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Massimo Leone Strumenti semiotici per lo studio dei colori.

Nellaffrontare la questione del colore, o dei colori, la semiotica, nelle sue diverse correnti, si pone
soprattutto lobbiettivo di studiare il modo in cui un certo testo, nel quadro di una cultura data,
organizza i colori sia dal punto di vista del piano dellespressione, attraverso una determinata
segmentazione della manifestazione cromatica, sia dal punto di vista del contenuto, attraverso
lassociazione di tale segmentazione con una certa forma semantica.
A tal proposito, i contributi semiotici sono numerosi, ma si configurano perlopi come spunti
isolati, i quali non hanno ancora dato luogo a una trattazione sistematica e unitaria. Le proposte pi
convincenti riguardo allanalisi semiotica del colore provengono per sostanzialmente dalla
semiotica dei testi visivi, e soprattutto da studiosi quali Omar Calabrese, Jean-Marie Floch et Flix
Thrlemann, nonch dalla cosiddetta retorica strutturale, spesso denominata retorica del Gruppo
Mu, con riferimento ai ricercatori di Liegi che ne hanno tratteggiato le linee principali.
Prima di passare a unesamina sommaria di questi strumenti, per necessario sottolineare che per
alcuni semiotici la questione del colore non si limita allo studio della cromaticit in quanto essa si
organizza nei testi visivi, come dipinti, fotografie, film, etc., ma anche a quello del modo in cui altri
tipi testi, caratterizzati da una diversa sostanza dellespressione, utilizzano i colori come elementi
della propria configurazione espressiva o semantica. In tal senso, rimando alla lettura dellarticolo
Dai colori del mondo al discorso poetico sulle loro qualit di Jean-Marie Floch, in cui il semiotico
francese analizza il sistema cromatico di un romanzo di Ernst Jnger, articolo recentemente tradotto
in italiano e pubblicato in una silloge di altri saggi di Floch con il titolo di Bricolage Lettere ai
semiologi della terra ferma (Roma: Meltemi, 2006).
Il contributo pi sostanziale allo studio semiotico del colore si deve per probabilmente allo stesso
Gruppo Mu: il Trait du signe visuel, [trattato del segno visivo], pubblicato da Seuil nel 1992 e,
purtroppo, non ancora disponibile in traduzione italiana. Non questa la sede per riassumere il
progetto della retorica strutturale. Basti ricordare che si tratta di una reinterpretazione della retorica
basata sul modello semiologico sviluppato dal glossematico danese Louis Hjelmslev, e poi
ulteriormente elaborato dal semiotico franco-lituano Algirdas Julien Greimas. In tale
reinterpretazione, gli effetti retorici sono considerati in quanto metaboli, vale a dire operazioni che
trasformano questo o quel livello linguistico, con il fine di produrre la percezione di uno scarto
rispetto a un grado zero. Elaborata inizialmente per studiare le metaboli del discorso poetico, la
retorica strutturale si poi sviluppata anche nella direzione di unanalisi degli effetti retorici che si
possono sortire attraverso operazioni compiute su altre materie espressive, fra le quali anche quella
dei colori.
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Secondo il Gruppo Mu, tutte le teorie concernenti il colore si possono dividere in due gruppi: da un
lato, quelle che cercano di giustificare, attraverso considerazioni di carattere fisico o fisiologico,
lesistenza di un sistema grazie al quale sia possibile ridurre in unit discrete il continuum dello
spettro colorato; da un punto di vista semiotico, si potrebbe affermare che tali teorie sinterrogano a
proposito del piano dellespressione di un sistema cromatico. Dallaltro lato, invece, vi sono le
teorie che studiano lassociazione di queste unit cromatiche con delle impressioni o immagini
mentali. Tali teorie, sempre dal punto di vista semiotico, sinteressano piuttosto al piano del
contenuto dei sistemi cromatici.
