democrazia, ancora prima delia sua abolizione formale nella dittatura (anch'essa legale ) di Hitler svuotando e liquidando i patti o compromessi costitutivi delia repubblica. Accanto al patto militare (che vede i l vecchio corpo militare imperiale assoldato a difesa delia repubblica contro la violenza degli opposti estremismi i n realt contro 1'ala pi radicale dei movimento operaio) i l compromesso o patto di gran lunga pi importante quello tra sindacati e padronato stipulato, nelle prime settimane dei novembre 1918, con la mediazione delia socialdemocrazia. Tramite esso e la sua futura espansione, la sinistra istituzionale intende integrare la democrazia politica con quella che vien chiamata la, democrazia collettiva cio con 1'immissione di contenuti sociali sempre pi qualificanti nelle strutture delia repubblica e nelle leggi di sviluppo di un capitalismo, da controllare tramite lo Stato. la strada delle riforme coscientemente intrapresa dalla socialdemocrazia, i n insanabile contrasto con i l partito comunista che, credendo nelTattualit delia rivoluzione, considera la democrazia di Weimar solo un regime 44

borghese da abbattere. Sulla natura compromissria delia strada delle riforme illuminante la tesi di un (allora) giovane studioso d i politica e diritto costituzionale, Ernst Fraenkel: Non la stipulazione dei compromesso che riprovevole o pericolosa nella costituzione di Weimar. Ci che minaccia la sua sostanza non i l compromesso ma al contrario Fimpossibilit di raggiungerlo . Sono parole scritte nel 1932, sulla rivista ufficiale dei partito socialdemocratico, nel pieno delia crisi politica quando la socialdemocrazia sta scontando passivamente la catena degli errori che le hanno impedito di trasformare i compromessi i n elementi di democrazia progressiva. D i fatto, dalla rivoluzione dei novembre 1918, la SPD maggioritaria e i l sindacato (inteso qui, per semplicit, come unitrio, per la prevalenza dei socialisti sui cattolici) sono la controparte globale dei complesso dei patti. La SPD, senza rinunciare ai suoi obiettivi socialisti (formulati ancora in termini marxisti), assume i l ruolo e Ponere d i partito di governo nei limiti dei parlamento tradizionale, stringendo un patto politico con i cattolici dei Zentrum e i liberaldemocratici (DDP). Si crea cosi la coalizione di Weimar per antonomsia. La serie di accordi che i l sindacato stipula con i l padronato quale concretizzazione dei patto sociale normalizza e istituzionalizza i rapporti di lavoro sulla base dei riconoscimento formale reciproco delle due controparti e delia loro autonomia d i fronte alio Stato. I caratteri di compromesso di questi accordi consistono, da un lato, nella rinuncia dei movimento operaio organizzato a gettare tutto i l suo peso sulla bilancia delia creazione di un nuovo sistema sociale, in cambio dei riconoscimento dei diritto di rappresentanza esclusiva dei lavoratori e d i vantaggi econom i a e normativi immediati (giornata lavorativa di otto ore, contratti collettivi generalizzati, riconoscimento di consigli di fabbrica e altre istanze di compartecipazione, sussidi contro la disoccupazione). Da parte padronale c' Paccettazione de facto dei regime repubblicano, i l riconoscimento for45

male dei diritti sindacali (con Pabbandono almeno ufficiale dei sindacati gialli ) i n cambio dei riconoscimento delia intangibilit delia liberta imprenditoriale, delia propriet privata e delia indipendenza delle proprie organizzazioni. Davanti alia insuperabilit delle difficolt di attuazione di questa serie di accordi, lo Stato, lungi dal rinchiudersi i n una funzione notarile di fronte al bilateralismo dei due partner sociali, costretto ad intervenire con i l meccanismo arbitrale che assumer nel corso degli anni i connotati di una politica salariale dei governo. Anche per questo i l patto tra lavoro e capitale costituir i l perno d'equilibrio dei sistema weimariano, al di l dello stesso schieramento partitico. Diventa elemento-chiave dei capitalismo organizzato , che caratterizza in modo sempre pi specifico i l sistema weimariano, con 1'assestamento postbellico e postrivoluzionario. Con capitalismo organizzato intendiamo la seguente configurazione: a) i processi di concentrazione econmica e la virtuale estinzione dei mercato concorrenziale, con i l conseguente smisurato e incontrollato potere dei grandi oligopoli; b) i l dislocamento di buona parte dei potere reale fuori dal quadro politico istituzionale a favore di istanze extraistituzionali, determinanti nei periodi di crisi; c) i l processo di concentrazione econmica accompagnato da una parallela organizzazione di massa dei lavoratori, con rilevanti conseguenze sul peso di rappresentanza dei part i t i ; d) lo Stato viene responsabilizzato in modo crescente nella gestione econmica, non solo con la creazione di settori economici pubblici, ma con 1'espansione delia spesa pubblica; in pi e) lo Stato si fa garante dei processo di i stituzionalizzazione dei conflitti di lavoro, in particolare dei conflitto industriale, arrivando ad una sorta di interventismo sociale che fa delia funzione arbitrale uno degli elementi decisivi delTequilibrio. La socialdemocrazia che, tramite le riflessioni di Rudolf Hilferding, possiede gli elementi analitici essenziali di questo capitalismo organizzato , commette pesanti errori di valutazione dei suoi equilibri interni e delia sua dinmica. 46

Sopravvaluta 1'automatismo dei processi di concentrazione monopolistica e di razionalizzazione portando i l movimento operaio ad una passiva subalternit, incapace di vedere i l progetto politico iscritto i n tali processi. Viceversa sopravvaluta Faccrescimento di potere delle organizzazioni operaie, chiuse nel quadro istituzionale, e la capacita dei loro controllo sullo Stato anzi dello Stato come tale, come istituzione formale. Da qui la strategia iperistituzionalista, statalista, socialtecnocratica, su cui ritorneremo. Contro i l progetto socialista e sindacale di democratizzazione delPeconomia , di creazione di uno Stato democrtico sociale non c' semplicemente un padronato arroccato in un potere privatistico senza controlli, per Paltissima concentrazione oligopolistica delTindustria e delPeconomia in generale. Contro ci sono anche 1'lite burocratico-ministeriale e 1'esercito. Sono queste forze che negli anni decisivi delia crisi (1930-33) metteranno i n ginocchio la democrazia, contestualmente alia ribellione dei ceti medi e alPapparizione dei movimento nazionalsocialista, cui sara demandata 1'esecuzione dei colpo di grazia. Ripetiamo che i patti costitutivi delia repubblica verranno meno ancora prima che la forma democrtica delia repubblica sia stata rinnegata. La caduta delPultimo governo parlamentare (la Grande Coalizione dei 1928-30) sara preceduta e accompagnata dali'attacco al patto sociale tra padronato e sindacato. I I regime presidenziale, inaugurato dal cancelliere cattolico Heinrich Briining, nonostante il suo tono moderato e la salvaguardia di certe forme costituzionali, rappresenta gi la rottura sostanziale dei contratto democrtico. I I patto sociale annullato dalPuso a senso nico di una strategia econmica che nelFarbitrato trova uno strumento coercitivo di compressione salariale. I I patto militare vanificato dalPirreversibile autonomizzazione dei vertici militari in grado di condizionare direitamente o indirettamente i l governo. I I patto politico dissolto con Pemarginazione dei parlamento e la concentrazione di tutto i l potere istituzionale nel Capo dello Stato di cui i l cancelliere si fa interprete diretto. 47

' j/ i l decorso delia crisi disvela retrospettivamente lajAfira natura dei rapporti che hanno retto la repubblica ,jdfla sua nascita. insufficiente parlare di pluralismo viziato e reso ineffettivo dalla dinmica imperialista, come fa Franz Neumann nel suo Behemoth, che pure coglie perfeitamente la natura compromissria dei regime e delia costituzione weimariana. I I limite d i spiegazione dei Concetto di pluralismo sta nel fatto che esso adeguato per singoli, separati universi rappresentativi (pluralismo di partiti, pluralismo delle organizzazioni sociali, pluralismo dei soggetti economici). Ma non in grado di fissare criticamente i l nesso sotterraneo tra queste forme di rappresentanza. O meglio, si aspetta che i singoli pluralismi siano speculari, si rispecchino e si combinino in un pluralismo superiore. Cosa che non awiene mai tanto meno a Weimar. Qui i l patto sociale (che sanziona i l pluralismo socioeconmico) stipulato da un padronato che fa di tutto nel1'ambito dei pluralismo partitico-politico per dissolvere o rendere ineffettivo Poriginario patto politico (la coalizione di Weimar ), per poter ritorcere un eventuale successo in questo mbito contro i l patto sociale stesso. I I gioco pluralistico sempre a pi livelli, condotto con risorse e con sottili riserve mentali nei confronti degli stessi istituti democratici. Per questo adottiamo i l termine di democrazia contrattata , da collegare come si visto a quello di capitalismo organizzato .
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contro le istituzioni preesistenti. Nel caso d i Weimar, Pondata consiliare dei 1918/20 pu entrare nel novero delle azioni collettive nel senso tcnico di agenti d i nuove identit sociali con la creazione (almeno tentata) di nuovi istituti. Ma analogamente anche la crisi finale di Weimar pu essere letta come cedimento e trasformazione di residue strutture istituzionali sotto Purto delia azione collettiva veicolata dal movimento nazionalsocialista. Questo approccio tuttavia ha grossi limiti perche lascia indeterminato i l rapporto tra composizione sociale dei movimenti collettivi, la loro differente tcnica espressiva e la loro intenzionalit politica. I movimenti di matrice operaia si esprimono prevalentemente tramite gli scioperi o comunque in stretta connessione con essi, anche quando assurgono a forme insurrezionali. I movimenti di matrice piccolo-borghese o anche fatte le debite differenze di matrice sottoproletaria si sviluppano con una fenomenologia pi complicata, i n cui la violenza dimostrativa di piccoli gruppi trova la connivenza di un supporto d i massa mobilitato i n forme convenzionali (manifestazioni d i massa, campagne di stampa ecc). La diversit di tcnica espressiva e d i efficacia dipendono sia dalla collocazione materiale dei soggetti nel sistema globale, sia dalla loro finalit politica. Fatta questa premessa generale, a propsito dei movimento collettivo dei 1918/20 si possono constatare due elementi di fondo: a) Pazione operaia si esprime e si disperd lungo tre linee che chiameremo istituzionalizzabile (e istituzionale), extraistituzionale e antiistituzionale; b) i l fattore che contiene, media e dirotta Pazione operaia sono le organizzazioni operaie stesse, direttamente o i n rappresentanza dello Stato. Le azioni istituzionali sono quelle miranti al miglioramento delle condizioni economiche e sociali nel quadro delia struttura esistente; esse comprendono la stragrande maggioranza degli scioperi economici proclamati dai sindacati. Istituzionali dovrebbero essere considerate anche le azioni di sciopero politico in difesa delia repubblica. I n realt per i l loro carattere ambivalente mol49'

2. Uazione operaia nella costituzione dei sistema Per capire Pazione (o Pinazione) delia classe operaia i n questo contesto opportuno raccogliere altri elementi d i analisi. Dobbiamo innanzitutto acquisire le caratteristiche delPazione operaia e delPazione collettiva in generale, a partire dalla fase rivoluzionaria. Sia la creazione che la dissoluzione di un sistema sociale e politico si possono sempre r i condurre a processi di mobilitazione (movimenti collettivi) 48

te di queste iniziative innescano processi extra e antiistituzionali. L'esempio pi evidente dato dallo sciopero generale dei marzo 1920 contro i l tentativo di colpo di Stato di Kapp, cui sono seguite lotte armate nella Ruhr. I n questa nostra terminologia, extraistituzionali dovrebbero considerarsi gli scioperi spontanei o selvaggi, spesso antisindacali, per i l raggiungimento di obiettivi mancati per vie convenzionali. Antiistituzionali, infine, sono da considerarsi le vere e proprie rivolte operaie armate, siano esse spontanee o semiorgahizzate dai comunisti. Che queste azioni siano praticamente sempre intrecciate con manifestazioni di tipo istituzionale o extraistituzionale, un fatto che ammonisce a non cedere a indebite semplificazioni nella loro valutazione. chiaro che con questa tipologia non si pretende affatto di definire o addirittura di esaurire le caratteristiche (e le potenzialit) dei movimento consiliare . una leitura consapevolmente riduttiva, perche risponde ad una lgica esterna al movimento. Utile, per, contro certo ideologismo consiliarista che ha mitizzato quello che avrebbero dovuto essere i consigli con i l risultato di non farei capire i limiti e le contraddizioni dei movimento reale \
Una di queste contraddizioni sta nella pretesa di radicale innovazione, anche istituzionale, da parte di uomini formatisi nella pi schietta tradizione socialdemocratica, priva come noto di concreti modelli di transizione. Una esperienza strettamente condizionata dal dplice confine delia fabbrica e delTorganizzazione dei partito non sa diventare esperienza di nuove strutture societarie, politiche, se nor, proiettando un gabbione di consigli. II movimento rischia di configurarsi come un meccanismo iperistituzionalizzato. Oscilla tra la primaria esigenza di gestione di fabbrica e la proiezione sulla societ politica. Al primo congresso dei consigli, nella seconda meta di dicembre 1918, a stragrande maggioranza si decide per la convocazione sollecita delTAssemblea Nazionale. Quella che avrebbe potuto/dovuto essere la nuova Costituente proletria , proseguendo la tradizione rivoluzionaria pi clssica, esautora se stessa a favore di una Costituente liberal-borghese. Non un atto di debolezza casuale. il segno inconfutabile che il movimento consiliare non alTaltezza dei momento storico. Per il resto, noto come nel congresso nor. fossero ammessi neppure come osservatori gli uomini di pun ta delia rivoluzione dei novembre:
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Per dare un'immagine delia mobilitazione operaia nel perodo 1919/23 diamo i l numero delle giornate di lavoro perdute (in milioni) per scioperi classificati come politici e come economici .
n. giorni di sciopero (milioni) anno 1918 1919 1920 1921 1922 1923 n. partec. (migliaia) 925 2.562 6.762 502 352 318 politico 3,8 12,9 36,5 3,8 0,3 1,0 econmico 1.5 35,1 17,7 26,3 28,9 14,6 totale 5,3 48,0 54,2 30,1 29,2 15,6

Gli oltre due milioni e mezzo di partecipanti agli scioperi politici dei 1919 dicono plasticamente i l grado di mobilitazione delia classe operaia, anche se la sua azione stemperata lungo tutto i l territrio dei Reich con particolare concentrazione a Berlino, nella Ruhr e nella Germnia centrale. Facile da decifrare la punta di 6,7 milioni di mobilitati in occasione dei ricordato sciopero generale dei marzo 1920. Con i l 1921 evidente i l riflusso, anche
Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht. II ncleo operaio consiliare radicale che milita nel partito socialista indipendente si organizza in modo semi-autonomo attorno ai Revolutionre Obleute, diffida degli spartachisti, soprattutto delFala quasi-anarchica, putschista che vede il potere nelle strade (secondo le tesi di Otto Ruhle). La tragedia dello spartachismo stata, da un lato, il non essere riuscito ad agganciare tempestivamente, nei primi mesi delia rivoluzione il quadro operaio consiliarista (con i suoi capi i Muller, i Damig, i Ledebour) e, dal1'altro, il non aver controllato gli elementi awenturisti che innescando azioni insurrezionali senza prospettive hanno dato spazio alia controffensiva controrivoluzionaria culminante negli assassini delia Luxemburg e Liebknecht e migliaia di altri militanti. II passaggio degli ex-cor.siliaristi alia KPD nell'ottobre 1920 sara tardivo, e soprattutto non segner un reale mutamento di linea dei partito comunista. Molti di loro torneranno negli anni seguenti nella socialdemocrazia, come far dei resto lo stesso Paul Levi che guida il partito comunista dopo la morte delia Luxemburg.

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se la tentata insurrezione di marzo nella Germnia centrale segnala la partecipazione di oltre 375.000 operai i n appoggio o concomitanza. Nel 1923 i 300.000 mobilitati per un numero di giornate di sciopero politico che toccano i l milione indicano verosimilmente le manifestazioni durante la crisi delTestate-autunno di quelPanno. E segnano nel contempo la conclusione dei periodo rivoluzionario. Le cifre che abbiamo riportato sono quelle ufficiali, difficili da sottoporre a verifica. significativo che le autorit competenti non registrino dopo i l 1923 alcuno sciopero politico . Questo non vuol dire, beninteso, che non ci siano pi manifestazioni di massa. G l i ultimi anni delia repubblica saranno piene di tali manifestazioni organizzate da socialisti e comunisti. Ma ognuno capisce la differenza tra questo tipo di manifestazioni (magari concluse con sanguinosi scontri con le squadre naziste o con la polizia) e azioni di sciopero politico ufficiali dichiarate e sostenute dalle organizzazioni sindacali. Veniamo al comportamento dei sindacato. La sua resistenza passiva e attiva dinanzi al movimento dei novembre non nasce solo dalla paura di scatenare incontrollabili spinte eversive. Manca innanzitutto di un progetto di politica econmica realstico, efficace. Ci sono i vaghi discorsi sulla socializzazione e la necessita di un piano che corregga 1'anarchia capitalistica. D i fatto i l sindacato in balia di processi economici e sociali incontrollati. prigioniero delia contrddizione da esso stesso creata di riconoscere, con gli accordi dei novembre, 1'autonomia delia contraparte padronale e quindi contestualmente 1'ordine capitalistico (con i suoi postulati delia libera iniziativa e delia propriet privata dei mezzi d i produzione) prprio nel momento in cui mette alPordine dei giorno i l socialismo con la richiesta di socializzazione delle industrie-chiave. cosi introdotta una grande ambiguit nelle aspettative, nelle prospettive e negli obiettivi d'azione degli operai. Molti non capiscono le incertezze dei vertici sindacali; ne respingono le proposte contrattuali, arrivano a rifiutare 1'idea stessa di contratto nella prospettiva d i una prossima im52

mediata socializzazione che ai loro occhi assume i tratti di socialismo realizzato. I I risultato la frantumazione delPazione operaia nei metodi e negli obiettivi, una mobilitazione di massa in gran parte spontanea che non trova egemonia, ma va ad approfondire i l divario crescente tra gruppi operai pi professionalizzati, legati alie organizzazioni sindacali tradizionali, e gruppi operai meno qualificati o professionalizzati in modo peculiare (minatori delia Ruhr, delia Germnia centrale e portuali dei Nord) disponibili ad azioni dirette, anche insurrezionali. una spaccatura complessa in cui sembra dominare la discriminante etnico-geografica e socio-professionale (per altro non assolutizzabile come ndice di un altro movimento operaio contrapposto frontalmente a quello ufficiale come stato sommariamente fatto). Qui va cercata una delle ragioni (ma non la sola) delia divisione insuperabile tra socialisti e comunisti e la incapacita delia SPD e delia ADGB di egemonizzare strati operai che non siano di media e alta professionalit (senza con ci identificare i militanti comunisti semplicemente con lavoratori di bassa o nulla qualificaziohe, o addirittura disoccupati come awerr invece nei primi anni Trenta).

3. La socialdemocrazia e le trasformazioni dei proletariato tedesco Allarghiamo i l discorso al movimento socialdemocratico nel suo complesso. Esso pi che una organizzazione ; un mondo di rapporti sociali, un insieme di valori culturali e pratici che si biforca tra partito e sindacato. Dopo i l dibattito dei primo decennio dei secolo nel movimento socialdemocratico non si sente i l bisogno di una ulteriore chiarificazione sui ruoli e le strutture organizzative. AlPesterno, ufficialmente, sindacato e partito sono pi che mai indipendenti e autonomi. I I sindacato, pur proclamando finalit socialiste, si sforza di apparire apartiti53

co. D i fatto lo stretto intreccio dei personale dirigente tra le due organizzazioni, 1'indispensabile supporto finanziario che pu venire solo dalla rete associativa gestita dal sindacato, la struttura sociolgica stessa dei partito fanno s che i l sindacato abbia un enorme potere di influenza e di veto, pur non sviluppando una prpria strategia politica e ideolgica. Solo nel 1932/33 si arriver a livello di vrtice ad una profonda lacerazione circa la linea da assumere ingenerando cosi ulteriori motivi di paralisi dei movimento, Detto questo, la SPD weimariana pu considerarsi un partito operaio, industrialista, aggregante una consistente minoranza non operaia di ceti impiegatizi e intellettuali, caratterizzata da una spiccatissima sensibilit di classe i n modi e formule subculturali, sostenute da una ideologia di matrice marxista, corretta per da una forte attenzione verso i valori delia comunit nazionale; un partito incline alie mediazioni istituzionali, culminanti in una strategia globale riformista, mirante cio alia attuazione degli ideali socialisti tramite un'azione dentro e attraverso le istituzioni esistenti; leale verso la repubblica democrtica pur senza riuscire a superare 1'ambivalenza di principio e tattica verso quello che pur sempre uno Stato borghese . Quanto alia classe operaia che costituisce la base dei movimento, dobbiamo constatare che i l suo travolgente sviluppo quantitativo registrato, a cavallo dei secolo, nei primi decenni dei novecento, e nello sforzo bellico, subisce una sostanziale paralisi dopo la guerra, con frequenti alti e bassi occupazionali, i n connessione con le vicende economico-finanziarie. Cosi tra i l 1925 e i l 1933 la forzalavoro nelTindustria e artigianato (a prescindere dalPandamento congiunturale) stagna attorno a 13 milioni di unit. Questa stagnazione contrassegnata da un'intensa disarticolazione interna. Attorno al ncleo degli operai professionalizzati di mestiere (assai pi omogeneizzati nel processo produttivo di quanto non pretenda la loro ideologia i l lusoriamente coltivata da parte sindacale e astutamente confermata da parte padronale) sempre pi netta si delinea la 54

categoria dei lavoratori non qualificati e comuni. Pi che di creazione dell'operaio-massa , si tratta di una degradazione sempre pi profonda delia forza-lavoro preesistente. A questo processo contribuisce in modo determinante, a partire dalla meta degli anni Venti, la razionalizzazione delPindustria. Razionalizzazione, nel perodo qui considerato, non significa innovazione tecnolgica, modernizzazione strutturale ma utilizzazione massimale degli impianti esistenti, risparmio massimale di forza lavoro, concentrazione amministrativa in grandi complessi oligopolistici. una strategia dettata non solo da necessita tecniche, ma dalla volont politica dei potere econmico privato di sottrarsi definitivamente alie velleit di controllo dello Stato democrtico e delle organizzazioni operaie. La razionalizzazione porta, da un lato, alia rpida ripresa di produttivit di alcuni settori industriali (soprattutto pesanti), ma dalTaltro crea disoccupazione strutturale o tecnolgica, con scarse prospettive di riassorbimento. Nel 1926 basta una breve recessione per buttare sul lastrico 2 milioni di operai che non saranno pi in gran parte riassorbiti. Da qui la singolarit dello sviluppo dell'economia tedesca degli anni weimariani. Se confrontiamo 1'intero pe2

II Concetto di operaio-massa non un Concetto univoco che possa essere ^eneralizzato a tutte le situazioni storiche di capitalismo, sia pure organizzato . Se il modo d'essere operaio prodotto dal modo di produzione, se la sua scala professionale determinata dai livelli tecnologki di volta in volta esistenti, il Concetto di operaio-massa va sempre relativizzato, soprattutto nei suoi risvolti culturali e di comportamento. L'uso che ne fa una certa storiografia marxista-operaista risulta assai dubbio perche retrodata situazioni e comportamenti (o attese di comportamenti) pienamente comprensibili solo nel contesto di oggi. La massa operaia delia Germnia anni venti non 1'equivalente dell'operaiomassa di oggi, perche 1'apparato produttivo tedesco dei tempo dequalifica la forza lavoro in modo assolutamente diverso da oggi. Preferisco parlare dinanzi ai fenomeni di recessione, stagnazione, razionalizzazione di quegli anni di disgregazione, decomposizione delia classe operaia, nel senso clssico. La massa dei disoccupati, infine, per la persistenza di una tenace subcultura socialista-tradizionale nonostante tutto non si lascia mai identificre con quei caratteri che oggi attribuiamo alToperaio-mssa, anche nella condizione di non-occupazione.
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riodo delia repubblica con i l trend prebellico e i l ritmo d i sviluppo dei secondo dopoguerra, 1'economia weimariana segna una stagnazione complessiva. Se prendiamo invece singoli indicatori degli anni Venti (indice delia produzione industriale e dei reddito nazionale), registriamo ritmi impetuosi di crescita, accanto alia persistenza delia disoccupazione di massa. NelTottica particolare i n cui ci muoviam o , questo i l punto che ci interessa. La distorsione del1'apparato industriale diviso tra un protetto settore pesante, un forte ma subalterno settore leggero e un debole settore di beni di consumo, si traduce i n blocco delia espansione delia classe operaia. A ci si aggiungano la razionalizzazione che espelle e ridimensiona le mansioni meno qualificate e la politica di esplicita divisione salariale. Analizzato pi da vicino questo fenmeno segnala nulla di meno che la decomposizione delia classe operaia come soggetto sociale unitrio. I I continuum tra classe e organizzazione che uno dei postulati dei marxismo viene
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_ evidente che qui non ci proponiamo un'analisi delTeconomia weimariana nel suo complesso, per la quale occorrerebbe parlare delia situazione agrcola in crisi crnica e dei precrio sistema creditizio-finanziario. C i limitiamo a segnalare qualche indicatore globale. L'indicebase 100 riferito al 1913.
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anno 1919 1920 1921 1922 1923 1924 1925 1926 1927 1928 1929 1930 1931 1932 1933

indice produzione industriale 42 61 73 78 52 77 92 87 110 113 114 99 82 66 74

indice reddito nazionale 67 74 79 84 74 87 94 97 105 109 108 104 92 82 86

n. disoccupati ufficiali (milioni) 0,7 0,4 0,1 0,8 0,9 0,7 2,1 1,4 1,4 1,9 3,1 4,5 5,6 4,8

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Interrotto i n modo deciso da una serie d i fratture di cui quella politica tra socialisti e comunisti la pi evidente. Ma le linee di scomposizione sono assai pi pervasive d i questa frattura. Le ragioni vanno ricercate nelle trasformazioni portate dalla guerra. La monoliticit delia socialdemocrazia prebellica era pi apparente che reale, perche indotta dal sistema autoritrio dellTmpero. Essa cio nasceva dalTimpatto delia subcultura proletria, spontaneamente solidale, con le forme di repressione poliziesca e politica che contribuivano a cementare dalTalto la compattezza d i classe. Lo scatenamento delia guerra, la reazione di rigetto dal basso, sia pure ritardata, le compromissioni dei vertici sindacali e partitici con la vecchia classe dirigente, la sconfitta militare, la creazione delia repubblica tolgono ogni puntello alia concentrazione spontanea delia classe operaia dietro una organizzazione unitria, di tipo prebellico. Le differenze si esprimono ora i n tutta la loro durezza anche sulla base di esperienze di tipo nuovo. M i lioni di soldati smobilitati stentano per ragioni economiche obiettive e per ragioni psicologiche soggettive ad inserirsi nel processo produttivo: sono essi, soprattutto i pi giovani, meno qualificati professionalmente, ad essere esposti alie variazioni congiunturali. I I problema giovanile e quello dei residui psicologici delia violenza legittimata dalla guerra saranno motivi d i costante preoccupazione per la leadership socialdemocratica. Ma quando questi problemi esploderanno in tutta la loro virulenza, provocati anche dai comportamenti dei movimento nazionalsocialista (che far breccia col mito giovanile), la socialdemocrazia si trover disarmata. La questione giovanile si configura come uno dei momenti delia decomposizione delia classe proletria nel suo insieme. Trend generazionale e livello tecnolgico delPapparato produttivo sono le coordinate entro cui si struttura e destruttura la classe operaia come soggetto sociale. I n sintesi, i l proletariato industriale delia Germnia di Weimar arriva alia vigilia delia crisi degli anni Trenta rallentato nella crescita, squilibrato nelle sue componenti, 57

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minacciato nella sua coesione culturale e politica da strati' di lavoratori marginalizzati e politicamente instabili. A ci si aggiunge i l salariato impiegatizio in crescita quantitativa, ' ma ancora incerto sulla prpria identit socio-politica, per cui opter di fatto per posizioni antioperaie. 4. Cicli delia conflittualit dei lavoro Aila luce di queste considerazioni possiamo tornare a considerare i cicli di sciopero che coprono 1'arco delia repubblica weimariana. Dopo i primi mesi delia rivoluzione, la lotta operaia decanta i connotati pi esplicitamente politici per concentrarsi su obiettivi salariali e normativi. La rivoluzione degenerata in rivendicazionismo salariale lamentano i liberali, cui fanno eco i socialdemocratici, senza rendersi conto delTassurdit di pretendere di frenare i salari dopo la lunga compressione forzata dei perodo bellico. Soprattutto non comprendono che le forme selvagge di rivendicazione sono lo scotto da pagare per una politica che si limitata a restaurare un presunto libero mercato dei lavoro in una situazione di potere econmico oligopolistico. La cosiddetta degenerazione salariale i l segno delia impotenza delia politica social-liberale. La grande mobilitazione operaia, inizialmente stimolata da confuse idealit antiautoritarie e libertarie socialiste, si trova respinta dalle nuove istituzioni politiche neUalveo di un conflitto econmico convenzionale, con un sovraccarico di frustrazioni che nasce dalPoscura sensazione che la rivoluzione stata tradita . Quella partecipazione diretta che stata negata in termini politico-istituzionali viene ricercata ora nel conflitto sul posto di lavoro. Se osserviamo 1'andamento delia curva dei conflitti di lavoro (scioperi e serrate), i l 1923, anno che viene considerato conclusivo delia fase rivoluzionaria, segna solo un momento di un ciclo che prosegue con valori alti, fino ad esaurirsi solo nel 1926. G l i scioperi dei 1924 e 1925 hanno la stessa intensit di quelli dei 1923 e non 58

il discostano molto da quelli dei 1920. Anzi, se sommiaItio agli scioperi le serrate, cio se consideriamo i l totale delle giornate di lavoro perdute, i l 1924 con i suoi 36,4 milioni di giornate, supera addirittura i livelli dei 1919 di scioperi puramente economici. nel mutamento di qualit, nella comparsa massiccia delia serrata padronule che i l primo ciclo weimariano rivela la sua natura complessa. I I 1923 i l punto di inversione delia tendenza dei conflitto. I due vertici dei 1919 e dei 1924 segnalano l'offensiva di due soggetti sociali diversi e antagonisti: la clasNC operaia prima, la classe padronale poi, che la spunta. L'inflazione dei 1922/23 e soprattutto i modi dei suo superamento rappresentano infatti un netto successo per i l capitalismo weimariano. Vediamo brevemente i fatti. L'inflazione era innescata gi dalla guerra e non era mai stata bloccata nei primi anni delia repubblica, sia per mancanza di volont politica, sia per i benefici indiretti che ne derivavano alia ripresa produttiva. Ma in concomitanza con 1'entrata delle truppe francesi nella Ruhr, per rappresaglia a inadempienze nelle riparazioni di guerra, e con la conseguente decisione dei governo di Berlino di dichiarare la resistenza passiva delllntera regione, accollandosene i costi economici, Pinflazione tocca ritmi iperbolici. Questo processo minaccia di travolgere con 1'economia 1'intera struttura politica di Weimar; Fesasperazione tra gli operai grande; i comunisti pensano a forme insurrezionali, la destra minaccia colpi di Stato con 1'aperta connivenza delPapparato statale, militare e burocrtico. I sindacati sono sull'orlo delia bancarotta, non riescono a controllare nessuna vertenza. La SPD si lascia convincere a partecipare ad un governo di Grande Coalizione, oceupando delicati ministeri quali 1'interno, la giustizia, le finanze. Hilferding pone le basi per la creazione di una nuova moneta, mentre i l governo accetta un piano per le riparazioni, sotto l'egida americana, che prevede i l massiccio intervento di capitali stranieri, statunitensi innanzitutto. L'economia viene rimessa i n sesto. Ma i costi per la classe operaia, minacciata dalla disoecupazione, sono 1'abbandono delle otto ore 59

