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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO

Facoltà di Studi Umanistici


Corso di Laurea Triennale in Storia

L'USO DELLA LINGUA ARABA NELLA


MONETAZIONE DELL'ITALIA NORMANNA

Relatore:
Chiar.ma Prof.ssa Lucia TRAVAINI

Elaborato finale di:

Andrea AMATO

Matr. n. 829831

Anno Accademico 2015/2016


Sommario

Introduzione .......................................................................................................... 5
1 Le zecche, i nominali e le legende arabe .............................................................. 7
Le zecche dell'Italia normanna ......................................................................... 7
I nominali .......................................................................................................... 8
Le legende monetali in arabo e le sue grafie .................................................... 9
2 La Sicilia e l'Italia meridionale pre-normanne .................................................... 13
La Sicilia araba: monetazione e legende ......................................................... 13
Salerno e Amalfi: monetazione e legende arabe ............................................. 14
3 La conquista normanna della Sicilia ................................................................... 17
L’avanzata normanna (1061-1071): monetazione e legende arabe ................ 17
La Contea di Ruggero I (1085-1101): monetazione e legende arabe ............ 21
4 Roberto il Guiscardo in Italia meridionale e il Ducato di Puglia (1071-1127)... 24
Roberto il Guiscardo (1073-1085): monetazione ad Amalfi e Salerno .......... 24
Ruggero Borsa (1085-1111): monetazione e legende arabe ........................... 26
Guglielmo duca (1111-1127): monetazione e legende arabe ......................... 27
5 Ruggero II (1105-1130) ...................................................................................... 28
Ruggero II: monetazione e legende arabe del periodo 1105-1129 ................. 29
Ruggero II (1129-1130): le monete in arabo dette della transizione .............. 30
Il Regno di Ruggero II (1131-1140): monetazione e legende arabe............... 32
La Riforma monetaria del 1140 (1140-1154): monetazione e legende arabe . 36
6 Guglielmo I (1154-1166) .................................................................................... 41
Guglielmo I: monetazione e legende arabe..................................................... 41
7 Guglielmo II (1166-1189) ................................................................................... 44
Guglielmo II: la prima monetazione (1166 - c. 1180/85) ............................... 44
Guglielmo II: la seconda monetazione (c. 1180/85-1189) ............................. 49
8 Tancredi di Lecce (1190-1194)........................................................................... 52
Tancredi: monetazione e legende arabe .......................................................... 52
9 Guglielmo III (febbraio-novembre 1194) ........................................................... 57
Guglielmo III: monetazione e legende arabe .................................................. 57
Conclusioni ......................................................................................................... 58
Bibliografia ......................................................................................................... 60
Introduzione

Le monete rappresentano una documentazione fondamentale per lo studio e la


comprensione degli Stati del passato e vanno studiate con attenzione, a partire dalle
zecche che le produssero fino alla loro circolazione. L'iconografia è poi un aspetto
altamente significativo per la comprensione delle politiche attuate da un sovrano.

Di particolare interesse sono le monete emesse in Sicilia e nell'Italia meridionale


durante il periodo di dominazione normanna tra l'XI e il XII secolo, caratterizzate da
elementi greci, latini e arabi, che specialmente con il regno di Ruggero II fondevano
le tre realtà politiche e culturali.
La monetazione normanna è caratterizzata dalla presenza di legende monetali in
arabo su molti nominali, in oro e non solo, con particolare rilevanza a partire dalla
presa di Palermo nel 1072: i conquistatori normanni Roberto e Ruggero I non
fermarono la produzione della zecca araba ma continuarono l'emissione dei nominali
aurei e argentei, approntando graduali modifiche.

In questo elaborato ho approfondito in particolare modo la presenza della lingua


araba e le titolature adoperate all'interno delle legende monetali normanne: per
indicare i loro nomi i sovrani normanni utilizzarono titolature di origine fatimide;
inoltre fecero inserire invocazioni religiose musulmane, che vennero
successivamente sostituite da invocazioni cristiane con la creazione della monarchia
nel 1130. In arabo era posta anche l'indicazione della zecca e della data
Si osserverà all'interno dei capitoli uno studio attento e mirato delle modalità
d'immagine, essendo le legende parte integrante dell'iconografia.
Si tratterà infine lo studio delle monete emesse del sistema monetario di volta in
volta riformato: la monetazione normanna fu complessa e varia e rappresenta una
parte importante per la comprensione storica delle scelte politiche ed economiche,
che è possibile riscontrare in base ai numerosi ritrovamenti monetali (tuttavia in
questa sede non si approfondirà l'uso della circolazione monetaria); le monete
saranno inoltre presentate secondo la bibliografia più aggiornata.

Per la stesura di questo elaborato desidero ringraziare il Sig. Alberto D'Andrea, per la
gentile concessione delle immagini presenti in questo lavoro1, la Prof.ssa Arianna
D'Ottone, per la traduzione della legenda del tipo [18], e Rima Tfayli, per il suo
fondamentale aiuto nella trascrizione e traslitterazione delle legende arabe.
Desidero infine ringraziare la Prof.ssa Lucia Travaini, senza la quale questo lavoro
non sarebbe mai stato possibile: a Lei vanno i miei più sinceri ringraziamenti e la mia
più profonda stima.

1
Tutte le immagini sono tratte da D'Andrea, Contreras 2013; le immagini dei tipi [1;2;3;7 C;11;15;23;
56] sono tratte da Travaini 1995.

5
Cartina 1 – Le zecche nell'Italia normanna2

2
Sono rappresentate tutte le zecche normanne, anche quelle che non emisero nominali con legende
arabe, ovvero Capua, Gaeta, Mileto e Troina.

6
1 Le zecche, i nominali e le legende arabe

Questo capitolo esamina gli elementi principali necessari per approfondire poi le
monete in arabo dei signori normanni.
In particolar modo si indicano il luogo di emissione delle monete, i nominali
normanni con legende arabe e le diverse tipologie di legende utilizzate con le
rispettive traslitterazioni e traduzioni in modo da non ripeterli successivamente.

Le zecche dell'Italia normanna

Le zecche erano la sede della produzione delle monete: impianti di alta tecnologia
con una precisa organizzazione del personale gestite direttamente
dall'amministrazione centrale.3
Tutte le zecche normanne più o meno importanti e attive in periodi più o meno
lunghi sono le seguenti: Agrigento, Amalfi, Bari, Capua, Gaeta, Messina, Mileto,
Palermo, Salerno, Troina.4
Con la creazione del Regno di Sicilia e la successiva unificazione dei domini
normanni nella figura di Ruggero II, la Sicilia e la Calabria vennero servite dalle
zecche di Messina e Palermo, mentre il Ducato di Puglia venne servito dalle zecche
di Salerno e Amalfi.
Le zecche che produssero monete con legende in arabo sono le seguenti:

1) Agrigento: zecca documentata per il periodo finale arabo; produsse quarti di dīnār
d'oro (tarì) per Ruggero I e per Ruggero II.5
2) Amalfi: zecca tra le principali dell'Italia meridionale; produsse tarì d'oro con
legende pseudocufiche, ancor prima dell'arrivo normanno.6
3) Bari: zecca della Puglia normanna; produsse follari in rame per Ruggero II7
4) Messina: zecca aperta in età normanna per la coniazione di tarì d'oro e follari in
rame (si attribuisce a questa zecca l'emissione in rame per via del nome Māsīnī nella
formula di zecca del tipo [32]).8
5) Palermo: principale zecca di origine araba del Regno di Sicilia; produsse tarì
d'oro e nominali argentei.9

3
Le zecche potevano essere gestite direttamente dallo stato, come nel caso delle zecche normanne
o delle grandi zecche di Firenze, Venezia e Siena, oppure potevano essere date in appalto a mercanti
e imprenditori; Travaini 2007, pp. 159-160.
4
Queste zecche esistevano ben prima dell'arrivo dei normanni e molte continuarono a battere
moneta anche dopo la caduta del Regno normanno nel 1194. Per uno studio più approfondito sulle
zecche normanne si veda Travaini (a cura di) 2011.
5
Travaini in Travaini (a cura di) 2011, p. 455.
6
Travaini in Travaini (a cura di) 2011, p. 464.
7
Ruotolo in Travaini (a cura di) 2011, p. 507.
8
Castrizio, Catalioto in Travaini (a cura di) 2011, p. 863.
9
D'Angelo in Travaini (a cura di) 2011, p. 967.

7
6) Salerno: zecca già attiva per i longobardi; produsse tarì d'oro e follari in rame.10

I nominali

Ogni moneta appartiene ad un sistema monetario11, che è costituito in genere da


monete di conto ed effettive.12
Nel caso normanno le monete effettive con legende arabe che saranno trattate in
questo lavoro sono in oro, argento e rame.
Per numerosi tipi si ha una lega metallica di mistura, vale a dire argento con un
elevato contenuto di metallo non prezioso, solitamente il rame. 13

I nominali aurei sono i seguenti.

1) Tarì siciliano: moneta araba d'oro definita quarto di dīnār e circolante in tutto il
Mediterraneo; per la sua importanza i conquistatori normanni continuarono
l'emissione presso le zecche di Palermo e Messina; il peso fu di 1,00 g, con il
diametro di 14 mm e un contenuto aureo di 16 carati ⅓, "pari a circa 69% di oro, con
argento e rame nella proporzione di 3 a 1".14
2) Tarì di Salerno: emesso già a partire dal 1012 (principato di Guaimario III, 994-
1027); imitazione dei quarti di dīnār siciliani.
3) Tarì di Amalfi: emesso già plausibilmente dal 1057; imitazione dei quarti di dīnār
siciliani.
Il contenuto aureo dei due nominali aurei campani fu sempre inferiore a quello
siciliano, il peso fu di 0,80-0,90 g e il diametro variò tra 18-23 mm.15

Per quanto riguarda la monetazione argentea, i nominali sono i seguenti.

1) Kharruba o frazione di dirhem: fu la frazione di dirhem (principale moneta


argentea del sistema monetario arabo) più diffusa della Sicilia, del valore di 1/16 di
dirhem. Originaria del sistema monetario arabo-siculo.
La composizione metallica in lega risulta essere in "mistura"16, con un peso
decisamente variabile tra 0,09-0,46 g e un diametro compreso tra 7-10 mm.

10
Travaini in Travaini (a cura di) 2011, p. 1124.
11
Un esempio di sistema monetario complesso si riscontra nella tabella che ricostruisce il sistema
introdotto nel 1140. Cfr. p. 37 di questo elaborato.
12
La moneta di conto viene usata essenzialmente come unità di misura; la moneta effettiva è
materialmente circolante. Travaini 2007, pp. 94-95.
13
Per tutti gli altri nominali si veda Travaini 1995.
14
Per un approfondito studio sul contenuto aureo dei tarì siciliani si veda Travaini 1995, pp. 144-146;
aggiornato in Grierson 1998 e Travaini 2016, p. 20*.
15
Per un approfondito studio dei valori di questi nominali, si veda Travaini 1995 e l'aggiornamento
Travaini 2016.
16
La mistura è una lega metallica composta da una piccola percentuale di argento e una maggiore
quantità di rame.

8
2) Tercia ducalis: nominale emesso nel 1140 da Ruggero II; il peso medio è di 0,9 g
e il diametro di 14 mm.
3) Tercius apuliensis: nominale emesso tra il 1180-85 da Guglielmo II; il peso
medio è di circa 0,80 g e il diametro di circa 15 mm.
4) Sesto di apuliense (MED-TERC): frazione del tercius apuliensis; il peso medio è
di 0,35 g e il diametro di 12 mm.
5) Quarta tercenarii: frazione del tercenario (moneta di conto argentea); emesso nel
1185 circa da Guglielmo II; il contenuto argenteo fu davvero basso. Il peso medio è
di 0,45 g, il diametro si attesta intorno ai 13 mm.
6) Medalea tercenarii: nominale emesso da Tancredi; il peso è di 0,71-0,96 g, il
diametro di 16 mm.
8) Ottavo di tercenario: frazione del valore di ⅛ di tercenario; nominale emesso da
Tancredi.

La monetazione in rame è la seguente.

1) Follaro: nominale di origine bizantina che fu inserito nel sistema monetario


normanno.
Gli standards di questo nominale variarono notevolmente in base al periodo di
emissione: tendenzialmente il peso si attestò intorno a 2 g, mentre il diametro si
attestò intorno ai 18 mm.17

Le legende monetali in arabo e le sue grafie18

Le iscrizioni sulle due facce delle monete sono parte integrante dei tipi; non è sempre
facile stabilire quale lato della moneta considerare dritto e quale considerare
rovescio: secondo una convenzione tra i numismatici, "si intende per dritto il lato che
indica l'autorità emittente".19
Il più delle volte il dritto coincide con il lato coniato dal conio di incudine, ma questo
non sempre accade; in questa sede si seguirà la tradizione corrente nei cataloghi
numismatici, anche se presenta incoerenze proprio in alcuni dei casi qui esaminati: a
titolo d'esempio si elencano i diversi posizionamenti del dritto nei tarì d'oro
siciliani.20
Per la fase che va dalla conquista di Palermo (1072) fino alla morte del Guiscardo
(1085) si considera dritto il lato in cui è presente la professione di fede islamica
(ricalcando così i quarti di dīnār fatimidi), mentre il nome dei sovrani è il rovescio;
con Ruggero I gran conte e la riforma del 1085 c. si considera dritto il lato con la

17
Per una conoscenza dettagliata dei valori dei diversi tipi, si veda D'Andrea, Contreras 2013.
18
Nel corso di questo elaborato si utilizzerà la grafia correntemente disponibile per l’arabo e non si
tenterà di riportare il cufico.
19
Travaini 2013, p. 223.
20
Per tutti gli altri nominali si vedrà nelle pagine seguenti.

9
croce a Tau col nome del sovrano; infine, dall'incoronazione di Ruggero II nel 1130
fino a Guglielmo III nel 1194, si considera il dritto il lato in cui è presente la
titolatura in arabo.
Come si dirà successivamente, in Italia meridionale vi fu l'emissione di tarì
caratterizzati da legende pseudocufiche, una grafia con aspetto geometrico senza
alcun senso che ricalcava le legende dei quarti di dīnār siciliani.
Dopo una prima monetazione normanna con legende pseudocufiche, furono
introdotte le legende in arabo corretto.
Le grafie adottate per l'arabo furono il cufico, caratterizzato da un aspetto
geometrico, e il nashki, caratterizzato da un aspetto ricurvo ed elegante.
Si elencano le diverse legende arabe presenti nella monetazione normanna.

1) Il nome e il titolo del sovrano

I conquistatori normanni della Sicilia, una volta presa la città di Palermo e mantenuta
la zecca del periodo islamico, fecero inserire i loro nomi e titolature nelle legende;
successivamente adottarono titoli che ricalcarono i modelli fatimidi e il laqab, un
titolo personale per ciascun re adoperato a partire da Ruggero II.21
Le titolature e i nomi in arabo dei sovrani normanni verranno esaminati in dettaglio
nei capitoli che seguono; si elencano in questa sede principali i titoli:22

1) al-dūqah: in arabo ‫الدوقة‬, il duca; titolo utilizzato dal Guiscardo [6] e da Ruggero
Borsa [14].
2) al-qūmis: in arabo ‫القومس‬, il conte; titolo utilizzato da Ruggero I [7; 8].
3) amir al-Mu'minin: in arabo ‫أميرالمؤمنين‬, principe dei fedeli; titolo utilizzato da
Ruggero I [5].
4) al-malik: in arabo ‫مالك‬, il sovrano; titolo utilizzato dal Guiscardo [6], Ruggero II
[19], Guglielmo I [37], Guglielmo II [42], Tancredi [50], Guglielmo III [58].
5) al-imam: in arabo ‫اإلمام‬, l'imano; titolo utilizzato da Ruggero I.
6) sultan Ṣiqilliyyah: in arabo ‫سلطان صقلية‬, il signore di Sicilia; titolo utilizzato da
Ruggero I.

