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STUDI E PROBLEMI

DI CRITICA TESTUALE
diretti da alfredo cottignoli, emilio pasquini,
vittorio roda e paola vecchi

fondati e già diretti da r. raffaele spongano

82
aprile 2011
i semestre 2011

pisa · roma
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STUDI IN ONORE
DI VITTORIO RODA
sommario

Per Vittorio Roda 11


Bibliografia degli scritti di Vittorio Roda 13
Bruno Basile, L’aquila, icona divina della giustizia nel cielo di
Giove 21
Loredana Chines, Voli petrarcheschi 39
Renzo Rabboni, La correzione del Cesare di Antonio Conti.
Con una lettera inedita di Carlo Rinuccini a Cornelio Bentivoglio 49
Bruno Bentivogli, Metastasio, Da Ponte, Leopardi : note sul-

l’Araba fenice 57
Alfredo Cottignoli, Alessandro Manzoni giacobino : Del  

Trionfo della Libertà 73


Claudio Milanini, Il Meneghin repubblican di Carlo Porta 87
Andrea Campana, Una lettura sensistica del primo Leopardi :  

l’Analisi delle idee di Mariano Gigli 99


Riccardo Tesi, Due note sintattiche all’Ultimo canto di Saffo 107
Rossella Bonfatti, Palinsesti danteschi di primo Ottocento :  

l’Atlante di Flaxman nell’edizione Stella-Pistrucci 115


Andrea Battistini, Minime escursioni darwiniane 133
Lucia Rodler, L’uomo delinquente di Cesare Lombroso tra an-
tropologia e letteratura 145
Pierluigi Pellini, La « fêlure » fra Zola e Deleuze. Una nota su
   

scienza, letteratura e metafora 161


Giampaolo Borghello, Quattrocento panini imburrati. Una
noterella collodiana 175
Alessandro Merci, Dante nella poesia italiana tra ’800 e ’900.
Note sull’intertestualità da Carducci a Gozzano 183
Marco Veglia, Appunti su filologia e diagnostica in Augusto
Murri 199
Francesco Citti, Due traduzioni oraziane giovanili di Giovan-
ni Pascoli 211
Paola Vecchi Galli, Postille d’autore, da Petrarca a Myricae 221
Maria Gioia Tavoni, Da lettere inedite e da paratesti : novità

sulle antologie italiane di Giovanni Pascoli 233


Luciano Curreri, Due ‘paradigmi’ per ‘leggere al futuro’ 245
10 Sommario
Alberto Bertoni, Gian Pietro Lucini fra scienza e letteratura 255
Emilio Pasquini, Una postilla sul male di vivere 263
Angelo M. Mangini, Murnau or Never. Note sui Sei perso-
naggi cinematografici del 1928 271
Claudia Sebastiana Nobili, I giganti della montagna : ipo-  

tesi per un’incompiuta 285


Gian Mario Anselmi, Storie, storiografia e memoria in Gadda 297
Fabio Marri, Cavani, Guanda, Delfini : scartafacci per una « cri-
   

tica testuale »

305
Paolo Briganti, Sulle tracce di Bertolucci. Le Lettere provin-
ciali di « Brogio »
   
319
Sabine Verhulst, Brancati antologista : i « piaceri » del paratesto
     
331
Anna Luce Lenzi, Silvio D’Arzo, buon compagno dalle impreve-
dibili sorti 339
Gino Ruozzi, Metamorfosi e doppio in Ennio Flaiano 355
Ezio Puglia, L’ostacolo della materia nella Virgilia di Giorgio Vi-
golo 363
Niva Lorenzini, Diarismo come poesia : intorno alla scrittura di

Antonio Porta 373


Stefano Calabrese, Creatività e innovazione morfologica nella
letteratura per l’infanzia 383
Indice dei nomi (a cura di Rossella Bonfatti) 395
cavani, guanda, delfini :  

scartafacci
per una « critica testuale »
   

Fabio Marri
«
V enticinqu ’ anni ! Sono vecchio ! Sono / vecchio ! ». Fu il testo
   

di una cartolina di buon compleanno mandatami da Vittorio


e Giovanna Roda, nell’epoca che il Gozzano declamato da Umberto
   

Pirotti agli studenti di Lingue era passato in proverbio. Tempi che


oggi la lontananza tinge di azzurro, avendo fortunatamente cancel-
lato dalla memoria le cose meno piacevoli, e lasciandovi invece le
passeggiate del mezzogiorno fino a casa di Fiorenzo Forti, prose-
guite poi sotto la guida di Vittorio, grazie a cui Alfredo Cottignoli ed
io scoprivamo luoghi sconosciuti di Bologna ; la sportività del nostro

Virgilio nell’ammettere l’anteriorità del Compianto sul Cristo mor-


to del modenese Guido Mazzoni rispetto all’analogo del bologne-
se Niccolò dell’Arca in S. Maria della Vita (e quanto ad orgoglio di
campanile, Vittorio lo stimolava citando una tela sullo stesso argo-
mento di Bonascia da Modena : « non conosco altri quadri suoi, ma
   

quello è notevole »). Poi, i due forestieri mangiavano da Pippo in via


Marescalchi, milleduecento lire compreso un quarto di vino sfuso


(era pur sempre un centesimo del nostro stipendio), mentre Vitto-
rio prendeva il bus per via Vermiglia (chissà se ho ancora la piantina
che mi schizzarono lui e Giovanna, per farmici arrivare scendendo
alla fermata dell’Upim di via Fossolo). La sera a casa, dimenticati per
qualche ora i personaggi di via Zamboni 38 (« per Gino, daremmo

Natale e milioni ! », era il calciomercato dei bidelli proposto da Vit-


   

torio), ci aspettavano altre gioie : l’arrivo, in breve giro di anni, dei


nostri primogeniti, Alberto, Lorenzo, Costanza ; poi, a ruota, dei se-


condi nati. Che speranze, che cuori.


