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EDWARD EUGENE STOLPER

La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli

AVVERTENZA
Abbiamo riunito in forma di monografia gli 8 articoli di Edward (Ed) Eugene Stolper dedicati a La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli e pubblicati tra il dicembre 1974 ed il maggio 1978 nella Rivista Massonica, periodico del Grande Oriente dItalia allepoca diretto da Giordano Gamberini. DellAutore, personaggio notevole sotto diversi profili, riteniamo giovevole fornire al lettore qualche cenno biografico, reperito sul sito Web del Grande Oriente dItalia:
Cittadino olandese, nato il 13 luglio 1913, Ed Stolper viveva in Italia dal 1963 e dal 1990 viveva a Brescia con la moglie italiana Cesira. Prima della seconda guerra mondiale era ingegnere alla Siemens di Berlino, poi si arruol nella Marina olandese, infine, dopo essere arrivato nel 1942 in Sudafrica divenne ufficiale della Marina inglese. A guerra terminata, avendo saputo che il padre era stato fucilato perch libero muratore, volle avvicinarsi alla Massoneria. Venne iniziato a Johannesburg il 21 aprile 1953, nella Gordon Lodge della Gran Loggia di Scozia. Passato in seguito alla Claremont Lodge di Citt del Capo e alla De Troffel, allobbedienza del Grande Oriente dei Paesi Bassi, una volta giunto in Italia verr affiliato alla Giosu Carducci, alloriente di Milano. Attraverso una permanenza in Calabria, nelle logge Bernardino Telesio e Bereschith alloriente di Cosenza, giunger infine a far parte della Leonessa Arnaldo, loggia bresciana che lo ha ospitato nel pi di lista fino alla sua scomparsa. Membro onorario di alcune tra le pi importanti logge del mondo, nel 1988 era stato designato alla carica di Maestro Venerabile della prestigiosa loggia londinese Quattuor Coronati. Studioso serio e appassionato, sotto la gran maestranza di Armando Corona diede forte impulso alla strutturazione della ricca biblioteca di Villa Medici Del Vascello. Sotto la gran maestranza di Virgilio Gaito, ricoprendo la carica di Gran Maestro Aggiunto, si adoper con successo per tutelare i rapporti massonici internazionali del Goi, compromessi dallaffaire Di Bernardo.

Mor nel 2003. Le ceneri furono tumulate a Roma, nella parte pi alta e rappresentativa del cimitero monumentale del Verano, nel cosiddetto Pincetto, il sacrario che custodisce le spoglie dei Gran Maestri del Grande Oriente dItalia. Oltre che di numerosi articoli sparsi su varie riviste, fu autore del bel volumetto intitolato Argomento Massoneria, Brenner, Cosenza, 19862, con presentazione di Armando Corona. Chi scrive nutriva profonda ammirazione per la chiara visione, non settaria e tuttavia profondamente radicata nei princpi tradizionali della Libera Muratoria, che traspariva dai suoi scritti, tanto che, pur avendolo conosciuto soltanto fuggevolmente di persona, ne sostenne con convinzione la candidatura a Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente dItalia. Purtroppo le declinanti condizioni di salute, aggravate dallet avanzata, lo resero pressoch assente dai lavori di Giunta durante la seconda met del quinquennio nel quale fu in carica. IL CURATORE

PARTE I

ED STOLPER, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, Rivista Massonica N. 10 Dicembre 1974 Vol. LXV IX della nuova serie

In una serie di articoli apparsi su Lumen Vitae (1) a firma di P. M. Azzuri (Pericle Maruzzi), si tentato di ricostruire le origini, e descrivere gli sviluppi della Massoneria nel Regno di Napoli e delle due Sicilie. Attraverso una ricerca effettuata, soprattutto presso gli archivi del G.O. d'Olanda, della G.L.U. d'Inghilterra, e presso altre fonti, abbiamo ora trovato un vero tesoro di documenti inediti e notizie, che ci mette in grado di riempire molte lacune, e di ricostruire, seguendone passo per passo le fasi, i movimentati avvenimenti succedutisi in un importante periodo del 18 secolo (soprattutto dal 1751 al 1775). Oltre agli elementi fornitici dalla documentazione ufficiale del G.O. d'Olanda, negli archivi abbiamo reperito molti documenti e corrispondenze originali, provenienti da Napoli, ed anche diversi manoscritti (fra i quali una lunghissima relazione riepilogativa) di pugno del Frat. De Vignoles, in quell'epoca G.M. Provinciale per le Logge straniere di Londra. Per la migliore comprensione degli avvenimenti, ci sembra utile premettere alcune notizie, relativamente alle GG.LL. di Olanda e di Londra, principali protagonisti, con i FF. napoletani, di questa storia. La Gran Loggia della Repubblica delle Sette Province Unite (cio d'Olanda). Dopo un primo tentativo effettuato nel 1735, la G.L. Nazionale fu definitivamente creata nel 1756. Spinta da una grande carica di entusiasmo, e soprattutto sotto la guida dell'energico Barone van Boetzelaer (G.M.N. 1759-1798), la Massoneria Olandese ebbe una rapida fioritura: molte Logge furono create nelle colonie e, fatto curioso, anche in vari paesi al di fuori dei suoi domini (Ratisbona, Ghent, Dusseldorf, Napoli, ecc.). Al fine di incrementare il proselitismo all'estero, nel 1761 fu nominato, quale G.M.Agg. per le Logge straniere, il Frat. Capitano di Vascello Franc Van der Goes (2). In quel tempo, le navi da guerra della potente flotta olandese erano costantemente presenti nel Mediterraneo, per proteggere la flotta mercantile dagli attacchi dei pirati, ed in conseguenza di ci il Fr. Van der Goes si trov spesso a Napoli dove, come vedremo, costitu una Loggia. Nello stesso periodo di cui ci stiamo occupando, la G.L.N. olandese era in continue trattative con Londra (i Moderns) per ottenere il riconoscimento ufficiale come G.L.N. indipendente (de facto esistente dal 1735). Un importante punto di discussione era il contestato diritto dell'Olanda di costituire Logge al di fuori del territorio dei suoi domini (diritto che Londra riservava solo a se stessa). La Premier Grand Lodge (i Moderns) di Londra. La Gran Loggia del 1717, originariamente intesa come organizzazione locale, non aveva previsto l'esplosivo sviluppo massonico nel continente. Il suo governo fu, in principio, assai debole ed i rapporti con l'estero piuttosto vaghi. Ma, dal 1767, sotto l'energico governo del G.M. Henry Somerset Duca di Beaufort, si manifest un risveglio ed anche i rapporti con l'estero diventarono pi realistici e concreti. Vero che la corrispondenza con l'estero poteva costituire una certa difficolt per gli Inglesi, per cui, nel 1768, fu nominato il francese Jean Joseph De Vignoles, quale G.M. Provinciale per le Logge Estere. Questi, senz'altro figura assai ambigua, viene descritto come un avventuriero, accusato di manipolazioni finanziarie poco chiare, anche nell'ambiente massonico (3, 4, 5, 6).Durante le sue peregrinazioni, il 12-1-1758 iniziato alla Massoneria nell'Aia (Olanda), dove in seguito costituisce la Loggia Les Amis de la Justice. Poco dopo riemerge a Londra, dove crea la Loggia L'Immortalit de l'Ordre. La sua conoscenza delle lingue e degli ambienti massonici continentali avr probabilmente indotto la G.L. londinese a servirsi di lui per i rapporti con l'estero, 4

De Vignoles si butta nel nuovo incarico con diligenza, e ben presto si mescola agli affari massonici di vari paesi. La sua corrispondenza in francese (difficilmente controllabile dai suoi superiori), ma le sue decisioni arbitrarie non sempre sono delle pi felici e, conseguentemente, non sempre producono i risultati desiderati. Per coprirsi le spalle, De Vignoles teneva una specie di archivio privato (7) (ora all'Aia), nel quale spiegava i suoi ragionamenti, e nel quale copiava molte delle lettere da lui spedite. Queste lettere sono estremamente verbose e retoriche e, avendo egli l'abitudine di ripetere gli argomenti dell'interlocutore, spesso ci mettono al corrente anche del contenuto delle lettere a lui indirizzate *. Il Regno di Napoli. Ovviamente tutti conoscono la storia napoletana di quell'epoca, ma mi si perdoni se ugualmente svolgiamo alcune considerazioni, solamente per rendere pi agevole la comprensione degli eventi massonici. Dopo essere stato un sotto-reame austriaco, nel 1734, il Regno di Napoli diventava la propriet privata dei Re Borboni: Carlo VII (1734-1759) e Ferdinando IV (1759-1825). Inizialmente, Carlo si faceva guidare dalla madre dispotica (parmense), rimasta in Spagna, mentre a Napoli si serviva largamente del suo braccio destro, il Marchese Bernardo Tanucci, un uomo capace, che il Re aveva portato con s dalla Toscana. In suo favore dobbiamo ammettere che Carlo (Tanucci!) ha cercato di introdurre molte riforme (con solo parziale successo), per ridurre il potere assoluto dei nobili, e del Vaticano. Il Re era, per, anche molto religioso e, per salvare capra e cavoli, nel 1751, lanciava un editto contro la Massoneria, su istigazione del Papa Lambertini (Benedetto XIV), del quale si vocifera fosse stato egli stesso membro di una Loggia a Roma! L'editto ebbe, per, scarso effetto. Nel 1759, diventato Re di Spagna, sotto il nome di Carlo III, il Re lasciava Napoli al figlio minorenne Ferdinando IV, sotto la tutela del Tanucci. Ferdinando non aveva, praticamente, alcuna educazione, e non aveva alcuna voglia di occuparsi degli affari di Stato: era, insomma, il classico menefreghista. Egli diventava il Sovrano pi grossolano e bizzarro del suo tempo. Il Re Lazzarone (o Re Nasone) si dedicava principalmente alla caccia, e si dice che usasse vendere poi la sua selvaggina sulle bancarelle della citt. Diventato maggiorenne, gli davano in sposa Maria Carolina, figlia di Maria Teresa d'Austria. Questa, donna colta ed energica, si inseriva tanto negli affari di Stato da mettersi subito in contrasto col Tanucci, il quale vedeva in lei, giustamente, il lungo braccio di Vienna. I tentativi della Regina di educare il marito furono un fallimento totale. Si racconta che Ferdinando, costretto ad andare all'Opera, per scacciare la noia ordinava degli spaghetti, che mangiava sul posto e con le mani. Nel 1775, Ferdinando (cio Tanucci e Carlo III), preoccupato dell'influsso di molte persone influenti nell'Ordine Massonico, emanava un nuovo Editto contro la Muratoria. Questa persecuzione cre furore in tutta l'Europa ma, in realt, fu di scarso effetto, grazie all'intervento di Maria Carolina che, in verit, cercava un pretesto per liberarsi dell'odiato Tanucci che, infatti, fu licenziato nel 1776. Napoli, in quell'epoca, descritta come uno sporco formicaio. Gli abitanti erano ca. 500.000, di cui 25.000 nobili, 15.000 ecclesiastici e 3.000 giureconsulti. A parte un esiguo strato di media borghesia, la citt brulicava di molti nobili stranieri, truppe mercenarie straniere e mercanti stranieri. Il grosso della popolazione, i lazzaroni, contava poco, e nessuno ha finora scoperto di che cosa vivessero. Erano ormai abituati ad essere governati coi 3 f. (farina, forca e feste), ed avevano il semplice Sovrano in simpatia, anche perch non mancava mai di proteggere il venerato San Gennaro. Della restante parte del Regno (Calabria, Puglie ecc.), la letteratura parla poco. Tale territorio era completamente in mano dei Baroni, dei chierici locali, e dei briganti. Nei posti strategici il Re aveva stazionato un Reggimento, generalmente straniero. La Massoneria, originariamente, era stata importata dagli ufficiali dei vari Reggimenti mercenari. In seguito, diventava di moda nella Napoli bene, e ben presto le Logge brulicarono di nobili, eccle-

siastici, avvocati, negozianti stranieri ecc. Era un hobby assai costoso, e la Fratellanza non era certamente pane per la classe operaia. Come vedremo, nella Fratellanza non mancava la discordia e, di conseguenza, la Massoneria conosceva alti e bassi. Generalmente, le Logge sorgevano con una nozione molto vaga dei principi basici dell'Arte, e pressoch nulli erano i rapporti internazionali. La maggior parte della Massoneria era dunque irregolare, ed inventava i suoi propri principi. Solo dal 1763 sorgevano le prime Logge regolari. Agli inizi la Massoneria non era certamente in contrasto con la Casa Reale. Il primo editto (1751) fu emanato su istigazione del Papa Lambertini, mentre il secondo editto (1775) trovava ragione, pi che altro, nei timori del Tanucci, che la Massoneria divenisse uno Stato nello Stato. Verso la fine del secolo, le cose cambiarono: la Muratoria, invasa da intellettuali, adottava le dottrine Giacobine, ed abbracciava la causa francese. Fu in quel momento che essa costitu un vero pericolo per i Borboni. Napoli massonica dal 1751 al 1775 (una lotta fra Olandesi ed Inglesi). Non era trascorso molto tempo dall'Editto reale del 1751, che le acque si calmarono e la Massoneria napoletana riprese una certa attivit, anche se le leggi repressive rimanevano ufficialmente in vigore. probabile che le prime Logge fossero di formazione militare, composte di ufficiali dei Reggimenti stranieri, ai quali era pi facile lavorare in segreto che non ai civili, meglio controllati dalla Corte. Finora non sono venuti alla luce dati concreti, ma abbiamo notizie che, nell'anno 1757, una Loggia napoletana Alla Stella aveva contatti con la Loggia La Bien Aime (tuttora esistente) di Amsterdam (9). Dagli archivi di quest'ultima Loggia non sono, per, finora venuti alla luce ulteriori dettagli. La nostra storia documentata comincia nel 1763, quando il Capitano di Vascello Franc Van der Goes, G.M. Agg. olandese, si trova a Napoli con la sua fregata Phoenix (con 300 uomini, 50 pezzi, dell'Ammiragliato di Amsterdam), ed assiste ai lavori di una Loggia (probabilmente non per la prima volta). Non ne conosciamo il nome, ma sarebbe allettante il sospetto che si trattasse della Loggia Alla Stella. Certo che questo gruppo, il 9 aprile 1763, consegna al Fr. Van der Goes una richiesta ufficiale (10), intesa ad ottenere l'autorizzazione di costituirsi in Loggia regolare, sotto la giurisdizione della G.L.N. Olandese. Il documento steso di pugno del Fr. Balthasar (Baldassare) Piano, il cui nome gi ricordato, come membro di una Loggia, prima dell'Editto reale del 1751. Fra gli altri firmatari [vedasi piedilista (All. I)] ** si trovano molti nomi (Caracciolo, Naselli ecc.) che, durante i 25 anni seguenti, avranno un ruolo importante nelle vicende massoniche napoletane. Gi il giorno successivo (10-4-1763), Van der Goes concede la Patente provvisoria (10) a questa Loggia, che ha assunto il nome Les Zels *** (o de Zelanti), e che lavorer sotto il colore giallastro. A questo proposito: il nome della Loggia non apparve sulla richiesta ufficiale, ed chiaro, anche da altri indizi, che Van der Goes disponeva gi precedentemente dei dati necessari. probabile che i FF. si conoscessero gi da tempo. I dignitari della nuova Loggia sono i seguenti:
M.V.:Carlo Muzi. lS: Francesco Maurizio. 2S: Vincenzo Pignatelli. Segr.: Carlo Cianci. Tes.: George Tierney (Irlandese).

Nell'Aia, durante la tornata di G.L. del 31-7-1763, il G.M. olandese d notizia dell'avvenimento (2). La G.L. non tarda a spedire la Bolla ufficiale, datata 10-8-1763 (10) attraverso Van der Goes che in quel momento trovavasi a Marsiglia. Questi, a sua volta, manda il documento a Napoli, al Fr. irlandese Tierney (tesoriere degli Zels), e ci per misura precauzionale, essendo colui considerato meno degli altri soggetto alla censura governativa. 6

Dalla Patente apprendiamo che la nuova Loggia deve pagare due Ducati per la Dispensa annuale, ed un Ducato **** per ogni elevazione al grado di Maestro (questa Dispensa dava alla Loggia il diritto di iniziare senza N.O. della G.L., ed inoltre dava la facolt di conferire i gradi di Appr. e Comp. nel medesimo giorno). Evidentemente il G.M. Agg. deve aver dimenticato di parlare degli aspetti finanziari, se ritiene di dover tranquillizzare, con lettera in data 22-8-1763 (10), il G. Segr., promettendo di ricordare ai FF. napoletani i loro doveri in merito! Verso la fine dell'anno (1763) troviamo a Napoli un'altra nave da guerra olandese (la fregata Weststellingwerf), sotto il comando del Capitano di Vascello Fr. Zoutman (in seguito diventato famoso nella storia olandese, per aver comandato, nel 1783, quale Contrammiraglio, la flotta olandese, in una battaglia navale contro gli inglesi). Per suo tramite, la Loggia Les Zels spedisce alcune lettere in Olanda. Dalle lettere traspare lo zelo dei FF. napoletani, ed il loro orgoglio di potersi definire gli unici Massoni regolari fra i molti illegali. Si rileva anche la necessit di usare la massima prudenza, dato che l'Editto del 1751 ancora in vigore. Una delle lettere, in data 19-11-1763 (10), indirizzata al G. Segr., d alcune notizie di natura domestica, ed apprendiamo che la Loggia si riunisce in Via Morvellino, a Posillipo. Il giorno il 27 di ogni mese (ore 6 del pomeriggio), per distinguersi da tutte le Logge irregolari, che si riuniscono normalmente il giorno 24. Poi hanno constatato che gli Statuti Generali non menzionano appunto il grado di Maestro Scozzese e, volendo conformarsi completamente alla Costituzione della Gran Loggia, vorrebbero sapete come voi riconoscete tale grado, i privilegi che voi riconoscete ad un Maestro Scozzese, e se voi lo considerate come un grado aggiunto, oppure come un ordine separato dalla Massoneria azzurra *****. Segue una misura di sicurezza, per evitare i sospetti del Governo: le lettere della G.L. devono essere messe in una busta, indirizzata a Mr. Jean Zel, Naples, il tutto in una busta esterna, indirizzata al Sigr. D. Francesco Milizia Roma, il quale avr cura di farei pervenire le vostre lettere per le vie pi sicure (miracolo di efficienza delle poste Romane). In una seconda lettera, della stessa data (10), indirizzata alla G.L., salta fuori, dal prestigioso cappello dei FF. napoletani, un piccolo coniglio: Essi chiedono rispettosamente, con dovizia di argomentazioni, che la loro Loggia sia elevata al rango di ... G.L. Provinciale. In sintesi, il ragionamento questo: esistono a Napoli molte riunioni e Logge irregolari (senza leggi), aventi un metodo di lavoro assai disordinato. Tenuto conto del rigore del governo, questo disordine aumenta il pericolo della scopertura e del naufragio comune. Perci si chiede il diritto di creare nuove e pi piccole Logge, le cui riunioni daranno meno nell'occhio al controllo governativo. Creando, inoltre, delle Logge nelle altre principali citt del Regno, anche i FF. lontani potranno partecipare ai lavori massonici. In tal modo si spera anche che le Logge irregolari saranno eliminate (distrutte). In una terza lettera il cappello ancora pi prestigioso, ed il coniglio assai allarmante. una lettera datata 3 ottobre 1763 (10), ma probabilmente spedita successivamente, insieme con le due sopra citate. Ne mittente il Tesoriere irlandese Tierney, ed indirizzata al G.M. Agg. Van der Goes. Tierney sostiene che il pericolo della scopertura potrebbe essere causato dai propri Fratelli, per i quali esprime concetti di sfiducia, ed opinioni poco lusinghiere. Egli conosce perfettamente il carattere dei Napoletani, ragion per cui, onde evitare disastri, si servito di un piccolo stratagemma, trattenendo sotto la sua personale custodia la Patente originale, e comunicando ai FF. che ci stato per ordine di Van der Goes. Dice ancora, nella lettera, di avere cos agito, da un lato per garantire la sicurezza del documento stesso, e dall'altro, per tenere i Signori Napoletani in una specie di dipendenza. Quei Napoletani avevano gi nel passato (1751), provocato tante calamit a causa della loro imprudenza. 7

Inoltre Tierney chiede di essere nominato G.M. Prov. e che anche la nuova Patente sia inviata a lui personalmente. Infine si raccomanda al Van der Goes affinch n lui n la G.LN. facciano cenno del contenuto della lettera medesima, perch ci potrebbe rendermi sospetto a questa Loggia (sic!). Possiamo ragionevolmente desumere che i Signori Napoletani non avrebbero certamente apprezzato questo atteggiamento poco fraterno. Evidentemente c'era qualcosa di sbagliato alla base della nuova Loggia e, come vedremo, le conseguenze non sarebbero presto mancate. La G.L. accetta la proposta e manda una nuova Patente, in data 10-3-1764 (10), dalla quale rileviamo che la Loggia Les Zels, promossa a G.L. Prov., pu portare il colore Azzurro, con una stella bianca (il che potrebbe forse voler indicare la derivazione dalla Loggia Alla Stella?). Dalla lettera di accompagnamento del G. Segr. (13), apprendiamo che il punto di vista del Fr. Tierney stato accettato, e viene spiegato ai Fratelli che costui, quale G.M. Prov., essendo straniero, sarebbe meno esposto ai rigori della legge. Rispondendo poi al precedente quesito, il G. Segr. asserisce che il grado di Maestro Scozzese non ha niente a che fare con la Loggia: ogni Fr. ha la facolt di assumere tale qualifica, ma ci non comporta alcun privilegio in Loggia ******. La lettera prosegue con un lungo discorso sul lato finanziario dal quale rileviamo, fra 1'altro, che il costo della Patente di 20 Ducati d'oro. Ma, trattandosi di FF. stimatissimi, ed in circostanze particolari, la G.L. disposta a concedere (solo per questa volta) uno sconto del 50%!! Quest'ultimo gesto avr senz'altro fatto piacere ai FF. Napoletani! Nel giugno 1764 un'altra nave da guerra olandese si trova a Napoli, ed alcuni ufficiali, fra i quali il Comandante (ancora Zoutman?), partecipano ai lavori dei Zels. Viene iniziato un ufficiale di bordo, il Fr. Jan Rawiertz. In quell'occasione vengono affidate al comandante due lettere, datate 11-6-1764 (10), insieme con un piedilista. I FF. Napoletani ringraziano la G.L.N. per avere elevato la Loggia a G.L. Prov., ed annunciano che i G. Uff. sono:
G. M. Prov.: G.M. Agg.: l G.S.: 2 G.S.: G. Segr.: George Tierney Carlo Cianci Bald. Piano Marchese Montaperto Michel Fourrat

Sembra che ci siano difficolt ad inviare i soldi in Olanda, per cui viene richiesto l'invio di una tratta a nome di Tierney, a seguito di che sar trasmesso quanto dovuto, attraverso una Banca di Londra. I FF. supplicano che non vengano resi pubblici il nome della Loggia e, soprattutto, i nomi dei membri (infatti, in Olanda l'Almanac du Franc Maon del 1768 elenca 4 Logge, con nomi ovviamente fasulli, aggiungendo: il ne nous est pas permis de les dsigner plus clairement) (11). Il G.M.P. Tierney promette di inviare un nuovo piedilista fra poco, appena realizzatosi l'atteso grande afflusso di nuovi FF. (inclusi gli elementi buoni delle Logge irregolari). Invece segue un strano silenzio di circa 2 anni, anche se altri documenti (12) ci informano che effettivamente ci fu inizio entusiasmante, di proficuo lavoro e con notevole afflusso di nuovi FF., tanto che, ben presto, risultano esistenti le seguenti Logge olandesi:
Les Zels (de Zelanti), Napoli La Scrte (del Segreto), Napoli La Candeur (?), Napoli La Constance (de Costanti), Messina La Fidle (?), Augusta

