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FONDAZIONE VALERIO PER LA STORIA DELLE DONNE

SAN GREGORIO ARMENO


Fridericiana Editrice Universitaria

Fridericiana Ars

FONDAZIONE VALERIO PER LA STORIA DELLE DONNE

SAN GREGORIO ARMENO


Storia, architettura, arte e tradizioni

a cura di
Nicola Spinosa, Aldo Pinto e Adriana Valerio
fotografie di Luciano Pedicini

Fridericiana Editrice Universitaria

Volume pubblicato sotto lAlto Patrocinio di

Pubblicazione realizzata con il contributo di

PIERO E DANIELA RAIMONDO

Si ringrazia lAvvocato Mario Porzio

Alcune foto della Chiesa di San Gregorio Armeno sono state realizzate con il contributo dellUnione Europea. I contenuti di questa pubblicazione sono
GLHVFOXVLYDUHVSRQVDELOLWjGHOOD)RQGD]LRQH9DOHULRSHUOD6WRULDGHOOH'RQQHHQRQULHWWRQRQHFHVVDULDPHQWHLOSXQWRGLYLVWDGHOO8QLRQH(XURSHD

Fridericiana Editrice Universitaria


http://www.fridericiana.it/
E\1RYDQ)LQDQFLqUH6$
Tutti i diritti sono riservati
Prima edizione italiana Maggio 2013
Stampato in Italia da Liguori Editore - Napoli
)RWRJUDHGL/XFLDQR3HGLFLQL$UFKLYLRGHOO$UWHDVVLVWHQWLDOOHULSUHVH0DUFRH0DWWHR3HGLFLQL
7UDQQHOHIRWRJUDHDOOHSSG[HIRUQLWHGLUHWWDPHQWHGDJOLDXWRUL
Spinosa, Nicola (a cura di):
San Gregorio Armeno. Storia, architettura, arte e tradizioni1LFROD6SLQRVD$OGR3LQWRH$GULDQD9DOHULR a cura di)
1DSROL)ULGHULFLDQD(GLWULFH8QLYHUVLWDULD
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1. Monasteri femminili 2. Napoli 3. Storia religiosa I. Titolo
Ristampe:

 
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UHDOL]]DWDFRQPDWHULHSULPHEURVHYHUJLQLSURYHQLHQWLGDSLDQWDJLRQLULQQRYDELOLHSURGRWWLDXVLOLDULDVVROXWDPHQWHQDWXUDOLQRQLQTXLQDQWLHWRWDOPHQWHELRGHJUDGDELOL )6&3()&,623DSHU3UROH(0$6 

Indice

VII

IX

PRESENTAZIONE
Ministero dellInterno
'LUH]LRQH&HQWUDOHSHUODPPLQLVWUD]LRQHGHO)RQGR(GLFLGL&XOWR
PREFAZIONE
di Nicola Spinosa

ROBERTO PANE E SAN GREGORIO ARMENO


di Giulio Pane

SAN GREGORIO ARMENO:


di Adriana Valerio

LA MEMORIA DELLE DONNE

13

SAN GREGORIO ARMENO:


di Felice Autieri

STORIA RELIGIOSA DI UNO DEI PI ANTICHI MONASTERI NAPOLETANI

61

DEMETRA/CERERE: IL
di Giovanna Greco

75

DISIECTA MEMBRA: IL RIUSO


di Francesco Pio Ferreri

87

DALLE INSULAE DI NEAPOLIS


di Daniela Giampaola

103

SAN GREGORIO ARMENO. LA


di Leonardo Di Mauro

127

TRASFORMAZIONI
di Aldo Pinto

171

IL PATRIMONIO ARTISTICO: DIPINTI, SCULTURE


di Gian Giotto Borrelli, Laura Giusti

225

LUSSO E DEVOZIONE. GLI


di Nicoletta DArbitrio

237

IL TESORO DI SAN GREGORIO ARMENO


di Gennaro Luongo

255

SIMBOLI DEL SACRO


di Angela Catello

267

SETTECENTO NAPOLETANO
di Annamaria Bonsante

CULTO, TRA CONTINUIT E DISCONTINUIT

DELLANTICO NEL COMPLESSO DI

SAN GREGORIO ARMENO

ALLISOLA CONVENTUALE

CHIESA E IL MONASTERO

URBANE DELLAREA DEI MONASTERI DI

SAN GREGORIO ARMENO

SAN PANTALEONE

E RESTAURI

APPARATI DI SETA, ORO E ARGENTO

PER

USO DI SANTIFICARE ET ADORNARE

IN METALLO PREZIOSO

E DI

SAN GREGORIO ARMENO:

RICREAZIONI MUSICALI

283

GLI ORGANI DI SAN GREGORIO ARMENO


di Vincenzo De Gregorio

287

DOLCI E DISOBBLIGHI
di Lucio Fino

295

BADESSE E SUPERIORE
di Aldo Pinto

299

IL PREZIOSO ARCHIVIO
di Adriana Valerio

300

FONTI

301

BIBLIOGRAFIA

305

LE AUTRICI

E GLI

DELLE MONACHE DI

DI

SAN GREGORIO ARMENO

SAN GREGORIO ARMENO

AUTORI

,OYROXPHqFRUUHGDWRGDDPSLDDSSHQGLFHGRFXPHQWDULDVFDULFDELOHLQIRUPDWR3')DOOLQGLUL]]R
KWWSZZZIULGHULFLDQDLWDVS

)UDQFHVFR)UDFDQ]DQRSan Gregorio Armeno gettato nel pozzo


DOODSDUHWHGHVWUDQHOODFDSSHOODGHOVDQWRSDUWLFRODUHLQFXL
VLVFRUJHODGDWD DOODSDJ9,,,

VI

Napoli, via S. Gregorio Armeno 14:


base marmorea con rilievo di canefora

74

Disiecta membra:
il riuso dellantico nel complesso
di San Gregorio Armeno
Francesco Pio Ferreri*

Gli ambienti del chiostro tardo-cinquecentesco di San


Gregorio Armeno ospitano alcuni elementi lapidei di
et classica, gi segnalati in parte da Roberto Pane,
Mario Napoli e Arnaldo Venditti,1 ma sfuggiti sinora
ad una dettagliata disamina. I materiali in questione
si distinguono per la loro eterogeneit, tipologica e
cronologica, e per lo stato lacunoso di conservazione,
frutto di reiterati interventi di rilavorazione e riutilizzo. La natura eterogenea e frammentaria di questi
spolia pregiudica unattribuzione certa ad un contesto
antico di provenienza, ma non impedisce di suggerire
TXDOFKHSUXGHQWHULHVVLRQHFKHFRQVHQWDGLLQVFULYHUli nella vicenda edilizia del monastero e nel pi ampio
dibattito sul fenomeno del reimpiego dallantico.2
Come si visto, una lunga tradizione che rimonta agli
scritti seicenteschi di Giulio Cesare Capaccio riferisce
lesistenza di un tempio destinato al culto della dea
Cerere nellarea in seguito occupata dal complesso
monastico di San Gregorio, mentre in anni contemporanei al monumentale rinnovamento post-tridentino
GHO PRQDVWHUR )DELR *LRUGDQR LGHQWLFDYD QHOODUHD
del complesso conventuale lantico tempio di Augusto.3$OGLOjGHLGLYHUVLWHQWDWLYLGLLGHQWLFD]LRQHGL
precedenti complessi templari, le testimonianze dei
due antiquari concordano nel documentare la presenza di evidenze materiali di et classica nellarea
occupata dal monastero benedettino.

