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ANTROPOLOGIA

“chiunque si sia interessato all’essere umano è un antropologo”

Introduzione storica

Antropos + logos: discorso sull’uomo.

Antropologia, def.: scienza dell’uomo, considerato sia come soggetto o individuo,


sia in aggregati, comunità, situazioni. (Treccani)

‘aggregato’ è più tecnica come visione: aggregazione di esseri umani che casualmente
vivono insieme: slum, accampamento nomade, che magari è una famiglia poligama,
villaggio.

‘comunità’ è un aggregato che si è dato delle regole, ha delle reti interne e dei limiti.

‘situazioni’ sono i contesti: nella stessa comunità di notte vigono regole diverse rispetto a
quelle che vigono di giorno. Non si considerano solo soggetto, individuo, comunità o
aggregato, ma anche luogo e tempo.

‘soggetto’ è un membro della comunità, lo devo specificare: parlante, agente, politico:


individualità vista come soggetto di studio.

‘individuo’ è questo soggetto che diventa portatore di una identità.

Il nucleo è sempre lo stesso > zia, il battito è lo stesso.

L’antropologia parte dal basso e sale verso l’alto e incontra a un certo punto la sociologia
che parte dall’alto e va verso il basso. Sono due discipline complementari.
Antropologia non è sinonimo di etnologia/etnografia o folklore… Queste sono materie,
come l’antropologia, antropologiche, ma ci sono delle differenze. Nel caso di etnografia
(etc), il focus non è più sulla singola persona ma l’intero popolo.

Etnologia: studio comparativo delle varie culture umane descritte dall’etnografia. Il


discorso sulle etnie, sulle comunità umane descritte dall’etnografia. Livello interpretativo.
Etnografia: in origine lo studio diretto alla enumerazione e descrizione dei popoli della
terra, oggi: disciplina che si limita a raccogliere e descrivere i materiali che sono oggetto
dell’etnologia. Non è quasi più usato il termine etnografia. Si aveva la presunzione in
Europa di dire che noi potevamo descrivere le altre culture in maniera neutrale.
Impossibile perché si parte sempre dalla propria visione > descrizione neutrale: utopica.
La neutralità non appartiene all’essere umano. Per questo l’antropologo si posiziona:
cerca di leggere ma è anche letto dagli altri, è elemento del sistema. L’etnologo tenta di
essere superiore. Svolge una parte pratica e più neutra possibile, che consiste nella
raccolta dei dati in futuro oggetto di studio dell’etnologia.

Folklore: l’insieme delle tradizioni popolari e delle loro manifestazioni, in quanto oggetto di
studio o anche di semplice interesse. > def. italiana, condivisa circa da tutta l’Europa e
l’America del nord. MA l’Europa del nord fa coincidere il folklore con l’antropologia
culturale. La nostra definizione è meglio perché indica nello specifico l’insieme delle
tradizioni popolari e delle loro manifestazioni. Manifestazioni simboliche di un simbolo che
non ci parla più, ad esempio la pizzica e la taranta vengono prese come balli e non
vengono più fatte ad esempio in caso di* epilessia. L’antropologia culturale si occupa di
quei valori quando hanno ancora valenza di simbolo, il folklore viene dopo, quando il
simbolo smette di avere pregnanza. Quello che sta capitando oggi con la religione
cattolica. Il cristianesimo sta diventando folklore: il 98% delle persone che vanno alle
processioni ci vanno solo perché c’è la processione, non perché ci credono. C’è anche chi
prende le processioni in una maniera diversa > inchino. Gli Americani tendono a
confondere queste materie, aderendo a delle teorie ancor prima di venire in contatto con il
confronto. Per questo ci concentriamo sulla scuola britannica e francese.

L’antropologia contiene al suo interno varie branchie:

- Antropologia fisica: “ramo delle scienze biologiche che studia l’umanità dal punto di
vista naturalistico, cioè in quanto costituente un particolare gruppo zoologico, sulla scorta
di caratteri morfologici e fisiologici”. a partire da metà ‘800 Blumenback > misurazione del
cranio; Broca > antropometria > studi sui cadaveri dei criminali: chi ha la fronte spaziosa è
più propenso a commettere omicidi; basi per teorie razziali; teorie evoluzionistiche post
darwiniane, applicazioni moderne in archeologia, criminologia ecc). i primi studi
riguardavano la misurazione del cranio ( basi per teorie razziali), e si trasformano poi in
antropologia, ovvero la misurazione di tutte le parti del corpo. Questi studi erano
inizialmente finalizzati alla determinazione di dati, ma portarono poi alla nascita
dell’antropologia criminale (teoria che prende il posto del vero riscontro)
Di fatto non appartiene agli umanisti ma ai medici.

- Antropologia sociale: etichetta con cui, nella tradizione di studi BRITANNICA, viene
definita la branca dell’antropologia che studia il comportamento degli esseri umani nei
gruppi sociali. È quella più laica, al contrario di quella culturale che si basa molto sui
simboli e sulla religione. Nasce negli USA. Prioritario è lo studio di strutture sociali. Primi
esponenti Edward Barnett Tylor, James George Frazer, Bronislaw MALINOWSKI. * un
esempio può essere la famiglia (parentela), la tribù, le figure religiose, le caste, gli attori
che rientrano nelle dinamiche del mercato, i partiti politici, la scuola. Possono essere
strutture sociali anche le bande criminali (vedi mafia), perché anche in esse vengono
sottoscritti dei patti sociali.

Antropologi da tavolino e poltrona: non si sono mai mossi. Leggevano e basta e


antropologavano. Riflettevano sui grandi temi basandosi sugli scritti altrui.
il terzo è il fondatore dell’antropologia come la conosciamo oggi > è necessaria
l’esperienza.

Antropologia culturale: branca delle scienze antropologiche, sviluppatasi a partire


dall’inizio del XX secolo negli USA soprattutto a opera di Franz Boas e della sua scuola. Si
distingue dalla cosiddetta antropologia sociale sviluppatasi in GB dopo il 1870, per la sua
particolare focalizzazione sulla nozione antropologica di cultura, dove prioritario è lo studio
dell’aspetto pubblico.
Antropologia criminale, religiosa, medica, linguistica, dello sviluppo (affianca l’a. pubblica),
cognitiva, visiva… è diversa dall’antropologia sociale per la sua focalizzazione sulla
nozione antropologica di cultura, dove è prioritario lo studio dell’aspetto simbolico. centrale
è lo studio degli aspetti rituali, dell’astrazione e verbalizzazione di questi atti visti come
simbolo di qualcosa. Questa branca ha dato avvio alla scuola americana e il suo fondatore
è Franz Boas. In questo caso si pretende quasi che la propria interpretazione dell’evento
sia corretta e si identifichi con il pensiero di un individuo (si travisa quasi la realtà). “Per
quanto un bastone di legno resti immerso nell’acqua, non sarà mai un caimano”.

Antropologia linguistica: Cerca di entrare in una cultura, passando attraverso la sua


lingua (studio del lessico e dei suoi prestiti)  “le lingue sono equipollenti, ma non sono
equivalenti”, questo vuol dire che tutte le lingue sono appropriate all’uso che se ne fa, ma
non sono equivalenti perché gli usi possono cambiare; (le formule di saluto, il turno di
parola)

Antropologia dello sviluppo: può avere 2 eccezioni, ovvero da un lato lo sviluppo del
bambino (i sistemi educativi) e dall’altra la cooperazione allo sviluppo.

Antropologia cognitiva: si occupa delle dinamiche delle nicchie (come le nicchie


interpretano in maniera differente uno stesso elemento)

Antropologia visiva: si occupa da un lato dell’interpretazione visiva e dall0altro della


cognizione dello spazio da parte di particolari nicchie.

LA NASCITA DELL’ANTROPOLOGIA

Questione della moltiplicazione delle etichette.

L’antropologia nasce dall’incontro con l’altro, anche in maniera inconsapevole, come una
curiosità nei confronti di una particolare attitudine dell’altro. Questa curiosità nasce
dall’incontro con l’altro che avviene attraverso il viaggio, il commercio e quindi
l’incontro di costumi.

* il viaggio > ogni paesaggio è modificato dalla gente che ci vive. Prima di te qualcuno è
già stato in un determinato ambiente. Nel paesaggio c’è sempre lo sfondo di una mano
umana che in quel paesaggio ha operato. Scoperta di luoghi, di abitudini, cucina, abiti
diversi ecc…
Terzani > antropologo delle masse, ma rimane un viaggiatore perché descrive in maniera
poetica quello che vede. Finché tu descrivi una manifestazione c’è una superficie, senza
indagine dei collegamenti profondi tra le cose.

* il commercio, Vie commerciali > via della seta > Marco Polo; grandi vie carovaniere
dell’Africa —> è commercio, ma anche un viaggio, una scoperta, uno scambio, andare
oltre ciò che si conosce.

* la politica > comincia a entrare in campo la dimensione sociale: non è più una questione
di me e te, te e me, ma vengono in contatto i gruppi > dinamiche relazionali che stanno
alla base della coesione di un gruppo. I moti spontanei iniziano a essere diretti dai
regnanti (vedi Cristoforo che è stato mandato dalla Isabella di Castiglia)

* la moda > altro tipo di contatto a distanza. Primi del ‘900: grande esposizione mondiale,
dove vennero portati anche oggetti che erano sconosciuti ai più > enorme ondata di
esotismo. Si riflette nel vestiario ma anche solo nelle suppellettili. > rappresenta la
curiosità umana e la voglia di condividere le esperienze e i viaggi. Voglia di dare un
segno all’alterità. Da questo tipo di volontà di portare a casa qualcosa di quello che si è
visto fuori nascono queste correnti culturali / mode passeggere… devo far vedere che
sono con quelli che vanno alla ricerca, vado avanti insieme al mondo, non posso
rimanere senza aver fatto quello che gli altri hanno fatto.

Nomi dei precursori

I primi dati storici certi sulla nascita dell’antropologia si fanno risalire a Erodoto di
Alicarnasso (Grecia, V sec. a.C.: Historiai > descriveva quello che vedevano nei viaggi,
nelle feste. Erodoto era al seguito di spedizioni militari e commerciali generalmente, ma la
sua curiosità era fondamentale per l’approfondimento di altri ambiti della realtà. Con lui
nasce il bisogno di classificare e descrivere dall’alto le abitudini degli altri popoli.

Poi a Roma, a Strabone (II secolo d.C.), a Polibio (II secolo a.C.) ma anche a Giulio
Cesare nel De Bello Gallico (I secolo a.C.) e Tacito nel suo Germania (I secolo). Dopo
questi primordi, altri accenni di antropologia si ebbero nel Medioevo a seguito
dell’espansione dell’Islam ( si trattava di spedizioni di missionari che cominciavano a
dare descrizioni della cosiddetta Africa Nera).

Roma, I sec.: Strabone


II sec: Polibio
I sec: Cesare, De Bello Gallico > studio delle tattiche militari degli altri
I sec: Tacito, Germania

Medioevo: in Europa siamo praticamente nel nulla, a parte l’esperienza di Marco Polo.
Periodo buio, tutto è fermo. Non si muovono più i greci o i romani, ma gli arabi (fioriscono
le scienze arabe, la medicina…)
Dal M.O., a seguito dell’espansione dell’Islam: Ibn Khaldun e Ibn Battuta (XIV sec)
Dall’Europa: Marco Polo
Dal ‘500 allo scorso secolo:
1552 a Siviglia Bartolomè de las Casas, Brevisima relaciòn de la destrucciòn de las Indias
> descrizione dei territori.
Non ci si ferma alla cronaca, al semplice riportare la storia, ma comincia anche la
riflessione antropologica > grandi missioni di esplorazione e l’interesse anche di filosofi
come Rousseau per i “popoli selvaggi”. Bisogno di verificare la teoria dell’homo homini
lupus ecc

Commercio Muto “do ut des”, che avviene in maniera diretta.

Ma anche con Marco Polo con il suo milione. Dal ‘500 allo scorso secolo ci si può
ricordare di Bartolomeo di Las Casas “Brevisima Relacion de la destrucion de las Indias”,
affiancato dalle grandi missioni di esplorazione e l’interesse anche di filosofi come
Rousseau per i “popoli selvaggi”, dal lavoro di diplomatici, etc.

L’antropologia nasce con 2 figure, che hanno fatto l’antropologia senza scomodarsi dalla
loro poltrona. Taylor e Frazer. Taylor avvia la teoria evoluzionistica, mentre Frazer con i
suoi studi ha dato avvio all’antropologia religiosa. Antropologia dalla poltrona di casa,
però.
Per loro tanto più ci si discostava dal modello occidentale dell’epoca in qualche modo si
tornava indietro nel tempo nella scala evoluzionistica. Si sono basati sulle cronache
greche e romane, sui diari dei viaggiatori ecc per produrre i loro testi. Tutti dati di seconda
mano e incompatibili perché raccolti con metodi e finalità diverse. Loro si limitavano a fare
una comparazione tra le varie testimonianze e mettere in ordine una serie di step per
catalogare i vari stadi in cui vivono le popolazioni. Tylor dà la definizione di culture
primitive, che è stata usata fino a 20 anni fa. Interessato alla descrizione delle abitudini.
Frazer col suo Ramo d’oro apre la strada per gli studi comparativi sulla religione >
precursore degli studi religiosi e dell’antropologia culturale (quindi del simbolico, dei miti e
delle leggende). Cerca di classificare tutti i miti in questa raccolta.
Vari focus di attenzione: evoluzionismo culturale per stadi > Primitive culture, Tylor, 1871 |
continuum tra magia-religione-scienza > The Golden Bough. A Study in Magic and
Religion, Frazer, 1890.

Periodo americano, l’antropologia del diritto. Anche con gli americani si è avuto
inizialmente un buon periodo con Henry Lewis Morgan, avvocato delle nazioni che ha
difeso gli indiani Seneca contro gli speculatori bianchi per nessun motivo particolare se
non per solidarietà umana (“Lega degli Irochesi”, 1851). Precursore dei diritti umani, è
stato il primo non indiano a battersi per i diritti degli indiani d’America. Costui ha anche
prodotto una delle opere più importanti sulla parentela, di cui studia le regole e le strutture
(Sistemi di consanguineità e affinità della famiglia umana, 1871). Nelle sue opere descrive
nei minimi dettagli le dinamiche delle varie popolazioni. Cosa succede se un marito muore,
quando la ragazza viene data in sposa ecc.

Rapporti di Missionari, Militari, Commercianti, Diplomatici delle Colonie > esplorazioni


militari

Romanzi di viaggio intorno al ‘700 (I viaggi di Gulliver, Il giro del mondo in 80 giorni, ecc)

Nascita vera e propria della disciplina: 1871: per la prima volta si parla di antropologia .

Torniamo in Europa: Andando avanti nel tempo, esattamente alla fine dell’800, l’analisi
diviene più scientifica con l’introduzione di geografi nel dibattito, di cui un esempio è
Frobenius (geografo)  fece una delle prime esplorazioni ben fatte in Africa sub-
sahariana. Le sue osservazioni sono in primis di carattere geografico, ma parlando di
luoghi e territori descrive anche i popoli. Leo Frobenius si toglie le pantofole e inizia a
girare per l’Africa, è un esploratore vero e proprio. Etnografo, scrive Die Geheimbünde
Afrikas, 1894. Dice: forse non esiste un unico centro sviluppatissimo e tutto il resto è
niente, forse ci sono una serie di punti nevralgici che si sono sviluppati indipendentemente
e in parallelo. (diffusionismo > l’Europa non è l’unico centro di diffusione. Inizia a dubitare
dell’idea di evoluzione continua.) Istituisce l’Archivio africano a Berlino nel 1938. Da
evoluzionismo a diffusionismo.