Il silenzio senz'altro da attribuire al verificarsi di difficolt interne. La prima indicazione ci viene da una brevissima lettera, in data 16-9-1766 (10), che il G.M.P. Tierney spedisce all'Aia (probabilmente a Van der Goes), nella quale dice di avere spedito altre due lunghe lettere, via mare. Purtroppo queste ultime non si trovano nell'archivio e, forse, non ci sono mai state. 8

Il G.M.P. Tierney sostiene che il lungo silenzio dovuto principalmente a molti incidenti capitati qua ed al malcondotto di alcuni FF., che sotto la nostra ispezione. Purtroppo Tierney non dice altro, ma chiaro che scoppiata una guerra interna. Con l'aiuto di un altro documento (12) possiamo ricostruire cos la situazione: Pare che il G.M.P. stesso sia accusato di... imprudenza! Egli sarebbe sotto l'influenza di due elementi cattivi, con princpi pericolosi ed ambiziosi. I segreti della Loggia sarebbero conosciuti in ogni angolo della citt. Per colpa dei FF. cattivi, vari Fratelli rispettabili sono tradotti in Tribunale, sotto l'accusa di aver partecipato a riunioni massoniche. Dopo molte lotte, e molta confusione, un gruppo di scontenti si stacca dalla G.L.P. (probabilmente intorno al 1766-67), sotto la guida dell'Abate Kiliano Caracciolo, comprendente anche i fondatori Vincenzo Montalto, Baldassarre Piano e Giuseppe Reali. Essi portano via con s tutti gli archivi e documenti (sic!) della G.L.P., e delle Logge sussidiarie napoletane (ad eccezione della Patente stessa che, come sappiamo, era personalmente custodita dal Fr. Tierney). Questo gruppo scismatico crea la Loggia La Bien Choisie. I FF. separati, dopo aver studiato i documenti trafugati, constatano che la G.L.P. non ha mai adempiuto ai suoi doveri costituzionali: non aveva mai spedito le dovute relazioni periodiche, e non aveva pagato il denaro dovuto. La Bien Choisie arriva, quindi, alla conclusione (squisitamente soggettiva) che la G.L.P. irregolare (mentre essi, per esserne separati, sarebbero ovviamente regolari!). Dopo questo pasticcio, segue un altro periodo di silenzio fino al 1768, anno in cui entra nella scena napoletana il De Vignoles, nella sua veste di G.M. Prov. per le Logge straniere sotto la G.L. di Londra (i Moderns). Egli vedeva con occhio ostile la G.L.P. olandese, ed era dell'opinione che solo l'Inghilterra avesse il diritto di avviare la Massoneria all'estero. Nel suo Memorandum (7), De Vignoles ci informa che il suo amico ed emissario Fr. Jean Rodolphe Passavant de Passenbourg (a suo tempo residente a Roma, quale Consigliere del Principe Guglielmo d'Olanda), trovandosi a Napoli, aveva notato molti orfani e pensava di doverli aiutare. Perci, il 2210-1768 (8), scrive a Londra, informando la G.L. che, per l'occasione ha fatto vari Massoni (per la maggior parte ufficiali Inglesi). Acclude una richiesta intesa ad ottenere l'autorizzazione di creare una Loggia regolare, La Parfaite Union, chiedendo al tempo stesso che questa sia elevata al rango di G.L. Prov. Da altre fonti sappiamo che si tratta di una gi esistente Loggia ambulante militare, creata da un Reggimento di Fanteria Inglese (Irlandese?) che, a suo tempo, era di stanza a Napoli. De Vignoles si limita a mandare una Patente semplice e, il 7-3-1769, La Parfaite Union (Perfect Union Lodge Nr. 368, in his sicilian Majesty's own Regiment of Foot), comincia la sua regolare attivit sotto la G.L. d'Inghilterra. La faccenda della G.L.P. , per ora, lasciata in sospeso, fino a quando i Napoletani potranno proporre un G.M.P. adatto, che deve essere un nobile di alto rango. I dignitari della Loggia sono tutti ufficiali inglesi, Massoni appena fatti:
MV: l S: 2 S: Segr.: Francis Everard Charles Steward Clement Steward John Dillon

Quasi simultaneamente, anche la Loggia scismatica La Bien Choisie si mette in contatto con Londra (anch'essi attraverso il Fr. Passavant). La loro domanda, per ottenere una Patente di Loggia semplice, pi quella di G.L.P. (!), indirizzata direttamente al G. Segr. French, il quale, in data 26-4-1769, manda loro una Patente semplice, senza per informarne De Vignoles. Il Nr. di ruolo 379 (7). Anche in questo caso la domanda per la G.L.P. viene lasciata in sospeso. Il 22-5-1769 (7) La Parfaite Union suggerisce il Principe Boltera quale G.M.P., con diritto ereditario (!!). Quest'ultima condizione non per accettata da Londra ed inoltre, il Principe Boltera rinuncia frat-

tanto all'incarico. La Parfaite Union invita poi il principe Caramanica (in quel momento appartenente a Les Zels!!), ma anche egli rinuncia all'incarico, e decide di passare alla Bien Choisie!! Frattanto Les Zels si svegliano e, preoccupati, mandano una lunga lettera all'Aia in data 25-7-1769 (10). Dall'allegato piedilista vediamo che hanno ancora una novantina di membri, fra i quali molti nomi nuovi, che si faranno sentire anche in futuro (il nome del Principe di Caramanica cancellato!). Rimangono ancora sei dei fondatori, mentre il numero delle Logge ridotto a tre, cio: Les Zels, La Scrte e La Constance di Messina (quest'ultima con MV Zelaya, che gi menzionato come Massone prima del 1751. Da Cadetto adesso diventato Capitano). Tierney ancora G.M.P., ed altri Grandi Ufficiali sono il Principe Cannito G.M. Agg., ed il Duca di Salandra 1 Sorv. Segretario Eugenio de Soria. I FF. chiedono come devono comportarsi con la rivale G.L.P. inglese, ed invocano l'aiuto e l'intervento dell'Aia. Si vede che non c' pi tempo per le finezze, e questa volta la lettera scritta in lingua italiana. Per salvare capra e cavoli, Les Zels scrivono anche una lettera a De Vignoles (17-7-17697), spiegando il loro punto di vista, e difendendo il loro diritto di precedenza. Lasciano per una porta aperta: sarebbero anche disposti a schierarsi sotto la bandiera inglese, per soltanto come G.L.P. unica! La faccenda diventa complicata, e adesso tre gruppi diversi sono in lizza per l'onore di diventare G.L.P. unica sotto Londra. Il 5-8-1769 la Bien Choisie, a sua volta, propone il Principe di Caramanica come G.M.P., ma questa lettera persa nel mulino burocratico del nuovo G. Segr. Heseltine. Frattanto la Loggia si muove nel campo delle pubbliche relazioni (= raccomandazioni!) e ha reclutato alcuni Inglesi (Charles Cutler ed altri). Adesso si corrisponde in lingua inglese! ******* Subito dopo, il 31-8-17697, La Parfaite Union (7) suggerisce Cesare Pignatelli, duca di S. Demetrio e della Rocca, come G.M.P. Un mese prima egli figurava ancora sul piedilista degli Zels (!), dal che si nota la disinvoltura con la quale i FF. cambiavano obbedienza. Secondo De Vignoles (7) la difficile decisione spettava al G.M. Duca di Beaufort. Un G.M.P. straniero (cio Tierney degli Zels) non era considerato adatto, mentre sulla candidatura della Bien Choisie il G.M. non era informato (anche se De Vignoles ne era ben informato!!). Alla fine, La Parfaite Union nominata G.L.P., con G.M.P. il Duca della Rocca. Per De Vignoles, tutta la faccenda solo una questione amministrativa e, ignorando quanto sia profonda la differenza di valutazione dei Napoletani, non prevede alcuna difficolt, e d poco peso alla cosa. Egli mette la Bien Choisie sotto la giurisdizione della G.L.P. La Parfaite Union, informandola semplicemente sull'identit del loro nuovo capo (chef), Duca della Rocca. Ai Signori componenti l'assemblea detta Zelanti scrive, in data 19-11-1769 (7), che non li considera neppure quali Massoni regolari, che essi non hanno alcun diritto da far valere, e che l'Olanda non aveva alcuna legittimazione a dar loro una Costituzione. Per, assumendo che essi hanno sbagliato in buona fede, si dichiara disposto a regolarizzare la loro posizione, a condizione che si sottomettano al superiore che il nostro Ill. G.M. ha nominato per il vostro Regno. La reazione ben diversa da quella che l'amico francese si aspettava. Les Zels gli mandano una risposta (19-2-1770) (7) risentita ed aggressiva (allo stesso tempo suggerendo il nome dell'Austriaco Conte von Kaunitz quale G.M.P.), mentre i FF. della Bien Choisie comunicano, in data 28-2-1770 (12) che sono spiacenti di non potersi schierare sotto il Duca della Rocca, anche se per quest'ultimo hanno la massima stima. Sostengono che nella Parfaite Union si trovano degli elementi sbagliati ed essi non vorrebbero che, a causa dell'imprudenza di costoro, avessero a ripetersi i fatti deplorevoli capitati in seno alla G.L.P. olandese! Chiedono di essere messi alla diretta dipendenza di Londra. questa la lettera dalla quale sappiamo cos'era accaduto nella Loggia Les Zels intorno al 1766 (pag. 7). 10

In preda alla disperazione, Les Zels mandano ancora (15-4-1770) un'ultima lettera in Olanda (10), esprimendo la loro costernazione a causa del completo silenzio dell'Aia. Una lamentela giustissima, ma ovviamente non erano ancora al corrente del fatto che loro stessi erano stati oggetto di una lunga disputa giuridica, durante le trattative fra l'Olanda e Londra (anche qui con De Vignoles come intermediario). Il 27-8-1769, il G.M. Van Boetzelaer scriveva ancora un'ultima lettera a Londra (14), difendendo caldamente il diritto di conservare la G.L.P. Les Zels. La risposta di De Vignoles, in data 22-11-1769, fu di tono paterno, ma negativa. Col trattato del 2-3-1770 (6), la G.L.N. olandese aveva ottenuto il riconoscimento ufficiale come G.L. indipendente, ma, con profondo rammarico del G.M., aveva dovuto rinunciare alle Logge fuori del suo territorio. Stranamente, per quanto ci risulta, nessuno ritenne mai necessario informare Les Zels di questa triste decisione. Il G. Segr. degli Zels, Eugenio de Soria, cos testualmente scrive il 15-4-1770 alla G.L. dell'Aia 10 ( ): Il vostro troppo lungo e da noi inaspettato silenzio, ci ha messo nella maggiore costernazione; poich venendoci assicurato dalla G.L. di Londra, che voi in effetti non avete mai avuto facult di costituire L. fuori dei vostri Domini, e che conseguentemente noi illigittimamte travagliamo; di pi ora scrivono che voi medesimi riconoscendo il vostro dovere vi siete a quella sottomessi, senza aver fatto di noi menzione. In questa titubanza dunque ben vedete, che se noi vogliamo sostenere la vostra Giurisdizione, incorriamo nella taccia di ostinati perturbatori della Societ (nel caso d'esser voi privi della dovuta autorit), e se cediamo, andiamo a meritare il nome di deboli e velli Mas.ni ribelli al nostro Maestro (se voi avete quella facult che vi mosse a Costituirci). Onde per sfuggire ogni ingiuria da noi non meritata vi preghiamo a risponderci subito con quella sincerit che fra FF. dovuta, e che stata sempre la fondamental base dell'Ill.stre nostra Societ, affin non restiamo noi con veruna delle suddette obbrobriose tacce. La nostra dilatazione nell'arte Reale, la nostra onoratezza, e la nostra buona fede, merita bene da voi questa giusta corrispondenza, e che rompiate quel silenzio che ci fate sperimentare dopo le nostre reiterate scrittevi al solito adres, et alla direzione ancora del Risp.mo Barone di Boetzelaer, e salutandovi con tutti gl'onori a voi dovuti, e col pi perfetto rispetto ci raffermiamo. Non ci risulta che la G.L. olandese abbia mai risposto. Solo sul frontespizio del dossier Naples vi la laconica annotazione: Lasciato sotto l'amministrazione del G.M. Prov., nominato dal G.M. d'Inghilterra, essendo fuori del territorio dei Paesi Bassi. Come da trattato. De Vignoles, intanto, continua la sua azione, replicando alle posizioni dei napoletani. Riguardo agli Zels ha perso la speranza di recuperarli e, in risposta alla loro lettera del 19-2-1770 manda una epistola verbosissima, in data 11-6-1770 (7), indirizzata a questi Signori componenti l'assemblea detta Zelanti. Dalle vette dell'Olimpo egli chiede come una assemblea, che pretende di essere massonica, osi rivolgersi con quel tono alla G.L. Madre di tutte le Logge Universali! Dalla sua cattedra elevata prosegue col dare una lezione di storia massonica, che comincia nell'anno 926, quando il re Athelstan ecc. Seguono molte pagine traboccanti di retorica, povere di sostanza, ma ai nostri occhi assai divertenti. Voi improverate al Fr. Passavanti di aver voluto sedurre i vostri FF. di Messina. Sembrate un Mandarino che accusa a Roma un Missionario di convertire i sudditi del suo imperatore. Dove arriverebbe? Si riderebbe del querulante, mentre lo zelo dell'altro sarebbe applaudito ed incoraggiato. Segue l'ordine categorico di sottomettersi entro quattro mesi. In caso contrario, tutti i loro nomi (incluso quello del vostro preteso Capo) saranno comunicati a tutti gli Orienti, perch possano evitare i vostri ricoveri. Finisce angelicamente con: Que faire? Je suis en place, et je dois en remplir les devoirs ecc. Ovviamente, la minaccia della pubblicazione dei nomi si risolveva in un ricatto pericoloso per la loro sicurezza personale. 11

Mentre questo precursore di Freud d una severa lezione agli Zels, una ben pi morbida politica adotta verso i membri della Bien Choisie che, a suo giudizio, sono ancora salvabili. Nella sua lettera in tono paterno, datata 27-7-1770 (7), cerca di convincere i Fratelli a sottomettersi. Con sua grande meraviglia, ancora una volta il risultato completamente inverso a quello atteso: Les Zels si arrendono e si sottomettono al G.M.P. Duca di S. Demetrio e della Rocca, che riorganizza la sua G.L.P. nel seguente modo (7). La maggior parte degli ex Olandesi inserita in una nuova Loggia La Zele et Scrte.
MV: Cav. Adami 1S: Domenico Cirillo 2S: Giov. Massoni Tes: Vincenzo Caracciolo Segr: Pasquale Petroli

tutti ex-Zels. Una piccola parte viene distribuita in due nuove Logge: Loggia L'Harmonie
MV: Princ. Ruffano (ex-Zels) 1S: Felice Lioy (ex-Parf. Union) 2S: Gius. Gemmis (ex-Parf. Union) Tes: Giambatt. Aubert (ex-Parf. Union) Segr: Fed. Moretti (ex-Parf. Union)

Loggia La Singuliere
MV: March. Galliani (ex-P. Union) l S: Demetr. Specchio (ex-P. Union) 2 S: Conte Malausens (ex-Zels) Segr: Ermin. Personne (ex-Zels)

Anche La Constance (Messina) e La Fidle (Augusta) sono incorporate (almeno nominalmente), mentre La Parfaite Union rimane come tale. Sui piedilista il Fr. Tierney non pi menzionato, essendosi forse ritirato. La Bien Choisie invece comunica per a De Vignoles che preferisce restituire la propria Patente. De Vignoles fa ancora un ultimo tentativo con la sua lettera del 4-1-1771 (7), ma senza esito. La Bien Choisie segue per ora una sua strada, anche se nominalmente continua ad essere menzionata nel piedilista della G.L.P. londinese. A questo punto il De Vignoles si ritiene soddisfatto, illudendosi di avere raggiunto il migliore dei risultati, con la distruzione della rivale G.L.P. olandese. Ma non aveva fatto i conti con l'inventiva dei Napoletani, e presto gli ricominciano le grane. La Loggia fondatrice La Parfaite Union gli scrive una lettera (7), lamentando il fatto che la G.L.P., consistente principalmente di ex-Zels (!), dettava norme per essa non accettabili. Evidentemente gli ex-olandesi avevano preso il sopravvento ed assunto le redini del potere! De Vignoles non valuta il pericolo e risponde il 14-5-1771 (7), questa volta con una lettera abbastanza breve, raccomandando ai FF. il dovere di seguire le decisioni della G.L.P., da loro eletta. Anche a quest'ultima scrive una lettera, il cui contenuto per non conosciamo. Trascorrono quasi due anni di silenzio e, in conseguenza, De Vignoles presume che a Napoli regni la pace pi perfetta. Lo aspettano, invece, ancora delle brutte sorprese, ed all'inizio del 1773 (7) il Duca della Rocca gli comunica che, seguendo il desiderio dei FF., ha reso il maglietto del potere al... Principe di Caramanica! Evidentemente gli Zels e la Bien Choisie si erano messe d'accordo. L'amico francese brontola ancora un poco sulla irregolarit di questa procedura (il diritto di nominare un nuovo G.M.P. - dice lui - prerogativa del G.M.), ma alla fine si arrende al fatto compiuto: che, 12

per il resto, la cosa potrebbe anche andare. Pone, per, la condizione che il nuovo G.M.P. si sottometta per iscritto alla G.L. inglese. Ma questo, evidentemente, non era nelle intenzioni del Principe di Caramanica, il quale aveva piani ben diversi. Perci non firma niente! Un anno e mezzo dopo (23-8-1774) (7), il Duca della Rocca comunica a Londra che ritornando dalle sue terre, ha trovato tutte le Logge napoletane in ribellione. La grande maggioranza dei FF. si auto-dichiarata indipendente, sotto il nome di Gran Loggia Nazionale Lo Zelo (o dello Zelo), con il Principe di Caramanica quale G.M.N. a vita (!). Un piccolo gruppo, per, si era gi staccato da quelli, sotto la guida di Giuseppe Medici Principe Ottajano. Questa Loggia chiedeva, ed otteneva, una Patente dalla G.L.N. di Francia (attraverso il Duca di Lussemburgo, Grand Inspecteur Gnral, il quale, a quel tempo, era in visita a Napoli), sotto il nome San Giovanni del Segreto e dell'Amicizia. Addirittura tendeva a diventare una G.L.P. (o G.L. Nazionale!). Di nuovo De Vignoles si d da fare con garbo, ed ordina al Duca della Rocca di raccogliere i rimasugli, per creare ancora una volta una semplice Loggia sotto la giurisdizione di Londra. Egli obbedisce e crea la Loggia La Renaissance (1774). Lo seguono solo 5 ex-Zels e due FF della ex-Parfaite Union, ma nello stesso anno vengono iniziati od affiliati ancora 15 FF. Le Luci sono le seguenti (7):
MV: Giuseppe Marchese Petroni (ventottenne). l S: Francesco Zelaya (ex-de Costanti, Messina) 2 S: Nicolas Penalver (ex-Parfaite Union) Tes.: Pierre Perossier Segr.: Felice Piccinino

(uno dei membri era il Prof. di lingua greca: Pasquale Baffi che, in seguito, fu prigioniero, insieme con Felice Piccinino, durante la persecuzione nel 1775). La G.L.N. de France attaccata da Londra, ma risponde subito che la Costituzione data a Ottajano era dovuta ad uno sbaglio ed in seguito era stata annullata. Pare che successivamente Ottajano si sia schierato con il Duca della Rocca. Infine, De Vignoles si rivolge alla nuova G.LN. Lo Zelo, cercando di convincere i suoi aderenti a schierarsi nuovamente sotto Londra (7). Per tutta risposta, il Caramanica, rivolgendosi non a De Vignoles, ma direttamente al nuovo G.M. inglese Lord Petre, ribadisce la richiesta di riconoscimento ufficiale come G.L. indipendente. La risposta (25-3-1775) viene ancora, in nome del G.M., da De Vignoles, il quale tenta per l'ultima volta con una delle sue solite lunghissime lettere, di convincere i FF. a sottomettersi a Londra (7). E dice fra l'altro - se volevano assolutamente essere una G.L.N., perch non avevano manifestato questo desiderio in precedenza? Anche questo si sarebbe potuto sistemare!! La G.L.N. Lo Zelo , per, diventato un fatto compiuto. Secondo un manifesto da essa emanato il 712-1775 (3), i G. Ufficiali sono:
G.MN.: G.M. Agg: l G.S.: 2 G.S.: G. Segr.: Principe di Caramanica (ex-Zels, ex-Bien Choisie) Principe di Canneto (ex-Zels) Diego Naselli Principe d'Aragona (ex-Zels) Eugenio de Soria (ex-Zels) Felice Lioy (ex-Parfaite Union)

La G.L.N. comunica di aver fondato le seguenti nuove Logge napoletane:


della Vittoria dell'Uguaglianza della Pace dell'Amicizia

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Inoltre, il manifesto asserisce che altre Logge hanno chiesto l'affiliazione:


de Costanti, Messina (ex-Zels), degli Intraprendenti, Caltagirone, ? ? , Gaeta.

Reagisce il Duca della Rocca, il quale forma di nuovo una G.L.P. inglese (29 agosto 1775) (7), con i seguenti G. Ufficiali:
G.M.P.: G.M.Agg.: l G.S.: G. Tes.: G. Segr.: Duca S. Demetrio della Rocca Carlo Cianci (fondatore degli Zels) Francesco Maurizio (fondatore degli Zels) Principe Faggiano Nicolas Penalver (ex-Parfaite Union)

Le Logge dipendenti sono:


La Renaissance ******** l S: M.V.: Giuseppe Marchese Petroni Nicolas Penalver (ex-Parfaite Union) 2 S: Pasquale (?) Penalver (ex-Zels) Tes.: Principe Faggiano Segr.: Duca di Serracapriola altri 29 Fratelli. M.V.: Franc'Antonio Grimaldi 1 S: Matteo Barbieri 2 S: Agnello d'Sturia Tes.: Geromolo Buonanni Segr.: Francis Pope altri 9 Fratelli.

L'Humanit

Frattanto, a Napoli scoppia un'altra bomba: il 12-9-1775 Re Ferdinando IV emette un nuovo editto contro la Massoneria. Le sue conseguenze, e gli sviluppi della Massoneria napoletana durante gli ultimi 25 anni del secolo, saranno esaminati in un prossimo articolo.

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ALLEGATO I
Fondatori della Loggia Les Zels (10-4-1763), sotto la G. L. d'Olanda:
Carlo Muzi Francesco Maurizio Vincenzo Pignatelli George Tierney Carlo Cianci Giambattista Spiriti Mariano Naselli Baldassarre Piano Francesco La banchi Eduard Jauch Joseph Vorster Marc'Antonio Guaci Giuseppe Caprioli Andrea Pigonati Kiliano Caracciolo Antonio Gomez Gaetano Montalto MV., Scozz., Avvocato, nato 1728 Gallipoli. 1S, Scozz., Cadetto delle Guardie del Corpo di S.M. nato 1725 Napoli, 2S, Scozz., Ten. delle Guardie R.li Italiane, nato 1731 Napoli. Tes., Scozz., Commerciante, nato 1728 Limerick (Irlanda), (G.M. Prov. il 10-3-1764). Segr., Scozz., Avvocato, nato 1730 Montefusco (G.M. Agg. in 1764). Cav. di Malta, Scozz., Scudiero del Re, nato 1725 Cosenza. Princ. d'Aragona, Scozz., Ten. delle Guardie R.li italiane, nato 1730 Palermo. Scozz., (1 G.S. in 1764). 3, Ufficiale Comm. delle Galere di S.M., nato 1721 Maratea. 3, Ten. Col. del Regg. Svizzero di Jauch, nato 1713 Artolff. (anche Woster, Foster), 2, Cap. del Regg. di Jauch, nato 1723 Wigh. 3, Avvocato, nato 1721 Gaeta. 3, commissario di Marina, nato 1721 Napoli. 2, Ingegnere Militare, nato 1734 Siracusa. Princ. Pettoraniello, 1 (2 il 24-7-1763), Abate Olivetano del Convento Castellone, nato 1720 Napoli. l, Sacerdote, nato 1726 Lisbona. Marchese de la Mothe, l, nato 1723 Napoli.

