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MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI

PUBBLICAZIONI DEGLI ARCHIVI DI STATO

. SAGGI 3

ANTOLOGIA
DI SCRITTI ARCHIVISTICI

a cura di

RoMuALDO GruFFRIDA

!
1

l
j
ROMA 1985
. UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHIVISTICI
DIVISIONE STUDI E PUJ)BL!CAZIONI

Comitato per le pubblicazioni: Renato Grispo, presidente, Paola Carucci, Arnaldo


D'Addatio, Antonio Dentoni Litta, segretario, Romualdo Giuffrida, Lucio Lume,
Giuseppe Pansini, Caudio Pavone, Vilma Piccioni Sparvoli, Luigi Prosdocimi, Leo­
poldo Puncuh, Isabella Zanni Rosiello.

Cura redazionale: Manuela Cacioli.

Sono trascorsi oltre trent'anni da quando Giorgio Cencetti, nel­


l'individuare quali conoscenze strettamente specifiche deve posse­
dere un archivista <<per assolvere adeguatamente il suo compito»,
precisava che la sua preparazione in archivistica <<... disciplina spe­
cificamente professionale, deve essere ampia, sicura, precisa, pro­
fonda... >>1•
Tuttavia l'acquisizione di una preparazione del genere era con­
dizionata, a suo avviso, dalla necessità che <<sia nelle Scuole di
archivio che nelle universitarie >> l'in�egnamento dell'archivistica su­
bisse << , .. un processo di revisione e di aggiornamento. ..» con­
siderato, tra l'altro, che la comparsa nel 1928 del trattato di Euge­
nio Casanova aveva cristallizzato << ... per così dire, in quasi tutte
le scuole. . >> tale insegnamento.
.

Se, nonostante gli autorevoli suggerimenti del Cencetti, l'inse­


gnamento dell'archivistica non ha purtroppo subito in tutte le Scuo­
le d'archivio un effettivo processo di revisione e di aggiornamento,
va detto invece che la dottrina archivistica nel decorso trentennio
è stata oggetto di un continuo processo d'indagine scientifica i cui
risultati man mano sono stati segnalati soprattutto nelle <<No­
tizie >> e poi nella << Rassegna degli Archivi di Stato >>. Ciò spiega
perché numerosi saggi e articoli comparsi in tali riviste costitui­
scono un prezioso materiale dalla cui conoscenza, a nostro avviso,
non può prescindere chiunque intenda acquisire o affinare quella
preparazione << ... ampia, sicura, precisa, profonda... >> il cui pos­
Distribuzione e vendita: Libreria dello Stato, Piazza Verdi 10, 00198 Roma sesso il Cencetti considerava la conditio sine qua non perché l'archi­
e Librerie concessionarie dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. vista possa svolgere i suoi compiti professionali.
PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
Va detto però che, se alle varie annate delle menzionate riviste
ROMA 1985 possono attingere con relativa facilità gli archivisti in servizio pres-

Scuola Tipografica Italo-Orientàle «S .. Nilo » � 00046 Grottaferrata I In «Notizie degli Archivi di Stato», XII (1952), pp. 15·18.
so i vari Istituti dell'Amministrazione archivistica statale, dotati
di biblioteche interne specializzate, lo stesso non si può dire che
accada agli estranei a tale Ammtnistrazione che frequentano le Scuo­
le d'archivio e quelle universitarie, allo scopo di inserirsi in gene­
rale come operatori nelle strutture scientifiche della pubblica Am­
ministrazione preposte alla tutela e alla valorizzazione dei beni cul­
turali archivistici.
Tale constatazione, suffragata per noi dall'esperienza acquisita
dut·ante quindici anni d'insegnamento universitario, ci ha indotto
a predisporre una sistematica raccolta antologica di saggi atti a
consentire agli studenti delle Scuole d'archivio e di quelle univer­
sitarie di conoscere alcuni degli aspetti più significativi del processo
che ha caratterizzato lo sviluppo della dottrina archivistica nel­
L'ARCHIVISTICA
l'ultimo trentennio in merito all'organizzazione archivistica, alla pre,
parazione professionale dell'archivista, ai problemi del riordinamen­
to e dell'inventariazione, allo scarto degli atti d'archivio, agli archivi
privati e a quelli ecclesiastici, alle moderne tecnologie applicate agli
archivi, ai problemi di metodo per le edizioni documentarie, alla
metrologia e,alla sfragistica, alla moderna edilizia degli archivi. ·
Con· tqle raccolta antologica in sostanza ·intendiamo perseguire
soprattutto finalità di carattere didattico: così, ad esempio, per
quanto'attiene allo scarto·- regolato dal d.p.r. 30 sett. 1963, n.
1409 e dal successivq d.p.r. 30 dic. 1975, n. 854 -· ci è sem­
brato opportuno proporre saggi che illustrano la situazione . ante­
riore alta normativa vigente, mentre per la consultabilità dei docu,
menti si. è preferito mettere a confronto due interpretazioni diver'
genti di und norma non priva di ambiguità.
Siamo consapevoli, ·naturalmente, che questa antologia - come
del restÒ: ogni opera del genere -.-· presenta delle lacune, ma que­
sto non ci sembra che. riduca l'utilità della nostra iniziativa che
vedè la luce ùi un momento ili cui si nota uiz rinnovato interesse
per la sisÙmazione teorica delle problematiche. fondamentali della
disciplina archivistica. .
Un particolare ringraziamento rivolgiamo a tutti coloro, autori
o eredi degli autori dei saggi qui pubblicati, che ci hanno autoriz­ ·

zato a curarne la ristampa.

RoMUALno GruFFRXDA '


Leopoldo Sandri

L'archivistica *

Argomento di questa relazione, che sarà forzatamente breve e quin­


di incompleta, è l'archivistica, la disciplina cioè che studia il fatto
archivio in tutte le sue significazioni ed incidenze e della quale archi"
vistica darò un quadro naturalmente a grandi linee, con riferimento
a taluni orientamenti dottrinali e pratici, quale essa si presenta oggi,
dopo un ventennio di studi, polemiche e ripensamenti e dopo che
l'intera materia ha dovuto procedere ad una approfondita determina"
zione dei suoi principi teorici e delle stesse sue finalità pratiche, sotto
la pressione di una realtà nuova e diversa da quella che, per lungo
volgere di anni, era stata considerata come il campo del suo lavoro e, ·

quindi, come il banco di prova della propria validità.


Il fatto che il trattato di Tecnica descrittiva degli archivi pubbli­
cato dallo statunitense Teodoro Schellemberg una diecina di anni
fa, e tradotto ormai in più lingue, venga da taluni considerato come
il << nuovo Casanova >>, che si pensi, cioè, che questo volume sia de­
stinato a rappresentare per gli archivisti di tutto il mondo quello che
rappresenta per essi da quaranta anni l'Archivistica di Eugenio Casa­
nova, è indice del profondo mutamento di idee che scuote il campo
della archivistica.
Se l'archivistica deve risolversi esclusivamente in una precettisti­
ca di come si formano, si organizzano e si conservano gli archivi in
modo da realizzare economia di spazio nella conservazione delle carte,
economia di tempo nella ricerca documentaria, economia di personale
nella conduzione dell'ufficio archivio, non c'è dubbio che il lavoro
dello Schellemberg può essere considerato come un lavoro pilota.
E poiché sostanzialmente qui non si fa alcuna distinzione tra ar­
chivi antichi ed archivi moderni, è chiaro che.l'area cronologica entro
la quale è chiamata oggi ad operare l'archivistica comprende un arco
di tempo che va dalla fine del mondo antico ai giorni nostri; ed an-

* In <<Rassegna degli Archivi di Stàto », XXVII (1967), pp. 411-426.


L'archiviStica 11
lO Leopoldo Sandri
Ma già nella sistematica che le era stata data, nella.. problematica
cara, poiché egli come gli altri autori che si affaticano attorno a quella
che si era posta e che continuamente si poneva questa archivistica
che si chiama la nuova archivistica intendono dettar norme per tutti
aveva raggiunto delle conclusioni, meglio formulato cprincipi, la cui
gli archivi ovunque questi si trovino, o già costituiti o in via di co­
validità superava quei limiti cronologici e geografici di applicazione
stituzione, ne deriva, anche, che l'area geografica di applicazione di
che le venivano attribuiti. Seguiamo alcuni di questi processi di auto­
questa archivistica si può dire coincida con l'intera superficie della
chiarificazione.
terra. Il che comporta che l'archivistica debba dettare norme valide
Il Panella, partendo dal Casanova, poteva mettere in evidenza la
per gli archivi di tutti i tempi e applicabili in tutte le società orga­
artificiosità e la inconsistenza della distinzione tra archivi storici, ossia
nizzate sia di antica che di recente formazione.
di interesse storico, e archivi di puro interesse amministrativo. Questa
Il superamento della archivistica del Casanova, ovverosia della
distinzione ritenuta valida per molto tempo ha avuto conseguenze in­
nostra archivistica tradizionale, sembra cosi essere evidente. La nostra
calcolabili nella conservazione del patrimonio documentario, o meglio,
vecchia archivistica appariva infatti come dettata principahnente per
per essere più chiari, nella non conservazione del nostro patrimonio
un'area geografica ben delimitata, e cioè l'Europa ed i paesi con isti­
documentario. Partiva questa distinzione dall'errato convincimento
tuzioni di derivazione europea e con limiti cronologici partenti dalla
che il documento nato per esigenze pratiche, essenziahnente giuridi­
fine del mondo antico, ma che si arrestavano alla soglia degli archi­
che, solo in un secondo momento potesse acquistare la qualificazione
vi moderni o in formazione, dei quali in definitiva quella archivistica
di fonte per la storia e non già nel momento stesso del suo porsi in
non si interessava; o meglio non riteneva che fosse suo compito il
essere. Per cui iri pratica avvenne che l'archivistica quale scienza sto­
farlo.
rica si disinteressò degli archivi che si andavano formando, preoceil­
Gravata come era questa archivista, al pari delle altre scienze
pata soltanto di quel materiale che aveva nei propri depositi o di quel­
ausiliarie della storia, dalla ipoteca medievalistica, si interessava so­
lo esterno purché avesse le medesime caratteristiche, e fosse suscetti'
prattutto di quegli archivi che il tempo aveva resi antichi, facendo
bile di essere utilizzato secondo le istanze della scienza storica del mo'
coincidere in definitiva il concetto di antico con quello di storico.
mento, che si muoveva su quei binari limitati a tutti noti.
Tuttavia questa archivistica tradizionale, pur nei ·limiti nei qua­
L'improvviso ampliarsi degli interessi dello storico a fonti docu'
li fatalmente si era rinchiusa, ha compiuto in questi anni un buon ri:J.eritarie mai, o quasi mai, prima prese in considerazione per la
lavoro.
migliore e più completa conoscenza dei fatti, e lo spostamento dei tèr'
mini cronologici dei suoi interessi a tempi a noi vicini fino a divenire
* * *
contemporanei, dimostrò, nella insufficienza delle fonti reperibili,
Innanzi tutto con il Casanova aveva messo un po' di ordine nel quali danni quella distinzione aveva arrecati, e l'importanza che la '
·

proprio contenuto: una congerie di notizie, di precetti, di norme giu­ dottrina avesse fatto giustizia di essa.
ridiche trovarono una sistemazione nella archivistica teorica, che af­ Anzi la dottrina fece di più formulando il principio: le fonti
frontava il campo dei principi e che in definitiva si incentrava nel documentarie per la storia nascono e si difendono nell'archivio in
problema degli ordinamenti da dare alle carte, nella archiveconomia formazione.
che trattava i mezzi e le modalità per la conservazione delle carte e la Sul problema degli archivi in formazione e cioè sugli archivi mo­
difesa di queste dalle molteplici forme attraverso le quali esse possono derni ebbi a richiamare io stesso l'attenzione degli studiosi di archivi­
deperire e perdersi; nella legislazione archivistica e cioè nella cono­ stica in occasione del nostro primo congresso or sono quasi vent'anni:
scenza di quelle norme che regolano raccolta, conservazione ed uso E voi tutti sapete come ormai l'archivistica, proprio come disciplina
della documentazione nel quadro degli ordinamenti statuali, nella storicistica, si interessi di questi archivi e conie la nostra recente legge
storia infine degli. archivi, come· quella che, fornendo dati e notizie abbia ampliato il campo di lavoro dell'archivista sino a comprendere
sulla esistenza, .vicende. e .reg0lamentazione del fatto archivio nel esplicitamente questi archivi. Non importa qui che la norma sia iìn�
corso dei secoli, costituiva la premessa, molte volte la giustificazio­ precisa ed inadeguata, l'importante è che il p'rincipio sia stato accolto.
ne anche, delle conclusioni cui potevano giungere, nell'ambito di cia- Ma il superamento di qùe!la distinzione ha. riproposi:o m terniini
· · ··
di particolare drammaticità il problema della distruzione delle carte
scuna, le altre partizioni ·della materia:
12 Leopo/do Sandri Varchivistica 13

ritenute di inutile conservazione, o come con espressione corrente, il vitabile deterioramento del supporto filmistico, si presenterà la ne­
problema dello scarto; in quanto tutti i motivi che la dottrina aveva cessità di rinnovare, con ingente spesa, una enorme quantità di mieto­
invocato perché attorno ai documenti antichi ci si muovesse con e­ film.
strema cautela, divenivano validi ed applicabili anche a quei documen­ Meglio, com. e avverte da tempo la dottrina archivistica, conserva­
ti moderni ed amministrativi entrati ora a far parte, con pari dignità, re nella loro materialità originale i documenti da tramandare ai po­
del patrimonio culturale della nazione. Non si dimentichi che fino a steri, dando il supporto cartaceo garanzie di conservazione già speri­
qualche decennio fa bastava giustificare qualsiasi proposta di scarto, mentate e che può essere prolungata con quegli accorgimenti tecni­
perché venisse accolta, con la dizione che si trattava di << carte ammi­ ci che la moderna archiveconomia suggerisce e consente, e lasciare
nistrative » o « di interesse economico�amministrativo ». al microfilm di risolvere alcuni problemi archivistici come quelli della
Inutile soffermarsi qui sul travaglio della dottrina di fronte alla costituzione degli archivi di sicurezza, di completamento, di comple­
accresciuta sensibilità nella cernita dei documenti da conservare ed mento e di sostituzione, difficili a realizzare con i tradizionali mezzi
alla parimenti accresciuta pressione degli organismi produttivi di di copiatura e riproduzione.
archivi sempre più tecnicizzati e quindi incapaci di comprendere per­ Più fondata e coerente per altro la via per la quale si sono incam­
ché si debbano sacrificare uomini e spazio per la custodia di atti, di­ minati taluni paesi archivisticamente ordinati. Tra l'archivio corrente,
venuti per essi giuridicamente inoperanti, data anche l'esistenza di che ha fretta di liberarsi della documentazione che lo aggrava, tra l'ar­
molteplici fonti di informazioni sussidiarie. çhivio, dove le carte dovrebbero per compito di istituto venir conser­
In un lucido articolo, Rigorismo e coerenza nel problema degli vate in perpetuo, che non può gravarsi di documentazione di evidente
scarti, Letterio Briguglio ha esposto e vagliato le varie tesi, tutte in­ inutile conservazione, si tende a costituire un nuovo tipo di archivio
sufficienti a garantire che queste operazioni avvengano senza che ne deposito dove l'amministrazione versa nella sua intierezza i propri
conseguano danni irreparabili e tutte concordi nel lamentare l'impos­ archivi e dove senza pressioni contingenti e sotto la guida dell'Archi­
sibilità di conservare tutto. Ad una conclusione però gli studi fatti in vio di Stato si potranno compiere le due operazioni di riordinamento
Italia e quelli di fuori Italia sono giunti; è una conclusione pratica che dei fondi e di scarto del superfluo che potrebbero essere vedute anche
però ha le sue incidenze nella dottrina. Impossibile accettare innanzi come una operazione sola, secondo la tesi del Lombardo che ritiene
tutto la tesi dei tecnici della organizzazione aziendale e degli speciali­ essere lo scarto un momento del riordinamento.
sti dei metodi di lavoro, che vorrebbero che sin dal suo prodursi la Questi nuovi archivi hanno preso il nome di archivi intermedi e
documentazione debba venir ripartita in permanente, quella cioè che sono già in atto presso varie nazioni. Ma questi << archivi intermedi >>,
per la propria natura dovrebbe essere conservata sempre; in provviso­ o, come piace chiamarli ai francesi, << pre-archivi >>, ripropongono un
ria, quella che, scaduto un certo termine, va eliminata e in corrente, tema: quello del concetto di archivio.
quella sulla conservazione futura della quale potrà aprirsi una discus­ La disputa sulla determinazione di tale concetto ha infuriato, è
sione; e già si propone di fornire gli uffici di carta di diverso colore, proprio il caso di usare questo termine, in particolar modo nel decen­
per rendere più evidenti e sollecite le operazioni. Ma da chi e con nio tra il 1950-1960, ma ben poco ha aggiunto all'apporto dato fin
quali criteri verrà operata questa !ripartizione? e in quale momento d'avanti la guerra dal Cencetti che individuava la natura dell'archi­
interverrà in queste operazioni la preoccupazione di una futura ri­ vio come universitas rerum.
cerca storica? Nemmeno maggiore consistenza ha la tendenza di co­ Ma questa individuazione come universitas rerum, essendo gene­
loro che vedono nella riproduzione microfilmica degli atti un tocca­ ralissima e in quanto tale elemento di riconoscimento dell'esistenza di
sana alla situazione. un archivio quando vi concorrano le altre circostanze che vanno sotto
Il problema che ci si presenta non è puramente teorico dal mo­ la dizione di vincolo archivistico e perciò applicabile ad ogni forma­
mento che è in corso di approvazione una legge che autorizza le pub­ zione documentaria di un medesimo organismo produttore, non è suf­
bliché amministrazioni a sostituire l'intera loro documentazione con ficiente alla individuazione dell'archivio oggetto dell'interesse della
supporto cartaceo, con riproduzione in microfilm. Ché se si realizza legge vigente e della preoccupazione dello storico.
éosl quellà tale tanto ricercata economia di spazio, non si evade il pro­ Nel mentre, infatti, la disputa divagava in varie direzioni, alcune
blema dello scarto: èsso è solo rinviato al momento ih cui, per l'ine- brillanti, molte inconsistenti, il nostro codice civile precisava in de-
14 Leopoldo Sandri Vàrcb1vistica 15

maniale la qualificazione c�me bene dell'archivio. E allora in che mo­ senso Che l'archivistica, e quindi I'archivistà, nel suo procedere dove­
mento, si è chiesto la scienza giuridica, si ha un archivio qualificabile va tenere sempre presente che l'archivio· può « servire tanto alla storia.
come bene demaniale? avanti o dopo lo scarto? oppure è da conside-· descrittiva quanto a quella problematica e tanto ad una ideologica
rarsi demaniale l'archivio corrente o di deposito che giace presso l'am­ conservatrice quanto ad una ideologica rivoluzionaria >>, e quindi non
ministrazione attiva, o soltanto quello già acquisito agli Archivi di Sta­ può ideologicamente impostare i suoi problemi, primo fra tutti quello
to o ad essi destinato? La questione non è di secondaria importanza degli ordinamenti.
per le molte implicazioni pratiche che essa comporta. · Per quanto nella pratica ci si attenesse di già e da tempo a questa
Intanto la stessa dottrina giuridica ha insegnato che lo Stato non linea quasi per forza spontanea, fu tuttavia importante averla enu­
conserva la sua documentazione per il futuro in forza di un diritto di cleata ed elevata a principio, in quanto si annunzia la tendenza a co­
proprietà su la cosa, ma in dipendenza di un dovere nascente dalla de­ stituire archivi ideologicamente qualificati; il che in fondo non è al­
stinazione di tale cosa all'uso pubblico perpetuo, che limita lo stesso tro che un ritorno ai fittizi ordinamenti per materia che tanto danno
potere dello Stato, detentore della cosa, su la cosa stessa. Ne consegue arrecarono alla logica e retta conservazione delle carte, anche se l'im­
pertanto che le operazioni di scarto condizionano la formazione del­ piego su larga scala del microfilm può, solo in parte, ridurne gli
l'archivio bene demaniale, ma che non sono più ammissibili una volta effetti. E anche questo della avalutatività in archivistica è un princi­
che la documentazione abbia così raggiunta la sua pienezza di << archi-·· pio valido sempre e dovunque.
vio » come tale.
* * *
Acquistano pertanto ormai una significazione propria nella dotti·i­
na archivistica quelle operazioni che i francesi, come si è detto, chia,
Importante è poi ricordare qui la non dimenticabile prolusione di
mano pre-archiviazione e che si compiono prima del vero versamento
Ruggero Moscati ai suoi corsi di archivistica tenuta quasi venti anni
negli Archivi di Stato, e che altrove poi si realizzano nei ricordati ar­
fa e che non ha perso di validità nei suoi aspetti sostanziali, nella
chivi intermedi.
quale, posto in evidenza con estrema chiarezza il problema della inci­
Da noi, si può notare incidentalmente, in attesa che trovi acco­
glimento l'idea di un archivio intermedio e se ne veda l'utilità pratica; denza delle dottrine storiografiche sulla concezione, tenuta e valoriz­
possono considerarsi come operazioni di pre-archiviazione gli inter­ zazione del lavoro proprio dell'archivista, rivendicava l'autonomia di
questo lavoro nei confronti di quello storico, sollecitava la ripresa delle
venti che la legge ha disposto presso i pubblici uffici con le commis­
sioni di sorveglianza, intese appunto a compiere in loco talune di pubblicazioni di indici, inventari, regesti; intorno alle quali pubbli­
quelle operazioni che poi saranno da compiere in circostanze ben più cazioni è ormai un ricordo sbiadito la polemica sulla validità scien­
favorevoli e razionali negli archivi intèrmedi.
·
·
tifica delle stesse.
La distinzione che così fatalmente è venuta a porsi tra l'archivio Aperta invece è la discussione se tra i lavori propri dell'archivista
in formazione e l'archivio condizionato per l'uso pubblico in perpe­ sia comprensibile l'edizione e la pubblicazione in genere delle fonti
tuo è uno degli aspetti più nuovi di quel travaglio che l'archivistica in quanto questo sarebbe lavoro da storico.
ha affrontato e continuamente affronta nel settore sostanziale del suo Accenno a questa polemica marginale peraltro, e sostanzialmente
lavoro che è appunto quello della chiarificazione e definizione . dei inconsistente, al solo scopo di mettere in evidenza come il problema
concetti e delle idee-guida. r stato risolto altrove nel senso che anche questo è ritenuto lavoro
proprio dell'archivista, tanto che nel recente congresso internazionale
,�: * * archivistico straordinario, tenutosi a Washington, il tema della edizio­
ne delle fonti storiche ha formato oggetto di due relazioni, una per
_Dieci anni fa il compianto amico e collega Leopoldo Cassese pub­ l'emisfero orientale ed una per l'emisfero occidentale, tendenti a rife­
bhcava la sua Introduzione allo studio della archivistica nella quale rire sui programmi nazionali di pubblicazioni di documenti, e il Con­
dopo aver messo in evidenza i rapporti tra l'archivistica e le altre siglio internazionale degli archivi veniva invitato ad aprire una inda­
scienze storiche di cui coglieva la complementarità tra di loro indicava gine sulle condizioni nelle quali si svolge la pubblicazione delle fonti
nella avalutatività il principio informatore di tutto il suo lavoro, nel' nei paesi dell'America Latina.
16 Leopoldo Sandri Varchivistica 17

. Il tema dei lavori archivistiçi, dal riordinamento delle catte alle ganizzative, ma anche e forse di più, quanto poco pesassero le ragioni
guide, agl'indici, agli inventari, alla edizione ddle fonti e le possibili invocate; e spesso gli archivisti si trovarono soli a difendere l'impor­
applicazioni dei mezzi che le nuove tecniche possono offrire, perché tanza di quella documentazione cui, come avvenne in un primo tempo
venga facilitato al massimo questo lavoro e la sua conseguente messa in Italia, per il solo fatto di essere testimonianza di regimi e dinastie
a disposizione del ricercatore, va posto, questo tema, in relazione con cadute, si negava dal potere politico che potesse << far storia >> .
l'altr� della liberalizzazione degli archivi in modo che questi vengan0, E ancora. Un tema, un tempo appena sfiorato perché considerato
aperti con la maggiore larghezza sia qualitativamente che dal punto ovvio, era quello della utilità degli archivi, cui si dava corpo con la
di vista cronologico. . : nobiltà del servizio in funzione della scienza storica e, magari, anche
Grossi temi questi, e quelli che ad essi si ricollegano, che amplie­ della pubblica amministrazione, come ricerca a favore di diritti da tu­
rebbero, se trattati, la nostra esposizione. Ma non si può non sottoli-· telare. Ma risposte del genere divennero insufficienti quando fu chie­
neare come i problemi della tenuta degli archivi, delle pubblicazioni sto agli Archivi in che modo avrebbero concorso al raggiungimento dei
archivistiche e della liberalizzazione degli archivi, abbiano superato fini che lo Stato moderno si propone, quale contributo avevano dato
i limiti di fatti interni alle singole nazioni, per divenire problemi o potevano dare alla ricostruzione del paese, quale posto avrebbero
uguali e comuni a tutti, per il superamento del particolarismo archivi­ potuto assumere nelle pianificazioni economiche. Domande impropo-
nibili secondo gli schemi della vecchia dottrina. ·
stico, sostituito dalla riconosciuta interdipendenza di tutte le fonti
storiche e dell'interesse di tutti alla loro conoscenza, utilizzazione e Contemporaneamente l'UNESCO, che aveva accolto nel suo cam­
conservazione. L'archivio come bene culturale è entrato nella stessa po di attività l'organizzazione che gli archivisti di quasi tutti i paesi
legislazione internazionale ed è esplicitamente nominato nella con­ si erano data (il compianto Emilio Re fu uno dei fondatori di questa
venzione internazionale per la protezione dei beni culturali in caso organizzazione), chiese di predisporre ed approntare piani di aiuti te­
di conflitti armati firmata nel 1954, cui anche l'Italia ha aderito.· cnici in materia di archivi ai paesi di nuova formazione dell'Africa
e dell'Asia e nello stesso tempo di intervenire nei molteplici· proble­
* * * mi posti dalla ripartizione della documentazione esistente in loco o
fuori all'atto del passaggio di tali paesi dal regime colonialistico a
quello della indipendenza. Non solo, ma di studiare anche le forme
Ma questa ricerca di soluzioni in sede teorica e pratica di proble­
attraverso le quali far conoscere a questi paesi ed a quelli dell' Ame­
mi vecchi che si pongono or>� in termini nuovi, di cui si sono dati al­
rica Latina le fonti della loro storia conservate negli archivi d'Europa,
cuni esempi, ha investito di fatto in questi anni quasi tutto il campo
e quale parte di questa documentazione dovesse materialmente afflui­
della archivistica e quindi del lavoro dell'archivista. Varie circostanze
re negli archivi storici in formazione dei paesi << nuovi >>.
vi hanno contribuito..
Domande anche queste e situazioni in gran parte nuove. Come
Durante gli anni 1938-1945 le varie amministrazioni archivistiche
nuova, se non altro nella vastità e diversità degli interessi, si presen­
dei paesi interessati· al conflitto dovettero provvedere al salvataggio
tava la ricerca in funzione delle scienze storiche cui del resto ho già
del materiale documentario da esse posseduto: e questo, pur in circo­
accennato.
stanze diversissime,· non rappresentò un fatto nuovo per gli archivi- ··
Nel frattempo prendeva consistenza e diveniva per così dire alla
sti, nei riguardi del passato. •

moda un gran movimento di studi e di ricerca, che sotto la dizione


� l nuovo si presentò quando, nel disorientamento dei pubblici po­ di << documentazione >> , come premessa di ogni attività sia legislativa
teri per quelle situazioni a tutti note che vennero formandosi in vari che pratica, non poteva non interessare il campo degli archivi sia an­
paesi, toccò all'archivista interessarsi oltreché della documentazione
tradizionalmente sua, anche di quella moderna di cui si era fino allora
richici:e moderni, in correlazione con ogni altra possibile fonte di in'
formaziOne, e che con la conseguente costituzione di appositi uffici
disinteressato, dimostrarne quindi l'importanza, chiederne e attuarne. tendenti a formare per proprio uso raccolte qualificate non solo di
il salvataggio. . . . ,

natura bibliografica ma anche archivistica, poneva problemi connessi


Già attraverso queste vicende ci si accorse quanto insufficient i con gli stessi principi teorici della nostra disciplina, come quello della
fossero ai compiti che si andavano ampliando le vecchie strutture or-. inscindibilità dei fondi documentari. .
fS. Leopoldo Sandri L'archiviStica 19

In tutti i paesi poi, con la conseguente costituzione degli «uffici rienze pratiche cui abbiamo accennato, a cominciare naturalmente
di organizzazione e metodo >> nel quadro della riorganizzazione dei dallo sganciamento da quella ipoteca medievalistica o, se volete, dal­
metodi di lavoro da parte delle pubbliche amministrazioni, fu chiesto l'ancoraggio mentale al documento << antico >>. Il che, ed era inevi­
all'archivista di Stato di concorrere, in qualità di tecnico, alla soluzio­ tabile, ha posto fatalmente sul tappeto il problema suggerito dal
ne di innumerevoli problemi pratici connessi con la costituzione, te­ tecnicismo imperante se non convenga operare in sede formativa la
nuta e funzionamento degli archivi correnti. distinzione. tra archivisti per la documentazione «antica», e archivi­
Ed anche questa attività, cosi come ora si presentava, non era sti per l'archivio e la documentrudone moderna; oppure accedere alla
paragonabile con il passato. tesi di coloro che ritengono indispensabile una preparazione iniziale
comune e far luogo poi alla ripartizione dei corsi formativi come
* * *
completamento specialistico.
Nomi nuovi, almeno fra noi, si affacciano per tali specializzazioni:
Di fronte a tante situazioni nuove e problemi che conseguente­ quello di archivista-paleografo per i primi e documentalista per i se,
mente venivano posti e che non era pensabile che fossero da conside­ condi, che però non rendono a pieno i rispettivi campi di lavoro.
rare nella loro totalità come puramente transeunti, ci si rese anche Ed è su questo problema che la discussione è aperta, con tenden­
conto che non era più possibile rientrare nello splendido passato iso­ za peraltro verso quest'ultima soluzione nel senso che si ritiene indi­
lamento in cui gli Archivi erano vissuti, tutt'al più corretto dal collo­ spensabile una preparazione comune tanto più che sarà necessario in
quio con il tradizionale interlocutore unico, lo storico; che conveni­ un prossimo futuro dare in questa fase tutte quelle conoscenze che
va abbandonare le concezioni aristocratiche del servizio di archivio, non saranno più· impartite nelle pubbliche scuole e che costituiscono
sganciarsi infine dalle premesse medievalistiche ed in genere dall'an­ la preparazione lontana di quanto in ogni momento del suo lavoro un
coraggio mentale al documento << antico » e persuadersi di un fatto, archivista dovrà conoscere. ,
del resto ovvio, che negli istituti archivistici tale materiale era desti­ Molto più avanzato è invece un altro aspetto di quello sganciarsi
nato a divenire la parte minore e che lo stesso supporto delle scrit­
dal passato, la necessità in cui gli Archivi si trovano di svolgere una
ture di cui gli Archivi, e quindi l'archivistica, si interessavano, fermo azione intesa a far conoscere, comprendere e valorizzare questi istituti
un tempo alla trilogia papiro-pergamena-carta, era fatalmente destina­ e le attività connesse. Per troppe ragioni, che qui sarebbe lungo ed
to a comprendere ogni altra moderna forma di registrazione,
anche superfluo enumerare, non è un concetto semplice quello della
Se scorriamo i programmi di esame per i vari momenti della vita funzione dell'archivio per il gran pubblico e per le autorità stesse, gra­
burocratica, diremmo noi, di un archivista, ancora in vigore al princi­ vata come. è l'idea corrente di archivio da ataviche incrostazioni ·e de,
pio del secolo, restiamo sorpresi dal gran numero di materie, o me­ formazioni.
glio di conoscenze, che doveva mostrare di possedere.
Ora questa azione propagandistica, o se volete di natura pubbli­
Il concetto ispiratore delle scelte di tali conoscenze da inserire citaria, è accolta in vari paesi: far conoscere e farsi conoscere. E com­
nei programmi era determinato dalla varietà di documenti che il fun­ prende anche un altro aspetto, quello di mettere in evidenza la fun­
zionario poteva incontrare nei diversi Archivi cui avrebbe potuto esse­ zione pedagogica che l'avvicinamento soprattutto dei giovani agli ar-.
re destinato. Le riduzioni successive partirono tutte dal concetto del­ chivi può svolgere nella formazione civile di essi. Una volta posto un
l'alleggerimento d'una pratica ritenuta eccessiva e assai spesso inutile. tale problema, cui prima non si pensava come ad una attività, le sue
La disputa sul tema della formazione dell'archivista, che normal­ ragioni, i suoi motivi ed i suoi scopi divengono subito per cosi dire
mente si incentra appunto sulle conoscenze più idonee da richiedere, evidenti.
e che si protrae come tutti sappiamo da tempo, si è diretta ora verso In alcune amministrazioni archivistiche, accanto agli altri servizi,
la determinazione di quelli che nel momento attuale sono i compiti sono stati ora istituiti i servizi educativi, con il compito appunto di
propri dell'archivista, senza dimenticare naturalmente il tipo o i tipi rendere operante d'intesa con le autorità scolastiche e le associazioni
di documentazione, anche formali, di cui dovrà interessarsi. È in que­ in genere per la diffusione della cultura quella azione pedagogica che
sta sede che fanno sentire il loro peso le tendenze dottrinali e le espe- dalla documentazione premana.
20 Leopoldo Sandri L'archivistica 21

* * *
Mentre noi con l'occhio fisso alle scienze storiche nelle quali ve­
devamo inquadrata l'archivistica, si discuteva di questo o quel pro­
Da quanto siamo andati esponendo questa archivistica appare blema in funzione sempre della ricerca storica, verso la quale si è
sempre potersi articolare in archivistica teorica, in archiveconomia di cercato di coinvogliare ogni situazione nuova, in quegli stessi anni
cui non ci è stato possibile parlare, ma il cui contenuto è evidente e Massimo Severo Giannini nelle sue Lezioni di diritto amministrativo
meriterebbe una trattazione a parte, in legislazione degli archivi che andava insegnando che nel quadro delle discipline non giuridiche che
si allarga ormai nell'insegnamento sino a divenire legislazione compa­ studiano i fatti amministrativi ve ne sono alcune che analizzano que­
r�ta deg,_li archivi per l'importanza del raffronto delle comuni espe­ sti fatti in modo specifico, in quanto essi presentano delle proprietà
nenze; m alcune scuole si insegnava anche l'archivistica speciale che non riducibili in altre scienze o discipline. << Le più antiche di queste
in p �rticolare tratta di storia dei singoli Archivi e del contenuto degli discipline sono la Ragioneria, l'Archivistica (che oggi è una tecnica),
stess1. la Diplomatica (che era invero una precettistica applicata, e che oggi
È proprio questa archivistica speciale che va assumendo oggi una è una disciplina storiografica) >>.
fisionomia ben differenziata. . L'altra faccia della luna, ovverosia l'archivistica come disciplina
L'archivistica di cui abbiamo parlato è ovvio che si insegni nelle che studia fatti specifici interessanti l'attività amministrativa, si pone
scuole di archivistica, formative degli archivisti di professione e dei così da sé alla nostra attenzione e l'abbinamento, sotto questo punto
bibliotecari anche per il fatto che molto materiale documentario è di vista, di archivistica e diplomatica, non è meno importante per
confluito nelle biblioteche con l'aggiunta per questi ultimi di quella noi.
archivistica dei manoscritti proposta recentemente da Armando Pe­ Se le nostre conoscenze in materia di storia dell'archivistica fos­
trucci. sero restate a quelle raccolte e codificate dal Casanova, l'affermazione
.N!• .in u?� scuola formati':a di ricercatori per la storia, quale ar­ che l'archivistica è una delle più antiche discipline che studiano da

c vl�tlca s� msegnera, , o egho cosa devono questi sapere degli archi­

un punto di vista non giuridico i fatti amministrativi, ci risulterebbe
V! de1 quali non sono destmati ad essere i conservatori, ma gli utenti? pressoché incomprensibile: mentre invece, per il progresso verifica­
È qui che l'archivistica speciale assume il suo nuovo contenuto. tosi in quelle conoscenze, non solo è possibile concordare con il Gian­
Il Grisar, nelle lezioni di archivistica tenute nella facoltà di Scienze nini, ma anche precisare meglio quella affermazione.
storiche della Gregoriana, precisa che fine del suo corso non è Sappiamo ormai tutti che la letteratura archivistica non si apre
formare gli archivisti, ma mostrare agli studiosi di storia come possa­ con i vari trattatelli De archivis che videro la luce nei secoli XVII e
no utilizzare gli archivi per le proprie ricerche ut documenta in iis XVIII, con i quali si è voluto in passato fare iniziare la letteratura
asservata citius invenient, rectius determinent et securius critice dell'archivistica come scienza ausiliaria della storia. Se mai quei trat­
adhibeant. tatelli concludevano un'epoca, un periodo della letteratura dell'altra
Come loro hanno già notato, è questo un campo completamente archivistica, quella connessa con l'amministrazione in quanto tale.
nuovo, almeno fra noi, che si apre e si inserisce, anche qui senza deli­ Basta per sincerarsene scorrere il contenuto di quei trattatelli, che
mitazione di area geografica e cronologica, nel vecchio tronco della assieme ad una congerie di notizie storiche su l'esistenza di antichi
archivistica tradizionale. archivi, le affermazioni varie su l'importanza degli archivi e degli
archivisti nel quadro delle istituzioni e dei funzionari del principe ed
* * *
il continuo riferimento a quello che allora chiamavasi fus archivale o
fus archivii, dicono per se stessi che anche le tecniche di cui già sì
Arrivato a questo punto sembrerebbe che io potessi concludere parlava circa la costituzione, costruzione e ordinamento degli archivi,
ponendo fine a questo passare da un problema all'altro, perché, pu; sono riferite unicamente ad una disciplina che era sorta e si era svi­
nelle molte lacune, da questo girovagare, una idea dell'attuale momen­ luppata nel campo giuridico, connessa come era al valore del docu­
to della archivistica, del suo contenuto e del suo campo di lavoro ne mento· d'archivio nel quadro delle prove ed i cui testi andavano ri­
è venuta pur fuori; almeno lo spero. cercati e fatti risalire appunto ai trattati de probationibus. Questa ar­
Ma non è così. chivistièa poteva così allineare· una serie & ttattaziohi ·da collocarsi
22 Leopoldo Sandri L1archivistica 23

assai lontane nel tempo. E siccome il punto focale dello ius archivii
XVII è finita col divenire una scienza strettamente medievalistica
era il concetto di archivio, definito come il luogo di conservazione
che c�rca oggi di sottrarsi al suo destino che è quello di ridursi ad una
delle carte, con la sua qualificazione di pubblico o di privato secondo
precettistica applicabile a quella sola documentazione se non trova
l'autorità di appartenenza o del riconoscimento ricevuto e, in un altre vie che ne arrestino il progressivo esaurimento. E' appunto nella
caso come nell'altro, strettamente legato alle garanzie di sicurezza ricerca di questa nuova via che la diplomatica o meglio, con espres"
che il luogo offriva o doveva offrire, ne discendeva che l'archivio" sione più moderna, che le frontiere della diplomatica si sono ifl:con"
luogo era· per se stesso elemento fondamentale della veridicità attri" trate con le frontiere dell'archivistica. Il campo di lavoro della d1plo"
buibile alla documentazione sia in sede strettamente processuale che
matica ha sostenuto nella sua prolusione all'Eco/e· des Chartes Ro"
nella più generale comprensione dei fatti giuridicamente rilevantL Di
bert"H�nri Bautier, sono i documenti conservati negli archivi di tutte
qui l'importanza dell'archivio anche nel quadro della politica del prin" le epoche, dalle più antiche alle più recenti in qualsiasi part� del mon"
cipe o delle autorità di appartenenza. Il fatto poi che questi scritti
di archivistica vennero compresi nei volumi nei quali veniva raccolto
do di qualsiasi società o tipo di civiltà essi sia�o emanazw�e. �!l
domanda se la diplomatica si sarebbe dovu�a nsolvere nell. ar�h�vl­
sotto forma di tratiaù:lli quanto dovevasi sapere da chi aspirava ad stica, il Bautier risponde che la linea di confme tra le due discrplm<;
entrare nelle cancellerie o in similari uffici pubblici, è la riprova co" va cercata nella serie nel fondo, nell'archivio come complesso di atti
me quella archivistica fosse ·intesa strettamente legata con·la pub" e di scritture forma�osi nel quadro della attività di un ente o magi­
blica amministrazione. Quando lo ius archivii in quanto tale decad" stratura che'costituisce con tutti i suoi problemi di conservazione,
de, di quella archivistica rimasero le sole regole tecniche per la te" ordinam'ento, valorizzazione il campo proprio dell'archivistica, men"
nuta e conservazione degli archivi presso le amministrazioni attive; tre lo studio del documento singolo d'archivio al fine della ricerca
ebbe i suoi autori, i suoi trattati, le sue norme sancite da leggi e re" del vero e del falso costituisce il campo proprio della diplomatica.
golamenti, il suo sviluppo anche in relazione alle nuove tecniche e ai I cultori della diplomatica tradizionale, si veda lo scritto del Pe"
nuovi metodi di lavoro, caratterizzandosi sempre più come una trucci, Diplomatica vecchia e nuova, non si sono tanto sorpresi per
tecnica. la distinzione tra campi di lavoro dell'archivistica e della diplomatica,
Quella tale distinzione poi che abbiamo più sopra messa in evi' in realtà affatto nuova, quanto per quell'ampliamento delle frontiere
denza, tra documenti d'interesse Storico e documenti d'interesSe am" cronologiche e geografiche entro le quali essi ritengono che debba
ministrativo, fece sì, e va compresa fra le sue conseguenze, che del" restare la loro disciplina, indicando nuovi temi di ricerca attorno alla
l'archivistica che attraverso una profonda elaborazione è andata qua" documentazione medievalistica sufficienti a dare ad essa nuovo calore
lificandosi come scienza ausiliaria della storia, poco o nulla si trasfori� e perché solo per questa documentazione sarebbero validi i mezzi di
·
desse nell'altra. indagine elaboratL Quale che sia l'accoglienza riservata nel campo
Oggi però la ricomposizione in unità di queste archivistiche si della diplomatica << antica >> a questa tesi del resto già a suo tempo
affaccia come un fatto in via di realizzazione per avere ]'archivistica prospettata dal Tessier, essa è la conseguenza dell'ampliarsi del. c�n "
come scienza ausiliaria della storia compreso nel suo campo di lavoro ;
po di lavoro dell'archivistica e del fatto che es�� parlo dell'archivisti
anche gli archivi in formazione o più genericamente, moderni . Per ' :
ca detta tradizionale, ha potuto, come detto pm sopra, estendere agli
cui l'affermazione del Giannini può anche riscriversi così: << Le più archivi moderni, prescindendo dalle caratterizzazioni tempo"lu?go,
.
antiche di queste discipline sono. . l'archivistica che era invero una i suoi principi ed i suoi metodi, e che, mutuando proprio dalla d1plo,
disciplina giuridica, ma che poi si risolse in una tecnica che però per matica la sostanzialità del suo insegnamento, ha essa dovuto preoccu"
il fatto di impostare e risolvere i suoi problemi nel quadro del ràp" parsi del documento moderno, iniziando così quella nuova branca
porto documentazione"storia è anche una discipliria storicistica >>. della diplomatica che va sotto il nome di diplomatica del documento
· E la diplomatica? se è vero che essa era una << precettistica appli" moderno.
cativa >>, come scrìve il Giannini, avanti il suo costituirsi in disciplina È poi importante rilevare la riaffermazione del rapporto tra ar"
e che questa divenne poi una scienza storiografica, è anche vero che chivio di provenienza e documento che, rimettendo in piena luce l:i�"
questa disciplina, abbandonato non senza orgoglio il campo vastissimo
di indagine e di validità che si era dato nel suo sorgere nel secòlo
";<i
portanza ai fini dello �studio critico del documento, della sua tr lZIO'
rie archivistica, giustifica t; sollecita la ricerca attorno alla stor1a de,.
·
24 Leopoldo Sandri 25
L'archivistica
gli archivi anche ai fini di quella archivistica speciale di cui si è par­
· ·. .
percussioni che ha per l'attività archivistica l'abbandono dell'o.rcaico
lato più addietro. ·


A propos!to ella quale archivistica speciale non è possibile, do­
ormai e fatalistico << ai posteri l'ardua sentenza >>, sostituito dal. bi­
sogno di conoscere il più possibile, a pieno, i fatti prossimi se non
po quanto rifento, non osservare che, se fine e contenuto di essa è addirittura quelli di cui si è stati protagonisti, e la insofferenza verso
mos�r�e ai ricercatori pèr la storia come essi possano utilizzare gli un controllo manovrato delle fonti che non sia il rispetto per l'in­
archivt ut documenta in iis asservata... rectius determinent et secu­ timità della vita del singolo.
rius critice adhibeant, è proprio questa archivistica che si è assunto Perché vedete questi principi, e lo sapete benissimo, sono in fon­
anche il compito di coprire, con il suo lavoro critico attorno al docu­ do antichissimi perché poggiano da un lato su una realtà che non
mento, periodi
. .
'!itempo e aree geografiche lasciate scoperte dalla di­ cambia, la funzionalità dell'archivio nei riguardi dell'organo produt­
plomattca tradizwnale e che il Bautier vorrebbe ricondurre, e a ra­ tore dei documenti, indifferenti essendo il tipo di supporto di essi
'
gione, invece nell ambito di questa. - gli studi recenti su gli archivi del vicino Oriente antico ne danno
* * *
una sorprendente dimostrazione - e dall'altro sulla necessità che essi
servano alla storia in quanto tale ed all'arricchimento della espe­
rienza comune: aspettative anche queste vecchissime. La storia del­
Questo colpo d'occhio sull'archivistica del ventennio decorso si
avviaa_ll a fine, P?r av�ndo coscienza e rammarico di non aver registra-.
.
le quali aspettative, che pur entra nella storia degli archivi, ci permet­
terebbe di tracciare un capitolo e non dei meno stimolanti della len­
to altn problemi e sttuazwni che pur avrebbero meritato di essere
ta e faticosa conquista della tutela dei diritti e della libertà del sapere.
presi in considerazione. Esso però non può chiudersi senza dare una
Non vecchia quindi e nuova archivistica. Non un prius ed un po­
risposta all'interrogativo che pur non espresso lungo l'esposizione fat­
ta � però latente in ogni momento di essa. Si è veramente in questi
sterius, ma una stessa disciplina che si sviluppa, e si evolve, si adegua
� venuta formando una nuova archivistica da contrapporre all'an, alle necessità nuove, sia pure faticosamente, ma certo con maggiore
sensibilità e rapidità che in altri momenti della sua lunga storia.
ttc� come l� prime battute di questa relazione potevano far pensare?
Gh elementi p�ra�tro della risposta sono impliciti, del resto, in quan­

t? s�_ a�o andati cendo con il continuo riferimento a principi e posi­
zlom g:tà elaboratl nel quadro della archivistica tradizionale o che po­
�evano essere a questa riferiti. Tuttavia, per concludere, come sempre
m questa esposizione partirò anche qui da un cenno a situazioni di
fatto. In quasi tutti i paesi o si ristampano i vecchi trattati noi si
è rip�bblicato il Casanova, o si rivedono e si aggiornano, rda negli
aspetti marginali non nei principi.
Poiché dopo il primo sbandamento di fronte all'irruenza di coloro
che pensano che tutto dovesse essere innovato ci si è accorti che nel
can;po dei principi quella archivistica aveva raggiunto conclusioni
valide semp�e ed all� quali pur con mezzi, metodi, mentalità diverse,
era necessano far ncorso per la impostazione stessa e la soluzione
di quei problemi che talvolta nella sostanza, il più spesso nella for­
ma e nelle accidentalità dei particolari, si presentavano con la veste
e il fascino del nuovo. .
Chiarificazione, enucleazione, sviluppo questo sl.
Attentissima osservazione ed adeguamento con il mondo ·circo­
stante che muta non solo nelle sue manifestazioni esteriori' ma nel
suo intimo credere politico e giuridico; si pensi l'importanza delle ri-
Vittorio Stella La-- storiagrafia e l'archivistica 27

La storiografia e l'archivistica, . si affermava l'identità dell'archivio con l'attività dell'ente (o persona)


il lavoro d'archivio e l'archivista *
che lo produce e quindi dell'archivista con la storia, o perlomeno con
la storia delle istituzioni creatrici di archivi, mentre nel secondo si

tenuta al III , congresso dell'Associazione nazionale archivistica italiana (Salerno


1951), pp. 135,168 (già in « Notizie degli Ardhlvi di Stato », XII, 1952, pp. 15-34).
· Tra -gli altri scritti teorici italiani citiamo quelli di L. CASSESE, Del metodo
storico in archivistica, in «Società », XI {1955), pp. 878-85; In., Introduzione allo
stùdio dell'archivistica, Roma 1959 (sulla quale, Ja recensione di L. BRIGUGLIO,
in « Rassegna degli Archivi di Stato », XX, 1960, pp. 81-84); L. SANDRI, voce Archivi
di- S_tato della Enciclopedia :del _ diritto, vol. II, !ylilano 1958·, pp.- 1001_-1019;
In., La storia degli archivi, in « Rassegna degli Archivi di Stat.o �>, XVIII (1958),
pp. 108-34 (in proposito, si veda in seguito nd testo); L. BRIGUGLIO, Sul concetto
A giudicare da quanto accade da noi, la discussione snl carattere di archivio, ibid., XVIII (1958), pp. 287-307; E. LonoLINI,- Identificazione · dell'archi­
storiografico o no dell'archivistica e del lavoro d;archivio e, di conse-' vio, ibid., XVIIJ {1958), pp. 308-323; L. SANDRI, Gli archivi moderni, :relazione al
guenza, sulla figura professionale di chi quel lavoro esegue, si tiene I congresso dell'ANAI (1949), in « Notizie degli Archivi di Stato », X (1950), n. 1-2,_
pp. 46-49; In., Per una più modema impostazione del problema degli archivi,
desta abbastanza. Ne sono segno, tra l'altro, alcuni scritti di questi in L'organizzazione tecnica della pubblica amministrazione, 1954, n. 2; Gli archivi
anni ai ql!ali ci riferiremo nel corso della presente nota, le vivaci di­ ilel futuro, in Studi storici in onore di Francesco Loddo Canep_a, Firenze, Sansoni,
spute fiorite intorna alla legge archivistica del '63 e poi su quell'imme­ 1959,. pp. 315-327; A. SPAGNUOLD, L'archivista di Stato ed i siste-mi di informazione,
diata esigenza di riforma che trovò spazio nel progetto per un'ammi­ in « La scienza e la tecnica della pubblica a· mministrazione », XVII (1960), pp. 362"'
396; In., Note per l'ordinamento di un archivio generale, in «Rassegna de­
gli Archivi di St-ato >>, XX (1960), pp. 13-32; A. LoMBARDO, Il problema dello scarto
l).istrazione autonoma dei beni culturali, l'ammissione della rappresen-'
tanza degli archivisti al Consiglio nazionale delle ricerche, ]'eco non degli atti di archivio, ibid., XXIII (1963). pp. 321, 334; · c. PAVONE, Gli archivi e lti
del tutto sopita del referendum sugli archivi, indetto tra studiosi ed ricerca scientifica, ibid., XXV {1965), pp. 299-300 e, in ripresa degli interrogativi ivi
archivisti dalla Società italiana degli storici, il recente ciclo d'interviste formulati, L ZANNI RosiELLO, L'archivista ricercatore, ibid., XXV (1965), pp. 475•480
radiofoniche sui maggiori Archivi di Stato italiani. e - V. STELLA, L'archivistica e la ricerca, ibid., XXVI (1966). pp. 191-196; E. LonoLINI,.
QueStioni di base dell'archivistica, ibid., XXX (1970), J?p. 325-374 (su cui C. PAVONE,
In questo assiduo ripensamento può ormai ritenersi acquisito Questt'oni-di base o questioni verbalt'? ibt'd., XXX, 1970, pp. 660-662 ed ancora, con lo
il giudizio che un salto qualitativo nella concezione dell'archivio e di stesso titolo, la - risposta di E. LonoLINI, e la « postilla » di C. PAVONE, ibid., XXXI,
· ciò che ad essa va connesso si sia determinato coi saggi di Giorgio 1971, pp. 143-147 e 147-148, nonché R. DE �ELICE, In margine ad alcune questioni
Cencetti Sull'archivio come << universitas rerum >> (1973) e Il fonda­ archivistiche, ibid., :XXXI, 1971, pp. 123-42). Delle relazioni al congresso dell'ANAI.
tcnutosi ad Este nell'ottobre 1966, ricordiamo solo quella di L. SANDRI, L'archivistica,
mento teorico della dottrina archivistica (1939),' nel primo dei quali ibid., . XXVII {1967), pp. 410-429 e quella di A. PRATESI, Il contributo degli

ventennio, ibid., XXVII (1967), pp. 430-442, perché anche in questa il lavo­
archivi italiani agli studi di paleografia e di diplomatica nell'ultimo

* In « Rassegna degli Archivi di Stato », XXXII (1972), pp. 269-284. ro archivistico è posto in rilievo, in quanto, principalmente compito d'istituto. Inol­
1 Apparsi dapprima nella rivista « Archivi », rispettivamente s. II, IV (1937), tre il Testo del referendum sugli Archivi di Stato, ibid., XXVII (1967), pp. 511-30 -e i
pp. 7-13, e s. II, VI (1939), pp. 7-13, essi sono ora ristampati in G. CENéETTI, relativi commenti di S, CAl\.ffiRANI, ibid., pp. 497-502; di A. D'AnnARIO, ibid., pp.
Scritti archivistici, Roma 1970, pp. 47-55 e 38-46. Il volume, apparso purtroppo 503-508 e di C. CASUCCI, ibid., pp. 509-510; R. MosCATI, L'archivistica, relazione al
postumo, oltre ad alcuni studi di storia degli archivi, comprende i seguenti altri convegno di Perugia del 1966, in « Clio >>, IV (1967), pp. 544-65; R. DE FELICE,
scritti teorici: Archivi e archivisti di ieri e di oggi, discorso inaugurale del XII L'archivio moderno nella pubblica amministt·azione, Roma 1969; F. VALENTI, A pro­
congresso dell'Associazione nazionale archivistica italiana (Verona, 31 marzo 1963), posito della traduzione - italia.na dell'« Archivistica » di Adolf Bt'enneke, in « Rasse�
pp. 9-18 (già in « Rassegna degli Archivi di Stato » XXIII, 1963, pp. 312-320); La gna degli Archivi di Stato >>, XXIX (1969), pp. 441-445; S. CARBONE-R.GuÈzE, Saggia
per una legge _sugli archivi, Roma 1970, pp. 6-63, 69-73 e soprattutto 78-92; C. PA­
VONEJ Ma è poi tanto pacifico che l'archivio rispecchi l'istituto?, in « Rassegna degli
tecnica, la storia e gli archivi, discorso tenuto il 29 maggio 1957 in occasione della
inaugurazione di nuovi locali e attrezzature nella sede dell'Archivio di Stato di Bo­
logna, pp. 29-37 (già in « Archivi», s. II, V, 1938, pp. 39-48); Inventario biblio­ Archivi di Stato », XXX {1970), pp. 145-149; M. BuoNAJUTO, Alcune osservazioni

quj. citati ·per il loro « taglio )> eminentemente giuridico, non inerente ai problemi
grafico e inventario archivistico, pp. 56-69 (già in « L'Archiginnasio », XXXIV, 1939, sulla crisi degli archivi di stato, XXXI (1971), pp. 474-485. -Numerosi scritti non sono

di cui ci occupiamo.
pp. 106-117); Il problema delle scuole d'archivio, pp. 103-134 (già in « Notizie degli
Archivi di Stato )>, VIII, 1948, pp. 19-35); La preparazione dell'archivista, relazione
28 Vittorio Stella La storiografia e l'archivistica 29

presentava qualche attenuazione, non sappiamo quanto intenzionale, tosto macchinosa Archivkunde 5 del Brenneke ove alla storia degli
di tali principi. La posizione di Cencetti significava l'estensione a que­ archivi si dedicava gran parte della trattazione.
sto ambito delle teorie neoidealistiche della storia; un'estensione acu­ La relazione di Sandri, indicando nel rapporto Archivi-Stato 6 il
tamente pensata e per nulla pedissequa rispetto, per esempio, ad nodo della questione, metteva in luce la trasformazione radicale ope­
alcuni noti luoghi crociani nei quali il carattere pratico ed ausiliario ratasi tra la fine del secolo XVIII e l'inizio del XIX nell'istituto Ar-,
della filologia e dell'euristica in genere veniva ribadito non senza il chivio sotto la pressione delle idee giuridico-politiche tradotte in or­
gusto di una divertita fantasia 2, in nessun caso intenta, tuttavia, a dinamenti statuali dalla rivoluzione francese che portò all'apertura
schiudere di nuovo la porta a perplessità sulla gemellanza vichiana di degli Archivi al pubblico. « E impossibile rendersi conto di come e
filosofia e filologia. perché le porte serrate degli archivi vennero aperte o del perché l'ar­
Gli scritti di Leopoldo Sandri culminanti nella relazione al con­ chivio era stato ferocemente serrato per l'innanzi, senza rifarsi alle
gresso nazionale archivistico di Perugia del 1957 su La storia degli dottrine giuridiche e politiche dominanti in determinate epoche; come
archivi 3, pur senza avere la dimensione teorica di quelli di Cencetti, spiegare [ . . . ] il grande interessamento per i loro archivi dei papi della
li completavano svolgendo per la storia dell'istituto-Archivio una fun­ seconda metà del '500 e del secolo seguente senza rifarsi al gran ru­
zione di svecchiamento per certi lati affiancabile a quella già prima more della polemica protestante; e lo stesso nascere e fiorire di tanti
esercitata, da Cencetti appunto e da altri, rispetto alla « dottrina >> riordinatori di archivi in quei secoli senza vedere nel rinato interesse
archivistica e al concetto di archivio. Anteriormente all'esordio meto­ per gli archivi un riflesso di quelle stesse dottrine politiche e giuri­
dologico cencettiano, parecchie notizie ma ben scarsa elaborazione in­ diche? La tec!iica stessa della conservazione delle carte è dominata
terpretativa aveva apportato a tali temi l'Archivistica 4 (1928) di Euge­ da queste dottrine e dalla funzione che queste danno all'archivio >>
!iio Casanova e, quanto ai chiarimenti teorici, non molto più profi­ (p. 1 13 ) . Con la mutata funzione delle carte, non più puro mezzo di
cua era risultata, per la verità, salvo qualche rara intuizione, la piut- prova a servizio del sovrano, ma ormai aventi come loro destinazione
primaria l'essere oggetto di studio al servizio dello storico, nasce l'ar­
chivio moderno, cioè << un nuovo archivio sconosciuto anch'esso alle
2 Ecco uno tra i tanti luoghi che si potrebbero citare « [ ...] è certo deplorevole
che la polemica contro i filologisti trapassi in quella contro i filologi puri e semplici; epoche precedenti, l'archivio storico, distinto e propriamente sepa'
contro i poveri eruditi, archivisti e archeologi, veri animaletti innocui e benefici, i quali rata dagli archivi vivi e correnti. E l'archivista dell'archivio divenuto
se venissero distrutti, la fertilità dei campi dello spirito non solo ne sarebbe sminuita storico si troverà a dover rispondere alle richieste di atti che gli
ma addirittura rovinata, e bisognerebbe promuovere di urgenza la reintegrazione e
vengono poste da un nuovo tipo di frequentatore, lo studioso, che
l'accrescimento di quei coefficienti di cultura: presso a poco come dicono sia acca­
duto di recente nell'agricoltura francese, dopo l'improvvisa caccia data per più anni [ . .. ] , in quanto spiritualmente libero, non può in alcun modo essere
agli innocui e benefici rospi » (B. CROCE, Teoria e storia della storiografia, Bari paragonato nella ampiezza dei suoi interessi e della sua curiosità con
[19161 ],- 19414, p. 24). Ma l'iniziale caposaldo teorico è dato da Logica, teoria del
concetto p-uro (1905): « Intuizione e concetto, poesia e filosofia, fantasia e ragiona­
mento, sono i due presupposti della funzione storica; non vi ha momento, nel pro­ 5 A. BRENNEKE, Archivkunde: ein Beitrag zur Geschichte und Theorie des euro­
cesso di essa, in cui i due elementi, il documento e l'interpretazione, U fatto e l'idea, piiischen Archivwesens, Leipzig 1953; trad. italiana di R. Petrella, Archivistica: con-­
l'intuizione e il concetto, appaiano separati; la distinzione dei tre stadii, della raccolta tributo alla teoria ed alla storia archivistica europea, Milano, Giuffrè, 1968. Il trattato,
del materiale storico (e u r i s t i c a), dello sceveramento di esso {c r i t i c a), e della come avverte R. Petrella e ricorda F. Valenti nel suo saggio-<tecensione citato sopra, « è
interpretazione (c o m p r e n s i o n e), che è consueta nei manuali di metodo storico, il risultato di una rielabOrazione, operata dopo la niorte dell'autore da Wolfgang
ha valore affatto empirico, I tre momenti non sono tre, ma uno: alla sua prima mossa, Leesch, di una serie di appunti presi da tre diverse persone durante un corso tenuto
la storia trova, critica e interpreta; e trova, solo in quanto critica ed interpreta » (p. daJ Brenneke nel biennio 19.37-.39, conlpletata da pochi altri appunti scritti dall'autore
61). Alle precisazioni di G. Gentile (La riforma della dialettica hegeliana, [ 1907], Firen­ stesso tra il 1943 e il 1945 e da numerose aggiunte del redattore » (p. 451). Il carat·
Ze 1954, pp. 148-149), riguardanti la dinamica concreto-astratto, B. Croce espresse piena tere alquanto raccogliticcio della composizione si avverte, e se non ne soffre né il
adesione nella seconda edizione (1909) della sua Logica (p. 227). È evidente comun­ disegno estrinseco delle parti né ]a copiosissima informazione, l'organicità del profilo
sostanziale e la chiarezza delle posizioni assunte ne risentono non poco.
6 <( I dati raccolti [se. dalla letteratura sull'argomento], quale che sia il secolo nel
que. che la storia del rapporto documento-stotiografia (interpretaziorie) nel pensiero
contemporaneo è questione troppo complessa per poter essere qui anche solo accehnatà.
3 Citata sopra, p. 27, nota 1. quale - Sono stati inseriti, finiscono sempre per mettere in evidenza prdvVedimeilti dì
4 Siena 1928. Disponiamo ora della ristampa anastatica cùrata dalla Bottega d'Era- autorità laiche. o ecclesiastiche e quindi si risolvono in momenti del rapporto archivi�
Stato [ ... ] » (L. SANDRI, La storia degli archivi... cit., p. 119).
·

smo, Torino 1966. ·


30 Vittorio Stella La storiografia' e l'archivistica 31

l'erudito .che aveva in passato lavorato in quegli stessi archivi, ma per tardi, al tempo della ripresa idealistica, della quale gli .scritti teorici
la finalità del << principe ». o di chi solo per questo gli aveva permesso del Cencetti sono, come si è detto, una manifestazione non trascura-·
di accedere all'archivio >> (pp. 1 12-13 ). hile, lo storicismo farà, di quei procedimenti, un problema, senza per
Sandri non si ferma alla identificazione di questo ritmovamento
·
questo rinunciare del tutto a servirsene, anzi - nei suoi rappresen­
dell'istituto col prospettarsi come archivio << storico >>, nel senso di tanti più seri - saprà affinarli e metterli a punto con maggiore ac� .
archivio finalizzato all'uso dello studio disinteressato, di quello che· cortezza ed equilibrio. Ma, tra gli archivisti, i rappresentanti più seri
era un archivio politico-giuridico-amministrativo, ma ne trae le con­ erano quelli che dei procedimenti arbitrari di smembramento e di
seguenze sul lavoro archivistico, ossia sulla nascita di una diversa riclassificazione per materia o ideologica non si erano mai serviti nel
figura di archivista: << Di qui lo sbandamento di quell'antico archi­ loro concreto lavoro.
vista, di qui la preoccupazione affannosa per lui di trovare il modo Come oggi non avrehhe senso, tuttavia, porre nuovamente in di­
migliore di riordinare l'archivio nuovo in vista di necessità nuove >> scussione né che gli archivi siano formazioni storiche, né che taie
(p. 1 13). Alla nuova funzione dell'archivio, dovuta alla coincidenza storicità ahbia un suo particolare aspetto anche nella diversa confi­
del venire in essere della figura del citoyen con l'obsolescenza della gurazione nei diversi tempi e situazioni, del rapporto archivio-ente,
storiografia cesarea, corrispondono dunque nuovi compiti per l' ar­ cosi al contrario ha tuttora senso domandarsi se l'archivistica o,
chivista, un diverso atteggiamento e una diversa funzionalità del suo più esattamente, la ricerca d'archivio, il lavoro d'archivio (anche se
lavoro 7 • Si fa strada la convinzione che questo debba consistere anzi­ mettiamo da parte la minuta e pur necessaria << ricerca >> eseguita per
tutto nel problema dell'ordinamento, ma si è ben lontani, ancora per venire incontro alle specifiche richieste degli studiosi ' le quali in
un lungo periodo dopo il cambiamento di prospettive e di finalità nessun caso possono avere carattere organico per l'archivista), cioè
predettosi con le idee che portarono alla rivoluzione francese ed ai l'ordinamento, sia storiografia in piena accezione; o se invece la qua•
nuovi ordinamenti statuali, dalla fusione concettuale dell'ordinamen­ lifica che Cencetti assegnò all'archivista, di << tecnico della ricerca sto'
to dei fondi con alcuni aspetti della ricercà storica, anzi proprio tra rica >> 9, !ungi dall'essere una espressione metodologicamente indiffe­
Sette e Ottocento (ossia durante la stessa grandiosa espansione dei­ rente, abbia riaperto di fatto, e certamente -· parrebbe - centrò
l'erudizione) si generalizzano e si moltiplicano i metodi astratti di l'intenzione dell'àutore, la dualità di piani tra storia e discipline ausi­
raccolta e di classificazione degli atti, metodiesenti dal rispetto o dai­ liarie, perlomeno riguardo all'archivistica, mentre egli, nel rammenta­
tintenzione di ripristino della formazione originaria, non preoccupa­ to esordio delle sue riflessioni; era giunto a identificarle. Né sembrà
ti, cioè, di rivivere il processo di costituzione delle serie. Quasi un irriverente, vuoi per la storia, vuoi per gli archivi, la domanda se da
secolo dopo, nel. ·suo bisogno di trascendere la parentesi risorgimen­ una cosi reintrodottà dualità di aspetti l'archivistica, anziché essere
tale, sarà la storiografia positivistica, .che pure ritiene o echeggia tal­ mortificata, non abbia, per qu11lche riguardo, a trarre il vantaggio di
volta toni romantici, a conferire al lavoro degli archivisti il carattere più inerenti possibilità di articolazione. ·
scientistico o almeno la tendenza a modellarsi secondo uno schema
che faccia coincidete l'esattezzà cori l'uniformità e la ripetizion�. · Più 8 Sulla caratterizzazione di questo genere di adempimenti ha be_ne insistito I.
ZANNI RosiELLO, L'Archivista ricercatore, i:j_ui citata -(cfr. p. 27, nota l) « Nella prassi
7 La storicità, come rileva- opportunamente L. Sandri, ·investe a diverso titolo ma del lavoro ·Q_uotidiano, soprattutto se stimolato dagli studiosi the Jrequentano Ì'Archi­
in uguale misura tanto gli archivi quanto il singolo archivio e l'istituto archivio. Ciò. vio, l'archivista esegue anche un tipo di « ricerca » diversa da quella connessa alla corò.­
induce alla perplessità sulla fondazione di un « concetto universale, unico, valevole pilazione dei vari strumenti che -descrivono il materiale documentario. In effetti fa la
per tutti i tempi», o meglio all'affermazione che esso « non può essere determinato ricerca. nel senso che partendo da certe ipotesi storiografiche cerca di verificare nel
materi:ile documentario a sua disposizione usando tutte le norme connesse a tale opè­
tazione (scelta delle fonti, accertamento dell'autenticità d meno di esse, -individua­
che tenendo conto dell'estrema mobilità dell'istituto archivio conseguente al suo
evolversi; per cui si sarebbe dovuto cercare, e definire più volte secondo le fasi· della
sua evoiuz:one » (L. SANDRI, La storia degli archivi. .. cit., p. 121). Tuttavia tale !restri­ zione di chi le ha prodotte-, ecC.) per giungere, infine, a certe conclusioni» (p. 478).
zione non deve far dimenticare che, quali che siano i bisogni specifici cui l'archivio Vedremo tuttavia fra poco cosa propriamente impedisca la possibilità di qualificare
provvede « secondo le fasi della sua evoluzione », il fine della memoria è comunque totalmente storiografiche queste operazioni di ricerca e cosa le trattenga in una fun­
çostante e, nonostante la variabilità dei « supporti » che tramandano la memoria e la zione « strumentale » o in una manifestazione « orale » e ne determini la natura « aP­
diversa finalizzazione di questa, basta - ci sembra - a concettualizzare l'archivio prossimativa, occasionale ed episodica )),
in modo sostanzialmente unitario. 9 G. CENCETTI, Scritti archivistici... cit., p. 17.
Vittorio Stella La sloriOgrafia e lJarchivistica 33
32

