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CASI PARTICOLARI DI PLURALE: Plurale dei nomi in -co e -go: per rispondere al quesito posto, ad esempio, da

Pietro F. e da Raffele I., si riporta un estratto de "Il Salvaitaliano", di Valeria della Valle e Giuseppe Patota (Sperling & Kupfer, 2000). Plurale dei nomi in -co e -go I nomi in -logo e -fago spesso presentano un doppio plurale: singolare l'antropofago l'antropologo l'archeologo l'ipnologo lo psicologo il sociologo ma i cataloghi i decaloghi i dialoghi i monologhi i prologhi il catalogo il decalogo il dialogo il monologo il prologo plurale gli antropofagi (o gli antropofaghi) gli antropologi (o gli antropologhi) gli archeologi (o gli archeologi) gli ipnologi (o gli ipnologhi) gli psicologi (o gli psicologhi) i sociologi (o i sociologhi)

Anche in questo caso non esiste una regola grammaticale, ma una regola pratica cui consigliabile attenersi: i nomi che indicano persone tendono ad avere il plurale in -gi, mentre i nomi che indicano cose tendono ad avere il plurale in -ghi. Fanno eccezione alla regola esofago e sarcofago, che hanno come plurale esofagi e sarcofagi (ma scrivere esofaghi e sarcofaghi non sbagliato, solo meno comune). [...] Alcuni nomi in -co e -go possono avere un doppio plurale: singolare il chirurgo il farmaco il manico plurale i chirurghi (o i chirurgi) i farmaci (e i farmachi) i manici (e i manichi)

Attenzione ad asparago, che al plurale fa asparagi. Plurale delle parole in -co e -go Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione, cerca Voce principale: Plurale dei sostantivi e degli aggettivi in italiano. Nella grammatica italiana, una particolare problematicit data delle parole (sostantivi e aggettivi) terminanti in -co e -go, i cui plurali maschili oscillano, per ragioni storiche, tra forme in -ci e in -chi e altre in -gi e in -ghi. La quasi totalit delle grammatiche riportano la seguente regola empirica: se la parola piana (parossitona), con accento sulla penultima sillaba, il plurale sar in -chi e in -ghi; se la parole sdrucciola (proparossitona), con accento sulla terzultima sillaba, il plurale allora sar tendenzialmente in -ci e in -gi. La regola - bene ricordarlo - non ha assolutamente alcun valore prescrittivo: non , cio, una regola grammaticale in senso stretto, ma soltanto il sunto di una tendenza generale, riscontrabile nell'evoluzione storica della lingua e, soprattutto, nell'uso dei parlanti. Sembra, inoltre, avere una maggior rispondenza nelle parole piane che in quelle sdrucciole, le quali presentano un maggior numero di "eccezioni", ma anche una serie di sotto regole sempre di natura empirica e comunque non grammaticalmente prescrittive.

Ha, invece, valenza grammaticale il fatto che il superlativo assoluto, per mezzo del suffisso -issimo, si ottenga sempre aggiungendo il suffisso al tema della parola al maschile plurale; quindi: amico amic-i: amic-issimo, amic-issimi, amic-issima, amic-issime antico antich-i: antich-issimo, antich-issimi, antich-issima, antich-issime. Indice [nascondi] 1 Origini del fenomeno 2 Eccezioni o 2.1 Parole in -co 2.1.1 Parole piane 2.1.2 Parole sdrucciole o 2.2 Parole in -go 2.2.1 Parole piane 2.2.2 Parole sdrucciole 3 Errori frequenti 4 Note 5 Bibliografia 6 Voci correlate 7 Collegamenti esterni Origini del fenomeno [modifica] La ragione del fenomeno da attribuirsi a due forti tendenze presenti nel sistema fono-morfologico italiano: l'una che tende a mutare il suono "duro" della C, [k] (C dura), e della G, [g] (G dura), in incontro con la I, in uno pi "dolce", palatizzandolo in [] (C dolce) e [] (G dolce), di ordine prettamente fonologico; l'altro che tende invece a conservarne immutato il suono per un questione di coerenza morfologica della parola tra singolare e plurale. L'origine delle oscillazioni per ancora controversa tra gli studiosi, ma sono tre le principali ipotesi: 1. secondo la prima ipotesi i casi di adattamento da velare a palatale sarebbero da addebitarsi alla normale evoluzione della lingua dal latino all'italiano, e sarebbe quindi di origine popolare, mentre i casi di conservazione sarebbero in quelle parole di origine dotta; 2. per la seconda invece sarebbero di origine popolare le parole caratterizzate dalla conservazione della velare e dotta quelle di alternanza tra velare-singolare e palatale-plurale, in quanto gi nel medioevo la C e la G, davanti a I, si leggevano col suono palatale; 3. nella terza ipotesi, sostenuta anche da Serianni[1], la prevalenza nell'uso della forma al singolare o al plurale della parola, ha fatto si che, di volta in volta, queste si fissassero maggiormente nella coscienza dei parlanti, cos nei casi in cui era pi usata la parola al singolare, e quindi pi viva nella coscienza linguistica, nella formazione del suo plurale si avuta la conservazione del suono velare con semplice cambio della desinenza, mentre in quelle in cui era gi consolidata, per il maggior uso, la forma al plurale palatizzata - per il motivo addotto al punto 2 -, si sarebbe conservata inalterata. Eccezioni [modifica] Di seguito sono riepilogate quasi tutte le eccezioni alla regola indicata all'inizio, riepilogando quanto contenuto nei principali dizionari italiani (v. bibliografia). Per completezza sono indicate sia le parole che formano il plurale unicamente in modo irregolare, sia quelle che ammettono un doppio plurale, sia quelle che ammettevano anticamente una o l'altra forma o entrambe. Il primo plurale indicato quello da considerarsi come principale secondo le segnalazioni dei dizionari (nei casi di disaccordo ci si affidati a un criterio di maggioranza), ovvero quello preferibile per ragioni di tradizione linguistica o perch rispondente alla regola empirica o perch semplicemente dominante nell'uso odierno della lingua. In corsivo sono i plurali secondari indicati dai dizionari come nettamente minoritari o rari. Con i plurali desueti. Parole in -co [modifica] Parole piane [modifica] Le parole piane in -co dovrebbero, per la regola empirica, formare il plurale in -chi, tuttavia esistono una serie di eccezioni (poche) che fanno principalmente o esclusivamente plurale in -ci, per lo pi parole designanti popoli antichi o d'uso poetico, o solo anticamente in -ci e oggi regolarmente in -chi. Le eccezioni pi importanti sono: amici, nemici, greci, e porci[2]. Parola Plurale 2 Plurale Note amico -ci

Parola cuco duco eurieco falisco greco grico inimico isarco laico leuco meteco nemico perieco porco proco volsco osco petulco aprico -piteco caduco

Plurale 2 Plurale Note -ci -ci -ci -ci -ci -chi -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -chi -chi -chi -chi -chi -ci -ci [-ci] [-ci] [-ci] [-ci] 'che cozza con le corna' detto specialmente delle capre 'esposto alla luce e al sole': poetismo Suffissoide che significa 'scimmia'
[2]

