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Teologia alessandrina e teologia asiatica

al concilio di Nicea

1. Le storie, anche recenti, della controversia ariana Inl-


ziano Ja Joro esposizione presentandoei ex abrupto il eontrasto
fra il prete äless Indrino Ario e il suo vescovo Alessandro, senza
(0 quasi) stabilire aleuna connessione precisa eon fatti anteee-
denti: tutt'al piu, si limitano a rilevare ehe la cosiddetta que-
stione dei due Dionigi, di circa sessant'anni prima, aveva singo-
larmente anticipato i termini della questione ariana nel contesto
delle controversie trinitarie ehe si svilupparono nella II meta
deI III secolo; e tali eontroversie vengono presencate solo in
senso generieo' eome antecedenti della crisi ariana 1. La earenza
di piu preciso sfondo storico e dottrinale in cui inserire questa
erisi dipende dal fatto ehe di quelle eoniroversie noi abbiamo
soltanto poche e frammentarie conoseenze: eppure io credo ehe,
connettendo fra Ioro con maggiore attenzione tutti i dati a nostra
disposizione, si possa inquadrare in maniera piu precisa la eon-
troversia ariana sotto l'aspetto sia storieo sia dottrinale.
Dobbiamo prendere le masse, aHa lontana, dal movimento
di espansione della cultura cristiana d'impostazione alessandrina,
ehe ebbe inizio nel III secolo eon Origene per protagonista.
Tale impostazione culturale in senso lato, promossa soprattutto
negli ambienti co]ti legati a1 Didaskaleion, tendeva ad interpre-
tare approfondire e sistemare i dati della rivelazione edella
tradizione aHa luce dello spiritualismo platonico, assunto in ma-
niera piu rigorosa e coseiente di quanto fino allora non fosse
avvenuto 2. Ne risultarono profondamente influenzati tutt i gli

1 Un buon inquadramento, pur nella sua brevita, e quello di


MARROU, in Nouvelle Histoire de l'Eglise, I, Paris 1963, p. 290 sg.
Usualmente si insiste piuttosto suHa interferenza fra la controversia
ariana e 10 seisma meliziano, ehe fu eerto molto forte nella fase inl-
ziale della crisi, ma in forma non diretta.
2 Dato I'evidente rapporto fra la poliedriea opera di Origene e 10

sviluppo della cultura edella teologia alessandrina, neHe pagine ehe


seguono adoperiamo quasi sempre come sinonimi i termini origeniano
e alessandrino.
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aspetti della vita cristiana, esegesi teologia spiritualita, in oppo-


sizione aHa eultura asiatica che nel eorso deI 11 secolo aveva
avuto momenti di grande splendore ed ora gradatamente si dif-
fondeva verso oecidente 3. :r\r el eontesto trinitario - il solo ehe
qui interessa -la teologia asiatiea presentava grande varieta di
atteggiamenti, in buona parte riconducibili ad un indirizzo di
earattere generieamente monarehiano, eioe tendente a salvaguar-
dare soprattutto il carattere rrlonoteistieo della religione cristiana
- la monarchia divina, eome si dieeva allora - , nei eonfronti
di incHrizzi ehe sembravano rnetterlo in pericolo 4. Fra tali
indirizzi 5 era prevalente nella teologia alessandrina la Logos-
theolog'ie, eioe l'impostazione trinitaria ehe insisteva nel presen-
tare C~risto, in qua1ita di sapienza ragione parola divina, eorne
sussistente personalmente aeeanto al Padre e a Iui subordinato.
In polemica contro Ie tendenze monarehiane Origene aveva
definito il Padre i1 Figlio e anehe 10 Spirito santo come tre ipo-
stasi, eioe tre entita sussistenti, distinte ma non separate nel-
l'uniea divinita 6, mentre gli avversari affernlavano una sola 'ipo-
stasi della divinita, eonsiderando le tre persone divine soltanto
come :modi di manifestarsi dell'unieo Dio, 0 poco di piu. La
dottrina delle tre ipostasi divento, in contesto trinitario, il punto
fondanlentale della teologia alessandrina.
Com'e noto, Origene incorse nelle ire " deI suo vescovo
Demetrio, fu condannato e costretto a laseiare Alessandria per
3 Si pua agevolmente seguire l'espansiane della cultura asiatiea

nel ecrso deI 111 secolo e nell'inizio deI IV in Africa, in Pannonia,


in Galha: cfr. anehe quanta osservo in Agli albori della cultura cri-
stiana in Gallia, « Colloquio sulla Gallia Romana », Roma (Aceademia
dei Lincei) 1973. p. 117 sgg.
4 Per monarehianismo qui e appresso non intendo soltanto 10 spe-

cifieo monarchianismo eretico (Patripassianismo, Sabellianismo), ma la


tendenz::! piu generiea ehe si coglie in Asia, p. es., in Ireneo (e
anche in r~eofilo), e nella Rama deI 111 seeolo prima con Callisto,
poi con :a:onigi sul quale ritarnera fra breve.
5 ~n questa sede prescindiamo dalla speeulazione gnostica, ehe per

altro influenza notevolmente anche la cristologia di teologi ortodossi,


soprattutto quelli della Logoschristologie.
6 L'unita per cui le ipostasi eostituiseono un solo Dio era da

Origene eaneepita dinamieament(~ come unita di volere e di agire :


cfr. le nnie Note sulla teologia trinitaria di Origene, « Vetera Christia-
norum» 1971, p. 286. Quanta all'uso di ipostasi in questo senso tec-
nico, esso si riscontra per la prima volta in Valentino (frag. 9 Völker),
almeno a stare aHa ~estimo'1ianza deHo Ps. Antimo (= Mareello cl' An-
eira), ehe tramanda il frammento.
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 371

rifugiarsi a Cesarea di Palestina. Ma la condanna, non provo-


cata da motivi di carattere dottrinale, non soltanto non .nocque
alla espansione e aHo sviluppo della teologia origeniana, ma addi-
rittura le giovo: infatti in Egitto essa continuo ad essere la
teologia ufficiale della seuola di Alessandria e anehe dell'episeoo-
pato, pur incontrando qualehe difficolta a prender piede nella
gran massa dei fedeli 7. D'altra parte, Ia nuova fervida attivita
inaugurata da Origene a Cesarea feee subito sentire i suoi effetti
in Palestina, in Siria, anche in Asia Minore; e I'origenismo
continuo a diffondersi qui, come in Egitto, anche dopo Ia morte
deI maestro, per tutta Ia 11 meta deI 111 secolo, entrando inevi-
tabilmente a conflitto eon la teologia e la cultura asiatica, fino
allora dominanti in quelle regioni.
Nella trama di questo conflitto s'inseriscono agevolmente Ie
scarse notizie ehe ci sono giunte in merito a contrasti dottrinali
in Oriente fra Ia 11 meta deI 111 seeolo e l'inizio deI IV. Vi
aecenniamo sommariamente. Nel 257 i1 vescovo di Roma, Dio-
nigi, messo sull'avviso da aleuni fedeli di Alessandria, accuso
i1 vescovo di quella citta, anch'egli di norne Dionigi, di aver
definito il Figlio di Dio diverso per natura e sostanza rispetto
al Padre, in quanto creatura (1t'OL'Y)tLet), e non eoeterno con lui.
Dionigi di Alessandria, ehe effettivamente in polemica eon i
sabelliani, aveva esasperato l'inferiorita di Cristo rispetto al
Padre per rilevarne meglio Ia distinzione, non esito a ritrattarsi
in merito a quasi tutti i punti d'accusa, ma su uno rimase irre-
movibile 8: Dionigi di Roma gli aveva rinfacciato ehe, affer-

1 In tal senso, quando parliamo di teologia e cultura origeniana

e alessandrina, intendiamo quella della scuola, ehe divento poi linea


ufficiale dell'episcopato: e qui agevole seguire la linea Dionigi Teo-
gnosto Pierio Alessandro. Dalle polemiche sia di Origene sia di Dio-
nigi e facile arguire ehe in altri ambienti, soprattutto ma non esclusi-
vamente popolari, questa impostazione teologica e culturale incontrava
resistenze anche notevoli, perehe le si rimproveravano troppe conces-
sioni aHa filosofia greca. In questi ambienti era diffusa, in materia
trinitaria, una evidente tendenza monarchiana, non sempre necessaria-
mente di specifica impronta sabelliana. Sulla completa insussistenza
di una tesi, recentemente proposta da piu studiosi, secondo cui con
Pietro di Alessandria si sarebbe avuta una reazione completa in sense
antiorigeniano, perfino in campo esegetico, cfr. le mie osservazioni in
Le origini delI'arianesimo, « Rivista di Storia e Letteratura religiosa »,
1971, p. 317sgg.
8 Com' e noto, quasi tutti i testi in nostro possesso relativi a questa

controversia ci sono stati tramandati da Atanasio oel De sententia


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mando tre ipostasi, egli divideva la monade divina e ammetteva


tre dei 9; Dionigi di Alessandria rispose che, se non si affer-
mavano tre ipostasi, si toglieva di mezzo la Trinita 10. ARoma
l'irnpostazione fondamentalmente monarchiana della dottrina
trinitaria spingeva a considerare erronea la dottrina delle tre
ipostasi 11; ad Alessandria la tendenza a rilevare, contro i mo-
Dionji/sii e nel De deeretz"s Nieat?nae synodi (c. 26): essi sono raggruppati
in PI.J V 109 sgg. Qualche altro dato ci e fomito da Basilio di Ce-
sarea (epist. 9 e De Spiritu saneto 29). Per una reeente messa a punto
sulla questione cfr. E. BOULARANO, Denys d'Alexandrie et Arius, « Bul-
lettin de litterature ecclt~siastique », 1966, p. 161 sgg.
~I « Quelli invece in certo D10do affermano tre dei, poiche dividono
la santa monade in tre ipostasi diverse, divise completamente fra loro ))
(PL ~V 112).
10 « Quanto poi al fatto che, essendo tre le ipostasi, essi dieono ehe

sono divise, esse son tre, anehe se non vogliono, oppure sopprimano
completamente la divina Trinita » (PL V 128). Questo passo ci e tra-
mandato da Basilio e non da Atanasio, eui dobbiamo la quasi totalita
dei frammenti a noi pervenuti di Dionigi, e nei quali non si parIa
mai di ipostasi. 11 fatto non e casuale e dimostra ehiaramente l'imba-
razzo in eui. si venne a trovare Atanasio dopo Nieea in merito alla
dottrina delle ipostasi : a tale inlbarazzo aeeenniamo aHa fine di questo
studio.
11 AHa base deI contrasto fra' i due Dionigi in merito a unaftre

ipostasi della divinita ci puo essere un equivoco di earattere seman-


ti<;o, in quanta Dionigi di Ronla puo aver senz'altro assimilato hypo-
stasis .al latino substantia, ehe ne~ e il ealeo semantico; e pereio si sara
seandalizzato a sentir parlare di tre sostanze della divinita, la dove
TertuHiano aveva gia generalizzato il eoneetto di una sola substantia
Dei. .A. tal proposito rieordiam~o ehe aneora negli ultimi tempi della
eontroversia ariana, quando in ()riente ormai ipostasi era gencralizzato
nel senso deI latino persona, in Oeeidente alcuni ortodossi di rigida
osservanza nicena ancora intendevano tre ipostasi nel senso di tre
sostan:ze: efr. Faust. Conf., CC LXIX 357 ; Ps. Athan, Trin. X, ce
IX 135. E si veda anche l'inlbarazzo di Girolamo (Epist. 15,3) di
fronte all'affermazione orientale di tre ipostasi nel senso di tre persone
sussistenti. Per<> io non credo ehe il eontrasto fra i due. Dionigi si
possa spiegare soltanto in funzione di un tale equivoeo, in quanta il
testo di Dionigi di Roma ci fa intravvedere una eoneezione trinitaria
di stalnpo monarchiano. Infatti, dopo aver parlato della unione deI
Logos divino e dello Spirito santo con Dio, egli eosl continua: « E
assolutamente neeessario ehe la 'Trinita divina si rieapitoli e si assom-
mi in uno (Er,;; fva.), eome in vertiee, dico il Dio onnipotente di tutte
Ie cose (eioe il Padre) » (PL V 112). Va rilevato soprattutto quel uno
masehile, dopo ehe Tertulliano e Novaziano, certo non seonoseiuti a
Dionigi, avevano spiegato, sulla base di 10. 10,30 ehe Dio e il Figlio
costitullseono unum e non unus, (:ioe una sostanza, e non una persona.
A tal proposito eolpisee anehe nel testo di Dionigi l'assenza deI ter-
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narehiani, Ia distinzione delle perso"ne-divine faeeva eonsiderare