DIFFUSIONISMO: Si creano culture simili perché vi sono spazi simili). Altro esponente è
Franz Boas, anticipatore dell’universalismo americano; è il padre del relativismo culturale;
egli si allontanò dall’evoluzionismo del secolo (più semplice era la civiltà di una
popolazione, più in basso veniva collocata nell’evoluzione). La sua intuizione si
concretizzava in un relativismo culturale ogni cultura è appropriata alla nicchia in cui si
nasce, si comincia a considerare tutti gli uomini alla pari.
Nel frattempo in America nasce la vera sula di antropologia culturale di Franz Boas.
Sposta il piano dal materiale al simbolico. Da qui iniziano a nascere gli studi sulla mente,
ci si inizia a scontrare con il cognitivismo. The mind of primitive man, 1911.

Emile Durkheim segna la sperazione tra sociologia e antropologia. L’antropologia vede


l’uomo all’interno della società, al contrario la sociologia considera l’uomo in gruppo.
Costui si può considerare sia come uno dei padri fondatori della sociologia che di fatto
dell’antropologia sociale.
Durkheim definisce il fatto sociale come “qualsiasi maniera di fare, fissata o meno,
suscettibile di esercitare sull’individuo una costrizione esteriore o anche (un modo di fare)
che è generale nell’estensione di una data società pur possedendo un’esistenza propria,
indipendentemente dalle sue manifestazioni individuali”. Un esempio di fatto sociale può
essere, quindi, la religione, la moda (>mettere la gonna per le donne dell’età della
mamma: se una non se la metteva si sentiva a disagio e giudicato > pressione esteriore
sull’individuo esercitata dalla società. Giudizio morale). Fondamentale è la connessione tra
religione e società, soprattutto nelle società naturali.
Religione: rappresentazione collettiva del sovrannaturale. Importante è capire il rapporto
tra il singolo e la società e quello che questi pensa all’interno di un mondo molto più
grande di lui, di un sistema di forze molto più grande. Questa connessione ti dà la
pressione dal punto di vista mistico.

Alla metà del secolo scorso si è avuta una svolta metodologica. Grazie a Malinowski si è
stabilito il metodo di comportamento dell’antropologo. Egli definisce l’osservazione
partecipante, ovvero la condivisione della vita del popolo preso in considerazione o
l’immersione nella comunità da studiare, la condizione necessaria per essere antropologo.
Questa idea gli venne in un certo senso, sotto costrizione poiché esiliato sulle isole
Trobriand. Lui era infatti polacco, di origine sospettatamente ebrea e quindi decide, finita la
sua esplorazione, di restare nel Pacifico invece che tornare in Europa dove stava
scoppiando la 2GM. In questo lasso di tempo si muove in quest’area e studia le
popolazioni. Scrive Argonauts of the Western Pacific, 1922.

Il suo contemporaneo Radcliffe-Brown fu il fondatore dello strutturalismo funzionale o


funzionalismo: non si guarda più soltanto a dinamiche di parentela, mercato, etc, ma si
cerca di coniugare i vari fattori in una struttura d’insieme.
Francia: Marcel Mauss è un personaggio fondamentale del ‘900. La sua importanza è
dovuta al suo “Saggio sul dono, 1923”. Già con Malinowksi si era incominciato a
descrivere il fatto del dono, esattamente descrivendo i meccanismi dietro alla KULA 
scambio di merci in cui vengono donate anche manufatti come collanine. Il dono, secondo
Mauss, è un FATTO SOCIALE TOTALE (il fatto di sentirsi obbligati a contraccambiare a
regali o inviti, un istituto socioculturale in cui non vi è partecipazione diretta di tutti i membri
della società, ma nel quale sono riconoscibili le strutture determinanti di quella società, le
sue forme di solidarietà, la sua coscienza sociale e le sue rappresentazioni collettive).
Lui riesce a trovare un oggetto piccolo piccolo che in ogni società umana che però ti dà la
chiave per leggere il tutto. > dono. Il mondo è fatto di relazioni più o meno dense. Tu fai un
regalo a chi, nel tuo mondo di relazioni, è importante. Noi facciamo i regali di Natale,
hanno un valore altamente rituale, è il riconoscimento una volta l’anno dei legami di
parentela. Ruolo del capo di stato: se un determinato capo di stato fa un dono a un altro
capo di stato deve stare attento perché quel dono ha un significato. Ci sono culture in cui
non è consentito fare regali a persone più grandi o più giovani di te.

Avvicinandosi alla nostra epoca, incontriamo Claude Lévis-Strauss, rappresentante dello


STRUTTURALISMO FRANCESE (ispirato alla linguistica strutturale di Ferdinand De
Saussure), sebbene non si sia mai definito uno strutturalista (sta a cavallo tra lo
strutturalismo universale e relativismo)  limitare il proprio pensiero a un’unica
visione non permette di vedere le cose chiaramente. Suo è il concetto di “bricolage” e
dell’UOMO COME BRICOLEUR (l’uomo è capace di creare cose nuove, di reinventarsi, di
facendo “bricolage”, risolvendo i problemi che si trova di fronte quando non si può
adeguare alla situazione che ha di fronte, con le facoltà di cui dispone. Quello che rende
l’uomo uomo è la capacità di arrivare a ottenere ciò che vuole manipolando gli elementi
che ha a disposizione, anche se sono diversi da quelli che aveva ieri. Uno si basa sulle
sue conoscenze e prende quello che il suo contesto gli offre.)  LA CULTURA PROCEDE
PER TENTATIVI. Le sue opere fondamentali sono “Les structures élémentaires de la
parenté”, 1949 e “Tristes tropiques”, 1955. Ogni cultura o società è retta da una struttura
che le è propria. Primario è il come, la descrizione delle varie parti come indipendenti. Il
funzionalismo invece descrive le parti una rispetto all’altra, i loro rapporti reciproci >
funzione delle singole parti in rapporto con il tutto. Chomsky stesso ha dubitato
dell’universalismo strutturale. Lo stesso è successo a Lévi-Strauss. L’antropologia
dovrebbe negare l’etnocentrismo. Se uno dice che esiste un universalismo significa che
pensa che esista un modello a cui tutto deve essere conformato. > meglio parlare di
relativismo culturale: modelli che cambiano in base ai presupposti diversi delle varie
culture.

Tra Marxismo e Strutturalismo.


L’ultimo antropologo/sociologo che ha fatto la storia è Pierre Bordieu, situato tra
marxismo e strutturalismo, egli definisce l’habitus il modo socialmente accettato e
maggiormente praticato di muoversi in una situazione sociale. Habitus risponde a delle
aspettative e tutto quello che viene ripetuto nella pratica e che, quindi, può divenire
modello per altri oppure no, in un momento in cui non vi è un altro habitus a cui fare
riferimento. Il concetto di “habitus” va al di là del modo di fare, è un modo socialmente
accettabile di fare le cose ed è condizionato dalla società. Habitus dell’abbigliamento delle
donne fino agli anni ’60 era indossare la gonna. L’habitus ha ombre lunghe, passa molto
tempo prima che la nuova abitudine venga assorbita dalla società. Molte mamme
continuano a indossare la gonna. Si sono abituate a quel modo di sentirsi bene e a proprio
agio nella società. Nel momento in cui l’esperienza di bricolage di una singola cella della
società prende piede, quell’esperienza diventa il nuovo habitus.
La teoria della pratica. Esquisse d'une théorie de la pratique, 1972.

(ERODOTO VS MALINOWSKI
Sono entrambi diari di viaggio, ma il secondo fa una riflessione più profonda. Bisogna cercare di
entrare in ciò che si incontra, non limitarsi a fare una descrizione superficiale. Terzani farebbe una
descrizione simile a quella di Erodoto. Bisogna cercare di vedere la realtà con la prospettiva di
quella cultura. Viaggiatore curioso VS antropologo. Il viaggiatore curiosa, l’antropologo cerca di
capire. Malinowski cerca di promuovere un’osservazione che possa essere scientifica, libera da
pregiudizi. In realtà è impossibile per ciascuno di noi. Non esiste uomo sulla terra che non sia
condizionato dalla cultura in cui nasce. Il tentativo che deve fare un etnografo è evitare di viziare
l’osservazione con il proprio essere. Più dettagli tu dai, più chi ti legge avrà modo di farsi un’idea
propria. Questione di onestà intellettuale. Maggior numero di riferimenti possibili, non dire le cose
stanno così punto.)

ANTROPOLOGIA SOCIALE
Dove e come si fa antropologia
Bisogna sempre fare dentro e fuori dalla propria cultura, a casa propria è difficile perché
molte cose ci sembrano normali e le diamo per scontate. Quindi più lontano è un popolo,
più semplice è fare antropologia. > vantaggio di non dare nulla per scontato. Poi a
seconda di quello che osserviamo rifletteremo anche su noi stessi. Rischio forte di finire
nell’esotismo aka di rimanere sulla superficie > collezione di immagini > folklore (ciò che
rimane di una credenza profonda che è andata perduta). C’è il pericolo per l’antropologo di
rendere folklore ciò che folklore non è: descrivendo semplicemente ad esempio ciò che si
vede durante un rito (maschera, presenti, gesti…), ma senza curarsi di quello che ci sta
sotto a livello di credenze e di esperienza di gruppo. C’è anche il rischio di non
comprendere i presupposti del non-detto. Ad esempio quando la Micheli era dai Culango
andava a casa degli anziani e non riusciva a farsi raccontare nulla, nonostante lei
versasse l’acqua per terra e poi bevesse anche l’acqua che le davano. Solo che dopo 5
minuti l’anziano se ne andava dicendo che se ne doveva andare. L’interprete della Micheli
le spiega che gli anziani se la prendevano perché lei stava seduta con le gambe
accavallate > offesa agli interlocutori. Lei aspettava che le raccontassero, si sedeva
comodamente e faceva da bianco di merda padrone che aspetta la storiella. Oppure ogni
mattina lei usciva con la felpina e tutti ridevano perché le chiedevano come aveva dormito
e lei rispondeva che la notte faceva un po’ fresco e loro capivano che era una proposta
sconcia perché le mancava calore umano. Una donna non deve dire mai che ha avuto
freddo. Oppure Crevatin è stato condannato a morte e ha rischiato di perdere la testa.
Voleva fare il figo e non aveva l’interprete perché era già tre anni che era lì. Sulla strada
c’è una frasca e loro invece di fare marcia indietro spostano la frasca e vanno avanti. Si
trovano all’ingresso del villaggio che è appena uscita la maschera del villaggio (maschile
per fortuna). MA per il villaggio loro erano stranieri che non avevano rispettato il divieto di
entrata > condanna a morte. Poi dopo varie trattative è stata convertita in un po’ di casse
di birra e un bue. Molti dicono io non ci credo, me ne frego. Ma ti devi adeguare perché sei
a casa d’altri. Vantaggio di cercarsi una posizione che sia fuori sistema. Loro sanno che
sei ignorante e puoi fare cose imbarazzanti. Quindi ti perdonano più facilmente. > visione
anche più esterna di quello che stai vivendo. Il mito dell’antropologo distaccato però è
un’utopia. Malinowski è stato bravo perché ha provato a riflettere su questa cosa.
Metodologia: tra scienza e sensibilità
Bisogna avere degli strumenti coerenti e concreti.
Elementi da non dimenticare:
- siamo ospiti in casa d’altri
- la lingua dell’interazione
- comunicazione non verbale > prossemica: distanza tra me e l’interlocutore, gambe
incrociate, guardare negli occhi > affidarsi a un interlocutore privilegiato (tipo l’interprete
della Micheli) per evitare queste incomprensioni
- il contesto insegna > analisi del contesto a tutto tondo.
La teoria di Malinowski ha portato all’obbligo per tutti gli studenti di antropologia britannici
di andare nella cultura di studio per due anni anche per imparare la lingua.
Rischio dell’etnocentrismo:
- incontrare l’umanità faccia a faccia (Clifford Geertz > antropologo contemporaneo) >
mettiti sullo stesso piano del tuo interlocutore, indipendentemente da titoli, istruzione,
gerarchie, sesso… Essere umano a essere umano.
- immersione con i 5 sensi > ci si trova molto lontano da casa: tutto il corpo è coinvolto
nell’esperienza dell’alterità (anche solo la cucina: siamo abituati al sapore dell’olio
d’oliva, della pizza e del ragù, là invece c’è odore di arachidi, di bancarella del
pesce/carne sotto il sole todo el dìa… anche il sapore della carne è diverso perché le
bestie là hanno vissuto e hanno camminato)
- emico VS etico > esperienza fatta quanto più possibile dal di dentro (emico:
esperienziale dal di dentro). Etico invece è il contrario, esperienza che viene fatta
dall’esterno. L’esperienza etica non funziona. > partecipativo VS distaccato
Quando ti pare di aver capito tutto invece non hai capito niente.
Aneddoto: in Olanda ospitano degli africani per il loro PhD. Gennaio-febbraio. Amico
Marcus dal Kenya e povero aveva sempre freddo. Fine febbraio arriva in uni con le
maniche corte e tutto congelato > aveva visto il sole per la prima volta e credeva che
prima ci fosse freddo perché non c’era il sole.
Le principali persone coinvolte:
- l’antropologo
- l’ospite: comunità ricevente
- l’informatore / interlocutore / mediatore
Accesissimo dibattito tra gli antropologi sulla definizione della funzione di questa persona:
informatore sembra che abbia a che fare con la mala, sembra una spia. Se lo chiamo
informatore i nomi metto su una posizione più elevata, tipo la polizia. Interlocutore pone
già questa figura su un livello di parità. Il mediatore è allo stesso tempo un informatore
perché ti dice come comportarti e un interlocutore perché facilita la comprensione dell’altro
e di chi ti ospita. Anche mediatore lascia un po’a desiderare. I mediatori dovrebbero
essere sì interpreti, ma anche antropologi. Era troppo facile pensa che l’afghano arrivato
per primo e dopo aver imparato la lingua potesse essere il mediatore migliore per gli altri
afghani. Innanzitutto potrebbe essere dalla loro parte e poi magari si porta dietro gli
stereotipi sugli afghani delle altre regioni. Sarebbe come mettere Salvini in America a fare
da mediatore a un napoletano.
Il padrone di casa, gate keeper > gli antropologi vivono immersi nella cultura di
accoglienza e chi li ospita è chiamato gate keeper. Scelgo di posizionarmi a seconda di
quello che voglio studiare.
Gli strumenti per la raccolta di dati:
- i tuoi 5 sensi (atteggiamento emico)
- il campo e l’osservazione partecipante > campo: spazio fisico dove si svolge la tua
esperienza e presenza dell’elemento che devo studiare (campo di interesse: es:
intenzione della 1 e 2 generazione di immigrati nelle valli della bergamasca);
osservazione partecipante: io sono un elemento del sistema che entra nel sistema e lo
condiziona, ma non mi limito a osservare, ma partecipo pure. Osservo una tecnica e
provo a partecipare al processo di formazione di quella cosa. Anche se non ci riuscirò.
Oggi si parla di osservazione partecipante coperta: osservare un campo da intruso,
faccio la spia facendo finta di non essere una spia. Tipo poliziotto sotto copertura.
Soprattutto gli americani lo fanno. Facendo questo però non rispetti il diritto
alla verità delle altre persone coinvolte, perché gli altri non sanno a che gioco stai
giocando > roba molto delicata. Lo puoi fare solo a casa tua, tipo quelli che
studiano l’antropologia all’interno delle fabbriche > studi di genere: cd lavorative della
donna.
- le storie di vita > dati che raccogli e che vengono fuori in maniera spontanea dai tuoi
interlocutori. Eventi degli ultimi 50 anni visti attraverso gli occhi di chi li ha vissuti.
- le interviste semi-strutturate > sulla base di quello che ho capito dall’osservazione, dalle
storie e dal diario, mi faccio un’idea che devo verificare. Mi do uno schema e scelgo i
temi da trattare con i miei interlocutori.
- i questionari strutturati > secondo la Micheli non andrebbero fatti perché sembra
sociologia. Il sociologo distribuisce i questionari e poi fa i grafici e le percentuali. Il lavoro
dell’antropologo dovrebbe precedere quello del sociologo. I questionari andrebbero
scritti insieme. Ci sono questionari sotto forma di disegno per raccogliere vocabolario.
Però anche la cosa dei disegnini appartiene alla nostra cultura. Per chi non è abituato
alla carta e alla bidimensionalità e alle diverse proporzioni non è immediato. Quindi
magari mi conviene prendere gli oggetti reali invece di dargli i disegni.
- il diario di campo > ai tempi di Malinowski era l’unico modo. Ora c’è la tecnologia:
posso fare una documentazione fotografica, superficiale di quello che avviene.
L’antropologo si mette a riflettere solo nel momento in cui si mette a scrivere. Quando
registro, registro solo le parole. Invece quando mi metto a scrivere posso dire le mie
impressioni, quello che ho colto.
E la tecnologia?
- registrare sì o no
- registrare come
- il problema dei diritti d’autore
- problema della privacy
- il consenso informato > tutto si basa su una questione di fiducia.
Uno deve essere il più trasparente possibile: registri solo quello che hai concordato. NB:
registrare non vuol dire poter pubblicare. Se riprendo una cerimonia per non dimenticarmi
niente non la posso automaticamente mettere sul web. Qualsiasi cosa venga pubblicata
deve essere consentita da parte di tutte le persone coinvolte in quella registrazione.

