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LINGUISTICA GENERALE, a.a. 2007/2008.

Corso di laurea in Lingue e letterature straniere Dispense (Alessandro De Angelis aledea@libero.it)

Alcune teorie recenti sul mutamento linguistico

1. Una teoria recente sul mutamento linguistico Studi recenti sul mutamento linguistico hanno messo in luce come il cambiamento diacronico non avvenga in maniera casuale e disordinata, ma si disponga attraverso la diffusione di un tratto a un gruppo di parole disposte intorno a un cosddetto prototipo. Un mutamento, in fase iniziale, introduce unirregolarit nel sistema. A ci il parlante reagisce astraendo dalle forme nuove alcuni tratti (prosodici, fonetici, semantici etc.) condivisi da queste medesime forme, creando una famiglia. I membri di questa famiglia possono condividere almeno un tratto col prototipo (categoria di tipo radiale, chiusa) oppure ciascun costituente condivide almeno un tratto con un altro, ma non necessariamente col prototipo (somiglianza familiare, family resemblance nel senso di Wittgenstein, categoria aperta), secondo lo schema: AB BC CD DE EF etc. Questultima tipologia di famiglia sembra essere maggiormente presente rispetto alla prima nel mutamento linguistico: si tratta, insomma, del progressivo espandersi di una categoria naturale. Lorigine mentale di queste famiglie risiede in un principio di economia mnemonica: allinizio di un mutamento le forme nuove vengono immagazzinate nel lessico, utilizzando la cosddetta memoria dichiarativa, pi dispendiosa; successivamente, per ridurre il carico della memoria, il parlante crea delle regole e ordina le unit colpite dal mutamento in uno schema nel senso di Bybee/Slobin 1982: , questo, il modello appunto della somiglianza familiare, che utilizza un secondo tipo di memoria, la memoria procedurale, che memoria di regole, meno dispendiosa della prima. Ci che avviene nel mutamento linguistico sembra avvenire anche nellapprendimento di una L2. 2. I preteriti forti inglesi (Bybee/Slobin 1982) Preteriti forti inglesi: la categoria recessiva, ma ancora produttiva in un gruppo di verbi che presentano un perfetto forte con V(ocale) bassa posteriore seguita o da nasale velare o da nasale o da occlusiva velare (string: strung, spin:spun, stick: stuck): categoria radiale. 3. Il morfema di preterito italiano edi/-iedi (Dressler et al. 2001) Espansione di edi ed etti nei dialetti italo-romanzi: amo ind.pres. 1sg. ~ amavi perf. 1sg. > it. amai; finisco ind.pres. 1sg. ~ finivi perf. 1sg. > finii, ma: do ind.pres. 1sg. ~ dedi perf. 1sg. > diedi (it.standard) e dedi; da questa forma viene astratto un sufisso iedi/-edi per rianalisi. 3.1. Primo stadio: diedi viene esteso ai composti di dare e ai verbi terminanti in /-d-/, cf. lat. volg. respondedi > dial. italo-rom. rispondiedi ~ lat.class. respondi; lat. volg. vendedi > dial. italo-rom. vendiedi ~ lat.class. vendidi; lat. volg. prendidi/prendedi > dial. italo-rom. prendiedi ~ lat.class. prehendi etc. 3.2. Secondo stadio: diedi viene esteso ai verbi terminanti in /-t-/, cf. pisano, pistoiese, elbano mettiede, battiede, potiedi, sentiedi (rispettivi infiniti: mett-ere, batt-ere, pot-ere, part-ire, sent-ire). 1

3.3. Terzo stadio: il suffisso iedi/-edi si espande al verbo stare, generando le forme toscane e umbre del tipo stiedi: The italian rhyme-verbs dare to give and stare to stay form a short verb family (Dressler/Dziubalska-Koaczyk/Spina 2001: 115). 3.4. Quarto stadio: in alcuni dialetti corsi -edi viene impiegato come suffisso esteso alla prima classe, estremamente produttiva: inf. purt ~ pass.rem. purtdi, inf. marit ~ pass.rem. si maritdi, inf. cumpr ~ pass.rem. cumprdi, inf. chiam ~ pass.rem. chiamde. 3.5. [] il parlante nativo reagisce allirregolarit di diedi costituendo una categoria che gli consente di predire che, se una base verbale finisce in occlusiva dentale, il perfetto sar in iedi con un alto grado di probabilit (Lazzeroni 2004: 14). 4. Il vocalismo gallipolino (Romagno 2004) 4.1. Vocalismo napoletano (= italo-romanzo) e vocalismo siciliano.

