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Che cosera una villa romana?

Perch i romani costruivano


grandi ville in riva al mare e quali erano i comfort di cui
amavano circondarsi?
Questo volumetto cerca di dare risposta a queste domande e di
spiegare quanto si pu vedere nella villa romana della Foce in
base ai risultati preliminari delle ricerche che si sono svolte dal
2003 al 2005 nella villa.

Comune di Sanremo

Soprintendenza per i Beni


Archeologici della Liguria

Universit degli Studi di Genova

La villa romana della Foce


Sanremo (Imperia)
a cura di M. Medri

LA VILLA ROMANA DELLA FOCE


SANREMO (IMPERIA)
A CURA DI M. MEDRI

Il Progetto per la valorizzazione delle ville di Foce e di


Bussana stato curato da Elvira Serani e Loretta Marchi
dirigente e funzionario del Servizio Museo.

Autori dei testi:


Luigi Gambaro (L. G.)
Marina Lo Blundo (M. L. B.)
Maura Medri (M. M.)
Disegni e rilievi originali: C. Austoni
Elaborazioni CAD: A. Cavallo, F. Sivori
Ricostruzioni 3D: R. Brinatti
Design e composizione: T. Canonici
Foto copertine: 1a, foto aerea realizzata dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale
dei Carabinieri di Genova; 2a e 3a, ricostruzioni 3D della villa della Foce di
Sanremo (IM).

Sanremo, 2006
Comune di Sanremo, Imperia

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del libro pu essere riprodotta o trasmessa sotto
qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo elettronico o meccanico, comprese fotocopie, registrazioni su nastro o mediante memorizzazione, senza il permesso scritto. Le eventuali
trasgressioni verranno perseguite ai sensi di legge.

Si deve a Piero Barocelli, tra gli anni 20 e 30 dello scorso secolo, il primo interesse
scientico e di tutela sui resti del complesso termale di et romana imperiale situato a
Sanremo presso il mare, sulla riva destra del torrente Foce.
Era gi stato edicato nella prima met dellottocento il cimitero monumentale della
citt, che insieme alla linea ferroviaria GenovaVentimiglia avrebbe denitivamente
precluso ulteriori pi estese indagini.
Gli interventi di tutela verso le strutture, testimonianze di una villa di otium, si sono
susseguiti nel tempo. La conclusione dellesproprio nel 1960 ha rappresentato la prima
concreta azione della Soprintendenza e del Comune di Sanremo per rendere fruibile
questarea archeologica.
Da allora molte sono state le difcolt per completare liniziativa. La nuova attenzione
maturata da parte degli Enti Locali verso i beni culturali del territorio ha permesso al
Comune di Sanremo di costruire un progetto per la valorizzazione di questo sito in piena
sintonia con il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (d. lgs. 42/2004).
Dal 2002 Comune di Sanremo, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria,
Universit di Genova-D.AR.FI.CL.ET. stanno collaborando fattivamente e con
entusiasmo integrando competenze e risorse, innanzitutto per la conoscenza del sito.
Questa pubblicazione costituisce una signicativa tappa del percorso progettuale che
prevede al termine la sistemazione e lapertura al pubblico dellarea.
Giuseppina Spadea
Soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria

LUniversit degli Studi di Genova, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della


Liguria ed il Comune di Sanremo in questi ultimi anni hanno unito i loro sforzi per
la valorizzazione e le tutela del patrimonio storico ed archeologico del comprensorio
comunale.
In particolare si voluto riprendere il discorso, da troppo tempo interrotto, dello studio
e della salvaguardia delle due ville romane di Sanremo, la Villa della Foce e la villa di
Bussana, ed nellambito di questa procua sinergia che si inquadra la pubblicazione,
La villa romana della Foce di Sanremo curato dalla Prof.ssa Maura Medri, nella quale
viene esposta la storia delle ricerche archeologiche e degli studi effettuati nellambito
del progetto di valorizzazione promosso dallAssessorato alla Cultura.
Questo libro quindi unulteriore testimonianza della volont e del desiderio da parte
dellAmministrazione Comunale di salvaguardare, rendere fruibile e promuovere la
conoscenza del proprio patrimonio archeologico, allinterno di una pi ampia attivit
culturale che si vuole intraprendere insieme agli altri enti, soprattutto per mezzo della
ricerca continua che auspichiamo porti, come in questo caso, a pubblicazioni e contributi
scientici di sicuro valore.
Daniela Cassini
Assessore alla Qualit e trasparenza amministrativa

Ringraziamenti
Gli autori e la curatrice ringraziano gli studenti, laureandi, laureati, specializzandi e
specializzati che hanno a vario titolo collaborato a svolgere il progetto di lavoro sulla villa
della Foce di Sanremo e in particolare Marta Conventi che ha avuto durante il biennio
2004 2005 la responsabilit dei settori di scavo nella villa stessa.
Un ringraziamento sentito va, inoltre, a Elvira Serani e Loretta Marchi per limpegno
personale profuso in questa iniziativa e per lamichevole simpatia con cui hanno seguito il
nostro lavoro.

Referenze delle immagini


Le gg. 1 e 7 sono tratte da: V. Swanson, Sir Lawrence Alma Tadema. Un peintre victorien, une
evocation de lantiquite, London 1977.
La g. 2 tratta da: Traiano. Ai conni dellimpero. Mostra, Ancona 19 ottobre 1998 17
gennaio 1999, Milano 1998.
La g. 3 tratta da: L. Pirzio Biroli Stefanelli, Il bronzo dei romani. Arredo e suppellettile,
Roma 1990.
La g. 4 tratta da: M. De Franceschini, Le ville romane della X Regio (Venetia et Histria).
Catalogo e carta archeologica dellinsediamento romano nel territorio, dallet repubblicana
al tardo impero, Roma1998.
La g. 5 tratta da: J.Renn, G.Castagnetti, Homo Faber: studies on Nature, Tecnology, and
Science at the time of Pompei, Roma 2002.
Le gg. 6, 11, 12, 36, 38 sono tratte da : I. Nielsen, Thermae et Balnea. The Architecture and
Cultural History of Roman Public Baths, Aarhus 1990.
La g. 8 tratta da: M. Pasquinucci (a cura di), Terme romane e vita quotidiana, Modena
1987.
La g. 9 tratta da: A. Carandini, A. Ricci, M. de Vos, Filosoana. La villa di Piazza Armerina.
Immagine di un aristocratico romano al tempo di Costantino, Palermo 1982.
La g. 13 tratta da: R.Cassanelli, P.L.Ciapparelli, E.Colle, M.David, Le case e i monumenti di
Pompei nellopera di Fausto e Felice Niccolini, Novara, 1997.
Le gg. 14, 15, 16, 17, 18, 20 provengono dagli Archivi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.
La g. 19 tratta da: N. Lamboglia, Nuovi scavi a Taggia e a Sanremo, Rivista di Studi Liguri, 8, 1942, pp. 25-40.
La g. 21 tratta da: F. Ragazzi, C. Corallo, Chiavari, Genova 1981.
La g. 23 tratta da: www.jimena.com/egipto/apartados/hidraulica.htm
La g. 24 tratta da: S. Touam, LEgypte des pharaons, Bordeaux 1996.
La g. 25 una elaborazione originale di M. Lo Blundo.
Le gg. 10, 22, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 37, 39, 40, 41 e tutti i graci, tratti da
disegni originali, sono stati realizzati dal gruppo di lavoro del Progetto per lo studio e la valorizzazione delle ville romane della Foce e di Bussana, Sanremo (IM) e sono qui riprodotti per
gentile concessione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.