la Canistrifera, giovane sacerdotessa legata alla sfera


cultuale demetriaca.5 Il personaggio avvolto da un
WWRSDQQHJJLRHLOFDSRGHOWXWWRFRQVXQWRVHPEUD
coronato da un alto polos/DJXUDUHJJHQHOOHPDQL
DWWULEXWL GLIFLOPHQWH GHFLIUDELOL IRUVH XQD DFFROD
nella mano destra e una cista, o altro analogo contenitore, nella sinistra. Dalla testimonianza di Capaccio
GLSHQGH JUDQ SDUWH GHOOD WUDGL]LRQH DQWLTXDULD QR
alle pi recenti menzioni di Bartolommeo Capasso6
e di Roberto Pane,7 concordi nellinterpretazione del
SHUVRQDJJLRFRPHFDQHIRUD/DFRQQHVVLRQHGLTXHVWDJXUDFRQODVIHUDGHOODUHOLJLRVLWjGHPHWULDFDKD
costituito a lungo uno dei principali argomenti addotti dagli eruditi a favore delloriginaria ubicazione del
tempio neapolitano di Cerere nellarea occupata dalla
vicina fabbrica di San Gregorio Armeno. Permangono tuttavia riserve tanto sullipotetica attribuzione del
marmo al santuario di Cerere,8 quanto sulla lettura
LFRQRJUDFD GHO VRJJHWWR GHO QRVWUR ULOLHYR OD SUHsenza di attributi come il polos H OH DFFROH SRWUHEEH
infatti rimandare anche al contesto della dea Ecate o di
&LEHOH8QXOWHULRUHULHVVLRQHqRIIHUWDGDOODSRVVLELOHLGHQWLFD]LRQHGHOOHSLJUDIHLQFLVDVXOPRQXPHQWR
attualmente obliterata dalle moderne superfetazioni
edilizie, con uniscrizione nota nelle sillogi antiquarie
VLQGDLSULPLGHFHQQLGHO;9,VHFRORFRQXLWDQHOPRnumentale Corpus Inscriptionum Latinarum di Theodor
Mommsen9 e localizzata dallo stesso Capaccio ai piedi
del campanile di San Gregorio (in lapide, qui sacram
turrim D. Gregorii sustinet).10 Il testo dellepigrafe
cos recitava:

1. La base con canefora e altri spolia nellinsula


di San Gregorio

M(arco) Octavio / M(arci) f(ilio) Agathae.


C(aio) Domitio Dextro II L(ucio) Valerio / Messalla
Thrasia Prisco co(n)s(ulibus) / VI Idus Ianuar(ii) /
in curia basilicae aug(ustae) Annian(ae) // scribundo adfuerunt A(ulus) Aquili(u)s / Proculus M(arcus)
Caecilius Publiolus / Fabianus T(itus) Hordeonius
Secund(us) / Valentinus T(itus) Caesius Bassianus / quod postulante Cn(aeo) Haio Pudente //
o(ptimo) v(iro) de forma inscriptioni dan/da statuae
quam dendrophor(i) / Octavio Agathae p(atrono)
c(oloniae) n(ostrae) statue/runt Cn(aeus) Papirius
Sagitta et P(ublius) / Aelius Eudaemon IIvir(i) ret-

Delle antichit menzionate da Capaccio in connessione con il complesso di San Gregorio, ancora visibile,
pur nel suo mediocre stato di conservazione, la base
marmorea murata presso lingresso di una bottega
sotto larco del campanile pensile, al civico 14 di via
S. Gregorio Armeno. Si tratta quasi certamente di una
base iscritta, con i lati anteriore, posteriore e destro
integralmente incassati nel muro moderno.4 Lunica
IDFFLD D YLVWD UHFD DO FHQWUR XQD JXUD PXOLHEUH D
EDVVRULOLHYRJLjLGHQWLFDWDGD&DSDFFLRFRPHpuel75

Berlino:17 il marmo non solo si inscrive in una generica categoria di prodotti funerari, senza necessaria
attinenza con la sfera del culto demetriaco, ma costituisce un oggetto decontestualizzato del collezionismo
antiquario, per il quale non si pu escludere una proYHQLHQ]DGDOODUHDHJUHDFRPHJUDQSDUWHGHLPDUPL
DQWLFKLFKHFRQXLURQRQHOODUDFFROWDTXDWWURFHQWHVFD
del Carafa.18
Questi marmi sono dunque riconducibili ad una pi
ampia classe di elementi di riuso, provenienti dal centro storico di Napoli o da siti extraurbani, reimpiegati
VSHVVR FRPH PDWHULDOL HGLOL]L QHJOL HGLFL GHOOD FLWWj
medievale. Nellarea orbitante intorno al monastero
di San Gregorio e alla platea Augustalis si segnalano
almeno altre due iscrizioni di et romana riutilizzate
nel corpo edilizio della citt post-classica. Una base
marmorea ricollocata come piedritto angolare nellarco che introduce al vico S. Nicola a Nilo dalla via S.
%LDJLR GHL /LEUDL FRQVHUYD QHOOR VSHFFKLR HSLJUDFR
XQLVFUL]LRQH JUHFD GLIFLOPHQWH OHJJLELOH FRQ GHGLca ad unimperatrice, di cui non si serba il nome, da
parte della fratria degli EuereidaiLOWLWRORGLGLYLQDH
pietosissima Augusta usato nellepigrafe ha suggerito una datazione entro i limiti del II sec. d.C.19 Un
esiguo frammento di base modanata invece murato
nella facciata del palazzo trecentesco di Filippo dAngi in via Tribunali, e conserva parte di uniscrizione
con i nomi di due liberti dellaugusta Antonia Minore
(met del I sec. d.C.).20 Cospicui sono anche gli spolia
architettonici disseminati nei palazzi e nelle chiese che
sorgono intorno allinsula di San Gregorio Armeno. Oltre alle due grandiose colonne sormontate da preziosi
capitelli corinzi che si ergono ai lati dellingresso alla
basilica di San Paolo Maggiore unica testimonianza superstite del monumentale prospetto esastilo del
tempio tiberiano dei Dioscuri rovinato dai disastrosi
sismi del 1686-1688 , frammenti di basi modanate e
colonne granitiche si conservano a ridosso delle arcate
in piperno che scandiscono la facciata del prospiciente
palazzo dAngi.21 Sul limite opposto dellinsula, nel
palazzo prospettante su via S. Biagio e vico Figurari
sono visibili un fusto di colonna in granito sormontato
da un capitello corinzio di tarda et augustea, reim-

tu//lerunt q(uid) d(e) e(a) r(e) f(ieri) p(laceret) d(e)


e(a) r(e) i(ta) c(ensuerunt) / placere universis honestissimo / corpori dendrophorum in/scriptionem
quae ad honorem / talis viri p[ertinea]t dare quae
// decreto ......... inserta est.11