Per porre in termini corretti. il problema della natura del lavoro tempo-luogo, i suoi principi ed i suoi metodi, e che "mutuando pro�
d'archivio occorre guardarsi dall'equivoco che" potrebbe sorgere dalla ptio dalla diplomatica 11 la sostanzialità del " suo insegnamento, ha
mancata distinzione tra esso e l'archivistica. Evidente l'ampiezza del-­ essa dovuto " preoccuparsi del documento moderno, " iniziando così
l'area comune, ma non meno evidente che mentre alcuni compiti del­ quella nuova branca della diplomatica che va sotto il nome di diplo­
l'archivista non sono archivistica, certi problemi dell'archivistica non matica del documento moderno >> 12• " " "
"

sono di esclusiva competenza degli archivisti. La via sulla quale ha proceduto l'archivistica moderna -"-" si riba.•
L'archivistica non da molto tempo è riemersa sul piano scienti­ disce - è quella che, decadendo lo ius archivii, l'ha portata sì ad
co dalla laboriosa crisi cui l'avevano costretta lo smarrimento della affievolire il suo aspetto giuridico, ma nello stesso " tempo << ad impo-•
propria identità e la varia molteplicità dei propri oggetti. Ìl stata, stare e risolvere i suoi problemi nel quadro del rapporto documenta­
però, una crisi di adolescenza cui ha corrisposto la presa di possesso zione-storia >> e a diventare così << anche [ il corsivo " è nostro] una
di più complessi principi e di un più vasto raggio d'azione scientifi­ disciplina >> storiografica 13, nel precipuo quadro della storia istituzio­
ca. La crisi - si è accennato - ha stimolato, come per altre disci­ nale del diritto pubblico, appunto perché, come ha chiadto Massimo
pline, una riflessione sui propri fondamenti che ne superasse la di­ Severo Giannini, << il diritto non è norma ma l'organizzarsi stesso.
spersività e l'indeterminatezza ed è stata corrispettiva all'esigenza di dell'ente >> 14• Ìl evidente che in questa prospettiva la concezione del­
trovare la propria giustificazione, oltre che come branca della filo­ l' archivistica come storiografia pìocede nello stesso verso di una con­
logia e dell'erudizione, anche nell'ambito della ricerca giuspubblici­ cezione non formalistica del diritto . ·
stica in quanto storia delle magistrature e delle istituzioni . Si potrebbe pertanto concludere che l'archivistica, al pari delle al­
In proposito ci sono ancora una volta d i guida alcune considera­ tre discipline cui un "tempo si dava d'abitudine il nome di sussidiarie
zioni di Leopoldo Sandri, il quale, traendo spunto dalle Lezioni di della storia - le" quali sono peraltro sussidiarie tra di loro , è -"

diritto amministrativo di Massimo Severo Giannini 10, ha sciolto l'ar­ teoria"" della storia quando- cetca di comprendere se stessa, di studiare
chivistica dalla soggezione che ne inceppava la metodologia rivolta al i propri metodi, il proprio essere e il proprio farsi, mentre è storia­
fine di determinare (e, si capisce, non più in astratto, ma storica­ grafia in atto, almeno in fase incoativa e conativa, in quanto l'ardi�
mente) la sua sfera di competenza. Si è in tal modo rovesciato uno namento-inventario coincida; al limite, con la storia dell'ente pro­
dei suoi rapporti di sudditanza e di strumentalità, quello nei con­ duttore e ricettore della documentazione. Se si è sottolineato, in in­
fronti della diplomatica, in precedenza comunemente accolto (se non ciso, il carattere embrionale e tendenziale di questa qualità storia-"
in modo esplicito, certamente di fatto) per lo meno da quando que­
st'ultima, nel tardo secolo XVII, si era costituita in autonomia. « I 11 Per L Prosdocimi anche la diplomatica è scienza stqrica. Egli però ricava _questa­
cultori della diplomatica tradizionale - scrive Sandri - [ . ] non
.. ascriz:ione alla storiografi!l _dall'appartenenza dc$it ,dipl9matka alla storia :del dir�tto.
si sono tanto sorpresi per la distinzione tra campi di lavoro dell'ar­ L.a diplorriatka s'interessa · esSel;lZialnleritè della << rappre"seniazio�e gr3fica di un 'atto
chivistica e della diplomatica, in realtà affatto nuova, quanto per 8lutidiçàmente rilevante [ ... ]. E se. ne .intereSsa studiando le varie faime di civiltà'
e· �i o.t;ganiZzazione sociale [ .. ] . Si tratta drinqqe di uno studio s.torico, e cioè ·concreto
quell'ampliamento delle frontiere cronologiche e geografiche entro
.

e· delipeato, del fenomeno della d.,ocuruentazione. ·giuridica, studio che non può" fare a
le quali essi ritengono che debba restare la loro disciplina, indicando J?eno - _se non ,vuole cadere in. �strattismi pericolosi "'--- di .seguire dappresso la
nuovi temi di ricerca attorno alla documentazione medievalistica suf­ st_orja delle istituzioni che sono come la fonte di produzione della doqunentazione
ficienti a dare ad essa nuovo calore e perché solo per questa docu­ stessa ». (L. J;>RosnoçiMI, Diplomatica e storia del diritto, in « Rassegna degli Archivi .di
�tato », XXI, 1961, pp. 155-57; la citazione è da p. 155). L. Sandri aveva già chiarito l11'
mentazione sarebbero validi i mezzi di indagine elaborati. Quale che pdtinenza archivistica della diplomatica moderna e, per questo tramite, l'ascrizione di
sia l'accoglienza nel campo della diplomatica << antica >> a questa tesi entrambe, rappresentate cosl come difficilmente c:Ustinguibili, ,alla storia degli istituti.
del resto già a suo tempo prospettata dal Tessier, essa è la conse­ :È il risultato che qui si accogli�, ·.nel tentativo, tuttavia, .di specificare ciò che non·
guenza dell'ampliarsi del campo di lavoro dell'archivistica e del fatto consente di far ricoprire all'archivista tutta l'area seman#ca della storia istituzionale.·
che essa, parlo dell'archivistica detta tradizionale, ha potuto [ . .. ] 12 L. SANDRI, L'(lrcbivistica... cit., p. 424.
l3 Ibid", p" 423.
estendere agli archivi moderni, prescindendo dalle caratterizzazioni 14 Cfr. N. MA.TTEUCCI, Positivismo giuridt"co e costituzionalismo, in « Rivista trlm�­
strale di diritto ·e procedura civile », 1963, p. 1028, nota 81 e S. CAssEsE, Cultura e
IO Milano, Giuffrè, 1953" politica nel diritto amministrativo, Bologna 1971, p. 115.
34 · Vittorio Stella La stori'ografia e l'archivistica 35

grafica è perché, neL senso che si è cercato di definire, l'archivistica compito d'istituto dell'archivista manca dunque quella personale scel-,
non s'identifica per sé con la totalità dell'atteggiamento stÒriografico ta del problema che è costitutiva dell'interesse storiografico (certa-•
in quanto il fatto (e cioè il problema) verso cui si protende l'ordina­ mente, anch'esso stimolato da una ' pratica ' esigenza) degli storici'
mento non è l'evento, ossia l'istituto nella sua pienezza di vita nella non archivisti, siano essi liberi studiosi o insegnanti. Infatti, nell'in­
,specifica relazione con ciò che lo circonda, ma, appunto, l'istituto segnamento, perlomeno dove vige il rìspetto della libertà didatticà;
quale ci si rivela nella sua traduzione o manifestazione documentaria e fino a quando tale libertà potrà sussistere, l'interesse. lllla .libera·
di carattere archivistico, cioè, nella maggior parte dei casi, di tipo· scelta degli argomenti di studio (ed è quanto dire dei problemi) è.
ufficiale, forma cui è connaturale l'irrigidimento. Da questo lato non interesse dello storico non meno di quanto sia volontà dell'istitu­
potrei che confermare quanto scrissi nel '66 in questa rivista nella zione. L'istituzione didattica, cioè, si attende, da chi professa disci­
nota su L'archivistica e la ricerca 15 • Né c'è alcuna ragione per rite­ pline storiche, che egli porti nell'insegnamento l'ansia di dare rispo­
nere in ogni caso una fonte privilegiata il documento d'archivio, an­ sta ai problemi che lo stimolano e che sono da lui personalmente sen­
che perché fonti privilegiate non esistono, essendo tutte non fatti, titi, nascendo col suo bisogno di conoscenza. È del tutto superfluo
come potrebbe ancora credere la mentalità non del tutto scomparsa aggiungere che come questa norma è esposta alla trasgressione da
dell'ingenuo realismo, ma interpretazioni. Meno ancora il lavoro d'ar­ parte dell'insegnante che non abbia problemi (e che per ciò stesso
chivio sembra potersi risolvere in storiografia se consideriamo l'at­ non è certamente un buon insegnante) cosl la coincidenza tra com-.
teggiamento di chi vi attende nei limiti del suo quadro istituzionale, piti d'istituto ed autentica scelta può verificarsi, e spesso si verifica,
ossia come dovere d'ufficio, tanto se si tratti di ordinamento quanto nella figura personale dell'archivista o di qualsiasi altro tecnico della
se si tratti di ricerca o di altre modalità di assistenza agli studiosi. ricerca culturale 17, o in un'analoga situazione interpersonale (gruppi
Nell'un caso e nell'altro la differenza tra archivisti o « tecnici- della di studiosi di uno stesso tema), Ma si tratta di singole trasgressioni
ricerca storica >> e storici consiste nel fatto che per l'archivista (come o di singole fortunate coincidenze, non di un dover essere implicito·
per il bibliotecario o per l'ispettore delle belle arti ecc.) in quanto nei diversi profili istituzionali ipotizzati. Niente vieta, insomma, che
funzionario la ricerca non è mossa da una personale istanza, ma è un l'archivista faccia proprio il problema dello storico e, con questo, di-,
adempimento impostogli, in ordine alla sua qualifièa pubblica, dalla venti ègli stesso storico di quel determinato problema. In tale muta-·
natura del materiale conservato nell'istituto in cui egli presta servi­ mento di interessi ed ampliamento di prospettive egli viene, però,
zio, dall'ordine di precedenza in un piano d'inventariazione, o dalle a svolgere un'attività che varca i confini della fullZiòne archivistica.
richieste degli studiosi, naturalmente originate dai loro problemi 16 • Al Che la distinzione della storia dalla semplice indagine sulle fonti
stia nel costituirsi del problema vide il Cassese 18 quando, per portare
', 15 Citata sopra, alla p. 27, nota l. argomenti alla nègazionè della distinzione medesima, riprese da Guidd
16 A. D'AnDARlO (Commento al referendum sugli arc.bivi... Calogero la qualifica di << paradosso >> attribuita all'affermazione ero�
: cit., p. 405) parla di
una -« posizione spirituale », di una « sensibilità » evidentemente diversa « verso il ciana secondo la quale il problema (la ricerca di verità) è nello sto­
problema storico >>: « Ma il fatto centrale che distingue il momento dell'archivisti­
rico che ne vuol trovare conferma '(ossia certezza) nei documenti . La
ca», da quello del « fare storia » non è « l'essere dotati di capacità tecniche, del pa­
l�grafo, del diplomatista, del perito in cronistica, in araldica, in storia delle istitu­ questione·, assolutamente centrale per la teoria dell'interpretazione
zioni, bensl una posizione spirituale, una sensibilità verso il problema storico che storica; ci porterebbe, com'è evidente, troppo lontano e rion è questa
ogni fonte ricorda e documenta e che si fa attuale attraverso la lettura delle carte .d'ar­ la sede per riaffrontarla. Dobbiamo qui, comunque, ricordare che
chivio come- nella lettura di tante fonti », di altro genere. « Quanti che si dicotio sto­
Calogero', a proposito dell'asserita non essenzialità << alla vera histo:
#ci non sono, infatti, che degli intelligenti eruditi, ricercatori e critici dei documenti,
e quanti archivisti, invece, nello sforzo di individuare il giusto posto in cui va collo-. ria >> di quelli che egli' chiama « lavori preparatori >> · o << relazioni ,;;·
'
Cata una carta, una serie, un archivio, sono tutt'altro che sordi al problema storico,
�ello sforz-O -di attuare la sintesi dei diversi aspetti che del passato politico, istituzio�
�--�. "
'
naie, amministrativo, economico, quelle carte documentano, e che debbono ben cono­ -�--H éfr. L. èAs.SESE, �
« :t": ovvio poi che un archi�ista " puro ", come uno stori
"-puro", sono nient'altro che astrazione » (L CASSESEJ Del metodo storico in archivi­
stica... citato sopra a p. 27, nota l, p. 8-85) e l'ultimo pedo·do del brano di A� D-'An�
scersi se si vuole inventariare non superfiCialmente». Considerazioni giustissime, queste
ultime, per ciò_ che riguarda quel che il singolo ar�hivista può essere, ll?a non ine­
renti a ciò che l'ordinamento giuridico si accontenta (anzi richiede} utilmente .-che DARIO),·; .Cotnmet!to _lÙ referendum sugli archivi... citato nella: _.nota precedente.
8
1 L CASSESE, Del metodo storico in archivistica. .. cit., p . . 883-84.
.
egli sia.
Vittorio Stella La storiografia e l'archivistica 37

pensa che non si tratti di << un'estrinsedtà sostanziale, come se dav­ tati a parlare dell'esperienza del presente . adoperando i termini che
vero si potesse (giusta un paradosso crociano, che non va preso alla si riferiscono invece alla consueta esperienza spaziale del tempo e
lettera perché mira solo a combattere la pedanteria di chi non vede dell'accadere, come esperienza, per esempio del « cominciate >>, del
altro che la critica delle fonti) scrivere la storia indipendentemente « finire >>, del « durare >> un certo tempo >> 20• Ce n'è quanto basta,
dai documenti e ricercare poi i documenti solo per offrire la ripro­ ci sembra, per convincerci che il nesso delle pagine dell'lstoricà con
va >> 19• Intanto, dunque, nell'inciso è la precisazione che Croce in­ quelle della Logica escluda la validità, nell'ambito di un presenziali­
tendesse combattere non la ricerca delle fonti, ma la loro utilizzazio­ smo che vuoi essere la « fine della filosofia gnoseologizzante >>,
ne pedantesca e paralizzante, vale a dire, pur sempre, la loro dogma� dell'istanza oggettivistica del fatto come dato, ed esclude quindi, per
tizzazione positivistica. E del resto, come sopra si è visto, Croce aveva· questo verso, un antagonismo tra la teoria calogeriana e la teoria
saldamente affermato che nel processo della funzione storica non c'è crociana della storiografia sollecitata dall'esigenza dello storico di
momento in cui i due elementi di essa - il documento e l'interpre­ chiarire sé a se stesso.
tazione -· siano separati e che perciò la loro distinzione è soltanto L'aproblematicità, nel senso dianzi specificato, della ricerca ar­
empirica. Ma, quel che più conta, il pensiero calogeriano sulla << isto­ chivistica, non è altro se non la sua avalutatività, indicata da Casse­
rica >>, del quale Cassese si serve a convalida del proprio, non può se nella Introduzione allo studio dell'archivistica e sulla quale è tor­
comprendersi se non insieme alla considerazione della temporalità nato anche Sandri 21 • Ma come, quando parliamo di una storiografia
quale risulta, perlomeno, dall'intero contesto delle Lezioni di filoso­ aproblematica, non intendiamo dire che quella storiografia non abbia
fia, ov'essa, nella dimensione del << presente >>, funge veramente da questioni da risolvere o non ne abbia risolte, bensì (sempre nel sen­
concetto-cardine. « Se dunque la realtà più incontrovertibile della so indefinitivo, . perché sempre· aperto alla nuova interpretazione, in
nostra esperienza è quella della sua eterna presenzialità, e la conce­ cui si può parlare di una risoluzione storiografica) che il suo metodo
zione oggettivo-estensiva del tempo rende inconcepibilè la présehZa, vuoi essere oggettivistico e non sa trascendere in sintesi le esigenze
la conclusione di tutto questo sarà che, per intendere il tempo, noi spesso opposte del documento e della passione (o ideologia), cosl
dobbiamo considerare direttamente questa nostra esperienza . del pre­ quando conveniamo nell'avalutatività dell'archivistica non vogliamo
sente, in cui vive ogni altra ·raffigurazione del tempo oggettivo ed affermare che la ricerca in cui essa consiste non proceda all'accerta­
esteso. Ora qual è la caratteristica fondamentale del nostro presen­ mento o, con maggiore esattezza, che pensi questo accertamento come
te? Esso è la crisi continua, il passaggio continuo del furnro nel pas­ incontaminato dall'inquietudine della verità, ma soltanto che tale ri­
sato. Il nostro presente è la situazione, per la quale noi abbiamo sem­ cerca ha, per le sue condizioni e il suo presupposto, il carattere di
pre un passato e sempre un futuro. C'è sempre in noi qualcosa che non impostare né ideologicamente né teoreticamente (nel senso stori­
ha terminato di essere, e qualcosa che incomincia ad essere. Ma an­ cistico che qui attribuiamo al conoscere) i suoi essenziali problemi.
che questo « che ha terminato di essere >> e questo « che comincia Nel fondare l'argomentazione sulla coppia di opposti valutazione-non
ad essere >> non sono realtà che possiamo collocare in un tempo esteso, valutazione occorre cioè guardarsi dall'aderire ad una concezione pu­
nel senso di fissare il punto in cui alcunché ha finitò di essere e al­ ramente ideologistica della storiografia, da! lasciarsi chiudere in un'ac,
cunché comincia ad essere; perché appunto, nell'atto stesso in cui noi cezione relativistica dèllo storicismo, quale sarebbe quella che facesse
volessimo fissarli, il vero presente, è per ciò stesso anche il vero del giudizio storiografico una valutazione pratica contrapponendolo
passato e il vero futuro, non sarebbero· più quelli che rìoi in tal modò all'avalutatività delle raccolte documentarie, scrigni preziosi, queste,
fisseremmo, ma bensì quèlli che noi vivremmo nell'atto di fissare: che racchiudano in sé il puro riconoscimento di esistenza, preservan­
Donde, fra l'altro, il fatto che ògni nostra configurazione verbale, ogni dolo quasi in un'asettica fase antepredicativa. L'avalutatività, dun­
nostro tentativo di espressione di questa esperienza si risolva sem­ que, è da interpretare, in ultima analisi, come nulla di più che un si­
pre in un'indicazione approssimativa, proprio perché noi siamo por- nonimo della funzione sussidiaria dell'archivistica. È questo ciò che

20 G. CALOGERO, Lezioni di filosofia, I, Logica Gnoseologica Ontologia, Torino


19 G. CALOGERO, Lezioni di filosofia, III, Estetica Semantica !storica, Torino, Ei-
naudi, 19471, p. 367.
1947', p. 24.
21 L. SANDRI, L'archivistica. . . cit., pp. 415-416 .
· · · :. ,
38 Vittorio Stella La storiografia e rarchivistica 39

Cassese viene in effetti a significare quando sostiene che << l'archivio La dichiarazione d'impianto storlclstlco sugli arclJivi e sulla · << di­
" serve " tanto alla storia descrittiva quanto a quella problematica e sciplina » secondo la quale si articola il lavoro istituzionale �h� �
tanto ad una ideologica conservatrice quanto ad una ideologica rivo­ essi si svolge, non riesce dunque ad annullare lo sfalsamento d1 p1aru
luzionaria >> 22, con ciò stesso riconoscendo quindi la strumentalità del­ tra storia ed archivistica, neppure nelle prime e più baldanzose for­
l'archivio e ammettendo il darsi di una storiografia problematica (cioè mulazioni d'impronta crociana come quella di Cencetti (di li a poco
- supponiamo che egli abbia inteso - teoreticamente orientata) corrette dalla cautela dell'autore stesso 23), e crociano-gramsciana, co­
altra da quella descrittiva e da quella ideologica alle quali, glosserei, me quella di Leopoldo Cassese.
allontanandomi presumibihnente dal pensiero dell'autore, solo impro­
Alla teoria cencettiana del rispecchiamento dell'istituto nell'ar­
priamente si appone il predicato del giudizio storico. Sappiamo bene
chivio faceva contrasto, più o meno negli anni in cui essa si espri­
che le dichiarazioni di questo studioso, quando riguardano esplici­
meva, l'avvertimento, presente nell'Archivkunde del Brenneke, dello
tamente il rapporto tra archivistica e storia, propendono all'equazio­ scarto tra la realtà dell'arclJivio e la configurazione che esso avrebbe
ne identitaria della presunta dualità, però la coerenza interna del suo se davvero rispecchiasse l'ente con assoluta fedeltà. Pavone, commen­
discorso porta alla diversa conclusione che qui si è prospettata in me­
tando le osservazioni in proposito di Filippo Va1enti 24, rileva che
rito all'archivio come istituto, e quindi alla figura funzionale dell'ar­
Brenneke << da una parte fa sua la parola " registratura " per indicare
chivista. sia l'attività con la quale i documenti vengono collocati in un certo
ordine man mano che nascono, sia il risultato di questa attività; dal­
l'altra attribuisce al " principio di provenienza ", da lui ritenuto ca­
22 L. CASSESE, Introduzione allo studio deWarchivistica. . . citato. Giova tuttavia �
ricordare che lo stesso L. Cassese, Del metodo storico in archivistica... cit. (dr. .p. 27,
pace di assorbire e sottomettersi anche quello " del contenuto " ,
compito non già di ricomporre i risultati della registratura, se mal
nota l) aveva ·asserito che « Il principio fondamentale che ne [ se. dell'archivistica]
giustifica l'esistenza, non consiste però in una sterile e passiva funzione sussidiaria, nel fossero stati alterati, bensl quello di ricostruire un'ideale " corpo ar­
qual caso gli archivi verrebbero confinati nel regno delle cose morte, ma si rinviene nel­ chivistico " in cui dovrebbe essere resa evidente una più vera e pro­
la ben definita nozione di interdipendenza tra docnmento 'e storiografia, che le dà l'im­ fonda storia dell'istituto. Il Brenneke cioè di fronte alla evidenza
pronta di disciplina autonoma, distinta ma non superata, e formante tuttavia con la
dello scarto fra registratura e istituto [ . .. ] crede di poter risolvere
storia - unitamente alle altre discipline affini - un sistema culturale unitario »
(p. 885). Ci pare però di aver mostrato come il carattere « sussidiario » non com­ il problema attribuendo alla "funzione creativa" dell'archivista il
porti necessariamente gli attributi di « sterilità » e di «passività », ma sia semplice­ compito di rimodellare secondo gli schemi ideali clJe nascono dalla
mente, oggi, un'ipotesi di approssimazione alla possibilità di distinguere l'iniziativa sintesi provenienza-contenuto quella realtà clJe gli umili registratori
della ricerca problematica, propria della storiografia (nel senso forte di pensiero, di hanno disposto solo empiricamente. Ma con questa tesi non si fa che
giudizio - ed altro significato e valore non sembra le si possa -dare), da un lato
dall'adempimento istituzionale consistente nel rispondere alle altrui richieste con la spostare il problema in una sfera che, se volessimo seguire il Bren­
preparazione e il reperimento dei documenti, dall'altro dalla sfera autonoma dell'ar­ neke sul suo terreno, potremmo ben definire metafisica, e che giu­
chivistica non totalmente risolvibile, direi quasi ante rem, nell'attività storiografica. stamente il Valenti respinge >> 25•
Ciò proprio in quanto, per l'archivio, è essenziale il rapporto all'ente nel suo orga­
nizzarsi, sebbene anche questo rapporto non sia poi possibile risolvere in termini di
una pura identificazione che viene impedita, come si dirà in fondo, concordando con 23 Ci riferiamo, anche qui, al saggio Il fondamento teorico della dottrina archi­
C. Pavone, dall'esigenza della « memoria » di trovare da sé le migliori forme a garan­ vistica, in G. -CENCETTI, Scritti archivistici... c1tati.
zia della propria conservazione. Queste nostre considerazioni in proposito, come si 24 F. VALENTI1 A proposito della traduzione italiana deW« Archivistica » di Adolf
desume dal testo, sono rese possibili dagli studi di L. Sandri sulla sto:�;ia degli arohivi Brenneke. .. citato.
25 C. PAVONE, Ma è poi tanto pacifico che l'archivio rispecchi l'istituto?... cit.,
che, dando rilievo all'origine lato sensu cancelleresca della figUra dell'archivista, hanno
permesso di cogliere alla radice la trasformazione profonda di quella figura col tra­ p. 146. F. Valenti, nel suo citato saggio-recensione del trattato di A. Brenneke, si era
sformarsi degli ordinamenti giuridici. Tale mutamento, ripetiamo, se da un canto cosi espresso al riguardo: « [ ... ] non c'è dubbio che questo ar·chivista che si sovr�p�
ha estinto Io ius archivale e la probatio che da esso derivava, dall'altro ha assegnato
ideali e Un base ad un « concetto .filosofico dl organicità » il lavoro che quegli ha fatto
pone al « registratore » {cioè all'archivista dell'arohivio vivo), rifacendo in termmt
all'archivistica quel servizio pubblico a fini di studio che, condizionando il suo rap­
porto - ·con la. documentazione. (cioè come -ordinamento dei docnmenti e come comu­ sotto la pressione delle pratiche esigenze dell'ente, ha in sé qualcosa di peregrino, se
nicazione di essi al pubblico), determina in conseguenza la posizione dell'archivistica non addirittura di paradossale (F. VALENTI, A proposito della traduzione italiana
rispetto alla storia. dell''.<< Archivistica )> di Adolf Brenneke... cit., p. 451).
40 Vittorio Stella La storiografiiJ e l'archivistica 41

L'inevitabile prodursi di questo divario viene ora utilizzato da significa collocarne i singoli pezzi in posizioni reciproche e collegate
:Valenti e da Pavone in base ad alcune ipotesi dirette al fine di av­ che abbiano un significato. La signifiçatività scaturisce, in questo
viare lo studio dell'archivio ad un processo di formalizzazione. L'ar­ ambito, dall'ordine stesso; è cioè connessa alla _ struttura formale del­
chivistica può essere cosl portata a conseguire un certo grado di auto­ l'archivio, resa esplicita dall'inventario, e non al contenuto documen­
nomia operativa e concettuale mediante il rilievo della fenomenologia tario dei singoli pezzi » 29•
e delle strutture del_ reciproco porsi delle serie documentarie, le qua­ Sembra dunque di poter interpretare le proposte di Valenti, inte­
li dall'archivistica vengono appunto ad essere considerate principal­ grate dalle più esplicite e radicali formulazioni di Pavone, nel senso
mente non per il significato dei loro contenuti, ma per quella signi­ che di fronte al frequente insuccesso dei tentativi di ricostruzione sto­
ficatività che scaturisce dal loro stesso ordine. L'ordinamento si con­ rica diretti al fine, che spesso si svela del tutto inconseguibile, di co-.
figura, in questa prospettiva, secondo una concezione certo notevol­ gliere l'archivio nella sua effettiva formazione o di restituirlo conget­
mente diversa da quella di Cencetti, della quale, pure, runane. am­ turalmente ad essa, o di desumere la storia dell'ente dai contenuti as­
messa come un progresso irreversibile la posizione del rapporto d'in­ solutizzati della documentazione archivistica, l'ordinamento " struttu­
dissolubilità anche se non necessariamente la perfetta rispondenza di rale ", rinunciando al criterio della necessità di un rigoroso rispec­
'
svolgimenti e di manifestazioni, tra storia dell'archivio e storia del­ chiamento, abbia il pregio di rilevare rapporti di slgnificatività inter­
l'ente 26 ; come - ripetiamo - è per sempre acquisita la definizione na, e di poggiare su di essi. L'ordine cosl formalizzato, per costituirsi
dell'archivio quale organizzazione della memoria dell'istituto (ossia, in una totalità organica traente da sé il proprio significato, non pre­
precisa Pavone, autodocumentazione dell'istituto << in rapporto alle tende né la certezza di essere proprio l'ordine originario e neppure
proprie finalità pratiche » "l sulla quale si è potuta produrre la teo­ di doversi necessariamente stabilire sulla intatta consistenza delle se­
ria del rispecchiamento. Il rapporto, cioè, permane al riparo da obie­ rie. Non può, dunque, e non deve, aspirare a porsi come tale da
zioni di fondo, ma i suoi modi, le sue possibilità di casi marginali e di escludere la validità di qualsiasi possibile ordinamento alternativo.
eccezioni vengono rivedute e riarticolate dopo avere eliminato l'im­
pulso eccessivamente semplificatorio della piena identificazione 28 • C:i
Che questo ordine nel suo valore diretto (che diremmo, per bre­
vità, puramente archivisticol e nel suo valore indiretto (rispetto, cioè,
si è quindi accorti che il rispecchiamento come perfetta sovrappom­
agli << altri livelli di vita dell'istituto ma anch� a fatti d�! tu�to extra­
bilità e fusione del profilo storico dell'archivio col profilo storico
istituzionali »l sia tutt'altro che il prodotto d1 un gratUito gwco com­
dell'istituto risulta un'ipotesi nella quale un esuberante ma non per
binato, è non soltanto una corretta posizione ipotetica, ma anche un
questo meno astratto razionalismo s'insinua, lucus a non lucendo, in
risultato conseguibile a condizione che << il rigore formale di ordina­
menti e inventari » sia sempre << preteso non solo in se stesso ma an­
un discorso di tipo storicistico. Al posto di una cosiffatta ipotesi si
fa ora avanti l'altra di un'assai meno predeterminabile commisura­
che e soprattutto come strumento che faciliti la ricerca di coloro [ . . . ]
zione che i metodi della ricerca archivistica (in quanto " ordinatori " l che ai documenti chiedono informazioni soltanto sui contenuti e che
hanno di volta in volta il compito di _conoscere e di specificare. Ciò
della corretta collocazione del documento nel contesto archivistico si
è possibile operando nella disposizione documentaria la distinzione
giovano solo come di uno degli elementi della critica delle fonti >> 30•
tra accostamento arbitrario e casuale e qualsiasi composizione eli stis­
Pavone inoltre, svolgendo il concetto di << memoria >> dell'ente o del­
seguenze documentali che abbia; invece, una propria ragion d'essere
l'ufficio, che abbiamo visto essere quello sul cui fondamento possa
giustificabile rispetto a se stessa anche se non possa più esserne dimo­ affermarsi permanente l'unità del concetto di archivio, osserva come
strata la rispondenza alla originaria formazione dell'archivio, o se tale memoria si organizza secondo proprie esigenze. Queste esigenze
risulti chiaro che tale rispondenza non c'è. << Ordinare un archivio
mutano nel tempo - hanno cioè anch'esse una loro storicità - e,
perlomeno dal nascere degli archivi moderni, tendono ad essere sod­
disfatte da una tecnicità sempre maggiore, che naturalmente non è
26 F. VALENTI, A proposito della traduzione italiana dell'« Archivi-stica » di Adolf
Brenneke . . cit., p. 442; C. PAVONE, Ma è poi tanto pacifico che l'archivio ris-pecchi
l'istituto?.. . cit., pp. 146-47.
.

27 C. PAVONE, ibid., p. 147. " Ibid., cfr. p. 148.


28 Ibid., pp. 146-47.
30 Ibidem.

l l
42 Vittorio Stella

Benza rapporto sia con la maggiore complessità degli enti e quindi


della documentazione, sia col diverso gravitare delle ricerche, ma
che non si esaurisce in tali rapporti. Sono queste tecniche della me­
moria ordinatrice che costituiscono in autonomia l'archivistica e il
Javoro d'archivio che a tali compiti più specificamente si lega.
In altri termini la ricerca di una simile sintassi strutturale delle
unità d'archivio dà luogo alla metodologia di un ordinamento il cui
significato di valore indiretto possa fungere uguahnente, ed anzi con
maggior senso delle proprie possibilità e dei propri limiti, ai fini sto­
riografici, ma il cui significato di valore diretto, senza alimentare un
assurdo conflitto con quella fungenza, conquisti una sua sfera di
peculiare validità rispetto a quei fini. Di più, il piano dell'ordina­
GLI ARCHIVI
mento di un complesso di serie archivistiche o addirittura nel quadro
dell 'intero patrimonio archivistico di un paese, dovrebbe non solo DELLO STATO UNITARIO
trovarsi in rapporto di conoscenza e di scambio con le più affinate
concezioni storiografiche dell'area culturale che rappresenta, ma, per
ciò stesso, anche servire ad esse di orientamento e di stimolo.
Arnaldo D'Addario

La collocazione degli archivi


nel quadro istituzionale dello Stato unitario *

I motivi ottocenteschi
di un ricorrente dibattito (1860-1874)

Il recente inserimento degli Archivi fra gli istituti amnumstrati


dal ministero per i Beni culturali e per l'ambiente, e il dibattito poli­
tico e culturale che lo ha preparato, conferiscono, in prospettiva sto­
rica, nuovo interesse ai temi dell'analoga polemiCll che cbhe luogo
cento anni or sono, alle origini del servizio archivistico nazionale,
per definirne le linee organizzative, la natura e i fini istituzionali, la
collocazione nell'ambito delle strutture politiche e amministrative,
centrali e periferiche, che il nuovo Stato italiano si veniva formando 1•
Molti degli argomenti addotti dai sostenitori delle tesi discusse
fra 1860 e 1874 - dal primo precisarsi, cioè, dell'esigenza di un'or­
ganizzazione unitaria e funzionale degli archivi alla strutturazione del
nuovo ordinamento alle dipendenze del ministero dell'Interno - si
rimlovano nel dibattito a noi contemporaneo. Allora come oggi, la
corretta soluzione del problema organizzativo implicava una presa di
coscienza del problema politico e dottrinale archivistico, con la solu­
zione di complesse questioni teoriche, quali quelle della natura degli
archivi - fonti storiche o atti utili all'amministrazione? -, dei va­
lore da attribuire alla conservazione delle carte - di strumenti della
ricerca &torica o di memorie burocratiche? -, della finalità di una
funzione - contingente, amministrativa, oppure scientifica, proietta­
ta nel tempo? - della documentazione.
L'organizzazione di un servizio archivistico nazionale, infatti, si
presentò - e si presenta ancora -, in ultima analisi, più che mme
]Jroblema teorico, come problema politico, e di politica culturale.

* In « Rassegna degli Archivi di Stato >>, XXXV (1975), pp. 11-115.


1 Su questi problemi si veda C. PAVONE) Amministrazione centrale e tJmministra­
zione peri/e1'ica da Rattazzi a Ricasoli (1859-1866), Milatto- 1964 (L'organizzazione
dello Stato. Collana di studi e testi nel centenario dell'Unità, 2).
46 Arnaldo D'Addario Gli- archivi nello· Stato unitario 47

Questa i?terdipendenza di considerazioni in apparenza diverse può dali·' e · studi di diritto archivistico 4 hanno prerento, per lo pm,
far megho comprendere - ma non giustificare -.-," i motivi . .delle accennare solo di sfuggita ai motivi del dibattito ottocentesco, prefe-·
scelte compiute nel 1874, precedute da un qùindiceimlo circa Jì rendo soffermarsi sulla soluzione adottata nel 1874 ed approfonden-·
attività legislativa la cui contraddittorietà fu (sembra di poter dire) clone gli sviluppi, senza prestare molta attenzione alle motivazioni
precipuamente conseguenza di una mancanza di chiarezza circa la pm­ in contrario, che le decisioni prese in sede politica fra 1870 e 1874
blematica archivistica, diffusa nel mondo della cultura italiana di avevano ridotto al silenzio. Sobrietà di riferimenti, questa, che, in
allora. cetta misura, può spiegarsi anche con il diffuso - fra gli archivisti,
ma anche fra gli studiosi utenti degli archivi - adattamento alla
La storiografia sugli archivi italiani ha toccato raramente il tema
rotttine inaugurata in quegli anui, per la singolare abitudine - de­
delle origini della nostra organizzazione archivistica 2• Relazioni uffi-
gli archivisti, questa, in special modo - a conciliare, nella giornata
del lavoro professionale, gli impegni a carattere meramente burocrati-·
co del servizio con le sollecitazioni ad essi pur derivanti dalla voca­
. 2 Sommari cenni aveva dedìcato a que�ti - aspetti della nostra storia _ archivistica E.
CAsANOVA, nella parte storica- del suo manuale' di Archivistica> Siena 19282: Fili 'am­ zione alla ricerca storica che ne aveva indirizzato tanti verso gli archi­
� !
pie � cis!ve e due �lcerche di A._ PANELLA, Fmncesco �onaini e l'ordinamento degli vi; nonché per la tacita soddisfazione dei loro interessi procurata agli
arch�vt ,ne_z prrmz anm del regno, m <(Archivio storico italiano », s. -VII, XXI; dìsp;
.
studiosi dal fatto di poter, comunque, trovare con relativa facilità i
I (1934), pp. 281-307; ID., In margine alla relazione del 1870 per il riordinamentQ documenti utili alle loro ricerche, senza dover troppo approfondire
degli adivi di stato, ibid., XCV (1938), PP• 212-217; XCVJ (1938), ·pp.· 92�97,
. le difficoltà di ordine scientifico-professionale che la collocazione i­
216-221 (ambedue npùbblicate nel volume degli Scritti archivistici di A. ·P., a 'clwa
-
di A. D'Acidario, Roma 1955 Ministero dell'Interno. Pubblicazioni degli Archivi di stituzionale adottata nell'Ottocento infliggeva alla funzionalità del
�tato, XIX -, pp. 193--213, 219-236). In questi studi, dall'ampia e coinplessa tematica' servizio ed allo stesso sviluppo dell'euristica storiografica. La consi­
�ibattuta nel secolo scorso l'A. amò enucleare i motivi centrali del pensiero archivi­ derazione dei limiti inerenti alle ricerche compiute fin ora sn questo
stico di Francesco Bonaini, come vennero esposti nei momenti cruciali del _dibattito·
tema incoraggia a rileggere la documentazione relativa al dibattito
proponendosi di studiare, più che il problema storico�dottrinale in sé, la - soluzion�
che di alcune questioni di archivistica pura aveva proposto in occasione di - quella­ ottocentesco ', con la fiducia di poter approfondire in qualche misura
polemica. il fondatore. degli archivi toscani. Neppure il Panella - protagonista come_
fu del lavoro archivistico italiano nel primo cinquantennio di questo secolo svolto 3 Soprattutto 1-a Relazione sugli Archivi di Stato italiani (1874-1882), Roma 1883,


alle d�pendenz� del ministero dell'Interno - poteva avvertire i motivi di dis io co:{l�
. .
coordinata da N. VAZIO, il quale premette al volume brevi cenni storiCi sull'organiz..
nessi con la situaziOne determinatasi nel 1874. Questo disagio sarebbe stato - sentito zazione degli archivi prima e dopo l'unità; questi dati sono ripresi nella relazione
�empre più vivamente dalle nuove generazioni di archivisti; quelle alle quali proprio seguente, a cura di C. SALVAREzzA, Gli Arohivi di Stato italiani, Roma 1903. l testi
il Panella, dalla cattedra universitaria e con l'esempio dell'attività professionale aveva ufficiali successivi dedicano sempre meno spazio a questo tema, destinati come sono
Contribuito, coptinuato dai suoi allievi migliori, ad impartire una lezione sos;anziaie ad esporre i dati relativi alla situazione in atto al momento della pubblicazione. Di
di contenuti _culturali, aliena da argomentazioni formalistiche e tecnicistiche. - Più re� questo problema non si parla neppure negli atti della Commissione parlamentare
cente ed òrganico è l'esame complessivo della problematica dibattuta agli incunabuli presieduta dall'an. Franceschini, incaricata di gettare le basi della nuova amministra­
del nos�ro servizio archiVistico compiuto da L. SAND:«!, Gli archivi dello Stato (Genesi zione dei beni culturali (Per la salvezza dei beni cultumli in Italia. Atti e documenti
e for�a:do�ej, in « _Amministrazione civile », V (1961), pp. 409-431, seguitO-, nello della Commissione d'indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico,
stesso fascicolo spectale della rivista dedicato alla celebraZione dell'unità d'Italia nel­ archeologico, artistico e del paesaggio, voli. 3, Roma 1967).
suo aspetto storico-amministrativo, dairarticolo di E. CALIFANO, Gli archivi correnti 4 Nonostante il titolo, il trattato di E. SEBASTIANI, Genesi, concetto e natura giu­
dei ministeri.. ., .p. 433A59, nei cui primi paragrafi si trovano cenni brevi ma ridica degli Archivi di St-ato in Italia, Torino 1904, nel tracciare una succinta storia
precisi, alla mc:desima problematica. Rapido esame delle leggi di· argom;nto archivi­ degli archivi accenna solo di sfuggita - ai problemi dibattuti fra 1860 e 1874, per pas­
stico vigenti negli Stati preunitari · e- di quelle emanate dallo Stato iraliano -fino 'al sare alla ben più ampia trattazione delle questioni tecniche e giuridiche relative agli
nostri, giorni è -la "lezion!! _ su L'ordinamento archivistico italiano nella genesi_ e , nello ordinamenti in vigore ai primi del secolo XX. Anche M. CANTUCCI, La tutela giuri­
sviluppo della legislazione, tenuta da G. GIULIANI presso la Scuola di archivistica · dica delle cose d'interesse storico e artistico, Padova 1953, non si propone il proble­
paleografia e diplomatica dell'Archivio di Stato di Roma nell'anno accademico 1961� ma delle origini storiche, prendendo in considerazione prevalentemente i problemi
1962 (testo nel volume ciclostilato delle dispense di quell'anno accademico pp. 49�70). scaturenti dalla · situazione in atto e trattandone l'aspetto giuridico.

Il capitolo su li archivi, scritto da P. D'.ANGIOLINI e C. PAVONE nella St�ria d'Italia, 5 Fra questi documenti hanno grande importanza le carte conservate nelle filze
� '_f
V, I oc�:�mentt, 2,, orino 1973, pp. 1659-1691, ·si sofferma sugli aspetti· del processo �6 e 97 dell Archivio della soprintendenza generale agli archivi toscani (in Archivio
'
formativo del serviZio archivistico, in funzione di un più ampio discorso ' sulla ·pro­ di -Stato di_ Firenze - ASF -), già in parte utilizzate dal Panella, e la corrispon­
blematica attuale. dente documentazione conservata nell'Archivio del ministero della pubblica istruzione,
48 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 49

l!l conoscenza delle motivazioni di quello scontro ideale. Di queL<;li·, La legislazione di questi Stati aveva mirato soprattutto ad· assicu-'
battito furono, con il Bonaini e con il Guasti, protagonisti anche il rare la conservazione dei documenti riguardanti gli interessi delle, di'
Gar, il Trinchera, ed altri archivisti, toscani e non toscani'; gran par­ nastie o delle oligarchie dirigenti e la suprema azione di governo, del"
te vi ebbero, inoltre, gli uomini della Destra storica che fra 1860 e le carte prodotte nel lontano e recente · passato dagli organi centrali
1874, detentori com'erano del potere politico, dovettero · assumersi e periferici, e degli atti notarili. Come nota il Sandri 7, direttiva pre'·
la suprema responsabilità della scelta definitiva. Nel pensiero di tanti. valente fra Sette e Ottocento era stata quella di concentrare in dèc
fra quei politici - va notato - ebbe un notevole peso la consapevo­ positi istituiti nelle città capitali - ma, in alcuni casi, anche in altre
lezza di una finalità scientifica, culturale, come peculiare al servizio località di grande importanza storica - la documentazione prodotta
archivistico; prospettiva che non poteva non essere presente alla dagli uffici e dalle magistrature centrali, che si riteneva ormai inte·
mente di uomini impegnati in gran numero anche sul piano della ressante solo - o, almeno, prevalentemente - dal punto di .vista
cultura e, insieme, legati da rapporti di amicizia e di collaborazione,. << storico », in conseguenza dei mutamenti dinastici, delle riforme
anche scientifica, con storici ed archivisti, toscani e non toscani; del amministrative, dei rivolgimenti politici, delle trasformazioni sociali.
secolo XIX. A questi istituti - nel più dei casi denominati << Archivi di Stato »,
È, quindi, ancora più interessante individuare le ragioni che li in­ oppure « Archivi generali >> - era stata attribuita una particolare
dussero ad adottare per gli archivi una soluzione organizzativa 1a qua-· importanza nell'ambito delle istituzioni di ciascuno Stato, mentre il
le, nei suoi motivi centrali, culturale non era; quantunque la diretti­ compito di sovrintendere a questo settore del servizio archivistico ve"
va inizialmente impressa alle strutture formate fra 1874 e •1875, fon-' niva demandato agli organi centrali competenti nella trattazione de­
data sul principio di un governo degli archivi da parte di eruditi e di gli affari di alta politica (segreterie di Stato, etc.). Alle carte cosi con­
storici - tali erano i membri dei primi consigli superiori - · -, sembri, centrate venne riservato il privilegio di una conservazione particolar-e
manifestazione di una volontà di compromesso tra le due esigenze. mente - almeno nelle intenzioni del legislatore - curata, in locali
fra cui quegli uomini non avevano saputo o voluto compiere la scel­ dall'aspetto solenne, mentre si affidavano alla maggiore o minore
ta definitiva più consona alla mentalità di tanti di loro. sollecitudine dei vari uffici e magistrature le carte dell'amministra,
zione corrente, e si abbandonava, quasi, a se stessa ogni altra fonte
Fin dai primordi dell'unità, l'esigenza di un'uniforme strutturazio­ archivistica che non avesse avuto importanza ai fini pratici, contin'
ne del servizio archivistico fu imposta all'attenzione dei politici e de­ genti, come documentazione degli interessi dei sudditi (gli atti nota'
gli uomini di cultura dalle difficoltà stesse inerenti alla ·situazione rili, i catasti, ·etc.), o di quelli dello Stato medesimo (atti degli' organi
organizzativa degli archivi, quale si presentava nelle diverse parti del­ giudiziari, documenti utili ai fini fiscali, etc.). Né il fatto che delle
la penisola che venivano aggregandosi al regno subalpino, per la mol­ carte concentrate negli Archivi generali fosse concessa talvolta la con­
teplicità degli ordinamenti in vigore al momento dell'annessione e per sultazione a eruditi di particolare fiducia dei regnanti volle significare
la varietà delle premesse teoriche ispiratrici delle norme· emanate volontà di deroga dal principio che funzione primaria di quegli isti,
in questa materia da ciascuno degli Stati preunitari. tuti dovesse essere la conservazione degli atti « di Stato >> nell'iute·
resse delle dinastie, del gruppo sociale, degli Stati medesimi. Anche
segretariato e affari generali (nell'Archivio centrale dello Stato - ACS -), datate fra dopo la solenne proclamazione da parte della ConvefiZione francese;
il 1860 e il 1894. il principio della libera consultabilità degli archivi a fini puramente
Debbo un cordiale ringraziamento al prof. M. Del Piazzo, direttore generale degli culturali, storiografici, si sarebbe fatto solo faticosamente strada nel­
Archivi di Stato, ed al_- prof. G. Pansini, direttore dell'Archivio di Stato di Firenze, per la concezione politica del servizio archivistico.
la liberalità con cui mi hanno procurato la fotocopia di buona parte dei documenti
conservati nell'ASF; copie che sono state f:seguite con la consueta perizia dalJlope­ Da queste premesse derivò il limitato numero di Archivi centrali,
iatore C. Siliani. generali, di Stato, esistenti nel territorio del Regno d'Italia al momento
6 La sensibilità nei confronti degli aspetti culturali del problema fu motivo comu­ delle annessioni, nonché il rapido imporsi di un altro grosso proble,
ne a diversi ambienti archivistici, come si deduce dalle fonti documentarie prese ma, insieme dottrinale ed organizzativo. Del se e del come, cioè, si
in esame ai fini di questo studio; anche se gli archivisti toscani ne affernlarono con
particolare vigore la validità, per i motivi elencati da L. SANDRI, Gli archivi dello
Stato.. cit., P·- 423,
. 7 L. SANDRI, Gli archivi dello Stato... cit., pp. 425-426.
50 Arnaldo D'Addario
Gli archivi nello ,Stato unitario 51

dovesse e potesse provvedere, mediante l'emanazione di norme gene­


francese era stato seguito dal Regno di Satdegna," introducendo la
rali, a garantire l'ordinata conservazione delle carte giacenti negli
sparsi archivi delle comunità - e di comunità che, molto spesso, . _
?
paleografia fra le materie insegn�te nell'univer�ità i T�:ino, al fine
dichiarato di favorire la preparaziOne degh archivisti; e cio solo �ppa·
àvevano avuto una storia di indipendenza politica e di importanza e­
rentemente in contrasto con la direttiva politica prevalente, di una
conomica e culturale -, delle famiglie, delle opere pie, delle istitu­
.zioni ecclesiastiche, la cui tradizione archivistica era ritenuta compito
4
segretezza deg� archivi, perché �e?li archivisti i corte el te�po si �
intendeva contmuare la personalita culturale der colleghi eruditi che
estraneo alle autorità dello Stato, anche se l'erudizione se ne serviva
da gran tempo, particolarmente nei casi in cui non poteva accedere
li avevano preceduti nel secolo XVIII. Int�rrotto quasi subito { 1822
.

nell'ateneo, per la morte del docente, quell msegnamento avrebbe tr?­
vato (1826) nuova - e più durevole, fino al 1835 - sede proprw
alla documentazione prodotta dagli organi del potere pubblico.
Va notato, tuttavia, che, nel caso degli archivi comunali, di grandi
nell'archivio di corte, a maggior conferma dell'intenzione che ne aveva
casate, di enti ecclesiastici, la situazione economico-sociale - per la
informato l'istituzione. Coerenza con l'apertura culturale della su�
continuità delle famiglie delle istituzioni detentrici di quelle carte
iniziale politica archivistica aveva mostrato in tema di scuole d'archi'
-, unitamente alle favorevoli premesse di ordine cultumle costituite
via il Regno borbonico, suscitando in Napoli (suddividendo� fra i�
dalla diffusa passione erudita e dall'esistenza di accademie e di so­
Grande Archivio e l'università) gli insegnamenti di paleografra e dr
cietà storiche municipali spesso molto attive, rendeva possibile, an­
diplomatica, e istituendo in Parlamento ( 18�3) una scuola all'interno
cora alla metà del secolo XIX, confidare, ai fini della conservazione
dell'Archivio '; cosi come l'aveva mostrata il governo granducale to­
di quei documenti, nello spontaneo, diffuso, insorgere e nel perdurare
scano che nel 1856 aveva istituito nell'Archivio centrale di Firenze
di una certa coscienza archivistica, legata all'orgoglio genealogico e
la sO:ola organizzata dal Bonaini guardando al mode�o francese 10:
all'interesse concreto, oltre che alla sollecitazione storiografica.
Anche a Venezia (dal 1854) ed a Milano (dal 1840) il governo au­
Né, per molti decenni ancora, fino al 1 9 39, si sarebbe trovato il
striaco aveva attivato insegnamenti simili, impartiti solo nell'Archi­
modo di risolvere il problema di un'ordinata conservazione dei docu­
vio - nel caso di Venezia -, o in collaborazione con l'università -
come avveniva a Milano - 11 •
menti che l'amministrazione attiva, centrale e periferica, veniva pro­
ducendo, e con abbondanza crescente, in funzione ·del moltiplicarsi "
Scuole, tuttavia, queste, la cui vitalità er� stata, fino al 1860, �o
dei compiti devoluti allo Stato in conseguenza dei nuovi bisogni della _ _ :
tevolmente diversa da luogo a luogo, anche m funzione della v1vae1ta
società.
Altri aspetti significativi dell'incertezza e della varietà dei principi
9 Nell'Archivio di Napoli l'insegnamento era stato voluto dal governo di re Gioac�
diffusa a proposito degli archivi e dell'archivistica nella classe politi­
chino Murat (1811) e fu -confermato da Ferdinando I di Borbone nel 1� 18; p�ess�
ca degli Stati preunitari sono il diverso grado di importanza e la di­ l'università esso datava fin dal 1777. Circa l'�ttuazione �ella scuola Paler�ta�a 51 ve:
versa finalità che quei governi attribuirono alla preparazione dei con­ .
dana i giudizi negativi sull'operato del regtme borb��co contenutt nell arttcol? dt
servatori delle carte 8 • Modello delle scuole istituite in Italia prima G. LA MANTIA, L'archivio generale, poi grande archwzo, dz Palermo, nella miscel­
_

dell'unità fu l'École des chartes, mediante la cui apertura la Francia lanea Ad Alessandro Luzio gli Archivi di Stato italiani, Il, Firenze, 1933, pp. 64-74.
aveva realizzato nel 1 8 1 9 uno strumento efficiente per la preparazio­ 10 Il programma di questa scuola è espost� �eg�i C:puscoli �i . G. F. Bi:.ihmer eire�
all'ordinare gli archivi e specialmente glt_ archzvz d! Ftre?ze, e�tt da F. BoNAINI, Fi­
ne degli archivisti, atto a renderne l'attività professionale ancor me: .
renze 1863; per la sua funzione nel quadro degli studi storici Ill Toscana, cfr. A.
glio funzionale al progresso degli studi storici. Nel 1820 l'esempio PANELLA Gli studi storici in Toscana nel secolo XIX, Bologna 1916; _la cronaca della

scuola v nne riportata nel Giornale storico degli archivi toscani a par�1re da� 1857
11 Le tesi in discussione a questo proposito, cosl come le prese di posiZiOne
·
.

