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FILOLOGIA ROMANZA Prof.

Manetti

Ripasso

1) I lunga I breve E lunga E breve A breve A lunga O breve O lunga U breve U lunga =
i e e aperta a o aperta o u

sistema romanzo occidentale tonico

2) I lunga I breve E lunga E breve A breve A lunga O breve O lunga U breve U lunga =
i e a o u

sistema romanzo occidentale atono

Lingue romanze= portoghese, spagnolo, gallego, catalano, occitano, francese,


francoprovenzale, ladino (sotto l’arco alpino abbiamo l’italiano. C’è una linea di
marcazione che divide l’italia settentrionale da quella meridionale). Il dialetto dell’Ile de
France era il franciano.

All’università all’inizio si studiava diritto canonico e teologia. Con la caduta dell’Impero il


centro a Roma comincia a spostarsi in Gallia. I primi testi romanzi sono tutti in area
occitana, francese e francoprovenzale. Le corti francesi sono tutte itineranti. Il primo
trovatore di cui si conservano i testi è Guglielmo d’Aquitania (1071-1126). Guglielmo il
grande era abate laico dell’abbazia di Limoges. Il primo grande lirico era un vassallo dei
principi d’Aquitania; era un signore anche lui solo meno potente perché era un vassallo.
L’articolo determinativo più diffuso nelle lingue romanze viene da ILLE. Anche i tedeschi
imitano la lirica provenzale. Quella occitana è la prima lirica che si è diffusa. Alla corte di
Federico II iniziano a fare traduzioni. Il manoscritto più antico è del 1254.
Salterio= o strumento musicale diffuso nel medioevo o libro dei salmi che si cantavano e
che tutti nel medioevo sapevano perfettamente a memoria, anche gli analfabeti.
Chi studiava cominciava dalla Bibbia e imparava a memoria i libri sapienziali, oltre al libro
dei salmi.
1242= il tribunale dell’inquisizione viene istituito dalla regina di Flamenca nel 1234, e molti
scappano. Dante mette in paradiso un trovatore (morto da pochi decenni, ma lo inserisce
perché era speciale). Nel purgatorio invece molti dei suoi contemporanei.

1
Il XIII secolo è il periodo in cui compaiono ormai tutte le letterature e i primi grandi
romanzi. Quella italiana nel secondo quarto produce la lirica siciliana, che arriva
precocemente in Toscana e si mescola con quella occitana.
Il primo testo romanzo in volgare sono I Giuramenti di Strasburgo. Il contesto è trilingue,
ovvero ci sono dei pezzi in tedesco, francese e latino. In un punto in cui Carlo il calvo e
Ludovico il germanico fanno un giuramento uno nella lingua dell’altro per farsi capire da
tutto l’esercito. Questo è il primo esempio in assoluto di testo non letterario.
Il primo testo letterario è la sequenza di Sant’Eulalia. Siamo nell’area galloromanza
nell’estremo nord. Non esistono parole sdrucciole in area galloromanza e ne esistono
pochissime in area iberoromanza.
Piccardo-vallone e Pittavino-limosino= aree più importanti. Si scambiavano testi di
ambito liturgico e paraliturgico. I frammenti lirici provengono dal Poitou. Quando partono le
spedizioni, in genere partono anche i testi.
Nel IX secolo compaiono i primi due testi francesi, ma abbiamo la certezza che il volgare
francese esiste già. Il primo documento che attesta l’esistenza del francese: ci fu un
concilio di Tourres fatto da Carlo Magno nell’813, e il documento è una sua deliberazione.
La predica deve essere fatta nella parte occidentale dell’impero in rustica romana lingua, e
nella parte orientale in teutisca lingua. La liturgia resta in latino fino al concilio vaticano II.

18/09/18

Latino volgare= insieme delle varietà dialettali del latino parlato nell’Impero. Di latino
volgare si inizia a parlare nel IX secolo. È il latino parlato. Si ricostruisce con il metodo
comparatistico e consultando le fonti scritte di livello di solito non alto rispetto al latino
classico. Le grammatiche poi daranno indicazioni, e una conservata in appendice ha una
serie di precetti, quella che si chiama Appendix Probi. È una lista di “errori” che qualcuno
ha compilato; non sappiamo né quando né chi. L’area di provenienza è però italiana.
L’ipotesi più recente è che sia del V secolo e che sia una serie di errori segnalati in varie
grammatiche.
La versione più importante dell’Appendix Probi sono le iscrizioni. Con le isrizioni di Pompei
è stato fatto il CIL, e ci danno info sullo stato del latino volgare prima del 79 A.C (Tragedia
di Pompei).

Iscrizioni murali (fotocopia)

1) PROFICISCENS> proficisces verbo proficitor


CONSERVIS> quoservis
LIBENS> libes
2
2) Quisquis= chiunque (latino)
- Ama= ha perso la “t” finale.
- Valia= sarebbe Valeat, un congiuntivo e voleva dire star bene. Oltre alla caduta della “t”
finale si assiste al fatto che prima era uno iato, e si passa al suono IOD della prima vocale
dello iato.
- Nosci= pronunciato noschi. Neschit era un composto e voleva dire sapere, e in parole
moderne sarebbe lo “scibile”, ma è stato sostituito nelle lingue romanze da “sapio”. Ha
subito il Metaplasmo di coniugazione tra la seconda e la terza (da sàpere a sapére).
Sàpere voleva dire “aver sapore”.
- Peria= era Pereat. Vuol dire crepi.

3) “desidero regalare tutto alle belle ragazze…”


omnia = tutto
- Cupio = desidero
- Set< sed (latino classico)

Fotocopia Appendix probi (Porphireticum marmor non purpureticum marmur.)

-Versi 3-11= assistiamo al fenomeno della sincope. Sono parole proparossitone


sdrucciole: la loro tendenza è alla sincope. Da Speculum-speclus viene “specchio”. La
parola italiana viene dal volgare, quindi speclus. Come in spagnolo da Masclus viene
“macho”. “Vetulus non veclus” = Vetulus è all’origine di tutte le forme romanze attuali, tipo
vecchio, viejo ecc. “Vernaculus” adesso indica la lingua popolare non ha avuto sviluppi.
“Articulus” e “Articlus” = dal primo viene artiglio e non artecchio perché è un gallicismo
(francesismo).
-Verso 83= “auris non oricla”. Auris ha iniziato ad essere usata al diminutivo. Auricula con
la sincope diventa Auricla perché va via la post tonica e in italiano si chiude in “o” quindi
viene “orecchio”. In spagnolo “oreja” prima si diceva “orella”. Il fenomeno di questa
velarizzazione è 600esco; Cervantes muore nel 1616.
-Verso 170 = “Socrus non socra” e “nurus non nura”. Sono femminili della quarta. In latino
classico c’erano 5 declinazioni, mentre in quello arcaico c’erano molte di più. Alla prima
declinazione appartengono i nomi femminili, alla seconda maschili e neutri, alla terza
machili, femminili e neutri, alla quarta i maschili, femminili e neutri e alla quinta femminili.
La quarta e la quinta vengono assorbite e diventano 3 in volgare. I femminili della quarta o
diventano maschili o passano alla prima declinazione.
-Verso 43 = “Pauper mulier non paupera mulier”.

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Fotocopia Appendix Probi pag 22

Mois in francese si legge “mua” da dopo la Rivoluzione francese. Nel XII secolo si leggeva
“mois” da Chretien de Troyes (?). Se ha dittongato vuol dire che la semplificazione del
nesso è uno dei primissimi fenomeni.
“Formosus” si diffonde in tutto l’Impero e avrà varianti romanze, come in spagnolo e
portoghese.
TIEDE < TEPIDUM Francese
CALDA > CHAUDE “Calda” in francese dà chaude. La “L” preconsonantica
galloromanza vocalizza in “u”. La “a” finale si evolve in un suono sordo “e” che
assomigliava di più alla a. “C” palatalizza in “ch”.

Sincope = fenomeno panromanzo. Quando le parole ci arrivano non sincopate si


chiamano cultismi.
L’articolo è stato inventato perché in latino non c’era né quello determinativo né quello
indeterminativo. Carlo magno muore nell’814. Il latino classico (età aurea) va dal I secolo
A.C fino al I secolo D.C. con la morte di Augusto (nel 14).
La parola “romanzo” è un francesismo. Il frammento di romanzo più antico in area franco
provenzale parla di Alessandro. Il vero romanzo che influenza la letteratura medioevale è
francese (area della Francia del nord). È la Francia meridionale che invece fa da punto di
riferimento per la lirica.

Iscrizioni funerarie (fotocopia):

8) “Valerius Antoninus ispose rarissime fecit.”


- ispose = caduta della n perché era SPONSAE.
- rarissimae = era un dativo

7) lupusclu< lepusculus.
- menses> mensis

9) troviamo una doppia i in “requiiscunt”. Questa grafia è la merovingia, che si trova anche
nei Giuramenti di Strasburgo. Notiamo la tendenza al grado 0 della desinenza.

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- ad duus fratres = questo “ad” sarebbe come il francese “à moi”.
19/09/18

Metafonesi = innalzamento della tonica per influenza della finale

1)Il sardo fu una lingua molto refrattaria alle innovazioni. È il sistema più arcaico.

I lunga I breve E lunga E breve A breve A lunga O breve O lunga U breve U lunga =
I e a o u

2) sistema siciliano
atono
I lunga I breve E lunga E breve A breve A lunga O breve O lunga U breve U lunga =
I e aperta a o aperta u

tonico
I lunga I breve E lunga E breve A breve A lunga O breve O lunga U breve U lunga =
I a u

3) sistema balcanico
Tonico
I lunga I breve E lunga E breve A breve A lunga O breve O lunga U breve U lunga =
I e e aperta a o u

Atono
I lunga I breve E lunga E breve A breve A lunga O breve O lunga U breve U lunga =
I e a u

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Nelle tre lingue romanze principali, francese, italiano e spagnolo, abbiamo molto spesso la
formazione di dittonghi.
In latino volgare i verbi deponenti vengono “rattoppati” coniando delle forme per via
analogica. Un modello estremamente prolifico in tutte le lingue per creare il passato dei
verbi deponenti era quello dei verbi dare e stare.

“Scribenti mi dictat Amor mostratque Cupido: a peream, sine te si deus esse velim”
(CIL IV 1928; CLE 937)

Vuol dire “A me che sto scrivendo è amore che detta ed è cupido a dirmi cosa devo
scrivere; seconda frase da cercare”

“Pupa que bela ist, tibi me misit qui tuus est: vale”
(CIL IV 1234; CLE 232)

“Talia te fallant utinam mendacia, copo: tu vendes acuam et bibes ipse merum”

L’uomo ha chiesto all’oste del vino ma lui l’ha servito troppo annacquato. Scambio di
acuam in acqua di “C” in “Q”.

NON DICE REIL LESE CRITA ABBOCE = il dimostrativo non è più un dimostrativo ma è
un articolo determinativo femminile plurale. “Non dire le orazioni segrete ad alta voce”.

Il rafforzamento fonosintattico= guardare definizione.

Per quest’epoca tarda abbiamo anche una fonte molto ricca, che sono i glossari. Il più
grosso di tutti è il glossario di Reichenau.
Girolamo e sant’Agostino sono pressoché coevi. La morte di sant’Agostino fu nel 430 un
assedio. È vissuto tra IV e V secolo come Girolamo. Quest’ultimo usava uno stile
ampliamente spianato per essere capito da una fetta più ampia di lettori e ascoltatori.
Infatti, chi non aveva studiato non riusciva a capire il latino della Bibbia. Cosi si crea un
vocabolario dal latino al latinaccio, più vicino a quello volgare. Ci sono molte parole che
non sono panromanze. In latino volgare i superlativi e i comparativi diventano perifrastici.