Liscrizione, con data consolare del 196 d.C., riportava un decreto dei duoviri Cn. Papirius Sagitta e P.
Aelius Eudaemon relativo alla dedica da apporre alla
base di una statua onoraria eretta da un collegio di
dendrofori al patronus coloniae Octavius Agatha. Lepigrafe attribuita da Mommsen, e da altri prima di
lui, alla colonia di Puteoli, poich fa menzione di una
basilica Augusti Anniana gi documentata in altre tre
iscrizioni puteolane12 e annoverata nella letteratura
archeologica tra i principali monumenti forensi della
Pozzuoli romana.13 /LGHQWLFD]LRQH GHO QRVWUR PDUmo con la base di Octavius Agatha corroborata da
un passo del canonico napoletano Giacomo Martorelli, che intorno alla met del XVIII secolo, citando
liscrizione in oggetto, deplora la scellerata incuria dei
moderni architetti responsabili di aver occultato lanWLFDPHPRULDHSLJUDFDLQFLVDVXOODEDVHODVFLDQGRD
YLVWD VROR XQD FRQVXQWD LPPDJLQHWWD LFXQFXOD 
GHWULWD  VFROSLWD VX XQR GHL DQFKL14 nella quale si
SXz DJHYROPHQWH ULFRQRVFHUH OD canistrifera di capacciana memoria. Alla luce di questi dati, la base in
esame costituirebbe uno dei numerosi spoliaHSLJUDFL
GL DUHD HJUHD FRQXLWL D 1DSROL LQ HWj PHGLHYDOH H
moderna: la supposta pertinenza al santuario napoletano di Cerere ne risulta ulteriormente destituita di
fondamento.
Anche nel caso dellepigrafe di et medio-imperiale
in onore di Cominia Plutogenia, sacerdotessa di Demetra Thesmophoros, oggi visibile in una parete del
cortile di via Tribunali 62,15 la vicinanza del luogo di
esposizione al monastero di San Gregorio non ragioQHVXIFLHQWHFRPHSXUHVLqULWHQXWR16 per ipotizzare
la preesistenza di un tempio di Cerere nellarea. N lo
la pertinenza alla collezione rinascimentale di Diomede Carafa, un tempo raccolta nel vicino palazzo di
via S. Biagio dei Librai, di un rilievo di sarcofago con
UDIJXUD]LRQH GHO UDWWR GL 3URVHUSLQD DWWXDOPHQWH D
76

piegato come elemento angolare, e allinterno del vico


una seconda colonna con base attica e capitello ionico
non pertinenti, murata nel poderoso basamento in piSHUQRGHOOHGLFLRFKHGLUHFHQWHqVWDWRDWWULEXLWRDOOD
soppressa chiesa medievale di Santa Eufrasia, documentata almeno a partire dal XIII secolo.22 Numerosi
ed eterogenei i materiali architettonici di et romana
riutilizzati nella navata della basilica di San Lorenzo
Maggiore e nelle sale dellannessa fabbrica conventuale: si tratta in larga parte di colonne e capitelli imperiali
di varia datazione e tipologia (corinzi normali, corinzi asiatici, a calice, compositi), gi presenti nella pi
antica basilica paleocristiana e recuperati allinterno
del complesso di et angioina.23 Nulla impedisce di
ipotizzare che questi materiali provengano almeno in
SDUWH GDJOL HGLFL PRQXPHQWDOL FKH RUQDYDQR LO IRUR
di et romana e larea circostante. Anche la diaconia
di San Gennaro allOlmo, allincrocio tra la strada di
S. Gregorio Armeno e via S. Biagio dei Librai, custodiva preziosi marmi di spoglio che le invasive rifazioni
barocche hanno obliterato: la pi antica chiesa, fondata dal vescovo Agnello nel 680, riutilizzava nella sua
struttura a pianta longitudinale colonne pertinenti a
monumenti classici, di cui si conserva memoria in due
fusti di marmo rosso antico, rilavorati e politi, trasferiti dopo i restauri seicenteschi nel presbiterio della
cattedrale, dove ancora fungono da reggi-candelabro.24

un rilievo a ghirlande sospese a bucrani angolari, che


VL FRQVHUYD VX XQR GHL DQFKL VXSHUVWLWL25 I bucrani,
GDO SUROR DOOXQJDWR FRQ RVVR LQWHUPDVFHOODUH D FXFchiaio, presentano orbite sporgenti e forate a trapano.
Frequenti fori di trapano si distribuiscono su tutta la
VXSHUFLH GHOOH WHVWH VFDUQLFDWH 8QLQIXOD q VWUHWWD
intorno alla fronte di ciascun bucranio, mentre coppie
di taeniae, ricadenti in parte dallinfula stessa, in parte
avvolte intorno alle corna del teschio bovino per assicurarvi il festone centrale, si dispiegano al di sopra e
al di sotto di questultimo con andamento sinuoso e
discreto aggetto plastico. La ghirlanda origina da due
ordini di fascette annodate desinenti in larghe foglie
di vite che incorniciano pomi tondeggianti, stretti al
centro da una benda verticale con brevi nastri ricadenti verso il basso. Il motivo ornamentale, ispirato
DOODVIHUDFXOWXDOHGHOVDFULFLRHODUJDPHQWHDWWHVWDWR
in et augustea e giulio-claudia su fregi architettonici
e altari, ricorre precocemente in ambito funerario su
unimportante serie di sarcofagi e urne di provenienza
urbana e italica risalenti alla prima et imperiale.26
Lo stesso registro decorativo recuperato pi tardi
in un gruppo di sarcofagi medio-imperiali attribuiti
DG RIFLQH FDPSDQH FKH SURGXVVHUR LQ HWj DQWRQLQD
esemplari analoghi al nostro, con fregi di bucrani ghirlandofori, rosoni o gorgoneia inscritti nelle lunette al
di sopra dei festoni, e una tabulaHSLJUDFDDOFHQWUR
della fronte, talora inquadrata da una coppia di putti.27 Alcuni di questi monumenti risultano reimpiegati
in et medievale e moderna come sepolcri di nobili
ed ecclesiastici: i casi meglio noti sono rappresentati
GDOODWRPEDGHOSRQWHFH*UHJRULR9,,28 e dal sepolcro
di un membro della famiglia Santomango,29 entrambi
nella cattedrale di San Matteo a Salerno. Anche il sarcofago di San Gregorio, databile nella seconda met
del II sec. d.C., pu ascriversi alla stessa produzione
imperiale di area campana.
Nel chiostro, sulla parete di fondo del piccolo disimSHJQRFKHGjDFFHVVRDOUHIHWWRULRGHOOHRUIDQHOOHVL
FRQVHUYD XQ VHFRQGR VDUFRIDJR GHO WLSR D WLQR]]D
(lenos FRQLODWLOXQJKLUHWWLOLQHLHLDQFKLULFXUYLOH
pareti scandite da due serie contrapposte di strigilature doppie a dorsi combacianti, convergenti verso

2. Gli spolia del chiostro: i sarcofagi


Quanto ai marmi antichi presenti allinterno del chiostro di San Gregorio, essi si dividono in due categorie di materiali, sarcofagi ed elementi architettonici.
Questi oggetti andrebbero ricondotti al novero delle
anticaglie ricordate dagli eruditi partenopei e rimesVH LQ OXFH DOOD QH GHO  QHO FRUVR GHL ODYRUL GL
VFDYR H GHPROL]LRQH SUHOLPLQDUL DOOHGLFD]LRQH GHO
nuovo complesso monastico. Al gruppo dei sarcofagi
appartiene un esemplare frammentario a cassa rettangolare, oggi addossato al Fondale di S. Benedetto e
al complesso delle cisterne seicentesche, decorato con
77

Chiostro di San Gregorio Armeno.


