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Alla ricerca dell’intelligenza connettiva

…Il poeta è il primo scienziato, colui che si occupa del software che utilizza l'uomo: il
linguaggio. Nell'epoca dell'elettronica il poeta è colui che scrive il software il nuovo linguaggio.
La nuova poesia è quella del software; Linus Thorvald è il grande poeta dell'oggi; Linux è una
forma d'arte, è una poesia moderna. Accanto a questa nuova idea di poesia sopravvive tutto un
mondo di nomi e di "modi di dire". Diventa valore un semplice nome, ho visto nomi di domini
quotati ben due milioni di dollari…

…L'autoritas era al centro del pensiero francese degli anni '70 - L'autorità di Dio, del padre,
della società ecc ecc Adesso l'unica cosa che giustifica questo scambio è l'auto-organizzazione,
ed è un'auto-organizzazione senza controllo. Nel business, nella guerra, nelle arti,
nell'insegnamento, nella psicologia: mettere troppa pressione all'autorità vuol dire "soffocare"
l'informazione. Il simbolo del nostro nuovo secolo è la rete, la rete senza centro, né orbita, né
certezze; è una connessione infinita di cause; è l'archetipo che rappresenta ogni cosa perché
ogni cosa vi può appartenere, ogni intelligenza, ogni economia e ogni uomo, ogni famiglia,
insomma qualsiasi cosa appaia interessante. La rete non utilizza più l'unità di misura
dell'atomo, rigida, quantificabile e rassicurante; la rete è complessità e può diventare caos se
portata agli eccessi. Ma è vero che quando prendiamo grandi quantità di oggetti
qualitativamente mediocri e li connettiamo tra di loro succede qualche cosa di molto
misterioso: emerge un valore che è superiore alla somma delle parti, c'è un incremento della
performance che non è solo basato su un'addizione. Raggruppando i nostri neuroni "stupidi" in
una mente cosciente, il nostro cervello sfrutta il loro potere, allo stesso modo internet si
appoggia su stupide macchine, stupidi personal computer; un pc è come un singolo neurone;
quando sono collegati a migliaia tra di loro in una rete, questi semplici stupidi nodi generano un
valore aggiunto che è di molto superiore alla semplice somma delle parti. Questa stessa
dinamica si ripete anche in altri campi : nell'economia e nella finanza. Per questo la frontiera
dell'uomo è quella dell'intelligenza connettiva. Un concetto che ha attirato l'attenzione di una
parte della comunità scientifica internazionale. Lo spazio di Internet viene visto come "vivo",
vivo di una presenza collettiva, brillante, attiva e umana. Ogni singolo utente diventa una
singola parte di un pensiero collettivo, non esiste un drive al pensiero ma il pensiero "emerge"
e si autorganizza sui contributi di ogni singolo utente. Pierre Levy se ne era già occupato e che
vi aveva scritto sopra addirittura un bel libro…

…L'informazione è il vero ambiente, e ci cade addosso plasmandoci. In effetti la Scuola di


Toronto sostiene che "L'uomo non pensa, non scrive e non parla: comunica con i messaggi e
lascia l'iniziativa ai mezzi che portano i messaggi" - È quello che diceva Marshall McLuhan: "Il
medium è il messaggio".
E l'internet è un medium potentissimo perché tende all'omnicomprensività, nel senso che è
multimediale, cioè che riassume in se tutti gli altri media. Certo è che una grande parte
dell'informazione di cui abbiamo bisogno per orientarci nel reale deriva dall'ambiente, è
ambientale. Questo lo diamo per scontato ma l'uomo attinge le risorse del proprio essere
soprattutto dall'ambiente. Come sosteneva McLuhan i media sono ambienti dove l'uomo vive e
quindi il problema si sposta verso la comunità, verso lo spazio comune, della comunitas, lo
spazio, appunto, dove ogni singolo uomo è testimone dell'esperienza ambientale che ha
vissuto e tutti insieme rielaborano quest'esperienza: lo spazio pubblico era il paese, poi il
grande centro urbano, poi la nazione, l'Europa e adesso il globo intero. L'ambiente è il nuovo
medium e il nuovo medium è globale; l'informazione è l'ambiente che ci arriva addosso e di
questo ambiente sappiamo molto poco, l'uomo sta iniziando a decodificare il messaggio
dell'internet. E sappiamo che il messaggio di ogni medium va ricercato nel mutamento di
proporzioni, di ritmo e di schemi che introduce nei rapporti umani. I quali rapporti sono definiti,
alla stessa maniera, dai media differenti…

