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SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA
DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELL’ANTICHITÀ

SCIENZE DELL’ANTICHITÀ
22 – 2016

Fascicolo 3

EDIZIONI QUASAR
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DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELL’ANTICHITÀ

Direttore
Enzo Lippolis

Comitato di Direzione
Marcello Barbanera, Maria Giovanna Biga, Savino Di Lernia, Giovanna Maria Forni,
Gian Luca Gregori, Laura Maria Michetti, Frances Pinnock, Marco Ramazzotti,
Maurizio Sonnino, Eleonora Tagliaferro

Comitato scientifico
Rosa Maria Albanese (Catania), Graeme Barker (Cambridge),
Corinne Bonnet (Toulouse), Alain Bresson (Chicago), Jean‑Marie Durand (Paris),
Alessandro Garcea (Paris-Sorbonne), Andrea Giardina (Pisa), Michel Gras (Roma),
Henner von Hesberg (Roma‑DAI), Tonio Hölscher (Heidelberg), Mario Liverani
(Roma), Paolo Matthiae (Roma), Athanasios Rizakis (Atene), Guido Vannini (Firenze),
Alan Walmsley (Copenhagen)

Redazione
Laura Maria Michetti

SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA


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ATTI DELLA GIORNATA DI STUDI
SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA,
ODEION DEL MUSEO DELL’ARTE CLASSICA
15 FEBBRAIO 2016

I Pompeiani e i loro dei.


Culti, rituali e funzioni sociali a Pompei

a cura di Enzo Lippolis, Massimo Osanna

con la collaborazione di Antonella Lepone


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Luca Cerchiai

POMPEI E LE CITTÀ DELLA CAMPANIA ANTICA

Pompei è una delle più importanti città della Campania arcaica

La sua rilevanza deriva dalla cruciale posizione strategica: attestata a controllo dell’approdo
lagunare formato dalla foce del Sarno e di antichi percorsi naturali che si sviluppano lungo la fascia
costiera e verso l’interno, costituisce, probabilmente già dall’età del Ferro, uno snodo di passaggio
obbligato e, al tempo stesso, il perno su cui gravita il sistema insediativo della Valle del Sarno.
In questa prospettiva Pompei fa sistema con altre importanti poleis costiere della Campania tirre‑
nica, insieme alle quali struttura una rete di relazioni e di scambi marittimi che alimenta lo sviluppo del
territorio regionale: innanzitutto le colonie greche di Poseidonia e Cuma, ma anche i centri etruschi
di Pontecagnano e Fratte ubicati nell’Agro Picentino, al margine settentrionale del Golfo di Salerno.
Agli inizi del VI sec. a.C. Pompei è un insediamento etruschizzato, accomunato ai principali
centri campani da un processo di urbanizzazione che monumentalizza l’abitato1: un salto di qua‑
lità che investe contemporaneamente e senza distinzioni etniche le regioni più avanzate dall’Italia
antica, dall’Etruria al Lazio e alla Magna Grecia.
La città è cinta da mura che fortificano il ciglio naturale della terrazza occupata dall’abitato,
secondo un tracciato che resta sostanzialmente invariato ed è rafforzato nel tempo.
La fase più antica è costituita da una cortina di modesto spessore, dotata di uno zoccolo in
blocchi di tufo locale (“pappamonte”) o in lava tenera che doveva sostenere un alzato in materiale
deperibile, forse in argilla cruda con intelaiatura lignea; agli inizi del V secolo risale la costruzio‑
ne di una possente fortificazione a doppia cortina di blocchi di travertino, simile a quelle messe
contemporaneamente in opera a Cuma e Napoli; alla fine del IV secolo la cinta è sostituita da una
fortificazione formata da un terrapieno (aggere) contenuto da un paramento in blocchi2.
La costruzione delle mura rientra in una più complessiva pianificazione dell’abitato e della
sua area portuale: un progetto di portata straordinaria in cui assume un rilievo cruciale l’organiz‑
zazione degli spazi pubblici e, in particolare, sacri, che marcano il paesaggio della città e del suo
territorio, esplicitando il complesso sistema di funzioni connesso alla strutturazione della comu‑
nità politica3.
La costruzione della città è così iscritta all’interno di un più complessivo sistema ideologico e
cultuale, riflesso in una ricca tradizione mitostorica di fondazione confrontabile in Campania con
quelle di Cuma e Capua.
L’area dell’abitato è riorganizzata con la pianificazione delle strade e degli isolati: gli assi ge‑
neratori sono costituiti da Via di Mercurio e da Via Marina, all’incrocio delle quali si apre la piazza

1
  Bonghi Jovino 2011; Pesando - Coarelli 2011.
2
  Pompei 2013.
3
  d’Agostino - Cerchiai 2004, pp. 271-277.
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6 L. Cerchiai Sc. Ant.