1. Sarcofago medio-imperiale con rilievo a ghirlande
e bucrani sul muro esterno delle cisterne;
2. Frammenti di sarcofago strigilato nel disimpegno
antistante il refettorio bambini

il centro. Il marmo stato reimpiegato come grosso


puteale, attualmente tompagnato, a partire da due lastre curvilinee, tagliate e riassemblate.30 Alle estremit
superiori della fronte dovevano disporsi due protomi
di leone, a fauci aperte o serrate su un anello, scalpellate ed abrase nella fase di smembramento e rifunzionalizzazione del supporto antico. Lorigine del tipo,
diffuso a partire dalla tarda et antonina e per tutto
il III sec. d.C.,31 in genere individuata nella forma
ovale dei tini impiegati per la spremitura delluva,
dotati di gronde leonine e ampiamente documentati
QHOODSURGX]LRQHJXUDWLYDGLHWjURPDQD32 I monumenti sepolcrali cos ispirati si arricchivano di evidenti richiami alla simbologia dionisiaca, rievocando
attraverso il passaggio dalluva al vino la rigenerazione ultraterrena dellanima. Diversi esemplari noti di
sarcofagi strigilati a lenos ornati con protomi di leone
furono riutilizzati in et medievale come sepolcri di
QRWDELOL QRQ PDQFDQR HVHPSL FDPSDQL DG$PDO33
Capua 34 e Montevergine di Mercogliano.35
Nellattuale stato di conservazione, i due sarcofagi
di San Gregorio denunciano pesanti interventi di rilavorazione che ne hanno notevolmente alterato laspetto originario: se il sarcofago a tinozza risulta ri-

funzionalizzato come puteale, laltra cassa sepolcrale


reca lungo la lastra posteriore tre fori posticci, che
ne suggeriscono un riuso come fontana o lavatoio,
prima dellasportazione di due lastre laterali. La presenza di due sarcofagi tra i materiali in esame ben
si accorda con una fonte documentaria desunta dai
Libri dintrojto relativi alle opere edilizie per il nuovo
monastero cinquecentesco: una voce, in data 2 agosto 1575, registra la spesa necessaria per cavar dalla
cappella de S.to Sabastiano dui sepulchri de marmo
... et per quelli poi condurle al supportico avante lo
refettorio novo per farle lavorare per le fontane.36
La cappella di San Sebastiano era uno dei nuclei di
cui si componeva il primo impianto ecclesiale, che
si sviluppava, come noto, allinterno dellodierno
perimetro claustrale. Stando alla menzionata fonte,
lambiente doveva ospitare, prima della demolizione,
GXHVHSROFULPDUPRUHLGHVWLQDWLDGHVVHUcavati per
ricavarne fontane negli spazi del nuovo monastero.
verosimile che i sepolcri in questione siano gli stessi
di et romana oggi visibili negli ambienti orbitanti
intorno alla cappella dellIdria e al complesso delle
cisterne. In questo modo avremmo testimonianza di
un primo riutilizzo dei due sarcofagi imperiali allin78

terno della prima chiesa di San Gregorio, in funzione


di sepolcri cristiani, secondo una pratica diffusamente attestata a Napoli soprattutto in et angioina, ma
frequente ancora nei secoli XVI-XVII. Tra i maggiori
testimoni di questa pratica si annoverano: i sepolcri
dei nobili Piscicelli, nellomonima cappella di famiglia
allinterno della basilica di Santa Restituta al duomo,
ricavati da un sarcofago con geni stagionali del tardo III sec. d.C.37 e da un esemplare tardo-antonino di
soggetto dionisiaco;38 la tomba seicentesca di Giovan
Battista Sanfelice, duca di Rodi Garganico, nella chiesa di Santa Chiara, che riutilizza un sarcofago medioLPSHULDOHFRQULOLHYRUDIJXUDQWHLOPLWRGL3URWHVLODR
e Laodamia;39 il monumento funerario della contessa
Beatrice del Balzo, un tempo a Santa Chiara ed oggi
conservato nel Museo Nazionale di S. Martino,40 da
XQD FDVVD VWULJLODWD GHO WLSR D lenos, sul cui retro
stato praticato un rilievo trecentesco di scuola senese
FRQ DUFKHWWL FKH LQVFULYRQR JXUH GL VDQWL H VDQWH DL
lati di una Madonna con bambino; e ancora il sepolcro medievale di un anonimo membro della famiglia
Bozzuto che recupera un sarcofago tardo-severiano
con eroti clipeofori.41 Anche nel vicino complesso
di San Lorenzo Maggiore, allinterno del cosiddetto
DWULR VYHYR HUD SUHVHQWH XQD FDVVD VHSROFUDOH FRQ
tondi a rilievo recanti unimmagine della Madonna tra
S. Antonio Abate e S. Antonio di Padova, opera del XV
secolo realizzata riutilizzando un sarcofago tardoantico con fronte strigilata, oggi al Museo dellOpera
del convento francescano. dunque probabile anche
per i sarcofagi di San Gregorio Armeno un reimpiego
di tipo funerario nel nucleo ecclesiale pi antico: del
resto, la stessa Fulvia Caracciolo, diligente cronista
delle vicende del cenobio nei turbolenti anni della sua
ULHGLFD]LRQHULFRUGDDOOLQWHUQRGHOODSULPDFKLHVDOD
presenza di sepolcri che dovettero essere dismessi per
far luogo alla nuova fabbrica di Della Monica.42 Quanto alloriginaria provenienza dei due monumenti sepolcrali, da escludere che essi siano stati prelevati
nellarea della platea Augustalis, interna al perimetro
urbano di et classica e distante dai nuclei di necropoli che si sviluppavano, invece, allesterno del recinto
murario:43 una notevole necropoli di et romana si

estendeva nel settore orientale della citt, dallarea a


ULGRVVR GL 3RUWD &DSXDQD H 3RUWD 1RODQD QR DOPHno allodierno corso Arnaldo Lucci, dove scavi urbani
FRQGRWWLDOODQHGHO;,;VHFRORSRUWDURQRLQOXFHXQ
pregevole sarcofago a ghirlande di et antonina oggi
conservato nel castello di W. Randolph Hearst a San
Simeon.44 Daltra parte, non si pu scartare lipotesi
che i sarcofagi in questione provenissero da altri centri
del territorio campano, come il caso del sarcofago
Sanfelice a Santa Chiara, rinvenuto nellantico comprensorio di Teanum Sidicinum.

