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MATERIALI DENTALI

a cura di Caterina Roncoroni I materiali dentali sono prodotti utilizzati in odontoiatria difficile elencare ed analizzare tutti i materiali in quanto essi sono in continuo progresso evolutivo con immissione nella pratica clinica di nuove sostanze. Essi assolvono al fine ultimo che lodontoiatra persegue, quello di ristabilire integrit anatomofunzionale dellaapparato stomatognatico. In ogni settore dellodontoiatria vengono utilizzati materiali dentali: in prevenzione, in parodontologia, in ortodonzia ed infine nellodontoiatria estetica. Attualmente al fine di rendere i materiali dentali sicuri sia per chi li usa che per il paziente ogni singolo materiale deve possedere della caratteristiche chimico-fisiche biologiche che rispondono a norme precise dettate dalla comunit europea. La realizzazione di un materiale dentale frutto della collaborazione del chimico del fisico dellingegnere del biologo e dellistologo in quanto il materiale dentale deve possedere delle propriet tali da mantenere la sua stabilit in condizioni ambientali diverse quali quelle che si realizzano nella cavit del cavo orale come un ph acido o basico, temperature diverse, aggressione batterica, saliva con la sua azione chimico-fisica. Lassistente dentale ha il compito di conoscere le propriet e i diversi tipi di uso di ogni materiale. I CEMENTI ODONTOIATRICI Generalit Il cemento una sostanza capace di aderire a materiali non adesivi e di mantenerli saldamente uniti fra loro. I cementi in odontoiatria sono i materiali di pi largo uso, la loro applicazione clinica molto ampia e per tale motivo ne esistono vari tipi e con caratteristiche chimico-fisiche differenti a secondo dellimpiego cui sono preposti. La maggior parte dei cementi sono in commercio in confezione da due flaconi, uno contenente polvere uno contenente liquido, oppure come pasta-pasta, che miscelati formano un prodotto di varia consistenza, il quale indurisce rapidamente. La reazione chimica che avviene tra i costituenti per la maggior parte una reazione tra un acido e una base. Alcuni cementi di pi recente introduzione in campo odontoiatrico ( cementi allo monomero di vetro, cementi resina, compomeri) hanno tra i costituenti delle resine che provocano una presa (indurimento) del 2

cemento per fotopolimerizzazione o per auto-polimerizzazione. La polimerizzazione il processo che consente attraverso lunione di pi unit monometriche la formazione di una macromolecola polimerica. Una unit monometrica una molecola singola a basso peso molecolare che in particolari condizioni si lega ad altri monomeri della stessa specie o di specie diversa dando luogo alla formazione di un polimero. Uso di cementi Il cemento usato per : Fissare in modo definitivo o provvisorio manufatti protesici, restauri conservativi, bande ortodontiche; Sottofondi; Endodonzia insieme ai coni di guttapercha deputati alla chiusura dei canali radicolari; Proteggere ferite chirurgiche; Materiale impronte (irreversibile). Generalit I cementi che vengono presi in considerazione sono: cementi all'ossido di zinco-eugenolo cementi a base di acido fosforico cementi a base di acidi polialchenoici polialchenoici I cementi all'ossido di zinco-eugenolo, detti anche ZOE, sono formati da polvere (ossido di zinco al 95%) e un liquido (eugenolo ed olio di garofano al 95%). La reazione un tipico processo acido-base in cui si forma un complesso chelato formando una massa solida. Esistono formulazioni liquido-polvere o a due paste. Questo cemento viene utilizzato in cavit profonde, sotto i restauri in amalgama, mentre non possono essere utilizzati sotto le otturazioni in composito in quanto ne inibiscono la polimerizzazione e ne variano il colore. Sono capaci di garantire una barriera termica, una azione batteriostatica, ma hanno una bassa resistenza alla compressione.3

Questi cementi si applicano dopo aver impastato polvere e liquido o le due paste, il tempo di lavorazione di 1-3 minuti a 37 gradi e quello di indurimento varia da 4 a 10 min. I cementi all'ossido di zinco-eugenolo oggi in commercio sono: Cavitec, Temp Bond, Kalsogen plus. I cementi a base di acido fosforico sono: cementi al fosfato di zinco cementi al silicato cementi silicofosfatici di questi cementi solo quelli al fosfato di zinco vengono utilizzati come sottofondo, gli altri vengono usati solo per l'otturazione dei decidui anteriori in quanto anticariogene. I cementi al fosfato di zinco sono quelli pi utilizzati, formulati sottoforma di polvere e liquido da mescolare al momento hanno una composizione a base di ossido di zinco (oltre a calcio e magnesio) nella polvere e acido fosforico nel liquido; quando questi cementi vengono usati come sottofondo vanno accoppiati ad un isolante (liner) o cemento all'ossido di calcio per evitare di irritare la polpa dovuto al loro ph acido. Sono cementi da utilizzare come sottofondi di cavit piccole e medie sotto otturazioni in amalgama e per la cementazione di protesi fisse o bande ortodontiche. I cementi al silicato sono stati introdotti come materiali da restauro estetico, sono poco utilizzati in quanto sono stati sostituiti da quelli vetroionomeri.Vengono utilizzati solo per le otturazioni dei decidui quanto anticariogeni. Anche questi sono sottoforma di polvere simile ad un vetro e liquido costituito da una parte acquosa contenente acido fosforico simile a quella del fosfato di zinco.sono cementi acidi che possono compromettere la polpa per l'elevata tossicit. I cementi silifosfatici sono un ibrido tra i cementi al fosfato di zinco e quelli al silicato, vengono utilizzati per la cementazione di corone di porcellana, bande ortodontiche e i decidui in pedodonzia; sono poco in commercio in quanto sostituiti dai cementi ionomeri o altri. Cementi a base di acidi polialchenoici hanno la caratteristica di fare presa grazie all'azione di un acido organico con ossido di zinco o silicofosfatici, se ne ricordano 2 tipi: cementi policarbossilati (tipo Durelon) cementi vetroionomeri I primi sono formulati sottoforma di polvere e liquido o sola polvere con acqua. 4

La polvere contiene ossido di zinco, magnesio,fluoruri di stagno, clacio e sodio.Hanno una solubilit maggiore dei cementi al fosfato di zinco, buona resistenza alla trazione e compressione,sono acidi ma non irritanti per la polpa. Sono utilizzati come sottofondi per cavit, cementazione di protesi fisse e ortodontiche. Quelli vetroionomeri hanno come costituenti principali la silice, l'allumina e la fluorite che sono fusi insieme formando un materiale vetroso che ridotto in polvere costituisce la componente solida. Esistono almeno 5 tipi di questo cemento, vengono usati per: per cementazioni per ricostruzioni estetiche per sigillare solchi e fessure per sottofondi di amalgama e compositi. Hanno una azione cariostatica per la liberazione di ioni fluoro e resistono alla compressione vengono inoltre utilizzati per otturazione di decidui in quanto poco resistenti alle forze di masticazione degli adulti, per cementazione di bande ortodontiche o come sigillanti di solchi e fessure in pedodonzia. In commercio esistono cementi vetroionomeri per sottofondi e per cementazioni definitive (quali Ketac, Fuji GC). Miscelazione dei cementi per fissaggio La miscelazione del cemento per fissaggio loperazione che ha lo scopo di unire meccanicamente i due componenti e il cemento stesso: la polvere ed il liquido. A questa unione meccanica fa seguito una reazione chimica (reazione di presa dipendente da diversi fattori che la influenzano). Linizio della reazione di presa avviene dopo una tempo di presa pi o meno lungo ed in relazione alla temperatura ambiente, a quella del liquido del cemento, a quella della piastra per miscelazione ed al modo di spatolatura. La corretta miscelazione del cemento una condizione imprescindibile per lottimale fissaggio o cementazione del manufatto protesico (operazione di per se stesa non facile ), pu essere notevolmente facilitata dalla corretta miscelazione del cemento e da alcune misure precauzionali che possono essere adottate prima e durante la miscelazione. Tali precauzioni consistono: nellimpiegare preferibilmente un cemento a presa lenta; nel ritardare il pi possibile linizio del tempo di presa del cemento allo scopo di favorire lottimale unione meccanica della polvere con il liquido e di agevolare il corretto alloggiamento del manufatto protesico, soprattutto nei casi che presentano 5

