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Grammatica latina

Grammatica latina
La lingua latina deriva direttamente dall'antica lingua indoeuropea comune, pur presentando caratteristiche affini a molti altri idiomi. Essa ha subito notevoli mutamenti morfologici e fonetici che ne hanno modellato la forma del corso dei secoli. Pur essendo il latino una lingua estinta nel senso strettissimo, ad oggi la grammatica latina studiata in molte parti del mondo e anche in Italia, dove materia di studio nel liceo classico, nel liceo scientifico e nel liceo socio-psico-pedagogico.

Alfabeto, fonetica, ortografia


L'alfabeto
L'alfabeto latino, che deriva dalle versioni etrusche dell'alfabeto greco, composto da 24 lettere. ABCDEFGHIKLMNOPQRSTUVXYZ Sono da farsi alcune osservazioni sulle lettere: in epoca arcaica e classica erano in uso solo le lettere maiuscole, cos come per il greco antico; le minuscole furono introdotte da Carlo Magno e poi molto utilizzate dagli ecclesiastici; ad ogni modo, bisogna tener presente che vanno maiuscoli, oltre a tutti i nomi propri di persona, animale, divinit, luogo ecc. anche i nomi di popolo (es. Romani, Helvetii, Graeci) con i relativi aggettivi, quelli dei giorni del calendario (Kalendae, Iduus, Nonae) e dei mesi (Ianuarius, Februarius, ecc.), ma rimangono minuscoli i verbi dai nomi propri derivati (graecissare). i grafemi U e v furono introdotti nel Cinquecento da Ramus (si chiamano infatti lettere ramiste) per distinguere i fonemi /u/ e /w/ dal fonema /v/: nel latino classico esistevano solo i fonemi /u/ e /w/; il fonema /v/, introdotto pi tardi, non aveva un suo grafema e veniva scritto V (minuscolo u), proprio come i fonemi /u/ e /w/; le lettere K, Y e Z sono di origine straniera.

Fonetica
Pronuncia Della pronuncia del latino esistono varie versioni. Le principali sono la pronuncia classica e quella ecclesiastica. La prima quella che si suppone sia la vera pronuncia del latino classico, la seconda invece quella che, essendo stata adottata dalla Chiesa perch maggiormente corrispondente a quella del volgare in uso nel popolo, ha avuto la pi ampia diffusione. Attualmente la pronuncia ecclesiastica, oltre ad essere usata in alcuni rituali cattolici, anche quella preferita dai manuali di latino dell'Italia, mentre negli altri Paesi europei generalmente si preferisce adottare la pronuncia classica. Qui di seguito la tabella riassuntiva delle pronunce delle lettere e dei digrammi.

Grammatica latina

P. classica A /a/, /a:/ B /b/ C /k/ D /d/ E /e/, //, /e:/, /:/ F /f/ G /g/ H /h/ I /i/, /i:/ K /k/ L /l/ M /m/ N /n/, //, //

P. ecclesiastica /a/, /a:/ /b/ /k/, /t/ /d/ /e/, //, /e:/, /:/ /f/ g, // muta /i/, /i:/, /j/ /k/ /l/ /m/ /n/, //, //

O /o/, //, /o:/, /:/ /o/, //, /o:/, /:/ P /p/ Q /k(w)/ R /r/ S /s/ T /t/ V /u/, /u:/, /w/ X /ks/ Y /y/ Z /dz/ AE /ae/ OE /oe/ AU /aw/ CH /x/ TH // PH // (/f/) GN /gn/ /p/ /k(w)/ /r/ /s/, /z/ /t/ /u/, /u:/, /w/, /v/ /ks/ /i/ /dz/ /e:/, /:/ /e:/, /:/ /aw/ /k/ /t/ /f/ //

Alcune precisazioni vanno fatte per le consonanti: h si legge con una leggerissima aspirazione (era essa infatti la deformazione della lettera fenicia indicante l'aspirazione), che viene generalmente omessa nel latino ecclesiastico; c e g in origine indicavano sempre rispettivamente i suoni /k/ (l'italiano casa) e /g/ (gatto), poi nel latino ecclesiastico andarono ad indicare rispettivamente /k/ e /g/ sia /t/ (cera) e /d/ (gelo), nei casi previsti anche dall'ortografia italiana, cio davanti alle lettere e ed i (pronunciata sempre, anche se consonantizzata: dulcia si legger /'dulkia/ in classico e /'dultja/ in ecclesiastico, ma non /'dulta/), oltre che davanti ai dittonghi oe ed ae (vedi poi);

Grammatica latina s in latino classico era sempre /s/, sorda (come nell'italiano sole), poi cominci, in posizione intervocalica, a mutarsi in /z/, sonora (come l'italiano casa), pur mantenendo il suo suono originario ad inizio parola e vicino ad altre consonanti (rosa: class. /'rsa/, eccl. /'rza/; sol: /sol/ in ambedue le pronunce); i digrammi ph, th e ch derivano dalla traslitterazione delle lettere aspirate greche; il primo, forse originariamente letto // (una specie di p "soffiata"), divenne col tempo /f/ (philosophia, in classico /iloso'ia/, in ecclesiastico /filozo'fia/); il secondo era letto // (come l'inglese thing), poi passato alla semplice /t/ (Thule: class. /'ule/, eccl. /'tule/); il terzo era invece letto /x/ (come il ch tedesco di Bach, una c aspirata), per poi passare semplicemente a /k/ (Christus: class. /'xristus/, eccl. /'kristus/). ti seguito da vocale si leggeva /ti/ in epoca classica, poi pass a /tj/ e poi ancora a /tsj/ (come l'italiano dizione; ratio: class. /'ratio/, eccl. /'ratsjo/); il ti comunque si legge normalmente quando la i lunga (vedi poi); gn, pronunciato /gn/ in epoca classica, divenne poi // (cio come l'italiano gnomo; gnosco: class. /'gnosko/, eccl. /'osko/); gl sempre pronunciato /gl/, come l'italiano glassa. Per quanto riguarda le vocali, in latino sono 5 (a, e, i ,o ,u) pi la y usata per le parole greche (pronunciata /y/, cio come la francese o norditalica, o come semplice /i/). Il latino distingue tra vocali brevi (contrassegnate dal segno sovrascritto, esempio: ros), lunghe (segno , esempio: Roman) e ancipiti o bifronti, cio brevi o lunghe a seconda della necessit, (segno _, esempio mihi). Le vocali lunghe hanno una durata quasi doppia delle brevi. Le semivocali, invece, sono tre: /j/ (come iena) nel latino classico veniva usato per pronunciare le "i" ad inizio parola seguite da vocale oppure quelle intervocaliche (ius /'jus/, Gaius /ga'jus/); nel latino ecclesistico spesso si utilizza la lettera j per questo fonema se ad inizio parola (Iulius divenne Julius) oppure si mantiene il grafema i; inoltre nell'ecclesiastico il fonema /j/ viene usato anche per pronunciare le i seguite da vocale ma precedute da consonante, che nel classico erano invece probabilmente lette come /i/ vocaliche (orior, class. /'orior/, eccl. /'orjor/); /w/ era molto frequente nel latino classico, ma man mano, ad inizio parola o intervocalico, mut in /v/, tanto che si decise di distinguere la lettera v dalla u, un tempo usate indifferentemente (inizialmente V,u; poi V,v e U,u); la e semivocale dei dittonghi ae ed oe I dittonghi sono sempre lunghi. i dittonghi /j/+vocale si trovano frequentemente (iam, /'jam/); quelli vocale+/j/ nel passaggio dal latino arcaico a quello classico scomparvero: gli arcaici ai (/aj/) ed oi (/oj/) passarono infatti nei classici ae ed oe, mentre quelli residui (ei, ui) non vengono solitamente considerati dittonghi se non nel latino ecclesiastico (class. /ei/, /ui/, eccl. /ej/, /uj/) o in alcune parole derivate dal greco; yi, derivato dal greco, dittongo nel classico (/yj/), ma non nell'ecclesiastico, dove rimane come /i/ semplice (Arpyia: class. /ar'pyja/, eccl. /ar'pia/). Con la /w/ i dittonghi sono frequentissimi nel latino classico, soprattutto quelli /w/+vocale, poi quasi tutti scomparsi nell'ecclesiastico col passaggio /w/->/v/ (veritas: class. /'writas/, eccl. /vritas/); rimangono naturalmente i dittonghi preceduti da q (questus: /'kwestus/ in ambedue le pronunce). Va precisato che se la u preceduta da consonante e seguita da vocale, generalmente non fa dittongo (metuenda: /metu'enda/ e non /me'twenda/; cornua: /'krnua/ e non /'krnwa/). Il dittongo principale con /w/ au (/aw/), che in italiano si mutato nei fonemi della o. Il digramma eu non sempre dittongo: se deriva dall'omologo dittongo greco, allora si conserva anche in latino (Europa: /ew'rpa/), ma se invece ha altre derivazioni, normalmente non dittongo in latino (Perseus, che in greco era e non aveva dittongo, ha un eu derivato dalla e della radice a cui stata messa la desinenza -us della seconda declinazione; si legger dunque preferibilmente /'prseus/, piuttosto che /'prsews/). I dittonghi pi frequenti sono per ae ed oe: in latino classico venivano letti normalmente, mentre in quello ecclesiastico sono letti come /e/ (Aeneades: class. /ae'nades/, eccl. /e'nades/; caelum, class. /kaelum/, eccl. /telum/). Se due vocali non formano dittongo possibile trovare posta sulla seconda lettera la dieresi (esempio: ar /aer/ in ambedue le pronunce).

Grammatica latina L'accento L'accento latino, come quello italiano, di natura tonica (a differenza di quello musicale greco). In latino vigono due leggi in proposito: la baritonesi, secondo cui l'accento non cade mai sull'ultima sillaba, e la legge della terzultima, che dice che l'accento non va mai oltre la terzultima sillaba. Da queste due regole consegue che l'accento pu cadere solo sulla penultima e terzultima sillaba, o, in altri termini, che le parole possono essere o piane o sdrucciole. La baritonesi ha tuttavia qualche rara eccezione: un numero minimo di parole derivate da troncamenti conservano l'accento sulla sillaba prima penultima e poi divenuta ultima, oltre ad alcuni nomi di popolo imparisillabi della terza declinazione: illc, illc, illc (l, verso l, per di l), in origine illice, illuce, illace; Arpins (-atis, Arpinate) e Samns (-itis, Sannite). La posizione dell'accento tonico determinata secondo la legge della penultima dalla quantit della penultima sillaba: se essa lunga, avr l'accento (es: dulcdo, pronunciato /dul'edo/, dolcezza); se breve, l'accento andr alla terzultima sillaba (esempio nemra, pronunciato /'nemora/, le foreste). Nel raro caso in cui sia ancipite, saranno valide entrambe le opzioni.