e la percuta dei vecchi livelli salariali. Anche gli istituti repubblicani vengono difesi solo a prezzo d i iUegittimi interventi militari repressivi contro le coalizioni socialcomuniste dei governi regionali delia Sassonia e Turingia, mentre si scende ad ambigui patteggiamenti con le forze delia destra (Hitler, dopo i l suo fallito putsch di Mnaco, rinchiuso in galera per qualche tempo). La protesta dei socialisti, che si ritirano dal governo, un gesto dimostrativo, che nulla toglie al fatto cPaver permesso, con i l loro comportamento nelle settimane cruciali delia crisi, la conservazione si delia repubblica ma a prezzo delia mera restaurazione politica e delia ripresa econmica secondo le classiche ricette capitalistiche (riduzione dei salrio, aumento delle ore lavorative). La SPD si prestata a questa operazione per evitare i l tracollo delle istituzioni democratiche con la certezza di poter contare comunque sulla solidit delle proprie strutture. I n effetti negli anni successivi si h la rincorsa dei salari, con i l rafforzamento delle organizzazioni socialdemocratiche. Sembrer la conferma delia giustezza delia linea dei 1923. I n realt si cancellata la vera lezione di quella esperienza: che i socialisti si sono trovati dinanzi ad una crisi acuta dei capitalismo senza propri strumenti conoscitivi, diagnostici e senza strategie alternative. I I secondo ciclo dei conflitti di lavoro (1927-32), che segue i l perodo cosiddetto delia stabilizzazione , segna sbito un'impennata nel 1928 (20,4 milioni di giornate di lavoro perdute, di cui 11,8 per serrata). Poffensiva padronale che sfida persino Popinione pubblica moderata e porta alPintervento straordinario dei parlamento. Siamo in clima di seconda Grande Coalizione (come vedremo); i l duro scontro tra industria pesante delia Ruhr e sindacato si conclude con un arbitrato solo i n apparenza a meta strada tra le opposte richieste. I n realt una sostanziale affermazione delle tesi padronali, chiaro segnale politico alia viglia delia grande crisi. A partire dal 1929 la conflittualit tende a cadere. Contro di essa giocano almeno tre elementi: la disoccu60

r/Ione a livelli minacciosi (1929:1,9 milioni; 1930:3,1; 931:4,5; 1932:5,6; 1933:4,8); la politica rigidamente dcflazionistica dei governi; Pimpotenza dei sindacati che si fldano praticamente alia benevolenza degli arbitrati statrtll. Si detto che le sentenze arbitrali, almeno dei primo perodo delia crisi, abbiano protetto i lavoratori organizMttti da una caduta di salrio che, lasciata a se stessa, sarebbe stata assai pi drstica. Questa , in parte, Pinterprctazione dei sindacati che vedono giustificata la loro politica di appoggio alParbitrato. Non mancano per interpretazioni diametralmente opposte che imputano alPintervento governativo guidato da una strategia econmica depressiva un calo salariale che in un mercato libero sarebbe stato pi contenuto. Un fatto certo: i vincoli arbitrali, originariamente cercati per garantire un mnimo salariale agiscono alia fine come fattore di paralisi dell'iniziativa operaia stessa, esasperando un diffuso senso di impotenza e rassegnazione. un problema che diventer drammatico con i l peggiorare delia crisi econmica, quando al governo presidenziale dei cattolico Briining succederanno governi esplicitamente antisocialisti e antioperai. Ma andiamo con ordine. Vediamo ora i n linee succinte Pesperienza delia Grande Coalizione e, quindi, Patteggiamento dei movimento socialdemocratico di fronte al decorso delia crisi econmica e politica. 5. La dissoluzione delia democrazia. Dalla Grande Coalizione ai governi presidenziali Le elezioni dei maggio 1928 segnano un avanzamento delia SPD, non tale per da assicurarle una posizione d i netta egemonia nello schieramento politico. I socialdemocratici vanno al governo con democratici, cattolici e liberali (tedesco-popolari) innanzitutto per garantire la conclusione rpida e definitiva delle trattative per le riparazioni di guerra. Dietro la facciata relativamente unitria delia 61

politica estera i n pieno svolgimento i l braccio d i ferrp tra padronato e sindacati su problemi strettamente sala*; riali, accentuati da importanti scadenze contrattuali. I i ^ questo contesto e di fronte ai primi segni di recessione presto aggravata i n vera e prpria crisi, i l governo ha scarse possibilita di mediazione e scontenta sempre pi i sindacati (mediazione dopo la serrata delia Ruhr, polemiche sulla assicurazione contro la disoccupazione). I I governo prigioniero di obiettivi contrastanti (soprattutto nella sua ottica prekeynesiana ): risanamento e pareggio dei bilancio, salvaguardia dei livelli salariali, sostegno ai disoccupati (ormai awiati ai 3 milioni) e, infine, incentivi alia ripresa econmica. Questo difficile nodo di problemi affrontato dai socialisti senza prospettive alternative r i spetto alie proposte liberali , deflazioniste sostenute praticamente da tutti gli esperti economici tedeschi dei tempo. I I terrore delPinflazione i n particolare scoraggia in anticipo ogni proposta di tipo anticongiunturale. Questo uno dei limiti storici dei socialisti di Weimar, non la loro presunta leggerezza (rimproverata da moita storiografia) nel sacrificare gli equilibri parlamentari agli interessi particolari dei sindacati che, rifutando ogni ridimensionamento dell'assicurazione sulla disoccupazione, costringono alio scioglimento delia Grande Coalizione. alternativa tra scaricare i costi delia crisi econmica sulla classe operaia, in particolare sui disoccupati, o sacrificare con la Grande Coalizione i l parlamentarismo stesso una alternativa che si configura tale, con drasticit, solo ex post per specifica volont delle forze antidemocratiche (o tiepidamente democratiche). La soluzione presidenziale, cio un governo che segue le direttive dei Capo dello Stato creando di fatto una gestione extraparlamentare, voluta e resa possibile a fronte di una profonda depressione dei movimento operaio e democrtico nel suo complesso. D'altro lato una mobilitazione di massa pu aver luogo a due condizioni: a) che si crei un governo di concentrazione democrtica con un programma di lotta alia crisi econmica che non si riduca 62

lia compressione dei salari e dei consumi: b) che i l sisteIflrt democrtico appaia veramente minacciato nei suoi fondfttucnti. Nessuna di queste due condizioni pienamente Wli/,zata nel 1930. A parte 1'incapacit di formulare pianl nnticongiunturali (che diventer presto motivo di tenllonc e divisione nel campo socialista), la stessa difesa del1'lntegrit dei funzionamento delia democrazia incontra renUlcnza non solo nei partiti di centro di tiepida fede democrtica ma per ragioni soggettive diverse nella llcssa base socialista. I socialdemocratici, reduci dalla Cirande Coalizione, non sono in grado di suscitare entusiaNini nella difesa militante dei corretto funzionamento delle Utituzioni democratiche presso masse operaie e popolari che essi stessi hanno mortificato nelle loro richieste salariali. D'altro lato, a dispetto dei continui appelli alia v i Klanza antifascista, i l pericolo nazionalsocialistanon ha ancora acquistato quella virulenta materializzazione che lo caratterizzer prprio nel corso delPanno (in particolare dopo le elezioni dei settembre 1930). I n sintesi, 1'esperimento delia Grande Coalizione (o di altre formule analoghe) avrebbe avuto successo se fosse riuscito a rivitalizzare i l rapporto tra apparato politico istituzionale e dinamiche sociali extraistituzionali. Ma questa nuova vitalit, a sua volta, sarebbe stata possibile solo in presenza d i un piano econmico e sociale innovatore ed efficace, i n grado di agganciare gli interessi di una parte almeno delia piccola borghesia. Questo nesso viene confusamente intravisto ma non realizzato dai socialdemocratici weimariani. La tolleranza dei primo governo presidenziale dei cattolico Briining diventa per la SPD una tormentosa necessita alPindomani delle elezioni dei settembre che registrano 1'imprevisto successo dei partito nazionalsocialista. Lo spazio, in termini aritmetici, per la formazione di un governo parlamentare drasticamente ristretto data la intransigente opposizione dei comunisti al sistema weimariano. Briining costruisce tutta la sua azione politica sul ricatto delle forze democratiche, in particolare delia SPD. I n questa fase centrale e decisiva delia crisi politica ed eco63

nomica delia repubblica la SPD ha come obiettivo di vare ad ogni costo i l resduo funzionamento dei pari mento, per aprire la strada ad una rpida normalizzazic e contenere al massimo i sacrifici imposti alia classe of raia dlia politica governativa. Ma non ha un progetto politica econmica alternativo combatte anzi duramente contro i Piani dei lavoro elaborati negli ambienti sinda-C cali. Non questa la sede per addentrarci nella storia tortuosa dei tempi e dei modi in cui si fa strada i l primo progetto sindacale di Piano dei lavoro, i l cosiddetto WTB-Plan, che sara salutato come i l capostipite dei pi famosi piani belgi e francesi oppure come 1'atto d i nascita delP economia sociale di mercato . I n realt nel campo di quelli che si chiamano i Reformer, i riformatori, c' moita eterogeneit politica e scientifica, al di l delPistanza comune di creare lavoro tramite 1'intervento dello Stato. Tra i riformatori ci sono pubblicisti ed economisti di formazione liberale, sindacalisti, ma anche nazionalsocialisti di sinistra. I n modo contorto e spesso contraddittorio tutti costoro hanno d i mira quella che, con la chiarezza keynesiana di oggi, si definisce una politica statale anticongiunturale , intesa come stimolo delia domanda globale tramite Pampliamento delia domanda statale non sostitutiva ma aggiuntiva alia domanda normale. La domanda statale, i n forma di commesse e lavori pubblici, deve essere finanziata non attingendo alie entrate normali ma con Pespansione e la creazione di credito. Cade in questo modo i l postulato dei pareggio come norma: i l deficit statale non solo necessrio ma programmato. Si tratta di posizioni inaccettabili per i l marxista ortodosso socialdemocratico, scrupolosamente legato al concetto liberale d i economia sana come presupposto per qualunque iniziativa statale. Ma sarebbe superficiale ridurre la confusione nel movimento socialdemocratico al contrasto tra dogmatici marxisti, che da posizioni i n apparenza radicali confluiscono di fatto con gli economisti ortodossi liberali, e innovatori spregiudicati come Woytinsky, i l pi noto degli autori dei WTB64

li, I I punto nevrlgico dei Piano dei lavoro sta nel HcKiimento delia problemtica tecnico-finanziaria con i ol presupposti operativi politici. Ed un punto tut'lliro che chiaro agli stessi riformatori . Al centro delia riflessione critica infatti non vanno jK>Mc le tecnologie delFintervento dello Stato i n astratto, mo lc intenzioni e la sostanza politica dello Stato storicaItteruc e politicamente determinato. Ora, la deflazione dei joverno Briining (e le timide correzioni dei governi sucSCHNJvi) non sono carenze tecniche , ma elementi strutturitli di una politica che si differenzia da altre possibili non |ln per Passenza dello Stato i n assoluto, ma per i l meccanlmno messo in moto per tenere insieme la prpria base lociule. Le misure deflattive, cosi deleterie per le classi popolari, corrono parallele alie misure di sovvenzione alPagricoltura e alPesportazione. Ci che conta non Pintervento In se" dello Stato (come nominalisticamente insistono i sindacati) ma i contenuti di tale intervento. I I quesito allora 11 seguente: uno Stato semidemocratlco, a regime presidenziale, in grado, anzi, ha interesse H mettere in atto misure che almeno secondo le intenxloni dei riformatori favorendo le classi popolari, porterebbero ad una normalit democrtica? La risposta negativa. Una politica orientata su scale di priorit sociali non sarebbe stata possibile senza la rimessa i n discussione delle basi sociali e istituzionali dei regime presidenziale. Siamo cosi alia contraddizione insuperabile delia proposta sindacale: i l programma esige un coinvolgimento dello Stato nella difesa diretta degli interessi popolari con un minimo di partecipazione attiva democrtica prprio nel momento in cui tutta la tattica socialista mira al congelamento dello status quo istituzionale per timore dei peggio . I leader dei partito, ossessionati dalla malvagit delle misure di credito per Poccupazione, considerate senza altro inflazionistiche e quindi destabilizzatrici degli equilibri precari esistenti, non prendono in considerazione la ipotesi che prprio un intervento anticongiunturale possa spostare a favore delia democrazia quegli stessi equilibri. La 65

problemtica dei Piano mette cosi a nudo la impasse d strategia socialdemocratica che pretende di superare i l stema capitalistico continuando a svolgere la funzione " stabilizzazione politica, rinunciando alFunica arma di dispone: la mobilitazione di massa delia sua base oper (e naturalmente la ricerca di una intesa con i comunis La impasse celata dal verbalismo radicale che, favor do sottobanco i l ritorno delia subcultura dei crollo , p clama la irreversibilit delle condizioni create dalla crisi esalta i l ruolo crescente ed insostituibile dello Stato. Un statalismo dottrinario ad oltranza caratterizza in modo p ticolare le prese d i posizione sindacali in un momen in cui 1'apparato statale funziona apertamente contro g interessi popolari ed sottratto ad ogni controllo dem cratico-parlamentare. Alie parole seguono i fatti. I vertici sindacali dispi " gano un grande sforzo pubblicistico per darsi una imma' gine nazionale , vantando d'aver conciliato la classe operaia con la Nazione e lo Stato; prendono le distanze dal partito socialdemocratico e dalla politica in gene rale, ribadendo la prpria autonomia funzionale e istitu-, zionale anche in un regime politico diverso da quello democratico-parlamentare; fanno caute aperture verso la sinistra nazionalsocialista accettand la tesi dei sentimenti anticapitalisti delia stragrande maggioranza dei popolo tedesco, ceti medi in testa; soprattutto faranno credito al governo dei generale von Schleicher di una politica per l'occupazione che l i vedrebbe protagonisti come organi quasistatali. Due episodi esemplari nella seconda meta dei 1932 segnalano la strada senza uscite imboccata dal movimento socialdemocratico e sindacale. I I 20 luglio i l governo di centro-sinistra delia Prssia (il Land di gran lunga pi importante dei Reich), minoritrio ma nel pieno esercizio delle sue funzioni amministrative, viene deposto d'autorit, i n dispregio delia legge, dal governo centrale di Berlino guidato da von Papen. E un colpo di Stato che mette al1'ordine dei giorno 1'eventualit di uno sciopero politico 66

1 tipo di quello contro i l putsch di Kapp dei 1920). H i>artito e sindacato accettano i l fatto compiuto, perntlo di colpo la credibilit d i organizzazioni democratic in grado di ostacolare i l processo d i fascistizzazione i t l l o Stato. Si approfondisce ulteriormente i l divario con Fl partito comunista che insiste per un fronte nico antifascista, anche se non fornisce indicazioni precise e lllidttbili circa 1'esito politico-istituzionale di tale fronte. 11 secondo episodio quello dello sciopero Selvaggio dei IfttNporti pubblici berlinesi nella prima decade d i novembre, che vede fianco a fianco comunisti e nazionalsocialiItl imiti contro i bonzi sindacali. Lo sconcerto tra le file operaie grande, mentre i sindacati mostrano d i non ivcre pi i l controllo di settori sempre pi ampi. I I 30 gennaio 1933 accade quello che la strategia socialista aveva cercato di evitare da almeno due anni e tnezzo a prezzo delia prpria paralisi politica: la nomina di Hitler a cancelliere. I mesi successivi sono per i l sindacato una storia di degradanti tentativi di adattarsi alie pretese dei nuovi governanti fino alia ingloriosa adesione alia mistificazione dei I maggio in festa dei lavoro nazionale . I I giorno dopo le sedi sindacali sono invase e oceupate dalle squadre naziste, i sindacati sono aboliti senza resistenza. Si instaura allora una perfetta divisione dei lavoro tra tecnici ministeriali finanziari e politici per la creazione d i una grande congiuntura d i Stato . Garantito i l quadro politico, ora si possono attuare impunemente tutte quelle pratiche nel bilancio statale e nella manipolazione delia rinanza, prima ritenute eterodosse ed esiziali per 1'economia e lo Stato. I risultati delia politica econmica tedesca dal 1933/34 non discendono da una intelligenza econmica superiore a quella corrente. I capi dei nazionalsocialismo sono assolutamente agnostici in economia e i l mito autarchico copre e giustifica i l voluto e inevitabile isolazionismo econmico tedesco. I I Piano dei lavoro nazionalsocialista elaborato nel 1932 dei resto rapidamente superato ha gli stessi pregi e difetti di quelli
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elaborati in altre sedi politiche. i l cambiamento poli a dare nuove coordinate ai problemi economici. I I ria voluto contemporaneamente dal Fuehrer dei movir e dalla grande industria come ideale deficit spending tale con la repressione delle organizzazioni oper la base delia ritrovata armonia tra politica ed econo" La democrazia di Weimar muore anche perche i suoi miei hanno saputo realizzare i l primato delia politica una strategia ad un tempo istituzionale ed extraistituzi nale, legale ed extralegale, creando i l presupposto per 1' tervento diretto dello Stato nella formazione delle 1 gi dei capitalismo organizzato. Retrospettivamente, la dissoluzione dei sistema di W mar (la crisi-di-sistema i n senso tcnico e forte) si la decifrare come i l risultato di tre dinamiche diversamen dislocate al suo interno: a) scioglimento graduale dei pat costitutivi delia repubblica; b) perdita progressiva dei co senso di massa tra le forze democratiche e nel movimenti operaio a fronte delPattivarsi di un'azione di delegittir zione esplicita, guidata dal movimento nazionalsocialist (movimento popolare di rivolta dei ceti medi); c) 1'accumui lrsi di tre crisi specifiche di gestione dei potere nelPap-' parato istituzionale visibile crisi che chiameremo r i spettivamente di efficienza, di autorit e di integrazione. La crisi di efficienza rappresentata dal governo presidenziale dei cattolico Briining (marzo 1930-maggio 1932) che gode di una debole legittimazione istituzionale, essendo tollerato dalla SPD, e di un ancora pi debole consenso popolare. un governo incapace di risolvere la crisi econmica e di contenerne i costi sociali (disoccupazione, decurtazione dei salari e dei consumi). Questa incapacita non solo tcnica (imputabile ad errori di strategia econmica univocamente deflazionistica) ma soprattutto politica, perche legata ad un progetto d i restaurazione conservativo-autoritaria con la mortificazione dei parlamento e delia socialdemocrazia. Qui stanno le radiei delia successiva e cumulata crisi d'autorit dei due governi presidenziali seguenti (von Papen e von Schleicher, 68

1932, fine gennaio 1933) caratterizzati da una rottura con le strutture qualificanti dei sistema detlco (gestione antiparlamentare e antioperaia, salvo gludicata proposta d i un nuovo fronte sindacale > > Htit da Schleicher). D i fronte alia estraneit e ostilit jiwwlva che attiva) dei movimento socialdemocratico, mobllitazione ostile dei comunisti e alia strategia com| (eversiva e istituzionale) dei nazionalsocialisti, la criM 1 sistema weimariano non tarda ad assumere la forma Vtrn c prpria crisi d i integrazione (o disintegrazione), dcll'incapacit di reggere alie dinamiche dissolutiye. Imi mesi dei cancellierato di Hitler (enormemente imlunti per i l gioco interno delle forze antidemocrati) non faranno che togliere e strappare i l velo legalistico unn situazione irreversibilmente deteriorata.

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L u c i o VILLARI

LA RAZIONALIZZAZIONE CAPITALISTICA NELLA REPUBBLICA D I W E I M A R

Vorrei premettere una riflessione su una questione che, nelle pi recenti ricerche sulla Germnia d i Weimar, lembra svanire ma che non affatto secondaria rispetto I problema storico complessivo delia crisi tedesca. M i rlfcrisco al rapporto fra i trattati di pace di Versailles e la fine delia repubblica di Weimar e in particolare alia tesi che tale rapporto, anche se in qualche misura CHiste, non tuttavia cosi orgnico da minare le strutture politiche e ideologiche dello Stato weimariano. Questa tesi non pu non suscitare qualche perplessil perche penso si debba finalmente dire che 1'anti-Versailles non appartiene esclusivamente al bagaglio dei revanscismo fascista e dei militarismo tedesco. I I concetto che I trattati di pace siano la causa d i tutte le sofferenze del popolo tedesco e che le classi lavoratrici siano state le vere vittime del meccanismo repressivo usato nei confronti delia Germnia dalle potenze vincitrici, tale concetto ha trovato nella classe operaia tedesca ampio consenso. Con cpnseguenze politiche facilmente comprensibili, come quando si incrociano pericolosamente, come avvenuto a Weimar, rancore nazionalistico e lotta di classe; orgoglio militarista e difesa sociale nei confronti dei paesi ricchi oltre che vincitori (e non dimentichiamo che Hitler ricorder, poi, ai tedeschi, in ogni momento, che la Germnia era un paese povero accerchiato dalla prepotenza e ricchezza delle altre nazioni capitalistiche). Per queste ragioni negli anni di Weimar i lavoratori tedeschi hanno sempre covato una profonda diffidenza verso le cosiddette democrazie occidentali non operando spesso una chiara distinzione tra gli strumenti di oppressione eco71

nomica usati contro la Germnia e gli istituti politici questi paesi. Non va affatto sottovalutato, dunque, ques sentimento verso 1'Occiclente che opera come un tarlo si nello schieramento delia destra che i n quello delia sinis tedesca. Un tarlo che permette, ad esempio, a H u Stinnes di invitare gli operai delle sue acciaierie ad apprez^ zare 1'esperimento politico ed econmico in atto nelPUnio* ne Sovitica, strumentalizzando in tal modo lo spirito anti-Versailles dei lavoratori per seminare la sfiducia nella, democrazia, i n tutta la democrazia e quindi anche in quella che si tentava d i costruire a Weimar. Tutto i l contra-, rio perci di quel che Walther Rathenau aveva cercatodi fare ayvicinando, tra i l 1921 e i l 1922, la Germnia, alia Rssia sovitica per dare alia nazione tedesca, e quindi anche ai lavoratori, i l senso che un paese capitalistico, pure se vinto, poteva sperimentare, senza barriere ideologiche, forme d i solidariet internazionale e di giustizia sociale. Una diffidenza dunque che diverr sempre pi grande verso la possibilita di fare delia repubblica uno Stato solidamente democrtico, con punti di riferimento e deaU abbastanza precisi e i n equilbrio tra loro: lo Stato e i l Capitale per la destra; i l Lavoro, i l Socialismo per la sinistra. Ma con la differenza che i n questo clima di sfiducia i l Capitale era comunque un fatto concreto mentre i l Socialismo non lo era. Ammettendo quindi che sia ai vertici del potere econmico che tra le classi lavoratrici tedesche v i fosse stata la volont di rafforzare, pur seguendo ottiche e obbiettivi diversi, le istituzioni di Weimar, la comune sfiducia nelle possibilita delia democrazia di permettere da una parte 1'espansione di un capitalismo pienamente libero e autnomo e dalPaltra di lasciare spazio alia realizzazione di una societ socialista, rendeva questa volont oggettivamente debole e sfrangiata. Sara per questo che la mobilitazione di massa e le lotte sociali organizzate, tra i l 1919 e i l 1933, dai socialisti, dai comunisti e dai sindacati senza per 1'obbiettivo di un sostanziale rafforzamento e svolgimento delia democrazia d i Weimar porteranno in definitiva 72

loro esatto contrario: la smobilitazione di massa e la nfitta delle istituzioni. 11 riferimento a Versailles serve quindi da veicolo anatlcci per cogliere le ragioni delia crisi finale di Weimar e, | particolare, delia crisi dei partiti delia sinistra e del | Wovimento operaio organizzato. I I problema di Versailles f\\t), nello stesso tempo, introdurci, attraverso strutture pi specificamente politiche e ideologiche, nel tema pi jjpncrale del sistema sociale che si veniva costituendo nella repubblica d i Weimar e che, nel discorso storico, non doVrebbe essere artificiosamente scomposto privilegiandone llcune parti rispetto alie altre. Per tale motivo anche i l tema, su cui ora mi soffermer, delia razionalizzazione, rion sara, almeno nelle intenzioni, separato dalla contradcll/.ione politica, istituzionale e ideolgica in cui maturava la democrazia d i Weimar. Aila domanda su che cosa siano state effettivamente le forme delia razionalizzazione in Germnia negli anni di Weimar, non facile dare una risposta adeguata. Si sa che lu razionalizzazione dell'apparato produttivo tedesco ha avuto una profonda influenza sulla societ tedesca. Si trattato di un progetto, produttivo e politico insieme, ancorato a un articolato processo sociale nel cui mbito 1'organizzazione scientifica delia produzione e del lavoro oceupa senza dubbio un posto centrale. Senza volere schematizzare si potrebbe dire che negli anni '20 la Germnia ha assorbito pi degli altri paesi industriali una concezione allargata del taylorismo, nel senso che tutte le forze produttive, dai produttori capitalisti al proletariato, alia cultura, hanno avvertito tutte le possibili concordanze tra gli strumenti del taylorismo e la tradizionale razionalit tedesca. Basti pensare come 1'arte, la ricerca sulle arti applicate, la letteratura riflettano 1'immagine, sempre pi dominante nel panorama economico-sociale delia Germnia, delia organizzazione scientifica delia produzione e del lavoro. La grande vitalit delia cultura weimariana, la sua vasta eco sociale, la sua stessa degenerazione (in fondo 73

1'insulto nazista aveva un fondamento poich questa tura non voleva affatto essere pura e sterile) rispei vano 1'intenzione di fondo delia razionalizzazione, cio svolgimento cinemtico di una societ, i l raggiungimen del punto pi avanzato delia sua trasformazione tecnologi D i tale trasformazione la cultura fu in gran parte interpre e stimolatrice alia pari di altre forze sociali a cominciare, a[ punto, da quelle pi immediatamente inserite nelPorganizzazione capitalistica delia produzione. E a questo propsito non mi sentirei di dire che, nel suo insieme, la cultura di Weimar (al contrario di quanto era avvenuto nella cultura tedesca agli inizi del '900) sia anticapitalistica nella stessa misura e con le stesse tensioni con cui fu antiborghese. Valutando tutte le componenti di questo processo occorre per calibrarne i pesi diversi. Certo, se un sistema produttivo potente come quello tedesco procede speditamente sulla strada delia prpria razionalizzazione, evidente che prprio la forza di questo apparato garantir i l successo dell'operazione. Mentre la classe operaia o la cultura che si ispira al marxismo, muovendosi secondo i l progetto di questa razionalizzazione capitalistica, sono costrette, i n sostanza, a stare a rimorchio delia forza traente. Questo dato di fatto incontestabile e lo si coglie chiaramente nelPanalisi socialdemocratica del capitalismo organizzato . I n generale, nei confronti delia razionalizzazione sia i l partito socialdemocratico che i sindacati sono in una posizione subalterna, non riuscendo essi a cogliere di questo processo che gli aspetti tecnico-produttivi pi appariscenti. Ed singolare che questo giudizio venga ancora accettato. Neila sua importante ricerca su Weimar, Gian Enrico Rusconi, ad esempio, accoglie la definizione socialdemocratica (il capitalismo organizzato non sono altro che i processi di concentrazione e la virtuale estinzione del mercato concorrenziale ) che sembra chiaramente riduttiva quanto sconcertante per Pimmagine che crea di un mercato concorrenziale che tanto pi si estingue quanto pi si organizza. La contraddittoriet di tale giudizio (tra 74

litro i l mercato concorrenziale esiste anche tra i monoII) la prova delia subalternit delFanalisi socialdemoifutlca. Solo cosi pu essere spiegata anche Paltra afferUiwlone di Rusconi che i l sindacato i n balia d i profOMi economici e sociali incontrollati ; basta intendersi se Incontrollati siano i processi o se siano i sindacati incapaci (li controllarli. Se si riconosce infatti che la razionalizIwilone tedesca tendeva al superamento delPanarchia delia, produzione e delia distribuzione, allora ai sindacati incitava un grande compito; ma essi non furono alPaltezza al svolgerlo \ La razionalizzazione pu essere certamente iscritta tra le cause delia crisi politica d i Weimar ma, vorrei ribadire, CHNU non coinvolta in questa crisi. D i fronte a questa realt non azzardato dire che i l movimento operaio tedesco, nonostante i suoi meriti, non riuscito (pur avendone ||ll strumenti teorici) a stabilire legami profondi con i l movimento reale delia societ tedesca negli anni '20. Se riconosciamo, infatti, che la razionalizzazione stata un processo sociale e non solo un processo produttivo (industriale), appare evidente che la scissione o la non dialetticit tra le forze traenti e quelle trainate ha costituito un grave elemento di perturbamento del sistema sociale stesso. E non perche sia necessria la collaborazione tra capitale e lavoro e la fine delia lotta di classe perche In una societ capitalistica le cose vadano bene, ma perche nella repubblica di Weimar la lotta di classe non ha trovato un movimento operaio adeguato alie forme istituzionali che lo Stato stava maturando, ed ai rapporti sociali di produzione. D'altro canto, quello che avvenuto in Germnia dimostra che chi si rafforzato dentro la democrazia weimariana stato i l capitalismo e non certo i suoi awersari sociali e culturali. Cade cosi un'altra tesi, avanzata di recente, che dal 1915 al 1936 i l trend delPeconomia tedesca sia d i sostanCfr. G . E . Rusconi, La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia, Torino, 1977.
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ziale stagnazione. Questa tesi non sembra autnoma .* ma nasce per analogia con le note posizioni d i Steindl sulla' sostanziale stagnazione dell'economia americana o con le convinzioni espresse negli anni scorsi da Foa e Grifone circa i l mancato sviluppo del capitalismo italiano nel perodo fascista. Si tratta d i ipotesi che muovono da indagini micro-economiche che per non possono assolutamente essere dilatate fino al medio-lungo perodo. Ed prprio i l caso tedesco a smentire giudizi del genere. Pur considerando tutti i periodi di grave depressione delia Germnia (dalla grande inflazione del dopoguerra alie ripercussioni delia crisi del 1929), bisogna concludere che la crescita deli'economia in questo paese e lo sviluppo capitalistico sono stati fatti organici e non puramente congiunturali. Se cosi non fosse non potremmo occuparci delia razionalizzazione nel senso che si detto nelle pagine precedenti, e si dovrebbe pensare che perfino la razionalizzazione i n dustriale (che i l dato visibile e pi appariscente di essa) sia stata ben lungi dal rappresentare una completa ristrutturazione e trasformazione produttiva delle imprese e delle societ. Domandiamoci allora: e i Konzern, le multinazionali tedesco-americane, la massiccia importazione delia tecnologia americana, lo sviluppo di un'alta tecnologia tedesca, i crediti americani; tutto quello che a partire dal Piano Dawes del 1924 avvenuto nel tessuto del capitale tedesco, come possono essere interpretati? Le cifre parlano chiaro. Tuttavia, si pu ammettere che i nudi dati statistici sulle curve d i produzione, le concentrazioni industriali, la produttivit del lavoro, i l numero dei nuovi brevetti, e cosi via, possano non dare piena testimonianza dello sviluppo sociale di un paese. Ma in questo momento a noi interessa stabilire con la massima approssimazione storica se i concetti di crisi del capitalismo o anche, per diria con Grossmann, d i progressiva svalorizzazione del capitale, usando i quali la socialdemocrazia tedesca ha orientato la prpria strategia politica e la prpria teoria, possano giungere fino a noi intatti e non debbano invece essere sottoposti a severa revisione. 76

facile dire che la massa delia forza-lavoro non aumenta nella Germnia di Weimar, mentre aumentano i colletti bianchi e che questo , perci, i l segno sociale di una crisi strutturale. una verit che non prova molto, poich 1'aumento dei servizi e la terziarizzazione dcll'economia sono fenomeni che caratterizzano la fase pi sviluppata del capitalismo, quella neo-capitalistica. E In questo senso, nel bene o nel male, la repubblica di Weimar ha anticipato processi economico-sociali che si svilupperanno negli Stati Uniti e i n Europa soprattutto dopo la seconda guerra mondiale e sono ancora i n corso di svolgimento. Insomma, 1'esperienza storica delia razionalizzazione capitalistica, che dalla meta degli anni '20 (cio dalla Htabilizzazione guidata con mano sicura dal banchiere Ijalmar Schacht) porta direitamente all' economia militare razionale (cosi verr chiamata) dal Terzo Reich, non pu essere analizzata partendo solo dal comportamento del movimento operaio tedesco, n dalla sua composizione (o decomposizione). Bisogna essere convinti delia estrema complessit di un problema che, a questo punto, non possiamo considerare esaurito nel breve e drammatico ciclo weimariano. Esiste infatti una sorprendente cultura delia razionalizzazione che ha poco a che vedere con le teorie economiche e che sorta in Germnia prima di Weimar e non si estinguer con Weimar. Penso immediatamente alia figura e alPopera di Walther Rathenau che solo da brevssimo tempo cominciano ad essere conosciute i n Itlia. Ho espresso altrove i l mio giudizio su ci che Rathenau rappresenta nella fase d i transizione che i l sistema sociale del capitalismo tedesco ha attraversato tra i l 1914 e i l 1924 . un giudizio positivo anche perche quella di Rathenau stata la prima e nica analisi dalTinterno delia transizione di cui io sia a conoscenza. A l contrario di
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Cfr. W. Rathenau, Veconomia nuova, a cura di L . Villari, Torino,