erronea Ia dottrina deIl'una ipostasi divina.
Nel 268, a eoronamento di una lunga preeedente azione,
aleuni veseovi di Siria Palestina e Asia Minore 12, riunitisi ad
Antioehia, eondannarono e deposero il Ioeale vescovo Paolo di
Samosata. La questione fu eomplessa, eon impIieazioni di earat-
tere disciplinare e motivazioni, sullo sfondo, di car.lttere politieo
e razziale 13: ma ai fini della deposizione fu deeisiva l'aceusa
di adozionismo, eioe di aver considerato Cristo mero uomo do-
tato di partieolari earismi divini. Dai poehi doeumenti in nostro
possesso risulta evidente ehe Paolo non ripeteva sie et simpliciter
Ie afIermazioni dei precedenti adozionisti, ma afIermava esplici-
tamente I'inhabitatio nell'uomo Gesu deI logos edella sapienza
divinj : in definitiva, nel suo risvolto trinitario l'errore di Paolo
risulto eonsistere nel fatto ehe egli eonsiderava il logos (== sa-
pienza) divino eome dynamis, faeolta operativa di Dio e non
eome persona, ipostasi sussistente distinta da quella deI Padre 14.

mine persona per indieare I'individualita deI Padre, deI Figlio e dello
Spirito santo: termine adoperato sia da Tertulliano sia da Novaziano,
e il eui eorrispondente greeo prosopon era gia stato adoperato in eon-
testo trinitario da Ippolito nel Contra Noetum. Rieordiamo eome, nei
primi deeenni deI 111 seeolo, la dottrina monarchiana fosse stata parti-
eolarmente viva aRoma: Callisto aveva, si, scomunieato Sabellio, ma
la sua impostazione trinitaria era senza dubbio in senso monarehiano:
e si rileva una indubbia eontinuita fra Callisto e Dionigi, perehe anch'egli
ribadisce Ia condanna di Sabellio, ma continua a professare un gene-
rieo monarchianismo. DeI resto gia Novaziano, ehe nel De Trillitate
condivide sostanzialmente l'impostazione trinitaria di Tertulliano, aHa
fine deHo seritto, parIa inaspettatamente di vis diu'initatis ehe, tradita
et directa in Filium, rursum per substantiae communionem ad Patrem
reuoluitur: un passo nella sostanza abbastanza vieino a quello di Dio-
nigi eitato sopra. E non va neppure trascurato il fatto ehe Ia eon-
danna di Novaziano, pur provoeata da motivi ,non di earattere teolo-
gieo, puo aver ulteriormente indebolito aRoma le posizioni dottrinali
di tipo tertullianeo ehe egli sostanzialmente aveva rappresentato.
12 Su questa eomplicata vieenda, ehe si svolse in piu riprese, efr.

G. BARDY, Paul de Samosate, Louvain 1929, p. 283 sgg.


13 Com'e noto, Paolo era sostenuto da Zenobia nel periodo in eui
questa domino in Antiochia: soltanto dopo la seonfitta <ii Zenobia e
i1 ritorno di Antioehia sotto la sovranita romana, il eoneilio riusei a
rendere effettiva la deposizione di Paolo.
14 A dire il vero, sembra ehe nel eorso della diseussione Paolo
abbia affermato ehe i1 Logos generato da Dio prese eonsistenza in una
ipostasi (U1t'€Ci't'l)): ma le linee eomplessiv~ deI suo peI\siero, pur non
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In altri termini, Paolo fu condannato perehe, aHa maniera asia-


tiea, non accettava la dottrina origeniana delle tre ipostasi: la
conferma ehe la questione rientro, per la sua fondamentale eOffi-
pon,ente teologica, nel conflitto fra teologia alessandrina e teolo-
gia asiatica ci e data dal fatto ehe molti dei nomi a noi pervenuti
dei veseovi ehe avversarono Paolo, e quasi tutti i nomi dei ve-
scovi piu influenti apparte:Llgono a personaggi strettamente le-
gati eon Origene, amiei diseepoli ammiratori 15.
Ben poehe notizie ei sono giunte su Luciano d'Antioehia,
un prete ehe fu a capo di una influente seuola e ehe per molti
anni fu allontanato dalla co:munione della sua chiesa, per esservi
riarrlmesso al tempo della ultima persecuzione, durante la quale
morl martire della fede 16. Comunque, tutti i dati in nostro
possesso eonvergono nel presentarci Luciano eome rappresen-
tante della teologia origeniana; e la sua disgrazia deve essere
interpretata eome conseguenza di una reazione dell'elemento
asiatico di Antiochia, preeedentemente sconfitto dagli origenisti
nella questione di Paolo 17. Antioehia, questa importante citta
d'Oriente seconda solo ad . ~lessandria, ci si presenta in questo
periodo (lI meta deI III secolo) come principale teatro dello
scontro fra eultura alessandrina e eultura asiatica 18. Questa

prive di incertezze e scompensi, per quanta noi le possiamo ricostruire,


sono nel senso sopra indicato: cfr. BARDY, op. eit., p. 435 sgg.
15 Si pensi, p. es.,oltre a [)ionigi di Alessandria, ehe non potendo
partecipare di persona, prese posizione contro Paolo con una lettera,
a Firmiliano di Cesarea, a Gregorio Taumaturgo, a Teotecno di Ce-
sarea di Palestina. Sulla prevalente componente origeniana dei parte-
cipanti alle varie vicende di questo affare, cfr. ancora BARDY, op. cit.,
p. 285 sgg.
1 B Su questi dati cfr. G. BARDY, Recherehes sur S. Lueien d' Antio-

ehe, Paris 1936.


1 '7 Com' e noto, gli studiosi moderni hanno interpretato variamente

la vicenda di Luciano: per questa interpretazione cfr. DANIELOU, in


Nouvelle Histoire de I'Eglise, I, p. 25 sg. e il mio Le origini dell'aria-
nesimo, p. 326 sgg. L'equivoco degli studiosi ehe vedono in Luciano
un rappresentante, in senso lato, di una cultura antiochena contrap-
posta aUa cultura alessandrina nasce propria da questa troppo rigida
contrapposizione di due culture e due teologie : cfr. in proposito n. 18.
IS AHa luce di questa interpretazione e necessario ridimensionare

il senso deHa contrapposizione cosi cara agli studiosi moderni fra


cultura antiochena e cultura alessandrina, in quanto questi due termini
nel periodo ehe ci interessa (fra il I I I e il IV scco]o) non sono esat-
tamente conguagliabili. Infatti la cultura alessandrina (quella della
scuola) costitujva gia un tutto organico e omogeneo sotto l'aspctto
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 375

constatazione e di grande importanza, se rieordiamo ehe proprio


Antioehia, al tempo della eontroversia ariana, sara Ia prineipale
roeeaforte degli Ariani in Oriente.
11 trait d'union fra gli avvenimenti ora rieordati e I'inizio
della eontroversia ariana e rappresentato da una pagina, troppo
traseurata dagli studiosi, dell' Apologia in favore di Origene ehe
Panfilo, suo diseepolo e maestro di Eusebio di Cesarea, serisse
appunto a Cesarea di Palestina mentre in eareere attendeva il
momento deI martirio, intorno al 305/310 19. Essa ci da preziosi
ragguagli sulla eontroversia origeniana in area siro-palestinese 20
all'inizio deI IV seeo]o. Ne ricaviamo tre dati per noi impor-
tanti :
1) Asprezza delJa eontroversia. Gli avversari di Origene
non gli eoneedono neppure - osserva Panfilo - quanto di solito
si eoneede agli serittori pagani e anehe a qualehe eretico: ehe
in mezzo ad errori abbiano detto anehe eose giuste, ehe vanno
ritenute : inveee l'opera di Origene viene eondannata in bloeco,
quasi sia stato i1 peggiore degli eretiei 21.
2) Estensione della eontroversia. Ad essa pretendono di
prendere parte non soltanto persone competenti, ma anehe
aleuni ehe non hanno letto niente (0 quasi) di Origene; anehe

teologieo ed esegetieo, mentre tale omogeneita e riseontrabile ad An-


tiochia solo apartire dalla fine deI IV secolo (Diodoro di Tarso). Nel
periode ehe ci interessa Antiochia e il campo principale deI contrasto
fra alessandrini e asiatici, si ehe in essa ambedue le teologie e le cul-
ture sono variamente rappresentate. Se la eontinuita Paolo-Eustazio
(efr. infra) parIa a favore della ripresa delPelemento asiatieo dopo la
disavventura di Paolo, il fatto ehe Antiochia nel IV seeolo eostitul la
roeeaforte dell'arianesimo in Griente dimostra ehe Lueiano, il maestro
di Ario, aveva eontinuato ad esereitare un eerto influsso anehe dopo
la eondanna.
19 Di questo importante testo in sei Iibri ci e restato soltanto il
prima nella traduzione latina di Rufino: PG XVII 541 sgg.
20 L' Apologia e dedieata ai confessori della fede eondannati ad

metalla in Palestina: ma il tone della presentazione della disputa fa


pensare ad una visuale molto piu ampia; edel resto noi sappiamo
ehe fra l'area siriaea e quella palestinese e'era eontinuita. Si tenga
presente ehe Panfilo ci presenta la eontroversia origeniana in senso
lato, eioe non ristretta in eampo trinitario e eristologieo ma estesa a
problemi antropologiei (origine edestino dell'anima) ed esegetiei (ee-
eesso di allegorismo). Ma in tale piu ampio eontesto l'interesse per
i problemi trinitario e eristologieo e primario.
21 efr. PG XVII 543.