u vocalismo tonico napoletano (eptavocalico, 4 gradi, fusione di apertura)

u vocalismo siciliano (pentavocalico, 3 gradi, fusione di chiusura)

4.2. La nascita del vocalismo siciliano: Allinterpretazione arcaizzante del vocalismo detto siciliano [] soggiace una visione della Sicilia, della Calabria e della Puglia romane sostanzialmente non dissimile da quella che la situazione medievale e moderna delle tre regioni: le pi periferiche, eccettuata la Sardegna, della penisola, tanto che, per fare un solo esempio, il santuario di S. Maria a Leuca chiamato, apoditticamente, de Finibus Terrae [] (Fanciullo 1984: 140). probabile che il siciliano antico avesse un sistema tonico a 7 vocali, come lit., e che poi lo abbia ridotto a cinque attraverso limitazione del modello greco-bizantino: it. kandkla ~ gr. /kan'dila/ e sic. /kan'nila/ < lat. CANDLA; it. bottkga ~ gr. /apo'iki/ e sic. putka < gr.ant. /apo'theke/. [] I segmenti che, nel bizantino, erano occupati esclusivamente da /i/ e, rispettivamente, /u/, nel romanzo italiano meridionale erano ripartiti fra /i/ ed /e/ e, rispettivamente, fra /o/ ed /u/ (Fanciullo 1996: 141), per cui /i/ bizantina rende rom. /i/ ed /e/, /u/ bizantina rende rom. /u/ ed /o/. In effetti, era diacronicamente successo che, in certi casi di prestito dal greco al latino e quindi al romanzo, a vocale alta del greco tardo e bizantino era venuta a corrispondere una vocale media tesa del romanzo []; ma, soprattutto, che nei prestiti dal latino al greco tardo (donde al bizantino), , equiparata ad (= /i/), fosse divenuta foneticamente [i] (Fanciullo 1996: 19). La chiusura delle /e/ e delle /o/ romanze rispettivamente in /i/ e in /u/ iniziata presso i lessemi e i suffissi che il romanzo aveva in comune col bizantino: cf. per es. rom. [krsta] ~ bizant. [krsta], rom. [fndu] ~ bizant. [fndo], rom. [mstu] ~ bizant. [mstu]. La pronuncia alta delle vocali medie latine era diventata un tratto di prestigio (Romagno 2004: 112). 4.3. Il vocalismo salentino scisso: pentavocalico, di tipo siciliano, a sud; eptavocalico, di tipo napoletano, a nord. Nel Salento occidentale i due tipi coesistono. Vocalismo gallipolino: TLA > tela, ma CRTA > crita; PCE > pece, ma NVE > nive; HRA > ora, ma CDA > kuta; NCE > noce, ma SRDA > surda. Linterpretazione corrente spiega i due diversi esiti in base alla struttura 2