8 A proposito di questo tema - che è stato trattato


_
burocrazia ministeriale, sono ampiamente esposte �a L. SAND�I! Gli archivi 1f!llo s:a�
della
con una certa ampiezza dalla
pubblicistica di argomento archivistico come aspetto otganizzativo del servizio -
to. .. cit., pp. 419-425. Quale fosse la situazione �mmmtstrattva _
hanno gtande importanza gli scritti di G. CENCETTI, Archivi e scuole d'archivio dal degli . -archivt
1765 al 1911 (I precedenti storici e legislativi di un discusso problema), in risulta particolareggiatamente da un brano della relazione presentata alla Camera
,
« Rasse­
gna degli Archivi di Stato », XV (1955), pp. 5-31, e Archivisti _di ier.i e di oggi, ibid., dei deputati sul bilancio del ministero dell'Interno per l'anno 1865 _{relatore _I on. Ma�­
XXIII (1963), pp. 312-320; ripubblicati anibedue nel volume· degli Scritti archivistici tinelli) il cui testo è riportato dagli Atti parlamentari. Camera_ det deputa�t, I� legt�
di G. Cencetti, Roma 1970 {Fonti e studi di storia, legislazione e tecnica. degli archivi slatura sessione 1863-1864 Stampati, V, pp. 11-12, da E. LonouNr, I btlanc� deglt
moderni, III), pp. ns, 73-102. Archivi di Stato negli ulti�i cento anni, in « Rassegna degli Archivi di Stato», XIII
(1953) - XIV (1954), pp. 22-23 dell'estratto.
52
Arnaldo D'Addario Gli archiVi nello Stato unitario 53


degli studi �torici loc ; c?si che, nel biennio 1859-1860, se ne po­
?
t�vano c?nsl erare att1ve, m territorio divenuto italiano, solo quelle
promotori delle belle arti e le Società di storia patria avevano seguito
di Napo , d1. alermo e di. Fuenze, oltre agli insegnamenti impartiti
� � . (articolo 4 del decreto) la sorte riservata agli archivi, ribadendosi con
ciò il concetto di una stretta subordinazione della scienza - anche
nelle umvers1ta.
della storiografia - e dell'arte ai fini politici dello Stato. Né si era
. Problema c�ntral�, dopo l'avviamento dell'unità politica e territo­ voluto unificare il servizio archivistico alle dipendenze di un solo
F�ale, era, fra 1 tant1, quello organizzativo. Nel suo momento finale organo centrale, perché al ministero delle Finanze rimaneva attribuita
di una decisione, cioè, in merito alla collocazione del servizio alle di: la competenza su due archivi divenuti anch'essi importanti soprattutto

p_en e�e dell'uno o dell'altro ministero - fra i quattro che nel 1860 ai fini storiografici; ossia quello della Camera dei conti di Torino, e
Sl div1devano _ l� comp�te�e sugli archivi -, esso implicava anche l'altro del Banco di San Giorgio.
una _ scelta poli�1ca, � � politica culturale. Ma da questo punto di vi­ Dopo le annessioni, il sistema piemontese fu applicato automatica­
s�a l precedenti stor1c1, contraddittori fra loro, non aiutavano certo a mente agli Archivi della Lombardia e dell'Emilia 12, inglobando nei
nsolverlo. settori amministrativi del Regno gli istituti che già dipendevano da

_N_el egna di Sardegna, i tre Archivi di Stato di Torino (detto Ar­ organi analoghi delle entità politiche il cui territorio veniva riunito
cJ:1V1o �� �orte e dal 1850, _Archivio generale del Regno) , di Genova e allo Stato sabaudo. Nel caso di queste due regioni, veniva, infatti,
di Caghar� - p1u
!,

quello � Chan:bé1y, fino al passaggio della Savoia confermata la situazione antecedente alla unificazione, perché quegli
alla Franc1a - erano posti alle dipendenze di una direzione generale. archivi già dipendevano dagli organi amministrativi che nel Lombar­
Nata con;e c:rgano preposto alla conservazione degli Archivi di corte, do-Veneto e nei ducati padani erano stati preposti alla tutela degli
q�e�t� di�ez10�e ��eva esteso la sua giurisdizione sugli istituti archi­ interessi dello Stato 13• Tuttavia, il preambolo di quei due atti legi­
0 dopo !'e:
vlstlcl nel quali, g1a nel Settecento - come a Cagliari _
slativi destò non poca preoccupazione fra gli archivisti toscani e na­
spansione territoriale dello Stato - come a Genova - era' stata rac­ poletani - ma specialmente fra i primi -, avvezzi ad una concezio­
colta. la documentazione della storia degli antichi ordinamenti esi­ ne diversa della funzione istituzionalmente assegnata ai loro istituti.
s�ent! m _ Sar?egna � nel G:enovesa
to, conclusasi con l'incorporazione Là dove, infatti, si diceva - nel decreto relativo agli archivi Iom'
d1 quelle regwm �e; domu . 11 sabaudi. In
quei tre Archivi, i documenti bardi - « che, pel fatto dell'annessione, gli archivi [ . .. ] devono es­
_ m funz1one;
V:e!D;van? c_us�o �ht! prevalente degli interessi dinastici, po­ sere posti sotto l'immediata dipendenza della direzione generale degli
litlcl, gn�nsdiz!OJ?-ali, � strativi, anche se ne era permessa la archivi del regno >> si affermava implicitamente come necessaria con­
consult�z1c:n� agli stud1os1, _nel clima di favore per la ricerca erudita seguenza dell'unione politica e territoriale l'acquisizione delle direttive
e per l edizwne delle font! della storia patria introdotto da Carlo politiche piemontesi; tanto più che, nel decreto riguardante l'Emilia,
Alberto. Questo orientamento politico aveva ricevuto una conferma
nel 1850, quando, scorporandone le competenze dal << dicastero del­
12 Con i due decreti del 31 dicembre 1860.
l'Interno >> , si era istituito un << ministero >> della Pubblica istruzione· 13 L'Archivio generale di Milano (diplomatico, camerale, atti delle cancellerie) era
ma sen�a a�g�egargli la Direzione degli archivi, e compiendo, in taÌ sottoposto, nel 1859, alla Congregazione per gli affari interni, mentre gli archivi di
modo, unp�Cltamente, una scelta significativa di politica culturale. interesse finanziario dipendevano da quella delle finanze. Nella Romagna pontificia
Perche, se fino a quel momento la dipendenza dall'Interno - che era non esistevaho- archivi che conservassero catte di Stato, perché le norme emanate hel

;
sta�o mo allora !l _ solo « minister
o » del Regno, competente sugli af­
corso dei secoli dai papi e dai legati, cosi come dalle autorità diocesane, avevano avutO
per oggetto prevalente la conservazione delle carte attinenti al governo spirituale; gli
f�n d1 S�degna _e su quelli di Grazia e giustizia, della Pubblica istru­ atti delle autorità politiche ed amministrative erano conservati dagli uffici e dalle

ziOne, del avc:r� pubblici, dell'Agricoltura e del commercio - pote­ magistrature operanti nelle Legazioni. Il ducato di Parma aveva concentrato in un
va essere gtust!flcata dalla mancanza di un organo preposto alla pro­ unico depòsito gli atti dei governi farnesiano e borbonico demandandone la conser�
. vazione alla sezione Giustizia dell'unico organo politico centrale esistente in quello
Stato; la- duchessa Maria Luigia aveva preposto {1817) a questo Archivio genf)rale la
�ozwne della cultura, que�to motivo non poteva più addursi dopo
t .
e�anaz1c:ne delle nor�e !il decreto del 21 dicembre 1850) con cui Presidenza dell'Interno che, con le diverse denominazioni assunte posteriormente, ne
s� tl<?r�amzzav<Ulo,, . spec1ahzzandole, le strutture politiche ed àmmi­ aveva conservato la cura fino al 1859. Gli Austria-Este avevano legiferato soprattutto
mstratlve centrali del Regno subalpino. Tanto più che anche gli istituti in materia ·di · atti notarili, affidandone la conservazione agli- organi preposti all'am­
ministrazione della .giustizia·.·
55
54 Arnaldo . D'Addari/J Gli'- tzrt:hivi nello Stato unitario

si faceva risalire quel provvedimento ai << concerti presi tra il mini­ di questo fine era stato assicurato, nonostante la collocazione (dal
stro dell'istruzione pubblica e quello dell'interno >>, significando chia, 1856) del servizio archivistico fra quelli gestiti dal ministero delle Fi­
ramente che la questione della natura e dei fini del servizio archivisti� nanze, mediante la considerazione delle carte di data anteriore al
co era stata considerata, ponendo, con la scelta compiuta in quell� 1 8 15, concentrate negli Uffici, come passate << nel dominio della sto­
occasione, un precedente pericoloso e sostenendo un principio che, ria >> 16, La validità dei principi adottati dai ministri di Leopoldo II
se fosse stato applicato anche in Toscana o nel Mezzogiorno quando era stata confermata dal governo provvisorio toscano, il quale non
fossero cessate le autonomie amministrative ancora perduranti in �olo aveva integrato il sistema archivistico dell'ex-granducato fondan­
quelle parti della penisola, avrebbe rivoluzionato, e senza un appro­ do (1860) l'Archivio di Pisa, ma, col decreto dell'll luglio 1859, ave­
fondimento preliminare dei principi dottrinali in contrario, la condi­ va posto la Soprintendenza generale istituita nel 1856, con giurisdi­
zione strutturale e le finalità ideali del lavoro prefessi0nale svolto zione sugli Archivi di Lucca, Siena e Firenze, agli ordini del dicastero
da quegli archivisti 14• promotore della Pubblica istruzione, sotto il quale gli archivi erano
Il governo granducale, infatti, aveva organizzato, fra il 1852 e il già stati negli anni del governo co� tituzionale, �ino al 185 � . Va�to
1855, un efficiente servizio archivistico, il cui impegno preminente, del Bonaini sarebbe stato sempre il fatto che il governo 1mpenale
secondo il programma tracciato da Francesco Bonaini, era stato quel­ francese si era ispirato all'esperienza archivistica toscana nella fase
lo della concentrazione, nella Fabbrica degli Uffizi, della documenta­ preparatoria del decreto con cui Napoleone III aveva organizzato gli
zione già conservata sparsamente presso uffici e magistrature, affi­ Archivi della Francia (12 novembre 1856), a1nn1ettendovi liberamen­
dando alla Direzione centrale degli archivi toscani una funzione pro, te gli studiosi, << come >> - dirà il Bonaini - << a vere e proprie bi­
pulsiva in senso scientifico nel campo del lavoro professionale, ani­ blioteche >>.
mata dal concetto che gli archivisti dovessero partecipare secondo Nel Mezzogiorno il governo borbonico, riprendendo concetti già
una propria, autonoma, metodologia, alla ricerca storica, conservan­ in parte realizzati dal regime murattiano, aveva organizzato fin dagli
do materialmente, inventariando, studiando, pubblicando, le carte di­ inizi della sua restaurazione un servizio archivistico sistematicamente
venute, ormai, in conseguenza dei mutamenti dinastici, delle riforme capillare nelle due città capitali e nei capoluoghi delle intendenze di
politiche ed amministrative, delle recenti rivoluzioni, fonti interes­ qua e di là dal Faro, secondo vedute piuttosto sinlili a quelle che sa­
santi soprattutto la libera attività storiografica 15• Il conseguimento rebbero state adottate a Firenze; ponendo, anzi, l'accento - nella
legge organica del 12 novembre 1818 e nel decreto del l • agosto
14 Se il Bonaini reagirà - come vedremo - alle conseguenze implicite nella con­
1843 - sugli aspetti culturali dell'impegno professionale richiesto
cezione ispiratrice di quei due decreti con la teorizzazione dei motivi che le potevano
essere opposti sul piano dottrinale archivistico, non mancarono neppure vivaci contra­
agli archivisti 11• E ciò quantunque la suprema direzione di quel ser­
sti originati dallo scontento per la sistemazione che quei provvedimenti davano al vizio fosse confidata al ministero dell'Interno, con una scelta indica­
tiva delle direttive prevalenti in questo campo anche nel Regno delle
monianza una lettera confidenziale da Parma, della quale il Bonaini conservò l'estratto
personale degli archivi lombardi ed emiliani. Di questa reazione dà significativa testi­
Due Sicilie. Nel clima politico della breve parentesi costituzionale
fra le sue carte (ASF, Archivio della soprintendenza archivistica, 86, ins. 1), senza ci­
quarantottesca, si era sentito, infatti - come era avvenuto in Tosca­
tarne l'autore: « Uno degli sconci più mostruosi [... ] operati dal decreto » __ scrive
na - il bisogno di decretare ( 7 settembre) il passaggio degli archivi
conda classe 111 titolare preposto all'Archivio di Stato di Modena, mentre a Cagliari si
l'anonimo interlocutore - « è quello per cui è stato dato grado di segretario di se,.
alle dipendenze del ministro della Pubblica istruzione, con un atto che
è collocato alla testa di quell'archivio un titolare con nome e grado di segretario di intendeva rompere con quella concezione illiberale, e che perciò fu
prima- classe. Al Muratori, giovanissimo ancora, pareva poco nobile il mero titolo di

lo, e chiese ed ottenne dal suo sovrano d'essere anche detto bibliotecario ducale. Il
archivista quando il duca Rinaldo I lo chiamò all'archivio modenese per presieder­
16 Su quelle carte aveva perduto ogni competenza l'Avvocato regio; l'alto funzio­
nario, cioè, che vigilava sugli atti conservati dagli uffici e dalle magistrature nei pro­
vio cavò gran parte di quei documenti ed erudizioni che lo hanno costituito il padre
Muratori stette a1la custodia dell'archivio di Modena cinquant'anni, e da quest'archi­
pri archivi, affinché nessuno se ne potesse valere « a nocumento dello Stato ». Un
de1la storia italiana. Il decreto [ ... ] degrada la sedia occupata dal Muratori e la con­ breve saggio sulla legislazione archivistica granducale toscana è quello di G. GrAN­
verte in un umile, se non vuoi dirsi lurido, sgabello che si destinerà in futuro ad un NELLI, -La legislazione archivistica del granducato di Toscana, in « Archivio storico
povero sottoposto ». italiano », CXIV (1956), pp. 258-289.
15 A. D'_AlmARro, Archivi ed archivistica in Toscana negli ultimi cento anni, in 17. V. GIORDANO, Il diritto archivistico preunitario in Sicilia e nel Meridione d1Ita­
« Rassegna storica toscana», I (1955), pp. 35-71, con la relativa .bibliografia. lia1 Roma 1962 (Quaderni della « Rassegna degli Archivi di Stato », 13).
56 Arnaldo D'Addario Gli ·archivi nello 'Stato unitario 57

revocato il 18 agosto 1849, nel quadro di reazione dell'ultima re, ni, che ;intravide la soluzione del problema· nella decisione di ridurre
staurazione dell'assolutismo borbonico. il servizio archivistico a unità coerente, . trasferendone la cura al mi­
nistero da lui presieduto, che ne avrebbe valorizzato la connotazione
Nei confronti degli archivi toscani e napoletani il governo di To­ culturale. Per elaborare delle motivazioni convincenti, il Mamiani si
rino non aveva ritenuto, tuttavia, di poter applicare altrettanto dra­ rivolse al Bonaini ", al quale un mese prima aveva dato l'incarico di
sticamente le direttive adottate nel caso della Lombardia e dell'Emic visitare e di organizzare gli Archivi dell'Emilia 21 • .
lia. La causa della conservazione dell'ordinamento archivistico toscano Per preparare la risposta, il Bonaini sollecitò a sua volta la colla-.
a."eva trov�t? autorevoli patrocinatori nel Ricasoli e nel gruppo di­ borazione di Cesare Guasti (allora suo segretario e più tardi - · 1874
rJgente polittco e culrorale stretto attorno al suo governo. Al Rica' - successore negli uffici di soprintendente generale agli Archivi to­
soli, infatti, fu attribuito in più occasioni dal Bonaini 18 il merito di scani e di direttore dell'Archivio fiorentino 22 ) , cosi che le tesi esposte
aver ottenuto la conferma di quanto aveva fatto il governo provvi­ in quel documento si possono considerare non soltanto espressione
sorio, quando fu emanato il decreto reale dell'8 settembre 186 1 · dei convincimenti personali del soprintendente, ma anche risultato di
c':'l quale gli Archivi di Firenze, Lucca, Pisa e Siena erano posti ali� più ampia ed articolata elaborazione di principi e di esperienze. Al
drpendenze del ministero della Pubblica istruzione. Questo provve­ Guasti, infatti, era ben noto il modo di pensare dei colleghi operanti
?Im ento seguiva di qualche mese l'altro del 25 luglio, che sistemava negli altri archivi, come mostra il carteggio scambiato con essi 23 •
m modo analogo l'Archivio di Napoli, ma lasciava invariata la po­
20 Con una lettera del 18 ottobre 1860, firmata da Giuseppe Alasia:, segretario ge­
sizione dell'Archivio di Palermo e degli Archivi provinciali, rimasti
nerale del ministero (ASF, Archivio della soprintendenza, 86, ins. 1).
21 Con hi- fiducia di trovare nella collaborazione del soprintendente fiorentino ii
.
alle dipendenze del ministero dell'Interno 19•
Anche in questi due decreti era evidente l'incoerenza della volontà modo di « recargli allo stato esemplare che sono già gli archivi toscani » (lettera perso­
politica nel governo di Torino, insieme all'incertezza delle direttive � nale del Mamiani al Bonaini, che accompagna il decreto del 19 Sèttembte 1860 c'on
il quale gli vien conferito l'incarico; in ASF, Archivio della ·soprintendenza, 86, ins.
dei principi di dottrina archivistica. Per di più, essi rendevano an�
2) .. Nel 1�65, il Bonaini, nell'ambito .di una lunga relazione sull'opera compiuta dagll
cora più gravi le differenze di trattamento economico e giuridico del archivist;i toscani (ASF, Archivio della soprintendenza, 86, ins.. 8) ricorderà con com-·
personale, che veniva a trovarsi inquadrato in ruoli diversi con dif­ piacimento le premesse di quell'incarico, annotando che, « visitati l'archivio di Firen­
ferenti qualifiche professionali e disparate prospettive di car;iera. ze· e quello di Siena, il riordinamento toscano incontrò sl fattat'nente l'approvazione
del conte Mamiani, che mi volle commettere di portarmi neli'Emilia ·perché io stu-..
diassi la possibilità e il modo di ridurre gli archivi di quella regione, e principalmente;
La prima iniziativa intesa a porre un riparo ai danni provocati da
questa direttiva di puro e semplice annessionismo fu presa nell'autun­ quegli,di Bologna e di Modena, ad. un assçtto confprme ». . .
no del 1860 dal ministro della Pubbica istruzione, Terenzio Mamia- 22 La richiesta del Mamiani trovò il Bonaini assentè da Firenze, impegnato, in
Bologna, nell'iSpezione da poco iniziata. Al ·GuaSti che gli aveva inoltrato il dispaccio
ministeriale. il soprintendente rispose il 23, inviandogli lo schema della. sua rela"ziohe,
18 Al ministro della Pubblica istruzione Michele Amari egli scriveva il 25 marzo con la preghiera di- un « consiglio » e con l'incarico. di « minutare il- dispa€cio di re­
1863: « Al fermo volere del barone Ricasoli, governatore della Toscana finché durò plica »,. non volendo egli « addossarsene da solo la responsabilità ». Per di più,. pur çli­
l'autonomia amministrativa, vuolsi tributare gran parte di merito nell'aver fatto rite·
nere gli archivi di Toscana [ ... ] come cosa appartenente all'istruzione pubblica. Ed io
chiarandosi 'favorevole alla tesi dl una dipendenza degli Archivi dal ministero della
PubbÙca isiiùzione, il Bonaini · gli chiedeva di « usar parole prudenti e :rispettose al
sono lieto di potergli tributare questa lode, piacendomi di confessare che ad esso
principahnente attribuirò sempre l'averci procurato il decreto reale del 28 settembre
ministero dell'Interno, non mostrandosi avversi, quando mai avvenisse che si dovesse
dipendere dal medesimo, perché i casi sono troppi e non sarebbe strano· ·che la no­
1861 per cui gli archivi toscani furono ritenuto esser cosa del ministero della Pub· stra replica pqtesse esser nota senza riservo ». Rielaborata dal Guasti, la relazione
blica istruzione » (ASF, Archivio della soprintendenza, 86, ins. 5) . fu inviata al Mamiani verso la fine di ottobre - la minuta del documento non reca
19 Il Sandri {Gli archivi dello Stato... cit., p. 419), nell'esporre le motivazi0. la data del giorno -; il ministro fece distribuire (ai primi di dicembre) ai colleghi
ni �el decreto del luglio le considera un caso limite di incertezza politica, in quanto del ministero una memoria a stampa sul problema degli archivi il cui testo è in mas­
vemva spezzato un sistema archivistico coerente quale quello delle Due Sicilie. Per sima parte· desunto ad litteram dalla relazione del Bonaini (tutti questi documenti sono
Napoli, infatti, si era guardato al fatti che l'Archivio era già amministrato dalla divi· conservati in ASF, Archivio della soprintendenza, 86, ins. 1).
sione che in seno al ministero dell'Interno trattava gli affari culturali· mentre Paler·
i provinciali del Mezzogiorno sotto i Borboni erano tati alle dipen­
23 Debbo un cordiale ringraziamento all'amico e già collega archivista dott. Fran·
mo e gli Ard�.iv .
; cesco De Feo, editore accurato del carteggio di Cesare Guasti, per avermi fatto leg·
denze della direZione generale dell'Interno competente per gli affari delle province gere la" traSci:izione dello « sbozzalettere �> dell'archivista pratese, e di molte lettere da
e dei comuni. ·
quest'ultimo ricevute negli anni compresi in questa ricerca.
58 Arnaldo D'Addm·io Gli arChivi nello Stato unitario 59

ne ponevano in evidenza il valore come di beni cultu�ali della nazi�·


Le tesi sostenute dal Bonaini - il quale accettava in pieno i sugge­
ne. Sul piano statistico, il numero delle ncerche compmte negli_ archi­
rimenti del Guasti - convinsero il Mamiani, che, a sua volta, riprese
vi a fini pratici o amministrativi superava, certo, di gran lunga quel­
letteralmente la parte centrale della risposta nel rapporto a stampa 24
lo delle altre, fatte a scopo di studio; ma - nota il Bonaini, con un
inviato di lì a poco 25 ai ministri suoi colleghi, come base per una
reciso giudizio di qualità - << non· crediamo che il maggior numero
decisione politica sulla questione degli archivi; così che i tre docu­
dei consumatori costituisca un diritto di precedenza alla cosa consu­
menti possono essere considerati come una sola cosa, espressione
mata sopra le altre più nobili >>, intendendo per tali le esigenze degli
di un felice incontro tra la valutazione scientifica del problema archi­
<< eruditi, nella variatissima condizione dei loro studi >>. Anche a Na­
vistico e la volontà politica di risolverlo in senso favorevole alle istan­
poli e a Firenze la legislazione dei governi preunitari aveva tenuto
ze della cultura.
conto del mutamento radicale avvenuto nel modo di considerare la
Il discorso del Bonaini non mira tanto a giustificare la situazione natura e i fini del servizio archivistico; e ciò sembrava autorizzare
di fatto, che vedeva gli archivi dipendere in molti Stati da organismi il Bonaini - col quale il Mamiani mostrava di consentire recependo
preposti alla trattazione degli affari interni, e le carte considerate so­ anche queste affermazioni alla lettera nel suo opuscolo programma­
lo come « utili [ . ] all'amministrazione pubblica e ai negozi di pri­
..
tico - ad augurarsi che i medesimi principi fossero adottati dal go­
vati >>. Se a questa situazione si è arrivati nell'Italia preunitaria - verno liberale italiano, << specialmente dopo il presente risorgimento
egli osserva - ciò è dovuto al fatto che in quasi tutti quegli Stati nazionale, per il quale, ridotta ch'essa sia ad unità di reggimento, i
mancavano organi politici ed amministrativi specificamente preposti documenti delle passate autonomie precipuamente diverranno memo­
alla promozione degli studi e dell'attività culturale; di conseguenza, rie storiche >>. L'Italia unita, in altre parole, avrebbe dovuto prendere
l'apertura degli archivi alla ricerca storica era avvenuta sotto la vigi­ atto anche sul piano della politica archivistica, del profondo signifi­
lanza dei dicasteri competenti per la trattazione degli affari di Stato '
cato e delle radicali conseguenze degli accadimenti di quegli anni,
e in un clima di politica paternalistica che faceva del riconoscimento
irrevocabile conclusione di un passato e inizio di storia nuova; condi­
di un diritto alla ricerca fra le carte una manifestazione gratuita di zione principe, cioè, per poter considerare la documentazione come
liberalità da parte del supremo potere. Negli ultimi decenni, tuttavia, fonte storica e non più come insieme delle memorie dell'azione am­
questa situazione si era profondamente mutata; nel fatto, perché do­ ministrativa e giurisdizionale degli Stati.
po i rivolgimenti del Quarantotto nei maggiori Stati della penisola La rivoluzione politica e giuridica da poco avvenuta in Italia, in­
erano stati istituiti organi centrali incaricati di promuovere la pub­ sieme al profondo mutamento della dottrina archivistica, comportava
blica istruzione, con la conseguente possibilità di attuare in materia :
secondo il Bonaini, un altrettanto radicale mutamento nel modo di
pi archivi una scelta non più obbligata; in sede dottrinale, perché non concepire la funzione, e, quindi, la preparazione culturale del con­
mancavano ora voci autorevoli, anticipatrici del << giudizio che [ del servatore delle carte . Quando costui aveva custodito gli archivi in re­
valore culturale delle carte] avrebbe portato la nuova generazione dei gime di segretezza, gli erano bastate le doti dell'<< onoratezza >> e « una
dotti >>, i quali consideravano ormai gli archivi « sussidio indispensa­ sufficiente pratica nel trovar le carte », perché i << bisogni delle am,
bile allo storico >>, da affidarsi << a chi presiede all'istruzione, al pari ministrazioni non portavano a cercar che solo poche serie di docu­
di qualunque altra collezione letteraria, artistica e scientifica >> 26, e menti, per lo più di tempi a noi vicini >>, così che << della cognizione
delle·più antiche carte si poteva far a meno >>. Mutati tempi e concet­
24 Dal titolo « Al consiglio dci ministri, il ministro dell'istruzione pubblic;a »; un
ti, << quando degli archivi voglia farsene una istituzio�e letteraria >>,
.
e:semplare di questo opuscolo è conservato in ASF, Archivio della soprintendenza, 86,, gli archivi.sti avrebbero dovuto acquisire << così la erudlZlone come la
ins. l. chiara esposizione delle cose >> sapute, insieme alla conoscenza << del
2S Lo segnala come già noto ai membri del Gabinetto il ministro dell'Agricoltura, latino e del latino barbaro, dell'italiano antico e di alcune lingue
Tommaso Corsi, in una lettera al Bonaini del 15 dicembre 1860 (ASF, · Archivio della mode;ne ln cui si scrivono tante opere importanti alla diplomatica >>.
soprintendenza, 86, ins. 1). << Il loro principale oggetto >> - affermava a questo punto il Bonaini,
26 Con questi riferimenti, il Bonaini riporta Je conclusioni del giurista ed uomo
quasi riprertdendo gli aspetti peculiari del programma di lavoro da
politico francese J. M. DE GERANDO, nell'opera Institut du droit administratif fran­
çais, I, Paris 1842, pp. 558 e seguenti. lui tracciato agli Archivi toscani e di quello previsto dalle leggi bar-
60 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 61

boniche per gli archivi del Mezzogiorno - << sarà sempre quello di Si nota facilmente come, in tutte queste affermazioni, al centro•
aumentare il patrimonio della scienza storica, o di agevolare· agli ·stu­ delle preoccupazioni del Bonaini sta il perseguimento del vantaggio'
diosi la ricerca delle fonti storiche >>. La conclusione di questo lim' degli studi storici, gli unici che la mentalità archivistica deL!ontano e:
pido ragionamento non avrebbe potuto che essere quella patrocinata recente passato ha abbondantemente sacrificato, pregiando gli inte­
dal Bonaini e accolta dal Mamiani; che << a siffatti impieghi, a siffat' ressi immediati delle ricerche a fini privatistici, politici ed ammini­
te pubblicazioni, a tale scuola 27, non può presiedere che il ministerò strativi. Lo sforzo compiuto dagli archivi toscani, nel quinquennio
della Pubblica istruzione. E il solo dipendere da quel ministero mo­ della loro ancor breve vita, per servire alla scienza storica imponen­
strerebbe che tale istituzione è riguardata dal governo dal lato più do la tutela dell'organizzazione archivistica ufficiale sugli atti non
nobile, che è lo scientifico >> ". pertinenti allo Stato era andato - il Bonaini lo ammette esplicita­
Altro aspetto peculiare del discorso bonainiano è, in questa rela­ mente - fallito; ma egli ne sente sempre viva la necessità e ne pro­
zione al ministro, l'idea che, una volta considerati gli archivi come pone la ripresa nell'ambito più vasto della nuova struttura vagheggia-.
strumenti per la conservazione di beni culturali, lo Stato non potesse ta per gli archivi dello Stato italiano.
disinteressarsi della documentazione che non proveniva dall'attività In ultima analisi, dalla lettura del suo rapporto appare evidente
dei suoi organi e che non si trovava depositata negli archivi allora la necessità che la soluzione del problema archivistico sia consideratà'
esistenti. Al Mamiani che gli aveva posto il quesito se << tutti >> gli seriamente come aspetto e momento qualificante di una più ampia'
archivi dovessero dipendere dal suo ministero, il Bonaini risponde volontà politica. Ora che in sede dottrinale il mutamen.to di i.dee. è,
affermativamente, guardando in special modo agli archivi dei co­ avvenuto, sta all'autorità politica << decidere se gli archivi vogliano
muni, ma - in coerenza con le premesse progrannuatiche a suo tem­ considerarsi come deposito di recapiti amministrativi o di c\ocumep.d
po formulate per gli archivi del granducato - ammettendo la possi­ storici >>. Pur aderendo nella sostanza a questi punti di vista circa
bilità, in sede di attuazione del nuovo ordinamento, di una comparte­ gli archivi non statali, ma con maggiore prudenza nei confronti delle
cipazione di altri organi centrali e periferici dello Stato nella vigilanza possibili pretese di altri ministeri alla tutela della documentazione'
su quegli atti, gran parte dei quali, << per alcuni municipi, risalgono non concentrata negli Archivi di Stato allora esistenti, il Mamiani,,
ai tempi della loro libera autonomia >>. Se della parte moderna degli nel suo rapporto a stampa, si mostra propenso ad accettare il coin­
archivi comunali, che costituiva la memoria dell'amministrazione at­ volgimento di altri organi del potere pubblico nella vigilanza su di
tiva, si erano curati - e, secondo il Bonaini, sarebbe stato opportu­ « una parte non piccola >> degli archivi esistenti nel territorio del
no che tale prassi fosse conservata anche dalla nuova amministrazione nuovo Regno, secondo la corrispondenza del contenuto dei documenti
italiana - gli organi preposti allo svolgimento delle diverse funzioni con le attribuzioni di ciascun settore della pubblica amministrazione :
dello Stato. compito istituzionale del ministero della Pubblica istru­ Ma non rinuncia ad affermare l'idea centrale che animava la tesi
zione avrebbe dovuto essere la promozione dell'ordinata conservazio­ del Bonaini, da lui cordialmente c�ndivisa, e dichiara di ritenere << pili
ne delle carte antiche, onde impedirne << l'abbandono e, non infre­ che utile che di tutte le carte governative, qualunque siep.o, si co­
quentemente, il danno che soffrono >>, soprattutto per la mancanza, stituisca una sola, grande custodia, abilmente e comodamente ardi,
nei centri minori, di uomini capaci « a dicifrare quei �aratteri >> 29 • nata [ ... ] , sotto certe norme e cautele >>, a soddisfare le richieste dei
<< dotti >> al pari di quelle del << pubblico >>. Se sul piano meramente
'Z1 Il « tirocinio di studi » previsto dal Bonaini per l'archivista ideale, delineato
organizzativo poteva sembrare << pressoché indifferente il porre co­
nella relazione, avrèbbe dovuto essere simile a quello programm�to dalla « Scuola
delle carte » francese; come a Firenze, quel tirocinio avrbbe dovutO forin3re, per
testa generale custodia e amministrazione dei regii archivi sotto l'una
tutti gli Archivi concepiti come centri di ricerca scientifica, un personale capace di
.
produrre pubblicazioni degne, « a volere che la istituzione si mantenga -viva e cresca
� -� di storia del diritto - il senso dell'importanza degli atti notarlli come fonti stori7
28 A questo punto cessa l'identità fra la relazione del Bonaini al ·Mamiani e il che. <{ I più antichi protocolli » - scrive - « sono documenti di storia, [ ... ] atti aq
rapporto dei ministro ai suoi colleghi; per la parte seguente i due testi, pur differen­ illustrare le leggi, i costumi, le famiglie e i personaggi storici »; ad essi hanno fatto
ziandosi notevolmente sul piano formale dell'esposizione, continuano, tuttavia, nel ricorso « gli erUditi [ ... ] che, trovando chiuso ogni altro archivio, in quelli, dichia�
parallelismo delle idee di fondo. rati di pubblica ragione, fecero pazienti e fruttuose indagini per arricchire i loro
29 Altrettanto vivo è nel Bonaini - e non poteva non esserlo in uno studioso libri ».
62 Arnaldo D'Addario
Gli archivi nello Stato unitario

o l'altra autorità >>, << il progresso della civiltà >>, pregiando << il .ri­
Tra i due progetti, del Mamiani e del Minghetti, si potèvano rico-:
spetto scientifico >>, imponeva una scelta politica tale da fare degli
noscere aspetti comuni in tema di archivi. L'uno, infatti, era fondato'
archivi degli istituti << amministrati da uomini. di scienza >>; ponendo­ su di una concezione centralistica del servizio archivistico, ma tendeva·
li, quindi, alle dipendenze del ministero promotore della Pubblica a correggere il difetto fondamentale inerente alla situazione di fatto
istruzione 30• - la quale comportava, significativamente, una prevalente ingerenza
del ministero dell'Interno - affermando, con la destinazione degli
Il fine perseguito dal Bonaini con la sua relazione poteva sembra­ archivi alle dipendenze della Pubblica istruzione, la volontà politica
re vicino a realizzarsi, dopo che un ministro - e un ministro della. di farne dei centri di attività scientifica; destinati, per di più, non solo
Pubblica istruzione - non solo gli aveva chiesto di esprimere il suo a custodire i documenti << storici >> concentrati nei pochi archivi del-·
parere sulla situazione degli archivi, ma ne aveva condiviso , a .tal· lo Stato allora esistenti, ma ancora a promuovere un'ordinata conser­
punto le tesi da trasfonderle letteralmente nel proprio .programma di, vazione, da parte di enti pubblici e privati, di famiglie e di persone'
intervento politico in materia di archivi. In certo modo, quanto sta­ del patrimonio archivistico nazionale non detenuto dallo Stato, esso
va accadendo poteva sembrare una felice ripetizione, sul piano na­ pure considerato bene culturale. Se l'altro programma inseriva, in­
zionale, di ciò che era avvenuto nella Toscana granducale, negli anni vece, gli archivi fra gli organi decentrati, per altri aspetti conc?rdava
di maturazione del disegno archivistico bonainiano; anche allora, col primo, perché li pregiava dal punto di vista culturale, consideran­
tramite il suo ex allievo Boccella, divenuto ministro della Pubblica, doli come strumenti di conservazione e luoghi di studio delle fonti
istruzione di Leopoldo II, il Bonaini aveva potuto accreditare le della storia regionale, e partiva dal presupposto che, in sede locale,
proprie tesi innovatrici presso le alte sfere governative. ·
l'erudizione storica li avrebbe valorizzati ancor meglio che se fossero
Tuttavia, se certezze di successo sorrisero al soprintendente tosca­ stati affidati alle cure di lontane autorità centrali.
no, esse furono ben presto vanificate dal rapido complicarsi della
Tuttavia mentre si accendeva la discussione sui principi informa-'
questione archivistica, in conseguenza del maturare dei nuovi indi-.
tori di que�ti due programmi, andava attuandosi, ma senza risonan- ·
rizzi regionalistici nella politica di strutturazione del nuovo Stato uni­
za, una terza direttiva, mirante a continuare la prassi annessionistica
tario, e della tenace resistenza opposta dalla burocrazia ministeriale.
all'attuazione del programma caro al Bonaini. È, infatti, del 23 no­

già più volte applicata. Tappa su a strada d�la realizzazione di .�m;­
sta direttiva furono i due decreti del 3 1 dicembre 1860 - gia ri­
vembre 1860 la presentazione al consiglio dei ministri del progetto
.cordati ed esaminati - emanati poco dopo la presentazione ai mini­
Minghetti pet il riordinamento amministrativo del regno, che il Ga­
stri del progetto Mamiani sugli archivi, e a distanza di appena un me-
binetto approvava il 25 31 •
Secondo quel progetto, il servizio archivistico sarebbe stato sot•
tratto alla competenza degli organi statali per passarne la direzione tiva temporanea del Consiglio di Stato (cfr. l ZANNI RosiELLO, I moderati emiliani e
.
i problemi legislativi e amministrativi delle « provincie dell'Emilia » dopo l'annes­
sione, in « Rassegna degli Archivi di Stato >>, XI, 1964, pp. 86 ss.) trovò una più ampia
agli organi decentrati delle regioni, enti autarchici concepiti - di,
formulazione nel discorso con cui il ministro presentò alla Camera (13 marzo 1861)
ceva il Minghetti - come << consorzi permanenti di provincie. aventi
interessi comuni >>, le quali avrebbero dovuto provvedere, fra l'altro, i quattro progetti di legge sul « discentramento » dell'amministrazione. Riferendosi ai
passi già compiuti per realizzarlo in altri settori, il 1'v1inghetti aff;r�ava: « Resta da·
.
agli << archivi storici >>, all'istruzione superiore, alle accademie di bel­
. .
le arti 32 , farne un ultimo, che si presenta spontaneo ove si proceda col cnteno di discentrare.
l'amministrazione in tutto che non è essenziale all'unità politica, militare, legislativa
e finanziaria del Regno.
30 « Dalla perizia di chi modera la istruzione pubblica » avrebbe dovuto, ad ancor
maggior ragione, dipendere la scuola centrale che il Mamiani, aderendo in - questa
Tali sono gli istituti d'istruzione superiore, le accademie di belle arti, gli archivi.
storici, tale è la cuni delle strade e la difesa dei fiumi che traversano più provincie.
materia alle tesi del Bonaini, proponeva di istituire mutuandone i programmi dai­ Ma codeste attribuzioni non si possono dare alle singole provincie, sl ·perché non
I'École des chartes, ma .« dilatandone, forse, anche l'oggetto », per renderla a,datta a avrebbero tanta forza di sopperirvi, né il potrebbero senza conflitti, atteso le rela­
form\'lre « due specie d'ingegni »: gli archivisti, cioè, e i bibliotecari.
zioni che intercedono fra loro nelle materie suddette. Spontaneo concetto si offriva'.
adunque di assegnare· questi uffici a un consorzio di provincie che fosse ob ligatorio,
.
31 Diario di Mingbetti, a cura di A� BERSELLI, in « Archivio storico italiano », CXIII
(1955), p, 287.

' . e permanente �> (dal testo della relazione, ripubblicato in Il Parlamento dell'unttà d'Ita­
lia (1859-1861), Atti e documenti della Camera dei deputati, III, Roma 1961, P· 141) ..
· 32 Il concetto già svolto il 28 novembre nella relazione alla Commissione legisla-
64 Arnaldo D'Adddrid' Gli - archivi nello - Stato unitario 65

se dall'inizio del dibattito sul progetto Minghetti·. In sostanza, posto che di fiducia >>, circa l'avvenire riservato agli archivi della Toscana 37
fra le due sollecitazioni contrastanti, ad accentrare o a decentrare il dopo che fosse finita l'autonomia amministrativa ancora lasciata al-•
servizio archivistico concepito come funzione culturale, il governo l'ex-granducato 38• Tutto gli faceva pensare che, senza quella autono­
mostrava di preferire, alla fine del 1860, l'accentramento degli archi-· mia, « la direzione degli archivi dell'antico Regno avrebbe già aggiun­
vi, ma più nell'interesse politico-ariuninistrativo dello . Stato che non ti i nostri archivi agli altri sui quali stende fin d'ora la sua autorità ».·
nell'interesse della ricerca storica. Vittoria, questa, in sostanza, della Per stornare questa che egli considera una grave iattura, il soprinten­
burocrazia dell'Interno, i cui · fini in materia di archivi erano stati· dente toscano si mostra incline a non insistere sulle tesi già esposte
fino a quel momento perseguiti cori silenziosa tenacia, nel solco dèllà al Mamiani, pur di poter sostenere con maggior speranza di successo
direttiva centralistica piemontese 33, Chiaro sintomo del prevalere di la causa degli archivi toscani 39, e accetta - ma, vedremo, solo per
questa tendenza era anche, in quel momento, il fatto che tutte le un momento - le tesi decentratrici, la cui attuazione avrebbe, im­
spese previste per il servizio archivistico fossero incluse nel bilancio plicitamente, tutelato l'individualità degli istituti che gli erano cari
dell'Interno, a partire dall'anno finanziario 1861, pur suddividendo­ più degli altri "'. Il Corsi non tardò a rispondere, « con affetto di di­
le lUnministrativamente fra i quatfro ministeri dai quali le varie spe- scepolo >>, riconoscendo la gravità della situazione e la ragionevolezza
cie di archivi dipendevano 34•
·
delle tesi del Bonaini; ma assumendo, da uomo politico, una posizione
di prudente apertura a soluzioni anche diverse 41 • « Se, per certi ri­
Informato tempestivlllllente di quanto stava accadendo, il Bonaini
rion tardò a muoversi, per salvare almeno gli archivi toscani dalla guardi personali >> - scriveva -, « non si potesse raggiungere l'at­
sorte che sembrava incombere sulla loro posizione amministrativa 35• tuazione del progetto Mamiani, la cosa sarebbe sempre ordinata per
È, infatti, dell'8 dicembre 1860 una sua vibrata lettera al ministro modo che non presentasse sconci né offendesse i dovuti riguardi ad
del Commercio e agricoltura, il livornese Tommaso Corsi 36 - che alcuno >>. Il « caso singolo » degli archivi lombardi era, a suo dire,
egli poteva a ragione chiamare « mio discepolo·,, essendo stato sùo motivato da speciali, immediate, esigenze e non doveva allarmare il
professore nell'università di Pisa - per dirgli apertamente << quello Bonaini.
�he da qualche tempo forma [va per lui] cagion di timore piuttosto La fiducia che quest'ultimo si affrettò ad esprimere nelle assicura­
zioni del ministro 42, fu, tuttavia, duramente contraddetta dalla pub-

: _ 33_ L. · SANDRI, Gli archivi dello Stato... cit., p. 423.


34 Uno studio comparativo su I bilànèi degli Archivi di Stato negli ultimi ceizto 37 La lettera (ASF, Jb-chivio della soprintendenza, 86, ins. l) fu scritta dal Bonai­
aimi è stato fatto da E. LonOLINI, in « Notizie degli Archivi di Stato », XIII {1953), ni a Genova, sulla via del ritorno in sede da Torino, dove egli si era recato apposta
pp. 67-81; XIV (1954), pp. 39-52, 95-105 (le citazioni seguenti saranno fatte sulle per trattare la questione con il Corsi; n
ministro, tuttavia, in quei giorni si trovava
proprio a Firenze.
38 Sarebbe stata abolita col regio decreto del 14 febbraio 1861.
P.?gine dell'estratto in volume); i primi tre- _capitoli di questo � studio riguardano_ il
poriodo 1860-1880. _
. « Né era un e�rore, ma ptcordinazione » - ricorderà, il- 20 marzo 1863, a questo 39 « Le mie idee Le san note » - scrive ai Corsi -. « Ora aggiungo che, se la
istituzione toscana è buona, come ho sentito dire a tutti (né tutti potevano essere
adulatori o illusi), è opera di un governo civilissimo il fare che non perisca. Ella sa
proposito il Bonaini scrivendo a Leopoldo Galeotti, - « giacché si contava che una·
v;olta o l'altra si otterebbe il decreto per cui gli archivi di Napoli e di Toscana si ri­
ponessero . sotto l'Interno, che avrebbe avuto, così, modo, anche dentro l'anno, di come sia nata e come siasi svolta: i pochi anni che appena sarebbero bastati a ma­
provvedere alle spese relative » (ASF, Archivio della soprilttendenza, 86, ins. 5). terialmente ordinarsi hanno prodotto ancora qualche frutto. E altri ne datà, glielo
L�elenco particolareggiato degli archivi, distribq�ti- secondo la dipendenza dai quattro prometto, quando possa liberamente procedere nel suo cammino ».
ministeri, dell'Interno, della Pubblica istruzione, della Giustizia e delle Finanze, si 40 « Questo è, dunque » - conclude la lettera -, « il mio voto: che gli archivi

trova nella relazione dell'an. Martinelli alla Camera sul bilancio dell'Interno del italiani risentano nella loro direzione il beneficio di quella larga partizione di terri­
1865; ripubblicato - dagli atti - parlamentari - da E. LonoLINI, I bilanci degli archi­ torio che nell'ordine amministrativo il governo promette all'Italia, per cui gli archivi
vi... cit., estr., pp. 22-23. vengono subordinati a tanti centri quante sono le grandi e manifeste individualità
isteriche che si riscontrano nella storia italiana».
Questo momento del dibattito è considerato solo fuggevolmente da A. PANELLA>
35

Francesco Bonaini e t'ordinamento... cit., pp. 196 e seguenti {la citazione, da · 41 Lettera del 15 dicembre 1860, in ASF, Archivio della soprintendenza, 86, ins. l.
questa nota ·in avanti, è fatta dalle pagine della ripubblicazione in volume). 42 Lettera del 24 dicembre 1860, ibidem. Il Bonaini si mostrò soprattutto lieto di
Nel 1859 aveva fatto da tramite fra Cavour e i liberali toscani; dopo il 27
aver saputo che il Corsi era « perfettamente concorde » con le proposte contenute nel
36

aprile era stato prefetto di Firenze. rapporto a stampa presentato ai colleghi del ministero dal Marniani.
. Arnaldo D'AddariO '
Gli aYchivi - nello- Stato unitario
66 67

blicazione dei due decreti del 3 1 dicembre sulla << Gazzetta ufficiale >> . La risposta del soprintendente toscano ?-on si fece- attender e".
del 23 gennaio 186 1 . Ma già alcuni giorni prima, il 7 gennaio, il. Ma' Essa ci mostra un Bonaini piuttosto remissiv�. e - a�eno per un
miani lo aveva indirettamente confermato nei suoi. timori 43, assicu­ momento - quasi rassegnato ad accet.tare l il;'elut�a ile, a�c e se J;> J;
randolo in via riservata che, secondo « una promessa formale [ otte­ deciso a rifiutare la soluzione estrema: dt conferire, ooe, al ml�iste.ro
nuta] dal ministro degl'interni >>, la nuova siStemazione prevista per. ?
dell'Interno « ogni potestà sugli archivi in istirttan;'ente >>, e ?i
�hla·
gli archivi toscani dopo la fine dell'autonomia amministrativa del­ mare l'altro, della Pubblica istruzio ne, a �
mterv e
e_rm . nella dJ rez
. _r
one
l'ex-granducato non avrebbe alterato << né la condizione, né l'emolu'· del servizio archivistico con compet enza m matena di « lavon ,. �r­
di
mento, né nulla di ciò che spetta alla persona di Lei >>. iLa grossa dinamento, nelle pubblicazioni, e sopratt utto nell� s: el �a degl �pie·
questione del futuro di un'intera organizzazione archivistica sembra­ ti in cui si ricercassero qualità letterarie >>. Egh d1ch1ar ava di non
va ridotta, anche nel pensiero del Mamiani, alla misura di un limitato ;�
i orre alcuna fiducia nell'efficienza di un s�ste a che avesse ama­�
problema di meta convenienza personale del suo fondatore. Gli è
n:
to due ministeri dai fini istituzionali tanto diversi a c� aborare . m � po­
che, nella dura realtà delle cose, il progetto del ministro della Pub­ . una simile soluzio ne avreb? s�cnf lc�to < � van­
blica istruzione non era stato accolto favorevohnente dai colleghi, e
sizione disuguale; �
taggio pubblico alle convenienze � .alle tradiz10n1. �ste�!a >>. A
. �

si era preferito, piuttosto, adottare la soluzione opposta: proprio tutto .ciò il Bonaini riteneva ,prefenbile un �ondom1mo - SI d1tebbe
quella di collocare tutti gli archivi << sotto la [ .. .] potestà >> del mini· -.-- di quei due ministeri sugli s�essi archivi.
stra dell'Interno. In conseguenza di ciò, il Mamiani cercava ora di Spartiacque fra le due sfere d1 competenze avre be dovuto e�sere, �
correre ai ripari e, sentendo << di dover salvare al possibile lo stretto nel suo pensiero, in primo luogo, il prevalere ell'mteresse stanco � �
legame che [gli archivi] ànno con la storia e l'erudizione >>, si propo­ �
'di quello politico-amministrat vo nella valutaziOne della natura el �
documenti. « Io direi >> - egh afferma a questo punto '. t�tando l
neva, con l'assenso del collega Minghetti, di studiare << un modo di e-.
non iscioglierli affatto dalla istruzione pnbblica >>. Questa era, in so­ oss1bile - « be
nunciazione di un criterio distintivo il più �eneral� R . �
e
stanza, la premessa politica di una nuova richiesta che il niinistro all'epoca storica appartengono i documenti anteriori a quel �mn;1p
della Pubblica istruzione rivolgeva al Bonaini 44; di preparargli le linee 0 a quel governo che ha immediatamen te p ec
� � ? d to la :ostltl ZIO
.' ? e
ZIO·
di un progetto in tal senso, inteso a regolare la cogestione che si pre­ del nuovo Regno italiano >> , formulando un prmop10 la CUI apphc �
vedeva sugli archivi da parte dei due ministeri, dell'Interno e della ne ai singoli �asi avrebbe dovuto dipend . ere da !� « �
buona mte ge �
l:'·
Pubblica istruzione. Quasi a rendere meno amaro il compito del suo za dei due ministeri >>. Accante> a questo , scientif ico, un altro cnteno
interlocutore, e a dar prova del permanere, ahneno nei postulati fon­ discriminante nell'attribuzione delle competel:'ze avreb � dovuto . e�.­ ?
damentali, della sua conceziòne originaria, il Mamiani Io incaricava· sere l'oggetto dell'attività svolta dai vari ramJ del s�rv!ZI� archivisti·
al

anche di prevedere, nel progetto, la fondazione ·in Firenze di una co: al ministero dell'Interno, « tutto ciò che spetta al loc i, alle spese
scuola analoga all'Ècole des chartes, « a cui si atterrebbero tutte le di prima montatura d'archivi e al loro annuale n;antemm;n�o >>,; al
scuole di paleografia o somigliante disciplina >>, e mostrava di condi­ �
ministero della Pubblica istruzione, < ciò che attiene all'!stlt�z!On;
videre un'altra idea cara al Bonaini, che l'<< Archivio storico italiano >> di nuovi archivi che siano per raccogliere ca:te che �ervan? �Il �rudi:
divenisse la rivista di quella scuola, sollevando dal peso finanziario to,· all'ordinamento delle carte alla loro riumone, agli acqmstl d1 nuo"
.
della pubblicazione l'editore Vieusseux che l'aveva fondata 45• vi documenti e alle pubblicazioni , che fosse per f·are neIl''mteresse
.
•'

della scienza ,; , E ancora, « le ammissioni degli studiosi e la comunica­


43 Letter� « particolare », autografa, in ASF, Archivio della soprintendenza, 86,, zione dei documenti per uso letterario >> alla competenza del secondo
e
4J.s. 1 . ministero· << tutte le altre ricerche che venissero fatte dalle pubblich
amminist�azioni e dai privati >> al primo; costituendo, di . co;>segu enza,
44 Lettera dell'& gennaio 1861, ibidem.
Firenze e la DeputaziOne di
45 Per i rapporti fra la rivista, l'Archivio di Stato di due sezioni nell'unità dell'unico servizio. Il personal;, ��?�·
a;rr�b­
storia patria per la Toscana, si veda il secondo capitolo del saggio di A. PANELLA, be dovuto essere addetto all'uno o all'altro genere di attlvlta , nch!e·
Gli studi storici in Toscana... cit., pp. 78 e seguenti, e, sul Vieusseux, l'opera di R.
CIAMPINI, Gian Piero Vieusseux, i suoi viaggi, i suoi giornali, i suoi amici, Torino
46 Lettera del 21 .gennaio 1861, la cui
minuta autografa è in ASF, Archivio del!a
1953. soprintendenza, 86, ins. l.
68 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 69

dendo ai vari tipi di impiegati una preparazione finalizzata al lavoro anno di << pratica negli archivi e nelle biblioteche, ma più specialmen­
da svolgere e prevedendo per ciascun settore sviluppi di carriera di­ te negli archivi >>.
versi. Quanto agli stanziamenti di somme nel bilancio, se ne sarebbe Programma, questo, nella cui enunciazione appare evidente la
dovuto assegnare parte all'uno, parte all'altro, dei due ministeri, se­ preoccupazione di formare gli archivisti non come burocrati ma come
condo il fine culturale o amministrativo dei capitoli di spesa. studiosi; e studiosi di quelle antichità medievali che le tendenze sto­
Non si può, certo, dire che questa fosse la soluzione migliore, riografiche del tempo pregiavano a preferenza di altri argomenti. E,
anche se il Bonaini si mostrava ottimista circa la possibilità di un'ar­ insieme, la volontà di stimolare negli allievi quella << speciale dispo­
monica applicazione del suo progetto. Ma per lui essa era, in certo sizione >> che il Bonaini riteneva indispensabile formare nei conserva­
modo, il male minore, scelto nell'intento di salvare il salvabile · ten­ tori delle fonti documentarie, per farne studiosi consapevoli della
ta�do, maga�i, di fare di quella cultura una funzione privil�giata, propria responsabilità professionale nei confronti della ricerca sto­
nel confronti della quale l'altro ramo del servizio avrebbe assunto rica 47 •
una posizione di supporto organizzativo, utile, ma, in definitiva,
subordinato e finalizzato al primo. Tuttavia, anche questo intento del Mamiani sarebbe rimasto senza
attuazione. Di li a tre mesi, nel marzo 1 8 6 1 , egli si sarebbe dimesso,
Sotto questo profilo, la prima parte della relazione ha meno im­
dopo aver visto più volte fallire le proprie iniziative politiche. Quasi
portanza e significato della seconda, che è dedicata alla formulazione
di un progetto di « scuola magistrale >>, prevista per Firenze, da por­
a guisa di rassegnata ammissione della propria impotenza a modifi­
care il corso delle cose, al Bonaini che, appena avvenuta la pubbli­
re alle dipendenze del ministero della Pubblica istruzione come l'École
francese, paradigma per altre << scuole secondarie >> da istituire presso
cazione dei decreti del 3 1 dicembre, gli aveva scritto ancora una
volta 48, in termini tanto più vibrati quanto più amara era stata la de·
gli altri << archivi centrali >> al fine di insegnarvi << almeno gli elementi
lusione suscitata in lni da quell'avvenimento, il ministro fu in certo
della paleografia, della diplomatica e della storia >>. In questa << scuo­
modo obbligato ad ammettere che l'avvenire del servizio archivistico
la magistrale >> - il termine era assunto dal Bonaini come espressio­
si prospettava ben diverso da quello che essi avevano vagheggiato, e
ne del concetto di una funzione di guida - il docente di paleografia
che ogni speranza in contrario doveva essere abbandonata 49•
avrebbe dovuto occuparsi anche di sigillografia e di arte medievale,
47 Concludendo il suo scritto, il Bonaini proponeva anche che l'« Archivio sto­
<< per le attinenze che può aver co' diplomi >>; l'insegnante di diplo­
matica avrebbe dovuto occuparsi anche di numismatica e, soprattutto, rico italiano )> venisse fuso con il « Giornale storico degli archivi», dal quale avrebbe
anche di << letteratura diplomatica, essendovi tante e si preziose rac­ ereditato il compito di pubblicare criticamente i documenti - come era avvenuto
colte di documenti da formarne un ramo della storia letteraria euro­ nella prima serie della rivista -, e un « bollettino degli archivi ». Il governo avrebbe

economiche del Viesseux, il quale, tuttavia, avrebbe dovuto continuare a editare la


dovuto finanziare la pubblicazione, venendo per questa parte incontro alle difficoltà
pea >>. Altre discipline fondamentali della scuola avrebbero dovuto
essere, per il Bonaini, le istituzioni civili e politiche del medioevo e rivista, preferito ad ogni altro editore « per riguardo all'uomo che ha fondato l' "Archi­
la linguistica, intesa come storia delle origini del volgare, come inse­
interesse ». Tuttavia, nemmeno questa proposta fu attuata (cfr. A. PANELLA, Gli studi
vio " e l'ha tenuto vivo per tant'anni, se non con gravi sacrifici, certo con nessuno
gnamento del latino medievale e della dialettologia italiana. Tutte
storici in Toscana dt., pp. 75 e seguenti).
...
queste materie dovevano essere trattate da docenti - si noti bene
48 Lettera del 26 (?) gennaio 1861, in ASF, Archivio della soprintendenza, 86,
- << esclusivamente addetti alla scuola >>, essendo necessario << trat­ ins. 1 ; di essa si conservano tre minute, dal testo travagliatissimo, la cui lettura mo­
tenere gli alunni in esercizi pratici e [...] dirigerli nei loro studi >>. stra come l'impeto iniziale sia stato successivamente mitigato. Il Bonaini finiva per
Accanto a 51�esti alt!-'i insegnamenti erano previsti nel programma, porre il suo caso personale, minacciando di dimettersi se gli archivi toscani fossero
stati trattati alla stregua di quelli lombardi ed emiliani; stigmatizzava l'incoerente
ma mutuabth, magan, dall'Istituto di studi superiori di Firenze, co­
portare quegli archivi al livello esemplare di quelli toscani, - incarico che il Bo­
politica del ministero, facendo notare la contraddizione ,fra l''nvio di lui nell'Emilia, per
me quelli di diritto romano teodosiano e giustinianeo, di storia euro­
pea con << nozioni di geografia del medioevo >>, di lingua e letteratura naini assumeva come significativo di una valutazione positiva del sistema archivistico
greca. toscano -, e i decreti deprecati, che davano « la superiorità sopra i medesimi a tal
direzione che, per quanto è noto ad ognuno, non può contare benemerenze».
La durata dell'intero corso di studi era prevista come triennale e
della soprintendenza, 86, ins. 1). « Io debbo dirle >> - scrive il ministro - « che
49 Lettera ufficiale del Mamiani al Bonaini del 30 gennaio 1861 (ASF, Archivio
scandita in due periodi: due anni di lezioni teoriche, seguite da un
70 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 71

Va detto, tuttavia, ad onore del soprintendente toscano e di quan­ ghetti che per l'insieme del servizio archivistico prevedeva uria si­
ti ne condividevano le idee, che il profilarsi di questa dura sconfitta stemazione del tutto diversa.
ne moltiplicò gli sforzi per evitarla e per capovolgere, nei limiti del Per conseguire il proprio fine, l'azione del Bonaini si articolò su
possibile, la situazione 50• L'efficacia di questi sforzi si sarebbe vista due piani. Da un lato, prestando argomenti ad una accesa polemica
alcuni mesi più tardi, allorché - come si è già ricordato - il go­ giornalistica contro i decreti del dicembre; dall'altro, sollecitando l'in­
verno accolse, in sostanza, le sue tesi ponendo, con i due decreti del tervento di uomini politici, specialmente di esponenti della Destra
25 luglio e dell'8 settembre 1861, l'Archivio di Napoli e i quattro Ar­ toscana, al fine di ottenere in sede di discussione del bilancio una
chivi dell'ex granducato alle dipendenze del ministero della Pubblic decisione del Parlamento sulla questione più importante, quella di
ca istruzione. Sarebbe stata, tuttavia, quella, solo una mezza vittoria, una funzionale collocazione degli archivi nel quadro istituzionale del
perché i due provvedimenti legislativi non facevano che continuare nuovo Stato.
la politica annessionistica seguita fino allora, in quanto includevano Lo spunto alla polemica giornalistica fu offerto da un articolo ap­
fra gli istituti dipendenti dal ministero della Pubblica istruzione Archi­ parso nel giornale governativo << L'opinione >>, che assumeva la di­
vi che, negli ordinamenti degli Stati preunitari, già dipendevano da di­ fesa dei decreti emanati il 3 1 dicembre, sostenendo la tesi che essi
casteri similari 51• La questione di principio rimaneva ancora impre­ non avevano fatto altro che recepire nell'ordinamento amministrativo
giudicata nell'uno come nell'altro senso, mentre in Parlamento e nel­ italiano situazioni già in atto nel Lombardo-Veneto e negli Stati del­
l'opinione pubblica si sviluppava il serrato dibattito sul progetto Min- l'Emilia-Romagna. Per di più, secondo quel quotidiano essi avevano
avuto il merito di sanare la sperequazione retributiva esistente fra
gli addetti ai vari tipi di archivi, disponendo che fossero trattati tutti
ormai deve ritenersi come cosa risoluta che essi [gli archivi toscani] passeranno sotto
in modo uguale. Quanto agli archivi toscani, << L'opinione >> riteneva
J-a ·giurisdizione del ministero dell'Interno ». II fallimento degli sforzi del Mamiani era
dimostrato dal fatto che « nel bilancio presentato dal governo alla Camera gli archivi
di poter assicurare che sarebbe stata rispettata · anche in futuro la
sono stati posti sotto la dipendenza del ministero dell'Interno ». Quasi a consolazione situazione in atto al momento dell'annessione.
personale �ell'interlocutore, il Mamiani assicurava di aver ottenuto che la soprinteri� Al foglio governativo rispose polemicamente la << Monarchia na­
denza generale sarebbe stata posta, nell'ordinamento di cui prevedeva l'attuazione, zionale >>, rimproverando al governo di aver ceduto alle pressioni
alla diretta dipendenza del ministro.
dei burocrati, che perseguivano i propri intenti centralistici a dispet'
50 Nell'ambito di questi sforzi va coilocata anche l'insistenza del « Giornale sto­
rico degli archivi toscani » - rivista diretta, com'è noto, dal Bonaipj - nel riferire
to del programma decentratore patrocinato in quei giorni dal Min­
puntualmente e nel valutare, magari polemicamente, tutto quanto avveniva negli Ar� ghetti.
chivi del Regno e in quelli del Veneto ancora ir.redento (cfr. A. PANELLA, Francesco Nella polemica intervennero la << Gazzetta del popolo >> 52 e -
Bonaini e l'ordinamento... cit., pp. 89�98). I decreti del dicembre furono dura. non a caso - << La Nazione >> 53, quest'ultima con un articolo nel qua'
jnente biasimati anche dal deputato emiliano Luigi Carbonieri, che nel volume Della
regione in Italia (Modena 1861, pp. 254-255) li definiva « dimostrazione di un amore
le si sente chiaramente l'ispirazione del Bonaini, di cui riprende le· te­
�ccessivo all'incentramento, che tutti condannano, compresi i ministri attuali ; dei si principali. Per la torinese << Gazzetta del popolo >> i decreti del di­
quali, però, in pratica, niuno fu mai più accentratore in Italia. I loro progetti, infatti cembre erano in piena contraddizione con la direttiva politica perse­
tendono a complicare i legami governativi, o"-subgov·ernativi, o subsubgovernativi an� guita dal ministero in materia di archivi, specialmente là dove, mentre
cara »; _e riteneva inconcepibile la formazione di una « nuova catena sotto una dire.
aveva dato incarico al Bonaini di articolare per gli archivi emiliani
zione generale dipendente dal ministero » (Sul Carbonieri, e sulla sua polemica con­
tro la direttiva politica centralistica, si vedano I. ZANNI RosiBLLO I moderati emilia­ strutture simili a quelli della Toscana, li sottometteva, poi, al mini­
pi... cit., pp. 87 ss.; F. MANzOTTI, Il progetto Farini-Minghe;ti sulle regioni e stero dell'Interno, il quale ne avrebbe diretto l'attività secondo fini
le _osservazioni di Luigi Carbonieri, in Il risorgimento e L. C. Farini, II, -1960, pp. diversi da quelli culturali, riconosciuti implicitamente validi con la
929-941; In., L'ultimo Farini, in « Rassegna storica toscana», XI, -1964, pp. 23-47). precedente iniziativa. Al giornale i decreti sembravano, inoltre, an-
51 Per Napoli era stato deciso in- tal senso perché quell'Archivio sotto il Regno
borboniCo dipendeva dalla divisione che in seno al ministero dell'Interno trattava
_gli affari culturali. L'Archivio di Palermo e gli Arohivi provinciali di tUtto l'ex-Regno 52 Con l'articolo anonimo intitolato Troppa fretta, apparso nel numero del 2
febbraio 1861.
53 Con l'articolo, anch'esso anonimo, intitolato Gli archivi del Regno, pubblicato
delle due Sicilie erano stati sottoposti invece al ministero deli 'Interno perché, spe­
_
ctalrilente i secondi, considerati organi dell'anuninistrazione locale (L. SANDRI, Gli ar·
chivi dello Stato.. . dt., p. 419). nel numero dello stesso giorno.

J
72 Arnaldo D'Addario Gli archivi -nello Stato unitario 73

che inopportuni, come quelli che sacrificavano la natura più vera del za >>. Al pari delle biblioteche, dei musei, delle accademie, gli archivi,
lavoro archivistico, e con una deliberazione presa, per di più, senza quali << monumenti letterari e mezzi di studio >>, non avrebbero potu­
l'intervento del Parlamento. L'articolista auspicava che la saggezza to dipendere << razionalmente >> se non dal ministro della Pubblica
dei rappresentanti del popolo rivedesse le norme emanate con quei istruzione 55•
provvedimenti, così come tutti gli altri atti legislativi di simile tenore, A queste considerazioni altre ne seguivano sulle particolari caratte­
le cui disposizioni dovevano, invece, essere valutate attentamente, ristiche scientifiche del lavoro archivistico, le cui premesse e la cui
nelle loro premesse storiche e nella validità dei loro aspetti partico­ trama operativa erano << materia troppo aliena dalle abitudini buro·
lari, attraverso un dibattito parlamentare. cratiche, [ . .. ] troppo eterogenea alle faccende ordinarie di un mini­
Più vivace negli spunti polemici e più documentato nell'argomen· stro dell'interno, [ .. . l attinente di per se stessa alle più omogenee abi­
tazione, l'articolo su << La Nazione >> accusava esplicitamente la bu­ tudini di un ministero [ ... l che abbia lo scopo di promuovere, non di
rocrazia, << nelle cui mani è riposta esclusivamente l'amministrazio· amministrare, gli studi e l'insegnamento >>. Ciò premesso, l'articoli·
ne >>, di aver forzato la mano al Minghetti 54 al tal punto da indurlo sta passava a delineare la struttura ottimale interna di ogni istituto
a controfirmare i due decreti, considerati dall'articolista << la negazio­ archivistico, che avrebbe dovuto avere autonomia di programmazione
ne assoluta del principio decentralizzatore professato [dal ministro] della propria attività scientifica, sotto la direzione di uomini dalla
come la base angolare dell'ordinamento del Regno >>. Tanto più che, << reputazione letteraria >> e forniti di titoli tali da essere additati << al
<< sotto le apparenze di una mera esigenza amministrativa >>, essi, << al· rispetto di quanti sono i cultori delle isteriche discipline >>. Compito
l'infuori della intenzione del ministro sacrifica[ vano ] una parte pre· del governo, << se vuole davvero giovare alla cnltura dell'Italia >>, do·
ziosa di locale amministrazione alle tendenze invaditrici della buro· veva essere quello di stimolare una tale attività, mediante l'azione
crazia ». di un ministero tecnicamente capace, che suscitasse << una nobile e­
Se, però, nel rilevare queste contraddizioni, << La Nazione >> ripren­ mulazione >> fra gli archivisti e spendesse il denaro pubblico non per
deva gli argomenti comuni agli altri quotidiani, il giornale fiorentino creare impieghi nuovi, ma per << promuovere le pubblicazioni d'in·
poneva anche, risolutamente, il problema della natura e della finalità ventari, di regesti, di documenti >>, nel rispetto del << modo di esse­
culturale del servizio archivistico, adottando una tematica chiaramen­ re >>, delle << tradizioni >>, dello << speciale ordinamento >> di ciascun
te riconducibile alle idee del Bonaini; questi è citato espressamente archivio.
come riorganizzatore degli archivi emiliani , e ne vengono ripresi i All'efficacia di questa polemica giornalistica e - come si è già
motivi polemici più caratteristici. detto - all'intervento del Ricasoli il soprintendente toscano attri­
Secondo l'articolista, se gli archivi fossero considerati quali << cor­ buì 56 il prevalere in seno al governo della direttiva seguita nel luglio
redo [ . .. ] ai [ . . . ] rami del pubblico servizio, cui l'occhio profano non e nel settembre ponendo gli Archivi di Napoli, Firenze, Lucca, Pisa
deve giungere >>, essi non sarebbero che << monumenti della paperas­ e Siena alle dipendenze del ministero della Pubblica istruzione e, in
se >> di cui qualunque ministero potrebbe curare la conservazione. particolare, lasciando invariata la situazione archivistica toscana an'
Se, al contrario - come è opinione del giornale -, venissero consi­ che dopo che venne a cessare ( 1 4 febbraio 1861) l'autonomia ammi­
derati << depositi di tradizioni e di storia [ . . . ] inseparabili dal paese nistrativa del territorio ex-granducale.
cui appartengono >>, essi costituirebbero uno fra i più preziosi beni Altro motivo valido a quel fine parve anche, al Bonaini, l'insorge·
culturali della nazione; << appartengono al pubblico >>, e al governo re della polemica sul decentramento, che sembrò consigliare un con-
può, al massimo, competere su di essi << una mera tutela e sorveglian-

55 « Far dipendere questi rami del pubblico servizio dal ministero dell'Interno è lo

54« Noi avremmo durato fatica » - diceva - « a credere che quei decreti fossero stesso che ridurli alla gretta e meschina proporzione delle faccende ordinarie di po­
lizia e di governçl, [ ... ] è lo stesso che prendere per fiaccola lo spegnitoio ».
56 « Il giornalismo fu ottimo strumento per combattere quel decreto e per arre­
davvero sottoscritti dal ministro Minghetti, se non sapessimo per prova che governo
e amministrazione sono due cose separate e distinte, e che, comunque eccellenti e

arChivi accaduti dopo il 1860 (nella lettera del 20 marzo 1863, in ASF, Archivio della
buone siano le idee del governo, ci voglia assai tempo e accorrano lunghe fatiche starne gli effetti », scriverà al Galeotti facendogli la cronaca degli eventl ll"elativi agli
prima che si possano vincere certe antiche abitudini e prima che il governo giunga
a dominare la burocrazia, nelle cui mani è riposta esclusivamente l'amministrazione ». soprintendenza, 86, ins. 5).

"
,,
74 Arnaldo D'Addario Gli- archivi nello Stato unitario 75

gelamento delle 'situazioni in atto, favorevoli, nel caso di Napoli e pendenze dello Stato, sl, ma alle dipendenze del ministero della Pub­ ·

della Toscana, alle tesi da lui sostenute 57• _ blica istruzione.


- - Permaneva, tuttavia, per l'insieme del servizio archivistico ancora Dei due pericoli che, a suo modo di vedere, si profilavano per Ìl
l'incertezza derivante dalla collocazione che per esso era pre;ista dal futuro degli archivi, quello derivante dal progetto decentratore si era;
programma decentratore ". Il primo articolo del progetto di legge re­ in vero, dimostrato ben presto il meno temibile, per l'accentuarsi del
lativo all'ordinamento regionale presentato alla Camera il 13 marzo processo involutivo nell'atteggiamento assunto dagli uffici del Parla­
-- il_ quale obbligava le provincie comprese in una regione a consor­ mento e dalla commissione relatrice nei confronti del programma
.
Ziarsi per far fronte alle spese relative agli archivi storici oltre che del Minghetti. Tra la fine del giugno e i primi giorni del luglio 1861,
agli istituti di istruzione superiore ed alle accademie di bell� arti 59 - infatti, la Camera e il Senato approvavano le norme provvisorie sull'or­
aveva anch'esso destato forti perplessità dentro e fuori l'ambiente ar­ dinamento amministrativo presentato dal relatore Tecchio, che erano
c�ivistico, toscano e non toscano. Significativa delle preoccupazioni sintomo della mutata atmosfera politica. Il l' luglio, parlando come
diffuse nel mondo della cultura fu, fra le altre, la posizione assunta presidente del consiglio, il Ricasoli poneva, poi, l'accento sulle tesi
dal Giorgini, il quale, fedele - da seguace del Ricasoli - al pro­ favorevoli all'accentramento e con ciò indeboliva le posizioni del Min­
prio credo unitario, asseriva di ritenere che, al contrario la promo: ghetti, il quale si sarebbe dimesso ai primi di settembre; il 9 ottobre,
' da ministro del'Interno, l'uomo politico toscano emanava i quattro
;<ione dell'istruzione superiore, della ricerca scientifica, dell'attività
letteraria, delle arti, degli studi storici, con l'annesso corollario del decreti che segnavano la fine di quanto ancora sopravviveva del prin­
ser;izio a�chivist!co, fos�e uno dei compiti primari dello Stato, per­
che quegli aspetti della vita culturale erano parte del patrimonio idea­
cipio decentratore, abolendo la luogotenenza meridionale e delegan­
do ai prefetti molte attribuzioni già spettanti al suo dièastero
61•
le della nazione tutta e non soltanto di gruppi locali, per quanto im­ Problema ancora aperto sembrava, invece, quello dell'unificazione
portanti_ e nobilmente ispirati fossero questi ultimi 60• del servizio archivistico nel quadro delle strutture amministrative sta­
Anche il Bonaini si era mosso tempestivamente in questo stesso tali, che comportava il pericolo costituito dalla tendenza ? parlo alle
senso, una volta riassicurato circa l'immediato futuro dei suoi archi­ dipendenze del ministero dell'Interno.
vi. In· c�ntrapposizione al principio decentratore, che avrebbe finito Già l'articolo su « La Nazione >>, con evidente riferimento alle
con l'affidare la sorte degli archivi alle mutevoli volontà ai partico­ tesi sostenute in proposito dal Bonaini, aveva severamente deplorato
lari interessi e alle varie capacità delle autorità e degli a�bienti cul­ le conseguenze a cui avrebbe portato il successo di quella tesi; qual­
turali locali, egli riprese a farsi sostenitore della necessità che il ser­ che mese più tardi, il soprintendente toscano attuava l'altra parte del
vizio archivistico fosse pensato e organizzato unitariamente e che es­ suo intervento, nell'intento di promuovere, oltre al dibattito giorna­
so fosse gestito dallo Stato. E, in stretta interdipendenza c�n l'affer­ listico, un chiarimento in sede parlamentare della politica adottata dal
mazi?ne di que.sto princ!pio� continuò, con l'apporto di nuovi argo­ governo a proposito degli archivi.
menti, la vecch1a battagha per una collocazione degli archivi alle di- Per attuare il proprio disegno egli si giovò dell'amicizia e della co­
munanza di intenti culturali che lo legavano all'avvocato Leopoldo
7 Galeotti, membro autorevole della commissione parlamentare dei bi­
• 5 �< Sorse il Minghetti [... ], col programma delle regioni, e questa idea valse ad
1D1pedire essa pure, per il momento, che i nostri archivi fossero assorbiti dalla Dire­ lanci e autore, agli incunabuli dell'organizzazione archivistica del
zione di Torino » (ibidem).
sa Ol�re alla già citata opera di C. PAVONE, si veda, per l'esame di questo progetto
.
quella di A. PETRACCHI, Le origini dell'ordinamento comunale e provinciale italiano: 61 I ZANNI RosmLLO I moderati -emiliani... cit., passim; A. PETRACCHI, Le
,

St�ria _4�lt4 l�gislaziotJe piemontes� st:tgli enti _locali dalla #ne de.ll'antico regimp al origini dell'ordinamento comunale . cit., I, pp. 332-337; E. PASSERIN D'ENTREVES,
..

chzu4e.rsz. dell età c4vouriana- (1770-1861), voli. 2, Venezia 19.62. Probletni . delt'unificazio_ne _italiana _ _(1860-1865), in « Quaderni- di cultura e storia so­
�er n ·. � di at?to avvenuto _ alla, Camera sul testo di quel progetto si vedano gli ciMe )), 1953, pp. 232-235; E. RAGIONIERI, Accentramento e autonomia nella storia
dell'Italia unita, in « La Regione », n.s., X (1963), pp. 12-13_; In., Politica e ammini­
_59

strazione .n,ello Stato -unitario, in Problemi dell'unità- d'Italia._ Atti del II convegno di
attt xwubblicatt._m !l Parlamento .dell'unità d'Italia (1859-1861). Atti.- e documenti
4ella Camera dei deputati .. cit., vol. citato.
.

k:: .fl! G:._, �. GIO_RGIN!, La centrali��azio�e. I d.�creti d'ottobre e le leggi amministra� studi gramsciani, Rom� 1962, pp. 338-346.
Il progetto Minghetti venne ritirato formalmente il 22 diceml?re 1861.
.
·

tive, Fire112e 1861, pp. 25-27.