…Mcluhan sosteneva che: " Quando l'informazione viaggia alla velocità dell'elettricità, il mondo
delle tendenze e delle voci diventa il mondo reale": che cos'è che determina i saliscendi
vorticosi del Nasdaq? Storicamente l'uomo tende a vedere nell'economia stessa la spiegazione
dei comportamenti del mercato. Ma questo è riduttivo, sono in gioco altre variabili e
contrariamente a quanto sostengono gli economisti le tendenze economiche riflettono
condizioni e circostanze che emergono da una interdipendenza tra tendenze economiche e
tendenze sociali: e in qualche modo c'entra anche qui l'intelligenza connettiva. Nelle
comunicazioni, l'intervallo tra stimolo e risposta è collassato mentre aumenta la quantità di
transazioni. Questo ci porta a entrare in una dimensione accelerata dove al minimo variare di
un parametro vi è una risposta del pensiero connettivo. Lo spazio sempre più breve tra azione e
reazione crea una sorta di continuità tra pianificazione e azione, semplicemente perché a
pianificare è l'intelligenza di tutti, connettiva appunto, noi diamo un semplice stimolo. La
moltiplicazione dei contatti apre ovunque la possibilità di unificare le risposte di tutto il mondo.
Oggi intere economie sono rielaborate all'istante, l'elettricità avvolge il globo in un unica rete.
Qualsiasi sommovimento in borsa si ripercuote sull’equilibrio degli investimenti di tutto il
mondo. Questo funge da moltiplicatore sia nel bene che nel male. Mai come oggi è stato
importante l'intangibile valore delle idee associate a un prodotto, ad una società; queste idee
inserite in un flusso di intelligenza collettiva determinano gli andamenti dei titoli. Il nostro
hardware, la realtà materiale, si contrae e implode su se stesso, perché le nostre tecnologie di
comunicazione riducono esponenzialmente gli intervalli di spazio e tempo fra le operazioni. Al
tempo stesso il nostro software, la nostra realtà psicologica e tecnologica si espande di
continuo. Come ha detto McLuhan "L'inflazione è denaro che ha una crisi di identità", noi
siamo, nella società della comunicazione, l’identità del denaro e noi decidiamo della sua
psiche. La problematica del Nasadaq del dot.com è la problematica di una crisi di valutazione,
una crisi di identità, una crisi di investimento emozionale. All'oggi una crisi di questo tipo non
vuol dire che alcuni investitori di New York non ci credono, vuol dire che i dubbi e le paure della
rete hanno creato un'intelligenza connettiva che ha svalutato il Nasdaq. È una crisi di identità,
ma il messaggio è positivo poiché le crisi hanno già in sé le soluzioni, cioè sono esse stesse
soluzioni e tra sei mesi la borsa salirà di nuovo. In effetti aveva ragione Mcluhan "nel villaggio
elettronico il rumore è la realtà" e oggi viviamo un'economia del sentimento…

…Al contrario, internet rende all'utente il controllo della parola sullo schermo. Sono tre le
fondamentali caratteristiche della rete: connettività, ipertestualità e interattività. Tutte e tre
definiscono la virtualità. Nell'Internet esiste una tensione verso una memoria globale ma
l'accesso rimane individuale e potenzialmente privato. Per questo non si può parlare di
globalismo come forma omogenea. È globale e personale allo stesso istante. Il cyberspazio è
uno spazio comune e personale. Infatti noi utilizziamo l'accesso al web come nostra memoria.
La condizione perché ciò sia rispettato è che nessuno deve comandare e governare sul web…