2
376 M. SIMONETTI

persone ignoranti, addiritt.ura certuni che non conosco no il


greco 22.
3) Complessita della eontroversia. Non si danno soltanto
due partiti, uno pro e uno contro Origene: ma il contrasto e
complicato dalla presenza di teologi ehe si sono formati sui
libri di Origene, ma per ambizione 0 per timore pretendono di
negare la loro dipendenza da lui 23.
Questa ultima eonstatazione e per noi singolarmente impor-
tante, perche ci fa comprendere come il fronte origeniano fosse
tutt'altro che eompatto. In tal senso einteressante rilevare la
primla delle nove proposizioni d'accusa ehe venivano presentate
contro Origene: Pri1na illa est quod aiunt eum innatum dicere
]f'iliu1n Dei (PG XVII 578). E una proposizione che troviamo
al eentro della controversia ariana : essa vicne rinfaceiata all'ori-
geniano .AJ.essandro non soltanto da parte di Ario ma anehe da
parte di Eusebio di Cesarea, il piu qualificato origeniano fuori
d 'Egitto 2,1 ~ difficilmente tale accusa poteva venire da parte
asiatica 25. Ne ricaviamo ehe la controversia origeniana deve
essere intesa non solo come contrasto fra fautori e avversari di
Origene, Ina anche come eontrasto all'interno ste~so della tradi-

2~~ Cfr. PG XVII 546 Praeterea etiam illud est inuenire quod non.
numquam tales sunt aeeusatores eius, qui nee Graeeam noverint linguam;
alii tJJnnirnf)dis imperiti, ete. In questo eontesto eoloro ehe non eono-
seevaTlO neppure il greeo debbono essere state persone dei sostrato
semita, e {~i livello soeiale molto basso per essere ignoranti fino a tal
punto.
2~1 ('fr. PG XVII 547 sg. Non abbiamo elementi per poter dare
fisionomia preeisa a qualeuno di questi eripto-origeniani; ehissa se
anche Lueiano sara stato uno di eostoro. L'esempio di lVletodio, un
asiatle f ) (cli. aItro arrlbiente) varianlcnte influenzato da Origene e ehe
pure polemizza eon lui su determinate questioni antropologiehe ed
eseatologicht', ci fa eaplre ehe fra i due opposti degli origeniani puri
e dc~li antiorigeniani radieali, di pura osservanza asiatiea (ne vedremo
un Esempio in Mareello di Aneira), ci doveva essere una variopinta
gamma di posizioni intermedie, si ehe non si pub parlare di fronte
eompatto ne per gli alessandrini ne per gli asiatiei.
24 Torncremo piiJ. dettagliatamente su questo punto.

l5 Infatti gli Asiatici aeeentuavano molto di meno la distinzione

fra le persone divine, si ehe per loro non e'era reale diffieolta ad
ammettere la eoeternita eol Padre (questo e il reale senso d'innatus,
come vedremo) di un Logos visto soprattutto nel suo esistere nel sena
deI Padre, pluttosto ehe in personalita sussistente, almeno prima della
inearnazione.
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 377

zione origeniana : la eosa non stupisee, se eonsideriamo la com-


plessita della speeulazione origeniana, la sua asistematieita, la
tendenza deI maestro a presentare e sviluppare i problemi piut-
tosto ehe definirli assiomatieamente, si ehe faeilmente potevano
sorgere contrasti ed equivoei nella interpretazione deI suo peri-
siero.
In tale elima arroventato va eolloeato l'insorgere della eon-
troversia ariana, ehe nella fase iniziale si configuro appunto come
contrasto sorto all'interno della tradizione alessandrina (0 orige-
niana, ehe dir si vogIia) 26.

2. Tale eomplessa situazione, due partltl In eontrasto fra


loro e ambedue variamente frazionati all'interno, si ripropose
nel concilio di Nieea, convoeato nel 325 da Costantino per risoI-
vere Ia eontroversia ariana. La doeumentazione in nostro pos-
sesso ci perrnette di intravvedere una notevoIe varieta di posi-
zioni dottrinali in materia trinitaria 27, ma di precisarne sufficien-

26 In tal senso i potenti appoggi ehe prestarono ad Ario, dopo la


eondanna ad Alessandria, influenti esponenti deH'cpiseopato orientale,
fra eui Eusebio di Nieomedia, si eonfigurano non solo e non tanto
eome provoeati da senso di eolleganza per il veeehio amico ehe quei
veseovi eonsideravano ingiustamente oppresso, quanta soprattutto ispi-
rati dall'opportunita di ristabilire una situazione eOplpromessa daHa
seonfitta di Ario, nel pili vasto ambito della eontroversia in atto in
Oriente.
27 P. es., Ario (Epist. ad Ellseb. 3 ; Opitz, Urkunden zur Geschichte

des arianischen Streites, p. 2) rieorda eome eontrari aHa sua dottrina


Filogonio di Antioehia, Ellanieo di Tripoli e Maeario di C;erusalemme,
i quali affermavano ehe il figlio era ° ~PUY~V 0 1tPOßOAYj'J 0 cruVLt.yev-
V1)~OV. Possiamo pensare, ma non essere sieuri, ehe i tre termini
vadano speeifiearnente riferiti ai tre personaggi seeondo l'ordine di
enumerazione: ma anehe ammesso questo riferimento, non c faeile
rieostruire eon esattezza da questo searso ragguaglio la posizione dot-
trinale di tutti e tre. eon crUVLt.yZVV'l4t"OC; Ario potrebbe aver earatte-
rizzato una dottrina simile a quella ehe egli rimprovera ad Alessandro
(efr. n. 31), percio di tradizione origeniana, ma anehe una posizione
di ti po asiatieo, in eui il Logos era visto soprattutto eome dynamis
immanente nel Padre (cfr. n. 25 einfra il ragguaglio su Nlarcello).
In epuy~ e ehiaro il riferimento a Ps. 44,2 « 11 mio euore ha emesso
(~;1)PEU;c("t'O) una buona parola»: si tratta di un passo da tempo
tradizionale per indieare 1a generazione deI Logos dal Padre: Tert.
Prax. 7,1 ; Cypr. Test. 11 3; Nouat. Trin. 13,67; Dion. Alex. frag.
14 (PL V 120) ; Alex. Epist. encycl. 12 (Opitz, p.9). eon Dionigi ed
Alessandro sianlo nell'ambito di una teologia di derivazione origeniana :
378 M:. SIMONETTI

temente (0 quasi) soltanto alcune. Eccone in breve i tratti distin-


tivi. Al tenlpo della controversia era ormai tradizionaIe, ben
oltre i limiti dell'ambiente e dell'influenza alessandrini, Ia dot-
trina secondo cui Cristo, in quanto Figlio di Dio, era stato gene-
rato daI Padre. L'adozione della terminologia di carattere antro-
pOD10rfo serviva a rilevare ehe Cristo era Figlio reale di Dio
(e non per adozione eome gli uon1ini), parteeipe della sua stessa
natura. Origene aveva perfezionato e approfondito questo con-
eetto" affermando ehe il rapporto di generazione fra Cristo e il
Padre doveva essere inteso come eterno e continuo, come peren-
ne' e ininterrotto fluire di vita divina dall'uno all'altro, si ehe
il Figlio, pur traendo Ia sua origine dal Padre, era coeterno insie-
me con lui.
J\.rio non aecetta questo eoneetto di generazione divina:
forse impressionato sfavorevolmente dall'accentuazione materia-
lista eon cui aleuni al suo telnpo 10 presentavano, egli ]0 conce-
pisce eome divisione della natura, deI sostrato divino in due
parti, rispettivamente il Padre e iI Figlio, eon irrimediabile pre-
giudii~io della unita di Dia 28. In tal senso egli presenta I'origine
deI Figlio come atto di vera e propria creazione da parte di Dio,

ma proprio Origene aveva pole:mizzato con i Monarchiani ehe si ser-


vivano di questo passo per presentare il Logos divino eome parola
insussistente: Co. Jo. I 24(23). Se nel passo di Ario il termine epur1l
va riferito a Filogonio, sara preferibile intenderlo aBa maniera monar-
chiana (0 quasi), data la tradizione di Antiochia in questo senso (cfr.
infra). Quanto a 1tPOßOA~, eben noto quanto questo ternline fosse
in uso presso i Valentiniani: propria per questo molti ortodossi, fra
cui Origene, l'avevano combattuto, anche se 10 stesso concetto, espres-
so con termini poco diversi, e abbastanza rappresentato in Oriente,
p. es.) in Dionigi di Alessandria e in Marcello di Ancira, per indicare
il procedere deI Logos dal Padre: ma Dionigi intendeva il Logos
come persona sussistente, -:\1arcello invece cotne dynamis immanente:
cfr. A. ORBE, Hacia La primera teologia de la procesion deI Verbo, Roma
1958, p. 617 sgg. ; 674 sgg. In Epist. ad Alex. 3 (Opitz, p. 12) Ario
collega questo termine appunto con Valentino, per sottolinearne il
significato eretico.
28 Cfr. Epist. ad Euseb. 4-5 (Opitz, p. 2 sg.) «( Poiche il Figlio non

e ingenerato ne parte dell'ingen€~rato ne deriva da un sostrato ... Que-


sto abbiamo detto, in quanta non e parte di Dio ne deriva da un
sostrato }). NeBa successiva, piu accomodante lettera ad Alessandro 5
(Opitz, p. 13) Ario si dice disposto ad accettare espressioni come quelle
di Ps. 109,3 e 10 8,42, di tono affine a Ps. 44,2, purehe non vengano
intese nel senso ehe il Figlio e parte della sostanza deI Padre oppure
deriva da lui come una proboIe.
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 379

anche se assicura a Cristo uno status privilegiato rispetto a tutte


le altre creature 29: 10 considera pero estraneo aHa natura deI
Padre; in un primo tempo addirittura 10 definl creato dal nulla 30.
Sempre condizionato da impostazione materia1ista e antropo~
morfa deI eoneetto di generazione, fraintese anche la coneezione
origeniana di generazione ab aeterno: seeondo lui, ammettere
l'esistenza deI Fig1io ab aeterno accanto al Padre avrebbe signi-
fieato affermare effettivamente due ingenerati, eioe due divinita
di ugua1e dignita e contrapposte fra Ioro 31 ; percio risolutamente
affermo ehe i1 Figlio non poteva essere considerato coeterno al
Padre 32 •
Su tutti questi punti Alessandro contrappose ad Ario la
dottrina ormai tradizionale nella sua citta : Cristo era stato gene-
rato realmente dal Padre, percio era da considerare Figlio di
Dio per natura, assolutanlente estraneo al mondo della creazione,
da lui stesso portato all'esistenza. Tale rapporto di generazione
doveva essere concepito come avvenuto ab aeterno: in quanto
logos e sapienza di Dio, Cristo non poteva non essere coeterno

29 Nel senso ehe Cristo sarebbe stato ereato direttamente dal Padre,
mentre le altre ereature sarebbero state ereate da Cristo per volere
deI Padre: cfr. ATHAN. Decr. 8; C. Arian. 2,24. In tal sensoArio
defini il Figlio di Dio creatura perfetta di Dio ma non come una
delle creature (Epist. ad Alex. 2; Opitz, p. 12).
30 Cfr. Epist. ad Euseb. 5 (Opitz, p. 3). E questo l'unico passo
sieuramente opera di Ario in cui venga presentata questa affermazione
cosi sconcertante aHa luce di tutta la tradizione. Essa non compare
nella successiva Lettera ad Alessandro, egli Ariani delle successive
generazioni negheranno di sostenere la derivazione di Cristo da! nulla.
Evidentemente Ario stesso dovette intuire la gravita della sua primi-
tiva affermazione e per questo avra preferito non ripeterla piu. Su
questo e sulla impossibilita di considerare non autentica l'espressione
di Ario cfr. i miei Studi sull'arianesimo, Roma 1965, p. 88 sgg. e
Arianesi'mo latino, « Studi medievali », 1967, p. 708 sg. ,J:~ .
31 E questo il senso della critica che Ario muove ad Alessandro

neHa lettera ad Eusebio di Nicomedia, in cui daHa espressione corret-


tamente origeniana e alessandrina « sempre Dio sempre il Figlio, insie-
me il Padre insieme il Figlio », egli deduce che Alessandro considerava
anche il Figlio ingenerato (Opitz, p 2). Per una recente dettagliata
esposizione della dottrina di Ario cfr. E. BOULARAND, L'heresie d' Arius,
Paris 1972.
32 Cfr. Epist. ad Euseb. 5 (Opitz, 3) : « Non esisteva prima di essere

stato generato ovvero creato »; Epist. ad Alex. 4 (Opitz, p. 13): « In-


fatti !ion e eterno ne coeterno ne ingenerato insieme col Padre, ne
ha l'essere insieme col Padre, eCCe ).
380 M. SIMONETTI

aI Padre 33. In posizione ehe all'incirca potremmo definire inter-

media fra i due si eolloco Eusebio di Cesarea, ehe politieamente


sostenne Ario ma dottrinalmente non volle adeguarsi mai com-
pletamente a lui. Condivise eoo lui l'affermazione ehe il Figlio,
in quanto tale, non poteva considerarsieoeterno a1 Padre ma
era venuto all'essere dopo di lui 34. Rifiuto invece di conside-
rar]o eome ereatura tout court 35, e confuto dettagliatamente la
coneezione ariana della prima ora ehe 10 faceva derivare dal
nulla 36.
Al di la delle differenze, anche profonde, ehe distinguevano
fra' Ioro questi tre personaggi, soprattutto Ario cd Alessandro,
tutti e tre erano aceomunati daI fatto di eonsiderare il Padre
ed il Figlio eome due ipostasi distinte fra loro 37, eioe dalla
comune matrice origeniana 38. Possiamo definire Ario origeniano