una certa difficolt di posizionamento (quali possono essere, ad esempio: la cementazione di perni moncone, di ponti con pi elementi pilastro, di corone con attacchi di precisione, ecc.). Risulta ovviamente impossibile elaborare un unico protocollo operativo per la miscelazione di tutti i cementi per fissaggio: in questo lavoro sar pertanto descritta una tecnica di miscelazione del cemento al fosfato di zinco introdotto in odontoiatria nel 1879 che a tuttoggi pu ancora essere considerato il cemento delezione e uno dei pi affidabili. Strumenti Gli strumenti per una corretta miscelazione del cemento (miscelazione che garantisca lottimale unione meccanica della polvere con il liquido) e la facilitazione delle operazioni di cementazione sono: unadeguata spatola per impasto e unidonea piastra per miscelazione. Spatola per impasto Deve essere dacciaio inossidabile e possedere una discreta flessibilit. Piastra per miscelazione La piastra per miscelazione pi appropriata rappresentata da una piastrella rettangolare per rivestimenti di pareti in muratura, avente 15 x 7.5 cm per lato, 0.7 cm di spessore e con superficie smaltata assolutamente liscia. Il vantaggio principale derivante dallimpiego di piastrelle di questo tipo sta nel fatto che, essendo costituite da un a materiale di scarsa conducibilit termica, perdono molto lentamente la temperatura ottimale per la corretta miscelazione del cemento (temperatura di 4 o 5 circa raggiungibili con il raffreddamento in un comune frigorifero). Un altro vantaggio dato dalla superficie liscia, che permette, dopo la loro utilizzazione, di essere pulite perfettamente e di eliminare cos ogni traccia di cemento residuo che potrebbe compromettere le ulteriori miscelazioni (pi avanti sar descritto un accorgimento per una semplice, veloce ed ottimale rimozione del cemento residuo dalle piastre per miscelazione e da qualsiasi altro strumento. Misure precauzionali per una corretta miscelazione Sono rappresentate da alcune norme da osservare per la conservazione del cemento e delle piastre per miscelazione. Conservazione del cemento La polvere del cemento va conservata a temperatura ambiente nei rispettivi flaconi accuratamente chiusi. Il liquido invece conservato in frigorifero: il liquido a bassa temperatura consente di prolungare il tempo di miscelazione (viene cos ritardato linizio del tempo di presa e di accelerare il tempo di presa in bocca).6

Conservazione delle piastre per miscelazione Le piastre per miscelazione devono essere conservate in frigorifero, avvolte in una busta di carta e ne vanno tolte solo nel momento in cui devo essere utilizzate. La conservazione delle piastre dentro una busta di carta ha lo scopo di evitare che le piastre si umidiscano: lumidit provoca lidratazione della polvere del cemento, che ha come conseguenza unaccelerazione del tempo di presa ed unalterazione delle caratteristiche del cemento. Per la stessa ragione bisogna asciugare con un fazzoletto di carta leventuale condensa che pu formarsi quando le piastre vengono a contato con laria dellambiente: le piastre non devono sudare. Vantaggi derivanti dalluso di piastre fredde I vantaggi derivanti dalluso di piastre fredde sono i seguenti: possibilit di incorporare una maggiore quantit di polvere, il che aumenta di gran lunga la resistenza del cemento ritardo dellinizio di presa del cemento, che consente: 1. una migliore amalgamazione tra polvere e liquido; 2. una facilitazione delle operazioni di posizionamento e dalloggiamento del manufatto protesico; 3. accelerazione del tempo di presa in bocca del cemento (minor disagio per il paziente). Tecnica della miscelazione o dellimpasto o della spatolatura Le varie fasi per una buona miscelazione del cemento per fissaggio sono le seguenti: 1. porre su una estremit della piastra fredda la quantit di liquido necessaria (3-5 gocce per ogni elemento da fissare) e sullaltra estremit una congrua quantit di polvere; 2. ancor prima di cominciare leffettiva operazione di miscelazione aggiungere al liquido una quantit di polvere pari ad una capocchia di un fiammifero, o poco meno, spatolare fino ad ottenere un liquido lievemente lattiginoso e lasciare riposare il tutto per qualche minuto(anche questo accorgimento contribuisce a far ritardare linizio del tempo di presa); 3. iniziare la miscelazione vera e propria portando una piccola quantit di polvere nel liquido lattiginoso e spatolare lentamente per una quindicina di secondi; 4. sospendere per quindici secondi la miscelazione e quindi apportare unaltra piccola quantit di polvere che verr a sua volta miscelata per una quindicina di secondi; 7

5. proceder in questo modo (quindici secondi di spatolatura, quindici secondi di riposo) fino ad ottenere un impasto di consistenza tale che sollevando la spatola dallimpasto il cemento abbia a filare tra la piastra e la spatola stessa formando un filamento della lunghezza di circa 1-2 cm; a questo punto il cemento pronto e si pu procedere alle operazioni di cementazione. Osservazioni Lapporto di piccole quantit di polvere, la spatolatura lenta con alternanza di movimenti dimpasto e di riposo (come sopra descritto) consente di: 1. incorporare nel liquido una maggiore quantit di polvere (cemento pi resistente); 2. ritardare linizio del tempo di presa (miscelazione migliore, facilitazione delle operazioni di cementazione). Pulizia delle piastra per miscelazione e degli strumenti Una veloce ed ottimale pulizia della piastra per miscelazione e degli strumenti pu essere ottenuta utilizzando una soluzione satura di bicarbonato di sodio. Questa soluzione preparata una volta ogni tanto aggiungendo un paio di cucchiai di bicarbonato di sodio ad un litro dacqua; si agita bene il contenitore e si lascia sedimentare il bicarbonato: il liquido che si ottiene la soluzione satura. Quando si deve procedere alla miscelazione del cemento si versa un poco della soluzione in una vaschetta (senza agitare il contenitore) e si imbeve con la soluzione un batuffolo di cotone idrofilo della grandezza di una noce. Terminate le operazioni dimpasto si immergono spatola ed eventuali strumenti sporchi di cemento nella soluzione contenuta nella vaschetta: in pochi secondi spatola e strumenti saranno perfettamente puliti. Si preme pio la soluzione che impregna il cotone idrofilo sulla piastra e con il cotone si strofina la piastra stessa, che in pochi secondi sar perfettamente pulita. Cementi vetrionomerici resinosi-compositi Le resine acriliche, gi in uso a partire dal 1950 per le protesi, vennero proposti successivamente anche per i restauri estetici dei settori anteriori; ben presto si scoperto che davano la formazione di fessure marginali (all'interfaccia dente-otturazione) e conseguente infiltrazione di fluidi e batteri orali. Inoltre presentavano: scarsa durezza; scarsa resistenza alla compressione e alla trazione; bassa resistenza all'usura; alta tossicit per la polpa causata dal monomero libero. 8

Nel 1960 numerose ricerche hanno portato all'introduzione di resine acriliche di seconda generazione , dette anche resine composite o semplicemente compositi, la cui formulazione prevede: un monomero acrilico di Bowen; un riempitivo inorganico rinforzante; un legante; coloranti e additivi per conferire il colore adatto delle strutture dentali. L'evoluzione dei compositi ha permesso di soppiantare definitivamente i cementi per otturazioni estetiche e permettere di risolvere situazioni cliniche spesso evitando anche ricostruzioni protesiche. Le resine composite, i componenti attuali della formulazione di un composito sono: un riempitivo inorganico rinforzato o filler; una matrice polimerica detta di Bowen; un legante (che nel composito finale lega filler e matrice). Il riempitivo inorganico: costituito da particelle di silice o di silicati, bario, stronzio. Il legame del riempitivo con il legante avviene per reazione di un gruppo ossidrilico del riempitivo con un gruppo ossidrilico del legante e porta a un legante Si-O-Si. Le dimensioni medie delle particelle del riempitivo inorganico usato nelle prime generazioni erano relativamente grandi, per cui i primi compositi avevano una elevatissima quantit di riempitivo ed erano detti resine macroriempite o convenzionali, quelle successive erano ancora difficilmente lucidabili, e non si potevano ottenere tute le sfumature di colore e avevano un tempo di lavorazione troppo breve, cos per migliorare ci sono stati introdotti i compositi a particelle fini, detti microriempitivi pi facili da lucidare ma meno duri e meno resistenti perch meno ricchi di filler. La soluzione intermedia stata quella di creare compositi ibridi derivanti dalla miscelazione di compositi convenzionali e microibridi che riuniscono i vantaggi dei due sistemi La matrice polimerica di Bowen: quella pi usata negli attuali compositi quella che si ottiene dalla polimerizzazione del monomero di Bowen (indicato con la sigla BIS-GMA 9