principale, ripresa dal Foro di età romana; su di essa si affaccia il tempio di tipo etrusco dedicato
ad Apollo, messo in opera probabilmente da maestranze cumane4.
Il dio è valorizzato in qualità di garante della fondazione urbana: il suo tempio, che affian‑
ca l’area pubblica al centro dello spazio cittadino, marca l’identità politica della comunità, in‑
tegrandola nella dimensione internazionale dei centri che rivendicano una relazione privilegiata
con Apollo, erigendo templi in suo onore in luoghi cruciali del sistema urbano come l’agorà o
l’acropoli: per quanto riguarda il comparto costiero regionale, ancora una volta, e non a caso,
Cuma, Pontecagnano e Poseidonia se, come è probabile, ad Apollo può connettersi il cd. Tempio
di Nettuno nel santuario meridionale della città achea5.
Nella Regio VI a nord del Foro e del Tempio di Apollo due piccole aree sacre risalenti ad età
arcaica sono documentate presso la Casa della Colonna etrusca e il Quadrivio di Orfeo: entrambe
sono segnalate dalla sussistenza di una colonna votiva inglobata nel tessuto edilizio più recente.
Il primo complesso cultuale era inserito all’interno di un recinto sacro nella cornice di un
bosco di faggi ed era forse dedicato al culto di Iuppiter Vesuvius6; il secondo sorgeva in rapporto
ad un importante snodo del paesaggio urbano, all’incrocio tra Via Stabiana e Via della Fortuna.
Ugualmente sottoposti alla tutela del sacro risultano gli ingressi meridionali della città rivolti
verso l’approdo lagunare del Sarno, come pure il quartiere portuale che si sviluppa lungo le sue rive.
Sul margine sud-orientale dell’abitato si trova la terrazza del Foro Triangolare in cui, intorno alla
metà del VI sec. a.C., un tempio periptero in pietra in onore di Atena e, probabilmente, Eracle è eretto
con l’intervento di maestranze specializzate provenienti da Poseidonia7; presso l’opposto versante
sud-occidentale risale forse già ad età arcaica la frequentazione cultuale della terrazza all’esterno di
Porta Marina, oggi dominata dal Tempio di Venere Fisica8; la laguna portuale è, a sua volta, delimitata
da una “cintura” di santuari individuati in loc. S. Abbondio, Fondo Iozzino e Bottaro9: quest’ultimo
in età romana è significativamente riferibile a Nettuno, dio delle sorgenti e delle acque fluviali10.
Proprio in rapporto al paesaggio costiero della città antica e alla sua vocazione portuale si
sviluppa la tradizione mitica delle origini incentrata sulla figura di Eracle che, come detto, è prota‑
gonista del culto nell’area del Foro Triangolare.
A Pompei l’eroe giunge con la sua flotta ed è celebrato nella veste trionfale che gli deriva
dall’avere trasferito agli uomini la mandria di Gerione (Serv., Ad Aen. 7.662); nella città sul Sarno
egli effettua la “pompa del suo trionfo”: una cerimonia che, istituendo il sacrificio, si configura
come un vero e proprio atto di fondazione, cui rimanda la tradizione paretimologica che connette
il nome di Pompei proprio alla pompa triumphalis11.
La tradizione dell’arrivo e del sacrificio trionfale di Eracle investe anche la vicina Ercolano
(Dion. Hal. 1.44.1): come è stato sottolineato, la tappa pompeiana del viaggio di Eracle con la man‑
dria presenta anche nella descrizione del paesaggio significative analogie con la versione ambien‑
tata a Roma nel quartiere emporico del Foro Boario, dove l’eroe affronta, a seconda delle fonti,
nemici temibili e selvaggi come Fauno e Caco12.
Se poi si ricorda che il paradigma di Eracle è rifunzionalizzato anche a Cuma e nell’etrusca
Capua in tradizioni ugualmente riconducibili ad età arcaica, finalizzate a celebrare il primato delle

4
  De Caro 1986.
5
  Torelli 1992, pp. 59-63.
6
  Coarelli 2008.
7
  De Waele 2001.
8
  Curti 2009.
9
  Cristofani 1991.
10
  D’Ambrosio 1984.
11
  d’Agostino - Cerchiai 1998.
12
  Torelli 1993.
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22.3, 2016 Pompei e le città della Campania antica 7