Ortografia
L'ortografia latina sostanzialmente uguale a quella italiana; nel prefisso delle parole composte spesso consonanti poco eufoniche scompaiono o vengono assimilate (ad esempio aufero deriva da ab fero, mentre da adfero deriva affero). Non tuttavia un automatismo o una regola fissa.

La trascrizione di parole straniere in latino


Nel corso del tempo, con il sempre maggior coinvolgimento dei Romani con le popolazioni europee, il latino si arricch di termini stranieri, che necessitavano di essere trascritti dagli alfabeti originari a quello latino. Fu particolarmente intenso il flusso di parole greche verso il latino, dato il grande interesse romano per la cultura greca e l'enorme lessico matematico e filosofico della lingua di Atene. Per la trascrizione dal greco al latino si osservino le seguenti regole: diventa a; diventa b; diventa normalmente g (pronunciata sia /g/ sia /d/, bench in greco si usi solo la prima pronuncia), ma se seguita da , , o , siccome in greco ha suono nasale, si muta in n; diventa d; diventa (breve); diventa z; diventa (lunga); diventa th; diventa i; diventa k o anche c; diventa l; diventa m; diventa n; diventa x; diventa (breve); diventa p; diventa r; e diventano s; diventa t;

Grammatica latina diventa y; diventa ph; diventa ch; diventa ps; diventa (lunga); I dittonghi vengono trattati nel seguente modo:

I dittonghi impropri, cio quelli con iota sottoscritto o ascritto, vengono traslitterati come se iota non ci fosse ( diventa Hades); Il dittongo diventa , tranne quando veniva pronunciato come /o/ lungo: in tal caso esso diventa ; Il dittongo diventa regolarmente ei, tranne quando veniva pronunciato come /e/ lungo: in tal caso esso diventa ; Lo spirito aspro viene traslitterato come h iniziale di parola (ma - viene traslitterato rh- e il gruppo interno -diventa -rrh-). pi forzosa fu invece la traslitterazione del valore semiconsonantico di u che in greco si rese con il dittongo : Vitellio > (leggi: Uitllios). Per i nomi ebraici, entrati in uso con l'avvento del Cristianesimo, le trascrizioni furono fatte soprattutto da altre trascrizioni greche (la trascrizione dall'ebraico particolarmente difficoltosa perch le vocali in esso vengono pronunciate ma non scritte).

Morfologia
Nomi
Come nella lingua italiana, i nomi sono propri o comuni e possono designare persone, animali, cose, entit astratte, azioni, ecc. I generi dei nomi sono tre: maschile, femminile e neutro. Il numero pu essere singolare o plurale; diversamente dal greco, non esiste il duale. La principale differenza rispetto all'italiano, che non riguarda solo la morfologia di nomi, aggettivi e pronomi ma anche l'intera sintassi della frase, il sistema dei casi. Non esiste l'articolo. Casi La lingua latina di norma distingue le funzioni logico-grammaticali di sostantivi, aggettivi e pronomi servendosi di sei casi e di cinque declinazioni: Nominativo Indica il soggetto della frase, o il complemento predicativo del soggetto (esempio: "Cornelia sembra bella"), o la parte nominale (esempio: "Cornelia una ragazza"). Parte nominale e complemento predicativo del soggetto sono definiti comunemente doppio nominativo. Genitivo Indica il possesso (generalmente), come nella frase "I capelli di Cornelia sono lunghi", svolgendo la funzione di complemento di specificazione. Ci sono anche altre funzioni: Genitivo soggettivo: L'amore di Giulio per Claudia. Genitivo oggettivo: Il desiderio di Claudia possedeva Giulio. Genitivo dichiarativo o epesegetico (vero e proprio complemento di specificazione): L'albero del melo. Genitivo di qualit: Un uomo di grande coraggio. Genitivo partitivo: Diversi dei miei amici sono andati in citt.

Dativo Indica un complemento di termine, come nella frase "Ha dato il biscotto al bambino". Altri usi:

Grammatica latina dativo di agente: Esprime l'agente quando viene usato con la coniugazione perifrastica passiva: puero opus faciendum est: "Il ragazzo deve fare il lavoro" (letteralmente "Il lavoro dev'essere fatto dal ragazzo"). Dativo di riferimento spesso usato col dativo di fine o scopo (chiamato comunemente il doppio dativo). Esempio: "Il generale invi truppe come aiuto (con lo scopo di) all'altro generale". Dativo di possesso: Mihi pecunia est, letteralmente "a me il denaro" vale a dire "possiedo del denaro". Accusativo Indica il complemento oggetto (esempio: "Cornelia uccise Marco"). Doppio accusativo: il complemento predicativo dell'oggetto. Caratteristico l'utilizzo dell'accusativo con i verbi impersonali piget (mi rincresce), pudet (mi vergogno), paenitet (mi pento), taedet (mi annoia), miseret (ho piet), e con i verbi appellativi, estimativi, effettivi, elettivi e con verbi relativamente impersonali, come fallit, decet e iuvat. L'accusativo inoltre utilizzato nella costruzione di alcuni verbi (come doceo, posco e flagito). Un particolare utilizzo dell'accusativo l'accusativo alla greca, o di relazione, che tiene il posto di un complemento di relazione. Esso viene retto solo da verbi transitivi attivi o deponenti. Esempio: "Puer nudus pedesque umeros apparuit", letteralmente: "apparve un fanciullo nudi i piedi e le spalle", quindi "con i piedi e le spalle nude". Viene inoltre utilizzato per la formazione di vari complementi mediante l'aggiunta di specifiche preposizioni davanti all'accusativo (come in, per o ad). L'accusativo altres il caso del soggetto (e anche, ovviamente, della parte nominale e del complemento predicativo del soggetto) nelle proposizioni infinitive. L'accusativo pu anche indicare estensione di tempo e spazio. In tutte le declinazioni, i nomi di genere maschile e femminile formano l'accusativo aggiungendo la comune desinenza m alla vocale tematica. Vocativo Svolge la funzione di complemento di vocazione in caso di discorso diretto (esempio: "Cornelia, vai fuori"). Il vocativo ha generalmente le stesse desinenze del nominativo, con l'eccezione (limitatamente al singolare) dei temi in us e in ius della seconda declinazione, nei quali il vocativo esce rispettivamente in e e in i, e di alcuni nomi propri di derivazione perlopi greca. Ablativo L'ablativo il caso che svolge le funzioni di pi complementi, sia in forma pura (ablativo semplice) sia preceduto da preposizioni. L'ablativo semplice prende la funzione di complemento di tempo, mezzo (per le cose), agente e causa efficiente e altri. L'ablativo latino assorbe le funzioni di tre casi dell'indoeuropeo: ablativo (con valore di allontanamento, separazione: e allora si parla di ablativo vero e proprio), locativo, strumentale (con valore eminentemente di mezzo, modo e causa: si parla allora di ablativo strumentale). Mediante l'aggiunta di specifiche preposizioni (come in, ab, ex, de, cum) forma vari complementi (stato in luogo, origine, compagnia, modo, ecc.). Locativo Il caso locativo si pone a parte non essendo presente nella grammatica latina moderna. Esso esprime il complemento di stato in luogo nei nomi di citt e piccola isola singolari di prima e seconda declinazione, oltre che con un ristretto numero di nomi comuni come rus, domus ed humus. Il locativo ha desinenza -i, cosa che nei nomi di prima e di seconda declinazione lo porta ad avere terminazioni uguali a quelle del genitivo singolare (per la prima declinazione si noti che a+i = ae).

Grammatica latina Declinazioni Vi sono 5 declinazioni (in latino: declinationes, singolare declinatio). Quasi tutti femminili i sostantivi della prima e della quinta declinazione, mentre la maggioranza dei nomi della seconda e della quarta declinazione sono maschili e neutri, distinti fra loro per mezzo di casi retti differenti. La terza declinazione, che comprende in egual numero sostantivi di tutti i generi, la pi numerosa, mentre sono pochi i sostantivi della quinta declinazione, molti dei quali privi di plurale. Le cinque declinazioni si differenziano fra loro per le diverse uscite del genitivo singolare: e per la prima per la seconda s per la terza s per la quarta ei per la quinta.

Numerose sono le comunanze fra le declinazioni; abbiamo l'uguaglianza fra le terminazioni dei casi retti dei sostantivi neutri (con la comune uscita in a dei casi retti plurali neutri) e la sopracitata comune uscita in m dell'accusativo singolare dei sostantivi maschili e femminili. Altre caratteristiche sono comuni a pi declinazioni, come l'uscita in rum (per la prima, la seconda e la quinta) o in um (per la terza e la quarta) del genitivo plurale, o la terminazione in is (per le prime due declinazioni) o in bus (per le altre declinazioni) del dativo e ablativo plurale. inoltre comune a pi declinazioni l'uguaglianza fra la desinenza del genitivo singolare e del nominativo plurale, come avviene per la prima, la seconda e la quarta declinazione. Prima declinazione
singolare plurale Nominativo ros Genitivo rosae Dativo rosae Accusativo rosm Vocativo ros Ablativo ros Rosa, rosae; femminile rosae rosrum ross ross rosae ross

Seconda declinazione Fanno parte della seconda declinazione nomi maschili, femminili e neutri con il tema vocalico o, che in molti casi varia in altre vocali. Appartengono alla declinazione sostantivi in us, er, ir e in um. Seconda declinazione: maschili e femminili in -us

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singolare plurale Nominativo lups Genitivo lup Dativo lup Accusativo lupm Vocativo lup Ablativo lup lupus,lupi lup luprm lups lups lup lups

Seconda declinazione: maschili in -er o -ir


singolare plurale Nominativo pur puer puerrm puers puers puer puers

Genitivo puer Dativo puer Accusativo puerm Vocativo pur Ablativo puer puer,pueri

Seconda declinazione: sostantivi neutri


singolare plurale Nominativo bellm Genitivo bell Dativo bell Accusativo bellm Vocativo bellm Ablativo bell bellum,belli bell bellrm bells bell bell bells

Terza declinazione La terza declinazione formata da tre gruppi di sostantivi, accomunati dalla terminazione in is del genitivo singolare. Il nominativo ha terminazioni varie: tema consonantico vario per il primo gruppo; tema vocalico in -i e terminazione del nominativo singolare in es o is per il secondo gruppo (eccetto i monosillabi consonantici); tema vocalico in e o consonantico in ar o al per il terzo gruppo.

