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LATINO - Età Giulio Claudia

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LETTERATURA LATINA - ETÀ GIULIO CLAUDIA

ETÀ GIULIO CLAUDIA


Poiché Augusto non ebbe mai eredi diretti adottò un suo nipote, Tiberio.
La dinastia Giulio Claudia parte dal 14 d.C. con la morte di Ottaviano, passa per Tiberio (14 - 37), Caligola (37 -
41), Claudio (41 - 45) e infine Nerone (54 - 68) che con la sua uccisione nel 68 d.c. ne segna la fine.
Questa età è caratterizzata dal disimpegno politico della letteratura che non funge più da strumento di
propaganda. Questo divorzio tra potere e letteratura fa perdere a quest’ultima il suo magistero educativo e la sua
abilità di veicolare la morale comune.
Unica eccezione a questa tendenza fu il periodo di governo di Nerone, età delle prime comunità cristiane
clandestine e dei supplizi dei martiri. Nonostante la sua pessima fama storica, Nerone ha fatto anche tante cose
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buone ( ). Fu un intenditore e amatore dell’arte, e non si affidò ad un ministro come Augusto con Mecenate,
ma, in quanto scrittore e appassionato di teatro, sapeva riconoscere da sé artisti talentuosi e promettenti.
I grandi capolavori di questa età furono: il "Satyricon" di Tito Petronio Attico soprannominato “l’arbitro di
eleganza” (primo romanzo realistico), il “Bellum Civile” di Lucano e le produzioni filosofiche di Seneca.

PETRONIO
BIOGRAFIA
Lo storiografo Tacito parla nei suoi Annales di un certo Petronio che morì suicida nel 66 d.C. Egli lo ritrae come un
uomo pigro, dedito ai piaceri della vita e che veniva celebrato per la sua indolenza più che criticato (un vero e
proprio esteta/dandy). Tanta era la sua fama che giunse infine alla corte di Nerone come arbitro del buon gusto
e consulente di stile dell’imperatore (come Seneca era la guida morale di Nerone, Petronio divenne la sua guida
estetica per distinguere il bello dal brutto).
Questa sua scalata al prestigio fece ingelosire non poche figure di spicco dell’epoca, tra cui il prefetto del pretorio
Tigellino che lo accusò di aver preso parte alla Congiura Pisoniana (65 d.C., congiura repubblicana e stoica
indetta per uccidere Nerone). L’imperatore allora gli intimò di uccidersi o di essere trucidato dalle sue guardie.
Petronio, in linea con il suo carattere anticonformista, eccentrico e disinvolto, decise di darsi la morte
tagliandosi le vene (metodo stoico) e facendosele ricucire più volte, mentre banchettava e discorreva di poesia
con i suoi amici, morendo infine nel sonno. Tacito aggiunge che nel suo testamento Petronio denunciò tutti i segreti
e le stranezze di Nerone, inviandolo poi all’imperatore stesso così da farglielo leggere.

SATYRICON
Il Satyricon è il romanzo in prosimetro (misto di prosa e poesia) più lungo dell’antichità (anche più delle
Metamorfosi di Ovidio e di quelle di Apuleio). Ciò che a noi è pervenuto sono frammenti provenienti dal Libro XV e
dal Libro XVI e sono stati divisi dagli studiosi in 141 capitoletti. La vicenda è narrata in prima persona dal
protagonista Encolpio.
L'opera viene attribuita ad un certo Petronio Arbitro, che non si è certi essere il Petronio dell’età neroniana a
causa della dubbia datazione del Satyricon.
Alcuni elementi dell’opera lasciano intendere che essa sia stata scritta nel I sec d.C., ovvero:
-​ nomi di artisti e gladiatori famosi ai tempi di Nerone;
-​ la critica (velata) fatta all’opera epica di Lucano (Bellum Civile) che in quegli stessi anni era stata scritta;
-​ la citazione ad un poemetto dello stesso Nerone;
-​ riferimenti comici e al limite della parodia sia di forma che di linguaggio alle opere di Seneca;
-​ i temi e problemi culturali trattati sono quelli topici del I sec d.C., ad esempio: l’apogeo dei liberti
arricchiti (es. Trimalchione) e la decadenza dell’eloquenza (discorso fatto dal personaggio Agamennóne).
Nel testo risulta evidente come Petronio si diverta a narrare di studenti squattrinati, poeti falliti, amanti capricciosi,
nuovi ricchi che ostentano un lusso pacchiano, avventurieri senza scrupoli, donne vogliose e furbe, mantenendo
sempre un atteggiamento di distaccata superiorità, spregiudicatezza, ironia, sincerità, disincanto, comicità,
umorismo e concretezza, di maliziosa e sfuggente ambiguità.

