Sei sulla pagina 1di 14

Scaffale Aperto

Rivista di Italianistica

anno 2/2011

ARACNE
Scaffale Aperto
Rivista di Italianistica
anno 2/2011

Università degli Studi “Roma Tre”


Dipartimento di Italianistica
Scaffale Aperto
Rivista di Italianistica
anno 2/2011

Direttore responsabile Editore


Claudio Giovanardi Aracne editrice S.r.l.

Redazione www.aracneeditrice.it
info@aracneeditrice.it
Luca Marcozzi (caporedattore)
Ilde Consales via Raffaele Garofalo, 133/A-B
Maurizio Fiorilla 00173 Roma
Andrea Viviani (06) 93781065

Comitato scientifico
Marco Ariani I diritti di traduzione, di memorizzazione
Simona Costa elettronica, di riproduzione e di adattamento
Paolo D’Achille anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono
riservati per tutti i Paesi.
Roberto Salsano
Non sono assolutamente consentite le fotocopie
senza il permesso scritto dell’Editore.

I edizione: maggio 2012

Registrazione n. 230 del 13 maggio 2010 isbn 978-88-548-4794-1


presso il Tribunale di Roma issn 2038-7164-02
Indice

Saggi

9 Baruffe fra demòni nella pece. Lettura del canto ventesimosecondo


dell’Inferno
Giuseppe Crimi

61 Il Bembo “ritrovato”. Genesi e valore di un dipinto del Tiziano


Antonino Flacco

79 «Un Impero contagioso». Riscontri testuali nel Flaiano coloniale


Ugo Fracassa

Note e Discussioni

101 «Guardando e ascoltando li ammalati». Appunti sulla teologia della


malattia nell’Inferno dantesco
Mario Paolo Tassone

129 Studio delle forme e studio dei temi. Un’antitesi da riconsiderare


Gian Piero Maragoni

139 Pirandello e Righetti tra fede e mito. Critica e apologia della società
italiana degli anni Trenta
Cezary Bronowski

149 Tipi di interrogative in corpora di trasmesso romano


Antonella Stefinlongo
indice

173 La Casa dell’Annunziata nelle opere di Antonio Ranieri e Matilde Serao


Alessia Romana Zorzenon

193 Scritture ai confini. Per una cartografia della letteratura coloniale e


postcoloniale italiana
Monica Venturini

211 Il pensiero di Walter Ong tra oralità primaria, scrittura e media


elettronici
Elisa Strozzi

Recensioni

227 Recensione a Giuseppe Antonelli, Ma cosa vuoi che sia una canzone,
Bologna, il Mulino, 2010.
Andrea Viviani

230 Recensione a Giulia Ponsiglione, La ruina di Roma, Roma, Carocci, 2010.


Giorgio Nisini

235 Riassunti – Abstracts

245 Profili degli Autori


Saggi
Scaffale Aperto
ISBN 978-88-548-4794-1
DOI 10.4399/97888548479411
pp. 9-60 (maggio 2012)

Baruffe fra demòni nella pece


Lettura del canto ventesimosecondo dell’Inferno

Giuseppe Crimi

La sensazione che si prova nell’affrontare la lectura del canto XXII in-


centrato sui barattieri, dopo che, in centocinque anni, all’incirca quasi
ottanta dantisti1, tra cui Pietrobono, Spitzer, Sanguineti, Pagliaro, De

