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Ing. G. Pasini – Esercitazioni di Impianti Elettrici 1 – N° 3: Rifasamento - 23/10/99 pag.

Esercitazioni di Impianti Elettrici 1


N° 3: Rifasamento

3.1 - Richiami di teoria

3.1.1 - Alcune considerazioni sulla potenza reattiva

Un carico elettrico, qualunque sia la sua natura, è sempre destinato a produrre un effetto
utile per l'uomo, trasformando la potenza da elettrica a meccanica, termica, luminosa, etc.;
di fatto quello che interessa è la fruibilità dell'energia nella sua forma trasformata, mentre
l'energia sotto forma elettrica è raramente di utilizzo diretto.
Risulta quindi chiaro che quello che conta, ai fini dell'utilizzo, è l'energia ottenibile, pari
all'integrale nel tempo della potenza elettrica istantanea, pari a sua volta all'integrale della
sola potenza elettrica attiva. La potenza reattiva non produce benefici ai fini dell'utilizzo, in
quando ad essa non è associata alcuna forma di energia permanente, ma solo un
continuo palleggiarsi avanti e indietro di una modesta quantità di energia.
La potenza reattiva non è quindi necessaria ai fini dell'utilizzo finale, ma non è eliminabile
perché è diretta conseguenza della presenza nel sistema di induttanze e capacità talora
non volute ma non eliminabili, talora invece create appositamente per altri fini (esempio
tipico: le induttanze di dispersione di un trasformatore sono a volte aumentate, anche
sensibilmente, rispetto al valore naturale per limitare le correnti di ctocto in caso di guasto
nel sistema).
Normalmente nei sistemi elettrici a frequenza industriale gli effetti induttivi sono prevalenti
rispetto a quelli capacitivi, per cui ai carichi è quasi sempre associata una potenza reattiva
di tipo induttivo.
Una inversione rispetto a questo si trova nei sistemi costituiti da linee in altissima tensione.
Le linee sono caratterizzate da 3 parametri elettrici fondamentali: resistenza e induttanza
serie, capacità derivata. Indicando con L l'induttanza e con C la capacità, per ogni tratto
infinitesimo di lunghezza dl della linea si avrà un assorbimento di potenza reattiva dato da
due componenti:
dQL = 3 ⋅ ωL ⋅ I 2 ⋅ dl
(1)
dQC = −3 ⋅ ωC ⋅ U 2 ⋅ dl = − ωC ⋅V 2 ⋅ dl
dove il componente dovuto alla capacità è con segno negativo perché si tratta di potenza
reattiva generata e non assorbita. Soprattutto nelle ore notturne queste linee sono poco
cariche, per cui la corrente è modesta mentre la tensione rimane sempre prossima ai
valori nominali (è anzi più elevata che nelle ore diurne perché il minor carico comporta
minori cadute di tensione), quindi l'effetto capacitivo prevale su quello induttivo, e la linea
si trova quindi a generare potenza reattiva anziché dissiparne. Il fenomeno è molto
rilevante soprattutto nei sistemi con tensioni molto elevate e linee molto lunghe, come è il
caso dei sistemi ex-sovietici, cileno, argentino, dove sono presenti linee a 700 kV lunghe
migliaia di km.
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3.1.2 - Effetti indesiderati del trasporto di potenza reattiva