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24/09/18

Il glossario di Kassel è molto più piccolo di quello di Reichenau: è un frasario molto più
pratico. Da una parte abbiamo un tedesco collocabile nel bavarese. La datazione è
abbastanza controversa ma non è tanto precoce. Un’ipotesi è l’epoca carolingia
(contemporaneo al glossario di Reichenau). “Bellus” voleva dire “carino” e non bello
all’inizio.

Glossario di Reichenau = fine VIII secolo. Passaggio dal sintetico all’analitico che è una
costante nella formazione del latino volgare.

Il comparativo in latino classico: se l’aggettivo era altus, il comparativo diventava altior. Se


l’aggettivo fosse stato idoneus allora diventa magis idoneus. Precocemente in latino
volgare si procede con l’estensione di quella forma (magis) a tutti gli aggettivi. Più tardi poi
magis viene affiancato da un’alternativa, ossia plus, che però non attecchisce nelle aree
laterali, cioè quelle con le quali il centro perde i contatti. Si sta parlando del periodo in cui
Roma perde il potere. Il poter aspirare a diventare cittadino romano era un qualcosa
desiderato da tutti, come anche imparare la lingua. Una zona colonizzata è la provenza,
che voleva dire provincia; era infatti la provincia per antonomasia.
Minime diventa Non, e Ait diventa Dixit. Ait è un verbo difettivo, molto usato in letteratura.
Come tutti i verbi bizzarri del latino classico o viene regolarizzato o sostituito, in questo
caso da Dixit.
Arena diventa Sabulo. Sabbia è un settentrionalismo in italiano, e possiamo capire che
difficilmente questa lista è stata compilata in Toscana.
Ager diventa Campus. Ager voleva dire campo.
Femur diventa Coxa. La parola dotta è andata a definire soltanto l’sso in medicina e non
tutta la coscia. Il continuatore per la parte anatomica anche a livello popolare non è femore
ma coscia. La stessa cosa vale per Ulnam che diventa Brachium.
Vescentes diventa Manducantes. Il verbo Manducare viene dalla commedia antica in cui il
personaggio Manducus faceva sempre le boccacce. Alla fine sostituisce i verbi deponenti
o dalla declinazione difficile. Manducare ha continuato in area galloromanza e ce l’hanno
prestato a noi; in area iberica comedere è rimasto rafforzato in suffisso e portato ad essere
comer.
Rufa diventa Sora. È un termine che noi usiamo solo per i cavalli, ma l’area galloromanza
l’ha usata per tutto il medioevo per gli umani. È un germanismo e da noi è il colore sauro,
cioè il cavallo chiaro.
Seuit diventa Seminauit. Seminare. Il seme era della 3a declinazione.

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Obstruxerunt diventa Clauserunt.
Umo diventa Terra. Le parole sono al caso in cui vengono trovate nella Bibbia, il glossario
non è organizzato come un vocabolario moderno. Per le lingue antiche si parte dal Cas
Régime singolare in area galloromanza. In area galloromanza in latino volgare la riduzione
dei casi è arrivata a 2. Ci sono 3 modelli di declinazione. Il più facile è quello dei maschili:

S P
Nom. MURUS> MURS MURI>MUR
Acc. MURUM> MUR MUROS> MURS

Minatur diventa Manatiat. Minatur è un verbo deponente. Minas diventa Manaces. Dalla
parola rafforzata si crea il verbo della prima declinazione minacciare. La sequenza di
Sant’Eulalia è il primo testo letterario francese, creato pare ex novo non tradotto dal latino.
La parola non è nella forma francese moderna continuata dal franciano ma
dall’acrotonica, che è una spia linguistica per localizzare un testo che sembra francese.
Minatur Manatiat riporta all’area tra Normandia e Picardia.
Isset diventa Ambulasset. L’infinito “ire” era di uso più comune e il verbo si è fuso a quello
fancese aller. Alcune forme della coniugazione riprendono ire (j’iré= io andrò).
Dem diventa Donem. Dem è un congiuntivo di dare. Donem è il verbo doner, che in
francese non vuol dire regalare ma anche dare.
Liberos diventa Infantes. Enfants in francese vuol dire figli.
Opilio diventa Custos ouium uel berbicarius. Berbicarius è il pastore.
Oves diventa Berbices. Oves sono le pecore. Pecora viene da Pecus, Pecuris.
Emit diventa Comparauit.
Obesis diventa Crassis. Il lessico medico ha rimesso in uso il latinismo obeso.
Reus diventa Culpabilis. Reus è un tecnicismo giuridico. Culpabilis ha continuato in tutte le
lingue e da esso deriva colpevole.
Plaustra diventa Carra. Il carro viene dai galli.
Cecinit diventa Cantauit. Se il verbo si era costruito un frequentativo (verbo della prima
costruito sul supino) dal supino si mette are e si crea un verbo della prima che però non ha
lo stesso significato. La prima è la declinazione più produttiva seguita dalla quarta.

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25/09/18

Reichenau è un’isoletta sul lago di Costanza.


Concilio di Tourres  813. Viene deciso che l’omelia ovvero la predica deve essere detta
in volgare.
I glossari che abbiamo considerato non sono bilingui ma monolingui, vanno però da un
registro all’altro. Quello di Reichenau glossa dal latino corretto della vulgata (bibbia di san
Girolamo che resta in auge per un bel po’) con un lessico che ormai chi non ha studiato
non capisce più, al latino volgare.
Glossario di Monza  X secolo. Latino volgare-Greco.
Testi patristici= testi dei cosiddetti padri della chiesa. L’autore di Flamenca era un chierico.
La lingua più germanizzata tra le lingue romanze è il francese.

Sindones diventa Linciolos. La sindone è il telo mortuario.


LINTEOLUM è latino classico. La prima vocale dello iato EO cade insieme alla M e
abbiamo LINTIOLU.
Ius diventa Lex vuel potestas.
Scurris diventa Ioculatus. Scurra era il buffone, che poteva far boccacce, dire parolacce ed
essere sguaiato. Da Iocularem a Gioglar abbiamo vari fenomeni. La IOD iniziale dà una
consonante affricata palatale sonora, la lenizione e la sincope.

Dittonghi francesi

E aperta > IE
O aperta > UO > UE
E > EI > OI
O > OU > EU

Il francese antico arriva fino al primo trentennio del XIV secolo, prendendo come data di
inizio la Guerra dei cent’anni. Già nella fase del francese medio si è perso molto;
progressivo appiattimento della grafia su quella della O chiusa.

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Concidit diventa Taliavit. Concido era un verbo composto; il verbo cedo e il verbo cado si
confondevano molto spesso. Da Taliare in francese abbiamo la palatalizzazione in “ll”.
“Res” era molto usata anche in occitano oltre che al francese antico, e in genere voleva
dire creatura.
“Tanto gentile e tanto onesta pare” di Dante. Gentile è un latinismo e vuol dire nobile,
onesta vuol dire piena di decoro. Tremando in realtà andrebbe tradotto con un participio.
Parere è l’essere evidente: è manifesto che è una creatura scesa da cielo a mostrare una
meraviglia.
Litore diventa Ripa. Litorale è una parola tecnica che si usa tuttora. Ripa in italiano dà
Riva, in Spagnolo Riba, e in francese Rive. In italiano quindi riva è un francesismo.
Sinite diventa Permittite.
Canere diventa Cantare. Canere era un verbo della terza declinazione, e partendo dal
supino si costruisce un frequentativo in età classica. Cantare ha coperto l’ambito semantic
di Canere. Canoro è un derivato colto di Canere; le parole colte danno prefissi per parole
dotte.
Si vis diventa Si voles. In latino classico un verbo irregolare e l’infinito era Volle; il latino
volgare li regolarizza e li fa diventare verbi della seconda, “volere” e “potere”. Poder in
spagnolo viene dal latino volgare. In francese, Pouvoir è un dittongo in sillaba libera.

Auferetur diventa Tolletur. Auferre diventa Tollere. Tolletur in questa glossa è rimasto
ancora nella forma passiva sintetica che aveva in latino, ma nella lingua parlata era
scomparso da secoli.
Nosse diventa Cognossere. Nosse è un verbo irregolare.
Id diventa Hoc. In generale le glosse di Reichenau ci fanno vedere che la serie di
dimostrativi IS EA ID non viene più riconosciuta da chi non abbia studiato un minimo. Per il
glossatore ILLE e ISTE sono quasi la stessa cosa.
Trasgrediuntur diventa Trans vadunt.
Oportet diventa Convenit. Convenit era un modo per esprimere la necessità e significava
in tutte le lingue “bisogna”.
Gratia diventa Merces. Merci in francese.
Divisum diventa Partitum. Partire si usa ancora in toscano per dire dividere.
Tabernaculum diventa Mansio. Gli ebrei si spostavano con le tende e da li viene
tabernacolo che custodisce le cose sacre, mentre Mansio rappresenta il posto in cui ci si
ferma col tabernacolo e per estensione diventa il luogo dove si sta sempre fermi, in
francese Maison (casa). Da Mansionem a Maison: la M finale è caduta in età preclassica
insieme alla N quindi Masione. La E finale cade e si evolve in Maison.
Dalla parola ALAM in francese antico avremo ELE, che sarà scritto nei manoscritti.
Adesso invece avremo AILE. La sequenza di Sant’Eulalia è trascritta insieme a un testo in
volgare tedesco.
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26/09/18

‘400  aperture prime biblioteche pubbliche. Prima si leggeva a voce alta, dall’apertura
delle biblioteche si inizia a leggere a voce bassa (lettura privata).
Quando si fa un’edizione di un testo abbiamo davanti diverse opzioni, come per esempio
l’edizione diplomatica (es: libro con la macchina da scrivere in cui non poteva essere
utilizzato il corsivo perché la macchina da scrivere non lo permetteva).
Quando ho un testo, per sapere da dove deriva posso fare attenzione alle rime (ci dicono
da dove provengono).
METRO  decasillabo epico (fare cesura dopo la 4a sillaba), è il nostro endecasillabo.
Per determinare il verso è indispensabile vedere dove cade l’ultimo accento più forte (non
contare le sillabe).

- Rima maschile
- Rima femminile

01/10/18

Quando un filologo romanzo del nord Europa che voleva essere letto da tutti scriveva in
francese o in italiano.

Fotocopia rosa “Gli studiosi…”


Sintassi estremamente piana, semplificazione del sistema dei casi. Grado zero di
desinenza per l’accusativo singolare. Qualche volta riflettono anche dei fatti fonetici. Per
esempio, nella numero 10 si parla di furti di animali, che nel medioevo non erano animali
da compagnia. Le pene sono quasi tutte di tipo pecuniario. Leborem sarà la lepre, ed è
successa una lenizione. Nella numero 8 si parla invece di furto nella vigna altrui. Hanno
uno schema fisso. Il numero 14, “se qualcuno avrà gettato in un pozzo un uomo libero e
ne esce vivo, deve pagare (…)” e poi alla fine di ognuna troviamo CULPABILIS
JUDICETUR  è una forma passiva e in latino parlato era sparita da un pezzo. Nella 4
troviamo caballo che vuol dire cavallo. In italiano abbiamo una sonorizzazione in “V”. Il tipo
di reati è abbastanza limitato e la tipologia è fissa.

INC(I)P(I)T TOTA S MALB(ERGA).  Trovare la traduzione del testo su internet.