INDICE

LE VILLE NEL MONDO ROMANO

1. La villa dozio
2. Le terme in villa

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LA VILLA DELLA FOCE

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1. Dalla prima scoperta a oggi


2. La casa e i campi, prima dello scavo
3. Il pozzo a cicogna
4. I resti della villa

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28
31

PER SAPERNE DI PIU

40

La villa dozio11

LE VILLE NEL MONDO ROMANO

1. La villa dozio

Le ville erano a tutti gli effetti delle vere e proprie aziende produttive,
funzionali alla gestione di grandi possedimenti terrieri specializzati in monocolture di pregio, soprattutto vigneti
e uliveti. Per questo motivo, allinterno di molte ville spesso si trovano due
parti distinte, una abitativa, pars urbana, laltra dotata di impianti per la trasformazione dei prodotti agricoli, pars
rustica. Anche le ville marittime, collocate in prossimit della costa o sulla
riva stessa del mare, potevano essere
collegate a possedimenti agricoli nellimmediato entroterra o avere settori
attrezzati per unattivit tipicamente
marinara: lallevamento del pesce o
delle ostriche, che si svolgeva in apposite peschiere alimentate con l acqua
salmastra.
Ma le ville erano anche residenze lussuose e i loro proprietari amavano trascorrervi periodi pi o meno lunghi di
svago e di riposo. Anzi, con il trascorrere del tempo, a partire dalla ne del
I secolo a. C., fu proprio questultima
funzione a prevalere su quella produttiva. Molto spesso situate in luoghi
scelti appositamente per la loro bellezza e per le viste panoramiche che potevano offrire, le ville erano attrezzate
per offrire ogni genere di comfort. Se
la villa, come per la villa della Foce,

veniva costruita vicino al mare, non


potevano mancare terrazze o passeggiate coperte sotto i portici o comunque alcuni ambienti in cui sostare e riposare, godendo dello spettacolo della
natura. La villa, infatti, per elezione
la dimora fuori citt ed espressione
caratteristica del modo di vivere e di
abitare delle classi pi abbienti.

Fig. 1. Alma Tadema, Silver favourites,


1903. Alma Tadema, pittore inglese
dellOttocento, in gran parte della sua opera
pittorica ha tratto ispirazione dallantichit
classica. In questo dipinto le giovani fanciulle
che sintrattengono nella terrazza sul mare
suggeriscono lamenit della vita in villa.

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Le ville nel mondo romano

Per i nobili romani il riposare era


unattivit complessa che comprendeva molte occupazioni che noi non
consideriamo svaghi o passatempi,
come studiare la letteratura, la losoa e la storia, scrivere, declamare versi o leggere ad alta voce in compagnia
degli amici, che soggiornavano in villa
insieme al proprietario, secondo lantico costume dellospitalit.
Tutto questo veniva denito con la
parola otium in contrapposizione al
negotium, cio allattivit politica,
lunico lavoro che veniva considerato
degno di un uomo libero e nobile di
nascita. La villa, quindi, era il luogo
dove dedicarsi alla vita spirituale e
alla cultura, lontani dalla confusione
e dallassillo della vita cittadina. Questo concetto ideale del vivere in villa
derivava ai Romani dalla Grecia e, in
particolare, tendeva a imitare lo stile
di vita dei grandi monarchi ellenistici
e delle loro corti. Una manifestazione
di lusso, insomma, per cui il proprietario, dominus, non mancava di abbellire la propria villa con architetture scenograche e vere e proprie collezioni
darte, per fare sfoggio di ricchezza e
soprattutto di gusto e di cultura.
Nellepoca corrispondente alla costruzione della villa romana della Foce
e al suo periodo di uso, tra il I e il II
secolo d. C., siamo informati sulla
struttura delle ville romane e sulla vita
che i proprietari conducevano in villa da molti autori latini che trattano a
vario scopo di questo tema. Tra questi
spicca per la freschezza e la ricchezza

delle informazioni Plinio il Giovane,


nipote di Plinio il Vecchio, il celebre
naturalista morto durante leruzione
del Vesuvio che distrusse Pompei e
Ercolano.
Fig. 2. Ritratto dellimperatore Traiano
(98-117). In questepoca la villa della Foce
era stata appena costruita.

Plinio il Giovane visse al tempo dellimperatore Traiano, intrattenendo


rapporti con molti personaggi noti dellepoca, tra cui lo storico Tacito. Tra le
sue opere a noi pervenute dallantichit, conosciamo il ricco epistolario: lettere indirizzate a parenti e amici, senza
uno scopo preciso, solo per raccontare
e condividere le esperienze. Proprio
per questo motivo, le informazioni che
se ne possono trarre hanno per noi una
spontaneit difcilmente riscontrabile
in altro genere di opere antiche: sono

La villa dozio 13

notizie involontarie, scritte nel contesto di un discorso tra amici. Molte di


queste lettere contengono la descrizione delle numerose propriet immobiliari di Plinio il Giovane e soprattutto
delle ville che egli possedeva in vari
luoghi dItalia. Una lettera in particolare parla di una sua villa posta in
prossimit del mare, come quella della
Foce di Sanremo. Si tratta dellepistola
indirizzata allamico Gallo, dove viene

descritta la villa di Laurentum, localit


posta poco a sud della foce del Tevere,
presso lodierna Lavinio. I molti dettagli contenuti nel testo di Plinio hanno
attratto lattenzione di studiosi e artisti
che in varie epoche si sono cimentati
nella ricostruzione delle architetture
di questa villa, per altro sconosciuta e
della quale non sono noti resti archeologici.

La villa di Laurentum
Caio Plinio invia i suoi saluti al caro Gallo.
Tu ti meravigli che io sia cos soddisfatto di stare nel mio possedimento di Laurentum: smetterai di stupirti quando avrai visto quanto incantevole la villa,
quanto sia felice la scelta del luogo e quale sia lestensione della spiaggiaLa
villa in grado di soddisfare tutte le esigenze e la manutenzione non costosa.
Lingresso d sullatrio, semplice ma decoroso, viene poi un portico che si
incurva a somiglianza di una D, delimitando tutto allintorno unarea aperta
piccola ma graziosa. Questo ambiente un ottimo rifugio contro le intemperie
perch protetto da vetrate e ancor pi dalle sporgenze dei tetti. Di fronte al
centro del portico si apre un piacevolissimo cortile, poi una sala da pranzo
abbastanza bella che si protende verso la spiaggia e, quando il mare battuto
dal libeccio, viene dolcemente sorata dalle ultime onde ormai infrantec
unampia camera da letto, poi unaltra pi piccola che da una nestra accoglie
il sole che sorge e dallaltra lo trattiene quando tramonta: da questultima si
vede ancora il mare che sta sottoAllangolo una stanza con un lato curvato
a semicerchio dalle cui nestre si pu seguire tutto il percorso del sole. In una
delle pareti stato incastrato un armadio con la funzione di libreria per contenere non i libri che si leggono una volta sola ma quelli che si consultano spessoSegue la sala per i bagni freddi, spaziosa e vasta, nelle cui opposte pareti
sporgono allesterno i muri semicircolari di due vasche molto capienti anche
se si pensa che il mare l vicino. Accanto si trova la stanza per i massaggi e i
profumi, quindi gli impianti di riscaldamento del bagno e due sale pi eleganti
che sontuose. Subito vicino c una meravigliosa piscina di acqua calda, dalla
quale i nuotatori possono vedere il mare, non lontano c la sala per il gioco
della palla
Plinio Cecilio Secondo, Epistole, II, 17

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Le ville nel mondo romano

Questa lettera ci aiuta a immaginare


tutto quanto si perduto nella villa romana della Foce: latrio, cio lingresso principale verso la strada, i loggiati
e i cortili porticati, dotati di vetrate,
innovazione ancora recente ai tempi di
Plinio il Giovane, e le sale da pranzo
spesso abbinate alle camere da letto,
elementi entrambi immancabili per il
ricevimento degli ospiti. Molto evidente in tutto il testo lattenzione che
Plinio pone nel sottolineare laspetto panoramico: le ampie nestre con
vista sul mare e sui monti, esposte ai
vari punti cardinali per poter godere
del sorgere e del tramontare del sole,
sembrano essere la caratteristica pi
importante. Le ville, infatti, erano costruite in luoghi scelti appositamente
per ottenere questo risultato. Si comprende anche dalle parole di Plinio
come il rapporto con la natura selvag-

gia circostante fosse sempre mediato


dallarchitettura e lontano dallo spirito
romantico e contemplativo che a noi
oggi pi familiare.
Conosciamo da vari resti archeologici ville tutte molto diverse tra loro,
ma con caratteristiche ricorrenti.
Per esempio, molto tipica della villa
di epoca romana la presenza di un
grande numero di stanze, ciascuna destinata a una funzione specica, a un
momento particolare della giornata
o dellanno, come nel caso delle sale
da pranzo, che potevano essere pi di
una, esposte a nord per lestate o a sud
per linverno. Queste sale erano riccamente decorate con pitture alle pareti e pavimenti in mosaico perch il
banchetto, o convivio, era uno dei momenti nodali della vita sociale in cui si
esprimeva lideologia delle classi pi
abbienti.

Fig. 3. Pompei, pittura con scena di banchetto. La sala da pranzo era detta triclinio, vi si
cenava sdraiati su letti e le vivande erano posate su piccoli tavolini.

