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FRANCESCO PIO FERRERI

SPAZI PUBBLICI E 'COABITAZIONE' CULTURALE


IN ASIA MINORE NELL'ETÀ IMPERIALE.
LE TERME-GINNASIO DI SARDI
E L'ANNESSA 'SINAGOGA'

ESTRATTO
da

LA PAROLA DEL PASSATO


Rivista di studi antichi
2016/1-2 ~ a. 71 n. 400-401
Segni di coabitazione negli spazi urbani dell'Oriente romano (I-VI sec. d.C.)
Signs of Cohabitations in the Urban Spaces of the Roman Near East (1st-6th cent. CE)
LA PAROLA DEL PASSATO
R I V I S TA D I S T U D I A N T I C H I
VO LU M E L X X I / 1 - 2

SEGNI DI COABITAZIONE NEGLI SPAZI URBANI


DELL’ORIENTE ROMANO
(I-VI SEC. D.C.)

FIRENZE
O L S C H K I E D I TO R E
2016
LA PAROLA DEL PASSATO · RIVISTA DI STUDI ANTICHI
Fondata da
GIOVANNI PUGLIESE CARRATELLI e GAETANO MACCHIAROLI
Direzione: Pia de Fidio (responsabile)
Valeria Gigante Lanzara - Antonio Rigo

Consiglio scientifico: John K. Davies - Vera von Falkenhausen


Hans-Joachim Gehrke - Michel Gras - Johannes Kramer
Gianfranco Maddoli - Dirk Obbink - Raffaella Pierobon Benoit
Mirjo Salvini - Salvatore Settis - Marisa Tortorelli Ghidini
Gernot Wilhelm - Fausto Zevi
Redazione: Giovanni Boffa - Marco Di Branco - Carmine Pisano
Coordinatore: Luigi Vecchio

VOLUME LXXI/2016 FASCICOLI I-II


Segni di coabitazione negli spazi urbani dell’Oriente romano
(I-VI sec. d.C.)
Signs of Cohabitations in the Urban Spaces of the Roman Near East
(1st-6th cent. CE)
Atti del Convegno Internazionale Napoli, 22-23 gennaio 2015, Università Federico II
a cura di Maria Amodio, Luca Arcari e Raffaella Pierobon Benoit

M. Amodio – L. Arcari – R. Pierobon Benoit, Introduzione . . . . . . . . Pag. 7

i . l e coabitazioni e il loro impatto s ul l’ articolazione


degli spazi urbani
F. D’Andria, Hierapolis di Frigia. Coabitazione, interazione e conflitto nel-
la storia religiosa di una città d’Asia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 37
M. Hammad, Palmyra’s Cultural Polarities, Architectural & Urban Mani-
festations . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 65
N. Belayche, Les cohabitations religieuses dans la Galilée (Palaestina) du
IIIe siècle: des chrétiens dans le camp romain de Legio, future Maximia-
nopolis? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 91
G.S. Bevelacqua, Living and Sharing the Civic Space in the Religious Mi-
lieu of the Eastern Roman Empire (4th-6th centuries CE). The Epigra-
phic Narrative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 115
F.P. Ferreri, Spazi pubblici e ‘coabitazione’ culturale in Asia Minore nell’età
imperiale. Le terme-ginnasio di Sardi e l’annessa ‘sinagoga’ . . . . . . . . . . . » 137

ii. l e coa bitazioni tr a percezioni, costruzioni ide olo g iche


e (re-)invenzioni
A. Destro – M. Pesce, Coabitazione dei gruppi di seguaci di Gesù a Geru-
salemme (30-70 Era Comune) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 175
L. Arcari, Coabitazioni e autodefinizioni collettive nelle ekklesiai dell’Asia
Minore alla fine del I sec. d.C. L’Apocalisse di Giovanni come ‘discor-
so’ locale in contesti urbani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 235
(segue in 3ª di coperta)
Francesco Pio Ferreri

SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE


IN ASIA MINORE NELL’ETÀ IMPERIALE
LE TERME-GINNASIO DI SARDI E L’ANNESSA ‘SINAGOGA’ *

Nello studio delle dinamiche di coabitazione nell’Oriente romano,


il caso illustrato in questa sede rappresenta una tappa obbligata che ha
sollecitato l’interesse scientifico sin dagli anni ’60 del secolo scorso. Il ca-
rattere esemplare delle terme-ginnasio di Sardi, al di là dell’eccezionale
rilevanza che il complesso riveste sul piano tipologico e monumentale,
è rappresentato dal fatto che esso ospita al suo interno, in età tardoan-
tica, un edificio a pianta basilicale che, nell’ipotesi vulgata degli editori,
dovette assolvere la funzione di sinagoga per la fiorente comunità giu-
daica locale.1 Occorre premettere che la dizione di ‘sinagoga’ è adottata
già da Thomas Kraabel, il più entusiasta sostenitore di questa identi-
ficazione, con un significato polifunzionale, come spazio comunitario
di preghiera, di assemblea e di studio,2 e con questa stessa accezione

ferreri.pio@libero.it – Università degli Studi di Napoli Federico II.


Keywords: Sardi, terme-ginnasio, sinagoga, diaspora, Asia Minore, evergetismo
municipale.
* Colgo l’occasione per ringraziare la prof.ssa Raffaella Pierobon Benoit e i dot-
tori Maria Amodio e Luca Arcari per la costante e paziente premura con cui hanno
incentivato il presente contributo e per gli illuminanti confronti sul tema.
1  Sul complesso delle terme-ginnasio, si vedano Yegül 1983 e Yegül 1986. La

pubblicazione monografica della sinagoga, da lungo annunciata nell’ambito dei


Sardis Reports, resta ancora un desideratum. Gli studi fondamentali sul monumen-
to sono: Seager 1972; Kraabel 1979, pp. 483-488; Seager 1983; Kraabel 1983. Per
un’aggiornata sintesi si rimanda a: Hachlili 1998, pp. 58-63, 70-71, 74-76, 78, 81-84,
218-231, 410-412; Levine 2005, pp. 260-266; Levine 2012, pp. 294-314. Il corpus delle
iscrizioni provenienti dalla sinagoga, parzialmente raccolto da Robert 1964, pp. 37-
58, è integralmente confluito in Kroll 2001 e Ameling 2004, pp. 224-297.
2  Kraabel 1979, p. 487; Kraabel 1983, p. 188. Sugli aspetti funzionali delle

sinagoghe nel Mediterraneo antico, cfr. anche Feldman 1996 e Rutgers 1996 (nel
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polisemica si farà ricorso al termine nelle pagine seguenti. Ancora nei


più recenti aggiornamenti critici sul tema, l’attenzione degli studiosi
si è focalizzata prevalentemente su questo edificio, la sua cronologia e
sull’esegesi dei realia archeologici in relazione al ruolo e al grado di inte-
grazione della popolazione ebraica a Sardi e nel contesto della Diaspora
orientale. In questo intervento si intende allargare la focalizzazione al
coevo sviluppo delle terme sardiane, considerando l’edificio della sina-
goga non come un corpo isolato, ma nel quadro più ampio del gran-
dioso contenitore che lo ospita: in quest’ottica si tenterà di rintracciare
elementi di interazione tra le due realtà monumentali, che convivono
fino ai primi decenni del VII sec. d.C., quando l’invasione dei Sasanidi
determina il repentino declino della metropoli lidia.3

I. Le terme-ginnasio di Sardi nella media età imperiale

Il complesso delle terme-ginnasio sorge nel settore nord-occiden-


tale della città, presso le pendici settentrionali dell’acropoli e ad est del
fiume Pattolo, imponendosi come l’edificio monumentale preminente
nel tessuto urbanistico della metropoli lidia (Fig. 1). Si imposta su un
grande terrazzamento rettangolare di 120 per 170 metri, orientato in
senso est-ovest, in un’area interessata in età ellenistica dalla presenza
di mausolei funerari.4 Subito a sud corre la moderna strada da Izmir
ad Ankara, che ricalca il tracciato di una larga via colonnata di età im-
periale (la cosiddetta Marble Road), forse il principale asse viario della
città romana. Il complesso fu intensamente esplorato a partire dal 1958
da un’equipe delle università di Harvard e Cornell diretta da George
M.A. Hanfmann.5 L’erezione di un grandioso impianto termale doveva
rientrare nel massivo programma di riedificazione della città seguito al
disastroso sisma del 17 d.C., come si può desumere dai rinvenimenti re-
lativi ai livelli di sostruzione. La storia edilizia del monumento si svolge
lungo un ampio arco temporale, con un floruit in età severiana e suc-

contesto della Diaspora); Levine 2005, pp. 381-411; Hachlili 2013, p. 5 e passim, con
bibliografia di riferimento.
3  Sulla città in età tardoantica e bizantina, oltre a Foss 1976, cfr. di recente

Foss – Scott 2002 e Rautman 2011.