2) La formula di zecca e di data

Le monete medievali, nella grande maggioranza dei casi, non riportano la data e
raramente viene riportata la zecca. La monetazione normanna rappresenta l'unica
eccezione all'interno del panorama numismatico medievale, con l'indicazione per
esteso della formula di zecca e data inserita nel giro esterno secondo la tradizione

21
Johns 1986, pp. 22-23.
22
Per una visione completa dei titoli adottati dai sovrani normanni, si veda Johns 1986, p. 22.

10
islamica, come si dirà oltre; non sempre è possibile leggerla a causa del pessimo stato
del margine della moneta o per via dell'irregolarità dei tondelli monetali.

A) Formula di zecca

Per buona parte della monetazione dell'Italia meridionale normanna si utilizzò la


seguente formula standard per indicare la formula di zecca.
Arabo: ]...[ ‫خرب‬
Traslitterazione: ḍuriba bi- […]
Traduzione: battuto a […]

Solo per alcuni tipi in rame di Bari [28; 36] attribuiti a Ruggero II è stato letto "il
verbo 'umila al posto di ḍuriba: 'umila è usato su monete di rame di zecche orientali
in Anatolia, Yemen e Africa orientale".23

I nomi in arabo delle zecche presenti nelle formule dei tipi analizzati sono i seguenti.

1) Kirkint: in arabo ‫أغريجنتو‬, Agrigento.


2) Malf: in arabo ‫أمالفي‬, Amalfi. 24
3) Bāru: in arabo ‫باري‬, Bari.
4) Māsīnī: in arabo ‫ميسينا‬, Messina.
5) Mādinat Ṣiqilliyyah: in arabo ‫بمدينة صقلية‬, Palermo.

B) Il sistema di datazione

Le date sulle monete medievali sono generalmente indirette, ricavabili dal nome di
un sovrano o semmai dall'anno di un regno o di un pontificato".25
Per le monete arabe, tuttavia si pose per esteso la datazione in lettere.
Una volta conquistata Palermo, i normanni continuarono a battere i quarti di dīnār
con la formula di data araba, basata sul sistema dell'Egira26 e così continuarono per
tutto il corso del loro regno.
Vi sono inoltre alcuni rari casi in cui la datazione viene espressa non in lettere, ma in
cifra. I tipi [27; 35], analizzati in questo elaborato, sono tra i primi in tutta Europa ad
utilizzare una simile numerazione.
Inizialmente la data presente corrispondeva al primo anno di emissione del tipo.
Tuttavia esistono tipi [7] in cui viene indicato l'anno esatto di emissione oppure la
data di celebrazione di un evento in particolare.

23
Travaini 1995, p. 398.
24
Il nome Malf è stato letto da Lagumina in un tarì amalfitano di Guglielmo II; Travaini 1995, p. 157.
25
Travaini 2007, p. 217.
26
Questo calendario parte dal 16 luglio 622, anno della fuga di Maometto da Medina.

11
Arabo: ]...[ ‫] سنة‬...[
Traslitterazione: […] sanat […]
Traduzione: […] nell'anno […]27

3) Le formule religiose

I normanni in Sicilia mantennero per un certo periodo le legende con versetti del
Corano e la professione di fede islamica. Fu non solo un atto tollerante, ma anche
una plausibile decisione di politica monetaria in quanto il quarto di dīnār era un
nominale conosciuto e apprezzato in tutto il Mediterraneo e modificandolo si sarebbe
corso il rischio di una perdita di fiducia.28
Si riportano le principali formule religiose islamiche estese in arabo.

1) La principale legenda religiosa è la shahāda, la professione di fede islamica


[5;6;7;8;17]:
Arabo: ‫ال إله إال هللا محمد ر سول هللا‬
Traslitterazione: la ilāh illā Allāh Muḥammad rasūl Allāh.
Traduzione: non c'è divinità se non Allah, Maometto è il Messaggero di
Allah.

2) La seguente invocazione si riferisce all'unicità di Allah [16]:


Arabo: ‫اال هللا وحده ال شريك له ال اله‬
Traslitterazione: illā'llāh wahada-hu lā shrīk lā-hu lā ilāha
Traduzione: se non Allah unico senza compagni non c'è dio.

3) Inoltre venne frequentemente trascritto il versetto 33 della Sura 9 del Corano [6]:
Arabo: ‫محمد رسول هللا أرسله بالهدى ودين الحق ليظهره على الدين كله‬
Traslitterazione: Muḥammad rasūl Allāh huwa al-ladhī 'arsala rasūlahu bil-
hudá wa dīni al-ĥaqqi liyužhirahu `alá ad-dīni kullihi.
Traduzione: Maometto è il Messaggero di Allah, il quale inviò Lui con la
guida e la Religione della verità, onde farla prevalere su ogni altra religione.

In molti casi, quando la legenda è disposta su diverse righe, l'ordine logico può
risultare differente: questo fenomeno è dovuto dal tentativo degli zecchieri di
trascrivere tutta la legenda orizzontale entro il cerchio del conio.

27
La formula di data secondo l'Egira verrà indicata solo per le tipologie che la riportano.
28
La diffusione dei nominali normanni fu tale che sono stati ritrovati esemplari anche al di fuori
dell'Italia meridionale e della Sicilia, come in Israele, Libano e Spagna; Travaini 1995, pp. 383-384.

12
2 La Sicilia e l'Italia meridionale pre-normanne

La Sicilia fu conquistata dagli Arabi dell'Emirato aghlabide di Ifriqiya29: la fase di


conquista iniziò il 14 giugno 827 e si concluse con la caduta di Taormina il 1° agosto
902. La conquista di Taormina sancì la fine della dominazione bizantina sull'isola e
l'inizio del plurisecolare Emirato musulmano, fino all'invasione delle truppe
normanne di Roberto e Ruggero d'Altavilla nel 1061.
La zecca araba di Palermo fu l'unica attiva, importantissima per via dei quarti di
dīnār d'oro, che circolavano ed erano apprezzati in tutto il Mediterraneo.

Nell'Italia meridionale invece si possono distinguere due diverse zone di influenza: il


territorio pugliese e calabrese erano sotto la sfera d'influenza o il diretto controllo
dell'Impero Bizantino, mentre il Principato di Benevento, di Capua e di Salerno
erano longobardi.
Amalfi, economicamente florida e potente, era un Ducato e così Napoli, conquistata
dai Normanni nel 1137.

La Sicilia araba: monetazione e legende

Gli aghlabiti presero Palermo nell'831 e ne fecero la capitale e sede della loro zecca.
Con le parole di De Luca si può sintetizzare così il loro sistema monetario:

"La politica monetaria di Ibrāhīm ebbe importantissime influenze, nei secoli a


venire, sulla economia mediterranea e siciliana in particolare. Sotto il suo
principato, infatti, si assiste ad un evento di grandissimo interesse dal punto
di vista numismatico costituito dal varo di due nuove frazioni che
giocheranno un ruolo fondamentale nella storia della monetazione siciliana
medievale. La prima è il quarto di dīnār aureo o ruba'i destinato a divenire
uno dei cardini della circolazione monetaria mediterranea per tutta la durata
della successiva dominazione fatimita (297-553 E./909-1061 d.C.) e sotto il
regime normanno (453-590 E./1061-1194 d.C.), quando assumerà la
denominazione di tarì.
La seconda è la piccola frazione di dirhem, finora catalogata dagli studiosi
come kharruba, le cui prime testimonianze in Sicilia risalgono appunto
all'epoca di Ibrahim II e più esattamente al 275 E./888 d.C.
Questa frazione, ignota alle altre regioni islamiche tanto da essere ritenuta
una emissione esclusivamente siciliana, conobbe grandissima fortuna nella
nostra isola dove esautorò tutte le precedenti emissioni in argento (cioè il

29
Emirato indipendente ma formalmente fedele alla dinastia degli Abbasidi, fondato nell'800 dal
califfo Hārūn al-Rashīd, il quale investì il governatore Ibrāhīm ibn al-Aghlab del titolo di emiro per
stroncare definitivamente il kharigismo.

13
dirhem, l'unità monetaria il cui peso teorico era di 2,97 g, il mezzo e il quarto
di dirhem) e dove continuò ad essere prodotta anche sotto i Fatimiti, i
Normanni e gli Svevi".30

I quarti di dīnār aghlabiti presentavano legende religiose (già sopra trascritte31) e i


nomi e i titoli dei sovrani fatimidi che qui non si trascrivono.
Il tipo che si diffuse maggiormente fu quello con legende circolari32 del califfo al-
Mu'izz (952-975), che "conquistò poco a poco anche le regioni longobarde e
bizantine".33
Le kharrube ebbero tipi semplificati data la dimensione ed ebbero una notevole
diffusione, probabilmente dovuto al loro ruolo di moneta di piccolo scambio.34

Salerno e Amalfi: monetazione e legende arabe

I quarti di dīnār d’oro iniziarono a diffondersi dal X secolo anche nell’Italia


meridionale, specialmente in Calabria, nel Ducato di Amalfi e nel Principato di
Salerno.35
Nonostante in questa zona si seguisse un sistema monetario basato sulla monetazione
bizantina36, la zecca salernitana della seconda fase di apertura (dopo un breve
periodo di chiusura) emise quarti di dīnār (i più antichi finora ritrovati per questa
fase) che imitavano i celebri tipi di al-Mu'izz.

In Italia meridionale i quarti di dīnār erano detti tarì: questo termine deve la sua
etimologia all'arabo tarī, traducibile letteralmente come "fresco di zecca".37
In due casi si trovano i termini cassimini e buttumini boni: la prima definizione,
citata in un documento amalfitano datato anno 957, è data ai quarti di dīnār del
califfo Abū'l Qāsim (934-946).38
La definizione buttumini boni è presente in un documento amalfitano datato 974 e
deve la sua origine al nome del califfo al-Mu'izz (Abū Tamīm).39
In particolar modo le città di Salerno (poco prima del 1012) e Amalfi (poco dopo)
iniziarono a battere moneta con legende pseudocufiche.40

30
De Luca 2007, p.353.
31
Si veda p. 7.
32
Introdotte con la riforma monetaria del 952.
33
Travaini 1995, p. 19.
34
Si veda Travaini 1995, p. 22.
35
Per uno studio più approfondito, si veda Castrizio 1991.
36
L'uso di nominali bizantini è attestato in alcuni documenti pugliesi; tuttavia non sono stati fatti
ritrovamenti di questi esemplari.
37
Travaini 1995, p. 20.
38
Travaini 1995, p. 20.
39
Travaini 2016, p. 3*.
40
Il celebre quarto di dīnār di al-Mu'izz con legende circolari fu introdotto in Ifriqiya da al-
Manṣūriyya nell'anno 342-3 E./953-955.

14
In un recente studio Travaini ha affermato che "un primo riferimento probabile a tarì
amalfitani potrebbe essere del 990, quando troviamo citati solidis aurei Amalfie
quattuor cum dimidio, ana tari quattuor per solidum, anche se si potrebbe trattare
ancora di moneta di conto per quarti di dīnār arabi. Le citazioni certe sono finora
tutte a partire dal 1057, e la data di inizio della produzione di tarì ad Amalfi verrebbe
forse a collocarsi non prima che a Salerno (documentata dal 1012)".41
È plausibile dunque affermare che fu proprio la zecca di Salerno ad iniziare
un'imitazione dei quarti di dīnār siciliani: imitazione dovuta soprattutto a motivazioni
puramente commerciali ed economiche, a causa della diffusione locale de quarto di
dīnār. Inoltre "queste prime emissioni erano di buona qualità, come in genere sono da
principio tutte le imitazioni quando devono conquistare la fiducia del pubblico,
specie negli scambi interregionali […] Solo più tardi il contenuto aureo diminuì,
anche il peso subì una lieve riduzione, mentre il diametro progressivamente si
allargò, con una più accentuata differenziazione dai tarì siciliani".42

[1] Salerno, anonimo, tarì d'oro (prima metà XI sec.?)43


Sia il dritto che il rovescio di questo tipo presentano un globetto, circondato da due
giri di legenda pseudocufica.

Alcuni tarì salernitani sono stati attribuiti al principe Gisulfo II (1052-78) e


presentano la sua titolatura in latino nel rovescio della moneta.

[2] Salerno, Gisulfo II (?), tarì d'oro (1052-1077)44


Il campo del dritto presenta un globetto45, con due giri di legenda: il primo giro è
pseudocufico; il secondo giro riporta GISVLFVS RPINCEC con una crocetta.
Il rovescio presenta due giri di legenda pseudocufica.

41
Travaini 2016, p. 3*.
42
Travaini 1995, p. 159.
43
Travaini 1995, n. 36, pp. 158-159.
44
Travaini 1995, n. 37, pp. 160-161.
45
Il globetto presente "era in realtà il segno del compasso usato per disegnare i cerchi, e poteva
essere più o meno evidenziato"; Travaini 1995, p. 158.

15
I primi tipi di tarì amalfitani vennero individuati da Philip Grierson come "imitazioni
del tarì di al-Mu'izz che per alcune caratteristiche dell'iscrizione cufica del rovescio
si distinguono dai tarì precedenti, e da quelli salernitani di Gisulfo".46
I particolari descritti nel tipo [3] permisero una differenziazione tra i tarì di Salerno e
di Amalfi.

[3] Amalfi, tarì d'oro con alberello (seconda metà XI sec.)47


Il campo del dritto e del rovescio presenta un globetto in posizione centrale e due giri
di legenda pseudocufica.
Il giro interno del rovescio è caratterizzato da un segno a V e da un segno a "a ramo".