Se una linea elettrica (sia essa in cavo oppure aerea) deve alimentare un carico che
assorba un potenza P + jQ , allora la corrente in essa fluente sarà (formula valida per un
sistema trifase):
P + jQ
I=
3 ⋅V
dove la tensione è quella dell'estremo di arrivo della linea.
Come conseguenza le perdite per effetto Joule sulla linea medesima valgono:
P 2 + Q2 P 2 + Q2
Pdiss = 3 ⋅ R ⋅ I 2 = 3 ⋅ R ⋅ = R ⋅ (2)
3 ⋅V 2 V2
dove R è la resistenza della linea; inoltre la caduta di tensione sulla linea (utilizzando la
formula approssimata) è data da:
R⋅ P + X ⋅Q
∆V =
V
dove X è la reattanza della linea.
Si nota quindi che la presenza di potenza reattiva:
a) aumenta sensibilmente le perdite per effetto Joule sulle linee di trasporto;
b) se la potenza reattiva assorbita del carico è positiva (potenza reattiva induttiva), la
caduta di tensione sulla linea di trasmissione aumenta sensibilmente; se tale potenza
reattiva è negativa (potenza reattiva capacitiva), tale c.d.t. potrebbe essere negativa
(tensione all'arrivo superiore a quella in partenza, con possibili sovratensioni
pericolose); normalmente i carichi sono ohmico-induttivi, quindi si ha una c.d.t.
effettiva (tensione all'arrivo minore che in partenza).
Si può anche notare che l'effetto "b)" (con potenza reattiva assorbita positiva) produce un
ulteriore, seppure modesto, aumento dell'effetto "a)", in quanto una tensione minore al
denominatore della (2) comporta un aumento del valore delle perdite.
Si può quindi concludere che la potenza reattiva è un fenomeno indesiderato perché
aumenta le perdite e amplifica le c.d.t., con conseguente diminuzione dell'efficienza del
sistema e peggioramento della qualità del servizio fornito all'utente.
Occorre quindi fare in modo di ridurre la presenza di potenza reattiva nei sistemi elettrici.

3.1.3 - Contromisure per ridurre l'incidenza della potenza reattiva

Il modo più semplice e funzionale per ottenere questa riduzione è quello di compensare
l'assorbimento di potenza reattiva ponendo in serie o in parallelo ai carichi, alle linee, etc.
dei componenti che assorbano potenza reattiva con segno opposto a quello dovuto
all'assorbimento naturale, ottenendo così una azione compensativa. Tipicamente, in caso
di carichi ohmico-induttivi vengono posti in parallelo ai carichi delle capacità, mentre nel
caso delle lunghe linee in altissima tensione si compensa la produzione di potenza reattiva
ponendo dei reattori in derivazione a intervalli regolari lungo la linea.
E' possibile anche la compensazione serie, ponendo cioè condensatori (o induttori) in
serie ai carichi o alle linee, anziché in derivazione. Questo tecnica è più diffusa nelle reti
americane, mentre è poco usata in Europa, in quando richiede una continua regolazione.
Infatti nel caso di compensatori derivati la potenza reattiva è proporzionale al quadrato
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della tensione, che rimane sempre in un intorno limitato di 1 pu, ed è quindi quasi
costante, mentre nei dispositivi serie la potenza reattiva è proporzionale al quadrato della
corrente, che varia entro un ampia gamma di valori nell'arco della giornata. Inoltre è più
facile l'amplificazione di armoniche e quindi di disturbi nella rete o l'instaurarsi di fenomeni
oscillatori o di fenomeni di risonanza, a volte non solo di tipo elettrico ma elettromeccanico
(con le macchine rotante presenti in rete), che possono portare a conseguenze anche
molto pericolose per l'integrità del sistema. Ben noto (anche se non di banale
comprensione) il fenomeno della risonanza subsincrona, che alcuni decenni or sono portò
alla rottura dell'albero di un generatore di grande potenza negli Stati Uniti, e che richiese
alcuni anni per essere compreso a fondo e per arrivare alla formulazione delle
contromisure di protezione da prendere perché simili eventi non si presentassero ancora
in futuro.
Nell'ambito di questa esercitazione verrà trattata la sola compensazione derivata.
Questi dispositivi di compensazione possono essere fissi (sempre inseriti) oppure
inseribili/disinseribili da parte dell'utente o, nei casi più sofisticati, regolabili in modo
continuo o a scalini, in maniera manuale o automatica, in modo da ottenere sempre una
compensazione ottimale. In passato, per sistemi elettrici di notevoli dimensioni (reti di
trasmissione) venivano usati - non solo ai fini del rifasamento, ma più in generale per la
regolazione della potenza reattiva e quindi della tensione nel sistema elettrico - anche
alternatori privi di motore primo (compensatori sincroni), posti in sincronismo sul sistema
elettrico, con la sola funzione di assorbire la potenza reattiva in esubero oppure di fornire
quella mancante, agendo sull'eccitazione della macchina; alcune di queste macchine sono
ancora in servizio, ma si tende ad eliminarle perché sono parecchio dissipative (il sistema
di eccitazione assorbe potenza dal sistema, come pure viene dissipata notevole potenza
negli avvolgimenti statorici) e richiedono parecchia manutenzione anche per la presenza di
parti in movimento. Negli ultimi anni il notevole sviluppo dell'elettronica di potenza ha
permesso lo sviluppo di dispositivi statici in grado sia di assorbire sia di produrre potenza
reattiva entro un'ampia gamma di valori, con facilità e prontezza di regolazione.
Poiché:
Q = 3 ⋅V ⋅ I ⋅ sen ϕ (3)
dove ϕ è l'angolo tra il fasore della tensione (valore di fase) e quello della corrente, allora
l'azione di compensazione, avendo lo scopo di eliminare o quantomeno ridurre la potenza
reattiva, farà in modo di azzerare o ridurre il termine sen ϕ , cioè di eliminare o ridurre la
componente di corrente in quadratura rispetto alla tensione; farà quindi in modo che
tensione e corrente siano il più possibile in fase tra loro. Per tale ragione l'azione di
compensazione viene chiamata rifasamento.
Un valore modesto o nullo del termine sen ϕ comporta che il valore del termine cosϕ sia
prossimo o pari a 1. Il termine cosϕ , chiamato anche fattore di potenza, è quindi usato
come indice di quanto la potenza reattiva sia presente nel sistema (in relazione alla
potenza attiva in gioco). Un sistema con cosϕ prossimo ad 1 sta funzionando con bassi
valori di potenza reattiva, e quindi è da considerarsi ottimale da punto di vista del
problema che si sta trattando. Si noti che:
sen ϕ = ± 1 − cos2 ϕ
Q sen ϕ ± 1 − cos ϕ
2 (4)
= =
P cos ϕ cos ϕ
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Le società di distribuzione dell'energia elettrica in bassa e media tensione (ENEL, ma