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L’osservazione del manoscritto originale è sempre bene farla prima di quella interpretativa.
Le edizioni interpretative devono dividere le parole secondo l’uso moderno, usare la
punteggiatura moderna che non si usa fino al ‘500 e cercare di interpretare il testo
cercando di renderlo più leggibile anche da chi non è uno specialista. Dopo “omnipotentis”
per esempio si dovrebbe mettere il punto. 15 soldi è una pena molto frequente, la stessa
di chi ruba nella vigna altrui, di un rapimento o di chi ammazza o ruba il cane da caccia. La
caccia era riservata alle classi superiori e la selvaggina è una delle poche fonti di proteine
animali insieme al pollaio. I cani sono naturalmente uno strumento indispensabile. Gli
articoli vengono dai dimostrativi latini, come anche gli stessi dimostrativi. Quando il
pronome è attaccato alla parola si dice ENCLISI. La I si scambia con la E chiusa. Il
paradigma del verbo VENIO in latino era:
VENIO, -IS, VENI, VENTUM, VENIRE  la E era breve, che crea la e aperta, dalla quale
viene il dittongo IE. La I di VENIO è breve, mentre quella di VENI è lunga.
Tutti i dialetti del nord Italia hanno possibilità di metafonesi da I finale, mentre quelli
meridionali anche da U.
“Bibant” è congiuntivo presente, da cui viene BIBA in spagnolo. Questo testo è un
esempio di latino volgare burlesco. Ci sono già gli articoli, che sono dei veri volgarismi
inseriti nel latinorum giuridico. Nel primissimo testo volgare e quello volgare italiano (I
Placiti Capuani) non si troveranno gli articoli.
L’università viene fondata per la prima volta alla fine del XII secolo a Bologna.

INDOVINELLO VERONESE

È un indovinello che risale all’VIII secolo inizio IX che si trova in un manoscritto che reca
testi liturgici, e viene dalla Spagna mozarabica (invasa dagli arabi che però permettono ai
cristiani di posizione subalterna di sopravviverci e da questa zona nasce un libro di
preghiere).

Edizione interpretativa:
“se pareba boves alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba
gratias tibi agimus omnipotens sempiterne deus.”
Il “se” riflessivo a inizio frase è poco probabile. Il verbo parere lo ritroveremo per tutto il
medioevo e vuol dire manifestarsi. Quindi se pareba boves vuol dire c’erano i buoi. Arava i
bianchi prati, aveva un versoio bianco e seminava un seme nero. Gracias (…) deus, è una
forma di ringraziamento dei copisti che usavano per ringraziare Dio dopo la fatica del
copiare. Un erudito romagnolo anni prima aveva messo insieme una raccolta con tutti gli
indovinelli scritti in tutte le lingue romanze e qualche lingua germanica. il verbo singolare
col soggetto plurale è ancora normale anche in Veneto moderno. Il seme nero è
l’inchiostro e l’aratro bianco era la penna d’oca.
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02/10/18

Il primo testo letterario in assoluto risale all’880 circa, neanche 40 anni dopo i Giuramenti
di Strasburgo è anche un testo originale. Esiste nello stesso manoscritto una sequenza
latina sullo stesso soggetto ma di contenuto diverso anche se il metro è lo stesso. Era da
cantare ma a noi è arrivato solo il testo. La riforma di Carlo Magno non toccò soltanto il
latino: egli importò dei maestri dalle isole perché i posti dove si erano conservati più
manoscritti antichi erano le aree periferiche dell’Europa. Il capo della riforma scolastica di
Carlo Magno era un britanno. Si voleva un insegnamento capillare che rinnovasse
l’apprendimento della grammatica classica. La scrittura che rimise in uso per la copia dei
manoscritti buoni prese il nome di “carolina”. È il modello lontano della scrittura dei libri
nostri. La punteggiatura moderna non c’è: ci sono solo i punti metrici. Il genitivo senza la
preposizione lo ritroveremo spessissimo, perché è passato anche alle lingue romanze
medievali; si fa solo con i nomi delle divinità, dei nomi propri e delle alte cariche. La forma
con la vocalizzazione è un tratto del nord-est.

DIABOLUM  DIABLE sincope della post tonica nel proparossitono


e finale = vocale d’appoggio

la u cade

Normalmente i manoscritti di poesia dividono i versi col punto metrico e vanno a capo.
Abbiamo un manoscritto praticamente senza errori di epoca vicinissima a quella di
composizione, se non è la persona stessa che ha composto l’Eulalia.

Idiografo  scritto sotto il controllo dell’autore. Diventa comune dal ‘300 inoltrato.

È difficile che a un’opera si dedichi un manoscritto intero; chi copia vuole rendere fruibile il
libro. Le letterature di area galloromanza sono inizialmente periferiche. I primi secoli
abbiamo testi brevi; il primo testo lungo è la Chanson de Saint Alexis. Non ci sono
manoscritti del XII secolo della letteratura del XII secolo. Il primo trovatore di cui si
conservino testi è Guglielmo D’Aquitania nato nel 1071, conservati però in manoscritti
300eschi. I sovrani di Inghilterra sono francesisti. I plantageneti sono la dinastia più
importante del XII secolo. Quando si trascrive una storia di successo di lunghezza, tra gli
errori di copiatura ecc. non c’è quasi mai una copia di manoscritti con lo stesso numero di
versi, quindi c’è da capire cosa c’è di autentico e cosa c’è di aggiunto o perso. Chi fa
un’edizione critica deve anche risalire a quella più vicina all’originale. Si classificano i
manoscritti per una serie di errori significativi. La cosa si fa più complicata quando il
manoscritto presenta un’antologia con diversi testi.

13
03/10/18

Giacomo da Lentini  probabile inventore del sonetto. Il manoscritto più antico è


della fine del ‘200. La sua canzone (fotocopia) è conservata grazie a un erudito che aveva
un codice antico (libro siciliano). Il manoscritto è molto bello ma molto lontano da avere il
miglior testo. Il metodo _?_ è stato messo a punto su testi classici, i quali hanno differenze
di trasmissione rispetto ai testi in volgare. Qui abbiamo l’esempio di come dal siciliano si
toscanizzi: le canzoni vengono riscritte tutte in toscano. I primi filologi applicarono dal 1872
l’esplorazione di tutta una tradizione esistente considerando i testimoni diretti (opere) e
indiretti (citazioni) di un’opera. Quando un’opera è famosa possono esserci infatti delle
grosse citazioni in altre opere e il filologo deve prendere in considerazione anche quelle.
La massima RECENTIORES NON DETERIORES va al ‘500: in quel periodo c’è un
grande revival della lingua delle origini, e i filologi si diedero a riesplorarla insieme alla
poesia occitana.

Apparato  nell’impaginazione della fotocopia della canzone di Giacomo da Lentini


abbiamo il testo critico, due fasce di apparato e la traduzione. Cerca definizione.

Tra la fine del XII e l’inizio del XIII Folco ha scritto diverse canzoni, molte delle quali a
sfondo religioso. La fotocopia è la canzone più famosa nella lirica siciliana, perché il
manoscritto del vaticano lo mette per ordine di importanza e Dante la elogia come
esempio di canzone alta, collocando Folco in Paradiso.
Il metodo Lacmaniano consisteva nel raccogliere tutte le edizioni e confrontare tutti i
manoscritti. Nella scrittura diplomatica si trascrive tutto e si confronta alla ricerca di errori
significativi, anche se nelle lingue romanze essi sono rari, perché il copista se nota che c’è
qualcosa che non funziona corregge immediatamente.

RECENSIO  bisogna reperire tutti i testimoni che trascrivono il testo


COLLATIO  “confronto” fra i testimoni per trovare errori in comune e realizzare la
genealogia della tradizione manoscritta: lo STEMMA CODIGUM.
ELIMINATIO CODIGUM DESCRIPTORUM
EMENDATIO  correzione degli errori nella ricostruzione del testo critico che avviene in
due modi: Ope codigum / Ope ingeni

La Giuntina è un’antologia antica di cui non si conservano le fonti. I manoscritti che hanno
usato per comporre tipografia sono andati perduti. Una volta costruito lo stemma i
lacmaniani si illudevano di poterlo applicare meccanicamente. Il iudicium dell’editore non
doveva entrare in gioco nella classificazione dei manoscritti, ma in realtà essendo i
14
manoscritti in volgare e addomesticati da chi li copia, non si tratta di una trasmissione
passiva. Noi di interpretare continuamente il testo per capire cosa ha fatto volontariamente
il copista non ne possiamo fare a meno. In questo modo venivano fuori una maniera di
alberi bipartiti e dei testi completamente arbitrari. Se prendo in considerazione il testo
com’è pubblico qualcosa di peggio rispetto a quello di Giacomo da Lentini, quindi si deve
pubblicare un testo rielaborato. Gli errori si correggono in due modi: con l’aiuto dei codici o
con l’aiuto dell’ingegno per congettura. Non abbiamo mai la pretesa che il risultato finale
sia immutabile: lo si presenta modestamente come un’ipotesi di lavoro e filologo può
ripensare lui stesso a cambiare. L’originale resta com’era nella biblioteca.
Le divergenze formali sono fittissime. Bisogna distinguere le varianti sostanziali della
fascia più grossa e le varianti formali nella fascia più piccola.
“Vovoglio” e “vivoglio” sono due varianti formali.

08/10/18

Un manoscritto miscellaneo è stato scritto da una persona mentre un manoscritto


composito sono due manoscritti nati indipendentemente e poi assemblati. La distinzione
che vale dal punto di vista teorico in realtà non è sempre così netta. La storia della
tradizione ha un’importanza fondamentale e vedremo che è la base per capire come
funzionano i manoscritti miscellanei.

Codigologia  scienza che studia il manoscritto in quanto oggetto fisico.


Filigrana  disegno che normalmente si vede in controluce e che corrisponde a uno
spessore inferiore della carta. Dal punto di vista del filologo la filigrana serve solo in caso
di problemi mentre dal punto di vista del codigologo essa serve per identificare la
produzione del libro.

Di solito immaginiamo il libro come un oggetto fisico che corrisponde a un unico testo. In
realtà abbiamo raccolte con più testi di un unico autore, o libri pubblicati separatamente e
poi successivamente uniti. Normalmente abbiamo libri con una coerenza e un legame. C’è
qualche rara eccezione al mondo d’oggi, per esempio raccolte di 4 romanzi messi insieme
anche se non c’entrano niente tra loro ma che vengono venduti insieme. Quando ci
occupiamo del periodo medievale il manoscritto miscellaneo è la forma comune di libro;
soltanto alcune opere meritano un libro individuale che contiene una sola opera. Questo
atteggiamento andrà avanti ancora fino ai primi anni della stampa. I dati possono aiutare a
raggruppare i manoscritti a seconda della loro composizione. La probabilità che copisti

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indipendenti mettano nello stesso ordine opere che non hanno nessun legame tra loro è
estremamente bassa. Semmai si utilizza un ordine logico delle opere che può essere
iniziativa indipendente degli autori. Spesso l’approccio moderno ai testi antichi tende
ancora a isolare le opere dei manoscritti, ma si rischia di prendere l’oggetto che ci
interessa e toglierlo dal suo contesto eliminandolo. È fondamentale invece capire e
studiare le cose al loro posto. Dagli anni ’90 in poi tenere in considerazione i manoscritti
miscellanei come un insieme di opere e non come “contenitore” è molto comune.
Perfezionamento di metodo nella ricostruzione testuale perché si cercano anche dati
esterni che servono alla classificazione. L’indice di Vespasiano da Bisticci (?) che si trova
di fronte alla pagina del frontespizio si trova in più codici e serve a identificarli. Egli si
serviva di più di 70 copisti e lavorava a Firenze nella seconda metà del ‘400. Attraverso
una serie di lettere che lui ha scritto conosciamo la rete di commercio che aveva questo
produttore di libri. La sua attività viene messa in difficoltà dalla produzione di libri a
stampa.
Sull’evoluzione degli studi filologici e codicologici ci sono differenze tra uno studio all’altro.
Negli ultimi 30 anni circa l’attenzione verso i manoscritti miscellanei è molto più alta:
abbiamo un’impostazione più evoluta. Domenico de Robertis negli anni ’60 prendeva in
considerazione questi manoscritti come strutture dotate di un proprio senso. La
trascrizione interpretativa interpreta ciò che c’era nel manoscritto senza correggere. Anche
all’interno dell’opera del vocabolario italiano abbiamo un lavoro congiunto e intersecato tra
filologia e lessicologia; l’una non può esistere senza l’altra, un lavoro svolto da un
professionista serve all’altro specialista. Nel romanzo cavalleresco Busby procede per un
approccio sincronico; si prende un manoscritto miscellaneo e si cerca di vedere la
coerenza interna. Lo studio sincronico dei singoli testimoni ha un’importanza in certi
ambienti. Quando ci occupiamo dei manoscritti di livello inferiore abbiamo come risultato
qualcosa di storicamente sovrapposto. Magari non c’è stata l’idea di un singolo copista di
mettere insieme tutte le opere, ma di più persone. Compito del filologo è cercare di capire
come siano avvenute tutte queste cose. Oggi ci interessa vedere la storia della
trasmissione e tradizione di un’opera o più opere. La distinzione tra le diverse opere non
sarà poi così netta all’interno dei manoscritti miscellanei. Possiamo avere opere diverse
che sembrano capitoli diversi della stessa opera, perché il confine tra le opere non è
visibilmente marcato molto spesso. I manoscritti miscellanei ci permettono di vedere
qualcosa in più rispetto al vecchio approccio. In un sonetto è difficile che capiti un errore
significativo. Il copista lavora continuando a passare da un modello a una copia, ma è
facile commettere errori. Tendenzialmente una biblioteca sa di avere le opere più famose;
possiamo individuare i testimoni di un’opera meno famosa che non potremmo trovare nei
cataloghi. Mettendo a confronto testimoni parziali si può individuare un testimone che
altrimenti sarebbe stato impossibile da individuare. Si possono scoprire così anche fatti
importanti come la data di composizione di un’opera.

