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SOVRATENSIONI

Introduzione

Si da il nome di sovratensione alle differenze di potenziale anormali, (generalmente di


carattere transitorio), che si producono fra due punti di un impianto elettrico e fra questa e la
terra.
In base al circuito interessato, le sovratensioni possono essere di due tipi:

 longitudinali;

 trasversali.

 Sovratensioni longitudinali: (in genere più pericolose nelle macchine


elettriche) consistono in anormali aumenti della differenza di potenziale fra due punti
fisicamente vicini di uno stesso conduttore, fra i quali, in condizioni normali, la differenza
di potenziale è molto piccola.
L’esempio più adatto per giustificare quanto detto è quando una sovratensione di origine
atmosferica (fulmine) interessa un circuito nel quale è presente una macchina elettrica ( in
tal caso non posso più utilizzare una rappresentazione a parametri concentrati, ma una a
parametri distribuiti1 ) le spire presenti nella macchina, in tal caso, sono vicine ma
elettricamente distanti (non vi è collegamento galvanico); poiché l’onda di sovratensione
impiega un certo tempo per “spostarsi” da un punto ad un altro, possiamo avere punti
fisicamente vicini ma a tensioni molto diverse, tali da perforare il dielettrico (aria) presente
tra essi e generare la scarica.

 Sovratensioni trasversali: consistono in anormali aumenti del potenziale


degli elementi di un circuito rispetto alla terra o fra conduttori di fasi diversa del sistema.
A seconda della loro origine, le sovratensioni si classificano in:
 Sovratensioni di origine esterna; sono quelle dovute ai fenomeni
atmosferici. La loro ampiezza non dipende dalla tensione di esercizio dell’impianto e
sono certamente le più pericolose. Possono essere originate da cariche statiche sulla
linea, da fenomeni di induzione elettrostatica od elettromagnetica ovvero da
fulminazione diretta.
 Sovratensioni di origine interna; prodotte da brusche variazioni
nelle condizioni di esercizio dell’impianto stesso, causate da fenomeni o da manovre
inerenti all’esercizio stesso dell’impianto (sovreccitazione degli alternatori , incrementi
di velocità degli alternatori, distacco di una linea). La loro ampiezza dipende dalla
tensione di esercizio dell’impianto.
A queste sovratensioni il sistema deve resistere.
Di seguito saranno trattati prima le sovratensioni di origine esterna e della loro
propagazione lungo la linea. Infine esamineremo le cause delle sovratensioni di origine
interna e la loro entità relativa.
1
vale a dire che la rete dovrà essere rappresentata collegando in cascata tanti doppi bipoli quanti sono i tratti elementari
considerati (in teoria infinita).

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IL FULMINE: DESCRIZIONE DEL FENOMENO E
PARAMETRI CARATTERISTICI

CARATTERISTICHE GENERALI DEI FULMINI

Descrizione del fenomeno


Il fenomeno della fulminazione è legato all'insorgere di una attività temporalesca ed alla
conseguente separazione di cariche elettriche di polarità opposta nelle nubi.
Si verifica cioè un fenomeno di polarizzazione per cui nelle parti superiori ed inferiori delle
nubi vengono ad accumularsi cariche elettriche di segno opposto.
I meccanismi con cui avviene questa polarizzazione sono legati ai moti convettivi dell'aria,
all'effetto di ionizzazione prodotto dal campo elettrico terrestre ed al processo di cattura delle
cariche elettriche da parte delle gocce d'acqua e dei cristalli di ghiaccio. Per i temporali che si
verificano nelle zone temperate nella maggior parte dei casi le cariche di polarità positiva si
localizzano nella parte superiore delle nubi, quelle di polarità negativa nella parte inferiore.
La schematizzazione della distribuzione delle cariche all'interno della nuvola temporalesca,
generalmente si tratta di cumulonembi, corrisponde ad un dipolo elettrico della dimensione
dell'ordine di chilometri (fig. A1.1-1), con una carica nella parte inferiore che varia da qualche
decina a qualche centinaio di Coulomb [1-2].
Corso Coordinamento dell’isolamento, protezione elettrica e aspetti manutentivi delle reti di
distribuzione MT 3
L'effetto naturale della separazione delle cariche consiste in un progressivo aumento
dell'intensità del campo elettrico tra nuvole contigue e tra nubi e terreno, ove vengono
richiamate cariche di polarità opposta a quella delle cariche localizzate nella parte inferiore
della nube.
La scarica di fulmine ha origine quando il campo elettrico in prossimità di una nube o del suolo
raggiunge valori critici.
La scarica può svilupparsi fra nube e nube oppure fra nube e terra; nel presente documento si
analizza quest'ultimo tipo di scarica che è praticamente quella che interessa per valutare gli
effetti del fulmine sulle installazioni a terra.
In funzione del fatto che il campo elettrico generato dalle cariche sopra descritte, raggiunga un
valore critico in prossimità della nube o alla sommità di strutture a terra, il fenomeno assume
due aspetti diversi: nel primo caso si definisce fulmine discendente, mentre nel secondo caso
fulmine ascendente.
Infatti, prima che il fenomeno di neutralizzazione di cariche abbia luogo, con la manifestazione
luminosa del fulmine, si verifica la formazione di un canale di conduzione preventiva che
definisce il percorso seguito successivamente dalla scarica di neutralizzazione. Questo canale
di carica, non luminos, ha origine nella nube nel caso di fulmine discendente, al suolo nel caso
di fulmine ascendente.

A1.2 Fulmine discendente


Nel caso di fulmine discendente si ha la formazione di un canale di carica che si sviluppa dalla
parte inferiore della nube. Questo canale è costituito da un nucleo altamente conduttore,
circondato da un involucro di carica spaziale avente uguale polarità delle cariche presenti nella
parte inferiore della nube.
Il canale (fig. A1.2-1) avanza con salti di lunghezza di qualche decina di metri, con pause di
20¸50 ms tra un balzo ed il successivo. La discesa del canale comporta un abbassamento verso
terra delle cariche originariamente situate nella nube e man mano che ciò avviene si ha un
aumento del campo elettrico presente al suolo. Può così originarsi, dai punti di sommità di

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strutture situate sul terreno circostante il canale discendente, un canale ascendente
Ricerca – Area Distribuzione e Sistemi di
Utenza
generalmente di lunghezza non superiore a qualche decina di metri, che si propaga nella
direzione imposta dalle cariche inducenti.
Quando il canale discendente incontra il canale ascendente, o in assenza di questo il terreno,
ha inizio il processo di neutralizzazione delle cariche depositate lungo il canale discendente.
Questa neutralizzazione si manifesta con una intensa corrente impulsiva (scarica di ritorno) che
si propaga lungo il canale con velocità compresa tra il 10% e il 50% della velocità della luce.
E` questa corrente che illumina il canale con tutte le sue ramificazioni, dando luogo alla parte
visibile della fulminazione.

L'intensità della corrente che fluisce a terra in questa fase è dell'ordine delle migliaia di Ampere
ed è molto maggiore di quella che accompagna la fase di avanzamento del canale discendente
verso terra che va da pochi Ampere ad alcune centinaia di Ampere. Infatti se la quantità di
carica in gioco è la stessa, le velocità di propagazione sono completamente differenti.
Spesso a questa scarica di ritorno seguono ulteriori processi di neutralizzazione di centri di
carica della nube, per cui nello stesso canale si susseguono più impulsi di corrente distanziati
tra loro di alcuni millisecondi (fulmine multiplo). Il numero di impulsi, detti anche colpi, può
arrivare fino a 10 20, il valore più frequente è comunque 2 3 colpi. Le correnti impulsive
possono essere seguite da correnti continuative della durata dell'ordine di 100 200 millisecondi
e di ampiezza massima di 100 200 Ampere.

A1.3 Fulmine ascendente


In presenza di una attività temporalesca, alla sommità di strutture molto alte, si verificano dei
gradienti elevati che inizialmente possono dare origine a fenomeni di tipo corona. In alcuni
casi, quando il fenomeno temporalesco persiste nel tempo o addirittura aumenta di intensità, si
può avere l'evoluzione del fenomeno corona con la nascita di veri e propri canali ascendenti
(fig. A1.3-1) che si propagano verso l'alto per estensioni che possono raggiungere le migliaia di
metri. In questa fase, della durata generalmente inferiore al secondo, si registrano delle correnti
di intensità limitata a qualche migliaio di Ampere. Se però il canale ascendente incontra un
canale discendente solo parzialmente sviluppatosi o un canale di scarica tra nubi, esso

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costituisce una via preferenziale per la neutralizzazione delle cariche verso il terreno, per cui si
manifesta una scarica

nube-terra caratterizzata da valori di corrente dello stesso ordine di quelle che si hanno con le
scariche discendenti.
Nel caso di strutture molto alte o situate in punti dominanti del territorio quale la sommità di un
monte, questo tipo di fenomeno si manifesta abbastanza frequentemente. Per una struttura di
100 metri di altezza in pianura circa il 10% delle fulminazioni può essere costituita da scariche
ascendenti, mentre per un traliccio di 40 metri in montagna si arriva al 60%.

A1.4 Polarità della corrente di fulmine


Si definisce polarità della corrente di fulmine quella della carica della parte inferiore della nube
da cui la scarica trae origine. In base a questa convenzione il 90% delle scariche nube-terra è di
polarità negativa.

A1.5 Fulmini negativi


Si definiscono fulmini negativi quelli che traggono origine da cariche negative localizzate nella
parte inferiore della nube e, per definizione, sono associati a correnti negative. Questa polarità
di corrente è stata riscontrata sia in fulmini discendenti che ascendenti; tuttavia le forme d'onda
e l'ampiezza del primo impulso presentano significative differenze. Per quanto riguarda i valori
dei parametri caratteristici di questo tipo di fulmine, si rimanda ai successivi punti dove sono
riportati una serie di risultati, ricavati mediante stazioni sperimentali di rilevamento svizzere ed
italiane. Di seguito si evidenziano solamente alcune caratteristiche generali.
1) Fulmini negativi discendenti:
l'andamento nel tempo del primo impulso di corrente figura A1.5-1 [3] presenta un tratto
iniziale relativamente piatto, non riportato in figura, che è connesso con la formazione e lo
sviluppo del canale ascendente di interconnessione, seguito da un istantaneo incremento della

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pendenza corrispondente all'inizio della fase di neutralizzazione delle cariche nel canale. Il
fronte d'onda assume quindi una tipica forma concava con valori di cresta relativamente
elevati, dell'ordine delle decine di kA. Nei fulmini multipli gli impulsi successivi al primo sono
caratterizzati da ampiezze inferiori con tempi alla cresta più brevi ed una forma d'onda di tipo
doppio-esponenziale.
2) Fulmini negativi ascendenti:
l'andamento nel tempo del primo impulso di corrente figura A1.5-2 [3] presenta un fronte di
tipo esponenziale. Le ampiezze sono generalmente inferiori di quelle relative ai primi impulsi
dei fulmini discendenti.

A1.6 Fulmini positivi


I fulmini positivi traggono origine da cariche positive localizzate nella parte inferiore delle nubi
e, per definizione, sono associati a correnti positive.
Per quanto riguarda i valori caratteristici, come per i fulmini negativi si rimanda ai successivi
punti dove sono riportati i risultati dei rilievi effettuati in due stazioni sperimentali. Si
registrano due differenti campi di variazione delle ampiezze e delle forme d'onda (fig. A1.6-1)
[3]:

1) Impulsi di corrente di forma simile a quella dei fulmini negativi ascendenti, ma con valori di

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cresta dell'ordine di qualche migliaio di ampere.
2) impulsi di corrente di forma complessa, caratterizzati da durate di alcune centinaia di
microsecondi e da ampiezze di corrente molto elevate (superiori ai 40 kA). Questi fulmini, di
tipo ascendente, sono a colpo singolo.

A1.7 Risultati delle osservazioni effettuate sul numero di colpi di fulmine


La probabilità di avere fulmini multipli e le caratteristiche dei colpi successivi al primo impulso
di corrente rivestono una notevole importanza negli studi di fulminazione. Apparecchiature di
protezione, quali interruttori a richiusura automatica e scaricatori, ad esempio, devono tenere
conto, oltre che delle ampiezze delle correnti di fulmine, anche dei tempi intercorrenti fra un
colpo ed i successivi, generalmente dell'ordine delle decine di millisecondi.
devono avere tempi "morti" tra l'istante di apertura e la successiva richiusura più lunghi della
durata totale del fulmine; gli scaricatori invece devono essere caratterizzati da capacità di
scarica sufficientemente elevata rispetto al numero di impulsi prevedibili per ciascun evento. In
figura A.7.1 [3-4] sono mostrati i risultati dei rilievi italiani e svizzeri relativi ai fulmini
negativi discendenti. Dai rilievi effettuati si può inoltre affermare che la probabilità che si
verifichino fulmini multipli di polarità positiva è praticamente nulla.

A2. CARATTERISTICHE DELLA CORRENTE DEI FULMINI

A2.1 Parametri caratteristici della corrente di fulmine


I parametri considerati per definire le caratteristiche di un fulmine sono i seguenti:
1) Valore di cresta della corrente (I)
2) Durata del fronte (Tcr), definita come l'intervallo di tempo che intercorre da un inizio
convenzionale del fronte fino al raggiungimento del valore di cresta.
3) Pendenza massima ([di/dt])max), definita come il più elevato valore della variazione della
corrente nel tempo, riscontrata sul fronte.
4) Tempo all’emivalore (Thv), definito come l'intervallo di tempo che intercorre tra l'inizio
convenzionale del fronte e l'istante in cui l'ampiezza della corrente, sulla parte discendente

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dell'onda (coda), si è dimezzata rispetto al valore di cresta.
5) Carica impulsiva in un colpo ( idt) definita come l’integrale dell'impulso di corrente;
fisicamente è la carica elettrica trasportata dalla parte rapidamente variabile del singolo
colpo di fulmine.
6) Energia impulsiva in un colpo ( i2dt), definita come l'energia che verrebbe dissipata dalla
corrente dell'impulso fluendo in una resistenza di 1 .
7) Carica totale in un colpo ( iSdt), definita come la carica impulsiva aumentata
dell'eventuale carica trasportata dalla corrente continuativa.
8) Energia del colpo ( iS
2dt), definita come l'energia che verrebbe dissipata dalla corrente di
un colpo di fulmine fluendo in una resistenza di 1 .
9) Carica totale nel fulmine ( iFdt), definita come tutta la carica trasportata dai diversi colpi e
dalle correnti continuative di un unico fulmine.
10) Intervallo di tempo fra i colpi (Tbs), definito come l'intervallo di tempo fra la fine di un
colpo e l'inizio del successivo.
11) Durata totale del fulmine (Tf).

A2.2 Risultati sperimentali ed elaborazioni statistiche dei parametri


caratteristici della corrente di fulmine
Di seguito si riportano i risultati ottenuti dall'analisi dei dati relativi alle stazioni di rilevamento
italiane e svizzera [5-6]. Nel diagramma di figura A2.2-1 si riporta la classificazione dei
fulmini rilevati in termini di direzione di propagazione, di polarità della scarica e di molteplicità
dei colpi.

Per quanto riguarda i parametri caratteristici della corrente di fulmine, la distribuzione


log-normale approssima con un sufficiente livello di confidenza i punti individuati mediante
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l'analisi dei dati sperimentali raccolti. Pertanto è tale distribuzione, del tipo a due parametri
(valore medio e varianza), quella che viene usualmente adottata.
Nella Tabella A2.2-1 sono riportati i valori medi e gli scarti quadratici medi delle grandezze
più significative della corrente di fulmine e relative ai campioni di dati raccolti in Italia e in
Svizzera, per i vari tipi di eventi di fulminazione [4].

Le figure A2.2-2 e A2.2-3 riportano i risultati ottenuti, rispettivamente, per i primi colpi ed i
successivi dei fulmini con polarità negativa [4].
Limitatamente al valore di cresta nel solo caso dei primi colpi ed, inoltre, relativamente alla
durata del fronte ed alla pendenza massima, sia per i primi colpi che per i successivi, nelle
figure sono riportati anche tre punti significativi delle distribuzioni log-normali proposte
nell'ambito CIGRE sulla base di un'indagine volta a definire i valori dei parametri da
considerare nella determinazione del comportamento al fulmine di linee aeree per alta tensione.
1) Esiste un sostanziale accordo di tipo statistico tra i campioni raccolti dalle stazioni di
misura italiane e svizzera.
Relativamente alla durata del fronte Tcr si deve tener presente che per la sua definizione i
dati svizzeri fanno riferimento al tempo corrispondente al primo punto di flesso in
prossimità della cresta, anzichè al tempo corrispondente al valore massimo della corrente
stessa.