33 Cfr.) p. es., ALEX. Epist. ad Alex. 26-29 (Opitz, p. 23 sg.), e


per naaggiori dettagli i miei Studi sull'arianesimo, p. 110 sgg.
31 Cfr. Epist. ad Euphrat. 1 (Opitz, p. 4): « Affermiamo infatti
ehe il Figlio non coesiste insieme eol Padre, ma il Padre preeede il
Figlio. Se infatti eoesistono, come il Padre sarebbe padre, il Figlio
figlio ? 0 come uno prima e l'altro seeondo ? e uno ingenerato e l'altro
generato ? ». Come si vede, Eusebio ragiona a110 stesso modo di Ario,
eonfondendo i concetti di essere generato ab aeterno ed essere inge-
nerato, ehe inveee Alessandro, piu fedele al pensiero di Origene,
distingue ben'e.
3:i1 Comunque egli; in Epist. ad Alex. 2 (Opitz, p.14) considera

soddisfacente l'equivoea definizione ariana deI Figlio eome creatura


perfetta di Dio, ma non come le altre creature: efr. n. 29.
31; Cfr. Demonstr. euang. V 1 ; Eccles. Theol. I 9; III 2.

3~' Cfr. Arius, Epist. ad Alex. 4 (Opitz, p. 13); Alex. Epist. ad


Alex. 19.20.21 (Opitz, p. 22 sg.); Euseb. C. Mare. I 1.4; Eccles.
Theol. I 20.
38 La eosciente derivazione di Eusebio da Origene e ben nota.

Altrettanto coseiente fu quella di Alessandro: i punti ehe egli nelle


sue lettere dimostra di aver derivato da Origene sono tanti e talvolta
eost vicini anehe neIl'cspressione al testo origeniano da far pensarc ehe
mentre dettava egli aveva sotto mano il De principiis deI maestro.
E inveee piu diffieile aecertare se Ario abbia avuto chiara coseienza
ehe, professando la dottrina delle tre ipostasi, egli si eolloeava nella
tradizione di Origene : sopra, da Panfilo abbian10 appreso dell'esistenza
di eripto-origeniani, ehe avevano seonfessato la loro derivazione dal
maestro (cfr. n. 23 e eontesto). Pereio non possiamo escludere ehe
Ario abbia rifiutato di eonsiderarsi indirettamente discepol0 dell'Ales-
sandrino. Sulla impossibilita di ammettere una formazione antiochena
di Ario efr. Le ori~ini dell' ariallesil1l0, p. 323 sgg. E eon1unque aceer-
tato ehe ariani della prima ora erano soliti rifarsi ad Origene.
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 381

radieale, nel senso ehe, formatosi teologieamente ad Antioehia,


in ambiente ehe abbiamo visto earatterizzato da violenti eontrasti
fra origeniani ed asiatiei, per esigenze polemiehe egli era stato
spinto ad aecentuare il subordinazionismo earatteristico della
irnpostazione trinitaria rimontante ad Origene, fino al punto di
deformare eerti fondamentali eapisaldi della dottrina dell' Ales-
sandrino 39. Alessandro ci si presenta inveee eome origeniano
moderato, molto piu fedele di Ario alle instanze piu profonde
e genuine deI pensiero deI maestro, il eui moderato subordina-
zionismo egli nel eorso della polemica eon Ario attenuo ulte-
riormente 40.
AlI'estremo opposto rispetto ad Ario si eolloeo a Nieea
Mareello di Ancira, l'ultimo notevole rappresentante della tradi-
zione· teologica asiatiea 41. L'impostazione rigidamente monar-
chiana della sua teologia trinitaria e piu ehe evidente nella pre-
sentazione di una monade divina ehe eon l'inearnazione deI
Logos si dilata in diade e sueeessivamente con l'emissione deHo
Spirito santo in triade, destinata a restringersi nella eondizione
iniziale allorche, alla fine deI mondo, il Figlio e 10 Spirito santo
saranno riassorbiti nella realta deI Padre 42. Per Nlarcello si puo

39 A prima vista questa profonda deformazione farebbe pensare

ehe Ario non sentiva affatto di appartenere ad una linea teologiea


rimontante ad Origene : ma nel negare Ia eoeternita di Cristo col Padre
egli trovava rispondenza in un origeniano di sieura fede eome Eusebio
di Cesarea, m~ntre la sua radicale affermazione di Cristo come ereatura
estranea aUa natura dei Padre era stata antieipata da Dionigi, un altro
indiseusso origeniano, neHa polemica antisabelliana. Questo seeondo
riseontro ci fa eomprendere quanto profondamente la dottrina di Ori-
gene poteva essere deformata dai suoi stessi piu fedeli diseepoli, se
implieata in un contesto fortemente polemieo.
tO Cfr. Epist. ad Alex. 38.52 (Opitz, p. 25-27), dove il Figlio e

definito immagine perfetta deI Padre, senza altra differenza ehe l'essere
il Padre ingenerato e il Figlio generato da lui intemporalmente.
41 Si diseute se la dottrina di Marcello sia da considerare monar-

chianismo areaieo, di stampo asiatieo, ovvero reazione al subordinazio-


nismo origeniano (efr. da ultimo T. E. POLLARD, Marcellus 01 Ancyra,
a neglected Father, «( Epektasis» [Melanges Danielou], Paris 1972,
p. 187): le due definizioni non si eseludono affatto fra loro, in quanto
Mareello eereo d~ rivitalizzare, eon qualehe opportuno adattamento,
l'antieo monarchianismo asiatieo in chiave antiorigeniana.
42 Cfr. frag. 71.76.77.67.117.121. Da questa eoneezione IVlareello
dedueeva ehe aHa fine deI mondo il regno deI Figlio avrebbe avuto
termine, c questa fu l'affermazione ehe feee maggiore seandalo. Sulla
dottrina di Marcello efr. W. GERICKE, Marcell von Ancy.ra, Halle 1940,
382 M. SIMONETTI

parlare di Figlio di Dio e di sua generazione soltanto apartire


da] momento della incarnazione, allorche il Logos divino e
diventato sussistente assumendo l'uomo Gesu: prima di questo
mOTIlento il IJogos era soltanto una dynamis deI Padre, operante
nella economia deI mondo,ma non sussistente personalmente 43.
Sulla base di tale impostazione trinitaria Marcello non poteva
non essere deI tutto ostile alla dottrina delle tre ipostasi: in
effetro, nel corso della sua lunghissima vita egli fece di questo
punto il bersaglio principale e costante della sua polemica anti-
arian.a, diversificandosi in questo chiaramente non soltanto rispet-
·to acl Alessandro, ma anche rispetto ad Atanasio 44.
Troppo poco sappiamo di Eustazio di Antiochia per poter
presentare dettagliatamente la sua dottrina trinitaria antiariana :
questo poco, comunque, e: sufficiente per caratterizzare una
impostazione di pensiero fondamentalmente monarchiana, anche
se piu moderata di quella di Marcello d' Ancira. Rispetto a
questo, Eustazio non ha difficolta a parlare di Cristo logos e
.sapienza divina come Figlio di Dio, e di sua generazione dal
Padr.e 45. D'altra parte, varie espressioni tramandate nei suoi
fram:menti si prestano ad essere interpretate in collegamento con
Paolo di Samosata, a riprova della vitalita di una impostazione
teologiea, ehe era riuseita a rialzare Ia testa, ad Antiochia, do po
esseft~ stata eondannata, in cerd suoi aspetti estremisti, nella
persona di Paolo: si veda, oltre la terminologia specificamente
cristologica, la presentazione deI Logos come dynamis deI Padre
(ehe pur scesa dal cieIo, rimane nel seno deI Padre) 46. Qui a

p. 103 sgg., c di recente T. E. POLLARD, Johannine Christology and the


Early Church, Cambridge 1970, p. 246 sgg.
4:l Oltre i frammenti citati sopra, cfr. frag. 36.43.48.

44 Cfr. frag. 63.64.66.69.74.76. Questo punto della POSIZlone di


Marcello nella controversia ariana e stato nlesso in chiara luce da
M. R.ichard sulla b~se di un testo attribuito ad Antimo e ehe egli
ha con sicurezza riportato a Marcello (Un opuseule nleconnu de JYlarcel
eveque d' . 4 ncyre, « IVlelanges de scienee religieuse I), 1949, p. 5 sgg.) :
in questo tcsto, ehe e di molti anni posteriore aHa deposizione di l\1ar-
cello, tornano gli stessi motivi contro Ia dottrina delle ipostasi ehe
leggiarno nei frammenti di tanto anteriori. In un altro testo molto
tardo, I' Expositio fidei presentata ad Atanasio dal diacono marcelliano
Eugenio, si legge ancora la dottrina che riconosce in Dio una sola
ipostasi deI Padre, deI Figlio e dello Spirito santo (PG XVIII 1304).
45 Cfr. De engastr. 10.24; frag. 21.33.

46 Cfr. frag. 24.29.30, e per maggiori dettagli R. V. SELLERS, Eu ..

stathius of Antioch, Cambridge 1928, p. 82 sgg.


TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 38~

nOl interessa soprattutto rilevare ehe Eustazio ehiaramente affer'"


ma ehe una soltanto e Pipostasi deI Padre edel Figlio 47.
Da questi poehi cenni risulta chiaro ehe l'impostazione tri-
nitaria di Marcello e di Eustazio ~ontrastava non soItanto 'con
quella specifica di Ario ma piiI generieamente eon la dottrina
ehe sulle tracce di Origene distingueva due ipostasi sussistenti
nel Padre e nel Figlio, dottrina ehe abbiamo visto condivisa non
soltanto da Eusebio di Cesarea ma anche da Alessandro l'avver-
sario di Ario. A riprova di quanto affermiamo, possiamo aggiun-
gere ehe l'ostilita sia di l\1arcello sia di Eustazio riguardo aHa
dottrina delle ipostasi non rimase episodio isolato e conehiuso
nel suo eontesto trinitario, ma si inquadro organieamente in un
atteggiamento di totale ripulsa nei confronti dell'origenismo
visto in tutte le sue prineipali componenti : sappiamo ehe Eusta:...
zio critico aspramente l'allegorismo, secondo lui eeeessivo, eon
cui Origene era solito interpretare le Scritture 48; Marcello ac-
euso l' Alessandrino di aver falsato l'interpretazione delle Scrit-
ture per essersi troppo applicato allo studio delle Jettere greche,
soprattutto di Platone 49. In altri termini, ravvisiamo in Eustazio
41 efr. frag. 38 «( ••• perehe una e l'ipostasi della divinita ». Nei
frag. 83 e 84 Eustazio distingue tre prosopa nell'uniea natura (physis)
divina, ma egli sembra eonsiderare i prosopa soltanto eome proprieta
deli 'uniea natura, eosi eome il riso nell'uomo e il latrato nel eane,
si ehe - egli conelude - affcrmando tre prosopa non affermiamo tre
dei. E chiaro ehe un sostenitore della dottrina delle ipostasi avrebbe
trovato insufficiente questo rilievo dato alle persone divine, e avrebbe
eonsiderato il eoneetto sabelliano 0 quasi. Si tratta di treframmenti
pervenutiei in traduzione siriaea, ehe Spannuet nella sua raeeolta ha
presentato nella traduzione Iatina, mentre SCHWARTZ (Der s. g. Sernzo
maior de fide des Athanasius, «( Sitzungsberichte der Bayerischen Aka-
demie », 1924, p. 60 sg.) ne ha dato una retroversione in greeo. Non
meravigli ehe solo per via tanto indiretta ci siano giunti questi fram-
menti tanto irnportanti. Com'e noto, i frammenti dottrinalmente piu
importanti di Eustazio ci sono stati tramandati quasi tutti da Teodo-
reto, ehe se ne e servito nella eontroversia eristologiea e pereio ha
seelto a que~to fine i passi ehe gli interessavano, eioe quelli in eui si
parIa deI rapporto divinita/un1anita in Cristo piuttosto ehe testi in eui
si trattava deI rapporto trinitario Padre/Figlio. Per di piu si tenga
presentc ehe rreodoreto seriveva in un periodo in eui era generalizzata
e eanonizzata la dottrina delle tre ipostasi nell'unica natura divina:
pereio egli, ehe aveva per Eustazio rispetto e venerazione, si sani ben
guardato dal riportarne qualehe passo contrario a quella ehe ormai
anehc per Iui era la dottrina trinitaria ortodossa.
.H! SELLERS, a p. 32, n. 3 dell'op. cit. a n. 46, ha riunito una quan-

tita di espressioni in eui Eustazio biasima e eritiea duramente Origene.