Pure rimangono, come tracce che hanno incanalato i nostri studi
e li dirigono ancora (malgrado tempi, stili e saperi accademici siano
molto cambiati), gli insegnamenti dei maestri : di primo grado per

Vittorio e Alfredo, di secondo per me, Raffaele Spongano. Tra gli


ultimi scolari di Spongano, certo tra i più exlege, c’era un prete mo-
306 Fabio Marri
denese ormai maturo, don Ferdinando Gatti : nato nel ’24, si laureò il  

mio stesso anno, lui quasi cinquantenne, con una tesi dal titolo sem-
plice : Guido Cavani. Relatore Spongano, correlatore Emilio Pasquini ;
   

nella commissione di laurea, Orlandelli, Petroni, Capitani, Fumagal-


li, Bronzino, Nicolini. Quasi tutti ormai mancano all’appello, come
lo stesso don Gatti, che un incidente d’auto ha portato via l’ultimo
dell’anno 1982. La copia della tesi spettante al relatore è finita in mie
mani, passandomi il testimone della passione per Cavani. Che come
poeta non passerà alla storia : e lo vide lucidamente Spongano, in

una lunga nota vergata con la leggendaria biro rossa su un margine


di pagina (80). Doverosamente la ripropongo, come estremo tributo
a uno stile critico ben degno dell’allievo di Momigliano. Si chiedeva
don Gatti : « Possiamo considerare il Cavani un grande poeta ? ». Nota
       

a margine : « Basterebbe la domanda senza il “grande” ». Prosegui-


     

va il laureando : « La risposta è certamente negativa. […] Forse […]


   

manca il messaggio nuovo ». Altra nota marginale : « giusto ». Ma il


       

reverendo trovò un salvagente nella « poesia religiosa », trascriven-    

do con encomio la più celebre lirica cavaniana, l’Ave Maria. Il laico


Spongano non si fece però impressionare, e annotò :  

Non pare : i suoi versi religiosi non sono diversi dagli altri suoi ; sono effu-
   

sioni, confessioni, considerazioni, ricordi, che indicano mestizia e raccogli-


mento, ma allo stato sofferto e vissuto, pratico, non poetico : materia di po-  

esia, ma l’autore non ha avuto la virtù, il dono di farne poesia e si è sempre


ingannato che confessare e attestare i propri sentimenti fosse già fare poe-
sia. Gli manca la forza, il dono o la capacità di tradurre la confessione e sof-
ferenza in visione, la capacità della traduzione lirica. Le concessioni fattegli
dalla critica sono perciò rimaste quasi sempre niente più che un attestato di
benevolenza : meritato come tale, ma non come impostazione d’un tema

critico. Tutto quello a cui può giungere il Cavani è la maniera, il sentimen-


to : la dolcezza sentimentale, che don Gatti scambia per religiosità.

Finalmente, la tesi passa al capolavoro, il romanzo Zebio Còtal : e  

risulta più convincente. Quando il laureando scrive : « il libro si leg-    

ge tutto d’un fiato, e quel che è più importante, si rilegge ancor


più volentieri », Spongano conclude : « potrei dire lo stesso di que-
     

sta tesi ». Rivista con attenzione fino alla fine, se a p. 184 il relatore

aggiunge una virgola a completare un inciso poetico (di Cavani,


non di Gatti !), mentre a 186 sottolinea con la ‘bisciolina’ un ver-

bo cavaniano che non gli piace : « la sua voce [del fiume] che frilla
   
Cavani, Guanda, Delfini: scartafacci per una «critica testuale» 307
nel fluire » ; senza dire di altre sviste dattilografiche puntualmente
   

emendate.
Su Cavani, nella miscellanea dedicata a Spongano trent’anni fa,
compii un approccio che si ispirava dichiaratamente alla tesi di don
Gatti ; seguirono altri saggi, culminati nella pubblicazione, del 2008,

dello Zebio Còtal riportato alle volontà dell’autore, secondo la linea


tracciata nel 1981. 1 Ma, se per il romanzo maggiore credo di non

aver altro da dire, resta ancora da precisare una storia culturale di


una petite capitale letteraria quale fu la Modena tra le due guerre,
culla non solo di Cavani ma anche dei suoi quasi coetanei (più gio-
vani di otto e dieci anni) Ugo Guanda(lini) e Antonio Delfini. Ho
voluto far partire questa ricerca da una serie di scartafacci, quasi mai
toccati dal fuoco dell’arte, eppure utili, o addirittura importanti, per
riannodare una serie di legami che critica e storiografia di ieri non
hanno posto in sufficiente rilievo. 2 Confesso che una parte delle mie

modeste scoperte nasce dal riesame di carte che già a principio degli
anni Ottanta erano cadute sotto lo sguardo mio e dei miei collabo-
ratori all’allestimento del convegno Per Guido Cavani del 1982, ma di
cui avevamo guardato solo il dritto e non il rovescio, solo il testo e non
il paratesto. C’eravamo cioè preoccupati di ordinare le migliaia di
abbozzi letterari di Guido Cavani – consegnati a quaderni, foglietti,
carte riciclate d’ogni genere – attribuendo peso minore al supporto
cartaceo su cui gli abbozzi erano vergati, che invece ha qualcosa da
svelare. Comincio da un testo a stampa : il romanzo postumo di Ca-

vani Creature, cui l’autore si applicò dal 1963 fino alla morte nel ’67,
e che venne pubblicato per iniziativa delle sorelle Ines e Laura nella
scorrettissima stampa Il fiume e altri racconti (Padova, Rebellato,1970,
pp. 457-550). Il cap. iv sembra faccia al caso nostro, soffermandosi

