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Trama

Nel XVI secolo, sulle torri che cingono Elsinora, capitale della Danimarca, due soldati s'interrogano
sul fantasma che nelle ultime sere sta facendo la sua comparsa, aspettando il cambio di
mezzanotte. Al cambio, insieme alla sentinella arriva anche Orazio, amico del principe, chiamato
dalla guardia a vigilare sullo strano fenomeno.
Lo spettro compare per la prima volta poco dopo la mezzanotte e si fa subito notare da Orazio per
la somiglianza con il defunto sovrano; rimane però muto, e poco dopo scompare. I due restano in
attesa di altre apparizioni. Orazio spiega così a Marcello che il figlio di Fortebraccio sta riunendo
un'armata ai confini della Norvegia, per riprendersi i territori che il padre ha perso in un duello con
il defunto re. Prima dell'alba riappare il fantasma, ma quando è sul punto di parlare in seguito alle
continue richieste di Orazio, canta il gallo e con questo suono il fantasma scompare.
La scena si sposta ora nel consiglio reale da poco apertosi. Sono presenti il re Claudio, la regina
Gertrude, Amleto, il ciambellano Polonio, suo figlio Laerte, i due ambasciatori Cornelio e
Voltimando, e altri. Nella riunione viene per prima discussa la questione del figlio di Fortebraccio, e
viene deciso di mandare i due ambasciatori dal re di Norvegia per convincerlo a indurre il nipote a
più miti azioni. Poi Laerte chiede al re di poter partire alla volta della Francia e questi glielo
permette.
Orazio, nel frattempo, raggiunge Amleto per metterlo al corrente delle apparizioni di uno spirito con
le sembianze del padre e del proprio presentimento che questi voglia parlare solamente con lui.
Decidono quindi d'incontrarsi sulle mura verso le undici. Giunti sulle mura lo spirito fa la sua
apparizione e chiede subito di parlare con il solo Amleto. Questi, intuendo che si tratta dello spirito
del padre, accetta senza esitazioni. Quando rimangono soli, lo spettro svela ad Amleto questa
tremenda verità: suo zio, ambendo al trono e al matrimonio con la Regina, lo aveva ucciso,
versandogli nell'orecchio un veleno mortale a base di giusquiamo mentre dormiva in giardino. Alla
fine della tragica storia lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, ed egli accoglie la richiesta senza
indugiare.
Tornato tra i suoi amici (Orazio e la guardia Marcello), nonostante le richieste di questi di svelare
loro il contenuto del colloquio, Amleto resta muto e li fa anche giurare, aiutato in questo compito
dalla voce dello spettro, di non parlare con nessuno delle apparizioni. Dopo l'incontro Amleto
diventa ancora più tetro, e i sovrani preoccupati mandano a chiamare Rosencrantz e
Guildenstern (due amici dell'università) affinché indaghino sulla malinconia del principe e
riferiscano tutto. I due parlano a lungo con Amleto, che però non si fida di loro, intuendo che siano
d'accordo con il re. Questi tentano comunque di rallegrare il principe sfruttando l'occasione
dell'arrivo di una compagnia teatrale.
L'idea rende Amleto euforico, non per lo svago che gli si prospetta, bensì perché la
rappresentazione teatrale gli offre la possibilità di mettere in pratica un piano ideato per verificare
se le informazioni dello spettro del padre siano vere o se egli sia piuttosto una visione demoniaca
che lo spinge all'assassinio dello zio. I due compagni vengono intanto richiamati dal re per sapere
se hanno scoperto qualcosa sulla crisi di Amleto e su come si possa riportarlo ai vecchi svaghi. È
presente anche Polonio che, quando vede che i due non riescono a spiegare la causa dei problemi
del principe, propone al re di verificare se la tristezza di Amleto derivi dal non vedere più Ofelia.
Quindi, congedati Rosencrantz e Guildenstern e notando l'arrivo d'Amleto, Polonio, il re e la regina
si nascondono lasciando sola Ofelia affinché si possa incontrare in modo “casuale” con Amleto.
Amleto però giunge in quel momento in preda ai furori causatigli dalla rivelazione dello spettro,
cosicché rifiuta ogni idea di vita coniugale e alla povera Ofelia, che gli ricorda le vecchie promesse
d'amore, consiglia di farsi suora, terminando il loro dialogo con la tetra frase "Non avverranno più
matrimoni e degli sposati uno morirà". Lo zio, sentendo questa frase, sospetta che Amleto possa
aver intuito qualcosa dei suoi crimini, e comincia quindi a prospettare l'idea di esiliarlo in Inghilterra
con la scusa di qualche incarico amministrativo.
Amleto, dopo ciò, va dagli attori per raccomandare loro una buona interpretazione nello spettacolo
della sera. Il suo piano infatti consiste nel verificare se le accuse dello spettro sono vere,
inscenando un dramma, "L'assassinio di Gonzago", simile a quello accaduto e osservando le
reazioni del re: se il re si fosse mostrato turbato, ciò avrebbe significato che le accuse del
fantasma erano fondate. L'idea riesce al meglio: infatti, durante la scena dell'avvelenamento, il re
esce incollerito dal teatro. Dopodiché la madre, per placare la collera del re, chiama Amleto in
camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi della rappresentazione di quel dramma.

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La regina stabilisce insieme a Polonio che, mentre lei parlerà con il figlio Amleto, questi (Polonio) si
nasconda nella sua camera, cosicché possa riferire al re le parole di Amleto. Amleto, mentre sfoga
la sua collera con la madre, scambia Polonio per il re e lo uccide al grido di "un topo, un topo!", e
alla fine porta senza alcun rimorso il corpo con sé per seppellirlo velocemente.
Saputo di quest'atto, il re conviene che si deve affrettare la sua partenza per l'Inghilterra e manda
Rosencrantz e Guildenstern a sollecitarlo per partire subito con la scusa del vento favorevole.
Ofelia intanto giunge al palazzo in uno stato di completa pazzia perché, essendo venuta a sapere
da alcune voci che il padre Polonio è stato ucciso, è stata sopraffatta dal nuovo dolore, aggiuntosi
alla delusione amorosa inflittale da Amleto.
Amleto, intanto, in cammino verso il porto per imbarcarsi in direzione dell'Inghilterra, incontra le
armate di Fortebraccio che passano sul territorio danese per attaccare la Polonia. Informatosi
presso i soldati dell'importanza del territorio, viene a sapere che è un terreno brullo e
strategicamente inutile, ma che loro lo conquisteranno, anche se ben difeso dai polacchi,
solamente per l'onore che deriva da una conquista. Ciò induce Amleto a riflettere sulla propria
meschinità che gli fa lasciare invendicato l'assassinio del padre nonostante la sua richiesta di
vendetta.
Laerte intanto, cui sono giunte delle false voci secondo le quali suo padre è stato ucciso dal re,
messosi alla guida di un'accozzaglia di criminali e avventurieri giunge in Danimarca, sbaraglia
l'esercito danese e si presenta davanti al re, chiedendogli conto sia della morte di Polonio sia dei
mancati onori funebri. Il re, dopo un lungo colloquio durante il quale compare anche Ofelia, riesce
a illustrare al furente Laerte tutta la verità, omettendo naturalmente il motivo della furia del principe.
Intanto arriva a Orazio una lettera di Amleto in cui gli dice che di tutto l'equipaggio della nave lui
solo è stato catturato dai pirati, e gli ordina di portare una lettera, allegata a quella che sta
leggendo, al sovrano. Orazio manda subito al re un corriere, che giunge verso la fine della sua
discussione con Laerte. La missiva annuncia al sovrano l'imminente ritorno di Amleto in
Danimarca.
Il re propone allora a Laerte, come mezzo di vendetta, di sfidare Amleto a duello. I due concordano
che Laerte userà una spada con la punta intinta in un potente veleno. Per sicurezza, il re decide
anche di offrire al nipote, durante il duello, una bevanda avvelenata.
Nel frattempo Ofelia, ormai pazza, si è uccisa gettandosi in un lago e due becchini le stanno
scavando la fossa. Amleto, trovandosi a passare di lì con Orazio, s'interroga su quale nobildonna
(perché solo una nobildonna potrebbe avere una sepoltura cristiana anche uccidendosi) debba
esser seppellita lì. Quando vede il corteo funebre capisce tutto e non può fare a meno di accorrere
sulla bara di Ofelia. Laerte, pieno di collera contro di lui, lo riempie d'insulti e lo sfida a duello. Il
giorno seguente Amleto viene chiamato nella sala del re per la sfida che sarà all'ultimo sangue.
Amleto però, prima del duello, si riconcilia con Laerte per mezzo di sincere scuse e dimostrazioni
di stima.
Comincia il duello e Amleto sta avendo la meglio, così il re gli offre la coppa di vino avvelenato. Ma
il giovane la rifiuta, ed è invece la regina a berla, con orrore del re. I duellanti intanto, nella foga, si
scambiano i fioretti, cosicché ognuno si ferisce con quello avvelenato. La prima a soccombere è la
regina. Allora Laerte, pentito di aver escogitato un così ignobile piano, rivela tutto ad Amleto e poi
muore per il veleno che lo ha ferito. La furia del principe si abbatte allora sul re che è trafitto da
Amleto con la spada avvelenata, rivelandone i delitti e offrendogli anche la coppa avvelenata, da
cui il re beve, morendo.
Amleto è in fin di vita quando Orazio gli annuncia che Fortebraccio è appena tornato vittorioso
dalla Polonia. Amleto allora lo propone come nuovo re appena prima di morire. Fortebraccio,
giunto quindi al castello, sale sul trono in quanto detentore dei maggiori diritti a reclamarlo, e
dispone grandi funerali per il defunto principe.

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Letteratura Inglese 2019/2020
I cinque paradossi legati alla figura di William Shakespeare

1-Social paradox
Shakespeare nacque a Stratford-Upon-Avon, una località di provincia di cui il padre era sindaco.
La famiglia era di ceto medio, Shakespeare frequentò sicuramente il liceo ma non ci sono
evidenze del fatto che abbia frequentato anche l’università. Di base, quindi, non avrebbe dovuto
avere competenze particolarmente elevate in alcun campo, come accadeva invece per chi
apparteneva all’alta società inglese. Il suo background socio-culturale risulta quindi assolutamente
inadatto a giustificare il livello di complessità dei suoi testi, che contengono non solo riferimenti
dotti ai classici latini e greci, ma rivelano anche vastissime competenze giuridiche, oltre a un
vocabolario fuori dal comune e a una padronanza del linguaggio impressionante.
Tali erano le conoscenze giuridiche di Shakespeare, che agli inizi del Novecento i giuristi si sono
accorti di poter utilizzare alcune scene delle sue opere per spiegare concetti legati alla
giurisprudenza. È nato così un movimento internazionale chiamato Shakespeare and below/ the
law.
I romantici giustificavano questa incongruenza sostenendo che Shakespeare fosse un genio
naturale, ma la spiegazione non risulta valida perché la legge è una convenzione, non si intuisce
con l’intelletto, bisogna necessariamente conoscerla, non ha niente a che fare col genio artistico
naif sostenuto dai romantici. Chi scrive di materie giuridiche come Shakespeare deve aver fatto
studi specifici. Nelle sue opere Shakespeare mostra anche un’ampia conoscenza della politica e
dei suoi meccanismi, appannaggio di chi fa parte dell’alta società.
Appurato che le competenze dei testi shakespeariani sono troppo elevate per il background
culturale dell’autore, comincia la caccia all’autore reale delle opere.
La prima ipotesi è Francis Bacon. Il contesto socio-culturale sarebbe adeguato, il personaggio
plausibile. Ma Bacon stesso ha firmato numerosissime opere e si è occupato di diverse riforme
giuridiche, non avrebbe mai potuto scrivere anche tutto Shakespeare.
La seconda ipotesi è il conte di Oxford, ma anche lui scrive e firma opere, di tutt’altro livello rispetto
a quelle shakespeariane. È anche stato in Italia (la conoscenza del nord Italia, da Venezia a
Milano, emerge nelle opere di Shakespeare), ma muore nel 1604, mentre Shakespeare scrive
almeno fino al 1610.
Nella biografia di Shakespeare si parla addirittura di lost years: dieci anni della sua vita, dai 20 ai
30 circa, di cui non si sa assolutamente nulla. Si ipotizza che li abbia trascorsi in Italia, centro della
cultura europea dell’epoca. Quando ricompare in Inghilterra e comincia a scrivere per il teatro, lo si
accusa infatti di essere « italianated».
HammerSchmitt, studiosa tedesca, trova persino un documento da cui risulta che un uomo di
nome Gullielmus Clercus Staffordensis si sia registrato presso un collegio anglico di Roma (clercus
sta per clark, l’assistente di un avvocato).
Come farebbe, quindi, un uomo con il background di Shakespeare ad avere tutte le conoscenze
che rivelano le sue opere? In La Tempesta anche le manovre nautiche descritte sono di estrema
precisione, sembra che chi scrive sappia come si manovra una nave. Tra l’altro non c’erano testi di
nautica che circolassero, quindi l’unico modo per venire a contatto con alcune informazioni erano
gli studi e le esperienze dirette. Il personaggio non corrisponde al background.

2-Ambiguity paradox
Con il termine ambiguità si designa tutto ciò che ci risulta ancora incomprensibile dell’opera di
Shakespeare. L’autore a tratti è criptico, a volte addirittura si contraddice. Molte scene non sono
minimamente in linea con il tipo di ricezione che si era abituati a prendere in considerazione.
Shakespeare è forse l’unico autore per cui tale ambiguità sia stata considerata un vanto.
Numerose contraddizioni sono state considerate licenze artistiche.

3-Historical paradox
Il periodo storico in cui si colloca Shakespeare, a cavallo tra il regno di Elisabetta I e quello di
James I, corrisponde al periodo in cui l’Inghilterra cresce e diventa una potenza coloniale.
A partire dagli anni Settanta sono stati condotti degli studi che hanno portato a rivalutare l’intero
periodo storico, che si è rivelato molto più complesso di quanto si pensasse, soprattutto dal punto

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di vista socio-politico. Questa battaglia storiografica investì i tre patroni di Shakespeare: il conte di
Essex, il conte di South Hampton e la famiglia Pembroke.
Si scoprì ad esempio quale ruolo fondamentale avesse giocato il conte di Essex nel quadro politico
del tempo, così come l’esistenza dell’Essex Network, di cui sia Shakespeare che l’amico Ben
Johnson facevano parte.
C’è stata dunque una revisione storiografica che ha interpretato questo periodo come tempo di
aspre battaglie politiche che hanno inevitabilmente condizionato l’opera di Shakespeare. Alla luce
di tutto ciò, anche le opere stesse dovrebbero essere reinterpretate, così come l’intera vita
dell’autore.
I fondamentali studi sull’epoca storica di Shakespeare sono stati condotti dall’Università di Oxford
a partire dagli anni Settanta e da Gajda, che ha pubblicato il suo libro nel 2012.

4-Dissolution paradox
Le opere di Shakespeare che si rappresentano oggi nei teatri sono molto distanti dall’originale. In
primis perché si tratta di opere molto lunghe, adatte a essere rappresentate nel pomeriggio come
si faceva all’epoca di Elisabetta I, in modo da avere diverse ore a disposizione, mentre adesso gli
spettacoli serali non possono durare più di un paio d’ore. Secondariamente perché i registi
manomettono gli originali con tagli, adattamenti e introduzione di elementi legati alla modernità. I
testi ne escono stravolti. A tale proposito, Harold Bloom parla di reducing Shakespeare.

5- Tre patroni
Ricostruire la vita di Shakespeare è molto difficile perché di lui si sa poco. Certo che ha avuto tre
patroni, che in alcuni casi gli hanno fatto regali molto consistenti. Qual era quindi l’ascendente di
Shakespeare su questi personaggi così eminenti?
Sulla vita del conte di Essex ci sono molte informazioni, ma per quanto riguarda il conte di South
Hampton esiste solo una biografia striminzita e censurata (Hackrigg). Anche la biografia dei
Pembroke scritta da O’ Farrell è stata tagliata e censurata dagli editori.
Come è possibile quindi studiare Shakespeare ma prescindere dai suoi patroni?

Le ragioni per cui il periodo storico di Shakespeare risulta di difficile lettura sono radicate in
un’epoca precedente e hanno a che fare con le cause della guerra civile inglese, la English Civil
War. Gli storici hanno cominciato a occuparsene concretamente intorno agli anni Settanta.
La guerra civile inglese (1642-1649), prima chiamata Puritan War, è considerata la prima
“rivoluzione francese” della storia. Classificata come una guerra di religione, aveva effettivamente
una componente puritana, ma il risultato fu l’insorgere dell’esercito guidato da Cromwell contro
Sua Maestà (Charles I, figlio di James Stuart), quindi un’opposizione prettamente politica.

Franco Venturi: per la prima volta una forza nazionale riesce ad arruolare un esercito capace di
battere l’esercito del re: si istituisce uno Stato nello Stato, il sovrano viene contrastato e deposto.
Si tratta di un rovesciamento della logica, il parlamento si schiera contro il re.
Ma la domanda fondamentale risulta essere: perché mai in un paese come l’Inghilterra, happy
country per antonomasia, mai toccato dalle rivoluzioni né da Napoleone, non si è mai chiarita la
natura di questa guerra?
Dopo aver guidato la rivolta, Oliver Cromwell tenta di far eleggere il figlio come suo successore,
ma questi non viene accolto. Il parlamento inglese decide allora di dare la corona a Charles II.
Questo atto rappresenta un’enorme affermazione di potere da parte del parlamento, che è così
influente da scegliere persino il sovrano.

CHE COSA DETERMINA LA ENGLISH CIVIL WAR?

L’Ottocento è stato definito il secolo della storia e della storiografia. Durante questo periodo diversi
storici hanno tentato di individuare le cause che hanno portato alla English Civil War.

Thomas Macaulay (History of England, 1848) afferma che la rivoluzione si sia resa possibile a
causa del carattere debole di Charles I. È stato quindi un happy destiny che il sovrano non fosse
abbastanza forte da opporsi al parlamento, perché questo ha permesso all’Inghilterra di affermarsi

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come monarchia parlamentare, formula tipica dell’Occidente. Nasce così il mito dell’Inghilterra
come nazione privilegiata, la più antica democrazia europea, liberatasi dal giogo dell’assolutismo
che era attivo in altri paesi, come la Francia e la Spagna.
Lo scontro tra sovrano e parlamento si inserisce senza dubbio anche nel quadro delle
complicazioni religiose tra Scozia, Irlanda ecc., ma considerare questo come unico elemento
significa mascherare in parte il vero significato della rivoluzione.

Gardiner (History of England, 1893) - tesi analoga a quella di Macaulay: la rivoluzione è avvenuta
perché gli inglesi sono stati abbastanza abili da provocarla, il genio inglese ha inoltre il merito di
aver elaborato la English Constitution.
Naturalmente si tratta più di autocompiacimento, che di un’analisi lucida delle circostanze.

Nel Novecento, con l’affermarsi della filosofia marxista, si è fatta strada l’idea la rivoluzione fosse
l’esito necessario e prevedibile dello sviluppo di una classe sociale, che diventando più forte ha
finito per imporsi. Questa interpretazione fa parte della rilettura della storia che si è fatta alla luce
delle nuove idee marxiste.

Christopher Hill (Intellectual origins of English Revolution, 1965)


Con la nascita della classe media, che sostituisce l’aristocrazia, la rivoluzione era inevitabile.
Questa teoria non convince gli storici più conservatori, per cui le idee marxiste rappresentavano
una minaccia.

Conrad Russell: (The origins of the English Civil War, 1973)


Nella sua opera Russell teorizza che non ci sia stata nessuna contrapposizione né ideologica né di
classe, ma una serie di incomprensioni e urti personali. Dal punto di vista politico, anzi, erano tutti
d’accordo, tanto da poter parlare di una È.
Tali incomprensioni unite alle complicazioni religiose hanno dato vita a una «accidental war»,
qualcosa di scatenato dal caos e da imputare a semplici differenze di carattere, escludendo ogni
discorso sociopolitico. Si tratta del manifesto del negazionismo/revisionismo storico nella storia
inglese, l’idea che ci fossero fazioni diverse risultava infatti fastidiosa.
Russell ignora totalmente il concetto di contrapposizione tra Court e Country, che nasce dalle
contee, le quali avevano il diritto di eleggere i propri rappresentanti in parlamento, generando
fondamentalmente una contrapposizione tra corona e parlamento.

Negli anni Ottanta gli studiosi cominciarono a mettere in dubbio la teoria di Russell, in particolare
Sommerville consulta gli archivi e porta alla luce milioni di trattati e materiale propagandistico, che
dimostrano l’esistenza di un’opposizione politica, distruggenti di fatto la One-party Theory.

Inizia così una corsa a chi rivede il periodo storico.

Patrick Collison avanza una teoria che sembra una contraddizione in termini: dopo aver studiato i
materiali che circolavano all’epoca di Elisabetta I, sostiene di poter dimostrare che si facessero
discorsi in parte monarchici e in parte repubblicani, e che esistesse quindi una sorta di
«Monarchical Republic». È così che la regina Elisabetta I ha acquisito notevole popolarità
nonostante sembrava avesse la fortuna contro, in quanto donna, non sposata e senza figli. Riuscì
addirittura a tenere insieme unità religiose differenti, libere di coesistere a patto che tutti
accettassero il potere politico della chiesa anglicana.

McLaren sostiene che la regina Elisabetta abbia inventato quella che definisce incorporated
crown: la corona si fa carico di una serie di richieste e include nel proprio spazio decisionale diversi
enti che vengono ascoltati e interpellati nella gestione del potere. La regina era infatti molto colta,
in grado di trattare e di farsi dei validi alleati, caratteristiche che la resero una delle sovrane più
longeve. Contrariamente a ciò che si pensava, Elisabetta regnò a lungo e riuscì a far fronte alle
casse vuote dello stato, ai dissidi religiosi e a una politica estera tutt’altro che semplice da gestire.

Non esistono biografie dei grandi uomini di quel periodo (Yates)

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Hammer (australiano) decise di scrivere la biografia del conte di Essex: personaggio di rilievo nella
storia del suo tempo, consigliere militare e aristocratico. Non riuscì a portare a termine il suo lavoro
– mancavano gli ultimi dieci anni di vita del conte – in quanto si trattava di un’opera estremamente
lunga e complessa. In più le fonti non erano complete: prima di essere giustiziato (1601), il conte di
Essex bruciò tutti i suoi documenti e carteggi, consapevole del pericolo che incombeva sulla sua
vita.
Prima di morire, però, il conte aveva dato vita a una rete di contatti che prese il nome di Essex
Network. Così, l sue idee sopravvissero alla sua morte e continuarono a circolare in tutto il Paese
grazie all’importante presa ideologica che i suoi successori esercitavano su tutta l’Inghilterra. Non
a caso, sia la figlia che il nipote (figlio della sorella Penelope Rich) del conte furono alla guida della
rivoluzione del 1642. Penelope stessa si occupava insieme al fratello di politica internazionale, era
specializzata in criptazione e decriptazione di messaggi segreti e giocò un ruolo fondamentale nei
rapporti tra la Scozia e l’Inghilterra.
L’Essex Network era così influente da riuscire a opporsi al sovrano: ogni volta che James I
convocava il parlamento non otteneva nulla, perché questo si opponeva. Il re collezionò ben
quattro fallimenti.

Irish Bradley: Il lascito ideologico del conte di Essex sarebbe andato perduto se non ci fosse stata
la mediazione dell’Essex Network. Appena giunto in Inghilterra, infatti, James I venne ospitato da
un uomo del circolo, tale Wilton House. Conobbe così immediatamente Shakespeare. Il gruppo
instaurò un rapporto con la corona dando vita a una serie di negoziazioni, il che si rivelò
fondamentale per evitare che James I mettesse in atto il suo progetto di politica assolutista.
Con il suo modello di incorporated crown, Elisabetta I aveva di fatto creato i presupposti per
permettere all’Essex Network di avere un ruolo di rilievo nella politica nazionale.
Anche Adamson scrisse un libro sulla English Civil War, ma non era consapevole del prezioso
lascito del conte di Essex, portato alla luce un anno dopo dalla Gajda.
L’Amleto di Shakespeare allude alla figura del conte di Essex.

Lezione 1

Nelle prime tre ore di lezione abbiamo visto che si può parlare oggi di cinque paradossi per quanto
riguarda la figura e l’opera di William Shakespeare:

1. SOCIAL PARADOX: riguarda la posizione sociale di Shakespeare considerata inadeguata


a livello culturale e sociale delle sue opere. Si è messo in dubbio che sia l’autore delle sue
opere (problema della “authorship”);

2. AMBIGUITÀ: i testi appaiono poco comprensibili dal punto di vista delle aspettative dei
significati e quindi addirittura contraddittori, tanto che è nata la teoria che valorizza
l’ambiguità come un tratto tipico dell’opera shakespeariana; 

3. HISTORICAL PARADOX: la nuova prospettiva storica sul periodo viene ignorata da anni
dalla critica shakespeariana ma oggi comincia ad esserci qualche consenso tra gli storici. Il
considerare irrilevante lo sfondo storico è un atteggiamento non più giustificabile;

4. TEXT DISSOLUTION PARADOX: molti registi oggi usano il testo shakespeariano


sfruttando il nome di Shakespeare e di fatto modificano il testo, lo modernizzano e lo
tagliano, dissolvendo il vero messaggio shakespeariano e compiendo semplicemente
un’operazione teatrale che altera il messaggio originario;

5. PATRONI DI SHAKESPEARE: sappiamo che Shakespeare ha avuto tre patroni (Conte di


Essex, Conte di Pembroke e Conte di Southampton), dei personaggi di grande importanza
storico-politica che hanno giocato ruoli di primo piano nelle vicende politiche in Inghilterra
sia nel periodo di Shakespeare, sia nel periodo che porta alla dittatura di Cromwell. Su
questi personaggi così importanti a lungo non si sono però viste delle biografie. Fatto molto

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strano: da una parte c’era un interesse che li investiva in quanto patroni di Shakespeare,
cosa che gli farebbe determinare quale fosse lo spazio sociale dell’autore e che
permetterebbe di poterne comprendere il contesto sociale, dall’altra parte erano rilevanti
dal punto di vista storico-politico in sé. 

Questa serie di paradossi non ha trovato fino ad ora una chiara risposta, ma il dibattito
storiografico ha avuto nel frattempo un’importante evoluzione. Il periodo Shakespeariano precede
di non molto la rivoluzione del 42-49. La comprensione di cosa porta a questa rivoluzione ha
provocato un dibattito storico molto intenso e contrastato. Abbiamo visto in particolare:
 l’interpretazione del felice destino della storia inglese che sarebbe stata benedetta da una
vicenda che ha portato a fondare la prima vera democrazia europea, senza però spiegare
che cosa ha provocato la rivoluzione. 
 La lettura marxista di Christopher Hill che indicava la rivoluzione come una rivoluzione
necessaria di classe. 
 La teoria negazionista di Conrad Russell che azzerava l’esistenza di cause veramente
specifiche, nel senso che la sua teoria definibile come negazionista affermava che non
c’era stato uno scontro di partiti o di punti di vista ideologici diversi ma che tutto era nato
da una situazione di caos in una società che aveva “one party, one class”. Questa tesi, che
è stata sostenuta per anni, viene contestata alla fine del novecento, in particolare da
Sommerville (mette in luce tutta una ricca bibliografia che rivede un intenso dibattito, quindi
un’opposizione che scriveva trattati, mettendo in luce il fatto che c’era stato un intenso
dibattito con molte pubblicazioni che mette in discussione la tesi di one party, one class),
Collinson (monarchical republic ai tempi di Elisabetta, ridefinendo il concetto di monarchia)
e McLaren (definisce il regno di Elisabetta come il regno di una regina con una
incorporated crown, ovvero una regina che rende il paese partecipe alle sue decisioni,
rivalutando il rapporto tra la regina Elisabetta e le parti sociali nel suo paese). Questo
dibattito permette di rivedere tutto il periodo shakespeariano dal punto di vista storico. 

Prima di entrare nello specifico anche per quanto riguarda la revisione della posizione dei tre
patrons di Shakespeare, è opportuno vedere una descrizione dei tratti salienti del periodo che era
stata fatta nel 1972 da Lawrence Dawn, storico dell’Università di Princeton, che fa delle
osservazioni storico-sociali molto interessanti sul periodo. Questo libro viene ripubblicato nel 1987,
97 e nel 2002. L’edizione dell’87 è ancora il testo che più sinteticamente e significativamente mette
in risalto gli aspetti salienti di questo periodo è ci permetterà di entrare nello specifico attraverso
una revisione dell’opera sociale dei protettori di Shakespeare. 

Dawn ha un grosso vantaggio che gli ha permesso di essere un testo di riferimento: si pone un
problema di vasta prospettiva, partendo dal concetto di rivoluzione e da cosa si intenda per
rivoluzione. Cosa si intende per rivoluzione? È un cambiamento in modo violento di forme di
governo o di regime o di aspetti importanti del funzionamento della società come ad esempio i
meccanismi della solidarietà sociale, la distribuzione sociale dei beni, l’autocoscienza nazionale di
un paese. Partendo da questa definizione, Dawn prende in considerazione un periodo che va dal
1529 al 1629 come il periodo che crea le “preconditions” per quello che succederà dopo. Che
cosa sono queste preconditions? Delle condizioni che non rendono la rivoluzione necessaria ma
senza le quali la risoluzione sarebbe stata impossibile. Il secondo periodo, che va dal 1629 al
1639, viene definito come “precipitance”, ovvero le condizioni che rendono molto probabile la
rivoluzione. Il terzo periodo sono i “triggers”, le cause che rendono ineludibile la rivoluzione, e va
dal 1639 al 1640. L’unico periodo che è rilevante per comprendere Shakespeare è quello delle
preconditions.

Qual è l’evento che innesca tutti i fenomeni, rendendo così mobile la società inglese e mettendo in
moto una serie di cause che porteranno alla rivoluzione? La data del 29 viene scelta perché è la
data in cui avviene lo scisma dalla chiesa inglese dalla chiesa cattolica romana. Enrico VIII decide
per la rottura con Roma e istituisce la nuova chiesa anglicana. Quali sono le conseguenze? Lo
scisma provoca quello che si potrebbe definire un terremoto sociale ma anche un possente
ascensore sociale. Operando lo scisma, Enrico VIII si appropria di tutti i beni della chiesa (che
erano in buona parte donazioni di persone religiose che lasciavano in eredità proprietà, terreni e

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quant’altro) liberando tutta una serie di proprietà, soprattutto fondiarie e immobili, che entrano nelle
casse dello stato. Dal punto di vista economico è una grossa operazione, che avrebbe potuto
arricchire le casse del sovrano inglese, ma pochi anni dopo, dal 1543 al 1551, Enrico VIII decide di
imbastire una guerra contro i francesi. Il sovrano riuscirà a conquistare la città di Boulogne ma
questa guerra avrà un forte effetto imprevisto perché per poter avere i mezzi economici per
finanziarla, Enrico VIII decide di vendere il patrimonio ottenuto con lo scisma. Questo provoca un
terremoto sociale positivo perché molti, visto che questo patrimonio viene venduto in fretta,
riescono a comprare delle parti del patrimonio nazionale a prezzo ribassato. Persone che non si
sarebbero potute permettere acquisti a questo punto riescono ad acquisire proprietà di un certo
valore e quindi ad innalzare il loro status sociale. Se calcoliamo che questo avviene in
concomitanza con una crescita demografica, capiamo che si stanno gettando le basi per un
cambiamento sociale radicale: la nascita della classe media. 

Di fatto, questo scisma religioso porta a una trasformazione della società inglese di primaria
importanza: nasce la prima classe media d’Europa, nascono le professioni e si è notato che c’è
un’anticipazione rispetto alla scena europea della crescita della classe borghese media e in
particolare delle professioni mediche e giuridiche. Naturalmente a queste si affianca tutta la classe
mercantile che è quella che poi arricchisce il paese. Questa trasformazione sociale viene posta in
essere senza un programma da parte del monarca e sarà la base della fortuna storico-sociale
dell’Inghilterra. Il raddoppio della popolazione può avere maggiore spazio perché se l’economia
cresce ci sono più risorse per tutti. La crescita demografica avviene in particolare a Londra, che
passa da 60 Mila a 140mila abitanti. Questo è importante perché crea il pubblico di Shakespeare.
Al raddoppio della popolazione corrisponde un forte incremento del commercio, anche con l’estero
(passando per Londra). La concentrazione nella città di Londra non riguarda solo la popolazione
ma anche l’importanza delle istituzioni, in particolare dei tribunali. La carriera forense diventa un
tratto caratteristico della città di Londra, con una concentrazione sia degli studenti di diritto sia degli
avvocati perché i tribunali più importanti del paese si trovavano tutti a Londra. Questo avviene più
che in qualsiasi altra capitale europea. Le scuole di giurisprudenza di Londra sono un punto
fondamentale per l’opera di Shakespeare perché gli studenti avevano interesse nelle sue opere,
essendo queste raccomandate dai docenti come utili per la loro formazione (take it down in Amleto
si rivolge agli studenti di giurisprudenza). Altro fenomeno fondamentale è il cambiamento sociale
che avviene all’interno del parlamento, che esisteva dal 300 ma la cui formazione cambia
notevolmente. In questo periodo i membri del parlamento passano da 300 a 500; quelli che
appartengono alla nuova classe sociale, quella che studia e che si è evoluta grazie alla rivoluzione
sociale nel periodo di Enrico VIII (gentry) arrivano a rappresentarne il 50%-75%. Mentre la
popolazione raddoppia, le classi terriere triplicano. C’è un’esplosione edilizia.

Lawrence Stone mette in evidenza tre fattori fondamentali della trasformazione sociale:
1. Rising Gentry: dal 1590 al 1640 c’è una crescita delle professioni, in primis quella
giuridica, dando origine ad una middle class che è competente, in grado di gestire la
proprietà, discutere con competenza in parlamento, conosce la common law e può farsi
sentire nei tribunali. Una vasta fascia della popolazione che prima era socialmente
inadeguata e non aveva voce in capitolo ora si afferma sia nei tribunali che nel parlamento,
cominciando un dibattito ideologico sul proprio ruolo, cominciando a discutere del rapporto
tra La Corona e il suddito. La Rising gentry diventa una forza sociale importante per
definire il funzionamento della macchina sociale. Non si parla solo di una crescita numerica
della gentry ma anche di un’ascesa sociale. A questa Rising gentry accedono sia persone
che salgono dal basso, sia quelle che scendono dall’alto. L’aristocrazia, essendo
parzialmente in crisi, ha un grosso problema: per mantenere il privilegio di casato che cosa
fa? Già da tempo aveva previsto che il patrimonio andasse tutto nelle mani del primogenito
e che gli altri figli dovessero trovarsi una professione che gli permettesse di portare avanti
una vita dignitosa. Queste persone cadono quindi nella categoria della Rising gentry, i figli
cadetti che appartengono a famiglie aristocratiche che non sono più in grado di finanziare
tutti i figli o di finanziare l’espansione della classe aristocratica. C’è quindi tutta una fascia di
figli cadetti dell’aristocrazia che “scendono” nella categoria della Rising gentry,
contribuendo alla formazione di una middle class. 

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2. Fenomeno della Educational Revolution: fenomeno importantissimo perché le università
diventano i cavalli di Troia del nuovo ordine che si va a creare. I figli della Rising gentry
hanno bisogno di studiare: si scrivono a Oxford, Cambridge o alle Inns of Court, che sono
quasi tutte a Londra. A Londra esiste quindi una popolazione molto vasta di giovani che
studiano e che sono intellettualmente attivi e interessati a competere sul mercato
intellettuale e delle professioni. Questo pubblico diventa un pubblico prezioso e di
riferimento per Shakespeare, che si rivolge ai judicious, coloro che sono capaci di
giudicare. Shakespeare sostiene che sia importante la full House ma che la cosa
fondamentale sia essere approvato dai judicious. Le scuole londinesi crescono
esponenzialmente così come crescono i numeri degli studenti di Oxford e Cambridge nei
loro corsi di formazione generale. La common law era scritta in Norman French, che solo le
Inns of Court erano in grado di trattare. 
3. Fenomeno della Declining Aristocracy: l’aristocrazia non scompare, anzi, alcuni dei
grossi aristocratici giocheranno un ruolo fondamentale, ma c’è un declino della vecchia
aristocrazia che basava il proprio potere sul potere militare. La vecchia aristocrazia era
forte nella misura in cui poteva mettere in campo un’importante forza militare. Questo tipo
di aristocrazia, a meno di non entrare nel mondo moderno degli affari, non è più e non sarà
mai più in grado di mettere in piedi un proprio esercito. Per contrasto, il declino di questa
aristocrazia lascia spazio all’ascesa della gentry. 

A questo punto può essere utile vedere qualche aspetto fondamentale sul dibattito sociopolitico di
quel periodo. Che cosa viene descritto come decisivo da Lawrence Stone per quanto riguarda la
circolazione ideologica del periodo? Si arriva qui a prendere in considerazione il dibattito
ideologico che si svolge in questo periodo: Lawrence Stone mette a fuoco l’analisi del rapporto tra
l’innovazione delle fasce sociali e del loro ruolo e il sovrano (che ha luogo soprattutto a Londra ma
anche nel resto del paese). Stone mette fortemente in rilievo questo dibattito, che di fatto diventa
un dibattito costituzionale. Bisogna stabilire quali sono i poteri della corona e quali quelli del
parlamento e inoltre quale sia il ruolo del parlamento, che rappresenta il patrimonio del paese, il
Commonwealth, ed ha una natura elettiva. La visione dei membri del parlamento, così come il loro
ruolo all’interno di questa istituzione, cambia. Si costituiscono quattro gruppi sociali di revisione e
opposizione allo stato di preminenza della corona, che determineranno il dibattito ideologico in
parlamento e al di fuori del parlamento: 

1. l’ideologia puritana;
2. l’ideologia della campagna (country ideology);
3. la funzione giuridica della common law che rivendica i diritti dei cittadini nei confronti della
corona;
4. il cosiddetto relativismo (atteggiamento ideologico mentale che crea una nuova mentalità
che è pronta a discutere di tutto, a studiare con uno sguardo nuovo i rapporti sociali sia tra
corona e suddito che tra corona e religione). 

LEZIONE 2
Sono quattro i movimenti di opposizione alla corona individuati da Lawrence Stone nella fase delle
preconditions che va dal 1529 al 1629, cioè la prima fase preparatoria che è quella che ci riguarda
perché include il periodo shakespeariano:
1. Ideologia puritana
Il primo filone di opposizione alla corona è costituito dal puritanesimo, che secondo Stone non
è in sé un’ideologia rivoluzionaria ma di fatto crea un senso di identità particolare del cittadino,
perché il puritanesimo si lega a una componente nazionalista, suggerisce un senso di elezione
nazionale, ma soprattutto avvalora l’individuo in quanto mette il soggetto in rapporto diretto con
Dio, suppone che nella coscienza dell’individuo si determini un rapporto con Dio di cui
l’individuo è il solo responsabile senza il tramite della chiesa. Questo implica alfabetizzazione,
il soggetto deve studiare le scritture, deve essere in grado di capirle, inoltre la sua
responsabilità individuale produce una forma di righteousness, cioè una convinzione di essere

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nel giusto, di indipendenza di scegliere cosa è giusto. Quindi, in questo senso, abitua il
soggetto protestante ad essere responsabile non all’obbedienza (tratto caratteristico della
concezione cattolica) ma a un’autonomia di giudizio che crea anche un fenomeno di
indignazione morale quando il sovrano o le istituzioni non si comportano in modo adeguato in
termini religiosi/etici. Questo crea tra i puritani un senso di aggregazione, una forma di
aggregazione difensiva, infatti i puritani costituiranno il primo partito della storia della politica
inglese. Quindi il puritanesimo è fondamentale nella nascita di un atteggiamento critico oltre
che di aggregazione partitica.
2. Common law
Il secondo filone che ha avuto un ruolo nel dare origine alla rivoluzione è costituito dalla
common law che rivendica i diritti dei cittadini nei confronti della corona. Esiste in Inghilterra da
secoli e viene considerata come una forma sedimentata di ragione, una forma di indipendenza
dal sovrano perché è costituita dal diritto consuetudinario, cioè dal deposito di una serie di
judgements precedenti conservati per tipologia di casi, preso in consultazione ogni volta che si
deve definire un nuovo caso. Quindi un nuovo caso viene definito in rapporto alle decisioni
prese in casi analoghi precedenti. Questa competenza dà da una parte un senso di
appartenenza a un gruppo specializzato e orgoglioso di sé e coeso in parlamento e quindi da
un senso di autonomia ai membri di questo gruppo, su formano associazioni (es white coith
cappuccio bianco). Non c’è un sovrano che definisce una legge, ma c’è un deposito al quale si
attinge indipendentemente dalle variabili corone e politiche.
3. Ideologia country
Rappresenta una forma di critica alla corte. Viene riconosciuta già nel 1970 da Perez Zagorin,
che in The Court and the Country aveva parlato dell’ideologia country in opposizione alla corte
definendola l’inizio della rivoluzione inglese, quindi aveva inteso molto bene l’importanza di
questo fenomeno. Perché è stata invece negata a lungo da quasi tutti gli storici (es da
Russell)? La Restivo non se lo spiega. Dunque, Stone (1972) aveva alle spalle la ricerca di
Zagorin. Stone ha quindi terreno per ben descrivere questa ideologia che di fatto trova ampio
riscontro nelle opere di Shakespeare. L’ideologia country crea una visione di contrapposizione
tra corte e paese, che è comunque una delle manifestazioni politiche che la regina Elisabetta I
permette di far sviluppare. Al tempo stesso, Zagorin parlava della sua abilità a gestire questa
contrapposizione e capirne l’utilità. In cosa consiste questa contrapposizione? L’ideologia
country presenta diversi aspetti che sono di critica di quello che succede a corte e per questo è
stata a lungo trascurata perché vista come inopportuna. Definizione che Stone dà di ideologia
country = terza componente della mentalità dell’opposizione e chiarisce che ci sono 6 aspetti
diversi di questa ideologia che interagirono tra di loro: 
1. componente letteraria; nasce nelle università di Oxford e Cambridge e ha origine dalla
letteratura latina, dalle Georgiche di Virgilio (che venivano fatte imparare a memoria in
latino) che presenta questo ideale di distanza dagli intrighi della corte dell’Impero Romano
rifugiandosi in campagna. Quindi le Georgiche per gli studenti diventano un vessillo
dell’idea della campagna (colta, casta, nazionalista, produttrice di beni economici) come
luogo ideale da contrapporre alla corte di Londra (stile di vita corrotto, indebitati, lussuriosi,
non producono niente economicamente). 
2. componente ambientale, fisica; campagna vs Londra (sporca). 
3. componente culturale; la campagna è una cultura, uno stile di vita. I proprietari terrieri sono
parsimoniosi, hanno un senso di responsabilità e sono tipicamente inglesi in usi e costumi,
in cui il paese si riconosce a differenza di quelli importati dall’estero della corte. A corte si
concentravano le ambasciate straniere e la nobiltà faceva viaggi nel mondo. 
4. componente geografica; country come contea che elegge i propri rappresentanti per
mandarli in parlamento. Luogo fisico e politico, in cui sono avvenuti grandi cambiamenti
rispetto al passato medievale. Le grandi famiglie aristocratiche che un tempo controllavano
il territorio (dette case magnatizie) hanno perso importanza, c’è stato un lungo declino del
loro ruolo. Ora il terreno delle contee è diventato più indipendente dalle casate
aristocratiche, ha i propri giudici e i propri rappresentanti. Da qui il motto my country is my
county, frase molto forte. 

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5. componente nazionale; da una parte l’avvaloramento dell’antica costituzione, ovvero i
rappresentanti della campagna che siedono in parlamento in quanto onorano l’esistenza
del parlamento che deve la sua esistenza all’antica costituzione che prevede questa
rappresentanza. Dall’altra, la corona e i suoi alti funzionari. Si crea così una
contrapposizione, ci sono due paesi in un certo senso. Ciò veniva detto esplicitamente,
infatti Stone cita un passo dell’epoca in cui il paese viene definito come costituito da due
componenti (il che non vuol dire necessariamente in contrapposizione, ma che devono
convivere e accordarsi): la campagna e la corte. Il governo a sua volta è costituito dalla
corona e dal parlamento e il parlamento contiene sia i deputati della corte sia quelli della
campagna. Il parlamento conta perché rappresenta l’economia del paese. Chi entrava in
parlamento? Coloro che avevano proprietà e quindi chi aveva una parte dell’economia del
paese in mano e aveva un ruolo produttivo e che quindi riteneva di avere il diritto di
difendere questo ruolo. Quindi la difesa del ruolo delle contee nella House of Commons in
parlamento, appare come la difesa del Commonwealth cioè della ricchezza comune. 
6. componente della politica estera; l’ideologia country punta alla difesa della caratteristica
protestante del paese. In politica estera punta all’alleanza con paesi protestanti, mentre in
politica interna all’indipendenza rispetto alla corona. 
4) relativismo: Il relativismo diffondeva scetticismo, erodendo i valori tradizionali e la gerarchia
della tradizione (pag. 134 edizione Einaudi).
Lawrence Stone cita come esempio John Donne, riportando i suoi celebri versi:
And new philosophy calls all in doubt,
[…]
'Tis all in pieces, all coherence gone,
All just supply, and all relation;
Prince, subject, father, son, are things forgot
(i pezzi citati dalla prof in realtà non sono consecutivi nell’opera di Donne, ho messo […] per
segnalare il distacco)

Questi versi celebri indicano che è finita la concezione gerarchica all’interno dello stato e della
famiglia (quindi rapporto tra suddito-sovrano, ma anche tra patriarca-membri della famiglia). Questi
riferimenti registrano un crollo degli schemi di autorità (come commenta Lawrence),
Con questa poesia, Lawrence commenta che si registra un crollo degli schemi di autorità, e parla
anche di Francis Bacon e del metodo sperimentale, dicendo che anche l’ideologia di Bacon e
l’inizio di un pensiero scientifico basato su prove, analisi e sperimentazione, contribuiscono alla
crisi già avviata in campo religioso. Si iniziano a confrontare religioni diverse e questo pluralismo
religioso mette tutto in discussione (fino a quel momento si pensava che la religione è una sola,
tutti ci credevano e sembrava convincente).
A ciò si aggiunge l’aumento demografico e la crescente mobilità della popolazione, che diminuisce
il controllo della comunità di pensiero. Vecchie credenze e convinzioni vengono messe in
discussione.
Lawrence Stone cita Donne e Bacon come punti di riferimento, ma bisognerebbe aggiungere
anche il nome di Montaigne. I saggi di Montaigne e la sua famosa domanda “cosa sono io?”, tipica
domanda scettica e di dubbio, assumono importanza all’interno della cultura inglese grazie alla
traduzione in inglese di John Florio, studioso di origine italiana che si trova a Londra, entra nel giro
del Conte di Essex e diventa docente di italiano per il Conte di Southampton (secondo patrono di
Shakespeare).
Grazie a lui, il pensiero di Montaigne irrompe nell’ambiente shakesperiano, tanto che influenza
molto le opere di Shakespeare (in cui si possono trovare citazioni celebri, la più lunga delle quali è
nella Tempesta).
La presenza del pensiero di Montaigne in Shakespeare è stata rilevata a partire da Hamlet. 

Il relativismo mina l’assolutismo, anche perché quest’ultimo si basava sulla concezione che il
potere temporale del sovrano gli fosse stato dato dalla volontà divina e che egli rispondeva
direttamente a Dio, da cui era incaricato in modo provvidenziale di governare.
È chiaro che una concezione che mette in discussione la religione, mette in discussione anche il
mandato divino del sovrano, soprattutto se lo si pensa come assoluto.

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A) Sono necessarie alcune osservazioni dopo la spiegazione storica data da Stone. Queste
riguardano l’opposizione tra corona e parlamento, centro del suo discorso. 