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quanto detto i n un saggio recente sulla Die NeueWirtscbaft di Rathenau , penso che i l fallimento d e l ; progetto di Rathenau, delia sua Vershnung n o n ' possa essere assimilato alia debolezza delia sua analisi. I Se si dovesse sempre stabilire un rapporto necessrio tra 1 cause (teoriche) e effetti (pratici), la storia sarebbe un de- 1 serto di eventi. La critica di Rathenau , in realt, totale, | e i l suo progetto di ristrutturazione economico-sociale al- 1 trettanto totale. Con Rathenau, e con i suoi interventi 1 pratici sia alia direzione delia Kriegsrohstoffabteilung | (l'ufficio per la distribuzione delle materie prime alie in- | dustrie) durante la guerra, che nella commissione per la 1 socializzazione, che al ministero delia ricostruzione, era 1 iniziato lo smantellamento d i un certo modo d i intendere | i l capitalismo tedesco; veniva messo in crisi Pintoccabile I principio delia sua autonomia e attaccato in alcuni dei suoi 1 aspetti violenti, asociali, irrazionali. L'assassinio d i Rathenau non spiega afatto i l suo fallimento sostanziale, conferma piuttosto la pericolosit delle sue idee contro le quali i suoi colleghi capitalisti trovarono un grande alleato nelPinflazione.
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D'altronde, per quale motivo Pipotesi di Rathenau avrebbe dovuto necessariamente fallire? I I suo piano d i razionalizzazione prevedeva la creazione d i un cartello generale delia produzione: una serie d i cerchi concentrici che awitavano, intorno a una programmazione nazionale, le materie prime e le industrie trasformatrici. Da parte delia destra liberista questo piano fu visto come un processo di desertificazione delia societ. I n verit era cosi funzionale da essere applicato negli Stati Uniti nella prima fase del New Deal, quando furono varati progetti di ristrutturazione monopolstica per settori delia produzione con lo scopo appunto di evitare la concorrenza e gli sprechi, d i calmierare i prezzi, di indirizzare la produzione; i l tutto sotto i l controllo pubblico.
Cfr. M. Cacciari, La nuova economia di Walther Rathenau, in Democrazia e Diritto , 1977, n. 2.
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Una esperienza del genere Rathenau Paveva comunque filtra durante la guerra. Ma d i fronte alie lacerazioni sociali ed economiche del dopoguerra egli non escluse affatto che un'economia d i guerra potesse benissimo funzionarc nella pace. E tecnicamente anche Peconomia d i guerra nazista avrebbe potuto non condurre necessariamente alia guerra. Si pensi che ancora nel 1938 era diffusa, alPeHterno delia Germnia, Pimpressione che Peconomia tedesca non fosse indissolubilmente legata al riarmo e che, fino a Mnaco, gli industriali inglesi e francesi avevano cambi d i visite con i colleghi tedeschi e precisi programmi d i cooperazione tcnica e commerciale. Non quindi responsabile Rathenau se Fritz Todt prima e Albert Speer poi si serviranno del principio dell' autoresponsabilit deli'industria , dei modello degli anelli incrociati tra le industrie e del decentramento produttivo, elaborati da Rathenau, per portare avanti con successo Porganizzazione delia produzione industriale e la politica degli armamenti per almeno un decennio, dal 1936 al 1945. Non a caso Speer ricorda che alPultimo piano del ministero di Todt aveva i l suo ufficio un vecchio collaboratore d i Rathenau, che nella prima guerra mondiale si era oceupato delPorganizzazione delia fornitura delle materie prime e che in seguito aveva riunito e ordinato i n un'organica documentazione la sua esperienza in matria. Era lui la fonte di informazione del dottor Todt . Ma queste informazioni tecniche non prevedevano, naturalmente, n i l controllo poliziesco sulla forza lavoro, n la fine delle liberta politiche, poich la ipotesi di razionalizzazione d i Rathenau era, non lo si pu negare, incardinata in un sistema democrtico di equilibri sociali e politici.
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Quella stessa mflazione che ha contribuito alia demoIizione delle idee d i Rathenau ha generato Schacht, un raccordo, questo s, esemplarmente funzionale tra politica
Cfr. G . W. Guillebaud, The economic recovery of Germany from 1933 to the incorporation of ustria in march 1938, London, 1939. W. Speer, Memorie del Terzo Reich (1969), trad. it., Milano, 1971, p. 276.
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borghese e economia capitalistica; un garante delia razionalizzazione senza awenture , 1'interprete di un modello capitalistico che dalla Germnia guglielmina conduce direitamente, attraverso Weimar, al regime nazista del quale egli f u alto esponente. Credo che i l successo di Schacht nel superamento delPinflazione sia dovuto anzitutto al fatto che 1'inflazione del 1922-23 fu pi sbita che voluta dalle forze economiche delia Germnia. E 1'avere i l governo di Weimar affidato a Schacht (come presidente delia Reichsbank) la tutela delia dignit econmica delia Germnia nei confronti degli altri paesi capitalistici, ha anche legittimato in via definitiva i principi e gli ideal i del capitalismo tedesco. Socialismo e capitalismo scriveva Schacht nel 1926 erano, prima delia guerra, le due grandi correnti sociali antitetiche, destinate a dare il benessere al genere umano. Prima del conflitto mondiale, signoreggiava i l capitalismo pressoch illimitatamente. Esso spinse alia guerra, con i suoi dolori indicibili, perche si era alleato alPimperialismo politico, anzich seguire i l giusto disegno mentale del benessere realmente econmico, materiale e morale dei popoli. Dopo la guerra, parve che i l socialismo, transitoriamente, fosse per soppiantare i l capitalismo, ma i l socialismo devi poi nella china perigliosa del bolscevismo, la cui crudelt e i cui orrori sorpassano quelli delia stessa guerra. I I sistema capitalistico ineluttabile, traendo esso la prpria ragion d'essere dalla natura delia produzione ognora progrediente, tuttavia dobbiamo rendere tale sistema tollerabile, elevandolo al di sopra delia mera finalit materiale, grazie al senso d i responsabilit morale .
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Per Schacht i l rinnovamento del capitalismo tedesco andava regolato da un centro non-politico, la Reichsbank, alia cui azione era dovuta la stabilizzazione del marco iniziata alia fine del 1923. Un'operazione compless, decisa fuori delia Germnia tra Stati Uniti, Inghilterra e Francia
H . Schacht, La stabilizzazione del marco, trad. it., Milano, 1931, p. 269.
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e sviluppatasi per tutto i l 1924, ma con la diretta collaborazione e sotto la sorveglianza di Schacht. I I comitato d i finanzieri presieduto dalPamericano Charles Dawes fu la chiave di tutta 1'operazione e segn i l concreto inizio delia razionalizzazione deH'economia tedesca; per questa chiave fu data in mano a Schacht. I I Comitato Dawes si riun per Ia prima volta a Parigi i l 14 gennaio 1924. I I 22 gennaio i giornali pubblicavano questo comunicato: La commissione giunta alia conclusione che sia necessrio creare in Germnia una banca autnoma con copertura urea, in parte mediante la mobilitazione di una frazione delle r i serve disponibili i n oro e i n valute estere, i n possesso d i Cittadini tedeschi e che presentemente non esercitano alcuna funzione econmica, i n parte con 1'aiuto d i capitali esteri. La Commissione del parere che una siffatta fondazione rappresenti una parte del programma orgnico,, ideato con lo scopo del futuro pareggio del bilancio statale e deiristituzione d i una valuta Stabile. A tal fine la Commissione d'avviso che alcune parti del piano predisposto dal dott. Schacht possano essere, nel momento propizio, felicemente utilizzate. La Commissione sarebbe lieta se avesse i l privilegio di potere nel suo lavoro, in tutto o in alcune parti, valersi delle idee del dott. Schacht. Pertanto il presidente delia Commissione ha affermato la necessita che gli Alleati debbano accordarsi su d i un comune programma . Le idee di Schacht, muovendo dalla premessa del blocco delPinflazione, andavano diritto a una razionalizzazione a tempi brevissimi delia produzione industriale. Questo doveva avvenire (come avvenne) con una Kontingentirungspolitik, in particolare con i l razionamento del credito. Gi nel maggio 1924 Schacht afferm che la Reichsbank doveva convogliare i crediti verso le aziende o societ a maggiore potenzialit produttiva . La risposta a questa concentrazione fu immediata: i fallimenti di imprese (piccole e medie) che nelPaprile erano stati 133, a maggio salirono a 322, a giugno 579, a luglio 1.173. I n questi stessi mesi arrivavano a pioggia i crediti esteri, a breve e a 81

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lungo termine, alie banche e alie imprese tedesche, e le riserve i n oro e divise delia Reichsbank, che in aprle erano di 592 milioni di marchi-oro, ad agosto erano gi saliti a 1.256. Tra i l 1924 e i l 1930 i l Piano Dawes metter cosi a di sposizione del capitalismo tedesco circa dieci miliardi di dol lari. Non si trattava d i aiuti, ma d i prestiti pubblici e privati per investimenti o d i investimenti tout court da parte soprattutto d i societ americane, ma anche inglesi, francesi svizzere, che trovavano nei cartelli tedeschi quel terreno fecondo che nessun altro paese capitalistico poteva mettere in quel momento a disposizione del grande potenziale finanziario degli Stati Uniti. I risultati furono cosi rapidi che rispetto al 1923 la produzione industriale tedesca aumento, nel 1928, del 168% e i l potenziale industriale f u del 30-40% superiore a quello del 1913. AlPinterno d i queste quote le punte pi alte si registravano owiamente soprattutto nelFindustria pesante. U n raffronto con Panalogo settore produttivo inglese e francese rende ancora pi evidente la portata delle cifre indicate. Tra i l 1924 e i l 1929 la produzione tedesca delia ghisa aumento d i circa i l 160% e quella delPacciaio del 158%. I n Gran Bretagna Paumento f u invece del 2 % e del 13%; i n Francia del 9 0 % e deU'83% .
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Una riorganizzazione cosi rpida delPindustria di base i n Germnia funzion naturalmente da volano anche per Pindustria leggera altamente specializzata (elettricit, chimica, meccanica). Ambedue i settori, per, sia per la politica d i concentrazione che per quella d i specializzazione tecnolgica non avevano bisogno di tutta la forza lavoro esistente sul mercato. per questo che, i n coincidenza con gli indici i n rialzo delia produzione, la Germnia si ritrova nel 1928 con oltre due milioni di disoccupati . Questa forbice sociale che la razionalizzazione ha aperto
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Cfr. W. Link, Die Amerikanische Stabilisierungspolitik in Deutschland 1921-1932, Diisseldorf, 1970. Cfr. R. Brady, The Rationalization Movement in German Industry, Berkeley, 1933:
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non si chiuder mai pi. Essa non una incomprensibile nomalia, ma la conseguenza direita delia razionalizzaI zione. Ecco perche i l tentativo di sanare i l dramma del^ l a disoccupazione per via politica, con la costituzione nello stesso anno d i una coalizione d i governo che vede i n posizione di rilievo i l partito socialdemocratico e le forze sindacali, trova gli industriali tedeschi, protetti dagli investimenti americani e dai piani di Schach, in una posizione nettamente awersa. Qualunque progetto sociale di riassorbimento delia forza lavoro nel ciclo econmico non , ai loro occhi, che un ostacolo a un modello di sviluppo che risponde a obiettivi esclusivmente produttivistici. Insomma, la politica non pu assolutamente interferire sulPeconomia: la democrazia e i l capitale sono s, per i l fronte degli industriali, delle variabili indipendenti, ma nel senso che sono indipendenti Puna dalPaltra. Per far bene intendere al governo delia repubblica questa verit gli industriali e Io stesso Schacht diffidano pubblicamente le autorit dal prendere qualsiasi iniziativa d i natura sociale che richieda grossi investimenti pubblici. Ecco i l punto che inganna qualche storico che vede i n Schacht i l critico degli investimenti tedeschi. Aila fine del 1928 i l presidente delia Reichsbank dichiara infatti che la banca nazionale non appogger nessuna spesa pubblica eccedente e nessun aumento del carico fiscale nei confronti delle imprese. una sfida alia quale la coalizione governativa non riesce a obiettare nulla e che trova sia i socialdemocratici che i sindacati assolutamente inermi. chiaro che la ricordata insufScienza d i analisi del capitalismo organizzato si ripercuote gravemente sulFiniziativa politica e sindacale socialista. Schacht ha vinto senza sforzi eccessivi una battaglia che avrebbe dovuto essere decisiva per lo sviluppo delia democrazia weimariana. Sara decisiva, invece, come abbiamo detto alFinizio, solo per le ragioni opposte, poich segner i l declino delle uniche forze sociali che avrebbero potuto stimolare quello sviluppo. Per una contraddizione solo apparente, i l fallimento politico delia coalizione di governo nei confronti delia raziona83

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lizzazione dell'eeonomia apre alie forze economiche private^ e quindi agli esponenti del capitale, anche degli spazi politic i , nel senso che ora i l prestigio delia rinascita tedesca non affidato tanto alia democrazia delia repubblica di Weimat;, quanto alia capacita e alia forza del suo capitalismo. questo uno dei motivi fondamentali del rpido dislocamento del. potere econmico privato al d i fuori del quadro istituzionale. Qui i l principio delia fine delia repubblica d i Weima^ L'opinione pubblica mondiale si convince-definitivamente' delia possibilita delia Germnia d i pagare sia i crediti esteri{ che le riparazioni di guerra. Era quanto i l Piano Dawes e Schacht si erano ripromessi d i raggiungere. Lo scopo di Schacht era infatti quello di persua-? dere i prestatori stranieri che i l loro denaro non sarebbe stato in alcun modo dirottato su spese sociali che, prprio perche tali, erano considerate improduttive . Lo confermer autorevolmente, nel 1932, Charles Mitchell, uno dei maggiori lanciatori d i prestiti e d i titoli tedeschi nel mercato americano. Nella sua veste di presidente delia National City Bank di New York e delia National City Company, cosi dichiarer alia Commissione senatoriale di inchiesta sugli investimenti bancari americani: Posso dirvi, nella mia migliore scienza e coscienza, che noi non concedemmo mai alcun prstito alia Germnia senza prima averne intrattenuto i l signor Parker Gilbert [Agente generale delle riparazioni operante nelTambito del Piano Dawes], un uomo che teneva fermo i l principio che gli Stati Uniti non dovessero accordare prestiti altro che per scopi produttivi. Inoltre anche i l dott. Schacht sosteneva i l punto di vista che la Germnia non dovesse assumere prestiti airestero, se i l denaro non era destinato a scopi produttivi. Noi sottoponemmo al dott. Schacht i nostri progetti di prestiti e non operammo senza i l suo giudizio favorevole .
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Naturalmente i prestiti esteri alia Germnia visti dalCfr. su questo aspetto anche J. Kuczynski, Wall Street und die deutschen Anleihen, Leipzig, 1933.
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la parte di quest'ultima erano debiti. E lo erano anche se ll trattava di investimenti, poich la creazione di societ mlste tedesco-americane e i trasferimenti d i capitali da un paese alPaltro presupponevano una serie di condizioni: anitutto uno stretto rapporto tra i l mercato (non solo azionario) americano e quello tedesco, poi una costante espandlone del commercio mondiale e un rendimento crescente, in termini d i profitto, degli mvestimenti fatti, infine la definitiva sistemazione d i tutti i debiti internazionali che risalivano alia guerra comprese le riparazioni che ancora la Germnia doveva ratealmente versare a vari paesi europei c anche agli Stati Uniti. La questione delle riparazioni non era stata mai dimenticata dalla Francia e dallTnghilterra, anche se la crisi tedesca del dopoguerra aveva mostrato la obiettiva impossibilita delia Germnia di far fronte alie richieste. Ma ora, alia fine degli anni '20, grazie alTintervento del capitale straniero e al Piano Dawes la Germnia era, agli occhi delle potenze vincitrici, perfeitamente solvibile. Anzi, prprio la razionalizzazione e lo sviluppo dell'economia tedesca, accrescendo la concorrenzialit del capitalismo tedesco, erano un valido motivo per esigere i l dovuto. Una prova storica di pi, questa, che i l fronte internazionale del capitale non omogeneo i n tutti i momenti delia sua avanzata. Ma, per i l problema delle riparazioni v i erano anche ragioni politiche che spingevano soprattutto la Francia a tallonare la sua vicina per impedirne un eccessivo rafforzamento. Le prime awisaglie v i erano gi state nel 1926, nel corso di un incontro tra i ministri degli esteri dei due paesi ( Me lo lasci dire cosi si rivolgeva Briand a Streseman : voi ayete ancora da provvedere al pagamento delle riparazioni ). Pressioni di questo genere facevano tutt'uno con la convinzione, maturatasi tra i l 1927 e i l 1928, che la Germnia dovesse nel suo stesso interesse chiudere la partita delle riparazioni e che, nello stesso tempo, fosse nelle condizioni d i poterlo fare. Non facile, neanche oggi, ricostruire con esattezza quel che avvenuto i n quei due anni. Un dato sicuro che 85

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n i paesi creditou n la Germnia sapevano con cert a quanto ammontasse la cifra delle riparazioni: Pinflazi prima (1920-23) e poi la fluttuazione dei cambi e le v zioni delle valutazioni dei beni e delle merci rispetto a q le fatte originariamente, avevano reso le cose pi complica A partire dal 1928, poi, gli Stati Uniti e la Francia avev molto rallentato la apertura dei crediti esteri e ritirato p te dei crediti a lungo termine. I I fenmeno, naturalmen' si andr accelerando nel 1929, col ritiro anche dei cre: a breve termine delia Germnia (da 1 miliardo e 92 mil ni di marchi del 1929 a 32 milioni del 1930). Secon PAgehte generale delle riparazioni la questione andav comunque posta e risolta nel quadro del Piano Dawes^ appunto perche essendo le riparazioni nient'altro che d~; biti, essi si incrociavano con gli altri debiti contratti dali Germnia per i l prprio sviluppo produttivo. La difficoP: t dei problemi posti sul tappeto sugger la creazione d i ' una commissione d i esperti finanziari internazionali che? procedesse alia stesura d i un (cosi fu poi chiamato) NUCH vo Piano . Aila fine del 1928 si riun a Ginevra un comitato di tecnici, compreso Schacht, che elesse alia presidenza un uomo d'aflari americano, Owen D . Young, che aveva partecipato al Comitato Dawes e aveva preceduto Parker Gilbert alTAgenzia generale delle riparazioni.
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Tra i l 1928 e i l 1930 i l Piano Young mise a punto, tra discussioni e polemiche che coinvolsero Popinione pubblica tedesca e rafforzarono Pagitazione antidemocrtica dei nazionalsocialisti, un progetto che prevedeva la scadenza in 37 anni del debito complessivo delle riparazioni. G l i Stati Uniti, per, vollero stabilire un amichevole accordo separato con la Germnia rivelando cosi la profondit dei rapporti che intercorrevano tra i due paesi. G l i interessi del capitale americano in Germnia non potevano infatti essere coinvolti nel meccanismo delle riparazioni. Perci, costituitasi una Banca dei regolamenti internazionali (con sede a Basilea) per trattare tutte le operazioni relative alia liquidazione delle riparazioni, gli Stati Uniti non parteciparono ufficialmente ad essa preferendo costituire un gruppo d i 86

hc (la J. P. Morgan & C. e la First National Bank d i York, e First National Bank di Chicago) che trattasdlrcttamente con le autorit politiche e gli imprenditotedcschi. (1 Piano Young non f u sbito compreso i n Germnia, mmcno da Schacht, che, temendo i controlli sui crediti |i ilmise dalla Reichsbank. (Ne parler a lungo, nel 1931, ei M I O libro Das Ende der Reparationen) . Come i l Piano lawcs era stato un potente stimolatore delia razionalizzaRlonc industriale, cosi i l Piano Young voleva essere un rallonulizzatore del mercato finanziario delia Germnia (e questo era un motivo di inquietudine per i banchieri tedeschi). E tale sarebbe stato realmente se nel 1930 non fosse itilziata nel mondo capitalistico la grande crisi. Questo fatto nuovo sconvolgeva le prospettive delle riparazioni e alterava tutti i progetti d i riorganizzazione lnanziaria. Le annualit delle riparazioni che la Germnia avrebbe dovuto pagare erano, nelle intenzioni degli esperti del Piano, chiaramente subordinate alio sviluppo dclPeconomia tedesca e non potevano perci essere intese come elementi provocatori d i crisi. Lo chiar ufficialmente 11 Comitato Young i n una relazione pubblicata alia fine del 1931 in seguito alPinvito del governo tedesco di sospendere i trasferimenti di capitali dalla Germnia sotto forma d i riparazioni. I I Piano Young presupponeva una costante espansione del commercio mondiale, non soltanto in volume, ma anche in valore; espansione di fronte alia quale le annualit da pagarsi dalla Germnia sarebbero divenute n fattore d i sempre minore importanza. I n realt si verificato i l contrario. Da quando i l Piano Young entrato i n vigore, non soltanto i l commercio mondiale diminuito d i volume, ma la caduta veramente eccezionale dei prezzi i n oro sopravvenuta negli ultimi due anni ha, d i per se stessa, accresciuto di molto Ponere reale cosi delle annualit dovute dalla Germnia come di tutti i paga10

w Cfr. anche The United States in World Affairs, 1931, a cura di W. Lippmann, New York and London, 1932.

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menti commisurati sulla base urea. I n queste circostat i l problema tedesco, che ha influito cosi notevolmente sui la paralisi finanziaria del mondo, esige una azione a r certata che solamente i Governi possono intraprendere, A questo riguardo ci sembrano molto importanti alcunfr considerazioni. Prima d i tutto, i trasferimenti [ d i capitali^ da un paese alTaltro, su scala cosi vasta da sconvolgere la( bilancia dei pagamenti, non possono che accentuare u , caos attuale. Ancora, la sistemazione d i tutti i debiti tra vari Governi (riparazioni ed altri debiti di guerra) i n re-i lazione alia grave situazione del mondo [ . . . ] la sola m k sura durevole che possa stabilire la fiducia, condizione prima delia stabilit econmica e delia pace . Per intendere i l senso di queste affermazioni (che accoglievano le tesi tedesche e si tramuteranno i n quello stesso anno nella moratria Hoover decisa dal presidente; degli Stati Uniti per tutti i debiti d i guerra) bisogna sapere che con le annualit delle riparazioni i trasferimenti di capitale dalla Germnia erano d i notevole portata. Per i l 1931 era stata fissata, ad esempio, la somma d i 1 miliardo e 641 milioni di marchi fino a un massimo di 2 miliardi e 352 milioni d i marchi previsti per i l 1936. L'annualit prevista per i l 1931 costituiva i l 6 % di tutto i l debito estero delia Germnia che ammontava a quasi 24 miliardi di marchi. Tuttavia grazie alia crisi econmica, alie svalutazioni monetarie e al progressivo abbandono del gold standard da parte d i numerosi paesi industriali, la Germnia riuscir lentamente a ridurre i l suo debito estero (da quasi 24 miliardi di marchi del 1931, a 20 e mezzo del 1932, a 19 del 1933) e a far quasi scomparire i l saldo passivo nella bilancia dei pagamenti esteri (dai 3 miliardi 367 milioni del 1928 ai 642 milioni del 1931). Questi, tuttavia, erano gli unici vantaggi che la repubblica d i Weimar poteva ricavare dalFallargamento delia crisi capitalistica internazionale. Per i l resto i problemi sociali e politici provocati dalla vasta disoccupazione cominciavano a far sentire tutto i l loro peso. Fino al Piano Young i due milioni di disoccupati non avevano intralciato la crescita 88

del sistema monopolstico e, curiosamente, la loro esistenM veniva considerata perfino tra i sindacati come un'armn per bloccare la pressante richiesta delle riparazioni d i jiicrra da parte dei paesi creditori. Ma ora indubbiamente e cose si complicavano e spettava al cancelliere Briining e al partito socialdemocratico tentare di risolverli. Credo non sia del tutto errato dire, a tale propsito, t*lic tra i l 1930 e i l 1932 la Germnia era tra i paesi capilulistici avanzati quello meglio attrezzato per far fronte allu grossa ondata delia crisi. La positiva azione del cancelliere Briining nel tentativo di controllare e ridurre i prezdelle materie prime industriali e dei prodotti di consumo fu resa certamente possibile grazie alPesistenza dei cartelli Industriali e degli apparati produttivi razionalizzati. Questi si ttrarono dietro anche i settori non cartellizzati dato che almeno la meta delle materie prime industriali e degli articoli semilavorati appartenevano al primo settore. Briining si pose i l problema d i evitare ad ogni costo alia Germnia i rischi di un'inflazione come quella di dieci anni prima che per i tedeschi era ancora una esperienza bruciante. L'atteggiamento del governo f u perci molto fermo, ma non avrebbe potuto manifestarsi se non attraverso strumenti legislativi eccezionali come i decreti-legge. I n Germnia ricorda un documento ufficiale del 1932 delia Societ delle Nazioni i prezzi cartellizzati sono calati un po' pi rapidamente nel 1931 che nel 1930 i n seguito alie pressioni esercitate dal governo nonch dalle condizioni economiche. I I ribasso avvenuto tra i l gennaio 1931 e i l gennaio 1932 stato quasi interamente provocato a seguito del decreto-legge del dicembre 1931, che ha imposto a tutti i cartelli una riduzione ulteriore del 10% dei loro prezzi rispetto a quelli praticati fino al 30 giugno 1931. L'indice dei prezzi cartellizzati (1926 = 100) stato del 93,4 nel novembre 1931, ma sceso all'84,4 nel gennaio 1932 ed calato ancora leggermente nel mese d i febbraio. Conviene osservare, tuttavia, che ad eccezione delPItalia, nessun altro grande paese industriale ha ancora fatto ricorso, nel modo che abbiamo detto, alTazione 89

del governo per ottenere una riduzione dei costi d i produzione e dei prezzi dei manufatti . Quest'ultima affermaziohe e estremamente utile per comprendere i l carattere originale che ha, sul piano del rilancio del primato delia politica, i l governo d i Briining. L'esperimento Bruning probabilmente 1'estremo tentativo d i contrapporre, mediante i l rafforzamento dell'autorit delle istituzioni, un fronte politico-giuridico alia disarticolazione delle forze sociali e alPavanzante crisi econmica. I I problema del governo presidenziale d i Bruning perci centrale nella crisi d i Weimar; e non ci aiutano molto le critiche che i l movimento operaio tedesco rivolse a Bruning perche esse furono spesso pi provocate da una contestazione giuridico-formale degli atti del governo che da una esatta visione del momento politico che la Repubblica stava attraversando. Bruning certo responsabile d i ci che gli veniva addebitato dai sindacati e dalla sinistra, cio d i aver voluto depotenziare i l sistema degli equilibri istituzionali, ma attacchi analoghi verranno fatti poco tempo dopo a Roosevelt e alia legislazione del New Deal da parte delle forze conservatrici degli Stati Uniti. Una analogia del genere potrebbe non avere alcun significato, ma i n realt sia Briining che Roosevelt avevano davanti problemi simili, che anzi Roosevelt affronter con una disinvoltura maggiore del cancelliere tedesco. Non un caso per che i l governo Bruning comincer a destabilizzarsi solo quando gli imprenditori, un po' prima del movimento operaio e per ragioni opposte, si accorgeranno che la politica del cancelliere portava lentamente a un pi orgnico intervento dello Stato nell'economia. Con Briining e con le numerose misure di intervento (quello sui prezzi uno dei tanti) per riassorbire la disoccupazione (ricordiamo i numerosi piani di lavoro ) e per controllare la produzione e i l mercato ci troviamo di fronte a un esperimento uni1 1

co, per quel tempo, di pianificazione o programmazione di sistemi di controllo delia congiuntura econmica e sociale. Su questo dato conviene meditare a lungo i n sede storiografica ma anche d i riflessione terica sulle strategie messe in atto dal capitalismo nei confronti delia grande crisi internazonale. Infatti quando Franz von Papen succeder, nel 1932, a Bruning presentandosi come i l restauratore delPautonomia delle forze economiche dagli interventi politici ( i l governo ha di mira i l ritorno ai princpi delPeconomia d i mercato ) non far che accelerare i tempi delia crisi politica delia Repubblica. Perci, nonostante tutti i suoi tentativi d i rendersi benemrito agli industriali (ad esempio con i l condono delle imposte alie industrie) non ottenne alcun risultato che potesse presentarlo come capace di elaborare una qualsiasi strategia anticongiunturale Per quanto possa sembrare paradossale la pianificazione d i Briining partiva gi da una pianificazione esistente alPinterno del sistema produttivo tedesco. Si trattava di operare una saldatura tra la razionalizzazione capitalistica e la razionalizzazione delle forme politiche e istituzionali delia Germnia. Era una ipotesi, per quanto contraddittoria, d i salvezza delia democrazia. La realizzer Hitler ma per la Germnia sara la fine delia democrazia.

Cfr. La situation conomique mondiale 1931-1932, Genve, 1932, pp. 143-144.


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Cfr. K . E . Poole, German Financial policies 1932-1939, Cambridge Mass. 1939.