Grammatica latina 1 gruppo Comprende sostantivi imparisillabi (ovvero con un diverso numero di sillabe fra nominativo e genitivo singolare) con una sola consonante prima del suffisso del genitivo singolare Questo primo gruppo di nomi della terza declinazione ha un tema consonantico, l'unico di tutte le declinazioni, e perci ha ablativo singolare in - e genitivo plurale in -m, oltre che i casi diretti plurali dei neutri in -. Maschili e femminili
singolare plurale Nominativo rex Genitivo regs Dativo reg Accusativo regm Vocativo rex Ablativo reg Rex, regis; maschile regs regm regbs regs regs regbs

Neutri
singolare plurale Nominativo nmen Genitivo nmins Dativo nmin Accusativo nmen Vocativo nmen Ablativo nmin Nomen, nominis nmin nminm nminbs nmin nmin nminbs

2 gruppo Comprende sostantivi parisillabi e monosillabi imparisillabi con due consonanti prima del suffisso del genitivo singolare Questo gruppo della terza declinazione contiene i nomi con tema in i, per cui avr il genitivo plurale in -m, oltre che l'ablativo singolare in - e i neutri diretti plurali in -. Nomi maschili e femminili

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singolare plurale Nominativo civs Genitivo civs Dativo civ Accusativo civm Vocativo civs Ablativo civ Civis, civis; maschile singolare plurale Nominativo mons Genitivo monts Dativo mont Accusativo montm Vocativo mons Ablativo mont Mons, montis; maschile monts montm montbs monts monts montbs civs civm civbs civs civs civbs

Neutri
singolare plurale Nominativo os Genitivo osss Dativo oss Accusativo os Vocativo os Ablativo oss Os, ossis singolare plurale Nominativo classis Genitivo classs Dativo class Accusativo classim Vocativo classis Ablativo classe Classis, classis classes classm classbs classes classes classbs oss ossm ossbs oss oss ossbs

Grammatica latina 3 gruppo Comprende sostantivi neutri parisillabi in e, imparisillabi in al, lis o ar, ris, con le stesse desinenze particolari del 2 gruppo eccetto l'ablativo singolare, in i e i casi diretti del plurale, in .
singolare plurale Nominativo mare Genitivo mars Dativo mar Accusativo mare Vocativo mare Ablativo mar Mare, maris singolare plurale Nominativo animal Genitivo animals Dativo animal Accusativo animal Vocativo animal Ablativo animal Animal, animlis animal animalm animalbs animal animal animalbs mar marm marbs mar mar marbs

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Quarta declinazione Della quarta declinazione fanno parte nomi maschili e femminili in us e neutri con il tema vocalico in . Maschili e Femminili
singolare plurale Nominativo spirits Genitivo spirits Dativo spirit Accusativo spiritm Vocativo spirits Ablativo spirit Spiritus, spiritus; maschile spirits spiritm spiritbs spirits spirits spiritbs

Neutri Cornu, cornus

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singolare plurale Nominativo corn Genitivo corns Dativo corn Accusativo corn Vocativo corn Ablativo corn Cornu, cornus corn cornm cornbs corn corn cornbs

Alcuni nomi della quarta declinazione hanno il dativo e l'ablativo plurale in -ubus; in molti casi per distinguerli da nomi della terza declinazione che altrimenti risulterebbero omografi (e omofoni): artus, -us, "arto", della quarta, ha dativo artubus per distinguerlo da artibus, da ars, artis. Cos anche: arcus, -us, "arco" e partus, -us, "parto" per evitare confusione rispettivamente con arx, arcis, "rocca" e pars, partis, "parte". Inoltre tutti i nomi uscenti in -cus al nominativo fanno -ubus. Per esempio acus, -us f., "ago", lacus, -us m., "lago", portus, -us m., "porto", quercus, -us f., "quercia", specus, -us m., caverna, tribus, -us f., "trib", ma porticus, -us m., "portico" fa porticibus. Quinta declinazione La quinta declinazione contiene nomi femminili e due maschili (dies e meridies) col tema vocalico e. Dies femminile nel singolare quando significa "data", "giorno stabilito". Da notare che i nomi con la i prima del tema in e (come dies, glacies, ecc.) hanno su genitivo e dativo singolare la "e" lunga (), mentre quelli che presentano una consonante prima della e (come res e fides) la hanno a genitivo e dativo singolare breve (). Tutti i nomi, eccetto dies e res, sono dei singularia tantum. Nomi con la i prima dei suffissi Dies, diei; maschile/femminile
singolare plurale Nominativo dis Genitivo di Dativo di Accusativo dim Vocativo dis Ablativo di Dies, diei; maschile/femminile dis dirm dibs dis dis dibs

Nomi con consonanti prima dei suffissi

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singolare plurale Nominativo rs Genitivo r Dativo r Accusativo rm Vocativo rs Ablativo r Res, rei rs rrm rbs rs rs rbs

I nomi greci I nomi greci sono molto frequenti tra le parole latine, soprattutto per quanto riguarda nomi di persone o di luoghi geografici. Di solito sono stati assorbiti nelle prime tre declinazioni latine, tuttavia rimangono tracce in alcune terminazioni delle desinenze greche. Per la prima declinazione vanno ricordati: i maschili uscenti in -s al nominativo singolare, che hanno accusativo singolare in -n o -m e vocativo singolare in -; i maschili col nominativo singolare in -s, che hanno accusativo singolare in -n, vocativo singolare in -/- e ablativo singolare in -; infine, i femminili uscenti al nominativo singolare in -, che hanno genitivo, accusativo, vocativo e ablativo singolari rispettivamente in -s, -n, -, -. Per al seconda declinazione vanno ricordati: i nomi che presentano un'uscita a nominativo e accusativo singolari rispettivamente in -s e -n, accanto alle forme regolari latine; i nomi propri in -eus, che, in alternanza alle forme latine, possono presentare genitivo, accusativo e vocativo singolari rispettivamente in -s, -/, -eu; i genitivi plurali che possono presentare, con la regolare uscita in -rm, la forma -on. Per la terza declinazione vanno ricordate molte particolarit. L'accusativo singolare in - oltre che in -m per alcuni nomi come ar, aris; aether, -ris; Hector, -ris; Lacedemon; -nis. Nei nomi terminanti al nominativo singolare in -s o -ys, gli accusativi singolari sono rispettivamente -m/-n e -ym/-yn. Il genitivo singolare in -s, accanto al regolare -s, che pu essere immediatamente notato nel vocabolario. Nei nomi di popolo, o, pi raramente, comuni, l'accusativo plurale, accanto al regolare -s, in -s. Alcuni genitivi plurali in -on. Nei nomi in -ma, mtis, dativo e ablativo plurali in -is. Alcuni nomi propri greci hanno poi una declinazione particolari: sono quelli che hanno uscita nominativo-genitivo -, -s, che hanno tutti gli altri casi in -. Altri nomi stranieri I nomi dei popoli gallici presentano l'accusativo plurale in -as. I nomi propri ebrei sono o indeclinabili o assorbiti in una declinazione regolare latina. Il nome Iesus presenta la seguente declinazione: Iesus, Iesu, Iesu, Iesum, Iesus, Iesu. I nomi indeclinabili Molti nomi, alcuni di origine straniera, sono indeclinabili (Abraham, Abramo), ovvero sono usati in una stessa forma per tutti i casi per cui sono usati. Spesso a questi si aggiunge una forma declinabile.

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Aggettivi
Tutti gli aggettivi devono concordare col nome a cui si riferiscono in numero, caso e genere. Tutti i nomi possono essere maschili, femminili o neutri; i generi sono grammaticali, e non corrispondono necessariamente al sesso dell'oggetto. Gli aggettivi possono essere appartenenti alla prima o alla seconda classe. Prima classe degli aggettivi Gli aggettivi della prima classe hanno tre uscite, una per ogni genere: per il maschile viene usata la seconda declinazione maschile, per i femminile la prima, per i neutri la seconda dei neutri in -um. Singolare
maschile femminile neutro Nominativo bonus Genitivo boni Dativo bono Accusativo bonum Vocativo bone Ablativo bono bona bonae bonae bonam bona bona bonum boni bono bonum bonum bono

Plurale
maschile femminile neutro Nominativo boni bonae bona bonorum bonis bona bona bonis

Genitivo bonorum bonarum Dativo bonis Accusativo bonos Vocativo boni Ablativo bonis Bonus, bona, bonum Ad bonis bonas bonae bonis

esempio:

puella bona (femminile) (la buona ragazza) puer bonus (maschile) (il buon ragazzo) mancupium bonum (neutro) (il buono schiavo) La seconda classe degli aggettivi Gli aggettivi che si declinano invece secondo la terza declinazione, sono detti aggettivi della seconda classe. Da notare che le terminazione di ablativo singolare, genitivo e casi neutri diretti plurali sono rispettivamente , m e . Esistono tre gruppi della seconda classe: aggettivi a tre, due o una terminazione al nominativo singolare. Ad esempio: puella fortis (femminile) (la forte ragazza) puer fortis (maschile) (il forte ragazzo) mancupium forte (neutro) (il forte schiavo)

Grammatica latina 1 gruppo: aggettivi a tre terminazioni Sono gli aggettivi della seconda classe che presentano una terminazione diversa al nominativo singolare per tutti e tre i generi. In tutto sono tredici, tutti in -er, -ris, -re. Ad essi si aggiungono i nomi degli ultimi mesi dell'anno (September, October, November, December) perch in latino tutti i nomi dei mesi sono in realt degli aggettivi. Singolare
maschile femminile neutro Nominativo celer Genitivo celeris Dativo celeri Accusativo celerem Vocativo celer Ablativo celeri celeris celeris celeri celerem celeris celeri celere celeris celeri celere celere celeri

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Plurale
maschile femminile neutro Nominativo celeres celeres celeria celerium celeribus celeria celeria celeribus

Genitivo celerium celerium Dativo celeribus celeribus Accusativo celeres Vocativo celeres celeres celeres

Ablativo celeribus celeribus Celer, celeris, celere

2 gruppo: aggettivi a due terminazioni Sono gli aggettivi della seconda classe, numerosissimi, che presentano al nominativo singolare una sola terminazione per maschile e femminile, in -is e un'altra per il neutro, in -e. Di essi fanno parte i nomi dei mesi Aprilis, Quintilis (luglio) e Sextilis (agosto). Singolare
maschile e femminile neutro Nominativo fortis Genitivo fortis Dativo forti Accusativo fortm Vocativo fortis Ablativo forti forte fortis forti forte forte forti

Plurale

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maschile e femminile neutro Nominativo fortes Genitivo fortium Dativo fortibus Accusativo fortes Vocativo fortes Ablativo fortibus Fortis, forte fortia fortium fortibus fortia fortia fortibus

3 gruppo: aggettivi ad una terminazione Sono aggettivi della seconda classe cha hanno una sola terminazione per il nominativo dei tre generi. Singolare
maschile e femminile neutro Nominativo felix Genitivo felicis Dativo felici Accusativo felicm Vocativo felix Ablativo felici felix felicis felici felix felix felici

Plurale
maschile e femminile neutro Nominativo felices Genitivo felicium Dativo felicibus Accusativo felices Vocativo felices Ablativo felicibus Felix, felicis felicia felicium felicibus felicia felicia felicibus