3. Gli elementi architettonici


Per quanto riguarda i frammenti di elementi architettonici sparsi nel chiostro, questi comprendono:
quattro capitelli, uno corinzio, uno corinzieggiante,
GXH GL WLSR FRULQ]LRDVLDWLFR GDWDELOL SURJUHVVLYDmente in un arco compreso tra il I e il IV sec. d.C.;
due piccole colonne frammentarie; due basi di colonna di tipo attico. Quasi tutti i materiali in questione
sono raccolti in un piccolo vano aperto addossato al
complesso delle cisterne e prospettante sullambulacro meridionale del chiostro, corrispondente al sottostante comunichino. Fanno eccezione i due capitelli
corinzi asiatici, dei quali uno giace capovolto su una
moderna base di piperno presso lestremit orientale
GHOOHVHGUD VHWWHFHQWHVFD PHQWUH ODOWUR JXUD QHOOD
Camera della Badessa, a sinistra della soglia dingresso; e una delle basi attiche, conservata nellambiente
al di sotto dellambulacro occidentale, dove si attesta
il frustulo di mosaico in situ in tessere bianche e nere.
Anche questi oggetti hanno subito in alcuni casi radicali rilavorazioni: dai capitelli, in particolare, si tese a
ricavare acquasantiere o mortai. Il capitello corinzio
GL WLSR RFFLGHQWDOH FRQVHUYD SDU]LDOPHQWH OH GXH
FRURQH GL IRJOLH GL DFDQWR PROOH FKH RUQDYDQR OD
base del kalathos, articolate in lobi a fogliette lanceolate, raccolti intorno ad unagile nervatura mediana, con zone dombra intermedie a ovale allungato.45
Assai scarne le tracce dei cauli, svettanti tra le foglie
79

del secondo ordine con inclinazione verso lesterno.


Il capitello si pu ascrivere ad una produzione canonica di et tardo-augustea e giulio-claudia, con ampi
confronti sia in contesti laziali46 che campani:47 un
esemplare analogo, seppur frammentario e in pessimo stato di conservazione, si segnala nelle vicinanze
del complesso di San Gregorio, ricollocato sul fusto di
colonna granitica riutilizzato come piedritto angolare
QHOOHGLFLR FRPSUHVR IUD YLD 6 %LDJLR GHL /LEUDL H
vico Figurari.48 Il capitello corinzieggiante, anchesso
molto lacunoso, conserva alte foglie angolari dacanto,
con lobi dalle estremit arrotondate e zone dombra
a goccia obliqua, che si stendono ai lati di una scanalatura mediana.49 Il centro del kalathos ornato da un
PRWLYRDOLUDDVVDLULFRUUHQWHVXTXHVWDFDWHJRULDGL
capitelli:50 esso formato dallincontro di due viticci
spiraliformi, rivestiti alla base da foglie acantacee con
lobi distinti da forellini di trapano. Nel loro sviluppo
longitudinale i viticci sono stretti al centro da un collarino a doppia fascetta, ai lati del quale sbocciano in
RUL D TXDWWUR SHWDOL RYRLGDOL H EXOER D ERWWRQH 7UD
i due viticci svetta uno stelo cinto alla base da un
calice chiuso e desinente al di sopra del collarino in
un secondo calice semidischiuso, dal quale sbocciava
LORUHGHOODEDFR/HVHFX]LRQHIUHGGDHXQSRVRPmaria suggerisce un accostamento del capitello ad
esemplari ostiensi datati intorno alla met del II sec.
d.C.,51 mentre il trattamento delle foglie angolari trova
confronto in un capitello corinzieggiante della prima
met del II sec. d.C. dal vicino complesso basilicale
di S. Lorenzo Maggiore.52 Gli altri due capitelli di San
Gregorio appartengono alla classe dei corinzi asiatici,
di origine orientale e ampiamente diffusi in OccidenWH D SDUWLUH GDOOD QH GHO ,, VHF G& FDUDWWHUL]]DWL
dalla progressiva riduzione della resa naturalistica
dei singoli elementi vegetali in favore di uno schematismo decorativo di gusto geometrico.53 Dei nostri
esemplari, quello conservato presso lesedra settecentesca risulta rilavorato come mortaio. Solo due facce
conservano meglio le tracce della decorazione antica,
FRQ GXH FRURQH VRYUDSSRVWH GL IRJOLH GDFDQWR VSLnoso.54 Le foglie della seconda corona, con una forte
nervatura centrale marcata da nette incisioni laterali,

erano coronate al centro di ogni faccia da unulteriore foglia acantizzante (o di quercia). Tra le foglie
del secondo ordine si originano brevi cauli spigolosi
desinenti in calicetti da cui emergono elici nastriformi. Sulla scorta degli elementi leggibili, il capitello si
daterebbe non oltre la prima met del III sec. d.C.,
con confronti ravvisabili sia in ambito laziale55 che in
contesti di reimpiego di area campana: a Napoli, capitelli corinzio-asiatici riconducibili allo stesso alveo
cronologico si segnalano nella vicina basilica di San
Lorenzo Maggiore ma anche allinterno del duomo
cittadino, nel complesso basilicale di Santa Restituta.56 Laltro esemplare di San Gregorio, custodito nel
salottino della Badessa, il pi integro tra i capitelli
antichi del monastero.57 Si caratterizza per la presenza
di una sola corona di foglie dacanto che riveste la
met inferiore del kalathos. I lobi, serrati intorno alla
nervatura centrale e desinenti in fogliette appuntite
(quattro nei lobi mediani, tre in quelli inferiori), si
toccano con le estremit generando una serie verticale
GLLQFDYLJHRPHWULFLGDOEDVVRYHUVRODOWRXQURPbo, un rettangolo, e un secondo rombo. Tra le foglie
dacanto spuntano tozzi caulicoli a sezione angolare,
da cui sbocciano calicetti che sorreggono volute ed
elici nastriformi. Le elici, avvolgendosi verso il basso,
lambiscono le foglie interne dei calici, cos disegnando
XQD SLFFROD VDJRPD D ORVDQJD , RUL GHOODEDFR GL
cui si conservano scarne tracce, si presentavano come
LQRUHVFHQ]HFDUQRVHSULYHGHOFRQVXHWRVWHORVXOkalathos. Il capitello, ascrivibile ad un gruppo di esemplari
di III-IV sec. d.C. contraddistinti dal ricorrere di una
singola corona di foglie,58 in ambito campano presenta
DIQLWj FRQ XQ FDSLWHOOR ULXWLOL]]DWR QHOOD EDVLOLFD GL
San Felice a Cimitile, genericamente riferito al III sec.
d.C.,59 e con un esemplare salernitano, datato allinoltrato IV sec. d.C.60
Dei rimanenti spolia architettonici presenti nel chiostro
di San Gregorio, le due basi attiche, pur condividendo
lo stesso schema delle modanature (alto plinto quadrangolare sormontato da due tori separati da una
scozia intermedia), differiscono per misure e cronologia. Quella che giace negli ambienti sotterranei del
chiostro, sotto il braccio occidentale, di dimensioni
80

Chiostro di San Gregorio Armeno


1. Capitello corinzio riutilizzato come acquasantiera (I sec. d.C.)
in un piccolo locale adiacente le cisterne;
2. Frammento di capitello corinzieggiante (II sec. d.C.)
in un piccolo locale adiacente le cisterne;
3. Capitello corinzio-asiatico (IV sec. d.C.) nel salotto della badessa;
4. Capitello corinzio-asiatico rilavorato come mortaio (III sec. d.C.) vicino lesedra