La semiotica del colore tende a studiare i colori isolatamente, prima di analizzarne le combinazioni,
dette anche sintagmatica del colore. Si tratta, ovviamente, di un isolamento costruito in maniera
artificiale, dal momento che, nella sua fenomenologia, un colore difficilmente dissociabile dagli
altri, da una forma e da una tessitura.
Inoltre, cos come nella linguistica verbale le unit fonematiche sono considerate in quanto fasci di
tratti distintivi detti femi, cos, nella semiotica del colore, le unit cromatiche che compongono il
piano dellespressione di un certo testo sono scomposte in tre variabili, dette cromemi. Non si tratta,
per, di un equivalente esatto dei tratti distintivi della fonetica, in quanto i cromemi sono gi di per
s significativi. Essi corrispondono ai tre elementi che compongono la fisica dei colori: la
dominante cromatica, la luminosit e la saturazione. Uno dei contributi pi significativi della
retorica strutturale allo studio semiotico del colore mi pare proprio quello di aver sottolineato
limportanza di questa scomposizione: per comprendere il linguaggio dei colori necessario
analizzare il funzionamento semantico di questi tre elementi e delle loro possibili combinazioni
allinterno di ci che il senso comune designa semplicemente come tinta, sfumatura, o persino,
per sineddoche, colore).
Per quanto riguarda il primo problema di unanalisi della cromaticit dei testi, ovvero quello di
segmentarne la manifestazione in unit discrete, la semiotica del colore si basa su due teorie
preesistenti: da un lato, la fisiologia della percezione cromatica, cos come essa si sviluppata dalle
prime intuizioni contenute nel saggio A Model of the Brain, pubblicato da John Zachary Young nel
1964; dallaltro lato, la tecnologia dei pigmenti, dalla teoria dei tre colori primari divulgata da Le
Blon nel 1756 passando da Chevreul, Hering e altri tecnologi della cromaticit. Dalla fisiologia
della percezione cromatica la semiotica eredita alcuni suggerimenti sul modo in cui si articola la
percezione di uno stimolo cromatico, mentre dalla tecnologia dei pigmenti essa deriva delle
intuizioni preziose sul modo in cui si costruisce il piano dellespressione dei testi cromatici. Un
allievo della scuola di Greimas, Flix Thrlemann, nel suo saggio Paul Klee Analyse smiotique
de trois peintures, pubblicato a Losanna, da Lge dhomme, nel 1982, ha cercato di fornire una
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sintesi, sub specie semiotica, delle teorie preesistenti a proposito della segmentazione
dellespressione cromatica. Lo studioso svizzero ha dunque combinato le conoscenze sulla sintesi
sottrattiva dei pigmenti primari, fornite dalla tecnologia del colore, con quelle sulla sintesi additiva
delle luci primarie, messe a disposizione dallo studio fisiologico della percezione cromatica, per
giungere allo schema seguente:
SCHEMA 1
Tale schema individua quattro colori primari psicologici, il blu, il rosso, il giallo e il verde, disposti
lungo una fascia che ne rappresenta altres la posizione lungo lo spettro cromatico. Bench il verde
non sia n fisicamente, n fisiologicamente, un colore primario, Thrlemann lo considera
nondimeno semplice a seguito delle sensazioni psicologiche che tale colore cagiona, e che di
solito fanno s che esso non sia apparentato n con il giallo, n con il blu. Viola e arancione sono
invece considerati come colori complessi, sia perch si compongono rispettivamente di blu e rosso,
di rosso e giallo, sia perch possibile avere combinazioni come blu-violetto, o giallo-arancio
mentre non possibile avere le stesse combinazioni per i colori semplici che compaiano separati
lungo lo spettro, come un inverosimile blu-giallastro o giallo-blu. Questo schema sottolinea
inoltre la centralit antropologica del colore rosso nella segmentazione della materia espressiva
cromatica e dispone i colori non solo lungo lasse orizzontale dello spettro, ma anche lungo quello
verticale della saturazione. Il nero, il grigio e il bianco sono strutturati allinterno di un secondo
schema, in cui il parametro della dominante cromatica neutralizzato e il grigio figura come
termine complesso. Il Gruppo Mu ha ulteriormente arricchito questo schema inserendovi il marrone
comme prodotto di una sovrasaturazione del rosso, cos come il rosa ne sarebbe una desaturazione.