L’IO NEL SUO MONDO

L’io nel suo mondo (l’antropologia classica dà per scontato che tutti sappiano come è fatto un
essere umano quindi non affronta questo tema in modo esaustivo) – cosa ci rende esseri umani?
cosa caratterizza il nostro nascere e crescere in una determinata societò? cosa ci rende refrattari
al cambiamento?

Gli elementi fondamentali dell’io:


- lingua
- cultura
- percetto sensoriale
- stati interiori
- identità personale / etnica

- cultura  si pensa che sia qualcosa di statico che non cambia e che si limita a un
determinato territorio; in realtà è il modo di fare, le tradizioni, gli usi e i costumi, il modo di
cucinare; ci possono essere contaminazioni con i popoli vicini + le culture non sono immobili (le
culture possono subire modificazioni esterne o interne) (es. progresso scientifico e tecnologico,
modificazione dell’ambiente, cambiamento demografico  modificano la cultura); la cultura
non è data ma tramandata, non è stabile, è costituita da una pluralità di elementi che possono
entrare e uscire nel corso del tempo (senso di evoluzione); definizione antropologica di cultura:
binomio nature-culture (bipartizione interna-esterna che sta alla base dell’essere umano e delle
sue manifestazioni)  parte invariabile e parte sociale – {già la natura in sé però ha 2 facce: il
patrimonio genetico che è comune a tutti gli esseri umani (tutti siamo anatomicamente uguali)
e l’educazione che riceviamo (modifica a livello cognitivo) + l’altra parte della natura è quella
che sta fuori di noi (oggettivo ma che cambia in base al contesto)}; la cultura è assimilabile
all’apparato di fondo (dato culturale universale) ma si modifica di contesto in contesto
(relativismo – la manifestazione di questi valori sono molteplici e differenti); ogni tipo di cultura
dialoga strettamente nel tipo di natura nel quale si installa e si inserisce; la cultura è fatta da
quelle abilità, nozioni e forme di comportamento che le persone hanno acquisito in quanto
membri di una determinata società (società = agglomerato umano che si dà delle regole – può
essere costituita da un numero variabile di elementi); Geertz: la cultura è un tutto integrato, un
puzzle i cui pezzi sono tutti a disposizione, un sistema di significati largamente condiviso
(“largamente” dà spazio al cambiamento) + per essere parte di una cultura il soggetto singolo
non deve aderire necessariamente in tutto e per tutto ai modelli di quella cultura e
ciononostante ne fa parte (es. il fatto di non essere credenti praticanti non toglie che comunque
si fa parte di una cultura radicata in quella religione); un essere umano è costituito da genetica
universale e variabile (= nature) + cultura universale e variabile (= culture)  schema Erikson

- percetto sensoriale  se non avessimo un percetto sensoriale non avremmo neanche la


percezione di esserci; il nostro percetto sensoriale si modifica e dipende in base al contesto e
all’ambiente (es. percezione di freddo di uno che vive in Groenlandia e uno che vive sul
Mediterraneo) – l’ambiente ti condiziona nel percepire come piacevoli o spiacevoli determinate
sensazioni in modo marcato; disponiamo di un apparato neurocettivo comune ma ecologia
diversa (l’ambiente allena il nostro percetto e lo condiziona/lo addestra  una volta che un
apparato è stato addestrato così è difficile modificarlo e riaddestrarlo abituandolo a un altro
ambiente); si nasce anche dentro a un’ecologia culturale diversa (che modifica la capacità di
usare i propri sensi); gerarchia dei sensi; dal mondo dei sensi derivano una serie di sinestesie
(che variano nelle varie lingue): 1) vista (hai visto…guarda che…) 2) udito (rumore e
musica/caos o sequenza ordinata, capacità di riconoscere se i suoni sono a casaccio o no
ossia se c’è un codice/pattern o no, esperienze di stato alterato di coscienza) 3) olfatto
(profumo o puzza  innato ma + influenzato dall’ambiente dell’udito, siamo + immuni agli odori
perchè ci laviamo quotidianamente, la sensibilità agli odori può aiutare a riconoscere situazioni
pericolose) 4) gusto e tatto (prima di assaggiare o toccare qualcosa gli altri sensi ci hanno già
avvertitit sulla pericolosità o meno)

- stati interiori  emozioni; influiscono sul modo di vedere il mondo; ci sono comunità la cui
storia e il cui contesto (ecologico, culturale, demografico, strutturale della società…) insegnano
a provare determinate emozioni in determinati contesti

- lingua  nessuna lingua è esattamente uguale a un’altra (non si può fare tutto ciò che si può
fare con una lingua con un’altra lingua); le lingue non sono equivalenti ma sono equipollenti (=
tutte le lingue del mondo raggiungono gli scopi che si sono prefissati e riescono nello scopo di
comunicare per entro la propria cultura – tutte sono efficaci allo stesso modo a patto che siano
prese dentro il loro mondo); lingua naturale = lingua che non ha abitudine alla scolarità
(alfabetizzazione quasi pari a 0); in una lingua naturale c’è un vocabolario completo composto
da mediamente 250.000 parole ma una persona altamente scolarizzata arriva ad usarne solo
2.000 e una persona di bassa scolarizzazione ne usa circa 800; la lingua si sviluppa tanto più
vasti sono i campi di utilizzo e di lavoro (le parole nascono per un bisogno nomenclativo  la
parola crea cose nuove o segue le cose nuove create?); questo cambia in base al fatto che la
società abbia una tradizione scritta di almeno 2.000 anni o no (presenza di accademie)  la
società delega parte del suo sapere a ciò che sta nei libri (che deriva da un’esperienza passata
corretta dai posteri – meccanismo di correzione di ciò che c’era prima in termini di sapienza e
di sapere (tanto più che con il passare del tempo le conoscenze si specializzano e di
segmentano); nelle società in cui non c’è scrittura e non c’è scuola non c’è la delega del
sapere  la lingua è limitata tanto quanto il sapere; il mondo circostante viene segmentato da
noi in base alla nostra cultura (es. spettro dei colori che sono percepiti in modo diverso – Berlin
E Kay: massimo 11 etichette di colori, si percepisce il colore in base al contesto in cui si trova e
alla propria cultura  Berlin e Kay pensavano che un numero maggiore di etichette
corrispondeva a una lingua + evoluta); noi occidentali fin dal Rinascimento (Darwin), siamo
stati abituati a classificare qualsiasi cosa mentre le lingue naturali sono abituate a classificare e
nominare solo le cose che servono (categorizzare = discriminare?); Lacan (padre di una scuola
di psicanalisi degli 1970s)  il tuo nome ti precede (tuo padre e tua madre hanno scelto il
nome all’interno di una rosa di una rosa di nomi della loro cultura  la tua strada è tracciata) –
ti inserisce all’interno di una storia e di una cultura pregressa che devi riconoscere per inserirti

▪ identità  non esiste se non in contrapposizione a un’altra identità (relazione con l’altro:
prevede attori e una agency = un qualcosa da comunicare); tanto più la tua distanza dall’altro è
maggiore tanto più si tende a definirsi come appartenenti a un gruppo sempre più vasto
(Comasca, italiana, europea…) e viceversa; nonostante l’identità possa avere dei tratti
universali è sempre di natura relativa; ruolo e status (modificano gli elementi relativi
dell’identità) – diritti e doveri ascribed (= innegabili) e achieved (= acquisiti mediante un
cambiamento di ruolo o status; il cambiamento può essere interno al gruppo o esterno);
Goffman  l’identità del singolo vinee giocata dal singolo stesso (maschere – stile Pirandello):
ognuno di noi sul proprio palcoscenico riconosce il proprio ruolo e quello degli altri e può
passare attivamente da un ruolo all’altro (attori, ruoli, performance, frontstage e backstage);
ruolo e potere  Weber: il potere è un aspetto ovvio della relazione sociale ossia l’abilità di
una persona di far fare agli altri ciò che lui ritiene buono (non coercizione ma skill); Marx: il
potere inteso anche in senso coercitivo è un elemento fondante della formazione della società

L’IO E IL GRUPPO
[…] > CHIEDI INIZIO LEZIONE 5 APRILE

Stati interiori:

Esistono emozioni fondamentali e universali: interesse, gioia, sorpresa, tristezza, rabbia, disgusto,
disprezzo, paura, vergogna/timidezza e senso di colpa (Izard & Buechler 1980:168)

Se l’input esterno viene percepito da tutti noi allo stesso modo vuol dire che uno nasce in una
cultura che gli insegna a decodificare lo stimolo in un determinato modo.
Diverse culture segmentano il dominio delle emozioni in modo diverso; da qui l’idea dei “Cultural
Scripts” (Cf Wierzbicka: X misses Y = Y is not with X; X thinks of Y; X wants to be with Y; X thinks
that being with Y would cause him to feel good).
Non posso provare nostalgia se l’oggetto della mia nostalgia è con me. L’intreccio culturale che sta
dietro la nostalgia dipende dalla società in cui mi trovo. In alcune culture la nostalgia è legata solo
alla morte di uno dei due, altrimenti è desiderio. La nostalgia in questo caso è qualcosa di
irreversibile, perché la persona è morta.
Emozioni:
“Se si ammette che l’emozione è un evento biopsicologico e che ogni emozione è universale e
legata chiaramente ad un’espressione facciale (...) il processo della comprensione delle emozioni
al di là di confini culturali diventa semplicemente una questione di lettura della mimica facciale (...)
se, invece, l’emozione è vista come intrecciata in modo complesso con i sistemi culturali di
significato e e con l’interazione sociale, e se l’emozione è usata per parlare di ciò che è
culturalmente definito e sperimentato come “intensamente significativo”, allora il problema diventa
la traduzione di due modi culturali di vedere ed agire il mondo, di ciò che è vero, buono e adatto”
(Lutz 1988:8)
Le emozioni non sono facilmente decodificabili > non basta comprendere la cultura in cui uno è
dentro > mimica facciale fino a un certo punto.
Se l’emozione è usata per parlare di ciò che per quella cultura è intensamente significativo >
all’interno delle due società, olistica e individualista, significativo ha un significato diverso: in una
vedi quello che provi tu stesso e l’altro di fronte a te come le uniche cose importanti, nell’altra
importa solo quello che il gruppo prova. L’emozione centrata sul singolo non si cura di quello che
la società pensa. Nella società del gruppo uno non fa veramente quello che vuole, semplicemente
si limita a dire ‘non posso’ e vive la cosa di nascosto. [Questo va al di là della mimica facciale >
importa anche quello che provo io]. Ideali sociali di oggi: ribaltati rispetto a una volta. Oggi l’ideale
è vivere in maniera appagante l’amore all’interno della coppia, chiusene della famiglia e dei figli se
divorzio. Una volta l’ideale sociale era la famiglia unita nonostante tutto.
“Se le emozioni sono concepite analiticamente come l’indice delle relazioni sociali esse non
possono non riflettersi nelle definizioni culturali dei modi ideali di stare con gli
altri...” (Ibidem p. 10)
Le unnatural emotions sono quelle spontanee che devo vivere da sola, non le devo far
vedere all’esterno. A seconda della società solo determinate persone possono esprimere
le emozioni spontanee in pubblico. Gli uomini 50 anni fa non potevano essere gentili /
teneri / spingere il passeggino / portare le borse della spesa / piangere davanti a qualcuno.
Magari in casa il nonno era più tenero della nonna ma lo poteva far vedere solo a casa.
C.A. Lutz “Unnatural Emotions”, 1988, Isole Caroline, Pacifico.
Emozioni decodificate in questa società delle Isole Caroline
- Fago (compassione, tristezza, amore) > amore che deve essere vissuto all’interno del
modello ideale di famiglia > compassione nel senso di cum-patior, tristezza è il timore di
perdere quella persona (atteggiamento mai completamente contento e soddisfatto),
amore è condivisione all’interno della famiglia. Alle ragazze nei riti di passaggio viene
insegnato il fago: questo è quello che dovrai provare.
- Song (rabbia giustificata, ammonimento, nessuna vendetta) > la rabbia che viene da un
vero torto subito, non da un dispetto (qualcuno violenta mia figlia o fa del male a mio
fratello). Questa song a un certo punto viene ritualizzata: per la società sono giustificato
e l’altro viene punito. Ammonimento della società. Prima del giudizio vero e proprio la
persona ammonita può venire a chiederti perdono. Mettendo la mia rabbia nelle mani
della società, faccio in modo di liberarmi di questo sentimento negativo e, attraverso il
giudizio della società, evito di trasformarlo in vendetta.
- Ker (sorpresa piacevole)
- Rus (sorpresa spiacevole) > queste due emozioni una volta espresse indicano ai più
piccoli che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Se l’adulto dimostra per vuol dire che è
una bella cosa, se dimostra ras, ok, non è grave ma non va neanche tanto bene…