Teoria dei diasistemi  un autore scrive un’opera in un sistema che chiamiamo S1.
Quando un copista copia quell’opera introduce qualcosa di suo. Arriviamo a un sistema
misto e viene mescolato a un sistema nuovo dell’ultimo copista.

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D = (S1 + S2) + S3

La mescolanza dipende anche dalla compatibilità linguistica. Cesare Segre definisce tutto
ciò come diasistema. Non è una parola inventata da lui ma è una risemantizzazione di una
parola inventata da un altro. Cesare vuole spiegare la semantizzazione linguistica nelle
copie dei testi. Quando abbiamo una serie di opere queste possono trasmettersi nella
stessa sequenza ma poi il copista può aggiungere o modificare qualcosa. Più la sequenza
è lunga e priva di logica più siamo certi che più copisti non abbiano dato origine a
quell’opera.

Monogenetico  implica una necessità.


Poligenetico  indica una possibilità. Non esclude la monogenesi ma non la dimostra.
Quando siamo di fronte a sequenze simili possiamo trovarci in diversi casi e siamo di
fronte a opposizioni che possono avere anche un valore cronologico. Varianti che non ci
permettono di stabilire chi viene prima e chi viene dopo. Può capitare che un copista
decida di riordinare certe opere. Fino a un certo momento l’ordine cronologico non contava
più, ma a partire dalla metà del ‘300 qualcuno vuole ridare un ordine alla storia. Più copisti
e intellettuali sanno che Cicerone ha scritto le opere in un ordine e loro possono rimetterle
a posto secondo quell’ordine.

Fascicolazione  il modo in cui le pagine di un fascicolo sono messe.


Ipotizzando che in un certo periodo i fascicoli non siano nell’ordine giusto si può spiegare
la sequenza non cronologica dei manoscritti. La probabilità che la sequenza si mantenga
nella copia dipende da alcuni aspetti. Se una sequenza ha una sua logica o è sacra, è
difficile che il copista decida di cambiarla; il prestigio di una sequenza è fondamentale per
il suo mantenimento. Altrimenti il copista può decidere di spostare, aggiungere o togliere.

Errore separativo  errore che non può essere corretto dal copista, ma dal filologo sì.

09/10/18

Il Palatino era il manoscritto più bello e più antico dei 3 canzonieri conservati ascrivibili al
1300. La tradizione a cui fa capo a quel che si conserva di tradotto dal provenzale ai
siciliani risale al manoscritto T. L’ordinamento delle poesie nelle antologie è in base alla
bellezza: la poesia migliore è la 1a. Il manoscritto L è incentrato quasi tutto su Guittone
d’Arezzo. P, L, e V sono i 3 canzonieri più antichi. Mentre G T è un’antologia della quale i
manoscritti che hanno fatto da modello sono stati buttati via. Una canzone si trasmetteva a
memoria e solo il testo senza la musica. Qualche canzoniere musicale però esisteva, ma il
testo era scadente rispetto alla musica. Non di rado il testo viaggiava da solo e quando lo
recuperavano inserivano la parte musicale. La lirica occitana è la prima e il primo trovatore
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di cui si conservino testi è nato nel 1071. L’attività di Giacomo da Lentini si colloca anche
negli anni e’20. Il sistema dei copisti di arrivo è molto diverso da quello dei copisti di
partenza ma la lingua è toscanizzata.

Strofe di Folco  “A voi mia signora voglio raccontare cantando come amore mi
opprime e mi conduce col freno contro l’orgoglio grande e non mi aiuta per niente quanto
più vi chiedo pietà; ma ho tanti pensieri e affanni che vivo quando muoio e per ben amare.
Dunque, muoio e vivo insieme? No, ma il mio cuore affannato muore e rivive di affanno
amoroso per voi signora che amo tanto profondamente. Tollerate la sua vita al morto
addolorato perché per sua sciagura vide la vostra gran bellezza.
Finamen = deriva dalla lavorazione dei metalli. Quindi fin amor deriva dall’amore perfetto.
La lingua di Folchetto è l’occitano; nei testi la lingua non è mai il dialetto di un’unica zona
ma è un insieme di dialetti. Il primo trovatore di cui si conservino testi occitani è Guglielmo
d’Aquitania ed era pittavino. Le prime tracce di lirica sono pittavine. Fin dall’inizio l’area più
interessante e produttiva per i testi è il Limosino, dove si forma l’occitano letterario. Il 1223
è l’anno in cui Filippo Augusto muore.

15/10/18

Il testo deve tener conto della critica interna e di quella esterna. Gli assemblaggi dei
canzonieri di tutte le lingue non sono mai uguali. I dati di critica interna sono quelli che
emergono dal confronto tra tutti i testimoni della canzone che si sta cercando di rendere
leggibile al pubblico moderno. La letteratura galloromanza in tutti i generi è stata
abbondantemente fruita in zone che non parlavano la lingua dell’area galloromanza. I
castellani nel XIII secolo scrivono lirica in gallego-portoghese. Se si scrive di storiografia si
usa invece il castigliano. La fase vitale della lirica trobadorica va dall’XI alla fine del XIII
secolo. Dante ci dice che i 3 filoni su cui cantare sono virtù, amore e guerra. Il testo
“madonna dir vo voglio” è tramandata in 5 manoscritti, che sono 3 canzonieri (antologia
che segue i principi di chi l’ha assemblata) italiani più antichi. Canzoniere membranaceo
 fatto con la pelle di animale. I manoscritti cartacei nacquero nel 300. La pergamena era
costosissima. Quelli membranacei sono siglati con le lettere dell’alfabeto. Manoscritto L 
Laurenziana. Manoscritto P, e poi Manoscritto V  Vaticana.

Dialefe  nella lirica italiana antica la dialefe atona è più facile trovarla.

Memoriale bolognese  documento notarile. A volte negli spazi bianchi degli atti hanno
trascritto delle poesie.

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Codex decriptus  manoscritto di cui è conservato anche il modello diretto.

16/10/18

ALBA BILINGUE DI FLEURY

Quando l’autore sorveglia gli errori di un altro autore si dice idiografa. Anche dopo che è
comparso il volgare si continua con il latino per un bel po’, con testi in lingua mista. Per un
pezzo anche dopo la fine del IX secolo si continua a fare testi double-face. Il pubblico
illetterato di allora come quello del ‘900 fino agli anni ’60 imparava comunque la liturgia in
latino. Anche chi non ha studiato sa a memoria il vangelo; non andare a messa era molto
pericoloso perché le persone potevano venire considerate eretiche.
La datazione del testo è degli anni ’30 del X secolo, mentre il secolo XI è del manoscritto.
Hanno trovato l’alba bilingue a Fleury ma viene fondata l’abbazia di Cluny e la fa
rispondere direttamente al papa. Dopodiché le abbazie che vengono fondate vengono
create sotto Cluny. L’abbazia di Fleury fu riformata dall’abate di Cluny, che era una
persona coltissima. Si è conservata anche la musica dell’alba di Fleury. Tutta la lirica si
canta fino ad epoca abbastanza tarda. Le 3 strofe sono in latino e per l’epoca era buono. I
signori per un certo periodo studiano insieme a quelli che studiano per la carriera
ecclesiastica. Le mogli dei grandi signori molto spesso sono committenti dei
volgarizzamenti dei testi sacri. Tutti sono in grado di capire cose che per noi sono
abbastanza complicate. Nella 3a strofa si capisce l’ora esatta. Anche Folchetto di
Marsiglia scrive albe religiose.
Su questo piccolo testo abbiamo una bibliografia sterminata. Aplografia di “S”, e scambio
tra una “L” e una “T”. Si diceva che questa alba era un inno per la liturgia pasquale.
Paraliturgico  testi che vengono cantati o recitati tra chiese o conventi ma possono
uscire anche fuori per edificazione del pubblico. Specialmente le vite dei santi.
Abbiamo una innografia che parte dai primi secoli cristiani, e questo testo rientra in questo
filone.
È un testo fatto per essere cantato. La musica è una delle 4 arti liberali; chi sa scrivere un
testo lo sa anche cantare e musicare. Pare che anche i romanzi avessero un sottofondo
musicale. Nelle miniature infatti spesso si vedranno i giullari con la viella (viola moderna).
Sant’Oddone è probabilmente l’autore. Spesso i copisti sono di aree linguistiche diverse.
Quando un copista copia un testo latino è difficile che lo aggiorni a tappeto; può fare degli
errori meccanici oppure pensa che una cosa è sbagliata correggendola male e
provocando un errore nuovo. In genere i manoscritti non sono numerati a paginazione in
successione (1 2 3…) ma si dice 1 retto e 1 verso, 2 retto e 2 verso ecc.
La sequenza latina e quella volgare sono state scritte dalla stessa persona ma la prima è
destinata ai monaci eruditi, mentre la seconda alla gente comune. Anche se abbiamo un
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testo in volgare così precoce non si abbandona il latino; anzi, l’ingresso nella letteratura
avviene per gradi. L’alba bilingue è un testo con delle strofe in latino corretto e un ritornello
che non è né latino né volgare. L’abbazia di Cluny è importantissima perché da lì partono
monaci a riformare e creare abbazie nuove, per esempio a Poitiers. Quando i monaci si
spostavano in gruppo si portavano anche i loro testi e così alcune cose di quella zona
anche dal punto di vista linguistico si possono trovare trapiantate altrove e diventano
parole chiave.
La parte volgare di questo testo va interpretata e bisogna ragionarci sopra. La distanza tra
il manoscritto e il testo è di un secolo scarso. La strofa latina ci dà un’indicazione
temporale: “non ancora sorto il sole di Febo, l’aurora porta una luce tenue alle terre”.
Siamo prima dell’alba ma siamo anche un attimo prima che il sole metaforico risorga. La
liturgia pasquale non si fa all’alba ma la sera prima. A quell’epoca la facevano più o meno
all’ora del vespro e infatti il cielo descritto nella 3a strofa è quello della sera. “I nemici in
agguato bramano di uccidere gli incauti e i sonnolenti”. Non bisogna dormire ma bisogna
alzarsi perché il nemico per eccellenza (diavolo) salta addosso ai dormienti.

Spiculator = quello che fa la vedetta. Grida ai pigri di alzarsi.


Scienze del quadrivio  aritmetica, geometria, astronomia e musica
Scienze del trivio  grammatica, retorica e dialettica.
La terza e ultima strofa dà l’immagine del cielo non all’alba ma a sera, perché dopo un
lungo brancolare, abbiamo immagini familiari a chiunque frequenti le scritture.
Aplografia  errori o incidenti banali. La S finale cade quando accanto ce n’è un’altra.