anche le varie Aziende Speciali degli Enti Locali come AEM Milano, etc.) solitamente
impongono agli utenti che i loro carichi abbiano un cosϕ non inferiore a 0.9. Con tale
vincolo:
sen ϕ ≤ 1 − 0. 9 2 = 0. 436
Q 0. 436
≤ = 0. 484
P 0. 9
quindi, benché il valore 0.9 sembri molto elevato, in realtà consente di avere una potenza
reattiva che sia quasi il 50% della potenza attiva (questa è una conseguenza della non
linearità delle funzioni trigonometriche). Per gli impianti di dimensioni medio-grandi, la
società di distribuzione installa non solo dei contatori di energia (che indicano il consumo
in kWh o MWh), ma anche dispositivi che misurano il consumo di potenza reattiva
(l'integrale nel tempo non è una energia, come ben noto, ma il valore di Q(t ) può
comunque essere integrato, fornendo una grandezza in kvarh o Mvarh) e, quando il
consumo di reattivo superi certe soglie, la società si riserva di far pagare all'utente una
penale.
La maggior parte dei dispositivi in BT presenti sul mercato (lampade, elettrodomestici,
etc.) sono costruiti in modo tale da rispettare questo vincolo (se necessario contengono al
loro interno dispositivi di rifasamento). I dispositivi in MT, e soprattutto i motori asincroni
così comuni negli impianti industriali, spesso funzionano invece con fattori di potenza
inferiori a 0.9, soprattutto se non sono a pieno carico. In tal caso il gestore dell'impianto
dovrà valutare se sia più conveniente pagare delle penali oppure installare (e gestire!) dei
dispositivi di rifasamento che riportino il fattore di potenza entro limiti accettabili. Il calcolo
è un tipico calcolo tecnico-economico, in cui si confrontano i costi della penale con quelli di
ammortamento e gestione del sistema di rifasamento. A volte può essere conveniente un
rifasamento a valori di fattore di potenza inferiori a 0.9, riducendo i costi del sistema di
rifasamento e pagando delle penali ridotte.
In alcuni casi, infine, è interesse dell'utente rifasare comunque, a prescindere dalle penali,
perché la presenza di linee in MT di lunghezza non trascurabile rende rilevanti i fenomeni
di c.d.t. e dell'aumento delle perdite. Anche in questo caso occorre valutare con un calcolo
tecnico-economico quale sia il dimensionamento ottimale dei dispositivi preposti al
rifasamento. Raramente il rifasamento a fattore di potenza = 1 risulta conveniente o
necessario, solitamente si rifasa a valori di cosϕ pari a 0.90÷0.95.
Infine occorre precisare che il rifasamento può essere concentrato o distribuito.
Nel caso di rifasamento distribuito, ogni singolo carico ha il suo dispositivo di rifasamento;
nel caso di rifasamento concentrato, esiste un unico dispositivo di rifasamento (oppure
pochi dispositivi, comunque non uno per ogni carico), posto al termine della lunga linea
che trasporta l'energia all'insieme dei carichi, oppure posto in posizione baricentrica tra i
vari carichi.
Il rifasamento distribuito è ovviamente il sistema ideale dal punto di vista dell'efficienza,
tuttavia presenta costi iniziali notevoli e maggiore difficoltà di gestione. Il rifasamento
concentrato è invece meno efficiente (i singoli tratti di linea dal dispositivo unico ai singoli
carichi trasportano ancora elevate quantità di potenza reattiva), ma presenta minori costi
iniziali ed è di più facile gestione.
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3.1.4 - Metodo di calcolo