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GIACOMO MARRAMAO TCNICA SOCIALE, STATO E TRANSIZIONE TRA SOCIALDEMOCRAZIA WEIMARIANA E AUSTROMARXISMO

L'idea di transizione prpria delia socialdemocrazia weimariana ormai comunemente individuata nella relazione di Rudolf Hilferding al Congresso d i Kiel del 1927. In questa relazione dedicata a I compiti delia socialdemocrazia nella Repubblica vengono infatti tracciate, per la prima volta in modo orgnico, le linee del passaggio dal nuovo assetto organizzato del capitalismo degli anni Venti alia forma socialista. I presupposti del socialismo si trovano per Hilferding gi consegnati negli elementi d i organizzazione presenti nello sviluppo maturo del capitalismo, rispetto ai quali la strategia del partito operaio non pu pi presentarsi come rivoluzionaria soluzione di continuit: Capitalismo organizzato (...) significa sostituzione del principio capitalistico delia libera concorrenza con il principio socialista delia produzione pianificata . I I socialismo non dunque altro che i l capitalismo organizzato portato al suo estremo compimento. Ma i l fatto che la forma di razionalit latente negli elementi di organizzazione deli'economia capitalistica sia gi la razionalit socialista non significa che i l passaggio alia durchorganisierte Wirtschaft a quell' economia compiutamente programmata che gi due anni prima, al Congresso di Heidelberg, era stata equiparata al Sozialismus sia scontato o automtico. Hilferding si dimostra anzi assai tempestivo nel
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R. Hilferding. Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Republik, in Protokoll der Verhandlungen des sozialdemokratiscben Parteitages 1927 in Kiel, Berlin, 1927, p. 168. Cfr. R. Hilferding, Das Parteiprogramm, in Protokoll der Verhandlungen des sozialdemokratiscben Parteitages 192? in Heidelberg, Berlin, 1925, pp. 272-283; 293-298 (v. specialmente p. 297).
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criticare i postulati del vecchio attendismo socialdemocr tico anteguerra, tanto da avvertire, nelle prime battu delia sua relazione, che i l marxismo non mai s t a fatalismo, ma al contrario sommo attivismo . f Un ruolo importante nelle riflessioni hilferdinghiane di questi anni giocato infatti dalla temtica del rapporto classe operaia-sviluppo. Centrale nei suoi scritti politici Paspetto relativo alia funzione avuta dal movimento operaio! nella trasformazione delia dinmica interna del sistema ca-' pitalistico e nel risvegliare in esso le tendenze rivoluziona-; xie ..L'ingresso di grandi masse organizzate introduce nella lgica dello sviluppo una variabile decisiva, un elemento qualitativamente nuovo. L'effetto che in tal modo si produce non per di rottura rivoluzionaria (la tradizionale coscienza di classe secondinternazionalista, che fa precipitare un presunto decorso catastrfico), bens di potenziamento delle capacita adattive dei meccanismi del sistema. La presenza organizzata e attiva delia classe ha inverti to i l trend verso Pimmiserimento e, risvegliando le tendenze r i voluzionarie (modernizzatrici) del capitale, ha portato il movimento operaio a significative conquiste sul terreno salariale e legislativo. Questa trasformazione interna delia dinmica capitalistica non pu non avere incidenza sulle forme politico-istituzionali. Cade dunque per primo i l vecchio caposaldo ideolgico del marxismo, la tradizionale distinzione fra struttura e sovrastruttura: Neila forma delia repubblica , aveva affermato Hilferding intervenendo al I I Congresso delia Internazionale Operaia Socialista (ios), la sovrastruttura viene infatti influenzata dal potere, dalla coscienza di classe, dalla forza organizzativa del proletariato . I n questo quadro di relazioni interattive Pattuazione delia prospettiva del socialismo non garantita da alcuna necessita, ma soltanto possibile. La GesetzmsWf 3 4

ilgkeit dello sviluppo econmico produce, con i l capitalismo organizzato, delle premesse oggettive che rappresenliino per i l movimento operaio una chance politica (in senso wcberiano). La trasformazione socialista ossia la pianiliuizione totale, armonica e acontraddittoria delia societ cessa di essere garantita da una legalit storico-naturulc per divenire matria di un progetto consapevole. Ma ci implica che i l luogo in cui questo progetto si dispiega Nn al di fuori e al di sopra delia Gesetzmssigkeit econmica. qui che Hilferding fa entrare in campo la categoria di Stato democrtico , come posta in gioco delia lotta politica tra classe capitalistica e classe operaia: Ci non significa altro che alia nostra generazione si pone il compito di trasformare, con Pausilio dello Stato, ossia d i una consapevole regolamentazione sociale, questa economia organizzata e direita dai capitalisti in un'economia diretta dallo Stato democrtico .
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Lo Stato si presenta qui anche come riedizione delia lassalliana leva del socialismo strumento e istanza funzionale alia realizzazione storica del Fine delia societ regolata . Ma soprattutto esso appare come un soggetto esogeno alia dinmica econmica (oggettiva, autoregolativa) del sistema. I I problema delia retroattivit del livello del Politico rispetto a quello delPEconomico si distende lungo gli estremi: economia organizzata in forma burocratico-autoritaria versus economia organizzata in forma democraticopartecipativa. L'istanza del Politico (o meglio: delia Macht, del potere, come lo chiama Hilferding) pu svolgere una funzione determinante nei periodi di transizione dalPuna alPaltra forma pu essere cio simultaneamente garante e strumento di una trasformazione in senso socialista delia societ prprio in quanto indipendente dalla Necessita econmica . La dinmica interna delia necessita/ oggettivit autoregolativa delPeconomia (dkonomische Gesetzmssigkeit) tende allora a configurarsi come una sorta
R. Hilferding, Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Republik, cit., p. 169.
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R. Hilferding, Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Republik, cit., p. 165. Zweiter Kongress der Sozialistischen Arbeiter-lnternationale in Marseille 22.-27. August 1925, Berlin, s.d., p. 260.
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d i sottosistema potenziale delia politica: se capitalismo e classe operaia formano, insieme, i l contesto del processo di trasformazione (che si sviluppa, secondo la legalit sua prpria, in termini di adattamento), i l soggetto che ne attualizza le virtualit storiche latenti lo Stato. Lo Stato democrtico appare dunque, al tempo stesso, strumento e invlucro formale (garantista ) del processo di transizione. A tratti (come al Congresso di Heidelberg del '25), Hilferding sembra rispolverare i l topos tardo-engelsiano delia repubblica democrtica come terreno pi favorevole per la lotta delia classe operaia . Da Engels si distacca tuttavia nel momento in cui vede nella democrazia la forma politica prpria delia fase di passaggio al socialismo. Ma la democrazia per Hilferding soprattutto una tcnica. Nel senso che, in essa, forma e mtodo fanno tutt'uno. La democrazia , ad un tempo, sistema formale di garanzie giuridiche e complesso di funzioni amministrative Macht e principio razionale d i organizzazione. Assai opportunamente alcuni studi recenti hanno posto 1'accento sul fatto che queste posizioni hilferdinghiane sono ben pi rappresentative dei problemi politici delia socialdemocrazia weimariana di quanto non lo siano quelle coeve d i un Kautsky (le quali, come vedremo pi avanti, hanno una curvatura prevalentemente dottrinaria, per cui si presentano scollate dai nodi pratici reali e dalle loro drammatiche implicazioni). Ma altrettanto indispensabile la sottolineatura delle diferenze specifiche che al di l dell'indiscutibile permanenza di alcuni Leitmotive delia tradizione intercorrono tra la problemtica delia socialdemocrazia weimariana e quella delia SPD anteguerra.
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glio politico-culturale di Die Gesellschaft , la rivista che dal 1924 prende sotto la direzione di Hilferding i l posto delia Neue Zeit , e che testimonia non solo delia maggiore ' modernit ' dell'impostazione hilferdinghiana, ma anche del sensibile spostamento che essa aveva accusato rispetto agli anni del Capitale finanziario (1910). Dal1'indeterminatezza delia definizione dello Stato come organo esecutivo (Vollzugsorgan) delia societ, Hilferding perviene negli anni successivi a una progressiva specificazione in senso gradualistico del rapporto tra forma politica e sviluppo econmico. Le tappe di questa riflessione sul capitalismo organizzato , che ha i l suo punto d'approdo nella citata relazione al Congresso di Kiel, sono state correttamente individuate nel 1915, nel 1920 e nel 1924-25 . Distendendosi lungo questa linea, la riflessione di Hilferding passa dalFanalisi critica del riformismo prebellico e dalla spigolosa constatazione delPaffermarsi, negli anni del conflitto mondiale, di un'economia organizzata in forme gerarchico-autoritarie (herrschaftlich) all'individuazione a partire dalla relazione tenuta i l 5 ottobre 1920 al I Congresso dei Consigli di fabbrica delia contraddizione tra nuovi elementi di organizzazione (tendenziale superamento delle sproporzioni intersettoriali e tendenza sempre pi accentuata a sostituire, nelle funzioni di controllo, 1'imprenditore con i l Wirtschaftsfhrer, ossia i l manager delia produzione in possesso di una tecnologia avanzata) e permanenza del postulato privatistico delia propriet . I I
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Queste differenze sono d'altronde ben espresse dal taCfr. Protokoll der Verhandlungen des sozialdemokratiscben Parteitages 1925 in Heidelberg, cit., p. 296. Penso soprattutto alie eccellenti pagine che ha dedicato alie analisi hilferdinghiane di questo perodo Gian Enrico Rusconi nel suo libro La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia, Torino, 1977, pp. 177 sgg.; 337 sgg.
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Cfr. G . E . Rusconi, op. cit., pp. 177-230. Le date sopra ricordate si riferiscono alFarticolo Arbeitsgemeinscbaft der Klassen? (pubblicato nel 1915 in Der Kampf e sul Vorwarts ); alia relazione al I Congresso degli Arbeiterrte a Berlino (1920); alTeditoriale Probleme der Zeit, che apre il primo faseie-lo di Die Gesellschaft (1924); e infine alTintervento al congresso di Heidelberg delia SPD (1925). Sugli sviluppi delia teoria hilferdinghiana del capitalismo organizzato si veda anche il contributo di H . A. Winkler, Einleitende Bemerkungen zu Hilferdings Tbeorie des Organisierten Kapitalismus, in A A . W . , Organisierter Kapitalismus, Gottingen, 1974, pp. 9-18. Cfr. R. Hilferding, Arbeitsgemeinscbaft der Klassen?, in Der Kampf , V I I I (1915), p. 322. Cfr. R. Hilferding, Die Sozialisierung und die Macbtverhltnisse
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compito immediato del movimento operaio di appropri si delle tecniche consegnate dai pi recenti svilupj eWorganisierter Kapitalismus. Ed prprio in queste processo di appropriazione strumentale che si radica i l sen* so d i una strategia democrtica di transizione. Nel sugge-; stivo editoriale che apre i l primo numero di Die GeselU schaft e che porta i l significativo titolo Problemi del tempo Hilferding definisce la democrazia come gestione sincronica di specialismi che devono tuttavia restare tali: in questo uso/recupero funzionale dei vari linguaggi disciplinari consiste Pobiettivo principale del controllo democrtico deli'economia , che segna i l passaggio dal socialismo scientifico al socialismo costruttivo . I due poli di riferimento del discorso hilferdinghiano sono dunque, a questo punto, Stato ed Economia. Tra di essi si situa per un campo di tensione che la classe operaia deve, tramite i l suo partito, tradurre nella razionalit del linguaggio istituzionale prprio dello Stato democrtico. La continuit evolutiva che era stata negata per i l processo macrostorico viene adesso recuperata nell'mbito delle funzioni esogene del Politico, nella sfera di autonomia delia Macht. La transizione al socialismo viene cosi a coincidere con la progressiva liberazione dello Stato dai condizionamenti socioeconomici ( esterni ) del capitalismo privato o monopolistico, perche esso possa esercitare in conformit al prprio statuto di universalit ed uguaglianza la funzione di macchina amministrativa capace di por tare a compimento la Rationalisierung delia societ .
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La tappa di passaggio fondamentale di questa strategia di transizione costituita dalla estensione del modello delia Parlamentarisierung dalPambito politico a quello econmico. La democrazia politica trova non solo i l prprio
der Klassen [1920], Berlin, s.d., pp. 7-15 (su cui v. G . E . Rusconi, op. cit., pp. 182-185). R. Hilferding, Probleme der Zeit. Ein Geleitwort, in Die Gesellschaft , I , (1924), p. 3. Cfr. R. Hilferding, Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Kepublik, cit., p. 171.
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nuturale complemento, ma la realizzazione delia prpria cHdcnza, nella democrazia econmica. Non a caso la concezlone hilferdinghiana del capitalismo organizzato sara assunta Panno successivo come base terica delia Wirtschaftsilcmokratie al Congresso sindacale di Amburgo . I I lavoro riscontro sul terreno econmico delPuniversalit dello Stato s'inquadra a pieno titolo nel sistema delia rappresentanza in quanto figura sindacale e politica: i l lavoratore , al tempo stesso, Cittadino dello Stato e Cittadino delPeconomia , Staatsburger e Wirtschaftsbiirger . Ma prprio questa strutturologia lineare in cui viene impostato i l rapporto Stato-Economia a sottrarre alie piattaforme strategiche socialdemocratico-sindacali elaborate durante la Stabilisierungsperiode qualsiasi margine di autonomia alia politica delia classe operaia. Detto ci, non si pu tuttavia esorcizzare i l problema che questa strategia pone tacciando Hilferding di subalternit a una concezione liberale o ingenuamente formalistica delia democrazia. Lo Stato democrtico del capitalismo organizzato non per lui soltanto un invlucro garantista, ma anche un Parteienstaat, uno Stato che comprende in s simultaneamente tanto i partiti quanto le organizzazioni sindacali delia classe operaia: I partiti , aveva affermato Hilferding a Kiel, sono parti costitutive dello Stato esattamente come i l governo e Pamministrazione . Hilferding, inoltre, non nega la permanenza dentro la forma democrtica delia lotta di classe, di cui i partiti sono anzi la massima espressione e traduzione. Ma, poich i partiti sono interamente assorbiti nello Stato, la lotta di classe continua bens a sussistere, ma tutta dentro le (cio tutta tradotta nelle) forme istituzionali. Questi temi l i ritroviamo riproposti in
B M 15

Cfr. Protokoll der Verhandlungen des 13. Kongresses der Gewerkschaften Deutschlands (3. Bundestag des Allgemeinen Deutschen Gewerkschaftsbundes), abgehalten in Hamhurg vom 3. bis 7. September 1928, Berlin, 1928, pp. 20-22; 170-224. Cfr. Th. Leipart, Auf dem Wege zur Wirtschaftsdemokratie, in Gewerkschaftszeitung , 7 luglio 1928, n. 27, pp. 417-418. R. Hilferding, Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Republik, cit., p. 171.
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blocco con un'ulteriore accentuazione del profilo gra-' dualistico nella trattazione delia democrazia econo-;' mica svolta da Fritz Naphtali nel suo omonimo libro del 1928. Qui i l rapporto tra capitalismo organizzato e processo di transizione al socialismo stigmatizzato nei termini di un riformismo lineare: la Durchorganisierung gerarchica del capitalismo produce automaticamente una Gegenbewegung un contro-movimento , una tendenza simmetrica e contraria che mira ad abolire i l limite po* sto al potere politico dalPinteresse dei monopoli, realizzando 1'essenza riconciliativo-comunitaria dello Stato . Llnquadramento statuale del sindacato e delle varie istanze di partecipazione (che appaiono come veri e propri Gemeinschaftskrper, corpi comunitari ) e la funzione razionalizzatrice delia politica sociale (Sozialpolitik) r i cevono a pieno titolo la qualifica di momenti costitutivi delia trasformazione socialista dell'economia . Questo programma di istituzionalizzazione dei sindacati nel quadro di un modello di partecipazione di tipo cogestionale venne elevato, come si detto in precedenza, a dottrina ufficiale del sindacalismo weimariano al Congresso di Amburgo del16 11

1'ADGB.

L'ascendenza terica hilferdinghiana era visibile nella doppia valenza assegnata alia forma-Stato, che veniva a configurarsi per un verso come razionalit amministratrice punta emersa di un iceberg che afondava la sua base nei processi subcutanei di razionalizzazione delia produzione e di Vergesellschaftung del processo lavorativo , per Paltro come autentico Gemeinwesen, entit collettiva e soggetto-fattore delia transizione, in quanto dispositivo di garanzie universali indipendente dalla 'legalit' econmica . Ma questa impostazione lasciava aperta la questione che
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" Cfr. F. Naphtali, Wirtscbaftsdemokratie, Berlin, 1928, p. 30 (ristampa: Frankfurt am Main, 1966). _ Cfr. H . Potthof, Sozialpolitik ais Rationalisierung der Wirtschaft, in Gewerkschaftszeitung , 7. Mai 1927, n. 19, p. 254. Cfr. Protokoll der verhandlungen des 13. Kongresses der Gewerkschaften Deutschlands, cit., pp. 172 sgg.
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si riveler cruciale negli sviluppi successivi delia repubblica di Weimar se i l quadro politico democrtico fosse esso stesso momento di contraddizione , oppure soltanto un campo entro cui hanno spazio delle contraddizioni, o meglio dei conflitti di classe . La fede socialdemocratica e sindacale nella traducibilit progressiva di tutte le espressioni del conflitto sociale nella dialettica concorrenziale prpria delia democrazia politica (rafforzata dal supporto comunitario-partecipativo) lasciava in ombra 1'interrogativo generale che stava a monte delia nuova piattaforma strategica: quello relativo, cio, alie nuove implicazioni politiche delPintreccio tra egemonia capitalistica e razionalizzazione. Le gravi aporie implicite in questa visione neoevoluzionistica del capitalismo organizzato prevalsa al Congresso di Kiel vengono messe in evidenza da una lcida critica svolta in quello stesso anno da Otto Leichter su Der Kampf , 1'organo terico delia socialdemocrazia austraca. Assumendo i l nuovo assetto organizzato dello sviluppo capitalistico come un dato oggettivamente valido e positivo per i l movimento operaio, i deliberati di Kiel aprivano, per Leichter, una pericolosa forbice tra movimento (Bewegung) e scopo finale {Endziel), con 1'effetto di ipostatizzare da un lato la forma democrtica e di appiattire dalTaltro la politica del partito entro gli orizzonti di un programma di riforme parziali, viste trionfalisticamente come tappe graduali di avvicinamento al socialismo. La debolezza di questa strategia incapace di produrre una prospettiva insieme realstica e di lungo perodo discendeva dalla interpretazione ideolgica dei capitalismo postbellico fornita da Hilferding, alia cui relazione andava assegnato, secondo Leichter, un forte rilievo, in quanto da essa era possibile evincere non solo la valutazione di una situazione tattica contingente, quanto piuttosto la concezione generale del partito sulla via al potere . I I carattere ideolgico delPanalisi hilferdinghiana consisteva nel ridurre a un lineare
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G . E . Rusconi, op. cit., p. 200. O. Leichter, Kiel und Linz, in Der Kampf , XX, (1927), p. 303.

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incremento di organizzazione quello che era in realt un processo contraddittorio di politicizzazione (Politisierung) dei rapporti di produzione capitalistici e delia funzione dei Wirtschaftsfuhrer: non di capitalismo otr ganizzato si doveva dunque parlare, bens di capitalismo politicizzato (politisierter Kapitalismus) . I n tal modo Leichter mirava a colpire Yindistinzione presente nel concetto hilferdinghiano di democrazia visibile nel rifiuto di assegnare alia democrazia politica 1'appellativo di formale ponendo al centro delPattenzione la problematicit del rapporto democrazia-sviluppo nella fase del capitalismo politicizzato , allorch Pinterdipendenza tra capitale e Stato tende a farsi pi stretta. D i qui la necessita per i l movimento operaio di assumere una concezione non ingenuamente ricompositivo-comunitaria, ma dualistico-antitetica delia forma democrtica, in quanto campo attraversato dalPantagonismo fra le classi . La critica di Leichter colpiva senza dubbio i due postulati di fondo delPanalisi hilferdinghiana: la prognosi ottimistica sul decorso del capitalismo organizzato e la sconcertante fiducia nella possibilita di trasformare Pimpalcatura istituzionale weimariana in un Rechtsstaat sociale. I n effetti, i l primo di questi postulati riposava bene precisar lo sbito su un dplice errore: quello di ritenere i l capitale finanziario un fattore di organizzazione e di mitigazione delPanarchia capitalistica, e quello di considerare un dato definitivamente acquisito e irreversibile la funzione-guida delia grande industria chimica , che costituiva la sozialstaatliche Komponente, Pala avanzta delPimprenditorialit weimariana, favorevole a un patto sociale con la socialdemocrazia e disposta a collaborare con i sindacati. L'errore di Hilferding non fu dunque soltanto come sostiene Franz Neumann quello di non av21 22 23 24

vedersi delia netta tendenza al predomnio del capitale industriale sul capitale finanziario che emergeva nella Germnia degli anni Venti (i grandi Konzerne razionalizzati erano infatti i n grado di autofinanziarsi o di ricorrere per via diretta ai prestiti stranieri: ragion per cui le banche finirono per svolgere a Weimar la funzione di istituti di trasferimento del capitale estero); i l limite del terico socialdemocratico fu anche quello d i sottovalutare la rilevanza delle contraddizioni ' interne ' fra i diversi settori industriali, e in particolare i l ruolo delPindustria pesante delia Ruhr, da cui partir negli anni delia crisi i l contrattacco che condurr alia dissoluzione delia prima repubblica . I I secondo postulato avrebbe palesato tutto i l suo carattere i l lusorio al cospetto delia crisi, allorch Hilferding, nel perodo in cui terra i l ministero delle finanze (1928-29), si rifiuter di procedere ad interventi anticongiunturali, i n conformit con la prpria concezione dello Stato come fattore esogeno ' non perturbativo ', che pu organizzare dal di fuori e dalPalto i l ciclo econmico, ma non sconvolgerne Pintrinseca legalit intervenendo in esso .
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I I parallelismo tra riduzione delia Politisierung alia Parlamentarisierung e individuazione del contenuto autnomo delia Macht nella mera gestione (nel semplice Organisieren tecnico-amministrativo) delPEconomico non potrebbe essere pi perfeito. La crisi viene allora ricondotta a incapacita di gestione, a un insuficiente uso da parte del capitalismo organizzato degli strumenti di controllo di cui esso potenzialmente disporrebbe . Politica non la morfologia delia crisi, ma la causa delia sua mancata soluzione: La crisi econmica , scrive Hilferding nel 1930,
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21 Ibidem, pp. 307-308. Ibidem, pp. 309-311. R. Hilferding, Politische Probleme, in Die Gesellschaft, I I I , (1926), p. 292. Cfr. F. Neumann, Behemoth. Struttura e pratica del naztonalsocialismo [1942], con introduzione di Enzo Collotti, Milano, 1977, p. 292.
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Per tutti questi problemi e per la discussione terica e storiografica ad essi connessa mi permetto di rinviare alia mia introduzione a A. Sohn-Rethel, Economia e struttura di classe del fascismo tedesco, Bari, 1978. Cfr. R. Hilferding, Probleme der Kreditkrise, in Die Gesellschaft , V I I I , (1931), p.241. Cfr. R. Hilferding, In Krisennot, in ibidem, p. 8. Cfr R. Hilferding, Gesllschaftsmacht oder Privatmacbt iiber die Wirtschaft, Berlin, 1931, p. 27.
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non appare pi determinata economicamente, come un fenmeno che accompagna periodicamente lo sviluppo ca- % pitalistico. Essa piuttosto una cattiva prova dello Stato, delia politica . Assai pertinente appare, dunque, 1'os- ] servazione relativa alia presenza, in Hilferding, di una stretta implicazione reciproca fra traduzione operativa del problema delia crisi in problema di gestione di meccanismi quasi apolitici e affermazione del primato del politico-istituzionale come formalizzazione astratta del conflitto d i classe. Le conseguenze d i questa disarticolazione (da Leichter soltanto intuita) delPambito statale dalle contraddizioni organiche che attraversano i l meccanismo delia riproduzione sociale si sarebbero drammaticamente manifestate nella paralisi delia SPD negli ultimi anni delia repubblica di Weimar, espressa emblematicamente dalla cosiddetta politica di tolleranza nei confronti del governo presidenziale di Briining. A i deliberati di Kiel Leichter aveva polemicamente contrapposto nel suo articolo la piattaforma prevalsa Panno prima al Congresso di Linz delia socialdemocrazia austraca, ove erano state completamente rivedute le linee programmatiche adottate nel 1889 al Congresso d i Hainfeld ed emendate nel 1901 al Congresso d i Vienna. I I nuovo programma sanciva ufficialmente la leadership delia tendenza austromarxista di Otto Bauer formalizzando quel distacco dal vecchio evoluzionismo secondinternazionalista di Victor Adler che era di fatto gi maturato negli anni delia guerra (si ricordi, al riguardo, i l celebre attentato compiuto da Friedrich Adler nel 1916 esattamente a un anno di distanza dalla Conferenza di Zimmerwald contro Stiirgkh, capo del governo delPlmpero asburgico) .
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Prima facie i l Programma d i L i n z si presenta come una demistificazione radicale dello Stato democrtico dunque, agli antipodi delia Illusionspolitik delia SPD weimariana e delia sua feticizzazione delPistanza democraticoformale. Lungi dalPessere inteso come fattore di razionalit scevro da contraddizioni, lo Stato democrtico appare, i n questa linea strategica, come un campo attraversato da antagonismi di classe che hanno non soltanto ovviamente una radice, ma anche una autonomia di organizzazione e di azione extraistituzionale. Bauer aveva pertanto in accordo con i l terico delia sinistra, Max Adler introdotto nel dibattito congressuale la nozione d i duplicit di senso delia democrazia , che egli aveva negli anni immediatamente precedenti riassunto nella teoria delia forma democrtica come espressione di uno stato d i equilbrio delle forze di classe *. I I precipitato pratico di questa concezione segno, come vedremo, di un'incongruenza politico-strategica che porter la SP a delle conseguenze opposte ma simmetriche, cio egualmente fallimentari, a quelle delia socialdemocrazia weimariana era costituito dalla clausola delia violenza difensiva che, accolta nel bel mezzo del programma, suscito non poco scalpore e scandalo negli ambienti delia SPD. Questa clausola, che contemplava la possibilita da parte del partito di ricorrere alPuso delia violenza, nelPeventualit di una minaccia alPordinamento costituzionale delia repubblica, era in realt i l corollario di una teoria delia fase di transizione che si era venuta sempre pi definendo nei termini di una strategia fondata sul dualismo di potere, e tesa alia salvaguardia delPautonomia sociale ed extraparlamentare del blocco operaio contro i l blocco borghese. Le
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R. Hilferding, In der Gefahrzone, in Die Gesellschaft, V I I , (1930), p. 290 (v. anche G . E . Rusconi, op. cit., p. 362). G. E . Rusconi, op. cit., p. 350. Per una ricostruzione storica delle vicende e dei dibattiti politici deiraustromarxismo mi permetto di rinviare una volta per tutte al raio Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre, Milano, 1977.
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II testo del Programma di Linz si pu leggere ora nel volume antologico Austromarxismus, a cura di von H.-J. Sandkiihler e R. de la Vega, Frankfurt a.M.-Wien, 1970, pp. 378-402. Cfr. Protokoll tiber die Verhandlungen des Sozialdemokratiscben Arbeiterpartei Deutschsterreicbs, abgehalten zu Linz 1926, Wien, 1926, p. 272 e passim. Cfr. O. Bauer, Die sterreichische Revolution, Wien, 1923, pp. 196 sgg.
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espressioni pi emblematiche e drammatiche d i questi nea furono da un lato i l rifiuto di dar luogo a nuovi gove di coalizione dopo i l primo fallimentare esperim diretto dalla SP (e i l conseguerite arroccamento n amministrazione ' esemplare ' delia Vienna rossa ) dali'altro la creazione (avvenuta nel 1923) del RepubP nischer Schutzbund, 1'organizzazione paramilitare degli i rai socialdemocratici guidata da Julius Deutsch (che tava su un contingente di 120-150 mila uomini armati Dal momento che le aporie di questa strategia de ' violenza difensiva che, come si detto, sboccheHi in un esito altrettanto trgico di quello weimariano f evidenziano gi nei famosi fatti del luglio 1927 (quando 4 ebbe 1'incndio del Palazzo di Giustizia e la repressic sanguinosa delia protesta popolare contro 1'assoluzione di fascisti che avevano sparato contro un corteo uccidendo du operai), sara opportuno procedere schematicamente ad u n V , nalisi critica sia degli apporti originali delia linea austrok marxista, sia degli aspetti aporetici che ne hanno cosi ne*',' gativamente condizionato gli sbocchi. Lo spartiacque tra la posizione austromarxista d i Max Adler e Otto Bauer (il quale sul finire del 1918 # cio alia morte del vecchio Victor Adler, avvenuta in concomitanza con la proclamazione delia Repubblica aveva assunto la direzione del partito) e quella di Karl Kautsky appare chiara sin dal 1920. Mentre Kautsky in questo stesso arco di anni imposta una teoria delia transizione in cui la Costituzione di Weimar viene considerata un valido strumento per la realizzazione del socialismo e in cui la tappa intermdia non pi costituita dalla dittatura del proletariato, comunque intesa, ma dal governo di coalizione , Bauer e Adler si rifiutano recisamente di ipostatizzare la forma democrtica, distinguendo al suo interno Paspetto politico dalPaspetto sociale, e arrivando cosi alia conclusione che dittatura e democrazia non sono antitesi
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irustiche essendo la democrazia politica nient'altro che Una forma storica reale di esercizio delia dittatura sociofconomica delia classe capitalistica (e, di conseguenza, ant'hc una forma di esercizio potenziale delia stessa dittatura del proletariato ). Inoltre, mentre Kautsky era arrivnto, nella sua crociata contro i l bolscevismo, a definire la Rssia sovitica dei primi anni Venti un regime bonapartista deteriorato e reazionario che aveva inaugurato un vero e prprio sistema di schiavit di Stato per Bauer c Adler invece i l partito di Lenin un partito autenticamente socialista , che ha operato con una strategia rivoluzionaria assolutamente adeguata alie condizioni storiche delia fTlussia. Fino alPultimo, gli austromarxisti terranno ferino alia distinzione tra universalit delPOttobre, in cui essi ravvisano sbito una rottura epochemachend, un punto di non-ritorno delia storia mondiale, e specificit nazionale [(dunque, non generalizzabilit) del modello bolscevico . T^nche quando nel '36, in pieno regime staliniano, scriver nelPesilio la sua opera forse pi importante (Tra due guerre mondiali?), Bauer considerer assumendo una posizione affatto anmala nelPambito delia socialdemocrazia europea i l regime di dittatura non un'alternativa assoluta alia democrazia, ma al contrario una fase necessria di sviluppo verso di essa, in una prospettiva che tender a stabilire un legame diretto di reciprocit fra la prospettiva internazionalista e la democratizzazione interna d e l P u R S S : I I processo di trasformazione delia societ capitalistica in quella socialista che si sta svolgendo in Unione Sovitica sara compiuto solo quando la dittatura, che stata necessria a mettere e tenere in movimento questo processo, sara smantellata e sostituita da una democrazia socialista che, sulla base del r i pristino dei diritti dell'individuo, delia piena liberta del
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Cfr. K. Kautsky, Die proletarische Revolution und ihr Programm, Berlin, 1922, pp. 105-106.
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Cfr. K. Kautsky, Von der Demokratie zur Staatssklaverei, Berlin, 1921, dove Kautsky riprende i temi di Terrorismus und Kommunismus, Berlin, 1919, replicando alie critiche rivoltegli da Trotskij nel suo ornonimo scritto (Terrorismo e comunismo, Milano, 1964). Cfr. soprattutto H . Weber (pseudnimo di Otto Bauer), Die russische Revolution und das europische Proletariat, Wien, 1917; M. Adler, Democrazia e consigli operai [1919], Bari, 1970.
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singolo e delia direita autodeterminazione delia collettivit, far finalmente delle masse le protagoniste del processo lavorativo, vitale e culturale i n cui sono inserite . Promuovere i l processo d i democratizzazione (per Bauer necessariamente graduale ) delia Rssia sovitica non deve tuttavia equivalere alPinvocazione di un ritorno alie forme storiche delia democrazia politica (come vorrebbero i critici liberalborghesi del socialismo), poich qui non si tratta delia conquista delia democrazia sulla base delPordinamento sociale capitalistico, bens (...) sulla base delPordinamento sociale socialista . Questi giudizi di Bauer si ponevano in perfetta continuit con lo spirito delPanalisi da lui impostata nel 1920 in Bolscevismo o socialdemocrazia? dove aveva previsto che i l sistema sovitico avrebbe dato luogo a forme sociali miste che la nostra scienza, risultante da un processo di astrazione operato sulla base delle esperienze del passato, non ancora i n grado di classificare e ampiamente sviluppata nel '31 in Rationalisierung-Fehlrationalisierung (che avrebbe dovuto essere i l primo volume di una grande opera sulle trasformazioni avvenute nel capitalismo e nel socialismo dopo la guerra mondiale), dove si mette i n luce, d i contro a tutte le critiche dottrinarie la Kautsky, che i successi delia costruzione econmica in URSS rappresentavano la migliore confutazione delia scienza econmica borghese, per la quale un sistema di economia centralmente pianificata era strutturalmente incapace di funzionare .
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Questi rapidi cenni vogliono servire a dimostrare come non sia possibile afferrare 1'anomalia del caso austroTnarxista e delia sua idea di transizione se si prescinde dallo straordinario impatto avuto dalla guerra e dalla rottura del '17 sulPintero dibattito terico del movimento operaio
O . Bauer, Zwischen zwei Weltkriegen?, Bratislava, 1936, p. 327. Ibidem. Lo si pu leggere adesso, in una nuova versione italiana, in appendice a G . Marramao, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre, cit., pp. 143 sgg. Cfr. O. Bauer, Kapitalismus und Sozialismus nach dem Weltkrieg. vol. 1: Rationalisierung-Fehlrationalisierung, Wien, 1931.
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| europeo. E ci vale per l' area socialdemocratica non meno che per l' area leninista . Senza questa cesura ito* rica non si afferra la nuova costellazione terica, nella qual* le stesse tematiche che avevano occupato i l Revisionismusstreit anteguerra (dalla Bernstein-Debatte in avanti), allorch vengono riprese, acquistano un significato diverso e un'inclinazione politico-pratica assolutamente nuova. Ma 1'Ottobre anche 1'inizio di una complicazione inaudita del rapporto tra capitalismo e movimento operaio. Una complicazione che produce, i n Occidente, nodi davvero ' ined i t i ' . Per aff errare la portata d i questi, serve ormai a ben poco Pan tico e sicuro colpo di rasoio tra rivoluzionari e riformisti (per non dire delia scolastica politica e storiografica che tende a fare del revisionismo una sorta di archetipo). Occorre invece afferrare lo spessore, per cosi dire, politico-strutturale dei problemi che d i l emergono. I I significato di spartiacque del '17 si evidenzia in modo tutto particolare nel caso delPaustromarxismo. La sua vicenda acquista pregnanza politica prprio nel momento in cui esso dietro la spinta delia guerra e delia rivoluzione d'ottobre si rompe come Geistesgemeinschaft, come gruppo intellettuale omogeneo, per afrontare direttamente i problemi delia direzione del partito e del rapporto con lo Stato. Non a caso, bench la posizione ideologico-culturale delia cosiddetta Wiener Marxsche Schule fosse maturata gi prima delia guerra, solo dopo Pottobre che essa si qualifica a pieno titolo come una originale tendenza politica del socialismo europeo, che verr allacciando rapporti organici con settori sempre pi larghi delia stessa area socialdemocratica weimariana (con la USPD, prima, con Pala sinistra del Partito socialdemocratico riunificato, poi): si pensi soltanto alia breve ma significativa vita delPUnione dei partiti socialisti per Pazione internazionale meglio nota con Pironico appellativo di Internazionale 2 1/2 assegnatole da Karl Radek , le cui posizioni ' terzafor42

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K. Radek, lheorie und Praxis der 2 1/2 Internationale, Hamburg,

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ziste' continuarono ad operare anche dopo i l suo riassorbimento nelPios (1923). N va dimenticato che prprio negli anni delia guerra e delia rivoluzione che viene coniato dagli ambienti borghesi secondo la testimonianza dello stesso Bauer i l termine austromarxismo , per denunciare le tendenze radicali e ' filoleniniste ' (o austrobolsceviche, come venivano anche chiamate) che si erano venute formando alPinterno delia SP, e che, con il crollo delPImpero, avevano assunto la leadership del partito. Questa svolta spiega, d'altronde, perche i l movimento operaio ebbe in ustria, a differenza che nella Germnia di Weimar, un carattere fortemente unitrio (soprattutto dopo la pratica autoemarginazione del partito comunista dal movimento d i massa, in seguito ai maldestri tentativi putschisti del '19, organizzati d i concerto con Pallora capo delia Repubblica dei Consigli ungherese Bla K u n ) . Aila luce delPimpatto straordinario delPOttobre sulla riflessione terica delPaustromarxisma possibile verificare retrospettivamente in che senso e in qual misura le divergenze con la concezione kautskiana delia transizione democrtica non fossero sottese a mere questioni tattico-organizzative, ma implicassero invece una valorizzazione strategica di quella visione originale del rapporto tra sviluppo capitalistico e politica del movimento operaio che la comunit intellettuale austromarxista era venuta definendo gi prima delia guerra attraverso un organo terico come le Marx-Studien (dove avevano visto la luce opere come 11 capitale finanziario di Hilferding, La questione delle nazionalit e la socialdemocrazia di Bauer e Causalit e teleologia nella disputa sulla scienza di M . Adler) e, soprattutto, attraverso la rivista Der Kampf che, fondata nel 1907 da Otto Bauer, Karl Renner e Adolf Braun, aveva awiato un serrato confronto con la cultura e la scienza borghese delPepoca, nel bel mezzo di quella scintillante fucina di co43 44

Cfr. [O. Bauer], Austromarxismus, in Arbeiter-Zeitung, 3. November 1927, ora in AA.VV., Austromarxismus, cit., pp. 49-52. Cfr. A. D. Low, The First Austrian Republic and Soviet Hungary, in Journal of Central European Affairs , XX, (1960), n. 2, pp. 184 sgg.
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noscenze che fu la grande Vienna . Con la sua originale e autnoma politica culturale, la nuova rivista divenne presto la maggiore concorrente delia Neue Zeit nelParea del socialismo di lingua tedesca, dando voce e organizzazione a quella seconda generazione di intellettuali marxisti i l cui approdo al movimento operaio era stato mediato dalle suggestioni delia Bernstein-DeBatte e, soprattutto, dalla critica al marxismo svolta dal filone neokantiano degli Stammler, dei Rickert e dei Kelsen, come pure dalla critica al materialismo meccanicistico svolta da Mach. Per afferrare i risvolti pi propriamente teorico-politici di questo atteggiamento culturale e misurare i l diaframma che la separa dalla prima generazione marxista dei Mehring, dei Cuno e dei Lafargue, sara utile prendere un attimo in esame una discussione che si svolse nel 1909 tra Bauer e Kautsky sul problema delia via al potere . I n un articolo-recensione alPomonimo e celebre opuscolo kautskiano, uscito sul fascicolo del primo maggio di Der Kampf , Bauer muoveva alPanalisi del Maestro una serie di obiezioni che al di l delle assicurazioni diplomatiche di accordo sostanziale ne rovesciavano di fatto Pintera impostazione terica. I n quello scritto, com' noto, Kautsky aveva rifiutato la tattica del governo di coalizione in base alia previsione per cui, trascorso un perodo di efimera attenuazione, Pantagonismo fra borghesia e proletariato sarebbe in procinto di riacutizzarsi. Lo schema terico kautskiano era sorretto dal paradigma delia dipendenza inevitabile tra concentrazione capitalistica e rivoluzione proletria: quanto pi procede in modo necessrio e inarrestabile Pespansione continua del modo di produzione capitalistico, tanto pi diviene inevitabile e inarrestabile la contrapposizione decisiva a questa espansione: la rivoluzione proletria . I I momento delia rivoluzione proletria non si sarebbe, tuttavia, verificato con uno scoppio insurrezionale ma, nei paesi dove capitalismo e movimento operaio erano sviluppati, avrebbe avuto luogo in forme pi
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K. Kautsky, La via al potere [1909], Bari, 1969, p. 9.