sillabica: gli esiti di tipo napoletano (e, o) si avrebbero in sillaba aperta, quelli di tipo siciliano (i, u) in sillaba chiusa, ma cf.: PNNA (sillaba chiusa!) > penna, STLLA (sillaba chiusa!) > stea, FRNTE (sillaba chiusa!) > fronte; e cf. anche: STE (sillaba aperta!) > site; PLNA (sillaba aperta!) > china, CDA (sillaba aperta!) > kuta, CSIT > kuse, etc. A noi pare che [] linnovazione segua un percorso non casuale. I lessemi in cui , > e e quelli in cui , > o [vocalismo napoletano] sono legati da somiglianza familiare: tela vela vena avena etc.; -ore more monte fronte. 4.4. Metafonia. Col termine metafonia si fa riferimento a un processo di assimilazione a distanza, provocato dalle vocali finali latine ed sulla vocale radicale. Nella maggior parte del Meridione dItalia la metafonesi provocata da ambedue queste vocali, con i seguenti effetti (metafonesi cosddetta di tipo napoletano): se il processo metafonetico colpisce le vocali radicali toniche // ed /Q/ queste si dittongano, rispettivamente in ie- e in uo-, cf. per es., per larea campana, aniello, campaniello, bammenielle bambini; chiuovo chiodo, mariuolo ladro, pastaiuolo ecc.; per larea sic. bieddu bello, vientu, piettu, fierru; per larea cal.sett. cf. buonu, uovu, fuocu, gruossu. Se invece la metafonesi colpisce le vocali chiuse /e/ ed /o/ toniche la /e/ si chiude in /i/, mentre /o/ si chiude in /u/, cf. i seguenti esempi campani: ccere ceci, cride (tu) credi, nzpeto senza sale, sciocco, sicchio secco; cunto racconto, palummo palombo, surice topi. Si noti in tutti questi esempi che la vocale finale /o/ oppure /e/; ci significa che la metafonia ha preceduto la chiusura di in /e/ e di finale in /o/. In unaltra parte del Meridione, in unarea compresa tra Puglia settentrionale, Marche meridionali e Umbria meridionale leffetto metafonetico stato prodotto soltanto da , cf. per es. umbro merid. sing. nero ~ pl. niri e stessa cosa avviene in genere per i dialetti it. settentrionali (cf. per es. ven. toso ragazzo ~ tusi ragazzi). Un effetto secondario ma estremamente importante della metafonia riguarda i suoi effetti morfologici: in tutte quelle variet meridionali dove le vocali finali si confondono, passando in genere alla vocale indistinta [] (ma non questo il caso dei dialetti meridionali estremi), alla metafonia sono assegnate distinzioni morfologiche, tanto nel nome quanto nel verbo, non pi segnalate dai morfi desinenziali finali, cf. per es. barese ['prd] egli perde ~ ['prd] tu perdi, ['bwen] buono ~ ['bon]; napol.: sing. padron ~ pl. padrun; sing. guaglion ~ pl. guagliun; sing. parent ~ pl. parient, sing. pesc ~ pl. pisc. Come si vede dagli esempi, in queste variet dialettali la metafonia lunico mezzo morfofonologico che permette di distinguere un singolare da un plurale, un maschile da un femminile, o le persone del verbo tra loro; anche in questo caso, lazione della metafonia si prodotta prima che ed finali passassero a //. 4.5. Metafona gallipolina: non dittonga mai (non subisce metafonia), dittonga (per metafonia) in alcuni casi, ma non in altri: N GENTEM > *NJENTI > nienti, *DNT > tienti, VNIS > vieni, ma *LVI > llevi, MTIS > meti, *PLL > pelli. La distribuzione di ie- non sembra essere casuale. La categoria, piuttosto, pare formarsi secondo il modello della somiglianza familiare (family resemblance) []: nessun costituente possiede un tratto comune a tutti gli altri, ma ciascuno condivide almeno un tratto (fonetico, in questo caso) con un altro: nienti sienti tienti tieni vieni , etc. Sembra trattarsi di un caso di connessionismo lessicale (Romagno 2004: 113). 5. Morfo-metafonia (Fanciullo 1994) 5.1. Il problema: in area italiana centro-meridionale a vocalismo tonico napoletano sono conosciuti casi di voci proparossitone con una od etimologiche trattate come se fossero brevi (quindi con esiti, rispettivamente, /e/ ed /o/) ed nota la spiegazione datane: che si tratti cio dun abbreviamento gi latino delle vocali lunghe, determinato appunto dalla proparossitonia (Fanciullo 1994: 571). 5.2. Esempi: CNULA > *CNULA > nap. cnnel PLICE(M) > *PLICE(M) > laz.merid., umbr.merid. pce, Marche merid. pge 3