Una volta che sia noto il valore del fattore di potenza che si desidera raggiungere, il
dimensionamento del dispositivo di rifasamento è un calcolo relativamente semplice, se
tale dispositivo è un normale condensatore o induttore derivato.
Si considerano due casi principali:
a) carico di tipo lineare (ad impedenza costante)
b) carico di tipo P,Q (P e Q costanti anche al variare della tensione, purché la variazione
sia contenuta in un range limitato).

Nel caso "a)" il calcolo è molto semplice. Sia:


Z = R + jX
l'impedenza del carico, da cui l'ammettenza:
1 1 R − jX
Y = G + jB = = =
Z R + jX R2 + X 2
In questo caso vale:
V2 V2 R + jX
P + jQ = = =V 2 = V 2 ⋅ (G − jB ) (5)
Z
*
R − jX R +X
2 2

per cui:
Q X −B
tan ϕ = = = (6.1)
P R G
come pure:
R G
cos ϕ = = (6.2)
R +X
2 2
G + B2
2

Sia cosϕ N il nuovo fattore di potenza voluto. Allora occorrerà aggiungere alla suscettanza
propria del carico una ulteriore suscettanza Brif tale che:
− (B + Brif )
= tan ϕ N (7.1)
G
(noto cosϕ N , è immediato ricavare tan ϕ N ); oppure:
G
= cos ϕ N (7.2)
G 2 + (B + Brif )
2

Ottenuta dal calcolo tale Brif , se essa è positiva allora il dispositivo dovrà essere un
condensatore:
Brif
C= (8.1)
ω
mentre se è negativa dovrà essere un induttore:
−1
L= (8.2)
ω ⋅ Brif
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(le formule (8.1) e (8.2) sono valide per condensatori o induttori disposti a stella).

Nel caso "b)" il calcolo è solo un poco più complesso. Infatti, non essendo nota a priori la
tensione di funzionamento del carico, il valore della suscettanza di rifasamento non può
essere determinato in maniera diretta.
Si indichi con Qrif la potenza reattiva assorbita dal dispositivo di rifasamento. Il carico
rifasato assorbirà allora una potenza reattiva complessiva pari a:
Q + Qrif
e quindi dovrà essere:
Q + Qrif
= tan ϕ N (9)
P
(noto cosϕ N , è immediato ricavare tan ϕ N ). Poiché l'azione di rifasamento deve ridurre il
valore assoluto della potenza reattiva, in generale Qrif avrà segno opposto rispetto a Q.
Con il nuovo valore complessivo di potenza reattiva si può calcolare il nuovo valore di
tensione sul carico (con la formula approssimata per la c.d.t. o con il metodo esatto per
approssimazioni successive); con tale valore di tensione Vrif è facile calcolare:
− Qrif
Brif = (10.1)
Vrif2
e con le formule (8.1) o (8.2) calcolare la capacità o l'induttanza. Attenzione! nel caso di
carichi "P,Q" al variare della tensione di esercizio il valore della Q del carico non cambia,
mentre cambia il valore della potenza reattiva del dispositivo di rifasamento, quindi il
valore del fattore di potenza cambia. Può essere opportuno, a vantaggio di sicurezza, non
utilizzare la tensione calcolata Vrif ma la minima tensione prevista su quel carico:
− Qrif
Brif = 2
(10.2)
Vmin
con tale scelta, nel caso di tensioni superiori alla minima, la compensazione sarà
maggiore migliorando ulteriormente il fattore di potenza rispetto al minimo cosϕ N previsto.
Bisogna però evitare che la compensazione vada oltre il completo annullamento della
potenza reattiva assorbita dal carico, facendo così assorbire al carico rifasato una potenza
reattiva di segno opposto all'originale, ottenendo un effetto indesiderato. Se per esempio
cosϕ N = 1, allora l'utilizzo della formula (10.2) non è consigliabile perché con tensioni
superiori alla minima si ha sicuramente l'inversione del segno della potenza reattiva
complessivamente assorbita.