Grammatica latina Comparativo e superlativo degli aggettivi Comparativo di uguaglianza e minoranza Il comparativo di uguaglianza reso in latino con l'aggettivo introdotto da tam e il secondo termine di paragone introdotto da quam e nello stesso caso del primo termine. A tam/quam si possono sostituire anche ita/ut o aeque/ac. Il comparativo di minoranza si forma invece mettendo l'aggettivo introdotto da minus e il secondo termine di paragone dal quam, sempre nel caso del primo termine. Comparativo di maggioranza Il comparativo di maggioranza invece implica spesso una modificazione dell'aggettivo. In generale, all'aggettivo va tolto il suffisso del genitivo singolare ( -i per la prima classe e -is per la seconda)e si aggiunge alla radice -ior per maschili e femminili e -ius per i neutri (cos per esempio fortis diverr fortior, fortius, altus diverr altior, altius, e cos via). Il comparativo va poi declinato come gli aggettivi della seconda classe, o, meglio, come i nomi del primo gruppo della terza declinazione, in quanto l'ablativo singolare in -, il genitivo plurale in -m e i casi diretti del neutro plurale in -. Fortis, forte -> fortior, fortius. Singolare
maschile e femminile neutro Nominativo fortior Genitivo fortioris Dativo fortiori Accusativo fortiorm Vocativo fortior Ablativo fortiore fortius fortioris fortiori fortius fortius fortiore

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Plurale
maschile e femminile neutro Nominativo fortiores Genitivo fortiorum Dativo fortioribus Accusativo fortiores Vocativo fortiores Ablativo fortioribus fortiora fortiorum fortioribus fortiora fortiora fortioribus

Grammatica latina Il secondo termine di paragone del comparativo di maggioranza Il secondo termine di paragone all'ablativo semplice oppure allo stesso caso del primo termine ma introdotto da quam. Questo secondo metodo va sempre applicato se il primo termine nei casi obliqui (gen., dat. e abl.) o se il secondo un verbo o una proposizione. Va sempre usato l'ablativo semplice se il secondo termine un pronome relativo, e preferibilmente se la frase ha senso negativo. Il superlativo Il superlativo degli aggettivi va invece formato aggiungendo alla radice il suffisso -issimus, -issima, -issimum. Il superlativo va declinato come facente parte della prima classe degli aggettivi. Si noti che in latino il superlativo svolge entrambe le funzioni di assoluto e relativo. Il partitivo, usato dopo il superlativo relativo, pu essere espresso con il genitivo, e/ex o de pi l'ablativo o, sebbene non riscontrato nel latino classico, inter e l'accusativo. Quando per il gruppo formato da due persone/cose, si utilizza il comparativo al posto del superlativo. Per esempio: Cesare era il pi forte dei consoli. si tradurr Caesar erat fortior inter consules/consulum/ex consulibus. Comparativi e superlativi irregolari Gli aggettivi composti terminanti in -dicus, -ficus, -volus e providus, validus, egenus hanno il comparativo in -entior, -entius e il superlativo in -entissimus, -a , -um. Gli aggettivi terminanti in -ius, -eus, -uus della consonante finale non hanno comparativo n superlativo, ma li formano rispettivamente utilizzando magis e maxime. Ad esempio magis dubius o maxime idoneus. Non seguono questa regola gli aggettivi terminanti in -quus; insieme a maxime strenuus possiamo trovare anche strenuissimus e con maxime pius esiste anche piisimus Gli aggettivi bonus, malus, parvus, magnus, multus seguono la seguente tabella:
Positivo Comparativo bonus melior, melius peior, peius minor, minus maior, maius plus Superlativo optimus, -a, -um

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malus parvus magnus multus

pessimus, -a, -um minimus, -a, -um maximus, -a, -um plurimus, -a, -um

Gli aggettivi facilis, difficilis, similis, dissimilis, humilis, gracilis hanno il superlativo in -illimus, -a, -um quindi si avr facillimus, facillima, facillimum e via di seguito. Gli aggettivi terminanti in -er hanno il superlativo in -errimus quindi da pulcher, pulchra, pulchrum si avr pulcherrimus, pulcherrima, pulcherrimum. Numerali In latino esistono tre tipi di aggettivi numerali: cardinali, ordinali (rimasti anche in italiano) e distributivi. Inoltre il latino ha anche degli avverbi numerali.

Pronomi
I pronomi derivati da aggettivi seguono le normali declinazioni aggettivali. I pronomi personali, dimostrativi, relativi, interrogativi e determinativi hanno declinazioni proprie, parzialemnte coincidenti con quella degli aggettivi della prima classe, ma con particolarit specie al nominativo singolare. Hanno inoltre il genitivo ed il dativo singolare rispettivamente in -us e - Esempi (il vocativo sempre identico al nominativo): hic, haec, hoc: questo, questa

Grammatica latina

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singolare Nominativo hic, haec, hoc Genitivo huius Dativo huic

plurale hi, hae, haec horum, harum, horum his

Accusativo hunc, hanc, hoc hos, has, haec Ablativo hoc, hac, hoc his

ille, illa, illud: quello, quella


singolare Nominativo ille, illa, illud Genitivo illius Dativo illi plurale illi, illae, illa illorum, illarum, illorum illis

Accusativo illum, illam, illud illos, illas, illa Ablativo illo, illa, illo illis

alla stessa maniera si declinano iste, ista, istud ("codesto") e ipse, ipsa, ipsum (con -um al posto di -ud!) qui, quae, quod: che (relativo); quis, quae, quod: chi, che cosa (interrogativo)
singolare plurale

Nominativo qui(s), quae, quod qui, quae, quae Genitivo cuius Dativo cui quorum, quarum, quorum quibus

Accusativo quem, quam, quod quos, quas, quae Ablativo quo, qua, quo quibus

Come qui, quae, quo si declinano gli indeterminati quicumque, quaecumque, quodcumque: qualunque (si aggiunge sempre il suffisso invariato -cumque) e quisquis, quaequae, quodquod: qualunque (si raddoppia, in qualunque genere numero e caso) Il pronome relativo pu anche essere utilizzato in funzione di nesso relativo.

Verbi
Ci sono quattro coniugazioni grammaticali nella lingua latina; la prima coniugazione ha l'uscita dell'infinito presente in -re, la seconda in -re, la terza in -re, la quarta in -re. Un verbo, se non si coniuga secondo una di queste quattro, considerato irregolare. Vi sono poi i cosiddetti verbi deponenti e semideponenti: i primi hanno solo forma passiva ma significato attivo; i secondi hanno significato attivo e forma attiva nei tempi derivati dal presente (ind. e cong. presente e imperfetto, ind. futuro semplice) ma significato attivo e forma passiva nei tempi derivati dal perfetto (ind. e cong. perfetto e piuccheperfetto, ind. futuro anteriore). L'infinito deponente della prima coniugazione esce in -ri, quello della seconda in -ri, della terza in -i, della quarta in -ri. Un verbo si compone di tre parti: una radice, che indica il vero e proprio significato del verbo, un tema (la parte centrale), che indica il tempo e il modo grammaticale e una desinenza (la parte terminale) che indica la persona e la diatesi (attiva o passiva). Ad esempio: laudabatur (veniva lodato) si divide in una radice laud-, che indica il vero significato del verbo, lodare; un tema -aba- che indica che il tempo e modo imperfetto indicativo, mentre la desinenza -tur indica che una terza persona passiva. Allo stesso modo, capiemus si divide in radice cap- =

Grammatica latina prendere, tema -ie- = futuro, desinenza -mus = prima persona plurale attiva. Il verbo significa quindi 'prenderemo'. Ogni verbo ha due radici, una del presente e una del perfetto. Morfologia del verbo Ci sono sei tempi (latino: tempora) nella lingua Latina. Sono: Presente, (Latino: praesens) che indica azioni che stanno avvenendo nel momento in cui si parla: Lo schiavo porta la brocca di vino. Imperfetto, (Latino: imperfectum): descrive le azioni che stavano accendendo per un periodo di tempo: La folla stava incoraggiando i gladiatori. Futuro semplice, (Latino: futurum simplex) usato per azioni che non sono ancora iniziate, ma che lo saranno in un certo momento: Egli scriver la lettera domani. Perfetto, (Latino: perfectum) descrive azioni del passato che sono concluse: Egli insegn al ragazzo. Corrisponde ai tempi italiani del passato remoto, del passato prossimo e del trapassato remoto: Egli scrisse la lettera, Egli ha scritto la lettera, Egli ebbe scritto la lettera. Piuccheperfetto, (Latino: plusquamperfectum) corrisponde al trapassato prossimo italiano: Egli aveva scritto la lettera. Futuro anteriore, (Latino: futurum exactum) usato per azioni che saranno completate in un certo momento nel futuro: Per domani, egli avr inviato la lettera. Ci sono tre modi (Latino: modi): Indicativo, (Latino: indicativus) che afferma fatti indiscutibili: Lo schiavo porta le botti di vino Congiuntivo, (Latino: coniunctivus) usato per esprimere possibilit, necessit, intenzioni: necessario che lo schiavo porti le botti di vino. Imperativo, (Latino: imperativus) usato per esprimere ordini: Tu, schiavo, porta le botti di vino!. Non esiste il condizionale in latino: per esso si utilizzano due tempi del congiuntivo: l'imperfetto e il piuccheperfetto che traducono, rispettivamente, il condizionale presente e passato. Ci sono cinque forme verbali nominali, dette anche modi verbali indefiniti: Infinito Gerundio Participio Supino (questi tre sono nomi verbali) Gerundivo (questi due sono aggettivi verbali).