…I contenuti sul web continueranno a crearsi e a ricrearsi, non ci sarà la possibilità di imporre
nulla, si impone solo il codice; che deve essere open source; internet è e rimane un dominio
pubblico. La condizione "sine qua non" per dirigere la creazione dei prodotti sull'internet, siano
essi anche i contenuti, è la creazione di un sistema economico, di un'economia elettronica, che
non potrà che essere automatizzata. Solo a questo punto l'uomo riprenderà in mano la
creazione del prodotto, d'altronde l'invenzione delle prime forme di alfabeto coincide con le
prime forme di economia basata su un valore e quindi sulla creazione dei primi prodotti. A
tutt'oggi internet assomiglia ancora a un'economia del baratto, non so se cambierà e in che
tempi, ma certamente la base di partenza è la creazione di sistemi economici automatizzati
elettronici. Il grande problema dei diritti d'autore è un problema reale. Ma non si può applicare
il vecchio sistema bisogna creare un sistema di guadagno con i diritti d'autore o come ha detto
Ted Nelson un Transcopirigth; un'economia di scambio dei diritti. Adesso non c'è un'economia
del web e su un ambiente, un mondo, nuovo, si applicano modelli vecchi economici. Se non si
crea questo nuovo sistema economico del web penso che ci sarà un insuperabile problematica
dei contenuti e del diritto d'autore; bisogna pagare per i contenuti ma con le regole attuali non
si può. Oggi il problema c'è ed è grande. Dobbiamo trovare nuovi modelli di business, che
sicuramente saranno automatizzati, io volevo fare un lavoro sulla divulgazione della proprietà
intellettuale senza perdere l'usufrutto del bene creato: è intimamente legato al concetto di
intelligenza connettiva…

…Il ruolo dell'Italia è interessante, molto interessante; in effetti non ha un mercato esteso,
perché oggi, sulla rete globale i mercati non possono più esser nazionali ma sono linguistici e al
di là di comunità italiane, ricche e fiorenti, come in Canada, l'Italia non può competere con il
mercato linguistico spagnolo, inglese o cinese e indiano. L'Italia da questo punto di vista sul
web è debole, quello che l'Italia ha è uno dei più grandi patrimoni culturali del mondo e
dovrebbe trovare il modo di dare i diritti del suo patrimonio letterario e artistico a tutto il
mondo. L'Italia ha un tesoro culturale e sul piano dell'arte ha un ruolo mondiale. In ogni caso
l'Italia è finalmente in un'ottima posizione per approfittare delle nuove tecnologie. Fin'ora lo
sviluppo della vostra rete di comunicazioni è stato strozzato dalla inconsistenza delle nuove
infrastrutture, difficilmente si è in presenza di cablaggi completi. Ed è stato soffocato anche
dallo stesso tipo di cieca avidità che ha caratterizzato l'economia delle telecomunicazioni nella
maggior parte delle nazioni europee. Come possono le nuove generazioni sviluppare
comunicazioni e competenze scientifiche on-line se le tariffe restano alte come oggidì?
Comunque con l'impressionante mobilità del mercato l'Italia dimostra chiaramente l'emergere
di una nuova telefonia che sta bypassando l'establishment delle connessioni e delle
trasmissioni. Attualmente assistiamo, in maniera evidente ad una migrazione universale di
comunicazione vocale da sistemi connessi in rete a sistemi connessi via cavo. La stessa cosa
sta succedendo per quel che riguarda i messaggi scritti grazie a una nuova generazione di
sistemi di scrittura internet specifici. Quando l'Hardware e i servizi quali il Blackberry e il
Motorola New Internet Pagers raggiungeranno il mercato italiano si assisterà al vero ingresso di
internet nelle scuole e la fine dei monopoli strutturati e sedimentati delle telecomunicazioni. Gli
italiani sono ormai ampiamente informati tramite sistemi di comunicazione digitali e
riusciranno a dare il loro contributo in gran parte di quello che resta da fare…

…Fondamentalmente sono alla ricerca dell'Intelligenza connettiva...