81

maggiori,61 e il toro superiore ha unaltezza pari al


doppio del listello che delimita in alto la sottostante
scozia: questa caratteristica suggerisce di avvicinare
LO PDUPR DG HVHPSODUL GL DPELWR HJUHR GDWDWL WUD
il I e il II sec. d.C.62 La seconda base, conservata nel
vano aperto sul portico meridionale del chiostro, pi
piccola63 e laltezza del toro superiore coincide quasi
esattamente con quella del vicino listello della scozia:
in tal caso il confronto con basi puteolane di II sec.
d.C.646LVHJQDODQRLQQHXQIXVWRIUDPPHQWDULRGLFRlonna liscia in granito grigio, incassato in una nicchia
moderna in pietra lavica,65 e una colonnina tortile in
marmo bianco. Questultima appartiene ad una classe
di elementi architettonici ampiamente documentata
nellOriente romano dalla met circa del II sec. d.C.,
a scandire prospetti templari, frontescene di teatri e
propyla monumentali.66 In Occidente, le prime applicazioni in campo architettonico si possono datare al I
sec. d.C., con gli esempi paradigmatici della Porta dei
Leoni e della Porta Borsari a Verona: stato tuttavia
osservato come in questa fase alto-imperiale le colonQH WRUWLOL VL FRQJXUDVVHUR FRPH HOHPHQWL GHFRUDWLYL
piuttosto che struttivi.67 Diversi esemplari di ambito
occidentale sono noti in contesti di reimpiego medievale, come la basilica romana di San Lorenzo fuori le
mura.68 In Campania si segnalano, tra le altre, le colonne riutilizzate nelledicola sepolcrale di San Felice a
Cimitile.69 Le ridotte dimensioni dellesemplare di San

Gregorio Armeno ne suggeriscono unoriginaria destinazione ornamentale, forse allinterno di un mosso


prospetto architettonico. Una colonna tipologicamenWHDIQHPDLQWHJUDVLFRQVHUYDQHOYLFLQRFKLRVWURGL
San Lorenzo Maggiore, addossata ad una delle pareti
GHOFRVLGGHWWRDWULRVYHYR
/HQRWHGLSDJDPHQWRGHLIDEEULFDWRULHWDJOLDPRQWL
registrate nei Libri dintrojto del monastero menzionano
DQFKHHOHPHQWLDUFKLWHWWRQLFLWUDOHanticaglie recuperate sotto lo terreno del giardino70 o in altri ambienti
del complesso durante i lavori cinquecenteschi: cos,
nei primi mesi del 1576, colonne de marmo furono
cavate dalla cantina del refettorio delle monache71
e dal demolendo campanile del monastero.72 Ancora
una volta ipotizzabile che i marmi tuttora visibili nel
chiostro fossero in origine allinterno della prima chieVD GL 6DQ *UHJRULR IRUVH LQWHJUDWL QHOOHGLFLR FRPH
elementi struttivi: lipotesi suffragabile dal confronto
con altri contesti ecclesiali della citt, come la vicina
EDVLOLFDGL6DQ/RUHQ]R'DOWURFDQWRODIQLWjWLSRORgica e cronologica tra alcuni spolia di San Gregorio e
gli altri disiecta membraDWWHVWDWLQHJOLHGLFLFLUFRVWDQWL
pu suggerire, con le dovute riserve, loriginaria pertinenza ad un comune contesto antico, eventualmente
collocabile nello stesso settore urbano dei decumani,
VXFXLLQVLVWHYDQRLPDJJLRULHGLFLSXEEOLFLGHOODFLWWj
classica sostituiti in seguito dai pi rilevanti monumenti della Napoli medievale e moderna.

* Ringrazio vivamente le dottoresse Daniela Giampaola e


Laura Giusti, la professoressa Giovanna Greco e larchitetto
Aldo Pinto per il supporto offertomi nellaccesso e nello
studio dei materiali qui presentati.
1
Roberto PANE, Il monastero napoletano di S. Gregorio Armeno,
Napoli 1957, 14; Mario NAPOLI, Napoli greco-romana, Napoli
1959, 140-141; Arnaldo VENDITTI, Il monastero e la chiesa di S.
Gregorio Armeno, in Franco STRAZZULLO (a cura di), Lantica
strada di San Gregorio Armeno, Napoli 1995, 47.
2
Sul reimpiego di spolia classici a Napoli, si vedano: Ste-

fania ADAMO MUSCETTOLA, Napoli e le %HOOH $QWHFKHWDWH


in Fausto ZEVI (a cura di), Neapolis, Napoli 1994, 95-109;
EAD., La bella tomba di un oscuro cavaliere bretone. Un episodio del reimpiego di marmi antichi a Napoli, in Carlo GASPARRI, Giovanna GRECO, Raffaella PIEROBON BENOIT (a cura di),
Dallimmagine alla storia. Studi per ricordare Stefania Adamo
Muscettola, Pozzuoli 2010, 15-26.
3
Si veda in questo volume lintervento di Giovanna Greco.
4
Altezza massima 142 cm, larghezza lato visibile 65 cm.
Marmo bianco.

82

Giulio Cesare CAPACCIO, Neapolitanae historiae a Iulio Caesare


Capacio eius urbis a secretis et cive conscriptae, I, Napoli 1607,
18, con incisione.
6
Bartolommeo CAPASSO, Napoli greco-romana, esposta nella
WRSRJUDDHQHOODYLWDRSHUDSRVWXPD, Napoli 1905, 78.
7
PANE, Il monastero cit., 14.
8
*Lj0DULR1DSROLRVVHUYDYDFRPHLOEDVVRULOLHYRFRQFDQHIRUDQRQSRWHVVHFRVWLWXLUHHOHPHQWRGLSURYDLQIDYRUHGHOOLGHQWLFD]LRQHGHOWHPSLRGL&HUHUHD6DQ*UHJRULR
Armeno: NAPOLI, Napoli greco-romana cit., 141.
9
CIL X, 1786.
10
CAPACCIO, Neapolitanae cit., 88.
11
La trascrizione ripresa da Maarten Jozef VERMASEREN,
Corpus Cultus Cybelae Attidisque, IV. Italia. Aliae provinciae,
Leiden 1978, 8-9, n 13.
12
CIL X, 1782-1783; NSc 1884, 357.
13
Claudia VALERI, Marmora Phlegraea. Sculture del Rione Terra
di Pozzuoli5RPDFRQELEOLRJUDDSUHFHGHQWH
in nota.
14
Giacomo MARTORELLI, De Regia Theca Calamaria, Napoli
1756, 430-431: Scio ex Capacio p. 88 saxum adhuc Neapoli
exstare ad Divi Gregorii campanariam turrim [...]; verum
cum ea turris paucis abhinc annis elegantius restituta sit,
scelestissimi structores, et architectus, quae horum illitteratorum hominum g_gkdef_ est, scriptam marmoris faciem
intra murum occuluere, nobisque rude, et _qtiki cippi
tergum, vel latus objecere; in quo icuncula quaedam sat
detrita scalpta est: placuit autem infrunito turris fabro imagunculam melius ostentare, quam litteras.
15
Elena MIRANDA, Iscrizioni greche dItalia. Napoli, I, Roma
1990, 52-54, n 34.
16
Cf. Niccol CARLETTI, 7RSRJUDD XQLYHUVDOH GHOOD FLWWj GL
Napoli in Campagna Felice, Napoli 1776, 163-165; Domenico
ROMANELLI, Napoli antica e moderna, Napoli 1815, I, 73-74.
17
Berlin, Staatliche Museen, Antikensammlung SK 847:
Eloisa DODERO, /H DQWLFKLWj GL SDOD]]R &DUDID&ROXEUDQR
Prodromi alla storia della collezione, Napoli Nobilissima 8
 JFDWQ
18
Sulle vicende della collezione Carafa, oltre a DODERO, Le
DQWLFKLWjcit., si veda anche: Bianca DE DIVITIIS, New evidence
for Diomede Carafas collection of antiquities, II, Journal of the
Warburg and Courtauld Institutes 73 (2010), 335-353, con
ELEOLRJUDDSUHFHGHQWH
19
MIRANDA, Iscrizioni cit., I, 44-46, n 29.
20
Ivi, 42-43, n 28.
21
Enrica POZZI (a cura di), Napoli Antica, catalogo della mostra (Napoli, 26 settembre 1985 - 15 aprile 1986), Napoli

1985, 476, tav. 7, n 83.