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Ci sono due diatesi (Latino: genus): Attiva, (Latino: activum) in cui il soggetto compie l'azione: Lo schiavo porta le botti. Passiva, (Latino: passivum) in cui il soggetto subisce l'azione: La botte portata dallo schiavo. Desinenze dei verbi Modo indicativo Presente Attivo

Grammatica latina

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1 Coniugazione 2 Coniugazione 3 Coniugazione 4 Coniugazione laud-o laud-as laud-at laud-mus laud-tis laud-ant mon-eo mon-es mon-et mon-mus mon-tis mon-ent leg-o leg-is leg-it leg-mus leg-tis leg-unt aud-o aud-is aud-it aud-mus aud-tis aud-iunt

Passivo
1 Coniugazione 2 Coniugazione 3 Coniugazione 4 Coniugazione laud-or laud-ris laud-tur laud-mur laud-amni laud-ntur mon-or mon-ris mon-tur mon-mur mon-emni mon-ntur leg-or leg-ris leg-tur leg-mur leg-imni leg-ntur aud-or aud-ris aud-tur aud-mur aud-imni aud-intur

Imperfetto Attivo
1 Coniugazione 2 Coniugazione 3 Coniugazione 4 Coniugazione laud-bam laud-bas laud-bat laud-abmus laud-abtis laud-bant mon-bam mon-bas mon-bat mon-ebmus mon-ebtis mon-bant leg-bam leg-bas leg-bat leg-ebmus leg-ebtis leg-bant aud-ibam aud-ibas aud-ibat aud-iebmus aud-iebtis aud-ibant

Passivo
1 Coniugazione 2 Coniugazione 3 Coniugazione 4 Coniugazione laud-bar laud-abris laud-abtur laud-abmur laud-abamni laud-abntur mon-bar mon-ebris mon-ebtur mon-ebmur mon-ebamni mon-ebantur leg-bar leg-ebris leg-ebtur leg-ebmur leg-ebamni leg-ebntur aud-ibar aud-iebris aud-iebtur aud-iebmur aud-iebamni aud-iebntur

Grammatica latina Futuro semplice Attivo


1 Coniugazione 2 Coniugazione 3 Coniugazione 4 Coniugazione laud-bo laud-bis laud-bit laud-abmus laud-abtis laud-bunt mon-bo mon-bis mon-bit mon-ebmus mon-ebtis mon-bunt leg-am leg-es leg-et leg-mus leg-tis leg-ent aud-am aud-es aud-et aud-emus aud-itis aud-ent

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Passivo
1 Coniugazione 2 Coniugazione 3 Coniugazione 4 Coniugazione laud-bor laud-abris laud-abtur laud-abmur laud-abimni laud-abntur mon-bor mon-ebris mon-ebtur mon-ebmur mon-ebimni mon-ebntur leg-ar leg-ris leg-tur leg-mur leg-emni leg-ntur aud-ar aud-iris aud-itur aud-imur aud-iemni aud-intur

Perfetto Attivo Per formare l'indicativo perfetto attivo si aggiungono le comuni desinenze al tema del perfetto, la cui formazione varia. Il tema del perfetto ricavabile dalla terza voce del paradigma. Come esempio prendiamo il verbo laudo, il cui tema del presente laud- mentre quello del perfetto laudav-:
laudav-i laudav-sti laudav-it laudavi-mus laudav-stis laudav-runt

Passivo Il perfetto passivo latino si forma in modo analogo al presente passivo italiano, ovvero con il verbo essere seguito dal participio passato, coniugato al genere e al numero. Il participio passato latino si forma aggiungendo al tema del supino (quarta voce del paradigma) le desinenze degli aggettivi della prima classe.

Grammatica latina

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Maschile laudtus sum laudtus es laudtus est laudti sumus laudti estis laudti sunt

Femminile laudata sum laudata es laudata est laudatae sumus laudatae estis laudatae sunt

Neutro laudatum sum laudatum es laudatum est laudata sumus

laudata estis laudata sunt

Piuccheperfetto Attivo Per tutte le quattro coniugazioni, si aggiungono al tema del perfetto le forme del verbo essere all'imperfetto.
laudav-ram laudav-ras laudav-rat laudav-ermus laudav-ertis laudav-rant

Passivo Per tutte le quattro coniugazioni, il piuccheperfetto passivo si forma in modo analogo al perfetto passivo, utilizzando l'imperfetto del verbo essere al posto del presente.
Maschile laudtus eram laudtus eras laudtus erat Femminile laudata eram laudata eras laudata erat Neutro laudatum eram laudatum eras laudatum erat laudata ermus

laudti ermus laudatae ermus laudti ertis laudti erant laudatae ertis laudatae erant

laudata ertis laudata erant

Futuro anteriore Attivo Per tutte le quattro coniugazioni, si aggiugono al tema del perfetto le forme del verbo essere al futuro (a parte nella terza persona plurale, nella quale, per evitare la confusione con il perfetto, al posto di runt viene aggiunto -rint).

Grammatica latina

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laudav-ro laudav-ris laudav-rit laudav-ermus laudav-ertis laudav-rint

Passivo Per tutte le quattro coniugazioni, il futuro anteriore passivo si forma in modo analogo al perfetto passivo, utilizzando il futuro semplice del verbo essere al posto del presente.
Maschile laudtus ero laudtus eris laudtus erit Femminile laudata ero laudata eris laudata erit Neutro laudatum ero laudatum eris laudatum erit

laudti erimus laudatae erimus laudata erimus laudti eritis laudti erunt laudatae eritis laudatae erunt laudata eritis laudata erunt

Modo congiuntivo Presente Attivo


1 Coniugazione 2 Coniugazione 3 Coniugazione 4 Coniugazione laud-em laud-es laud-et laud-mus laud-tis laud-ent mon-eam mon-eas mon-eat mon-emus mon-etis mon-eant leg-am leg-as leg-at leg-mus leg-tis leg-ant aud-am aud-as aud-at aud-imus aud-itis aud-ant

Passivo

Grammatica latina

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1 Coniugazione 2 Coniugazione 3 Coniugazione 4 Coniugazione laud-er laud-ris laud-tur laud-mur laud-emni laud-ntur mon-ear mon-eris mon-etur mon-emur mon-eamni mon-entur leg-ar leg-ris leg-tur leg-mur leg-amni leg-ntur aud-iar aud-iris aud-itur aud-imur aud-iamni aud-intur

Imperfetto Attivo Per ogni verbo, anche irregolare, si prende la forma dell'infinito presente e si aggiungono i suffissi personali -m, -s, -t, -mus, -tis, -nt
laudare-m laudare-s laudare-t laudare-mus laudare-tis laudare-nt

Passivo Come per l'attivo, ma si aggiungono le desinenze tipiche del passivo (-r, -ris, -tur, -mur, -mini, -ntur)
laudare-r laudare-ris laudare-tur laudare-mur laudare-mni laudare-ntur

Perfetto Attivo Si forma prendendo il tema del perfetto aggiungendo -eri + -m, -s, -t, -mus, -tis, -nt

Grammatica latina

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laudav-rim laudav-ris laudav-rit laudav-ermus laudav-ertis laudav-rint

Passivo Per tutte e 4 le coniugazioni, si prende il participio perfetto assieme al verbo sum coniugato al presente congiuntivo
Maschile laudtus sim laudatus sis laudatus sit laudti simus laudati sitis laudati sint Femminile laudata sim laudata sis laudata sit Neutro laudatum sim laudatum sis laudatum sit

laudatae simus laudata simus

laudatae sitis laudatae sint

laudata sitis laudata sint

Piuccheperfetto Attivo Per tutte e 4 le coniugazioni, si prende la forma dell'infinito perfetto (formato dal tema del perfetto con la desinenza -sse) e si aggiungono i suffissi personali.
laudavisse-m laudavisse-s laudavisse-t laudavisse-mus laudavisse-tis laudavisse-nt

Passivo Per tutte e 4 le coniugazioni, si prende il participio perfetto con il verbo sum coniugato all'imperfetto congiuntivo.

Grammatica latina

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Maschile laudtus essem laudatus esses laudatus esset

Femminile laudata essem laudata esses laudata esset

Neutro laudatum essem laudatum esses laudatum esset laudata essemus laudata essetis laudata essent

laudti essemus laudatae essemus laudati essetis laudati essent laudatae essetis laudatae essent

Modo imperativo Presente


1 coniugazione Singolare Plurale

2^ Persona am-a

am-ate

2 coniugazione

Singolare Plurale

2^ Persona mon-e

mon-ete

3 coniugazione

Singolare Plurale

2^ Persona leg-e

leg-ite

4 coniugazione

Singolare Plurale

2^ Persona aud-i

aud-ite

Gerundio e Gerundivo Il gerundio latino, pur avendo una forma morfologica molto simile a quella del gerundio italiano, non ha la stessa funzione che ricopre nella lingua italiana, in quanto nella lingua latina funge da declinazione dell'infinito. pertanto un sostantivo verbale che ha sempre valore attivo. Il gerundio non presenta il caso nominativo (rappresentato infatti dall'infinito stesso), mentre nel resto dei casi si riconosce per la presenza del suffisso "-andi (gen.), -o (dat.), -um (acc.), -o (abl.)" per la prima coniugazione, "-endi (gen.), -o (dat.), -um (acc., solo in presenza di preposizioni, come complemento oggetto si usa l'infinito), -o (abl.)" per la seconda e la terza coniugazione e "-iendi (gen.), -o (dat.), -um (acc., vedi sopra), -o (abl.)" per la quarta. Si forma dal tema del presente. Declinazione del gerundio

Grammatica latina

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Caso

Latino

Italiano il lodare del lodare al lodare

Note infinito

Nominativo laudare Genitivo Dativo Accusativo Ablativo laudandi laudando

(ad) laudandum per il lodare finale laudando lodando

Come si evince dalla tabella soprastante, il gerundio latino si traduce come il gerundio italiano solo nel caso ablativo, negli altri casi funge da declinazione dell'infinito solo nei casi in cui dipende da sostantivo o aggettivo: Es: La speranza di vincere la battaglia: Spes vincendi bellum; l'arte di amare: ars amandi. Il gerundio pu essere accompagnato da un oggetto diretto solo nei casi genitivo o ablativo senza preposizione; negli altri casi (dat., acc. e abl. con preposizione) si utilizza di norma il gerundivo. Anche nei due casi in cui si pu utilizzare il gerundio, si preferisce l'uso del gerundivo, eccetto quando l'oggetto rappresentato da un pronome neutro. L'infinito declinato dipendente da un verbo non si traduce con il gerundio: infatti nella frase Decisi di venire, non si esprime una declinazione dell'infinito, ma una subordinata oggettiva. Il caso accusativo del gerundio quasi esclusivamente utilizzato preceduto dalla preposizione ad, e serve ad esprimere una subordinata finale: Senatus misit legatos ad implorandum pacem si traduce come Il senato invi gli ambasciatori per chiedere la pace. Si noti comunque che il latino classico rifugge dai concetti astratti e preferisce le forme gerundive ad pacem implorandam (letteralmente per la pace da chiedere). Gerundivo Il gerundivo invece rappresenta un aggettivo verbale con valore passivo, che esprime il dovere o la necessit: Liber legendus si tradurr appunto il libro da leggere, che deve essere letto. Si declina come un aggettivo della prima classe e si forma aggiungendo al tema del presente del verbo le terminazioni "-andus, -a, um" per la prima coniugazione, "-endus, -a, -um" per la seconda e la terza e "-iendus, -a, -um" per la quarta. Il gerundivo particolarmente utilizzato nella lingua latina all'interno della cosiddetta perifrastica passiva, formata da un gerundivo e da una voce del verbo essere. Questa particolare costruzione esprime l'idea passiva del dovere: Esempio: Carthago delenda est si tradurr Cartagine deve essere distrutta. da notare che il complemento d'agente nella perifrastica passiva espresso in caso dativo; in caso di confusione per la presenza di altri dativi, si segue la normale regola dell'a o ab + ablativo. Esempio: Nobis de proelio cogitandum est va tradotto Noi dobbiamo riflettere sulla guerra (Letteralmente: da riflettere sulla guerra da parte nostra). Participio Per la sensibilit grammaticale dei latini, il participio era una parte del discorso a s, per la sua particolarit di avere caratteri della declinazione (genere e caso) e della coniugazione (i tempi e le diatesi). Infatti i suo nome, participium, dovuto proprio al fatto che esso partecipa del nome e del verbo. Nella lingua latina esistono tre tempi del participio: presente, perfetto e futuro.La traduzione del presente e del perfetto corrispondono a quella italiana (legens = che legge, actus = agito). Il participio futuro, invece, non esiste pi nella nostra lingua, ma si pu tradurre dal latino con una perifrasi del tipo che + futuro semplice indicativo. I participi futuri latini sono caratterizzati dalla terminazione in -urus, -ura, -urum. Ad esempio, laudaturus si traduce in italiano con che loder. Sono presenti residui del participio futuro latino nella lingua italiana, come ad esempio venturo (= che verr), nascituro (= che nascer) etc. Il participio presente si coniuga come un aggettivo della seconda