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2) Per i fulmini negativi, i valori più elevati della pendenza massima si verificano sul fronte
degli impulsi successivi.
3) I primi colpi hanno valore di cresta e contenuto energetico mediamente maggiori di quelli
relativi ai colpi successivi.
4) La probabilità di avere fulmini positivi è molto modesta (intorno al 10%), mentre è
praticamente nulla la probabilità di avere fulmini positivi multipli.
Un'ulteriore elaborazione statistica significativa è la stima della correlazione esistente tra i
diversi parametri presi in considerazione.
Nelle Tabelle A2.2-2, A2.2-3 e A2.2-4, vengono riportati i valori dei coefficienti di
correlazione che si ottengono con riferimento sia ai dati italiani che svizzeri [4].

DENSITA’ DEI FULMINI AL SUOLO


A3.1 Premessa
La densità di fulmini al suolo viene espressa mediante il numero Ng di fulmini a terra per
chilometro quadrato per anno.
La determinazione di questo parametro può essere realizzata direttamente mediante l'utilizzo
di dispositivi in grado di registrare l'evento di fulminazione attraverso la misura delle rapide
variazioni del campo elettromagnetico connesse al manifestarsi della scarica di fulmine.
In passato la valutazione della densità di fulmini al suolo è stata affrontata mediante un
approccio di tipo indiretto, basato sulla misura di altri parametri.
I due metodi vengono di seguito illustrati.

A3.2 Metodo indiretto


La densità di fulmini al suolo può essere valutata in maniera indiretta facendo riferimento al
numero Td di giornate temporalesche in un anno, detto anche livello ceraunico.
Si definisce come giornata temporalesca un giorno in cui, in un determinato luogo, si
percepisce almeno un tuono.
Questa grandezza presenta notevoli
limitazioni a rappresentare
quantitativamente i fenomeni di
fulminazione realmente accaduti,
soprattutto perchè un singolo tuono udito in
lontananza in un
giorno ha lo stesso peso di una serie di
temporali che stazionano su una
determinata area con
migliaia di fulminazioni.
Non si ha inoltre alcuna distinzione tra
scariche fra nubi e scariche verso terra,
cosa che
ovviamente risulta di fondamentale
importanza nelle applicazioni pratiche.
Nonostante queste limitazioni il livello
ceraunico è un parametro largamente
consolidato ed
attendibile dal punto di vista statistico. Ad
esempio in figura A3.2-1 è riportata la carta
delle
curve di livello isoceraunico per il territorio
italiano [10].

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In passato, quando non erano disponibili sistemi di misura diretti, si è pertanto cercato di
definire il valore di Ng in funzione di Td mediante vari tipi di relazione.
Una relazione proposta, derivante dall'osservazione del numero di guasti su linee elettriche in
funzione del numero di giornate temporalesche, è data da:
Ng = a Td
Tuttavia i valori dei coefficienti a e b indicati dai differenti ricercatori presentano ampie
variazioni.
In [11], a seguito di un'analisi di dati sperimentali, vengono proposti i seguenti valori dei
coefficienti:
a = 6.25 10-3
b = 1.55
Con questi valori, mediante la relazione (2.1) e sulla base di altri dati raccolti dalle stazioni
della rete radiotelevisiva italiana RAI [12], è stata tracciata la mappa dei valori medi del
numero di fulmini a terra per chilometro quadrato per anno riportata in figura A3.2-2.
a = 0.04
b = 1.25
Questi valori sono stati ricavati da un'analisi di regressione su dati sperimentali, come riportato
in figura A3.2-3 [13].

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Sovratensione di origine esterna

Le sovratensioni che si generano per induzione elettrostatica ed elettromagnetica sono


più frequenti di quelle per fulminazione diretta ma in genere sono meno pericolose per
via del loro modesto contenuto di energia e del fatto che la loro ampiezza è piuttosto
limitata rimanendo in genere al di sotto dei 400kV.
Di conseguenza queste sovratensioni sono molto più pericolose nelle linea a media e
bassa tensione a causa di un livello base di isolamento minore ai 400kV 2 .
Maggiori importanza hanno le sovratensioni per fulminazione diretta che perciò
esamineremo più in dettaglio.
E’ noto che il fulmine è una scarica elettrica eccezionalmente lunga fra nuvola e terra.
Ma sull’origine delle cariche elettriche che si trovano nella nuvola all’atto dei fulmini
non vi sono ancora delle teorie universalmente accettate.
Parecchi studiosi fra i quali il Simpson,il Wilson, l’Ester ed il Geitel hanno avanzato
ipotesi completamente divergenti l’una dall’altra.
A base di tutte le teorie c’è l’azione, esercitata sulle gocce d’acqua in precipitazione da
una forte corrente d’aria ascensionale.
Prescindendo dall’origine delle cariche elettriche nelle nuvole è da rilevare che agli
effetti del fenomeno elettrico la nuvola carica di elettricità si differenzia nettamente
dall’armatura di un normale condensatore.
In quest’ultima infatti le cariche sono portate dalla superficie metallica dell’armatura
stessa nella quale trovano poi un vero conduttore per affluire, con la velocità e la
meccanica inerente alle correnti di conduzione, al punto in cui incomincia l’arco.
Nelle nuvole, invece, le cariche elettriche sono sospese e diffuse nel volume della nuvola
in un ambiente cattivo conduttore.
Per di più pare che le cariche non siano prevalentemente ioni o elettroni liberi, ma gocce
d’acqua cariche positivamente o negativamente e quindi sono cariche associate ad una
massa considerevole e perciò non hanno mobilità comparabile con quella degli elettroni 3.
Perciò le cariche non confluiscono al punto d’origine della scarica ma è il fulmine stesso
che provvede a captare le cariche diffuse penetrando e ramificandosi all’interno della
nuvola e verso terra.
Il fulmine è costituito da una serie di scariche aperiodiche praticamente identiche fra loro
per aspetto e percorso e susseguentisi ad intervalli di tempo molto brevi.
La prima di queste scariche è composta a sua volta di un certo numero di scariche
parziali susseguentisi con lunghezza sempre crescenti e di cui soltanto l’ultima perviene
a toccare la terra.
Queste scariche parziali si susseguono ad intervalli di tempo molto brevi ciascuna
procedendo sul percorso della precedente, avvicinandosi sempre più a terra e
ramificandosi.
A queste scariche parziali lo Schonland ha dato il nome di “stepped leader stcokes” o
scariche di perforazione.

2
gli isolamenti delle linee sono dimensionati per resistere a tensioni di valore pari a 3  3.5 volte la tensione di
normale esercizio; per le linee con tensione maggiore di 100kV le sovratensioni per le cariche elettrostatiche ed
elettromagnetica non destano alcuna preoccupazione.
3
Per questo motivo le scariche atmosferiche non costituiscono un fenomeno oscillatorio, come si era prima ritenuto, ma
presentano un andamento aperiodico.

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Nell’istante in cui l’ultima di queste scariche di perforazione raggiunge la terra si ha una
scarica di ritorno dalla terra verso la nuvola e che viene chiamata “ scarica principale “ .
Essa risale verso la nuvola sul percorso creato dalla scarica di perforazione trovando un
condotto già ionizzato e quindi buon conduttore.
Con questa scarica principale termina la prima fase del fenomeno del fulmine ed il 70%
delle volte si esaurisce il fenomeno stesso.
Altre volte invece dopo una decina di µs si ha un secondo ciclo al quale possono anche
seguire diversi cicli successivi.
Quanto maggiore è l’intervallo tanto più nutrita sarà la scarica susseguente. Il fenomeno
completo si esaurisce in un intervallo da 0,5 a 0,65 secondi.
L’impedenza d’onda del “condotto” del fulmine può essere compreso tra 200 ÷ 600 Ω .
Grandi incertezze si hanno sulla polarità della scarica cioè sulla polarità alla base della
nuvola, cosa che è importante poiché il comportamento dei non conduttori nei rispetti
della rigidità dielettrica è funzione della polarità.
Fatto è che le condutture elettriche sono in generale colpite da impulsi di polarità
negativa, l’80 ÷ 90 % delle scariche è infatti di polarità negativa.
Considerando tutte queste incertezze, la cosa migliore è quella di rifarsi ai rilievi
sperimentali in modo da poter conoscerli meglio la natura dei fenomeni ed impostare
razionalmente il problema delle protezioni.4
La difficoltà principale per la realizzazione di strumenti di misura delle sovratensioni e
delle sovracorrenti prodotte da fulmini è dovuta alla estrema rapidità con la quale
variano le grandezze da misurare, alla necessità di misurare intervalli di tempo
dell’ordine di un microsecondo, all’ampio campo di variabilità delle grandezze stesse.
Le correnti possono variare infatti da valori di pochi Ampere a 200.000 Ampere.
Gli strumenti più usati per la misura di sovratensioni sono :
1) Clidonografo: costituito da una pellicola fotografica
interposta fra due elettrodi collegati uno alla linea e l’altro alla terra. Dall’ampiezza e
dalla forma delle figure di Lichtemberg si possono dedurre gli aspetti fondamentali che
caratterizzano l’onda di sovratensione. Esso offre un’approssimazione nella misura
dell’ordine del 25 al 50 % ma nonostante ciò permette di raccogliere una serie di dati
statistici sull’ampiezza, polarità e frequenza con cui si verificano le sovratensioni sulle
linee di trasporto.
2) Oscillografo a raggi catodici, inserito con divisore capacitivo
per rilievo di tensioni ma usato anche per rilievi di corrente.
3) Barrette magnetiche montate vicino al conduttore con l’asse
nella direzione del campo magnetico. Il magnetismo residuo nell’acciaio è funzione
della intensità di corrente che lo ha provocato ed il senso di magnetizzazione è legata
alla polarità della scarica.
4) Fulcronografo: costituito da una ruota in alluminio alla cui
periferia sono montati lamierini di acciaio . Quando la ruota è in movimento essi
attraversano il campo prodotto da bobine percorse dalla corrente da registrare e dal
magnetismo residuo si deduce l’andamento della corrente nel tempo. Con questi ed altri
strumenti è stato possibile ricavare una grande quantità di dati sperimentali che
permettono di disegnare una curva della probabilità del tempo di figura 1.

4
A partire dal 1930 sono state costruite stazioni di osservazione dei fulmini, laboratori per l’analisi dei fulmini e
laboratori di prova. Si tracciano carte ISOCERAUNICHE, che rappresentano le zone del territorio nazionale
caratterizzate da un ugual numero di fulmini per Km2.

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Valore di cresta della
corrente di scarica

220
200
180
160
140
120
100
80
60
40
20

10 20 30 40 50 60 70 80 90 100% Probabilità percentuale di fulmini


aventi valori di cresta di corrente
superiore a quella segnata nella
corrispondente ordinata

Non deve sorprendere che ci riferiamo a delle curve di probabilità .


Se infatti la frequenza di scariche d’intensità maggiore di un certo valore non è molto
elevato è evidente che noi dobbiamo fondarci su quel valore di corrente per la protezione dei
nostri impianti in modo da raggiungere sempre un certo compromesso fra le necessità di
esercizio e le esigenze tecniche ed economiche5.
Quindi ammetteremo di conoscere l’intensità di corrente del fulmine fissandolo ad un valore
conveniente a partire dalla curva della figura (1).
In secondo luogo ammetteremo di poter parlare di impedenza del condotto del fulmine, e
daremo a questo parametro il valore di 400 Ω come valore medio fra quelli massimo e
minimo teorico.
Una ulteriore ipotesi occorre formulare sulla forma d’onda dell’impulso e cioè
sull’inclinazione del fronte e della coda dell’onda.
E’ evidente che il fenomeno naturale di per sé non può essere standardizzato, ma per i nostri
studi, per esaminare il comportamento delle apparecchiature in presenza di forme d’onda di
questo tipo si adotta una forma d’onda standard 1÷50 (Europa); 1,5÷40 (Usa) avente
equazione del tipo


e t   E  e  k 1t  e  k 2t 

Questa equazione vale sia per l’onda di tensione che per l’onda di corrente.
Altri elementi che ricaviamo dalle osservazioni sperimentali sono i valori di cresta delle
sovratensioni, che varia da 200 a 1000 kV , con punte di 5000 kV, la durata del fronte
d’onda,compresa tra 0,5 e 1,5 µs, la durata della coda d’onda, compresa in genere tra 5 e 50
µs, la ripidità del fronte compresa fra 200 ÷ 1000 kV/µs con punte di 4000 kV/µs.
Le correnti di fulmine hanno in genere i seguenti valori: durata del fronte 0,5 ÷ 10 µs durata
fino all’emivalore di 25 ÷100 µs, ripidità del fronte 30kA /µs, valore di cresta ricavabile
dalla curva di figura (1). Energia dell’onda di sovratensione e sovracorrente dell’ordine di
4kWh. Potenza dell’ordine di 500 miliardi di kW.
5
Per gli edifici il valore di riferimento per le correnti di fulmine è di 80kH

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Onda
risult
ante

Le grandi ripidità del fronte d’onda permettono di comprendere perché queste onde
chiamate appunto a fronte ripido siano tanto pericolose quando penetrano negli
avvolgimenti dei trasformatori e delle macchine collegate alle linee stesse ( sovratensioni
longitudinali ).
Può accadere infatti che quando un’onda di questo tipo penetra in un avvolgimento la
differenza di potenziale tra una spira e la successiva assume un valore uguale al valore di
cresta dell’onda, con conseguente scarica distruttiva dello strato isolante interposto.
Per ovviare a queste sovratensioni e a quelle di origine interne si adottano soluzioni anche in
sede di costruzioni del trasformatore come l’aumento delle capacità fra spire per rendere più
uniforme la distribuzione iniziale della tensione specie per le bobine all’ingresso del
trasformatore perché sarebbe antieconomico farlo per l’intero avvolgimento.
Ciò si realizza con una scelta adatta dei fili, usandone, cioè, di larghi e piatti. Altro metodo
da usare in sostituzione o in concomitanza col primo è quello ovvio di rinforzare
l’isolamento nei punti più sollecitati dall’ineguale distribuzione della onda di sovratensione
cioè all’inizio dell’avvolgimento verso i morsetti.

16
6
Supponendo di conoscere il valore della corrente I o del fulmine, il valore della corrente
Zo  Io
“I “ su un elemento di conduttore ( fig. 2 ) vale : I 
Z  Zo

dove Z o è l’impedenza d’onda del condotto del fulmine e “Z “ è l’impedenza d’onda del
Z  Zo
conduttore. La sovratensione vale invece : E   Io
Zo  Z
Esaminiamo ora il comportamento di una linea senza filo di guardia quando viene colpita
dal fulmine. Nel caso in cui il fulmine colpisca un conduttore, si hanno due onde di tensione
e di corrente divergenti dal punto colpito verso i due estremi della linea.
Zo  Io
2I 
Zo  Z
2
da cui:
Zo
I  Io
Z  2Z o

mentre la sovratensione che si manifesta sul conduttore vale :

Zo  Z
Z I   Io
Z  2Z o

Tenendo presente che “ Z “ vale all’incirca 500 Ω per le linee aeree , assumendo per “ Z o “
il valore medio di 400 Ω , troviamo E  150 I o e perciò anche scegliendo per I o un valore di
100 KA si ottiene per “ E “ un valore di 15000 KV.
Ad una sollecitazione di questa grandezza sarà assoggettata la catena di isolatori del
conduttore colpito quando l’onda d’impulso arriverà al primo palo che incontra sul suo
cammino.
Anche ammettendo che questo impulso si sia fortemente attenuato per effetto corona è
ovvio che provocherà un arco sulla catena indipendentemente dalla tensione della

6
Esistono carte di livelli ceraunici per tutto il mondo. Ci sono curve di probabilità analoghe a quelle di figura 1. La
scelta del valore di Io deriva dall’esperienza di esercizio della linea in relazione della zone. (in genere si assumono
valori maggiore di 80kA).