-chi

-chi* -ci

*Grechi come aggettivo solo se riferito ai vini e ai venti della Grecia [3] Grecanico salentino

-chi

[-chi]

regaleco -ci

lombrico -chi mendico -chi opaco -chi

vinco -chi [-ci] Tipo di salice (Salix viminalis); ramo di calice; poet. 'vincolo' Si segnala che loci non il plurale di loco (correttamente lochi), ma di locus in genetica. Parole sdrucciole [modifica] Le parole sdrucciole in -co, invece, dovrebbero formare il plurale in -ci, ma esistono anche in questo caso una serie di eccezione, pi numerose delle precedenti, che fanno principalmente o esclusivamente plurale in -chi o solo anticamente in -chi e oggi regolarmente in -ci. Le eccezioni pi importanti sono: abachi, carichi, incarichi, strascichi e valichi. 2 Parola Plurale Note Plurale abaco anfibraco anfitrico basilico bilico bostrico bruzzico buzzico -chi -chi -chi -chi[4] -chi -chi -chi -chi 'Prima luce dell'alba'. toscanismo 'rumore della selvaggina' * -ci *basilici plur. regolare dell'agg. baslico = 'regio, del re'[5]

Parola carico cimotrico coledoco diadoco dimentico diplodoco discarico entroco epimaco epitoco farnetico fondaco frenetico friccico iconomaco incarico indaco ipotrico lastrico lissotrico lofotrico moltiplico mozzico ostatico oligotrico olotrico otomaco pentabraco pizzico politrico potamotoco rammarico rancico reincarico ricarico rimastico risico scarico solletico

Plurale -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi

2 Plurale

Note

Diffuso ma errato cimotrici[6]

'Di poca memoria'

-ci* -ci *

s.m. 'farneticamento': *come agg. solo farnetici 'farneticanti' ant 'vaneggiamento'; come agg. solo frenetici 'piccola quantit; fremito' romanesco

-ci Diffuso ma errato lissotrici[7] 'moltiplicatore' 'morso' regionalismo 'ostaggio'

monarcomaco -chi

'rancido' regionalismo

'Ruminazione' 'rischio' toscanismo

Parola spizzico spiluzzico sporotrico strascico talassotoco totonaco tribraco ulotrico uraco valico bolscvico* cerusico farmaco manico -ostraco oziaco parroco pratico stomaco intonaco autentico estrinseco intrinseco monaco portico reciproco sindaco

Plurale -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi -chi

2 Plurale

Note

Diffuso ma errato strascici[8]

Diffuso ma errato ulotrici[9] Diffuso ma errato valici -chi -chi* -chi -chi -chi -chi* -chi -chi -chi -chi* -chi -chi [-chi] [-chi] [-chi] [-chi] [-chi] [-chi] [-chi] *Popolare o antico e soprattutto in riferimento a "persona con esperienza"[12] * La vera pronuncia corretta solamente menscevco/chi[11] prefissoide che significa 'guscio, conchiglia; scudo' 'antidoto' * La vera pronuncia corretta solamente bolscevco/chi[10]

alessifarmaco -ci -ci* -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci -ci

menscvico* -ci*

traffico -ci [-chi] Rimarchevoli i prefissoidi tonici -piteco e -ostraci: -pitco concorre alla formazione di molti nomi di primati (australopiteco, cercopiteco), che principalmente formano il plurale in -chi in quanto piani, ma con forma altrettanto accettabili in -ci seppure meno diffuse. -straco concorre alla formazione di molti nomi di generi di artropodi e pesci fossili in cui indica la presenza di una "protezione" ossea; formano principalmente il plurale in -ci in quanto sdruccioli, ma pure in -chi, in un numero minore di occorrente, che sembra essere una forma per sconsigliata dai dizionari[13]. Parole in -go [modifica] Parole piane [modifica] Le parole piane in -go dovrebbero, per la regola empirica, formare il plurale in -ghi, tuttavia esistono una serie di eccezioni (poche) che fanno principalmente o esclusivamente plurale in -gi, o solo anticamente in -gi e oggi regolarmente in -ghi.

Parola caprimulgo fago pago steatopgo chirurgo demiurgo liturgo mago metallurgo onomaturgo taumaturgo teurgo

Plurale 2 Plurale Note -gi -gi -gi -gi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -gi -gi -gi -gi* -gi -gi -gi -gi * Magi solo nell'accezione dei re magi[14] Possibile anche la pronuncia steatpigi

rachimburgo -gi

drammaturgo -ghi [-gi] Parole sdrucciole [modifica] Le parole sdrucciole in -go, invece, dovrebbero formare il plurale in -gi, ma esistono anche in questo caso una serie di eccezione, pi numerose delle precedenti, che fanno principalmente o esclusivamente plurale in -ghi, o in -gi e -ghi. Le eccezioni pi importanti sono: analoghi, arcipelaghi, cataloghi, decaloghi, dialoghi, monologhi, naufraghi, obblighi, omologhi, riepiloghi. Parola Plurale 2 Plurale Note ammotrago -ghi analogo antitrago apologo Arepago autologo catalogo decalogo dialogo eleotrago emitrago epilogo eterologo fedifrago -fugo girovago ippotrago -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -gi -ghi -ghi Suffissoide che significa 'fuga' Possibile anche la pronuncia Aeropghi

arcipelago -ghi

brachilago -ghi

dendrolago -ghi

giambelego -ghi

Parola lucivago melologo monologo multivago nufrago neotrago nottivago obbligo omologo ondivago oreotrago ortologo parago paralogo pelago prdigo prologo riepilogo rincotrago sacrlego sarago solivago sortlego taurotrago elego esofago sarcofago tergo -fago -logo

Plurale 2 Plurale Note -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi 'pianta che cresce meglio all'ombra' (scialfilo) 'incerto, dubbioso; che vaga sulle onde' -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -gi -gi -gi -gi -gi -gi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi -ghi Suffissoide che significa 'che mangia' Suffissoide che significa 'che tratta, che studia' [-gi] * -gi 'che vaga da solo *NB: sortilgi il plurale di sortilgio *NB: sacrilgi il plurale di sacrilgio * 'mare' *NB: prodgi il plurale di prodgio 'nottambulo' * 'che vaga per molti luoghi' *NB: naufrgi il plurale di naufrgio 'di pianta che cresce meglio alla luce' (eliofilo)

limnotrago -ghi

ombrivago -ghi

pediotrago -ghi

-pago -gi -ghi Suffissoide che in medicina significa 'unito, connesso'[15] Rimarchevoli sono i suffissoidi atoni -fago, -fugo, e -logo: -fugo concorre alla formazione di alcuni aggettivi, che formano il plurale solamente in -ghi nonostante si tratti di parole rigorosamente sdrucciole. -fago concorre alla formazione di numerosi aggettivi d'uso anche sostantivale, che formano regolarmente il plurale in -gi in quanto sdruccioli, ma che nei termini pi noti ammettono anche l'uscita in -ghi, seppur meno frequente e dalla connotazione pi popolare.[16] -logo concorre alla formazione di due ceppi di numerose parole sdrucciole: 1) aggettivi e sostantivi indicanti cose, i quali formano il plurale solo in -ghi (omologhi, monologhi) - tutte parole