La corona inglese, dopo la morte Enrico VIII (1547), rimane debole per quasi un secolo, perché
quando Enrico muore gli succede il figlio tanto desiderato Edoardo VI che sale al trono nel 1547.
Ma regna soltanto 6 anni fino al 1553, perché è un bambino di salute cagionevole, e al suo posto
regnano i reggenti e quindi di fatto la corona viene gestita da altri. Alla sua morte subentra Mary
Tudor, che regna per soli 5 anni, la quale si sposa con Filippo II di Spagna, che viene sentito come
un estraneo (non verrà mai ammesso nel parlamento inglese). Inoltre, Mary cerca di riportare
l’Inghilterra nel cattolicesimo. Di fatto anche Mary non è un sovrano forte, non ha il tempo di
stabilizzare la sua scelta di ritorno al cattolicesimo, ha un marito imbarazzante per il parlamento,
ha un paese diviso di fronte a sé, quindi rappresenta una fase debole della monarchia. Quando nel
1558 Elisabetta I sale al trono, e regnerà per 25 anni, il suo regno diviene un periodo decisivo per
durata e portata, e altera il rapporto della corona con il paese. In parte per sbaglio, perché la
regina essendo una donna veniva considerata incapace di avere una propria autonomia (come ha
notato la McLaren), e quindi Elisabetta I ricorse a consiglieri, a favoriti e al parlamento. Lei
promuove con intelligenza il rapporto col parlamento, convoca molti parlamenti e ha un ottimo
rapporto con loro, anche perché li convoca da una posizione di popolarità rispetto al paese,
dunque da una posizione forte, è molto apprezzata (si fa vedere ogni anno dal popolo nei famosi
‘progress of the queen’, cioè ricerca attivamente la devozione dei sudditi, che la osannano).
McLaren parla di incorporated crown perché Elisabetta ha saputo guadagnare e mantenere
popolarità presso i sudditi e allo stesso tempo ha saputo interloquire con le parti sociali. Elisabetta
I ascolta davvero il parlamento, non prende ordini ma collabora (a differenza dei parlamenti dei
sovrani precedenti). Nel Golden Speech (1601), fatto in occasione della convocazione del suo
ultimo parlamento, ricorda la lunga ed efficiente collaborazione tra corona e parlamento. Anche
recentemente gli storici concordano che è stata il miglior sovrano della storia inglese. Una pecca
del trattato di Laurence Store è che in fondo parla di debolezza della corona sotto Elisabetta I. (non
è d’accordo la Restivo) Elisabetta I, come il padre, provoca trasformazione socio-storica. Enrico
VIII aveva provocato, grazie al patrimonio ottenuto con lo scisma, la nascita di una borghesia in
anticipo rispetto al resto d’Europa, che sarà fondamentale per la crescita del paese. Elisabetta I
provoca una consuetudine politica che continuerà nel tempo. Dopo la morte di Elisabetta nel 1603,
con James I e Charles I, la collaborazione col parlamento di fatto cessa. James è determinato a
concepire la monarchia, e quindi il suo ruolo, come sovrano assoluto, il suo potere discende
direttamente da Dio e ascolta il parlamento ma decide in autonomia. Non ritiene di avere dei doveri
nei confronti del parlamento. Infatti i suoi quattro parlamenti sono tutti fallimentari. Non riesce a
utilizzare il parlamento. James consiglia al figlio Charles di evitare il parlamento perché luogo di
litigi inutile. Quando Charles I sale al trono e ha bisogno di chiedere soldi per l’esercito contro i
ribelli scozzesi si trova obbligato a convocare il parlamento, col quale però non sa interloquire e ciò
porterà alla guerra civile. La guerra dal 1642 al 1649 porta a un periodo di Commonwealth, cioè
senza sovrano, poi alla dittatura di Cromwell dal 1658 al 1660. Dopo la morte di Cromwell, avrebbe
dovuto succedergli il figlio ma ciò causò caos sociale. Alla fine, il parlamento invita Charles II (figlio
di Charles I in esilio in Francia) a tornare e prendere la corona. Charles II regna dal 1660 al 1685,
convoca il parlamento dandogli poco spazio ma ci entra a patti. Nel frattempo, si afferma la teoria
del leviatano di Hobbes (che era stato il tutor di Charles II) che rovesciava il concetto ideologico di
parlamento, riteneva giusta la violenza del singolo, il sovrano, su tutti gli altri, per evitare l’homo
homini lupus, il tutti contro tutti, una violenza universale, la quale viene sospesa soltanto dal fatto
che il popolo cede tutti i suoi diritti originari al sovrano per evitarla. Charles II muore e gli succede il
fratello James II Stuart che è cattolico. Nel 1688, poiché non viene tollerato dal paese e nemmeno
dal parlamento, c’è la Glorious Revolution. Questo ci fa capire come il parlamento sia riuscito a
sopravvivere e ad affermarsi. Il parlamento ottiene di far sposare sua figlia Mary II Stuart
protestante con Guglielmo d’Orange. Quindi vuol dire che il parlamento si trova nella posizione di
poter scegliere la successione. Motivo per cui l’Inghilterra è considerata la più antica democrazia al
mondo. 
B) Stone è un modello adatto e valido ancora nel 2020 perché i suoi punti di forza sono:
innanzitutto che offre un modello di tipo composito, di tipo socio-storico e cerca le cause della
rivoluzione inglese sul tempo lungo, cioè ha uno sguardo di lunga durata. Fa un confronto con un
testo di John Adamson The Noble Revolt (2007), che aggiorna sotto certi profili il problema delle

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cause del conflitto (rivoluzione 42-49), distrugge la teoria della accidental war di Russell, sostiene
che fu una vera rivoluzione (non una guerra civile né una guerra religiosa) e ne attribuisce le
motivazioni alla nascita del noble junto, un gruppo di nobili a capo della House of Lords, e
chiarisce una volta per tutte, documentando tutte le varie scelte dei personaggi, che ci sono
motivazioni politiche attorno alla collaborazione o meno della corona col parlamento. Al tempo
stesso, non spiega come mai è potuto accadere un simile fenomeno come ha fatto un gruppo di
quattro nobili (noble junto) a essere seguito dalla maggioranza della popolazione, considerato che
per vincere deve mettere in campo un esercito, cosa che nessun aristocratico poteva permettersi
col proprio potere dinastico. 
Stone spiega che qui l’esercito nasce dal consenso popolare, ovvero la maggioranza della
popolazione si unisce a questi nobili, è disposta a sacrificare la vita in una guerra contro il legittimo
sovrano. Come mai? Che cosa sostiene questa azione? Ci vuole una forte convinzione, dei forti
interessi per giustificare un fenomeno di questo tipo. Stone spiega questa evoluzione ideologica
per cui, quando la gentry scende in campo, quando si crea questa alleanza tra nobili e gentry, è
chiaro che si ha così il grosso della economia del paese e per questo avrà il successo che noi
sappiamo, per questo che sarà in grado di ottenere la condanna a morte del sovrano, accusandolo
di alto tradimento della costituzione inglese. Questa è una rivoluzione costituzionale. 
Il discorso di Adamson mette bene in risalto le fasi della rivoluzione ma non spiega come mai si sia
arrivati a un contesto sociale che mette in grado il parlamento (Commons e Lords, gli ultimi
capeggiati dai noble junto) di andare contro il legittimo sovrano e vincere. Quindi è Stone che ci
spiega come è stato possibile. Bisogna collegare Adamson e Stone per capire cosa sta
succedendo. 
C) Inns of Court: per Stone la common law, la giurisprudenza, gioca un ruolo decisivo in quanto
rappresenta uno dei filoni di opposizione a sua maestà ed è ciò che dà forza e competenza al
parlamento. Su cosa si regge questa opposizione della common law? Sull’esistenza delle Inns of
Court naturalmente, che preparano gli avvocati e gli esperti di giurisprudenza, sull’esistenza delle
istituzioni, dei tribunali e sul ruolo che gli esperti di legge giocano in parlamento. Come mai si
chiamano Inns of Court? Perché erano nate come alberghi, gli esperti di legge in passato
dovendosi recare a Londra per andare nei tribunali crearono un’associazione volontaria con una
sede dove risiedere per spendere meno. Si sviluppano nel tempo e iniziano a ospitare corsi per
preparare le generazioni successive. Come si costituisce questa fascia sociale così importante? Lo
storico Wilfred Prest li descrive: questi esperti si formano nelle scuole, nelle 4 Inns of Court a
Londra oppure nelle 10 Inns of Chancery (per occuparsi di casi non risolvibili con gli strumenti
giuridici della common law, dato che la legge inglese era duale ma poi i due modelli si
integreranno). Ai tempi di Shakespeare hanno circa mille studenti, che a 15-16 anni prenotavano
un posto per studiare legge e prima di frequentare andavano a studiare a Oxford o Cambridge
perché la cultura generale insegnata in latino veniva fatta lì. La cultura giuridica specifica si
insegnava invece nelle Inns of Court in Norman French. Questo significa che abbiamo una
popolazione di circa 5000 studenti (1000 + 4000) che costituiscono il pubblico potenziale di
Shakespeare. Che cosa fanno gli studenti delle Inns of Court? Studiano per sei mesi e poi fanno
sei mesi di learning vacation in cui studiano da soli. Devono abituarsi a destreggiarsi con la lingua,
avere una certa dose di wit per influenzare giudici e pubblico, acquisire competenza per citare i
casi giusti dal deposito e avere una certa sensibilità politica e storica. Imparavano tutto ciò con
lezioni e esercizi, ma anche con la frequentazione del teatro di Shakespeare che si rivela in grado
di migliorare queste caratteristiche. Quindi il teatro diventa completamente nella preparazione degli
studenti. Questi studenti erano affiancati da professionisti della legge, e si preparano per lavorare.
Si sta formando sotto Elisabetta I la diplomazia, che avrà bisogno di professionisti. Quindi un
pubblico che si aspetta competenza, e allora le opere teatrali devono essere interessanti per gente
preparata come loro. Questo determina il successo del teatro di Shakespeare ma anche gli
interessi dietro i quali lavora Shakespeare. Infatti, Amleto si rivolge agli studenti di legge, a un
certo punto dice ‘take it down’, prendete appunti. Al cimitero, mentre scavano la tomba per Ofelia e
trovano dei teschi, tutte le ipotesi di identità dei teschi che Amleto fa rimandano a esperti di legge.
Questo perché il pubblico di riferimento di Shakespeare era competente in giurisprudenza. Ciò
spiega come mai Amleto, che è stato a lungo considerato come un testo di vendetta, in realtà sia
un testo che inizia col tema della vendetta che viene in realtà sostituita dalla giustizia. Ciò era di

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grande interesse per il pubblico di giuristi, poiché è un testo di passaggio, anche proprio dal punto
di vista ideologico. Si passa da una prospettiva in cui l’aristocrazia aveva il diritto e il dovere della
vendetta per farsi rispettare, a una prospettiva in cui invece nello stato moderno nascente sotto
Elisabetta I il diritto si afferma contro il concetto di vendetta (giustizia fai da te). Infatti, Horatio,
studente, non approva mai il sentimento di vendetta di Amleto. 

LEZIONE 3
Lezione incentrata sul Conte di Essex, primo patrono di Shakespeare e a cui fa riferimento la
figura di Hamlet (come si riconobbe già nel ‘900 in un saggio di Lilian Winstanley intitolato Hamlet
and the Scottish succession, in cui dedica un interno capitolo alla figura del conte di Essex
all’interno di Hamlet). Da allora, la figura di Essex è riemersa dagli studi di Gajda e Hammer.
Facendo riferimento a questi studi, soprattutto a quello del 2012 pubblicato da Alessandra Gajda,
sappiamo che il conte di Essex nasce nel 1565 e muore nel 1601 (muore a 35 anni, giovane).
La sua vita si definisce in funzione del rapporto con la regina Elisabetta, col suo regno e il suo
ruolo politico, ma anche col suo rapporto con Shakespeare.

Essex nasce nel 1565, viene presentato a corte dal patrigno, il Conte di Leicester, che era il
favorito di Elisabetta e lo rimase fino a quando morì (nel 1587).
Tutti pensavano che sarebbe stato il giusto marito per Elisabetta, i due erano attratti
reciprocamente ma non si sono mai sposati a causa di motivi politici (il contesto politico era tale
che la corte non avrebbe accettato il matrimonio, lui non era nobile, era stata la regina a nominarlo
Conte di Leicester ma la sua famiglia non era adeguata).
La figura di Leicester era stata importante ma controversa. Lui sposò in seconde nozze la madre
del Secondo Conte di Essex ed è lui a presentare il giovane a corte come suo sostituto, nuovo
favorito della regina.

Quando Essex viene presentato a corte nel 1588, Elisabetta ha 54 anni, lui 22. Lui è giovane e in
alcuni scritti che potremmo definire “giornalistici” (che precedono però i veri studi storici, iniziati con
Hammer e Gajda) descrivevano il rapporto tra i due come un rapporto di gigolò a sua maestà,
avevano insinuato che Essex fosse l’amante della regina, ma tutto questo è falso. I due hanno un
rapporto di tipo materno, ed è proprio quello che Shakespeare descrive nell’Amleto, in cui la madre
di Hamlet è la regina. È anche un rapporto politico, di collaborazione con la regina che cercava i
migliori strumenti per portare avanti il suo governo del regno. Quindi il rapporto è tra madre-figlio,
in un certo senso Essex è il figlio che lei non ebbe, peraltro presentato a corte dall’uomo che lei
avrebbe voluto sposare. Per secoli, tuttavia, vi fu la damnatio memorie del Conte di Essex.

La Gajda descrive gli ultimi anni del rapporto tra Essex e la regina, che furono quelli decisivi che
poi adducono all’Amleto.
Gajda parte nel primo capitolo clamorosamente dicendo che tutti per anni hanno considerato con
sprezzo la figura di Essex, ma che in realtà il Conte godette di enorme prestigio nella sua epoca,
un prestigio superiore a qualsiasi altra figura a lui contemporanea, e che durò per diversi anni dopo
la sua morte.
L’immagine negativa che si aveva di Essex era dovuta alla disinformazione.
Gajda parte citando il testo di Robert Pricket del 1604, che elogia il Conte di Essex (nonostante il
testo sia stato pubblicato ben tre anni dopo la sua morte e che la sua morte fu infamante,
decapitato per alto tradimento, condannato dalla regina che aveva servito per anni).
Robert Pricket definisce il Conte di Essex come “Natures pride, Vertues bulwarke, the whole
worlds wonder”. Grande pregio, “l’orgoglio della natura” (era un uomo prestante in tutti i sensi,
anche nell’aspetto), si parla di “Vertues” (ha tutte le qualità migliori che si potevano desiderare in
un gentiluomo e in un nobile) e lo definisce “la meraviglia del mondo” (ovviamente mondo
europeo). 
L’opera in cui viene data questa definizione del Conte si chiama “Honors fame in triumph riding”,
titolo forte, “la fama dell’onore che cavalca trionfante”.

Gajda mostra che Pricket non sta esagerando, le sue descrizioni non sono eccessive.

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La fama di Essex non fu solo senza precedenti in quel periodo e successivamente, ma fu anche
internazionale.
Enorme popolarità in Inghilterra (forse anche superiore a quella di Elisabetta) ma famoso anche
altrove, come in Olanda (aiuta gli olandesi per problemi politici), in Francia (diventa amico
personale di Enrico IV di Francia, con cui conduce una politica estera in accordo con la regina,
Enrico IV lo favorisce e si allea con gli inglesi contro gli spagnoli), in Italia (Essex organizza attività
di intelligence in nord Italia, nella fascia che va da Milano a Venezia) e in Spagna (dove molti
sapevano chi era grazie alle sue azioni militari).

Figura famosa a corte, ma nota anche negli ambienti più umili della popolazione inglese. Fama di
cui si avvale quando deve arruolare eserciti: diventa il generale più importante d’Inghilterra, se
chiamava a raccolta un esercito i giovani si precipitavano ad arruolarsi.

Questa figura gode di popolarità senza precedenti, ma come mai? Possibile che personaggio poi
liquidato come troppo ambizioso, “a fool”, abbia avuto fama così incontrastata a lungo in quel
periodo?
Prova della sua fama:
Nel 1642, quando inizia il contrasto tra parlamento e Charles I Stuart, il parlamento mette in campo
un esercito (contro le pretese assolutistiche del sovrano) raccolto sotto al vessillo personale del
Conte di Essex. Questo segnala non solo l’importanza nell’epoca elisabettiana della sua figura, ma
anche il perdurare della sua importanza (il suo vessillo alzato 40 anni dopo, giovani ancora si
arruolavano sotto il suo simbolo).

Storia del Conte secondo Gajda:


Il padre era il Primo Conte di Essex, morto in Irlanda, dove era stato mandato per domare gli
irlandesi a nome della corona inglese. Aveva profuso beni personali per alimentare la guerra e
pagare l’esercito.
Nel 1576 muore di dissenteria e suo figlio diventa Conte a 11 anni. Essendo minorenne, passa
sotto la tutela (diventa ward) di William Cecil, a cui poi fu conferito il titolo di Lord Burghley dalla
regina.
La regina aveva due grandi consiglieri al suo fianco, uno era William Cecil e l’altro (che viene
scelto dallo stesso) è Francis Walsingham (che diventerà padre del primo servizio segreto
inglese). 
Mentre Cecil si occupa di politica interna, la politica estera e diplomazia viene affidata per lo più a
Walsingham.
Il Conte di Essex ha come padre Walter Devereux, che è morto impoverito durante la campagna
d’Irlanda, mentre la madre è Lettice Knollys, che a sua volta è stata sposata in seconde nozze
dopo la morte del marito con il Conte di Leicester, favorito e mancato marito della regina. 

Quindi Essex diventa Conte nel ‘76, nel 1577 va all’Università di Cambridge. Dai 12 ai 16 anni
frequenta l’università e completa gli studi sottoponendosi agli esami finali, cosa che di solito i nobili
non facevano perché non avevano bisogno del titolo di studio e non amavano sottoporsi alla
valutazione dei docenti, si consideravano socialmente superiori a loro.
Essex apprezza la scholarship, si sottopone agli esami fino in fondo (cose che di solito facevano i
gentiluomini e non i nobili). Apprezza molto gli studi (anche se lascia Cambridge per la vita politica,
militare ecc) ma per tutta la vita continuerà a chiamare Cambridge “Itaca mea” (ad indicare che
desidera ritornarci).

Nel 1581 si laurea. Due anni dopo, nel 1583 (tra i 17 e i 18 anni) si reca in Scozia, dove inizia una
carriera diplomatica. È Walsingham a portarlo con sé in Scozia, di fatto Essex entra nell’attività
politico-diplomatica di Walsingham (che lavora per la regina ed è alleato con Lord Burghley).
Essex segue la missione diplomatica in Scozia per parlare con James VI di Scozia, il sovrano di
cui sosterrà la candidatura alla successione di Elisabetta (e che infatti diventerà James I
d’Inghilterra).

Ciò rivela che è destinato alla vita politica direttamente dal patrigno (che lavora insieme a
Walsingham) ed è educato alla vita politica. Le sue opposizioni non sono inventate da lui, ma

15
portano avanti il programma di Walsingham e del Conte di Leicester. Porta avanti per senso di
dovere un programma non nato dalla sua ambizione politica e sociale, ma un programma in cui è
stato cresciuto, programma della generazione precedente di famiglia. 
Walsingham studiò a Parma, sapeva le lingue, nominato alleato di Burghley perché quest’ultimo
non conosceva le lingue straniere, mentre Walsingham sapeva l’italiano, il francese ed era la
persona adatta per la politica estera.

A 18 anni è presentato brevemente a corte alla regina Elisabetta, ma in quel momento non accade
niente di importante.
Nel 1586 viene portato in Olanda da Leicester e partecipa ad una celebre battaglia a Zutphen, ha
20 anni e inizia la sua carriera militare e a distinguersi per abilità militare (è la sua prima azione
militare di qualche rilievo).
Nella battaglia muore una persona che faceva parte del gruppo di Leicester, ovvero Sir Philipp
Sidney, che era considerato un grande esempio di uomo dotato di abilità militari, diplomatiche e di
grande cultura.
Viene ferito in battaglia, la ferita si infetta e muore. È interessante perché si racconta che Sidney
(che era considerato esempio di uomo di grandi virtù, abilità a tutto campo, militari e intellettuali), in
punto di morte, abbia regalato la sua spada al Conte di Essex. Atto di riconoscimento, quasi
delegandolo come successore della sua fama.
Conte di Essex, che aveva già ricevuto l’influsso del Conte di Leicester, riceve anche quello di
Sidney, che gli passa con la spada anche il simbolo della sua identità.

1989, 3 anni dopo la battaglia di Zutphen, Essex sposa la vedova di Sidney (figlia di Francis
Walsingham). Anche questo indica coesione all’interno del gruppo.

Nel frattempo, nel 1587 (21 anni) viene notato dalla regina (anche per la gloria della battaglia) che
lo apprezza, ne fa il suo favorito e lo nomina Master of the Horse. Incomincia la sua brillante
carriera politica, sostenuta dal favore della regina.
Tra il 1590 e il 1595, Essex aggiunge al suo lavoro politico di consigliere della corona un sistema di
intelligence, messo in piedi a proprie spese (qui come erede di Walsingham, ormai morto). Lui
eredita i materiali di intelligence raccolti da Walsingham e prosegue il suo lavoro nell’area italiana,
soprattutto veneziana, considerata di vitale importanza per vari motivi. Uno di questi è che Venezia
era una potenza navale, famosa per la sua cantieristica navale. 
Gli spagnoli erano meno abili dei veneziani, quando avevano bisogno di esperti andavano a
Venezia, e nei canteri della città si raccolgono notizie su quel che succede nella flotta spagnola.
Venezia diventa quindi un punto essenziale per avere notizie sulla flotta spagnola (principale
minaccia dell’epoca per l’Inghilterra), sui suoi movimenti e le sue intenzioni.
Inoltre, Venezia faceva da tramite tra il mondo nordico protestante e il mondo cattolico italiano,
perché aveva una certa indipendenza dal papato, a momenti quasi si separa dal cattolicesimo e si
unisce ai protestanti. Quindi oltre che fonte di notizie, è un posto in cui si possono trovare alleati
(gli uomini di Essex infatti diventeranno diplomatici, accreditati dalla corona, proprio a Venezia).

Questa attività di intelligence dura 5 anni, sempre a spese personali di Essex, ed è importante
perché egli non solo ottiene informazioni importanti decisive per la politica estera inglese, ma
riesce a impressionare favorevolmente la regina con rapporti praticamente settimanali (che da
Venezia attraversano l’Europa e giungono a Londra), tanto che lei nel 1592 lo fa entrare nel Privy
Council, gruppo dei consiglieri più vicini alla corona. Lui è il più giovane tra i membri.
Da qui inizia un lavoro politico mirato, non è solo il favorito della regina, ma uno dei pochi che si
riuniscono formalmente per prendere decisioni e esprimere pareri alla regina.
Partecipa anche ai lavori del parlamento, egli stesso disse che nessun gentiluomo aveva mai
lavorato tanto in parlamento quanto lui (lavorava incessantemente, studiava i provvedimenti,
discuteva di questioni, faceva commissioni, ecc). 

Il giovane Francis Bacon è attratto dal lavoro di Essex, diventa uno dei suoi alleati e collaboroti, e
lo definisce physician of the state (Gajda sottolinea questo). Perché “medico dello stato?”. Nel
momento in cui lo stato passa dal medioevo alla modernità deve rinnovarsi, nelle sue forme,
strutture, amministrazione e tipi di interventi in parlamento. Essex dimostra grande interesse per

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questo rinnovamento, per l’inizio della modernità in Inghilterra. L’apprezzamento di Bacon non è da
poco, lo segue per molto (si stacca solo negli ultimi anni, quando si accorge che la posizione
politica di Essex inizi a diventare pericolosa).

Un altro testo che Gajda mette in risalto è un testo che esce apparentemente anonimo nel 1594-95
che si intitola “The State of Christendom”. Gajda ha le prove che sia un testo del circolo di Essex.
Lui non è un uomo isolato, mette in piedi un ampio giro di persone, tra cui Bacon, per fare un
lavoro collettivo da statisti.
Gajda dice oggi si sa che quest’opera anonima è un’opera collettiva del circolo di Essex, gruppo di
pensatori e intellettuali che sono sia letterati, che politici, avvocati, esperti di giurisprudenza, che
lavorano insieme per produrre anche opere anonime come questa.
Quest’opera analizza i vari stati europei per vedere qual è il meglio governato. Si pone il problema
delle strutture dello stato, è chiaro che c’è l’interesse di rinnovare lo stato inglese sulla base del
modello europeo. Le considerazioni su quali siano gli stati meglio governati ci indicano il pensiero
di questo gruppo.
Un tratto specifico dell’attività politica di Essex è un’alleanza importante con la Francia di Enrico IV,
con il quale ha sintonia di idee e con cui fa un’alleanza fondamentale di contrasto alla Spagna.
La politica estera di Essex si basa sull’alleanza con la Francia in funzione antispagnola. Ma perché
antispagnola?

2 motivi per cui la Spagna è vista come il grande nemico dell’Inghilterra:


 Spagna è la più grande potenza d’Europa in questo momento, collegata agli Asburgo, e ha
una potente flotta. È un paese coloniale. Minaccia l’Inghilterra di invasione (che prova a
compiere nel 1587)
 Problema costituzionale. Non solo la Spagna è un pericolo diretto per l’indipendenza del
paese, ma è anche un esempio di assolutismo regio, qualcosa che Essex definisce come
Spanish servitude. Essex ebbe modo di avere notizie di prima mano sul regno spagnolo e
sapeva bene cosa significasse assolutismo regio e temeva che l‘Inghilterra potesse andare
verso forme di assolutismo.

L’odio verso la Spagna non è solo dovuto alla paura che essa potesse sopraffare l’Inghilterra, ma è
soprattutto un odio dovuto a rifiuto e paura della sua forma politica (che tra l’altro si stava
diffondendo in Europa).
Quindi per Essex è importante l’alleanza con Enrico IV contro gli spagnoli. Elisabetta è d’accordo e
anche se c’erano opposizioni all’interno del Privy Council e del governo, tutto sommato vanno
d’accordo.

Nel 1598, però, Spagna e Francia firmano la Pace di Vervins, la Francia è spossata dalla guerra
contro la Spagna e la Spagna ha capito che non riesce ad invadere la Francia. Quindi viene meno
il grande alleato francese per gli inglesi, ora la Francia si è legata le mani con la pace e non è più
un alleato affidabile contro gli spagnoli.
Nel 1598 inizia una crisi politica della posizione di Essex. Essex viene accusato di essere l’unico a
voler continuare un atteggiamento ostile nei confronti degli spagnoli. Lui non si fida di loro e si
trova per la prima volta attaccato da una certa fascia politica. Scrive allora la famosa Apology, in
cui cerca di spiegare che lui non è un guerrafondaio che ama la guerra, ma il problema è che
ritiene che la Spagna continui ad essere un pericolo per l’Inghilterra e che bisogna continuare una
politica ideologicamente contraria alla Spagna.

Ma di cosa si occupa nello specifico il conte di Essex?


4 aspetti importanti della sua politica:
 Politica sociale
 Politica militare (riforma dell’esercito)
 Politica costituzionale 
 Politica religiosa

Tutto ciò incide sulla politica estera, che continua ad essere a favore della Francia e degli
olandesi. 

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La politica di Essex dal ’98 entra in crisi, non c’è più quella unità nazionale necessaria nei confronti
della Spagna, non solo a causa della Pace di Vervins, ma anche per altri due motivi:
 Questione della successione della regina. Dal 98 Elisabetta non è più giovane, si teme che
la sua morte possa non essere lontana (lei era stata anche male, poi si riprende. Morirà nel
1603). C’erano stati momenti di panico, successione difficile perché non aveva figli. Definire
la successione in base alle persone che potevano vantare una parentela con la famiglia
inglese non era facile.
 Problema irlandese. La rivolta in Irlanda, che porta il problema di un intervento militare.
Essex viene nominato a capo dell’esercito per domare la ribellione, ma in realtà sia per
motivi politici che per motivi religiosi (o ideologici in generale) non è così in
contrapposizione con gli irlandesi. Cerca di arrivare ad una pace con loro, cosa che però gli
sarà fatale e lo porterà alla contrapposizione con Elisabetta e i suoi consiglieri, soprattutto
con Robert Cecil (figlio di William Cecil), allo scontro finale e al suo destino di esecuzione
decapitale nel 1601.

Lezione 4
Nella precedente lezione abbiamo tratteggiato il profilo del Conte di Essex. Dobbiamo dire ancora
due parole sulla crisi che lo porta alla decapitazione nel 1601.
Crisi di Essex
La crisi di Essex comincia nel suo momento di maggiore gloria, cioè con la battaglia di Cádiz, una
battaglia contro gli spagnoli voluta da Essex, il quale temendo come tutti gli inglesi un secondo
attacco dalla flotta spagnola dopo quella della famosa Invincibile Armata o quella precedente
dell’87, ha un’idea alla Pearl Harbour, ovvero cogliere di sorpresa la flotta spagnola nel porto
spagnolo di Cadice e distruggerla. Dunque, organizza con la Regina Elisabetta una spedizione
navale con un esercito che arriva all’improvviso nel porto di Cadice. Sbarca l’esercito, gli spagnoli
sono colti di sorpresa, distruggono le navi nel porto. Intervengono anche nella zona vicino al porto
con un’azione militare sul territorio e di fatto rendono impossibile, almeno a breve, una nuova
spedizione spagnola contro gli inglesi, della quale si era parlato negli ultimi tempi e che si era
parecchio temuta. Questa battaglia – che in realtà è un attacco a sorpresa agli spagnoli, ma si
svolge anche sul territorio –, dunque, questa azione militare è di grande successo perché gli
inglesi riescono a distruggere quasi un’intera flotta ancorata a Cadice e quindi a prevenire
qualsiasi attacco spagnolo per gli anni successivi.
In realtà Essex aveva pensato anche ad un’ulteriore seconda parte della missione perché sapeva
che doveva tornare in quei giorni la flotta spagnola dalle colonie americane e pensava anche di
attaccare la flotta spagnola di ritorno e di impadronirsi dei tesori (soprattutto oro) che questi
portavano a casa dalle colonie per le casse dello Stato spagnolo.
L’operazione di Cadice quindi, dal punto di vista militare ottiene il suo scopo dal punto di vista degli
inglesi, perché mette al sicuro per un certo periodo di tempo l’Inghilterra da attacchi spagnoli.
Tuttavia, la seconda parte dell’operazione non riesce, per una questione di giorni non riescono a
intercettare la flotta spagnola di rientro.
Per di più, quando rientra in patria (questa operazione avviene nel ‘96/’97), viene assalito dai suoi
nemici e gli vengono fatte domande su cosa abbia fatto del bottino di guerra (perché naturalmente
c’era stato anche un bottino ricavato dall’attacco sul territorio intorno a Cadice) e viene
indirettamente accusato di essersi appropriato di un ingente bottino. Questo naturalmente offende
molto Essex che non era certo un uomo da riempirsi le tasche a differenza di Robert Cecil che –
come dice Susan Doran – si era “lined his pockets with money”. Infatti, i due Cecil, padre e figlio, in
due generazioni riescono a costruire ben tre palazzi di livello letteralmente reale, laddove Essex
inizia e finisce la sua carriera indebitato praticamente, anzi la finisce più indebitato di quanto fosse
all’inizio.
Dunque, per il Conte di Essex l’accusa e l’inchiesta che viene portata avanti al suo rientro da
Cadice è decisamente offensiva. Questa crisi fa da prologo a una crisi di vita di corte, nel senso
che quando lui rientra a partire dal ’98 si pongono altri problemi. Quindi non solo c’è stato questo

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episodio estremamente sgradevole per Essex, ma nel ’98 comincia a porsi il problema di una
spedizione militare inglese in Irlanda.

Spedizione irlandese
Per questa spedizione in un primo tempo Essex cerca di evitare l’incarico, ma è considerato il
migliore generale inglese della sua generazione, appena rientrato da un’operazione che lui aveva
condotto con successo a Cadice e quindi in un certo senso è quasi costretto ad accettare
malvolentieri. Malvolentieri perché la situazione irlandese era particolarmente difficile, non solo dal
punto di vista del territorio e dei finanziamenti e dell’approvvigionamento per l’esercito, ma anche
perché in Irlanda c’era stata la rivolta degli irlandesi guidata dal nobile Tyrone che Essex
conosceva e che faceva delle richieste che Essex non riusciva a considerare insensate e ingiuste.
La prima richiesta che gli irlandesi facevano era quella di avere il diritto di continuare a praticare la
religione cattolica. L'Irlanda era ed è sempre stata tipicamente cattolica, laddove gli inglesi con lo
scisma si erano allontanati dalla chiesa romana. Quindi per gli irlandesi era motivo di grande
sofferenza non poter praticare la loro religione, così come per gli inglesi era motivo di grande
allarme che gli irlandesi insistessero ad essere cattolici perché gli irlandesi apparivano più vicini
agli spagnoli che erano cattolici e quindi possibili alleati degli spagnoli. C'era una battuta che
diceva che l'Irlanda sarà la porta sul retro per fare entrare gli spagnoli in Inghilterra.
Poi consideriamo che Essex dal punto di vista della sua politica – avevo parlato anche della sua
politica religiosa –, conduceva una politica religiosa di tipo irenico, come dice la Gadia che parla
chiaramente di Irenicism. Che cosa intendeva [con Irenicism]? Lui voleva la libertà religiosa
nell'ambito del cristianesimo. La sua posizione era: in tutta Europa siamo cristiani non importa se
cattolici o protestanti (perché poi c'erano varie chiese protestanti, vari modi di essere protestanti, a
cominciare dalla chiesa anglicana che non corrispondeva affatto alle chiese protestanti del nord
Europa, ma andavano abbastanza d'accordo nel senso che avevano un comune nemico: la chiesa
cattolica romana, il papato. Ma a parte questo dal punto di vista teologico la questione era
problematica: non c'erano vere differenze tra la chiesa anglicana e il cattolicesimo laddove c'erano
tra i protestanti del nord Europa e la chiesa cattolica quindi dal punto di vista teologico la
situazione è piuttosto confusa). Essex aveva teorizzato la necessità intanto di essere uniti come
cristiani contro l'attacco turco che allora era pericoloso indubbiamente e voleva evitare quello che
saranno poi le guerre di religione. Oltre a questo, vedeva addirittura l'utilità di un’alleanza tra i
Paesi europei perché intervenissero semmai contro fenomeni come l’assolutismo regio di Filippo II
e dei suoi successori in Spagna. Quindi voleva addirittura che ci fosse una coesione politica tra gli
europei e sperava che l'Inghilterra potesse far parte di questa Unione in qualche modo. In ogni
caso oltre a questo per lui sarebbe stato imbarazzante andare a negare il diritto di essere cattolici
agli irlandesi viste le sue posizioni religiose.
Tra l’altro, uno dei motivi probabilmente per i quali Shakespeare si avvicinò a Essex, entrò nel suo
giro, fu proprio per il fatto che in questo giro erano ammessi diversi cattolici e Shakespeare in
particolare sappiamo che appartiene a una famiglia di origine cattolica, sebbene dalle sue opere
non appare particolarmente impegnato sul piano religioso. Però certamente non poteva non
apprezzare, vista l’origine della sua famiglia, la posizione di tolleranza religiosa tipica del Conte di
Essex. Quando Essex si trova di fronte alla difficile situazione irlandese – dopo avere tentato di
evitarla, essere entrato in conflitto con la regina, essersi temporaneamente allontanato dalla Corte,
poi è tornato, eccetera – alla fine decide di accettare che non c'è soluzione diversa possibile.
Anche perché se era il Conte di Essex a fare arruolamento degli uomini, i giovani correvano ad
arruolarsi, perché intanto era considerato un buon generale e in più era noto che trattava bene i
suoi soldati, che si preoccupava di loro, che se erano abili abbastanza li premiava volentieri, che si
occupava anche dei veterani una volta tornati a casa, magari menomati fisicamente mentre di
solito sono abbandonati. Quindi per vari motivi, Essex viene riconosciuto e considerato come il
generale adatto per l'operazione.
Essex parte con un ampio esercito, acclamato da una folla incredibile, però l’operazione militare
diventa poi di fatto, come lui aveva temuto fin dall’inizio, una trappola militare e politica insieme.
Cerca di mettersi d’accordo con Tyrone per i motivi già detti e torna all’improvviso e abbandona

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l’Irlanda per cercare di fare accettare le condizioni per una tregua proposta da Tyrone, la cui prima
condizione era libertà di religione. La regina Elisabetta lo ascolta e lì per lì sembra non trovarla
nemmeno un'idea così negativa, poi parla con Robert Cecil e da quel momento non riceve più
Essex. Cecil ritiene le condizioni di Tyrone inaccettabili e ritiene che sia pericoloso fare
concessioni ai cattolici, perché temevano possibili ribellioni dei cattolici inglesi, soprattutto nel Nord
dell’Inghilterra, quindi ritiene che una concessione del genere avrebbe potuto provocare dei
contraccolpi importanti per il Paese.
Per di più, era in un periodo in cui si parlava insistentemente della successione perché Elisabetta
non era più giovane – siamo nel 1599/1600 quando quindi Elisabetta decide di non ricevere più
Essex per non lasciarsi convincere dalle sue tesi. Essex entra in difficoltà, viene giudicato dai suoi
pari a livello delle azioni politiche che ha fatto, gli vengono tolte le cariche che aveva, viene di fatto
disonorato e soprattutto allontanato dalla corte. Bacon si era già allontanato da lui un anno prima
perché Bacon era d’accordo con le ideologie del lavoro di Essex, lui aveva definito Essex
physician of the state, attratto decisamente dal suo programma politico, ma quando vede che
Essex si oppone alla regina perché lei in questo momento si è avvicinata molto di più a Cecil per
due motivi (il problema della successione e la questione irlandese) si allontana da lui. La regina
non è più un’alleata e sostenitrice di Essex. Questa situazione viene ritenuta (e giustamente)
insostenibile.
In questi anni la situazione è completamente cambiata Corte. Abbiamo la testimonianza di un
ambasciatore veneziano a Londra che descrive questa situazione come non più il regno di
Elisabetta ma come un “regnum cecilianum”, così scrive facendo una relazione al doge di Venezia
e al suo Gran Consiglio. Questa situazione ci fa capire in quale difficoltà potesse trovarsi Essex. Lo
scontro quindi più che con la regina è con Robert Cecil e lo scontro è mortale come nota Susan
Doran nel suo libro del 2014 Elizabeth I and Her Circle (di Oxford University Press). Lei scrive che
per quanto Cecil abbia goduto tutta la sua vita della fiducia della regina, lei giunge alla
conclusione, visto che tra lui e il padre avevano costruito tre palazzi, che lui “lined his pocket with
money”, cioè Susan Doran accusa apertamente i Cecil di peculato e il contrasto rispetto a Essex è
molto forte.
Concludo con questo la crisi finale a cui è arrivato Essex, che arriva al suo esito infausto quando
tornato dalla spedizione irlandese, Essex ormai è in totale crisi e in fallimento economico perché
ha speso di suo per la spedizione irlandese come sempre faceva per ogni spedizione che faceva,
specialmente per quelle militari.
Il Rising del 1601
A questo punto è chiaro che il povero Essex deve provare il tutto e per tutto: deve riuscire a
ricontattare la regina per convincerla a cambiare politica. Anche perché stava scadendo l’unico
introito che la regina gli aveva procurato che era l’introito che veniva dai vini dolci dalla Spagna.
Quindi era alla bancarotta e siccome da lui dipendeva l'intero gruppo del Conte di Essex, quindi
c'era un intero gruppo di persone che dipendeva dal suo patronato, dal suo finanziamento, Essex
decide di cercare di rompere gli indugi e farsi ricevere dalla regina Elisabetta, dato che Cecil era
riuscito a convincerla a chiudere letteralmente la porta della corte nei confronti di Essex. Questo
tentativo è noto come il Rising del febbraio 1601.
Essex riceve un ordine perentorio del British Council di presentarsi per riferire e rispondere a delle
domande. In realtà qualcuno aveva ha saputo probabilmente attraverso i servizi segreti interni che
si stava raccogliendo un esercito nel Galles perché in effetti gli amici di Essex erano convinti che
solo un'azione militare potesse sbloccare la situazione. Avevano capito che Robert Cecil non
avrebbe mai ceduto e che Elisabetta per una serie di motivi non avrebbe preso un’iniziativa
contraria alle intenzioni di Cecil.
A questo punto, avviene un fatto molto importante. Alla vigilia di questa azione Essex decide di
scendere per le vie di Londra visto che hai ricevuto questo ordine di presentarsi al British Council.
Si rende conto che questo è il preludio di un arresto e decide di fare un’azione dimostrativa in città
e scende per le vie della città di Londra con un gruppo di cavalieri, circa 300 uomini armati per
sollecitare possibilmente i cittadini di Londra (anche se così all’improvviso è difficile che ci

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riuscisse), presso i quali era estremamente popolare, ad accompagnarlo in un’azione e presentarsi
letteralmente davanti alle porte di Westminster e farsi ricevere dalla Regina.
Lui dichiarò poi al processo che viene fatto per alto tradimento nei suoi confronti che la sua
intenzione era – e da tutto quello che ha fatto sembra che effettivamente così fosse – quella di
forzare indubbiamente l'ingresso nella reggia, inginocchiarsi di fronte Elisabetta e recuperare il suo
rapporto con la regina contro Cecil. Appellarsi a lei e costringerla a scegliere tra lui e Cecil.
Bacon aveva criticato questa scelta, se ne era distaccato e addirittura diventerà uno dei membri
dell’accusa del processo che seguirà quest’azione che fallisce. Perché fallisce? Essex è costretto
a scendere all'alba praticamente per le strade di Londra all'improvviso perché ha ricevuto l'ordine
di presentarsi l’indomani mattina al British Council ed è convinto che sarebbe la fine. Era in vista
sicuramente un arresto. A questo punto, tenta il tutto e per tutto, ma l’operazione non riesce: i
londinesi non sono pronti a prepararsi, a reagire. Un amico che sembrava aver promesso degli
uomini armati viene meno, probabilmente considerata la cosa troppo rischiosa. Di fatto Essex non
riesce nella sua operazione, ritorna a casa sua nella Essex House e qui distrugge tutta la
documentazione per non compromettere i suoi alleati, viene poi arrestato e accusato di alto
tradimento, di aver cercato di forzare la mano a Sua Maestà, di aver disobbedito poi anche
all'ordine di presentarsi al British Council. A questo punto il processo ha un esito scontato: in
pochissimi giorni, in meno di una settimana, viene fatto il processo e viene eseguita la sentenza
per decapitazione. Una sentenza anche sgradevole sotto vari profili. Così finisce il Conte di Essex.

Aspetti che collegano Essex con Shakespeare


La notte prima dell’azione finale disperata, del Rising del 1601, Essex chiede (e finanza) che la
compagnia finale di Shakespeare reciti per i suoi uomini (non va lui, ma manda i suoi uomini)
Riccardo II (Richard II). E c’è da chiedersi perché. Hammer, il primo biografo di Essex analizza
questo episodio. Nel Riccardo II, si vede che Riccardo II viene deposto da Henry (of) Bolingbroke
che poi diventerà Enrico IV d’Inghilterra, il cui figlio, Enrico V, sarà il grande vincitore di Azincourt.
Che succede in questa sera? Perché far vedere ciò a degli uomini che stanno rischiando la vita?
Lui stesso li guiderà in un’operazione estremamente pericolosa, non si faceva illusioni sulle
possibilità di vittoria. Non solo, ma sappiamo che ha deciso di agire evitando di aspettare l’esercito
che si era preparato nel Galles (che era la sua terra di riferimento, era una sua proprietà nella
quale aveva passato la sua infanzia). Lui decide di non aspettare questo esercito che sarebbe
stato l’unico strumento per poter avere ragione. A Londra con un esercito simile avrebbe potuto
certamente impadronirsi di Londra, probabilmente della reggia di Westminster e aveva allertato
anche James VI di Scozia perché difendesse i suoi diritti di successione e James avrebbe potuto
mandare a sua volta un esercito di scozzesi. Ma questo è quello che gli uomini di Essex gli
consigliano, ma che lui non vuole giustamente. E perché?
Hammer commenta questo episodio. Essex dissuade i suoi uomini attraverso la visione del
Riccardo II di Shakespeare. Infatti, che succede nel Riccardo II? Riccardo II è un sovrano
considerato per vari motivi debole e inadeguato dai suoi stessi nobili. Henry (of) Bolingbroke
decide, anche per rivendicare i suoi diritti di successione, di tornare dall’esilio a cui era stato
costretto anni prima. Decide di tornare in Inghilterra e trova degli amici nobili pronti a insorgere con
lui contro Riccardo II, chiedendo giustizia. Questa insurrezione si trasforma presto in una
deposizione. Alla fine, Riccardo II viene ucciso e sostituito al nuovo causato a cui dà origine Henry
of Bolingbroke. 
Questo cosa significa? Significa innanzitutto un fenomeno di uccisione del monarca precedente,
ma apre le porte anche alla famosa guerra delle rose. Cioè porta ad una lunga guerra civile in cui
eserciti inglesi si scontrano con altri eserciti inglesi che era esattamente ciò che il conte di Essex
non poteva permettersi di rischiare. Perché? Non solo c'era ancora memoria della guerra delle
rose e della Guerra dei cent’anni che era stata lunga, disastrosa ed estremamente distruttiva per il
Paese, ma c'era qualcosa di più grave in gioco in quel momento: visto che la successione di
Elisabetta era incerta, gli spagnoli avrebbero facilmente deciso di intervenire. Quindi la situazione
sarebbe diventata gravissima in breve tempo perché ci sarebbe stato l'interesse degli scozzesi ad
intervenire, ma gli scozzesi non erano abbastanza forti per contrapporsi agli spagnoli. Gli spagnoli

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erano la grande potenza d’Europa e del mondo in quel momento. Quindi la situazione sarebbe
stata estremamente pericolosa: guerra civile con potenti nemici, interessati a intervenire in
Inghilterra. Quindi il conte di Essex è deciso a dimostrare i suoi uomini attraverso Riccardo II di
Shakespeare che non è il caso di agire militarmente. Bisogna procedere ottenendo il consenso di
Elisabetta e non scatenare una guerra civile.
Hammer è convinto; sostiene questa tesi. Laddove, invece, prima di lui, quando non si sapeva
quasi nulla di Essex, si era pensato che al contrario il Riccardo II di Shakespeare potesse
suggerire che bisognava imitare la rivolta di Bolingbroke. Hammer sostiene in modo molto
interessante che, invece, non solo l'intento di Essex era quello di convincere attraverso il testo
shakespeariano i suoi uomini ad agire pacificamente - un atto dimostrativo ma non militare -, ma
aggiunge che questa scelta di Shakespeare serve a provare che Shakespeare era l'uomo di
riferimento per la ideologia [lei dice] di Shakespeare [ma secondo me si è sbagliata e intende del
conte di Essex]. Parla di un “Shakespeare ideolog”, Shakespeare era l’ideologo del gruppo e in
effetti vista la gravità del momento, questa scelta incredibile alla vigilia di un’azione così rischiosa
suggerisce veramente l'importanza che Essex dava al pensiero e quindi alle scelte messe in scena
nel teatro di Shakespeare. Questa vicenda di Essex quindi si chiude in modo così triste con questa
esecuzione e con questa partecipazione di Shakespeare indirettamente. Ma c’è ben altro.
La cosa che più ci avvicina a Shakespeare, la cosa più interessante su cui Gajda scrive è che
Essex mette in piedi il cosiddetto circolo di Essex, l’Essex Circle. Cos’è? Qui ci avviciniamo alla
posizione di Shakespeare, il fatto decisivo è proprio l’esistenza di questo Circolo di Essex, di cui
abbiamo praticamente prova che quasi certamente Shakespeare ne faceva parte.