46
Travaini 1995, p. 161.
47
Travaini 1995, n. 40, p. 161.

16
3 La conquista normanna della Sicilia

La data simbolo della spedizione normanna in Sicilia è il 1059: il 24 giugno di


quell'anno Roberto il Guiscardo (1059-85), tramite gli accordi di Melfi, venne
riconosciuto duca di Puglia e Calabria e signore di Sicilia dal pontefice Niccolò II
(1059-61).48
Secondo Chalandon, il pontefice avrebbe concesso l'investitura al Guiscardo di
territori mai appartenuti allo Stato della Chiesa "sulla teoria successivamente
espressa da Urbano II, secondo la quale tutte le isole appartenevano al territorio di
san Pietro in virtù della (spuria) donazione di Costantino".49

L'inizio dell'avanzata normanna in Sicilia iniziò nel febbraio del 1061 con lo sbarco
del Guiscardo e Ruggero d'Altavilla50 (1071-1101) a Messina, chiamati dal potente
qāʾid di Siracusa Ibn al-Thumna nella lotta contro il qāʾid di Mazara del Vallo Abd
Allāh ibn Mankūt e contro il qāʾid di Enna Ibn al-Ḥawwās, nel tentativo di porre
l'isola sotto il suo dominio.51
Il ribelle saraceno morì l'anno successivo, permettendo ai normanni di continuare la
conquista: nonostante fossero avanzati senza alcuna difficoltà fino a
Castrogiovanni52, dovettero passare più di trent'anni perché tutta l'isola passasse sotto
il loro diretto controllo.53
La vittoria più importante giunse nel 1072, con la conquista di Palermo, capitale di
Sicilia.
Il Guiscardo, nonostante la nomina a signore di Sicilia nel 1059, delegò il governo
dell'isola a Ruggero, pur conservando la sovranità sulla Sicilia, con Palermo, metà di
Messina e la Val Demone.54

L’avanzata normanna (1061-1071): monetazione e legende arabe

Durante la fase di conquista della Sicilia i normanni coniarono quarti di dīnār, alcuni
"con legende arabe illeggibili, di basso contenuto aureo e di fattura rozza"55.
Il tipo [4], definito stellato56, venne analizzato da Balog, il quale definì gli esemplari
ritrovati come "emissioni provinciali arabe".57

48
Per uno studio sull'insediamento normanno in Italia meridionale, si veda Matthew 1997, pp. 11-20.
49
Chalandon 1979, p. 492.
50
Sulla figura di Ruggero I, si veda Houben 1999, pp. 20-33.
51
Chalandon 1979, p. 494.
52
L'odierna Enna.
53
Conquista che si concluse nel marzo del 1091 con la presa della città di Noto: Houben 1999, p. 26.
54
Sul problema del rapporto fra il Guiscardo e Ruggero I, si veda a D'Alessandro 1973, pp. 101-115.
55
Travaini 1995, pp. 107-108.
56
Si veda Travaini 1995, p. 364.
57
Emessi dagli emiri ribelli delle provincie di Sicilia.

17
Questa ipotesi venne smentita da Lowick "il quale nel ripostiglio di Agrigento58
individuò monete islamiche in arabo corretto battute nelle zecche di Palermo, fino a
poco prima della presa normanna […]".59
È plausibile affermare che i tarì di tipo stellato appartengano alla monetazione
normanna "della conquista" e che non siano stati emessi da qualche emiro ribelle.
Inoltre sono stati attribuiti diversi tipi di kharrube (non presentano elementi fatimidi
né tantomeno normanni), con legende per la maggior parte illeggibili.60
Questi tipi argentei vennero emesse forse a Troina, a Messina o nelle zecche dei
campi militari61: il contenuto argenteo presente è così basso che vennero considerati
nominali in rame.
Si dovette attendere la conquista della capitale Palermo nel 1072, perché i normanni
coniassero tarì e kharrube con legende in arabo corretto e perfettamente leggibili62

[4] Zecca sconosciuta (Sicilia), tarì di imitazione normanna (c. 1061-71)63


Esemplare definito "stellato" per via della disposizione della legenda, emesso nel
tentativo di imitare il quarto di dīnār stellato di al-Mustansir; illeggibile a causa del
pessimo stato di conservazione e della pessima fatturazione.

[5] Zecca sconosciuta (Sicilia), Ruggero I, kharruba di mistura (c. 1061-71)64


Nel campo del dritto è presente la professione di fede islamica65; nel campo del
rovescio è presente la seguente legenda:
Arabo: Arabo: ‫أمير\ المؤمنين \ اُهلل‬
Traslitterazione: Amir/al-Mu'minin66/Allah
Traduzione: Principe/dei fedeli/di Allah.

58
Travaini 1995, p. 364.
59
Travaini 1995, p. 108.
60
Travaini 1995, p. 195.
61
C'è grande incertezza nell'assegnare queste kharrube alle rispettive zecche, per via del pessimo
stato di conservazione
62
Per uno studio approfondito su questi nominali, si veda Travaini 1995, pp. 107-109.
63
Travaini 1995, n. 42, p. 108.
64
D'Andrea, Contreras 2013, n. 74; Travaini 1995, p. 195.
65
Si veda n. 1, p. 12 di questo elaborato.
66
Questo titolo, traslitterato in lingua italiano come "miramolino", fu una delle innumerevoli
titolature di cui si fregiavano i califfi musulmani.

18
Dalla presa di Palermo alla morte del Guiscardo (1072-1085):
monetazione e legende arabe

Una volta conquistata la città di Palermo, i nuovi dominatori continuarono ad


emettere i quarti di dīnār e le kharrube nella zecca araba con tipi simili ai precedenti.
In particolar modo venne mantenuta la grafia in cufico corretto, con il bordo esterno
recante la formula di zecca e data, e nel campo del dritto la professione di fede
islamica.
Ma la vera novità fu il nome e il titolo di Roberto o Ruggero nel campo del rovescio,
come si vedrà.
Johns ha affermato che "[…] immediatamente dopo la presa di Palermo e assai prima
che tutta la Sicilia fosse nelle mani dei normanni, Roberto il Guiscardo aveva già
emesso in suo nome una nuova moneta araba. Qualsiasi necessità meramente
economica sarebbe stata soddisfatta da una semplice imitazione di una moneta di al-
Mustansir, che poteva presentare legende più o meno illeggibili. Il tarì del 464-466
E., che unisce il nome e i titoli del sovrano cristiano con gli elementi puramente
islamici della shahāda e delle legende marginali del rovescio, presenta la prima e,
tuttavia, assai eloquente dichiarazione della politica degli Altavilla in Sicilia. Sotto la
dominazione dei normanni – ciò divenne in seguito il vanto degli Altavilla – le varie
razze e credi dell'isola vennero unificati a formare un unico populus trilinguis. Già
con il tarì del 464-466 E. veniva affermato esplicitamente che tanto i musulmani
quanto i greci e i latini dell'isola avevano come loro signore un cristiano malik
Ṣiqilliyyah".67

[6] Palermo, Roberto il Guiscardo, tarì d'oro (464 E./1072)68


Il campo del dritto presenta la professione di fede islamica69su quattro righe, il giro
esterno riporta il versetto 33 della Sura 9 del Corano70
Il rovescio presenta il nome e il titolo del Guiscardo su quattro righe:
Arabo: ‫نامر\ انارت الدوقة \ االجل مالك \ صقلية‬
Traslitterazione: bi-amr/Ubārt al-dūqah/al-ajall malik/Ṣiqilliyyah.
Traduzione: per ordine/di Roberto il duca/il gloriosissimo sovrano/di Sicilia.

Nel giro esterno è riportata la formula di zecca e data.

67
Jeremy Johns 1986, p. 14.
68
D'Andrea, Contreras 2013, n. 26; Travaini 1995, pp. 109-110.
69
Si veda n. 1, p. 12 di questo elaborato.
70
Si veda n. 3, p. 12 di questo elaborato.

19
[7 A; B; C; D] Palermo, Ruggero I, tarì d'oro (464-477 E./1071-1085)71
Contemporaneamente a quelli per il Guiscardo, furono battuti anche tarì a nome di
Ruggero conte.
Il dritto presenta le medesime caratteristiche del tipo [6] del Guiscardo.

Tipo A: datato 464 E./1071-72; il rovescio presenta nel giro esterno la formula di
zecca e data; il campo presenta il nome e il titolo di Ruggero I su quattro righe:
Arabo: ‫بامر \ القومس أخ (اجار) \ مستعز الدوقة \ اجار‬
Traslitterazione: bi-amr/al-qūmis akhu/al-mu'izz?/al-dūqak/Ujār.
Traduzione: per ordine/del conte fratello/del potente?/duca/Ruggero

Tipo B: datato 465 E./1072-73; il rovescio presenta una variazione nel titolo di
Ruggero I:
Arabo: ‫بامرالقومس \ أخ الدوقة \ اجار‬
Traslitterazione: bi-amr al-qūmis/akhu al-dūqah/Ujār.
Traduzione: per ordine del conte/fratello del duca/Ruggero.

Tipo C: datato 466 E./1073-74; il rovescio presenta una intitolazione complessa


Arabo:‫بامرالقومس \ أخ )اخو( القومس \ اجار‬
Traslitterazione: bi-amr al-qūmis/akhu al-qūmis/Ujār.
Traduzione: per ordine del conte/fratello del conte/Ruggero.

La peculiarità di questo tipo consiste nell'aver indicato Ruggero come akhu al-qūmis,
ovvero fratello del conte.72

71
D'Andrea, Contreras 2013, n. 83-84 a; Travaini 1995, pp. 111-113.
72
Potrebbe trattarsi di un errore dell’incisore.

20
Secondo Balog, che per primo studiò questo tarì, l'attribuzione dell'emissione spetta a
Roberto il Guiscardo, per via della titolatura "fratello del conte". Questa ipotesi
venne contrastata da Johns, il quale ha ipotizzato che akhu al-qūmis fosse dovuto alle
difficoltà incontrate dagli zecchieri arabi di Palermo negli anni immediatamente
successivi alla conquista, sia per l'utilizzo di titolature mai adoperate prima, sia per la
presenza degli Altavilla, i quali emettevano entrambi moneta con i loro nomi e titoli,
tanto che "Palermo aveva due signori".73

Tipo D [non illustrato]: datato 47X E.74; il rovescio presenta la seguente legenda su
tre righe: bi-amr/al-qūmis al-ajall/Ujār.
Il titolo al-ajall/il gloriosissimo, è presente anche nel tipo [5] del Guiscardo.
Tuttavia, a causa della difficoltà di definire una data certa per questo tarì, non è
possibile sapere se l'appropriazione di questa titolatura da parte di Ruggero I sia
avvenuta prima o dopo la morte del fratello.75

La Contea di Ruggero I (1085-1101): monetazione e legende arabe

La monetazione di Ruggero I precedente la morte del Guiscardo, avvenuta nel 1085,


è stata analizzata a p. 20-21 di questo elaborato.
Il gran conte Ruggero I promosse un'importante riforma monetaria che possiamo
datare verosimilmente poco dopo la morte del fratello: la professione di fede islamica
fu mantenuta su un lato, ma ora fu introdotta una croce a Tau76.
Dopo la morte del Guiscardo, nonostante fosse ancora vassallo del nipote duca di
Puglia Ruggero Borsa, nella monetazione con Tau Ruggero I iniziò ad utilizzare i
titoli della cultura araba, come al-imam Rūjar malik Ṣiqilliyyah e Rujār sultan
Ṣiqilliyyah.
Il titolo al-imam fu una peculiarità della zecca di Agrigento: non sono stati ancora
ritrovati tarì o kharrube di altre zecche con questa titolatura in legenda.
Il titolo sultan Ṣiqilliyyah77 invece indicherebbe plausibilmente la volontà di Ruggero
I di porsi come l'unico ed effettivo "signore di Sicilia".78

73
Johns 1986, p. 16.
74
L'ultima cifra della data non è leggibile.
75
Potrebbe trattarsi più semplicemente di uno sbaglio da parte del coniatore.
76
Sono state ipotizzate numerose teorie sul significato del T (iniziale di Tarì, Trinacria, Tancredi).
Tuttavia l'ipotesi più accreditata considera il Tau una croce commissa; Travaini 1995, p. 39.
77
Secondo Johns, Ruggero I non utilizzò il termine al-sultan solamente nelle legende monetali, ma
anche nella documentazione araba.
I documenti sarebbero i cosiddetti jara'id, ovvero i registri fiscali: i primi jara'id in cui sarebbero
presenti queste titolature risalirebbero al 1093 e non ci sono pervenuti in formato originale; Johns
1986, p. 37.
78
Per una migliore analisi sui tarì aurei di Agrigento, si veda Travaini 1995, pp. 40-41 e p. 115.

21
Secondo Travaini, "la prima data contenuta ora riscontrata su un tarì con Tau di
Ruggero I è il 481 E./1088-9, e si può ritenere allora che Ruggero I avesse introdotto
il "suo" tipo personale, con Tau, solo una volta raggiunta una certa autonomia, e
quindi dopo la morte di Roberto il Guiscardo, e probabilmente nel 480 E./1087-8".79
I tarì con Tau sono generalmente anonimi; tuttavia sono stati ritrovati numerosi
esemplari con riportato il nome di Ruggero I indicato col titolo di al-qūmis.
Inoltre vi sono diverse varianti di tarì con Tau, in particolar modo con globetti
variamente disposti attorno alla croce.
Secondo Travaini è probabile che "queste monete fossero prodotte, almeno in parte o
in una fase iniziale, nella Sicilia orientale, a Messina, controllata da Ruggero fin dal
1062, e meglio collegata con la Calabria ruggeriana […]"80; tuttavia esiste la
probabilità che siano state battute anche a Palermo.

[8] Palermo e Messina, Ruggero I, tarì d'oro (481 E./1088-89?)81


Il campo del dritto presenta la croce a Tau; nel giro esterno è presente la legenda bi-
amr Rujār al-qūmis bi-Ṣiqilliyyah.
Il campo del dritto presenta la professione di fede islamica82; il giro esterno riporta la
formula di zecca e data.

Oltre ai tarì d'oro riformati, Ruggero I fece battere anche kharrube di mistura e follari
in rame con la croce a Tau; tuttavia solo le kharrube riportano una legenda in arabo.
Dopo la presa di Palermo, Ruggero I continuò l'emissione di kharrube di mistura e
senza la formula di zecca e data; ciò nonostante un esemplare di questo tipo è stato
ricollegato alla zecca di Agrigento o ad una città limitrofa (senza tuttavia avere
alcuna certezza dell'appartenenza)

[9] Agrigento (?), Ruggero I (?), kharruba di mistura (c. 1085-1101)83


Nel campo del dritto è presente la titolatura al malik Rujār; in alto e in basso stella a
sei punte e triangolo.
Il rovescio presenta la seguente legenda; in alto stella a sei punte e in basso triangolo:
Arabo: ‫المعتزباهلل‬
Traslitterazione: Al-mu'tazz bi-llāh.
Traduzione: Forte per grazia di Allah

79
Travaini 1995, p. 40.
80
Travaini 1995, pp. 40-41.
81
Travaini 1995 n. 139; pp. 113-116.
82
Si veda n. 1, p. 12 di questo elaborato.
83
D'Andrea, Contreras 2013, n. 111; Travaini 1995, pp. 197-198.

22
[10] Zecca imprecisata (Palermo o Messina), Ruggero I (?), kharruba di mistura
(c.1085-1101)84
Nel campo del dritto è presente la seguente legenda su tre righe; tra la prima e la
seconda riga una stella a sei punte con due globetti:
Arabo:‫هللا \]…[ \ مالك‬
Traslitterazione: Allah/ […] /al-malik.
Traduzione: Allah il signore.

Il rovescio riporta la continuazione della legenda del dritto; in alto stella a sei punte e
in basso la croce a Tau:
Arabo: ‫المؤ منين‬
Traslitterazione: al-Mu'minin
Traduzione: dei fedeli.