1  Si vedano, a mia firma : Correzioni di Guido Cavani a Zebio Còtal, in Studi in onore di Raf-

faele Spongano, Bologna, Boni, 1980, pp. 525-554 ; Ancora sulla revisione di Zebio Còtal, in Per

Guido Cavani, Modena, Mucchi, 1983, pp. 59-74 ; Guido Cavani, come voleva essere, postfazione

di Guido Cavani, Zebio Còtal, Pavullo, Coviliarte (stampa Pontecchio Marconi, Digi Graf ),
2009, pp. 221-247.
2  Con la parziale eccezione di Stefano Calabrese, Guanda e la cultura modenese (1926-
1934), in Andrea Battistini (a cura di), Aspetti della cultura emiliano-romagnola nel ventennio fa-
scista, Milano, Angeli, 1992, pp. 81-134 (e anche come capitoli vi-vii di Idem, L’esilio del flâneur.
La provincia di Delfini, Guanda e Zanfrognini, Pisa, Pacini, 1992, pp. 101-122), che sottovaluta
Cavani e ignora Creature, ma si vale di altri documenti d’archivio per il suo ritratto dell’am-
biente letterario locale.
308 Fabio Marri
sui due personaggi di Anselmo ed Eleuterio (che diverrà sciagurata-
mente Elenterio nella stampa). Questo lo schema dei due personag-
gi, come Cavani lo delineò in un quaderno preparatorio : 1    

Anselmo Rossetti – secondogenito – diciotto anni – alto di statura – robu-


sto – forte con un corpo d’atleta e un viso di ragazzo – lineamenti un po’
grossolani e comuni, castani i capelli alta la fronte il naso prominente, la
bocca piuttosto larga, le labbra sottili e scolorite il viso triangolare – la voce
da baritono la gola grossa da cantante, gli occhi chiari e inespressivi. Do-
po i pasti o durante i viaggi dorme sempre. Un ragazzo robusto con una
testa che senza essere grossa era massiccia – il viso di un bel ovale roseo
– le orecchie un po’ a ventola, il naso potente e fatto bene, i capelli castani
tagliati a spazzola e due occhi d’un verde lacustre.
Eleuterio Sorbelloni – amico intimo di Anselmo – 21 anni – tiratore di
scherma – aveva un fusto da atleta con la schiena lunga, due spalle larghe,
le gambe piuttosto corte da marionetta. Il viso era un mascherone da fon-
tana – larga e massiccia la fronte sotto i capelli biondi con riflessi dorati
riccioluti, pareva cornuta come quella di un satiro. Piccola la bocca : anche  

il sorriso era quello di un satiro – il sorriso sempre ironico – gli occhi viola
non sorridevano mai, lo sguardo duro, i denti caprini. Laureato in scienze
economiche e in mineralogia.
Trascrivo ora, dalla stesura autografa più ampia, 2 il racconto nella  

parte corrispondente alle pp. 483-485 della stampa (dove però molti
particolari saranno espunti) :  

Anselmo aveva scritto la prima pagina del suo primo romanzo ma non ne
aveva ancora costruito la trama : anche il primo capitolo non sapeva co-

me andasse a finire ; non esistendo il fatto non esistevano i personaggi. In


quella pagina l’unico personaggio in terza persona era lui. Il giorno dopo
rileggendo quel poco che aveva scritto gli parve orribile e non riuscì ad ag-
giungervi una riga ; aveva le idee confuse, non si sentiva padrone di quello

che pensava o vedeva, soprattutto non aveva stile e la lingua era sciatta,
senza nervatura. Provò un periodo di avvilimento : scriveva e cancellava,

smetteva di scrivere e leggeva qualche giornale o qualche libro ; poi stanco  

annoiato faceva una scappata al Caffè degli Specchi. 3 Si sedeva a un tavo-


1  Descritto da Eugenio Ragni in Per Guido Cavani, cit., p. 116. Le due tracce saranno poi
trasfuse nella stesura iniziale dell’ultimo romanzo cavaniano, di cui si dà saggio poco oltre.
2  Sono le pp. 27-29 del quaderno n. 4 dell’inventario Ragni, pp. 116-117.
3  Particolari ampiamente confermati in Antonio Delfini, Diari 1927-1961, a cura di Gio-
vanna Delfini e Natalia Ginzburg, Torino, Einaudi, 1982 : p. 7 (17-iv-1927), « Questa sera, dopo
   

cena mi son messo a scrivere una pagina. Ne è venuta fuori una cosa insensata. Volevo scri-
Cavani, Guanda, Delfini: scartafacci per una «critica testuale» 309
lino vuoto sotto il portico, ordinava un tè e in attesa che arrivasse qualche
amico si metteva a guardare la gente che passava.
Un giorno Eleuterio gli disse : – Come andiamo col romanzo ?
   

– Andiamo a rilento – rispose Anselmo – posso anzi dirti che sono fer-
mo. Non riesco a concepire una trama, questo è grave.
– Un’idea di quello che dovrai scrivere l’avrai bene – osservò Eleuterio.
– L’ho ma non mi serve – continuò Anselmo – direi quasi che mi intral-
cia. Spero che la trama salti fuori da sé, diventi una conseguenza di quello
che scriverò.
– Sto per dare le dimissioni dall’incarico – osservò Eleuterio – ma prima
bisogna che trovi un locale per la casa editrice.
– Se t’accontenti il locale l’ho io.
– Dove ?  

– Nel palazzo, in una scala. Si tratta di una stanza dove al tempo che
adoperava i cavalli mio padre teneva i finimenti : ha una finestra sola ma

grande, che guarda nel cortile, ma ci si vede bene. Questa potrebbe servire
come ufficio, naturalmente dopo essere stata messa in ordine ; dopo di che  

un uscio mette in comunicazione con uno stanzone che serviva da fienile


e a te potrebbe servire da magazzino. Riceve luce da un finestrone con una
sola imposta che guarda nel vicolo che passa dietro il palazzo.
– C’è l’impianto della corrente ?  

