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Funzioni e servizi indispensabili

degli enti locali. Gestioni associate e


il sistema di volontarietà incentivata
Dott. Carlo Milardi
Segretario comunale
INDICE
 LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI NELLA COSTITUZIONE
ITALIANA
 LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI NEL TUEL
 LE FORME ASSOCIATIVE
 Art. 30 - CONVENZIONI
 Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
 LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
 LA SITUAZIONE ATTUALE
 LA SENTENZA DELLA CORTE COST N. 33/2019
 LA FUSIONE DEI COMUNI
 GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
 CONCLUSIONI
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI
NELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Art. 114, 2° comma
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti
autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati
dalla Costituzione.

Art. 117, 2° comma


Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di
Comuni, Province e Città metropolitane;
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI
NELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Art. 118
1. Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per
assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città
metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà,
differenziazione ed adeguatezza.
2. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni
amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o
regionale, secondo le rispettive competenze.
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI
NELLA COSTITUZIONE ITALIANA
 Principio di sussidiarietà: lo svolgimento delle funzioni pubbliche deve essere
svolto al livello più vicino ai cittadini, ma tali funzioni vengono attratte dal livello
territorialmente superiore solo laddove questo sia in grado di svolgerle meglio di
quello di livello inferiore (verticale)
 Principio di differenziazione: l'allocazione delle funzioni deve tenere conto delle
caratteristiche di ciascun livello di governo, quanto, ad esempio, a struttura,
organizzazione, numero di cittadini, ecc.
 Principio di adeguatezza: l'idoneità, dal punto di vista organizzativo, di una
amministrazione a svolgere i compiti e le funzioni che le sono attribuite per legge.
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI
NELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Art. 119
1. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno
autonomia finanziaria di entrata e di spesa […]
2. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno
risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri
[…]. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali
riferibile al loro territorio.
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI
NELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Art. 119
3. La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli
di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
4. Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti
consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle
Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro
attribuite.
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI
NELLA COSTITUZIONE ITALIANA
DIFFERENZE CON LA COSTITUZIONE DEL 1948
Con la Riforma del Titolo V: superamento del principio del parallelismo
La Costituzione del 1948 attribuiva le funzioni amministrative al titolare
della potestà legislativa (Stato e Regioni), sollecitato a delegarle verso il
basso (principio del parallelismo).
Dal 2001: distribuzione delle funzioni dal basso verso l’alto: le funzioni
amministrative sono attribuite ai Comuni, salvo che per assicurarne
l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni
e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e
adeguatezza
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI NEL TUEL

Art. 3. Autonomia dei comuni e delle province


2. Il comune è l'ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli
interessi e ne promuove lo sviluppo.
3. La provincia, ente locale intermedio tra comune e regione, rappresenta la
propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo
sviluppo.
5. I comuni e le province sono titolari di funzioni proprie e di quelle
conferite loro con legge dello Stato e della regione, secondo il principio di
sussidiarietà. I comuni e le province svolgono le loro funzioni anche
attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dalla
autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali.
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI NEL TUEL

Art. 13. Funzioni


1. Spettano al comune tutte le funzioni amministrative che
riguardano la popolazione ed il territorio comunale,
precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla
comunità, dell'assetto ed utilizzazione del territorio e dello
sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente
attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo
le rispettive competenze. 
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI NEL
TUEL
Art. 14. Compiti del comune per servizi di competenza statale
1. Il comune gestisce i servizi elettorali, di stato civile, di anagrafe, di
leva militare e di statistica.
2. Le relative funzioni sono esercitate dal sindaco quale ufficiale del
Governo, ai sensi dell'articolo 54.
3. Ulteriori funzioni amministrative per servizi di competenza statale
possono essere affidate ai comuni dalla legge che regola anche i
relativi rapporti finanziari, assicurando le risorse necessarie.
LE FUNZIONI DEGLI ENTI LOCALI NEL
TUEL
PER LE PROVINCE: ARTT. 19 E 20
Mentre il Comune è ente a competenza generale che svolge
funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il
territorio comunale, la Provincia è un ente locale intermedio tra
Comune e Regione e svolge funzioni in settori determinati
relativi a zone intercomunali o all’intero territorio provinciale ed
alla quale la legge attribuisce importanti compiti di
programmazione (art. 20).
LE FORME ASSOCIATIVE
(Capo V, Titolo II TUEL, artt. 30-35)

 Art. 30. Convenzioni


 Art. 31. Consorzi
 Art. 32. Unioni di comuni
 Art. 33. Esercizio associato di funzioni e servizi da parte dei comuni
 Art. 34. Accordi di programma
 Art. 35. Norma transitoria
LE FORME ASSOCIATIVE
CONSORZI (Art. 31)
Gli enti locali, per la gestione associata di uno o più servizi e l'esercizio
associato di funzioni, possono costituire un consorzio secondo le norme
previste per le aziende speciali di cui all'articolo 114, in quanto compatibili. A
tal fine i rispettivi consigli approvano a maggioranza assoluta dei componenti
una convenzione ai sensi dell'articolo 30, unitamente allo statuto del
consorzio. La convenzione deve disciplinare le nomine e le competenze degli
organi consortili e prevedere la trasmissione, agli enti aderenti, degli atti
fondamentali del consorzio. Lo statuto, in conformità alla convenzione, deve
disciplinare l'organizzazione, la nomina e le funzioni degli organi consortili.
Sono organi del consorzio l'assemblea ed il consiglio di amministrazione.
In caso di rilevante interesse pubblico, la legge dello Stato può prevedere la
costituzione di consorzi obbligatori per l'esercizio di determinate funzioni e
servizi. La stessa legge ne demanda l'attuazione alle leggi regionali.
LE FORME ASSOCIATIVE
ESERCIZIO ASSOCIATO DI FUNZIONI E SERVIZI DA PARTE DEI
COMUNI
L’art. 33 sottolinea il ruolo di programmazione delle Regioni per la gestione
associata sovracomunale dei servizi.

