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Lezione 1

Tecnopsicologia e psicoteconologie
Per un’epistemologia dei nuovi media.
Benvenuti.
Oggi cercheremo di capire cosa vuol dire tecnopsicologia e cosa sono le tecnopsicologie.
Innanzitutto parliamo di epistemologia. Cosa vuol dire epistemologia dei nuovi media ?
È lo studio dei modi pensare a seguito dell’impatto delle nuove tecnologie di comunicazione.
L’epistemologia è la scienza della conoscenza. Lo studio, l’analisi, del modo di pensare, non del
contenuto ma del modo.
Come costruiamo la nostra mente ? come costruiamo lo spazio in cui processiamo le informazioni ?
Si pensa che l’epistemologia oggi sia molto utile per capire i cambiamenti psicologici che derivano
da ciascuno dei nuovi media.
La tecnopsicologia è dal mio punto vista la scienza mancante nella psicologia accademica e clinica
di oggi.
Perché la psicologia si presenta come una scienza naturale, praticamente, una scienza che contiene
tutta la conoscenza sul modo organico di sentire e pensare. Però su di questo l’influenza della
tecnologia è molto forte e questo è una delle basi della tecnopsicologia come modo di approccio.
E’ la scienza dei rapporti tra la tecnologia e la mente. Questi derivano dai rapporti tra tecnologia e
linguaggio.
I principi di tecnopsicologia.
1. le tecnologie che portano il linguaggio lo modificano soltanto per agevolarne la
comprensione. Modificano ancora di più le tecnologie che portano il linguaggio, mettendo il
linguaggio in una nuova forma, come la parola scritta su carta non è la stessa di quella
parlata oralmente o la parola che appare su uno schermo.
2. il linguaggio ha un rapporto intimo con la mente. Infatti l’organizzazione mentale dipende
in modo molto dominante dalla maniera in cui strutturiamo il nostro linguaggio. E quello
che possiede il controllo sul linguaggio ha anche un potere ed un controllo sul suo proprio
destino, fino ad un certo punto ovviamente.
3. i cambiamenti delle forme linguistiche portano a dei cambiamenti nei modi di pensare.
La tecnopsicologia è fondata su questi tre principi.
Attraverso la loro manipolazione del linguaggio, le tecnologie influiscono sull’operazione di
interpretazione linguistica e sull’organizzazione della mente.
Questo è il rapporto fondamentale tra tecnologia mente e linguaggio,
Il ruolo del linguaggio in questo processo è di organizzare non solo i contenuti narrativi o oggettivi
o di deduzione, ma è anche lo spazio mentale e il senso del tempo mentale che abbiamo per
organizzare le informazioni dentro la nostra testa.
La tecnologia porta il linguaggio o lo trasforma.
Fino alla televisione le tecnologie hanno generalmente trasportato il linguaggio, che era simile a
quello scritto. Oggi con le tecnologie telematiche siamo a, letteralmente, ricreare costantemente il
linguaggio stesso. Una produzione in tempo reale dei contenuti invece che un loro trasferimento da
un luogo o un tempo ad un altro.
I criteri epistemologici principali sono:
internalizzazione del linguaggio o esteriorizzazione del linguaggio, come sulla carta o sullo
schermo.
Questa esteriorizzazione diviene un processo che assorbe le tecnologie che portano il inguaggio.
Un caso interessante è quello del linguaggio, che ha esternalizzato il contenuto del pensiero per dare
un modello di come organizzare la coscienza. Questa è una osservazione di tipo epistemologica.
Il teatro serve come forma di coscienza prima che questa forma di coscienza si integri nella vita
quotidiana delle famiglie.
Il pensiero accade dentro o fuori il nostro corpo ?

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Questo lo chiedo perché un discorso tra un gruppo di persone è quasi come una forma di pensiero
esternalizzato. Nella testa invece è silenzioso e il contenuto è riservato al nostro essere privato.
L’oggettivazione della elaborazione delle informazioni. La scrittura era già un modo di oggettivare
il pensiero, tirarlo fuori dal corpo e metterlo difronte alla persona. Questo continua con lo schermo,
però lo schermo e la rete hanno la particolarità di creare connessioni tra la gente e divenire il modo
privilegiato di interconnessione mentale. Questo tipo di oggettivazione dovremo affrontarlo meglio
più avanti.
Può una macchina rappresentare i tuoi processi mentali al tuo posto ?
Una domanda questa fatta dai critici delle tecnologie, che vedono nelle tecnologie dei nostri
sostituti che rischierebbero di prendere il nostro posto.
Una domanda legittima ma la risposta io credo sia, no.
La macchina non rappresenta tanto i nostri processi mentali tanto quanto li modifichi. E il nostro
compito è sapere come questo avviene.
Una domanda anche sull’interattività.
Interattività. – Hai il controllo ? –
Fino a che punto l’utente ha il controllo della macchina con cui interagisce, perché anche la
macchina ci guida spiegandoci come procedere in molte delle operazione che dobbiamo compiere.
Scambio di elaborazioni di informazioni in tempo reale.
Questa è una condizione del nostro rapporto con le macchina, un’estensione epistemologica del
nostro pensiero,

Le piscotecnologie sono tutte quelle tecnologie che portano il linguaggio e che di fatto richiedono
una risposta specifica per ciascuna.
Comportano una esternalizzazione dell’elaborazione dell’informazione.
La televisione per esempio gioco un ruolo di mente pubblica. Mi interessava molto una serie di
puntate televisive di Bill Moyers un presentatore americano molto conosciuto, che aveva parlato
della tv come Mente Pubblica. Io credo che questa osservazione è una delle più importati fatte sulla
televisione. Per me è anche più importante dell’osservazione di McLuhan che vedeva nella
televisione il ‘villaggio globale’.
Io penso che la televisione come mente pubblica è il riconoscimento del fatto che la televisione
come la radio è l’unico, sono gli unici media, che presentano un contenuto simultaneamente a tutta
la gente insieme. Un vero mass medium, ma anche un modo di fare ma di capire le cose, un modo
di essere impegnato con la conoscenza allo stesso momento e nello stesso contesto degli altri. si
dice che la televisione gioca a questo livello un ruolo di socializzazione molto importante.
Possiamo immaginare infatti che il mondo della rete, che diversifica molto tutte le condizioni
collettive della televisione, se immaginiamo di vivere senza televisione e radio, e di usare solo la
rete o il telefonino avverrebbe un cambiamento sul piano epistemologico ed anche sociale.
Verrebbe a mancare un momento di unificazione sociale molto importante.
Non è che io qui difenda la televisione, ne che tutti noi dobbiamo vedere per forza la televisione,
dico solo che la televisione gioca questo ruolo fondamentale, quello di essere una mente pubblica.
Il computer per paragone diviene una forma di estensione privata, una estensione della mente
privata.
Fino al punto della creazione di internet e della divulgazione anche del web e di tutto il resto, il
computer, da solo, era la condizione normale del lavoro con un calcolatore, a questo punto i mi
ricordo bene che quando non c’era ancora il discorso su internet, pensavo che il computer era un po’
la rivincità, la riconquista della mente privata sul mondo dello schermo.
La possibilità di prendere la tastiera, di toccare il mouse e di entrare dentro l’informazione, era una
ripresa di controllo, di potere, su questo potere incredibile che la televisione come mente pubblica
aveva su di noi.
A questo punto l’opposizione tra mente pubblica e mentre privata era chiara. Chiara nel senso che il

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lettore e lo scrittore coltivava la sua mente privata, mentre il ‘sacco di patate’ che stava sempre
davanti alla televisione stava coltivando un modo di essere collettivo, tradotto per tutta la cultura
degli anni ’60, una cultura di affluenza e di benevolenza generale molto interessante.
Il computer ha cambiato questo, nel senso che ha cambiato un po’ come la stampa ha creato il
rinascimento cambiando il mondo medievale, il computer molto velocemente ha cambiato il mondo
creato dalla televisione.
Ma subito dopo arriva l’internet, che è una cosa diversa dal computer da solo e diversa anche dalla
televisione. La mente connessa, privata e pubblica contemporaneamente, just-in-time/on-demand, al
momento dell’uso creiamo le informazioni.
Questo vuol dire che tre grandi modalità di essere, di conoscenza erano sopportate da tre grandi
media che avevano una cosa in comune, che era lo schermo, però dietro lo schermo le operazioni di
ciascuno erano completamente diverse.
La televisione con il modo broadcast, di imposizione del contenuto commerciale o politico alla
gente insieme.
Il computer creando la possibilità di rispondere allo schermo.
Però internet realizzando più o meno il destino tecnico dello schermo di dare un luogo comune di
elaborazione della significazione a più di una persona nello stesso momento.
Accelerazione quindi di questo mondo elettrico, le tecnopsicologie divengono praticamente una
condizione di sviluppo tecnico e sociale.
Due tipi di accelerazione, della velocità di accesso e quello della connettività, il volume di
interazioni.
Mi spiego.
La prima velocità è iniziata con il telegrafo nel 1844, ma si può dire anche 1836 o ’34 a seconda di
cosa si consideri. Verso il 1840 il telegrafo è comunque inventato che è la velocità più piccola che
conosciamo di 5 baud, 5 bit al secondo.
Nel 1876 il telefono accelera ancora di più la velocità di connessione, con 2.000 baud al secondo.
1915 i cavi continentali ci danno 30.000 baud.
Assistiamo ad una crescita del volume e della velocità di trasmissione.
1940 i circuiti coassiali ci danno 7,6 milioni di baud
nel 1962 Telstar ci da una connessione, non più veloce però, al modo senza fili e a due vie, con
700.000 boud.
1983 fibre ottiche di prima generazione che danno 45 milioni di baud.
1996 tecnologia fotonica porta a 100 miliardi di baud.
Vuol dire che c’è una accelerazione inarrestabile, una accelerazione che riflette anche la famosa
legge di Moore, che dice che ogni 18 mesi i nostri computer hanno una potenza doppia e un costo
dimezzato.
C’è una accelerazione tecnica ed anche psichica, una accelerazione del mondo delle comunicazioni
elettriche, che cresce come una simulazione tecnica della crescita del cervello di un bambino più o
meno.
La cosa più importante ancora della velocità, è la connettività.
Il telegrafo, di nuovo, connette una città ad un’altra città.
Il telefono da accesso da negozio a negozio, da casa a casa, e poi da corpo a corpo, oggi con i
telefoni portatili.
Internet da l’accesso di uno a tutti, di tutt a tutti, e di tutti verso uno. Una totale interconnessione.
Però è ancora possibile andare più avanti nella connettività, cioè con il World Wide Web.
Nel WWW invece di avere un collegamento delle persone che impegnate nel discorso, c’è un
collegamento di contenuti. Vuol dire che ciascuna delle cose che diciamo, adesso nella rete, è
capace di creare la sua rete di interconnessioni. Per un contenuto, una intenzione giusta o meno, il
fatto è che abbiamo la potenzialità di collegare tutti i contenuti nel www.
Questo sembra oggi il modo più interconnesso di collegamento elettronico.

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Però questo non è ancora giusto, nel senso che siamo oggi a scoprire nuovi modi di interconnettere
non solo i contenuti del web, ma anche tutte le macchine e tutti gli strumenti elettrici, anche tutti i
vestiti. Siamo, per dire sia sul modo della velocità che sul modo della connettività, stiamo ad
interconnettere al massimo le cose fisiche del mondo e quelle del mondo mentale, creando una
fluidità di interrelazione tra questi punti mai vista prima.
Siamo quindi all’inizio di una emergenza, l’emergenza di un’altra entità. Questo cyberspazio che è
tra il mondo fisico e il mondo mentale.
Esempi in slide.
Questi sono mondi 3-d, infrastrutture virtuali
Questa è una beach-cam, una videocamera sempre accessa sulla spiaggia di los angeles, che da
questa compresenza dei due punti.
Giochi che si possono fare a distanza, generalmente con un realismo sempre più forte, una sorta di
nuovo cinema, in cui tu sei l’attore principale.
Mondi e chat 3-d come questo che è ‘plastic planet’ in cui la gente si rappresenta su due piani. Un
piano totalmente psicologico, in soggettiva , ma anche su un modo in terza persona.
Questo è un esempio anche di nuova forma psicotecnologica.
Il blog di cui ho sempre pensato che è l’anima del cyborg, è la forma la più matura adesso che
conosciamo del web, come psicotecnologia propria il blog è compresenza del sé e dell’altro, e del
gruppo nello stesso ambiente tecnopsicologico. Psicologico nel senso che il contenuto personale
espresso nel blog è il pensiero unico di ciascuno però tecnologico nel senso che questo dispositivo,
anche cognitivo, è reso possibile unicamente con la tecnologia della rete.

I media come ‘industrie della conoscenza’


Tutti i media possono essere considerati così. Un modo di industrializzare la coscienza. Abbiamo
industrializzato tante cose del destino umano, ad esempio lo sforzo umano, ed anche i contenuti del
pensiero le scoperte e adesso siamo ad industrializzare, non da poco, il contenuto della coscienza.
Vengono nel nostra cultura film che ho chiamato epistemologici, che sono un modo di esplorare per
un gran pubblico. Il film infatti è praticamente molto vicino dell’impatto della televisione, nel senso
che si rivolge ad un gran pubblico simultaneamente, ma è anche meno generalizzato come
spettacolo rispetto alla televisione. Perché i film non sono visti, anche quelli famosi come Tron ed
altri, non sono visti da tutti contemporaneamente, questa è la differenza principale dalla televisione.
Tron
E’ un interrogazione molto antica, prima che si parlasse di internet, si parlava già in Tron di
penetrare lo schermo, di divenire parte del mondo virtuale, e questi personaggi mentre lavoravano al
proprio computer si trasformano entrando a far parte del software. Questo veniva immaginato 10
anni prima delle prime chat e del world wide web. Questo film aveva quindi una forza premonitrice
molto grande su cosa succede quanto siamo contenuti nei mondi che creiamo.
Un altro più critico, un famoso film di Cronenberg, che è Videodrome.
Videodrome precede di molto l’idea di Matrix, anche se si riferisce agli stessi aspetti della realtà
tecnologica.
Videodrome studia l’impatto che la televisione potrebbe avere sui nostri sentimenti, è praticamente
una leggera ironia se pensiamo all’impatto della televisione negli anni ’60. Questo film è dei primi
anni ’70, ma negli anni ’60 il pensiero delle persone era completamente formato dalla televisione.
L’idea di Cronenberg è che quando vedi la televisione c’è una vibrazione invisibile che ti tocca e ti
trasforma, e ti fa fare cose, pensare cose in modo diverso da come dovresti. Così è descritta una
relazione completamente simbiotica, che fa perdere l’autonomia dei propri gesti agli spettatori.
Nel film c’è un personaggio, che io ho sempre pensato essere una satira di McLuhan. Ho sempre
pensato che Cronenberg considerasse McLuhan un po’ pazzo. C’è quindi questo professore, nel
film, che dice:
“La televisione è la realtà e la realtà non è che una piccola parte della televisione”

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Vuol dire cambiando il mondo intero come un contenuto della televisione, altra profezia filmica nel
senso che un altro film che ha fatto esattamente questo come contenuto è il famoso ‘Truman Show’
Il Truman Show, venti anni dopo, presenta un personaggio che è completamente controllato dal
mondo televisivo dalla nascita fino al momento in cui riesce a scapparne, accorgendosi che si tratta
di una enorme finzione.
Questo spiega un po’, sul piano satirico, la continuazione dell’idea di Videodrome, che siamo
completamente controllati dai nostri media, ma anche che siamo trasformati, come prodotti
dell’industria della coscienza.
L’industria culturale è difatti una industria e questa industria si avvantaggia e tra denaro e potere
dalla nostra docilità verso questi modi di controllo.
Tornando ad altri film.
Blade Runner. Molto famoso e spettacolare, del ’92, ci da prima della clonazione della pecora
Dolly una predizione, filmata, del poter elettronico e della connessione tra il chip e la persona,
l’ingestione del chip da parte della persona. La memoria quindi come un Chip nella testa.
Il Tagliaerbe, espansione della paranoia di una realtà sostitutiva. Era il periodo in cui iniziava il
grande interesse della gente per la realtà virtuale. In questo periodo la domanda era fino a che punto
la realtà virtuale potrà sostituire la realtà ‘reale’. Oggi abbiamo capito molto meglio che era solo un
piccolo momento estetico nella storia della digitalizzazione, però è vero che questi film eplorano
tutti dei fantasmi, paure, problemi che abbiamo verso l’impatto delle tecnologie su di noi. Problemi
che sono o coscienti o incoscienti. Generalmente si tratta di problemi incoscienti, vissuti dalle
persone inconsciamente. Il cinema nella vita quotidiana della gente gioca per il gruppo, per la
cultura, per la comunità in generale, il ruolo che il sogno ha per l’individuo.
Non si capisce sempre, raramente si capiscono le relazioni dirette tra il sogno e la giornata della
persona, però si sa che il sogno conta per aiutare questa persona a recuperare sulle cose che
avvengono nella sua vita quotidiana.
Il film ha lo stesso ruolo, una produzione che è di molte persone, come la produzione del nostro
sogno è fatta da molte parti del nostro essere, un contenuto che ha un rapporto reale con la gente
ma non necessariamente anche individuale con ciascuno spettatore, e un rapporto esplicativo,
esplorante, con la realtà del momento.
C’è un momento epistemologico molto forte nel film Total Recall.
È il momento in cui lo psichiatra della compagnia di viaggi che ha preso l’eroe parla direttamente
con lui direttamente dentro il mondo virtuale, in cui l’eroe è impegnato a salvare molte persone da
un pericolo. In quel momento lo psichiatra avverte l’eroe che si tratta solo di un sogno, di una realtà
virtuale. Gli spiega che tutto quello che in quel momento sta vivendo è solo una ricostruzione.
A quel punto l’eroe del film punta una pistola contro lo psichiatra e gli dice “ se tutte le cose che mi
stai dicendo sono vere, allora tu non dovresti morire se ti sparo con questa pistola”, alla fine usa la
pistola e spara allo psichiatra, perché si accorge che sulla fronte dello psichiatra era comparsa una
perla di sudore, e che quindi lo psichiatra aveva paura di morire.
Questo vuol dire che c è una distinzione tra la finzione e la realtà che si basa quasi su un salto di
fede che deve portare ad accettare la finzione come pura finzione e la realtà come pura realà.
Questo salto epistemologico riguarda ciascuno di noi, non solo i personaggio di questo film.
Poi c’è il film culto che è Matrix, in cui la domanda epistemologica fondamentale viene
considerata e cioè fino a che punto siamo totalmente controllati da un modo di pensiero che non ha
nulla a che fare con i nostri interessi personali e che si organizza e che si avvantaggia di tutte le
forme di attività mentali e fisiche di ciascuno di noi.
Questa è la paura del controllo epistemologico, che oggi si può vedere, non chiaramente, ma con
iniziative politiche tipo Homeland Security o con le azioni contro il terrorismo, c’è oggi una
possibilità di andare verso questo mondo di controllo. Non è chiaro, ma c è veramente il bisogno di
porvi attenzione.
Un altro film che mi interessa molto, perché parla anche della problematica, epistemologica anche

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questa, del nostro senso del se, e dell’identità che portiamo con noi.
Bourne Identity, in cui il protagonista soffre di un tipo di amnesia non generalizzata, si ricorda di
tutto ciò di cui ha bisogno tranne di tutte le cose che riguardano la sua vita personale che hanno
preceduto l’incidente e quindi della sua identità.
Nel film che ci da anche la prova che la nostra identità è distribuita fuori di noi, nella rete
informatica, nelle reti bancarie etcetera. Il protagonista cerca in questo modo di risalire alla sua
identità, dall’esterno.
Tra tutti, il film forse più prezioso ed anche forse più divertente è Essere John Malcovich, il
nuovo pinocchio.
Il nuovo pinocchio perché il personaggio principale è un burattinaio. Questo film mi interessa,
come nuovo pinocchio, anche per un motivo più profondo. La storia di pinocchio, infatti, è il
superamento della macchina da parte dell’uomo, il superamento dell’automazione, è la storia di un
piccolo ragazzo di legno che vuole diventare un ragazzo organico. È però un ragazzo di legno che è
anche una proiezione dell’industria sulla valle dell’arno, vicino a Collodi e a Firenze, un paesaggio
di campagna in cui l’industria cambia i ritmi e le tecniche. L’industria cambia l’uomo, si sono
create marionette militari già durante la seconda guerra mondiale, ed è un aspetto da prendere molto
in considerazione.
Questo film si rivolge a questa problematica ma nella modalità elettronica.
Le persone entrano, nel film, nella testa di Malcovich praticamente nello stesso modo in cui noi
possiamo cambiare la nostra identità quando incontriamo altre persone online.
Emerge quindi adesso un tipo di immaginario oggettivo
Tutti questi film esplorano questa nuova dimensione dell’immaginario.
L’immaginario oggettivo è l’esternalizzazione delle proprietà mentali.
Perché è diverso dal cinema e dalal TV ?
Perché continua ad essere coprodotto costantemente, in modo interattivo.
Abbiamo una memoria in comune con altre persone, però con ingressi privati e privilegiati. La rete
è un tipo di memoria comune che però da la possibilità a ciascuno di mantenere un momento
privato durante l’accesso a questa memoria.
La rete è molto vicina al pensiero.
Ho trovato questa teoria molto interessante:

Oggetti mentali contro Oggetti digitali


Gli oggetti mentali sono quelli della teoria di Jean-Pierre Changeux, che diceva che dentro il modo
di pensare esistono tre categorie:
 I percetti. Che sono l’organizzazione delle relazioni dentro il cervello per trovare
l’immagine sotto la stimolazione dei sensi. Quando si guarda la televisione, ci sono percetti
che sono tipi di configurazione mentale che hanno un oordine specifico.
 Icone di memoria: sono quelle che compaiono quando, ad esempio, chiudiamo gli occhi
come oggetti di coscienza e che ci ricordano le percezioni fatte.
 Concetti. Sono come le cose appaiono sulla pagina scritta. Quando penso a quello che mi
circonda adesso, con gli occhi chiusi, ho davanti delle icone di memoria. Se invece penso
alla televisione in generale, ho davanti un’insieme di nozioni e di immagini che insieme
formano configurazioni più astratte e geometriche, diverse quindi dalla percezione.
La stessa cosa si può vedere per gli oggetti digitali.
Gli oggetti digitali e mentali sono:
 Basati sulle connessioni
 Creati on demand, in real-time
 Basati sull’elettricità – l’elettricità fuori che connette tutti i media e l’elettricità interna del
nostro corpo che percorre il nostro sistema nervoso con segnali molto deboli.
 Sono frutti di costruzioni reticolari. Nel senso che è la rete, dentro le macchine ma anche

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fuori, così come è una rete interna delle sinapsi a costruire le immagini.
 Compaiono di fronte alla mente
 Sono modificabili alla domanda. Noi abbiamo metodi ancora un po’ deboli, come il
morphing e il samplig, che sono ancora Naive al paragone con quello che possiamo fare nel
nostro immaginario mentale, ma che comunque indicano una tendenza dei nostri software a
simulare le cose che avvengono dentro la nostra testa.
 Entrambi questi oggetti sono creati da configurazioni diverse di contenuti percettivi, iconici
e concettuali.
 Trame e poligoni sono equivalenti alla simulazione di concetti. Hanno poco di sensorialità
ma molto di connettività.
 Il rednering ad esempio fa il lavoro della memoria sensoriale.
 Sono scalabili e capaci di shortcuts e di generalizzazioni
Siamo letteralmente all’epoca del ‘Mindware’
Nella seconda fase dell’elettricità che è data dalla velocità digitale, che ci da un mondo totalmente
cognitivo. In real-time, alla velocità della luce.
Con modalità, on-line che è la velocità della materia.
E il just-in-time che è poi la velocità della mente. Dato dal momento della domanda e
dall’ipertinenza della risposta.

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Lezione 2
Alfabeto e Cervello
Benvenuti a questa lezione di tecnopsicologia e processi formativi, questa volta su i rapporti tra
l’alfabeto e l’organizzazione dell’informazione nel nostro cervello. Riporta una ricerca che ho fatto
per capire la fonte della nostra cognizione alfabetica occidentale.
Prima di tutto vorrei parlare del rapporto determinante dell’orientamento delle scritture e
l’orientamento del nostro pensiero che occupa uno spazio ed anche un tempo.
Dopodiché farò la teoria dell’alfabeto e del cervello, che è ancora allo stato di teoria ma che sembra
abbastanza probabile. Vuol dire che si potrebbe pensare almeno come una sperimentazione
scientifica dei rapporti tra lettura e pensiero.
Dopodiché possiamo parlare con più di certezza di tendenze che riconosciamo nella nostra cultura e
nel nostro modo di essere, che sono corrispondenti ad un momento specifico della nostra storia, che
è l’invenzione dell’alfabeto e della scrittura, fino poi ad arrivare all’elettricità ed ai tempi moderni.
Vorrei mostrare che cambiano tre strutture fondamentali del nostro essere: il nostro senso del Sé
(l’identità), cambia la nostra percezione dello spazio, e la nostra misura del tempo.
Per terminare poi con una discussione veloce su quale sarebbe la differenza tra una società come la
nostra, che è fondata principalmente sul testo, ed una società basata principalmente sul contesto,
come lo è una società pre-letteraria. E quali sono infine le differenze politiche e sociali tra le due.

Un piccolo test a ciascuno di voi. Si vedono qui due diagonali e vi chiedo quali delle due sia in
salita e quale in discesa. E perché ?
Generalmente le persone rispondono che quella di sinistra sale e quella di sinistra discende. Ma
questo non può essere generalizzato.
Ecco un modo di capire l’orientamento mentale attraverso l’orientamento che usiamo.
Quelli che leggono l’arabo o l’ebraico hanno la tendenza di vedere il futuro verso sinistra, mentre
noi lo immaginiamo verso la destra. Però è anche vero che la coscienza propria del futuro è molto
più forte per gli occidentali che per altre culture del mondo, dall’inizio ad oggi.
Su questo possiamo indagare la pertinenza tra la scrittura e le forme cognitive.
In principio c’era la direzione della scrittura.
A destra per le scritture con vocale, anche per il cirillico, e per tutti i sillabari. Dove si trova una
vocale la scrittura tende ad essere scritta verso la destra. Dico tende perché c’è una eccezione che è
l’etrusco, che sembra contenere lettere con funzione di vocale ma che è scritto verso la destra. Ma è
l’unica eccezione su duecento esempi riscontrabili.
La scrittura è a sinistra per quelle lingue scritte senza vocale. Interessante anche vedere che quando
si fa uso di grandi quantità di segni, subito la scrittura si mette in verticale. Quando la scrittura
rappresenta delle idee, c’è bisogno di una successività di segni nel campo visivo che richiede
assolutamente una scrittura verticale.
I popoli del libro (giudei, cristiani, musulmani) sono quei popoli che hanno una scrittura fonetica,
una scrittura che rappresenta i suoni delle parole piuttosto che le idee e i concetti.
I giudei hanno un’alfabeto senza vocali, che è sempre scritto dalla destra verso la sinistra, i cristiani
vengono da una cultura greco-romana, che ha inventato un alfabeto scritto verso la destra che
contiene le vocali, e infatti questa differenza tra l’alfabeto di tipo fenicio, ebraico o arabo ha la
rappresentazione delle vocali che modifica la direzione della lettura e della scrittura.
Tre popoli del libro che hanno modalità di concepire il tempo e lo spazio diversi.
L’idea di approfondire la conoscenza dell’impatto dell’alfabeto sull’organizzazione del visivo e del
sentire.
“L’innovazione fondamentale introdotta dai Greci è di avere aggiunto delle lettere per designare

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delle vocali; il precursore fenicio, che era consonantico, non ne aveva bisogno.” Glenn Markoe
La lateralizzazione della scrittura:
L’introduzione della vocale porta a 3 tappe principali
- Una prima tappa di lateralizzazione indeterminata tra 850 e 750 A.C.
Il Boustrophedon, tra 750 e 600 A.C.
Una seconda tappa che dura 150 anni, il Boustrophedon è scritto nelle due direzioni
- Lo Stoichedon, da 550 a 403 A.C.
E’ una variazione in cui per la prima volta l’andamento della scrittura va dalla sinistra verso la
destra.

“Le iscrizioni greche più antiche si facevano da destra verso sinistra, ma c’erano delle variazioni, in
particolare il boustrophedon, scritto in reghe da destra verso sinistra e da sinistra verso destra,
alternativamente.” John Healy
Esempi. Nelle Slide.
La caratteristica del Boustrophedon fondamentale per capire la nostra indagine è quella di essere in
orizzontale. L’altra cosa sorprendente è che tutte le lettere asimmetriche, come l’alfa ola ipsilon,
nella storia del movimento di tutta la scrittura Boustrophedon in tutte le direzioni rispetta sempre il
senso della direzione iniziale. Questo vuol dire che la direzione della scrittura delle lettere non era
accidentale, e questo va sottolineato.
Un’altra cosa da dire è che il Boustrophedon è scritto nella cosiddetta ‘scrittura continua’, che vuol
dire che tutte le parole sono connesso tra di loro, non c’è uno spazio che le distanzia tra loro. La
scriptio continua era praticata anche dai romani, fino alla fine del VI secolo D.C., il che vuol dire
che ha resistito molto. Questo ci da l’impressione di una dominanza assoluta della linearità della
scrittura. Vuol dire che la linearità domina anche il modo di pensare.
Nello Soichedon tutte le lettere sono allineate verticalmente ed orizzontalmente. Alcuni dicono che
questo ha un rapporto con l’estetica dell’incisione sul muro, ma io penso che abbia anche un
rapporto molto più forte con l’organizzazione celebrale.
Per rispettare il principio di allineamento verticale ed orizzontale, lo Stoichedon opta per una
direzione unica, e questa direzione sarà l’orientamento verso destra.
La grande domanda allora sarà perché ? Perché l’orientamento scelto dai greci e poi da tutte le loro
colonie è stato quello verso la destra, che è poi quello che noi continuiamo a praticare oggi ?
“L’evoluzione cognitiva è un processo continuo d’adattamento alle estensioni della nostra
cognizione biologica. Non abbiamo mai cessato d’inventarla nel corso della nostra storia.Non c’è
alcun dubbio che la scrittura è la più importante di queste invenzioni perché ha cambiato
profondamente non solo quello che pensiamo, ma soprattutto il modo in cui pensiamo.” Steven
Mithen.

Il Chiasmo Ottico
E’ una parte anatomica che abbiamo tutti nello stesso modo. Ciascun semicampo visuale è diviso
verticalmente in due parti uguali. Questo vuol dire, anche se non ce ne accorgiamo, l’occhio è
verticalmente diviso, verso destra e verso sinistra.
Ciascuno di questi semicampi è gestito dalla parte opposta della zona occipitale del cervello.
Le parti di destra, di ciascun occhio, sono gestite dalla parte sinistra del cervello, mentre le parti di

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sinistra sono gestite da quella destra del cervello.

Questo è importante perché c’è una divisione del lavoro tra i due emisferi del cervello.
Cogliere per quello di destra e tagliare per quello di sinistra. Le metà a sinistra degli occhi, quindi,
prende il mondo, mentre quelle a destra lo analizzano.
Immagina che i nostri occhi funzionano come qualcuno che prenda il pane con la mano sinistra e lo
taglia con la mano destra.
Questa operazione di analisi è automatizzata, e secondo me questa automatizzazione è dovuta
all’influenza sul cervello dell’andamento della scrittura.
C’è una dominanza del cogliere sul tagliare nella maggioranza dei sistemi di scrittura. Per esempio
si hai bisogno di vedere tutta la linea di scrittura ebraica o araba, perché non si possono capire
neppure le vocali delle parole senza cogliere il contesto della intera frase.
L’introduzione delle vocali, nell’alfabeto greco-romano, da la dominanza al taglio. L’andamento
continuo del Boustrophedon e dello Stoichedon, da rilevanza al ‘tagliare’ del lettore per analizzare
dove iniziano e dove finiscono le parole.
Questo è fondamentale per capire, perché l’orientamento iniziale del pensiero di una cultura, passa
ad una strategia di conoscenza che è diversa. L’effetto di abitudine che ci da la possibilità di leggere
e di scrivere, crea dentro di noi un condizionamento psicologico-cognitivo che ha dimensioni
spazio-temporali e tendenze cognitive molto specifiche che vorremmo approfondire adesso.
Innanzitutto il testo non è più connesso con il contesto, come nella scrittura araba o ebraica. E’
necessario comprendere perfettamente il contesto nelle scritture araba ed ebraica, perché c’è
bisogno di comprendere la presenza delle vocali che non sono espresse graficamente.
Per questo il teso si può dire che in questi casi è sempre legato al contesto, salvo delle eccezioni di
parole di uso molto comune che possono quindi essere facilmente riconosciute.
Il testo è totalmente staccato dal contesto nella scrittura greco-romana. È possibile trasportarlo
completamente e creare nuovi contesti e finzioni, tecnologie.
Seconda tendenza cognitiva è che il testo non è più sensoriale, nell’alfabeto greco-romano. È
un’astrazione del discorso e del suono della parola e rimane quindi la parola senza il supporto di
tutti i cinque sensi.
È per questo che si può osservare la nascita delle arti in Grecia, che rappresenta il prodotto della
distruzione della parola operata dalla scrittura. La parola è destrutturata con l’alfabeto e tutte le sue
componenti sensibili e sensoriali sono lasciate fuori dalla scrittura. Quindi ciascuna delle arti
riprende ciascuno dei sensi, con la musica, la pittura, la scultura, la danza. Avviene una
specializzazione sensoriale che è specifica della cultura alfabetica.
C’è una frammentazione del linguaggio, che è simile alla teoria dell’atomo.

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Come avrebbe potuto Democrito immaginare l’atomo che non aveva di fatto mai visto con gli occhi
? Come si può arrivare a questo livello di risoluzione della realtà, quella dell’atomo, senza averne
mai potuto fare esperienza ?
Democrito diceva che l’idea dell’atomo gli era venuta osservando la decostruizione della parola nei
segni fonetici, che sono la vera e propria alfabetizzazione. Questo è contenuto in uno dei rari
frammenti pervenutici da Democrito di Adere. Questo ci serve solo per dire che la teoria atomica fa
parte di questo processo di alfabetizzazione della mente, che tende a ridurre continuamente le forme
e la materia alle sue componenti minimali.
Oggi siamo andati ben oltre l’atomo, con il quantum, ma il principio generale dell’atomizzazione
della realtà permane.
Altro aspetto molto importante è la separazione del significante e del significato (fine della magia).
Non è più dentro di me il contenuto del testo, non è più qualcosa che porto come fosse sacra, come
una preghiera o la storia della famiglia, tutte cose queste che avvengono dentro il corpo in una
società orale. Una volta che posso mettere le cose fuori di me, sulla carta o sulla pietra, si separa
l’informazione che contenevo con il mio corpo.
Questo coincide con la perdita del potere magico della parola, che non ha più il potere di cambiare
il mondo immediatamente.
C’è poi la possibilità di teorizzare l’esperienza. Una volta che l’informazione sta fuori dal corpo c’è
la possibilità di prenderne distanza e quindi farne una teorizzazione. Anche nello scrivere una storia
personale, si può quindi creare una storia ed una pesona che si va oggettivando nella nostra mente.
Esternalizzazione del discorso che vuol dire anche interiorizzazione dello spirito. Il discorso va
fuori dalla testa, fuori dal corpo e nella testa si forma contemporaneamente una coscienza che si
separa dal mondo e assume una propria esistenza.
La separazione del conoscente e del conoscibile. Come ha notato Eric Havelock, il quale dava
notava come i greci ottennero, grazie all’alfabeto, una nuova concezione non solo della storia ma
anche della conoscenza. Analizzando quanto era già conosciuto si introdusse il concetto del
conoscibile, di ciò che è ancora da conoscere, e quindi si instaurò una mentalità in grado di innovare
la tradizione anziché riprodurla semplicemente.
L’invenzione del teatro, che è la proiezione di una scena in uno spazio simbolico, che non
rappresenta la realtà ma è quasi un luogo della sperimentazione. In questo il teatro è quasi il primo
tentativo di visualizzare la conoscenza prodotta con la scrittura.
Anche nella parola teatro si ritrova l’origine comune con la parola teoria, entrambi concetti che
derivano dalla grecia e dal periodo dell’introduzione dell’alfabeto.
Con l’alfabeto greco incomincia anche l’individualismo.
Si sviluppa lo spazio menta ed anche l’immaginazione personale e privata. La domanda più
semplice potrebbe essere, se un ragazzo non legge mai romanzi ma vede solo cinema o television,
che tipo di immaginario crea ?
Quello che legge vive un immaginario privato e frutto di una costruzione, mentre quello che vede le
informazioni è condannato a fare ‘sampling’ o anche morphing ma è molto più portato a manipolare
le immagini che ha difronte piuttosto che poterle costruire in un campo visivo internalizzato, che
deriva dalla lettura di un romanzo. L’immaginazione personale è molto sviluppata dalla lettura di un
testo.
Si sviluppa con l’alfabeto anche il punto di vista. Un punto di vista da cui sono in grado di giudicare
il mondo, che corrisponde poi alla mia identità, al mio essere, alla mia presenza del mondo e al mio
giudizio di lettore.
Anche la soggettività si sviluppa. Avere una sensibilità privata ci trasforma in soggetti.
C’è una separazione del tempo e dello spazio. Inizia una rappresentazione della storia, con il teatro
che introduce un concetto di causalità sul destino. La storia si sviluppa con la possibilità di scrivere
le cose invece di riportarle solo oralmente.
La geografia si configura come descrizione di uno spazio reale e non più quindi come una

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descrizione mitologica degli spazi in cui si sviluppano forze soprannaturali, come i mostri della
cultura orale, che erano ancora rappresentati all’inizio della cartografia.
Il mito delle tre dee che presiedono alla vita e alla morte dell’individuo,le tre sorelle inventate dai
greci Clotho, Lachesis e Atropos, Clotho è quella che crea il filo della nostra esistenza, Lachesis è
quella che misura il filo della nostra esistenza e Atropos, che vuol dire senza direzione, è quella che
taglia il filo.
L’idea di un destino privato, e di una morte privata e di una essenza privata deriva proprio da questo
mito. E’ una delle forme più fortemente occidentali della mitologia greca.
Anche la tragedia, inventata dai greci, crea il destino privato, proiettando il coro fuori dall’attore,
che si tira quindi fuori dal coro divenendo la ‘persona’, altra parola che deriva direttamente dalla
maschera usata dall’attore.
Prometeo e Epimeteo, Prometeo è quello che proietta il suo pensiero verso le azioni future, mentre
Epimeteo lo proietta verso le cose fatte. Prometeo è quello che inventa il mondo, Epimeteo è quello
che lo ricorda.
Cosa molto interessante è che Epimeteo diviene il dio della storia mentre Prometeo il dio delle
invenzioni. Il famoso discorso del Prometeo incatenato di Eschilo ci da davvero la genealogia della
nostra tendenza tecnologica.
Clio, la musa della storia, da anche lei una sanzione a questo processo storico.
La conquista dello spazio, altra conseguenza della divisione dello spazio dal tempo.
Infatti come avevamo detto i campi visuali di sinistra, guidati dalla parte destra, prendono il mondo
mentre i campi visuali di desta, guidati dalla parte sinistra, tagliano il mondo. Vuol dire che
prendere il mondo e fermarlo di fronte a me, vuol dire prenderlo ma anche tagliarlo. Tagliarlo vuol
dire misurarlo e misurarlo vuol dire proporzionarlo. E questa tendenza a proporzionare lo spazio,
riflette anche la nostra tendenza interna a proporzionare i rapporti di conoscenza che chiamo il vero
e proprio razionalismo.
La conquista dello spazio inventa la prospettiva. La prospettiva verrà sviluppata completamente
solo nel rinascimento, ma è una invenzione fondamentale, è l’analisi dello spazio nel tempo.
Porta ad una proiezione nel futuro. L’idea che il mondo del futuro contiene un miglioramento, un
progresso, si svilupperà soprattutto con l’introduzione della stampa e con il rinascimento.
Mentre le culture che non si rifanno a quella occidentale non si rivolgono generalmente al futuro in
questo modo. Su questo tornerò più tardi.
La storia dei romanzi e degli scrittori e quella di teatralizzare per il lettore interno tutta l’esperienza
umana, anche una esperienza non vissuta dalla persona che legge.
C’è quindi una teatralizzazione e una teorizzazione della realtà.
Avviene una separazione tra oggettività e soggettività. Il mondo diviene altro dal soggetto che
guarda sul mondo e si stabilisce una distinzione chiara tra l’io e il mondo.
Si va verso una maggiore razionalità, come ho già spiegato.
La rappresentazione spaziale nella cultura orale è totalmente simbolica. C’è un percorso, una linea,
come in questa mappa indiana (slide) ma tutti i posti sono rappresentati in modo simbolico, e i
rapporti spaziali tra loro non sono considerati se non bidimensionalmente.
Altro esempio.
Nelle scritture che scrivono a sinistra c’è una rappresentazione molto simbolica. Esempio.
La nostra tendenza è quella di interiorizzare lo spazio per riconfigurare i movimenti di ciascuno di
noi.
Le parole più interessanti sullo spazio sono quelle di Shakespare che disse che siamo tutti attori su
un palcoscenico. Di solito si pensa a questa frase pensando che volesse dire che siamo tutti ipocriti,
io credo invece che si riferisse alla nostra tendenza ad occupare uno spazio nel mondo da attori e
quindi liberi di muoverci al suo interno. Una tendenza questa che non è presente in una cultura orale
dove manca il concetto di uno spazio neutrale.
Abbiamo creato uno spazio privato che si è staccato da quello pubblico,

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Lo spazio pubblico ha dato vita al concetto di repubblica, cosa pubblica, già applicato dai romani,
non alla democrazia quindi ma ad un modo di praticarla.
La nostra cosmografia è già globale in questa cosmografia del 1492(slide).
Non è paragonabile con la nostra globalizzazione attuale, ma è globale nel tentativo di ricreare uno
spazio oggettivo che descriva tutta la terra.
Dalla mappa geografica, che è la rappresentazione più fedele possibile del mondo, passiamo ad una
mappa mentale (slide)
Oggi io dico che stiamo passando da una mappa mentale nazionale ad una continentale. L’europa
non si potrebbe fare se gli europei non avessero in mente la forma geografica del continente. La
vista dell’europa, dal satellite ad esempio, porta ad un allargamento delle mappe mentali dei
cittadini europei.
La rappresentazione del corpo anche, diviene sempre più complessa e sempre meno mitica.
Solo nel 1600 si arriva a guardare al corpo come una cosa solo materiale, con Versalius.
Esempi nelle slide.
Anche la conquista del tempo viene con l’alfabeto.
Nella mappa temporale tibetana mostrata, si possono vedere le differenti densità del tempo,
rappresentate come una striscia ondulata con differente spessore durante il suo andamento.
Il Mandala rappresenta ad esempio ‘l’adesso assoluto’. Rappresente il tempo come se contenesse
tutto contemporaneamente, il presente il passato e il futuro coincidono in una compresenza del
mondo.
Abbiamo già visto come, almeno fino ad oggi, l’alfabero ha dato una direzione diversa al passato e
al futuro.
Esmpi nelle slide.
C’è stata anche una accelerazione del tempo:
1600: decimo di secondo
1800: centesimo di secondo
1850: millisecondo
1950: microsecondo
1965: nanosecondo
1970: picosecondo
1990: femtosecondo, milionesimo del miliardesimo di secondo
2001: attosecondo, miliardesimo del miliardesimo di secondo, la misura di un getto di luce di una
proiezione lasere(500 attosecondi)
Questa divisione all’infinito del nostro tempo è anche una divisione del nostro tempo di vita e della
nostra conoscenza del tempo. Conseguenze fondamentali del nostro alfabeto.
La stampa è il secondo passo della invezione alfabetica, crea un’amplificazione di tutti gli effetti
dell’alfabeto. Crea il rinascimento, che è letteralmente la seconda nascita dell’uomo alfabetico.
Comporta la divisione della mente e l’appropriazione della propria mente da parte di ciascuno, da
qui deriva il nazionalismo.
Comporta la scoperta del senso di colpa, che si estende nel purinatesimo, con una privatizzazione
della vergogna. Si assiste anche ad una divisione della chiesa, che si è risolta solo con 200 anni di
guerre molto violente.
Abbiamo sempre dovuto pagare con il sangue le grandi trasformazioni cognitive e culturali.
E siamo oggi davvero a ricominciare la lunga strada verso la tolleranza, così come la fecero grandi
filosofi del ‘600 come Voltair.
Ci troviamo in una fase in cui dobbiamo integrare le culture del testo con quelle del contesto. Che
vuol dire anche trovare un’armonia tra culture orali e culture alfabetizzate.
Schema differenze tra culture orali e culture alfabetiche. (slide)
La vera domanda quindi è:
Cosa succede oggi con una tecnologia che unisce ed estende le due dinamiche cognitive ?