84
D'Andrea, Contreras 2013, n. 112; Travaini 1995, n. 145, pp. 197-198.

23
4 Roberto il Guiscardo in Italia meridionale e il Ducato di Puglia
(1071-1127)

Nel 1059, con gli accordi di Melfi, papa Niccolò II investì il Guiscardo del titolo di
duca di Puglia e Calabria e della futura Sicilia sancendo così l'unificazione parziale
dell'Italia meridionale normanna sotto un'unica guida.
Il Guiscardo sfruttò questa investitura per conquistare i territori e le città al di fuori
dei suoi domini: nel 1060 conquistò le città di Taranto, Brindisi e Reggio.
Naturalmente questo successo provocò il malumore tra numerosi nobili, i quali si
ribellarono nel 1064, appoggiati dall'Impero bizantino.85
Sedata la ribellione, il Guiscardo intuì che per poter procedere alla conquista della
Sicilia prima avrebbe dovuto controllare saldamente i suoi domini continentali.
Così fece e nel 1071, dopo anni di dura lotta, conquistò Bari, sancendo così la fine
della presenza bizantina nell'Italia meridionale.
Nel 1073 conquistò il Ducato di Amalfi e nel 1077, dopo un lungo assedio, conquistò
Salerno a Gisulfo II, l'ultimo principe longobardo.
Una volta sedate tutte le rivolte e raggiunta l'alleanza con papa Gregorio VII il 29
giugno 1080, il Guiscardo divenne il sovrano più potente dell'intera penisola italiana.
I suoi progetti di grandezza e la sua abilità militare lo spinsero fino a Cefalonia nel
tentativo di conquista dell'Impero bizantino: lì morì nel 1085.
I successori del Guiscardo in Puglia, il figlio Ruggero Borsa (1085-1111) e poi il
nipote Guglielmo (1111-1127), proiettarono il Ducato in un periodo di completa
decadenza e divisione interna, che verrà superato solo con la nomina a duca nel 1127
di Ruggero II (1111-30 come Granconte di Sicilia; 1130-54 come re di Sicilia).86

Roberto il Guiscardo (1073-1085): monetazione ad Amalfi e Salerno

La situazione economica di Amalfi e Salerno appena conquistate dal Guiscardo, a


detta del monaco Amato di Montecassino, risultò disastrata a causa delle pessime
politiche economiche di Gisulfo II87; tuttavia un altro cronista, Goffredo Malaterra,
non associò la carestia e la pessima situazione di Salerno all'avidità di Gisulfo, ma
bensì al micidiale e ben preparato assedio normanno.
Una volta conquistata la città di Amalfi e avendo grande necessità di denaro per
continuare l'opera di conquista dell'Italia meridionale, il Guiscardo continuò a far
coniare i tarì senza porvi alcuna modifica iconografica, lasciando intatta la legenda
pseudocufica.

85
L'Impero bizantino aveva numerosi territori nell'Italia meridionale, tra cui le città di Bari e Lecce;
Matthew 1997, p. 18.
86
Matthew 1997, pp. 20-23.
87
Amato di Montecassino, pp. 361-365.

24
Conquistata Salerno invece il Guiscardo vi fece sospendere la produzione dei tarì
d'oro, continuando solo l'emissione di follari in rame: il tarì amalfitano divenne il
principale nominale aureo nel territorio salernitano.88
L'unica differenza tra i diversi tipi attribuiti al Guiscardo è la presenza o la mancanza
di una crocetta nel campo del dritto e di un globetto nel campo del rovescio.

[11 A; B; C] Amalfi, anonimo, tarì d'oro (1073-85?)89


Tipo A: il dritto presenta una crocetta, circondata da due giri di legenda
pseudocufica.
Il rovescio presenta un globetto circondato da due giri di legenda pseudocufica (il
secondo giro di legenda è molto rovinato a causa del pessimo stato di conservazione)

Tipo B: Il giro esterno del dritto presenta la legenda AEAS SALRA, mentre nel giro
esterno del rovescio la legenda EAS SALRN

Tipo C: Il giro esterno del rovescio presenta la legenda SALR […] SALPRE, mista a
caratteri pseudocufici.

Spinelli, leggendo SAL, associò l'esemplare alla zecca di Salerno, senza dare alcun
peso alla scritta AEAS. Sanbon invece, considerando il fatto che sant'Andrea fosse il
santo patrono di Amalfi, ricollegò AEAS al nome del santo e SAL al periodo di
dominazione salernitana subita da Amalfi negli anni 1048-52, riconducendo i tarì
analizzati alla zecca amalfitana. Tuttavia i dubbi sulla presenza del nome di Salerno
su un tarì della zecca amalfitana permangono; secondo Travaini "la conquista di
Salerno rappresentava per il Guiscardo la metà più importante ancora da raggiungere;
Roberto fece probabilmente coniare tarì ad Amalfi, da usare a Salerno, durante
l'assedio o subito dopo".

88
Si veda Travaini 1995, pp. 34-37.
89
Travaini 1995, n.52; 50; 51; pp. 163-164.

25
Ruggero Borsa (1085-1111): monetazione e legende arabe

Nel 1085, alla morte di Roberto il Guiscardo, venne nominato duca di Puglia il figlio
Ruggero Borsa.
Il primo riferimento alle monete coniate durante il governo di Ruggero Borsa risale
ad un documento del 1088, in cui si parla di tarì cum capite et cruce, mentre le
legende pseudocufiche non vennero intaccate.90

[12] Amalfi, anonimo (Ruggero Borsa?), tarì d'oro (1085-1111)91


Il campo del dritto presenta una testina, circondata da due giri di legenda
pseudocufica.
Il rovescio presenta una crocetta con un globetto posto per ogni estremità, circondata
da due giri di legenda pseudocufica.

Ruggero Borsa, a seguito dell'insurrezione della città di Amalfi avvenuta tra il 1096 e
il 1110, per poter coniare nuovamente monetazione aurea, riaprì la zecca di
Salerno92: inserì le sue iniziali R e D sui tarì salernitani, distinguendoli così dai tarì
dei ribelli amalfitani.

[13] Salerno, Ruggero Borsa, tarì d'oro (1085-1111)93


Il tipo monetale rimase sempre lo stesso, utilizzando il conio adoperato ad Amalfi.
Nel campo del dritto è presente l'iniziale R/Ruggero, circondata da due giri di
legenda pseudocufica.
Stessa impostazione caratterizza il rovescio, dove campeggia la lettera D/duca.

Una volta sopita la ribellione amalfitana, la zecca di Salerno sospese nuovamente la


coniazione di tarì e continuò la produzione dei follari di rame.
Si attribuisce a Ruggero Borsa anche un tipo di tarì siciliano, per via del titolo al-
dūqah nel giro esterno, coniato da Ruggero I in segno di omaggio al nuovo duca.

90
Esiste una variante di questo tipo, con una testina in sostituzione della crocetta del rovescio.
91
D'Andrea, Contreras 2013, n. 29; Travaini 1995, pp. 167-168.
92
In alcuni documenti campani si parla di tareni de Salerno o tareni salernitane civitatis
93
Travaini 1995, n. 85; pp. 169-170.

26
[14] Palermo, Ruggero Borsa, tarì d'oro (480 E./1086-87 o 485 E./1091-92)94
Il campo del dritto presenta la professione di fede islamica su tre righe; il rovescio
presenta una nuova invocazione religiosa su tre righe:
Arabo: ‫بامر \ الدوقة رجار\ نصره‬
Traslitterazione: bi-amr/al-dūqah Rūjar/nassara-hu [Allāh]
Traduzione: Per ordine/del duca Ruggero/che [Allah95] lo porti alla vittoria.

Il giro esterno di entrambi i lati riporta la formula di zecca e data.

Guglielmo duca (1111-1127): monetazione e legende arabe

Ruggero Borsa morì nel 1111: gli succedette il figlio Guglielmo, il quale
probabilmente continuò l'emissione di tarì ad Amalfi96 e di follari in rame a Salerno,
senza porre alcuna modifica particolare ai nominali.

[15] Amalfi, anonimo (Guglielmo?97), tarì d'oro (1112)98


Nel campo sia del dritto che del rovescio è presente un globetto con una piccola
croce, circondata da due giri di legenda pseudocufica. All'interno del primo giro di
legenda è presente una piccola croce potente.

94
Travaini 1995, n. 67, pp. 112-113.
95
Il termine Allāh viene posto in dubbio poiché, come ha affermato Johns, "la lettura nassara-hu è
quella di Lowick, ma la mancanza del soggetto - Allāh - rende plausibile l'ipotesi che l'espressione sia
semplicemente di Sicilia/bi-Ṣiqilliyyah incisa malamente"; Travaini 1995, p. 97.
96
In Travaini 1995, pp. 171-172, si attribuisce a Guglielmo duca il tipo [15] per via del riferimento
auri tarenos bonos amalfitane monete, in quibus crux formata pareat presente in un documento
cavense del 1112.
97
Si veda Travaini 1995, pp. 171-172.
98
Travaini 1995, n. 97, p. 171.

27
5 Ruggero II (1105-1130)

Ruggero I morì a Mileto il 22 giugno 1101: la moglie Adelasia del Vasto (1087-
1112) venne nominata reggente del successore Simone, il quale morì nel 1105.
La successione passò al secondogenito Ruggero, il quale, raggiunta la maggiore età il
22 dicembre 1111, venne nominato Granconte a Palermo, sancendo così l'inizio del
suo governo.99
Durante i primi anni di sovranità in Sicilia, il giovane Granconte provvide al
rafforzamento dell'apparato amministrativo e militare, tentando anche una prima
fallimentare campagna di conquista in Ifriqiya tra il 1118-27.100
Il progetto di un dominio in terra africana venne solo rimandato e il nuovo obiettivo
divenne il Ducato di Puglia. Quando il duca Guglielmo morì nel 1127 senza lasciare
eredi, Ruggero II potè reclamare il Ducato per sé,101 sancendo così l'unificazione
dell'Italia meridionale e della Sicilia nella sua persona.
Naturalmente Ruggero II trovò una strenua opposizione: difatti nel biennio 1127-28
dovette combattere duramente per questa unificazione, sia contro i baroni ribelli
capeggiati da Roberto II principe di Capua (1127-35), sia contro il pontefice Onorio
II (1124-30); infine, comunque gli venne riconosciuto il titolo di duca di Puglia dal
pontefice nello stesso 1128.102
Ruggero II approfittò dei dissidi interni al papato a sostegno dei suoi ambiziosi
progetti, in particolar modo quello di creare un Regno in Sicilia: egli sostenne
l'elezione dell'antipapa Anacleto II (1130-38, elezione non convalidata), in
contrapposizione al suo rivale papa Innocenzo II (1130-43).
Come ricompensa per l'appoggio militare offerto durante i caotici momenti
successivi all'elezione pontificia di Anacleto II, il 5 novembre 1130 durante il
Concilio di Melfi, il pontefice nominò Ruggero II sovrano del Regno di Sicilia.103
Il giorno di Natale di quello stesso anno, nella cattedrale di Palermo, egli venne
incoronato re di Sicilia, alla presenza di un delegato pontificio.104
Seguì poco dopo l'introduzione di nuove monete con nuove titolature, come si dirà.
L'incoronazione di Ruggero II a re di Sicilia suscitò l'opposizione di papa Innocenzo
II, vincitore sull'antipapa Anacleto II e dell'imperatore del Sacro Romano Impero
Lotario III (1133-37), oltre che di numerosi feudatari e baroni.105

99
Sul periodo comitale di Ruggero II, si veda Caspar 1999, pp. 35-55.
100
Chalandon 1979, p. 503.
101
Uno dei legittimi pretendenti e nipote del Guiscardo, Boemondo II di Taranto, rinunciò al Ducato
per dedicarsi esclusivamente al Principato di Antiochia; Chalandon 1979, p. 503.
102
Chalandon 1979, pp. 503-504.
103
La nomina a re di Sicilia è stata celebrata anche attraverso il mosaico presente nella chiesa di
Santa Maria dell'Ammiraglio, in cui si mostra il re incoronato direttamente da Cristo; Torno Ginnasi
2014, pp. 155-57.
104
Caspar 1999, pp. 85-92.
105
Sulle rivolte baronali, si veda Caspar 1999, pp. 99-123.

28
Lotario, il quale appoggiava la causa di Innocenzo II, mosse guerra contro Ruggero
II invadendo l'Italia meridionale normanna nell'estate del 1137: Ruggero venne
sconfitto e l'imperatore entrò trionfale a Salerno, salvo poi fare improvvisamente
ritorno per la Germania quello stesso anno, morendo durante il viaggio.
Altre lotte continuarono finché nel 1140 papa Innocenzo II, una volta sconfitto
definitamente, fu costretto a riconoscere Ruggero II legittimo re di Sicilia.106
Una volta stabilitasi la situazione interna, Ruggero II potè riorganizzare l'apparato
amministrativo e giudiziario tramite le cosiddette Assise di Ariano del 1140, a cui si
lega una riforma monetaria.
Inoltre gli ultimi anni di regno (1143-54) furono contraddistinti da continue
spedizioni di conquista in Ifriqiya, culminati con la conquista di Tripoli (1146) e la
creazione di un Regno normanno d'Africa (perduto tuttavia poco dopo, nel 1160).107
Ruggero II morì a Palermo il 26 febbraio 1154, "al culmine della sua gloria".108

Ruggero II: monetazione e legende arabe del periodo 1105-1129

Nel breve periodo di regno di Simone, la coreggente Adelasia forse continuò


l'emissione dei nominali di Ruggero I, senza porvi alcuna modifica iconografica.
La medesima situazione si ebbe con la successione di Ruggero II nel 1105, dopo la
morte del fratello: essendo anch'esso minorenne al momento della nomina, la madre
Adelasia continuò l'emissione di tarì d'oro con Tau recanti la legenda al-imam sultan
Ṣiqilliyyah Rujār, che quindi si datano c. 1085-1112.109
Dal 1112, anno della sua maggiore età, Ruggero II apportò due sostanziali modifiche
ai tarì siciliani: nelle legende venne inserito il titolo al-thāni/secondo, mentre il Tau
perse sempre più la sua funzione religiosa per divenire un semplice ornamento,
successivamente definito "ad alberello".
Secondo alcuni studiosi, tra cui Spahr, Ruggero II avrebbe iniziato ad adoperare il
titolo al-thāni a partire dal 1127, anno della sua successione al Ducato di Puglia;
tuttavia questa ipotesi è stata smentita dal gran numero di queste monete, tali da far
pensare che fin dal raggiungimento della maggiore età nel dicembre 1111 "Ruggero
II adottò il titolo di «secondo», […] per sottolineare la sua successione a Ruggero I, e
per distinguersi dal padre […]".110

[16 A; B] Palermo e Messina, Ruggero II, tarì d'oro (508-524 E./1114-1130)111


Nel campo è presente il Tau con tre globetti, con la seguente legenda:

106
Sulla lotta tra Ruggero II e papa Innocenzo II, alleato dell'imperatore Lotario III, si veda Caspar
1999, parte II, cap. III.
107
Sulla politica africana di Ruggero II, si veda Caspar 1999, pp. 366-390.
108
Chalandon 1979, p. 509.
109
Si veda Travaini 1995, n. 130.b, pp. 117-118.
110
Travaini 1995, p. 47.
111
Travaini 1995, nn. 163;167, pp. 118-119.

29
Arabo: ‫بأمر جارالثاني‬
Traslitterazione: bi-amr Rūjar al-thānī
Traduzione: per ordine di Ruggero secondo

Il rovescio presenta nel campo una formula religiosa islamica112; nel giro esterno la
formula di zecca e data.

A B

L'esemplare B qui sopra presentato è denominato "tarì ibrido": difatti riporta i nomi
delle due zecche di Ṣiqilliyyah e di Māsīnī, che lascia "supporre che i conii, almeno
per quei tipi, fossero prodotti in un'unica sede e poi distribuiti alle due zecche".113
Si tratterebbe di un errore di battitura e non di una scelta del sovrano nel voler
indicare i vari nomi delle zecche su un solo tipo di moneta.