contenute nell'elenco precedente -; 2) nomi di professioni che formano il plurale principalmente in -gi ma pure in -ghi, seppure con una connotazione pi popolare[17] Questi ultimi due casi hanno fatto generalizzare un'altra regole empirica - applicabile soltanto ai suddetti gruppi di parole - secondo cui: le parole in -logo e in -fago designati oggetti formerebbero il plurale in -ghi, mentre quelle che designano persone formerebbero il plurale in -gi. Si tratta di una buona generalizzazione a cui per non deve essere dato valore prescrittivo, non trattandosi anche in questo caso di una regola grammaticale in senso proprio. Errori frequenti [modifica] Ci sono parole in -co e -go in cui gli errori nella formazione del plurale sono pi frequenti che in altre, e avvengono in entrambi i sensi, ossia 1) parole che formano il plurale "irregolarmente", ma che vengono declinate regolarmente; e 2) parole che formano il plurale regolarmente, secondo la regola, ma che vengono declinate come se fossero eccezione 1) falsi regolari arcipelagi (ERRATO) -> arcipelaghi bolscvici (ERRATO) -> bolscevchi[10] cimtrici (ERRATO) -> cimotrichi[6] lisstrici (ERRATO) -> lissotrichi[7] menscvici (ERRATO) -> menscevchi[11] strascici (ERRATO) -> strascichi ultrici (ERRATO) -> ulotrichi[9] valici (ERRATO) -> valichi 2) falsi irregolari asparaghi (ERRATO) -> aspragi equivochi (ERRATO) -> equvoci

Plurale delle parole in -cia e -gia


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione, cerca Voce principale: Plurale dei sostantivi e degli aggettivi in italiano. Nella grammatica italiana spesso fonte di dubbi la corretta grafia del femminile plurale delle parole terminanti in -cia e -gia, a causa del valore (ora fonologico, ora diacritico) che pu assumere la lettera I: 1. se la I tonica (valore fonologico: /-'ia/, /-'ia/), formano il plurale (regolarmente) sempre in cie e -gie; (farmaca farmace; buga buge) 2. se, invece, la I atona (valore diacritico: /-a/, /-a/), l'attuale regola grammaticale (proposta da Migliorini quale semplificazione del precedente criterio etimologico) vuole che: o la si conservi, se la consonante immediatamente preceduta da una vocale (V), quindi [V]cie, -[V]gie (acacia acacie; battigia battigie) o la si sopprima, se la consonante immediatamente preceduta da un'altra consonante (C), quindi -[C]ce, -[C]ge. (provincia province; spiaggia spiagge ) La seconda regola grammaticale (n 2) si imposta soltanto dalla seconda met del XX secolo; tuttavia anche i plurali basati sul precedente criterio etimologico (Lat. PROVINCIA(M) > provincie), essendo l'attuale norma una sua semplificazione, vengono - o dovrebbero essere - generalmente accettati in qualit di grafie alternative, e indicati dai dizionari poich appartenenti alla tradizione letteraria italiana. Sono, invece, errate tutte le grafie in deroga all'attuale norma grammaticale (o che non trovano giustificazione neppure secondo il criterio etimologico). Indice [nascondi] 1 Origine del fenomeno 2 Esempi celebri 3 Note 4 Bibliografia

5 Voci correlate 6 Collegamenti esterni Origine del fenomeno [modifica] Nel singolare la presenza della I diacritica motivata dalla necessit di indicare la pronuncia palatale della C, [] (C dolce), e della G, [] (G dolce), che altrimenti avrebbero suono velare davanti alla A. Nel plurale tale necessit viene meno, essendo la pronuncia della C e della G gi automaticamente velare davanti a E; non a caso alcuni linguisti, come Serianni[1], ne auspicherebbero addirittura l'eliminazione in un'ottica di razionalizzazione linguistica, considerando tale presenza un mero "relitto grafico", se non fosse - affermano - che tale soppressione urterebbe abitudini scrittorie ormai consolidate[2] e la sensibilit linguistica di certuni scriventi pi colti laddove la I ha origini etimologicamente. Tale I, inoltre, ha talvolta anche accessoriamente una funzione distintiva, in casi come, ad esempio, ferce (agg) e fercie (pl.). La regola attuale infatti nata come semplificazione del precedente criterio etimologico, il quale prevedeva che: le parole femminili terminanti in -cia e -gia mantenessero la i nel plurale, se pure l'etimo latino conteneva il nesso -CI- o -GI- seguito da vocale. Siccome, per, era difficile che tutta la popolazione alfabetizzata, anche non colta, potesse attenersi a tale regola, perch presupponeva la conoscenza dell'etimo per ogni parola interessata; Migliorini nel 1949 [3] propose l'attuale regola basata su criteri di fonetica storica. La regola per risulta essere solo empiricamente valida, perch nei fatti presenta una serie di esiti in contrasto con quanto previsto dalla vecchia regola etimologica, che Fiorelli[4] ha stimato in circa 60 su un totale di oltre 800 parole interessate dalle due regole. Ci spiega perch i maggiori dizionari per alcune parole in -cia e in -gia indichino un doppio plurale, che per ha un'unica pronuncia. Plurale Criterio Parola Etimo Note stand. etim. bricia camicia cecia ciocia -cie -cie -cie -cie -ce -ce* -ce -ce Lat. *Questo plurale, oggi disuso, non rispondente a nessuna regola, era diffuso nella cultura popolare CONTUMACA(M) del XIV sec., ed confondibile con l'aggettivo contumace Lat. tardo CAMSA(M) 'briciola' *Attenzione possibile confusione tra camce e cmice toscanismo

contumacia

-cie

-ce *

fradicia (fradicio) micia (micio) pecia sbricia (sbricio) suacia trucia inconscia (inconscio) inscia (inscio) nescia (nescio) provincia sescuncia

-cie -cie -cie -cie -cie -cie

-ce -ce -ce -ce -ce -ce -ce -cie -cie -cie -cie -cie -cie

Metatesi da fracido

'ridotta male, povera' toscanismo Metatesi di sucido 'misera, logora, sporca' toscanismo Lat. CONSCIUS Lat. INCONSCIUS Lat. INSCIUS Lat NESCIUS Lat PROVNCA(M) Lat.
SESCNCA(M)

sudicia (sudicio) -cie conscia (conscio) -ce -ce -ce -ce -ce -ce

'ignara' 'ignara'

Parola acquaragia accomandigia alterigia bambagia barbogia (barbogio) battigia bigia (bigio) bragia bgia (bugio) calbigia calderugia callipigia ciliegia cinigia contigia cupidigia franchigia frogia grandigia grattapugia grattugia grigia (grigio) guarentigia ingordigia ligia (ligio) maligia malvagia (malvagio) mattugia (mattugio) minugia (minugio) mogia (mogio) ragia randagia (randagio) -spongia