1  Si riproduce, con i dovuti accorgimenti, il testo della Lectura Dantis tenuta nella Casa di
Dante di Roma il 12 dicembre 2010. Si avverte che per lo spoglio lessicale si è fatto uso della banca
dati del TLIO. Con GDLI si intende il Grande dizionario della lingua italiana, diretto da S. Battaglia e
G. Bàrberi Squarotti, Torino, Utet, 1961–2002, 21 voll. Si ripercorre la bibliografia critica sul canto
a causa delle inesattezze e delle mancanze riscontrate negli studi specifici (con il segno *
contraddistinguo i saggi dei quali non ho potuto prendere visione): O. Gori, Canto ventesimosecondo,
in Lectura Dantis Genovese. I canti XII–XXIII dell’‘Inferno’ [...], vol. II, Firenze, Le Monnier, 1906, pp.
405–39; G. Targioni Tozzetti, Il canto XXII dell’‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1907; G.B. Camera, I
barattieri nell’‘Inferno’ di Dante, Torino, Stab. Tip. ditta Sella e Guala, 1912; A. Bondi, Letture
dantesche. Brunetto Latini — All’ingresso della città di Dite — I barattieri — Nella Caina e nell’Antenora,
Fabriano, Premiata Tipografia Economica, 1910, pp. 120–40; *L. Barone, La Bolgia dei Barattieri.
Studio sui canti 21 e 22 dell’Inferno, Napoli, Tipografia dei Sordomuti, 1914; G.A. Cesareo, Dante e i
diavoli, «Nuova Antologia», LIII (16 marzo 1918), fasc. 1018, pp. 126–37; P. Ledda, Dante e la
Sardegna, pref. di G. Mameli, ed. anast. del 1921, Cagliari, Gia, 1994, pp. 9–39; A. Santanera, I
Barattieri e la lotta dei diavoli. Commento al Canto XXII dell’‘Inferno’, Torino, Chiantore, 1928; M.
Chini, Il canto XXII dell’‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1929; F.P. Luiso, L’Anziano di Santa Zita, in
Miscellanea lucchese di Studi Storici e Letterari in memoria di Salvatore Bongi, Lucca, Artigianelli, 1931,
pp. 61–91; L. Pietrobono, Il Canto XXII dell’“Inferno”, «Giornale Dantesco», XXXVII (1934), pp.
211–25 (poi Torino, Sei, 1964); L. Olschki, Dante, i barattieri e i diavoli, ivi, XXXVIII (1935), pp. 61–
81; F. Chiappelli, Una lettura dantesca (‘Inf.’ XXII), «Atti e memorie dell’Accademia toscana di
scienze e lettere “La Colombaria”», XVII, n.s. III (1951–1952), pp. 191–203 (poi in Letture dantesche.
Inferno [a cura di G. Getto], Firenze, Sansoni, 19643, pp. 417–28 e in Letture scelte sulla ‘Divina
Commedia’, a cura di G. Getto, Firenze, Sansoni, 1970, pp. 341–54); R. Bacchelli, Da Dite a Malebolge:
la tragedia delle porte chiuse e la farsa dei ponti rotti, «Giornale storico della letteratura italiana»,
CXXXI (1954), pp. 1–32; A. Boscolo, Su Michele Zanche, «Il Convegno», VII (1954), 7, pp. 14–5; N.
Bruscoli, Canto XXII dell’‘Inferno’, in Annuario del Liceo–Ginnasio statale “Galileo” di Firenze, per gli
anni scolastici 1950–1954, a cura di G. Fatini, Firenze, Vallecchi, 1955, pp. 35–46; G. Salinari, Il
comico nella ‘Divina Commedia’, «Belfagor», X (1955), pp. 623–41; G. Cattaneo, Osservazioni sui canti
XXI e XXII dell’‘Inferno’, in Id., Bisbetici e bizzarri nella letteratura italiana, Milano, Fabbri, 1957, pp.
73–82; B.T. Sozzi, Il canto XXII dell’‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1961; E. Sanguineti, Interpretazione
di Malebolge, Firenze, Olschki, 1962, pp. 125–49; F. Del Beccaro, Il canto XXII dell’‘Inferno’, in Letture
dell’‘Inferno’. Lectura Dantis Internazionale, a cura di V. Vettori, Milano, Marzorati, 1963, pp. 182–