Grammatica latina classe ad un'uscita, con la particolarit che l'ablativo singolare esce in -e quando il participio viene utilizzato come sostantivo, in -i quando invece un aggettivo. Il participio futuro e quello perfetto si declinano come aggettivi della prima classe. Presente
Caso Singolare Plurale maschile o femminile Plurale neutro Laudantes Laudantium Laudantibus Laudantes Laudantes Laudantia Laudantium Laudantibus Laudantia Laudantia Laudantibus

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Nominativo Laudans Genitivo Dativo Accusativo Vocativo Ablativo Laudantis Laudanti Laudantem Laudans

Laudanti / Laudante Laudantibus

Futuro
Caso Masc. sing. Femm. sing. Neut. sing. Laudatura Laudaturae Laudaturae Masc. plur. Femm. plur. Laudaturae Neut. plur. Laudatura

Nominativo Laudaturus Genitivo Dativo Accusativo Vocativo Ablativo Laudaturi Laudaturo

Laudaturum Laudaturi Laudaturi Laudaturo

Laudaturorum Laudaturarum Laudaturorum Laudaturis Laudaturis Laudaturas Laudaturae Laudaturis Laudaturis Laudatura Laudatura Laudaturis

Laudaturum Laudaturam Laudature Laudaturo Laudatura Laudatura

Laudaturum Laudaturos Laudaturum Laudaturi Laudaturo Laudaturis

Perfetto
Caso Masc. sing. Femm. sing. Neut. sing. Laudatum Laudati Laudato Laudatum Laudatum Laudato Masc. plur. Femm. plur. Neut. plur.

Nominativo Laudatus Genitivo Dativo Accusativo Vocativo Ablativo Laudati Laudato Laudatum Laudate Laudato

Laudata Laudatae Laudatae Laudatam Laudata Laudata

Laudati

Laudatae

Laudata Laudatorum Laudatis Laudata Laudata Laudatis

Laudatorum Laudatarum Laudatis Laudatos Laudati Laudatis Laudatis Laudatas Laudatae Laudatis

Infinito Ci sono anche tre forme di infinito: presente, perfetto e futuro (che non esiste pi in italiano). Questi vengono usati nelle frasi cosiddette infinitive, corrispondenti alle subordinate oggettive e soggettive.

Grammatica latina

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Attivo Presente laudare Perfetto laudavisse

Passivo laudari laudat-um esse (maschile singolare) laudat-am esse (femminile singolare) laudat-um esse (neutro singolare) laudat-os esse (maschile plurale) laudat-as esse (femminile plurale) laudat-a esse (neutro plurale) laudatum iri

Futuro laudatur-um esse (maschile singolare) laudatur-am esse (femminile singolare) laudatur-um esse (neutro singolare) laudatur-os esse (maschile plurale) laudatur-as esse (femminile plurale) laudatur-a esse (neutro plurale)

Supino Il supino un modo nominale usato nella grammatica latina. Esso la quarta voce del paradigma dei verbi (es. Laudo, as, avi, atum, are) e serve pi che altro a formare altre voci verbali quali participio perfetto e participio futuro. Esso, tuttavia, ha un senso anche usato singolarmente. Esistono due tipi di supino, il supino attivo (talvolta chiamato accusativo) che contraddistinto dalla desinenza -um (es. Laudatum) che ha valore finale con verbi di movimento (es. Venerunt petitum pacem = Vennero per chiedere la pace) e il supino passivo (detto anche ablativo), con desinenza in -u (es. Laudatu), di uso molto raro, viene usato per indicare limitazione (es. Res horrenda auditu est = una cosa orrenda a sentirsi). Quest'ultimo, tuttavia, di uso assai raro e viene usato perlopi in espressioni come Facile dictu o Difficile factu, (Facile a dirsi e difficile a farsi.) I verbi deponenti godono di entrambi i supini. Perifrastica attiva e passiva Il latino gode di due costrutti, chiamati perifrastiche appunto perch formate da accordi tra particolari voci verbali e il verbo essere. La perifrastica attiva si compone dell'accordo tra il verbo essere e il participio futuro del verbo in questione, quella passiva col verbo essere e il gerundivo dal verbo in questione, talvolta col dativo d'agente o dal classico complemento d'agente in caso di due dativi nella frase. Perifrastica attiva Nella grammatica latina, si chiama perifrastica attiva (o coniugazione perifrastica attiva), un tipo di costruzione costituita dal participio futuro accompagnato dal verbo sum "essere" (in tutti i tempi dell'indicativo e del congiuntivo).

Grammatica latina Perifrastica passiva La perifrastica passiva il modo con cui viene chiamato un costrutto sintattico della lingua latina. Essa una perifrasi che esprime il significato di dovere o necessit di compiere un'azione e si costruisce con il gerundivo del verbo seguito da sum coniugato al modo e tempo opportuno.

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Parti invariabili del discorso


Le principali parti invariabili del discorso sono l'avverbio, le preposizioni, le congiunzioni e le interiezioni. Avverbi L' avverbio legato al verbo o al nome o all'aggettivo o ad altro avverbio, ne modifica in parte il significato. I gradi dell'avverbio Il comparativo dellavverbio coincide con il comparativo neutro dellaggettivo. Quindi ha la terminazione in -ius. Per esempio: cupid-e (avidamente) fa cupid-ius (pi avidamente) audac-iter (audacemente) fa audac-ius (pi audacemente) Il superlativo dellavverbio si forma con la terminazione -e sostituita alla terminazione -i del genitivo singolare dellaggettivo superlativo. es.: celerrim-i (velocissimo) celerrim-e (velocissimamente) maxim-i (massimo) maxim-e (massimamente) maturrim-i (molto affrettato) maturrim-e (molto affrettatamente) maxime dubius (dubbiosissimo) maxime dubie (molto dubbiosamente) Preposizioni La preposizione si pone davanti (pre-posizione) al nome latino, determinandone il caso, per chiarire il suo rapporto con altre parti della proposizione. Esempi: a (ab), da; ad, verso, a; de, da, circa; e (ex), da, di; in, in, dentro; per, attraverso, per; pro, davanti, al posto di; post. Ogni preposizione seguita da un particolare caso: certe vogliono l'accusativo, altre invece l'ablativo. Congiunzioni La congiunzione ha la funzione di collegare, congiungere tra loro elementi di una proposizione o di diverse proposizioni. Le congiunzioni vengono dette anche connettivi. Esempi: et, atque, ac, quoque, e,ed; etiam, anche; aut, vel, o, oppure; nec, neque, n, neppure. Interiezioni Per interiezioni si tratta di esclamazioni inserite nel discorso. Si dicono proprie, quando esprimono emozioni e improprie, quando si tratta di nomi o frasi fatte.

Sintassi
Sintassi della frase semplice (analisi logica)
Sintassi dei casi: Nominativo Il nominativo compare nella lingua latina con diverse funzioni semplici: Soggetto (ed eventuali attributi e apposizioni del soggetto, valido per tutte le possibili traduzioni)
'Amicus meus aquam non timet.

Grammatica latina

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Il mio amico non teme l'acqua.

Nome del predicato (in frasi con predicato nominale)


Schola magistra vitae est. La scuola maestra di vita.

Termine a se, senza alcun rapporto sintattico con il resto della frase
Resnent mihi Cynthia silvae. [1] Cinzia mi risuonino i boschi.

Frasi nominali
Quot homines tot sententiae. [2] Tanti i pareri quanti gli uomini.

In esclamazioni
'Indigna homine dubitatio. [3] Dubbio non degno di un uomo.

Il doppio nominativo Si tratta di un costrutto che richiede la presenza di un predicativo del soggetto. Questo costrutto quindi ammesso da alcuni tipi di verbi, quali verbi appellativi, elettivi ed estimativi (solo se in forma passiva), che qui chiameremo copulativi. Il predicativo del soggetto rimane in nominativo anche quando il verbo copulativo all'infinito, preceduto da un verbo servile.
Vercingetrix rex a suis appellatur. [4] Vercingetorige chiamato re dai suoi.

'Socrates [...] parens philosopiae iure dici potest. Socrate pu essere detto padre della filosofia a diritto.

[5]

Grammatica latina Il verbo videor Il verbo videor talvolta si comporta come un normale verbo copulativo
'Haec tibi ridicula videntur. [6]

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Queste cose ti sembrano ridicole.

In altri casi si pu trovare quello che comunemente definito costrutto personale, in cui il verbo videor concordato con il soggetto, ed seguito da un infinito: Del verbo sum in funzione di copula, seguito dal predicato nominale Di qualsiasi altro verbo. Se si tratta di infinito perfetto passivo o futuro attivo o passivo, la forma derivata dal supino (participio passato o futuro) in nominativo. Il costrutto personale di videor si traduce in italiano con la forma impersonale del verbo sembrare, alla 3 persona singolare e seguito da una proposizione subordinata soggettiva che ha per soggetto il soggetto di videor: infatti la traduzione letterale risulta inaccettabile in italiano. Oltre al verbo videor, questo tipo di costrutto viene usato dai verbi che significano dire, raccontare, tramandare e da quelli che significano comandare, vietare, proibire, permettere, costringere se usati al passivo
Tibi stultus esse videor. Ti sembra che io sia sciocco

Pompeius 'visus est mihi vehementrer esse perturbatus Mi sembrato che Pompeo fosse molto turbato

[7]

'Prohibti estis in provincia vestra pedem ponere

[8]

Vi fu impedito di mettere piede nella vostra provincia

Talvolta il verbo videor compare inoltre nella costruzione apparentemente impersonale. In questo costrutto il verbo videor compare alla 3 persona singolare, ed seguito da un verbo all'infinito, o da una intera proposizione infinitiva. Il nome apparentemente impersonale deriva infatti dal fatto che il verbo videor compare come nel costrutto impersonale, ma il soggetto esiste e consiste in un verbo all'infinito o in una intera proposizione infinitiva soggettiva. Videor compare in questo costrutto quando: ha valore deliberativo (sembrar bene, opportuno) si trova insieme a un aggettivo neutro (facile, utile, opportunum) seguito da un verbo o una forma impersonali viene usato dai verbi che significano dire, raccontare, tramandare e da quelli che significano comandare, vietare, proibire, permettere, costringere se usati al passivo, nei casi di valore deliberativo, di aggettivo neutro, di verbo o forma impersonali
Nunc mihi est visum de senectute aliquid ad te scribre [9]

Adesso mi sembrato opportuno scrivere per te qualcosa riguardo la vecchiaia.