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lente e graduali, nei termini di quella che Panno successivo avrebbe chiamata, in polemica con la Luxemburg, strategia del logoramento . Pur accogliendo formalmente le conclusioni gradualistiche delPanalisi kautskiana, Bauer ne respingeva con decisione i l presupposto terico che fondava la politica del movimento operaio sulla inevitabilit del radicalizzarsi degli interessi economici immediati delle classi antagonistiche: Prprio perche consideriamo giusto i l risultato a cui perviene la ricerca kautskiana sulla ' via al potere ', ci sembra pericoloso appoggiarne la dimostrazione su presupposti errati o assai precari. N o i non crediamo che il proletariato diventi maturo per sferrare la lotta decisiva per i l potere solo quando esso non pu pi conquistare nessun successo parziale sotto i l domnio borghese. A l contrario! '. Ma a monte e diplomazia a parte stava una ' lettura ' completamente diversa delle tendenze TTi sviluppo del capitalismo. I processi di concentrazione capitalistica non sono per Bauer dei processi ciechi che semplificano la dinmica strutturale e la stratificazione sociale del capitalismo. Essi sono piuttosto i l segno di una novit sostanziale, di un elemento di coscienza (di intenzionalit politica) e di organizzazione che entra nel meccanismo dello sviluppo, producendovi complicazioni e dissimmetrie sostanziali, che spezzano la linearit del vecchio automatismo concorrenziale. Mentre nella precedente fase del capitalismo individuale le leggi delia concorrenza operavano come potenze naturali che sfuggivano al controllo. non solo del singolo o di un'organizzazione, ma dello stesso Stato , ora esse devono passare per le teste degli uomini: ogni accadimento econmico diviene cosi un atto cosciente delle organizzazioni . I I liberismo di Manchester morto , esclama Bauer in conclusione del suo ragionamento. Ma d i fronte alia complessit delia nuo4 6 47 48

va configurazione organizzata delPeconomia capitalistica 1* politica del movimento operaio non pu pi risolversi in un'agitazione propagandistica dello Endziel socialista (in quanto non v i era pi come continuava a sostenere Kautsky una indistinta massa proletarizzata e immiserita che vi si sarebbe raccolta attorno), ma deve piuttosto rispondere al salto di qualit compiuto dal domnio capitalistico con un salto di qualit delia prpria organizzazione, con una riadeguazione organizzativa e culturale degli strumenti consegnati dalla prpria tradizione. Lo stesso Endziel necessita di essere dis-aggregato, perche possa penetrare i vari segmenti separati delia scienza organizzata . ^ La critica di Bauer a Kautsky non si comprende se non nel contesto delia reimpostazione generale, che gli austromarxisti stavano operando prprio in quegli anni, del rapporto intellettuali-socialismo. del 1910, infatti, i l significativo opuscolo maxadleriano dedicato a questo tema, in cui capovolgendo di 180 gradi i l piatto economicismo kautskiano, che risolveva la questione Yintellighentsia scientifica in un'analisi delia proletarizzazione del ceto intellettuale Paccento fondamentale verteva sulla specificit del ruolo sociale delVintellettuale come portatore di scienza . L'apporto degli intellettuali alia lotta di classe che in Kautsky coincideva con la propaganda d i socialismo (e con la costruzione separata di una visione sistematicoenciclopedica del mondo) in attesa che la concentrazione si compisse, recando immancabilmente con s i l corollario ' sociolgico ' delia proletarizzazione, che avrebbe semplificato Pintero tessuto sociale nella dicotomia capitalisti-operai veniva cosi a configurarsi come funzione di ridefinizione dei ruoli specifici delVintellighentsia, in un progetto di riunificazione tendenziale dei segmenti separati del cervello sociale . D i qui i l senso politico delia dis-aggregazione delia previsione morfolgica di Marx e del confron49

K. Kautsky, Was nun?, in Die Neue Zeit, X X V I I I , (1909-10), vol. 2, p. 37. O. Bauer, Der Weg zur Macht, in Der Kampf, I I , (1909), p. 340. Ibidem, p. 342.
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Cfr. M. Adler, Der Sozialismus und die Intellektuellen, W"ien 1910 (trad. it. in M. Adler, 11 socialismo e gli intellettuali, Bari, 1974; i veda su questo problema il saggio introduttivo di Leonardo Paggi).
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to con i l neokantismo che Max Adler aveva awiato sin dal principio del secolo. E di qui pure i l recupero baueriano del ncleo razionale presente nel revisionismo d i Bernstein: i l compito delia socialdemocrazia non poteva pi essere soltanto, come diceva Kautsky, quello d i coordinare tutte le diverse reazioni del proletariato contro i l prprio sfruttamento ; doveva essere piuttosto quello di produrre nella classe operaia la consapevolezza delia complessit delle connessioni sociali e istituzionali in cui era inserita delia nuova interdipendenza tra economia e politica. Visto da questa angolatura, Yiter di Kautsky si presenta sbito caratterizzato da una straordinaria coerenza, che conferma pienamente quei recenti studi che hanno respinto lo schema interpretativo terzinternazionalista del tradimento , favorito d'altronde dalla stessa distinzione leniniana tra un Kautsky ancora marxista e un Kautsky rinnegato . Solo che questa coerenza assume per noi a differenza che per questi studi un profilo tutto negativo, che suona da ulteriore e definitiva conferma delia debolezza del marxismo secondinternazionalista, delia sua impotenza ad afferrare i l senso determinato e profondo delle grandi trasformazioni capitalistiche. sintomtico allora che la lgica di Kautsky si mantenga miracolosamente intatta nella svolta del 1922, quando si limita a sostituire i l governo di coalizione alia dittatura del proletariato, come forma politica prpria delia fase di transizione: Nel suo celebre articolo Zur Kritik des sozialdemokratiscben Parteiprogramms Marx scrive: ' Fra la societ capitalistica e quella comunista sta i l periodo delia trasformazione rivoluzionaria dell'una nelPaltra. A d essa corrisponde del pari un periodo di transizione politica, i l cui Stato non pu essere null'altro se non la dittatura rivoluzionaria del proletariato '. Sulla base delle esperienze degli ultimi
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anni noi possiamo oggi variare questa frase per quanto concerne i l governo, cosi da dire: ' Fra 1'epoca dello Stato puramente borghese e quella dello Stato democrtico retto su base puramente proletria sta un periodo di transizione politica, i l cui governo di regola sara dato sotto forma di un governo di coalizione ' . Mutata la formula, la lgica restava per quella di sempre, la solita, vecchia lgica delia Naturnotwendigkeit del processo rivoluzionario: l'incessante rafforzamento del proletariato precisa Kautsky 1'anno dopo a fondare 1'inevitabilit dello stadio del governo di coalizione, i l quale deve prima o poi diventare una realt in ogni paese con una industria capitalistica . Llmpostazione di Bauer, come si visto, era gi nel 1909 proiettata oltre gli orizzonti di questa ingnua necessita lineare, alia quale detto per inciso tutt'altro che estranea la riduzione del sistema marxiano al I libro del Capitale: ogni qual volta la storia si complica, basta per Kautsky adattare das Marxsche System con qualche emendamento o aggiustaggio emprico. I n Bauer i n vece visibile 1'attenzione al carattere sociale complessivo dei processi di trasformazione capitalistica. I I limite delia sua posizione negli anni precedenti la guerra sta tuttavia nel prevalere di una sorta di simmetria strutturale nelPanalisi del rapporto politica-economia. La nuova rilevanza delia politica risiede tutta nel suo carattere di espressivit speculare delle trasformazioni economiche. Decisiva rimane quindi la funzione econmica dell'intervento statale. L'attenzione ancora interamente rivolta al ruolo dei Wirtschaftsfhrer e alia nuova ' committenza ' tra le grandi organizzazioni i n dustriali e finanziarie e lo Stato: Tutte le organizzazioni economiche , aveva affermato nell'articolo su Kautsky, tentano di porre lo Stato al loro servizio: non chiedono pi che si limiti a proteggere la propriet, ma vogliono che esso intervenga direitamente nella vita econmica . La
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K. Kautsky, La via al potere, cit., p. 9. Mi riferisco soprattutto alia ricerca di M. L . Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938, Milano, 1976.
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K. Kautsky, Die proletarische Revolution und ihr Programm, Berlin, 1922, pp. 105-06. K. Kautsky, Die Marxsche Staatsauffassung, Jena, 1923, p. 5.
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conclusione che anche lo Stato si sta trasformando in un'organizzazione di questo tipo . ;j Resta fuori, dalPanalisi baueriana, la considerazione: delle funzioni specifiche del Politico, delia relativa autonomia (o meglio: dei modi di ' autonomizzazione ') del suo mbito rispetto alia dinmica economia-classi sociali. E non un caso che 1'austromarxismo pervenga a questo tipo di considerazione soltanto dietro la spinta delia rivoluzione d'Ottobre e nel confronto con i l leninismo, e fatto importante dopo essersi imbattuto in una serie di ostacoli e d i resistenze nel primo impatto con i compiti d i direzione dello Stato. Sintomtico in questo senso i l fallimento del piano di socializzazione di Bauer (allora presidente deliaStaatskommission fiir Sozialisierung, oltre che ministro degli esteri) un piano che presentava tutte le ingenuit e i l i miti utopistici del dibattito consiliare mitteleuropeo. Esso puntava infatti a una combinazione tra programmazione centrale e controllo dal basso attraverso commissioni miste di rappresentanti dei produttori e rappresentanti dei consumatori: i l tutto in un meccanismo di reciproco aggiustaggio regolato dalla mediazione statale, nell'assoluta assenza d'indicazioni circa le strumentazioni concrete con cui realizzare i progetti di esproprio e le misure graduali di socializzazione (tanto che i l governo di coalizione capeggiato dai socialdemocratici naufrago dimostrando tutta la fragilit delia prpria piattaforma programmatica nella polemica con i cristiano-sociali sulla nazionalizzazione delia A l pine-Montangesellschaft, la maggiore impresa mineraria austraca, e delPindustria carbonfera ed edilizia) . I l simultneo fallimento del piano di socializzazione e del progetto d i annessione deli'ustria tedesca alia Germnia (tenacemente perseguito da Bauer nel breve ma intensssimo periodo del
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suo ministero, non solo per rinverdire i l sogno bebeliano di una Grossdeutsche Republik democratico-popolare, ma anche per spezzare 1'isolamento e allargare le basi del processo di transizione), cui fa seguito i l ritiro da parte delia SP delle proprie trincee dallo Stato, per arroccarsi nel1'amministrazione esemplare delia Municipalit viennese , spingono dunque gli austromarxisti ad affrontare Panalisi specifica delia forma politica. nella prima meta degli anni Venti, infatti, che i l dibattito austromarxista sul rapporto Stato-transizione democrtica tocca i l suo livello pi alto, misurandosi in un 3 confronto diretto con le posizioni di Hans Kelsen. prprio i l grande giurista viennese a mettere in evidenza i taciti risvolti di revisione che erano presenti nella teoria delia fase di equilbrio delle forze di classe elaborata da Bauer in rapporto alia situazione storica specifica delia repubblica austraca nel periodo 1919-1922. I I carattere di Volksrepublik dello Stato austraco risiedeva per Bauer nel fatto che nessuna delle due classi antagonistiche era in grado di piegare le istituzioni democratiche a mero strumento dei propri interessi. Lo Stato democrtico costituiva pertanto Pespressione di una situazione in cui classe operaia e classe borghese si trovavano a condividere un potere, le cui funzioni risultavano di fatto autonomizzate rispetto ai loro rispettivi interessi di classe. Poich lo Stato democrtico non rappresentava pi n uno strumento del domnio d i classe delia borghesia sul proletariato, n uno strumento del domnio di classe del proletariato sulla borghesia , PAustria poteva definirsi a pieno titolo una repubblica popolare . Riprendendo le tesi formulate nel suo testo del '20 Socialismo e Stato (a cui aveva gi dato una prima, significativa risposta Max Adler in La concezione marxista dello Stato ) , Kelsen rivolgeva alia linea di
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O . Bauer, Der Weg zur Macht, cit., p. 342. O. Bauer, La realizzazione del socialismo, Citt di Castello, 1920, pp. 29 sgg. Gli stessi limiti dato riscontrare nelTidea maxadleriana di Sozialisierung, imperniata sul programma prprio delia sinistra socialdemocratica di una combinazione tra consigli e Assemblea Nazionale: cfr. M. Adler, Democrazia e consigli operai, cit., p. 91.
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Si veda al riguardo il mio gi citato volume, pp. 52-58. O . Bauer, Die sterreichische Revolution, cit., pp. 243-244. H . Kelsen, Sozialismus und Staat, Leipzig, 1920. M. Adler, Die Staatsauffassung des Marxismus, in Marx-Studien , IV/2, Wien, 1922.
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Bauer la dplice obiezione di essere sostanzialmente divergente dalla concezione marx-engelsiana delPessenza, delia nascita e del tramonto dello Stato (che vede in quest'ultimo uno strumento specifico delia lotta di classe , i l . quale, pur rappresentando la principale posta in gioco da conquistare, dovr tuttavia scomparire una volta portata a termine la Sozialisierung e soppresse le antitesi di classe), e di contraddire questa sua importante e feconda revisione nel momento in cui pretende di mantenere integra la prospettiva del Zukunftsstaat, di uno Stato del futuro inter amente egemonizzato dalla classe operaia . La concezione dello Stato democrtico come repubblica popolare , come Stato non-di-classe obietta ancora Kelsen non esiste nelle opere d i Marx ed Engels, i quali, consideravano 1'unit del popolo nient'altro che un'ingannevole finzione delia borghesia ; inoltre, dal momento che Bauer fonda la sua analisi sulla considerazione dei rapporti di forza, e dunque degli aspetti quantitativi connessi alie conquiste delle classi lavoratrici, egli dovrebbe coerentemente ammettere che i l momento di rottura non intervenuto soltanto con i l crollo deli 'impero e Pavvento delia repubblica, ma piuttosto i l risultato di un lento processo iniziato, ben prima delia guerra, con i l rafforzamento del proletariato . Ma e qui i l ragionamento di Kelsen mirava a disarticolare i l rapporto tra movimento pratico e scopo finale in una sottile operazione di derivoluzionamento (come scriver lo stesso Bauer molti anni pi tardi) del movimento operaio se la classe operaia aveva gi iniziato un processo d i dislocamento dei rapporti di forza prima del '18, conquistando quella fondamentale riforma che i l suffragio universale, ci significa che in realt non v i nessuna differenza qualitativa, ma soltanto una differenza quantitativa, fra lo Stato prerivoluzionario e quello postrivoluzionario , e, d i conseguenza, che parimenti sara soltanto una differenza di
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grado quella che distinguer questo Stato dalla forma sociale (soziales Gebilde) futura rispondente alPideale socialista: differenza di grado che possibile colmare attraverso una risoluta riforma, ma che non deve necessariamente scaturire dalla rottura qualitativa di una rivoluzione . Contro i l marxismo rivoluzionario clssico (di cui sarebbero oggi eredi i bolscevichi e i loro seguaci nella socialdemocrazia austraca, come Max Adler), Kelsen rivendicava i l principio delia distinzione tra possibilita e necessita, ascrivendo questa a una visione ancora mitico-ideologica delia storia moderna, che vede antitesi di principio, qualitative, l dove esistono soltanto differenze quantitative , quella a una visione pi autenticamente dinmica del fenmeno sociale, e prprio per questo aperta ad un'attiva e consapevole azione riformatrice. Neila nuova linea delia socialdemocrazia austraca Kelsen crede pertanto di ravvisare (malgrado le contraddizioni rilevate) una chiara tendenza al superamento delia vecchia teoria politica del marxismo che egli non esita a definire una teoria anarchica , prpria di un'opposizione ancora ristretta che, non avendo influenza alcuna sulla direzione dello Stato, conduce ideologicamente la prpria lotta come lotta contro lo Stato in generale e ad operare una svolta da Marx a Lassalle, attraverso i l significativo riconoscimento che questo Stato pu essere anche, anzi , i l ' suo ' Stato . Con la sua sottile critica di quelle che riteneva essere delle residue incongruenze, imputabili ad elementari esigenze pratico-ideologiche di non recidere i l cordone ombelicale con la tradizione, Kelsen puntava a separare nettamente le teorie politiche di Bauer dal radicalismo terico filoleninista di Max Adler, assimilandole alia posizione delPintellettuale socialista che a suo avviso pi di ogni altro aveva avuto i l mrito di riconoscere nello Stato un mezzo indispensabile delia tcnica sociale , e che in
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Cfr. H . Kelser., Otto Bauers politische lheorien, in Der Kampf , X V I I , (1924), pp. 50-56. > Ibidem, pp. 51, 55.
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Ibidem, p. 56. Ibidem. Ibidem. H . Kelsen, Sozialismus und Staat, cit., p. 67.
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effetti era, fra tutti gli austromarxisti, i l pi incline ad accogliere le suggestioni del formalismo kelseniano: Karl Renner. Gi nel suo volume del '17 Marxismo, guerra e Internazionale, questi aveva incominciato a delineare una concezione del rapporto Stato-transizione che avrebbe poi con esemplare coerenza sviluppato nel corso degli anni Venti. Sin dagli anni delia guerra Renner vede non dissimilmente da Hilferding i l nodo del problema strategico nel nuovo diagramma delle relazioni che collegano Pistanza statale alPambito tecnico-ptodutvo delPEconomico. Stato ed economia non formano per un contesto, poich i l loro rapporto non produce una complicazione morfolgica del ' meccanismo nico ', ma si presenta invece come una relazione sostanzialmente estrinseca, come un campo di interferenze e di tensioni che attende i l governo di una ratio funzionale. Lo Stato infatti, per Renner, proiettato per la sua intrnseca essenza alia realizzazione deli'interesse collettivo: i l suo limite non dunque interno ma indotto dalla strumentalizzazione che ne opera Pihteresse di classe (vale a dire privato , ristretto ) dei capitalisti e dei grandi monopoli. Imboccare i l processo di transizione significa allora restituire alio Stato i l ruolo ad esso prprio di soggetto delia trasformazione sociale, liberandolo dai condizionamenti esterni delPinteresse privato o delle brame corporative : La conquista del potere politico da parte del proletariato, esclama Renner, viene pertanto a coincidere con la liberazione del potere statale dal domnio del capitale . Non diversamente Eduard Bernstein aveva impostato, sin dal 1910, una analisi delle trasformazioni del rapporto tra i l movimento operaio e lo Stato , identificando la funzione del primo nelPatteggiarsi come uno Stato nello Stato , come una forza che protegge lo Stato e lo appoggia dalPinterno contro gli interessi particolari di influenti gruppi economici o di altre coalizioni
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sociali sfruttatrici . E, nel '22, aveva portato a compimento questo intreccio solo apparentemente paradossale di sfatalismo e garantismo, sanzionando come un risultato storico definitivamente acquisito e irreversibile la forma democrtica, nella quale egli credeva di scorgere la salda struttura di uno Stato popolare (Volksstaat) non pi strumento delle classi e dei ceti superiori, i l cui carattere viene determinato dalla grande maggioranza del popolo attraverso i l suffragio universale : in questo senso concludeva Bernstein su un terreno di perfetta convergenza con Kelsen le concezioni del vecchio Lassalle sono state confermate dalla storia . G l i sviluppi delia riflessione renneriana vanno precisamente in questa direzione. D i conseguenza essi presentano una analogia molto pi spiccata con la linea terica di Hilferding che non con quella di Kautsky. Hilferding, d'altronde, era stato prima delia guerra uno degli esponenti di maggior rilievo di quella comunit intellettuale austromarxista che come scriver Bauer nel '37 si trovava pi vicina ai filoni culturali del tempo di quanto non lo fosse la precedente generazione marxista dei Kautsky, dei Mehring, dei Lafargue e dei Plechanov e, pertanto, aveva saputo individuare tanto i l nocciolo razionale presente nella critica ' borghese ' di Marx, quanto i livelli di realt (cio i nuovi problemi posti dalle trasformazioni capitalistiche e dalPespansione del movimento operaio) r i flessi dal revisionismo bernsteiniano al quale non si poteva, di conseguenza, rispondere nei termini ortodossamente difensivi di Kautsky. Rispetto ad Hilferding Renner opera un'accentuazione del momento delia tcnica sociale e dunque una intensificazione ulteriore del confronto positivo con le teorie di Max Weber e di Hans Kelsen. Con i l risultato, per, di una riduzione an66 67 6 8

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K. Renner, Marxismus, Krieg und Internationale, Stuttgart, 1917,

p. 29.

E . Bernstein, Die Arbeiterbewegung, Frankfurt a.M., 1910, p. 200. E . Bernstein, Der Sozialismus einst und jetzt, Stuttgart-Berlin, 1922, p. 88. O. Bauer, Max Adler. Ein Beitrag zur Geschichte des Austromarxismus, in Der Kampf (Prag), I V , (1937), p. 297.
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cora pi nitida e inequivocabile del momento politico in ' quello giuridico. Le tesi contenute nel suo volume del '24 L'economia come processo complessivo e la socializzazione paiono per molti versi anticipare la relazione hilferdinghiana di Kiel, da cui abbiamo preso le mosse. Anch'egli come Hilferding ' legge ' lo sviluppo capitalistico postbellico come progressiva attenuazione delle contraddizioni (facendo leva su una interpretazione in senso gradualistico-lineare delia teoria marxiana del ciclo la quale sarebbe ancora valida sotto i l profilo metdico e applicabile praticamente, anche se i l suo campo di applicazione si enormemente dislocato . A consegnare i presupposti delia Sozialisierung la stessa automtica del capitale {Automatik des Kapitals) '. Questa priva progressivamente i l capitalista del prprio ruolo direttivo, sostituendolo con la nuova intellighentsia tecnico-scientifica delia produzione: affiora cosi con nettezza d i contorni quello che sara i l tema prncipe deli'analisi schumpeteriana delia transizione dalla razionalizzazione capitalistica degli anni Venti al socialismo, i l tema del mutamento di funzione delTimprenditore (n va dimenticato che Schumpeter fu ministro delle finanze nel primo governo di coalizione, presieduto prprio da Renner, e che, per quanto i l dibattito austraco sulla socializzazione non avesse toccato le punte alte d i quello tedesco si pensi soprattutto a Walther Rathenau , nella Vienna rossa che si svolgono le famose polemiche su economia di mercato e pianificazione accese dal manifesto liberale di von Mises e le discussioni sul1'economia di guerra come primo esperimento di capitalismo organizzato e sul calcolo econmico in un'economia socialista, che Otto Neurath aveva portato addirittura denw 70 7 1

tro i l consiglio operaio di Mnaco di Baviera) . L'automatismo organizzativo-adattivo non si limita tuttavia alia razionalizzazione delia grande impresa, ma produce una tendenza alia regolamentazione complessiva delia stessa sfera delia circolazione: se 1'epoca di Max Weber afferma dunque Renner stata quella delia socializzazione delia produzione, i l dopoguerra l'epoca delia socializzazione del mercato L' automtica del capitale crea per soltanto i presupposti , ma non pu produrre da s, spontaneamente {naturwiichsig), i l compimento delia Rationalisierung (dalla produzione alia circolazione) e i l passaggio al socialismo. Fin qui la corrispondenza del ragionamento renneriano con quello di Hilferding pressoch perfeita. Pi netta che in Hilferding invece la torsione tecnicistico-giuridica del problema. I I limite del capitalismo organizzato sta nel dar luogo ad associazioni economiche, ad unit razionalizzate, che sono societ soltanto de facto, ma non de fure. Se 1'esis'tenza di fasce di societ dirette e controllate de facto dalla nuova intellighentsia scientifica fa crollare tutte le obiezioni libero-concorrenziali al socialismo (dimostrando come sia lo stesso capitalismo che, con i l dispiegarsi delia razionalit in esso implcita, emargina dal processo econmico la figura del singolo imprenditore), ci non deve tuttavia far perdere di vista la distanza che separa questo stato di fatto dal de jure , dallo Stato di diritto. Colmare questa distanza appunto / / compito delia socializzazione. E la transizione altro non che i l perodo di riforme graduali che sara necessrio a coprirla .
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K. Renner, Die Wirtscbaft ais Gesamtprozess und die Sozialisierung, Berlin, 1924, p. 357. Ibidem, p. 368. J. A. Schumpeter, Capitalismo socialismo democrazia, [1942], Milano, 1967.
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Cfr. L . von Mises, Die W irtschaftsrechnung im sozialistischen Gemeinwesen, in Archiv fur Sozialwissenschaft, 1920 (poi in Cilectivist Economic Planning, London, 1935); O. Neurath, Wesen und Wert der Sozialisierung, Miinchen, 1919; K. Polanyi, Sozialistiscbe Recbnungslegung, in Archiv fiir Sozialwissenschaft und Sozialpolitik , XII, (1922), pp. 377-420. Su tutto il complesso dei problemi connessi al dibattito austraco sulla socializzazione si veda W. Ellenbogen, Die Fortschritte der Gemeinwirtscbaft in Osterreich, Wien, 1922. Cfr. K. Renner, Die Wirtscbaft ais Gesamtprozess und die Sozialisierung, cit., p. 369. Cfr. ibidem, pp. 370 sgg.
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Un progetto complessivo e consapevole di socializzazione deve muovere pertanto dalle premesse oggettive consegnate dallo sviluppo del capitalismo organizzato per: 1) imporre 1'eguaglianza giuridica delle unit socializzate delia produzione e delia circolazione; 2) portare a compimento i l processo di destituzione dei proprietari di ogni funzione direttiva e passare alia loro graduale espropriazione; 3) ap~ propriarsi delle tecniche del capitalismo organizzato per estendere la razionalizzazione alia societ intera. Nella fase attuale dello sviluppo capitalistico, scrive Renner, Pantagonismo principale che riporta a un comun denominatore tutte le singole contraddizioni dato dalPantitesi fra economia privata incontrollata (capitalismo) e economia sociale consapevole (socialismo) (...). I n questa lotta i l proletariato i l portatore di quella che noi abbiamo chiamata intendendola come sistema di provvedimenti successivi f socializzazione . Ma, se i l proletariato i l portatore (Trger), i l soggetto del processo di transizione/socializzazione, che elimina le residue irrazionalit e disfunzioni capitalistico-private del sistema, lo Stato. Uimpasse in cui si verr a trovare Hilferding quando dovr definire i l rapporto tra economia e politica, capitalismo organizzato (con la sua legalit immanente, ma anche con le crisi e i iuovi bisogni sociali che esso sprigiona) e Stato democrtico (con i suoi partiti e i suoi Gemeinschaftskrper), viene qui ' risolta ' preliminarmente mediante una traduzione senza residui del Politico nel Giuridico. Coincidendo con la regolazione giuridica dei rapporti di scambio, la Sozialisierung ha nello Stato garantista/amministratore i l vero protagonista di una trasformazione di cui la classe operaia soltanto i l supporto: I/autentico problema delia socializzazione sta nel processo graduale di sostituzione, da parte dello Stato, del ' vecchio sistema delia circolazione ' con una ' nuova organizzazione delia distribuzione ' .
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Partito dalPambizioso programma di saldare P imperativo categrico delia socializzazione (di assicurare, cio, la continuit ad ogni costo del meccanismo econmico) con 1'assunzione da parte del movimento operaio dello Stato esistente nella totalit delle sue funzioni giuridico-amministrative, Renner approdava cosi a una tacita identificazione delia tcnica sociale con i l prowedimento legislativo . La sua ipotesi , pertanto, ancor pi schiettamente di quella hilferdinghiana, socialtecnocratica . Ma, per questo stesso motivo, essa appare anche pi utopistica: 1'idea delia socializzazione come sviluppo senza crisi, progresso senza rotture, che in Hilferding si fondava su un aggiornamento dello schema delia Parlamentarisierung attraverso la funzione integratrice delle istanze partecipative dentro i l formalismo istituzionale del Parteienstaat, si presenta i n Renner come mera traduzione del de facto nel de jure , come razionalizzazione normativa delia sfera delia circolazione, dunque: come una vera e prpria utopia redistributiva. prprio per combattere questa visione statalista delia transizione alPinterno del partito che Bauer aveva invece sviluppato la sua teoria dello Stato democrtico come espressione di una fase d i equilibrio del rapporto di forza tra le classi. Netta la riconduzione nella sua importante risposta a Kelsen di questa tesi alPanalisi marxiana del cesarismo , costruita sulla base delPesempio francese del dicembre 1851, in cui entrambe le classi sarebbero assoggettate ad un potere statale autonomizzato
Cfr. O. Bauer, Das Gleichgewicht der Klassenkrfte, in Der Kampf, X V I I , (1924), pp. 57 sgg., ora in AA.VV., Austromarxismus, cit., p. 87. importante notare come questa ripresa del discorso sullo Stato a partire daU'analisi marxiana del bonapartismo accomuni certe posizioni delia sinistra socialdemocratica (da Bauer a Rosenberg) a quelle delia c.d. opposizione di destra del Partito comunista tedesco (Thalheimer) e polacco (Stawar). In un'analoga direzione vanno anche le analisi del fascismo di Trotskij e di Gramsci. II fatto che anche questa lnea di rilancio delTanalisi marxista dello Stato che pure rappresenta negli anni '30 il filone pi vitale e originale del movimento operaio denunci gravi aporie e insufficienze, apre un problema assai ri7 7

Cfr. ibidem, p. 378. Ibidem, p. 379.