17
linea.7Si provocherà così un guasto ed i generatori che alimentano il sistema provvederanno
ad alimentare finché non interverranno le protezioni.
Una linea elettrica è perciò completamente indifesa contro i colpi di fulmine ed occorrerà
perciò anzitutto evitare che il fulmine la investa usando le corde di guardia.
Nel caso in cui il fulmine cada su un sostegno, il ragionamento è perfettamente analogo.
L’impedenza d’onda d’un palo è variabile da 50 a 150 Ω ed assumendo il valore medio di
100 Ω la sovratensione diviene 80 I o , l’isolatore è sottoposto perciò a:
E  80 I o  es
dove
es : la tensione di fase in valore massimo.
Anche in questo caso le sovratensioni sono enormi benché minori di quelle che si hanno
quando il fulmine colpisce direttamente un conduttore. In effetti in questo tipo di analisi
abbiamo considerato il palo infinitamente lungo, mentre in realtà l’onda, al piede del palo,
incontra un cambiamento di caratteristiche elettriche e subisce una riflessione.
L’onda riflessa torna verso la sommità del palo sottraendosi all’onda incidente ed entra in
gioco il fenomeno delle riflessioni .
Analizzando matematicamente il fenomeno troviamo che influenza dell’impedenza del palo
scompare progressivamente e diventa importante la sola resistenza di atterramento del palo
perciò l’impulso di tensione assume il valore:
R  Zo
E  Io
R  Zo
Questo è un elemento favorevole poiché mentre non abbiamo mezzi per diminuire la
impedenza del palo, possiamo invece ridurre “ R “.
In generale possiamo dire che la sovratensione si riduca tanto più quanto maggiore è il
numero delle riflessioni dell’onda nell’unità di tempo, cioè quando minore è l’altezza del
palo e quanto maggiore è l’ampiezza delle riflessioni, cioè quanto minore è “ R “.
Per comprendere quest’ultima affermazione basta ricordare ad alcune nozioni fondamentali
sulla riflessione delle onde in un punto nel quale si abbia un cambiamento delle
caratteristiche elettriche.
Consideriamo una linea senza perdite costituita da due tronchi di lunghezza infinita e di
impedenza d’onda Z1 e Z 2 in serie.
Quando l’onda di tensione giunge nel punto di collegamento una parte di essa viene
trasmessa e una parte riflessa, analogamente per l’onda di corrente .
Le equazioni di continuità nel punto “ 0 “ sono :
2 Z1
V1  V1r  V2 I2   I1
Z1  Z 2
V1 V1r V Z  Z2
  2 8 I1r  1  I1 Z1 < Z 2
Z1 Z1 Z2 Z1  Z 2

 (pagina seguente)

7
La massima tensione di normale esercizio che abbiamo in Europa è di 400kV, negli Stati Uniti di 800kV, ben al di
sotto dei valori generati dai fulmini. Non siamo in grado di disporre di isolamenti ad impulso tali da sopportare tensioni
di queste entità (non conviene economicamente). Si adottano sistemi di protezione a terra e sistemi di sfioramento.
8

18
 Possiamo osservare che i fenomeni di propagazione della tensione e della corrente sono
sostanzialmente differenti, in quanto l’onda riflessa di tensione è concorde con il verso della
tensione Vr1 mentre la corrente riflessa è opposta Ir1.
Per capire meglio questo fenomeno è opportuno ricordare l’equazioni fondamentali di
funzionamento di un quadripolo con l’origine posta all’arrivo:
V ( x )  A  e k x  B  e  k x 
A k x B k x
I ( x)  e  e 
Z o Z o
I primi termini rappresentano le onde dirette di tensione e corrente che si propagano dalla partenza
all’arrivo, i secondi, viceversa rappresentano le onde riflesse che dall’arrivo si dirigono alla
partenza.
Le onde dirette di tensione e corrente, come si può notare sono concorde, mentre quelle riflesse
hanno segno opposto ciò implica che quando l’onda raggiunge l’arrivo, la tensione riflessa sarà di
segno positivo mentre quella di corrente sarà opposta a quella di tensione in quanto di segno
negativo.

ed anche :

2Z 2
V2   V1
Z1  Z 2
Z 2  Z1
V1r   V1
Z1  Z 2

Se applichiamo queste relazioni al nostro caso ci rendiamo subito conto dell’affermazione


precedente.
Esaminiamo ora il caso più importante in cui il fulmine colpisca un palo di una linea con
corda di guardia: si ritiene infatti che il 40% dei colpi di fulmine sulle linee elettriche
investa i pali ed il 60% investa i conduttori o il filo di guardia se esiste.
In questo caso l’efficacia del filo di guardia è la risultante di tre diverse azioni che questo
dispositivo esplica:
1) Anzitutto esso costituisce, nei riguardi del deflusso della scarica, un circuito in parallelo
rispetto a quello formato dal palo colpito e dalla relativa resistenza di messa a terra.
Esso ha quindi la stessa efficacia di una riduzione del valore di questa resistenza. Se il palo
è di modesta altezza in modo da poter trascurare l’impedenza in base a quanto detto
precedentemente, l’impedenza “ Z “ risulta uguale a:

1 Zf R
Z 
1 2 2R  Z f

R Zf

19
dove Zf è l’impedenza naturale delle due campate del filo di guardia contigue al palo
Zf
colpito. Il rapporto 2 R  Z è minore di 1 e questo è il primo vantaggio.
f

Z
Bisogna osservare che f è circa 500 Ω e perciò da questo punto di vista il vantaggio è
grande soprattutto se “ R “ è grande cioè nel caso in cui non sia possibile per ragioni
geologiche realizzare delle buone terre per i pali.
2) In secondo luogo sul filo di guardia si propaga un impulso di tensione che induce sui
conduttori un impulso di tensione di uguale polarità. Il valore di questa tensione indotta è
dato dalla formula:
Ei  k  E
dove
“ k “ è il coefficiente di accoppiamento dipendente dalla geometria del sistema e varia tra
0,1 e 0,4.
In generale il fattore di accoppiamento si può calcolare con la formula :
Z oga
k
Z12
dove
Z oga è la mutua impedenza fra il conduttore di fase e l’insieme delle corde di guardia e
Z 12 è l’impedenza d’onda dell’insieme delle corde di guardia.
Per effetto di questa tensione indotta la sollecitazione cui sono sottoposti gli isolatori è data
da :
E '  E  v s  E i  E 1  k   v s .
3) Il terzo effetto protettivo del filo di guardia nel caso di colpo di fulmine sul palo, è dovuto
alle riflessioni dell’onda d’impulso che hanno luogo lungo il filo stesso.
Anche in questa circostanza l’azione protettiva è tanto maggiore quanto minore è la
resistenza di terra dei pali e quanto minore è la campata fra due pali contigui.
Se la campata è maggiore di 150 metri, l’onda riflessa influisce solo sulla coda dell’onda
fondamentale accelerando il decremento di tensione nell’unità di tempo.
Se la campata è minore di 150 metri, l’onda riflessa torna al palo colpito prima che
l’impulso abbia raggiunto il valore di cresta ( la durata del fronte è calcolata in 1 µs e la
velocità di propagazione del fenomeno è quella della luce) e quindi influisce a ridurne
l’ampiezza9 .
Comunque anche nel caso di campate maggiori di 150 metri si ha un grosso beneficio
poiché in effetti si riduce la durata complessiva dell’onda e la tensione di scarica ad impulso
delle varie apparecchiature, per onde più brevi è notevolmente maggiore di quella per onde
più lunghe.
Un altro caso che gli autori considerano è quello del colpo diretto sul filo di guardia a metà
campata cioè nella posizione più sfavorevole perché più lontana dai pali sui quali hanno
origine le riflessioni.

9
Se la campata è di 150m, l’onda riflessa percorrerà una lunghezza di 300m quindi:
300/(3*108)=1s
per avere 1s è sufficiente che la campata sia 150m quindi l’onda riflessa torna prima che sia finito il fronte d’onda.
Campate in AT sono circa 300m o più
Campate in BT sono circa 150m
Se le campate sono inferiori a 150m l’onda riflessa incide in diminuzione sull’onda incidente.

20
Inizialmente il fenomeno è simile a quello relativo al colpo di fulmine sui conduttori. Si
hanno così sul filo di guardia due onde di impulso date dalla formula:

Z  Zo
E  Io
Z  2Z o

e nei conduttori due tensioni indotte Ei  k  E .


L’impedenza “ Z “ in questo caso è l’impedenza del filo di guardia cioè 500 Ω per un solo
filo e 300 Ω per due fili di guardia purché collegati metallicamente a metà campata.
L’impulso di tensione sul filo di guardia tende perciò ad assumere quegli stessi elevatissimi
valori che abbiamo visto prodursi sui conduttori.
In questo caso però se la campata non è maggiore di 300 metri entrano in gioco le onde
riflesse. Ecco un altro motivo per non eccedere nella lunghezza delle campate. Se
esaminiamo l’eventualità che si crei un arco agli isolatori , tralasciando tutti i calcoli,
troviamo che la massima tensione alla quale è sottoposto il primo palo che l’onda incontra è
inferiore a quella che si avrebbe se il palo fosse colpito direttamente.
Nessuna formula generale si può invece ricavare per la massima tensione a metà campata
contro terra. Ciò è molto importante per stabilire la distanza fra conduttori e filo di guardia
in modo che non avvenga una scarica fra i due.
Alcuni autori forniscono dei diagrammi per il calcolo delle distanze minime (Bewley,
Goodlet, etc) ma le distanze che si ricavano dai loro grafici sono molto grandi   7 m  e ciò
potrebbe portare addirittura alla necessità di rinunciare al filo di guardia se le loro
osservazioni fossero realmente confermate (ciò specie per tensioni non elevatissime).
In effetti più che altro la distanza tra filo di guardia e conduttore deve essere limitata al
valore occorrente per escludere il mantenersi di un arco (generato da onda impulsiva) alla
tensione ed alla frequenza di esercizio.
Il disturbo all’esercizio non è tanto prodotto dalla scarica ad impulsi in sé stesso, ma dalla
scarica a frequenza industriale provocata dalla scarica ad impulso.
Possiamo quindi concludere sul filo di guardia dicendo che il suo compito essenziale
consiste nello schermare i conduttori (il più esterno dei quali deve essere visto dal filo di
guardia sotto un angolo di 15 o  20 o ) se la resistenza di terra dei pali è buona (~10Ω).
I fili di guardia non disposti razionalmente hanno scarsa efficacia protettiva. Al limite la loro
efficacia è nulla per colpo di fulmine sul conduttore e si riduce ad un semplice
miglioramento della situazione derivante da un difettosa messa a terra dei pali e ciò solo in
relazione ai colpi di fulmine sui pali.

CONTRAPPESI

Il contrappeso è essenzialmente costituito da uno o più conduttori che, partendo dalla base
del palo, si estendono ad una certa profondità sotto il suolo in diverse direzioni. Le
disposizioni adottate in pratica sostanzialmente sono due :

1) Contrappeso radiale o piede di gallo: i conduttori generalmente in numero di quattro si


estendono a raggiera alla base del palo con lunghezze intorno al centinaio di metri;

21
2) Contrappeso parallelo: i contrappesi in numero di due o quattro si estendono
parallelamente al conduttore
2’) Quando collegano addirittura un palo all’altro si ha il contrappeso continuo.

Abbondante è la letteratura sul comportamento dei contrappesi in presenza di onde


impulsive provocate dal fulmine.
Sostanzialmente il contrappeso si comporta come una impedenza, in parallelo con la
resistenza di terra del palo; che da un valore iniziale di circa 100 ÷ 200 Ω , a seconda dei
casi, decresce in un tempo compreso tra 1 e 10 µs , a secondo della lunghezza , al valore
della conduttanza di dispersione. Il contrappeso infatti viene schematizzato negli studi come
una linea a costanti distribuite “ r “ e “ g “.
I conduttori sono in rame o acciaio, in corda o tubo o conduttore cilindrico; sezione di 30-
50- e 100 mm 2 . Profondità di interramento da 20 ÷ 30 cm a 50 ÷ 60 cm a seconda delle
zone e del tipo di terreno.
Il costo di un sistema di contrappesi è di circa il 3 ÷ 4 % del costo totale della linea. Tale
costo non è di entità indifferente e viene affrontato soltanto nel caso delle linee ad altissima
tensione per le quali, a causa delle grandi potenze trasmesse, l’esigenza di ridurre le
possibilità di interruzioni nella fornitura è quanto mai sentita.
In questo caso si adottano anzitutto una serie di accorgimenti che conducono alla
realizzazione di linea “ a prova di fulmine”, come un doppio conduttore di guardia e

22
contrappeso continuo in modo da racchiudere la linea quasi entro una gabbia di Faraday.
Con questi accorgimenti si può addirittura dire che per linea a tensione maggiore di 220 KV,
l’importanza relativa delle sovratensioni di tipo atmosferiche va diminuendo e può passare
in seconda linea rispetto alle sovratensioni di origine interna specie se la resistenza dei pali è
tenuta bassa e si adottano interruttori a richiusura exstrarapidi che riducono notevolmente le
conseguenze di eventuali archi causati da fulminazioni.
Dopo aver esaminato le sovratensioni per fulminazione diretta, per completezza
esaminiamo anche le altre cause di sovratensione esterna.

Sovratensioni per cariche statiche:

sui conduttori di una linea elettrica possono accumularsi per diversi motivi cariche statiche
che ne accrescono il potenziale verso terra e possono produrre scariche ed onde migranti.
Le tensioni sono tanto maggiori quanto migliore è l’isolamento della linea e quindi il
problema non si pone affatto per le linee atterrate attraverso un qualunque valore di
impedenza.

Sovratensioni per induzione elettrostatica :

per la presenza di una nube vengono indotte su una linea cariche di segno opposto a quelle
della nube stessa. In regime di equilibrio le cariche sulla nube e quelle indotte sono legate
dal campo elettrostatico.
Avvenuta la scarica della nube ( a terra o a un’altra nube) le cariche, liberatesi sui
conduttori, creano due onde migranti a fronte rigido che viaggiano in senso opposto a
velocità circa uguale a quella della luce.
La forma e l’ampiezza massima pare non dipendano dalla distribuzione delle cariche nella
nube mentre sembrano caratterizzate dalla legge con la quale avviene la scarica nella nube,
dall’altezza del centro di gravità della nube sul piano di terra e dal valore della carica.
Come già detto le ampiezze massime non sono molto grandi (possono raggiungere qualche
centinaia di KV).
La presenza delle corde di guardia esercita un’azione protettiva molto efficace contro le
sovratensioni indotte.
Per linee con conduttori in un piano orizzontale ad 1, 2 o3 corde il fattore di riduzione del
valore massimo delle sovratensioni è di 0,3 ÷ 0,4 – 0,5 rispettivamente.
Si può perciò dire che le linee isolate per 130 KV sono già in grado di sopportare
efficacemente tutte le sovratensioni indotte.
Su 100 scariche atmosferiche non più di 5 o 6 sono da attribuire a fenomeni di questo tipo.

Sovratensioni per induzione elettromagnetica :

se vicino ad una linea e parallelamente ad essa si verifica una scarica fra nuvole si inducono
su di essa degli impulsi di tensione .
E’ evidente che tali sovratensioni possono risultare pericolose solo per impianti a media e
bassa tensione, in relazione alla modesta classe di isolamento per essi adottata.

Propagazione delle sovratensioni sulle linee

23
Qualunque sia la causa della sovratensione, il fenomeno si manifesta come una brusca
trasformazione di energia elettromagnetica, resa disponibile dalla perturbazione, in energia
elettrostatica.
Questa energia, messa in gioco bruscamente in un punto della linea, si propaga lungo la
linea per la conduttanza del circuito, e la propagazione avviene sotto forma oscillatoria con
onde di tensione e corrente per effetto dell’induttanza e della capacità del circuito.
L’induttanza e la capacità del sistema elettrico determinano successive e periodiche
trasformazione di energia elettrostatiche in elettromagnetiche e viceversa.
Consideriamo la linea senza perdite    o  , in tali ipotesi la propagazione della
sovratensione risulta dalla sovrapposizione di due sole onde : una diretta e una inversa.
I
La velocità della propagazione è v  che , per le linee aeree v è la velocità della luce.
lc
V
L’ampiezza di ciascuna onda di corrente è I  Z
o

l
Dove: Z o  impedenza caratteristica (o d’onda) della linea.
c

Riflessioni e rifrazioni delle onde

Per lo studio delle sovratensioni è interessante vedere cosa accade quando un’onda di
tensione ( o di corrente ) incontra una discontinuità.
Si prendono in esame 2 tronchi di linea successivi connessi nella sezione di giunzione, che
presentano impedenze d’onda diverse Z 1 e Z 2 ed aventi lunghezza infinita e si supponga
la linea senza perdite      . Sulla linea di impedenza d’onda Z 1 si propaghi una tensione
a gradino v1(t)=v1 (applicato , ad esempio, a mezzo di un generatore di tensione continua
senza impedenza interna), quando l’onda v1 giungerà nella sezione di giuntura essa viene in
parte riflessa, in parte rifratta sul tronco d’impedenza Z 2 . Per rispettare la continuità, che di
fatto esiste fra i due tronchi con impedenza d’onda diversa, si possono scrivere le equazioni:

V2  V1r  V1 I 2  I 1  I 1r

Dove abbiamo indicato con il pedice “ r “ le grandezze riflesse e con “ 2 “ quelle rifratte.
La tensione e corrente che si stabilisce a monte e a valle di S sono uguali.
Quanto detto è stato ampliamente trattato nei paragrafi precedenti ed è stato utile riproporre
tale questione poiché è propedeutico a quanto segue.