– Sì, mancano solo le lampadine. Inoltre nello stesso ufficio passa una can-
na fumaria e ci si può mettere comodamente una stufa. Nello stanzone ma-
gazzino invece bisogna fare come si può perché d’inverno è una ghiacciaia.
– A quanto ammonta l’affitto ?  

– Non te lo so dire : bisogna che lo domandi a mia madre.


– Combinato – gridò Eleuterio – andiamo da tua madre a sentire cosa


vuole d’affitto.
Si trattava invece di una somma irrisoria. In pochi giorni la stanza fu
dipinta, fu anche sistemata la stufa. Eleuterio fece portare da casa una vec-
chia scrivania, un tavolino, un divano, la macchina da scrivere e tante altre
cose che avrebbero potuto servirgli in seguito.
– Il fortino è sistemato – disse con Anselmo – spero che non te ne avrai
a male se qui dentro condurrò qualche ragazza ; anzi, quando si inizierà la

mia attività dovrò tenercela sempre.

vere una novella. Non riesco mai ad imprimere il mio pensiero in qualche cosa. Non faccio
mai niente di buono. Ho bevuto a<l> caffè, tre bicchieri di vino con Ciarlantini » [Guanda].

Di nuovo l’11-iv-1928 (p. 49) : « E tristezza delle tristezze non ho più idee, quando ho la penna
   

in mano non so che devo buttar giù e tutti gli sforzi che faccio con la testa non valgono nien-
te. Speriamo che passi presto e che il mio tanto sperato libro divenga finalmente una cosa
vera, e se non pubblicato… almeno scritto ».  
310 Fabio Marri
– Tu sei un maestro in questo campo – rispose Anselmo – ed io mi fido
di te.
La casa editrice fu inaugurata con un trattamento e con un po’ di tram-
busto fra amici ; poi il giorno dopo Eleuterio vi condusse la fidanzata uffi-

ciale, che gli serviva già da moglie, 1 poi gli altri giorni le altre ragazze che

aveva sottomano. Era un sensuale gelido senza cuore. Amava soprattutto


le occasioni facili che non costavano danaro ; approfittava di tutte senza

coscienza – minorenni, donne sposate – donne che in certi casi ricorreva-


no a lui per avere un consiglio o un aiuto. La donna per lui era una preda,
le desiderava senza amarle ; raggiunto lo scopo l’abbandonava senza pie-

tà. – Non è colpa mia – diceva con quelli che gli facevano osservare certe
cose – questo istinto è più forte di me. Capisco che sbaglio, che finirò per
rovinarmi, ma sento che in natura la mia posizione precisa è questa, debbo
cioè sbagliare e rovinarmi facendo delle porcherie.
[…]
Eleuterio un giorno gli disse : – Ho già rotto i ponti col partito dopo una

lite furibonda col federale. La tessera gliel’ho strappata in faccia. Ora sono
esonerato da tutti gl’incarichi ed aspetto la liquidazione che mi spetta per
le mie prestazioni. 2 […] Ora io non sono più un gerarca, ma semplicemen-

te un editore, ho delle grandi idee rinnovatrici.


– E te le lasceranno mettere in attuazione ?  

– Se mi metteranno dei bastoni fra le ruote 3 stamperò i miei libri alla


macchia.
– Avrei voluto essere io il primo ad essere pubblicato da te, ma sono ap-
pena arrivato alla terza pagina del romanzo. Per accontentare mia madre
sono costretto a mettermi a disposizione del fattore e a seguirlo in tutti i
mercati più importanti della provincia per imparare a trattare le bestie coi

1  L’inciso è cassato con un tratto orizzontale, come buona parte delle frasi da « A quanto  

ammonta » fin qui.


2  Sulle sanzioni, inizialmente severe, inflitte a Delfini e Guanda dopo l’uscita de « L’Arie-  

te » (tra cui l’espulsione di Guanda dal Partito e la sospensione del « Cenacolo fascista di
   

Cultura e Arte » fondato nel novembre 1926 e presieduto da Guanda) informano i Diari di

Delfini, cit., p. 15. Sui calcoli economici di Guanda cfr. p. 48 (8-10 marzo 1928) : « Del resto
   

Guandalini ha ragione quando si ritira, dopo aver proposto grandi audacie ; poiché si deve

pensare che non ha denaro per vivere e che la minima grandigia ch’egli faccia, gli può costa-
re il piccolo posto che occupa ai sindacati (L. 300 mensili : buona parte del suo pane) : sempre
   

per opera di capi fascisti modenesi i quali gli son sempre addosso per invidia ; ché Guandalini

è un ragazzo intelligente ! ».
   

3  Locuzione cara a Guanda, che la usò anche nel programma del « Cenacolo » : « chiedo
       

soltanto che nessuno metta bastoni fra le ruote, mentre informo che le ruote sono molto
robuste » (Stefano Calabrese, art. cit., p. 108). Due lettere di Guanda a Delfini, scritti alla

vigilia dell’apertura del Cenacolo (novembre 1926) sono edite da Stefano Calabrese in
Antonio Delfini verofinto. Una metalessi italiana, Udine, Forum, 2007, pp. 16-19.
Cavani, Guanda, Delfini: scartafacci per una «critica testuale» 311
mercanti. Se tu sapessi come queste cose mi rendono infelice. L’agricol-
tura l’ho sempre odiata e l’odor di stalla mi ha sempre nauseato, eppure
bisogna che mi abitui, sono l’unico maschio.
– Tua madre è una donna saggia. – osservò Eleuterio – Se devi allenar-
ti ad amministrare i tuoi beni per conservarli, devi abituarti a tutte que-
ste piccole miserie, anche all’odore di stallatico, sissignori, specialmente
all’odore di stallatico. In quanto al tuo romanzo non preoccuparti : pochi  