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Modelli

È difficile generalizzare i contenuti di un’opera tanto vasta e di cui ci è pervenuto così poco, tuttavia è possibile
identificare due opere paragonabili al Satyricon e che possano avergli fatto da modello. Esse sono:
-​ Apokolokyntosis di Seneca (54 d.C.): anche detta Ludus de morte Claudii è una satira in prosimetro che
narra la morte dell’imperatore Claudio, la sua ascesa all’Olimpo e la sua discesa negli Inferi;
-​ Metamorfosi di Apuleio (II sec d.C.): anche dette L’asino d’oro un romanzo in cui il protagonista, curioso di
imparare la magia, si tramuta in asino e racconta le sue avventure per ritornare uomo.
Entrambe queste opere condividono con il Satyricon la comicità e il gusto per la narrazione, ma l’opera di
Petronio si distingue nella sua originalità per le critiche mosse alla società a lui contemporanea.
Dai “romanzi classici” invece Petronio riprende la struttura narrativa del viaggio per organizzare le sue
complesse vicende, ma i brani poetici di lunghezza varia sono la novità del Satyricon.

Trama

Ci troviamo nei bassifondi di una città della Magna Grecia/Sud Italia, in particolare in Campania (forse Pozzuoli o
Napoli). Encolpio è un giovane studente squattrinato innamorato di un altro giovane, Gitone, con cui affronta le
sue avventure. Gitone però è un opportunista che offre il suo amore al miglior partito, alimentando così la gelosia
di Encolpio nei confronti dell’amico Ascilto, invaghito di Gitone.
Encolpio, in una scuola di retorica con l’amico Ascilto, discute con il maestro Agamennóne delle cause della
decadenza dell’eloquenza (topos, discorso in versi). Ad un certo punto Ascilto scompare per andare nella loro
locanda e da Gitone, amante di Encolpio. Quest’ultimo si insospettisce, lo segue e arrivato nella locanda litiga
con Ascilto perché geloso del triangolo amoroso che si è venuto a creare.
Successivamente arriva una sacerdotessa di Priapo (dio fallico della fertilità), Quartilla, che li accusa di aver
mancato di rispetto al suo dio e li obbliga a partecipare ad una lunghissima orgia (completa di varie pratiche
sessuali ben descritte) per poter espiare le loro colpe.
Tornati nuovamente alla locanda uno schiavo di Agamennóne li invita a cena all’interminabile banchetto del
liberto Trimalchione, la cui descrizione occupa la maggior parte dei capitoli a noi pervenuti.
La villa mostra il lusso pacchiano e il cattivo gusto del parvenu Trimalchione.
Il padrone di casa si esibisce in abili discorsi retorici su vari temi, riflettendo su tematiche d’attualità o
intrattenendo gli altri ospiti (per lo più liberti) con racconti sorprendenti, rappresentazioni comiche e giochi circensi.
I tre giovani sono stupiti da tanta ostentazione quasi grottesca e stravagante, tanto che Gitone a un certo punto si
mette a ridere. La serata si conclude con il finto funerale di Trimalchione e con l’arrivo delle forze dell’ordine per
l’eccessivo rumore e i tre ragazzi ne approfittano per ritornare alla locanda.
Una volta arrivati, ricominciano a litigare e Gitone sceglie Ascilto come amante. Encolpio, disperato, esce dalla
locanda con l’intenzione di uccidere Ascilto ma viene fermato dalle guardie e disarmato. Inizia quindi a vagare per
la città ed incontra il vecchio poeta Eumolpo, che gli parla delle cause della decadenza dell’arte attraverso un
discorso in versi (il più lungo) sulla caduta di Troia.
Encolpio dopo si riappacifica con Gitone e i due si recano quindi a cena con Eumolpo, il quale si invaghisce a sua
volta di Gitone. Dopo varie discussioni e riappacificamenti, i tre amici decidono di imbarcarsi su una nave
mercantile. Questa però appartiene a Lica, nemico di Encolpio, che subito lo smaschera e lo sottopone ad un
processo, in cui Eumolpo sarà il suo difensore. Dopo aver risolto la questione (con un altro canto del vecchio poeta)
la nave è colpita da una tempesta che fa naufragare i tre presso le coste di Crotone. Solo loro si salvano e
decidono di dirigersi verso la città in cerca di denaro. Dopo un discorso poetico di Eumolpo sul Bellum Civile tra
Cesare e Pompeo, i tre escogitano un piano: Eumolpo si fingerà un vecchio ricco per incastrare i cacciatori di
eredità che sono disposti a comprargli il testamento. Gli ultimi frammenti parlano della malattia di Eumolpo e della
stesura del suo testamento in cui egli lascia scritto che gli eredi potranno avere i suoi beni soltanto se faranno a
pezzi il suo corpo e lo mangeranno in presenza del popolo.
Nel corso della storia, ad ogni presunto tradimento di Gitone, Encolpio minaccia di suicidarsi o di commettere
violenza su di sé, riuscendo così a far ritornare da lui il proprio amante.