Teoria delle onde migranti (propagazione delle onde in linea )

Supponiamo di avere una linea a diversa impedenza:

I 1 e V1 sono le onde dirette


I 1r e V1r sono le onde riflesse

24
I 2 e V2 sono le onde rifratte

V1  Z 1  I 1 ; V2  Z 2  I 2 ; V1r  Z 1  I 1r

Z 1 : impedenza d’onda ( o caratteristica ) della linea a sinistra di “ S “


Z 2 : impedenza d’onda ( o caratteristica ) della linea a destra di “ S “

A causa della continuità a monte e a valle di “ S “ possiamo scrivere le eseguenti equazioni


per le tensioni e le correnti :

V2  V1r  V1 (1)
I 2  I 1  I 1r (2)

V2  V1r  V1
V2 V V
 1  1r
Z2 Z1 Z1

sostituiamo il valore di V2 :

V1r V1 V V  1 1   1 1   Z  Z 2   Z 2  Z1 
  1  1r  V1r      V1      V1r   1      V1
Z 2 Z 2 Z1 Z1  Z 2 Z1   Z1 Z 2  Z  Z
 2 1   1 2  Z  Z
Z 2  Z1
(3) V1r 
Z 2  Z1
V1   r ,v  V1
dove
V1r Z  Z1
  r ,v  2 fattore di riflessione della tensione
V1 Z 2  Z1

Sostituendo V1r   r ,v  V1 nella (1)


 Z  Z1  Z  Z1  Z 2  Z 1 2Z 2
V2   2  1  V1  2  V1   V1
 Z 2  Z1  Z 2  Z1 Z 2  Z1

2Z 2
(4) V2   v1   2,v  v1
Z 2  Z1

dove:
V2 2  Z2
  2 ,v  fattore di rifrazione della tensione.
V1 Z 2  Z1
Z2
Se divido per “ Z 1 “ la (3) e per la (4) ottengo rispettivamente la (5) e la (6)
Z1

Z 2  Z1 I Z  Z1
I1r   I1  1r   r ,I   r ,v  2 fattore di riflessione per la corrente
Z 2  Z1 I1 Z 2  Z1

25
2  Z1 I 2  Z1 Z
I2   I1  2   2 , I   1   2,v fattore di rifrazione della corrente
Z 2  Z1 I1 Z1  Z 2 Z 2
Per Z 2  Z1 (cavo seguito da linea aerea, o linea aerea seguita da trasformatore) si ha
V2  V1 , si genera nel punto di raccordo una sovratensione.
Per Z 2  Z 1 , si ha V2  V1 e I 2  I 1 , un improvviso aumento dell’induttanza lungo una
linea corrisponde ad una strozzatura del canale per cui il livello si innalza, una capacità ha
l’effetto di abbassare il valore della tensione così come un brusco allargamento del canale fa
abbassare il livello.

Linee di lunghezza finita

Linea a vuoto ( aperta all’estremità di arrivo Z 2   )

 r ,v  1  V1r  V1

 r ,i  1  I 1r  I 1 ( se la linea è a vuoto I 2  0 )

notiamo che mentre V1r e V1 hanno lo stesso verso, I 1r e I 1 sono di segno opposto per
cui è evidente che quando V1r è positiva la I 1r è negativa ( e viceversa )

 2 v  2  V2  2  V1  2, I  0  I 2  0

L’onda riflessa di tensione di valore pari all’onda incidente si sovrappone a questa


raddoppiandola, l’onda riflessa di corrente è uguale e opposta all’onda di corrente incidente.
Comportamento analogo hanno le linee chiuse su una Z 2 >> Z 1 , ad esempio la linea aerea
seguita da un trasformatore.
Linea in corto circuito  Z 2  0

 r ,v  1  V1r  V1
 r ,i  1  I 1r   I 1  I 2  I I  I Ir 
 2,v  0  V2  0
 2 ,i  2  I 2  2  I 1

L’onda riflessa di tensione compensa perfettamente quella incidente, l’onda riflessa di


corrente si sovrappone a quella diretta raddoppiandola.

Linee di lunghezza finita. Riflessioni multiple.

Nelle considerazioni precedenti non si sono presi in esame gli effetti delle riflessioni
multiple successive a quelle verificatesi nella sezione di discontinuità in quanto,
riferendosi a linee di lunghezza infinita, l’onda riflessa (o quella rifratta) non è in grado di
raggiungere l’estremità della linea in cui si ha in genere una ulteriore discontinuità.
Nel caso di linee reali di lunghezza finita si possono dare le seguenti indicazione sempre
nell’ipotesi di sollecitare a gradino di ampiezza V 1r determinata da un generatore avente
impedenza interna nulla (cioè ai suoi morsetti la tensione avrà sempre il valore costanteV 1).

26
Linea a vuoto  Z 2   

A B
Dal generatore si propaga
un’onda di tensione V1 , cui
si accompagna un’onda di
G corrente I 1 (FASE 1ª)
L’onda di tensione giunta
Z2= all’estremità di arrivo si
riflette raddoppiandosi e
U1 determinando un’onda di
1ª FASE
corrente di segno opposto
I1
che va scaricando la linea
U1r=U1 (FASE 2ª).
U2=2U1 L’onda di tensione di valore
U1
2ª FASE 2V1 giunta sul generatore
I1 deve riacquistare il valore
I1r=I1 imposto di V1 , quindi nasce
un’onda di tensione - V1 che
propagandosi verso
U1 U2=2U1 l’estremità di arrivo riporta
-U1 3ª FASE la linea alla tensione V1 e
determina un’onda di
-I1 corrente  I 1 (FASE 3ª).
L’onda di tensione -V1 e
U1 quella di corrente  I 1
-U1 giunte alle estremità di
4ª FASE
arrivo si riflettono
I1
-I1 scaricando completamente
la linea (FASE 4ª)

La linea si ritrova nelle condizioni iniziali ; ciò avviene con un periodo T  4 L / dove:
L è la lunghezza della linea,  , la velocità di propagazione.
Ci interessa studiare l’andamento della tensione all’arrivo (estremità aperta) e della corrente
alla partenza (dove è applicato il generatore); a tal fine occorre sommare i vari contributi.
Avremo un andamento (ideale) di questo tipo :

27
Questo nell’ipotesi di linea priva di perdite. Quindi la messa in tensione con tensione
costante determina all’arrivo una tensione pari al doppio di quella applicata (sovratensione
di origine interna). Se consideriamo, ora, la presenza dei parametri dissipatavi lungo la
linea, la tensione nelle varie oscillazioni subirà una certa attenuazione; avremo per tanto,
delle oscillazioni smorzate. Dopo un tempo pari a 4 – 5 volte il periodo (  16 ) il
fenomeno si sarà stabilizzato e la tensione all’arrivo avrà un valore inferiore a 2V 1.

Se non è soddisfatta la condizione di Heavesade, il transitorio ha ancora lo stesso


andamento, ma i massimi non sono più rettangolari.
Le onde di tensione e corrente si deformano come indicato nelle parti a tratteggio in figura.
Lo stesso metodo vale nel caso in cui applichiamo alla partenza una tensione non continua
ma alternata; lo studio, in tal caso, si complica.

Linee in cortocircuito ( Z 2  0 )

28
Dal generatore si propaga
A B un’onda di tensione v 1 cui
si accompagna un’onda di
corrente i 1 (FASE 1ª)
L’onda do tensione giunta
all’estremità di arrivo si
G annulla determinando
Z2=0 un’onda di tensione –v1 che
scarica la linea (il
U1 fenomeno elettromagnetico
e elettrostatico si
I1 compensano) la linea
mentre la corrente si
U1 raddoppia (FASE2° )
U1r=-U1
Quando l’onda riflessa di
I1r=-I1 tensione giunge sul
I2=2I1 generatore la linea è scarica
I1
e il generatore ripropone la
U1 tensione v1 che determina
una nuova onda di corrente
I1 che si somma con la
precedente , triplicando il
3I1 2I1 valore. (FASE 3°).
Il fenomeno in assenza di
U1 perdite (  0 )
-U1 proseguirebbe all’infinito
con una progressiva
-I1 esaltazione della corrente
(a regime infatti per
3I1 2I1 tensione continua i=V/R
che per R=0 i tende ad
infinito) (FASE 4° ) .

Fino a non molti anni fa le cabine erano collegate direttamente alle linee aeree (cabina a due
piani).
Oggi invece, nelle cabine entrano linee in cavo. L’impedenza della linea aerea è di circa 400
 mentre l’impedenza della linea in cavo è circa dieci volte inferiore, pertanto la messa in
cavo della linea aerea è un mezzo di protezione contro le sovratensioni in quanto la gran
parte delle sovratensioni che si abbattono sulla cabina vengono riflesse verso la linea aerea.
Abbiamo visto, dunque , che per studiare la propagazione delle sovratensioni sulle linee si
può far uso del metodo delle onde mobili (metodo grafico) tale metodo può essere usato

29
perché per le linee ad alta tensione è valida, in prima approssimazione l’ipotesi del metodo
di Heavisade.
Dai valori che conseguono alle formule che abbiamo visto discende che non è possibile
dimensionare gli isolamenti affinché resistano a queste sovratensioni.
La filosofia, allora, che si adatta è la seguente:
si dimensionano gli isolamenti delle linee di energia in modo che essi resistano a tutte le
sovratensioni di origine interna; chiaramente faremo delle scelte tecniche cercando di
ridurre il più possibile tali sovratensioni (ad esempio atterramento del neutro….).
per le sovratensioni di origine esterna prevediamo dei dispositivi di sfioramento delle
sovratensioni verso terra questi sono dispositivi in parallelo sul sistema, tra le fasi e la terra
in modo che la sovratensione si scarichi verso terra.
A valle di questi dispositivi resterà l’onda residua. Le apparecchiature a valle di questi
dispositivi detti dispositivi di sfioramento devono avere dei livelli di isolamento
all’impulso tali da resistere a queste sovratensioni residue.

Sovratensione di origine interna

L’esperienza di esercizio ha messo in evidenza che in parecchi casi, le tensioni presenti sulla
rete anche non tenendo conto delle sovratensioni di origine esterna, possono risultare
maggiori di quelle che si hanno in condizioni ordinarie.
Queste sovratensioni sono di natura transitoria e si presentano ogni qual volta si ha un
passaggio da uno stato stazionari ad un altro stato stazionario.
Sovratensioni transitorie possono essere prodotte da semplici variazioni della
configurazione del circuito elettrico, come l’apertura di un interruttore o l’atterramento di un
conduttore o da una scarica intermittente tra un conduttore e la terra o fra i morsetti di un
interruttore.
Generalmente le sovratensioni più alte sono associate con archi intermittenti e pur non
raggiungendo valori paragonabili con le sovratensioni di origine esterna, hanno grande
importanza per i loro effetti sul comportamento dei dispositivi di protezione.
Una percentuale consistente di queste sovratensioni è di ampiezza sufficiente da causare
scariche attraverso gli isolanti.
Altra caratteristica delle sovratensioni di origine interna è la presenza di oscillazioni ad alta
frequenza.
Le capacità parassite degli avvolgimenti dei trasformatori e delle macchine rotanti, le
capacità delle linee, le induttanze degli avvolgimenti e delle linee provocano, con la loro
presenza, oscillazioni ad alta frequenza che si sovrappongono alle oscillazioni a frequenza
fondamentale della tensione di rete.
Dal punto di vista del comportamento degli interruttori, queste oscillazioni ad alta
frequenza hanno importanza primaria, poiché determinano la velocità con la quale si
ripristina la tensione tra i contatti e per tanto condizionano l’effettiva capacità
dell’interruttore di aprire il circuito.

Sovratensioni in presenza di disservizi, in condizioni stazionarie

Col metodo delle coordinate simmetriche possiamo calcolare le tensioni di fase in


condizioni stazionarie in presenza di ogni tipo di guasto sia nel punto di guasto che in un

30
punto qualunque della rete. I risultati possono essere espresse in funzione delle tensioni nei
punti di guasto
Come si vede tali tensioni sono funzioni del tipo di guasto, dei rapporti delle impedenze alle
tre sequenze e dalla resistenza di guasto.
L’effetto di questi fattori viene generalmente messo in evidenza per mezzo di curve,
X0 R0 X
disegnate per diversi valori della resistenza di guasto e dei rapporti , , 2 ,
X1 X1 X1
supponendo di trascurare le resistenze della rete alla sequenza diretta ed alla sequenza
inversa.
Ci si può in tal modo, rendere conto dell’entità di queste sovratensioni in regime permanente
per via analitica.
Evidentemente l’entità delle sovratensioni dovute a guasti dipende dallo stato del neutro
della rete e sovratensioni minori si hanno nel caso in cui tutti i neutri dei trasformatori siano
francamente messi a terra, piuttosto che nei casi in cui solo alcuni dei neutri siano messi a
terra francamente o con l’intermediario di impedenze.
Il valore di queste sovratensioni dipende dal coefficiente di atterramento dell’impianto
inteso come rapporto , in un determinato punto dell’impianto, fra la massima tensione verso
terra alla frequenza di esercizio in caso di contatto a terra e tensione concatenata della rete.
Se trascuriamo le resistenze alle varie sequenze e la resistenza di guasto e assumiamo come
X0
indice di messa a terra dell’impianto il rapporto n  otteniamo per la tensione delle fasi
X1
sane in presenza di un guasto a terra :

v V n2  n  1

3  Vn 2n
0.8

0.6 Che riportata sottoforma di curva


presenta l’andamento di figura (17) da cui si
vede che mantenendo il valore del rapporto “n“
0.4
al disotto di 3 V  0,72  3 Vn La dipendenza
0.2 delle sovratensioni dallo stato del neutro del
sistema verrà ripresa in un capitolo successivo.
n
1 2 3
Fig.17 Sovratensioni transitorie

Più importante e senz’altro più difficoltosa è invece la determinazione delle sovratensioni


transitorie che si manifestano nella rete.
I primi tentativi per calcolare con i metodi matematici tradizionali, tramite equazioni
differenziali, i fenomeni transitori nelle reti, urtano subito contro forti difficoltà.
Uno strumento di grande efficacia pratica si dimostrò invece l’analizzatore di reti in corrente
alternata che permise di dare una rapida risposta ai problemi di transitorio.
Ulteriori vantaggi si ottennero, in seguito, con l’uso del calcolatore analogico. Occorre
realizzare, tramite elementi RLC l’analogo della rete in esame, cioè un circuito che abbia le
stesse equazioni differenziali del sistema che si vuole considerare.

31
Tramite l’uso di contatti sincroni il transitorio viene ripetuto un certo numero di volte al
secondo in modo da poterne ottenere una rappresentazione visiva su un oscillografo.
I componenti RLC che vengono usati sono di grande precisione; i trasformatori hanno
corrente di eccitazione trascurabile si sono anche sviluppati metodi per tener conto
dell’effetto corona e di altre caratteristiche non lineari, come per esempio quelle degli
scaricatori.

Eliminazione di un corto circuito fase-terra

Un transitorio che viene studiato per mezzo dell’analizzatore di reti in corrente alternata è
quello dell’andamento della tensione della rete al momento in cui si elimina un corto
circuito.
Un tale transitorio ha grande importanza a causa dei suoi effetti sul comportamento dei
dispositivi di interruzione e di protezione (come tubi Daion etc.).
Per rendersi conto del fenomeno possiamo riferirci al semplice circuito di figura, nel quale
la capacità C rappresenta la linea di trasmissione ed il corto circuito ai suoi terminali
rappresenta un corto circuito fase –terra.

L R

eg C guasto

Finché il condensatore è cortocircuitato fluisce nel circuito una corrente I g e , se la


resistenza è piccola a paragone della reattanza questa corrente sarà in ritardo di 90° sulla
tensione. Se il corto circuito viene eliminato nell’istante in cui la corrente di guasto I g è
nulla (ipotesi plausibile), la tensione ai capi del condensatore, nulla prima dell’eliminazione
del guasto, non tornerà immediatamente al valore normale, ma vi si avvicinerà solo dopo
una

serie di oscillazioni a media frequenza (3000 Hz), come riportato in figura 19.

Alla frequenza
naturale del
circuito
Istante di guasto

Istante di
Fig.19 rimozione 32
del guasto
Se trascuriamo le resistenze la tensione ai capi del condensatore raggiunge il doppio del
valore massimo normale. In un circuito reale la tensione non raggiungerà il doppio e sarà
smorzata fino a tendere alla tensione normale ai capi del condensatore.
La tensione transitoria ai capi del condensatore , che si instaura in seguito alla rimozione di
un guasto è comunemente chiamata “ tensione di ristabilimento del sistema “.
Variare il valore della reattanza nel circuito considerato equivale a variare il numero dei
generatori connessi alla rete e variare il valore della capacità equivale a variare la lunghezza
della linea.
La frequenza naturale di oscillazione del circuito, dipende, come noto, dal valore di L e C
secondo le solite relazioni. Per ciò la “ tensione di ristabilimento” dipende dalla potenza di
generazione e dalla lunghezza della linea.
Come abbiamo detto precedentemente, la “ tensione di ristabilimento “ ha grande
importanza sul comportamento dei dispositivi di protezione ed interruzione della rete.
Infatti in un dispositivo di interruzione, subito dopo che l’arco conseguente all’apertura del
circuito si è spento, il dielettrico interposto fra i due poli non riacquista immediatamente le
sue proprietà isolanti.
Possiamo rappresentare questo fatto con una curva che fornisca nel tempo i valori delle
tensioni di scarica . Ebbene occorre che questa curva si mantenga sempre superiore a quella
della tensione di ristabilimento del sistema, altrimenti avremo il riadescamento dell’arco.

v
Curva di ristabilimento dell’isolamento
dello scaricatore o dell’interruttore

“tensione di ristabilimento” del sistema

Occorre far notare che nel semplice circuito esaminato t il transitorio si compone di una
oscillazione alla frequenza naturale del circuito. In realtà, il transitorio di ristabilimento si
compone di più oscillazioni a diversa frequenza.
In oltre lo studio di queste tensioni transitorie andrà fatto per diversi tipi di guasto e quindi
lo schema equivalente sarà diverso a secondo del tipo di guasto esaminato.

sovratensioni per apertura di una linea sotto carico

Particolare importanza, per l’abbondanza degli elementi di confronto in possesso degli


studiosi, assume la sovratensione, stazionaria causata dall’apertura di una lunga linea sotto
carico.