Ritornello  allude a una cosa più familiare agli ascoltatori di allora, tanto che è dipinta in
tantissime chiese.
L’edizione critica è semidiplomatica perché le parole sono attaccate. L’uso dell’apostrofo
per esempio è ‘500esco.

L’alba par, tumet mar, atra[s] sol


Poypas abigit miraclar Tenebras

La T di par viene spostata in “tumet” così che torna meglio. Siamo a pieno del latino
romanzum, perché Alba è perfettamente volgare. Alba in latino vuol dire bianco ma è stato
sostituito dal germanismo e la parola è rimasta solo sostantivo. Par è un verbo che
ritroveremo spesso, e vuol dire semplicemente essere, ed è volgare sennò avrebbe la

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desinenza  è l’alba. Tumet è latino, e Mar è volgare perché in latino si diceva Mare. Il
sole è chiaramente Cristo. La G di abigit non si legge, è solo un estirpatore di iato.

22/10/18

Si preferisce non normalizzare le grafie per i testi occitani ecc., perché lo stratificarsi delle
grafie racconta la storia dei testi e dei loro viaggi. Il testo composito con giudizio è più vero
del manoscritto. Le consonanti se sono sonore in partenza si assordano.
CAPUT  la T finale non è stata conservata in nessuna lingua. In italiano si dice “capo”.
In occitano “cap” che si può trovare scritto anche “cab” per reazione. In francese moderno
“chef” ma prima di diventare chef era “chief”. La fascia più settentrionale (limosino)
dell’occitano diceva “chap”. Captivus  primo significato = prigioniero.

GIURAMENTI DI STRASBURGO

Sono firmati da Carlo il calvo. È tutto in latino. Nella fotocopia si racconta cosa i due
fratellastri hanno giurato contro il terzo fratellastro, e come hanno manifestato a tutti
questo loro patto. Non hanno bisogno di interpreti perché leggono in latino. Carlo è re dei
franchi occidentali e Ludovico quello dei franchi orientali. Si racconta la cronaca dei figli di
Ludovico il pio. Nell’817 Ludovico il pio fa un decreto, l’ORDINATIO IMPERII per regolare
la successione dell’impero. I due figli minori avrebbero ottenuto l’Aquitania e la Baviera.
Due anni dopo il decreto fu poi modificato. Tra il 30 e 40  guerra tra figli e padre per la
spartizione dell’eredità, e nell’833 Ludovico viene deposto dai figli. Nell’841 un anno dopo
la morte di Ludovico il pio, i tre fratelli litigano perché Lotario ha più eredità. Nell’842
alleanza di Carlo il calvo con Ludovico il germanico contro Lotario. Nell’843 dopo i
giuramenti di Strasburgo avremo un regno franco occidentale, uno franco orientale e uno
franco centrale che comprende l’Italia. Il testimone unico dei giuramenti di Strasburgo è
posteriore di circa 150 anni rispetto a quello originario. L’uso di questi giuramenti è simile a
quello dei placiti capuani e l’intento era quello di farli capire a chi non conoscesse il latino.
Quando i nomi della quinta declinazione non passano alla prima passano alla terza. Non
abbiamo nulla di dittonghi o caratteristiche francesi, come invece abbiamo nella
Sant’Eulalia. I Giuramenti come i Placiti capuani non sono un testo creativo come la
Sant’Eulalia nato per essere in volgare, ma sono degli adattamenti di formule latine in
latino volgare per farli capire alle persone che non sapevano il latino. Si voleva dare
un’idea di come i Giuramenti erano stati pronunciati, però non si rispecchia la fonetica
dell’epoca  per esempio non hanno detto christian ma chrestien.

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“Ludovico poiché era il maggiore, per primo giurò che da quel momento avrebbe osservato
queste cose. Per l'amore di Dio e per il popolo cristiano e per la nostra comune salvezza,
da qui in avanti, in quanto Dio mi concede sapere e potere, così aiuterò io questo mio
fratello Carlo e in aiuto e in qualunque cosa, così come è giusto, per diritto, che si aiuti il
proprio fratello, a patto ch'egli faccia altrettanto nei miei confronti, e con Lotario non
prenderò mai alcun accordo che, per mia volontà, rechi danno a questo mio fratello Carlo.”
23/10/18

Acc. di fratello  FRATRE(M) > Fradre (lenizione)


In francese la “d” si sé spirantizzata (fricativizzata) ed è arrivata al dileguo  FREDHRE >
Frere. La “e” finale di solito cade ma qui resterebbe un nesso consonantico scoperto,
quindi mettiamo un suono sordo -e.

“Poiché avendo Ludovico finito di dire queste cose, Carlo in lingua tedesca, giurò con
queste stesse parole.”

I due fratelli giurano nella lingua dell’esercito dell’altro; il popolo invece giura nella propria
lingua. Gli eserciti giurano di abbandonare il proprio re se non rispettano il giuramento.
Versi 10-15  tedesco
Verso 17  “Invece il Giuramento che l’uno e l’altro popolo ciascuno nella propria lingua
giurò, in francese (romana lingua) sta così:”

LUDHUUIGS  con la “s” è soggetto.

“Se Ludovico osserva il giuramento che fa a suo fratello Carlo e Carlo mio signore da
parte sua non lo tiene, se io non lo posso da ciò distogliere, né io né nessuno che io possa
distogliere da questo proposito, non gli sarò di nessun aiuto contro Ludovico.”

SENIOR > Sènher (occitano)


altri casi senza la palatalizzazione della N: SENIOR > Sendre (area pittavina)
SENIOREM > Senhor
SEIOR > Sire (francese)

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Futuro di essere in latino  ero, eris, erit che danno rispettivamente er, ers, erit in
francese e in provenzale.
Coniugazione deponente  forma passiva ma significato attivo

24/10/18

SEQUENZA DI SANT’EULALIA

Risale al IX secolo: le date precise della Santa Eulalia sono 878-882. Sulle carte bianche
alla fine di un manoscritto hanno trascritto 3 testi: La sequenza latina (ha riferimenti colti e
richiama a Sant’Ambrogio e non ha le immagini sanguigne), La sequenza volgare (stesso
numero di versi e stessa musica della sequenza latina ma destinazione diversa) e il
Ludwigs Lid scritto in onore di Ludovico III dopo la sua vittoria sui barbari. Dal confronto
con la Santa Eulalia appare che tutti i fenomeni fonetici (passaggio di a tonica in sillaba
libera in e aperta, dittonghi ascendenti e discendenti, dittongo condizionato ecc.) descritti
nel testo non potevano esserci 40 anni prima. Tanti codici di testi antichi dei quali sono
andati perduti i manoscritti originali sono conservati in Irlanda. La rilegatura è in pelle con
un’anima di legno; i fogli di guardia ci dicono i viaggi che ha fatto il codice. A differenza dei
Giuramenti di Strasburgo questo testo presenta chiaramente già sviluppati tutte le
caratteristiche del francese. Per vedere se un testo è francese o occitano si guarda l’a
tonica in sillaba libera: se rimane a non è francese, mentre se passa ad e può essere o
occitano o pittavino. Se è francese abbiamo inoltre il dittongo “iè” quando la e aperta è
preceduta da palatale. Se non ha il dittongo allora è pittavino. Se ha il dittongo ma non ha
il passaggio di a tonica in sillaba libera è francoprovenzale. Quando a precedere la a finale
abbiamo una palatale, in francese e in pittavino si comporta come a normale, in occitano
rimane a, mentre il francoprovenzale altera tutte e due le vocali. Se è in posizione finale
diventa un suono sordo registrato “e”.
Nel localizzare un testo avremo maggiori probabilità nel ricostruire il viaggio di quel testo
solo se si attua una ricerca estremamente fine ed accurata. Si presume che venga dal
nord est dell’area galloromanza dall’abbazia Saint Amand.

BELLATIOREM  Bellezour BUONA  dittongo di “o” aperta in sillaba libera


CORPUS  Corps
COR  Cor Francese = cuor > cuer
PLICARE  Pleier (esito francese antico) Piegare (italiano) Llegar (spagnolo)
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“Valente fanciulla era Eulalia: bello aveva il corpo, ancor più bella l’anima. La vollero
vincere i nemici di Dio, vollero farle servire il Diavolo. Ella non volle ascoltare i cattivi
consiglieri, che volevano farle rinnegare Dio, che regna nei cieli, né per oro, né per
argento, né per abiti lussuosi, (né) per minaccia del re, né per lusinga; nessuna cosa la
poté mai piegare, (a che) lei fanciulla non amasse sempre il servizio di Dio.”

29/10/18

I testi letterari sono molto meno abbreviati dei testi giuridici.


PULCELLA  deriva da PULLUS che voleva dire cucciolo.
RANEIET  RENEGET. Nel franciano normale resterebbe RENEIET. Con l’apertura in A
che troviamo anche nelle glosse di Reichenau si vede un altro indizio linguistico. Troviamo
forme più conservative rispetto al franciano.
Le grafie di zone molto distanti non sono di influenza l’una sull’altra. Per esempio, la grafia
della palatale in portoghese non è influenzata dall’occitano. Via via che copiavano i testi
ogni scriba sovrapponeva le sue trascrizioni e quindi non avevamo un’uniformità fino
all’invenzione della stampa.

“Essa pertanto fu condotta davanti a Massimiano, che a quel tempo era re dei pagani. Egli
la esorta -cosa di cui a lei non importa nulla- ad abbandonare la fede cristiana. Ella ne
rafforza il proprio spirito: meglio sopporterebbe ogni supplizio piuttosto che perdere la
propria purezza. Per questo fu martirizzata con grande dignità. Dentro al fuoco la
gettarono perché ardesse subito. (Ma) ella non aveva colpe, e perciò non si bruciò.
Davanti a questo segno non volle convincersi il re pagano, ordinò che con una spada le
tagliassero la testa. La fanciulla non si oppose a tale cosa, volle lasciare il mondo e così
prega Cristo. In forma di colomba salì al cielo. Preghiamola tutti, che voglia intercedere per
noi affinché Cristo possa usarci misericordia dopo la morte e ci lasci venire a lui, per sua
clemenza.”

Massimiano  uno degli imperatori insieme a Diocleziano che ha ucciso molte vergini.
Nei testi 300eschi si trova una D finale che univa due parole; “ched”, “ed”, “sed”. Per
esempio, se c’era “se ella” trovavamo “sed ella”. Si scrive D però si legge S (non sorda ma
sonora).
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Nei dialetti del nordest l’incontro tra nasale e liquida non crea problemi ma nella fase più
arcaica sì, e si comportava come in franciano. Il franciano inizia a sovrastare gli altri
dialetti solo dall’epoca del re Filippo Augusto, che viene incoronato nel 1180 a 15 anni. La
classe colta e potente parla francese. Si chiama anglonormanno in quanto francese
parlato in Inghilterra, e solo per questo si chiama “anglo”; non è assolutamente influenzato
dall’inglese ma anzi è il contrario, ossia che esso influenza l’inglese. Il manoscritto è stato
copiato dopo l’883.

MELZ  meglio
30/10/18

Contesto latino-romanzo-tedesco-latino. Un testo così antico così vicino alla copia, viene
corretto solo per quanto riguarda minime cose dall’editore, per esempio scambi di lettere
come “o” e “a”, se la a era troppo tondeggiante poteva sembrare una o. L’occitano non ha
nessun dittongo spontaneo. Dittongo condizionato  può essere provocato da un suono
palatale contiguo ed eventualmente può influire la vocale finale. La “e” aperta in sillaba
libera in francese fa la stessa cosa dell’italiano e dello spagnolo, cioè dittonga in “iè”. Nel
200 si assiste a una francianizzazione della lingua letteraria piuttosto rapida. Il franciano fa
questi dittonghi anche quando la vocale viene seguita da una palatale. Il dittongo in sillaba
chiusa ce l’hanno solo alcuni dialetti meridionali. In occitano la “e” in sillaba libera non
dittonga, mentre in franciano dittonga sempre.