384 M. SIl\10NETTI

e Marcello gli ult:mi accaniti difensori deIJa tradizione culturale


e dottrinale asiatica contro :1 dilagare della cultura edella teologia
alessandrina d'impostazione origeniana. Considerianlo inoltre
ehe 1'/IarcelIo ed Eustazio erano vescovi influenti, si che certa-
mente essi non si trovarono isolati durante i lavori deI eoncilio :
percib tanto piu diventa necessario tenere nel dovuto conto la
Ioro posizione dottrinale e piu genericamente culturale per valu-
tare esattamente i fatti di Nieea.

3. La documentazione in nostro possesso sul concilio di


Nicea e scarsa e generica, in massima parte troppo posteriore
aHo svolginlento deI concilio per poterci ragguagliare dettaglia-
tamente su di esso 50. Fa ecc:ezione la Iettera scritta da Eusebio
di Cesarea ai fedeli della sua diocesi subito dopo la fine deI
concilio, ehe contiene particolari preziosi: ma e generale opi-
nione degli studiosi che questo documento, scritto da Eusebio
per giustificare il proprio COlTLportamento al concilio, vada valu-
tato con fiolta circospezione: in complesso esso suscita piu
proble:mi di quanto non contribuisea a riso]verne 51. Al fine
ehe qui interessa bastera ricordare, sulle tracce di Atanasio, Ia'
diffieolta ehe incontrarono i padri coneiliari per trovare una
formula trinitaria tale da poter effettivamente mettere con le
spalle al muro Ario e i suoi 8ostenitori, abilissimi nell'interpre-

49(~fr. frag. 88.


5011 resoconto piu antico ehe possediamo sullo svolgimento deI
concilio, dopo la lettera di Eusebio di Cesarea cui accenniamo qui
appresso, e contenuto nel De dt'cretis Nicaenae synodi di Atanasio, di
pi U di 2S anni posteriore al coneilio stesso.
51 Infatti la valutazione della lettera edella condotta di Eusebio
al eoncilio e subordinata al giudizio ehe si da intorno all'esistenza °
no di un concilio di Antiochia di pochi mesi anteriore a quello di
Nicea e nel quale Eusebio sarebbe stato condannato, quale partigiano
di Ario, eon deferimento della questione' al successivo eoncilio, gia
indetto, per una decisione definitiva. Sono ben note le controversie
ehe f.i sono avute circa l'autenticita della documentazione su questo
concilio di Antiochia: l'opinione ora prevalente degli studiosi e ehe
esso vada considerato come real.mente avvenuto; di conseguenza si
interpreta I'atteggiamento di Eusebio al successivo concilio di Nieea
come ispirato soprattutto dalla legittima aspirazione a far revocare la
condanna prccedentemente inflittagli. l'vla ancora di recente sono state
sollevate nuove diffieolta circa la storieita di quel concilio: cfr. D. L.
HOLLAND, Die Synode von Antiochien (324/325) und ihre Pedeutung
für Eusebius von Caesarea und das Kon~il von Nizäa: « Zeitschrift für
Kirchengeschichte », 1970, p. 163 sgg.
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 385

tare in armonia con la Ioro dottrina le troppo generiche formu-


Iazioni ehe il concilio opponeva Ioro deducendole dalla Sacra
Serittura: di qui Ia neeessita di introdurre nella formulazione
di fede espressioni non scritturistiche, affermanti ehe il Figlio
e generato dalla sostanza deI Padre ed e eonsustanzialc eOli lui
(Op.ooucr~oc;), espressioni ehe in nessun modo gli Ariani potettero
sottoserivere.
Soprattutto il termine homousios fu subito sentito come il
piiI distintivo della formula di fede, e come tale lungamente
diseusso 52. E nota quanta gli studiosi TIloderni si siano affaticati
per determinare i1 senso preeiso eon eui questo termine fu ado-
perato a Nieea: bastera rieordare ehe oggi son piu 0 n1eno
tutti d'accordo nel riconoseere ehe, introdueendo quella parola
in senso antiariano, i padri coneiliari intendevano rilevare sol-
tanto la piena divinita di Cristo .53. E cornunque fuor di dubbio
ehe, nell'ambito della coalizione ehe a Nicea si formo contro
Ario, homousios fu interpretato in maniere diverse, in relazione
alle diverse impostazioni dottrinali dei singoli parteeipanti al
eoneilio 54 : il termine infatti si prestava a diverse interpretazioni,
perehe nella tradizione filosofiea greca il termine ousia (== essen-
za, sostanza) era stato adoperato ad indieare sia l'essenza indi-
viduale di un singolo oggetto, sia l'essenza generiea, camune a
tutti gli esseri di un medesimo genere 55.
A noi qui interessa soprattutto determinarc da quale ambien-
te fu proposta l'utilizzazione di questa parola contro . .\ rio. Non
abbiamo motivo di dubitare della notizia eusebiana ehe sarebbe
stato Costantino stesso a proporla: ma in tal modo non si fa

!)2 Anche se non immediatamente dopo il concilio, roa soprattutto

nel decennio fra il 350 e il 360.


53 Cfr. 1. ORTIZ DE URBINA, EI Sirllbolo }.liceno, lVIadrid 1947,
p. 178 sgg.; J. N. D. I(ELL v, Early Christian Creeds, London 1950,
p. 242 sgg.
5-1 Anche se non si accetta la nota tesi secondo cui Costantino
avrebbe imposto questo termine propria in forza della sua ambiguita,
per eui con opportune transazioni si potevano rar convergere su di
esso i favori di tcologi di Jiversa impostazlone trinitaria (efr. KELLY,
op. eit., p. 250 eon riferimento a Sehwartz), propria questa innegabile
ambiguit~\ favori va <.liversita di interpretazioni e percio varie possibilita
di manovra fra i rappresentanti dei diversi orientamenti.
550ltre le opere eit. a n. 53, efr. G. C. STEAD, The Significanee
01 the [lornoousios: « Studia Patristiea », 111, p. 397 sgg.; E. TUILIER,
Le seils du tenne homOOllsios dans le 't'ocabulaire theologique d' Arius e
de l' Ecole d' ..4ntioche, « Studia Patristiea» 111, p. 421 sg g.
386 M. SIMONET71

altro ehe spostare plU a monte il problenla, in quanto, stante


l'assoluta ignoranza di Costantino in materia, ci si deve chiedere
da quale parte sia a lui venuto il suggerimento di proporre il
termine in questione. La carenza completa di informazione su
questo punto spiega l'imbarazzo dcgli studiosi e le loro diver-
genzen Penso ehe si possa individuarc una traeeia in argomento
nclla eonstatazionc ehe ripetutamente, negli seritti superstiti,
Ario e il suo maggiore sostenitore, Eusebio di Nicomedia, intro-
dueono il eoncetto ed anche il terlnine distintivo della consustan-
zialita deI Figlio col Padre co:me assolutamente erronei in quanto
implieanti - seeondo loro - la seissione della monade divina in
due parti rappresentate una dal Padre e una dal Figlio 56. Pro-
pria la constatazione ehe Ario e i suoi consideravano inaccetta-
bili questo concetto e il terrrüne indicativo, appunto homousios,
potrebbe avcre spinto i padri conciliari ad inserirlo nella formula
di fede per spingere Ario 0 aHa ritrattazione 0 aHa condanna.
Ma ~nehc aecettando questa proposta, per rispondere piu soddi-
sfacentemente, nei limiti deI passibile, alJa domanda ehe sopra
abbiarrlo posta e necessario aceennare somrrlariamente aU'impie-
go ehe di questo termine si era fatto nei decenni precedenti Ia
controversia ariana : infatti gia da tempo homousios era diventato
termine tecnico neUe discussioni e controversie trinitarie.
E neeessario fondare questa breve ricerca su dati cl i una
certa consistenza: tralascio percib un famoso passo origeniano,
pervenutoci soltanto nella traduzione latina di Rufino, in cui
homousios e adoperato in senso perfettamente niceno: infatti da
pi u parti, anche molto di recente, sono stati sollevati dubbi sulla
gcnuinita della traduzionc rufiniana, e sulla_ base di validi mo-
tivi 57. Molto piu sicuri, anche se non completi, sono i dati in

56 efr. ARIUS, Epist. ad Alex. 5 (Opitz, p. 13); AMBR. De fide


111 15,125.
57 Si tratta di un lungo frammento deI Commento di Origene alla

Lettera agli' Ebrei ehe eonoseiamo soltanto nella traduzio~e latina del-
I' Apologl'a di Panfilo, in eui esso e riportato (PG XVII 581): il Figlio
vi e definito homousios col Padre, in quanta aporroia della sua gloria
(Sap. 7,25), eioe in sense perfettamente niceno. 11 termine homousios
e riportato anche duc volte da Panfilo, nelle espressioni ehe introdu-
cono e brevcmente eommentano il passo origeniano. Negli Studi sul-
Z'arianesimo, p. 125 n. 76 avevo prospettato Ia possibilita di conside-
rare honlousios eome interpolazione rufiniana. Si considerino a tal
proposito i seguenti punti: 1) nelle supcrstiti opere di Origene in
greeo homousios e adoperato soltanto a Co. 10. XIII 25 in polemica
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 387

nostro possesso circa Ia presenza deI termine homousios nel con-


testo della controversia dei due Dionigi. Fra le accuse ehe i
fedeli di Alessandria avevano masso a Dionigi c'era anche quella