76 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 77

�anducato, -� un saggio sulla storia di quella istituzione; scritto am­ Da Torino, il Galeotti si offd subito pronto a far sue le tesi del
piamente cntlco dei metodi con cui le carte erano state ordinate nel Bonaini non appena le circostanze lo avessero permesso Ciò sa­ 65 •

passato, e favorevole ai principì che avevano animato il Bonaini nel­ rebbe accaduto nei primi mesi del 1862, in sede di discussione del bi­
l'=odernarli 62• Al parlamentare toscano il Bonaini inviò, il 3 mag­ lancio 66• In quelle sedute, il governo giustificò quanto aveva fatto
�io 1�6_1 ''. un v<;>lum}t;oso pacco di documenti e di estratti da giorna­ l'anno prima, con i decreti del 25 luglio ed 8 settembre, adducendo
li e nviste ,,, affmche il Galeotti - come dice l'annotazione fatta al­ a motivo del diverso trattamento fatto agli archivi di Napoli e della
l'inzio dell'elen�o -, << �ella sua qualità di deputato al parlamento, Toscana, da una parte, e a quelli restati alle dipendenze della direzio­
potesse avere_ p1ena cogmzwn . e ne generale di Torino dall'altra, la distinzione tra archivi <<storici>>
67,
dei fatti concernenti gli archivi, men­
tre pendeva Irresoluta la questione sulla loro dipendenza dal mini­ e archivi << amministrativi >>; distinzione che venne sottolineata anche
stero dell'Interno o dall'altro dell'istruzione pubblica >>- dal Galeotti nella relazione sul bilancio preventivo e venne accolta
La _scelta di quelle pezze d'appoggio era stata fatta in coerenza con dalla Camera, nella seduta dell'l l giugno, con una deliberazione che
le t�s1 care al Bonaini, delle quali si chiedeva al Galeotti di farsi so­ metteva al sicuro l'avvenire degli archivi toscani e di quello napole­
sterutore alla Camera, al momento della discussione sul bilancio. Si tano, anche se lasciava in sospeso il problema più complesso e più
allegava - � dimostrazione dell'efficienza e dell'esemplarità di una grave, della definitiva riorganizzazione su base unitaria del servizio
struttura e di un metodo di lavoro che si auspicava fossero estesi a archivistico nazionale 68 •

tu�t� l'Italia - il testo dei principali provvedimenti legislativi con


cw il governo granducale dapprima e quello provvisorio poi avevano 65 Lettera del 12 maggio 1861, in ASF, kchivio della soprintendenza, 86, ins.
organizzato il servizio archivistico toscano, l'indirizzo culturale che 2. « Non dubitare )> - scriveva i1 Galeotti - « che, quando verrà sul tappeto la
ora si riteneva in pericolo e che, al contrario, si auspicava divenisse questione degli archivi, avrai in me e forse in altri una difesa piena ed efficace. Per
ora, non vi è da pensarvi, perché la commissione del bilancio è molto indietro coi
un modo di vita di tutti gli archivi. A conferma della validità di suoi lavori, e non so se potremo occuparcene in questa prima parte della presente
quell'indirizzo si univano i testi legislativi napoletani emanati fra sessione».
1_8 �� e _ 1855_, le cui n�rme si rifacevano per parecchi aspetti ai prin­ 66 Per l'analisi delle voci di questo bilancio, si vedano E. LonoLINI, I bilanci. . .
.
CIPI 1sp1rator1 della leg1slaz10ne toscana e ne confermavano indiretta cit., estr., pp. 24-27; L. SANDRI, GU archivi dello Stato .. dt., p. 409. Le spese
.
­ per gli archivi di Napoli e della Toscana figuravano fra quelle iscritte nél bilan­
cio consuntivo 1862 del ministero della Pubblica istruzione, che fu approvato
mente !a validi�à. . '!"en!va�J.O docum�tati anche i giudiZi elogiativi
espressi da studiosi 1taharu e stranien (dal von Stein dal Ficker dal 1'11 giugno, su relaz:One del Galeotti; gli << archivi dello Stato » figuravano, invece,
Laboula�e, dal Desjardins, dai collaboratori del << Morning Po�t >>) nel bilancio consuntivo 1862 del ministero dell'Interno, approvato 1'11 luglio, rela­
sull'eff1c _ 1 nza del_ ser_vizio _a chivistico toscano; tore l'on. Girolamo Cantelli. Il bilancio preventivo 1862 era stato approvato il 3
� così come le leggi
emanate m matena di arch1v1� dal governo francese - indiretta con­ febbraio.
67 Questa direzione, col decreto del 9 ottobre 1861, veniva confermata nella sua
ferma della efficienza dell'organizzazione archivistica del granduca­ funzione di organo del ministero dell'Interno. In seguito all'emanazione di questo
t?, dalla q':'ale avevano mutuato i principi fondamentali - e l'inca­ provvedimento il Bonaini non mancò di protestare, scrivendo al Brioschi, segretario
neo confento nel 1860 al Bonaini dal ministro Mamiani di istituire generale del ministero della .Pubblica istruzione {Firenze, ·11 ottobre 1862; in ASF,
llli _archivi t;ell'Emil�a secondo l'espe_rienza f�tta a Firenze'. Seguivano, Archivio della soprintendenza, 86, ins. 4), « non trovando questa dispos�ione, poste­
riore a quella concernente gli archivi toscani, coordinata a far ritenere che alla Pub­
mfme, per mformazwne del Galeotti, le copie delle relazioni richieste blica istruzione debba definitivamente competere la superiorità sugli archivi del
?al M�miani nel 1860 e del carteggio più significativo scambiato fra Regno ».
il soprmtendente e le autorità ministeriali. 68 « La commissione approva la distinzione già introdotta tra gli archivi storici e

gli archivi amministrativi, onde avvenne che in forza dei regi decreti del 25 luglio

L._ ..
e dell'S settembre 1861 gli archivi di Toscana e di Napoli vennero posti sotto la

62 GA
�? � T r, L'Arc�i io centrale di Stato in
� Firenze nelle sue relazioni con dipendenza del ministero della Pubblica istruzione [ . ] e crede che tale distinzione
glt gudt stortct, � « Archivio storico italiano », n.s., II (1855), parte II, pp. 61-115. sia un primo passo per meglio ordinare la faccenda degli archivi e per semplicizzar­
ASF, AYchwto - della soprintendenza,
86, ins. 2. ne l'amministrazione. Approva, del pari, che, invece di centralizzare l'amministra­
64
In t_utto, q�aran�adue pezzi; essi sono descritti analiticamente nell'elenco zione dei diversi enti o istituti cui si riferiscono i paragrafi sopra indicati [il V e il
, _ che
c?rreda l mserto, il cut amp10 testo evidenzia di ciascuno il significato VI, che si riferivano alle accademie, corpi scientifici, biblioteche, belle arti, archivi],
. ·
e l'utilità ai
fm1 che il Bonaini si prefiggeva. sia stabilita una diretta dipendenza di essi dal ministero, senza altre direzioni inter-
78
Arnaldo D'Addario
Gtt ·àfchìvi n-ello Stato unitario
La discussione sul bilancio aveva, in certo
modo, ufficializzato l'a­
dozione del criterio di distinzione tra le
fonti archivistiche sulla ba· blica istruzione nell'ottobre del 18?1, .co� il corredo di U:� l';illgo �
se della prevalenza di un interesse cultu rapporto inteso a render· ragione del cntetl che ne avevano 1sp1rato
rale nella loro utilizzazione .. w
Le premesse di quella scelta politica posso la formulaz10ne
.
.
no riconoscersi nelle ·con, ·

. .
elusioni raggiunte in sede dottrinale dallo . Questo documento è una delle più significativ:' espress10ru de1 pen
stesso Bonaini in un rap­
porto inviato al ministro della Pubblica
istruzione il 7 novembre. siero archivistico di Francesco Bonaini, .tutto �ce?-trato co�"e suÌ
1861 , a commento della bozza di un decre · ·

contmuo denvare· ]a digm't'a delle fonti archiv1st1che; considerate


to legge che il De Sanctis

·

gli aveva chiesto di preparare al fine di bene culturale della nazione, dalla << grandezza >> de a st�tla · che es­
precisare i compiti istituzio­
nali e la posizione amministrativa dell'A
rchivio generale del Regno, se contribuiscono a documentare n. Da questa cons!d<;razwne �on - ll
dipendente dal ministero dell'Interno 69
• Nel suo argomentar
e, e nel iva per lui il << dovere >> . incombente ";ilo .sta�o, . a1. c?mum, a e
testo legislativo proposto, il Bonaini riten
ne possibile una distinzio-, � rporazioni, ai privati, di conservare ordin.ati fli archivi e, soprat­
!
ne di fondo fra il materiale conservato
nell'Archivio generale di To­ tutto l'obbligo di << permettere che la stona s avvantaggi �e doc
,
ll
rino - l'antico archivio di corte - e
le carte custodite negli altri mentÌ che vi sono serbati >>, rendendone libera la onsultaz.wne a�

archivi esistenti in Italia. Il primo istitu
to veniva esaltato nella sua studiosi 72, In più, allo Stato incombeva l'onere e l ono�e ?i d e d :r
funzione di conservatore dei document tal campo un esempio efficace, procur�ndo �< �he non. sl disper .a a
i prodotti dagli organi centra­
li dello Stato unitario, definendolo << il solo depo incauti possessori una proprietà che gli ';'Offil?I volg.atl non pregiano,
sito dei documenti
del Regno italiMo >> e facendo al suo perché la vedono figurare soltanto nel bilanc.lO passi�O >>
. direttore << una larghissima •

parte di onore >>;. come al custode di • •

atti di alto interesse dinastico e Connesso al concetto dell'importanza stotlca degli ar�hlvi :ra! n�
politico . . Gli altri, considerati << meri depo ·

siti di memorie storiche >>,, pensiero del Bonarm ' · , l'idea del diritto competente agh studwsi, di
venivano, in apparenza, quasi declassati ·
nei confronti di quello, ma, essere ammessi senza alcuna limitazione a comp�· ere 1e 1oro. ricer� h.e
in •definitiva, privilegiati sul piano cultu fra Ie carte 73, e del conseguente obbligo
. . .
rale ·- che più di ogni �ltro professiOnale degh ar:hivi-
importava al Bonaini -- .
. , preannunciando per essi una legge gene sti << di aiutare con acconci lavori .il rmve;umento. delle mem?ne, la
rale'
che . li , avrebbe collocati alle .dipendenze
diverso trattamento previsto per i due
della Pubblica istruzione . Il
.
ca�sazione delle diverse serie e l'!llustrazwne de! docum tl >>.
.
Al
d}
ripi di archivi era, appunto, fine di promuovere un organico, efficace, ademp1ment ?. qu<;st�
motivato dal mutato angolo di visuale
da cui" le carte potevano esser' funzioni, il Bonaini proponeva un'articolazione del servizio archivi-
valùtate: archivio vivo, quello di Torin
o; archivi morti, ai fini ·po-1
litici ed amministrativi contingenti, gli
altri, la cui documentazione
si era esaurita nel 1 859-60, con il conc 70 ii testo è Pubblicato -d; À. PANELLA, Francesco Bonaini e l'ordinamento ... cit.,
luder si della autonoma storia
regionale . Enunciando questo criterio disti PP. 200-205 .
ntivo, il Bonaini aveva com­ . : Era stato
. . .
richiesto- al Bonai_ru dal n;urustro De Sanctis..
piuto anche un passo avanti rispetto ai -
1i <�:Considerando » .
concetti espressi nella relazio-: dice il primo articolo della proposta d1 legge - « eh� gli.
archivi italiani contengono il prezioso _ depostto e
delie memori .d'una .
_
ne inviata al Mamiani nel 1860 , quan - •

do aveva considerato gli avve,' · grande nazione,


nimenti nodali dei 1815 come spartiacqu
e del mutàmento dei valori e che 1a iaro _custodia importa 00� meno al pubbli o che . � le h
indiv
. iduali nella documentazione. anticipano_ chiaramente la conceziOne moderna de � conse al�:�r:�e»;/��J.'::�
.
d ll
.
�:
.
La norma generale che, nei propositi fonti m:chivistiche . ·

del Bonaini, avrebbe dovuto .


. n Con il conseguente impegno, sottolmeato nel s condo cotru;t�· di <�- romuovere·
conferire un assetto unitario, definitivo
, all'organizzazione degli ar­ l� ubblicazione de' più insignì documenti, _ gli. studi� della erml one e
� �e
Ila di!?lo-.
chivi italiani le cui carte avevano acqu
isito la caratteristica preva­ �
ma ca, e ]a desiderata compilazione d'una storia �enerale d:It a •.; con es r 4 � �:���:
lente di fonti della ricerca storica, era
stata da lui stesso elaborata
.
che ossona essere facilmente rkondotte a1. prme1p1 enunc�.atl ne Pt?gra� .
negli articoli, di una proposta di legge dal :Gori-aini per gli archivisti del granducato. Alle -scuole· di pale?grafta e diplo�a:I�,
inviata al ministro della Pub- · delle quali era prevista l'istituzione alle dipendenze de�: -Sopr�tend�nze archiv1st �
che. (titolo V del progetto di legge), sarebbè spettato il compito d� pr ru;are � �
riledie, che avrebbero . recato un riuovo
_aggravio nel bilancio, senza corrispondé . �
<� ufficiali - idonei al servizio »; , questi << ufficiali » avrebbero o�to pub lic e � .;
·
ventatl, ,rf!g�sn', edizi'oru (titolo Vl), operando sotto. la VIgilanza e con av o
utilità ». nte . · · _
_ · di fonti
_
,A_S�,
69 Archivio de!:�a soprintendenzq� �6, ins.
4. sderiti:fiOO-. dei soprintendenti (titolo VII). · _
'

73 Ti�lo - IV del progetto di legge.


80 Gli archivi nello Stato unitario
81
Arnaldo D'Addario

stico atta a comporre armonicamente le due istanze diverse - l'ac­ Anche questo progetto, però, non ebbe, almeno per il momen �o,
cent.ratr�ce e !a dece�tratrice .- �he costituivano in quel momento seguito alcuno, quantunque abbia un no:ev?le valore come � � �­
s r �ssJ
storJco l term1ru. dell acceso dibattito sulla formazione delle strutture ne di una viva coscienza delle esigenze v1tali del lavoro arch1v1 st1co .
amministrative del nuovo Stato. Unica, nei suoi principi informatori, Tuttavia, anche se per un pezzo non si parlò di r: golame ntazion e ge­
avr�bbe do;ruto essere la norma generale, valida per tutti gli archivi; nerale, il Bonaini poteva ritenere di aver conseg uito un certo succes­
. .e nel set­
articolata, mvece, nel suo autonomo elaborarsi, la metodologia del so, dopo quanto era stato deciso dal governo nel lugho . ne am­
lavoro scientifico professionale 74• Questo sarebbe stato svolto con tembre 1861 e dalla Camera nel 1862, tutelando la posJZw
maggiore aderenza alla realtà storica documentata dalle carte se ef­ ministrativa conseguita dagli archivi di �apoli .e d�ll� :r" osca.na, e
fettuato n_ell'a�b.ito �errit�ri:ùe della giurisdizione di più Soprinten­ lasciando ancora impregiudicat a la questio ne d1 prmc1p 10, d1 una
d��e regwn�� ' 1 c:u. �onf�m av�ss�ro coinciso con gli ambienti sto­ strutturazione del servizi o archivi stico che ne ricono scesse o ne ne­
rJcl, econom1c1, �olit1c1 nel quali sJ erano svolte le vicende del pas­ gasse l'una o ]'altra delle funzio ni essenz iali circa le quali vertev a la
sato che le font! permettevano di studiare 75• La sua esperienza di polemica. . . .
studi?s.o faceva in�atti avvertito il Bonaini della esigenza di libera Ma a dare il senso di quanto fosse tuttora precana la sJtuazwcitne
creat1v1ta, che ogru buon archivista sentiva - e sente sempre - di fat�o conseguente a quei provvedimenti legislativi e a�e �mpli_ t;
quando �perava - ed opera - sulle carte per ordinarie e descriver­ prese di posizio ne politica, int :rvenne ro. ben presto le dich1ar �z!on�
le, comp1endo un lavoro che non può essere fecondo di risultati se fatte alla Camera il 14 febbraiO dal Mmghettl nella sua quahta di
non è animato dalla conoscenza del passato in tutti i suoi multiformi ministro delle Finanze 78• Presentando la relazione ammin rat ici, istrativ a al
aspetti. D� 9ui !:accettazione del centralismo sul piano delle strut­ Parlamento, egli riprese ancora una volta le . su.e tesi comu �l l �ecent
ture a�m1strat1ve ma anche la proposta del criterio di ampia au­ sostenendo l'opportunità di << dare alle provmc1e �d a1 . _ e d�altn�
tonomia m tema di! lavoro professionale. A questo lavoro avrebbe cura delle opere pie; fors'anche [ ... ] una parte degli arch1v1 _ re »,
dovuto essere garantita la conservazione di una coerente unità del­ istituti i quali sogliano comprendersi nel!'ins.egnam�nto superw
l 'ambiente storico dal cui farsi politico, amministrativo' economico, e di questo progetto adduceva una motlvazwne di fondo i,checonce non
avevano avuto vita i documenti conservati 76• poteva non ridestare preoccupazioni in : � 0i ome il Bonain . ne dr:
piva ]'attività scientifica svolta dagli archrv1st1 �01:'e una funzw _
74 !ito!o I,_ comma 1: « Tutti gli archivi [ ... ] dipendono dal nurustero della
interesse generale piuttosto che particolare_. Pnncrl;'ale . preo�c�,pazw­
Pubblica tstruzmne, per quel che concerne alla loro oons:etvazione e ordina-mento »" ne del Minghetti era quella di evitare che, m matena dr arch1v1 nuo­e
comma II_: « Ne dipendono direttamente gli archivi del governo ». Norme speciaÌi vi << esorbitanti >> carichi ricadessero sulle finanze dello co�fi Stato;
sono prevtste �e: regola�: l'e��cizi? . d lle attribuzio�i �pettanti secondo il pro­ p�r conseguire q�ello scopo egli ritenev a che si P ?,tesse .dare
getto de! Bonamt - a pm mtrusten msteme tn matena di archivi notarili giudiziali
� . _

per lo pm, «uom1m be­


' ' sull'entusiasmo degli eruditi locali; essend o,
comunali. assunt i volent ieri, e gratuit amente ,
75 Il tito!? J.I �e! proge�to prevede l'istituzione di quattro Soprintendenze: a To­
nestanti >>, questi si sarebb ero

rma (per gli archiVI del Ptemonte e della Lombardia), a Firenze (Toscana Emilia­
Romagna, Umbria, Liguria, Sardegna), a Napoli (provincie meridionali continentali 77 Delle proposte enunciate nel secondo titolo fu tenuto c?nto, in certo �?d? e
M:rrche, « territorio del ?ià principato di Benevento» ) e a Palermo {Sicilia). Le so.' in qualche misura, nel 1875, quando furono istituite le Sopr�tendenze a�v�sttche
prmtendenze sono « �rd�na�e per il g verno degli archivi » compresi nelle regioni regionali, incaricate di funzioni direttive simili a quelle pre�tste dal �onatru, con
la competenza in materia scientifico-profession�le, � scelta e dt . P.reparazt?n: del per:
?
. e; corrispondo
sottoposte alla loro gmrtsdtzmn no direttamente col ministero. Fra le
loro competenze. �r�cipali il Bonaini elenca la direzione delle scuole, la promozione sonale, di promozione e di guida del lavoro dt ordinamento e dt mven.tartazlOne _negh
del lav�ro ar��vtstlco, la conc ntrazione degli atti ancora dispersi nei depositi di­ archivi dipendenti. Questi organi intermedi tuttavia, .sarebbero sta!1 soppressi . col
� �
pendenti, la VIgilanza sugh. archtvi non statali. decreto del 31 dicembre 1891, nel quadro dt una ulteriore accentuaziOne della dtret·
_76 Se l'idea delle Soprintendenze era -buona, discutibili sono invece i criteri adot­ tiva centralistica anche in fatto di archivi.
tati d� Bonaini nella specificazione dell'ambito territoriale delle lo;o competenze. 78 A. PANELLA, Francesco Bonaini e l'ordinamento.. cit., pp. 199·200; le di:
.
Anche il �aneli�, guardando specialmente a quanto nel progetto si dice della Soprin­ chiarazioni del Minuhetti furono commentate dal Bonaini nel « Giornale storico degli
tend�nza fto.�entu;a,_ parla {�rancesco B naini e l'ordinamento... cit., p. 205) di « pre­ archivi toscani», v'h {1863), pp . 73·74, in una nota sulla Dipenden�a d�gl� archivi,
�_
enzt�ne regtona.listtca » e dt ·« troppo rtgtda nella quale riassumeva le considerazioni già fatte nei documenti. conftdenztali che sa·
l ambito geografico.
� squadratura storica » usata nel delinearne
ranno qui di seguito esaminati.
83
Gli _at·chivi nello Stato unitario
82 Arnaldo D'Àddario
mancar di solleci­
Il soprintendente toscano non volle, tuttavia,
l'onere della conservazione e dell'ordinamento delle carte che -già parlam entare e govern ativa ispirandoli
tare altri interventi in sede
studiavano per amore della << loro terra natia » vecch i e nuovi , esposti nei due ampi do­
con l'apporto di argomenti
. Quest� �innovata proposizione di tesi decen;ratrici non costituiva; e di ragioni >>) che inviò, l'uno, al Ga.
cumenti (<< esposizioni di fatti
di pe� se, !l solo probl;m.a nodale riguardante il futuro degli archivi. leotti, il 20 marzo 83, e l'altro, all'Amari, il 25
84• E ancora, il 4
Nel bilancro del 1863 , infatti, le spese per l'Archivio di Napoli fi. stare contro quel
aprile, si rivolse nuovamente al ministro per prote
che era avvenuto in Parlamento quando - il 27
�ravano ancora fra q_uelle del ministero dell'Interno 80, quantunque marzo - cioè in
il decreto del �5 _ lugho 1861 avesse collocato quell'istituto alle di­ della Camera della
data successiva all'avvenuta conferma da parte
pendenze del trumstero della Pubblica istruzione 81 della Pubblica istruzio­
dipendenza dell'Archivio di Napoli dal ministro
Il ripetersi di questa duplice mioaccia rinnovò �el Bonaini lo zelo Cantelli sul bilancio
ne - era stata pubblicata la relazione dell'an.
della contestazione, inducendolo a mettere ancora una volta in al­ Archivio vi era ancora
dell'Interno senza rilevare che quel Grande
larme le personalit� della politica e della cultura che appoggiavano dal ministero; avveni­
una volta elencato fra gli istituti dipendenti
l<; sue test, mentre m Parlamento era relativamente facile al Galeotti come significativo di
mento che il Bonaini insisteva nel considerare
ncorda_re ai c_olleghi .- _il 19 febbraio 1863 - che quando alla Ca­
una tenace direttiva politica 85 , nonostante le
assicurazioni in con­
mera �1. er� dtscusso il bilancio del 1862 erano state anche approvate
trario dell'Amari ".
le dec1s10m pres: dal governo in materia di archivi; e, a conclusione
del nuov� dtbattlto, aveva ottenuto agevolmente che fosse conferma­
Fran�
ta la deliberazione già adottata l'anno prima " 83 ASF, Atchivio della
sopl'intendenza, 86, ins. 5; riassunto da A. PANELLA,
ne assegna la stesura al 1865 .
cesco Bonaini e l'ordinamento ... cit., pp. 206-8, che rio
79 E. Lonoum, I bilanci... cit., estr.,-pp. 27-29. 84 Ibidem. L'invio di questa
memoria fu preannunziato dal Bonaini al segreta
80 � �< Giorn le storico degli archivi toscani >>, VII (1863), p. 71, una nota su ministero, Giulio Rezasco, con una lettera del 24, nella quale affermava:

?lz archzvz. �osc.an_�t e il bilancio del ministero della Pubblica istruzione- sottolineava
• Ne generale del
za teputo debba farsi ».
di avervi detto « quello che nella mia coscien
episodi o il Bonaini scrisse anche al R.ezasco e al
Galeotti (ibidem, lettere del 4 aprile). Al primo
e contraddmom �erenti a questa situazione, anche se accettava la distinzione, pro­ 85 Ibidem. A proposito di questo
.
posta dalla _ c,?mmtsstone relatrice sul bilancio del 1862, « fondamentale e razionalis­ diceva di temere « che ministero e
.
suna- che P"?� e d�ve es�e� trat�a ad ulteriori conseguenze, fra gli archivi puramente erno voglian o strappa re gli archivi dal ministero del­
relatori del bilanCio dell'Int
�ttvz e gli a:_chzv: _st�rz�t, d1v�uti in Italia subietto di peculiare amore per
, _ . . Camer a »; al secondo chiedeva dl vigi­
l'Istruzione, burlandosi del voto stesso della
la proPosta Cantelli [ ...] quasi
an:mmt�tr
gh studiosi delle storiche discrpline e di ammirazione per gli stranieri >>. malizio sament e non si faccia approv are
lare « perché
81 A Mtehele A�arr, mtrustro della Pubblica istruzione, il Bonaini osserverà -
. · · ·
ò col bilancio dell'Istruzione », e aggiun­
in deroga di quello che la Camera sanzion
.
�!prendendo �
un t?otlvo po emico già espresso altre volte - che non si trattava di geva: « carissim i deputati, pensat e sul serio a far cessare queste gherminelle che sono
� .
e�rore ma . mdirett� �a�estazione della « speranza non mai abbandonata diù mi­ cagione di tanto scontento! ». Il Galeotti (lettera
del 7 aprile, ibidem) gli fece notare
rustero dell !nter�o di rt amare, alla prima occasione favorevole, sotto la sua di­
� nella sua risposta che egli aveva equivocato,
perché il Cantelli si era riferito ai de­
. gennaio 1862; ma il Bonaini restò del
pendenza gli archivi toscaru e quelli di Napoli » (Relazione del 25 marzo 1863 '· m · creti emanati il 31 dicemb re 1860 e il 10

AS Archivio della soprintendenza, 86, ins. 5). _ _ suo parere e, pur non replicando, annotò - il 9 aprile - sulla lettera ricevuta: « I
Lettera del c;;-rueotti al Bonaini, del 15 marzo 1863 (ASF, Archivio della so­ decreti che cita il Galeott i non fanno al caso. Non gli replicai perché volli evitare
. d'altronde non mi parve dicevole il
przn_tendenza 86, ms. 5): « Co� poca fatica, com'hai veduto, abbiamo vinta la bat­ una disputa per se stessa irrilevante e perché
contendere troppo col Galeotti, che ha contrib
! uito tanto a difendere questa istitu�
t�glia che st prep�ra;ra �anto mtorno all'archivio quanto intorno all'Istituto supe­
.
riore. S?ueste.--due Istltuzroru sono state salvate. Ma mi ci è voluta una diplomazia
_ chè con ciarle spesse volte inutills im_
: . zione ».
· 1863 (scritte dal Rezasco a no­
���� Lettere del 28 marzo (autografa), 2 e 7 aprile
sopraffma, colla quale sono rrusctto nteglio
I� d 86
me del ministro), ibidem. II ministro si impegn
testo della deliberazione diceva: « La commissione �el decorso anno lo ò ava a trattare il problema ·degli archivi
i governativi o legislativi che ac­

tendimento del gove:no . quando coi reali decreti del 25 luglio e 8 settembre del
con il collega dell'Interno, « per quei provvediment
1861 pose sotto la dipendenza del ministero dell'istruzione pubblica 1 grandi" areh"lVI·
·
corressero per conservare degnam ente le sorgenti della nostra istoria e facilitarne lo
di Napoli .e di F"rrenze, che contengono- preziosi documenti della storia del nostro
_ studio ».
pa:se, e lodò pure che st fosse p�st� la distinzione fondamentale e -razionalissima, che Bonaini l'emanazione (29 luglio
Nuovi timori in tal senso avrebbe destato nel
p_uo e deve esser trat�a -a�.
ult�rmrr-.conseguenze� fra gli archivi puramente ammini­
1863) dei quattro _decreti con cui l'Amari fissava l'organi
co dei soli Archivi di Firenze,
. . . .
stra'!vr e gli -archi.�t · tsto:rc�, ?J
venuti in Italia subietto di ·peculiare' ari:lote per_ gli
Lucca, Siena e Pisa (che erano applicativi della nuova pianta preparata- per gli Archivi
��diosr .cJt:lle
. .
lstorrche discrp � _'
e d ammirazione per gli stranieri. Quindi non si
toscani, dal suo predecessore Matteucci, jn sede di ela.borazione del bilancio 1863),
gJung� ad mte�d�e come tal� utolo -eU :;;pesa anche in questo anno sia riprodotto nel la soppressione della Soprintendenza.
del miDlstero dell'Interno, in cui nulla ha da. vedere �>.
inducen dolo a ritenere che fosse in program ma
_
bilancto
84 Arnaldo D'Addario 85
Gli archivi nello Stato unitario
Il contenuto e. il tono dei tre interventi vanno messi in relazione
tenuto. Nel secondo discorso, infatti, il m1rustro prevedeva che la
con quanto avveniva alla Camera tra il febbraio e il marzo, ma an­
<< cura >> - termine con il quale, secondo il Bonaini, si adombrava
che con le incertezze affioranti nella dichiarazione degli stessi suoi il concetto di << superiorità >> e di direzione del servizio - degli
amici. Il Galeotti, infatti, pur dopo aver scritto la lettera del 15 archivi fosse attribuita proprio a quelle provincie ed a quei comuni
marzo con l'annuncio del successo conseguito alla Camera, già nel­ che nel 1861, lo stesso Minghetti aveva giudicato incapaci di assu­
l'altra del 22 successivo - con la quale comunicava di aver ricevuto me;si sia pure il solo << carico delle spese >> p�r i medes�i istit�ti,
la memoria speditagli il 20 - usava espressioni piuttosto dubitative, considerandoli a tal punto impreparati a quel fme da fargh prefenre
ammettendo - negli accenni che faceva al nuovo progetto Minghet­ la collocazione degli archivi alle dipendenze dei più complessi orga­
ti - che quella << disposizione [ . .. ] non potrebbe applicarsi se non nismi regionali previsti dal suo programma decentratore. Se questa
[agli archivi] di Pisa, di Lucca e di Siena >>, pur mostrando di rite­ seconda proposta fosse stata accettata dai politici - obietta il Bo­
nere per certo che almeno l'Archivio di Firenze ne sarebbe restato in­ naini -' ne sarebbe derivata agli archivi una conseguenza ben più
denne. Conclusione, questa, che non poteva costituire, certo, un mo­ negativa delle altre fin allora combattute, con lo scompaginamento
tivo di tranquillità per chi, come il Bonaini, non si proponeva l'o­
del loro servizio, potendosi facilmente prevedere che allo Stato sa­
biettivo egoistico di salvaguardare la situazione acquisita dall'archi­ rebbe rimasta la << superiorità >> sul solo Archiv!o del �egno. .
vio da lui creato, ma considerava soprattutto il problema più gene­ La polemica del Bonaini è incentrata sulla d1mostraz1one del dan­
rale - e più nobile - del futuro scientifico da garantire all'intero ni irreparabili che l'approvazione di quella proposta avrebbe compor­
servizio archivistico nazionale 87• tato. << Chi ha veduto >> - egli afferma - << qual trattamento ab­
L'importanza del contenuto, insieme alla stima che largamente si biano avuto gli archivi alle mani dei comur�i può f�r�i nt;'ide� de�o
tributava al loro autore, meritò soprattutto ai due documenti del 20 .
stato miserabile a cui venner condottl, degli spurgh1 uraz10nal1 e m­
e 25 marzo l'attenzione dei destinatari; in qualche misura, essi riu­ discreti dei furti dei migliori documenti e di quanto di peggio possa
scirono almeno a sventare le manovre intese a modificare in senso idearsi ;, · e conclude questa parte del discorso con una previsione
negativo la situazione in atto. Tuttavia, al di là della loro contingen­
te efficacia, essi hanno un valore ancora maggiore come espressione
p
affatto essimistica: << Dati gli archivi alle provincie e ai comuni, fi­
.
nirà quel poco di vita che si è procurato d'infonder loro >>. Negatlva
delle idee che, in polemica con gli avvenimenti, il Bonaini ebbe mo­ è stata, nel suo giudizio, anche l'esperienza fatta ne�li �rchivi comu­
do di enunciarvi in materia di organizzazione del servizio archivistico, nali e dipartimentali della Francia, quantunque la d1rez1one ne fosse
nonché di conservazione e di studio delle fonti documentarie . Pen­ affidata di preferenza ad allievi dell'École des chartes. E non c'è nep­
sati e scritti, come furono, quasi contemporaneamente, essi possono pure da sperare che in Italia << l'emulazione o il punto d'onore tm
essere assunti come un unico testo, i cui contenuti si articolano in provincia e provincia, tra comune e comune, ne po�rà molto sull' a­
modo simile, anche se il tono è diverso, caratterizzando maggior fa­ .
nimo di quegli amministratori >>. L'esperienza fatta m Toscana e m
miliarità la memoria rivolta al Galeotti, espressioni più contenute Emilia gli ricordava tanti episodi di noncuranza verso le carte, di
ed ufficiose quella indirizzata all'Amari, il cui testo è, per di più, disservizio di danni gravissimi arrecati al servizio archivistico dalle
maggiormente ampio e circostanziato ". Ricordati gli aspetti più si­ autorità !�cali: qui, un impiegato inetto assegnato all'archivio per
gnificativi della polemica sviluppatasi a proposito degli archivi dopo liberare altri uffici dalla sua incomoda presenza; là, il carico di man­
l
l'unità, il Bonaini si impegna in una vivace critica delle proposte fat­ l sioni estranee alla sua professione fatto all'archivista, col risultato di
t,e dal Minghetti in tema di organizzazione del servizio archivistico
nei due discorsi programmatici pronunziati alla Camera il 13 marzo ! distoglierlo, a lungo andare, dalle sue mansioni specifiche; altrove
. :

l.l
il conferimento dell'ufficio di archivista strumentalizzato al fme d1
1861 e il 14 febbraio 1863, e ne rileva la contraddittorietà del con- sistemare in ruolo amici o parenti. Né era lecito credere - come
pareva facesse il Mughetti - che la cittadinanza locale si assumereb­
87 Ibidem. Gli replicherà il Bonaini (lettera del 27 marzo, ibidem), affermando be gratuitamente e volenterosamente il carico del servizio archivistico;
che sarebbe stato uno « sconcio » se tutto ciò fosse avvenuto. << ho troppa pratica di questa materia per poter avere convinzioni di­
88 i'! da questo testo che verranno fatte le cita7loni relative ai documenti in que· '!
! verse >>, afferma a questo punto il Bonaini, ricordando al ministro
stione. :
l con ampiezza· di particolari (a volte gustosi) alcuni episodi avvenutl
l
r

86 Arnaldo D'Addario 87
Gli :-archivi: nello ·Stato unitario
in Emilia, a Pisa, a Lucca e a Siena, i quali gli hanno fatto . capire piano della ricerca s_tor!ca e del lavoro �rchi�istico che da ess� � ?ran
quanto fosse profonda l'insensibilità delle autorità provinciali e co­ parte trae il propno mcentlvo. Quest1 flru po�tulan o con�mmta d1
munali verso i problemi organizzativi e culturali degli archivi. consapevolezza del nesso esistente tra le fontJ. della stona locale,
. Per. dare un minimo _di efficienza al fmizionamento di qnesta orga­ << municipale >> , e la documentazione
�iù vas_t� e comp lessa �ella sto­
mzzaz!One decentrata, s1 potrebbe - ammette, tuttavia, il Bonaini - ria nazionale e sopranazionale. Quegh erudifrugando gli�earch1
t1 malam en sl �o�eve­
ricorre:e a degli « ispettori governativi >>, che vigilino sull'attività rebbero dalla mediocrità del loro « andar v1 per
svolta m questo campo dagli enti locali. Ma - obietta subito - l'i­ propria curiosità >>, onde attingere la sfera _degli intere ss� stor� ografi­
cm occor re darsl se sl vuole
stituzione di questo nuovo servizio apporterebbe « una spesa sul bi­ ci .più ampi, connaturali all'« opera dura
lancio dello Stato forse maggiore di quella che presentemente si sop­ riuscire utili al pubblico negli archivi >>. .
enti cen­
porta, perché tra i comuni e governo pagheranno molto più di quello Ancora una volta emergono in questi memoriali glideiargom quali le con­
che pagano adesso » ; né, per giunta, si può ragionevolmente sperare trali del discorso archivistico di Francesco Bonaini, soltan to una ne­
che il servizio ispettivo sia per assicurare pienamente il supèramento clusioni in tema di organizzazione del serviz io sono
delle tante e gravi difficoltà insite nell'impegno di conservazione del, .
cessaria conseguenza Se, infatt i, egli è contra rio « all'u � ca . direzi one
degli archivi >>, perché mai . « un solo uom ? , anche dottls snno ed e­
le carte 89•
essere _autorevole
A questo punto del discorso il Bonaini entra nel vivo della sua sperto >>, potrà « abbracciare tanta mole di cose e dissol _ vnnento del
critica, facendo osservare agli interlocutori che la soluzione del pro­ presso i suoi collaborato ri >>, si oppon e anche al
blema archivistico non può essere cercata con provvedimenti meta­ « consorzio [ ... ] dei vari archivi >> attuato conill'oper azione politica
mente struttur_ali; m� è, soprattutto, da trovarsi in una metodologia prevista dal Minghetti, la quale distruggetebbe « fatto nesso più o meno
della preparaz10ne d1 coloro che debbono occuparsi delle carte sul stretto che [essi] hanno tra loro >>, consistente nel i, poten « che le me­
piano professionale Sbaglia, a suo parere, chi ritiene che « l'uomo
90• morie degli uni suppliscono alle memorie deg!i altr_ iano . >>.dosi dire
culto, l'erudito, del paese >>, il quale, per lo più, « ha nella mente i che gli archivi reciprocamente s'illustrano e s1 suss1d l'adozio­
�?-�ti fatt! d�a storia municipale >>, possa conseguire pienamente . Fatale al progredire della ricerca storica sarebberealtresl
l flm che e ch1amato ad attuare un conservatore di documenti sul ne di una direttiva politica che intendesse conse � amb.eD tl�ond�
rv - se .o�:
pinioni che gli sembrano �iff�se acri�can::ente _ � magg:10n: (Napoli,
n e li polit1
89 « Se si sapesse da tutti quante cute, quante sollecitudini quanta assiduità torinesi - allo Stato la drrez10ne de1 soh Arch1v1ebbe gli altri, co­
quanta abnegazione occorre in chi è preposto alla direzione degli � chivi per oi:tene; Palermo, Torino, Milano, Firenze), mentre lascer ndo in tal senso
buoni frutti, e quali i tempi nuovi ed il progresso delle scienze storiche- e lo stesso siddetti « minori >>, alla cura degli enti locali. Operadel s condo ro­
bisogno dell'amministrazione richiedono, non cadrebbe certo in mente ad alcuno che si ridurrebbe in qualche maniera la portata negativa danm� f rse �prre
�l'ispettori potessero giovare a tener gli archivi in buon ordine e a rendergli pro­ getto Minghetti, ma si arrecherebbero u�alme.nte . l font!? stonc?e�
fiCUI ».
. J-�
90 Panella {Francesco Bonain_i e l'ordinamento... cit., pp. 210-213) sotto­
parabili alla coerente politica di conse;vazlone d1 eu� �li_ dagli. studio­
�ea l'Importa�� di �uesta p�esa dì posizione, che costituisce una costante nel pen­ italiane hanno bisogno per essere ordinatamente frmbitesi centrale di
siero dd Bonami sugli archivi, c la contrappone alla più diffusa attenzione rivolta �i. Ancora a questo proposito, il Bonaini riprende la
n�gli anni �eguenti agli aspetti organlzzativi dd problema archivistico. « .Dopo di ogni suo intervènto, sottolineando - e con �articolare fmtrm ?rz� nella
lUI » - egli afferma - « per tre quarti di secolo, il problema si è cristallizzato nella ari non solo l'm'Ipo rtanza seca,
vana e sempre risorgente illusione che a risollevare le sorti degli archivi bitsti uri
memoria indi:rizzata all'Am -·
istici cosidd etti
ai fitti storiografici, di ciascu no dei depos iti archiv
passa�gio di mano dall'uno all'altro ministero, qualche riforma di regolamento e di
minori (quali, fra gli altri, quelli di Pisa, Siena, Lucca, Genouto va, Man­
orgaruco, scambiando il; fine quelli che per il Bonaini eràno soltanto mezzi per
denza fra il conten delle
attuare un programma Integrale ��; con_ una felice intuizione degli aspetti .essenziali tova, Modena, Bolog na) ma l'inter dipen
_
della questione, la quale, tuttavia, lascia in ombra il problema delle remare che fonti documentarie che essi conservano e il contenuto delle carte ap­
partenenti agli altri Archivi. · . ,
aU:attuazione ·del J?r'?gramma scientifico vagheggiato dai migliori archivisti pur pote­ ·

.
z1ale, orgam
.
ca, umta
�ano esser - poste da concezioni e da prassi burocratiche sorde nei confronti di quelle ·

· L'affermazi one del princi pio di una sostan


Istanze, non tanto per preconcetta avversione quanto per l'ovviamente diversa c01isi�
-
�erazione di finalità e di metodologie operative. Il che, in definitiva, equivaleva- a dell'illsieme della documentazione archivistica come conseginterv uenza del­
riproporre, sia pure_ su base apparentemente anomala, il problema di fondo.
_
l'unità dì.-:tutto lo svolgimento storico, conclude questo ento
88 Arnaldo Gli archivi nello Stato unitario 89
D'Addario

del Bonaini conferendogli un valore più alto della contingente impor­ cavano le sollecitazioni affinché si emanassero norme unificatrici del
tanza derivante ad esso dalle circostanze che ne avevano costituito servizio archivistico ' con enunciazioni di principio che riproponeva­
l'immediata premessa. .fi
no la ben più grave questione della ;>atura e _delle :'alit_à _ultime de­
gli archivi . Nella seduta del 20 magg1o 1864, mfattl, il m1mstro ��a­
ri, rispondendo ad un'interrogazione dell'onorevole La Por�a, �chl�­
Dopo tre anni di acceso dibattito, e, per buona parte, anche in
rava alla Camera di non ritenere << perfettamente esatto » il cnter1o
conseguenza della puntualizzazione che di tanti problemi era stata
fatta dal Bonaini, la situazione organizzativa degli archivi italiani
adottato fin a quel momento per suddividere gli archivi _fra i mini­
steri dell'Interno e della Pubblica istruzione, « secondo il quale al­
sembrò stabilizzarsi, con la suddivisione di essi nei gruppi dipenden·
cuni sono considerati come [ . . . l storici, altri come [ . . . ] ammini­
ti dai quattro ministeri della Pubblica istruzione, dell'Interno, di Gra­
z�a � giustizia e delle Finanze oltre che dalle amministrazioni provin­ o. alle idee del. Bo-
strativi >>' ed affermava' con evidente riferiment
tlvl »,
. . . .
naini che essi erano « o [ . . . J tutti storici o
clah, come nel caso dei minori archivi meridionali. La continuità di tutti amrmrustra
questa situazione, per quanto abnorme essa fosse, sembrava assicu­
prop�ndendo dichiaratamente per l' acc?glimento . d�lla prima qu�li i­ �
rata soprattutto dalle decisioni prese in sede governativa e parlamen­
cazione. Convinto di ciò l'Amari aggmngeva d1 rltenere necessaria
tare a proposto degli Archivi di Napoli e della Toscana, ai quali era
una legge generale che ;iorganizzasse l'intero. s_ervi�i? , a a cui pre­ �
stato nconosciuto il carattere di istituti destinati a conservare la do­ �
parazione avrebbero dovuto. �olla ora;e tu�tl. l mtmst�r� . all�ra r�­
cume;>tazio;>e divenuta << fonte storica >>, a differenza degli altri,
sponsabili dei diversi grupp1 m cu1 gh �ch1v1 er�no. v1s1. L auspi­ �
che s1 contmuava a considerare luoghi di deposito delle « memorie >>
cio del ministro fu condiviso dal Rattazzl - che mvtto << a voler to­
dell'amministrazione attiva, anche se, nella maggior parte dei casi, �
gliere [!']inconveniente >> de la molt;pli�e dil?endenz� - e ai de­ �
facendo torto alla vera natura delle carte che essi custodivano e del
putati Melchiorre e Galeotti. Qu�st ultl�o, m . \?articolare, nfacen­
lavoro archivistico che vi si svolgeva.
dosi alle conclusioni che a proposito degli archivi erano state avan­
Tutta�ia, ':� pericolo per quella continuità era insito proprio nel­
zate nel 1862 dalla commissione sul bilancio di cui era stato tela-
la qu�dr:part!Zlone, la quale, se, da una parte, agli occhi del Bonaini,
= ·· .
cont;tbmva, n??ost�nte �utti gli sforzi in contrario, a mantenere gli
. Tutto questo, però, senza che si conseguissero risultati con�retl.
arch1v1 a lm p1u car1 - 1 toscaru. - nelle condizioni vagheggiate co­
Tanto che l'anno seguente nello stesso ramo del Parlamento, il re­
me ?ttimali fin d�i tempi della loro istituzione, e se, per di più,
latore sul bilancio era co�tretto a rilevare che il problema di un
« ordinamento generale per l'eguaglianza delle norm� e del!� guaren­
contmuava ad offnre un precedente valido per una soluzione positiva
dell'intero problema archivistico nazionale, dall'altro costituiva una
tigie, dei servizi e delle spese, rimane[ val ancora mt�tto m questa
grave materia >> degli archivi i . quali, << dopo l' asp':t�a�!O�e ed •nche
anomalia la cui eliminazione comportava, con il riesame di tutta la
situazione, la possibilità di cancellarne o' almeno di ridurne i bene-
le pratiche di quattro anni, rrmangono tuttora d1v1s1 >> •
E concludeva auspicando anch'egli ( « ma >> - confessa:ra . - << ne
fici che pur ne derivavano. '
Alcuni provvedimenti particolari, adottati al fine di stabilire l'or­
dubitiamo >> ) che quella grave anomalia potesse essere ehmmata nel
ganico del personale operante a Firenze, Lucca, Siena e Pisa 't, fecero
1866 95•
temere, alla metà del 1863, che si mirasse a sopprimere la Soprin- ·

tendenza agli archivi toscani - della quale in quei decreti non si


faceva parola - attuando il programma di accentramento che il sassero alla dipendenza del ministero della Grazia, giustizia e dei culti ». Tuttavia,
Bonaini, per le ragioni già note, avversava 92• Né il Parlamento man- nel riferire quelle voci, il Bonaini mostrava di non volervi prestar fede, avend?
« troppo rispetto e riconoscenza per il ministro Amari da volerlo .
credere contradi·
cente a se stesso, e che potesse cosl sacrificare gl'interessi della scienza ». . .
93 Del verbale di questa seduta fu fatto un ampio regesto a cura del �onam1,
9t
interessato aUe conclusioni raggiunte (ASF, Archivio della soprintendenza, 86, ms. 2).
Con i quattro decreti emanati il 29 luglio dal ministro Amari.

94 L. SANDRI, Gli archivi dello Stato. .. cit., pp. 419-420. Per ] bilancio del 1865
92 Il Bonaini ne criticò il contenuto in una nota apparsa nel «
Giornale storico
degli archivi toscani », VII (1863), pp. 253·255, nella quale
riferiva le voci secondo si veda E. LonoLINI, I bilanci ... cit., estr., pp. 33·34.
��i « il . tninistero della Pubblica ist_mzione, trovandosi alle strette, [avrebbe accolto] 95 Ma l'attesa sarebbe stata ancora una volta delusa anche nel 1866, quantunque
l tdea di un cosi detto mezzo termmc, quale sarebbe stato
che gli archivi tutti pas� alla Carnera, discutendosi il bilancio di quell'anno, si ripetessero quasi letteralmente
90 Arnaldo D'Addario Gt(·archiVi nello Stato unitario 91

A re�dere più c?mplessi gli aspetti di questa ormai annosa que­


. 5o si rimandava a successivi decreti ministeriali come a norme regola­
stio�� SI erano aggmnte, nel 1865, le incertezze delivanti dalla ne­
triei '<< da osservarsi [ . . . ] per le ammissioni · negli arçhivi per studi
cesslt� di. dare una sistemazione archivistica alle carte passate allo
storici, per l'uso dei documenti e per l'insegnamento della paleogra­
Stato m conseguenza della soppressione delle corporazioni religiose 96;
e ancora, nel 1867, mentre si discuteva il bilancio di quell'anno
fia >>.
. Questo notevolissimo passo indietro nella concezione del servizio
er�n? s?ptavve�ute le_ difficoltà connesse con l'inserimento degli Ar­
archivistico era giustificato - dall'estensore del documento - con
chivi di Venezia e di Mantova - da poco liberate fra quelli
_.
una serie di considerazioni svolte nella relazione premessa al testo
già esistenti in territorio italiano ".
legislativo. Mostrando notevole disinvoltura, vi si definiva':o « de­
Le decisioni dei politici venivano ritardate dalla contraddittorietà viazioni >> il decreto luogotenenziale napoletano del 17 febbra10 1861
delle te�i in conflitto, ma ancor più dalla crescente pressione della
_ e quello ricasoliano dell'l l luglio 1859 con i quali gli Archivi di
hur?crazia; e specialmente di quella del ministero dell'Interno ben Napoli ·e della Toscana erano stati posti da quei governi provvisori
&; e1sa ad attuare il proprio intento, di unificare il servizio ar�hivi-
· ·
alle dipendenze degli organi promotori della pubblica istruzione.
Stlco alle proprie dipendenze. Emanando quei provvedimenti, si era derogato - scriveva il rela­
. �
Dell'azione sv�lta meto cam nte - si può dire - da quest'n!·
� tore - all'<< unità di sistema e di giurisdizione >> che in Italia « fu
tlma pe; conseguire quel fme si possono cogliere agevolmente alcu­ sempre costante nel mantenere tra le attribuzioni del ministero del­
ne manifestazioni significative. l'Interno quella della conservazione degli archivi governativi >>; e,
:E �atabile dell'autunno 1864 un progetto di legge 98 chiar�en­ pur ammettendo che le carte non più utili alla trattazione degli affar�
te Isp�rato da quella burocrazia, inteso a trasferire gli Archivi di passavano, in conseguenza di ciò, << nella cerchia del passato >>, si
t;r � �
apo e ella T sca!'a all
� �
': pendenz� dell'Interno (art. 1 '), e, nel­
teneva a riaffermare il principio che dalla conservazione della mag­
l am?1to d! �uest ultm10 lllimstero, agh ordini del direttore generale gior parte di quei documenti continuava a dipendere la garanzia di
degli �rchiV:I del �egna (art. 2'). Al dicastero della Pubblica istruzio­ << diritti importantissimi dello Stato e dei privati >>, cosi che <d'ispe­
>>.
ne vemv� nconosc�uta (art. .3') una generica competenza a promuo: zione [di essi non poteva] essere lecita senza una circospetta cautela
_
vere � gli mcoragg1a Di qui l'opportunità che il servizio fosse sottoposto alle direttive del
menti agli studi storici », ad autorizzare la con­
sul�azwne delle carte << per l'esame dei documenti relativi alla storia ministero dell'Interno, il solo ritenuto capace di vigilarne l'operato
nazwnale », a regolare « tutto in che riflette l'insegnamento della nel' campo della comunicazione degli atti, « qualunque sia l'aspetto
P�l�ografl_ e d lla dipl matic ». Due ispettori generali er�no pre­ sotto il quale si chiede l'esame del documento, o nell'interesse am·
� : �
ministrativo, contenzioso, o storico; o qualunque sia Tarchivio dove
? _
v�sti (dali art. 4 ) per l adempnnento delle fonzwni riservate al mi­
?
m�t7ro della nhblica istruzione; ma essi sarebbero stati nominati dal travisi custodito >>.
mm1s�ro del! Interno - si pu e d'a cordo · col collega dell'istruzione Di poco più tardo è un altro promemoria, diretto al ministro del­
. . � � �
pubblica -, << fra gli Impiegati degli archivi governativi >>; nell'art. l'Interno dal direttore capo di divisione degli Archivi del Regno ".
Pur intendendo limitarsi a proporre la soluzione di alcuni problemi
archivistici connessi con il trasferimento della capitale a Firenze, il
estr., pp. 34.35).
gli auspici già più volte formulati {ofr. E. LonoLINI, I bilanci... cr·t.,
34-35) . funzionario finisce, nondimeno, per enunciare principi del tutto op­
96 L. SANDRI, Gli archivi dello Stato... cit., p. 420. posti alla prassi seguita fino allora e più consoni alle direttive perse­
. m _E. LonoLINI, I bilanci... cit., estr.,
.
pp. 36-39. In sede di discussione del guitè da quel ministero, prospettando in funzione di essi una ?iversa
h!Jancto el 1867 il ministro Martinelli sostenne la tesi che, nel 1868, gli archivi
� strutturazione del servizìo: Nella nuova capitale - .osserva il rela­

?rpe? entl dalla Pubb!ica istruzione avrebbero dovuto passare all'Interno;
mentre tore - dovrà certamente costituirsi, come già era avvenuto a Torino,
n_ mmtstro della Pubbhca lSttuzlone
_ .
sostenne una tesi del tutto contraria (cfr. lettera
dt �- Rezasco al Bonaini, del 15 giugno 1867, in ASF, Archivio della soprintendenza, un « Archivio di Stato centrale >>, che conservi, << raccolti e ordinati,
� - 11). . -
98 È conservato in ASF, Archivia della soprintendenza, 86, ins. 8. La datazione 99 Ibidem, in copia; il documento reca la data del 10 novembre 1864, e la cita·
.
, suggenta
congetturata e dal testo dell'art. 6, che dice: « Il presente decreto avrà zione dell'oggetto: « Considerazioni e proposte sull'ordinamento degli archivi nei rap­
effetto dal giorno primo del prossimo novembre 1864 ». porti .col trasferimento della sede del. governo ».
92
Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 93

i t�toli e docu�enti po!itici e internazionali del Regno


dal 1847 in tata dal ministero dell'Interno a quello della Pubblica istr�zi?ne l'i:
pm, le carte nguardanti la casa regnante, e cosi pure
_ _
consi�nih,_ di_ n tura

i titoli
�ffatto riservata, che verranno per l'avvenire a
e carte nopportunità di versare all'Archivio di Napoli _ le carte et caste�I � ?i
_
compilarsi e sti.pul�rsi ». Dopo aver delineato - con dell'ex Regno borbonico, motivando le propne con�lus1om con il
_ questa e con fatto che gli atti in questione conservayano << ancora Il carattere po:
alcune altre mdica zwru_ - la natura e la consistenza del nuovo isti­
tuto arch�vistico (che vien configurato come luogo litico >>, cosi da rendere << malagevole il calcolare le conseguenz� ��
e strumento di porle a disposizione degli studiosi >>. Una scelta delle carte .prelimi­
conservaziOne non solo degli archivi degli organi centra
li dello Stato nare al versamento avrebbe comportato un lavoro non facile; ma
ma anche delle pubblicazioni a stampa da consegnars
i ai sensi dell� nel migliore dei casi, quand'anche avesse avuto luogo, avvenuta la
leggi vigenti, degli archetipi dei pesi e misure, dei _
punzoni che servi­ selezione il Grande Archivio di Napoli avrebbe ncevuto << quelle
vano al marchio dell'oro e dell'argenti, delle filigrane
lata), il relatore ne propone l'inquadramento nell'insieme
per la carta bol­ soltanto di minima importanza >>. Si confidava, perciò, che l'altr? di­
considerandolo - almeno nei primi decenni di vita -
del servizio castero, << prendendo nella dovuta conside�azione il fatto c�� l do­
non un ufficio cumenti dei ministeri riguardano ognor ptù presso Ia poht1�a che
separato ma una sezione dell'Archivio già esistente nella _ .
capitale, cioè << l'Archivio cosi detto centrale di Stato di
nuova città la storia >> avrebbe condiviso le ragioni addotte nel nfmtare il ver­
C�mseguenza naturale di tutto ciò, secondo l'estensore
Firenze >>. samento d, comunque, nel proporre _di rid;m; e a! minil!'o l'�ntità.
del prome­ Per quanto frammentaria, l'elencaziOne di stmilt _ accadtmenti co ­
mona, non poteva non essere il passaggio di quell' �
per naturale conseguenza, di tutti gli altri atchivi della
atchivio - << e, tribuisce a individuare i motivi di incertezza che st_ presentavano n:
Toscana >> - correntemente per le sorti del servizio archivist!co e l'urgenz� ?el
dali� dipendenze del ministero dell'istruzione pubblica
ze d1 quello dell'Interno; e ciò al fine di salvaguarda
alle dipenden­ pericoli a cui andava incontro la soluzione ausptcata al Bonaim � �

de le car�e prodotte dagli organi centrali dello Stato
te la segretezza
, ma anche per­
_
da quanti, uomini della politica e della cultura, e archivisti,
videvano le idee.
_ ne condi­
·

che , se si fosse lasciata alla Pubblica istruzione la vigila


nza sulla con­
servazione e sull'uso dei documenti più propriamente II soprintendente toscano non n;ancò di appoggiar� con �uovi me­
<< fiorentini >>
conc��t�ati nell'alì!a e io e ?ell'A 0ivio, si sareb . .
_ stro dell istruz
. _ � � � � be config urata un; moriali gli sforzi in contrario fatti dal n;tm �one .pub­
duphc1ta d1 << gmns d1z10ru dicastenali >> su di uno stesso istituto il blica, impegnando nella rinnovata bat�agha tdeale_ le pr�prte r�stdue
che egl� considerava inammissibile e, perciò, da soppr · .
forze fisiche e mentali - di lì a pochi anm sarebbero diventati sem­
imere, m� a
vantaggio dell'Interno. Se questa conclusione - che pre più acuti e persistenti gli attacchi del male che lo avr'.'bbe por��to
costituisce l'a­
spetto più significativo del singolare ragionamento alla morte - con la stessa vivacità che ne aveva caratteriZZato gh m­
svolto nella rela­
zione - fosse stata applicata, non soltanto avrebbe terventi fin dai primi momenti del dibattito. In questa polemica l�
mutato radical­
mente la situazione in atto, ma, soprattutto , avrebbe avrebbe sempre sostenuto la fedele ed intelligente collaborazione dt
segnato un ri­
tm;n? �Ila considerazione, ormai superata, della docum Cesare Guasti, con la revisione degli scritti e perfino con la prepar�­
entazione ar­
chivistica come patrimonio riservato di << memorie dell'a zione del testo di alcuni interventi, tanto che è problema da consi­
mministra­
z!one >>, a�che se, in omaggio all'ormai diffusa esperi derare attentamente quanto del contenuto di questi ultimi costituisca
enza culturale,
s� c��ca d1 co�temperare le esigenze, ovunque ricono un'originale espressione del pensiero di Francesco Bonaini, e quanto,
sciute irrinun­
ciabilt, della ncerca storica con le altre - ritenute, invece del loro argomentare sia dovuto alle idee del collaboratore.
tuttavia ancora
prevalenti - degli interessi politici ed amministra
Due anni più tardi, un'ulteriore iniziativa del minis
tivi del!� Stato. �
Al inistro Amari il Bonaini rinnovò in una lettera (del lo dicem'
tero dell'In­ bre 1864) 101 l'esposizione delle tesi che egli riteneva valide a con-
terno ne avrebbe mostrato la volontà di tornare,
in sostanza all'an­
tica concezione degli archivi "'". Il 9 marzo 1866, infatt
i, fu rospet-p e ne ebbe una lunga risposta (ibidem) nella quale il soprintendente elencava i nume.
rosissimi esempi di versamenti di tutta jntera la documentazione archivistica apparte­
nuta ad organi politici ed amministrativi da poco soppressi, a Firenze, a Lucca, a Na­
poli, fra il 1858 e il 1865.
100 Lettera del segretario generale del ministero dell'Interno, Alasia, al segretario

gene�ale del mmtst


_ _ o della Pubblica istruzione, Rezasco; in ASF, Archivio della
tol ASF Archivio della soprintendenza, 86, ins. 6. In questo documento, tutta­
soprmtendenza, 86, ms. 11. Il Rezasco chiese consiglio al Bonaini prima di replicare

via, l'accen�o vien posto quasi esclusivamente sulla problematica degli archivi toscani.