SAECULUM  AE si riduce a e aperta in italiano “secolo” (parola colta, perché non c’è la
sincope. La tendenza di tutta la Romania è che la postonica in tutti i proparossitoni trisillabi
sincopa.) Seculu  francese. Fase in cui abbiamo il dittongo in “iè”. SIECLU 
siècle. Secolo voleva dire mondo.

Variante tonica di BON è BUON, ma è sopravvissuta solo quella atona cioè bon.
La “Chanson de Roland” è il primo poema epico conservato e nella forma più antica
conservato a Oxford di colorito linguistico anglonormanno. Il testo è anteriore di almeno un
secolo ed è di origine continentale.
Verso 12 santa Eulalia  Soure = epentesi di semivocale tra due vocali, caratteristica del
nord in particolare del Vallone.
Quando la parola comincia per S seguita da consonante quasi tutti i dialetti ci mettono una
e prostetica.
Presentede  la D non è occitano, non siamo al primo grado di lenizione, e può essere un
grafema che ricorda quel che c’era in precedenza ma non più pronunciato. Sono
pochissimi i mutamenti grafici dal ‘500 in poi per le lingue romanze.

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Il problema più grosso di questo testo (Santa Eulalia) è sapere come leggere le
consonanti. Per le parole che vengono da un nesso CS in franciano e in piccardo abbiamo
in genere IS, nei dialetti del nord e in Vallone abbiamo ZS che dovrebbe essere un
grafema indicativo di una fricativa SC (lasciare).
In francese e in spagnolo con la G etimologica latina intervocalica tra due palatali avviene
una palatalizzazione davanti a palatale:
REGINA > fr. Reine (fr. Antico reìne) sp. Reina (sp. Antico
reìna)
Articoli in Santa Eulalia  li, la, lo

31/10/18

VIE DE SAINT ALEXIS

I primi testi letterari in francese antico sono di ispirazione religiosa: la Séquence de sainte
Eulalie (Sequenza di santa Eulalia), che risale all'881; la Vie de saint Léger (Vita di san
Léger, secolo X); la più significativa è la Vie de saint Alexis (Vita di sant'Alessio, metà del
secolo XI nord-est Francia), poema di 125 strofe di cinque decasillabi con evidente
attenzione letteraria. Si tratta di testi agiografici, destinati all'istruzione e all'edificazione dei
fedeli, che non si scostano dalla contemporanea produzione in latino, dovuta in gran parte
ai chierici, legati alle biblioteche monastiche depositarie della cultura classica. Ha avuto
diverse edizioni.
Mito dell’età dell’oro, lode del tempo antico  topos ricorrente. Il manoscritto base non
sarà perfetto perché avrà i suoi errori.

La prima strofa spesso è ben conservata dappertutto:

“Valente fu il mondo (secolo) al tempo degli antichi, poiché c’erano la fede, la giustizia e
l’amore; c’era la credentia (sinonimo di fede), di cui ora non ce n’è più nulla. Tutto è
mutato, ha perduto il suo colore (l’aspetto): non sarà mai tale come fu per gli antenati.”
Al tempo di Noè e al tempo di Abramo e a quello di Davide, che Dio amò tantissimo,
valente fu il mondo; mai sarà più così gagliardo. È talmente vecchio e fragile che tutto va
declinando. È così peggiorato, che ogni bene va scomparendo.”

Strofa  stesso numero di versi Lassa  numero di versi variabile

26
LECTIO DIFFICILIOR  è molto più facile che abbiamo il passaggio da una costruzione
difficile a una facile nella copia di un manoscritto che il contrario.

La prima edizione (quella di Paris) è lachmaniana. La storia di Sant’Alessio è stata rifatta


in tutte le lingue.

05/11/18

È sempre bene partire da un’edizione diplomatica quando si copia un manoscritto. Per i


trovatori non abbiamo nessun manoscritto del XII secolo. Contemporaneamente alla
Chanson de Roland e alla Vie de Saint Alexis si doveva sviluppare la lirica in area d’oc.
Trovare gli errori significativi sarà un’impresa piuttosto difficile. Quando un copista
trascrive un testo è facile che lo sappia a memoria e mentre copia se si accorge che
manca qualcosa ricerca nello scriptorium un manoscritto diverso da quello che stava
copiando e copia quello che manca. I copisti sono più tardivi dei testi. L’esercizio
ricostruttivo con metodo è indispensabili altrimenti avremmo un’idea molto deformata del
testo di partenza.

XXIX
Lo stato della fonetica copiata da L non rispecchia quella del tempo perché ci sono dei
relitti etimologici che attestano per esempio la fase precedente della lenizione.
“- Camera, disse ella, mai più sarai adorna né mai letizia sarà manifestata in te! – e così
l’ha distrutta come se un esercito nemico l’avesse predata; ci fa appendere sacchi, cortine
strappate: il suo grande onore ha volto in gran dolore.”

XXX
“Dal dolore si … e così fece la sposa del signor Alessio. – Signora, disse lei, io ci ho una
così gran perdita! Ora vivrò a modo di tortora (quando perde il compagno non ne vuole più
altri). Quando non ho tuo figlio voglio stare insieme a te.”

“Se con me ti vuoi tenere ti conserverò per amore di Alexis; non avrai mai alcun male da
cui ti possa guarire. Piangiamo insieme per il dolore per il nostro caro: tu, tuo marito, e io
lo farò per mio figlio.”
27
CHANSON DE ROLAND
Rei > cas sujet. Viene da REX, REGIS. La G si è palatalizzata in IOD.
IMPERATOREM  sp/occ= emperador
IMPERATOR  occ= emperaire
La “e” in magnes è un suono d’appoggio per evitare “gn” come scoperto.
“Carlo il re, nostro grande imperatore, è stato in Spagna per più di 7 anni; ha conquistato
l’alta terra fino al mare. Non c’è castello (città fortificata) che rimanga davanti a lui (che gli
resista)
06/11/18

GLOSSAS EMILIANENSES

Si trovavano a San Millàn de la Cogolla, scritte e ritrovate lì. È nella Rioja, Nord della
Spagna. Il manoscritto presenta un testo scritto con parole annotate sopra a margine che
spiegavano parole che il lettore non colto non capiva più. Sono in dialetto rojiano, talvolta
un po’ di basco (lingua non romanza attestata qui per la prima volta). Vanno dal latino al
latinaccio più volgare, a volte proprio volgare spagnolo. Sono 145 glosas. Il manoscritto è
del IX secolo, le glosse dell’XI, forse della prima metà. Ci si trovavano tutti i dittonghi
spagnoli, il plurale moderno e gli ARABISMI  “hasta” con H aspirata, oppure “mezquino”
che si diffuse anche in Francia e Italia.
Frammento Bischoff  scoperto nel 1984.

12/11/18

Dalle grandi abbazie del nord est alle abbazie del sud ovest abbiamo una grande
circolazione di testi. Non è conservato molto tra la Sant’Eulalia e i testi dell’XI secolo,
tranne Saint Léger  X secolo, composto nel nord est, conservato in un manoscritto
dell’XI secolo e mescola il sistema linguistico del nord est con quello pittavino, ma non
sappiamo l’abbazia. Sempre da Saint Amand come nella Sant’Eulalia abbiamo il sermone
di Giona del X secolo. Dopodiché abbiamo un testo molto interessante, ossia la passione
di Clermont Ferrant, che è pittavina.
28
La Spagna medievale come l’Italia, sono profondamente gallicizzate. I casi di manoscritti
coevi al testo sono una rarità assoluta. Quasi sempre si è conservata una copia
abbondantemente corrotta e rimaneggiata posteriore. Sempre nell’XI secolo in Normandia
abbiamo un TROPO sul manoscritto del XII secolo  è un genere paraliturgico che ha
uno sviluppo enorme nell’abbazia di san marziale di limoges. Si comincia dai testi latini
con l’inserto di qualcosa in volgare e si arriva a comporre dei tropi anche tutti in volgare
(sempre testi da cantare). Da questo comporre tropi proviene probabilmente il verbo che
indica comporre, TROBAR (occitano).

CONSOLATIO PHILOSOPHIE di Boezio  egli era una delle persone più colte del
mondo alla sua epoca e sapeva scrivere di tutto ciò che aveva a che fare con le arti liberali
(trivio e quadrivio). La filosofia nel mondo cristiano va rapidamente a coincidere con la
teologia. Egli conosceva perfettamente i filologi greci e latini. La metafora erotica a volte
piuttosto marcata non manca nei testi teologici ed è una cosa che parte con
Sant’Agostino. La conoscenza da vivi non la possiamo avere perché l’unico detentore
della conoscenza è Dio. La vita terrena è un passaggio ed è solo un’ombra di ciò che sarà
la vera vita. Orrore per l’allegoria che viene da più di 100 anni prima. Perseguimento della
sapienza con i mezzi umani per poter arrivare a superarli.

MINOR > menre


MINOREM > menor

Bernard de Ventadorn  (triennio) poesia di argomento alto e famosissima. Peire


d’Alvergne dopo aver preso di mira Girault de Borneill ci dice che “il terzo, Bernard de
Ventedorn, che è minore di Borneill un palmo (più basso), in suo padre ci fu un buon servo
per tirare con l’arco a mano di abornello, e a sua madre scaldava il forno e ammassava i
sarmenti (legnetti).”  La metafora è che il forno e i legnetti hanno un doppio senso. Lei
lavora e il padre le porta i clienti. Nel XIII secolo abbiamo il momento d’oro della letteratura
medievale.

13/11/18

VIDA DI BERNARD DE VENTADORN

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“Bernard de Ventadorn fu del Limosino, del castello di Ventadorn. Fu un uomo di povera
generazione figlio di un servo che era fornaio che scaldava il forno per cuocere il pane del
castello. Era un bell'uomo, slanciato e sapeva ben cantare e comporre; era cortese e
istruito. E il visconte di Ventadorn suo signore si compiacque molto del suo cantare e gli
fece grande onore. E il visconte di Ventadorn aveva una moglie giovane nobile e gaia. E si
compiacque del signor Bernard e delle sue canzoni e si innamorò di lui e lui della donna,
cosicché fece le sue canzoni e componimenti su di lei, sull’amore che aveva per lei e sul
valore di lei. A lungo durò il loro amore, prima che il visconte e gli altri se ne accorgessero
e quando il visconte se ne accorse si estraniò da lui e fece rinchiudere sotto guardia la
moglie. E così la dama fece congedo a Bernard e fece che lui se ne andò da quella
contea. Lui se ne andò dalla duchessa di Normandia che era giovane e di gran valore ed
era rivolta al pregio e all’onore e al ben dire di lode. Le piacevano molto le canzoni e i
componimenti di Bernard e lo accolse con gran calore. A lungo rimase nella sua corte, si
innamorò di lei e lei di lui, e fece canzoni su di lei. Mentre stava con lei il re Enrico
d’Inghilterra si sposò con lei e la portò via dalla Normandia in Inghilterra. E così Messer
Bernardo rimase di qua triste e addolorato e se ne venne dal valente conte Raimondo di
Tolosa, e con lui stette fino a quando il conte morì. E così messer Bernard per quel dolore
si fece monaco all’ordine di Dalon e lì morì. E io, Uc de Saint Circ, quello che ho scritto me
lo raccontò il visconte Ebolo di Ventadorn, che era figlio della viscontessa che Bernard
amò. E fece queste canzoni che voi ascolterete.”

1229  Trattato di Parigi


Uc si portò dietro una congrua dose di liriche occitane a Treviso.
N, En particelle nobiliari. Stranamente qui il figlio di un fornaio ha la particella.