Sto iniziando a scoprire nuovi percorsi teoretici interessanti: come "l'inconscio connettivo" sia
diverso dal cosidetto "inconscio collettivo"; quello che emerge dal senso, significato, è
fondamentalmente diverso da quello che viene chiaramente e consapevolmente condiviso. E
anche applicazioni pratiche: sto lavorando alla strutturazione e allo sviluppo di tre strumenti
software di collaborazione e condivisione del pensiero e dei processi creativi. Questi tre
software si chiamano ThinkWire.net, Architecture.openflows.org e Sessionstorm.com…

…Mi sto attualmente interessando a quello che chiamo "la conquista del tempo" che è
un'innovazione tecnologica e sociale che ci permetterà di allargare le nostre vite
quantitativamente e, sopratutto, qualitativamente. Da quando abbiamo conquistato la luna e
cablato il pianeta in una rete globale tramite le tecnologie della comunicazione elettriche ed
elettroniche abbiamo portato a termine la conquista dello spazio. Lo abbiamo fatto utilizzando
la sua stessa simulazione portandolo in una realtà virtuale. Adesso la nuova frontiera dello
sviluppo tecnologico e sociale è il tempo. Oggi le persone comprano lo spazio e dicono ancora
che il tempo è denaro. Ma domani le stesse persone compreranno il tempo come possibilità di
scelta, o come, economicamente parlando, mercato della scelta. Mi interessa molto anche
l'idea del tempo come mercato. Un mercato ampio e globale...

…Globale è la dimensione delle nostre nuove proporzioni. Ad oggi il "villaggio globale" di


Marshall McLuhan è superato, siamo diventati tutti individui globali grazie alle nuove possibilità
di accesso alle comunicazioni satellitari e alle nostre infinite connessioni globali via internet

Adesso osservo la presenza nella Rete di un'arte globale e se gli artisti, notoriamente
l'avanguardia psicologica della società, stanno focalizzando i loro sforzi su questo argomento,
vuol dire che sta nascendo una nuova sensibilità che implica una futura e prossima accetazione
del globalismo…

…Il globalismo è basato sul multiculturalismo, sull'interpenetrazione dei destini (l'Asia cade, e
si sente, sull'Europa) e nasce una responsabilità di tutti verso tutti. Questa nuova responsabilità
ridefinisce una nuova misura dell'uomo: una nuova responsabilità sociale economica,
ecologica. Per questo il globalismo porta con sé una nuova e rinvigorita responsabilità civica ed
è questo nel suo insieme un processo irreversibile. Il ruolo del pensiero è quello di farla propria
e di umanizzarla. Globalità vuol dire, secondo me, fondamentalmente estensione della
responsabilità, perché nell'epoca della velocità elettrica siamo tutti vicini e il problema di un
vicino è anche un mio problema, sia che si parli di politica, di diritti umani, di economia, di
guerra e di privilegi…

…Come diceva McLuhan il messaggio è l'ambiente e satura il campo d'attenzione rendendoci


impossibile vedere cosa ci sta facendo fare e dire. A questo punto noi diventiamo il contenuto,
nel senso che siamo noi il suo prodotto, anche se crediamo il contrario. Certo nell'Internet
esistono alcuni principi di base, integrazione, esteriorizzazione, ipertestualità, connettività.
Questi principi ci portano, se vogliamo avere almeno un "minimo" controllo, a imparare ad
afferrare i punti di controllo decentrati e a non individuare più un centro nelle cose. A
comprendere che l'unico bene diventa l'attenzione umana, che i luoghi fisici vengono sostituiti
da interazioni multiple con qualsiasi cosa, sempre e dappertutto. In questo scenario
l'atteggiamento più efficace per sopravvivere è un atteggiamento di costante eccitazione
evolutiva che si chiama innovazione. Il futuro dell'uomo è nelle reti: grandi, infinite, profonde e
talmente veloci da farci paura. Reti elettriche copriranno tutto il globale, in senso fisico e in
senso immateriale, daranno vita a nodi complessi che plasmeranno, in un continuo processo di
definizione, la nostra vita, le nostre economie e le nostre culture. Tutto questo non va visto
come un qualcosa al quale si possa dare una forma, che si possa rappresentare con un
concetto, ma è più simile a un flusso, più simile a una sequenza di suoni. È immersivo e
pervasivo e l'uomo se vuole comprenderlo ci si deve immergere esattamente come si fa per la
musica la quale, non è rappresentabile se non come un continuo flusso di note. Per questo
McLuhan aveva ragione quando parlava di "Oralità secondaria" e recupero del predominio
dell'orecchio sull'occhio…