bisfenologlicidilmetacrilato); si tratta di monomeri acrilici la cui polimerizzazione pu essere attivata per via chimica o fotochimica mediante l'uso di una luce ultravioletta. I compositi che vengono attivati per via chimica sono costituiti da due paste una delle quali contiene l'iniziatore di polimerizzazionee l'altra funziona da attivatore (la base attiva l'iniziatore) e coloranti per conferire il colore ai denti (tempo di indurimento max in 8 min) Nelle resine composite fotoattivabili la polimerizzazione avviene per via fotochimica e i compositi sono costituiti non pi da due ma da una sola pasta contenuta in una siringa opaca al riparo dalla luce, dopo il posizionamento della pasta nella cavit si procede alla polimerizzazione con apposita lampada che ne favorisce l'indurimento grazie ad un fascio di luce ultravioletta (i tempi di manipolazione e lavorazione sono maggiori che nel precedente!). Classificazione dei compositi I compositi vengono classificati in base alle dimensioni delle particelle del loro riempitivo che ne determinano le propriet dei vari compositi: compositi a macroparticelle, hanno un alto contenuto di riempitivo (80%), hanno qualit estetiche scadenti, poco tralucenti; compositi a particelle fini, hanno ancora un alto contenuto di riempitivo (80%), i restauri sono ben levigati ma non lucidi e brillanti, adatti per i margini incisali; compositi a microparticelle, si tratta di un composito ben lucidabile e con eccellenti caratteristiche estetiche; compositi con particelle ibride, un composito derivante da un misto di microparticelle e macroparticelle, ha una buona resistenza alla compressione e all'erosione e buona lucidabilit; contiene alcuni ossidi di metallo che li rendono radiopachi. Propriet biologiche e fisiche dei compositi Tra le propriet ideali troviamo: buona biocompatibilit; bassa contrazione da polimerizzazione (per ridurre la contrazione si polimerizza a strati); basso assorbimento di acqua; elevata resistenza alla compressione; elevata resistenza alla corrosione; radiopacit; 10

buona stabilit del colore; facilit di manipolazione; facilit di rifinitura e lucidatura. Propriet meccaniche dei compositi I compositi ibridi sono quelli che hanno maggiori propriet meccaniche durezza e resistenza alla compressione (che rende i compositi ibridi adatti al restauro dei posteriori) resistenza alla trazione (si tratta di compositi fragili e soggetti a fratture, tranne che per i compositi ibridi che hanno una durezza paragonabile a quella degli amalgami e maggiore dei cementi al silicato) elasticit, sono poco elastici e quindi facilmente deformabili sotto le forze occlusali usura ossia perdita di materiale dalla superficie, rappresenta ancora oggi uno dei punti deboli dei compositi Conclusioni I compositi sono un materiale da restauro indicati: per la ricostruzione dello smalto e le otturazioni delle superfici vestibolari e linguali degli elementi anteriori; per la ricostruzione di spigoli incisali e cuspidi; per il restauri cervicali; per la ricostruzione di incisivi fratturati; per lo splintaggio dei denti mobili in parodontologia; per la ricostruzione di monconi su cui montare corone fuse; in ortodonzia per fissare i Brackers. I sigillanti per solchi e fessure: sono soluzioni di composti organici come il bisfenologlicidilmetacrilato in trietilenglicol-metacrilato. Sono materiali dentali utilizzati in odontoiatria conservativa. Queste soluzioni sono applicate sulle superfici occlusali dei molari ritenuti a rischio di carie perch presentano solchi o fessure profondi difficili da detergere che possono facilmente divenire ricettacolo di placca, batteri e residui alimentari. La sigillatura dei solchi una tecnica introdotta intorno agli anni 60 risultata essere nel tempo uno dei metodi pi efficaci al fine della prevenzione della carie. I sigillanti scorrendo e penetrando in profondit e successivamente con la polimerizzazione creano una matrice organica solida 11

simile ad un film rigido che isola il dente e impedisce la formazione della placca e di conseguenza l'insorgere della carie. Un sigillante ideale dovrebbe essere: non irritante; non tossico; resistente allusura e allacqua; di viscosit idonea alluso che permetta di penetrare in profondit; di facile applicazione; economico. L'applicazione dei sigillanti comprende i seguenti passaggi: applicazione della diga per isolare il dente dalla saliva e dall'umidit della respirazione; detergere il dente con uno spazzolino con pasta pomice per eliminare la placca; sciacquare e asciugare con aria; applicare acido ortofosforico (37%); sciacquare e asciugare (si verificher una demineralizzazione dello smalto che ad occhio nudo appare opaco, biancastro e gessoso); applicazione del monomero con pennellino o applicatore in dotazione; polimerizzare con lampada a raggi ultravioletti; controllare i margini della sigillatura con una sonda (deve essere liscia e senza bolle); rimuovere la diga; controllare l'occlusione (ridurre lo spessore, se necessario); trattare con fluoruri sia il dente sigillato che quelli adiacenti. PROTESI E RAPPORTI CON IL LABORATORIO Considerazioni preliminari Attualmente la protesi dentale viene definita e regolata nel capitolo legislativo 93/42, dispositivi medici su misura. Per protesi dentale si intende una struttura artificiale atta a sostituire parti coronali di un dente o uno o pi o tutti i denti mancanti, avente il fine ultimo di ripristinare al meglio le funzioni del sistema stomatognatico (SSG). SSG costituito dallapparato dento parodontale (denti e parodonto) e dalle articolazioni temporo-mandibolari e dal sistema neuro-muscolare (nervi e muscoli) propri del SSG stesso. 12

Gli apparati che costituiscono il SSG sono interdipendenti e sono collegati con il sistema nervoso centrale per via ascendente tramite i nervi sensitivi e per via discendente tramite i nervi motori: il sistema nervoso centrale governa tutte le funzioni del SSG. Le funzioni del SSG sono: la masticazione e la cooperazione alla deglutizione, alla fonazione, alla definizione della fisionomia e al mantenimento della postura del corpo e delle varie parti del corpo. La postura dipende dal tono posturale. Il tono posturale il grado di contrazione involontaria dei muscoli anti-gravitari, che si oppongono alla forza di gravit sia durante la fase statica sia durante i movimenti. Questi muscoli sono quelli che mantengono eretta la colonna vertebrale, quelli che tengono diritti il collo e la testa, quelli che sostengono e fissano la mandibola (fra questi ultimi i pi importanti sono i masseteri, i pi potenti muscoli elevatori della mandibola). Una protesi non correttamente eseguita pu essere causa di disturbi della masticazione, della deglutizione, della fonazione di alterazione del tono muscolare dei masseteri. La realizzazione di una buona protesi funzionale deriva da un buon lavoro di equipe (odontoiatra, assistente alla poltrona, odontotecnico) e da una buona impronta. Alla realizzazione di unimpronta ottimale contribuiscono lodontoiatra, lassistente alla poltrona, i materiali per impronta e la tecnica di impronta. Limpronta la registrazione in negativo della forma del processo alveolare della mandibola, del processo alveolare e della volta palatina del mascellare superiore con i relativi aspetti superficiali della gengiva e della mucosa, della forma e dei rapporti dei denti. Limpronta serve a riprodurre in positivo con gesso o altri materiali un modello della superficie registrata. Per rilevare unimpronta occorrono appositi materiali i quali presentano caratteristiche diverse secondo la loro composizione chimica. Qualsiasi materiale per impronta, quando viene utilizzato, passa attraverso tre fasi successive: una fase di preparazione o di condizionamento o di miscelazione o dimpasto, un tempo di lavorazione ed una fase di presa o indurimento. La fase di preparazione quella durante la quale al materiale si fa assumere la consistenza plastica per rilevare limpronta. La fase plastica quella durante la quale il materiale, reso plastico dalla fase di preparazione, viene collocato sul portaimpronta e/o in apposite siringhe e quindi portato nella cavit orale. La fase di presa quella durante la quale il materiale indurisce assumendo una consistenza che pu essere, secondo il materiale, elastica o non elastica.13

In base alla consistenza finale i materiali da impronta sono stati divisi in elastici e non elastici. ELASTICI
-IDROCOLLOIDI Reversibili o agar Irreversibili -ELASTOMERI polisolfuri siliconi per condensazione siliconi per addizione polieteri