4  Sulla topografia urbana dell’antica Sardi, da ultimo Cahill 2008.

5  Le monumentali emergenze dell’edificio sono documentate dalle fonti anti-

quarie almeno a partire dal XVIII secolo: cfr. Yegül 1986, pp. 2-4.
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 139

Fig. 1 - Pianta topografica dell’antica Sardi (da Love for Lydia 2008, tav. 12).

cessive rifazioni che abbracciano ancora gli ultimi secoli dell’evo antico.
Nel suo sviluppo più avanzato, l’edificio rappresenta uno degli esiti più
magniloquenti di una nuova soluzione architettonica largamente atte-
stata nell’Oriente romano sin dalla prima età imperiale, che si traduce in
un’ipertrofica monumentalizzazione di impianti ginnasiali di tradizione
ellenistica affiancati da complessi termali.6 In particolare, l’impianto sar-
diano trova il suo confronto planimetrico più cogente nelle terme-gin-
nasio di Vedio Antonino a Efeso, erette intorno alla metà del II sec. d.C.7

6  Sulle terme-ginnasio, cfr. Yegül 1992, pp. 250-313; Newby 2005, pp. 229-271.

Sardi disponeva di un ginnasio già dal III sec. a.C., come apprendiamo dal testo di
due lettere indirizzate da Antioco III al popolo dei Sardiani e da un passo di Polibio
(31.6): l’attuale esiguità di dati archeologici relativi allo sviluppo urbanistico di età
ellenistica rendono incerta l’ubicazione di questo impianto più antico, nonostante
l’ipotesi di localizzarlo in un’area compresa tra il teatro e lo stadio, nel settore orien-
tale della città. Cfr. Gauthier 1989, pp. 36-39.
7  Sul monumento efesino si vedano Steskal – La Torre 2008.
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Cinto a est e a sud da lunghi colonnati esterni, il complesso di


Sardi è bipartito in due settori paralleli (Fig. 2). A ovest è l’area dei
balnea, improntata al modello canonico delle grandi terme imperia-
li, con duplicazione simmetrica dei vani ai lati di un asse centrale.8
Il settore orientale è, invece, dominato dalla grande corte ipetra-
le della palestra, con ingresso da est, cinta da portici colonnati e
affiancata a nord e a sud da due ali simmetriche di tre ambienti,
delle quali quella meridionale ospiterà nel IV secolo l’edificio della
sinagoga.9 Sul portico occidentale della palestra prospettava, con
una facciata decastila, l’ambiente più scenografico del complesso, la
cosiddetta Marble Court, o Marmorsaal nella nomenclatura di scuola
tedesca.10 Si tratta di un grande vano rettangolare, scandito sui lati
interni da due livelli di edicole colonnate e alterne che riproducono
f rontescene teatrali, secondo il gusto tipico del ‘barocco asiatico’
(Fig. 3). L’aspetto attuale della Marble Court risale in gran parte a un
intervento promosso dalla città di Sardi e da due facoltose dame di
rango consolare, Antonia Sabina e Flavia Pollitta, durante il princi-
pato di Caracalla, come si evince dalla dedica incisa sull’architrave
del primo ordine di edicole, in onore dell’imperatore, del f ratello
Geta e della madre Giulia.11 La cronologia severiana è confermata
anche dalla decorazione plastica e architettonica della grande sala.12
Questa tipologia di ambiente, che rappresenta il principale punto
focale della palestra e ricalca l’ephebeion dei ginnasi ellenistici, ricor-
re quasi sistematicamente nelle maggiori terme-ginnasio dell’Asia
Minore: Barbara Burrell, ricusando la definizione convenzionale di
Kaisersaal (sala destinata al culto imperiale),13 identifica in queste
aule grandi spazi civici di rappresentanza, che ospitavano immagi-
ni imperiali, statue di cittadini benemeriti e icone di eroi e divini-

  Yegül 1986, pp. 67-116.


8

  Yegül 1986, pp. 25-44.


9

10  Yegül 1986, pp. 45-66, figg. 87-197.

11  SEG 36, 1094; Yegül 1986, pp.  48, 170 n. 3, figg. 116-119; Barresi 2003,

pp. 454-457.
12  Si segnalano, in particolare, i capitelli figurati che coronavano il primo or-

dine del colonnato di ingresso, con protomi di divinità e figure mitologiche in cui
prevale la tematica dionisiaca, ricorrente anche nei lacunosi e sporadici documenti
statuari provenienti dalla stessa Marble Court e dalle circostanti terme: cfr. Hanf-
mann – Ramage 1978, pp. 140-145, figg. 351-365; Yegül 1983, p. 155; Yegül 1986,
pp. 47, 63-64.
13  Yegül 1982.
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 141

Fig. 2 - Sardi, planimetria delle terme-ginnasio (da Yegül 1986, fig. 7).
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Fig. 3 - Sardi, terme-ginnasio. L’elevato della Marble Court (da Love for Lydia 2008,
202, fig. 21).

tà poliadi, in una comune sintassi celebrativa dei fasti e delle virtù


civiche.14
Il settore del ginnasio in cui si registra una successione più consi-
stente di interventi edilizi è l’ala a sud della palestra. Andrew Seager
ha ricostruito quattro fasi costruttive, la cui esatta scansione cronolo-
gica rimane tuttavia alquanto vaga.15 Nel primo impianto questo lato
dell’edificio replicava specularmente la planimetria dell’ala nord della
palestra,16 con sequenza di tre ambienti coassiali, aperti sulla corte por-
ticata ma non comunicanti tra loro, che si ritiene potessero assolvere la
funzione di apodyteria o sale di esercizio per gli atleti e i frequentatori
del complesso. In una seconda fase, i muri divisori tra i tre ambienti
risultano rasati, con l’apertura di un unico grande vano longitudinale
pavimentato in marmo, con due file di colonne lungo le pareti laterali,
preceduto da un breve vestibolo aperto a est e culminante a ovest in
un’abside polilobata con due nicchie semicircolari ai lati di una nicchia
quadrangolare. Seager riconosceva in questo nuovo ambiente una ba-
silica civile, con le nicchie dell’abside destinate ad accogliere statue di

14  Burrell 2006.


15  Seager 1972 e 1983.
16  Cfr. Yegül 1986, pp. 37-44.
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 143

divinità o imperatori, ma non si possono escludere altre destinazio-


ni funzionali, ad esempio come sala per letture o conferenze: il nuo-
vo assetto si fa risalire a un momento posteriore agli inizi del III sec.
d.C., sulla scorta di scarne evidenze, come alcuni blocchi di fregio di
età severiana riutilizzati nelle fondazioni dell’abside e una moneta di
Commodo.17 Nella terza fase il vestibolo viene soppresso e i colonnati
sostituiti con pilastri quadrangolari: all’esedra di fondo si addossa una
gradinata marmorea semicircolare, a tre gradini, e le nicchie sulla pa-
rete vengono tompagnate. L’esiguità dei dati di rinvenimento rende
piuttosto evanidi i termini cronologici di questa fase: la cronologia del-
le monete rinvenute negli strati di preparazione di un nuovo pavimen-
to marmoreo fisserebbe all’ultimo quarto del III secolo il terminus post
quem del riassetto edilizio, mentre la rimozione dei colonnati, rinvenuti
in parte nelle fondazioni della gradinata absidale, in associazione con
monete che non risalgono oltre il 320 d.C., è da riferire a un momento
più avanzato. Si tratterebbe dunque di una risistemazione prolungata
nel tempo e preliminare al successivo impianto, quello della sinagoga,
che nel suo completamento risalirebbe alla seconda metà del IV secolo.

II. La comunità giudaica di Sardi e le evidenze offerte dalla sinagoga

Sulla presenza giudaica a Sardi, che si fa risalire alla seconda de-


portazione babilonese e all’arrivo di esuli ebrei nella città di Sepha-
rad,18 Flavio Giuseppe (AJ 14.235, 259-261; 16.171) fornisce le notizie
più eloquenti, soprattutto per la seconda metà del I sec. a.C., quando
gli ebrei locali, qualificati come κατοικοῦντες πολῖται («coabitanti»), di-
sponevano di una σύνοδος e di un τόπος ἴδιος, una sede in cui pregare,
amministrare liberamente i propri affari e celebrare i rituali prescritti
dalle loro leggi; gli stessi ricevevano dagli ἀγορανόμοι della città ali-
menti adeguati, evidentemente secondo le prescrizioni del Kashrut, e

17   Tra le ipotesi di rifunzionalizzazione dell’ambiente nella sua seconda fase


edilizia si segnala la proposta avanzata da Marianne Bonz, che ne suggeriva la possi-
bile destinazione ad aula assembleare (synedrion) per l’associazione ginnasiale della
gerousia (Bonz 1993, pp. 141-144), ricollegando le evidenze monumentali alla men-
zione epigrafica di un γυμνάσιον γερουσίακον nel noto inventario delle fontane di
Sardi di età severiana (Buckler – Robinson 1932, pp. 37-40, cat. n. 17; Ameling 2004,
pp. 211-213, cat. n. 53).
18  Obadiah 20; Pedley 1972, p. 85, n. 305; Kraabel 1979, p. 484; Kraabel 1983,

pp. 178-179; Horst 2006, p. 44.


144 FRANCESCO PIO FERRERI

inviavano un contributo periodico al tempio di Gerusalemme.19 Tra


l’orizzonte cronologico di queste fonti e le evidenze restituite dall’edi-
ficio ospitato nelle terme-ginnasio trascorre uno iato di oltre tre seco-
li: nella media età imperiale l’unica possibile testimonianza sugli ebrei
di Sardi è fornita da un’epigrafe frammentaria, dei primi anni del III
sec. d.C., recante l’inventario delle fontane della città, tra cui figura
una συναγωγῆς κρήνη.20 Una fonte indiretta è desumibile dall’omelia
pasquale Perì Pascha pronunciata tra il 160 e il 170 d.C. dal vescovo sar-
diano Melitone, la cui vibrante invettiva contro i giudei, esplicitamen-
te accusati di deicidio, è stata letta come segnale di un’iniziale com-
petizione (quantomeno dottrinale) tra la nascente comunità cristiana
di Sardi e quella giudaica, ben più ‘influente’ e consolidata nel tessuto
socioculturale della metropoli.21 Nello stesso periodo non mancano,
comunque, attestazioni di comunità ebraiche negli altri centri della
Lidia: in particolare, nella vicina Hypaipa si segnala un frammento di
iscrizione, riferito alla fine del II o agli inizi del III sec. d.C., che cita
un gruppo di Ἰουδαῖοι νεώτεροι, nei quali parte della critica ravvisa
un’organizzazione di tipo efebico.22
È tuttavia solo con la scoperta della sinagoga di Sardi che si sono
straordinariamente estese le nostre acquisizioni sulla storia della co-
munità giudaica in Lidia, anche se nel quadro cronologico più avanza-
to della tarda antichità. L’edificio si articola in due ambienti, preceduti
da un portico di ingresso prospettante su una via colonnata (Fig. 4).
A est è un cortile quadrangolare, cinto da portici e da un colonnato
ionico.23 Alla corte si accedeva sia dal prospetto orientale dell’edificio
sia da un ingresso laterale dislocato a sud, che collegava l’edificio alla
principale via colonnata della città, passando attraverso una serie di
tabernae impiantate lungo tutto il fianco meridionale del complesso
termale agli inizi del V sec. d.C. (infra). Gli intercolumni del peristilio
erano chiusi in basso da transenne marmoree traforate con motivi a

19 Cfr. Pedley 1972, pp.  75-76, n. 275; Kraabel 1983, p. 179; Trebilco 1991,

pp. 38-39; Gaston 2005, pp. 17-19.