! l

l, l
94 Gli orchivi n�llo Stato unitario 95
Ama/do D'Addario
trastare il proposito di affidare gli << archivi qualificati istorid >> alle Circa un anno più tardi, nell'ottobre 1865, _il Bona_in_i s! pr?�ose
cure degli enti locali, riprendendo, in sostanza, il discorso che già di. delineare ancor meglio le caratteristiche d�1 due t1p1 di <:tf!iz�a-
gli aveva fatto nella lunga lettera del 25 marzo . E l'anno do­ zwne degli atti, per fissare i . principi guida di una legge archiv1st1ca
po, nel luglio, sollecitato dallo }acini, compilò ad1863uso generale. In nna prima relaziOne - nol:' data�a, ma �he il muustro " " .
della Pubblica istruzione un nuovo memorandum, << perdd· replic ministero della Pubblica istruzione gli fece comurucare, il 16, d1 aver letto ed
quello dell'Interno circa la dipendenza degli archivi >> 102• l are temi
a approvato, chiedendogli l'invio di uno schema di progetto, di �e;>-
centrali di questo secondo documento non appaiono nuovi a chi ge 104 -, egli aveva sottolineato l'importanza ddle carte. � archivw
abbia seguito fin qui lo svolgimento dd dibattito. me fonti di una storia che gli eruditi non accettavano pm soltanto
Da un lato, il Bonaini insiste sull'irreversibilità delle scelte poli­ ��me esercitazione retorica ornata dai pregi �ell'elo<Juenza ma vole­
tiche adottate riguardo agli Archivi di Napoli e della Toscana, in sede vano insignita dello << splendore del vero >>, nco�oscmto. ndla _doc':­
governativa e parlamentare, fin dal 1 86 1 ; dall'altro, mentazione, mediante la libera consultazw_ne de$!� statntl, degli esu­
esempio da imitare nella strutturazione ddl'intero servizassumio
e come
archiv mi, dei libri di entrata e uscita, degli atti postl � essere �alle c�n:
co nazionale l'efficacia dd lavoro scientifico svolto negli archiviisti­ cellerie dagli uffici dalle magistrature. La collocaziOne degli Archivi
e specialmente negli archivi toscani -, del quale esalta il metod- di Napoli e ·della Toscana fra gli istituti ammini�tr�ti dal mi�istero
e i risultati 103• Ma tende anche - e con ciò sembra accettare un pun­o della Pubblica istruzione aveva soddisfatto quell �s1g:nza, e. il Par­
to di vista degli avversari - a cercare un punto d'incontro fra le lamento aveva riconosciuto la validità di t�e direttiva. D1 contro
esigenze della cultura storica e qudle dell'ammin all'alta considerazione che degli atti d'archiviO �vev_a la cultu�a sto­
bedue interessate - egli riconosce -, sia pureistraz in
ione attiva, am­
vista fini di­ rica stava il disinteresse diffuso fra i burocrati nel confronti delle
versi e talvolta divergenti, a conservare ordinatamente · le di carte carte prodotte e conservate negli uffici, << fino a con�ederne� se non
servate negli Archivi dello Stato. A ben guardare - egli scrivecon­ - a promuoverne >>, la distruzione «. n�n apl?ena essl reputmo no�
le finalità perseguite e i risultati raggiunti sul piano scientifico dal più utile >> la ricerca fra documenti al quali la. legge . ha �alto ogru
lavoro archivistico sono utili alla stessa amministrazione, la quale validità prescrivendo le ragioni _che la .c�nservazlO!"� di e�sl tut<;lav":.
. verità
<< ne coglierà proprio migliori frutti, avendo ordinati e interpretati << E m >>- riconosceva il Bonarm - << ch1 e negli affan puo
anche i più antichi documenti, che talora giova r possono allà stessa badar poco al passato, tante sono le cose presentt" che lo mca " Izano >> .
trattazione degli affari presenti, da uomini che non hanno la sola pra­ << Ma >> - affermava subito dopo - << questo passat? e, appunto quel­
tica, ma la scienza della storia e dei diplomi >>. È propr io questo in­ lo che ogni giorno più entra nel domini� �ella s:ona >>.
tervento degli << uomini di scienza >> - come egli defin isce più a­ I recenti rivolgimenti politici accaduti m Itaha �vevano a.c�el':'ra­
vanti gli archivisti - che, ordinando, inventariando, studi to il mutamento di caratteristica della documentazwn':' archlvlstlca,
documentazione ad essi affidata, le conferisce e ne evidenziaando , la
quell cosi da obbligare ad un · ripetuto spostamento del_ termme a quo da-·
struttura organica che facilita, oltre alla ricerca storica, l'altra, ne­a tare con relativa certezza il passaggio << fra l'anttca e _la nuova sto­
cessaria ai fini della pubblica amministrazione, rendendone possibile ria >> . Tuttavia, il Bonaini riconosceva che, �e . << non . v� potranno es:
la razionalizzazione del metodo . sere più segreti [ . . . ] , un tempo di segret� e 1mposs1�ile che non Vl
102
sia >>, pur non potendo esso essere fissato m modo umforme per tut-
Datato del luglio 1865. La minuta (conServata
tendenza, 86, ins. 7, sulla cui copertina si
in ASF, Archivio d(Jla ·soprin� te le carte.
motivazione e la finalità) è di mano del Guast
legge un'annotazione che ne chiarisce la
i, il che è significativo della parte avuta
A queste massime il Bonaini informav� 1·e norme d. a. stabT 1 1re me-·
·
in questo dibattito dall'archivista pratese. diahte la legge generale di cui propon�va Il testo al mllllstro, secondo
103 Nell'inserto 8° della filza n. 86 dell'Archivio della l'invito ricevuto 105• Di questo testo sl hanuo fra le carte del suo uf-
soprintendenza (in ASF) si
trova allegata· alle- cark fin qui esaminate la
· « minuta seconda » - ma anch'essa ri­
petutamente Corretta ed aumentata - di una
lunga relazione sul lavoro scientifico
svolto negli Archivi toscani nel primo decenn
io di vita, dal 1852 al 1864·, quasi a 104 ASF' Archivio della sop1·intendenza, 86, ins. 8. La - lettera confidenziale del
dimostrazione della sua esemplarità, in funzio .
ne del riordinamento generale del -ser­ ministro è sottoscritta da un funzionario del s"?� gab�etto.
vizio archivistico nazionale. Questo documento 105 Ibidem. Questo progetto fu inviato al mlDlstro il- 12 ottob e, restitu
.
;ndo nel
contempo la documentazione che il Bonaini aveva ricevuto da Torma perche potesse
fu, probabilmente, preparatorio del ;
Rapporto sugli archivi toscani pubblicato dal
Bonaini nel 1866.
r

96 Arnaldo D'Addario Gli::-}irihiVi nello - Stato unitario 97

ficio ben quattro redazioni, due delle quali in minuta - e in esse si


, Alla relazione illustrativa del progetto di legge il B�maini �e fece
riconosce la scrittura del Guasti -, e le altre riportate in bella co­ _
segnire,o 1'1 1 ottobre 1865, un'altra 107, �ntesa � suggeme al trums�ro
pia. Varia, nelle diverse stesure, il numero degli articoli, ma l' og­
della Pubblica istruzione il modo m1ghore d1 portare a b�on f1��
getto della normativa proposta resta, globalmente, il medesimo; per­
l'iniziativa legislativa che intendeva intraprendere. << Molt1 uoffillli·
mangono inalterati, comunque, i concetti ispiratori. Si propone l'an­
si stimano competenti a parlare d'archivi >>, egli osse�va, « ma [ .::l
no 1859 come punto di riferimento per la distinzione fra le carte di­
venute interessanti per la ricerca storica e le altre, considerate anco­
non è dato a ciascuno che sia letterato ed anche pento ne e stone
_

e nella erudizione di potere prescrivere i criteri che meglio sl �datta­
ra necessarie alla pubblica amministrazio)le, sottoposte al vincolo del­
no all'ordinamento degli archivi stessi ed al lor� governo " ! pm pro­
la riservatezza. Gli archivi che conservano carte del primo tipo -
ficuo, quindi, sarebbe il consultare, << nella questione della dipendenza
detti << storici » - dovrebbero dipendere dal ministero della Pub­
degli archivi [ . .. l u�n;ini di s�ienza, �a che c�ntempor�neamente
abbiano dovuto amffilslli trare gh arch1v1 >>, perche << altro e frequen­
blica istruzione, consentendone l'accesso agli studiosi, sia pure « sot­ _
to cautele da determinare nel regolamento >> 1116 ; gli altri, detti << am­
tare gli archivi per cavarne erudizioni in p�oprio profitto, altr'? è
ministrativi >>, destinati a contenere i documenti di data posteriore, _
passare la vita negli archivi, onde fargli servlte al con;od� P';'bbhco,
sarebbero assegnati al ministero dell'Interno. Un articolo inserito solo _
m:irì al comodo individuale di che vi è preposto >>. D1teZ10nl d! ar­
nelle due copie a buono stabilisce il principio di un sistematico tra­
vaso negli archivi « storici >> degli atti già conservati dagli archivi
chivio furono, anche in passato, affidate, e con b�oni risultat , _a P<;r­�
sone dotate di capacità diverse dalla cultura sto�1ca; non sara mutde
<< amministrativi >>, una volta trascorsi i cinquant'anni dalla loro e­
manazione o entro un termine di tempo più breve, eventualmente
_ consiglia il Bonaini - chiedere anche ad ess1 un pare�e nella fas_e
preparatoria del provvedimento legislativo. Il �;>rogetto d1 legge, pot,
concordato di volta in volta tra i due dicasteri corresponsabili dell'in­
non dovrebbe essere presentato al Senato pr1ma che alla S:amera,
tero servizio. _
perché, mentre la prima assemblea, nel 1863, ud1�a la relaz10ne �ul
Sul piano organizzativo, le norme proposte stabiliscono una pro­ _
bilancio dello Stato, aveva espresso solo un voto limttato e g�nenc�
fonda distinzione fra i due tipi di archivio, prevedendo che il lavoro
a favore dell'unificazione del servizio archivistico, e pot:va ntenersl
suscettibile di prendere in considerazione anche l�- solu.zlDne fa�ore­
da svolgere in quelli << storici >> dovrebbe essere promosso e guidato
da quattro << soprintendenze generali >>, istituite in Firenze, Torino,
vole al ·ministero dell'Interno, la seconda . aveva g1a deliberato l ado­
Napoli e Palermo, e competenti, rispettivamente, sugli archivi allo­
zione · del criterio secondo cui gli archivi nei quali si conservavano
ra esistenti o da organizzare in Toscana, Romagna, Umbria, Marche
<< fonti storiche >> dovevano dipendere dal ministro della Pubblica
e nella provincia di Massa Carrara; in Piemonte, Liguria, Lombardia, l'"
Sardegna e nelle provincie di Parma, Modena e Ferrara; nella parte
istruzione. . . . . . .
·

Infine, il Bonaini espone il propr10 punto di v1_sta Cl�c� mtenzlD-


continentale dell'ex Regno borbonico; nella Sicilia. Compito di dette
ne di emanare, contemporaneamente a quella sugli archlVl, U�a leg�e
Soprintendenze sarebbe, insieme all'<< alta sorveglianza sopra gli ar­
che riordini le Deputazioni di storia patria, uniformandone _I orgaruz:
chivi di varia natura che contengono documenti per antichità e per
zazione. Se il ministero si proponeva di giovarsi dei deputau come di
qualsiasi altra ragione pregevoli >>, l'organizzazione e la direzione di ,
possibili archivisti, commetterebbe un grosso errore, p_erch� - af­
quattro scuole per l'<< insegnamento teorico-pratico di paleografia e
ferma - << altro è essere erudito, altro è essere esperto m gu1sa delle
diplomatica, per la istruzione speciale di chi deve servire agli ar­
chivi >> .
?
n:iàterie · storiche, e segnatamente diplomatiche, a costituire vera­
mente l'uomo che ne faccia professione >>, e considera l'accostamen­
Le Soprintendenze curerebbero in comune la stampa di un << An­
to che in quell'eventualità s! a:tuerebbe fra il dilet�antismo cul:u:ale
nuario storico degli archivi italiani >>, per pubblicarvi periodica­ . .
di molti soci delle Deputazwm e le esigenze tecmche e sc1ent1f1che
mente i risultati del lavoro scientifico compiuto dagli archivisti.
del lavoro archivistico, un fatto simile << all'unione dei volontari in
giovarsene nella stesura. Al progetto di legge in argomento
allude brevemente anche
..
A. PANELLA, Francesco Bonaini e l'ordinamento. cit., p, 208.
106 La disposizione relativa a queste « cautele »
. 107 ASF, Archivio della soprintendenza, 86, ins. 8;
. ?nche. di quest? documento si
non è prevista nelle minute ma hanno
· accanto ad una re.dazione in bella copta, alcuru fogh della mmuta, che sono
solo nelle copie a pulito.
di m�o del Guasti.
rc

98 Arnaldo D'Addario Gli - afchiiii :liello · Stato unitario 99

un es�rdto colla milizia regolare ». E, concludendo, invita il ministro cllivistica, dei due aspetti, l'<< erud\to >> e l'<< amministrativo >>, passa.
ad �vlta�e questl. e� altri possibili errori sollecitando dal Parlamento. a teorizzare i criteti di scelta del personale da assegnare al lavoro pre-,
. _
un,mdagme conosclt!va s';li problemi degli archivi, del tipo di quelle visto sull;uno e sull'altro tipo di atti, secondo che in questi prevalga
adottate dalla Camera de1 Comuni. l'uno piuttosto che l'altro aspetto, _e nel far dò. riprende alcune idee
più volte espresse a tale proposito anche dal Bonaini. I due gruppi
L'esame delle tesi fin qui dibattute mette in evidenza una perico­ di impiegati .così selezionati dovrebbero operare, magari, nel medesi­
·
losa �ons�guenza dell'evoluzione subita dalle opinioni circa la natura mo deposito archivistico, ma sotto la direzione dell'uno o dell'altro
}
e e fma�tà de! l31voro archivistico. Lo stesso Bonaini era passato dal­ ministero, i quali eserciterebbero le proprie a�tribuzi oni solla parte
l m�ral_'Slgente �hfesa degli scopi culturali del servizio all'ammissione delle carte posta sotto la loro giurisdizione. La nuova norma, infatti,
dell es1stenz31 di Ul_l duplice interesse nella conservazione e nell'uso dovrebbe far sì << che al ministero della Pubblica istruzione fosse

delle ca�te, m u;:tz1one della ricerca storica ma anche in funzione del­
.
affidata la parte che concerne la storia e le scienze e deve aprirsi agli
la pras�1 amm1rustrat1va e dell'attività politica. Tuttavia, se questo studiosi, ed a quello dell'Interno si eommettesse la parte che spetta
passagg10 dall'u?a all'a!tra posizione aveva costituito in un primo all'affilninistrazione ed agli interessi presenti, e che perciò deve esser
tempo un es�edtent� utile a salvare gli Archivi di Napoli e della To­ chiusa al pubblico >>; · solo così conclude il Rezasco --'-" << si sarebbe
·
-

s�ana dal per1colo d1 perdere i vantaggi ottenuti prima delle annessio­ trovato da soddisfare a tutti i diritti e da contentare le diverse esi-.
ru, esso, una volt accettato anche in sede politica, aveva finito per erebber o grandemente >>.. .
genze. E gli archivi ne guadagn
, � . nell'ind ivi­
c?mportare l amm1sswne dell'opportunità - anzi della necessità Due, eli conseguenza, sarebbero i criteri da seguire
il

_

duazione della sfera di compete nza dei due minister i. Gli archivi
d� coordinare l'e�ercizio delle competenze che su li archivi venivano
cui contenuto docume ntario fosse riconosc iuto_ come caratteri zzato
�1 co�seguenza nc�nosciute ai ministeri dell'Interno e della Pubblica

1struz10ne, s e cu1 attribuzioni in questa materia si era venuto con­ da valore << erudito >> dovrebbero essere assegnati alla Pubblica istru­
centrando l'mteresse della discussione. zione; gli altti all'Interno. Fra quelli del primo gruppo la relazione
Si era arri':ati, per tal via, alla preparazione in questo senso di ritiene di poter collocare l'Archivio del Banco di San Giorgio, « che.
un �rogetto di legge di iniziativa ministeriale, la cui relazione intro­ racchiude tutti i documenti della vita economica della repubblica,
d)lttlva � �?nsiglio de! ministri è firmata, in qualità di direttore genovese, e niente altro. che quelli >>; e gli Archivi della Toscana, << non
.

capo d1 v;swne, pyopr1o da Giulio Rezasco, colui che nel 1861 ave­
.
solamente storici ma letterari, ove la parte amministrativa e modern
a
>>.
va anch egli condiv1so · senza riserve la tesi allora intransigentemerite è affatto secondaria, e che sono ordinati sopra tutto agli studi
s?st:'nuta dal B?naini 108• Questo documento ammette la necessità Fra quelli del secondo gruppo, l'Archivio generale del Regno, l'Ar­
.
chivio di Brescia e gli Archivi provinciali napoletani e siciliani, << com­
·
d; norgamzzare t! servizio archivistico eliminando una << diversità di
di�endenze >> la qùale, « senza una ragione che la giustifichi, non posti in gran parte di scritture affilnÌnistrative moderne e giudic
puo se non nuocere ·grandemente alla prosperità delle istituzioni » ziarie » . · · .
tanto che << anche l'azione governativa vi rimette d'estimazione e di - Maggiori difficoltà s'incontrerebbero -•- seèondo il Rezasco -·
f?rza >>. Pu;: non potendo ancora contare fra gli archivi italiani quel­ nell'assegnazione all'uno o all'altro gruppo degli Archivi di Milano,
.

h d1 Venez1� e 1 Roma - s! affer a concludendo su questo punto
. �
Parma; Modena, Napoli e Palermo, << di qualità mista, che hanno,
-, << non sl puo [ . . . ] mdugtare pm lungamente a provvedere alle il moderno e l'antico, lo storico e l'amministrativo insiememente e
� . .
a tre provm�1e pensando a qualche savio partito, senza pretendere di molta importanza >>. Per dare a quegli istituti << un assetto confa­
di � e ogg1 un assetto generale e stabile, e risolvere ogni contro­ dente alle qualità onde si distinguono· e secondare la loro natura >>,
ve;s1� '> I� questo s�irito, la relazione del Rezasco, accettando il il· relatore propone che vi si costituiscano due sezioni autonome,
pnnc1p1o d1 una coes1stenza, nell'insieme della documentazione ar- l'una aperta alla consultazione da parte degli studiosi, l'altra com­
posta delle carte « di maggior momento per l'interesse pubblico;
in copia. Il documento non è datato, ma è del 1865, perché allegato
affinché fossero tenute segrete >> .
108!hi�m, Il testo della relazione, unitamente alla bòzza di ·decreto in cui
ad al��� di quello stesso anno, in un fascicolo contrassegnato -da- quella data' e per·
.
ché ncorda Venezia e Roma come città ancora irredente. le sue conclusioni sono convertite in articoli di legge, non è ·privo
- 101
100 Ama/do D'Addario Gli archivi nello Stato unitario

di grossi difetti. Sorprende, in primo luogo, l'incertezza dei principi nuata la linea intransigente seguita nel recente passa to col "?iederne
ai quali quelle norme si ispirano, specialmente se si pensa che i due una soluzione unitaria e chiara ment e inform ata alla conceziOne del
documenti sono stati preceduti da un lungo e complesso dibattito, lavoro archivistico come aspet to della vita cultu rale, e si era accettar�
inteso a chiarire proprio la natura e il concetto di archivio; nessun l'idea che nella conservazione e nell'uso delle car:ez atlv p�tessero <:oesl­
conto vi si tien più della necessità di assicurare la continuità delle stere, sia in linea di principio che s':'l piano orgam � �, le es�gen­
serie, né si recepisce la proposta avanzata dal Bonaini, di regolare in ze dell'amministrazione - le quali postulavan o l ado�wne di �a­
futuro la sorte degli atti che per il momento sono dichiarati soggetti ranzie a tutela della riservatezza - con quelle àdella ricerca stanca
al vincolo della riservatezza fissando un termine al quale riferirsi per che, al contrario, richiedevano la massima libert nella lettura delle
rico�oscerne il passaggio alla condizione di fonti storiche; dal si­ am. . i! Bo-
lenziO conservato a proposito degli archivi piemontesi, liguri e sardi, Delle conseguenze negative implicite in queIla concesswn �
sembra di poter dedurre che per quegli istituti fosse prevista la con­ naini ebbe nuova ment e coscie nza più tardi, legge ndo !a relazw �e al:
tinuazione della normativa in atto, di uffici dipendenti - tramite la la Camera sul bilancio del ministero dell'Intern o e
J? _r il 1866, m c';ll
di unific are un _
serv1z 1o
Direzione generale degli archivi del Regno - dal ministero dell'Inter­ ancora una volta si sottolineava l'urgenza peggio funzw _ nante alle
no, facendo di essi quasi un quarto gruppo, del quale non vengono quale quello archivistico, male organizzato e
definite le caratteristiche neppure in funzione del ragionamento svol­ dipendenze di ben cinque all:torità; ché . t�nte . sedella ne trova':an� alla
to nella relazione. Va anche notato l'empirismo del criterio usato testa degli archivi, se, oltre al quattro mm1s tet1 �ubbhca Istru­
per caratterizzare il contenuto documentario dei diversi archivi, che zione dell'Interno della Giustizia e delle Finan ze, s1 contavano le
sembra pensato senza un'approfondita conoscenza dell'oggetto della amministrazioni !�cali, alle quali nel Mezz ogiorn o facev ano capo
normativa proposta; e, ancora, va sottolineata l'incompletezza dell'<> gli Archivi provinciali "'' . . .
. .

!eneo degli archivi esistenti, oltre al silenzio circa i problemi della vi­ · Fra le righe della relazione . si legge:'a ?r�
ru ch1aro . il proposito
gilanza sui documenti non conservati dallo Stato e circa la sorte delle di eliminare l'evidente anomaha, ma di ehmm arla mediante la co�­
carte esistenti negli archivi correnti degli uffici e delle magistrature centrazione delle attribuzioni nel minis tero dell'I nterno, attuando il
centrali e periferiche. La mancanza di una data più precisa nel testo piano da lungo tempo predisposto e, per di. più, �n. buona parte rea­
di questo disegno di legge potrebbe, forse, autorizzare a considerarlo lizzato attraverso la Direzione generale degli arch1v1 de! Regno. .
come uno dei documenti inviati il l O ottobre al Bonaini perché se ne Per contrastare questo diseg no, il Bona ini rite�e ':'tile s�tt?hnea­
servisse per la compilazione del nuovo progetto che il ministero gli re ancora una volta al ministro suo superiore 1 ver\1 te�mllll dell�
chiedeva, e che il soprintendente toscano aveva già pronto due giorni questione segnalandogli in un nuovo memrato orandum 0 l _rrovvedi­
dopo. Un confronto tra i due testi permette di constatare come quel­ menti che, dal 1860 in poi, avevano most la volonta del go,
verna e del Parlamento di risolverla con una scelta cultu_r�le at�uata
:ti ammmlstratl ?�l
Io dovuto al Bonaini completi, in certo modo, almeno le lacune più
gravi dell'altro, sottoscritto dal Rezasco. Vi vien stabilita al 1859 la mediante l'aggregazione degli _archivi ag_li istitll a dipendenza d�l ffil�:
data del passaggio dei documenti dall'una all'altra categoria e, di ministero dell'istruzione pubbhca, alla �ret�wne generale. L att1v1ta
conseguenza, dall'unà all'altra dipendenza; piuttosto che definire con stro e senza l'intermediario di alcuna d1rez app
criterio necessariamente empirico le caratteristiche di ciascun istituto di quest'ultimo organo amministrativo av�eb be ?rtato solo aggra­
archivistico in funzione della natura << storica >> o << amministrativa >> vi di bilancio -· lo aveva detto anche il Galeotti nel 1862 , nella
della documentazione conservata, il Bonaini preferisce raggrupparli relazione sul bilancio della Pubblica istruzoione -, ma senza co�­
in due classi, quasi prevedendone possibile il passaggio dall'una al­ rispondente utilità; << direi, anzi, con dann fare [>>. . . l-consi
certo co�clude il
l'altra, in rapporto col maturare nelle carte conservate della natura Bonaini - << perché tutto il più che potesse sterebbe
<< storica >> rispetto all'altra. Comunque, va osservato che, anche se
l'intervento del Bonaini riuscl a modificare in meglio una serie di
109 E. LonOLINI, I bilan i... cit., estr., pp. 34-35.
c . .
norme preparate da burocrati i quali, in linea di principio, pur con­ 110 Del 21 luglio 1866 (minuta di mano . del Guas�i), in ASF,
(irchtvzo della so:
ivo, mostrando dt
sentivano con lui, la definizione del problema degli archivi era arri­ printendenz.a, 86, ins. 9. Il minist ro fece nspondere Il 27 success

vata Io stesso ad un punto critico fin dal momento in cui si era atte- condividere le « savissime considerazioni » del Bonaini.
r

103
102 Arnaldo D'Addario Gli archivi �ellò :stato unitario

nel dare ordini generali, non applicabili_ a tutte le contingenze, alle del servizio archivistico. Del 1866 è, infatti; la omun prefazio�e del Bona�­
quali meglio provvedono i soprintendenti, che possono portare tutta ni al primo volume di regesti de I c�pi_�oli del
� e dz f!tr�n�e edi-
la loro attenzione soprf! agli archivi di cui cçmoscono la natura, e per ti dal Guasti, dove ritornano i tem1 gta tocca �e f:illellet relaz10111 mv1ate
i. quali han11o quella preparazione di studi speciali che non potrebbe riservatamente al ministero: dello stesso anno ben noto Rapporto
esser mai in uomo qualsiasi, quando si pensi che qqesto dovesse sugli archivi toscani al ministro della J?_ub?lic_ . a istruz i_one, che _nel ,

cato di tesum _ oruan­


dettar precetti dall'uno all'altro capo d'Italia >>. Dove i termini usati quadro del dibattito in corso, assumeva il s1gmf1
nel distinguere fra l'<< uomo qualsiasi->>, autorevole solo per, investi· za della validità delle idee e del metodo su cuie egli aveva fondat�
tura gerarchica, e i << soprintendenti », i veri comp,etenti in materia organizzazione e lavoro archivistic_o in Firenz e nelle al!re s��
per la loro << preparazione di studi speciali » è esattamente significa­ toscane, e riteneva necessario pogg1� � re ncbe il fut � o de !lh arch!v�
c1a a quelle tdee, il Bona�
tiva del concetto. che il Bonaini aveva della scarsa validità di ogni italiani. Per conferire maggiore eff1ca e scam­
direttiva intesa a porre - organi burocratici al governo -di istituti eu!· aveva voluto, poi, rendere di pubb lica ragion e anche le lett�r
turali quali gli archivi m.
biate con il Biihmer già nel 1850, stamp andon e nel 18 � 5 . gh O pusco­
i e specia lment e gli archzv z dz Fzrenz e,
li circa all'ordinare gli archiv e
Voleva essere, questa del Bonaini, un'opera di consulenza discre­ autorevole espressione di conse nso nei confr� nti �el su ?_ opera �o
ta, ma contin�m, che offrisse sempre nuovi elementi di giudizio ai convalida delle sue vedut e circa il futuro degli altn arch1v 1; testtm o­
responsàbili del dicastero dal quale 11ncora dipendevano gli archivi nianza tanto più convincente perché dovuta ad un espon ente della
toscani, e che egli si augurava potesse diventare definitivamente il interv em o non solam nte c
responsabile sul piano politico- dell'intero - servizio archivistico na-
esemplare scuola storic a ger n:'anica � s , a pl;� ancora con l�auton?� ta
il peso della sua personalità d1 studw � � ";
della sua carica di segretario della Soc1eta per 1 Monu�ent
�ionale. - � Germ a­
La sua partecipazione al dibattito non si limitò, tuttavia, agli in­ niae Historica. Due anni più tardi, nel 1867, alla testtmon�
anza d�
terventi presso - amici politici o presso autorità ministerìali, ma si at­ l'erudito tedesc o il Bonaini avrebb e accom pagna to quella di _ �tomo
\UÒ, fra 1865 e 1867, -anch� mediante una serie di pubblicazioni, il Panizzi, il riorganizzatore e direttore della bibliot�ca del prtnc�u� Bnt1�
cui motivo centrale è, direttamente o indirettamente, ancora una vol­ seum, ristampandone a Lucca, nell'opuscolo _Dz alcune _ �palz
ta l'affermaziol)e dell'impegno culturale come aspetto predominante questioni degli archivi italiani, le lettere �:ambtate con lw, anch esse
,
111 �a il Bon�ini poteva parlare in questo modo con rinnovatà �onsapeVolezz:a documentazione di un consenso tanto pm proban te perche fondat o
della propria aUtorità in campo archivistico perché il governo aveva di recente (fine su di un'esperienza già famosa ad es�mplare. . ,

Questa rinnovata attività editor�ale . marufest�va _I� volont


.
1865) fatto ricorso alla sua competenza per inviarlo ad ispezionare gli archivi delle
a del
Marche e de1l'Umbria, al fine di programma�ne l'ordinamento come aveva fatto per
quel!! _ dell'Emilia __{A .. PANELLA, Francesco Bonaini e l'ordinamento... cit., p.
. Bonaini di portare fino in fondo il d1scorso sc1entl f1c _o da
.
tr�p
pohuc
_ro
o
tempo tralasciato per dedicarsi agli inte;vet; � t su� plano
209) . I dati raccolti nel corso 4e1le isp�ioni compip_te con discontinuità - à causa 1 a nsolve re corrett a­
delle frequenti riprese del suo male - - furono poi elaborati nel 1876 dal Guasti, per e burocratico. Se questi ultimi non erano rmsc1t
in.carico ricevuto dal mlriistero dell'Interno (ASF, Carte Bonaini, 16 e 20). Questa mente ed efficacemente la questione degli archivi, il rinnovato o
richia­
confer ­
fid�cia gli sarebbe stata rinnovata ancora una volta nel 1867, dopo l'annessione delle mo ai principi già attuati, ed ali; espe_ri�� ::_ e eh ne avevan
provincie vç:nete. Costretto ad interessarsi delle condizioni dell'Archivio dei Frati,
mato l'applicabilità ad una realta archtvl stlca pm va � ta e comple ssa,
lasciato in pieno disordine dall'amministrazione austriaca e posto (unitamente all'Ar­ avrebbe valso - egli riteneva - a provocare _un npensamento ef-
chiviO di- Mantova, col decreto del 10 ottobre 1866) ille sue dipendenze, il ministro
della Pubblica istruzione gli chiese di preparare un progetto di ordinamento delle ficace anche da parte dei politici e dei burocrati. . u­
carte e di organizzazione dell'ufficio. Il Bonaini rispose il 23 marzo con Ui:::ta lunga Nel quadro di questi nuovi tentativi si colloca anche la adlsc .�
relazione (la cui minuta è di mano del Guasti· - - scrittore sotto dettatura o compar­
sione che sugli archivi e sui princip i inform atori del l� voro �chlVl­
azwnal�
stico avvenne in seno all'ottava sezione del Congresso mtern 112•
tecipe dell'elaborazione?) che costituisce una notevole rassegna di principi utili per
un ordinamento archivistico. La pubblica e la commenta A. PANELLA, L'ordinameltto
storico e la formazione di un archivio generale in una relazione inedita di Francesco di statistica che ebbe luogo a Firenze alla fine del 1867 Scopo d1
BonaùJi, già :it). «,Archiyi . . Archivi d'Italia . e rassegna internazionale degli· archivi »,
s. II, III (1936), fase. l, pp. 37-39, e tipubblicato nel volume degli Scritti archi­ 112 II congresso fu inaugurato a Firenze il 28 settembre; Io sv�lg�ento dei �avori
fu accompagnato da imponenti manifestazioni ufficiali, come il rtcevrmento del 450
-
vistici di A. Panella, cit., pp. 215-218.
T
!

104 Arnaldo D'Addario '


Gli archivi- nello Stato unitario 105

quell� discussione era stata l'inc!ividuazione, tra le altre fonti uti, come impegno qualificante del servizio archivistico, e dell'inventa­
lizzabili P<'!r la ricerca dd clati statistici relativi al passato storico e­ rio come « lavoro [ . .. ] ad uso ed illustrazione » delle carte; e quan,
conomico, di quelle caratterizzabili più propii=ente come archivisti­ do il congresso riconosce che ciascun . inventario deve es·sere fatto
che. Tuttavia, la relazione finale, dettata dal tedesco Giuseppe Mul­ con criteri propri, adatti al fondo archivistico da descrivere, essendo
l�r 113, documenta che i congressisti non mancarono di proporsi in << evidente che un'unica modula per porre in rassegna ciascun genere
yla preliminare la problematica dei principi dell'archivistica, adot­ di documenti non poteva addottarsi [sic l >>. Gli inventari, insieme
tando un frasario che per parecchi aspetti si può ricondurre agli. ai regesti scientificamente compilati, sono, secondo gli studiosi di
scritti del Bonaini, del quale riprende non pochi concetti. statistica i lavori d'obbligo per gli archivisti; e con questa afferma­
Dopo aver riconoscil1tO agli archivi la caratteristica di << mezzo zione si �iprende un concetto tante volte espresso dal Bonaini e già
potentissimo per cui gli studi storici si promuovono >>, il rapporto in certa parte attuato nell'Archivio fiorentino dai suoi collabòratori.
letto all'ottava sezione concludendo due giorni di acceso dibattito at­ Non a caso la relazione fa a questo punto un esplicito riferimento
tribl1iva loro. il carattere di « veri e propri istituti letterari e scienti­ all'esperienda degli archivisti toscani, documentata dalle pubblicazio-
fici »,. pari, per . importanza, ai musei, alle . biblioteche . ed aUe .rac­ ni che erano state offerte agli intervenuti. .
colte d'arte, e ne rivendicava l'<< uso come comune diritto di chÌ Di ispirazione bonainiana sembra anche l'altra i�ziati':'a d co�:� _

vuole istrl1irsi nelle nobili discipline >>. Primi fra i vari tipi di archi­ gresso, di ritenere l'intervento dello Stato necessano al fme d1 assi­
vio a dover essere sistematiçai]:lente studiati erano. ritenuti, poi, quel, curare l'ordinata conservazione degli archivi non statali. A questo
li ecçlesiastici, « ricordando la grande influenza esercitata dalla Chie­ punto, vien considerata positivamente la direttiva già più volte pro,
sa sulla civiltà del medio evo », e sottolineaodo l'importanza che le spettata come opportuna dal Bonaini, il quale guardava allo Stato co­
fonti da essi conservate avevano. avuto per gli stud.i di storia medie­ me al supremo garante della conservazione di quegli ar�hivi, m� non
vale. Nella sedl1ta del ,30 settembre era stato discusso a . lungo il con mezzi coercitivi, bensì mediante l'opera di persuaswne e � for­
problema della distinzione fra materiale archivistico e materiale bi­ mazione di una coscienza archivisti ca, così da evitare « i · danm che
bliografico, arrivando a stabi!Ìre . che negli archivi dovevano conser­ verrebbero da una soverchia ingerenza dei governi >> in una materia
varsi « Wtti. i clocumenti che hanno natura di atto pubblico o pri­ tanto delicata.
vato nel senso diplomatico e giuridico della parola », men.tre nelle A conclusione del dibattito, l'ottava sezione del congresso au­
biblioteche avrebbero dovuto riporsi « tutte le altre scritture >> . Che spicò, insieme all'« ammissione la più liberale degli studiosi negli ar­
fare, allora, dei sigilli, che in parecchi casi si trovano nei musei, pur chivi », l'organizzazione di un efficiente servizio archivistico, che va,
mentre in origine erano parte dell'escatocollo degli atti solenni, di lesse a risolvere i complessi problemi del finanziamento, dell'appre­
chiara destinazione archivistica? A questo proposito, nonostante l'e­ stamento di locali, e - più importante di tutti gli altri - della pre­
sempio in contrario offerto dagli archivi francesi, il congresso adottò parazione del personale. Significativamente, la relazione finale del
la decisione che i sigilli dovessero essere riuniti agli atti dai quali Muller citava come idee guida dei lavori congressuali i << fondamen­
erano stati staccati, dato il loro carattere di strumenti per l'autenti­ tali principi >> che in matéria di archivi erano stati enl1nciati, << so_no
cazione. oramai diciassette anni, da un dotto e grande alemanno, dal cl�ss1co
Se l'influenza del pensiero di Francesco Bonaini è già sensibile autore dei Regesta Imperii, Giovanni Federico Bohmer >>, e amvava
nelle decisioni prese al riguardo dei temi fin ora trattati lo diventa ad affermare che « alcune parole di lui compend[iavano] mirabil­
ancor più là dove la relazione prende a parlare dell'inv�ntariazione mente >> le idee che i congressisti avevano avuto presenti nella di­
scussione.
Ancor più, lo svolgimento del congresso costituì la circostanza f�,
partecipanti in palazzo Pitti, da parte del re Vittorio Emanuele (3 ottobre), e il
vorevole ad un allargamento del dialogo fra il Bonaini e alcuni col­
banchetto del 5 ottobre, al quale furono invitati anche i rappresentanti diplomatici
esteri. Per la cronaca, si veda F. CoMANDINr, L'Italia nei cento am1i del secolo XIX'
leghi archivisti, non secondari esponenti delle tendenze di cui egli
si era fatto da tempo sostenitore. Nei giorni del dibattito congres­
113 L'autografo di questa relazione è conservato in ASF, Archivio della soprinten­
IV, Milano 1929, alle date.
suale vennero, infatti a Firenze Tommaso Gar, direttore dell'Archi­
dem:a, 86, ins_. 13, unitamente al rapporto sul dibattito. vio di Venezia, e Fra�cesco Trinchera, capo del Grande Archivio na-
106
Arnaldo D'Addario Gli arChiVi nello Stato unitario 107

poletano. Era naturale" che i tre si ritrovassero insieme e che confron­ emanare a vantaggio degli archivi dipendenti dal suo dicastero, per
tassero le proprie vedute circa il futuro degli Archivi da loro diretti. tutelarne << gl'interessi scientifici e amministrativi >> insieme. Napoli
Da quegli incontri ebbe origine l'idea di esporre al ministro della era stata scelta come luogo dell'incontro allo scopo di poter ·studia:
Pubblica istruzione « alcuni voti concernenti la miglior amministra­ re da vicino i pregi e. i difetti della legislazione emanata dal Regno
zione �egli archivi �'Italia >>, e, in particolare, di dare compiuta meridionale; con una significativa presa di posizione,' la quale, per la
espresswne al loro drssenso nei confronti della direttiva che sembra­ prima volta nel corso di questo dibattito, .intendeva porre in evi"
va in quel momento prevalere, intesa a far dipendere tutti gli archivi denza, oltre all'esempio di quanto si era fatto negli archivi toscani,
dal ministero dell'Interno 114•
anche quanto fosse valida l'esperienza che si andava facendo, sia
. Anche in questo documento è riconoscibile l'impronta bonainiana pure con una certa fatica, nel maggiore Archivio del Mezzogiorno.
ri�ll'impostazione data alla tesi dell'aggregazione alla Pubblica istru� La regolamentazione del lavoro archivistico non avrebbe dovuto mo­
zwne c?me della sistemazione più degna, confacente e desiderata; dellarsi soltanto sul paradigma fiorentino e toscano, e le idee del
nello stile dell'esposizione; nella motivazione della richiesta finale Bonaini si sarebbero organicamente composte con le altre maturate
che si evitasse di sottoporre il servizio archivistico ad un solo organ� in archivi diversi, per vicende interne e per contenuto documentario,
centrale, pur dandogli direttive generali valide a guidare Io svolgi­ ma vicini ai tosc�ni per affinità di interessi culturali e · per consape­
mento di un lavoro organicamente programmato. volezza di valori scientifici.
<< La storia d'Italia >> dice, infatti, il documento, quasi riassu­
._

mendo le tante affermazioni simili fatte a questo proposito dal Bo­ 16


In ben otto giorni di intenso lavoro i tre archivisti presero in
1

naini - << è cosl .varia; i monumenti che la comprovano e che si cu­ attenta considerazione, con gli usi e le consuetudini inv:ilse negli
sto�ono neg� archivi son cosl numerosi, le forme degli antichi go­ istituti da loro diretti, le leggi e i regolamenti ·archivistici emanati
verru cosl svariate e mutabili da non riuscir possibile di trovare uo­ fino a quel momento nel Granducato di Toscana, nel Regno meridio­
mi':li de$ni i quali possano sottostare docilmente e utilmente ai pre­ nale, nel Regno di Sardegna, nel Lombardo,Veneto1 in Francia (regcic
scritti_ dr un solo uomo posto a Capo di una amministrazione scienti­ lamento del 12. novembre 1856), in Belgio (regolamento del2.1 marzò
fica, o/ soprav�egliare, cio�, e dettar norme conducibili a prepare i 1859), e, dal 1861, nel Regno d'Italia, per saggiare la' validità dei
grandi e!ementl �e�a. stona generale d'Italia >>. Né quell'uomo - principi da porre a fondamento di una legge archivistica generale in­
secondo l tre archtvtstl - avrebbe potuto essere trovato fra gli espo­ sieme all'efficacia dei metodi a cui informare le norme regòlamenta­
nenti p!ù qualific;ati del mo�do archivis�ico italiano contemporaneo , trici dell'attività quotidiana e del lavoro · scientifico di dascuri isti­
perche 1 frrmata
_ n della relaztone per prrmi avrebbero rifiutato quel-
·
tuto. Frutto di quesro operare furono uno schema di legge ed uri
l'ufficio se fosse stato loro offerto. _
. La pr oposta avanzata dai tre, di potersi riunire per discutere in­
steme gh_ aspetti_ della questione archivistica, venne accolta senza esi­ 116 La documentazione del viaggio e della permanenza dì . �rancesèo :Bonairii a

tazione dal ministro - che era in quel momento il linguista e storico Napoli è conservata ordinatamente in ASF, Archivio della soprintendenza, 86, ins. 14:
Emilio Broglio -, il quale autorizzò i richiedenti a ritrova a Accompagnato çlal senese -Luciano Banchi (che · avrebbe sVolto -le fùnziorii -di Segre­
tario, su richiesta del Gar), il Bonaini arrivò a Napoli il 24 ottobre,- dopo un viaggiò
115

Napoli per mettere a punto uno schema di regolamento generalrsi e da difficile, .compiuto parte in treno e parte in carrozza, per Orbetello, CiVitavecchia,
Roma e Frosinone· fu_ ricevuto dal::Triri.chèra, -il quale- lo· accompagnò il 'giorno stesso
11
� �l testo del rapporto (del 6 ottobre 1867) è conservato (in minuta)

nd .Grande Archi io; dqve i tre si intrattennero - subito in· un lungo colloquio pre�­
_ in ASF, inlnare. Gli incontri dei tre soprintendenti durarono alcuni giorni, dal 25 ot!ohre· al
Archtvzo della soprmten denza,_ -86, ins. 14. Insieme alla minuta, -di mano del Bonaini
4 novemb,re, qqando essi apprOvarono gli atti da sottciporré' al. ministro·. - --
È significativa testimonianza del cbstume .burocraticO di ogni tempo la vicenda
se ne ha un « primo abbozzo » riveduto dal Gar, ed _
una « minuta concordata ed
approvata », · sottoscritta dai_ tre · soprintendenti. Infine, nello
stesso . inserto si trovano del ·rendiconto finale delle spese sostenute dai due archivisti toscani. Esso fu riveduto
?ue �semplari del testo �ef��tivo� firmati dai tre estensori� Il Ge,r, il Bonaini ed
con pignol�ria d� funzion;ari ministeriali, _che tidussero la soiniDa da liquid�re a lire
! :r'r111chera furono sub1to convocati dal ministro, il qUale volle discutere
.
124 40 e ne ordinarono il p_agaroento - nil -sub sole novih,.._ solo nell'aprile 1869;
1 con loro _
'
115 Con lettera dd 16
le tesi esposte nella relazione:
-
Ptt0bre · (A�F, _ Arcbivk f del14 soprintendenza, 86, ins.
{
do_t o ben . diciotto mesi di atte.;;a, invero paziente e decorosamente silenziosa, dè�
14); interessati.
t'

109
108 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario

progetto di regolamento che vennero poi presentati dal Bonaini tor­ tardi si sarebbe ispirata la proposta di regol
amento fatta da a com­ � _
nato a Firenze, al ministro, unitamente ad un resoconto verbale 'della a parte della legtslazwne
missione Cibrario nel 1870 , e, ancora, buon
disCussione 117• servizio finalmente a­
unitaria e della regolamentazione interna del
Sarebbe interessante - anche se non sembra questa la sede op­ dottate dallo Stato italiano fra 1874 e 1875 '19•
come most�a il mano­
portuna per farlo - individuare nelle annotazioni dei diversi inter­ Non a caso, furono suggerite dal Bonaini -
- le << Massune appro­
venti l'apporto di ciascuno dei tre alla discussione ed ali'elaborazione scritto di sua mano che ne contiene il testo �
ne accor o. vennero
di quei testi legislativi. Emerse, tuttavia, fra loro una sostanziale vate per la legge centrale >> , le quali di comu
e pr?posto al mtrustro . Fra
concordanza a proposito dei principì essenziali da porre a fonda­ poi trasfuse negli articoli . del dec_reto real_
pnm� post? quello . della
mento dell'organizzazione e del lavoro archivistici anche se nel i principì che con esse s1 enunciano ha il _
le degli archlv!, con.stdera­
dettaglio della regolamentazione relativa a quest'ulti�o all'uso del­ pubblicità come caratteristica fondament�
le carte a fini di studio, privati ed amministrativi, agli ' orari di let­ delle font! stonche, e
ti come istituti destinati alla conservazwne
esamina:e le carte [ ...]_ e
tura, e altro, l'accordo non fu completo, risentendo ciascuno della nelle cui sale di studio « chiunque può
gu rdia della �< pubblica
propri� diversa esperienza. Considerati in prospettiva storica, la leg­ chiederne copia >> . Pur guardando alla salva � _
o >> , 1 documenti sono di­
ge ed il regolamento elaborati in questa circostanza hanno, tuttavia, morale >> e dell'« alto interesse dello Stat

pur ne limite cht; sarà notato più avanti, un valore particolare, come chiarati « accessibili ad ogni studioso, che
potrà farvi ricerche gra­
ito di do?'m�nti può es­
tuitamente >> ; di conseguenza, nessun prest
e�pr�s�10ne co�pmta del modo di concepire organizzazione, attività,
sere concesso, « importando gr�demente

c e [essi] s�ano c�nser­
fmahta, metodi, del lavoro archivistico non da parte del solo Bonai­
ni e dei suoi amici e colleghi toscani, ma degli esponenti di tre im­ vati nell'interesse generale >> . Anz1, « a magg wr vantagg:o eg �tu; ? �
a fatta nelle prmctpali cltta
portanti ambienti di lavoro, di bibliografi e di eruditi autorevoli non di e tenendo conto della felice esperienz « che siano ri­
i di proc urare
soltanto per la loro qualificazione scientifica ma ancor più a motivo d' Ìtalia >> si fa carico ai soprintendent
di quanto avevano già fatto per assicurare vitalità ed efficacia all'o­ �
posti ne li archivi i documenti diplo
pubb
ma!i
hc1
� i che
Inol
si trova
tre, s1
�sero p�ess?
enunc1a il
uffici amministrazioni e istituti >> .
pera ordinatrice che si andava svolgendo negli istituti che essi diri­
di co?se:vazione dell�
gevano us. 11. alle conclusioni raggiunte in questo incontro che più princlpio di una continuità della funzione
del versa men to pertodico - « ogru
fonti affermando la necessità
quinquennio » - negli archivi già esistenti
delle car;e prodotte
ali_ e penfenche. In­
117 ASF, Archivia della soprintendenza, 86, ins. 14. Dei testi legislativi proposti dai ministeri e dagli uffici e magistrature centr
i stat�li possano esser�
&ot�o conservate le su�ssiye . redazioni, con le osservazioni fatte a proposito dei vari fine, si prevede che negli istituti archivistic _
articoli_ durante la discussione e con la sottoscrizione dei tre soprintendenti. Il 23 te di documenti e d1
depositate anche « collezioni o raccolte priva
novembte il Bonaini informava il Gar (ibidem) di aver conferito col ministro,- il quale
?1_ e;a mostrato favorevole alle loro idee ( « mi sembra uomo retto e sopra tutto carte ».
�clinato a mandare le cose per il meglio »), al pari del segretario generale del mi�
è rivolta, quindi, prin­
L'attenzione del Bonaini e dei suoi colleghi di
nistero, Federico Napoli. cipalmente àlla documentazione a cui può rico ?oscer�i il val�r� _
11� �ul Gar si veda A. ZIEGER, Archivisti italiani: Tommaso Gar, in « Notizie degli i che orm 1 quas 1 per d fm!Zt o:
fonte storica ed al gruppo di archi': : � . t;
�rch1v1 ,dr. _Stat? �· 1!1 (1943), pp. 112-116. Bibliografo ed erudito, egli era biblioteca­ ne la conservano. Ogni altra cons1deraz10ne
e fatta m funztone d1
tro dell umvers1t� di Padova quando scoppiarono i -moti del 1848 nei quali ebbe
qu'esta premessa fondamentale, c e f �
� releg are ,.
in second� piano l �
notevole parte, fmo a rappresentare, con l'Aleardi, il governo provvisorio di Vene­ mtero serv1z1? archi­
zia presso la Repubblica francese. Diresse successivamente la biblioteca comunale di più ampio problema di un'orgaruzzazwne dell
addizione con 1 postu­
vistico nazionale. Sono, perciò, in piena contr
Trento, sua città natale - di Trento pubblicò nel 1858 gli statuti - poi la biblio­
teca dell'università di Napoli, e, infine, l'Archivio di Stato di Venezia. Di lui si veda lati - già così cari al Bonaini - di un'un! � _

ta ia, def itiya soluzio­
ne in senso culturale di questo problema 1
l'articolo Sugli Archivi di Stato. Studi� in « Atti dell'istituto venet-o », s. III XIV
'
diec1 atttcoli che com­
(1899). enti riuniti a Napoli
Il Trinchera pubblicò. (Napoli 1862) un rendiconto dell'Ordinamento ed illustra­ pongono il testo del decreto che i soprintend
:done delle carte del Grande Archivio, e (Napoli 1872) una relazione al ministro -dclla
Pubblica .istruzi-one intitolata .Degli archivi. napoleta.fiii ambedue questi stud� risultato
__
119, A. PANELLA; Francesco -Bonaini e· l'ot·dinamento.. . cit., p: 209.
del lungo lavoro svolto in quell'istituto.
111
110 Arnaldo D'Adddrio Gli -dréhivi nèlla Stata unitario

propongono di emanare. In definitiva, le norme suggerite· sono di< porre agli istituti già esistenti o da fondare in veni�e, ili
n . t�rrito t �1
ogm ar
sottoposto alla sua giurisdizione;_ all'inte�no . �
rette esclusivamente a. dare una sicura sistemazione agli Archivi del
Veneto, della Toscana e del Mezzogiorno, « acciò se ne avvantaggino funzionari sarebb ero stati prepo sti alle sezwru fra le ali il p g_ tto ;;:, .lVI�� �
cument�Ione
.la pubblica amministrazione e gli studi >>, ma implicitamente disinte­ di decreto intendeva distribuire ordinatamente la. _
la comum cazwn e agh stu-
ressandosi degli Archivi.piemontesi, liguri, sardi e lombardi, . quan­ al fine di promuoverne l'ordinamento e
tunque più volte, specialmente dal Bonaini, molti di essi fossero stat( dio
considerati " uguali, per l 'importanza ai fini storiografici delle carte ��ntre la legge generale intende enunciare i prin<;Jpi guida del
to tra gli archivi e la cultura, i settantas<;tte artlcoli. del
re�o:
conservate, agli archivi che ora si intendeva, in certo senso, privile­
giare anche a costo di accantonare l'istanza di un ordinamento valido.
rappor
lamento da essa previsto mirano a disciplinar_e !l funzw � �
_ _na ent ��
. tmptegatl s .
per tutti i depositi di materiale archivistico. Secondo questo progetto, smgoli istituti e il rapporto gerarchico e funziOnale tra
120
il servizio archivistico nazionale_ sembra doversi suddividete in due balterni e soprintendente ·
.
grandi sezioni, all'una delle quali, continuandosi le norme già in vi­ Massime fondamentali . di questo regolamento sono: tl . divleto d'l
.

c rte pro-
gore nel Regno sardo, .dovrebbe continuare a presiedere il ministero estrarrè documenti archivistici ( tr�nne �he n�! caso dell-; �
are a
dell'Interno, mentre l'altra - grosso modo formata dagli archivi esi-·. vemen . t'l da uffici giudiziari' che 1 magistrati possono richiam
entrare nei
sé con decreto motivato); l'interdiz'Ione agl'l estrane! d'l ,
stenti nelle regioni annesse nel 1861 ·
ministero · della Pubblica istruzione.
- sarebbe stata -sottoposta al.
locali adibiti alla conservazione delle carte (ma, second _o uso � .
yal­
so a Firenze sono previste visite guidate, delle qua 1 l s sta bU
!se:
l�
- Infatti, rifacendosi alle norme a suo tempo emanate � . .
in materia di lavor egh llll legatl
l'orario) · la �etta distinzione fra le stanze di _ �
archivi dai regimi -preunitari nel Lombardo-Veneto,
in Toscana e'
e i locaÌi adibiti a deposito, nei quali si vi�tan? e ' . um d
azlone e
�e�e �ue Sicilie, il testo legislativo elaborato dai tre soprintendenti · ano, so �
rmten ente �e­
st limtta ·ad elevate al rango di Soprintendenze gener il riscaldamento. Coadiuvato da un segret p
. ali le direzioni •· nel ter lt no ella sua giU­
dt Venezia e di Napoli, estendendo, in definitiva, nerale << ha cura degli archivi compresi � ? �
a quelle ·parti d :I­ me _amt u!listra zwn � pr_ovye­
;
risdizione; mantiene fra di essi unifor
talia gli ordinamenti toscani ed attuando l'icb più volte
B_onaini, che al servizio archivistico çlovesse conferirsi
espressa dal
de ai loro bisogni; ne promuove i vant �gg1;

du
, �
ge ad un �
a, d ft \ dt
le varie opere degli archivi; [ . ] dete:l]'m"; l ordme g�n.er �
unità _di prin-• e. a .
ctpi quanto al metodo ed alle finalità ultime del lavoro
Ì, h .
..

da svolgere
stribuzione delle carte e dei docum � ent m c1a �cun archivw comp ,
nei vari istituti, ma anche flessibilità di azione dirett .
iva quanto agli zione e dt coordu am � nto de 1 . " oro c e
obiettivi ìminediati da conseguite, rispettando negli o ' una funzione di promo � ."
terni e nell'attività scientifica di ciascun: archivio
ordinamenti in:
le caratteristiche:
�: �.
�olge autonomamente negli istituti da !':1 dipendenti, m a�mo:
ne.
della storia regionale· che' si rifletteva nella documentazi ma con l'individualità degli interessi scaturenti dalla documentazw
one. · Atnbitb' respon sabili
, d eIl a onserv
� . a
In ogni archivio, i capisezione sono
i
-

dei poteri e delle competenze di queste Soprintende


ti, rispettivamente, il Veneto còn Mantova; la Tòsca
nze sarebbero sta•'
zione di quella parte dei documenti c?e . è stat � l9ro a ftd �ta, h
e
· na éon la 'Ro­ tartazw ne, Vl fanno e nce_rc e
romuÒvono l'ordinamento e l'inven
magna, le Marche e l 'Umbria - vale a dite gli
archivi che a · più
riprese il Bonaini aveva avuto l'incaricò di ordinare second
o· l'espe­
; econdo gli ordini del soprintendent e, vigilano sulla c dottah t
e! "il
ba!terni · Particolarmente minuziose sono le norm_e c e rego _ano II
rienza compiuta in Toscana -·-; e la parte continentale
b?rbonico . Regioni, - ueste, nelle quali « tutti gli archiv
del Regnd già
rilascio di copie autenticate e la consultazio_ne de� docun t :tl dt � a
9 i ·e . depositi si svolge nel pleno nspetto e rltto
d1 carte i ! documenti » sarebbero sottoposti all'autorità sala di studio. Quest'u ltima
del soprJri::
·

tendente . Costui avrebbe dovuto programmare. e _diriger


e, sul piano
amministrativo cosl cqme su quello scientifico, jl layoro
di · ordina­
mento, di studio .e di pubblicazione ddlè carte, , curand
q l'ii'pplica-'
zione del principio della pubblicità 'degli atti' e degli
altd prmcipf
dei quali si era chiesta la consacrazione sul piano legisla
tivo.-Alle di­
pendenze di }].Ii : avrebbero operato i funzionari subalt
�rni d.ot. pre-
113
112 Arnaldo ·D'Addarìo Gli archivi nello Stato unitario

che lo studioso ha di leggere le carte senza limitazioni ma anche in ? �


golamenti emanati allo. tato. un�tar�o,
non P.uò. non riconosce�e il
enunctatl nel 1867 dat tre
un'�tm�sfera di accurata vigilanza, intesa ad evitare so�trazioni 0 Io: realismo e la funztonalita det prmctpi
loro idee alle necessit� .di �
gotto dt documenti . Nessun inventario può essere consultato diret­ soprintendenti, e la rispondenza delle
to rapporto fra arch1v1 e n­
tamente d�i frequ.en�atori della sala di studio, i quali debbono, inve' ordinato lavo. ro archivistico e di un aper
di questo regolamento sa­
ce, con�er;re prehmmarm:nte con « l'ispettore assistente >>, prospet' cerca storica Gli aspetti più importanti
normativa proposta dalla
?
t� ogh l ogg�tto delle rtcerche, per ricevere da lui le indicazioni rebbero stati assunti a fondamento della
va convocata per stabilire,
utilt sul matenale da studiare; Anche la biblioteca dell'archivio· non è commissione Cibrario al governo che l'ave
gui�are !,'attività del ser:
accessibile al p':bblic�, 51u�tunque sia prevista la possibilità di con' fm l'altro, i principi che avrebber? d.ovuto
Gar ed il Trmcher�, mem r: J:>
c�de�e pe�:nesst s�ectah dt consultazione a favore di studiosi quali­ vizio archivistico nazionale; propr1o il
ito, nel 1870 - il Bonarm
ftF�tt; e c:o. pe�che 51uel patrimonio bibliografico è destinato al ser­ di quella commissione, avrebbero rifer
ri -, su quanto col collega
VIZIO deg� !mptegatt come strumento del loro lavoro professionale
. sarà forzatamente assente da quei lavo e delle loro
a, e buona part
l!
. na disctphna p�ticolare è prevista per la scuola di paleografia toscano avevano fatto quattro anni prim
senza difficoltà
.
e dtJ?lomattca, che s1 vuole istituita nell'Archivio ·principale in ogni conclusioni sarebbero state accettate
Soprintendenze, ad esem­
Pur nella caducità delle strutture - le
Soprmtendenza; programma ed insegnamento sono stabiliti dal so.­ izio in sede regi_ollille .o �'
prm�endente allo �cop� di pr?�uovere la preparazione specialistica p io, pensate quali organi motori del serv
terregionale sarebbero state istitu!t� nel
187 4 per tutto il terrltono
degli << alunru. stortco-diplomattCl >>, che possono essere seguiti anche tte anm dopo.' �er d�r luo��
nazionale ma soppresse appena dicJasse.
ra porto �ra 1. smgoh. arch1v1
da �stranei, ammessi gratuitamente, ma tenendo conto delle loro ca­
P�ctt� culturali. Preparati da questa scuola - qui è e;,idente ancor ad un più accentuato centralismo �eJ �
zt tecm. ct, gh aspetti fonda­
ptu, l'mfluenza delle idee del Bonaini, già da tempo costituenti norina ed il ministero - e nel mutare det mez
- e specialmente · di quell.a
mentali del lavoro svolto negli archivi
per gli archivisti toscani -, gli impiegati hanno l'obbligo di dedicarsi
c!'
(seco�do un progr�mm� di. lavoro e il soprintendente predispone parte di. esso che mirava al vantaggio
?
egli studi -.- han.n� cont:­
da norme rtsa.lentt, m d�f:­

c�n tnterv.e�to det captsezwne e det docenti della scuola) alla com­ nuato per lungo tempo ad essere regolati
la;nento pen�a.tt dal Bo�a�m!
pilazwne ?:mventari ? di re�esti, � er uso interno o da stampare; nitiva, agli articoli del decreto e del reg?
dire, perche 1 tre archtvtstl
a! �
,
la trascr:zt?ne ed �l t us�azton: dt do.cu;nenti da pubblicare; alle
.
dal Gar e dal Trinchera E ciò, si puo
giovati di espe rienze ormai
rtcerche rtchte�te dat prtva�l o dat superwrt. I lavori a stampa deb" convenuti a Napoli nel 186 7 si erano dità
. Quell'espe i n­
nne vali �:
bono ,rortare il nom.e dell autore, ma qualunque dipendente voglia consolidate ed ispirati a principi di pere �
atto si �he ess1 m­
olezza di quei prin ipi, avev ano
pubbhcare documentt conservati nel suo archivio è obbligato a dò" za, e la consapev �
particolare, il ,rroblem.a
mandare il permesso al soprintendente . ·
·
tuissero qual'era, in quel momento m mod�
di una consacra�10ne ':ff!­
Nei confronti di quest'ultimo, i capi degli archivi subalterni hanno più urgente per gli archivi, dopo q':'ello carte; avvtare, ctoe,
e delle
una , certa autonomia, sia per quanto riguarda la conservazione e l'uso ciale del diritto di libera consultazton ivi da loro diretti, il
i Arch
delle carte, sia in tema di disciplina dell'attività all'interno dell'isti­ come si era fatto e si andava facendo negl
lavoro · di ricognizione del materiale doi:
umen tario ! per tanta parte
tuto che :ssi dirigon_o . .Non ne h.anno, invece, nessuna per quanto andolo, creando
concer?e �lavoro di rtcerca e di studio, la preparazione degli in' ancora sconosciuto e disperso, concentr ando
vigil ando
lo, ordm
sulle carte conservate
ventart, ?et regesti, d7lle edizioni di fonti, che debbono essere pro­ archivi là dove non ne esistevano,
grammati al centro, sta pure tenendo conto delle loro vedute. in archivi diversi da quelli dello Stato 121 •

· .

imile P!ogramma scien­


Se, però, l'intuizione della vali ità di un �
. �hi consideri le tappe e gli aspetti della legislazione archivistica mtsura, rtspondenza nella
tifico trovò in seguito, anche se tn certa
Italiana dal 1874 ai.no�tri giorni, e, più in particolare, prenda in consenso ebbe la �remessa
e�am� le regole � gh :U�l che per tanti decenni hanno informato là mentalità dei legislatori, non altrettanto
nto; una strutturazwne del
chè 'di queL programma stava a fondame
vtta mt:rn� degli ar�htvt, la l�t1:':ra. degli atti, il rilascio delle copie;

la c?mp azt ?n.e degh st�umentt dt r1cerca, e ponga a confronto .i due
121 Cfr. A. PANELLA, Francesco Bonaini e l'ordinamento.. . cit., pp. 212-213.
testtlegtslattvt elaborati nel corso dell'incontro napoletano con .1. re-
' '

115
114 ·Arnaldo. D'Addario Gli · archivi nell.o _-Stato unitario

esortava governo e . Paria:


servizio, cioè, che ne riconoscesse la finalità e la natura culturali di . incoerenze e di esitazioni, il ' relatore
o la cult:'ra e gh s�ess1
ponendolo alle dipendenze del ministero. promotore dell'istruzione mento a non dimenticare i loro doveri vers _
pubblica . Che anzi, specialmente in campo politico e burocratico' << al nordinamento d1 u �
interessi dell'amministrazione, provvedendo
ri tesori ed a re��e�e possi­
l'incertezza e la confusione delle idee continuarono a sussistere. servizio destinato a custodire tanti nost
attin�ere co!; facili_ta a quel-
Chiaro sintomo ne fu il tenore degli interventi che a più riprese bile agli studiosi ed al governo stesso lo
e lod1amo Pl;' as.sal che n��
·

vennero fatti alla Camera dei deputati durante la discussione dei bi­ le inesauribili ricchezze che spesse volt
in quel nordma�ento, il
lanci degli anni 1867, 1868, 1869, 1870 122• Nel 1867, infatti, il ��nasciamo >> . Quanto ai criteri da seguire
_ri ono�ci.uta funzwnale la
relatore sul bilan<;io dell'Interno, onorevole Martinelli, si era augu­ Bargone riteneva che fosse orr:'ai d� tutti �
:>mls tratl':'l, e sec�mdo 5J.u<;­
rato che presto s1 conseguisse l'unificazione del servizio alle dipen­ separazione degli archivi storie! dagli an;u
t1Z1o ne fra 1 ?ue d1c?ste�1 rl­
denze del ministero di cui stava esaminando i problemi organizza­ ste connotazioni ne proponeva la spar
dvi; ma era stato contraddetto vivacemente dal ministro della Pubbli­ vili; per di più accogliendo una tesi già avan z �t� �al sostemton del"
cam p arcb 1:11.stlco, _Proponeva la
ca istruzione, Coppino, e dall'onorevole Berti, che aveva preceduto il l'utilità di un decentramento in ?.
?
Coppino alla testa di quel dicastero. Nel 1868, invece, lo stesso re­ consegna ai comuni di deter �
_ati ar�h1v1 st�ncl lo�ah. Q:l\ar ando !
latore sul bilancio dell'Interno, Martinelli, prendeva ad affermare poi, all'avvenire, introduceva l 1dea ?i
:'na slstematlca osmosl fra l
« �ito�nando sulle idee manifestate l'anno priola, che gli archivi de:
esa�e dell.e carte conse.r­
due tipi di archivio, mediante il per10dico
r.az1 ne di �n passagg10
stmat1 alla raccolta e custodia dei documenti storici non sono da vate negli archivi amministrativi, i_n prep� 9 ndent1 dalla ub �
s1t1 d1pe
confondere cogli archivi destinati agli atti delle pubbliche ammini­ delle << parti divenute storiche >> nel depo << _ orm.1ta d1:
unif
una
strazioni » , e che « gli archivi generali >> dovessero essere distinti blica istruzione nei quali si dove va adot tare
tti nazionali e st�anie�i >>.
<< dagli archivi speciali >>; e si riferiva alle idee già espresse in quel­ norme per age�olare L ..] gli st.udi ai d?
� le• concordanza cltca l op-·
l'au a parlamentare nel 1862. L'anno seguente, discutendosi il bi­ Tuttavia pur in un'atmosfera di sostanzia �
de!l� �i�er:a �tor ca, no?'
lanCio dell'Interno 123, il relatore onorevole Bargoni volle rifarsi - p�rtunità di valorizzare le carte come f?nti. ?
p ht1c1, _ I o 1et�1vo ultl­
nella seduta del 13 gennaio - all'atteggiamento costantemente as­ risultava ancora chiaro, negli interventi de1 �
a sp1caya d nordina�e;rto
sunto dal Parlamento nel deplorare la confusione esistente nell'or­ mo che si intendeva conseguire quando si ;r
s1 conf1gurav_a come �lta<
d!n.amento degli archivi, e chiese << un nuovo inlpianto >> di quel ser­ del servizio . Mentre, infatti, da un 'lato lo .
altro non s1 sapeva r�sol­
VlZlo, pur senza nascondersi quanto fosse difficile venire a capo di riamente ed organicamente strutturato, dall'
nzione operata sul plano
una questione complicata da ragioni storiche, giuridiche ed ammi­ vere la difficoltà scaturente dalla stessa disti
amministrativi . .In conse­
nistrative. Bisognava, tuttavia, decidersi ad affrontare e a risolvere concettuale tra; archivi storici ed archivi � !
il Bona_ini, s � v sto, er�
una buona volta il problema della separazione fra gli archivi di na­ �enza di qu�!Ì� distinzione - che, per
re g;li _archt.vl di Na�oli
tura diversa, il problema della sistemazione degli archivi dipendenti un espediente di comodo, càdottato per salva
dalla mma�c1ata fagoCita-,
non dallo Stato ma dalle amministrazioni provinciali, e l'altro, ancor e ·della Toscana, e, da ultimo, di Venezia,
.- et_a qua�1_g<;Ueralmente
più difficile, dell'<< ingerenza di due ministeri diversi negli archivi zione da parte'.i:lel ministero dell'Interno, -
ziom archlVlStl�he; quelle
governativi >>, che il Bargoni sottolineava esser << distinti 'non per· ra: ac�olto il criterio di due separate organizza
a eva;ro conf;gu�ato n�!
gione di materia, ma per ragione delle località in cui si trovano >>. delle quili il Gar, il Trinchera e il Bonaini ;
l amb1t� terrtton�le, d1-..
Guardando al futuro dopo aver recrinlinato su di un passàtò fatto convegno napoletano perfino. le st�u�ture _e
nte nnportantl :ome;
sinteressandosi della sorte di archiv1 stancame
- I2i .L. SANDRI, quelli sabaudi, genovesi, sardi, milan�s , ! � � plic tame�te esclusl dal,
Gli archivi dello Stato... cit., pp. 422-423; E. LonOLINI' I
sJtl d. ! font ! stanche.
novero degli istituti considerati depo
- ·

bilanci degli archivi... cit., estr., pp. 39-40, 42-46.


m Cfr. Atti parlamentari. Camera dei deputati, Sessione 1867 relazione sul bi­ i aspetti, sulle �o.si-'
'

lancio del ministero dell'Interno, esercizio 18_69; e il riassunto che di quest'Ultima


Dopo tantò discutere, si era ancora, per molt
-gefl:e�alment: acqms1ta
pubblica il giornale « La Nazione » (martedi 23 febbraio 1869, a. XI, n. 54, p. 2) zìoni. di partenza, .anche se poteva di�si 9rmai
mettendo in evidenza quanto si era detto ad esaltazione del valore dei documenti ·ai l'idea di un servizio arè\livistiçp da- fmalizzare
agli mteress� della sto­
amministrazlOne, della:
fini della ricerca. 'storica
, . è: •;·· riografla oltre, e più ancora delle esigenze dell'
' '

117
o unitario
116 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stat
. . . dei parlamentari e
m�mstr? Broglio "' e
politica e della giustizia. E ciò mentre si ponevano ancora nuovi pro­ archivi l'attenzwne del 28 ' "'
rtl o-ià ministro
· · dal Coppmo 1 e da1 Be o· _

blemi archivistici dopo la liberazione del Veneto; mentre si comin­ governanti· suo:· ami�!, min istro ai Lavori pub-
_
della Pubblica Js�ruzwr;e13--, al M rdini "' _

0 br0 della
ciava a sentire sempre più urgente il bisogno di liberare gli archivi , - mem com mis sio ne al bilancio
blici - , al Devmcen zl
correnti degli organi centrali da una massa di carte vertiginosamente
crescente - e si auspicava da tempo l'istituzione di un Archivio ge­
la al ministro quanto
'dem) · Il Bonaini ricapito
.
nerale del nuovo Stato unitario -; mentre si chiedeva la fondazione 121 Lettera del 9 gennaio 1868 (tbt
eca « che tras cors o tanto tempo, du·
berato nel 1 863 ; .depr
di nuovi archivi che conservassero i documenti della storia di ter­ già la . Camera aveva deli all a P ub. bÌic a istru zione gli archivi che
per tentare di togliere
_
rino gli sfm·z1. d'1 certuru. l p l mento »" lo invita
ritori dal passato nobilissimo, come nel caso di Bologna; e, problema ad allontanare,
v�lontà stessa. de
non trascurabile, mentre urgevano le richieste di perequazione sala­ ne dipe ndo no in
col trionfo della test con
on �a alla
tratta, « un� sctagu ra ��= .
la scie� a euro pea not; potrebbe
' nel dibattito gli fa oma

do mterverra
che' gli s.ia mnda quan .

riale da parte del personale dipendente, ancora soggetto a tratta­
scolo m o"':
che dep lora re » ; e, per le lette re scam h'tate
blicato
cui l'anno pnma ha pub
mento diverso secondo il ministero nel cui ambito prestava la sua gio di una copia dell'opu .
blica
opera 124• col Panizzi. , già ministro della Pub

. . .
Rattazzi) , il Bonaini ricorda
Co pino
t:re Lettera del ? gennaio 1868 {t
btde
�el
m ) Al
mini tero
settembre 1867 ' . .
Tuttavia, ancora una volta la proposta del problema globale ti­ istruzione (dall'apnle al 1867' esprimendo alla
tto · �
m - u- ella veste msteme al Bert , nel '
i
avev a gt� nterno� e g.li
sollevava la 'questione di fondo, della collocazione da dare al servi-. nto � sottoporre gli archivi all'I
gua " f
cttca la prop�sta di
zio archivistico nel quadro istituzionale dello Stato come espressione Camera le propne rtserve à del suo inte rven to quanto gtà
ra una v ol ta con l'autorit
della volontà politica di riconoscerne o meno, e in qual modo o mi­ chiede di sostenere anco
dirà il Broglio, attuale .
titolare de� dicaste
.
�Ù pe� i « no.
ricorda quanto ha già fatto
sura, la connotazione e la finalità culturali. 129 Lettera del 9 gennaro 1868 (z _de�) : �; �
.
mt �t (da
i dicembre 1865 al febbraro 1867,

In previsione del dibattito sul bilancio dell'Interno del 1868 -_


stri bersagliati archivi >>
nei min. isteri La Mar mor
in qua�tà
a e Rica so )�� e g1 ede di impedire, nel diba
si insc ient e ciò che
ttito che sta
si ,tenta da
possa approvare, qua ' . . .
, o, per �e�r10 d'tre, di
ebbe luogo in seno alla commissione il 13 gennaio - ·(che si temeva per apnrsl, - « c·he il parlamento chi in quel mm tster o e mteres·
iste ro dell 'I-nt erno do >>. Il
. , an. Mar·
portasse a una deliberazione definitiva su questa materia) si intensi­ Parte del m:n pl"ù assurda .del mon
ica direz1one; cosa la
rtferendo che il rela
sato a far prevalere 1'-d 1 ea. dell'un . ncio
eh
bila
'venis·
ficarono ancora una volta gli interventi del Bonaini, concertati con . tore sul
Berti rispos e il 21 febbraiO (zbz.dem) perché « gli archivi
il segretario generale del ministero della Pubblica istruzione, Fede­ . . one che avrebbe fatto voti .
tinelli, gli avev
u razi
; rm1 ero d:11a Pubblic
a d ato ·
asstc ggta mentl e,
rico Napoli 125, e col Galeotti 126, diretti ad attirare sul problema degli
.-. a istru zion e >>. Atte
al
sera connessi per intiero .
almeno a favore degl i istit uti che già
se ne � re aztone m aula'
si è già visto, egli pre
situ a�o ne.
si trovavano in quella onio Mordini era stato
allievo del
130- Lettera - del lO gen�a10 1868 . (tbt'dem Ant
.

