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Secondo alcuni studi l'impiego di sistemi ottici ha lasciato tracce evidenti

nelle opere del pittore. Si tratta in gran parte di difetti dovuti alla
difficoltà di mettere a fuoco l'immagine proiettata che costringeva il
pittore a continui spostamenti della lente per supplire alla mancanza di
profondità di campo delle lenti dell'epoca. Questi spostamenti
permettevano la messa a fuoco dei particolari voluti, ma ogni volta
modificavano il punto di vista con conseguenti errori nella prospettiva.
Un altro difetto prodotto dall'ottica allora disponibile era il rovesciamento
destra-sinistra del personaggio rappresentato. Il Bacco conservato agli
Uffizi non è un personaggio mancino e neppure un autoritratto che
costrinse lo stesso artista a impugnare la coppa con la mano sinistra,
avendo la destra impegnata dal pennello, ma è il risultato del
ribaltamento dell'immagine riflessa negli specchi di un giovane modello
che posava davanti all' artista e reggeva la coppa con la destra. La
figura dello stesso pittore intento al cavalletto, specchiata nella bottiglia
di vetro, comparsa a seguito della pulitura del quadro, rappresenta per
la Lapucci, un'ulteriore conferma della sua ipotesi.
Anche nel Bacchino malato vi sono indizi dell'uso di specchi e lenti, oltre
a proiezioni successive. Il modello è in una posizione forzata, tutta
spinta in avanti, in modo che volto, spalla e mano siano sullo stesso
piano e tutto risulti a fuoco; il tavolo è visto dall'alto, mentre il cesto di
frutta è all'altezza dell'occhio e non risponde alla stessa prospettiva del
resto del dipinto.
Diversi altri elementi ci dicono che
Caravaggio ricorreva a immagini
proiettate: riferendosi ad alcune
sue opere una fonte antica parla
di "quadretti nello specchio
ritratti"; i suoi contemporanei lo
accusavano di non saper dipingere
senza modelli; non si conoscono
disegni di sua mano; le radiografie
delle sue opere non evidenziano
traccia di schizzi preparatori. Tutto
questo porta a concludere che
Caravaggio disponeva i suoi
modelli come attori su un set
cinematografico, luci comprese,
quindi dipingeva le immagini
proiettate sulla tela, come
diapositive. Anche dopo
Caravaggio, molti altri artisti
riuscirono a realizzare in modo
"fotografico" scorci prospettici ed
espressioni facciali che nessun
modello avrebbe potuto
mantenere tanto a lungo da
permettere al pittore di trasferirli
sulla tela osservandoli dal vero.
Con lenti e specchi era invece
possibile proiettare l'immagine e
schizzare rapidamente sulla tela
almeno i tratti essenziali di una
risata o di un gesto repentino. Poi
l'artista completava l'opera con la
sua maestria.Lo studio romano di
Caravaggio doveva quindi essere
un'enorme camera ottica nel quale
la luce, penetrata attraverso un
foro preticato sul soffitto,
passando attraverso una lente ed
uno specchio, proiettava
l'immagine del soggetto in posa
sulla tela.