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Una Dinastia silenziosa – Un’ospite d’oltralpe, Monsieur Henri Reboul

“Le séjour de Genes étant interdit aux émigrés francais, M.Reboul se retira dans un village des Appenins
appelé Torilla, ouil vécut quelque temps du produit des tableaux qu’il fasait pour les églises des environs”

La Torriglia del fine 700 non era certamente un luogo agevole da raggiungere (forse con quattro ore di
cavalcatura), solo una famiglia fidata poteva ospitarlo, è pensabile che si trattasse di una fuga preparata
nell’ambito di un’organizzazione sovranazionale e segreta.

Chi era questo esule che nel 1794 si rifugia a Torriglia, chi poteva ospitarlo?

Henri Reboul nasce a Pezenas (Herault) nel 1763, studia a Lione, Parigi poi alla facoltà di diritto di Tolosa
dove si laurea in legge all’età di ventuno anni, si applica a studi scientifici sulla chimica, geologia, diventa
membro dell’accademia delle Scienze a Tolosa, poi inizia l’esplorazione e lo studio dei Pirenei, ove misura
l’altezza dei picchi più alti.

La Francia è alla vigilia di una grande rivoluzione, dopo la presa della Bastiglia, nel 1790 va deputato
all’Assemblea legislativa e inizia la frequentazione di Logge Massoniche.

Nel 91 deplora le devastazioni commesse nel castello delle Tuileries e auspica la raccolta delle opere d’arte
in un museo nazionale, è incaricato dall’Assemblea allo scopo presso la Galleria del Louvre ove nota con
rammarico un quadro di Poussin male inquadrato e ripiegato.

Nel 1792 membro dell’Academie des Sciences è proposto quale membro della Convenzione ma gli
avvenimenti precipitano, inizia l’era del terrore Giacobino, Reboul lascia Parigi.

Ottiene un incarico presso l’armata dei Pirenei quale aiutante in campo del suo amico Generale Dagobert e
segue le operazioni dell’armata.

Alla notizia di un mandato di cattura firmato da Marat, Dagobert lo fa passare al nemico e con lettera del
suo amico Generale in capo spagnolo C.mte de La Union ottiene un passaporto per Barcelona dove si
imbarca esule per Genova.

Nel 94 è a Torriglia.

Maggio 95, vice console francese a Genova, incontra Salicetti, il fiduciario di Napoleone che lo presenta al
Generale. A Genova si occupa di commercio, sposa Louise Sarrazins che gli dà una figlia, Henriette.

Maggio 96, Napoleone occupa Milano e lo nomina amministratore della Lombardia, poi rientra in Francia, è
riabilitato; al ritorno in Italia, con diciassette suoi concittadini s’imbarca a Livorno per il Canada, dove aveva
comprato un terreno vicino al Lago Ontario, durante una sosta a Malta apprende che una flotta Inglese
incrocia davanti a Gibilterra, decide di soprassedere e sbarca a Messina.

Con i francesi a Roma è nominato Agente Generale per la Finanza e inizia ad acquistare oggetti d’arte dalle
più ricche famiglie romane, quali Le tre grazie di Raffaello, La purificazione del Tempio di Venusti, disegni di
Michelangelo e molti altri documenti preziosi, buona parte per la costituzione del museo centrale delle arti
a Parigi, di altri fa una collezione propria.
Torna in Francia ove assiste all’incoronazione di Napoleone, poi si ritira a Pezenas dove inizia un’attività di
produzione e commercio di prodotti chimici, scrive un romanzo sui Trencavel di Linguadoca, famiglia di
trovatori del XIV secolo e altri fra cui interessante “La Logica Baconiana”.

Il fallimento lo costringere a vendere le tre grazie di Raffaello ora nel Museo Condè di Chantilly, muore nel
1839.

Henri Reboul a Torriglia

Quando? Probabilmente dai primi mesi del 94 fino al 95 .

Perché? Esule della Rivoluzione Francese teme per la propria vita, in una piccola comunità nei monti si
ritiene al sicuro.

Chi lo ospita? Ritengo in casa di Giangregorio Magioncalda indubbiamente il più facoltoso della comunità,
con amicizie importanti nel capoluogo. Nel 1791, infatti, alla nascita del nipote Francesco, chiede La
protezione del magnifico Agostino Lomellini che accetterà di diventarne il padrino. Il Lomellini è una delle
personalità più in vista a Genova, fu Doge dal 60 al 62 e ministro plenipotenziario a Parigi, viveva nella Villa
Rostan-Lomellini a Multedo ove ospitò il Ferdinando primo di Borbone, Re delle due Sicilie, è probabile che
lui sia stato il collegamento fra Reboul e Giangregorio.