Una Loggia che si rispettava, non poteva lavorare senza un certo numero di Serventi di mestiere, i quali erano iniziati nel grado di Apprendista. Generalmente, dopo i lavori, il Tempio diventava la sala di pranzo. Les Zels avevano i seguenti Serventi, tutti soldati del Regg. di Jauch:
Johann Cartmer (anche Kartmar), nato 1714 Lucerna, Musicante. Franz Hies (anche Hyes), nato 1716 Colonia, Musicante. Johann Laubaker, nato 1713 Austria, Cuoco. Natale, nato 1718 Ragusa, Matre d'Hotel.

Sul Piedilista dell'11-6-1764 (cio dopo l'elevazione a G.L. Prov.) i nomi Labanchi e Gomez non compaiono pi. Nuovi FF. sono:
Ciro Capano, 3, Cap. Comand. del Regg. Nazionale delle Molise, nato 1724 Napoli. Vincenzo Montaperto, Marchese, 2 G.S., 3, nato 1729 Palermo. Pasquale Labanchi, 3, affiliato, Magg. del Regg. Calabria, nato 1724 Maratea. Ernesto San Martino, Cav. di Malta, 3, affiliato, Cap. di Vascello al servizio di S.M., nato 1715 Palermo. Diego Naselli de Principi d'Aragona, ufficiale, 3, affiliato. Rittel, 3, affiliato, Ufficiale d'artiglieria. Vincenzo Montalto, marchese, 2, affiliato, Alfiere del Regg. F.le Siciliano di Cavalleria, nato 1736 Palermo. Gaspare Senzi, 1, Avvocato. Jan Rawiertz, 1, Ufficiale della Marina olandese. Michel Fourrat, G. Segr., 3, affiliato, Commerciante, nato 1734 Marsiglia. Andrea Gagliardi, 2, affiliato, Ufficiale della Marina Reale, nato 1735 Napoli. Gaetano Orlandi, 2, Rag. del Tribunale della Camera Reale, nato 1725 Palermo. Giuseppe Reali, 2, Avvocato, nato 1737 Beauvino. Vincenzo Bisogna, 2, Architetto, nato 1728 Napoli.

Dei summenzionati, i nomi di Piano, Jauch, Vorster e Rittel sono gi menzionati come appartenenti ad una Loggia, prima del 1751. Durante i seguenti 25 anni, molti Fratelli avranno un ruolo importante nella vita massonica napoletana (per es. l'Abate Caracciolo, Naselli ecc.).

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NOTE
* La vedova di De Vignoles (probabilmente una olandese) ha lasciato tutti i suoi scritti all'archivio del G.O. nell'Aia. ** Una difficolt con i piedilista che i FF. avevano spesso l'abitudine di tradurre i loro nomi in francese, mentre in altri casi i nomi stranieri erano tradotti in italiano. Spesso i FF. avevano delle difficolt nello scrivere i loro propri nomi, e cos il Principe Cannito diventa Canneto o Candido. inoltre difficile trovare la strada nella giungla della nobilt napoletana. Varie famiglie avevano molti titoli, che cambiavano attraverso le eredit. *** Abbiamo riportato i nomi delle varie Logge in lingua francese, come erano generalmente menzionati nella corrispondenza originale. In alcuni casi, i nomi sono anche conosciuti in altre lingue, e Les Zels diventa per es. de Zelanti o the Zealous Lodge. **** Probabilmente siamo vicini se calcoliamo il valore d'acquisto del Ducato d'oro a circa Lire 5000-6000 di oggi (137-1974!). ***** In quel tempo era diventato di moda praticare alcuni gradi superiori, importati dalla Francia (il vivaio dei gradi e dei sistemi massonici). probabile che a Napoli, in quell'epoca, era praticato soltanto il grado di Maestro Scozzese, che peraltro non aveva niente a che fare con l'odierno R.S.A.A. ****** Questa risposta sembra quasi ipocrita, poich sappiamo che tutti i G. Ufficiali olandesi, in quell'epoca, si facevano iniziare nel sistema di gradi della Stretta Osservanza, nel tentativo di creare cos un ombrello superiore, alla guida delle Logge. La risposta probabilmente dovuta all'atteggiamento a questo riguardo di Londra, colla quale la G.L.N. olandese era in trattative. ******* Per le Logge, il Principe Caramanica era un membro molto importante, essendo colui molto vicino alla Regina Maria Carolina {si vocifera addirittura di simpatie spinte). ******** De Vignoles ci d solo i numeri di ruolo delle Logge La Parfaite Union e La Bien Choisie. Non ci risulta che le Logge inglesi successive siano mai state iscritte ufficialmente nei registri di Londra (probabilmente il G. Segr. non era pi in grado di seguire i rapidi cambiamenti della situazione). Infatti, nel Freemason's Calendar, La Parfaite Union e La Bien Choisie continuano ad essere menzionate, fino all'inizio del 19 secolo, anche se tutte e due risultano non pi esistenti nell'anno 1774, ed anche se La Bien Choisie non si era mai sottomessa a Londra.

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BIBLIOGRAFIA
(1) M. P. AZZURI, Inizi e Sviluppo della libera Muratoria moderna in Europa, in Lumen Vitae 1958, pp. 349, 350. (2) Resolutie - Boek voor alle besluiten, genomen op de Groote Loges, DI. L, Archivio dell'Ordine, l'Aia. (3) Allgemeines Handbuch der Freimaurerei, 1863, 1901. (4) Woordenboek voor Vriimetselaren, 1884. (5) W. WONNACOT, De Vignoles and his Lodge L'Immortalit de l'Ordre, in A.Q.C. XXXIV, 1921, pp. 133. (6) DR. E. A. BOERENBEKER, De betrekkingen tussen de Nederlandse en de Engelse Vriimetselarii in de iaren 1734 tot 1771, in THOTH, Tijdschrift voor Vrijmetselaren, 1967, p. 112 e seg. (7) DE VIGNOLES, GLP. de Naples et Sicile, ca. 1776, MS inedito, Archivio dell'Ordine, l'Aia. (8) Moderns Letter Book I, II. Grand Lodge Library, London. (9) S. J. COHEN, Fragment van de Geschiedenis der Loge La Bien Aime, in: Jaarboekvoor de Nederlandse Vrijmetselaren (Amsterdam) 1890, p. 75. (10) Dossier: Napels (Les Zels), (raccolta di lettere e documenti riguardanti la Massoneria olandese a Napoli). Archivio dell'Ordine, l'Aia. (11) Almanac du Franc Maon (Amsterdam), 1768. (12) Dossier: Foreign Countries, Folder D. Italy. Grand Lodge Library, London. (13) Register van Uitgaande Missiven en Stukken der Groote Loge in Holland, I., Archivio dell'Ordine, l'Aia. (14) DE VIGNOLES, G.L.N. des Etats Gnraux des Provinces Unies, Gnralit et Colonies dpendantes, ca. 1771; MS inedito. Archivio dell'Ordine, l'Aia. - GEORG KLOSS, Freimaurerey in Italien, met ottocento, MS inedito, Archivio dell'Ordine, l'Aia. - Freemason's Calender, (London), annuale. - DR. P. J. VAN LOO, Geschiedenis van de Orde van Vrijmetselaren onder het Grootoosten der Nederlanden, (1967), l'Aia. - PROF. MR. JB. ZEIJLEMAKER, De Vriimetselarii ontleed. (1972), l'Aia. - B. E. JONES, Freemasons' Guide and Compendium. (London) 1963. - R. FREKE GOULD, History of Freemasonry, 1951. - INDRO MONTANELLI, ROBERTO GERVASO, L'Italia settecentesca, (Milano), 1972. - H. ACTON, I Borboni di Napoli. - A. SIMIONI, Nell'intimit di una reggia. - FRIEDRICH MNTER, Nachrichten von Neapel und Sicilien, (Kopenhagen), 1790. (15) C. FRANCOVICH, Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla rivoluzione francese, La Nuova Italia Ed., 1974.

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PARTE II

ED STOLPER, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, Rivista Massonica N. 8 Settembre 1975 Vol. LXVI X della nuova serie pagg. 395-432 (Continuazione dell'articolo apparso a pagg. 591-606 del dicembre 1974).

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Nel nostro articolo precedente (4) abbiamo cercato di ricostruire la storia della Massoneria napoletana nel periodo fra i due editti del 1751 e 1775, sulla quale finora poco era conosciuto. Se il risultato delle nostre ricerche spesso differisce da quello del compianto Fr. Pericle Maruzzi (1, 2), poi citato dal Francovich (3), ci limitiamo a dire che, per il nostro lavoro, ci siamo serviti quasi esclusivamente di manoscritti originali, registri di G.L., e di corrispondenza fra le Logge e le loro obbedienze. Anche per il periodo successivo al 1775, il Fr. Maruzzi stato finora lo storico pi autorevole. Purtroppo, i suoi scritti sono per sparsi in vari numeri di Acacia Massonica e di Lumen Vitae, riviste queste, oggi pressoch irreperibili. Recentemente apparsa l'opera del non massone Carlo Francovich, un libro storicamente validissimo e ben documentato, che dovrebbe ornare la biblioteca di ogni Massone. Ovviamente, facile che un profano, quando parla dell'indole della Massoneria universale, consultando fonti indirette (anti-, ma anche filo massoniche), tenda a scivolare nella trappola dello storicismo. Cos, quando Francovich asserisce (3 p. 11) che la G.L. Madre di Londra fu una creazione Hannoveriana (protestante e razionale), in contrapposizione alla Massoneria Scozzese Stuardista (cattolica e romantica), egli si probabilmente basato sui vari libri dell'autore francese Paul Naudon. il Naudon, infatti, che sostiene tale sorprendente tesi, della quale, ovviamente, non d alcuna dimostrazione documentata. Invece, dove Francovich parla dell'indole della Massoneria napoletana settecentesca, siamo del parere che egli ha colpito nel segno. Non dobbiamo per dimenticare che la Massoneria partenopea dell'epoca aveva poco a che fare con la Massoneria pura. Addirittura i documenti originali dovrebbero essere guardati con sospetto, se non sono corroborati da ulteriori testimonianze. Diamo qui il seguente esempio. Maruzzi (1 p. 350), poi citato dal Francovich (3 p. 189), accenna ad un misterioso Provincial Grand Master for Italy, nella persona di Nicola Manuzzi (un Napoletano?), il quale nel 1770 sarebbe stato sostituito dal Duca di Sandemetrio Pignatelli. Infatti, i Masonic Year Books di Londra ogni anno riportano il nome di questo personaggio, nominato nel 1766 dal G.M. Lord Blaney. Anche De Vignoles, nel suo manoscritto (6) accenna al fatto, aggiungendo poi, laconicamente, a t dpos (fu dimesso). probabile che tutte queste asserzioni siano basate sull'unico riferimento, trovabile negli archivi di Londra, in forma di uno scarabocchio sul registro List of Deputations 1726-1768 (24), nel quale, peraltro, appare ... cancellato, come se si trattasse di un errore. Riteniamo probabile che, in realt, questo G.M. Provinciale non sia mai effettivamente esistito, e ci sarebbe corroborato anche dal fatto che nella corrispondenza dell'epoca fra le Logge italiane e le loro obbedienze, il Manuzzi non viene mai menzionato. Inoltre, sarebbe stato strano l'aver nominato un G. M. Provinciale per un territorio politicamente cos eterogeneo come l'Italia dell'epoca. Probabilmente, tutta la faccenda era semplicemente una di quelle cose che potevano succedere nella G.L. inglese, la quale in quel periodo aveva una amministrazione piuttosto caotica, per quanto concerneva i rapporti con l'estero. Maruzzi e Francovich, giustamente, hanno fatto largo uso della pubblicazione di piedilista. Seguiamo il loro buon esempio, pubblicando, in allegato, alcuni piedilista settecenteschi, finora inediti, e rinvenuti negli archivi dell'Aia (All. A-I). Precede questo articolo la riproduzione, per la quale siano debitori della cortesia della Grand Lodge Library di Londra, della Bolla originale della Loggia napoletana inglese La Bien Choisie (Well Chosen Lodge) (4). Si dovrebbe trattare di una delle pi antiche Patenti italiane, tra quelle sopravvissute. Riprendiamo ora il nostro discorso, interrotto nel nostro precedente articolo, all'anno 1774. Per il periodo seguente non possiamo pi servirci dei manoscritti del De Vignoles (6). Nel 1774 egli fu licen19

ziato, a causa di varie mancanze poco onorevoli, come asserisce - con gioia - il G. Segr. Heseltine in una sua lettera in data 31-10-1774 (10 f. 120V). La G.L. continu per a servirsi di De Vignoles come semplice corrispondente, senza poteri esecutivi. Per non cadere nelle ripetizioni, ci riferiremo spesso alle opere summenzionate di Francovich e di Pericle Maruzzi, usando quella trama per inserirvi dei pareri diversi, o dei documenti, finora inediti. Il 10 ottobre 1775 a Napoli fu emanato un nuovo editto contro la Massoneria, firmato il 12 settembre precedente dal Re Ferdinando (cio Tanucci e Re Carlo III di Spagna), e che rinnovava quello del 1751. Per lo scopo, la Giunta di Stato aveva ordini di procedere come nei delitti di lesa Maest, anche ex officio, e colla particolare delegazione e facolt ordinaria e straordinaria ad modum belli (sic). Ma, malgrado questa minaccia reale, la Fratellanza si preoccupava poco e, sentendosi protetta dai suoi capi di alto rango e dalla stessa Regina, largamente ignorava il provvedimento, pur se le Logge cessarono temporaneamente le loro riunioni. Gli ufficiali dell'esercito avevano la possibilit di abiurare la Massoneria, ma in effetti pochi si valsero di questa facolt, e precisamente: 13 Cadetti Reali, 11 Ufficiali ed alcuni altri (1 p. 383, 3 p. 201), fra i quali il 59.enne Francesco Zelaya (ex inglese della L. La Renaissance, ex olandese della L. de Costanti di Messina, e gi membro di una Loggia nel 1750) e Vincenzo Pignatelli (fondatore della L. olandese Les Zels nel 1763). La giovane G.L. Nazionale Lo Zelo, sotto la guida del Principe di Caramanico e del Diego Naselli (ambedue molto vicini alla Regina Maria Carolina), cercava addirittura di trarre profitto dalla situazione, volendo fare intendere che la proibizione non la riguardava affatto, e che i colpevoli erano gli altri (da loro chiamati scismatici!!), cio i concorrenti inglesi sotto il Duca di Sandemetrio Pignatelli e la Loggia del Principe Ottajano. Infatti, il 7-12-1775 (cio 3 mesi dopo l'editto) la G.L.N. diram un manifesto, che fu anche spedito all'estero (Germania, Inghilterra ecc.). L'originale di questo curioso documento non stato finora ritrovato, ma Lenning (5) ci da i brani principali del testo, tradotti in tedesco, che riportiamo qui, ritradotti in italiano. ... L'arte Reale ha sempre fiorito qui, ed ha fatto progressi veloci ... Nell'anno 1754 vari fratelli si riunivano e lavoravano inizialmente sotto l'autorit della Loggia di Marsiglia. Nell'anno 1760 ottenevano una nuova Costituzione della Gran Loggia d'Olanda. Ma anche questa non essendo loro sufficiente, decisero nel 1767 di far costituire la loro Loggia da fratelli inglesi, e continuarono a lavorare per qualche tempo sotto la direzione superiore degli stessi. Frattanto, durante un'assemblea generale di tutti i Massoni presenti in questa Capitale, col consenso del nostro Gran Maestro d'allora (*A): Principe di Caramanica, si deliber che per questa libera nazione non fosse pi decoroso lavorare sotto la giurisdizione straniera, ed inoltre che i fratelli inglesi non si comportavano come superiori buoni e retti [sic] nel loro riguardo. Fu deciso di seguire le luci accese dal nostro Rispettabilissimo ed Illustrissimo Fratello Principe di Caramanica, e di dichiarare questa Loggia, con tutto il cerimoniale massonico, Gran Loggia Nazionale, che come tale stata di poi riconosciuta. Questa [G.L.N.] ha costituito in questa Capitale quattro nuove Logge, sotto la denominazione della Vittoria, dell'Uguaglianza, della Pace e dell'Amicizia; ed ha inoltre confermato due Logge da noi dipendenti, delle quali una lavora a Messina e l'altra a Caltagirone. Inoltre ha adesso ricevuto la richiesta degli Artisti [sic] di altre due importanti citt, Catania in Sicilia e Gaeta in questo Reame, di costituire le loro Logge in modo regolare e perfetto Precisiamo ancora che in questa citt si trovano anche due Logge irregolari, che non sono state da noi mai riconosciute. La ragione d'una parte perch non sono state costituite in concordanza con i veri principi dell'Ordine, volendo essere governate da Superiori esteri, d'altra parte perch nel nostro paese sono atte piuttosto ad ostacolare i veri scopi, i loro membri essendo esclusivamente delle persone che consideriamo indegne di essere da noi accettate. Oltre a queste due, vi in quest'Oriente ancora una Loggia piccolissima e completamente degradata, sotto la guida del Principe di Ottajano, il quale, pur essendo stato iniziato da noi, in seguito si lasciato trascinare dal falso orgoglio di voler essere alla 20

guida di una Loggia. Attraverso diversi maneggi egli ha carpito una Patente dal Duca di Lussemburgo, il quale alcun tempo f era qui presente, quale Grand Administrateur Gnral delle Logge francesi. Egli [Ottajano] ha cominciato i suoi lavori irregolari con alcuni Francesi e Napoletani, e persiste tuttora, malgrado il fatto che il Duca di Lussemburgo stesso, dopo aver avuto conoscenza della vera natura delle circostanze, ha riconosciuto la nostra autorit, ritirando la Costituzione da lui concessa. In conseguenza consideriamo la sua [Ottajano] Associazione come una Loggia irregolare ... Ovviamente, il documento stesso molto tendenzioso (*B), ed anche varie date storiche riportate sono (volutamente?) errate. Abbiamo per es. visto in precedenza (4 p. 594) che la Loggia olandese Les Zels fu costituita nel 1763. Inoltre, la prima Loggia inglese La Parfaite Union fu costituita nel 1786, mentre la G.L. Prov. olandese continu ad esistere fino al 1770. Si intravede che i fondatori della G.L. Nazionale erano i ribelli olandesi, se parlano delle Logge di Messina e Caltagirone da noi dipendenti. In Messina si trattava per es. della Loggia de Costanti, costituita dalla G.L. Prov. olandese il 14-4-1765 (4 p. 597). Probabilmente le due Logge irregolari, menzionate nel manifesto, erano le concorrenti inglesi La Renaissance e L'Humanit (All. G, H). Per quanto concerne il Principe Ottajano, abbiamo visto (4 p. 602) che la sua Loggia scismatica aveva ottenuto una Patente dal G.O. di Francia, poi annullata su insistenza di Londra. Se il manifesto parla di Ottajano con biasimo, probabilmente si riferisce al fatto che questa Loggia iniziava anche le donne (1 p. 352, 3 p. 194). In seguito fu ricostituita sotto il titolo L'Amiti, sempre con Patente del G.O. di Francia, ma questa volta riconoscendo la legittimit della G.L.N. Lo Zelo (1 p. 352, 3 p. 194). Venerabile sarebbe diventato il francese Pierre Penyssier, probabilmente da identificare con il Pierre Perossier, il quale appare sul piedilista della Loggia inglese La Renaissance, dalla quale usc nel 1775 (All. G). Pericle Maruzzi ci riferisce (1 p. 383, 3 p. 194) che nel 1774 a Tanucci risultavano esistenti a Napoli sei Logge, i capi delle quali dicevasi fosser il Principe di Caramanica, il Principe di Ottajano, il Duca di S. Demetrio, il Duca di Serracapriola, il Principe Ferolito ed il Marchese Petroni. Quest'ultimo avrebbe comperato (!!) la Patente da un Inglese della Loggia di Londra e, non volendo sottomettersi all'autorit del Duca di S. Demetrio, sarebbe nata una lite. La questione sarebbe poi stata sottoposta alla G.L. di Londra. Evidentemente il Tanucci era male informato, poich in quel momento il Petroni ed il Serracapriola erano ambedue sul piedilista della Loggia inglese La Renaissance, il primo, Venerabile nel 1774/75, ed il secondo, Segr. nel 1775 (All. G). Negli archivi di Londra non abbiamo trovato traccia di una lite, ed anche De Vignoles non ne parla nel suo manoscritto dettagliatissimo. Non sappiamo chi era il Principe Ferolito, il quale non ci risulta menzionato in alcun documento. Non era certamente G.M. Agg. della G.L. Nazionale, come asserisce Francovich (3 p. 203). Tanucci, preoccupato della spavalda sfida della Fratellanza, e spinto dal Re Carlo di Spagna, il 1 gennaio 1776 ordina al Capo di Ruota Gennaro Pallante, di sorprendere a tutti i costi una riunione Massonica in flagranza. Il seguito fu una farsa giudiziaria incredibile. L'episodio essendo descritto e documentato ampiamente dal Maruzzi (1) e dal Francovich (3), consigliamo il lettore interessato di consultare quegli autori (oppure i molti volumi sull'oggetto, conservati negli archivi di Stato di Napoli). Per il filo della nostra narrativa ci limitiamo a dare una breve sintesi (aggiungendo per alcuni fatti nuovi). Il Pallante, non riuscendo a sorprendere una Loggia, prepara una messa in scena, con l'aiuto di un francese di nome Peyrol, il quale fa Massoni per denaro. Nella villetta Marselli a Capodimonte viene organizzata la finta iniziazione di un nobile Polacco, in realt un servo polacco, al quale viene promesso un compenso di 200 Ducati. Il 2 marzo 1776 si trovano sul posto dieci persone, due delle quali non-Massoni, sei Massoni irregolari e due Massoni regolari, cio Felice Piccinini, professore di matematica, ed il grecista calabrese Pasquale Baffi (*C), ambedue della Loggia inglese La Renaissance (All. G). Prima dell'inizio dei travagli la casa viene circondata, ed entra Pallante, gridando teatralmente: Viva il Re!. Il Polacco viene liberato, mentre gli altri nove vengono incarcerati nella Casa del Salva21