Shakespeare e il circolo di Essex


Nel 1588 Essex aveva ereditato la casa del patrigno Leicester che era stato l’uomo che Elisabetta
avrebbe desiderato sposare se avesse potuto farlo. Nella casa di Leicester (Leicester House),
divenuta nel frattempo Essex House, si riprende con Essex una tradizione che c’era già stata con
Leicester, cioè c’era già stato un circolo di Leicester, di uomini colti che aveva ospitato in
particolare Giordano Bruno. Giordano Bruno era venuto in Inghilterra e descrive la famosa cena
delle ceneri del 1584, il 14 febbraio, a cui aveva partecipato, organizzata da Fulke Greville insieme
a [sir Philip] Sidney nel giro del Conte di Leicester, cioè nella prima parte del giro che poi diventerà
il giro del Conte di Essex, ovvero il giro che era stato del patrigno del Conte di Essex. Quindi
Essex aveva già un antecedente nella stessa casa (Leicester House) che non fa altro che
riprendere, continuare. Questa House diventa Essex House e insieme a Sidney, uno dei suoi
migliori amici, e a una serie di altri personaggi che sono il fior fiore dell’intelligenza letteraria
inglese del periodo riprende la consuetudine di un circolo di intellettuali che mettono in comune i
problemi politici con la letteratura e con la cultura giuridica e scientifica (con Bacon). Tra i membri
ci sono varie competenze che si raccolgono in questo Essex Circle, tra cui la Gajda mette in risalto
la collaborazione tipica di questo circle tra la letteratura, la politica e la legge in particolare. Poi c’è
anche un’attività di intelligence che viene portata avanti.
Questa organizzazione, questo circle che viene messo anche in luce dalla Gajda, si basa anche su
una premessa sociale molto interessante, cioè che per Essex non conta la distanza sociale che
allora era tipica nella società inglese tra la nobiltà inglese, l’aristocrazia, che era un mondo
totalmente diverso da quello dei non aristocratici. Qui il Conte di Essex insiste invece sul concetto
che la vera differenza tra gli uomini non è il rango sociale di appartenenza ma è il concetto di
merito. Insiste sul concetto di merito e su quelle che i sociologi definiscono le qualità personali
acquisitive rispetto alla qualità ascritte, cioè quelle che dipendono dai diritti della nobiltà di sangue
sulle quali invece la nobiltà ovviamente insisteva.
Essex, che abbiamo visto essere molto orgoglioso dei suoi studi, è “uno scholar, un soldier, un
courtier” esattamente come Amleto viene definito da Ofelia e questo era insolito perché di solito chi
era un soldier difficilmente era uno scholar e viceversa. Magari courtier poteva andare anche bene
con scholar o con soldier, ma tutte e tre insieme era veramente raro. Dare quelle tre definizioni di
Amleto equivaleva in quel momento storico-sociale ad alludere al Conte di Essex. Quando Ofelia

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dice questo di Amleto è come se dicesse Amleto sta per il Conte di Essex in una somma
eccezionale di ruoli. 
L’Essex Circle si basa sul fatto che il Conte di Essex vuole mettere insieme competenze diverse,
punta sul merito (la virtus, quindi sulle qualità personali e non sull’ascrizione sociale) e quindi
rende anche i contatti all’interno del gruppo ovviamente molto più collaborativi: è diverso se si ha
un contatto tra un aristocratico e un non aristocratico in una prospettiva ideologica di questo tipo; è
chiaro che la collaborazione è reale, laddove nella società corrente dell’epoca questa
collaborazione sarebbe stata difficile. Vi avevo anche accennato che i nobili andavano
all’università di Cambridge, ma non volevano sottoporsi agli esami dei docenti dell’università
perché loro si sentivano al di sopra socialmente. Essex invece che aveva sostenuto gli esami e
riconosciuto la superiorità delle competenze dei docenti naturalmente non ha di questi problemi. 
Chi fa parte dell’Essex Circle?
L’Essex Circle raccoglie i migliori cervelli dell’epoca, è impressionante.
1. Francis Bacon che è il primo a entusiasmarsi dell’opera e dell’ideologia politica e sociale di
Essex. Francis Bacon viene dalla Gray’s Inn e garantisce anche un rapporto con il circolo e
coloro che ne fanno parte, tra cui Shakespeare che ha un rapporto privilegiato con la
Gray’s Inn, una delle quattro Inns of Court di cui vi ho già parlato.
2. Suo fratello Anthony Bacon, grande esperto di intelligence. Dopo anni di esperienza di
intelligence in Francia per conto della Corona, rientra Londra e diventa il più fedele amico
del Conte di Essex. Quindi i due fratelli Bacon costituiscono un binomio importante.
3. Sir Philip Sidney che addirittura regala la sua spada morendo a Zutphen, che anche però
l’autore dell’Arcadia, di Astrophel and Stella, uno dei maggiori nomi della letteratura di
questo periodo. 
4. Edmund Spenser, altro grande nome. Autore della Faerie Queene, molto complesso e
difficile, oggi poco studiato, ma certamente grande opera letteraria.
5. Fulke Greville, scrittore meno noto perché scriveva privatamente. Scrive tre drammi tutti a
sfondo politico, con intenti politici: Mustapha, Alaham e un Antonio e Cleopatra che anticipa
quello di Shakespeare e scrive una serie di poesie Caelica. I suoi drammi non li dà un
pubblico, ma privatamente. Sono drammi che vengono visti nel chiuso delle case del giro.
6. Esperti di storia latina, in particolare: Henry Cuffe, un esperto di letteratura latina e di
Orazio, e Henry Wotton, che farà una carriera di ambasciatore a Venezia.
7. Alberico Gentili, italiano che si era trasferito a Londra ed era un esperto di diritto, amico di
due docenti di Cambridge.
8. Anthony Perez, era stato segretario di Filippo II, si era rifugiato nella Essex House, accolto
da Essex perché aveva portato preziose notizie su quel che succedeva nella Corte
spagnola di Filippo II.
9. The Earl of Southampton, il secondo patrono di Shakespeare, che a sua volta è collegato
con John Florio, il suo docente di italiano, il traduttore di Montaigne.
Due donne di spicco che giocano un gioco importante:
10.  Penelope Devereux, la sorella del Conte di Essex che sposa un uomo molto ricco come
dice il cognome (Rich), ma era infelice di questo matrimonio. Si era sposata molto giovane
per convenienza economica. Dopo la spedizione del padre di Essex in Irlanda, i Devereux
non erano più tanto ricchi, quindi Penelope era stata sposata contro la sua volontà. A un
certo punto decide – in modo inconsueto, scandalistico e scandaloso per l’epoca– di fare
un accordo col marito perché hanno dei figli insieme: lei continua ad aiutare il marito in vari
frangenti, anche in questioni giuridiche (perché lei in realtà è molto esperta di
giurisprudenza come viene fuori da diversi documenti) e soprattutto decide di risposarsi di
fatto, anche se non in modo riconosciuto dalla chiesa anglicana, con l'uomo che ama,
l'uomo del quale nel frattempo si è innamorata (il barone di Mountjoy, uno dei principali
alleati ed esponenti dell’Essex Circle).
Quindi Penelope Rich è un personaggio assolutamente fuori dal comune per molti motivi. Intanto
perché si è permessa, da nobildonna di spicco com’è, la sorella del Conte di Essex, favorito della
regina, di convivere pubblicamente, quindi con pubblico scandalo, con l'uomo che ama (ovvero

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Mountjoy), pur continuando ad avere dei rapporti d'amicizia e domestici per i figli con il vero marito,
quello riconosciuto come tale. Ma per di più diventa un personaggio ancora più importante grazie
al fatto che Essex aveva ospitato Perez che era venuto dalla Spagna ed era diventato segretario di
Filippo II. (Penelope Rich che era stata educata privatamente come succedeva nelle grandi casate
nobiliari conosceva latino greco italiano francese e anche lo spagnolo.) Penelope Rich in realtà
grazie alla conoscenza di questo Perez che era stato segretario del re di Spagna e quindi anche
esperto dei servizi segreti apprende privatamente tramite Perez che poi la mette in contatto con
alcuni noti agenti europei e diventa una vera e propria esperta di servizi segreti. In particolare,
diventa famosa per aver decriptato uno dei codici più importanti che circolavano in Europa,
probabilmente di origine veneziana perché i veneziani erano stati i primi esperti di criptazione per i
servizi segreti.
Penelope Rich a questo punto si rende importante sia gli occhi di James di Scozia (lavora per lui e
lo colpisce per la sua preparazione) sia per la regina Elisabetta, tanto che è stata poi definita dagli
studiosi come un'esperta dietro il trono della regina. La regina sa che può fidarsi di Penelope Rich
e quindi lei gode di un prestigio senza precedenti per una dama della nobiltà. Per di più nel circolo
di Essex, di cui lei fa parte, c'è un altro personaggio femminile di primaria e insolita dimensione:
11.  La sorella di Sidney che poi diventerà contessa di Pembroke, quindi siamo sempre nel giro
di Shakespeare. Mary Sidney diventa la signora della Wilton House, diventando contessa
di Pembroke. Wilton House diventa famosa come accademia di intellettuali gestita da lei.
Quindi ci sono queste due figure: [Mary Sidney e] Penelope Rich, con questa fama di
intelligence, di cultura anche giuridica. È stato riportato che quando il marito [di Penelope] è
entrato in difficoltà e rischia che gli portino via delle proprietà attraverso cavilli giuridici, lui si
rivolge a Penelope Rich. Infatti, con ogni probabilità è Penelope Rich il modello della Portia
del Mercante di Venezia che con successo svolge un ruolo di avvocato a Venezia. Tra
l'altro Penelope Rich viene chiamata con il nome in codice di Rialta, quindi rimanda al
nome del ponte di Rialto a Venezia. Quindi c'è probabilmente un’allusione, un nesso,
anche se non chiarissimo per noi, tra Penelope Rich e i servizi segreti inglesi a Venezia,
anche perché nei suoi documenti William Cecil (padre di Robert) la chiama Rialta in codice
che è un nome piuttosto curioso, ma chiaramente allusivo.
Quindi nel circolo di Essex, abbiamo una combinazione assolutamente insolita di pensiero politico
e letteratura, più anche la componente di intelligence. Non dimentichiamo Anthony Bacon, grande
esperto di intelligence, e la funzione di Penelope Rich, ma anche di Essex stesso, perché Essex
mette in piedi un servizio di intelligence dal ‘90 al ‘95 importante che manda rapporti settimanali
alla regina in una fase critica soprattutto nei rapporti con la Spagna. Quindi a questo punto
abbiamo un quadro importante sul quale la Gajda attira l'attenzione dicendo “non ho mai visto una
situazione analoga in cui letteratura e politica si diano la mano per così dire” e quindi invita a
studiare da questo punto di vista la figura di Sidney da un lato e la figura di Shakespeare dall’altro.
Da qualche tempo sto raccogliendo questa esortazione della Gajda; lo considero in qualche un
mandato culturale del lavoro della Gajda.

Fin qui abbiamo qualche probabilità, ma non abbiamo nessuna chiara evidenza, nessun
documento che provi il rapporto tra Shakespeare e il circolo di Essex. C'è però quest’ipotesi forte
della Gajda che sottolinea l’importanza di questo rapporto anche per la storia delle idee. Dice: “se
c'è, bisognerebbe scavare in questo rapporto tra letteratura e politica senza precedenti e non tanto
ripetibile nella storia della letteratura, nonché della politica; cioè qui c'è un gruppo di pensatori che
lavorano insieme”.
Questa osservazione riceve una conferma più o meno negli stessi anni o meglio: mentre la Gajda
sta finendo il proprio libro che esce agli inizi del 2012, a febbraio 2012, alla fine del 2011 esce un
altro libro di un altro studioso, Ian Donaldson, che si occupa di letteratura. In particolare, è il
maggior esperto al mondo di Ben Jonson, altro grande autore, il secondo autore considerato dopo
Shakespeare il più importante del periodo. Ma Ben Johnson è molto interessante perché è molto
vicino a Shakespeare e lavora per la compagnia di Shakespeare ed è l'autore dell’introduzione
all’in-folio, in cui Ben Jonson presenta Shakespeare come colui che ha fatto un'opera per tutte le
epoche, per tutti i tempi, cioè il primo a riconoscere adeguatamente il merito di Shakespeare.

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Donaldson dimostra nel 2011 – probabilmente perché aveva già parlato con la Oxford University
Press come con la Gajda, siamo nell’ambiente di Oxford, quindi probabilmente i due avevano
parlato –, Donaldson prova nel suo libro, un libro molto grosso più di 500 pagine, che Ben Jonson
faceva sicuramente parte del circolo di Essex. Fa tutta una serie di ragionamenti e ha dei
documenti che lo portano a dimostrare due cose: che ben Jonson faceva parte del circolo politico
del Conte di Essex e che all'interno di questo circolo politico gli scrittori come Ben Johnson
possono interagire in termini familiari praticamente con persone d'alto rango, con nobili di alto
rango del Paese.
Quindi la cosa è estremamente interessante perché ci fa capire che tipo di rapporti c'erano e – già
abbiamo notizie dell’Essex Circle, poi se consideriamo questa prova portata da Ian Donaldson
cominciamo a capire che – doveva esserci con ogni probabilità, vista la vicinanza tra Shakespeare
e Ben Johnson, anche qualche rapporto (che la Gajda ipotizza) tra Shakespeare e il gruppo di
Essex.
Con questo possiamo considerare conclusa la parte di riferimento alla biografia del Conte di
Essex, alla quale poi ritorneremo quando ci servirà.

Robert Greene e Thomas Nashe


A questo punto, a questa informazione storica possiamo aggiungere un'informazione, una
documentazione che ci era già arrivata da due autori contemporanei a Shakespeare. Sono due
autori di teatro: Robert Greene e Thomas Nashe. Il primo muore giovane a 34 anni; Nashe è suo
amico e suo allievo. Loro avevano lasciato dei commenti e delle osservazioni sulla prima parte
della carriera di Shakespeare. Questi commenti che erano stati fatti nei primi anni della carriera di
Shakespeare – Shakespeare comincia a emergere negli anni '80 e nei primi anni '90 – erano stati
considerati curiosi e strani, non si erano capiti.
Ma se noi andiamo a riprendere i commenti fatti da Greene e soprattutto quelli fatti da Nashe e li
confrontiamo con il discorso fatto dalla Gajda sul circolo di Essex e con le dimostrazioni fatte da
Donaldson per dimostrare il rapporto tra Ben Jonson il circolo di Essex, allora il cerchio si chiude. Il
cerchio si chiude e viene fuori una dimostrazione abbastanza evidente del rapporto tra
Shakespeare e il circolo di Essex. A questo punto vengono fuori diverse informazioni che fino a ieri
non erano credibili: eravamo rimasti perplessi di fronte a questi cenni strani che avevano fatto
Greene e Nashe. Ma nel nuovo contesto creatosi dopo il recupero della figura del Conte di Essex,
il discorso cambia.
Greene in particolare è uno strano personaggio, del quale è stato scritto giustamente da Stephen
Greenblatt che probabilmente è il personaggio che ha ispirato la figura di Falstaff, del grasso
Falstaff nei tre testi di Enrico VI ed Enrico V di Shakespeare. Questo personaggio è un
personaggio che muore giovane, a 34 anni in miseria, ma è uno strano personaggio perché lui e il
suo amico Thomas Nashe avevano tentato la carriera di scrittori, orgogliosi di avere studiato
entrambi a Oxford; erano laureati due volte con un master sia a Oxford che a Cambridge,
entrambi. Quindi erano orgogliosi della loro scolarship, della loro preparazione. Avevano tentato la
carriera di scrittori e di attori di teatro, ma fino a una certa data Nashe con uno scarso successo e
Greene decisamente senza successo, o meglio: ha un certo successo, qualcosa guadagna, ma
poi distrugge tutto quello che ha guadagnato per la vita che conduce. Di fatto muore a 34 anni in
miseria, avendo scritto qualche testo con qualche notorietà, ma di cui oggi non è rimasto nulla.
Oggi nessuno andrebbe a vedere a teatro Friar Bacon and Friar Bungay e neanche le opere di
Thomas Nashe, però per noi sono interessanti. Perché?
Abbiamo due testimonianze: una di Greene e una di Nashe. Cominciamo da Greene. Dunque,
questi due personaggi sono orgogliosi della loro cultura universitaria e si accorgono a un certo
punto, verso la fine degli anni '80 e gli inizi degli anni '90 (dal ‘90 al ‘92), si rendono conto che c’è
una nuova stella nata nel firmamento teatrale londinese che si chiama William Shakespeare e
questo per loro è scandaloso perché William Shakespeare non è laureato. Loro hanno ben due
lauree, di Oxford e Cambridge e William Shakespeare non è laureato, eppure lui ha un successo
non paragonabile al loro. A questo punto sono iracondi e Greene in particolare fa un famoso
attacco di cui c'era giunta notizia perché era evidente che il riferimento era a Shakespeare e

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definisce Shakespeare come un “upstart crow”, un corvo ribelle, uno che era venuto dal basso e
improvvisamente aveva superato i limiti sociali e si era fatto una fortuna, si era affermato. Questo
per lui è uno scandalo.

Lezione 5 

L’ultima volta si è visto come Robert Greene e Thomas Nashe abbiano ingaggiato, intorno al 1590,
un’azione di protesta nei confronti di William Shakespeare, il quale aveva riscosso un successo
tale da oscurarli. Questo aveva indispettito Greene e Nashe, entrambi laureati a Oxford e
Cambridge con doppia laurea, perché Shakespeare non aveva invece conseguito nessuna laurea
ed era comunque diventato più celebre di loro. 
La critica che Greene e Nashe muovono nei confronti di Shakespeare è di matrice sociale. Il nome
di Shakespeare non è mai citato direttamente, ma l’allusione è inequivocabile. L’autore viene
definito shake-scene e upstart crow. Che si parli di Shakespeare risulta evidente anche perché si
cita un verso dell’Enrico VI. Lo scandalo, secondo Greene e Nashe, consiste nel fatto che
Shakespeare non sia un uomo libero ma un serving man, un uomo al servizio di qualcuno. Per
questo viene definito Johannes Factotum, un tuttofare che lavora per conto di altri (chiaramente il
conte di Essex), mentre Greene e Nashe sono uomini laureati che esercitano liberamente la
professione di scrittori, dunque appartengono a tutt’altra categoria sociale. Un’altra allusione alla
condizione di Shakespeare sta nell’espressione buckram gentleman. Con buckram si indica infatti
la tela rigida utilizzata per fabbricare borse e valigette porta documenti dei diplomatici. Un buckram
gentleman, di conseguenza, è chi porta con sé documenti e carteggi, cosa che Shakespeare
faceva per conto del Conte di Essex. Un’altra accusa mossa nei confronti di Shakespeare è che
sia divenuto famoso sfruttando il tempo libero che il suo lavoro per il conte di Essex gli lasciava a
disposizione. Quando non lavorava, infatti, pare che Shakespeare passeggiasse nel centro di
Londra o scrivesse le proprie opere. Tale atteggiamento viene definito serving man’s idleness. Le
passeggiate per la city of London lasciano dedurre che Shakespeare lavorasse a casa del conte di
Essex, perché da lì il centro risultava facilmente raggiungibile. Dunque Shakespeare lavora per il
conte di Essex, svolgendo le mansioni di un diplomatico o dell’aiutante di un avvocato (noverint),
conduce una vita agiata, passeggia e scrive: per Greene e Nashe la sua posizione gli assicura un
indebito vantaggio. 

Nashe fan anche delle considerazioni sulla funzione del teatro, che ritiene essere una forma di
intrattenimento utile a evitare che i giovani vadano a far baldoria nelle taverne. Oltre a questo, le
opere teatrali servono a esaltare le gesta eroiche dell’aristocrazia e dell’esercito inglese nelle
grandi battaglie del passato. Una visione piuttosto limitata. 
A questo Shakespeare risponde nell’Amleto, esponendo in tre punti la propria visione e definizione
del teatro, che ai lettori contemporanei risulta comprensibile solo alla luce delle recenti scoperte sul
circolo di Essex e sulle attività che vi si svolgevano.
 Alla diatriba sul teatro si aggiunge un’ulteriore polemica. Greene aveva infatti definito
Shakespeare «an upstart crow beautified with our feathers», ma la parola beautified non esisteva
nella lingua inglese, era un’invenzione di Greene. Shakespeare non perde l’occasione di farlo
notare, riprendendo la parola nel suo Amleto in riferimento a Ofelia (Amleto scrive di lei che è the
most beautified Ofelia). Nell’opera, Polonio reagirà alla parola con grande sorpresa. In questo
modo Shakespeare critica indirettamente le capacità linguistiche di Greene, mettendo in dubbio la
sua bravura di scrittore. 
Attraverso queste critiche reciproche, però, si apprendono molte informazioni importanti che
chiariscono le reali condizioni sociali di Shakespeare. Egli lavorava per il conte di Essex, e questo
non conferma soltanto l’esistenza dell’Essex circle, ma anche il fatto che all’interno del circolo ci
fossero le condizioni ideali per istruirsi e partecipare alla cultura contemporanea. Arrivavano
persino libri di testo da Oxford e Cambridge, quasi il circolo fosse un’università a tutti gli effetti.
Shakespeare ha quindi avuto acceso, di fatto, alla migliore forma di istruzione disponibile nel
Paese all’epoca. Ecco che si risolve il cosiddetto authorship paradox. 
Dicendo che Shakespeare fosse un serving man e il factotum del conte di Essex, Greene e Nashe
testimoniano in realtà quale fosse l’importanza di Shakespeare all’interno del Circolo: se passava
ore nell’abitazione di Essex non poteva che essere una figura fondamentale e rispettata. 

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Questo rivela inoltre l’importanza del patronage system, perché per non incappare in rischi legati
alla censura, in particolare se si scriveva di fatti contemporanei, era necessario avere un
protettore. Ecco perché per Shakespeare era fondamentale la vicinanza a Essex. Infatti Nashe
cercò in tutti i modi di convincere Essex ad accettarlo nel Circolo (cosa che in parte ottenne,
perché per breve tempo fu sotto il patronato di South Hampton, molto vicino a Essex, ed ebbe
successo con l’opera Pierce Penniless). 

In questa fase preliminare alla lettura dell’Amleto si è acquisita una comprensione del contesto in
cui opera Shakespeare e del perché nel testo siano state fatte determinate scelte. Si è chiarito
come mai Amleto venga definito da Ofelia soldier, scholar and courtier, nonostante l’associazione
di queste tre caratteristiche fosse molto rara. Nel caso del conte di Essex ognuna di queste
definizioni corrisponde al vero: Essex era considerato un grande stratega e un membro eminente
della società militare dell’epoca, tanto da aver operato una grande riforma organizzativa
dell’esercito, era uno scholar, circondato dalle migliori menti dell’epoca, e indubbiamente un
courtier, parte dell’entourage della regina e immerso nella politica contemporanea. 
Si è chiarito anche il ruolo del patronato del conte di Essex, che creò le condizioni ideali per
permettere a Shakespeare di acquisire le competenze necessarie a produrre opere così rilevanti
dal punto di vista giuridico, storico e psico-antropologico. Opere molto lontane dall’incarnare gli
ideali di patriottismo e nazionalismo promossi da Nashe, che scriveva per tenere i giovani lontani
dagli eccessi dell’alcol e del sesso, intenti piuttosto modesti. 

OSSERVAZIONI SULLA PREFAZIONE DI HIBBARD (OXFORD UNIVERSITY PRESS)

La prima osservazione di Hibbard sull’Amleto è che l’opera ha un carattere fortemente personale.


Secondo la sua teoria, infatti, la ben nota melanconia di Amleto (to be or not to be) è riconducibile
al Sonetto LXVI, in cui Shakespeare scrive «for restful death I cry». Si riscontra quindi una
corrispondenza tra la tentazione suicida di Amleto e quella di Shakespeare. Il dolore dell’autore, in
realtà, è comprensibile in quanto legato alla morte del conte di Essex, che era stato per lui molto
più di un patrono, quindi la sua era autentica partecipazione umana. 
La seconda osservazione riguarda la scelta della versione da pubblicare tra le tre esistenti: Q1, Q2
e F1. Queste denominazioni indicano dei formati editoriali: primo in quarto, secondo in quarto e
primo in folio. Il folio era la versione più prestigiosa, perché il folio era il formato più grande in
assoluto, mentre il quarto si otteneva dividendo il foglio (folio) in quattro parti.
Il primo in quarto (Q1) risale al 1603 ed è una versione un po’ confusa dell’opera, probabilmente
trascritta a memoria da qualche attore, e per questo tenuta in scarsa considerazione. Il secondo in
quarto (Q2) è già molto più autorevole, e risale al 1604-1605 circa, mentre il primo in folio viene
datato al 1623 (Shakespeare muore nel 1616).
Per l’edizione Oxford University Press, Hibbard decide di combinare F1 e Q2, perché Q2 aveva
alcune scene in più (230 versi), che in F1 mancavano, probabilmente erano state tagliate. Le
scene mancanti saranno inserite in appendice. 
Anche la datazione dell’opera ha posto diversi problemi. Si sa con certezza che il testo viene
registrato nel 1602 nello stationer’s register per il diritto di stampa. Il titolo è Revenge Hamlet, la
compagnia a cui viene attribuito è proprio quella di Shakespeare, ma la data di composizione è
incerta. Si suppone, sulla base di vari indizi, che sia tra il 1600 e il 1601 (Restivo propende per il
1601). La prima rappresentazione a corte di cui si abbia evidenza è del 1619, quindi ben dopo la
morte di Shakespeare. 

Uno dei documenti di riferimento utilizzati come indizi è un libro di Gabriel Harvey, docente a
Cambridge. Tra i suoi appunti Harvey scrive che suggerisce ai propri studenti di leggere l’Amleto, e
che anzi il testo è molto apprezzato dagli studenti più brillanti. Da questo si evince che il testo
fosse già noto all’epoca, ma non si sa con certezza a quale anno risalgano gli appunti di Harvey,
dal momento che il libro era stato acquistato nel 1598 e gli appunti riguardano fatti successivi. 
Tra le note di Harvey si fa riferimento anche al conte di Essex (si dice che il conte di Essex avesse
apprezzato una certa opera), quindi si suppone che il conte di Essex fosse ancora vivo quando
uscì l’Amleto (morì nel febbraio del 1601). In realtà questa non è una vera e propria prova, dal
momento che Harvey può aver scritto del conte al presente nonostante fosse morto. 

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Un’allusione più utile alla datazione dell’opera, invece, è il riferimento nell’Amleto ai Children of the
Chapel. Si trattava di una compagnia teatrale di bambini che recitavano al Blackfriars Theatre, un
teatro elitario, e facevano così concorrenza alle compagnie teatrali di adulti. In particolare si dice
che i Children of the Chapel avessero scatenato svariate polemiche perché avvantaggiati dal fatto
di avere voci infantili, quindi perfette per recitare ruoli femminili e più gradevoli all’orecchio del
pubblico. In ogni caso, quel che conta è che il riferimento a questa compagnia teatrale collochi il
testo intorno al 1601-1602. Qualcuno dice che tale riferimento possa essere stato aggiunto al testo
successivamente, ma non se ne vede la ragione, dunque è poco probabile. 

L’ipotesi del 1601 è confermata dal fatto che nel 1601 sia stato viene ristampato (per la prima volta
dopo il 1570) l’Amleto di Saxo Grammaticus, che costituisce una delle fonti utilizzate da
Shakespeare per il suo Amleto. 
La vicenda di Amleto attinge infatti a due fonti. La prima è la Historiae Danicae Libri (Libri della
storia danese) di Saxo Grammaticus, che fornisce il nucleo centrale della vicenda di Amleto. 
La storia narra di due fratelli, Horwendill e Feng, che diventano governatori dello Jutland per conto
del re RØrik di Danimarca. Horwendill sfida il re di Norvegia in duello, e vincendo si appropria di
tutti i suoi averi e delle sue terre. Come premio, riceve anche in moglie la figlia del re Rørik di
Danimarca, diventando così suo legittimo successore. I due hanno un figlio di nome Amleth. Feng
però, geloso del fratello, lo uccide e sposa la vedova. Amleth si rende poi conto che il padre è stato
ucciso e si sente in pericolo. Per guadagnare tempo e sfuggire alla violenza dello zio/patrigno finge
la follia, mentre trama la propria vendetta. Si tenterà di smascherare Amleth con vari stratagemmi,
ma lui persevererà. La figura dell’Amleto del Saxo Grammaticus non prova alcuna melanconia,
non ha dubbi sul fatto che il padre sia stato ucciso e su chi sia stato a ucciderlo, ucciderà lui stesso
senza remore, è astuto e non esita a compiere la vendetta. Dunque Amleth non è l’eroe
shakespeariano. 
La seconda fonte è un testo dell’attore francese Belleforest, che riprende la storia dell’Amleto nelle
sue Histoires Tragiques, stravolgendo però il personaggio. Amleth, divenuto nel frattempo Hamlet,
diventa infatti un personaggio colto, intellettuale e malinconico. Ciononostante, in questa seconda
versione di Belleforest mancano una serie di elementi fondamentali che verranno intodotti da
Shakespeare: il dubbio su chi sia l’assassino, il fantasma del padre, il generale clima di
incertezza. 
Shakespeare aggiungerà nell’opera anche le figure degli attori, che gli servono per parlare della
sua concezione di teatro, in contrapposizione a quella di Nashe di cui si è parlato sopra.
L’Ur-Hamlet è un altro testo, di autore sconosciuto, che tratta della figura di Amleto. Questo però
era stato screditato e pesantemente deriso, in quanto appariva ridicolo che l’unica cosa che
facesse il protagonista fosse gridare vendetta, sollecitato da un fantasma. Era insomma
semplicemente una vicenda sopra le righe con un protagonista dalle smanie bizzarre. 
Nel momento in cui Belleforest ha reso quello stesso personaggio melanconico e intellettuale,
uscendo dal registro tragicomico a cui apparteneva, e creando un’atmosfera seria e suggestiva, si
è creato un retroterra adatto perché Shakespeare potesse riprendere il personaggio, riscrivendo
ampiamente la vicenda. 

Introduzione all’analisi del testo


Il testo inizia con due sentinelle, Bernardo e Francisco, che stanno facendo la guardia al castello di
Elsinore e discutono di un’apparizione che hanno già visto per due notti consecutive. Il testo si
apre quindi con una nota stupefacente, perché si parla di una presenza sovrannaturale che si teme
possa tornare, dunque si crea un’atmosfera surreale. Arrivano subito dopo due compagni a dare
loro il cambio, Marcello e Orazio, e i quattro personaggi continuano a conversare finché non arriva
il fantasma. Orazio, considerato dai compagni un uomo colto in quanto studente di Wittenberg,
viene incaricato di parlare con il fantasma e infatti lo identifica subito. Il fantasma, in armatura con
visiera alzata e mazza in mano, ha l’aspetto del precedente re di Danimarca. 
Dal momento che per i protestanti il Purgatorio non esiste, era chiaro che quel fantasma venisse
dall’inferno. È importante ricordarsi che nell’ottica del Vangelo una richiesta di vendetta non può
che essere negativa, e chiarirlo è fondamentale affinché Amleto decida come rapportarsi al
fantasma. 

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Lezione 6
BREVE RIEPILOGO DELLA LEZIONE 5 (SCENA I)
 L’Amleto inizia con un colloquio tra due sentinelle. Esse parlano dell’apparizione di un
fantasma, avvenuta già due volte sugli spalti del castello di Elsinore
 Le sentinelle invitano Orazio (amico colto del Principe Amleto, studente all’università di
Wittenberg) perché possa parlare con il fantasma
 Orazio accetta l’invito e cerca di parlare con il fantasma che non risponde

 Alla fine del colloquio abbiamo ottenuto due informazioni importanti:


1. L’identità del fantasma: Il fantasma riproduce le fattezze del Re di Danimarca (=Il
padre di Amleto). Era morto recentemente. Il fantasma non intende parlare con loro 🡪
decidono di farlo incontrare con il figlio Amleto
2. La natura stessa del fantasma: La prima volta che Orazio tenta di parlare con il
fantasma, questo all’improvviso si dilegua non appena il gallo inizia a cantare. Orazio
spiega come secondo una tradizione religiosa il canto del gallo dovesse dissipare tutte
le presenze maligne. Secondo una promessa divina il giorno in quel periodo dell’anno
che precedeva Natale doveva essere libero da presenze malefiche.

 Alla fine del tentativo fallito di Orazio di parlare con il fantasma, Orazio afferma 
“And then it started, like a guilty thing. Upon a fearful summons.”
 Il fantasma è un “guilty thing”, perché è dovuto sparire al canto del gallo. Probabilmente
è un fantasma infernale

  Chiamano Amleto perché parli lui con il fantasma. Quest’ultimo si presenta esattamente
come il padre di Amleto (= il defunto Re di Danimarca)

 La natura del fantasma viene rimessa in discussione: da dove viene il fantasma?


1. dal purgatorio: la sua richiesta può avere un significato giusto e positivo, la sua
rivelazione può essere corretta
2. dall’inferno: può essere una trappola per dannare l’anima di chi lo ascolta

 Orazio chiarisce che c’è stato un patto antecedente importante: una sfida tra il Re di
Danimarca e Fortinbras. L’ultimo, avendo perso la sfida, ha dovuto cedere delle terre
 Il figlio di Fortinbras vuole riprendersi i beni che erano andati al Re di Danimarca

SCENA II
 Si svolge a corte
 Sono presenti: Re Claudio (= il nuovo Re di Danimarca), la Regina, alti funzionari, principe
Amleto, …

 Re Claudio fa un discorso di Stato:


“Though yet of Hamlet our dear brother's death
The memory be green, and that it us befitted
To bear our hearts in grief and our whole kingdom
To be contracted in one brow of woe,
Yet so far hath discretion fought with nature
That we with wisest sorrow think on him,
Together with remembrance of ourselves.”

 Il nuovo Re Claudio chiarisce


1. Che è salito da poco al trono

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2. Che è ancora in lutto e che è addolorato per il morto del fratello
3. Ma che si deve procedere a occuparsi dello Stato.

 Spiega inoltre che ha rapidamente sposato la vedova del fratello (= La Regina


Gertrude). Il matrimonio si svolge meno di un mese dal funerale del fratello.

PERCHÉ COSÌ PRESTO?


1. Il figlio di Fortinbras ha messo in piedi un esercito per venire a rivendicare le
terre perse dal padre 🡪 Situazione di pericolo
2. Secondo una legge la vedova ereditava, per 40 giorni dopo il morto del marito,
tutte le sue proprietà. Dopo quel periodo la vedova perde una parte della
proprietà. Durante i primi 40 giorni, la vedova Gertrude essendo erede
universale, si sposa e fa anche una jointure. 
È un atto giuridico mediante il quale lei condivideva con Claudio una parte della sua proprietà 
 Amleto non può reclamare i suoi diritti neanche passati i 40 giorni. Non
può neanche fare causa la Corona aveva diritto di prevalenza.
 Amleto aspetta che Claudio muoia per ereditare la sua parte.

 Questa spiegazione implicita spiega bene la posizione di Amleto e l’attenzione con


cui ha agito Claudio. 

 A corte Claudio spiega anche la situazione di pericolo: 


 Fortinbras vuole invadere Danimarca con un esercito. 
 Il re di Norvegia, parente di Fortinbras, non stava bene, era po’ disattento a
ciò che succedeva sul suo territorio
 Claudio manda notizia al re di Norvegia di quanto sta succedendo, cosicché
può fermare il suo parente Fortinbras

 WRIT” = documento ufficiale diplomatico giuridico con le condizioni per


trattare con il re di Norvegia per fermare l’iniziativa di Fortinbras

 Claudio sta gestendo con abilità diplomatica la situazione politica: si difende subito,
mandando il messaggio al re di Norvegia per impedire un conflitto armato

 Claudio si rivolge a Laerte:


 Laerte chiede un permesso (d’accordo con suo padre) di tornare a Parigi, dove
studiava.
 Il re dà il consenso: quindi capiamo che
1. Il re controlla la situazione dei personaggi importanti della corte. 
2. Lui si vanta di essere molto ragionevole. Non è un tiranno. 

 Claudio si rivolge ad Amleto come se fosse suo figlio: “But now, my cousin Hamlet,
and my son,--” 
⬄ Amleto risponde con la frase celebre: “A little more than kin, and less than kind”
 Sono qualcosa di più di un parente, ma meno di un figlio
 Prende le distanze dalla presunta attenzione del patrigno

 Amleto continua a portare i segni del lutto (a vestirsi di nero), mentre gli altri hanno cessato
di portare il lutto
 Crea una polemica

 Sua madre Gertrude gli chiede perché insista sul su quell'atteggiamento e Amleto risponde
che è sempre sincero e che non finge un dolore.

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 Claudio reagisce che Amleto avrebbe dovuto accettare il morto del padre, visto che è
naturale che un padre muoia prima dei figli
 Claudio è irritato dal mantenimento di lutto di Amleto

 Amleto è venuto a corte abbandonando gli studi a Wittenberg per il funerale del padre e poi
al matrimonio di Claudio e Gertrude. Adesso vorrebbe ritornare a Wittenberg. 
⬄ Claudio vuole tenerlo sotto controllo e chiede ad Amleto di non tornare a Wittenberg.
Anche Gertrude vuole che suo figlio rimanga.
 Amleto accetta di obbedire e di rimanere

 Alla fine della scena Claudio è lieto e brinda al felice consenso di Amleto. Ad ogni brindisi il
grande cannone spara delle salve echeggiando la gloria del re di Danimarca.
  Viene fuori un notorio difetto dei danesi: bere troppo

 Amleto rimane solo e comincia a fare le prime riflessioni:


“O, that this too too solid flesh would melt
Thaw and resolve itself into a dew!
Or that the Everlasting had not fix'd
His canon 'gainst self-slaughter!”

 Amleto dice che vuole uccidersi


 PERCHÉ?
 Suo padre era un uomo di qualità superiore che è stato sostituito da
un satiro (= re Claudio)
 Già entro un mese del morte del padre la madre Gertrude sposa
Claudio
 Amleto dice che re Claudio assomigliava così poco a suo padre
come lui assomiglia poco a Ercole

 Orazio entra e Amleto è sorpreso di trovarlo


 Orazio dice che era venuto con l’idea di marinare gli studi/che voleva farsi una
vacanza
 Per Amleto questa è un’offesa: gli amici Amleto e Orazio tendono allo studio
 Poi Orazio spiega che era venuto per il funerale del padre di Amleto

 Orazio spiega ad Amleto che il giorno precedente aveva visto il fantasma del padre, ma
che esso non ha voluto parlare.

 Orazio fin dall’inizio avvisa Amleto che probabilmente si tratta di un’apparizione infernale
 Amleto decide di parlare con il fantasma tra gli 11 e mezzanotte

SCENA III

 Due personaggi nuovi: Laerte e Ofelia (= fratello e sorella)

 Laerte tra poco parte di nuovo per Parigi e sta salutando la sorella Ofelia. Le dice di non
prendere troppo sul serio il corteggiamento da parte di Amleto. Probabilmente dovrà
sposare una donna di rango superiore. 
 Ofelia rimane delusa

 Il padre Polonia saluta Laerte prima che parti e gli dà qualche consiglio: quando sarai
all’estero non dire tutto quello che pensi, non spendere troppo, … 

 Anche Polonio vuole persuadere Ofelia di non credere alle proposte affettuose di Amleto.

 Ofelia riceve una doppia ordine

31
1. Del fratello: stare attenta
2. Del padre: non credere nella possibilità che il rapporto con Amleto possa
andare avanti

 Polonio riesce a dissuaderla e di rompere il rapporto tra la figlia e Amleto. La mette così in
ansia per renderla incapace per credere alle offerte d’amore di Amleto. 

 In un breve periodo Amleto:


1. Viene abbandonato dalla donna che ama 
2. Vede la madre sposare neanche un mese dopo la morte del marito
3. Si sente messo da parte: dovrebbe essere lui l’erede del trono, non Claudio.

SCENA IV

 Amleto si presenta sugli spalti del castello insieme a Orazio e Marcellus per incontrare il
fantasma. Mentre Amleto sta spiegando a Orazio che in Danimarca si beve un po’ troppo
entra il fantasma.
 Il principe Amleto chiede al fantasma:
1. Se viene dal cielo o dall’inferno
2. Come mai ha abbandonato il suo sepolcro 

 Il fantasma non risponde, ma fa dei segni come per farsi seguire


 Marcellus e Orazio vorrebbero impedire ad Amleto di seguirlo perché temono che il
fantasma possa attirare il principe in qualche trappola
 Amleto reagisce che non teme la morte

 Amleto non vuole che Marcellus e Orazio impediscano il colloquio con il fantasma. Dice che
non teme la morte. 
 Il suo discorso richiama il mito di Ercole: si mette in una posizione del leone di
Nemea che Ercole aveva ucciso. Quindi dichiara di essere da una parte di essere
un leone (un animale forte), ma all’altro parte di non essere Ercole.
SCENA V
 Il fantasma si rivolge ad Amleto e gli chiede di vendicarsi. Dice inoltre che di notte è libero,
ma che di giorno deve bruciare.

 Amleto non capisce come mai doveva vendicarsi: ufficialmente il padre era morto
dormendo nel giardino e che era morso da un serpente velenoso. Tuttavia, il fantasma
spiega che in realtà Claudio l’ha ucciso

 Il fantasma è convinto che Gertrude è stata ingannata dal fratello, quindi non parla male di
lei. 

 Il fantasma parte e Amleto è angosciato e giura che non potrà dimenticare l’ordine di
vendetta. Sta dando la precedenza assoluta a suo compito di vendicarsi. Dice che si
doveva prendere nota che una persona può mentire e fingere molto bene di dire la verità.
 Era noto che il pubblico prendeva nota durante gli spettacoli

Lezione 7

Riepilogo della scorsa lezione:


 Amleto, ascoltando la rivelazione del fantasma, promette di non dimenticarsi della richiesta
di vendetta.
 Amleto scopre che lo zio è una persona capace di fingere e mentire, compiendo un
assassinio, ma non ne ha la assoluta certezza.

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 Marcellus e Horatio vogliono notizie sul colloquio con il fantasma. Dopo un’iniziale
esitazione, chiede loro di giurare di non dire nulla. Nonostante ciò, Amleto non si fida e
chiede un secondo giuramento, più solenne, in cui interviene lo stesso fantasma. 
 Il giuramento doveva valere “hic et ubique”, qui e ovunque. Per farlo, Amleto si sposta in
varie direzioni e si accorge che la voce del fantasma, proveniente da sottoterra, si sposta
rapidamente in molte direzioni. In nota c’è un riferimento al fatto che solo Dio e il diavolo
potessero spostarsi ovunque senza ostacoli, riferimento che suggerisce che il fantasma sia
il diavolo stesso.
ATTO I, SCENA V
Amleto fa dei commenti con Horatio e da questo momento annuncia agli amici, in particolare
Horatio, che non solo non dovranno dire nulla, ma se dovessero notare dei comportamenti strani o
irrazionali da parte sua non dovranno sorprendersi. Inizia quindi a pensare un comportamento
adatto per fingere una follia che possa coprire la sua indagine. Il fantasma chiede l’ennesimo
giuramento, dopodiché Amleto e gli amici si lasciano con la celebre dichiarazione di Amleto: “The
time is out of joint. O cursed spite, that ever I was born to set it right!”.
ATTO II, SCENA I
Polonio parla del viaggio di suo figlio Laerte a Parigi e ne è preoccupato: sapeva che spesso
quando i giovani viaggiavano all’estero si comportavano in modo inappropriato. Chiede quindi a
Reynaldo di controllarlo, ma la cosa interessante però sono le tecniche che Polonio suggerisce a
Reynaldo per farlo. Gli dice di comportarsi come un “agente provocatore”: andare a Parigi senza
avvertire Laerte, indagare l’eventuale presenza di danesi, avvicinarsi a persone che possono
averlo incontrato e provocarle indirettamente per attirare la loro confidenza, con lo scopo finale di
farsi dire come si comporta davvero Laerte. Questa descrizione, piuttosto lunga e dettagliata, si
conclude con un’osservazione tipica dell’atteggiamento di Polonio e del personaggio che gli sta
dietro. Questa tecnica infatti è tipica di una persona ben nota: William Cecil. Alla fine del discorso
di Polonio, il pubblico era in grado di distinguere la figura di Cecil grazie a una serie di tratti
caratteristica: la posizione a corte, la tecnica di raccolta di informazioni, l’orgoglio di tale capacità e
anche l’età. Di questo si parlerà più nello specifico più avanti.
Poco dopo, nella stessa scena, entra Ofelia, agitata, che rivela al padre ciò che era accaduto
durante l’ultima visita di Amleto: egli infatti si era presentato nella stanza della fanciulla disordinato,
l’aveva osservata a lungo senza dire nulla per poi andarsene, dimostrando un forte turbamento
psicologico. Ofelia sottolinea di aver obbedito all’ordine del padre di allontanarsi da Amleto, ma
che è turbata dalle conseguenze dei suoi gesti. Polonio dice che la follia di Amleto è ormai chiara:
va a parlare con il re, convinto di aver ormai trovato la causa della follia di Amleto, ovvero il
rifiuto dell’innamorata.
ATTO II, SCENA II
Claudio e Gertrude stanno parlando con Rosencrantz e Guildenstern, personaggi che veniamo a
conoscere in questa scena. Vediamo, infatti, che sono due gentlemen, amici d'infanzia di Amleto,
che si sono allontanati dalla corte e vengono richiamati dai sovrani nella speranza che riescano ad
aiutarli a capire il perché del turbamento di Amleto. Rosencrantz e Guildenstern vengono trattati
molto gentilmente e mostrano un atteggiamento di sudditanza totale: obbediscono ai sovrani e
avrebbero obbedito anche se non fossero stati trattati con gentilezza e non fossero state offerte
loro delle ricompense, perché l’obbedienza è un dovere del suddito nei confronti dei suoi sovrani. 
Questo è un elemento politicamente interessante per il pubblico: mentre Rosencrantz e
Guildenstern mostrano obbedienza totale, Claudio e Gertrude rappresentano il costume tipico
della corte di Elisabetta I, ovvero favore e cortesia nei confronti della gentry e del consenso
popolare.
Entra Polonio, pronto a rivelare la sua scoperta al re. Prima di prendere la parola, però, lascia che
l'ambasciatore che era stato mandato in Norvegia comunichi il suo successo: il re di Norvegia ha
indagato sul comportamento di Fortinbras, suo nipote, e gli ha impedito di minacciare militarmente
la Danimarca, gli ha offerto una pensione annuale di tremila corone e lo incarica di usare l’esercito
che ha messo in piedi per regolare dei conti con i polacchi. A questo fine, chiede il permesso di
attraversare la Danimarca in pace con l’esercito per arrivare in Polonia. Questo rappresenta un

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grande successo diplomatico per Claudio, che è riuscito sia a gestire la successione dopo la morte
del fratello, sia a risolvere il problema politico con la Norvegia.
A questo punto Polonio inizia il suo discorso per spiegare la sua scoperta sullo stato d’animo di
Amleto, facendo grandi preamboli. Il succo del discorso è che la pazzia di Amleto è dovuta in
primo luogo al suo amore per Ofelia e, soprattutto, al rifiuto definitivo che ha ricevuto dalla
fanciulla. Polonio vuole dimostrare di avere un’ambizione retorica, usando un linguaggio raffinato
per mostrarsi eloquente, ma in realtà si rivela sciocco, poiché riesce solo ad allungare moltissimo i
tempi finendo per annoiare e innervosire chi lo ascolta. Come prova per la sua teoria che la follia di
Amleto sia dovuta all’amore, mostra delle lettere che Ofelia ha ricevuto dal pretendente e ne legge
qualcuna.
La prima frase di una delle lettere recita “To the celestial, and my soul’s idol, the most beautified
Ophelia”. L’aggettivo beautified aveva caratterizzato la famosa accusa di Greene e Nashe nei
confronti di Shakespeare di essersi beautified, “fatto bello” con le loro penne. Anche Polonio
commenta l’uso di questa parola e la definisce “ill phrase, vile phrase”. L’uso di questa parola, non
di uso corrente per quei tempi, e del relativo commento è quindi allusivo, una chiara prima
risposta all’attacco subito da Shakespeare. 
Polonio continua a leggere altri passi di lettere e poesie, per convincere Claudio della sua teoria,
ma il sovrano è dubbioso. Polonio gli comunica di essersi comportato “as a man faithful and
honorable” e di aver imposto alla figlia di rifiutare la corte di Amleto, quindi inizia un discorso che,
secondo la precettistica sull’innamoramento del tempo, spiegherebbe cosa sia successo: la
persona (in questo caso Amleto) che per qualche motivo non poteva avvicinarsi alla persona
amata poteva cadere in un intenso stato d’animo negativo e, di fronte a un rifiuto così disperante,
poteva arrivare alla follia. Gertrude e Claudio ringraziano Polonio ma continuano a mostrarsi
incerti, per cui Polonio insiste, arrivando a chiedere se abbia mai dato consigli sbagliati. Polonio, in
effetti, sembra godere di ottima fama presso la corona. Arriva, addirittura, a scommettere la vita e
la posizione a corte su ciò che afferma e si impegna a cercare una prova di quanto sostiene:
cercherà di far assistere i sovrani a un colloquio tra Ofelia e Amleto. 
Dopodiché arriva Amleto, con un libro in mano, a cui Polonio chiede che cosa stia leggendo.
Amleto quindi mette in atto la “antic disposition”: Polonio gli chiede se sappia chi è e Amleto gli
risponde che ovviamente lo sa, che lui è un “fishmonger”, un pescivendolo. La scelta della parola
“fishmonger” è un’allusione: prima c’era stata la scena del “fishing”, ovvero il tentativo di carpire
notizie con sistemi indiretti. Amleto gioca sul termine “honest”, alludendo che un pescivendolo sia
più onesto di un uomo di stato quale è Polonio.
Polonio commenta la follia di Amleto, ma gli chiede di nuovo della sua lettura. La risposta di
Amleto è nuovamente offensiva: dice che il libro che legge parla di vecchi e che nel libro si dice
che i vecchi perdano le capacità intellettive, che si indeboliscono nel corpo e nella mente e sono
meno capaci dei giovani. Questa serie di affermazioni è ovviamente offensiva per Polonio,
vecchio uomo di stato che era stato molto abile in passato, come egli stesso ricorda, ma ormai è
talmente invecchiato che comincia a perdere le sue capacità (si vede come nella scena
precedente perde il filo del discorso che stava facendo a Reynaldo). Si tratteggia quindi il profilo di
un uomo con alta considerazione di sé, molto abile ma che con l’avanzare dell’età inizia a perdere
lucidità e ha una posizione critica nei confronti di Amleto, che guarda a lui con sospetto. 
Polonio capisce che nelle parole apparentemente folli di Amleto c’è qualche intenzione (“Though
this be madness, yet there is method in’t”) e intuisce che forse sta fingendo, ma non può osare di
sostenere qualcosa di simile di fronte a si sovrani. Quindi si ritira, come anche fa Amleto, dopo uno
scambio di battute “witty” tra i due: Amleto sostiene che Polonio non può privarlo di nulla a cui lui
stesso non voglia già rinunciare, a parte la sua vita. Questo riferimento alla vita (insieme a quello
precedente: Polonio aveva scommesso la sua vita sulla veridicità della sua teoria sulla pazzia di
Amleto) risulta essere una previsione di quello che effettivamente succederà: Polonio perderà la
vita nel confronto con Amleto. 
Chi è Polonio?
A questo punto c’è da chiedersi chi è Polonio e cosa il pubblico poteva pensare di lui alla luce di
ciò che abbiamo visto fin qui. Il discorso che abbiamo visto fin qui suggerisce una figura molto

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precisa nel pubblico: il riferimento immediato è, come abbiamo già accennato, a William Cecil. A
spiegarlo è la storica Lilian Winstanley che, dopo aver notato che molti elementi storici erano
impliciti nell’Amleto, riporta nella sua opera Hamlet and the Scottish Succession (1921) una serie
di dati. Winstanley non disponeva di una serie di studi a lei successivi, ma aveva ben capito che
dietro il personaggio di Polonio c’era William Cecil e dietro quello di Amleto c’erano dei tratti del
conte di Essex. Ha capito che l’Amleto gronda di storia contemporanea e di riferimenti alla corte di
Elisabetta, e che il conte di Essex è tra questi personaggi, ma lo relega in fondo, trattandolo solo
nell'ultimo capitolo della sua opera.
Sono diversi gli elementi che collegano Polonio a Cecil.
1. Polonio ha 78 anni, comincia a perdere lucidità e possiede dei tratti distintivi che lo
ricollegano chiaramente a Cecil: si vanta di aver avuto una cultura classica, di aver
recitato durante gli anni dell’università nel ruolo di Bruto ed è un uomo capace di pensare
che un uomo possa impazzire d’amore. Questi dettagli rimandano molto bene alla
biografia di William Cecil: da giovane si era innamorato della figlia del suo docente di latino
e greco e, contro l'opinione della sua famiglia, l’aveva sposata. 
2. Il tentativo di Polonio di mettere pace nelle vicende è un tratto tipico di William Cecil.
3. La vicenda di Laerte a Parigi rinvia molto bene a quella realmente accaduta del figlio di
Cecil, Thomas, che si era recato a studiare a Parigi assumendo un pessimo
comportamento che rischiava di minare il buon nome della famiglia. William, quindi, aveva
fatto di tutto perché i suoi amici a Parigi controllassero il comportamento del figlio,
esattamente come ha fatto Polonio con Laerte (di cui non si hanno, però, evidenze di
comportamento scorretto). 
4. Il rapporto Ofelia-Amleto-Polonio ricorda vicenda realmente esistita: Cecil aveva una
figlia che era stata corteggiata da vari nobili, ma il padre, come fa Polonio con Ofelia, aveva
cercato di evitare che la figlia sposasse un nobile per timore che potesse essere
considerata come segno di ambizione che gli potesse dare complicazioni politiche. Tra le
varie richiesta c’era stata anche quella del primo conte di Essex, elemento che rimarca il
riferimento dei personaggi dell’opera a personaggi realmente esistiti: come Essex viene
preso in considerazione come pretendente per la figlia di William Cecil, così Amleto è un
pretendente per la figlia di Polonio.
5. Quando Amleto deride Polonio chiamandolo “fishmonger” fa, di fatto, anche un’allusione
alle umili origini di Cecil, figlio del padrone di una taverna. Sottolinearne l’origine è
un’offesa sociale.
6. Il “wit” del conte di Essex era molto famoso a corte: ormai Essex riusciva tranquillamente a
battere Cecil, non più così scattante nel replicare al conte. Questa dinamica ricorda
chiaramente Polonio e Amleto.
Tutti questi dettagli nella figura di Polonio rimandano chiaramente, agli occhi del pubblico, alla
figura del consigliere di stato della regina, William Cecil.