SCHEMA 2
Lo schema di Thrlemann arguto, ma non del tutto soddisfacente: esso articola il metalinguaggio
verbale attraverso il quale si descrive la manifestazione di unespressione cromatica, e non
lespressione cromatica in s. Esso dovrebbe perci arricchirsi di una nuova articolazione, la quale
tenga conto dei tre tipi di cromemi che si combinano allinterno delle unit cromatiche. Inoltre,
nonostante nello schema di Thrlemann la scelta dei triangoli per simboleggiare i colori suggerisca
lintenzione di considerarli come posizioni allinterno di un continuum, lo schema proposto dallo
studioso svizzero nondimeno eccessivamente discretizzante, laddove noto anche al senso

comune che luso di un determinato colore presso diversi pittori, per esempio, registra variazioni
talvolta estremamente significative.
Il merito della schematizzazione di Thrlemann risiede per nel fatto di fungere da elemento di
mediazione fra le teorie fisiologiche del colore, le quali riferendosi a meccanismi subliminali sono
irrilevanti per uno studio culturale dei testi cromatici, e quelle tecnologiche, le quali, di converso,
fanno capo a riferimenti culturali locali, e sono quindi difficilmente generalizzabili. Proponendo un
primo tentativo di sintesi fra le prime e le seconde, lo studioso svizzero ha fornito ai semiotici un
buon punto di partenza, soprattutto per lo studio di testi cromatici semplici. Nel futuro sar per
necessario procedere a un cauto ma progressivo arricchimento di questa schematizzazione.
Anche per quel che riguarda lanalisi della cromaticit dei testi dal punto del vista del piano del
contenuto, la semiotica, e in particolare la retorica strutturale del Gruppo di Liegi, ha sottoposto al
vaglio semiotico teorie elaborate perlopi negli ambiti della psicologia sociale e dellantropologia.
Particolarmente utile risultata lindagine psicosociale compiuta nel 1962 da Wright e Rainwater, i
quali hanno ricondotto a cinque etichette i contenuti emotivi associati ai colori. Nonostante si tratti
di una proposta ancora poco sistematica e piuttosto impressionistica, essa si distingue per il fatto di
scomporre i colori nei loro cromemi, pervenendo cos al seguente schema associativo: i colori
brillanti e saturi esprimerebbero happiness [felicit], quelli semplicemente saturi showiness
[ostensione], quelli poco brillanti ma molto saturi forcefulness [vigore], il colore blu saturo
elegance [eleganza], il colore rosso scuro e saturo warmth [calore]. Da questa teoria, che come
evidente rasenta il truismo, il Gruppo di Liegi ha derivato lintuizione generale secondo cui la
luminosit e la saturazione indurrebbero una risposta semiotica profonda, intersoggettiva e
probabilmente interculturale, mentre le associazioni semantiche della dominante cromatica
sarebbero piuttosto legate ai contesti culturali specifici, o persino a dei veri e propri idioletti
cromatici, ovvero dei modi del tutto idiosincratici di associare un certo contenuto a una determinata
espressione cromatica.
Unaltra teoria psicosociale sui colori particolarmente utile allelaborazione del modello semiotico
quella di Kansaku, ricercatore giapponese che si dedicato, intorno ai primi anni 60, allo studio dei
differenziali cromatici piuttosto che ai loro valori isolati. Tale attenzione nei confronti dei
differenziali ha attirato lattenzione della semiotica strutturale, che della ricerca di Kansaku ha
ritenuto soprattutto le costanti seguenti: pi elevato lo scarto di dominante in una coppia di colori,
pi essa produce un effetto semantico di dinamismo, gaiezza, forza, nettezza, etc. Al contrario, pi
tale scarto si riduce, e pi leffetto sortito sar quello di debolezza, leggerezza, vaghezza, dolcezza,
etc.; infine, pi lo scarto di luminosit elevato, pi una coppia di colori genera un effetto
semantico di armonia, eleganza, piacevolezza.