33
In seguito all’apertura la linea passa nelle condizioni di funzionamento a vuoto e tutta al
potenza reattiva immagazzinata fino a quel momento deve essere assorbita al terminale di
partenza.
1 2
L’energia elettromagnetica Li resasi libera va ad aumentare l’energia elettrostatica del
2
1 2 1
corpo elettrico con un aumento della tensione V tale che risulti Li  CV 2 con V  Z c i
2 2
L
( Z c impedenza dell’onda della linea supposta senza perdite) essendo “i” il valore
C
istantaneo della corrente nell’istante di apertura. Raggiunta la tensione massima il
condensatore si scarica e la corrente di scarica torna a generare il campo magnetico.
Il fenomeno ricomincia nuovamente e se non vi fossero perdite, continuerebbe ad infinito.
L’energia passerebbe continuamente da una forma all’altra con continue oscillazioni di
periodo pari a quello proprio delle linee.
Il fenomeno sarebbe senza dubbio preoccupante se si aprisse il circuito in corrispondenza
del valore massimo della corrente di corto circuito; tutti i moderni interruttori interrompono
il circuito quando l’onda di corrente passa per lo zero.
Anche quando l’interruzione si verifica nell’istante in cui la corrente passa per il valore
zero, si possono avere oscillazioni se la tensione e la corrente non sono in fase tra loro.
Nell’istante dell’apertura del circuito la tensione è diversa da zero e il campo elettrico ad
essa corrispondente possiede un’energia elettrostatica che si trasforma in elettromagnetica e
viceversa, dando luogo ad oscillazioni, la cui ampiezza non supera il valore normale della
tensione.
In genere queste sovratensioni non sono preoccupanti. La potenza reattiva si trasferisce
lungo la linea fino al terminale di alimentazione e attraverso i trasformatori viene assorbita
dagli alternatori che mantengono la linea energizzata .
Il caso più favorevole è quello di una linea appartenente ad una rete interconnessa
alimentata da un gruppo di alternatori la cui potenza sia molto elevata a paragone del carico
trasportato dalla linea prima dell’apertura.
In pratica in tal caso la tensione al terminale di partenza può essere considerata costante e
l’aumento di tensione che è massimo al terminale aperto si riduce alla tensione a vuoto della
linea.
Il caso più sfavorevole è quello di una sola linea che trasporti al terminale d’arrivo la
potenza di una stazione idroelettrica poiché la tensione all’ingresso al momento
dell’interruzione non resta più costante come nel caso precedente.
Da rilievi fatti, si è ottenuto che tali sopraelevazioni di tensione sono praticamente
indipendenti dalle caratteristiche della linea, sono maggiori nel caso di arterie singole ed
aumentano con la lunghezza della linea.
La presenza di fenomeni dissipativi, la saturazione dei circuiti magnetici e l’intervento dei
regolatori di tensione limitano però i valori raggiunti da questo tipo di sovratensione.
In pratica, con tronchi di linea non superiore ai 350 Km la sovratensione dovuta all’apertura
di una linea sotto carico non supera il 130% della normale tensione di lavoro.
Nel caso in cui si tratti di arterie molto lunghe, come in Svezia (distanza fra successive
stazioni  480Km ) si sono riscontrate anche sovratensioni del 180% al terminale di uscita.
Valori minori si riscontrano nel caso di reti a maglia i cui nodi siano collegati a macchinario
sincrono di grande potenza come accade negli USA.
In tal caso i massimi valori raggiunti s’avvicinano a 0.8 volte la tensione concatenata.

34
Apertura di una lunga linea in tensione a vuoto

Fenomeni di sovratensioni si hanno anche all’apertura di una lunga linea in tensione a vuoto
per la possibilità di riadescamenti d’arco che fin qui non abbiamo considerato. Lo schema
equivalente di studio del fenomeno di disenergizzazione di una lunga linea è il seguente.

L -VM VM linea

V1 Vc C

Fig.21

Supponiamo che l’interruttore apra il circuito nell’istante in cui la corrente passa per lo zero
e supponiamo che lo sfasamento fra tensione e corrente sia di 90°
Il condensatore, in queste condizione, nell’istante di apertura resta carico alla tensione VM .
La tensione sui morsetti dell’interruttore è la somma algebrica della tensione generata e di
quella del condensatore.
Essa raggiungerà un massimo di 2VM mezzo ciclo dopo l’apertura del contattore. Se in
questo intervallo di tempo la distanza fra i due poli dell’interruttore non è aumentata
sufficientemente in modo da far fronte a quell’aumento di sollecitazione, vi sarà un
riadescamento dell’arco e si verificherà un’oscillazione ad alta frequenza attorno alla
tensione applicata   VM  con ampiezza 2VM e quindi la tensione complessiva salirà a
 3V M . Se ora l’arco si interrompe il capacitore rimarrebbe carico a  3V M .La differenza
di potenziale fra i contatti aumenterebbe fino a raggiungere il valore di 4 VM mezzo ciclo
dopo e ripetendo le stesse considerazioni fatte prima saliremmo ad un valore di V di 5 VM .
Questo fenomeno è quello che determina le sovratensioni di valore maggiore tra tutte le
sovratensioni di origine interna.
E’ importante capire che un gran peso nell’eliminazione delle sovratensioni ha la scelta
degli interruttori, Fig.22
quanto più si spende i per gli interruttori tanto meno problemi legato alle
sovratensioni si hanno.
La tensione continuerebbe così a crescere senza limite, se si trascurano gli smorzamenti e si
considera la possibilità di ripetuti riadescamenti.
t
In questa analisi si è supposto che l’induttanza sia piccola e che la frequenza naturale del
sistema sia grande a paragone della fondamentale
v v2”
5VM

v1 t
Istante di 35
apertura v1” Tensione del
dell’interruttore -3VM
generatore
Disenergizzazione di una linea a vuoto sulla quale sia già presente un guasto
monofase a terra.
Un caso perfettamente simile si verifica nella disenergizzazione di una linea a vuoto sulla
quale sia già presente un guasto una fase a terra (figura 23).
inserire fig.23

Se, per esempio, è nell’interruttore della fase “b “ che si riadesca l’arco, lo schema
equivalente è il seguente :

Fig.24 Cioè perfettamente simile al precedente


con l’unica differenza che ora la tensione
applicata è 3  V fase perciò in questo caso
si avranno sovratensioni 3 volte
maggiori di quelle del caso precedente.
Abbiamo già esaminato in un paragrafo
precedente la sovratensione che si
manifesta all’inserzione di una linea a
vuoto mettendone in evidenza l’entità.

36
Distacco del carico della macchina

Altra fonte di sovratensioni è la riduzione di carico dei generatori, o al limite il distacco del
carico della macchina.
Una brusca riduzione di notevole entità (al limite il distacco totale della potenza assorbita
dal carico può avere come effetto la sopraelevazione di tensione a causa dell’annullarsi della
caduta di tensione interna agli elementi di impianto alternatori, trasformatori, linee) il caso
più sfavorevole è il distacco improvviso e totale del carico della macchina.
In tal caso, supponendo che non aumenti contemporaneamente anche la velocità della
macchina, la tensione ai morsetti salirebbe al valore della tensione a vuoto con corrente di
eccitazione eguale a quella di pieno carico, se non intervenissero prontamente i regolatori
automatici di tensione, che agiscono sul circuito di eccitazione riducendo i f e riportando la
tensione al valore normale.
L’entità di queste sovratensioni è contenuta perciò entro limiti piuttosto modesti
(15 ÷ 20%).

Sovratensioni per eccesso di velocità dei generatori:

Se, per una causa qualunque, il motore primo del gruppo generatore assume la velocità di
fuga, la forza elettromotrice del generatore aumenta, specie se l’eccitatrice è coassiale. La
saturazione dei circuiti magnetici limita tale aumenti a 2,5 ÷ 3 volte la tensione normale.
Se ambedue i fenomeni di distacco del carico ed aumento di velocità si verificano
contemporaneamente la sovratensione risulta ancora maggiore.
In realtà l’azione dei relè centrifughi che tolgono al motore primo l’afflusso di fluido motore
per aumenti di velocità oltre il normale del 20 ÷ 25 % e l’azione dei regolatori rapidi di
tensione permettono di contenere anche queste sovratensioni entro limiti modesti, cioè del
120 ÷ 130 % della tensione normale.
Una ulteriore protezione è costituita da un relè di massima tensione che provveda a
diseccitare l’alternatore allorché la tensione supera del 50% la tensione normale.

Sovratensione per autoeccitazione degli alternatori :

Un’altra causa di sovratensioni è l’autoeccitazioni degli alternatori chiusi su una linea lunga
a vuoto. La corrente capacitiva che circola nell’indotto dell’alternatore (corrente antagonista
negativa), in queste condizioni genera un flusso che si somma aritmeticamente con quello
proprio minimo di rotore.
In queste condizioni, anche se la corrente di eccitazione rotorica è nulla, partendo dalla
magnetizzazione residua del rotore, si genera una forza elettromotrice nell’indotto della
macchina.
La caratteristica di magnetizzazione della macchina E  f  I ecc  può rappresentare anche la
curva della tensione al traferro dell’alternatore, per eccitazione nulla, in funzione della
corrente capacitiva di armatura, con un semplice cambiamento di scala nell’asse delle
ascisse.
(Il coefficiente di scala è evidentemente il coefficiente di Potier essendo I ecc    I arm ).

37
Ai morsetti dell’alternatore che eroga una corrente capacitiva jI si avrà la tensione
V   j  X s  jI    X r  X d  I  E  X d  I . Punto per punto, a partire dalla caratteristica di E
=f( I ) potremo costruire la caratteristica V = f ( I ).
Sullo stesso piano riportiamo la caratteristica del sistema trasformatore linea a vuoto
considerati come quadripoli in cascata.

V=Xr I+Xd I
Retta di carico

E=Xr I

r
x

A
V I dove A  Al  Cl Z t C  C l  Al Yt
C
se trascriviamo i parametri dissipativi e ammettiamo nulla l’ammettenza trasversale del
A Al
trasformatore   jXt  j   Zc cot gh2  Xt  il modulo di
A
cioè
C Cl C
A

 C   tg  Z c ctgL lc  Xt  è la tangente che la retta rappresentativa forma con l’asse
 
delle ascisse. Invece la tg p = X S ,reattanza sincrona dell’alternatore. Ci si può ricavare
facilmente la lunghezza limite di eccitazione dalla relazione Z c cot gL lc  Xt  X S

Zc
70 arctg
XS  Xt
L
60  lc
50 Le sovratensioni che si
verificano nel caso di
40
autoeccitazione
30 dipendono oltre che
20 dalla capacità della rete,
anche dalle
10
caratteristiche delle
0 macchine alimentatrici.
1 1.2 1.4 1.6 1.8 2 2.2 Numero di volte
Il RCC normale 38
Un mezzo per diminuire tali sovratensioni consiste nello scegliere generatori aventi rapporto
di cortocircuito elevato (bassa impedenza sincrona in valore relativo) in modo che la
caratteristica di autoeccitazione risulti più sdraiata ed il punto d’incontro delle due
caratteristiche risulti più bassa. Ciò si traduce in sovratensioni più basse, 1÷1,2 volte la
tensione nominale, ma naturalmente in correnti di cortocircuito più elevate ed in un limite di
stabilità statica della macchina più elevata, nonché in un costo più elevato della macchina.
L’andamento del costo dei successivi aumenti del rapporto di corto circuito, (RCC) per
generatori di grande potenza. è riportato nella figura in alto

Guasto inverso monofase a terra

E’ un guasto combinato: rottura di un conduttore (guasto serie) con andata a terra della fase
rotta (guasto derivato) dal lato del carico. Si dice “
inverso “ perché il conduttore rotto va a terra dal
lato del carico e non dell’alimentazione (nel qual
caso parleremo di guasto “ diretto “, che è
facilmente riconoscibile dalle protezioni
varmetriche perché è a bassa impedenza  elevata
corrente di guasto I g ).
Il guasto inverso monofase a terra è anche definito
“guasto ad elevata impedenza “  I g piccola  e
difficilmente riconoscibile dalle protezioni, perché la corrente di guasto è così piccola che
potrebbe non misurare la corrente di
intervento. E’ un guasto che si verifica,
in genere, nelle reti rurali.
Lo schema circuitale è :
Facciamo l’ipotesi che il trasformatore
sia a vuoto (carichi molto piccoli).
Le protezioni della stazione vedono il
guasto come un guasto monofase a terra
che avviene, però, attraverso la reattanze magnetizzanti dei trasformatori a valle del punto di
guasto(  alta impedenza). Inoltre il guasto inverso causa sovratensioni dovute al fenomeno
della ferrorisonanza (che può causare la presenza di una sequenza inversa di tensione e che
si ha solo in presenza di induttanza avvolte su ferro): è la risonanza fra la capacità
complessiva del sistema e le induttanze del trasformatore.
I I
EL VEc 
 VCL  
E   VL
V
V L   f  I  CC

39
Studiando questo fenomeno con i metodi dell’analisi non lineare (metodo grafico),
dobbiamo trovare l’intersezione tra la
curva di prima magnetizzazione
(consideriamo questa caratteristica
per semplicità, trascurando l’isteresi
del trasformatore e la retta del carico.
Osserviamo che ci sono 3 possibili
punti di funzionamento (3
intersezione ). Nei sistemi non lineari
il punto di funzionamento a regime
dipende dalle condizioni iniziali: in
funzione di queste il sistema andrà a
funzionare in uno dei 3 possibili
punti. Nessuno dei 3 possibili punti
di funzionamento A,B,C desta
preoccupazioni dal punto di vista delle sovratensioni. In particolare : punto A : chiaramente
non ha problemi di sovratensioni , anzi, a valle del punto di rottura, la tensione della fase A è
minore della tensione della fase B e C  ci sarà una componente di sequenza diretta ed una
di sequenza inversa (una più piccola della componente di sequenza diretta )  avrà una
coppia frenante pertanto le macchine continuano a funzionare, ma peggio di prima.
Punto B : ho una variazione di tensione  piccola sovratensione (1,2÷1,3 volte la tensione
nominale)  non ho problemi.
Punto C :la tensione della fase A aumenta in modulo (anche se di poco:1,2÷1,3 volte la
tensione nominale) e si inverte di segno si ha il fenomeno di inversione di fase.
Se componiamo questo sistema per via grafica o analitica,comprendiamo che esso è somma
di un sistema di sequenze omopolare e un sistema di sequenza inversa. Dall’istante di guasto
in poi, mentre a monte le cose rimangono identiche, a valle le macchine elettriche risultano
alimentate da un sistema sequenza inversa, con tutti i problemi che ciò comporta (inversione
del verso di rotazione dei motori……..). E’, questo, come abbiamo detto, un fenomeno che
si verifica nelle reti rurali ed è particolarmente insidioso per il fatto che, in ragione delle
piccole correnti di guasto che si determinano, possono perdurare a lungo nel tempo senza
essere rilevato.
Guasto inverso a terra

Le sovratensioni alla frequenza industriale possono avvenire in presenza di guasti a terra su


conduttori rotti.
La figura 52 fornisce lo schema di una linea trifase e l’equivalente monofase di due casi
tipici.

x y Ce

A B x y
a b A B

40
EG=(3/2) Efase C1 L EL
2yCe (3/2)Lfase
2Ce Eo A
C2 EC2

c Ce-yCe SA SB yCe
B
d
Fig.52 Guasto a terra associato con la rottura di un conduttore
(a) Guasto a terra a monte. Diagramma trifase.
(b) Guasto inverso a terra a monte. Diagramma trifase.
(c) Circuito equivalente combinato.
(d) Circuito equivalente generalizzato.