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E qui Bauer introduce una significativa critica a quello che egli chiama marxismo volgare {Vulgrmarxismus), consistente in una reductio delPintero complesso categoriale marxiano agli assiomi generali , i quali, estrapolati dal loro contesto storico-sistemtico , vengono da esso affastellati e dogmatizzati . Uno di questi assiom i appunto quello dello Stato come strumento delia dittatura di classe, che, propagatosi con la vulgata (resa storicamente necessria dalPesigenza di trasmettere alie masse i n lotta lo scheletro delle teorie marx-engelsiane), viene identificato dai critici come la sola proposizione che i l marxismo abbia saputo emettere attorno alia natura e alia di* namica dello Stato moderno: L a critica corrente d i Marx , scrive Bauer, conosce soltanto questo marxismo, volgare, ed pertanto soltanto esso a costituire Toggetto delia sua critica. I I procedimento di Kelsen ne un tpico esempio: Kelsen sa di Marx, per 1'appunto, solo quel che sa i l marxismo volgare: che Marx ha rappresentato lo Stato! come organizzazione del domnio delia borghesia. Delle; molteplici modificazioni di questo assioma generale, delle: ulteriori approssimazioni ai fatti, cui Marx stesso per-'; venuto nelle sue indagini particolari, Kelsen non sa mente, o quantomeno non le prende in considerazione. E appena s'imbatte, come nel nostro caso, i n una di queste modificazioni, la considera un abbandono di Marx, qualcosa di in-j; conciliabile con Marx! . ,J L'efficaria del marxismo critico nei confronti del mar-,; xismo volgare sta dunque n*eNAnnherungsverfahren, in/ quel mtodo deU'approssimazione o procedimento;! d'approccio , che Bauer mutua direitamente dalPepisteMt mologia di Ernst Mach *, le cui tesi egli trasferisce sul te
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reno delia scienza politico-sociale . Tener presente la necessita di rapportare gli assiomi generali ai fatti, attraverso tappe graduali d i avvicinamento, per Bauer indispensabile, se si vuole dare una risposta veramente adeguata alPattacco di Kelsen, nella cui critica egli scorge la presenza d i un nodo reale, connesso alia novit dei processi storici in atto (e dei compiti politici inediti che si pongono alia socialdemocrazia). D i fronte a questi nuovi problemi e compiti i l movimento operaio non pu pi continuare a cullarsi nell'alveo d i ottimismo in cui lo aveva morbidamente adagia to, nel periodo delia gloriosa ascesa prebellica, una visione cosmico-storica (prpria, diremmo oggi, delia forma di razionalit dominante nella Seconda Internazionale) che ponendo una identificazione (o una dipendenza lineare) tra piano morfolgico delle leggi dinamiche sociali (gesellschaftliche Bewegungsgesetze) e piano storico delia loro operativit effettuale prescriveva alia lotta di classe un decorso ineluttabile al culmine del quale stava i l socialismo. I I movimento operaio deve invece superare la stagnazione terica producendo uno sviluppo del marxismo, determinando e articolando, cio, quella teoria politica che Marx ha soltanto impostato, attraverso i l confronto con una costellazione storica assai pi complessa. Sviluppare concettualmente e pratiare analiticamente attraverso VAnnherungsverfahren i l 'campo d i tensione ' situato tra gli assiomi generali e i fatti storico-sociali i l solo modo per rivitalizzare i l marxismo, restituendogli la capacita esplicativa delia situazione specifica . D i conseguenza, lo stesso stato d i equilbrio
fusione delle teorie di Mach con il marxismo: cfr. Ernst Machs Vberwindung des mechanischen Materialismus, Wien, 1918 (ora in trad. it.: F. Adler, Ernst Mach e il materialismo, a cura di Antimo Negri, Roma, 1978). interessante notare come VAnnherungsverfahren fosse stato tradotto in quel periodo sul terreno delia teoria sociale da diversi intellettuali marxisti. La temtica del procedimento d'approccio come base metdica del criticismo marxiano in polemica contro ogni forma di enciclopedismo e di pretesa al sistema si ritrova infatti anche in un economista che avvers fortemente il neoarmonicismo baueriano: H . Grossmann, Saggi sulla teoria delle crisi, a cura e con un'introduzione di G. M. Bonacchi, Bari, 1975.

levante di aggiornamento e di revisione sostanziale di alcune catego" teoriche. Ibidem, p. 90. Ibidem. Dopo un breve periodo neokantiano (attestato dall'arti Marxismus und Etbik, in Die Neue Zeit, XXIV, (1905-06), vol. pp. 485-499), Bauer aderi, attorno agli anni delia guerra, al machr forse sotto l'influenza di Friedrich Adler, il quale aveva tentato
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(Gleichgewichtszustand) non deve essere soltanto formula-', to nei termini di una teoria generale, ma piuttosto ' predi*' cato' negli aspetti particolari che esso assume nella fase) odierna . L'espressione peculiare dello stato di equilibrio nel ' 1'attuale poca storica per Bauer la crisi delia democrazia * formale: La crisi generale del parlamentarismo tradizio* nale una forma d i manifestazione dell'equilibrio delle, forze di classe . Le procedure formalizzanti delia Parla* mentarisierung entrano in crisi in due modi: 1) in una si tuazione in cui Pequilibrio si traduce in un forte controllqt reciproco delle classi controllo reciproco che pu contit nuare (come di fatto era accaduto in ustria e in Germar anche dopo la rottura delia coalizione governativa , _ cui si ha non solo uno svuotamento degli istituti rapptjf sentativi, ma anche delPesecutivo (con un venir meno ddbi Pefficacia decisionale delia democrazia); 2) in una sit zione in cui Papparato di Stato si autonomizza eser tando una dittatura su tutte le classi. Questa seconda i luzione presente in due espressioni statali opposte per it contenuto di classe, ma simmetriche per la forma: lo Stat fascista e lo Stato bolscevico. Come in Itlia, infatti, 1 | borghesia ha dovuto al principio degli anni Venti cons< gnare i l potere statale nelle mani del partito fascista, ifl^ cambio delia salvaguardia dei propri privilegi dalla mina cia proletria, cosi lo Stato delia Nep ha dovuto assoggejt^ tare sotto la prpria dittatura tutte le classi, bilanciando t$\ loro gli interessi degli operai, dei contadini e delia nuova,' borghesia . Non v i dunque per Bauer risposta al problema istitu* zionale che possa eludere i l dato di fatto storico del faliu mento del parlamentarismo ed evitare di porsi Pobiettivo di garantire Paccordo fra governanti e governati in modo pi compiuto di quanto non avvenga con la democrazia
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puramente parlamentare . Nel suo libro del '23 La rivoluzione austraca, egli aveva indicato la soluzione del problema in una combinazione delle due forme d i democrazia che si erano sviluppate parallelamente dal grembo delia societ capitalistica: la democrazia politica e la democrazia industriale , o democrazia funzionale . Mentre la prima, che consiste nelPorganizzazione democrtica dello Stato rappresentativo e delle sue articolazioni istituzionali, conosce soltanto i l Cittadino genrico , la seconda, costituita dal tessuto delle grandi organizzazioni sindacali e di consumo operaie, dalle associazioni professionali degli impiegati e dei tecnici e dalle cooperative contadine, organizza i lavoratori secondo la loro collocazione e funzione nel processo produttivo . Proporre una tale combinazione non significa chiarisce Bauer rispondendo a Kelsen abbracciare la tesi organicistica e antimarxista dell' unit del popolo : La democrazia funzionale era la forma specifica delPesercizio del potere da parte delia classe operaia. E Kelsen fraintende la mia esposizione a tal punto da ritenere che la mia teoria delia democrazia funzionale sia i l r i sultato di una concezione organicistica dello Stato, inconciliabile con la dottrina delia lotta di classe! . stata prprio questa presenza organizzata delle masse a- determinare quella rottura qualitativa rispetto al vecchio Stato e ai vecchi rapporti che Kelsen vuole invece negare e ridurre a un mero dato di incremento evolutivo: I n realt i l rivoluzionamento del modo complessivo di operare e di atteggiarsi dello Stato i n ustria stato cosi completo anche perche non si trattato di un semplice spostamento dei rapporti di potere nelPambito di uno Stato gi esistente, bens di una vera e prpria fondazione di un'organizzazione statale completamente nuova. (...) Tutta la critica di Kelsen nega la differenza essenziale tra lo Stato prerivoluzionario e quello postrivoluzionario. Egli non vuole ricoM M M
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Cfr. O. Bauer, Bas Gleichgewicht der Klassenkrfte, cit., pp. 88-90 Ibidem, p. 91. Cfr. ibidem, pp. 91-92.

Cfr. O. Bauer, Die sterreichische Revolution, cit., p. 187. Cfr. ibidem, pp. 188-189. O. Bauer, Das Gleichgewicht der Klassenkrfte, cit., p. 94.

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noscere questo mutamento sostanziale per i l passato perche intende scuotere la fiducia i n una futura trasformazione sostanziale dello Stato . Kelsen mira pertanto, al pari di tutta la nuova e pi avvertita critica borghese di Marx, a derivoluzionare (entrevolutionieren) scriver Bauer nel suo gi ricordato articolo del '37 , introducendo un concetto per molti versi anlogo a quello gramsciano di rivoluzione passiva i l movimento operaio, inducendolo a rinunciare definitivamente alio Endziel e alia vecchia dottrina marxista delia lotta di classe e delPestinzione dello Stato (dottrina fondamentalmente anarchica , prpria di un'opposizione ristretta, ancora corporativa), accogliendo la forma-Stato garantista come un dato storico definitivamente acquisito e, al tempo stesso, come i l model-' lo pi razionale (nel senso delia razionalit formale weberiana) e progressivo . La storia degli ultimi anni basta invece, per Bauer, a sfatare questa illusione e a dimostrare che 1'equilibrio dei rapporti di forza tra le classi, lungi dal costituire una situazione armonica o uno stato normale , rappresenta invece un momento dinmico: mentre nel 1918-19 si era avuta in Europa la prevalenza delia classe operaia, e quindi del momento consiliare delia democrazia funzionale, cui era subentrata negli anni successivi una situazione di equilbrio, a partire dalPautunno del '22 tende a prevalere una oligarchia funzionale che riflette i l contrattacco delia borghesia protesa a restaurare in nuove forme (e qui Bauer pensava probabilmente soprattutto all'awento del fascismo in Itlia, ma forse anche alie tendenze alia stabilizzazione capitalistica che si erano profilate, a partire dal '23, nella stessa Germnia di Weimar), smantellando o minando alie basi le postazioni democratiche costruite dalla classe operaia nella societ e nello Stato .
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tualizzava i l rapporto dinmico che si era venuto a stabilire tra Stato e classi sociali, presentava una maggiore complessit politica rispetto alia pur notevole risposta che aveva dato due anni prima a Kelsen Max Adler in La concezione marxista dello Stato. La ridefinizione adleriana del rapporto dittatura-democrazia (che si verr poi ulteriormente precisando nel '26 e nel '33 per quanto fondata su una magistrale lettura dei testi di Marx, non andava infatti oltre come d'altronde quella d i Karl Korsch i l r i lievo delia indeterminatezza istituzionale delia nozione marxiana di dittatura del proletariato . Momento costitutivo di questa operazione che per Adler avrebbe dovuto avere un'efficacia dirimente nella controvrsia tra socialdemocrazia e leninismo era la distinzione tra democrazia politica e democrazia sociale : mentre la prima, e in genere tutte le altre forme che vengono designate come democratiche , rappresenta (in quanto muove dal presupposto liberale delPatomizzazione delia societ in individui astratti) la costituzione formale di una volont generale in funzione degli interessi particolari di una classe che domina sulle altre, e pertanto una forma di dittatura, la seconda viene a coincidere con la democrazia reale, possibile nella sua pienezza soltanto in una societ senza classi. Ragion per cui la democrazia politica, cosi come stata una delle forme in cui si storicamente esercitata la dittatura borghese, pu essere anche una delle forme di esercizio delia dittatura del proletariato: la sostituzione delia dittatura borghese con la dittatura proletria , dunque, non deve necessariamente aver luogo nella forma delia dittatura aperta del bolscevismo, ma pu svolgersi anche (e questa per Adler la strategia di transizione adeguata ai paesi ad avanzato sviluppo capitalistico)
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L'impostazione baueriana, nella misura in cui concet87

Ibidem, p. 95.

Cfr. M. Adler, Democrazia politica e democrazia sociale [1926], Roma, 1945; Id., Linkssozialismus, Karlsbad, 1933 (trad. it. in appendice a G . Marramao, op. cit., pp. 258 sgg.). Cfr. K. Korsch, Kevolutionre Kommune II, in Die Aktion , XXI (1931), nn. 3-4, p. 64; trad. it. in K. Korsch, Scritti politici, 2 voll., a cura di G . E . Rusconi, Bari, 1975, pp. 265-266.
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8 O. Bauer, Max Adler, cit., p. 298. Cfr. O. Bauer, Das Gleichgewicht der Klassenkrfte, cit., pp. 93-94.
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nelle forme delia democrazia politica . Ma, una volta stabilito che 1'inconciliabilit di principio non tra dittatura e democrazia politica, bens tra dittatura e democrazia sociale, si dice ben poco circa i reali meccanismi d i funzionamento dello Stato nel capitalismo organizzato: di qui la difficolt di produrre, a partire da questa impostazione terica, delle indicazioni strategiche determinate per i l periodo di transizione . Questa impasse d'altronde testimoniata dai successivi sviluppi delia riflessione di Adler, i l quale nel tentativo di fornire uno statuto terico coerente ed orgnico al Linkssozialismus approder ad una riassunzione surrettizia dei temi delia teoria catastrfica e ad un irrigidimento propagandistico-dottrinario dello Endziel . Non meno problematici malgrado la maggiore determinatezza e complessit si presentano gli esiti delia r i flessione baueriana. I I carattere dinmico delia situazione di equilibrio viene infatti praticamente sviluppato solo nei termini delia sua provvisoriet . Ma, una volta affermato i l carattere transitrio delPequilibrio delle forze d i classe, Bauer non si interroga sulle cause che in ustria (e in Germnia) hanno fatto perdere alia socialdemocrazia la battaglia nel governo di coalizione, rendendo possibile la sua emarginazione da tutte le principali istanze di controllo degli apparati statali. E non un caso che dal suo teorema dello Stato democrtico come parallelogramma del rapporto di forza tra le classi, la socialdemocrazia austraca sappia ricavare soltanto 1'esile corollario delia necessita di salvaguardare, contemporaneamente ma separatamente, l'aun 93 H

M. Adler, Die Staatsauffassung des Marxismus, cit., p. 191. Ir un saggio scritto al principio degli anni Trenta, come contributo al dibattito interno al socialismo di sinistra mitteleuropeo (nella fase che prelude all'ultima scissione dalla SPD e alia nascita delia SAP), Adler parla delia crisi mondiale in corso come delia fase finale del sistema capitalistico in termini, dunque, non molto diversi da quelli di Varga e del Comintern. Cfr. M. Adler, Die soziale Revolution, in AA.VV., Die Krise des Kapitalismus und die Aufgaben der Arbeiterklasse, Berlin, s.d. (ma 1931), p. 141. Cfr. O. Bauer, Das Gleichgewicht der Klassenkrfte, cit., p. 94.
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tonomia sociale delia classe e la legalit costituzionale dello Stato, dando luogo prprio nel '23 alia costituzione delia organizzazione paramilitare dello Schutzbund. Ma i l paradosso delia custodia delia Costituzione con mezzi completamente extraparlamentari e extraistituzionali non poteva non portare a un progressivo arretramento di quella che si presentava come una linea di mera difesa dell' ordine repubblicano fino al totale immobilismo politico del blocco operaio . Aila disarticolazione di sociale e politico che caratterizza su sponde opposte la tattica delia SPD e delia SP fa riscontro un contrattacco capitalistico che, facendo leva sugli apparati d i potere, da esso saldamente controllati a partire dal '23-24, organizza come in ustria i l consenso antioperaio del ceto mdio e delia piccola borghesia agraria , o strumentalizza come in Germnia 1'insubordinazione sociale (che la Kpd weimariana si limita, negli anni delia crisi, a rappresentare , enfatizzando il primato delPeconomia ), ritorcendola contro una socialdemocrazia oggettivamente compromessa con lo Stato. L'ottimistica fiducia nella possibilita di edificare un Rechtsstaat sociale, che porto Hilferding alia fatale sottovalutazione del pericolo nazionalsocialista (come ricorda Franz Neumann nel Behemoth ) e a un non meno fatale rifiuto delle misure anticongiunturali proposte da Woytinsky , trova per noi i l suo riscontro nel rifiuto baueriano di formare nuove coalizioni sotto i l cancellierato di Seipel, la cui azione di lento logoramento delle trincee sociali delia socialdemocrazia austraca mostro la sua efficacia allorch Dollfuss sciolse nel marzo 1933 i l parlamento, smantellando nel giro di un anno tutti gli strumenti di contropotere delia classe operaia. Per questo motivo, la famosa
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Cfr. F . Neumann, Behemoth, cit., p. 51. Sulla proposta di politica anticongiunturale avanzata nel '31 da Wladimir Woytinsky cfr. oltre alie sue stesse memorie (Stormy Passage, New York, 1961) L. Valiani, La sinistra socialista nella crisi finale delia repubblica di Weimar, in Rivista storica italiana , 1970, n. 3, pp. 704-713, e G . E . Rusconi, op. cit., pp. 382-384.
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insurrezione del febbraio del '34, che vide la resistenza operaia contro Pesercito condotta fino alPestrema difesa delle rocche rosse viennesi, fu un gesto, prima che eroico, disperato: Pui timo atto di un grande movimento che, partito con Pambizioso progetto di tracciare una terza via tra il modello soviettista del leninismo e la democrazia senza qualit del Sozialismus weimariano, aveva finito per r i produrre gli errori di entrambi, con un'oscillazione involontariamente confermata dalPorgogliosa (e al tempo stesso rassegnata) afermazione fatta da Bauer dopo la sconfitta: Noi abbiamo dato al socialismo riformista la grande opera delia Vienna rossa, al socialismo rivoluzionario Patto eroico delPinsurrezione di febbraio in difesa delia repubblica . Questa frase fu scritta da Bauer nella sua gi ricordata opera dei '36, nella quale i problemi che i l Linkssozialismus aveva imposta to nel '27 con la rivista Der Klassenkampf (coordinata da Paul Levi e Max Adler), senza tuttavia risolverli (approdando, negli anni delia grande crisi, a un economicismo catastrofista non dissimile da quello delia Terza Internazionale), vengono autocriticamente riconsiderati attraverso una ricognizione delle tre crisi che attraversano Pepoca contempornea: la crisi econmica mondiale, la crisi delia democrazia, la crisi del socialismo . Ma anche in questo ultimo tentativo che rimane uno dei pi importanti documenti del dibattito interno al movimento operaio fra le due guerre , la ricchezza e pertinenza delle analisi (particolarmente lcida ed efficace, ad esempio, quella del fascismo) non sostenuta da un autentico progetto politico, bens dalla vecchia ideologia di un socialismo integrale , inteso come sin tesi di riforme e rivoluzione, democrazia politica e democrazia sociale: segno di una patolgica scollatura che aveva radice nella originaria incapacita del movimento socialdemocrati-co di definire i problemi strategici e organizzativi a partire dalla modalit specifica in cui le trasformazioni capitalistiche e la nuova morfologia del nesso economia-politica s'in97
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trecciano con la composizione e la dinmica complessiva delle classi modificando profondamente anche i termini del rapporto tra Stato e blocco dominante . Ed questo rapporto che va oggi tutto ripensato, alia luce delVattualit in cui si presentano i nodi teorici di queste due esperienze fallimentari del movimento operaio mitteleuropeo: poich se la debolezza delPipotesi di un Hilferding (o d i un Renner) sta nel fatto di restituire la faceia pi pallida e datata del weberismo Pillusione di un'integrazione tutta parlamentare d i una dinmica sociale profondamente mutata dalla razionalizzazione , i l fallimento di Bauer ci impone di verificare se la causa di molti dei ritardi delia teoria marxista rispetto alPodierna complessit e crucialit del problema istituzionale non stia prprio nei limiti di dottrinarismo insiti nel teorema dello Stato come parallelogramma del rapporto d i forza tra le classi.
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O. Bauer, Zwischen zwei Weltkriegen?, cit., p. 350.

Per questi aspetti si vedano gli importanti contributi critici di M. Cacciari, Sul problema deli'organizzazione. Germnia 1917-1921, introduzione a G . Lukcs, Kommunismus 1920-1921, Padova, 1972, e B. De Giovanni, Lenin, Gramsci e la base terica del pluralismo, in Critica marxista , 1976, nn. 3-4, pp. 29-54. Entrambi questi saggi mettono a fuoco da angolazioni diverse il rapporto Lenin-Weber e sottolineano la necessita per il movimento operaio di produrre un confronto teorico-politico con 1'impresa weberiana.
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FERRUCCIO MASINI RIVOLUZIONE CONSERVATRICE E IDEOLOGIA DELLA TCNICA NELLA REPUBBLICA D I WEIMAR

Se si considera la situazione degli intellettuali nella repubblica di Weimar nella prospettiva del rapporto mancato, fallimentare o irrealizzato tra cultura e societ, o meglio ancora, tra cultura e politica, indubbiamente legittimo ricondurre alPisolamento delia intellighentzija un isolamento anche ' v o l u t o ' e aristocraticamente o nichilisticamente esaltato una delle cause del progressivo declino delia democrazia e infine, nel '33, delia sua distruzione. Ma appunto Pentit e i l differenziarsi dialettico delle posizioni ideologiche, cosi come si sono andate configurando nel quadro di quest'isolamento, e quindi la portata stessa d i questa divaricazione tra la ' causa' delPintellettuale e quella delia democrazia, a costituire un problema ancora suscettibile di approfondimento. Lo iato tra cultura e societ ha alia sua base i l fallimento delia r i voluzione di novembre e quindi la progressiva disgregazione di quella sinistra comunista e di quel radicalismo di sinistra (Lmksradikalismus), che ad onta degli sforzi per Pelaborazione e la realizzazione di progetti alternativi politico-culturali, non potevano uscire indenni dai contraccolpi sociali delia sconfitta e dal persistere degli antagonismi e delle contrapposizioni massimalistiche. Baster rkordare la c.d. Kumtlump-Kontroverse, la polemica nata tra John Heartfield e George Grosz a propsito delPappello rivolto da Kokoschka ai partiti, nel quale si protestava per i l danneggiamento di un dipinto di Rubens a causa delle sparatorie avutesi a Dresda durante il putsch di Kapp nel 1920. AlParticolo di Heartfield-Grosz, apparso in Der Gegner , nel quale si esponeva la tesi 137

di una radicale rottura con.Parte e la cultura borghese, con-, dannando la masochistica venerazione dei loro valori storici , rispondeva, sulle colonne delia Rote Fahne Gertrud Alexander in difesa del recupero, da parte del proletariato, delPeredit artstica del mondo borghese. Richiamandosi alia distinzione, gi operata da Mehring, tra fase ascendente e fase di decadenza delia borghesia, la Alexander riaffermava la necessita di tener salda un'esttica normativa, capace d i innalzare le sue proposizioni universali anche oltre i l presente, al di sopra di qualsiasi tentativo di surrogare Parte, nei suoi contenuti di emancipazione sociale, con le nuove filiazioni delPavanguardia. Se si considera come la tendenza massimalistica, presente in un primo tempo anche alPinterno delia KPD, avesse introdotto nuove divisioni nella classe operaia, con la creazione delia AAU {Allgemeine Arbeiter-Union) e con un nuovo partito comunista, la KAPD {Kommunistische Arbeiter-Partei Deutschlands), e se si ricordano le posizioni d i uno scrittore come Max Herrmann-Neisse, gi appartenente al circolo espressionista delia Aktion e molto vicino ai gruppi dellVltra-Linke posizioni che sottolineavano i l rifiuto, sia di un'appropriazione trasformatrice delia cultura borghese da parte delia classe operaia, sia di una differenziazione tra arte borghese in ascesa o in decadenza, ai fini di una utilizzazione rivoluzionaria se si considera tutto questo non sara diEcile comprendere come la battaglia per una definizione terica delia letteratura rivoluzionar-proletaria fosse pesantemente condizionata dalPastrattezza delle sue ipotesi metodologiche e dalPacuirsi delle tendenze scissioniste e settarie. I n questo contesto dovevano restare sterili anche alcuni momenti di ricomposizione, quale fu la fondazione, da parte dei due partiti comunisti, degli anarco-sindacalisti delia FAUD [Frei Arbeiter-Union Deutschlands) e delle altre organizzazioni estremiste, di una ' Comunit di lavoro delle organizzazioni operaie berlinesi per un Teatro Proletrio ' (1920). Si tratta di una iniziativa strettamente connessa al teatro fondato da Erwin Piscator e Hermann Schller dopo i l fallimento del ' Bund 138

fiir proletarische Kultur ' e del primo ' Teatro politico '. Sullo sfondo delia rivoluzione di novembre e del progressivo rarefarsi delle istanze spontaneistico-rivoluzionarie, favorite nel loro sviluppo dalla debolezza delia KPD, si profilano i tratti caratteristici di quella intellighentzija radicale piccolo-borghese, destinata ad allontanarsi, dopo i l '23, dalla classe operaia e dalle sue organizzazioni. Insieme a Hermann-Neisse si potrebbero ricordare, a questo propsito, Julian Gumperz, Hermann Schller, Franz Jung, Franz W . Seiwert, Oskar Kanehl. A l t r i intellettuali, non privi a suo tempo di simpatie per Pultrasinistra, come Johannes R. Becher e Friedrich Wolf, finiranno invece per legare le loro sorti alia politica culturale delia KPD, dopo i l consolidamento operato in essa da Thlmann. DalPanalisi delle dinamiche politiche come le chiama Gian Enrico Rusconi presenti nella democrazia contrattata di Weimar , risulta evidente che le linee di movimento ideologico-culturale gravitano non gi su una letteratura proletar-rivoluzionaria e neppure sulPinserimento degli intellettuali comunisti in una strategia rivoluzionaria capace di egemonizzare i ceti medi anche attraverso un'analisi pi spregiudicata e realista delle componenti teoriche e storiche delPideologia borghese. Queste linee di movimento passano invece attraverso i l confuso caleidoscpio un caleidoscpio tedesco , lo definisce Kurt Sontheimer delia intellighentzija nel tempo delia repubblica di Weimar. Un comune denominatore indubbiamente identificabile nelle molteplici e anche opposte sfrangiature ideologiche: Postilit e la critica ad un sistema che appunto impostato sugli squilibri strutturali propri di un patto sociale di fondazione, per i l quale i l potere reale risulta dislocato fuori dagli istituti politici in senso stretto, verso le grandi organizzazioni, padronali inx 2

Si veda G . E . Rusconi, La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia, Torino, 1977. K. Sontheimer, Weimar-ein deutsches Kaleidoskop, in Die deutsche Literatur in der Weimarer Republik, a cura di W. Rothe, Stuttgart, 1974, pp. 9 e ss.
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nanzitutto . Non basta dire come fa Sontheimer che i l signum delPet weimariana Yirrazionalismo, nel quale si esprimerebbe una disordinata aspirazione alia totalit *. Questa espressione rischia di esaurirsi in una connotazione tanto genrica quanto velleitariamente onnicomprensiva, nella quale difficile cogliere i processi di dissoluzione del quadro ideolgico umanistico-liberale e di contempornea reimpostazione di un nuovo assetto soprastrutturale. I n quest'ultimo le motivazioni centrali delPirrazionalismo tedesco, quali i l culto di una comunit popolare (Volksgemeinschaft), nella quale si dissolvono le classi con i loro conflitti, risultano strettamente intrecciate alia progressiva degradazione del conservatorismo apolitico e alia spinta tecnolgica delia razionalizzazione capitalistica. Occorre pertanto individuare i tramiti attraverso i quali questo irrazionalismo ' libera ' energie primordiali, barbarizzanti, cupamente distruttive: le forme nelle quali esse si dimostrano capaci di strutturare un mito politico; occorre seguire i percorsi sotterranei deli'irrazionalismo per coglierne i l loro sbocco nella reazione militante e soprattutto necessrio verificare se non f u una degenerazione ulteriore delPirrazionalismo, i l nichilismo, a cementare, sul piano ideolgico, le molteplici tensioni antagonistiche e eccentriche latenti in quel campo di forze che la societ tedesca dal 1918 al 1933, esposta, per la stessa lgica dei suoi processi d i decomposizione sociale e di riorganizzazione del capitale su basi imperialistiche, a terribili' tempeste magnetiche '. Inutile dire che questi tramiti appaiono molto complessi e persino contraddittori e che Pelemento agglutinante non costituito dalPirrazionalismo come tale, quasi dovesse essere accettata, senza riguardo alie differenze specifiche, Pequazione irrazionalismo-barbarie, bens dalla saldatura tra Pespropriazione delia cultura da un lato e la mitizzazione delPapolitico (o delia apolita) dalPaltro, con la conseguente clture delle elites intellettuali in un
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mondo reso inabitabile, pi che dalla crisi esistenziale e dalla perdita delia ' sicurezza ', da un ottuso disprezzo verso le masse. Ancora una volta gli intellettuali si rendono complici delia conservazione borghese, anche se disdegnano di assumere un ruolo ben definito nella reazione militante sviluppantesi sulla linea di una tradizione ininterrotta, dai Freikorps alie SA. I n una sua opera antiprogressista del 1918, Betrachtungen eines Unpolitischen, Thomas Mann aveva detto che solo la forza conservante delPironia pu dare alia dialettica tra spirito e vita i l suo equilibrio, cosi da impedire alia radicalit dello spirito di distruggere la vita medesima. I I borghese ' irnico ' ( Pironia lo spirito del conservatorismo ) Popposto esatto delPesteta politicizzato secondo Mann prprio perche Pironia quella politica interna che lo preserva dalPazione e gli consente di avere un rapporto di convenienza e di decoro con la sua stessa figura come artista . Nella sua ideale trasfigurazione di uno stato guglielmino come Kulturstaat che garantisce quel rapporto ironico-erotico delPartista con se stesso, sul quale si fonda Pessenza del conservatorismo, Mann si sforzava di esorcizzare Pinsidia democrtica da lui intesa come radicalismo utpico , per legittimare in termini metastorici la stretta interdipendenza di spirito conservatore e spirito apolitico. La parbola ideolgica delPintellettuale radicalconservatore negli anni delia repubblica di Weimar trova nelle tesi del giovane Mann i l punto di partenza di un'irreversibile degradazione, che mette appunto in luce Pambiguit sofistica di quelle ideali premesse. Equivoca risulta dunque Paffermazione di Sontheimer, secondo i l quale quel che resta delia cultura degli ' anni v e n t i ' solo Popera degli Aussenseiter, degli isolati, degli scrittori 1'cart, degli apolitici. Riprendendo un'espressione d i Peter Gay , Sontheimer scrive che la cultura weima5 6