Italo FERRARO, 1DSROL $WODQWH GHOOD &LWWj 6WRULFD 4XDUWLHUL
Bassi e il Risanamento, Napoli 2003, 142.
23
Caroline BRUZELIUS, Le pietre di Napoli. Larchitettura religiosa nellItalia angioina, 1266-1343, Roma 2005, 58 e ss.;
Elsa NUZZO, in San Lorenzo Maggiore. Guida al Museo e al
complesso, Napoli 2005, 17-18.
24
VENDITTI, LArchitettura cit., 832; STRAZZULLO, Lantica cit., 14-15.
25
$OWH]]DFPOXQJKH]]DFPODUJKH]]DDQFRFP
0DUPR ELDQFR /D FDVVD q SULYD GHOOD IURQWH H GHO DQFR
destro. Il lato posteriore, liscio, presenta in basso tre grossi
fori equidistanti. La base modanata del sarcofago costituita da uno zoccolo liscio, alto 17 cm, su cui si impostano
una gola dritta e un breve listello sagomato a scalino.
26
Annarena AMBROGI, Sarcofagi e urne con ghirlande della prima
HWjLPSHULDOH, Mitteilungen des Deutschen Archologischen
Instituts. Rmische Abteilung 97 (1990), 163-196.
27
Sulla produzione di sarcofagi campani in et imperiale,
si veda di recente: Anna LUCIGNANO, 6DUFRIDJLFDPSDQLGHWj
imperiale romana. Importazioni e produzioni locali, Bollettino
GL $UFKHRORJLD 2Q OLQH    FRQ ELEOLRJUDD GL
riferimento.
28
Helga HERDEJRGEN, Stadtrmische und italische Girlandensarkophage, 1. Fas. Die Sarkophage des ersten und zweiten
Jahrhunderts, Berlin 1996, 173-174, n 179; Silvia TOMEI in
Mario DONOFRIO (a cura di), Rilavorazione dellantico nel Medioevo, Roma 2003, 60-63, n 19.
29
HERDEJRGEN, Stadtrmische cit., 172, n 176.
30
Altezza massima 77 cm; larghezza massima strigilature
2.5-3 cm. Marmo bianco. La cornice superiore si articola
dallalto in un listello, una gola rovescia, un tondino, un
breve listello con sguscio inferiore da cui si dipartono le
sottostanti strigilature. La porzione inferiore della cassa
obliterata dal moderno piano pavimentale.
31
Sulla categoria dei sarcofagi a lenos decorati con leoni, si
vedano in particolare: Carlo Roberto CHIARLO, 6XOVLJQLFDWR
dei sarcofagi a decorati con leoni, Annali della Scuola
normale superiore di Pisa, 3.4, 1974, 1307-1345; Guntram
KOCH, Hellmut SICHTERMANN, Rmische Sarkophage, Mnchen
1982, 80-82; Jutta STROSZECK, Lwen-Sarkophage. Sarkophage
mit Lwenkpfen, schreitenden Lwen und Lwen-Kampfgruppen, Berlin 1998.
32
STROSZECK, Lwen-Sarkophage cit., 26-36.
33
STROSZECK, Lwen-Sarkophage cit., 103, cat. n 1.
34
Ivi, 104, cat. n 10.
35
Ivi, 108, cat. n 35.
36
ASNa, Monasteri soppressi, 3348bis, 1421.
22

83

37

46

Tomba di Riccardo Piscicelli (post 1331): ADAMO MUSCETTOLA, Napoli e le %HOOH $QWHFKHWDWH FLW   7Lziana BARBAVARA DI GRAVELLONA, 9LVLELOLWj HIPHUD YLVLELOLWj
negata. Sarcofagi romani reimpiegati e obliterati nel Medioevo, in
Walter CUPPERI (a cura di), Senso delle rovine e riuso dellantico,
3LVD   J  6WHIDQLD FURELLI in DONOFRIO,
Rilavorazione cit., QJDF
38
Sepolcro di Ascanio e Giovanni Battista Piscicelli (post
1545): ADAMO MUSCETTOLA, Napoli e le %HOOH $QWHFKHWDWH
cit., 101, 285; Stefania FURELLI in DONOFRIO, Rilavorazione
FLWQJDE
39
Carl ROBERT, Die antiken Sarkophagreliefs, 3.3. Einzelmythen. Niobiden-Triptolemos Ungedeutet, Berlin 1919, 496-498,
n 422; ADAMO MUSCETTOLA, La bella tomba cit., 16, nota 12
FRQELEOLRJUDDSUHFHGHQWH
40
Roberto MIDDIONE (a cura di), Le raccolte di scultura del
Museo nazionale di San Martino, Napoli 2001, 38-39, n 1.7.
41
Napoli, Museo Archeologico Nazionale: ADAMO MUSCETTOLA, Napoli e le%HOOH$QWHFKHWDWHFLWBARBAVARA DI
GRAVELLONA, 9LVLELOLWjcit., 202; ADAMO MUSCETTOLA, La bella
tombaFLWJ
42
Fulvia CARACCIOLO, Breve Compendio della Fondazione del
Monistero di S.to Gregorio Armeno detto S.to Ligoro di Napoli,
a cura di Raffaele ZITO, Napoli 1851, 64.
43
Sullestensione delle necropoli urbane di Neapolis, si vedano: CAPASSO, Napoli greco-romana cit., 111-130; Ettore GABRICI,
&RQWULEXWRDUFKHRORJLFRDOODWRSRJUDDGL1DSROLHGHOOD&DPSDnia, Memorie dellAccademia dei Lincei 41 (1951), 662668; POZZI, Napoli Antica cit., 228-299; Angela PONTRANDOLFO,
Le necropoli urbane di Neapolis, in Attilio STAZIO (a cura di),
Neapolis, Atti del venticinquesimo Convegno di studi sulla Magna Grecia (Taranto, 3-7 ottobre 1985), Taranto 1986,
255-272; Daniela GIAMPAOLA, I monumenti, in ZEVI, Neapolis
cit., 78-81.
44
Ferdinando COLONNA, 6FRSHUWH GL DQWLFKLWj LQ 1DSROL GDO
1876 a tutto il 1897, con notizie delle scoperte anteriori e ricordi
VWRULFRDUWLVWLFRWRSRJUDFL, Napoli 1898, 295-302; HERDEJRGEN, Stadtrmische cit., 174, n 180, tav. 102,2.4.5, 103,2 e
 FRQELEOLRJUDDSUHFHGHQWH 
45
Altezza massima 26 cm; larghezza massima 47.4 cm. Marmo bianco. Il capitello privo della parte superiore. Una
faccia del supporto originario stata integralmente tagliata
e squadrata, mentre linterno del marmo stato incavato
per una profondit di 14 cm, per ricavare dal frammento antico una vaschetta a sezione semicircolare, dotata di
XQIRURODWHUDOHSHULOGHXVVRGHOODFTXDYHURVLPLOPHQWH
unacquasantiera.