20  Buckler – Robinson 1932, pp. 37-40, cat. n. 17; Ameling 2004, pp. 211-213,

cat. n. 53.
21  Sulla questione, oltre a Kraabel 1971, si vedano più di recente: Aasgaard

2005; Hammer – Murray 2005, pp. 190-193; Levine 2012, p. 308; Moga 2012.
22  IEph 3822; Trebilco 1991, p. 177; Ameling 2004, pp. 199-201, n. 47.

23  Seager 1983, pp.  168-169, figg. 206-207, p. 253; Hachlili 1998, pp.  60-62;

Levine 2012, pp. 296-297, fig. 103.


SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 145

Fig. 4 - Sardi, sinagoga. Ricostruzione assonometrica (da Mitten – Scorziello


2008, 136, fig. 1).

squame, di cui si conservano frammenti delle testate con le iscrizioni


in greco dei donatori,24 mentre al centro dell’area ipetrale è un cra-
tere marmoreo rifunzionalizzato come fontana, con anse a volute e
vasca baccellata, uno dei più pregevoli tra i numerosi spolia riutilizzati
nell’edificio.25 Gli ambulacri del peristilio erano pavimentati con mo-
saici policromi a decorazione geometrica: si tratta di una successione
di 15 pannelli quadrangolari, di diverse misure, con cornici marginali
a guilloche, meandri o astragali che racchiudono composizioni etero-
genee di losanghe e poligoni, campiti in prevalenza da rosette e nodi
di Salomone.26 Le pareti interne dei portici, in principio stuccate, ac-

24  Seager 1972, p. 433; Seager 1983, p. 169, nota 5; Kroll 2001, pp. 38-40, cat.

nn. 53-62, figg. 55-64; Ameling 2004, pp. 279-284, cat. nn. 119-128.
25  Seager 1983, p. 169, fig. 251; Mitten – Scorziello 2008, pp. 139-140, figg. 4-7.

26  Seager 1983, p. 169, figg. 251, 254; Hachlili 1998, pp.  218-219, fig. IV-9;

Scheibelreiter 2011, pp. 369-372, figg. 553-556, 576-580 (tra il 360 e il 380 d.C.). Sulle
epigrafi che corredavano i pannelli musivi con i nomi dei dedicanti, cfr. Robert 1964,
pp. 38-47; Kroll 2001, pp. 19-22, cat. nn. 8-11, figg. 11-14; Ameling 2004, pp. 241-248,
cat. nn. 67-71.
146 FRANCESCO PIO FERRERI

colsero in un tardo rifacimento rivestimenti marmorei rinvenuti in


stato estremamente frammentario, comprendenti tra l’altro lastre in-
cise con fregi ad arco che inquadrano crateri e volatili e scene figurate
come il noto episodio biblico di Daniele nella fossa dei leoni, che tanta
fortuna riscosse nell’iconografia giudaico-cristiana.27
Dalla corte quadriporticata si accede, attraverso un ingresso tri-
partito, alla sala principale dell’edificio (la cosiddetta Main Hall), che
ricalca l’impianto basilicale delle fasi antecedenti. Due file di sei pi-
lastri in muratura e blocchi marmorei di reimpiego corrono lungo
le pareti laterali e dovevano sostenere un claristorio sormontato da
una copertura a capriate lignee.28 I pilastri dividono il pavimento in
sette segmenti trasversali all’asse longitudinale dell’aula, ciascuno ri-
vestito da un tappeto musivo rettangolare in tessere policrome e da
due tappeti minori negli intercolumni dei pilastri (Fig. 5).29 Ciascun
mosaico reca al centro una dedica in greco con i nomi dei donatori,
inserita entro un émblema circolare o poligonale: ogni dedica si riferi-
sce a una singola fascia pavimentale, indicata nel testo con il termine
διαχώρημα.30 Il registro decorativo replica in maniera più elaborata il
repertorio geometrico dei mosaici presenti nella corte d’ingresso: fa
eccezione il pannello semicircolare ai piedi dell’abside gradinata, che
presenta un motivo piuttosto consueto sia nell’arte pagana che nei
contesti paleocristiani, con un cratere al centro della composizione da
cui emergono tralci vegetali simmetrici, sormontato da una corona
con i nomi dei dedicanti.31 Contro la parete d’ingresso, ai lati della
porta centrale, furono installate due edicole colonnate con prospetto

27  Rautman 2010 (che data al V secolo le lastre con la figura di Daniele tra i leo­

ni); Levine 2012, p. 304, fig. 108. Sulle iscrizioni dei donatori: Kroll 2001, pp. 36-37,
cat. nn. 44-47, figg. 46-49; Ameling 2004, pp. 274-277, cat. nn. 110-113.
28  Seager 1983, pp. 169-171; Hachlili 1998, pp. 62-63; Levine 2012, pp. 298-301.

29  Hanfmann – Majewski 1967, pp.  32-46; Hachlili 1998, pp.  220-231, figg.

IV.10-18; Scheibelreiter 2011, pp. 364-369, figg. 551-552, 557-575.


30  Sulle epigrafi musive dell’aula basilicale, cfr. Kroll 2001, pp. 15-19, cat. nn. 1-7,

figg. 5-10; Ameling 2004, pp. 232-241, cat. nn. 60-66.


31  Seager 1983, p. 170, fig. 260; Hachlili 1998, pp. 230-231, fig. IV-18; Kroll

2001, pp. 15-16, cat. n. 1, fig. 5; Ameling 2004, pp. 232-233, cat. n. 60; Rautman 2010,
p. 55; Scheibelreiter 2011, pp. 368-369, figg. 560-561. La stesura del mosaico, dono
dei fratelli Phlabios Stratoneikianos e Phlabios Symphoros (SEG 51.1626), ha come
terminus post quem il 321-324, fornito dal rinvenimento di una moneta di Licinio I ne-
gli strati di preparazione; anche l’onomastica dei dedicanti rimanda del resto all’età
costantiniana.
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 147

Fig. 5 - Sardi, sinagoga. Planimetria della Main Hall, con ricostruzione dei mosai-
ci pavimentali (© Archaeological Exploration of Sardis/President and Fellows
of Harvard College).

distilo, impostate su un dado di base con scalinata centrale, e coronate


da una trabeazione dorica con frontone timpanato (Fig. 6).32 Le pa-
reti laterali dell’ambiente, che nel loro aspetto attuale sono l’esito di
un esteso restauro integrativo, erano scandite da paraste marmoree
di ordine corinzio e rivestite da pregevoli sectilia in marmi policromi
(skoutlosis), a motivi prevalentemente geometrici e con poche inclu-
sioni di soggetti animali e vegetali.33 Sulla cornice superiore erano
affisse lastre marmoree con incise dediche epigrafiche in greco, che
ricalcano sostanzialmente il formulario delle iscrizioni musive: anche
in questo caso, ogni dedica si riferisce alla sottostante fascia parietale
(nel testo epigrafico, διάχωρον).34 Alla fine dell’aula, di fronte all’ab-
side, era collocata in posizione centrale una trapeza rettangolare in
marmo retta da due cartibula reimpiegati, di media età imperiale, che
presentano sui lati esterni aquile a rilievo su fasci di fulmini (Fig. 7).35

32  Seager 1983, p. 169, figg. 266, 274; Rutgers 1996, pp. 88-89, fig. 4.20; Hachlili

1998, pp. 70-71, fig. II-30; Fine 2010, p. 127, fig. 47; Levine 2005, pp. 263-264, fig. 47;
Levine 2012, p. 298, fig. 104.
33  Hanfmann – Majewski 1967, pp. 46-50; Seager 1983, p. 170, figg. 262, 264-

265; Rutgers 1996, p. 78, tav. 14; Levine 2012, pp. 299-300, fig. 106.
34  Robert 1964, pp. 47-56; Kroll 2001, pp. 11-11, 22-37, cat. nn. 13-47; Ameling

2004, pp. 248-274, cat. nn. 72-109.


35  Hanfmann – Ramage 1978, pp. 148-149, n. 217, figg. 379-382; Kraabel 1979,
148 FRANCESCO PIO FERRERI

Fig. 6 - Sardi, sinagoga. Main Hall, edicole colonnate ai lati della porta d’ingres-
so (© Archaeological Exploration of Sardis/President and Fellows of Harvard
College).