La villa dozio 15

Molto spesso, quindi, le ville raggiungevano grandi estensioni di supercie


edicata, nellordine di varie migliaia
di metri quadri. Cosa che non deve
stupire, anche se strana in rapporto al
mondo moderno, perch la casa di citt
di un nobile patrizio poteva avere una
supercie enorme, no a 3000 metri
quadri o pi. A seconda del modo in
cui gli ambienti sono disposti, le ville romane possono essere raggruppate
per tipologie e si percepisce anche una
variazione attraverso il tempo degli
schemi adottati per la pianta di base.
In particolare, la villa romana della
Foce appartiene probabilmente a un
tipo detto a schema libero che si afferma a partire dal I secolo d. C., in
cui tutti gli ambienti, a seconda delle
loro funzioni, sono raccolti in gruppi
separati gli uni dagli altri e distribuiti
armonicamente nel paesaggio. Alcune

ville sul mare rinvenute in altri siti archeologici possono essere paragonate
a quella della Foce e ci aiutano a capire come poteva essere prima di andare
in gran parte distrutta.
La villa di Brioni, in Val Catena, provincia di Trieste, conservata pressoch per intero e si sviluppa tutto
intorno a un golfo attrezzato con moli
per lattracco di piccole imbarcazioni.
Vi sono vari settori: a sud, una zona
residenziale pi compatta, un grande
portico semicircolare a ovest in vista
del golfo e poi, man mano procedendo
verso nord, portici e passeggiate coperte, forse giardini abbelliti da statue,
del tipo che noi oggi deniamo giardini allitaliana.
Fig. 4. Villa di Brioni, Val Catena (TS).
Questa villa sul mare si presenta composta da
pi padiglioni separati, ciascuno con funzioni
diverse. La villa della Foce aveva forse uno
schema simile.

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Le ville nel mondo romano

Fig. 5. Pompei, Casa del braccialetto


doro, pittura con rappresentazione di
un giardino. I giardini erano spesso abbelliti
da statue e fontane, rigogliosi di piante verdi
o orite.

Di tuttaltro tenore e ancora pi grandi e imponenti erano le ville che gli


imperatori si facevano costruire, come quella che limperatore Domiziano volle edicare sul promontorio del
Circeo, a sud di Roma. Di questa villa
conosciamo solo una piccola parte,
come per la villa di Foce, ma linsieme
ovviamente assai pi monumentale.
Nella parte sopravvissuta della villa si
trova il padiglione che accoglie le terme, vale a dire linsieme delle stanze
che in epoca romana erano destinate
al bagno e alle abluzioni quotidiane.
Tutte le ville, infatti, erano dotate di
questo tipo di comfort poich i romani avevano fatto della cura del corpo
unabitudine quotidiana e irrinunciabile. In tutte le citt cerano terme
pubbliche in cui era possibile lavarsi e
il costo del biglietto dingresso era minimo, anzi spesso lingresso era gratuito per municenza di privati o dello
stesso imperatore.
I ricchi si facevano costruire le terme

in casa talvolta anche in citt e sempre


nelle ville. Anche Plinio il Giovane
non tralascia di inserire nella descrizione della sua villa di Laurentum un
dettagliato elenco delle sale termali: la
sala per il bagno freddo con due ampie
vasche, la sala per massaggi, due sale
riscaldate, una piscina con acqua riscaldata e una palestra per il gioco della palla. A quanto possiamo giudicare,
si trattava di una suite molto completa
che non aveva nulla da invidiare alle
terme di citt. Molto simile doveva
essere il padiglione termale della villa
romana della Foce, che forma la parte
pi consistente dei resti oggi visibili.
Fig. 6. Villa di Domiziano al Circeo.
Gli imperatori si facevano costruire
grandi ville, attrezzate con ogni genere di
comfort tra i quali non potevano mancare
le terme. In questo caso le terme sono
racchiuse in uno spazio rettangolare
(in colore verde) allinterno del quale
trovano posto tutti gli ambienti.

Le terme in villa 17

2. Le terme in villa
La parola terma ha nellepoca romana un signicato diverso da quello odierno. Oggi si deniscono terme
soltanto quegli impianti che sfruttano
delle fonti di acqua, detta appunto
termale, talvolta calda ma comunque
caratterizzata da propriet particolari, come la presenza di zolfo o altre
componenti chimiche, beneche per
lorganismo umano. Si tratta, quindi,
di impianti nalizzati allo sfruttamento di acque con propriet terapeutiche
o comunque salutari. Nel mondo antico il signicato della parola terme
si richiama piuttosto alletimologia
del termine, derivante dal greco therms che vuol dire caldo. Infatti, la
principale caratteristica degli ambienti
termali romani era quella di essere riscaldati articialmente. I romani si recavano alle terme prevalentemente per
lavarsi, facendo un bagno caldo, con
un procedimento che molto simile a
quello che ancora oggi si pratica nei
bagni turchi. Il momento del bagno,
di solito nel tardo pomeriggio, era uno
dei pi importanti della giornata. Le
terme, infatti, erano anche un luogo
di incontro sociale insostituibile, dove
poter parlare, scambiare opinioni, conoscere nuove persone, dedicarsi allo
sport e alla cultura.
Le grandi terme di Roma fatte costruire dai tutti i pi grandi imperatori
a partire da Augusto, appositamente
per la popolazione dellUrbe, erano
dotate di palestre e piscine per il nuo-

to ma anche di locali in cui si tenevano lezioni o letture di poesie e talune


accoglievano nel loro interno anche
biblioteche, come le terme di Caracalla. Comunque, qualsiasi citt romana
del Mediterraneo era dotata di terme
perch luso del bagno quotidiano, e il
momento di aggregazione sociale che
esso rappresentava, contraddistinguevano il livello di civilt raggiunto dal
popolo romano rispetto a tutte le altre
etnie contemporanee.
Nelle ville si cercava di riprodure in
piccolo, ma non con minore ricchezza, lambiente delle terme pubbliche e
sia gli impianti necessari che le modalit del bagno erano del tutto simili.
Fig. 7. Alma Tadema, A favorite custom
1909. In questo dipinto Tadema riproduce
latmosfera di una terma romana, traendo
ispirazione dai resti archeologici di
Pompei per i dettagli degli interni.

18

Le ville nel mondo romano

Fig. 8. Roma, Terme di Caracalla.


Ricostruzione della grande sala per il
bagno freddo, frigidarium, nella versione
dellarchitetto francese Viollet le Duc.

Fig. 10. Pompei, Terme del Foro, sala


per il bagno caldo, caldarium. Nella
copertura a volta, inegralmente conservata,
si trovano le aperture per lilluminazione
dellinterno.

Fig. 9. Piazza Armerina (EN), villa di


Casale, mosaico. Sul pavimento di una delle
sale della villa sono rafgurate delle ragazze
che giocano alla palla a mano e indossano un
costume molto simile allattuale bikini.

Le attivit sportive comprendevano


anche giochi, come quello della palla
a mano di cui i romani erano appassionati. Un mosaico pavimentale dalle
terme della villa di Piazza Armerina,
presso Enna in Sicilia, ci mostra due
ragazze che giocano a palla, abbigliate
con un costume che ricorda molto da
vicino il nostro bikini. Gli edici ancora perfettamente conservati di Pompei, come le terme del Foro, ci aiutano
a ricostruire come erano fatti gli ambienti. Sia nelle terme pubbliche delle
citt che nelle terme private delle case
e delle ville, le coperture erano costituite da volte di muratura per prevenire
il rischio di incendi e lilluminazione

Le terme in villa 19

era garantita da nestre poste al centro


della volta o aperte nelle pareti, caratteristica questa che si afferma a partire
dalla met del I secolo d. C. con il diffondersi delluso delle nestre vetrate,
come testimoniato anche nel passo di
Plinio il Giovane che descrive la sua
villa di Laurentum.
I romani amavano le terme con ambienti molto riscaldati: secondo i calcoli che sono stati fatti oggi, nelle sale

delle terme si poteva arrivare a una


temperatura di 50 gradi e oltre. Amavano, inoltre, trovare nelle terme varie
sale con temperature diverse e piscine
e vasche, il tutto riccamente decorato
di marmi pregiati. Molti autori antichi
descrivono latmosfera delle terme,
fornendoci utili particolari sugli arredi
e le decorazioni e sulle modalit con
cui si faceva il bagno.