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Tuttavia, la semiotica non sinteressa tanto agli effetti psicologici dei colori, quanto ai colori in
quanto segni, vale a dire in quanto modalit espressive cui una certa cultura attribuisca questo o
quel significato. Da tale punto di vista, la teoria semiotica del contenuto dei colori ha tratto grande
giovamento dalle ricerche antropologiche, e in particolare da quelle dellantropologia linguistica e
della linguistica comparativa. Non vi chi non ricordi i risultati dellindagine di Berlin e Kay sul
modo in cui le lingue strutturano la denominazione dei colori, indagine incessantemente discussa e
criticata ma che non di meno continua a costituire una pietra miliare della teoria strutturale dei
colori e del loro rapporto con il linguaggio verbale.
A partire dalle concezioni del colore elaborate dalla psicologia sociale e dallantropologia
linguistica la semiotica ha cercato di reperire, descrivere e analizzare le leggi secondo cui la
cromaticit diviene elemento significante. La rigidezza del legame associativo fra un certo sistema
dellespressione cromatica e il suo contenuto , per, fortemente variabile, e va da linguaggi
cromatici altamente codificati, come quello dei semafori o delle bandierine di segnalazione della
marina e dellaeronautica, fino a sistemi scarsamente codificati, o codificati soltanto in relazione al
corpus dei testi prodotti da un artista, o addirittura nel quadro dei rimandi interni di un unico
artefatto visivo.
La strategia adottata dalla semiotica, e in particolare da quella strutturale, per scoprire le leggi che
determinano il significato dei colori quella di considerarli sempre come coppie di elementi
cromatici contrapposti. In questo modo si potuto scoprire che, per esempio, lopposizione fra
dominanti cromatiche evoca sistematicamente contrasti di significato in cui i termini contrapposti
non si fronteggiano nettamente, come il vero e il falso, ma piuttosto si dispongono lungo un
continuum, proprio come accade ai colori nello spettro. La pi comune di queste coppie di valori
quella dei valori sinestetici di carattere termico, caldo e freddo. Del resto, sappiamo dalle indagini
di John Gage e altri che questa caratterizzazione termica dei colori non affatto giustificata dal
punto di vista fisico (la fiamma del gas domestico blu, ma non affatto fredda), bens frutto di
un sistema di articolazione del piano del contenuto della cromaticit sviluppatasi in Europa a partire
dalla fine del diciannovesimo secolo. Per quanto riguarda il cromema della saturazione, la semiotica
strutturale tende ad attribuire un valore di catatonicit alla desaturazione, mentre un valore tonico
attribuito algli elementi cromatici saturi.
In generale, tutte le coppie di cromemi possono essere messe in relazione a delle coppie di elementi
semantici contrapposti, secondo il principio del semi-simbolismo analizzato da Omar Calabrese. La
vera sfida della semiotica dei colori dunque quella di reperire, allinterno di un testo singolo
ovvero nel quadro di un insieme o di una serie di testi, queste omologie che legano una certa forma
espressiva della cromaticit a una certa forma del contenuto. Una volta individuati questi assi
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semantici relativi ai cromemi, poi necessario analizzare il modo in cui essi si compongono in assi
simbolici, relativi ai colori, e, successivamente, il modo in cui tali colori danno luogo a una vera e
propria sintagmatica.