3.2 - Esempi ed esercizi

3.2.1 - Esempio 1

Un carico è composto da una resistenza da 12 Ω in serie con una reattanza induttiva da


16 Ω. Calcolare il fattore di potenza e rifasare a cos ϕ N = 0. 95. Il sistema è a 50 Hz.

Risoluzione
Il fattore di potenza è dato da:
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X 16 4 4
tan ϕ = = = = 1.333⇒ϕ = arctg  = 0.9273rad⇒cos ϕ = 0.6
R 12 3 3
L'ammettenza del carico è data da:
R 12 12
G= = = = 0. 03 S
R +X 22
144 + 256 400
−X −16 −16
B= 2 = = = −0. 04 S
R +X 2
144 + 256 400
Per avere cos ϕ N = 0. 95 occorre che sia:

sen ϕ N 1 − 0.952
tan ϕ N = = = 0.3287
cos ϕ N 0.95
− (B + Brif )
= tan ϕ N = 0.3287 ⇒ B + Brif = −0.3287 ⋅ G = −0.00986 S
G
Brif
Brif = −0.00986 − B = −0.00986 + 0.04 = 0.03014 S ⇒ C = = 95.937 µF
ω

3.2.2 - Esempio 2

Sia dato il sistema elettrico a linee aeree in figura, dove la tensione nominale è 20 kV e la
frequenza è di 50 Hz. Il nodo "0" è a potenza infinita.
Nodo 0 Nodo 1 Nodo 2 Nodo 3
6 km 3 km 2 km
20.8 kV
4 MW 2 MW 3 MW r = 0.100 Ω / km
3 Mvar 1 Mvar 2 Mvar x = 0. 300 Ω / km

Si calcolino:
a) i valori delle capacità in tutti i nodi di carico per ottenere su ogni carico un fattore di
potenza pari a 0.9;
b) i valori delle capacità in tutti i nodi di carico per ottenere su ogni carico un fattore di
potenza pari a 1.0;
c) le perdite nel sistema di trasmissione nella configurazione originale e nelle
configurazioni rifasate.

Risoluzione
La risoluzione del problema richiede il calcolo delle tensioni in tutti i nodi di carico. In
questo esercizio si procederà utilizzando la formula approssimata per la c.d.t.:
R⋅ P + X ⋅Q r ⋅ P + x ⋅Q
∆V = = l⋅
V V
lasciando al lettore il compito di rifare i calcoli con metodi più precisi.
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Tratta n° 1
P = 9 MW
Q = 6 Mvar
0.1⋅ 9 + 0. 3 ⋅ 6
∆V = 6 ⋅ = 0. 779 kV ; V1 = V0 − ∆V = 20. 800 − 0. 779 = 20. 021 kV
20. 8
Tratta n° 2
P = 5 MW
Q = 3 Mvar
0.1⋅ 5 + 0. 3 ⋅ 3
∆V = 3 ⋅ = 0. 210 kV ; V2 = V1 − ∆V = 20. 021 − 0. 210 = 19. 811 kV
20. 021
Tratta n° 3
P = 3 MW
Q = 2 Mvar
0.1⋅ 3 + 0. 3 ⋅ 2
∆V = 2 ⋅ = 0. 091 kV ; V2 = V1 − ∆V = 19. 811 − 0. 091 = 19. 720 kV
19. 811
Le correnti nelle varie tratte sono date da:
9 + j6 5 + j3 3 + j2
I1 = = 0.312 kA ; I2 = = 0.170 kA ; I3 = = 0.106 kA
3 ⋅ 20.021 3 ⋅19.811 3 ⋅19.720
e quindi le perdite complessive sono pari a:
( )
Ploss = 3 ⋅ 6 ⋅ 0.1⋅ I12 + 3 ⋅ 0.1⋅ I 22 + 2 ⋅ 0.1⋅ I 32 = 0.208 MW
Qloss = 3 ⋅ (6 ⋅ 0.3 ⋅ I 1
2
+ 3 ⋅ 0.3 ⋅ I 22 + 2 ⋅ 0.3 ⋅ I ) = 0.623 Mvar
2
3