ACCORDI DI PROGRAMMA (Art. 34)


Tali accordi sono finalizzati ad assicurare il coordinamento delle azioni ed a
determinarne i tempi, le modalità, il finanziamento ed ogni altro connesso
adempimento tutte le volte in cui la realizzazione di un’opera pubblica o altri
interventi richieda “l'azione integrata e coordinata di comuni, di province e
regioni, di amministrazioni statali e di altri soggetti pubblici, o comunque di
due o più tra i soggetti predetti”.
Art. 30 - CONVENZIONI
1. Al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e servizi determinati, gli enti
locali possono stipulare tra loro apposite convenzioni.
2. Le convenzioni devono stabilire i fini, la durata, le forme di consultazione degli
enti contraenti, i loro rapporti finanziari ed i reciproci obblighi e garanzie.
3. Per la gestione a tempo determinato di uno specifico servizio o per la realizzazione
di un'opera lo Stato e la regione, nelle materie di propria competenza, possono
prevedere forme di convenzione obbligatoria fra enti locali, previa statuizione di un
disciplinare-tipo.
4. Le convenzioni di cui al presente articolo possono prevedere anche la
costituzione di uffici comuni, che operano con personale distaccato dagli enti
partecipanti, ai quali affidare l'esercizio delle funzioni pubbliche in luogo degli enti
partecipanti all'accordo, ovvero la delega di funzioni da parte degli enti partecipanti
all'accordo a favore di uno di essi, che opera in luogo e per conto degli enti deleganti.
Art. 30 - CONVENZIONI

 1° comma: finalità e carattere facoltativo


 2° comma: contenuto necessario delle convenzioni = accordi
tra enti pubblici, competenza del consiglio comunale: Art. 42,
2° comma, lett. c)
 3° comma: convenzioni c.d. obbligatorie
 4° comma: due tipologie: costituzione di uffici comuni oppure
delega a favore di un comune.
Art. 30 - CONVENZIONI
Rispetto alla gestione associativa in Unione, i Comuni in Convenzione
mantengono la titolarità giuridica delle funzioni, delle risorse e del
personale. La Convenzione si caratterizza, inoltre, per la mancanza di
organi amministrativi appositamente previsti e risulta maggiormente
flessibile rispetto all’Unione di Comuni, tant’è che risulta essere la
forma associativa largamente diffusa tra i piccoli Comuni.
I servizi maggiormente gestiti attraverso questa forma sono: segreteria
comunale, Polizia Municipale, servizi scolastici, servizi sociali, SUAP,
servizi tecnici.
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
1. L’unione di comuni è l’ente locale costituito da due o più comuni, di
norma contermini, finalizzato all’esercizio associato di funzioni e
servizi. Ove costituita in prevalenza da comuni montani, essa assume
la denominazione di unione di comuni montani e può esercitare
anche le specifiche competenze di tutela e di promozione della
montagna attribuite in attuazione dell’articolo 44, secondo comma,
della Costituzione e delle leggi in favore dei territori montani.
2. Ogni comune può far parte di una sola unione di comuni. Le unioni
di comuni possono stipulare apposite convenzioni tra loro o con singoli
comuni.
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
3. Gli organi dell’unione, presidente, giunta e consiglio, sono formati, senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, da amministratori in carica
dei comuni associati e a essi non possono essere attribuite retribuzioni,
gettoni e indennità o emolumenti in qualsiasi forma percepiti. Il presidente
è scelto tra i sindaci dei comuni associati e la giunta tra i componenti
dell’esecutivo dei comuni associati. Il consiglio è composto da un numero di
consiglieri definito nello statuto, eletti dai singoli consigli dei comuni
associati tra i propri componenti, garantendo la rappresentanza delle
minoranze e assicurando la rappresentanza di ogni comune. (comma così
sostituito dall'art. 1, comma 105, lettera a), legge n. 56 del 2014)
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
4. L'unione ha potestà statutaria e regolamentare e ad essa si applicano, in
quanto compatibili e non derogati con le disposizioni della legge recante
disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di
comuni, i principi previsti per l'ordinamento dei comuni, con particolare
riguardo allo status degli amministratori, all'ordinamento finanziario e
contabile, al personale e all'organizzazione. Lo statuto dell'unione stabilisce
le modalità di funzionamento degli organi e ne disciplina i rapporti. In fase di
prima istituzione lo statuto dell'unione è approvato dai consigli dei comuni
partecipanti e le successive modifiche sono approvate dal consiglio
dell'unione. (comma così sostituito dall'art. 1, comma 105, lettera b), legge n.
56 del 2014)
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
5. All’unione sono conferite dai comuni partecipanti le risorse umane e
strumentali necessarie all’esercizio delle funzioni loro attribuite. Fermi
restando i vincoli […] in materia di personale, la spesa sostenuta per il
personale dell’Unione non può comportare, in sede di prima applicazione, il
superamento della somma delle spese di personale sostenute
precedentemente dai singoli comuni partecipanti. A regime […] devono
essere assicurati progressivi risparmi di spesa in materia di personale.
5-bis. Previa apposita convenzione, i sindaci dei comuni facenti parte
dell'Unione possono delegare le funzioni di ufficiale dello stato civile e di
anagrafe a personale idoneo dell'Unione stessa, o dei singoli comuni
associati, […] (comma introdotto dall'articolo 2, comma 6, legge n. 221 del
2012)
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
5-ter. Il presidente dell'unione di comuni si avvale del segretario di un
comune facente parte dell'unione, senza che ciò comporti l'erogazione di
ulteriori indennità e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica. […](comma introdotto dall'articolo 1, comma 105, lettera c), legge
n. 56 del 2014)
6. L’atto costitutivo e lo statuto dell’unione sono approvati dai consigli dei
comuni partecipanti con le procedure e con la maggioranza richieste per le
modifiche statutarie. Lo statuto individua le funzioni svolte dall’unione e
le corrispondenti risorse.
7. Alle unioni competono gli introiti derivanti dalle tasse, dalle tariffe e
dai contributi sui servizi ad esse affidati.
8. Gli statuti delle unioni sono inviati al Ministero dell’interno per le finalità
di cui all’articolo 6, commi 5 e 6.
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
 Ente locale
 Ogni comune può far parte di una sola unione però ammesse convenzioni
 Gratuità incarichi e doppio mandato, anche per il segretario
 Atti fondamentali: Statuto ed atto costitutivo, da approvare con maggioranze per
modifiche statutarie
 Lo Statuto deve disciplinare le modalità di funzionamento degli organi, individuare le
funzioni svolte dall’unione e le risorse per svolgerle. Se si attribuisce un servizio spettano
all’Unione le entrate di quel servizio
 I Comuni aderenti devono conferire risorse umane e strumentali necessarie per poter
svolgere le funzioni
 Restano fermi i vincoli alle spese di personale, che all’inizio non possono essere superiori
alla somma delle spese di personale dei singoli Comuni e che poi dovranno diminuire
progressivamente
 Possibilità di delegare le funzioni di ufficiale dello stato civile e di anagrafe
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI

Altre disposizioni sulle Unioni sono contenute nella Legge Delrio:


Possibilità di svolgere in modo unitario alcune attività:
(responsabile anticorruzione, responsabile per la trasparenza, organo di
revisione, organo di valutazione e di controllo di gestione, responsabile della
polizia municipale, approvazione piani di emergenza di protezione civile)
In caso di trasferimento di personale dal comune all'unione di comuni, le
risorse già quantificate sulla base degli accordi decentrati e destinate nel
precedente anno dal comune a finanziare istituti contrattuali collettivi ulteriori
rispetto al trattamento economico fondamentale, confluiscono nelle
corrispondenti risorse dell'unione.
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
Forma associativa più stabile e organica dotata di una propria personalità
giuridica e di propri organi, sia politici che gestionali.
Le norme in materia di unione e fusioni di comuni sono state introdotte dalla
legge n. 142/90, che costruisce l’associazionismo comunale in termini
volontari.
Originariamente l’unione di comuni era funzionale alla fusione, che doveva
intervenire entro dieci anni, pena lo scioglimento dell’unione.
Solo con la legge Napolitano - Vigneri (L. 3 agosto 1999, n. 265), le unioni di
comuni sono state emancipate dal processo di fusione, assumendo il rango di
ente locale.
Art. 32 - UNIONI DI COMUNI
(LEGGE 142/90) Art. 26. (Unioni di comuni)
1. In previsione di una loro fusione, due o più comuni contermini, appartenenti alla
stessa provincia, ciascuno con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, possono
costituire una unione per l'esercizio di una pluralità di funzioni o di servizi.
6. Entro dieci anni dalla costituzione dell'unione deve procedersi alla fusione, a
norma dell'articolo 11. Qualora non si pervenga alla fusione, l'unione è sciolta.
Art. 11. (Modifiche territoriali, fusione ed istituzione di comuni)
4. Al fine di favorire la fusione di comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti
anche con comuni di popolazione superiore, oltre agli eventuali contributi della
regione, lo Stato eroga, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi
contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai
singoli comuni che si fondono
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
Scopo della gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali è il
superamento delle difficoltà legate alla frammentazione dei piccoli comuni
per la razionalizzazione della spesa e per il conseguimento di una maggiore
efficienza dei servizi.
L'ordinamento prevede due tipologie di esercizio in forma associata tramite
unione di comuni o convenzione: quella, facoltativa, per l'esercizio associato
di determinate funzioni e quella obbligatoria, per i comuni con popolazione
fino a 5.000 abitanti per l'esercizio delle funzioni fondamentali.
La gestione associata obbligatoria delle funzioni fondamentali dei comuni è
stata prevista dal D.L. 78/2010, per i comuni con popolazione inferiore ai
5.000 abitanti, ovvero ai 3000 abitanti se montani.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
COME NASCE LA GESTIONE ASSOCIATA OBBLIGATORIA
DELLE FUNZIONI FONDAMENTALI?
DECRETO-LEGGE 31 maggio 2010, n. 78 Misure urgenti in materia di
stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.
DECRETO-LEGGE 6 luglio 2011, n. 98 Disposizioni urgenti per la
stabilizzazione finanziaria.
DECRETO-LEGGE 13 agosto 2011, n. 138 Ulteriori misure urgenti per la
stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo.
DECRETO-LEGGE 6 luglio 2012, n. 95 Disposizioni urgenti per la
revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini.
Le riforme dell’ordinamento dei Comuni sono state affidate a decreti legge per
superare l’emergenza finanziaria
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
Art. 14 DL 78/2010 originario (31/05/2010)
26. L'esercizio delle funzioni fondamentali dei Comuni è obbligatorio per l'ente titolare.
27. Ai fini dei commi da 25 a 31 e fino alla data di entrata in vigore della legge con cui
sono individuate le funzioni fondamentali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera
p), della Costituzione, sono considerate funzioni fondamentali dei comuni le funzioni
di cui all'articolo 21, comma 3, della legge 5 maggio 2009, n. 42.
28. Le funzioni fondamentali dei comuni, previste dall'articolo 21, comma 3, della citata
legge n. 42 del 2009, sono obbligatoriamente esercitate in forma associata, attraverso
convenzione o unione, da parte dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti. Tali
funzioni sono obbligatoriamente esercitate in forma associata, attraverso convenzione o
unione, da parte dei comuni, appartenenti o già appartenuti a comunità montane, con
popolazione stabilita dalla legge regionale e comunque inferiore a 3.000 abitanti.
29. I comuni non possono svolgere singolarmente le funzioni fondamentali svolte in
forma associata. La medesima funzione non può essere svolta da più di una forma
associativa.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
QUALI SONO LE FUNZIONI FONDAMENTALI?
Art. 21, c. 3, Legge n. 42/2009 (Delega al Governo in materia di federalismo
fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione)
3. Per i comuni, le funzioni, e i relativi servizi, da considerare ai fini del comma 2 sono
provvisoriamente individuate nelle seguenti:
a) funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo, nella misura
complessiva del 70 per cento delle spese come certificate dall'ultimo conto del bilancio
disponibile alla data di entrata in vigore della presente legge;
b) funzioni di polizia locale;
c) funzioni di istruzione pubblica, ivi compresi i servizi per gli asili nido e quelli di assistenza
scolastica e refezione, nonché l'edilizia scolastica;
d) funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti;
e) funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente, fatta eccezione per il
servizio di edilizia residenziale pubblica e locale e piani di edilizia nonché per il servizio
idrico integrato;
f) funzioni del settore sociale.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI

QUALI SONO LE FUNZIONI FONDAMENTALI?


L’art. 21, comma 2, della legge 42/2009 utilizzava come criterio interpretativo la
“tassonomia di bilancio”, cioè l’articolazione in funzioni e relativi servizi prevista dal
d.P.R. n. 194/96.
Come ha avuto modo di evidenziare la Corte Costituzionale nella recente
Sentenza n. 33/2019: Un aspetto essenziale dell'autonomia municipale è quindi
risultato relegato a mero effetto riflesso di altri obiettivi: infatti, nella L. 5 maggio
2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione
dell'articolo 119 della Costituzione), l'individuazione (provvisoria) delle funzioni
fondamentali (art. 21, comma 3) è stata meramente funzionale a permettere la
disciplina del cosiddetto federalismo fiscale; nel D.L. n. 78 del 2010 (in via ancora
provvisoria), e nel D.L. n. 95 del 2012 (in via non più provvisoria), essa è stata
strumentale a vincolare, per motivi di spending review, i piccoli Comuni all'esercizio
associato delle funzioni stesse.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
DPR 194/96: 12 funzioni
1. funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo
2. funzioni relative alla giustizia
3. funzioni di polizia locale
4. funzioni di istruzione pubblica
5. funzioni relative a cultura e beni culturali
6. funzioni nel settore sportivo e ricreativo
7. funzioni nel campo turistico
8. funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti
9. funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell’ambiente
10. funzioni nel settore sociale
11. funzioni nel campo dello sviluppo economico
12. funzioni relative a servizi produttivi
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
Dopo il 2010 abbiamo quindi due tipologie di funzioni per i Comuni
sotto i 5.000 abitanti:
 6 FUNZIONI FONDAMENTALI da svolgere in forma associata
con i tempi che sarebbero stati stabiliti con successivi atti;
 Tutte le altre che potevano essere svolte singolarmente.

NOTA: i Comuni sotto i 5.000 abitanti sono il 70% dei Comuni


italiani ed in essi vive il 16% della popolazione italiana.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI

L’AGGRAVAMENTO DELLA CRISI ECONOMICA


COMPORTA IMPORTANTI NOVITA’ NEL 2011

Con la “manovra di luglio” (DL 98/2011 del 06/07/2011, convertito in


legge 111/2011 Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria),
si prevede un percorso in tre tappe:
 Due funzioni (a scelta!) entro il 31.12.2011
 Altre due (sempre a scelta!) entro il 31.12.2012;
 Le ultime due entro il 31.12.2013
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
Con la “manovra di agosto” (DL 138/2011 del 13/08/2011, convertito
in Legge 148/2011 Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione
finanziaria e per lo sviluppo), si ha una accelerazione ed una
diversificazione del percorso:
 Per i Comuni tra 1.001 e 5.000 abitanti (o 3.000, nelle zone
montane, o in diverso ambito, se stabilito dalla legge regionale): due
funzioni (a scelta!) entro il 31.12.2011 e le altre entro il 31.12.2012
 Per i Comuni fino a 1.000 abitanti: l’obbligo di gestire “tutte le
funzioni amministrative e tutti i servizi pubblici loro spettanti sulla
base della legislazione vigente” con un nuovo tipo di Unione, la
C.D. UNIONE SPECIALE
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
LA C.D. UNIONE SPECIALE
I Comuni fino a 1.000 abitanti avevano l’obbligo di esercitare in forma
associata “tutte le funzioni amministrative e tutti i servizi pubblici loro
spettanti sulla base della legislazione vigente”: un “pacchetto” diverso
e assai più ampio delle “funzioni fondamentali” richiamate per
l’esercizio associato delle funzioni dei Comuni tra 1.001 e 5.000
abitanti.
Nei Comuni restava un Sindaco, ufficiale del Governo, titolare dei
compiti e delle funzioni di cui all’art. 54 Tuel, e un piccolo Consiglio,
con funzioni di indirizzo e sollecitazione verso il Consiglio
dell’Unione (e uno specifico ruolo propositivo-istruttorio in sede di
definizione del bilancio di previsione).
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
LA C.D. UNIONE SPECIALE
L’associazione avrebbe dovuto avere la forma dell’Unione di Comuni, ma
con alcune vistose particolarità rispetto alle allora previsioni dell’art 32
del TUEL.
La più evidente riguardava la governance: il presidente non sarebbe stato
necessariamente uno dei Sindaci, essendo liberamente eletto nel proprio
seno dal Consiglio dell’Unione, di cui avrebbero dovuto far parte anche
due consiglieri (uno di maggioranza e uno di opposizione) per ciascun
Comune; sarebbe potuto capitare quello che spesso è avvenuto (con
risultati disastrosi) in qualche Comunità montana, dove un Sindaco si è
trovato dinanzi ad un Presidente collocato, nel suo Comune, sui banchi
dell’opposizione; con l’aggravante che in questo caso il Presidente è il
“vero Sindaco”, titolare dei compiti e delle funzioni di cui all’art. 50 Tuel.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI
LA C.D. UNIONE SPECIALE
NOTA: Nella versione ferragostana il testo del DL 138/2011
proponeva la sostanziale cancellazione dei 1.963 Comuni con
popolazione fino a 1.000 abitanti, costringendo tali comuni a
dismettere tutte le loro funzioni per costituire un nuovo tipo di unione
e sostituendo le amministrazioni locali con un’anacronistica figura di
“Sindaco-podestà”, solitario rappresentante dello Stato nel territorio
comunale. Era un duro colpo inferto alla casta: 54.000 poltrone in
meno, per consiglieri che raggiungevano il compenso astronomico di
17 euro lordi, per le rare sedute dell’assemblea.
E’ stato corretto in sede di conversione.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI

NEL 2012 IL LEGISLATORE INTERVIENE NUOVAMENTE


CON UN ALTRO DECRETO LEGGE
Il D.L. n. 95/2012 del 6 luglio 2012, convertito il legge 135/2012.
Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con
invarianza dei servizi ai cittadini (c.d. Spending Review) che con l’art.
19 modifica ed integra l’art. 14 del D.L. 78/2010.
Ha il merito di specificare l’elenco delle funzioni fondamentali dei
Comuni, in sostituzione delle sei funzioni dell’art. 21, comma 3,
della Legge 42/2009, che erano transitorie.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI

FUNZIONI FONDAMENTALI DEI COMUNI (L’art. 14, c. 27, DL 78/2010)


a) organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e contabile e
controllo;
b) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale, ivi
compresi i servizi di trasporto pubblico comunale;
c) catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute allo Stato dalla normativa vigente;
d) la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché la
partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale;
e) attività, in ambito comunale, di pianificazione di protezione civile e di
coordinamento dei primi soccorsi;
f) l’organizzazione e la gestione dei servizi di raccolta, avvio e smaltimento e
recupero dei rifiuti urbani e la riscossione dei relativi tributi;
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI

g) progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle
relative prestazioni ai cittadini, secondo quanto previsto dall’articolo 118, quarto
comma, della Costituzione;
h) edilizia scolastica, per la parte non attribuita alla competenza delle province,
organizzazione e gestione dei servizi scolastici;
i) polizia municipale e polizia amministrativa locale;
l) tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di servizi
anagrafici nonché in materia di servizi elettorali e statistici, nell’esercizio delle
funzioni di competenza statale.
l-bis) i servizi in materia statistica.
Tutte le predette funzioni fondamentali, ad eccezione di quella
indicata alla lettera l), devono essere esercitate tramite unione o
convenzione.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI

Per completezza a questo elenco è necessario aggiungere come


funzione fondamentale lo svolgimento, in ambito comunale, delle
attività di pianificazione di protezione civile e di direzione dei
soccorsi con riferimento alle strutture di appartenenza, ai sensi del
D.Lgs. 1/2018, c.d. “Codice della protezione civile” (art. 12, co. 1),
nonché, ai sensi della c.d. “legge sui piccoli comuni”, L. n. 158/2017
(art. 13), anche le funzioni di programmazione in materia di
sviluppo socio-economico e quelle che riguardano l'impiego delle
occorrenti risorse finanziarie, anche derivanti dai fondi strutturali
dell'Unione europea.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI

IL DL 95/2012 INOLTRE:
 Stabilisce che le Convenzioni devono avere durata almeno
triennale e che al termine del triennio di osservazione, ove non sia
comprovato, da parte dei comuni aderenti, il conseguimento di
significativi livelli di efficacia ed efficienza nella gestione, secondo
modalità stabilite con decreto del Ministro dell‘interno, i comuni
interessati sono obbligati ad esercitare le funzioni fondamentali
esclusivamente mediante unione di comuni.
 Esclude dall’obbligo i comuni il cui territorio coincide
integralmente con quello di una o di più isole e il comune di
Campione d'Italia.
LA GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI

LEGGE DELRIO
In materia di gestione associata ed unioni è da ultimo intervenuta la
“Legge Delrio” (legge 7 aprile 2014, n. 56), la quale ha riformato
l’istituto dell’Unione dei comuni come in precedenza illustrato, ha
reintrodotto la dimensione demografica minima di unioni e
convenzioni ed ha abrogato finalmente l’unione speciale introdotta
dal D.L. n. 138/2011.
LA SITUAZIONE ATTUALE