scaffale aperto • 2011   9


Giuseppe Crimi

Robertis, Costa e Picone, ne hanno passato al setaccio i versi, è quella di


chi, disperato, raschia il fondo del barile alla ricerca di qualche residuo, e

203; G. Padoan, Il ‘Liber Esopi’ e due episodi dell’’Inferno’, «Studi danteschi», XLI (1964), pp. 75–102: a
pp. 91–102; C. Scano, Con Pietro di Dante, «Il giornale letterario», XVIII (1965), 4, pp. 5–6; A.
Pagliaro, La rapsodia dei diavoli (1965), in Id., Ulisse. Ricerche semantiche sulla ‘Divina Commedia’, vol.
I, Messina–Firenze, D’Anna, 1966, pp. 311–24; M. Petrucciani, L’uomo, la bestia e la «buffa» in
Malebolge, «Lettere Italiane», XX (1968), pp. 3–16 (poi con il titolo Il canto XXII dell’‘Inferno’, in Nuove
letture dantesche, vol. II, Firenze, Le Monnier, 1968, pp. 205–23); G. Cavallini, Analisi linguistica del
canto XXII dell’‘Inferno’, in Id., Brevi studi stilistici e letterari, Genova, Di Stefano, 1969, pp. 7–14; H.N.
Wolff, A Study of Dante’s Distance fromw the Creatures of Cantos Twenty–one and Two of the “Inferno”
and its Relation to the use of Animals in preceding Cantos, «Italian Quarterly», XII (1969), pp. 239–51;
H.I. Needler, Linguis Hominum et Angelorum, «Italica», XLVII (1970), 3, pp. 265–84: pp. 275–80; U.
Bosco, Il Ludo Dantesco dei Barattieri, in Essays in Honour of J. Humphreys Whitfield […], edited by
H.C. Davis et alii, London, St. George’s Press, 1975, pp. 30-40; L. Spitzer, Gli elementi farseschi nei
canti XXI–XXIII dell’‘Inferno’ (1944), in Id., Studi italiani, a cura di C. Scarpati, Milano, Vita e
Pensiero, 1976, pp. 185–90; A. Chiari, Il canto ventiduesimo dell’“Inferno” (1975), in Id., Ancora con
Dante, Napoli, Liguori, 1977, pp. 97–119; Id., Nota su la baratteria, ivi, pp. 121–6; L. Scorrano, “...e
a dir di Sardigna” (Inf. XXII, 89–90), «L’Alighieri», XVI (1975), pp. 94–101; L. Morvidi, Figure infernali
dantesche, Viterbo, s.e., 1977,2 pp. 282–90; D. De Robertis, In viaggio coi demòni, «Studi danteschi»,
LIII (1981), pp. 1-29; A. Baldi, Il nuovo ludo (Analisi di Inf. XXII), in I cinquant’anni di un Liceo Classico,
a cura di V. Bracco, Salerno, Arti grafiche Boccia, 1984, pp. 311–23; A. Chiavacci Leonardi, Canto
XXI, in Lectura Dantis Neapolitana. Inferno, direttore P. Giannantonio, Napoli, Loffredo, 1986, pp.
364–85; D. Conrieri, Il secondo e il terzo tempo dell’episodio dei barattieri (‘Inferno’, XXII e XXIII, 1–57),
«Giornale storico della letteratura italiana», CLXIII (1986), pp. 1–26; V. Russo, Canto XXII, in Lectura
Dantis Neapolitana. Inferno, cit., pp. 387–410 (ma già pubblicato con il titolo If XXII o del “grottesco
sublime”, in Id., Il romanzo teologico. Sondaggi sulla ‘Commedia’ di Dante, Napoli, Liguori, 1984, pp.
95–123); N. Borsellino, Ludi demoniaci in Malebolge (1989), in Id., Sipario dantesco, Roma, Salerno
Editrice, 1991, pp. 31–45; Ch. Kleinhenz, Deceivers Deceived: Devilish Duobletalk in ‘Inferno’ 21–23,
«Quaderni d’Italianistica», X (1989), 1–2, pp. 133–56; M. Picone, Giulleria e poesia nella ‘Commedia’:
una lettura intertestuale di ‘Inferno’ XXI–XXII (6 febbraio 1988), in Letture classensi. XVIII ciclo, a cura
di A. Oldcorn, Ravenna, Longo, 1989, pp. 11–30, riproposto con il titolo Baratteria e stile comico in
Dante (‘Inferno’ XXI–XXII), in Studi americani su Dante, a cura di G.C. Alessio e R. Hollander,
introduzione di D. Della Terza, Milano, Franco Angeli, 1999, pp. 63–86; J.D. Falvo, [Inferno] XXII
(1988), «Lectura Dantis. A forum for Dante research and interpretation», VI (1990) (Special Issue:
Lectura Dantis Virginiana, vol. I: Dante’s ‘Divine Comedy’. Introductory Readings. I: ‘Inferno’), pp. 282–
96; M. Principato, I malavitosi diavoli neri della quinta bolgia, «Rassegna di cultura e vita scolastica»,
XLIII (1989), 3–4, p. 9; L. Serianni, Nota a ‘Inferno’ XXII 111, «Studi linguistici italiani», XV (1989),
pp. 218–20; P. Mazzamuto, I due soli. Dante fiorentino e cosmopolita, Palermo, Panopticon, 1990, pp.
203–11 e 226–40; R.J. Payton, A Modern Reader’s Guide to Dante’s Inferno, New York, Lang, 1992, pp.
165–72; P. Tuscano, Le Malebolge: dai seduttori ai ladri (Inf. canti XVIII–XXV) (1984), in Id., Dal vero al
certo. Indagini e letture dantesche, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1993, pp. 39–74, passim; G.
Cattaneo, La trombetta di Barbariccia, in Id., Il lettore curioso. Figure e testi della letteratura italiana,
Firenze, Sansoni, 1992, pp. 11–7; F. Lanza, Realismo, comicità, livelli di lettura nel dittico dei barattieri,
in Miscellanea di Studi Danteschi in memoria di Silvio Pasquazi, 2 voll., Napoli, Federico & Ardia, 1993,
vol. II, pp. 465–77; C. Perrus, Fonctions du nom propre dans le comique dantesque ‘Enfer’, chants XXI–
XXII, «Arzanà», II (1994), pp. 7–26; B. König, Formen und Funktionen grober Komik bei Dante (Zu
‘Inferno’ XXI–XXIII), «Deutsches Dante Jahrbuch», LXX (1995), pp. 7–27; L. Scorrano, Nella rete di
Ciampolo (Inferno XXII), in Id., Tra il “banco” e “L’alte rote”. Letture e note dantesche, Ravenna, Longo,
1996, pp. 9–29; S. Bellomo, Sul canto XXII dell’‘Inferno’, «Filologia e Critica», XXII (1997), pp. 20–36;