La trapeza era affiancata da due coppie di leoni arcaizzanti contrap-


posti, ritti sulle zampe anteriori, databili tra il V e il IV sec. a.C. e forse
pertinenti al Metroon ellenistico che si tende a localizzare in prossimità
dell’edificio.36 Infine, nel settore centrale della sala si conservano a

pp. 486-487; Seager 1983, pp. 169-170, figg. 256-257; Kraabel 1983, pp. 189-190 (che
destina la trapeza alla lettura della Torah); Feldman 1996, pp. 52-53, fig. 3.3; Hachlili
1998, pp. 82-83, fig. II-36; Mitten – Scorziello 2008, pp. 142-144, figg. 14-16; Levine
2005, pp. 263-265, fig. 48; Levine 2012, p. 300, fig. 107.
36  Hanfmann – Ramage 1978, pp. 63-65, cat. n. 25, figg. 92-101 (450-350 a.C.);

Kraabel 1979, p. 486; Seager 1983, p. 170, figg. 256, 258; Kraabel 1983, pp. 184,
190; Hachlili 1998, pp. 83-84; Mitten – Scorziello 2008, p. 145, figg. 18-19; Levine
2012, p. 304. Al Metroon di età ellenistica, presumibilmente distrutto dal rovinoso
sisma del 17 d.C., si possono riferire numerosi frammenti scultorei e architettonici
riutilizzati nella sinagoga, perlopiù come materiali edilizi (Mitten – Scorziello
2008, passim), tra cui alcuni pilastri che recano incisi i testi delle lettere di Antioco
III e Laodice al popolo dei Sardiani (Gauthier 1989). Non si può escludere che il
reimpiego, funzionale o ideologico, di numerosi spolia nella struttura della sina-
goga abbia conosciuto un incremento a partire dalla fine del IV sec. d.C., con la
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 149

Fig. 7 - Sardi, sinagoga. Area absidale della Main Hall, con trapeza e coppie di
leoni in marmo (© Archaeological Exploration of Sardis/President and Fellows
of Harvard College).

livello pavimentale due coppie di piedistalli litici equidistanti, che si


ritiene alloggiassero una perduta struttura a baldacchino: 37 il campo
musivo compreso tra i piedistalli reca l’iscrizione di Samoe, qualificato
come «sacerdote e maestro di saggezza» (ἱερεύς κε σοφοδιδάσκαλος).38
In assenza di uno studio edito dei materiali ceramici dello scavo, la
datazione dell’edificio si basa sostanzialmente sui rinvenimenti numi-
smatici dagli strati di preparazione dei mosaici: le monete, circa 150,
si datano in gran parte a un periodo compreso tra il 320 e il 380 d.C.
La presenza di circa 20 monete databili tra il V secolo e il regno di Giu-

legislazione teodosiana contro i culti pagani (cfr. Magness 2005, p. 459; Mitten –
Scorziello 2008, p. 142).
37  Seager 1972, p. 426; Seager 1983, p. 170, fig. 253; Kraabel 1983, p. 189; Ha-

chlili 2013, p. 191. Controversa l’interpretazione della struttura come bimah, la piat-
taforma rialzata destinata alla lettura della Scritture.
38  SEG 51.1629; Seager 1983, p. 170, fig. 267; Kraabel 1983, pp. 183-184, 189; Tre-

bilco 1991, pp. 42, 50; Kroll 2001, pp. 17-18, cat. n. 4, fig. 8; Ameling 2004, pp. 236-239,
cat. n. 63; Levine 2005, p. 265; Scheibelreiter 2011, p. 366, figg. 557, 570-572.
150 FRANCESCO PIO FERRERI

stino II è da riferire a contesti associati con alterazioni e restauri: ciò


sembra smentire la recente ipotesi di Jodi Magness che, enfatizzan-
do questi dati, propone di postdatare l’intera struttura al VI secolo.39
Anche il repertorio dei mosaici è ascrivibile al rinnovato floruit delle
composizioni geometriche che, pur con caratteristiche e sviluppi dif-
ferenti, accomuna l’Asia Minore e la Siria tra il IV e il V secolo.40 In
particolare, due dei pannelli che decoravano i pavimenti musivi della
Main Hall, con tappeto quadrangolare nel quale si inscrive un gran-
de cerchio campito da un rosone a triangoli policromi,41 trovano un
parallelo molto puntuale a Efeso, nei mosaici del nartece della Ma-
rienkirche (seconda metà del IV - primi decenni del V sec. d.C.).42 Al
contempo, la paleografia e il formulario delle iscrizioni sardiane rive-
lano in gran parte caratteri coerenti con un orizzonte di IV-V secolo.43
Tra gli elementi più tardi si annoverano alcuni rivestimenti parietali
e la balaustra del quadriportico di ingresso, che come ricaviamo da
una delle dediche iscritte fu oggetto di un restauro (ἀνανέωσις); 44 ma
gli stessi mosaici furono soggetti nel tempo a riparazioni o aggiun-
te. Queste evidenze seriori rivelano una frequentazione ininterrotta
dell’ambiente e un rinnovato abbellimento dei suoi spazi ancora nel
corso del VI secolo.
Non ci sono fonti grafiche che denuncino in maniera icastica la de-
stinazione a sinagoga dell’edificio, ma piuttosto una cospicua serie di
elementi indiziari che hanno spinto gli studiosi in questa direzione. La
planimetria e la monumentalità dell’edificio ne fanno quasi un unicum

39  Magness 2005. Contro l’ipotesi della studiosa statunitense si sono pronun-

ciati Rautman 2011, pp. 16-17, e Levine 2012, pp. 311-314, con puntuali e persuasive
argomentazioni.
40 Cfr. Donceel-Voûte 1984. L’analisi formale dell’ensemble musivo restituito

dal monumento sardiano riconduce in gran parte al IV-V sec. d.C., a eccezione di
alcune rifazioni riferibili al VI secolo: cfr. Scheibelreiter 2011, pp. 362-372.
41  Hachlili 1998, pp. 221, 223, fig. IV-12 («bay 2»); Id., pp. 225, 229, fig. IV-17 («bay

7»); Scheibelreiter 2011, pp. 364-365, figg. 562-564 («Joch 2»), 367-368 («Joch 7»).
42  Scheibelreiter 2011, pp.  250-252, fig. 190. Ulteriori raffronti tra i mosaici

della sinagoga e le altre evidenze microasiatiche si possono ravvisare, sempre ad


Efeso, nei mosaici pavimentali della Stoa degli Alitarchi, datati agli inizi del V sec.
d.C.: Scheibelreiter 2011, pp. 212-214. Cfr. anche, di recente, Uytterhoeven et alii
2013, per confronti con i pavimenti musivi delle domus tardoantiche di Sagalassos.
43 Cfr. Kroll 2001 e Ameling 2004, pp. 224-297.

44  Kroll 2001, pp. 15, 33, 38-39, cat. n. 53, fig. 55; Ameling 2004, pp. 279-280,

cat. n. 119.
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 151

nell’ambito delle evidenze relative ai luoghi di culto e frequentazio-


ne ebraica dell’antichità: nel variegato panorama della Diaspora non
mancano esempi di sinagoghe a pianta basilicale, come quelle di Egi-
na 45 e di Elche,46 che anticipano un tipo di impianto planimetrico am-
piamente adottato nel VI secolo nelle sinagoghe absidate della valle di
Beit She’an e della Palestina meridionale.47 Nel caso di Sardi, tuttavia,
non va trascurato il fatto che lo sviluppo longitudinale con abside di
fondo è un adeguamento alla precedente sistemazione dell’impian-
to. Sul piano architettonico, l’elemento più connotante è la presenza
delle due edicole colonnate: la tipologia di struttura rievoca i sacrari
della Torah, destinati a custodire i rotoli della legge, attestati nelle si-
nagoghe antiche anche in forma di nicchia o abside e localizzati sulla
parete rivolta verso Gerusalemme.48 Questi tabernacoli sono sovente
raffigurati su mosaici, rilievi o oggetti di uso quotidiano, spesso in
associazione con altri simboli parlanti come la menorah o i leoni della
tribù di Giuda.49 La duplicazione di questa struttura negli edifici noti
è piuttosto rara, ma è attestata in almeno quattro sinagoghe della Ga-
lilea, tra cui quelle di Cafarnao e Chorazin.50 Nel caso di Sardi, altri
elementi supportano l’identificazione come tabernacoli della Legge.
Ai piedi dell’edicola meridionale è stata rinvenuta una placca marmo-
rea con incisa una menorah, insieme ai simboli ricorrenti del lulav 51 e
dello shofar 52 e a due motivi spiraliformi interpretati come la raffigu-
razione stilizzata dei rotoli della Torah, secondo una convenzione ico-
nografica piuttosto diffusa in ambiente microasiatico.53 Da vari punti
dell’edificio provengono almeno altre quindici rappresentazioni della

45   Hachlili 1998, pp. 26-31; Levine 2005, pp. 268-269.


46   Hachlili 1998, pp. 45-47; Levine 2005, pp. 281-283.
47  Cfr. da ultima Hachlili 2013, pp. 186-188, fig. IV-44.

48  Hachlili 1998, pp. 67-74; Hachlili 2013, p. 163 e passim.

49 Cfr. Hachlili 2000; Hachlili 2001, pp. 239-242; Hachlili 2013, pp. 286-291.

50  Hachlili 2013, pp. 170-177.

51  Con questo nome si indica il ramo di palma esibito dai giudei in occasio-

ne della festa dei Tabernacoli: cfr. Goodenough 1954, pp. 99-144; Hachlili 1998,
pp. 349-351; Hachlili 2013, pp. 325-327.
52  Si tratta del corno d’ariete impiegato come tromba durante alcune ricorren-

ze religiose, come lo Yom Kippur: cfr. Goodenough 1954, pp.  167-194; Hachlili
1998, pp. 351-352; Hachlili 2013, p. 328.
53  Shiloh 1968; Seager 1983, pp. 170-171, fig. 250; Feldman 1996, p. 52, fig. 3.2;