NON ELASTICI Gesso tenero da impronta Cera da impronta Resine termoplastiche

La distinzione fondamentale dei materiali da impronta elastici e non elastici che solo i primi sono in grado di rilevare anche i sottosquadri nel cavo orale, questo il motivo per cui oggi i materiali da impronta elastici sono quelli pi usati in odontoiatria. Gli idrocolloidi usati in odontoiatria sono dispersioni acquose di polisaccaridi, macromolecole insolubili in acqua, che si comportano come colloidi molecolari. Gli idrocolloidi per il rilievo di impronte sfruttano il passaggio dalla condizione fluida e viscosa a quella molto viscosa (semisolida). Per alcuni tale passaggio reversibile e quindi l'idrocolloide detto reversibile, per altri il passaggio irreversibile e pertanto sar detto irreversibile. Gli idrocolloidi reversibili (agar), sono costituiti da dispersioni acquose colloidali di agar, un polisaccaride, estratto da alcune particolari alghe rosse, derivante dalla polimerizzazione lineare del galattosio; queste dispersioni sono in grado di passare 14

reversibilmente dallo stato di sol allo stato di gel (questo passaggio detto punto di gelificazione) per raffreddamento della dispersione ed questo che responsabile dell'indurimento degli idrocolloidi. I reversibili presentano una elevata flessibilit e buona bagnabilit e fluidit anche se sono solo modestamente resistenti alla lacerazione; le impronte possono essere disinfettate senza variare le dimensioni ma i modelli vanno preparati subito perch i gel sono soggetti a variazioni dimensionali a causa di due processi opposti: per sineresi (trasudazione e perdita di acqua) in ambiente secco; per imbibizione, in ambiente umido . Gli idrocolloidi reversibili si trovano in commercio sottoforma di tubi di plastica deformabili, per il loro uso il materiale deve essere preventivamente riscaldato in apposite vaschette condizionatrici dopo di ch viene messo in porta impronte metallici non forati, internamente muniti di camera di raffreddamento nella quale si fa fluire acqua fredda. Il condizionamento del materiale richiede l'uso di 3 vaschette termostatiche dette bagno-maria contenete acqua mantenuta a tre temperature diverse da appositi termostati: nella prima vaschetta (bagno di liquefazione) la temperatura di circa 100C e l'idrocolloide passa dallo stato di gel a quello di sol in un tempo medio di 8-12 min; nella seconda vaschetta (bagno di conservazione) la temperatura di 65-68C e mantiene l'idrocolloide allo stato fluido, pronto per l'uso clinico; nella terza vaschetta (bagno di tempra) la temperatura di 40-45C e serve per scaldare per 4-5 min il cucchiaio porta impronte riempito di idrocolloide prima di portarlo nel cavo orale. Gli idrocolloidi reversibili sono usati anche dall'odontotecnico per duplicare i modelli in gesso formandone di nuovi. I requisiti di un idrocolloide reversibile sono: assenza di odori e sapori sgradevoli; assenza di azioni irritanti sui tessuti buccali; assenza di azioni tossiche sull'organismo; compatibilit con il gesso; temperatura di gelificazione non inferiore a 37C e non superiore a 45C. 15

Pregi: l'agar un materiale mucostatico, ossia non comprime e non disloca i tessuti molli durante la rilevazione delle impronte ed facilmente rimovibile dai sottosquadri grazie alla sua flessibilit. Difetti: un materiale che ha scarsa stabilit dimensionale e scarsa resistenza alla lacerazione che lo rende inadeguato per registrare le aree interprossimali e sottogengivali; un altro inconveniente dato dal fatto che il paziente costretto a sopportare la temperatura di 45 gradi del porta impronte e poi subito dopo quello di raffreddamento a 13 gradi circa, ci rende complicato l'uso di questo materiale in presenza di monconi preparati su denti vitali. Gli idrocolloidi reversibili sono poco usati in quanto risultano fastidiosi per il paziente ma anche laboriosi per l'odontoiatra e perch hanno una scarsa stabilit dimensionale, tra quelli in commercio possiamo ricordare:Acculoid e CartiLoids. Gli idrocolloidi irreversibili, o alginati hanno come componete principale l'alginato di sodio o di potassio, formato da tanti sali dell'acido mannuronico, con fosfato trisodico e solfato di calcio ed un indicatore colorato che segnala il raggiungimento del tempo di presa. In commercio si ritrovano sottoforma di polveri da mescolare con acqua nei modi e nelle proporzioni suggerite dal fabbricante che generalmente sono in rapporto 1:2,5in volume. Le polveri in genere sono conservate in barattoli metallici o buste di plastica o contenitori a chiusura ermetica contenete materiale pre-dosato per una sola impronta e vanno conservate in luoghi asciutti. La miscelazione viene effettuate in scodelle di plastica speciale con l'uso di una spatola (scodella e spatola non devono avere residui precedenti in quanto pu conferire una fluidit inadeguata); estremamente importante rispettare il tempo di miscelazione suggerito dal fabbricante che generalmente varia da 45 a 60 secondi e non far formare bolle di aria. Per ottenere l'impasto: prima si versa nella scodella la polvere, poi si aggiunge l'acqua che deve avere una temperatura di circa 21C, si mescola movendo la spatola in modo veloce evitando di inglobare aria, riempire il cucchiaio e porre nel cavo orale, rimuoverlo dopo 2-3 min dalla presa. La colatura del modello dovrebbe essere effettuata immediatamente (dopo la disinfezione) altrimenti questa va conservata in appositi umidificatori al 100% di umidit. Con l'aggiunta di acqua, l'alginato (di sodio o di potassio) forma una dispersione colloidale (sol) dall'aspetto viscoso. A contatto con l'acqua l'alginato di sodio manda in soluzione parte dei propri ioni che interagendo con gli ioni calcio formano un alginato di calcio, questo precipita e permette agli 16

altri ioni dell'alginato di sodio di andare il soluzione cos che si verifica l'indurimento del materiale da impronta. Per ritardare la presa dell'idrocolloide il fabbricante aggiunge alle polveri di alginato il fosfato trisodico, dalla reazione degli ioni fosfato con gli ioni calcio si forma il fosfato di calcio sottraendo gli ioni calcio all'azione degli ioni alginato. Gli ioni calcio reagiscono con l'alginato di sodio o potassio per formare alginato di sodio in modo irreversibile; in questo modo l'odontoiatra ha il tempo di porre il materiale sul porta impronte e posizionarlo nella cavit orale. E' quindi molto importante il corretto dosaggio di fosfato di sodio per ottenere un tempo di gelificazione ottimale. In assenza di fosfato di sodio non ci sarebbe il tempo necessario per preparare e prendere le impronte. Quando si versano gli alginati dalla busta al contenitore, necessario indossare la mascherina per evitare linalazione che risulta assolutamente dannosa. Il porta impronte usato per questo materiale deve essere forato per permette al materiale di penetrare nei fori e stabilire un'unione meccanica con il porta impronte. E' possibile distinguere gli alginati in: a rapido indurimento (60-70 secondi a partire dall'inizio della miscelazione); a indurimento normale (da 2 a 4 min dall'inizio della miscelazione). Gli alginati devono mostrare: assenza di odori e sapori sgradevoli; assenza di azioni irritanti per le mucose; assenza di azioni tossiche; compatibilit con il gesso; tempo di indurimento compreso tra 60 e 120 sec per quelli ad indurimento rapido e 2-4 min x quelli a indurimento normale; deformazione dopo la presa dell'impronta inferiore al 3%. Pregi: hanno una elevata flessibilit, elasticit, bagnabilit e resistenza alla lacerazione ed una discreta stabilit dimensionale, vengono usati per la preparazione di modelli diagnostici, modelli ortodontici, modelli delle arcate antagoniste edentule o parzialmente edentule, preparazione di porta impronte individuali. Difetti: non vengono usati per la preparazione di ponti o corone e in generale in protesi fissa a causa della scarsa stabilit dimensionale; gli alginati, come gli agar, sono viscoelastici 17

pertanto qualsiasi movimento durante la presa potrebbe provocare distorsioni dell'impronta, inoltre devono essere colati subito in quanto subiscono sineresi ed imbibizione come gli agar. Tra gli idrocolloidi irreversibili si ricordano: Kromopan Lascod, Xantlgen Kulzer, Hydrogum. Gli elastomeri sintetici indicano polimeri ad elevato peso molecolare con caratteristiche di elasticit simili a quelle del caucci. Possiamo distinguere 4 tipi di elastomeri: polisolfuri siliconi che polimerizzano per condensazione per addizione polieteri Sul mercato sono disponibili come sistemi a due componenti in barattoli, tubi o cartucce accoppiate a doppietta, con fondo mobile che per azione di appositi dispenser che ne spingono il fondo come se fosse lo stantuffo di una siringa, estrudono il materiale in puntali miscelatori monouso; dopo la miscelazione avviene una reazione chimica di polimerizzazione (che pu essere per addizione o condensazione) che li porta all'indurimento. Gli elastomeri si sono affermati in commercio a causa della loro buona stabilit dimensionale e buona resistenza alla lacerazione che invece non hanno gli idrocolloidi. Le propriet degli elastomeri sono: elevata elasticit buona stabilit dimensionale buona resistenza alla lacerazione buona fluidit prima della polimerizzazione Gli elastomeri vengono utilizzati in tutte le procedure di ricostruzioni protesiche totali e parziali: ponti, corone, intarsi, impronte funzionali e per impianti. Sono disponibili in commercio sotto vari gradi di viscosit e sono in grado di rilevare anche i pi fini particolari di un modello. Le impronte possono essere rilevate con vari metodi, i due pi usati sono: il metodo della doppia miscela mediante l'uso di due paste a diversa viscosit. Il materiale meno viscoso (pi preciso) viene inserito in una apposita siringa e iniettato attorno ai denti o monconi, mentre contemporaneamente si miscela e si posiziona sul porta impronte il materiale ad alta viscosit, in questo modo ne risulta una impronta in cui i due materiali sono uniti e copolimerizzati. 18