Invece tra i Kulango in Costa d’Avorio


- Miinyo / Peleka —> entrambe indicano paura, emozione sociale, ciò che posso mostrare in
pubblico. Se provo M. per la malattia di mio figlio dovuta a una maledizione: lo dico ai saggi del
villaggio. Paura che si fa timore sociale. P.: paura istintiva, fisica, immediata che provo quando
sono nella foresta e mi trovo davanti un cobra.
- Korigyo / Vɪrɪgɔ > Gbɛɛkorigyo / Dɪkorigyo —> amore. K.: passione intesa come desiderio di
possesso. V.: passione del clan, sentimento meno forse, amore declinato nel senso di provare
la stessa passione. G.: amore verso me stessa, mi voglio bene. D.: passione personale per
qualcosa, bramosia per qualcosa di molto molto concreto. Mi piace tantissimo il salame.
- Kyiiko / Lemfīgo —> K.: odio comune del clan. L.: avere il collo rosso, infiammato: odio
momentaneo nei confronti di chi mi fa un torto.
- Nukaĩyɔ / Piebãŋmo / Pɪɪɲãŋɔ —> N.: lutto sociale: quando tu sei in lutto ti è impedito dalla
società di mostrare piacere nel ricevere un ospite: mi è impedito il saluto a chi mi viene a
trovare. P. e P.: sono sempre il lutto ma legate alla sfera privata, posso anche piangere. Pieb.
vuol dire avere gli occhi rossi per il pianto. P. significa ‘la malattia della morte’: ad esempio sono
una mamma che ha perso il suo bimbo. La morte del bimbo sta nell’ordine delle cose, posso
rattristarmi e andare fuori di testa solo in casa per questa cosa che è naturale.
- Mitogoniŋo / Mikprɪgɔ —> armonia che ci si augura che tutti possano vivere all’interno del loro
villaggio. Letteralmente significa ‘frescura dentro’, là fa sempre caldo, quindi è una bella cosa.
Mikprigo significa il contrario: avere il cuore caldo. Molto fisico come sentimento.
- Midɔʋw̃ ɔ /Mikpʋ̃ʋ̃kɔ —> qualcosa che viene vissuto solo dalla persona, che non si può tradurre
fuori, a livello sociale. Viene usato anche per riferirsi alle persone: persona retta e buona vs
persona malvagia. Lett: avere l’interno dolce o l’interno amaro. Deriva dall’emozione che si
prova di fronte a una determinata persona.
Un caso concreto: emozioni e azioni di fronte al giudizio sociale tra i Kulango della Costa d’Avorio.
La gente vive di orticoltura, c’è una forte solidarietà di villaggio, se ad esempio il mio orto produce
poco. Si vive ancora di baratto, anche se circolano delle monete vere. La vecchia Odille,
vicina di casa della Micheli, aveva dei figli e tutta la sua famiglia viveva lì. Uno dei suoi figli
era andato per la prima volta a lavorare nelle piantagioni di banane della Del Monte nel
sud della Costa d’Avorio, quindi aveva uno stipendio. Quando torna è vestito come un
occidentale: camicia, cintura, occhiali da sole > diventa il leader del villaggio. Essendo che
è l’unico che ha dei soldi, compra le birre per sé e per i suoi amici > si ubriacano tutti
insieme. Da ubriaco comincia a dare fastidio alle figlie di certi notabili del villaggio. Fanno
delle riunioni del consiglio degli anziani: dicono alla vecchia Odille che deve metterlo in
riga. Lui va di nuovo a lavorare. Dopo tre mesi ritorna ancora più spavaldo. Si sente
moderno e staccato dai valori del suo villaggio. Per scherzo fanno dispetti, si portano le
ragazze nello spazio antisociale a fare cose che non andrebbero fatte. Nuova riunione:
chiamano la madre e il fratello. Va a lavorare, torna. Passa il limite: va a letto con l’ultima
moglie del capo villaggio. Il consiglio degli anziani raduna tutto il villaggio e chiama di
nuovo la madre e il fratello maggiore. IL ragazzo non può essere presente al suo giudizio.
HA fatto una serie di reati talmente gravi che non può avere più possibilità, gliene sono già
state date tre. Non ci avete dato retta, quindi o lo fate calmare, oppure ve ne andate tutti.
Se il villaggio dice la tua famiglia se ne deve andare, significa che tutte le altre famiglie
non ti possono più aiutare. Conclusione: il mattino dopo il fratello maggiore e il fratello
minore sono andati a caccia e il fratello minore è stato casualmente ucciso. Era partito il
colpo. Ci sono state delle indagini, ma questo omicidio è stato vissuto come una catarsi
per quella famiglia. La madre e i fratelli lo hanno pianto, ma tutto il villaggio si tassa per
garantire a quella famiglia quei proventi che sarebbero arrivati dal fratello che lavorava e
da quello che avrebbe lavorato se non fosse in prigione per aver ucciso il fratello. La
società ha prevalso sulla famiglia.
Un piccolo passo avanti: sentimenti, etica e moralità
Per noi oggi è normale mollare la moglie per mettersi con un’altra, ma è stato sdoganato
nel ’68. Partecipazione trasversale a dibattiti molto importanti riguardo la promozione di
diritti del singolo.
- Zigon e il concetto di moral breakdown
- Moralità, etica e diritti umani
ANTROPOLOGIA DELLE MORALITA’: il padre è Zigon.
Etica e moralità sono le parole chiave: Moralità: esprime un giudizio di valore, ci sono cose
morali e immorali. Questo giudizio trae le sue radici dai valori della comunità.
Atteggiamento più o meno consono alle regole di comportamento anche informali
accettate per buone all’interno della società.
Etica: DJ Favo che è andato in Svizzera non per essere ucciso ma per essere aiutato. La
morale mi dice la vita va difesa più di tutto, la mia etica personale mi dice dove io metto il
limite. Stesso discorso per l’aborto.
Moral breakdown: non c’è più connessione tra il concetto morale ereditato e quello che la
società di suo vorrebbe fare. La società sa che quello che le è stato dato finora non
corrisponde più ai suoi valori. L’etica dovrebbe aiutare la società a prendere una via
nuova. Moralità va di pari passo con etica che va di pari passo con tutela dei diritti umani.
Tre facce della medesima questione. Si parla di etica quando la morale non è più
sufficiente, si parla di tutela di diritti umani quando bisogna combinare morale ed etica
(??). La morale cambia a seconda della società, e anche i diritti umani. Il concetto di diritti
umani dovrebbe aiutarci a tenere la barra nella direzione giusta, però è sempre
dipendente dalla società.
Ma è possibile definire l’identità? C’è chi ha provato a rappresentarla con un diagramma,
come una costruzione di diversi mattoncini o in un continuum. Ma è impossibile, perché i
confini dell’identità sono sempre labili, evanescenti e confusi.
Continuum: dove inizi, dove finisce?
Mattoncini: qual è l’ultimo mattoncino?
Esiste un’identità statica? No.

TRASMISSIONE DEL SAPERE E RAZIONALITA’ NELLE SOCIETA’ “NATURALI”


Educazione / formazione e modi di pensare.
L’importanza del contesto… dalla scienza alla pratica
- L’organizzazione del sapere: tassonomie, polinomie funzionali e categorie relazionali
- Sapere definitorio e sapere contestato, ovvero un approccio diverso alla trasmissione
del sapere
- Sillogismo e astrazione
Ogni essere umano possiede le facoltà per organizzare il proprio sapere sulla base di
modelli strutturali della mente che sono uguali per tutti. Non è vero che le società naturali
non sono in grado di formulare un pensiero astratto. Una volta il divide era tra società con
la scrittura e quelle senza scrittura. Ma il divide è scolarità- non scolarità: la presenza o
meno della scuola implica una viziatura o meno del pensiero naturale. Fermo restando che
gli appartenenti a entrambi i tipi di società possono formulare il pensiero concreto e il
pensiero astratto. Non è vero che chi usa l’astrazione si trova su un livello più alto.
- Tassonomia: strumento /sistema per l’organizzazione del sapere semantico che ti dice
che puoi organizzare il tuo sapere secondo la regola “X è un tipo di Y” —> categorie di
Linneo.

ANIMALE

MAMMIFERO UCCELLO RETTILE

CANIDE FELINI BOVINI

Cane
Barboncino
Mastino
Napoletano, napoletano gigante

La tassonomia è stat utilizzata per memorizzare queste cose, soprattutto il regno animale.
Metodo di stoccaggio naturale delle informazioni. Questo metodo è più facile applicarlo
agli esseri viventi che non agli oggetti. Perché la cultura fa il suo.
Tassonomia degli utensili da cucina.

UTENSILI DA CUCINA

STOVIGLIE PENTOLE
Piatti Posate Bicchieri

I livelli istintivi sono pochi. Sono esattamente quelli che troviamo applicati dalle società
naturali anche per gli animali e le piante. La nostra scuola ci ha abituato ad arrivare al
settimo livello tassonomico, ma questa categorizzazione è viziata dall’applicazione di un
unico e invariabile principio. Altrove, nella tassonomia degli utensili che non abbiamo
studiato a scuola, non abbiamo un principio unico su cui basarci: metto il boccale della
birra nei bicchieri perché è di vetro o nelle tazze perché ha il manico? Il principio è la
funzione o il materiale? Il cucchiaio di legno è una posata o no? Ha la forma del cucchiaio
ma non lo uso per mangiare. La tassonomia naturale si ferma prima, e i criteri che
regolano le t. naturali sono variabili, perché dipendono dai criteri che decido di adottare.
Una tassonomia diversa non vuol dire assenza di tassonomie: un modo diverso di usare
uno strumento cognitivo non significa assenza di quello strumento. Magari nelle società
naturali dividono gli animali a seconda di: lo mangio / mi mangia. Quindi magari la vacca
finiva nella stessa categoria del grillo, se io mangio i grilli. Invece una volta dicevano
“Guarda questi qua che non sanno neanche distinguere i mammiferi”.

- Sillogismo: Vigozki aveva fatto i giochini del sillogismo nella Russia rurale. La Russia è
abitata da orsi, e man mano che mi sposto a sud diventano da bianchi a marroni. Nella
tal cittadina che è a nord di che colore sono gli orsi? Bianchi. In questa città a sud?
Marroni. La risposta delle persone che vivevano nella Russia rurale non corrispondeva
al sillogismo. Rispondevano “Non lo so”, perché non erano mai stati in quel posto.
Risposta imbarazzata: solo i bambini rispondono spontaneamente. Nelle società naturali
quello che tu dici corrisponde al vero. Verità legata al contesto, se non la posso
verificare non posso rispondere. Non ho mai visto gli orsi che ci sono là. Ogni persona
nasce e vive in un qui ed ora che condiziona la sua percezione del mondo. Le società
abituate alla scuola sono abituate alla delega del sapere: diamo per scontato che i prof
dicono il vero. Questo porta alla specializzazione dei saperi: ogni prof è riconosciuto
come delegato del sapere di una determinata disciplina. Nel mondo naturale la delega
del sapere esiste (anziano saggio che mi può parlare, magari per metafore, ma mi può
trasmettere dei contenuti), ma è sapere legato a un’esperienza concreta, non a ciò che
ha letto. Quando una società inizia a diventare sedentaria e ad avere un surplus, è lì
che nascono i poeti, i musicisti e quelli che fanno solo il pastore / il fabbro che prepara
gli strumenti per gli altri > specializzazione delle mansioni. Poi arriva la scuola e il
sapere diventa teorico. Parola chiave: relazione. Le categorie non saranno mai astratte
ma relazionali. Non mi soffermerò mai a descrivere astrattamente come è fatto un
uccello, mi baso sulla mia relazione con l’uccello: lo mangio o non lo mangio?

[chiedi inizio lezione del 12 aprile]


“…non è possibile paragonare l’essere-nel-mondo di un […] dogon con quello di chi vive in società
letterate, industriali o postindustriali. Il loro mondo è pieno, c’è continuità tra i viventi, chi li ha
preceduti e quelli che verranno; tra umani, piante ed animali; tra creature naturali e spiriti. Lo
spazio attorno non è vuoto ma abitato: i movimenti dell’aria, le ombre nascondono presenze. La
persona è immersa in un fluire che collega tempi e luoghi: è nodo di una rete. …” P. Coppo.
Spazio e tempo non sono due piani separati (Coppo)
Sua zia diceva che per andare da un paesino all’altro ci volevano tre decine > misurava lo
spazio in decine di rosari. Gli inuit invece misurano lo spazio in quante pelli di foca
consumano sotto le loro racchette > è come dire che per andare da Trieste a Palermo
consumo tre suole di scarpe. C’è chi misura la distanza in pozzi che incontra sul percorso.
Lo spazio è sempre legato al tempo, è la scuola che ci insegna i minuti e i secondi.
Tutto dipende dall’unità di misura.

Le categorie di spazio e tempo:


- Tempo ciclico, tempo lineare, tempo della vita > attività che si ripropongono uguali a se stesse
(semina, cura, frutti, raccolto, dissodamento del terreno…) in quello che noi chiamiamo anno.
Anche tutti i calendari religiosi sono legati ai cicli che si ripetono (anno liturgico > serie di
celebrazioni che si ripetono) | quello che ci viene insegnato a scuola | ci sono gruppi umani che
non hanno una visione di una vita dopo la morte > concezione che sta diventando la nostra
(chissenefrega di quello che succederà tra 100 anni, io inquino quanto voglio > dopo la mia
morte no c’è più niente) > stiamo tornando al punto di partenza.
- Spazio mensurabile, spazio esperito > legato alla scuola, che ci insegna a misurare anything |
nelle società naturali spazio e tempo sono esperiti. [Lo spazio percepito ed esperito sono
diversi: la zia di 70 anni che mi vede che vivo in un appartamento di 40 mq che per me va bene
mi chiede se sono deficiente perché da lei quello era il salotto. + “casa” per noi è qualcosa di
chiuso, mentre nel villaggio nigeriano degli Hibbo è coperta solo la stanza in cui dormono, il
salotto invece è lo spazio che c’è in mezzo tra le varie stanze coperte.] Attraverso l’esperienza
proiettiamo una costruzione dello spazio più o meno adeguata nella nostra testa.
- Fondere tempo e spazio: percorsi e cammini
- Il futuro è davanti o dietro? > il futuro sta davanti: visione viziata dalla nostra concezione
lineare. Nella visione esperienziale (sensoriale) il passato mi sta davanti perché lo
vedo, lo ricordo. Il futuro non può che starmi alle spalle perché non lo vedo, non l’ho
ancora esperito.
- Spazio, luogo, posto > Spazio: è quello che è abitato dagli esseri umani ma anche no, è
l’infinita possibilità di luoghi in questa macro rete. Legato anche al tempo. Infinita
possibilità di presenza, di luoghi, di tempo. è la parte che io non ho ancora esperito o
alla quale non mi sto riferendo in quel momento concretamente. | Luogo: è quello
concreto in cui viviamo, composto da tutti i posti che noi conosciamo. Per me ci sarà un
luogo (piacevole o spiacevole) che quando lo attivo diventa il mio posto. | Posto:
qualcosa di intrinsecamente legato all’esperienza ripetuta: ognuno di noi cerca il proprio
posto nel mondo. Fa riferimento al mio ambiente. Il posto ha un significato, anche se in
quel momento la persona non è lì.

La suddivisione degli spazi


- Spazio sociale: il villaggio, i campi, le sedi dell’attività umana ( ãngò) > a. era inizialmente
stato tradotto come villaggio > sbeffeggiati dai Kulango.
- Spazio antisociale: il mondo naturale, la savana, la foresta ( dūūkò) > d. era stato tradotto
come foresta.
I confini tra i due spazi sono labili, c’è un continuum tra i due mondi.
Lo spazio sociale è quello che è dedicato alle attività umane. MA durante la notte le
persone nell’ãngò stanno chiuse nelle loro casette > le strade all’aperto diventano spazio
antisociale e solo gli esseri soprannaturali possono aggirarsi durante la notte. Infatti le
maschere escono durante la notte (NB: le donne e i bambini non possono vedere le
maschere maschili. Solo quelle femminili). Se una persona normale si aggira di notte viene
presa per stregone. > L’ãngò di notte diventa dūūkò.
Il tradimento è offesa ed è punito ma è maggiormente punito se il tradimento viene fatto
nel dūūkò perché non sei a casa tua. Neanche con tuo marito lo puoi fare nel campo.
Certe cose le fai a casa tua. > paghi una multa al villaggio.
Tutto ciò che non viene ritualmente liberato dal giogo delle altre presenze diventa dūūkò.
Se fondo il mio villaggio con un altro devo fare un patto con le persone che vivono là. La
stessa cosa quando uno esce dal villaggio e negozia con le presenze del dūūkò per ad
esempio mettere un campo da coltivare. “Ti warshippiamo e ti diamo un po’ del raccolto se
ci fai coltivare qua e poi comunque la sera il campo ridiventa tuo”. Per affrontare e
superare il dūūkò assoluto fanno rituali e hanno amuleti di protezione (vedi i migranti che
hanno tutti i loro amuleti sotto i vestiti /o anche quelli che vanno a cacciare).
L’elemento che discrimina tra spazio sociale e antisociale è il patto che si stabilisce con le
presenze di quello spazio.
- Lo spazio del sacro > ospita le potenze sovrannaturali. è allo stesso tempo più potente
dal punto di vista della possibilità di guarigione ma anche dal punto di vista del causarti
un male se tu entri nello spazio sacro da impuro. Se la donna esce di notte mentre c’è
una maschera maschile che danza, il male si impossessa di lei e la mattina dopo lei
muore. L’ira funesta della maschera può agire per punire la persona che ha fatto quello
che non doveva fare. (sostanze tossiche nel cibo della donna). La pressione psicologica
e destabilizzante della visione della maschera anche per sbaglio può essere talmente
traumatizzante e la donna che è uscita per sbaglio / la ragazzina che vuole sfidare la
maschera fa un infarto.
- … e la dimensione temporale?