LEZIONE 8
[da pag. 215 a pag. 236, fino a fine 2.2]
Nella lezione precedente siamo arrivati all'Atto II Scena 2, e riprendiamo dopo l'incontro di Amleto
e Polonio, alla pag. 215. Qui troviamo il primo incontro di Amleto con Rosencrantz e Guildenstern, i
due amici che sono stati chiamati dal re e dalla regina per indagare sullo strano stato d'animo di
Amleto.
Guildenstern e Rosencrantz si presentano come vecchi amici di Amleto, che li riconosce come tali:
li chiama "excellent good friends". Amleto chiede loro notizie - evidentemente non si vedono da
tempo dato che Amleto era stato via a studiare a Wittenberg - e loro si definiscono "indifferent
children of the Earth" (lo dice Rosencrantz, v. 224). "Indifferent" qui si riferisce ad un gioco di
parole, una via di mezzo indicata dal fatto che non sono stati né eccessivamente fortunati né
eccessivamente sfortunati. In realtà è un aggettivo anche molto significativo per i due: il loro
problema è proprio quello di essere indifferenti. Infatti tutto il colloquio tra Amleto e i due amici

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verte sul fatto che Amleto insiste sul rapporto di amicizia, rapporto personale che per lui dovrebbe
avere la precedenza su qualsiasi altro rapporto. Rosencrantz e Guildenstern invece si sentono
prima di tutto sudditi in dovere di obbedire al re e alla regina, e questo ha la precedenza sul
rapporto di amicizia con Amleto - e lo confermeranno anche più avanti in maniera marcata. Quindi
c'è in realtà un sottinteso contrasto nel loro rapporto.
Nelle prime battute Rosencrantz dopo aver chiarito che non hanno fatto fortuna ma non se la
passano poi neanche tanto male, di fronte alla domanda di Amleto "What's the news?" risponde
"None, my lord, but that the world's grown honest" (vv. 233-35). Attraverso questa risposta si
capisce che il problema che in realtà si apre nel rapporto fra Amleto e i vecchi amici è proprio una
questione di onestà. La risposta di Rosencrantz è in realtà una battuta, infatti Amleto risponde
"Then is doomsday near" (v. 237) -> "allora il giorno del giudizio dev'essere vicino" -> improbabile.
Infatti dal punto di vista di Amleto i primi a non essere onesti saranno proprio Rosencrantz e
Guildenstern, che in fondo hanno accettato di fare da spie nei suoi confronti per il re e la regina.
A questo punto Amleto chiede che cosa li ha portati lì - e chiama quel "lì" (cioè la Danimarca) una
prigione, un giudizio negativo che colpisce i due vecchi amici. Rosencrantz dice "We think not so,
my lord" e Amleto risponde "Thinking makes it so" (vv. 246-48), cioè tutto dipende dalla
valutazione positiva/negativa che ci si attribuisce. I due avanzano subito un'ipotesi sullo stato
d'animo di Amleto: che sia l'ambizione a farlo soffrire - ""why then, your ambition makes it one"
(v.250). Dal che si capisce che l'ipotesi suggerita indirettamente da Claudio e ora proposta da
Rosencrantz e Guildenstern è che Amleto sia turbato perché si aspettava di essere il legittimo
erede del padre, e dunque la sua ambizione di diventare re lo fa soffrire.
In realtà sappiamo che Amleto non era particolarmente ansioso di diventare sovrano, infatti la sua
risposta è "I could be bounded in a nutshell and count myself a king of infinite space, were it not
that I have bad dreams" (v.252). I pessimi sogni sono un'allusione all'apparizione del fantasma.
Amleto non ha nessuna ambizione, è un uomo che ambiva a fare lo scholar, non a fare il sovrano.
Si crea subito una distanza tra Amleto e i due amici. Guildenstern insiste sull'ambizione: "Which
dreams indeed are ambition". Amleto risponde che l'ambizione non è altro che un'ombra, e
Guildenstern dice che è l'ombra di un'ombra. Amleto risponde con una battuta: se l'ambizione è
un'ombra allora i monarchi, i sovrani, gli eroi, che sono ambiziosi per definizione, non sono altro
che ombre, e le uniche realtà sono solo i mendicanti perché non hanno nessun ruolo eroico.
Tramite tutte queste battute Amleto rifiuta totalmente e ironicamente l'ipotesi dell'ambizione al
trono.
Subito dopo Amleto cerca di stabilire un rapporto con i suoi amici molto diverso da quello con i suoi
servants, infatti quando Rosencrantz & Guildenstern gli dicono "We’ll wait upon you" (linguaggio
tipico dei servitori) Amleto risponde "I will not sort you with the rest of my servants" (v. 267). Quindi
Amleto insiste sul concetto di amicizia. Si crea dunque uno iato o una distanza tra il concetto di
amicizia, che dovrebbe dare priorità alla fedeltà e importanza del rapporto personale, laddove
Rosencrantz & Guildenstern insistono per avere un rapporto di tipo formale, di sudditanza.
A questo punto Rosencrantz & Guildenstern comprendono che Amleto è in dubbio sul loro
atteggiamento. Infatti Amleto dice:
By the rights of our fellowship, by the consonancy of our
youth, by the obligation of our ever-preserved love, and
by what more dear a better proposer could charge you
withal, be even and direct with me whether you were sent
for or no. (vv. 282-86)
Amleto ha capito che i due sono a disagio e gli pone subito la domanda: siete stati mandati o siete
venuti apposta per me? E loro esitano e poi confermano "we were sent for" (v.290). Il rapporto si fa
dunque sempre più teso, perché Amleto capisce che deve stare in guardia. Da questo momento in
poi non dirà nulla veramente di sé.
Amleto dice: "I have of late - but wherefore I know not - lost all my mirth. [...] The earth, seems to
me a sterile promontory. [...] it appears no other thing to me than a foul and pestilent congregation

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of vapours". La terra non gli sembra più una meraviglia, e l'uomo dotato di ragione (su cui il
Rinascimento rifletteva) non lo entusiasma più. L'uomo rinascimentale "in act how like an angel, in
apprehension how like a god - the beauty of the world, the paragon of animals!" (vv. 303-05) ->
c'era questa consapevolezza dell'uomo nell'ambiente rispetto al firmamento, alla Terra, agli altri
animali. Tutto questo non attira più Amleto: "And yet, to me, what is this but quintessence of dust?"
((v. 306) Dopotutto l'uomo non è altro che qualcosa che tornerà alla polvere.
Amleto ha spostato il discorso su un piano filosofico generale, ironico naturalmente. Rosencrantz
capisce che è meglio non insistere sull'argomento, e annuncia l'arrivo dei players - cioè della
compagnia teatrale. Amleto subito si infervora. È pronto a ricevere gli attori ma li descrive con una
certa ironia, mettendo in risalto le tipologie delle parti recitate dagli attori: the King, the Adventutous
Knight, the Lover, the Humorous Man, the Clown, the Lady. Ora c'è un lungo passo in cui si fa da
una parte ironia e dall'altra un discorso molto serio sul teatro. Perché questi due poli? Di fatto
Amleto da una parte sta dando le sue definizioni di teatro (che sono quelle di Shakespeare) e
dall'altra prendendo le distanze da una certa tradizione su come il teatro era effettivamente inteso.
Questo riprende ancora una volta il confronto con Nashe.
A questo punto Amleto chiede come mai gli attori sono venuti alla reggia e non in città. Quella di
Rosencrantz & Guildenstern è una risposta che rimanda a fatti contemporanei del 1601 a Londra,
e spiega che gli attori non hanno più quel grande successo in città che avevano prima, subiscono
una forte concorrenza che li spinge a cercare di far fortuna dove concorrenza non c'è, e quindi si
sono messi a viaggiare. La compagnia che gli faceva concorrenza è quella di attori bambini che
recitavano a Blackfriars, un fatto legato al 1601 - Hibbard ne parlava nell'introduzione per datare il
testo, e secondo lui questo passo è stato inserito successivamente e quindi lui data l'Amleto al
1600. Prof. Restivo invece non è convinta che questo passo sia stato inserito successivamente,
perché è un passo che giustifica la presenza degli attori a Elsinore e quindi tutta la scena che
segue - questo significherebbe che una grande porzione del testo sarebbe stata scritta in un
secondo momento, il che a suo avviso non avrebbe senso.
Amleto chiede "what, are they children?" (v. 341) e commenta dicendo che questi bambini in fondo
recitano contro il loro stesso interesse, perché una volta cresciuti non possono più fare gli attori
dato che la loro voce cambia (e quello era il motivo del loro successo). Al verso 257 si dice che
questi bambini hanno talmente tanto successo da battere "Hercules and his load too": cioè si fa
allusione al Globe theatre, che aveva come simbolo il globo terrestre retto sulle spalle da Ercole.
Sta chiaramente dicendo che questi bambini fanno concorrenza al teatro stesso di Shakespeare.
Arrivano gli attori. Prima di parlare con gli attori, Amleto fa una battuta per far capire a Rosencrantz
& Guildenstern che lui ha capito che non si stanno comportando da amici ma che stanno dalla
parte del re: "My uncle-father and aunt-mother are deceived. [...] I am but mad north-north-west;
when the wind is southerly, I know a hawk from a handsaw" (vv. 371-734) cioè dice è pazzo a
seconda di come gira il vento -> li prende in giro, ha capito benissimo quale sia la richiesta del re
ai suoi ex amici: il re vuole sapere perché Amleto è pazzo. 
Amleto vede entrare Polonio, fa dei commenti su di lui, lo chiama "great baby" (v. 377) insistendo
che è tornato come un bambino essendo troppo invecchiato. Insiste con questo atteggiamento
sprezzante nei suoi confronti anche perché si sente praticamente assediato da Polonio, e anche
da Rosencrantz & Guildenstern che cercano di fare le spie. In generale Amleto si sente circondato
da nemici che lo spiano.
Polonio è venuto per annunciare che sono arrivati gli attori. Li presenta come "the best actors in
the world" (v.391) dicendo che sanno recitare qualsiasi genere teatrale, ed elenca i generi teatrali
in una maniera che risulta quasi comica: prima comincia con i generi classici, poi comincia a
mescolarli. Questo perché il teatro era partito con dei generi a sé stanti però poi di fatto si
mescolavano ed era difficile assegnare un solo genere ad un’opera. Questo passo diventa una
presa in giro del concetto di genere: il sottinteso è che il genere è artificiale rispetto alla realtà. 
La conclusione dell'elenco è la più interessante e sorprendente: "For the law of writ and the liberty,
these are the only men" (v. 396). La critica ha discusso per molti anni sul significato di questa
frase, che però probabilmente vuol dire proprio quello che dice letteralmente. La legge del writ è la
common law, che inizia con la necessità, quando qualcuno vuol portare in causa qualcuno, di

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recarsi alla chancery per comprare una copia di uno dei writs cioè una copia del testo che
prevedeva quella tipologia di reato. Era una copia in latino, e una volta scelta la si portava ad un
giudice di uno dei tribunali, e in base al writ il giudice convocava le parti e le ascoltava per poi
emettere giudizio. È impossibile cambiare significato a questa frase; letteralmente significa "per la
common law e per la libertà". Perché libertà? Perché la legge era considerata la difesa del
cittadino nei confronti della corona: era un sedimento di ragione che proveniva da secoli di giudizi
precedenti, era indipendente dalla corona e dall'epoca storica, e quindi era lo strumento principe
per assicurare un grado di libertà del suddito nei confronti della corona. È una definizione molto
forte, ma Polonio essendo uomo di stato può permettersi di dire questo.
Riassumendo Polonio dice: gli attori sono in grado di recitare qualsiasi tipo di testo, poi fa
un'implicita polemica sulla commistione dei generi, e alla fine tira fuori un genere nuovo, il vero
genere del teatro: for the law of writ and the liberty, these are the only men - un'affermazione molto
forte in bocca ad un uomo di stato che conosce la legge, e può permettersi di esprimerla. È una
frase a sorpresa, tanto che la critica non pensando che Shakespeare fosse esperto di
giurisprudenza e quindi non pensando che Shakespeare volesse dare questo significato al teatro,
ha cercato di interpretare la frase in vari modi. Hibbard invece, da bravo linguista, non si lascia
coinvolgere in questo arrampicarsi sugli specchi, anzi fa solo un commento di contestazione di
quello che la critica aveva cercato di dire. La critica aveva cercato di riportare questa frase al
concetto di teatro come intrattenimento e quindi si era detto che: Liberty alludesse al quartiere dei
teatri che are chiamato appunto così perché era fuori dalla giurisdizione del sindaco di Londra; che
writ si riferisse a generi o forme letterarie, che rappresentasse il testo scritto. Hibbard invece dice
che writ non ha mai significato "testo/composizione letteraria" ma ha sempre indicato un
documento ufficiale.
Poco dopo arrivano altre due definizioni di teatro. Il fatto che ce ne siano tre in così breve tempo
lascia trasparire un'intenzione precisa da parte dell'autore.
Amleto fa una battuta che può sembrare fra la follia e la ragione ma in realtà sta facendo una serie
di allusioni: "O Jephthath, judge of Israel, what a treasure hadst thou!" (v.397). Cita una ballata
nota all'epoca, che raccontava la vicenda di Jephthath, della vecchia storia di Israele, che aveva
promesso a Dio che se avesse vinto una grande battaglia contro i nemici avrebbe sacrificato la
prima cosa che gli fosse venuta incontro dopo la battaglia. Dopo averla vinta, la prima persona che
gli viene incontro è l'unica figlia che aveva e si trova costretto a sacrificarla. Amleto cita questa
ballata perché vuol far capire a Polonio che sta giocando col fuoco: ha capito benissimo che è
stato Polonio a dire ad Ofelia di tirarsi indietro e gli dice che è un gioco pericoloso quello che sta
facendo -> l'nterferenza di Polonio tra Amleto e Ofelia è pericolosa: allusione tragica.
Poi Amleto si rivolge agli attori, che non vedeva da qualche tempo. Alcuni di loro sono molto
giovani. Ad uno è cresciuta la barba, uno è cresciuto di statura. E poi Amleto chiede loro di
recitargli un passo appassionato, e ne cita i primi versi dopo aver detto che era un testo non di
facile apprezzamento da parte della gente, un testo che si riferiva Enea e a Didone - si deduce che
si tratta di Dido, Queen of Carthage, scritto da Marlowe e Nashe. Ecco un altro riferimento a
Nashe.
Questo che cita Amleto è un passo sulla vendetta. La guerra di Troia infatti nasce come vendetta
perché Elena era stata rapita al marito, e quindi i greci offesi avevano portato guerra a Troia per
vendicarla. La scena recitata su richiesta di Amleto è quella in cui i greci, avendo messo il cavallo
di legno davanti alla città e facendo finta di partire, hanno teso una trappola ai troiani e i troiani
hanno portato dentro la città il cavallo di legno come omaggio agli dei. A questo punto i migliori
soldati greci escono dal cavallo, attaccano di notte e di sorpresa la reggia. La scena descrive
proprio Pirro che si precipita nella reggia di Troia per uccidere il re e la regina. È una delle scene di
vendetta più famose e più feroci, e la descrizione dell'attacco proditorio di Pirro è veramente
orrifica perché è un attacco estremamente sanguinario. Pirro fa una vera strage, attraversa le
strade e ammazza chiunque trova e coglie nel sonno, si impasta di sangue aggrumato - e nel
frattempo stanno dando fuoco alla città quindi il sangue addirittura gli si incrosta sul corpo. Fa
vedere questo uomo feroce che diventa una belva impastata di sangue, che quando arriva alla
reggia fa a pezzi Priamo e la moglie. Non è certo una battaglia eroica: Pirro trova il re di Troia
disarmato e in camicia da notte e lo fa a pezzi davanti alla moglie disperata. È un gesto vile ed

38
estremamente tragico. La descrizione è molto carica dal punto di vista verbale: la città sta
bruciando e crollando, e Pirro viene descritto come "a painted tyrant" (v. 471) - cioè servo delle
passioni, violento oltre misura. Di fatto questa scena è una pessima immagine di vendetta, nella
sua peggiore accezione.
Questo passo sembra appunto venire da una tragedia scritta da a quattro mani da Marlowe e
Nashe, dove c'è questa celebrazione classica della vendetta legata alle arti di Marte e quindi
all'atteggiamento marziale. La regina, che è stata svegliata nel sonno e cerca di coprirsi in qualche
modo con il vestiario, viene definita "the mobled queen" (v. 494) per indicare che è infagottata in
qualche modo, solo che questo viene commentato da Polonio, come aveva già commentato
"beautified". Di nuovo quando si fa allusione a Nashe c'è un commento sulle parole da lui
inventate. Questo però non è solo un modo per Shakespeare per saldare i conti, c'è qualcosa di
più - ma lo vedremo più avanti.
Dopo questa scena, Amleto nota che l'attore si era talmente commosso da versare lacrime per una
finta tragedia, ed è colpito da questo fatto. Quando parla degli gli attori, coglie l'occasione per fare
delle considerazioni sulla natura del teatro. Parlando con Polonio (che era presentatore della
compagnia teatrale), gli dice di trattarli bene e di "let them be well used, for they are the abstracts
and brief chronicles of the time" (v. 515). Quindi dopo questa recita così insistita e sopra i toni, che
riguardava un poema classico e non aveva niente a che fare con la storia vera, e dopo che è stata
data una definizione del teatro da un uomo di stato che parla in termini di diritto, Amleto come
principe dice che gli attori sono la sintesi e le concise cronache del tempo. "Abstracts" è riferito al
lavoro dello storico: estrae gli aspetti importanti degli eventi singoli dell'epoca, collocandoli in un
tempo più ampio dell'immediato -> quindi il senso dei fatti al di là del quotidiano. "Brief chronicles
of the time" si riferisce invece alla cronaca dei fatti quotidiani, quello che noi chiameremmo
atteggiamento giornalistico. Amleto dice che il teatro sta per la storia, una definizione che sembra
bizzarra appunto perché non è in linea con la scena appena recitata, che non si riferiva a fatti di
cronaca ma a una tragedia classica.
A questo punto Amleto chiede alla compagnia se possono recitare un dramma a corte, The
Murder of Gonzago, e il primo attore risponde di sì. Amleto aggiunge che vorrebbe che nel recitarlo
inserissero un passo di 12-16 righe che scriverà lui stesso - dopo vedremo che questo sarà una
forma di provocazione verso il re e la regina. Gli attori acconsentono.
Amleto, rimasto solo, fa la prima autoriflessione. Confronta sé stesso e l'attore che si era
commosso. Da una parte c’è la carica emotiva dell'attore che si era così immedesimato nel
recitare la sua parte pensando alla vendetta di Pirro, dall'altra c’è Amleto che è stato incitato alla
vendetta dal fantasma ma invece rimane freddo e controllato, non si è certo precipitato all’azione.
Quindi questo è un passo che è stato interpretato come un'auto-denigrazione ("O what a rogue
and peasant slave am I!" v. 540). Infatti Amleto si colpevolizza perché non riesce a dire niente su
suo padre che è stato ucciso, mentre l'attore per una vendetta che non lo riguarda si è commosso
fino alle lacrime. Quindi si pone il problema dell'obbligo della vendetta sia in termini di tradizione e
teatrale e dunque culturale, sia in termini di emozione. Amleto si è molto contenuto, non è così
prono alla passione così come l'attore nel recitare la passione -> sembra un vero e proprio auto-
rimprovero. Amleto si chiede perché non riesce a decidersi a compiere vendetta: al verso 571 dice
"what an ass am I!". C'è effettivamente un auto-rimprovero di Amleto rispetto a una tradizione che
riteneva la vendetta così necessaria e così dovuta.
Ma prima che si chiuda la seconda scena del secondo atto, nella parte finale Amleto si auto-
giustifica sul perché non ha ancora fatto vendetta: "The spirit that I have seen may be the devil" (v.
588). Lui in realtà ha un grosso dubbio: il fantasma da dove viene? dal Purgatorio, dall'Inferno? È
difficile che anche dal Purgatorio si abbia il permesso di venire a chiedere vendetta. Comunque si
tratta di un problema conoscitivo: è veramente vero quello che il fantasma gli ha detto? Ci sono
alte probabilità che il fantasma sia infernale e quindi che la sua richiesta sia un tentativo di dannare
Amleto.
Quindi Amleto si è decisamente confrontato con una tradizione culturale che richiedeva la
vendetta, ma allo stesso tempo ha chiarito bene due cose proprio perché riflette in senso positivo:
prima di tutto si chiede se è un inganno, se il diavolo lo tenta, e quindi dubita di potersi fidare delle

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parole del fantasma; e secondo dichiara il suo tentativo di trovare una prova, e decide di usare lo
spettacolo a corte come trappola per cercare di capire se è veramente stato Claudio a uccidere
suo padre. Amleto si dimostra ragionevole: ha bisogno di prove, non può uccidere un uomo solo
perché ha avuto un'apparizione.
Non è un auto-rimprovero nel senso di non sentirsi all'altezza: è un confronto con una tradizione di
vendetta, ma è anche una critica indiretta al fatto che la vendetta non è positiva, e soprattutto al
fatto che lui non ha certezze - se lui avesse la prova che Claudio ha ucciso il padre si sentirebbe in
diritto e in dovere di esercitare vendetta. Ma certamente fin qui non ha nessuna prova e quindi non
vede come potrebbe precipitarsi a compiere vendetta. Il dubbio Amletico non è "perché non riesco
a fare vendetta?" ma è prima di tutto "Claudio è veramente colpevole?" -> il problema si trasferisce
nell'ambito della giustizia perché potrebbe essere ingiusto e oltretutto rischioso per la propria
anima compiere una vendetta senza essere sicuri del colpevole.
Lezione 9 

III atto, I scena: entrano Claudio, Gertrude, Polonio, Ofelia, Rosencrantz e Guildenstern. 

Claudio parla con Rosencrantz e Guildenstern per vedere se hanno capito qualcosa del motivo dei
turbamenti e dello strano comportamento di Amleto. Guildenstern si è reso conto che Amleto non
vuole aprirsi e cerca di tenersi a distanza e che, nel farlo, si comporta most like a gentleman
(vv.12), ovvero appare molto attento e composto nei suoi atteggiamenti.
Rosencrantz informa il re e la regina che sta per andare in scena uno spettacolo teatrale a corte,
proprio su richiesta di Amleto. Questa sembra una bella notizia a Claudio (perché se Amleto,
appassionato di teatro, pensa allo spettacolo, forse non è così turbato). Ma Claudio non sa quello
che l’aspetta: lo spettacolo si trasformerà in un’accusa dell’uccisione del fratello nei suoi confronti. 
Allora Claudio parla a Gertrude e suggerisce che lui e Polonio assistano all’incontro tra Ofelia e
Amleto, visto che Polonio crede che la follia di Amleto sia dovuta al suo amore per Ofelia.

A questo punto Polonio, nel preparare la scena, rivela un principio del suo comportamento politico
(non è la prima volta: l’aveva fatto anche quando aveva suggerito di spiare il figlio Laerte che
andava a Parigi). Infatti, rifacendosi in particolare ad un principio tipico del machiavellismo,
afferma: 

[…] we are oft to blame in this


‘Tis too much proved, that with devotion’s visage
And pious action we do sugar o’er
The devil himself

Questa affermazione ricorda una massima de Il Principe di Machiavelli, che sosteneva che un
sovrano deve fingere comportamenti religiosi per far pensare che sia un uomo pio, ma dietro
questo aspetto potrebbe in realtà esserci “il diavolo in persona”.

Claudio invece fa un paragone tra il loro comportamento e il trucco delle donne. Inoltre, definisce le
donne che si truccano come “beautied with plast’ring art” (riprendendo il tema del trucco già
trattato nel colloquio precedente tra Ofelia ed Amleto). C’è inoltre la ripresa dell’aggettivo
“beautified” utilizzato da Nash, qui corretto in “beautied”, in quanto “beautified” suonava strano a
Shakespeare (qui c’è ironia nei confronti di Nash). Nello stesso verso, si ha un ulteriore richiamo
ad un passo di Nash che parlava delle donne che, attraverso il trucco, si “rifanno” il volto (la
polemica nei confronti di Nash, rivale di Shakespeare, attraversa tutto il testo). 

Monologo To be or not to be - Amleto/Conte di Essex


Amleto rimane solo per incontrare Ofelia e qui si ha il celebre monologo To be or not to be,
rivelatorio dello stato d’animo di Amleto, che si sovrappone al personaggio del Conte di Essex. 

 Soprattutto nella prima parte del monologo, si può immaginare una sovrapposizione con lo
stato d’animo del Conte dopo il 1597 (dopo il ritorno dalla fallimentare impresa di Cadice 🡪

40
Essex aveva dedicato tutta la sua vita al servizio della regina, aveva difeso il suo paese
dalla Spagna per poi essere ingiustamente accusato di essersi arricchito tramite questa
impresa). 
Il Conte di Essex è stato anche soggetto di molti ritratti e, in uno di questi, si presenta in
modo particolarmente melanconico 🡪 potrebbe quindi essere comprensibile il fatto che,
dopo le molte delusioni, si fosse chiesto se valesse davvero la pena vivere e sopportare
tutte quelle ingiustizie (come Amleto), data la situazione in cui si trova dal 1600 in poi (in cui
perde ogni rapporto con la regina). Non è da escludere che il Conte abbia pensato al
suicidio negli ultimi anni di vita. 

 Amleto nel monologo si chiede anche cosa lo trattenga dal suicidio: la sua fede religiosa,
la stessa che lo trattiene anche dalla vendetta (anche perché non ha prove del fatto che il
fantasma dica la verità) 🡪 anche Essex era molto religioso e probabilmente si pone questo
problema. Amleto crede che sarebbe più facile togliersi la vita e liberarsi dei mali della terra
se non ci fosse l’idea dell’aldilà e il dubbio su cosa ci sia dopo la morte. 

 Ma soprattutto, un concetto molto caro anche ad Essex, era quello di “merito” 🡪 I mali
della terra che tormentano Amleto vengono intesi come “le offese degli uomini orgogliosi” e
le ingiustizie sociali (Amleto afferma: “the spurns that patient merit of the unworthy takes”,
vv. 75). Il Conte, d’altra parte, era consapevole delle sue abilità e dei suoi buoni intenti e sa
che persone meno meritevoli di lui gli danno contro e quindi è particolarmente offeso da
ciò. 

Proseguendo:
Is sicklied o’er with the pale cast of thought, 
And enterprises of great pith and moment 
With this regard their currents turn awry, 
And lose the name of action

Si è poi dibattuto a lungo sull’espressione “pale cast of thought” (vv.86), secondo cui Amleto
sarebbe prigioniero di questa “pallida forma del pensiero” che impedisce le grandi imprese. Questa
frase è stata spesso letta come incapacità di agire da parte del protagonista 🡪 ma in realtà lui sta
riflettendo sulla sua stessa visione religiosa, che gli impedisce di uccidersi e di portare a termine la
vendetta. Inoltre, non c’è solo il dubbio sull’aldilà, ma anche le sue valutazioni etiche sulla vita
terrena.

Dialogo tra Amleto e Ofelia


A questo punto arriva Ofelia che continua a rifiutarlo e si preoccupa di restituirgli vari oggetti e
regali di fidanzamento, che rappresentano ormai per lei un triste ricordo della loro relazione. Lui,
estremamente turbato (anche perché sa che il rifiuto di Ofelia è dovuto all’intervento di Polonio),
arriva ad affermare di averla davvero amata un tempo, ma poi non più. Questo stato confusionale
ricade anche sulla ragazza, che non capisce se Amleto reagisca così perché è ferito dal suo rifiuto
o se davvero non la ama. Ma poi Amleto giustifica le sue parole rifiutando il concetto stesso di
amore, perché (rifacendosi a quanto detto nel monologo) è ormai arrivato a rifiutare la vita stessa:
addirittura consiglia ad Ofelia di ritirarsi in convento, come forma di rifiuto della vita normale. 
La raccomandazione di chiudersi in convento ricorre spesso nel corso del dialogo, anche come
forma di difesa dalle calunnie della gente. Infatti, il protagonista afferma: “parleranno male di te
anche se sarai pura come la neve e casta come il ghiaccio” (vv.137), semplicemente perché la
gente parla sempre male 🡪 completa la sua visione negativa della vita. 
Poi, consigliandole nuovamente la clausura, afferma: I say we will have no more marriages. Those
that are married already -all but one-shall live”(vv.149)🡪 A chi si riferisce con quell “all but one”?
Probabilmente a Claudio e Gertrude: qui c’è una minaccia velata nei confronti di Claudio, ma
Ofelia non può capirlo ed è convinta (anche perché spinta dal padre) che Amleto sia impazzito solo
a causa del suo rifiuto. Perciò, la ragazza si sente anche in colpa, al punto che arriverà ad
impazzire. In particolare, Ofelia si attribuirà due colpe che la porteranno alla pazzia: aver fatto
impazzire Amleto ed aver provocato la morte del padre. 

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Il dialogo prosegue con un’altra minaccia di Amleto, ma questa volta al padre della ragazza 🡪 e qui
c’è una sorta di prolessi di ciò che succederà: Amleto non può sapere che poi Polonio si
nasconderà nello studio della regina, dove lui incontrerà la madre, ma ha come un presentimento
e, in più, ha capito che Polonio ha rovinato il rapporto tra lui e Ofelia. 

Riprende anche il tema del trucco delle donne e della loro seduzione ingannevole. Qui paragona i
visi delle donne a dei dipinti (paintings, vv. 143), riprendendo un altro passo di Nash.
 
Sul finale, Ofelia ci offre anche una bella descrizione di Amleto, che secondo lei ha una “noble
mind”, capace di esprimere in sé le qualità del cortigiano (courtier), del soldato (soldier) e dello
studioso/accademico (scholar). Questa descrizione è tuttavia contrastante rispetto alle
informazioni che abbiamo su Amleto:
 Courtier: nulla ci dice che sia stato un uomo di corte, anzi l’aveva evitata per anni
 Soldier: non abbiamo prove delle sue imprese militari
 Scholar: era certamente un uomo colto, ma è difficile capire se fosse uno scholar nel senso
di “accademico” 
Questa non è altro che la conferma del fatto che questi tratti (come i precedenti) sono attribuibili al
Conte di Essex 🡪 sovrapposizione tra Amleto e il Conte diventa forte. In particolare, il conte era
un:
 Cortigiano, perché vive a lungo a corte al servizio della regina (di cui era il favorito)
 Soldato, perché partecipa a varie imprese militari
 Studioso, nonché fondatore dell’Essex circle 🡪 circolo di intellettuali dell’epoca

Dialogo tra Claudio e Polonio


Claudio e Polonio, che rappresentano rispettivamente a Robert Cecil e William Cecil, hanno
assistito al dialogo tra i due giovani. Claudio, uomo estremamente abile, capisce che Amleto non è
in crisi per amore (a differenza di quanto pensa Polonio) e che non è affatto pazzo 🡪 sospetta che
Amleto sospetti di lui e decide di intervenire allontanandolo, mandandolo in Inghilterra per una
“missione diplomatica”, dicendo a Polonio che la missione e il viaggio potrebbero aiutarlo a
ritrovare se stesso (in realtà, in Inghilterra, sfruttando il suo rapporto con gli inglesi, darà ordine a
questi di ucciderlo facendo passare il fatto per un incidente). 
Polonio crede ancora che il problema sia il rifiuto di Ofelia e, per dimostrare di aver ragione,
propone di spiare il colloquio tra Amleto e sua madre per saperne qualcosa di più. 

II scena, III atto


Entra Amleto con alcuni attori dando indicazioni su come recitare. 
In particolare, insiste sul non eccedere con la “passion”, ma di essere naturali.
Qui Shakespeare ne approfitta per criticare la sua ed altre compagnie teatrali che a volte recitando
trascuravano il testo, esagerando le reazioni. Lo scrittore lamenta una certa inadeguatezza tra la
parte e il modo in cui viene recitata, nonché il fatto che gli attori ricorrano a questi eccessi recitativi
per “spaccare le orecchie ai groundlings” (vv. 10): infatti, nel teatro elisabettiano c’erano i
groundlings, ossia quegli spettatori che stavano in piedi intorno al palco e che pagavano meno il
biglietto d’ingresso e, intorno a questi, vi erano i posti a sedere rialzati (che costavano di più). 
I groundlings erano per lo più giovani che nel tempo libero andavano a teatro: sono descritti come
persone di facile gusto, che andavano a teatro anche per imparare qualcosa. Questi, dato che
erano i più vicini al palco, costituivano uno stimolo per gli attori, che eccedevano per strappargli
l’applauso che avrebbe poi trascinato l’intero pubblico.
 
A questo punto Shakespeare mette in bocca ad Amleto principi importanti sul suo teatro:
 Offre una terza definizione di teatro: “the purpose of playing, both at the first and now, was
and is to hold, as ‘twere, the mirror up to nature: to show virtue her own feature, scorn her
own image, and the very age and body of the time his form and pressure” (vv.19-23) 🡪 il
teatro, fin dalle sue origini (con il teatro greco, già menzionato anche da Polonio), aveva
quindi come intento quello di “mettere lo specchio davanti alla natura”, di mostrare virtù
e buoni comportamenti e di disprezzare la falsa imitazione di questi ultimi. Il
comportamento umano, al tempo stesso, dipende dal contesto storico e sociale in cui il
soggetto si trova, in quanto non c’è una psico-antropologia uguale in tutte le epoche.

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(Le sue definizioni di teatro: 1. Il teatro può parlare di diritto, come aveva dimostrato ne Il
mercante di Venezia; 2. Il teatro può parlare di storia; 3. Il teatro è uno specchio psico-
antropologico per l’epoca). 
 Di conseguenza, se gli aspetti del comportamento umano sono eccessivi o inferiori alla
realtà, sebbene ciò possa far ridere gli unskillful (così Shakespeare definisce quella parte
del pubblico costituita dai groundlings), non può che far dispiacere i judicious (=coloro che
sanno giudicare).
Quindi per Shakespeare il pubblico si divide in due parti: i groundlings (=gli unskillful), che
si fanno trascinare da effetti eccessivi, e i judicious, che costituiscono la fascia alta a cui lui
indirizza il suo teatro. I judicious sono quindi la reference audience di Shakespeare, che
ha una concezione molto alta ed ambiziosa del suo teatro: Shakespeare in questo si
contrappone a Nash, che vedeva il teatro come una forma di intrattenimento per i giovani o
come un espediente per ricordare le gesta eroiche dei soldati inglesi e, quindi, per tenere
alto il sentimento nazionale. Shakespeare invece crede che non si debbano compiacere i
groundlings, ma fare riferimento ai judicious. Tramite queste affermazioni cerca di
rispondere a Nash, che aveva affermato che il teatro di Shakespeare non poteva essere
apprezzato dai più colti. 

Lezione 11
Nella precedente lezione abbiamo visto come Amleto si prepara al colloquio con la madre da lei
richiesto dopo lo spettacolo teatrale nel quale il marito ha avuto una reazione negativa,
abbandonando la corte durante lo spettacolo. L’incontro avviene nel closet della regina, da
sottolineare perché questa scena è stata tipicamente rappresentata come fosse la camera da letto
ma non è affatto così. In realtà il closet era un salottino / studiolo privato che non ha niente a che
vedere con il letto che viene regolarmente inserito dai registi nell’allestimento dell’Amleto. Errore
causato dalla sovrapposizione mentale con le teorie edipiche di Freud, e quindi s’è pensato di
inserire un letto che nel testo non c’era, ma in realtà il discorso ha tutt’altra valenza e tono. Si tratta
quindi di un salottino privato dove fra l’altro è anche più logico che si inserisca un personaggio
come Polonio (sarebbe stato abbastanza difficile che avesse avuto accesso alla camera della
regina).
Atto III Scena III
Abbiamo visto che Amleto si accinge a recarsi al closet, prima però che questo avvenga abbiamo
in 33 una scena in cui Claudio parla con Rosencrantz e Guildenstern e chiarisce che lui ha già
deciso di mandare Amleto – personaggio che sembra oramai decisamente pericoloso – in
Inghilterra (vv.1).
I like him not, nor stands it safe with us
To let his madness range. Therefore prepare you;
I your commission will forthwith dispatch,
And he to England shall along with you:
The terms of our estate may not endure
Hazard so dangerous as doth hourly grow
Out of his lunacies.

Li informa perché vuole che essi scortino Amleto nel viaggio e questo è il servizio che la corona
si aspetta da loro. 
Guildenstern prima e Rosencrantz dopo si danno il cambio nelle risposte con Amleto e con
Claudio, sono del tutto simili quasi come due gemelli e rispondono esternando il loro
atteggiamento ovvero di sostegno alla corona. 
Guildenstern dice (vv.7): 
We will ourselves provide:
Most holy and religious fear it is

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To keep those many many bodies safe
That live and feed upon your majesty.

cioè esprime con chiarezza (seguito poi da da Rosencrantz) in base a quale teoria politica, se
vogliamo addirittura religioso-politica (perché dice “holy and religious fear”) in base alla quale il
sovrano ha il diritto e il dovere di difendere tutti perché rappresenta lo stato, da lui dipendono le
condizioni e il benessere o la disgrazia di tutto il paese e quindi a lui è dovuta assoluta
obbedienza. Dunque il loro rapporto con la corona è ideologicamente chiarito, accettano questa
tipica teoria dello stato secondo la quale la corona ha assoluta preminenza perché si trascina
dietro il bene o il male di tutto il paese. Rosencrantz conferma dicendo (vv.11): 
The single and peculiar life is bound,
With all the strength and armour of the mind,
To keep itself from noyance; but much more
That spirit upon whose weal depend and rest
The lives of many. The cease of majesty
Dies not alone; but, like a gulf, doth draw
What's near it with it: it is a massy wheel,
Fix'd on the summit of the highest mount,
To whose huge spokes ten thousand lesser things
Are mortised and adjoin'd; which, when it falls,
Each small annexment, petty consequence,
Attends the boisterous ruin. Never alone
Did the king sigh, but with a general groan.

cioè la singola vita deve tutto alla corona poiché dipende da essa e quindi deve offrire servizio, e
ribadisce dicendo che le vite di molti dipendono dalla corona.
Questo significa che la loro amicizia per Amleto ovviamente non esiste. Mentre Amleto aveva
insistito sull’importanza del rapporto interpersonale, per i due questo rapporto non sussiste, esiste
solo obbedienza alla corona poiché da essa dipende il bene generale. E quindi la loro ideologia
ferma costituisce il totale distanziamento dall’amicizia d’infanzia con Amleto. Nel dramma di Pinter
del XX secolo si metteva in risalto l’apparente disinvoltura con cui Amleto manda poi a morte
Guildenstern, in un certo senso cerca di giustificare il loro destino facendo apparire Amleto
disattento e crudele nei loro confronti. Il testo però assume tutt’altro atteggiamento, cioè è chiaro
che il testo patteggia per Amleto, ma lo fa chiarendo la vera contrapposizione di Rosencrantz che
divide questi personaggi per cui alla fine i due ci rimetteranno la vita. Chiarisce che lo scontro più
che personale sta diventando uno scontro ideologico. 
Tornando al discorso di Rosencrantz, dunque c’è questa immagine di questa grande ruota in cui
sono congiunti i destini di molte persone. Rosencrantz e Guildenstern sono dunque vittime nei
confronti di Amleto visto che poi finiranno col pagare con la vita la loro dedizione. Sono vittime di
una contrapposizione ideologica. 
Polonio subito dopo entra e parla col re e dice che si accinge ad andare nello studiolo di Gertrude
e poi giustifica la sua indebita presenza nella camera della regina (perché significa che Gertrude
abbia dato il suo consenso e si sa che le madri sono parziali verso i propri figli) e quindi è
opportuno che orecchie meno parziali ascoltino. Questo significa che Gertrude è a conoscenza di
questo ascolto che in un certo senso è anche un po’ una trappola, sa benissimo che nei confronti
di suo figlio si sta comportando male dando spazio a un orecchio estraneo. Claudio a questo
punto, sentita la conferma da Polonio della sua presenza durante questo colloquio tra madre e
figlio, a sua volta rimane solo e abbiamo una scena particolarmente significativa. 
Claudio è certamente un villain sotto vari profili, nel senso che ha ucciso il fratello, e lo dice qui, lo
confessa apertamente. Questo è importante perché fin qui il pubblico non sa veramente cosa è
successo. La parola del fantasma poteva essere falsa, anzi certamente poiché fantasma infernale
(anche se ambiguo, dipende dalla religione, poteva essere anche purgatoriale ma da vari segni
s’intende che non è così). Claudio però in questo momento fa, in una scena solo, un monologo e
parla con sé stesso. In questa scena, mentre Amleto non è in scena non può sapere e avere

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conferma di quello che è avvenuto, il pubblico invece sì. In questa scena Claudio si autoaccusa di
ciò che il fantasma lo aveva accusato e dichiara apertamente di avere fatto qualcosa di molto
grave, e dice (vv.37): 
O, my offence is rank it smells to heaven;
It hath the primal eldest curse upon't,
A brother's murder. Pray can I not,
Though inclination be as sharp as will:
My stronger guilt defeats my strong intent;
And, like a man to double business bound,
I stand in pause where I shall first begin,
And both neglect. What if this cursed hand
Were thicker than itself with brother's blood,
Is there not rain enough in the sweet heavens
To wash it white as snow? Whereto serves mercy
But to confront the visage of offence?
And what's in prayer but this two-fold force,
To be forestalled ere we come to fall,
Or pardon'd being down? Then I'll look up;
My fault is past. But, O, what form of prayer
Can serve my turn? 'Forgive me my foul murder'?
That cannot be; since I am still possess'd
Of those effects for which I did the murder,
My crown, mine own ambition and my queen.
May one be pardon'd and retain the offence?