Grazie all’attività di lobbying dei Comuni, l’obbligo della


gestione associata è stato temporalmente sospeso, perché sempre
rinviato; il termine originario per l’adempimento era fissato al 31
dicembre 2014 ed ha subito ben sei rinvii, l’ultimo dei quali in
scadenza il 31 dicembre 2019, ma l’obbligo sta per essere
eliminato.
LA SITUAZIONE ATTUALE
RINVII
al 31 dicembre 2015 (art. 4, comma 6-bis, del D.L. n. 192 del 2014, convertito
dalla legge n. 11 del 2015);
al 31 dicembre 2016 (art. 4, comma 4, del D.L. n. 210 del 2015, convertito
dalla legge n. 21 del 2016);
al 31 dicembre 2017 (art. 5, comma 6, del D.L. n. 244 del 2016, convertito
dalla legge n. 19 del 2017);
al 31 dicembre 2018 (art. 1, comma 1120, lett. a), della legge n. 205 del 2017);
al 30 giugno 2019 (art. 1, comma 2 – bis, introdotto dalla legge 21 settembre
2018, n. 108, in sede di conversione del D.L. 25 luglio 2018, n. 91);
al 31 dicembre 2019 (art. 11-bis, introdotto dalla legge 11 febbraio 2019, n.
12, di conversione del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135).
LA SITUAZIONE ATTUALE
IL TAVOLO TECNICO
La legge 21 settembre 2018, n. 108, nel convertire, con modificazioni,
il D.L. 25 luglio 2018, n. 918, non solo ha prorogato al 30 giugno 2019
i termini per l'esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni
comunali, ma ha disposto anche l’istituzione di un “tavolo tecnico-
politico” presso la Conferenza Stato città ed autonomie locali,
finalizzato ad avviare, fra l’altro, un percorso di superamento di
detto esercizio obbligatorio da parte dei comuni di piccole
dimensioni. Successivamente, l’art. 11-bis, introdotto dalla legge 11
febbraio 2019, n. 12 nel D.L. 14 dicembre 2018, n. 135, dalla stessa
converto, ha prorogato ulteriormente il predetto termine al 31
dicembre 2019.
LA SITUAZIONE ATTUALE
IL TAVOLO TECNICO
Il citato tavolo tecnico, istituito con Decreto del Ministro dell’Interno
del 29 novembre 2018, si è riunito per la prima volta il 10 gennaio
2019, con la presidenza del sottosegretario all'Interno Stefano
Candiani, stabilendo, nella successiva seduta del 17 febbraio, di
confermare de iure condendo l'esercizio obbligatorio relativamente
alla sola funzione dei “servizi sociali” e di preferire, invece, per gli
altri servizi e funzioni, un sistema più flessibile di incentivi e
controlli.
LA SITUAZIONE ATTUALE
QUESTA LA DENOMINAZIONE
Tavolo tecnico-politico per la redazione di linee guida
finalizzate all'avvio di un percorso di revisione organica della
disciplina in materia di ordinamento delle Province e delle
Città metropolitane, al superamento dell'obbligo di gestione
associata delle funzioni e alla semplificazione degli oneri
amministrativi e contabili a carico dei Comuni, soprattutto di
piccole dimensioni.
LA SENTENZA DELLA CORTE COST N. 33/2019

Mentre si istituiva e si riuniva il tavolo tecnico era pendente innanzi


alla Corte Costituzionale il giudizio di legittimità costituzionale
dell'art. 14, commi 26-31 del D.L. 78/2010 promosso dal Tar Lazio.
Con la sentenza 4 marzo 2019, n. 33, la Corte Costituzionale ha
ritenuto la disposizione che impone ai comuni con meno di 5.000
abitanti di gestire in forma associata le loro funzioni fondamentali non
compatibile con il dettato costituzionale laddove non consente ai
comuni di dimostrare che, in quella forma, non sono realizzabili
economie di scala e/o miglioramenti nell’erogazione dei beni pubblici
alle popolazioni di riferimento.
LA SENTENZA DELLA CORTE COST N. 33/2019

La Corte ha rilevato una lesione dell’autonomia comunale riconosciuta


e garantita dagli artt. 5 e 114 Cost. perché secondo la Corte, l’obbligo
imposto ai comuni sconta un’eccessiva rigidità perché dovrebbe essere
applicato anche in tutti quei casi in cui: a) non esistono comuni
confinanti parimenti obbligati; b) esiste solo un comune confinante
obbligato, ma il raggiungimento del limite demografico minimo
comporta il coinvolgimento di altri comuni non in situazione di
prossimità; c) la collocazione geografica dei confini dei comuni (per
esempio in quanto montani e caratterizzati da particolari fattori
antropici, dispersione territoriale e isolamento) non consente di
raggiungere gli obiettivi normativi.
LA SENTENZA DELLA CORTE COST N. 33/2019

“Si tratta di situazioni dalla più varia complessità che però meritano
attenzione, perché in tutti questi casi, solo esemplificativamente
indicati, in cui l’ingegneria legislativa non combacia con la geografia
funzionale, il sacrificio imposto all’autonomia comunale non è in
grado di raggiungere l’obiettivo cui è diretta la normativa stessa;
questa finisce così per imporre un sacrificio non necessario, non
superando quindi il test di proporzionalità.”
LA SENTENZA DELLA CORTE COST N. 33/2019

“tuttavia, rimane pur vero che, secondo la giurisprudenza


costituzionale, gli interventi statali in materia di coordinamento della
finanza pubblica che incidono sull’autonomia degli enti territoriali
devono svolgersi secondo i canoni di proporzionalità e
ragionevolezza dell’intervento normativo rispetto all’obiettivo
prefissato (ex plurimis sentenza n. 22 del 2014). Da questo verso le
censure del giudice rimettente sono parzialmente fondate, ma solo
relativamente al comma 28 dell’art. 14 del d.l. n. 78 del 2010, in
riferimento all’art. 3 Cost., nel combinato disposto con gli artt. 5, 97 e
118 Cost., rispetto ai principi autonomistico, di buon andamento, di
differenziazione e adeguatezza”;
LA SENTENZA DELLA CORTE COST N. 33/2019