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Lezione 3
Tendenze dell’elettricità
Benvenuti a questa sessione del corso di tecnopsicologia e processi formativi.
Questa volta sulla grande transizione che siamo a vivere adesso, che è quella dell’elettrificazione
del nostro essere e della nostra società. Perché questa dimensione è tanto pregnante e comprensiva
della nostra dimensione ? Vale la pena di vedere quali sono le tendenze di questo movimento
elettronico in cui siamo immersi che è iniziato ormai da più di duecento anni.
Qual è l’orientamento fondamentale di questo e come ci cambia ?
Questo percorso sarà innanzitutto di analizzare quali sono le tre fasi dell’elettricità, visto che siamo
oggi alla terza fase.
In ciascuna delle fasi si possono riscontrare delle tendenze che sono comuni a tutti i modelli e
condizioni che vi troviamo.
Una esplorazione poi della condizione digitale, che è la seconda fase dell’elettricità. Forse è il
Wireless la terza fase che stiamo vivendo adesso, e vale la pena di esplorarla un po’.
E vi lascio indovinare quale sarà la prossima fase. Se si pensa allo stato della fisica di oggi si può
forse indovinare la tendenza del futuro. Ma lascio a voi il compito di indovinarlo.

Questo per me è una delle più belle immagini della terra. E’ fatta in una data precisa, che è il 22
maggio 2001. Ma questo non ci importa molto, perché è una immagine che si può fare ogni giorno,
per dare con la più maggiore esattezza possibile la distribuzione dell’elettricità sul nostro pianeta.
Questa immagine è la somma di otto ore di immagini dal satellite che mostrano esattamente quali
sono le emissioni di luce negli emisferi in fase notturna.
E allora sul piano dello studio delle distribuzioni della ricchezza a livello mondiale e locale, questo
rappresenta una analisi immediata delle condizioni del mondo. Si può anche pensare una mappa del
genere, che sarebbe elettronicamente fattibile, per mostrare non solo la presenza dell’elettricità ma
anche quella dei conflitti e dei problemi. Ho sempre pensato alla possibilità di una mappa del
genere.
Questo solo per dire che questa mappa ci da, ad esempio, ci da l’est degli stati uniti molto più chiaro
dell’ovest perché ci sono lì molte zone deserte, ma anche il potere è ad est. Però c’è anche una cosa
che emerge ed è stupenda, il diamante del giappone che si può vedere un più piccolo diamante poi è
la corea del sud, e tra la cina e la corea del sud c’è una zona completamente al buoi che è la corea
del nord. C’è forse una piccola luce che si dice essere il leader del paese che gioca sull’unico sito
internet del paese.
Questa è una evidenza dell’elettricità analogica.
Quali sono le tendenze dell’elettricità ?

Integrazione
L’eletticità ha la tendenza ad integrare, non solo a livello meccanico come l’elettricità integra ad

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esempio tutte le funzioni di una macchina, ma anche a livello biologico, l’elettricità ha
fondamentalmente il ruolo di integrare tutte le parti del nostro corpo. Questo vuol dire che un
effetto fondamentale dell’elettricità è quello di integrare.

Convergenza
Ma anche di convergere, perché tutte le cose che sono elettriche hanno un rapporto di natura e dico-
natura che fanno si che tutte le volte che si crea un percorso attraverso una connessione elettrica,
questo percorso rimane aperto per tutti gli altri percorsi che possono aggiungervisi. La convergenza
è questo: essere al centro di tutti gli approcci possibili.

Decentralizzazione
Ogni volta che si trova un modo di portare l’informazione fuori e a distanza come avviene con
l’elettricità per esempio con il telefono o il telegrafo, si creano condizioni di decentralizzazione del
potere e della decisione e anche dello sviluppo, è possibile ad esempio trasferirsi nelle campagne
per lavorare a distanza.

Connettività
Cosa naturale per l’elettricità. L’elettricità è fatta per essere connessa e per penetrare, quasi come
l’acqua in tutti i punti in cui può accedere.

Real-time
Il tempo reale dell’elettricità è una condizione quasi mentale, nel senso che l’elettricità risponde nel
momento stesso della domanda senza far aspettare uno sviluppo o una transizione ulteriore.

Istantaneità
Evidentemente.

Continentalismo
La condizione del continentalismo la trovo particolarmente interessante che deriva specificamente
dall’elettrificazione, come abbiamo visto, di tutta la superficie geografica. Però il continentalismo
ha bisogno di qualcosa in più che è la tecnologia satellitare. Il cono di proiezione del satellite, che si
chiama ‘impronta’, rimuove tutte le barriere terrestri e da una nuova dimensione geografica. Il
continentalismo sarebbe un effetto dell’elettricità che va verso la globalità. Non la
globalizzazione ma la globalità come ambito reale del nostro essere comune.

Globalità
La prima fase è una fase analogica nel senso dell’uso dell’elettricità nel suo potere di dale calore,
luce, di trasferire energia e di amplificare e trasportare un segnale Amplificare il segnale vuol dire o
di trasportare il segnale da un piccolo sistema di registrazione, o come l’amplificatore estende il
suono della chitarra elettrica, si tratta quindi del trasporto di un segnale. Questo è importante per
fare il paragone con il digitale.
Telefono, radio, televisione sono tutti modi analogici di trasmissione, fino ad oggi ovviamente, visto
che ormai esistono radio, telefono e televisione digitale.
Avviene una accelerazione del linguaggio, una amplificazione di tutti i segni e una ridistribuzione.
La seconda fase è quella che viviamo oggi più ampiamente. La fase digitale trasforma l’elettricità
non più in una estensione del corpo, della muscolatura, per trasportare luce o calore o energia ma
letteralmente in una estensione della mente, l’elettricità diviene informazione, linguaggio,
circolazione del linguaggio. Il tutto come un contenuto cognitivo che ci appare sullo schermo.
Non che non ci fosse già un contenuto cognitivo con la televisione, ma questo contenuto cognitivo
con la televisione era proiettato su di noi, non c’era questo rapporto di negoziazione, di

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condivisione del senso con lo schermo.
Informazione, conoscenza, knowledge managment, divengono le principali aree di interesse del
nostro tempo.
Questo è da sottolineare.
Ricostruzione istantanea del segnale. Paragonato al trasporto del segnale con l’elettricità nella fase
analogica, con il trasporto del suono, con i dischi di vinile, nel digitale il segnale e costruito
ondemand, a richiesta, viene ricostruito immediatamente alla richiesta del nostro pensiero (in
realtime). Infatti come il nostro pensiero è costruito in real-time, nel senso che quando pensiamo a
qualcosa dobbiamo riprodurla nella nostra testa, nel mondo digitale noi ricostruiamo in real-time le
informazioni nel momento stesso in cui vi indirizziamo le nostre domande.

Computer, rete, simulazione.


L’elettricità, diventando cognitiva, riproduce operazioni di “command and control”. Cambia
totalmente l’automatizzazione per esempio.

La terza fase, che è la fase wireless che stiamo vivendo negli ultimi anni, è il vero punto di take-off,
il momento del decollo. Prima di analizzare questa ultima fase però vediamo più in dettaglio cosa
succede nella fase digitale.
L’era digitale è il più grande matrimonio mitico della storia, dal mio punto di vista, tra i due più
grandi poteri della realtà conosciuta dall’uomo: il linguaggio e la velocità della luce.
L’era digitale è veramente quella del matrimonio tra la complessità, la più grande, quella del
linguaggio e la velocità, la più forte, quella della luce.
Fanno bambini praticamente ogni giorno queste due grandi tecnologie della nostra stroria.
Questa condizione digitale che comincia con l’invenzione del telegrafo, praticamente con l’inizio
della fase analogica dell’elettricità inizia anche quella digitale, porta con se altre tendenze che sono
unicamente o prevalentemente associate con la digitalizzazione.

Immateriale
Prima di tutto la condizione digitale è immateriale, il che può far confondere perché non è
veramente immateriale perché alla fine non è veramente immateriale perché ci sono le informazioni
per ricrearla, ma è immateriale nel senso che la realizzazione finale del prodotto non preesiste fino
al momento della sua fruizione ed è veramente quindi a metà, il mondo virtuale, tra il reale e
l’immaginario.

Immersiva
Siamo totalmente immersi dentro l’elettricità, dall’inizio con la luce, ma anche dentro il mondo
della tecnologia digitale siamo completamente immersi. Anche andiamo in giro ed usiamo una carta
di credito siamo completamente immersi in un mondo di informazioni che ci segue e ci circonda.

Cognitiva
Una dimensione che è sempre cognitiva, di informazione. Ci saranno informazioni più o meno
legittime ovviamente, ma questo non ci importa adesso, la vera problematica è che un modo di
pensare e di comunicare si proietta in una vera e propria conversazione interminabile.

Ricreata in tempo reale (non solamente ripetuta)

Accelerata
Viviamo a passi di accelerazione sempre più grande. Io ricordo per esempio che la differenza tra il
primo telefonivo che avevo era che io dovevo andare a controllare la mia email, mentre questo di
oggi mi avverte con una piccola vibrazione che è arrivata una email. Questa differenza è un

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esempio tipico di accelerazione passo dopo passo, siamo tutti accelerati da tutte le tecnologie che
usiamo e questo vuol dire che dobbiamo vivere sempre a nuovi ritmi. La musica che ascoltiamo ad
esempio segue questa accelerazione dei ritmi.

Le tendenze generali della digitalizzazione.


Numerizzazione
Prima di tutto abbiamo la numerizzazione, una tendenza nel senso che più possiamo trasformare in
cifre più possiamo controllare la realtà. Come gli effetti speciali del cinema ci danno nuove
possibilità di controllo dell’immagine. E allora tutto quello che si deve o si vuole controllare finisce
per essere numerificato.

Retificazione
Nel senso che il digitale porta la tendenza naturale dell’elettricità a retificarsi ad un livello sempre
più avanzato, come vedremo poi.

Intelligenza
Invece di memoria. Il mondo dell’elettricità analogica è quello della memoria, mentre quello del
digitale è quello dell’intelligenza con la creazione sul momento del contenuto.

Random Access
Il nostro pensiero è random access. Quando abbiamo bisogno di una informazione abbiamo un
sistema che va a reperire nella nostra memoria qualcosa che sia pertinente, senza dovere passare per
una analisi o una gerarchia prestabilita, immediatamente arriviamo all’informazione. È ancora un
mistero in realtà come funziona l’accesso al contenuto del nostro “dvd”, è un mistero almeno per
me, ma funziona. La problematica è che viene come tendenza fondamentale dell’elettricità questa
dimensione del random access.

Virtualizzazione
Sarebbe interessante sapere cosa ne avrebbe pensato Jean Paul Sartre della virtualità, lui che parlava
sempre dell’essere e del non essere. Dove si colloca, infatti, la virtualità tra l’essere e il non-essere ?
La virtualità sarebbe letteralmente uno spazio in più che è possibile solo grazie alla digitalizzazione.

Ipertestualità
Una tendenza fondamentale, che si spiega anche con il nostro modo di pensare o di lavorare.
Facciamo continuamente ‘sampling’ di cose che ci piovono da più parti, per organizzarre la nostra
vita professionale, gli studenti ad esempio usano il sampling per svolgere i loro lavori. È un modo
di organizzare l’informazione che cerca la correlazione, la restrutturazione di pezzi esistenti più o
meno, siamo ad una modalità di riorganizzazione di tutti i contenuti.
Siamo noi stessi ipertestualizzati, nel senso che siamo noi con il telefonino con il computer ad
essere invitati ad essere nodi di un grande testo ipertestuale.

Interattiva
Dico sempre che tutta la ricerca sull’interattività è una ricerca sul toccare il mondo
dell’informazione. Toccare l’informazione come si tocca la macchina, per esempio.

Trasparenza
Tendenza fondamentale che deriva dalla penetrazione del nostro corpo con le banche-dati
dell’elettricità. Non possiamo più nascondere quel che sia, salvo adottando strategie di crittografia o
simili. La trasparenza oggi e la minaccia che tutte informazioni depositate sul nostro conto possano
divenire di dominio pubblico, è una condizione della virtualità e dell’interrelazione di tutti i gruppi

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di lavoro e infondo di tutti gli utenti della rete.

Tendenze della condizione digitale

Per paragonare lo spazio all’cyberspazio. Vediamo queste due immagini, a sinistra abbiamo una
biblioteca classica, con i libri ben organizzati, ciascuno al suo posto, mentre a destra abbiamo una
immagine, da Guerre Spaziali, che è quasi una parodia dell’altra. Non c’è infatti bisogno in questa
seconda immagine che le informazioni siano organizzate in alcun modo, tutte si trovano allo stesso
punto elettronico.
Dalla forza centripeta alla forza centrifuga. Nel senso che la forza centripeta porta tutte le cose a
concentrarsi verso il centro e la periferia ad organizzarsi in relazione al centro. Come vediamo ad
esempio in Cina dove tutte l forze si spostano verso i grandi centri urbani, tutti contadini che
precedentemente erano diversamente distribuiti. La forza urbana generalmente è una forza
centripeta, ciclotronica nel senso che più è grande più attrae quello che gli sta intorno. La stessa
cosa avviene con l’elettricità. E la forza inversa, quella centrifuga in cui tutte le cose si allontanano
dal centro, è quella che si verifica nella rete, in cui tutte le informazioni si distanziano tra di loro,
collassato all’interno dello spazio virtuale ma poi lì si ridistribuiscono.
Dalla Gerarchia, il principio gerarchico classico della conoscenza basato sulle categorie che erano
già usato al tempo di Aristotele per classificare la conoscenza. Un principio che continua ad essere
molto utile, però oggi andiamo verso una configurazione molto più flessibile, con una logica molto
più associativa, che è l’ordine ipertestuale.
Dall’ordine lineare che è la tipica classificazione delle biblioteche. Si va verso un ordine che io
chiamo ‘clustering’, totalmente libero. Un esempio è Thinkmap (mostrato in video).
E’ possibile con il ‘clustering’ creare un percorso che lega un contenuto ad un altro semplicemente
scegliendo con il click del mouse ed è possibile anche rivedere poi la storia del percorso creato.
E’ un modo di organizzare l’informazione per pertinenze stabilite via via. I motori di ricerca di oggi
sono sempre più pertinenti, una tendenza che io chiamo ‘ipertinenza’.
C’è una tecnobiologia dell’elettricità. La tendenza che abbiamo per esempio di esprimere il nostro
corpo, il nostro sistema nervoso centrale, verso il mondo, e di far ritornare poi le informazioni
raccolte sul mondo verso di noi.
L’elettricità è insieme dentro e fuori il corpo umano (Sistema nervoso centrale proiettato fuori di
noi), i primi passi dell’elettricità sono quasi come un sistema nervoso, tecnico, naive, fino a quando
diventa sempre più sviluppato, sempre più articolato e integrato e sempre più presente.

Nel modo digitale l’elettricità imita le funzioni cognitive


Tutti i dispositivi digitali sono estensioni dei nostri sensi e delle nostre capacità in generale. Vuol
dire che abbiamo adesso un corpo elettronico, che esiste organicamente, però si sviluppa fuori del
nostro mondo. Interessante è vedere come già nella antichità cinese un sentimento della fluidità
dell’informazione nel corpo era presente. Con la scienza dell’agopuntura che si interessava a queste
correnti del corpo.
Noi oggi conosciamo meglio il modo di funzionare del corpo e abbiamo anche questa connessione
con questo corpo elettronico, che diviene cognitivo. Dal momento che la cognitività è la nostra
interfaccia con il mondo, è qui che è interessante indagare il nuovo rapporto mente corpo.

Perdita dei limiti


È sempre meno chiaro, con le telefonate ad esempio, quale sia il punto in cui noi stiamo vivendo e
quello con cui stiamo interagendo.

Ristrutturazione della vita sensoriale


Nel senso che, io penso che passiamo oggi, specialmente con il telefonino, dal punto di vista del

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rinascimento, l’idea che abbiamo un punto sul mondo e possiamo vedere da lì quello che possiamo
conoscere, passiamo oggi al punto di essere, che è l’unico che garantisce veramente la nostra realtà.
La vita sensoriale è molto tesa oggi verso la propriocezione e l’autocoscienza. Come le nuove
tendenze salutiste dimostrano.

Abbiamo poi i ‘Cyborghesi’


C’è uno sforzo di alcuni artisti, ingegneri spesso, per farci capire la nostra nuova condizione. Loro
fanno fuori dal corpo quello che avviene all’interno del corpo di tutti, che è una nuova integrazione
tra la tecnologia e il corpo.
Stev Mann: lui ha sperimentato una telecamera personale, istallata davanti ad un suo occhi che
inviava le immagini nel web, così che la gente potesse osservare quello che lui stesso osservava
nella vita quotidiana. Una forma di vuoyerismo inverso molto interessante.
Stelarc: porta nel suo sistema nervoso una connessione con la rete, così che dal suo sistema nervoso
dei connettori inviano informazioni nella rete. Dalla rete poi le informazione sono modificate e
rinviate al suo corpo in modo che persone lontanissime da lui diventano così in grado di muovere il
suo braccio, inviando impulsi elettrici. Una cosa totalmente folle, che solo una volta Stelarc mi ha
fatto provare, lasciandomi inorridito.
È però un esperimento incredibile sulla nostra connettività.
Alcuni dispositivi digitali, come il telefono digitale portano nel nostro corpo tutta la rete elettrica.
Questo porta letteralmente il mondo dentro di noi, nelle nostre tasche.
Le opere dei cyborghesi, che si connettono con tutto il mondo, rappresentano l’esteriorizzazione di
questa dinamica, che invece è internalizzata in ognuno di noi.
Kevin Wrwick: un altro artista, ingegnere, ha deciso di fare il passo supplementare, che è quello di
impiantare direttamente la tecnologia sotto la sua pelle. Un chip impiantato sotto pelle fa si che lui
interagisca con le tecnologie intorno a lui, come la luce di una stanza o la televisione o le porte
automatiche etc..
Parlare della tecnobiologia dell’elettricità è una cosa ma possiamo parlare anche della tecnobiologia
del wireless.

Wireless: Senza fili, significa accesso permanente e ubiquo a tutte le nostr estensioni.
Sembra solo un passo in più. Non dover andare a casa o in ufficio e poter fare tutto ovunque ci
troviamo, non è l’unico vantaggio. Si tratta di un cambiamento della nostra esistenza geografica e
fisica.

Il telefono cellulare comporta l’integrazione del mondo intero all’interno del personale spazio
corporeo dell’utente.
Vuol dire che il mondo intero diviene un’estensione del mio spazio personale, il che non è poco.
I dispositivi computerizzati portatili portano alla quasi-internalizzazione di questo processo
Previsione degli utenti che hanno accesso internet, e percentuale di connessi wireless
2001 533 milioni 16% wireless
2004 945 milioni 41,5% wireless
2007 1,460 milioni 56,8%
Questa tendenza è una tendenza dell’essere che porta con se delle condizioni specificamente
associate con la condizione wireless.
Se parliamo del digitale come la versione dell’elettricità cognitiva, come contenuto cognitive, come
immaginario oggettivo e tutto ciò che troviamo su uno schermo, dobbiamo immaginare che il
telefonino e ancora più simile alla propria mente:

always on
sempre acceso e sempre ad interagire con il mondo.

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Ubiquità
Ubiquità che porta con se anche pericoli legati all’accessibilità, di cui dobbiamo parlare più
approfonditamente.

Glocalità

Implosione
La tendenza implosivi è molto pericolosa. Si è visto questo sulla scena internazionale attuale, in cui
il terrorismo può essere visto come una implosione del mondo e una frizione tra località un tempo
distanti tra loro.

Total surround

Sous-veillance
Il pericolo di essere sempre oggetto di tracciamenti e controlli sulla nostra persona digitale. Questo
è un termine inventato da Stev Mann che indica il ribaltamento del controllo dall’alto e l’utilizzo
delle tecnologie personali per ‘controllare i controllori’ (videofonini, microfoni, macchine
fotografiche digitali)

Controllo totale
E’ una potenzialità pericolosa di questa fase storica. Si potrebbe verificare un tipo di fascismo
elettronico, se non si starà attenti ad evitare gli eccessi di controllo.

Immersività
Questa immersione crea la condizione di un rapporto di connessione continua. Il nuovo modo di
pensare internet adesso, che si chiama Internet 0, cerca di connettere il mondo analogico
dell’elettricità con quello digitale. L’idea è di fornire tutti gli oggetti elettrici del mondo con un
indirizzo internet, un po’ come avviene ora per le etichette ‘intelligenti’ che sono in grado di sapere
dove è un qualsiasi capo di vestiario venduto da un’industria, e questo consentirebbe di controllare
tutti gli strumenti elettrici attraverso il proprio computer o il proprio terminale digitale.
In questo modo gli oggetti che oggi sono considerati passivi potrebbero essere controllati dal nostro
sistema cognitivo. E’ una invenzione straordinaria elaborata presso l’MIT da Neil Gershenfeld.
Per rispondre alla domanda lasciata in sospeso all’inizio, io credo che la prossima fase
dell’elettricità sia il computer quantico. Il quantum computing credo che si farà. Il perché farlo, non
è solo per accelerare i calcoli e accentuare la miniaturizzazione dei computer, ma io credo per
riorganizzare il modo in cui abbiamo accesso alle informazioni nella ‘infinita’ memoria del web.
Usando la metafora dell’ago nel pagliaio. Dobbiamo immaginare che oggi il computer analizza tutte
le pagliuzze, una per uno, fino a trovare l’ago. Il computer quantico invece riprodurrebbe
istantaneamente l’intero pagliaio e fornirebbe all’utente immediatamente l’ago se l’utente lo
richiedesse.

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Lezione 4 Tecnopsicologie dell’intelligenza Verso una grammatica della connettività

Una grammatica della connettività, che non sarà solo tecnologica ma anche umana, e questo conta
molto sul background di questa lezione.
Le strutture a rete presentano specifiche articolazione di connessione.
Per creare una grammatica delle reti, che ancora manca dal mio punto di vista, si deve pensare e
tenere a mente che le strutture hanno una loro specificità. Tendono a svilupparsi con l’uso e
consolidarsi nel tempo. Sono come nel mondo animale, degli insetti ad esempio, percorsi specifici
che sono creati e ‘scavati’ dall’utente.
In particolare Blog o motori di ricerca più frequentati. Includono la tecnologia ma non in maniera
esclusiva. Questo è il messaggio di tutta la lezione.
La rete umana precede sempre la rete tecnologica, e si vede più che mai adesso. Incominciamo per
far capire un po’ la problematica dell’intelligenza connettiva, di cui trovo qui una verifica
accademica fuori del mio proprio pensiero. Mi piace trovare questa connessione con la
‘Teoria della Cognizione Distribuita’ (Solomon, Hutchins, Hollan), un lavoro abbastanza
interessante che si sviluppa in California. C’è anche poi la Teoria dell’Actor Network (Latour, Law,
Hassard), abbastanza importante anche questa perché va più avanti ancora parlando specificamente
della rete umana, prima ancora della rete tecnica.
Vediamo ora la Cognizione Distribuita., che si può vedere nell’impresa e in vari altri gruppi di
lavoro. Quello che vogliono dire specificamente è che non è qualcosa che avviene dentro la testa.
“Anziché considerare la cognizione come un fenomeno isolato che si produce all’interno della testa,
bisognerebbe vederla come un fenomeno distribuito che supera i limiti della singola persona, i suoi
strumenti, le sue interazioni sociali e la sua cultura.” (Hutchins & Hollan). Vuol dire che la
cognizione va oltre i limiti delle capacità individuali, e questo si vede adesso chiaramente con la
rete.
Principi (Hutchins)
1. La cognizione è mediata dagli strumenti, l’ho sempre detto sin dal momento in cui ho
lavorato sull’alfabeto e il cervelo.
2. La mediazione degli strumenti evidenzia coma la cognizione dipenda da artifici culturali.
La cultura non solamente ma fortemente si spiega con gli strumenti di cognizione che ha a
disposizione.
3. La cognizione è un affare sociale che implica variazioni e sfumature anche minime nella
comunicazione, l’apprendimento e le relazioni interpersonali. Vuol dire che sempre
dobbiamo includere questa dimensione del tempio reale delle cose che succedono e che
fanno parte della cognizione. Infatti aggiungendo un quarto principio, che sarebbe quello di
pensare alla dimensione temporale della intelligenza connettiva.

ANC
L’Action Network Theory , quella di Bruno Latour, può essere vista come un modo sistematico di
portare in evidenza le infrastrutture che solitamente vengono tralasciate negli ‘eroici’ resoconti dei
risultati tecnologici e scientifici.
Eroici perché per esempio si dice ‘Newton ha fatto questo’, ‘Galileo ha aperto il mondo nuovo’,
‘Einstein ha scoperto….’, beh loro in questi casi dicono, bene, “Newton non ha davvero scoperto da
solo la teoria della gravità: ha avuto bisogno dei dati osservativi dell’astronomo reale, J.Flamsteed;
ha avuto bisogno del supporto editoriale della Royal Society e dei suoi membri (e specialmente di
Edmund Halley); ha avuto bisogno della geometria di Euclide, dell’astronomia di Keplero, della
meccanica di Galileo, di stanze, laboratori, cibo ed altro al Trinity College, di un assistente di
laboratorio, dell’idea mistica dell’azione a distanza e di molto, molto altro. Lo stesso può essere
detto di qualsiasi altro progetto scientifico o tecnologico.”
Su questo argomento io ho sviluppato una teoria dell’intelligenza connettiva, che infine ho voluto

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distinguere non per eliminare l’una per l’altra, ma per fa capire che sono cose complementari e non
opposte, che l’intelligenza collettiva che è concetto molto importante è quella che esce da un gruppo
dentro cui l’anonimato è completo, non c’è l’identificazione di qualcuno in particolare. In questo
caso ci possono essere tutte quelle condizione sviluppate dalla televisione e da altri mass media.
Però quando c’è la presenza, la nomina, di una due o tre persone dentro un gruppo, quando ciascun
membro del gruppo ha la possibilità di comparire con il proprio nome, allora abbiamo bisogno e
siamo confrontati con un fenomeno di connettività vera, e questo è molto importante.
Io ho preso da Varela questa bella categorizzazione dell’intelligenza, prima di tutto Varela dice è
‘intersoggettiva’, vuol dire che si tratta dello scambio tra le persone presenti, secondo è
‘incorporata’ (interazione faccia a faccia), ha bisogno di essere supportata dalla carne, dalla reatlà
fisica, ed emerge da questa interazione incorporata. Manca qui una che non ho messo ma che
ricordo subito, che è che è sempre in circolazione, cioè dobbiamo vedere l’intelligenza non come un
prodotto fisso ma come un processo che è sempre in corso.

Varietà delle reti


Email, usenet, MUD’s and MOO’s, WebLogs ed altri come SMS, Netmeeting, vari motori di
ricerca, pagine che classificano automaticamente (Slashdot, Openflows, Google news),
tutte queste sono reti che presentano le loro caratteristiche specifiche e che meritano una analise
della grammatica della rete.
Volevo però dare un esempio, che darò subito, per parlare della rete umana che supporta la rete
tecnica, ecco un esempio molto interessante di questo tipo di rete umana, che precede la rete
tecnica, si chiama Orkut, che si può chiamare un Software Sociale.

Si tratta di un software che da la possibilità alla gente di avere rapporti molto bene identificati, è un
software decisamente connettivo, non è possibile definirlo collettivo. Crea connessioni tra la gente,
che scambiano più o meno, è un tipo di Blog di persone non Blog di testi. Si può clickare su
qualcuno di queste persone, si può sapere un po’ di cose su di lui, le cose che lo interessano e il suo
gruppo di amici.
Per esempio partendo da questa Comunità creata in Orkut, sui Creative Commons, possiamo risalire
a comunità ad essa correlate, ad esempio qui troviamo una comunità che parla di Proprietà
Intellettuale. Si possono quindi formare facilmente dei gruppi di interesse che possono scambiare
opinioni tra loro su argomenti specifici. In questa rete si vede realmente la connettività tra persone
che possono dire su di se cose che sono pertinenti, per farsi conoscere, e di fare dell’estensione della
rete una estensione spettacolare del loro gruppo di relazione. Forse alcuni di questi non si
incontreranno mai, ma si conosceranno molto bene con la rete. Continuiamo allora, con la
presentazione. Un esempio su cui non possiamo spendere molto tempo ma che è un esempio molto

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interessante è quello di ‘Active World’, un modo di interagire con le persone con un Avatar. Sono
sempre molto sorpreso di vedere che poche persone conoscono questo software, che esiste da 10
anni. E’ un modo veramente specifico, una grammatica speciale anche questa, della rete.

Quali sono allora le leggi della connettività per assicurare una connettività che funzioni
1. Velocità (istantanea).
2. Crescita (ampliamento del gruppo), il gruppo può incominciare dal basso con due persone,
però c’è un ampiamento ed un aumento della complessità dei gruppi sempre cresciente.
3. C’è quindi una complessità delle comunicazioni.
4. Una moltiplicazione geometrica (delle interconnessioni). Per spiegare questo, le
interconnessioni sono non solo da un punto ad alcuni altro, ma ciascun punto di una persona
di un nodo centrale è in relazione con altri punti/persone di altri nuclei centrali che quindi si
interrelazionano, questo vuol dire una moltiplicazione geometrica delle connessioni.
5. Versatilità, delle reti alternative, adesso la versatilità, la scelta del tipo di reti a cui
appartenere sul web, diviene sempre più fenomenale, vuol dire che è anche la sensibilità di
questi gruppi, io ho chiamato le comunità di AOL le ‘papille gustative del web’ perché sono
comunità morali e abbiamo veramente una grande quantità di alternative.
6. Standard aperti (interoperabilità), per connettere tutti sotto condizioni specifiche.
7. Trasparenza degli utenti. Ci sono vari livelli di apparenza o trasparenza sulla erte ma è anche
vero che la tendenza interessante, che era già stata vista da McLuhan sulla televisione, di
rappresentarsi, di pubblicarsi, di pubblicare le cose intime o interessanti. Adesso io vedo,
meno della televisione che era molto più intima, ma vedo nella rete la pratica di pubblicarsi
in maniera trasparente che diviene una forma di ‘buona maniera’, c’è un livello di discorso,
che si vede ad esempio dentro Orkut, o LinkThink, o nei Blog.
8. Interattività, questa è una caratteristica evidente.

Sviluppo di una rete di comunità


Valdis Kreb e June Holley, definiscono 4 fasi nello sviluppo di una rete di comunità. Come cresce
una comunità.
1. Inizia con gruppi sparsi,
2. c’è un nodo centrale che si collega con tutti,
3. subito dopo ci sono più nodi che interagiscono tra loro
4. alla fine abbiamo una situazione di centro/periferia.

Vedere Slide.

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Cinque modelli generali sono osservati in tutte le reti efficaci.
1. I nodi si legano insieme in base a comuni caratteristiche e direzioni. Questo è evidente.
2. Nello stesso tempo la diversità è importante. Sebbene i gruppi si formino attorno a interessi
e obiettivi comuni, le reti attive mantengono le connessioni con altri nodi e gruppi. Questa è
una cosa che non è sempre capita, che questa diversità della scelta sulla rete è una
condizione di efficacia. Una diversità di connessione è necessaria per massimizzare
l’innovatività nella rete. L’innovatività per esempio di tutto il gruppo open source, la
comunità Lynux, in generale da la possibilità di includere molte diversità. Questo è il vero
pregio di Lynux, per esempio, su tutto il principio di Microsoft.
3. Le reti forti hanno diverse strade per congiungere due nodi. Se alcuni nodi o legami si
dovessero danneggiare o venissero rimossi, altre strade esistenti garantirebbero il flusso di
informazione tra i restanti nodi. Questa è la definizione propria di internet
fondamentalmente, senza di questo non si potrebbe parlare di Blog o del web in generale.
Fondamentalmente abbiamo bisogno di essere sempre assicurati che la cosa arrivi a
destinazione, prendendo vari cammini.
4. La forza media del percorso in una rete tende a non creare connessioni forzatamente dirette
a ciascun nodo. Si usa il potere del legame indiretto. Tutto adesso porta a legami indiretti,
non solo ‘big link’, da un punto ad un altro, ma anche ‘micro link’ che vanno a unire legami
di conoscenze ad esempio. Tutto il sistema di ‘tagging’ per esempio è una forma di legame
indiretto, molto interessante.
5. Alcuni nodi sono maggiormente prominenti rispetto ad altri – sono i vari hubs, brokers, o
boundary spanners. Questi sono critici per la salute e la crescita della rete. Vuol dire che ci
sono persone nella rete in questi gruppi, come Orkut o Del.icio.us o Wiki-Pedia, e sono
persone che prendono la responsabilità di maneggiare, di gestire, le cose. Non di dirigerle, è
quasi una nuova moralità che spinge a prendere questo ruolo, una nuova forma si
responsabilità.
Volevo fare un esempio della diversità enorme che esiste tra un gruppware per esempio aziendale,
chiuso e fatto per un obiettivo specifico, e il social-software che adesso si sviluppa come la novità
vera dal mio punto di vista sul web, da quando è nato. Io ho creato l’architettura di questo sistema
per insegnare perché avevo 450 studenti solo per 6 settimane, e solo per 3 o 6 ore alla settimana.
Come si può incontrare 450 studenti in così poco tempo, e allora ho pensato, come gestire un lavoro
e come conoscere il lavoro che loro possono fare in questo tempo.
Ho creato l’architettura di questo sito, che è un sito chiuso, per dare la possibilità agli studenti di
lavorare in piccoli gruppi. Che si possono legger qui.
Tutti i gruppi che lavorano insieme hanno il proprio forum.
Hanno anche la possibilità di vedersi, ci sono 12 videoconferenze possibili contemporaneamente.

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Hanno una galleria dove si clicka su ciascuna delle cose per vedere i documenti che inseriscono
dentro il loro lavoro. Ciascun gruppo ha la sua galleria, il suo forum, ma anche la possibilità di
condividere con gli altri gruppi le loro cose.
Un’altra novità era questa, la possibilità di dare a ciascuno dei soggetti del forum una identità, che è
la prima linea, per sapere di cosa si trattava, e di organizzare l’informazione per aiutare gli studenti
per esempio a fare una ricerca comune o organizzare la presentazione della propria ricerca.
La possibilità di esportare questo su un’altra parte del sito dove era possibile di sistemare e
organizzare, il contenuto dipendente dagli obiettivi, strategie, risorse, itinerari ed altro.
Possibilità quindi, una volta che tutta l’nformazione era così risistemata, c’è una clipboard che
consente di trasportare qualsiasi informazione e metterla in un ordine preciso.
Era quindi possibile poi, esportare questo sulla rete come un piccolo sito web su cui tutti gli studenti
avevano accesso.
Però, uso ancora questo software, Hypersession, e spero di svilupparlo oltre, ma ora sono molto più
stupito e impressionato dai software sociali, tipo Orkut. Ne vediamo altri ora che sono molto più
performanti.

Groupware software
Il groupware è diretto verso gli obiettivi, specifici. E’ basato sulla ricompensa. Monitorato. Mediato.
Chiuso.
Il social software, è auto organizzato, Auto-determinato, nel senso che si crea da sé. Una pesona
incomincia a farlo, ad organizzare un gruppo. Si determina dall’uso e dall’interesse. Non più da una
autorità cha interviene dall’alto verso il basso. E’ orientato verso la comunità, invece di essere
orientato verso un obiettivo professionale o aziendale. Ma è orientato verso le relazioni, che sono di
per se dei contenuti. L’altra cosa interessante è il fatto che uno è aperto mentre l’alro è chiuso.
La massa critica necessaria a fare sviluppare un social software, per creare poi un gruppo crescente,
è di fatto minimale. Due persone bastano perché almeno due persone, conosceranno altre due
persone etceterea in una moltiplicazione geometrica.

Social bookmarking.
Non so fino a che punto è nuovo, è esistito da lungo tempo ma si pratica molto adesso. E’ come il
blog che esiste da 7 anni ma si pratica solo da due.
Adesso si fa uso di questi ‘Tag’. Sono dei micro link per segnalare ad altri che si tratta di un sito di
interesse.
Ha creato una nuova varietà di siti web, dove non solo è possibile incontrare la gente, come in
Orkut, ma anche di incontrare i contenuti della mente o di collaborare su ricerche insieme o di
ritrovare insieme un oggetto perduto.
Iniziamo a spiegare come inizia questa pratica del social software.
I penso che inizia con SlashDot, che ha dato almeno ad una comunità specifica, che in inglese si
dice Geek, l’espressione in italiano vorrebbe dire una persona sempre impegnata con la rete, con le
tecnologie, una mentalità un po’ da ingegneri dell’informatica. Questo è un sito che era per i
professionisti della programmazione ma si allargava poi anche a opinioni politiche, ipotesi ed altre
cose. Poco a poco SlashDot ha creato una gerarchizzazione naturale, automatica, le persone che
dicono cose utili o pertinenti erano al top dell’arrivo sulla pagina di SlashDot, e c'era così una
competizione collaborativa della gente per arrivare a raffinare l’opinione, la conoscenza delle cose
di cui si parlava.
SlashDot spiega questa tendenza delle persone a formare comunità di interessi per parlare di
argomenti specifici ed anche a spiegare l’emergere della reputazione in rete.

Enciclopedia sociale: Wikipedia


WikiPedia è invece propriamente un esempio di una intelligenza non connettiva ma collettiva.

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Perché è una enciclopedia fatta dalla gente, non fatta come l’enciclopedia Britannica o Encarta da
un comitato scientifico di editori che hanno deciso di parlare di un contenuto piuttosto che di un
altro. Anche l’elenco dei soggetti di cui discutere non è oggetto di una discussione editoriale, ma
deriva dalla scelta delle persone, del ‘pubblico’. Si tratta di un sistema di correzione più o meno
automatica, nel senso che la gente può correggere un errore o uno sbaglio che si fa.
Vediamo un po’ di cosa si tratta. Non posso ora fare una correzione ma posso almeno farvi vedere di
che si tratta.
On-line durante la lezione.
Questo è wiki-pedia c’è una main page, che è come tutti gli altri siti di ricerca che ti da la possibilità
di vedere le novità etc.
Io ho però la necessità di vedere cosa dicono del mio Metre-a-penser: Marshall McLuhan. Vediamo
quindi cosa hanno scritto su di lui. Hanno messo una fotografia, posso andare qui su tutti i
contenuti, ed un elenco di cose pertinenti con mcLuhan, sui vari libri che ha scritto. Ho poi una
piccola biografia e su ciascuno di questi punti posso avere commenti o approfondimenti su, per
esempio Walter Ong che era uno studente di Mcluhan.
Se andiamo su Ong possiamo sapere chi è e la sua relazione con mcLuhan e sono tutte cose queste
che vengono da me e da te, viene dalla gente, è veramente una enciclopedia totalmente democratica.
E la cosa che è ancora più forte è che questa enciclopedia contiene una di sproporzione di articoli su
alcuni soggetti ma anche una quantità fenomenale, sono adesso circa 752.000 articoli. La Britannica
ne ha ad esempio 120.000 tutti i soggetti che possono anche interessare solo un gruppo di 10
persone possono essere inseriti a poco a poco su questa enciclopedia, che è in tutte le lingue, esiste
infatti anche in italiano.