Rifasando a cos ϕ N = 0. 9 i carichi rifasati dovranno valere:


Q
= tan ϕ N = 0. 484
P
quindi:
Q1′ = 0.484 ⋅ P1 = 1.937 Mvar da cui: Q1,rif = Q1′ − Q1 = 1.937 − 3.000 = −1.063 Mvar

Q2′ = 0.484 ⋅ P2 = 0.969 Mvar da cui: Q2,rif = Q2′ − Q2 = 0.969 − 1.000 = −0.031 Mvar

Q3′ = 0.484 ⋅ P3 = 1.453 Mvar da cui: Q3,rif = Q3′ − Q3 = 1.453 − 2.000 = −0.547 Mvar

Il nuovo profilo di tensione sarà dato da:


Tratta n° 1
P = 9.000 MW
Q = 4.359 Mvar
0.1⋅ 9 + 0. 3 ⋅ 4. 359
∆V = 6 ⋅ = 0. 637 kV; V1,rif = V0 − ∆V = 20. 800 − 0. 637 = 20.163 kV
20. 8
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Tratta n° 2
P = 5.000 MW
Q = 2.422 Mvar
0.1⋅ 5 + 0. 3 ⋅ 2. 422
∆V = 3 ⋅ = 0.182 kV ; V2,rif = V1,rif − ∆V = 20.163 − 0.182 = 19. 981 kV
20.163
Tratta n° 3
P = 3.000 MW
Q = 1.453 Mvar
0.1⋅ 3 + 0. 3 ⋅ 1. 453
∆V = 2 ⋅ = 0. 074 kV; V3,rif = V2,rif − ∆V = 19.981 − 0.073 = 19.907 kV
19. 981
Si noti il miglioramento del profilo di tensione.
Le correnti nelle varie tratte sono date da:
9 + j 4.359 5 + j 2.422 3 + j1.453
I1 = = 0.286 kA ; I2 = = 0.161 kA ; I3 = = 0.097 kA
3 ⋅ 20.163 3 ⋅19.981 3 ⋅19.907
e quindi le perdite complessive sono pari a:
(
Ploss = 3 ⋅ 6 ⋅ 0.1⋅ I12 + 3 ⋅ 0.1⋅ I 22 + 2 ⋅ 0.1⋅ I 32 = 0.176 MW )
Qloss = 3 ⋅ (6 ⋅ 0.3 ⋅ I 1
2
+ 3 ⋅ 0.3 ⋅ I 2
2 + 2 ⋅ 0.3 ⋅ I ) = 0.529 Mvar
2
3

Le perdite di potenza attiva sono diminuite di 32 kW. Ipotizzando un funzionamento


continuativo di circa 8000 h/anno (solo fermate per manutenzione), questo corrisponde ad
un risparmio di circa 256 mila kWh/anno.
Per il dimensionamento dei condensatori:
− Q1,rif 1.063 B1,rif
B1,rif = = = 2614 µS ⇒ C1 = = 8320 nF
V1,2rif 20.1632 ω

− Q2,rif 0.031 B2,rif


B2,rif = = = 78 µS ⇒ C2 = = 247 nF
V 2
2 , rif 19.9812
ω

− Q3,rif 0.547 B3,rif


B3,rif = = = 1380 µS ⇒ C3 = = 4394 nF
V 2
3, rif 19.907 2
ω
Si lascia al lettore il calcolo con rifasamento a cosϕ N = 1.