Esiste il caso?
- ciò che accade è sempre un segno
- c’è un agente per ogni cosa
- in un mondo ‘pieno’ il caso non esiste
Ogni azione ha una reazione che può anche essere imprevedibile. La reazione delle unità
che so che esistono ma che non vedo può essere imprevedibile. Comunque tutto ha
origine in una volontà, sia essa mia, di un altro, di una divinità… Nelle varie lingue naturali
non esiste l’espressione linguistica “per caso”. Per questo le società naturali sono dedite
alla divinazione, perché ogni cosa che mi succede ha bisogno di una lettura mistica. In
questo senso gli indovini / gli esperti dei vari sistemi di divinazione andranno a cercare la
causa di tutto quello che ti succede tra le altre persone che abitano questo cosmo. > non
esiste il concetto di fortuna o sfortuna, esiste la punizione e il premio.

> Le “persone” e lo spazio antisociale


- Jinn > parola di derivazione araba. Spiritelli capricciosi che entrano in azione quando un
umano va a spasso in uno spazio antisociale > entra in gioco una relazione di do ut des:
ci fa un regalo (sacco di monete d’oro, figlio se è una donna, grande raccolto) ma noi in
cambio dobbiamo fare qualcosa. Possono assumere varie forme, anche la forma di un
altro essere umano. Mi accorgo però da qualche elemento strano che è un Jinn, tipo
non aveva l’ombra, sta sempre nella foresta, può anche essere un animale (serpente,
pesce, uccello > animali che stanno a cavallo tra i due mondi > il pesce sta nell’acqua
ma respira, l’uccello sta nell’aria ma viene anche sulla terra). Il Jinn può anche
manifestarsi nei sogni. Che sono veri quanto ciò che accade in questo mondo
(alterazione di coscienza indotta o spontanea (incubi, droghe, epilessia, schizofrenia…)
> è un’esperienza tanto concreta come quelle che fai quando sei sveglio)
- Spiriti del verde > abitano dentro gli elementi della natura, tipo la grande caverna che
sta vicino al villaggio dove sono stati trovati resti umani e pitture rupestri > spazi sacri. >
abitati da una forza agente (spirito della caverna, s. del ruscello, s. del baobab). Sono
spiriti tutelare di vari luoghi. Sono sempre divinità positive. Possono causare la malattia,
la morte, la carestia MA come strumento di punizione per un’offesa che hanno subito.
Se vado a fare cip&ciop col mio amante nella foresta loro mi puniscono perché li ho
offesi.
- Antenati > venererò i miei antenati, quelli della mia linea di sangue. L’antenato di norma
tutela la propria discendenza con la sua forza mistica. Anche gli antenati però possono
premiare o punire. Se faccio cip&ciop oltre agli spiriti anche gli antenati miei e del mio
amante ci puniscono.
- Révenants (zombie) > gli zombie nascono nella religione del Woodoo, in Nigeria, da
dove è stato portato ad Haiti. Ed è molto diverso da quello di Haiti. Sono persone che
non sono state molto brave, non sono arrivati nel villaggio degli antenati ma sono fermi
in una sorta di limbo. Spriti negativi, molto pericolosi. Hanno una relazione di sangue
con le persone della propria famiglia che sono rimaste in vita. Sono malefici danno
fastidio. Cerimonie e riti by i sacerdoti per allontanarli.
- E stregoni, cacciatori, guaritori, malati di mente, seppellitori di cadaveri, ostetriche ecc…
?
—> sono i privilegiati perché fanno da mediatori tra gli umani e il divino. Gli stregoni sono
capaci di manipolare la forza dell’universo e agiscono per il male. Il cacciatore per
mestiere va nella foresta, quindi è super coperto da amuleti di protezione per essere puro
quando entra nello spazio sovrannaturale / sacro. Deve avere certi comportamenti e fare
certi gesti quando uccide gli animali. Non è come il cacciatore deficiente che va a sparare
a destra e a manca. Lui prende il cibo che serve per la sua famiglia. C’è un codice: gli
animali predatori non possono essere uccisi dal cacciatore perché sono fratelli: fanno lo
stesso mestiere. Il cacciatore può uccidere un animale predatore solo se viene attaccato. Il
guaritore anche entra nella foresta per raccogliere le piante medicamentose. Il guaritore
non è solo un erborista, ma manipola le forze mistiche. Sta a metà tra l’erborista e il
sacerdote. La malattia è la manifestazione sintomatica di un equilibrio mistico rotto. Il
guaritore operando anche con gli agenti mistici ristabilisce l’equilibrio cosmico. Il malato di
mente spesso ha episodi di sdoppiamento della personalità, per noi ha una visione distorta
del mondo e delle cose. Invece lui vede l’aldilà > innalzato a ruolo di sacerdote per la
comunità.
- Sopra a tutti questi c’è la divinità suprema. Parentesi enorme sull’animismo. Fino a poco
tempo fa tutte le religioni naturali venivano liquidate come “animismo”. Solo perché le
cose hanno un’anima. In realtà sono tutte diverse tra loro.

Due religioni africane a confronto: i Kulango e i Gun. Libertà e struttura.


K > religione non strutturata, molto semplice.
G > insieme agli Ioruba (????) sono il papà e la mamma del Woodoo.
K > Yego [primo motore, divinità che interviene per punire e premiare la comunità degli esseri
umani. La persona singola può rivolgersi direttamente alla divinità senza mediatori.], usògò [spiriti
degli antenati > rapporto di punizione-premio con gli umani. Ciascuno di noi ha uno spirito, un Usè
che quando muore entra a far parte del gruppo degli Usogo], prumo [morti male > zombie], jinn
G > Mawù/Liza [duplice figura dei creatori: giorno e notte, sole e luna. Non posso rivolgermi
direttamente a loro, mi serve un sacerdote], Vodùn collettivi [pantheon condiviso: dèi delle varie
cose, possono essere da 7 a 11, a seconda della popolazione in cui il Vodun è praticato. Non ci
sono solo dei sacerdoti dedicati al loro culto che si formano in un det. santuario per almeno 7 anni
(possono entrare nel santuario a formarsi solo bambini speciali: precoci, epilettici, regalati perché
magari una non era fertile ma poi ha una figlia e la regala al santuario del Vodun e diventerà
sacerdotessa), ma anche dai >], Vodùn di famiglia [antenati della famiglia che mediano con le
divinità senza il sacerdote]
Le componenti dell’IO
K > mãyò [anima-vita: è un’anima che mi accompagna soltanto nel mio viaggio terreno. è uno
strumento, un traghetto, che porta l’essere umano dalla nascita alla morte ma p ecesario perché
l’uso si innesti nell’essere umano e faccia esperienza. Quando un apersona dorme e sogna, la
mano resta con il corpo mentre l’uso viaggia e fa esperienza nel mono del sprannaturale. IN
questo momento lo stregone mi può attaccare e far sì che quando l’uso torna non riesca più ad
attaccarsi > depressione, comportamenti asociali], ūsè [singolare di usogo, è il mio spirito agente,
senziente che viene dal mondo soprannaturale e si incarna in un essere umano sulla terra e poi
torna con gli altri spiriti], dūūlio [ombra degli esseri viventi. è attraverso l’ombra che lo stregone
entra dentro di te, hanno paurissima ad andare in giro nelle primissime ore dell’alba e al tramonto
perché le ombre sono lunghe e non vedo chi le pesta. Quando muoio la mia ombra non si muove e
diventa Bugotò, l’ombra ferma degli oggetti inanimati] e kpãyò [forza agente che tutti hanno, la
scintilla del divino (Yego) che ho dentro di me. è come lo Spirito Santo]
G > sè [è allo stesso tempo lo spirito e la forza agente dell’universo. (usè e kpayo). Le due divinità
sono] e yè [mayo + duulio] > chiedi a qualcuno
Il malessere e l’equilibrio cosmico
- L’equilibrio cosmico può essere rotto dalle mie colpe, dalle mie offese agli antenati o agli altri
spiriti
- Dall’azione dei Jinn o Vodun che mi puniscono per qualcosa che io ho fatto
- Dal drèsè (lett: uomo della notte, è lo stregone dei Kulango (dreyò è la notte + sè)) o dall’azétò
(stregone dei Gun).

De Martino sulla Lucania degli anni ’60: “ Il senso storico delle tecniche protettive della magia sta
nei valori che tali tecniche ridischiudono innestandosi nei momenti critici di un determinato regime
di esistenza e si manifesta quindi soltanto se consideriamo quelle tecniche come momento di una
dinamica culturale percepibile per entro una civiltà singola, una società particolare, un’epoca
definita”.

La religione come mezzo di tutela e liberazione dal male


K > il warisè > “colui che guarisce”: erborista e mediatore allo stesso tempo
G > amablòtò: erborista, ti fa passare il sintomo & vodunsì: mediatore con gli dei

Non siamo così lontani


De Martino: “ In questa concezione magica della malattia come fascinazione o come “cosa fatta”
ha un rilievo del tutto secondario la qualità del sintomo, l’eziologia della malattia, la diagnosi e la
terapia nel senso della medicina scientifica: in primo piano sta invece il “sentirsi agito” o “dominato”
dalla forza occulta del morbo e il desiderio di sentirsi slegato da questa dominazione”. Il tumore mi
è venuto perché ho avuto un mutamento ma perché mi è venuto il mutamento? qualcuno mi ha
mandato una maledizione.

CHIEDI INIzIO LEzIONE 26 APR

ORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO E DELLA SOCIETA’


Società e socializzazione
- La socializzazione è il processo per cui una persona apprende le conoscenze e le abilità
richieste per diventare membro della società.
- Ogni società si dota di norme per garantirsi sopravvivenza e replicabilità.
- La violazione delle norme implica la messa in atto di sanzioni e dunque un esercizio di potere.
- La persona attraversa diverse fasi nella propria vita caratterizzate da diversi livelli di
socializzazione, spesso tali fasi sono segnate da riti di passaggio che sottolineano l’assunzione
di nuovi diritti/doveri.
Ci sono determinati soggetti nelle società occidentali che escono per scelta dalla società, ad
esempio i senzatetto o i rom.
Passaggi della crescita di un individuo occidentale: I tappa: asilo; II tappa: elementari…. Uno
decide lui cosa fare solo una volta che è diventato maggiorenne > cambiano i diritti e i doveri. Nelle
scuole c’è l’insegnante che ti dice “per casa devi studiare questo questo e questo”. All’uni è
diverso: sono io che decido se e cosa studiare. Oppure finché uno è minorenne se sta a casa da
scuola si deve far firmare la giustifica dai genitori. A 18 anni vai a votare (anche se non a tutti i
livelli), prendi la patente, fai il passaporto. Nelle società naturali invece il rito del passaggio viene
fatto alla pubertà, una volta che posso avere figli sono un membro attivo della società. Altre tappe:
laurea, lavoretto, convivenza, matrimonio… Quanto più una società va verso la tecnologizzazione
del sapere ecc, tanto più ??????
Sposa bambina: viene definita sposa bambina qualsiasi minore che viene data in sposa a un
maggiorenne. Ma nelle società naturali guardano la pubertà, quindi a 14/15 anni una ragazza inizia
a sentirsi donna, quindi in grado e desiderosa di gestire una casa… Un conto è la bambina di 8
anni data in sposa a un 45enne che manco conosce, un conto è la ragazza di 15 anni.
Stessa cosa coi bambini soldato: se ha 16 anni in quelle società viene già ritenuto adulto. Non
dobbiamo sempre applicare le nostre categorie di maggiorenne e minorenne.

Ricordando l’Io e il Gruppo

DX —> persona nella sua evoluzione: circuiti a cui appartiene nei diversi stadi. Al centro
della società si pone la famiglia nucleare (genitori + figli); il secondo cerchio è il villaggio /
paesello di nascita; regione / county; nazione…
SX —> inclusione della persona nella società, rapporti interpersonali. Primo atto della
socializzazione: riconoscere la propria identità, se stessi come individuo (in un ruolo e in
un genere), riconoscersi come parte di un gruppo. 2: ruolo che una persona svolge
all’interno del suo gruppo. 3: circuito di scambi (=trade union), molto banali: possono
andare dal baratto (gommina profumata per temperino)… 4: partito politico: la rete di
scambi non va più tra persona e persona ma tra due gruppi (America > cheerleaders vs
studione brufolose).

Condizionamenti e pressione sociale

Sistema di classificazioni largamente condiviso dalla società.

Ego capace di esercitare pressione per influenzare le altre persone.

Ego che si sente condizionato dalle altre persone.

Sistema individuale di classificazione.

La nostra società va in basso a sx. > l’ego può fare quello che vuole. L’ego femmina può
diventare astronauta, l’ego maschio può fare il ballerino classico. La ns società ha come
idea la massima libertà di espressione (a livello ideale), poi è chiaro che ci sono dei
condizionamenti sociali, tipo le ragazze devono essere magre ecc.
La società naturale, che si basa sulla comunità, va in alto a dx. > se hai dei comportamenti
antisociali puoi essere considerato stregone. Se non fai quello che dice la società vieni
bannato dal villaggio.
Negli altri settori ci sono infinite variabili.

La prima forma di organizzazione spaziale: l’abitazione /household.