In figura 52a, il guasto a terra è situato sul lato di generazione della rottura e in figura 52b è
sul lato del carico, quet’ultimo caso sarà chiamato “guasto inverso a terra” in seguito.
La linea guasta è seguita da un trasformatore a valle del guasto. Dapprima il secondario del
trasformatore sarà assunto come circuito aperto, successivamente si parlerà dell’influenza
del carico.
Tra le capacità che giocano un ruolo importante nel comportamento del circuito, ci sono le
capacità mutue della linea di collegamento che non possono, quindi, essere trascurate.
Con la reattanza a vuoto del trasformatore, esse stabiliscono un collegamento tra il sistema e
la sezione disconnessa del conduttore guasto.
Il passaggio dallo schema a tre fili ( a sinistra della figura) al circuito equivalente ( a destra
della figura) è ricavato con l’aiuto del principio spiegato in figura 53.
Il sistema trifase è scomposto in due sistemi monofasi sovrapposti.
Uno di essi è fatto dal conduttore R e dalla combinazione
degli altri due S T, e comprende le componenti di tensione
secondo l’asse delle ordinate e la sua tensione è 1.5 volte la
tensione fase neutro.
Fig.53 scomposizione Il secondo sistema è presente solo tra i terminali S e T,
del sistema trifase nel comprendendo così le componenti di tensione lungo l’asse
sistema delle componenti in delle ascisse; la sua tensione è la tensione concatenata del
quadratura. sistema trifase di origine.
I due sistemi componenti, come definiti da questo processo
di risoluzione, possono essere considerati indipendenti e non influenzatisi tra loro.
Il guasto a terra del sistema verticale non influenza la simmetria orizzontale che quindi non
deve esser considerata.

41
Con l’aiuto di questa semplificazione, il problema del circuito trifase è ridotto a quello di un
circuito monofase con guasto a terra sul terminale R; l’altro terminale è rappresentato dalla
combinazione di S e T, ognuno dei quali ha come carico la sua capacità verso terra.
E’ facilmente accertabile che, senza la rottura del conduttore R, la corrente di guasto a terra
concorda con i precedenti risultati.
3
La tensione E fase agisce sulle due capacità verso terra C1e , producendo una corrente di
2
3
guasto E fase  2    C1e  3  E fase    C1e .
2
E’ ora possibile trasferire le capacità effettivamente interessate dal circuito trifase
all’equivalente monofase (fig52c) .
La chiusura dell’interruttore SA fornisce il circuito equivalente di figura 52a , mentre la
chiusura di SB corrisponde al caso 52b.
La discussione dei due casi può essere trattata insieme sostituendo il circuito 52d al posto di
52c, in cui la notazione generica C1 e C2 ha differente significato a seconda del guasto.
Sia C e la capacità per fase verso terra dell’intero sistema, c e la capacità verso terra per
unità di lunghezza della linea di collegamento guasta e c1e la capacità tra i conduttori della
stessa, per unità di lunghezza.
Le due sezioni di tale linea su ciascun lato del guasto hanno lunghezze, rispettivamente x, y.
Possiamo ora ricavare le quantità C1 e C 2 di cui sopra dal circuito equivalente in figura
52c.
Caso A) Guasto a terra a monte (lato di generazione)
C1  2 yc12 C 2  yce
C1 c
 2 12
C2 ce
Caso B) Guasto inverso a terra
C1  2C e  2 yc12 C 2  C e  yce
C1 2C e  2 yc12
 2
C2 C e  yce
Le stesse relazioni valgono ancora per sistemi monofase a due fili, con i fattori 2 sostituiti
con1.
La capacità che sono direttamente alimentate dalla sorgente possono essere omesse dal
diagramma (es. capacità 2C e quando SA è chiuso).
Molte conclusioni si possono ricavare osservando il diagramma in figura 52c.
Un guasto a terra a monte (S A chiuso) non produce passaggio di grandi correnti nella
sezione isolata del conduttore rotto, poiché è connesso al resto del sistema e a terra solo da
grandi reattanze e piccole capacità.
La maggior parte del sistema ha un ben definito livello di potenziale, con una fase atterrata,
la tensione verso terra delle altre due si porta al valore della tensione concatenata.
Ogni irregolarità è limitata alla piccola lunghezza del conduttore connesso al terminale
libero del trasformatore. Ovviamente questo caso è di scarso interesse pratico.
Il guasto inverso a terra (Sb chiuso) è il caso più interessante. Il potenziale di terra è
trasmesso alla maggior parte del sistema non direttamente ma attraverso una rete di capacità
e induttanze interposte.
Il livello di potenziale dell’intero sistema può essere spostato oltre la tensione fase-neutro e i
disturbi saranno sentiti attraverso il sistema.

42
La tensione del generatore EG  1.5E fase si divide in due componenti, una sul parallelo di
C1 e L e l’altra su C2 (fig52d).
La tensione EG può essere scissa in due componenti Ec1=EL ed Ec2 in tre modi principali
confrontati in fig54.
Se la connessione parallelo di C1 ed L è prevalentemente
capacitiva (caso I) le componenti EC2 ed EL sono in fase.
Se il parallelo tra C1 ed L prevalentemente induttivo (alla
frequenza industriale), le due componenti EL ed EC2 sono di
segno opposto; possono presentarsi due casi (diagramma II e
Fig.54 III), in dipendenza della componente maggiore tra le due.
Diagramma vettoriale delle Tutti e tre i diagrammi si applicano ad entrambi i tipi di guasto; la sola
tensioni per guasto a terra differenza è che , per guasto a terra a monte A è fissato al potenziale di
associato alla rottura di un terra , mentre per un guasto inverso a terra B è mantenuto al potenziale di
conduttore. terra.
Nota: in tutti e tre i
Possiamo fase una semplice previsione circa la possibile ampiezza della
diagrammi il punto A
rappresenta il potenziale di sovratensione.
terra per un guasto a monte, L’induttanza del trasformatore L potrebbe saturarsi.
mentre il punto B il Si può assumere che la tensione per lato sarà limitata a 1.5 forse 1.7 volte
potenziale di terra per un la normale tensione fase-neutro, facendo
guasto inverso a terra. E L  1.5  (1.5  1.7) E fase  ( 2.25  2.5) E fase .
Prendendo il caso II di figura54 con B a terra, ricaviamo per la fase
guasta per l’intero sistema, punto A compreso un livello di tensione
E C 2  E L  EG  (3.75  4)  E fase
Sarà facile verificare che la tensione limite del neutro del generatore verso terra è
E L  0.5 E fase  (2.75  3)  E fase . Questo valore è molto più grande dello spostamento del
centro stella che può avvenire durante i normali guasti a terra.
Prima di enunciare il metodo più accurato per determinare le sovratensioni si può dire che si
possono immaginare tipi di guasto che possono portare spostamenti del neutro leggermente
superiori.
Le ricerche hanno dimostrato che questo caso può verificarsi quando, come effetto
successivo al cortocircuito tra le fasi, due conduttori sono interrotti da un incendio è i loro
terminali causano un doppio guasto a terra dallo stesso lato della rottura.
Il neutro del sistema può essere spostato a E L  E fase  (3.25  3.5) E fase .
La figura 55 fornisce un metodo grafico di analisi della distribuzione delle tensioni del
circuito in figura52d.
La tensione EL sull’induttanza è diagrammata in funzione della corrente IL. Le due rette si
riferiscono alle capacita C1 e C2, e sono determinate con una semplice procedura.
La somma di tutte le correnti che scorrono verso il nodo B è zero (legge di Kirchhoff delle
correnti)
Dunque:
1
Ec 2    C 2  E L (  C1 )  0
L
dove:
EC 2  EG  E L ; sostituendo si ottiene:
1
E G    C 2  E L ( (C1  C 2 )  )
L (52)

43
Il secondo membro dell’equazione indica che la
EL
corrente , rappresentata dall’ascissa di P
L
della curva di magnetizzazione, deve essere
detratta della corrente E L   (C1  C 2 ).
La sottrazione è facilmente ottenuta
diagrammando una retta passante per l’origine
inclinata (rispetto all’asse x) di un angolo
f=arcot[w(C1+C2)]
La differenza deve essere uguale al valore
Fig.55 costante E G C 2 .
Guasto a terra associato alla rottura di un Il punto in cui ciò è soddisfatto è trovato
conduttore. Costruzione grafica per disegnando un’altra retta, parallela alla prima,
determinare il punto di lavoro della che interseca l’asse delle ascisse nel punto O’,
caratteristica E-I del trasformatore. tale che O' O  EG C 2 .
E’ facilmente verificato che la posizione di tale
retta può essere individuata dall’intersezione O’’ con l’asse delle ordinate, poiché
C2
O ' ' O  EG
C1  C 2
Possiamo esprimere tale risultato con la seguente procedura:
- Disegnare la caratteristica induttiva I L  f ( E L ) passante per l’origine;
- Disegnare la caratteristica capacitiva I C  EG   (C1  C 2 ) attraverso il punto O’’;
- Trovare l’intersezione P della caratteristica, nel quale I L  I C ed
C1
EC  E L  OO' '  EG
C1  C 2
Questa è la stessa risoluzione di un circuito comprendente L , C1+C2 e con tensione di
C2
alimentazione EG .
C1  C 2
Per determinare l’influenza delle dimensioni fisiche del sistema, è utile accertare in che
C2
modo la tensione di alimentazione EG vari con la lunghezza del sistema principale e
C1  C 2
con la lunghezza della sezione guasta.
La risposta è che si presenta solo una variazione trascurabile.
C2 C1
Per guasti a terra il rapporto , come mostrato in precedenza per non dipende
C1  C 2 C2
c12
dalla lunghezza totale ; solo il rapporto delle capacità per unità di lunghezza è
ce
essenziale.
Quest’ultima è una quantità costante per un dato sistema, e per diverse disposizioni dei
conduttori, varierà tra 0.3 e 0.6; la tensione di alimentazione, anche in differenti sistemi,
varierà tra 0.62EG e 0.77EG, questo è un intervallo molto stretto

44
Per guasti inversi a terra, con la posizione , dimostrabile, di una lunghezza relativamente
C1
piccola del cavo di alimentazione guasto, il rapporto è poco inferiore a 2, rendendo
C2
C2
EG  0.33E G .
C1  C 2
I valori rappresentativi della tensione di alimentazione sono perciò:
0.66 E G  E fase per guasti a terra a monte
0.33E G  0.5 E fase per guasti inversi a terra
La posizione di O’’è praticamente indipendente dalle dimensioni del sistema e dalla
lunghezza della linea guasta.
Ciò che può variare è la totale impedenza equivalente, che determina la pendenza della retta
delle capacità.
Per guasti a monte la
pendenza è ripida
(C1  C 2  y (2c12  ce )) ; per
guasti inversi a terra la
pendenza è dolce
(C1  C 2  3C e ) .
Nel primo caso la retta
delle capacità ruota attorno
ad O’’ quando la lunghezza
della sezione isolata
Fig.56
cresce.
Gusto a terra per rottura di un conduttore in funzione delle distanza.
Nel secondo caso la retta
ruota facendo perno su
O’’ (che è ora più vicino ad O e praticamente coincidente con il neutro) e la sua pendenza
dipende dalle dimensioni dell’intero sistema.
La rotazione della retta delle capacità è mostrata in figura 56. Si può subito capire che per
alcune posizioni tale retta avrà solo un punto di intersezione, per altre ci saranno tre punti
distinti I, II e III tra i quali il secondo ha particolari proprietà.
La tensione EL sul trasformatore, che nelle condizioni normali di esercizio ha tensione EG,
ha ora direzione opposta ad EG e può anche superarla in modulo, in un modo limitato dalla
saturazione.
Le condizioni normali e quelle di guasto sono confrontate in figura 57.
Se R è la fase guasta, S e T sono comuni ai triangoli delle tensioni a monte e a valle del
guasto, mentre il potenziale della fase rotta R non ha ragione di essere lo stesso alle due
estremità separate dal guasto.
Mentre il lato a monte è fissato alla tensione EG, riferita alla base S e T, il lato lontano
assume una tensione EL rispetto alla stessa base.
Oltre il punto di intersezione abbiamo il triangolo di tensioni R’ST (fig.57b), che non solo è
distorto, ma è anche nella sequenza sbagliata delle fasi .
Non interessa se il punto a terra sia R o R’, l’inversione avviene in ambo i casi, ma è
limitato alla corta sezione oltre la rottura.
In realtà, lo stesso fenomeno, può avvenire se c’è un interruzione in una o due fasi di un
cavo di alimentazione senza guasto a terra in tale situazione anormale.

45
Il circuito equivalente (fig.52a), dunque, si applica con la terra spostata da A e con capacità
praticamente inalterate.
In questo caso ci aspettiamo sovratensioni meno serie. Un esempio pratico è di un cavo che
rimane in servizio con isolante tolto o con un fusibile esploso.
In sistemi con neutro non atterrato l’interruzione di una fase di una linea di collegamento,
con o senza un guasto a terra da uno dei due lati, può portare all’inversione del neutro nel
cavo con la connessione guasta. La maggior parte del sistema non è affetta da altro se non
da sovratensioni nel caso di guasto inverso a terra.
Può sembrare che, in molti casi, l’esistenza di altri due stati, I e III aiuti ad evitare lo stato
critico II.
Comunque il punto III è spesso considerato instabile, almeno se l’alimentazione è
sufficientemente stabile.
Il punto I è stabile ma può accadere che il sistema, sotto l’influenza di qualche ripercussione
transitoria, si sposti dalla posizione I alla III.
L’inversione della sequenza delle fasi è così un effetto che si verifica per valori
relativamente piccoli di C1 e C2 (pendenza ripida della retta delle capacità) ma può
verificarsi anche per valore medio o grande degli stessi.
Tra estremi sbilanciamenti dei circuiti che possono essere generati unitamente alla rottura
dei conduttori o con interruzione di una o più fasi mediante interruttori, isolanti, fusibili,
possiamo menzionare due sistemi connessi su una fase, con perdita di sincronismo e un
guasto a terra che si verifica su uno dei conduttori di fase interrotto.
Finora abbiamo supposto che il secondario del trasformatore alla fine del cavo fosse un
circuito aperto.
Se c’è un carico resistivo uguale o maggiore della corrente magnetizzante, gli effetti saranno
uguali alle perdite di potenza menzionate.
Se abbiamo un carico misto, il ramo induttivo L in figura 52 sarà derivato dalle componenti
resistive e reattive del carico.
E’ nuovamente opportuno distinguere tra guasti a terra a monte e guasti inversi a terra.
Nel primo caso, l’inversione diventa improbabile se c’è un qualsiasi carico.
Le capacità C1  2 yc12 e C 2  yce sono piccole; le grandi reattanze capacitive richiedono
grandi reattanze induttive ed anche piccole perdite di potenza; in tal modo ogni carico, sia
resistivo che reattivo, farà evitare l’inversione.
Nel caso di guasto inverso a terra, C1 e C2 dipendono dalle condizioni del sistema.
Con un piccolo sistema, la reattanza a vuoto del trasformatore può produrre l’inversione, ma
poi un piccolo carico resistivo sarà sufficiente a prevenire lo sviluppo.
Quando il sistema è esteso, sono coinvolte energie molto più grandi, l’effetto non può
materializzarsi, a meno che la reattanza a vuoto è connessa in parallelo alla reattanza del
carico.
In questo caso una piccola componente resistiva del carico non avrà molti effetti è
l’inversione diverrà possibile.
Se il carico è un motore asincrono, si presenta un caso di particolare interesse. Poiché il
sistema di tensioni non è influenzato sugli assi orizzontali S e T (fig.53) un motore ad
induzione continuerà a lavorare, operando da macchina monofase.
In tal caso produce un campo magnetico rotante ed è in grado di integrare la tensione
mancante tra la fase disconnessa(componente verticale di tensione) del cavo e i terminali S
e T , opponendosi di fatto ad ogni inversione della sequenza delle fasi.