sanno che stai scrivendolo, nessuno lo aspetta, hai quindi a tua disposizio-
ne tutto il tempo che vuoi per fare una porcheria perfetta.
È evidente che qui si adombra la nascita della casa editrice Guanda
e la sua collocazione in alcuni locali del palazzo Delfini di corso Ca-
nalgrande a Modena, all’incirca nel periodo in cui Delfini stava scri-
vendo il suo primo romanzo, che divenne Il fanalino della battimonda,
buttato giù fra il 1933 e il ’34, ma giunto alla pubblicazione solo nel
1940 e non presso Guanda. 1 Senza dubbio, Cavani abbozzò Creature

dietro l’impulso di un doppio sentimento di frustrazione : sia verso  

Delfini, che dopo morte godé di un successo verosimilmente ‘dro-


gato’ le cui ragioni intrinseche, stilistiche, il buon Guido non era in
grado di capire ; sia verso Guanda, per le motivazioni che lo stesso

Delfini aveva esposto nel manifesto del ’62 All’editore GUANDA : 2 « Il      

poeta modenese Guido Cavani, oggi stampato da Feltrinelli, è invec-


chiato a impacchettare libri della tua casa editrice ».  

Ridiscendo agli inizi del rapporto fra i tre, quale è documentato


da fonti pubbliche (segnatamente, i giornali) e private, che spesso si
integrano : come la lettura di poesie di Cavani « simpatico poeta del
   

popolo » ad opera di Guandalini, riferita nel diario di Delfini a prin-


cipio del marzo 1928, 3 e confermata da resoconti cronistici dei tardi


anni Venti e Trenta. Il « Resto del Carlino », per esempio, nella crona-
   

ca modenese del 27 aprile 1928, sotto il titolo di Il poeta Guido Cavani,

1  Tanto la Nota finale alla stampa di Firenze, Edizioni di « Rivoluzione », 1940, quanto il
   

Preambolo giustificativo alla ristampa di Milano, Lombardi, 1993 (pp. 71-72), e la relativa Introdu-
zione di Cesare Garboli (p. ix) precisano che la prima parte del libro fu scritta nel gennaio
1933, la seconda nel novembre ’34, « al i piano di casa Delfini sul corso Canalgrande n. 21 » ;
     

la prima lettura pubblica sarebbe avvenuta « in una saletta del Caffè Nazionale, nel gennaio

del ’34 ».

2  Cfr. Orianna Baracchi, Guanda scrittore, « Atti e Memorie della Deputazione di Storia

patria di Modena », s. x, vol. xii, 1977, pp. 205-214 (il manifesto, tirato in 50 copie, è riprodotto

a p. 209).
3  Antonio Delfini, Diari, cit., p. 46 ; cfr. Stefano Calabrese, art. cit., p. 111.

312 Fabio Marri
riferì che Guandalini, « segretario provinciale del Raduno, ha pre-

sentato ad un pubblico di studiosi e d’artisti un giovane e valoroso


poeta concittadino : Guido Cavani. Il Guandalini, premesso un breve

cenno sulla vita di dolore e di sogni dello sconosciuto poeta, ed un


sintetico esame critico sulla copiosa e forte produzione dello stesso,
ha letto per di lui incarico alcune fra le più belle pagine ancora ine-
dite del Cavani ». Segue l’elenco di quindici componimenti, col com-

mento finale (non firmato) che « in Modena nostra un poeta non ha


mai riscosso un consenso ed un successo così caldo ». L’evento non  

fu unico, come appare dal controcanto del Delfini diarista. 1 Cavani,  

allora trentunenne, poteva ben dirsi « sconosciuto », pur avendo al


   

suo attivo una prima raccolta di versi, le Liriche campagnole stampa-


te nel 1923 dalla Tipografia Immacolata Concezione ; ma durante i  

diciassette anni intercorsi tra questa pubblicazione e la sua seconda


raccolta poetica (che a quasi tutti apparve come l’esordio), i Lumi di
sera cui Guanda avrebbe apposto il suo marchio editoriale (e che a
Guanda sono dedicati), riempì fogli e quaderni e materiali di riuso
con la sua larga e scolastica grafia a penna. Quasi tutti i testi citati dal
« Carlino » (come Il sabato santo, che racconta un’esperienza vissuta
   

nella Grande Guerra, e che più tardi sarebbe stata trasfusa nel rac-
conto La gavetta ; o il poemetto in stile pascoliano Il fabbro di Corsello)

sono stati recuperati tra le carte conservate dalle sorelle di Cavani e


non comprese nella Raccolta Cavani oggi alla Biblioteca Estense ; 2 da    

esse estraggo quanto fornisca notizie sui rapporti tra i due giovani
modenesi e l’ambiente circostante.
Abbiamo novità relative ai primordi dell’attività editoriale di
Guanda, immediatamente a ridosso dell’« autoedizione » Ballate delle
   

streghe, il cui finito di stampare « per i tipi della Cooperativa tipogra-


1  Delfini (che nei Diari ha un atteggiamento quasi sempre ostile nei riguardi di Guanda/
Ciarlantini) introducendo alla menzione della lettura di Cavani del marzo scriveva : « Giuro    

che alla sera non andrò più al Cenacolo e poi finisco sempre coll’andarci e col disgustarmi
a trovarmici in mezzo : poiché ho riconosciuto che quasi tutti quei letteratucoli, poetomani

non è che gente di scarso valore. E io che sono ? Ma quando si vede della gente che sembra

intelligente, come Guandalini, a leggere delle poesie, vien tanta voglia di ridere ; ché infatti

succede che io finisco sempre, per non litigare, a incominciare delle discussioni » (p. 46).