10  scaffale aperto • 2011


Baruffe fra demòni nella pece

con la speranza che, alla fine, sotto, si scopra un doppio fondo con altre
sorprese. Un vaglio di tante menti illustri obbliga così l’ultimo arrivato
a offrire solo poche briciole: si rimane, insomma, con il cerino quasi
spento in mano.

Per richiamare lo scurrile segnale di partenza del diavolo Barbariccia2, nei

A. Vallone, ‘Monstra’–naturalità distorte: Tiresia, Scarmiglione, Cagnazzo, in I ‘monstra’ nell’inferno


dantesco: tradizione e simbologie. Atti del XXXIII Convegno storico internazionale (Todi, 13–16
ottobre 1996), Spoleto, Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, 1997, pp. 277–88; G. Carugati,
Canto XXII. Poets as Scoundrels, in Lectura Dantis. Inferno. A Canto–by–Canto Commentary, edited by
A. Mandelbaum, A. Oldcorn, Ch. Ross, Berkeley–Los Angeles–London, University of California
Press, 1998, pp. 297–305; G. Costa, Il canto XXII dell’‘Inferno’, «L’Alighieri», a. XXXIX, n.s., 11 (1998),
pp. 47–89; P.M. Sipala, Dante tra i barattieri: comoedia e comico in ‘Inferno’ XXI–XXII, «Siculorum
Gymnasium», n.s., a. LII (1999), 1–2, pp. 997–1006; A. Maia, La commedia dei diavoli (Canti XXI e
XXII dell’Inferno), «Sotto il velame», I (2000), pp. 41–8; V. Panicara, Canto XXII, in Lectura Dantis
Turicensis, a cura di G. Günter e M. Picone, Firenze, Cesati, 2000, pp. 305-19; A. Cerbo, Il corpo come
allegoria della storia e del peccato. I dannati, i diavoli, i giganti e Lucifero, in Ead., Poesia e scienza del corpo
nella ‘Divina Commedia’. ‘dicer del sangue e de le piaghe...’, Napoli, Libreria Dante & Descartes, 2001,
pp. 91–125: pp. 99–110; J.T. Chiampi, Freighting Good Merchandise: Damnation as Maritime Barratry in
‘Inferno’ XXI–XXIII, «Rivista di Studi Italiani», XIX (2001), 2, pp. 1–26; S.M. Barillari, La ‘Diablerie’
dei Malebranche: un caso di «intratestualità» parodica nell’‘Inferno’ di Dante, in Formes de la critique:
Parodie et satire dans la France et l’Italie médiévales. Études publiées per J.–C. Mühlethaler avec la
collaboration d’A. Corbellari et de B. Wahlen, Paris, Champion, 2003, pp. 47–68; M. Picone, La
carriera del libertino: Dante vs Rutebeuf (una lettura di “Inferno” XXII), «L’Alighieri», a. XLIV, n.s. 21
(2003), pp. 77–94; F. Salsano, Lecturae Dantis, pres. di A.M. Chiavacci Leonardi, Ravenna, Longo,
2003, pp. 82–90; U. Fiori, Canto XXII, in La bella scola. L’‘Inferno’ letto dai poeti. Canti XVIII–XXX.
Malebolge, a cura di M. Munaro, Rovigo, Europrint, 2004, pp. 57–62; M. Picone, Attraverso le
Malebolge dantesche, in L’Inferno di Dante. Atti della giornata di studi (19 gennaio 2004), a cura di
P. Grossi, Parigi, Istituto Italiano di Cultura, 2004, pp. 65–94, in part. pp. 66–83 (dove nulla di
nuovo è aggiunto a quanto detto venti anni prima); L. Klem, Comedy in the “Comedy”. On devils
and other fools, in Perspektiv pa Dante. II. Rapport fra det Nordiske Dantenetvaerks Seminarium nr. 2 pa
Italienska Kulturinstitutet i Stockholm den 5–7 oktober 2001, I redaktion av A. Cullhed, Kobenhavn,