Descrivere analiticamente tutte le concezioni semiotiche riguardanti la costruzione di tali sintagmi
cromatici richiederebbe molto tempo. In questa sede basti ricordare che, secondo limpostazione
cara alla retorica strutturale, gli effetti di senso che si producono grazie a una determinata
articolazione dellespressione cromatica significano in virt di uno scarto rispetto alla norma. I
semiotici del Gruppo di Liegi, con una scelta assai problematica, hanno dunque cercato di
individuare tale norma grazie a una semiotizzazione delle teorie dellarmonia cromatica create da
studiosi quali Henri Pfeiffer, Johannes Itten e Michel-Eugene Chevreul. Non possibile in questo
ambito esaminare in dettaglio tali teorie. sufficiente ricordare che esse postulano tutte la
possibilit di determinare le leggi che, in una certa cultura visiva, regolano larmonia dei colori e
distinguono un ordine da un disordine cromatico. Nel caso in cui tale armonia coinvolga due
elementi cromatici, lordine sar retto sostanzialmente da leggi di prossimit e complementariet
dei cromemi, laddove in caso della presenza di tre o pi elementi cromatici si prender in
considerazione anche il ruolo di mediazione che alcuni di essi rivestono rispetto ad altri.
In conclusione, la teoria semiotica del colore sviluppata dal Gruppo di Liegi pu dunque
riassumersi nei quattro punti che seguono:
a) ogni colore, in quanto unit del piano dellespressione, situato in un punto preciso di
ciascuna delle tre scale di luminosit, saturazione e dominante cromatica;
b) ogni colore, in quanto unit del piano del contenuto, prende posto individualmente, su uno o
pi assi semantici fra quelli disponibili nellarticolazione di un testo. Alcuni di questi assi
sono intersoggettivi e interculturali, altri sono strettamente personali, nessuno di essi sembra
avere la priorit sugli altri;
c) ogni colore entra in una rete di relazioni con gli altri colori che si manifestano in un
enunciato. Alcune di queste relazioni creano una tensione, altre generano unimpressione di
equilibrio;
d) linsieme delle determinazioni evocate ai punti a), b) e c) interagisce con le altre componenti
del segno plastico (forme, tessiture, posizioni) ed eventualmente con quelle del segno
iconico. Ci conduce al rafforzamento di certi contenuti a detrimento di altri, in maniera
peculiare per ogni enunciato.

La strategia di analisi suggerita dalla semiotica strutturale, per quanto necessiti ancora di unurgente
opera di approfondimento e di arricchimento, ha lambizione di applicarsi a qualsiasi
manifestazione di senso che implichi uno o pi elementi cromatici.
Grazie ai suggerimenti della semiotica del colore, per esempio, possibile analizzare il modo in cui
la cromaticit si organizza e si articola nelle home page dei siti web ufficiali dei partiti politici
italiani, alla vigilia delle elezioni politiche del 2006. Poich il tempo stringe, in questa sede si
prenderanno in considerazione solo due esempi, il sito web ufficiale dellUlivo e quello di Forza
Italia. Sorvolo per brevit sui problemi specifici che comporta lanalisi semiotica di un sito web, e
rimando alla gi abbondante letteratura disponibile in matiera. Mi limito a sottolineare la difficolt
consistente nel fatto che lanalisi non pu che fotografare un sito web in un momento, o in un
periodo della sua evoluzione, dal momento che, con rarissime eccezioni, esso si presenta come una
configurazione di segni in stato di perenne mutazione, sebbene alcuni di tali segni varino pi
rapidamente e pi frequentemente di altri. Osserviamo, dunque, come le home page dei
summenzionati siti web politici si presentavano nel pomeriggio di due giorni fa:
DIAPOSITIVE 3 e 4:
Se si considera il piano dellespressione del primo sito web, ovvero quello dellUlivo, si coglie
immediatamente che le dominanti cromatiche prevalenti sono sostanzialmente due, il giallo e il
verde, con una leggera predominanza della prima rispetto alla seconda. Entrambe le dominanti si
collocano fra quelle psicologicamente semplici individuate da Thrlemann, e sono inoltre contigue
lungo lo spettro. Vi sono alcune eccezioni a questa predominanza del giallo e del verde: il bianco
dello sfondo e di alcuni testi verbali, ma anche due nuovi colori semplici: il blu e il rosso. Il primo
compare abbinato ad alcuni testi verbali nel menu, ma soprattutto quello che contraddistingue due
elementi nella home page: sostanzialmente, il nome stesso del movimento e licona relativa a
Romano Prodi. Il rosso, invece, utilizzato per segnalare visualmente punti di particolare rilievo
allinterno della home page, e soprattutto link che rinviano a una situazione dinterattivit dialogica
fra il sito e linternauta: il fumetto che rinvia a un incontro live con Luigi Bersani, un link su uno
speciale elezioni, dei collegamenti a delle registrazioni radio. Il rosso , per, soprattutto, la
dominante cromatica dellapostrofo nella locuzione lulivo, cos come il colore di una parte del
nome stesso del sito, vale a dire il .it dopo un ulivo blu. Il rosso campeggia poi anche nel link
relativo ai DS.