Il poeta satirico Marziale, vissuto nella seconda met del I secolo d. C., deride
Oppiano che frequenta una piccola e malconcia terma pubblica: li, se si vuole
prendere il bagno alla Laconica (consistente nel fare la sauna e poi tuffarsi
nellacqua gelida), dopo aver sudato, non resta da far altro che tuffarsi direttamente negli acquedotti.
Se vai a fare il bagno nelle terme di Etrusco, morirai senza esserti lavato,
Oppiano Se ti piace fare il bagno alla Laconica, puoi accontentarti di sudare in una stanza senza vapore e poi puoi buttarti direttamente nellacquedotto
dellAcqua Vergine o in quello dellAcqua Marcia.
(Epigrammi, 6, 42, 1-2, 16-18)
Seneca, losofo vissuto allepoca dellimperatore Nerone (54-68 d. C.),
descrive con nostalgia gli austeri costumi repubblicani paragonandoli al lusso
dei suoi contemporanei. Nel far ci, ci fornisce una descrizione di quanto
potevano essere lussuose le terme, adorne soprattutto di pregiati marmi provenienti da Alessandria (Egitto), dalla Numidia (Tunisia) e Taso (Grecia).
Chiunque penserebbe di essere povero e sordido se le sue pareti non rifulgessero di grandi e preziosi specchi, se i suoi marmi alessandrini non fossero
intarsiati di marmi numidici e se questi non fossero bordati ovunque con complicati disegni colorati come pitture; se le coperture a volta delle sue sale non
fossero ricoperte di mosaici in pasta di vetro; se le sue piscine non fossero
rinite in marmo di Taso, una volta raro a vedersi persino nei templi, quelle
stesse piscine dove lasciamo andare i nostri corpi ormai svuotati di ogni energia per il gran sudare; se lacqua non fosse versata da rubinetti dargento
(Epistole, 86, 6-7)

20

Le ville nel mondo romano

Il riscaldamento si produceva con impianti abbastanza sosticati che immettevano aria calda al di sotto dei pavimenti e lungo le pareti. Cosicch, in
alcune stanze riscaldate il pavimento
era rovente e vi si poteva accedere soltanto calzando i sandali, come ricorda
limmagine sulla soglia di una terma
africana.

riscaldando anche le pareti. Il calore


era prodotto accendendo un fuoco di
legna o carbone, in appositi forni costruiti lungo le pareti esterne delle sale
da riscaldare, al livello del pavimento
pi basso. Poich conosciamo moltissimi dettagli, non difcile ricostruire
laspetto e il funzionamento di un ambiente riscaldato. Di questi impianti si

Fig. 11. Timgad, Tunisia, Terme romane,


mosaico pavimentale con rafgurazione
di sandali. Nelle sale riscaldate delle terme

Fig. 12. Ricostruzione di un ambiente


riscaldato delle terme. Le sale erano

spesso i pavimenti erano talmente roventi che


si poteva entrare soltanto calzando i sandali.

riscaldate facendo circolare aria calda al di


sotto dei pavimenti, sospesi su colonnine in
muratura.

Il sistema era costituito da due pavimenti sovrapposti, uno in basso e laltro posto a circa 70 centimetri pi in
alto. Il primo era poggiato sul terreno,
mentre il secondo era sostenuto da apposite colonnine di mattoni, suspensurae, disposte sul pavimento pi basso.
Nello spazio interposto tra i due pavimenti veniva fatta circolare aria calda,
mentre lungo le pareti venivano collocati tubi cavi in terracotta per far s che
laria calda potesse salire verso lalto,

ritrovano tracce anche nel padiglione


termale della villa della Foce.
Anche il procedimento del bagno ci
noto da vari autori antichi che lo descrivono e dalla stessa disposizione degli ambienti nelle terme. Si gi detto
che il bagno era molto simile allattuale bagno turco. La pulizia del corpo e
della pelle, infatti, avveniva tramite il
processo di sudorazione e, allora come
oggi, al bagno si abbinavano massaggi
con unguenti profumati e altre forme

Le terme in villa 21

di cosmesi, come la depilazione. In


genere, si iniziava con una moderata
attivit sportiva nella palestra o in uno
spazio aperto destinato a questa funzione, per favorire linizio della sudorazione. Si entrava poi nelle terme e si
passava da ambienti tiepidi, detti per
questo tepidaria, a ambienti sempre
pi caldi. Questi ultimi erano di due
tipi: a caldo secco per sudare soltanto,
detti sudationes, o a caldo umido per
sudare in presenza di vapore acqueo
e fare il bagno in acqua calda entro
apposite vasche costruite in muratura,
detti caldaria. Dopo il bagno in acqua
calda, chi lo desiderava poteva immergersi in vasche contenenti acqua
fredda, sistemate in sale apposite dette
frigidaria. Completato cos il percorso

del bagno vero e proprio, ci si poteva


recare in piccole sale per farsi massaggiare e ungere. Non veniva usato il
sapone, sebbene sembri che la ricetta
per prepararlo fosse gi nota nellantichit classica, e per detergere la pelle
a fondo si usava una sabbia nemente
setacciata che veniva cosparsa sulle
membra, quindi sfegata e poi asportata
con lo strigile, una sorta di cucchiaio
ricurvo e allungato.
M. M.
Fig. 13. Necessaire di oggetti in bronzo
per il bagno, da un disegno ottocentesco
di V. Loria. Sono rappresentati quattro strigli,
unampolla per unguenti e un attingitoio.

22

La villa della Foce

LA VILLA DELLA FOCE

1. Dalla prima scoperta a oggi


Le prime notizie sulla villa risalgono
al Seicento e sono contenute nelle opere di eruditi e studiosi locali che
descrivono i ruderi allora visibili dandone interpretazioni fantasiose e poco
attendibili. Forse, proprio a quest
epoca risale lidenticazione, priva di
fondamento, della villa della Foce con
la Villa Matuciana, nome che indica in
alcuni documenti medievali una zona,
da identicarsi forse con un fundus romano presso Sanremo. La prima segnalazione ufciale di molto successiva
e di deve a P. Agosti, Regio Ispettore
onorario dellallora Soprintendenza ai
Musei e scavi di Piemonte, Liguria e
Lombardia. In una lettera, datata 30
ottobre 1925, Agosti fornisce la prima
descrizione di carattere scientico dei
ruderi, e allega anche due piante e tre
fotograe dellarea. Tutto ci costituisce per noi una preziosa testimonianza
dello stato dei luoghi prima dellinizio
dellattivit di ricerca. La pianta (g.
14), redatta in scala 1:100, porta la legenda Rilievo planimetrico di ruderi
antichi esistenti nella detta propriet
ed aforanti sulla supercie del terreno ed la pi antica documentazione
graca di questo sito archeologico.
Nellaltra pianta (g. 15), in scala
1:1000, desunta da una porzione di
mappa catastale della fascia litoranea
compresa tra i torrenti S. Bernardo e

Foce, a sud del vecchio tracciato della


ferrovia Genova-Ventimiglia, sono riportate tutte le particelle fondiarie con
la sovrapposizione dei resti archeologici allora visibili. Dal testo della lettera, bench molto scarno, si riconosce
bene la descrizione della grande vasca
absidata, A 1, e del sistema di fondazioni a camera che caratterizza gli
ambienti della villa. Sostanzialmente
corretta anche linterpretazione complessiva dei ruderi come resti di pubbliche terme o di costruzioni private
ad uso di villa patrizia.
un ambiente a pianta rettangolare terminato verso sud da un semicerchio, sul quale sopraelevansi
muri perimetrali di minore spessore: sotto a tale parte dellantica
costruzione ed a quella occupata
dalla casetta che esistono due o pi
serie di ambienti, luno allaltro
sovrapposti, ricoperti da volti, disposti in senso da nord a sud e percorrenti un lungo tratto sotterraneo
verso sud e cio verso il mare, ed
un altro forse di maggior lunghezza
verso la strada ferrata
procedendo agli ordinari lavori
di movimento di terra, scavo e scasso, per la coltivazione del fondo,
si accert lesistenza di altri muri
diretti in senso normale al muro
rilevato, e prolungatisi sia verso
la spiaggia del mare che verso e
sotto il rilevato della strada ferrata
Ventimiglia-Genova, che delimita,
da nord, il fondo...
Dalla lettera di P. Agosti,
30 ottobre 1925

Dalla prima scoperta a oggi 23

Fig. 14. Sanremo (IM), villa della Foce. Pianta di P. Agosti rafgurante i resti romani
e le strutture moderne costruite sopra a essi (1925). Sotto la rielaborazione con i numeri che
consentono di riconoscere gli ambienti nella pianta attuale della villa. In verde la zona occupata
dalla casa mediterranea e dal pozzo a cicogna, entrambi demoliti.

24

La villa della Foce

Fig. 15. Sanremo (IM), villa della


Foce. Pianta in scala 1:1000 di P.
Agosti (1925).