Quali quadri dipinse? In un periodo così breve penso che abbia dipinto un solo quadro: il martirio di Santo
Stefano ora nella Parrocchiale. Il quadro subì un danno da incendio e ben due restauri. Nella pietra in basso
si può scorgere solo R….H…R poi una riga illeggibile, in fondo Maggioncalda 1791.Tutto fa pensare a una sua
opera firmata Reboul Henri la data è precedente ma il restauro può aver ripristinato 1791 anziché 1794.

Henri Reboul e il tesoro dei Cavalieri

Considerato il personaggio, voglio proporre una chiave di lettura alternativa che fa meglio comprendere gli
avvenimenti della sia vita ma soprattutto lo definisce protagonista di quell’ambiente massonico ed
esoterico che dall’epoca di Bacone sino ai nostri tempi fornisce ipotesi in parte fondate, organizza ricerche
per ritrovare il tesoro scomparso.

Nasce a Pezenas, in Linguadoca, terra di catari, eretici, trovatori, templari, ancora vivo il ricordo della vicina
Beziers, le stragi medievali, Saint Guillem le Desert, Rennes la Chateau.

Una Madonna nera: Notre Dame la noire è venerata nella chiesa di Sainte Ursule proprio a Pezenas in via
Henry Reboul.

Nel 1790 inizia la frequentazione attiva di Logge massoniche all’epoca del soggiorno parigino; durante il suo
intervento a Versailles per mettere in salvo le opere d’arte a rischio saccheggio, è affascinato da una tela di
Poussin, pittore molto indagato per la simbologia e i riferimenti alla società esoterista degli Accadisti..
Il Generale Dagobert, l’amico che gli organizza la fuga, vanta origini merovinge, è massone di rito scozzese e
possiede un archivio ricco di documenti preziosi; la fuga di Reboul a Barcellona, Genova e poi Torriglia in
quella situazione di guerra, fa comprendere quanto fosse efficiente la massoneria del tempo.

Dagobert era stato imprigionato e condannato a morte, liberato grazie all’intervento di fratelli massoni, fu
inviato nei Pirenei al comando del marchese di Chefdebien, massone della loggia dei Filadelfi, anch’esso
sfuggito al patibolo.
Il 18 aprile 1794 Dagobert muore per effetto di un avvelenamento da cibo, qualche tempo prima aveva
donato il suo archivio ai massoni.

Come e perché un paese sperduto nei monti liguri abbia attirato l’attenzione dei Filadelfi fa supporre che
una qualche traccia documentale portasse a Torriglia, forse Reboul in fuga avrebbe potuto verificarne la
valenza.

A Torriglia, ancora Feudo Imperiale Asburgico, Reboul fu ospite per quasi un anno di famiglia amica;
l’ipotesi più attendibile è che il M.co Giangregorio Magioncalda, massone e benestante (con il patrimonio
più importante di tutta la Comunità) avesse aderito all’invito di casa Lomellina.

A suggello dell’amicizia, Reboul fissa nell’ambito del quadro della Parrocchiale, una densa simbologia
massonica ma soprattutto l’immagine dei cavalieri col turbante ai piedi del castello è chiaro riferimento agli
antenati di famiglia.

Dopo l’esperienza in Lombardia, Reboul ha denaro e potere, è l’occasione per realizzare il sogno che da
decenni accarezza, trovare il mitico tesoro dei templari, ma in Torriglia o Donetta la traccia è insufficiente.
Compra terreni in Canada nel Black River e nell’Ontario, organizza un viaggio verso Oak Island in Nuova
Scozia, la mitica Acadia, l’ispirazione gli viene dagli scritti di Sir Francis Bacon che racchiuse le sue
conoscenze criptate in un’ampolla di mercurio e nel 1610 sbarcò in Canada alla ricerca del mito che gli
Arcadi ancora coltivano lasciando tracce nei quadri del Guercino, di Poussin e nel bassorilievo di
Shugborough Hall(Et in Arcadia Ego) , poi Rennes le Chateau.

Durante il soggiorno a Roma muore la moglie Louise, l’amica fedele Kaufmann gli dedica un ritratto che lo
raffigura pensieroso vestito in perfetto Rossoblù accanto ad un sepolcro ornato di foglie di acacia e di
piccoli melograni in fiore, sempre simbologia massonica.

In tarda età pubblica uno studio sulla logica di Bacone e un romanzo storico: Le dernier des Trencavel mèmoire
d’un troubadour di treizième siècle.

Templari, trovatori e catari in Linguadoca, ovvia conferma dell’attenzione che questo studioso rivolse alla
ricerca del mitico tesoro.

Torriglia non fu soltanto il rifugio di un esule ma la logica destinazione della sua ricerca.

Henri Reboul – 1798 Frammento di bottone - Donetta