tore (*D). Divertente ai nostri occhi sembra il conto spese che il Pallante sottomette al Tanucci il 303-1776 (15): Per l'incarico comunicatomi da V. E. voce, rapporto a' Liberi Muratori, dalli 28. del mese di Gennaio tutto li 2. Marzo cadente, giorno della sorpresa della Loggia sopra Capodimonte, si sono spesi Docati trecento cinquanta Sette, e grana 40 (*E). E successivamente dalli 3. Marzo a tutti i 29. detto per mantenimento de' soldati destinati alla custodia de' Carcerati nella Casa del Salvatore, e per spese diverse, come di carboni, olio, maniglie di ferro alle stanze, funi, cati, ed altro, per mano di Carlantonio Vittoria Capitano della Giunta di Stato, come dalle note, si sono spese Docati Sessantasei e grana 92. E per vito ai Carcerati, che sono al numero di nove, dal di 3. Marzo per tutto li 19. detto, si son pagati al Trattore Docati sessantadue e grana 89 ... A questo punto la Massoneria aveva cessato ogni attivit, ed il G.M. Principe di Caramanico obbed al volere reale, abiurando la Massoneria (la sua nomina a vita ebbe dunque una durata assai breve!). Sembra che alcun tempo dopo, egli abbia ripreso una certa attivit Massonica; infatti, nel 1791, mentre era Vice Re della Sicilia, il nome appare sulla lista dei sospetti, insieme con due dei suoi figli. Il G.M. Agg. Giovanni Gironda Principe di Canneto segu l'esempio del G.M., e di lui non si sentir pi parlare. Il processo contro i carcerati cominci il suo lento corso, sotto gli occhi sospettosi del popolo napoletano, presso il quale la Massoneria aveva acquistata una cattivissima reputazione, soprattutto quando anche San Gennaro in quel periodo si rifiut di produrre il suo miracolo. La difesa degli imputati non manc; il Principe di Caramanico, Diego Naselli ed altri premevano sulla Regina, mentre l'avvocato Felice Lioy - della G.L. Nazionale - scriveva una brillante difesa, anche se, subito dopo, dovette fuggire, recandosi a Vicenza (dove conobbe la sua futura moglie, figlia del G. Cerimoniere Francesco Modena, della G.L. di Venezia). Ben presto la causa ebbe una svolta sorprendente: l'accusatore Pallante fu incriminato di messa in scena, ed in fine - 1'11 marzo 1777 - i prigionieri furono liberati. Pallante cadde in disgrazia, ed addirittura il Tanucci fu messo in pensione. In Italia apparve un libro anonimo sulla persecuzione della Libera Muratoria che si suppone fosse scritto dal Felice Lioy. Questo libro (non abbiamo trovato l'originale italiano), che contiene grossolane esagerazioni, fu poi tradotto in varie lingue ed, in conseguenza, la faccenda cre molto scalpore in tutti i paesi europei. Lo stesso Felice Lioy fece un tour d'Europe e fu dappertutto ricevuto come un eroe. Persino i freddi connazionali del sottoscritto, gli Olandesi, si infiammavano. Dopo la visita (e conferenza) di Lioy all'Aia, nel 1776, la Gran Loggia olandese, seguendo l'esempio della Francia, decide all'unanimit di aggiungere la Regina Maria Carolina alla lista dei brindisi ufficiali (... di bere alla salute di quella Augusta Regina, magnanima protettrice dell'innocenza oppressa) (7). Cos, nei banchetti della Loggia Sint Lodewik di Nimvega, i brindisi obbligatori furono - buffamente - i seguenti (14): . I Governatori della Gelra . I Governatori delle altre Province . Il Magistrato della Citt . Il Gran Maestro . Il Gran Maestro Aggiunto . La Regina di Napoli e Sicilia In verit, e come abbiamo gi accennato nel nostro articolo precedente (4 p. 593), le azioni di questa magnanima protettrice dell'innocenza oppressa non erano mosse dal grande amore per la Massoneria ma, piuttosto, dalla sua determinazione di difendere gli interessi degli Asburgo. Per lei il siluramento dell'odiato Tanucci fu indubbiamente una grande vittoria. Il rozzo marito, Re Ferdinando, poi, non era 22

affatto in grado di far fronte a questa donna intelligente ma dispotica, come fa intravedere il seguente brano di una lettera che il Re scrisse al padre il 1 ott. 1776 (25 p. 447): ... in risposta di quello che io le scrisse riguardo ai frammassoni protetti da mia moglie, la quale troppo vero quello che saviamente dice M. V., vuol governare in ogni conto, istigata da Vienna e da chi le sta intorno, per cui io bisogna che io tutto soffra con patienza; perch in altro caso, quel che lei sa che mi potrebbe far dispiacere per l'istesso verso fa. Per me certo che f quel che posso, ma all'incontro mi piace la pace in casa, e cerco disturbarla quanto meno possa Ed ancora, il 18-7-1775: ... Questa signora, da che non motivo di lagnarsi di me, Dio sa come mi tratta, vuole per forza tutti i divertimenti e se non ci sono guai; all'incontro vuole che i divertimenti io faccia vedere che li voglio io, quando Dio sa quanto io amo la quiete; tutto ci quando fattibile, ben che mi costi di perdere le nottate, per darli piacere lo f; quale ne la ricompensa? cattive faccie, sgarbi, male parole, e finalmente negarmi quello che dovere del matrimonio, che non so come ne escono i figli (*G) Gi nel giugno 1776, quando l'esito felice del processo era prevedibile, la G.L. Nazionale Lo Zelo elegge i seguenti G. Ufficiali: G.M.N. G. M. Agg. l G.S. 2 G.S. G. Segr. Diego Naselli, Principe di Aragona l'Abate Kiliano Caracciolo, Principe di Pettoraniello Joseph Antoine Tschudi Felice Lioy Francesco Valignani

Il 6 dic. 1776 la G.L.N. spedisce un'altra lettera circolare in Germania (5), allegando un piedilista con 56 membri (per quanto ne sappiamo, tale piedilista andato, purtroppo, perduto). Dopo una introduzione concernente l'editto reale, la lettera continua testualmente (ritradotta dal tedesco in italiano): ... E gi noto ovunque che questo terribile destino non determinato dalla minima negligenza dei nostri veri Fratelli, ma piuttosto unicamente dalla insensata e biasimevole condotta di quegli scismatici i quali, ingannati dal Duca della Rocca e San Demetrio e dal Principe Ottajano, scioccamente lavorano secondo le Costituzioni inglesi. Noi abbiamo invece approfittato di quell'avvenimento per meglio riordinare i nostri regolari lavori. Abbiamo prestato obbedienza perfetta all'ordine regio e con ci creduto che questo sia il momento favorevole per allontanare da noi tutti coloro che abbiamo ritenuto incapaci dell'esercizio di quelle virt, che si richiedono ad un perfetto Muratore; ed inoltre di tener lontani da noi alcuni altri, la cui condotta ci sembrava dubbia, affinch fossero meglio esaminati e studiati ... Alla festa di S. Giovanni del passato mese di giugno, col consenso unanime di tutti i nostri Fratelli, stato eletto il nostro degnissimo Fratello Cavaliere Diego Naselli de Principi di Aragona, quale successore del Principe di Caramanica nella dignit di Gran Maestro Nazionale. E questo ci guida con la contentezza di tutti, tale che il nostro buon esempio ha addirittura indotto i membri di quelle due Logge, che lavoravano sotto il martello del sopraddetto Duca della Rocca e S. Demetrio e del Principe Ottajano, a vedere il loro errore, a riconoscere la legittimit di questa nostra Gran Loggia Nazionale, ed a sottoporsi ai nostri ordinamenti. Inoltre abbiamo ancora costituito 4 nuove Logge, - una con il nome: della Ospitalit a Jerlizzi in questo Reame, e 3 altre nel Reame di Sicilia, cio una con il nome: de Costanti a Messina *, una degli Intraprendenti a Caltagirone, ed una, col nome dell'Ardore, in Catania... Sembra chiaro che anche questo documento era pi che altro inteso per uso nazionale, cio per creare l'impressione che soltanto la G.L.N. rappresentava la vera Massoneria napoletana, e che essa era ligia al Re. Infine, una lettera in lingua francese, datata 10 dic. 1776 (5), d una descrizione dell'andamento e del buon esito del processo. Essa finisce cos:

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... Le nouveau premier Scrtaire d'Etat a conu une trs bonne ide de notre Societ, et le publique de Naples en est revenu de son faux prjug, et il parle maintenant de la Maonnerie comme d'une congrgation de Saints. ... Non sorprende il fatto che il successore di Tanucci stimasse la Massoneria; se non erriamo, il Duca della Sambuca era un Fratello!! Adesso, per gli occhi dei Lazzaroni, i Fratelli sono persino diventati dei Santi (!!), ed probabile che anche S. Gennaro avr riveduto le sue idee rispetto a 9 mesi prima. Azzardiamo di trarre alcune conclusioni statistiche dai 3 documenti sin qui esaminati, anche se non eccellono sempre per la loro chiarezza: Alla fine del 1776 la G.L. Nazionale aveva soltanto 56 membri (probabilmente nella sola citt di Napoli?), e ci indicherebbe che l'editto reale aveva causato un danno piuttosto grave, e non limitato al breve elenco delle abiurazioni (1 p. 383, 3 p. 201). Anche le Logge inglesi devono aver sofferto, se vero che almeno una parte dei membri aveva cambiato obbedienza. Alla fine del 1776 la situazione delle Logge deve essere stata, pi o meno, la seguente: All'obbedienza della G.L.N. Lo Zelo: L. della Vittoria L. dell'Uguaglianza L. della Pace L. dell'Amicizia L. de Costanti L. degli Intraprendenti L. dell'Ardore L. della Ospitalit L. ? ? ?? L. La Renaissance L. L'Humanit L. L'Amiti L. S. Jean d'cosse Napoli Napoli Napoli Napoli Messina Caltagirone Catania Terlizzi Gaeta Napoli Napoli Napoli Palermo

(ancora in esistenza?) (ancora in esistenza?)

(ancora in esistenza?)

All'obbedienza della G. L. Prov. Inglese:

All'obbedienza del G. O. de France:

Un anno dopo, Diego Naselli fa un passo pericoloso, lasciando i princpi della Massoneria pura, e facendo trascinare la G.L.N. Lo Zelo in un'avventura deviazionistica, che in fine la condurr alla morte. In difesa di questo Gran Maestro napoletano dobbiamo dire che il suo non era un caso isolato. Mentre la G. Bretagna continuava ad attenersi strettamente alla Massoneria semplice e pura, per la mente fertile dei Francesi settecenteschi i 3 gradi simbolici non bastavano, il che condusse alla rapida creazione di un numero inimmaginabile di gradi nuovi e sistemi massonici (cavallereschi, mistici, Rosacruciani, filosofici ecc.) (*H). Ci furono varie scuole di pensiero massonico, in centri come Marsiglia, Parigi, Lione, Bordeaux, Strasburgo ecc., i quali creavano anche delle succursali in altri paesi, tra cui l'Italia. Cos, nel Regno di Napoli gi negli anni 1750-60 ci furono alcune Logge, dipendenti dalla Mre Loge de Marseille (3 p. 195). Verso gli anni '60, il Tedesco Barone von Hund portava alcuni gradi cavallereschi da Parigi in Germania, dove furono elaborati, dando cos nascita alla cosidetta Stretta Osservanza. Il sistema, che ebbe una rapida fioritura, pretendeva di essere la continuazione dell'ordine dei Templari (distrutto nel 1314 dal Re Filippo il Bello di Francia, in collaborazione col Papa Clemente V) e di avere addirittura il diritto di riaverne i beni (favolose ricchezze, che si reputavano confiscate dal Re di Francia). Questa organizzazione romanzesca consisteva soprattutto di Fratelli dell'alto ceto, che assumevano dei nomi cavallereschi (cos il von Hund si chiamava Eques Ab Ense) Il sistema aveva dei segreti segretissimi e si vocifer che (probabilmente in Toscana, oppure in Scozia), dovessero esistere dei Superiori Inco24

gniti, i quali conoscerebbero i veri segreti. Era quello il secolo del romanticismo, del misticismo, della superstizione e dell'alchemismo, nel quale si cercava diligentemente la misteriosa pietra filosofale. Perci non deve sorprendere neanche il fatto che fu facile ad un certo numero di truffatori introdursi nella Stretta Osservanza, ed essere creduti. Sarebbe fuori dello scopo di questo articolo entrare nei dettagli di questo movimento, peraltro interessantissimo, per cui consigliamo il lettore di consultare per es. il libro del Francovich (3). qui sufficiente dire che la Stretta Osservanza ha turbato tutto il continente d'Europa, ma non vide la fine del secolo. Il sistema, modificato nella forma, oggi sopravvissuto nei paesi Scandinavi ed in parte della Germania, sotto il nome Rito Svedese o Rito di Swedemborg (nella Scandinavia oggi l'unico sistema esistente). Verso la fine del 1777 il Diego Naselli appunto abbracciava la causa della Stretta Osservanza, ed a Napoli fu creato il Sub Priorato dell'Aquila degli Abruzzi, parte della VIII Provincia. Gli ufficiali furono gli stessi della G.L.N., ed erano tutti membri della Loggia principale della Vittoria (All. I). Cos la Stretta Osservanza era alla guida della G.L.N., anche se ufficialmente rimanevano enti separati (nella loro Loggia, Naselli, Caracciolo c. s. figuravano come Maestri Muratori). Subito la Loggia della Vittoria cercava di entrare in corrispondenza con varie Logge estere, appartenenti al sistema. Negli archivi olandesi abbiamo trovato una loro lettera, in data 1-7-1778 (9), indirizzata alla Loggia principale olandese L'Union Royale (tuttora esistente), della quale facevano parte molti G. Ufficiali (il G.M. Barone van Boetzelaer, Frane van der Goes, ed altri), tutti iniziati nei gradi della Stretta Osservanza, anche se per i cauti Olandesi il sistema non mai diventato popolare. Nella loro lettera i Napoletani ex Olandesi salutano i vecchi amici con entusiasmo, ed allegano un piedilista interessantissimo in data 1-4-1778, finora inedito (All. I), riportando i nomi di 32 membri. A questo punto ci sembra utile di correggere un errore concernente l'origine della Loggia della Vittoria. Maruzzi (1 p. 349), poi citato dal Francovich, sostiene che tale Loggia sarebbe stata costituita neI 1764, sotto la giurisdizione della G.L. d'Olanda. Questo equivoco, ormai secolare quasi certamente basato su un banale errore del C. Lenning (5). Sotto la voce Neapel und Sicilien, tale enciclopedia dice testualmente (la traduzione in italiano nostra): Il 24 feb. 1764 il Gran Maestro Scozzese Cav. Diego Naselli costitui ufficialmente tale Loggia che, secondo l'elenco allegato, consisteva di 31 Fratelli (come dice una lettera in francese della Loggia della Vittoria, nell'Oriente di Napoli, datata 28 marzo, indirizzata ad una Loggia tedesca, e firmata dal Venerabile Kiliano Caracciolo, due Sorveglianti, il Cancelliere Francesco de Valignani, ed il Segretario Antoine Micheroux). Orbene, l'anno 1764 non pu essere esatto, perch in quel tempo il Diego Naselli era ancora un semplice Maestro della Loggia olandese Les Zels (4 p. 605), mentre il Caracciolo aveva il grado di Compagno. Nella loro circolare ufficiale del 7 dic. 1775 (p. 3), la giovane G.L. Nazionale comunica chiaramente di avere creato la nuova Loggia della Vittoria. Dobbiamo perci assumere che la sua nascita avvenuta nell'anno 1774 oppure 1775, e che non aveva nulla a che fare con la G.L. d'Olanda. Nella fitta documentazione olandese fra 1763 e 1770, la Loggia non , peraltro, mai menzionata. Per, nell'anno 1775 il Naselli era 1 G.S. e, se la lettera citata dal Lenning parla di Naselli quale G. M., essa deve farsi risalire ad una data posteriore al giugno 1776. Abbiamo addirittura il sospetto che la lettera stessa fosse datata 1778, e basiamo ci sul fatto che il piedilista allegato conteneva 31 membri. vero che il piedilista in data 1-4-1778, da noi scoperto (All. I), riporta 32 nomi, ma il trentaduesimo risulta aggiunto con calligrafia diversa; i firmatari e gli ufficiali sono gli stessi di quelli menzionati dal Lenning. Riteniamo perci che la Loggia della Vittoria fu creata nel 1774-75, e che la lettera summenzionata doveva recare la data del 28 marzo 1778. Nell'anno 1778, in Europa erano gi sorti dei seri dubbi sulla validit delle tesi della Stretta Osservanza, ed il sistema deviazionistico aveva cominciato a muoversi inesorabilmente verso il declino. 25

Frattanto, a Lione, sotto la guida del famoso Massone Willermoz, fu creato un sistema modificato e pi realistico, chiamato Rite Ecossais Rectifi o Regime Rectifi. Ufficialmente questa riforma non costituiva una rottura con la Stretta Osservanza, ma in pratica essa seguiva una sua propria strada. Le tesi romanzesche furono abbandonate, l'organizzazione fu democratizzata, e gli aderenti (ora chiamantisi Chevaliers Bienfaisants de la Cit Sainte) lavoravano per il bene dell'umanit e praticavano la beneficenza. Oggi il sistema sopravvissuto in Svizzera ed ha acquistato di nuovo una certa popolarit in Francia (G.L. Nationale de France). Nel 1779 Diego Naselli cambia strada ed aderisce appunto alla Riforma di Lione (a Napoli i Fratelli saranno conosciuti come i Riformati). In questa veste la G.L. Nazionale napoletana ebbe inizialmente una rapida crescita. Nel 1782 il Naselli spedisce a Vienna un elenco di tutte le Logge alla sua dipendenza, corredato dai relativi piedilista (3). Tali Logge sono:
L. della Vittoria L. della Vittoria (?) L. della Concordia L. dell'Ardore L. de Costanti (della Riconciliazione?) Napoli (111 membri) Trapani (15 membri) Palermo (26 membri) Catania (18 membri) Messina (15 membri)

Infine, esiste ancora un piedilista della L. della Vittoria (con 124 membri), dell'anno 1884 (2 p. 11). Visto che l'elenco del 1882 ci d informazioni relative a tutte le Logge, possiamo tentare di trarne alcune conclusioni. Sembra che le seguenti Logge (menzionate nel 1775-76) non siano pi esistenti:
L. dell'Uguaglianza L. della Pace L. dell'Amicizia L. della Ospitalit L. ? ?? ? L. degli Intraprendenti Napoli Napoli Napoli Terlizzi Gaeta Caltagirone

Nel 1776 la G.L. Nazionale contava 56 membri (p. 7), mentre nel 1778 la L. della Vittoria ne aveva soltanto 32 (All. I), il che ci fa pensare che in quell'anno le Logge della capitale dovevano essere state pi di una. Supposto che, dopo il passaggio alla Riforma lionese, tutti i Fratelli napoletani fossero concentrati nella sola Loggia della Vittoria, questo spiegherebbe anche la rapida crescita dai 32 membri nel 1778 ai 111 nel 1782. , inoltre, interessante notare che, mentre nell'elenco del 1778 i membri della L. della Vittoria erano annotati soltanto con i loro 3 gradi simbolici, nel 1784 l'integrazione nel Regime Rectifi era diventata completa, tant' che sul piedilista i FF. risultano divisi in gruppi: quelli che hanno tutti i gradi, i Maestri Scozzesi, i Maestri, i Compagni ed gli Apprendisti. La nuova Loggia della Concordia di Palermo fu creata dopo una scissione nella Loggia francese San Giovanni di Scozia (p. 8). Francovich asserisce che, nel 1882, la Loggia de Costanti di Messina aveva cambiato il suo nome in della Riconciliazione (3 p. 414). Suggeriamo, per, che questo cambiamento avrebbe dovuto aver luogo alcuni anni dopo (20). Lasciamo per ora la G.L. Nazionale all'apice della sua gloria, per riprendere il discorso sulle vicende delle Logge inglesi, sotto il G.M. Provinciale Duca di Sandemetrio Pignatelli. Per ci ci baseremo in parte su vari documenti originali, presenti negli archivi di Londra. Come avevamo visto nel nostro precedente articolo (4), dopo la grande ribellione del 1774 in seno alla G.L. Prov. inglese, sfociato poi nella formazione della G.L. Nazionale Lo Zelo, il Duca di Sandemetrio Pignatelli aveva raccolto i rimasugli, creando le Logge inglesi La Renaissance e L'Humanit. Seguiva il processo contro la Massoneria del 1776, nel quale furono coinvolti due FF. inglesi (Pasquale Baffi e Felice Piccinini). probabile che, dopo la conclusione del processo, le Logge inglesi siano rimaste con pochissimi membri. Infatti, nel 1777-78 il Duca di Sandemetrio si trova in Inghilterra, per discutere la politica da seguire per risuscitare le sue Logge (11 p. 53). Durante la sua permanenza a Londra, arriva una lettera 26

del, da noi gi conosciuto, Fr. Ten. Colonnello Francis Everard (fondatore, nel 1768 della Perfect Union Lodge, ed ex- G.M. Prov. Agg.), il quale si trova in quel momento di stanza a Messina. Egli accenna alla confusione che regna nella Massoneria napoletana, e chiede una Patente per una nuova Loggia a Messina. La Bolla, in data 12-5-1778, risulta non compilata col nome della Loggia, che dovr esservi apposto dallo stesso Everard, ed essere poi comunicato al G. Segr., il quale aveva chiesto espressamente di esserne informato (11 p. 53). Ma questa comunicazione non arriva mai, e la Loggia rimarr, anche in futuro, registrata come English Lodge Nr. 510, Messina (il numero di ruolo sar successivamente cambiato in 415, 416 e 337) (*I). Il 17-8-1779 si fa vivo niente di meno che il Principe di Ottajano, il quale si mette in contatto con Londra (11 p. 99), chiedendo anch'egli una Patente, che viene per concessa soltanto il 23-3-1780 (11 p. 99), dopo una raccomandazione del Duca di Sandemetrio. Anche questa Loggia non ha un nome, e sar conosciuta come English Lodge Nr. 430, Naples (successivamente cambiato in Nr. 431 e 346). Non conosciamo la sorte di questa Loggia, anche perch negli archivi di Londra non c' traccia di corrispondenza in data successiva al rilascio della Patente. (*K) Inoltre, il 27-8-1780 (11 p. 146) viene spedita una Patente alla Loggia napoletana della Verit Nr. 440 (poi cambiato in 354), con lo scienziato ecclesiastico Nicola Pacifico, quale fondatore e Venerabile. Sembra, peraltro, che anche questa Loggia tirasse per la propria strada, senza badare troppo al Regolamento, tant' che la G.L. ha dovuto scrivere in data 20-5-1786 (11 p. 189), che dal momento della fondazione, non si erano avute pi notizie, n ricevuto le dovute capitazioni (!!). Anche da altri indizi e testimonianze (20) diventa chiaro che il Duca di Sandemetrio non era un uomo forte. Non era certamente all'altezza di combattere, con successo, un Diego Naselli ed, inoltre, non era in grado di mantenere la disciplina nella sua propria organizzazione, risultando essa in confusione, fazioni e schieramenti. Il 16-5-1781 Francis Everard scrive una lunga lettera a Londra (12 ind. 26/D/3), da Palermo (!), dove ora di stanza. Nel suo inglese molto approssimativo, Everard si lamenta della terribile confusione nella Massoneria e delle numerose fazioni. Tutto - egli afferma - a causa di un tale Col. Diego Nacelli (sic), il quale pretende di avere una Patente della G. Loggia di Parigi (sic). Il suo principio di dividere, per poter poi dominare egli stesso. Il risultato - dice Everard - che la Loggia di Messina non in quel momento funzionante, n funzionante la Loggia di Palermo ( la prima notizia diretta, concernente l'esistenza di una Loggia inglese a Palermo, la quale, peraltro, non mai stata registrata a Londra). Il vero scopo della sua lettera diventa chiaro verso la fine, dove Everard spiega che il Colonnello del suo Reggimento ormai vecchio ed, in un prossimo futuro, dovrebbe, senza dubbio, essere avanzato, in questo mondo, oppure nell'altro (sic). Il successore dovrebbe essere lo stesso Everard ma, per esserne sicuro, egli chiede una lettera di raccomandazione indirizzata all'ambasciatore inglese presso la corte napoletana: Sir William Hamilton (*L), per intervenire presso il ministro della guerra napoletano: William Acton (un mercenario irlandese, l'attuale uomo forte, e amante della instancabile Regina). Per quanto concerne la Capitale, le Logge inglesi La Renaissance e L'Humanit non vengono mai menzionate negli archivi di Londra. Continuano ad essere registrate (probabilmente per semplice inerzia) la Perfect Union Lodge e la Well Chosen Lodge (La Bien Choisie), anche esse, peraltro, mai menzionate come tali nella corrispondenza dell'epoca. Nel 1781 devono perci essere esistite le seguenti Logge inglesi:
L. La Renaissance L. L'Humanit English Lodge L. della Verit English Lodge L. ? ? ? ? (Perfect Union Lodge ?) (Well Chosen Lodge?) Napoli Napoli Napoli Napoli Messina Palermo