I colori della home page sono tutti saturi e brillanti, con alcune eccezioni di rilievo: il blu presenta
una variazione di saturazione allinterno del simbolo stesso dellUlivo: la dominante cromatica che
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appare nella parte inferiore dello sfondo , infatti, meno satura di quella che caratterizza il nome
stesso del movimento. Unaltra variazione significativa dei cromemi di saturazione e brillantezza si
registra in corrispondenza del verde, soprattutto quello che contraddistingue il rametto dulivo nel
simbolo del movimento, cos come il verde che colore la silhouette dellItalia.
Lanalisi del modo in cui questo testo segmenta lo spettro cromatico e organizza il sintagma
espressivo dei propri colori potrebbe continuare ancora a lungo, e scendere molto pi in profondit.
Dati i nostri limiti di tempo, per opportuno passare a qualche considerazione relativa al
contenuto semantico di questo piano dellespressione. La scelta del giallo e del verde come
dominanti cromatiche principali deve essere considerata allinterno di due sistemi valoriali. Da un
lato, il giallo e il verde rimandano evidentemente alle caratteristiche cromatiche della pianta da cui
il movimento prende sia il nome che i propri simboli. Il verde si riferisce generalmente allarea
semantica del mondo vegetale, mentre il giallo precisa ulteriormente tale riferimento. Non si tratta,
per, di un rimando diretto alla pianta: lulivo non evocato tramite il colore dei suoi frutti, del
resto assenti anche nel simbolo del partito, bens tramite il colore del prodotto che ne deriva, vale a
dire lolio. Evocare lolio piuttosto che le olive una scelta che apre tutta una serie di possibili
effetti semantici ulteriori, fra i quali due mi sembrano quelli principali: dal punto di vista narrativo,
si pone laccento sul risultato di un processo di lavoro umano piuttosto che sulle fonti naturali di
tale processo; dal punto di vista valoriale, si enfatizza la ricchezza prodotta piuttosto che la materia
prima disponibile per produrla. Sotto laspetto cromatico, poi, la brillantezza associata al giallo
dellolio, brillantezza ripresa anche dal sito web, ancora un riferimento alloro e al valore di
prestigio e ricchezza ad esso associato. Allinterno di questa segmentazione del piano del contenuto,
mi pare per che la scelta del giallo oro dellolio e del verde pi o meno scuro delle foglie
costruisca anche un altro asse simbolico, o, per meglio dire, semi-simbolico, le cui caratteristiche
possono essere pienamente comprese solo se si allarga lanalisi a un sistema pi vasto e complesso
di rimandi intertestuali, in cui i colori prescelti da ogni movimento politico per la propria
comunicazione sul web significa anche e soprattutto in relazione alle scelte compiute dagli altri
movimenti. Da questo punto di vista, mi pare che si possa ravvisare una sorta di opposizione semisimbolica fra i colori prescelti dallUlivo, che rimandano a una dimensione cromatica
sostanzialmente terrestre (il verde delle piante, il giallo dellolio e delloro) e quelli tipici del
principale movimento politico antagonista, Forza Italia, in cui la dominante cromatica blu, specie
nella variante desaturata dellazzuro, rinvia invece a una dimensione cromatica celeste. La scelta
cromatica del sito web dellUlivo si pu dunque riassumere come il desiderio di contrapporre una
home page con i piedi per terra, fra il verde delle foglie dulivo e lolio delloro, a una home page
con la testa fra le nuvole, quella azzurro cielo e bianco nuvola di Forza Italia. Il giallo stato
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inoltre prescelto come colore degli slogan della campagna elettorale 2006 dellUlivo, scelta cui il
movimento resta fedele anche in questa pagina web. Il giallo il colore dellevidenziatore, ma era
anche una sorta di scelta obbligata allinterno di un sistema cromatico, quello della comunicazione
politica italiana, in cui le altre dominanti cromatiche semplici si presentavano come scelte poco
praticabili: il rosso in quanto colore associato al retaggio comunista di alcune ideologie, il verde in
quanto colore monopolizzato dalla Lega, il blu come dominante cromatica berlusconiana.