…Il globale non è sostanzialmente un problema economico, è un problema psicologico. Per


questo è necessario attuare una ridefinizione dei meccanismi economici sulle nuove basi della
psicologia dell'uomo. Ma ci sono delle grandi resistenze da parte delle multinazionali,
resistenze che investono anche la sfera psicologica. Internet oggi cresce in due direzioni: la
direzione dell'autorganizzazione e della sofisticazione tecnologica; il wireless e il motore di
ricerca che si autorganizza in strumenti tecnologici di condivisione del pensiero e della
creatività. Io sono convinto che c'è un grande futuro per la condivisione dei pensieri. In questo
scenario le logiche di controllo delle multinazionali potranno vincere qualche battaglia ma non
riusciranno a imporre un vero controllo perché nessuno avrà il vero controllo: il futuro
dell'informazione e della creazione sarà dominato dalla condivisione e dalla co-creazione…

…Siamo in uno stato di connessione permanente e questo è terribilmente interessante e


affascinante. È una specie di riedizione del mito di Zeus Panopticon che sapeva in ogni
momento dove era nel mondo, ma ha insito in sé un grande problema che cela un grave
pericolo: dove inizia il nostro potere di connessione inizia il pericolo sulla nostra libertà
individuale. Oggi con la tecnologia cellulare è possibile controllare chiunque, sapere con chi
parla, dove si trova, come si sposta. Mi viene in mente Victor Hugo che chiamava tomba
l'occhio di Dio da cui Caino il grande peccatore non poteva fuggire. Ecco questo è il grande
pericolo insito nella tecnologia, quello di creare un grande occhio che seppelisca l'uomo e la
sua creatività sotto il suo controllo. Abbiamo un esempio di come la tecnologia sia pericolosa
con il caso di Djokhar Dudayev, il generale ceceno, ucciso dai russi con un missile che è stato
guidato fino al suo orecchio dal segnale del gsm che stava usando in quel momento. Come
Zeus disse a Narciso "guardati da te stesso!" questa frase suona bene in questa fase della
storia dell'uomo. Virgilio sostiene che l'elettriicità cela un enorme pericolo perchè può diventare
un flusso dove tutto è controllato, ma è anche vero che l'elettricità permette al mondo pubblico
e civile di vedere i massacri e le difficoltà di certe parti del mondo liberando certe popolazioni
dal gioco oppressivo dell'oscurantismo. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra accesso e
privacy. Se non stiamo attenti sparisce l'identità privata e sarà la fine dell'uomo come individuo
e della società democratica…

…Il concetto di spazio nacque dall'alfabeto e dalla matematica. Il suffisso spazio oggi
assomiglia a una versione tronca di cyberspazio, un termine della letteratura fantascientifica
per descrivere lo spazio elettronico che sommerge tutto. Ma le radici sono molto profonde e il
mio lavoro è volto proprio al recupero di quelle radici. Questo perchè secondo me quando
l'uomo ridefinisce delle nuove rappresentazioni della realtà deve rifarsi a schemi precedenti per
non perdere la continuità culturale e per permettere alla propria identità psicologica di
adattarsi. Allo stesso tempo recuperare dei modelli precedenti è utile per esplorare le nuove
realtà attraverso l'evidenza delle variazioni.