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Purtroppo non disponiamo di piedilista inglesi dopo il 177 5, ma da varie fonti (17, 18, 20, 2, 3) sappiamo che appartenevano a tali Logge, fra altri: il grecista calabrese (albanese) Pasquale Baffi (passato alla G.L.N. nel 1784), il giurista Pasquale Filangieri (G.M. Agg. inglese), il giurista Mario Pagano, l'ammiraglio Francesco Caracciolo, il medico/botanico Domenico Cirillo, l'ufficiale Giuseppe Albanese, l'ingegnere militare Ignazio Stile, il nobile Donato Tommasi ecc., tutti idealisti, umanisti, progressisti. A questo punto ci sembra interessante fermarci un momento sulla differenza fondamentale fra i due schieramenti principali della Massoneria napoletana, differenza che diventer sempre pi profonda. La G.L.N., che seguiva il sistema deviazionistico (romanzesco, mistico ed occulto) della Stretta Osservanza, annoverava tra le sue fila principalmente elementi del ceto superiore della popolazione, cio: nobili, alti prelati, alti ufficiali, ecc., i quali erano generalmente fedeli alla Casa Reale (anche se piuttosto dalla parte della Regina austriaca). Spesso, per loro, non si trattava di ideali, ma di una moda o di un gioco. Invece, nelle Logge inglesi troviamo meno nobili, ma molti avvocati, ufficiali minori, scienziati, prelati minori ed intellettuali, tutti progressisti, di idee moderne e rivoluzionarie. Anche qui ci troviamo di fronte ad una pericolosa deviazione dalla Massoneria pura, deviazione che, peraltro, con l'avvicinarsi della Rivoluzione francese e del Giacobinismo, si accentuer sempre di pi. Per la statistica da dirsi che, gi nel lontano 1769, nella G.L. Prov. olandese Les Zels (da cui derivata la G.L.N.), i nobili costituivano circa il 36% (All. A, B), mentre nella Perfect Union Lodge essi costituivano circa il 14% (All. D). Ovviamente, l'attivit massonica delle Logge inglesi costitu un vero pericolo per la Casa Reale. Londra, allarmata di questi sviluppi, di continuo consigliava il Duca di Sandemetrio di attenersi strettamente alla Massoneria pura, e di non farsi trascinare dalle idee sbagliate e deviazionistiche (11 pp. 74, 94, 146). Il Duca faceva del suo meglio, ma con scarso successo, anche perch non aveva la stoffa per fare il grande leader. Il 21-12-1784 egli scrive una lunga lettera a Londra (12 ind. 26/D/5), dalla quale si vede la sua disperazione di fronte alla situazione caotica, soprattutto perch - egli afferma - i Riformati, onnipotenti, sono in rapporto con la Massoneria di ogni paese, ed ai loro lavori assistono addirittura dei visitatori inglesi. Sandemetrio chiede una dichiarazione categorica attestante che solo le sue Logge sono regolari, e che i rapporti con i Riformati sono proibiti. Il Duca informa, inoltre, che ha effettuato una pulizia interna e che, probabilmente, uno degli espulsi, l'Abbate Testaferrata, prender contatto con Londra, per protestare (il che non ci risulta sia avvenuto). Infine, il G.M. Prov. suggerisce che la soluzione migliore sarebbe di elevare la G.L. Prov. al rango di G.L. Nazionale. La risposta di Londra stenta ad arrivare ed il Duca di Sandemetrio si mette in contatto con il G.M. inglese Duke of Cumberland, il quale si trovava a Napoli (in veste privata) durante l'inverno del 1785. Questi promette il suo aiuto e consiglia al G.M. Prov. di scrivere ancora una volta a Londra, allegando una copia della lettera originale. Questa lettera, in data 14-2-1786 (12 ind. 26/D/6), viene spedita, non direttamente al G. Segr., ma al Fr. Ruspini (12 ind. 26/D/7a), quale intermediario (*M). Il 20/5/1786 Londra risponde (11 p. 186) ed il G. Segr. White si scusa per non aver risposto subito (!!). La proposta della elevazione a G.L. Nazionale , in linea di principio, accettabile ma, per sistemare i dettagli, un accordo finale deve essere compilato, per ottenere il Nulla Osta ufficiale della G.L. di Londra. A proposito dei rapporti con la Riforma, la lettera dice testualmente (tradotto in italiano): ... Sua Eccellenza ha perfettamente ragione, e si comporta in conformit con lo spirito della G.L. Suprema, quando non ha rapporti con la Stretta Osservanza, oppure con qualsiasi altri Settari, i quali sotto vari nomi e pretesti hanno, da qualche anno a questa parte, diviso la Societ sul continente, so28

prattutto in Germania, dove molti hanno gi cominciato a notare le delusioni nelle quali sono stati trascinati, e che ora desiderano ritornare all'antico Sistema ... A questo punto ci troviamo di fronte ad un piccolo mistero (peraltro di poca importanza storica). Scarsa com' la documentazione degli archivi inglesi sulla Massoneria napoletana, presenta tuttavia intorno alla lettera originale del Duca di Sandemetrio del 21/12/84, una marea di lettere e notizie, le quali, per, valgono soltanto a complicare la faccenda. Nel novembre del 1786 (12 ind. 26/D/8) il Fr. Ruspini sollecita una risposta alla lettera originale (21-12-1784) del Duca di Sandemetrio (!!), e nello stesso momento se ne sta interessando anche l'ambasciatore napoletano, Conte Lucchesi (*N). Dobbiamo assumere che la risposta summenzionata del G. Segr. (in data 20-5-1786) non sia mai arrivata a Napoli, oppure... mai stata spedita. Oppure, pi probabilmente, che il Fr. Ruspini non abbia agito subito, una volta ricevuto la lettera del Duca di Sandemetrio, in data 12-2-1786. L'ultima notizia sulla faccenda, in data 31-7-1789 (!) (12 ind. 26/D/11) un memorandum inter ufficio del Segr. James Galloway della Loggia reale Windsor (alla quale apparteneva il Duca di Cumberland). Egli conferma, fra l'altro, che il G. M. aveva espresso il seguente parere: I Napoletani avranno tutto quello che giusto, e niente di quello che non giusto. Con questo oracolo si chiude la faccenda e, negli archivi inglesi, non abbiamo trovato le prove che la G.L. Nazionale sia mai diventata una realt. Dopo l'anno 1784, la fonte pi attendibile ed esauriente, sulla quale si basano molti storici, costituita dagli scritti del Fr. Friedrich Mnter, un vescovo luterano danese (di origine tedesca), il quale era un Massone progressista, attratto dalle idee di un ennesimo movimento deviazionistico, sorto in Germania dopo il declino della Stretta Osservanza. Si tratta degli Illuminati, corrente questa che - sotto la guida del Dr. Weishaupt di Monaco di Baviera - turbava la Fratellanza continentale e aveva delle idee politico-sociali cos estremiste, che in Baviera fu proibito nell'anno 1784. In esilio, sotto la protezione del Duca di Sassonia Gotha, Weishaupt continuava la sua attivit, principalmente attraverso le Logge del Eclecten Bund, le quali erano gi da tempo dominate dagli Illuminati. Un resoconto di questo movimento pseudo-massonico sarebbe fuori dello scopo del nostro articolo (cfr. 3, 25, 26, 27, 27 ed altri), Verso la fine del 17811, Mnter comincia un viaggio in Italia, avendo anche degli incarichi dalla Stretta Osservanza e dagli Illuminati. Egli era di una meticolosit straordinaria, e nel suo diario faceva un resoconto dettagliatissimo di tutto quello che vedeva e sentiva, In seguito, sono apparsi alcuni libri interessantissimi (17, 18, 19), non solo per la storia massonica, ma anche per la storia generale dell'Italia settecentesca. Meno conosciuta una raccolta di suoi appunti (notizie), pubblicata nel 1831 (dopo la sua morte) sul Calender fur die Provincialloge von Meklemburg (20). Purtroppo questa volta gli appunti sono piuttosto vaghi, assai disordinati, ed in parte errati. I dati devono perci essere interpretati con grande prudenza, anche perch, spesso, il Fr. danese faceva uso di testimonianze indirette e tendenziose, Il 1-9-1785 Mnter arriva a Napoli, centro principale della Massoneria italiana, e prende subito contatto con Diego Naselli ed il gioviale G.M. Agg., l'Abbate Kiliano Caracciolo (all'epoca sessantaseienne). Dalle notizie (20) si intuisce che costoro non hanno trasmesso un giudizio favorevole sul concorrente Duca di Sandemetrio. Sembra che a Napoli fossero esistenti due (?) Logge riformate, mentre una terza nelle Puglie (Jerlizzi?) era stata sciolta da poco tempo (*O). Il Fr. danese non ci d il numero delle Logge inglesi di Napoli, ma accenna all'esistenza di una Loggia a Tropea ed una a Reggio Calabria. Le Agapi di quest'ultima - egli annota - sarebbero diventate delle orgie, mentre i Fratelli erano conosciuti come Sodomiti (!!). (*P) Inoltre Mnter accenna ad una Loggia parallela, sotto la guida del Principe San Severo, il quale lavorerebbe irregolarmente con una Patente che suo padre avrebbe avuto dall'Inghilterra (?). (Q) Infine, vi era ancora una Loggia irregolare, senza Patente, sotto il Principe Francesco Pignatelli Strongoli, il quale sarebbe in attesa di una Patente di Aix en Provence (*R). 29

Le faccende napoletane erano rese ancora pi complicate per l'esistenza di varie organizzazioni pseudo-, para- o anti-Massoniche, come per es. gli Zappatori e gli Adamiti. I primi avevano per stemma un albero, con accanto un'ascia ed un Massone fuggente. Il loro motto, piuttosto enigmatico, era: Fratello ricordetevi che il spendere danari una cglioneria (sic!). Gli Adamiti avevano una iniziazione - afferma Mnter - nella quale il candidato doveva toccare il seno scoperto di una donna (!!). Verso la fine dell'anno 1785 Mnter arriva in Sicilia, dove trova una situazione massonica poco florida. Varie Logge sono turbate da discordie interne, oppure sono perseguitate dai Vescovi o dagli Zappatori. Sembra che l'unica Loggia che lavorava bene, era la Loggia riformata dell'Ardore di Catania, sotto la guida del saggio Fr. Ignazio Patern, Principe di Biscari. Durante il suo secondo soggiorno a Napoli, nel 1786, Mnter ha potuto stringere rapporti di amicizia, non solo con Pasquale Baffi della L. della Vittoria, ma soprattutto con molti Fratelli ribelli del sistema inglese, i quali ben presto si convinsero delle meraviglie del movimento degli Illuminati. In un manoscritto di Georg Kloss (13), abbiamo trovato il testo (tradotto in tedesco) di una lettera in data 28/6/1786, spedita dalla Loggia napoletana La Philantropia, ed indirizzata alla Loggia eclettica (cio Illuminata) di Wetzlar in Germania. I Fratelli spiegano che, dopo aver conosciuto Friedrich Mnter, si erano staccati dal sistema inglese, il quale non poteva pi soddisfare i loro ideali. Chiedono di essere inseriti nel saggio sistema degli Illuminati. I firmatari sono: Francesco Mario Pagano (M.V.), Giuseppe Albanese (l S), Ignazio Stile (2 S), Donato Tommasi (M.V. Agg.). Non conosciamo la sorte di questa Loggia Illuminata. Fatto curioso: Kloss asserisce che la domanda non fu accolta, perch firmata da solo quattro Fratelli. Infatti, il 17/9/1787, Donato Tommasi scrive a Mnter in Danimarca (18), lamentandosi della mancata risposta dalla Germania. D'altra parte, il Robison (25) accenna all'esistenza di una Loggia degli Illuminati a Napoli. Con la lettera della Loggia Philantropia si sono esauriti i fatti nuovi ed i documenti finora inediti, da noi trovati nei vari archivi esteri. Per ragioni di completezza, continuiamo la nostra storia del 18 secolo, ma saremo brevi, anche, e soprattutto, per mancanza di informazioni attendibili. Avevamo lasciato la G.L. Nazionale nell'anno 1784, quando era forte e fiorente. Il rapidissimo declino cominci per ben presto, e ci per varie ragioni. In primo luogo, molti esponenti importanti della Massoneria partenopea erano diventati anziani (come per es. l'Abbate Kiliano Caracciolo), mentre altri rivestivano alte cariche governative fuori della Capitale (probabilmente per averli fuori dai piedi). Cos Felice Lioy e Diego Naselli furono spediti in Sicilia, ed altri si trovavano nel servizio diplomatico all'estero. Per i Fratelli della nuova generazione, la Massoneria romantica della Stretta Osservanza mancava dei valori realistici e, soprattutto, delle idee rivoluzionarie che furono invece praticate nelle Logge inglesi, francesi ed Illuminate. Nel 1788 le Logge partenopee della G.L. Nazionale avevano cessato le loro attivit e quelle Siciliane stavano morendo. Le Logge inglesi furono vittoriose, e si muovevano inesorabilmente verso il pensiero giacobino. Il Duca di Sandemetrio non era certamente in grado di fermare queste tendenze pericolose e, fatto curioso, egli stesso fu addirittura coinvolto nel processo romano contro Cagliostro (nel 1789). Anche le Logge irregolari del Principe di San Severo e del Principe Francesco Pignatelli di Strongoli andavano a vele gonfie. Inoltre, le varie Logge francesiguadagnavano terreno, anche se di esse poco conosciuto. probabile che a Palermo vi era ancora la Loggia S. Jean d'cosse (sotto la Mre Loge de Marseille), mentre a Napoli doveva essere ancora esistente la Loggia L'Amiti (sotto il Venerabile Houchard). Frattanto fu introdotto in Italia un ennesimo sistema francese: il Rito Scozzese Filosofico, il quale gi nel 1777 aveva costituita la Loggia partenopea Les Mystres d'Hermes, mentre nel 1787, a Palermo, fu creata la Loggia L'Herosme (21). Durante la insana fioritura di questa giungla massonica, Ferdinando IV (e soprattutto sua moglie Carolina, la quale stava pensando alla sorte della sorella Marie Antoinette), impressionato dai fatti dell'assalto alla Bastiglia, eman un ennesimo editto contro la Fratellanza (il 3/11/1789) ed in seguito ogni attivit muratoria organizzata cess. 30

probabile che ci fossero ancora delle riunioni sporadiche clandestine, soprattutto in Sicilia e, infatti, nell'archivio segreto Vaticano (2 p. 54) (3 p. 416) si trova un elenco di sospetti Massoni siciliani (anche ecclesiastici), fra i quali il Principe di Caramanico (ora Vice Re), un suo figlio ed un suo nipote, il Cav. Micheroux (ex G. Ufficiale della G.L. Nazionale), il Colonnello (!!) Francis Everard, Mons. Bernardo Bologna, ed altri. Per, ora dappertutto nel Regno, si riunivano i club dei giacobini, ovviamente con sentimenti fortemente anti-Borbonici. Non illogico che fra loro si trovassero molti Massoni (o ex-Massoni). Infatti, gli esponenti della tragica Repubblica Partenopea furono quasi tutti ex Massoni, in seguito, per la maggior parte, impiccati (Mario Pagano, Pasquale Baffi, Giuseppe Albanese, Domenico Cirillo, l'Ammiraglio Francesco Caracciolo, ed altri). Re e Regina avevano cos, con rabbia, eliminato la crema dell'intelletto napoletano (!). Alcuni (ma pochi) Fratelli furono pi fortunati e, cos, Donato Tommasi ebbe in seguito delle alte cariche governative, Ignazio Stile fu esiliato, mentre altri, come Cimarosa, Paisiello e Cuoco, furono soltanto, per breve tempo imprigionati (non sappiamo se questi ultimi erano Massoni). Cos siamo arrivati alla fine del settecento. Purtroppo, spesso la Fratellanza si comport in modo poco fraterno. Inoltre, anzich praticare quel principio della Massoneria pura, che vuole il miglioramento di se stessi, i Fratelli napoletani si buttarono, con grande impegno, nel compito di migliorare gli altri. Concludiamo con un saggio detto, da ignoto autore: Chi non conosce la propria storia, destinato a ripeterla.

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NOTE
(*A) Inteso come G.M. Provinciale. (*B) Rimane strano che il documento non faccia alcun cenno all'Editto reale, il che ci fa pensare alla possibilit di un errore nella data. Infatti, da vari indizi (per es. negli scritti di De Vignoles) si potrebbe rilevare che il manoscritto risalga all'ottobre 1775, e prima dell'Editto. Naturalmente, in tal caso, il significato del documento sarebbe diverso. (*C) Sembra che il Baffi fosse accorso per avvisare i presenti del pericolo. (*D) Il Pallante aveva anche sequestrato uno strano attrezzo iniziatico. Un autore sostiene per che si trattava di un prosciutto di legno, mentre De Vignoles parla addirittura di un simbolo femminile, non meglio precisato. *(E) Ovviamente, inclusi erano i 200 Ducati per il finto iniziato. (*F) Nonostante questo tragico fatto, la Regina produsse ben 15 figli, anche se non tutti sopravvissuti, ed anche se nell'epoca si vocifer che il Re non ne era sempre il responsabile (*G) Come abbiamo visto in precedenza, la Loggia de Costanti non era certamente una creazione della G. L. Nazionale. (*H) Nel 1861 Ragon (28) elenca pi di 1400 gradi, 75 specie di Massoneria, 52 Riti, 43 Ordini para-Massonici e 26 Ordini androgini. (*I) Il sistema di numerazione dei Moderns fu cambiato varie volte (nel 1755, 1770, 1780, 1781, 1792, 1814). (*K) Questa Loggia non stata elencata da Lane (16), ma appare sui Freemason's Calendar dell'epoca. (*L) Sir William Hamilton famoso soprattutto per via della sua futura moglie Emma, una avventuriera giovane e bellissima, la quale in seguito divent l'amante di Horatio Nelson (ed amica personale della Regina Maria Carolina). (*M) Il bergamasco Bartolomeo Ruspini era chirurgo dentista della famiglia Reale inglese. Fu molto in vista nella vita massonica inglese ed ricordato quale fondatore della Loggia londinese delle Nove Muse e, soprattutto, quale fondatore dell'opera massonica di beneficenza, oggi conosciuta come Royal Masonic Institution for Girls o popolarmente: Ruspini Fund (30). (*N) Vari esponenti di questa famiglia siciliana erano Massoni, gi nel 1764 (Loggia S. Jean d'Ecosse, Palermo). (*O) Curiosamente, in tedesco il verbo eingehen pu significare che la Loggia era sciolta, oppure che era appena creata. Riteniamo che il primo significato fosse il giusto. (*P) Nella biblioteca Klossiana (L'Aia) catalogato un M.S. (1785) del famoso Fr. progressista Antonio Jerocades, intitolato: Il codice delle Logge Massoniche ad uso delli Loggi Focensi (l'Amor della Patria Tropea e Le buone speranze, Paralia). Purtroppo, in questo momento il M.S. stesso risulta introvabile. (*Q) Il padre era Raimondo di Sangro, Principe di San Severo. Egli fu nominato G.M. Nazionale nel 1750, ma abiur la Massoneria nel 1751 (4). Il riferimento di Mnter poco chiaro, poich certo che Raimondo di Sangro non aveva nessuna Patente inglese. (*R) Nel 1775 il Principe Francesco Pignatelli Strongoli era Comandante del Real Bat. de Cadetti, nonch Direttore della Accademia Rle. delle Scienze militari. Fu responsabile dell'abiuro della Massoneria da parte di vari Cadetti (e probabilmente anche del Fratello Vincenzo Pignatelli). In seguito fu membro della Loggia progressista parigina Les Neuf Soeurs (3 p. 109). Nel 1783 menzionato quale Maresciallo e Vicario Generale della Calabria, ed anche Capo della infame Cassa Sacra (22).

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BIBLIOGRAFIA
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Patente rilasciata a Francesco dAquino, Principe di Caramanico, dalla G.L. inglese dei Moderns nel 1769.

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ALLEGATI Nei piedilista allegati (A - I) abbiamo applicato i seguenti criteri: - Per il pi facile riferimento, abbiamo riportato i nomi in ordine alfabetico. - Nel caso dei nobili - e dove non vi erano dubbi - abbiamo elencato i Fratelli sotto il loro nome di famiglia. - Sotto mutamenti indichiamo le eventuali appartenenze ad altre Logge, seguite dalle ultime due cifre dell'anno nel quale i FF. sono menzionati nei vari elenchi conosciuti. - Abbiamo usato i seguenti simboli: l - Apprendista 2 - Compagno 3 - Maestro 4 - Maestro Scozzese 7 - Tutti i gradi (Stretta Osservanza). aff. affiliato Acn - L. dell'Ardore (G. L. Nazionale), Catania ANi - L. L'Harmonie (G. L. P. inglese), Napoli BNi - L. La Bien Choisie (Well Chosen Lodge), Napoli CMn - L. de Costanti (G. L. Nazionale), Messina CMi - L. de Costanti (G. L. P. inglese), Messina CMo - L. de Costanti (G. L. P. olandese), Messina CPn - L. della Concordia (G. L. Nazionale), Palermo Emi - English Lodge (G. L. P. inglese), Messina Eni - English Lodge (G. L. P. inglese), Napoli EPi - English Lodge (G. L. P. inglese), Palermo GPf - L. S. Jean d'Ecosse (Mre Loge de Marseille), Palermo HNi - L. L'Humanit (G. L. P. inglese), Napoli LN - Loggia prima del 1751, Napoli NNn - G. L. Nazionale lo Zelo, Napoli PNi - Perfect Union Lodge (G. L. P. inglese), Napoli RNi - L. La Renaissance (G. L. P. inglese), Napoli SNi - L. La Singuliere (G. L. P. inglese), Napoli SNo - L. del Segreto (G. L. P. olandese), Napoli SV - elenco dei sospetti siciliani del Vaticano, 1791 VNn - L. della Vittoria (G. L. Nazionale), Napoli ZNo - L. de Zelanti (Les Zels) (G. L. P. olandese), Napoli ZSNi - L. La Zele et la Scrte (G. L. P. inglese), Napoli

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ALLEGATO A Piedilista 25-7-1769. L. de Zelanti (Les Zels), Or. Napoli Fondazione: Patente: G.L. Prov.: Obbedienza: Fonte: Orig.: G. Ufficiali della G.L. Provinciale (identici con gli Ufficiali della Loggia).
G.M. Prov.: G.M. Agg.: 1 G.S.: 2 G.S.: G. Tes.: G. Segr.: G. Orat.: Tierney George. Gironda Giovanni, Principe di Candito [Canneto!] Revertera Vincenzo, Duca della Salandra. Marchant [Marchiante?] Pietro. Pritchard Balthasar. de Soria Eugenio. Marchant [Marchiante?] Luigi.