Temi

➺ Nella sua opera Petronio muove varie critiche al mondo a lui contemporaneo, mettendone in evidenza le
contraddizioni e la decadenza in una specie di condanna comica della società, come fosse una satira (non lo è).
La maggiore critica Petronio la fa nei confronti del cattivo gusto che la fa da padrone fino a diventare caricaturale e
quindi quasi “piacevole”.
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➺ Il realismo nel Satyricon ci è evidente attraverso alcune caratteristiche che saranno poi centrali nel Realismo
Francese del 1800. Ne sono un esempio: l’attenzione per gli ultimi, l’uso accorto di vari registri linguistici,
l’eclissi dell’autore e la conseguente impersonalità, la non censura del ripugnante e di episodi di moralità
becera, le avventure rischiose e la vita sregolata (bohemien) dei protagonisti e la loro bassa estrazione sociale.
➺ Il fenomeno liberti arricchiti è tipico dell’età imperiale. Attraverso le figure di Trimalchione e di sua moglie
Fortunata vengono mostrati l’eccentricità, la pacchianità, la sfacciataggine e l'ostentazione che tale nuova ed
emergente classe faceva delle proprie ricchezze, in un disperato (e fallito) tentativo di dimostrare di essersi
elevata anche culturalmente dal proprio status di ultimo ceto sociale (cfr Mastro Don Gesualdo di Verga).
➺ La decadenza dell'eloquenza è un tema che viene affrontato attraverso il discorso in versi del retore
Agamennóne con cui Encolpio parla all'inizio del primo capitolo. Il tema è topico nel I sec d.C. in quanto con
l’ascesa dei nuovi imperatori, sempre più autoritari, diminuì la libertà di parola e quindi anche l’attività dialettica
e i dibattiti pubblici.
➺ Una fortuna capricciosa che trasmette alla caotica vicenda un senso di insicurezza e precarietà.

Stile

Il linguaggio è colloquiale e ricco di volgarismi e grecismi che in un primo momento hanno contribuito a falsare
la datazione dell’opera poiché molte delle espressioni utilizzate sono entrate a far parte del linguaggio medio solo
nel II-III sec d.C. Tuttavia questo uso di vocaboli, proverbi ed espressioni tratti dal parlato degli strati sociali più
bassi è dovuto ad una particolare attenzione ai registri linguistici, che si adattano all’ambiente culturale che
Petronio sceglie come sfondo per la sua opera.
La scelta del genere del prosimetro è stata simbolica per poter rappresentare la complessità della società
attraverso il ventaglio di registri linguistici utilizzati, da quello alto della poesia a quelli più bassi del romanzo e
dell’epigramma. Ciò ha chiaramente anche uno scopo ironico e caricaturale di disprezzo altezzoso.

→ Genere

Nella letteratura antica il romanzo aveva poca importanza; esso nasce a seguito dell’evoluzione storiografica di
età alessandrina, in cui la prosa per la prima volta fu usata per narrare anche episodi di invenzione fantastica.
Ciò segna una svolta nella letteratura di intrattenimento e di consumo, caratterizzata da trame fisse, volta ad un
pubblico più basso, meno attenta alla religione ed alla morale ma invece volta a narrare gli interessi umani.
Proprio per la sua trama in netto contrasto con quella fissa e tradizionale del romanzo, l’opera di Petronio si
presenta come una parodia del genere romanzesco.
Il titolo del romanzo può essere tradotto con “Libri di cose satiriche” e mostra come esso fonda due generi, quello
del romanzo e quello della satira menippea. Con quest’ultima il Satyricon ha in comune:
-​ l’utilizzo del prosimetro;
-​ una lingua variegata e che usi tutti i registri linguistici;
-​ temi gastronomici e racconti della vita quotidiana degli strati sociali più bassi;
Tuttavia a differenza della satira menippea il Satyricon non ha alcun obiettivo morale, ma soltanto lo scopo di
divertire il pubblico, che è da trovare nell’aristocrazia romana nonché in Nerone stesso.
Altri generi presenti nel Satyricon sono la favola milesia, presente sottoforma di cinque racconti narrati da altrettanti
personaggi differenti, e il mimo.