Io parlo di tre spazi: lo spazio fisico, materiale, il dominio dell'Hardware; lo spazio digitale del
software e delle reti di luce; e lo spazio mentale e cognitivo delle rappresentazioni. Oggi spazi
molto complessi descrivono delle dinamiche non rappresentabili con l'alfabeto e ritorniamo a
un mondo acustico. La rete comprende miliardi di soggetti, di agenti e di oggetti e opera in
"dimensioni enormi" con dinamiche assolutamente nuove. La stessa economia di rete ha
scambiato un luogo di scambio di mercato fisico con uno spazio di mercato concettuale. Il mio
libro recupera la tradizione della rappresntazione spaziale di Vitruvio utilizzando l'architettura
come un modello di scienza della navigazione che permetta all'uomo di orientarsi in questa
complessità. L'architettura sarà un termine per permettere, con le sue regole, all'uomo di
definire delle modalità comuni di esplorazione e rappresentazione dei tre spazi. Ho trovato
estremamente interessanti alcuni libri: Margarhet Werteim, The Pearly gates of Cyberspace e
uno di L. Lessig, Code, entrambi si interrogano sui tre spazi. Il mio libro parla poi di come
l'uomo si relaziona a questi tre spazi e come ne esce, o potrebbe uscire, cambiato…

…Gli americani utilizzano il termine Mindshare, all'opposto di marketshare; tutto il mercato


dell’informazione è una questione di mindshare. Il mindshare verte sulla questione del: quante
persone possono fare uso di questa informazione e per quanto tempo? La ricchezza del
mindshare è che il prodotto, l'informazione, ha tempi di obsolescenza totalmente diversi dalle
merci tradizionali, e questi tempi possono, di fronte a prodotti di qualità, essere estermamente
lunghi. La nuova economia si occupa di entità astratte, come l'informazione, le relazioni, i diritti
d'autore e i valori mobiliari. L'economia americana, e ormai si può dire anche qualla europea si
è spostata, in parte, su questa economia dell'intangibile. Il mondo in silicio dei computer e delle
reti è ora un'indsustria fiorente, e la cosa bella è che ha ancora un potenziale enorme. Ma a
tutt'oggi i flussi di luce dell'informazione non hanno una forma economica misurabile. Qual'è
l'unità di misura dell'impulso elettrico del nostro pensiero? Una cartella scritta? Qual'è l'unità di
misura del software? Le singole stringhe? Le "n" configurazioni possibili? In effetti gli economisti
non sanno come dare il valore, e se non sai a cosa imputare il valore diventa difficile costruire
una catena del valore. All'interno della rete si afferma il "principio di emergenza, il mondo
dell'internet è un mondo virtuale differente dal mondo fisico; e questo mondo virtuale dura
molto di più. Non c'è molta differenza tra la finzione di Alphaworld (un Multi User Domain
virtuale a forma di città) e la realtà simulata della Pompei digitale, sono due regni
dell'informazione, due entità che emergono dall'informazione e si affermano acquisendo valore
e non accettando la senescenza. La loro intangibile emergenza le fa diventare oggetto di
mercato. Secondo me è sbagliato pensare di fare denaro solo con la virtualità ma il nuovo
mercato è basato sul virtuale, il nuovo è il virtuale. La nuova economia si occupa di
informazione a un livello molto profondo. La comunicazione è alla base della specie umana, è
alla base della nostra cultura e della nostra natura e della nostra economia. E siccome la
comunicazione è il luogo di formazione dell'uomo e della società ecco che se introduciamo dei
nuovi mezzi e strumenti, ebbene, muterà la struttura stessa della società…

…I microprocessori sono il nuovo sistema nervoso dell'uomo. La rete e tutti i computer collegati
ad essa sono un caso speciale nella storia "tecnobiologica"; i microprocessori impongono un
processo di innovazione costante attraverso la legge di Moore. Ci sono voluti i tempi geologici
affinché sul nostro pianeta si evolvesse la vita; ogni cellula, iniziando a comunicare con l'altra
produceva un organismo vivente sferico. All'inizio per comunicare le cellule dovevano stare
l'una a contatto dell'altra. Ad un certo punto si sviluppò il primo protosistema nervoso che
permise a due cellule di comunicare a distanza. Con i sistemi nervosi le cellule potevano
muoversi ed era possibile organizzare le cellule in ogni forma e dimensione: era possibile
creare di tutto. Insomma adesso siamo nella stessa situazione; solo che potendo creare di
tutto, si può sbagliare e creare un sacco di società ed economie che non servono a nulla.