124 Per l'urgenza di questi problemi, cfr. L. SANDRI, Gli archivi dello Stato... cit, ; /: � l ' tico mae stro riass ume tutta la qu�

pp. 422-423.
Bonaini a Pisa e ne era
stione e gli chiede di ?
rtmasto mtco. A
s stenere . a �usa d �� : chivi presso l'an. Bargoni,
membro
dopo
125 aggi ung e - « che,
Lettera del Bonaini al Napoli, del 10 gennaio 1868. Gli comunica che si sta ncto. « Ti confesso )> -
missione relatrtce sul bila sero, mi addo·
adoperando « nel modo tra noi stabilito », e gli acclude una lettera rivolta al mini­
della com t'l che cosl la illus tras
. . alia un gene.re d''tsn'tu .
tante fatiche per dare all'lt . malgrado ciò che decise [ l
... il
stro, per fargli vedere « quanto convenga che [il Broglio] prenda a cuore e sul che la batt agli a contro di. essi dura a urandolo
serio la questione della dipendenza degli archivi dal suo ministero » (ASF, Archivio
lata il ved ere
)> . Il Mordiru risp
. ose il 24 genn aio (ibid em) assic
Parlamento stesso nel 1863 e _ <( che a tanti altri
atti
della soprintendenza, 86, ins. 15). di aver parlato col Ba�gon ·.
i non temere » - aggl'ung ' 1e
l di s trug gere la bell a istituzione )> per la qua
126 Lettera del Bonaini al Galeotti, dell'H gennaio 1868 (ibidem), per ringraziarlo aggm ' « ngera, , d'
vandalici questo non st Pae se nos tro )>.
« con tanto lustro pel
di quanto ha fatto e sta facendo a vantaggio degli archivi, e per comunicargli di aver· il Bonaini aveva lavorato gna una copia -dell'opuscolo
con-
t 1 em) _ che accompa
in
scritto « alle persone di cui convenimmo ». La segnalazione dell'opportunità di questi '-" _ Lett _era senz a d ata ('b'd circo stanza, perehe'
t e s ct·r ' tta que sta
certamen .
futerventi gli era stata fatta dal Galeotti, il quale nella stessa giornata lo aveva info_r. tenente le lettere del Pan
izzi .ma . 1'11 gennaio. .« Stamo m · bat-
1 il Bon
.
_•

· cenz
l · atru scnve al Galeottl'
ta e st· fa
dtce il soprint
mato di quanto aveva saputo dal consigliere di Stato Massimiliano Martinelli; che del rtcor . so · al. Devfl _ .
end ente - <( i qua li ora st mes
taglia per gli �rchivl .» - che ho scelto un ottim
o compagno. Se
tno al1'Interno. \ edrai
cioè, la relazione sul bilancio era già in corso di stampa e che « basterebbe » - sono T
di tutto perche .pass .
che
.1 � � camp
parole del Martinelli al Galeotti - « che la quistione rimanesse subordinata ad un a burrasca, non so che dire · Bisogna .
il nome del Paruzzt no� �a
arci dall
voto del Parlamento e fosse con ciò sottratta ai ·capricci della burocrazia ». II Galeotti . .
ibile per salv are la cosa ». Il Devm·
facciate ogm p_oss
tu e gli altri buoni am1cl mtel SO COnfl'denz'Jalmente che
abbiamo fatto
ccnz1 rtspose il l5 gennato •
aveva rinnpvato i suoi �forzi per ottenere che <( per le proposte di un ordinamento i
1 em)·' (( _T aVVI
E
. , • (1'b'd _ esserne contento ».
generale si prenda ilorma dai buoni esempi, che non titancano fra noi » (la sottoli· • gli ar chi v i . tu devi
bilancto per
neatura è nel testo). sernio. nella commissione - del
118
Arnaldo - D'Addm io
· Gli ·archivi nello Stato unitario 119
-, al Bargoni 132, al
Torrigiani "' __ 1 ContJ.
134 al De Lùca 13s. -
.
presidente della com
bll -
-

missione al Ebbero, tuttavia, una certa efficacia, almeno nel bloccare ancora
Trinchera '" a muov anelo -, ' mentre - eso
rtava il
da parte di parlamen
ersi n ilo st sso s nso

. tar.i . <;ile Cltcoscnzw d: . per s_o ecitare adesioni
.-
� per qualche tempo la situazio)'le, come sembrano dimostrare gli at­
teggiamenti presi sulla questione degli archivi dai relatori sul bi­
F on? questl,. gli ultmu ru mendionalL
sa c
� ' mterventi del Bonaini a
difesa del
- -- lancio degli anni 1868 e 1869, Martinelli e Bargoni. Per un;ultima
gli
_ stava tanto a cuore --- !a cau- volta il Bonaini avrebbe partecipato di persona alla polemica, e dò
., . I ric' orr enti e - dal 1 68
pm grav1 attacchi della m
alatti a d cm
_ . - .
Ì
da tempo . soffnva, con
� - sempre avvenne in conseguenza della pubblicazione nella << Gazzetta d'Ita­
seguenti ricoveri in ' i con­ lia >> del 25 maggio 1869, di un lungo articolo, fortemente critico
:, 0 aveva:'-o costrett_o_ più volte _
casa d - ra
s�. è visto a giovarsi d ll pm
_
che
:� ll
chevole, fll1al collabora
dell'inerzia ministeriale a proposito del problema archivistico. L'ao
.Zwrie del Guasti nella ' � ­
prepar_azi one e ne a stesura maten nonimo articolista illustrava succintamente i termini della questione,
cumenti che abbiamo ale dei do-
fin .
qm esammato . Al Trinch - · riéordava come tante volte la Camera aveva chiesto che si provve­
va conf1. d-en21alm
.
del mio fidatissimo
ente nella - lett ra cl.
fiduciario e
: _

ta d'l ver sc itto « per

era, - m· fatt1, rl·re--
fman?
desse ad organizzare un servizio unitario, e poneva perentoriamente
di fronte all'opinione pubblica il problema della dipendenza, che ne
<< pe� Stanchezza >>; ma si .aver atto_ rlcorso, al -Guas
trattav' . a di un attac�o di que,lla lpo .
ti costituiva l'aspetto più arduo a definire. A questo proposito, il gior'
troruca che, in realtà
l'effettiva direzionè d
lo aveva
�lla S m . m

tto ad affidare al suo seg
condrJ_à
retario
1
nale riassumeva le tesi contrapposte 38 sostenute dai due ministeri e

tentino, come ben sapevan


t
co eg
;'I lt hf:ì/t
sc ana e _de �Archivio fio,
ucca,. ?i
� si dichiarava favorevole ad una dipendenza degli archivi dall'Interno,
guardando alla necessità di tutelare meglio << le carte segrete », e par­
che al Guasti orinai
si riv-o!gevano come·_ a �lsa e di Siena;
- ' - ordmarlo superiore '". tendo dal presupposto che buoni conservatori potessero esserne an­
., che impiegati non appartenenti all'amministrazione della Pubblica
. -
· - 132 - L�ttera dell'H gen�aio
vata agli atti. ; tuttavia
.1868 (ibidem ). La eplica . . -
del Bar
.
- .

::
goru non . fu conser­
. - : istruzione. Da ultimo, ricordava l'articolista, il ministero dell'Interno,
, il ·Mordini nella Ietter
_a - � cita
gia _ pur di arrivare a una decisione, aveva proposto di lasciare tutti gli
quel pitrlamentare si ta, comunicava al Bon
era niostrito ' favo:revo . ain_i. ché
.
va - <� che la rtsposta a - le nel co ·
te data da I . stesso , .
lloqùio avu
_ _ - 1o con. . 1_Ul; -e :·i}ggtunge-
. . · archivi all'altro dicastero, prevedendo di istituire alle proprie dipen­
· l hat trovata soddisfacen -
relatore sul bilancio del . te ,>>. Il Bargoni-­ denze un << grande Archivio del Regno >>, destinato a conservare gli
:
1869 - avre b espres
sulla questio:O.e degli �ome e. �? - �- 'l:uella:, occasione .le sue oPinionÌ
archivi tamo gta riferito.
a bb atti relativi agli affari trattati dagli organi della pubblica amministra­
: 133 Lettera dell ,ll gen
.
-

untverstta . naio ·1868


rio il Bonaini dice di
(ibidem -
.
.
). A Pietro- Torrtgt. am, . suo antico :'collega
� zione, con la facoltà di ritirare dagli archivi ceduti i documenti an-
poter scrtvere « con qùe
P!-atlc · ar� tra' chl. professa lo 1 enza che Sl. suole
gto degli atti del conveg
stesSo·-culto er if :pro /Il' _-
lla �nf'd

--esso scientifico »; e gli
.
- -

1�. L-ettera del 13 gennaio


no di Napoli fa omag-
e opuscof con le
1868 \t. z.
. : .dem)- !Al deputato_ filosofo
. · _Iettere del Panizzi., fattane dal collega dr. Francesco De Feo, studioSo della personalità umana e cultu­
tuta superiore · di Fire . , -.dòCen'� neWisti- rale dell'archivista pratese ed editore delle sue lettere.
. nze -il Bonruru rtcaptto ò breveine te
per - gli , -archivt nel senso da - - to era - 138 Cosl quella del ministero della Pubblica istruzione: « il tempo Presente- ha leVii­

qtla - to
.

lui auSpicato e gli chiese ? ? stat


' o fat
di mterventte alla - Cam
to il pregiudizio che gli Archivi di ·Stato debbano essere impenetrabili f> e li conside­
�endo �he - « chi poco intende di stud . . . -
r i -�a pl m, qualc\l e. eta , - te­
rispose il 22 (ibidem_) ·
« dico che- pe · ogru ragi � tranello ». , II .. C.onti
gli._ ra « come imprescindibili aiuti allo storico, come istituzione [ ...] da eguagliarsi alle
one - di gtu · e di convemenza ·devo
-
· Silz ;
e dobbtam
·
· ta
-
· o appagare ·i Suoi ·nob -
. ili' dest'den. ». . bibliote�he ed - ai musei. La parte più importante degli archivi essendo la storica�
· 135 Del colloquiO
. avu to con questo deputato 1'l Bona. - . . . .
_- éSsi dovrebbero affidarsi a persone pratiche non solamente, ma versate eziandio nelle
su ricordata; in quell'oc . mt parla al Con ti nella lettera -
casione il soprmt _àls�iplffie diplomatiche � s"toriche ». E con queste parole la tesi contrapposta: « 'l'utti
co.nvegno napoletano. en �
dente - i - offrì una cop
ia� degli . at.ti del
. .
gli archivi mantenuti dallo Stato sono insieme sto#ci, amrninìstrativi e politici. Oltre
- t36 Lettera del 10 gennaio (ibidem) An .
al· T--rmchera il Bon . agli antichi e preziosi documenti, da servire· allo storico, essi èonservana tutte le carte
Ioquio avuto con l'an ch e - aini .rife
. . rie Luc a, a..,.,..;,'
-'-'- risce --il col-. pubbliche del nastro secolo; quelle delle diverse pubbliche autorità ed amminil;ltra­
" e
-'-- ttendo che quest'ul�o;..
[ ... l - sta stato nnp ressionato » dalla 1ett zioni, i trattati, le. corrispondenze politiche, i maneggi segreti dei governi italiani, · le
LLI..L.I.. O gli e '- sem
di _ . b- rata « che
ur qua nto :essi avevano fatt
relazioni delle diverSe polizie.� Su questi atti fondasi il nostro diritto pubblico n�zio­
Napoli nell'ottobre 186 ç._ insien:i.e a
7· tuttavr·a,- realistlc � amente lo esorta . .
Dale; _su di e��i Poggiano gli sVariati ìnteressi e diritti della Corona, dello Stato, di
presso queIl''Influente
· •
a lntervemre
.

parlamentare <t p ' . ancora


rebbe a - Napoli » se er fargli senttte_ la brutta impress
non appog{T ' ion e che -fd-'·
� ;.,..; i viri corpi morali ' e dei cittadini. _ Di tUtti questi documeilti il governo non può né deve
.,
· 7 Come- mostra
13
pm ancora quello per
_
no non soltanto il .car
se a loro
he
causa ·- - -
. ff· ·� .
teg o . u . l� le ; della-
-- . .
: -
. ' .
Soprintendenza;- w.a,
. abbandonare 'la vigilanza ·e la: Cùra; e quesi:à vigilanza, Com'è ·naturale, deve averla
sonale� -dei Guasti � l'In�rno1• che
' c
.: potuto_. . _ più p�op�iamente è responsa�ile.. deJ.!.'atJ?lcinistrazion� politica dellO
.- , '·
- Consultare. -nella- ttàs
crizione. Stato ». ·-
· ·
121
Gli ·archivi nello Stato unitario
120 Arnaldo D'Addari;,
ne nominava i componenti, sot,
Il decreto del 15 marzo 187 0 che
1800 c�e .s�imasse . - scrive il giornalista
teriori al all << di dovere blica istruzione, Cesare Correnti, e
toscritto dai ministri della Pub
_

sottrarre a cur10s1ta universale >> 139. quale era anche Presidente del
dell'Interno, Giovanni Lanza - il
A queste idee, che egli non esitò a definire << sofismi >>, il Bonaini pagine della << Gazzetta Ufficia­
consiglio - fu accompagnato, sulle
oppose un� n�ova protesta, inviata al ministro della Pubblica istru­ lettera indirizzata al presidente.
le >> che lo pubblicava 142, da una
ZIOne �ramtte Il Rezasco, giudicandole « d'altro tempo » e usate er scopo dei lavori avrebbe dovuto es�
In essa' il Lanza dichiarava che
patrocmare « sott? alt�a forma le antiche pretese della burocra ia � sere l'eliminazione della discorda
nza circa la dipendenza politica ed
che voleva addetti tuttl gli archivi dello Stato al ministero dell'In-' ico, del quale tante volte era
anunin1strativa del servizio archivist
terno » 140• e burocratica una definitiva, uni·
stata chiesta in sede parlamentare
ricordava al Cibrario qual'era la
taria riorganizzazione. Il ministro
. S?no, q?�st�, le ultime battute di una lunga e complessa polemica si in ben cinque gruppi, dipen·
situazione attuale degli archivi, divi 143
l c�I termml Sl er�no chiariti da tempo. Opinione pubblica uomini e o amministrative diverse ; per
. _ e personal tà della cultura, insieme agli archivisti, s� dis.sen· denti ciascuno da autorità politich
p ohtici - e a questo punto citava . Bologna,
: � di più, in molte altre località
_ �
tlvan� '.'Ile questtom di fondo, concordavano almeno nell'avanzare
Massa Carrara, Castelnuovo di Gar
fagnana - esistevano atti antichi
u'.'a r1c lesta, eh�, cioè, la ricerca di una soluzione fosse tentata al ivi amministrativi correnti; cosl
, prest sul plano delle responsabilità ministeriali. La risposta a che conveniva separare dagli arch
pm are in depositi unici altre carte
? come conveniva rivendicare e concentr
?
queste eslg':flZ� fu ata - è b�n noto - dal governo con la scelta
. di Stato sparse un po' dovunque.
Inammissibile, inoltre, era la va­
della com:ms�wne mcar1cata di presentare un progetto di riordina· delle norme e delle consuetudini
rietà. e, spesso, la contraddittorietà
mento umtarw del ·servizio 141 • ico, nell'applicazione del diritto
amministrative in campo archivist
di tasse, nell'ordinamento delle
di consultazione, nell'imposizione
impiegati. .
t) ar�;;I carriere, nella retribuzione degli
.

139 L' ' l0 c�nclude _af,fermando_ « che, nonostante tritta questa girandola di va - ed avrebbe
pr p0 �, _a cosa _no_n s.t e fatto mente. B non ce ne mefavigliamo; · anzi avrein�
5
Il Lanza guardava al danno che da tutto ciò trae
m�!o:Ou� ���1����:�� � �� ;os� foss_e _an_da�a altr�ti._ �'importante �uistione
5 tratto ancor più nel futuro - il pub
blico servizio, per la crescente
dor 5
, o, e r masta m uno statu- quo che minaccia di farsi mentre i giovani mostravano di
mancanza di « buoni archivisti >>,
eterno -come t o s loro non offre giusta ricompensa,
%'::140 o o
f 0 e
/e q'j:ti:�� :' ;e;;tl::h�=� 1��:�0�e�� a�t�nz���� e �����::;e �er ;:�
-o rifuggire· « da quella carriera che
o, se la percorrono, non hanno eccit
amento alcuno agli studi faticosi,
141
{ rae del avieb ero obbligo strettissimo di ocruparsene »
2� aggio 1�69 in ASF, Archivio della soprintendenza 86 ins. 18 e non sempre dal pubblico · rime
ritafi di giusta stima, che per essa
si
� �
S 0Pet:ato e� commtsstone !
Cibrarh- si è intrattenuto breve�en� A PA. ministro, in molti arch ivi non si
a
chiedono >> . Fra breve, scriveva il
N�LL� nel sa?gto f.n m_a�gine alla relazione del 1870 per il riordinamento -de li Arch ­ nti della nostra stori a antic a >>.
Vt d� Stato, In « ArchivlO s�orico itali•no xcv (1937), pp. 212·217 ; xcVi {1938l
« avrà chi sappia leggere i monume

>>,
egli chiedeva alla commissione di « arrivare ad
(npub?lic�t�- �el volume degli Scritti archivistici di A. PaOella ..: Persuaso di tutto ciò,
��..' �-�.�i9���i)21
_ .'- he, pero, st limita a trarre spunto per proprie consider�o
c
. ·1 storJ' e arehlv1 amnnmstratt-�
·
fl! d a tr Archivio della so�
�mnentt della dtscussiOne avvenuta nel
- .
1870 -
(« Archiv ·
CI
vi » Gli. ar�htv" · det· comuru », -« I cambi tra archivi e 'biblioteche ») Più tardi il
• .
142 1870� n. 89, pp. 1-2. Di questo decreto si conserva in ASF,ini,
la copia conforme spedita al Bona autenticata dal
·

P.an.dk. rtt?r-?- o sàJ'argomento nell'articolo La legge è di « grande val�re »' ma h. a t'


printendenza, 97, ins. l, anche testo, fra
denza del consiglio, nel cui Gazz
. dirett ore capo della -prima divisione della Presi etta »
-- italiano ))' CV {1947) p.p 8.6 93 nel cut i commissari, figura il Promis; nel
SU�t dtfettt, In« Archivio storico • pruno testo a stamp a pubb licato nella «
paragr�f;: :tnf�onta 1e �otme ernana�e nel 1939 per salVaguardare i•unità dell'itrclÙ-
- • ·

posto del Prom is.


figura, invece, il Canestrini alGenova, Cagliari, Milano, Brescia, Parma, Modena, Pa-
vio e ra e l' t resse s to�co co� alcune consi?erazioni fatte a quel pro- 143 Otto archivi (Torino,
posito - nel 1�70� {� tes::: �ella relaziOne fmale fo pubblicato a cura dell'esten�or�: lermo) dipendevano dal ministeroPubb dell'Interno; sette (Napoli, ivi Firenze, Pisa, Lucca,
C. �UASTI� Sul riordinamento degli Archivi di S:a-:so. Relazto. ne f:lla com_ mts,sto- SienR, Mantova, Venezia) dallatero delle lica istruzione; due (arch detti finanziari di
degli atti giu&­
rz� t#ituit Archi.
a dai ministri dell'Inferno e della Pubblic ,," '"o ne con w:creto l5 marzo Finanze; altri due (archi vio
1870
·
, In « . vio stortco· · ·
· Italiano ·
s IIIp to�!XII
».
._.

p�:te II · {l870), pp. 210· ·222 Torino e di Milano) dal minisatti civili e crimi nali in Bologna) dal mini stero di Grazia
) F rl ; en'
, Le Monnier 1871 . u p eso arzi ·m te N VA nella premessa ziali in -Lucca, archivio degli inciali del Meridione - che « pur contengono principal­
{poi; a parte -
· zro,
e giustizia; gli Archivi prov nuavano a dipendere dalle amministrazioni provin­
stanca (pp· 10 .30) a11a Relaz.wne - Archivi ·di Stato italiani
sugli -- - (1874-1882)' Rorna mente carte di Stato » - conti
.l883 e ancora nella sua m
· .

.
cit., �P- 449-455.
,--. . LIFANO, Gli archivi
· tegri-ca, da E. '-""- correnti dei ministeri. . .
ciali, secondo la legge comunale e provinciale, articolo 172.
123
Gu. -·ari:hiiJi - hèllo Stato unitario
122 Arnaldo 'D'Addario
ntino, ai direttori ed ai più
iniziativa :personale dell'archivista fiore
un ordinamento che [ . . . ] corrisponda allo scopo di avere nn'isHtu­ della Toscana, nonché a perso�·
_ � <:il
_ anziani colleghi degli Archivi di Stato
Zlon � e�a d a s�enza, per quanto lo consentono le strettezze fie vicine al Bonaini per le loro
nanz�a�1e �n cm vers1an:o >> ; � p�oponeva alla discussione ben dodici nalità della cultura e del mondo politico
ele Amari, ai senatori Pog-
ll idee circa gli archivi (fra gli altri, a 1Mich
9 s1t1, nsRon?endo a1 quah s1 . s�rebbero chiaramente configurati

gi e Borghesi, a Nicomede Bianchi)


46• . . ·

1 neamentl di un serv1Z10 archivistico · nazionale unitario ed effi- e fond ata su di una scarsa conoscenza della storia
_ 144 •
Una tradizion
ciente . _

rrata quanto durevole -


recente dei nostri archivi, insieme all'e

Quindici giorni �op� anche il ministro Correnti si rivolgeva uffi­ dell a tesi << culturale >> circa il
Cl' alme?te �l C1brano,
_ m prevlSlone della prossima convocazione dei
_ _ convinzione che quasi solo difensore aini , insieme ai suoi
o il Bon
co ?'f lssan,, p�r proporre altri due quesiti, circa le norme utili a di' loro ordinamento definitivo fosse stat so si consider�ssero
sì che spes
colleghi ed amici toscani, hanno fatto
sc1p 1nare l el�u;.azwrre degli atti inutili e l'esportazione dei docu' come, _ahnend nella maggiOran­
ment1_ dal terrttorto del Regno 145 • . i membri della commissione Cibrario
egno a favore di una Rroble­
za, incapaci di assumersi un vigoroso imp
I lavo�i d�lla _commissione ebbero inizio in Firenze, presso il se' in parte responsabili della
matica . più viva ed attuale, e quindi solo
natore C1brar1o, 11 3 1 marzo, e si svolsero regolarmente (in altre sei
<< sconfitta >> subita da quella
direttiva .
sed�t�, del 2, 5, �, 8, 1 1 e 1 3 aprile) con la partecipazione di quasi scelta del Lanza e del Cor­
Va riconosciuto , al contrario, che la
�utti 1 co�ponenu; as�enti fur�mo seJ?pre il Bonaini, ormai degente ente capaci di valutare gli

U: casa 1 cu�a - ma il Guast1 ne chtedeva e ne interpretava il pen­ renti non cadde su personalità scarsam
tica . A stretto· rigore di termi­
�\ r �u.l va�1 argomenti_ - e il _ Ronchini, segretario dirigente del- elementi complessi di quella problema
e Adeodato Pallieti avrebbe­
ni solo i senatori Michelangelo Castelli
P re 1v1o d1 Par�a, anch'egli ammalato, quantunque non · grave­
n; potuto dirsi più uomini politici che uomini di studio; tuttavia,
meni�. In luogo d_i
q_ue�t'ultimo, il Cibrario incaricò il Guasti di a­
l'esame delle idee che essi espressero
nel corso dei lavori - ampia·
dempiere alle funz10m d1 segretario; egli curò la verbalizzazione delle ne fanno rilevare una. certa
mente riferite dal Guasti nei verbali -
sedute e scrisse la relazione finale che, approvata il 13 aprile, fu organizzativi degli archivi,
_ quale ne diede ricevuta il 12 maggio) e, per sensibilità nei confronti di molti problemi
consegnata al Lanza (il ica, delle esigenze della ri­
dei principi fondamental i dell'archivist
era stato nominato presidente
cerca storica. Il senatore Luigi Cibrario
, per la stima goduta a Corte,
144 l) um'f'IcaziOne del serviZio
. .
' sotto un solo ministero ?· ·
2) separaz10ne della commissione non soltanto per l'età
- 3) da quale ministero far dipendere gli archi-
degl'1
Stato, quanto per l'autorità
- , •

per la posizione politica di ministro di


.
· · dagli ammtn1s�at1vi?;
a;ch'Ivl· 5torte! · ·
vi?._ - 4) regolamento per gli archivi provinciali· - 5) modi del!a v1·gilanza « che ali0

dei suoi · studi sulla storia medievale
del Piemonte e della casa di
o scientifico, di membro (dal
.

erenze ?i carnera .e di stipendio del personale; secondo il grado di istrd­


Savoia, per la dignità ricoperta sul pian
St�)o cfufre comp�tere » sugli archivi comunali, provinciali e degli altri enti morali;
.
- albertina, e per l'esperienza
riunire a]_ cu 1830 ) dell'Accademia delle scienze carlo
.
ZIOne? - 7) quali le gerarchie tra gli « uffiziali d'archivio »'" 8) compiute in Italia, in Fran­
. : archi'vt''. ,· · lO) . norme
ru· archi-
- 9) . per tutti gli mutuata in fatto di archivi dalle ricer che
' ne, 1a 1ettura, la c�pia, dei documenti; -
vi?; e quali?; uniformità_ di regolamento
-, al fine di prepararne la
. ,
.
11) cia e in Svizzera - insieme al Promis
provvedimentt·
per la pubblicazu: tasse per il rilascio
.
12) nominati ben sei ·archivi­
di copie o estratti e per la consultaZione a uso non di studio·' _
_
stesura. Accanto ai tre senatori erano stati
per la conservazione degli archivi notarili. Guasti - i quali costituiva­
(13 1869) sti: il Bonaini, il Gar, il Trinchera, il
convergenza di motivi ideali
C��er� il progetto di legge presentato dal ministro guardasigilli on. De FilipP?• ehe
Sul �otariato e s�gli archivi notarili era stato approvato marzo dalla
no, si è visto, un gruppo omogeneo per
· il 'tilascio , direttore dell'Archivio di
52-58)la custodia degli atti presso i notai' e (artt" 59-6-4) ·
nella materia da trattare -, Luigi Osio
di copie' di estratn' o d'l certi'f'Icatt. s·I Istituivano inoltre' pubb!ic1• archivi des1ma
d�sciplinava_ (artt.
1·1 chini - che nel decreto era
. . . . . ·
. '
·
Milano, e il già ricordato Amadio Ron
· degl'I atti· di notai defunti o cessati, sottoposti alla responsabilità
de11,.mtero _co�po dei �otai del distretto. Per ragioni finanziarie, gli archivi notarili
alla consetvazrone
tre allegati
erano previsti solo net capoluoghi di provincia 146 La copia autentica dei verbali,
del rapporto finale al ministro e dei

14 :_Lette�a del 30
marzo .(ASF, Archi�io della soprintendenza,
1,8�0 97,
ins. 1). (A: prospetto delle Soprintendenze e delle direzioni: B: tasse; C: schem a di �ego­
az�one di
Il mtrustro acev� notare eh� l elmnnaztone _ degli atti inutili era stata disciplinata solO lamento generàle): con le annotazion
i apportate al momento dell'approv
Archivzo della
!àlla . legge orgaru�a borbomca del 12
novembre 1818,
e che l'esportazione di d�cu- questi testi nelle adunanze della comm
issione, è conservata in ASF,
ent1 era stata vietata �olo dalla notificazione del governo austriaco del Lombard0 _
soprintendenza, 97,
ins.� 346.
veneto datata 19 febbraio 1819.

'

i !
125
124 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario

stato nominato segretario ma sarebbe stato, si è detto, forzatamente che quest'ultima fu considerata piutto�to con:'e un colpo di J?ano da
.
assente dal lavoro -. In qualità di esperto in materia di biblioteche parte della burocrazia che come meditata mol';lztone, speClalment<;
era stato chiamato a far parte della commissione Domenico Promis, dopo che più volte, fra 1870 e 1874, altre voc1, alla Cam:ra e sul
« bibliotecario di Sua Maestà » e conservatore del medagliere reale
giornali, si erano levate autorevolmente a sostenere la test che da
di Torino, studioso di numismatica ed autore di numerose pubblica­ ultimo venne messa da parte.
zioni erudite sulla monetazione piemontese, sabauda e pontificia
hi<1ro ed ac:
dell'alto e del basso medioevo. Tuttavia, se del Promis si era fatto I verbali elaborati con obiettività e scritti con stile �
il nome nel testo manoscritto del decreto di nomina, egli fu sosti­ ancor a inedit i e tanto meno noti a molt1_ d�
curato dal Guasti -
- permettono d!
tuito, al momento del passaggio alla stampa dell'atto nel giornale coloro che si sono occupati di qu_esti problem_i . che no ven­
ufficiale, da Giuseppe Canestrini, direttore della Biblioteca nazio­ conoscere le opinioni espresse da ciascun comm1ssar_10, :' _
pur lucida e fedele rel zi ?: 'e fmale al m1ms tro
nale centrale di Firenze, membro autorevole della Deputazione di nero riportate nella �
storia patria per l'Umbria e la Toscana, collaboratore attivissimo - più volte, questa, pubblicata nel testo defmlt!vo.
l'ordin':.
dell'<< Archivio storico italiano », editore di fonti archivistiche e stu­ La discussione non si sviluppò sistematicame�te secondo
dioso della finanza fiorentina, oltre che degli aspetti della storia gran­ ; ma proce dette, lutt sto, pe � grupp�
dei quesiti proposti dal Lanza Jil ? .
ducale medicea. Un altro cultore di studi storici, quindi, legato dalla affinità che fra questi ul
_ t� ml veniva no di
di argomenti, secondo le .
comune esperienza di ricerche d'archivio, oltre che dalla diuturna Fu il Guast i che, propn o m apertu ra dell�
collaborazione nelle istituzioni culturali cittadine, al Bonaini - ma
volta in volta emergendo.
prima seduta (31 marzo _ ) , propo se i �
seguir e quel J?etod _o , :J _ di
fme
prese a
non avrebbe per questo esitato ad avversarne le tesi -, al Guasti, evitare il pericolo che s1 dovesse ritornare . su del1beraz10m
e potuta,
agli archivisti ed agli storici fiorentini e toscani . Fra i membri della proposito di qualche problema che succe�s1vamente avrebb
c n la pro�l e­
commissione non si trovano burocrati, dunque, ma quasi tutti uo­ assumere connotazioni diverse se messo m rapporto _o
e un ordine
mini di studio, esperti, per sofferta, personale, partecipazione, della matica seguente, evitata in un primo te�po per segmr
resto, v':nne
problematica archivistica. Questa esperienza costituì, anzi, il motivo fisso. Non a caso la proposta del Guasti - che, del
di fondo dei loro interventi e la ragione più vera di una sostanziale accolta all'unanimità - fu avanzata preliminarme_u . te alla :r�ttazwn�
gh archtv l alle di­
concordanza delle loro idee circa la degnità scientifica del servizio da del primo quesito (se fosse conveniente por�e tutti
organizzare. pendenze di un solo ministero) che, a suo di�e, avrebb e potut � essere
ne adotta ta a nguar do
Alcuni di essi, però, come uomini di ordine e come moderati sul risolto in più modi, in funzione della soluzw
o da separa re - e, se _sl,
piano politico, erano portati a non sottovalutare le ragioni che da del secondo (se gli archivi storici fosser
tempo si venivano adducendo a favore di una cautela da usare nel­ in qual maniera - da quelli ammin!strativ � ); e ciò con il pr_o p :to,
os
l'applicazione del principio della piena pubblicità degli atti e di una di arrivare preliminarmente ad un ncono scrmen to della qualif lcazl �­
attuazione di quella salvaguardia mediante l'affidamento al ministero one archiv istica, così che la di­
ne culturale dell'intera documentazi
tante : d�
dell'Interno della responsabilità politica della conservazione dei do­ scussione sul secondo e sul terzo quesito (il più impor
si doves se quas1
cumenti. Furono questa esigenza di cautela, questo bisogno di ga­ qual ministero far dipendere il serviz io archiv istico)
ranzie, questa preoccupazione per il rispetto dei diritti e degli inte­ svolgere su di un piano obblig ato.
era,
ressi dei terzi, che resero alcuni di loro incerti nel sostenere fino in Il Cibrario accolse il voto unanime dei colleghi e, col Trinch
fondo il discorso culturale che il Bonaini aveva portato linearmente i storici »
si mostrò subito contrario all'idea di separare gli archiv <<

dagli << amministrativi >> 147, pur non . negand .


alle ultime conseguenze; lasciando, in dèfinitiva, irrisolta proprio la o che l'uso di quei due
. _
uere le
questione centrale su cui la commissione era stata chiamata a decide­ termini poteva costituire un esped1ent� vahd? per . <hst!ng
re, della collocazione amministrativa del servizio archivistico come solo d1 studio - da quelle
carte più antiche - ormai oggetto quasi
conseguenza di un riconoscimento dell'una o dell'altra finalità come
preferenziali nella natura e nell'attività degli archivi . Tanto impregiu­
della_ discussione è fatto d_a
dicata rimase quella questione che passarono ancora quattro anni 147 Un più particolareggiato esame di questa parte
prima che in sede politica si prendesse una decisione definitiva, così A. PANELLA, In margine alla relazione del 1870 ... cit., pp. 219·224.
r

126 Arnaldo D'Addario


Gli archivi nello Stato unitario 127
più recenti, alle quali uffici pubblici e privati ricorrevano ancora
con frequenza come a « memorie » dell'amministrazione attiva Gua­ non andasse vanificata, col trasferimento in altra sede, la cultura.
sti, Canestrini, Gar e Osio, più radicalmente, chiesero che quella
. � �
storica acquisita per effetto del e ri�erche compiute, e de a quale p�­
.
terminologia fosse tassativamente bandita dal linguaggio . degli archi­ tevano valersi per il lavoro di Jstltuto così come per !. loro s�udJ,.
visti, « stante che qualsiasi documento a certi effetti può seryire agli Mentre tuttavia' il Trinchera e l'Osio aderivano alla tesl del. Cibra­
usi dell'amministrazione, come a certi altri può giovare all'erudito � �
rio, e entre il Canestrini ed il uasti ins!steva.no, in. J?ar4Colare,
,
e allo storico »; con una motivazione, cioè, che implicava l'afferma­ sulla convenienza di rendere tassatiVO l obbligo d1. f.ar �1s1ede�e .spe­
zione del principio di unità della serie e della continuità degli archi­ cialmente i più anziani sempre in uno stesso archiviO, il Pallien -
vi, pur nel variare delle situazioni politiche e giuridiche Più empiri­ il quale anche in altre occasioni si mostrerà più attento alla proble�
. matica concreta che non alle motivazioni ideali - s��rzò. alquanto
ci, il Castelli ed il .Pallieri proposero che l'esigenza pratica ricordata
dal presidente fosse soddisfatta mediante l'uso di termini quali « an­ il calore di questo consenso facendo. notm;e che la. lumtazwne ella �
carriera nell'ambito di tanti compartimenti separati avrebbe nocmto
tico » e << moderno >>, ossia di riferimenti cronologici senza pretesa
di definizioni contenutistiche, e raccolsero subito l'unanimità dd voti
� ?
ai più giovani; in un archivio, i atti, . essi av�e bero yotuto conse:
.
sul loro intervento. Più lunga e vivace fu, invece, · la discussione sul guire rapide promozioni giovandosi d1 1mprovv1s1 vuoti �opravv;n�:�
momento storico da assumere come termine post quem per attuare nel ruolo, mentre altrove la lunga Per�anenza in ser.v!Zio del pn�
.
la distinzione tra antichità e modernità delle carte Scartate le pro­ anziani ne avrebbe mortificato le legittime speranze d! �vanzamentl
.
poste che attribuivano significato determinante in tal senso a date simili a quelli goduti dai colleghi operanti in altre località. Su que­
sto grosso problema il dibattito si prolungò serratament.e, m� senz.a
del periodo rivoluzionario francese o dell'età napoleonica ( 1 796;
18 15), o del recente risorgimento nazionale - soprattutto quella

che i commissari, pur convinti com'erano de 'oppor�u�lta di co�sl­
del 17 marzo 1861, considerata << momento solenne >>, per il radicale derare ogni archivio come un autonomo amb1e?te d1 r1cer�a �torlc.a
e di lavoro professionale, arrivassero ad armomz�ar; una. suni.le es!:
mutamento di situazioni e di valori avvenuto nella storia degli ita­
liani -, e ritenendo ogni data, per quanto in se stessa significativa;
1
genza con le altre, con�i eta�e n�n meno essenz:ah, .denvantl dagh
per altri aspetti insufficiente sul piano· archivistico, i commissari interessi di carriera degh llliplegatl . Non potendosl arnvar� �d alcuna
finirono per concordare sull'opportunità che gli archivisti si riferisse, conclusione, il dibattito venne, perciò, sospeso in att�sa d1 t!p�ender:
ro di volta in volta « alla condizione speciale degli arèhivi medesic lo quando si fosse trattato specificamente della camera e del gradi
mi >> nell'applicare alle carte l'una o l'altra qualificazione Dopo aver' gerarchici degli archivisti . · , .
.
raggiunto l'unanimità nel ritenere che « gli archivi, mentre servono Accennare a questo tema equivaleva, pero, a npr�porre le . gravi
alla storia e all'amministrazione, non si possono dire né solamente perplessità che da tempo veni�ano soll�vate � prop�slto del �hv.ers?
_
trattamento praticato agli imp1egat1 dm tanti organ: prepos� al di­
storici né solamente amministrativi >>, la commissione si proponeva di

versi gruppi di archivi nei quali ess J?restav�n? s.ervlZJO; e, m .modo
discutere la convenienza o meno di riunirli tutti sotto un solo mi­
nistero; ma l'aver posto in evidenza quell'aspetto del problema atti­
� �
particolare, a proposito degli A:c lvl provm�1all de Mezzogw!no !
rò ancora una volta l'attenzione dei presenti su di un'altra questione dipendenti giuridicamente dal m1ms�er�, ma, m . p�at1ca, subordinati
.
sul piano operativo alle amministrazJO�l Rr?v;nclali. �he. pa.gavano .Io
che, se marginale in apparenza, nella sostanza implicava una riaffer­
mazione o una negazione della qualità prevalentemf'.nte culturale
1
stipendio al personale e finanziavano l attlvlta egh !Stl�utl. Il Trm­
dell'impegno professionale degli archivisti çhera intervenne lungamente a questo proposito, deviando ancora
. la discussione dal tema principale .
Questa volta fu il Cibrario a portare la discussione fuori dell'iter
suggerito dal Lanza, quando, << con ferma sentenza >>, affermò che se L'archivista napoletano chiedeva che si chiari�s;ro una b.u?na v?!t�
si volevano pregiare i compiti scientifici spettanti in prevalenza ai i termini del rapporto intercorrente fra arch1v1 <; am.m:mstrazwm
locali riaffermando con decisione che se a questi ultimi sp.e:tava,
èonservatori delle carte, questi ultimi avrebbero dovuto scegliersi
mediante concorsi effettuati nell'ambito regionale, né mai, in segui­ d
secon o le leggi borboniche, il finanziame�to, era dalle autorlta sta­
to, avrebbero dovuto .essere allontanati dall'archivio nel quale ave­ tali che gli archivisti avrèbbero dovuto ncevere la norma del loro
vano maturato la propria esperienza professionale; e ciò . affinché lavoro professionale. Nel corso della discussione em;.rs: a�che l�
proposta di estendere a tutto il territorio del Regno [ lstltuzwne d1
129
128 Arnaldo D'Addario Gli'- archivi ·nello Stato unital'io
&imili archivi; ma a questo suggerimento reagirono vivace
mente il
�anes_trini ed il Guasti, nell'intento di salvaguardare la partic
olare
cessiva (2 aprile); ma si astennero di proposito dal trattare i problemi
s1tuaz10ne toscana, di una regione in cui premesse storich connessi con l'esportazione dei documenti, ritenendo che essi fossero
e ed . archi­ di competenza del Consiglio di Stato, << potendo spesso toccare il di­
vistiche postulavano piuttosto una più attenta cura
degli archivi ritto della privata proprietà >> . Nessuno dei commissari ebbe obie­
comunali, s!a perché detentori di fonti storiche munic
ipali, sia per­ zioni da opporre, nonostante che il Cibrario, nel chiudere l'adunanza
che deposl_tl della documentazione di più ampia storia
provinciale. del 31 marzo, avesse sottolineato il danno che da tempo veniva ar­
. AI_ vi�ace �cambio di opinioni seguito a queste affermazioni pose
fme Il C1brar1o proponendo che sulla situazione archiv recato alla cultura storica dalla « perdita di documenti cui va ora
istica meridio­ soggetta l'Italia per il mercato che sç ne fa cogli stranieri >>. Quan­
nale il Trinchera e il Pallieri preparassero una relaci
!
e ementi utili ad orientare una successiva, più
one che offrisse tunque la qualificazione delle fonti archivistiche come beni culturali
� ,
ZIOne _ quell argo ento. Tuttavia, nemmeno quest

approfondita, tratta­
a proposta inter­
fosse un concetto abbastanza chiaro nella mente dei presenti, essi
non si sentirono di affrontare il problema di una limitazione del di­
lo�uton� �astò a nportare la commissione nell'al
veo delle proposte ritto di proprietà al fine di assicurare la conservazione di quel patri­
m1mst�nah. Imp stare inf tti, il discorso sulla
� �
arc 1_�1 come fonti stonc � � qualificazione degli
h� 1mphcava anche porre il tema dell'oppor­
monio. Molto vivace fu, invece, il dibattito sul problema degli scarti.
Se, però, si raggiunse l'unanimità sulla tesi che fosse necessario �n­
t.umta e del �etodo degh « spurghi » di docum
enti. Questo argo­ dar « cauti negli spurghi >>, molte differenze affiorarono a proposito
mento venne mtrodotto dal Pallieri. Su di un
tema del genere tutti del meccanismo e del metodo con cni procedere a quell'operazione. Il
a�evano qualcosa da dire, e, più ancora, da lamen
tare; lo stesso mi­ verbale non riferisce, a questo punto, i pareri degli intervenuti; ripor­
mstro Correnti, con la lettera del 30 marzo si era
rivolto alla com­ ta ampiamente solo le parole conclusive del Cibrario, il quale, rias­
missione per proporlo come una questione u gente
da una recente esperienza mantovana -· unitam
;
- traendo spunto sumendo i punti di vista, propose che nel rapporto finale si sugge­
ente all'altro .grave risse di adottare un metodo adatto a responsabilizzare tutti gli organi
problema, del pregiudizio che all'integrità del patrim
onio archivisti­
C? �ve�ano già c� �ciato ad apportare le indiscriminate esporta­
pubblici interessati ad uno scarto che non fosse indiscriminata distru­
zione ma selezione compiuta con l'intento di preservare fonti utili al­
ZIOni dc documenti. C1tca gli scarti affiorarono subito
- e non po­ la ricerca storica. Il presidente proponeva di attribuire l'iniziativa del­
t;:va essere altrimenti - le tesi di sempre. Ment
re alcuni commissari l'operazione al capo dell'archivio interessato, il quale avrebbe dovuto
r1affermavano « un'assoluta contrarietà a distruggere
qualsiasi docu­
mento >>, altri, come il Cibrario, si ponevano
piuttosto il problema
del come attuare gli scarti che le esigenze pratic disposizioni vigenti impongano la consulenza di « giudici competenti, scelti dagli
_ o, almen he rendevano neces­ uffici cui spettano le scritture e dalla direzione dell'archivio che li riceve in conse­
san, o, consigliabili. In materia di scarti non mancava
qualche

gna esattamente registrate ed inventariate ». I relatori sottolineano il danno che da
precedente legislativo preunitario, cosl come non
ne mancavano in fat­ una simile, incoerente, procedura è derivato e continua a derivare agli stud osi, pe�
to di esportazioni; utilissimo, quindi, sarebbe la perdita irreparabile di « carte considerate qual mero ingombro, che ptù tardi
stato l'esame di quelle
� !
norn�e, per c�nfr ntar e con la più recente esper
ienza. Per conseguire
vennero richieste da altre magistrature o da privati, o avrebbero potuto servire util­
n'Iente allo studio della storia o della pubblica economia »; e pongono alla commis­
tale Intento, il C1brar1o propose che il Guas
ti e il Gar preparassero sione il quesito circa l'eventuale adozione delle seguenti direttive: l) in avvenire
un altro rapporto su questa materia, da assum
. ere come punto di ri­ ogni scarto di atti negli archivi correnti degli uffici pubblici statali dovrà essere
fenmento per le decisioni da prendere in un'alt
eliminare debba esser fatta da « ufficiali di provata capacità » addetti all'ufficio
ra adunanza. autorizzato dal ministero gerarchicamente superiore; 2) che la scelta delle carte da

I due archivisti lessero la relazione '" in apertura della promotore dello scarto, con la collaborazione di archivisti addetti all'archivio nel cui
seduta sue- ambito territoriale si trova l'ufficio che vuole effettuare l'operazione; 3) se lo
scarto è richiesto dalla direzione di un archivio e riguarda « documenti amministra­
tivi moderni )> già versati in quel deposito, la procedura non cambia; 4) per la
cernita di carte antiche i relatori ritengono, però, necessaria la collaborazione di
148 II testo di questo rapporto è allegato al verbale della seconda adunanza, della

« dotta persona [ ... ] nominata espressamente dal ministro )>. Il Gar ed il Guasti pro­
quale porta la data. Il Gar ed il Guasti ricordano brevemente che la necessità dello
sca�to è �c:nseguenza de: versamento e del concentramento negli Archivi di Stato degli pongono, infine, che le norme suddette siano applicate anche nel caso dello scarto
a �tt posti m essere dagli. organi centrali o periferici degli Stati preunitari. Le elimina­ mantovano che aveva dato luogo alla richiesta di parere da parte del ministro Cor­
Zloru sono avvenute, però, con criteri differenti e tillvolta opposti, quantunque le renti.
130 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario i31
chiedere l'autorizzazione al ministro gerarchicamente superiore, per
darne poi l'incombenza a impiegati dipendenti dall'ufficio . Il lavoro non dissentendo dalla proposta avanzata dal Canestrini circa l'auto­
compiuto sarebbe stato sottoposto alle revisione da parte di un esper­ rità che avrebbe dovuto esercitare la vigilanza; era soprattutto neces­
to nominato in un secondo tempo dal ministero, il cui giudizio sareb­ sario, per lui, levare gli archivi municipali dalle mani << dei donzelli
be stato determinante ai fini dell'emanazione del decreto di elimina· o degl'infimi impiegati >>, per affidarli, invece, << a persona fornita di
zione degli atti riconosciuti inutili. Qualche perplessità fu avanzata qualche cultura >>; e se era vano sperare che i comuni assumessero
a questo proposito dal Guasti e dal Gar, preoccupati per le possibili veri e propri archivisti (<< e dove son gl'archivisti? >>, si chiedeva
azioni negative da parte dei dirigenti locali nei confronti degli i­ a questo punto il Guasti), non sarebbe stato troppo chiedere che
spettori inviati a sindacarne l'operato; ma il Cibrario ribatté os­ alla conservazione di quegli archivi fossero addette persone colte che
servando che l'applicazione di una norma generale non avrebbe po­ potessero sopperire alla scarsità di preparazione specifica con la pas­
tuto ferire alcuna suscettibilità, e anche il Castelli faceva notare che sione p"er gli studi di storia locale. A siffatti volenterosi i responsa­
il capo dell'archivio, posto in contraddittorio con il funzionario ve­ bili del servizio archivistico statale fornirebbero le cognizioni speci­
nuto di fuori, si sarebbe scaricato di una grave responsabilità << non fiche utili per affrontare le questioni tecniche.
solo presso l'autorità superiore, ma anche dinanzi al pubblico che, Osserva, tuttavia, il Cibrario che la cronica povertà dei bilanci
sentendo parlare di spurghi fatti in archivio, potrebbe occuparsene e avrebbe impedito quasi dovunque la deliberazione di nuove spese a
preoccuparsene » . vantaggio degli archivi e che per questo motivo sarebbe stato più
I l dibattito su questo argomento s i concluse con l'approvazione realistico chiedere che nei capoluoghi di provincia si istituissero dei
della proposta avanzata dal Cibrario - che fu poi riportata nella re­ consorzi .destinati a raccogliere la documentazione conservata dai vari
lazione finale -; tuttavia, in quest'ultimo documento venne aggiun­ comuni. Per venire incontro a situazione particolari - quale, ad e­
ta dal Guasti anche una frase a proposito dei danni conseguenti al­ sempio, quella toscana -, il Cibrario precisò che considerava l'ade­
l'esportazione dei documenti, a « quell'andare >> - dirà il segretario sione a quei consorzi come facoltativa, ma con il corrispettivo, per
nella relazione al ministro - << che fanno oltremonte i documenti il comune che avesse rifiutato di farne parte, dell'obbligo tassativo
storici anche preziosi, che talora tornano sotto gli occhi degl'italiani di conservare ordinatamente le carte che aveva voluto trattenere. Il
quasi per istrazio, nei cataloghi d'autografi vendibili su' mercati di Castelli chiese che ai comuni si facesse anche carico di consegnare una
Francia e d'Inghilterra » . << Unica via di ripararvi efficacemente >> sa­ copia dell'inventario dei propri archivi all'organo centrale che sa­
rebbe stato, secondo la commissione, l'acquisto delle carte emigrate rebbe stato preposto al servizio archivistico, e il Guasti si associò ri­
all'estero; ma con gravi sacrifici pecuniari, << massime se i venditori cordando la positiva esperienza fatta in questo campo dal Bonaini,
n'esagerano il prezzo, fors'anche simulando offerte favolose >>. Più il quale aveva raccolto nell'archivio della Soprintendenza toscana
realistica - conclude a questo punto il rapporto finale - potrebbe molti di quegli strumenti di ricerca, preparati a cura dei cancellieri
essere la decisione di penalizzare l'esportazione non autorizzata delle e ministri del censo.
carte, e il dare pubblicità del reato, ritenendo << sperabile che il A questo punto il Trinchera prese la parola per esporre ciò che
. pudore sia freno >> . era stato detto sugli archivi nelle sedute del congresso internazionale
Conclusasi anche questa parte della discussione il Canestrini av­ di statistica del 1867, che ne aveva esaltato il carattere culturale,
viò il discorso sull'importanza degli archivi muni�ipali come deten­
considerandoli, insieme << con le biblioteche e i musei, fra gli istitu­
tori di fonti di alto valore storico. Secondo il direttore della Nazio­
ti che rappresentano la civiltà di una nazione e ne aiutano l'incremen­
nale fiorentina, quegli archivi avrebbero dovuto essere vigilati per to >> . Il soprintendente napoletano informò i colleghi anche di quanto
assicurarne l'ordinamento, la conservazione e l'uso pubblico, e avreb­ aveva fatto a Napoli, insieme al Gar ed al Bonaini, per << meglio svol­
bero pot�to esserlo con .efficacia soltanto ad opera dei prefetti; tesi,
, gere le idee che la discussione aveva messo in campo nel congresso di
quest tÙtnna, alla quale il Gar contrappose I altra, della maggior fun­ statistica >>, arrivando a preparare un regolamento organico per gli
zionalità di una vigilanza attuata dai direttori degli Archivi di Stato archivi dipendenti dal ministero della Pubblica istruzione. Forse -
competenti per territorio. Al Guasti, invece, interessava piuttosto
proponeva il Trinchera - sarebbe stato utile per i colleghi conosce­
stabilire il tipo di disciplina a cui assoggettare quegli archivi, pur re il testo di quelle norme, << sperando che ne potesse venire qualche
132 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 133

lume per lo studio di quesiti [ . . ] fatti dai ministeri dell'Interno e


. zione e secondo l'ordine inverso a quello dell'anzianità e del grado
dell'istruzione >> . dei presenti; adottando, nel far ciò, una procedura alla quale non
Su quest'ultima proposta insorse qualche differenza fra i commis­ avrebbe più fatto ricorso in seguito, col lasciare alla discussione il
sari, alcuni dei quali, come il Castelli, ritenevano che il Gar e il consueto andamento, come di dialogo.
Trinchera avrebbero fatto cosa più utile coordinando ai problemi Compì, tuttavia, un gesto del tutto in contrasto con la procedura
proposti dal Lanza gli articoli del regolamento preparato nel 1867; che pur aveva inteso adottare, e che, se in apparenza volle sembrare
altri, invece, come il Cibrario e gli stessi Gar e Trinchera, insistettero invito a considerare con equilibrio le due tesi in contrasto, nella so­
sull'opportunità di << conoscere tali e quali i resultati di quelle con­ stanza sembra, a chi legga la verbalizzazione delle sue parole, volto
ferenze » . La disputa fu troncata dal presidente, il quale convocò piuttosto a sottolineare, in alternativa al concetto di una funzione e
i colleghi a un'adunanza informale preliminare alla terza seduta della di una destinazione culturale degli archivi ormai accettato dai com­
commissione, nella quale avrebbero potuto scambiare le loro idee su missari, l'altro, della riservatezza che pur si doveva - a suo parere
quel regolamento, per intervenire meglio preparati alla riunione uf­ - salvaguardare nell'uso della documentazione ai fini storiografici .