Nel periodo intercorso tra la nomina a duca di Puglia nel 1127 e l'incoronazione regia
nel 1130, Ruggero II continuò la tradizionale emissione di follari in rame a Salerno e
di tarì d'oro ad Amalfi, zecche di cui non si conoscono monete con legende in arabo
appartenenti a questo periodo.114

Ruggero II (1129-1130): le monete in arabo dette della transizione

Nelle fasi di organizzazione del nuovo Regno di Sicilia, anche la monetazione venne
modificata, dapprima con l'emissione di alcuni tipi di tarì nel tentativo di "scegliere
le forme e i titoli più appropriati alla nuova dignità regale".115
"Questi tarì sono rari, e si possono ritenere battuti nel breve periodo "di transizione"
anteriore all'introduzione di tipi nuovi più adatti al nuovo sovrano cristiano"116.
I suddetti tarì presentano ancora le caratteristiche del tipo del Tau, ma qui è indicato
come al-malik [17], titolo già utilizzato dal Guiscardo e da Ruggero I e
successivamente utilizzato da tutti i sovrani Altavilla "come equivalente del latino
rex e del greco ῤήξ o βασιλέος ".117

112
Si veda n. 2, p. 12 di questo elaborato.
113
Travaini 1995, p. 61.
114
Si veda Travaini 1995, p. 173.
115
Travaini 1995, p. 50.
116
Travaini 1995, p. 120.
117
Johns 1986, p. 20.

30
[17] Palermo o Messina, Ruggero II, tarì d'oro (523-24 E./c. 1129-30)118
Nel dritto è presente la professione di fede islamica119 su tre righe.
Il giro esterno del rovescio presenta la formula di zecca e data; nel campo la croce a
Tau; in alto e ai lati della croce è presente la seguente legenda:
Arabo: ‫بأمر \ رجار \ الملك‬
Traslitterazione: bi-amr/Rūjar/al-malik
Traduzione: per ordine/di Ruggero/il re

Il seguente tipo è di grande interesse:

[18] Palermo o Messina, Ruggero II, tarì d'oro (523-24 E./c. 1129-30)120
Il campo del dritto riporta la seguente legenda:
Arabo: ‫بامر المةتدر \ باهلل مالك االجل \ رجار الثاني‬
Traslitterazione: bi-amr al-mu'tazz/bi-llāh al-malik/Rūjar al-thānī
Traduzione: per ordine del forte/per grazia di Allah il re/Ruggero secondo

Il campo del rovescio presenta la seguente legenda; quattro globetti ad aprire:


Arabo: ‫السيد \ المسيح هو الحق \ الصحيح‬
Traslitterazione: Al-sayyid/al-masīḥ huwa al-ḥaqq/al-ṣaḥīḥ
Traduzione: Il Signore/è il Messia, Egli è la Verità/perfetta

L'eccezionale invocazione cristiana in arabo del rovescio121 è stata scoperta e


analizzata da Di Martino122, il quale ha ipotizzato che "l'emissione di questo tarì dà
quindi inizio alla «cristianizzazione» delle monete normanne di Sicilia che fino a
quel momento riportano sul rovescio la professione di fede islamica. Per la prima
volta il re Ruggero dichiara in modo deciso e inequivocabile la fedeltà dei Normanni

118
D'Andrea, Contreras 2013, n. 208; Travaini 1995, p. 120.
119
Si veda n. 1, p. 12 di questo elaborato.
120
D'Andrea, Contreras 2013, n. 210; Di Martino 2004, pp. 55-56.
121
Si ringrazia la professoressa D'Ottone per la conferma della traduzione proposta da Di Martino;
Travaini 2016, pp. 10*-11*.
122
Lo studioso si è avvalso dell'aiuto dell'Islamic Coins Group List (in particolar modo grazie all'aiuto
di Stephen Album, Micheal Bates e Lutz Ilisch) per la traduzione della legenda.

31
nei confronti della Chiesa Cattolica, segnando l'inizio di un lento e inesorabile
declino della cultura islamica in Sicilia".123

Il Regno di Ruggero II (1131-1140): monetazione e legende arabe

Una volta organizzate le zecche per la produzione di nuovi tipi monetali,


l'iconografia del tarì d'oro siciliano venne adattata allo status regio.
Il Tau venne sostituito da una croce potente (ora posta sul rovescio della moneta),
affiancata dalla legenda in greco IC-XC/NI-KA124 (con un maggior impatto
dell'aspetto cristiano della moneta).
La professione di fede islamica fu eliminata perché non più consona per un re
cristiano e sostituita dalla titolatura arabo-fatimide del sovrano (ora posta sul dritto
della moneta):

Arabo: ‫المعتز باهلل الملك رجار المعظم‬


Traslitterazione: al-mu'tazz bi-llāh al-malik Rujār al-mu'aẓẓam
Traduzione: forte per grazia di Allah il re Ruggero il grande

Al titolo regio al-malik al-mu'aẓẓam (divenuto successivamente il titolo dinastico


degli Altavilla), Ruggero II aggiunse al-mu'tazz bi-llāh, ovvero un epiteto personale
di tradizione fatimida.125
Infine la formula di zecca e data rimase sul giro esterno di entrambi i lati.

[19] Palermo e Messina, Ruggero II, tarì d'oro (524-35 E./1130-40)126


Nel campo del dritto è presente il nome e il titolo di Ruggero II su tre righe.
Il rovescio presenta la croce potente con legenda greca nei quarti.
Il giro esterno di entrambi i lati presenta la formula di zecca e data.

Con la riorganizzazione delle zecche in seguito alla creazione del Regno di Sicilia,
anche la monetazione in argento e in rame subì modifiche iconografiche.

123
Di Martino 2004, p. 56
124
Trattasi di un cristogramma, ovvero una combinazione di lettere greche o latine volte a comporre
il nome di Cristo e traducibile come "Gesù Cristo Vincitore".
125
Johns 1986, pp. 22-23.
126
D'Andrea, Contreras 2013, n. 214; Travaini 1995, pp. 120-121.

32
Tre kharrube di mistura con datazione incerta sono attribuiti a Ruggero II per la
presenza dei titoli al-mu'aẓẓam e al-mu'tazz bi-llāh, che indicano una data posteriore
al 1130.

[20] Zecca sconosciuta (Sicilia), Ruggero II, kharruba di mistura (1130-40?) 127
Nel campo del dritto è presente la legenda al-malik/Rujār al-mu'aẓẓam/bi-llāh su tre
righe.
Il rovescio presenta nel campo cinque globetti a croce; nel giro esterno è presente la
legenda al-malik al-mu'aẓẓam

[21] Zecca sconosciuta (Sicilia), Ruggero II, kharruba di mistura (1130-40?)128


Nel campo del dritto è presente la legenda al-malik/Rujār su due righe; il rovescio
presenta la legenda al-mu'aẓẓam.

[22] Zecca sconosciuta (Sicilia), Ruggero II, kharruba di mistura (1130-40?)129


Il campo del dritto presenta la legenda bi-amr/Rujār/al-malik su tre righe e disposte
come raggi; il rovescio presenta la titolatura sovrana e il nome di Ruggero II.

Il primo tipo monetario d'argento del periodo regio con data certa è una frazione di
dirhem/kharruba, con l'anno 534 E./1139-40: "la data indicata sul rovescio è
immediatamente precedente alla riforma monetaria di Ruggero II del 1140".130
Non si ha invece la certezza della zecca di emissione, forse a Palermo, essendo
questa la zecca adibita alla produzione di monete argentee (l'altra zecca di Sicilia,
Messina, era adibita alla produzione di monete di rame). 131

127
D'Andrea, Contreras 2013, n. 220; Travaini 1995, p. 200.
128
D'Andrea, Contreras 2013, n. 221; Travaini 1995, p. 200
129
D'Andrea, Contreras 2013, n. 222; Travaini 1995, p. 200
130
Travaini 1995, p. 209.
131
Si veda p. 5 di questo elaborato.

33
[23] Palermo (?), Ruggero II, kharruba di mistura (534 E./1139-40)132
Il dritto presenta la titolatura sovrana e il nome di Ruggero II su due righe.
Il rovescio presenta la formula di data su due righe.

Alcuni tipi di kharrube palermitane [24] mostrano una particolare iconografia con la
raffigurazione di Ruggero II con diadema.
Secondo i primi studi di questo tipo scoperto recentemente, il busto risultava elmato;
secondo Travaini tuttavia sembra più probabile che non si tratti di un elmo, ma bensì
di un diadema modificato, ispirato da un tipo monetale dell'età tardoantica.
Inoltre un busto diademato molto simile è raffigurato su alcuni tipi di falus andalusi
dello stesso periodo del tipo [24].133

[24] Palermo, Ruggero II, kharruba di mistura (1130-40?) 134


Il dritto presenta un busto diademato volto verso destra.
Il rovescio presenta la titolatura bi-amr al-malik Rujār su due righe.

A Salerno Ruggero II, una volta incoronato re di Sicilia, riprese l'emissione di tarì
d'oro con legenda araba: per la prima volta la legenda non è più pseudocufica e
circolare, bensì cufica e orizzontale.
Ora sul rovescio è presente il titolo nāṣir al-Naṣrāniyyah/protettore del cristianesimo,
in arabo con croce preminente, quasi vi fosse la volontà di mostrare nell'Italia
meridionale Ruggero II "come re di un populus trilinguis"135: la scelta di questo titolo
risulta decisamente singolare. Secondo Travaini, "la grande rarità di questi tarì di
Ruggero II, la disposizione su righe orizzontali delle legende, come nei tarì siciliani
del 1130? -1140, potrebbero indicare una emissione nata per celebrare la promozione
regia e durata forse pochi anni"136; non è presente la formula di zecca e data.

132
Travaini 1995, n. 240, p. 209.
133
Travaini 2016, p. 12*.
134
Travaini 2016 n. 240/1, p. 12*.
135
Si veda Travaini 1995, p. 174; Johns 1986, pp. 27-28.
136
Travaini 1995, p. 52.

34
[25] Salerno, Ruggero II, tarì d'oro (1132-1140)137
Nel campo del dritto è presente il titolo Rujā/al-malik/r su tre righe; in alto una
stelletta a sei punte.
Il rovescio presenta la seguente legenda su tre righe; tra la prima e la seconda riga,
una crocetta:
Arabo: ‫ناصر\ النصر\ انية‬
Traslitterazione: nāṣir/al-Naṣrā/niyyah
Traduzione: protettore/del Cristia/nesimo

Dopo il 1130, oltre ai tarì d'oro, vennero modificati anche i nominali in rame, sia in
Sicilia che nell'Italia meridionale.
Il tipo [26] risulta essere la prima moneta in rame siciliana con legenda araba; inoltre
risulta essere "uno dei più antichi esempi, se non il più antico, di data araba in cifre
su una moneta «occidentale»".138

[26] Messina, Ruggero II, follaro in rame (535 E./1138-39) 139


Il dritto presenta la seguente legenda su quattro righe:
Arabo: ٥٣٣ \ ‫بامر \ مالك المعظم رجار \ المعتز باهلل‬
Traslitterazione: bi-amr/al-malik al-mu'aẓẓam Rujār/al-mu'tazz bi-llāh/533
Traduzione: Per ordine/del re il magnifico Ruggero/il potente per grazia di
Allah/533

Il rovescio presenta il busto di Cristo barbato e nimbato tra IC-X(C).

[27] Bari, Ruggero II, follaro in rame (534 E./1139-40)140


Il dritto presenta il busto di San Nicola nimbato con pallio ai lati la legenda in greco
Ⓐ NI -KAOA. 141

137
Esiste una variante di questo tipo, con il monogramma Rex nel campo del dritto e l'iniziale R nel
campo del rovescio; D'Andrea, Contreras 2013, nn.146 e 148; Travaini 1995, pp. 173-174.
138
Travaini 1995, p. 284.
139
D'Andrea, Contreras 2013, n. 229; Travaini 1995, pp. 283-284; Travaini, Weiss 2009.
140
Travaini 1995, n. 209, p.292; Grierson, Travaini 1998, p. 622.

35
Il campo del rovescio presenta una stella a sei punte; nel giro esterno è presente una
variante della formula di zecca e data142:
Arabo: ‫همياا ببار ي سنة أربعة و شالشون و خمس مئة‬
Traslazione: 'umila bi- Bāru sanat 534
Traduzione: Battuto a Bari nell'anno 534.

A Salerno, oltre a grandi quantità di follari latini, fu battuto un raro follaro con
legende in arabo, molto simile ai follari di Messina ma attribuibile alla zecca di
Salerno poiché "è assente dalla letteratura siciliana e risulta invece presente in
numerosi esemplari tra i reperti del litorale salernitano".143

[28] Salerno, Ruggero II, follaro in rame (1130-1135)144


Nel dritto è presente la legenda Rujār; nel rovescio la legenda al-malik.
Entrambe le legende marginali risultano illeggibili.

La Riforma monetaria del 1140 (1140-1154): monetazione e legende


arabe

Durante il periodo delle campagne militari contro i baroni ribelli si diffuse nel
Ducato di Puglia un gran quantitativo di nominali stranieri, in particolare denari
d'argento normanni di Rouen e monete bizantine in Puglia.
Una volta stroncata la ribellione e incoronato re nel 1140 dal pontefice, Ruggero II,
con le Assise di Ariano del 1140, definì una riforma monetaria che tentava di
unificare i vari sistemi monetali del Regno in Sicilia e in Italia meridionale.
Proprio a causa della diffusione di denari stranieri, Ruggero fece coniare due nuovi
nominali argenti: il ducalis145 e la tercia ducalis.146

141
Coniato in occasione della riconquista di Ruggero II di Bari nel 1139: il tipo non riporta alcun
riferimento alla figura del sovrano (risultando così anonimo); Travaini 1995, pp. 54-55.
142
Si veda p. 11 di questo elaborato.
143
Travaini 1995, p. 285.
144
D'Andrea, Contreras 2013, n. 150; Travaini 1995, p. 285.
145
Per lo studio e l'analisi del ducalis si veda Travaini 1995, pp. 210-218.
146
Di questo nominale si parlerà successivamente.

36
L'unica fonte scritta che tratta della riforma monetaria di Ruggero II è il Beneventani
Chronicon di Falcone di Benevento147, in cui il cronista parla della riforma monetaria
come di una vera e propria truffa a danno della popolazione.148
La sua visione è tuttavia di parte, e la riforma ebbe dei vantaggi e molto successo.
Il nuovo sistema monetario è stato ricostruito come segue da Travaini proponendo la
seguente tabella (in cui risultano alcune monete di conto)149

I tarì siciliani
Il tarì siciliano venne modificato con una croce astile invece che greca; sull'altro lato
venne posta una legenda circolare cufica con nome e titoli del re.
Dallo studio dei ripostigli150 è possibile affermare che Ruggero II ritirò "tutti i tarì
normanni «non cristiani», vale a dire quelli che non potevano essere riconosciuti a
prima vista come normanni senza saper leggere l'arabo: erano questi i tarì di Roberto
il Guiscardo e Ruggero I anteriori al 1085".151
I tarì emessi a partire dal 1140 riportano una datazione compresa tra il 535-548
E./1140-1154.

[29] Palermo e Messina, Ruggero II, tarì d'oro (535-548 E./1140-1154)152


Il campo del dritto presenta un globetto circondato dalla seguente legenda:
Arabo: ‫مالك رجار المعتز باهلل‬
Traslitterazione: al-malik Rujār al-mu'tazz bi-llāh
Traduzione: Il re Ruggero potente per grazia di Allah

Il campo del rovescio presenta la croce astile tra IC-XC/NI-KA.