Fulani / Fulbe / Peul: Popolazione che attraversa il Sahara, dal Chad al Senegal verso i
laghi.
Sono nomadi, pastori, poligami e patrilineari.
Lo spazio è legato e determinato dai ruoli determinati dal sesso (maschi e femmine); dal
grado di effettiva socializzazione dei membri (età).
Arco di arbusti VIVI. Sotto c’è lo spazio per gli animali e il recinto è costituito da steccati di
legna secca.
2 quadrati: capanne delle mogli: una capanna a testa. Nella capanna ci vive la moglie coi
suoi figli fino al momento dell’età pubere.
Ovale: capanna della old woman: mamma del marito. Ci sarà sempre la old woman’s
shelter? No, perché lei va dal figlio maschio più grande. (x quello è tratteggiata).
Horse: spazio riservato all’interno della casa degli umani > è un animale nobile: non tutti lo
hanno, solo i nobili o quelli molto ricchi.
Per avere una moglie in più l’uomo deve dimostrare di poterla mantenere: 21 vacche a
moglie. Avere tante mogli non è questione di innamoramento / enorme desiderio, nella
maggioranza dei casi uno diventa marito di nuove mogli quando è già anziano > servono
per dimostrare che la sua casata è potente e le sposa in proporzione al numero di vacche.
Stellina: Hearth > focolare. Laddove ci sia una convivenza pacifica è unico per tutte le
mogli.
Nello spazio animale, che è delimitato da una corda tirata (all’ext ci sono delle strutture
fisse). Il fuoco qui è alimentato tutta la notte dai figli maschi che ancora non sono andati
via di casa.
Fuori dall’ambiente familiare ci sono le case dove dormono i figli maschi che stanno
aspettando di avere abbastanza vacche per sposare una donna. Sono esclusi
dall’ambiente sociale. Essere lì per loro significa dimostrare di saper negoziare la propria
vita con gli esseri sovrannaturali. Sono nomadi, quindi ogni volta che si spostano devono
saper negoziare con le presenze di quel luogo la loro presenza lì. Il loro compito è
proteggere il bestiame dalle aggressioni esterne (pantere ecc / esseri umani che vengono
a razziare perché magari hanno perso le vacche). Finché non dimostrano di esserne
capaci non avranno moglie.
Se il marito muore le mogli generano figli coi fratelli del marito ma quei figli sono
considerati del marito morto.
Hamar —> Anche all’interno della casa femminile ci sono degli spazi in cui qualcuno ci
può stare e qualcuno no.
Muro di fondo: focolare e cucina > spazio dedicato ai bimbi piccoli. Spazio più protetto. [Se
un bambino muore prima del rito del nome, aka 40 giorni dopo la sua nascita, viene
seppellito dove è stata seppellita la sua placenta, cioè sotto al focolare, quindi sotto a dove
dormono gli altri. Se muore dopo che gli è stato dato il nome viene seppellito insieme ai
suoi antenati nello spazio antisociale.]
Dx: spazio rialzato di terra battuta: letto del maschio padrone di casa > siede per primo
vicino all’entrata. Se ci sono altri ospiti maschi siederanno a fianco a lui alla sua dx verso il
centro della capanna. I bambini maschi possono andare dal padre. Le femmine saranno
rispedite alla sx della capanna, dove non c’è il rialzo. La donna è seduta per terra. Anche
la posizione di potere è sottolineata dalla conformazione della capanna.

I Peul:
- Pastori nomadi dell’Africa Occidentale
- Usualmente musulmani, hanno fino a 4 mogli
- Non vivono in villaggio
- La centralità della relazione marito-moglie (> genera la prole)
- Chi vive nell’household?
- Come si sostenta l’household?
- L’household è stabile?
Se l’household rimanesse chiuso in se stesso, perirebbe. Però scatta il meccanismo di solidarietà
con i fratelli del marito / la parentela in linea di sangue da parte paterna. Nel caso in cui il lignaggio
per via paterna sia troppo debole, si fa appello a quello delle mogli. Quindi ogni uomo cercherà di
sposare donne ricche con molte vacche. Comunque in generale gli household si allargano e si
restringono in base ai bisogni.
Mediamente un maschio in queste condizione muore intorno ai 40 anni, cioè quando la sua ultima
moglie ha partorito o deve partorirgli l’ultimo figlio. Le mogli vengono redistribuite dai fratelli se i figli
non si possono sposare. Le madri i cui figli sono abbastanza grandi possono decidere di rimanere
nella old woman’s house col primo figlio maschio.
Un household vive per max una ventina d’anni. Si sposta ogni sei mesi circa.

Diversi stili di vita, diversi stili di abitare: i nuclei caraibici


- una realtà urbana
- centralità della relazione madre-figlio —-> altissimo tasso di violenza giovanile > una donna
rimane incinta non si sa bene neanche da parte di chi. Per far parte di un gruppo giovanile una
ragazza accetta di andare con molti tipi giusto per avere qualche soldino. Anche se i padri
sanno di avere dei figli non se ne occupano, come nessuno si è occupato di lui.
- instabilità della presenza maschile
- volatilità della costituzione del gruppo di conviventi

[…]?? > il 90 % dei tentativi di adozione falliscono.

Altri esempi: gli Ogiek del Kenya


Popolazione di cacciatori raccoglitori. (primo gradino dell’evoluzione umana: non lavorano l’argilla,
né il metallo, non cuociono la carne. Se hanno degli strumenti vuol dire che li hanno barattati da
qualche società vicina) Sono definiti parassiti dei Masai, perché senza di loro non ce la farebbero
perchè i Masai gli forniscono le punte delle frecce. A loro volta gli Ogiek gli danno la carne che
hanno cacciato nelle foreste o le donne. Vivono in delle capanne simili a quelle dei Peul (uomini a
dx donne a sx). MA oggi c’è poca cacciagione > si adattano a una agricoltura veloce che integra la
loro caccia e la loro raccolta. Hanno anche imparato negli ultimi 80 anni ad allevare eccome che
erano state importate in Kenya dagli scozzesi, ma le barattano, non le uccidono mai. Si
spostavano seguendo le api che si spostavano seguendo i fiori perché la loro fonte principale di
sostentamento è il miele. Da capanna di frasche è diventata capanna di terra battuta come quella
dei Masai perché hanno capito che possono attirare loro le api coi fiori.

Villaggi instabili: gli Yanomami (foresta amazzonica Brasile / Venezuela)


- Swidden Agriculture: incendio dei terreni, sfruttamento intensivo per pochi anni, abbandono del
luogo
- Un’unica shabono (comunità) di max 200 persone, tutte imparentate che vivono a stretto
contatto —> non esistono dei veri e propri capi, ognuno viene cresciuto in maniera da essere
responsabile. Non ci si basa sui beni / numero di mogli / cariche politiche ecc MA sul
riconoscimento più o meno unanime della società delle qualità della persona. I leader sono stati
riconosciuti dai pari come massimi garanti dell’armonia in quella comunità. Di solito sono quelli
che sanno calibrare bene le parole, sanno usare le leggende ecc per far capire all’altro che sta
sbagliando, senza arrivare all’insulto diretto.
- Massime figure politiche: il capo scabino e lo shamano, scelti per qualità comprovate
La comunità arriva in una radura, bruciano un pezzo di foresta, ci costruiscono la Yano che è una
casa comune enorme e intorno ci fanno dei campi, ma non hanno la rotazione delle colture >
quando il terreno non va più bene loro cambiano luogo ogni 4/5 anni.

Ad un livello superiore: il villaggio, tipica realtà dell’Africa Occidentale


Quando il villaggio cresce in maniera sufficiente da produrre un surplus e mettere via delle scorte
per i periodi di eventuale siccità, nel resto del tempo si può dedicare ad altre attività. Popoli voltaici.
Ognuno si specializza in una mansione > nasce l’artigianato e con esso le caste dedicate. Se uno
zio si specializza nella produzione di zappe, tutti i maschi di quella famiglia si occuperanno di
quello, e non avranno più bisogno di coltivare il miglio perché gli verrà dato in cambio delle zappe.
Ci sono anche i griot che si specializzano nella poesia / canzone, ma si poeta quando la pancia è
piena.
Laasagyo: albero di mango che rappresenta il centro del villaggio in cui si incarna il genius loci. Il
tramite tra l’aldilà e l’aldiqua. Può essere un albero, un altare… e si trova al centro del villaggio,
tranne nel caso in cui si tratti di villaggi non sedentari / semisedentari (gli anziani e le donne stanno
lì mentre si spostano gli uomini) > qui lo shelter del villaggio si trova al di fuori della fence.

Due esempi paralleli: i Kulango (Costa d’Avorio) e i Dogon (Mali)


- società agricole e stanziali
- + famiglie = + household. La suddivisione dello spazio è basata sull’appartenenza ad un
lignaggio —> un villaggio: tutti dello stesso lignaggio. Il potere presso i Kulango è sempre in
mano ai figli e ai fratelli maschi (il mio capo non sarà mio marito ma mio fratello) ma la società è
matrilineare. Nei Dogon è patrilineare.
- il villaggio è solitamente autosufficiente, non c’è bisogno di essere parassiti.
- il principio della redistribuzione e della solidarietà diffusa. Non esiste famiglia che possa
accumulare ricchezze per se stessa, bisogna condividere e bilanciare. (Diverso dai Peul e dagli
Hamar > non devono distribuire equamente le vacche tra fratelli). Quando il surplus è veramente
notevole non c’è più bisogno di ridistribuire la ricchezza: chi oltre al minimo ha un po’ di più lo
può tenere.
- il consiglio degli anziani come massima autorità politica (il saakò tèsè [signore della terra] e
l’ãngò īsè [capo politico dello spazio sociale] Kulango - l’hogon Dogon) e la redistribuzione dei
campi
Colui che deve tenere i rapporti col genius loci (essere sovrannaturale che viveva prima in
quella terra) è il figlio di un villaggio Loron e non Kulango perché i Loron sono i primi che si
sono stabiliti lì.

Per concludere: i villaggi Akan e la regalità sacra


Tra la Costa d’Avorio e il Ghana. Qui sono state sfruttate almeno dal 1200 le miniere d’oro.
Il re è ricoperto di segni della sua regalità (cose d’oro). Solo i discendenti della famiglia
regale Ashanti possono indossare l’oro, anche se tutti lo lavorano. Il re Ashanti in realtà è
divino. Nessun altro Ashanti porta dentro di sé il sangue divino. Il re deve essere una
persona retta non solo moralmente ma anche fisicamente (sana) > all’int della
discendenza regale viene selezionato l’elemento più sano in assoluto > segno tangibile del
benvolere delle divinità nei suoi confronti. Nel momento in cui viene a mancare il re, non
viene dichiarato. Solo nel momento in cui li indovini della famiglia regale sono riusciti a
individuare il suo erede. Possono passare anche dei mesi. Nel frattempo la mummia del re
sacro viene tenuta nella sua casetta e si dice che ha mal di piedi o mal di denti. La festa
degli Ignami (patatone gigantesche) non può essere fatta senza la presenza del re
Ashanti. Deve essere lui a mangiare il primo Igname prodotto quell’anno. Dopo di lui
anche gli altri lo possono mangiare. Se non c’è questa celebrazione gli ignari saranno
velenosi e tutti morranno.

CHIEDI INIZIO LEZIONE 3 MAGGIO


Che cos’è la parentela?
- Un’istituzione che genera un insieme di legami che uniscono fra loro individui
- Tali legami si basano su 2 principi: 1) discendenza comune (consanguineità); 2) legame
matrimoniale (affinità)
- L’impossibilità dell’incesto > dove si pongono i limiti di quello che si chiama incesto è peculiare a
seconda della società umana. Di sicuro in tutte non si può andare coi genitori.
- La prima istituzione sociale (e in alcuni casi l’unica - il caso Ogiek) è il matrimonio.
Elementi basilari
- la famiglia nucleare: madre e figlio. Un po’ più esteso comprende anche il padre.
- il segmento di lignaggio
- il lignaggio = unione di più segmenti di lignaggio che si riconoscono in un antenato
affine, che probabilmente è morto. Se il segmento di lignaggio è composto da più
famiglie, significa
- il clan = unità ancora superiore. L’antenato comune è ancora più mitico. Tutte le famiglie
del clan discendono da quell’antenato, che a volte è un totem.

Triangolino: maschio
Cerchio: femmina
= : sono sposati
/ : morto
Rastrelliere: discendenza

La discendenza
- Patrilineare (le figlie godranno dei beni paterni fintantoché rimarranno nella casa
paterna. Quando si sposano a loro dovrà provvedere il marito) > è la più frequente
- Matrilineare > molto comune in Africa e nel sud est asiatico e nella foresta Amazzonica
(passa tutto attraverso i fratelli della madre. I miei figli erediteranno i beni di mio fratello,
i figli di mio fratello erediteranno i beni del fratello di sua moglie. Se io sono una donna e
ho solo sorelle, i miei figli erediteranno dal fratello di mia madre, quindi sempre dallo zio
materno, ma di grado superiore)
- Doppia (alcuni beni trasmessi dal padre, altri dalla madre > di solito divisi tra beni mobili
e immobili) > di solito questo tipo di d. non solo è doppia, ma anche parallela, non si
intersecano M—>M; F—>F. A volte si distingue tra beni materiali e spirituali (tipo: la
nonna era una grandissima guaritrice > la figlia la deve seguire, non può il figlio.
Viceversa per gli stregoni). Si passa puramente attraverso il genere.
- Cognatica / bilaterale (ogni bene può passare sui due assi)
- Parallela (da padre a figlio e da madre a figlia) > Si passa puramente attraverso il
genere.
- Incrociata o alterna (da madre a figlio e da padre a figlia) > rarissimo, non se ne
conosce un esempio vivente.
Problema quando i diversi tipi di discendenza si incrociano perché si sposano due individui
che appartengono a due sistemi che hanno diverse discendenze.
Noi viviamo in un sistema legislativo in cui i parenti di primo grado, se esistono, hanno il
diritto di ereditare tutto del defunto. Se non ci sono parenti di primo grado, si passa a quelli
di secondo.

Disegnino pieno: persona a cui viene passata l’eredità


Disegnino vuoto: l’eredità non arriva
DESTRA: Patrilineare > La figlia femmina non può trasmettere l‘eredità. Lei è nera perché
si porta la dote, ma non la può trasmettere perché è patrilineare. I suoi beni non andranno
da nessuna parte.
Viceversa a SINISTRA. In più l’eredità del figlio maschio va ai suoi figli ma ai figli di sua
sorella. Il possesso dei beni rimane comunque nelle mani dei maschi. Cambia solo a chi
vengono trasmessi una volta che muoiono. La donna al massimo si porta una dote, poi
chiaro che se rimane qualcosa lo passa ai figli. Se uno degli zii spende tutto, il lignaggio va
in rovina. Nelle società matrilineari il padre biologico è inutile, non prende parte
all’educazione dei figli. Il padre sociale è lo zio materno. Il capo decisionale è il primo
fratello maschio.

Un problema spinoso: la terminologia


Terminologia classificatoria (indica in sostanza solo chi è mio parente e mio affine) —>
Tutti quelli che sono consanguinei di generazione superiore alla mia li chiamerò padre e
madre. Tutti quelli della mia fratelli e sorelle (anche i miei cugini). Tutti quelli della
generazione successiva alla mia e quindi generata da me li chiamerò figli e figlie, anche se
sono generati da mio fratello. Suoceri saranno i miei suoceri effettivi, ma anche i loro
fratelli. Nipoti saranno i figli della sorella di mio marito ecc.

Terminologia descrittiva (indica i diversi gradi di parentela; le varie etichette implicano diritti e
doveri reciproci) —> non solo indica consanguineità e affinità. Ci sono i fratelli, i cugini (cons. e aff.
> noi in italiano usiamo la stessa etichetta per entrambi. Ma in alcune lingue hanno etichette
diverse, anche per indicare lo zio fratello di mamma ma anche lo zio marito della sorella di
mamma). Si moltiplicano i termini al di là della relazione di consanguineità e affinità, ci sono
etichette specifiche a seconda del grado.