Overview
Character of new media
Categories affected by the changes
The new time, space and substance of news
The role of the journalist
Everybody a broadcaster
Case study: “Attack on America”

The Virtual Condition


Digital: “ We are smashed to bits by digitization”
Connected: A global communications skin
Instant: “Just-in-time, Real-time, On-line”
Global: “God’s eye view for a penny”
Ubiquitous: “Centre everywhere, periphery nowhere”

Major effects
Instantaneity = acceleration
Ubiquity = decentralization
Glocality = global + local = implosion
Connectivity = jobs to roles
Digitization = virtualization
= convergence
= multimediality
Plus many others such as simulation, miniaturiazation, portability, etc.

General impacts on journalism


Making the world implode on itself for news reporting
Virtualizing contents and breaking down boundaries
Turning journalists into heroes
Turning the audience into participant
Combining with and re-enforcing older media

The world is becoming a huge single cognitive environment


Instant change of scale from local to global and back
Ubiquitous access as an irreversible trend (including in developing countries)
Hyperlocal, translocal and focal

New patterns of distribution (according to each medium)


From broadcast to hypertinence
>From one-way to my-way
Permanent updating
Accelerated rhythms
No boundaries, no horizon, only time zones

New treatment of news


Posting > publishing
Availability everywhere from anywhere in any format at any time
A shift from dateline to hourline (all news channels)
New varieties of contents
Split-screens (Back to the Future)

In the age of instant information, rumors are the ‘real thing’ (M.McLuhan)
The rise and fall of the dot.coms
Jim Clarke’s wager
Brian Arthur’s “Increasing Returns” theory
The split of Microsoft
The “feelings economy”

Decentralization
SMS, a new kind of sado-masochism
The “mosquito Press” in the Philippines
Subcommandante Marcos and the Zapatistas
Viral attacks from Manila
Homeopathic communications

The attack on reality


Mankind not capable of handling too much of it at the best of time (T.S. Elliott)
Degrees of reality in media
Simulation, fictionalization of all contents
News as entertainment
The craze of “reality shows” – why ?

Journalism as high drama


Neo-romantic views on the role of the journalist
Not a just a job anymore
Connectors> collectors
Moderators> authorities

The new skills


Getting on line
Handling dreamweaver
A bit of engineering can do no harm
Headlining, the new poetry (soundbites and newsclips)
“It takes a lot of bad news to sell good news” (M.McLuhan)

If Xerox made everybody a publisher…(McLuhan)


…then, the Internet is making everybody a broadcaster (DdeK)
Real news coming from nowhere and from nobodies (the Drudge Report)
Implosion = everybody on everybody’s back
“Half the world engaged in spying and reporting on the other half” (McLuhan)
Communities of authority (slashdot.com)

Mainlining news (news junkies)


Why did the “personalized newspaper” not materialize ?
Because news are shared, they mean “community”, whatever the scale, not private identity
All news are gossip groups
Usenet, and chat groups

The critical news moment (USA) for each medium


TV: The funeral of Kennedy
Internet: Monica Lewinsky
Portable phones: Attack on America

Attack on America
The attack on the twin towers of the WTC as re-cognition
First real-time single total world focus point
Huge collective cognition (bigger than Diana)
The most violent reality-check ever

The media as the new battlefield


Osama Bin Laden high-jacking the media
CNN versus Al-Jazira
Different from Desert Storm, War on Terrorism is not a surgical operation
Huge risk of global polarization

Media synergy
TV as the medium of choice (a serious clash in the global village)
News breaking all regular programming (but not Queens crash)
Loss of advertising revenue = gain of credibility
Crowd effect on opinion
But Internet is the medium of critical response (mailing lists)

The new responsibility of the journalist


The new ambassador
Christiane Amanpour
Utter reliability versus “spin-doctoring”
From “amusing us to death” to facing death
Journalists risking – and losing - their lives