VIDA  è una breve biografia anonima in prosa di un trovatore o di una trobairitz, scritta
in occitano (XIII o inizio XIV secolo). In occitano la parola vida (vita in limosino) significa
«vita». Nei canzonieri, collezioni manoscritte di poesia trobadorica medievale, le opere di
un particolare autore sono spesso accompagnate da una breve biografia in prosa. Talvolta
è questione controversa stabilire fino a che punto esse siano basate su fonti indipendenti;
è indubbio che alcune affermazioni sono dedotte da letture letterali di dettagli delle poesie
stesse. Inoltre, alcune poesie individuali sono accompagnate da razos, spiegazioni delle
circostanze nelle quali la poesia fu composta.
Questo testo mescola eventi storici realmente accaduti con fantasia.

SAPIENTIA  artefice di tutte le cose insieme a Dio. È la più agile di tutte le cose mobili
e si diffonde dappertutto per la sua purezza. È emanazione diretta della virtù divina.
(astratto) Nessuno ama Dio se non colui che abita con la sapienza. (concreto. Inizia a
prendere una forma antropomorfa). È più bella del sole, splendore di luce eterna e
specchio senza macchia della maestà divina. Paragonata alla luce è ancora più luminosa.
È amata e ricercata fin dalla prima giovinezza e ci si innamora della sua bellezza.

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Tutto ciò si ritrova anche nei soliloquia di Sant’Agostino perché descrive la sapienza e il
desiderio di possederla nuda senza alcun velo.

14/11/18

BOECI

CIPTAZ  l’etimo è civitas, e all’accusativo civitatem.


Verbi potandi  che indicano il credere, pensare
Il viso nelle lingue medievali spesso vuol dire sguardo
Onor = feudo
Anma e Arma sono 2 varianti della stessa parola  anima. Per arrivare ad anma abbiamo
la sincope
Clavem  it. Chiave fr. Clé (viene da clef) sp. Llave port. Chave occ. Clau
In italiano si è palatalizzata la liquida
Non ci sono sdrucciole in area galloromanza.

“È figlia del re che ha grande potenza e lei è così bella che ne risplende il palazzo; nella
casa in cui entra c’è grande luce, non c’è mai bisogno che sia acceso nessun fuoco; ci si
può vedere per lo spazio di 40 città (all’infinito). Quando vuole si fa assai piccola, quando
quella si alza, con il capo tocca il cielo, quando si drizza per bene buca il cielo, e vede là
dentro tutta la maestà divina. La dama è bella, e il suo sguardo è così folgorante che
davanti al suo sguardo nessuno può nascondersi, nemmeno gli uomini che sono aldilà del

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mare possono tanto desiderare dentro di sé che lei del tutto non veda il loro pensiero. Chi
si affida a lei, non deve temere la morte.
La dama è bella ma è di molti giorni. Non si può nascondere nessuno davanti al suo
sguardo. Non si è mai visto nessuno per quanto avesse possedimenti enormi, se lui
sbagliasse tanto da farla arrabbiare, il suo corpo e la sua anima non si salverebbero per
nessun motivo; ogni volta che vuole, ne uccide il corpo, e poi mette l’anima all’inferno e la
sommerge, ce la comanda in un modo tale che sempre l’inferno la sbricioli. Lei stessa
tiene le chiavi del paradiso, quando vuole là dentro accoglie i suoi amici.”

19/11/18

CANZONE DI GUGLIELMO D’AQUITANIA

Guglielmo d’Aquitania  primo trovatore (nato nel 1071)


Unica poesia seria di Guglielmo dall’inizio alla fine. 2 manoscritti  C ed E.
Jauzens  participio presente del verbo jauzir.
VEZER  viene da VIDERE. Sulla D abbiamo la lenizione.
AUZIR  viene da AUDIRE.
Dittongo condizionato VUEILL  voglio in italiano non dittonga ma dittonga in provenzale
perché ha accanto un suono palatale.
MEILS  viene da MELIUS. La S c’è in latino e rimane anche in MEILS. La S avverbiale
si estende ad altri avverbi che non l’avevano.
GABAR  esagerare JOIS  gioia, ma in questo caso amore.
La C finale nella parola corta provoca il dittongo (puesc).
Nella 3a strofa non abbiamo una buona ricostruzione perché non si capisce nulla.
Riassumendola è un preambolo per dire che né col desiderio né col raziocinio non si può
trovare l’eguale dell’oggetto d’amore. Topos dell’ineffabilità.

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“Molto gioioso, mi dedico ad amare un amore di cui più mi voglio compiacere; e siccome a
questo amore voglio tornare, sicuramente devo se posso andare verso il meglio, perché
ora ne vado, senza esitazione, che si possa vedere e sentire.
Io non mi devo vantare esageratamente e non mi so fornire di grandi lodi, ma se mai alcun
amore poté fiorire, questo deve più di tutti gli altri dare frutto e più di tutti gli altri brillare
cine suole rischiararsi il buio.
Ogni altra gioia si deve inchinare ed Ogni altro amore obbedire per il suo bel modo
d’accogliere e per il suo bel sguardo dolcissimo; chi può arrivare a congiungersi con lei
vive in eterno.
Per la sua gioia può guarire il malato e per la sua ostilità il sano può morire, e il saggio può
diventare folle, l’uomo bello perdere la sua bellezza, il perfettamente cortese diventare
villano e il perfetto villano diventare cortese.

GENSER  viene da GENTIOR, e da GENTIOREM viene GENSOR.


PUS  riduzione del dittongo. Poi nel senso di poiché.
Il connubio con la sapienza già nella Bibbia permette l’immortalità e il rinnovamento della
carne invecchiata sulla terra. Nell’aldilà saremo tutti giovani e belli, non vecchi.

Poiché non se ne può trovare una più nobile né la può vedere l’occhio né dire la bocca
(ineffabilità), la voglio trattenere per me, per rinfrescare il cuore, e per rinnovare la carne
così che non possa invecchiare.
Se mi vuole donare il suo amore, sono pronto a prendere e ringraziare, a celarlo e a fare e
dire i suoi piaceri e tenere in caro il suo pregio e portare avanti la sua lode.
Non oso mandare a dire nulla attraverso altri, tal paura ho che all’istante si adiri, né io
stesso tanto temo di sbagliare, non oso perfettamente rappresentarle il mio amore. Lei
deve scegliere quello che è meglio per me poiché sa che con lei mi salverò.”

21/11/18

GUGLIELMO D’AQUITANIA PC183.7

1099  Guglielmo ebbe un figlio.

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Testo parodico di un tema serio come quello dell’amore lontano. Un altro motivo molto
arcaico si trova anche nell’Alba Bilingue, dove il ritornello dice “L’alba par um& mar atra
sol Poypas abigil miraclar tenebras”. L’edizione critica è “L’albra par tumet mar atras sol
Poypas abigit miraclar tenebras”. Voleva dire che è l’alba, c’è il mare e il sole scende nelle
nere fortezze a sbalordire le tenebre  Cristo butta giù la porta dell’Inferno e tira fuori
coloro che aspettavano il Messia. Sotto l’etichetta di Alba va una serie di testi fino a quelli
molto recenti.

“Ho fatto la canzone, non so per chi l’ho fatta e a manderò a colui che me lo tramandi per
altri attraverso l’Angiò così che mi tramandi la chiave falsa del suo scrigno.
Ho un’amante, non so chi sia: non la vidi, … né mi fece cosa che mi piaccia né che mi pesi
né me ne importa: non ci fu mai né normanno né francese in casa mia.
Non la vidi mai e la amo tanto; non ne ebbi mai diritto né mi fece torto; quando non la vedo
ne posso fare a meno, non me ne importa un gallo: perché io ne conosco una più nobile e
più bella e che vale di più.
Non conosco il posto in cui lei sta, se in poggio o in piano non oso dire il torto che ha verso
di me piuttosto sto zitto e mi pesa molto perché qua rimango per cui me ne vado.”
Frammento di Bischoff  trovato in un manoscritto Alreiano. Metafora dell’amante lontano
che sogna di volare fino alla sua dama, abbracciarla e lenire il dolore.

Girauld de Borneill  considerato da molti il migliore ed è il trovatore più antologizzato.

COM  concordanza dell’occitano medievale.

Manoscritto T  ci rappresenta il veneto e discende da qualcosa di molto importante. È


solo grazie a T che si conosce la fonte provenzale di “Madonna dir vo voglio” di Giacomo
da Lentini.

L’ALBA di Borneilh

“Re glorioso (Cristo), vera luce e splendore, Dio potente, signore, se a voi piace, al mio
compagno siate un fido aiuto, che io non l’ho visto, dopo che fu calata la notte e subito
sarà l’alba!
Caro compagno, dormite o vegliate? Qualunque cosa facciate subito alzatevi in piedi, che
a Oriente vedo cresciuta la stella che porta il giorno (il sole) e subito sarà l’alba!

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Caro compagno, cantando vi chiamo: non dormite più perché io sento cantare l’uccello
che va cercando la luce per il bosco e ho paura che il geloso vi assaggi, e subito sarà
l’alba!
Caro compagno, uscite alla finestrella e guardate le stelle del cielo; saprete se io vi sono
un fidato messaggero, se non lo fate vostro sarà il danno, e subito sarà l’alba!
Caro compagno, dopo che mi sono allontanato da voi non ho dormito né mi mossi di
ginocchioni, anzi pregai Dio, il figlio di Santa Maria che mi vi rendesse per leale
compagnia, e subito sarà l’alba!
Caro compagno, là fuori agli scalini voi mi pregavate che io non fossi sonnacchioso, anzi
che vegliassi tutta la notte fino al giorno; ora non vi piace il mio canto né la mia
compagnia, e subito sarà l’alba!”

Vi assaggi  vi metta alla prova


Testo altamente allegorico.

28/11/18

FIDELE(m)  FIZEL la e cade, e alla occlusiva dentale sonora si è lenita (lenizione)


Dopo FIZEL abbiamo FIEL.

Il manoscritto C è un manoscritto d’Accademia.


È una poesia irrisolta: sarà possibile che lui non risponda mai? Potrebbe essere un
sepolcro (gli scalini) e che l’amico sia morto. Questo testo fa un bel passo avanti rispetto
ad altre edizioni. La maggior parte dei manoscritti dopo “caro compagno” mettono “non
dormite piano svegliatevi” oppure “No dormas plus, senher, si a vos platz” che è il più
comune.

L’attività di Giraut de Borneill è negli anni 60 del XII secolo.


Coblas aggiunte: R = Tolosa. Manoscritto musica T = Italia settentrionale. Più antico di R

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C  “Caro compagno, siete troppo noioso (nel senso che mi procurate un dolore grande)
perché quando entrammo entrambi attraverso il portale guardaste su e vedeste la più
nobile che ci sia, vi siete separato da me e vi siete diretto là, e subito sarà l’alba!”

T1  “Gloriosa che proteggi tutto il mondo ti chiedo pietà e pregando ti invoco affinché tu
prenda sotto la tua guida il mio compagno o che mandi un messaggero affinché riconosca
l’alba!”

T2  “Caro dolce compagno, oh Dio non mi ascoltate, se vi ama tanto colei che vi è vicino
come faccio io, che stanotte non ho dormito, vi garantisco, vi giuro e vi assicuro che ho
fatto la guardia all’alba!”

R1T3  “Caro compagno, sono in un posto bellissimo che io non vorrei che esistessero
più né l’alba né il giorno, poiché tengo tra le braccia la più nobile che mai sia nata, per cui
non stimo affatto il folle geloso né l’alba!”