LICE(M) > *LICE(M) > camp. (Cilento) lica CMICE(M) > *CMICE(M) > laz.merid. cmmice, umbro merid. cmece, march.merid. cmmc. 5.3. Spiegazione: se restasse tale, avremmo casi del tipo: CMCE(M) > me sg. la cimice = me pl. le cimici, con una forma uguale per il sing. e per il pl. Se restasse uguale, avremmo casi del tipo: PLICE(M) > ple sing. la pulce = ple pl. le pulci. Invece, col passaggio > , avremo: *CMCE(M) > me sg. la cimice = me pl. le cimici: *CMCI > *mi > me, dove lazione metafonetica ( > /e/) differenzia il sing. dal pl. Ugualmente, col passaggio > avremo: PLICE(M) > *PLICE(M) > ple sing. la pulce ple pl. le pulci. Luguaglianza tra due forme (sing. = pl. o masch. = femm.) comporta infatti due problemi: (1) opacit morfologica (in me) non c distinzione di numero; (2) opacit selettiva (unalternanza tipo /i/ - /u/ nella vocale radicale resta impredicibile, perch avviene solo nelle forme con metafonesi originaria). Il trattamento di come se fosse e di come se fosse permette di differenziare sing. da pl. e masch. da femm. e ottimizza la selezione morfologica: ogni V(ocale) [+alto] si oppone, in quanto pl. o in quanto masch., alla corrispettiva V(ocale) [ alto] che diventa invece il segno del sing. e del femm. 5.4. Le voci piane. Il trattamento di e di come fossero rispettivamente e non avviene solo nelle voci proparossitone, ma anche nelle voci parossitone (piane): quindi, non pu essere la proparossitonia la causa dellabbreviamento di queste vocali. Infatti, il fenomeno colpisce anche le voci piane: GRLLU: Paternpoli rll grillo sing. (GRLLU > *rllu > rll) ~ rll grilli pl.; ERCIU: Paternpoli rtts riccio sing. (ERCIU > *rttsu > rtts) ~ rtts ricci pl. 5.5. Conclusioni: labbassamento delle vocali alte ( > /e/ e > /o/) motivato morfologicamente e non fonologicamente; tale abbassamento coinvolge le vocali toniche di sillaba proparossitona e in modo pi saltuario le vocali toniche di sillaba piana (= parossitona): verosimile che il motivo vada ricercato nella maggiore compattezza paradigmatica che lega le voci proparossitone (le quali, nei dialetti meridionali, secondo un calcolo alla buona, si aggirano attorno al 12-15% della totalit lessicale) rispetto alla congerie abbastanza caotica delle voci piane (Fanciullo 1994: 589). 5.6. Family resemblance. Lazzeroni 2003: F. Fanciullo ha mostrato che nei dialetti meridionali la morfometafonia cio la metafonia immotivata foneticamente ma assunta come segno del genere e del numero nominali dopo la riduzione delle vocali finali si diffusa partendo dai proparossitoni, ove pressoch categorica, ed ha debordato in modo limitato nelle voci piane; e ci perch i proparossitoni costituiscono una classe coesa e relativamente ristretta, individuata da uno schema prosodico (Lazzeroni 2004: 13). 6. Il modello della family resemblance nellacquisizione linguistica (Giannini/Costamagna 1998) Giannini/Costamagna 1998: nei parlanti che nel loro sistema linguistico di partenza (L1) non presentano consonanti doppie, lacquisizione delle doppie italiane avviene secondo uno schema prosodico: attraverso bisillabi piani (BELLO etc.) e, sul piano semantico, attraverso preposizioni (NELLA; DELLA etc.), forme verbali (FATTO; FANNO etc.), modificatori (TUTTO; QUELLO; BELLO etc.). 7. Riferimenti bibliografici Bybee Joan L./Slobin, Dan I., Rules and Schemas in the Development and Use of the English Past Tense, Language 58 (1982), pp. 265-289. Dressler, Wolfang U./Dziubalska-Koaczyk, Katarzyna/Spina, Rossella, Sources of Markedness in Language Structures, FLH 22, 1-2, pp. 103-135. Fanciullo, Franco, Il siciliano e i dialetti meridionali, in Quattordio Moreschini, Adriana (a cura di), Tre millenni di storia linguistica della Sicilia. Atti del Convegno della Societ italiana di 4

Glottologia, Palermo, 25-27 marzo 1983, Pisa, Giardini, 1984, pp. 139-159, poi in: Fra Oriente e Occidente. Per una storia linguistica dellItalia meridionale, Pisa, ETS, 1996, pp. 11-29. Fanciullo, Franco, Morfometafonia, in: Miscellanea di Studi linguistici in onore di Walter Belardi, Roma, Il Calamo, 1994, II, pp. 571-592. Giannini, Stefania/Costamagna, Lidia, Acquisizione di categorie fonologiche e diffusione lessicale del mutamento linguistico: affinit strutturali AGI 83, 1998, pp. 150-187. Lazzeroni, Romano, Mutamento e apprendimento, in: Acquisizione e mutamento di categorie linguistiche. Atti del Convegno della Societ italiana di Glottologia. Testi raccolti a cura di Lidia Costamagna e Stefania Giannini, Perugia, 23-25 ottobre 2003, Roma, il Calamo, 2004, pp. 13-24. Luraghi, Silvia, Il concetto di prototipicit in linguistica, Lingua e Stile 28, 4, 1993, pp. 511-530. Romagno, Domenica, Come la scelta genera la norma. Contraddizioni nel vocalismo gallipolino, ID 65, s. terza, I, 2004, pp. 111-122. Rosch, Eleanor, Natural Categories, Cognitive Psychology 4 (1973), pp. 328-350. Rosch, Eleanor/Mervis, Carolyn B., Family Resemblances: Studies in the Internal Structure of Categories, Cognitive Psycology 7 (1975), pp. 573-605. Taylor, John R., Linguistic Categorization. Prototypes in Linguistic Theory, Oxford, Clarendon Press, 1989.