eon 10 gnostieo Eraeleone in senso antropologieo (Dio non e consu-


stanziale eon gli uomini), eioe nel senso normale in eui gli gnostici
adoperavano quel termine. E diffieile pensare ehe Origene, eosi sospet-
toso verso gli gnostiei, ab bia utilizzato un termine teenieo deI 101'0
linguaggio, trasferendolo dal normale eontesto antropologico a quello
trinitario. 2) Origene normalmente adopera ousia nel senso di essenza
individuale (:--= ipostasi), pereio parIa di ousie distinte deI Padre edel
Figlio, e non parIa mai, nelle opere in greeo, cli unita 0 eomunione
ne di sostanza ne di natura: efr. .lvole sulla teologia trinitaria di O:ri-
gene, p. 273 sgg. 3) Ben eonoseiamo la diehiarata infedelta delle tra-
duzioni origeniane di Rufino e di Girolamo, e sappiamo ehe la eura
maggiore dei due traduttori e stata propria quella di normalizzare in
senso nieeno le espressioni trinitarie delI' Alessandrino: oltre Note,
p. 300 sgg., cfr. di reeente 13. STUDER, Zur Frage der dogmatischen
Terminologie in der lateinischen Uebersetzung von Origenes De principiis,
« Epektasis », p. 403 sgg. In questa stessa miscellanea R .. P. C. HAN-
SON (Did Origen apply the -rVord Homoousios to the Son?, p~' 293 sgg.)
eonsidera senz'altro interpolazione rufiniana tutto il pass'o origeniano
in eui e eontenuto homousios: egli si fonda sulla considerazionedei
fatti di Dionigi e di Paolo di Samosata, di eui anehe noi ci oecupiarno
qui appresso, e sul signifieato ehe Eusebio di Cesarea attribut a ousia
(alla maniera di Origcne) per dimostrare ehe il termine homousios era
stato nettamente ripudiato dalla seuola di Origene, e ehe percio questi
non poteva averio adoperato. A questo argomento di Hanson 'Vorrei
aggiungerne un altra, ehe a me sen1bra importante, nonostante sia ex
silentio : Atanasio in Decr. 26 tcnta cli dimostrare ehe i padri eonciliari
cli Nieea, nell'introdurre nel simbolo hOlnousios, si erano rifatti ad UD
uso gia tradizionale; roa in proposito egli non puo addurre altro ehe
un passo di Teognosto, dove pero il termine non compare anehe se
in qualehe modo 10 si puo ritenere sotteso dall'argomentazione, e il
passo di Dionigi, esaminato qui appresso, da cui pero risulta chiaro
ehe, aeeettando il termine, Dionigi feee soltanto una eoneessione, e
a denti stretti: due esempi pereio non deI tutto probanti. Dal eon-
testo si rieava ehe Atanasio ha fatto una rieerea in argomento, l'ha
fatta non durante uno dei tanti periodi ehe fu costretto a traseorrere
lontano da Alessandria, bensi propria ad Alessandria, pereio eon piena
disponibilita sia di testi sia di persone da adibire aHa rieerea: ma
aHora e possibile pensare ehe gli sia sfuggito propria il passo orige-
niano, se effettivamente avesse recato il termine homousios anehe nel
testo originale? un passo - si badi bene - ben altrimenti utilizzabile
al fine ehe Atanasio si proponeva, e tale ehe egli poteva riseontrarlo
non in uno ma in due testi, eioe nell'originale Cornmento a Ebret· e
nelI' ~4pologia cli Panfilo, due testi ehe per diversi motivi dovevano
essere ben eonoseiuti negli ambitnti legati aHa tradizione origeniana.
Di eontro resta il fatto ehe il termine ineriminato e t:iportato ben tre
388 M. SIMONETTI

di non riconoscere ehe il Figlio era homousios col Padre. Dionigi


si difendc nell' Apologia affermando di aver evitato ii termine in
quanto non scritturistico, lIla di aver adoperato, per illustrare
il rapporto fra Cristo e il l?adre, alcune immagini - la radice
e la pianta, la fonte e il fiu:me - dalJe quali si poteva ricavare
ehe egli li cOJlsiderava della stessa natura e dello stesso genere 5B.
Basilio di Cesarea, ehe disponeva di documentazione piu com-
pleta della nostra, sottolinea sfavorevolmente l'incerto atteggia-
mento di Dionigi, ehe per difendersi aveva accettato il termine
homousios, da lui prima rigettato a causa di Sabellio ehe si ser-
viva :malamente di esso per combattere Ia dottrina delle tre
ipostasi 59.
I/atteggiamento a prima vista eontraddittorio di Dionigi si
spiega. aHa luee della palivalenza della parola ousia. Infatti,
assumendola nel significato di essenza individuaIe, equivalente
all'incirea a ipostasi, se ne poteva ricavare ehe il Figlio, in quan-
to honzousios col Padre, costituiva con lui una sola ipostasi) secon-
do 'l'affermazione ehe suonava sabelliana ai sostenitori della
dottrina delle tre ipostasi, fra i quali era Dionigi: in tal senso
egli non aveva voluto approvare l'uso deI termine, anche se esso
veniva fatto da fedeli di Alessandria ehe non potevano essere
considerati sie et simpliciter sabelliani. Per tirarsi comodamente

volte nel contesto deli' Apologia, SI ehe, a eonsiderarlo non genuino,


si deve ammettere un intervento piuttosto esteso di Rufino (in tal
senso risulta sospetta 'anehe l'espressione communio substantiae ripor-
tata nel testo origeniano immediatamente prima di homousios). Consi-
derati i. pro e i contro, sono tuttora propenso a eonsiderare non ge-
nuino ][1 termine homollsios nei tre passi dell' Apologz"a (in tutti e tre
la supposta interpolazione e faeilmente isolabile dal eontesto). Vorrei
per<> aggiungere ehe, anehe a eonsiderare genuino il termine in Ori-
gene, l'inequivoeabile diffidenza degli ambienti origeniani verso di esso
ci assicura ehe hOlnousios deve essere stato adoperato da Origene in
modo deI tutto sporadieo, e ehe pereio non e riuseito ad aeelimatarsi
nella '3ua seuola. IVia a tal proposito mi si ripresenta sempre l'inter-
rogativo : perche non ha ripreso il passo origeniano neppure Atanasio,
ehe pure operava in eontesto dottrinale profondamente alterato dai
risultati di Nieea e percio avrt~bbe tratto gran vantaggio da quella
eitazione? A maggior ragione ci laseia perplessi un passo di elemente
aneh'esso giunto a noi solo in traduzione latina (Adulllbr. in I Jo. 1,1),
in eui leggiamo ehe il Figlio e unurn cum Patre secundum aequalitatem
substantiae, ehe ha fatto pensare ad un originale greco homousios: efr.
BARDY, Paul de Samosate, p. 327.
58 (:fr. Frag. 6 (PL V 122).
68 (~fr. Epist. 9,1.
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 389

d'impaeeio aveva obiettato ehe il termine non era riportato nella


Scrittura. Egli pero era ben eonsapevole ehe ousia poteva essere
adoperato anche in senso generieo, ad indicare l'essenza di un
intero genere di esseri: in tal senso, serivendo a1 vescovo di
Roma, pro bono pacis si diehiara implieitamente disposto ad
aeeettare Ia parola, ma interpretandola in senso ehe eseludesse
ogni possibile impl~eazione sabelliana 60.
Sappiamo ehe di homousios si parlo anehe nel eoneilio
antioeheno ehe depose Paolo di' Samosata, ma in senso perfet-
tamente antitetieo: infatti questa volta furono gli aeeusatori di
Paolo ehe, fra l'altro, gli mossero l'appunto di aver eonsiderato
il Figl10 homou!:Jios col Padre 61. Alla luee di quanto sopra ab-
biamo osservato Ja eontraddizione fra le due situazioni non
sorpr~nde: i veseovi ehe condannarono Paolo erano in preva-
lenza di irnpostazione origeniana, assertori della dottrina delle
ipostasi ; percio essi dovettero interpretare l'uso deI termine ehe
faceva Paolo diretto a negare ]'esistenza deI Figlio eome ipostasi
sussistente aeeanto al Padre 62. Di qui la condanna. Aggiun-
giamo ehe homousios non e attestato nella tradizione alessandrina
dopo Dionigi, e ehe Alessandro nei doeumenti in cui polernizza
eon Ario evita addirittura di adoperare anche ousia per gli.
equivoci ehe potevano derivare dalla sua polivalenza 63. Ce n'e
a suffieienza per eoneludere ehe a Nieea il suggerimento di
adoperare homousios in senso antiariano non puo essere venuto
da parte di quelli ehe abbiamo definito origeniani moderati,
avversari di Ario ma sostenitori, insieme con lui, della dottrina

eioe come generico sinonimo di aggettivi eome o!J.oye\fY); e o!J.o-


60

<pu~~ (ibid.) , dando a ousia il senso di essenza generica, comune a tutti


gli esseri di uno stesso genere. Nello stesso modo e da intendere
ousia la dove Dionigi afferma ehe il figlio non e estraneo (~i'Jo;) aHa
ousia deI Padre (apud Athan. Sente 20). Da Dionigi rieaviamo ehe
homousios era adoperato dai Monarchiani.
. 61 Sulla doeumentazione e l'attendibilita di questa notizia di fonte

omeousiana, efr. BARDY Paul de Samosate, p. 324 sgg. e H. DE RIED-


l'vlATTEN, Les actes du proees de Paul de Samosate, Fribourg 1952,
p. 106 sg.
62 E questa l'interpretazione deI fatto ehe da Ilario (Synod. 81),

ehe sugli Omeousiani era ben ragguagliato. Cfr. anehe Bas. Epist. 52,1.
63 efr. Studi sull'arianesimo, p. 125 sg. Per il valore di ousia in
Eusebio di Cesarea (= essenza individuale), nonostante la sua (tutt'al-
tro ehe entusiasta) aceettazione della formula nieena, efr. HANSON,
Opa eit., p. 295 sgg.
390 ~f. SIMONETTI

delle ipostasi. 11 termine inveee non poteva ineO!1trare reale


obiezionc e diffieolta da parte di ambicnti irnpostati in senso
mOEarchiano, di provenienza sia asiatica sia oeeidentale 61. Di
qui gi~unse eertamentc quel suggerimento, anehe se la carenza
di doeumentazione non ci perlnette di speeifieare nomi.
A.neora un punto della formu]a nieena deve essere breve-
mente eonsidcrato. N egli anatematismi ehe la eoneludono viene
condannato, insieme con le altre proposizioni dell'arianesimo
radicajle, quella ehe afferma ehe il Figlio di Dio deriva da (ZLvOCL
EX) altra ousia 0 ipostasi (E~ E:1"E~ rlC; u7toO"1"cicrEwc; ~ ouaLocc;), ehe
no'n sia que11a deI Padre. C:onsiderata in se, la proposizione,
ehe condannava l'affermazione ariana ehe il Fig lio non era nato
daIIa ousia deI Padre 65, poteva essere aecettata ar.ehe dagli ori-
geniani moderati : e vero ehe Origene non aveva gradito ehe si
parlasse della derivazione deI Figlio dalla ousia deI Padre 66 ;
ma nell'ambito della tradizione alessandrina Dionigi aveva affer-
m~to ehe il Figlio non era estraneo aHa ousia paterna 67 e Teo-
gnosto addirittura ehe egli era nato dalla ousia paterna 68. Ma il

64 (~fr. quanto abbiamo rilevato (n. 11) sul monarchianismo di Dio-

nigi di Roma. L'impostazione prevalente in Occidente, di stampo mo-


narchiano, risulta evidente dai documenti ehe ci son giunti relativi aHa
controversia dal 340 in pai: si vedano, p. es., Ia Professione di fede
di Serdica egli scritti di Lucifero, Febadio, Gregorio di Elvira. A
Nicea l'Occidente fu rappresentato quasi soltanto da Ossio di Cordova,
ma il suo peso, in quanta uomo di fiducia di Costantino, si fecc sen-
tire: cfr. KELLY, op. eit., p. 252.
65.A.bbiamo visto (cfr. n. 28 e contesto) che Ario interpretava
questa (:oncezione deHa nascita de:l Figlio come divisione della monade
divina in due parti. Anche Eusebio di Nicomcdia (Epist. ad Palilin.
3, Opit2:, p. 16) aveva esplicitamente esc]uso ehe il Figlio potesse aver
tratto origine dalla ousia deI Padre.
66 (~fr. Co. /0. XX 18(16). Egli interpreta iJ concetto, conle avrebbe

fatto poi Ario, nel senso di divisione della ollSia paterna. Comunque
nel passo sopra discusso deI Cornnlenlo a Ebre; (cfr. n. 57) e detto
che il Figlio ex ipsa substantia Dei generatur. Sulla questione cfr. anehe
J. RIUS CA:YIPS, C01nunicabilidad de la naturaleza de Dios segiln Origenes,
« Orientalia Christiana Pcriodica ), 1968, p. 9 sgg.
67 C~fr. n. 60.