È chiaro: lui ammette di aver ucciso suo fratello, il più antico dei delitti (Caino e Abele). Claudio qui
non dà solo un importante informazione al pubblico, che finalmente viene a sapere con certezza
che l’antefatto descritto dal fantasma è reale, ma al tempo stesso questo villain ha fatto la mossa
di uccidere il fratello e sposarne la moglie per impossessarsi di tutto quello che aveva, e lo dice
pure apertamente! Non solo la moglie, voleva pure la corona, e che non ha intenzione di rinunciare
a nessuna delle due. L’intento è chiaro e c’è anche un vero pentimento, o meglio mezzo
pentimento, perché questa è una scena in cui Claudio tenta di pregare, voleva riscattarsi quindi
non è totalmente disinvoltamente malvagio ma al tempo stesso non vuole rinunciare a ciò che ha
acquisito, e quindi di fatto non riesce a pentirsi. Aggiunge: “a stronger guilt defeats my strong
intent”.
“My crown, my own ambition and my queen” ammette di avere una grande ambizione, di aver
volute la corona, ma anche la regina. La sua condizione psicologica e religiosa è chiara, ma
soprattutto abbiamo una forte conferma dell’antefatto.
Poi va avanti riflettendo su questa specie di suo doppio desiderio, di purgarsi dalla sua colpa
senza però pentirsi veramente e naturalmente conclude che non c’è niente da fare. “What
repentance can what can I not, yet when one can not repent?” c’è una contraddizione, poi cerca di
costringere le sue ginocchia a piegarsi, prova a pregare e insiste anche se sa che non vuole
pentirsi. Nel momento in cui piega le ginocchia arriva Amleto e lo vede inginocchiato a pregare.
La situazione nei confronti del pubblico è contraddittoria: è chiaro che con un discorso del genere
questa preghiera non ha molto effetto. Quando entra Amleto e lo vede inginocchiato che prega
l’impressione è quella di una persona pentita.
Da una parte Amleto vuole ucciderlo, ma non è tanto semplice uccidere un re e ora che è da
solo sarebbe l’occasione perfetta, e infatti lo sta per fare. Fa per tirare fuori la spada ma poi si
ferma: sta per ucciderlo mentre prega. Claudio sembra effettivamente pentirsi e così Amleto fa la
riflessione che se lo uccidesse ora lo manderebbe in paradiso. Questo solo perché non ha sentito
la confessione al cielo che ha fatto Claudio e quindi non ha ancora nessuna certezza di quello che
è avvenuto. Infatti ha avuto solo la dichiarazione del fantasma, probabilmente infernale, dunque
cosa deve pensare? Vero? Falso? Vede il patrigno a tiro di spada ma non ha assoluta certezza
e se è colpevole, “he goes to heaven”, cioè qualsiasi cosa abbia fatto prima verrebbe perdonata.
Da una prospettiva protestante ancora di più, perché il singolo se la vede con Dio senza necessità

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della mediazione di un prete per la remissione del peccato, e quindi Amleto pensa che non sia una
vera vendetta, ma addirittura pensa di premiarlo. Rimette la spada nel fodero e decide di aspettare
un momento migliore. Vuole coglierlo o nell’incesto del suo rapporto con la regina oppure mentre
dorme dopo aver gozzovigliato e bevuto.
Perché incesto? All’epoca si riteneva che siccome nella formula del matrimonio l’uomo e la donna
quando si sposavano diventavano una persona sola, allora in questo senso, diventando un unico
sangue, se il fratello sposa la moglie del fratello allora si parla di incesto. Come se la moglie fosse
divenuta una sorella, anche se in realtà non c’è nessun incesto poiché non vi è consanguineità.
Questo era diventato un celebre problema ai tempi di Enrico VIII, perché egli aveva sposato la
moglie spagnola (Caterina d’Aragona) del fratello che era morto. Quando poi si crea il problema
della discendenza dei figli maschi, lui cerca di giustificare il suo volersi risposare (ai tempi il
divorzio non era consentito) di fronte alla Chiesa dicendo che aveva sbagliato prima con l’incesto.
Questo problema importante nella società inglese e quindi molto ben comprensibile dal pubblico.

Atto III Scena IV


Sii vedono Gertrude e Polonio, che è arrivato nel closet, e Polonio dice che Amleto “will come
straight” e aggiunge che lui si nasconderà dietro l’arazzo per ascoltare. In questo lui è
corresponsabile con Gertrude e lei è perfettamente consenziente. Arriva Amleto che ovviamente
non sa nulla di tutto questo. Scambio quasi comico perché Gertrude si rivolge chiamando Claudio
attuale patrigno e Amleto risponde che è lei ad aver offeso suo padre (naturale). Gioco ironico
sui due padri. Seguono degli scambi un po’ aspri, in cui Gertrude dice “ti sei dimenticato di chi
sono, la regina e tua madre?” e Amleto risponde “sei la regina ma sei la moglie del fratello di tuo
marito” quindi gioco di parentela sottolineato. Gertrude si mostra spaventata e preoccupata, e
Amleto dice (vv.19):
Come, come, and sit you down; you shall not budge;
You go not till I set you up a glass
Where you may see the inmost part of you.

Amleto dice “userò lo specchio perché tu capisca chi sei e cosa hai fatto”, quindi lui sta dichiarando
che la sua intenzione è di rendere consapevole la regina di quello che è accaduto. Si comprende
da quello che accade che la regina non è molto consapevole e neanche totalmente informata.
Poco dopo infatti Amleto infatti accusa il patrigno di avere ucciso suo padre e questa affermazione
sembra prendere di sorpresa Gertrude. 
Si deduce da una serie di osservazione fatte qui ma anche successivamente che lei non era
pienamente consapevole di quello che era successo. Pensava che il marito fosse morto per cause
esterne tipo incidente, indipendenti da Claudio. Rimasta sola, aveva accettato il corteggiamento di
Claudio, probabilmente davvero attratta da lui (sappiamo solo che il marito precedente la
rispettava, ma non sappiamo bene quale fosse il rapporto di coppia). Gertrude ora si spaventa.
Invece di capire che Amleto vuole metterle davanti uno specchio perché lei capisca il fatto, si è
spaventata.
Perché? Perché è già in allarme per i commenti fatti prima da Claudio, che già aveva detto che
Amleto è pericoloso (uno dei sottintesi per cui Polonio è nella stanza). 
Gertrude dice (vv.22):
What wilt thou do? thou wilt not murder me?
Help, help, ho!

A sua volta Polonio da dietro l’arazzo grida help! Help! Anziché semmai intervenire ad aiutare la
regina, e quindi palesando la sua presenza, e quindi Amleto ha facile gioco avendo la spada
sempre con sé come allora usava regolarmente, tira fuori la spada gridando (v.25): 
How now! a rat? Dead, for a ducat, dead!

Crede si tratti del patrigno, dato che questa persona si trova nei pressi della zona privata della
regina e quindi non pensa a Polonio, pensa si tratti di Claudio. La sua prima reazione è quella di

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potersi finalmente vendicare contro Claudio. Estrae la spada e uccide a morte la persona dietro
l’arazzo per poi scoprire che però non è Claudio. 
Amleto ha già manifestato due volte una seria intenzione di uccidere Claudio, perché la prima volta
si è fermato davanti al gesto religioso (che è alla base del famoso monologo to be or not to be: il
personaggio è sinceramente religioso e quindi si chiede che cosa succeda poi all’aldilà e questo gli
causa problemi e lo porta a riflettere), ma qui Amleto ha la sensazione di aver colto l’occasione
giusta, ha una pronta e rapida reazione di fronte a quella che gli sembra l’ovvia situazione. L’idea
era che lo stava uccidendo mentre si accingeva ad avere rapporti con la madre. 
Quindi Amleto non è poi così incerto a compiere vendetta: si chiede il senso della vendetta, come
e dove farla, raggiungendo quali fini. Cambierà atteggiamento sulla vendetta in base alle reazioni
di Orazio.
Gertrude quindi assiste all’assassinio di Polonio e Amleto reagisce in maniera ancora violenta,
è dice che è un gesto di sangue orribile quanto quello compiuto dal marito della regina. Gertrude
rimane sorpresa e fa eco alla frase pronunciata da Amleto: “kill a king?” Come si vedrà anche
successivamente per lei il marito non è stato ucciso, è morto e basta. Con notevole disinvoltura
entrambi trascurano la morte di Polonio, perché Amleto si rende subito conto che non è la persona
che pensava e dopodiché prosegue nel suo colloquio che non viene affatto interrotto dalla sua
morte. Ciò è significativo perché a Amleto non gli era mai stato troppo simpatico Polonio e
comunque ha forti emozioni in questo contesto e quindi passa ad altro. Ancora più sorprendente è
Gertrude, alla quale sembra importare poco dell’assassinio di Polonio, e d’altra parte lei voleva
parlare col figlio e va avanti a parlare sapendo che non avrà più testimoni. 
Rapporto tra i due molto intenso e Gertrude dice (vv.40):
What have I done, that thou darest wag thy tongue
In noise so rude against me?

questo conferma per la seconda volta dopo “as kill a king” che non è consapevole della gravità
della sua posizione. Pensa semplicemente che il marito sia morto, ha accettato di risposarsi con
Claudio anche per la situazione politico-militare grave, in cui un matrimonio avrebbe potuto
garantire sicurezza. Solo Claudio è a conoscenza della gravità di quello che è avvenuto. 
Di fronte alla madre che gli chiede cosa ha fatto di così grave, Amleto risponde non insistendo ad
accusarla di aver partecipato, ma dicendole qualcosa che riporta il discorso a lui stesso, all’effetto
che ha sul figlio il comportamento della madre, perché collega le scelte affettive come qualcosa
che ha reso impossibile l’amore a suo figlio. “Dopo aver capito quello che tu hai fatto non posso più
vivere un amore innocente”, rende il giuramento del matrimonio falso come quello dei giocatori di
dadi. “Il tuo comportamento fa della religione una serie di parole inutili”. Accusa quindi molto più
ampia. 
Come se non bastasse, altro fatto che fa star male Amleto: accusa a Gertrude di comportamenti di
cui lei è solo parzialmente consapevole, quindi non totalmente ascrivibili a lei, ha distrutto
possibilità di amare sinceramente qualcuno per Amleto. 
Look here, upon this picture, and on this,
The counterfeit presentment of two brothers.
See, what a grace was seated on this brow;
Hyperion's curls; the front of Jove himself;
An eye like Mars, to threaten and command;
A station like the herald Mercury
New-lighted on a heaven-kissing hill;
A combination and a form indeed,
Where every god did seem to set his seal,
To give the world assurance of a man:
This was your husband. Look you now, what follows:
Here is your husband; like a mildew'd ear,
Blasting his wholesome brother. Have you eyes?

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Tira fuori due ritratti e confronta quello del marito precedente con quello di Claudio. Mentre
il primo era un Iperione, bello, coi riccioli, con la fronte di Giove, un occhio marziale, capace di
minacciare e comandare, insomma la tipica immagine di un re (anche se da questo comprendiamo
che non c’era molta tenerezza del personaggio), l’altra immagine invece l’esatta antitesi: il fratello
come una spiga ammuffita.
Questa differenza fisica viene sottolineata perché Claudio = Robert Cecil, che era notoriamente
una persona molto intelligente, molto capace d’inganno e di tendere trappole mortali non del tutto
malvagio, come Claudio che si pente e non si pente, ma in realtà determinato a fare i suoi
interessi, nonché però anche quelli dello stato, e quindi personaggio fondamentalmente
machiavellico. Claudio assomiglia pure fisicamente e Cecil, perché da ragazzo aveva avuto
problemi con la spina dorsale e quindi aveva la gobba, e questo naturalmente aveva accorciato la
sua statura. Nella tradizione Rinascimentale vigeva ancora il principio greco del bello e buono e
brutto e cattivo. Pubblico del tempo ne era cosciente e associava la sua bruttezza ai suoi
comportamenti.
Gertrude a questo punto si sente molto turbata, e da qui in poi non farà altro che sentire rimorsi.
Alla fine si suicida bevendo quella che scopre essere una coppa avvelenata per suo figlio. Da
questo in poi ha capito che è successo qualcosa di grave, comincia ad avere gravi sospetti su
Claudio (anche se era ancora incerta: i sospetti vanno crescendo in seguito), e soprattutto
comincia a temere di aver compiuto dei gravi errori, inizia a “vedere qualcosa di nero nella sua
anima”. Da parte di Gertrude inizia una specie di auto giudizio e viene spaccata in due dentro di
sé: da una parte inizia a dubitare e capisce che è successo qualcosa di strano, che non è stato
tutto così limpido e senza risvolti negativi, comincia ad autoaccusarsi e a chiedersi cosa sia
successo; dall’altra deve giudicare il figlio che sembra pazzo, lo è non lo è non si sa, e l’affetto di
Claudio per lei che non viene mai contraddetto.
Amleto dice (vv.88): 
A murderer and a villain;
A slave that is not twentieth part the tithe
Of your precedent lord; a vice of kings;
A cutpurse of the empire and the rule,
That from a shelf the precious diadem stole,
And put it in his pocket!

Quando dice che ha rubato, dice che ha rubato il suo “Empire”, e spesso questa parola viene
ripetuta e ha un’accezione particolare dal punto di vista politico, che si rifà alla questione della
“jointure”. Certamente risposandosi nel giro di un mese ha mantenuto l’eredità, ma lei viene
chiamata “emperior jointress”, cosa c’entra l’impero? Significava che il regno di Danimarca
evidentemente era nato dalla congiunzione di sangue tra lei e il re precedente, ognuno dei quali
aveva un patrimonio personale, quindi Gertrude era erede personale di una parte di un territorio
che in realtà era uno stato. Si parla di Empire quando ci sono due stati congiunti sotto un’unica
corona. Quindi la Danimarca è tenuta unita dal fatto che ci sono due eredi territoriali. La fretta del
matrimonio si spiega anche per questo, per tenere unito il regno. È un sottinteso politico un po’
complesso. 
Quindi come abbiamo visto le spiegazioni e le motivazioni del comportamento sono complesse:
Amleto se ne ricorda utilizzando la parola Empire, che chiarisce che Claudio ha inteso unire
l’eredità sua con quella di Gertrude, come d’altronde aveva fatto il marito precedente, per
mantenere l’unità del territorio (nel momento in cui oltretutto è minacciato da Fortinbras). 
Amleto però a questo punto ha un’altra apparizione: questa è la seconda e ultima apparizione del
fantasma. Questa volta però compare in camicia da letto, mentre però prima il fantasma era
comparso a tutti, prima alle sentinelle, poi Orazio e Marcello, poi addirittura al principe, con cui
parla. Prima era un fantasma in armi, che rappresentava la grandezza della Danimarca, visibile a
tutti e che rappresentava l’unità o il pericolo dello stato, era una “state image”. Adesso invece non
solo appare in camicia da notte, ma è visibile soltanto al figlio. In altri termini: questa è
un’immagine domestica, visibile solamente a chi aveva un rapporto affettivo con lui, mentre

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appare del tutto invisibile a Gertrude. Lei non vede nulla e quindi pensa che il figlio sia pazzo a
immaginare che ci sia un fantasma. 
Amleto (vv.99) 
Do you not come your tardy son to chide,
That, lapsed in time and passion, lets go by
The important acting of your dread command? O, say!

Fantasma (vv.102):
Do not forget: this visitation
Is but to whet thy almost blunted purpose.
But, look, amazement on thy mother sits:
O, step between her and her fighting soul:
Conceit in weakest bodies strongest works:
Speak to her, Hamlet.

Amleto viene trattenuto dal fantasma dal fare qualcosa di affrettato e negativo nei confronti della
madre, e in questo Gertrude è scioccata: non vede il fantasma. Sottinteso che non vi fosse un
rapporto caloroso tra Gertrude ed il primo marito.
Si crea qui una duplicità di significato della figura del fantasma. 
Amleto e Gertrude (vv.125): 
-Do you see nothing there?
-Nothing at all; yet all that is I see.

 Questo conferma la scarsa consistenza del loro rapporto. Mentre invece il figlio lo vede sia come
uomo di stato che come padre, quindi rapporto affettivo confermato dalla sua apparizione. 
Però adesso Gertrude è convinta che il figlio sia pazzo, e Amleto con molto controllo di sé le fa
“non consolarti pensando che sono io pazzo, pentiti, confessati col cielo e tieni le distanze da tuo
marito: se non hai una virtù, almeno simula”, e quindi consigli alla madre di distaccarsi da Claudio,
e Gertrude da questo punto di vista ribatte “hai spaccato il mio cuore in due”.
Rapporto tra figlio e madre diventa un rapporto in cui la madre cerca ancora di illudersi che il figlio
sia pazzo anche se Amleto è sempre molto lucido nel modo in cui parla, perlopiù dopo questo
colloquio si preoccupa del cadavere di Polonio e dice (vv.162):
I do repent: but heaven hath pleased it so,
To punish me with this and this with me,
That I must be their scourge and minister.
I will bestow him, and will answer well
The death I gave him. So, again, good night.

È importante perché “è il cielo che ha disposto così per punire me”. Anche se Polonio non gli era
mai stato simpatico si rende conto che ha fatto un gesto atroce ed è pentito. Lo disprezzava per i
suoi atteggiamenti politici ma mai lo avrebbe ucciso, e dice “il cielo ha punito me con lui, mi sento
colpevole, ma ha punito lui con me”, tra l’altro non dice “him” ma “this”, quasi lo rende come un
oggetto. Perché oggetto? Perché era soltanto uno strumento, un po’ come Rosencrantz e
Guildenstern, un oggetto al servizio di Claudio: viveva in funzione del suo servizio alla corona.
Visione ideologica tra sovrano e suddito. E quindi Amleto dice “io mi sento strumento usato dal
cielo per punire lui” quindi punire l’ideologia da lui rappresentata, come Rosencrantz e
Guildenstern (analogia tra i destini, perché ideologicamente si tratta della stessa posizione). 
In pratica “io ho punito Polonio per la sua posizione politica, per aver preso parte alle trame di un
villain assassino quale è il nuovo re”. In ultima analisi questo per motivi ideologici, come punirà per
lo stesso motivo Rosencrantz e Guildenstern. Però si sente a sua volta punito.

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Che cosa dobbiamo dedurre quindi da questa doppia affermazione? Che il cielo punisce due cose:
punisce la vendetta di Amleto che per questo motivo ha ucciso Polonio credendo fosse Claudio, e
al tempo stesso punisce Polonio tramite Amleto per il suo comportamento politico-ideologico di
servizio nei confronti di un villain. Implicazioni ideologiche che serviranno a tirare le somme, che il
pubblico faceva, perché non ci dimentichiamo che non è un pubblico qualunque ma un pubblico
judicious (come espresso nello stesso testo). 
Amleto quindi raccomanda alla madre di astenersi dall’avere rapporti sessuali col marito, e dice
“ho sentito che devo andare in Inghilterra, il re ha già deciso di farmi imbarcare” (pag. 287, fine
della quarta scena del terzo atto) “anzi a maggior ragione che ho ucciso Polonio adesso devo
partire” perché è uno scandalo uccidere un uomo in vista noto a tutti a corte” e quindi si rende
conto che sarà costretto a partire per l’Inghilterra. 

Lezione 12

Alla fine della scena precedente c’è stato il colloquio tra Amleto e Gertrude

ATTO IV
SCENA I

Claudio va da Gertrude e vede che è molto turbata (There’s matter in these sighs, these profound
heaves) e le chiede quale sia stato l’esito del colloquio. Gertrude risponde “alleandosi” con il figlio,
che le aveva chiesto di non rivelare che la sua follia fosse finta: spiega che Amleto è veramente
turbato (Mad as the sea and wind when both contend / Which is the mightier), che appena aveva
sentito che c’era qualcuno dietro l’arazzo (quel qualcuno era Polonio) l’aveva ucciso e aggiunge
che non vede possibilità di autocontrollo da parte del figlio. Claudio reagisce gridando “O heavy
deed! / It had been so with us had we been there. His liberty is full of threats to all – / To you
yourself, to us, to everyone”, cogliendo subito il significato dell’uccisione di Polonio: Amleto deve
aver pensato che la persona lì nascosta fosse il re, e avendo delle reazioni estremamente
pericolose è pronto ad uccidere lo stesso Claudio.

A questo punto Claudio è ben deciso a mandare Amleto in missione diplomatica in Inghilterra per
allontanarlo dalla corte, anche perché nel frattempo è stato ucciso un uomo di Stato importante e
si deve giustificare questo fatto in qualche modo. Un viaggio può distrarlo e magari fargli tornare la
salute mentale.

In realtà poco dopo scopriamo che l’intento è un altro, Claudio ha già deciso di mandare Amleto a
morte dando ordine agli inglesi di ucciderlo appena sbarca in Inghilterra.

Si pongono il problema del cadavere di Polonio: si rivolgono a Rosencrantz e Guildenstern,


chiamandoli “friends both”. Non sono più gli amici di Amleto: non stanno rispondendo al loro
rapporto di amicizia storica quanto al rapporto di dipendenza (politica, sociale) dal re, al quale sono
decisi ad obbedire. Però continua a trattarli con atteggiamento magnanimo, li chiama amici anche
se di fatto sono servi.

Rosencrantz & Guildenstern sono mandati alla ricerca di Amleto perché devono ritrovare il
cadavere di Polonio per portarlo nella cappella per celebrare il funerale.

SCENA II

Amleto incontra Rosencrantz e Guildenstern, momento decisivo: il possibile rapporto di amicizia


appare completamente fallito, Amleto ha capito che i due sono completamente dalla parte del re e
ormai non si fida più di loro. Quando gli chiedono di rivelare loro dov’è il cadavere lui risponde che
non può più fidarsi di loro, li definisce come servi al servizio del re. In più, Amleto dà a Rosencrantz
della spugna (sponge). Gli chiede, che risposta dovrei mai dare, io, figlio di un re, a una domanda
che mi viene posta da una spugna? Rosencrantz chiede spiegazioni e Amleto gli dice che non solo
non li considera più degli amici, ma ormai vede in loro un oggetto, non più una persona. Una

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spugna che cerca di assorbire tutto ciò che il re può darle, ma che alla fine verrà schiacciata e
rimarrà all’asciutto. È l’immagine di un servo che cerca di ingraziarsi il re e di fare carriera in
qualche modo ma che inevitabilmente finirà senza nulla. L’immagine è una citazione classica,
rimanda alla Storia Romana di Svetonio, che descrivendo gli eventi di corte all’epoca
dell’imperatore Vespasiano delinea un rapporto con i sudditi/servitori di questo tipo.

Amleto aggiunge un’altra immagine: le autorità usano i servi come una mela che una scimmia si
tiene in bocca e non mastica subito, ma prima o poi darà il morso (He keeps them, like an ape an
apple in / the corner of his jaw, first mouthed, to be last swallowed.). In sostanza siete soltanto
oggetti che il re sta usando. Vi illudete di avere dei favori (ideologia country!) sperando di far
fortuna ma sarete soltanto sfruttati.

Amleto ha quindi definitivamente ripudiato Rosencrantz & Guildenstern, ormai per lui quasi non
sono più persone, perché hanno ignorato il rapporto umano con lui per rendersi completamente
schiavi della corona. Conclude la scena rispondendo alla domanda dei due su dove sia il cadavere
di Polonio con una specie di indovinello: “The body is with the King, but the King is not with / the
body. The King is a thing – […] of nothing.” “Il cadavere è con il re” – ma con il precedente re, con
suo padre! Polonio ormai si trova nell’aldilà, dove si trova pure Amleto senior; ma allo stesso
tempo il re non è più con il proprio corpo visto che il fantasma si è staccato. Alla fine invece si
riferisce a re Claudio, dicendo che non vale niente. Praticamente dopo aver disprezzato
Rosencrantz & Guildenstern disprezza pure il re che si sforzano di servire.

SCENA III

C’è Claudio che dice che deve assolutamente far partire Amleto e dice di non poterlo accusare
dell’assassinio di Polonio davanti a un tribunale: compare il concetto di legge, alla quale anche il
sovrano dovrebbe ricorrere: “Yet must not we put the strong law on him. / He’s loved of the
distracted multitude” (plurale maiestatis). Apprendiamo per la prima volta che Amleto, pur essendo
stato molto assente dalla corte (da quanto sappiamo dal testo), gode comunque di grande
popolarità: Claudio non può rischiare di convocarlo in tribunale perché il popolo potrebbe schierarsi
dalla sua parte. Dettaglio che alludeva chiaramente al Conte di Essex: nobile che aveva goduto di
una popolarità insolita, tale da poter temere una rivolta popolare a suo favore.

Il riferimento alla legge è molto interessante: da una parte c’è il discorso della colpa, della
vendetta; dall’altra c’è la soluzione normale, un delitto dovrebbe venire giudicato in una corte di
giustizia, è il tribunale che dovrebbe intervenire nel caso di questo assassinio. Arriva Rosencrantz
a dire che non sono riusciti a farsi dire dove Amleto abbia messo il cadavere, poi arrivano pure
Guildenstern e Amleto.

Amleto dice dove si trova il cadavere, ma fa un gioco di parole molto significativo. “At supper. […]
Not where he eats, but where he is eaten. A certain convocation of politic worms are Èen at him.”
Polonio, che faceva l’uomo politico, ora è a una cena dove non mangia ma viene mangiato. La
nota dice che si tratta di un’allusione alla celebre Dieta di Worms, quindi un riferimento ai problemi
religiosi definiti nel 1521: Charles V aveva voluto ascoltare Lutero per prendere una posizione nel
contrasto tra protestantesimo e cattolicesimo. È interessante perché ogni volta che Amleto pensa
all’aldilà, gli si pone il problema religioso. Quale concezione religiosa scegliere, protestante o
cattolica? (In quella protestante il Purgatorio non c’è) Dubbio applicabile alla figura di Essex, che
era protestante sulla carta ma difendeva i cattolici irlandesi.

Il discorso di Amleto quindi non è solo un’immagine macabra della fine che fanno gli uomini, di
diventare cibo per i vermi (We fat all creatures else to fat us, and we fat ourselves for maggots) –
insiste molto su questo concetto – ma c’è anche un livellamento della morte: un re e un
mendicante sono nella stessa condizione quando diventano pasto per i vermi.

A man may fish with the worm that hath eat of a king, and eat of the fish that hath fed of that worm.
[…] a king may go a progress through the guts of a beggar”: Un uomo può pescare, usando come
amo un verme che ha mangiato la carne di un re, e pescare un pesce che può essere mangiato da
un mendicante: la carne di un re può finire tra le viscere di un mendicante. Concetto di livellamento

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sociale: un re, pur essendo al vertice sociale, può finire la sua carriera nelle viscere di un
mendicante.

C’è ironia anche sul concetto di “progress of a king”, che era il momento in cui il sovrano si esibiva
in pubblico in full state cosicché la popolazione potesse vederlo e applaudirlo. (Elisabetta aveva
sfruttato i suoi Queen’s progresses per guadagnare popolarità)

Amleto dice che Polonio è andato nell’aldilà, ma tra un mese, se non lo trovano prima, lo
troveranno sentendo l’odore che proviene dalla lobby sopra le scale (if you find him not within this
month, you shall nose him as you go up the stairs into the lobby).

Il cadavere viene recuperato, e Claudio dice piuttosto disinvoltamente ad Amleto che deve partire,
che ha deciso di mandarlo in Inghilterra: “il gesto che hai fatto mi obbliga a mandarti via, per la tua
sicurezza” – anche se sappiamo che Claudio aveva paura per se stesso. Quando Claudio gli dice
“So it is, if thou knew’st our purposes”, Amleto risponde: “I see a cherub that sees them.” Gli sta
dicendo che sarà in grado di capire cosa sta tramando. Apparentemente sta dicendo qualche
sciocchezza sul parlare con gli angeli, ma in realtà sottintende che non si fida di Claudio. Poi
Amleto aggiunge: “Farewell, dear mother.” Claudio gli fa what, sono tuo padre, ma Amleto insiste:
“My mother. Father and mother is man and wife; man and wife is one flesh; and so, my mother.”
Sta dicendo che una volta sposati, marito e moglie sono la stessa cosa, le decisioni di uno sono le
decisioni dell’altro: quindi queste sono le conseguenze del matrimonio della madre, che permette a
questo uomo di mandare a morte il proprio figlio! Mette la responsabilità su Gertrude.

Poi, quando rimane da solo, Claudio dice all’Inghilterra che, se rispetta il suo potere, il suo dominio
su di lei, deve immediatamente mandare Amleto a morte non appena lui arrivi sul suolo inglese,
perché (l’Inghilterra) deve curarlo (Claudio) da questa grande malattia che sarebbe Amleto.
Diventa esplicita anche per il pubblico la decisione di Claudio di salvaguardarsi mandando a morte
Amleto, rivelandosi quindi come perfetto villain.

SCENA IV

Entra Fortebraccio/Fortinbras, il figlio di quel Fortinbras che il padre di Amleto aveva sconfitto a
duello e che sta attraversando la Danimarca per recarsi alla testa del suo esercito a combattere
contro i polacchi (su ordine del re di Norvegia e con il permesso del re di Danimarca). Si vede
passare Fortinbras con un suo capitano, a cui dice di salutargli il re danese ed avvisarlo del suo
passaggio (pg. 296)

MA! Nella versione del Q2 questa scena introduceva un’altra scena, che noi ritroviamo
nell’Appendice ma che dall’F1 è stata tolta. Tra le più lunghe, forse la più lunga, delle scene che
sono state tolte dall’in folio.

In questa scena tagliata si parla della vendetta: è un passo che è stato ampiamente commentato,
perché verte sul tema centrale dell’Amleto! Presenta una serie di problemi però

1. Hibbard la mette nell’appendice, visto che anche se lui ha seguito l’F1, molte altre versioni
dell’Amleto la riportano
2. È importante per valutare il rapporto tra Amleto e la vendetta

APPENDICE (pgg. 362-365)

Amleto è coinvolto in questa scena, perché incontra il capitano di Fortebraccio. Gli chiede che
esercito sia e il capitano gli dice “They are of Norway, sir” – non è più l’esercito di Fortebraccio
infatti, è l’esercito del re di Norvegia! Il capitano gli dice che stanno andando contro la Polonia e
Amleto gli chiede se vadano contro l’intera Polonia o solo qualche territorio, e la risposta del
capitano è estremamente polemica: “We go to gain a little patch of ground / That hath in it no profit
but the name.” Stiamo andando a conquistare un piccolo fazzoletto di terra che non ha alcun
valore se non il suo nome. Vale meno di cinque ducati! Allora Amleto gli chiede perché mai stiano
andando a conquistarlo se ha così poco valore. Il capitano risponde che è già pronto un esercito
per scontrarsi contro di loro. Il problema di questa pagliuzza verrà discusso “consumando” duemila

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anime (soldati intesi come uomini veri!) e ventimila ducati. Si sta impegnando un capitale umano
ed economico enorme per andare a conquistare un pezzetto di terra senza valore.

È un’affermazione scandalosa (striking), come mai permettere quest’azione militare quasi priva di
guadagno? Amleto commenta che in effetti quando si ha troppa ricchezza succedono anche
queste cose, si fa morire la gente per nulla. Amleto deve riprendere la strada con Rosencrantz (sta
andando a imbarcarsi) e nel mentre fa una riflessione personale sulla vendetta.

Pensieri di Amleto: il caso sembra voler stimolare la mia vendetta! Cos’è un uomo? Se i suoi unici
bisogni sono il bere e il mangiare lo possiamo considerare alla stregua di una bestia, e questo
sembra contraddire il fatto che l’uomo abbia tante qualità (large discourse), abbia una ragione
quasi divina (godlike reason). Un uomo non può semplicemente vivere per mangiare e dormire, è
qualcosa di più di un animale, quindi deve vantarsi delle sue qualità: si passa a un concetto di
onore. Un nobile come Fortinbras non può vivere tranquillo, deve avvalorare il proprio onore al di
sopra di ogni altra cosa.

Non sarà un buon ragionamento ma verte sul tema dell’onore, e aveva una sua logica per il
vecchio concetto aristocratico dell’onore. Valeva la pena rischiare la vita per affermare la propria
grandezza nobiliare e la superiorità del proprio casato sugli altri. Un aristocratico non doveva
limitarsi a vivere la propria superiorità, doveva accettare di doversi sacrificare per mantenere il
proprio status e il proprio onore. Era stata anche la logica del padre di Amleto, che aveva rischiato
la morte per sfidare a duello il padre di Fortinbras, quindi il ragionamento sembra poter seguire con
coerenza quei due esempi.

Amleto si chiede a questo punto se, dal momento che Fortinbras è pronto ad andare in guerra per
una questione puramente di onore, la sua è una sfida gratuita. Suo padre (di Fortebraccio) ha
perso tutto e lui vuole recuperare ciò che è stato perso. Io (Amleto) che invece ho qualcosa in più
da guadagnare (tbh non è molto chiaro cosa ci abbia da guadagnare. Dovrebbe uccidere un re per
ottenere forse un regno?): io ho una causa, la volontà, la forza, i mezzi per farlo, eppure non lo
faccio, non mi prendo la mia vendetta. 

Amleto quindi coglie l’occasione per rimproverarsi da solo. Questo “tender prince” (sempre
Fortebraccio) è ben deciso a mettere alla prova la sua capacità militare, pur non avendone una
vera necessità (immagine non troppo elegante: “Makes mouths at the invisible event”, cioè fa le
smorfie agli eventi che devono ancora venire, e quindi invisibili). Poi dice che persino per un guscio
d’uovo varrebbe la pena sfidare la fortuna; la grandezza non consiste nel muoversi per grandi
cause, grandi guadagni, ma nel muoversi per questioni di poco conto. In questo consiste l’onore,
quindi sembra confermare la logica criticata dal capitano poco fa, perché l’onore disprezza anche il
denaro, il senso dell’onore dimostra che non si ha paura a rischiare la vita.

Intanto in questo confronto i duemila di Fortinbras sono diventati ventimila: si possono impiegare
così tanti uomini per una pagliuzza, perché l’onore è al di sopra di ogni cosa.

Il senso del monologo è prendere esempio da ciò che sta accadendo: ossia che non serve avere
un vero fine per esaltare la gloria militare e l’onore.

È una vera esaltazione della vendetta, come è stato a lungo ritenuto? Si pensava che
rappresentasse l’ideologia adatta per Amleto. Ma il passo imposta il problema della vendetta
corredato da un sacco di problemi. Amleto deve compiere la vendetta? Deve rimproverarsi perché
è incerto nel compiere vendetta? Questo passo è veramente di Shakespeare o è
un’interpolazione? Perché è sparito dall’in folio se c’era nell’in quarto? (A lei personalmente alcune
frasi non sembrano nello stile di Shakespeare, ma non c’entra, è difficile da definire).

Questa scena, se la si vuole interpretare come un autentico invito a compiere la vendetta, presenta
una serie di problemi.

i. Amleto fin qui non è semplicemente un uomo incerto che non vuole compiere la vendetta
perché non ne ha il coraggio. Il problema che lui si pone è cognitivo: non sa se il fantasma
sia infernale, se dice il vero, se Claudio è veramente colpevole. Solo il pubblico sa, grazie

53
alla scena della preghiera (fallimentare) di Claudio, sa che lui ha effettivamente ucciso il
fratello. Amleto invece non ha questa certezza. L’unico tentativo che Amleto ha fatto per
capire la verità (mettere in scena quello spettacolo a corte) non è andato troppo a buon
fine, non gli aveva dato nessuna prova. Di fatto Amleto non avrà mai la prova del fatto che
Claudio abbia ucciso suo padre

ii. Shakespeare, nelle sue opere precedenti, aveva già ampiamente trattato la logica
dell’onore aristocratico. Il discorso fatto dal capitano di Fortinbras richiama da vicino (era
impossibile che il pubblico all’epoca non cogliesse il riferimento) un personaggio comparso
nell’Enriade (?). Shakespeare aveva scritto tre drammi incentrati sulla storia inglese,
dedicati alla figura del principe Enrico, figlio di Enrico IV, che sarebbe poi salito al trono
come Enrico V e diventerà il celebre vincitore della battaglia di Azincourt (????) contro i
francesi. In questa guerra aveva conquistato ampi territori in Francia, ed era stata una
vittoria assolutamente clamorosa contro un esercito apparentemente superiore per mezzi e
numeri. Momento di grande eroismo e motivo di orgoglio nazionale.

Shakespeare aveva dedicato due parti dell’Enrico IV e l’Enrico V (drammi in sequenza) a


raccontare come Enrico V fosse salito al trono e avesse riportato la vittoria di Azincourt.
Nelle vicende di questi tre drammi il principe Enrico era comparso come dotato di abilità
militari molto spiccate – tra l’altro aveva molti tratti del Conte di Essex ed è in uno di questi
testi che si fa la prima e unica menzione esplicita del Conte di Essex. Avviene quando si
sta parlando del ritorno del sovrano dopo la vittoria, si narra come viene accolto il re
paragonandolo al modo in cui l’esercito di Essex era stato salutato quando partiva per
l’Irlanda.
Per noi è rilevante il fatto che nel testo il principe Hal si contrapponga ideologicamente a Henry Percy:
orgoglioso aristocratico che rappresenta appunto la logica della gloria e dell’onore. Questo
contrasto (prevalentemente nella prima parte) è tra il principe e la concezione di Henry Percy,
perché anche quando questo muore il principe continuerà la sua vicenda in contrasto con i
valori di Henry Percy. 
Se ci rendiamo conto che il principe era il completo opposto di Henry Percy, non possiamo accettare
che i valori di Henry Percy si rispecchino invece in Amleto.

(lei in realtà dice: “non possiamo accettare che i valori del principe siano gli stessi di Henry Percy”.
Penso si sia confusa perché non ha senso)

Lezione 13

Alla fine della dodicesima lezione abbiamo visto come Amleto si accinge a partire per l’Inghilterra
sotto l’ordine di Re Claudio. 
Nella scena successiva (Atto IV Scena IV) si ha un brevissimo episodio in cui compare
Fortebraccio. Egli sta attraversando il territorio danese per andare ad attaccare i polacchi e manda
un suo capitano con un messaggio al re di Danimarca. 
Questo passo così breve, in realtà, era molto più lungo. Questa seconda parte viene riportata in
appendice ma è stata tagliata nell’in folio che viene poi preso come testo di riferimento. Questa
scena riportata in appendice cominciava sottolineando uno scandalo. Si ipotizza che la scena inizi
con Amleto che incontra il capitano a capo dell’esercito di Fortebraccio e si informa sul perché di
tale attacco. Il capitano rivela che si stanno rischiando le vite di 2000 uomini oltre che un’ingente
perdita di denaro, ovvero 20.000 ducati. 
Amleto, a seguito di questo colloquio, riflette sulla figura di Fortebraccio che ai suoi occhi appare
come un perfetto esempio di onore. L’onore di Fortebraccio prescinde infatti dal vantaggio
economico, sfida la morte per affermare la propria supremazia ed è pronto a rischiare tutto, pur
senza trarre un vero vantaggio dalla sua azione. 
È importante sottolineare che alla fine del passo il numero degli uomini, da 2000 diventa 20.000,
creando un senso di ironia.

54
Questo passo afferma essenzialmente 3 cose: 
 Da una parte, Fortebraccio è pronto a rischiare un esercito che all’inizio sembra essere di
2000 uomini e poi diventa di 20.000 uomini e una grande somma di denaro per un territorio
che non vale nemmeno 5 ducati.
 Dall’altra, questo viene commentato come esempio illustre di un concetto di onore estremo
che a questo punto crea un contrasto con il comportamento di Amleto. Egli infatti non ha
ancora iniziato un’azione di vendetta avendo lui cause ben più importanti di quelle che
aveva Fortebraccio per procedere con il suo attacco ai danesi.
 Questo passo è la prova che Amleto deve compiere la vendetta ma c’è qualcosa che lo
trattiene. Questo è un demerito per lui, nel senso che Amleto condivide il punto di vista
della prospettiva sull’onore di Fortebraccio ma si reputa incapace di insistere su questo suo
scopo e quindi di attuare ciò che dovrebbe fare. Si è dato quindi per scontato, leggendo
questo passo, per decenni di traduzione critica, che Amleto debba compiere vendetta e che
però non agisce. Di conseguenza, viene meno al suo dovere visto che sembrerebbe
condividere la concezione dell’onore di Fortebraccio. 

Le cose stanno veramente così? 


Questo passo sembrerebbe apparentemente un’esaltazione dell’onore, poiché l’uomo, soprattutto
se aristocratico, deve puntare all’onore e quindi ad un orgoglio all’altezza della sua condizione
aristocratica. Amleto sembrerebbe quindi, da questo punto di vista, condividere tale posizione e
non si capisce perché non proceda alla sua vendetta. Questo ragionamento però non regge:
questo passo infatti è stato tagliato e non è presente nell’in folio, forse perché comportava dei
fraintendimenti come in effetti ci sono stati. 
Questo passo poteva facilmente essere un termine di confronto tra due ideologie: quelle di una
certa aristocrazia che viene qui esibita e quelli che sono poi i ragionamenti di Amleto, le sue
conclusioni e i suoi comportamenti. Il testo inizia e finisce con una sorta di scandalo sociale dove si
portano 20.000 uomini a morire spendendo ingenti somme di denaro. 
Questa è una situazione oggettivamente scandalosa che viene sottolineata alla fine del passo
quando i 2000 uomini diventano 20.000 dalle parole di Amleto. Si sottolinea qui che lo stato viene
praticamente tassato di una spesa bellica e un numero elevato di morti senza che se ne tragga
alcun vantaggio ma solo per l’esaltazione dell’onore di qualcuno.

Si può notare tuttavia un problema: in uno stato come l’Inghilterra dove il parlamento discute le
spese del paese, dove si segue il principio di ricchezza comune (Commonwealth) e dove la corona
deve proteggere i beni comuni, un discorso del genere sarebbe scandaloso e non reggerebbe
poiché l’impresa non varrebbe la grande perdita.

Ma ci sono altre due considerazioni importanti:


 Il caso di Amleto è diverso perché è un problema cognitivo. Il fantasma potrebbe essere
infernale e potrebbe aver mentito sul suo assassinio. Amleto è certo che debba compiere
una vendetta? È certo che il fantasma abbia detto la verità e che quindi ci sia una colpa
così grave da vendicare? Per Amleto questo non è affatto certo. Il pubblico ha appresso a
seguito della confessione da parte di Claudio che la colpa c’è stata ma Amleto la certezza
non ce l’ha e non l’avrà fino alla fine. 
 Ma c’è qualcosa di molto più importante, ovvero le opere antecedenti dello stesso
Shakespeare. In queste sue opere, egli aveva già trattato questo tema dell’onore e della
vendetta, in modo particolare proprio le opere che precedono l’Amleto: nella parte I e parte
II dell’Enrico IV, nell’Enrico V (i.e. Enriade) e As you like it. Questi erano stati gli ultimi testi
di cui il pubblico non poteva non ricordarsi anche perché in particolare l’Enriade aveva
avuto un grande successo dato che esaltava l’eroismo inglese come nella grande vittoria di
Azincourt.

Che posizione aveva assunto Shakespeare in questi testi? 


C’era una posizione che Shakespeare aveva già assunto proprio sul tema della vendetta e
dell’onore.

55
In particolare, la concezione che qui viene descritta attribuita a Fortebraccio, nella prima parte
dell’Enriade cioè nella prima parte dell’Enrico IV, era la posizione tipica presa dal nobile di nome
Henry Percy. 
Questo è un personaggio con il quale si confronta e contrasta il protagonista che invece è il futuro
Enrico V, il principe Enrico. Il principe osserva il comportamento di questo Henry Percy che viene
descritto attraverso una serie di scene anche in rapporto ad altri nobili dell’epoca e questo
personaggio viene irriso dal protagonista dell’Enriade. 

Per quale motivo? 


Percy è un uomo che vive fondamentalmente per il puro piacere della battaglia e dell’onore, pronto
a buttare via la sua vita, muore proprio in duello con il principe Enrico. Percy era talmente esaltato
dal concetto dell’onore che a un certo punto litiga anche con altri aristocratici perché pretende di
dominare su tutti rendendosi così insopportabile agli occhi dei suoi pari. Decide poi di affrontare
una guerra folle perché chiaramente destinata alla sconfitta e finisce ucciso, con un esercito
sconfitto. Viene giudicato quasi come pazzo per questo suo atteggiamento. 
Al momento della morte di Percy, Enrico afferma “Diventerò grande e famoso perché tu Percy ti sei
reso famoso per la tua vita militare e vincendo te io acquisterò ancora più fama”. Il principe infatti
non aveva ancora un passato militare così glorioso ma vincendo qualcuno che ne aveva uno,
come appunto Henry Percy, acquista fama militare.
In questa scena si trova anche un senso di ironia: dopo aver vinto il duello, il principe Enrico
addirittura prova un senso di pena di fronte al morto. Egli, chiudendo gli occhi, rende in qualche
modo onore all’eroe sconfitto provando un forte senso di pena dato che si rende conto che Percy
era stato solamente una vittima di questo desiderio d’onore.
Il concetto di onore secondo il principe Enrico, attraverso l’Enriade, porta a soffermarsi sul concetto
di bene dello stato. 
Di certo si nota già una contrapposizione tra l’eroe positivo e l’eroe che sbagliava (Henry Percy).
Quindi Shakespeare ha già preso una posizione su una parte di aristocrazia la quale riteneva che
praticare l’onore significava non avere paura della morte, accettare a qualsiasi condizione la
guerra a costo di morire. In realtà, questa è una posizione negativa per lo stato, per la popolazione
e per lo stesso soggetto che quindi porta solamente ad una falsa illusione. C’era stata proprio una
netta contrapposizione e persino un punto in cui il principe Enrico prende letteralmente in giro il
comportamento di Percy perché indubbiamente ossessiva.

C’è inoltre un altro antecedente, non meno importante, che riguarda il tema della vendetta.
Shakespeare ne aveva già parlato in un testo immediatamente successivo all’Enriade che si
chiama “As you like it”. In questo caso, la contrapposizione nasce tra due fratelli di nome Oliver e
Orlando: il fratello maggiore, Oliver, riceve dal padre tutta l’eredità e Orlando invece viene escluso.
Per questo motivo i due fratelli entrano in conflitto. 
Questa situazione aveva creato uno scontro tra i due fratelli perché il fratello minore si era reso
conto che il suo futuro sarebbe stato distrutto da questo fatto dato che non sarebbe stato in grado
di ereditare niente e non avrebbe nemmeno potuto studiare. Ad un certo punto lo scontro è
talmente sentito che il fratello maggiore arriva a pensare di eliminare il fratello minore visto che
costituiva per lui un problema e pensa addirittura di dare fuoco all’appartamento nel quale il fratello
abitava. Orlando aveva scoperto il piano ma, dopo una serie di vicende, ad un certo punto nel
corso del testo si ritrova faccia a faccia col fratello in una situazione particolare. Orlando, dovendo
abbandonare la sua casa natale, era fuggito nella foresta e un giorno vede il fratello addormentato
sotto un albero. In quel momento Oliver viene minacciato da due animali, da una parte un serpente
che gli si attorciglia addosso e dall’altra da una leonessa. Ovviamente è in pericolo di vita e il
fratello, vedendolo, pensa in primo luogo di attendere che i due animali lo uccidano così da
ricevere vendetta. Tuttavia, a seguito di una riflessione, non se la sente e di fatto interviene
negando il concetto di vendetta.

In questo caso ci si può riallacciare alla tesi della vendetta di Montaigne: la vendetta viene vista
come qualcosa di negativo. Montaigne crede che sia di gran lunga meglio rinunciare alla vendetta
poiché essere magnanimi portava più gloria. Nel caso del testo shakespeariano di “As you like it”,
Orlando lotta con sé stesso tentato dal concetto di vendetta per poi decidere infine di affrontare lui

56
stesso la leonessa per evitare che il fratello venga ucciso. Egli ne esce vincitore ed è contento di
aver superato la tentazione della vendetta. 

Vi sono quindi due antecedenti importanti nella carriera shakespeariana che precedono l’Amleto: 

 In “As you like it”, riprendendo i saggi di Montaigne che erano stati tradotti in inglese
nell’ambito del circolo di Essex, Shakespeare aveva già preso posizione su questo tema
della vendetta, rinnegandola. In questo caso si dava la preferenza alla rinuncia alla
vendetta dicendo “la vendetta è meglio dimenticarla”, si tratta qui dello scontro tra i due
fratelli. È quindi un caso delicato, molto simile a quello del giovane Amleto che dovrebbe
vendicare senza avere chiarezza della colpevolezza di Claudio, in più dovrebbe intervenire
contro un consanguineo, ovvero lo zio, nonché nuovo marito di sua madre. 
 Nell’Enriade, aveva dimostrato che il tema del comportamento e la logica aristocratica alla
Percy era una logica perdente, criticata e superata dal protagonista. 

Non si può dare quindi per scontato che Shakespeare volesse intendere che il discorso fatto in
questo passo, non presente nell’in folio, fosse un discorso serio. Quindi, il fatto che sia stato
tagliato fa pensare che, o che fosse ironico o che potesse essere soggetto a fraintendimenti a
distanza di tempo.
Shakespeare poteva fare affidamento sulla memoria del pubblico dell’Amleto visto che il tempo
trascorso dalla pubblicazione delle altre opere era di un anno o due. Tuttavia, chi pubblica l’In folio
nel 1623, non poteva più pensarlo e quindi nella versione che poi arriva al 1623 non sappiamo se
proviene da un testo diretto di Shakespeare. È quindi difficile sostenere che la posizione di
Shakespeare sia a favore della logica aristocratica descritta per Fortebraccio e a favore del
concetto di vendetta visti dalle figure appena accennate. 