2  Il lavoro di catalogazione e di parziale edizione delle carte residue fu condotto da due


mie scolare bolognesi, di cui cito le pubblicazioni estratte dalle rispettive tesi : Patrizia  

Franceschini (Le prime poesie ed altri inediti in versi, in Per Guido Cavani, cit., pp. 17-24) e An-
tonella Grandi (L’evoluzione linguistica del Cavani poeta inedito, « Atti e Memorie dell’Acca-

demia di Scienze, Lettere e Arti di Modena », s. vii, vol. iii, 1986, pp. 243-260).

Cavani, Guanda, Delfini: scartafacci per una «critica testuale» 313
fi » è del 30-6-1932 : l’incompiuto sonetto cavaniano Pei monti inariditi
   

dalle frane fu vergato sul verso di una circolare dattiloscritta e ciclo-


stilata, a firma Ugo Guandalini, con data Addi, [sic] 7 Ottobre 1932 – A.
x°, e intestazione Casa Editrice a.f.i.l. – Modena – via Emilia Est, 68.
Leggiamola per intero :  

Carissimo,
in occasione del Decennale della Rivoluzione verrà lanciato in tutta Ita-
lia il Romanzo “il santo manganello” del Camerata Andrea Anghinoni,
Segretario Politico del Fascio di Marcaria, in cui si esalta lo squadrismo e in
cui rivivono le nostre più belle giornate.
Editore di tale volume sono io, perciò ho pensato di valermi della Tua
opera per diffondere nel Tuo ambiente presso i tuoi amici e specialmente,
si capisce, fra i Fascisti il magnifico Romanzo.
Il volume lo venderai a 10 lire : a te ne lascio tre per ogni copia venduta.

Te ne mando intanto N° … copie : se ne hai bisogno di altre, chiedimele.


Mi renderai i conti il più presto possibile.


Cordialissimi saluti
(Ugo Guandalini)
Non so se questa edizione (uscita col sottotitolo Romanzo dello squa-
drismo) sia stata la prima curata da Guanda : 1 stando ai repertori del
   

sbn, rimane l’unica opera pubblicata dalla a.f.i.l. Che nel frattempo
si trasferì, come finora si è detto delle Edizioni Guanda, in Corso
Canal Grande 21 (oggi 60), cioè a palazzo Delfini, secondo quanto
apprendiamo da una nuova circolare, datata Modena, 1 Giugno 1933
xi° (anno in cui, sotto l’insegna Guanda, uscì per esempio Adamo
dello stesso autore-editore, nella collana « Scrittori italiani d’oggi »),
   

e a Cavani servita per vergare un altro sonetto, dal titolo Autoritratto


e incipit Tutta notte è piovuto, or la mattina.
Portano ancora il primo indirizzo (Casa Editrice a.f.i.l. – Modena
– via Emilia Est, 68) e non recano date due esemplari di Copia Com-
missione in carta velina, moduli per ordinativi di volumi alla a.f.i.l.
stessa : a Cavani servirono per abbozzare altri due sonetti (metro

prevalente nei futuri Lumi di sera), uno a penna e uno a matita, poi
sottoposti a numerose correzioni. Altri abbozzi a matita furono
scritti sul verso di moduli in bianco di fatture della ditta. Passa un

1  Stefano Calabrese, art. cit., p. 109, inclina a « credere che questa sia una delle prime

opere edite da Ugo Guandalini senza che il suo nome apparisse sul frontespizio ».

314 Fabio Marri
anno, e Cavani può schizzare nuovi sonetti su fogli dattiloscritti e
ciclostilati identici a quelli che propagandavano Anghinoni, ma que-
sta volta intestati Ugo Guanda Editore – Modena, il quale aveva inizia-
to la sua collana « Problemi d’oggi », aperta nel ’33 da Cristianesimo e
   

psicanalisi di Pietro Zanfrognini. I due ciclostilati, diversi ma datati


entrambi Modena 27 marzo 1934. xii°, e chiusi dalla firma autografa di
Guanda, sono pensati per librai e distributori, e vogliono favorire la
diffusione di due nuove pubblicazioni già toccate dal successo :  

Spett. Ditta,
il mese scorso questa Casa Editrice ha lanciato :

Ernesto Buonaiuti IL VANGELO E IL MONDO £. 12


Adriano Tilgher CRISTO E NOI £. 9
opere di cui si è esaurita la prima edizione in pochi giorni.
Poiché da parte di codesta Spett. Libreria non ci è ancora pervenuta nes-
suna richiesta, ci pregiamo segnalarVi che è imminente il lancio della se-
conda edizione di entrambe le opere, affinché possiate tempestivamente
richiederci un adeguato rifornimento.
Sul verso, Cavani abbozzò a matita un ennesimo sonetto (Non cre-
do nulla amo la pianura), interrotto al v. 12. Sorte non migliore ebbe
il componimento scritto e riscritto (anzi, si può dire che siano due
poesie presso che diverse : Oggi non so perché l’animo canti, poi E non

è primavera e ancor non fiata / la terra) sul retro del secondo tipo di
circolare in pari data :  

Spett. Ditta,
poiché parecchie Librerie di codesta città ci hanno chiesto direttamente
opere di nostra edizione, ci è venuto il dubbio che non tutte siano al cor-
rente che ne abbiamo affidato la diffusione alla
Spett. Ditta ……….
alla quale esclusivamente dovrete rivolgerVi per ogni rifornimento o ri-
chiesta di deposito.
Nel contempo Vi segnaliamo che è imminente il lancio della seconda
edizione delle opere
IL VANGELO E IL MONDO di Ernesto Buonaiuti £. 12
CRISTO E NOI di Adriano Tilgher £. 9
opere la cui prima edizione si è esaurita in pochissimi giorni. Potrete
quindi fare prenotare le Vostre richieste presso la Ditta suindicata.
Altri supporti di provenienza Guanda vennero reimpiegati in anni
di poco successivi : dovrebbe essere del 1935 quel manifesto taglia-