10-4-1763. 10-8-1763. 10-3-1764. G.L. d'Olanda. Dossier Napels Archivio dell'Ordine, l'Aia.

Catalogo generale alfabetico


Calvaruso, Principe di, 4 Cianci Carlo, 4 Gironda Giovanni, Principe di Canneto, 4 Marchant [Marchiante?] Luigi, 3, giudice Marchant [Marchiante ?] Pietro, 3, amor frat. Maurizio Francesco, 4, Ufficiale Naselli Mariano, Principe di Aragona, 4 Pignatelli Vincenzo, de Pr. di Marsico, 4 Pigonati Andrea, 4, Ufficiale Pinto Filippo, Cav., 3 Pritchard Balthasar, 3, Ufficiale Refadale, Pr. di [Marchese Montaperto?], 4 Revertera Vincenzo, Duca della Salandra, 4 Ribas Pietro, 4 de Soria Eugenio, 4 Swerino Carlo [Herzog Karl von Schwerin?], 4 Tierney George, negoziante, 4

Mutamenti
SNo 69 ZNo 63, 64, SNo 69, ZSNi 70, RNi 70. SNo 69, ZSNi 70, NNn 74, 75, exit 75. SNo 69, PNi 70 SNo 69, ZSNi 70 ZNo 63, 64, SNo 69, ZSNi 70, RNi 74 ZNo 63, 64, SNo 69, ZSNi 70, VNn 78, 82, 84. ZNo 63, 64, SNo 69, ZSNi 70, exit 75, VNn 84. ZNo 63, 64, SNo 69, RNi 74. SNo 69 SNo 69, ZSNi 70, CPn 82 SNo 69, ZSNi 70 (Montaperto: ZNo 63, 64). SNo 69, ZSNi 70, VNn 78, 82, 84. SNo69, ZSNi 70. SNo 69, ZSNi 70, NNn 74, 75. SNo 69 ZNo 63, 64, SNo 69, exit 75.

NB. Tutti i Fratelli sono membri fissi della G.L. Provinciale. Inoltre sono anche membri della Loggia del Segreto, alla quale travagliano tutti i FF (cfr. AlI. B). ALLEGATO B Piedilista 25-7-1769 L. del Segreto Or. Napoli. Obbedienza: Fonte: Orig.:
Ufficiali: MV: l S: 2 S: Tes.: Naselli Mariano Binder, Barone Gironda Giovanni, Pr. di Canneto. Wilkins, Mister

G.L. Prov. de Zelanti (G.L. d'Olanda). Dossier Napels. Archivio dell'Ordine, L'Aia.

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Segr.: Orat.: Archit.: Econ.:

Cocchiglia Letterio Franchi, l'Abate Petroli Pasquale Massoni, Monsr. Mutamenti BNi 69, NNn 74, 75, Exit 75, SV 91. ZSNi 70. ZSNi 70.

Catalogo generale alfabetico d'Aquino Francesco, Pr. di Caramanico, 4. Acquaviva Carlo, 2. Adamo (Adami), Cav., 3. d'Astien, Mr., 3. Bibona Antonio, 4. Binder, Barone, 4. Bologna, Monsr. [Bernardo?] [ecclesiastico?], l. Body, Misr. l. Breeme, Misr. 3. Calvaruso, Principe di, 4. Cianci Carlo, 4. Cirillo Pasquale (Domenico ?), 3. Cocchiglia Letterio, 3. Dears, Mr., 3. Dejean Mr., 3. Dewoussir Misr., 3 . Dillon William, amor frat, 3. Fiex - Kerbent (?) Misr., 3. Forquet, Monsr., 3 [ecclesiastico?]. Fortress Misr., 3. Fortrose, Milord, 4. Fox l, Misr., l. Fox 2", Misr., l. Franchi, Abbate, 3. Franconi, Cav., 4. Giarratana, Duca di, l. Gicca, Abbate, l. Giga [Gicca ?] Anastasio, 2. Gironda Giovanni, Principe di Canneto, 4. Gualingo, Cav., l. Guildear, Misr., 1. Havrincourt, Conte di, 2. Le Jean, Mr., 3. Kaunitz von Rittberg, Conte di, 4. Kuk, Misr., 1. Kurk, Misr., l. Kwenitz, Mr., l. Lut, Misr., 3. Maffei, Monsr., 2 [ecclesiastico?] Marchant [Marchiante?] Luigi, 3, giudice. Marchant [Marchiante?] Pietro, 3, amor Frat. Massoni, Monsr., 2 [ecclesiastico?]. Maurizio Francesco, 4, Ufficiale. Meklemburg, Principe di, 3. Mendia Ambrogio, 3. Moliterni, Duca di, 3. Moncada Federigo, 2. Morris, Misr., 3. Naselli Mariano, Pr. di Aragona, 4. Noia, Duca di, 3. Ocher [?], Misr., 1. Orlando Gaetano, 4, Avvocato.

ZSNi 70. ZSNi 70, (Bologna Bernardo: SV 91).

ZNo 69. ZNo 63, 64, ZSNi 70, RNi 70, ZNo 69. (Cir. Domenico: ZNo 70, ZSNi 70, LN 85, ZSNi 70.

99).

ZSNi 70.

ZSni 70.

ZSNi 70.

Gicca Anastasio: ZS 70. ZNo 69, ZSNi 70, NNn 74, 75, exit 75.

ZNo 69, PNi 70. ZNo 69, ZSNi 70. (Massoni Giovanni: ZSNi 70). ZNo 63,64,69, ZSNi 70, RNi 74.

ZNo 63, 64, 69, ZSNi 70, VNn 78, 82, 84. ZSNi 70. ZNo 63, 64, VNn 82, 84.

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Palazzolo, Principe di, 3. Parite [Parete?], Duca di, 1. Persano Andrea, 3. Petroli Pasquale, 3, Cadetto. Pignatelli Cesare, Duca di S. Demetrio e della Rocca, 4. Pignatelli Vincenzo, de Pr. di Marsico, 4. Pigonati Andrea, 4, Ufficiale. Pinto Filippo, Cav., 3. Pritchard Balthasar, 3, Ufficiale. Refadale, Pr. di [Marchese Montaperto ?], 4. Requesenz, Marchese di, 1. Revertera Vincenzo, Duca della Salandra, 4. Ribas Pietro, 4. Sarione Saverio, 3. Somma, Cav., 4. de Soria Eugenio, 4. Swerino Carlo [Herzog Karl von Schwerin ?], 4. Tancredi, Monsr., 2 [ecclesiastico?]. Tierney George, negoziante, 4. Tiessier, Monsr., 2 [ecclesiastico?]. Wilkins, Misr., 3. Wosle, Misr., l.

ZSNi 70, exit 75. PNi 69, GM Prov. inglese dal 1770. ZNo 63, 64, 69, ZSNi 70, exit 75, VNn 84. ZNo 63, 64, 69, RNi 74. ZNo 69. ZNo 69, ZSNi 70, CPn 82. ZSNi 70, Montaperto: ZNo 63, 64, 69. ZNo 69, ZSNi 70, VNn 78, 82, 84. ZNo 69, ZSNi 70.

ZNo 69, ZSNi 70, NNn 74, 75. ZNo 69. ZNo 63, 64, 69, exit 75.

NB. 1) Sull'originale il nome di Principe di Caramanico (o Caramanica) figura cancellato. Infatti, il 25-7-1769 egli era gi MV della Loggia scismatica La Bien Choisie (Well Chosen Lodge). 2) Il Duca di San Demetrio (Cesare Pignatelli) figura ancora sul piedilista, ma era probabilmente gi passato nei ranghi della Perfect Union Lodge (La Parfaite Union), la quale lo propone come GM Prov. sotto Londra. Il Tribunale degli Zelanti lo espelle dalla Massoneria. 3) I FF. Marchant e Dillon sono annotati come amor frat., il significato di ci ci sfugge (forse olivello?). Due altri Dillon erano membri della Perfect Union Lodge (vedi All. D), mentre a suo tempo, Charles Dillon era G.M. Agg. a Londra. 4) Il fratello Diego Naselli, membro degli Zelanti nel 1764, non menzionato nel piedilista del 1769. La ragione non chiara ma forse, essendo un alto ufficiale dell'esercito, era di servizio in un'altra parte del Regno. Egli riemerger con vigore nel 1774, quale l G.S. della nuova G.L. Nazionale. 5) Nel 1785-1787 il Colonnello Vincenzo Pignatelli (fratello di Francesco Pignatelli Principe di Strangoli) menzionato come Preside della Provincia di Catanzaro, Calabria ulteriore (22, p. 467).

ALLEGATO C Piedilista 25-7-1769 L. de Costanti Or. Messina Obbedienza: Fonte: Orig.:


Ufficiali: M.V.: l S.: 2 S.: Segr.: Tes.: Orat.: Zelaia [ Francesco? ] Perfetti, Cav. Dentice, Cav. Gallo Andrea. Feter (Peter?), Misr. Blom Giuseppe.

G.L. Prov. de Zelanti (G.L. d'Olanda). Dossier Napels. Archivio dell'Ordine, l'Aia.

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Catalogo alfabetico:
Abbat Giuseppe, 3. Arau Francesco, 1, ufficiale. Baroni Pavolo, 3. Batta Blom Giovanni, 2. Betti Francesco, 3. Bivona Vincenzo, 3. Blom Giuseppe, 4. Burgio, il Barone, 1. Chauffard Giovanni [Jean?], Servente 1. Coraci Antonio, l. Dejean Giuseppe [Joseph?]. Dentice, Cav., 3. Feter [Peter ?], Misr., 4. Feuillard Antonio [Antoine?], 3. Focher Antonio [Antoine?], Servente l. Gallo Andrea, 4. Grano Domenico, 3. Grell Giacomo [Jaimes?, Jacob?], 3. Lazzari Francesca, l. Montebello, il Marchese, 3. Obligi Andrea, 3. Perfetti, Cav., 4. Spadaro Giovanni, 3. Vasilopulo Salvatore, 3. Verduzzio Gennaro, 2. Zelaia [Francesco?], 4 Capitano, 53 anni.

Mutamenti
CMn 82.

ZNo 69, VNn 82, 84.

CMn 82. CPn 82.

GPf 64 (?), EMi 86 (?). EMi 86 (Perfetto Maria Perfetti).

LN 49, 50, RNi 74, 75, exit 75.

N.B. La Loggia passer sotto la Costituzione inglese (1770), ed in seguito sotto la G.L. Nazionale (1775).

ALLEGATO D Piedilista ottobre 1768 Perfect Union Lodge (Parfaite Union) (in His Sicilian Majesty's own Regiment of Foot). Or. Napoli. Fondazione: 1768. Patente: 7-3-1769. GL Prov.: 21-1-1770. Obbedienza: GL of England (Moderns) N di ruolo: 433, 368, 282, 283, 237. Fonte: De Vignoles: GLP de Naples et Sicile. Orig.: Archivio dell'Ordine, l'Aia.
Ufficiali: M.V.: l S.: 2 S.: Segr.: Everard Francis. Stewart Charles. Stewart Clement. Dillon John.

Catalogo generale:
Beaumont Joseph, Negoziante. Branciforte Ercole Maria, Pr. di Butera. Butt John, Capitano Tenente. Conti Giuseppe, Tenente. Coppola Enrico, Tenente.

Mutamenti

SNi 70.

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la Costa, Nicola de Leo. Capitano. Derlong Joseph, Capitano. Dillon Cristopher, 4, Capitano Tenente. Dillon John, 4, Capitano. Everard Francis, 4, Capitano. Fumo Francesco. Galliani, Marchese Bernardo, Segretara di Stato. Gemmis Giuseppe, Segretara di Stato. Guastoferri Nicola, Scudiero. Guastoferri Pasquale, 4, Scudiero. Lioy Felice, Avvocato. Lioy Giacomo, Gentiluomo. Longano Francesco, Prof. di Filosofia. Ober [Aubert ?] Jean, Gentiluomo. Pau Gennaro, Avvocato. Petri Nicola, Tenente. Pignatelli Cesare, Duca di S. Demetrio e della Rocca, 4. Pritchard John, 4, Capitano Tenente. Raymundi Marc'antonio, 4, Scudiero. Ripayoli, Marchese, Dottore in medicina. Rozzi Vincenzo, Tenente. Siccio Gaspare, Avvocato. Specchio, Marchese Demetrio, Capitano. Spigiselli Girolamo, Colonnello. Spirito [Spiriti?] Nicola, Scudiero. Stewart Charles, 4, Capitano Tenente. Stewart Clement, 4, Capitano Tenente.

ANi 70. SNi 70.

EMi 78, EPi 84, SV 91. SNi 70. ANi 70.

ANi 70, NNn 74,75, VNn 84. ANi 70, VNn 84. ANi 70. ANi 70. ZNo 69, GM Prov. inglese dal 1770.

ANi 70, VNn 82.

SNi 70.

Assunti il 18 Ottobre (1768 ?) (1769 ?):


Aubert Jean Baptiste, Gentiluomo. Conti Michele, Tenente. Costa Paolo, Gentiluomo, Avvocato. Frizzi Benevento, Negoziante. Fuerte Fidel [Juan?], Tenente. Granata Fidel, Gentiluomo. Malarbia (anche Malabarba), Rev. Domenico. di Martino Giuseppe, Avvocato. Moretti Frederico [Ferdinando?], Negoziante. Penalver Nicolas, Scudiero. Rodriguez Jean [Juan?], Tenente Colonnello. Spicetto Nicola. Vanvitelli Gaspare [Giorgio?], Gentiluomo. Vela Vincenzo, Negoziante. Zizzi Salvadore, Avvocato. ANi 70. VNn 82, 84. SNi 70, exit 75. ANi 70. SNi 70. ANi 70. RNi 74, 75. SNi 70. SNi 70. SNi 70. SNi 70.

Assunti il 21-1-1770
Marchiante Luigi, Giudice. Caracciolo Francesco [il futuro ammiraglio]. Petri Giorgio. ZNo 69. impiccato nel 1799.

Ufficiali 21-1-1770:
M.V.: 10 S.: 2 S.: Segr.: Tes.: Stewart Charles. Specchio, Marchese Demetrio. del Fuerte Juan [Fidel ?]. Lioy Felice Stewart Clement.

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G. Ufficiali 21-1-1770:
G.M. Prov.: G.M. Agg.: 10 G.S.: 2 G.S.: G. Tes.: G. Segr.: G. Po. Gle: (?) Pignatelli Cesare, Duca di S. Demetrio e della Rocca. Everard Francis. Rodriguez Jean. Marchiante Luigi. Galliani, Marchese Bernardo. Dillon John. Coppola Enrico.

Assunti il 30-9-1770
Drayer Jean Geovanne, il Cavaliere. Guaiani Domenico. Heigelin Christian, Negoziante. Sicco Baldassarre. O'Sullivan Daniel, medico. Tschudi Pasqual, ufficiale militare. de Yonis Jean Jacques.

VNn 78, 80, 82, 84. RNi 74. VNn 82, 84.

Ufficiali il 30-9-1770:
M.V.: Stewart Charles. 1 S.: Dillon Cristopher. 2 S.: Costa Paolo. Segr.: Sicco Baldassarre. Tes.: Stewart Clement.

N.B. Il 30-9-1770 furono integrati i FF. olandesi degli Zels. Il Duca di Sandemetrio riordin la sua G.L. Prov., creando 3 nuove Logge, cio: L'Harmonie, La Singuliere, La Zele et Scrte. I membri di quest'ultima furono esclusivamente gli ex-Zels, mentre nelle Logge L'Harmonie e La Singuliere furono mescolati una ventina di membri della Perfect Union Lodge. (ved. AlI. F).

ALLEGATO E Piedilista 26 4-1769 Well Chosen Lodge (La Bien Choisie). Or.: Fond.: Obbedienza: Napoli. 26-4-1769. Scismatica, in seguito: G.L. Prov. Inglese (da loro stessi per mai accettata). 444, 379, 292, 293, 245. Patente originale. Grand Lodge Library, London.

N. di ruolo: Fonte: Orig.: Ufficiali:


M.V.: l S.: 2 S.: d'Aquino Francesco, Pr. di Caramanico. Caracciolo Kiliano. Reali Giuseppe.

Catalogo alfabetico:
d'Aquino Francesco, Principe di Caramanico. Caracciolo Kiliano, de Principi de Pettoraniello, Abate Olivetano.

Mutamenti:
ZNo 69, NNn 74, 75, exit 75, SV 91. ZNo 63, 64, VNn 78, 82, 84, NNn 74, 75.

41

Cutler Charles, negoziante inglese. Danero Giovanni. Montalto Vincenzo. Piano Baltassarre. Reali Giuseppe. Thomas Giovanni. * Winspeare Anthony.

ZNo 63, 64. LN 51, ZNo 63, 64. ZNo 63, 64. VNn 84.

* Nel 1796-1798 il Colonnello Antonio Winspeare menzionato come Preside della Provincia di Catanzaro, Calabria ulteriore (22, p. 67).

ALLEGATO F LL: La Zele et la Scrte L'Harmonie La Singuliere Or.: Fond.: Obbedienza: N. di ruolo: Fonte: Orig.: Napoli 30-9-1770 G.L. Prov. inglese. mai registrato. De Vignoles: G.L.P. de Naples et Sicile. Archivio dell'Ordine, l'Aia.

Loggia La Zele et la Scrte. Piedilista 30-9-1770. Ufficiali:


M.V.: Adami, Cav. l S.: Cirillo Domenico. 2 S.: Massoni Giovanni. Tes.: Caracciolo Vincenzo. Segr.: Petroli Pasquale. ex ZNo ex ZNo ex ZNo ex ZNo ex ZNo

Catalogo alfabetico:
Adami, Cav. Acquaviva Carlo. Binder, Barone, 4. Bologna, Monsignor. Calvaruso, Pr. di [Moncada], 4. Canneto, Pr. di: ved. Gironda. Cariati, Principe di. Caprioli Giuseppe. Caracciolo Vincenzo. Cianci Carlo, 4, Avvocato. Cirillo Domenico, medico. Cocchiglia Letterio. Delan Joseph. Dillon William. Francone, cav. Gerolamo, 4. Fortrose, Lord, 4. Gicca Anastasio, ecclesiastico. Gironda Giovanni, Pr. di Canneto, 4. La Lionessa, Cav. Massoni Giovanni.

Mutamenti
ZNo 69. ZNo 69. ZNo 69. ZNo 69, SV 91. ZNo 69. ZNo 70. ZNo 63, 64, 69. ZNo 70, VNn 82, 84. ZNo 63, 64, 69, RNi 74, 75. ZNo 69 (?), 70, E 85, FN 86, ZNo 69. ZNo 70. ZNo 69. ZNo 69. ZNo 69. ZNo 69. ZNo 69 NNn 74, 75, exit 75. ZNo 70. ZNo 69.

99.

42

Maurizio Francesco, 4. Mendia Ambrosio. Merchante [Marchiante?] Pietro, 4. Naselli Mariano, de Pr. d'Aragona, 4. Nola [Noia?] Duca di. Orlando Gaetano, 4, Avvocato. Petroli Pasquale. Pignatelli Vincenzo, de Pr. di Marsico, 4. Pinto, Cav. Filippo, 4. Pritchard Balthasar. Rafadale, Pr. di [Marchese Montaperto?], 4. Revertera Vincenzo, Duca della Salandra, 4. Ribas Pietro, 4. Salandra, Duca di: ved. Revertera. de Soria Eugenio, 4. Sorrito, Duca di. Spinelli Filippo. Mr. Williams.

ZNo 63, 64, 69, RNi 74, 75. ZNo 69. ZNo 69. ZNo 63, 69, VNn 78, 82, 84. ZNo 69. ZNo 63, 64, 69, VNn 82, 84. ZNo 69, exit 75. ZNo 63, 64, 69, exit 75, VNn 84 (?). ZNo 69. ZNo 69, CPn 82. ZNo 69, (Montaperto: ZNo 63, 64). ZNo 69, VNn 78, 82, 84. ZNo 69. ZNo 69, NNn 74, 75. ZNo 70. ZNo 70, exit 75. ZNo 70.

Loggia L'Harmonie Piedilista 30-9-1770 Ufficiali:


M.V.: l S.: 2 S.: Segr.: Tes.: Ruffano, Principe di Lioy Felice Gemmis Giuseppe Moretti Ferdinando Aubert Jean Baptiste ex ZNo ex PNi ex PNi ex PNi ex PNi

Catalogo alfabetico:
Aubert Jean Baptiste, 4, Gentiluomo. Ciani Ignazio. Costa, Nicola de Leo, Capitano. Delfico Filippo. Gemmis Giuseppe, 4, Segretara di Stato. Lioy Felice, 4, Avvocato. Lioy Giacomo, gentiluomo. Longano Francesco, Prof. di Filosofia, 4. Malarbia, Rev. Domenico. Moretti Ferdinando [Frederico?] Pau Gennaro, Avvocato. Ripaioli, Marchese, Dottore in medicina. Ruffano, Principe di.

Mutamenti
PNi 68, 69, 70. ZNo 70. PNi 68, 69, 70. ZNo 70. PNi 68, 69, 70. PNi 68, 69, 70, NNn 74, 75, VNn 84. PNi 68, 69, 70, VNn 84. PNi 68, 69, 70. PNi 69, 70. PNi 69, 70. PNi 68, 69, 70. PNi 68, 69, 70, VNn 82. ZNo 70.

Loggia La Singuliere Piedilista 30-9-1770 Ufficiali


M.V.: l S.: 2 S.: Segr.: Galliani, Marchese Bernardo Specchio, Marchese de Malausens Personne Ermengildo ex PNi ex PNi ex ZNo ex ZNo

Catalogo alfabetico:
Coppola Enrico, 4, Capitano. Delan George. Derlong Joseph, Capitano.

Mutamenti
PNi 68, 69, 70. ZNo 70. PNi 68, 69, 70.

43

del Fuerte Fidel, Tenente. Galliani, Marchese Bernardo, 4, Segr. di Stato. Magnez Angelo. di Martino Giuseppe, Avvocato. de Malausens Conti Filippo [de Conti di ?], 4. Nugnez Vincenzo, Tenente. Penalver Gaetano. Penalver Pasquale. Personne Ermengildo. Popone, Marchese. Rodriguez Jean [Juan ?], Tenente Colonnello. San Biase Litterio. Spicetto Nicola, Scudiero. Specchio, Marchese Demetrio, 4, Capitano. Vanvitelli Giorgio. Zizzi Salvatore, Avvocato.

PNi 69, 70. PNi 68, 69, 70. ZNo 70. PNi 69, 70. ZNo 70. ZNo 70, VNn 78, 82, 84. ZNo 70. ZNo 70, RNi 74, 75. ZNo 70. ZNo 70. PNi 69, 70. ZNo 70. PNi 69, 70 PNi 68, 69, 70. PNi 69, 70. PNi 69, 70.

ALLEGATO G Piedilista 1774 Loggia La Renaissance Or.: Napoli Fond.: 1774 Obbedienza: G.L. Prov. inglese N. di ruolo: mai registrato Fonte: De Vignoles: G.L.P. de Naples et Sicile. Orig.: Archivio dell'Ordine, l'Aia. Ufficiali:
M.V.: 1 S.: 2 S.: Tes.: Segr.: Petroni, Marchese Giuseppe. Zelaya Francesco. Penalver Nicolas. Perossier [Penyssier?] Pierre. Piccinini Felice.