il metodo della doppia impronta che prevede il rilevamento dell'impronta in tempi successivi mediante l'uso di due paste (uno ad alta ed uno a bassa viscosit); si rileva la prima impronta con il materiale pi viscoso, dall'impronta indurita si rimuove la parte superficiale in prossimit dei denti mediante un bisturi dopo di che con una siringa contenete la seconda pasta (meno viscosa) si riempiono le parti rimosse e attorno ai denti o monconi nella bocca, poi si porta in bocca fino alla presa. I polisolfuri sono polimeri e si trovano in commercio sotto forma di 2 paste: una pasta base una pasta catalizzatrice La pasta base mercaptano, che una sostanza costituita da alcoli e zolfo; il catalizzatore costituito da perossido di idrogeno, zolfo e olio di ricino. La reazione di presa avviene per miscelazione della base col catalizzatore nel rapporto suggerito dal fabbricante che normalmente stabiliscono un rapporto di miscelazione sia lineare che volumetrico di 1:1 ci vuol dire che ad eguali lunghezze corrispondono uguali volumi di pasta base e catalizzatore. I polisolfuri hanno una elevatissima resistenza alla lacerazione ma possono deformarsi a causa della loro visco-elasticit pertanto la rimozione dell'impronta da effettuarsi con una manovra unica e decisa; i polisolfuri si distinguono in light-body, regular body e heavy-body. Vengono utilizzati per la protesi parziale, totale e scheletrati. In commercio troviamo: Permlastic Kerr, I siliconi per condensazione sono composti derivanti dalla reazione di un prepolimero con silicato di tetraetile. I materiali in commercio sono costituiti da due paste, contenute in tubetti deformabili, o da pasta e liquido e come nel precedente anche qui la formulazione light, regular e heavy a cui si aggiunge una formulazione detta putty caratterizzata da una viscosit particolarmente alta. La reazione di presa per condensazione avviene miscelando i due componenti. I rapporti di miscelazione lineare e volumetrica non sono uguali: ad esempio, il foro di uscita del tubo della pasta base ha un diametro maggiore del foro di uscita del tubo della pasta catalizzatrice per cui il volume di due uguali lunghezze di pasta maggiore per la pasta base. Quando si miscelano pasta base e catalizzatore di un silicone per condensazione avviene una reazione che porta allindurimento della pasta base con eliminazione delle sostanze volatili (alcool 19

etilico ed alcool metilico) senza alcuna trasformazione chimica della pasta base. Leliminazione di queste sostanze volatili causa di una instabilit dimensionale della massa per impronta, nel senso che il materiale va incontro ad una contrazione lineare (si ritira, si restringe). Per questo motivo necessario colare il modello nel pi breve tempo possibile ed uno dei compiti dellassistente quello di preoccuparsi di far consegnare limpronta al laboratorio odontotecnico in tempo utile. I siliconi per condensazione vengono usati per rilevare impronte di protesi fisse e sono pi usati dei polisolfuri in quanto essendo materiali elastici recuperano quasi completamente la forma iniziale dopo lo stress da stiramento o compressione anche se si lacerano pi facilmente dei polisolfuri; in commercio ritroviamo: Zetaplus, Optosil Confort Xantopren I siliconi per addizione sono simili per composizione al precedente ma si ottengono a partire da 2 prepolimeri (e non uno come il precedente), la formulazione in commercio sotto forma di 2 paste, in barattoli o cartucce accoppiate (Elite) mescolate con il dispenser che spinge sul fondo come uno stantuffo e miscelate in un unico puntale (ad elica per permettere un'ottima miscelazione); il rapporto di miscelazione lineare di 1:1; il processo di unione della pasta base con il catalizzatore conduce alla formazione di un prodotto completamente nuovo senza eliminazione di nessun sottoprodotto. Questa reazione risulta equilibrata, il che si traduce in una grande stabilit dimensionale del materiale polimerizzato e quindi la colata dellimpronta pu essere differita. Si trovano in formulazione: light, regular, heavy, putty sono utilizzati per la realizzazione di ponti, corone, e altre protesi parziali. N.B. i siliconi per condensazione non possono essere usati in combinazione con i siliconi per addizione e viceversa, per i siliconi per condensazione di marche diverse possono essere usati in combinazione tra loro e cosi dicasi per i siliconi per addizione. I polieteri da impronta sono costituiti da prepolimeri di natura polieterea e sono forniti in confezioni contenenti pasta base e pasta catalizzatrice, la reazione di presa inizia quando le due paste vengono mescolate e inizia la polimerizzazione; hanno una viscosit alta, media e bassa, si usano per impronte di protesi fissa, mobile e per impronte per la protesizzazione su impianti. Hanno una stabilit dimensionale, resistenza alla lacerazione e esattezza delle riproduzioni; a volte possono dare luogo a fenomeni di allergia. I rapporti di miscelazione lineare e volumetrico non sono uguali: il foro di uscita del tubo del catalizzatore di 1/8 di quello della pasta base per cui a parit di misura lineare il volume del catalizzatore pari ad 20

1/8 di quello della pasta base. Nella miscelazione manuale molto facile incorporare bolle daria per cui la miscelazione deve essere particolarmente accurata e energica. I poliesteri sono materiali modicamenti idrofili, pertanto non vanno conservati in ambiente umido in attesa della colata del modello, che pu essere anche differita. In commercio troviamo: Impregum Penta, Permadyne. COME TRATTARE LE IMPRONTE IN ALGINATO PER LA PREPARAZIONE DI UN OTTIMALE MODELLO IN GESSO Limpronta in arginato, quando viene rimossa dalla bocca, porta in superficie tracce pi o meno abbondanti dei fluidi presenti nella cavit orale (saliva, fluido clevicolare, muco eventuale gemizio ematico) e residui dellacido alginico che non hanno partecipato alla reazione di gelificazione dellalginato. I fluidi provenienti dalla cavit orale ed in modo particolare il muco, modificano laspetto superficiale dellimpronta nel senso che ne alterano i dettagli pi fini; di conseguenza la superficie del modello in gesso non riprodurr esattamente gli aspetti pi fini delle strutture delle quali si rilevata limpronta anche perch il muco tende a rammollire lo strato superficiale del gesso. Per asportare le tracce indesiderate dei fluidi orali presenti sulla superficie dellimpronta occorre lavare subito accuratamente limpronta con acqua fredda. I residui dellacido alginico, che si trovano sulla superficie dellimpronta reagiscono con il solfato di calcio della primissima quantit di gesso colata nellimpronta stessa, proprio con quella parte di gesso che va a costituire la superficie del modello, superficie che, per questa ragione viene a presentarsi modicamente friabile e farinosa. Il procedimento per neutralizzare lacido alginico presente sulla superficie dellimpronta il seguente: 1. cospargere la superficie dellimpronta appena lavata con una piccola quantit di polvere di gesso; 2. con un pennello a pelo lungo e morbido imbevuto di acqua fredda impregnare la polvere di gesso cosparsa sullimpronta; 3. sempre con lo stesso pennello distribuire delicatamente la miscela acquosa di gesso su tutta la superficie dellimpronta: in questo modo il solfato di calcio costituente il gesso si combina con i residui di acido alginico e li neutralizza; 4. con questa operazione non solo si neutralizzano i residui di acido alginico, ma si contribuisce ad eliminare eventuali piccole tracce dei fluidi orali ancora presenti. Con un successivo trattamento dellimpronta mediante soluzione acquosa al 7% di solfato di zinco possibile rendere pi compatta e meno porosa la superficie del gesso. Si procede nel modo qui di seguito descritto: immergere limpronta nella soluzione di solfato di 21