Fig. 16. Sanremo (IM), villa della Foce (1925). Veduta dei resti della villa da sud, sullo
sfondo il muro di cinta del Cimitero monumentale.

Dalla prima scoperta a oggi 25

26

La villa della Foce

Fig. 17. Sanremo (IM), villa della Foce. Planimetria delle aree interessate dal decreto di
vincolo del 1926.

Fig. 18. Sanremo (IM), villa romana della Foce (1937). Veduta dei resti della villa da sud,
in primo piano la vasca absidata A 1.

Dalla prima scoperta a oggi 27

Le foto scattate in quella occasione


(gg. 16, 20) mostrano che larea in
cui si vedevano i ruderi era molto pi
ridotta dellattuale e ingombra di piccole strutture precarie, funzionali alla
casa rurale che era stata costruita sopra ai resti della villa, in corrispondenza del settore ovest delle terme, AA 2
e 3. Tutto intorno, per, il terreno era
sgombro da altri edici e la spiaggia
non era stata modicata, come lo
oggi. Grazie a queste condizioni ancora abbastanza favorevoli, Agosti aveva
intuito che il sito archeologico doveva
avere unampiezza ben maggiore rispetto a quanto allora visibile e che i
ruderi si estendevano in direzione del
mare e verso lentroterra, sotto il tracciato della ferrovia. Allepoca, si progettava lampliamento del Cimitero
monumentale verso mare e i contadini
impiantavano volentieri sui loro terreni serre per colture pregiate. Quindi, per proteggere i resti della villa la
Soprintendenza prese alcune misure di
tutela, analogamente a quanto aveva
fatto pochi anni prima per la villa di
Bussana. Ai proprietari venne noticato linteresse archeologico dellarea,
cos che non potessero apportare danneggiamenti ai ruderi e, nel novembre
dello stesso 1925, lIspettore di zona
Pietro Barocelli inizi una prima campagna di indagini archeologiche. La
documentazione darchivio relativa
a questo primo scavo consiste in due
piante che riprendono con qualche
modesta integrazione quelle realizzate
pochi mesi prima da Agosti. I risultati

delle indagini furono comunque buoni: vennero individuati due nuovi tratti
di murature romane: uno che proseguiva sotto il tracciato della ferrovia,
a monte della casupola, laltro a
sud dei ruderi gi visibili. Gli scavi di
maggiore entit, per, si concentrarono specialmente intorno alla piscina
per determinarne la profondit, per
ripulirla, essendo tutta piena di terra
e pietre per molta altezza., cio nella
vasca riscaldata, A 1. Qui, Barocelli
vide i condotti per il riscaldamento
esistenti nelle pareti, ma li interpret
erroneamente come condotti per regolare lingresso e luscita delle acque e non fu in grado di capire, o non
vide, altre tracce relative agli impianti
di riscaldamento. Interessanti sono le
scritte aggiunte a penna da Barocelli
sulla pianta 1:1000, che confermano la
notevole estensione del complesso archeologico: a ovest, verso il torrente S.
Bernardo, erano indicate nelle fondamenta di una casetta rustica tracce di
muri romani, estendentisi sotto la ferrovia; in direzione del mare, era segnalata lesistenza di ruderi che sembra originariamente proseguissero in
avanti ancora anche sotto il livello
del mare; sulla riva orientale del rio
Foce, furono visti indizi di muri romani tra le fondamenta di un edicio
gi utilizzato come Lazzaretto. A queste ricerche, con inusuale celerit segu
il giorno 8 febbraio 1926 lemissione
del decreto ministeriale di vincolo
dellintera area con acclusa planimetria catastale, integrato da un ulteriore

28

La villa della Foce

decreto del 10 aprile dello stesso anno


(g. 17). Con analoga tempestivit,
gi nel 1928, Barocelli pubblic una
prima notizia sui suoi scavi nel foglio
della Carta archeologica dItalia, dedicato a Sanremo, cui fece seguire una
pi corposa relazione in Notizie degli
Scavi di Antichit nel 1932. In questo
articolo, Barocelli forniva particolareggiate indicazioni sullo scavo della
piscina, sempre la vasca riscaldata A
1, ritenuta parte di un edicio termale
e considerata in base alla tipologia delle murature di buona epoca imperiale
romana. Dopo le iniziali ricerche del
1925, la Soprintendenza non riusc a
ottenere lauspicato coinvolgimento
del Comune di Sanremo per lacquisizione delle aree e per la prosecuzione degli scavi. Maggior fortuna ebbe
Nino Lamboglia, allora direttore della
Commissione Archeologica della Sezione Ingauna e Intemelia della Regia Deputazione di Storia Patria per
la Liguria. Tra il 1936 e 1937, Lamboglia riusc ad ottenere dal Comune
uno stanziamento di Lire 10.000, cifra
allepoca piuttosto cospicua, per lavori di assaggio destinati a mettere in
valore i ruderi romani siti in regione
Foce, iniziativa che egli proponeva
nellambito di un pi ampio programma di lavori archeologici nel Ponente
ligure in occasione delle celebrazioni
del Bimilennario augusteo (g. 18).
Questa nuova stagione di scavi permise di scoprire un signicativo gruppo
di ambienti, verso levante e verso sud,
che vennero considerati pertinenti un

piccolo bagno privato, balneum, e altri


vani attigui organizzati intorno ad un
cortile. Su queste novit, Lamboglia
pubblic, nel 1939, una breve notizia
allinterno del suo volume sulla Liguria romana e successivamente, nel
1942, unaltra notizia preliminare sulla Rivista di Studi Liguri dove sostanzialmente riprese lidenticazione
del Barocelli circa la piscina e la sua
pertinenza ad una modesta villa rustica di carattere privato.
In seguito, i numerosi tentativi dei Soprintendenti Carducci e Bernab Brea
per rendere larea demaniale rimasero
infruttuosi e il secondo dopoguerra segn un periodo di incuria e abbandono. Solo tra il 1958 e il 1960, con due
atti distinti, il Ministero procedette allesproprio della parte in cui erano meFig. 19. Sanremo (IM), villa della Foce.
La pianta della villa, pubblicata nel 1942, dopo
le indagini svolte da N. Lamboglia e dopo la
demolizione della casa mediterranea.

Dalla prima scoperta a oggi 29

glio conservati i ruderi e il Comune di


Sanremo acquist il terreno compreso
tra i ruderi e il torrente Foce. Fu quindi
possibile pianicare nuove campagne
di scavo, effettuate negli anni 1962
e 1963, sempre da Nino Lamboglia,
che ne forn immediata relazione in
un articolo comparso sulla Rivista
Ingauna ed Intemelia. In questa occasione, la conoscenza del complesso
archeologico non si accrebbe per i risultati dello scavo, ma a seguito della
demolizione della casupola che era
stata costruita sui ruderi. Lamboglia
pot cos formulare una nuova e pi
circostanziata ipotesi circa linterpretazione di alcuni ambienti: identic
correttamente i resti della piscina,
A 1, come pertinenti ad un ambiente
riscaldato con sottostante intercapedine (hipocaustum), sul fondo del quale
rintracci le impronte dei pilastrini in
muratura (suspensurae), che sostenevano il soprastante pavimento della
vasca; non riusc invece a precisare
lubicazione del forno per alimentare
il calore (praefurnium), di cui invece
restano tracce nello spessore della muratura absidata.

Alla luce delle conoscenze attuali,


sono risultate errate alcune interpretazioni di N. Lamboglia circa il sistema di riscaldamento e di smaltimento
delle acque, costituito da ampi tratti
di canalizzazioni, come pure appare
oggi insostenibile interpretare la latrina, A 9, come minuscolo castellum
aquae, cio un collettore per le acque bianche. Lamboglia propose per
il complesso dei ruderi una datazione nellambito del II secolo d.C., mai
pi messa in discussione da parte dei
pochi studiosi che si sono interessati
della villa nellultimo quarantennio.
Oggi, dopo un lungo periodo in cui la
villa della Foce sembrava quasi essere stata dimenticata e abbandonata al
degrado, le indagini sono state riprese
nellambito di un accordo tra il Comune di Sanremo, la Soprintendenza
per i Beni Archeologici della Liguria
e lUniversit degli Studi di Genova.
Alcuni dei risultati di questa recentissima stagione di studi, che si svolta
tra il 2002 e il 2005, sono raccolti nei
capitoli seguenti di questo libro.
L. G.