Multivers Academic–Nordiska Dantenätverket, 2006, pp. 96–109; S. Ciprandi, Canto XXII, in Id., Le
mie lecturae Dantis. I. Inferno, Pref. di A. Masi, pres. di F. Ogliari, Pavia, Selecta, 2007, pp. 273–83; G.
Tulone, Diabolus cadens. Nella bolgia dei barattieri (Inf. XXI-XXII), «Rivista di Storia e Letteratura
Religiosa», XLIII (2007), pp. 3-30; L. Pertile, Un esperimento eroicomico, in Esperimenti danteschi.
Inferno 2008, a cura di S. Invernizzi, Genova–Milano, Marietti, 2009, pp. 157–72; E. Landoni, Virgilio
si è distratto. Una proposta per ‘Inf ’., XXI–XXIII, «Rivista di letteratura italiana», XXVIII (2010), 1, pp.
9–18. Altra bibliografia più puntuale sarà fornita in séguito.
2  Sulla tromba come segnale si veda Di Vegezio Flavio dell’Arte della guerra Libri IV,
volgarizzamento di B. Giamboni, Firenze, Marenigh, 1815, II 8, pp. 48–9: «Trombadori, Cornadori,
e coloro che la trombetta suonano, sono coloro che alle loro boci si comincia la battaglia» e ivi, II
23, pp. 66–7: «Ed ha ancora la legione trombadori, e coloro che la trombetta menano. La tromba
appella i cavalieri alla battaglia, e poi significa che debbiano tornare. Coloro de’ corni, per quante
volte eglino suonano, non i cavalieri, ma i gonfalonieri appellano, che ubbidiscano a’ loro segni;
e però quando sono richiesti ad alcuna operazione i cavalieri, le trombe suonano [...] Adunque se
a guardie di notte, o vero a fare graticcj, o vero ad alcuna opera fare, o vero escono i cavalieri a
correre nel campo, suonando la trombetta fanno la loro operazione».

scaffale aperto • 2011   11


Giuseppe Crimi

primi dodici versi Dante si serve dell’evocazione di altri segnali3, di stam-


po prevalentemente bellico, che lasciano spazio anche ad espressioni che
pertengono a giostre e tornei4. Il tutto avviene attraverso l’impiego ana-
forico del verbo ‘vedere’, adottato nel canto precedente in svariati punti
(vv. 6, 19, 26, 28) e con formule simili a quelle già utilizzate (come in XXI
94–6: «così vid’ïo già temer li fanti / ch’uscivan patteggiati di Caprona, /
veggendo sé tra nemici cotanti»). Si tratta di immagini prelevate dall’espe-
rienza diretta e allo stesso tempo filtrate attraverso il ricordo del trovatore
Bertran de Born (Be’m platz lo gais temps, vv. 11–4), come rilevò per primo
Torraca5.
Il riferimento iniziale alla marcia militare e alle azioni para–militari
della sporca dozzina dei diavoli si coglie tenendo presente che i demoni
erano considerati e percepiti come una vera e propria legio militare: se ne
parla nella Vita sancti Fursei, 6: «Tunc vidit nigram nubem a sinistra parte
crispantem ante faciem illius bellicam aciem constituentem»6, ibid.: «Belli-
cantes vero daemonia igneas sagittas iactabant contra illos»7, ivi, 9: «Vidit
quoque daemonia inmunda per ignem volantia, bellum horribile in me-
dio ignis construentia»8, ibid.: «Pugnante vero turba nefanda, sancti angeli
victores fuerunt»9, nel Dialogus miracolorum di Cesario di Heisterbach (V