46
Può facilmente accadere, comunque , che la richiesta di coppia del rotore è troppo grande
per il funzionamento da macchina monofase del motore.
Sarà frenato e si avvicinerà alle condizioni di corto-circuito, cioè si comporta come un
grande carico induttivo.
Questo porta la caratteristica del trasformatore di fig56 in una nuova posizione, indicata
dalla linea punteggiata.
Mentre la caratteristica di magnetizzazione originaria e la retta delle capacità hanno un
punto di intersezione nel lato positivo, la nuova caratteristica sarà intersecata più
probabilmente sul lato negativo.
In questo modo il carico del motore può portare ad un transitorio immediato verso lo stato di
sequenza inversa delle fasi.
Se ciò succede, i motori connessi al secondario del trasformatore si invertono e ruotano in
senso opposto.
Poiché abbiamo analizzato le condizioni in cui si verificano sovratensioni e inversioni di
sequenza di fase dovute all’interruzione di una fase del cavo, particolarmente in
concomitanza di guasti a terra, possiamo ora stimare il valore di varie contromisure.
Il probabilmente il problema non si pone se non ci sono linee di collegamento. Alimentando
ogni linea da entrambi i lati, gli effetti dell’interruzione sono resi innocui.
Ciò spesso non è compatibile con i costi o con il servizio richiesto.
Un altro modo per neutralizzare gli effetti combinati delle reattanze capacitive è induttive è
quello di introdurre un componente di perdita.
A causa della limitata ampiezza delle correnti capacitive e induttive, saranno sufficienti
piccole correnti di perdita, a confronto.
Perfino gli scaricatori con alta resistenza in serie possono risultare utili, una volta verificato
che la capacità termica è adeguata alla sollecitazione prolungata.
Una resistenza o un atterramento rigido del neutro saranno certamente soluzioni sicure.
In questi due casi i guasti a terra a monte saranno eliminate da operazione di interruzione
automatica.
Questo non accadrà in caso di guasti inversi a terra, ma allora il neutro del sistema
principale è effettivamente mantenuto nella sua corretta posizione e il pericolo di
spostamento del neutro non esiste.
Può essere ricavato che la rottura del conduttore guasto non è molto probabile, una volta
verificato che il guasto a terra originario è velocemente eliminato dallo scatto degli
interruttori, prima che esso porti all’incendio del conduttore.
Un sistema atterrato con bobina di soppressione dell’arco è protetto dal pericolo di
danneggiamento di un conduttore dall’arco stesso.
Separatamente dall’esclusione della causa, la bobina ha anche un’altra influenza benefica
sulle caratteristiche del sistema nel caso di un guasto inverso a terra.
La corrente capacitiva che si chiude attraverso il guasto è neutralizzato e la corrente di
guasto residuo contiene una considerevole componente di perdita se il guasto a terra è a
monte, non bisogna interrompere il servizio, sebbene l’azione della bobina causerà la
condizione nella sezione isolata dalla rottura del conduttore.
Comunque abbiamo già visto che per un guasto a terra a monte un piccolo carico al
trasformatore sufficiente a prevenire ogni effetto negativo.
C’è ancora il caso di una linea di collegamento con l’interruzione di un solo conduttore
senza guasto a terra da alcun lato (isolante rotto o fusibile bruciato).

47
In un sistema atterrato risonante uno squilibrio di questo tipo influenza la tensione
dell’intero sistema.
A parte ciò, c’è una distribuzione anomala di tensione sovrapposte, nella sezione del lato
lontano dell’interruzione che non dipende dal tipo di atterramento applicato all’intero
sistema.
Anche in questo caso un piccolo carico resistivo sul trasformatore preverrà spiacevoli
spostamenti di tensione.
Uno studio sperimentale delle condizioni di tensione anomale che si presenta per
interruzione monofase stato fatto per un sistema in miniatura.
I due estremi di sistema con atterramento rigido e con neutro isolato sono stati testati, il
primo con 1 e 2 fasi aperte e senza guasto a terra.
I risultati sperimentali concordano con i valori calcolati e confermano l’esistenza di due stati
stabili per alcuni intervalli di condizione.
Con trasformatori trifase triangolo al lato di alimentazione, stella al lato carico si sono
ottenute tre condizioni stabili di tensione, una di queste caratterizzato da notevoli sub-
armoniche, non prevedibili con i metodi di calcolo usati.
Nei sistemi rigidamente atterrati la sezione isolata della fase aperta fu misurato, e si ottenne
come risultato che essa è tre volte la normale tensione fase-terra.
In presenza di un guasto a terra a monte (lato generatore) si verificavano sovratensioni fino
a sei volte il normale.
Un guasto inverso a terra produceva fino a 4 volte la normale tensione fase terra.
Come confronto tra le due, è utile vedere fig.56 e tenere a mente che OO’’ è più grande per
guasti a terra a monte (lato generatore).

Sovratensioni per arco intermittente a terra.

E’una sovratensione peculiare dei sistemi MT a neutro isolato. L’osservazione fatta nei
primi decenni del 900 era che una fase(sempre la stessa ) presentava un arco intermittente
verso terra,ciò determinava sovratensioni importanti nel sistema elettrico. Sono stati fatti
modelli teorici su questi sistemi. Solo negli anni 50 si è arrivati ad un modello completo
attraverso gli oscilloperturbogrammi.
Vi sono 3 ipotesi alla base di questo modello:
1°) si trascurano tutte le resistenze compresa quella del cortocircuito, ovvero supponiamo
la linea puramente reattiva(questa ipotesi implica   0 :oscillazione non smorzata);
2°) l’arco si innesta quando la tensione della fase passa per il suo valore massimo (se c’è
un isolamento deteriorato, ciò è probabile);
3°) l’arco si estingue quando la corrente di guasto (somma della corrente a frequenza
industriale e di una componente a media frequenza) passa per il suo valore zero (l’arco ha la
minima capacità di autosostenersi).
Invece di studiare l’andamento della tensione della fase guasta, studiano l’andamento della
tensione di centro stella (neutro) del sistema (la tensione delle fasi si otterrà sommando a
questa le tensioni delle fasi rispetto al centro stella).
Supponiamo di partire dal primo innesco d’arco (per la ipotesi 2) l’arco si innesca nel punto
massimo della tensione) :

48
a regime, il centro stella, in conseguenza di un guasto monofase a terra in un sistema a
neutro isolato, si deve portare al valore della tensione delle fasi. La tensione della fase sta
passando per il punto massimo.
Nasce un’onda mobile di collasso di tensione pari a  V M che viaggia dal punto di guasto
verso tutti e due gli estremi della linea.

Seguiamo l’onda di collasso che viaggia verso la stazione. Nella stazione ci sarà il
trasformatore  L’onda viaggerà sulla fase A del trasformatore e si ripartirà tra le fasi B e
1
C  avremo un transitorio  il centro stella si porta ad un valore di tensione pari a VM .
3
Tale transitorio si sviluppa alla velocità della luce. Questo fenomeno si esaurisce dopo 5 - 4
 (linee lunghe qualche Km) questo è un tempo molto breve, trascurabile rispetto al
periodo delle oscillazioni a media frequenza.
Questo transitorio sarà finito prima che il transitorio a media frequenza sia cominciato.
1
Allora la tensione V M sarà stata assunta dal neutro del sistema. Inizia, a questo punto, il
3
transitorio a media frequenza che dovrà portare la tensione del centro stella a VM .
Se il sistema è puramente reattivo (ipotesi 1 avremo una sovraelargazione percentuale del
2
100%, cioè una sovraelargazione di VM .
3
Per la ipotesi 3) l’arco si estingue al passaggio della corrente per lo zero ed il sistema rimane
a questo valore di tensione e ricomincia il transitorio. Ora dobbiamo applicare l’ipotesi 2)
avremo un massimo negativo di tensione. E così via …..
Se ora calcoliamo l’inviluppo dei massimi di tensione, troviamo una curva che arriva fino a
5 VM (supponendo che non ci sia una scarica della capacità del sistema, altrimenti
arriviamo a 4,2÷4,3 VM ).
Non abbiamo, in questo caso, un incremento uguale a quello che abbiamo nel caso delle
sovratensioni per adescamento d’arco degli interruttori: la tensione non va aumentando
indefinitamente, ma tende ad un valore limite. Questo è il risultato del modello introdotto
negli anni 50 e che coincide perfettamente con i risultati sperimentali sulle reti.

Osservazione :

49
Dunque, il transitorio del guasto intermittente a terra può essere scisso in : transitorio delle
onde mobili + transitorio a media frequenza.
L’onda di collasso di tensione si propaga in tutte e due le direzioni. Noi ne stiamo
considerando una.
Supponendo di applicare il principio di sovrapposizione degli effetti, possiamo scindere il
transitorio in due transitori (come in figura ).
Questa propagazione può essere studiata applicando un metodo analogo a quelle delle
componenti di fase. Il primo transitorio è analogo ad un sistema di sequenza omopolare (è
chiaro che non siamo a 50 H Z ) a regime  tutte e tre le fasi, cioè il neutro del sistema, si
1
portano a V M . Il secondo transitorio dà un contributo nullo alla tensione del neutro del
3
sistema.
L’arco intermittente a terra si verifica inizialmente in dipendenza di una sovratensione
atmosferica, il cui valore supera la tensione di scarica degli isolatori di linea, o di contatti
accidentali temporanei di un conduttore di linea con la terra, attraverso corpi estranei
(rami,uccelli etc….) o a causa di isolatori perforati o menomati da depositi salini nella loro
efficienza, etc….
Supponiamo che in un certo istante si verifichi un corto circuito a terra sulla fase A; a causa
del guasto, la fase A si porterà a potenziale “0” , mentre il centro stella tenderà ad assumere
tensioni pari a quella originaria della fase “A” (si vedrà in breve che in realtà assumerà una
tensione maggiore di E a ): La variazione non avverrà istantaneamente, bensì in base a due
fenomeni di propagazione delle onde:
- transitorio ad onde migranti (per la sola fase “A”)
- transitorio a media frequenza.
Si ricorda dalla teoria delle onde migranti che, considerati due tronchi di linea L1 e L2 di
lunghezza infinita, aventi rispettivamente impedenza d’onda Z 1 e Z 2 , e connesse in una
sezione “S”, si propaga una tensione a gradino di ampiezza V1 , quando giungerà in “S”
Z 2  Z1
essa in parte verrà riflessa e in parte rifratta su L2 secondo la legge: V1r   V1 ,
Z 2  Z1
V2  V1  V1r ove il pedice r si riferisce alle grandezze riflesse, ed il pedice 2 a quelle
rifratte.
Il transitorio a onde migranti interesserà solo la fase “A” in quanto solo la fase “A” vedrà
mutata la propria impedenza a causa del guasto ( esisterà una sezione di separazione tra il
0  Z1
tronco di linea Z 1 e quello Z 2  0 , V1r   E a   E a , infatti
0  Z1

50
V2  E a  V1r  0in condizioni di cto-cto a terra ).
Per l’estrema rapidità del transitorio ad onde migranti (si dimostra essere dell’ordine dei
s ), le variazioni di tensione che subiranno le tre fasi saranno :
 prima del guasto
 dopo il guasto
Va  Ea  0  Ea Vb  Eb  Eb  0 Vc  Ec  Ec  0

(ove E a è il valore massimo di tensione assunta dalla fase A ). Invece di studiare


l’andamento della tensione della fase guasta, studiamo l’andamento della tensione del centro
stella (neutro) del sistema: la tensione delle fasi si otterrà sommando a questa la tensione
delle fasi rispetto al centro stella . Quindi lo spostamento del centro stella durante il
Va  vb  Vc E a
transitorio ad onde migranti è : E o  
3 3
2
Ovviamente i rimanenti E a li raggiungerà nel secondo transitorio.
3

Situazione prima del Esaurito il primo A regime quando la


guasto. transitorio (transitorio ad tensione della fase a è a
onde migranti). zero, il centro stella deve
essere a tensione –Ea.

Si può dimostrare che il nostro sistema è del secondo ordine con


fattore di smorzamento   0 (per ipotesi abbiamo supposto la linea puramente reattiva).
Consideriamo la figura seguente:
La sovraelongazione percentuale sarà : S% = 100%    0
Durante il transitorio a media frequenza la tensione del
2
centro stella non subirà una variazione di E a , ma di
3
4
Ea .
3
Concludendo, al termine di entrambi i transitori, la
tensione del centro stella non subirà una variazione di E a ,bensì :
1 2 2 5
Eo  E a  Ea  E a  E a
3 3 3 3

Generalizzando il tutto, si può affermare che se il centro stella deve effettuare una
variazione teorica di tensione Et , in realtà subisce una variazione effettiva Ee , pari a :
5
Ee  Et dove E t  E a .
3

51
5 E t
La variazione effettiva di tensione del centro stella è di quella teorica, di cui
3 3
2
dovuto al transitorio ad onde migranti, E t affinché il transitorio a media frequenza
3
2
raggiunga il valore teorico, ed altri a causa della sovraelongazione.
3
Si suppone che :

 Per t = 0 : E0(0) =0
 Per t = t1 : la tensione della fase “A” raggiunge il massimo E a, e per la seconda
ipotesi fatta in t1 si riadescherà l’arco con la terra. La tensione della fase A si porterà
a zero, mentre il centro stella subisce una variazione effettiva:
5 5
E e (t1 )  E t (t1 )  E a
3 3

la tensione del centro stella :


5  2 5
E 0 (t1 )  E e (t1 )  E 0 (0)  E a  1   E a  E a
3  3 3

 Per t = t2 , poiché per la prima ipotesi la linea è puramente reattiva, la corrente


assume il valore zero (perché il modulo della tensione ha un massimo, sono sfasati di
90°) e pertanto l’arco si estingue. La tensione del “conduttore “a” torna ad essere
quella di fase, ma poiché si ha un massimo, si ha il riadescamento del cortocircuito.
La tensione della fase “A” si porterà a zero, mentre il centro stella subisce una
variazione effettiva.

e la
5 5
Ee  t2   Et  t2    Eo (t1 )  Ea   5 1  2  Ea  Ea   5 1  2  1 Ea  5  8 Ea  40 E
3 3 3  3  3 3  3 3 9 a

tensione del centro stella in modulo :

5 2   2 5 2 25
E o  t 2   E e  t 2   E 0  t1   1   1 E a  1   E a  1   E a  Ea
3 3   3 3 3 9

 Per t = t 3 con analoghi ragionamenti :

5 5
 
5 5  2   5 34
Ee  t 3   Et  t3   E0  t 2   Ea   1    1 Ea   Ea 
3 3 3 3  3   3 9
170
27
Ea

5 5  2   5 2 5  5  2  5  2  2 
E o  t 3   E e  t 3   E 0  t 2    1    1 E a  1   E a   1   E a  1    1 E a 
3 3  3   3 3 3  3  3  3  3  3 
5 2 4 95
1    E a  Ea
3 3 9 27
in generale, per t = t n :
5
3
5

E e  t n   Et  t n   E 0  t n  1  E a
3

52
5 
n 1 i 1
2 4 2 5 n 2
Eo  t n   E e  t n   E o  t n  1  1    ...     E a  i   Ea
3  3 9 3  3 1 3 
A regime, cioè per t   (ovvero per n   ),la sommatoria diventa una serie geometrica
Eo    5 2
i 1
5 1 5
2      3  5
di ragione e per tanto : Ea 3 i 1 3  3 2 3
3 1
3
Otteniamo così il l’andamento della figura in basso.

Eo     5E a

Conclusione:

la messa a terra del neutro, trasformando ogni contatto di fase a terra in un cortocircuito che
costringe gli interruttori all’intervento ,elimina i pericoli derivanti riadescamento d’arco,
togliendo inoltre, ogni possibilità all’arco di raggiungere, grazie alla sua modalità,
anche le fasi sane,col pericolo di trasformare la semplice messa a terra in un corto circuito
ben più pericoloso.

Protezioni contro le sovratensioni

La protezione contro le sovratensioni consiste nel limitare l’entità in modo da evitare agli
impianti elettrici i danni causati dalle sovratensioni.
Alcuni provvedimenti cosiddetti di protezione preventiva sono intesi a contenere le
sovratensioni dovute a cause interne od atmosferiche(funi di guardia,messa a terra del
neutro,relè di protezione,impieghi di interruttori che limitino le sovratensioni di
manovre,ecc…).
Altri consistono nell’impiego di speciali apparecchiature di protezione destinate a
convogliare a terra le sovratensioni eccedenti il livello di isolamento
dell’impianto(spinterometri e scaricatori) e sono detti di protezione repressiva.
53
Il loro compito può,grosso modo,essere paragonato a quello di uno sfioratore idraulico in un
canale il quale,scaricando l’acqua corrispondente a un aumento di livello,impedisce la
propagazione lungo il canale di onde superiori ad un certo livello.

Messa a terra del neutro.10

Il collegamento a terra del neutro di un sistema elettrico presenta numerosi vantaggi dal
punto di vista della protezione contro le sovratensioni:
 La tensione verso terra di ogni fase del sistema è stabilizzato al valore della tensione
di fase;
 Si eliminano le sovratensioni interne per archi intermittenti a terra ;
 Eventuali cariche statiche vengono continuamente scaricate a terra e non possono
quindi accumularsi sui conduttori;
 Si rende possibile un efficace coordinamento degli isolamenti nelle varie parti degli
impianti,grazie al più razionale impiego di scaricatori che,nel caso di reti ad alta
tensione(  100 KV )a neutro isolato,risultano invece di difficile ed incerta taratura.
La condizione di messa a terra del neutro di un sistema trifase è caratterizzata dal fatto di
guasto a terra che è il rapporto fra il valore efficace della tensione verso terra più
elevata(a frequenza industriale) di una fase sana in occasione di un guasto a terra ed il
valore efficace della tensione di fase.

Schermatura.