La domanda ora è perché la gente collabora ?


La risposta è:
per essere coinvolti, questo (nella slide) è un lavoro fatto da Clay Shirky
per un nuovo tipo di politica
per far parte del discorso sociale
per acquistare ‘capitale di reputazione’, di cui l esempio più chiaro è SlashDot.
La reputazione non c’entra specificamente in wiki-pedia, perché lì i nomi non compaiono, è una
dimensione collettiva.
Allora ci sono software che sono utili per sé stessi e software che sono utili verso gli altri come
technorati. E’ utile per capire il rapporto tra il sé gli altri, e la nuova concezione del dono, che è
molto presente in rete, che vuol dire un contributo che è fatto senza aspettarsi qualcosa in cambio.

Taggare: la pertinenza dal basso


Andiamo a vedere questo, come funziona il taggare, che io chiamo la pertinenza dal basso.
Perché come ho detto prima non è un ordine che viene da un comitato del potere, non risponde al
potere, ma viene dall’utente, praticamente come una intelligenza in tempo reale. Ad esempio io
penso che vale la pena di ‘taggare’ il mcluhan program dentro un programma che si chiama
del.icio.us, è dal mio punto di vista una gran novità tecnica ed ancor più sociale nel web.
Se voglio includere il mcluhan program nel programma on-line delicious, posso allora mettere come
etichetta per questo sito ‘mcluhan’ e salvare.
McLuhan program in culture and technology è già stato ‘taggato’ da 8 altre persone, e questo è
interessante perché se clicko qui si apre un’altra pagina che mi dice le altre persone che avevano
taggato lo stesso sito o anche la pagina in cui sono contenuti i siti ‘taggati’ con la parola mcluhan da
tutti gli altri utenti. Questo è incredibilmente interessante perché posso sapere che tante persone che
non conosco hanno una opinione su mcluhan e posso letteralmente esplorare la mente mondiale sul
pensiero attuale di mcluhan, praticamente in tempo reale, senza cambiare di posto. Questa cosa è
molto sorprendente.

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Come si fa uso del delicious ? una volta che si ha taggato qualcosa, c’è qui l'esempio della pagina
centrale di delicious dove si indicano i tag più usati, quelli in scritti in caratteri più grandi vuol dire
che sono i più linkati, le parole più citate come tag.

Ad esempio mi interessa di capire qualcosa sui blog. Clicko quindi sul tag ‘blog’, che è anche uno
dei più usati.
Avevo ad esempio trovato un blog molto interessante linckato da questo elenco, ma l’attività
fenomenale di questa comunità ha fatto si che è già andato qualche pagina indietro nell’elenco.
Andiamo quindi a cercarlo, dal momento in cui l’abbiamo trovato, un’oretta fa, è già andato molte
pagine indietro, eccolo, sono dovuto andare molte pagine indietro per trovarlo.
Il titolo del blog è interessante, ‘we make money not art’, mi interessava anche perché è un blog che
parla di arte. Ho trovato ad esempio interessante che in questo blog si parlava di questa opera d’arte
che si chiama heart beats, uno schermo che risponde ai battiti del tuo cuore per creare immagini e
per una interattività direttamente con il tuo cuore, una cosa che ho trovato abbastanza bella.

Che beneficio reca agli studenti questa intelligenza connettiva


E allora così un tag mi da accesso ad una cosa mi interessa ma mi da questa serendipity (casualità e
fortuna) che tanti bibliotecari dicono che non è più possibile dentro la biblioteca elettronica, perché
non abbiamo la possibilità di vagare a destra e a sinistra tra i libri.
Adesso però abbiamo un percorso di contestualizzazione e di pertinenza crescente con l’ambiente
delle cose che siamo a scoprire. E allora si può fare uso di delicious per fare una ricercaavanzata, è
molto interessante per esempio che uno studente può andare su delicious non solo clickare su
mcluhan per vedere cosa dicono le altre persone su mcluhan, ma anche taggare domande, una
domanda su mcluhan che diviene aperta
a tutta la gente che hanno interesse su mcluhan perché lo hanno taggato. Che vuol dire ? vuol dire
che la ricerca che uno studente o un utente qualsiasi fa non è più una attività solitaria in cui tu pensi
e ricerchi da solo, o vai a fare una discussione con qualcuno che già conosci, no questa è una ricerca
globale letteralmente, il tuo cervello, la tua intelligenza è aumentata dall’intelligenza, collettiva che
diventa connettiva nel momento in cui entra in contatto con te per arricchirti nella tua ricerca
specifica, questa è una cosa fenomenale.
Siamo adesso nella condizione assolutamente invidiabile di avere non solo accesso ad una memoria
fenomenale nel contenuto della rete ma veramente la possibilità, la realizzazione, anche di una
intelligenza fenomenale.

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Questa immagine mi piace molto, è fatta da un artista disegnatore di Toronto, marck nui, mi piace
perché spiega bene la cosa che dice il gran guru della comunicazione che è Clay Shirky “gli
individui diventano più efficaci quando interagiscono. Lo stesso vale per i gruppi” l’immagine
spiega molto bene questa parola che veramente riassume più o meno il messaggio e ilcontenuto
della lezione che ho fatto adesso.
Spiega bene questa connettività che è totalmente tecnica, perché la rete blu è quella dell’elettricità
ed anche la rete totalmente organica, la linea rossa vuol dire il sangue della persona vera, e allora il
mondo nero è quello vero e fisico su cui appare il mondo della comunicazione elettrica.
Ma la cosa che mi interessa di più è quel sangue che circola tra tutti questi utenti che comunicano e
collaborano tra loro.
L’utopia sarebbe che questo successo a livello globale è una utopia che si potrebbe realizzare perché
infatti abbiamo bisogno di estendere la nostra connettività in modo totalmente reticolare del genere
ed interagire al livello globale come al livello locale, senno non possiamo riconciliare la
complessità enorme della cultura attuale.
Però questo psicotecnologie dell intelligenza che abbiamo visto e che si sviluppano adesso, forse ci
daranno una soluzione non solo economica e psicologica ma anche politica per la situazione attuale.

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Lezione 5 Schermologia

Benvenuti a questa lezione di tecnopsicologia, questa volta siamo interessati a esplorare i rapporti
tra la tecnologia dello schermo con il nostro modo di pensiero.
Incomincieremo con vedere da dove viene lo schermo, questo schermo interiore del nostro pensiero.
Dopo vediamo una varietà degli schermi, una moltiplicazione degli schermi nel mondo e nella vita
quotidiana, che forse hanno un impatto sulla nostra mente, che vogliamo esplorare un po’ e spiegare
come funziona la nostra mente con lo schermo ?
Dall’epoca della televisione lo schermo controllava più o meno la società, ma adesso abbiamo
imparato a prendere controllo sullo schermo, per esempio con la tastiera o con il mouse.
Quali saranno le implicazioni pedagogiche ? Quale vantaggio ottenere da questa nuova possibilità
di estendere la nostra cognizione allo schermo ? E quali sono le nuove possibilità artistiche ?

PREISTORIA DELLO SCHERMO


Vediamo ora la preistoria dello schermo. Questo è un esempio meraviglioso della storia del cinema,
la prima vera panoramica, fatta da Abel Gans nel suo film Napoleon.

Ci da un idea di uno sviluppo spettacolare dello schermo.


Iniziamo con il dire che una società che non ha una superficie di lettura generalmente non ha uno
schermo. Ad esempio di possiamo notare che queste società di solito hanno case ma senza finestre,
come ad esempio nella cultura eschimese, che non hanno una superficie di scrittura, come avviene
anche nelle casette rotonde delle tribù africane. Si può sostenere che questa caratteristica dipenda
dal clima delle regioni in cui vivono questi popoli ma è anche utile osservare che è assenza di una
delle condizioni dello schermo.
Il muro diviene uno schermo nelle società dotate di scrittura, dove le cose scritte venivano incise
sui muri. Però la prima vera maturazione dello schermo avviene quando diviene quadrato o inserito
in una superficie scrivibile.
La serigrafia la fotografia e la proiezione cinematografica, creano il loro schermo. Che
generalmente o è la superficie da scrivere con la serigrafia o è un quadro e una proiezione
rettangolare.
Quello fatto da Abel Gans è oggi possibile per ciascuno di noi con una camera digitale.

QUALI SONO LE DEFINIZIONI DELLO SCHERMO.


 Un altro mondo tridimensionale racchiuso da una cornice e situato dentro lo spazio
‘normale’” lev manovich, Questa simultaneità dello spazio cosiddetto normale e quello del
mondo dello schermo mi interessa particolarmente. L’esempio più ordinario è quello della
televisione. Sedendoci di fronte alla televisione abbiamo un accesso simultaneo a due mondi
simultanei.
 superficie piatta e rettangolare, intesa per una visione frontale; Questo è vero fino alla realtà
virtuale quando lo schermo si sviluppa intorno all utente e anche il rapporto che abbiamo
con gli schermi è più che non solamente frontale. Ma all’inizio lo schermo è fatto
prevalentemente in modo frontale.
 funziona come una finestra dentro un altro spazio; la ragione per cui ho parlato dell’assenza
delle finestre in alcune culture.

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 generalmente offre una scala diversa da quella del nostro spazio quotidiano; vuol dire che
un organizzazione della stessa informazione in scala ridotta.

Specchio cornice e schermo


Sono le tre condizioni della schermologia.

Lo specchio come primo schermo (Lacan) Il nostro essere, la nostra identità inizia quando siamo
piccoli e ci troviamo davanti allo specchio. In quel momento la percezione dei nostri movimenti
della nostro essere sono avvertiti come diversi da quelli degli altri. Così inizia la presa di coscienza
della nostra identità.
 Immagine Visiva
 In movimento
 in stato di interazione

Cornice
 Confini
 Selezione del campo visivo contenuto nello schermo
 Crea il contenuto all interno dello scherma, creando le condizioni di rappresentazione

Schermo
 Dispositivo visuale
 Effetti dello specchio più le proprietà della cornice, specialmente in quegli schermi in cui è
possibili creare movimenti all’interno della cornice
 Non ha cambiato proporzioni per cinque secoli. Perché ? I nostri schermi tendono ad essere
rettangolari orizzontalmente. L estetica rinascimentale inconsciamente preferisce
l’orizzontalità e la simmetria del libro aperto. Penso che questo rapporto tra lo schermo e il
libro è un rapporto o fondamentalmente incosciente o tanto presente che non ci pensiamo
mai. Però la sensibilità alla simmetria all’orizzontalità della presenza dell'architettura viene
penso dalla distribuzione dei libri sempre l’architettura segue il modello della linea di lettura
nella società orale abbiamo una architettura verticale che dopo l invenzione della stampa
diviene orizzontale con il modello orizzontale del rinascimento. La stessa cosa avviene in
grecia che inizia a creare un architettura orizzontale dopo l invenzione dell alfabeto e della
scrittura. In paragone l'ideogramma cinese definisce un elemento architetturale di base
molto diverso basato sul quadrato perfetto. La finestra nell architettura cinese tende ad
essere moderata come possiamo vedere in figura sulla forma dell ideogramma, in luogo in
cui viene scritto l ideogramma. Vuol dire che questo impatto della scrittura sulle strutture di
coscienza, mostrate con la tematica della finesta, dipendono entrambi dal modello della
scrittura. Il quadro perfetto è alla base della scrittura cinese antica e moderna.
 con larrivo della modernità il gusto dei cinesi per la verticalità della loro scrittura si adatta
alla razio ¾ orizzontale dello schermo occidentale (tv/video) e questo è quello della
televisione anche in cina. Con la differenza che la verticalità si esprime in tutta la cultura
cinese, anche nella pittura. Vuol dire che la nostra tendenza alla orizzontalità in occidente è
davvero una tendenza fondamentale.

LO SCHERMO CLASSICO OPPOSTO ALLO SCHERMO DINAMICO


 2d opposto a 3d
 frontale opposto ad immersivo, la tendenza all immersione oggi è molto frequente
 replay opposto a remake (televisore e cinema sono riproduzioni, il computer lo crea al
momento)

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 passivo opposto ad interattivo
 screen-out opposto a total surround (uno schermo che fa un montaggio dell'ambiente
opposto a quello che pretende di rappresentare tutto l ambiente, panoramico)
 singolo opposto a multipli schermi (windows, picture in picture) questo si vede bene
nell’opposizione tra l espressione del teatro classico dove la tendenza è quella di dare una
sola rappresentazione focalizzata su un unico evento con l'espressione della cultura
medievale dove più rappresentazioni avvenivano nella stessa piazza pubblica. Con il picture
in picture oggi dobbiamo sviluppare una capacità di gestire più informazioni
contemporaneamente.
 Scomparsa dello schermo nella realtà virtuale. (c è uno schermo completamente avvolgente
che ricopre tutto il nostro campo visivo)

SCHERMO ELETTRONICO
Predominio dello schermo elettronico
 Luce contro-Luce attraverso: Una osservazione di mcluhan molto importante è quella che la
luce proiettata sullo schermo cinematografico e poi rimbalzata sullo spettatore da quel
distacco che consente un tempo di riflessione mentre la luce proiettata contro lo spettatore
dal televisore coinvolge lo spettatore colpendolo fisicamente e lasciando molta della
comunicazione ad un livello inconscio

 I tre schermi (tv, Computer, telefonino) Il terzo schermo, quello del telefonino sembra essere
il più intimo, quello su cui passano le informazioni più personali Il tempo che passiamo di
fronte/con lo schermo Passiamo di fronte con gli schermi più di quattro ore al giorno, ed è
un tempo di coscienza condivisa con gli schermi stessi,

caratteristiche principali dello schermo elettronico


 Connesso Nella rete tutti gli schermi vengono insieme e possiamo condividere la stessa immagine in un
immaginario che diventa quindi collettivo.
 Immersivo Siamo immersi in un multi log, nei blog o nella rete, che è come se avessimo la testa nello
schermo
 penetrabile
 interattivo
 tattile La tattilità è una condizione fortemente legata all’elettricità. Lo schermo da la luce in un modo quasi
tattile, forse anche visuale, ma vedo lì un rovesciamento nella nostra cultura attuale che diviene tattile al
contrario di quella del rinascimento che è passata dalla cultura tattile-uditiva del medioevo ad una cultura
quasi completamente visiva.
L’invenzione del tromp l’oeil per esempio che da l’illusione della prospettiva e l’illusione della
profondita, solo grazie all’occhio, si oppone all’invenzione dello spazio 3-d.
Nella prospettiva infatti il punto di vista è gettato fuori dallo spazio, ed è come se l’occhio dicesse
alla mano ‘non ho bisogno di te’.
Nel mondo del 3-d interattivo, la realtà virtuale, noi siamo invitati dentro il mondo virtuale e il
percorso verso questo mondo è sentito sulla interazione degli intervalli che cambiano tra lo
spettatore/utente degli utenti. Questo è molto diverso da quanto accade con la prospettiva in cui lo
spazio è neutrale rispetto allo spettatore.
E’ veramente un rovesciamento della posizione dello spettatore nel mondo presentato virtualmente.
Porta l’utente dentro l’immagine, e il regno dell’occhio ritorna alla mano. Con la tastiera e il mouse
siamo noi a impossessarci dello spazio.

Il terzo spazio
Siamo qui a confrontarci con una terza dimensione cognitiva che deve organizzarsi come hanno

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fatto le altre.
 Il primo spazio è quello naturale, della fisicità del nostro mondo.
 Il secondo è quello nella nostra testa, che immaginiamo esistere. Anche questo è uno spazio
che deve essere organizzato, educato e sistemato.
 Il terzo spazio è il cyberspazio, il mondo tecnologico elettronico, virtuale e reale insieme,
che compare sullo schermo. Una integrazione fisica e qualitativamente diversa del nostro
mondo mentale con il mondo solo fisico esterno. Una nuova dimensione cognitiva.

Come gli schermi incorniciano e assemblano l’ambiente ?


Gli schermi operano una selezione di ambiente, contenuto, momento, spazio, rappresentazione.
Questo vuol dire che ciascuno degli schermi, dei vari media che abbiamo, crea il suo
condizionamento dell’ambiente.
 La fotografia oggettivizza la visione e sostituisce l’occhio con la lente. Prima l’occhio si è
esteso, con le lenti. Poi la fotografia ha separato le lenti dall’occhio. C’è una robotizzazione
della visione. Assembla il mondo visivo in immagini fisse (frammenti della realtà). E la
moltiplicazione di questi frammenti crea il cinema.
 Cinema: Il movimento introduce la sequenza dei fermo immagini e i tagli. Il cinema
introduce anche il principio di montaggio dentro l’organizzazione dello spazio. Questa
possibilità è un primo potere sull’ambiente che ci da il cinema. Ci da anche il suono e il
ritorno dei sensi nella comunicazione. Effetti speciali e fotoillusioni.
 La televisione porta il mondo in casa. E’ un altro modo di gestire lo spazio e il tempo, di
portare l’esterno dall’interno e trasformare la casa in un centro di riferimento globale.
Questa è una configurazione specifica dello schermo televisivo. Aggiunge il tempo reale
attravers la trasmissione diretta, cosa stupenda, un punto visivo e uditivo, tra il mio posto, la
mia casa e un’altra parte del mondo dove accade un evento. Introduce anche lo ‘scanning’ al
posto dell’assemblaggio.
Il cinema riproduce il montaggio, che avvicina una sequenza di immagini ad un altro, mentre la
televisione è una forma di controllo, di scanner dell’ambiente e di montaggio elettronico fluido.
Per esempio mi viene da pensare che la televisione è una modulazione dello spettatore, mentre il
cinema fa il montaggio dello spettatore. Sono due cose diverse per la pubblicità di modulare lo
spettatore e di far capire una dimensione emotiva molto precisa ma a livello incosciente.
Ci sono anche effetti speciali specifici della televisione.

Se passiamo allora questo tempo cognitivo con lo schermo, quale sarà allora il suo impatto
psicologico.
Prima di tutto di dare questa cornice immaginaria a tutte le cose vediamo, un modo di vedere.
Il messaggio dell’interattività sarà l’internalizzazione delle tecnologie che abbiamo difronte a noi, e
degli schermi. La possibilità di clickare e manipolare le icone dello schermo, inizia ad internalizzare
questi processi.

Schermologia:
 Lo schermo diviene il punto d’ingresso privilegiato per la mente sia privata che connessa.
Lo schermo diviene il punto in cui lo spazio mentale, quello fisico e il cyberspazio si
uniscono, è il punto di coincidenza.
 Succede un capovolgimento dell’orientamento della mente. Questo vuol dire che invece
della tendenza di interiorizzare i contenuti del testo, e di immaginarli, lo schermo elettronico
invita l’orientamento dell’essere ad andare fuori verso una cosa esterna, non più una cosa
interna. Questo cambiamento di orientamento della mente, facilita molto l’incontro di tutte
le facoltà cognitive sullo schermo con altre persone. Lo schermo diviene l’ultimo posto in
cui si può veramente elaborare una coscienza collettiva.

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 L’esternalizzazione delle sintesi psicosensoriali, accede a qualsiasi cosa connessa per
combinarsi ed estendersi. Sintesi psicosensoriale è l’immagine che facciamo nella nostra
testa per creare un senso di un’esperienza. Prima di fare qualsiasi gesto devo sintetizzare una
immagine del gesto, senza doverne essere completamente cosciente. La sintesi
psicosensoriale quindi è l’immagine dei ricordi di gesti simili e la forma o un suono legato
all’azione che si combina poi all’interno del nostro pensiero. Adesso questa sintesi che
normalmente è organica, e che chiamiamo solitamente la mente, è esteriorizzata e
oggettivizzata difronte a noi, come la scrittura nel passato aveva già oggettivizzato il nostro
linguaggio. Adesso è tutto il pensiero che è oggettivizzato.
 Determina quindi la modalità psicologica della risposta dell’utente.
 Determina l’ampiezza dello stimolo/risposta
 Determina anche la curva di attenzione. Per esempio la televisione ha come modo di
determinare la curva di attenzione una accelerazione del montaggio e della quantità di
informazioni passate in un breve lasso di tempo. L’attenzione della televisione è più corta di
quella del cinema, che è più corta di quella del teatro, che è più corta di quella del libro.
 Lo schermo determina anche i comportamenti sensoriali.

Prima siamo “Voyer”: facciamo uso dell'occhio sulla realtà, ma nella realtà virtuale, la cosa
interessante da osservare, è che lo schermo sembra sparire e i confini corrispondono con quelli del
campo visivo. La realtà virtuale è davvero l’inverso del romanzo, perché quando si legge un
romanzo l’immaginario interno viene prodotto quasi come una realtà
virtuale interna, che però non ha una cornice ma è uno spazio totalizzante, questo avviene invece
esternamente con la realtà virtuale.
L’osservatore è messo nella visuale, nella realtà virtuale. Nei libri invece la visuale è messa dentro
l’osservatore. La RV crea un processo di ‘immaginario oggettivo’, che si può quindi condividere
con altre persone.

L'emergenza dell'immaginario oggettivo


L’accelerazione e la crescita della larghezza di banda per far passare l’informazione, la sempre più
definita precisione dei nostri motori di ricerca, la velocità con cui questi lavorano, creano delle
condizioni per cui si arriverebbe alla fine ad ottenere una cosa sullo schermo con la sola volontà
della mente.

 Chiudere il gap tra mente e un Information-Provider esterno. Una connessione immediata,


diretta, tra mente macchina o tra mente e mente.
 Ogni sguardo un comando, che darebbe un legame diretto occhio/cervello/schermo. Esistono
già ricerche che vanno verso una cosa che si chiama Vitrionics. Si tratta di una lente a
contatto su cui viene proiettato il segnale, a distanza senza fili, di contenuti video. Questa
sarebbe una connessione ancora più diretta.

Il computer ci restituisce il controllo sullo schermo.


(“Screenagers”: Duglas Rushkoff ) i ragazzi di oggi non sono più contenti di guardare la televisione
con i loro genitori ma hanno bisogno di poter interagire con lo schermo. Anche la televisione è
sempre più interattiva, senza esserlo mai veramente però. Anche il telefonino oggi da ogni tipo di
servizio possibile ed è in costante stato di interazione con l'utente.
 Finestre, aperture multiple. Si moltiplica così il nostro sistema di attenzione. Il film di
Spielberg, ‘ritorno al futuro’, in cui un ragazzo torna a casa a accende sei schermi diversi, li
guarda per 30 secondi per poi riuscire e fare altro, in quella scena il ragazzo ha visto così il
mondo, le notizie rilevante, pensando a sei cose simultaneamente. Oggi siamo nello stesso
modo di pensiero di quella scena, di mantenere la co-scienza simultanea dei contenuti del

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nostro pensiero. E’ una ipertestualizzazione del nostro immaginario che così deve mantenere
insieme tante finestre di attenzione.
 Introduzione graduale dell’interattività. La storia del mouse inizia letteralmente con il
telecomando. Dal momento in cui si stacca il controllo del sistema da sistema stesso, inizia
il recupero di quel poter che lo schermo aveva su di noi. La cultura di massa era possibile
solo fino a quando è stato possibile schiacciare il pulsante di un telecomando. Dopodiché
abbiamo avuto i videoregistratori, le videocamere e infine le tastiere e il mouse siamo a
negoziare, letteralmente, il significato del contenuto dello schermo con la macchina.
 Il joistick e la playstation fanno entrare letteralmente nello schermo. Danno una
flessibilità nuova. Tutti i videogiochi sono una sperimentazione verso il morphing di tutte le
proprietà che abbiamo nel nostro immaginario. Creano la possibilità non solo di navigare ma
anche di cambiare il mondo del pensiero.
 Divisione della responsabilità del senso tra lo schermo e lo spettatore. Sul piano critico,
dell’analisi filosofica, questo è molto significativo. Fino a che punto abbiamo il controllo di
un sistema che già nella sua struttura ha capacità di controllare i contenuti.
 Introduzione della mano nello schermo, dal dominio visuale a quello tattile.

Le conseguenze di questa evoluzione,


 Migrazione della mente dalla testa allo schermo. Così come la scrittura ha creato una
migrazione della tribù dentro la mente dell’individuo, così c’è una migrazione della mente
dalla testa allo schermo.
 Non siamo più osservatori o spettatori, ma siamo chiamati utenti. Altro cambiamento della
metafora visuale verso una metafora fisico tattile. Utente è quello che prende le cose e ne fa
uso.
 Cambiamenti nell’intelligenza e nella memoria. Passando dai mezzi che portano la memoria
siamo ora ad usare, grazie alla possibilità di manipolare lo schermo, mezzi che intervengono
direttamente sulla forma del contenuto. Da un mondo dominato dalla memoria, che c’è
comunque l’intelligenza, passiamo oggi ad un mondo dominato dall’intelligenza, dove c’è
comunque la memoria. E’ piuttosto una questione di dominanza.
 Si sviluppa una nuova epistemologia, di cui parliamo in un’altra lezione. Per essere veloce
su questo, la nuova epistemologia, è una epistemologia della conoscenza condivisa, del
rapporto di comunicazione istantaneo, nello spazio e nel tempo, ed anche della molteplicità
delle coscienze.
 Invasione dello spazio interno, questa è ovviamente una sfida del nostro tempo. In quale
misura siamo protetti dall’invasione delle informazione dentro di noi ?
 Nuove forme di paranoia. Che sono state evidenziate da molti film americani che esprimono
molto bene la loro angoscia verso questo loro cambiamento repentino. Il tagliaerbe ad
esempio ripete la paura che la tecnologia possa prender il posto dell’uomo, e che la
virtualizzazione elimini la realtà. Il truman show, con una dominanza totale del destino di
una persona da parte della collettività. Il protagonista non sa che la sua intera vita è parte di
un reality show. Matrix è senz’altro un film che parla della nostra paura di essere
telecontrollati da un potere che non possiamo vedere. Nemico pubblico, è sullo stesso filone.
Essere John Malcovich, mi interessa particolarmente. Perché è l’espressione della angoscia
di perdere la propria identità, attraverso l’invasione della propria mente da parte di altre
persone. Minority Report, mostra la perdita della libertà di fronte alle tecnologie della
mente. Fino a che punto il mondo tecnico diviene o una nuova prigione o un nuovo modo di
essere insieme.

Implicazioni pedagogiche:
E’ assurdo per una istituzione pedagogica non educare i bambini alla pratica e critica dei media

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audio-visivi. Da molto io insegno critica cinematografica, sia per i contenuti che per la rilevanza
cognitiva. Dobbiamo avere verso questi nuovi medium la stessa coscienza critica e la stessa
attenzione che rivolgiamo alla letteratura e al mondo del libro.
Oltre il 50% dei bambini nei paesi sviluppati e una buona percentuale nei paesi in via di sviluppo si
guadagnerà da vivere con l’audio-video, in un modo o nell’altro.
Bisogna di sviluppare abilità online, Estendere la capacità di risposta alle responsabilità condivise
con lo schermo.
Capire e far capire che abbiamo questo scambio continuo tra l utente, la macchina e la rete, è
fondamentale, ed è fondamentale capire che ne dobbiamo indagare le dimensioni psicologiche.
Sviluppare nuovi tipi di relazioni, che esistono già nel mondo dell’e-learning e della educazione a
distanza.
Imparare l’arte dello schermo. Sembra una cosa abbastanza importante. Oggi abbiamo tante varietà
di schermi diversi, e vale la pena conoscere e sviluppare l’arte di queste nuove tecnologie.

Nuovi materiali nuovi schermi, nuovi dispositivi, esempi di interattività


Nuovi materiali vengono sperimentati per i dispositivi. Per esempio qua vediamo un percorso, la
simulazione di un tunnel fatto sotto l’atlantico. Partendo da Montreal ed arrivando a Parigi, con
schermi circolari la persona incontra un’alta persona dentro un mondo fatto dalla memoria delle
cose comuni tra la francia e il canada. Vuol dire un percorso spettacolare in un database, un
percorso libero così come avviene all’interno del nostro pensiero, ma è anche un incontro tra
persone posta ai due lati di un oceano.
Un altro esempio spettacolare, che fa uso dell’internet, Indirizza i dispositivi di luce nella piazza di
città del messico attraverso l’internet, così che da tutto il mondo è possibile creare coreografie di
luce collettive.

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Lezione 06 “Web come medium”.

Corso di Psicotecnologie e processi formativi


Docente: Prof. Fausto Colombo

Titolo lezione: “IL WEB COME MEDIUM”


Salve, mi chiamo Fausto Colombo, sono un sociologo, insegno teoria dei media
all’Università Cattolica di Milano. Nell’ambito del progetto Hamlet nel modulo “Filosofia
del progetto”.
Argomenti della lezione:
1) la difficile nozione di medium
2) le letture possibili del web
3) Un'ipotesi interpretativa: il web come metamedium

Ecco i contenuti della lezione. Affronteremo prima il problema di una definizione del
concetto di medium. Quindi, una definizione molto complessa che cercheremo di dipanare.
Poi parleremo delle possibili letture del web alla luce delle considerazioni precedenti. E poi
affronteremo un’ipotesi interpretativa: il web come metamedium. Può sembrare una
definizione un po’ cervellotica, ma speriamo di farla risultare chiara nel prosieguo della
lezione.

La difficile nozione di medium


Cominciamo dunque con la difficile nozione di medium. Perché parlo di difficoltà di queste
nozioni? Perché in effetti, anche se apparentemente oggi tutti sappiamo cos’è un medium,
la televisione, la radio, il telefono, il web, per l’appunto. Una volta che cerchiamo di
fornirne una definizione scientifica ci troviamo in difficoltà. Talmente in difficoltà che
differenti prospettive di studio, differenti studiosi, hanno dato dell’idea di medium
definizioni profondamente diverse. Proviamo a vederle.
4 Prospettive sui media:
Quattro sono state le principali prospettive sui mezzi di comunicazione o media.
1, La prima riguarda come risorse tecnologiche.
2, La seconda come agenzie sociali, siano esse agenzie sociali in termini politici o economici.
Sul primo piano troviamo le istituzioni, governi, parlamenti e anche semplicemente ideologie e
sul secondo invece vediamo soprattuttoaziende o anche ampi settori dell’economia di un paese, o
addirittura internazionali.
3, Sono stati anche trattati i media come strumenti comunicativi o in alternativa
4, come sociosistemi.
Proviamo a vedere in dettaglio ciascuna di queste prospettive, individuando i contributi principali
che sono stati dati e anche i risultati principali di questa riflessione.

1 -I media come risorse tecnologiche riguardano un tema molto ampio, quello che riguarda il
rapporto tecnologia-cultura. Una breve osservazione. Il dibattito sul rapporto tra tecnologie e cultura
è antichissimo, già nel Fedro, Platone, in tempi altamente pre-tecnologici, metteva in scena il
dialogo tra due personaggi, uno dei quali era un inventore della scrittura e l’altro un faraone
egiziano. L’inventore della scrittura si gloriava della sua invenzione e il faraone gli diceva invece
che la sua invenzione poteva fare molti danni all’umanità, perché attraverso la scrittura gli
uomini avrebbe presto dimenticato quello che prima erano obbligati ad imparare o a tenere a

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memoria. Quindi come si vede è un tema molto vecchio, molto classico. In realtà però, su questo
tema abbiamo avuto uno scontro di posizioni molto diverse.
Prima il determinismo tecnologico, cioè quel tipo di posizione per cui l’avvento di una tecnologia
comporta necessariamente una modificazione sociale. Il caso di Platone della scrittura è
esemplare. Per Platone, l’introduzione della scrittura comportava un cambiamento radicale
nella cultura dell’umanità.
Un secondo esempio è offerto dal determinismo sociale. Per questo tipo di determinismo, la
tecnologia non pesa sulle sorti dell’umanità, in quanto tale, ma perché fa parte di un
processo di trasformazione che costringe l’individuo entro modelli che non può scegliere, per
esempio, lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, fa parte di un certo sviluppo del
capitalismo internazionale e all’interno di questo processo l’utente può semplicemente adeguarsi
ai modelli che gli vengono offerti.
Poi esistono altre due posizioni, la prima delle quali, vediamo qui indicata è il
costruttivismo. Che sono più possibiliste.
Per il costruttivismo, una tecnologia non nasce mai da sola, ma nasce, per cosi dire parlata
da una cultura. Quindi, cosi come, per esempio il cinema, nasce come nuova tecnologia, ma nasce
dentro un processo di spettacolarizzazione della società, per cui quando nasce la macchina
cinematografica è perfettamente funzionale a quest’idea di società dello spettacolo. Cosi,
appunto, qualunque tecnologia nasce dentro un contesto complessivo.
E, poi abbiamo un’altra teoria, che qui è indicata in inglese, social shaping of technology, in cui
abbiamo una prospettiva ancora diversa. Per questa posizione teorica non è tanto l’invenzione della
tecnologia, l’offerta di una tecnologia ad avere conseguenze sociali, quanto piuttosto, il
consumo, l’uso di questa tecnologia. Per esempio, pensate a un caso lampante, a quello dei telefoni
cellulari. Il telefono cellulare è un oggetto che mette a disposizione alcune risorse, però sappiamo
che l’uso contemporaneo, attuale del telefono cellulare è stato determinato dal fatto che i giovani
hanno cominciato ad usare in modo massiccio gli sms, questi piccoli messaggini digitali.
Inizialmente questa idea di usare gli sms, faceva parte di semplicemente una possibilità
tecnologica su cui non si investiva nemmeno troppo. Ma invece, il massiccio uso ha fatto si che
questo segmento tecnologico fosse accentuato.

2- I media come agenzie sociali


Un'altra prospettiva sui media è quella che li tratta come agenzie sociali. Cosa intendiamo per
agenzie sociali? Intendiamo in primo luogo un’agenzia intesa come istituzione, cioè un soggetto
forte che ha per suo compito principale, esaustivo, per suo compito sociale quello di trasmettere
messaggi, di fare comunicazione. Oppure li intendiamo come apparati burocratici. In questo
senso, tutti i media hanno un funzionamento di tipo burocratico. Non si possono fare film se non
si organizza il lavoro in un certo modo, non si possono fare programmi televisivi, né produrre
musica se non si rispettano certe logiche organizzative che sono di stampo nettamente
burocratico.

3- I media come strumenti comunicativi


Un terzo aspetto piuttosto rilevante del tema dei media, una terza prospettiva per cosi dire con cui
si possono guardare è quello che li tratta come strumenti comunicativi. Cosa intendiamo?
Come si ricava in questa slide, gli strumenti comunicativi che sono i media possono essere
studiati dalle scienze del linguaggio e dalle scienze sociali come pratica di utilizzo dei codici,
ossia, i mezzi di comunicazione hanno, utilizzano dei codici, per esempio il codice verbale o
il codice iconico o il codice sonoro, musicale, li usano in un certo modo e per cosi dire li
piegano ai loro obiettivi. Quindi noi possiamo studiare tanto i codici, quanto il loro uso, per
vedere come viene costruito il senso. Si rifà a questa prospettiva per esempio, tutto lo studio
dei media che si sforza di individuare come l’ideologia è presente nei media. L’ideologia è un

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certo modo di utilizzare i codici. Oppure i media possono essere guardati come strumenti
comunicativi che producono un insieme di
testi, un insieme di prodotti. Cosi come studiamo la storia delle letteratura studiando i libri,
studiando la produzione letteraria, possiamo studiare il cinema guardando ai film, studiando
semplicemente ogni singolo film come oggetto linguistico, come oggetto testuale. Possiamo
studiare la musica attraverso i pezzi musicali che sono stati prodotti, e cosi, per venire a un
esempio sul web, potremmo studiare, per esempio il web, facendo un’analisi linguistica dei vari
siti, o delle varie pratiche linguistiche che appaiono sulla rete.

4- I media come sociosistemi


Il quarto, la quarta prospettiva è quella che guarda i media come sociosistemi. I sociosistemi
sono delle entità studiate dalle scienze sociali in quanti sistemi complessi e di solito attraverso
un’ottica interdisciplinare. Si applicano due modelli fondamentali a questo tipo di approccio. Da
un lato il modello sociosistemico, che cioè studia i media come sistemi complessi, per capirci,
come sistemi in cui, da un lato abbiamo a che fare con un mondo produttivo, dall’altro abbiamo a
che fare con degli oggetti, dall’altro ancora abbiamo a che fare con dei consumi.
Oppure abbiamo una prospettiva che è quella degli studi sull’industria culturale.
Industria culturale
Il termine industria culturale è un termine abbastanza affascinante ed è stato inventato per
essere anche un po’ irritante. Che cosa si vuol dire con industria culturale? Che anche un oggetto,
apparentemente così puro, lineare, limpido come la cultura può essere soggetto ai meccanismi
della mercificazione. Anche la cultura, è un oggetto che può essere scambiato, venduto,
comprato. In realtà questa nozione di industria culturale che deriva da un intuizione di
Adorno e Horkaheimer, negli anni ’40, in un loro saggio molto famoso che si chiama, appunto,
“l’industria culturale” e poi ripresa da Morin negli anni ’60 con un altro “L'esprit du temps” che in
Italia non a caso è stato tradotto di nuovo come “L’industria culturale”. Questa nozione va molto al
di là della semplice condanna degli aspetti di mercificazione, vediamo qui, in questa slide, che può
mettere a fuoco gli aspetti di industrializzazione, di mercificazione dei flussi e degli oggetti
culturali. Notate di industrializzazione, non solo mercificazione. Che cosa significa
industrializzare? Anche costruire certe pratiche produttive, anche riuscire a distribuire la cultura,
secondo canali nuovi. Pensate all’enorme differenza per esempio della distribuzione di un
prodotto culturale come il programma televisivo su un sistema di distribuzione che è la messa in
onda e pensate alla differenza tra questo e per esempio la distribuzione del film nelle sale o del
libro nelle librerie che assomigliano ancora a una forma di distribuzione classica delle merci.

Come si sarà capito dalla mie parole, sul tema dell’industrializzazione della cultura ci sono
posizioni diverse. Ci sono gli ottimisti e i pessimisti. Il tema è prevalentemente come dire utilizzato
come già accennavo in chiave negativista, cioé pessimistica.
Per esempio MacDonald è un autore statunitense che ha sostenuto che attraverso
l’industrializzazione della cultura non ci sarebbe più stata differenza tra cultura alta e bassa, avremo
mangiato tutti la stessa marmellata culturale, una marmellata di cattivo gusto e ci saremo
imbastarditi culturalmente fino a perdere la capacità di leggere le grandi opere d’arte.
Ma, altri autori, per esempio McLuhan sono stati più possibilisti. McLuhan sostiene che certamente
i media modificano il nostro modo di vivere, ma lo modificano non tanto nel cambiare i suoi
contenuti, ma nel cambiare la nostra attitudine a fruire i contenuti. Secondo McLuhan noi siamo in
una società che vive la cultura in un modo più tattile. Siamo tornati a una specie di società
dell’oralità, e questa oralità necessita che si cambi lo sguardo sulla cultura. noi guardiamo la
televisione come gli antichi, direbbe McLuhan, ascoltavano le canzoni di Omero poi trascritte
nell’Odissea o nell’Iliade.
Quello che ci interessa qui però della nozione di industria culturale, non è tanto capire se ci

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prefigura un futuro positivo o negativo, o un presente positivo o negativo. Ci interessa sapere
se la possiamo usare come strumento di comprensione. E allora, propongo qui un modello di
analisi dell’industria culturale, che è il “Modello di Griswold”, che si applica a qualunque tipo di
trasmissione di cultura e che poi proveremo a trasformare in un modello più adeguato al
meccanismo dell’industria culturale e quindi anche al web, come industria culturale. Vediamo il
“Modello di Griswold”. Questo modello viene definito “del diamante culturale”. Perché?

Perché, come vediamo qui, è ispirato a un diamante. Non pensate a una pietra preziosa, il diamante
che ha in mente Wendy Griswold è quello del gioco del baseball. Infatti, vedete è un rombo. Userò
per spiegarlo questo riferimento dei punti cardinali, che spero risulti utile. A nord abbiamo il mondo
sociale, in cui si vive in un determinato momento. Abbiamo un creatore del prodotto culturale o
dell’oggetto culturale, eccolo qua. E questo oggetto culturale va poi a finire a un ricevitore. Notate
anche che le connessioni non sono soltanto i lati del rombo, ma anche le sue diagonali. C’è
una relazione fra il mondo sociale e gli oggetti culturali che vi circolano. C’è una relazione
fra il creatore e il ricevitore che non passa soltanto dal mondo culturale, ma anche dal fatto che
il creatore e il ricevitore vivono per cosi dire nello stesso mondo, hanno gli stessi gusti, hanno le
stesse attitudini.
Proviamo a trasformare adesso, questo “Modello di Griswold”, in un modello più adeguato al
nostro argomento.