Cavani, Guanda, Delfini: scartafacci per una «critica testuale» 315
to a metà (ne sopravvive la parte destra) che lascia indovinare la
pubblicità di uno degli autori di punta della casa : quel Vincenzo  

Cento già autore del « Baretti » gobettiano, e del quale qui si lan-
   

cia la Cavalcata al vento (19351, 19372). Sul verso, Cavani con molti
stenti cercò un’ispirazione, che sembrò provvisoriamente trovare
nell’incipit Umani canti corrono le strade. Anche una bozza di stam-
pa, un isolato foglio 88 (corretto a mano in 90) dove con versi dan-
nunzieggianti si raccontava forse di un’impresa coloniale (« Il sole  

declina / oltre il Debrì, e s’arrossa / nel riverbero della piana »), 1    

servì per un sonetto mal cominciato (Mi raccolgo per la cena agreste)
e mai finito. Col passare del tempo appaiono fogli di tipo nuovo :  

una carta intestata più sottile ed elegante, delle dimensioni di una


ricetta medica (cm 14,6x22,7), in capo a cui è stampato « ugo guan-  

da editore / c.c. Postale 8-3876 dell’Ufficio Conti di Bologna /


modena, via Canalino, 4 – c.p.c. Modena n. 21897 ». C’è stata la for-  

zata vendita di palazzo Delfini, col trasferimento dell’editore a Par-


ma e del deposito modenese in via Canalino, dove Cavani, ufficial-
mente impiegato alla biblioteca Ferrarini, sarebbe rimasto almeno
fino al 1959 (d’altronde, nel giro di un centinaio di metri stavano la
Ferrarini, in via Mondatora 11, e la tipografia Ferraguti, in via dei
Servi 6-8). E l’imperterrito Guido potrà abbozzare sonetti anche
sul recto, totalmente disponibile sotto il breve spazio dell’intesta-
zione. È già avvenuta la sua consacrazione come poeta e interprete
di poesia, ancora sotto il segno di Guanda. Il 21 maggio 1933 si era
tenuta a Modena la vii Festa del Libro, idonea fra l’altro a sancire
la nascita ufficiale della Guanda, « giovane e audace Casa editrice

concittadina » (come la definì la « Gazzetta di Modena »). Qui Cava-


     

ni e alcuni amici gestirono una bancarella di opere dell’ammirato


Ceccardo Roccatagliata Ceccardi : il ricavato delle vendite e di altre

offerte servì a finanziare la posa di una lapide sulla casa montana di


S. Andrea Pelago dove il poeta ligure aveva risieduto. Il 24 giugno
di quell’anno la lapide (su testo di Cavani) fu collocata a dimora ;  

oratore ufficiale fu Giuseppe Lipparini, preceduto da Cavani stes-


so, il cui discorso uscì sulla « Settimana modenese » del 1° luglio. Lo
   

stesso periodico ospitava con una certa frequenza poesie di Guido :  

1  Un fatto d’armi in quei luoghi risulta accaduto durante la guerra d’Etiopia, il 3 dicembre
1935.
316 Fabio Marri
due serie di « Sonetti della mia terra » (nove più nove, poi destinati,
   

con radicali varianti, ai Lumi di sera) uscirono nella primavera del


1935. E cominciavano a vedersi composizioni dalla struttura più li-
bera, seppur con quelle concessioni alla cantabilità che non abban-
donarono mai Cavani : come A mia madre, che il 26 maggio 1935 fu

proclamata vincitrice, su 426 testi di 265 concorrenti (tra cui Libero


Bigiaretti, classificato secondo a pari merito col fiumano Giovanni
Fletzer, e Sandro Penna), del Concorso nazionale di poesia « Città  

di Modena », annesso alla ix Festa del libro e in concomitanza con


le celebrazioni del iii centenario tassoniano. Della commissione


giudicatrice facevano parte Giulio Bertoni (presidente), Lipparini,
Eugenio Montale, i modenesi Fernando Losavio (altro autore di
Guanda) e lo stesso « dott. Ugo Guandalini », in qualità di segreta-
   

rio. Tra le personalità coinvolte, la « Gazzetta di Modena » del 28


   

maggio cita anche Delfini.


Come detto, nel 1940 Cavani è accolto tra i poeti di Guanda (che
nei primi anni dopo il trasferimento continua a indicare « Modena »    

come sede editoriale, e come tipografo si vale del solito Ferraguti)


per i Lumi di sera. È stato supposto che il titolo dipenda da quello di
una poesia di Losavio, Lumi nella notte, appartenente alla raccolta Sul
limite edita dallo stesso Guanda nel ’38 ; certo è che il titolo risultan-

te dall’autografo e dalle prime bozze (ora ms. Estense b.3.4.21) era


Periferie. Presso che immutata, dai manoscritti alla stampa, la dedi-
ca cavaniana in quattro lugubri endecasillabi A Ugo Guandalini (che
nell’edizione divenne Guanda) : « A te fratello della mia tristezza / il
   

canto amaro della giovinezza / offro prima che batta alle mie porte
/ la mendicante che si chiama morte ». L’opera ripubblica, con va-

rianti praticate fin sull’impaginato, molte poesie già edite su rivista ;  

non può mancare il testo vincitore del concorso 1935, alleggerito e


ribattezzato La preghiera verde. L’inclusione tra le collane di un’edi-
trice già avviata garantisce qualche eco sulla stampa nel ’41-42 : tra  

i recensori più noti, Lipparini e Bigiaretti, ma la recensione più elo-


giativa appare sul « Solco fascista » del marzo 1941, a firma Angiolo
   

Biancotti, sotto il titolo generale Poeti di Guanda (tra essi, nel 1940
aveva esordito Roberto Rebora con Misure). L’opera è detta « canto  

che Ugo Guanda ci dona in un’edizione numerata, destinata a quei


pochi che, al convito delle Muse, sanno avvicinarsi con un cuore
ardente e vivo », oltre che non pago del panorama letterario consoli-