Plurale Criterio Etimo stand. etim. -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -gie -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge* -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge -ge* -ge -gie Lat. -SPONGIAE Lat. RASIS Prov. grataboyssa Prov. gratuza Lat. *CERESIA Lat. *CINISIA Fr. ant. cointise Lat. *CUPIDITIA acqua + ragia

Note

balogia (balogio) -gie

'fiacca, melensa' toscanismo

'vecchia, rimbambita' anticamente epilessia; *Plurale non indicato nel DOP ([1])[5] 'grigia' 'brace' 'cava, bucata, vuota'

'dalle natiche formose' attribuito a Venere 'cenere, brace'

'pomposit, superbia'

Tipo di cipolle

Detto di 'uccello di piccole dimensioni' 'intestina, interiora' In realt gi pl. le minugia

raccomandigia -gie

*Plurale non indicato nel DOP ([2])

Suffissoide che significa 'spugna'

Parola capetingia (capetingio) dalbergia merovingia (merovingio) orgia

Plurale Criterio Etimo stand. etim. -ge -ge -ge -ge -gie -gie -gie -gie Da Capetingi Lat. DALBERGIA Da Merovingi Lat. ORGA(M)

Note 'dei Capetingi'

'dei Merovingi'

Elenco tratto dal DOP Si avverte che la regola standard spesso l'unica conosciuta per la formazione dei plurali delle parole in cia e in -gia, per cui i plurali conformi al criterio etimologico, seppur corretti, potrebbero essere avvertiti come erronei da chi ignora le origini della regola grammaticale oggi in vigore. bene, quindi, attenersi a un principio di prudenza nello scrivere, preferendo le forme regolari soprattutto negli scritti formali o soggetti a valutazione, e riservare le varianti etimologiche per la scrittura privata o informale, in quanto potrebbero non essere accettate da tutti come legittime e quindi considerate agrammaticali; spesso, infatti, non sono riportate da tutti i dizionari. Il discorso vale soprattutto per le varianti meno diffuse e quindi meno familiari allo scrivente medio (un'approssimazione di questa familiarit pu essere stimata dal numero di dizionari che registrano variati etimologiche). Un discorso a parte meritano i termini in -uncia: denuncia, pronuncia, rinuncia (derivati da antiche forme in -unzia - oggi desuete - provenienti dal latino nuntiare, dovutamente prefissato) che formano il plurale regolarmente in -ce, assecondando sia la regola standard che il criterio etimologico, ma per cui alcuni dizionari - tra cui il DOP - ammettono anche le forme in -cie, conservando la I dall'antico plurale in -zie. Esempi celebri [modifica] Ecco alcuni esempi "celebri" di plurali che non seguono la regola canonica: Il plurale ciliege stato utilizzato da Oriana Fallaci nel titolo del suo ultimo libro postumo Un cappello pieno di ciliege. Il plurale provincie utilizzato nel titolo V del testo originario della Costituzione italiana "Le Regioni, le Provincie, i Comuni" e nel testo dello stesso, cos come nel nome della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.

Plurale delle parole in -io


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione, cerca Voce principale: Plurale dei sostantivi e degli aggettivi in italiano. Nella grammatica italiana non sono generalmente problematici, ma possono generare dubbi, i plurali maschili delle parole (sostantivi e aggettivi) terminanti in -io per dubbi legati alla tonicit della I e alla variet delle possibile grafie. La norma grammaticale prescrive che: 1. se la I tonica, -o, il plurale reso con I doppia, -i; (zo zi (/'ii/); unica eccezione do -> di) 2. se la I atona, -io, sono possibili pi grafie: -i, o, con le dovute limitazioni, -ii e - (anticamente j); o vrio vri (/'vari/), grafia prevalente e sempre corretta o vrio vrii (/'vari/), grafia latineggiante o vrio vr (/'vari/), contrazione della grafia precedente 3. se la I un segno diacritico, -cio -gio -glio, le uniche grafie possibili sono -ci -gi -gli; (bacio baci; agio agi; aglio agli) Le limitazioni alle grafie alternative, utilizzate per lo pi per fugare dubbi legati ad eventuali omografie, sono legate sia a questioni di stile (l'accento circonflesso tipico dell'ambito specialistico in cui occorre evitare ambiguit terminologiche), sia a motivazioni di ordine etimologico, diacritico e fonologico. Indice [nascondi] 1 Limitazioni delle grafie alternative 2 Casi di omografia al plurale 3 Non omografi al plurale

4 Note 5 Bibliografia 6 Voci correlate Limitazioni delle grafie alternative [modifica] La giustificazione della grafia con la doppia I (e conseguentemente anche alla sua contrazione con l'accento circonflesso), in un plurale che mantiene comunque una pronuncia breve, di origine storicoetimologica. Nell'italiano antico, le parole di origine dotta, finenti con -io atono, venivano volte al plurale seguendo l'esempio dei plurali dei rispettivi etimi latini (VARIUS -> VARII); e se inizialmente tale prassi era limitato ai quei termini che sostanzialmente potevano giustificare la doppia I, considerando la prima come facente parte del tema sin dalla base latina e la seconda puramente desinenziale, col tempo venne applicata anche a parole di tradizione popolare (EXEMPLUM > esempio -> esempii). Oggi la grafia nettamente prevalente per questo genere plurali quella con una i semplice, -i,in linea con la tendenza dell'italiano ad avere una grafia quasi fonetica - "quasi" perch comunque presentante notevoli approssimazioni, ma ben codificate dalle rigide regole ortografiche - che di fatto permette di distinguere il plurale di strdo da quello di strido riportando graficamente (stridi - stridii) una differenza che anzitutto fonetica (/'stridi/ - /stri'dii/). Tuttavia non mancano occasioni in cui possibile ricorre alle grafie alternative con -ii o - per ragioni stilistiche (ricerca di una grafia volutamente arcaicizzata) o pratiche (possibili ambiguit legate a omografie); grafie che per non possono mai essere applicate in maniera generalizzata su tutte le parole finenti con -io atono, ma secondo vari criteri che possono essere cos riepilogati: 1. criterio etimologico e letterario: si applicano solo quelle parole dove siano giustificate etimologicamente o per tradizione letteraria, cio quelle parole che pur non avendo una -i nell'etimo siano attestate con un plurale in -ii nella tradizione letteraria (es. olio -> olii, anche se l'etimo LEUM). Tali plurali sono scrupolosamente segnalati nel Dizionario d'ortografia e di pronunzia (DOP). 2. criterio etimologico empirico: si adottano per motivi di praticit delle regole empiriche ottenute semplificando le leggi di evoluzione delle parole; si possono applicare quando la -i- preceduta: o da una sola consonante (tralasciando l'eventuale H) e non un mero segno grafico (quindi non davanti a c o g) o da un nesso consonantico liquida (l o r) + occlusiva (b - p; d - t, c ([k])- g ([])) e viceversa. 3. criterio ortografico: le grafie alternativa si applicano indistintamente a tutte le parole tranne quanto sono precedute da vocale o da c-, ch-, g-, gh-, gl-, sc-; il criterio adottato dalla dizionario Treccani.[1] Pu essere vista come un'estensione del precedente criterio, con l'esclusione di quei casi in cui impossibile che si creino possibilit di omografia nei plurali. Casi di omografia al plurale [modifica] Tralasciando gli usi a puri fini stilistici o negli ambiti specialistici, le grafie alternative -ii e - possono tornare utili anche nella scrittura quotidiana, quando il loro utilizzo permette di disambiguare immediatamente plurali omografi. bene ricordate, per, che generalmente il testo e il contesto sono sempre in grado di fugare le possibili ambiguit, e che in alternativa possibile anche segnare l'accento qualora le parole siano distinguibili per una diversa accentazione o per un differente grado d'apertura della e e della o (accento acuto e accento grave). Di seguito la lista non esaustiva di parole omografe declinate al plurale. Omografi che possono essere distinti per posizione dell'accento: cromo e acrmio rbitro e arbtrio adltero e adultrio ugure e augrio condmino e condomnio dmino e domnio dmone e demnio sile e eslio mcrobo e micrbio mbile e moblio mgolo e muglio plo e plio prside e presdio presbtero e presbitrio prncipe e princpio