zinco al 7%; trascorsi 4-5 minuti togliere limpronta dalla soluzione e rimuovere gli eccessi con movimenti di scuotimento seguiti dallapplicazione di un getto daria, che non deve per in alcun modo asciugare la superficie dellimpronta stessa; a questo punto si pu procedere alla colata dellimpronta. MATERIALI DA IMPRONTA NON ELASTICI In odontoiatria accanto ai materiali da impronta elastici ve ne sono anche non elastici o rigidi. I materiali da impronta rigidi pi usati sono: le paste a base di ossido di zinco o eugenolo il gesso tenero le cere e paste termoplastiche Nei primi 2 materiali l'indurimento avviene attraverso vere e proprie reazioni chimiche mentre nel terzo avviene un rammollimento termico reversibile, ossia si ammorbidiscono quando vengono scaldate e ritornano alla durezza iniziale quando si raffreddano. Le impronte ottenute con materiali non elastici sono rigide, sono adatte per rilevare impronte di bocche edentule e quindi si usano soprattutto nella ribasatura di protesi totali e per le impronte della sella nelle protesi parziali; le paste termoplastiche possono essere usate per la protezione dei tessuti in chirurgia parodontale. Pasta all'ossido di zinco ed eugenolo, hanno una composizione simile a quella dei cementi all'ossido di zinco, sono sotto forma di due tubetti, una contiene eugenolo e resina e l'altra ossido di zinco; all'eugenolo si aggiungono piccole quantit di cloruro di calcio che agisce come acceleratore dei tempi di indurimento. Sono usate soprattutto per la correzione di protesi, si tratta di un materiale che dopo la miscelazione (tempo iniziale di presa) presenta un lento aumento di viscosit, poi induriscono rapidamente e non possono essere pi manipolate (tempo di presa finale). Gesso tenero per impronte dirette, simile al gesso usato per intonaci o stucchi, il componente principale il solfato di calcio, il gesso si presenta sotto forma di cristalli porosi che quando vengono miscelati con acqua danno luogo ad una reazione chimica inversa detta di idratazione con formazione di una massa. La reazione di idratazione esotermica e pu risultare fastidiosa per il paziente che non sopporterebbe il calore emesso se il gesso non venisse diluito con additivi compatibili; il gesso 22

addizionato di miscele contenenti acceleratori e ritardanti di presa che stabilizzano il tempo di presa intorno ai 3 min. utilizzando dei porta impronte individuali. Paste termoplastiche da impronta, le formulazioni sono un miscuglio di cere, resine termoplastiche,riempitivi e coloranti vari; l'ingrediente fondamentale ancora ad oggi la cera d'api, gli altri sono la ceralacca, l'acido stearico, la guttaperca, sostanze capaci di incrementare la plasticit e lavorabilit delle paste. Queste paste diventano fluide e sono idonee per le impronte quando hanno una temperatura di 40C, al di sotto di questa temperatura il materiale solidifica (si pu accelerare l'indurimento con un getto d'acqua fredda), sono disponibili in fogli o bastoncini e sono ammorbidite per immersione in acqua calda o esposizione a fiamma, possono essere manipolate con le dita e stratificate 2 o 3 volte. Sono paste che non sono in grado di registrare dettagli fini delle superfici ed il loro uso limitato alla realizzazione di protesi totali rimovibili; a volte si prende una prima impronta con pasta termoplastica e su questa viene applicata la pasta all'ossido di zinco-eugenolo per avere una seconda impronta pi precisa. Le cere da impronta, vengono usate da sole come materiali rigidi da impronta, contengono: cera d'api, paraffina. Le cere possono essere usate per: per registrare impronte correttive, un sottile strato di cera viene messo ad una base con valli occlusali e viene lasciato in bocca per un periodo di tempo definito, in questo caso la cera scorre e si adatta ai tessuti orali sotto l'influenza dell'occlusione funzionale; per la registrazione occlusale, permettono di definire le relazioni interdentali tra le arcate antagoniste cos da poter posizionare i modelli in gesso negli articolatori sotto la loro guida; per impronte dirette, per riprodurre con cera intarsi occlusali e cervicali senza l'uso di modelli in gesso; per la bordatura di protesi totali o parziali rimovibili. GESSI PER USO ODONTOIATRICO Il gesso in odontoiatria viene usato per: il rilevamento di impronte; il montaggio dei modelli in articolatore; 23

la costruzione di modelli; la costruzione di monconi; la costruzione di mascheri.ne Il gesso per uso odontoiatrico si ottiene per disidratazione(si toglie acqua) delle pietre pi bianche del gesso naturale, si possono distinguere 3 tipi di gesso: gesso tenero o di Parigi; gesso duro; gesso extraduro. Il gesso tenero si ottiene per calcinazione del solfato di calcio diidrato in forni aperti ad una temperatura di 120C e viene usata per le impronte dirette e per il montaggio in articolatore. Il gesso duro si ottiene per calcinazione del diidrato alla temperatura di 130C e viene usato sia in odontoiatria che in ortopedia. Il gesso extraduro si ottiene facendo bollire una dispersione di gesso in una soluzione di colruro di sodio ottenendo cos cristalli pi compatti. Reazione di indurimento dei gessi e loro conservazione Il gesso mescolato con acqua a temperatura ambiente, si trasforma in solfato di calcio diidrato attraverso una reazione che rappresenta la presa del gesso. E' molto importante la quantit di acqua, infatti maggiore l'acqua utilizzata per l'impasto, minore la durezza del gesso, il processo di indurimento inizia non appena il solfato di calcio vene a contatto con l'acqua; il processo di presa consiste in una continua dissoluzione del solfato di calcio in acqua cui segue la cristallizzazione del solfato di calcio diidrato. Classificazione dei gessi per uso odontoiatrico I gessi ad uso odontoiatrico sono di cinque tipi: gesso tenero per impronte gesso duro per impronte gesso duro gesso extraduro gesso extraduro ad alta espansione Il gesso tenero serve per rilevare impronte dirette nel cavo orale.24

Il gesso duro per la costruzione di modelli da studio, per montaggio in articolatore. Il gesso duro per produrre modelli usati per la costruzione di protesi totali o parziali. Il gesso extraduro per costruire modelli di monconi su cui si costruiscono le protesi fisse. I gessi extraduri si usano per ottenere modelli di monconi leggermente pi grandi dell'originale Manipolazione del gesso e caratteristiche del prodotto dopo l'indurimento L'operatore deve eseguire le seguenti operazioni: calcolare l'esatta quantit di acqua necessaria per l'impasto seguendo le istruzioni del fabbricante misurare e versare l'acqua in apposita scodella di gomma di forma circolare pesare il gesso necessario e versarlo nella scodella miscelare energicamente la massa con spatola rigida di acciaio fino ad ottenere una crema densa ed omogenea cercando di non far formare bolle di aria (possono essere eliminate facendo vibrare la miscela su un banco vibrante) Parametri importanti per definire le propriet di un gesso: il tempo di lavorazione, inteso come l'intervallo di tempo durante il quale il miscuglio pu essere manipolato. il tempo iniziale di presa, inteso come il tempo richiesto affinch il materiale acquisti un grado di consistenza, il materiale sar semiduro ed avr perso la lucentezza. il tempo finale di presa, inteso come il tempo richiesto affinch il materiale possa essere completamente indurito e il modello di gesso pu essere estratto dall'impronta. Tra le variabili che possono ritardare la presa va ricordato: il tempo di miscelazione il rapporto acqua-polvere LEGHE AUREE PER USO ODONTOIATRICO L'oro un metallo nobile che possiede un'elevata resistenza all'ossidazione, alla corrosione, ha un'alta stabilit chimica e ottima biocompatibilit.25

E' usato fin dall'antichit anche in odontoiatria conservativa per il restauro di cavit dentarie, in odontoiatria protesica per la fabbricazione di protesi fisse e rimovibili. Tuttavia sciogliendo nell'oro fuso piccole quantit di altri metalli nobili quali argento, palladio, platino, rame, dopo il raffreddamento si ottengono soluzioni solide dette leghe auree caratterizzate da una forte resistenza e durezza maggiori di quelle dell'oro puro. Queste leghe sono utilizzate per la costruzione di manufatti protesici con la tecnica della fusione a cera persa (intarsi, corone, ponti) dette anche leghe da colata prevedendo una fusione dei vari componenti ed il loro raffreddamento. Alle leghe da colata appartengono anche le leghe auree per oro-ceramica e per oro-resina utilizzate per la fusione di strutture metalliche su cui si mette un rivestimento estetico in resina o ceramica che nasconde il metallo e simula la struttura dentale Leghe auree di oro-resina (con ricopertura estetica di resina) In queste protesi il metallo rivestito da resina, tranne la parte occlusale che rimane di metallo in quanto la resina non sopporterebbe il carico masticatorio; la resina viene fatta aderire tramite dei collanti a temperatura ambiente; vengono classificate in: leghe ad alto contenuto di oro (>del 65% di Au puro), sono adatti a lavori molto estesi; leghe a medio contenuto di oro (> del 25% di Au); leghe a basso contenuto di oro (< del 25% di Au), sono le meno costose e le meno resistenti alla corrosione. Leghe auree di oro-ceramica (con ricopertura estetica di ceramica) Sono le pi usate in Italia. Per costruire una protesi di metallo-ceramica necessario legare e compattare , con un processo termico detto sintetizzazione, una massa ceramica sulla superficie di un manufatto metallico, durante questo processo le particelle di ceramica vengono portate ad una certa temperatura, in questo modo la ceramica aderisce al metallo. La ceramica si lega chimicamente al metallo sfruttando alcuni ossidi dando origine ad un legame resistente che non richiede l'esposizione del metallo dando anche un buon livello estetico che lo differenzia dall'oro-resina.26