È bene soffermarsi su questo grande dibattito che è il principale nell’Amleto, ovvero il dibattito sulla
vendetta. È sintomatico che soltanto tardi, cioè nel 1967, sia stato scritto un libro a riguardo da
Eleanor Prosser, intitolato “Hamlet and revenge”. 
Qui la Prosser conduce uno studio in cui prende in considerazione l’epoca in cui nasce l’Amleto.
La vendetta era considerata qualcosa di onorevole, quasi come un compito necessario per un
nobile? La Prosser fa un’analisi di numerosi testi che trattano questo tema per capire se la
maggioranza la ritenesse opportuna oppure no. 
Conclude che l’ideologia dominante non era a favore della vendetta.
La possibilità di vendetta presupponeva che non ci fosse una giustizia centralizzata. Tuttavia, in
Inghilterra e a Londra c’era da tempo una giustizia centralizzata che era la giustizia fatta dal re e
delle corti di giustizia che dipendevano dal sovrano. Consentire il concetto di vendetta laddove
questo concetto era stato ampiamente sostituito dal concetto di giustizia non aveva senso. Un
tempo erano i grandi aristocratici ad esercitare giustizia nel loro territorio ma quel tempo era
passato da molto e il potere era stato centralizzato con i sovrani, specialmente sotto Enrico VIII in
poi. Il concetto di vendetta non era quindi un concetto preminente. Questo è quello che ci dice lo
studio della Prosser del 1967. Ma siamo molto in ritardo, prima del 67, infatti, si insisteva sul
dovere della vendetta. Questo passo veniva erroneamente letto come un passo che insisteva sul
dovere della vendetta.

È opportuno anche soffermarsi sulla prima parte del libro di Lilian Winstanley, non avendo un
quadro chiaro dell’importanza del riferimento a Essex e essendo vittima di una tradizione che
riteneva la vendetta come una tipica caratteristica dell’aristocrazia. La Winstanley ha due
importanti motivi per convincersi che l’Amleto sia essenzialmente una tragedia. Il protagonista
dovrebbe compiere vendetta ma ha un difetto di carattere tale per cui non riesce ad andare fino in
fondo. Questa è la tipica lettura che è stata portata avanti a lungo (il famoso dubbio amletico). 
Questo libro pubblicato nel 1921 infatti è stato poi ripreso da tutta una tradizione critica inglese a
cominciare da Wilson Knight negli anni 30-50 quando scrive dei saggi sull’Amleto condividendo la
posizione della Winstanley, la quale verrà portata avanti fino a Carl Schmitt, nel 1956, nel celebre
saggio dal titolo Hamlet oder Hekuba.
C’è tutta una tradizione che legge l’Amleto come la tragedia di un personaggio che sa quello che
dovrebbe fare ma non riesce a farlo e che quindi mostra un’incertezza di carattere. 

57
Perché la Winstanley nella prima parte del suo libro insiste su questa posizione nonostante abbia
le giuste intuizioni nella seconda parte per quanto riguarda la presenza di un nesso tra Amleto e il
conte di Essex? La Winstanley parte in realtà da un presupposto che è corretto e che verrà poi
ripreso dal giurista e politologo tedesco Schmitt e cioè si convince che questo non sia un teatro
che nasce nel vuoto, ma è legato alla storia contemporanea. 
Questo teatro, dice la Winstanley, è denso di storia e dice “la storia è decisiva in molti casi e
certamente nel caso di Amleto”. Partono quindi dal presupposto corretto ma mancando di adeguati
studi storici sulla figura del conte di Essex, essi non sono in grado di cogliere adeguatamente il
secondo rapporto che la Winstanley relega nella seconda parte del libro, lo intuisce ma non può
veramente comprenderlo perché non si conosceva l’istanza del conte di Essex. 
La Winstanley non aveva ancora potuto leggere il libro della Prosser perché uscirà solo nel 1967. 
La Winstanley propone però un’ipotesi: ovvero che Shakespeare stia scrivendo nel momento in cui
a Elisabetta I sta subentrando James I di Inghilterra/VI di Scozia e quindi ci può essere qualche
rinvio probabilmente alla figura di James I. Sembrerebbe logico pensare che Shakespeare ponga
attenzione a James I tanto più che la Winstanley è pienamente consapevole che il gruppo di Essex
stava sostenendo la successione di James I. Quindi probabilmente ci deve essere un rapporto con
James I.
Come fa a convincersi di questo? 
Esaminando la vicenda di James I le sembra di trovare alcuni punti di contatto e delle coincidenze
e infatti tutta la prima parte del libro della Winstanley si pone il problema delle analogie tra la
situazione/contesto in cui viene a trovarsi Amleto e il contesto in cui si era venuto a trovare James
VI di Scozia, non ancora I di Inghilterra. 
Effettivamente c’era un fatto eclatante che colpisce la Winstanley e che giustifica il suo tentativo di
fare coincidere Amleto con lo stesso re James: James da bambino aveva indirettamente vissuto
nella consapevolezza di un antefatto che riguardava i suoi genitori. James era figlio di Maria
Stuarda/Maria di Scozia la quale aveva sposato in prime nozze un nobile scozzese che si
chiamava Henry Stuart, Lord Darnley. Egli era notoriamente un bel uomo, amante delle arti
marziali che amava presentarsi con l’armatura seguendo le migliori tradizioni aristocratiche
dell’epoca sebbene non avesse compiuto grandi imprese militari. 
In un primo tempo, questo matrimonio era piaciuto a entrambi, il marito certamente corrisponde
bene alla descrizione del primo marito di Gertrude nell’Amleto dato che era un uomo di bell’aspetto
con grande passione per le armi. 
Tuttavia, egli entra in contrasto con la moglie, la quale fa alleanza con un altro nobile della corte, il
conte di Bothwell il quale si innamora di lei e, pur essendo molto meno bello di Darnley, viene
corrisposto con grande fedeltà fino all’ultimo dalla regina che comincia a nutrire un rapporto vero
ricambiando. Bothwell ad un certo punto si scontra pubblicamente con Lord Darnley e lo pugnala
durante un banchetto.
In realtà ci sono diverse narrazioni su come veramente muore Lord Darnley ma di fatto c’è uno
scontro tra il primo marito e un altro uomo che riceve il consenso della regina e a questo punto la
situazione assomiglia a quella descritta da Gertrude e i due fratelli. 
Bothwell non era fratello di Darnley e neanche Darnley era propriamente un re, era Maria ad
essere regina, tuttavia c’era stata una vicenda molto famosa e scandalosa tanto che si era detto
che la regina aveva fatto di tutto per far uccidere Darnley per poter sposare Bothwell. In questa
vicenda complessa ci sono alcuni elementi che potevano rimandare ad alcuni dettagli della
vicenda di Amleto in quanto si era creato intorno alla vicenda una necessità di vendetta per James
per cui lui aveva vissuto la sua infanzia nel segno di una vicenda analoga a quella di Amleto. 
Il padre era stato ucciso e l’uccisore di suo padre era stato sposato da sua madre. 
Si devono inoltre notare le differenze tra Darnley e Bothwell: il primo bello e prestante, il secondo
brutto. Ci sono anche altri elementi sui quali la Winstanley insiste.
Lord Darnley si era inimicato la moglie dopo aver fatto uccidere un italiano di nome Davide Rizzio
che faceva parte della sua corte. Il giovane era una sorta di paggio che insegnava musica e canto
alla regina ricevendo la sua protezione. Egli era stato ucciso all’interno degli appartamenti privati
della regina. Di fatto Lord Darnley l’aveva fatto uccidere convinto che lei prestasse più attenzione a
questo giovanotto che non a lui stesso e siccome sapeva che lei voleva bene a questo ragazzo
l’aveva fatto uccidere e il cadavere era stato trascinato attraverso una scala dell’appartamento. 
Questo dettaglio fa pensare alla Winstanley che ci possa essere un riferimento in questo senso
nell’Amleto. 

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Si può osservare in questo momento un parallelismo tra la figura di Amleto e James: egli era
cresciuto con questo fatto che quindi lo accomuna ad Amleto. 
Per tutta la vita era stato un giovane amante degli studi, il più intellettuale di tutti i sovrani
d’Inghilterra. 
Da un lato, quindi, si ha un sovrano intellettuale, dall’altro, analizzando le famose corrispondenze
tra Elisabetta e James VI, si nota un carattere poco deciso. Elisabetta sente spesso il giovane
James e lo sostiene in vista della successione visto che comunque era abbastanza povero viste le
vicende domestiche del suo passato. 
Elisabetta rimane sempre in contatto con lui aiutandolo in diversi modi e gli scrive una serie di
lettere in cui lo rimprovera continuamente di essere irresoluto. Poiché egli aveva avuto una serie di
difficoltà in Scozia dovute alle contrapposizioni religiose tra cattolici e protestanti ma anche
situazioni difficili dove era comunque riuscito a destreggiarsi piuttosto bene, sempre riuscendo a
sopravvivere dimostrando abilità, la sua figura risulta tutt’altro che spregevole. 
Elisabetta lo rimprovera più volte di essere stato politicamente insicuro e per non aver preso
decisioni più nette nel governo del suo regno scozzese. 

Sono quindi queste le similitudini da tenere in conto seconda la Winstanley:


 L’assassino del padre del protagonista ha sposato la madre
 Le volontà sia di Amleto sia di James I vacillano. Tuttavia, nei momenti di maggior pericolo
divenivano entrambi rapidi e determinati. Proprio per questo James I si era salvato la vita
più volte, ma questo secondo lei è un tratto evidente anche in Amleto. In effetti Amleto
prende a volte delle rapide decisioni che gli salvano la vita fino all’ultima scena.
 L’età e l’aspetto fisico dei due personaggi. Sebbene Shakespeare non dia in genere l’età
specifica dei suoi protagonisti, in questo caso, dichiara che il suo protagonista, prima del
duello finale, ha circa 30 anni. Insieme ai dati sull’età viene dato anche un dettaglio fisico.
Amleto, negli ultimi tempi, sembra aver guadagnato un po’ di peso nel momento del duello
rispetto agli anni precedenti. Questo aspetto fisico un po’ appesantito e anche l’età
corrispondono alle caratteristiche di James I, il quale aveva proprio 33 anni. 
 L’assassinio di Rizzio per volontà di Lord Darnley all’interno dell’appartamento della regina
così come Polonio viene ucciso nell’appartamento della regina.

Questi tratti messi insieme convincono la Winstanley che dietro la figura di Amleto si celi il
riferimento a James di Scozia. Addirittura, arriva a pensare la tragedia come una specie di
omaggio di Shakespeare a James I. 
Questi dettagli possono sembrare giustificanti della tesi della Prosser. 
Oggi abbiamo ben altri dettagli che ci portano invece a pensare al conte di Essex e la stessa
Prosser, nella seconda parte del libro, abbandona la figura di James per notare che ci sono punti
di contatto molto evidenti che avvicinano Amleto piuttosto alla figura del conte di Essex. 
Lei si ferma però alla prima figura che le sembrava quella da omaggiare. Essex era per lei una
figura assolutamente in secondo piano e disgraziata, finita pure sul patibolo, inoltre non si
conosceva del rapporto così importante tra Shakespeare e il circolo di Essex, dedotto molto più
recentemente. È quindi plausibile che lei sostenga il rapporto con James I. 
Questa posizione viene letta con interesse e favore da Schmitt poiché convinto del forte rapporto
tra le opere di Shakespeare e il periodo storico.

Lezione 14
La scorsa volta abbiamo parlato dell’Importanza dell’eredità della Winstanley. Oggi vedremo come
i suoi studi vengano ripresi dallo studioso tedesco Carl Schmitt.
Carl Schmitt è giurista e politologo e riprende il discorso che la Winstanley fa nella prima parte del
suo libro, ovvero analizza la relazione fra Amleto e James I.
Di qui il suo breve testo “Hamlet oder Hekuba” (presente in bibliografia). È chiaro come Schmitt
analizzi il testo shakespeariano con occhiali tedeschi. Due sono le prospettive che recupera: 

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 Quella di Goethe che vede Amleto come il principe gentiluomo a cui è stato imposto il ruolo
del vendicatore. Secondo Goethe, Amleto deve vendicarsi, ma la sua personalità delicata e
la sua sensibilità da intellettuale rendono il compito molto arduo. Per spiegare questa
situazione Schmitt usa la metafora di un vaso di porcellana (Amleto) in cui non può essere
collocata una quercia (la vendetta). –
 Quella freudiana. Freud non ha mai scritto di Amleto, ma lo ha fatto Ernest Johes, allievo
del padre della psicoanalisi, che vede Amleto come il tipico nevrotico, una figura
schizofrenica.
Queste due prospettive precedono il saggio di Schmitt e ne influenzano gli studi. Dà per scontato
che la vendetta sia un compito giusto sia socialmente che politicamente e che Amleto non ne sia
all’altezza di questa sfida.
Sulla falsa riga delle prospettive di Goethe e su quella freudiana, Schmitt nei primi due capitoli del
suo saggio affronta due questioni:
1. Tabù regina
2. Deviazione vendicatore

1. Tabù regina 🡪 Shakespeare non poteva offendere James I (all’epoca James VI di Scozia),
visto che la madre Maria Stuarda aveva sposato James Hepburn, IV conte di Bothwell,
assassino del secondo marito, lord Darnley. Storicamente non sappiamo se Maria Stuarda
abbia commesso adulterio con il conte prima che morisse lord Darnley. James I sempre
rispettò sua madre, nonostante le controversie. Shakespeare quindi, secondo Schmitt, non
poteva fare ipotesi negative su Gertrude che starebbe per la madre di James nell’Amleto.
Se così fosse, saremmo davanti ad un’irruzione della Storia che impedisce al testo di
essere chiaro.

2. Deviazione del vendicatore 🡪 Memore delle tesi di Goethe, Schmitt spiega che L’inattività
Amleto sia dovuta al fatto che Shakespeare non posso implicare che James I di non abbia
compiuto adeguata vendetta
Schmitt dà per scontato il compito della vendetta e l’insufficienza comportamentale di Amleto. 
Restivo 🡪 Discorso di Schmitt va rovesciato.
Seguendo la logica dello studioso tedesco, dovremmo ammettere che Shakespeare abbia fallito
nella realizzazione della sua opera. Shakespeare avrebbe condotto un discorso storico,
commettendo però errori psico-antropologici di fondo perché non può dire come stanno veramente
le cose. Amleto sarebbe un fallimento perché ci sarebbero delle incongruità comportamentali
dovute ad ombre della storia
Schmitt dava per scontato che Amleto dovesse compiere vendetta. In realtà Shakespeare aveva
una visione del tema differente. Il concetto medievale e aristocratico di vendetta a tutti costi per
preservare l’onore, a cui si rifà Schmitt, era ben lontano delle idee di Shakespeare. Quest’ultimo
aveva già preso posizione sul concetto di onore aristocratico (vendetta per un territorio che vale
meno di 5 ducati) che in teoria non dovrebbe badare a nulla. Shakespeare dimostra la sua visione
già nella contrapposizione fra Henry Percy ed Enrico V e in “As you like it”, in cui il valore della
vendetta viene condannato. Schmitt, politologo, non ha il background letterario shakespeariano per
fare questo tipo di valutazioni. 
I riferimenti alla storia attivano il testo che diventa un interlocutore con la Storia, non lo limitano.
Non esistono “ombre della storia” caldeggiate da Schmitt.
Nel 3° capitolo del libro però Schmitt fa un’osservazione importante
 Polemica su concetto del tragico
Cosa è la tragedia? 

60
Tradizione letteraria ignora la storia, molti critici letterari credono che la letteratura sia separata
dalla storia e dai problemi sociologici. Per una “divisione dei lavori” la storia non fa parte del
bagaglio di un letterato. Per i letterati esiste solo il bello, alcuni di loro trovano addirittura di
cattivo gusto e inopportuni la storia e problemi sociologici (adottando un punto di vista
meramente estetico). Schmitt sottolinea l’importanza del recupero della storia da parte della
Winstanley. 
Winstanley non può andare fino in fondo perché non sapeva molto di Essex, ma è comunque
positiva la volontà di riammettere la storia che è necessaria per comprendere la letteratura.
L’idea che uno scrittore scriva per i posteri e un’idea moderna, contemporanea. All’epoca si
scriveva con il pubblico del teatro in mente (rapporto diretto).

ANALISI DEL TESTO


Atto IV Scena V
Gertrude è invitata da Orazio ad incontrare la povera Ofelia che è impazzita. La scena riguarda la
pazzia di Ofelia che si è convinta di essere la causa sia della pazzia di Amleto che della morte,
seppur accidentale, di suo padre.
Gertrude è imbarazzata: I will not speak with her
Ma Orazio fa comunque entrare Ofelia e afferma:
She speaks much of her father; says she hears  
 There’s tricks i' the world; and hems, and beats her heart;
Non si capisce cosa dica Ofelia che parla usando delle specie di riddles (her speech is nothing) 
Orazio è colpito dalle emozioni di Ofelia e chiede a Gertrude di badare alla povera. 
Gertrude, sa dopo il colloquio col figlio, teme per lei stessa, per il regno e per il nuovo marito. Si
parla di dangerous conjectures. 
To my sick soul, as sin's true nature is,
Each toy seems prologue to some great amiss:
Gertrude si sente oramai colpevole ed è colpevolizzata ulteriormente dall’incontro col figlio.
Entra Ofelia con un flauto che cerca di suonare e canta, usa la musica per accompagnare la sua
follia
Where is the beauteous majesty of Denmark?
La sua prima preoccupazione è quella di aver rovinato la mente di Amleto (majesty)
Ritiene di aver compiuto un grave errore nei confronti di Amleto 
How should I your true love know  
From another one?
(Come avrei fatto a riconoscere che il tuo amore era sincero)
Poi parla della morte del padre, che la proteggeva dai rischi delle sue ossessioni 
He is dead and gone, lady,  
He is dead and gone;
Alcune frasi sono incomprensibili, altre molto allusive come la famosa Lord, we know what we are, 
but know not what we may be.

61
Claudio e la regina sono colpiti dalla follia della bella Ofelia. 
Claudio dice 
O Gertrude, Gertrude,
When sorrows come, they come not single spies
Il sovrano si mette ad elencare tutte le tragedie che sono successe. Prima Polonio dietro l’arazzo,
poi il figlio partito che non tornerà. 
Apprendiamo che è in corso anche una rivolta popolare perché la gente si rende conto che stanno
avvenendo strani fatti a corte: Amleto è partito, Ofelia è impazzita e soprattutto Laerte torna dalla
Francia avendo appreso della morte del padre e non è per niente tranquillo. Vuole rivendicare la
morte del padre a tutti i costi, non curandosi della veridicità dei fatti. Crede che il padre sia stato
vittima di una congiura di palazzo e individua in Claudio il responsabile. 
O thou vile king,  
Give me my father!
Claudio minacciato da Laerte che quindi chiama le sue guardie
Where are my Switzers? (Le guardie svizzere erano un corpo di guardia che proteggeva tutti i
sovrani d’Europa, vista la loro lealtà e affidabilità. Ancora oggi vengono utilizzate dal Vaticano)
La ribellione viene fomentata da Laerte
Than young Laertes, in a riotous head,
L’opinione pubblica assume le sue parti
The rabble call him lord; 
Abbiamo già appreso perché Claudio non aveva fatto ricorso alla giustizia per accusare Amleto: il
popolo si sarebbe ribellato. Ora la ribellione non per Amleto, ma l’opinione pubblica è alleata a
Laerte. Prima parteggia per Amleto e poi per Laerte, è chiaro come Claudio non sia un sovrano
amato. 
They cry 'Choose we: Laertes shall be king:'
A questo punto Gertrude si spazientisce
How cheerfully on the false trail they cry! O, this is counter, you false Danish dogs!
Irrompono Laerte e i suoi seguaci
Shakespeare innesca ancora una volta il tema della VENDETTA 🡪 centrale nell’Amleto perché
anche Laerte ha un padre da vendicare, entrambi guardano a Claudio, ma Laerte lo fa
apertamente, Amleto no. 
That drop of blood that's calm proclaims me bastard, 
Cries cuckold to my father, (NON SAREI UN VERO FIGLIO)
Confronto fra comportamento di Amleto e di Laerte.
Amleto 🡪 ne sa meno, non affronta la questione di petto.
Laerte🡪 sospetta del re, ma non ha esitazioni ad accusarlo e a fomentare una rivolta popolare. 

Lezione 15

Abbiamo visto l’ultima volta come, in Atto IV Scena V Laerte, tornato da Parigi per la morte del
padre, esiga vendetta. 

62
Questo creando un terzo esempio di vendetta: ci sono già stati due casi di richiesta determinata di
vendetta. 

Il primo è l’esempio di Pirro, che Amleto aveva chiesto agli attori di recitare, quindi l’esempio della
tradizione classica greca, della guerra di Troia, con la ripresa nella contemporaneità dell’esempio
di Fortinbras.
Il secondo esempio è quello di Fortinbras, che abbiamo visto essere descritto in modo
particolarmente insistito nel passo che è stato messo da Hibbard in appendice, in quanto nel Q2
ma non nell’in-folio. Quindi, il tema della vendetta era già stato sottolineato con un esempio
classico ed uno contemporaneo. 
Qui, ricompare con un terzo esempio, questa volta abbastanza vicino socialmente, ma molto vicino
fisicamente ad Amleto, ovvero l’esempio di Laerte. 
Questo passo che abbiamo visto, in cui Laerte parla con Claudio e dichiara la sua determinazione
ad ottenere vendetta, è estremamente significativo: le argomentazioni, o meglio, lo stato d’animo
che il giovane esprime per giustificare la sua esigenza di vendetta, esprimono tre valori importanti,
ideologicamente molto ben qualificati. 

1. “To hell, allegiance!”


La prima affermazione è “to hell, allegiance!”: vuol dire che non gli importa più delle indicazioni
politiche; in questo caso, se il colpevole fosse Claudio lo ucciderebbe, senza nessuna
attenzione al fatto che si tratti di un sovrano. 
Dunque, non ci sono più motivazioni politiche da prendere in considerazione, allegiance, cioè
la legge che vincolava l’inferiore sociale al superiore. 
Indubbiamente in questo senso Laerte si accinge ad uccidere l’erede al trono di Danimarca,
l’erede dichiarato, perché Claudio aveva dichiarato che il suo erede sarebbe stato Amleto.
Quindi, da una parte abbiamo questa implicazione politica molto forte: al nostro Laerte non
importa nulla delle conseguenze per lo stato. Oltretutto, Claudio non ha altri eredi, quindi
questa uccisione, questa vendetta contro Amleto, avrebbe delle conseguenze importanti per la
successione al trono di Danimarca. 

2. “To the blackest devil […] I dare damnation.” 


La seconda motivazione è religiosa, perché oltre a “to hell allegiance”, in questo famoso passo
a pagina 304, Laerte dice “To the blackest devil! […] I dare damnation.” – la religione non
conta, farebbe questo delitto pure se fosse in chiesa. 
Ad un certo punto dice: “That both the worlds I give to negligence”: entrambi i mondi,
dell’aldiquà e dell’aldilà, per lui sono da dimenticare. Cielo e terra non possono nulla su di lui,
in questo senso, perché raggiunga lo scopo della vendetta. Quindi, sia la motivazione politica
che la motivazione religiosa non contano nulla per Laerte. 

3. “Coscience and grace”


Terza motivazione: implicazione ideologica della scelta di volontà di vendetta di Laerte, quando
parla di “coscience and grace”. Ora, “coscience and grace” riguardano la posizione
comportamentale e sociale del soggetto. 
Intanto, la coscienza personale, in quanto uccidere per lui è diventato secondario. In grace
c’era tutta una tradizione del comportamento gentile ed aggraziato, del concetto di gentleman,
e gentleness. Tutto questo non ha nessun valore per Laerte, a confronto col concetto di
vendetta. Quindi, in altri termini, la vendetta di Laerte si pone contro e aldilà delle implicazioni
politiche (“to hell allegiance”), delle implicazioni religiose (non m’importa che cosa si pensi
dell’aldilà, non mi importa di qualsiasi premessa religiosa), e di coscience and grace, non mi
importa nemmeno di comportarmi in modo violento e antisociale. 

Dunque, in sintesi, quello che Laerte sta affermando è: qual è il valore che lo porta a rifiutare tutti
questi valori, a rifiutare gli aspetti negativi politici, religiosi e comportamentali/sociali? 
“My will, not all the world.” 
Lo dice abbastanza chiaramente: soltanto la mia volontà può fermarmi. La sua volontà è diventata
quindi assolutamente dominante, al di là di valori politici, religiosi, sociali, di qualsiasi natura. 

63
Questa era la psicologia che era stata di Henry Percy nell’Enriade di Shakespeare, che
Shakespeare aveva già discusso e contrastato attraverso la opposta ideologia del futuro Enrico V.
Che poi, stava già per il personaggio di Essex, aveva già molti tratti di Essex facilmente
riconoscibili.

Questa ideologia di Laerte è una perfetta antitesi non solo di quello che stato il comportamento di
Amleto, fin qui apparentemente incerto, ma soprattutto è in esatta antitesi con l’ideologia, il
comportamento e la mentalità di Orazio, l’amico di riferimento di Amleto. 
Se noi andiamo a vedere a pagina 251, ne abbiamo già parlato nella scena 2 dell’atto 3, Orazio
era apprezzato da Amleto perché è “just a man, As e’er my conversation coped withal”, quindi è un
uomo giusto.
Come si comporta un uomo giusto? Quali sono i valori di un uomo giusto, per cui Amleto ha scelto
Orazio, che è un nullatenente? Lo ha detto esplicitamente: tu non hai beni, non è neanche un
nobile.
Goethe si era preoccupato, come mai Amleto non aveva cercato di farne almeno il governatore
dello Jutland, aveva cercato di dargli almeno una posizione sociale, perché sembrava
inappropriato che Amleto avesse come principale amico un uomo senza posizione sociale. 
Invece, Amleto, quindi Shakespeare dietro Amleto, insiste sul fatto che Orazio non ha una
posizione sociale di rilievo, ma è essenzialmente una mente giudicante. Questa mente giudicante
è ciò che Amleto apprezza, che si oppone perfettamente alla mentalità di Laerte. Quindi, Amleto
apprezza Orazio sia perché è un uomo giusto, sia perché rappresenta l’election of my soul, perché
giudica con la sua anima e la sua mente, e perché è un esempio comportamentale e fondamentale
da seguire.
E come la definisce? 

“Whose blood and judgment are so well commingled, 


That they are not a pipe for fortune’s finger.” 

Cosa sta dicendo Amleto dell’amico? L’amico Orazio, da lui avvalorato, non si lascia turbare dalla
passione. “Whose blood and judgement are so well commingled”, cioè il suo sangue sta calmo e la
sua capacità di giudizio permane in qualsiasi contesto. 
“That they are not a pipe for fortunÈs finger”, quindi non può essere suonato come uno strumento
da qualcun altro che impone la sua musica. 

L’immagine del pipe era già presente in modo importante nel rapporto tra Amleto e Rosencrantz e
Guildenstern, che cercarono di suonare Amleto come se fosse uno strumento nelle loro mani. Vi
ricorderete la scena in cui Amleto ha detto a Rosencrantz e Guildenstern: credete di giocare con
me come giochereste con uno strumento che non sapete suonare. Io non sono uno strumento che
voi potete suonare.

E poi aveva insistito, parlando con l’amico Orazio, dicendo che lo apprezzava perché era “not
passion’s slave”. Invece, Laerte sta dimostrando in questo momento nel suo rapporto con Claudio,
che è un passion’s slave. Lui è schiavo della passione, e in questo modo si lascia usare
letteralmente da Claudio, esattamente come Claudio sta usando Rosencrantz e Guildenstern ed
userà fra poco anche Osric, ed in un certo senso ha anche ingannato ed usato la moglie, Gertrude,
la povera regina che non ha capito neanche in quale gioco si è trovato implicata, non ha capito fino
in fondo la vera tragedia in cui si è trovata immersa. 

Amleto ha una mente superiore che ha scelto come esempio Orazio, perché si è rispecchiato nella
sua capacità di giudizio e nella sua superiorità mentale e ideologica – qui c’è una fortissima
componente ideologica.

Contro il comportamento barbarico del concetto di vendetta si pone la figura di Orazio, che
rappresenta una concezione completamente antitetica. Una persona che riflette, che giudica, che
vuole prove, che osserva con attenzione, che non è passion’s slave. 

64
Ma c’è qualcos’altro in più: pensare che Amleto debba compiere vendetta, e che debba
comportarsi come Laerte, significa non aver capito nulla del sistema ideologico del testo. 
(È chiaro che qui c’è una contrapposizione, più evidente di così? Dopo vedremo perché a lungo ci
si è ingannati.)

Dunque, c’è voluto il libro della Prosser per cominciare a capire che la vendetta non era il valore
precipuo del testo, dimostrando che non lo era nemmeno nella cultura dell’epoca.
Quello che il testo sta dicendo è: da una parte c’è Amleto, che si rispecchia nell’amico Orazio, e
dall’altra parte Laerte, antitesi perfetta di Orazio. 

Laerte, a sua volta, perché insiste tanto nel volere vendetta? Per l’esaltazione del proprio casato.
Tutto era legato a my will, la posizione sociale, l’importanza sociale, il fatto che lui e la sua famiglia
dovevano essere al di sopra di qualsiasi offesa, e se qualcuno si permetteva di offenderla, in
questo caso di uccidere suo padre, indebitamente bisognava distruggerlo. 
Ciò di cui si rammarica Laerte per quanto è successo, in particolare è il fatto che durante le
esequie non ci siano stati onori adeguati resi alla sua famiglia, al suo casato, a suo padre. Si parla
di simboli dell’onore, quindi simboli del casato nobile. 

A questo punto ci sono due concezioni completamente antitetiche: Amleto è la perfetta antitesi di
Laerte. Anche Goethe, in fondo, aveva cercato di dire che Amleto sbaglia ed è debole, perché
Amleto si è posto in una posizione rispetto alla vendetta che è opposta a quella di Laerte. 
La posizione di Amleto è molto complessa: non è che Amleto sia indifferente a ciò che accade, si
pone il problema di una responsabilità nella risposta a ciò che accade, ma non reagisce in modo
irrazionale e totalmente passionale come Laerte, che finisce per diventare uno strumento nelle
mani di Claudio. 

Da una parte, dopo che abbiamo visto come Amleto definisce il suo rapporto con Orazio, non
possiamo aspettarci logicamente che Amleto aderisca alla mentalità del personaggio di Orazio,
sarebbe illogico e contraddittorio. Il gioco di contrapposizione ideologica e di contrapposizione
psicologica nel sistema di valori ormai è evidente. Laerte è la perfetta antitesi di Orazio, Orazio
rappresenta l’ideale mentale, la attitude mentale esemplare per Amleto. Non solo, ma a questo
punto, la parola di Amleto, quando aveva detto appunto di non voler essere usato come pipe for
fortune’s finger, parla chiaro: infatti quello che segue qui in questa scena è una evidente
strumentalizzazione da parte di Claudio della volontà di vendetta di Laerte.
 
Laerte ormai è accecato, non si chiede perché Amleto avrebbe dovuto uccidere suo padre, sapeva
benissimo che Amleto “prendesse in giro” suo padre, Polonio, anche perché aveva osteggiato il
suo rapporto con Ofelia, ma non c’era un’evidente motivazione di odio nei confronti di Polonio.
Inoltre, nella stanza, negli appartamenti della regina, non era pensabile per Amleto che ci potesse
essere Polonio. Quindi, la persona che Amleto voleva uccidere non poteva essere Polonio, si è
trattato di un incidente. 
Il cielo ha punito lui con me e me con lui, aveva detto. 
È strano che Laerte non rifletta su questo, non si chieda come mai Amleto era pronto ad uccidere il
padre, ma probabilmente si era fatto un’idea di Amleto che coincideva con quella di Rosencrantz e
Guildenstern, ovvero che Amleto fosse iracondo nei confronti del patrigno, perché dopo la morte
del padre si sarebbe potuto aspettare di salire al trono di Danimarca. C’è un po’ questo sottinteso.

Tuttavia, Laerte non riflette minimamente sul fatto che Claudio abbia interesse ad usarlo, e non
riflette nemmeno su tutto il contesto e sui motivi del comportamento di Amleto.
Infatti, Claudio è mentalmente molto abile e, come al solito, approfitta della situazione, dicendo:
“why, now you speak like a good child and a true gentleman”. 
In realtà, è esattamente il contrario, perché una delle affermazioni che aveva fatto Laerte era non
solo to hell allegiance, ma anche conscience and grace, che erano le caratteristiche del
gentleman. Praticamente Claudio dice ironicamente “eh Caro Laerte, adesso sì che parli come un
vero gentiluomo” – un vero gentiluomo non si comporta assolutamente così. Ma su questo
torneremo, perché c’è il discorso di contrasto con il concetto di giustizia.

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A questo punto, Laerte, comunque turbato per quello che è successo, e qui come
successivamente, neanche a farlo apposta, nei momenti decisivi in cui deve prendere posizione
sul da farsi e di fatto si accolla il dovere di vendetta, compare ai suoi occhi Ofelia; in particolare
arriverà una notizia
su Ofelia, come vedremo in seguito. 
Indubbiamente, Laerte è trascinato da una forte carica emotiva, a causa del destino della sorella.

Qui, irrompe Ofelia, che Laerte non aveva ancora visto da quando era rientrato, e abbiamo una
scena della sua follia. Ha le mani piene di fiori, canta, non è più padrona di sé stessa, e
naturalmente quando il fratello la vede, e dice “how now, what noise is that? O heat, dry up my
brains!”
È chiaro che è fortemente turbato dalla vista della follia della sorella. 
Naturalmente, a questo punto, questo diventa un motivo in più per chiedere vendetta.

“By heaven, thy madness shall be paid by weight, 


Till our scale turn the beam. 
O rose of May! Dear maid, kind sister, sweet Ofelia!”. 

Laerte amava la sorella: l’avevamo già visto, quando prima di partire per Parigi si era preoccupato
di parlare con lei, e Ofelia lo ascoltava, avevano un ottimo rapporto. Tuttavia, anche qui, è la
passione che ha la meglio nella testa di Laerte. 
Qui abbiamo una scena strappacuore, nella follia di Ofelia, lei canta: “they bore him barefaced on
the bier, […] And in his grave rain'd many a tear”. Quindi, lei oscilla continuamente tra il pensiero
della morte del padre, di cui si ritiene inconsciamente colpevole, ed il pensiero della sepoltura del
padre. È chiaro che Ofelia è estremamente turbata e “turbante”, poiché turba il fratello che, per
questo, è preda di una serie di emozioni violente. Naturalmente, di fronte all’immagine di Ofelia,
vista anche la sua ideologia, Laerte non fa che confermare la sua idea di revenge, e dice:

“Hadst thou thy wits, and didst persuade revenge, 


It could not move thus.” 

Se tu, Ofelia, mi chiedessi vendetta, nel pieno dominio della tua facoltà, non potresti convincermi
meglio di come stai facendo, preda della follia. 
In altri termini, la morte del padre si congiunge con la follia della sorella per motivare la sua
vendetta, senza chiedersi la successione delle cause e degli effetti. Laerte è letteralmente uno
strumento nelle mani di Claudio.

Ofelia appare a Laerte “A document in madness”, un documento nella sua follia. 


Inoltre, ci sono dei riferimenti ai fiori, il cui linguaggio simbolico è stato studiato.

Quello che è importante da sottolineare è che Laerte ha da una parte un’ideologia della vendetta e
dell’onore della famiglia e del casato, dall’altra ha affetti reali verso il padre e verso Ofelia, la
sorella, e a quel punto anche un’ideologia che esalta l’ira, la rabbia, l’irrazionalità del suo
comportamento. 
Lui si ritiene in dovere di essere irrazionalmente violento. 
“Thought and affliction, passion, hell itself” dunque, non a caso lui è pronto a sfidare l’inferno. Lo
dice ripetutamente. Di fronte alla follia di Ofelia, trova un’ulteriore spinta alla sua vendetta.

Claudio, a questo punto, si dice contento, ovviamente. Capisce che sta per raggiungere lo scopo,
che può usare Laerte come uno strumento per liberarsi di Amleto, visto che non è riuscito a
liberarsi di lui in altro modo. 
Abbiamo visto che Laerte aveva reagito in modo molto iracondo nei confronti di Claudio, pensando
che fosse in qualche modo responsabile alla morte del padre. Invece adesso Claudio dice a
Laerte: “adesso consultati, con i tuoi migliori amici, con i tuoi più saggi amici, lascia che loro
giudichino tra me e te. Io sono pronto a mettere a repentaglio la mia vita, la mia corona, il mio
regno. - Kingdom, crown and life. - Lascio giudicare i tuoi amici, se io avevo interesse a uccidere
tuo padre.”

66
Indubbiamente, Claudio non aveva motivi per provocare la morte di Polonio: avevano un ottimo
rapporto, Claudio non aveva mai pensato in termini negativi nei confronti di Polonio, e Polonio gli
aveva reso ottimi servizi. Queste naturalmente sono ottime motivazioni per Laerte. 

Laerte dovrebbe però domandarsi come mai Amleto ha ucciso Polonio, e fare un ragionamento
piuttosto complesso, non facile certamente da risolvere e da prendere in considerazione, perché
gli mancano delle informazioni importanti.
Tuttavia, dovrebbe capire che il suo atteggiamento nei confronti di Amleto è insensato e dovrebbe
riflettere. 

Laerte a questo punto promette alleanza con Claudio e dice che si consulterà con i suoi amici.
Inoltre, questo è interessante, perché tornerà anche successivamente: Laerte da una parte è
pronto a reagire, quando ritiene che il concetto di onore sia at stake, sia centrale per la sua
posizione; dall’altra tende a far riferimento all’autorità di qualcun altro, non ha una capacità di
autogiudizio. 
Non è né orgoglioso, né tantomeno consapevole di una sua capacità di autogiudizio: tende infatti a
far riferimento all’autorevolezza di qualcun altro, incluso Claudio in questo senso, si sta fidando di
lui. Anzi, fra poco lo vedremo collaborare intensamente con lui.
Quindi, da una parte, non ha un’immagine di sé capace di dargli un senso di superiorità
intellettuale, di autonomia intellettuale, dall’altra è pronto invece ad aiutare Claudio, a fidarsi di
Claudio, che è l’ultima persona di cui si dovrebbe fidare. Non ha motivi di inimicizia nei suoi
confronti, ma ha motivi per liberarsi di Amleto: questo però Laerte non lo sa.

Pagina 309: Laerte, nel momento in cui decide di compiere vendetta nei confronti di Amleto,
esprime un cruccio particolare che è sintomatico della sua mentalità: accetta di allearsi con
Claudio, quindi di fare quello che Claudio gli chiederà di fare, di essere uno strumento nelle sue
mani, e poi giustifica questa fiducia in Claudio lamentandosi che il funerale di suo padre sia stato
troppo modesto. 

Ecco cosa dice (vv.213): 

Let this be so;


His means of death, his obscure funeral—
No trophy, sword, nor hatchment o'er his bones,
No noble rite nor formal ostentation—
Cry to be heard, as 'twere from heaven to earth,
That I must call't in question.

Dunque, non si è semplicemente offeso perché il padre è stato ucciso, ma perché c’è stato un
funerale modesto, non all’altezza del ruolo sociale, della posizione sociale della sua famiglia, di
suo padre. 
Questo è avvenuto perché Claudio ha imposto un funerale modesto, poiché bisognava cercare di
far capire meno possibile quello che era successo a corte, o la gente si sarebbe chiesta come mai.
Inoltre, già Rosencrantz e Guildenstern avevano notato che ci sarebbe voluto l’intervento della
corte di giustizia.
Quindi, è chiaro che Claudio aveva cercato di nascondere il tutto, tra poco dirà anche altri buoni
motivi per evitare di dare spazio al funerale e a quanto successo: c’era di mezzo Gertrude, la
madre di Amleto, quindi accusare apertamente Amleto era difficile, e andare a processo era ancor
più difficile, perché viene fuori che la gente parteggerebbe per Amleto. Per Claudio sarebbe
estremamente pericoloso, perché farebbe nascere dei dubbi su come lui è salito al trono. 
Da una parte, c’è un sottinteso diciamo personale, ideologico da parte di Laerte, dall’altra ci sono
motivi di nascondimento da parte di Claudio.

Scena VI
Con questo, finisce la quinta scena dell’atto quarto e abbiamo una breve scena in cui apprendiamo
alcuni fatti molto importanti. 

67
Entra Orazio con un servo, e viene raggiunto dai messaggeri dei marinai che portano le lettere da
Amleto, lettere per Orazio e per il re. 
Viene spiegato che Amleto era partito in nave insieme a Rosencrantz e Guildenstern, per andare
in Inghilterra, apparentemente in missione diplomatica. Dopo essere partita, la nave era stata
assalita da pirati e Amleto si era comportato coraggiosamente al punto che per errore, per
inseguire i suoi amici, aveva finito col mettere piede sulla nave che aveva assalito la sua nave.

In genere, l’assalto navale avveniva agganciando la nave da assalire, di modo tale che gli
assalitori potessero salire sulla nave, per impadronirsene e fare razzia. 

Questa, però, era una nave reale, mandata da sua maestà re di Danimarca, quindi certamente si
poteva pensare che ci fosse qualcosa di valore sulla nave: in realtà, la cosa più di valore sulla
nave era il principe, del quale i pirati pensavano di poter chiedere il riscatto. 
È chiaro che, qui c’è tutta una serie di sottintesi: i pirati hanno abbordato la nave, ma lasciano
andare Amleto aspettandosi però qualche ricompensa per averlo rimandato in patria. 
Naturalmente non sanno tutto il sottinteso.

Orazio apprende quindi quello che è avvenuto, apprende che Rosencrantz e Guildenstern sono
rimasti sulla nave, che di fatto l’unico che ha abbondonato la nave “per sbaglio” e l’unico catturato
dai pirati è stato Amleto. A quanto pare, la nave è riuscita poi a liberarsi dalla nave dei pirati.
Rosencrantz e Guildenstern proseguono il loro viaggio verso l’Inghilterra, nonostante Amleto sia
rimasto preda dei pirati e sia tornato in Danimarca. Nella scena si capisce perché Amleto stia
mandando lettere ad Orazio e al re. 

Bisogna fare attenzione, perché Orazio nelle lettere riceve notizia di qualcosa di grave: Amleto ha
delle cose tremende da raccontargli, che potrà dirgli solo di persona e di cui non può parlare per
scritto: “words to speak in thine ear will make thee dumb”. Quindi, dovrò dirti delle cose che ti
renderanno muto. C’è qualcosa di particolarmente grave che Amleto deve rivelare all’amico
Orazio, di cui si fida.

Atto IV Scena VII


A questo punto abbiamo la scena successiva, la scena 7 dell’atto 4: Claudio e Laerte si accordano
per quello che dovranno fare, per far fronte a quello che ormai è diventato apparentemente il
nemico comune. Amleto è per Claudio un nemico, ma ha ormai convinto Laerte che il nemico di cui
Claudio si vuole vendicare è lo stesso suo.

Claudio dice a Laerte: Sono tuo amico, chi voleva uccidere tuo padre voleva uccidere me. Lo dice
chiaramente, he pursued my life. È strano che su questo dettaglio importante Laerte non rifletta,
però indubbiamente era difficile per lui fare questo tipo di riflessione.
I due si mettono d’accordo, ed è qui che Claudio chiarisce quello che avevo già anticipato, quando
Laerte fa l’unica domanda razionale è chiaro che Amleto vuole uccidere te, re Claudio. 

“It well appears: but tell me


Why you proceeded not against these feats”

Visto che era stato crimeful quello che era stato fatto, c’era stato un delitto di mezzo. Come aveva
anticipato, Claudio dice: avevo dei buoni motivi, 

“The queen his mother


Lives almost by his looks”. 

La regina madre vive solo praticamente della sua vista, perché i suoi occhi non possono fare a
meno di lui: per lui lei è so conjunctive to my life and soul. 
In realtà, conjunctive in vari sensi: certamente, lui ci tiene alla regina, l’abbiamo capito in vari modi,
ma è anche conjunctive in senso politico e imperiale.
Comunque, c’è quest’altro sottinteso.

68
Poi dice:
“The other motive,
Why to a public count I might not go,
Is the great love the general gender bear him;”

Dunque, c’è un problema di popolarità: il tema della popolarità di Amleto è un tema che lo
accomuna, al conte di Essex, un tema specifico ed insolito. Come dice la Gajda, mai una figura
politica, era stata così popolare come il conte di Essex. 

Qui, Claudio ammette che per lui Amleto sarebbe un pericoloso nemico, perché la gente
parteggerebbe per lui. La gente, nel momento in cui Laerte chiede vendetta per il padre, sarebbe
pronta perfino a opporre Laerte come re allo stesso Claudio: qui vediamo che Claudio non è
proprio amato. 
Non si tratta di un successo, di una buona opinione popolare nei confronti di Amleto, ma di un
insuccesso di Claudio, assai poco amato, visto che Laerte potrebbe andar bene al popolo,
piuttosto che la figura di Claudio. 
Al di là di questo, Laerte si ritiene in ottima posizione per allearsi con il re. 

Che cosa concordano insieme, in questa scena? (Pag. 313) 

“And so have I a noble father lost;


A sister driven into desperate terms”

insiste,

“My revenge will come.”

Lui ha solo questo pensiero: deve vendicare queste due morti. Fisicamente, l’assassino è stato
Amleto, e dopotutto Ofelia era stata in rapporto con Amleto, e il suo destino emotivo era stato
anche definito dal rapporto con lui. 

A questo punto Claudio ha perfettamente in mano Laerte, e immediatamente gli dice che ha già
riflettuto:

“I loved your father, and we love ourself”

Ho amato me stesso e ho amato tuo padre, dice la verità. 

Arriva un messaggero che porta le lettere di Amleto e Claudio apprende che Amleto lungi da
essere in viaggio in Inghilterra, dove dovrebbe essere ucciso secondo i suoi ordini: invece, è
appena tornato in Danimarca, cosa che per lui è negativa.

“Letters, my lord, from Hamlet:


This to your majesty; this to the queen.”

Claudio chiede chi ha portato queste lettere e promette a Laerte di rivelare il contenuto delle lettere
e legge la lettera a lui rivolta da Amleto:

“'High and mighty, You shall know I am set naked on


your kingdom!”

C’è una forte ironia con high and mighty. Poi dice che domani arriverà a corte, che sarà naked on
your kingdom. Cosa vuol dire questo naked? Su questo participio passato, bendato o nudo che dir
si voglia, avremo occasione di tornare. Vedremo che ha varie implicazioni: Amleto da questo
momento ha buoni motivi per ritenersi in un certo senso nudo, cioè non più costretto nel suo ruolo
sociale, figlio della regina e anche in qualche modo in un rapporto di sudditanza, che gli ha
promesso la successione.

69
Pagina 314:
Laerte a questo punto si fida di Claudio, che gli chiede: 

“will you be ruled by me?”

Laerte è pronto ad essere ruled, ma dice:

“Ay, my lord;
So you will not o'errule me to a peace.”

Sì, sono pronto a mettermi d’accordo, a condizione che tu mi aiuti a fare vendetta. 
Quindi, la vera regola che lui segue è quella della vendetta. 

A questo punto, sono alleati nel segno della vendetta.


Claudio dice benissimo, questo porterà alla pace, “To thine own peace”, ed ecco che viene fuori il
progetto che lui ha ipotizzato. 
È un progetto veramente infernale, astuto, poi anche molto complesso. 
Claudio dice a Laerte: so che Amleto ha una certa invidia per te. Qui subentra l’abilità
machiavellica di Claudio. Dice a Laerte che mentre lui era assente a Parigi, qui si sono fatti dei
commenti su di te, dicendo che Laerte aveva preso lezioni da un certo Lamond, un maestro d’armi.
Lamond aveva vantato la sua abilità di maestro e il successo del suo allievo. 
Quindi Lamond, che era un francese, era giunto alla corte di Danimarca, aveva dato lezioni
marziali a Laerte, che aveva avuto un certo successo, apprendendo l’arte da lui insegnata, ed
aveva parlato bene del suo allievo per ricamare i buoni risultati delle sue lezioni. Questo aveva
conferito un onore pubblico alla figura di Laerte, che era stato quindi proclamato come abile
discepolo, un esempio di arti marziali ai più alti livelli della corte. Per un aristocratico, questo era
molto importante. 
Inoltre, l’abilità delle arti marziali era un tratto caratteristico del conte di Essex, su questo poi
torneremo. 
Claudio, usa questo antefatto dicendo a Laerte che la stima espressa da Lamond ha suscitato
l’invidia di Amleto. 