Nelle linee aeree si realizza per mezzo delle funi di guardia che consistono in
conduttori,generalmente di acciaio zincato,tesi superiormente ai conduttori di linea e
posti in buon contatto con la terra attraverso i sostegni .
Esse hanno essenzialmente il compito di sottrarre i conduttori di energia all’induzione
elettrostatica delle nubi elettrizzate e di prendere su di sé,scaricandole al suolo,le
scariche atmosferiche dirette.
Affinché l’azione protettiva della fune di guardia risulti efficace,occorre che la fune
venga disposta in posizione elevata rispetto ai conduttori così che l’angolo compreso fra
la verticale passante per la corda di guardia e la terra che congiunge la corda stessa col
conduttore più esterno non sia superiore a 30° circa.
Oltre a proteggere i conduttori dalle fulminazioni dirette, la fune di guardia attenua le
sovratensioni anche nel caso di fulminazione di un palo,perché introduce fra il palo e la
terra altri circuiti un parallelo che sottraggono corrente di scarica al circuito formato dal
palo e dalla sua resistenza di terra, riducendo la sovratensione verso terra verso i
conduttori.
Inoltre l’impulso di tensione che si propaga nella fune di guardia,quando viene colpita
dal fulmine, induce un impulso di uguale polarità sui conduttori e attenua la differenza di
tensione a cui sono sottoposti gli isolatori.
Analoga funzione svolge la schermatura delle stazioni di trasformazione e
smistamento,anch’essa realizzata con funi collegate all’impianto di terra sopra i circuiti
elettrici.

10
La messa a terra di un palo si fa collegando i montanti con uno o più elettrodi di terra profondamente infissi nel
terreno;oppure con un conduttore di rame o di ferro zincato interrato a 0,50÷ i m sotto la superficie del terreno,collegato
ai montanti e disposto ad anello attorno al palo,o con entrambe le disposizioni.

54
Spinterometri.

Schematicamente,uno spinterometro (fig.a) per la


protezione contro le sovratensioni consiste di due elettrodi
metallici separati da un certo intervallo di aria e collegati
in derivazione tra ciascun conduttore e la terra.
La distanza tra i due elettrodi è tale che la differenza di
potenziale normale tra linea e terra è insufficiente per
adescare un arco, mentre tensioni anormalmente elevate
Fig.a provocheranno una scarica
Spinterometro montato su una attraverso l’intervallo
catena di isolatori a corna. s’aria e si scaricheranno a
terra.
Si ha però l’inconveniente
che lo spinterometro, una volta adescato,non è generalmente
in grado di interrompere la corrente a frequenza industriale
che fa seguito a quella ad impulsi:ha luogo così ad ogni
scarica una interruzione di servizio, le cui conseguenze solo
in parte possono essere mitigate dalla installazione di
interruttori a richiusura automatica.
Qualora lo spinterometro sia installato presso un Fig.b
trasformatore,ogni suo intervento mette in corto circuito il Spinterometro montato su una
trasformatore stesso,imponendogli la sollecitazione dinamica catena di isolatori ad aste.
corrispondente.
Lo spinterometro presenta per contro il vantaggio di essere un
apparecchio robusto,semplice e poco costoso;esso viene
soprattutto impiegato per la protezione dei passanti dei trasformatori e degli isolatori
degli interruttori,e in impianti secondari dove le continuità del servizio non è una
condizione essenziale.

Scaricatori.
Uno scaricatore è definito dalle caratteristiche che individuano le sue condizioni di
innesco e di funzionamento.
Tensione normale. E’ la tensione alla quale sono riferite le sue caratteristiche. Essa è
uguale al più elevato valore efficace della tensione che,alla frequenza industriale,è
applicabile con continuità fra il suo morsetto di linea ed il morsetto di terra.
Tensione d’innesco 100% ad impulsi. E’ il minimo valore della cresta dell’onda di
tensione 1,2 / 50 alla quale lo scaricatore si innesca dieci volte su dieci.
Tensione residua. E’ la tensione ad impulsi che si localizza ai morsetti di un scaricatore
durante il passaggio della corrente di scarica.
Potere di scarica nominale. E’ l’ampiezza massima dell’onda di corrente di scarica per
la quale la tensione residua dello scaricatore non sorpassa il livello di protezione
garantito.

55
Fig.c
Sezione di uno scaricatore a
resistenza variabile per media
tensione: 1) morsetto di linea;
2)spinterometri di estinzione;
3) anelli distanziatori; 4)
blocchi porosi; 5) custodia in
porcellana; 6) cavo per
collegamento di terra.
Scaricatore di sovratensione.
a) montato all’interno
b) montato all’esterno

Potere di scarica massimo. E’ l’ampiezza massima dell’onda di corrente di scarica che


lo scaricatore può sopportare senza deteriorarsi.
Tensione d’innesco alla frequenza di servizio. E’ il valore efficace della minima
tensione a frequenza industriale che, applicata tra i morsetti dello scaricatore, ne provoca
l’addescamento.
Tensione di disinnesco. E’ il valore efficace della massima tensione, alla frequenza di
servizio, che lo caricatore può sopportare fra i suoi morsetti, restando ancora capace di
realizzare, efficacemente e senza danni, l’autoestinsione della corrente a frequenza
industriale che attraversa lo scaricatore dopo il passaggio della sovratensione (corrente
susseguente).
Potere di interruzione. E’ il valore efficace della massima corrente susseguente che lo
scaricatore è in grado di interrompere senza deteriorarsi11.
Il livello di protezione di uno caricatore è il maggiore dei due valori seguenti:
_tensione di innesco 100% ad impulso
_tensione residua massima per una onda di corrente di scarica di scarica di valore
prefissato.
Gli scaricatori a resistenza variabile sono costituiti da una serie di spinterometri collegati
a terra attraverso un gruppo di apposite resistenze di materiale ceramico aventi l’aspetto
di blocchi porosi (fig.c).

11
Il potere di interruzione interessa solo gli scaricatori ad espulsione.

56
La loro caratteristica è quella di avere una resistenza che diminuisce con l’aumentare
della corrente: per le intense correnti di fulmine la resistenza è piccola, mentre diviene
notevolmente più elevata per la corrente susseguente (fig.d).
In generale questa resistenza è realizzata
mediante materiali porosi semiconduttori ottenuti
per impasto e cottura di sostanze isolanti
ceramiche e di materie conduttrici (carborundum,
ecc…); la forte resistenza alla tensione normale è
dovuta al fatto che gli elementi conduttori sono
separati gli uni dagli altri; quando invece in caso
di sovratensione, lo scaricatore si adesca, la
sezione di passaggio offerta alla corrente di
Fig.d
scarica aumenta automaticamente
Caratteristica tensione-corrente di all’aumentare della corrente stessa perché
un blocco poroso per un dato aumenta il numero di piccoli archi che, in
valore della corrente di scarica. parallelo, permettono il passaggio da un
elemento all’altro; la resistenza offerta alla
corrente di scarica diventa così assai piccola.
Questi resistori limitano perciò l’intensità della corrente susseguente a frequenza
industriale, dopo il passaggio della sovratensione, a valori che ne assicurano lo
spegnimento da parte degli spinterometri in serie.
Le caratteristiche di questi scaricatori sono di avere una capacità di scarica limitata ed
una tensione restante abbastanza elevata dovuta alla caduta di tensione nei blocchi porosi
(fig.e).
Per contro la loro istallazione non ha alcuna limitazione dovuta al potere di interruzione
della corrente a frequenza industriale susseguente, perché essi autolimitano tale corrente
per mezzo dei resistori incorporati.
Gli scaricatori ad espulsione (fig.f) sono costituiti da uno spinterometro di isolamento il
quale è collegato a terra attraverso un secondo spinterometro detto di interruzione 12,
racchiusa in un tubo di materiale isolante il quale, sotto l’azione dell’arco, produce dei
gas che vengono violentemente espulsi dal tubo, demonizzando la zona d’arco in modo
sufficiente per impedire un riadescamento dell’arco stesso

12
Possono essere assimilati funzionalmente ad uno spinterometro con in serie un interruttore automatico che interrompe
la corrente susseguente a frequenze industriali

57
Fig.e
Diagrammi della corrente e della Fig.f
tensione di uno scaricatore a Sezione di uno scaricatore ad
resistenza variabile. espulsione per media tensione:
1) morsetto di linea; 2)
spinterometro esterno; 3)
spinterometro interno; 4) camera
di estinzione della corrente
susseguente; 5) morsetto di terra

dopo il primo passaggio per lo zero della corrente a frequenza industriale che fa seguito
Tensione di tenuta all’impulso dei trasformatori
alla corrente ad
impulsi.
V (kV)
Ad ogni scarica
nto

Tensione restante degli scaricatori a resistenza variabile l’erosione del


me

a
nd

tubo è minima;
sca

d’o

150
de

statisticamente
te
ia

on
ed

l fr

la durata
on

de
nsi

100 prevista è di
ità
Te

pid

oltre 50 anni.
Ri

50 Caratteristiche
Tensione restante degli scaricatori ad espulsione di questo tipo di
scaricatore sono
0 T (µs)
1 2 3 la elevata
capacitò di
Fig.g
Caratteristica di protezione degli scaricatori a resistenza variabile ed scarica delle
ad espulsione confrontate con la tensione di tenuta all’impulso dei correnti ad
trasformatori (dati riferiti alla tensione nominale di 1kV) impulso e la
tensione
restante
praticamente
nulla, essendo limitata alla sola tensione d’arco. La tensione ad impulso verso terra
scende quindi praticamente a zero dopo l’adescamento dello scaricatore.
La fig.g mostra il confronto tra le caratteristiche di protezione di uno scaricatore ad
espulsione e di uno a resistenza variabile.
Il punto debole di questi scaricatori è il loro modesto potere di interruzione della
corrente susseguente che ne limita l’impiego alla reti a media e bassa tensione in punti
con corrente di corto circuito inferiore al loro potere di interruzione.
Occorre evitare che gli scaricatori vengano adescati da sovratensioni interne di lunga
durata perché l’energia che gli attraverserebbe in tal caso potrebbe distruggerli 13

13
I moderni scaricatori per reti ad alta tensione sono previsti per smaltire senza danni anche l’energia dovuta a
sovratensioni di manovra.

58
A questo riguardo è necessario rilevare che l’installazione degli scaricatori negli impianti
ad alta tensione è veramente efficace solo negli impianti con neutro a terra perché in
quello con neutro isolato, la tensione di adescamento dovrebbe venire scelta toppo
elevata, per evitare adescamenti in caso di sovratensioni per arco a terra intermittente
che, per la loro durata, potrebbero provocare la distruzione dell’apparecchio.
Di solito no si distribuiscono scaricatori lungo la linea, ma si dispongono solo sotto
stazioni o nelle cabine.
Circa la loro installazione si possono eseguire due criteri diversi:il primo consiste nel
proteggere innanzitutto i trasformatori montando gli scaricatori il più vicino ad
essi,possibilmente direttamente su ogni trasformatore;il secondo,invece,si propone di
tener lontane le sovratensioni anche delle apparecchiature della sottostazione,nel qual
caso gli scaricatori sono installati sugli arrivi e sulle partenze delle linee aeree.
Il primo criterio sembra il più razionale,dato che le parti esenziale e più costose
dell’impianto che si devono soprattutto proteggere sono appunto i trasformatori.

Coordinamento dell’isolamento

Proporzionamento dell’isolamento14. – Il proporzionamento dell’isolamento si basa sul


confronto fra capacità di tenuta dei vari elementi e sollecitazioni cui è sottoposto il
dielettrico. Tali sollecitazioni possono essere dovute alla tensione di esercizio o alle
sovratensioni.
La tenuta alla tensione di esercizio dovrà essere in generale garantita; una eventuale
scarica potrà determinarsi solo in isolamenti le cui caratteristiche degradano nel tempo o
risentono dei fattori ambientali 15(inquinamento,salino,ecc…).
Per quanto riguarda la sovratensione di origine interna il livello di isolamento
dell’impianto viene scelto in modo da evitare il rischio di scarica; soltanto per gli
impianti ad altissima tensione(  380 KV ) può essere economicamente16 conveniente
ammettere che tali sovratensioni abbiano una probabilità,sia pure assai piccola,di
procurare la scarica.
Assai diversa si presenta la situazione nei riguardi delle sovratensioni di origine
atmosferiche; queste raggiungono infatti valori molto elevati ed indipendenti dalla
tensione di esercizio dell’impianto,per cui non è economicamente conveniente un
dimensionamento dell’isolamento tale da resistere a questo tipo di sovratensione. Si
ricorre allora come si è visto,ai provvedimenti di protezione rappresentanti da
schermature,spinterometri e scaricatori.
Tenuto conto della differenza fondamentale fra isolamento autoripristinanti e
non17,potrebbe essere interessante stabilire tre diversi livelli di isolamento:
 Un livello inferiore,corrispondente al livello di protezione ad impulsi degli
scaricatori; se questi funzionassero correttamente,il valore massimo delle
sovratensioni che potrebbero proseguire oltre verrebbe limitato al valore della
14
Vedi norme C.E.I .28-3 (1971),fasc. 295 ,Norme per il coordinamento degli isolamenti e Norme I.E.C. 71-2 (1976),
insulation coordination.
15
L’inquinamento atmosferico non influenza praticamente la tenuta degli spazi d’aria,ma agisce in modo determinante
sulla tenuta degli isolamenti solidi superficiali(catene di isolatori).
16
Una concezione razionale dell’isolamento di una rete di alta tensione dovrebbe essere basata sulla ricerca del minimo
degli oneri annui,somma degli oneri dovuti dal costo di investimento e di quelli dovuti all’esercizio(comprendenti quelli
dei guasti.
17
Si intendono per autoripristinanti quegli isolamenti in cui il mezzo isolante riassume dopo una scarica le
caratteristiche originarie.

59
tensione di innesco o della tensione residua degli scaricatori( a prescindere dai
fenomeni di riflessione d’onda);
 Un livello medio,corrispondente alla tensione di scarica superficiali degli
scaricatori. Esso dovrebbe costituire una seconda difesa nel caso che, nonostante
la presenza degli scaricatori, un’onda ad impulsi di tensione superiore al livello
più basso riesce a penetrare nell’impianto.
 Un livello superiore, corrisponde agli isolamenti interni(macchinario) e a quegli
isolamenti esterni che per principio non dovrebbero mai scaricare.
Sulla scelta dei due livelli di isolamento distinti oltre quello degli scaricatori,però,si
muovono obiezioni fondate,quali: diverso comportamento degli isolamenti nei confronti
della polarità dell’onda ad impulsi (indipendente dalla polarità per gli avvolgimenti dei
trasformatori,tensione di scarica più elevata invece per polarità negativa per le altre
apparecchiature); difficoltà di dedurre dalle prove se il coordinamento fra i due
isolamenti è rispettato; impossibilità d’evitare sovrapposizioni fra i due livelli in
conseguenza della larga banda nella quale si verificano le tensioni di scarica per lo stesso
livello.
Si adottano in pratica due soli livelli di isolamento: uno per gli scaricatori ed uno per le
rimanenti parti dell’impianto. Il secondo livello deve essere tale da sopportare le
sovratensioni non sfiorate dagli scaricatori, introducendo un coefficiente di sicurezza.
Tale coefficiente di sicurezza è il rapporto fra la tensione di tenuta ad impulso del
materiale da proteggere ed il livello di protezione degli scaricatori. Per i materiali
destinati agli impianti a media tensione tale coefficiente viene assunto dell’ordine di 1,4,
per impianti di alta tensione 1,2÷1,25 per quanto riguarda le sovratensioni di origine
atmosferiche.
Per le sovratensioni di manovra si assume un coefficiente di sicurezza di 1,15÷1,20.
Per i sistemi ad altissima tensione,nel caso in cui il sistema non sia protetto con
scaricatori (o spinterometri) la scelta dell’isolamento è fatta in modo da mantenere un
margine sufficiente fra la massima sovratensione prevista e la massima tensione di tenuta
dell’isolamento.
Nella tabella XVIII a, b e c sono riportati i livelli di isolamento previsti dalle Norme 18
per le varie tensioni nominali; tali livelli sono definiti per i sistemi inferiori a 300 KV
dalla tensione di tenuta verso massa a frequenza industriale (50Hz) e dalla

18
Le tabelle delle Norme C.E.I. 28-(1971). Sono state integrate da quelle delle Norme I.E.C. 71-1(1976).

60
tensione di tenuta ad impulso verso massa (onda 1,2/50 µs) mentre per i sistemi a
tensione superiore a 300 KV sono definiti dalla tensione di tenuta alle sovratensioni di
manovra e dalla tensione di tenuta ad impulsi.
A questo sistema definito convenzionale si è aggiunto di recente un metodo razionale
che si basa sulla conoscenza statistica della probabilità delle sovratensioni e della tenuta
dell’isolamento ed è perciò detto metodo statistico.
Nota la curva della probabilità di scarica dell’isolamento da dimensionare e la
distribuzione di probabilità del presentarsi di un certo valore di sovratensione è possibile
per ogni valore di sovratensioni ricavare il rischio di scarica,cioè la probabilità che in
occasione di quell’evento l’isolamento scarichi.

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