Vi sono, per, allinterno della home page dellUlivo, alcune eccezioni a questa scelta del gialloverde, eccezioni che riguardano sostanzialmente il nome e il simbolo dello stesso movimento. Esso
non rinuncia al blu, colore che, come cinsegna Michel Pastoureau, da tempo associato alla
supremazia, sia per quando riguarda il termine ulivo, sia per quel che concerne il link al sito di
Prodi; ma non rinuncia neanche al rosso, presente nellapostrofo dellespressione lUlivo e nel
.it dellindirizzo web, in quanto esplicito rimando alla componente rossa del movimento. Tale
rimando cromatico esplicitato dalla presenza del link rosso vivo dei DS allinterno della pagina
web. Lintenzione di evocare i colori del tricolore attraverso quelli presenti nel logo mi sembra
sostanzialmente fallita, mentre il blu desaturato che appare nello sfondo del simbolo del movimento
pare un rimando allazzurro presente nel simbolo della Margherita.
In conclusione, nel modo in cui la home page articola la propria manifestazione cromatica mi
sembra vi sia un progetto identitario forte nella scelta del giallo e del verde, laddove il simbolo del
movimento pare piuttosto cedere il passo a una logica del patchwork cromatico.
Unultima nota meritano le variazioni di brillantezza nel verde del rametto dulivo e in quello della
sagoma dellItalia, entrambi nella parte sinistra della home page. Sia nelluno che nellaltra il verde
non ha brillantezza cromatica omogenea, ma nei due casi leterogeneit della luce distribuita in
maniera diversa. Nel rametto dulivo, pi le foglie sono in alto e pi il loro verde luminoso.
Questa distribuzione della luce implica dunque una sorta di dimensione narrativa, in cui si disegna
una direttrice di progresso dalloscurit alla luminosit, dallorizzontalit delle foglie situate lontano
dalla luce a una verticalit di quelle a essa vicine. In sintesi, si potrebbe sostenere che, attraverso
questa articolazione cromatica, il simbolo dellUlivo evoca un contenuto progressista e utopico. Per
quanto riguarda la sagoma dellItalia, invece, la distribuzione della luce regolata in modo
diametralmente opposto, secondo una logica che segue quella della meteorologia della penisola: pi
ci si sposta a sud, e pi il verde che ne colora la sagoma appare luminoso. Non escluso che si tratti
di un tentativo di enfatizzare il ruolo del movimento nei confronti del Mezzogiorno.