“He made confession of you,


Sir, this report of his
Did Hamlet so envenom with his envy” 

L’invidia creata da Laerte, a causa di questi commenti di Lamond, era tale che Amleto aveva
assunto un atteggiamento di rivalità. Claudio sta cercando di inventare una situazione di presunta
rivalità tra Amleto e Laerte.
Cerca di contrapporre due giovani, dicendo che Amleto risponderà senz’altro alla sfida di Laerte
per dimostrare che non è da meno di lui, dal punto di vista della capacità marziali. 

Da qui, l’idea di una sfida, di un duello. Un duello che apparentemente doveva essere sportivo,
doveva soltanto dimostrare chi dei due fosse più abile. Ufficialmente sarà una prova di abilità a
corte, si facevano diversi esercizi di abilità in varie festività eccetera, con l’idea che non ci fossero
vittime. Non era una sfida marziale, non è che i danesi ammazzavano altri danesi o inglesi altri
inglesi, per dimostrare all’interno del paese chi fosse il più bravo. Una cosa era il vero nemico da
uccidere, un’altra cosa era la sfida. 

La proposta di Claudio per Amleto è: se tu hai amato tuo padre, accetta questa sfida, che sarà
apparentemente una sfida sociale, sportiva, quindi senza vittime ovviamente, ma io farò in modo
che Amleto non esca vivo da questa prova. 
Quello che sta proponendo Claudio è un inganno mortale, in altri termini un assassinio. Ma Laerte
voleva proprio ammazzare Amleto, era proprio quello il suo concetto di vendetta. 
Questo piano sembra ottimo a Laerte, perché non passerebbe da una corte di giustizia, quindi
otterrebbe vendetta proditoriamente.

70
Qual è la trappola pensata abilmente da Claudio, e dalla quale Laerte diventerebbe strumento e
corresponsabile? 

Claudio ricorda a Laerte: 


“Laertes, was your father dear to you?”

Insiste, perché quello che lui vuole è un assassinio aperto: gli sta proponendo di fare il
delinquente, ma Laerte è determinato a sua volta di vendetta - ecco a cosa può portare il concetto
di vendetta, quanto può essere irrazionale - e accetta, dicendo che sarebbe pronto a tagliare la
gola di Amleto in Chiesa (To cut his throat i' the church.). Torna il tema della sfida, to hell
allegiance, le buone maniere, tutti i valori sociali contemporanei, da quelli politici a quelli sociali a
quelli religiosi.

Claudio ribadisce:
“Revenge should have no bounds” – la vendetta non deve avere limiti. 

Dunque, questa è l’ideologia della vendetta, che è stata sviscerata nei suoi aspetti; qui stiamo
vedendo come la vendetta sia essere totalmente irrazionale e possa far accettare le cose più
incredibili. 

Procediamo a vedere cosa succede in questa proposta e come si pone la proposta di Claudio. 
Claudio suggerisce di fare un duello a corte, con le spade; di solito i duelli sportivi si facevano con
le armi spuntate, perché non ci si facesse male, per non ferire seriamente, tantomeno uccidere. 

Claudio dice che farà in modo che Laerte abbia una spada non spuntata, mentre Amleto l’avrà
spuntata. Aggiunge che Amleto non controllerà le spade, perché si fida: si sapeva che le spade
non erano davvero affilate, non in grado di uccidere o ferire seriamente. 
Primo inganno: tipologia delle armi, disparità delle armi.

Seconda idea: Laerte vuole partecipare e inventare un’idea che porti alla vendetta e dice:
“I'll anoint my sword.” – Laerte afferma quindi che utilizzerà un unguento velenoso per avvelenare
la sua spada, un veleno mortale di cui era in possesso. Questo ci dice qualcosa a proposito della
sua personalità, ovvero che, tenendo in casa un veleno del genere, era pronto a ricorrere a
strumenti proditori per avere la meglio di qualcuno.

Anche un semplice graffio fatto con un’arma con un simile veleno sarebbe mortale. 
Quindi, nel caso la spada non spuntata facesse una ferita minima, riuscirà comunque ad uccidere
Amleto. 
Laerte ci mette del suo, in modo doppiamente grave: in primo luogo, teneva questo veleno in casa,
quindi non aveva una mentalità corretta ed era pronto ad uccidere. In secondo luogo, era pronto a
farsi vedere abile come assassino, al punto di gareggiare con Claudio, che ha pensato di utilizzare
un’arma non spuntata. 

A questo punto, Claudio aggiunge che ha un’altra idea: se per qualche motivo, il duello non
riuscisse a fare una vittima di Amleto, quindi nel caso in cui Laerte non riuscisse a ferirlo, Claudio
ha una soluzione di riserva. Claudio preparerà un calice di vino avvelenato, facendo finta di usarlo
per offrirlo ad Amleto, in suo onore, sotto gli occhi di tutti, ma farà in modo che in quel calice ci sia
del veleno. 
Sia Laerte che Claudio pensano ad una soluzione B, nel caso la soluzione A non funzionasse, per
essere sicuri che Amleto non esca vivo. 
Quindi, entrambi sono determinati a far morire Amleto, a non farlo uscire vivo. 

A questo punto arriva Gertrude, la regina, in lacrime. 


Claudio dice: 

“How now, sweet queen!”

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Gertrude rivela che Ofelia nel frattempo è morta. Questo è uno dei momenti più tragici ed emotivi
del dramma, quando la regina descrive la morte di Ofelia: racconta che lei, presa dalla sua follia, si
era recata, con le mani piene di fiori, presso lo stagno e lì si era arrampicata su un albero
cantando, in mezzo a questo ambiente naturale molto bello. Si era arrampicata in modo tale da
cadere nell’acqua ed era annegata in questo brook. 
C’è questa scena che viene decritta nei dettagli e poi ripresa nel quadro di Millais. 
Si tratta di una morte molto patetica, molto striking: Ofelia che non si rende conto di nulla nella sua
follia, canta, associata ai fiori, a un ambiente naturale, e finisce nello stagno. Per un po’ rimane a
galla, perché il tessuto dell’abito che portava si allarga e la tiene a galla. Ma il vestito, riempendosi
di acqua, la trascina giù. 

“Till that her garments, heavy with their drink,


Pull'd the poor wretch from her melodious lay
To muddy death.”

Una morte melmosa: finisce annegata nella melma di questo stagno. È un’immagine tremenda,
evidentemente nessuno si era accorto di quello che stava succedendo. 
Gertrude aggiunge questa nota emotiva patetica fortissima, che toglie ulteriormente lucidità a
Laerte. Ogni volta che Laerte deve decidere cosa fare, prima incontra Ofelia e vede la sorella
impazzita. Ora, nel momento in cui gli viene fatta la proposta da Claudio, non ha neanche il tempo
di riflettere, è desideroso di vendicarsi, ma viene aggiunta questa nota molto forte, estremamente
patetica: la notizia dell’annegamento di Ofelia. 
Quindi Laerte piange, e si giustifica per questo perché un uomo non dovrebbe piangere.
“The woman will be out.” 🡪 quando la donna che è in me, che piange per mia sorella, avrà finito di
piangere, io sarò pronto ad agire.

C’è un’ulteriore spinta emotiva violenta, a dire sì a Claudio, ad impegnarsi per diventare un
assassino, perché il duello che sta per svolgersi, di cui Laerte accetta di essere corresponsabile e
anzi strumento, non è che una forma di assassinio. Infatti, sarà un delitto nei confronti di Amleto,
ma giustificato: la famiglia di Laerte è stata fin qui distrutta, è rimasta in vita solo a lui. 
Vedremo in seguito che nemmeno lui sopravviverà.
Vedremo anche che la morte di Ofelia rappresenta un’ulteriore spinta per la scelta assassina che
Laerte sta facendo, la scelta di allearsi con Claudio. 

Lezione 16
La scena precedente, come si è già visto, tratta il tema della vendetta.
Nella scena successiva (Atto V Scena I) il tema centrale è la legge e la giustizia sociale.
La scena del cimitero, nel quale Amleto giunge al ritorno dal viaggio interrotto per l’Inghilterra,
comincia con il dialogo tra due becchini che preparano la sepoltura di Ofelia, morta annegata in
uno stagno.
I due discutono della morte di Ofelia e si chiedono se sarà sepolta o meno sul suolo consacrato
perché chi compie suicidio non ne ha il diritto, secondo la legge canonica. Quindi i due sono
dubbiosi sulla natura della morte di Ofelia: accidentale o suicidio?
A causa di questo dubbio, come afferma il primo becchino, è stato necessario l’intervento di un
(crowner) magistrato che ne ha reso possibile la sepoltura su suolo consacrato, sotto insistenza
del fratello Laerte.
Quindi fin dalle prime battute si può notare quale sia il tema principale: la legge.
Dopodiché i due cominciano a discutere (mimesi di discorso giuridico) e a questo punto il primo
becchino cerca di spiegare la situazione all’altro citando il caso celeberrimo, analogo a quello di
Ofelia, di un giudice di Common law, James Hales, nel 1554. Costui aveva prima operato come
protestante sotto Enrico VIII, poi con il regno di Maria Tudor era addirittura finito in prigione perché
era protestante. Impazzito a causa delle condizioni disumane in cui viveva, anche se era stato
liberato da Maria Tudor stessa, si era suicidato buttandosi in un fiume.

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Questo aveva creato un caso giuridico molto discusso perché quando un cristiano si suicidava
oltre a perdere il diritto alla sepoltura su suolo consacrato, perdeva anche la sua eredità, che
quindi veniva acquisita dallo Stato, perché aveva infranto la legge contro il suicidio. Questo
ovviamente fungeva de deterrente. Questo caso era diventato famoso perché la vedova aveva
reclamato la sua parte dell’eredità, dato che vi era una condivisione dei beni (jointure). La
sentenza, molto discussa, andava a favore della moglie ma era di difficile interpretazione perché in
effetti le ragioni non erano molto chiare.
Ma allora perché i due becchini citano questo caso? Innanzitutto perché vogliono mostrare
competenza dato che gli atti del processo erano stati ripubblicati di recente ed erano scritti in
Norman French, che quindi Shakespeare capiva (Ha scritto anche scene in francese nell’Enrico V).
Tuttavia c’è qualcosa in più perché a parlarne sono due becchini. Qui si trova un sottinteso sociale,
perché i becchini si trovavano in fondo alla scala sociale e il fatto che sappiano discutere di legge
suggerisce che fossero degli assidui frequentatori delle aule di tribunale. Questo perché all’epoca
la gente comune assisteva ai processi come si assiste agli spettacoli.
 A questo punto i due becchini cercano di imitare il linguaggio giuridico, storpiandolo, perché non
conoscono il latino:
 ‘se defendendo’ diventa ‘se offendendo’ (verso 9);
 ‘ergo’ diventa ‘argal’ …
Ovviamente la discussione si trasforma in una gara a chi ne sa di più. La cosa risulta essere molto
interessante perché mostra un interesse generalizzato per la legge e quindi anche un’attenzione,
da parte dei più umili, al teatro che tratta di legge. Il testo oscilla tra l’interesse di gente non istruita
che imita il linguaggio colto e i veri competenti, come Amleto, che invece ne parlano seriamente.
La società all’epoca, quindi, era caratterizzata da persone istruite e da gente comune alla quale
però interessavano le questioni sociali e giuridiche.
Il discorso dei becchini è accompagnato da una serie di considerazioni riguardanti la giustizia
sociale e la differenziazione sociale: 
 prima i becchini discutono della sepoltura di Ofelia. Qui c’è un gioco di sottintesa
rivendicazione sociale e di fatto il loro discorso mette in luce il problema della discutibile
sepoltura della ragazza, che ha avuto il diritto di sepoltura in un cimitero solo perché
nobildonna
 poi il primo becchino, per dimostrarsi capace di gestire il proprio wit, fa vedere che è
capace di fare delle battute intelligenti e lo fa con un gioco di parole. Egli rivendica il fatto
che Adamo fu il primo ‘ to bear arms’ e quindi si chiede (in maniera implicita) perché ci
siano persone che si ritengono più nobili di altre. ‘To bear arms’ significa appartenere ad
una famiglia aristocratica, avere insegne nobiliari. In questo caso però il becchino gioca
sulle parole e usa quest’espressione per dire che Adamo fu il primo ad avere le braccia e
che le utilizzava per lavorare. In realtà nel fare questo ragionamento, ne sta facendo uno
sottinteso che è più polemico: se tutti discendiamo, come vuole la religione, da Adamo ed
Eva non si capisce perché ci debbano essere stirpi diverse. Ovviamente stanno parlando
della diseguaglianza sociale e rivendicazione sociale.
Se Ofelia non fosse stata una nobildonna non l’avrebbero fatta seppellire in camposanto.
 In seguito i due becchini discutono su quale sia la costruzione più duratura. Uno dei due
suggerisce la forca, dato che è quella utilizzata da più utenti, l’altro la tomba, dato che verrà
aperta solo nel giorno del giudizio universale. 
 Per ultimo, quindi, c’è un discorso riguardo il giudizio universale con un sottinteso di
protesta sociale, soprattutto quando si accenna ad Adamo e a quello detto in precedenza.

A questo punto entra in scena Amleto e si avvicina ai becchini i quali stanno scavando una fossa
che Amleto non sa essere per Ofelia. Mentre scavano trovano tre teschi i quali sono oggetto di
commento. 
1. ‘the skull had a tongue in it, and could sing once’ 🡪 questo teschio non viene trattato con
troppo rispetto dal becchino. Ad Amleto quindi venne subito in mente la storia di Caino e
Abele in quanto gli sembrava che lo stessero trattando come il teschio di Caino. Amleto
però fa tre ipotesi: il teschio può essere o di Caino o di un politico che avrebbe pensato di
ingannare persino Dio o ancora, di un courtier. Amleto disprezza il courtier (=cortigiano) in

73
quanto è quella figura che cerca di entrare nelle grazie dei nobili tramite false parole e
sostanzialmente fingendo. Le considerazioni appena fatte sono tutte su figure/personaggi
che Amleto disprezza particolarmente. Molto importante è il seguente commento: “Here’s
fine revolution, if we had the trick to see’t” (ovvero: c’è una vera immagine rivoluzionaria se
fossimo in grado di capirlo). Con questo messaggio intende suggerire che la morte funge
da livella e annulla tutte le disparità.
2. ‘Why, might not that be the skull of a lawyer…’ 🡪Amleto ipotizza che questo teschio sia
appartenuto ad un avvocato che svolgeva pratiche molto complicate. Tutte queste pratiche
vengono elencate utilizzando termini tecnici che l’esperto in materia riesce assolutamente a
cogliere ma il meno colto no. È chiaro che menzionare tutte quelle pratiche sarebbe
risultato noioso per i meno colti, per cui il vero scopo di Shakespeare è quello di mostrarsi
competente e in seguito di appellarsi ai competenti in materia. Quindi l’autore da una parte
sta facendo appello a tutti gli esperti di giurisprudenza, dall’altra vuole sottintendere che
dato che il suddetto avvocato si occupava di mille pratiche, avrebbe saputo occuparsi
anche della gestione di grandi proprietà. Infatti a pagina 326 immagina che sia stato un
bravo compratore di terre. Anche questa volta, attraverso le parole di Amleto, si sta facendo
riferimento alla distanza sociale.
A questo punto Amleto si chiede di chi sia la tomba in questione. Il becchino (first clown)
risponde con una serie di battute che ovviamente concernono l’identità del morto e sono
volte a precisarne l’identità. Amleto a questo punto elogia il becchino per la sua precisione
e afferma che recentemente le persone colte vengono tallonate/inseguite dai contadini. In
altri termini sta affermando che c’è un tale desiderio di ascesa sociale di tipo culturale per
cui anche un becchino, quindi una persona molto umile, può arrivare a scherzare e a
ragionare con una persona colta come Amleto. In questo modo non fa che riassumere il
significato di tutta la scena.
Incuriosito, quindi, Amleto chiede a questo becchino particolarmente articolato da quanto
tempo faccia il suo mestiere. L’altro, con molta precisione, risponde che ha iniziato a fare il
becchino il giorno in cui il padre di Amleto ha vinto il famoso duello contro Fortinbras, giorno
in cui nacque anche suo figlio, Amleto. Di fatto, non sapendo di stare parlando con Amleto,
sta involontariamente dichiarando anche l’età di Amleto, 30 anni. Si da il caso che anche il
conte di Essex abbia avuto la stessa età. 
3. La conversazione si sposta sul terzo teschio. Il terzo teschio era quello di Yorick, un
buffone di corte che era vissuto quando Amleto era ragazzo. Venuto a conoscenza di ciò
Amleto si commuove perché ricorda di aver conosciuto il defunto e di avergli voluto molto
bene. Il riferimento Yorick è interessante perché la figura del buffone di corte è una figura di
cui Shakespeare fa molto uso. Era tradizione per un nobile avere un buffone; il buffone non
aveva nessun ruolo sociale in quanto aveva il compito di dire tutto quello che pensava. Per
questo motivo i buffoni dovevano essere molto spigliati, acuti e abili con le parole. Questa
figura quindi rappresentava la fonte della verità e poteva dire tutto quello che i cortigiani
normalmente avevano troppa paura di dire. Rievocare la figura del buffone rivendica il
diritto di criticare colui che è al potere.
A questo segue immediatamente l’osservazione da parte di Amleto che paragona il teschio
di Yorick a quello di Alessandro Magno e poco dopo a quello di Giulio Cesare. Queste due
figure erano i massimi condottieri e rappresentanti massimi della gloria militare. Secondo
Amleto i loro teschi somiglierebbero perfettamente a quello di Yorick e una volta ridotti in
polvere potrebbero essere usati per fare una pasta atta a tappare una botte. Fa questa
osservazione pensando che anche gli uomini più conosciuti al mondo un giorno
diventeranno semplice polvere. 

A questo punto inizia la scena della sepoltura di Ofelia. Laerte, il fratello, protesta chiedendo più
cerimonie per la sepoltura. Questa richiesta non può essere esaudita in quanto la morte della
ragazza risulta essere ambigua. Laerte si dimostra essere coerente in quanto aveva protestato in
maniera simile anche al funerale del padre.

74
Lezione 17

ATTO V, SCENA I
Nella prima scena dell’atto V, lunga e molto importante, Amleto si rende conto dai commenti di
Laerte che la persona che viene seppellita è Ofelia, esclamando What, the fair Ofelia! Segue un
commento di Gertrude, la quale in precedenza aveva espresso il desiderio di rendere omaggi ad
Amleto e Ofelia in occasione del loro matrimonio. La visione di Polonio si oppone invece a quella di
Gertrude, che aveva imposto alla figlia di rifiutare le attenzioni di Amleto, ritenendo che il
matrimonio tra i due fosse una cosa indegna per la loro famiglia. Durante la sepoltura, Laerte
esprime il suo turbamento arrivando addirittura a saltare dentro la tomba, esprimendo il desiderio
di voler essere seppellito insieme alla sorella.
Amleto, rimasto estremamente turbato scoprendo che Ofelia fosse morta, si fa avanti in questo
funerale e si scontra verbalmente con Laerte (What is he whose grief / Bears such an emphasis
[…]?), poiché le sue parole di dolore gli erano parse eccessive. Amleto riteneva infatti che fosse lui
quello a soffrire più chiunque altro in quanto aveva amato Ofelia (I loved Ofelia. Forty thousand
brothers / Could not, with all their quantity of love, / Make up my sum […]). La scena principale di
quest’atto si ha quando anche Amleto salta nella fossa e si scontra fisicamente con Laerte. A
questo punto Amleto non solo critica lo spirito di protesta eccessivo di Laerte in occasione della
morte di Ofelia, ma sorprende anche tutti i presenti al funerale esclamando:

«This is I, Hamlet the Dane»

Il senso di quest’esclamazione è inequivocabile: con l’uso dell’aggettivo di nazionalità Dane (“il


Danese”), Amleto dichiara fermamente di essere il Re di Danimarca, dato che in questo contesto
quell’aggettivo poteva avere soltanto un unico significato. Ma perché Amleto esclama questa frase
apparentemente incongrua dopo il suo lungo viaggio in Inghilterra e in occasione del funerale?
È solo con lo scontro tra Amleto e Laerte che si capisce quanto l’amore del protagonista fosse
grande nei confronti della donna amata. In questo scontro sembrerebbe che i due personaggi
gareggino sul piano della dimensione emotiva, soprattutto alla luce del fatto che Laerte manifesta il
suo dolore per la perdita della sorella in maniera enfatica, eccessiva e molto retorica. Amleto sfida
e stuzzica il contendente sul piano delle emozioni e, mettendo in risalto l’esuberanza emotiva di
Laerte determinato ad ottenere vendetta, percepisce il suo atteggiamento come una sfida con sé
stesso (Dost thou come here to whine, / To outface me with leaping in her grave?).
Claudio interviene sostenendo che si tratta di pura follia (This is mere madness), ma Amleto
reagisce a queste parole sostenendo che protestare in maniera così eccessiva è piuttosto inutile
nonché irrazionale. Questa risposta scaturisce implicitamente anche dalle reazioni antitetiche che i
due personaggi hanno manifestato di fronte alla perdita di uno dei propri cari, tant’è che lo stesso
Amleto non aveva reagito allo stesso modo di Laerte alla morte di suo padre.
Alla fine della scena rimane comunque irrisolto il motivo per cui Amleto avesse esclamato This is
I, Hamlet the Dane. La tragedia di questa scena è definita da una contrapposizione ideologica e
comportamentale tra Laerte e Amleto: mentre il primo si mostra come il sostenitore determinato e
deciso del potere della vendetta, il secondo al contrario si proclama the Dane. Il tutto viene chiarito
nella seconda scena dell’atto V.

ATTO V, SCENA II

Amleto parla con Orazio e narra il viaggio verso l’Inghilterra.


Durante il viaggio in nave, Amleto non riusciva a prendere sonno perché si chiedeva come mai
Claudio avesse deciso di mandarlo in Inghilterra e con quale messaggio diplomatico di
accompagnamento. Sappiamo già che si trattava dell’ordine di uccidere Amleto subito dopo il suo
arrivo in Inghilterra, dal momento che Claudio, sospettando che il giovane avesse capito qualcosa
dell’antefatto, voleva liberarsene.
Amleto sospettava a sua volta che ci fosse qualcosa di strano in quel messaggio, motivo per il
quale non riusciva a prendere sonno. Con il commento There’s a divinity that shapes our ends
Amleto ritiene che ci fosse stata una provvidenza ad averlo spinto, viste le sue paure e le sue

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ansie, a cercare quel messaggio (che sapeva dove si trovava) e a rompere il suo sigillo (My fears
forgetting manners, to unseal / Their grand commission). Segue lo stupore di Orazio (Is’t
possible?).
Amleto, avendo letto il messaggio iniziale che ordinava la sua uccisione, aveva deciso di sostituirlo
scrivendone uno nuovo.
Sulla quella nave si sentiva circondato da nemici (Being thus benetted round with villains), che
altro non erano se non gli amici d’infanzia Rosencrantz e Guildenstern, disposti ad ucciderlo pur di
obbedire agli ordini del re. Amleto decise comunque di continuare a stare al loro gioco e approfitta
delle sue conoscenze per scrivere un documento diplomatico il più reale e adeguato possibile (I
sat me down, / Devised a new commission, wrote it fair. / I once did hold it, as our statists do, / A
baseness to write fair, and laboured much / How to forget that learning; but, sir, now / It did me
yeoman’s service). A quel tempo la scrittura di questo tipo di documenti si basava soltanto su una
convenzione retorica che potesse garantire buoni rapporti tra due o più stati, uno scambio di
cortesie, anche se alla fine in essi si chiedevano cose terribili quali appunto un assassinio.
Nel testo della lettera sostituì le persone da uccidere e vi inserì i nomi di Rosencrantz e
Guildenstern al posto del suo, venendo a creare così un perfetto contrappasso.
Orazio chiede allora come Amleto fosse riuscito a sigillare il documento e a farlo apparire plausibile
e autentico. Amleto risponde che in quell’occasione fu molto fortunato, perché sulla nave aveva
con sé l’anello di suo padre, da sempre usato come modello del sigillo reale, anche allora che
Claudio era il re. Non avendo incontrato nessuna difficoltà nel riscrivere il messaggio e nel sigillarlo
adeguatamente, Amleto era così abbastanza sicuro che nessuno si sarebbe accorto che fosse un
falso. Orazio rimane stupito dal fatto che Amleto avesse mandato a morte i due amici d’infanzia
(Ay, good my lord), ma in questa scena il protagonista riesce a giustificare accuratamente ogni sua
azione (An earnest conjuration from the King, / As England was his faithful tributary […]).

Orazio e Amleto parlano poi del ritorno in Danimarca del protagonista.


Il giorno successivo, la nave che stava portando Amleto, Rosencrantz e Guildenstern in Inghilterra
venne assalita dai pirati. Amleto, nel tentativo di respingerli, finì per errore su una nave pirata. I
pirati, però, dopo aver capito che Amleto era un principe, decisero di usarlo a proprio vantaggio per
ottenere un riscatto e lo riportarono in Danimarca. Dunque, Amleto era riuscito a tornare e, nel
frattempo, la nave con ancora a bordo Rosencrantz e Guildenstern continuava il suo viaggio verso
l’Inghilterra. Appare chiaro come Rosencrantz e Guildenstern non fossero affatto consapevoli del
contenuto del messaggio, anche se agli occhi di Amleto rimanevano colpevoli in quanto avevano
deciso di obbedire agli ordini del re senza esitazione. Secondo loro l’unica giustificazione del
viaggio era quella di tenere Amleto distratto e lontano dal luogo nel quale presumibilmente aveva
commesso un delitto, nell’attesa che la Corte di Giustizia lo giudicasse.
Orazio comprende pertanto che Rosencrantz e Guildenstern, rimasti sulla nave, stavano andando
incontro alla loro condanna a morte (So Guildenstern and Rosencrantz go to’t), così Amleto
risponde dicendo che non li aveva assolutamente sulla propria coscienza perché riteneva che
fossero stati loro due ad andare incontro ad un tale destino (Why, man, they did make love to this
employment. / They are not near my conscience. Their defeat / Doth by their own insinuation grow.
/ ‘Tis dangerous when the baser nature comes / Between the pass and fell incensed points / Of
mighty opposites). Amleto condanna ulteriormente Rosencrantz e Guildenstern perché entrambi si
erano interposti tra due nemici giurati, cioè lui e il re Claudio.

Segue il commento di Orazio, frase sorprendente e rivelatoria:

Why, what a king is this!

L’esclamazione di Orazio rimanda a quella pronunciata da Amleto nella scena precedente, e cioè
appunto This is I, Hamlet the Dane. Pronunciando questa frase, Orazio riconosce Amleto in
quanto sovrano capace di emettere sentenze e prendere decisioni politico-diplomatiche difficili e
importanti. Amleto elenca dopo tutte le malefatte di Claudio: è l’uomo che ha ucciso il suo re,
nonché suo padre, e che ha fatto di sua madre una “bagascia” (He that hath killed my king and
whored my mother), che si è messo in mezzo alle elezioni danesi escludendo lo stesso Amleto
dalla successione in linea (Popped in between th’election and my hopes) e che lo stava per
mandare incontro alla sua uccisione (Thrown out his angle for my proper life). La giustificazione di

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ogni sua azione commessa contro lo zio Claudio si ha poi con un’altra frase, is’t not perfect
conscience / To quit him with his arm?
Amleto è stato molto crudele nel sancire il destino di Rosencrantz e Guildenstern, ha ribaltato il
gioco di Claudio salvando sé stesso ed è dispiaciuto di essere intervenuto in modo brusco nei
confronti di Laerte nella scena del cimitero. Citando nuovamente in causa Laerte, Amleto conferma
il confronto tra i due personaggi ed è consapevole del fatto che anch’egli si trova in una situazione
analoga alla sua, seppur agisca in modo del tutto antitetico rispetto a lui (For by the image of my
cause I see / The portraiture of his. I’ll count his favours. / But sure the bravery of his grief did punt
me / Into a tow’ring passion).

Bisogna concentrarsi sul riconoscimento da parte di Orazio della dichiarazione di Amleto in quanto
sovrano di Danimarca. Durante il viaggio in Inghilterra, Amleto aveva avuto conferma del fatto che
lo zio Claudio fosse un assassino e, mandando a morte Rosencrantz e Guildenstern, non aveva
fatto altro che punirlo. Ma esclamando This is I, Hamlet the Dane Amleto fa qualcosa di più,
perché:
 Il re ha mentito spudoratamente e si è soprattutto dichiarato un assassino;
 Il re ormai è colpevole (né Orazio né Amleto hanno mai avuto una prova del fatto che
Claudio avesse ucciso il fratello, questa era solo la dichiarazione del fantasma che non
poteva essere un testimone affidabile);
 Amleto possiede il documento scritto che testimonia come Claudio abbia ingannato sia lui
sia la regina;
 Alla luce di ciò, Claudio non ha più il diritto di essere il re di Danimarca e quindi il
successore non può che essere Amleto;
 L’esclamazione This is I, Hamlet the Dane dichiara l’avvenuta successione.

L’unico problema è che Amleto non è un giudice. Tuttavia, dal punto di vista del sistema giuridico
inglese, il garante della giustizia era il sovrano stesso: fin dalla fondazione della Cancelleria sotto
Guglielmo il Conquistatore, ovvero l’attuale sistema giuridico del Common law in vigore in
Inghilterra, la fonte di emanazione del diritto era sempre stata la Corona, vale a dire che il sovrano
era sempre responsabile della giustizia.
È così che si delinea l’antitesi tra Amleto e Laerte, perché Amleto assume una posizione di
responsabilità giuridica al posto di accettare un’idea di vendetta, posizione assunta invece da
Laerte. Si scioglie qui il nodo del problema della vendetta, che Amleto trasforma in problema di
giustizia. Sarà nella scena del duello degli atti successivi che Amleto assumerà il tono e il
linguaggio di un giudice, poiché questo duello si stabilirà come un processo nel quale verranno
fornite prove chiare e pubbliche e verrà messa in atto una vera e propria esecuzione.

Lezione 18
Ultima scena dell’atto V scena II.
Dopo il famoso scambio tra Amleto e Orazio in cui Amleto è pronto ad affrontare il suo destino,
compiere giustizia e non vendetta. La seconda parte inizia con l’intervento di un personaggio
tragicomico, viene irriso parla in modo affettato e si comporta in modo divertente.
Osric inserito nella scena tragica in cui muoiono quasi tutti, perché? Osric è rappresentante della
court gentry; si allinea a Rosencrantz e Guildenstern, esponenti della gentry, la classe media
gentilizia dell’epoca, che si divideva in court gentry e country gentry, la prima composta dai figli
primogeniti, aveva beni ed era agiata e andava a caccia di favori a corte, la country gentry non
perseguiva i favori di corte.
Osric viene presentato da Amleto dicendo che è una water-fly (scena di ideologia country che
critica il comportamento della corte, la court gentry era categoria per Essex fra le più criticabili,
perché vivevano di flattery verso il sovrano).
Costui non ha veri motivi per accattivarsi il sovrano se non il desiderio di una carriera politica, non
è povero ha molte terre però si comporta in modo risibile da molti punti di vista, Amleto dice che è
come un insetto.
Parla in modo molto affettato, viene a portare la proposta di Claudio ad Amleto perché accetti il
duello con Laerte. Osric è consapevole dell’inganno, sarà lui a dare la spada non spuntata a
Laerte, lui sa anche che la spada è avvelenata ma non esita ad obbedire agli ordini del sovrano.

77
Osric gioca con il cappello perché è così riverente nei confronti del principe che non osa stare con
il cappello in testa davanti al principe e Amleto lo prende in giro dicendogli di rimettersi il cappello
in testa, Osric è molto ossequioso e parla con tono di omaggio ma alla fine contribuisce al suo
assassinio.
Osric porta la proposta, il re ha scommesso a favore di Amleto in una sfida personale con Laerte,
stabilisce le regole e le armi e il re ha scommesso per il vincitore 6 cavalli berberi, delle armi
francesi con guaina ma i lacci della guaina vengono definiti in modo diverso dal solito, con l’uso di
carriages invece di hangers, eccessivo perché la parola carriage veniva usata per ciò che
sosteneva i fusti di cannone. Amleto lo riprende per l’uso della parola dicendo (Atto V Scena II
vv.122):
The phrase would be more german to the matter, if we
could carry cannon by our sides: I would it might
be hangers till then.
Amleto sottolinea l’eccesso verbale e comportamentale con cui Osric tratta le persone a corte.
Amleto prende in giro Osric per i suoi tic verbali, viene dato molto spazio ad Osric e al suo
atteggiamento di flattery.
Oltre a questo, viene messo in risalto che il personaggio di Osric nel proporre la gara, seguendo il
tipo di linguaggio eccessivo da lui usato, usa un termine in linea col l’eccesso verbale, la sfida
sportiva apparentemente viene definita (v.131) come immediate trial, ciò nel contesto dato ha
significato giuridico, processo immediato.

Il testo ha preparato il tema della giustizia e Amleto accetta la sfida, decide di affrontare l’ultimatum
con Laerte, anche se lui dapprima non sa che si tratti di ciò ma poi ha un presentimento di cui
parla ad Orazio e sente che la scena sarà decisiva.
Osric insiste con il trial, è fuori luogo, non è adatta per spiegare una gara sportiva, descrive un
processo davanti ad una corte di giustizia dove vi è un opposition che accusa l’imputato.
Linguaggio che il pubblico competente in giurisprudenza del tempo come era quello di
Shakespeare riconosceva immediatamente.
Non era linguaggio adatto a descrivere una gara sportiva.
Quando Osric usa questo linguaggio predispone il pubblico ad aspettarsi qualcosa di diverso, un
trial e non un duello sportivo. Trial viene usata due volte, insolito per descrivere la situazione.
Conferma ciò che sta per succedere, si sta andando a processo.
Amleto a questo punto accetta la gara, esce Osric, che sarà da questo momento in poi uno
strumento nelle mani di Claudio e Laerte.
Amleto commenta ciò che lo aspetta e critica la flattery di Osric, insiste sulle caratteristiche
affettate di Osric. Poi ripete la parola trial.
Orazio è preoccupato ma Amleto gli dice di non preoccuparsi, si è tenuto allenato, ma sente che
sta per succedere qualcosa di grave. Orazio gli dice di non obbedire, non presentarsi al duello.
Amleto risponde (vv.166):
Not a whit, we defy augury: therÈs a special
providence in the fall of a sparrow. If it be now,
'tis not to come; if it be not to come, it will be
now; if it be not now, yet it will come: the
readiness is all: since no man has aught of what he
leaves, what is't to leave betimes?
Questo atteggiamento di sfida alla morte era anche tipico di Essex, era pronto ad affrontare il
pericolo e si vede anche nell’azione che poi lo porterà alla morte, alcuni suoi uomini non volevano
che lui andasse, ma lui sapeva controllare la paura.
Claudio apparentemente si comporta con Amleto e Laerte in modo gentile, sostiene di essere dalla
parte di Amleto e si prepara di essere generoso e celebrare la vittoria del figliastro. Amleto si
rivolge a Laerte e gli chiede perdono per la morte del padre e cerca di giustificarsi con la sua follia,
cerca di riappacificarsi con lui che è anche il fratello della donna che aveva amato.
Amleto vuole chiedere scusa a Laerte che ha perso padre e sorella ma lui risponde in modo tipico
del personaggio, sembra accettare le scuse ma in realtà si sta accingendo ad uccidere Amleto.
Dal punto di vista delle regole dell’onore Laerte non considera sé stesso giudice sufficiente, si fida
delle regole di altri, come aveva ceduto autorità al re per mettersi d’accordo per l’assassinio, si
rimette alle autorità, agli esperti del settore. Per lui è importante rispettare le regole e non essere in

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situazione di inferiorità, gli interessa ricevere giusto funerale per il padre e la sorella,
riconoscimento da parte del re e degli esperti sull’onore.
Amleto cerca un rapporto personale con Laerte, desidera riappacificarsi, non è invidioso o irritato e
gli spiace di avergli portato tante sfortune. Laerte apparentemente accetta ma sta in realtà per
uccidere Amleto o con la spada o con la coppa avvelenata.
Claudio si fa dare le armi da Osric che è corresponsabile della morte di Amleto come Laerte,
entrambi vengono usati da Claudio, esattamente come Rosencrantz e Guildenstern, sono tutti
asserviti al sovrano. Claudio ha ottenuto molto facilmente anche il consenso di Osric.
Claudio chiede che si prepari il vino perché deve preparare la coppa avvelenata per Amleto.
Passo di retorica roboante, Claudio assume un tono di sovrano assoluto (vv.214):
Set me the stoops of wine upon that table.
If Hamlet give the first or second hit,
Or quit in answer of the third exchange,
Let all the battlements their ordnance fire:
The king shall drink to Hamlet's better breath;
And in the cup an union shall he throw,
Richer than that which four successive kings
In Denmark's crown have worn. Give me the cups;
And let the kettle to the trumpet speak,
The trumpet to the cannoneer without,
The cannons to the heavens, the heavens to earth,
'Now the king dunks to Hamlet.' Come, begin:
And you, the judges, bear a wary eye.

Fa sistemare il vino, predispone le spade e finge grande generosità nei confronti di Amleto, dice
che il re berrà alla salute di Amleto.
Subentra una tradizione ripresa anche nell’Antonio e Cleopatra. Cleopatra aveva scommesso con
Antonio che avrebbe speso una cifra enorme per una cena con Antonio, quindi scioglie una perla
del valore di 60 milioni di sesterzi ridotte a polvere nel vino, rendendo la sua tavola la più ricca al
mondo. Questo uso viene ripreso qui da Claudio che dice che quando Amleto vincerà egli brinderà
gettando una perla preziosa nel vino che assumerà più valore di quattro corone di re successivi di
Danimarca.
Claudio dice che è pronto a sprecare un enorme capitale per celebrare il figlio, per sottolineare
questo dice che quando il re berrà suoneranno i tamburi, poi le trombe e infine i cannoni che
spareranno in cielo.
Eccesso di onnipotenza di Claudio che si appresta a giocare le sue carte e distruggere il suo
nemico, questo dimostra cosa lo ha spinto ad uccidere il fratello e diventare re, la sete di potere.
Amleto non sa cosa c’è dietro nello sciogliere la perla nel vino, Claudio doveva chiaramente solo
avvelenare Amleto e quindi usa questo stratagemma per armeggiare con il veleno indisturbato.
Claudio finge di sacrificare una perla preziosa per sé e per Amleto, lo tratta come un re.
Amleto vince il primo round e vince il secondo round e intanto Claudio gli sta offrendo vino visto
che vede che sta vincendo e pensa sia affaticato.
Gertrude è preoccupata, e dice che vuole brindare alla salute di Amleto e prende la coppa che
Claudio aveva preparato per Amleto. Perché lo fa? Sembra un gesto quasi offensivo nei confronti
del figlio, visto che gli ruba la coppa con la perla ma probabilmente le è sorto un dubbio. Quando
vede sciogliere la polvere nel bicchiere di Amleto ha un dubbio su Claudio, si getta sulla coppa, per
vedere se quello che dice Claudio è vero o se sta avvelenando la coppa, in quel caso è pronta a
morire. Non sa più chi è suo marito e lo mette alla prova.
Claudio non vuole veder morire Gertrude e la riprende, lei gli chiede perdono perché lo sta
lasciando e accusando pubblicamente. Però offre la coppa ad Amleto apparentemente ma lui la
rifiuta. Dal punto di vista formale non è un’accusa pubblica ma lei lo sta mettendo in atto. Laerte
dice a Claudio che colpirà Amleto, Claudio è apparentemente uno sostenitore di Amleto. Laerte ha
un momento di ripensamento sul suo piano assassino, perché sembra che sarà lui l’elemento
attivo nella morte perché Amleto non prende la coppa.
Laerte non riesce a rompere la guardia di Amleto nel terzo assalto, rompe le righe e lo prende di
sorpresa e lo assale con l’arma avvelenata, vuole assolutamente ottenere la sua vendetta.

79
Laerte irrita Amleto che lo assale a sua volta, i due vengono alle mani e si scambiano le spade,
Amleto ferisce a questo punto Laerte con la spada avvelenata.
In quel momento Gertrude sviene, Osric la indica perché non sa quello che sta succedendo.
Orazio dice che è impossibile che uno dei due sanguini, entrambe le spade dovevano essere
spuntate. Osric dice che non può essere che Laerte sia ferito perché sa di aver dato la spada non
spuntata a Laerte stesso. Laerte si rende conto di essere uno strumento nelle mani di Claudio,
anche se voleva solo compiere la sua vendetta.
Claudio dice che la regina è svenuta per la vista del sangue ma lei grida la sua denuncia nei
confronti di Claudio e la sua coppa avvelenata, lei ha bevuto per fare da controprova e salvare il
figlio.
Di fatto Gertrude si suicida, entrambe le donne protagoniste sono morte suicide.

Amleto si comporta da sovrano, dà ordini e Laerte comincia a confessare perché si è pentito,


capisce di aver sbagliato tutto, dopo aver visto che è stato ferito con la sua stessa spada
avvelenata.
Confessa della spada avvelenata e non spuntata. Quando capisce il suo destino, si pente
dell’accordo che aveva fatto con il re, vuole confessarsi prima di morire e lo denuncia.
Amleto apprende della spada avvelenata, dichiara che il re è colpevole due volte di assassinio,
dell’aver messo il veleno nella coppa che ha ucciso Gertrude e del veleno sulla spada non
spuntata (vv. 268):
It is here, Hamlet: Hamlet, thou art slain;
No medicine in the world can do thee good;
In thee there is not half an hour of life;
The treacherous instrument is in thy hand,
Unbated and envenom'd: the foul practise
Hath turn'd itself on me lo, here I lie,
Never to rise again: thy mother's poison'd:
I can no more: the king, the king's to blame.
Osric è correo degli assassinii, Claudio grida per ricevere aiuto dagli amici ma Amleto usa l’arma
avvelenata con cui ha ferito Laerte per ferire il re.
Di fronte all’accusa dell’arma avvelenata lui ha la certezza che Claudio sia un assassino, anche la
commission data agli inglesi per uccidere Amleto è una prova.
Prima lo trafigge con la spada e poi gli fa bere il residuo della coppa avvelenata (vv.278):
Here, thou incestuous, murderous, damned Dane,
Drink off this potion. Is thy union here?
Follow my mother.

Laerte dice che la giustizia è servita, in vista dell’aldilà si pente e chiedere di scambiarsi il perdono
con Amleto. Nel momento in cui Laerte chiede perdono ad Amleto egli parla in termini giuridici.
Ripresa del trial, il duello è un processo. Usa un linguaggio apparentemente inadatto, ma lui ora si
ritiene un giustiziere quindi è adatto.
Amleto sta usando un linguaggio giuridico, la morte che sta arrivando per Claudio è diventata
sergeant, cioè colui che notificava l’accusa, inarrestabile e a prova di fuga (vv. 285):
Heaven make thee free of it! I follow thee.
I am dead, Horatio. Wretched queen, adieu!
You that look pale and tremble at this chance,
That are but mutes or audience to this act,
Had I but time--as this fell sergeant, death,
Is strict in his arrest--O, I could tell you--
But let it be. Horatio, I am dead;
Thou livest; report me and my cause aright
To the unsatisfied.
La scena è una doppia esecuzione, operata in un contesto in cui Amleto ha la sicurezza della
colpevolezza grazie alla doppia dichiarazione, usa linguaggio che riprende trial.
Non è una vendetta, non si usa il termine vendetta ma linguaggio giuridico.

80
Orazio è interessante perché svolge un ruolo decisivo, lui è talmente amico di Amleto che non
vuole sopravvivergli, di fronte alla sconfitta preferisce la morte, come un antico romano. Orazio ha
un nome romano (vv. 294)
Never believe it:
I am more an antique Roman than a Dane:
Here’s yet some liquor left.
Vuole morire anche lui e cerca di bere dalla coppa avvelenata ma Amleto non vuole lasciarlo
morire e gli dà un compito, un ordine: deve sopravvivere per riferire a tutti cosa è successo
veramente, non vendetta ma giustizia (vv. 297):
As thou'rt a man,
Give me the cup: let go; by heaven, I'll have’t.
O good Horatio, what a wounded name,
Things standing thus unknown, shall live behind me!
If thou didst ever hold me in thy heart
Absent thee from felicity awhile,
And in this harsh world draw thy breath in pain,
To tell my story.

Osric annuncia l’arrivo di Fortinbras e gli ambasciatori dall’Inghilterra, che dicono che Rosencrantz
e Guildenstern sono morti. Amleto di fronte all’arrivo di Fortinbras prevede che gli elettori di
Danimarca sceglieranno Fortinbras, Amleto gli dà la sua dying voice, il suo supporto. Amleto si sta
comportando nei confronti di Fortinbras esattamente come il conte di Essex si era comportato con
James VI di Scozia.
(vv. 312) Now cracks a noble heart. Good night sweet prince:
And flights of angels sing thee to thy rest!
Agli inizi del ‘900 ci si è accorti, anche la Winstanley l’ha fatto, che la frase era una frase celebre,
in una delle ballate che avevano commentato la morte di un personaggio così popolare come il
conte di Essex. Sono esattamente le parole che Essex ha detto morendo, pregando che flights of
angels portassero la sua anima in paradiso, perché lui si riteneva innocente e l’unica cosa che
intendeva fare era porre fino al regnum cecilianum.
Orazio usa le parole di una celebre battuta facendo coincidere la morte di Amleto con quella del
conte di Essex, è un punto di contatto fra i due.
Orazio dice (vv.332):
[…] And let me speak to the yet unknowing world
How these things came about: so shall you hear
Of carnal, bloody, and unnatural acts,
Of accidental judgments, casual slaughters,
Of deaths put on by cunning and forced cause,
And, in this upshot, purposes mistook
Fall'n on the inventors' reads: all this can I
Truly deliver.

È una sintesi precisa di quello che è accaduto: morti innaturali ossia Claudio che uccide il fratello,
morti impreviste nel progetto ideato da Claudio
Accidental judgements: Judgement è un giudizio o valutazione, che non può essere accidentale o
fa parte del trial stesso. Ci sono stati due giudizi accidentali, perché non ci si trova in una corte di
giustizia ma una corte reale, in cui vengono fatte due accuse pubbliche da Laerte a Claudio.
Amleto ha avuto l’occasione di pronunciare due sentenze in modo accidentale, poi usando veleno
e spada per rispondere alle pubbliche accuse di Laerte.
La giustizia viene esercitata da colui che è alla fonte della giustizia, il re, in modo accidentale.
La fine del dramma è un esercizio di giustizia da parte di Amleto, non si parla di vendetta.
Il discorso del dramma non è di vendetta, la vendetta è stata abbandonata e sostituita dalla
giustizia, Amleto è un giudice ed emette sentenza, poi prosegue con la doppia esecuzione.
Fortinbras esegue gli onori militari nei confronti di Amleto alla sua morte, anche se lui non appare
mai come soldato nel testo – ma era stato chiamato soldier da Ofelia.
La tragedia si chiude con Amleto che viene portato via con le esequie solenni volute da Fortinbras,
che dice che la corte è diventata un vero e proprio campo di battaglia.

81
I cannoni che avrebbero dovuto sparare alla vittoria di Amleto sparano per conferire gli onori
militari ad Amleto morto.