30

La villa della Foce

2. La casa e i campi, prima dello


scavo
Nellarticolo del 1942, N. Lamboglia
descrive brevemente anche la casa rurale che insisteva sulle murature della
villa romana, denendola una modesta casa mediterranea con volta a
terrazzo, dei secoli XVI o XVII. Dopo
la demolizione completa di questo
edicio moderno, le parole di Lamboglia costituiscono, insieme alle foto
dellepoca e alle piante fatte redigere
da Agosti e Barocelli, le uniche testimonianze rimaste su questo tipo di
architettura povera che si sviluppa in
ambito rurale e in un territorio molto
circoscritto. Si tratta della cosiddetta
casa mediterranea, abitazione di uso
contadino, povera nelle forme, che
ha caratterizzato a partire dal 1600 il
paesaggio interno del comprensorio di
Finale, di Albenga e delle basse valli
del Roja e del Bevera, e della Liguria
di Ponente in genere. La casa mediterranea si compone di un nucleo a pianta

quadrata, con copertura a volta in muratura e il terrazzo soprastante, cui si


possono aggregare altre strutture, in
modo da ottenere edici dalla pianta
composita e ramicata che varia da
caso a caso, in funzione delle diverse
necessit di chi vi abita: lunico elemento costante e unicante appunto
la volta a terrazzo, il tetto mediterraneo, in piano, tipico delle zone scarsamente piovose. Per quanto si pu
osservare nei documenti, la casa rurale
della Foce presentava tutti i caratteri
della casa mediterranea: il corpo di
fabbrica principale a pianta quadrata,
intonacato di bianco, e col tetto a terrazzo era lelemento pi tipico di questa architettura; a esso si appoggiava
un altro piccolo edicio, a pianta rettangolare pi piccolo di dimensioni e
con il tetto a un solo spiovente, forse
costruito in epoca ben successiva. Il
tutto riutilizzava come fondazioni e in
parte, come muri perimetrali, le murature antiche. Annessi alla casa rurale
erano due pozzi, di cui uno ancora
oggi integro (vedi paragrafo successi-

Fig. 20. Sanremo (IM), villa della Foce. Veduta della casa mediterranea che sorgeva sui
resti della villa prima della demolizione. A destra ledicio con tetto a terrazzo.

La casa e i campi prima dello scavo

31

Fig. 21. Pianta di Chiavari (GE), prima met del XVII secolo. Possiamo immaginare che
il paesaggio rurale del Ponente ligure somigliasse a quello riprodotto in questa mappa: i campi
coltivati, al di fuori del centro urbano, erano disseminati di piccole case e di pozzi per attingere
acqua.

vo).
La casa mediterranea della Foce era
parte di un paesaggio agricolo oggi
del tutto scomparso. Infatti, sin dal
tardo Medioevo per tutta let moderna, larea della Foce si trovava in una
zona rurale esterna al centro urbano,
attraversata solo dalla strada in direzione di Ospedaletti. In gran parte, era
occupata da coltivazioni di agrumi,
soprattutto i cedri gi annoverati tra
le colture locali in documenti del XII
secolo (cireis o citrinis), e di palme.
Queste ultime, in particolare, rappresentavano una delle pi importanti e
orenti voci delleconomia sanremese: le foglie di palma no allOttocento erano esportate in tutta Europa

e tra i clienti di questo commercio era


anche lo Stato Ponticio. Una coltura
secondaria ma non meno importante
era costituita dalle piantagioni di ulivi,
che proprio alla Foce, come nelle vicine localit di Pian di Poma e Solaro,
raggiungevano misure eccezionali no
ad oltre 6 metri di circonferenza. Il territorio era disseminato di frantoi ad acqua con relativi canali per ladduzione
dellacqua e vasche per la lavorazione
dellolio. Numerosi erano gli orti e le
case rurali. Tra gli altri elementi che
connotavano in passato la zona della
Foce erano un Lazzaretto, posto poco
a ovest dello sbocco a mare dellomonimo torrente, e un antico oratorio intitolato a San Rocco, titolo poi passato

32

La villa della Foce

alla chiesa moderna, lungo corso Matuzia, entrambi poi demoliti.


In seguito, larea della Foce acquist
maggiore interesse quando, nel 1838,
si decise di trasferirvi il cimitero cittadino che ben presto assunse un carattere monumentale: nel 1868, si cre
unarea riservata ai protestanti con
relativa cappella, progettata nel 1874
dallarchitetto G. Pisani, mentre tra
gli ultimi decenni dellOttocento e gli
inizi del Novecento, vennero costruiti
diversi pregevoli monumenti funerari
per opera di artisti famosi, come F.
Ghersi e P. Canonica. Nel contempo,
per, la crisi delle diverse produzioni
agricole della seconda met dell800
procur una sempre pi incisiva trasformazione del paesaggio circostante, per cui gran parte delle piantagioni
arboree vennero abbattute e le fasce,
tipici terrazzamenti liguri, nirono in
stato di progressivo abbandono. Anche la costruzione della ferrovia Genova-Ventimiglia, nel 1872, contribu
a rendere marginale larea della Foce,
resecandola dallentroterra. La storia
recente del secolo scorso, a partire dagli anni Sessanta, segnata dal tumultuoso e disordinato sviluppo urbanistico, che non ha risparmiato le colline
circostanti e la riva del mare, ora affollata da stabilimenti balneari e alberghi.
In questo contesto, la villa romana della Foce, inserita nel suo piccolo parco
archeologico, costituisce uno prezioso
ritaglio intatto del paesaggio del Ponente ligure.

3. Il pozzo a cicogna
La vocazione contadina della zona in
cui si trova la villa romana della Foce
ancora oggi testimoniata dalla presenza di un pozzo per attingere lacqua. La casa rurale mediterranea,
infatti, si serviva di due pozzi: uno
stato demolito insieme a essa perch
insisteva sui ruderi della villa, laltro
ancora oggi integro e spicca nel panorama circostante. Il nome caratteristico di queste istallazioni agricole
pozzo a cicogna, derivato dal latino
ciconiam, e chiamato cos dal VI Sec.
per la somiglianza della struttura nel
suo insieme con il noto fenicottero.
Fig. 22. Sanremo (IM), villa romana
della Foce. Il pozzo a cicogna ancora
esistente nellarea del parco archeologico.

Il pozzo a cicogna

Il pozzo a cicogna ha una forma particolare: la sua struttura composta dal


pozzo vero e proprio, con imboccatura
circolare, da una cisterna rettangolare
per la raccolta dellacqua e da un pilastro in muratura. Sul pilastro, in passato, quando veniva usato, era ssato
con un perno un palo in legno, che
funzionava da bilanciere. A unestremit del bilanciere era attaccato un
secchio, da calare nel pozzo; dallaltra
un contrappeso in pietra per controbilanciare il peso del secchio pieno dacqua. Questo sistema, a prima vista,
pu sembrare complesso, ma in realt
molto semplice, in quanto permette
al contadino di fare pochissimo sforzo sico nellattingere e di ottenere un
notevole quantitativo dacqua con cui
irrigare gli orti. Lacqua in esubero veFig. 23. Egitto, tomba di Ipuy en Deir-elMedina, epoca di Ramses II. Nella pittura
rafgurato un uomo che aziona uno shaduf.

33

niva conservata nella cisterna in attesa


di essere utilizzata a sua volta. Il pozzo a cicogna ha unorigine antichissima: forse una delle prime macchine
inventate dalluomo per risolvere i
problemi legati allutilizzo dellacqua,
soprattutto per irrigare. Noto ancora
oggi con il nome di shaduf, vede la
sua comparsa gi in Egitto e nella regione mesopotamica, ovvero nelle due
aree geograche che per prime hanno
visto sorgere le grandi civilt dedite
allagricoltura. Lo shaduf nasce come
dispositivo per sollevare acqua direttamente dal ume ed rappresentato in
varie forme su antichi dipinti tombali
egizi del Nuovo Regno, databili intorno al 1580 a.C..
Fig. 24. Ricostruzione di uno shaduf
egizio.