3  Cfr. C. Segre, Due esemplari della ‘Commedia’ con appunti di Santorre Debenedetti, in Carmina
semper et citharae cordi. Etudes de philologie et de métrique offertes à Aldo Menichetti, Editées par M.–C.
Gérard–Zai et al., Genève, Slatkine, 2000, pp. 301–7: a p. 304.
4  Cfr. G. Favati, Il “Jeu di Dante” (Interpretazione del canto XXI dell’Inferno), «Cultura
Neolatina», XXV (1965), pp. 34–52: p. 48; L. Marcozzi, La guerra del cammino: metafore belliche nel
viaggio dantesco, in La metafora in Dante, a cura di M. Ariani, Firenze, Olschki, 2009, pp. 59–112:
74–5. Per “cominciare stormo” (ossia ‘dare l’assalto’) si veda, ad es., B. Latini, Rettorica, Arg. 32, 20:
«sicché paia che coninci lo stormo e sia nella battaglia» (si cita dall’ed. a cura di F. Maggini, pref. di
C. Segre, Firenze, Le Monnier, 1968, p. 78).
5  Poi in Picone, La carriera del libertino..., cit., p. 83.
6  In Visioni dell’aldilà in Occidente. Fonti Modelli Testi, a cura di M.P. Ciccarese, Firenze,
Nardini, 1987, p. 198.
7  Ivi, p. 198.
8  Ivi, p. 202.
9  Ivi, p. 204. Cfr. G. Padoan, voce “demonologia”, in Enciclopedia dantesca, Roma, Istituto
della Enciclopedia Italiana, 19842, vol. II, p. 370, dove lo studioso tratta della distinzione di una
parte dei diavoli «in graduazioni gerarchiche, come in un esercito», ma già Antonino Pagliaro
così si pronunciava: «La squadra dei diavoli, che deve per ordine di Malacoda accompagnare i due
visitatori, ha movenze militari degradate nel grottesco» (Pagliaro, La rapsodia dei diavoli, cit., p.
318). Si veda pure J.B. Russell, Il diavolo nel mondo antico, trad. it., Bari, Laterza, 1989, pp. 134 e
143 ed E. Ragni, Mostri e diavoli nell’‘Inferno’ dantesco, in Lectura Dantis Interamnensis. Inferno, a cura
di G. Rati, Roma, Bulzoni, 2010, pp. 67–111: p. 95 e n 22. Costa, Il canto XXII dell’‘Inferno’, cit., p.
69 ricorda che «la demonologia attribuiva alle potenze malefiche una organizzazione militare di
stampo feudale». Cfr. Chiavacci Leonardi, Canto XXI, cit., p. 385 n 39 e Giorgio Inglese, commento

12  scaffale aperto • 2011


Baruffe fra demòni nella pece

4): «Secedens ab eis paululum, daemones carminibus suis advocavit. Mox


assunt illi in formis militum decenter armatorum, militiae circa iuvenes
ludos exercentes»10, e nei Fatti di Cesare, VI 19: «Se io ti mostrasse lo fuoco
e le pene dell’inferno e tutte le legioni de’ dimoni?»11.
Dopo l’insistenza prolungata sul verbo vidi e sulla prima persona (vv.
1, 4, 5 e 11), Dante ritorna, al v. 13, al plurale, esplicitando la compagnia,
i dieci demoni, numero che richiama sì la suddivisione dei reparti milita-
ri12 ma che ricompare identico in una visione contenuta nella Vita di san
Martino, dove un uomo «confessus est decem daemonas secum fuisse»13.
Al v. 14, l’esclamazione «ahi fiera compagnia» — riallacciandosi all’e-
spressione di Inf. XXI 31: «Ahi quant’elli era ne l’aspetto fero!»14 — permet-
te di snocciolare un sintagma simile già usato per i diavoli definiti da Gia-
comino da Verona «crudel compagna»15, e introduce l’arcinota locuzione