G . E . Rusconi, Lezioni di Weimar, in Rinascita , 30 settembre 1977, p. 33. K. Sontheimer, art. cit., p. 17.
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Th. Mann, Considerazioni di un impolitico, a cura di M. Marianelli, Bari, 1977 , pp. 502 e ss. Die Republik der Aussenseiter, Frankfurt a.M., 1970, p. 44.
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riana fu una danza sulForlo di un vulcano , le cui figure eEmere oggi ci affascinano. E conclude: Per quanto la storia politica voglia prendere in esame i gorgogli e le eruzioni del vulcano, anche in futuro esisteranno per noi buone ragioni per studiare soltanto quella danza... . I n realt se per Aussenseiter si deve intendere gli intellettuali dalla politica interna , nel senso manniano di una apolita mediata o tradotta nelle mediazioni ideologiche proprie del conservatorismo borghese, quella danza acquista ben presto 1'aspetto di un macabro balletto, non soccorso pi neppure dal rituale delia ' decenza ' del grande scrittore di Lubecca. Sono questi Aussenseiter a costituire i l ' caleidoscpio tedesco ', la cui ambiguit irrazionalistica identificabile, paradossalmente, prprio nelle sue tensioni anticapitalistiche e antiborghesi. A l tipo d i critica delia cultura esercitata su basi conservatrici negli anni delia repubblica di Weimar non estranea la tendenza delia coscienza singola , come nota Adorno a propsito delia Kulturkritik in generale, a sviluppare i l lato negativo delia sua liberta , cio l'eredit delia situazione anarchico-monadologica, Pirresponsabilit . Acutamente Adorno aveva sottolineato i l momento intrinsecamente irrazionalista di questa critica delia cultura. Se questa ha strappato lo spirito dal suo intreccio dialettico con le condizioni materiali, del pari lo concepisce univocamente e rettilineamente come principio delia fatalit, con ci reprimendo la resistenza sua prpria. Precluso al critico delia cultura i l riconoscere che la reificazione delia vita stessa non riposa tanto su un eccesso, bens su un difetto di rischiaramento [Aufklrung] e che le mutilazioni che all'umanit vengono inferte dalPattuale razionalit particolaristica, altro non sono che i marchi d'infamia delPirrazionalit totale .
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stato detto che la cultura weimariana venne portata alia sua prpria fatale autodistruzione dal progressivo estendersi di quella corrente che uni anche la cultura alia politica . Ma se si tiene presente che la Kulturkritik pi imponente esercitata contro lo Stato e Ia societ civile in questo periodo quella espressa dalla cd. rivoluzione conservatrice , nella quale compreso peraltro anche i l Mann delle Considerazioni di un apolitico, legittimo affermare che la divaricazione tra cultura e politica, lungi dall'essere superata nel quadro di un'appropriazione critica dei problemi e delle contraddizioni reali, venne esasperata dalla politicizzazione irrazionalistica dei temi propri delia Lebensphilosophie. Nota infatti Priimm: Le categorie delia filosofia delia vita si spostano a causa delia forzata politicizzazione in campi metafisici e trasmettono alia rivoluzione conservatrice 1'illusione di essere un movimento che pensa e agisce in termini politici La critica delia cultura, come critica destabilizzatrice dello Stato weimariano, porto per questa via alia capitolazione delia cultura d i fronte alia brutalit pragmatico-demagogica delle ' camicie brune ': la stessa capitolazione si determina, per altro verso, anche in quelle frange delia rivoluzione conservatrice in cui questa politicizzazione non avvenne o awenne solo parzialmente. I n altre parole, vennero in questo modo ipostatizzate o sublimate le contraddizioni per effetto del clima di disfacimento e di catstrofe epocale che isolo ulteriormente la cultura rispetto alia politica e forni un alibi alia sua irresponsabile indiferenza di fronte alPimpotenza delle istituzioni democratiche e alia paralisi dei movimenti di massa delia sinistra. Qualcosa di simile era avvenuto anche nel tentativo liberale di prefigurare gli intellettuali come un'elite sospesa al di sopra delle classi e investita del compito di tener viva la tensione verso 1'utopico di fronte alia mistificazione ideolgica degli interessi di classe e ai
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K. Sontheimer, art. cit., p. 18. T. W. Adorno, Critica delia cultura e societ, in Prismi, Torino, 1972, p. 6. Ibidem, pp. 9-10.
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K. Sontheimer, art. cit., p. 17. K. Priimm, Die Literatur des Soldatischen Nationalismus der 20 er ]ahre (1918-1933), 2 voll., Kronberg Taunus, 1974,1, p. 34.
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minacciosi processi di razionalizzazione capitalistica. M i riferisco al tentativo, teorizzato da Karl Mannheim, di proiettare al d i sopra delle classi una freischwebende Intelligenz , xm'intellighentzija sospesa nel suo spazio di liberta, e pi ancora alie conseguenze d i quella dissociazione delPideologia borghese dalla prassi del capitalismo che gi Brecht aveva acutamente intravisto. Le intenzioni delia borghesia cosi annota non comportano, per esempio, conclusioni di alcuna specie in ordine alia borghesia stessa. Una gran parte delia borghesia ritiene sporco, per esempio, i l puro guadagno di denaro, ma si guarda bene dal fare qualcosa. I n realt le sue azioni sono molto pi razionali delle sue intenzioni . Aila crisi del liberalismo corrispondeva i l senso d'impotenza dinanzi al vuoto dei valori, la sfiducia profonda nella possibilita delia cultura d'integrare in un quadro ideolgico, ristrutturato in senso antiumanista, quelle forze attive che erano scaturite dal declino delle istituzioni democratico-liberali per mettersi al servizio delia destabilizzazione politica. Perche questa integrazione fosse possibile occorreva appunto la liquidazione d i quel liberalismo che strettamente annodato alia anarchia del regime di concorrenza deli'economia capitalista e ai pericoli costituiti dai miti democratici del Zivilliterat e delia Zivilisation, contro cui Th. Mann aveva combattuto da posizioni, tutto sommato, arretrate. L'integrazione doveva passare attraverso una riconfigurazione sostanziale delia Kulturkritik gestita dalla rivoluzione conservatrice fino alie sue punte pi reazionarie, dal soldatischer Nationalismus alia filosofia politica di un Moeller van den Bruck e di un Carl Schmitt. Solo 1'instaurazione dei valori eroici dello stato forte e solo 1'avvento di una nuova totalit plasmata all'ombra carismtica di un Fiihrer (il c.d. Fuhrerprinzip) avrebbe potuto non gi accorciare la distanza tra cultura e politica, bens trasfigurarla in una misteriosa identit capace di rean

lizzare una mobilitazione totale di tutte le energie pi profonde delia ' comunit' e di spazzar via ogni residua illusione umanistica. Quest'appello al Fuhrerprinzip si presenta in Ricarda Huch, una scrittrice non certo sospettabile d i simpatie naziste, come sottile mistificazione d i una ' terza via ' tra dittatura del capitale e dittatura del proletariato: Non dominio e schiavit scriveva nel 1932 bens a ognuno i l suo diritto, non costrizione, ma vincolo, non dittatura del capitale, n dittatura del proletariato, ma volontaria sottomissione a un Fiihrer, non eguaglianza, ma stabilizzazione,, iniziativa privata e privata aspirazione alia potenza, controllo dello Stato a protezione e rafforzamento delia dignit. del tutto I n questo modo i l conservatorismo apolitico subordina alia sicurezza e alie garanzie di un indisturbato godimento dei privilegi inerenti al prprio status economico-sociale qualsiasi altra esigenza: ma alia radice di questa ossessione piccolo-borghese delia sicurezza sta appunto quel disprezzo per le masse che ritroveremo anche in un filosofo come Jaspers, di cui ben nota 1'avversione al nazismo: Nei punti di svolta delPordine esistenziale, laddove i l problema quello di scegliere tra creazione nuova o catstrofe, decisivo l'uomo che in forza del suo valore originrio pu afferrare i l timone anche contro la massa . evidente che in questa prospettiva la depoliticizzazione delle masse torna utile, e KulturphiloSophen come Eugen Diesel e Emil Utitz si preoccuperanno d i sublimaria nella superiore armonia di una nuova ' classicit ' nella quale arte e societ, capitale e lavoro convergono in una pacifica e feconda consonanza. L'apoteosi di questa depoliticizzazione trova la sua consacrazione asctica nell'armonia d'acciaio delia Neue Sachlichkeit. Quando cessa 1'ascesi
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B. Brecht, Gesammelte Werke, 30 voll., Frankfurt aM., vol. XX, p. 16.


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1967,

R. Huch, Geschichte und Gegenwart, in Krisis. Ein politisches Manifest, a cura di O. Muller, Weimar, 1932, pp. 8-9. K. Jaspers, Die geistige Situation der Zeit, Berlin-Leipzig, 1931 p. 64.
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diceva Eduard Spranger nel '26 cessa la cultura: quando muore i l pensiero del dovere, muore la cultura . Allorch Hugo von Hofmannsthal impiegava, in un suo celebre scritto del '27, Das Schrifttum ais geistiger Raum der Nation, i l concetto di rivoluzione conservatrice , per riproporre 1 ' ' identit ' tedesca nella sua originalit letteraria e linguistica al vrtice di un processo storico che ne aveva offuscato i l senso, non immaginava certo che prprio nei termini di una ' comunit di popolo ', capace di restaurare creativamente 1'eredit delia sua tradizione, si potesse costruire 1'ideologia di una totalit orgnica, superiore alie classi e misticamente assunta come potenza plasmatrice di ogni destino individuale. Questa ideologia offre tuttavia una sorta d i supporto tradizionale ali'integrazione deli'organizzazione capitalista, apparentemente decontaminata delle sue contraddizioni, nel quadro delia societ industriale di massa. Essa si presenta come compensazione ideale delle rivendicazioni deluse e delle frustrazioni piccolo-borghesi e al tempo stesso come coronamento di una regressione che trascende lo stadio precapitalistico-feudale per ribaltare nelPingannevole paradiso di un regno millenario, nel quale Pidentit del sangue cancella 1'anonimo grigiore delia socializzazione capitalistica. in questo orizzonte che la rivoluzione conservatrice si presenta come la componente fondamentale di una r i strutturazione del quadro ideolgico del capitalismo monopolstico e imperialistico. Ma resta da vedere come in questo quadro trovino posto i processi di razionalizzazione tecnocrtica delPeconomia. Sappiamo che prprio i l problema delia tcnica costituisce Paspetto pi oscuro e controverso delia rivoluzione conservatrice: nella tecnologia si teme infatti un'insidia alia conservazione delPordine esistente, eppure dalla tecnologia che derivano le forme e gli strumenti pi raffinati di domnio.
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Su questo terreno, dunque, si gioca i l trapasso delia rivoluzione conservatrice verso la sua fase finale nettamente antidemocrtica, coincidente, di fatto, con Paffermarsi di quella reazione militante che trover nel nazionalsocialismo la sua fisionomia pi prpria e pi abietta. Quando, dopo i l '29, frazioni sempre pi consistenti dei ceti piccolo-medio borghesi si portano sulle posizioni delle punte pubblicistiche pi radicali delPideologia totalitria e nazionalista del Frontserlebnis, non solo la caduta dei valori delia cultura liberale alto-borghese un fatto accertato e ratificato. Si pronuncia con compiacenza Patto di morte su quei valori come umanit, scienza, arte, liberta d'opinione e di critica che appartenevano appunto a quel mondo gi tramontato ' . Basti pensare alia diffusione, anche tra appartenenti ai partiti democratici, delle opere di Moeller van den Bruck, di Oswald Spengler, di Othmar Sann (Der wahre Staat, 1921), di Edgard Jung (Die Herrschaft der Minderwertigen, 1927), di Hans Freyer (Revolution von Rechts, 1931) di Friedrich Hielsen (Das Reich), di Ernst Jnger (Der Arheiter). L'integrazione delia tcnica nel nuovo assetto ideolgico del capitalismo monopolistico passa attraverso un vero e prprio ' mercoled delle ceneri' delPumanesimo liberale-borghese, sommerso dalla brutalit di una prassi con cui non sono pi compatibili le tesi ideali di una cultura incentrata sulla liberta delPuomo. Si comprende di qui come la meccanizzazione delPorganico si rovesci nella demonizzazione delia tcnica e sara uno dei massimi esponenti delia rivoluzione conservatrice, Ernst Jnger, a saldare questo nesso tra la guerra, come espressione compiuta di una prassi di domnio legata alPannientamento, e la tcnica. La guerra segna appunto, per Jnger, i l definitivo superamento tecnolgico compiuto dalla moderna societ industriale di massa nei confronti delle formazioni economico-sociali precapitaliste.
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Cit. in E . Utitz, Die Vberwindung des Expressionismus. Charakterilogische Studien zur Gegenwart, Stuttgart, 1927, p. 115.
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F. Sternthal, Was steht noch von den burgerlicben Idelen, in Literarische Welt, V I I (1931), n. 41, p. 2.
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dalla guerra che si diparte 1'esaltazione delia ' funzione ' sulla qualit spirituale e quindi i l superamento del ' borghese ' da parte del guerriero-operaio, attuato mediante i l rapporto con la morte che altres costitutivo del fatto tecnolgico come tale. I I rapporto con la morte scrive Jnger in Der Arbeiter si trasformato: la sua estrema vicirianza priva di ogni tonalit intima che ancora possa essere interpretata come carattere d i festa. L'individuo viene raggiunto dalPannientamento in preziosi attimi nei quali sottosta ad una somma estrema d'esigenze vitali e spirituali. La sua forza d i lotta non un valore individuale, bens un valore funzionale [...] . Questo motivo oscuramente apocalittico ripreso da Niekisch: Tcnica violentazione delia natura; essa si pone al di sopra delia natura e fuori di essa. I I progresso delia tcnica consiste nel carpire un palmo di terra dopo 1'altro alie l i bere potenze delia natura: quel che per essa trionfo, per la natura obbrobrio e desolazione. Abbattendo passo su passo i confini che la natura ha posto, la tcnica uccide la vita [ . . . ] . La tcnica divora uomini e tutto quanto umano. Essa viene riscaldata con i corpi e sangue la sua acqua refrigerante. AlPinterno delPet delia tcnica, la guerra assume conseguentemente la forma di un massacro omicida. L'individuo vido di record e disinibito, che lo spirito delia tcnica ha ricolmo di s, si vede in possesso delle pi perfette armi tecniche di annientamento [ . . . ] . Nella moderna concezione delia guerra i l demonismo delia tcnica, nemico delia vita, si manifesta nel modo pi grandioso, indubbiamente in quello pi spaventevole: la sua efficienza operativa alPaltezza del tempo, in guisa tale che appena suona Pora essa in grado di estirpare totalmente in modo rpido, radicale ed esatto, dovunque si trov i , tutto quanto orgnico .
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p.

E . Junger, Der Arbeiter. Herrschaft und Gestalt, Hamburg, 1932, 106. N. Gtz (E. Niekisch), Menschenfresser Technik, in Widerstand, V I (1931), p. 110.
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La demonizzazione delia tcnica, cio Paccettazione totale dei suoi processi irreversibili, di quello che Jnger chiama i l suo splendido istinto di conquista , non r i sponde soltanto ad una esteticizzazione, che nel fascismo diventer pi propriamente esteticizzazione delia politica, ma anche e soprattutto alPaffermarsi, nel ristrutturarsi del quadro ideolgico capitalistico-borghese, del carattere imperialista delia tcnica e del sistema econmico. L'opera fondamentale di Jnger, Der Arbeiter, segner, con la consacrazione imperialistica delia tcnica, i l trapasso dalla fase ' elementare ' dell' annientamento meccanizzato a quella delia dittatura tecnolgica presiedente ad un ordine reale e ' visibile '. importante sottolineare che al termine di questa ' meditazione ' sulla tcnica, come nodo nascosto, ma determinante, delle implicazioni immediatamente prenaziste delia rivoluzione conservatrice, meditazione gi avviata in Jnger con Das abenteuerliche Herz e Die totale Mobilmachung sta i l riconoscimento che la tcnica [...] non in alcun modo uno strumento del progresso, bens un mezzo per la mobilitazione del mondo mediante la figura delPoperaio e fintantoch osserva ancora Jnger durer questo processo, si pu predire con sicurezza che non sara possibile rinunciare a nessuna delle sue peculiarit distruttrici. Per i l resto, anche i l massimo potenziamento dello sforzo tcnico non capace di conseguire niente di pi che la morte, la quale , in tutti i tempi, egualmente amara . Sotto le mascherature metafisiche di Jnger Patteggiamento di fronte alia tcnica nella cultura weimariana risulta fondamentalmente elusivo, tanto da far pensare a una ' fuga ' nei confronti del problema reale delia tcnica. I I ruolo delle tecnologie non visto in rapporto a un processo di sviluppo delia societ e quindi nel quadro delle contraddizioni che lo intralciano: la trasfigurazione barbarizzante ed eroica delia tcnica mira appunto ad occultare la precisa incidenza di questa in quel nodo di contraddizioni
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E . Jnger, Der Arbeiter, cit., p. 183.

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impnenti e drammatiche che sono inerenti al modo capitalistico di produzione. prprio perche si elude la questione, che ci si pu convincere che Pinsidia ' rivoluzionaria' delia tcnica, cosi come si presenta a chi teme i pericoli sociali delia destabilizzazione, pu e deve essere esorcizzata ricorrendo alParsenale mitico. La feticizzazione mitica delia tcnica solo un aspetto di questa esorcizzazione che occultandone o mistificandone la natura di forza produttiva trasferisce le implicazioni potenzialmente rivoluzionarie del suo ruolo nelPottica delle strumentazioni sociali del potere di classe e nella lgica ' imperialistica ' del dominio in generale. I I grado relativamente inferiore di sviluppo dei metodi tecnologici nelPapparato industriale tedesco negli anni delia repubblica di Weimar rispetto agli stadi pi avanzati raggiunti in altri Paesi europei come nota Rusconi corrisponde ad un grado relativamente primitivo, ad una fase di momentneo ' congelamento ' nelPevoluzione delia coscienza tecnolgica. in questa prospettiva che va vista Passolutizzazione delia tcnica in termini di fascinazione demoniaca. Questa mitizzazione, esemplarmente presente nelPopera d i Jnger, conferma un dato d i ordine generale: che tutte le ottiche smitizzanti usei te dalParsenale delPirrazionalismo postnietzscheano e delle ' filosofie delia vita ', anzich aprirsi sul futuro, rovesciano in realt la parbola utpica, si rivelano, cio, sostanzialmente regressive. Non a caso alcuni romanzi jngeriani come Heliopolis e Le api di vetro e anche alcuni saggi come Die totale Mobilmachung contengono gi in nuce alcuni motivi totalitari, concentrazionari, ipertecnologici, che saranno propri di certa letteratura fantapolitica e fantascientifica americana, dalla tetralogia di G. R. Dickson ai romanzi di F. Herbert. Tanto pi significativa dunque la collocazione del problema delia tcnica, in Benjamin, a chiave di volta di un progetto inteso ad agganciare la critica delia cultura non gi ad una semplice ' riforma ' del modo di produzione intellettuale, bens alia strumentazione necessria per predi150

sporre quest'ultimo agli obiettivi delia rivoluzione proletria . Che la funzione delia tcnica come forza produttiva sia quella di far saltare le catene dei rapporti capitalistici di produzione e che la tcnica non sia quindi, per i l proletariato, un feticcio delia catstrofe , bens una chiave per la felicita come scriveva Benjamin nel 1930 tutto questo non rappresenta soltanto Pesatto rovesciamento delle tesi jngeriane, ma i l punto d'approdo di un pensiero dialettico espresso da quegli altri outsider, da Brecht a Tucholsky, da H . Mann a Becher, che passarono attraverso gli anni travagliati delia repubblica di Weimar con la precisa consapevolezza che per usare ancora le parole di Benjamin l a lotta rivoluzionaria non si svolge tra il capitalismo e lo spirito, ma tra i l capitalismo e i l proletariato .
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W. Benjamin, Uautore come produttore, in Avanguardia e rivoluzione, Torino, 1973, p. 216. 21 In Die Gesellschaft , V I I (1930), u. 2, p. 41. W. Benjamin, Uautore come produttore, cit., p. 217.
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TOMAS MALDONADO L E D U E ANIME DELLA CULTURA DI WEIMAR

Si assiste oggi ad un rinnovato interesse per la Repubblica di W e i m a r U n fenmeno d i moda ovviamente. Ma un fenmeno che non si presenta ovunque con le stesse cara tteristiche. Nel nostro paese, ad esempio, la moda d i Weimar non va intesa esclusivamente come una rivisitazione nostlgica del costume, delParte e delia letteratura dei goldene Zwanziger Jahre . C' questo, vero, ma c' anche delTaltro. C' anche una componente che, per intenderei, chiameremo politica. ormai abbastanza evidenLe opere a cui si fa riferimento, nel corso del saggio, sono le seguenti: P. Behrens, Kunst und Tecbnik, Elektrotechnische Zeitschrift, XXII, (1910); G . Benn, Provoziertes Leben, Berlin, 1955; E . Bloch, Erbschaft dieser Zeit, Frankfurt am Main, 1962; E . Bloch, Geist der Utopie, Frankfurt am Main, 1964; F. Dessauer, Technische Kultur, Kempten, 1907; A. Dblin, Berlin Alexanderplatz. Die Geschichte vom Franz Biberkopf (1929), Berlin, 1963; A. Gramsci, Americanismo e fordismo (1934), in Quaderni dal crcere, Torino, 1975; H . von Hofmannsthal, Das Schrifttum ais geistiger Raum der Nation (927), in Erzhlungen und Aufstze, Frankfurt am Main, 1957; E . Kapp, Grundlinien einer Philosophie der Tecbnik. Zur Entstehungsgeschicbte der Kultur aus neuen Gesichtspunkten, Braunschweig, 1877; L . Klages, Der Geist ais Widersacher der Seele, Bonn, 1972; R. Kuhnl, G . Hardach (a cura di), Die Zerstrung der Weimarer Republik, Kln, 1977; G . Lukcs, Grsse und Verfall des Expressionismus, in Essays iiber Realismus, Neuwied, 1971; G . Martens, Vitalismus und Expressionismus, Stuttgart, 1971; L . Mittner, La letteratura tedesca del Novecento, Torino, 1960; H . Muthesius, Die Weltwirtschaft. Ein Jahr- und Lesebuch, Leipzig-Berlin, 1906; J. M. Palmier, Uexpressionisme comme revolte, Paris, 1978; J. Popper, Technischen Fortschritte nach ihrer sthetischen und kulturellen Bedeutung, Leipzig, 1888;W. Rathenau, Tagebuch 1907-1922, Dsseldorf, 1967; W. Rothe (a cura di), Expressionismus ais Literatur, Bem, 1969; W. Sombart, Tecbnik und Kultur, Archiv fur Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, XXXIII (settembre 1911), n. 2; M. Weber, Uetica protestante e lo spirito del capitalismo, Firenze, 1965 ; J. Wiesner, Natur-Geist-Technik, in Ausgewhlte Reden, Vortrge und Essays, Leipzig, 1910.
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te che nella nostra curiosit per Weimar afEora, in sordina, la preoccupazione di molti per i l destino del nostro ordinamento democrtico. Molti infatti sono allarmati dalle presume analogie tra certi sviluppi dellTtalia di oggi e quelli delia Repubblica di Weimar; molti temono (mentre altri sperano) che tali sviluppi possano aprire la strada, nel nostro paese, appunto come avvenne a Weimar, ad una involuzione autoritria. Pur ammettendo la presenza di tali analogie, non crediamo che possano di per s avallare la tesi di un parallelismo di fondo tra i due periodi storici, e nemmeno che la nostra democrazia debba necessariamente avere la stessa sorte di quella di Weimar. Ma la questione, oltre che politica, squisitamente storica. Sara dunque meglio lasciare agli storici i l compito di dimostrare (molti lo hanno gi fatto) Passoluta infondatezza di tale parallelismo. Noi ci riserviamo in questa sede un compito pi limitato: quello di esaminare alcuni aspetti delia cultura tedesca degli anni Venti, tentando di contrastare, per quanto possibile, Pimmagine che di essa ha contribuito a creare Pattuale moda di Weimar: un'immagine che poco (o nulla) ha a che vedere con la realt. I n breve: un'immagine folkloristica di Weimar, una Weimar in technicolor , come Pha definita Cesare Cases. Fermiamoci un momento ad esaminarla pi da vicino. La Weimar che ci viene oleograficamente presentata si identifica, in ultima analisi, con la citt-emblema delPintero periodo: Berlino. O meglio, con un particolare mito di Berlino. Ma quale? Ci sembra di poterlo individuare nella Berlino diventata mito per opera del romanzo Berlin Alexanderplatz (1929) di Alfred Dblin. Basti ricordare, in propsito, che Dblin, servendosi d i una tcnica narrativa che ricorda i l Manhattan Transfer (1925) di John Dos Passos, ha contribuito a creare di questa citt una immagine certo suggestiva, ma anche vistosamente ambgua. Una Berlino che solo apparentemente assomiglia alia tradizionale Berlino protestataria, tante volte raffigurata da 154

Grosz, Heartfield, Dix, e certo anche da Brecht, con la sua vociferante giungla umana di mendicanti, ubriachi, invalidi, straccioni, prostitute, dementi, ladri, vagabondi, ruffiani. Apparentemente, dicevamo, perche i miserabili di Dblin, a differenza di quelli delia Berlino protestataria, si rivelano piuttosto concilianti, e raramente ormai esprimono avversione nei confronti dei simboli del potere costituito. Per intenderei, tutti quei simboli che nel quadro di Grosz Deutschland, ein Wintermrchen (1917-19) stanno ad effigiare le forze delPoppressione e dello sfruttamento. L'ex-ergastolano Franz Biberkopf, i l protagonista di Berlin Alexanderplatz, esorta la plebaglia sottoproletaria alia rassegnazione: Siete brava gente! Ma non siate tanto selvaggi. Statevene un po' tranquilli. Abbiate un poco di pazienza a questo mondo . cosi che si passa, in modo quasi indolore, dallo strepito di una esttica delia insubordinazione alia quiete di una esttica delia subordinazione; da un cabaret a un altro. cosi infatti che si apre la strada alPuso pittoresco di quella sottocultura Lumpen che pi tardi finir, tramite la sottile mediazione del Goodbye to Berlin di Christopher Isherwood, nello specchiante cabaret holliwoodiano di Bob Fosse. Dalla Lola-Marlene Dietrich alia Sally-Liza Minnelli. Qui i l cerchio si chiude: parodiando spregiudicatamente Berlino, la tormentata Weimar tardo-espressionista finisce per diventare una Weimar frivola, insomma una Weimar da musical ormai presentabile nel salotto pigliatutto delPattuale societ capitalistica. Ma in questo modo si illumina farsescamente al neon, mistificandola, solo una delle due anime delia cultura di Weimar, e si lascia in ombra Paltra. Perche, va ricordato, due sono le anime di Weimar. Un'anima riprende con nomi diversi la cultura delPespressione . Le sue radiei vanno ricercate nel prot-romanticismo dello Sturm und Drang , nella filosofia romntica di Jacobi, di Fichte e di Schelling, nella Lebensphilosophie che trova i l suo 155

profeta in Nietzsche, i l suo sistematico-antisistematico in Dilthey, i l suo socilogo trgico in Simmel. E ovviamente nelPespressionismo degli anni precedenti la prima guerra mondiale. Riassumendo: un'anima portata dal fanatismo dell'espressione , per diria con Gottfried Benn. L'altra anima, invece, prospetta una cultura delia razionalizzazione destinata, in modo pi o meno mediato, a farsi interprete delle nuove esigenze, appunto d i razionalizzazione, dello sviluppo delPapparato produttivo di quel periodo. Mentre la prima si richiama soprattutto alia tradizione artistico-letteraria, la seconda tenta d i avvincere la tradizione dello spirito che ricerca, scopre, inventa, pianifica e progetta. Questa polarit delia cultura di Weimar non deve trarre in inganno; non si tratta di una scissura invalicabile: sono bens due realt contrapposte, ma reciprocamente dipendenti. Ogni tentativo di rendere autnoma Puna dalPaltra porta fatalmente ad una visione distorta (e mistificante) sia delPuna che delPaltra. La problemtica delia cultura di Weimar risulta poco trasparente se non si tiene conto del rapporto dialettico che intercorre tra cultura delPespressione e cultura delia razionalizzazione . Ma tutto ci non riporta alia vecchia dicotomia Kultur-Zivilisation , tanto cara da sempre ai tedeschi? Certamente. Eppure i l contesto storico mutato. Non le pi garantita, come prima, Pimpunit. Dietro la spinta delPincalzante sviluppo politico, sociale ed econmico delia repubblica di Weimar, essa appare ora sottoposta, per cosi dire, alia prova delia verit . I n breve: forzata a misurarsi, senza scampo, in termini di una sempre maggiore coricretezza. Agli albori del secolo H . S. Chamberlain e Ludwig Klages, due grandi esponenti ante litteram delPideologia nazista, avevano esasperato la distanza tra < Zivilisa< tion e Kultur , giacch, come diceva Klages, la Z i vilisation sarebbe i l regno negativo dello Spirito ( Geist ), mentre la Kultur sarebbe i l regno positivo 156

dell' Anima ( Seele ). Questa visione romantico-idealistica, con tutto i l suo vastssimo spettro di implicazioni reazionarie, si collega direttamente al dibattito intorno al problema delia macchina. Dopotutto la macchina, secondo tale ottica, i l punto focale delia Zivilisation , e pertanto va giudicata realt nemica, per antonomsia, delia Kultur . I n poche parole, la prova delia verit di cui parlavamo incomincia a farsi sempre pi sentire, a partire dal momento in cui si costretti a definire (o ridefinire) i l ruolo delia macchina, cio delia tcnica, nel contesto delle tradizionali categorie delia cultura tedesca. Processo che, ovviamente, si fa strada ben prima delPavvento delia repubblica di Weimar. Ricordiamo, a questo propsito, i contributi relativi alia questione del rapporto tecnica-cultura di E. Kapp (1877), E, Popper (1888), G. Simmel (1901), M . Weber (1905), F. Dessauer (1907), J. Wiesner (1910) e W . Sombart (1911). A partire dagli anni Dieci, e soprattutto dopo Pavvento delia repubblica di Weimar, la questione tecnica-cultura divent sempre pi la questione delia razionalizzazione . A questo punto, ci sia consentito un chiarimento terminolgico. I I termine razionalizzazione usato spesso, ancora oggi, con significati assai diversi. Segnaliamo, tra i pi frequenti, la razionalizzazione intesa come concentrazione orizzontale e verticale di un certo numero di imprese industriali aventi interessi comuni o convergenti; la razionalizzazione come incremento delia produttivit del lavoro e come sequenzialit lineare nel processo produttivo, ossia come catena di montaggio ; la razionalizzazione intesa come intervento sulla forma dei prodotti, per renderli pi adatti alie esigenze specifiche delia produzione di massa. Le ultime due modalit costituiscono gli elementi cardine di quella filosofia delia produzione nota come fordismo o taylorismo-fordismo . Walther Rathenau, presidente delia AEG (AUgemeine Elektrizitts-Gesellschaft) e ministro delia repubblica d i Weimar, un esempio di come gli uomini pi illuminati 157

del capitalismo tedesco e Rathenau era tra primi cercassero di far avanzare i l tema delia razionalizzazione, senza infirmare la sacrosanta dicotomia Kultur-Zivilisation . Egli propone i l fordismo, ma con cattiva coscienza . A differenza di Henry Ford, che notoriamente non aveva rimorsi nei confronti del prprio fordismo, Rathenau vi aderisce con riserve mentali di ogni genere. Con riserve anzi tutto culturali. Mentre i l capitalismo americano delPepoca di Ford avanza sicuro di se, convinto del suo ruolo nel processo delia grande trasformazione , i l capitalismo tedesco dei periodi guglielmino e weimariano appare spesso incerto, tormentato, pauroso di far violenza ai valori culturali del suo passato pre-capitalista. Rathenau si muove in questa Knea: vuole i l fordismo, ma si rifiuta d i assumere la responsabilit, almeno pubblicamente, delle volgari stridenze delle fanfare del fordismo , come le ha chiamate Gramsci. Le sue riflessioni sulla meccanizzazione del mondo appaiono colori te d i una tnue malinconia crepuscolare. D i fronte al mito delTuomo rapsodicamente solo delPespressionismo; Rathenau fa notare la difEcolt pratica d i vivere tale ruolo nel contesto dei paesi industrializzati, quei paesi che egli chiama civili : Nei paesi civili, osserva, non si pu immaginare mestiere pi complicato o pi difficile di quello deli'eremita . Ma in altri momenti fa capjre che nel vasto processo di meccanizzazione del mondo un accordo tra meccanizzati ed eremiti sarebbe auspicabile, almeno in parte. Ci che ha in mente una sorta di patto di non-aggressione, soprattutto di non-interferenza nei compiti specifici di ognuno. Fuor di metfora: una vera e prpria divisione del lavoro , giacch ci significherebbe in pratica assicurare ai meccanizzati 1'autonoma regia delia cultura delia razionalizzazione e agli eremiti quella delia cultura dell'espressione . Tale disegno dovrebbe portare ad una maggiore efficacia operativa delia prima, e ad una maggiore liberta creativa delia seconda. 158