Catalogo alfabetico:
Avitabile Vincenzo, Avvocato. Baffi Pasquale, Prof. di Greco, nato 1751 Calabria. de Barth (olom?) Artand. Bottola Francesco. Cianci Carlo, 4, Avvocato, nato 1730 Montefusco. Jacobert Fredelin. Maurizio Francesco, 4, Ufficiale, nato 1725 Napoli. Mirabelli Agostino. Penalver Nicolas, 4, Scudiero, nato 1740. Penalver Pasquale, 4, Gentiluomo, nato 1742. Perossier [Penyssier ?] Pierre. Petroni, Marchese Giuseppe, 4, nato 1746. Piccinini Felice. Pigmati [Pigonati ?] Andrea. Russo Vincenzo. Scotti Pasquale. Serio Luigi, Oratore. O'Sullivan Daniel, medico, nato 1740. Zelaya Francesco, 4, Capitano, nato 1716.

Mutamenti
VNn 78. VNn 84, 99.

ZNo 63, 64, 69, ZSNi 70. ZNo 63, 64, 69, ZSNi 70. PNi 68, 69, 70. ZNo 70, SNi 70. exit 75 (Loggia francese ?).

ZNo 63. exit 75.

PNi 70. LN 49, 50, CMo 69, exit 75.

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Piedilista 29-8-1775 Ufficiali:


M.V.: 1 S.: 2 S.: Tes.: Segr.: Petroni, Marchese Giuseppe. Penalver Nicolas. Penalver Pasquale. Faggiano, Principe di. Serracapriola, Duca di.

G. Ufficiali:
G.M. Prov.: G.M. Agg.: 1 G.S.: 2 G.S.: G. Tes.: G. Segr.: G.P.G. (?): Pignatelli Cesare, Duca di S. Demetrio e della Rocca Cianci Carlo. Maurizio Francesco. Pigmati (Pigonati ?) Andrea. Faggiano, Principe di. Penalver Nicolas. Penalver Pasquale.

Risultano inoltre assunti:


de Angelis Michele, prete, nato 1740. Carbonara Giulio, prete, nato 1733. Carta Giuseppe, Avvocato, nato 1749. de Cicco Francesco, prete, nato 1742. Colicchio Ernesto, Avvocato, nato 1740. Faggiano, Principe di, nato 1741. Jacquenin Ignace, negoziante, nato 1729. Lamarre Constantin, Avvocato, nato 1747. Lopez Michele, Avvocato, nato 1743. Lucches, Cav. Gaetano, nato 1749. Lusciano, Duca di, nato 1750. Parigro Nicola, Brigadiere degli eserciti, nato 1752. Patano Vincenzo, Avvocato, nato 1735. Poitabile Vincenzo, nato 1737. Serracapriola, Duca di [fam. Maresca], nato 1750. Sleede Thomas, inglese, nato 1751. Zizza Michele, negoziante, nato 1745.

VNn 84.

Par Antonio Maresca: VNn 82, 84.

ALLEGATO H Piedilista 29-8-1775 Loggia L'Humanit Or.: Fond.: Obbedienz: N. di ruolo: Fonte: Orig.: Ufficiali:
M.V.: 1 S.: 2 S.: Tes.: Grimaldi, Cav. Franc'Antonio. Barbieri Matteo. d'Sturia Agnello. Buonanni Gerolamo.

Napoli. 29-8-1775. G.L. Prov. inglese. mai registrato. De Vignoles GLP de Naples et Sicile. Archivio dell'Ordine, l'Aia.

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Segr.:

Pope Francis.

Catalogo alfabetico:

Mutamenti

d'Anastasio Gennaro, 2, Avvocato, nato 1745. Barbieri Matteo, 4, Professore, nato 1745. Buonanni Gerolamo, Avvocato, nato 1748. Canece Benedetto, l, Avvocato, nato 1748. Cieraldi Domenico, 2, Avvocato, nato 1735. Condorfi Michelangelo, l, Professore, nato 1725. Ferrari [Ferraro ? ] Gennaro, Avvocato, nato 1746. VNn 78. de Gennaro Raimondo, Tenente, nato 1752. Grimaldi, Cav. Franc'Antonio, 4, nato 1739. Oliva Tommaso, 2, Avvocato, nato 1735. Pope Francis, 4, Professore, nato 1743 [parente di Alexander Pope?]. Sammarini Nicola, Professore. d'Sturia Agnello, Avvocato, nato 1737. Tartaglione Carlo, 2, Capitano, nato 1735.

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ALLEGATO I Piedilista 1-4-1778 Loggia della Vittoria Or.: Fond.: Obbedienza: Fonte: Orig.: Ufficiali:
M.V.: l S.: 2 S.: Canc.: Tes.: Segr.: Caracciolo Kiliano. Marulli Francesco. Cardona Teodoro. Valignani Francesco. Bragh Onofrio. Micheroux Antoine.

Napoli. 1774-1775? G.L. Nazionale Lo Zelo. Dossier Napels. Archivio dell'Ordine, l'Aia.

Catalogo alfabetico:
Abate Nicola, 3, Ten. nel Reg.to Siracusa. Avena Ottavio, Marchese Avena, 2, Avvocato. Avitabile Vincenzo, 3, Avvocato. Boccapianola Nicola, 3, Nobile ed avvocato, Ospedaliere. Bragh Onofrio, 3, Nobile di Tropea. Caputo Emanuele, 3, Lettore di Filosofia e Monaco Benedettino. Caracciolo Kiliano, de Pr. di Pettoraniello, 3, Abate Olivetano. Carafa Luigi, 3, Princ. di Pietralcina, Elemosiniere. Cardona Teodoro, 3, Capitano del Reg.to Rl Macedonia. Cito Francesco, 3, Gentiluomo, 1 Steward. Ferrara Gennaro, 3, Avvocato. Geofilo Michele, 3, Sottobrigadiere nel Batt. R.le de Cadetti. Heigelin Christian, 3, Negoziante. de Marco Paolo, 1, Sacerdote. Marulli Francesco, de Conti Manilli, Com. dell'Ordine di Malta, Capitano di Cavalleria, 3. Mastrilli Marzio, March. del Gallo, 3, Oratore, Maggiordomo di Settimana del Re di Napoli, Alf. de Volont. di Marina. Mazzacane Antonio, de Pr. di Lomignano, 3, Alf. nelle Rle Guardie Italiane. Melillo Costantino, 3, Avvocato. Micheroux Antoine, 3, Alfiere nel Battaglione R.le de Cadetti. Naselli Diego, de Pr. d'Aragona, 3, Brig. dell'Eserciti del Re di Napoli. Naselli Mariano, de Pr. d'Aragona, 3, Col. del Reg.to d'Agrigento. Nuez Vincenzo, 3, 2 Steward e Ceremoniere, Ten. di Cavalleria. Patini Francesco, 3, Avvocato. Pepe Venemondo, 3, Monaco Olivetano. Pepi Giuseppe, 3, Abate. Petrelli Pompeo, 2, Avvocato. Revertera Vincenzo, Duca della Salandra, 3, Gentiluomo di Camera, Capitano del Corpo de Volontari di Marina, Colonnello dell'Eserciti del Re di Napoli. Ripetti Giuseppe, 2. Squarcia Tomaso, l, Tenente nel Reg.to Sannio. Turboli Domenica, de Marchesi Peschici, l, Monaco Teatino. Valignani, Cav. Francesco, de Conti di Miglianico.

Mutamenti
VNn 82, 84. VNn 82,84. RNi 74. VNn 82,84. VNn 82,84. VNn 82,84. ZNo 63, 64, BNi 69, NNn 74, 75, 76, VNn 82, 84. VNn 82,84. VNn 82, 84. HNi 75. exit 75? PNi 70, VNn 82, 84. VNn 82, 84.

VNn 82, 84. VNn 82, 84. VNn 82, 84. VNn 82, 84, SV 91. ZNo 64, NNn 74, 75, 76, VNn 82, 84. ZNo 63, 64, 69, ZSNi 70, VN 82, 84. ZNo 70, S 70, VNn 82, 84. VNn 82,84. VNn 82,84.

ZNo 69, ZSNi 70, VNn 82, 84. VNn 82, 84. VNn 82, 84. VNn 82, 84.

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Werthes D.F.A.C., l, Letterato. N.B. Sull'originale, l'ultimo (32.esimo) nome risulta aggiunto in calligrafia diversa. N.BB. Tutte le Luci della G.L.N. e del Subpriorato (Stretta Osservanza) erano membri di questa Loggia interna (Diego Naselli, Caracciolo, Marulli, Cardona, Heigelin, Valignani, ecc.).

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PARTE III

ED STOLPER, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, Rivista Massonica - N. 9 Novembre 1975 Vol. LXVI X della nuova serie pp. 527-534 (Continuazione dell'articolo apparso a pagg. 395-432 del settembre 1975)

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Nella storia massonica napoletana vi sono vari periodi, sui quali i ricercatori non sanno dirci pressocch niente. Cos sappiamo quasi nulla delle faccende muratorie dell'epoca intorno al 1785, e soprattutto di quelle riguardanti le province. Esistono vaghi accenni all'attivit latomistica, per es. in Calabria e Sicilia, principalmente attraverso il Fr. danese (vescovo luterano) Friedrich Mnter, ma manca ogni documentazione attendibile (generalmente Mnter scriveva quello che gli raccontavano e, trattandosi di una epoca di - contradictio in terminis - odio massonico, difficilmente i suoi informatori erano obbiettivi) (5, 1 p. 418). perci un piacere aver trovato, all'Aia, alcuni interessanti scritti dell'abate calabrese Antonio Jerocades, documenti che ci danno varie notizie di prima mano. L'originale di questo libretto (in 8, pp. IXI ed 1-59) risulta irreperibile ma certo che nel 1849 si trovava in possesso della R.L. Georg di Hannover (*A), anno in cui fu copiato dall'instancabile e meticoloso storico tedesco, Fr. Georg Kloss (Klossbibliotheek ms II C 2, in 8, pp. 1-19). L'opera consiste di: a) un indirizzo (All. I), pronunciato dal Jerocades davanti alla sua Loggia madre di Marsiglia, nel dicembre 1784; b) una Bolla ad interim (All. II) per le Logge: L'Amor della Patria di Tropea e La Buona Speranza di Paralia (l'odierna Parghelia); c) un Codice Massonico, scritto dal Jerocades, ed intitolato: Il Codice delle Leggi Massoniche, ad uso delle Logge Focensi. Quest'ultimo interessante documento sar pubblicato e discusso in un prossimo numero di questa Rivista. (B*) Antonio Jerocades (7) nacque 1'1-9-1738 in Parghelia nella Calabria Ulteriore. Fu educato nel Seminario di Tropea, dove dimostr delle doti eccezionali che attirarono addirittura l'attenzione del famoso Illuminista abate Antonio Genovesi di Napoli. All'et di 21 anni apr una fiorente scuola nel suo paese nativo, insegnando italiano, francese, latino, greco, ebraico, filosofia e matematica (una gamma formidabile per un giovanotto appena maggiorenne). Nell'anno 1765 il giovane sacerdote (*C) si rec a Napoli, dove fu ospitato dall'abate Genovesi, il quale lo propose come Maestro di Ideologia nel Collegio Tiziano di Sora. Intorno al 1770 (1773 ?) visit Marsiglia e l fu iniziato nella Loggia St. Jean d'Ecosse, che pretendeva di aver ottenuto, nel 1751, un Charter dalIa Scozia. Tale Mre Loge costitu, a sua volta, varie Logge nel bacino mediterraneo, come per es. la Loggia S. Giovanni di Scozia a Palermo neI 1762/63. (1 pp. 195 198), (2 pp. 44 50). Non sappiamo quasi niente della successiva attivit massonica del Jerocades in Italia, n a quale Loggia si affili, ma nel 1775 egli si rec in Calabria, e l probabilmente costitu pi di una Loggia (per es. a Tropea). Purtroppo mancano delle notizie concrete in merito, e non neppure chiaro sotto quale obbedienza quelle Logge lavoravano (sicuramente non sotto la Mre Loge de Marseille ma probabilmente sotto la Gran Loggia Provinciale inglese, per la quale Jerocades sembra aver avuto una preferenza (5). NeI 1776, tornato a Napoli, l'abate apr una scuola privata di filosofia ed archeologia, che presto divent celebre. Fu in questo periodo che Jerocades compose, fra altro, la maggior parte delle canzoni massoniche, che nel 1785 videro la luce, sotto il titolo La Lira Focense. I documenti All. I e II dimostrano che neI primo lustro degli anni '80 le differenze fra i due rivali schieramenti massonici - la G.L. Nazionale Lo Zelo sotto Diego Naselli, e la G.L. Provinciale inglese sotto il Duca di Sandemetrio (3, 4) - erano arrivate ad un punto tale (soprattutto nelle citt di provincia, dove i pochi FF. presenti erano anche loro divisi nelle due correnti), da paralizzare quasi del tutto ogni 50

attivit muratoria, come dimostra - dice Jerocades - l'esempio di Messina, di Catania, di Cartagirona, di Reggio, di Cotrone, di Catanzaro, di Terlizzi, di Tropea. Tale valutazione confermata anche dal Fr. Mnter, neIle sue Noticen (5), rilevando la confusione esistente nelIe Logge di Messina, Caltagirone, Reggio Calabria e Terlizzi; secondo il Fr. danese, per, la Loggia dell'Ardore di Catania lavorava in modo esemplare (almeno nell'anno 1786). Anche il Fr. inglese Francis Everard (10 ind. 26-D-3) parla delle gravissime difficolt in seno delle Logge di Messina e Palermo. La notizia dell'esistenza di una Loggia a Crotone ci risulta nuova. Questa era la triste situazione massonica, quando scoppi il terribile terremoto deI febbraio 1783, che caus moltissimi morti ed ingenti rovine. Decim per es. la popolazione di Seminara, paese nativo del Fr. Marchese Franc'Antonio Grimaldi, letterato e filosofo a Napoli. Peggiori furono ancora le epidemie che si verificarono in seguito. Mnter ci ha lasciato un resoconto dettagliato (6). Jerocades si rec immediatamente nella sua terra di Tropea, dove constat che nemmeno il dolore ed i disagi riuscivano ad indurre i FF. ad unirsi, superando le differenze tra i rivali schieramenti. E fu a questo punto che l'abate prese una singolare decisione salomonica. Lasciando ai FF. la libert di difendere l'uno o l'altro schieramento massonico, fu deciso, col consenso generale, di mettersi, ad interim, sotto una diversa obbedienza, e ci fino a quando a Napoli non tosse raggiunta la pace muratoria! Per lo scopo Jerocades si rec a Marsiglia, dove il 13-12-1784 pronunci un indirizzo (All. I) davanti alla sua Loggia madre St. Jean d'Ecosse, spiegando ai FF. francesi la triste situazione napoletana, e domandando una Patente, la quale fu concessa nello stesso giorno (All. II). Questa curiosa Bolla per le Logge L'Amor della Patria di Tropea e La Buona Speranza di Paralia (Parghelia) avrebbe, per, cessato di aver valore il giorno in cui la Gran Loggia di Napoli (non si dice quale, ma Mnter suggerisce la G.L. Provinciale inglese) (5) avesse fornito una Bolla definitiva. Tornato in Italia, Jerocades, convinto che le difficolt della Fratellanza erano dovute in gran parte alle molte manchevolezze dei vigenti Codici massonici, si mise a compilare un codice di nuovo tipo (il Codice Focense). Nello stesso anno 1785 apparve anche la sua raccolta di versi massonici: La Lira Focense (Focense perch Jerocades credeva - erroneamente - che, analogamente a Marsiglia, anche Tropea fosse stata fondata dai Focesi, nell'era eroica, cio dopo la caduta di Troia, ca 1200 a.C) (*D). Non esistono indizi che altre Logge abbiano seguito l'esempio di Tropea, come invece prevedeva Jerocades, n conosciamo la sorte delle Logge focensi. Nella letteratura il Jerocades viene sempre dipinto come un uomo con delle idee politiche rivoluzionarie. Un tale giudizio non pu, per, ritenersi valido per gli anni fino al 1785, durante i quali l'abate calabrese non appare affatto rivoluzionario. Infatti, dai documenti sotto mano (All. I e II) ed anche dal Codice Focense, risulta chiaramente che, in quel periodo, egli difendeva caldamente l'istituzione monarchica e la Casa Reale di Ferdinando e Carolina. Questo sentimento indubbio anche in parte della Lira Focense (con frasi esaltanti come: Viva, viva Gran Fernando, Nostro Padre e nostro Re), e nel poema Paolo, che fu dedicato a Acton, nuovo braccio destro - ed amante - della Regina. Nella stessa Lira Focense, per, si trovano anche molte canzonette con un tenore diverso, dedicate alla libert ed all'uguaglianza. probabile, quindi, che, dopo il 1785, quest'uomo intelligente ed illuminato cominci a muoversi inesorabilmente verso il Giacobinismo, aiutato senza dubbio dai suoi amici intimi - e Fratelli - Mario Pagano, Domenico Cirillo, Donato Tommasi, Gaetano Filangeri, ed altri esponenti delle nuove idee. Nel 1791 Jerocades ottenne la Cattedra di Filosofia e nel 1793 quella di Economia e Commercio. In quell'anno ebbe delle serie difficolt a causa di alcune canzonette, composte in occasione dell'arrivo nel porto di Napoli della flotta francese (benvenuta per i Giacobini ma non di certo per la Regina, preoccupata per la sorte del1a sorella Maria Antonietta di Francia). Per punizione, fu mandato alla Casa dei Padri di S. Pietro a Cesarano (Nola). In seguito fu coinvolto nei tumulti politici del 1794 e sub il carcere nel Castel dell'Ovo (ebbe l'indulto il 5-5-1795) (9 p. 812). Nel 1799, al ritorno dei Borboni dopo la caduta della tragica Repubblica Partenopea, Jerocades fu esiliato, mentre molti dei suoi amici furono giustiziati (Pagano, Cirillo, Conforti, Baffi ecc.). 51

Tropea fu una colonia dei Locresi, da non confondere con i Locresi dell'era eroica, i quali, 700 anni prima, operavano nelle acque italiane, insieme con i Focedesi (da non confondere con i Focesi). Dopo il suo forzato soggiorno a Marsiglia (dove fu ospitato da FF.), torn in patria nel 1801 e fu mandato nella Casa dei Padri Liguoriani (Giuriani?) di Tropea, dove mor il 18-11-1805. Durante la sua vita, quest'uomo straordinario stato di una fecondit incredibile: ha scritto innumerevoli drammi, poemi, canzoni, liriche, orazioni, libri di scienza, di economia, di filosofia; ha tradotto da Pindaro, da Orazio, da Fedro, da Orfeo, dal Vangelo. Tutto questo, per la verit, oggi giudicato di scarso valore letterario, ma siamo del parere che quell'instancabile lavoratore alla pietra grezza stato un esempio per tutti noi, che troppo facilmente ci stanchiamo. Ed in quel senso non poi importante il fatto che le poesie di Leopardi fossero superiori a quelle di Jerocades.

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NOTE
(*A) Probabilmente il libretto originale non sopravvissuto al periodo nazista. Un'altra questione come mai, nel secolo scorso si trovava in Germania. Forse vi era stato portato dal Fr. Mnter, il quale era un ammiratore di Jerocades; dalle sue Noticen (5) traspare che era a conoscenza dei documenti all. I e II. Anche il biografo Martuscelli (7) accenna all'opera, ed in conseguenza, almeno una copia doveva esistere in Italia nel 1813. (*B) Sotto il titolo del libretto, e sotto il nome dell'autore, scritto: (Neapoli) in Pamphilia 1785. Il significato non ci chiaro. (*C) In alcuni testi il Jerocades chiamato sacerdote deI Rito greco. Questo non risulta, per, dalle sue biografie. Anche Mnter lo chiamava prete greco, possibilmente in allusione al cognome certamente non italiano, ma piuttosto greco.

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BIBLIOGRAFIA
l) CARLO FRANCOVICH, Storia della Massoneria in Italia... ecc. Firenze 1974. 2) M. P. AZZURI, Inizi e sviluppi della libera Muratoria moderna, in Lumen Vitae 1959. 3) ED STOLPER, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, in Rivista Massonica, 1974, pp 591 606. 4) IDEM, idem, in Rivista Massonica 1975, pp. 395+432. 5) FRIEDRICH MNTER, Noticem fr die Geschichte der Freymaurerey, in: Kalander fur die Provinzial Loge von Mecklemburg, 1831. 6) IDEM, Nachrichten von Neapel und Sicilien... ecc., Kopenhagen 1790. 7) DOMENICO MARTUSCELLI, Antonio Jerocades, insigne Filologo e Filosofo, in: Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, dedicato a S. E. il Conte Giuseppe Zurlo (5 Vol.), Napoli 1813. 8) JEAN BERARD, La Magna Grecia, Torino 1963. 9) M. D'AYALA, I liberi Muratori di Napoli nel secolo XVII, in Archivio Storico per le Province napoletane, Napoli 1898. 10) DOSSIER: Foreign Countries, Folder D Italy. G.L. Archives, London.