LEGHE DI METALLI DI BASE E ACCIAI Accanto alle leghe auree in odontoiatria si usano anche alcune leghe non nobili dette leghe di metalli di base formate principalmente da tre metalli non nobili: cromo, cobalto, nichel e da piccole quantit di carbonio, manganese, silicio, ferro ed alluminio; vengono utilizzate per la realizzazione di protesi fisse, ma principalmente per protesi parziali rimovibili (scheletrati). Queste leghe anche se sono formate da metalli non nobili hanno una buona resistenza all'ossidazione grazie al cromo che forma uno strato sottile di ossido sulla,loro superficie proteggendo la superficie sottostante dall'ossidazione; queste leghe hanno un basso costo, elevata durezza e resistenza alla compressione, alla deformazione. Il loro maggior difetto risiede nella difficolt della loro lavorazione che richiede attrezzature specializzate sia per la loro fusione (sono necessari forni a temperature super a 950C) che per la loro lucidatura che viene effettuata per via elettrolitica e non meccanica, pertanto la loro lavorazione affidata solo a laboratori odontotecnici specializzati. Le protesi costruite con leghe di metalli di base non devono liberare sostanze dannose per il paziente e non devono corrodere dopo esposizione nell'ambiente orale per almeno 1 anno. Le leghe di metalli di base si distinguono in: leghe cromo cobalto (scheletrati) leghe cromo-cobalto-nichel leghe cromo-nichel (senza cobalto per corone e ponti) LE CERAMICHE PER USO ODONTOIATRICO Il termine ceramico indica materiali che costituiscono i manufatti di terracotta e porcellana o meglio ancora indica l'analisi della loro struttura, mostra che essi sono composti di piccoli cristalli cementati tra loro con presenza di vuoti e crepe legati da forze di Van der Waals. I materiali ceramici si differenziano dai metalli perch sono: meno densi e quindi pi leggeri pi duri e pi compatti resistono meglio alle alte temperature ottimi isolanti termici riproducono l'aspetto, il colore e la traslucenza dei denti I difetti dei ceramici sono:27

fragilit e bassa resistenza alla rottura dopo l'uso i ceramici possono venire meno (ci avviene soprattutto con l'invecchiamento che fa perdere loro la resistenza meccanica). Inizialmente la porcellana era impiegata per la costruzione di intarsi, per le faccette vestibolari, per le corone a giacca, ecc..., oggi rappresenta il materiale che meglio si presta a riprodurre le principali caratteristiche chimico-fisiche ed estetiche dei denti ed ha praticamente sostituito l'oro resina. I manufatti ottenibili in odontoiatria con le porcellane dentali In odontoiatria con la porcellana possibile realizzare: denti preformati di porcellana, si tratta di denti da usare nella costruzione di protesi, prodotte in misure e forme standard, attraverso un aggancio meccanico (e non chimico) tramite dei perni metallici che vengono inglobati nella resina. Si tratta di denti molto validi dal punto di vista estetico, ma hanno il difetto di essere rumorosi e pi fragili; protesi di metallo-ceramica, sono fatte di una struttura dentale metallica (metallo nobile, seminobile o di base) sulla quale viene applicato un rivestimento di materiale ceramico che ricopre tutta la struttura, o limitato alla sola faccia vestibolare; si ottengono cuocendo uno strato di porcellana sulla struttura metallica di sostegno (il primo strato detto opaco ed ha lo scopo di mascherare la struttura metallica); per aggancio alle piccole irregolarit della porcellana; per compressione della lega sulla porcellana. Caratteristiche chimico-fisiche dei manufatti di porcellana Le porcellane devono presentare: elevata stabilit chimica e termica coefficiente di espansione termica molto bassa conducibilit termica molto bassa resistenza alla compressione e durezza molto elevata resistenza a trazione molto bassa 28

Lavorazione delle porcellane dentarie L'odontoiatra prepara il dente da ricoprire riducendolo in maniera tale da prevedere uno spessore opportuno e rileva le impronte, le quali una volta disinfettate sono inviate all'odontotecnico che procede allo sviluppo delle impronte e preparazione della struttura metallica. Nel moncone in gesso pone una vernice spaziatrice che corrisponde allo spessore che sar occupato dal cemento per il fissaggio. Preparato il modello maestro e il modello antagonista con l'aiuto di una cera di masticazione si fissano questi ultimi in articolatore. L'odontotecnico modeller in cera la struttura della corona o del ponte che dovr realizzare. Sulla struttura in cera verranno applicati i canali di colata e il tutto verr messo in un cilindro di metallo che verr riempito di un materiale refrattario a base gessosa o fosfatica. Il cilindro, una volta indurito il rivestimento, verr messo in forno di preriscaldo; per eliminare tramite calore la cera del modellato e con il procedimento di fusione a cera persa il metallo fuso verr gettato nel cilindro, a raffreddamento avvenuto si smuffoler la travata in metallo, tramite sabbiatura verr eliminato il rivestimento di fusione e verr inserita sul modello maestro. Dopo che la travata stata inviata al clinico e provata in bocca al paziente ritorna in laboratorio e verr preparata per essere rivestita di porcellana dentaria. Dopo rifinitura e sabbiatura si applica pasta contenente oro e polvere di ceramica, che per riscaldamento crea un film aureo che assicura il legame tra ossido del metallo e ceramica, poi si procede alla stesura dell'opaco e alla chiusura marginale della ceramica; si procede alla stratificazione personalizzata delle masse ceramiche e si passa alla cottura creando le caratteristiche proprie dei denti del paziente.

MATERIALI PER LA COSTRUZIONE DI PROTESI IMPLANTARI


L'implantologia una disciplina medico-chirurgica che i interessa dell'applicazione di protesi dentarie sorrette da monconi (fungono da radici artificiali) inseriti chirurgicamente all'interno dei mascellari integrati nell'osso (detti impianti endossei osteointegrati). Sono costituiti da due strutture distinte: l'impianto che di sostegno ed inserito nell'osso e il pilastro che affiora dalla mucosa orale e che bloccato nell'impianto per avvitamento e che sorregge la struttura protesica visibile. La corona fissata al pilastro per avvitamento o per cementazione. L'inserimento di un impianto prevede l'esecuzione di un protocollo chirurgico per scoprire la base ossea e posizionare la struttura di sostegno, per creare nell'osso il sito per gli impianti l'odontoiatra fa uso di frese chirurgiche sotto abbondante irrigazione con soluzione 29

fisiologica sterile che fanno parte di un kit che comprende tutto il necessario per la procedura chirurgica (chiavi, avvitatori dinamometrici, profondimetri,ecc...). Gli impianti sono tutti di titanio commercialmente puro o di una lega di titanio conosciuta come Ti. Gli impianti oggi disponibili possono essere di vario tipo, tra questi vi sono: impianti a guarigione sommersa; impianti a guarigione transommersa. Quelli a guarigione sommersa, dopo essere stati introdotti, vengono chiusi con viti a testa piatta (viti di chiusura), e protetti sotto la mucosa i cui lembi vengono suturati. Ad osteo-integrazione avvenuta si riapre la mucosa con un secondo intervento e si sostituisce la vite di chiusura con una di guarigione; dopo la maturazione dei tessuti molli attorno a questa vite si pu procedere alla protesizzazione. Gli impianti a guarigione transommersa emergono nel cavo orale gi a partire dal primo intervento, quello dell'inserimento, in quanto sono transmucosi monoblocco. La procedura chirurgica la stessa solo che i lembi della mucosa sono accostati al collo dell'impianto; come nel precedente non c' il carico immediato anche se in questa seconda procedura sull'impianto insiste la pressione linguale e gli urti accidentali che si verificano durante la guarigione. I pilastri odontoprotesici, vengono collocati all'interno dell'impianto che sostiene l'elemento protesico al posto del moncone, possono essere fissati nell'impianto in maniera diretta o mediante una vite di fissaggio e possono essere di svariate forme. I materiali costituenti gli impianti odontoprotesici I materiali usati per la costruzione di protesi implantologiche riguardano quelli per gli impianti, il moncone artificiale e quelli per la ricostruzione del dente che fuoriesce dalla gengiva. Si tratta di: materiali metallici materiali ceramici materiali ceramo-metallici MATERIALI PER LA TERAPIA PARODONTALE La parodontologia la branca dell'odontoiatria che si interessa di prevenire e curare la parodontopatia, ossia la malattia del parodonto che rappresenta l'apparato di sostegno che lega il dente all'osso alveolare.30