Fine – Rutgers 1996, pp. 12, 17, fig. 5; Hachlili 2001, pp. 78-79, 358 (D4.1), fig. II-
22f, tav. II-43.
152 FRANCESCO PIO FERRERI

menorah, incise su marmo o riprodotte su lucerne e altri supporti: 54


a queste si aggiunge un eccezionale esemplare in marmo finemente
traforato, recante la dedica di un tale Sokrates (Fig. 8).55 Sempre in
prossimità dell’edicola meridionale furono recuperati lacerti epigra-
fici in ebraico: due testi sembrano menzionare i nomi Severus e Yôh.
ānān, mentre un terzo contiene la formula augurale shalom.56 Alle
stesse edicole è stata associata una piastra rettangolare contenente
la dedica di un tale Memnonios che curò il rivestimento (o skoutlo-
sis) del νομοφυλάκιον, «il luogo che protegge la legge», termine che si
ipotizza possa riferirsi proprio al sacrario della Torah.57 Ancora, una
lastra marmorea rinvenuta nel portico d’ingresso all’edificio contiene
la formula imperativa «εὑρὼν κλάσας ἀνάγνωθι φύλαξον»,58 che doveva
invitare i frequentatori alla lettura e all’osservanza della legge sacra.
Altre considerazioni sono desumibili dalle iscrizioni greche dei
mosaici e dei rivestimenti parietali, dedicati ὑπὲρ εὐχῆς, «in compi-
mento di un voto».59 In otto casi si registra la formula iterativa ἐκ τῶν
τῆς Προνοίας, «dai doni della Provvidenza»,60 sul cui significato si sono
ampiamente pronunciati già Kraabel 61 e, più di recente, Tessa Rajak,
che ha rimarcato la frequenza del tema provvidenziale nei testi di Giu-
seppe Flavio e Filone Alessandrino, oltre che nei libri dei Maccabei.62
Lo stesso tipo di formula è, per altro, documentato nelle iscrizioni che
corredavano uno dei mosaici pavimentali della sinagoga di Philippopo-

54  Seager 1983, pp. 166, 170-171, 175-176, figg. 250, 273, 277; Hachlili 2001,

pp. 79, 356, 358, 360, 438 (D2.2-3, D6.2-3, D11.2, D12.2); Kroll 2001, pp. 45-47, cat.
nn. 72, 76, figg. 74, 78; Levine 2012, pp. 306-307.
55  Seager 1983, pp. 171, 176, fig. 268; Kraabel 1983, p. 190; Feldman 1996, p. 52,

tav. 10; Kroll 2001, p. 44, cat. n. 69, fig. 71; Ameling 2004, pp. 290-291, cat. n. 135;
Hachlili 2001, pp. 54, 56-57, 133, 151, 161, 179, 182, 185, 252, 356 (D2.1), fig. II-12,
tav. II-7; Hachlili 2013, pp. 301-303, 306-307, fig. VI-18.
56  Seager 1983, pp. 170-171, fig. 269; Cross 2002; Ameling 2004, pp. 271-274,

cat. nn. 105-109; Fine 2010, p. 127.


57  Kraabel 1983, p. 189, fig. 275; Trebilco 1991, p. 51; Fine 1996, p. 160, cat. n. 21,

fig. 3.13; Rutgers 1996, p. 89; Kroll 2001, pp. 40-41, cat. n. 63, fig. 65; Ameling 2004,
pp. 285-286, cat. n. 129; Levine 2005, p. 265; Fine 2010, p. 127; Hachlili 2013, p. 199.
58  SEG 51.1673ter; Kraabel 1983, p. 189; Trebilco 1991, p. 51; Kroll 2001,

pp. 41-42, cat. n. 65, fig. 67; Ameling 2004, pp. 286-287, cat. n. 131.
59  Kroll 2001, pp. 7-8.

60  Kroll 2001, p. 8 e passim.

61  Kraabel 1996.

62  Rajak 2004.


SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 153

Fig. 8 - Sardi, sinagoga. Ricostruzione della menorah in marmo donata da Sokra-


tes (da Love for Lydia 2008, tav. 20b).

lis-Plovdiv in Tracia, riferibili al IV sec. d.C.63 Su un’altra epigrafe del


complesso sardiano i committenti dichiarano di aver attinto «ai doni
del Dio Onnipotente» (ἐκ τῶν δωρεῶν τοῦ παντοκράτορος Θεοῦ): 64 una
formula analoga, ma senza l’epiteto di Pantokrator, si ritrova sul mo-

63  SEG 39, p. 663; Panayotov 2004, pp. 42-50; Levine 2005, pp. 269-270.
64  Robert 1964, pp. 48-52; Kroll 2001, pp. 30-31, cat. n. 29, fig. 31; Ameling
2004, pp. 261-263, cat. n. 90.
154 FRANCESCO PIO FERRERI

saico che pavimentava la sinagoga di Egina, nel restauro promosso


dall’archisynagogos Teodoro, nella prima metà del IV secolo.65 Sul pia-
no dell’onomastica, alcuni dei donatori di Sardi presentano nomi di
chiara origine ebraica. Oltre al menzionato Samoe, sacerdote e mae­
stro di saggezza, è attestato due volte il nome Samuel. In un caso
questo identifica un cittadino della vicina Hypaipa, che reca il doppio
nome romano Ioulianos, e si qualifica come buleuta.66 Una comunità
ebraica a Hypaipa è testimoniata dalla summenzionata epigrafe dei
Ioudaioi neoteroi (supra): la presenza di un suo membro a Sardi è in-
dice eloquente di contatti tra le due comunità finitime. La carica di
βουλευτής, se si conviene sull’origine ebraica del suo titolare, testi-
monierebbe la partecipazione attiva dei giudei della Diaspora alla vita
municipale delle loro città, già altrimenti documentata in ambiente
microasiatico.67 Anche per l’onomastica di altri donatori è stata sug-
gerita una possibile matrice giudaica.68 Ricorrente è il nome Leontios,
attestato in quattro dediche pertinenti alla skoutlosis dei muri interni,
due delle quali si riferiscono sicuramente allo stesso personaggio.69 Il
nome, che ha un’ampia diffusione anche tra i gentili e i cristiani, è tut-
tavia abbastanza popolare tra gli ebrei della Diaspora, e rievochereb-
be il simbolo identitario del leone di Giuda.70 A una tribù dei Leontii
(φυλὴ Λεοντίων) appartiene un altro donatore della sinagoga, Aurelios
Olympios, che con la moglie e i figli commissionò uno dei mosaici
della corte quadrangolare: 71 la φυλὴ Λεοντίων dell’iscrizione sardiana
sarebbe, secondo Kraabel, una variante metonimica ellenizzata delle

65  IG 4.190; Hachlili 1998, pp. 30, 455; Levine 2005, p. 268.


66  SEG 51.1651; Kroll 2001, pp. 33-34, cat. n. 34, fig. 36; Ameling 2004, pp. 266-
267, cat. n. 95.
67  Cfr. in particolare Robert 1964, pp. 56-57; Trebilco 1991, pp. 61-65, 173-183;

Miranda 1999, pp. 110, 147, 153-154.


68  Tra questi un Heilasios (Robert 1964, p. 47; Kroll 2001, p. 19, cat. n. 7,

fig. 10; Ameling 2004, p. 241, cat. n. 66); un Aurelios Symeonios, buleuta sardiano,
testimoniato da una lastra frammentaria rinvenuta nell’aula basilicale (Kroll 2001,
pp. 42-43, cat. n. 67, fig. 69; Ameling 2004, p. 289, cat. n. 133); e un Aurelios Eulogios,
che dedicò uno dei mosaici pavimentali della grande aula (Robert 1964, p. 39; Kroll
2001, p. 20, cat. n. 9, fig. 12; Ameling 2004, pp. 243-244, cat. n. 68).
69  Cfr. Kroll 2001, pp. 27-28, 35, 37, cat. nn. 22-23, 39, 48, figg. 24-25, 41, 50;

Ameling 2004, pp. 256-257, 269, 277, cat. nn. 83-84, 100, 114.
70 Cfr. Kraabel 1983, p. 184; Kroll 2001, pp. 8-9.

71  Robert 1964, pp. 45-47; Kroll 2001, pp. 20-21, cat. n. 10, fig. 13; Ameling

2004, pp. 244-246, cat. n. 69; Scheibelreiter 2011, pp. 369-370, fig. 555.


SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 155

tribù di Israele,72 e connoterebbe le antiche radici ebraiche dei dedi-


canti. Occorre ricordare che nel caso specifico di Sardi il leone è anche
il simbolo lidio per antonomasia, sin dall’età arcaica: in tal senso, i leo­
ni arcaizzanti posti ai lati della grande trapeza marmorea della Main
Hall sarebbero, stando al giudizio di Kraabel, l’esito di un reimpiego
programmatico che intendeva valorizzare, attraverso l’ambivalenza
semantica del simbolo ostentato, l’identità sincretica dei committenti,
lidii e giudei al contempo.73
Gli altri evergeti della sinagoga sardiana hanno nomi inequivoca-
bilmente greci, e condividono in gran parte il gentilizio Aurelios, la
cui acquisizione si può far risalire all’età severiana.74 Sei personaggi
sono identificati come θεοσεβεῖς, «timorati di Dio»: 75 uno di questi,
Aurelios Hermogenes, donò o realizzò un ἑπταμύξιον, voce greca
per menorah.76 Anche nella vicina Philadelphia, un θεοσεβής di nome
Eustathios dedica alla «santissima sinagoga degli Ebrei» un oggetto
d’arredo, nella fattispecie un bacino lustrale (μασκαύλης), in memo-
ria del fratello Hermophilos.77 Non si affronterà qui la vexata quaestio
sullo statuto dei theosebeis: 78 accanto all’opinione prevalente che vi
riconosce una categoria distinta di gentili ‘simpatizzanti’, partecipi a
vario titolo dei costumi ebraici, resta persuasiva, almeno nel contesto
in esame, l’ipotesi che l’attributo indicasse un attestato onorifico di
pietà e benemerenza riferibile sia a non-giudei che ai giudei stessi.79
Tra i benefattori del complesso di Sardi figurano anche, oltre al già
menzionato Samuel, della vicina Hypaipa, otto buleuti sardiani, due
dei quali orafi (χρυσοχόοι).80 L’accesso di Giudei ai consigli e alle magi-

72  Kraabel 1983, p. 184. Cfr. Trebilco 1991, p. 45.


73  Kraabel 1983, pp. 184-185. Cfr. Levine 2005, p. 306, nota 49; Mitten – Scor-
ziello 2008, p. 145. Sulla ‘leontomania’ dei Lidii cfr. Hanfmann – Ramage 1978,
pp. 20-23; Rojas 2013, pp. 183-186.
74  Kroll 2001, p. 13.