Innanzitutto, vedete che il modello è rimasto uguale, ma abbiamo cambiato i temi. In alto non
troviamo più la società nel suo complesso, ma propriamente l’ambiente socioculturale, cioè quel
sistema già di cultura all’interno del quale i media si situano. Il cinema di una certa epoca
è correlato anche con la letteratura di una certa epoca, con la musica di una certa epoca e con
altre forme, con la pittura e cosi via. L’universo produttivo è un termine utile a capire che non c’è
il creatore nei media, abbiamo a che fare con processi di creazione collettiva. Abbiamo a che
fare con meccanismi produttivi complessi in cui non c’è il singolo autore, ma una
collaborazione nella produzione. Questo è un aspetto molto importante. Pensate che per esempio,

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molti film di Fellini sono riconoscibili per la musica scritta da Nino Rota. Nino Rota non è Fellini,
noi chiamiamo questi film, film di Fellini, ma la musica che ha una parte cosi importante è stata
scritta da qualcun altro.
Cosi anche sul versante della ricezione dovremmo parlare di consumo come processo complesso.
Noi oggi consumiamo libri. Pensate che i libri più venduti si chiamano bestseller, cioè appunto libri
più venduti, non libri più letti. E questo dice quanto sia importante per l’industria della cultura
anche il consumo. Pensate che un sito web per stare in piedi ha bisogno di passaggi. Un banner, per
dare risultati su un sito, un banner pubblicitario deve essere ciccato. Quindi bisogna che sia
certificato il fatto che ci sono un certo numero di utenti che ci passano sopra. È più importante
che ci passino, piuttosto che lo leggano o visitino veramente i contenuti. Questo è un aspetto
molto rilevante. E infine il prodotto culturale. L’area sud del diamante è il prodotto culturale.
Cioè l’oggetto, che come dicono i teorici dell’industria culturale, non è soltanto un oggetto puro,
ma è anche una merce.
Ora, come ci può essere utile questo diamante? Innanzitutto ci può essere utile se capiamo che è
difficilissimo guardare a tutti e quattro i livelli insieme. Questi quattro livelli culturali non possono
essere osservati assieme. Ecco perché la nozione di medium è cosi difficoltosa.

Proviamo a vedere in dettaglio come possiamo studiare i vari aspetti. Per esempio, possiamo
studiare il versante nord attraverso questo schema. Vediamolo insieme.

Studieremo la dimensione culturale del sociale, cioè il modo in cui dei prodotti hanno a che vedere
con degli immaginari, il fatto per esempio che vada di moda in certe fasi un certo genere, un certo
genere culturale, un certo genere cinematografico e cosi via. Naturalmente i prodotti rispondono a
questo. Quindi, sono importanti gli intermediari pubblici, ma l’aspetto rilevante è costituito,
se noi guardiamo a questa parte del diamante, essenzialmente dagli immaginari.

Vediamo con una prospettiva invece sociologica come possiamo studiare l’universo produttivo.

Beh, qui saremo attenti al rapporto tra gli intermediari e pubblici, cioè per esempio a come i
soggetti che lavorano all’interno della macchina produttiva, individuano i gusti del pubblico.
Pensiamo al web. Come un autore o anche un designer, un web designer, pensa di catturare

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l’attenzione del pubblico. Sperando di intercettare i bisogni del pubblico. E come li intercetta?
Facendosene un’idea attraverso ricerche, o anche semplicemente attraverso le sue intuizioni. Beh
si, lo stesso vale per i giornalisti che sono sempre convinti di scrivere notizie che al pubblico
interessano. L’idea di interesse del pubblico spesso viene maturata dal giornalista semplicemente
da sé, per intuizione. Questi meccanismi sono estremamente interessanti.

Veniamo adesso ai prodotti. Che cosa possiamo studiare dei prodotti?

Per esempio il modo in cui questi prodotti portano tracce, tracce di cultura. Per esempio se il web
viene percorso in modo molto massiccio da alcuni argomenti significa che in quel momento nella
società questi argomenti sono ritenuti significativi. Possiamo fare un esempio ormai classico.
Prima dell’11 settembre se si visitano con dei motori di ricerca, si guardava all’attenzione che i
motori di ricerca avevano per certi oggetti, certi oggetti privilegiati, si trovavano determinate
parole chiave. Dopo l’11 settembre queste parole chiave improvvisamente cambiano e
diventano “islamismo”, “terrorismo” e cosi via, “globalizzazione”. Che cosa è successo? È successo
che io posso usare il web come indicatore di tensioni che attraversano la società, di nuove curiosità,
insomma di mode culturali, anche nel senso alto del termine.
Ecco l’attenzione che posso avere a questa porzione del web come industria culturale.

Ed eccoci alla quarta e ultima prospettiva.

Una prospettiva che guarda l’attenzione, che guarda l’universo del consumo e ai processi di
incorporazione. È un tema questo che può sembrare molto complesso, proviamo a esemplificarlo
con un’altra prospettiva ancora.

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Guardiamo questa slide con un minimo di attenzione. Allora, che cosa succede? Succede che
un soggetto umano, un recettore, si trova all’interno di un contesto. Questo contesto è fatto dal
contesto istituzionale, per esempio il modo in cui un medium è trattato in una certa, o si
presenta in un certo contesto. Pensate per il caso italiano come era il web prima e come è dopo
l’accesso gratuito, l’abbonamento gratuito. Il contesto istituzionale del mezzo si modifica.
Ci sarà un contesto situazionale. Cioè, il web si presenterà all’interno di una situazione
storica, sociale, data, che riguarda il web, ma riguarda anche il cittadino che decide di
diventare utente del web. Poi c’è la proposta del prodotto. Perché casco per caso il web presenterà
determinati contenuti, piuttosto che altri. Ecco, provate ad immaginare queste tre cose su
qualunque altro medium, è un ottimo esercizio. E diventa abbastanza facile, con un po’ di
esercizio, distinguere i tre aspetti. Ma proviamo a guardare la nostra slide. Che cosa accade?
Accade che questo prodotto viene fruito e si va a sedimentare.
Cioè, in primo luogo io guardo, leggo, ascolto e poi, quello che ho guardato, visto, ascoltato,
entra nella mia memoria, entra a far parte della mia identità. Questo è il processo di incorporazione.
È quindi il fatto che io possa cogliere ciò che avviene concretamente nella mentalità delle
persone. La modificazione di lungo termine che si determina lentamente anche attraverso la
fruizione dei media.

LE LETTURE POSSIBILI DEL WEB


Ed eccoci arrivati al secondo punto della nostra chiacchierata. Quali letture sono possibili del web a
partire da queste osservazioni che abbiamo fatto fin qua.

Naturalmente ci troveremo in presenza di quattro letture.


1) La prima riguarda la dimensione culturale del web. In che senso il web è uno strumento che
entra a far parte della cultura, dice la sua nel mondo della cultura più in generale?
2) Il secondo aspetto riguarda l’universo produttivo. Quali sono le peculiari caratteristiche della
produzione di senso del web.
3) La terza riguarda i discorsi e gli stili. Come si comunica? Quali linguaggi si utilizzano sul web?
4) E infine, forme di utilizzo: come il web viene fruito? Attraverso quali stili di fruizione?
Vediamo in dettaglio questi punti.

1- Dimensione culturale: quali culture accompagnano il web?


Questo è un tema di grande interesse. In realtà molte culture diverse. Come sappiamo il web
nasce come medium militare. Alphanet è l’antesignana di internet, e anche come mezzo
fortemente accademico.è nelle università americane che si mettono a fuoco i primi standard. In
realtà poi il web si modifica profondamente nel tempo, ma noi possiamo leggere in filigrana
diverse culture. Vediamole.
Una è quella propriamente anarco-individualista. Che vuole dire? Che nel web si esprime un
certo tipo di cultura che privilegia l’individuo e la libertà dell’individuo autore di fronte a
qualunque cosa. Pensate al fenomeno degli hackers, che sono molto, come dire, un fenomeno
molto interessante e molto caratteristico. To hack tra l’altro in una prima fase significava tagliare
rozzamente, quasi macellare. Quindi gli hackers nella prima fase erano ritenuti i dilettanti del
web, quelli che si imparavano da soli e lo maneggiavano in modo piuttosto rozzo. Oggi, al
contrario, pensiamo che hacker sia quello che usi il medium nel modo più raffinato, più colto e
più elitario e che non sopporta l’imitazione, anzi, entra nei siti e lascia le proprie tracce, non li
danneggia il vero hacker, lascia le proprie tracce per far vedere quanto è diventato bravo.
Bene, una tipica cultura anarco-individualista.
Invece abbiamo un’altra cultura che è quella cooperativa e socializzante. Internet viene usata
da subito anche come mezzo per la socializzazione. La socializzazione relazionale, cioè
vediamoci, stiamo insieme, parliamoci, anche in modo puramente virtuale. Ma anche la

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socializzazione di culture, di prodotti e di stili di vita. Non a caso questo atteggiamento è tipico di
tutte le forme di movimento che utilizzano oggi internet. Pensate tanto ai movimenti di
contestazione, quanto alle forme di volontariato e di assistenza che spesso utilizzano il web proprio
per sincronizzarsi. E questo vale anche come atteggiamento per esempio degli adolescenti, che
spesso utilizzano le chat, per esempio, non tanto per conoscere nuove persone, ma per fare il
cosiddetto fine tuning, per mettere, registrare l’agenda con le persone che già conoscono.
Poi c’è una terza propriamente, io la ho chiamata qui neoliberista. Probabilmente qualche altro
studioso non sarebbe propriamente d’accordo. Ma intendo con neoliberismo l’idea che il web è
anche da sempre permeato da una filosofia imprenditoriale. Il web è il luogo in cui si può
entrare nella concorrenza globale anche da posizioni molto piccole, in cui tutti possono
accedere al mercato. Una specie di mercato dove davvero il più bravo, anche se piccolo,
anche se debole, se ha delle buone idee, può trionfare.

2- Universo produttivo
Passiamo adesso all’universo produttivo. Abbiamo visto le culture che attraversano il web,
proviamo adesso a chiederci quali sono le caratteristiche del mondo produttivo. Vediamo prima
di tutto la dimensione, anzi in modo quasi esclusivo, la dimensione software, naturalmente,
perché per la hardware abbiamo a che fare con gli stessi problemi che incontriamo per gli altri
media. Dunque, per la questione software, noi abbiamo in primo luogo le questioni del
decentramento, della concentrazione e la questione che ho definito globale. Cosa intendo con
questo? Che, internet è un mezzo straordinario perché mette in condizione, apparentemente, di
produrre da qualunque luogo. Un sistema come Linux, che è un sistema di open source, cioè di
produzione libera, partecipativa di software, dove ognuno può aggiungere, dare un contributo
liberamente, da qualunque luogo provenga la sua produzione. È un classico esempio di
produzione decentrata. Ma sappiamo che internet è anche, Microsoft , è anche costituita dai
grandi motori globali, che si hanno delle filiali locali, ma che, come dire, sono per ora
fortemente concentrati e attenti a un mondo che parte, diciamo, dal continente americano, si
ramifica in Europa, il cosiddetto mondo delle tigri orientali, cioè dei paesi ad alta tecnologia
dell’oriente e poi in modo molto più debole negli altri paesi. Ecco, quindi vediamo un conflitto,
diciamo, fra produzione centrata e decentrata che si definisce poi nella questione globale.
Cioè il mondo, il mondo viene percorso da questi flussi, ma in modo diseguale. A volte questi
flussi sono dal centro alla periferia, a volte dalla periferia al centro e sono flussi molto diversi.
Il web è anche attraversato da una filosofia che ho definito mainstream. Cioè dal fatto che c’è il
continuo tentativo del mondo della produzione di dominare il web. Di riuscire a produrre
qualche cosa di governabile da un centro. Ho fatto l’esempio prima di Microsoft. C’è, diciamo, una
filosofia che tende al dominio del mercato attraverso le proprie proposte culturali. E poi però
c’e il valore della microproduzione, dell’autorialità. Pensate alle molte persone che
costruiscono micrositi, che fanno delle pagine proprie in cui magari mettono semplicemente
le foto di quando erano piccoli. Oppure costruiscono dei siti un po’ più consapevoli di
produzione letteraria all’avanguardia, oppure mettono sui propri siti trucchi per giocare ai
videogiochi con risultati migliori. Ecco, tutto questo sforzo di micro-autorialità è certamente
una novità. Il web è un mezzo globale che permette ai grandi soggetti di intervenire con molta
efficacia, ma certamente da uno spazio anche ai piccoli. Il cinema lo è molto meno del web, per
capirci. Il cinema, si, c’è il cinema indipendente, ma il cinema ha dei costi di ingresso molto alti, la
televisione anche, il web assai meno.

3- Passiamo ai discorsi e agli stili del web.


Cioè a come vengono usati i linguaggi. Possiamo interpretare questa cosa in chiave propriamente
linguistica, osservare che il web è l’universo dell’inglese. Certo, costruire un sito in italiano
può dare successo fra tutti gli italofoni, ma diciamo, se voglio avere speranze di essere

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visibile in tutto il mondo, userò prevalentemente l’inglese. Però dobbiamo stare attenti, perché
l’inglese parlato dal web è un inglese un po’ curioso e spesso è il frutto di una serie di
modifiche. Pensate anche a come viene spesso integrato con forme anche grafiche. Pensate
all’uso nella posta elettronica degli smiles, gli emoticon e cosi via. E d’altronde pensate a
come anche compaiano ormai, spesso sul web forme di cosiddette lingue meticce. Cioè lingue che
non sono più né inglese, né italiano, né spagnolo, ma sono un mix di modi di dire. Soprattutto fra
gli adolescenti è molto forte questo, ed è tipico dei linguaggi di una società globalizzata. C’è
bisogno di un esperanto, in questo caso è l’inglese, ma c’è anche bisogno di mescolare le lingue e
capirle un po’ tutte. Don Milani diceva “è meglio parlare tante lingue male, che una sola
benissimo”, ecco è un po’ la storia dell’inglese.
Naturalmente posso affrontare questi temi anche in chiave che qui ho definito retorica. Allora
accorgermi che ci sono nuove forme nel linguaggio. Prima parlavo degli smiles, che sono un modo
di restituire il tono, il tono vocale anche allo scritto. Tra l’altro queste nuove retoriche sono non
soltanto sul web, ma anche, per esempio, sulla telefonia cellulare. E poi abbiamo nuovi generi di
testo e di discorso. Abbiamo la produzione di testi assolutamente originali, di testi spesso costruiti
iper-testualmente, con forme di navigazione obbligata che producono un nuovo modo di leggere, un
nuovo modo di interagire.

4- Ed eccoci alle forme di utilizzo.


Allora, quando si dice l’utente del web, bisognerebbe stare molto attenti a quanto si dice. Perché
noi non abbiamo un utente, ma ne abbiamo molti.
Abbiamo molti differenti stili di utilizzo del web e spesso questi stili si trovano condensati nella
stessa persona in fasi diverse della giornata. Allora l’utilizzo è differenziato in termini quantitativi.
Perché è noto che ci sono paesi in cui il web, viene usato molto e paesi in cui viene usato
estremamente poco. E spesso, non perché, non si voglia usare il web, ma semplicemente
perché non se ne ha la possibilità. Viene usato diversamente anche da chi viene usato, perché viene
usato per obiettivi differenti. Un conto è che io mi colleghi per accedere a una biblioteca, un conto è
che lo faccia per chattare con i miei amici e un conto è che invece voglia fare una ricerca
bibliografica su un argomento che mi interessa. E poi in termini qualitativi. Esistono diversi stili
che sono pertinenti con la qualità dell’alfabetizzazione. Cioè ci sono persone più competenti,
con più ore di navigazione, di solito sono più giovani e persone meno competenti, con meno ore
di navigazione che di solito sono più anziani che hanno utilizzi del web differenziati.

UN'IPOTESI INTERPRETATIVA: IL WEB COME METAMEDIUM.


Ed eccoci allora all’ultimo brevissimo passo. Alla luce di tutto questo, come possiamo
interpretare il web?
Metamedium abbiamo detto. Che cosa vuole dire questa parola complessa? Beh, diciamo, abbiamo
capito che diventa oggi difficile isolare un medium dagli altri. Il web è esemplare.
Sul web passa tutto, la musica, la radio, il cinema, la cultura, le biblioteche, la letteratura, tutto
quanto. Quindi per i processi di convergenza tecnica, la digitalizzazione ed economica e i trust, il
web diventa un medium che in realtà li assorbe tutti.
Ma inoltre il web è da un lato rete, cioè connessione di soggetti, dall’altro ipertesto, cioè
offre una pluralità di oggetti navigabili e produce differenti modi di linkare un oggetto
all’altro.
Quindi il web è metamedium in che senso? Primo, perché assorbe gli altri media, tende a digerirli, a
sostituirli, o almeno a renderli complementari a sé. Posso scaricare, come dicevo pezzi musicali,
brani di film, programmi televisivi, oppure semplicemente libri. E contribuisce anche a
interpretarne la natura. Ci aiuta a capire che forse anche gli altri media avevano questa possibilità.
Semplicemente, la loro dotazione tecnologica non ha reso definitiva questa possibilità.

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CONCLUSIONI
Possiamo allora concludere la nostra indagine sul web come medium. Abbiamo credo messo a
fuoco due questioni principali. Prima questione: il web è un medium, si, ma estremamente
complesso. Abbiamo visto che varie prospettive ci consentono di farne emergere aspetti
profondamente differenti. Seconda conclusione: il web è un metamedium, nel senso che ci svela
anche il significato degli altri mezzi di comunicazione. Forse non sono mai esistiti mezzi
semplici. Anche gli altri, se li guardassimo con la stessa attenzione ci risulterebbero abbastanza
complicati, altrettanto complicati. Forse più semplicemente le tecnologie prima del digitale non
consentivano lo sviluppo di tutta questa complessità squadernata davanti agli occhi del
ricercatore e dell’osservatore. Questa probabilmente è anche la conclusione più importante.
Per ulteriori approfondimenti vi rimando al sito del corso. Grazie.

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Lezione 7 “L’ETÀ DELL’INFORMAZIONE”
Corso di Psicotecnologie e processi formativi
Docente: Prof. Pier Luigi Capucci

Salve sono Pier Luigi Capucci, docente di Comunicazione di Massa all’Università di Bologna.
Benvenuti al modulo di TECNOSOFIA. Oggi parleremo dell’ETA’ DELL’INFORMAZIONE.
Gli argomenti di cui parleremo riguardano:
1) l’accelerazione dell’informazione;
2) il rapporto tra informazione e supporto;
3) il personal computer e l’evoluzione dell’informatica;
4) lo spazio telematico.

1. L’ACCELERAZIONE DELL’INFORMAZIONE
Capita spesso di leggere nella stampa o di ascoltare in televisione alcune locuzioni che sono ormai
entrate a far parte della nostra vita comune, del nostro modo di esprimerci. Queste locuzioni sono
“viviamo nell’età dell’informazione”, oppure “utilizziamo una comunicazione istantanea”. Questo
tipo di comunicazione –che ci consente oggi, per esempio, di comunicare con amici o conoscenti o
altre persone, per lavoro o per svago, anche dall’altra parte del mondo- questa comunicazione
istantanea, in realtà, ha richiesto migliaia di anni prima di poter essere utilizzata, e la ricerca di
questo tipo di comunicazione ha impiegato nel corso della storia moltissimi inventori. Una delle
invenzioni che in qualche modo aprono a quest’epoca, all’epoca contemporanea, è l’invenzione del
telegrafo ottico, avvenuta nel ’600, anche se poi bisognerà aspettare la Francia della Rivoluzione
per i suoi primi impieghi in ambito militare.
Certo, fin dall’antichità esistevano dei sistemi per comunicare a distanza, diciamo che in qualche
modo erano abbastanza veloci. Per esempio, i sistemi basati sul suono, oppure basati sugli impulsi
luminosi, oppure ancora basati sul fumo, oppure sull’utilizzo di animali (i famosissimo piccione
viaggiatore, che veniva usato per scambiare messaggi). Ma nella maggior parte di questi casi, tranne
ovviamente quello del piccione viaggiatore, l’informazione che poteva essere comunicata era
un’informazione di tipo elementare.
Quando c’era da trasmettere informazioni più complesse, ci voleva qualcuno che codificasse, cioè
scrivesse queste informazioni sopra un supporto, -normalmente questo supporto era un foglio di
carta- e poi portasse questo supporto, che conteneva le informazioni, a destinazione.
In altri termini possiamo dire che, prima dell’invenzione del telegrafo ottico, la velocità delle
persone, delle cose e delle informazioni era, grosso modo, la stessa: l’informazione si spostava alla
stessa velocità delle persone e delle cose.
Oggi tutto è cambiato e per dare conto della locuzione che noi abbiamo citato all’inizio e cioè
“viviamo nell’età dell’informazione”, guardiamo questa diapositiva:
velocità persone e cose ~ 2.000 km/h
velocità informazioni ~ 300.000 km/s
Oggi le persone e le cose possono raggiungere una velocità che, nei casi estremi, per esempio se
salgono su un aereo di aviazione –la cosa naturalmente è ristretta solo a coloro che lo possono fare,
quindi lo diamo come limite- possono raggiungere la velocità, grosso modo, di 2.000 km/h.
La velocità delle informazioni, invece, oggi può essere trasmessa attraverso onde elettromagnetiche
e quindi raggiungere la velocità della luce, cioè 300.000 km/s.
Allora, di quanto questa informazione oggi è più veloce rispetto alla velocità delle persone e delle
cose? Abbiamo preparato questa diapositiva per poter confrontare fra loro la velocità delle persone e
delle cose espressa in chilometri all’ora (km/h) e la velocità della luce espressa in chilometri al
secondo (km/s):
Dobbiamo trasformare i km/s in km/h e quindi in un’ora ci sono 60 minuti da moltiplicare per 60
secondi; il risultato: in un’ora ci sono 3.600 secondi. Dunque, facendo questa trasformazione, cioè

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trasformando I km/s della velocità della luce in chilometri all’ora, risulta questo valore: cioè
300.000 km/s per 3.600 s (che è il numero di secondi che ci sono in un’ora) danno come risultato
questa cifra. Non è tanto importante che noi questa cifra ce la ricordiamo.
Quello che mi importa che venga fuori, alla fine di questo discorso, è vedere di quanto
l’informazione è più veloce rispetto alle persone e alle cose.
Per poter confrontare questi due valori è sufficiente quindi che noi dividiamo la velocità in km/h
delle informazioni con la velocità delle persone e delle cose
E qui vediamo la proporzione: il risultato di questa divisione è 540.000 Vedete che io non ho messo
dei segni di uguale (=), perché ho preso dei valori indicativi, nel senso che la velocità della luce è
soltanto un’indicazione teorica, potremmo chiamarlo il “terminus ad quem” per quanto riguarda la
velocità delle informazioni (in realtà ci sono sempre delle perdite). Ma quello che mi importava
individuare era il confronto tra queste due velocità.
Dunque la velocità delle informazioni è oltre 500 mila volte più elevata di quella delle persone e
delle cose.
Possiamo chiederci perché e come, nell’arco e rispetto all’evoluzione umana, sia stata possibile
questa accelerazione in un tempo estremamente limitato –perché si parla certamente di poco più di
un secolo- ma rispetto all’evoluzione della comunicazione umana si parla di un tempo
estremamente ristretto, estremamente breve.

2. INFORMAZIONE E SUPPORTO
Il concetto che voglio affrontare adesso è quello del rapporto tra informazione e supporto.
Che cosa è il supporto? Quando noi scriviamo su un foglio di carta inseriamo dei caratteri sopra un
supporto materiale, che è il foglio di carta. In tutta la nostra attività di produzione di comunicazione
o di artefatti che sono legati alle immagini, il supporto è qualcosa di ineludibile: non esiste una
fotografia senza la carta su cui è stampata, non esiste un libro senza le pagine di carta su cui c’è la
scrittura, non esiste un’immagine cinematografica senza lo schermo davanti al quale ci troviamo al
cinema, non esiste un’immagine televisiva o da computer senza uno schermo che possa in qualche
modo fissare l’immagine e consentirci di fruirle.
Non esiste informazione fruibile senza supporto. Il rapporto tra informazione e supporto è un
rapporto estremamente stretto, di inscindibilità.
Il supporto è ciò che porta le informazioni, il luogo dove queste informazioni sono codificate: nel
foglio di carta sono codificate, appunto, sulla carta.
E se andiamo a riscoprire l’etimo, cioè il significato di supporto, nella sua accezione latina, in realtà
ci accorgiamo che il termine “supporto” ha due, potremmo dire, funzioni, o due significati. In altri
termini che ha il significato che riguarda il “contenere” le informazioni (nel foglio di carta sono
codificate le informazioni), ma ha anche un’altra funzione che è altrettanto importante, ed è quella
di “presentare” le informazioni che sono codificate.
Dunque, nel foglio di carta io ho quella che è la scrittura, che è la codificazione dell’informazione, e
il supporto da forma a questa struttura e consente quindi di presentare questa informazione.
Informazione e supporto sono inscindibili e il supporto ha queste due funzioni: nel foglio di carta
l’informazione e il supporto sono coincidenti; mentre nei media moderni e contemporanei succede
una cosa leggermente diversa e cioè: mentre nel foglio di carta io ho un solo supporto, nei media
moderni e contemporanei ho due supporti.
Per esempio, la codificazione dell’immagine cinematografica è sulla pellicola, ma non è sulla
pellicola che io vedo l’immagine. Questa immagine viene proiettata sopra uno schermo. Quindi la
codificazione dell’informazione avviene su un supporto, che è la pellicola, che è diverso rispetto a
quello da cui questa informazione viene fruita, che è lo schermo cinematografico. La stessa cosa
vale, per esempio, per un audiovisivo: l’informazione viene codificata sopra una videocassetta, per
esempio, se è di tipo analogico, ma viene visualizzata questa informazione sopra uno schermo di
tipo catodico. La stessa cosa avviene, per esempio, quando noi siamo collegati a Internet e

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prendiamo, per esempio, le informazioni dal sito web. Queste informazioni sono codificate
all’interno di un disco rigido in un computer perduto all’interno di Internet, ma noi le fruiamo
all’interno di un supporto che è lo schermo catodico.
Nei media moderni e contemporanei i supporti che contengono le informazioni e quelli che le
visualizzano sono separati e possono risiedere anche in continenti diversi, a differenza del foglio di
carta.
Ecco perché l’informazione può raggiungere la velocità della luce o velocità analoghe alla velocità
della luce, perché per poter comunicare queste informazioni, io non devo spostare il supporto che le
contiene, ma semplicemente spostare la loro codificazione. In questa maniera l’informazione può
passare da un supporto remoto a un numero anche estremamente elevato di supporti visualizzatori
in continenti diversi, che possono consentire di fruirla. Grazie a questa cesura tra supporto
contenitore e supporto visualizzatore l’informazione può viaggiare alla velocità della luce.
Per esempio, in questa diapositiva esemplifichiamo alcuni tipi di supporti: alla sinistra ci sono dei
supporti contenitori dell’informazione, dove le informazioni vengono codificate, e questi supporti
sono supporti di uso comune, per esempio, bande magnetiche di diverso tipo, per audio-video,
quindi di tipo analogico; oppure ci sono, come vedete, dei dispositivi atti a contenere informazioni
codificate in formato digitale e quindi hard-disk, CD ROM e quant’altro.
Mentre nella parte destra della diapositiva ci sono alcuni esempi di supporti visualizzatori. Questi
esempi sono i più comuni, su cui dal punto di vista delle informazioni noi normalmente fruiamo
immagini, testi scritti e sono schermi di tipo catodico, come quelli del computer o televisore, oppure
schermi dove proiettiamo diapositive, oppure dove
proiettiamo film, etc.
Queste informazioni possono risiedere in luoghi estremamente distanti, dal punto di vista spaziale,
dal punto di vista fisico, e il tramite tra questi supporti contenitori e supporti visualizzatori può
essere persino il satellite. E quindi, sgravata del peso e dell’inerzia della materia del supporto,
l’informazione può essere oltre 500 mila volte più rapida delle persone e delle cose.

3. IL PERSONAL COMPUTER E L’EVOLUZIONE DELL’INFORMATICA


Ho già detto e ho già accennato al fatto che un vantaggio di questa informazione è il suo essere
digitale. MA all’interno di questo percorso che ha portato l’informazione a essere così tanto più
veloce delle persone e delle cose c’è una evoluzione di strumenti, in particolare del computer, e
ancora più in particolare i personal computer, che hanno consentito di utilizzare le informazioni,
archiviarle, modificarle in maniera straordinariamente plastica e rapida.
Da quando sono stati inventati, i microprocessori e dunque anche le macchine su cui vengono
montati e di cui costituiscono il cuore, cioè i personal computer, hanno conosciuto una crescita in
prestazioni straordinaria.
Questo grafico, per esempio, ci mostra l’accelerazione della velocità di calcolo dei processori dal
1971 – la data di nascita, l’invenzione del primo micro-processore, il famoso Intel 80-81, alla cui
realizzazione partecipò attivamente, in maniera fondamentale, anche un italiano, Federico Fagin, e
vediamo che, a partire dal ’93-’94, c’è un’impennata nella
crescita della velocità di calcolo dei processori.

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Ora, la velocità di calcolo di un processore significa la velocità alla quale il processore analizza,
tratta i dati, ed è una delle funzioni -non certamente la più importante, ma certamente una delle più
importanti- che riguarda la potenza di calcolo del processore.
Come vedete, sono arrivato al 2001: i processori dei personal computer hanno raggiunto come
velocità di calcolo i 2 GHz. Per la fine del 2002 sono già stati annunciati processori che
raggiungeranno i 3 GHz. Questa crescita è una crescita assolutamente straordinaria. Ed è grazie a
questa crescita se noi oggi disponiamo di macchine per tutta una serie di compiti che, fino a qualche
anno fa, fino a pochi anni fa, erano assolutamente impensabili.
E quindi possiamo parlare, ad esempio, di utilizzare i video o di utilizzare programmi di grafica o di
utilizzare, per esempio, programmi multimediali. Ed è grazie a questa accelerazione se noi oggi
siamo in grado di poter utilizzare programmi per il lavoro e per la creatività che fino a qualche anno
fa avrebbero messo in ginocchio –come si dice in termini di informatici- le macchine.
Anche se questa crescita della potenza e della velocità di calcolo dei personal computer ci sembra
straordinaria, va tuttavia detto che, per molti aspetti, potremmo dire che siamo ancora all’età della
pietra.
Certamente se il nostro obiettivo è quello di scrivere dei testi o usare programmi semplici di
calcolo, questi processori sono addirittura sovradimensionati. Ci sono, però, dei settori di
applicazione, che fino a poco tempo fa appartenevano soltanto a macchine dal costo estremamente
elevato, ma che oggi cominciano a diventare disponibili anche nell’ambito dei personal computer.
Ricordo che il personal computer è quello che Jobs –l’inventore di Apple- definì “the computer for
the rest of us”, cioè il computer per tutti noi che non siamo specialisti, che usiamo queste macchine
per poter lavorare, tenere di conto, scrivere, etc. Quindi computer di tipo consumer, cioè adatti a un
pubblico estremamente ampio. Bene, oggi queste macchine, grazie a questa crescita sono capaci di
entrare anche in altri settori, come la multimedialità. Tuttavia, come dicevo prima, ci sono delle
limitazioni. Cioè questa potenza di calcolo, che oggi sembra crescita in maniera così straordinaria,
in molte operazioni non è ancora sufficiente (2001), per esempio nella grafica 3D.
Questa è l’interfaccia di un programma di grafica 3D. Si tratta di un programma consumer, quindi
di un programma abbastanza semplice da utilizzare, ma si tratta di programmi che vengono sempre
più utilizzati nell’ambito della multimedialità, nell’ambito di Internet, per esempio, nella
realizzazione di script oppure anche di immagini.
Bene, abbiamo realizzato una immagine tridimensionale e adesso vediamo che cosa significa
costruirla, cioè far si che il computer la ricostruisca. Questa operazione si chiama tecnicamente
“rendeling”. La macchina comincia a calcolare per ogni singolo punto dell’immagine, tutta una
serie di dati, che riguardano l’illuminazione di quel punto, il tipo
di textur, cioè il come quel punto apparirà all’occhio e simula uno spazio che è tridimensionale.
Bene, provate a pensare, per esempio, a che cosa significa scrivere un testo. A questo punto io avrei
già finito, avrei aperto il programma e avrei potuto scrivere.
Nel caso di grafica tridimensionale, invece, per produrre un’immagine finita, devo aspettare del
tempo, nonostante abbiamo a che fare con un computer che è piuttosto potente, - diciamo che è più
potente della media di quelli degli utenti comuni.
E’ possibile fare anche altri esempi. Nel caso della grafica professionale, per esempio, la
realizzazione di un film come Toystory ha richiesto per ogni fotogramma un tempo di calcolo
macchina di circa sette ore. Quindi questo significa che produrre un intero film di 24 fotogrammi al
secondo, evidentemente moltiplicando per la durata di ogni fotogramma, è stata un’impresa di
tempo e di risorse molto lunghe.
Il programma ha appena finito di creare l’immagine, ci ha messo all’incirca un minuto/un minuto e
mezzo per un’immagine che tutto sommato è abbastanza semplice. Se l’immagine fosse stata molto
più grande o molto più complessa, il tempo di restituzione dell’informazione finale sarebbe stato
molto più elevato. Dunque, come questo grafico che abbiamo visto prima ci mostrava, certo è vero
che c’è una crescita esponenziale del clock, cioè della velocità a cui i processori trattano le

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informazioni; è vero che questa velocità sarà destinata a mantenersi costante nel tempo, –questo
incremento di velocità sarà destinato a mantenersi costante nel tempo- ma per alcuni ambiti di
applicazione questa crescita è una crescita ancora insufficiente.
Un altro aspetto della evoluzione dei personal computer è la capacità di calcolo che è divenuta
sempre più economica e disponibile. Oggi un personal computer è, di fatto, un elettrodomestico.
Accanto alla crescita, infatti, delle caratteristiche e della velocità del personal computer, c’è un
aspetto in qualche modo reciproco, che è quello dell’abbassamento, in qualche modo, del costo di
queste macchine.
E questo ha consentito di allargare, in qualche modo, l’utenza di questi dispositivi, fino a farli
arrivare, come si dice, ad un’utenza di tipo “consumer”, quindi un’utenza di non esperti, di non
addetti ai lavori.
Questa rapidità di crescita sarà probabilmente messa in crisi nell’arco di una decina d’anni, ma lo
sarà da parte delle tecnologie tradizionali.
Nel frattempo emergeranno nuove tecnologie che consentiranno di conservare questo accrescimento
di velocità, per esempio le architetture multiprocessore: significa aggiungere al computer più
processori, consentendo quindi di moltiplicare la capacità di calcolo.
Un’altra esperienza e altre sperimentazioni che sono in corso sono quelle sui computer ottici, che
sono in grado di scambiare informazioni molto più rapidamente rispetto a quelli elettronici. E in
questo caso, in ormai diverse università del mondo vengono portate avanti queste ricerche.
Poi ci sono delle sperimentazioni nell’ambito delle reti neurali.
E infine, soprattutto per quanto riguarda la memoria, sono cominciate anche le sperimentazioni sui
chip biologici: sono chip particolari che non funzionano in base all’elettronica, ma alla biologia e
sono estremamente promettenti per quanto riguarda la capacità di contenere informazioni e di
contenere dati.
E infine –ma questa è una teoria che ormai ha qualche decennio, ma che rimane esclusivamente a
livello di teoria- i computer quantistici. I computer quantistici sono macchine che sono state
teorizzate da diversi scienziati e diversi fisici. Non sono stati ancora sperimentati e c’è chi dubita
che questo tipo di strumenti, questo tipo di macchine, questo tipo di applicazioni, potrà mai trovare
un’applicazione di tipo pratico.
Tutti questi tipi di esperienza e di ricerche avranno l’obiettivo di conservare la crescita delle
capacità di calcolo dei processori dei personal computer.
Le applicazioni di queste macchine, dei personal computer, riguardano ambiti estremamente estesi:
- la progettazione architettonica industriale;
- la realizzazione meccanica di pezzi di tipo meccanico;
- le condivisioni di informazioni, tramite Internet, per esempio;
- l’editoria, sia quella –diciamo così- tradizionale, basata sul supporto cartaceo, sia quella
multimediale, basata su CD ROM, DVD ROM, o sul web;
- le telecomunicazioni
- l’educazione: questo è uno dei settori più interessanti per il futuro; la possibilità di insegnare, per
esempio, a distanza.
Altri settori di impiego di questi strumenti sono:
- l’Amministrazione: quindi tramite data-base, fogli elettronici, strumenti di calcolo, etc.;
- l’intrattenimento: un altro dei settori più importanti e soprattutto oggi che questi personal
computer sono in grado di utilizzare e di lavorare sopra materiali audiovisivi in maniera
estremamente semplice;
- il commercio, ovviamente;
- il tele-lavoro, che riguarda tuttavia solo alcune possibilità, per esempio tutti quei casi i cui è
possibile lavorare a distanza trasmettendo informazioni. Ovviamente, non è possibile pensare di
lavorare a distanza trasmettendo materia, perché attraverso le reti telematiche posso trasmettere solo
informazioni;

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- il publishing, nel significato più ampio del termine; quindi nel campo editoriale, etc.;
- la medicina: anche questo è un settore estremamente importante.

E c’è, infine, questo dato, questa informazione che è probabilmente quella più importante, ed è il
fatto che il microprocessore ha realizzato quella che si chiama l’informatica distribuita. Cos’è?
Quando parliamo di microprocessori, non dobbiamo pensare soltanto ai processori che sono
all’interno del computer, ma anche a tutti quei
dispositivi che sono dentro gli oggetti di uso comune. In un’automobile ci sono decine e addirittura
centinaia di micro-processori. I micro-processori sono dentro a tutti i nostri elettrodomestici.
Costituiscono –potremmo chiamarla- una popolazione di oscure e obbedienti entità, che compie in
silenzio il proprio lavoro e che ormai ha un costo così basso che, praticamente, non incide, ormai,
sul prezzo dell’elettrodomestico o sul prezzo dell’oggetto a cui viene applicato.
Ecco perché si può parlare di informatica distribuita: proprio perché diventa possibile applicare
questi micro-processori a oggetti di uso comune. E questa applicazione, questo incontro tra micro-
processori e oggetti di uso comune produce degli artefatti, degli oggetti che hanno delle
caratteristiche particolari. I mass media tendono a definirli, per esempio, tra virgolette “intelligenti”.
In realtà, il concetto di intelligenza è u concetto estremamente complesso che non è il caso,
certamente, di applicare qui, a questo tipo di oggetti; però diventano oggetti che, i qualche modo,
cominciano a essere sensibili all’ambiente che li circonda. Possono, per esempio,automatizzare
alcuni processi; oppure possono, in qualche modo, -per usare una parola molto importante, forse
troppo importante per questo ambito- auto-determinarsi: cioè avere una certa autonomia di
funzionamento e quindi compiere determinate funzioni, anche senza qualcuno che interviene e
preme pulsanti, oppure da indicazioni per il comportamento di questi oggetti.
Questa informatica distribuita è una grande rivoluzione, che per molti di noi è ancora assolutamente
sotterranea, ma che è probabilmente il sostrato più importante della nostra civiltà informatica.

4. LO SPAZIO TELEMATICO
Oggi una percentuale sempre più elevata di persone in tutto il mondo utilizza strumenti di
telecomunicazione. Sostanzialmente –diciamo nella stragrande maggioranza dei casi –si tratta di
strumenti basati su Internet.

E’ molto interessante vedere insieme questo grafico che ci mostra gli anni che sono stati necessari,
negli Stati Uniti, a vari media (la radio, la televisione, il cavo e Internet) per raggiungere i 50
milioni di utenti. Ora vediamo subito che la radio ha impiegato 38 anni per raggiungere 50 milioni
di utenti, la televisione13 anni; il cavo 10 anni; e Internet 5
anni. In cinque anni Internet ha raggiunto i 50 milioni di utenti. Una cosa interessante è che questo
spazio telematico, soprattutto alle sue origini, è cresciuto al di fuori del palcoscenico dei mass-
media, senza essere celebrato dai mass media, e quindi senza essere di moda –potremmo dire.
Questo è molto importante perché dimostra evidentemente che una forma di comunicazione è stata
riconosciuta utile da una collettività ampia come il nostro pianeta, quanto il nostro pianeta, -anche

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se poi va detto che, in realtà, la stragrande maggioranza degli utenti nel mondo non ha accesso a
queste tecnologie, quindi, quando ne parliamo, ci riferiamo a quello che, forse un po’ ipocritamente,
chiamiamo Occidente avanzato, e quindi il Giappone, gli Stati Uniti, e l’Europa sostanzialmente.
Bene, una parte estremamente ampia di questa popolazione –sempre più ampia- ha scelto questo
strumento per comunicare e lo ha utilizzato, affiancandolo a quelli che già utilizzava.
Dunque, dal momento che queste tecnologie sono basate sul calcolo, “calcolare” equivale a
“comunicare”. Le macchine che noi utilizziamo e che sono nate, inizialmente, semplicemente come
macchine di calcolo, oggi di fatto è come se questo sostrato legato al calcolo fosse nascosto, messo
in secondo piano dall’uso della comunicazione. “Calcolare” equivale a “comunicare”, oggi.
E nel nostro spazio telematico si svolge una parte sempre più rilevante della nostra vita:
- certo, lo scambio di messaggi;
- scambio di informazioni;
- pubblicità;
- divertimento;
- ricerca di informazioni,
- commercio.
Ma ci sono degli interrogativi che restano e questi interrogativi sono legati –come, in qualche modo,
ho accennato prima- alla elitarietà degli utenti di queste tecnologie, che sono limitati –come ho
detto prima- a una parte limitata della popolazione mondiale, ed anche il fatto -che molto spesso
non viene preso in considerazione, ma che è molto importante- che in questo universo telematico io
posso trasmettere informazioni audiovisive, informazioni visuali, informazioni acustiche, però non
posso trasmettere informazioni che riguardano altri tipi di sensorialità; posso farlo per quanto
riguarda il senso del tatto con una notevole difficoltà, ma non posso comunicare altri sensi.
E quindi, in qualche modo, questo universo telematico rappresenta e configura solo alcune delle
potenzialità comunicative umane. Quindi, per quanto straordinario, il mondo virtuale condiviso dai
new media è ancora molto più povero di quello reale.
Per finire, vorrei citare qualche libro, che ritengo utile come approfondimento ad alcune delle parti
della lezione. Una sitografia di questi argomenti è anche sul sito Internet del corso.
Per quanto riguarda l’argomento della accelerazione delle informazioni, i libri sono quelli di Patrik
Flishì, “La storia della comunicazione moderna”, quello di Meyrowitz, “Oltre il senso del luogo”, e
quello –ormai fondamentale- di McLuhann, “Gli strumenti del comunicare”.
Per quanto riguarda, invece, la parte relativa all’evoluzione del computer, il libro di Massimo
Bozzo, “La grande storia del computer”, o anche quello di Filiberto Dani “La storia del computer”.
E poi ci sono articoli, che è possibile trovare sulle scienze, più specialistici, per esempio, sul calcolo
automatico, sulla storia del calcolo automatico negli Stati Uniti; e in lingue inglese c’è anche un
libro molto interessante che è “Il futuro del software”, una parte che è estremamente interessante,
perché accanto alla evoluzione delle capacità di calcolo dei processori, c’è stata anche una
evoluzione straordinaria delle applicazioni software.
Per l’ultima parte relativa allo spazio telematico, possiamo citare alcuni siti web, come quello di
Forest Research, che si occupa di ricerche sulle tecnologie; quello del Gate Group Interactiv: si
occupa di team management; e quello di International data Corporation, sulla informazione e nuove
tecnologie.
Posso consigliare, sempre per la evoluzione della comunicazione e delle nuove tecnologie anche il
sito di Nòema, che si occupa delle relazioni tra tecnologie e società.
Dunque vi rinnovo l’invito di andare a vedere il sito Internet del corso e vi ringrazio dell’attenzione.