a XXI 137–9 (in D. Alighieri, Commedia: Inferno, revisione del testo e commento di G. Inglese,
Roma, Carocci, 2007, p. 245). Sui diavoli si veda P. Crupi, I diavoli nella ‘Divina Commedia’, in Da
Dante al secondo Ottocento. Studi in onore di Antonio Piromalli, a cura di T. Iermano e T. Scappaticci,
Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1994, pp. 53–71.
10  Si legge nell’ed. a cura di S.M. Barillari, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 1999, p. 44.
11  Si cita dall’ed. a cura di L. Banchi, Bologna, Presso Gaetano Romagnoli, 1863, p. 190; di
legio si parla anche ivi, V 5 (p. 52): cfr. B. Teyssèdre, Il diavolo e l’inferno ai tempi di Gesù, trad. it.,
Genova, Ecig, 1991, p. 106: «A Gadara il loro [scil. dei demoni] nome è “legione”» (a partire da Mc
5, 9: «Legio mihi nomen est»).
12  Di Vegezio Flavio dell’Arte della guerra Libri IV, cit., II 14, p. 55: «Ed ancora questo centurio
era diviso per compagnie, le quali contubernie erano chiamate, e dieci cavalieri, stando sotto uno
padiglione, aveano uno capitano che si chiamava decano: e queste cotali compagnie si chiamavano
manipoli, perchè congiunti insieme faceano le battaglie» (cfr. anche ivi, II 22, p. 65). Sul numero
dieci si sofferma Costa, Il canto XXII dell’‘Inferno’, cit., p. 58. Cfr. Inglese, commento a XXI 120:
la decina «reparto costituito da dieci soldati, sotto il comando di un “decano” o “decurione” (cfr.
22.74)» (ed. cit., p. 244) e Di Vegezio Flavio dell’Arte della guerra Libri IV, cit., II 15, pp. 55–6: «Siccome
tra’ pedoni la schiera divisa s’appella centuria, e contubernia, o vero manipolo, così tra’ cavalieri è
detta turma, ed in una turma cavalieri trentadue, ed è chiamato decurio colui che n’è capitano». Si
veda inoltre De Robertis, In viaggio coi demòni, cit., p. 15.
13  Cfr. S. Severus, Vita Martini, 18 1–2: «Interea cum de motu atque impetu barbarorum
subita cives fama turbasset, daemoniacum ad se exhiberi iubet; imperat ut an verus esset hic
nuntius fateretur. Tum confessus est decem daemonas secum fuisse, qui rumorem hunc per
popolum dispersissent, ut hoc saltim metu ex illo Martinus oppido fugaretur» (si cita dall’ed. a
cura di F. Ruggiero, Bologna, EDB, 2003, p. 122); cfr. anche William of Newburgh, Chronicles of
the reigns of Stephen, Henry II, and Richard I, edited by R. Howlett, vol. I: Containing the first four books
of the Historia rerum anglicarum, Millwood, Kraus reprint, 1964, p. 152 (II 21): «Stabat aliquando præ
foribus domini sui circa solis occubitum, viditque dæcem daemones, quorum unus major erat, et
præesse ceteris videbatur, vicum ingressos» (episodio relativo alla seconda metà del XII sec.).
14  Come rileva Conrieri, Il secondo e il terzo tempo..., cit., p. 11.
15  Mi riferisco a Giacomino da Verona, che nel De Babilonia civitate infernali, v. 101, scrive dei
demoni: «Tant à orribel voltoquella crudel compagna» (in Poeti del Duecento, a cura di G. Contini,
2 tt., Milano–Napoli, Ricciardi, 1960, t. I, p. 642); si veda anche I volgari di Bonvesin da la Riva. Testi

scaffale aperto • 2011   13


Giuseppe Crimi

proverbiale «ma nella chiesa / coi santi, e in taverna co’ ghiottoni»16. De


Robertis, allegando l’Ottimo, faceva osservare la rispondenza con Ps 17,
26–7: «Cum sancto sanctus erit, et cum viro innocente innocens eris...,
et cum perverso perverteris»17. Giorgio Inglese, di recente, ha riportato
l’attenzione su un altro proverbio mediolatino ancor più calzante, ossia
«In templo humilis, in campis esto virilis», aggiungendo che l’espressione
dantesca significa in modo più preciso «bisogna accettare la compagnia
imposta dalle circostanze»18.