Il giro esterno riporta la formula di zecca e data.

147
Storico longobardo attivo presso la curia pontificia di Benevento nella prima metà del XII secolo.
148
Falcone di Benevento, p. 234. Per una migliore analisi della fonte di Falcone, si veda Travaini 1995,
pp. 55-60.
149
Travaini 1995, p. 59
150
Si veda Travaini 1995, p. 104.
151
Travaini 1995, p. 62.
152
D'Andrea, Contreras 2013, n. 231; Travaini 1995, pp. 112-123.

37
Come precedentemente affermato, con questa riforma venne coniato un nuovo
nominale argenteo (il ducale). Questo nominale con legende latine, si presume sia
stato emesso a Palermo (manca dell'indicazione della zecca) e destinato alla
circolazione nel Ducato di Puglia, mentre la sua frazione, la tercia ducalis, venne
destinata anche alla Sicilia.
La tercia ducalis, con legenda sia latina che araba, è caratterizzato dalla mancanza
del nome del sovrano: la sola apposizione della data e del nome della zecca è
sufficiente a individuare l'autorità emittente. 153

[30] Palermo, Ruggero II, tercia ducalis d'argento (535 E./1140-41)154


Il campo del dritto presenta la seguente legenda su due righe:
Arabo: ‫بمدينة \ صقلية‬
Traslitterazione: mādinat Ṣiqilliyyah
Traduzione: Nella città/di Sicilia.

Il giro esterno presenta la formula di zecca e data.


Il campo del rovescio presenta una croce potente, con un globetto per ogni braccio; il
giro esterno riporta la legenda TERCIA DVCALIS.

Anche la kharruba sembra essere stata modificata, con il volume di produzione


ridotto, così da rendere la tercia ducalis la moneta divisionale argentea più diffusa
del Regno.

[31] Palermo, Ruggero II, kharruba di mistura (1140-41?)155


Il dritto presenta il nome e il titolo al-malik Rujār su due righe; il rovescio presenta
su due righe la titolatura personale di Ruggero II, ovvero al-mu'tazz bi-llāh.

153
Esiste una classificazione di questo nominale basata sugli elementi stilistici ed epigrafici che
corrispondono alle diverse date dell'Egira (535-38 E./1140-43); Travaini 1995, pp. 218-219.
154
D'Andrea, Contreras 2013, n. 242; Travaini 1995, pp. 218-219.
155
D'Andrea, Contreras 2013, n. 251.

38
Furono emessi numerosi a Messina numerosi tipi di rame, e il primo [32] si riferisce
proprio alla riforma.

[32] Messina, Ruggero II, follaro in rame (536 E./1141-42)156


Il campo presenta la seguente e inconsueta legenda su tre righe:
Arabo: ‫باألمر \ مالك \ ضرب‬
Traslitterazione: bi-'l-amr/al-maliki/ḍuriba.
Traduzione: per l’ordine/regnante/battuta.

Il rovescio del campo presenta una legenda circolare con formula di zecca e data
intorno ad una croce.
Secondo Balog la legenda "per l'ordine regnate" sarebbe un plausibile rimando "alla
riforma monetaria del 1140, e la somiglianza con la tercia ducalis d'argento,
anch'essa del 1140, sembra una conferma ulteriore".157

[33] Messina, Ruggero II, follaro in rame (540 E./1145-46)158


Il dritto presenta una figura stellata ottagonale a quattro raggi, con stella a sei punte
al suo interno; in ciascun quadrante è riportata una parte della legenda bi-amr al-
malik Rujār al-mu'aẓẓam.
Il rovescio presenta un anello con sei raggi inscritti in ciascun quadrante dalla
formula di zecca e data.

La riforma riguardò tutta la produzione monetaria, inclusa quella emessa nell'Italia


meridionale; qui si analizzano solo i tipi con legenda in arabo, ovvero i tarì
amalfitani e alcuni follari baresi.

[34] Amalfi, Ruggero II, tarì d'oro (1140-1154)159


I tarì amalfitani subirono una regolamentazione degli standard (il diametro divenne
progressivamente più largo), mentre le legende rimasero pseudocufiche.

156
D'Andrea, Contreras 2013, n. 246; Travaini 1995, p. 299.
157
Travaini 1991, pp. 158-159.
158
D'Andrea, Contreras 2013, n. 246; Travaini 1995, p. 300.
159
D'Andrea, Contreras 2013, n. 188; Travaini 1995, pp. 175-177.

39
Il dritto presenta una R, circondata da due giri di legenda (ai lati della lettera vari
simboli). Il rovescio presenta una croce potente, circondata da due giri di legenda
(intorno alla croce vari simboli).

Due tipi di follaro barese sono particolarmente interessanti, anche se inizialmente


entrambi erano stati attribuiti a Messina.
Il tipo [35], "prototipo di una serie molto ricca di cui sono state individuate tre
classi"160, era stato attribuito alla zecca di Messina; tuttavia la presenza della figura
di San Demetrio, santo guerriero venerato in particolar modo dalla Chiesa greco-
ortodossa, risulterebbe più affine alle tradizioni culturali baresi.161

[35] Bari, Ruggero II, follaro in rame (543 E./1148-49)162


Il dritto presenta San Demetrio posto frontalmente con corazza, nella mano destra
impugna una lancia e nella sinistra uno scudo; ai lati il nome del santo in greco Θ
ΔHMH-TPH:
Il rovescio riporta la data di emissione in cifre arabe, tra due crocette:
Arabo: ٥٤٣ ‫تموز‬
Traslitterazione: tammuz 543.
Traduzione: luglio 543.

[36] Bari, Ruggero II, follaro in rame (545 E/1150-51)163


Il dritto presenta la Madonna orante; ai lati MP-ΘY/Μήτηρ Θεοῦ (Madre di Dio).
Il rovescio presenta la formula di data con il verbo 'umila, disposta a croce.164

160
Travaini 2016, n. 247.
161
Questi tipi in rame celebrerebbero la conquista di Corfù nel 1148.
162
Travaini 2016, n. 247, p. 12*.
163
Travaini 2016, n. 248.
164
Questo tipo venne attribuito da Travaini alla zecca di Messina; tuttavia è stato recentemente
attribuito alla zecca barese per via della forma poligonale del tondello (la stessa forma del tipo [35]
con san Demetrio) e "comprovata dai numerosi ritrovamenti in Puglia": Travaini 2016, p. 13*.

40
6 Guglielmo I (1154-1166)

Alla morte di Ruggero II nel febbraio 1154 gli succedette il figlio Guglielmo, il quale
era stato associato al trono dal padre nel 1151, così da assicurarsi la fedeltà dei
feudatari verso il figlio.165
Nel 549 E./1153-54 venne emessa presso la zecca di Mahadia, in Ifriqiya, una serie
limitata di dīnār celebrativi in commemorazione della scomparsa di Ruggero II e in
occasione dell'incoronazione di Guglielmo I.166

Il suo regno fu segnato dal contrasto tra il 1155-58 con papa Adriano IV (1154-59),
coalizzato con l'imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-80) e da continue
lotte intestine, tra cui la violenta ribellione baronale guidata da Matteo Bonello nel
1160-61, nella quale lo stesso re venne imprigionato e successivamente liberato per
moto popolare.
Guglielmo I riuscì comunque a stroncare la ribellione in Sicilia e successivamente in
Italia meridionale, ponendo fine alle rivolte interne.
Oltre all'insofferenza di molti nobili alla centralizzazione del potere da parte degli
Altavilla, uno dei motivi scatenanti delle rivolte sembra essere stata la forte pressione
fiscale che lo fece nominare "il Malo ", anche se non sembra fondato.167
Una volta stroncate le ribellioni, Guglielmo I si dedicò alla costruzione di uno dei
simboli dell'architettura arabo-normanna di Palermo: la Zisa.168
Guglielmo I morì il 7 maggio 1166: le continue tensioni con la nobiltà e i feudatari si
placarono solamente con la salita al trono del figlio Guglielmo II.

Guglielmo I: monetazione e legende arabe

La monetazione siciliana di Guglielmo I seguì in linea le tracce della monetazione di


Ruggero II, con un abbondante emissione di tarì d'oro e follari di rame; minore fu
l'emissione di ducali d'argento, mentre non sono state ritrovate frazioni argentee.
Ancor prima di essere incoronato il 4 aprile del 1154, Guglielmo I fece emettere tarì
siciliani a suo nome, "sui quali fu indicato, oltre all'anno dell'Egira 549 (dal 18 marzo
1154 al 6 marzo 1155), anche il mese cristiano «marzo»".169
Sui tarì siciliani la sua titolatura fu la seguente:

Arabo: ‫مالك غليالم هادي باهلل‬

165
Matthew 1997, p. 72-78
166
Travaini 1995, p. 124.
167
Secondo le maldicenze dei cronisti successivi e le leggende popolari, "Guglielmo I avrebbe fatto
ritirare tutte le monete d'oro dalla circolazione, sostituendole con monete di cuoio […]": Travaini
1995, p. 69.
168
Per l'analisi architettonica della Zisa, si veda Scerrato 1979, pp. 317-340.
169
Poco dopo la morte del padre Ruggero II, avvenuta nel febbraio 1154; Travaini 1995, pp. 66-67.

41
Traslitterazione: al-malik Ghulyālim al-hādī bi-amr Allāh
Traduzione: Il re Guglielmo la guida secondo l'ordine di Allah.

[37] Palermo e Messina, Guglielmo I, tarì d'oro (549-561 E./1154-1166)170


Il campo del dritto presenta una legenda circolare con nome e titolatura.
Il rovescio presenta una croce astile tra IC/XC - NI/KA.
Il giro esterno del dritto e del rovescio presenta la formula di zecca e data.

L'unico tipo di kharruba fu coniato in grande quantità:

[38] Palermo, Guglielmo I, kharruba di mistura (553-54 E./1158-60)171


Il dritto presenta la seguente legenda su tre righe; tra la prima e la seconda riga è
presente una croce:
Arabo: ‫مالك \ غليالم \ مستعز‬
Traslitterazione: al-malik/Ghulyālim/al-mu'aẓẓam
Traduzione: Il sovrano/Guglielmo/il grande.

Il campo del rovescio presenta una stella ad otto raggi, circondata dalla formula di
zecca e data.

Come per le kharrube, a Messina fece battere un solo tipo in rame in grande
quantità172:

[39] Messina, Guglielmo I, follaro in rame (550 E./1154-55)173


Il campo del dritto presenta la legenda latina REX/W; il giro esterno riporta la
formula di zecca e data.
Il rovescio presenta il busto della Madonna con il Bambino; ai lati MP-ΘY, ovvero
Μήτηρ Θεοῦ (Madre di Dio).

170
D'Andrea, Contreras 2013, n. 319; Travaini 1995, p. 124.
171
D'Andrea, Contreras 2013, n. 336; Travaini 1995, pp. 223-224.
172
Travaini 1995, p. 309.
173
Travaini n. 302, p. 308.

42
Per quanto riguarda la monetazione dell'Italia meridionale, a Salerno non risulta
alcuna emissione di tarì, mentre vennero coniati numerosi tipi di follari. Secondo
Travaini "i tanto numerosi tipi potrebbero essere, in via di ipotesi, una conseguenza
di ripetute renovationes di natura fiscale, anche se di modalità difficili da precisare, e
non riscontrate in Sicilia".174
Ad Amalfi Guglielmo I probabilmente fece coniare tarì con legende pseudocufiche,
simili ai tarì amalfitani del padre Ruggero II.175

[40] Amalfi, Guglielmo I, tarì d'oro (1154-1166)176


Il campo del dritto presenta la lettera W con globetti in alto e ai lati.
Il rovescio presenta una croce; su entrambi i lati della moneta ci sono legende
pseudocufiche circolari.

174
Travaini 1995, p. 70.
175
Data la rarità degli esemplari è plausibile ipotizzare che queste siano state emesse limitatamente;
Travaini 1995, p. 178.
176
Travaini 1995, n. 299, p.p. 177-178.

43
7 Guglielmo II (1166-1189)

Guglielmo I morì il 7 maggio del 1166: erede del Regno era il dodicenne Guglielmo
II, il quale venne incoronato il 17 maggio dello stesso anno. La reggenza venne
affidata alla madre Margherita (1166-71), la quale venne affiancata dal vescovo di
Siracusa Riccardo Palmer, dal notaio Matteo d'Aiello e dal qāʾid177 Pietro. La regina
tuttavia affidò sempre più potere ed incarichi al qāʾid Pietro, venendo così a creare il
risentimento degli altri due membri del consiglio e della nobiltà latina della corte,
che mal sopportava la componente araba: gli anni della reggenza furono
contraddistinti da numerose lotte e intrighi di corte.178

Con l'entrata di Guglielmo II nella maggiore età nel dicembre del 1171 questa
situazione di disordini interni ebbe fine e il Regno di Sicilia conobbe un periodo di
grande stabilità e di fioritura in tutti i settori.
Il cronista Riccardo di San Germano (c. 1170-1243) descrisse successivamente il re
Guglielmo II, esaltando la sua figura ed elogiandone le virtù: da questa biografia
nacque l'appellativo di Guglielmo II "il Buono".
Durante il suo regno si diede notevole importanza all'arte, con la costruzione di
notevoli opere architettoniche come il Duomo di Monreale179 e il palazzo della Cuba,
capolavoro dell'arte arabo-normanna.180
Un atto importante del regno di Guglielmo II fu il successo diplomatico che legò in
matrimonio nel 1186 la zia Costanza d'Altavilla181 ed Enrico VI di Svevia
(imperatore dal 1191), figlio dell'imperatore Federico I il Barbarossa (1155-90) per
un matrimonio che avrebbe portato la pace e la stabilità fra il Regno e l'Impero, fino
ad allora in continua lotta fra di loro.182 Questo successo diplomatico, tuttavia,
cambiò le sorti del Regno di Sicilia poiché fu proprio Enrico VI, divenuto imperatore
nel 1191, a porre fine al dominio degli Altavilla nel 1194.

Guglielmo II: la prima monetazione (1166 - c. 1180/85)

La monetazione di Guglielmo II si può classificare in due fasi: la prima monetazione


è compresa tra il 1166 e il 1180-85 mentre la seconda inizia tra il 1180-85 fino alla
fine del suo regno nel 1189.
In entrambe le due fasi vennero introdotti nuovi nominali e modificati quelli già
esistenti, con una conseguente modifica del sistema monetario.
La nuova titolatura sovrana di Guglielmo II fu:

177
Dall'arabo ‫قائد‬, traducibile come "comandante": indicava il titolo di funzionario di Palazzo.
178
Si veda Tramontana 1979, pp. 79-101.
179
Krönig 1979, pp. 305-310.
180
Per l'analisi architettonica della Cuba, si veda Scerrato 1979, pp. 317-340.
181
Figlia postuma di Ruggero II
182
Chalandon 1979, p. 517.

44
Arabo: ‫مالك غليالم الثاني مستعز باهلل‬
Traslitterazione: al-malik Ghulyālim al-mustaʽizz bi-llāh
Traduzione: il re Guglielmo il secondo il bramoso di potere per grazia di
Allah.