origini dei due principali centri urbani del territorio regionale, risulta evidente che Pompei è inse‑
rita a livello paritario nella circolazione di un modello mitico che integra le poleis medio tirreniche
e, più concretamente, le loro aristocrazie dominanti accomunate, oltre ogni differenza etnica, da
comuni modelli ideologici di riferimento: Eracle, eroe giramondo che nel corso del suo viaggio
con i buoi di Gerione unisce popoli e terre diverse, funge in questa prospettiva da garante della
rete complessa di relazioni politiche, scambi commerciali e interazioni culturali che si cementano
sull’asse della rotta che collega la Campania al Lazio e all’Etruria meridionale.
Alla sfera dell’ospitalità e dell’accoglienza dell’elemento straniero, così rilevante in un settore
della città che affaccia sul porto, potrebbe essere connesso anche il culto di Venere documentato
sulla terrazza fuori Porta Marina: anche se la sua origine in età arcaica resta finora solo un’ipotesi,
gli scavi archeologici hanno comunque accertato che esso rimonta ad età preromana, almeno al
passaggio tra IV e III sec. a.C.
La grande Pompei arcaica proiettata sul mare entra in una crisi irreversibile intorno alla metà del V
secolo: la documentazione archeologica evidenzia una contrazione nella frequentazione delle aree pub‑
bliche e fenomeni di abbandono in varie zone dei quartieri abitativi; la stasi dura a lungo e la ripresa in‑
terviene solo alla fine del IV sec. a.C. nel contesto storico e politico dell’espansione romana in Campania.

Quali sono le cause di una discontinuità così drammatica?

Esse vanno ricercate nella profonda ristrutturazione del popolamento che al passaggio tra VI
e V sec. a.C. trasforma gli assetti insediativi del Nolano e della Valle del Sarno in seguito al proces‑
so di “sannitizzazione” che investe il distretto regionale13.
La portata politica di tale riassetto si manifesta emblematicamente nel nome osco di Nola che,
documentato dalle fonti storiche già alla fine del VI secolo, esprime il concetto di “Città Nuova”: è
significativo che un’analoga rivendicazione identitaria sia contenuta nel nome della greca Neapolis,
fondata nello stesso arco di tempo14.
La centralità assunta da Nola nel rinnovato sistema regionale evidenzia un profondo cam‑
biamento delle strategie produttive e, in particolare, si connette ad una riconversione in senso
agrario dell’economia del territorio: tale scelta è alla base del rapporto privilegiato e durevole che
si instaura con Napoli, verso cui Nola smista le eccedenze della ricchissima produzione agricola
delle pianure.
Nel nuovo quadro economico e politico che così si delinea, imperniato sull’asse delle due “città
nuove” greca ed italica, non c’è più spazio per l’antica rete di relazioni su cui si era fondato in età
arcaica il circuito regionale degli scambi marittimi, che vedeva in Pompei uno dei centri trainanti.
La città non è più in grado di alimentare il sistema di consumo, produzione e scambio mer‑
cantile che aveva sostenuto lo sviluppo dell’impianto urbano e del suo patrimonio monumentale:
la ridotta occupazione che ora sembra intravedersi all’interno delle mura si rivela in negativo il
risultato di una ristrutturazione in senso agricolo dell’economia della comunità e, con ogni proba‑
bilità, anche di una redistribuzione della popolazione in campagna.

Luca Cerchiai
Università degli Studi di Salerno
lcerchiai@unisa.it

13
  Cerchiai 2014a; Id. 2014b, pp. 301-302.
14
  Cerchiai 2012, pp. 350-352.
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8 L. Cerchiai Sc. Ant.

Riferimenti bibliografici

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Corollari. Scritti di antichità etrusche e italiche in omaggio all’opera di Giovanni Colonna, Roma
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Cerchiai 2014b: L. Cerchiai, I Campani: prospettiva archeologica, in M. Aberson - M.C.
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Coarelli 2008: F. Coarelli, Il settore nord-occidentale di Pompei e lo sviluppo urbanistico
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D’Ambrosio 1984: A. D’Ambrosio, La stipe votiva in loc. Bottaro (Pompei), Napoli 1984.
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d’Agostino - Cerchiai 2004: B. d’Agostino - L. Cerchiai, I Greci nell’Etruria Campana,
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Torelli 1992: M. Torelli, Paestum romana, in Poseidonia – Paestum, Atti del XXVII Conve‑
gno di studi sulla Magna Grecia (Taranto 1987), Taranto 1992, pp. 33-115.
Torelli 1993: M. Torelli, Gli aromi e il sale. Afrodite ed Eracle nell’emporia arcaica dell’I-
talia, in A. Mastrocinque (ed.), Ercole in Occidente, Atti del Colloquio Internazionale (Trento
1990), Trento 1993, pp. 91-117.
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22.3, 2016 Pompei e le città della Campania antica 9

Abstract

The paper focuses on the urban development of Pompeii, resuming the main archaeological data about the
ancient city (city walls, urban planning, holy spaces, harbor) and the mythical-historical traditions concern‑
ing its foundation. Through this comparison Pompeii emerges as one of the most important settlements
in archaic Campania, integrated in the dynamic network which connects the Tyrrhenian communities of
Magna Graecia, Latium and Etruria. In the first half of fifth century B.C. Pompeii is involved in the politi‑
cal crisis that overwhelms the whole area of the southern Tyrrhenian: the settlement suffers a sharp decline
while Nola of the Samnites emerges as the main indigenous center in Southern Campania.
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ISBN 978-88-7140-771-5

Finito di stampare nel mese di marzo 2017


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