Parte 2: il matrimonio
“They are our enemies, we marry them” _ proverbio Nuer
—> laddove c’è la creazione di un legame di affinità che scaturirà in consanguineità, scatta il
meccanismo di protezione e solidarietà.
Elementi basilari
- Il matrimonio come alleanza socio-politica per mettere fine alle uccisioni reciproche dopo una
faida
- Endogamia (ci si sposa all’interno del proprio gruppo etno-linguistico > tipica di un gruppo che si
sente già abbastanza forte e non sente il bisogno di cercare legami all’esterno. “Tanto più ci si
sente forti, tanto più ci si arrocca nella propria Padana, tanto più si generano mostri. Ciao
Salviny.”. Caste indiane: vogliono conservare la purezza.) ed Esogamia (cercare alleanze al di
fuori > tipico dei clan nomadi che devono far fronte a qualche problema. Spesso le lingue con le
quali ci si sposa sono diverse dalla lingua di partenza. Ci sono tribù matrilineari (tipo i Baulé) che
preferiscono prendere uomini che non parlano la loro lingua così i due coniugi non possono
parlare tra loro in modo da non creare un asse solidale tra loro due tale da far rompere a
entrambi il legame principale che entrambi devono mantenere col clan.)
- Natolocalità (vivo laddove sono nato, a volte sinonimo di virilocalità e a volte di
uxorilocalità), Virilocalità (acquisto una moglie all’esterno e lei viene a vivere nel mio
villaggio), Uxorilocalità (Baulé: il marito si trasferisce dalla moglie e lavorerà per i suoi
fratelli). Ci sono coppie che si insediano in un luogo che non è il villaggio di origine di
nessuno, semplicemente si sposano e se ne vanno.
- La dote e il prezzo della sposa > sono due cose diverse: la dote è quella che
conosciamo noi, quello che porta la donna con sé al momento del matrimonio. Non
necessariamente il concetto di dote è limitato alle società patrilineari, c’è anche in quelle
doppie, nella nostra. Il prezzo della sposa è quello che il marito deve pagare per
compare la moglie e i diritti riproduttivi su quella donna. Nelle società matrilineari il
prezzo della sposa si realizza in anni di lavoro per la famiglia di quella donna. Devo
lavorare per loro per anni per avere accesso al letto di quella donna. Compro la donna e
faccio di lei quello che voglio. Hamar e Dassanech sono due gruppi in cui si pratica il
pagamento del prezzo della donna. Presso gli Hamar è una tantum e c’è una tariffa
stabilita a priori (28 capre, 2 mucche, a meno che non si tratti di una famiglia esemplare
+ 1 vaso di miele) e poi la donna è acquistata a vita. Dassanech viceversa: pagano una
quota irrisoria: il banchetto di nozze + 1 capra. Il pagamento vero dipende da quali figli
questa donna farà. Ad ogni figlio nuovo la famiglia di origine riceverà 3 capre, 1 mucca,
1 vaso di miele ecc. Pagamento a rate a seconda del numero di figli. Se la donna non fa
neanche un figlio, ha la libertà di tornare dalla sua famiglia di origine.
- Poliginia e Poliandria - concubinato > La poliandria è praticata pochissimo, la si trova in
alcune società matrilineari. La poligamia è diffusissima. Per quanto riguarda il numero di
comunità, è quella più diffusa. La monogamia è meno praticata. Più sono ricco, più
mogli posso avere. Avere più partner è legato alla ricchezza (anche nella poliandria).
Può sfociare nel concubinato. La differenza è che la discendenza generata con un*
concubin* non ha riconosciuta l’eredità. Per avere un* concubin* bisogna dimostrare di
poterl* mantenere. Il Corano permette un massimo di 4 mogli ufficiali, le altre sono
concubine. In alcune società naturali ci sono uomini molto ricchi che arrivano fino a 100
concubine. Acquistarne una è simbolo di ricchezza e potere, spesso sono le famiglie a
donare i figli / le figlie alle famiglie più importanti per creare un’alleanza politica.
- Sororato e Levirato - il “sati” indiano > Il sororato si ha nelle società matrilineari, di solito
quando praticano anche poliandria. Il evirato al contrario si ha nelle società patrilineari.
In società patri- o matrilineari il vedovo o la vedova passano a essere di proprietà del
fratello del marito / della sorella della moglie. I figli poi generati saranno considerati figli
del partner defunto, gli sarà così garantita una discendenza maggiore e quindi un
maggior numero di persone che per lui praticano i riti di venerazione degli antenati. Il
Sati indiano (società patrilineare) > le vedove indiane vengono bruciate. È un bene del
marito, quindi sulla pira, insieme ai suoi beni a cui era + legato, veniva messa anche la
moglie (di solito la prima) > così lo accompagnano nel suo viaggio verso la
reincarnazione.

IL CASO KULANGO
Sono una società matrilineare. Sono circondati da popolazioni patrilineari con cui devono
convivere, anche mediante rapporti matrimoniali. Anni fa praticavano endogamia perché
erano gli unici sedentari > no problema. MA la desertificazione del Sahara porta i gruppi
patrilineari seminomadi a decidere di sedentarizzarsi > passaggio da pastorizia ad
agricoltura. Cominciano ad avere rapporti politici con i Kulango, tra cui i matrimoni. È un
problema se si mischia un sistema matrilineare con uno patrilineare: si creano anche delle
faide. In altri casi le parti si ???? su un modo di trasmissione dei beni bilineare. La
terminologia della parentela riflette tutto ciò. Era una terminologia descrittiva (non solo
consanguinei e affini, ma anche i livelli di distanza tra un parente e l’altro). Chiamavano
fratelli e sorelle i cugini di primo grado. Cambia il termine per i cugini di secondo grado.
L’unica figura della generazione superiore con un nome diverso (tutti gli zii sono chiamati
madre e padre) è BABA (o BABA DESÈ: padre di cui ho vergogna), figura dell’asse
paterno. È strano perché in una società matrilineare le figure marcate dovrebbero essere
nell’asse materno. (NIASÈ: figlio e NIAŪ: fratello della madre. > i due che si passano
l’eredità). Baba desse invece è il fratello del padre > testimonianza della fusione tra Matri-
e patrilinearità. Quando c’è un’unione di questo tipo, uno dei figli maschi passerà al padre
e porterà avanti il suo lignaggio. Il secondo figlio maschio è affidato alle cure del fratello
del padre, che diventerà il suo padre sociale. Questa unione genera figli per due gruppi.
L’unico che non è il padre sociale di nessuno è il padre biologico (?).
NIASÈ: lett. colui che lava > il figlio lava i piedi al fratello della madre, quando questi viene
in visita, per indicare questa relazione privilegiata. | NIAŪ: colui che è lavato.
I Kulango consigliano alle loro donne che vogliono andare con uomini del patrilineaggio di
non sposarsi, così che i figli restino nel matrilineaggio. > convivono e basta, non si creano
problemi con il passaggio dell’eredità.

COME FUNZIONA LA SOCIETA’


CLASSI D’ETÀ, GENERE E SUDDIVISIONE DEL LAVORO

TURNBULL E I LIFE-STAGES
Come si diventa parte di una società? Alla nascita una persona non è persona sociale, lo
diventa nella crescita quando può essere membro produttivo della società. Si prevede ??
un avanzamento di età, delle aspettative della società nei suoi confronti. Una persona
antisociale lo è se la società non ha aspettative nei suoi confronti perché non può darle un
apporto positivo. (o magari non lo è mai diventato per problemi fisici / psicologici o rifiuta le
regole della società.)
Tutte le società riconoscono più o meno varie tappe evolutive:
1) Infanzia (childhood) —> il soggetto è in una condizione di completa dipendenza, deve
solo capire come si vive. La società non si aspetta nulla da lui (in molte società
addirittura non si riconosce la differenza tra maschio e femmina per i bambini). Nel
nostro mondo questo periodo di sta allungando, soprattutto riguardo alla comprensione
del genere.
2) Adolescenza (adolescence ) —> corrisponde quasi sempre allo sviluppo sessuale e ad
un primo addomesticamento a come si vive nella società. Maschi e femmine
cominciano a essere separati.
3) Giovinezza (youth) —> non è universale. Noi ce l’abbiamo (società tecnologicamente
più avanzate che riconoscono un periodo importante all’educazione dei figli). Abbiamo
passato il passaggio biologico verso l’età adulta ma non abbiamo ancora impegni dal
punto di vista sociale. Si studia e l’addestramento a diventare parte attiva della società
diventa più incisivo: impariamo a fare un mestiere (nelle società che riconoscono la
divisione dei mestieri)
4) Età adulta (adulthood) —> massima espressione sociale dell’individuo. Si ha un lavoro,
una famiglia, si partecipa alle istituzioni politiche della società
5) Età anziana (old age) —> ultimo passaggio. Finché si è lucidi si può influenzare la
società con le proprie idee, si può essere attivi in politica anche se si è in pensione.
Nelle società naturali è il rappresentante della biblioteca, tramanda il sapere, è il bene
più prezioso.
6) Rincoglionimento —> è segnato linguisticamente nelle società naturali. Il vecchio non è
più lucido e diventa un peso. In alcuni casi è segnato da un rito, viene venerato come
ponte tra qui e l’aldilà, in altri casi si pensa che il suo spirito l’abbia abbandonato per far
posto a uno spirito malevolo, quindi viene abbandonato a morire solo.

VAN GENNEP, TURNER E I RITI DI PASSAGGIO


Attraverso i riti di passaggio una società riproduce e riafferma se stessa: si celebrano i
compiti che la persona si assume nel suo nuovo percorso. Non si prevede un’evoluzione
in direzioni differenti di queste società. Quando le società evolvono dal punto di vista
tecnologico questa ritualità non è più religiosa come prima (vedi la ns società).
Il rito di passaggio permette l’integrazione del singolo nella società e offre ai partecipanti
un’esperienza mistica dell’unità tra mondo spirituale e società stessa. La nostra società
non riconosce più il valore mistico dei riti di passaggio. Why? Noi non sentiamo più la
continuità tra spazio e tempo, naturale e sovrannaturale. Il rito di passaggio stabilisce un
patto di non belligeranza con gli esseri sovrannaturali che governano quel luogo. Il patto
va sempre riproposto.
Il rito di passaggio classico ha 3 momenti importanti: separazione, liminalità e
reintegrazione.
Es: Il tundò delle giovani Ogiek. Passaggio della ragazza da adolescenza a età adulta. Il
giorno dopo del rito di passaggio la ragazza si sposa. —> alla prima mestruazione si crea
un gruppo di ragazze che hanno avuto il menarca insieme e vanno a vivere con delle
anziane per un mese. Le anziane raccontano loro cosa le aspetta (parto, matrimonio,
educazione dei figli, accudire gli anziani). È l’unico momento per loro in cui la trasmissione
del sapere arriva per parabole. Liminalità: vivono in un ambiente diverso per un po’, nello
spazio antisociale (prima ci sono riti di protezione), è sempre una fase pericolosa
(possibile crollo psicoemotivo, ma anche possibile morte, ad esempio conseguente a
un’eventuale infezione dopo la circoncisione). Reintegrazione: il banchetto per le Ogiek
finisce con il dare in moglie queste ragazze (anche a membri di comunità vicine che
vengono invitati al banchetto, tipo i Masai > vantaggio socio-economico per gli Ogiek
perché si considerano inferiori a loro.)
Nelle società occidentali che riti di passaggio ci sono?
1) Battesimo > Separazione: la comunità è in chiesa, il prete è sulla soglia (ingresso nella
comunità), i genitori con il bambino sono fuori. | Liminalità: la comunità è sempre ai
banchi, gli altri attori al battistero, cioè in un luogo diverso, dove si compiono i riti con
l’acqua, la luce e le litanie dei santi per benedire il bambino. | Reintegrazione: la
famiglia rientra a far parte della comunità.
7) Cresima (gioventù) > oggi qui da noi è meno praticata. Separazione: i cresimandi sono
in un luogo diverso. | Liminalità: celebrazione della messa con rituali svolti sul ragazzo
con vicino a sé una grande comunità. | Reintegrazione: festa. Siccome è meno
praticato, viene spostato più avanti e cambiato con la maturità e/o la patente.
8) Matrimonio (età adulta) > Separazione: marito e moglie non si vedono prima. |
Liminalità: celebrazione. | Reintegrazione: festa.
9) Funerale (morte)

TERATOLOGIA: parte dell’antropologia che si occupa dei riti legati alla morte > sempre di
più nel nostro mondo che di fatto nega lo spazio di solito legato alla chiesa (funerali). Le
persone sono più coerenti: se uno non crede non si fa il funerale in chiesa e già da prima
pensa a come celebrare il funerale. Sempre + agenzie funebri creano cerimonie studiate
in base alle credenze del defunto, una spiritualità diversa, una specie di festicciole quasi…

Le classi d’età e i gruppi di coetanei:


L’età divide la società non solo in senso verticale ma anche in senso orizzontale.
Orizzontale = maschile e femminile. Distinzione più forte nelle società naturali.
Riti di passaggio che creano fasce parallele. Noi li leghiamo alla scuola (divisioni tra i
maturati al liceo o all’istituto tecnico per esempio), si creano diversi gruppi all’interno della
stessa fascia d’età.
Nei gruppi di età Bambara o Peul si riproducono le strutture politiche della società in modo
da imparare a vivere. I componenti di questi gruppi si chiamano tra loro fratelli presso i
Nuer e i Masai e hanno un rapporto privilegiato a volte anche + importante di quello con i
fratelli biologici.

Il genere come costrutto sociale


Per un antropologo il genere è interessante come motore di costruzione sociale. La prima
a riconoscere questo valore del genere in antropologia è stata la Strathern nel 1988. Il
riconoscere il maschile e femminile è una costruzione sociale.
Genere e suddivisione del lavoro: il caso dei cacciatori-raccoglitori ( Yanomami e Ogiek). Il
maschio è biologicamente più forte della femmina, quindi ovviamente dovrà fare lavori che
richiedono più forza fisica. Nella nostra società la distinzione è minore perché non c’è più
bisogno di tutta questa forza. È per questo che nelle società naturali ai maschi è legata la
dimensione pubblica e alle femmine quella privata (lavora vicino a casa perché è legata ad
essa, perché deve crescere e allattare i figli). Inoltre, la dimensione pubblica comporta i
rapporti con altre comunità, quindi anche guerre, che comportano l’uso della forza.
Se dall’household si passa al villaggio, con differenziazione dei lavori, generazione di un
surplus economico e di una cultura, si comincia a riflettere su questo: giustificare la
posizione sottomessa della donna. La maggioranza delle società naturali fa l’equazione:
uomo : cultura = donna : natura. La donna è vista come ciò che è + legato alle funzioni
biologiche, cioè + vicina agli animali: è vendibile e facilmente sostituibile da un’altra che
può riprodursi. È uno strumento per l’uomo per crearsi la discendenza. L’uomo gestisce
queste compravendite, quindi si ritiene + intelligente. L’uomo si sente giustificato in questa
equazione quanto + grande è il suo ruolo politico nella società.
Nelle società matrilineari questa cosa resta vera? In alcuni casi sì, il ruolo politico è
sempre maschile. Alcune invece riconoscono il potere politico anche alle donne (es:
Ashanti, in Ghana e Akan) > accanto al re c’è la regina madre, che ha potere decisionale
ed è giudice dei casi in cui ci sono problemi tra un uomo e una donna.

CHIEDI INIZIO LEZIONE 17 MAGGIO


Circostanze diverse = diverse risposte
Diversi modi di produzione: capitalismo, socialismo, società “pre- capitaliste (gestione delle risorse
privata vs pubblica - distinzione molto in voga nel periodo della guerra fredda)
A un certo punto della storia l’antropologia (primi del ‘900) si trova imbarazzantemente al confine
con la sociologia.
L’accoppiata modi di produzione- tipo di società ha accompagnato l’antropologia sociale per un bel
po’. Capitalismo > società sviluppate. Comunismo > agricole. Pre-capitalismo > cacciatori -
raccoglitori.
È chiaro che non esistono infiniti m odi per fare una frittata (Cit. Crevatin) > questi tipi di
produzione non sono infiniti.
Diverse forme di sostentamento con diverse organizzazioni interne (visione meno politicizzata).