75  Kroll 2001, pp. 20, 27, 39, 42, cat. nn. 8, 9, 22, 57, 59, 66, figg. 11-12, 24, 59,

61, 68; Ameling 2004, pp. 241-245, 256-257, 281-283, 287-288, cat. nn. 67-68, 83, 123,
125, 132.
76  SEG 51.1673quater; Kroll 2001, p. 42, cat. n. 66, fig. 68; Ameling 2004,

pp. 287-288, cat. n. 132.


77  Ameling 2004, pp. 204-206, cat. n. 49.

78  Per una recente disamina, cfr. Moga 2011.

79  Cfr. Robert 1964, pp. 41-45; Kraabel 1981; Kroll 2001, pp. 9-10.

80  Kroll 2001, pp. 10, 16-17, 23-25, 28-29, 31, 34, 42-43, cat. nn. 3, 13, 16-17,
156 FRANCESCO PIO FERRERI

strature cittadine è certificata da un passo del Digesto almeno dall’età


severiana,81 ma anche da una serie di iscrizioni pertinenti a magistrati
di fede ebraica.82 La decorazione dell’edificio sardiano risulta essere
stata patrocinata anche da personaggi di rango in seno all’ammini-
strazione provinciale: un Paulos κόμης, la cui titolatura fissa un ter-
minus post quem all’età di Costantino, dedica un mosaico nella sala
basilicale; 83 mentre tra i curatori dei rivestimenti murari figura un
anonimo βοηθὸς ταβλαρίου, traslitterazione greca della carica di adiu-
tor tabularii.84 Inoltre, su un piedistallo marmoreo dalla sala basilicale,
è incisa la dedica di un tale Aurelios Basileides, qualificato come ἀπὸ
ἐπιτρόπων, ex-procuratore.85 Non possiamo affermare con cognizione
di causa se i theosebeis e i buleuti menzionati nelle iscrizioni di Sardi
fossero almeno in parte giudei, o soltanto gentili simpatizzanti: Mar-
tin Goodman, che sembra propendere per quest’ultima ipotesi, pro-
pone un’interpretazione alternativa a quella di sinagoga, ravvisando
nell’edificio la sede di un gruppo influente di gentili vicini alla cultura
e alla fede ebraica ma non convertiti, e istituendo un parallelo con i cae­
licolae cui una normativa imperiale dei primi anni del V secolo impo-
neva la confisca dei luoghi di culto.86 L’ipotesi, benché suggestiva, non
trova tuttavia sufficienti addentellati a cui sostenersi, e cozzerebbe per
altro contro le evidenze cronologiche del monumento sardiano, che
si inoltrano almeno fino a tutto il VI secolo. Gli elementi fin qui illu-
strati inducono, invece, a riconoscere nell’edificio uno spazio comu-
nitario destinato agli ebrei ed eventualmente aperto alla fruizione di
‘simpatizzanti’. La presenza tra i donatori di magistrati cittadini e am-
ministratori provinciali, siano essi giudei, gentili o cristiani, è indice
significativo del livello di committenza sotteso al decoro della sinago-
ga e dell’interesse che questa attirava in seno all’evergetismo locale.

24-26, 31, 37, 67; Ameling 2004, pp. 234-235, 249-250, 252-254, 258-260, 263-264, 268,
289, cat. nn. 62, 72, 77-78, 85-87, 92, 98, 133.
81  Dig. 50.2.3.3.

82  Cfr. supra, nota 68.

83  Kroll 2001, pp. 18-19, cat. n. 5, fig. 9; Ameling 2004, pp. 239-240, cat. n. 64;

Scheibelreiter 2011, p. 367, fig. 558.


84  Kroll 2001, pp. 23-24, cat. nn. 13-14b; Ameling 2004, pp. 251-252, cat. n. 76.

85  Kroll 2001, p. 44, cat. n. 70, fig. 72; Ameling 2004, pp. 291-292, cat. n. 136.

86  Goodman 2007, pp. 233-259.


SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 157

III. Le terme-ginnasio nel quadro di Sardi tardoantica

La vita monumentale della sinagoga si estende dal IV agli inizi


del VII secolo, con integrazioni e restauri intermedi e senza apparenti
fasi di cesura. La stessa continuità si registra nel complesso delle ter-
me-ginnasio, in cui diversi elementi contribuiscono a definire l’entità
delle opere di abbellimento e rifazione tra il IV e il VI secolo.
Cospicui e reiterati interventi interessarono la Marble Court.87
Un’iscrizione rubricata incisa sull’architrave della parete di fondo,
in corrispondenza della nicchia centrale, ricorda il restauro della
ἀλειπτηρία durante il vicariato di Severo Simplicio: 88 la titolatu-
ra del governatore, che associa alla carica di vicario la dignità di
λαμπρότατος κόμες πρώτου βαθμοῦ, ha suggerito a Denis Feissel una
datazione negli ultimi decenni del IV secolo.89 Il termine ἀλειπτηρία
ricalca il più consueto ἀλειπτήριον che già ricorre nella succitata de-
dica severiana dall’architrave della Marble Court (supra) e altrove, in
ambito greco-orientale, a connotare specifici ambienti ginnasiali: 90
nel caso in questione, dovrebbe riferirsi plausibilmente alla stessa
Corte di Marmo, piuttosto che all’intero complesso. Più o meno
negli stessi anni un altro vicario d’Asia e λαμπρότατος κόμες, Flavio
Archelao, curò la ripavimentazione musiva di uno dei portici pro-
spettanti sulla grande via colonnata, presso l’angolo sud-orientale
delle terme.91
Frammenti cospicui di pavimenti musivi sono stati rinvenuti ne-
gli ambienti termali ai lati della Marble Court e nei corridoi laterali
della palestra: anche in questo caso il repertorio dominante è quello
geometrico, ma la redazione dei singoli tappeti va attribuita a diversi
interventi distribuiti in un arco compreso tra la seconda metà del IV
e il V secolo inoltrato.92 Alcuni dei mosaici in questione mostrano
addentellati più o meno stretti con quelli della sinagoga, tali da sug-

87  Yegül 1986, pp. 50-51 e passim.


88  SEG 36, 1097; Yegül 1986, p. 48, 171 n. 6.
89  Feissel 1998, pp. 96-98.

90  Cfr. Pont 2008.

91  Feissel 1998, p. 97; Scheibelreiter 2011, pp. 355-357, figg. 524-530.

92  Yegül 1986, pp. 4, 11-12, 18, 20-22, 25, 27, 30-33, 41, 77-78, 90-97, 142, figg. 45,

49, 53, 243, 268, 272, 276, 281. Da ultima Scheibelreiter 2011, pp. 372-378, figg. 581-
587.
158 FRANCESCO PIO FERRERI

gerire un unico intervento che coinvolge diversi settori monumentali,


impiegando le medesime maestranze.93
Dall’ambiente del frigidarium, alle spalle della Corte di Marmo,
proviene un’iscrizione metrica incisa su una base in marmo, generica-
mente datata tra il IV e il VI secolo, che ricorda il trasferimento di una
scultura in bronzo dorato con serpenti intrecciati, precedentemente
posta a ornamento di una fontana nella via pubblica: responsabile del-
la ricollocazione fu un tale Basiliskos, «amministratore di giustizia»
(δικασπόλος).94
Ancora nella Marble Court, un’altra iscrizione metrica, incisa sul
podio interno della sala, commemora il restauro promosso da Mem-
nonios, πάτρης γενέτης, «padre della patria», in un momento non an-
teriore al V secolo e forse ancora agli inizi del VI.95 Il committente ha
lo stesso nome del personaggio che, all’interno della sinagoga, curò
il rivestimento del nomophylakion: il dato non è di per sé sufficiente a
stabilire la stessa identità per i due personaggi, ma offre spunti di ri-
flessione e approfondimento sulla possibile partecipazione degli stessi
evergeti al decoro dei due complessi confinanti.
L’estrema lacunosità dell’iscrizione di Memnonios non consen-
te di decifrare appieno la portata del «sempiterno decoro» (κόσμον
ἀεὶ ζώοντα) commemorato nell’epigramma: il testo superstite rife-
risce di un tetto dorato (χρυσόροφος), di un rivestimento parietale
(σκούτλωσιν) e della posa di un nuovo pavimento. Questi ultimi in-
terventi sono illustrati dai numerosi frammenti di sectilia pertinenti
all’ornato parietale, confrontabili con gli intarsi della sinagoga; 96 da
lastre quadrangolari in marmo, con losanghe concentriche a palmette
iscritte, che seguono un repertorio diffuso in Oriente su plutei e tran-
senne tra il V e il VI secolo; 97 nonché dalla pavimentazione in com-
messi di marmi policromi, articolata in 91 pannelli quadrangolari con

 Cfr. Yegül 1986, p. 142, nota 31; Scheibelreiter 2011, p. 377. La presenza a
93

Sardi di comuni maestranze operanti in diversi monumenti della città e per diverse
tipologie di committenza è corroborata dal confronto con i mosaici pavimentali
che ornavano i due piccoli complessi ecclesiali sorti in età tardoantica lungo il corso
del Pattolo (chiese EA ed E), al di fuori del perimetro murario: cfr. Buchwald 2015,
pp. 23, 43.
94  SEG 36.1098; Yegül 1986, pp. 69-70, 146, 171, n. 7, fig. 205.