Mihi arduum videtur res gestas scribere.

[10]

Mi sembra arduo scrivere le vicende storiche.

Grammatica latina
[11]

34

Mihi videtur [...] de genere belli esse dicendum.

Mi sembra che sia necessario parlare del tipo di guerra.

Dicitur eo tempore matrem Pausaniae venixisse.

[12]

Si dice che la madre di Pausania sia vissuta in quel periodo.

Ancora il verbo videor e gli altri verbi di cui sopra pu comparire nella costruzione totalmente impersonale, come accennato prima, in forma di locuzione incidentale (es.: come sembra, ut vedetur)
Coniurati paratis -ut videbatur- magnis copiis constituerant un [...] [13]

Dopo aver preparato -come sembrava- grandi truppe i congiurati avevano deciso che [...]

'Platonem ferunt in Italiam venisse Si racconta che Platone sia venuto in Italia

Sintassi dei casi: Genitivo Il genitivo usato in latino per determinare appartenenza a un determinato insieme, proprio o figurato. Pu essere tradotto in italiano, a seconda dei casi, in diversi modi. Genitivo epesegetico o dichiarativo il vero e proprio complemento di specificazione, in quanto esprime la specie di un genere, ossia specifica, determina un concetto generico.
Vulgare amici nomen sed rara est fides [14]

Il nome di amico comune ma la lealt e rara

Il concetto di "nome" specificato dal genitivo amici, "di amico". Inimicus, amicus, aequalis, propinquus, familiaris quando sono usati come aggettivi reggono il dativo della cosa di cui si amici o nemici ecc... (in alcuni dialetti italiani questa costruzione ancora oggi usata, basti infatti pensare alla forma "essere amico a qualcuno" )
Boni improbis [...] amici esse non possunt [15]

Gli onesti non possono essere amici dei malvagi

Il genitivo epesegetico, unito a causa o gratia, forma sintagmi usati per indicare il fine di un'azione.
Vercingetrix [...] Gallos hortatur ut communis libertatis causa arma capiant Vercingetorige esorta i galli a impugnare le armi per la comune libert [16]

Grammatica latina Genitivo di possesso Il genitivo di possesso precisa l'appartenenza di una persona o una cosa a un'altra.
Cimon atheniensis, Miltidis filius Cimone ateniese, figlio di Milziade

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Il genitivo di possesso pu avere funzione: attributiva predicativa


Galea Marci lucida est. L'elmo di Marco lucido

Haec galea est Marci Quest'elmo di Marco

In presenza del genitivo di possesso di un nome proprio, il termine che indica la parentela stretta spesso sottointeso
Marcus Titi Marco [figlio] di Tito

In presenza del genitivo di un nome di divinit, il termine templum spesso sottointeso: Ad Iovi = Ad templum Iovi. Il possesso pu venire espresso con altre strutture sintattiche: genitivo in funzione attributiva dativo (In Pompeiano theatro = In theatro Pompeii - Si veda dativo di possesso pi avanti) Genitivo soggettivo
Metus hostium Il timore dei nemici

Dal contesto si potr capire se i nemici (hostium) sono il soggetto logico del "temere" (metus). Quindi la frase significher "il timore che i nemici provano".

Grammatica latina Genitivo oggettivo


Metus hostium Il timore dei nemici

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Dal contesto si potr capire se i nemici (hostium) sono l'oggetto logico del "temere" (metus). Quindi la frase significher "il timore per i nemici". spesso il genitivo oggettivo in italiano preceduto dalle particelle <<per, verso, contro,riguardo a..>> Genitivo di qualit Indica le qualit morali possedute permanentemente da qualcuno. Si pu trovare in due funzioni: attributiva predicativa (con verbo sum)
C. Volusenus [...] vir et consili magni et virtutis. [17]

Gaio Volseno, uomo sia di grande senno che valore

Vive memor quam sis aevi brevis.

[18]

Vivi memore di quanto sia tu di vita breve

Questo costrutto espprime generalmente qualit permanenti. Per qualit non durature, si usa invece l'ablativo strumentale-sociativo. Genitivo di pertinenza Il genitivo di pertinenza (o di convenienza) indica la persona a cui si addice un compito, la persona che per convenienza sociale deve fare, o la qualit in cui rientra un certo comportamento. usato sempre in funzione predicativa, con il verbo sum, ed utile usare espressioni del tipo " proprio di..." " dovere di..." ecc... per tradurlo correttamente.
Est adulescentis maiores natu verri. [19]

dovere del giovane rispettare gli anziani.

'Cuiusvis hominis est errare nullus nisi insipientis perseverare in errorem.

[20]

proprio di tutti gli uomini sbagliare, di nessuno fuorch degli stolti perseverare nell'errore.

Quando la persona a cui tocca il compito o il dovere dovrebbe essere espressa con un pronome, esso di norma sostituito da un possessivo, come accade peraltro in italiano, alla forma nominativa neutra. Alla terza persona si trover solamente eius, eorum, a meno che non si tratti di un riflessivo. Nel caso si tratti di un riflessivo, si trover suum.
Ne mihi noceant (homines scelerati ac nefatii) vestrum est providere [21]

compito vostro provvedere a che non mi facciano alcun danno (quegli uomini scellerati ed empi).

Grammatica latina Altri genitivi di specificazione e appartenenza Alla funzione di specificazione e appartenenza si possono ricondurre anche: Genitivo di et, usato soprattutto in dipendenza da nomi come puer, adulescens, senex in espressioni del tipo puer decem anorum (un ragazzo di dieci anni - letteralmente dieci di anni) Genitivo di misura, in espressioni come classis ducentarum navium, (una flotta di duecento navi - letteralmente flotta di duecento di navi) Genitivo che segue una locuzione di tempo in espressioni come pridie eius diei (il giorno precedente letteralmente il giorno prima di quel giorno.
Secum duxit filium Hannibalem annorum novem [22] Condusse con se il figlio Annibale di nove anni

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Aggerem ac vallum XII pedum extruit. Costru un terrapieno e una palizzata di 12 piedi.

Genitivo partitivo La parola in genitivo indica la totalit, di cui si prende in considerazione una parte soltanto. spesso usato per determinare sostantivi o pronomi interrogativi e indefiniti che indicano una parte, oltre che avverbi che indicano una quantit. Al suo posto pu essere usato l'ablativo o l'accusativo preceduto dalla preposizione inter.
Maior pars mortalium de naturae malignitate conquertur. [23]

La maggior parte dei mortali si lamenta della malignit della natura.

Il genitivo partitivo si trova inoltre comunemente usato: dopo un superlativo relativo dopo l'interrogativo uter e gli indefiniti plerique, uterque, neuter, quando seguiti da un pronome dopo avverbi di luogo e tempo
Iugurtha homo omnium [...] sceleratissimus. Giugurta, l'uomo pi scellerato di tutti. [24]

'Uter nostrum est cupidior?

[25]

Chi di noi il pi desideroso?

'Ubi terrarum sumus?

[26]

In quale parte della terra ci troviamo?

Grammatica latina Il genitivo con gli aggettivi Un sostantivo in genitivo riferito a un aggettivo specifica a che realt riferito l'aggettivo. Si pu trovare il genitivo di relazione dopo aggettivi che indicano: Desiderio, passione, interesse, avversione Abbondanza, mancanza, privazione Partecipazione ed esclusione Conoscenza, ignoranza, esperienza, inesperienza Somiglianza e diversit
'Laudis avidi erant. Erano avidi di gloria [27]

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'Plena errorum sunt omnia. Tutto pieno di errori

[28]

Erant complures [...] consilii huiusce particpes nobiles C'erano parecchi nobili al corrente di questo piano

[29]

(Nostri erant) huius generis pugnae imperti

[30]

(I nostri erano) inesperti di questo tipo di combattimento

Me [...] tui similem existimasti Mi hai considerato simile a te

[31]

Possono essere seguiti da un genitivo di relazione anche alcuni participi, se usati con funzione di aggettivo.
Corpus patiens inediae, algris, vigiliae [32]

Il (suo) corpo (era) capace di sopportare la fame, il freddo, il sonno

Specialmente nel latino arcaico e poetico, possibile trovare genitivi di relazione in dipendenza da sostantivi e aggettivi non segnalati precedentemente.
Sanus mentis [33]

Sano di mente

Integer aevi

[34]

Non toccato dall'et [giovane]

Fessi rerum' Stanchi della situazione

Grammatica latina Il genitivo in funzione di oggetto In taluni verbi intransitivi in latino ma transitivi in italiano, il complemento obbligatorio o attante con funzione di oggetto compare in genitivo. Si tratta delle seguenti categorie: I verbi di memoria (memini, reminiscor, commoneo, obliviscor) I verbi di privazione (egeo, indigeo, careo) Il verbo potior nelle formule come potiri rerum (impadronirsi del potere). Talvolta compare anche in altri casi costruito con il genitivo, ma comunemente regge la costruzione con l'ablativo Verbi e aggettivi che indicano dominio. Va per osservato che mentre per gli aggettivi il genitivo comune, per i verbi raro e compare quasi solo in testi poetici
Memini neque umquam obliviscar noctis illius Ricordo e non dimenticher mai quella notte [35]

39

Indigeo tui consilii

[36]

Ho bisogno del tuo consiglio

c) Rerum potiri volunt (Cic. Cat. 2, 19) Vogliono impadronirsi del potere d) Daunus agrestium regnavit populorum (Hor. Carm. 3, 30, 11-12) Dauno regn su popoli contadini Genitivo avverbiale con i verbi di stima I verbi che significano stimare, considerare, valere, contare sono solitamente accompagnati da forme avverbiali con la terminazione in genitivo come magni, pluris, plurimi, maioris, maximi, parvi, minoris, minimi, nihili, tanti, quanti. Voluptatem virtus minimi facit (Cic. Fin. 2, 42) La virt non stima per nulla il piacere Parvi sunt foris arma nisi est consilium domi (Cic. Off. 1, 76) Valgono poco le armi all'esterno, se non c' senno in patria. Genitivo con verbi di accusa e condanna I verbi che significano accusare, portare in giudizio, dimostrare la colpevolezza, condannare, assolvere sono quasi sempre seguiti dal genitivo del sostantivo indicante la colpa di cui si assolti o accusati o condannati. Nicomedes 'furti damnatus est (Cic. Flacc. 43) Nicomede fu condannato per furto -per esprimere la colpa viene talvolta usato, al posto del genitivo, de + ablativo Damnare aliquem de maiestte Condannare qualcuno di lesa maest (Questo costrutto sempre usato con il sostantivo vis che privo di genitivo)