Ma che cosa si nascondeva realmente dietro a questo confronto tra efficienza e liberta? Senza voler essere troppo riduttivi, si pu affermare che la strategia delia razionalizzazione industriale intesa soprattutto come fordismo tutt'altro che estranea a questo confronto. Anzi: alia sua radice. Basterebbero a riprova i termini in cui si svolto i l dibattito sul rapporto arte-industria, arte-tecnica nei primi quindici anni di questo secolo. G l i artisti, in particolare i rappresentanti delia sedicente arte applicata , volevano intervenire sulla forma dei prodotti fabbricati in serie, tramite un mero trasferimento delle modalit formali (o stilistico-formali) elaborate nella pratica artistica pura. Ma la pratica artstica di quegli anni, fortemente condizionata dal fanatismo delPespressione , avanzava proposte in aperto conflitto con quelle modalit formali del prodotto che 1'industria considerava pi adatte alie nuove esigenze delia razionalizzazione produttiva. I I migliore interprete di quest'ottica delia grande industria stato forse Hermann Muthesius. Nel 1906 scriveva: < La macchina perfettamente in grado di intrapren< dere la fabbricazione di oggetti industriali soddisfacenti, purch non si prefigga di imitare i l lavoro manuale. La macchina ha forme sue proprie. Sono le forme che derivano ovviamente dalle modalit stesse del processo d i fabbricazione. Saranno forme essenzialmente lisce, dalle superfici pulite, perche in questo consiste la forza delia macchina. Esse incarnano la modalit di fabbricazione quanto le piccole imprecisioni e 1'individualit costituiscono i l fascino delPoggetto prodotto a mano. Da quanto abbiamo detto deriva che per gli oggetti fabbricati dalla macchina si deve creare un nuovo universo formale . Molto vicina alia posizione di Rathenau, almeno per certi versi, quella assunta agli inizi degli anni Dieci da Peter Behrens, architetto e disegnatore industriale delia AEG. Come avveniva per Rathenau, si fa sentire a tratti anche in Behrens una cattiva coscienza, ma non lo stesso il modo in cui si manifesta. Nel primo Pambiguit lo 159

abbiamo visto sembra sciogliersi, apparentemente, nelPastuta (e salomonica) proposta di una divisione del lavoro . Non cosi in Behrens. La trasparente ambiguit delia sua posizione sembra non destargli imbarazzo alcuno: con strema disinvoltura infatti lo vediamo oscillare tra i l motto la forma segue Pelettricit e Padesione entusistica alia filosofia delPanti-civilt (cio delPanti-tecnica) d i H . S. Chamberlain. Ma i l pi grande sforzo analtico sulla natura del conflitto tra cultura delPespressione e cultura delia razionalizzazione stato compiuto da Ernst Bloch, con lo scritto Geist der Utopie ( Spirito delPUtopia ) (19181923). Bloch, seguendo i n un certo senso le tracce di Simmel, suo maestro, avanza Pipotesi che la compresenza d i questi due mondi i l mondo delia grande espressione ( grosse Expression ) e i l mondo delia grande tcnica ( grosse Technik ) sia trgica , cio fatale e necessria. Egli rifiuta per e qui sta la sua originalit qualsiasi forma di trgua tra le due forze in campo. Rifiuta dunque le posizioni del tipo Rathenau ed owiamente anche del tipo Muthesius. Ma rifiuta soprattutto gli atteggiamenti di doppiezza consolatoria, di sermoneggiante mediazione tra la Zivilisation delia AEG e la Kultur di Chamberlain e Klages, riscontrabili negli scritti d i Behrens intorno al 1910. L'interesse d i Bloch di eternare Pantagonismo. Non solo: egli cerca di esasperarne la virulenza. Perche sarebbe questa esasperazione Pnica capace di mantenere vivo nella storia, appunto, i l Geist der Utopie . Ma neppure Bloch si mostra conseguente fino in fondo, lasciando intravvedere ci che gli sta veramente a cuore: imporre agli oggetti d'uso prodotti dalPindustria i l servaggio stilistico forse un ibrido tra Biedermeier e Jugendstil delPespressione. Con la complicit di un' arte applicata di livello superiore ( Kunstgewerbe hherer Ordnung ), che si situerebbe, come egli dice, tra la sedia (oggetto d'uso) e la statua (oggetto d i espressione). Per Bloch la cultura delPespressione sarebbe capace, 160

tramite tale strategia, di permeare tutta la cultura delia razionalizzazione . L'espressionismo smetterebbe cosi di essere una forma artistico-letteraria, dal raggio di influenza assai circoscritto, per diventare una strategia complessiva dello spirito delPutopia . Una strategia non transeunte, ma intramontable perche ugualmente intramontabile Pespressionismo sempre secondo Bloch. Cosi il suo Geist der Utopie finisce per identificam con i l Plan der Vorsehung ( piano delia provvidenza ) di Hegel. Questa visione non deve stupirci: Bloch fu di fatto uno dei pi tenaci sostenitori delPestetica (ed anche delPetica) espressionista. Basti ricordare a questo propsito i l suo contributo al famoso Expressionismus-Debatte degli anni Trenta, che vide implicate, oltre a Bloch, personalit come Lukcs, Klaus Mann, Kurella, Brecht. I n quella occasione Bloch constatava: L'eredit delPespressionismo non ancora finita. Perche non ancora incominciata . (E bisogna ammettere che i l riemergere di certi orientamenti delPattuale neo-avanguardia e di certe forme di comportamento nelle attuali sotto-culture giovanili, di indubbia matrice espressionista, fanno pensare che la predizione di Bloch non fosse tanto infondata). L'approccio blochiano privilegia dunque, ancora una volta, la cultura delPespressione . Dobbiamo dire per che, da allora, non si sono fatti grandi progressi nelPapprofondimento delia questione relativa alPaltra anima di Weimar, come Pabbiamo chiamata: cio la cultura delia razionalizzazione . I n realt si continua a sapere ben poco (o nulla) sul rapporto di reciproca influenza intercorso tra questa cultura e la vera e prpria razionalizzazione delPapparato produttivo. N si sa quale ruolo abbia svolto nel progressivo indebolimento delia democrazia di Weimar oltre owiamente ai ben noti fattori strutturali i l non aver saputo individuare uno spazio d i azione culturale al di fuori dello scontro tra espressione e razionalizzazione. E i l punto non va sottovalutato: come ali'poca delia repubblica di Weimar, anche nella nostra uno spazio che manca. 161

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CRONOLOGIA D E I P R I N C I P A L I A W E N I M E N T I D E L L A REPUBBLICA D I W E I M A R

1918 9 novembre - Proclamazione delia Repubblica 10 novembre - Congresso dei Consigli degli operai e dei soldati 11 novembre - Armistizio tra la Germnia e PIntesa dicembre - Definizione delia Zentralarbeitsgemeinschaft, Comunit di lavoro tra padronato e proletariato 22-23 dicembre - Repressione delia rivoluzione dei Consigli a Berlino 31 dicembre - Si costituisce i l Partito Comunista Tedesco 1919 16 gennaio - Assassnio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Repressione del movimento spartachista 19 gennaio - Elezioni delTAssemblea nazionale. Sconfitta delle sinistre 6 febbraio - Primo dibattito alPAssemblea Nazionale 12 febbraio - Ebert designato Presidente del Reich. Governo Scheidemann (coalizione di centro) 21 febbraio - Assassinio d i Kurt Eisner a Mnaco 6 marzo - Prima legge sulla Reichswehr provvisoria marzo - Sciopero generale e agitazione rivoluzionaria 191

a Berlino. Fallito tentativo finanziario di Erzberger sabotato dai gruppi dominanti marzo-aprile - Repubblica dei Consigli i n Baviera 28-30 aprile - Repressione del movimento rivoluzionario. aprile - Creazione delPUnione Nazionale delllndustria Tedesca 7 maggio - Consegna del trattato di pace 20 giugno - Dimissioni del Governo Scheidemann. Governo Bauer (coalizione di centro) 22 giugno - Ratifica del trattato di pace da parte del1'Assemblea Nazionale 11 agosto - Entra in vigore la Costituzione delia Repubblica di Weimar 8 ottobre - Assassnio di Haase, capo dei socialisti indipendenti I n conseguenza del Trattato di Pace la Germnia vede ridotta del 4 0 % la prpria capacita produttiva. L'indice delia produzione industriale scende a 57 (1913 = 100), i l debito fluttuante raggiunge 50 miliardi alia fine del 1918, 86 nella primavera 1919. Nel corso delPanno i servizi statali esaminano 40.000 brevetti industriali. Gropius fonda a Weimar la Bauhaus. Sorge i l Novembergruppe. Prima edizione de Considerazioni di un apolitico, di T. Mann. Rathenau scrive La Nuova Economia, mentre O . Spengler pubblica la prima parte de 17 Tramonto deWOccidente. A . Rosenberg e D . Eckhart avviano la Campagna antisemitica. 1920 gennaio-febbraio - Riprende 1'agitazione rivoluzionaria. Grandi manifestazioni dinanzi al Reichstag in occasione delia discussione sui consigli d'impresa. La legge relativa varata i l 18 gennaio. 192

Processo Helfferich-Erzberger. 20 gennaio - Entra i n vigore i l Trattato d i Versailles mentre approvato i l nuovo regolamento delia Reichswehr. 13-16 marzo - Putsch d i Kapp. I I Governo si rifugia a Dresda e Stoccarda. Lo sciopero generale salva la Repubblica. 27 marzo - Dimissioni del Cancelliere Bauer e caduta di Noske. Governo Muller ( I ) . Coalizione d i centro. Gessler ministro delia Reichswehr. 6 giugno - Elezioni generali per i l Reichstag. Avanzano la destra e i socialisti indipendenti. 21 giugno - Dimissioni del Cancelliere Muller e costituzione del governo Fehrenbach, di centro. 5-16 luglio - Conferenza internazionale di Spa. 8 agosto - Congresso di Salisburgo del NSDAP. ottobre - Scissione delia USPD ad Halle. 4-7 dicembre - Nasce a Berlino dalla fusione tra partito comunista e sinistra dei Socialisti Indipendenti i l Partito Comunista Unificato di Germnia. Organo del partito la Rothe Fahne. I I debito fluttuante sale a 153 miliardi di marchi. Forte aumento del cos to delia vita. Agitazioni sindacali in tutto i l paese. pubblicato i l manifesto del dadaismo tedesco: Che cos' il dadaismo e cosa vuole in Germnia. A giugno allestita la prima grande mostra Dada. Mentre viene messo in scena i l Guglielmo Tell d i Schiller nella versione di L . Jenner, Piscator fonda a Berlino i l Teatro proletrio. R. Weine gira II gabinetto del dott. Caligari. 1921 gennaio-marzo - Conferenza interalleata sulle riparazioni. 193

marzo - Azione di marzo del movimento comunista. Agitazioni nella Germnia centrale, ad Amburgo, nella Ruhr. 10 maggio - Dimissioni del Cancelliere Fehrenbach. Governo Wirth ( I ) . Inizio delia politica di esecuzione. 28 maggio - Rathenau ministro per la ricostruzione. 26 agosto - Assassnio di Erzberger. 7 ottobre - Accordo internazionale sulle riparazioni tedesche per un ammontare di 132 miliardi. 31 ottobre - Pagamento agli Alleati delia prima quota, pari ad un miliardo d i marchi oro. 8 dicembre - Hitler al National Klub di Berlino. L'NSDAP non supera i 4000 iscritti. Ripresa artificiale delTagricoltura. Problema delle Ferrovie. Rottura del Patto Sociale. A l Congresso d i Grlitz la socialdemocrazia si proclama fedele al marxismo. Sviluppi delia cartellizzazione : H . Stinnes controlla i l 16% delPindustria carbonfera. G . Grosz pubblica II volto delia classe dominante, mentre escono i Principi fondamentali per la ricostruzione delia nostra forza militare di H . von Seeckt. 1922 6 gennaio - Conferenza Internazionale d i Cannes. 31 gennaio - Rathenau, ministro degli esteri. marzo - Sciopero nelle ferrovie. aprile-maggio - Conferenza econmica d i Gnova. 16 aprile - Trattato di Rapallo tra Germnia e Unione sovitica; avvia la collaborazione tra Reichswehr e Armata Rossa. 194

24 giugno - Assassnio d i Rathenau. 18 luglio - Legge sulla protezione delle istituzioni repubblicane. luglio - Crisi del marco. I I dollaro quotato a 493,20 marchi contro i 191,80 del gennaio. 18 agosto - Grande manifestazione del NSDAP. ottobre - Rapporti unitari tra socialisti maggioritari e indipendenti. 24 novembre - Dopo la crisi del governo W i r t h provocata dalla socialdemocrazia, costituzione del governo di tecnici presieduto dal cancelliere Cuno. Crisi inflazionistica. I I costo delia vita aumentato 70-80 volte rispetto agli indici del 1914. Defiicit complessivo di 157 miliardi di marchi. Progressi delia concentrazione monopolstica: accordi Stinnes-Lubersac. 1923 6 gennaio - Conferenza dei partiti comunisti a Essen sulla questione tedesca. 10 gennaio - La Germnia dichiarata insolvente. 11-13 gennaio - Occupazione franco-belga delia Ruhr. Resistenza passiva tedesca. 27-29 gennaio - Primo Congresso nazionale del NSDAP. gennaio-marzo - Crollo del marco e agitazioni in tutto i l paese. 9-15 marzo - Dibattito al Reichstag sul compromesso fiscale . Rottura tra padronato e socialdemocrazia. 26 maggio - Memoriale degli industriali a Cuno sulla questione delle riparazioni. 195

11 agosto - Dimissioni di Cuno e costituzione del Gabinetto Stresemann. R. Hilferding assume i l dicastero delle Finanze. agosto - Manifestazioni di destra in Baviera. 12-14 agosto - Sciopero generale nel paese. 14 settembre - Mobilitazione eversiva delia Reichswehr nera e crisi del governo. 16 settembre - Cessazione delia resistenza passiva nella Ruhr. 27 settembre - Stato d'assedio nel Reich per reprimere 1'azione delia Reichswehr nera . 6 ottobre - Secondo governo Stresemann. 15 ottobre - Decreto sul Rentenmark. 22-23 ottobre - Sciopero dei portuali d i Amburgo. 25 ottobre - Scioglimento delia Reichswehr nera . 29 ottobre - Repressione del movimento popolare in Sassonia e Turingia. Nuova legislazione sui contratti collettivi. 2 novembre - La socialdemocrazia esce dal governo. novembre - I disoccupati superano i 3,5 milioni mentre i l dollaro quotato 4,2 biioni di marchi. .8 novembre - Putsch d i Hitler e Luddendorff a Mnaco. 16-20 novembre - Conversione del marco. 23 novembre - Crisi del governo Stresemann. Gabinetto di centro del Cancelliere Marx. 8 dicembre - Legge di autorizzazione . 21 dicembre - Abrogazione governativa delle 8 ore di lavoro. Schacht direttore delia Reichsbank. 196

30 dicembre - La Commissione per le riparazioni accetta d i creare un comitato per la situazione tedesca. Proletarizzazione delle classi medie e disoccupazione nel Reich. K. Kollwitz, H . Filie, G . Grosz collaborano al1'album Fame. Viene costituito a Francoforte lTstituto per le scienze sociali, mentre escono Storia e coscienza di classe d i G . Lukacs, e Marxismo e Filosofia d i K. Korsch. Benjamin pubblica II dramma barocco Tedesco. Mostra d i Klee a Berlino. Prima grande esposizione delia Bauhaus: Arte e Tcnica - una nuova unit. 1924 13 gennaio - Fine dello stato d'assedio. marzo - Processo a Hitler e Luddendorff. 16 aprile - I I governo si pronuncia a favore del piano Dawes. 24 aprile - Morte di Stinnes. 4 maggio - Elezioni al Reichstag. 3 giugno - Secondo Gabinetto Marx. giugno-luglio - Conferenza di Londra e convenzione sul piano Dawes. 29 agosto - Ratifica parlamentare del piano Dawes. Prstito USA di 800 miliardi d i marchi oro. 23 settembre - I I governo si orienta per Pingresso nella Societ delle Nazioni. 7 dicembre - Elezioni al Reichstag. dicembre - Crisi del governo prussiano d i sinistra. 15 dicembre - Dimissioni del Cancelliere Marx. 20 dicembre - Hitler rimesso in liberta. 197

Razionalizzazione capitalistica i n espansione. A w i o del piano Dawes e inizio delia ripresa econmica. Riorganizzazione del sistema monetrio. Thomas Mann pubblica La Montagna incantata, mentre Toller termina in crcere L'Uomo massa. Avvia le pubblicazioni i l peridico socialdemocratico Die Gesselschaft.

10 febbraio - Nota di Stresemann sulPingresso delia Germnia nella Societ delle Nazioni. 5 maggio - Ordinanza sulla questione delia bandiera. 11 maggio - Syelato un piano eversivo nazionalista. 17 maggio - Caduta del Governo Luther ( I I ) . Gabinetto di centro del Cancelliere Marx. 22 maggio - Assemblea nazista di Mnaco. Adozione del Fuhrerprinzip. 20 giugno - Fallimento del referendum sulPespropriazione dei principi. 8 settembre - La Germnia entra nella Societ delle Nazioni. 8 ottobre - Dimissioni d i von Seeckt da capo delia Reichswehr. 3 dicembre - Legge contro la letteratura oscena e pornogrfica. 23 dicembre - Legge sui Tribunali del lavoro. Prosegue la ripresa industriale, ma la disoccupazione registra 1.300.000 unit. Protezionismo agricolo e carovita. La Reichswehr viene definita stato nello stato . Riorganizzazione delia Deutscher Normendusschuss. V . Kandinsky pubblica Punkt und Line zu Flche, mentre nasce i l movimento delia Nuova Oggettivit. F. Lang gira i l film Metropolis.

1925 15 gennaio - Governo Luther (I) con la partecipazione dei Tedesco-Nazionali. 20 febbraio - Sconfitta delia grande coalizione in Prssia. 28 febbraio - Morte del Presidente Ebert. 26 aprile - Hindenburg Presidente del Reich con i voti delia destra. 4 luglio - Evacuazione delia Ruhr. 18 luglio - Hitler pubblica Mein Kampf. 13-18 settembre - Congresso delia SPD ad Heidelberg. 12 ottobre - Trattato commerciale con PUnione Sovitica. 5-16 ottobre - Conferenza d i Locarno. ottobre - Crollo del gruppo Stinnes. Forte ripresa industriale e intensificazione delia modernizzazione produttiva. Difficolt creditizie nelPagricoltura. I I dirigibile Zeppelin LZ 126 vola senza scalo a New York. La Bauhaus si trasferisce a Dessau.

1927 31 gennaio - Quarto Gabinetto Marx con la partecipazione dei Tedeschi-nazionali. Hindenburg appoggia esplicitamente la destra. Fine del controllo militare Alleato sulla Germnia. 199

1926 19 gennaio - Secondo governo Luther dopo Puscita dei Tedesco-nazionali. 198

gennaio - Contratto tra I G Farben e Standard O i l . 13 maggio - Caduta dei titoli in Borsa. maggio - Conferenza econmica internazionale di Ginevra. 22-27 maggio - Congresso delia SPD a Kiel. Discorso di Hilferding sui compiti delia socialdemocrazia nella Repubblica. luglio - Legge sulle assicurazioni contro la disoccupazione. 17 agosto - Accordo per la cooperazione econmica tra Francia e Germnia. Investimenti e prestiti americani aiutano la ripresa tedesca. Produzione d i prototipi per le armi nuove e collaborazione industria-esercito. Dibattito sulla riorganizzazione territoriale del Reich. Prima edizione di Essere e Tempo di Heidegger. A . Zweig pubblica Lo strano caso del sergente Grischa. 1928 14 gennaio - Dimissioni d i Gessler dal Ministero delia Guerra. G l i subentra von Groener. Intensificazione del riarmo. gennaio - Conferenza nazionale dei Lnder. febbraio - Crisi delia coalizione d i destra. 22 febbraio - Consiglio agricolo alia presenza di Hindenburg. 20 maggio - Elezioni generali e avanzata socialdemocratica. 28 giugno - Secondo Governo Muller, d i grande coalizione. 27 agosto - Patto Briand-Kellog di rinuncia alia guerra, settembre - Orientamento per la revisione del piano Dawes. 200

20 ottobre - Hugenberg assume la direzione dei Tedesconazionali. novembre - Conflitti sindacali nella Renania e sentenza arbitrale d i Severing. La produzione industriale supera gli indici del 1913. Si accentua 1'indebitamento con Testero. DifEcolt dell'agricoltura. La stabilizzazione precria, ma si diffonde un certo ottimismo econmico. I I transadantico Bremen conquista i l nastro azzurro nella traversata atlntica. Remarque pubblica AlVOvest niente di nuovo. Prima rappresentazione de UOpera da tre soldi, d i B. Brecht e K . Weil. 1929 1 maggio - Disordini comunisti a Berlino e agitazioni contadine nello Schleswig. 26-31 maggio - Congresso delia SPD a Magdeburgo. 7 giugno - Sottoscrizione del piano Young. Rateizzazione delle riparazioni. 14 giugno - Concordato con la Chiesa i n Prssia. 9 luglio - Alleanza tra Hugenberg e Hitler. 6 agosto - Conferenza Internazionale sul piano Young all'Aia. 9 ottobre - Morte di Stresemann. 24 ottobre - Crollo delia Borsa di New York. Ha inizio la Grande Crisi. 6 dicembre - Memorandum d i Schacht sul piano Young. Dimissioni d i Hilferding. 22 dicembre - Agitazione nazionalistica contro i l piano Young e disgregazione del partito Tedesco-nazionale. 201

La crisi ha effetti immediati sull'economia tedesca. I disoccupati superano i 2 milioni; i l carico degli interessi per i prestiti stranieri grava per oltre 1,2 miliardi di R. M . A l congresso di Magdeburgo la sinistra socialdemocratica ottiene larghi consensi. Dibattito sul militarismo. Pubblicazione di Democrazia Econmica, curata da F. Naphtali per l'ADGB. I I KPD adotta la linea del socialfascsmo . Mentre viene attribuito i l Premio Nobel a Thomas Mann, escono Deutschland, iiber Alles di Tucholsky e II Teatro politico di Piscator.

ottobre - Crisi del governo di coalizione i n Prssia. dicembre - 1 disoccupati superano i 4,5 milioni. Espansione del ruolo dello Stato nelPeconomia e dibattito sulla pianificazione a ridosso delPaggravamento delia crisi che sconvolge 1'apparato creditizio e produttivo. Diffusione del nazismo nelle campagne. Escono i N . S. Monatshefte, mentre A . Rosenberg pubblica Der Sumpf. Muore i l dirigente comunista P. Levi. 1931 10 febbraio - Secessione parlamentare dei nazisti sulla questione del piano Young. 19 marzo - Progetto d i Unione doganale con 1'Austria osteggiato in sede internazionale. 31 marzo - Manifestazione degli Elmi d'acciaio a Breslavia. 29 giugno - Moratria Hoover. 9 luglio - Incontro Hitler - Hugenberg. 13 luglio - Crollo delia Danatbank e crisi bancaria. 9 agosto - Fallimento delia campagna degli Elmi d'acciaio contro la Prssia socialdemocratica. 19 settembre - Nomina del Commissario del Reich sulle imprese creditizie. - Dimissioni di Curtius - Groener Ministro degli Interni. 10 ottobre - Incontro Hkler-Hindenburg. Si forma i l Fronte di Harzburg Alleanza tra nazisti, tedesconazionali ed Elmi d'acciaio. 8 dicembre - Decreto per la sicurezza delPconomia e delia finanza e per la difesa delia pace interna. 203

1930
gennaio - Seconda Conferenza dell'Aia per Pattuazione del piano Young. 25 febbraio - Decreto di Groener contro comunisti e nazisti. 7 marzo - Dimissioni di Schacht. Suo avvicinamento a Hitler. 12 marzo - Ratifica tedesca del piano Young. 27 marzo - Crisi del Governo Muller e costituzione del Gabinetto Bruning (I) di Centro. 1 luglio - Proclamazione delia liberazione delia Renania. 18 luglio - Scioglimento del Reichstag. Riorganizzazione del Partito Democrtico con la denominazione d i Staatspartei. 26 luglio - Decreto sulla cartellizzazione. settembre - I disoccupati raggiungono i 3 milioni. 14 settembre - Elezioni generali. Forte avanzata nazista. 23 settembre - Processo d i Ulm. 16 ottobre - Secondo governo Bruning. 202

Caduta delle riserve auree. La disoccupazione supera i 6 milioni d i unit. Crollo dei titoli azionari e rovina del sistema produttivo. Destabilizzazione delPassetto istituzionale. Aperta collusione tra apparati statali e forze eversive: crisi delia Repubblica. Congresso delTSPD a Lipsia. fondata la Zeitschrift fiir sozialforschung.

9 agosto - Decreto contro i l terrorismo politico. 13 agosto - Nuovo incontro Hindenburg-Hitler. 29 agosto - Von Papen rivendica per la Germnia la parit degli armamenti. 30 agosto - Goering presidente del Reichstag. 12 settembre - Caduta del governo von Papen. 27 ottobre - Hitler espone i l programma nazista all'Assemblea degli Industriali tedeschi a Diisseldorf. 6 novembre - Nuove elezioni generali. 3 dicembre - Gabinetto von Schleyer. 11 dicembre - Risoluzione delia Conferenza sul disarmo: riconoscimento delPuguaglianza d i diritti tra Germnia e Alleati.

1932 gennaio - La violenza nazista si sviluppa i n tutto i l Reich. 2 febbraio - Conferenza di Ginevra sul disarmo. 10 aprile - Rielezione d i Hindenburg alia Presidenza del Reich. 24 aprile - Elezioni in Prssia. 13 maggio - Dimissioni di Groener. Cresce rinfluenza d i von Schleyer, legato ai nazisti. Schlange-Schningen commissario del Reich per la Osthilfe. 30 maggio - Hindenburg licenzia i l governo Bruning. 4 giugno - Formazione del Gabinetto von Papen. Scioglimento del Reichstag. Agonia delia Repubblica. 14 giugno - Revoca del decreto di scioglimento delle S.A. e S.S. 16 giugno - Conferenza per le riparazioni a Losanna. La Germnia ha versato 32 miliardi di marchi oro. 19 luglio - Congresso di unit antifascista promosso a Berlino dal KPD. 20 luglio - Colpo di Stato d i von Papen i n Prssia. 26 luglio - Discorso di von Schleyer sul riarmo e sulla r i strutturazione delPesercito (Umbau). 31 luglio - Elezioni al Reichstag. Successo nazista. 204

1933 gennaio - Crisi del Governo Schleyer. 30 gennaio - Hitler diviene Cancelliere del Reich. I disoccupati raggiungono i 6 milioni. Crollo delia produzione industriale, del reddito nazionale (40% rispetto al 1929), dei salari (35%). Fallimenti e socializzazione delle perdite; mancanza d i sbocchi alTinterno e alVestero. La Germnia scende al 5 posto nella produzione mondiale.

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INDICE DEI N O M I

INDICE DEI NOMI

Abelshauer, W., 28 Abendroth, W., 15, 24 Adler, F., 104,126,127 Adler, M., 105, 106, 107, 110, 113, 114, 116, 117, 119, 131, 132, 134 Adler, V., 104,106 Adorno, T . W"., 142 Albertin, L., 28 Alexander, G . , 138 Angress, W. T., 23

Dawes, C , 81 De Giovanni, B., 135 De La Vega, R., 105 Dessauer, F., 153 Deutsch, J., 106 Dickson, G . R., 150 Diesel, E . , 145 Dietrich, B., 15 Dilthey, W., 156 Dblin, A., 153-155 Dollfuss, E . , 133 Dos Passos, J., 154 Ebert, F., 13 Ehni, H . P., 25 Ellenbogen, W., 123 Engels, F., 96,118 Erhard, L . , 32 Eyck, E . , 33, 39 Fehrenbach, K., 16 Fichte, J. G . , 155 Fischer, W., 28 Flechtheim, O. K., 23 Foa, V., 29, 76 Ford, H., 158 Fosse, B., 155 Fraenkel, E . , 45 Freyer, H . , 147 Gallas, H . , 39 Gates, R. A., 28 Gay, P., 35, 38,141 Gerlach, H . von, 30,31 Gessler, O., 30 Gestigkeit, W., 14 Geyer, C , 15,16 Goerdeler, K. F., 32 Gossweiler, K., 18 Graml, H . , 16

Bach, J . A., 20 Bauer, O., 24, 104-108, 110-113, 115-119, 121, 125-130, 132, 134, 135 Becher, J. R., 139,151 Behrens, P., 143, 159,160 Benjamin, W., 34,150,151 Benn, G., 153,156 Benz, W.,16 Bernstein, E . , 114,120, 121 Bloch, E 153,160,161 Bonacchi, G. M., 127 Bracher, K . D . , 14, 40 Brady, R., 82 Braun, A., 110 Brecht, B., 144,151,155,161 Briand, A., 85 Bruck, M. van den, 144, 147 Bruning, H . , 9, 14, 15, 19, 20, 22, 26, 30, 47, 61, 63, 65, 68, 89-91, 104 Cacciari, M., 29, 78,135 Cases, C , 35,154 Chamberlain, H . S., 156,160 Collotti E . , 12,23 Conze, W., 19 Cuno, W., 16.111

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Gramsci, A., 125, 153,158 Grifone, P., 76 Groener, G . W., 30 Grosz, G . , 137,155 Gropius, W., 30 Grosser, A., 15 Gumperz, J., 139 Grossmann, H . , 76,127 Guillebaud, G . W., 79 Gumperz, J., 139 Hardach, G . , 14,17,153 Harrer, J., 24, 25, 26 Haupt, H . G . , 28 Heartfield, J., 137, 155 Heer, H , 26 Hegel, G . W. F., 161 Heinemann, G . , 13 Herbert, F., 150 Herrmann-Neisse, M., 138, 139 Hermens, F. A., 19 Hess, J. C , 31, 32 Heuss, T. P., 30 Hielsen, F., 147 Hilferding, R., 8, 20, 32, 41, 46, 59, 93-99, 101-104, 110, 120125, 133, 135 Hindenburg, F. M. P. von, 37 Hinrichs, P., 29 Hitler, A., 33, 36, 44, 60, 67, 69, 71, 91 Hoegner, W., 16, 27 Hofmansthal, H . von, 146,153 Hrster-Philips, U 17, 21 Huch, R., 145 Hugenberg, A., 33, 34 Hunt, R. N., 26 Isherwood, C , 155 Jaspers, K., 145 Jones, L. E . , 28 Jung, E . , 147 Jung, F., 139 Junger, E . , 147-150 Kanehl, O., 139 Kapp, E 50, 67,137,157 Kautsky, K., 96, 106-108, 111-115, 121

Kehr, E . , 41 Kelsen, H . , 111, 117-119, 121, 125127, 129-131 Kirchheimer, O., 35 Klages, L., 153,156,160 Kocka, J., 28 Kokoschka, O., 137 Kllmann, W., 28 Kopitzsch, F. D. W., 15 Korsch, K., 131 Kuczynski, J., 18, 21, 28, 84 Kiihnl, R., 14,17, 153 Kun, B., 110 Lafargue, P., 111,121 Laqueur, W., 36, 38 Lassalle, F., 119,121 Leichter, O., 10-1, 102, 104 Leipart, Th., 99 Lenin, V. I., 107 Levi, P., 51,134 Liebknecht, K., 41, 51 Link, W., 82 Low, A. D 110 Lukcs, G . , 135,153,161 Luther, H . , 16 Luxemburg, R., 51 Mach, E., 111,126,127 Maier, Ch., 28 Mann, H . , 151 Mann, K., 161 Mann, Th., 141,143,144 Mannheim, K., 144 Marcon, H., 27 Marianelli, M., 141 Marramao, G . , 108,131 Martines, G . , 153 Marx, K., 118, 119, 121, 126, 127, 130 Marx, W., 16 Mason, T., 28 Mehring, F., 111, 121,138 Meriggi, M. G., 29 Mises, L . von, 122,123 Mitchell, C , 84 Mittner, L . , 153 Mommsen, H . , 19,28 Muller, H . , 16,19, 21, 22, 30 Muller, O., 145 Muthesius, H . , 153, 159, 160

Naphtali, F., 100 Naumann, F., 30, 31, 33, 35 Negri, A., 127 Neumann, F., 48,102,133 Neurath, O., 122, 123 Niekisch, E., (N. Gotz) 148 Nietzsche, F., 156 Nuss, K., 23 Opitz, R 31-33 Ossietzky, C. von, 36 Palmier, J. M., 153 Papen, F. von, 20-22, 25-27, 30, 66, 68, 91 Parker, G . , 84, 86 Perls, J., 15 Peter, L . , 29 Petzina, D., 19, 28 Piscator, E . , 138 Plechanov, G., 121 Palany, K., 123 Poole, K. E . , 91 Poor, M., 28 Popper, E . , 157 Popper, J., 153 Potthof, H . , 100 Preuss, H . , 30 Priimm, K., 143 Quidde, L . , 30 Radek, K., 109 Rathenau, W., 8, 30, 72, 77-79, 122, 153, 157-160 Raupach, H . , 19 Renner, K., 110, 120-125,135 Reulecke, J., 28 Rohe, K., 25 Roosevelt, F . D . , 90 Rosenberg, A., 125 Roth, K. H., 28,29, 30 Rothe, W., 139,153 Ruhle, O., 51 Rusconi, G . E . , 11, 12, 17-19, 21, 22, 24-26, 36, 74, 75, 96-98, 101, 104, 131, 133, 139, 140, 150 Salvadori, M. L . , 114 Sandkuhler, H . J., 105 Sann, O., 147 Schacht, H . , 8, 77, 79, 80, 81, 83,

84, 86, 87 Scheidemann, P., 16 Schieder, T., 19 Schleicher, K. von, 27, 66, 68, 69 Schleier, H . , 40 Schmitt, C , 144 Schneider, M., 26, 28 Schulze, H . , 17, 26 Schller, H., 138,139 Schumacher, M., 28, 30 Schumpeter, J. A., 122 Seipel, I., 133 Seiwert, F. W., 139 Sell, F. C , 32 Severing, C , 20, 32 Schelling, J., 155 Simmel, G . , 156,157 Sohn-Rethel, A., 103 Sombart, W., 8,153,157 Sontheimer, K., 139-143 Speer, A., 79 Spengler, O., 147 Spranger, E 146 Steinberg, H . J., 28 Stephan, W., 31, 32 Sternthal, F., 147 Stinnes, H . , 72 Stoecker, H . , 31 Streseman, G . , 85 Thalmann, E . , 139 Tjaden, K. H . , 23 Todt, F., 79 Trotskij, L., 125 Tucholsky, K., 36,151 Utitz, E., 145,146 Valiani, L., 133 Weber, H , (vedi Bauer, O.) Weber, M , 8, 30, 121, 123, 153, 157 Weisbrod, B., 19, 28 Wehler, H . U., 17, 41 Wheeler, R., 28 Wiesner, J., 153, 157 Winkler, H . A., 28, 97 Wirth, J., 16 Wolf, F., 139 Woytinsky, W., 64, 133 Young, O., 86

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