68 « I~a ollsia dei Figlio non ha avuto origine dall'esterno ne e


stata tratta dal nulla, nla e nata (€qJu) dalla ollsia deI Padre conlC il
riflesso della Iuce e il vapore dell'acqua. Infatti ne il riflcsso nc il
vapore s'identificano col sole e con l'acqua: non sono pero una cosa
estranea (ij..),0-:-ptOV), nla emanazione (Cb-=0PP()~X) deHa ollsia deI Padre,
che perl> non ha patito divisione ). 11 passo c riportato da Atanasio
(Deer. 2.5). lVIentre Dionigi, DeI passo sopra_~~di~aJ:Q,-~~rnQ~a_dar~_a_
TEOLOGIA ALESSANDRIKA-ASIATICA A NICEA 391

dato plU importante, nella proposizione nieena, e l'uguaglianza


ehe viene stabilita fra ousia e ipostasi : tenendo presente ehe eon
ipostasi si indieava solo sostanza individuale, e ovvio ehe anehe
ousia qui sia stato adoperato in questo senso; ma allora, trasfe-
rendo questo signifieato di ousia al termine homousios intradott<>
nella formula poche linee sopra, se ne rieavava ehe il Figlio di
Dio parteeipava della stessa ousia individuale deI Padre, ehe e
a dire della stessa ipostasi : e noi sappiamo ehe questa af1erma-
zione suonava sabelliana a tutti i teologi di formazione alessan-
drina, anehe agli origeniani moderati. In altri termini, l'impo-
stazione trinitaria sottesa dalle espressioni piu qualifieanti in tal
senso eontenute nella formula di Nieea si rivela ehiaramente di
stampo asiatico 69 edel tutto estranea ai fondamentali prineipi
della teologia trinitaria alessandrina.
Se colleghiamo questa conelusione con quanto sopra abbia-
mo rilevato circa la pluralita di orientamenti trinitari rappresen-
tati al coneilio, possiamo forse approfondire piu di quanto finora
non si sia fatto il senso di cio ehe accadde a Nieea. Di fronte
aHa insospettata vitalita ehe rivelo Ja dOttrina di Ario, ed ai
potenti appoggi ehe essa trovo fuori d'Egitto, Alessandro senti
la necessita di affianearsi alleati, e senza troppo sottilizzare li
cereo dovunque li potesse trovare. Li trovo in buon numero
nell'ambiente asiatico, la cui impostazione in materia trinitaria
era agli antipodi della dottrina ariana. In tal modo, aHa frattura
verifieatasi nel fronte origeniano (dottrina delle tre ipostasi) tenne
dietro la formazione di una forte ma ibrida coalizione fra asiatiei
e origeniani moderati a spese degli origeniani radical i sehierati
in difesa di Ario. I risultati eonseguiti da tale coalizione furono
deeisivi, nel senso ehe anehe gl'indecisi furono spinti a schie-
rarsi dalla parte dei piu forti ; e Ario isolato insieme eon poehi
fedelissimi, fu sehiaeeiato. D'altra parte, noi sappiamo ehe negli
asiatiei l'avversione aHa dottrina di Ario s'inseriva nel piu vasto
eontesto di una radicale ostilita aHa teologia e aHa cultura ales-

ousia il senso di essenza generica, partecipata sia dal Padre sia dal
Figlio, e chiaro ehe inveee Teognosto adopera ollsia neUa maniera
prediletta da Origene, eioe di esscnza individuale : il Padre ha la sua
ollsia e easi il Figlia, ehe l'ha derivata dal Padre. L'uso deI termine
in senso generieo ehe sembra fare Dionigi va spiegato in funzione
della polemiea eon Dionigi di Roma e i Monarchiani.
6li E anche oecidentale, se Ossio ebbe influenza neUa formula-
zione: cfr. n. 64.
3
392 M. SI :MONETTI

sandrina, di stampo origeniano. Tale ostilita non manen di


esercitare peso deeisivo allorehe giunse il momento di tradurre
la eondanna di r'\rio in termini cli enunciazione dottrinale: ne
risultö infatti condannata non soltanto la specifiea dottrina del-
l'eresiarea ma tutta l'impostazione trinitaria fondata sulla distin-
zione di tre ipostasi nella T'rinita, eioe una dottrina da quasi
un secolo tradizionale nella scuola e nell'episeopato di Alessan-
dria, e ehe eontava forti aderenze in larga parte delI'episcopato
orientale. In tal senso il risultato deI eoneilio di Nicea si eon-
figuro:, sul piano dottrinale, eome una rivineita momentanea della
teologia asiatica, ottenuta sfruttando 1e divisioni interne ehe
indebolivano i tradizionali avvcrsari 70.
eon Ia condanna di Ario, Alessandro aveva eonseguito i1
suo scopo immediato e potette useire trionfatore dal eoneilio:
forse egli avra pcnsato ehe quella condanna valeva bene l'aeean-
tonamento di una diseussa formula trinitaria 71 : ma in realta 10
scotto ehe egli dovette pagare fu molto alto. Gli avvenimenti
sueees~;ivi al eoneilio avrebbero in breve tempo dimostrato ehe
la sua era stata soltanto una vittoria di Pirro.

4. L'esito deI eoneilio di Nicea sembrava aver segnato irri-


mediabilmente Ia fine deIl'eresia ariana: inveee, dopo appena
un decennio, noi vediamo i s110i maggiori sostenitori istallati in
Griente su posizioni di forza: tanto forti da poter ottenere la
formal(~ riabilitazione di Ario e la condanna di Atanasio, il suc-

- 70 <2uesta interpretazione risulta necessariamente sehematiea, tenen-

do eonto soltanto degli elementi a nostra disposizione e sfruttandoli


sulla base della fondamentale eontrapposizione ideologica ehe abbiarno
SIn qui presentato. La realta dei fatti sara stata certarnente piu eorn-
plessa, in funzione dei molteplici atteggiamenti e interessi personali
ehe avranno gravltato in un senso 0 nell'altro, rna eornunque inserita
nello schema fondamentale ehe abbiamo pfesentato.
71 A.lessandro mori poco tempo dopo la fine deI eoncilio, e nulla

ci resta di questo ultimo breve periodo della sua vita ehe ci illumini
circa il significato ehe egli intesc annettere al simholo nieeno: se,
eioe, egli dalla radicalizzazione deI contrasto eon Ario abbia tratto la
eonvinzione ehe effettivamente era opportuno insistere sull'unita deI
Padre edel Figlio in maniera piu energiea di quanto usualrnente non
si faeess,e nell'ambito della dottrina delle tre ipostasi; oppure se egli
si sia liJnitato ad aecettare la formula nieena in maniera tutt'affatto
fornlale ed esterna, magari eon restrizioni mentali deI tipo di quelle
ehe leggiamo nella lettera di Eusehio di Cesarea ai suoi diocesani circa
il signifieato da attribuire a homousios (Üpitz, p.45).
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 393

cessore deI trionfatore di Nicea. La reazione antinicena si svi-


luppo in due momenti sueeessivi, eon earatteristiche diverse.
Finehe fu vivo Costantino, assoluto padrone della situazione
anehe in campo religioso, ehe non avrebbe mai permesso di
andare esplieitamente contro quello ehe era stato il suo coneilio
(Pineherle), l'abile eapoparte ariano Eusebio di Nieomedia, tor-
nato in auge dopo breve eelissi, preferi aeeantonare la questione
dottrinale, e trasferi la lotta sul piano personale: a seguito di
ben eoncertate manovre egli riusei a far deporre un buon nu-
mero di veseovi suoi avversari, e tutti i pi u influenti filoni ceni,
ivi eompreso Atanasio, portando eontro di lorD aecuse di vario
genere 72, a volte fondate a volte no, ma sempre efficaei aHo
seopo. Suceessivamente, allorehe la morte di Costantino per-
mise maggiore liberta d'azione ai eontendenti, l'Oeeidcnte si
schiero eompatto, sotto la guida di Giulio di Roma, in difesa
di At anasio e delle altre vittime della reazione antinicena: allora
Eusebio non esito a riproporre la questione anehe sul piano
dottrinale : la formula di Nieea, senza essere esplieitamente abo-
lita, fu de facto aeeantonata, e le si sostitui la formula antiochcna
deI 341 ehe per lunghi anni rappresento la formulazione ufficiale
di fede da parte degli Orientali.
Gli studiosi sono eoncordi nell'anlmettere ehe tale impo-
nente ed effieaee movimento di reazione fu, alnleno in parte,
favori to da un senso di insoddisfazione e di scontento nei con-
fronti dell'homousios e percib della formula di Nicea, largamente
diffuso ne He file dell'episeopato orientale: molti dei vescovi ehe
erano stati presenti al concilio avevano aecettato la formula per
adeguarsi alla volonta imperiosa di Costantino, ma in cuor Ioro
non l'avevano potuta aeeettare, a causa degli equivoci cui si
prestava l'interpretazione di homousios. A questo punto noi sia-
roo in grado di dare piu precisa speeifieazionc e piu definita fisio-
nomia a questo generico senso di insoddisfazione : furono tutti
i sostenitori della dottrina delle tre ipostasi, anche quegli orige-
niani moderati ehe avevano avversato Ario, ehe si sentirono eol-
piti dalla impostazione monarchiana e asiatiea della fornlula
nieena, e pcrcio ben accolsero l'iniziativa di Eusebio, ehe priIna

i2 In questa sede non Cl Interessano i particolari di questa n1a-

novra articolata in una serie di episodi locali, per i quali si veda


l'esposizione di Bardy, in FLICHE-l\IARTIN, Histoire de l'E:glise, 111,
p. 97 sgg.
394 M. SIMONETTI

implicitamente e poi esplicitaluente Iavorava all'accantonamento


e aHa sconfitta di quella formula7 ione trinitaria. In tal senso,
la deposizione di Eustazio e di l\Iarcello significo il definitivo
tramonto della teologia asiatica in ambito trinitario 73. 11 senso
per eosi dire origeniano della reazione antinicena e limpidamente
dimostratO da] eonl:enutO della formula antiochena deI 341 74 :
a tacere di altri particolari qui per noi seeondari, basta ricordare
l'esplicita affermazione della dottrina delle tre ipostasi, con ter-
mini ehe riecheggiano quasi ad litteram un famoso passo di
Origene: « ••• si ehe i nomi SOfiO tre quanto all'ipostasi, ma
una cosa sola quanto all'armonia» 75. In questa stessa formula
deI 34·1 vienc in calce ribadita la condanna delle piu radicali
afferrnazioni ariane 76: e evidente l'intenzione di affermare una
impostazione dottrinale genericamente fedele all'indirizzo orige-
niano tradizionale, con esclusione dei due estremismi, ariano