34

La villa della Foce

Dalla lettura di queste gurazioni si


ricostruisce la struttura originaria di
questa semplice macchina. Col passare
del tempo luso dello shaduf si diffonde in tutto il bacino del Mediterraneo,
in Asia e in Europa, dove giunge no
in Germania e nelle Fiandre. In Italia
diffuso col nome di pozzo a cicogna
dal 1200, soprattutto nella Pianura
Padana, in Toscana e in Liguria, dove
molto utilizzato nei secoli dal XVI
al XVIII, sia nel Ponente che nel Levante. La cartograa sei-settecentesca,
infatti, mostra spesso i pozzi a cicogna
impiegati negli orti extra-urbani (cfr.
g. 21). Il sistema del pozzo a cicogna
ben si adatta al paesaggio agrario della
Liguria costiera, dove non si sono mai
potute realizzare delle grandi opere di
canalizzazione e si utilizza, invece,
la falda freatica dacqua dolce, che si
trova a modesta profondit. Il sistema

del pozzo a cicogna and poi scomparendo, in Liguria come nelle altre aree
dItalia in cui era usato, con lavvento
dei motori elettrici che consentono un
pompaggio dellacqua molto pi rapido ed efcace. Cos, un gran numero
di pozzi che un tempo usufruivano del
bilanciere stato dotato di motore,
tanto che oggi molto difcile incontrare un pozzo a cicogna ancora intatto
ed impossibile vederne uno ancora
usato. Quello che si conserva allinterno del parco archeologico della villa
romana della Foce, costruito in gran
parte utilizzando materiali, pietre e laterizi provenienti dai ruderi della villa
stessa, uno dei pochi esemplari ben
conservati, tanto che stato possibile
proporne una ricostruzione.
M. L. B.
Fig. 25. Sanremo (IM), villa romana
della Foce. Ricostruzione del pozzo a
cicogna.

I resti della villa

4. I resti della villa


La parte oggi visibile della villa composta da vari ambienti, che possono
essere interpretati nelle loro funzioni
originarie, a seconda della loro forma
o della loro disposizione. Linsieme
ben conservato, ma solo pochi muri
sono abbastanza alti da recare le tracce delle porte, in particolare quelli che
vennero riusati per la costruzione della
casa mediterranea. Di molti altri rimangono solo le fondazioni e ovunque
mancano i pavimenti su cui si camminava in antico. I vani pi importanti,
raggruppati al centro dellarea, facevano parte delle terme e dei servizi a
esse necessari.

va il calore. Questo, oggi visibile solo


nella parte bassa dellimboccatura, era
posto sul lato ricurvo dellambiente.
Sul pavimento, rimangono le impronte delle colonnine in muratura che sostenevano il pavimento vero e proprio
della vasca. La porta dingresso era
sul lato nord e se ne vede ancora parte
dello stipite, nella parte pi alta della
parete.
Fig. 26. Sanremo (IM), villa romana
della Foce, la vasca absidata A 1.

Fig. 27. Sanremo (IM), villa romana


della Foce, la vasca absidata A 1.

La vasca absidata A 1, ben riconscibile


per la sua forma, serviva per il bagno a
immersione in acqua calda. Siamo certi di questo perch parte dellimpianto
di riscaldamento si conserva ancora.
Nelle pareti sono i condotti che servivano per il passaggio dellaria calda e
per il tiraggio del forno che alimenta-

35

36

La villa della Foce

La sala riscaldata A 2 era di passaggio


tra i contigui ambienti 1 e 3. In questo ambiente sono le tracce meglio
conservate dellimpianto di riscaldamento, posto sotto il pavimento, detto
appunto hypocaustum, che vuol dire
riscaldato da sotto. Limpianto era

costituito da due pavimenti sovrapposti per formare una intercapedine,


allinterno della quale potesse circolare laria calda prodotta dal forno. Si
conservano in parte i due pavimenti: di
quello inferiore visibile il rivestimento realizzato come di consueto in semplici mattoni, di quello superiore resa
solo la preparazione, formata da uno
strato di malta impastata con mattoni
pi o meno nemente triturati, detta
cocciopesto. Questo era il pavimento
su cui camminavano i frequentatori
delle terme ed era posto a unaltezza
molto superiore rispetto al piano di
calpestio attuale. Infatti, lapertura che
si vede poco sopra, e che oggi potrebbe sembrare una nestra, in realt la
porta di passaggio tra gli ambienti 3 e

4. Dobbiamo, quindi, immaginare che


tutti gli ambienti termali avessero il
pavimento a questa quota, che risulta
essere talvolta ben al di sopra dei resti
oggi conservati.
Fig. 28. Sanremo (IM), villa romana
della Foce, la sala riscaldata A 2.

Fig. 29. Sanremo (IM), villa romana


della Foce, la porta tra la sala riscaldata
A 2 e lambiente A 4.

I resti della villa

La vasca A 3 ha subito almeno una


trasformazione funzionale. In un primo tempo, infatti, dovette essere utilizzato come vasca per il bagno caldo
a immersione, come lambiente 1.
In seguito, venne trasformato in vasca per il bagno freddo. Attualmente,
lambiente presenta le pareti rivestite
da spessi strati di cocciopesto che in
questo caso servivano a impermeabilizzare linterno della vasca.

Loriginaria funzione di vasca riscaldata certa per la presenza del condotto per il passaggio dellaria calda
tra questo ambiente e il contiguo ambiente 4.
Sulla parete nord dellambiente, contigua alla strada moderna, visibile
un incavo semicircolare, interpretabile come la traccia del condotto di adduzione per lacqua, forse costituito
come di consueto da un tubo in piombo.
La presenza di pi vasche riscaldate e
la loro ampiezza, abbastanza inusuale
per il contesto di una terma privata,

37

testimonia che la villa della Foce doveva essere in origine un complesso


piuttosto notevole, forse una grande
villa patrizia, in cui il lusso e la ricchezza del proprietario si manifestavano anche attraverso le dimensioni
del bagno privato.
Figg. 30, 31 e 32 . Sanremo (IM),
villa romana della Foce, la vasca A 3.
Dallalto: insieme dellambiente, la traccia per
il condotto di adduzione dellacqua, il condotto
per la circolazione dellaria calda.

38

La villa della Foce

Lambiente 4 era anchesso riscaldato, ma probabilmente a temperatura


pi bassa. Secondo le nostre ipotesi,
questo poteva essere lingresso delle
terme e nel contempo poteva svolgere
la funzione di spogliatoio, apodyterium. La porta forse di trovava sul
lato nord, che in parte ricade sotto la
strada odierna. Linterno dellambiente
non molto conservato. Solo sul muro
contiguo agli ambienti 3 e 2 si vedono
ancora in perfetto stato i condotti che
servivano per la circolazione dellaria
calda al di sotto dei pavimenti.
Lambiente 5 era una sala di passaggio che collegava il settore delle vasche riscaldate e dellingresso con gli
altri ambienti termali. Probabilmente
anche questo ambiente era riscaldato
e aveva il doppio pavimento. Oggi si
conserva solo al livello delle fondazioni. Tra questo e il successivo ambiente 6, si trova limboccatura del
pozzo a cicogna, i cui resti vennero
demoliti insieme alla casa mediterranea.
Lambiente 6, per la sua posizione
rispetto agli altri vani, poteva essere la sala pi calda di questo piccolo
complesso termale, vale a dire la vera
e propria sauna, detta laconicum, dove si sostava per fare il bagno di sudore in ambiente secco. Anche questo
ambiente oggi conservato soltanto a
livello delle fondazioni.
I percorsi tra queste sale e il settore
con le due vasche riscaldate sono ricostruibili in base alla presenza di due

porte: una che permetteva il passaggio tra la sala A 4 e la sala A 2 e laltra


che metteva in comunicazione quest
ultima con la sala A 5.

Figg. 33 e 34. Sanremo (IM), villa


romana della Foce. Veduta generale della
sala A 4; veduta generale delle sale A 5 e A 6.

I resti della villa

Lambiente 7 conclude il percorso termale. In questa sala trovavano posto


due piccole vasche in muratura, dove
i frequentatori delle terme potevano
fare il bagno a immersione in acqua
calda. Le pareti di questo ambiente
hanno una forma caratteristica con
due nicchie rettangolari in cui erano
ricavate le vasche. Lungo il lato nord
si conserva parte del primo pavimento,
pi basso.

39

due persone. Possiamo immaginare,


quindi, che le terme della Villa della
Foce offrissero varie soluzioni per il
bagno caldo: la vasca A 2, grande quasi quanto una piscina, piscina calida;
una vasca pi piccola, ma adatta a contenere pi bagnanti, la sala 3; una sala
da bagno piccola, e forse pi riservata,
con vasche individuali, la sala A 7.

Fig. 35. Sanremo (IM), villa romana


della Foce, la sala riscaldata A 7.

La forma della sala molto caratteristica e si ritrova simile in varie altre


terme del mondo romano. Per esempio una sala analoga nei cosiddetti
Grandi Bagni della Villa Adriana, fatta
costruire a Tivoli, nei pressi di Roma,
dallimperatore Adriano (117-138),
oppure nelle terme pubbliche di Sufetula, in Africa.
Si tratta di un piccolo caldarium, una
delle sale di cui tutte le terme, sia private che pubbliche, erano dotate. Le
vasche, in questo caso, hanno dimensioni ridotte e con tutta probabilit
potevano accogliere una o al massimo

Fig. 36. Tivoli, Villa Adriana, i cosiddetti


Grandi Bagni.