Questa sentenza è importante anche per altri aspetti:


 ritiene infondata la censura relativa all’uso della decretazione
d’urgenza;
 rinviene il titolo che giustifica l’intervento dello Stato nella materia
nella «potestà statale concorrente in materia di coordinamento della
finanza pubblica»;
 al punto 7.6 del considerato in diritto richiama l’attenzione sui gravi
limiti che, rispetto al disegno costituzionale, segnano l’assetto
organizzativo dell’autonomia comunale italiana, dove le funzioni
fondamentali risultano ancora oggi contingentemente definite con un
decreto-legge che tradisce la prevalenza delle ragioni economico
finanziarie su quelle ordinamentali (COME EVIDENZIATO IN
PRECEDENZA)
LA FUSIONE DEI COMUNI
Art. 15. Modifiche territoriali, fusione ed istituzione di comuni
1. A norma degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le regioni
possono modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni sentite le
popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale.
Salvo i casi di fusione tra più comuni, non possono essere istituiti nuovi
comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione
comporti, come conseguenza, che altri comuni scendano sotto tale
limite.
3. Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della
regione, lo Stato eroga, per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa,
appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei
trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono. (comma così
modificato dall'art. 12, comma 1, legge n. 68 del 2014)
LA FUSIONE DEI COMUNI
LA FUSIONE PER INCORPORAZIONE
La Legge Delrio (art. 1, comma 130) prevede anche un diverso tipo di
fusione. Rispetto alla fusione strictu sensu (che dà luogo alla
soppressione dei comuni preesistenti e alla istituzione di un nuovo
comune), l’incorporazione non istituisce un nuovo comune, ma ha
come unico risultato la soppressione del comune incorporato, che
diviene formalmente un municipio del comune incorporante.
Il comune incorporante conserva la propria personalità giuridica e
succede in tutti i rapporti al comune incorporato, i cui organi invece
decadono alla data di entrata in vigore della legge regionale di
incorporazione. Bisogna sempre passare per un referendum consultivo
comunale, prima della deliberazione, da parte dei rispettivi consigli
comunali, di avvio della procedura di richiesta alla Regione.
LA FUSIONE DEI COMUNI
LA FUSIONE PER INCORPORAZIONE
NOTA: Secondo i giudici della Corte Costituzionale la
competenza legislativa nel caso di fusione tradizionale rimane
confermata in capo alle Regioni (poiché si determina la nascita di
un nuovo comune); di contro, nel caso di fusione per
incorporazione, non determinandosi da essa la nascita di un
nuovo comune, l’ambito di competenza rientrerebbe nella materia
“ordinamento Enti Locali” e comunque incide su funzioni
fondamentali e legislazione elettorale applicabile.
GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
A seguito della riforma Delrio, si è registrato un crescente interesse da
parte dei comuni nei confronti di queste nuove forme di governance.
Numerose disposizioni, soprattutto di carattere finanziario, sono state
emanate per incentivare i processi di accorpamento tra i comuni, ed in
particolare per favorire la fusione di comuni, incrementando la
dotazione finanziaria stanziata nel bilancio dello Stato per l'erogazione
dei contributi straordinari ad esse spettanti ed accrescendo l'entità del
contributo erogabile ai singoli comuni.
GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
GLI INCENTIVI FINANZIARI
Per favorire la fusione dei comuni, l'art. 15, c. 3, del TUEL prevede che lo
Stato eroghi appositi contributi straordinari per i dieci anni, decorrenti
dalla fusione stessa, commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti
ai singoli comuni che si fondono.
In passato le risorse stanziate erano molto limitate:
1,5 milioni di euro dal 2007 per incentivare sia la fusione che le unioni di
comuni e la gran parte di tali risorse è stata, di fatto, assegnata alle unioni
di comuni.
Poi il contributo straordinario è stato commisurato al 20 per cento dei
trasferimenti erariali attribuiti per l'anno 2010
(ultimo anno di assegnazione, poi federalismo fiscale)
GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
GLI INCENTIVI FINANZIARI
A partire dal 2014, nell'ambito della dotazione del FSC è stato
costituito un accantonamento di risorse per un importo di almeno 60
milioni annui, inizialmente valido per il triennio 2014-2016, poi
consolidato a decorrere dal 2016, di cui 30 milioni per incrementare il
contributo spettante alle unioni di comuni e gli altri 30 milioni
destinati ai comuni istituiti a seguito di fusione.
NOTA: Il contributo non riguarda gli enti locali appartenenti ai
territori delle regioni autonome Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta
nonché gli enti locali appartenenti alle province autonome di Trento e
Bolzano.
GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
GLI INCENTIVI FINANZIARI
Viene fissato un limite massimo al contributo per ciascun
beneficiario: inizialmente max 1,5 milioni di euro, per le fusioni
realizzate dal 2012, poi il limite è stato innalzato a 2 milioni di euro.
Anche la percentuale per il calcolo del contributo straordinario è stata
via via innalzata. La base di calcolo è sempre l’ammontare dei
trasferimenti 2010
Dall’iniziale 20% si è passati al 40% per l’anno 2016, al 50 per
cento per l'anno 2017 (art. 1, comma 447, legge n. 232/2016) e da
ultimo, al 60 per cento a decorrere dal 2018 (art. 1, comma 868, legge
n. 205/2017).
GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
GLI INCENTIVI NON FINANZIARI
Comma 450 della legge n. 190/2014, di recente modificato dall'art. 21 del