Ma veniamo alla home page di Forza Italia. La dominante cromatica blu, soprattutto nella sua
variante desaturata dellazzurro, domina la pagina, per ovvi motivi. Gli altri colori non compaiono
mai, con alcune eccezioni di rilievo. Innanzitutto, il giallo, la vera novit cromatica di questa
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campagna elettorale, che anche in questo caso colora lo slogan principale del partito. Il contenuto
semantico del messaggio associato al colore ha, per, una struttura semantica diversa rispetto a
quella che caratterizza lUlivo. Nello slogan di questultimo movimento, LItalia riparte, ove il
lessema riparte di colore giallo, non vi sono riferimenti, n impliciti n espliciti, allaltro
schieramento. Nello slogan di Forza Italia, invece: La sinistra dice che tutto va male. Lasciamola
perdere, con questultima frase colorata di giallo, la struttura semantica dellenunciato ruota
intorno allavversario. Lo stesso si potrebbe dire di questa presenza gialla allinterno del sito di
Forza Italia: non un rimando valoriale al giallo oro dellolio, come nel sito dellUlivo, ma piuttosto
un rinvio polemico al giallo dellUlivo. Una funzione retorica analoga pare avere laltra locuzione
colorata di giallo presente nel sito di Forza Italia, quella che rimanda a una Operazione verit
destinata a rivelare loperato del governo contro le affermazioni, giudicate mendaci, dello
schieramento opposto. Quanto alla terza dominante cromatica presente nel sito, quella rossa, essa
merita unanalisi specifica. Essa pare rivestire un ruolo contraddittorio. Da un lato, essa associata
allideologia comunista che Forza Italia attribuisce ai propri avversari, ma anche al pericolo che tale
ideologia rappresenterebbe per il Paese: il link sprechirossi.it, speriamo di no; dallaltro, il
colore rosso utilizzato per sottolineare i punti salienti della home page, come la sezione calcola
quante tasse paghi in meno, grandi riforme, buon governo. Chi ha costruito il sito sembra per
essere stato consapevole di questa contraddizione, che esplicitamente sfruttata costruendo
unopposizione speculare fra il link sai quali sono le 36 grandi riforme, con 36 grandi riforme
in rosso, e bugie della sinistra, con bugie in rosso. Non bisogna infatti dimenticare che la
dominante cromatica rossa rientra nel simbolo di Forza Italia come una delle componenti del
tricolore, il quale del resto compare anche nella home page del sito, alle spalle del volto di
Berlusconi. In generale, tuttavia, il sito ricorre a una variante desaturata del rosso quando intende
evocarne il valore patriottico, mentre utilizza una variante supersatura quando mira a stigmatizzare
lavversario. Tutto ci con lobbiettivo di proporre una sorta di narrativa cromatica in cui il rosso
dellideologia comunista sconfitto da quello della passione patriottica.
La coerenza cromatica di questo sito , a mio avviso, assai maggiore di quella del sito dellUlivo, il
cui discorso cromatico contiene una direttrice, ma frastagliato da rimandi eterogenei.
Probabilmente, tale differenza si spiega in base a due fattori: la natura sostanzialmente polemica del
discorso cromatico di Forza Italia, che si costruisce sulla base di quello dellavversario, ma anche il
suo retroterra politico: mentre la home page berlusconiana fa capo a un partito unico, quella
dellUlivo esprime il progetto di una coalizione. Sarebbe stato pi opportuno confrontare il sito
dellUlivo con quello della Casa delle libert, se non fosse che, ed un dato che mi pare
interessante anche per comprendere il panorama politico attuale, il sito della Casa delle libert
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praticamente non esiste. Daltra parte, lipotesi di una maggiore coerenza cromatica dei siti dei
partiti rispetto a quelli delle coalizioni risulta corroborata non appena si osservano le home page di
siti come quello attuale della Lega Nord o di Rifondazione Comunista.
Si potrebbe approfondire ulteriormente lanalisi di questi siti internet, valutandone la configurazione
cromatica individuale ma anche confrontandola con quella dei siti alleati o avversari. Ma il mio
scopo oggi era pi che altro quello di fornire una dimostrazione del modo in cui la semiotica pu
procede nellanalizzare il linguaggio dei colori.

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