Grammatica latina Il genitivo con interest e refert I verbi impersonali interest e refert sono generalmente costruiti con il genitivo della persona a cui importa. La cosa che importa di norma viene invece espressa con un pronome neutro (hoc, id, illud), con un infinito o con una proposizione subordinata soggettiva. Interest omnium recte facre (Cic. Fin. 2, 72) A tutti importa agire bene Non refert quam moltos (libros) sed quam bonos habeas (Sen. Ep. 45, 1) Non importa quanti (libri) hai, ma quanti (ne hai) di buoni. Quando la persona a cui importa espressa tramite un pronome personale, si usano le forme di 1 o 2 persona femminile del pronome possessivo (mea, tua, nostra, vestra). Per la terza persona usato sua solo per i riflessivi, altrimenti si trova eius, eorum, earum ecc... Magni mea interest hoc tuos omnes scire (Cic. Fam. 6, 10, 3) Mi interessa molto che tutti i tuoi amici sappiano ci. Il genitivo con i verbi impersonali miseret, paenitet, piget, pudet, taedet I verbi impersonali miseret (avere compassione di), paenitet (pentirsi di), piget (dispiacersi di), pudet (vergognarsi di), taedet (annoiarsi di) richiedono il genitivo della cosa di cui una persona ha compassione, si pente ecc... La persona che ha compassione, si pente ecc... invece espressa in accusativo Me meorum factorum atque consiliorum [...] numquam paenitebit (Cic. Cat. 4, 20) Io non mi pentir mai delle mie azioni e delle mie decisioni Sintassi del verbo Modi finiti Modi non finiti

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Sintassi della frase complessa (analisi del periodo)


Sintassi della frase latina e Consecutio temporum La lingua latina una lingua molto flessibile in cui la funzione sintattica di una parola non dipende dalla sua posizione, essendo espressa dalle terminazioni della parola stessa; generalmente l'ordine : gruppo del soggetto, gruppo dell'oggetto (specificazioni del verbo), verbo (sinteticamente SOV) ma grazie alla flessione nominale di cui questa lingua dotata, permessa molta libert. Si considerino gli esempi:
Marcus amat Tulliam, tutti significano "Marco ama Marcus Tulliam amat, Tullia." Tulliam Marcus amat, Tulliam amat Marcus, Amat Marcus Tulliam, Amat Tulliam Marcus

Un'altra caratteristica della lingua latina la preminenza di espressioni concrete, questo in netto contrasto con la lingua greca molto pi duttile ed icastica. Una frase del tipo: "Credo nell'esistenza di Dio" in latino diverrebbe "credo deum esse," che letteralmente significa : "Credo che Dio sia" o "Credo che Dio ".

Grammatica latina Consecutio temporum Uno tra i meccanismi pi peculiari della lingua latina la consecutio temporum (correlazione dei modi) ereditata con minor rigidit dall'italiano. Questa struttura definisce il rapporto tra i tempi dei verbi nella subordinazione delle frasi di un periodo rispetto alle sovraordinate per esprimere i seguenti rapporti di relativit: contemporaneit, anteriorit, posteriorit
contemporaneit reggente presente reggente storica Congiuntivo presente anteriorit Congiuntivo perfetto posteriorit Perifrastica attiva + sum (al congiuntivo presente)

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Congiuntivo imperfetto Congiuntivo piucchepperfetto

Perifrastica attiva + sum (al congiuntivo imperfetto)

Esempi:
Ignoro quid agas Ignoro quid egeris Ignoro quid acturus sis Ignoravi quid ageres Ignoravi quid egisses Non so cosa tu stia facendo Non so cosa tu abbia fatto Non so cosa farai Non seppi cosa tu stessi facendo Non seppi cosa tu avessi fatto

Ignoravi quid acturus esses Non seppi cosa avresti fatto

Si pu notare come in italiano vi sia corrispondenza nei tempi del congiuntivo eccetto per il rapporto di posteriorit che l'italiano esprime diversamente. La consecutio temporum vale anche per le subordinate infinitive, che in italiano si definiscono oggettive e soggettive. I tempi dell'infinito saranno dunque:
contemporaneit Infinito presente anteriorit posteriorit

Infinito passato Infinito futuro

Esempi:
Puto te bonum esse Putabam te bonum esse Puto te bonum fuisse Penso che tu sia buono Pensavo che tu fossi buono Penso che tu sia stato buono

Putabam te bonum fuisse Pensavo che tu fossi stato buono

Consecutio temporum delle subordinate di grado superiore al 1 La consecutio temporum in latino agisce anche per le subordinate di grado superiore al 1, ma in questo caso presenta delle regole specifiche leggermente differenti da quelle che valgono per le subordinate di 1 grado analizzate in precedenza. Innanzitutto le subordinate di grado superiore al 1, come si pu ben dedurre, non dipendono dal verbo della proposizione reggente del periodo, ma dalla subordinata di 1 grado; di conseguenza si trover in dipendenza da tempi quali il congiuntivo e l'infinito (pi raramente l'indicativo). Se la subordinata di 2 grado si trova in dipendenza di un verbo all'indicativo o al congiuntivo segue le medesime regole di consecutio di una subordinata di 1 grado. Vediamo qualche esempio:

Grammatica latina Nescio quid feceris ut mater tua valeret. (Non so cosa hai fatto perch tua madre stesse bene.) In questo periodo l'imperfetto congiuntivo valeret della proposizione finale subordinata di 2 grado, dipende dal congiuntivo perfetto feceris, retto a sua volta dal verbo della principale nescio. La subordinata di 2 grado non ha alcun legame di consecutio con la principale. Canes aluntur in Capitolio, ut significent si fures venerint.[37] (Si mantengono cani sul Campidoglio perch diano il segnale, se si siano avvicinati dei ladri). Anche in questo caso il verbo della subordinata di 2 grado (venerint) dipende da quello della reggente di 1 grado (significent) e non da quello della principale (aluntur). Se la subordinata di 2 grado dipende da un infinito, il suo tempo si regola secondo quanto segue: se l'infinito presente o futuro, il suo tempo si regola sul tempo della principale e non della subordinata di 1 grado se l'infinito perfetto, il suo tempo segue la consecutio dei tempi storici come di consueto Vediamo due esempi esplicativi: Cupio scire quid agas. [38] (Voglio sapere che cosa fai) Il congiuntivo presente agas della subordinata di 2 grado dipende dal verbo della principale cupio. Puto te impetravisse omnia quae cuperes. (Credo che tu abbia ottenuto tutto ci che volevi.) Il congiuntivo imperfetto cuperes della subordinata di 2 grado dipende dall'infinito perfetto impetravisse della reggente di 1 grado.

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Voci correlate
Lingua latina Prima declinazione latina Seconda declinazione latina Terza declinazione latina Quarta declinazione latina Quinta declinazione latina Aggettivi della I classe latini Aggettivi della II classe latini Prima coniugazione latina Participio latino Pronomi latini Singularia tantum Pluralia tantum Verbi latini Verbi deponenti e semideponenti Verbi assolutamente impersonali Verbi relativamente impersonali Complementi in latino Consecutio temporum Attrazione modale Cum narrativo Periodo ipotetico latino Proposizione concessiva latina

Proposizione consecutiva latina Proposizione finale latina Proposizione infinitiva latina

Grammatica latina Proposizione interrogativa latina Quam

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Note
[1] Prop. 1, 18, 31 [2] Ter. Phorm. 454 [3] Marco Tullio Cicerone, De Amicitia 67 [4] Caio Giulio Cesare, De Bello Gallico 7, 4, 5 [5] Marco Tullio Cicerone, Fin. 2, 1, 1 [6] Marco Tullio Cicerone, Fam. 7, 30 [7] Marco Tullio Cicerone, Fam. 1, 5b, 1 [8] Marco Tullio Cicerone, Lig. 24 [9] Marco Tullio Cicerone, Sen. 1 [10] Sallustio, Cat. 3, 2 [11] Marco Tullio Cicerone, Man. 6 [12] Nepote, Paus. 5, 3 [13] Sallustio, Cat. 43, 1 [14] Fedro 3,9,1 [15] Marco Tullio Cicerone, De Amicitia, 74 [16] Caio Giulio Cesare, De Bello Gallico 7, 4, 4 [17] [18] [19] [20] [21] [22] [23] [24] [25] [26] [27] [28] [29] [30] [31] [32] [33] [34] [35] [36] [37] [38] Caio Giulio Cesare, De Bello Gallico 3, 5, 2 Orazio, Sat. 2, 6, 97 Marco Tullio Cicerone, Off. 1, 122 Marco Tullio Cicerone, Phil. 12, 5 Marco Tullio Cicerone, Catilinarie 3, 27 Nepote, Ham. 3, 1 Seneca, Br. 1, 1 Sallustio, Iug. 14, 2 Marco Tullio Cicerone, Planc. 85 Marco Tullio Cicerone, Rab. Post. 37 Sallustio, Cat. 7, 6 Marco Tullio Cicerone, Tusc. 1, 105 Sallustio, Cat. 17, 5 Caio Giulio Cesare, De Bello Gallico 4, 24 4 Cornelio Nepote, Ep. 4, 3 Sallustio, Cat. 5, 4 Pl. Tri. 454 Publio Virgilio Marone, Eneide, 9, 255. Marco Tullio Cicerone, Planc., 101 Marco Tullio Cicerone, Att. 12, 35, 2 da Cicerone da Cicerone

Fonti e autori delle voci

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Fonti e autori delle voci


Grammatica latina Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=31660286 Autori:: .anaconda, .mau., Antani, Austroungarika, Avemundi, Basilero, Belisarius, Bjankuloski06it, BlackMarket, Broc, Buggia, Caig, Carlomorino, Cesalpino, Civv, Davide21, Davix80, Dd2d, Demart81, Dr Zimbu, Dread83, Elwood, Exorcist Z, Francescoluciano93, G79426, Gacio, Gce, Ginosal, Giovannigobbin, Glauco92, Guidomac, Iceyes, Ignlig, IlCapo, Inilages, Joana, K92, Kimi95, Knight.93, L'imperatore nudo, L736E, Lampante, Light94, Luca P, Lulo, M7, MaEr, MapiVanPelt, Maquesta, Marco ricciardi, Marcok, Marcol-it, Marzal, Melkor II, Melos, Nikgavu, OrbiliusMagister, Osk, Pebbles, PersOnLine, Phantomas, Philx, Qbert88, Rael, Rago, Roberto Mura, Rojelio, Ruthven, SalvatoreSperanza, Sbazzone, Shuichi, Simoz, Simscar, Slowdancing, Snowdog, Tooby, Triph, Turillazzo, Tybirius, VKokielov, Varre93, Vermondo, Wikimoz, Yuma, 329 Modifiche anonime

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