D.L. n. 50/2017, con il quale si dispone che:
 ai comuni istituiti a seguito di fusione non si applicano, nei primi cinque
anni dalla fusione, i vincoli e le limitazioni relativi alle facoltà
assunzionali e ai rapporti di lavoro a tempo determinato.
 per i comuni che esercitano obbligatoriamente in forma associata – vale a
dire mediante unione ovvero mediante convenzione – le proprie funzioni
fondamentali ai sensi dell'articolo 14 del D.L. n. 78 del 2010, le spese di
personale e le facoltà di assunzione sono considerate "in maniera
cumulata" tra i comuni medesimi mediante "forme di compensazione" tra
gli stessi.
GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
GLI INCENTIVI NON FINANZIARI
Turn over al 100%
L'art 1, co 229, della legge di stabilità per il 2016 (legge n. 208/2015), inoltre, ha
autorizzato dall'anno 2016 i comuni istituiti dal 2011 per effetto di fusioni, nonché
le unioni di comuni, fermi restando i vincoli generali sulla spesa di personale, ad
assumere personale a tempo indeterminato nel limite del cento per cento della spesa
relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell'anno precedente.
Esclusione dal patto
Inizialmente le unioni di comuni erano escluse dall'applicazione del patto di
stabilità interno ed all’inizio anche dal pareggio di bilancio. A decorrere dal 2017,
anche i comuni istituiti a seguito dei processi di fusione sono assoggettati all'obbligo
del concorso agli obiettivi di finanza pubblica.
GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
GLI INCENTIVI NON FINANZIARI
Priorità nell’assegnazione degli spazi finanziari
Normativa di favore dal 2016 per gli enti istituiti a seguito di fusione
ai fini dell'assegnazione degli spazi finanziari nell'ambito della
procedura delle intese regionali e dei patti di solidarietà nazionale: tali
spazi sono, infatti, assegnati tenendo conto prioritariamente delle
richieste avanzate dai comuni istituiti nel quinquennio precedente
all'anno di riferimento a seguito di fusione.
GLI INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI
GLI INCENTIVI NON FINANZIARI
Tra le misure incentivanti per la fusione, si rammenta, infine, per completezza:
 il D.L. n. 50/2017, che consente ai comuni risultanti da fusione di mantenere
tributi e tariffe differenziati per ciascuno dei territori degli enti preesistenti
alla fusione, anche ove non istituiscano municipi, e non oltre il quinto (in luogo
dell'ultimo) esercizio finanziario del nuovo comune (art. 22)
 la legge di bilancio per il 2018 che ha disposto una deroga alla proroga del
blocco degli aumenti delle aliquote regionali e comunali, per il 2018, a favore
dei comuni istituiti a seguito di fusione, al fine di consentire, a parità di gettito,
l'armonizzazione delle diverse aliquote (art. 1, comma 37, legge n. 205/2017).
CONCLUSIONI
La gestione associata per i piccoli comuni favorisce una serie di
aspetti, tra cui:
 l’economia di scala
 maggiori professionalità e la maggiore specializzazione dei
dipendenti
 il maggiore peso politico complessivo
 maggiori contributi statali e regionali per un lungo periodo
 risparmio sulle spese per gli organi politici e di controllo
 maggiori opportunità nel riorganizzare i servizi e specializzare il
personale
CONCLUSIONI
Tra i profili di criticità che di fatto ne rendono difficoltosa
l’attuazione possiamo annoverare:
 il timore di perdere l’identità territoriale
 la creazione di divisioni interne fra le forze politiche o tra i singoli
rappresentanti di Comuni diversi che rendono l’ente difficilmente
governabile
 le resistenze del personale e, soprattutto, delle posizioni
organizzative
 le differenti aliquote tributarie e diversi livelli di servizio e di tariffe
CONCLUSIONI
Nel nostro Paese risulta difficilmente praticabile la strada
dell’accorpamento coatto degli enti locali verificatosi in altri Paesi
europei in coincidenza con la grave crisi economica iniziata nel 2008:
è avvenuto in Danimarca, in Germania, in Grecia, dove nel 2010 si è
passati da 1034 a soli 325 Comuni. Nel nostro Paese si è preferita la
strada della gestione in forma associata (a mezzo unione di comune o
convenzioni) delle funzioni fondamentali, soprattutto in ragione della
tradizione municipale italiana.
Anche la nostra Costituzione rende poco praticabile la strada
dell’accorpamento obbligatorio.
Si pensi agli artt. 133 e 5 Cost.
CONCLUSIONI
L’art. 133 Cost., nel prevedere che “la Regione, sentite le popolazioni
interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi
comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni”, costituisce
un primo impedimento, considerato che la soppressione dei comuni
richiede sempre la partecipazione delle popolazioni interessate, poco
inclini per natura a rinunciare alla propria identità comunale.
Anche l’art. 5 Cost rappresenta un ostacolo, laddove prevede che la
Repubblica ha il compito di “riconoscere” e di “promuovere” le
autonomie locali; se il riconoscimento implica la constatazione di
qualcosa di preesistente e si riferisce, evidentemente, alla grande
tradizione dei comuni italiani, molti dei quali hanno origine medioevale
o rinascimentale, è evidente che la promozione delle autonomie locali è
incompatibile con la soppressione coatta degli enti locali.
CONCLUSIONI
L'Anci ha proposto di sostituire l'obbligo della gestione associata delle
funzioni con il principio di «volontarietà incentivata», un sistema di
incentivi che tenga conto dell'autonomia e dell'eterogeneità dei
territori.
La stessa associazione propone di definire a livello locale gli ambiti
territoriali più adeguati per le gestioni associate, tenendo conto
della diversità dei territori e rispettando l'autonomia dei sindaci.
Aspettiamo i risultati ai quali giungerà il Tavolo Tecnico.
GRAZIE PER L’ATTENZIONE

BUONO STUDIO