Lezione 19
Sintesi degli elementi che collegano il conte di Essex alla figura di Amleto. La figura di Essex era
estremamente popolare in quel momento, anche se appena morto, quindi per il pubblico
contemporaneo era molto facile scovare gli elementi in comune.
1. Le ultime parole che accompagnano la morte di Amleto (Atto V Scena II v.313):
And flights of angels sing thee to thy rest!
Gli angeli dovevano portare l’anima di Essex in paradiso.
Evidente richiamo per il pubblico perché era stato ripreso in molte ballate famose.
2. Le tre caratteristiche che marcano la figura di Amleto, courtier, soldier, scholar.
Nessun’ altra figura, precedente, contemporanea o successiva, racchiude queste
caratteristiche. Courtier perché fa parte della corte di Elisabetta II e ne è il favorito, soldier
perché era un esperto uomo militare, considerato il migliore generale inglese della sua
epoca e scholar perché non solo si era laureato a Cambridge a differenza dei nobili
contemporanei ma anche perché manteneva vivi i rapporti con le università, continuando
ad occuparsi di scholarship e aveva creato e finanziato l’Essex circle, nel quale si
raccoglievano le migliori menti del periodo.
Queste caratteristiche assieme alla popolarità che viene menzionata da Claudio che non
osa portare Amleto davanti al tribunale per denunciarlo dell’omicidio di Polonio perché teme
che il pubblico potrebbe rovesciare il discorso e l’esito del processo, fanno capire il grado di
popolarità di Essex stesso e spiega perché alla morte di Essex, giustiziato con altre poche
persone vicine a lui, il gruppo da lui costituito rimane integro e si costituisce come political
network negli anni successivi fino al 1642-1649.
3. Si specifica l’età di Amleto, 33 anni circa, che coincide con quella di Essex alla sua morte.
Era insolito specificare l’età dei protagonisti.
4. Rapporti critici di Amleto con Polonio che riflettono quelli di Essex con William Cecil, che
aveva circa l’età di Polonio.
Polonio ha più di 70 anni ed è nel periodo in cui si perde la lucidità. Rapporto polemico
negli ultimi anni tra il conte di Essex e William Cecil. Elemento della figlia di Cecil, la quale
era stata presa in considerazione dal primo conte di Essex come moglie per suo figlio, cosa
che poi non accade, come nel testo.
5. Opposizione mortale tra Amleto e Claudio corrisponde all’opposizione mortale tra il conte di
Essex e Robert Cecil.
Elisabetta è la Gertrude ingannata, Elisabetta non era madre di Essex ma aveva l’età per
esserlo. Essex era inoltre stato presentato a corte dal conte di Leicester, al tempo favorito
di Elisabetta e l’uomo che lei voleva sposare, assumendo quindi il ruolo di figlio di Leicester
che i due non avevano mai avuto assieme. Questa contrapposizione rafforzata anche dal
fatto che la regina aveva una somiglianza fisica con Lettice Knollys, la moglie del primo
conte di Essex, madre del secondo conte di Essex, che si era sposata in seconde nozze
con il conte di Leicester.
6. Ideologia country di Amleto.
Scena in cui Amleto dichiara (Atto I Scena II vv:77):
Seems, madam! nay it is; I know not 'seems.'
passando alle ironie su Osric, le critiche e il disprezzo con cui Amleto tratta Guildenstern e
Rosencrantz alla fine, perché tutti e tre sono tipici rappresentanti dell’ideologia country, del
comportamento di flattery e totale asservimento alla corona contro tutti gli altri valori umani
con l’idea di guadagnare dal rapporto di favore con il sovrano. Ideologia country tratto
distintivo del conte di Essex.
7. Amleto dichiara (atto I scena V vv.197):
The time is out of joint: O cursed spite,
That ever I was born to set it right!

82
dopo l’apparizione del fantasma, si pensa che l’apparizione riveli qualcosa di grave per
quanto concerne la politica dello stato. Corrisponde alla frase su Essex, di Gajda, che si
era proposto come physician of the state, dottore per curare le malattie dello stato.
Corrisponde all’atteggiamento di Amleto.
8. Dying voice di Amleto per la successione di Fortinbras al trono di Danimarca.
Essex definito come il martire a favore della successione di James VI di Scozia.
9. Tema della melancolia.
Compare nel famoso monologo to be or not to be, dove si mescolano due tratti caratteristici
di Essex, non solo l’esitazione se vale la pena di vivere o no, ma anche se vale la pena di
vivere visto che il merito viene dato a chi non è meritevole (atto III scena I v.75):
That patient merit of the unworthy takes […].
Problema portato avanti da Essex perché le cariche di stato dovevano essere dati ai più
meritevoli, ma le cariche venivano date ai nobili che non le meritavano e che non avevano
alcuna preparazione particolare. Essex si era opposto e si era fatto nemici. Elemento
presente nel monologo, riferimento ben conosciuto al conte di Essex.
Melancolia+ merito agli sconosciuti.
Abbiamo un celebre miniatura di Nicholas Hilliard, chiamata Young man among roses, in
cui si rappresenta Essex, un giovane in una posizione che è stata letta come il tipico
atteggiamento melancolico giovanile, che si appoggia a dei tralci di rose.
10. Forte tema di amicizia che lega Amleto con Orazio così come Essex aveva famose
amicizie con Southampton, il secondo patrono di Shakespeare e Anthony Bacon.
Rapporti importanti perché gli amici sono così affezionati e in ammirazione che sono pronti
a dare la vita. Southampton seguì Essex con forte coinvolgimento nel Rising del 1601,
entrambi furono condannati a morte ma Essex fu subito giustiziato mentre Southampton
era molto giovane e la condanna fu sospesa, si salvò perché la regina morì e subentrò
James VI di Scozia. Southampton era molto legato ad Essex, sposato con una sua
parente, tale Elisabeth Vernon, matrimonio osteggiato e criticato dalla regina perché la
donna era una sua dama d’onore e i due si erano sposati senza il suo permesso; inoltre la
donna era povera e la regina voleva un matrimonio con una donna ricca e nobile per
Southampton che era nobile ma povero, ma lui scelse di sposarsi per amore.
Risentimento della regina che impedì a Southampton di assumere cariche importanti che
normalmente venivano proposte da Essex anche perché Southampton era un buon soldato
ed Essex lo aveva proposto come comandante della cavalleria per le sue campagne
militari. Dopo il matrimonio, Essex aveva capito che Southampton era caduto in sfavore
con Elisabetta, era privo i mezzi e non sapeva dove vivere con la moglie, quindi li accolse
in Essex House.
Con Anthony Bacon, fratello di Francis, è sempre stato legato e questi si ammalò
gravemente quando Essex fu arrestato e nel giro di sei mesi morì.
Questi due amici rappresentano due amicizie molto intense e riflettono il rapporto tra
Amleto e Orazio. Orazio l’ha seguito da Wittenberg a casa ma nel momento in cui Amleto
sta morendo alla fine del testo Orazio immediatamente dice “io, come un antico romano,
non voglio sopravvivere a questo” (atto V scena II vv.295):
I am more an antique Roman than a Dane:
Here’s yet some liquor left.
e cerca di bere dalla coppa avvelenata perché non gli sembra che gli valga la pena di
sopravvivere.
Non ci sono sotto toni omosessuali (no homo). Questi rapporti affettuosi, di rispetto e di
ammirazione erano molto noti al pubblico.
11. Passione per il teatro.
Hammer e Gajda riconoscono che Essex aveva attrazione e predilezione per il teatro, infatti
la sera prima del Rising, Essex manda a teatro i suoi uomini a vedere Riccardo II. Amleto
mostra la sua passione per il teatro nella scena in cui accoglie la compagnia di attori a
Elsinore. È per questo che è in Amleto che vengono date tre definizioni del teatro: il teatro
parla di storia, il teatro come mirror up to nature, specchio psico-antropologico dell’epoca, e

83
il teatro che parla di diritto e legge definiscono la concezione ambiziosa del teatro per
Shakespeare, che corrispondono alle aspettative e alle richieste dello stesso Essex,
patrono di Shakespeare. Confronto con Nashe, per cui il teatro aveva funzione molto
modesta, esaltare gli eroi della scena nazionale o per tenere i giovani lontani dalle donne e
dal bere eccessivo.
12. Final reconciliation che Amleto cerca con Laerte prima del duello.
Atteggiamento tipico di Essex che prima di morire cercò di perdonare e riappacificarsi con
Raleigh e Cobham, che erano stati due suoi nemici, ma non con Cecil.
13. Canzoni cantate da Ofelia .(vv.187 Atto IV scena V):
For bonny sweet Robin is all my joy
sweet Robin è il modo in cui la madre di Essex, Lettice Knollys, chiamava il figlio Robert,
Robin è anche il modo in cui Essex viene chiamato nello scambio epistolare con la moglie.
14. Ambiguità religiosa che riveste il fantasma e quindi la figura di Amleto.
Il fantasma viene definito proveniente dal purgatorio, ma si lamenta che non si è potuto
confessare prima di essere ucciso ed è per questo che non è andato in paradiso, ma
questa è una caratteristica della religione cattolica e non protestante. Si oscilla tra
cattolicesimo e protestantesimo, Amleto studia a Wittenberg (dove Lutero affigge le sue 95
tesi, quindi città natale del protestantesimo) ma tende a pensare al padre come ad un
fantasma purgatoriale mentre Orazio pensa che sia infernale. Corrispondenza con
l’irenismo di Essex, che aderiva alla chiesa anglicana per legge in quanto cittadino inglese
ma appoggiava anche i cattolici.
15. Passaggio di Essex dal il codice di onore aristocratico alla giustizia.
Riflesso in Amleto dalla richiesta di vendetta del fantasma alla giustizia. Essex da una
parte, specialmente nei primi anni, era molto sensibile alle questioni d’ onore, prendeva
parte ai duelli, per difendere il proprio onore, che erano però ufficialmente proibiti perché
andavano contro lo stato di diritto, in un caso aveva invitato il suo sfidante ad andare in
Francia per duellare per poi tornare in Inghilterra a duello finito, legato all’onore
aristocratico non temeva le sfide e non si tirava indietro ma dall’altra parte negli ultimi anni il
conte di Essex, pensando ai problemi della successione di Elisabetta e essendo stato
nominato Constable of England da Elisabetta aveva riflettuto che la carica portava il diritto,
in tempi antichi, in caso di difficile successione, di convocare il parlamento perché
intervenisse per decidere della questione successione. Essex aveva meditato di convocare
il parlamento perché questo dichiarasse James VI di Scozia come erede del trono di
Inghilterra ed evitare problemi successivamente e per stabilire un principio costituzionale in
cui il parlamento aveva il diritto di investire la corona del suo potere e la corona doveva poi
rispondere al parlamento. Sotto Elisabetta il rapporto con il parlamento era buono, ma
temeva che con James non sarebbe successo e infatti aveva ragione, James VI di Scozia e
I di Inghilterra convocò quattro volte il parlamento ma non andrà d’accordo con esso
nessuna delle quattro volte e non si riuscirà a prenderà decisioni, punto critico del suo
regno e del regno del figlio Charles I che porterà alla guerra civile tra suo figlio e il
parlamento nel 1642.

Critica di Lilian Winstanley e Carl Schmitt.


Winstanley connetteva Amleto nella prima parte a James e solo nella seconda parte con Essex,
vedeva meno elementi di importanza nel collegamento, ma ora si conclude che il discorso di
riferimento a James VI di Scozia non sussiste. Non sarebbe stato carino ricordare al nuovo erede
al trono che non aveva operato vendetta dei confronti di quello che era successo a suo padre,
Henry Lord Darnley e a sua madre, Mary Stuart.
Diventa onnipresente il riferimento a Essex.
Schmitt fa un’affermazione nel terzo capitolo, in cui dice che la storia e le questioni sociali sono il
materiale che deve alimentare la tragedia.
Con le ricerche di Hammer prima e di Gajda dopo, si capisce il rapporto di Amleto con la storia e il
conte di Essex.

84
Amleto, fine di una dinastia, David Snelling in Tradurre/Interpretare Amleto, a cura di G.
Restivo e R. Crivelli, CLUEB, Bologna 2002
Molto corto ma è utile perché affronta tre problemi.
Discorso di collocazione della vicenda di Amleto nel quadro storico europeo del tempo:
1. Problema dell’Ur-Hamlet, che (frase incomprensibile nel modo più assoluto 40:30) ma di un
testo precedente all’originale, antico. Perché Shakespeare scrive un nuovo Amleto? Non
sappiamo che rapporto Shakespeare avesse con il primo Amleto, qualcuno ha ipotizzato
che lui stesso abbia lavorato a questo testo ma non è citato nel Palladis Tamia (Palladis
Tamia Wits Treasury, scritto nel 1598 da Francis Meres), i tesori di Pallade, elenco di opere
inglesi messe in confronto con le opere classiche conosciute al tempo. Sicuramente c’è un
Amleto prima di Shakespeare, come mai Shakespeare l’ha ripreso, che diritto aveva visto
che non era una vecchia leggenda ma un testo della sua generazione?
2. Rileva che l’Amleto nel testo originario doveva essere un giovane studente.
C’è un’anomalia nell’Amleto che ci è arrivato, c’è un giovane ma non giovanissimo da
essere ancora all’università, ha 30 anni ma all’epoca andavano all’università tra i 16 e 18.
Come mai Amleto è ancora studente? Da una parte è un uomo maturo e dall’altra parte
invece è un giovane studente. Ipotesi: il primo Amleto era giovane e non era Essex, il
secondo diventa trentenne perché si sovrappone alla figura di Essex. Questo si collega ad
una questione politica, osservando i termini di successione dei regni vicini, nota che la
successione del fratello del sovrano se non c’erano figli in età maggiore era possibile, o
come re o come reggente/protettore fino alla maggiore età del legittimo erede. Il fatto che
Claudio sia stato eletto re dopo il fratello era simbolo che in una prima versione di Amleto
egli aveva 16-18 anni, non ancora maggiorenne.
3. Tratti storici politici dell’area danese. Spiega perché l’Inghilterra aveva interessi nella
Danimarca. La Danimarca aveva ruolo importante nei giochi di potere dei paesi protestanti
nordici, Elisabetta aveva consigliato a James VI di Scozia di sposare una principessa
danese, Anna di Danimarca.

Quindi tre elementi di attenzione, il primo Amleto nel testo antecedente, l’Ur-Hamlet; cambiamento
di età di Amleto (per corrispondere ad alla figura del conte di Essex); l’interesse degli inglesi per la
Danimarca.

I tre punti mesi in luce da Snelling sono ancora più interessanti alla luce dei riferimenti alla figura di
Essex e chiariscono il passaggio del tema della vendetta a quello della giustizia inseriti nel
contesto del conte di Essex.
Nel momento in cui Essex muore, si pone un problema per il gruppo di Essex, che continua a
sostenere la sua linea politica fino al 1642.
Il passaggio del trono avviene da lì a poco, meno di due anni. Il gruppo poteva vendicare la morte
del patrono o evitare la lotta, andare verso la riappacificazione, visto che Robert Cecil nel
frattempo si sta adattando all’idea di accettare la successione di James, che non avrebbe mai
accettato finché Essex era in vita, perché altrimenti Essex sarebbe diventato l’uomo di riferimento
del nuovo sovrano in Inghilterra. Nel momento in cui Essex muore, Cecil accetta James VI di
Scozia e si impegna perché la successione avvenga senza difficoltà.
Superare il concetto di vendetta e sostituirlo con un giudizio - in Amleto Claudio/ Robert Cecil viene
accusato e muore, ma Cecil diventa State Secretary prima e Treasurer poi per il nuovo sovrano -
per non creare pericolosi problemi di successione in cui la Spagna si sarebbe potuta inserire.
Giudicare Cecil, ma lui segretamente avvia una corrispondenza con James per avviare la
successione.
Amleto contiene un sentimento, un auspicio di superamento di vendetta perché questa era
contenuta nel vecchio codice aristocratico superato ma anche perché il gruppo che aveva
sostenuto Essex non voleva vendette pericolose.

85
Andràs Kisery ha scritto un libro che si intitola Hamlet’s moment (2016) che parla non solo di
Amleto, ma anche di testi contemporanei all’Amleto ma di fatto è impregnato della figura di Amleto
e il ruolo di questo testo.
Discorso della funzione del teatro attraverso il significato di Amleto Shakespeariano. Esce 4 anni
dopo il libro della Gajda, ma non viene mai citata nel libro.
Kisery non parla mai del rapporto tra Essex e Amleto, non lo vede.
Amleto pensato come testo di political knowledge, riconosce che c’è un sapere politico nel testo,
risponde alla domanda su cosa serve il teatro, ignora le risposte date nell’Amleto e dà una sua
risposta.

Lezione 20

Hamlet’s moment, Drama and Political Knowledge in Early Modern England, Oxford University
Press 2016, di Andràs Kisery
È interessante perché è un libro su Shakespeare e su Amleto e perché essendo uscito nel 2016 è
un libro di risposta allo studio della Gajda del 2012.
Parte con un’introduzione in cui spiega perché ha scelto il testo dell’Amleto come sintomatico e
quale funzione ha il teatro elisabettiano nei confronti del proprio pubblico.
È composto da due parti: una dedicata a Shakespeare e un’altra dedicata a quattro autori a lui
contemporanei, Christopher Marlow, Ben Jonson, George Chapman e John Marston, che non
tratta dell’Amleto.
La tesi fondamentale del libro, accennata nell’introduzione, è che il teatro elisabettiano ha una
funzione, quella di attirare l’attenzione del pubblico sulla prassi di governo, sulla politica, sugli
arcana imperii che non erano noti se non agli addetti ai lavori e così rendere partecipe la maggior
parte del popolo a quello che succede nelle stanze del potere.
Il teatro consente un grado di familiarità al pubblico sulle aree della politica del paese, non allude
mai alle votazioni o scelte politiche precise, questo interesse nella politica nasce dal desiderio di
poter parlare di politica nelle taverne.
Il teatro vende una certa competenza retorica al modico prezzo del biglietto di teatro.
Legge il teatro come fornitore di ammunitions in una gara sociale di capacità di eloquio e di
discussione a livello popolare.

La prima parte si suddivide a sua volta in tre capitoli.

Primo capitolo: The wiser sort.


Riprende la celebre annotazione di Gabriel Harvey citata nel commento di Hibbard all’Amleto.
Harvey era un docente universitario, legato prima al gruppo di Leicester e poi a quello di Essex.
Kisery usa Harvey nei suoi esempi, ma Harvey chiaramente si rivolge agli studenti di Oxford e
Cambridge, non agli incompetenti nelle taverne che dovevano fingere di sapere, quindi Kisery si
auto contraddice qui.
Raccomanda ai più giovani di leggere Venus and Adonis, poesie d’amore, mentre a the wiser sort
consiglia il Lucrece, che parla del passaggio tra monarchia a repubblica dopo le rivolte contro
Tarquinio il Superbo, e l’Hamlet.
Kisery si chiede perché Harvey punti all’Amleto per the wiser sort.
Kisery sottolinea due aspetti interessanti: Harvey non commenta l’Amleto e il teatro di
Shakespeare per la sua bellezza letteraria o contenuti filosofici, ma ne parla in termini di political
wisdom. Il teatro quindi punta alla saggezza politica.
Seconda considerazione, Harvey sostituisce Shakespeare a Machiavelli. Machiavelli aveva fatto
scalpore per i suoi testi in tutta Europa, mostrando cosa succede veramente a livello dell’alta
politica ed era considerato un utile strumento per lo studio dello state craft.
Aveva creato scandalo perché i suoi testi non vedono la politica in funzione dell’etica, ma in
funzione dell’utile. Machiavelli appariva troppo disinvolto nell’accantonare l’etica.
Due partiti di opinione: uno dice che è solo realistico sganciando la politica dall’etica, come
funziona in realtà. Ci sono dei momenti sconcertanti, un compiacimento di essere contro e sopra
l’etica, leggendo Il principe ci sono degli episodi in cui c’è compiacimento nell’abilità di ottenere
risultati indipendentemente dai morti e dalle scelte etiche negative.

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La storia di Oliverotto da Fermo, condottiero rimasto orfano da giovane e adottato da un altro
condottiero, signore di Fermo, ne è un esempio. Egli decide che vuole diventare lui stesso signore
di Fermo, quindi decide di invitare a cena il padre adottivo e i suoi amici, fa uccidere tutti i
partecipanti e diventa così signore di Fermo.
Presentato come esempio di successo politico che porta potere ma non gloria.

Innocent Gentillet aveva già fatto nel 1576 dei famosi Discours anti-Machiavelli, c’era quindi una
letteratura che cercava di occuparsi dei problemi di stato con posizioni meno drastiche di quelle di
Machiavelli.
Harvey secondo Kisery sta proponendo Amleto al posto de Il principe, dove Claudio è il
responsabile machiavellico, privo di etica e pronto ad uccidere gli innocenti ed usare gli altri per
raggiungere il potere.
Harvey quindi intuisce che l’Amleto può essere usato come sostituto di Machiavelli come
instrumental statecraft, per spiegare come le cose funzionino a livello politico.

Questi commenti famosi di Harvey sull’Amleto non servono a datare l’Amleto prima della morte di
Essex, ma dopo.

Secondo capitolo: Some travellers return.


Si chiede quale Danimarca venga fuori dal testo.
Non è la Danimarca preistorica e fittizia di Saxo Grammaticus, ma è una Danimarca
contemporanea e reale.
Usa le fonti di Saxo Grammaticus e Belleforest, ma sposta la scena dallo Jutland a Elsinore,
colloca la Danimarca nel quadro politico contemporaneo con Norvegia e Inghilterra e Polonia,
inserisce l’università di Wittenberg; c’era un sapere corrente in Inghilterra sulla Danimarca perché
vi era un noto esperto che era stato molti anni in Danimarca, Daniel Rogers, che lavorava per i
rapporti internazionali tra l’Inghilterra e i paesi protestanti del nord.
La Danimarca in quel momento era importante per l’Inghilterra, Elisabetta I aveva consigliato a
James VI di sposare una principessa danese, Anna, ma perché interessavano tutti i rapporti di
quell’area e la Danimarca era il più potente stato luterano del nord Europa dell’epoca.
La Danimarca descritta era reale, Rosencrantz e Guildenstern sono nomi reali di famiglie nobili
danesi, persino il riferimento ai pirati che assalgono la nave è realistico, il mare al tempo era denso
di pirati ed era comune venire attaccati.
Capitolo tre: I lack advancement.
Ricorda che c’erano diversi testi stampati con raccomandazioni per i politici, tra cui le
raccomandazioni di William Cecil al figlio Robert, c’era una certa consapevolezza sulla raccolta
dati, sull’intelligence.

Si sofferma su Belleforest che ha fatto una sua resa dell’Amleto in cui lo trasforma da Saxo
Grammaticus, è più vicino alla versione di Shakespeare, include il componente della melancolia.
Kisery dice che Shakespeare usa Belleforest ma non lo usa politicamente perché Belleforest
aveva delle inclinazioni politiche molto forti in quanto non aveva solo riscritto la vicenda di Amleto
aggiornandola a modo suo, ma aveva preso posizione sul massacro degli Ugonotti nella notte di
San Bartolomeo nell’agosto del 1572, sostenendo che era stato giusto commettere la strage,
attaccando il monarcomaco ugonotto François Hotman, che sosteneva il diritto del popolo a
partecipare alle elezioni e a deporre i tiranni.
Questi aspetti che connotavano politicamente Belleforest non sono rappresentati in Shakespeare,
ci sono solo un paio di momenti in cui si rumoreggia contro Claudio ma non viene presa una
posizione politica precisa.
Kisery mette in risalto il fatto che questi aspetti politici di Belleforest non hanno riscontro
nell’Amleto di Shakespeare, che però è stato messo in risalto all’interno dell’opera shakespeariana
e diventa qui portabandiera di tutto il teatro elisabettiano.
Belleforest fa un discorso politicamente forte ma l’Amleto accenna ad un tiranno solo nella recita
voluta da Amleto in cui si parla di Pirro, non c’è un gran discorso contro il tiranno.
Il discorso di Amleto è privato, non è organizzatore di una opposizione politica a Claudio, che
comunque non gode di popolarità, Amleto è un monologhista, non fa discorsi al popolo.

87
Fa pochi riferimenti al tema della tirannia e quando Amleto parla dei meriti dati agli immeritevoli
parla di problemi personali, meriti personali non riconosciuti a lui, non pensa in termini di common
good, ma in termini privati.
Mostra un’ambizione politica frustrata ma si contrappone al commonwealth, il bene pubblico, a cui
Rosencrantz e Guildenstern fanno riferimento quando si sottomettono al re.

Horatio’s moment
Il grande amico di Amleto, che Amleto valuta e apprezza viene considerato in maniera molto
negativa.
Kisery lo accomuna a Laerte e Osric.
Orazio è, assieme a Laerte e Osric, rappresentante di una nuova generazione di cortigiani privi di
capacità di giudizio personale e auto consapevolezza.
Orazio viene accusato di essere uno studente senza soldi che vuole fare la scalata sociale verso
l’alto, attaccandosi al principe.
Kisery vede in Orazio il rappresentante dell’aspirante carrierista che si attacca a personaggi
importanti.
Vede il rapporto di patron politico e i suoi clients.

L’Essex circle in cui entra Shakespeare era anche un fenomeno di raggruppamento sociopolitico,
ma una cosa è essere partecipi dell’ideologia del gruppo, un’altra è essere client per denaro.
Kisery sottintende che non si vuole fare di Shakespeare client di un patron, che acconsente a
quello che i patron desiderano per soldi.
Disprezzo proiettato su Orazio, visto come arrivista sempre pronto a farsi apprezzare ma che
acconsente ai desideri del patron.
Kisery dice che Orazio è pronto a consigliare anche Gertrude quando Ofelia è impazzita, le
consiglia di prendersi cura di lei, gioca a fare il servo leale, ma la sua lealtà ad Amleto e alla regina
ha un prezzo.
Cerca di accattivarsi gli altri, ma solo per interesse.
Dice che Amleto nei confronti di Orazio gioca crudelmente a fare l’amico, gli impone un rapporto di
amicizia che non esisterebbe in realtà.
Insiste sul fatto che Orazio non sia un just scholar, Amleto cerca di fare di lui un amico devoided of
ambition and flattery ma in realtà è solo un rappresentante dell’arrivismo clientelare.

Logica del patronage, concetto di political servitude.


Kisery teme che si possa pensare che Shakespeare avesse un rapporto di patronage con il conte
di Essex, lo proietta quindi sul rapporto tra Amleto e Orazio.
Insiste sul fatto che Amleto distorce gli intenti di Orazio cercando di farne un amico fedele, che non
può essere perché è un arrivista.
(Restivo non è assolutamente d’accordo con questa visione di Orazio, è quasi offesa)
Orazio è apprezzato da Amleto, che non è così sciocco da ingannarsi sul loro rapporto, e Orazio
non si suicida per l’amico solo perché Amleto gli dà l’ordine di rimanere in vita per dire la verità su
come sono andate le cose, per testimoniare la verità su Amleto e sul suo buon nome.
Kisery ha orrore di un possibile rapporto di patronage fra Shakespeare ed il conte di Essex
proiettato sulla disprezzata figura del povero Orazio.
Essex viene citato solo per due volte: per dire che aveva incrementato l’interesse nella lotta politica
contemporanea con la sua lotta contro Robert Cecil e per dire che aveva adottato una politica
militarista, cercava popolarità per avere supporto pecuniario per le sue mire militaristiche (again,
Restivo aborre l’idea, dice solo che era preoccupato per l’Inghilterra contro la Spagna).
La conclusione del libro riprende la tesi di fondo in cui spiega che tutto il teatro dell’epoca
rispondeva ad una richiesta di informazione politica da parte dei commoners e quindi serviva a
fornire proiettili politici, citazioni acculturate al popolo.
Amleto e il teatro di Shakespeare vengono da sempre usati come fonte di citazioni brillanti in una
conversazione che voleva porsi come colta e c’era sicuramente anche una gara di wit ed
eloquenza ai tempi di Shakespeare (si vede nella gara dei due becchini) ma ciò non può esaurire il
discorso di Shakespeare, c’è di più, è più complesso.
Per Kisery il political drama non è espressione di radicalismo, opposizione e ribellione ma è il
medium per fornire elementi ad una discussione socievole.

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Questo è il contributo di Amleto nella storia della politica inglese.

Allontana il tema della ribellione da Shakespeare, evita che si possa collegare Shakespeare con
una ribellione.
Kisery ha una visione negazionista e conservatrice della figura di Essex, il teatro non è a servizio
della ribellione ma a servizio della retorica dell’argomentazione, un incremento della capacità di
argomentazione.

Lezione 21

Punto 1
Come collocare questo intero corso?

Linea tutt’altro che classica o corrente – a parte che oggi non c’è nulla di consensuale, non c’è un
punto di vista generale recepibile o recepito dalla critica, quindi fare un discorso critico su
Shakespeare oggi è molto complesso e in ogni modo non può ignorare i contributi apportati dai libri
della Gajda e di Hammer.

In questo senso io (la prof) sto scrivendo un libro da qualche tempo, vi ho comunicato il punto di
vista che ho espresso in questo libro. La mia linea la definirei “storicista”, sull’asse che da Lilian
Winstanley passa per Carl Schmitt – non tanto per le tesi sue sull’Amleto, che anzi non condivido,
ma per la posizione che assume in uno dei capitoli di Hecuba, in cui insiste sul fatto che la storia e
i problemi sociali devono costituire materia per il teatro, e in particolar modo per la tragedia. Si
chiede: cos’è il tragico? In questo senso ritengo di collocarmi in questa linea storicista, che d’altra
parte viene confermata dalla Gajda quando colloca il Conte di Essex nel quadro storico
contemporaneo, resuscitandone la figura che era stata quasi cancellata, e permette di vedere la
posizione di Shakespeare nel quadro storico contemporaneo.

Punto 2
Osservazioni sul discorso critico del “dopo Gajda”

Il contesto cambia non per un patrono, ma per tutti e tre i patroni di Shakespeare! Lo spazio
sociale in cui Shakespeare si può permettere di fare discorsi impegnati e importanti, in particolare
nelle sue tragedie, è delineato e ampliato dal fatto che lui si connette con tre patroni: Essex,
Southampton e i Pembroke.

Il libro della Gajda non investe solo il personaggio di Essex, che muore anche relativamente presto
rispetto alla produzione di Shakespeare, ma investe l’intero gruppo di appartenenza sociale e di
spazio sociale nel quale opera Shakespeare. Essex infatti non è un uomo isolato, nel discorso che
porta avanti è legato con il conte di Southampton e con i Pembroke.

La spiegazione storica risolve tutti i paradossi, anche se lei non parla della figura di Shakespeare
quanto del contesto storico in cui lui lavorava. Chiarisce che ci sono degli interessi, da parte di un
gruppo agli apici del paese, che hanno uno spazio di discussione che permette l’interazione di
cervelli di prim’ordine con una grande libertà di pensiero. A Essex importava solo il concetto di
merito, non gli importava per niente la scala sociale – cosa che lo porterà ad inimicarsi alcuni
aristocratici dell’epoca.

Ci consente di capire in quale spazio sociale e culturale si muove Shakespeare. L’autore di


provincia si trova in contatto con i migliori cervelli dell’epoca, con le migliori informazioni
sociopolitiche dell’epoca; sia in campo letterario, sia in campo ideologico e sociale (per esempio, in
senso di problemi del governo): i “problemi della modernità”. Shakespeare viene proiettato nella
modernità in un modo eccezionale, che non ha simili né precedenti, il suo è un contesto
assolutamente eccezionale che spiega tutti i paradossi.

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1. Quello della authorship viene spiegato attraverso la collaborazione con tutta quella gente
così intelligente e competente; i discorsi che fa Shakespeare nei suoi testi rispecchiano e
coincidono con i discorsi fatti dagli altri componenti dell’Essex Circle.
In realtà bisognerebbe fare un discorso più da vicino sui rapporti personali di Shakespeare
con gli altri componenti del circolo di Essex, cosa che lei non farà.

2. Spiega gli elementi testuali che erano passati come ambigui perché sembravano
contraddittori e poco chiari. Adesso invece il discorso, pur essendo complesso, non è
contraddittorio né ambiguo.

3. il paradosso storico viene risolto, perché per la prima volta siamo riusciti a ricostruire lo
sfondo storico, i problemi della Early Modernity – l’intero libro della Gajda è dedicato a
questi anni, con alle spalle il discorso di Hammer

4. il paradosso del text dissolution non è che venga risolto, ma se si comincia a fare un
discorso come il nostro diventa inaccettabile disporre dei testi di Shakespeare facendo
voler dire loro tutto e il contrario di tutto: abbiamo una nuova consapevolezza, diventa
meno giustificabile la dissoluzione del testo shakespeariano.

Punto 3
Il discorso portava alla spiegazione delle cause della rivoluzione inglese. Il nocciolo della
questione, che ha turbato tutta la storiografia di questo periodo, era cosa avesse portato alla
rivoluzione.

Anche nell’ultimo libro uscito sull’argomento (un libro di Adamson di 800 pagine) ci si pone questo
problema: anche Adamson, che non sapeva nulla del lavoro della Gajda, al massimo conosceva
quello che aveva detto Hammer, si ritrova a dover fare un’analisi, quasi giorno per giorno, della
situazione, e conclude che fondamentalmente ci sono due eserciti che si oppongono: un gruppo di
aristocratici che si oppongono a sua maestà. Pur non avendo chiari gli intenti di Essex (perché il
libro di Gajda non era ancora uscito) il quadro che viene fuori da Adamson è uno in cui ci sono: il
figlio del vecchio conte di Essex; il conte di Warwick (figlio della sorella del conte di Essex); i
Pembroke; e altri vecchi amici dell’Essex Circle. Questi, alleati con i commoners, con altri
aristocratici favorevoli alla loro posizione e con il Parlamento, si stanno opponendo a Charles I,
che per un decennio si è rifiutato di convocare il Parlamento andando avanti con il suo personal
rule. Quando per motivi economici si degna di convocato lo farà con un atteggiamento disastroso
che porterà allo scontro finale.

La questione fondamentale parte dal Conte di Essex e finisce con suo figlio, che nel 1642 alza la
bandiera che era stata del padre, quindi non la sua personale, e farà semplicemente una difesa
dell’istituzione parlamentare, il che finirà per portare alla prima democrazia dell’occidente. 

Tutto il discorso rivoluzionario che Kisery tanto temeva e da cui cerca di difendere la sua lettura
dell’Amleto, il discorso di seething rebellion and oppositional radicalism, in realtà, non sussiste. C’è
sì un’opposizione, si arriva addirittura a uno scontro (Charles I non era né Elisabetta né James I,
che si era comunque riuscito a barcamenare nella situazione) ma è un discorso costituzionale. Si
tratta del retroterra che consente all’Inghilterra di salvare l’istituzione parlamentare e istituire la
prima democrazia occidentale.

Ci sono ovviamente modelli: non solo le pòleis greche, non solo l’esempio della repubblica
romana, ma anche l’esempio contemporaneo di Venezia! Sarebbe in effetti da mettere più in risalto
la relativa forma di democrazia che c’era a Venezia, il cui doge non imponeva assolutamente una
forma di assolutismo regio. Questa tradizione europea/occidentale Essex e gli altri la conoscono
bene, e riconoscere il rapporto tra Shakespeare ed Essex non fa di Shakespeare un terribile ribelle
come temerebbe Kisery: porta invece a capire l’adesione convinta di Shakespeare al gruppo
(convinta come quella degli altri membri, d’altronde).

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Non è che per salvare Shakespeare da una luce di radicalismo serva ignorare la figura del Conte
di Essex, anzi: il Conte di Essex ci ha fatto due doni enormi. Ci ha donato la linea politica che poi
salverà il parlamento e ci ha donato lo stesso Shakespeare! Si capisce perché i due andavano
d’accordo, perché collaboravano così bene. Apprezzavano e condividevano le rispettive posizioni
politiche, le ideologie – basti ricordare che il Conte di Essex, la notte prima del suo Rising, manda i
suoi uomini a vedere uno spettacolo teatrale di Shakespeare.

Si capisce anche perché Amleto sia così ricco e perché contenga le tre definizioni del teatro, che
sono spesso state ignorate. Queste tre definizioni danno una definizione del teatro che per Kisery
è assolutamente straripante: per lui il teatro serviva solo come scuola di capacità oratoria per i
frequentatori di bettole, serviva a dare un’infarinatura generale sulla vita politica e rendere capace
chiunque di saperne un po’ discutere quando si ritrovava nelle trattorie a bere e mangiare con gli
amici. Kisery cerca di ridurre Shakespeare a un livello infimo, e lo si può descrivere solo come
biased, vittima di un destructive bias. 

Ma d’altra parte il pregiudizio distruttivo ha investito a lungo Shakespeare, anche perché finché
non si capiva in quale contesto Shakespeare potesse avere acquisito le competenze e la
consapevolezza socio-storica contemporanea che dimostra, fino a che il paradosso della
authorship non si fosse risolto, era anche comprensibile dubitare. Ma una volta che questo viene
chiarito, il problema non dovrebbe più porsi!

MOMENTO DI SINTESI
con riferimento alle tre definizioni di teatro che Shakespeare dà nell’Amleto.

Prima definizione

Definizione più ambiziosa sotto certi profili, tanto che la mette in bocca a un politico, che in quanto
tale se ne intende di diritto (Atto II Scena II vv. 395):

“For the law of writ and the liberty, these are the only men.”

Una sintesi e allo stesso un mandato di intenti legato alla competenza giuridica di cui Shakespeare
parla nell’Amleto, il testo più ambizioso perché nel segno di Essex, che aveva sostenuto questo
uso del teatro, per lui era un luogo di dibattito fondamentale.

Questa definizione trova applicazione nell’Amleto. Si fa riferimento a diversi processi. Il duello


finale di fatto si costituisce come un sostituto della vendetta che Amleto ha rinunciato a compiere
(anche perché in fondo Amleto non avrà mai prove dell’omicidio di suo padre da parte di Claudio),
quindi attraverso due accidental judgements, che chiede a Orazio di comunicare ai posteri
assieme a tutta la vicenda che ha portato a quella situazione, punisce Claudio per due cose
provate, per cui Laerte lo accusa pubblicamente: di aver messo il veleno nella coppa e nella
spada. Sono in fin dei conti le cause della morte di tutti, dell’intera famiglia reale e degli amici
coinvolti.

I due accidental judgements sono interessanti non solo per il ragionamento giuridico che c’è dietro,
cosa che lei ha già spiegato nell’articolo che ha pubblicato nel 2012, ma Kisery, che scrive nel
2016, le dà ragione citando un dettaglio di cui lei non aveva parlato e che ora deve aggiungere:
Kisery ricorda un dettaglio presente nell’Amleto di Belleforest. Amleth si proclama “de iure king,
the true undoubted heir of the valiant and virtuous king Horvendille” (suo padre, nella vicenda
originaria), e spiega a sua madre: “If I lay hands upon Fengon (quello che nell’Amleto diventerà
Claudio), it will never be felony nor treason. He been never my king nor my lord, but I shall justly
punish him as my subject.”

C’era già questo chiarimento! Non conosciamo bene il contesto né su che basi Amleth possa dire
di essere il legittimo erede al trono, non conosciamo i dettagli giuridici delle elezioni di Horvendille.
La posizione dell’Amleto shakespeariano, invece, l’abbiamo chiarita quando, di ritorno
dall’Inghilterra, aveva le prove della congiura che Claudio aveva ordito contro di lui e aveva quindi

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le prove del fatto che Claudio fosse un assassino e ne aveva parlato con Orazio, che aveva
confermato le sue parole.

Il ragionamento della professoressa trova quindi conferma nel fatto che c’era un antecedente
giuridico molto consapevole nell’Amleto di Belleforest; il quale d’altra parte, come Kisery ricorda,
era molto attento a problemi costituzionali, diritti di successione, etc. Quindi si tratta di un
argomento che Shakespeare riprende (complicandolo un po’), e che spiega sia la sostituzione
della vendetta con la giustizia, sia il meccanismo che permette ad Amleto di fare quello che fa
come atto di giustizia.

La seconda questione giuridica che viene messa in risalto è che ci sono riferimenti a vari processi
giuridici. Per esempio, Claudio spiega come mai non ritiene di poter citare Amleto in tribunale per
la morte di Polonio: non può fare questo affronto alla regina, innanzitutto, ma c’è anche il fatto che
Amleto gode di una tale popolarità che la cosa gli si potrebbe ritorcere contro.

Tema del giudizio e del rapporto tra l’esercizio della giustizia (judgement) e il contesto sociopolitico,
ricordato in più occasioni come possibile limite che può distorcere i risultati di un processo. Infatti,
quando nell’Amleto si fa riferimento al coroner che ha consentito la sepoltura di Ofelia in Campo
Santo, viene detto apertamente ai becchini che se non si fosse trattato di una nobildonna questo
permesso non sarebbe mai stato ottenuto.

C’è un quarto riferimento: al processo di Hales, il famoso giudice che si era annegato. Si tratta di
un esempio non dell’incidenza dell’opinione pubblica sul processo, quanto di un vero e proprio
problema giuridico, perché si finiva col fare un’ingiustizia per applicare la legge: avevano quindi
cercato un escamotage per evitare questa cosa. Ci sono, quindi, dei limiti all’applicazione delle
leggi, una certa ironia, e ne discutono i becchini! Loro sono consapevoli – dicono che siamo tutti
discendenti di Adamo quindi tutti con lo stesso grado di aristocrazia.

Il quinto elemento che va collegato con la competenza giuridica riguarda i due teschi che
compaiono nel cimitero quando il becchino sta scavando la fossa per Ofelia. Amleto li commenta
entrambi come se si trattasse di due avvocati, esperti di giurisprudenza. Il primo sarebbe un
avvocato che avrebbe fatto causa per sinodia, avrebbe quindi discusso persino con Dio; il secondo
teschio invece viene attribuito a un esperto di legge che si occupa di grandi proprietà, ritornando
quindi al tema della disuguaglianza sociale che tornerà più forte e netto nel King Lear.

Sesto elemento che mette in risalto l’importanza della capacità di discutere: la gara di wit tra i
becchini, mostra che i problemi di diritto appassionavano un po’ tutta la società inglese (Kisery
ingigantirà questo aspetto secondario per ridurre tutta l’opera di Shakespeare alla passione per il
dibattito politico).

In questi sei punti, che rispondono alla definizione del teatro data da Polonio, emerge chiaramente
quanto sia importante il riferimento alla legge all’interno del testo.

Seconda definizione

Riguarda i personaggi storici dell’epoca: riferimenti sul piano politico.

[...]Good my lord, will you see the players well


bestowed? Do you hear, let them be well used; for
they are the abstract and brief chronicles of the
time: after your death you were better have a bad
epitaph than their ill report while you live.
(Atto II Scena II vv.513)

 Amleto – Conte di Essex.


Ha già elencato in quindici punti in che modo sia ovvio che Amleto si riferisca al Conte di
Essex. Questo teatro nasce per i competenti, per i judicious, che sono i più indicati per
capire i riferimenti ai personaggi storici contemporanei. Ovviamente però può rivolgersi

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anche ai becchini che si appassionano all’argomento, ma non sono loro il pubblico di
riferimento, non sono loro il target.

 Claudio – Robert Cecil.


Robert Cecil era in fin dei conti solo un uomo di stato, un segretario di Stato e un tesoriere,
mentre Claudio era un sovrano: come fa a stare in piedi il parallelismo?

I) Cecil, negli ultimi anni, in cui Elisabetta stava male, soffriva di anoressia, aveva
sostanzialmente preso il potere, tanto che un ambasciatore veneziano (molto attento alle
questioni diplomatiche all’estero) aveva definito il periodo come Regnum Cecilianum

II) Abilità diplomatica: Claudio e il suo rapporto diplomatico con la Norvegia; il suo modo di
gestire la potenziale ribellione di Amleto quando capisce che gli è ostile; la cortesia
apparente con cui tratta tutti (Rosencrantz e Guildenstern, Amleto, Laerte), il suo sfuggire
ogni possibilità di scontro aperto; tutto ciò corrisponde allo scheming machiavellico di Cecil,
ampiamente commentato dagli storici; al suo aperto sostegno alla corona e alla
successione (manterrà la sua posizione di uomo di stato anche con James I); la sua
concezione che i sudditi vadano strumentalizzati ai fini del potere

 Polonio – William Cecil (Lord Burghley)


Polonio è un servitore fedele della corona, mantiene una sicura subordinazione, così come
Lord Burghley aveva sempre riconosciuto la sovranità di Elisabetta – Elisabetta stessa era
diversa da quella con cui aveva a che fare Robert Cecil, solo dopo i 70 (quindi in
concomitanza con Robert Cecil) comincia a perdere colpi.
o Polonio rimanda a William Cecil anche per l’età! Diventa chiaro quando si fa
riferimento al suo periodo di dotage. Essex stesso aveva cercato di mettere William
Cecil un po’ da parte nella speranza di diventarne l’erede anche per una questione
di età.

 La storia ritorna con evidenza anche nell’interesse per la Danimarca, parallelo all’interesse
inglese per la Scozia, così come per il tema della successione. La successione norvegese
di Fortinbras, re di uno stato minore ma confinante con la Danimarca, corrisponde alla
successione del re scozzese, stato minore ma confinante con l’Inghilterra: in tal senso il
consenso di Amleto rispecchia il consenso di Essex.

 Rapporto tra sovrano e suddito.


Lo vediamo nel rapporto con Rosencrantz e Guildenstern, con Osric, con Laerte: Claudio
strumentalizza tutti, in particolare Laerte, nonostante sia il più elevato dal punto di vista
della scala sociale. Ha un rapporto molto invadente con loro, di assoluta supremazia della
corona, gli altri sono servi.

 Amleto riconosce il concetto di merito nel suo rapporto con Orazio, esattamente come era
solito fare il Conte di Essex, per il quale il merito era il principio fondamentale di valutazione
dell’altro e della sua utilità sul piano storico-politico.

 Spiccano anche le figure delle due donne, Ofelia e Gertrude, due donne la cui passività si
rivela essere suicida in ultima analisi.

Terza definizione

Definizione riconosciuta in senso psico-antropologico, più che in rapporto alla storia. È


applicata in modo molto vasto nell’Amleto.

Be not too tame neither, but let your own discretion


be your tutor: suit the action to the word, the
word to the action; with this special o'erstep not

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the modesty of nature: for any thing so overdone is
from the purpose of playing, whose end, both at the
first and now, was and is, to hold, as 'twere, the
mirror up to nature; to show virtue her own feature,
scorn her own image, and the very age and body of
the time his form and pressure.
(Atto III Scena II vv.15)

 Il rapporto tra padre e figlio


Amleto padre-Amleto figlio; Polonio-Laerte; Polonio-Ofelia; Claudio-Amleto. Sono tutti
messi a fuoco con le relative strutture che dipendono dal contesto. Qui il padre ha sempre
un po’ il desiderio di inghiottire, controllare il figlio: dal caso minore di Polonio che cerca di
controllare Laerte e influenza Ofelia ordinandole come gestire il suo rapporto personale con
Amleto; fino ai casi più clamorosi, come Amleto padre che pensa solo ed esclusivamente
alla propria vendetta.
Tutti questi rapporti sono modificati dal contesto storico, dal discorso del potere: tanto la
vendetta del padre di Amleto, quanto il comportamento di Claudio, quanto Polonio, che si
comporta con i figli non in vista del suo ruolo di padre, ma in vista del proprio ruolo politico
a corte.

 Il rapporto tra madre e figlio


Gertrude ama Amleto, fino al punto di scegliere quasi consapevolmente la coppa
avvelenata, che sarebbe stata destinata al figlio. Questa scelta non è dettata da
un’ingordigia di Gertrude, ma dal dubbio che lei comincia ad avere: interviene, sapendo che
forse si sta suicidando, e mettendo anche a prova suo marito.

 Il rapporto di coppia
Amleto padre con Gertrude, che avevano un rapporto di freddo rispetto, ma sicuramente
non avevano avuto sto gran rapporto affettivo;
Claudio con Gertrude, che avevano un rapporto di vera attrazione – Claudio stesso lo
confessa a Dio, dicendo che non solo non sa rinunciare alla corona, ma non sa rinunciare
nemmeno alla regina. In questo caso l’interesse per il potere e l’attrazione per Gertrude
coincidono;
Amleto con Ofelia, il cui rapporto viene rovinato dal contesto storico-politico in cui si trovano

 Il rapporto di amicizia
Amleto e Orazio: Orazio è pronto a dare anche la vita per l’amico
Amleto e Rosencrantz & Guildenstern: pur partendo da una base di amicizia “storica” sono
pronti a dare la vita di Amleto, invece che sacrificarsi loro stessi per lui! E tutto per obbedire
alla corona in vista di possibili premi e riconoscenze da parte della corona

 Opposizione tra court e country


Seems, madam! nay it is; I know not 'seems.' : famosa frase di Amleto contro la flattery e la
finzione, comportamenti tipici dei cortigiani così come le forti ironie che Amleto fa nei
confronti di Osric, tipico cortigiano menzognero.
Apprezzamento, invece, per Orazio, che è l’antitesi di Osric.

 Rapporto fratello e sorella


Ofelia e Laerte sono affezionati l’uno all’altra, uno dei motivi per cui si lasciano facilmente
piegare all’uso di Claudio, lui, e al rifiuto di Amleto, lei.

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