visbile e visiblio

Omografi che possono essere distinti per il grado di apertura della o: conservatre e conservatrio (lo stesso schema vale per direttre/direttrio, osservatre/osservatrio, motre/motrio, ecc.) dissuasre e dissuasrio sensre e sensrio sle e slio slo e slio sospensre e sospensrio Omografi indistinguibile per mezzo dell'accento: lbo e lbio assassno e assassnio ausilire e ausilirio campanro e campanrio glaucma e glaucmio grmbo e grmbio cno e cnio gne e gnio ldo e ldio mdo e mdio nno e nnio de e dio omicda e omicdio (lo stesso schema vale per suicda/suicdio, uxoricda/uxoricdio, parricda/parricdio, ecc.) plo e plio sede e sedio sprma e sprmio testimne e testimnio vro e vrio Non omografi al plurale [modifica] Ci sono coppie di parole che, diversamente dalle precedenti, sono invece omografe al singolare ma non al plurale perch, presentando le une -io atono e le altre -o tonico, formano, secondo la regola, il plurale in maniera diversa, e cio rispettivamente: -i e -i. La seguente lista tratta dal DOP. La maggior parte delle coppie indicano il medesimo fenomeno con la differenza che la forma in -o pone maggioremnte l'accento sull'aspetto durativo; la non presenza di una coppia di termini in questa lista non comporta la loro non esistenza, essendo il suffisso -o ancora produttivo. abbglio e abbaglo abbio e abbao abbarbglio e abbarbaglo archggio e archeggo armggio e armeggo arpggio e arpeggo bcio e baco bacicchio e baciuccho blio e balo barbglio e barbaglo bisbglio e bisbiglo bistccio e bisticco bofnchio e bofoncho cincschio e cincischo fschio e fischo frscio[2] e frusco gorghggio e gorgheggo gorgoglio e gorgoglo grcchio e graccho

lampggio e lampeggo manggio e maneggo muglio e mugolo pcchio e piccho pispglio e pispiglo punzcchio e punzeccho rschio e rascho sbattcchio e sbattaccho scalpccio e scalpicco sclio e scolo scompglio e scompiglo strscio e strisco stropccio e stropicco strscio e strusco tracchggio e tracheggo

Plurali irregolari
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione, cerca Nella lingua italiana sono presenti alcune parole che non seguono le comuni regole di formazione del plurale, presentando, invece, dei cambi di genere (da maschile a femminile e viceversa), doppi plurali (plurali sovrabbondanti, o anche plurali semplicemente impredicibili. Indice [nascondi] 1 Plurali maschili irregolari 2 Plurali femminili irregolari 3 Plurali con cambio di genere 4 Plurali sovrabbondanti 5 Note 6 Bibliografia 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Plurali maschili irregolari [modifica] bue - buoi (probabile apocope dall'antico buovi plurale di buove[1]) dio - dei (dal plurale latino DI; antico il plurale regolare dii sempre dal latino) uomo - uomini (dal latino HOMINES) ampio - ampi / ampli tempio - tempi / templi I plurali irregolari derivano dalle varianti latineggianti amplo e templo, fedeli agli etimi AMPLUS e TEMPLUS; alla medesima maniera avrebbe potuto attestarsi il plurale di "esempio": esempli (da esemplo, [2] EXEMPLUS) anticamente attestato . mio - miei tuo - tuoi suo - suoi (le tre forme di possessivo sono dei particolari esempi di dittongazione). belga - belgi euripiga - euripigi Invece di seguire la regola che in questo caso prescrivere o un plurale invariabile oppure in -ghi, questi due termini formano il plurale in -gi. bello - belli/bei/begli quello - quelli/quei/quegli in funzione aggettivale, accanto al plurale regolare in -lli presentano due varianti posizionali in -i e -gli (possibili soltanto se posposti al sostantivo cui sono riferiti) utilizzate rispettivamente con la stessa distribuzione in cui si usano gli articoli plurali maschili i e gli. Plurali femminili irregolari [modifica] mano - mani Anticamente anche le mano; e oggi in alcuni dialetti le mane, da la mana[3]. ala - ali

arma - armi anticamente e poeticamente erano possibili anche plurali regolari le ale e le arme, quest'ultima oggi ancora presente in alcune locuzioni cristallizzate: uomo d'arme, piazza d'arme ecc. Plurali con cambio di genere [modifica] Ci sono parole che formano il plurale cambiando di genere Dal femminile al maschile: (la) eco - (gli) echi Femminile in quanto sostantivo antonomastico derivante dal nome della ninfa greca Eco, , per, da sempre attestato letterariamente anche al maschile ((lo) eco), da cui il plurale. il/la prodo - i parodi (le paradoi) il/la snodo - i sinodi parodo e sinodo normalmente maschili, nello stile letterario possono essere talvolta usati al femminile sulla base dei loro etimi greci ( e ) femminili, al plurale per soltanto maschile, tranne il plurale irregolare paradoi elaborato sul modello greco . Dal maschile al femminile: centinaio - centinaia migliaio - migliaia miglio - miglia paio - paia prelio - prelia riso - risa uovo - uova mille - mila (dal latino MLIA, mila usato sia come aggettivo numerale univerbato ad altri numeri duemila, anticamente anche separato due mila[4]) (il) carcere - (le) carceri Oggi d'uso quasi solo al maschile, letterariamente si incontra ancora il femminile la carcere, forma originaria, da cui il plurale al femminile.