73 Essa invece conservo tenace vitalita sul piano cristologieo, eome

dimostl'a Ia continuita fra la eristologia di Eustazio e quella dei dottori


antiocheni fra la fine deI IV e gl'inizi deI V seeolo.
74 Per il testo efr. A. HAHN, Bibliotek der Symbole, p. 184 sgg.
Per la questione delle quattro formule connesse col concilio antioeheno
deI 341, delle quali la seeonda e rieonoseiuta eomc ufficiale, cfr. KELLY,
op. cit., p. 263 sgg.
75 (~fr. C. e'e/s. VIII 12 « Adoriamo il Padre della verita e il
Figlio verita, ehe son due eose quanto all'ipostasi, nla una eosa sola
quanto aHa coneordia, .all'armonia e all'identita deI volere) (Origene
altrovc definisce ipostasi anche 10 Spirito santo). In relazione aHa
questione proposta a n. 38, la precisione deI riseontro fra il passo
origeniano e la formula deI 341 parIa a favore di un cosciente eolle-
gamento ehe i partecipanti al coneilio vollero istituire eon Origene.
SuUa possibilita ehe almeno la prima parte della formula rirrenda
fedelmente un testo di Luciano d'Antiochia, efr. Le origini dell'aria-
nesimo, p. 328 n. 33.
76 Si condanna colui ehe afferma ehe e'e stato un tempo prima

della generazione dei Figlio e ehe questo e ereatura eomc una delle
creature. La formulazione dei due anatematismi e equivoea: infatti
il primo eondanna la formula eonsiderata ariana seeondo cui c'e stato
un tempo (un momento) in cui il Figlio di Dio non esisteva, ma non
afferma 1a sua coeternita col Padre; il secondo poi esclude l'afferma-
zione ariana della prima ara ehe il Figlio era stato creato dal nulla,
ma si adegua a quanto Ario aveva precisato nella lettera ad Alessan-
dro: cfr. nn. 29-30 e contesto. Nel momento in eui si ribadiva la
eondanna dell'arianesimo radicale, si permetteva la professione di un
arianesirno moderato, non ineompatibile col generico subordinazioni-
smo preniccno earatteristico della dot!r~n_a_ ~~lI_e _t_r~ }p~s!a_si_. _
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 395

(radicale) da una parte, e asiatico (nieeno) daIl'aitra. Ma qual'era


il senso esatto di questo origenismo?
Accennando sopra alle varie tendenze ehe ci e dato di
riseontrare nelle file dell'origenismo prima di Nieea, abbiamo
rilevato come esso in Alessandria, eioe nella sua eulla d'origine,
si fosse eonservato piu ehe altrove fedele a eerti fondamentali
motivi della dottrina deI maestro 77 ; neHa polemica immediata-
mente precedente il coneilio, tali motivi furono sentiti e affer-
mati piu da Alessandro ehe dallo stesso Eusebio di Cesarea.
Ma le risultanze deI concilio di N icea furono taB da porre il
vescovo di Alessandria in singolare e diffieile posizione: infatti
se da una parte il eoneilio aveva sanzionato la eondanna di Ario,
il grande nemieo, dall'altra aveva inserito tale eondanna nel piu
ampio contesto di una impostazione trinitaria monarehiana di
stalnpo asiatieo, in eontrasto eon la tradizionale teologia di Ales-
sandria. Ne ad Atanasio, sueeeduto ad Alessandro poeo dopo
Ia fine deI coneilio, fu data la possibilita di considerare con
distaeco e tranquillita i dati di questa situazione: ehe anzi egli
si trovo a dover fronteggiare ben presto l'azione eusebiana ten-
dente alla riabilitazione di Ario e aHa deposizione dei suoi prin-
cipali nemici, e fu direttamente eoinvolto ne]]a lotta. In tale
frangente non era possibile fare sottili distinzioni: pereio Ata-
nasio nell'opporsi agli Ariani si sehiero decisamente anehe in
difesa deI credo nieeno, proprio nel momento in eui l'orige-
nismo, sfruttando il mutamento della situazione politica, rialzava
Ia testa un po' dappertutto in Oriente.
A questo punto, aHa netta e ehiara eontrapposizione di due
partiti oecidentale e orientale sul piano politico fa riseontro una
situazione eomplessa e aggrovigliata sul piano dottrinale. Ata-
nasio da una parte riafferma eon decisione quei punti fonda-
mentali della dottrina origeniana ehe Ario aveva respinto, 80-
prattutto quello ehe postulava la eoeternita deI Figlio eol Padre
eon tutte Ie sue deeisive implieazioni; dall'altra fa eadere Ia
dottrina delle tre ipostasi, eioe quello ehe allora era eonsiderato
il segno pi u distintivo della tradizione teologiea origeniana, in

77 Anche se non a tutta la ricchezza deI pensiero deI maestro:


mi sembra ehe anche nella tradizione alessandrina sia venuta meno
la caratteristiea tendenza di Origene a prospettare piu dinamieamente
ehe staticamente i rapporti fra le ipostasi divine: efr. Note sulla teo-
logia trinitaria di Or'igene, p. 286.
396 M. SIMONE'ITI

quanto inCOlnpatibiJe eon Ja fede nicena: preso fra l'incudine


di questa fede e il rnartello della tradizione della sua citta, egli
non trovo di nleglio ehe eliminare per lungo tempo il termine
ipostasi dal suo linguaggio trinitario, comodo espediente ehe
non giovo certo aHa chiarezza iS. D'altra canto, l'origenismo dei
suoi avversa:.i aveva ormai assunto aspetto approssimativo e su-
perfieiale : esso si compendiava sostanzialmente nelJa nuda for-
mula ehe affermava la sussistenza di tre ipostasi distinte nella
1'rinita eon intendimento antisabelliano e antioceidentale 79.
Questa formula costituiva l'ossatura di una impostazione trini-
taria forrnalnlente ortodossa, almeno seeondo i parametri pre-
valenti in Oriente, sufl1cientemente generiea perehe, eliminate
le punte radieali dell'arianesimo, si potesse ancora professare
una teolcgia trinitaria a tinte moderatamente subordinazioniste:
quella tradizionale prima di Nicea soprattutto nella formulazione
ehe le aveva dato Eusebio di Cesarea, ehe per<> ormai risultava
invecehiata di fronte agli ultimi sviluppi della eontroversia, tesa
com'era ad opporsi soprattutto aHa coneezione trinitaria asiatica
e oecidentale d'impostazione monarehiana.
C:he il senso profondo deI contrasto eonsistesse proprio
nell'opposizione una ipostasi/tre ipostasi della divinita e chiara-
mente dimostrato dagli sviluppi della polemica nel decennio dal
340 al 350: infatti, aceantonato da ambo le parti l' homouslos 80

H: NeUe opere anteriori al 362 Atanasio adopera il termine ipostasi

soltanto in riferimento a Hebr. 1,3 (dove si parIa di ipostasi) oppure


riprendendo fedelmente, ma non spiegando, l'anatematismo nieeno in
eui sono affianeati ipostasi e ollsia: cfr., p. es. Deer. 27; C. Arian.
1,9.20; 3,65 ; Synod. 41. Nel Tomus ad Antiochenos (362) e'e Ia pre-
eisazione (5-6) ehe si pUD parlare di una ipostasi deUa divinita, purche
non aHa maniera di SabeBio, oppure di tre !postasi, ma non in ma-
niera da dividere in tre la divinita. NeUa posteriore Lettera ai 'veseovi
d' Africa 4 Atanasio identifiea aneora ipostasi e ousia, ma aneora una
volta senza preeisare.
79 Antioccidentale, in quanto l'Occidente riaffermava Ie istanze
monarchianc proprie degli .Asiatiei: efr. n. 82, e supra nn. 11 e 64.
80 E f'leile intuire il perehtS di questo aeeantonamento da parte
degli ()rientali, ehe non potevano apertanlente sconfessare l'operato
deI concilio di Nieea ma neppure volevano accettarlo. Meno ehiaro
l'atteggiamento degli Oeeidentali: sorprende soprattutto l'assenza deI
termine nella Professione di ft:~de di Serdlca (I-lahn, p. 188), ehe
in sostanza rapprcsenta proprio l'interprctazione occidentale deI sim-
bolo d.i Nicea, in contrapposizione aHa formula orientale deI 341 :
cfr. n.81.
TEOLOGIA ALESSANDRINA-ASIATICA A NICEA 397

le fatte anehe alcune formali eoneessioni 81, i due partiti restarono


inflessibili su quella eontrapposizione 82. Si ripeteva in sostanza
la vieenda dei due Dionigi, di piu di ottant'anni anteriore, a
riprova ehe si trattava di un eontrasto di fondo, dalle vecehie
radici, sia nell'impostazione della problernatica sia nel linguaggio
ehe l'esprirneva 83. 11 solo ehe avrebbe potuto fare opera' di
mediazione fra le due parti era Atanasio : la tradiz:one delta sua
eitta 10 rendeva sensibile alle esigenze trinitarie sottese dalla
formula delle tre ipostasi, mentre il suo prevalente interesse per
la eomponente soteriologica della teologia trinitaria 10 spingeva
a rilevare l'unita di Dio in maniera piu aderente aHa tradizione
asiatiea ehe non a quella alessandrina. Ma le disavventure in
cui Atanasio incorse dal 335 in poi esaeerbarono a tal punto il
suo animus antiorientale anche sul piano personale, ehe egli diven-
to la persona meno adatta ad esercitare un'azione mediatriee.
Ci si areno eosi in un'impasse destinata a prolungarsi per
molti anni. Soltanto dopo un 1ungo processo di decantazione,

81 Va rilevato soprattutto, da parte orientale, l'aeeantonamento di


ipostasi nella Ekthesis makrostichos deI 345 (Hahn, p. 193), ehe rappre..
sento il piu impegnato tentativo di ehiarimento dottrinale ai fini della
eomposizione deI eontrasto: in luogo di ipostasi, qui si parIa di tre
prosopa e pragmata. La eoneessione puo essere considerata formale
piu ehe sostanziale: pero non va misconoseiuto ehe prosopon aveva
senso meno forte di ipostasi, nel rilevare la sussistenza di un oggetto
singolo : anche Eustazio aveva parlato di tre prosopa nella Trinita (efr.
n. 47), mentre non aveva ammesso tre ipostasi. Inveee pragmata, pur
nella sua generieita, diffieilmente poteva riuscire gradito agli Oeeiden-
tali : in C. Cels. VI I I 12 Origene aveva introdotto il termine appunto
in collegamento con ipostasi. In tal senso Ia coneessione degli Orien..
tali laseiava immutato il eontrasto di fondo con gli Oeeidentali. Da
parte di questi ultimi, forse si puo eonsiderare eome una eoneessione
l'aeeantonamento di homousios a Serdiea : ma il tono aspro ehe predo..
mina nella Professione sardicense fa ritenere piu probabile ehe I'ac..
cantonamento della parola sia stato suggerito da altri motivi, forse
perehe anehe in Oecidente se ne percepiva l'ambiguita. Va a tal pro..
posito rilevato ehe homousios non compare in nessuno dei testi di
Mareello giunti a noi.
82 In tal senso fu paradigmatiea la eontrapposizione fra la Profes..

sione orientale antiochena deI 341 (tre ipostasi) e quella oceidentale


sardieense deI 343 (una ipostasi).
8~ La differenza di signifieato fra substantia e hypostasis (efr. n. 11)
rilevava la differenza di impostazione deI problema trinitario : Oeciden..
tali cd i\siatici insistevano soprattutto sull'unita di Dio, mentre gli
Orientali preferivano impostare la 10ro dottrina apartire dalla distin..
zione delle persone .
398 1t. SIMONETTI

si sarebbe giunti in Griente, con Basilio di .l\ncira e i cosiddetti


Otneousiani, al recupero di piü autentici valori origeniani e di
consegucnza all'isolanlento dei veri e propri Ariani; e ancora
piu tardi, con Basilio di Cesarea, ad una formulazione trinitaria
ehe conciliasse e armonizzasse fra loro le esigenze piu profonde
delle duc dottrinc in contrasto. l\la con questi due personaggi
sianlo molto al di 130 dei limiti fissati a questa nostra esposizione.

MANLIO SIMONETTI
via Domenico Chelini 7
00198 Rama