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Lezione 8. ipertinenza. l'intelligenza dei motori di ricerca.
Pertinenza deriva da appartenere; ipertinenza (neologismo coniato da de Kerckhove) significa la
pertinenza delle domande e delle risposte I livelli di pertinenza. ciò che ci appartiene. Si tratta della
domanda tanto quanto delle risposte. impertinenza è quello che non c'entra.La risporsa che non ha
nessun rapporto con la domanda La qualità dell'ipertinenza è una qualità specifica. Innanzitutto
precisione della domanda o della risorsa. Il rapporto con la domanda è un rapporto di giusta
connessione. Per una cosa appropriata al tempo opportuno con un contesto riconosciuto e con
intuizione.l'ipertinenza si applica alla parete perché la pertinenza non deriva più dalla rapporto uno
con altro ma dal rapporto da una domanda a una risposta nell'ambiente generale della conoscenza.
Nel senso che la pertinenza si crea sul momento e si sviluppa nell'interazione con la rete e questo fa
sì che la qualità della ipertinenza sia tutto già detto, però basato su un'enorme quantità di dati, il
contenuto del Web cresce ogni secondo. questa domanda viene fatta in tempo reale, viene da fonti
sempre diverse, che possono essere testi e immagini video brani musicali, con una aggiustamento
sempre più preciso, di questo dialogo che facciamo con la rete. Vi sono diversi motori di ricerca,
collettivi, i individuali per una scienza specifica, matematiche, la ricerca di un volo per un aereo, ci
sono quelle che fanno alla ricerca point to point, vi è anche una gerarchia nell'oggetto di ricerca, la
generazione precedente tramite Google per esempio è quella delle risposte valutate nel senso che un
ordine di risposte non è più una cosa gerarchica. vi sono motori di ricerca di nuova generazione e
sono quelli che sono sociali oggetti di taggati, dare cioè una indice specifico dato ad un oggetto
potenzialmente di ricerca che fornisce direttamente l'accesso a tutti gli oggetti taggati sullo stesso
modulo. Dà all'individuo utente la possibilità di marcare dentro la sua ricerca personale le cose che
gli interessa è di mettere a disposizione del pubblico, è un modo di condividere l'intelligenza la
ricerca e la conoscenza che altrimenti non si potrebbe fare che con questa forma ipertestuale della
rete. Configurazione di motori condivisi. il social bookmarking che proviene specificamente dal
principio di tag, che serve a capire meglio come interesse individuale di ciascuno di noi una volta
che abbiamo dato il permesso di distribuire questa conoscenza infatti è disponibile a tutti. Esempio
del motore di ricerca. utente che fa uso di explorer, mozilla ecc con la richiesta che va verso indice
invertito nel senso che ciascuna della domanda va verso una parola chiave, questa parola chiave va
verso il Web che ha un artiglio il Crawler, spider si chiama, di materiale dentro il Web, porta
all'indice che torna la risposta all'utente. È una circolarità molto veloce che fornisce in tempo reale
la risposta nel motore di ricerca classico. Però siamo oggi passando da un modello tipicamente di
Yahoo, fondato su un modello di categorie classificazione era necessario inserire le cose dentro le
banche dati era obbligatorio creare categorie predeterminate. Questo modello è stato superato da un
Google che ha capito una cosa importante e cioè come possibile dare un'identità individuale a
ciascun oggetto e un riferimento diretto, indirizzo specifico a ciascun oggetto non è più necessario
classificare o tre classificare gli oggetti infatti dicono gli esperti del motore di ricerca che più c'è
disordine sulla rete più è facile l'organizzazione dei motori di ricerca. Sembra paradossale ma è
così. Per esempio il famoso deweydecimal, Dewey ha creato una quantità limitata di categorie
fondamentali per classificare l'interno della biblioteca oggetti fisici che hanno ciascuno un posto
specifico all'interno della biblioteca stessa, però si vede che ciascuna di queste classificazione e
questo si chiama cyberdewey, vuol dire che dewey è applicato nel modello yahoo alla rete. vuol dire
che tutte le letterature o americano o inglese o tedesche non c'entrano.non abbiamo più bisogno
delle categorie . shirky ha creato un organigramma basato sul principio gerarchico classico,
superato però la storia della gerarchia del Word comincia la gerarchia classica. il Web ha dato la
possibilità di fare del legame tra i diversi punti, con multi links, e adesso la situazione di Google da
seguire è di non tenere più della gerarchia ma solo dell'interazione tra i vari oggetti.che corrisponde
al modo di funzionare del nostro cervello. Passiamo dalla gerarchia dell'editore alla gerarchia
dell'utente. È l'utente che crea l'ordine è l'utente che ha bisogno delle cose dentro quest'ordine
generale.

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Eterogeneità degli oggetti. Forme digitali sistemi interattivi e abbiamo una varietà spettacolare di
motori di ricerca specifici che hanno anche una interattività. Nel 94 era possibile cliccare in
ciascuno dei paesi del mondo e aprire per trovare un'informazione,1 pagina Web del che
corrispondeva letteralmente ai posti oggetto di ricerca. il passo successivo è quello di mapquest che
da possibilità di andare dentro la città. c'è quindi un raffinamento della ricerca geografica. la
thinkmap, è un'altra variazione totalmente diversa di motore di ricerca,1 motore di ricerca
associativo un po' come il dizionario dei sinonimi ma molto più preciso nel senso che fornisce
subito di scrivere una parola su 50.000 e di vedere questa parola con tutte le cose che vengono
intorno. Per esempio la parola interpret, dalla possibilità di vedere tutte le parole che sono
vicinerepresent read explicate ecc se clicco explain che prende la posizione centrale e anche qui
trovo say, state excuse ecc,.e così via. È anche possibile udire la parola. Un dizionario totalmente
flessibile e incredibilmente utile. Un altro tipo di sistema è quello di Kartoo è diverso da Google
perché se non conosci bene il contesto esatto del nome di una persona, è possibile andare su Kartoo
nel quale sono a disposizione dei siti che sono letteralmente esplorativi della persona un
raffinamento particolare. Google da un rapporto statistico della pertinenza dell'oggetto di ricerca sul
piano di quante persone hanno fatto la scelta di questo link. e ancora Grokking, grokker, che è una
combinazione tra il cartoon della funzionalità di Google quella della priorità di interesse. se per
esempio cerchiamo maria garito, troviamo dei disegni nei quali in ognuno possiamo scegliere se
cercare notizie generali o più specifiche.e cliccando su ciascun disegno possiamo individuare
risvolti sempre più dettagliati. Grokker visualizza graficamente migliaia di risultati di una ricerca
utilizzando una mappa grafica divisa in categorie organizzate intuitivamente così da consentire di
esplorare e scoprire alla rete quando non sia chiaro l'oggetto della ricerca, o di trovare più
rapidamente quello che si cerca. È possibile anche filtrare i risultati gettare via quello che non serve
riorganizzare il resto a proprio piacimento e infine salvare la mappa o condividerla. È come avere
migliaia di segnalibri in un singolo file. La prossima generazione dei motori di ricerca. È molto più
specializzato è personalizzato con gruppo di utenti particolari che fanno uso di queste tag particolari
che danno la possibilità di trovare le cose che interessano ciascuno individualmente anno domini
specifici. Evolutivi ciioè si impara con l'uso. E integrazione della ricerca della navigazione e della
raccomandazione. Un'integrazione che da sempre più pertinenza al lavoro. Il paradigma di ricerca
collaborativa tra il server è la rete il cliente. Esempio. L'user fa la domanda e c'è un agente che
personalizza la ricerca, crea un modello dell'utente e scopre il contesto della ricerca, cerca queste
formazione all'interno di una banca dati già all'interno della computer dell'utente. Va nella parte
server side che fa funzionare motore di ricerca dentro il mondo e si trova una specificazione sempre
più raffinata e il personalized agent, impara a trovare sempre più risorse, e per essere certo che non
manchino delle cose che si potrebbe dire che sono un ordine di priorità. Per esempio andando su
Google news è possibile personalizzare le pagina per poi scegliere le pagine del mondo dell'Italia
dell'economia dello sport del meteo, che invece di far leggere un sacco di cose che non sono
pertinenti che portano direttamente alla cosa che ci interessa. Mi dà la possibilità di andare ancora
più avanti dentro un mondo della personalizzazione della ricerca dentro il Web generale, che era il
devon think, che si occupa esclusivamente del contenuto del suo computer.un sistema di ricerca
dentro la tua memoria.
lo screttore tipico Net Gen. screttore perché il nostro rapporto con uno schermo, non è più una
lettura è una lettura è anche che era una parte di scrittura. Si combina la scrittura e la lettura, dentro
il processo della ricerca e della lettura on line. lo scrittore tipico oggi non pensano più di andare in
boblioteca ma vanno direttamente a google per trovare la risposta alla loro richiesta, anche perché è
Google è molto più pertinente. Che non la biblioteca. questa generazione di studenti e cresciuta con
computer e videogiochi e conosce bene l'ambiente multimediale. non hanno bisogno di manuale,
improvvisano sul momento. Generalmente lavora nel gruppo, fanno multitasking, e sampling. cioè
trovano le cose nel computer. Google è l'opposto alla biblioteca. Gli studenti della net gen,

54
intendono lo spazio aperto del Word come il loro proprio universo di informazione. preferiscono
generalmente alla ricerca globale di Google ad altri modi come quello della biblioteca più
complessa ma anche più impegnativa. Spesso trovano le risorse della biblioteca difficile da capire
da soli e non sono disposti neanche interessati a recepire istruzione formale. Preferiscono fare uso
del semplice però immediato o google. c'è da chiedersi se la schermo ucciderà il libro. ci sono delle
strategie delle biblioteche per cercare di attirare le persone. la biblioteca americana sta cercando di
cambiare il suo modello di invito agli studenti creando delle condizione alla Chapters, una grande
catena libraria, nella quale troviamo delle sedie molto confortevoli un bar, un salotto per evitare alla
gente ad acquistare libri. Così come adesso la biblioteca cerca di fare la stessa strategia. Adattare le
nuove modalità di ricerca nelle biblioteche. collaborazione tra docenti e biblioteca.creare nella
biblioteca un centro di ricerca specifico punto di incontro e di riflessione con la gente. si torna dalla
forza centripeta a quella centrifuga, la biblioteca va verso un sistema di distribuzione e di
espansione del sapere verso l'esterno.la biblioteca deve riuscire a soffermarsi sulla conoscenza che
ha oggi è sempre più veloce, dinamica.

Benvenuti a questa nuova lezione del nettuno sull’Ipertinenza, l’intelligenza dei


motori di ricerca.
Ho creato questa nuova parola, neologismo, per dare testimonianza al fatto che
il nostro rapporto con il sapere con la conoscenza sta cambiando con la rete in
un modo mai visto fino a questo punto, siamo veramente ad un momento di
crescita dei motori di ricerca che divengono strumenti indispensabili per la
nostra vita quotidiana quando siamo nella rete.
Ho scoperto questa parola dalla sua origine etimologica che è per-tenerene,
appartenere, si tratta delle domande tanto quanto delle risposte, nel senso che
la pertinenza generalmente è nella risposta ma anche la pertinenza della
domanda c’entra in questo mondo delle ricerche che affrontiamo adesso.
L’impertinenza è quello che non c’entra, la risposta che non ha nulla a che
vedere con la domanda, o quando la domanda non ha nulla a che vedere con il
contesto.

La qualità dell’ipertinenza è una qualità specifica, innanzitutto di precisione.


Ha un rapporto con la domanda, una connessione giusta, per una cosa
appropriata,
al tempo opportuno, con un contesto riconosciuto e anche con una intuizione.
L ipertinenza è un concetto che si applica più alla rete, non solo perché la rete
è ipertestuale, ma anche perché la pertinenza non viene più dal rapporto di un
punto con un altro ma dal rapporto tra una domanda ed una risposta. Nel senso
che la pertinenza si crea sul momento e si sviluppa con l’interazione con la rete e
questo fa si che la qualità della pertinenza sia basata su una enorme quantità di
dati, è sempre una sfida enorme per trovare strumenti che trovano il punto giusto,
si fa questa domanda in tempo reale, talmente reale che ad esempio google dà
anche il tempo impiegato per dare una risposta, viene da fonti sempre diverse, che
possono essere testi, immagini, video, brani musicali, qualsiasi cosa in forma
digitale.
Un aggiustamento sempre costante, che viene da questo dialogo che facciamo con
la rete e con il nostro motore di ricerca.
Di che si tratta ? c è già una varietà abbastanza forte di motori di ricerca:
 collettivi, che fanno un lavoro su tutta la rete nello stesso momento

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 individuali, per una scienza specifica, ad esempio la matematica, l’oggetto di
commercio, la prenotazione di un volo per un aereo, ci sono motori generali
e motori individuali
 ci sono motori che fanno ricerca punto a punto
 c è anche una gerarchia negli oggetti di ricerca e i motori studiano questa
gerarchia
 però la generazione più recente che viene con google per esempio è quella
delle risposte valutate, nel senso che un ordine di risposte non è più una
cosa gerarchica ma una cosa che possiamo infatti studiare subito.
 ci sono motori di ricerca di un nuovo genere che sono quelli che sono
‘sociali’, vuol dire che sono oggetti di ‘taggamento’, dalla parola tag vuol
dire dare un indice, un micro link, un micro legame, un indice specifico dato
ad un oggetto che è potenzialmente di ricerca, che dà immediatamente
accesso a quello e a tutti oggetti di ricerca che sono ‘taggati’ allo stesso
modo. E' una forma molto interessante, perché dà modo all’utente
individuale della rete di marcare dentro la sua ricerca personale le cose che
lo interessano e di mettere a disposizione del pubblico la configurazione
molto specifica della sua ricerca. E' un modo di condividere anche la
conoscenza e la ricerca che non si può fare se non con questa forma
ipertestuale della rete.
Configurazione di motori condivisi
 E il social bookmarking, che deriva dal tagging, di cui parleremo più avanti,
per capire meglio come l’interesse individuale di ciascuno di noi, una volta
che abbiamo dato il permesso di distribuire questa conoscenza, viene
all’utilità di tutti.

Modelli dei motori di ricerca

L’utente, che fa uso di explorer, mozzilla, netscape, con la richiesta che va verso
questo indice invertito, nel senso che ciascuna domanda va verso una parola
chiave e questa parola chiave va verso il web, che ha un ‘ragno’/’crawler’, il quale
trova tutta le cose che sono dentro il web, porta all’indice che torna e dà la
risposta.
Vuol dire che c’è questo circolo molto veloce che dà, in un tempo praticamente
reale, la risposta nel motore di ricerca classico.
Però oggi stiamo per passare da un modello che è tipicamente quello di yahoo,
(creato da jerry yang) a quello di google. Vi ricordo che yahoo è stato un momento
molto importante nello sviluppo del web, perché è stato possibile creare un proprio
cammino all’interno di questo mondo sempre crescente di dati.
Però yahoo era fatto ancora su un modello di categorie, di classificazione, voleva

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dire che c’era prima da inserire le cose dentro la ricerca o dentro la banca dati,
c’era l’obbligo di creare categorie predeterminate. E questo modello è adesso
superato da quello di google.
Google ha capito una cosa importante, che è possibile dare una identità
individuale a ciascuno degli oggetti e un riferimento diretto, praticamente il
random access, e non è più necessario classificare o preclassificare gli oggetti.
Sembra paradossale, ma gli esperti di motori di ricerca dicono che più disordine c'è
in rete e più è facile il compito dei motori di ricerca.
Per esempio il famoso genio americano pedagogico Dewey, che ha creato il dewey
decimal, un sistema di classificazione che è ancora usato nelle biblioteche.
Dewey ha creato una quantità limitata di categorie fondamentali per fare una
classificazione in una biblioteca di oggetti fisici, i libri.
Lo stesso modello è applicato alla rete: il cyber dewey: Si vedono qui le varie
categorie, computer, letteratura, inglese, francese etc….
Vuol dire ad esempio che tutte le letterature che non sono preclassificate vanno a
finire nel cosiddetto miscellaneus.
David Weinberger il famoso pensatore della rete ha creato questa espressione per
descrivere la rete, dicendo che qui ‘Tutto è Miscellaneo’, intendendo che nulla è
classificato nel momento in cui viene inserito in rete.

Dalle categorie, e da clay shirky, un altro genio della conoscenza del web e del
lavoro collaborativo ha creato questo disegno del principio gerarchico classico,
superato, ma la storia del web inizia con la gerarchia classica, che è letteralmente
dall'alto verso il basso.

Il web ha dato la possibilità di fare legami tra diversi punti, trasversali e laterali,
con multi-link, una interazione tra tutti i punti invece di essere una interazione solo
verticale ce n è una anche orizzontale.
E adesso con google e con la ricerca attuale è di non tenere più conto della
gerarchia ma della relazione tra i vari oggetti, una scoperta che io penso molto
interessante ed anche una scoperta che io credo corrisponde anche alla maniera di
ragionare del nostro cervello.

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Oggi stiamo andando dalla gerarchia dell’editore, del direttore della collana, del
classificatore, del dewey del senso, alla gerarchia dell’utente.
È l'utente che crea l'ordine, è l'utente che ha bisogno delle cose in questo ordine
generale.

Eterogeneità degli oggetti


Allora siamo difronte ad una eterogeneità totale degli oggetti.
Vediamo qui ad esempio ologrammi, forme digitali, sistemi interattivi etc
E abbiamo una varietà spettacolare di motori di ricerca specifici che hanno anche
una interattività.
Virtual turist
Questo è un motore abbastanza vecchio, iniziato praticamente sei mesi dopo
l'invenzione di yahoo, era già possibile fare il giro del mondo, nel 94-95, era
possibile clikare su ciascuno di questi paesi e di trovare una informazione, una
pagina web che corrispondeva ai posti sulla mappa, studiati o oggetti di ricerca.
Ma virtual tourist è già anziano, il passo più avanti è quello per esempio di:
map quest, che da la possibilità di clickare sulla città, ma anche di dare un
indirizzo nel sistema e di trovare dal punto di partenza a quello di arrivo tutte le
tappe per arrivare con la macchina e anche con i trasporti pubblici, vuol dire che c
è un raffinamento abbastanza spettacolare della ricerca geografica, per dir nulla
della telegeografia, del clima etc.
ThinkMap
è un’altra variazione completamente diversa di ricerca,
è un po’ come il dizionario dei sinonimi ma molto più raffinato, nel senso che da la
possibilità di scrivere una parola su 50.000 e di vedere questa parola arrivando con
tutte le cose che vengono intorno.

per esempio (on line) la parola interpret dà la possibilità di vedere tutte le parole
che sono vicine, render, ripresent, read, understand, explain etc..
bene se voglio vedere la continuazione di explain, dopo aver visto che explain e
interpret sono vicine,
clicco su explain e la parola prende il posto centrale nella mappa e escono le
parole che sono a lei vicina
excuse ad esempio; se clicco si mette al centro e viene con le sue parole limitrofe
è anche possibile sentire la parola, se si vuole imparare l’inglese se ne può sentire
la pronuncia
e qua si possono anche fare tutti gli elenchi delle parole che sono uscite, nomi,
aggettivi, verbi…
un dizionario estremamente flessibile quindi ed anche molto bello da vedere

Kartoo,

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Questa è una variazione ancora sullo stesso programma

un motore di ricerca molto diverso da google ma molto utile perché se non conosci
bene ad esempio il contesto della cosa che stai cercando ti può aiutare.
Tu ad esempio stai cercando un nome, diciamo Giovanni Campana, è un nome
molto comune e tu stai cercando un giovanni campana che fa il chimico o che è
professore di fisica, non sai esattamente se si tratta di fisica o chimica, è possibile
andare su kartoo, fa esempio on-line, io personalmente conosco solo uno studente
che si chiama giovanni campana, che era a Toronto, forse ora è divenuto molto
famoso, vediamo.
Ecco che compaiono alcuni risultati alcuni dei quali connessi tra di loro e andando
con il mouse su ciascuno mi da le caratteristiche di quel giovanni campana di cui si
parla in quel gruppo di siti
Posso dare poi più specifiche alla ricerca, per esempio se penso che questo gruppo
riguarda il giovanni campana che cerco posso clickare e mi viene fuori un
raffinamento della ricerca.
È un modo diverso da google perché google mi da una gerarchia basata su quante
persone hanno creato una connessione tra due documenti, mentre questo mi da
tutti i contesti in cui si trovano le pagine trovate.
Troviamo ora una novità abbastanza spettacolare che si chiama Grokker.
Grokker è una combinazione tra le funzionalità di kartoo, quelle del contesto
specifico, e la funzionalità di google, quella della pertinenza media distribuita
dentro gli utenti della rete.
Clickiamo su grokker (esempi on-line)
Per esempio prendiamo adesso qualcuno che conosco, prendiamo una persona che
conosco che è la direttrice di nettuno che è Maria Amata Garito. Grokkiamo Maria
Amata Garito e vediamo,
prima sappiamo già che è un professore, speciale università, general director del
nettuno, si tratta di formazione, si tratta dell’insegnamento e andiamo su ciascuno
di questi piccoli punti e abbiamo informazioni su cosa succede sul lavoro di garito,
università, formazione, mercato del lavoro, università ovunque
e possiamo anche clickare su ciascuno di questi ed avere un zoom che dà risultati
più avanzati e ciascuno poi compare al lato con l'anteprima della pagina; è
davvero una novità che dal mio punto di vista è stupenda
andiamo ora a vedere cosa fa esattamente grokker
grokker visualizza graficamente migliaia di risultati di una ricerca utilizzando una
mappa grafica divisa in categorie organizzate intuitivamente così da consentire di
esplorare e scoprire la rete quando non si ha chiaro l’oggetto della ricerca questa
parte corrisponde alla dinamica di kartoo, o di trovare più rapidamente quello che

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si cerca.
E’ possibile anche filtrare i risultati, gettare via quello che non serve, riorganizzare
il resto a proprio piacimento e infine salvare la mappa o condividerla.
È come avere migliaia di segnalibri in un singolo file.
Un altro esempio rapidamente su Barcellona, che dà appartamenti, alberghi,
percorsi, informazioni sulla spagna. Provate voi con il vostro nome per esempio per
vedere cosa succede.
Io l'ho provato con il mio ed ero stupito di trovare rapidamente tutte le cose che
riguardano la mia vita pubblica. Grazie a dio non è indiscreto, ma parla veramente
delle cose che hanno un rapporto con le cose che si mettono in rete.
Vediamo la prossima generazione dei motori di ricerca, più
specializzati/personalizzati
con gruppi di utenti particolari, che fanno uso di questo tagging di cui ho parlato e
che danno la possibilità di trovare le cose che interessano ciascuno
individualmente, hanno domini specifici, in generi
evolutivi (che imparano con l'uso) è molto interessante il fatto che il motore di
ricerca, come il tuo computer, impara a conoscere i tipi di orientamenti e le zone
che ti interessano e imparano con l uso
integrazione della ricerca, della navigazione e della raccomandazione, che si
chiama in inglese il filtering vuol dire una integrazione che dà sempre più
pertinenza al tuo lavoro.
Paradigma di ricerca collaborativo tra l’utente e la rete.

Questo è un disegno (slide) che mostra questa dimensione, a destra abbiamo la


parte dell’user, e tra la domanda, fatta dall'user, c'è prima di tutto un agente che
personalizza la ricerca, crea un modello dell'utente . crea o scopre il contesto della
ricerca, tira fuori questa informazione da una banca dati che si trova già dentro il
computer dell'utente, va nella parte ‘server-side’ che fa funzionare il motore di
ricerca dentro il mondo e riporta una specificazione che è sempre più raffinata,
impara questo agente personalizzato, e per essere certo che non mancano le cose
che potrebbero interessare, c è un ordine di priorità, prima seconda terza e così via
Questo è un piccolo esempio di personalizzazione del mondo di google, i giornalisti
o i ricercatori ad esempio che hanno bisogno di notizie di giornali di ciascuna ora o
ciascun giorno, trovano su google una personalizzazione, in cui possono scegliere
una prima pagina che parli del mondo o dell'Italia o dell'economia o della scienza,
C'è tutto un sistema di scelta che invece di fare leggere un sacco di cose che non
sono pertinenti ti porta direttamente cose che riguardano la tua ricerca o il tuo
piacere di lettura; questo è interessante perché mi dà la possibilità di andare più
avanti ancora, il mondo della personalizzazione della ricerca dentro al web in
generale, porta adesso ad un'altra cosa, che si trova già in una cosa chiamata

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GoogleDesk che però è meno efficace di questa, ed è un programma che si
chiama DevonThink.
Il devon think è il motore di ricerca talmente personalizzato che infatti si occupa
solamente del contenuto del tuo computer.
Dopo dieci anni di uso del tuo computer e di trasferimento di materiale dalla
memoria di un vecchio computer ad un nuovo, tutto il capitale di conoscenza
inserito negli anni nella memoria dei tuoi computer senza alcun ordine di solito,
una persona su cento ha l'abitudine di suddividere in categorie tutto ciò che finisce
nel proprio computer per poi trovare l'informazione dopo negli anni.
DevonThink ti da una flessibilità spettacolare, la regola di questo programma è
praticamente quella di David Weinberger, che dice a proposto della rete ‘Leave it
messy’ ‘lasciala in disordine’, tu fai con le parole chiave le cose che hai bisogno di
trovare e DevonThink ha una decina di strategie diverse, che tu non vedi e che ti
danno, anche se la parola chiave non si trova nei documenti trovati, DevonThink sa
tirare dal contesto quello che avrebbe rapporto con quella parola chiave.
Vuol dire infatti un sistema di ricerca dentro la tua memoria esteriorizzata che
funziona con la stessa flessibilità, la stessa velocità e intelligenza che si trova nel
tuo proprio cervello.
DevonThink è veramente un passo in avanti.
Però detto questo dove andiamo nel mondo dell'uso quotidiano dei motori di
ricerca ?
Questa è una pagina di DT che c’entra anche con la problematica delle immagini
(slide), ha anche una strategia per identificare la forma delle cose. È minimale,
funziona meno delle parole questo è normale, ma sa trovare alcune informazioni
all'interno delle immagini, per trovare le cose che hanno rapporto con la tua
richiesta.
Ho inventato questa parola Screttore , perché alla fine il nostro rapporto con lo
schermo e con la conoscenza disponibile sulla rete, ma anche dentro il nostro
computer, questo rapporto non è più una vera e propria lettura, ma è una lettura
che ha una componente di scrittura.
Ho creato screttore per dire che si combinano queste due attività nel processo
della ricerca e della lettura on-line, o della lettura sull schermo in genere.
Si vede ora che lo screttore tipico, di quella che si chiama la net generation, questi
ragazzi che sono nati nel periodo di sviluppo del calcolatore, oggi non pensano più
di andare alla biblioteca, vanno direttamente a google o sulla rete per trovare la
risposta alla loro richiesta.
E pensano infatti che google è molto più pertinente dello sforzo di arrivare a piede
nel posto in cui si potrebbe trovare il libro, questa generazione di studenti è
cresciuta con computer e videogiochi e conosce bene l’ambiente multimediale, già
è attrezzata e conosce il rapporto con la macchina.
Non hanno bisogno di manuale, improvvisano sul momento. È molto difficile far
leggere un manuale, l’idea è di provare la cosa. Questo è lo screttore, una persona
che generalmente non legge le cose ma ci si applica praticamente sopra.
Generalmente lavorano in gruppi.
Fanno multitasking, sono capaci di fare il lavoro , vedere la tv, aspettare la cucina
e tutte le altre cose da fare insieme.
E fanno anche sampling. Io sono professore che difende gli studenti che vanno
sulla rete che prendono e copiano e incollano, perché io penso che all'esame se
non è capace di spiegare le cose che mi ha presentato vuol dire che ha
semplicemente fatto una barzelletta e non conta.
Però se è capace di dire ho trovato queste cose sulla rete e le trovo pertinenti, e le
ha prese in rete perché le ha trovate molto più velocemente che ad esempio

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aspettare che un articolo fosse pubblicato, se lo studente mi fa capire che lui o lei
ha capito molto bene la cosa di cui si tratta, allora perché no è un modo di ricerca
che corrisponde agli strumenti del momento, ed a una pedagogia nuova.

Google però rappresenta una forma di minaccia alla bibilioteca.


Gli studenti della ‘net gen’ intendono lo spazio aperto del web come il loro proprio
universo d’informazione, non più quello della biblioteca.
Preferiscono generalmente la ricerca globale di google ad altri modi come quello
della biblioteca, più complessa ma anche più impegnativa.
Spesso trovano le risorse della biblioteca difficili da capire da soli, e non sono
disposti e neanche interessati a recepire istruzioni formali. Preferiscono far uso del
semplice però immediato google.
Allora la domanda è sempre questa.
Lo schermo ucciderà il libro ?
Si vede adesso che in alcune città dell'America del nord c è un problema vero, una
sfida alla biblioteca, che è la desertificazione delle stanza di lettura.
Ci sono strategie delle biblioteche.
Io ho passato sei mesi nella biblioteca del congresso a Washington, al Kluger
Center e ho visto lì, le strategie molto intelligenti di come far venire in questa
biblioteca, che è bellissima, un posto che solo per vederlo è meraviglioso, anche
dal punto semplicemente turistico.
Il problema della biblioteca secondo me è che non puoi andare negli scaffali, hai
bisogno di aspettare che qualcuno ti porti il libro. Ma allora questa è una sfida
vera, perché se sei davanti ad uno schermo e hai bisogno di una cosa e la puoi
avere subito con il rapporto con la tastiera, è molto diverso che andare alla più
bella biblioteca del mondo e dire per favore portami questo libro, e aspettare
5/20/30 minuti chi lo sa. Però è lo stesso tra l’immediatezza di google e dei motori
di ricerca e l’aspettare c è un problema chiaro.
Però la biblioteca americana sta cambiando il suo modello di invito agli studenti o
agli utenti in generale. Condizioni di invito che io dico alla Charter, che è una
catena di librerie del nord america, che ha una caffetteria, come fosse un libercafé
invece di un internetcafé, le sedie sono comode, e le persone possono rimanere e
leggere i libri, e quando sono soddisfatti possono comprarlo.
L idea è di dare una condizione bella per le persone per provare i libri.
Adesso le biblioteche stanno attuando la stessa strategia.
Ci sono ad esempio biblioteche delle università americane che hanno uno
spettacolo naturale che si può vedere dalle finestre, in università americane come
Cornel, Itacha che è in un bel posto, invitano la gente a sedersi davanti ad un bello
spettacolo naturale con il libro in mano.
Adattare anche alla nuove modalità di ricerca.
Le biblioteche adesso hanno un grande accesso, google ha parlato adesso di
collaborare con le biblioteche per digitalizzare 15 milioni di libri, che non è poco, c
è un rapporto adesso tra il mondo del libro e il mondo della rete.
Collaborazione anche tra i docenti e i bibliotecari.
Nel senso che i docenti senza creare necessariamente categorie, sono in grado di
creare ambiti di ricerche specifiche che corrispondono al loro ambito di ricerca e la
collaborazione tra i professori e i bibliotecari è molto fruttuosa.
Creare nella biblioteca un centro di ricerca specifico.
Un punto di incontro e di riflessione per le persone.
La biblioteca che passa dal mondo dello spazio a quello del cyberspazio, passa
dalla tendenza centripeta, dove tutto il sapere viene portato dentro il posto
specifico, a un mondo centrifugo dove la biblioteca diviene anche un sistema di

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distribuzione e di espansione del sapere.
Tutta questa roba mi fa sempre riflettere sulla dinamica della velocità del
movimento del sapere.
È interessante considerare la storia del sapere nella cultura tribale, dove si ripete
la conoscenza già verificata nella storia e l’esperienza della cultura tribale dove
l'innovazione è considerata come una cosa pericolosa e dove la distribuzione del
sapere fuori del contesto tribale non si fa. Contrariamente alla cultura del libro, che
porta un sapere conosciuto in un momento ad un momento dopo, e distribuisce il
sapere, e fa anche come accelerazione spettacolare della conoscenza.
Una accelerazione e redistribuzione della conoscenza tra la gente.
Adesso che siamo tutti immersi dentro un mondo di conoscenza con cui abbiamo
un rapporto sempre più diretto, questo random access di cui ho già parlato, che è
una condizione della conoscenza elettronica, l’accesso casuale immediato e
ipertestuale ad una cosa. Adesso la biblioteca e il libro divengono non più, non
hanno più la stessa dinamica di accelerazione ma una dinamica, contrariamente,
di decelerazione del sapere. Non vuol dire che sappiamo meno, ma vuol dire che
nel corso di una conoscenza sempre cangiante e sempre più veloce, abbiamo
bisogno di tornare verso l’interno, di riflettere e di rallentare la conoscenza, di
approfondirla.
La biblioteca, il punto fisico, la parte materiale del sapere diviene come un modo di
riflettere all’interno, riprende a livello collettivo il ruolo del libro a livello
individuale, di raffinare e precisare una identità che è creata dalla conoscenza
libresca.
Abbiamo detto almeno una parte delle cose pertinenti sulla rete, vi ringrazio
dell’attenzione

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Lezione 9 sviluppare un nuovo modello pedagogico.
Sviluppare un nuovo modello pedagogico perché la tecnologia modifica il rapporto tra studente e
insegnante. Fino ad ora si parlava di apprendimento alfabetizzato, che supporta a principalmente il
principio di lettura privata, e silenziosa: privata poiché ci si ritira nella propria stanza-biblioteca,
una chiusura silenziosa su di sé; è anche una forma individualizzata di insegnamento dove il
rapporto è tra l'insegnante e studente, in una classe anonima in cui gli studenti sono tra loro
separati , in cui l'insegnante si organizza per creare una selezione tra studenti creando competizione
tra studenti. Nel processo pedagogico attuale si sviluppano invece molte forme di collaborazione,
che vanno molto più avanti rispetto al modello classico di insegnamento.
Un fatto importante che si è verificato con il mondo del libro è l'apparizione della critica. Si dice
che il pensiero critico sia nato nelle prime Università, quando gli studenti avendo accesso ad un
libro o manoscritto, lo leggevano in fondo alla classe e verificavano quello che il professore diceva
con quello scritto nel testo. Questo non accadeva in oriente, dove il rapporto era molto più
rispettoso nei confronti del professore, ma in occidente con l'appropriazione del linguaggio gli
studenti cominciano a criticare non solo i contenuti dei testi ma anche il loro professore. Si assiste
ad un grande sviluppo della libertà di pensiero che crea un cambiamento fondamentale dentro la
problematica pedagogica del Rinascimento. Montaigne suggeriva che siccome l'informazione era
sempre più disponibile nei libri era meglio educare per una testa ben fatta piuttosto che una testa
ben piena.
Bisogna ricordare che a quel tempo la conoscenza si basava prevalentemente sulla memorizzazione
e per conoscere qualcosa si doveva incontrare personalmente un professore facendo anche molta
strada. Con il libro si rese possibile acquisire conoscenze più agevolmente. Dopo Gutenberg si
arriva ad una situazione in cui l'insegnamento è praticato prevalentemente dai gruppi religiosi come
i gesuiti: è una formazione professionale che conta molto sulla formazione individuale.
Oggi che abbiamo accesso ai contributi con la rete Web, siamo in corso di cambiamento delle basi
della conoscenza e delle basi dell'apprendimento. L'apprendimento elettronico mette insieme la
gente, traduce tutti i contenuti nel linguaggio 0-1 del codice binario, dà accesso ad una
informazione indiziale, nel senso che tutto è fatto a partire da indici, parole chiave, che danno
accesso alle loro definizioni, contesti, verso la conoscenza non più centrata sulla testa individuale di
ciascuno così com'era nel medioevo, ma nel senso di dare tecniche e strategie giuste di accesso alla
conoscenza.

Il mondo alfa contro l'opposto epsilon . alfa va per alfabeto epsilon per elettricità,

C'è un cambiamento molto forte dal mondo della carta dove la parola è fissa, dove il supporto è la
pagina del libro:
 alla pagina corrisponde lo schermo, un cambiamento fondamentale di rapporto alla parola.
 Testo statico verso la dinamica delle de l'immagine: La pagina, il testo pubblicato, sono

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l'unico posto dove la parola è fissa; per il resto e la parola è sempre in movimento, nel
pensiero, nella lingua parlata e anche sulla rete la parola è sempre in movimento. La staticità
del testo non è un difetto, l'assenza di interattività permette al lettore di avere più libertà
critica, di seguire un proprio percorso con gli occhi; in sostanza bisogna continuare a
pubblicare libri.
 Analogico verso digitale. Il libro è analogico perché ripete il contenuto dell'insegnamento La
forma digitale invece crea e ricrea sul momento, on demand.
 Frontale verso immersivo: è frontale nel libro, mentre è immersivo nel web, siamo noi stessi
il cursore che spostandosi entra e si fa strada tra i contenuti del web; una delle regole
dell'insegnamento attuale è di fare dei ragazzi motori di ricerca viventi.
 è chiaro che il mondo delle elettricità elettricità tende a virtualizzare il contenuto quanto il
mondo dell'alfabeto tende ad attualizzarlo.
 esplosivo contro implosivo, la conoscenza dentro il libro e la biblioteca si specializza in più
punti man non è accessibile nello stesso momento nello stesso punto e nello stesso luogo .
Esplosivo nel senso che la conoscenza si frammenta in pezzi e si distribuisce tutto attorno.
Nel Web nella rete, la conoscenza è implosiva, è sempre accessibile ovunque. è totalmente
inscritto verso una tendenza fondamentale della elettricità di portare la conoscenza
ovunque.
 astratta contro concreta. Nella scrittura l'informazione è astratta, pensiamo ai segni fonetici,
mentre è l'informazione con il multimedia è molto concreta in Internet, si risensorializza
 icona rappresentativa, contro icona come attore. Nel libro le icone sono rappresentazioni
grafiche; nello schermo l'icona svolge un ruolo da attore, compie un'azione dentro il mondo
della conoscenza.
 La cultura dell'alfabeto è totalmente internalizzata, al contrario della cultura multimediale è
molto e esternalizzata.

Da mente privata a mente connessa


C'è un cambiamento della mente dalla mente privata passiamo alla mente connessa

 individuale-gruppo: tanti corsi universitari si danno con blog, passiamo dall'accento messo
sul individuale all'accento sul gruppo, sul principio di collaborazione.
 Internalizzata e esternalizzata. (già vista)
 narrazione contro navigazione. La narrazione è il sistema utilizzato per dare una
spiegazione, ma nella ricerca della conoscenza attuale la navigazione viene prima che sulla
narrazione. La navigazione diventa più urgente la possibilità di andare da un punto all'altro
per aprirsi alla mente.
 La causalità contro la sampling. La causalità intesa come conoscenza nata perché ci sono
delle relazioni storiche, fisiche ecc. oggi dà luogo al sampling, cioè si semplifica perché si
prendono dei pezzi presi dal multimedia, pezzi che già funzionano, a onore del copia incolla.
 Da teorica a pratica: da tendenza puramente teorica, oggi si va verso il desiderio di praticità.
 il passaggio dal lineare all'ipertestuale, il lineare fa parte del mondo della narrazione: una
cosa dopo l'altra, l'ipertestuale fornisce un accesso simile al nostro pensiero, random

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permette simultaneamente di raggiungere contenuti disponibili nel data base.
 silenziosa contro semi orale. La lettura è silenziosa come abbiamo visto, La scrittura on line
gode invece della spontaneità che viene dalla oralità ma questa spontaneità e anche
archiviata.
 Riflessiva contro interattiva. Riflessiva nel senso che porta la conoscenza dentro alla
persona interattiva fa in modo che la conoscenza sia condivisa in rete.