VIDA DI GIRAUT DE BORNEILL

“Giraut de Borneill fu del Limosino della contrada di Esiduoill, di un ricco castello del
visconte di Limoges. Fu uomo di bassa condizione sociale, ma fu eruditissimo nelle lettere
e di nobile ingegno. E fu miglior trovatore di tutti quelli che erano stati prima di lui e quelli
che furono dopo; per questo fu chiamato maestro dei trovatori e lo è ancora da tutti quelli
che ben capivano i sottili detti e ben costruiti d’amore e di senno. Fu molto onorato dagli
uomini valenti e da quelli che intendevano e dalle valenti donne che capivano gli
ammaestramenti delle sue canzoni. (chiedere ultimo pezzo)

TROBAIRE TROBADOR
TROBADOR TROBADORS

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03/12/18

Anche le albe del XII secolo sono testi religiosi. Compariva la figura femminile e veniva
raggiunta solo scavalcando il confine tra vita e morte. L’autore era già tra le braccia di
questa figura allegorica poco dopo la morte. Il Purgatorio lo saltavano solo i martiri e i
santi.
Ci sono altri sottogeneri della lirica tra cui il PIANTO per i defunti.

PLANH PER IL RE GIOVANE, 80.41

Il re giovane è un personaggio di cui poeti di più nazioni parlano tanto. È molto cantato per
le sue virtù e il suo valore. Quando moriva un personaggio molto importante non era
improbabile che qualcuno componesse canzoni d’occasione per il pianto funebre. I genitori
sono Enrico II Plantageneto ed Eleonora d’Aquitania. L’anno di morte è il 1183, si ammalò
e morì giovane. Come per l’alba di Borneill, in cui i testimoni del testo non sono anteriori al
‘300, qui sono più tardivi ancora  XIV, XV secolo. La leggenda si basa sulle poesie. Le
guerre compaiono continuamente nei sirventesi. 80 è il numero di Bertran de Born, anche
se questa non è stata scritta da lui. Tutte le strofe hanno all’inizio MARRIMENT (tristezza),
nel mezzo JOVEN REI ENGLES, e alla fine IRA.
Semblèran < semblar < sim(i)lare futuro=semblaràn
Similare è una parola di 4 sillabe, e in latino volgare queste parole si sincopano. Si
sincopa in questo caso l’intertonica (in mezzo tra l’accento principale e secondario). Infisso
di consonante simile per articolazione alla nasale (quando c’è una M si mette una B, e con
la N una D).

“Se tutti i duoli, i pianti, le afflizioni, i dolori, i danni e le miserie che chiunque abbia mai
sentito in questo mondo dolente fossero insieme sembrerebbero leggere in confronto alla
morte del giovane re inglese, a causa della quale rimangono addolorati pregio e gioventù
(non solo fisica ma anche spirituale. È legato al diventare sempre più giovani grazie al
contatto con la virtù) e il mondo scuro, cupo e tenebroso, privo di qualunque gioia, pieno di
tristezza e dolore.
Dolenti, tristi e pieni di afflizione sono rimasti i cortesi cavalieri, e i trovatori e i giullari
leggiadri troppo hanno trovato nella Morte un guerriero mortifero, che ha tolto loro il
giovane re inglese in confronto al quale i più generosi erano avari; non ci sarà mai e non
crediate che ci possa essere mai stato in confronto a questo danno nel mondo un pianto e
dolore adeguati.

37
04/12/18

Morte che estingue, piena di afflizione, ti puoi vantare che hai tolto al mondo il miglior
cavaliere che mai sia esistito di qualunque popolo, perché non c’è qualità necessaria per
mantenere il pregio che non esistesse pienamente nel giovane re inglese; e sarebbe stato
meglio se a Dio piacesse ragione (se Dio si adeguasse alla giustizia umana), che vivesse
lui di tante altre persone fastidiose che alle persone valenti non hanno mai fatto altro che
dolore e ira.
Di questo mondo infiacchito e pieno di afflizione, se l’amore se ne va considero
menzoniero il suo appagamento, non c’è nulla che non si trasformi in dolore cocente.
Sempre diventa più vile e vale meno oggi di ieri. Ognuno si specchi nel giovane re inglese
che era del mondo il più valente dei valenti. Ora la sua nobile persona che si faceva amare
è andata, per cui è rimasto dolore, sconforto ed ira.
A colui cui piacque per il nostro peccato originale di venire al mondo a liberarci dal peccato
e ricevette la morte per la nostra salvezza come un signore umile e giusto, invoco la grazia
che perdoni il giovane re inglese se gli piace così come esiste il vero perdono, e lo faccia
stare tra onorati compagni là dove mai ci fu dolore ne ci sarà ira.”
Estenta  parola che si trova una sola volta (apax), ed è in questo testo.
LENIZIONE  implica che le doppie latine si indeboliscono, le sorde diventano sonore,
possono spirantizzare e poi dileguare. Riguardano le consonanti in posizione intervocalica
o intersonante.

05/12/18

Accanto al genere del Planh si sviluppano quelli del Plazer (il piacere, ad esempio sulle
attività che si possono fare durante le varie stagioni), e dell’Ennuech (la noia, il contrario
del piacere).

BEM PLATZ LO GAIS TEMPS DE PASCOR

Sempre attribuita a Bertran de Born ma non è sua. È una canzone estremamente


attestata, si conserva in molti manoscritti, e dovrebbe essere degli anni ’20 del 1200:
persino Dante la credeva di Bertran de Born, ma egli morì nel 1215 quindi non poteva
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essere sua. A Dante servì per costruire lo sfondo del canto XXVIII dell’Inferno, dove si
trova Bertran in quanto seminatore di discordie: il trovatore vaga per il girone con la testa
tagliata tra le mani come una lanterna per il contrappasso. La canzone è probabilmente di
Guillén de San Gregory.

AUCH > audire  D + IOD in posizione finale si è assordata.


SES > sire latino, con “S” che si metteva agli avverbi quindi da sen si metteva senes o
sens, ses è la forma abbreviata. ER > da ERIT futuro latino “sarà”.
ACISMATZ  gallicismo dantesco  pronto. BRANS  brando

“Mi piace la gaia primavera quando foglie e fiori spuntano; e mi piace quando odo l’allegria
degli uccelli che fanno risuonare il loro canto per la boscaglia; e mi piace quando vedo nei
prati tende e padiglioni; e mi piace nel profondo del cuore quando vedo per compagnia
schierati cavalieri e cavalli armati.
E mi piace quando le avanguardie fanno fuggire persone e greggi, e mi piace quando
vedo dietro di loro una gran quantità di armati che viene insieme; e ho grande allegria
quando vedo forti castelli e le barriere rotte e sfondate, e vedo l’esercito sulla riviera che è
tutt’intorno chiusa con il fossato con lizze di pali robusti serrati.
E altrettanto mi piace di un signore che è primo ad attaccare armato a cavallo senza
timore che così fa infervorare i suoi con valente ardimento. E quando sarà la battaglia
ciascuno deve essere pronto a seguire con piacere perché nessuno è stimato nulla finché
non ha dato e preso un mare di colpi.
Mazze e brandi, elmi di colore, scudi tranciare e fare a pezzi vedremo all’iniziodella
battaglia e insieme scontrarsi per cui vagheranno senza cavaliere cavalli di morti e feriti. E
dopo che l’estorn è cominciata, ogni nobiluomo non pensi ad altro che mozzare teste e
braccia che più vale un morto che un sopravvissuto (con viltà).
E vi assicuro che non mi dà gusto mangiare né bere né dormire come quando odo gridare
“All’attacco!” d’ambe le parti e odo nitrire cavalli con la sella vuota e odo gridare “Aiuto
aiuto!” e vedi cadere per i fossati plebei e nobili tra l’erba e vedo i morti che nel costato
hanno i tronconi di lancia con la seta (stendardo).
Valente contessa, per la migliore che si possa scegliere nel mondo vi ritengono e per la
gente che mai si possa vedere e vedersi. Beatrice buona dama in dire e fare, fonte
làddove esce tutta la bellezza, bella senza artificio, il vostro ricco prezzo è tanto salito che
soprattutto sta avanti.
Baroni, ipotecate castelli e ville e città piuttosto che non farvi la guerra.”

10/12/18

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CONGIAT  uno dei generi che si trova nel canzoniere di Guglielmo d’Aquitania. In 8 o 9
pezzi che si trovano c’è una gran varietà, che va dal serissimo associato al Boeci al
burlesco totale associato al gallo rosso.
VANTO o GAB Abbiamo anche il primo esemplare di un genere che è legato a episodi
presenti anche nelle chansons de gestes.

Manoscritti che contengono il VANTO di Guglielmo che ha come incipit “Ben uueill que
sapchon lipluzor” (fotocopie spillate).
Da  manoscritto che ci dà info sulla consistenza delle vecchie antologie. È legato a D
anche se non ha nulla a che vedere con esso. Da è incline alla riscrittura monito.
C  di Narbona. Era a Venezia nel ‘500, ma i testi all’interno sono in lingua dociana.
Trascrizione diplomatica, che lascia uguale il testo del manoscritto. I manoscritti vengono
confrontati e bisogna cercare errori che non abbiano molte probabilità di essere stati
commessi da due autori contemporaneamente. Ci saranno tanti errori che accomunano i
vari manoscritti e difficile è trovare l’archetipo. I manoscritti Da e N sono banalizzanti.
Dal verso 36 è molto probabile che il copista in Da si sia accorto del buco in N e ci abbia
messo “donna”. Al verso 47 errore di congiuntivo di E e C, perché è il gioco che viene
intavolato e non il giocatore, quindi quello corretto è “FO” non “Fui”. L’ultima strofa
denuncia rimaneggiamenti. Nel verso 59 infatti non si capisce nulla.

GUGLIELMO D’AQUITANIA, BdT 183,2.

L’area di produzione è il Poitou ma lui non scrive in puro pittavino.


Verso 22  ipometria.
Nutrire  in generale nelle lingue romanze il TR è facile che non si mantenga e se si
mantiene la parola arriva per via colta (nutrire = cultismo). Prima di tutto la e finale non
rimane; il nesso TR intervocalico indebolisce la T e arriva alla IOD, quindi l’esito sarà
NOIRIR, che voleva dire nutrire ma anche allevare ed educare.

“Ben voglio che sappiano i più di questo componimento se è di buona fattura che ho tirato
fuori da un buon laboratorio; perché io porto il fiore (sono il migliore) ed è verità, e posso
trarne autore (testimone) quando sarà intrecciato.
Io conosco bene senno e follia, e conosco vergogna e onore, ed ho coraggio e paura; e se
mi imbastite davanti un gioco relativo all’amore non sono così sciocco da non saper
selezionare il migliore tra i peggiori.
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Conosco bene colui che parla bene di me e conosco altrettanto bene colui che parla male;
e conosco bene colui che mi sorride, e quelli che hanno piacere della mia compagnia,
conosco perfettamente che devo ricambiarli col volere la loro riuscita e il loro piacere.
Sia benedetto colui che mi ha educato, perché mi è toccata in sorte un’arte tale che mai a
nessuno con questa non venni meno (ho sempre accontentato tutti con quest’arte): che so
giocare sopra il cuscino a tutti i giochi; ma … di tutti i miei vicini qualunque ne vediate.
Ne lodo Dio e san Giuliano tanto ho appreso del gioco dolce che sopra tutti ne ho buona
mano, se qualcuno mi chiederà consiglio non glielo negherò, e nessuno andrà via da me
senza consiglio.
Poiché io ho la nomea di maestro infallibile giammai la mia amante non mi avrà stanotte
che non mi voglia avere la notte dopo, poiché io in questa arte e me ne vanto sono tanto
erudito che me ne so ben guadagnare il pane su tutti i mercati.
Non mi sentirete tanto vantarmi che comunque io non sia stato tirato indietro qualche
giorno fa che giocavo un gioco grosso che mi fu troppo favorevole … finché fu intavolato
quando ci feci caso non mi ebbe più mestieri (fu tutto inutile) tanto mi si era rivoltata la
situazione.
Ma lei mi prese in giro: “Signore i vostri dadi sono piccoli!” (avete fatto un basso
punteggio) “E io vi rinvito al raddoppio!” feci io: “Se uno mi desse Montpellier non sarà
lasciato!” E alzai il suo tavoliere con ambo le braccia.

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