del ms. Berlinese, a cura di A.M. Gökçen, New York, Peter Lang, 1996, De die iudicii, D 0157–8:
«Menor tormento have esseveder le grange montanie / Ke adosso da ce ghe cazessenoa quelle
miser companie» (pp. 81–2; riferito ai diavoli); simile l’espressione in Iacopone da Todi, Laude,
LXXXIV 197–8: «’Ntando disse l’alma mia: / “Quest’è la mala compagnia» (nell’ed. cura di F.
Mancini, Bari, Laterza, 2006,4 p. 258).
16  Nel commento all’Inferno di E. Pasquini e A. Quaglio (Milano, Garzanti, 1982, p. 250)
si chiosa: «Il modo di dire proverbiale era già allora ben diffuso» (ma non ho recuperato alcuna
attestazione anteriore a Dante). Il proverbio viene ripreso e in parte chiosato da Paolo da Certaldo:
«Malagievole chosa è a tenere modi in ongni luogho, ma è molto bella chosa; e però senpre fa’
che tu t’adoni di sapere esere e conservare chon tutte gienti; chome disse Dante, che si dèe usare
in taverna cho’ ghiottoni, e in chiesa cho’ santi, e in inferno cho’ dimoni: ciò è sapere esere con
tutte maniere di gienti a’ bisongni, e con giusto modo. “Chente l’uomo è, di chotale compangnia
si diletta”» (Paolo di messer Pace da Certaldo, Il libro di buoni costumi. Documento di vita
trecentesca fiorentina, a cura di S. Morpurgo, con tre facsimili, Firenze, Felice Le Monnier, 1921,
65, pp. LVIII-LIX; la corrispondenza era stata individuata da Santorre Debenedetti: cfr. Segre, Due
esemplari della ‘Commedia’ con appunti di Santorre Debenedetti, cit., p. 304). Si veda anche L. Pulci,
Morgante, XVIII 144, 7–8: «Del resto, come vuoi te ne governa: / co’ santi in chiesa e co’ ghiotti
in taverna», nell’ed. a cura di F. Ageno, Milano–Napoli, Ricciardi, 1955, p. 532) e A. Poliziano,
Detti, 380: «Co’ santi in chiesa, co’ ghiotti in taverna» (nell’ed. a cura di T. Zanato, Roma, Istituto
della Enciclopedia Italiana, 1983, p. 108; altre occorrenze in Angelo Polizianos Tagebuch (1477–1479)
[…], Zum ersten Male herausgegeben von A. Wesselski, Jena, Verlegt bei Eugen Diederichs, 1929,
p. 191). Sull’espressione di veda R. Liver, Sprichwörter in der Divina Commedia, «Deutsches Dante
Jahrbuch», 53–4 (1978–1979), pp. 46–60: pp. 57–8.
17  De Robertis, In viaggio coi demòni, cit., p. 4, seguito da Costa, Il canto XXII dell’‘Inferno’,
cit., p. 59. G.B. Bronzini, Nota sulla ‘popolarità’ dei proverbi della “Divina Commedia”, «Lares»,
XXXVIII (1972), I–II, pp. 9–18: a p. 13, segnala un passo della Tavola ritonda, già recuperato da
Torraca: «qui si afferma la parola usata, che dice così: gli mercatanti hanno botteghe, e gli bevitori
hanno taverne, È giuocatori hanno taolieri, e ogni simile con simile». L’espressione proverbiale,
che tuttavia poco attiene al contesto dantesco, è accostabile al latino Similibus enim similia gaudent,
attestata in Macrobio (cfr. A. Arthaber, Dizionario comparato di proverbi e modi proverbiali in sette
lingue, Milano, Hoepli, 1972, n. 1282, pp. 642–3). Si veda A. Cesari, Bellezze della ‘Commedia’ di
Dante Alighieri, a cura di A. Marzo, 3 tt., Roma, Salerno Editrice, 2003, t. I, p. 401, che chiosa «il qual
proverbio risponde all’“Inservire temporibus”, ed allo “Stare in ogni lato” e “Navigar a ogni vento”».
Simile a quello dantesco è il proverbio «Contra vento lo pallio, l’osbergo contra guerra» (in V.
Bigazzi, I “Proverbia” pseudojacoponici, «Studi di filologia italiana», XXI (1963), pp. 5–128: a p. 103), il
quale suggerisce di adottare un abbigliamento adatto in base alle circostanze.
18  Ed. cit., p. 247.

14  scaffale aperto • 2011

Potrebbero piacerti anche