Plurali sovrabbondanti [modifica]


Alcune parole maschili d'uso comune posseggono due plurali, uno regolarmente maschile in -i e uno femminile in -a, non sempre intercambiabile, poich presentano talvolta delle specializzazioni di significato (che pur rimanendo in continuit semantica, al femminile, tende a slittare verso una sfumatura di pi d'insieme o astratta) o di registro. Alcuni di questi plurali femminili sono giustificati dal plurale in -A dei neutri latini della seconda declinazione, altri invece sono stati ottenuti per analogia. braccio - bracci/braccia ciglio - cigli/ciglia (ditello - ditelli/ditella anticamente significava ascella) dito - diti/dita ginocchio - ginocchi/ginocchia gomito - gomiti/ gomita (solo nell'uso popolare toscano) labbro - labbri/labbra membro - membri/membra sopracciglio - sopraccigli/sopracciglia osso - ossi/ossa tergo - terghi/terga I plurali al femminili vengono usati esclusivamente per riferirsi al senso proprio del termine di "parti anatomiche" (unica eccezione braccia come unit di misura) considerandole sotto l'aspetto collettivo di insieme (le dita della mano), anche in senso figurativo (due dita di vino); i plurali al maschile, invece, vengono usati sia nell'accezione precedente evidenziandone, per, di pi l'aspetto di una pluralit di parti singole (ad es. i diti indici, i labbri superiori ecc.), sia nelle varie accezioni estensive derivate per analogia (i bracci della bilancia, i cigli della strada, i labbri di una ferita ecc.). corno - corni/corna granello - granelli/granella lenzuolo - lenzuoli/lenzuola

muro - muri/mura Similmente a prima, i plurali femminili esprimono pi un valore di insieme e collettivo (le corna dei bovini (l'insieme delle paia di corna), il cambio delle lenzuola (del set di lenzuola che rivestono il letto)), anche figurato (avere le corna); i plurali maschili, invece, una pluralit di pezzi singoli (i corni portafortuna) o in senso allargato (i corni dell'orchestra). budello - budelli/budella cervello - cervelli/cervella intestino - intestini/(arc.)intestina (*interiore) - interiori/interiora Le differenze fra i due tipi plurali sono simili a quelle gi viste, con la differenza che il plurale femminile esprime il suo valore collettivo non tanto indicando una pluralit d'organi, ma la sostanza che lo costituisce, cosicch abbiamo "la fuga dei cervelli" ma "farsi saltare le cervella" grido - gridi/grida strido - stridi/strida urlo - urli/urla Spesso considerati i plurali maschili corretti solo se riferiti ad animali e quelli femminili solo a esseri umani; in realt i plurali maschili, gridi e urli, possono essere riferiti sia ad animali che a umani (per veder se fosse accorso qualcheduno agli urli di Lucia cap. XX I promessi sposi) intendendo un insieme di singoli versi, mentre i plurali femminili, grida e urla, considerano solo il complesso di versi nel suo insieme e se di origine umana. Stridi e strida non presentano invece alcun tipo di specializzazione nel significato. ferramento - ferramenti/ferramenta filamento - filamenti/filamenta fondamento - fondamenti/fondamenta serramento - serramenti/serramenta Sempre con valore collettivo, i plurali femminili intendono in questa caso pi una molteplicit indefinita e solo nel senso pi proprio del termine (un negozio di ferramenta, le filamenta della medusa, le fondamenta di un edificio, le serramenta di una casa); i plurali maschili sono preferiti nei significati figurativi (i fondamenti di una teoria) o per intendere una pluralit di pezzi singoli (hanno montato serramenti in alluminio) calcagno - calcagni/calcagna cuoio - cuoi/cuoia filo - fili/fila midollo - midolli/midolla con valore analogo a quanto gi visto, i plurali femminili sono oramai soltanto attestati in contesti figurativi presso alcune espressioni cristallizzate: essere alle calcagna, tirare le cuoia, le fila di una congiura ecc. carro - carri/carra congio - congi/congia cogno - cogni/cogna moggio - moggi/moggia staio - stai/staia Senza particolari diversit di significato i plurali delle unit di misura: congio, cogno e moggio. Indica, invece, esclusivamente l'unit di misura il plurale femminile le staia (due staia di grano), mentre il plurale maschile lo strumento di misura gli stai (due stai colmi di grano); analogamente il plurale femminile le carra ancora possibile per indicare l'unit di misura carro, il plurale maschile i carri per tutte le altre accezioni. Altre unit di misura erano con doppio plurale erano lo staioro, il panoro e il pugnoro. fuso - fusiattrezzi/fusa il ronfare gesto - gestimovimenti/gesta grandi imprese I plurali maschili sono gli unici utilizzabili nei significati propri del termine al singolare; i plurali femminili, pur avendo in comune la stessa origine, hanno oramai perso del tutto il legame semantico col

singolare tanto da essere lemmatizzati nei dizionari come lemmi a s, ma sempre come plurali femminili e difettivi del singolare. fastello - fastelli/fastella I fastelli, come il singolare, indica una pluralit di fasci di grandi dimensioni; le fastella una pluralit di fasci di dimensioni ancora maggiori anello - anelli/anella quadrello - quadrelli/quadrella Nei significati comuni in uso soltanto i plurali maschili, nei significati letterari i plurali femminile vengono usati per indicare: le anella, "i riccioli"; le quadrella, "le frecce". grano - grani/grana Le grana solo nel significato particolare di moneta grano vestimento - vestimenti/vestimenta pugno - pugni/pugna Ormai regolari soltanto i plurali maschili, d'uso letterario i plurali femminili vestigio - vestigi/vestigia Senza alcun particolare slittamento semantico tra maschile e femminile Due note grammaticali: Per quanto concerne le parti del corpo, ma anche per lenzuolo e corna, designati collettivamente, alla forma partitiva si usa esclusivamente il plurale maschile: devi premere il pulsante con uno dei tuoi diti. [5] Per quanti riguarda le alterazioni meditante suffissazione i plurali sono molteplici dal pi regolare plurale maschile, i ditini, a quelli femminili, le ditina o le ditine. [6] Alcuni dei seguenti plurali femminili desueti, sono ancora usati nella lingua letteraria. le castella per i castelli (oggi presente soprattutto nella toponomastica Le Castella, Quattro Castella ) le cerchia per i cerchi (soprattutto nel significato di mura difensive) le coltella per i coltelli le comandamenta per i comandamenti le demnia per i demni le fora per i fori le giumenta per i giumenti le istrumenta per gli istrumenti le letta per i letti le martella per i martelli le peccata per i peccati le poma per i pomi le prata per i prati le sacca per i sacchi (oramai solo nel proverbio chi ha il grano non ha le sacca, e chi ha le sacca non ha il grano ) le sacramenta per i sacramenti le sentimenta per i sentimenti le tina per i tini (oggi solo nell'uso popolare toscano) le vasa per i vasi le vasella per i vaselli della stessa tipologia per gli antichi plurali femminili uscenti i -ora, derivanti dal latino (come i contemporanei le corpora e le tempora) e caratterizzati da una pronuncia sdrucciola: le rcora per gli archi le brgora per i borghi le cmpora per i campi le dnora per i doni le lugora per i luoghi

le pgnora per i pegni le pmora per i pomi le prtora per i prati le rmora per i rami le sstora per i sesti le strcora per gli sterchi le trgora per i terghi