Cf. Patrizio PENSABENE, Scavi di Ostia VII. I capitelli, Roma


1973, 56-58, cat. nn. 214-220.
47
Cf. Hayo HEINRICH, Subtilitas novarum scalpturarum. Untersuchungen zur Ornamentik marmorner Bauglieder der spten
Republik und frhen Kaiserzeit in Campanien, Mnchen 2002,
68, n K24 (Pompei, portico di Eumachia).
48
POZZI, Napoli Antica cit., 476, tav. 7, n 103; HEINRICH, Subtilitas cit., 73, n K64.
49
Altezza massima 30 cm; larghezza massima abaco 42 cm;
diagonale ricostruibile abaco 64 cm. Marmo bianco. Due
delle quattro facce sono totalmente obliterate, una terza
nettamente tagliata in senso obliquo e conserva soltanto la
porzione superiore del kalathos. Lunico lato meglio leggibile tagliato alla base, dove il kalathos era rivestito da un
ordine di foglie dacanto di cui si conservano in parte le
cime. Sulla faccia superiore dellabaco si conserva un foro
di perno con canaletta laterale.
50
Sulla classe dei capitelli corinzieggianti, si vedano: Konstantin RONCZEWSKI, Variantes des chapiteaux romains, Acta
Universitatis Latviensis 8 (1923), 115-174; ID., Rmische KaSLWHOOHPLWSDQ]OLFKHQ9ROXWHQ, Archologischer Anzeiger
(1931), 2-102; Ulrich-Walter GANS, Korinthisierende Kapitelle
der rmischen Kaiserzeit. Schmuckkapitelle in Italien und den
nordwestlichen Provinzen, Kln 1992.
51
PENSABENE, Scavi cit., 139, cat. nn. 559, 561.
52
NUZZO in San Lorenzo Maggiore. Guida cit., 18, n 5.
53
Su questa categoria di capitelli, si vedano in particolare:
PENSABENE, Scavi cit., 94-106, 235-238; ID., La decorazione architettonica, limpiego del marmo e limportazione di manufatti
orientali a Roma, in Italia e in Africa, in 6RFLHWj URPDQD H
impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti, Bari 1986,
306-319.
54
Altezza massima 40 cm; larghezza massima abaco 51 cm;
larghezza massima inferiore 36 cm. Marmo bianco. Il kalathos stato scavato al suo interno per ricavarne un mortaio.
Allesterno, le foglie del primo ordine, scalpellate ed abrase,
VL GLVWLQJXRQR DSSHQD SHU LO SUROR D OREL FRQWLJXL VHSDrati. Le volute angolari sono state obliterate, alla stregua
dellabaco, i cui vertici risultano rimodellati per ricavarne
le anse arrotondante del mortaio.
55
Cf. PENSABENE, Scavi cit., 99, n 354.
56
Patrizio PENSABENE, Nota sul reimpiego e il recupero dellantico in Puglia e Campania tra V e IX secolo, in Marcello ROTILI
(a cura di), Incontri di popoli e culture tra V e IX secolo. Atti
GHOOH9*LRUQDWHGLVWXGLRVXOOHWjURPDQREDUEDULFD (Benevento,
9-11 giugno 1997), Napoli 1998, 199-203.
57
Altezza massima 35.6 cm; larghezza massima abaco 39

84

)DFFLDWDGHOODFKLHVDHVHJXLWDDOODQHGHO&LQTXHFHQWR
su progetto di Giovan Battista Cavagna
(nella pagina seguente)

cm; larghezza massima inferiore 28 cm. Marmo bianco a


venature grigie (proconnesio?).
58
PENSABENE, La decorazione architettonica cit., pp. 316-318, n
 FRQELEOLRJUDDGLULIHULPHQWR 
59
Patrizio PENSABENE, Marmi e reimpiego nel santuario di S.
Felice a Cimitile, in Hugo BRANDENBURG, Letizia ERMINI PANI
(a cura di), Cimitile e Paolino di Nola. La tomba di S. Felice e il
centro di pellegrinaggio. Trentanni di ricerche, Atti della giornata tematica dei Seminari di Archeologia Cristiana (cole
Franaise de Rome, 9 marzo 2000), Citt del Vaticano 2003,
212, 217, tav. XI.4.
60
Marianna POLLIO, Il reimpiego del materiale architettonico in
marmo nella Salerno medievale, Apollo. Bollettino dei Musei
Provinciali del Salernitano 19 (2003), 44-45, n 16 (Salerno,
chiesa di Santa Maria de Lama).
61
Altezza totale 25 cm; spessore plinto 8.5; larghezza plinto 64 cm; diametro superiore ricostruibile 51 cm. Marmo
bianco. La base molto frammentaria e coperta da grosse
incrostazioni calcaree.
62
Filippo DEMMA, Monumenti pubblici di Puteoli. Per unarcheologia dellarchitettura, Roma 2007, 326, cat. nn. 406-408 (Tipo 2).
63
Altezza totale 17 cm; spessore plinto 6.5 cm; larghezza
plinto 45 cm; diametro superiore ricostruibile 36 cm. Mar-

mo bianco con venature grigie. Sulla faccia superiore si


conserva un ampio foro per perno con canaletta laterale.
64
DEMMA, Monumenti cit., 328, cat. n 412 (Tipo 4).
65
Altezza massima 99 cm; diametro massimo 33.64 cm.
*UDQLWR JULJLR ,O IXVWR LQWHUHVVDWRGD VFDOWWXUH LQFLVLRQL
e tracce di combustione, conserva il sommoscapo.
66
Una sintetica rassegna di casi in Manuela FANO SANTI,
/D FRORQQD WRUWLOH QHOODUFKLWHWWXUD GL HWj URPDQD, Rivista di
Archeologia 17 (1993), 75-76.
67
Cf. FANO SANTI, La colonna tortile cit., 72-73.
68
Sugli spolia di San Lorenzo fuori le mura, si veda di recente: Simonetta CIRANNA, Spolia e caratteristiche del reimpiego
nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura a Roma, Roma 2000.
69
PENSABENE, Marmi e reimpiego cit., 141, nn. E1-E2.
70
ASNa, Monasteri soppressi, 3348bis, 142t (2 agosto 1575).
71
ASNa, Monasteri soppressi, 3348bis, 107r (21 gennaio 1576):
a m.o. Sabatino tagliamonte per tre giornate poste in tagliar le muraglie vechie dela cantina sotto refettorio dove
se trovorno certe colonne di marmo.
72
ASNa, Monasteri soppressi, 3348bis, 83r (28 febbraio 1576):
per allogatura duno insarto per scendere le colonne de
marmo dal campanile e unaltra volta con li barricelli e
taglie per tirar le colonne dala cantina.

85

86