Ambiguo status dell'ipertesto


Nell'ambiguo status dell'ipertesto è molto interessante capire come funziona l'ipertesto, per esempio
pensiamo alla lettura dell'oroscopo, la lettura dell'oroscopo ha qualcosa di comparabile all'ipertesto,
nel senso che per capire o per dare senso al messaggio Oracolare del nostro oroscopo quotidiano
devo legare il messaggio a fatti della mia vita (anche se è indirizzato a 300.000 persone). L'ipertesto
funziona allo stesso modo, fa derivare la ricerca.
 L'ipertesto è condiviso come discorso silente, spontaneo ma archiviato, privato ma fatto
pubblico nel senso che quando scriviamo le cose siamo sempre in una situazione che prima
di divenire pubblica deve passare per la pubblicazione. Sul mondo della rete la
pubblicazione è immediata ma è una comunicazione che viene dal privato. Il blog è un
esempio di pubblicazione semi privata ma è comunque immediatamente distribuita a
ciascuno.
 Il ipertesto è dominato dal testo, il testo continua a far dominare l'ipertesto però è un testo
elettronico e quindi il testo è è sopportato o per il corpo nell'oralità o per la carta nella
scrittura o per lo schermo con ipertesto e l'elettricità.
 Appare su uno schermo, apre finestre, con un approccio simultaneo di cose diverse.
 È navigabile dalla mano, introduce una sorta di dimensione tattile nei materiali del pensiero
è quasi come mettere la mano dentro il mondo della conoscenza.
 È basato solo i collegamenti.
La domanda è capire se lo schermo ucciderà la pagina. È possibile che lo schermo sostituisca il
libro

L'effetto multimedia.
Oggi le persone sono abituate ai videogiochi alla televisione, hanno necessità cioè di vedere la cosa
in una doppia modalità testualmente e nel mondo multimediale. per esempio prova dire il colore che
vedi e non il nome che leggi.

un'esperienza che è spiegata dal fatto che la parte analitica del cervello va in conflitto con la parte
visivo spaziale.
Richard Mayers ha fatto delle osservazioni a questo proposito.
1- rappresentazione multipla. L'immagine e parole sono meglio che le immagine da sole.
2- contiguità. mostra parole e immagini insieme, non separatamente.
3- divisa -attenzione: l'audio riproduce il testo della schermo.
4- differenze individuali: i processi precedenti influenzano le opinioni e le preferenze di stile del
discente.

La lettura on line. oggi leggiamo on line molte cose. pensiamo alla chat al forum al blog. Input e

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out put istantanei. click and drag. sampling prendere un pezzo di qua e uno di là.
Il neologismo screttura è più appropriato di scrittura quando siamo in rete. La lettura non è passiva,
ma adattata all'uso, al contesto si dice che è facile scrivere nel blog ma è molto difficile leggere un
blog. Lo screttore tipico è quello della net generation. una generazione di studenti che è cresciuta
con computer e videogiochi e conosce bene l'ambiente. Non hanno bisogno di manuale,
improvvisano sul momento. Tendono a lavorare in gruppo e a fare più cose nello stesso momento,
Multitasking, e a fare sampling.
Google è opposto alla biblioteca. Gli studenti della net generation, intendono lo spazio aperto del
web, come il loro proprio universo di informazione. preferiscono generalmente la ricerca globale di
Google ad altri modi come quello della biblioteca più complessa però anche più impegnativa.
Spesso trovano le risorse della biblioteca difficili da capire da soli e non sono disposti né interessati
a recepire l'istruzione formale. Preferiscono fare uso del semplice però responsivo Google, anche se
molti studenti stanno tornando al libro.

Per un nuovo modello pedagogico.


 Dal modello diffusore al modello rete dell'educazione. il modello diffusore, professore verso
studenti, non è più il modello principale.
 L'accento passa dalla memoria alla intelligenza. importantissimo oggi le è che gli esperti
sono distribuiti ovunque e hanno accesso ovunque.
 Ore di contatto: Dobbiamo combinare il faccia a faccia necessario per imparare senza un
minimo contatto tra professore studente ma anche tra studenti tra loro. Come minimo è
necessario almeno un 25% di contatti faccia a faccia.
 Formazione urgente allo sviluppo delle competenze., bisogna saper costruire le proprie
pagine, anche se ci sono per questo i webmasters.
 Oggi dobbiamo pensare che abbiamo una nuova penna, è elettronica, abbiamo molti
strumenti.
Il sondaggio di Ryerson: una delle quattro università di Toronto ha effettuato un sondaggio a 400
imprenditore richiedendo tramite 75 criteri quali qualità si aspettano dal loro lavoratore. Il primo
criterio è stato il teamwork, questo è molto importante: dare attenzione al lavoro di gruppo,
insegnarlo. Il secondo criterio come presentarsi, come abbigliarsi entrambe le cose non sono
insegnate a scuola. Il terzo criterio come fare un piano di lavoro. Solo al decimo posto avere
esperienza di rete.

La cognizione distribuita. anzichè considerare la cognizione come un fenomeno isolato che si


produce all'interno della testa, bisognerebbe vederla come un fenomeno distribuito che supera i
limiti della singola persona per comprendere il suo ambiente, i suoi strumenti, le sue interazioni
sociali e la sua cultura.
L'educazione deve essere centrata sullo studente vuol dire una crescente autonomia degli
studenti. Oggi esiste il pericolo inverso cioè che la cultura umanistica, generale, non sia
sufficientemente completa per riflettere e ripresentare la nostra memoria comune.
L'apprendimento senza fili l'apprendimento in linea, formazione permanente, connettività,
concorrenza e cooperazione simultanee.
il laboratorio di intelligenza connettiva servono a capire come passare dalla riflessione
individuale alla riflessione connettiva. come far lavorare insieme il gruppo come decentrare il
processo di pensiero. eliminare o ridurre l'impatto delle gerarchie di potere e di perizia. assegnare a
ciascuno un ruolo partecipante una responsabilità specifica.
Creare una situazione determinata dal compito da svolgere. Non si tratta di fare pura teoria ma
quando è necessario è importante fare una presentazione di una cosa reale della vita quotidiana.
Un'intervista sulla strada proprio per trovare un modo di applicazione alle forme teoriche.
All'interno del nostro nuovo modello pedagogico Norman dice che quando l'intelletto è strettamente

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legato al mondo, l'azione e la decisione possono avvenire nel contesto creato dall'ambiente fisico o
le strutture funzionano secondo l'intelligenza distribuita dando sollievo la memoria e alla riflessione
dell'essere umano.

Lezione 10

Co-costruzione della conoscenza, nuove tecnologie e costruzione di comunità: tre campi


interconnessi
Joost Lowyck
Docente alla Leuven University in Belgio e membro del “Centre of Instructional Psychology and
Technology”
Questo articolo è tratto dalla conferenza “Co-costruzione della conoscenza, nuove tecnologie e
costruzione di comunità: tre campi interconnessi” tenuta dal prof. Joost Lowyck a Roma nel
novembre 2005.
La conferenza riguarda tre argomenti diversi:
- la co-costruzione della conoscenza che significa come le persone possono costruire insieme
conoscenza
- le nuove tecnologie dell’ Information and Communication Technologies e come queste possono
supportare la costruzione della conoscenza
- la costruzione di comunità, come le persone si riunisce per supportare la cosostruzione di
conoscenza.

1. Società raplex: persone rapide e complesse come “lavoratori della conoscenza”


Probabilmente è interessante entrare un po’ più nel dettaglio di cosa può significare la cocostruzione
di conoscenza con le tecnologie.
La prima osservazione è che stiamo vivendo in una società raplex, questo significa che la società
diventa rapida e complessa allo stesso tempo. E cosa possiamo fare quando la società diventa rapida
e complessa simultaneamente? Non abbiamo possibilità di pianificare nel dettaglio quello che deve
essere fatto ma dobbiamo innalzare il livello di cooperazione e vedere come gli individui e i piccoli
gruppi di persone possono generare conoscenza per sopravvivere in questa società. Quindi
dobbiamo alzare lo sguardo ed entrare nei contesti degli individui e dei gruppi di individui per
capire di più il tema della co-costruzione della conoscenza.
Il secondo punto interessante è che i prodotti che noi realizzaimo in campi diversi non dipendono
solo dalla materia grezza ma dipendono principalmente dalla conoscenza intrinseca nel prodotto e
questa è la ragione per cui non parliamo più di impiegati o lavoratori ma di lavoratori della
conoscenza, persone che agiungono conoscenza nel prodotto che stanno facendo. E anche questo è
un campo altrettanto interessante.

2. Nuove teorie dell’apprendimento: (socio) costruttivismo. Knowledge management, sviluppo


e condivisione.
Stiamo assistendo a una variazione nelle teorie dell’apprendimento e parliamo di cosiddetto
“approccio socio-costruttivista”. Costruttivismo significa che le persone costruiscono conoscenza,
non ricevono solamente le informazioni, ma costruiscono attivamente conoscenza; essi sono, in

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altre parole, architetti della loro conoscenza. Questo è importante per capire l’approccio
costruttivista in cui lo studente è al centro del mondo e noi lo circondiamo con un ambiente di
apprendimento o, allo stesso modo, i lavoratori della conoscenza sono al centro e noi li circondiamo
con ambienti di apprendimento, ambienti di informazioni. C’è un piccolo spostamento: le persone
sono al centro dell’ambiente di apprendimento.

3. Aumento dell’uso delle ICT: interazione uomo-macchina-uomo; strumenti multipli di


comunicazione
Le teorie sul Knowledge Management stanno a significare che dobbiamo controllare i numeroso
gruppi di persone che generano, sviluppano e condividono conoscenza. Dobbiamo riunirli insieme
in sistemi più sostenibili e questo è ciò che significa knowledge management: è uno strumento
organizzativo per coordinare e stimolare la produzione di conoscenza.
Naturalmente c’è un altro elemento molto importante da mettere in campo, cioè l’aumento nell’uso
delle ICT (Information and Communication Technologies) che ha rappresentato uno spostamento
enorme nel novecento. Prima, all’inizio dello sviluppo dei personal computer, gli individui
lavoravano con i loro computer e con i software dei loro computer ed era un’attività molto
individuale. Grazie alle tecnologie di comunicazione gli esseri umani sono stati in grado di
aggiungere valore alla macchina e hanno potuto reagire a vicenda, così assistiamo in qualche modo
all’interazione triangolare uomo-macchina-uomo e più tardi vedremo che questa è una caratteristica
fondamentale delle nuove tecnologie.
E’ un po’ quello che Bork disse in una metafora, disse: “Non dobbiamo mettere l’intelligenza nei
computer, dobbiamo mettere l’intelligenza dove appartiene, vale a dire negli esseri umani”
La vostra esperienza, sono sicuro, sarà che non è possibile per sistemi di computer definire
totalmente l’interazione tra indiviui e apprendimento e conoscenza perche è così complessa e così
idiosincratica in qualche modo che abbiamo bisogno di altre persone che ci aiutino a trovare la
conoscenza che abbiamo e che riceviamo e di dare un feedback.
Dall’altra parte abbiamo strumenti multipli di comunicazione, non solo un sistema ma più sistemi
ibridi, misti e possiamo usare molte tecnologie interessanti per la co-costruzione della conoscenza
che illustreremo più avanti.

4. Conoscenza come dati? Informazionui? Sapere? Interazione ciclica informazione-


conoscenza-informazione
Un problema che dobbiamo risolvere prima di cominciare il tema della co-costruzione di
conoscenza è la definizione stessa di conoscenza. Cos’è la conoscenza?
Possiamo dire che esistono diverse conoscenze. Una riguarda i dati: i dati sono bits molto piccoli,
non significativi, per esempio sono figure o numeri e se cerchiamo di attribuirne un senso dobbiamo
raggrupparli, classificarli, metterli insieme in un contesto significativo in modo che i dati diventino
informazioni.
Le informazioni sono dati significatrvi classificati insieme. Ma le informazioni hanno una
caratteristica che è, in un certo senso, esterna; noi viviamo circondati da informazioni e quello che
dobbiamo fare è trasformare queste informazioni in conoscenza. Così la conoscenza è l’uso e lo
sviluppo individuale di conoscenza, ciò significa che dobbiamo elaborare le informazioni e il
processo di elaborazione delle informazioni diventa una delle capacità delle persone. Così quello
che viene dall’esterno viene portato dentro e trasformato in conoscenza. La conoscenza in sè si
trasforma in conoscenza e poi noi esternalizziamo la nostra conoscenza in informazioni. Così quello
che sto facendo ora è la mia conoscenza, che ho costruito usando molte informazioni intorno me,
che trasformo ora in informazioni che potete usare ance voi come inizio per costruire conoscenza
voi stessi. E’ un cerchio: informazioni - conoscenza – informazioni e così via, ed è molto
interessante analizzare questo punto di vista.

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5. Conoscenza: Esterna/Interna, Esplicita/Implicita (tacito), Dichiarativa/Procedural,
Condizionale
Naturalmente la conoscenza può essere di diversi tipi e ci sono diverse categorie di conoscenza.
Una differenziazione che piace agli autori come Nonaka e i suoi collaboratori è che ci sono varie
dimensioni nella conoscenza, per esempio si può avere “conoscenza esterna vs conoscenza
interna” la cui spiegazione è molto semplice perché la conoscenza esterna è qualcosa che è
disponibile all’esterno del proprio contesto, al di fuori della propria organizzazione mentre le
informazioni interne sono ciò che si possiede, per esempio la propria biblioteca a casa.
Un’altra differenziazione è “conoscenza esplicita vs conoscenza implicita”: la conosenza implicita
viene spesso chiamata conoscenza nascosta o tacita. La conoscenza esplicita e tutta la conoscenza
che abbiamo che è stata esteriorizzata e che è disponibile al fuori di una persona, mentre la
conoscenza tacita è la conoscenza che abbiamo in noi stessi e che probabilmente non abbiamo mai
reso esplicita ed è, in un certo senso, nascosta dentro di noi.
Questo genere di informazioni è molto importante; ad esempio tutte le persone esperte l’hanno e le
procedure che la maggior parte delle persone hanno consistono in conoscenza tacita. E’
interessante, ad esempio, osservare gli esperti: per un esperto è difficile riformulare i propri processi
perchè essi dicono sempre “è evidente che”, “non sai che” perché ciò che conoscono è automatico e
diventa difficile accedervi. Questo tipo di conoscneza tacita, conoscenza nascosta è una parte molto
importante della conoscenza.
Altre persone hanno fatto altre distinzioni altrettanto interessanti, per esempio Ryle nel 1935 ha
fatto una distinzione tra “sapere che” e “sapere come”; il primo sapere lo ha chiamato conoscenza
dichiarativa che rappresenta tutte le cose che sappiamo e che esistono, i fatti. Esistono poi altri tipi
di conoscenza, come il saper fare cioè la conoscenza procedurale, come dobbiamo fare qualcosa.
Questi sono due modi diversi di pensare la conoscenza.
Poi un terzo tipo è la conoscenza condizionale, significa che dobbiamo sapere “quando e perché” è
disponibile conoscenza e deve essere applicata. Per esempio se abbiamo un problema dobbiamo
sapere quale conoscenza procedurale dobbiamo attivare per risolvere quel problema
Conoscenza Conoscenza Conoscenza
interna esterna interna
esplicita esplicita tacita

Questa immagine rappresente una piccola descrizione delle combinazioni delle dimensioni della
conoscenza: sulla parte destra del cerchio c’è la conoscenza esterna esplicita. E’ facile capire che i
libri, le relazioni, gli addestramenti e anche le consulenze, per esempio, fanno parte della
conoscenza esplicita esterna, accessibile al di fuori della propria organizzazione, al di fuori del
proprio contesto. Sulla sinistra è rappresentata la conoscenza interna espicita, tutta la conoscenza
che c’è in una organizzazione che è stata resa esplicita ma non comunicata all’esterno. Nella parte
inferiore in blu scuro c’è la conoscenza interna implicita e là rimane molto lavoro da fare per
rendere più esplicita tutta la conoscenza tacita delle persone che lavorano in una organizzazione,
così chi svolge attività intellettuali deve comunicare la prorpia conoscenza tacita dopo che l’ha resa
esplicita. Così si vede l’intero processo, il ciclo che fa uscire informazioni dalla conoscenza e fa
delle uscire nuova conoscensza dalle informazioni.

6. Esperti e Novizi
Parlariamo del problema degli esperti: il problema nella co-costruzione della conoscenza è che gli
esperti hanno degli specifici mind-set e che i novizi ne hanno altri molto diversi. Alcune
caratteristiche degli esperti è che hanno un alto dominio di conoscenza e una tipica struttura
concettuale.
Acido acetilsalicilico, per esempio, è un termine che non usiamo mai nelle parole di tutti i giorni

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perché è una cosa tipica nel dominio dei chimici. Questo è un esempio di alto livello concettuale del
dominio di conoscenza. Un esperto ha in più strategie flessibili per la soluzione dei problemi,
strategie di risoluzione, un esperto può avere una vista sulla struttura di un problema e può
distinguere fra il fatto principale e l’effetto secondario, quindi può farsi un profilo del problema
mentre per i principianti è molto più difficile. Un esperto ha una prospettiva multipla e anche
soluzioni multiple. Se si guarda ai novizi, per esempio, si vede la contrapposizione. Un novizio ha
una conoscenza molto frammentata, conosce qualcosa circa questo o quello, ha una conoscenza
quotidiana e non ha quel genere di concetto di dominio. Un novizio ha capacità di elaborazione
delle informazioni molto limitate perché non le ha coltivate in un dominio di conoscenza. Così c’è
un problema nella comunicazione e nella co-costruzione di conoscenza tra esperti e novizi ed è
necessario risolvere questo gap attraverso la gestione della conoscenza.

7. Information management vs knowledge management


Il knowledge management è, in parole semplici, il modo in cui le persone cercano di coordinare
tutte le attività della generazione della società della conoscenza, lo sviluppo della conoscenza, la
condivisione della conoscenza. E’ un livello alto di tenere insieme molte attività a partire dal basso.
Naturalmente si può pensare alla gestione in altri modi, ad esempio una persona che detiene la
conoscenza e la distribuisce agli altri dall’alto verso il basso. La vera concezione del knowledge
management è che è una attività “dal basso verso l’alto” dove le persone generano
conoscenza dal basso e il manager coordina, stimola, oranizza questa conoscenza in funzione
dell’organizzazione. Questo significa che se la gente costruisce la propria conoscenza ha una
padronanza molto più alta della conoscenza che se semplicemente trascina le informaizoni dall’alto
verso il basso.
Esiste una tensione all’interno del concetto di knowledge management, uno ha più a che fare con le
informazioni fisse e congelate versus uno sviluppo della conoscenza più dinamico dove le persone
condividono, sviluppano e valutano la conoscenza. E naturalmente possiamo chiederci la domanda
sull’information management e il knowledge management, è interessante chiederci: cos’è in
definitiva l’information management?

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Possiamo avere molte risposte ma se guardiamo strettamente alla definizione reale di conoscenza
vedrete per esempio che non ha solo a che fare con il document management, perché il document
management è più legato all’ information management, ma ha a che fare anche con il knowledge
management, per esempio lo sviluppo della condivisione della conoscenza.

8. La co-costruzione di conoscenza
Stiamo andando un po’ nella direzione della co-costruzione della conoscenza. Questo ha a che fare
com gli aspetti sociali e in questo senso è molto semplice formalizzare. Alle persone è stato detto
per molto tempo che la conoscenza è un’attività individuale che si impara da soli. Anche Vygotsky e
Piaget dissero che la conoscenza è assimilata tramite la cultura, è una attività sociale, noi non
impariamo mai da soli, siamo sempre parte di una comunità e socializziamo nel nostro
apprendimento così co-costruiamo conoscenza in modo naturale, come esseri umani siamo
naturalmente sociali. Quindi è normale vivere circondati da risorse umane e tutte queste risorse ci
danno molte informazioni e apprendimento. E in più la collaborazione e gli aspetti sociali della
costruzione della conoscenza non hanno solo a che fare con con gli aspetti cognitivi
dell’apprendimento, hanno a che fare con l’intero range di aspetti molto interessanti e necessari
dell’apprendimento come per esempio la motivazione, la dimensione etica, il sentimento di
autoefficacia, l’investimento di risorse mentali o la perseveranza, le abilità sociali di cui abbiamo
bisogno. Quindi ci sono molte condizioni che devono essere soddisfatte allo scopo di co-costruire la
conoscenza.
Esiste un una visione importante della costruzione della conoscenza e è inetressante analizzarla
perchè è semplice capire quali processi avvengono quando co-costruiamo la conoscenza.
La prima cosa è che condividiamo e confrontiamo sono le informazioni, questa è la prima faccia. La
seconda è scoprire in qualche modo la dissonanza o l’inconsistenza delle informazioni che
processiamo, cioè quel sentimento di qualcosa che non ci piace, che non è perfetto. E poi abbiamo
l’aspetto della negoziazione dei significati, cerchiamo di capire la posizione di ciascuno e
cerchiamo di mettere le nostre idee al centro della costruzione e quindi argomentiamo e negoziamo.
Questo è molto importante perche dobbiamo esteriorizzare i nostri pensieri, le nostre
argomentazioni, le nostre ragioni, il perché stiamo dicendo qualcosa e come stiamo portando la
nostra cultura nella discussione. E poi dobbiamo esaminare, controllare e modificare la nostra
sintesi se ci poniamo come gruppo e arriviamo a una sorta di conclusione o di sintesi che è ciò a cui
dobbiamo guardare.
Poi c’è naturalmente l’ultimo aspetto che è la fase dell’accordo e dell’applicazione della
conoscenza. Questo è un modo semplice di presentare gli aspetti attraverso cui le persone
costruiscono la conoscenza.

9. L’uso dell’ICT
Entriamo brevemente nella tecnologia di comunicazione e delle informazioni come supporto alla
costruzione di conoscenza. Secondo la nostra posizione se guardiamo alle informazioni o alle ICT ,
esse possono svolgere un altro ruolo, per esempio se consideriamo le informazioni abbiamo molti
strumenti per lo scambio stesso di informazioni, per esempio: il video, DVD, videoconferenza,
lavagna condivisa, etc. Sono tutti strumenti e veicoli che aiutano a scambiare le informazioni. Ma se
entriamo nel significato di co-costruzione di conoscenza vediamo un grande cambiamento nelle
concezioni e negli strumenti che abbiamo a disposizione. Al giorno d'oggi abbiamo spazi comuni
web based in cui possiamo integrarci direttamente a vicenda e ci sono molti esempi. Basta andare su
Google e scrivere “Wiki” e vedrete che è disponibile una intera cocostruzione di conoscenza da
parte di persone che hanno accesso alle informazioni; è possibile cancellare le informazioni,
aggiunge informazioni e così via. E’ una costruzione molto aperta di
conoscenza.
Potete guardare i MOD o il pod casting, ci sono molti strumenti per generare eventi sul web, ci sono

72
comunità di persone che lavorano insieme in spazi aperti e non vincolati al computer individiale e
questa è una sfida molto interessante per la co-costruzione di conoscenza.
C’è un altro strumento usato principalmente nella formazione che tenta di realizzare software
shareware per la co-costruzione di conoscenza. Uno dei migliori esempi che abbiamo fatto è stato il
progetto europeo CSCL con Scardamalia e Bereiter. È stato significativo perchè anche la
formazione elementere può co-costruire conoscenza, per esempio attraverso l'aritmetica e la
chimica. C’è una riflessione importante sull'uso delle tecnologie e la co-costruzione di conoscenza:
non c’è effetto diretto dell'ITC sull’apprendimento o sul prodotto della conoscenza ma la tecnologia
media sempre. Questa è una delle osservazioni più importanti. Poiché non c’è influenza diretta delle
tecnologie e nessun effetto diretto sull’apprendimento, dobbiamo guardare, per esempio, ai
mediatori umani, insegnanti privati e tutor che aiutano le persone a trasformare l’ambiente
tecnologico in costruzione reale di conoscenza. Ma d'altra parte abbiamo gli studenti e i lavoratori
che svolgono attività intelettuali; essi stessi hanno idee, percezione e competenze sulle tecnologie e
gli ambienti di apprendimento. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto molti studi sulla percezione
dell’ambiente tecnologico.

10. Impatto delle ICT sulla (co)-costruzione della conoscenza


Quello che abbiamo imparato è che ci sono delle caratteristiche e dei tipi di studenti e di lavoratori
della conoscenza che possono essere distinti: per esempio abbiamo l’ homo economicus, che molto
pragmatico e fornisce agli allievi quello che devono imparare e conoscere per superare l’esame.
Egli influenza le concezioni delle persone e tutte le altre attività, ad esempio i lavori che servono
per co-costruire, i lavori dei gruppi e i "brainstorming" non vengono apprezzati perchè gli studenti
pensano che non siano funzionali per il loro apprendimento. Il loro processo mentale
influenza la loro motivazione.
Poi possiamo abere l’homo roboticus, nel senso che le persono hanno la tendenza ad usare sempre
le procedure che hanno dalla formazione secondaria o universitaria. Essi sono resistenti ad imparare
nuove abilità in nuovi contesti.
Ed il terzo tipo è l’ homo ludens, la persona giocosa che prova sempre a trovare gli ambienti più
attraenti anziché i più efficaci. E un esempio osserviamo le relazioni fra l'atteggiamento delle
persone ed le tipologie di formazione. Gli allievi molto abili hanno bisogno di ambienti aperti e gli
allievi meno abili hanno bisogno di ambienti ben strutturati.
La conclusione è che la costruzione di conoscenza non può essere unicamente risolta con una spinta
tecnologica pura e non è mettendo la tecnologia nell’ambinete di apprendimento che
automaticamente ci sarà costruzione di conoscenza.

11. Synergy?
Se vogliano entrare in una sorta di sintesi o di conclusione delle interazioni tra cocostruzione della
conoscenza, nuove tecnologie e costruzione di comunità possiamo verdere alcune tendenze che
sono come ondate, cioè succedono e stanno emergendo cose nuove ma alla base tutte questa cose
convivono.
Quindi non c’è una vera linea di rottura ma c’è sempre una specie di aumento con nuova enfasi e
nuove cose.
E una prima cosa interessante, è che ci stiamo muovendo dall’apprendimento individuale nella
direzione delle comunità e stiamo andando nella direzione delle comunità e della cocostruzione
della conoscenza, penso che uno degli aspetti importanti sia questo socio-costruttivismo di cui
abbiamo parlato.
Il secondo aspetto è che all’inizio degli anni ottanta ci fu una grande innovazione poiché tutte le
persone potevano lavorare con personal computer e in modo individuale. I software erano progettati
per essere usati in computer individuali chiamati appunto personal computer e non c’è nome
migliore per definirli.

73
Noi ora stiamo andando nella direzione della condivisione, stiamo usando i nostri computer non
solo come calcolatori come all’inizio ma come strumenti per la comunicazione, per la rete, per
mostrare noi stessi alle altre persone e ci sono molte cose interessanti che possono succedere nella
direzione dello shareware.
Un altro trend che possiamo individuare è che stiamo lavorando con strumenti predefiniti e tutti
sappiamo che stanno arrivando strumenti più flessibili e stiamo andando verso un dinamismo di
strumenti non fissi ma flessibili. Mi ricordo una delle prime volte in cui ho usato una lavagna
condivisa con gli studenti: abbiamo forzato gli studenti a preparare dei report e quello che fecero
non fu di entrare nell’ambiente della lavagna condivisa ma di usare la chat e quando arrivarono ad
avere il risultato lo pubblicarono sulla lavagna. C’è una specie di continua mobilità nello scambio di
conoscenza.
Inoltre quello che percepiamo è che le tecnologie siano qualcosa “in più”, ad esempio se guardiamo
ai Ministeri essi mettono molte energie nel collocare i computer nelle scuole e molti studenti e
alunni percepiscono questo come un “di più”, qualcosa che deve essere integrato. Se si pensa
all’evoluzione delle tecnologie in questo momento, esse sono diventate uno strumento naturale
come il telefono e la televisione. L’evoluzione va nella direzione dell’uso naturale degli strumenti.
L’ultimo punto è uscire dall’isolamento di vecchi domini, dall’isolamento della conoscenza,
l’isolamento dell’apprendimento, delle tecnologie, l’isolamento dei gruppi attraverso maggior
integrazione. Questo è il messaggio basilare di questo seminario: cercare di trovare
l’interconnessione tra la co-costruzione di conoscenza, nuove tecnologie, costruzione di comunità.
Spero che questo messaggio sia chiaro.

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Lezione 11. web design
la mappa dei saperi del designer on line.
argomenti.
Descrizione della figura professionale del web designer.
La mappa dei saperi del web designer.
Il web designer è una figura che si incontra sempre più spesso negli studi, nei lab, nelle factory dove
nasce l'immagine del fenomeno socio culturale più rilevante del momento: la rete. Con la forma
della factory, non solo si progetta, ma anche si realizza.
Il web può essere definito come il proteo mediatico è cioè un mezzo di comunicazione proteiforme
che può prendere un'infinità di forme. Infatti il web, come proteo mediatico, contiene tutti i in
media classici o gerarchici, come per esempio la televisione, che è un media gerarchico nel senso
che da un punto irradia verso una molteplicità di destinatari. Ma non si limita a contenere tutti i
media (radio, tv, ecc), ma assomma anche la comunicazione paritetica o colloquiale, cioè la
comunicazione one to one (la posta, il telefono). Quindi contiene la possibilità di una
comunicazione bidirezionale: è esattamente il contrario della comunicazione gerarchica con la quale
non si può rispondere. Il Web design è una disciplina giovane ma complessa, in quanto è la
progettazione di artefatti, cioè oggetti prodotti e di sistemi interattivi che sono accessibili in rete.
Nel Web incontriamo una moltitudine di apparizioni nate per diversi motivi, in prima istanza per
presentare e rappresentare enti e istituzioni e anche per consentirci di accedere a infinite fonti di
informazione e per compiere le più svariate attività virtuali ma concrete (acquisti in rete ad
esempio); non ultimo diventare uno strumento formativo ed educativo per eccellenza
La mappa del web design
Ad un primo livello di un'ipotetica mappa o modello tridimensionale del web design è situato il
panorama degli artefatti, che sono il risultato delle operazioni progettuali e produttive. Questo
primo livello di mappatura va compiuto senza pregiudizi, con un approccio di tipo fenomenologico.
Una volta acquisita senza pregiudizi la totalità degli oggetti che circolano in rete, questa totalità va
suddivisa in famiglie secondo un criterio di classificazione.
Una prima tipologia di classificazione, suddivide questo insieme in due macro categorie che sono
sostanzialmente da un lato i siti che ci consentono di compiere delle azioni, i siti tool; l'altra macro
categoria è quella dei siti che ci consentono di venire a sapere delle cose, che sono i siti data base
che ci consentono di acquisire delle informazioni.
La fenomenologia è certamente molto articolata: abbiamo i siti di azienda e istituzionali, i periodici
on-line, i musei on-line, i motori di ricerca, gli archivi on-line, le biblioteche on-line, letteratura
ipertestuale on-line. Il materiale presente on line è talmente vasto e vario da poter emulare la quasi
totalità cioè di artefatti che esistono nel mondo, il corrispettivo fattuale, ad esempio la versione
cartacea dei manifesti, i depliant o l'intero negozio di riviste e cataloghi e libri.

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Al secondo livello sono posizionati gli strumenti e le metodologia a disposizione del progettista.
Vi sono diversi tipi di strumenti necessari al progettista:
 il percorso procedurale, la successione e la lista delle operazioni progettuali: le tappe e gli
obiettivi parziali anche non in successione, in quanto ogni progetto richiede un approccio
particolare;
 gli attrezzi concettuali cioè i concetti sviluppati all'interno della disciplina per capire e
articolare come bisogna operare;
 l'insieme degli elementi costitutivi, cioè gli ingredienti del progetto di comunicazione:
immagini statiche o in movimento, suoni, ecc.
Quindi alla base abbiamo di artefatti e al di sopra si stende il piano e la mappa delle metodologie
progettuali.

Le Metodologie procedurali si dividono in istanze, sistemi di notazione e semilavorati


 istanze: raccolta dati, ricerca di soluzioni, sviluppo e la progettazione esecutiva.
 Sistemi di notazione sono i metodi per rappresentare questi oggetti del tutto particolari
nuovi, possono essere diagrammi di flusso meccanismi di sceneggiatura meccanismi
analoghi a quelli delle partiture musicali e ogni forma di guidelines, standard e gabbie,
queste ultime tre provengono dalla tradizione del design della comunicazione.
 semilavorati rappresentano gli ingredienti che devono andare a costituire l'oggetto finale il
risultato finale: in questo caso il sito, la home page e sono il testo tipografico, le immagini
generate, le icone, anche quelle auditive.

Ad un livello ancora superiore di astrazione si collocano le formulazioni e le riflessioni di natura


teorica. Possono provenire da ambiti disciplinari limitrofi, cioè vicini al web design e questi
vengono definiti contributi esodisciplinari, contriduti extra disciplinari; oppure nascono dalle
attività pratiche e professionali che possono essere definite endo disciplinari. E qui dobbiamo
costruire ancora in un modo più esplicito una mappa.
La disciplina della quale ci occupiamo è il web design,
 La la parte centrale della disciplina del Web disign è la fenomenologia degli stili, la
disciplina di analisi degli stili, utilizzabile come supporto per particolari strategie
comunicative, ad esempio il brand design è il modo di proporre una marca;
 quindi il multimodal design, nel senso che il tipo di risultati della progettazione del web
design sono degli artefatti complessi composti da linguaggi grafici, auditivi, non auditivi, è
un design e quindi molto complesso, multilinguistico: pittorico, fotografico, rumoristico,
musicale ecc. E' anche un design multisensoriale: è auditivo, visivo, tattile (nel senso che si
tocca tastiera e mouse); sinestetico, cioè quei fenomeni che intrecciano intimamente i diversi
tipi di sensazione.
 infine la disciplina del basic design, che studia gli elementi fondamentali del design, le
regole percettive.

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Tra le discipline esterne ma afferenti alla disciplina del web design c'è la semiotica , informatica,
HIC ergonomia.
 Semiotica
E' lo studio dei segni, da non confondere con semeiotica che ha lo stesso significato ma in ambito
medico. C'è una semiotica dei significanti, dei significati e dei comunicati. I segni posseggono una
dimensione semantica ( una nuvola nera annuncia pioggia) sintattica (come sono disposte le parole
o meglio i segni per aver significato) e pragmatica (che effetto produce).
La parte della semiotica che ci interessa è registica, che è l'arte l'arte del mostrare, del comunicare
con segni visivi e non; allo stesso modo in cui la retorica (altra branca della semiotica) è l'arte del
parlare. La nozione di registica può essere applicata a vari livelli: messa in pagina (il design
grafico), la messa in scena (setting, coreografia) la messa in sequenza (montaggio), messa in evento
(interazione con l'utilizzatore)
 L'informatica
E' la disciplina principale nel contesto web; dell'informatica prendiamo l'eidomatica, che è quella
parte che si occupa di eidos, ovvero produrre immagini.
 HIC (Human Computer Interaction),
E' nata all'interno dell'informatica, quando l'elettronica ha iniziato a occuparsi dei rapporti tra le
persone; è nata per venire incontro alle esigenze dell'utilizzatore nei riguardi di queste nuove
tecnologie. Si sta identificando sempre più con la disciplina del web design.
 Ergonomia
Si occupa di questi oggetti virtuali con la usability che riguarda la facilità con cui l'utilizzatore
raggiunge lo scopo che si è prefissato.

Ci sono delle differenze di prospettive fra le tre discipline chiave: quella del designer, quella
dell'informatico, e quella dell'ergonomo, rispetto alla questione del rapporto tra forma e contenuto.
Per ciascuna di esse la relazione fra forma e contenuto è diversa.

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Per il designer la prospettiva è quella dell'armonizzazione, la sintesi tra forma e contenuto:
l'interfaccia prende forma sul contenuto e il contenuto si adatta alla forma dell'interfaccia.
Per l'ergonomo la cosa veramente importante è la prospettiva dell'utente, analizzare il sito è uguale
a progettare il sito secondo una prospettiva top down: parte dall'home page per scendere verso i
contenuti.
Per l'informatico il suo modo di pensare ai siti è l'esatto opposto della progettazione
dell'interfaccia: è solo una questione di come far affiorare questi contenuti, quindi bottom up.
La prospettiva è di armonizzazione e in qualche modo arrivare alla sintesi di più punti di vista.

Dalla HCI alla web experience


Oggi sulla scena attuale della Web designer si sta passando da una visione che è quella tipica della
HCI cioè della problematica che devono essere affrontate perché ci sono le nuove tecnologie, ad
una visione che si concentra sul punto di vista dell'utilizzatore che non viene però inteso come un
utilizzatore passivo, ma come qualcuno che sta compiendo un'esperienza. In altre parole le
influenze di natura umanistica e antropologiche indotte da ergonomia e designer stanno producendo
una nuova prospettiva unificante che viene denominata web experience. Pensare in termini di
esperienza comporta che ciò che si fa, si percepisce e si apprende nel corso di una o più sessioni on-
line, vada concepito nella sua interezza, nella più stretta integrazione degli ingredienti. In qualche
modo tutte le componenti si devono coordinare e sintetizzare.

Fra il design e l'informatica bisogna concentrarsi sull'aspetto della visibilità, tra ergonomia e
informatica bisogna concentrarsi sull'aspetto della fattibilità e fra le ergonomia e il design
sull'aspetto della usabilità. La strada per realizzare una total experience coerente armonica e
positiva passa attraverso il coordinamento degli interventi operativi e attraverso l'orchestrazione
registica della scena del web e dei suoi attori.

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Lezione 12 La qualità dei siti Web.
Argomenti.
Produzione di un sito Web: attori e ruoli.
Un modello di qualità per i siti Web.

Produzione di un sito Web: attori e ruoli.

1. Quando vogliamo mettere in piedi un sito Web è necessario partire definendo la strategia
cioè quali sono gli obiettivi i requisiti del nostro sito, questo lo dobbiamo fare sia che si
tratti in cui si tratti di un sito aziendale molto semplice sia che si tratti di un sito molto
complesso per esempio sistema di commercio elettronico o un grande portale. In questa fase
sono coinvolte dei consulenti esperti nei temi specifici sui contenuti a cui il sito si indirizza.
2. Quindi impostare la parte grafica del sito, quindi di aspetti di comunicazione, la esperienza
utente, come il sito si presenterà ai suoi utenti. In questa seconda fase di attori coinvolti sono
diversi, sono web agency, dei creativi che realizzano la concezione grafica, user experience
del sito.
3. Quindi il sito passa nelle mani di sviluppatori di software, oggi ci sono dell'organizzazioni di
sistem integration, i siti complessi oggi utilizzano sempre più delle piattaforme software
complesse che vanno conosciute e vanno messe insieme ed integrate.
4. Successivamente quando abbiamo l'architettura complessiva del sito si tratterà di inserire i
contenuti, questo sito può essere un portale, un sito di commercio elettronico,
5. dovremo quindi inserire i contenuti specifici che c'interessa presentare agli utenti attraverso
il Web. In questo caso di attori coinvolti sono ancora diversi (content manager), sono dei
redattori esperti dei contenuti. Nel caso del grande portale dei giornali on-line potrebbero
anche essere delle vere e proprie redazioni molto articolate, composte da numerose persone
che si occupano di questa fase del processo. Una volta che il sito va in esercizio quindi viene
montato sulle macchine si tratterà di gestire la operatività quando il sito è on-line. Anche qui
abbiamo identificato con il nome di application manager i responsabili della gestione
dell'applicazione software durante la operatività.
6. Un sesto tipo di attore coinvolto è la web farm: sempre più i siti Web vengono ospitati in
infrastrutture specifiche, che ospitano e gestiscono insieme, facendo dell'economia di scala, i

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server sui quali i siti sono collocati; questa è la server housing.
7. Infine ci dovrà essere una ISP Internet server provider, uno di quegli attori che forniscono la
connettività di Internet. Si tratta quindi di un processo molto complesso in cui sono
coinvolte almeno sette professionalità diverse, che devono funzionare bene, perché
nell'ambito dei siti web la forza della catena è pari alla forza del suo anello più debole.
Quindi se qualcuna di quella fasi funziona male, noi utenti che utilizzeremo on line questo
sito percepiremo che qualcosa non va.

Un modello di qualità per i siti Web.


Un modello di qualità è una selezione delle caratteristiche che fanno di un sito Web un buon sito.
È necessario scegliere le caratteristiche principali da tenere sotto controllo durante la progettazione
e la gestione di un sito per garantirne in qualche modo la qualità complessiva.
Rappresenta i vari anelli della catena che dovranno essere presidiati ciascuno singolarmente con
certi strumenti e certe tecniche.
Il modello di qualità serve essenzialmente a due scopi.
 valutare la qualità di un sito Web in modo sistematico.
 di orientarci nella sua realizzazione.
Un modello di qualità può essere dato in tanti modi, a noi interessa individuare poche caratteristiche
per potersi concentrare sugli aspetti più importanti.
La qualità di un sito non può essere una grandezza assoluta, deve essere relativa a gli obiettivi
specifici da raggiungere con quel sito, quindi ad un determinato scopo, ad una determinata
tipologia di utente, e quindi il contesto di uso in cui il nostro sito verrà utilizzato.

Tornando allo schema degli attori coinvolti, la prima fase è molto importante perché quella in cui
vengono stabiliti di obiettivi del nostro sito, e la qualità sarà relativa a questi obiettivi. Posti di
obiettivi, ogni fase del lavoro, ogni attore contribuisce alla qualità in un determinato modo.

1. Il primo aspetto da considerare è quello della comunicazione;


2. sempre a cavallo tra la fase di progettazione grafica, di progettazione dell'esperienza utente e
di realizzazione del sistema software effettivo vede fase di sistem integration avremo
l'attributo della usabilità.
3. il terzo attributo è quello della funzionalità che nasce durante la realizzazione effettiva delle

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funzioni del sito.
4. Il quarto attibuto è quello dei contenuti del sito e qui il ruolo principale è quello delle
persone che fanno il content management.
5. il quinto attributo è quello della gestione quindi il sito durante l'esercizio è bene o mal
gestito.
6. Il sesto attributo è quello della accessibilità, che nasce da chi provvede alla gestione delle
infrastrutture hardaware e di connettività del sito.

A fronte di questi sei attributi possiamo rappresentare la qualità del nostro sito graficamente nel
quale potremo assegnare un voto ciascuno degli attributi.

Quindi potrebbe essere un sito molto buono dal punto di vista della comunicazione della gestione,
medio dal punto di vista dell'accessibilità e della funzionalità dei contenuti e carente dal punto di
vista dell'Usabilità.

funzionalità. per valutare questo attributo è necessario verificare se il sito funziona correttamente.
Questo può significare ad esempio avere dei link spezzati. E ancora capire se le funzionalità sono
adeguate agli scopi del sito che si è prefisso. Ancora oggi la qualità media dei siti che troviamo in
giro è ancora molto relativamente modesta. Per esempio si può non riuscire a comprare via Internet
un regalo per un amico: non sempre acquirente coincide con destinatario. O ancora hanno riuscire a
scegliere un albergo da prenotare perché non è indicata la zona in una mappa. Non riuscire a
comunicare un cambio di indirizzo senza che vengono perse le informazione accumulate su di me e
si debba inserire nuovamente tutti i dati.