95  SEG 36.1099; Yegül 1986, pp. 48-49, 171-172, n. 8, figg. 122-123.

96  Yegül 1986, pp. 11, 51, 144, 152, figg. 375-376.

97  Yegül 1986, pp. 11, 47, 51, 152, fig. 377.


SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 159

schemi iterativi di piccolo modulo e di ordito geometrico (Fig. 9).98


Analoghi pavimenti in sectilia rivestivano il vano quadrangolare a
nord della Marble Court e uno dei brevi ambulacri rettangolari ai lati
del frigidarium,99 e in ambito microasiatico trovano paralleli in nume-
rosi edifici pubblici e privati, tra il IV e il VI secolo.100
Dagli ambienti termali provengono due ritratti frammentari di
notabili, di cui uno pertinente a una statua di clamidato, dai tratti
ieratici e spigolosi, contraddistinti da una folta chioma a parrucca con

Fig. 9 - Sardi, terme-ginnasio. Il pavimento tardoantico in opus sectile della Marble


Court (da Yegül 1986, fig. 126).

98  Yegül 1986, pp.  45, 50-52, 129-130, 141-142, 152, figg. 106, 125-126. Il rin-

venimento di monete di Costante I negli strati di allettamento dell’opus sectile fissa


un terminus post quem alla metà circa del IV sec. d.C.: piuttosto che alla posa ex novo
dell’intera pavimentazione, il contributo di Memnonios potrebbe riferirsi a un inter-
vento di restauro.
99  Yegül 1986, pp. 81-83, 100-101, 129-130, 141-142, figg. 244, 301.

100  Cfr. tra gli altri Cottica 2004 (sectilia pavimentali dalle domus dell’insula 104

di Hierapolis); Waelkens – Jacobs 2014, pp.  113-114, fig. 8 (“Terme Imperiali” di


Sagalassos, pavimento in opus sectile dal frigidarium di età teodosiana).
160 FRANCESCO PIO FERRERI

lunghi boccoli striati e arricciati in punta: 101 si tratta di esemplari ri-


feribili a una temperie formale comune nei decenni a cavallo tra il V
e il VI secolo, con diffusi confronti negli altri centri microasiatici.102
Un parallelo eloquente è offerto dall’arredo scultoreo delle terme
adrianee di Afrodisia, notevolmente arricchito tra il IV e il VI secolo
di statue onorarie di imperatori, governatori provinciali ed evergeti
cittadini, che fanno del monumento lo scenario più rappresentativo
delle glorie patrie e delle virtù civiche dei suoi protagonisti.103
Ai restauri tardoantichi del complesso sardiano possono essere
riferiti anche alcuni capitelli ionici del tipo ‘a imposta’, rinvenuti ne-
gli angoli meridionali del colonnato della palestra.104 Si tratta di una
tipologia diffusissima tra il V e il VI secolo, soprattutto nella Grecia
centro-settentrionale e a Costantinopoli, e con maggior frequenza
negli edifici di culto cristiano: 105 gli esemplari di Sardi sono tra i pochi
riferibili a un complesso di destinazione civile.
Non sappiamo se in quest’orizzonte cronologico il grande peri-
stilio colonnato assolvesse ancora la tradizionale funzione di palestra.
In un momento non meglio inquadrabile, ma contestuale alle rifa-
zioni tardoantiche, l’originario battuto in sabbia e terra fu rivestito
lungo il suo asse centrale, dall’ingresso a est fino alla Marble Court,
da una fascia in lastre litiche, una sorta di corsia ‘processionale’ che
culminando nella Corte di Marmo ne enfatizzava il valore rappresen-
tativo.106 Al centro della Marble Court, su una delle lastre che incorni-
ciano i quadrati in opus sectile del pavimento di ultima fase, sono incise
un’iscrizione in due righi che menziona la gerousia, insieme ai simboli
stilizzati della palma e della corona radiale, e altre tre, entro tabula
ansata, che si aprono con l’indicazione locativa «τόπος βουλῆς» (o sol-
tanto «βουλῆς») seguita dal nome dell’incisore e dal verbo «ἔγραφε»
(Fig. 10a).107 Alla luce di queste incisioni, gli archeologi statunitensi

101  Hanfmann 1969, pp. 290-295, figg. 3-10; Hanfmann – Ramage 1978, pp. 101-

102, cat. nn. 94-95, figg. 212-214; Yegül 1986, pp. 90, 101, fig. 269.
102  Lenaghan 2016, pp. 106-108.

103  Smith 2007, pp. 218-220, 227-231.

104  Yegül 1974; Yegül 1986, pp. 14, 16, 25-26, 35-36, 140, figg. 61-63, 65.

105  Cfr. Vemi 1989.

106  Yegül 1983, p. 152; Yegül 1986, p. 26.

107  Ramage 1972, p. 25, fig. 16 («The largest, with sun and tree, reads gerousias

synphoriou; others are topos boules; Rouphin[os] egraphe; boules Pikridis egraphe and to-
pos boules again»); Yegül 1986, pp. 49-51, fig. 124. I caratteri paleografici delle iscri-
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 161

Fig. 10 - a (in alto). Sardi, terme-ginnasio. Epigrafi incise sul pavimento della
Marble Court con menzione della gerousia e della boule (da Yegül 1986, fig. 124);
b (in basso) Graffito con scena di venatio inciso sullo stilobate della sala LNH3, a
nord-est della palestra (da Yegül 1986, fig. 85).
162 FRANCESCO PIO FERRERI

hanno ipotizzato una rifunzionalizzazione del settore ginnasiale del


complesso, che con la cristianizzazione dell’impero avrebbe perso
i suoi connotati atletici per ospitare funzioni civiche presiedute dal
senato locale e dall’assemblea cittadina.108 L’ipotesi, che ancora oggi
trova seguito,109 si presta, tuttavia, a considerazioni alternative. Il rife-
rimento alla gerousia nel contesto in esame rimanda alla tradizionale
connessione di questo importante corpo civico con la vita culturale
della polis e con la sfera del ginnasio.110 Ai fini del nostro discorso, de-
sta particolare interesse un’iscrizione da Smirne, di età adrianea, in cui
il pritane Claudiano si impegna a far dorare il soffitto dell’aleipterion
della gerousia: 111 come aleipterion/aleipteria è qualificata la Marmorsaal
di Sardi, non solo in età severiana ma anche nella più tarda epigrafe
di Severo Simplicio. E non è forse un caso se nel già menzionato in-
ventario delle fontane di Sardi il ginnasio è definito γερουσίακον.112
Quanto ai due graffiti relativi al topos boules sembra plausibile pensare
a uno spazio riservato ai buleuti in occasione di eventi connessi con
le attività del ginnasio, sul modello del bouleutikos topos destinato ai
membri del consiglio cittadino nei teatri della Grecia classica.113 La
natura atletica, o comunque ludica, di tali eventi può essere suggerita
dagli attributi della palma e della corona radiale a corredo di una delle
incisioni in esame.
Disponiamo ad oggi di scarni indizi utili a seguire gli sviluppi tar-
doantichi dell’agonismo a Sardi, che come in altre regioni dell’impero
conobbe la sua acme tra il II e il III sec. d.C.114 Ciò non di meno, un
giovane atleta sardiano, Marco Aurelio Marciano, figura tra gli olim-
pionici menzionati nel noto piatto bronzeo di Olimpia, come vinci-
tore nel pancrazio dei paides nell’anno 321 d.C.115 Alcuni documenti

zioni e la cronologia avanzata del pavimento su cui sono incise rimanderebbero ad


un orizzonte tardo, sicuramente non anteriore al IV secolo.
108  Yegül 1983, p. 157; Yegül 1986, p. 16.

109 Cfr. Rautman 2011, p. 23.

110  Il dato è opportunamente sottolineato già in Lewin 1995, p. 624. Sull’istituto

della gerousia in ambito microasiatico, si veda da ultimo Bauer 2014.


111 Cfr. Pont 2008, pp. 161-162.

112  Cfr. supra, nota 18.

113 Cfr. Le Guen 1998, p. 67, nota 61.

114  Caldelli 1995 (sugli agoni Chrysanthina); Strasser 2003 (sulla carriera del

plurionorato pancraziaste sardiano M. Aurelios Demostratos Damas).


115  Remijsen 2015, p. 44.
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 163

figurativi sembrano, inoltre, testimoniare il protrarsi nella metropoli


lidia di manifestazioni ludiche di tradizione più propriamente roma-
na, come le scene di venationes illustrate su alcuni rilievi marmorei di
III-IV secolo provenienti dalla necropoli extraurbana a ovest del fiume
Pattolo.116 A queste evidenze si può aggiungere un graffito segnalato
proprio all’interno delle terme-ginnasio, inciso sul pavimento della
sala a nord-est della palestra e raffigurante una fiera rampante e un
uomo in piedi ai lati di un oggetto sinora interpretato, in chiave cri-
stiana, come una croce ‘alata’ (Fig. 10b).117 Si tratta in realtà, a ben ve-
dere, della raffigurazione di una cochlea, un attrezzo particolarmente
attestato in età tardoantica e bizantina nell’ambito dei ludi venatori,
soprattutto in Oriente, che consisteva in una sorta di ‘cancellata’ gire-
vole a due o più ante posta a protezione del venator nelle sue acrobati-
che schermaglie con la fiera di turno.118
Allo stato attuale delle acquisizioni archeologiche, non ci sono
elementi sufficienti a collocare con certezza queste manifestazioni
ludiche entro precisi contesti monumentali. La metropoli disponeva
in età imperiale di un complesso stadio-teatro sorto su un ampio
terrazzamento lungo le pendici nord dell’acropoli, a sud-est del set-
tore dominato dalle terme-ginnasio.119 È ormai un dato ampiamen-
te acquisito come nell’Oriente romano, a f ronte della rara presen-
za di strutture anfiteatrali, fossero soprattutto gli stadi a ospitare,
oltre ai tradizionali agoni atletici, anche munera gladiatorii e ludi
venatori.120 Nel caso di Sardi, tuttavia, le indagini stratigrafiche non
consentono ancora di definire in maniera puntuale le fasi tardoan-

116  Hanfmann – Ramage 1978, pp. 121-122, cat. nn. 147-148, figg. 290-292.
117  Yegül 1986, p. 41, fig. 85; Rautman 2010, pp. 56-57, fig. 6.
118  I confronti iconografici più evidenti sono offerti dai famosi dittici eburnei

dei consoli orientali Areobindo (507) e Anastasio (513), e da un rilievo marmoreo da


Serdica, cosiddetto del circus poster, datato tra il IV e il V secolo: cfr. Mariotti 2007
e Ibba – Teatini 2015, pp. 88-94.
119  Vann 1989, pp. 47-58; Cahill 2008, pp. 121-122, 124; Ratté 2008, pp. 126-

131; Rautman 2011, pp. 5-7.