I materiali per la terapia parodontale riguardano quelli che vengono utilizzati dopo un intervento parodontale non solo per ridurre il dolore post-operatorio ma anche per proteggere le mucose da possibili insulti di natura chimica, microbiologica e meccanica all'interno del cavo orale (anche se molti parodontologi oggi sono contrari all'uso di questi cementi). I cementi per impacchi parodontali sono: cementi a base di ossido di zinco-eugenolo cementi a base di ossido di zinco e solfato di calcio Le caratteristiche di un buon impacco parodontale sono: facilit di applicazione capacit di fare presa in un ambiente umido plasticit tempo di indurimento breve consistenza e durezza per garantire la resistenza ai traumi masticatori Adesivi sintetici e naturali usati in parodontologia Per facilitare la chiusura di ferite e l'emostasi si usano collanti sistetici e colle naturali come la colla di fibrina (un componente rappresentato da fibrinogeno e da altre proteine plamatiche e l'altro da trombina liofilizzata). Materiali per il bloccaggio dei denti mobili A causa della malattia parodontale i denti perdono la loro stabilit negli alveoli e pu essere utile bloccarli tra loro per aumentarne la stabilit. Questo si pu realizzare mediante: otturazioni contigue rinforzate con barre; bande ortodontiche; legatura metallica; protesi parodontali fisse. PORTAIMPRONTE Sono degli appositi cucchiai realizzati in metallo o materiale plastico che riproducono la forma delle arcate dentarie, possono essere fabbricati in materiale plastico o in metallo, lisci o traforati, con bordo di ritenzione interno o senza bordo. Si distinguono in portaimpronta superiori ed inferiori, per arcate intere o per emiarcata destra e sinistra o per arcate edentule.31

I portaimpronta standard sono numerati con una numerazione progressiva a seconda della grandezza. La scelta del portaimpronta condizionata anche dal materiale utilizzato per limpronta. possibile realizzare anche portaimpronta individuali con materiale acrilico che garantiscono unimpronta ottimale. Per scegliere un portaimpronta ed evitare misurazioni inutili sul paziente si utilizza un compasso a punte smusse che misura il diametro traverso maggiore sia per larcata superiore che inferiore. I portaimpronta lisci si usano per il gesso, i portaimpronta traforati o con ritenzione interna per idrocolloidi irreversibili e i portaimpronta con circuito di raffreddamento per idrocolloidi reversibili. LIMPIEGO DEI DISINFETTANTI NEGLI STUDI ODONTOIATRICI Pur non essendo materiali dentali propri, questi prodotti sono necessari per lo svolgimento dellattivit odontoiatrica in quanto lambiente sia operatorio che logistico deve poter presentare un alto grado di decontaminazione soprattutto quando si effettuano interventi di chirurgia orale. Tutti i disinfettanti devono essere utilizzati con appositi dispositivi di protezione soprattutto agli occhi, in quanto istolesivi e devono essere conservati in ambiente asciutto ma soprattutto a bassa temperatura in quanto temperature tra 1 18 e i 25 gradi attivano le sostanze disinfettanti, oltre queste temperature perdono di efficacia. Il rischio infettivo legato allattivit odontoiatrica rappresenta un problema di sanit pubblica, soprattutto se si considera lampia diffusione di tale prestazione nella popolazione. Le infezioni, sia di natura batterica che virale, possono essere trasmesse per via diretta, mediante il contatto del paziente con lo strumentario contaminato, o per via indiretta attraverso lambiente inquinato da aerosol prodotto durante la pratica odontoiatrica. I contagi non coinvolgono solo il paziente ma anche gli operatori, spesso esposti a rischi occulti come i portatori cronici di HBV e HCV. Con il termine disinfezione si intende un processo che elimina tutti i microrganismi patogeni, ma non necessariamente tutte le forme microbiche, ne consegue che un oggetto disinfettato non deve essere considerato sterile. Questo intervento di prevenzione che riduce il rischio delle infezioni crociate viene effettuato utilizzando dei disinfettanti. I disinfettanti possono essere distinti in: - disinfettanti ad alto livello (attivi su tutto lo spettro microbico ad eccezione delle spore presenti in carica elevata) 32

- disinfettanti di medio livello (agiscono su quasi tutti i microrganismi ma non sulle spore) - disinfettanti di basso livello (agiscono su molte forme vegetative batteriche, su alcuni funghi e virus) Le caratteristiche di un disinfettante dovrebbero essere: - efficacia - rapidit e persistenza di azione nel tempo - innocuit (non tossico) - assenza di azione sensibilizzante - non alterazione del substrato su cui agisce - facile applicabilit - stabilit chimica - capacit di azione anche su materiale organico - economicit. Non si porrebbe il problema di scegliere quale disinfettante utilizzare se fosse disponibile un disinfettante in grado di raccogliere in s tutte queste caratteristiche. Si deve quindi cercare di ottenere il massimo risultato con i minori inconvenienti, dando priorit allobiettivo di igiene da perseguire, a livello di disinfezione che si deve applicare e al materiale da trattare. I disinfettanti pi utilizzati nella pratica odontoiatrica sono: - glutaraldeide (alto livello di disinfezione, attiva anche sulle spore, tossica, irritante, corrosiva per alcuni strumenti e necessita di smaltimento) - ipoclorito di sodio (largo spettro di azione, sporicida, ad azione rapida, irritante, corrosivo, inattivato da sostanze organiche) - acido peracetico (alto livello di disinfezione, ampio spettro dazione anche a basse concentrazioni, corrosivo) - alcoli (medio livello di disinfezione, facile da utilizzare, potenzia lattivit di altri disinfettanti, evapora rapidamente, infiammabile, viene inattivato da sostanze organiche) - Fenoli (medio livello di disinfezione , potenzia lattivit di altri disinfettanti, limitato spettro di azione, corrosivo, irritante, assorbiti da plastica e guanti) - Clorexidina (basso livello di disinfezione, rapidamente battericida, facilmente contaminabile, inattiva in presenza o spore) 33

- Sali di ammonio quaternario (basso livello di disinfezione, limitato spettro dazione, inattivati da sapone e anionici) - Perossido didrogeno (sporicida, virucida battericida, il livello di disinfezione subordinato alla diluizione e al tempo di contattto) Tutti i disinfettanti devono essere accompagnati da una scheda tecnica e scheda di sicurezza che riportino propriet, caratteristiche microbiologiche, applicazioni, modalit di impiego, composizione e relative avvertenze. Devono essere certificati CEE e meglio ancora testati e certificati da un ente terzo riconosciuto in Europa. Disinfezione e detersione delle impronte Le impronte rappresentano elementi ad alto rischio infettivo visto che non possibile la sterilizzazione in autoclave. I disinfettanti utilizzati hanno quasi sempre una combinazione chimica a base aldeidica per assicurare una disinfezione ad alto livello attiva contro batteri gram positivi e gram negativi, microbatteri, funghi, virus compresi HIV e HBV senza comunque alterare la qualit delle impronte. Disinfezione delle superfici Il disinfettante per superfici ha combinazioni chimiche meno aggressive ma comunque efficaci su gram positivi e gram negativi, funghi, adenovirus, herpes, rinovirus; contengono inoltre negli eccipienti sostante aromatiche che conferiscono una gradevole profumazione. Disinfezione dello strumentario chirurgico e odontoiatrico Sono disinfettanti a base di benzalconio cloruro o di ammonio quaternario che garantiscono in vaschetta ad ultrasuoni oltre ad unelevate attivit battericida e virucida anche una valida detersione dello strumentario dal materiale organico grazie alla presenza di tensioattivi. Sono presenti in commercio anche soluzioni pronte alluso a base di glutaraldeide al 2% che assicurano una sterilizzazione a freddo nei confronti di batteri, gram positivi, gram negativi, funghi, microbatteri, spore, virus, HIV, HBV, HCV. Disinfettante per aspirazioni chirurgiche Il disinfettante per aspirazioni chirurgiche ha una composizione pi complessa: ha componenti surfattanti, detergenti, oli antischiumogeni oltre ad impedire proliferazione batterica. spesso a base di fenolici di sintesi che assicurano una attivit antimicrobica 34

elevata e persistente nel rispetto delle superfici e delle membrane degli impianti. Deve inoltre essere attivo in un ambiente fortemente alcalino e fortemente contaminato. Disinfettante per ambienti La disinfezione degli ambienti operatori completa il protocollo di disinfezione migliorando la qualit e il controllo delle infezioni nosocomiali. Si effettua tramite luso di spray con sistema di erogazione automatico che permette la diffusione del prodotto in tutto lambiente riuscendo a penetrare negli angoli pi nascosti e sulle superfici difficili da raggiungere. Sono composti fenoli associati a cloruro di achil-benzil-oleil-ammonio che consentono la disinfezione rapida di sale daspetto, sale chirurgiche