Testi

“I padroni di casa: Trimalchione e Fortunata”, Capitolo 37 - pg 243


Al banchetto a casa di Trimalchione, Encolpio (che narra in prima persona), disgustato dalle freddure del padrone
di casa e dall’enorme quantità di cibo che gli viene servita (il cibo è qui un’ostentazione di ricchezza e di potere),
vede una donna indaffarata. Allora chiede chi sia al suo vicino di banchetto, Ermeronte (liberto) che gli dipinge
un esagerato ritratto dei padroni di casa e dei loro affari, esprimendo la sua ammirazione ed invidia.
Quella di affidare la presentazione dei personaggi a qualcuno che non è il narratore è tecnica molto usata da
Petronio e rende le descrizioni più soggettive (il narratore e colui che è narrato condividono gli stessi valori,
felicità/rispetto=ricchezza).

3
Fortunata, la misteriosa donna, è un nome parlante e si riferisce a tutte le ricchezze da lei accumulate con il
conveniente matrimonio con Trimalchione, che è completamente sotto il suo controllo. Le sue qualità positive la
fanno valere oro, ma Ermeronte non si esime dal tracciarne anche i difetti.
Trimalchione al contrario è presentato solo attraverso i suoi beni, la sua rispettabilità e le sue ricchezze, con
nient’altro che parole di ammirazione.
Lo stile è quello del realismo distaccato che rasenta l’ironia: il narratore racconta i personaggi senza giudicarli,
con un realismo comico e distaccato. Questo lo inserisce tra i generi letterari dell’epigramma, della satira, della
commedia e del saggio sulla varietà della lingua latina. Il linguaggio infatti esclude i registri più elevati ed è pieno
di espressioni proverbiali/colloquiali/popolari, grecismi, imprecazioni, un registro colloquiale/medio-basso, frasi
brevi e talvolta sgrammaticate → degrado e basso livello culturale dei personaggi.
⇛ Non ho potuto gustare di più/oltre nulla, ma giratomi verso quello (Ermerote, participio congiunto temporale) per
venire a sapere più cose possibili, ho iniziato ad apprendere alla lontana novelle e a chiedere insistentemente chi
fosse quella donna che si muoveva di qua e di là. Disse “È la moglie di Trimalchione, si chiama Fortunata, che
misura le monete col modio (secchio, modo di dire popolare, iperbole e ablativo strumentale). E soltanto poco prima,
ovvero poco prima, indovina chi fu? Ho pietà per la tua persona (formula di cortesia colloquiale, intercalare), ma non
avresti voluto nemmeno un tozzo di pane dalle sue mani (proverbio). Ora non si sa come è arrivata al cielo
(proverbio) ed è la tuttofare (grecismo) di Trimalchione. Insomma, se lei gli dicesse che in pieno mezzogiorno
(ablativo di tempo) ci sono le tenebre, lui gli crederebbe. Lui stesso non sa quanta roba ha (interrogativa indiretta), a
tal punto è ricco. Ma questa lupa avida prevede ogni cosa, cosa che non ti passa nemmeno per la mente. Non beve,
non ha vizi/non sperpera e dà buoni consigli, guarda: vale oro (proverbio). È una mala lingua (genitivo di qualità),
una gazza da letto. Chi ama ama, chi non ama non ama. Lo stesso Trimalchione ha terreni fino a dove ci volano i
nibbi (Mazzarò, La roba di Verga, iperbole), i soldi portano soldi. Giace più denaro nel suo forziere di quanto
(comparativa) alcuno ne abbia nel suo patrimonio. In realtà, oh la la (grecismo popolare), la sua stessa servitù, per
Ercole, penso che nemmeno la decima parte di loro conosca il proprio padrone (iperbole). Insomma lui sarebbe
capace di schiacciare in una foglia di ruta (detto popolare, spazio piccolissimo) uno qualunque di questi babbei
(complemento partitivo). E non devi mica credere che compri qualcosa. Tutto gli nasce in casa: lana, limoni, pepe,
latte di gallina (iperbole), lui te lo trova se glielo chiedi. In breve, la lana gli riusciva scadente (dativo di interesse):
comprò montoni a Taranto e li mise a montare (connotazione oscena) il gregge.
Per produrre in casa miele attico, si fece portare le api da Atene, e nello stesso tempo quelle che sono
caserecce/nate nella casa del padrone saranno rese un po’ migliori (complemento predicativo del soggetto) da
quelle greche. Ecco, ha scritto in questi giorni che dall’India gli sia mandato il seme dei funghi (iperbole, i funghi non
fanno semi). Inoltre non ha una mula che non sia nata da un onagro (asino selvatico, relativa impropria con valore
consecutivo). Guarda quanti cuscini: nessuno senza l’imbottitura tinta o di porpora o di scarlatto. Tanta è la
beatitudine del (suo) animo (pleonastico/ridondante)!”.