120  Oltre a Robert 1940, si veda più di recente Dodge 2008. La ricorrenza di gio-

chi gladiatorii a Sardi è certificata, oltre che da alcuni rilievi figurati di III-IV secolo
(Hanfmann – Ramage 1978, pp. 125-126, cat. nn. 153-155, figg. 298-300), dall’epitaffio
del gladiatore Epagathos (II-III sec. d.C.; cfr. Buckler – Robinson 1932, pp. 133-134,
cat. n. 162) e dal cosiddetto Marmor Sardianum (Buckler – Robinson 1932, pp. 34-
37, cat. n. 16), che riporta parte di un senatoconsulto sulla riduzione dei prezzi dei
gladiatori emanato durante il principato congiunto di Marco Aurelio e Commodo.
164 FRANCESCO PIO FERRERI

tiche di f requentazione e uso dello stadio e dell’adiacente teatro,


benché i terrazzamenti su cui questi sorgevano abbiano conosciuto,
tra il IV e il V secolo, un’estensiva riconversione a scopo abitati-
vo.121 Ciononostante, i graffiti delle terme-ginnasio testé esaminati
invitano a ridimensionare il giudizio degli studiosi sulla supposta
eclissi della sfera ludico-agonale dal panorama culturale della città
proto-bizantina.

IV. Conclusioni

I dati fin qui esposti contribuiscono a dimostrare la costante vita-


lità delle terme sardiane e il loro ruolo di polo attrattore, culturale e
civile, nella vita della metropoli lidia fino almeno al V-VI secolo. Tali
evidenze collimano esattamente con lo sviluppo edilizio e monumen-
tale testimoniato negli stessi secoli nel tessuto urbano circostante, che
orbitava intorno a una piazza marmorea su cui prospettava il fronte
orientale delle terme e della sinagoga.
In questo esteso programma di rinnovamento si inseriscono le
rifazioni dei portici prospettanti sulle vie pubbliche, con i loro pavi-
menti musivi; 122 i fastosi complessi residenziali sorti a sud della Marble
Road; 123 e soprattutto, a nord di questa, la serie di tabernae impiantate
nel V secolo lungo il perimetro esterno delle terme e della sinago-
ga.124 Nelle tabernae, la presenza di graffiti, lastre litiche e oggetti di
uso quotidiano (fiaschette, anfore, manufatti metallici) contrassegnati
da simboli cristiani e giudaici (in particolare la croce e la menorah) è
stata letta da John Crawford come segnale di una pacifica convivenza
tra le due componenti religiose della città.125
Lo stesso edificio della sinagoga si inquadra in questo contesto:
la sua presenza all’interno delle terme-ginnasio, la partecipazione di
magistrati locali e funzionari provinciali al decoro e alla fruizione dei
due complessi finitimi, le stesse affinità stilistiche nell’ornamento dei

  Rautman 2011, pp. 14, 22.


121

  Rautman 2011, pp. 11-13, 17.


122

123  Rautman 2008; Rautman 2011, pp. 17-20.

124  Crawford 1990; Rautman 2011, pp. 21-22.

125  Crawford 1996 e Crawford 1999. Rispetto all’entusiastica esegesi di

Crawford, un esempio di approccio più cauto alle evidenze archeologiche prove-


nienti dai Byzantine Shops di Sardi è offerto da Hammer – Murray 2005.
SPAZI PUBBLICI E ‘COABITAZIONE’ CULTURALE IN ASIA MINORE 165

due edifici, dai pavimenti musivi ai sectilia parietali, sono indice di una
matura integrazione della comunità giudaica nella vita civile e cultu-
rale della città tardoantica.
La sinagoga non aveva, a quanto pare, accessi diretti alle terme-
ginnasio: ad ogni modo, non si può escludere una fruizione da parte
dei giudei delle attività che vi si svolgevano, seppur limitata e consona
ai propri costumi. I recenti studi di Yaron Eliav e Zeev Weiss, anche
se circoscritti al contesto della Palestina romana, documentano una
partecipazione degli ebrei ai piaceri termali e agli intrattenimenti lu-
dici della popolazione non giudaica, nonostante le reprimende della
tradizione rabbinica più intransigente.126
Nell’ambito della diaspora microasiatica, alcune fonti epigrafiche,
pur ascrivibili a un orizzonte di prima e media età imperiale, sem-
brano suggerire il coinvolgimento attivo di elementi giudaici nelle
istituzioni connesse alla sfera ginnasiale. Oltre ai succitati neoteroi
di Hypaipa, occorre ricordare la presenza di un tale Ioudas, figlio di
Euodos, in una lista efebica da Iasos.127 Tra i membri della comunità
giudaica di Hierapolis si segnala un atleta plurivincitore negli agoni
sacri (ἱερονίκης), Ikesios altrimenti detto Ioudas, destinatario di una
sepoltura nella necropoli settentrionale della città frigia.128 Per la
tarda antichità, degna di nota è la testimonianza di posti riservati ai
giudei negli edifici di spettacolo, fornita dalle note iscrizioni ‘topiche’
del teatro di Mileto 129 e dell’odeon/bouleuterion di Afrodisia,130 queste
ultime datate al V-VI secolo.

126 Cfr. Eliav 2000 ed Eliav 2010, sulla frequentazione giudaica delle terme;

Weiss 2010 e Weiss 2014, sulla diffusione delle architetture ludiche e delle compe-
tizioni sportive in Palestina, con particolare riferimento alla tarda romanità. Para-
digmatico l’aneddoto, riportato nel testo mishnaico di Avodah Zarah, su Rabban
Gamaliel, avventore delle terme di Acco: interrogato dal pagano Proclo sulla liceità
per un giudeo di frequentare un luogo ornato da una statua di Afrodite, Gamaliel
dimostra con argute argomentazioni come ciò non comporti un atto idolatrico, dal
momento che il simulacro della dea, nel contesto delle terme, non assolve una fun-
zione cultuale, ma puramente esornativa (Eliav 2010, pp. 613-614).
127  Trebilco 1991, p. 177; Ameling 2004, pp.  129-131, cat. n. 22 (prima età

imperiale).
128  Miranda 1999, pp. 114-116; Ameling 2004, pp. 402-404, cat. n. 189 (II sec.

d.C.).
129  Trebilco 1991, pp. 56, 159-160, 175; Ameling 2004, pp. 168-172, cat. nn. 37-

39 («τόπος Εἰουδέων τῶν καὶ Θεοσεβίον»).


130  Trebilco 1991, p. 175; Ameling 2004, pp.  112-116, cat. nn. 15-16 («τόπος

Ἑβρέων», «τόπος Βενέτων Ἑβρέ̣ων τῶν π̣α̣λει̣ῶν»).


166 FRANCESCO PIO FERRERI

Tali evidenze rafforzano l’impressione di un’adesione condivisa


da parte dei giudei agli eventi pubblici della polis di appartenenza, pur
nel mantenimento di un’identità distinta e autonoma. Notevole in tal
senso è, nel caso di Sardi, la partecipazione congiunta dei buleuti loca-
li tanto all’ornamento della sinagoga quanto alle cerimonie officiate
all’interno delle terme-ginnasio, come indicherebbero i graffiti della
Marble Court relativi a un τόπος βουλῆς.
Se ricondotto al quadro appena illustrato, il caso di Sardi si pre-
senta meno isolato ed eccezionale di quanto si ritenga: resta tuttavia,
almeno nel contesto della Diaspora orientale, l’esempio più signifi-
cativo della prolungata prosperità di cui godettero alcune comunità
giudaiche, anche nei secoli del cristianesimo imperante e a dispetto
delle legislazioni restrittive adottate dai primi imperatori bizantini.131

Abstract – Among the most conspicuous archaeological evidences in


the Roman East, we report the imperial bath-gymnasium complex of Sardis,
in Lydia. The building occupies a prominent place for the consolidation of a
new architectural solution that increasingly asserts itself in imperial Asia Mi-
nor between the second and third centuries AD, combining the consolidated
scheme of the Hellenistic gymnasium with the monumental type of Roman
baths, and imposing itself as a pole of attraction and civic representation
in the urban fabric of the microasiatic cities. The uniqueness of the Sardis
complex, which makes it a landmark case in the broader debate on the dy-
namics of cultural cohabitation, is constituted by the presence of a consid-
erable basilical building that scholars have almost unanimously identified as
the late ancient synagogue of the local Jewish community. The richness of
the data provided by the present context has been the subject of a lively sci-
entific debate, in which the case of Sardis becomes a paradigmatic model of
social integration in the articulated and composite framework of the Jewish
Diaspora communities. Here we want to compare, in a synchronic perspec-
tive, the evidence offered from the building interpreted as a synagogue with
documents that testify to the continued vitality of the bath-gymnasium be-
tween the fourth and sixth centuries AD. The main aim is the identification,
beyond the simple topographical and architectural contiguity, of possible
evidences of interaction between the two monumental realities, their users
and the benefactors who contributed to their decorum during the last flour-
ishing period of the late ancient metropolis.

131  Sullo status legale dei giudei dall’età costantiniana al VI secolo, si veda Lin-

der 2012, pp. 159-176.


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I collaboratori del volume LXXI/2016 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 469


Indice del volume LXXI/2016 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 471

I manoscritti da sottoporre alla Direzione vanno inviati all’indirizzo email:


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NEL MESE DI DICEMBRE 2018
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