Contenuti. È necessario capire se il contenuto informativo del sito è adeguato ai suoi scopi.
L'adeguatezza può essere valutata su basi diverse, ad esempio potremmo chiederci se l'informazione
è rilevante, completa, affidabile, aggiornata: ad esempio l'aggiornamento dei dati in un sito di borsa
deve essere rapidissimo se usato dai traders on line, mentre può essere adeguato l'aggiornamento
meno frequente se lo scopo è informativo.

gestione. Un sito una volta realizzato va in esercizio. La qualità percepita dagli utenti che vi si
affacciano dipende da come viene gestito l'esercizio del sito. E' necessario capire se il sito è
correttamente gestito. Se il sito è sempre attivo, o se si trova in una situazione di black-out, e in
questo caso come sono trattati questi black-out; avvisare per esempio tramite posta elettronica
quando il sito sarà nuovamente attivo. Un altro aspetto gestionale riguarda quanto il sito sia
presidiato e cioè se c'è sempre qualcuno che lo tiene sotto controllo, oppure se è abbandonato a sé
stesso. Questa informazione deve essere visibile e può essere testata chiedendo un contatto,
spedendo una mail e vedendo dopo quanto tempo ti rispondono. Riguarda la gestione anche se il

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sito viene costantemente migliorato.

Accessibilità. capire se il sito è facilmente accessibile o meno;


1) quindi verificare le prestazioni di accesso, tempo di accesso nelle varie ore o nei diversi
giorni. Per verificare questa qualità si può utilizzare il programma visualrout che visualizza
l'itinerario e i tempi di collegamento con i vari nodi della rete.
2) tenere poi presente la visibilità rispetto ai vari motori di ricerca, che dipende da come una
home page è stata registrata nei vari motori di ricerca
3) URL mnemonico e verificare che non ci siano siti con url simile
4) l'indipendenza dal browser utilizzato: mozilla o explorer o altri
5) l'accessibilità a tutti, anche agli utenti disabili.

comunicazione. È necessario verificare se il sito raggiunge i suoi obiettivi di comunicazione. Il sito


deve essere adeguato alla brand, ovvero la marca dell'azienda: ad esempio nel sito della ferrari ci
deve essere il rosso e il cavallino ti permette di collegarti immediatamente con l'azienda. Quindi lo
stile di comunicazione riguarda quanto il sito sia appropriato al prodotto.

usabilità. verificare se il sito è facile da usare. il sito usabile è il sito in cui si riesce in pratica a
rispondere a diverse domande che l'utente si pone per utilizzare il sito. Da dove cominciare ad
esplorare il sito, individuare rapidamente la strada da percorrere se si ha una precisa domanda ecc.
L'usabilità è un aspetto estremamente complesso che fa disciplina di studio a sé stante.

In questo sito http://www.rpolillo.it/IUM si possono approfondire gli argomenti

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Lezione 13 Introduzione alla usabilità dei siti web
Docente: Prof. Roberto Polillo
argomenti della lezione di oggi saranno:
-definizione del concetto di usabilità. Questo è un concetto molto articolato e molto importante, poi
lo definiremo. E poi, sempre per cenni, perché non avremo molto tempo per sviluppare questi
argomenti, vi darò una bibliografia, poi alla fine...
-Faremo qualche osservazione sul perché, sul motivo, perché è difficile progettare dei sistemi
usabili.
- Poi daremo qualche indicazione più specificamente sulla usabilità nell’ambito dei siti web e
qualche indicazione su che cosa possiamo fare dal punto di vista pratico per migliorare la usabilità
dei siti web.

Definizione del concetto di usabilità.


È un concetto molto articolato, ed io qua, vi commenterò una definizione che è stata data già da
qualche anno dalla Organizzazione Internazionale degli Standard. È una definizione che dice che la
usabilità è…. Leggiamola prima e poi commentiamola. La efficacia, la efficienza, la soddisfazione
con cui determinati utenti possono raggiungere determinati obiettivi in determinati ambienti d’uso.
La definizione è complessa, quindi val la pena di riflettere su alcuni aspetti.
Intanto, la usabilità, non è un concetto assoluto, è un concetto relativo. Relativo a che cosa?
Relativo a determinati utenti, agli obiettivi che ci si pone e agli ambienti dell’uso del nostro sistema.
Quindi un concetto relativo a utenti, a obiettivi e ad ambienti d’uso. La prima frase poi parla di
efficacia, di efficienza e di soddisfazione.
Ci sono tre assi, ci sono tre attributi che determinano la usabilità di un oggetto, di un sistema o di un
sito web e questo è il nostro interesse oggi. Vediamo di che cosa si tratta.
Per efficacia, in questo contesto, si intende come dice qua: l’accuratezza e la completezza con cui
raggiungo un certo obiettivo. Cioè un certo obiettivo, il sistema mi deve permettere di raggiungerlo
in modo completo e in modo accurato. Ecco, questo lo chiamiamo efficacia.
Che cosa significa invece efficienza. Ecco efficienza invece è un’altra cosa. Sono le risorse spese
per ottenere questo risultato. Questo risultato richiede un certo sforzo, una certa fatica, un certo
tempo, una certa quantità di risorse. Questa è la efficienza
Il terzo attributo è interessante. È interessante perché tiene conto delle esigenze dell’utente, la
soddisfazione, che in questo contesto, dice la definizione, che ricordo è stata data dall’ISO,
dall’Organizzazione Internazionale degli Standard. Soddisfazione si intende il comfort e la
accettabilità del sistema. Sistema, deve essere accettabile dal suo utente e deve essere confortevole.
Ecco questo è importante. Abbiamo nello sfondo di queste immagini, un posto di guida di un aereo.
Non dobbiamo però pensare che il concetto di usabilità debba necessariamente essere applicato a
dei sistemi cosi complessi.
Noi possiamo prendere anche un oggetto molto semplice. Questo è la fotografia della manopola
della doccia di casa mia. Quindi, un oggetto che io conosco bene, un oggetto semplice. E potremmo
chiederci se questo possiede questo attributo della usabilità, che abbiamo definito in questo modo.
Proviamo a vedere che cosa significa. Allora, abbiamo detto, l’usabilità è un concetto relativo a
utenti, fatti in un certo modo. Quindi, quindi quest’oggetto presumibilmente è fatto per degli utenti
che possiedono quattro dita, dita opponibili una all’altra, quindi, ecco il mio gatto non può usarlo,
non ha quattro dita opponibili. Per raggiungere certi obiettivi, ad esempio per regolare il flusso
d’acqua della doccia, bisogna, nel valutare la usabilità di questo oggetto, tenere conto di questi
obiettivi. Perché, se gli obiettivi fossero altri l’oggetto potrebbe non rispondere a criteri di usabilità.
Ad esempio, se il mio obiettivo fosse di aprire o chiudere tout-court il flusso della doccia e il
controllo dovesse essere on-off, probabilmente una manopola non sarebbe adatta.
Poi il terzo parametro è l’ambiente d’uso. Anche qua, questo oggetto può essere più o meno usabile
a seconda dell’ambiente d’uso. A casa mia questo oggetto si trova proprio sotto la doccia.

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Questo significa che io posso avere un feedback visivo, mentre regolo il flusso, su che cosa capita.
Se invece questo oggetto fosse collocato in un locale diverso da quello in cui si trova la doccia,
evidentemente questo oggetto non risulterebbe usabile. Io non potrei avere un feedback visivo
immediato, su che cosa sta producendo l’azione che io faccio.
Ecco, abbiamo parlato nella definizione, poi di questi tre attributi: la efficacia, la efficienza e la
soddisfazione. Proviamo a fare qualche ragionamento.
La efficacia: la manopola mi permette di regolare in modo molto fine il flusso, oppure no,
bisognerebbe fare delle prove, fare delle misure.
La efficienza dipende dallo sforzo che io devo fare per ruotare. Questa può essere una manopola
morbida, una manopola dura, una manopola che ruota a scatti, ecco, sono tutte cose che dovrei
misurare.
Infine, la soddisfazione, il comfort. Questo è un aspetto più soft, questo è misurabile probabilmente
solo in modo indiretto, chiedendo agli utenti come si sentono. Ad esempio io trovo questo
particolare oggetto molto gradevole.
Questa analisi così, molto rozza, vi mostra il concetto di usabilità, può essere applicato a oggetti
molto semplici o a dei sistemi complessi come il posto di comando di un grande aereo passeggeri,
noi ci occuperemo di siti web.
Si possono fare molti altri esempi, su oggetti molto semplici, di uso quotidiano, che spesso ci
mettono in crisi, spesso di usabilità non ne hanno affatto. Questo è un esempio classico, un fornello,
con quattro piastre. Tutti noi abbiamo sperimentato spesso, la difficoltà di individuare le manopole
che comandano le piastre perché quasi mai sono collocate in modo coerente con la dislocazione
delle piastre. Questo è un caso tipico, di un oggetto semplice in cui il progettista non ha perseguito
uno scopo di usabilità, non ha studiato il problema dal punto di vista della usabilità.
E io, suggerisco, a questo proposito, un interessantissimo e divertente libro da leggere, che dà un
campionario, di errori di progettazione negli oggetti quotidiani. Un libro molto importante, al di là
della facilità di lettura scritto da Donald Norman alla fine degli anni ’80. E' un libro, ormai un pò
vecchio, ma non superato, un grande classico di queste cose. Donald Norman è uno psicologo
cognitivo, e ha scritto questo libro sul design degli oggetti quotidiani, che esiste anche in traduzione
italiana. Ha un titolo un po’ strano, che però, introduce bene il tema: “La caffettiera del
masochista”. In copertina riporta una caffettiera, disegnate in modo tale che chi versa il caffè se lo
versa addosso. Quindi un oggetto semplice e mal progettato. Ecco, questo è un libro, che direi, vi
consiglio fortemente. Abbiamo dato la definizione del concetto di usabilità. Adesso cerchiamo di
capire bene, perché è difficile progettare sistemi usabili.

Perché è difficile progettare sistemi usabili.


Beh, qua, abbiamo ancora l’immagine della cabina di pilotaggio di un grande aereo di oggi.
Supponiamo di dover progettare questa cabina di pilotaggio, questo sistema complesso fatto di tanti
comandi. Noi progettisti, e dico noi, perché io sono un informatico, quindi sono nato come
progettista software, questo è il mio background, quindi come tecnico.
Noi tecnici, quando progettiamo sistemi complessi, normalmente, di solito, guardiamo l’oggetto che
progettiamo, guardiamo il sistema. Mentre, per progettare sistemi usabili dovremmo guardare, non
esclusivamente, ma soprattutto, chi usa o chi userà il nostro sistema.
E proprio questo cambiamento di prospettiva che è richiesto a chi progetta sistemi complessi o
semplici, dalla manopola del rubinetto, alla caffettiera, ai siti web fino agli aeroplani.
È un fortissimo, drammatico, cambiamento di prospettiva, perché, per essere in grado di fare bene il
nostro mestiere di progettisti, noi dobbiamo conoscere i nostri utenti. Quindi il dovere di ogni
progettista, lo slogan è questo: “conosci il tuo utente”.
Conosci il tuo utente è un impegno non generico. Nel caso della cabina di pilotaggio l'utente è una
coppia di piloti. È un sistema complesso, è un sistema che ha una mente che funziona in un certo
modo. Usando una metafora, potremmo dire, che è un sistema che ha del software, è un sistema

84
cognitivo complesso, che ha certe regole di funzionamento, e noi in qualche modo dobbiamo
conoscerle. Ecco perché gli esperti di usabilità, molto spesso, anche se non sempre, hanno un
background di tipo psicologico. Sono degli psicologi cognitivi, che studiano innanzitutto i
meccanismi cognitivi del nostro utente. Perché se non si conoscono si fanno degli sbagli anche
molto elementari.
Io ho un esempio che non c’entra niente né con gli aerei, né con i siti web. Questa è la fotografia di
un convegno di fisici, di illustri fisici, all’inizio del ‘900.

Chi ha pubblicato questa immagine, che ha un grande valore storico, ha pensato di mettere i nomi in
una didascalia in corrispondenza con i visi di questi signori.
Ecco, chi ha fatto questo, ha pensato di fare un lavoro buono. Non ha tenuto conto di come è fatto il
suo utente. Il suo utente in questo caso è chi legge questa fotografia, chi la guarda e deve associare
un viso a un nome. Peccato che noi uomini, non abbiamo un sistema visivo e un sistema cognitivo,
che ci permette, vorrei dire con facilità, di fare questa associazione. Noi non siamo in grado, data
questa immagine, di usare gli strumenti percettivi e cognitivi che abbiamo per fare questa
associazione. Quindi, questa fotografia, da questo punto di vista è totalmente inusabile. Quindi, da
un certo punto di vista, permettetemi di dire, è un grande errore di progettazione. Beh, poco male,
poco male, no? Ma se invece di progettare una didascalia di una fotografia, noi progettiamo il
sistema di controllo di un aereo passeggeri, qua gli effetti dei nostri errori sono molto più
drammatici. Se io costruisco un sistema inusabile, il mio aereo può cadere. Poi i giornali ci dicono,
è stato un errore umano del pilota, e questo in un certo modo ci rassicura. Ci rassicura, perché siamo
stati in grado di determinare una causa. Dovremmo dire, in un altro modo è stato un errore umano
del pilota e quindi è stato un errore del progettista dell’aereo, che non è stato in grado di progettare
un sistema che evitasse, che rendesse impossibile un errore del pilota. Quindi, questo è un profondo
cambiamento di prospettiva che, la usabilità intesa proprio come disciplina di design ci impone.

Parliamo di web, un altro esempio molto semplice. Questa è una pagina di un sito italiano, che dava
delle notizie ultim’ora su temi di musica. E anche qua, c'è un errore di progettazione, vedete questo
testo bianco a fondo rosso, che non solo non si legge, quindi il nostro sistema percettivo non è
adatto a decodificare con facilità questa immagine. Ma non solo, ma considerato i nostri punti di
riferimento culturali, ci dà anche una sensazione di allarme. Noi, quando vediamo un oggetto rosso,
associamo una sensazione di pericolo, di allarme, di tensione. Sicuramente il fondo rosso non è
adatto a creare il contesto in cui leggere delle notizie di un giornale. Anche qua, è un errore,
diciamo cosi, di progettazione dello stesso tipo di quello della fotografia. Cioè è un errore fatto
senza considerare le caratteristiche cognitive e percettive del nostro utente.
Ecco perché oggi si parla di progettazione centrata sull’utente. Dicono gli anglosassoni “user
centered design”. Cosa significa progettazione sull’utente? È mettere al centro del processo di
progettazione l’utente e non il sistema.
Noi non progettiamo una cabina di controllo di un aereo. Progettiamo una cabina di controllo di un
aereo destinata per una certa categoria di piloti che devono fare certe cose. Ecco, questo è il forte
cambiamento di prospettiva.

85
Usabilità dei siti web
Andiamo adesso a parlare, sia pure in estrema sintesi, della usabilità dei siti web. Poi vi darò anche,
alla fine di questa lezione dei puntatori per approfondire questo che è un tema molto ampio oggi.
Beh, io qua ho un’immagine, ho un utente davanti a un sito web, e questo utente non ha un amico
alle spalle che gli dica che cosa fare, non ha fatto un corso di introduzione a questo sito. Magari ha
un sistema di help on-line accessibile, ma sicuramente non lo usa, perché nessun utente, se non
messo alle strette, vorrà leggersi prima un manuale d’uso o leggersi delle schermate di help. Questo
utente, si aspetta di essere in grado, rapidamente, soltanto guardando il sito di capire che cosa il sito
fa e che cosa deve fare lui. Quindi si aspetta di essere in grado di rispondere immediatamente ad
una serie di domande, ad esempio: “Va bene,ma da dove devo cominciare a fare quello che interessa
a me?” oppure “perché li c’è scritta una certa cosa, o c’è un bottone con un certo nome, perché
hanno chiamato quella cosa in quel modo?” “è li che devo ciccare oppure no?” “questi due link
sembrano uguali perché?” “perché lo hanno messo lì?”.
Ecco, tutte domande che il sito, da solo, senza supporto di manuali deve rispondere. C’è chi dice, e
io condivido molto questa affermazione, che un sistema che richiede all'utente di leggere il manuale
d'uso è un sistema mal progettato. Il sistema dovrebbe essere self-planning. La domanda principale
che un utente nuovo si pone arrivando a un sito è: “a che cosa serve questo sito?”.
Ecco, molti siti, peccano a questo proposito. Facciamo solo un paio di esempi. Io ho scelto un paio
di siti americani.

Ecco, questo qua. Questo è un sito abbastanza ben progettato da questo punto di vista. È abbastanza
facile guardando il sito, in pochi secondi capire, dove sono e a che cosa serve.
Vedete anche solo il titolo: BetterPhoto.com, poi c’è questa frase sotto: your on-line photo guide, la
vostra guida on-line alle fotografie. E poi dice ancora: “honest answer for budding photographers”,
“oneste risposte per fotografi amici”. Abbiamo capito subito, è un sito per hobbisti di fotografia, che
in qualche modo ci permetterà di vedere foto di altri e caso mai di inserire foto nostre. Poi
approfondiamo il discorso, vediamo che c’è un qualche modo di registrarsi, ci sono delle gallerie di
fotografie. Ecco, questo mi da subito una risposta, dove sono, a che cosa serve. Facciamo invece un
altro esempio.

Questo, forse dal punto di vista della creatività è più interessante. Ha il titolo accattivante:
“pomodori marci”, si chiama rottentomatoes.com. è stato molto creativo, E poi, tutta la homepage
segue la metafora dei pomodori. Infatti io posso scegliere tra i pomodori freschi e i pomodori marci,

86
Fresh an Rotten. Ecco, ma non mi dice niente. Vedete che le varie parti sono illustrate ancora qua,
con i pomodori, con delle foglie. Ecco, io devo analizzare a lungo questa pagina. Magari, sarò
divertito da questa stranezza, però non mi dice dove sono, non mi dice cosa posso farci. Ecco, dal
punto di vista della usabilità questo sito è mal fatto. Io devo pensare a lungo per capire se mi serve,
oppure no. Ecco, il pensare a lungo è il concetto base. Io vi suggerisco un secondo libro, che ha un
titolo molto accattivante, ed è: “Don’t make me think”, esiste anche la versione italiana. Hanno
mantenuto il titolo in inglese, che è lo slogan: “Non farmi pensare”. Questa è la regola principale
del progettista che vuole, che deve progettare sistemi usabili. Fare sistemi che permettano all’utente
di capire senza pensare, o comunque di minimizzare la durata e la complessità dei processi
cognitivi.
Problemi tipici di usabilità dei siti
Parliamo di usabilità dei siti, alcuni problemi tipici. Diciamo, purtroppo ce ne sono molti e non
abbiamo il tempo di commentarli.
 Un problema tipico è la difficoltà nella ricerca dell’informazione.
 Un altro problema tipico sono le funzionalità non auto-esplicative. Devo pensare per capire.
 Un altro problema molto tipico è il disorientamento durante la navigazione.
 La leggibilità sul video è molto spesso scarsa. I tempi di accesso sono eccessivi. Questo è
anche un problema, è un problema di prestazioni che diventa un problema di usabilità.
Ecco, io mi limito a questo indice dei problemi, anche perché oggi, la letteratura sulla usabilità dei
web è vastissima, data la diffusione di internet, ci sono moltissimi libri e moltissimi siti
sull’argomento. Io vi consiglio un libro che oggi è un po’ il classico, di Jakob Nielsen, è un
americano, un po’ il guru di questi temi, ha scritto questo libro che è stato tradotto in italiano e che
si chiama “Web usability”. È una collezione molto ricca di esempi di siti ben progettati e mal
progettati. Dà moltissimi spunti al progettista.

Quali indicazioni pratiche? Punti fermi


Abbiamo visto il concetto di usabilità, abbiamo visto perché è difficile, abbiamo visto che i siti web
hanno problemi peculiari dovuti alla natura ipertestuale, e allora che cosa possiamo fare? Quali
sono le indicazioni pratiche?
Beh, intanto ci sono dei punti fermi. Io qua ne ho elencati tre, sono ovvi, ma sono importanti.
 Il primo è questo: la usabilità è un attributo che va progettato dall’inizio, cioè è
responsabilità del progettista mettere, diciamo cosi, usabilità nel sistema, fin dall’inizio e poi
via via durante tutta l’evoluzione del ciclo di progettazione. Il modo qual è? È quello di
operare per sviluppo di prototipi successivi, via via, avendo come obiettivo specifico quello
della usabilità.
 Un secondo punto fermo è questo: progettare sistemi usabili è difficile e costoso. Richiede
competenze e professionalità specifiche. Oggi c’è la figura, gli americani lo chiamano dello
usability engineer, cioè dell’ingegnere dell’usabilità. Non è un informatico, non è un
creativo, ha un background multidisciplinare, quasi sempre ha cognizioni approfondite di
psicologia cognitiva. Ecco, aiuta il progettista nella progettazione di sistemi usabili.
 Il terzo punto fermo, sul quale mi soffermo nelle ultime slide di questa mia lezione
introduttiva è anche questo molto importante. Qua dice, la valutazione di usabilità di un
sistema non può prescindere dall’utente. Che cosa vuol dire? Sembra una frase ovvia, però
magari non lo è. Vi cito un ultimo libro, che non c’entra niente con il web ed è molto
interessante. Ed è un catalogo di oggetti introvabili, progettato da un pittore, grafico,
scultore francese, che si chiama Jacques Carelman, che ha fatto una collezione di oggetti
impossibili.Ve ne faccio vedere uno per tutti. In questo libro ce ne è un centinaio e
Carelman, li ha anche progettati fisicamente. Sono delle specie di sculture. Questo è uno
degli oggetti impossibili. È una bicicletta che permette di correre stando sdraiati. Un
fantastico oggetto, che cosa si può volere di meglio. Vado in bicicletta e mi riposo, vado in

87
bicicletta e mi riposo. Pedalo, però ho un cuscino, mi sdraio, forse anche dormo, comunque
mi assopisco. È un oggetto fantastico, qual è il problema di questo oggetto, è che non
funziona. È che funziona solo sulla carta. Se io faccio una prova con un utente reale,
costruisco questo oggetto, poi chiamo un’utente campione e glielo faccio provare, questo
cade. Questo oggetto è impossibile, non funziona. Funziona sulla carta. Ecco questo è quello
che capita con molti siti, funzionano solo sulla carta, sembrano fantastici, poi, però io
chiamo un’utente, questo si arrabbia, non riesce a fare una registrazione, non riesce ad
ordinare un libro on-line, chiude il sito e se ne va. Ecco, questo è il problema. Allora,
abbiamo capito che cosa vuol dire che la usabilità non può prescindere dall’utente.
Significa che io devo fare dei test. Test di usabilità. Questo è un concetto ancora oggi dimenticato
nella pratica della progettazione. Cosa significa test di usabilità? Significa che io devo prendere
degli utenti campione, devo metterli ad usare il sistema, fargli eseguire dei compiti tipici in un
ambiente controllato. E mentre questi utenti campione, provano il sistema, (pensate alla bicicletta su
cui io mi sdraio), devo avere un esperto di usabilità che li osserva, prende appunti, capisce che cosa
sta accadendo, raccoglie dati e poi questi dati vengono analizzati. Per fare un test di usabilità non
serve un apparato molto sofisticato, parto dalla scelta dell'utente tipo, gli obiettivi, quale contesto
d’uso e individuare dei test tipici per poi scegliere un utente campione e dire a questo utente:
“guarda, tu prova a eseguire questa operazione”, ad esempio, cerca questo libro, ordinalo on-line,
oppure registrati, etc. etc., gli do dei task campione e poi lo lascio libero, lo osservo mentre svolge
queste cose. Tipicamente l’osservazione cosi a occhio nudo è un po’ insufficiente, io avrei bisogno
poi di rivedere, di rianalizzare a posteriori le difficoltà e i punti in cui si è inceppato, perché spesso
non sono ovvi. E allora, in genere, si usa una telecamera con la quale si riprende il mio utente. Basta
molto semplicemente una webcam, non serve un apparato complesso. Una tecnica che si usa molto
spesso è chiedere, è la cosiddetta tecnica del “think aloud”, cioè pensare ad alta voce. Si chiede
all’utente di esprimere a parole, a voce alta, quali sono i suoi pensieri, che cosa sta facendo, che
cosa vorrebbe fare, quali sono le difficoltà che incontra.
Ecco perché in genere c’è un microfono, si registra quello che lui dice e magari, come terzo
supporto all’analisi successiva, io registro con qualche tecnica, tipo screen capture, le immagini che
via via appaiono sul video. E poi analizzo questo materiale. Materiale fatto dalle parole che
pronuncia l’utente, dal contesto sul video in cui le pronuncia e dall’espressione del viso, mentre le
pronuncia. Si imparano tante cose. In genere si fa assistere a queste prove i progettisti, che possono
vedere e l’esperienza è estremamente significativa, come i loro utenti si arrabbiano, dicono delle
parolacce. Ecco, questo è estremamente istruttivo.
Ecco, un setting molto semplice che ovviamente io devo predisporre non alla fine, quando il mio
sito web è pronto, perché in genere allora è troppo tardi, dovrei rifare tutto, ma durante le fasi
intermedie della progettazione e della costruzione. Quindi, questa metodologia si sposa bene a una
tecnica di progettazione per prototipi successivi. Ad ogni prototipo io faccio un test di usabilità,
quindi poi lo aggiusto.
È un po’ come il sarto, che per fare una giacca su misura chiede di fare almeno due prove
intermedie. Nella prima la giacca è solo abozzata, però io provo, aggiusto e cosi via. Questo è un
discorso più complesso, ovviamente, che non quello del nostro sarto perché il sistema è complesso,
ma è cosi che si deve fare.
Ecco, io credo che abbiamo detto i punti chiave di questa disciplina complessa. La definizione che
ha addirittura l’imprimatur della Organizzazione Internazionale degli Standard di usabilità. Il
motivo per cui la usabilità è difficile. Alcuni aspetti relativi specificamente al tema che ci interessa
in questo corso, cioè i siti web. E la assoluta necessità di prove di usabilità con utenti veri, per
evitare di creare delle biciclette che si guidano da sdraiati, ma che non funzionano. Per approfondire
questi temi il materiale oggi è tantissimo. Ci sono tantissimi libri e tantissimi siti. Io vi cito solo
alcuni riferimenti base, però molto ricchi. Allora, Jakob Nielsen è un autore proprio specializzato
nella web usability, ha scritto vari libri sulla web usabilty, tra cui il classico “Introduction to web

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usability” che vi ho mostrato prima. E poi, mantiene un proprio sito che è www.useit.com che è un
sito dedicato alla usabilità del web, continuamente aggiornato con delle
osservazioni e con dei link. Molto, molto interessante. Visto che siamo in Italia è anche giusto darvi
un riferimento italiano, è il libro “La usabilità dei web” scritto da Michele Visciola, che è uno
psicologo che si occupa di problemi di usabilità dei sistemi complessi da tantissimi anni.
E infine i siti, i link a siti di materiale informativo sulla usabilità, potrebbero essere tantissimi. Ve ne
do solo due, uno americano e uno italiano. Quello americano è www.usableweb.com una miniera di
link di grandissimo interesse. E quello italiano che ha l’obiettivo di fare la stessa cosa con dei
riferimenti nel nostro paese è www.webusabile.it .
Ecco, io concludo qua, questa carrellata solo introduttiva sul problema della usabilità dei web. Vi
ringrazio dell’attenzione e vi ricordo che per qualunque approfondimento potete accedere al sito del
corso.

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Lezione 14 L'ergonomia dalla manifattura alla società dell'informazione.
1
Corso di Psicotecnologie e processi formativi
Docente: Prof. Sebastiano Bagnara
Trascrizione della Lezione 07
Titolo lezione: “L’ERGONOMIA DALLA MANIFATTURA
ALLA SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE ”
Salve, sono Sebastiano Bagnara, insegno Psicologia ed Ergonomia Cognitiva al
Politecnico
di Milano. Vado a raccontarvi delle cose sull’ergonomia, all’interno del progetto
HAMLET
di Nettuno e le due lezioni che farò in questi giorni sono la prima dentro il
modulo del
Design dell’uso e del design dell’esperienza e sono due lezioni, appunto,
sull’ergonomia.
Globalmente le due lezioni trattano l’Ergonomia dalla manifattura alla società
dell’informazione.
Gli argomenti della lezione sono il primo, daremo una definizione di ergonomia,
poi
passeremo a trattare l’ergonomia nella manifattura, nella società industriale e
poi si parlerà
2
dell’ergonomia nella società dell’informazione. Quindi parleremo della società
dell’informazione e poi passeremo a trattare quella specifica variazione
dell’ergonomia che
viene chiamata ergonomia cognitiva.
Vediamo, allora, prima la definizione di ergonomia: la definizione di ergonomia
non è data
da una singola persona ma è il frutto del lavoro di molte persone e soprattutto
di tutte le
società di ergonomia, sono società scientifico-professionali che sono distribuite
su tutti i
paesi del mondo, ormai sessanta in tutto il mondo, ognuna delle quali ha una
sua struttura,
un presidente, un board, e tutti insieme si riuniscono e formano l’International
Ergonomic
Association. L’International Ergonomic Association ha dato una definizione di
ergonomia
che è condivisa da tutti i paesi del mondo e da tutti gli ergonomi che lavorano
nel mondo.
1) L’ergonomia
Vediamo la definizione: l’ergonomia, ricordiamo che la parola ergonomia deriva
dal greco
e significa “legge o scienza del lavoro”, in alcuni paesi è chiamata anche
fattore umano,
perché è la componente umana che entra nel lavoro e nei vari sistemi.
3
E quindi l’ergonomia viene definita o ergonomia o fattore umano, è appunto la
scienza

90
volta alla comprensione delle interazioni tra soggetti umani e le altre
componenti di un
sistema.
Vediamo alcuni punti. Il primo punto, più importante è il concetto di
interazione:
all’ergonomia non interessa studiare l’uomo da solo. Se lo studiasse da solo
sarebbe
psicologia, se studiasse la sua mente, se studiasse il suo corpo sarebbe
antropometria,
fisiologia, biochimica. Ma all’ergonomia interessa studiare l’uomo in interazione
con
qualcun altro, può anche essere un altro uomo.
Il concetto fondamentale è il concetto di interazione, l’ergonomia si concentra
sulla
interazione. Interazione fra chi?
Fra soggetti umani, e quindi interessa innanzitutto l’interazione tra umani in
quanto tali, c’è
un’ergonomia del rapporto tra uomini, faccia a faccia, per esempio, che
chiacchierano, che
conversano, che giocano assieme, o anche che giocano a pallone, volendo.
Quindi il primo punto cruciale della definizione è: l’ergonomia si interessa delle
interazioni
che gli uomini hanno prima di tutto fra di loro, e soprattutto si interessa anche
del fatto che
gli uomini hanno interazioni non in situazioni, diciamo, sotto vuoto spinto, gli
uomini
hanno interazioni sempre dentro un ambiente, un sistema. E quindi si interessa
di queste
interazioni come avvengono dentro un sistema.
Ma normalmente noi, quando abbiamo interazioni dentro un sistema, pensiamo
a un’aula
scolastica: non abbiamo solo insegnanti e bambini, abbiamo tante altre
componenti,
abbiamo la lavagna, abbiamo i gessetti, la tavola dell’aula antica, abbiamo i
banchi,
abbiamo le carte geografiche sui muri.
Ecco l’interazione tra insegnante e allievo per esempio, è l’oggetto dello studio
di una
parte dell’ergonomia, l’ergonomia che si interessa della scuola,
dell’addestramento,
dell’educazione e si interessa del comportamento dell’insegnante in relazione
al suo
compito, quello di insegnare, del comportamento dei bambini in relazione col
loro
compito, quello di apprendere e si interessa anche di tutto ciò, che va a
costituire il sistema
dentro cui questo fenomeno complesso, bellissimo avviene, il rapporto, cioè
l’interazione,
tra insegnanti e allievi.
Quindi i punti fondamentali sono: c’è l’uomo, o meglio ci sono gli uomini, vi è

91
l’interazione fra questi uomini e fra questi uomini e le tecnologie, gli strumenti
e l’ambiente
in cui sono inseriti. Sostanzialmente, si può dire, l’ergonomia è una scienza
sistemica, non
si interessa del singolo componente, si interessa delle relazioni che le persone
hanno dentro
un sistema o un ambiente.
Questa è una definizione generale della scienza.
Vi è poi che cosa fanno quelli che fanno ergonomia, quindi la definizione va a
vedere che
cosa, sul piano professionale, viene fatto.
4
L’ergonomia, sul piano professionale applica teorie, principi, dati e metodi alla
progettazione con la finalità di accrescere il benessere dei soggetti umani e le
prestazioni
complessive del sistema. Anche questa parte è molto interessante ed è molto
importante dal
punto di vista ergonomico.
Perché? Perché vuol dire che l’ergonomia è sì una scienza, ma è,
sostanzialmente, una
scienza che tende molto all’applicazione. All’applicazione di principi, dati, teorie
al lavoro,
alla vita delle persone, ed ha, anche, quando noi applichiamo i concetti
scientifici e le teorie
alla vita quotidiana, in realtà, e abbiamo certamente lo spirito di conoscenza
che ci giuda, lo
spirito di ricerca che ci giuda, ma abbiamo delle finalità. Finalità che sono non
solo interne,
motivazionali della persona che fa ricerca, quindi la gioia della scoperta, e cosi
via, ma
sono finalità essenzialmente sociali, cioè condivise fra lui e le persone per le
quali lui
lavora, con le quali sta insieme, per le quali progetta.
E quindi nella progettazione, nella costruzione cioè del nuovo lavoro, dei nuovi
sistemi,
delle nuove interazioni, o anche nel modificare le vecchie, l’uomo ha delle
finalità non
puramente di pura ricerca ma ha una finalità specifica. E qual è? E’ quella di
accrescere il
benessere dei soggetti umani.
Sostanzialmente il fuoco principale, il punto di vista che si assume è: le
persone, in questi
sistemi che vogliamo definire ergonomici, debbono stare meglio, devono stare
bene,
sostanzialmente devono sentire il benessere.
Secondo la grande definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità,
noi
sappiamo che il benessere non è assenza di malattia, ma è anche proprio stare
bene, sentirsi
bene, in una situazione confortevole.

92
Quindi il primo punto, il primo obiettivo per l’ergonomia dal punto di vista
professionale è
quello del benessere delle persone.
Però, le persone stanno dentro sistemi che hanno finalità produttive, fanno
prodotti, servizi,
questo non ha importanza, ma in queste situazioni non solo occorre star bene
ma occorre
anche che le prestazioni della persona dentro quel sistema siano efficaci,
efficienti cioè che
diano dei risultati.
Quindi quello che è importante sono due concetti: le persone devono stare
bene, ma anche
il sistema deve funzionare bene, cioè deve dare i risultati per i quali è stato
costruito, per i
quali funziona. Questi sono i due concetti che è difficile tenere insieme, e ci
sono sempre
dei grandi compromessi; vedremo dopo che c’è anche un problema della
sicurezza, per
5
esempio è difficile avere insieme prestazione e sicurezza ma l’ergonomia si
muove dal
presupposto fondamentale che, se l’uomo sta bene, anche la prestazione del
sistema viene
meglio in termini qualitativi e forse, sicuramente anche quantitativi. Cioè il
concetto di base
è: solo un uomo che sta bene fa un lavoro bene e produce risultati buoni.
Che cosa fa l’ergonomia poi di fatto? Abbiamo visto la scienza da cui si muove,
cioè la
base dati delle teorie, gli obiettivi della professione, la terza parte della
definizione è che
cosa fa. Questa definizione è in positivo, sostanzialmente l’ergonomia
contribuisce alla
progettazione e alla valutazione di compiti, funzioni, prodotti, ambienti e
sistemi in modo
da renderli compatibili alle esigenze, capacità e ai limiti delle persone.
Che cosa vuol dire questo? Cosa sottolinea questo punto? Primo che
l’ergonomia, per
definizione quasi, punta alla progettazione, cioè punta a costruire ambienti
nuovi, o
comunque punta, nel caso di ambienti già stabiliti, a correggere ambienti che
non sono
ergonomicamente compatibili, cioè che non sono ambienti in cui l’uomo sta
bene, e quindi
punta a ricostruirli. Come fa a farlo? Contribuisce a progettarli, a disegnarli, a
immaginarli
e poi anche a valutarli, quindi riproponendo il concetto di correzione, a valutare
i compiti
che l’uomo deve fare, le varie attività che devono essere fatte. Si usa ancora il
concetto di
compito, cioè cosa debbo fare specificamente all’interno di un posto di lavoro,

93
le funzioni,
come le svolgo, i prodotti che vengono fuori e gli ambienti in cui si muovono.
Sostanzialmente tutto il sistema. Il compito quindi dell’ergonomo è di
contribuire non da
solo, raramente lo fa da solo, impossibile avere tutte le competenze che sono
necessarie per
progettare anche un solo compito, anche per progettare un solo prodotto. Ma
l’ergonomo
contribuisce proprio alla sua visione di sistema, e perché ha questi due
obiettivi, del
benessere umano e della qualità del lavoro e dei prodotti, deve contribuire a
mettere
insieme i sistemi, le funzioni, i compiti, i prodotti, gli ambienti in modo che
possano essere
compatibili o risultare coerenti con i due filoni, i due obiettivi che ha, cioè
benessere
dell’uomo e dall’altra parte la prestazione qualitativa e quantitativa del
sistema. Questa
sostanzialmente è la definizione di ergonomia.
Vedremo adesso che questa definizione in realtà è storicamente molto
determinata.
2) Ergonomia nella manifattura
6
Perché è storicamente molto determinata? Perché questa è la definizione di
ergonomia che
nasce nel mondo della manifattura, è l’ergonomia nella manifattura,
l’ergonomia nel lavoro
industriale classico, come noi ce lo ricordiamo, come noi lo sappiamo: cioè
l’ergonomia ha
delle catene di montaggio, i grandi altiforni. Ma è bene sapere che questa parte
di
ergonomia esiste ancora, è importantissima, in larghe parti del mondo è ancora
l’unica
ergonomia: molta parte del lavoro industriale non è stato abolito ma è stato
solo trasportato
in altre parti del mondo
Sostanzialmente l’ergonomia, si dice, è un po’ come dicono in Emilia, è come il
maiale:
non si butta via mai niente perché è utile. I lavori sono tantissimi e questa
parte di
l’ergonomia rimane fondamentale per una parte consistente del mondo, ma è
presente
ancora molto anche in Italia. Comunque di fondo è l’ergonomia della
manifattura.
Il fuoco qual è?
Il fuoco, come dice la definizione, è il lavoro umano, l’uomo che sta al lavoro.
La
caratteristica però nel lavoro industriale è che, come vediamo, il focus è il
lavoro umano
con tecnologie in ambienti dedicati. Cosa vuol dire? Vuol dire che nel lavoro

94
industriale, in
realtà, ogni lavoro ha sostanzialmente la sua tecnologia. Cosa vuol dire? Se io
faccio lo
scariolante ho la mia tecnologia, povera, la cariola, il badile, se faccio il
contadino ho un
7
altro tipo di tecnologia, che so: la zappa, e altre cose, se faccio il metallurgico
ho un’altra
tecnologia ancora. Quindi ho tante tecnologie quanti sono i lavori. In realtà, fino
a poco
tempo fa, i lavori si chiamavano con il nome della tecnologia c’era l’operaio
meccanico,
perché usava tecnologie meccaniche, c’era l’operaio metallurgico perché usava
tecnologie
metallurgiche, c’era l’operaio tessile perché usava tecnologie tessili, si
chiamava impiegato
la persona che non impiegava praticamente nessuna tecnologia. Da questo
l’obbligo
rilevante, centrale: non esisteva lavoro che non avesse la sua tecnologia
dedicata, anche nel
lavoro di casa c’a la tecnologia dedicata c’è la tecnologia del frigorifero, c’è la
tecnologia
del far da mangiare o con la stufa o con il fornello a gas comunque ogni lavoro,
ogni
attività aveva la sua tecnologia. Vedremo che poi non è più così vero.
L’altro punto importante è nel lavoro industriale ogni tecnologia nel lavoro ha il
suo
ambiente dedicato, cioè per ogni tecnologia c’è il suo ambiente, ogni lavoro ha
il suo
ambiente, ambiente fisico intendo. Anche le mura sono diverse: se ho un lavoro
con un
altissimo rumore, devo avere delle mura consistenti, se le macchine sono
pesanti devo
avere dei soffitti e dei piani particolarmente robusti, cioè praticamente la
tecnologia e il
lavoro che c’è dentro impongono anche l’ambiente.
E qui abbiamo sostanzialmente che l’ergonomia, in realtà, si spalma, si
differenzia, si
articola su moltissimi tipi di lavoro, perché tante sono le tecnologie e tantissimi
sono gli
ambienti in cui le tecnologie e il lavoro umano stanno dentro.
Il fuoco, però, dell’ergonomia rimane il lavoro umano. Ricordiamo sempre il
punto di
partenza, la definizione: il centro dell’ergonomia è il benessere dell’uomo (non
che non stia
poco bene,non che basta che gli manca la malattia, deve stare sostanzialmente
bene). Il
fuoco è sempre sul lavoro umano però in questa grande varietà che abbiamo di
tecnologie e
di lavori.