.ficiale, che egli indiceva per il martedì 5 aprile. << Riconosco » - egli disse, infatti, come annotò il Guasti, non cor­
Anche questa terza adunanza sembrò aprirsi in un'atmosfera di retto dal Cibrario in sede di approvazione del verbale all'inizio della
incertezza e di esitazione; il Cibrario diede la parola al Trinchera, il seduta successiva - << al par di ogni altro [ . . ] quanto dagli archivi
.

quale, anche a nome del Pallieri, svolse la relazione sulle origini e le abbiano ricevuto e siano per ricevere d'incremento gli studi della
attribuzioni degli archivi del Mezzogiorno che era stata loro richiesta storia; ma non posso mettere in secondo luogo l'interesse politico >>;
nel corso della prima seduta. Tuttavia, l'attenzione dei commissari e proseguiva facendo una singolare distinzione fra gli studiosi e i
fu attirata dal fatto che le difficoltà lamentate a proposito di quegli << curiosi >>, e sottolineando come la sua stessa esperienza di storico
archivi erano conseguenza di carenze e disfunzioni legislative, emerse gli aveva dimostrato quanto << fosse facile abusar[ e] >> della libera­
specialmente in sede di applicazione della legge comunale e pro­ lità con cui si lasciavano leggere le carte d'archivio. Non a caso, a
vinciale del 1865; e fu, quindi, facilmente accolto il parere del Ci­ questo punto, gli venne fatto di esemplificare qualcuno di quegli
brario, che la soluzione dovesse trovarsi in sede legislativa, . mediante abusi con un esplicito riferimento agli interessi delle << famiglie so­
l'emanazione di una norma aggiuntiva - della quale fu chiesta l'e­ vrane >>, di quella regnante così come delle altre in esilio, che negli
nunciazione ai due relatori - che chiarisse se gli Archivi provinciali archivi avevano « i loro documenti, dagli atti più solenni ai più fa­
del Meridione fossero o meno organi periferici del servizio statale: migliari >> ; atti che << la ragione di Stato e la convenienza >> non consi­
gliavano di permettere che fossero << divulgati a talento di chicches­
Esaurito anche questo argomento, il Castelli chiese che si pren­ sia » . Affiorava, cioè, nelle espressioni dell'eminente studioso delle
desse in esame il tema più importante. Si era già convenuto di pro­ memorie storiche sabaude e piemontesi, la mentalità dell'erudito che,
porre l'unificazione degli archivi alle dipendenze di un solo ministero; per quanto consapevole del valore di fonti storiche ormai acquisito
si doveva ora necessariamente arrivare fino in fondo, con l'indica­ dalla documentazione archivistica, pure non mancava di considerarla
zione di qual dicastero dovesse essere quello preposto al servizio ancora come il tesoro del principe, dei titolari del potere politico, e
archivistico. quindi come legittimamente riservabile solo alla fruizione di chi de­
A questo punto, forse anche in seguito a richiesta del Cibrario e siderasse consultarlo con intenzione reverente e non con animo di
degli altri membri della commissione, il Guasti fu ancora più esau­ libera critica storica, potenzialmente dissacratrice. Questa concezio­
riente del consueto nella verbalizzazione degli interventi; per meglio ne il fedele celebratore della storia dinastica dei Savoia e dei loro
èsprimere i punti di vista, ma anche - sembra di poter dire - qua­ domini la riassumeva nella frase finale del discorso, là dove asseriva,
si a fissare le responsabilità di ciascuno in merito alla svolta defini­ operando un esplicito collegamento - come di premessa e di con­
tiva che si stava per imprimere alla storia degli archivi italiani. Non clusione - con la precedente affermazione, << La quale considerazione
a caso, anche il presidente mostrò di voler mettere in evidenza l'im. mi conduce a ritenere che piuttosto al ministero dell'Interno com­
portanza di ciò che si stava per fate, quando, prendendo a trattare peta la superiorità degli archivi >>. Queste parole vennero poi fatte
quell'argomento, chiese che i voti fossero espressi con ampia motiva- cancellare dal Cibrario al momento dell'approvazione del verbale. Ma
134 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 135
furono certamente pronunziate, se il Guasti le inserì nel suo testo, Al Guasti si associò il Gar, insistendo sugli aspetti scientifici del
e servirono senza dubbio ad orientare la discussione in senso molto lavoro archivistico, « che il passato governo non poteva promuovere,
diverso da quello desiderato da quanti avevano accolto le idee del ma che il governo italiano deve volere >>, e sulla qualificazione cultu­
Bonaini. Infatti, solo apparentemente il Cibrario sembrava consenti­ rale che, in funzione di quell'impegno, avrebbero dovuto ricevere i
re con quelle idee; ma si distaccava profondamente dal soprintenden­ conservatori delle carte. E concluse asserendo « che gli archivi, per
te toscano là dove non ammetteva la pienezza di libertà della con­ il carattere che hanno e per i servigi che debbono rendere >>, anda­
sultazione, bensì la condizionava con motivi di convenienza politica. vano posti alle dipendenze del ministero promotore dell'istruzione
Non fu facile, perciò, al Guasti - il quale, per più giovane età e pubblica.
per minor grado, si trovò ad essere il primo ad esprimere il suo Il Pallieri - che già abbiamo visto attento piuttosto ai problemi
voto, secondo la procedura adottata (ma anche disattesa) dal presi­ della funzionalità che non agli aspetti più qualificanti della vita archi­
dente - farsi paladino delle certezze e delle speranze che avevano vistica - si portò su di un piano del tutto diverso da quello dei
alimentato la battaglia ideale del suo maestro, ridotto al silenzio commissari che Io avevano preceduto, operando una sottile quanto
proprio nel momento cruciale della lunga polemica. pericolosa distinzione fra il momento organizzativo e quello operativo
Con fermezza, anche se con equilibrio, egli contrappose alle prio­ nel servizio che si stava strutturando. Per lui - disse - le doti di
rità considerate dal Cibrario le altre, care al Bonaini, dell'interesse cultura non sempre si trovavano unite alle attitudini dell'amministra­
storiografico sull'amministrativo, sul politico, sul dinastico. Se biso­ zione, e asserì di poter citare << esempi di biblioteche male ammi­
gnava considerare opportuno un criterio di prudenza nel liberalizza­ nistrate da bibliotecari dottissimi, come d'archivi dove un uomo pra­
re la consultazione, si doveva, d'altra parte, riconoscere come « oggi tico soddisfaceva stupendamente al bisogno dei ricorrenti >>. Di quale
anche la storia contemporanea voglia essere documentata >>, né si po­ tipo fosse la << stupenda >> rispondenza degli archivisti citati dal Pal­
teva esser sicuri che più idoneo attuatore di una politica di riserva­ lieri ai bisogni degli studiosi si può ben immaginare riandando ancora
tezza fosse il ministero dell'Interno che non l'altro dell'istruzione pub­ una volta alla concezione che del lavoro e della ricerca possibili negli
blica; se mai si volesse far questione di garanzie ai fini supremi dello archivi si era avuta e si aveva tuttora fra certi eruditi, abilissimi nel
Stato, miglior conservatore ne sarebbe stato, posto al vertice del ritrovamento materiale di carte preziose ma non certo capaci di in­
servizio archivistico, il ministro guardasigilli. A questo punto, il serire la problematica connessa all'uso della documentazione in un
Guasti allargò il suo intervento con l'esposizione delle più convincen­ più ampio ed articolato pensiero storiografico. E quale fosse il con­
ti fra le ragioni da sempre addotte dal Bonaini per giustificare la sua cetto che degli archivi aveva il senatore morettese risulta ancora più
scelta: il principio fondamentale, cioè, dell'ormai avvenuto passag­ chiaro dall'affermazione che egli fece subito dopo, di non volere che
gio della documentazione conservata negli Archivi di Stato dalla qua­ gli archivisti preparassero pubblicazioni, << perché il tempo deve essere
lità di memorie dell'amministrazione attiva a quella di fonti utili speso dagli impiegati nel soddisfare all'esigenze del servizio >>, e per­
alla ricerca storica; la necessità che il personale fosse preparato ed ché << alle pubblicazioni pensano egregiamente le deputazioni di sto­
amministrato in funzione di un impegno professionale di contenuto ria patria che già sono in Italia >>. Parole, queste, che mostrano ad
scientifico; la vocazione culturale degli archivisti, chiamati a pre­ abundantiam come poco egli conoscesse le vere « esigenze del servi­
parare inventari e regesti, se non edizioni, di documenti. Per di zio >> archivistico, e in qual misura fosse lontano dall'esperienza e
più - concluse il Guasti -, mentre il ministro della Pubblica istru­ dai convincimenti che animavano il Bonaini e quanti con lui con­
zione, nell'espletamento dei suoi compiti istituzionali, non avrebbe sentivano.
potuto dimenticare « gli interessi dello Stato >>, e quindi esimersi dal Una precisazione circa la configurazione culturale del lavoro archivi­
fissare e dal far rispettare i limiti imposti da una corretta attuazione stico fu fatta a questo punto dall'Osio, traendo motivo da quanto
dei principi di riservatezza, il ministro dell'Interno « non troverà era avvenuto nell'Archivio di Milano dove, soppresso l'insegnamen­
nel suo ufficio la ragione e, forse, neppure il tempo di occuparsi degli to della paleografia, era divenuta più ardua una pronta risposta alle
archivi come di istituti a cui i dotti italiani e gli stranieri guardano >> , attese degli studiosi, in mancanza di << uomini colti e buoni paleo­
sollecitandone l'attività a vantaggio degli studi, e degli studi storici grafi >>. Tuttavia, non avvertendo la contraddittorietà della sua posi­
in particolare. zione - ma non bisogna dimenticare che l'Archivio di Milano era
136 Arnaldo D'Addario Gli archit'i nello Stato unitm·io 137

già inserito fra quelli dipendenti dall'Interno -, l'Osio, mentre da dito insieme alla consuetudine di studi che lo legava al Bonaini e
un lato raccomandava che si sottolineasse << l'importanza scientifica che certamente lo aveva reso edotto della reale problematica archi­
degli archivi », dall'altro si dichiarava - e non senza una certa in­ vistica. Il direttore della Biblioteca nazionale esordi affermando che
genua piaggeria - << contento che la superiorità [su di essi] si ricon­ gli archivi dovevano essere << amministrati in servizio del governo e
centri nel ministero dell'Interno, perché spera che in quel ministero del pubblico >>, ma anche insistendo sul fatto che, tra i frequentatori,
vi sarà un uomo che s'intenda di archivi e ne tenga raccomandata al gli studiosi erano in minor numero rispetto agli altri utenti delle
ministro la istituzione >> .. Non avvertendo neppure quanto precario carte, e nella tesi singolare che la potenziale fruibilità dei documenti
sarebbe stato un futuro scientifico degli archivi confidato solo alla come fonti storiche non conferiva di per sé carattere di scientificità
buona volontà di uomini, operanti, per di più, nel quadro di un orga­ all'istituto che li conservava. A conclusione del suo discorso - che,
nismo burocratico quale il ministero dell'Interno, i cui fini istituzio­ forse, costituì il più insidioso attacco alle tesi per anni sostenute dal
nali, importanti in sé ma estranei alla promozione della cultura era­ Bonaini - dichiarò di pensare che la superiorità sugli archivi meglio
no stati ben caratterizzati nella parte finale dell'intervento dÌ Ce­ si addiceva al ministero dell'Interno, << soggiungendo >> - annotò il
sare Guasti. Guasti sul margine, a integrazione del verbale, in sede di approvazio­
Il T�in;:hera, nel suo intervento, si richiamò a quanto aveva già ne, e, quindi, su richiesta del Canestrini medesimo - « che degli ar­
detto, msteme al Gar ed al Bonaini, nella relazione inviata al mi­ chivi si giovavano gli studi anche quando dipendevano dai ministeri
nistro della �t�bblica istruzione nel 1867, e confermò il suo parere, delle Finanze e dell'Interno >> .
che gh_ arch1v1, qualunque ne fosse la dipendenza e in qualunque Per la seconda volta nel corso di questo dibattito - e in questo
modo fossero stati considerati, « come storici o come amministrativi » caso da uno studioso di storia - si riconosceva possibile la distinzio­
non potevano « considerarsi altrimenti che istituti scientifici >>. Con­ ne tra le finalità proprie dell'ente detentore dell'archivio e la natura
divideva, però, le idee del Pallieri in fatto di pubblicazioni dei docu­ degli atti che nell'archivio erano conservati; questa avrebbe avuto
menti, ritenendole compito istituzionale delle sole Deputazioni; a un certo valore quando si fosse parlato degli archivi correnti, conser­
suo parere, l'impiegato che vi si fosse dedicato avrebbe potuto << farsi vatori di atti fungibili in futuro come fonti storiche ma attualmente
speculatore >> o persino editore, con grave danno << del decoro della non caratterizzabili solo con quella qualificazione, ma diveniva peri­
istituzione >> . A questo punto, l'insistenza del Trinchera sulla liceità colosa se fatta anche a proposito della documentazione del passato
o meno delle pubblicazioni da parte degli archivisti provocò un nuo­ storico conservata negli speciali istituti detti Archivi di Stato. Con­
vo intervento del Gar, il quale volle distinguere fra le edizioni di seguenza di questa distinzione avrebbe ben potuto essere l' attribuzio­
f?nti, �he riteneva opportuno riservare alle Società storiche già e­ ne della superiorità sugli archivi al ministero dell'Interno, quasi come
ststentt, e << 1. lavon da fare e da pubblicare in servizio degli studi e
. a custode materiale di carte che gli studiosi avrebbero comunque po­
della stessa amministrazione >>, come gli inventari e i regesti che ri­ tuto rendere feconde di significati scientifici in funzione dei loro in­
' teressi storiografici; ma Io sarebbe stato a prezzo di porre in pericolo
teneva necessaria incombenza degli impiegati archivistici, essendo
<< parte di servizio >>. Distinzione, questa, che fu condivisa anche dal­ la continuità del lavoro scientifico degli archivisti, che era esso -
l'Osio e dal Guasti, con riferimento a quanto già da tempo avveniva e non il mero dovere della custodia - il vero aspetto qualificante
negli Archivi di Milano e di Firenze, le cui pubblicazioni di inventari
l'inviargli una copia dei verbali della commissione, gli esprimeva alcuni giudizi sugli
erano approvate e finanziate, rispettivamente, dal comune e dal
terza adunanza e notate che tre furono i voti schietti; il presidente non volle dare il
interventi a favore o contro la dipendenza dal ministero dell'Interno : -« Leggete la
governo.
voto, sebbene propendesse per l'Interno, e l'Osio fu per l'Interno, ma sub conditione.
Fra gli interventi di questa giornata, il più sorprendente fu quel­ Nel rapporto, poi, è espresso il voto del Bonaini » .
lo del Canestrini 149, del quale già abbiamo notato l'esperienza di eru- I l 20 gennaio 1874, scrivendo ancora al Rezasco (ibidem, alla data}, il Guasti
ricordò che « Il povero Osio votò per rispetto al suo superiore Castelli;- il Canestrini
per antipatia; il Cibrario non fu schietto. Bisognerebbe che rileggeste i verbali; de'
quali mi ricordo d'avervi procurato copia; perché questi umori procurati d'inserir­
veli, e soprattutto notate che veramente la commissione fu di pari suffragi. Scusate
149 Alcuni giorni dopo, scrivendo al Rezasco (lettera del 21 aprile 1870; nelle Carte
Guastt,. sbozzalettere, alla data, in biblioteca Roncioniana di Prato}, il Guasti, nel- se fo da rammentatore » .
138 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 139

di un serviZio inteso a valorizzare la documentazione a vantaggio degli di cultnra - e non di tutti, come si è visto -, e tanto meno nel
studi storici. ceto politico e nella burocrazia. Se è vero che nessuno dei commis­
Orizzonti limitati mostrò di avere su questa materia anche il sari lesinò riconoscimenti alla funzione « culturale >>, « scientifica >>,
Castelli, pur con una qualche consapevolezza della particolare proble­ del lavoro archivistico, molti di essi mostrarono di pregiare solo al­
matica scaturente da una valutazione dell'impegno richiesto ai con­ cuni aspetti, secondari, di quella scientificità, che concepivano piut­
servatori degli archivi italiani. << La ricchezza dei documenti che [ne­ tosto come esperienza ed abilità euristica; come capacità di lettnra
gli archivi] è racchiusa, la grande importanza della storia di cui cu­ paleografica; come perizia sostanziata di routine percorsa fra le carte;
stodiscono le memorie, son cose >> - affermò - « che fanno pensare come coscienza, sì, ma culturalmente inerte, dell'importanza del « te,
e lasciano la mente dubbiosa >>; ogni incertezza, tuttavia, era supera­ soro >> custodito nei depositi. Dal Bonaini, al contrario, detta scienti­
ta dal Castelli guardando più ai documenti moderni che agli antichi. ficità era stata pensata soprattutto come premessa e stimolo per un
Quanto a questa seconda specie di atti, « gli archivisti >> - egli con­ adeguamento da parte degli archivisti della propria preparazione cul­
tinuò - « non hanno da far più che conservarla; a studiarvi, a ca­ turale all'inesauribile problematica proposta dal contenuto delle car­
varne profitto per la storia, son destinate le deputazioni >>. Infine, te che essi erano chiamati a custodire, a studiare; ad offrire come
considerando che negli archivi era preponderaute « rispetto allo Sta­ fonti dopo averle ordinate, ai cultori di studi storici.
to, la importanza politico-amministrativa >>, espresse il voto che essi Sa�ebbe stato, in certo senso, naturale la conseguenza di questo
fossero posti alle dipendenze dell'Interno. depotenziamento della metodologia archivistica al livello di tecnica
Con l'intervento del Castelli ebbe termine la parte più importante - sia pure affinata e consapevole di fini più alti - della conserva,
e significativa del dibattito. Non vi fu nemmeno una dichiarazione zione. Considerato sotto questo profilo, il lavoro degli archivisti a­
conclusiva del Cibrario che pure, quale presidente, secondo la pro­ vrebbe potuto essere inserito senza troppe difficoltà tra le attività di
cedura adottata, avrebbe dovuto parlare per ultimo - ma, si è visto, qualunque ministero che avesse avuto il compito di salvaguardare,
era stato anche troppo eloquente all'inizio. Nella relazione finale al conservandone le prove documentarie, i diritti spettanti allo Stato o
Lanza, il Guasti avrebbe esposto molto succintamente i termini del ai cittadini. Nella situazione ipotizzata dal Castelli - agli archivisti
dibattito, limitandosi ad accennare soltanto alla mancanza di con­ la conservazione, agli eruditi lo studio delle carte - la finalità cul­
cordia circa la qualificazione della documentazione archivistica co­ turale finiva per esulare dall'impegno professionale dell'archivista;
me importante dal punto di vista storico, a preferenza dell'altra. Men­ il quale non avrebbe più potuto essere considerato altro che mero
tre alcuni commissari - egli scrisse in quel documento - avevano custode di documentazioni utili soprattutto ai fini politici, giuridici,
pensato « che gli archivi, per quanto possano servire agli studi non economici. Il che, in definitiva, significava far compiere al servizio
prendono mai tanto la qualità di istituti scientifici che non rima�gano archivistico molti passi a ritroso sul piano concettuale nonché sul
soprattutto depositi di documenti ne' quali il governo come il pub­ piano dell'esperienza maturata ormai in secoli di utilizzazione a fini
blico ha i più vitali e più comuni interessi >>, altri avevano detto « che eruditi, più che a scopi pratici, degli àrchivi.
la politica e l'amministrazione [potevano e dovevano] avere le loro Considerando il limite dei risultati conseguiti dalla commissione
riserve, ma il documento [passato] in archivio [entrava] già nel do­ sul punto più qualificante del suo lavoro, assumono una nuova pro­
minio della scienza >> ; riassumendo con queste parole esattamente, spettiva i concetti che di lì a poco futono espressi a proposito delle
con le tesi in conflitto, gli aspetti contrastanti e pur coesistenti del scuole d'Archivio delle quali si prese a trattare nella seconda parte
servizio che si voleva organizzare. della terza adun;nza. Tutti convennero sulla pròposta del Cibrario
Quando, però, si confrontino le idee espresse da parecchi com­ di chiedere al governo l'istituzione di scuole di paleografia e diplo­
missari con la tematica dibattuta nel corso della quasi decennale matica in rutti gli archivi e sulla opportunità che la nomina dei do­
polemica, si deve riconoscere che ben poco vi si ritrova di quanto centi spettasse al ministero della Pubblica istruzione. Unico a pe?­
era stato detto e scritto fra 1861 e 1870 a proposito di archivi e di sada diversamente fu il Guasti, che si attenne, come aveva fatto m
archivistica. La ricchezza delle esperienze e delle intuizioni di Fran­ parecchie altre circostanze, all'esperienza tratta dal lavoro compiuto
cesco Bonaini non era stata oggetto di lqrga meditazione, né aveva al fianco del Bonaini. Non un estraneo - egli obiettò -, per quan­
trovato consensi · o corrispondenza fuori della cerchia · degli uomini to capace egli sia, potrebbe insegnare proficuamente la lettura paleo-
140
Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 141

grafica, bensi un altro archivista, perché i più giovani acquisiscano nire in un unico deposito gli atti degli uffici e delle magistrature sta­
non una cultura accademica ma i risultati di un'esperienza maturata tali operanti nelle provincie, istituendo << sezioni >> di archivio di­
sulle stesse carte che costituiscono ['oggetto del comune lavoro pro­ pendenti - come gli Archivi provinciali dell'ex Regno borbonico -
.fessionale. All'archivista toscano si associò il Trinchera rifacendo la dagli organi preposti al servizio archivistico di Stato, ma finanziati

storia ell'it:segnamento paleografico impartito a Nap�li. Risultato con il concorso delle amministrazioni provinciali nonché di quei co­
d�lla _discuss�one fu un compromesso, con l'adozione della proposta muni che avessero voluto depositarvi i propri atti.
di affidare l' o:s�gnamento anche ad un archivista, purché venisse no- Conclusioni, quelle suggerite dal Guasti, che si sarebbero tradotte
_
mmato dal ministro della Pubblica istruzione. . solo molto più tardi in norme di legge, e che per tanti aspetti avreb­
Altrettanto breve fu il tempo dedicato al sesto quesito proposto bero contribuito ad orientare l'azione di vigilanza sugli archivi degli
dal Lanza, riguardante la strutturazione del ruolo del personale. Que­ enti locali e degli altri enti non statali, a suggerire l'adozione del ver­
sto fu suddiviso in due categorie, di << concetto >> e di << ordine >> alle samento degli atti di Stato in archivi istituiti in ogni capoluogo di pro­
quali si sarebbe acceduto esclusivamente per esame di concor� o- i vincia. Ma per risolvere questi problemi si sarebbe dovuto attendere
laur�ati e i possessori d!-
uno speciale diploma in paleografia e dipÌo­ ben settanta anni circa, fino alla legge organica del 1939!
matica sarebbero entrati nella prima categoria. Definito questo argo­ In apertura della quarta adunanza ( 6 aprile) il Trinchera ripropo­
men�o, il Guasti ch!ese di riferire sugli archivi comunali leggendo la se la questione della possibilità o meno che gli impiegati si dedicasse­
relazi?ne preparata m collaborazione col Gar. Anche questo tema fu ro a pubblicazioni, avvertendo il danno che sarebbe derivato alla ca­
.
esaurito m breve tempo, accettando tutti le proposte avanzate dai tegoria dall'accoglimento delle tesi sostenute nella seduta precedente.
relat_o�i : l ) che i comuni dovessero conservare << decentemente >> gli Egli volle precisare di aver inteso inibire agli archivisti solo l'edizio­
archivi, separando la parte antica dalla moderna ed affidando le carte ne dei documenti, << salvo il conceder loro di valersene a corredo di
a << persona colta, quando non si possa avere un archivista fornito di un'opera storica originale >>, e auspicò che le direzioni prendessero
cognizioni speciali >> ; 2 ) che le carte trattenute sparsamente dai vari l'iniziativa di pubblicazioni ufficiali - come era avvenuto a Napoli
uffici fossero riunite in un solo deposito, per costituire un tutto uni­ nel caso della corrispondenza dei re aragonesi e dell'inventario gene­
c? de�a docun;en�azi?ne della_ storia !oca!� ; 3) che i comuni più rale di quell'archivio. Ma non fu seguito in questo auspicio dal Cibra­
p1ccoh fossero mvitaU a depositare il proprio archivio « presso quel rio, il quale, mentre da un lato suggeriva - e la proposta, come si
comune maggiore a cui più [erano] legati per relazioni storiche e sa, entrò a far parte del regolamento archivistico fino a non molti
amministrative >>, secondo l'esperienza compiuta in Toscana concen­ anni or sono - che si attribuisse ai direttori il potere di dare di vol­
� �
trando i ocumenti egl! archivi minori nella residenza municipale ta in volta l'autorizzazione a fare studi e pubblicazioni valendosi dei

del cance ere comumtativo della comunità più importante; 4) che documenti, dall'altro proponeva che si programmasse la preparazione
per l'ordmame:'to e �er l'inventariazione si dessero regole comuni; di inventari e di regesti da stampare a spese dello Stato, la cni pre­

5 ) _ c e �na copia dell .mventario fosse consegnata al direttore dell'Ar­ parazione avrebbe assorbito il tempo degli archivisti.
chivio d1 Stato competente per territorio; 6) che si promuovesse ovun­ , Scarsa attenzione fu prestata dai commissari al quarto punto, che
que possibile l � regestazione delle serie << che costituiscono la parte venne quasi subito esaurito aderendo alla proposta del Pallieri, di
veramente �tonca >>, dando aiuti economici per portarla a compi­ agganciare la carriera degli archivisti a quella dei funzionari dipen­
mento e « Incitando
_ a pubblicare quanto può servire a far meglio denti dai ministeri. Più a lungo si discusse, invece, sull'opportunità
con?scere le istit?ziot_ri civili e i legami che il municipio ebbe con la di riunire gli archivi sotto una sola direzione, come sosteneva il Ci­
storia generale d Italia >>; 7) che le medesime norme fossero estese brario, fautore anche della riunione degli atti notarili alle altre carte
anche agli archivi provinciali, richiamando in vigore quelle già ema­ conservare dal servizio archivistico di Stato. Il Guasti fu, invece,
nate per gli Archivi provinciali del Mezzogiorno 150• del parere che quegli atti dovessero essere conservati da archivi ap­
Una particolare attenzione il Guasti dedicava alla necessità di riu- positi, adducendo a motivo della proposta la preoccupazione di non
interferire nelle competenze che una legge recente aveva attribuito
150 Su questa relazione del Guasti
si sofferma a lungo A. PANELLA
relazione del 1870... cit., pp. 224-230. ' In margine in quella materia al ministero di Grazia e giustizia; ma con il più vero
a/la
scopo di salvaguardare l'ordinamento toscano, che, in fatto di atti
Arnaldo D'Addario
143
142 Gli archivi nello Stato unitatio

ssione dal Cibrario


oteche 151•
notarili, risaliva addirittura alle << provvisioni >> emanate da Cosimo I blema - proposto dal Guasti e messo in discu
de ' Medici. Tuttavia, non riuscì a convincere il Cibrario, il quale in­ - degli scambi di documenti tra archivi e bibli •

. le carte d�! perwdo


sistette sulla necessità che anche le carte dei notai, annoverabili a Al Guasti premeva cohnare le lacune che fra
tate dal Bon�ml, e. che
buon diritto tra le fonti storiche, fossero conservate dallo Stato nei repubblicano e mediceo erano �ià star� acc�
e il recup er? di pezzt a�­
propri archivi in�ieme all'altra documentazione di ugual valore, pur avrebbero potuto essere riempite m.edtan: . .
vl e nelle circostanze p!U
accett.ando che s1 ponessero dei limiti cronologici ai versamenti, e chivistici emigrati nel passato, per 1 motl tre,
vi di privati. Men
<< lasciando che per gli ultimi cento anni [quegli archivi] si conside­ diverse , nella Biblioteca nazionale o in . archi 1
. pez­
però, i Ginori, i Guiducci, G�o c,appo� '. � t av vano conse gnato
rino archivi a sé >> - come, infatti, sarebbe stato deciso più tardi s ato, altrettanto n??
dal legislatore. L'accenno alla periodicità del versamento di quegli zi in loro possesso appartenenti al! Arch!VlO di :
. Il Gua sti proponeva, pereto,
avevano fatto le biblioteche pubbliche
«
atti attirò l'attenzione dei commissari sul problema più generale, di io con certi manoscritti che
che si offrisse a quest'ultime il camb
una . r�golamer:tazio�e uniforme del passaggio dei documenti dagli
gli archivi hanno e nor; v'ha r�gion e che ab iar ? o ?': Sotto lineare,. que­
archiv; �orre'.'tl degh uffici e delle magistrature ai depositi statali. Il
Guasti, rl Tr;nchera, il <?ar e l'Osio riferirono sulle norme vigenti in sto problema voleva dire, pero � affrontare tl
;

fr� ile t� ma del! Iden­
nam ente archt vtstlc l >> m contr appo­
quella materia nelle regwni dalle quali provenivano; il Cibrario ri­ tificazione dei pezzi più prop <<
e che,
non meritavano
tenne che la commissione dovesse limitarsi a proporre solo l'ado­ sizione con le carte che tale qualificazione ti >>? elle
i << m�noscrit. .
zione di un obbligo generale del versamento ma con l'indicazione perciò, sarebbe stato più giusto tra�ferire. fr� tlpl dt do­
ne del due
elastica - dai 5 ai l O anni - del periodo d�po il quale le carte si biblioteche . Un tentativo ufficiale dt prectsazto tato - dal
scarso risul
sarebbero dovute consegnare agli Archivi di Stato. cumenti sarebbe stato fatto - anche se con co d �iant
la p:opos� a
regolamento archivistico del 1875 ; . per ora le
r:
dtfftcolta

Altrettanto difficile a risolversi fu la questione del regolamento una vivace reazw ne. Il Gar ncor do
del Guasti provocò
io di Venezia un co­
interno archivistico, con la suddivisione del materiale fra le sezioni incontrate nel tentativo di recuperare all'Archiv
temere che, nonostante
e con la distribuzione dei fondi archivistici nei depositi in funzione dice conservato nella Marciana, e mostrò di
dell'ordinamento generale di ogni istituto; e ciò a caus � del divario e, il programma ab­
il favore con cui veniva accolto dalla commission
sizion i fra i biblioteca­
di opinioni fra chi avrebbe voluto suggerire al governo l'adozione di bozzato dal Guasti avrebbe sollevato serie oppo
questa specie di
ri. Il Canestrini ' infatti dichiarò di Il a poco
norme generali, valide per tutti gli archivi del Regno (il Guasti, il che <<
i archivi, per­
contestazione >> si sarebbe ritorta a danno
quale tentava implicitamente di imporre l'adozione dell'ordinamento degli stess
rchiv io fiorentino -
in sezioni già in atto in Toscana, strutturato secondo una partizione ché in alcuni di essi - e in particolare, nell'A « il carattere
per materia o per << affari >>, ma anche « istorica >>) e chi riteneva che si conservavano « moltissimi volumi » che non avev ano
>> e perci ò avreb bero dovuto
si dovesse conservare, sia pur migliorandola, se necessaria la situa­ di documento politico o amministrativo
zione esistente nei diversi archivi, rispondente ai precede�ti storico passare alle biblioteche. A queste affer maz !oni il .
Gua s : contrapp�s;
i
num ertca det ezz1 contestabtl; ,
istitu�ionali c?e si riflettevano nella documentazione, cosl che ogni il proprio scetticismo circa l'entità �
anza dt un pezzo archi­
deposito configurasse nel concreto disporsi delle serie << la costitu­ e colse l'occasione per precisare che la manc
nabile, molto più grave
zione dello Stato e gli elementi della vita civile >> (Castelli' Trinche- vistico in una serie costituiva una lacuna incoh
ili in una racco lta di manoscritti. In
ra, Gar, Cibrario). dei consimili vuoti riscontrab
dando che la proposta
La seduta continuò, a questo punto, sul quesito decimo' delle re­ suo aiuto intervenne anche il Trinchera, ricor
A. PANELLA, In margine alla rela­
151 Per tutto ciò si veda anche quanto scrive
gole da proporre �iguardo alla richiesta di copie autentiche e di per­
. .
m�ssl di co'.'sultazrone degli atti a fini non di studio; su proposta del zione del 1870... cit., pp. 230-236, il quale ricorda quanto già il Bonaini aveva
numer osi pezzi che si trovavano fra i ma­
Trmcher�, 1 commiss�ri decisero di riferirsi ai paragrafi del regola­ fatto per recupe rare all'Archivio di Firenze
ale centrale. A questo tema è dedicato anche
mento stilato a Napoli nel 186 7 da lui, insieme al Gar ed al Bonaini; noscritti conservati nella Biblioteca nazion
un altro scritto di A. PANELLA Le restitu
zioni> in « Notizie degli Archivi di Stato »,
regolamento sul quale si attendeva ancora la relazione dello stesso nel volume degli Scritti archivistici di
A.
II (1942), n. 3, _pp. 130-13 2, � licato
archivista napoletano. Si passò, quindi, a parlare del difficile pro-
ipubb
Panella, Citato, pp. 237-242.
145
144 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario
archivistica
e difficilmente accostabili a quelli che la metodologia
del Guasti si rifaceva alle conclusioni raggiunte su quello stesso ar'
gomento dai membri del congresso internazionale di statistica del più recente riteneva di dover a!'p care .•g � � :J
tri fondi docum entatl. .
lare al go­
1867 . Suggeriva, perciò, che la comn:usswll;e _ s1 limitasse a segna
verno l'opportunità che quegli archiv1, . avend o gr �� de v �lore . c?me
La discussione si concluse con l'intervento mediatore del Cibra­
rio, il quale fece approvare una sua proposta: che archivisti e biblio­ fonti storiche, fossero messi con maggw re libera ta �
a di �p�su:wne
ac olte dal prese 'n, ms1eme
tecari fossero invitati dal governo a scambiarsi quei manoscritti che, degli studiosi . Queste proposte vennero � ::
che il perme so d1 c nsulta re
negli archivi così come nelle biblioteche, fossero ritenuti necessari ad un'altra, avanzata dal presidente, � . ?
tazion e degh studio si da par­
per completare la rispettiva documentazione nelle sue lacune << evi­ gli atti notarili fosse concesso su presen
denti » . Là dove la limitazione dell'entità degli scambi avrebbe po­ te dei direttori degli Archivi di Stato .
da im�or;
Successivamente, il Gar presentò lo schema delle tariffe
tuto evitare che si producessero mutamenti troppo profondi nella
re per la consultazione degli �tti a fin! �ver�i dallo ,
stu ?i
o; polche
consistenza dei depositi archivistici e bibliografici, pur salvando la
questione di principio e permettendo l'applicazione della norma au­ esso era stato concordato con il Castelli, !l Tnch era, l 0 � 10, �
. Cane­
agli atti, anche
spicata ai casi più rilevanti. strini e il Guasti venne subito approvato ed allegato
Fu, così, possibile al Cibrario avviare alla conclusione anche la ll 1
se con qualche eve modifica 52• Altr�t anto � rapida mente venne�o
approvate le norme relative a e or�a!lt� � � da esplet are per otten ere
quarta seduta, dando la parola al Pallieri perché leggesse la relazione
preparata sulle contraddizioni accertate nella posizione giuridica ed il rilascio di copie e di autentlcazwm, ms1� me a a for
. � � u a � da usare
( d1chiar�do che
amministrativa degli Archivi provinciali del Mezzogiorno. Insieme al nel caso che si dovessero rilasciare attestati negativi
e la più peren toria ed Impegna­
Trinchera, egli era stato incaricato di preparare il testo di un articolo l'atto non era stato trovato, per evitar
nza del docum ento cercat o).
da aggiungere alla legge comunale e provinciale del 1865, che ne tiva dichiarazione della non esiste
lettur a dello
rendesse possibile l'applicazione a quegli archivi; tuttavia, i due rela­ La seduta dell' 1 1 fu dedicata quasi interamente alla
Trinc hera, dal
tori avevano ritenuto che sarebbe stato meglio « indicare al ministro schema di regolamento del servizio già preparato dal
la necessità di riparare a questo difetto della legge >> usando nel rap­ Gar e dal Bonaini a Napoli. Il Cibrario ne trovò il testo ttoPP ? >a­
at_
enucle arne l pr;n­
porto espressioni tali che il governo << non avesse da far altro che litico e propose che la commissione �i .limitasse ad
ero P otuto es ere m­
prenderle tali e quali e tradurle in una proposta di legge >> . Di con­ cip1 fondamentali, che in ogm archivw �vrebb �
seguenza, il Pallieri proponeva - e la commissione approvò - tegrati con disposizioni adeguate al!� �s1genz _ � e loc h.
.
O �l_l l assens o
che nel testo legislativo si chiarisse l'equivoco generato dall'omoni­ unanime dei presenti, vennero enun?atl � tal � :e �
l prmct p! segue n­
mia, chiamando « Archivi di Stato provinciali >> oppure « sezioni pro­ ti: il divieto di portare le carte fu?tl dagh a;ch; � �
r
v , alvo che t_>e �aso !
vinciali dell'Archivio di Stato >> gli istituti in argomento e precisan­ di richiesta da parte di una magistratura gmdiz;ana;
!
a P.r� 11;>1z10ne
do che essi - ai sensi della legge organica del 1818 - restavano a ament o nel locali adibltl a de­
dei mezzi di illuminazione e di riscald
carico dello Stato, ma erano finanziati « col concorso delle provincie posito (alcuni commissari -. il eu nom � on
� ::' . è annot ato nel ver ale ?
per l'utile che esse ne ricavano >> . - chiesero addirittura che m ogm archlV lO sl creass e � « �ta�wne
na
di pompieri >> ); la soffittatura a volta e non a p lco ���
.locah � . d�­�
Con la quinta (8 aprile) e la sesta ( 1 1 aprile) seduta, i lavori del­
la commissione si avviarono rapidamente alla fine; la settima ( 1 3 posito ; la dimora permanente di un custod � ne

« �
edifiC IO a�chlvlstl­
e dei docum enti umta alla massu na cura
aprile) adunanza sarebbe stata dedicata soprattutto alla lettura ed co >> ; la libera consultazion
nell'evitare che gli studio si tratta ssero trascu at
� � mente le � a � te e ne �
all'approvazione della relazione finale . msle e al hv1et « d1
?J
La scussione .dell'8 trasse lo spunto dalle conclusioni esposte dal riporle a posto diligen temen te dopo l'uso,
far lucidi o calchi e di adoperare acidi o mo;dentl p�r .
� �
amtarsl :ella
?
'
Guasti leggendo il rapporto che gli era stato richiesto sugli archivi
lettura di caratteri svaniti >> , esteso anche agh « uff1c1ali >>

a dettl al:
notarili; l'archivista fiorentino non riteneva che quegli atti potessero azwne del
!nserirsi facilmente fra gli altri conservati dagli Archivi dello Stato, l'archivio; le competenze del direttore in fatto di assegn
m quanto erano oggetto di interessi attuali molto diffusi ed avevano ·
ordinamenti propri, risalenti il più delle volte alle loro stesse origini 152 Si veda l'allegato B alla relazione finale.
146
Arnaldo · D'Addario Gli archivi nello Stato unitario 147
compiti di istituto agli archiVISt · i· elipendenti,. da attu
pm· , conto delle van · .
e attitudini e dei bisogm' deIl'uarsi . << tenendo neare nell'operato della commissione Cibrario alcuni aspetti positivi
tito, li 0 grad'1 >>; 1a responsabilità ff'tcto che det. accanto ad altri negativi.
puo c?mpromettere la conservazio degli archivisti << per tutto ciò che Essa intese strutturare un servizio archivistico finalizzato alla con­
<< ravt �anhnze >>_;
ne de' documenti >> e per altre siderazione che sul piano culturale si aveva della documentazione che
? � na dur ata del l'or ario di servizio fun ale alle esso avrebbe conservato. Organizzò gli archivi secondo principi eli
estg'?nz� �g stucliost
1 , stabilita dalle 9 antimeridiane alle zion 16 del po autonomia, rifiutando l'ipotesi di una direzione generale competente
menggto . -

Sul pia�o dell'organizzazione gen per tutto il territorio del Regno e decentrando nelle Soprintend�ze
���;�de a. Xovh:n? 0e « nel Regnoeral d'It
e del servizio fu deciso di << regionali >> l'esercizio dell'azione direttiva in fatto eli assunzione e
egli re tvt dt Stato, con la sede in alia fossero n'ove Soprinten­ eli preparazione (nelle scuole di paleografia e diplomatica) del perso­
M d n , ��m�, Firenze, Bologna, Nap Torino Milano Venezia nale, eli programmazione e di direzione del lavoro professionale .

a u�?ll is u�t una preu;u_ enza gera ?li e Paler:Uo >>, attribuend�
. ru. rchica
Pensò l'opera del soprintendente soprattutto come impegno nella
. d'Italia che
.
tra�tzto stortche � amm!ffi � traeva motivo << dalle promozione dello studio, dell'ordinamento, dell'inventariazione, del­
strattve >>; agli altri archivi avreb- la pubblicazione delle fonti documentarie della storia del territorio
be ovuto pr�porst un direttore, con
ff.
�lque �sse grado gerarchico e il rela
_e qua . ro 1 questo ordinamento, la
tito lo
tivo
ugu
stip
ale
end
per tutti <<

io >> del �ito :
­ sottoposto alla sua giurisdizione; ambito territoriale a sua volta defi­
nito quasi a continuazione, sul piano storiografico, dell'individualità
. commis e indicò l'am: delle entità politiche preunitarie ai cui organi eli governo la documen­
bt%. t�rn�ona l-; delle �o�petenze esercitate dai sion 154

soprintendenti sugli tazione aveva appartenuto.


tvtcllst1teltt o da Istituire nelle diverse
d�nza o ogna avrebbero dip
regioni. Dalla Soprinten- Fu accolta, in tal modo, e in larga misura, la tesi cara al Bonaini,
dlllle �r�1e; da q':'ella eli Firenzeeso le provincie della Roma na che non si dovessero creare organi direttivi centrali, ma centri peri­
g are "_1 ombardi; da Modena il terr cana e l'Umbria· da Jilan�
la Tos ferici promotori, diretti da uomini eli scienza, consapevoli della spe­
dhl �ato� la parte ont!nentale dell'ex itorio dell'ex duc�to estense . cificità dei problemi culturali, e specialmente storiografici, proposti
c vt ' anta �art�� dt Capua, eli MoRegno borbonico (con gli ar: dalla consuetudine con documenti prodotti nel corso di una storia
P�ma l_e _Prov�'!cr . ntecassino e della Cava) · da differenziatasi regionalmente per tanti secoli. Anche le regole della
e gta, appartenenti al ducato borbon ico· da Pal�rmo vita all'interno degli archivi furono pensate tenendo presenti i prin­
gli arehivt dell tsola . da Torm
sub�lI:1n . e >>, ' . . · o gli archlVI ' eststenti nelle' « pro
· .

vincie cipi enunciati dal Bonaini; rifiutando, da un lato, la pura e semplice


neIla Ligurta e nella Sardegna; da Ven accettazione delle norme che il soprintendente toscano aveva elabo­
=hm de1 V��- ezia infine gli
' ' rato a Napoli nel 1867, insieme al Gar ed al Trinchera, ma attuando
Sugli archivi sottoposti alla sua giu . ugualmente l'altra idea del Bonaini, che si dovesse assicurare la
avrebbe avuto 6-o�er· eli P omozione e eli risd izio 'ne il soprmtendente

del lavoro are n�tst co, eli vigilanza t; dire zion e << a unità eli fine >> maggiore autonomia possibile ad ogni archivio anche in fatto di or­
mento del s��VlZI? . � sull'ordinamento e sullo svol ganizzazione interna, quantunque nel rispetto di principi organizza­
tn�erno; di applicazione delle norme tori g�erali validi per tutti gli istituti.
i lin;:i
._

a cart_co d"J!nrmptegan. �vrebbe avuto, inoltre, la direzionclisc Non, dunque, un decentramento del tipo di quello prefigurato
dgna';le?t� a paleog!afta e della diplomatica, imp e de h'inse- nelle proposte del Minghetti, né una unità soffocatrice delle indi­
arti ta nel le
. a tsti tmre nelle sedt eli Soprmte _ · ndenza, dest.mate P inci scuole vidualità storiche, al cui conseguimento aveva per lungo tempo mi­
<< agli alunni e agli uffic'al 1 1' », e ape anche a << estranet;t
palm�te
ehe l' �v_erle frequentat p tesse darrte
ch >> ma senza rato la burocrazia ministeriale dell'Interno, nel solco della tradizio­
� � e a questi alunni estercl un qual- ne piemontese; bensl un aggancio più consistente alla realtà storica
e dtrttto ad essere rmp tegati neg li areh'lVI· senza previo concorso della penisola, nel rispetto delle plurisecolari aggregazioni storiche
. L'esa .
me det verbali. e della relazione fina
le ci permette eli sottoli: regionali.
Se, però, veniva fatto tanto spazio alle istanze cosl tenacemente
153 Allegato C alla relazione final
e.
sostenute dal Bonaini, dall'altro lato si volle tener conto delle riserve
154 Allegato A alla stessa. che dal punto di vista politico ed amministrativo si avanzavano -
con tenacia giustificabile solo a causa del breve periodo eli tempo
149
148 Arnaldo D'Addario Gli archivi nello Stato unitario

valutand?le o come_ << memori� del­


intercorso dal crollo dei regimi preunitari - a proposito della fruì­ ferenza riconoscibile fra le carte, �
e << fonti » della ncerca ston�a.
zione dei documenti a scopo di studio, ponendo di conseguenza il l'amministrazione attiva », 0 com
o non intu�ndo a �p � rtat a d1 � �:
a
membri della commissione Cibrari �
problema del limite da fissare all'esercizio del diritto di libera con­
sultazione, che pur era stato riconosciuto indiscutibile sul piano principi ritennero di pote r dare vita a �
un orgaru z�azwne are VI _
gli
teorico. �
stica eh a ben guardare, si rifa
ceva alle !stanze ormai sup_erate ��
rc t
Dal punto di vista dottrinale la commissione Cibrario fece so­ d
eruditi el passato, indifferenti circ �
a l app arte nen za degl � �
_ o ub1 l p r a
hiv1
d
questo 0 a quel pote re poli tico, purc h � � s�1 fossero disp �
stanzialmente un passo indietro quando la maggioranza dei suoi mem­ lla
sensibili alle nuove e_s1genze . e
bri ritelllle possibile conciliare la consapevolezza della collllotazione ricerca che loro interessava. Più com e il Gua sti, �0:
i (il Bon aini
culturale del servizio archivistico con l'affidamento della gestione critica storica molti fra gli archivist
Ì1 Gar , il Trin cher a) insis tevan� , inv�ce, sulla _necessita
degli archivi ad un organo politico quale il mioistero dell'Interno, me il Bongi,
un contmuo mtento di adegua­
ai cui fini istituzionali era estraneo quello - essenziale, invece, per h il ]oro lavoro fosse animato da
menti tecnici alle attese della cul­
una proficua vita archivistica - della promozione degli studi, e �: nto della metodologia e degli stru
o di preparare le carte per _essere
degli studi storici in particolare. tura guardando ad un nuovo mod
� avrebbe potuto - _secondo il lor?
La maggioranza dei commissari credette - si è visto - di poter usat come fonti; modo che non ­
o che r;el qc;adro di strutture_ poli
realizzare questa difficile, se non impossibile, conciliazione, deciden­ pensiero - essere vitalizzato alt� _ nz!a rne,
e, di espnmerne, di pote
do a favore di una azione amministrativa di conservazione materia­ tico-amministrative capaci di cogliern
cult ural i.
le, concepita, in ultima analisi, quasi alla stregua di meta attività i presupposti e gli strumenti
istanza sembro realizzabile� C?�
, . .

strumentale, di supporto all'altra, di studio e di lavoro specialistico; Per il momento, anche questa t
ntramento regionale, pur , nell un: �
come per liberare chi si fosse dedicato a quest'ultima da incomben­ ]'adozione del principio del dece a ! , l estr an � lta
del serv izio ; tutt
ze troppo ingombranti e aliene dalla mentalità di uomini di cultura. della suprema conduzione politica :" �
uzio nali del mllllstero dell In­
Amministrare gli archivi non avrebbe dovuto significare, secondo la
commissione, lo stesso che studiarli e parli in condizione di essere
d lle finalità cult
:
ural i dai com
t rno avrebbe fatto più o meno pres
piti istit
to sentire il suo pe�o, ra e.nt�ndo �
ivisti pur
0 condizionando, se non
mortificando, lo sfo�zo che gli arch
studiati. Ma l'accettazione di questo principio fiol, in definitiva, col
lo d1_ v1ta della l ro ?rg�mz _ ']r
favorire la collocazione degli archivi alle dipendenze del ministero avrebbero compiuto, nel primo seco ?
dell'Interno, con una decisione la quale poco andava d'accordo con la zione unitaria, per adeguare la met
odologia e lt;
realizza�!Onl
_
de a
e
zione del pens1ero stonograflco
volontà di aprire gli archivi ad una libera ricerca. Nella realtà con­ loro fatica professionale all'evolu
creta della prassi amministrativa, essa, infatti, poneva la conserva­ della dottrina archivistica. .
zione delle fonti sotto la responsabilità di un organo quale il ministe­
Conclusi i lavo ri dell a com miss ione 155, non ne � ,
rono, per?, appli­
ro dell'Interno, per sua natura maggiormente sensibile nei confronti ni, quantunque m Senato il Lanza
cate con immediatezza le conclusio
della qualificazione politica delle carte, e quindi tendenzialmente
portato più a !imitarne, con una serie di norme cautelative, che non imento d� lavori, c�e
al Bangi alcune notizie sullo svolg
1 erano stati· faucos
a favorirne, con l'eliminazione di remare ormai tramontate, la con­ Il Guasti scriveva
tss
tenuto m una speci e
l. « La magna commissione mi ha
-L 1
·
Jssun
· · ·
·

per lu re
·

non me o scnve
sultazione; vale a dire la funzione vitale del servizio che si stava
di alera » _ elice _ « dove
mi era vietato il pensare ad altro .
è toccata tutta quanta la fauca, .
fmo al rapporto,
strutturando.
[ 1
.
Il Ronchini non venne e a me
invasata da tutte le ciarle di �ante
adunarm:, dove
s ;itto in due giorni, con la testa
In ultima analisi, un secolo circa di vita archivistica italiana sa­
rebbe stato impostato sull'equivoco facilmente affiorante in fatto di ,;
e toccato a sentrrne di belle. :.'·la
·
.v. il rappo rto in
'
quan to a masstme, non parra tanto
B onam· l l'ha
·

ci ho incastrato le nostre tde<:, e il l


l
sce lerato, che per riffa 0 per raffa e l� b e le cose non
però, belle cose, anche perch
considerazione del valore della documentazione, nell'indifferenza qua­
ratificato come vedrai. Non spiega, (una ;alta chia� at� senso co­
si generale verso la più vera e profonda istanza del Bonaini e del che il buon senso
l'aspetto ,dalle commissioni. Bisogna
le cose anderanno �egli�. _Ora. chi pm
. na
� �ragiO
Guasti, che, da archivisti più che « storici >> quali erano, non pre­ mune) rip�enda il suo posto, e allora
i, direttore dell ArchiviO di �tato dt Lucc a,
giavano la documentazione di un periodo storico piuttosto che di ha più ragione » (lettera a Salvatore Bang sbozz alettere,
ioniana di Prato , tt,
del 16 aprile 1870, in Biblioteca Ronc
Carte Guas
un altro, bensl la documentazione nel suo tutto inscindibile, ed ave­
vano potuto intuire· solo in funzione di quella sensibilità la vera dif- alla data).
T

Arnàldo D'Addario
150 151
Gl-i archivi · nello Stato unitario

avesse dato �mpie � sicurazioni che le proposte avanzate sarebbero


� di coloro che hanno affari collo Stato, o che hanno bisogno di docu­
state co�ver!1te al pm presto in disegni di legge 156• menti per le loro private faccende >>. L'altro fine, quello di << trarre
. Tre gwr:u d�po, ancora nella Camera alta, nel corso della discus­ fuori degli archivi [ ... l tutto quello che s'attiene alla storia, alla eco·
;om; �u� bilanc1� de�a Pubblica istruzione 157, si ebbero alcw1i signi·
f1c��1v1 mterve nomia sociale, alle arti, all'addottrinamento generale del Paese », non
ntl del senaton Amari, Musìo, Poggi, Chiesi, e Con­ avrebbe potuto essere considerato << che in grado s11balterno >>, pospo·
forti, 0e costl_tmscono - . - si può dire - l'ultima testimonianza a fa. nendo per naturale forza di cose i << desiderii >> e le << cure degli uo·
V?�e de1 valor; cult?rah degli archivi prestata prima che fossero de­ mini di studio >> alle << ricerche degli uomini d'affari >>, e mortifi­
ClSl l. !"'rovvedlU1entl operativi dai quali ebbe vita il nuovo servizio cando << l'elemento che si attiene alla coltura e che costituisce la
archiv1st1co. principale dovizia degli archivi >> . Quanto al personale, anche il Poggi
P�e�den�o _ spu_nto dalla trattazione di questioni particolari rigua�­ -riteneva che esso, istruito << per conoscere il valore delle carte e bene
dantl l Arch1v10 di Palermo, l'Amari affrontò con decisione il proble
ma decifrarle >>, potrà prestare la propria opera anche per l'attuazione
d_ella c�llocazw _ ne degli archivi
come momento qualificante della con­ degli altri interessi e diritti gravanti sull'uso delle carte.
sl�eraz:o:'e che s1. aveva, o meno, del loro valore ai fini degli Erano, si vede bene, le idee del Bonaini che ritornavano, anche
studi.
L ex m1111stro della Pubblica isttuzione si dichiarava ancora una
_ to che « tra volta se per interposte persone, per l'ultima volta a farsi sentire in nna
convm i due oggetti del deposito negli archivi >> - nell'in· sede importante quale il Parlamento; ma il Poggi fece ancora di più
t�ess� d_ello Stato e dei privati; nell'interesse della ricerca storica quando dolendosi che l'assenza dall'aula del senatore Panizzi impe·

<< p u, ffi1�ortante, � più grave [era] quello della storia », che non
d
-
disse all'assemblea di ascoltare l'intervento su questi temi, ne citò
es u eva l alt�o, anz; �o comprendeva, come << il più comprende
il le parole scritte al Bonaini a proposito della collocazione istituzio­
e?-o >>, J?erche l,arc�vlsta ca �ce di << bene ordinare nna grande nale degli archivi, e dal Bonaini recentemente pubblicate, autorevole
i !"' col.
ezwn� d1 documenti [ . .. ] _uti!i �Ila storia [ . .. ] certamente [potev
a] conferma di quanto lui e l'Amari avevano detto fino allora.

ade�p:ere a dovere e �unzwru d1 conservatore di qualunque
. archivio Deciso in quello stesso senso si mostrò anche il senatore Conforti,
ammm1s_trat1vo >> . N_e s1 _Poteva dubitare che gli archivisti non fossero tanto da auspicare addirittura le dimissioni del Correnti se gli sforzi
p_er meritare ogm. flduc1� come applicatori delle guarentigie circa da compiere per portare gli archivi alle dipendenze del suo ministero
la
ser�ate:;za �elle �arte n arda ti affari di Stato o diritti e intere
dl !lvat � � ssi fossero falliti; e concorde con i colleghi che già avevano parlato si di·
J? . L Aman affaccl�va, pmttosto, il dubbio che gli alti funzio­ chiarò ancora il senatore Chiesi. Di diverso avviso si disse il senatore
n_arl dell!Interno, << _versatl nell'amministrazione comunale Musìo, preoccupato del fatto che si considerassero tutti gli archivi
e provin­
Ciale, nelle opere p1e, nella sanità pubblica, nella sicurezza
pubbli­ ugualmente sotto l'angolo di visuale delle fonti storiche, e quindi pro­
ca. »_, mal avre_bbero potuto portare nelle eventuali responsabilità
di­ penso a collocazioni diverse dei vari archivi alle dipendenze dei mini­
rettl e al vert1ce degl.i archivi << tutte quelle cognizioni e soprat
� tutto steri che soprintendevano alle attività dello Stato che attraverso le
�ue� amo�e �he vuols1 nelle :ose appartenenti ad alti studii >>. Espres-· loro carte si esplicavano. Al che l'Amari dapprima e poi il Poggi ri­
s1.o�1 - Sl '!ir�bbe - profetlche, alle quali si associò il senato
re Pog­ batterono chiarendo come la documentazione passasse col tempo dalla
gl, 11 quale lUSls�ett� a lungo sull'efficacia delle direttive condizione di memoria dell'amministrazione a quella di fonte storica,
r, .
e stato ca ace il mmtstero della Pubblica istruzione a paragone

di cui sareb­
del- acquistando, dopo periodi di tempo variabili da tipo a tipo d� carte,
altro, dell Interno, che non avrebbe potuto considerare gli
archivi quella connotazione che la faceva degna di essere conservata m fun-
<; se non sotto un aspetto più limitato e secondario, vale a zione culturale.
. dire sotto
l aspetto che mtere ssa l'amministrazione pubblica, [ ... ] le ricerche L'elevato dibattito venne concluso, tuttavia, in modo dimesso ed
interlocutorio · dal ministro Correnti, il quale parlò ampiamente dei
.156 Ne�a ;ornata del lO giugno 1870, di cui si legge un ampio resoconto problemi relativi all'amministrazione dei musei e delle biblioteche,
in « 11
ditl:�o ell l l (XII, n. 162� P· 2, col. 5). Era in discussione il bilancio ma, rispondendo sugli archivi, si limitò ad accennare solo al fatto
N che la relazione della commissione Cibrario gli era stata presentata
dell'Interno;
e11_a tor�ata del lJ gmgno 1870. Una copia del rendicon
da poco, e dichiarò di non poter << andar oltre, né fare altre dichiara­
_ to a stampa della se­
duta (dagli Attt parlamentart. Senato) è conservata
. in ASF Archivio della soprinten-
·

zioni >>, anche se si diceva convinto .che gli archivi dovevano essere
d
enza, 97, ms. 1. '
Gli archivi nello Stato unitario
153
152 Arnaldo D'Addario
16 re tutti gli archivi sotto
ternità alla commissione Cibrario 3, di porta
ordinati in modo da servire agli studi storici >>. Ma non soddisfece Finanz� e di �r�zia e
<<
l'Amar!, il . ql! e,� c:hlesta ancora una volta la parola, difese breve­ la propria giurisdizione, e se i ministeri
vedu
delle
to a trasfenre al mimstero
m�nte il P!IDClp:o di un decentramento organizzativo degli archivi che giustizia avevano per parte loro prov
denti , il dicastero della Pub­
.
evit�s�e l'nnpos1Z10ne di una direttiva unica a tutti gli istituti. << Gli dell'Interno gli archivi già da essi dipen
o per qualc he temp o ancora a trat­
archivi d'Italia devono restare divisi >> - egli concluse -, perché blica istruzione avrebbe continuat
archi vi di Vene zia, di Mantova, di
<< qualu�que [ ... ] accentramento di direzione speciale, o di stanze o tenere nel proprio organico gli
164 •
che so 10, sarebbe cosa nocevole, sarebbe atto di barbarie sotto la Napoli e i quattro archivi toscani • •

tito ideale, cronaca di


maschera della sinnnetria. La storia d'Italia è essenzialmente divisa· E' questa ormai più che storia di un dibat
legislativo, quello attraver­
nessuno sinora l'ha potuta accentrare [ ... ] . Ora, se la storia è fati una cliatriba burocr;tica e di un lento iter 165
Cantelli, come è ben noto ,
me�te regionale e divisa, bisogna lasciar anco gli archivi divisi come so il quale a partire dal 1874 , il ministro
ministeri già_ in gara in f�t:o
esst sono » 158• riuniti eh; ebbe nella sua persona i due
di strutturazwne del servlZiO
L: i?ee del Bonaini non avrebbero potuto trovare migliori inter­ di archivi, poté dare l'avvio al processo
. si è sostanzialmente con-
preti di questi uomini, insieme appartenenti al mondo della politica archivistico quale fino a questi ultimi anni
ed a quello della cultura, mentre le forze fisiche del soprintendente figurato. , . .
o nuov o, quell o che matu ra all atten zwne del n-
toscan? andavano rapidamente cedendo agli assalti rinnovati della Problema storic
del quanto e del come le
cercatore di cose archivistiche; problema
�alattla. Ma le cose avevano ormai preso una strada diversa. Il 9 no recepito le istanze cultu­
dicembre l� « Gazzetta ufficiale >> pubblicò, finalmente, il testo del leggi istitutive del servizio unitario abbia
affermato, del quanto
rali che la stessa commissione Cibrario aveva
r�pporto fmale presentato al ministro dalla commissione Cibra­
t10 159, e due giorni dopo venivano emanati i primi decreti che avvia­ e del perché anche l'iniziale considerazione

di ta istan�e, _che pur
Cant elli - prmcipalmen­
vano l'attuazione di quanto essa aveva proposto. sembra trasparire dalle norme emanate dal
ante i poteri concessi alle
Fu, tuttavia, un processo lento e tortuoso. Nel bilancio dell'anno te con la strutturazione decentrata medi
iore (composto
1 �7 1
.
"\ infat�i, gli archivi figuravano ancora suddivisi fra i quattro Soprintendenze e con il posto fatto al Cons
iglio
direz ione
super
scien tifica del ser­
isten che h avevano avuti alle loro dipendenze fino allora 161 ; il 3 0 di studiosi e non di burocrati) nell'alta
� eguo di temp o, e per quali mo­
dicembre dello stesso anno veniva istituito in Roma, alle dipendenze vizio - sia stata mortificata in prosi
dell'Interno, l'Archivio di Stato della capitale, del quale era conside­ tivi e cause burocratiche o politiche.
e, che si inquadra an­
rata sezione il deposito destinato a far da Archivio centrale dello Sta­ Vicenda, questa, complessa ed affascinant
mode rna storia degli archivi e del­
to unitario 162• Continuava, in tal modo, l'<< anomalia >> che il Parla­ ch'essa, come ogni aspetto della
ed impor tante quadro della re­
mento aveva a più riprese deprecato. Se il ministero dell'Interno ave­ l' archivistica italiana, nel più ampio
cente storia culturale del nostr o paese .
va fretta di attuare il disegno centralizzatore di cui attribuiva la pa-

158 Gli interventi dell'Amari, del Poggi e del Conforti furono citati in un trafiletto
su �� La �azione >� �el 15 luglio (Xl�, n. 196,p. l , col. 4),
con un commento critico 163 Come dichiarava il Lanza alla Camera il 21 maggio 1872 (L. SANDRI,
...
Gli ar·
cit., p.
.
sull merz1a del mimstero, che non SI dectdeva a render noti ufficialmente i risultati chivi dello Stato 423).
dei lavori della commissione Cibrario. 164 Ai deputati che nella seduta del 21 maggio 1872avevano deplorato la perma·
! �
159 In A�F, Arch vi della soprint n enz , 97, ins. l, se ne conserva una copia, nenza di questa molteplicità di dipendenze, il Lanza rispose chiedendo un intervento
nella quale il testo e p1eno di correz10ru del refusi, fatte dal Guasti. Questi ne la�
� . � �
del Parlamento che valesse ad obbligare il ministero della Pubblica istruzione ad at·
menta la scorrettezza � una lettera al Bangi del 14 successivo: « Non mi parlare tuare le indicazioni della commissione Cibrario, e auspicando in tal senso addirittura
.
?el rapporto; e, se Sei m tempo, non lo leggere. Verrà corretta nella « Nazione » ché l'approvazione di una legge. Tuttavia, la situazione rimase tale e quale anche nel 1873,
l� quell31 « Gazzetta ufficiale » _m'han fatto dir cose da barbari » (Biblioteca Ro'ncio­ sollevando nuove critiche alla Camera, in sede di discussione del bilancio di quell'an-
ruana di Prato, Carte Guasti, sbozzalettere, alla data). no (E. CALIFANO, Gli archivi correnti dei ministeri.. . cit., pp. 433, 435). . .
160 E. LonoLINI, I bilanci... cit., estr., pp. 51�53.
161 E .ciò lamenta un articolo apparso su « La Nazione » del
165 [N. VAzro] Relazione sugli Archivi di Stato italiani (1874.1883) ... C1t., passzm,
27 febbraio 1871, per le notizie snlÌ'applicazione delle nuove leggi relative al servizio archivistico ita·
evidentemente ispirato dal Guasti. liano.
162 L. SANDRI, eu archivi dello Stato.. , cit., p. 426.
T

Sabino Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 155

I beni culturali da Bottai a Spadolini * nistero del dopoguerra, quello delle Partecipazioni statali, con il quale
si trasferivano i poteri precedentemente spettanti ad altri uffici ad un
unico organo, senza però regolare in modo diverso tali poteri, crean­
do così - come si disse - una << scatola vuota »)? Perché, in una
parola, è stato costituito un organismo unitario, chiamato a gestire
poteri diversi con riguardo a beni definiti in maniera unitaria, ma
non unitariarnente disciplinati?
Per tentare di dare una risposta a queste domande, occorre riper­
correre rapidamente le vicende legislative, quelle della dottrina e
quelle delle proposte in tema di beni culturali 1 • ·
Le tappe principali della legislazione sono quelle che appartengono
SO�IO: l. Introduzione.- -
2. La legislazione dell'età giolittiana-. 3. La all'età liberale democratica (1900-1909-1922) e al tardo fascismo

« �olittc� d:I a cultura » del tardo fascismo: norme organizzative; la legislazione
( 1939), nelle quali furono posti in essere i principali complessi nor­
sUl bem-atuvttà culturali (teatri, spettacoli ecc.); la legislazione sul cinema; la
legge del 1939 (e quella del 1963) sugli archivi. - 4. Continua: le leggi del
mativi attinenti ai beni culturali. Nell'Italia del secondo dopoguerra,
1939 sulle cose d'�rte e sulle be1lezze paesistiche. - 5. Il secondo dopoguerra: invece, prevalgono le dichiarazioni di principio (nella Costituzione
e le co.tnmissioni eli studio; la « legge Spadolini ». _
,
l art. 9 della �sttt_uztone_ del 1948), gli studi (dalle commissioni ministeriali che lavorarono
6_. Contmu_
� : 1
_
beru culturali nella dottrina giuridica. - 7. I problemi di oggi: tra il 1950 e il 1973 alla commissione parlamentare del 1956-58, alla
riforma legtslattva e compiti delle regioni.
commissione Franceschini, alle due commissioni Papaldo) fino al rior­
dino meramente organizzativo del 1974-'75 .
l . Col decreto l�gge del 14 dicembre 1974 n. 657, convertito
nella lefge 29 .gennaio 1975 n. ?• che istituisce un apposito mini­ 2. La legge Rosadi 2 del 20 giugno 1909, n. 364 che sostitui­
stero, l espresstone bem. culturali entra nella nostra legislazione. va la prima legge generale in materia, quella del 1902, che si era
E pute, nonostante l'importante novità, non si può dire che la di­ dimostrata deficiente in varie parti riguardanti le cose di interesse
. J? det. beni cu�turali abbia fatto sostanziali progressi. In parti­
sctplina artistico e storico, la cui impronta fu seguita dalla prima legge gene­
colare, colp�.s�e la cttco.stanza che, nonostante l'ampio dibattito cul­ rale sulle bellezze paesistiche ( 11 giugno 1922 n. 778 ), rappresenta
turale e poht;co s�oltost tra il 1948 e il 197 5, la legislazione che re­ l'archetipo dello strumentario adottato nella prima fase legislativa:
gola .l ,uso de� b�m culturali privati e pubblici e le potestà ammini­ dichiarazione di interesse pubblico; obbligo di conservazione da parte
strative che h rtguardano è pur sempre quella precedente (del 1939 del proprietario; poteri strumentali dell'amministrazione (autorizz�­
e del . 1963). Pe�ché, dunque, si è pensato di riorganizzare gli uffici zione dei mutamenti, ordine di sospensione di quelli non autorizzati,
pubb�ct. cht�matl a. controllare l'uso dei beni culturali senza cambiare ordine .di demolizione, ecc.).
il reg�me .di quest1 ultimi? Perché, in altre parole, si è creata una Successivamente si disse che queste leggi non determinavano a suf­
orgamzzazwne nuova con funzioni vecchie? Questo mutamento del ficienza il loro stesso oggetto (la prima, ad esempio, non compren-
solo << involucro >> è il �e�no della vitalità della vecchia legislazione 0
della debolezza delle crttlche ad essa? Va fatto risalire alle deficienze
l Va citata qui una volta per tutte l'accurata analisi della attuale situazione di
A. ANzoN, Il regime dei beni culturali nell'ordinamento vigente e nelle prospettive
delle rroposte del secondo dopoguerra oppure alle difficoltà di tra­
durle 1? �gge a petto della relativa facilità di creare una nuova strut­ di riforme, in CAMERA DEI DEPUTATI, Ricerca sui beni culturali, I, Roma 1975, pp. 91
. l'esperienza dell'istituzione di un altro mi-
tura (st rtpeterebbe, ctoè, sS.j una breve indicazione delle principali vicende storiche dell'organizzazione è in
M. CANTUCCI, L'amministrazione dei beni culturali, in Contributi italiani al XV con·
gresso iuternazionale di scienze amministrative, Milano 1974, pp. 175 e seguenti.
2 G. Rosadi-è definito da G. Bottai, :in PoUtica fasciSta delle arti, Roma 1940, p. 256
* In « Rassegn� degli Archivi di Stato », XXXV (1975), pp. 116-142.
L aut;ore rmgrazta la dott. Maura Piccialuti Caprioli, il prof. Claudio Pavone e il
, .
. _ « avvocato di grido » e « ardente cultore delle belle arti »; la relazione della com�
dott. Gtorgto Ptva per le osservazioni e i commenti a una prima· stesura di questo
missione parlamentare, scritta dal Rosadi, è in L. ·PARPAGLIOLO, Codice delle antichità
testo.
e degli oggetti di arte, voll. 2, Roma 19311, I, pp. 9 e seguenti.
156 Sabino Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 157

deva le collezioni d'arte; la seconda non era sufficientemente com­ questi erano principalmente, quando non esclusivamente, volti a di­
prensiva, per cui sorsero conflitti tra il ministero chiamato ad ammi­ sciplinare gli Archivi dello Stato.
nistrare la legge e il ministero dei Lavori pubblici) e che erano ecces­
sivamente rigide, perché non proteggevano, nella procedura di di­ 3 . La normativa del tardo fascismo fu più completa ed, anzi,
chiarazione di interesse pubblico della cosa, gli interessi del pro­ rappresentò un autentico complessivo programma di politica della·
prietario 3• cultura 5•
Ma le critiche non debbono far dimenticare l'importanza di quelle Caratterizzarono questo << programma >>, innanzitutto, due impor­
norme che limitavano i diritti dei proprietari, fissando criteri gene­ tanti modificazioni organizzative: una al centro e un'altra alla peri­
rali ed abbandonando la strada dei provvedimenti singoli, per questo feria; l'istituzione di un unico Consiglio nazionale dell'educazione del­
e per quel bene, in un'epoca in cui prevaleva la concezione favore­ la scienza e delle arti; il riordino delle Soprintendenze.
vole della proprietà libera da vincoli. Con il r.d.l. 2 1 settembre 1938 n. 1673 (convertito in l. 16 gen­
Fu questa, probabilmente, la ragione per la quale la dottrina nort naio 1939 n . 289) veniva creato il Consiglio nazionale, che conduce­
si avvide dell'importanza dei nuovi principi, cercando di incanalarli va alla soppressione di otto preesistenti consigli o consulte o com­
negli istituti conosciuti delle servitù pubbliche, degli oneri reali e missioni, tra cui quello per l'antichità e belle arti, quello per le bi­
delle limitazioni amministrative alla proprietà privata. blioteche e quello per le bellezze naturali 6•
Un'interessante eccezione fu quella del Cammeo che, nel 1937, Con la legge 22 maggio 1939 n. 823 veniva riordinata l'organizza­
affermava, sia pure di passaggio e senza dimostrarlo, che << ;ure pu­ zione periferica delle cose d'arte fino allora organizzata su Soprinten­
blico colla dichiarazione di importante interesse l'amministrazione denze all'arte medievale moderna e Soprintendenze miste alle opere
acquist� sulla cosa un diritto che ha carattere analogo ad un diritto di antichità e di arte. Si operava - salvo qualche eccezione - una
reale. Sta questo un diritto di servitù pubblica, o una limitazione le­ scissione in tre categorie (Soprintendenze alle gallerie, Soprintendenze
gale di proprietà, è pur sempre un diritto, che ha per contenuto il ai monumenti, Soprintendenze alle antichità) e una revisione delle
mantenimento dello stato giuridico e di fatto in cui si trova, oltreché circoscrizioni territoriali degli uffici periferici: questi aumentavano,
la f�coltà di prelazione nell'acquisto. E un diritto analogo a quelli cosl, di numero, passando da 28 a 58.
realt, perché cade sulla cosa e può essere fatto valere in confronto
di tutti i terzi, se conoscano la condizione della cosa >> 4•
cl:'
Anche gli ar ivi trovarono una disciplina nell'età giolittiana. Dopo
5 Non toccano i problemi che qui interessano i pochi studi sulla politica culturale

t;·�·
. del fascismo. Tra i più recenti, ove anche citazioni dei predecenti, P. V. CANNISTRA�
il �5 genn�10 1 9 ? 0 n : 35, che approvava un regolamento per gli RO, Burocrazia e pOlitica culturale nello Stato fascista; il Ministero della cultura po�
_
ufftct dt archiviO e di regtstratura delle amministrazioni centrali fu­ polare, in « Storia contemporanea», I (1970), p. 273; G. TURI, Il progetto dell'Enci­
rono emanati il r.d. 9 settembre 1902 n. 445 (regolamento gen�rale clopedia italiana: l'organi:a.azt"one del consenso fra gli intellettuali, in « Studi sto­
rici )>, XIII (1972), pp. 93 ss.; R. CARPANETTO FIRPO, Intellettuali e massmedia nell'I­
per gli Archivi di Stato) e il r.d. 2 ottobre 1911 n. 1 163 (che lo talia fascista, in « Rivista di storia contemporanea )>, 1974, p. 356; D. MARCHESINI�
sostituì). Un episodio della politica culturale del regim•e: la scuola di mistica fascista, ibid.,
Ma l'ordinamento degli archivi contenuto in questi decreti rical­ 1974; pp. 92 ss.; nonché G. R. PAPA, Fascismo e cultura, Padova 1974, e N. BoBBIO,
cava il decreto 27 maggio 1875 n. 2552, il quale, a sua volta, modi­ La cultura e il fascismo, in AA. VV., Fascismo e società italiana, Torino 1973, pp.
211 ss.; in generale, sulle caratteristiche culturali dell'ideologia « proclamata » dai,
ficava solo in qualche punto l'ordinamento degli Stati preunitari. E
fascisti, E . GENTILE, Le origini dell'ideologia fascista (1918-1925), Bari 1925, spe­
cialmente pp. 327, 419, 422, Di maggiOl'e interesse, C. SANGUINETI LAZAGNA, La con­
. 3 G. BoTTAI, Politica fascista. . cit., p. 434; M. GrusOLIA, La tutela delle cose d'arte, cezione delle arti figurative nella politica culturale del fascismo, in « Il movimento
di liberazione in Italia », XIX (1967), pp. 3 ss., e P. V. CANNISTRARO, La fabbrica
.