La prima monetazione si data probabilmente fin dal 1166, con tarì siciliani e nuovi
nominali d'argento, ovvero l'apuliense, il terzo di apuliense e il sesto di apuliense; il
solido rimase la moneta di conto e i valori dei tarì d'oro e dei follari in rame rimasero
invariati (tuttavia per questi ultimi nominali non si conosce il loro rapporto con i
nominali maggiori e con le kharrube).
Il nuovo sistema monetario è stato ricostruito come segue da Travaini proponendo la
seguente tabella.183

Il primo tipo con data certa è il tarì amalfitano, riformato con un'importante
modifica: la grafia pseudocufica venne sostituita, da legende arabe corrette.
"Tutti i tarì amalfitani di Guglielmo II finora noti hanno la data del 563 E./1167-68:
pur non potendosi escludere la possibilità di una immobilizzazione del tipo del conio,
si potrebbe supporre una produzione limitata a quell'anno; questi tarì amalfitani, che
tanto esaltano il re, e che così diversamente dai tarì precedenti accentuano l'autorità
regia, sembrano coincidere con l'opera di consolidamento delle strutture
amministrative del Regno, e di controllo sull'operato degli ufficiali di periferia,
avvenuta sotto la reggenza di Margherita […] ".184

[41] Amalfi, Guglielmo II, tarì d'oro (563 E./1167-1168) 185


Il campo del dritto presenta l'iniziale W tra due globetti; il giro esterno riporta la
formula di zecca e data; il giro interno riporta la titolatura sovrana di Guglielmo II,
con l'aggiunta del titolo al-thāni.
Il campo del rovescio presenta la legenda REX, circondata da due giri di legenda (le
stesse del dritto).

183
I punti interrogativi indicano l'incertezza del valore di questi due nominali; Travaini 1995, p. 73
184
Travaini 1995, pp. 71-72.
185
D'Andrea, Contreras, n. 340; Travaini 1995, p. 168.

45
Venne ripresa inoltre l'emissione di tarì d'oro a Salerno, dopo una sospensione di
alcuni anni iniziata con Ruggero II.
La data di emissione non è nota: è probabile che i tarì salernitani avessero sostituito i
tarì amalfitani, dato che quest'ultimi riportano una sola data (563 E./1167-68).
Tuttavia è sicura l'ipotesi di "una produzione parallela di tarì ad Amalfi, a 10 carati, e
a Salerno, a 8 carati, secondo gli standards fissati da Ruggero II".186
La zecca di Salerno continuò ad emettere follari in latino come i precedenti, tuttavia
l'apposizione di legende corrette in arabo si limitò solamente ai nominali aurei.

[42] Salerno, Guglielmo II, tarì d'oro (1166?-89)187


Il campo del dritto presenta la legenda al-malik Ghulyālim al-thānī su tre righe; tra la
prima e la seconda riga è presente una stella a sei punte.
Il rovescio presenta la seguente legenda, ripresa dal tipo [25] di Ruggero II, su tre
righe; presente l'iniziale W tra due globetti, posta fra la prima e la seconda riga:
Arabo: ‫ناصر\ النص ان \ ية‬
Traslitterazione: nāṣir/al-Naṣrāniy/yah
Traduzione: protettore/del Cristianesi/mo

Con il regno di Guglielmo II, probabilmente già nei primi anni di sovranità assoluta,
è stata notata una variazione del peso teorico e dei pesi individuali che andarono ben
oltre il grammo (in alcuni casi si arriva a 2,50 g)188
"La fattura dei tarì di Guglielmo II è in genere meno accurata che nei precedenti, e
ciò rende più difficile la lettura della data. Per la cattiva esecuzione, il giro esterno
con formula di zecca e data è molto spesso fuori conio o poco leggibile; nella
maggior parte dei casi in cui la zecca è leggibile, però, questa è Messina. Sembra
dunque che tale zecca avesse assunto con Guglielmo II una posizione dominante
rispetto a quella di Palermo".189

186
Travaini 1995, p. 179.
187
D'Andrea, Contreras 2013, n. 341; Travaini 1995, pp. 179-180.
188
Nonostante ciò il contenuto di fino rimase uguale, senza subire alcuna variazione del contenuto
argenteo o in rame; Travaini 2016, p. 20*.
189
Travaini 1995, p. 126.

46
[43 A; B] Messina, Guglielmo II, tarì d'oro (564 E./1168-1169)190
Tipo A: il campo del dritto presenta un giglio circondato dal nome e la titolatura
sovrana.
Il campo del rovescio presenta una croce astile; ai lati IC-XC/NI-KA.
La formula di zecca e data di entrambi i lati risulta illeggibile.

Tipo B: un particolare segno caratterizza il dritto di questo tipo, che venne letto dal
Balog con il termine arabo bakh, ovvero "buono/eccellente": è plausibile l'intenzione
di voler indicare il buon valore del tarì. Sempre secondo Balog "il termine bakh si
trova per la prima volta sui dirhem abbasidi del califfo al-Mahdi (158-169 E./775-
785), come marchio di garanzia della qualità dell'argento."191

I nuovi nominali argentei di Guglielmo II sono l'apuliense, il suo terzo e il suo sesto,
che sostituirono i ducali e le terciae ducalis.
Questi nuovi tipi vennero coniati probabilmente a Palermo, anche se destinati in
parte alla circolazione in Puglia.
L'apuliense ha tipi latini, ma le due frazioni, il tercius apuliensis e il medius tercius,
presentano legende in arabo corretto.192
Questi tipi non riportano la formula di zecca e di data, ma è possibile datarle tra il
1166 e il 1180-85 circa, poiché nella seconda monetazione fu introdotto un tipo
argenteo nuovo.

[44] Palermo, Guglielmo II, terzo di apuliense d'argento (1166-85)193


Il campo del dritto presenta la legenda al-malik Ghulyālim al-thānī in nashki su tre
righe. La legenda marginale presenta in latino il valore del nominale, ovvero
TERCI7 APVLIENSIS.194

190
D'Andrea, Contreras 2013, n. 351; Travaini 1995, p. 126.
191
Travaini 1995, p. 127.
192
L'apuliense riporta legende in latino.
193
D'Andrea, Contreras 2013, n. 363; Travaini 1995, p. 225.
194
Esiste una variante di questa legenda, ovvero TERCI7 APVLIENSIS: I; il significato del segno I non è
stato ancora decifrato.

47
Il rovescio della moneta presenta una palma con datteri; ai lati e in alto è presente il
monogramma W - RX/Guglielmo Re; le due iniziali sono comprese tra due globetti.

L'ultimo nominale d'argento emesso con la prima riforma monetaria fu il medius


tercius/metà del terzo, con un valore di un sesto di apuliense: si tratta di un tipo
molto raro e piccolo.

[45] Palermo, Guglielmo II, sesto di apuliense d'argento (1166-85)195


Il campo del dritto presenta il monogramma W RX; in alto e in basso due anellini.
Il giro esterno presenta la legenda al-malik al-mu'aẓẓam Ghulyālim al-thānī
Il campo del rovescio presenta su due righe MED/TERC, ovvero il nome del
nominale medius tercius.

Continuò inoltre l'emissione della kharruba: nonostante non vi siano dati per una
datazione certa, si presume che appartenga al primo periodo della monetazione di
Guglielmo II.

[46] Palermo, Guglielmo II, kharruba di mistura (1166-80 c.)196


Il campo del dritto presenta la legenda al-malik Ghulyālim al-mu'aẓẓam in nashki su
tre righe.197
Il rovescio presenta bi-llāh/al-mustaʽizz su due righe, ovvero la continuazione della
legenda del dritto; al centro è presente una crocetta, in basso due anellini.

195
D'Andrea, Contreras 2013, n. 364; Travaini 1995, pp. 227-228.
196
D'Andrea, Contreras 2013, n. 365; Travaini 1995, pp. 230-231.
197
Vi sono alcuni punti che appaiono come segni diacritici; si veda Travaini 1995, p. 230.

48
A Messina la prima monetazione di Guglielmo II comprende un solo tipo puramente
epigrafico.

[47] Messina, Guglielmo II, follaro in rame (1166-80 c.)198


Il campo del dritto presenta la legenda al-malik Ghulyālim al-thānī in nashki su tre
righe.199
Il giro esterno presenta la seguente legenda innovativa:
Arabo: ‫ضر ب بامر مالك المعظم مستعز باهلل‬
Traslitterazione: ḍuriba bi-amr al-malik al-mu'aẓẓam al-mustaʽizz bi-llāh
Traduzione: Battuto per ordine del sovrano, glorioso e bramoso di potere per
grazia di Allah.

Il campo del rovescio presenta REX W/SCδS (Rex W secundus) su due righe; in alto
è presente un anellino.200
La legenda marginale presenta la formula di zecca in latino OPERATA IN VRBE
MESSANE (fatta nella città di Messina).

Guglielmo II: la seconda monetazione (c. 1180/85-1189)

La prima monetazione di Guglielmo II non rispondeva del tutto alle necessità locali,
tanto che nel periodo 1166-80 è stata riscontrata in Italia meridionale una presenza
maggiore di nominali argentei stranieri.
A causa della penuria di argento locale che caratterizzò gli ultimi tre decenni del XII
secolo, la zecca regia dell'argento di Palermo, trovandosi in una posizione decentrata
rispetto alle zone continentali, probabilmente non riuscì nel controllo e nella gestione
della circolazione di denari stranieri201, "che del resto rimediavano alla carenza di
moneta locale"202 nell'Italia meridionale.
A causa di ciò si decise l'introduzione di una nuova riforma monetaria databile tra il
1180 e il 1185.
Il nuovo sistema monetario è stato ricostruito come segue da Travaini proponendo la
seguente tabella.203

198
D'Andrea, Contreras 2013, n. 366; Travaini 1995, p. 317.
199
esiste una variante di questo tipo con la titolatura al-malik Ghulyālim nel campo e bi-llāh al-
mustaʽizz nel rovescio. D'Andrea, Contreras 2013, n. 368.
200
esiste una variante di questo tipo, con il monogramma REX W/SECδ
201
Nominali come i denari della zecca di Pavia e di Lucca, e i provisini provenienti dalla Champagne.
202
Travaini 1995, p. 77.
203
Travaini 1995, p. 78.

49
Come si evince da questa tabella, l'oncia divenne la principale moneta di conto, del
valore di 30 tarì teorici: il peso del tarì teorico passò da 1,05 g a 0,88 g, ma i tarì
effettivi ebbero pesi molto variabili.204
La diminuzione del peso teorico comportò "l'aumento del fenomeno dei tarì spezzati,
o tagliati, di varie misure, presente già prima dell'età normanna: tali frammenti non
erano usati come «frazioni», ma erano ottenuti probabilmente allo scopo di
completare una certa somma; era però possibile effettuare con essi anche dei piccoli
pagamenti, espressi in grani".205

Vennero introdotti due nuovi nominali argentei, il tercenario di conto e la sua


frazione, la quarta tercenarii (quarto di tercenario), che ricoprì il ruolo di moneta
effettiva.206

[48] Palermo, Guglielmo II, quarto di tercenario d'argento (1085-89)207


Il campo del dritto presenta una croce, circondata dalla seguente formula di zecca:
Arabo: ‫ضر ب بمدينة صقلية حفاظها باهلل‬
Traslitterazione: ḍuriba bi-mādinat Ṣiqilliyyah hifāzuhā bi-llāh
Traduzione: Battuto a Palermo possa Allah proteggerla.208

204
Per i numerosi tarì spessi, Travaini ha affermato che, "non è chiaro il motivo dell'aumento di
spessore; Balog suggerì l'ipotesi che i tarì fossero stati prodotti con un metodo documentato
dall'autore arabo Ibn-Ba'ra, consistente nel lasciar cadere in acqua, e così solidificare, le gocce di
metallo fuso, che poi venivano coniate": Travaini 1995, p. 129.
205
Travaini 1995, p. 77.
206
La quarta tercenarii si differenzia in tre diverse classi per il diverso stile grafico delle legende; Per
uno studio approfondito, si veda Travaini 1995, pp. 229-230.
207
D'Andrea, Contreras 2013, n. 369; Travaini 1995, pp. 228-229.
208
Secondo Travaini, "Sambon seguito da Spahr, lesse sul dritto «battuto a Palermo con l'aiuto di
Allah»; Tarascio vi ha letto invece «battuto a Palermo [la città de] il frutto dell'albero di Allah».
Quest'ultima lettura sembra influenzata dalla presenza della palma su diverse monete di Guglielmo II
(apuliense, tercius apuliensis e follaro anepigrafe); la lettura di una formula augurale come «Dio
possa proteggerla» (hifāzuhā bi-llāh) sarebbe preferibile": Travaini 1995, p. 228.

50
Il rovescio presenta su tre righe il nome in latino del tipo monetale, ovvero
qVART/ATERCE/NARII.

Anche i follari in rame siciliani vennero riformati: venne emesso "un grande
«follaro» di circa g 10/12, anepigrafe, con testa di leone su un lato e palma sull'altro,
e la sua frazione, di circa g 2, con testa di leone su un lato e legenda araba sull'altro,
con il nome del re. Anche per queste monete i pesi sono piuttosto regolari, in
rapporto apparente di 6 a 1. Queste monete sono piuttosto comuni, e la regolarità dei
pesi sembra indicare che le emissioni furono limitate nel tempo".209

[49] Messina, Guglielmo II, frazione di follaro in rame (1085-89)210


Il dritto presenta una testa di leone; il rovescio presenta la legenda al-
malik/Ghulyālim/al-thānī su tre righe.

209
Travaini 1995, p. 79.
210
D'Andrea, Contreras 2013, n. 373; Travaini 1995, pp. 318-319.

51
8 Tancredi di Lecce (1190-1194)

Poco prima di morire, Guglielmo II, non avendo figli, fece giurare ai nobili e a tutte
le più alte personalità del Regno di riconoscere come legittimi sovrani la zia
Costanza e il suo consorte Enrico VI di Svevia. La loro successione si basava sul
patto tra Guglielmo II e Federico Barbarossa: tale accordo prevedeva che, nel caso in
cui Guglielmo II e la consorte Giovanna Plantageneto non avessero avuto eredi, il
trono del Regno di Sicilia sarebbe passato ad Enrico VI e Costanza.
Una consistente componente anti-imperiale della nobiltà e dell'amministrazione
tuttavia non vide di buon occhio la salita al trono di Enrico VI promosse il ruolo di
Tancredi d'Altavilla conte di Lecce come futuro re.
Tancredi, figlio di Ruggero duca di Puglia (1134-48), figlio di Ruggero II, era un
personaggio già ben noto presso la corte reale palermitana. Grazie alla stima ottenuta
e considerato, nonostante l'illegittimità della pretesa, come erede maschio in linea di
successione degli Altavilla, nel gennaio del 1190 Tancredi venne incoronato re di
Sicilia.
Lo stesso pontefice Clemente III (1187-91), temendo un accerchiamento dei territori
della Chiesa con l'unificazione del Regno di Sicilia e del Sacro Romano Impero,
convalidò e benedì l'incoronazione.
Gli anni di regno di Tancredi furono contraddistinti dalle continue lotte con
l'imperatore Enrico VI, il quale tuttavia riuscì a conquistare il trono di Sicilia solo
alla morte di Tancredi, avvenuta il 20 febbraio 1194.211

Tancredi: monetazione e legende arabe

Tancredi seguì in parte il sistema monetario di Guglielmo II.