Forme di sostentamento
- Cacciatori-raccoglitori: tecnologia semplice, distinzione del lavoro basata su genere ed età,
insediamenti familiari, organizzazione politica egalitaria (immediate return VS delayed return) (>
raccolgono e cacciano solo quello che gli serve in quella giornata VS tecnologia appena appena
più sviluppata che permette di conservare per un breve periodo ciò che viene raccolto, tipo pezzi
di elefante ricoperti di miele e poi affumicati > possono durare anche uno o due anni). Non c’è
ancora la necessità di lavorare il metallo o la possibilità in base alle conoscenze acquisite.
- Orticoltori: come elementi tecnologici semplici strumenti per coltivare (digging sticks >
bastoncini appuntiti con cui fanno i buchi per mettere i semi), divisione del lavoro basata su
genere ed età, alimentazione a base di tuberi e mais/dry rice, diritti alla terra basati sul lignaggio,
poco surplus. C’è lo sviluppo di un minimo di tecnologia che gli permette di coltivare: NB:
orticoltura ≠ agricoltura: presso gli orticoltori non si distingue la terra coltivata dal resto; si tratta
sempre di produzioni agricole veloci (no mais o frumento che ci mettono un anno) perché
quando le risorse non bastano più si possono spostare. —> Kulango
- Agricoltori: diversi dagli orticoltori per l’uso dell’aratro e animali da tiro. Insediamenti più grandi
con sufficiente surplus per garantire maggiore suddivisione del lavoro (sacerdoti, fabbri, capi,
guerrieri...). Strutture politiche gerarchiche e basate principalmente sulla parentela. I campi si
distinguono dall’ambiente circostante e hanno degli attrezzi più sviluppati (vomere o aratro). La
struttura sociale diventa più complicata perché oltre ai legami di parentela possono trovarsi a
convivere anche persone appartenenti a due clan > serve anche un’organizzazione politica.
All’interno di una comunità agricola costituita da un villaggio centrale circondato da più villaggi
satelliti, nascono delle specializzazioni > si crea una casta di artigiani che si chiude e toglie la
possibilità di sposarsi con degli altri per mantenere il sapere > all’interno di una società esogena
esistono anche delle caste endogame.
- Pastori: storicamente successivi alla rivoluzione agricola.(Rivoluzione agricola: 5.000 a.C. in
Africa.) Simbiosi basata su scambio di beni con agricoltori. Divisione del lavoro semplice, basata
su età e genere, insediamenti piccoli per la necessità di spostamento e flessibilità. Tecnologia
flessibile. Principale risorsa economica è il bestiame, solitamente appartenente al singolo
individuo. Una società pastorale non ha abbastanza nutrienti per garantirsi la sussistenza: deve
scambiare carne e latte per prodotti come cereali e verdure che loro non possono coltivare
perché si muovono. Non è vero che le società agricole si sono evolute in società pastorali.
- Società rurali (peasants): economia agricola. Oggi la maggior parte della popolazione
mondiale sta in questo gruppo, parzialmente o totalmente integrata nell’economia mondiale. La
terra è un bene acquistabile e cedibile, un paesant spesso paga tasse per poter coltivare
(feudalesimo). Produzione di molto surplus che entra nell’economia di mercato. Massima
espressione della società agricola che diventa ancora + strutturata e inizia ad andare al di là del
clan.
- Società industriali: specializzazione della conoscenza e complessa divisione del lavoro,
basato su contratto individuale, istituzioni economiche, politiche e religiose separate. Stato
centralizzato, sistemi giuridici e di controllo sociale, logica di mercato, nessuno (o quasi)
produce il proprio cibo che è acquistato sul mercato. Gli storici hanno generato una serie di
interpretazioni sull’esperienza coloniale: andare a cercare i granai dove i granai ancora ci sono.

Forme di distribuzione:
Tre principi principali alla base della circolazione dei beni:
1) reciprocità: tipica delle gift economies delle società egalitarie > economie che non conoscono la
moneta ma si basano sul riconoscimento reciproco.
2) redistribuzione: tipica di società con un governo centrale, rafforza e legittima l’autorità > fil
centro che si preoccupa di redistribuire il surplus all’interno della società, anche in base ai lavori
dei vari componenti (tipico delle società rurali)
3) mercato: basato su un contratto tra gli attori coinvolti, forma impersonale di scambio > hai i
soldi, compri, non li hai, non compri. Le società che sono ancora basate sul baratto di fatto sono
società di mercato.

La reciprocità secondo Sahlins


A dà X a B. Accettando X, B accetta di dover restituire un giorno Y ad A.
La reciprocità può avere diverse declinazioni:
- reciprocità generalizzata: rapporto sempre aperto e in sospeso tra vicinato, lignaggio, villaggio
(si limita al quartiere) (non implica uno scambio diretto, ma un rapporto aperto)
- reciprocità bilanciata: tra due gruppi, spesso istituzionalizzata e ritualizzata > prevede un
equilibrio: non esiste che io dia 4 volte a te e tu mi dai una volta sola, altrimenti il ns patto di
solidarietà salta (ti do le mogli e tu me ne dai altrettante). Non è detto che ciò che io ti do deve
avere lo stesso valore di quello che tu mi dai, l’importante è che ci sia reciprocità.
- reciprocità inversa o negativa: tra gruppi, es. faida > così come io creo un legame di solidarietà
scambiandomi dei beni col tuo gruppo, posso creare anche una faida > tu mi ammazzi mio
fratell, io ti ammazzo tuo fratello e tuo cugino, allora tu mi ammazzi il padre, la sorella e il marito
della sorella… usw

Casi etnografici basilari: il circuito Kula (Isole Trobriand - Melanesia)


Il Kula è lo scambio “rituale” di bracciali e collane di conchiglie tra villaggi e isole diverse del
Pacifico sud-occidentale. Mettersi in canoa nell’oceano è molto pericoloso. Kula è il nome della
parte rituale dello scambio.
Gli attori sono agenti o partner di uomini potenti, spesso nobili, delle varie isole che hanno il
compito di scambiare oggetti del medesimo valore.
Le collane circolano in senso orario, i bracciali in senso antiorario.
Dopo un tempo variabile gli oggetti sono rimessi in circolazione > alla fine del circolo a una
comunità ritorna il bracciale / la collana che possedeva secoli prima.
Più collane e bracciali io ho, più sono potente, perché significa che sono bravo a costruire
le canoe (se uno affonda ogni volta non avrà mai un cazo) e che ho mandato tante
missioni a prendere i gioielli.
Il senso e la funzione del Kula
- Aumentare fama e prestigio di chi scambia bracciali e collane
- Intessere relazioni con altre comunità e permettere la realizzazione contestuale di altre forme di
scambio, principalmente del “Gimwali” (prodotti di mercato) e del “Laga” (oggetti magici
acquistati da non parenti)
- Decidere scambi matrimoniali

Altri scambi rituali importanti nel circuito Kula


- “Pokala”: igname o altri prodotti agricoli dati come “tassa” ad un superiore
- “Sagal”: cibo distribuito durante eventi pubblici (funerali e sim.)
- “Urigubu”: igname offerto al marito della sorella o della madre (società matrilineare)
- “Wasi”: scambio di pesce per prodotti agricoli tra villaggi interni e della costa

Casi etnografici basilari: il Potlatch (Kwakiutl - Nord America)


Il Potlatch è uno scambio di doni competitivo, caratterizzato da un meccanismo di accelerazione,
attraverso il quale i capi di diversi gruppi si sfidano e danno prova della propria grandezza —>
vince chi riesce a fare il dono maggiore. Io devo dimostrare che sono più bravo e più forte per
evitare che i giovani vadano via da me e vengano da te.
I Kwakiutl sono pescatori-cacciatori organizzati in società gerarchiche fuori dal comune per il loro
modo di sussistenza; solo attraverso una vera e propria manifestazione di potenza i nobili possono
mantenere il loro ruolo di prestigio.
Solo che si fanno dei doni che a lungo andare diventano troppo prestigiosi e difficili da
procurare per se stessi (pelli d’orso e lastre di rame) > non servono a niente se non a
dimostrare di essere ricchi. Ed è praticamente impossibile procurarle. Una volta prese le
doni al capo vicino per dimostrare che sei più in alto di lui. Solo che a un certo punto uno
rimane in mutande e per non dare la moglie e le figlie fa un falò con tutto ciò che gli resta.
Moglie e figlie comprese.

Regole del Potlatch


Il capo A fa dono al capo B di X. Il capo B deve rispondere ad A con un dono di maggior valore
rispetto a X. Si innesca una sfida.
I beni usati come doni nel Potlatch sono i più pregiati e i più difficili da ottenere: pelli di grizzly,
lastre di rame, olio di pesce, canoe. Il possesso di questi beni da parte di un villaggio è ciò che dà
lustro al capo
L’accelerazione della sfida può arrivare ad un apice distruttivo, in cui il capo sconfitto dà fuoco a
tutti i beni di prestigio che possiede, arrivando talvolta a bruciare anche schiavi e figlie
Casi etnografici basilari: i Big Men della Melanesia
Le società della Melanesia sono solitamente egalitarie, organizzate in villaggi autonomi sulla base
di legami di parentela
I capi politici riconosciuti sono i cosiddetti Big Men, assurti al ruolo di leader grazie a qualità
personali
Lo status di Big Man si raggiunge attraverso un ingente scambio di doni con il maggior numero
possibile di persone, che garantiscono appoggio al proprio leader nelle eventuali dispute
Alla morte di un Big Man si innesca una sorta di competizione tra chi, nella generazione
successiva, ambisce a rilevare il titolo e il ruolo del defunto

PRESTIGIO, POTERE, POLITICA


Politica e potere
“Politics is parasitical on other social relationships” - M. J. Swartz
Politica come strumento per l’esercizio del potere
a) di un singolo su un altro,
b) delle istituzioni sulla società
Nelle società “naturali” è impossibile individuare un’istituzione specifica per la politica, separata da
altri ambiti sociali (legami di parentela, di reciprocità, religione) > ???

Alcuni aspetti della voce “polìtica” nel Vocabolario Treccani


1. La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione,
l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica;
2. estens. Particolare modo di agire, di procedere, di comportarsi in vista del raggiungimento di un
determinato fine, sia nell’ambito pubblico sia in quello privato
3. fig. Linea di condotta accorta e astuta al tempo stesso, caratterizzata dalla capacità di
destreggiarsi abilmente nelle situazioni e nei rapporti con gli altri, talvolta unita a una certa dose di
opportunismo

Politica e Parentela nelle società di Villaggio in Africa Occidentale (i Nuer - Evans-Pritchard, 1940)
I Nuer sono patrilineari, allevatori nomadi di vacche, che vivono in comunità di piccole dimensioni
simili ai Peul
Le vacche rappresentano il bene personale che conferisce maggior prestigio e sono centrali anche
nei miti e nel simbolismo del gruppo
Lo scambio di vacche genera rapporti di reciprocità e dipendenza con membri anche fuori dal
gruppo familiare ristretto

Per prima cosa un Nuer appartiene al suo lignaggio


Gli obblighi di reciprocità e lealtà diminuiscono con l’aumentare della distanza nella genealogia

Altri principi di appartenenza


Diversi lignaggi possono formare un sub-clan e diversi sub-clan unirsi in clan - Segmentazione
Un altro principio di appartenenza è legato alle terre di pascolo
Il Nuer è anche legato da rapporti di reciprocità con i suoi age-mate (> quelli che fanno il rito di
passaggio nello stesso momento diventano fratelli di sangue e si sentono molto più fratelli che con
i loro fratelli consanguinei veri), i parenti affini e i trade partner.
Quando c’è un periodo di siccità estrema è probabile che scattino dei meccanismi di aiuto tra clan
diversi.
In caso di conflitto...
Il conflitto in contesti di questo tipo non coinvolge mai due persone, bensì due gruppi
Evans-Pritchard “A tribal segment (segmento di lignaggio) is a political group in opposition to other
segments of the same kind and they jointly form a tribe only in relation to other Nuer tribes and
adjacent foreign tribes which form part of the same political system”
Regola d’oro: “myself against my brother, my brother and I against our cousins, our cousins, my
brother and myself against our more distant agnates” > quando c’è necessità per tutti di far fronte a
un problema comune, ci compattiamo.
Mediatori nel conflitto: i Leopard-skin chief
La società Nuer è acefala, dunque i Leopard-skin chief non sono governatori (figure politiche di
mediazione ma non gestiscono il potere. Per essere neutrali devono essere rappresentanti della
popolazione, non dei nobili).
Altrimenti definiti men of the earth
Mediatori neutrali appartenenti a lignaggi molto piccoli e proprio per questo ininfluenti nei conflitti
Le loro sanzioni e i loro ammonimenti non sono vincolanti In altri contesti il loro suolo è rivestito da
religiosi > I Nuer non si sono dati un codice neanche verbale > il sistema giuridico scaturisce da
quelli che sono i valori trasmessi dagli antenati. Il controllo reale non esiste ma se un leopard skin
Priest è un politico modello e sa quali tasti toccare riesce a risolvere il conflitto.

[…]
Andiamo in India
Caratteristiche ascritte (qualcosa che ottengo con la nascita: sono una donna) e acquisite
(ottenute con lo sforzo personale: ho una laurea).
Induismo e Varna, un sistema chiuso?
1. Brahmini (sacerdoti - turbante bianco)
2. Kshatriyas (re e guerrieri - turbante rosso)
3. Vaisia (agricoltori, artigiani, commercianti - turbante giallo)
4. Shudras (servitori - turbante nero)
5. Intoccabili (nel senso che fai talmente schifo che non ti si può toccare) > senza turbante, sono
più bassi di tutte le altre caste: possono lavorare per gli altri ma no matrimonio
L’India è uno stato federale, ma si chiama India dal tempo della colonizzazione. Fin dai tempi
antichi il sistema delle caste indiane (Varna) ha convissuto con altri sistemi.
Prime 4: più del 50% della popolazione.
Fuori e parallelamente alle Varna
I Musulmani (130.000.000) hanno caste proprie, solitamente basse; altri gruppi indigeni paragonati
agli intoccabili
Le migliaia di Jāti, gruppi endogami con occupazioni tradizionali, con una relativa autonomia
culturale, rituale e giuridica > tutto ciò che rimane di invisibile del sostrato religioso (induismo prima
dei veda)
Altre caste marcate, tipo i Lohar, fabbri che hanno diversi Jāti in tutta l’India
Copiato il sistema di caste ma reinterpretato in chiave musulmana. Rientrano nel gruppo degli
intoccabili, ma tra gli intoccabili sono a sé stanti.
Stratificazione non solo di etnie diverse ma anche di periodi storici diversi che restano
Il Jajmani
Sistema di suddivisione del lavoro nei villaggi tradizionali, basato sugli Jāti, cioè le caste di coloro
che svolgono una determinata professione, che convivono all’interno dello stesso villaggio
Implica regole di reciprocità e scambio tra gruppi diversi e crea network di sostegno e assistenza
Il superamento delle caste
1. l’introduzione di nuove professioni complica e confonde la classificazione
6. i dipendenti salariati sono assunti per le loro conoscenze e non sulla base delle Varna
7. Nel settore pubblico vi sono quote riservate agli appartenenti alle diverse realtà
8. L’urbanizzazione rende impossibile il riconoscimento delle persone in base alla casta intesa
come Jati. Se mi trasferisco in città magari non continuo a lavorare il metallo.

Tutto ciò che è umano è in continua evoluzione, accelera o decelera in relazione alle possibilità di
entrare in contatto con altri gruppi.

NOTE AGGIUNTIVE
- Antropologia pubblica o antropologia applicata: branca estremamente moderna che si
occupa di mettere nel concreto una persona ad agire da ponte culturale. Si tenta di portare sulla
terra quello che fino a una generazione fa rimaneva nell’etere. L’antropologia odierna è concreta.
L’antropologo tenta di fare da ponte tra tutti gli aspetti delle varie società. Serve un facilitatore di
rapporti, un mediatore dei discorsi e delle visioni. Importante perché non ci sia una parte che crede
di essere superiore all’altra.

- Disambiguazione > In base all’aspetto della lingua su cui si focalizza si chiama antropologia
linguistica o linguistica antropologica. La prima si occupa di etichette, cerca di capire a visione
del mondo tramite l’uso delle parole. La seconda non è quello di cui ci occuperemo, e parte dalla
struttura morfosintattica della lingua per arrivare a letture del mondo dal punto di vista
antropologico.