Hanno invece doppio plurale e doppio singolare le seguenti parole: frutto/frutta - frutti/frutte legno/legna - legni/legne I femminili sono veri e propri nomi collettivi che designano una sorta di categoria merceologica di quanto espresso dal singolare maschile, i plurali femminili infatti, nei rari casi in vengono usati, indicano una serie di variet di frutti o di legni di diverse qualit o tipologie. orecchio/orecchia - orecchi/orecchie palmo/palma - palmi/palme Senza alcuna distinzioni di significato, (errata anche la distinzione che vuole orecchio riferito all'uomo e orecchia agli animali), questi termini presento pi una differenza d'uso. Unicamente presenti nel linguaggio medico soltanto i maschili, nel linguaggio comune orecchio sentito come pi letterale di orecchia la quale per predomini nei significati figurativi e nelle locuzioni. Tra palma e palmo, quest'ultimo l'unico che pu essere usato per indicare l'unit di misura. sterpaio/sterpaia - sterpai/sterpaie tomaio/tomaia - tomai/tomaie Plurali doppi Luca Serianni scrive, nella sua Grammatica Italiana: Nella maggior parte dei casi alla differenza di terminazione nel plurale corrisponde una sensibile differenza di significato, e non difficile ritrovare opposizioni come astratto / concreto, generale / particolare, collettivo / singolo [] (cap. III par. 117). In mancanza di una regola generale, lunica soluzione prendere in esame i vari casi singolarmente. Il braccio --> i bracci / le braccia. Il femminile si usa propriamente per indicare gli arti superiori dellessere umano, nonch il plurale del braccio unit di misura; il maschile in tutti gli altri significati: i bracci della gru, i bracci A e B di un edificio. Il budello --> i budelli / le budella. Il femminile indica le interiora di un animale (o di un essere umano); il maschile invece si usa per passaggi angusti, vicoli stretti. Il calcagno --> i calcagni / le calcagna. Il maschile indica la parte posteriore del piede, il femminile, disusato, si cristallizzato in alcune espressioni come stare alle calcagna. Il cervello --> i cervelli / le cervella. Il primo si utilizza come semplice plurale di cervello, il secondo, come per budella, indica la materia di cui fatto il cervello, specialmente nellespressione far saltare le cervella. Il ciglio --> i cigli / le ciglia. Il maschile indica linsieme dei singoli cigli oppure il bordo di una strada ecc.; il femminile si usa per linsieme delle ciglia degli occhi. Il corno --> i corni / le corna. Il primo si impiega per gli strumenti musicali e per le estremit di qualcosa (i corni della luna), il femminile invece per le corna degli animali. Il cuoio --> i cuoi / le cuoia. Il primo per le pelli conciate, il secondo per linsieme della pelle umana, praticamente solo nella colorita espressione tirare le cuoia morire. Il dito --> i diti / le dita. Il maschile si usa quando si fa riferimento alle singole dita: i diti indici delle sue mani, il femminile quando ci si riferisce al loro insieme. Il filo --> i fili / le fila. Il maschile va adoperato nel significato concreto: i fili del telefono ecc., il femminile invece sta per trama di un ordito oppure nel senso metaforico di intreccio: le fila di una congiura ecc. ATTENZIONE! sbagliato luso di fila come plurale di fila serie, successione, ad esempio nella locuzione, spesso impiegata, *serrare le fila in luogo del corretto serrare le file. Il fondamento --> i fondamenti / le fondamenta. Il maschile indica le basi, i principi di una disciplina, di un pensiero ecc., il femminile designa solo le strutture su cui poggia un edificio: le fondamenta della casa. Il fuso --> i fusi / le fusa. Il primo indica gli arnesi usati nella filatura, il secondo il ronfare del gatto nella locuzione fare le fusa (probabilmente per la similitudine tra il suono prodotto dal gatto e quello del fuso che gira). Il grido --> i gridi / le grida. Il maschile per i versi degli animali (i gridi dei gabbiani), il femminile per voci o lamenti emessi dagli umani.

Il labbro --> i labbri / le labbra. Il maschile si usa per i bordi di una ferita o per i margini superiori di una fontana o sim., il femminile per le labbra della bocca o di altre parti anatomiche. Il lenzuolo --> i lenzuoli / le lenzuola. Il primo designa pi lenzuoli presi uno per uno, il secondo la coppia di lenzuola con cui si prepara il letto. Il membro --> i membri / le membra. I membri sono coloro che appartengono a unassociazione, a un gruppo; le membra sono linsieme delle parti del corpo umano. Il muro --> i muri / le mura. Il maschile per i muri di una casa, o quelli che costeggiano una strada; il femminile per le mura di cinta di una citt, oppure per indicare la casa nel suo complesso: stare fra le proprie mura. Losso --> gli ossi / le ossa. Come per i diti, il maschile sta per vari ossi presi separatamente; le ossa indica linsieme dellossatura umana. Lo staio --> gli stai / le staia. Il primo indica i singoli recipienti per misurare il peso del grano, il secondo lunit di misura relativa allo staio. Lurlo --> gli urli / le urla. In linea di massima, stessa distinzione che per gridi / grida. Anche ginocchio ha un doppio plurale, ginocchi / ginocchia, senza alcuna rilevante differenza di significato. Serianni nella gi citata Grammatica Italiana ipotizza che tra i due plurali ci possa essere una distinzione simile a diti / dita, con il plurale maschile che designa i ginocchi presi singolarmente e quello femminile nel loro insieme, tuttavia in troppi casi i due usi si sovrappongono luno allaltro (cap. III par. 122 a). Stesso discorso vale per lo strido --> gli stridi / le strida e il vestigio (usato anche il singolare vestigie, rifatto arbitrariamente sul modello di effigie) --> i vestigi / le vestigia. Vanno inoltre citati alcuni casi di sostantivi che hanno sia un doppio singolare che un doppio plurale, non per forza con differenza di significato. Strofa / strofe --> strofe / strofi, senza differenze di significato. Orecchio / orecchia --> orecchi / orecchie: tutte forme corrette, senza differenze di significato. Frutto / frutta --> frutti / frutte: qui le differenze di significato sono molto definite. Il maschile singolare si impiega per il singolo prodotto delle piante derivato dal fiore oppure in senso figurato: il frutto delle mie fatiche, e il maschile plurale ne continua tali significati. La frutta designa la categoria alimentare, usato talvolta anche come forma plurale: molte frutta; il corrispondente femminile plurale frutte esiste ma desueto. Per approfondimenti: De Mauro, T., 2000, GRADIT : Grande Dizionario Italiano dellUso, ed. in CD-ROM, Torino, UTET. Sabatini, F., Coletti, V., 1997, DISC : Dizionario Italiano Sabatini Coletti, ed. in CD-ROM, Firenze, Giunti Multimedia. Serianni, L., 1989, Grammatica Italiana, Torino, UTET. A cura di Vera Gheno Redazione Consulenza Linguistica Accademia della Crusca