La sua titolatura fu:

Arabo: ‫مالك تنقرير المعظم المنصور باهلل‬


Traslitterazione: al-malik Tanqrīr al-mu'aẓẓam al-manṣūr bi-llāh
Traduzione: il sovrano Tancredi il grande il vittorioso per grazia di Allah212

Sui tarì siciliani il titolo personale al-manṣūr bi-llāh, fu probabilmente un tentativo di


presentarsi come un sovrano forte e vittorioso in un periodo di continue lotte e guerre
contro le mire espansionistiche di Enrico VI.
I tarì siciliani si possono distinguere in due classi in base alla tipologia di croce
presente sul rovescio del tipo [50] (con croce astile) e [51] (con croce patriarcale).
Non si conosce l'esatto anno di emissione dei due tipi di tarì [50;51] per via del giro
esterno illeggibile; si presume che il tipo [50] sia stato emesso nei primi anni di

211
Matthew 1997, pp. 357-363.
212
Travaini 1995, p. 404.

52
regno, mentre il tipo [51] sia stato emesso sul finire del regno di Tancredi, essendo
poi stato ripreso dal figlio Guglielmo III.

[50 A; B] Messina, Tancredi, tarì d'oro (1190-94)213


Tipo A: il campo del dritto presenta una stella a sei punte214; il giro interno presenta
la legenda al-malik Tanqrīr al-mu'aẓẓam; il giro esterno presenta la formula di zecca
e data.
Il campo del rovescio presenta una croce astile215; ai lati la legenda IC-XC/NI-KA;
nel giro esterno la formula di zecca e data è totalmente illeggibile.

Tipo B: il campo del dritto presenta una crocetta con globetti; il giro esterno riporta
la titolatura al-malik Tanqrīr al-manṣūr bi-llāh.

[51] Palermo, Tancredi, tarì d'oro (1190-94)216


Questo seconda classe di tarì riporta le medesime caratteristiche del dritto del tipo
[50 b]; il campo del rovescio presenta una croce patriarcale; ai lati la legenda IC-
XC/NI-KA.
Il giro esterno riporta la legenda al-malik Tanqrīr al-manṣūr bi-llāh.

I nominali di mistura sono quattro: la medalea tercenarii, la quarta tercenarii,


l'ottavo di tercenario e la kharruba.
La medalea tercenarii fu il nominale argenteo maggiore del sistema di Tancredi:
venne definito mezzo tercenario per l'ipotesi che venisse adoperato come metà
effettiva del tercenario di conto di Guglielmo II.217

213
D'Andrea-Contreras 2013, n. 388; Travaini 1995, pp. 129-130.
214
Vennero utilizzati diversi simboli, come la stella a sei punte, crocetta, globetti, eccetera.
215
Croce adoperata anche dai precedenti sovrani.
216
D'Andrea, Contreras 2013, n. 395; Travaini 1995, pp. 129-130.

53
[52] Palermo, Tancredi, medalea tercenarii di mistura (1190-94)218
Il campo presenta la seguente legenda su cinque righe:
Arabo: ‫ضرب \ بمدينة صقلية \ بامر مالك تنقر ير \ المعظم خلد \ هللا ملكه‬
Traslitterazione: ḍuriba/bi-madīnat Ṣiqilliyyah/bi-amr al-malik Tanqrīr/al-
mu'aẓẓam khallada/Allahu malkahu
Traduzione: Battuto/a Palermo/per ordine del re Tancredi/il grande; faccia
durare/Allah il suo regno

Il campo del rovescio presenta la titolatura latina TACD'/REX SI/CIL'E su tre righe;
il giro esterno riporta l'invocazione religiosa cristiana DEXTERA DNI EXALTAVIT
ME (la destra del Signore mi ha innalzato), che fa parte del versetto 16 del capitolo
117 dei Salmi, "significativamente lo stesso usato da Ruggero II per la sua
promozione regia".219

[53] Palermo, Tancredi, quarto di tercenario di mistura (1190-94)220


Il campo presenta la legenda Tanqrīr/malik/Ṣiqilliyyah su tre righe.
Il rovescio presenta la legenda latina TACD'/REX SI/CIL'E.

[54; non illustrato] Palermo, Tancredi, ottavo di tercenario di mistura (1190-


94)221
Il campo del dritto presenta la legenda al-malik/Tanqrīr su due righe
Il rovescio presenta la legenda latina TACD’/REX.

[55] Palermo, Tancredi, kharruba di mistura (1190-94)222


Il dritto presenta la legenda al-malik/Tanqrīr/al-mu'aẓẓam su tre righe.

217
Di questo nominale esistono due diverse classi, differenziate in base alla forma della lettera C
presente nella legenda centrale del dritto: la "classe A" presenta una C di forma semilunata, mentre
la "classe B" presenta una C di forma quadrata.
218
D'Andrea, Contreras 2013, n. 403; Travaini 1995, p. 231.
219
Travaini 1995, p. 231.
220
D'Andrea, Contreras 2013, n. 404; Travaini 1995, p. 232.
221
Travaini 2016, n. 398/1, p. 14*.
222
D'Andrea, Contreras 2013, n. 405; Travaini 1995, p. 233

54
Il rovescio presenta la titolatura personale di Tancredi bi-llāh al-manṣūr su due
righe; tra la prima e la seconda riga è presente una crocetta

A Messina Tancredi fece emettere un tipo di follaro con il suo nome con quello del
figlioletto Ruggero III, associato al trono tra il luglio e l'agosto del 1192.223

[56] Messina, Tancredi con Ruggero III, follaro in rame (1192-93)224


Il dritto presenta la legenda al-malik/Tanqrīr su due righe.
Il campo del rovescio presenta al centro REX e nel giro esterno +ROGERIVS.

Ruggero III morì nel 1193 e Tancredi associò al trono il figlioletto Guglielmo, il cui
nome fu battuto in un tipo di follaro di Salerno
Nonostante il breve regno (1189-1194), Tancredi fece emettere un considerevole
numero di monete: potrebbe trattarsi di un tentativo da parte del sovrano di
imprimere un carattere di continuità con il regno precedente.
Inoltre la stessa associazione di Ruggero III e Guglielmo III al trono (con
conseguente nomina sui follari in rame) volle dare anche un senso di successione
duratura al regno di Tancredi.

Per quanto riguarda la monetazione dell'Italia meridionale, l'uso della lingua araba è
riscontrabile solamente sui nominali aurei.
Tancredi continuò l'emissione di tarì d'oro e follari in rame a Salerno di tarì d'oro
modificati nei valori225ad Amalfi.

[57] Amalfi, Tancredi, tarì d'oro (585 E./1190) 226


Il campo del dritto presenta nel centro TAC'D227(Tancredi) e una legenda circolare
araba con il nome e il titolo di Tancredi.

223
L'emissione di questo tipo monetale fu davvero ingente per via dei numerosi ritrovamenti
all'interno di tesoretti e ripostigli; tuttavia fu emessa per un breve periodo a causa dell'improvvisa
morte di Ruggero III.
224
Travaini 1995, n. 399, p. 329.
225
"Nonostante l'apparente alterazione della composizione, il peso restava costante mentre il
diametro aumentava: l'aumento del volume dei tarì sembra fosse stato il mezzo usato in zecca per
mantenere il peso stabile […]": Travaini 1995, p. 181.
226
D'Andrea, Contreras 2013, n. 374; Travaini 1995, p. 180.

55
Il giro esterno riporta la formula di data:
Arabo: ‫ضرب بامر مالك تنقرير سنة خمس و ثمانون و خمس مئة‬
Traslitterazione: ḍuriba bi-amr al-malik Tanqrīr sanata 585.
Traduzione: Battuto per ordine del re Tancredi l'anno 585.

Il campo del rovescio presenta il titolo latino REX; ai lati due stelle a sei punte;
entrambi i giri presentano le legende del dritto.

I tarì di Salerno continuarono il tipo con legende orizzontali.

[58] Salerno, Tancredi, tarì d'oro (1190-94)228


Il dritto presenta la seguente legenda bilingue:
Arabo-Latino: ‫ \ ناصر‬TACD229 REX \ ‫النصر انية‬
Traslitterazione: nāṣir/TACD REX/al-Naṣrāniyyah.
Traduzione: Protettore/TANCREDI RE/del Cristianesimo.

Il rovescio presenta la legenda al-malik/Tanqrīr/al-mu'aẓẓam su tre righe.

227
La lettera T e la lettera A sono legate.
228
D'Andrea, Contreras 2013, n. 378; per uno studio più approfondito sui valori del tarì salernitano,
si veda Travaini 1995, pp. 181-182.
229
Le lettere T e A sono legate.

56
9 Guglielmo III (febbraio-novembre 1194)

Subito dopo la morte di Tancredi nel febbraio 1194, gli successe il figlioletto
Guglielmo III, già associato al trono nel 1193, sotto la reggenza della madre Sibilla.
Il suo regno durò solo nove mesi: Enrico VI di Svevia preparò una spedizione in
Italia nel tentativo di annettere definitamente il Regno di Sicilia. Coadiuvato dalla
flotta pisano-genovese, Enrico VI giunse trionfale a Palermo il 20 novembre del
1194, senza incontrare alcuna resistenza da parte delle città del Regno (l'unica a
resistere fu Salerno).230
L'imperatore venne immediatamente incoronato re di Sicilia il 25 di dicembre: il
Regno di Sicilia passò all'imperatore del Sacro Romano Impero, ponendo così fine
alla dinastia regale degli Altavilla.231

Guglielmo III: monetazione e legende arabe

Di Guglielmo III si conoscono solamente tarì siciliani datati 590 E./1194-95, con la
croce patriarcale.
Come titolo personale per Guglielmo III fu ripresa la titolatura personale di Ruggero
II: è plausibile considerare questa scelta come un tentativo augurale da parte dei
funzionari reali ad un ritorno alla potenza e agli antichi fasti.

[59] Palermo, Guglielmo III, tarì d'oro (590 E./febbraio-novembre 1194)232


Il campo del dritto presenta una stella a sei raggi; il giro interno presenta la titolatura
sovrana di Guglielmo III:
Arabo: ‫مالك غليالم المعتز باهلل‬
Traslitterazione: al-malik Ghulyālim al-mu'tazz bi-llāh
Traduzione: il sovrano Guglielmo il potente per grazia di Allah

Il rovescio presenta una croce patriarcale con IC-XC/NI-KA nei quadrati.


La formula di zecca e data è presente nel giro su entrambi i lati

230
Chalandon 1979, p. 524.
231
Houben 1999, pp. 221-222.
232
D'Andrea, Contreras 2013, n. 411, Travaini 1995, p. 132.

57
Conclusioni

Nel corso di questo lavoro si è cercato di indicare e analizzare le differenti legende in


arabo nella monetazione normanna dell'Italia meridionale e di Sicilia.
Il loro studio permette di ipotizzare alcune motivazioni che avrebbero plausibilmente
spinto i sovrani normanni ad adottare una lingua inizialmente totalmente estranea alla
loro.
In primo luogo è possibile evidenziare la volontà di non mostrarsi in Sicilia come un
momento di rottura con il passato ma di porsi come un elemento di continuità.
È inoltre ben evidente lo scopo celebrativo delle legende con l'utilizzo di titolature
della tradizione arabo-islamica fatimida, nel tentativo di mostrare il sovrano come un
re scelto da Dio/Allah e da lui favorito (si pensi al titolo di Ruggero II e Guglielmo
III, al-mu'tazz bi-llāh/il potente per grazia di Allāh). Si tentava così di mostrare "alla
popolazione di lingua araba di Sicilia che la monarchia degli Altavilla regnava sulla
comunità musulmana dell'isola per autorità divina".233
Secondo Jeremy Johns, inoltre, l'utilizzo di titolature fatimidi era un tentativo da
parte dei sovrani normanni (in particolar modo di Ruggero II) di legittimare la
propria posizione agli occhi non solo dei propri sudditi, ma anche delle potenze
musulmane del Mediterraneo del XII secolo.234

L'uso di titolature fatimidi nella monetazione normanna si concluse nel 1194 con la
deposizione di Guglielmo III da parte di Enrico VI di Svevia che, divenuto re di
Sicilia, cancellò le tradizioni normanne.235
L'imperatore, una volta conquistata l'Italia meridionale e la Sicilia, "abolì le monete
di rame e introdusse denari di bassa lega d'argento, allineando il Regno alle tradizioni
dell'Italia settentrionale. La zecca di Salerno fu definitivamente chiusa e fu aperta
quella di Brindisi"236; le legende arabe vennero eliminate completamente dai tarì
amalfitani.
I tarì siciliani, essendo moneta internazionale, mantennero le loro legende arabe ma
"la titolatura da lui scelta accanto al suo nome non seguiva la tradizione islamica
bensì quella imperiale romana traslitterando Enrico Cesare Augusto (Hariˉr Qaiṣar
Awghust). Tutto in queste monete riflette la volontà di assorbire il Regno nell'Impero,
riducendone la visibilità".237
Questi provvedimenti furono un evidente tentativo di cancellare il passato normanno
del Regno di Sicilia, con la volontà di uniformarlo al sistema monetario dell'Impero.

233
Per le numerose invocazioni e titolature religiose dei sovrani normanni di Sicilia si veda Johns
1986, p. 26.
234
Johns 1986, pp. 25-26.
235
Sul regno di Sicilia di Enrico VI, si veda Matthew 1997, pp. 363-367
236
Travaini 2013, p. 193.
237
Travaini 2013, p. 194.

58
La morte prematura di Enrico VI, tuttavia, riportò col piccolo Federico II di Svevia238
(1198-1250) le tradizioni normanne.
Nella prima parte del suo regno, sotto la tutela della madre Costanza, continuò
l'emissione di tarì siciliani con legende in arabo e il titolo al-mu'aẓẓam; inoltre venne
ripresa l'emissione di tarì amalfitani celebrativi con legenda in arabo.239
Le legende in arabo vennero adottate "per celebrare e dimostrare la continuità
normanna […]".240
Il tarì siciliano come tipologia monetaria, dal contenuto aureo di 16 carati ⅓, venne
emesso anche dai figli di Federico II, Corrado (1250-54) e Manfredi (1258-66), i
quali utilizzarono lo pseudocufico per le proprie legende esterne.241
Con la sconfitta di Manfredi nella battaglia di Benevento (26 febbraio 1266), il
Regno di Sicilia passò a Carlo I d'Angiò (1266-82 come re di Sicilia), il quale
continuò l'emissione di tarì siciliani fino al 1278, data segnò la fine del tarì
normanno.242

Il carattere arabo-islamico della dominazione normanna tuttavia non si limitò e non


si concluse con l'eliminazione dell'arabo dalle legende monetali o dai documenti
della cancelleria regia.
L'esperienza della zecca siciliana e della sua eccezionale continuità nell'emettere
monete d'oro fu tale che venne presa come modello da altre zecche dell'Italia centro-
settentrionale nel corso del XIII e XIV secolo, che iniziarono a battere monete d'oro.
Traccia di questa eredità è nella parola italiana "zecca", che deriva dal termine arabo
sikka e mediato dal Regno normanno e svevo.

238
Pe uno studio sui primi anni di regno di Federico II, si veda Matthew 1997 pp.384-396.
239
L'ultimo tarì amalfitano con legenda araba venne emesso nel 1221.
240
Travaini 2013, p. 195.
241
Si veda Travaini 2013, fig. 8.19, p. 197.
242
Si veda Travaini 2013, pp. 200-201.

59
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