95
Gli obiettivi quali sono?
Dalla definizione ne viene naturale: la sua salute.
Ecco quello che ha fatto l’ergonomia insieme ad altre scienze o in
combinazione con altre
scienze tipo la medicina del lavoro, l’organizzazione del lavoro, per togliere una
grandissima parte di malattie professionali, per esempio, è una cosa
fondamentale
importantissima. Fino a trent’anni fa, vent’anni fa una quota consistente di
popolazione
moriva di malattie professionali, cosa vuol dire? Di malattie collegate al lavoro
che le
persone facevano in ambienti dedicati e con particolari tecnologie. La sordità,
per esempio,
8
in molti casi era proprio legata al fatto che la gente lavorava in ambienti
dedicati, con
macchine che facevano un sacco di rumore. Alla fine il risultato finale era la
caduta della
salute, in termini di perdita della capacità di udire. Quindi l’obiettivo cruciale di
questa
ergonomia qui è la salute. Questo è il minimo e va sempre garantito.
Il secondo obiettivo, è il livello di benessere cioè non basta togliere le malattie
professionali
ma quello che è cruciale è che l’uomo al lavoro si senta ancora umano, si senta
bene, in
qualche maniera, riesca a parlare, possa interagire, abbia un condizione di
confort, si senta
comodo, non dico comodo nel senso di sdraiato, non è questo che si intende,
non esiste
questo concetto, il lavoro è lavoro, però il concetto fondamentale è che uno nel
lavoro non
si deve sentire sotto costrizione o sotto pericolo in qualche maniera, e quindi gli
obiettivi
fondamentali sono salute, benessere e il terzo punto qual è?
Il terzo punto cruciale è quello dell’affidabilità: è una parola un po’ complicata
perché
molto derivata dall’inglese (in inglese si chiama reliability, che in italiano è reso
come
affidabilità). Che cosa vuol dire? Vuol dire che quando io lavoro con una
tecnologia, in un
certo ambiente, è importantissimo prima che non mi faccia male, quindi il
concetto di
salute, ma il momento cruciale è non farsi male, non avere incidenti. Ma
l’incidente ha due
conseguenze principali, oltre a quella di fare male a se stessi: se c’è un
incidente, il sistema
di lavoro in cui sono inserito si blocca. Ciò vuol dire sostanzialmente che il
sistema in cui
sto lavorando non funziona più, quindi il motivo per cui il sistema di lavoro
esiste ed è

96
creato, per fare prodotti o servizi, se c’è un incidente, salta. Quindi c’è
l’elemento verso la
produttività, verso la produzione e il terzo, l’altro elemento importante è,
quando avviene
un incidente in un sistema, se va bene le conseguenze sono locali, io mi faccio
male perché
mi casca un badile su un piede, ma se le mie macchine sono complicate,se la
mia tecnologia
è molto complessa, e se la mia tecnologia ha dentro di sé elementi di
pericolosità, certo
rimane il problema che io mi faccio male, ma forse in molti casi di questi, forse
farsi male
non capita nemmeno.
Il punto cruciale è certo che il sistema in quanto tale non funziona più, per cui
se una
centrale nucleare, scusate una centrale elettrica una cosa più semplice, forse
fa meno
impressione a dirsi, meno emotivamente caricata, una centrale elettrica ha un
incidente, è
certo che non produce energia e quindi magari gli ascensori si fermano in giro
per i vari
condomini e palazzi e così via, ma l’elemento più cruciale, quindi la caduta di
affidabilità
in termini di produzione, di prestazione, ma l’altro punto cruciale è che nel
sistema
industriale, soprattutto in quelli complessi, in alcuni settori, il problema è legato
alle
conseguenze per la popolazione in largo. Se un incidente avviene all’interno di
una centrale
chimica, di una fabbrica chimica, la Sedeson per esempio, o se avviene in una
centrale
nucleare, peggio che andar di notte, ma se anche avviene all’interno di
qualsiasi altra
fabbrica le conseguenze possibili sono non solo per i locali ma sono
complessive, vanno
verso l’esterno. La caduta dell’elettricità, per esempio, può comportare che
della gente sia
bloccata nell’ascensore per ore ed ore. La cosa non è piacevole certamente per
chi ha fatto
l’incidente e meno piacevole ancora forse per chi sta dentro all’ascensore
magari per un
giorno e mezzo o per due giorni. Soprattutto se poi è da solo, senza compagnia.
Gli obiettivi che ha l’ergonomia in questo tipo di situazione di lavoro industriale
sono
esattamente questi: salute, benessere e affidabilità.
9
Come faccio a costruire sistemi che siano affidabili, sicuri, sani e che producano
benessere?
Devo tenere conto di una piccolissima cosa, banale ma di cui spesso ci
dimentichiamo:

97
l’uomo ha dei limiti.
Noi sappiamo che le macchine hanno dei limiti, più di tanto non possono
sopportare, si
spaccano, se una macchina la faccio andare troppo forte, batte in testa. Noi
sappiamo i
limiti delle macchine. Alle volte ci dimentichiamo che l’uomo ha dei limiti.
D’altra parte i
limiti dell’uomo sono un po’ strani, nel senso che è l’unico animale e l’unica
macchina
biologica o fisiologica che riesce a lavorare nel caldo equatoriale e anche può
lavorare nel
Polo Artico, adesso persino nel Polo Antartico.
Il concetto di limite per l’uomo è molto variegato, però un primo punto
bisognerebbe
fissare quando si parla di salute, di benessere e di affidabilità dei sistemi. Il
punto cruciale è
rendersi conto che l’uomo ha dei limiti.
In un primo caso, l’uomo ha dei limiti biomeccanici, cioè non può portare pesi
particolarmente pesanti, certo che può fare uno sforzo e tirare su un quintale,
ma se lo fa tre
volte, stramazza per terra e il problema si pone. Quindi il primo limite che
l’uomo ha, il più
studiato, e sul quale vi è una grandissima dettagliatura e molte norme,
vedremo dopo, è il
limite biomeccanico, la capacità di sollevare, spingere, ma il limite
biomeccanico è anche la
precisione nei movimenti. Molti dei movimenti che siamo costretti a fare con le
tecnologie
più moderne, sono talmente precisi che basta un piccolo errore perché
succedano delle
disgrazie. Allora il problema del limite biomeccanico non è solo sul massimo
sopportabile,
la grande parte del limite è anche sul minimo sopportabile. Vi sono delle cose
sotto le quali
non riusciamo ad andare, nel vedere, nel toccare, nel sentire e quindi abbiamo
dei limiti
biomeccanici, o anche fisiologici se volete.
Fisiologici per l’appunto, perché in certe condizioni di calore resistiamo per un
po’ ma più
di tanto non possiamo starci, esattamente come non possiamo starci in
situazioni di estremo
freddo. Certo che un operaio metallurgico, che sta negli altiforni dopo
quarant’anni, riesce a
sopportare livelli di calore che per uno che non è mai stata lì dentro sembrano
impossibili.
Si parlava infatti a quei tempi, in gergo, che un bravo operaio metallurgico
doveva avere la
pelle cotta, cosa vuol dire? Che aveva la capacità di stare a un livello di calore
che per un
altro era praticamente impossibile. Però lui dopo trent’anni lo sopportava, e

98
non stava bene
neanche lui, come non stiamo bene noi. Comunque noi abbiamo anche dei
limiti fisiologici
che vanno dalla nostra percezione, dalla capacità di stare nel calore, di
sopportare il rumore,
10
abbiamo una grande quantità di limiti fisiologici che spesso nel progettare il
lavoro ci
dimentichiamo.
E poi abbiamo, e questo ce lo scordiamo sempre, limiti cognitivi. Noi pensiamo
di essere
macchine pensanti; se uno dice “non ce la fai a pensarlo” uno si pensa un po’
un’idiota, ma
non è vero. In realtà noi abbiamo dei limiti molto semplici dal punto di vista
cognitivo.
Provate a ricordarvi un numero di otto cifre, leggetelo e poi ripetetelo e vi
accorgerete che
le otto cifre, finchè le ripetete, ve ne perdete metà. Quindi abbiamo un limite
nella capacità
di trattare informazioni, non ce la facciamo. Quando vi dicono un numero per
telefono,
dovete scriverlo, se il numero non è di quattro o cinque cifre. Certo che se
devono dirmi il
numero per recuperare un taxi, forse me lo ricordo, perché quei numeri sono
corti. Ma se
devo ricordarmi il numero di un parente che sta in un paese lontano, che devo
ricordarmi il
prefisso, il codice di area e poi il suo numero, certo che non me lo ricordo: noi
abbiamo dei
limiti. E poi abbiamo dei limiti se prendiamo un’informazione da un parte e poi
dobbiamo
lavorare con quell’informazione su un’altra parte: non riusciamo a portarcela
dietro. E
anche, consentitemi, quando facciamo dei ragionamenti non è così facile fare
un
ragionamento sillogistico, non è così facile fare una diagnosi, ci vogliono dei
tempi, ci
occorrono degli strumenti che vengono poi chiamati quelle specie di tecnologie
mentali
degli strumenti con cui impariamo a ragionare meglio e così via. Poi, fra l’altro,
per
ragionare noi ci mettiamo alcuni anni: non nasciamo “ragionati”, diventiamo
ragionevoli ad
un’età piuttosto avanzata e in più, l’esperienza che dobbiamo accumulare per
ragionare
bene e per capire un certo tipo di ambiente, porta via del tempo. Quindi
abbiamo dei limiti
cognitivi: quando entriamo in un ambiente nuovo, soprattutto di lavoro,
all’inizio non
capiamo niente, neanche se siamo imparati, studiati. Anche se siamo laureati,

99
quando
arriviamo in un di ambiente di lavoro, in un particolare tipo di complesso di
situazioni, noi
ci accorgiamo subito che abbiamo la sensazione nettissima di essere ignoranti,
cioè non
capiamo come funziona il sistema, non capiamo cosa dobbiamo fare, abbiamo
difficoltà a
fare le cose che ci sembrano banali perché non riusciamo a capire. Quindi il
limite
cognitivo è anche che per stare in un certo ambiente ho bisogno di fare
esperienza. Spesso
non ce ne rendiamo conto, ma vi sono anche altri limiti che l’uomo ha,
obiettivamente ha il
limite che è incapace a stare da solo per molto tempo, se sta da solo va via di
matto, alcuni
lavori pretendono questo. Anni fa studiavo il lavoro di quelli che fanno
monitoraggio delle
dighe in alta montagna che fanno turni da soli per alcuni mesi, facevano
almeno allora,
stavano da soli e in realtà non stavano benissimo, nella maggior parte erano
degli allevatori
di cardellini per farsi compagnia. Vuol dire che l’uomo ha un altro limite: la sua
capacità di
stare da solo è molto limitata.
Se l’uomo ha dei limiti, se vuole avere un sistema che sia sano per l’uomo e
affidabile,
deve avere un criterio. Il criterio qual è? Questo è eminentemente ergonomico:
il criterio è
la compatibilità fra l’uomo e le tecnologie.
11
Io non posso chiedere all’uomo di fare delle cose se queste superano i suoi
limiti. Se le
tecnologie chiedono all’uomo di fare delle cose che sono sopra i suoi limiti,
fanno due cose
che non funzionano: la prima fa star male l’uomo, cade il suo livello di salute,
degrada il
suo livello di benessere, seconda cosa importante, cade il livello di affidabilità
del sistema,
cioè cade la capacità del sistema di funzionare. E poi c’è la compatibilità con
l’ambiente, io
posso avere una macchina benissimo interfacciata, come si dice adesso, cioè
con cui
l’uomo lavora benissimo assieme, ma se li metto dentro ad un ambiente
assolutamente
improponibile con un altissimo tasso di rumore o con un livello di illuminazione
pazzesca,
è certo che le persone stanno male un’altra volta. Il concetto dell’ergonomia
industriale, che
è un’ergonomia classica è che l’uomo ha dei limiti e questi limiti vanno
rispettati, è il

100
problema della compatibilità con le tecnologie e con l’ambiente. Cruciale è il
concetto di
interazione: l’uomo di per sè da solo starebbe benissimo, le tecnologie da sole
starebbero
benissimo, l’ambiente potrebbe andare per i fatti suoi tranquillamente bene. Il
problema è:
se li metto insieme devono essere compatibili. Se non sono compatibili
vengono meno quei
tre criteri, obiettivi base che ci eravamo posti.
Qual è stato il risultato di un grande lavoro ergonomico, di una grande attività
ergonomica,
durata badate: l’ergonomia nasce, viene storicamente fondata ufficialmente
nel 1959 con il
primo congresso che viene tenuto a Stoccolma e ogni tre anni l’International
Ergonomic
Association tiene un congresso e attualmente raggruppa circa 2000-3000
persone a volte
anche 4000 persone, ma il risultato di tutto questo lavoro di ricerca, di
applicazioni, di casi
e poi c’è un immane lavoro di diffusione di queste conoscenze, qual è stato?
12
La costruzione di norme e di standard in cui è sedimentata tutta la conoscenza
che si è
accumulata in relazione ai limiti che l’uomo ha e quindi alle capacità di far
fronte a
tecnologie, di far fronte ad ambienti. E qui abbiamo la grande quantità di
norme e di
standard: perché questa differenza tra i due? Perché sostanzialmente le norme
sono emesse
da organi come l’International Standard Organisation che è quella che
raggruppa su base
volontaria moltissimi paesi più industrializzati del mondo, in Europa abbiamo il
Comitato
Europeo di Normazione, che emette delle norme che vanno seguite e in alcuni
casi
diventano leggi, per esempio nella situazione italiana del lavoro, pressochè
tutti conoscono
il decreto 626 che contiene una serie di norme che vanno seguite nella
progettazione dei
posti di lavoro, o se i posti sono stati progettati male, vanno corretti in funzione
di quelle
norme.
E poi gli standard. Cosa sono gli standard?
Sono dei limiti specifici oltre i quali non si può andare, faccio un esempio: c’è
stata una
battaglia lunghissima, fino a poco tempo fa, fino a qualche anno fa, sul livello
massimo di
rumore ammissibile, intorno agli 80 decibel. Se accettiamo gli 80, quello è lo
standard oltre
il quale non si può andare. Perché sopra fa male. Non è vero che poco sopra o

101
poco sotto fa
male, è che lì convenzionalmente, e consensualmente si è stabilito che quello è
il livello di
standard che non può essere superato. Standard è anche la quantità di
pressione, per farvi
un esempio dal piccolo al grande, che io debbo fare per premere il pulsante di
un computer:
devo avere una certa quantità di pressione per avere il feedback per sapere
che ho premuto.
Un altro standard, ad esempio, è la distanza che deve essere minima e
massima, tra due tasti
in un computer: perché se io passo da una tastiera e un’altra se questo è
mantenuto ho molta
facilità di trasferimento di queste abilità.
Comunque abbiamo norme che normalmente sono più generali, spesso hanno
anche forza
di legge, e standard alcune volte molto specifici, nel caso della chimica si parla
di MAC,
Massima Concentrazione Accettabile, di una particolare sostanza chimica o di
TLV, Three
Short(?) Value, di livello minimo che deve essere dentro (ad esempio per la
luce, c’è un
livello minimo al di sotto del quale non posso andare). Quello che è venuto fuori
da questo
immenso corpo di conoscenze che si è costruito, è una grande base di norme e
standard:
conoscenza non congelata ma pronta per essere usata. La trovate nei manuali
di ergonomia.
Manuali che non sono piccoli, ma grandi così, manuali buonissimi sono stati
fatti da
militari perché anche il militare è una situazione ad alto rischio per sé e
soprattutto per gli
13
altri e anche lì c’è un problema di ergonomia ci sono i milstand, standard
militari, sono
volumoni alti così che descrivono non solo i fucili ma anche tutti gli altri
strumenti che uno
usa facendo il militare. Che cosa ne nasce da tutto questo? Un po’ quello che vi
richiama il
concetto di 626, di decreto legislativo, cioè che l’ergonomia è vista come un
grandioso
sistema di conoscenze che si sono trasformate in vincoli nella progettazione:
quando
progetti un posto di lavoro non puoi far finta che l’uomo non c’è perché oramai
c’è un
apparato di conoscenza, di vincoli di conoscenza tradotta in regole, in norme, in
standard
che tu devi applicare. Quindi l’ergonomia è vista come l’insieme di conoscenze
che, se
applicate, e debbono essere applicate, nella maggior parte dei casi

102
garantiscono la
compatibilità fra uomo, tecnologie e ambiente, cioè sostanzialmente
garantiscono quella
che viene definita affidabilità, salute e benessere dell’uomo, non a livello
altissimo, non è
che sto al night, ma soprattutto garantiscono la sicurezza del sistema.
3) La società della conoscenza
Questa grande opera è stata compiuta e sostanzialmente è finita intorno agli
anni ’70-’80,
perché negli anni ’70-’80 cambiamo la società, inizia a cambiare la società. Di
solito, a
differenza della nascita delle persone, del mondo vivente, noi non sappiamo
mai quando
nascono i fenomeni sociali. Stabiliamo dopo, per convenzione, quando sono
nati, ma non
sappiamo mai quando nasce un vero fenomeno. Pressappoco si sa, a secoli, a
spanne, a
decine d’anni, quando è nata la società industriale, abbiamo difficoltà a dire
quando è nata
la società della conoscenza, che è la società in cui viviamo. Comunque tutto il
corpo di
conoscenza ergonomiche costruite intorno alla società industriale ad un certo
punto
cominciano a diventare meno esaustive. Ci si accorge, alla fine degli anni ’70
inizi ’80, che
tutto quel grande apparato di conoscenze di norme era importante, era utile,
era
eccezionalmente utile, però, man mano lasciava fuori delle cose importanti,
sempre meno
riusciva a catturare tutto il lavoro. Stava nascendo la società della conoscenza.
Non mi
interessa quando è nata dal punto di vista tecnologico, probabilmente con le
prime
macchine, certo con il primo calcolatore alla fine della seconda Guerra, non è
questo il
problema. Mi interessa come fenomeno sociale. Nasce qua: credo che vi sia
una data che è
importante, e si colloca intorno al ’75 –’76, comunque nella seconda metà degli
anni ’70 è
14
lì che avviene quello che io chiamo ed altri chiamano l’anno del sorpasso, gli
anni dei
sorpassi.
Succede che se uno prende la quantità di informatica che c’era già allora, nei
frigoriferi,
nelle lavastoviglie, nelle auto, nei giocattoli, nei tostapane, nei treni, cioè in
tutte le
tecnologie che avevamo a disposizione da quelle della vita a quelle più
tecnologiche, ci
accorgiamo che la quantità di informatica che c’era dentro, di computing, di

103
forza di
elaborazione, di computer e la confronto con la quantità di informatica che c’è
nei
computer in quanto tali mi accorgo che c’è un passaggio. Prima l’informatica
stava nelle
sale calcolo, nei computer, negli anni ’75-’76 l’informatica esce dai centri di
calcolo,
dedicati solo al calcolo, al computer, e diventa pervasiva ed entra in tutte le
tecnologie.
Guardate, li ho messi apposta insieme perché sono quasi tutte tecnologia della
vita normale,
con l’auto si va in giro, certo si usa anche per andare al lavoro, la lavastoviglie
e il
frigorifero servono per la casa, i giocattoli servono per i bambini, le prime
bambine parlanti
erano divertenti da vedere, si muovevano, i tostapane che buttavano fuori ad
un certo punto,
per loro conto, i pezzi di pane. In quel periodo lì cominciamo a vedere che c’è
più
informatica lì che da altre parti. Questo è un segnale che la società della
conoscenza stava
crescendo.
Negli anni ’80 abbiamo poi il grande fenomeno: l’automazione, l’informatica
applicata al
lavoro industriale, alle macchine sostituisce il lavoro fisico umano.
15
Sempre meno operai stanno in fabbrica, il loro lavoro è fatto da macchine che
fanno
operazioni che prima faceva l’uomo. L’automazione sostituisce il lavoro fisico
umano.
Molte delle preoccupazioni che avevamo prima rispetto alla compatibilità
saltano perché
molte delle operazioni vengono fatte direttamente dall’automazione. Non c’è
più un uomo
da mettere lì.
Nel ’90 poi cosa abbiamo? Se iniziamo ad avere che tutte le macchine hanno
pezzi di
informatica dentro, e che questa informatica attraversa tutti i settori, dai
giocattoli al
nucleare, allora c’è omogeneità.
Omogeneità negli ambienti di lavoro. Perché? Perché avendo tutte le macchine
dei pezzi di
informatica sopra, e l’informatica funzionando bene 21°-22°, cominciamo ad
avere, ad
esempio, l’omogeneità dal punto di vista della temperatura. L’informatica
funziona male se
vi sono forti interferenze elettromagnetiche, quindi tutte le tecnologie, avendo
l’involucro
informatico dietro, omogeneizzano gli ambienti di lavoro, perché bisogna
rendere

104
omogenei i tempi di lavoro ai bisogni dell’informatica. Il silicio dell’informatica,
grazie a
Dio, funziona bene intorno al punto in cui anche il corpo umano funziona bene,
21°-22°,
questo è importante perché c’è omogeneità sui posti di lavoro. Non ho più
tante tecnologie
e tanti posti di lavoro. E poi, se c’è l’automazione, quasi tutte le macchine
hanno una parte
16
sopra di informatica, vuol dire che l’uso di interfacce, il modo con cui esse,
macchine,
oggetti parlano all’uomo, e il modo con cui l’uomo parla a loro, diventa
omogeneo.
L’interfaccia è un luogo di scambio, non è una faccia è un luogo, è la modalità
con cui noi e
le macchine ci parliamo.
Un altro elemento importante, allora, è che il lavoro continua a trasformarsi, lo
vedremo
nella prossima lezione, il lavoro, nella società della conoscenza, continua a
cambiare, è in
continua trasformazione.
E c’è una nuova dinamica per l’uomo, perché deve continuamente apprendere
cose nuove,
pensate che in vent’anni, in Italia molto meno, è sparita una grande quantità di
lavoro
operaio, e quelli non è che sono morti, viene fatto da altri, occorre imparare
lavori nuovi, e
quindi è cambiata la dinamica di apprendimento. Una volta si entrava nel posto
di lavoro, si
imparava e poi quello si accumulava per tutto il tempo, però dopo un po’
questo lavoro non
c’è più, devo reimparare. Quindi cambia la dinamica che c’è fra
apprendimento, ricordo e
dimenticare. Una volta dimenticare nel lavoro non funzionava, andava male,
adesso forse
qualche volta occorre dimenticare perché non serve proprio più.
Allora cosa capita all’ergonomia? L’ergonomia finisce di essere solo ergonomia
della
compatibilità, certo tiene sempre presenti i punti cruciali da cui siamo partiti,
cioè il
17
benessere, l’affidabilità, la salute, ma quella diventa una condizione necessaria
ma non è
sufficiente per capire come l’uomo sta nel nuovo lavoro.
Ma questo argomento sarà trattato nella prossima lezione, per adesso vi
ringrazio
dell’attenzione dedicata a questi argomenti, e vi rimando per maggiori
approfondimenti al
sito del corso.

105
Argomenti:
Definizione di ergonomia.
Ergonomia nella manifattura.
La società della conoscenza.
l'ergonomia cognitiva.

Definizione di ergonomia.
la definizione di ergonomia è frutto del lavoro di molte persone e soprattutto di
tutte le società di ergonomia, sono società scientifico-professionali che sono
distribuite su tutti i paesi del mondo, ormai sessanta in tutto il mondo, ognuna
delle quali ha una sua struttura, un presidente, un board, e tutti insieme si
riuniscono e formano l’International Ergonomic Association.
L’International Ergonomic Association ha dato una definizione di ergonomia che
è condivisa da tutti i paesi del mondo e da tutti gli ergonomi che lavorano nel
mondo. Ergonomia è un termine che deriva dal greco e significa “scienza del lavoro” in alcuni
paesi è chiamata anche fattore umano perché è la componente umana che entra nel lavoro e nei vari
sistemi; è quindi la scienza volta alla comprensione delle interazioni tra i soggetti umani e le altre
componenti di un sistema. All'ergonomia non interessa studiare l'uomo da solo, ma l'uomo in
interazione con qualcun altro. Se si studiasse l'uomo da solo sarebbe psicologia, se
studiasse la sua mente, se studiasse il suo corpo sarebbe antropometria,
fisiologia, biochimica. Si concentra quindi nell'interazione tra soggetti umani che conversano
che giocano, l'ergonomia si interessa prima di tutto delle interazioni che gli uomini hanno tra di
loro e soprattutto del fatto che gli uomini hanno interazioni sempre dentro un ambiente, un sistema.
Per esempio all'interno di un'aula scolastica non abbiamo solo insegnanti e studenti, abbiamo altre
componenti: abbiamo la lavagna i banchi; quindi interessa il comportamento dell'insegnante in
relazione al suo compito, il comportamento dei bambini in relazione al compito di apprendere e
interessa tutto ciò che va a costituire il sistema dentro cui questo fenomeno complesso avviene.
L'ergonomia è una scienza sistemica che non si interessa del singolo componente ma
dell'interazione che le persone hanno all'interno del sistema con le tecnologie, gli strumenti
l'ambiente.
Sul piano professionale l'ergonomia applica teorie, principi, dati e metodi alla progettazione, con la
finalità di accrescere il benessere dei soggetti umani e le prestazioni complessive del sistema.
L'ergonomia è sì una scienza, ma sostanzialmente è una scienza che tende molto all'applicazione, di
principi, dati al lavoro e alla vita delle persone. Quando applichiamo questi principi alla vita delle
persone abbiamo delle finalità che non sono solo interne e motivazionali alla persona ma solo
finalità essenzialmente sociali già condivise fra lui e le persone con cui lavora e progetta. Quindi
nella progettazione del nuovo lavoro, nuovi sistemi nuove interazioni, l'uomo ha delle finalità non
solo di pura ricerca ma ha la finalità specifica di accrescere il benessere dei soggetti umani.
Il fuoco principale, è le persone in questi sistemi ergonomici devono sentire il benessere, stare bene.
Secondo la definizione data dall'organizzazione mondiale della sanità OMS, sappiamo che il
benessere non è l'assenza della malattia ma stare bene. Il primo obiettivo del ergonomia
professionale è quindi quella del benessere della persona.
Però le persone stanno dentro sistemi che hanno delle finalità produttive, fanno prodotti e servizi,
ma in queste situazioni non solo vogliono star bene, ma occorre anche che le prestazioni delle
persone dentro questo sistema siano efficaci ed efficienti. Che diano dei risultati.
Quello che è importante quindi sono due concetti: le persone devono stare bene ma anche il sistema
deve funzionare bene cioè deve dare dei risultati per i quali è stato costruito. Sono due concetti
difficili da tenere insieme: vi sono sempre dei compromessi.
L'ergonomia si muove dal presupposto fondamentale che se l'uomo sta bene anche la prestazione

106
del sistema viene meglio, in termine qualitativi e funziona meglio anche in termini quantitativi. Solo
un uomo che sta bene fa bene il suo lavoro e produce dei risultati buoni.
L'ergonomia contribuisce alla progettazione e alla valutazione di compiti, funzioni, prodotti,
ambienti e sistemi, in modo da rendere compatibile le esigenze, capacità e i limiti delle persone.
Che cosa vuol dire questo? Prima di tutto l'ergonomia punta alla progettazione, cioè
costruire ambienti nuovi o ( in caso di ambienti già stabiliti ) a correggere ambienti che non sono
compatibili. per farlo contribuisce a progettarli e a valutare sia i compiti che l'uomo deve compiere,
le funzioni svolte, i prodotti che si realizzano e gli ambienti in cui si muovono, sostanzialmente
l'intero sistema.

ergonomia nella manifattura.


E' l'ergonomia nel lavoro industriale classico, della catena di montaggio, dei grandi altiforni. Questa
parte di ergonomia esiste ancora e in alcune parti del mondo è ancora l'unica. Il fuoco è il lavoro
umano con tecnologie e in ambienti dedicati. Ogni lavoro ha sostanzialmente la sua tecnologia,
tante tecnologie quanti sono i lavori. Fino a poco tempo fa i lavori si chiamavano col nome della
tecnologia: c'era l'operaio meccanico perché usano la tecnologia meccanica, l'operaio metallurgico
perché usava la sua tecnologia metallurgica eccetera. Impiegato era la persona che non usava
nessuna tecnologia. Ma non esiste lavoro che non abbia una sua tecnologia dedicata. Nel lavoro
industriale ogni tecnologia ha il suo ambiente dedicato. Per ogni tecnologia c'è il suo ambiente,
ogni lavoro ha il suo ambiente. Ambiente fisico, anche le mura sono diverse se ho un lavoro molto
rumoroso, dovrò avere delle mura molto consistenti e così via. Il focus dell'ergonomia rimane il
lavoro umano. Il centro del ergonomia è il benessere dell'uomo, ma in questa grande varietà di
tecnologie.
Gli obiettivi
Il primo obiettivo è la salute dell'uomo: l'ergonomia, insieme ad altre scienze come la medicina del
lavoro hanno fatto molto per contenere una grandissima parte delle malattie professionali; fino a
trent'anni fa una quota consistente di popolazione moriva di malattie professionali collegate cioè al
lavoro.
Il secondo obiettivo è il livello di benessere: non basta togliere le malattie professionali ma quello
che è cruciale è che l'uomo al lavoro si senta bene, possa interagire, parlare.
Il terzo punto è l'affidabilità: quando lavoro con una tecnologia è sì importante che non mi faccia
male, non avere incidenti, ma anche che il lavoro, il sistema non si blocchi. Se l'incidente avviene in
una centrale elettrica, le conseguenze non sono solo locali ma anche verso l'esterno.

Come faccio ?
Per costruire sistemi che siano affidabili e sicuri, sani, che producano benessere eccetera, bisogna
tener conto che l'uomo ha dei limiti.
 1-biomeccanici nel senso che uno non può portare, sollevare pesi eccessivi, oppure che non
ha la fine precisione dei movimenti.
 2- fisiologici non possiamo sopportare livelli di calore troppo elevati o al contrario
sopportare temperature troppo basse, o ancora sopportare rumori troppo elevati.
 3-limiti cognitivi. Un limite alla capacità di trattare l'informazione, basti pensare alla
capacità mnemonica di tenere a mente un numero di otto cifre; inoltre non si nasce con la
ragione, ma si apprende con l'esperienza. Anche l'ambientamento è importante e fa da limite
cognitivo, oppure la capacità di sopportare la solitudine
Il criterio da utilizzare è la compatibilità fra uomo, i suoi limiti e le tecnologie. Non posso chiedere
all'uomo di fare delle cose al di sopra dei suoi limiti e non in compatibilità con l'ambiente. Il
concetto fondamentale dell'ergonomia industriale è che l'uomo ha dei limiti e quindi questi limiti
vanno confrontati con la compatibilità rispetto alle tecnologie all'ambiente.
In cinquanta anni di attività di ricerca e di applicazioni di casi, la International Ergonomic

107
Association ha costruito norme e standard in cui si è sedimentata tutta la conoscenza relativa ai
limiti che l'uomo ha e quindi alle sue capacità di far fronte a tecnologie e a far fronte all'ambiente.
Le norme sono regole, emesse da organi ufficiali come appunto IEA che alcune volte diventano
leggi come la famosa 626, ora diventata legge 81 del 2008.
Gli standard sono valori fissati oltre i quali non si può andare, per esempio i rumori massimi, la
distanza minima massima tra due tasti in un computer, l'altezza di uno scalino ecc. Esistono manuali
molto voluminosi dove sono contenute le norme e gli standard e nella progettazione oggi vanno
considerati.
L'ergonomia è vista come un grandioso sistema di conoscenza che si è trasformata in vincolo alla
progettazione.

La società della conoscenza.


E' la società in cui viviamo. Il grande lavoro di conoscenze, raccolta di norme e standardizzazione è
avvenuto sostanzialmente tra gli anni 70 e 80. Dopo questi anni è avvenuto il sorpasso, la tecnologia
ha sostituito il lavoro manuale in molte attività, quindi molte preoccupazioni sulla compatibilità
spariscono. Il primo computer è nato alla fine della seconda guerra mondiale. Tra il '75 e 76
l'informatica è uscita dai calcolatori ed è entrata nei frigoriferi, giocattoli ecc. Si può quindi datare
in questi anni l'inizio della società della conoscenza. Negli anni 80 abbiamo il grande e fenomeno
dell'automazione che sostituisce il lavoro fisico umano. Sempre meno operai stanno in fabbrica
perché il loro lavoro è fatto dalle macchine. Negli anni 90, visto che tutte le macchina hanno un
pezzo di informatica dentro e questa informatica attraversa tutti i settori si crea una certa
omogeneità, la necessità di standardizzare gli ambienti e i materiali: ad esempio le temperature, il
silicio dell'informatica funziona bene vicino al punto in cui anche l'uomo lavoro bene, attorno ai 21
22 gradi; se c'è l'automazione, quasi tutte le macchine hanno una interfaccia e quindi si rende
necessario omogeneizzare il luogo, la modalità con cui noi e le macchine ci parliamo.
Il lavoro è in continua trasformazione, c'è una nuova dinamica per l'uomo, perché deve
continuamente apprendere cose nuove, in vent'anni è sparita una grande quantità di lavoro operaio e
quindi è stato necessario apprendere lavori nuovi. È cambiata la dinamica dell'apprendimento: una
volta si imparava con l'esperienza e la conoscenza si accumulava per tutto il tempo, ora cambia il
lavoro e si deve ricominciare ogni volta. L'ergonomia della compatibilità intesa come benessere,
affidabilità, salute, è condizione necessaria ma non è sufficiente per capire come l'uomo sta nel
nuovo lavoro, nasce il concetto di ergonomia cognitiva

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Lezione 15 Ergonomia cognitiva.

La società della conoscenza si qualifica quando avviene il sorpasso della quantità di informatica che
c'è in tutti gli oggetti macchine, dai giocattoli al controllo della centrale nucleare e la quantità di
informatica presente nelle macchine dedicate: i computer. Si entra nella fase in cui l'informatica è
diffusa su tutte le cose. In questa situazione l'automazione tende a sostituire il lavoro fisico umano e
ancora si stabilisce una situazione di omogeneità nell'ambiente di lavoro e di vita.
Un altro elemento importante è il fatto che si tratta di una società che cambia molto rapidamente e
quindi lavora in continua trasformazione, gli strumenti cambiano molto velocemente: per sostituire
una macchina serviva molto tempo, oggi per sostituire un software basta un clic. La nuova società
porta una ergonomia cognitiva perché a prevalenza cognitiva. C'è poco lavoro fisico. ergonomia
cognitiva quindi si occupa di accompagnare, di favorire, di supportare l'apprendimento.
 Aiutare l'uomo ad apprendere e a cambiare continuamente le cose che apprende,
svincolandosi dalle abitudini che spesso sono automatismi nocivi.
 Aiuta poi nella presa di decisioni: le decisioni sono prese valutando sempre numerosi dati,
l'ergonomia aiuta riducendo i dati, fornendo solo i dati realmente necessari, al tempo giusto.
 Inoltre potenzia la memoria. Non si tratta più di fare esperienza con il tempo, di sentire sulla
pelle quando è il momento di fare un certo movimento; si tratta di ricordare tutte le cose
nuove che continuamente vengono proposte, ecco che l'ergonomia cognitiva aiuta a
ricordare tramite artefatti per sostenere la memoria.
 Facilita la comunicazione, perché l'uomo tende sempre di più a stare in gruppo e allora
vengono in aiuto i telefonini e altri strumenti di comunicazione
Questi quattro grandi temi si articolano negli assi dell'ergonomia cognitiva.
1) La conoscenza va distribuita: sempre più ci rendiamo conto che la conoscenza non sta solo nella
mente di una persona, in ogni ambiente in cui noi lavoriamo ci accorgiamo che abbiamo bisogno di
conoscenze che stanno fuori di noi. Uno dei compiti della ergonomia è distribuire la conoscenza
nell'ambiente. Una parte si può distribuire nei libri, ma ogni volta che mi serve devo andare in
biblioteca; se visitiamo una città non posso imparare e tenere a mente la mappa dei monumenti, la
conoscenza dovrà essere distribuita nella città stessa con targhette e piantine attaccate ai muri.
Distribuire significa anche mettere assieme più persone con conoscenze diverse: in
un'organizzazione una persona non può saper fare tutto e quindi si mettono assieme persone che
conoscono bene cose diverse, come ad esempio i professori nelle scuole.
Questo significa distribuire le conoscenze nell'ambiente e le tecnologie aiutano a distribuire
rendendo però immediatamente disponibili le risorse.
Il primo problema che si viene a creare è l'interfaccia. Cioè come faccio ad avere accesso alla
conoscenza che sta nell'ambiente, nelle banche dati?
Il problema cruciale è l'accesso e l'usabilità. Devo poter accedere ad un'informazione nel momento
in cui mi serve; deve essere usabile, utile; devo poterci lavorare sopra.
Dev'esserci poi un sistema in grado di gestire queste conoscenze che mi indica dove trovare queste
conoscenze nei momenti in cui ne ha bisogno, in modo da avere accesso a questa informazione in
modo molto rapido; tecnicamente si chiama Knowledge management. Non c'è quindi solo il
problema dell'interfaccia, ma anche quello di trovare in tempo utile le informazioni.
2) Sempre di più il lavoro è sociale. L'insegnante senza gli allievi non funziona, il chirurgo da solo
non riesce ad operare. Molti dei lavori che facciamo sono lavori sociali; in questo caso lo scambio,
la comunicazione sono indispensabili ed è necessario studiare come i team e le squadre
collaborano, devo studiare la comunità di pratica: si tratta di un gruppo di persone che pur facendo
cose diverse hanno un cuore di competenze in comune. Nelle comunità di pratica ognuno svolge un
compito diverso, i nuovi entrati vengono addestrati iniziando a dare una preparazione di insieme,
come il manovale nella squadra di muratori che porta in giro l'acqua ed ha modo di osservare come
si svolgono tutti gli altri lavori.

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Nel mondo virtuale il lavoro è organizzato per comunità di pratica ed è quindi molto simile , anche
se generalmente queste comunità durano poco.
Si deve considerare anche la fiducia; la fiducia siamo sempre stati abituati a pensarla come un
qualcosa che si accumula nel tempo e quindi in questa situazione così mutevoli come faccio a
costruire la fiducia? L'ergonomia deve cambiare considerare non più la interazione uomo macchina
ma la comunicazione fra uomini via macchina, via tecnologia.
3) il lavoro è permeabile e flessibile, cambia continuamente, non esiste più la mansione, però si
deve avere una infrastruttura unica ed avere accesso facile e rapido a quella infrastruttura; i tempi,
luoghi e tecnologie di vita del lavoro si mescolano, posso lavorare sia casa che in ufficio, è difficile
distinguere il tavolo di lavoro a casa da quello che va in ufficio, perché abbiamo le stesse tecnologie
sopra. abbiamo quindi una mutua fertilizzazione, sì impara passando da settore a settore cross
fertilizzazione tra vari settori.
Dal punto di vista letterale la parola ergonomia ha fatto il suo tempo. il fuoco non può più essere
solo sul lavoro ma va dal lavoro alla vita quotidiana e dietro questo passaggio c'è il problema che
non è più il carico di lavoro ma è la quantità di tensione che accumulo mescolando il lavoro che
faccio a casa con quello che faccio nell'ambiente di lavoro. Se c'è una cosa che qualifica il lavoro
moderno è il problema dell'accumulo continuo di tensione.
4) Nel lavoro c'è collaborazione, ma molto spesso c'è competizione, che nasce dalla necessità della
continua innovazione. Inevitabilità e tolleranza degli errori, proprio perché c'è innovazione continua
e gli errori quindi devono essere considerati come fonti di scoperta.
La filosofia passa dalla prevenzione dell'errore alla gestione dell'errore. Cercare quindi che l'errore
nasca nella simulazione piuttosto che nella realtà. È soprattutto avere la capacità di sfruttare l'errore,
nella costruzione delle conoscenze.
5) Una grande evoluzione nei bisogni di prodotti e dei servizi, un modello di macchina che andava
bene due anni fa oggi è completamente scomparso. un vestito, c'è una formidabile evoluzione dei
bisogni dei prodotti e dei servizi. Non è più il tempo in cui chi produce e impone, la regola
dell'offerta che vince sulla domanda. e quindi il fuoco si sposta dal lavoro del prodotto del servizio
sul cliente.
L'ergonomia va a vedere come viene prodotto quel servizio quel prodotto ma deve anche
preoccuparsi di come quel prodotto impatta sul cliente. E' necessario quindi personalizzare il
prodotto sul cliente, pensando che i clienti non sono uguali, l'unica cosa che posso fare è
segmentarli in gruppi più o meno omogenei. e ancora devo chiedermi se il mio cliente di questo mio
servizio prodotto è soddisfatto.
Per fare tutto questo quindi è necessario cambiare i metodi. I nuovi metodi sono centrati sul cliente,
quindi la vita del mio cliente per vedere se il prodotto che sto creando avrà un impatto positivo su
di lui. Userò quindi una analisi etnometodologica, partecipare i loro modi di comportamento. una
volta individuato il bisogno, il desiderio, formulare subito un'ipotesi, rapid prototyping, fare subito
un prototipo prima che gli altri ci arrivino. devo sempre avere nell'ambito di progettazione, avere in
testa di chi lo dovrà usare. e quindi come viene usato dentro uno scenario specifico. Come una volta
il vestito da festa si metteva solo alla festa, così oggi è necessario avere lo scenario davanti.
Ergonomia diventa una metodologia di progettazione che permette di collegare l'evoluzione del
cliente, o quello che il marketing riesce a raccogliere e l'oggetto il design; l'ergonomia fa da ponte
tra marketing e design. Più che di norme, l'ergonomia ha bisogno di guideline, linee guida, di modi
di guardare, ho bisogno di vedere best practice, cioè ho bisogno di andare a vedere quello che hanno
fatto gli altri, quale è la soluzione migliore in quel momento. Il mio punto di riferimento non è uno
standard da raggiungere ma è anche rispettare l'evoluzione dei bisogni.

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