Roma 1952, p. 42; M. CANTUCCI, La tutela giuridica delle cose d'interesse artistico e
storico, Padova 1953, p. 31; G. PALMA, Beni di interesse pubblico e contenuto della del consenso, Bari 1975 (ave indicazioni sulla politica xiguardo al cinema, al teatro
proprietà, Napoli 1971, pp. 86 ss. Sulla legge sulle bellezze paesistiche L. PARPA­ e alla stampa).
GLIOLO, La difesa delle bellezze naturali a�Italia, Roma 1923' con importante appen- 6 Nel 1940 veniva anche creato un apposito ufficio per l'arte contemporanea, con
dice sui parchi. compiti di studio e propaganda e per fare acquisti. Degli stessi anni è la creazione
4 F. CAMMEo, Gli immobili per destinazione nella legislazione sulle belle ·arti, in dell'Istituto centrale per il restauro: notizie in G. -BoTTAI, Politica fascista.. . cit.,
Scritti per Vacchelli, Milano 1937, p. 95. p. 369, p. 382 e passim. Di BoTTAI, cfr. anche Fronte d-ell'arte, Firenze 1943.
T
158 Sabino Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 159

Dietro a questa importante riforma organizzativa vi furono due Il migliore esempio è costituito dall'intervento su un'arte << nuo­
mot�vi. 9uello ?�seguire le prevalenti specializzazioni di archeologi, va >>, nel campo cinematografico. Basti ricordare la L 9 gennaio 1939
n. 465 (conversione in legge del r.d.l. 4 settembre 1938 n. 1389, re­
architetti e stonci dell'arte. Quello di eliminare livelli intermedi e di
assicurare un accentramento: l'autore della legge, Bottai, in una in­ lativo alla istituzione del monopolio per l'acquisto, l'importazione e
tervista, faceva osservare che « le competenze regionali, delimitate la distribuzione in Italia dei film provenienti dall'estero, che affi­
.
con l'ultrmo � ecreto del 3 1 dicembre 1923, avevano finito per assu­ dava il monopolio all'ente nazionale per le industrie cinematografi­
che); la L 1 8 gennaio 1939 n. 458 (conversione in legge del r.d.L
mere la configurazione di tante direzioni generali, che, rimanendo
peraltro periferiche, risultavano essere comprese nell'ambito di su­ 16 giugno 1938 n. 1061, recante provvedimenti a favore dell'indu­

premazie loc i, dalle quali per necessità di cose non potevano pre­
.
stria cinematografica nazionale che istituiva un regime di premi alla
produzione); infine, il decreto del capo del governo 27 novembre
scmdere >>. Si trattava, dunque, di << rinsaldare l'autorità dell'ammi­
nistrazione centrale » 7 • 1939 n. 1812 che autorizzava la pubblicazione della norma corpora­
Accanto ai problemi organizzativi, venivano affrontati però anche tiva di disciplina della attività di produzione dei film. Questo pre­
quelli di sostanza. Per questi, ciò che innanzitutto colpisce è l'esten­ vedeva l'autorizzazione per l'esercizio di imprese di produzione, da
sione degli interventi in ordine ai beni culturali: l'intervento pub­ parte della federazione nazionale fascista delle industrie dello spetta­
blico non è limitato ai beni - cose culturali (cose d'arte bellezze colo, con parere della federazione dei lavoratori e della federazione
paesistiche, archivi, libri, dischi, film) ma si estende in manlera orga­ dei professionisti e artisti. Ottenuta l'autorizzazione, si doveva comu­
nica ai beni-attività culturali (teatro, lirica, spettacoli viaggianti). nicare alla federazione il titolo della pellicola, l'approvazione del mi­
Per cominciare da questi ultimi, vanno ricordati il r.d.l. 16 giugno nistero della Cultura popolare e un << piano finanziario della produ­
1938 n. 1547 (convertito in l. 18 gennaio 1939 n. 423) concernente zione dalla quale risultino tutte le spese preventive per la lavora­
la concessione di sovvenzioni in favore di stagioni liriche e concer­ zione (costi dei materiali, paghe degli attori e del personale vario,
tistiche, compagnie drammatiche, di operetta e di riviste; il r.d.l. 16 importo dell'affitto degli stabilimenti ecc.) nonché le entrate sulle.
giugno 1938 n. 1 150 (convertito in l. 1 8 gennaio 1939 n. 466), con­ quali la ditta conta per condurre a termine la lavorazione stessa >>
cernente le norme per il credito (agevolato) edilizio teatrale· nonché insieme con un piano tecnico ed artistico e a referenze bancarie 8•
il decreto del capo del governo 27 novembre 1939 n. 181 } che di­ Minore importanza hanno altri provvedimenti come quelli riguar­
spose la pubblicazione della norma corporativa per la disciplina del­ danti i libri (L 2 febbraio 1939 n. 374, norme sulla consegna obbli­
l'esercizio delle imprese di spettacoli viaggianti (la quale prevede gatoria di esemplari degli stampati e delle. pubblicazioni alle Prefet­
l'autorizzazione alla federazione nazionale fascista degli industriali ture e, poi, alla Presidenza del consiglio e alle due Biblioteche nazio­
dello spettacolo; dispone che, con la domanda di autorizzazione oc� nali, di Roma e Firenze), i dischi (L 2 febbraio 1939 n. 467 che
corre presentare: l'elenco del personale dipendente· l'elenco e l� de­ riordina la Discoteca di Stato), nonché il r.d.l. 5 dicembre 1938 n.
scrizione dei trattenimenti; la certificazione dell'ufflcio nazionale col­ 2115 contenente provvedimenti riflettenti la radiodiffusione differi­
locamento dei lavoratori; referenze bancarie e commerciali· ia fede­ ta di esecuzioni artistiche.
razione industriale chiede poi il parere alla federazione dei lavoratori Prima di passare ad esaminare la parte centrale degli interventi sui
d�Uo spettacol�; l� concessione dell'autorizzazione può essere subor­ beni culturali, non bisogna, però, dimenticare due importanti leggi,
dmata alla costituzione di determinate garanzie finanziarie; più com­ solo di alcuni anni posteriori, che influenzano, sia pure dall'esterno,
.
plessa la situazione per ottenere l'autorizzazione a un parco di diver­ la disciplina dei beni culturali: ci si riferisce alla legge per la prote­
timento; era prevista altresì la facoltà di revoca della concessione). zione del diritto di autore (22 aprile 1941 n. 633 ) e alla legge urba-
P�r gli stessi beni-cose culturali, la normativa di questo periodo in­
.
terviene m una o più maniere : ponendo limiti all'uso e alla circolà­ 8 Sulla storia degli interventi pubblici nel campo cinematografico in periodo fa­
�ione dei beni; incentivando le attività che consentono di produrre scista, in generale, F. SACCHI, La stampa e il cinema nel ventennio, in Fascismo e
il bene-cosa; sottoponendo a controlli e programmi questa . attività. anti*fascismo, Milano 197!3, I, p. 327; ma specialmente i risultati della ricerca diretta
da P. BARILE pubblicati in ISLE, Inte e t pubblico e libertà di espressione nel
rv n o
cinema, nel teatro e nelle attività musicali, Milano 1974.
7 G. BoTTAI, Politica fascista. . . cit., p. 259.
!60 Sabino· Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 161

. c:h
nistica del 1942 - e tante relazioni ha non solo con la disciplina Ad attenuare questa concezione << ammmtstrativa >> del nuovo ore
delle bellezze paeststtche ma anche con quella dei monumenti dei dinamento degli archivi, la relazione al disegno di legge affermava di
. . . '
centri storici, ecc. proporsi l'obiettivo del << disciplinato incremento degli studi storici »
L'ele_ncazione legislativa fatta finora dovrebbe aver mostrato quan­ e della « diffusione della cultura >>.
to ampto fu lo sforzo compiuto nel tardo fascismo per quella che fu Comunque, l'aspetto più importante della proposta era un altro:
detta « politica delle arti >>. Riforme organizzative e riforme della di. per la prima volta, archivi pubblici e archivi privati erano discipli­
s�iplina andarono di par� passo. � ambedue riguardarono una gamma nati congiuntamente in modo organico, (una sommaria disciplina de­
.
pmttosto va�ta di �< b�m culturali », certamente gran parte di quelli gli archivi privati era peraltro già contenuta negli articoli 67 e 7 1
che nell'Itaha provmctale dell'epoca - in cui campi di ricerca nuovi del regolamento del 191 1 ). Come osservava il De Ruggiero al Se­
(come l'antropologia o la linguistica storica) erano sconosciuti o in nato, il progetto << messa da parte la proposta dell'istituzione di con­
uno stato infantile o scarsamente diffusi - facevano parte del pa· sorzi obbligatori tra i proprietari di essi >> ne ordina << il censimento
trimonio culturale. e cautela la conservazione con adatte provvidenze, quali la dichiara­
Ma, certamente, l'impegno principale fu quello posto nei campi in zione di interesse particolarmente importante del materiale archivi­
cm_ - s�mpre se�ondo l'opinione diffusa all'epoca - erano i princi­ stico, il diritto di prelazione del ministero dell'Interno in caso di
.
pah be� �ulturah : cose d'arte (legge l giugno 1939 n. 1089), bellez­ vendita, la dichiarazione di indivisibilità di tali archivi, quella di
ze paeststtche (legge 29 giugno 1939 n. 1497), archivi (legge 22 di· nullità delle alienazioni illegali, il divieto di esportazione senza spe­
cembre 1939 n. 2006) '. ciale autorizzazione ».
Va, però, subito ricordato che la legge archivistica, pur se con· Qualche giorno più tardi, il 23 novembre 1939, illustrando alla
temporanea, fu un prodotto diverso. Gli archivi secondo le conce­ Commissione legislativa degli affari interni della Camera dei fasci e
zioni dell'epoca, non facevano parte dei beni c�dturali. Essi erano delle corporazioni la proposta governativa già approvata dal Senato,
disciplinati principalmente come strumento di una razionale e moder­ il relatore Maresca di Serracapriola osservava: « particolare rilievo
na organizzazione amministrativa, secondo i canoni affermativi nel meritano le disposizioni riguardanti la vigilanza sugli archivi di enti
periodo napoleonico; il loro utilizzo era considerato in vista di assi­ pubblici non statali e quella sugli archivi privati. Per i primi è fatto
cu�ar': certezze l�gali �p�r emanare copie conformi , estratti o dupli­ obbligo agli enti parastatali, agli enti ausiliari dello Stato, agli isti­
catt di documentt relattvt allo status delle persone e alla attività della tuti di credito di diritto pubblico, alle associazioni sindacali e alle
pubblica amministrazione) piuttosto che verità storiche. Era presente persone guiridiche pubbliche in genere: a) di provvedere alla con­
moltre, la preoccupazione politica di assicurare il rispetto del segret� servazione e all'ordinamento degli atti dei rispettivi archivi; b ) di
cui erano sottoposti gli atti dello Stato. formare l'inventario degli stessi atti, depositandone copia nell'Archi­
L'autorità pubblica incaricata di regolarli era il ministero dell'In­ vio di Stato o nella sezione di Archivio di Stato competente per ma­
terno, consider�to l'unico ministero che potesse gestire segreti di teria. Una particolare norma riguarda i comuni capoluoghi di provin­

Stato, essen ost e�cluso, nel corso della discussione parlamentare
.
cia o .con popolazione superiore ai 50 mila abitanti, ai quali è fatto
dello st�to dt prevtstone del 1937, di portare gli archivi alla dipen­ obbligo d'istituire separate sezioni di archivio per gli atti anteriori
d�nza dir�tta del capo del governo. Si comprende, quindi, come il al 1870, affidandone la custodia a impiegati che siano in possesso
dtsegno dt legge n. 441 (Senato del Regno) che diverrà la legge del del diploma di idoneità conseguito nelle scuole di paleografia, di­
1939, fosse presentato da Mussolini, nella veste di ministro del­ plomatica e archivistica. Tale obbligo è esteso agli altri comuni, alle
l'Interno 10• provincie e alle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, quan­
do siano in possesso di atti di particolare importanza. Per quanto
, Sulle le?gi �el 1939, h� generale la breve nota di D. FOLIGNO, Spunti sistema­
• 9
riguarda i secondi, il progetto sancisce categoricamente che i pro­
tt�t sulla legz7lazwne protettzva del patrimonio artistico e panoramico, in « Rivista di prietari, i possessori o detentori, a qualunque titolo, di archivi pri­
.
dimto pubblico », II (1948), p. 43. vati o di materiale archivistico che abbia interesse storico, debbono
�o Per una breve storia degli archivi, con scarsi riferimenti, però, alla storia legi­ darne entro 3 O giorni dalla loro acquisizione notizia per iscritto al
slativa, cfr. A. D'AnDARIO, L'organizzazione archivistica italiana al 1960, Roma 1960.
prefetto della provincia competente per territorio. Ne conseguono:
162 Sabina Cassese I .beni· culturali da Bottai a Spadolini 163
il divieto di alienazione senza autorizzazione, il diritto di prelazione, Quest'ultima veniva ot·ealizzata con la istituzione di un archivio o se­
il divieto di esportazione, il divieto di scissione, il dovere di deposi­ zione di archivio in ogni capoluogo di provincia,. la costituzione delle
to nell'Archivio di Stato o Sezione di Archivio di Stato competentè Soprintendenze e. la riforma degli organici (di poco inferiori a 400
per territorio >>. unità, portate dalla legge del 1963 a poco più di 1 100 unità) 14•

Ma proprio queste proposte dovevano incontrare difficoltà e obie­


zioni, su vari punti, dalla possibilità di eseguite perquisizioni dopo 4 . All'origine delle due leggi su cose d'arte e belleZze paesi'
la morte in casa di persone che avessero avuto incarichi pubblici o stiche sono due 'persone tra le più emblematiche dell'epoca: Santi
connessi con questioni di pubblico interesse alla convenienza di fa� Romano, che presiedette la commissione interministeriale chiamata a
intervenire l'autorità giudiziaria oppure di stabilire l'obbligo del de· redigere lo schema di legge sulle cose d'arte (che costituirà, anche
posito (salvo procedere poi ad accertamenti); alla opportunità di in: questa volta, l'esempio al quale si ispirerà l'altra legge, preparata
tervenire in sede di acquisto di archivi privati; alle difficoltà che gli dalla Commissione Severi, che fu approvata solo qualche giorno do­
istituti di credito avrebbero incontrato per l'applicazione della pro­ po); Giuseppe Bottai, ministro dell'educazione nazionale, che pro­
posta che richiedeva la tenuta dei loro archivi. mosse e patrocinò le nuove disposizioni. Grand commis de l'Etat,
Le difficoltà sollevate nel corso della discussione sarebbero poi uomo di formazione liberale, tecnico << prestato >> al fascismo, il pri­
venute alla luce nella sua applicazione, sia pur con le modifiche ap­ mo· « mediatore >> abile e aperto alle influenze del fascismo « di sini­
portate col decreto delegato 3 0 settembre 1963 n. 1409 (che peral­ stri >>, politico intelligente e « programmatore >> prima dell'economia
tro, sul punto, non fa altro che disciplinare più minutamente ed ac­ corporativa, poi della cultura, il secondo 15•
curatamente gli obblighi dei proprietari degli archivi di notevole in­ L'importanza del Romano e . di Bottai nella preparazione della leg­
teresse storico, limitando cosl la precedente più ampia discreziona, ge è tanto più notevole se si considera che la discussione parlamen­
lità amministrativa): basti pensare al << circolo vizioso che si· crea tare delle due proposte fu molto rapida.
fra la necessità di motivare la dichiarazione di notevole interesse in . Alla Camera dei fasci e delle corporazioni, commissione legislativa
base alla conoscenza dell'archivio, e il diritto all'accesso, cioè alla dell'educazione nazionale, la disciplina delle cose d'arte fu approvata
conoscenza diretta che discende, per il sovrintendente, solo dalla' di, il pomeriggio del 22 aprile 1939 in un'ora. Le modificazioni princi­
.chiarazione >> 11• Per non parlare di altri aspetti, minori, della disci­ pali furono proposte dal Goffi, che si faceva portavoce degli inte­
plina pubblica di archivi privati. La mancata utilizzazione degli ispet­
ressi della federazione dei commercianti dei prodotti artistici e che
tori archivistici onorari, previsti dall'art. 44 del decreto delegato. del propose, èon' successo, norme a favore dei mercanti d'arte, la limita:
1963. La mancata attuazione della norma (art. 45 della· disciplina zione del potere dei soprintendenti, la limitazione dell'obbligo per 1
del 1963) che consente l'espropriazione per pubblica utilità di archi, proprietari privati di consentire la visita delle cose d'arte, una ulte­
vi e documenti (le conseguenze sono note: dal 1963 sono stati di­ tiore libèralizzazione · della disciplioa dell'esportazione · e della reim­
chiarati di notevole interesse storico non più di 600 archivi privati, la
maggior parte dei quali in Italia settentrionale 12 ) . L'assenza di san,
portazione. La stessa legge fu approvata dal Senato 1'11 maggio 1939,
dalla commissione dell'educazione nazionale e della éultura popolare,
zioni penali nella legislazione archivistica, che ne indebolisce le pre­ in ancor meno tempo. Di Marzo disse che la proposta era « un mo­
scrizioni 13• dello. di ·tecnica giuridica >> e il presidente osservò che « qualunque
L'altro aspetto interessante della legge del 1939 sta nella· tontem, modificazione potrebbe alterarne l'èquilibrio >>. Bottai ribadl: « nella
poraneità tra riforma della disciplioa dei beni e riforma organizzàtiva, commissione preparatoria, presieduta dal senatore Santi Romano, se'
< '

�� P. Gli archivi, in Storia d'Italia, V, Il,


14 Per una breve ricaPitolazione della legislazione successiva al 1939, fino. alla
D'ANGIOLINI�C. PAvoNE, torna -Torin9 legge di delega del 1962; al riordino del 1963 e alla legge 3 febbraio 1971 n. 147
1973, p. 1686.
Per questi dati ibid., pp. .1669-1670 e 1686, nota 1. __
Sugli archivi storici della Camera e del Senato, P. D'ANGIDLINI�C. PAVONE� · Gli ar�
chivi... cit., p. 1668, n. 1.
12
. .
13 Per questa osservazione, C. PAVONE, Relazione al convegno promosso a Bresciil t s Su ambedue, i profili ora raccolti in S. CASSESE, La formazione dello Stato am­
- ' , ·'
dalla regione Lombardia: 1975. i· · '
ministrativo, Milano 1974.
I
165
164 Sabino Cassese beni culturali da Bottai a Spadolini

devan'? ... , insieme con i rappresentanti delle Soprintendenze e degli interesse storico e artistico, e non anche a quelli che avessero inte­
esperti, anche quelli delle organizzazioni sindacali interessate. La resse paesistico ), nonché le bellezze paesistiche d'insieme, (definite
legge è congegnata in modo perfetto; apportarvi modificazioni o - scriveva Bottai nella relazione al progetto di legge - con << una
emendamenti sarebbe un alterarla dannosamente >>. E cosl, nel nome certa latitudine ed elasticità >>) e, per quanto riguarda le cose di inte­
di Santi Romano e del corporativismo, la commissione legislativa ap­ resse artistico e storico, le collezioni artistiche e le serie di oggetti e
provò senza discussione il testo presentato. le cose mobili.
Con l'altra legge, quella sulle bellezze naturali, le cose non anda­ Le novità riguardano, in secondo luogo, la presenza di una conce-
rono diversamente. La commissione legislativa dell'educazione nazio­ � �
zione pianificatoria per cui gli obb ghi d proprietario el be?e cui: �
nale della Camera dei fasci e delle corporazioni l'approvò il 22 mag­ turale fanno per cosl dire parte d1 un d1segno complesswo. S1 pensi
gio 1939 in poco più di un'ora. La discussione, però, si svolse oltre d
all'art. 18 ella legge sulle cose d'arte, per il quale << i proprietari,
che su argomenti minori, sul problema della rappresentanza delle possessori e detentori, a qualsiasi titolo, delle �ose !llobi!i od immo­
categ?rie nelle commissioni provinciali. Fu quindi, una chiara di­ bili ' contemplate dalla presente legge, hanno l obbligo di sottoporre
scussione corporativa, tra chi voleva taluni interessi rappresentanti alla competente Soprintendenza i progetti delle opere di qt; alunque
nell'organo e chi ne voleva altri. Terminò con un compromesso sulla genere che intendano eseguire, al fine di ottenere la preventiva auto­
rappresentanza nell'organo e fu accettata la proposta Michetti (mo­ rizzazione >>.
dificata) di consentire reclami e proposte in merito all'elenco delle Oppure all'innovazione introdotta con i piani territoriali paesisti­
bellezze naturali perché << se nella composizione della commissione ci, di competenza del ministero dell'Educazione � azionale e non del
si è voluto eliminare la pletoricità, è bene che, quando l'elenco è 1ninistero dei Lavori pubblici, per la conservaziOne del]e bellezze
stato compilato, sia data la possibilità a tutte le organizzazioni di ma­ d'insieme. La relazione al progetto di legge osserva in proposito:
nifestare il proprio parere e di presentare proposte in merito >>. Al « quello che è essenziale alla conservazione d'un� bellezza d'insie�e
Sena�o, nella riunione in commissione del 5 giugno 1939, vi fu una è che le variazioni, se si debbono consentire (e SI devono consentire
. in omaggio delle imperiose esigenze della vita), conc�rdemente a un
brev1ss1ma discussione generale, con rapidi interventi su questioni _
per lo più marginali, che si concluse con l'approvazione del testo pre­ unico concetto direttivo, siano in armonia con un plano preventivo
sentato dal governo. concepito con un'unità di criteri razionali ed estetici. E questo pre­
Anche in questo campo, il modello seguito sul finire degli anni ventivo piano a larghe linee è appunto il piano territoriale paesisti­
'30, nella sua architettura, non si allontana di molto da quello del­ co che non impedisce in modo assoluto ogni modificazione dell'aspet­
l'età precedente: procedimento di valutazione e dichiarazione di in­ to esteriore dei singoli elementi che compongono la bellezza panora-
teresse pubblico; obbligo di conservazione del proprietario; poteri mica o paesistica. . . >> . . . . . . .
della pubblica amministrazione sull'uso del bene e la sua circolazione In questo disegno umtarlo trovano una collocaziOne 1 van mteres­
giuridica. si che ruotano intorno ai beni culturali. Al Bottai, in particolare, fu
È quando si va a vedere all'interno di questo modello che si no- chiaro che essi sono in una « rete di rapporti >> 17 nei quali sono pre­
tano i mutamenti. ' senti quelli privati, dalla fruizione artistica al commercio . �ntiquario;
quelli collettivi o generali, dalla fruizione popolare, alla ncerca, alla
Innanzitutto, per quanto riguarda l'oggetto . Ancora legato a un'in­
valorizzazione· e quelli, di cui deve darsi carico il potere pubblico,
terpretazio�e estetizzante (bellezza, arte), ma ampliato, in modo da
del coordina O::ento tra questi interessi e tra loro e altri interessi (in
« creare ... d grande panorama artistico d'Italia >> (sono parole pro­
particolare, quelli urbanistici) 18•
nunciate da Bottai illustrando la prima legge) 16, giunge fino a com­
prendere le singolarità geologiche e le ville, i parchi e i giardini ( esclu­
s� dalla protezione della l�gge del 1922 e da quella della legge 23 " Ibid., p. 123.
gmgno 1912 n. 688, che s1 riferiva solo a ville, parchi e giardini di 18 Lucidamente, in questo .senso, ibid., p. 106, p. 135, p. 144, p. 147; va notat�
che Bottai raccolse nel volume citato il suo discorso al
I congresso nazionale dt
legge che « il legame tra la t�tela e la ricerc�,
urbanistica, del 1937, p, 106 dove si
16
e necessario»; p. 109: « tl
.
G. BoTTAI� Politica. . cit., p. 139. fra la difesa e la valorizzazione si farà sempre più stretto
166
., §abin,o, (asses( I beni culturali da Bottai a Spadolini 167

. Bottai, . secondo il suo solito, amava mostrare di aver preso una sociale, più complesso e rilevante, in relazi?ne alla natura poliedrica
posizione mediana, che è illustrata nel miglior modo nella relazione
al progetto di legge sulle cose d'arte, dove dice: « è necessario che
che viene oggi riconosciuta al rapporto tra mteresse co ett�.vo e c�s� �
d'arte. La tutela giuridica delle cose d'arte ... e, co.nceptta m termmt
il sistema protettivo sinora in vigore venga integrato e rafforzato, di equilibrio e di contemperamento, pur nella logtca e naturale pre'
in quei punti su cui esso si è dimostrato insufficiente o inefficace. ... minenza che essa deve dare all'interesse artistico »23•
Ciò tuttavia non esclude che possano e debbano essere attenuati i ri­
gori che, in pratica, si siano dimostrati eccessivi ·ed inutili, anzi dan­
?
Dall'altro lato, quello dei poteri dello Stato . e egli interessi ella �
collettività, le novità più importanti erano costltutte dalla avoca�tone
nosi alle stesse finalità che la legge si propone >>.
alla proprietà dello Stato di tutte indistint�ente le cose �ventt . v�­
Il Bottai, però, poi, a seconda delle diverse circostanze in cui scri­
lore artistico storico archeologico ed etnograftco, oggetto dt nuovt n­
veva, sottolineava talora la necessità di un << collegamento agevol­
trovamenti dalla so�tituzione del potere pubblico al privato col << re­
·

stauro di �utorità » (e la conseguente rivalsa) delle cose notificate;


mente praticabile e manovrabile >> tra interessi pubblici e privati 19 ;
tal'altra, che << gli ·interessi artistici dello Stato devono legarsi e im­
dalla estensione del potere di espropriazione, prima limitato ai soli
mettersi organicamente negli interessi degli enti e dei privati >>. 20;
casi di pericolo per l'opera d'arte; dalle disposizio� che ammetton?
tal'altra << la necessità di contemperare equamente l'interesse dei pri­
vati col superiore interesse pubblico >> ( cosl nella relazione al pro­
?'
il pubblico alla visita di cose d'art� n?n s?lo pubbli e m_a anche pr�­
vate · infine dalla graduazione det dtverst provvedtmentt della nott­
getto di legge sulle cose d'arte); tal'altra, ancora, ricorreva a veri
fica;ione d�lla notificazione per collezioni, della espropriazione e del
giochi verbali diretti a mostrare un'armonia tra interessi individuali,
divieto cÌi esportazione, collegati rispettivamente a un. interesse �to­
di categoria, di collettività e statali oppure a spiegare << quanto bene
rico o artistico << particolarmente importante >>, << eccezionale >>, << un­
collaborazione del privato e autorità dello Stato si armonizzassero>> 21 •
portante in relazione alla conser.vazione � il:'cremen�o del patrimonio
Ma lasciamo le formule verbali e vediamo in concreto che cosa
nazionale >>, << tale che l'esportaziOne costttmsca un mgente danno pel
mutavano nell'equilibrio tra pubblico e privato le due leggi.
patrimonio nazionale >> ".
La legge sulle cose d'arte allargava le maglie del mercato antiqua­
La legge sulle bellezze naturali - si è dett? - seru, non so o cro­ �
rio e dell'esportazione con la riduzione della tassa di esportazione, la
limitazione alla inalienabilità delle cose di proprietà dello Stato e di
_
nologicamente, quella sulle cose d'arte. Anzt, la pruna u lu�utata a �
vantaggio della seconda perché - fu scritto nella relaztone illustra­
altri enti pubblici, la riduzione del periodo di tempo dato allo Stato
ta del progetto di legge - << è apparso ... co�v�niente trasportare
nel progetto, il quale contempla a�che le cose di mter�sse stortco, 13'
per l'esercizio del diritto di prelazione e la restrizione per l'uso del .
diritto di prelazione al solo caso in cui si tratti di cosa di importante ,
disciplina degli immobili che tale mteresse hanno non m se. e per se,
interesse storico o artistico 22,
ma in riferimento alla storia politica, militare e culturale m genere,
Uno dei membri della commissione ministeriale che predispose Io
immobili che oggi sono invece tutel�ti dalla leg�e 1 1 giu�no 192 �
schema della normativa del 1939, il Grisolia, scriveva nel 1952 che
n, 778, insieme alle bellezze naturah e panoramtche, che, mvece, st
<< merito indiscusso ·di tale legge è l'allargamento della sfera protetta
è creduto dovessero rimanere regolate a parte >> 25 •
ed il superamento di un conservatorismo rigido e sospettoso; la fun­
Nella legge sulle bellezze naturali, dalla parte dei privati ve.n!vano
zi0ne . tutoria si libera di molte antiche strettoie, colma gravi lacune,
previste garanzie procedurali ( << all'interessato viene concesso dt mter'
respinge ingiustificate diffidenze, per assurgere ad un nuovo ruolo

museo non è solo deposito di opere d'arte. Deve essere tin centro 23 M. GRISOLIA, La tutela. . . dt., pp. 44-45. ,
di ricerche».
vivo di studi e 24 Su tutti questi aspetti G. BoTTAI, Politica.. . cit., pp. 128-130, 261-263, 317-322
19 Ibid,, p. 128. nonché pp. 107 e 129.
· 25 La relazione al disegno di legge si ptiò leggere ibidem _ e in Camera dei fasci.
20 Ibidem.
c delle corporazioni, I1 n. 221. Sulla legge in generale è importante consultare L. SE�

VERI, La vigente legg'e sulla protezione delle bellezze naturali e il suo r�golamen;�
21 Ad esempio, ibid., pp. 265-267.
22 Su
questo aspetto insiste, in particolare, G. PALMA, Beni... cit., p. 89 e pp. 334
ss.; la relazione al disegno di legge si può leggere1 oltre che nel citato volume d'esecuzione in Il diritto dei beni pubblici, 1940, p. 371 dove ,e un, accurata analisi
Bottai,- i.n Camera dei fasci e delle corporazioni, I, n. 154.
di della legge �ispetto a quella del 1922 in cui viene sottolineata la minore discrezio·
nalità amministrativa concessa dal provvedimento del 1939.
168 Sabino Cassese I beni cultul'ali da Bottai a Spadolini 169

venire, e quindi di far valere le sue buone ragioni, nella fase preli­ quelle consistenti nelle due leggi sulle cose d'arte e sulle bellezze
minare e in via preventiva ») 26, anche dirette, attraverso le commis­ paesistiche. Nel 1948 cominciano ad apparire i primi tentativi d'in­
sioni provinciali, con rappresentanza delle categorie interessate 27; terpretazione sistematica; nel 19 52 il segretario della commissione
nonché una riduzione dei tributi sugli immobili vincolati, e in casi che aveva preparato lo schema della legge del 1939, poi divenuto c�'
eccezionali, un contributo parziale a favore dei proprietari gravati dal .
po dell'ufficio legislativo della Direzione generale delle belle artl, il
vincolo; era inoltre previsto l'obbligo di conservazione e il divieto di Grisolia, pubblicava un volume sulla tutela della cose d'arte in cui
innovazione del solo aspetto esteriore (mentre la legge precedente vie­ veniva affacciata la tesi di un duplice dominio sulle cose d'arte : dello
tava opere di qualsiasi genere). A tutela dell'interesse collettivo, erano Stato, oltre che del proprietario ". L'anno dopo il Cantucci pubblicava
previsti provvedimenti di urgenza adottati prima della dichiarazione un altro libro sullo stesso tema 30 •
di interesse pubblico; e la demolizione delle costruzioni abusive a spe­ Sull'argomento ritornavano il Piva 31 e, più in generale il Sandulli 32
se del trasgressore o il pagamento di un'indennità in caso di impos­ e il Palma 33•
sibilità di restitutio in integrum. Gli archivi, invece, nella cultura giuridica, rimanevano fuori del
Sull'applicazione di queste leggi non esistono studi approfonditi, concetto di bene culturale. Basti pensare che lo Zanobini, nel suo noto
anche se sono ingenti il materiale e le denunce raccolte. E certo, co� << codice delle leggi amministrative >>, pur collocando la legge sugli
munque, che la guerra ne impedl l'entrata in vigore effettiva: basti archivi nel libro dedicato alle scienze, alle arti e alla cultura, avver­
ricordare che già nel 1938 Bottai, in un articolo su << Nouvelles lit­ tiva in nota: << a rigore la legislazione sugli archivi non farebbe parte
téraires >> sulla << difesa del patrimonio artistico in tempo di guerra » del presente libro XII: la stessa dipendenza di tali istituti dal �­
ricordava l'opportunità di buone leggi di protezione, anche per evi­ stero dell'Interno dimostra la loro funzione prevalentemente pohtl­
tare danni bellici e che un << osservatore partecipante >> come il Gri­ ca e giuridica; però l'importanza che i medesimi hanno anche per �li
solia affermava nel 19.52, con riguardo alle norme sulle cose d'arte, studi storici e letterari giustifica l'inclusione della presente legge m
che << il sopraggiungere della guerra ha impedito di sperimentare in questa parte della raccolta >> (la affermazione si trova ripetuta ancora
pieno l'efficienza di questa legge >> 28• Ed è noto che il regolamento nella edizione del 196 3).
_
della legge delle cose d'arte, a causa delle vicende belliche, non fu _,. .,,,_.;.! ,
.

portato a termine dalla commissione che doveva formularlo, presie­ 5. Si passa cosl al secondo dopoguerra, le cui vicende legisla:
duta da Pietro Fedele e della quale faceva parte Santi Romano. tive cominciano con la Costituzione che, all'art. 9, << costituziona­
Successivamente, mutato il regime, a quel tanto di generico po­ lizzò >> le teste di capitolo della legislazione ordinaria preesistente,
pulismo fascista che pure era presente nella formazione delle leggi dandone in sostanza un giudizio positivo ma astratto perché << fon­
subentrò un'interpretazione estetizzante, anche per l'influenza della dato soltanto su dati normativi >> : << a causa delle note vitende bel­
preparazione culturale dei soprintendenti; ma, principalmente, lo svi­ liche, i due sistemi non erano, in pratica, mai entrati in funzione >> 34•
luppo economico disordinato ma impetuoso travolse anche il patri­ << La ricerca di una << volontà >> dei costituenti, alla luce dei lavori
monio culturale, conducendo spesso a una degradazione irreversibile. preparatori, sembra . . . scarsamente concludente, per risolvere proble­
Quanto alla << dottrina >> non c'è dubbio che bisognerà attendere mi attuali, all'epoca solo genericamente intuiti o intuibili. La nor-
almeno un decennio prima che registri le novità del << piano cultu­
rale >> del 1939. O, meglio, delle parti più elaborate di questo piano,
29 Ibidem.
30 M. CANTUCCI, La tutela giuridica delle cose d'interesse artistico e storico, Pa­
26 G. BoTTAI, Politica.. cit., p. 266; questa vale per le bellezze d'insieme; si veda
. dova 1953 e, poi, In., Le cose di interesse artistico e storico nella giurisprudenza e
nella dottrina, Napoli 1968.
31 Cose d'arte� in Enciclopedia del diritto, X, Milano 1962.
anche la relazione illustrativa che sottolinea l'utilità di un largo intervento nel pro­
cedimento, definito « referendum scritto »; rinvio, per i problemi posti da questi isti­
tuti, al mio lavoro su Il privato e il procedimento amministrativo, in « Archivio giu� 32 A. SANDULLI, Spunti per lo studio dei beni privati d'interesse pubblico, in « II
ridico >>, CLXXIX (1970), n. 1-2. diritto dell'economia », VIII (1956), p. 167.
27 Sul loro ruolo, come mezzo di « svuotamento del sistema di tutela», G. PALMA, 33 G. PALMA, Beni. . citata.
.

Beni. . cit., p. 380.


. 34 F. MERusr, in Commentario alla Costituzione, Principi fondamentali, Bologna
28 M. GRISOLIA, La tutela. .. cit., p. 45. 1975, pp. 442-443.
170 Sabino Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 171

ma costituzionale non può dunque che essere considerata per quello va; la prima fu insediata il 9 aprile 1968, la seconda istituita con
c�e può valere oggi, in relazione ai problemi di oggi, come possi­ d.m. 3 1 marzo 1971 40 •
bile progetto per il futuro, anziché come legittimazione per il pre­ Tutte le commissioni indicate hanno lavorato sulla ipotesi che ac­
sente » 35• corressero modificazioni della disciplina e, insieme, dell'organizzazio­
Ne discende, tuttavia, sempre secondo il Merusi, che « i beni di ne, anche se le proposte organizzative (e, in particolare, quella della
.
Interesse paesistico, storico, archeologico e artistico hanno ... una va­ commissione Franceschini, di creare un'amministrazione autonoma per
lenza unitaria, la funzione unitaria, così come risulta alla lettura del­ i beni culturali} furono quelle che fecero più rumore.
l'intero articolo. Da questa premessa è possibile trarre la conseguen­ La tendenza si inverte con la << legge Spadolini >> (decreto legge 14
za che l'articolo in esame (9 della Cost.) legittima uno statuto unita­ dicembre 197 4 n. 657, istituzione del ministero per i Beni culturali e
rio di tutti i beni culturali, salva, naturalmente, l'eventuale articola­ per l'ambiente; legge 29 gennaio 197 5 n. 5, conversione in legge con
zione interna per tipologie >> 36• modificazioni, del decreto legge menzionato). Come è noto, lo Spa­
Negli anni dopo la Costituzione - è stato osservato 37 - « poco dolini, entrato nel gabinetto come ministro senza portafoglio per i
o nulla operanti ... le leggi del '39; miserrimi i bilanci delle antichità beni culturali, promuoveva la costituzione dell'apposito dicastero, con
e belle arti, degli archivi e delle biblioteche, paurosamente inadegua­ il decreto legge del dicembre, di cui poi sosteneva con passione la
te ai crescenti bisogni l'organizzazione e la vigilanza dello Stato e conversione in legge del Parlamento. Ma proprio in sede di conver­
degli enti pubblici, era fatale che si ingenerasse una sorta di rasse­ sione 41 le critiche principali furono rivolte alla soluzione meramente
gnazione e inefficiente stanchezza negli uffici: proprio mentre, per organizzativa adottata.
il disordinato svilupparsi delle nuove attività economiche ed edi­ Si disse specialmente da parte della sinistra e dei comunisti che
lizie, cominciavano a moltiplicarsi le .. .infrazioni... ». il ministero è una scatola vuota: il provvedimento non indica una
Molto presto si incominciò però a parlare della necessità di una politica nuova, non contiene una riforma della legislazione di tutela;
nuova legislazione, quando - come si è visto - la precedente non consiste in un mero trasferimento di uffici da una struttura a un'al­
era neppure entrata appieno in vigore prima per le vicende belliche, tra e non si vede perché uffici che non funzionano dovrebbero fun­
poi per la prevalenza di altri interessi; un osservatore attento e infor­ zionare riuniti in un unico ministero. In altre parole, il decreto fa
mato come il Grisolia scrive nel 1952: << è stata annunciata una nuo­ precedere la determinazione degli strumenti alla identificazione de­
va legge per le bellezze naturali e panoramiche e ci risulta che in gli obiettivi. E la mancanza di questi spiega perché la discussione
questo settore i lavori sono abbastanza avanti >> 38 • parlamentare sul decreto legge si appuntò sulle interferenze tra mi­
Una seconda commissione, questa mista di deputati e senatori fu nisteri (Beni culturali, Turismo, Ricerca scientifica), invece che su
istituita, dopo l'approvazione, nel 1955, dell'ordine del giorno Ma­ questioni di sostanza. Collegata a questa critica è quella - ampia­
rangone. La commissione lavorò tra il 1956 e il 1958, ma non giunse mente sviluppata nel corso del dibattito parlamentare - di aver
al termine dei suoi lavori prima della scadenza elettorale. Solo la adottato un modello burocratico superato, perdendo un'occasione per
commissione Franceschini, successiva, istituita con la legge 26 aprile introdurre un modello nuovo, per cui sarebbe stato necessario rifor-
1964 n. 3 1 O , terminò i suoi lavori (nel 1966) 39 • Seguirono poi le due
40 La relazione sui lavori della prima commissione è in « Rivista trimestrale di di­
commissioni Papaldo, incaricate di fornire uno schema di normati-
ritto pubblico », XX (1970), pp. 905 ss. e in « Rassegna degli Archivi di Stato », XXXI
(1971), pp. 149 ss.; in ambedue i luoghi si possono leggere le proposte di norme;
nella seconda rivista è pubblicata anche la relazione di minoranza. La seconda com­
" Ibid., p. 444.
" Ibid., pp. 447-448.
missione non concluse i suoi lavori con una relazione.
37 F. FRANCESCHINI, L'impegno della Costituzione italiana per la salvaguardia dei
41 Senato, Commissione aErati costituzionali, seduta del gennaio 1975; Aula, sedute
beni culturali, in Studi per il ventesimo anniversario dell'Assemblea costituente' II' del 15 e 16 gennaio 1975; Camera, Commissione affa_ri costituzionali, seduta del 22
Firenze 1969, p. 229.
38 M. GRISOLIA, La tutela.
gennaio 1975; A1ùa, sedute del 22 e del 23 gennaio 1975; al Senato si discuteva il
.. cit., p. 494. disegno di legge n. 1848 di conversione in legge del decreto legge 14 dicembre 1974
39 Sui suoi lavori Per la salvezza dei beni culturali in Italia, atti e documenti, n. 657; alla Camera erano anche stati presentati, in data 12 aprile 1974 e 23 otto­
voll. 3, Roma 1967 e F. FRANCESCHINI, L'impegno... cit., pp. 235 e seguenti. bre 1974, due proposte parlamentari di legge (n. 2909 e n. 3253).
172 Sabino Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 173

mare i sistemi di tutela e gli obiettivi della politica dei beni cultu­ Un'altra, più interessata alla formazione di queste nuove norme,
rali. A queste critiche si aggiunge quella di aver creato un organo cen­ ha alternato un'opera di analisi della legislazione vigente con la parte­
trale, quando �arebbe stato opportuno << regionalizzare » le compe­ cipazione ai lavori delle commissioni di riforma. Tra questi, con mag­
tenze m matena.
.
gior impegno degli altri, il Giannini, membro sia della commissione
Non può, tuttavia, non riconoscersi che i provvedimenti del 1974/ Franceschini, sia delle due commissioni Papaldo e autore di nume­
75 risolvevano almeno il problema dell'appartenenza « spuria >> degli rose ipotesi interpretative della normativa vigente 42 •

uffic� �rchivistici, di quelli sulle cose d'arte e il paesaggio, e di quelli Sempre il Giannini ha ora offerto una ipotesi ricostruttiva di estre­
.
relat1v1 alla discoteca di Stato e i mezzo audiovisivi di spettanza della mo interesse dell'intera disciplina dei beni culturali 43 in un articolo

Presi efo'za del Consiglio. In particolare i primi, ancora di pertinenza nel quale non si sa se ammirare la ricchezza degli esempi o la strut­
del m1mstero dell'Interno, al quale spettavano a ragione finché le esi­ tura della partitura o la varietà delle classificazioni e delle specifica­
genze della riservatezza degli archivi dello Stato erano prevalse su zioni o il gusto dell'arazzo circoscritto e variegato: « todo es pere­
quelle della loro conoscenza e diffusione; e finché il ministero del­ grino y raro, . y !leno de accidentes que maravillan y suspenden a
l'Interno era l'amministrazione « generale » per eccellenza. Quando quien los oye >>.
, • • • • •

questa, con la caduta del fascismo, aveva perduto il carattere di am­ Egli sostiene che le cose d arte e storiche, 1 reperti arche�l�glCl,
ministrazione-guida o di indirizzo politico-amministrativo, che aveva l'ambiente gli archivi e le biblioteche sono cose, « supporto ms1eme
anche nell'età liberale democratica; quando il moltiplicarsi delle or­ p
di uno o iù beni patrimoniali, e di un altro bene, che è il bene cul­
g�nizzazioni periferiche degli altri ministeri avevano posto in crisi il turale. Come bene patrimoniale, la cosa ... è oggetto di diritti di pro­
s1stema prefettizio come organizzazione periferica << generale >> dello prietà, e può esserlo di altri diritti (p. es. usufrutto, pegno), come
Stato; quando ulteriori ritocchi dell'organizzazione centrale avevano bene culturale è oggetto di situazioni soggettive attive del potere
tolto altre competenze al ministero dell'Interno (basti pensare alla pubblico ».
creazione del ministero della Sanità), privato, alla fine, nel 1970, an­ Ora non v'è dubbio che la sistemazione della materia fornita dal
'
che del controllo sui comuni, la situazione era completamente mutata. Giannini rifletta l'esperienza degli studi per la riforma: ad esempio,
Con conseguenze anche sulle funzioni archivistiche perché, dal secon­ la classificazione in cinque categorie è proprio della proposta delle
do dopoguerra, di fatto, i ministeri sono stati sempre più restii a ver­ commissioni Franceschini e Papaldo. In questo senso, essa offre uno
sare le loro carte agli archivi dello Stato, divenuti cosi principalmente schema di idee per una « disciplina futura preconizzata >> 44: si trat­
da un lato, archivi storici e, dall'altro, archivi del ministero del­ ta di un'analisi tipologica e ricostruttiva d'impressionante ricchezza,
l'Interno. opera di uno dei protagonisti maggioti della vicenda del dopoguerra,
Ma anche l'inquadramento degli uffici per le cose d'arte e il paesag­ tutta tesa all'adozione di nuove norme e di una riforma complessiva
g�o n�! ministero della Pubblica istruzione era divenuto, ormai, spu­ della legislazione; in questo senso, è importante rilevare lo spazio
rlo. S1a perché il ministero è sempre più premuto dalle esigenze di
riforma e di amministrazione scolastiche. Sia perché, con la caduta
42 Gli interessi di M. S. GIANNINI partono dalla recensione al volume di Grisolia,
del fascismo, si era rotto il legame tra istruzione e beni culturali che in « Rivista trimestrale di diritto pubblico », III (1953), p. 172; si possono poi se­
faceva parte almeno delle dichiarazioni del populismo fascista. gnalare: In., Disciplina della ricerca .e della circola:do�e del(e cl?s� d'intr;resse arckeolo­
gico, in Atti del convegno internazwnale sulla tecmca e tl dtrztto nez problemt del­
l'odierna archeologia, Roma 1963;; In., I beni pubblici� Roma 1963 (dove, per le cose
6. Come ha reagito la dottrina giuridica alle vicende del se­
d'arte' veniva affacciata la tesi de1la proprietà divisa); In., Uomini, leggi e beni cul­
condo dopoguerra? Una parte di essa, intenta soltanto a lavorare sulle turali, in « Futuribili», 1971, n. 30-31, pp. 34 ss.; In., Difesa dell'ambiente e del
norme, è dominata dal frammentismo e rimane ferma ai problemi in­ patrimonio naturale e culturale, in « Rivista trimestrale d: diritto pubblico », XXI
terpretativi delle leggi del 1939; spiriti di corta vista, né, d'altra (1971), pp. 1122 ss.; In., « Ambiente »: saggio sui diversi suoi aspetti giuridici, ibid.,
XXIII (1973), n. l.
43 M. S. GIANNINI, I beni culturali, in corso di pubblicazione negli studi in onore
p�rte, mangiacarte o bevinchiostro, sono andati riempiendo riviste
di fo'ote e commenti e postille di vario genere, ma tutte scarsamente di S. Pugliatti.
. per comprendere
utili . lo sviluppo delle istituzioni dei beni culturali. 44 M. S. GIANNINI, I beni cultumli.. . citata.
174
Sabino Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 175
dato ai lavori delle coOlllsli sioni Franceschini e Papaldo (mentre le
norme del 1975 sono sullo sfondo, ed anzi sono appena citate qual: -

,
tuzionale: funzione per cosi dire " dinamica ' a fronte di quella
" statica della conservaziOne >> 45 •

che volta di passata); non si tratta, quindi, di un tentativo di avvalo, , •

. V'è poi, un altro aspetto legato al primo. L .accettazwne dell� for­


rare, in sede scientifica, la mancata riforma legislativa. . mul�zione Franceschlni (e poi Papaldo) per CU1 be�e culturale e una
Per altro verso, però, si tratta di una sistemazione del diritto posi­ << t�stimonianza materiale di civiltà >> consen�e d1 l�vorare su u
, . d:_
<< nozione aperta » : il Giannini nota: << pregiO d�ll �troduzwne
tivo, vigente; tutta la ricostruzione è compiuta tenendo d'occhio le
due leggi del 1939 e quella archivistica del 1963, da cui sono tratti una nozione come quella di bene cultura!� è propno il permettere la
gli argomenti di supporto della tesi. più ampia possibilità di intervento pubblic� »: . .
Questa sorta di oscillazione tra la disciplina attuale e quella auspi­ Ma ' poi le ipotesi concretamente presenti sla nelle propos�e di ri­
cata spiega, forse, il primo aspetto che colpisce di questa ricostruzio­ forma sia �ello scritto del Giannini sono il frutto di .una << chi�sura >>
ne: l'affermazione di una unitarietà dei beni culturali. Ora, come si del patrimonio culturale a quei soli aspetti_ che Malinovslu. chiamava
è visto, la creazione dell'omonimo ministero è stata un'occasione per­ cultura in senso materiale "'.
duta, salvo che non si voglia fare del nominalismo e sostenere che .
Il Giannini - è vero - ammette che, in alcune cat�gone, 1·1. b ene
l'introduzione dell'espressione in una legge e la creazione di un unico patrimoniale può addirittura non esistere; e riconosce <;li passaggw che
organismo di gestione di una varietà di beni comporti anche una uni­ "!
vi sono altre specie di beni cultur i, n�n �ncor� anahz�ate, . che pon­
ficazione della loro disciplina. La verità è che, mentre la legge sulle gono problemi di aiuto tecnico e fmaru:tar�o � di orgamzzazwne (ma­
bellezze paesistiche segue il modello di quella sulle cose d'arte, pa­ nifestazioni letterarie, musicali, teatrali, . fthmche,. :cc . ).
trimonio librario e patrimonio archivistico hanno normative diverse, Tuttavia, poi, la ricostruzione. dei bem. culturali e tutta svolta. con
la èui unificazione è resa più urgente dal ministero se questo nmi �
l'occhio delle cose che siano ben! culturali: . al fond<_J de a concezt�me!
deve rimanere un conglomerato di uffici : l'unificazione organizzativa c'è sempre una << cosa >> oggetto di un dirltt<_J patrl?'?ma�e: tutti gh
è importante in termini di politica del diritto, perché potrebbe, nel ?
esempi di rapporto tra i u� re�imi sono cast m cm il pnvato ha un
futuro, avere una incidenza nella normativa unitaria dei beni cultu­ diritto di proprietà (o assllllilabile).
rali. La discussione svoltasi tra gli anni '30 e '50 di 9-u�sto sec<_Jlo sul
Insomma, il nostro ordinamento conosce la categoria dei beni cul­ concetto di cultura e, prima ancora, gli studi compmtl a parttte dal
turali? L'unità della nozione, certo, non può essere data dall'unifi­ 1871, quando Tylor pubblicava Primi:ive c'!lture, hanno ?'os�rato
.
cazione delle potestà delle amministrazioni; né da una « lettura >> che della cultura fanno parte i modi di vestire ed adornarsi, gli og­
delle leggi vigenti alla luce delle proposte e degli studi di questo �
getti di culto, i mezzi di traspor�o, .un. a�t�ne da scavo, u�a ca�oa,
dopoguerra, né da certi caratteri comuni nella consistenza fisica dei i comportamenti religiosi, gli us1 gmr!dtcl, 1 comportamenti cerllllo-
.
beni o nelle finalità culturali che essi hanno. Richiede un identico mali, 1e tecniche di lavoro e non solo l'humanitas quattrocentesca;
0 il processo di formazione della personalita
' , e la sua. capacl·ca di pro-
regime dei beni. L'eterogeneità, in particolare, tra la disciplina delle
cose d'arte e delle bellezze paesistiche, da una parte; e, dall'altra degli redire, in cui i dotti del sei-settecento facevano co�ststere la cultura;
archivi e del patrimonio bibliografico è ancora troppo grande per ri­ � «
ppure il capolavoro » al quale si prestò attenzwne
.
specmlmente
condurre tutte le categorie in schemi unitari. nell'Ottocento.
<< Il giurista può affermare l'esistenza di una categoria solo in pre­
senza di una disciplina almeno tendenzialmente unitaria circa i sin­ Sono parale scritte da F. SANTORO PASSARELLI, I beni della cultura seco�do la
Il, Fttenze
45
· ·
Costttuzwne,
_
· Studt' per il XX anniversario dell'assemblea costttuente,
goli oggetti considerati >>. Ora, solo i beni storico-artistici e quelli pae­ m

sistici hanno « un trattamento sostanzialmente analogo, almeno per 196!, .


f'b4!i culturali facenti parte della cultura non in senso materiale sono passati
certi tratti significativi, incentrato sullo strumento giuridico dell'auto­ decisame:te in secondo piano nelle stesse proposte di rifor�a, anch'esse. orientate
rizzazione. Mancano però una disciplina organica e un apparato am­ sull'ordine di problemi (conservazione, valorizzazione, . circol�z1�ne, �sportaztone) pro-
ministrativo unitario. Soprattutto manca l'adeguata attuazione della r. d · be · culturali che hanno un supporto matertale. L uruca rilevante eccezione
" funzione culturale " secondo lo spirito della nuova disciplina costi- 1 �: n:�nzio�e della « funzione educativa » nei primi articoli della proposta della se­
conda commissione Papaldo.
176 Sabino Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 177

È difficile - per il giurista, non per l'antropologo - compren-' Ora, beni culturali del tipo di quello citato non hanno re azione �
der� come del patrimoJ_:IÌo culturale facciano parte non solo gli arte­ con cose oggetto di diritti patrimoniali: consistono di elementl mate- ·
_
fatti e il corredo matertale dell'uomo ma anche i costumi il sistema riali o immateriali indifferenti per il diritto interprivato, di diritti
di val?r!, le credenze, le regole di c�mportamento, il lin uaggio, le
. _ � di libertà, di mere attività 50•
abttudim corporee o mtellettuali, gli « imperativi strumentali della Ci si potrebbe chiedere infine se - pur non avendo una disciplina
cultura >> (Malinovski), le forme dell'insediamento e dell'abitazione unitaria al loro interno - i beni culturali delle cinque categorie non
umana, o la_ disposizi�ne delle capan11e dei villaggi Bororo, accurata­ presentino caratteristiche differenziali complessive nei confronti di

me�te escntta e anahzzata da Levy-Strauss in Tristes tropiques. Poi­ beni di altro genere.
·

che « l mtero corpo della cultura materiale deve essere prodotto, con­ Ma neppure in questo senso essi paiono contraddistinguersi: di­
servato, distribuito ed usato >> 47 v'è un sistema di regole e precetti chiarazioni ed altri atti che consentano l'identificazione del bene e la.
che sono anche essi parte della cultura. sua iscrizione in elenchi e registri; piani di utilizzo dei beni imposti
Quando si esce fuori dell'ambito della cultura materiale e si per­ dall'autorità pubblica o che ne richedono il consenso ; obblighi e po­
vtene a quello che Malinovski denominava nel 1931 « ambiente se­
.
teri strumentali a tali piani; vincoli e autorizzazioni per la circolazio­
condario >>, sorgono le maggiori difficoltà per il giurista: in questo ca­ ne· limitazione alle esportazioni e poteri di autotutela sono istituti ri­
s? , oggetto della tutela non è più un bene che ha un supporto mate­ sc�ntrabili in altre categorie di beni ed attività: dalle aziende di cre­
nale. Tutto lo strumentario della proprietà e degli interventi pub­ dito, ai suoli urbani, ai parchi, agli edifici destinati ad alberghi.
blici diretti a linritarla, sono inservibili. Spesso, non c'è neppure un Si dovrebbe poter dire - per giustificare l'unitarietà della disci­
?
p�o l�a di tutela << passiva >> o « negativa >> : costmni e usi lingui­ plina dei beni culturali - che la loro caratteristica sta proprio nella
stlcl eststono, da un certo punto in poi, solo in quanto la comunità spettanza a uffici pubblici della somma di . tutti_ q':esti p�te�i. Ciò n�n
appresti servizi in cui possano sopravvivere: una loro « conserva­ incontra difficoltà nell'assenza, ad esemp10 , di dispostz!Om sulla ctr­
zione >> non è neppure pensabile 48• colazione e sulla espcrtazione per le bellezze pae�istiche, per�hé ciò
Ora, che manifestazioni teatrali, musicali filmiche ecc., fossero dipende dalla conformazione naturale della cosa. E, dunque, m que­
parte del patrimonio culturale era già stato �ompreso negli anni del sto senso, che si potrebbe dire negativo, che la nozione di bene cnl­
tardo fascismo, come �i è cercato di mostrare prima . Oggi, nei vari turale emerge nell'attuale ordinamento positivo.
setton_ della cultura, s1 va diffondendo il convincimento che il con­ Ma poi, alla fine, la identificazione _dottrinale di una cat�g�ria �o�l
fine del concetto di patrimonio culturale deve andare oltre. definita diviene inutile a fini operativt e serve solo a scopl d1 chtan­
Un esempio è quello del patrimonio linguistico delle minoranze. mento classificatorio. Una volta affermata una potestà pubblica ge­
Per questo l'azione di tutela dello Stato appare molto complessa: nerale dello Stato sul bene in senso immateriale (bene culturale), di­
non si può
.
� tare a identificazione, rilevazione, catalogazione e con­
.
stinta dalla situazione soggettiva del privato (diritto di proprietà od
servazwne det repert1; deve arrivare alla scuola con la formazione de­ altro), questa non si può esercitare - per il principio di legalità - . se
gli insegnanti e l'approntamento di materiali didattici che consentano non secondo le prescrizioni che, volta per volta, riguardano quel sm-,
la tu�el� dei diritti linguistici delle minoranze, e alla creazione dei gola bene. In altre parole, il significato unita�io, �olo dall'esterno <;
di
centn d1 lettura pubblica e di centri di cultura polivalenti ". in senso negativo, di bene culturale non autonzza il « trasporto >>
poteri dell'una categoria all'altra. Cosl, ad esempio , le Sovrintendenze

47 B.MALINOVSKI, Culture, in Il concetto di cultura, a cura d i P. Rossi, Torino da un riconosci­


1970, p. 162. sta dinanzi alla riforma dei beni culturali. oggi deve partire quindi
48 � letteratura . sul punto è molto ampia: si possono vedere, per tutti, Il con­ mento pieno del relativismo culturale sul quale si fondano le scienze
antropologiche·
..
cett dt cu_ltu:a. ctt., e C. GE�RTZ, The in:erpretation of cultures, London 1975.
4� Una dkazto e Pt;n�al� di quello che il potere pubblico deve fare per proteg�
. e della cultura.
affari culturali » appare, in quest01
G. GROTTANELLI nE'
50 L'esperienza francese del « Ministero degli
gere il patrunoruo linguistico m T. DE MAuRo, La tutela del patrimonio e dei diritti
. � . �
senso, interessante. Per l'esperienza inglese, limitata all'ambiente,
lin_guistici �elle popolazioni �taliane, in corso di pubblicazione in « Città- e i:egl.one »; SANTI Il ministero dell'ambiente e la tutela ecologica in Inghilterra, Milano 1975.
s� rapporti tr� scuola e beni culturali, - A. GRANESE, Regioni, mezzogiornò e patrimo­ Diver�a l'esperienza italiana del ministero della- Cultura popolare, che
aveva principal­
nzo culturale, m « Il comune democratico », X (1975), n. 6, pp. 39 ss. If compito- che mente compiti di propaganda.
178 Sabino Cassese I beni culturali da Bottai a Spadolini 179

archivistiche non potranno valersi dei maggiori poteri di autotutela Ordunque, il problema è, quindi, di lUnpliare l'area del patrimo­
che spettano rispetto alle cose d'arte e dovranno accontentarsi di ap­ nio culturale protetta dalla legge. E di cambiare, corrispondentemen­
plicare, trattandosi di archivi privati, l'art. 43 del decreto delegato te le modalità della pmtezione: questa sarà diversa se si tratti di
del 30 settembre 1963 n. 1409 relativo alle << inadempienze dei pri­ u� bene colturale-cosa o di· un bene culturale-attività. Disciplina del­
vati >>. l'uso e circolazione passano, per quest'ultimo, in secondo piano, quan­
Non si può, quindi, neppure dire che la presentazione di una plau­ do non scompaiono; e diventano importanti altri aspetti: organizza­
sibile spiegazione dell'unitarietà delle categorie di beni la coi ammini­ zione scolastica, servizi, biblioteche eccetera.
strazione è rimessa al nuovo ministem serva a farlo funzionare meglio L'altro problema importante che si affaccia oggi (e che era già sta­
o ad assegnare un diverso più ampio ruolo allo S.tato rispetto ai beni. to intravisto negli anni del tardo fascismo) è quello degli interessi
Oppure serva a fornire ai giudici argomenti per il ricorso all' ana­ collettivi. Oggi il dialogo non è più tra Stato e privato detentore del
logia, aprendo, per così dire, l'una legge verso l'altra. bene colturale. Vi è già una schiera di associazioni e gruppi interessati
alla difesa e alla valorizzazione dei beni colturali. Quali mezzi pos­
7. Quello che ora interessa di più è la adozione di una nuova di­ sono essere utilizzati per incentivarne la creazione e l'attività (diretta
sciplina dei beni culturali. La creazione di un nuovo ministero - e indiretta, rivolta alle amministrazioni che dovrebbem provvede­
come si è detto - può essere utile a questo scopo. Altrettanto utile re)? Come può attenersi la diffusione e la accessibilità diretta dei
la elaborazione di un sistema di concetti. Ma non va dimenticato che beni colturali? Come si può superare la concezione corporativo-set­
ambedue possono agire come limiti: questo, d'altra parte, accade toriale degli anni '30? 52 •
quando si dà una soluzione meramente organizzativa a problemi che Ma, in questi mesi, il tema dei beni culturali si riapre, ancora una
richiedono un previo intervento legislativo della disciplina sostan­ volta, in termini di mera organizzazione degli uffici di tutela. Forti
ziale. dei loro statuti, che includono tra gli « obiettivi delle regioni » la
Dall'esame compiuto finora si evince che vi sono alcuni punti sui tutela del patrimonio storico-artistico e del paesaggio, le regioni han­
quali maggiormente occorre riflettere ai fini della riforma legislativa no prima proposto una disciplina nazionale dei beni culturali (propo­
dei beni culturali. sta toscana del 9 ottobre 197 3, su cui hanno concordato le altre re­
Il primo è quello dell'ampiezza della nozione. Proprio il riconosci­ gioni italiane); sono poi intervenute con proprie leggi nel campo �ei
mento che il bene culturale è oggetto di situazioni soggettive (potestà) beni culturali e ambientali (ci si riferisce alle leggi della Campama,
del potere pubblico che incidono non sulla cosa (che è solo il sup­ dell'Emilia Romagna, del Friuli Venezia Giulia, della Liguria e della
porto materiale del bene), ma sul valore culturale della cosa, per­ Puglia: basti pensare alla creazione di un Istituto r:e� i beni artisti­
mette di comprendere che tale potestà o dominio pubblico può essere ci culturali e naturali in Emilia) 53; muovono ora cntrche alle norme
éorrelata a un bene che non ha un supporto materiale. d�legate sulla organizzazione del ministero per i Beni culturali e am­
Proprio Pugliatti - al quale viene fatta risalire l'introduzione della bientali 54 •
spiegazione di << bene in senso giuridico » nella cultura giuridica ita­
liana - spiega che l'espressione identifica ogni entità del mondo
giuridico oggetto di tutela giuridica. La separazione della teoria dei 52 Per un'analisi degli interessi diretti alla conservazione, nell'ordinamento nord­
americano, C. J. MEYERS, An introduction to environmental thought: some sources
diritti patrimoniali non potrebbe essere più chiara 51• and some criticism, in « Indiana Law Journal », 1975, Spring, vol. 50, n. 3 e pp. 426
ss. e il commento di A. DAN TARLOCK, ivi, pp. 454 e seguenti.

51 Si fa riferimento a S. PUGLIATTI, l beni, in Beni e cose in senso giuridico, Mi­


53 Sulle iniziative regionali A. PREDIERI, Beni culturali e politica del territorio, in
« 11 comune democratico », X (1975), n. 6, pp. 25 ss. e la ulteriore bibliografia ivi

rale. Ma non si può non rilevare che la teoria dei beni in senso giuridico fu formu­
Jano 1962, specialmente pp. 16 ss. Qui non si vuoi discutere l'aspetto di teoria gene­
citata· nonché M. BESSONE, Sul ruolo delle regioni nell'amministrazione dei beni cul­
/
,,

lata in Germania ad altri scopi e che, in Italia, è stata all'origine di confusioni con
tura! - prospettive di riforma, in « Rivista trimestrale di diritto pubblico », XXIV
la teoria della proprietà. E si potrebbe forse pensare che vada limitata: è vero che
(1975), p. 200, con particolare riferimento alla proposta di legge �os�ana.
. .
possono darsi più beni su una cosa; che una entità immateriale sia qualificata come
54 Riunione delle regioni dell'll settembre, a Firenze; osservaz10ru delle reg1oru
al Governo: quella della Toscana è riportata in_ Toscana consiglio regionale, 15 otto­
bene; ma non tutte le entità disciplinate dal diritto sarebbero beni, altrimenti la no­
bre 1975, pp. 531 e seguenti.
zione è inservibil