Plurali difficili
Un belga, anzi due In una scenetta di qualche anno fa Cochi e Renato, nel momento in cui dovevano formare il plurale di belga rimanevano incerti, e si toglievano dall'impaccio evitando di usare il plurale della parola e dicendo un belga... anzi due. La difficolt nel formulare il plurale di belga nasce dal fatto che i nomi in -ca e -ga (per esempio, monarca, collega) formano tutti il plurale in -chi e -ghi (monarchi e colleghi) se sono maschili, in -che e -ghe se sono femminili (per esempio, basilica/basiliche, bottega/botteghe). Belga rappresenta l'unica eccezione a questa regola, e ha come plurale belgi, probabilmente per influenza del nome della nazione, Belgio, e del nome francese degli abitanti, Belges. Per quanto riguarda il femminile, il plurale regolarmente belghe. Non sono solo i poveri belgi, comunque, a metterci in difficolt. Anche altre parole sembrano fatte apposta per procurarci dei guai quando dobbiamo farne il plurale. [n.d.r. Tra parentesi quadre vengono inserite eventuali aggiunte all'elenco rispetto al testo originario.] Singolare Plurale l'acacia le acacie l'audacia le audacie la camicia le camicie la ciliegia le ciliegie la fiducia le fiducie

grigia malvagia la socia sudicia la valigia

grigie malvagie le socie sudicie le valigie

Nomi e aggettivi in -cia e -gia che perdono la i al plurale: Singolare l'arancia la bertuccia la bilancia la bisaccia la boccia la buccia la caccia [la cartuccia la chioccia la cuccia la doccia la faccia la fettuccia la focaccia la foggia la frangia la freccia la goccia la guancia la lancia la loggia malconcia la mancia massiccia la minaccia l'oncia l'orgia la pancia la pelliccia la pioggia la pronuncia la provincia la puleggia la quercia la rinuncia la roccia la saccoccia la salsiccia la scaramuccia Plurale le arance le bertucce le bilance le bisacce le bocce le bucce le cacce le cartucce] le chiocce le cucce le docce le facce le fettucce le focacce le fogge le frange le frecce le gocce le guance le lance le logge malconce le mance massicce le minacce le once le orge le pance le pellicce le piogge le pronunce le province le pulegge le querce le rinunce le rocce le saccocce le salsicce le scaramucce

la scheggia sconcia selvaggia la spiaggia la torcia la traccia la treccia

le schegge sconce selvagge le spiagge le torce le tracce le trecce

Perdono la -i- anche i nomi e gli aggettivi che finiscono in -accia, -iccia, -occia, -uccia: Singolare Plurale cosuccia cosucce grassoccia grassocce mangereccia mangerecce parolaccia parolacce rossiccia rossicce Per ricordare in quali casi la i si mantiene e in quali si perde, basta fare attenzione a un particolare: se la c e la g sono precedute da una vocale (ciliegia, camicia, fiducia), allora la i si mantiene nel plurale; se invece la c e la g sono precedute da una consonante (pioggia, pancia), allora la i si elimina. La cosa migliore da fare controllare i plurali difficili sul vocabolario. Oltre a indicarvi la forma giusta, esso avverte che, accanto ai plurali considerati corretti, anche forme come ciliege, valige, e provincie sono ormai usate e largamente accettate.

Plurale di alcuni nomi composti Rispondiamo riportando alcune parti della Grammatica italiana di Luca Serianni, dedicate a questo problema. Caso dei composti formati da "verbo+nome singolare maschile (grattacapo, corrimano); il composto forma un blocco unico e nel plurale muta la desinenza del sostantivo: il grattacapo > i grattacapi (Ah, non voglio pi grattacapi, niente pi lavoro! Pirandello), il passaporto > i passaporti (Il Ministro per gli affari esteri, in circostanze eccezionali [...] pu sospendere temporaneamente o disporre il ritiro dei passaporti gi rilasciati Codice Penale, Appendice, Passaporti, art. 9), il parafango > i parafanghi, spazzacamino > spazzacamini, ecc. Si inseriscono in questo gruppo anche i nomi composti con base verbale + il femminile -mano, a causa della desinenza in -o: l'asciugamano > gli asciugamani, il corrimano > i corrimani, il baciamano > i baciamani, ecc. Nei nomi ficodindia, pomodoro abbiamo l'esempio pi tipico di composizione nome + preposizione + nome. In ficodindia molto vivo il senso della composizione: perci il plurale pi comune fichidindia (in cui avvertiamo ancora distintamente 'fichi - d' - India; anche la scrizione separata fico d'India > fichi d'India molto comune). Ben diverso il caso di pomodoro (< pomo d'oro), in cui i costituenti sono ormai totalmente fusi nel composto e dalla scomposizione del nome nei suoi costituenti non ricaviamo un sintagma semanticamente equivalente (un pomo d'oro non , insomma un pomodoro). La forma di plurale oggi pi diffusa , di conseguenza, i pomodori, anche se non mancano nella lingua letteraria i pomidoro (orti sanguinanti di pomidoro [...] e distese di grano dorato Deledda) e i pomidori (che ad esempio la forma raccomandata da Tommaseo-Bellini 1865-1879). Rara e da non esare la forma singolare il pomidoro, rifatta sul plurale i pomidori, che compare qualche volta anche nella lingua letteraria: i maccheroni al dente col pomidoro fresco Bacchelli. Vanno registrati a parte i nomi composti con capo- (capobanda, capolavoro, ecc.). Capo- pu designare a) colui che a capo di qualcosa (= 'x a capo di y'), come capostazione ('il capo della stazione'), ecc.; b) colui che a capo di qualcuno (= 'x capo tra tanti x), come capoimpiegato ('il capo degli impiegati'), ecc.; c) ci che si segnala tra altri oggetti omogenei come 'preminente', 'eccellente' (= 'un capo x): ad esempio capolavoro ('un lavoro, un'opera d'arte di prim'ordine'), ecc. Distinguiamo dunque tre gruppi: a) Nel tipo 'x il capo di y' il secondo nome ha la funzione di determinatore : i due membri non formano un blocco unico e il segnale del plurale si aggiunge al primo: il capogruppo > i capigruppo, il capostazione > i capistazione, ecc. b) Nel tipo 'x capo tra tanti x' capo in funzione appositiva rispetto al secondo nome; il composto viene percepito come un'unica parola e il segnale del plurale di aggiunge al secondo membro: il capocuoco > i

capocuochi, il caporedattore > i caporedattori, ecc. Rimane invece sempre invariato il costituente caponel plurale dei nomi femminili, sia nel tipo la caporeparto > le caporeparto, la coposala > le caposala, sia nel tipo la capoimpiegata > le capoimpiegate, la caporedattrice > le caporedattrici. c) Anche nel tipo 'un capo-x', affine al precedente, il costituente capo- ha funzione appositiva e il plurale si forma modificando il secondo membro del composto: il capoluogo > i capoluoghi, il capolavoro > i capolavori.