Cavani, Guanda, Delfini: scartafacci per una «critica testuale» 317
dato ; 1 Cavani sarebbe « fino a ieri noto forse solo a sé stesso e a Ugo
     

Guanda, che ne sorresse l’anima vagabonda e strana » ; « un fratello      

di pochi Guido Cavani ; un libro per non molti questo Lumi a sera

[sic], di cui dobbiamo esser gratissimi e riconoscenti a Ugo Guanda


che lo editò con simpatica fraternità cordiale ». Ma restarono vane  

le speranze cavaniane di accoglimento presso Guanda di altri scritti :  

sia poetici, dal momento che le successive raccolte uscirono col solo
marchio del tipografo Ferraguti, senza la consacrazione dell’edito-
re Guanda, e a spese di Guido ; sia soprattutto per il romanzo Zebio

Còtal, steso a partire dal 1953, finito di stampare nell’autunno 1958


(Ferraguti lo registrò il 23 ottobre presso l’Ufficio della proprietà let-
teraria, artistica e scientifica di Roma), e per il quale fino all’ultimo
l’autore sperò in quell’avallo prestigioso la cui mancanza suscitò poi
i sarcasmi del manifesto di Delfini.
Del 15 ottobre è una lettera di Guido a Ugo, da cui si desume la
ripulsa di Guanda per motivazioni economiche, ma il persistere di
uno spiraglio :  

Caro Ugo,
ho ricevuto la tua bella ed affettuosa cartolina e capisco pienamente le
tue ragioni ; capisco cioè il peso che devi sopportare e le difficoltà che in-

contri in questo periodo nell’attuazione della poderosa opera editoriale


con cui onori la cultura italiana.
Della faccenda se ne riparlerà con l’anno nuovo, verso primavera, quan-
do, liberato dagli impegni che ho ancora, potrò venirti incontro. Per ora ti
ringrazio con tutto il cuore
Guido
E il 13 dicembre Cavani, in calce a un arido rendiconto economico,
tornava alla carica per una degna collocazione del romanzo, i cui
pochi esemplari sfornati da Ferraguti (di solito erano 200) comincia-
rono ad essere diffusi solo alla fine dell’anno : « E del mio racconto si
   

sa qualcosa ? Sei riuscito a collocarlo ? ». Le due lettere sono le uniche


     

superstiti di un carteggio che dovette essere ingente, se non altro in


occasione delle uscite dei libri poetici da Ferraguti ; ma tra le carte  

Cavani (tanto quelle donate all’Estense quanto quelle rimaste alle

1  Come si deduce da questo passaggio : « Cavani […] mi piace e mi commuove, mi afferra


   

e mi convince ; laddove poco mi dicono Ungaretti e Montale, ad esempio, con tutta la loro

incaramellata compagnia cantante e ballante » ( !).


   
318 Fabio Marri
sorelle) non si è trovato nulla ; queste lettere si sono salvate perché

finite tra le carte dell’amico comune Nino Quartieri (dalla cui nipote
Orianna Baracchi le ho avute in copia). La tappa finale fu il marchio
Guanda apposto, per la seconda e ultima volta, alla raccolta di po-
esie Nei ritorni a me stesso, la cui stampa presso Ferraguti (identica a
quella dei precedenti libri di poesia) venne curata tutta da Cavani nei
modi ormai collaudati : il ms. b.3.4.18 dell’Estense è il quaderno auto-

grafo che, pagina per pagina, prefigura l’edizione, compresi i parate-


sti delle pagine [2]-[7] contenenti l’elenco delle precedenti Opere dello
stesso autore, la dedica alle sorelle, il frontespizio, l’indicazione della
proprietà letteraria riservata (dove la scritta Copyright Ugo Guanda
Editore appare solo su un cartiglio a stampa incollato in un secon-
do momento), il Finito di stampare per conto di Ugo Guanda Editore in
Parma il … 1960 (la data venne poi completata con 30 maggio) presso
la Tipografia Ferraguti – via Servi 8 – Modena. Di Cavani sono anche
l’abbozzo e la stesura finale del risvolto di copertina, tipicamente ca-
vaniano anche per quel misto di ingenuità e presunzione della parte
finale :

dato [sic] i tempi aridi che corrono, coloro (e sono pochi ormai) che osano
ancora tendere l’orecchio alla poesia, hanno sete di poesia e non di tecnici-
smi e di estetismi gelidi, e meno ancora di prodotti scadenti dovuti in parte
a gente che con la poesia non ha niente a che fare.
Resta l’impressione di un contentino lasciato da Guanda a Cavani,
forse con un piccolo calcolo commerciale dovuto all’imminente ri-
edizione presso Feltrinelli (1961) di quello Zebio Còtal che l’editore
amico non aveva accolto ; ma anche senza una minima promozione

editoriale, come dimostra l’assenza presso che assoluta di recensio-


ni al volume. L’ultimo incontro pubblico tra Cavani e Guanda fu a
Modena, il 25 febbraio 1963, per i funerali di Delfini al cospetto di
pochi intimi. Cavani morirà nel 1967, Guanda nel ’71 : e si chiuse del

tutto una stagione nella quale la piccola e provinciale Modena aveva


significato qualcosa nel panorama letterario nazionale.
(Università di Bologna)
c o mpos to in car atter e dan te mon ot y p e d a l l a
fabr izio serr a editor e, p i s a · r oma .
s tamp ato e rileg ato n e l l a
t ipo g rafia di ag n an o, ag n an o p i s a n o ( p i s a ) .
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Maggio 2011
(cz 2 · fg 3)