ALTRE INFO
→ Del Satyricon esiste anche un film “Fellini Satyricon” del 1969 che dura due ore e che ho trovato solo
doppiato in russo con i sottotitoli in inglese qui.

VIRGILIO - ENEIDE - PROEMIO


La storia comincia con la notte della caduta di Troia. Ettore, diretto successore al trono, affida ad Enea,
discendente di un ramo collaterale della famiglia reale, i penati (le statuette delle divinità degli avi di una famiglia)
così che egli possa fondare altrove una nuova patria (viene qui ripresa la profezia fatta da Poseidone nell’Iliade).
Egli infatti in Italia fonderà la città di Lavinium in onore della sua nuova sposa Lavinia, e suo figlio Ascanio (detto
Iulo) fonderà Alba Longa e sarà il progenitore della gens iulia da cui discendono Cesare ed Ottaviano (maggiori
informazioni sull’Eneide sul file precedente).
Omero è il principale modello virgiliano per l’Eneide, infatti si possono notare molte somiglianze con Ulisse:
-​ essendo le origini del popolo troiano radicate nell’antica Etruria, quello di Enea è un nostos, ovvero un
viaggio di ritorno in patria, ed egli è profugus e redux;

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-​ Enea è costretto ad affrontare un viaggio in mare e mille peripezie a causa dell’odio di una divinità, in
questo caso Giunone, anche se il Fato è il vero fautore delle vicende;
-​ anche Enea a seguito di una tempesta naufraga sulle coste africane di Cartagine, alla corte di Didone,
dove narra le sue vicende in un flashback parallelo della scena omerica della corte di Alcinoo;
A differenza dell’opera omerica tuttavia Virgilio esprime spesso la sua partecipazione alle sofferenze di Enea.
Il proemio contiene l’enunciazione del tema ed allude in breve ad ogni vicenda che verrà narrata. Stabilisce anche
il pubblico cui l’opera è indirizzata, che è colto ed in grado di cogliere le citazioni all’interno del testo.

⇛ Le armi e l'uomo (Iliade + Odissea) canto (1°p.s.) che per primo dalle coste di Troia // per volere del Fato (ablativo
di causa) venne fuggiasco in Italia e ai litorali // di Lavinio, lui [che fu] molto costretto a vagare sia nelle terre che in
alto mare, // dalla prepotenza dei celesti, per l'ira irriducibile della spietata Giunone, // e che anche molti mali soffrì in
guerra, pur di fondare la città // e portare i suoi dèi (i penati) nel Lazio, donde la stirpe Latina (gens Latinum, fusione
dei latini con i troiani) // e i padri Albani (abitanti di Alba Longa, antenati dei Romani) e le mura dell'alta Roma. // Oh
Musa (invocazione), ricordami (imperativo) le cause, per l'offesa di quale volere divino // o rammaricandosi di che
cosa la regina degli dei (Giunone, adirata poiché Paride ha consegnato la mela d’oro ad Afrodite) spinse // un uomo
noto per la sua devozione a sostenere tante sventure, // ad affrontare tanti affanni (interrogativa indiretta). Così
profonda [è] forse l'ira negli animi celesti (ablativo locativo + interrogativa ellittica del verbo)?

Lista:
​ pg 225 → 232
​ pg 243 → 246
​ appunti dalla penna nera in poi
​ [Link]
[Link]
​ [Link]

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