40

La villa della Foce

Lambiente 8 era una stanza di servizio. Da qui potevano essere messi


in funzione impianti particolari per
riscaldare lacqua nelle vasche della
sala A 7 e probabilmente era destinato anche ad accogliere alcune funzioni
accessorie delle terme, come lo stoccaggio della legna.

Foce, se ne pu ipotizzare lesistenza


in base alla forma della pianta o dalle
tracce presenti sulle murature; in altri
casi, pi fortunati, si conservato per
intero e ancora al suo posto lapparecchio metallico, come nelle terme di
Cuicul, Djemila nellattuale Tunisia.
Fig. 37. Sanremo (IM), villa romana
della Foce, la stanza di servizio A 8. Vano
per lalloggiamento della testudo alvei.

Ancora una volta, la conoscenza di altri impianti termali meglio conser-vati


ci aiuta a comprendere i dettagli delle
terme della villa della Foce. Nella parete tra lambiente 8 e la sala A 7, in
corrispondenza della vasca, presente un incasso che con tutta probabilit serviva ad alloggiare una lastra di
metallo inserita sul fondo della vasca
stessa. Questo meccanismo si chiamava in antico testudo, cio tartaruga. Con il fuoco veniva arroventato il
metallo allesterno della vasca e questo, conducendo calore, contribuiva
a mantenere calda lacqua allinterno
della vasca. Non sono molti i resti a
noi pervenuti di questo tipo di impianto: talvolta, come nella Villa della

Fig. 38. Cuicul, Djemila, Tunisia,


lapparecchio per riscaldare lacqua
nelle vasche, testudo alvei.

I resti della villa

Lambiente 9 posto allesterno delledicio termale vero e proprio, nel


cortile A 10. Si tratta di un accessorio
indispensabile delle terme, il gabinetto
o latrina.
La latrina collegata a due fogne che
attraversano lo spazio aperto antistante.

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trina A 9 sono i condotti, che erano


posti sotto i sedili, lungo tre lati dellambiente.
Tra lambiente 8 e la latrina A 9, un
piccolo vano, A 13, stretto e allungato
che potrebbe aver avuto la funzione di
vano scale, per raggiungere il piano
delle coperture, che nelle terme necessitavano di una frequente manutenzione.
Fig. 39. Sanremo (IM), villa romana
della Foce, la latrina A 9, vista generale.

Il costume dei romani era molto diverso dal nostro: i gabinetti pubblici,
come anche quelli privati, erano sempre a pi posti. Vari esempi da ville,
come la villa di Settenestre in Toscana, o da citt, per esempio Ostia
antica, ci mostrano come questo genere di impianti fosse sempre allestito
nello stesso modo. I sedili forati erano
posti direttamente al di sopra di un
condotto fognario, mantenuto pulito
da acqua corrente. Non di rado nelle terme lacqua sporca delle vasche
veniva convogliata nella fogna della
latrina, ottimizzando cos luso di un
bene che per lantichit era prezioso,
come lo era appunto lacqua.
La parte meglio conservata della la-

Fig. 40. Ostia antica (RM), latrina presso


le terme del Foro. Le latrine erano sempre a
pi posti, spesso con sedili forati in marmo.

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La villa della Foce

Lambiente 11 pu essere interpretato in vario modo. Potrebbe trattarsi


di una piccola sala senza una sua funzione specica oppure di una stanza
da letto, cubiculum, ipotesi questa pi
accattivante, anche in considerazione
della presenza del contiguo ambiente
12. Lambiente conservato solo a livello delle fondazioni e non presenta
alcuna caratteristica particolare che
possa guidarci a una interpretazione
sicura.

Lambiente 12, caratterizzato da


unabside sul lato di fondo. Questa
particolarit ci dice che lingresso della sala doveva essere collocato sul lato
opposto, cio su di uno spazio esterno
alle terme, forse un giardino, A 14.
La funzione dei due ambienti poteva
essere collegata: due sale da usare con
scopi complementari, per esem-pio
una sala da pranzo, triclinium, A 12,
e una stanza da letto, cubiculum, A 11.
Nelle ville, infatti, spesso si trovano
queste due funzioni in ambienti vicini.
Anche lambiente 12 conservato sol-

tanto a livello delle fondazioni. Ma lo


scavo ha chiarito che questo ambiente
aveva una forma particolarmente monumentale: lingresso verso lo spazio
aperto antistante, infatti, era ampio
quanto tutta la parete e rinito ai lati
da due pilastri forse decorati.
Questa caratteristica rende al momento pi probabile linterpretazione come
sala da pranzo, poich questa tipologia
di ambienti di rappresentanza ha sempre una forma architettonica diversa
ed un tipo di sala molto frequente
nelle ville.
In alternativa, si dovrebbe pensare a
due sale senza una funzione specica, oeci, semplicemente destinate al
riposo e al godimento del panorama
circostante.

Fig. 41. Sanremo (IM), villa romana


della Foce, veduta generale delle sale A
11 e A 12.

I resti della villa

Da tutto quanto detto sino a ora si pu


trarre uno schema dei percorsi nel padiglione termale della villa della Foce.
Coloro che si recavano a fare il bagno
entravano nella sala 4, lapodyterium,
qui lasciavano i loro abiti. Poi potevano scegliere di entrare subito nella
piccola suite con vasche per il bagno
in acqua calda, costituita dalle sale 2,
1 e 3, oppure potevano percorrere la
sequenza delle sale 5, 6 e 7, facendo la

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sauna nel laconicum e quindi il bagno


in acqua calda nel calidarium. Dal cortile 10 potevano accedere alla latrina,
se ne avevano necessit. Dallo spazio
antistante alle terme potevano recarsi
nelle due sale di rappresentanza 11 e
12, forse mangiare nel triclinium e poi
riposarsi un poco nel cubiculum.
M. M.

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Per saperne di pi

PER SAPERNE DI PI

Sulla villa romana:


H. Mielsch, La villa romana. Con guida archeologica alle ville romane, Firenze 1999.

Sulle terme romane:


M. Pasquinucci (a cura di), Terme romane e vita quotidiana, Modena 1987.

Sulla zona del Ponente:


L. Gambaro, La Liguria costiera tra III e I secolo a.C. Una lettura archeologica della
romanizzazione, Mantova 1999.
D. Gandol, Let antica in Ceriana. Un borgo di mille anni, Imperia 2004.
G.P. Martino, Siti rustici e suburbani di epoca romana nel Ponente: nuovi elementi per la
conoscenza, in Dallantichit alle Crociate: archeologia, arte, storia ligure-provenzale,
Atti del Convegno (Imperia 1995), Rivista Ingauna ed Intemelia, 51, 1996 [1998], pp.
195-211.

Sulla villa della Foce di Sanremo:


P. Barocelli, Edizione archeologica della Carta dItalia al 100.000. Foglio 102 (San
Remo), Istituto Geograco Militare, Firenze 1928.
P. Barocelli, San Remo. Avanzi di una piscina e di altre costruzioni romane, Notizie
degli Scavi, 8, 1932, pp. 17-21.
N. Lamboglia, Liguria romana. Studi storici-topograci, Alassio 1939.
N. Lamboglia, Nuovi scavi a Taggia e a Sanremo, Rivista di Studi Liguri, 8, 1942, pp.
25 40.
N. Lamboglia, La demanializzazione e lo scavo della villa romana in regione Foce a
Sanremo, Rivista Ingauna ed Intemelia, 18, 1963, pp. 99-102.
N. Lamboglia, Sanremo, in Archeologia in Liguria. Scavi e scoperte 1967-75, Genova
1976, pp. 169-170.

Sul pozzo a cicogna:


I. Ferrando, T. Mannoni, Liguria, ritratto di una regione. Gli edici tra storia e archeologia, Genova 1988.
N. Calvini, Nuovo glossario medievale ligure, Genova 1984.
M. S. Drower, Fornitura di acqua, irrigazione e agricoltura, in C. Singer (a cura di),
Storia della Tecnologia vol. I, Dai tempi primitivi alla caduta degli antichi imperi, Torino
1967, pp. 528-566.
M. Quaini, Per la storia del paesaggio agrario in Liguria, Genova 1973.
F. Ragazzi, C. Corallo, Chiavari, Genova 1981.
E. Scarin, Memoria illustrativa dellutilizzazione del suolo della Liguria, Roma 1971.
A. Trevor Hodge, Roman aqueducts & water supply, London 1992.