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All. I
Al Venerabile e a' Fratelli della R.L. di S. G. di S. nell'Oriente di Marsiglia, Dove regna la fede, il silenzio, e la pace. il F.A.J. Deputato della L. dell'A. della P., e della B.S. Gloria, Salute, e Felicit. V.F.R. Se la ragione e il buon senso muovono e conducono i vostri consigli e i vostri travagli alla gloria e alla immortalit, io debbo giustificare le mie rispettose domande, affinch sieno esaudite da voi, che sempre cercate una regola, onde non siate ne' vostri favori o molto avari, o molto profusi. Nella citt di Napoli si sono fondate due Logge, l'una detta Provinciale, l'altra Nazionale. La prima dipende dalla G.L. di Londra, dalla quale fu regolarmente e solennemente fondata. La seconda, constituita da se medesima, riconosciuta dalla Francia, e dalla Germania. Fra queste due Logge vi tanta e tale discordia, che l'una non riconosciuta dall'altra per legittima e regolare. Sono fra loro proibite le visite, e sino la civile Societ si vietata fra i diversi Fratelli. Ci che deva generare l'emulazione, ha prodotto l'invidia; e l'una fabbrica ci che l'altra distrugge. Le diserzioni sono continue; il fine interrotto dal fine; e l'amicizia si perde, da che si ritrova l'amico. Nel furor della disputa si profana il mistero; e in due altari, condannati l'uno dall'altro, si porgono allo stesso Nume le stesse preghiere. Or in una Citt molto vasto il numero delle Logge, e la moltitudine de' Fratelli non impedisce l'assiduit de' travagli; e la differenza delle sorti e de' luoghi dirada, se non dissipa, il fuoco della contesa. Ma non cos nelle Citt della Provincia, ov' appena una Loggia, e son pochi, e congiunti i Fratelli. L'interesse vario della lor dipendenza divide la Societ; i travagli son cessati, o sospesi. La liturgia tralasciata scancella dalla memoria le idee acquistate co' dolci movimenti del cuore; e del sacro e venerando Instituto la legge e la fama o si obblia del tutto, o s'ignora. L'esempio di Messina, di Catania, di Cartagirona, di Reggio, di Cotrone, di Catanzaro, di Terlizzi, di Tropea, che hanno incontrato la stessa fortuna, sono i pi certi e stabili documenti di questo disordine. La rarit e la lentezza de' lumi, che scorrono in quelle contrade, dove un tempo furono le sedi d'ogni sapere, e d'ogni virt, sono il segno pi certo e pi chiaro della inefficacia delle leggi Massoniche. In questa et, nel secolo fortunato di Ferdinando e Carolina, avrebbe dovuto in quel Regno spuntar l'Aurora dal fin della Notte, e l'antica ospitalit avrebbe dovuto aprire oggimai gli alberghi sicuri del disinteresse, e della amicizia. lo non voglio rattristarvi con le querele importune di tante calamit. A me basta il proprio dolore; e a voi basta la mia Gierusalemme, perch in quella veggiate un infelice obbjetto della nostra sperata piet. Nell'anno passato, la di cui memoria sar rinovata in tutte l'et, accadde nella Calabria la pi terribile delle umane sciagure. Li 5 di Febbrajo si scosse da' fondamenti la terra, e i Villaggi e le Citt sepellirono sotto le loro ruine tutti coloro, che non potevano liberarsi, e fuggire. Al tremuoto orribile successero altre calamit; molti furono assorti dall'onde del mare, e molti consumati dal doloroso disagio. La maggior parte al fine cade in preda alla morte, che arm la sua falce di febbri putride e velenose, onde altri trasse alla tomba, e altri al languore. Mosso dallannunzio funesto lasciai la bella Partenope, e anche io, dopo l'esempio di molti, andai a veder la mia Patria ruinata e sommersa. Qual io mi rimasi a questo spettacolo, io il so che il vidi, e che fui a parte delle commune sventure. La citt di Tropea, e il Villaggio di Paralia non furono del tutto rovinati; ma la gente malmenata si fugg nella campagna e nelle marine, dov' tuttavia ricovrata al coperto delle tende e delle baracche. In tali avvenimenti ognuno pensa al riparo, e proccura di unire le forze a' consigli. A me parve opportuno di animare i Massoni a qualche necessaria intrapresa, o almeno di unirli, e ristorarli col conforto, e con la speranza. Tal volta il pianto il rimedio de' mali, e le lagrime richiamano l'allegrezza. Ma il credete, o Fratelli! I Massoni non vollero abbandonare il loro partito, e sostennero, tra le fauci della necessit un impegno senza inte55

resse. Al fine pochi di loro si unirono al mio consiglio; e con questi si diede la Luce ad alcuni. Ed ecco gi costituita, al rinfusa e nella desolazione, una Loggia. Il travaglio nacque tra i sospiri e il dolore, e crebbe vigoroso e robusto. Ma la discordia de' malcontenti si accese, e non potendo altro macchinare con l'opera d'alcuni profani, mossero il paese a romore e a tumulto, ed esposero alla sorpresa il Santo de' Santi. Che si dove a fare in questo cimento? L'ira disarmata divenne indulgenza; e la piet propose il seguente Consiglio. Si pens di unirli sotto altri auspici; di lasciar a tutti la libert di serbar fede al suo Duce e Maestro; e di proccurare intanto un'altra protezione sovrana fino a quel tempo, che in Napoli si concluda la concordia e la pace. Con questa determinazione si pot proseguire il travaglio; e la Loggia dell'Amor della Patria e della buona Speranza ha gi fondate le sue basi sulla convenzione giurata di tutti i Fratelli. A chi dovea porgere, o C. F. le mie lagrimose preghiere? Da chi potea sperar questo favore? Questa Loggia la mia madre; qui rinacqui alla luce: un figlio ubbediente dee fidarsi all'amor della madre. Mi ricorda ancora, che la Nazione Francese ha protetta e difesa la libert dell'Olanda, e della Pensilvania, ed ha sempre riposta la sua gloria, non nelle mostrose tirannide, n nella barbara superstizione, ma nella giustizia delle leggi, e de' riti. Animato di tal confidenza, ecco a voi ritorno, o C. F., ad implorare un soccorso, che voi sole te offrire a' infelici senza preghiere. Fate uso della vostra ragione: ella vi esorta alla giustizia, centro e base del mondo. Seguite la vostra virt, ella vi muove alla piet. Siate Massoni, siate Francesi, siate Focensi, e accordate una Patria a chi fugge dalla mina e dalla discordia. L'Oriente di Tropea e Paralia stima me degno di questo doloroso messaggio; e voi potete, se non v'incresce, rimandar me stesso per avventuroso messagiero della pi felice Novella. Questa la domanda fra i sospiri e le lagrime a pi del trono vi presento, o C. F. Questa la grazia, che da voi e brame (?), e spero a nome del Fabbro dell'Universo, ch'empie questo Tempio di lume e di fuoco. Ne' fasti gloriosi, che vanta la vostra Loggia, questo giorno dee comparire alla posterit piene di splendore e di gloria. A me serbo solo il vanto di dare un occasione alla vostra virt; ma vostra tutta la gloria di questa intrapresa. Ve ne sapr grado Tropea e Paralia, ch' Colonia degli antichi Focensi; e il nostro esempio sar seguito da molte Citt dell'Italia. L'uno e l'altro Oriente di Napoli, che con questa Loggia ha contratti i vincoli della ospitale amicizia ben lunghi dall'irritarsi, ne sentir gaudio e piacere; e i vostri nomi gloriosi faranno registro, per man della fama, nel Tempio dell'Eternit, consegrato alla Sapienza ed alla Virt.

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All. II G.L.G.A.D.L.U.M.L.O.A.N.T. (F ?)
l'Orient de Marseille, Lieu clair, ou regnent le Silence, l'Union, la Paix et l'Amiti, l'an de la G.L. 5784, et le 13 du dernier mois; (*D) tous les hommes clairs qui ces prsentes verront, Salut, Force et Joie. Nous V. Grand Matre, premier e second Surveillants, dignitaires et Officiers, Excellents Matres Ecossois, Matres en tous grades, compagnons et Apprentifs de la T. R. et C. P. Loge, sous le titre distinctif Saint Jean d'Ecosse. Sur la demande nous faite en cette R. Loge Ecossoise, le mme an et jour que dessus, par le trs C.F. Antoine Jerocades, Membre de cette R. Loge, tendant valider les travaux des Frres Maons rassembls dans les Orients de Tropea, sous le titre distinctif de l'Amour de la Patrie, et de Paralia, sous le titre distinctif de la Bonne Esprance, ces susdits deux Orients situs dans le Royaume de Sicile, par 38 dgrs et 48 minutes latitude nord. Pour la multiplication du trs parfait Ordre des Ecossais ensevelis sous les ruines de B.G., adhrants la demande du susdit T.C.F. Jrocades, avons donn pouvoir aux dits Frres assembls dans les dits Orients, di suivre rgulirement leurs travaux, sous le rgime de notre R. Loge, en attendant que le trs R. Grand Orient de Naples puisse leur dlivrer des constitutions, comme tant plus particulierement, les dits Orients, partie d'tre par lui clairis, et condition qu'aprs qu'il leur aura accord des constitutions, les prsentes cesseront d'tre valables, et seront censes pour lors n'tre que de simples lettres d'affiliation. Priant et requirant toutes les R. Loges rpandues sur la surface de la terre d'y avoir gard, leur offrant, en pareil cas, le semblable. Delivr en Loge Ecossoise, le mme jour et an que dessus, et d'aprs les pouvoirs nous donns par la T.E. et T.P. mre Loge, l'O. d'Edimbourg. Seimandy (?), etc. Scell et timbr, etc. Par mandement, etc.
(*D) Secondo Kloss questo significherebbe il 13 febbraio 1785. Riteniamo per che Kloss sbagliasse: questa usanza si diffuse soltanto dopo l'anno 1792. Inoltre Jerocades parla dell'anno 1783 come l'anno passato.

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PARTE IV

STOLPER ED, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli. Parte IV, I Codici delle Leggi, La Costituzione di Jerocades - Rivista Massonica N. 10 Dicembre 1975 Vol. LXVI X della nuova serie pp. 594-619.

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La Costituzione massonica compilata dal Fr. Anderson nel 1723 davvero un documento stranissimo. L'opera comincia con una acrobazia storica ed afferma che le Origini della nostra Arte risalgono al Fr. Adamo. Segue poi una specie di credo con alcuni antichi doveri, non sempre del tutta chiari e, in fine, Anderson ci informa che la Massoneria basata su una serie di Landmarks, i quali, per, non nomina. Eppure, questa testimonianza zoppicante vale oggi come sempre e nessun Fratello ha mai potuto amplificarla od aggiornarla. E, basandosi su queste leggi non scritte, o scritte male, pi di 6 milioni di Massoni lavorano sulla propria pietra grezza in armonia e pace. La prova, diremmo, che la nostra secolare Fratellanza deve avere una magica forza intrinseca. Talvolta dei gruppi di Massoni hanno sostenuto che le loro particolari condizioni locali necessiterebbero una Massoneria diversa, dimenticando cos che una Massoneria diversa deve per forza chiamarsi pseudo-Massoneria. E, allegando manchevolezze nel nostro credo, quei Massoni si sono resi responsabili della compilazione di varie Costituzioni di fabbricazione locale. Talvolta queste erano (o sono) poverissime di contenuto, mentre altre volte i FF. (giureconsulti?), studiando ogni virgola, hanno prodotto dei capolavori di precisione. Ma, fatto curioso, il risultato non mai stato un successo ed ha quasi sempre condotto alla discordia, alla confusione, alla deviazione ed alla triste necessit dei Tribunali massonici. Nella Massoneria napoletana settecentesca, fra i vari schieramenti rivali, sono state in uso pi di una Costituzione, di cui noi ne conosciamo cinque, malta diverse nella loro concezione. Purtroppo la mancanza di spazio ci impedisce di dare a tutte l'attenzione che meritano; ci limiteremo perci ad alcune brevi considerazioni. Gli Statuti Preliminari (All. I) (ca. 1750 - ca 1765). Le logge, create negli anni 1749-1751 dai FF. Larnage, Tschoudi, Zelaya ecc. (1, 3), elevandosi poi nel 1750 a G.L. Nazionale sotto Raimondo di Sangro Principe di Sansevero, usavano questi Statuti Preliminari, che sono stati copiati dal contemporaneo Curioso Dilettante nel suo lungo manoscritto (4), ora in possesso della Societ napoletana di Storia Patria. Nel 1958 furono pubblicati dal compianto Fr. Pericle Maruzzi in Lumen Vitae (2). Questo documento, con il suo contenuto massonico per la verit poco consistente, dimostra chiaramente che la Muratoria era esclusivamente per la Napoli bene, con la sua moralit discutibile e con la sua cultura piuttosto scadente. Il Codice, vagamente moralistico e molto ingenuo (per i nostri occhi novecenteschi addirittura divertente) somiglia soltanto di lontano alla Costituzione di Anderson, ed ugualmente di lontano ad un Codice, assai pi chiaro, di tre millenni addietro: i 10 comandamenti. Rispetto al credo di Anderson, il codice napoletano fece insomma un grande passo indietro. Mentre Anderson aveva introdotto un concetto coraggioso e rivoluzionario per l'epoca, cio la tolleranza religiosa, il Cap. II degli Statuti Preliminari limita la Fratellanza ai soli Cristiani; gli Ebrei sono scartati, insieme coi Turchi ed i Pagani (del resto non cos sorprendente se ancora oggi la voce popolare meridionale suddivide la fauna terrestre in: Cristiani e bestie). probabile che questa clausola fu inserita per soddisfare i desideri dei molti FF. ecclesiastici (per i quali era gi un passo da gigante la concessione che i Protestanti erano da considerarsi Cristiani).

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Il Codice di Du Bois (1763-1770). In Olanda, nel 1735, la Massoneria fu per breve tempo proibita, e la Fratellanza aveva capito che per essa la Costituzione di Anderson conteneva due principali pericoli, perch: 1) le leggi civili olandesi proibivano i giuramenti sulla Bibbia, per i quali lo Stato aveva l'esclusivit; 2) per Anderson, un ribelle contro lo Stato era s riprovevole, ma non veniva espulso dalla Massoneria (un articolo ancora oggi molto discusso nell'ambiente della ricerca massonica). In conseguenza, il futuro G. Segr. Du Bois ebbe l'incarico di tradurre e ritoccare la Costituzione di Anderson. II risultante Codice di Du Bois (1760) acquist fama, non solo in Olanda, per la chiarezza nella formulazione dei vari articoli, soprattutto del Regolamento. La parte storica, causa di molta polemica, era eliminata del tutto; un Fr. ribelle allo stato veniva cos espulso, il giuramento si prestava sul... Codice stesso e, infine, l'opera era bi-lingue (olandese-francese), fatto che la faceva accessibile a tutti. La documentazione disponibile (5) dimostra che a Napoli la prima Loggia regolare Les Zels, e la successiva G.L. Prov. olandese (1763-1770) lavoravano con il Codice di Du Bois (sul quale presumibilmente i FF. napoletani giuravano). Cos, almeno in teoria, persone di tutte le religioni erano ammissibili nella Fratellanza. La Costituzione di Anderson. A Napoli, gi prima del 1750, la Costituzione inglese era conosciuta, ma evidentemente non considerata soddisfacente. Il 10 agosto 1751 Re Carlo VII (futuro Carlo III di Spagna) inform il Papa Lambertini che quelle Obbligazioni erano a Napoli capitate ma non per anco accettate. Come abbiamo visto nei nostri precedenti articoli, nel 1768 fu costituita la prima Loggia inglese: la Perfect Union Lodge (5), alla quale appartenevano molti ufficiali inglesi. Possiamo perci presumere che essi seguissero la Costituzione di Anderson. In teoria, anche in seguito, intorno al 1780, le varie Logge inglesi (6) devono aver lavorato secondo il Codice di Anderson. Diciamo in teoria perch, visti gli sviluppi sbalorditivi e lo scarso contatto con Londra, probabile che i FF. facessero le loro proprie leggi strada facendo. Lo Statuto della G. L. Nazionale (ca 1775-1789). Nel 1873 Carlo Sperandio pubblic tale Statuto (7), rinvenuto - egli dice nel 1866 nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Sperandio, purtroppo spesso assai inattendibile nelle sue asserzioni, assegn l'anno 1750 al documento (prima G.L. Nazionale, sotto Raimondo di Sangro). Per varie ragioni siamo del parere che questa data fuori questione, ma la Costituzione, ammesso che sia autentica, potrebbe essere quella della successiva G.L. Nazionale sotto il Principe di Caramanica (5, 6). Nel documento sono menzionati 6 gradi (l, 2, 3, Maestro Architetto, Scozzese, Eletto) e ci dimostrerebbe che la Costituzione era in vigore prima dell'appartenenza alla Stretta Osservanza, cio prima del 1777 (probabilmente 1775-1776). Il documento (e vorremmo vedere l'originale) intitolato: Costituzione dei Liberi Muratori, poste in ordine nuovo dall'ex GMFSTDGM, per uso della Gran Loggia Nazionale e Logge di sua dipendenza. L'enigma (da noi non risolto) delle iniziali massoniche potrebbe essere un indizio della data (inoltre, i vennero di moda dopo il 12-8-1774, quando furono visti per la prima volta in una lettera del G.O. di Francia). La Costituzione dimostra degli aspetti interessanti e meriterebbe una analisi in profondit che sarebbe, per, fuori dallo scopo di questo articolo. La parte storica (titolo II) comincia con un ragionamento a sorpresa: Questa Societ ebbe la sua origine in Oriente, come si raccoglie (sic) dalle seguenti parole di Ezechiello - Il Dio d'Israello principi in Oriente ad essere glorificato, e dall'Oriente la sua Gloria cominci a diramarsi pel resto del mondo. Tutto molto semplice! 60

Vari titoli sono ovviamente presi dal Codice di Du Bois ed, in conseguenza i Rubelli e Facinorosi vengono espulsi. Altri articoli, per, risentono degli Statuti Preliminari del 1750, e cos sono esclusi dalla Societ: ... chi sospetto di vizio infame e contro natura, se per lo spazio di tre anni non avr dato certe ripruove di emenda, il bugiardo, il satirico, l'uomo effemminato ed idolatra della propria persona, l'ipocrita, il giuocatore di professione, il buffone e tutti coloro quorum Deus venter est. E di nuovo i poveri Turchi sono esclusi dai lavori alla pietra grezza! La parte organica (Regolamento) del documento contiene degli articoli stranamente somiglianti a quelli del Regolamento odierno. Per es., riguardo al ballottaggio: Trovandosi una palla nera, dal F che l'avr posta se ne deve assegnare la ragione o in pubblica L o ad aures del M:. Reggente fuori L, fra lo spazio di quarantott'ore. Se in detto tempo, o non compir chi l'ha posta, o non addurr giusto motivo, rester incluso il Profano; e la palla nera si avr per effetto di sbaglio, in luogo della bianca. Il Codice delle Leggi Massoniche, ad uso delle Logge Focensi (8) (1785-1789). Siamo arrivati al vero scopo di questo articolo. Il lettore ricorder il nostro discorso sull'abate calabrese Antonio Jerocades (6) Parte III, il quale nel 1784 aveva ottenuto una Bolla per le sue Logge Focensi di Tropea. Tornato in patria da Marsiglia e convinto che tutti i guai della Massoneria napoletana erano dovuti alle manchevolezze dei Codici vigenti, Jerocades si mise subito a compilare una nuova Costituzione. Pubblichiamo questo interessante e saggio documento in extenso, per salvarlo dall'oblio (All. II). Anche se i suoi molti scritti non acquisteranno l'alloro eterno, il Fr. abate era ovviamente un uomo con una intelligenza, saggezza e profondit filosofica molto superiori alla media. Nel suo Codice, Jerocades cerca di amalgamare e conciliare i concetti morali e filosofici degli antichi (Aristotile), del Vangelo e della Massoneria. Inoltre difende la Monarchia assoluta ma, allo stesso momento, a favore della libert del pensiero (un'amalgama, questa, per necessit un po' forzata). Ci asteniamo da ulteriori commenti e lasciamo al lettore il giudizio sul tentativo di questo nostro antenato (per la verit non sempre immune da Sofisma, Tautologia, Retorica e Truismo).

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BIBLIOGRAFIA
(1) M. P. Azzuri (Pericle Maruzzi), Inizii e sviluppo della libera Muratoria moderna in Europa, in Lumen Vitae 1957, pp. 384 e s., pp. 432 e s. (2) Idem, in Lumen Vitae 1958, pp. 345-348. (3) Carlo Francovich, Storia della Massoneria in Italia, dalle origini alla rivoluzione francese, Firenze 1974 (pp. 90-114). (4) Anonimo (Curioso Dilettante), Istituto, o sia Ordine de' Liberi Muratori. Ecc., ms. (5) Ed Stolper, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, Parte I, in Rivista Massonica 1974, pp. 591-606. (6) Idem, Parte II, in Rivista Massonica 1975, pp. 395-432. Idem, Parte III, in Rivista Massonica, 1975, pp. 527. (7) F. T. e B. Clavel, (traduzione ed addendum di Carlo Sperandio), Storia della Massoneria e delle Societ segrete, Napoli 1873. (8) Antonio Jerocades, Il Codice delle Leggi Massoniche, ad uso delle Logge Focensi, Trascrizione (1845) di Georg Kloss, ms II C 2, pp. 1-19, nella Klossbibliotheek, l'Aia. (9) Georg Kloss, Geschichte der Freimaurerei in Frankreich, Darmstadt 1852, 2 voll.

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ALLEGATO I

Statuti preliminari
Costituzione in uso nel Regno di Napoli circa fra il 1750 e il 1785 STATUTI PRELIMINARI del rispettabilissimo Ordine de' Liberi Muratori da leggersi nella Ricezione di ogni nuovo Fratello, ne' quali prescrivonsi le principali condizioni, che si richiedono ne' soggetti che aspirano ad esservi ammessi, secondo che si trovino registrati negli antichi Archivi delle Loggie sparse su la superficie della Terra, e secondo che praticano e osservano tutte le Loggie del medesimo Ordine. Capitolo I. Chiunque aspira ad essere ammesso nel Rispettabilissimo Ordine, de prima d'ogn'altro promettere, e solennemente giurare un sincero, ed inviolabile zelo per la Religione, per il suo proprio e natural Sovrano, e per quello, che regna in quel luogo ove sar aperta la Loggia, come altres di voler essere di buoni ed onesti costumi. Capitolo II. I dichiarati Ateisti sono onninamente remossi, ed esclusi dall'Ordine, a meno che non abbiano preventivamente abjurate le loro bestemmie in piena Assemblea, e cos ancora ne sono affatto proscritti e privi gli Ebrei, i Turchi, ed i Gentili, dovendo tutti li membri di esso essere assolutamente Christiani, cio professanti di alcuna delle varie Comunioni Christiane de i Battezzati *. Capitolo III. Chiunque sar medesimamente sospetto di vizio infame, nefando, e contro natura affatto indegno di essere ammesso nella Rispettabilissima Societ, a meno che non abbia date per lo spazio di tre anni prove assai chiare della sua innocenza, o almeno emenda, e del suo rispetto per il bel sesso. Capitolo IV. Tutti coloro che lograno, ed allogano la felicit loro nel bere, nel mangiare, o in qualunque altra sorta di Crapula, e la perfezione del loro Spirito nel giuocare, fare il buffone, ad imparare la storia delle Favolette, parlare nel linguaggio delle stradelle, e nel leggere Opere vane, sono incapaci di entrare nell'Ordine. Capitolo V. Quelli che sono soliti esser bizzarri, idolatri o di soverchio amanti del proprio personale, o della figura loro, del tupp, e degli abbellimenti, obbligato dal d della sua ricezione nell'Ordine a vestire semplice, e positivo, senza galloni, senza ricami, senza frangie, e fuori di ornamenti femminili per tutto lo spazio del suo Noviziato. Capitolo VI. Gl'ippocriti tristi, ed in probit, e nel valore, e nella falza divozione, e nella severa morale, sono proscritti dalla Societ. Capitolo VII. Chi aver contratto Nemist con alcun Membro della Societ non potr essere ammesso se prima non aver promesso di pacificarsi intieramente con colui ch' suo Nemico, tosto che lo vedr nell'Adunanza e Societ, e lo tratter per l'avvenire leale Amico e Fratello. Capitolo VIII. Coloro che bramano essere ammessi nell'Ordine dovranno indispensabilmente esser disposti e risoluti dal primo momento della ricezione loro di non mostrare il menomo risentimento, o prendere alcuna vendetta contro alcuno de' Fratelli sia per qualunque motivo, disputa, ed occasione che possa mai insorgere, siasi dentro o fuori di

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Loggia ma deesi riconoscere in obbligo di proporre le giuste sue lagnanze al gran Consesso de' Maestri, ed attender da quelli il Compenso, o la Composizione delle pendenze, dipendendo assolutamente dalla prudenza e dall'Arbitrio di questi cui resta appoggiata la Cura di comporre ed accomodare ogni pendenza, che insorger potesse per avventura tra gli Associati. Essendo questo un Articolo indispensabile, altrimenti sarebbe un procedere diametralmente contro la mente universale degli ottimi e fondamentali Statuti dell'Ordine; la cui vera e seria, ed importante mira consiste sopra il tutto nel mantenere sempre un intemerata, inalterabile, e perfetta Amicizia e fratellanza fra tutti i Membri del rispettabilissimo Corpo. Capitolo IX Dee molto meno esser lecito a qualunque de' Confratelli, trovandosi in conversazione o in qualsisia Ridotto il motteggiare, o con saletti male approposito discorrere sopra i defetti e debolezze di alcuno de' Fratelli; ma si dee riconoscere in obligo preciso di parlarne sempre bene, e vantaggiosamente per modo che dovr con prudenza, anzi scusare e coprire nel miglior modo che li sar possibile e potr in buona maniera riuscirli, tutti quei difetti, piccole leggerezze e mancamenti che in quel tal Fratello ritroveransi. Capitolo X. Conciosiach la principal massima fondamentale a base di tutte le altre che ci propone la rispettabilissima Societ si quella di sempre convivere tra Fratelli in una inalterabile e scambievole e sincera Amist e Fratellanza; perci rigorosamente ella comanda che ogni qual volta taluno prima di essere ammesso avesse cicisbeato o fusse attualmente Cicisbeo della Moglie di qualunque Fratello, in tal caso debba egli solennemente giurare di astenersi in avvenire da simile cicisbeatura, affinch non possa darsi la menoma occasione di rancori, disturbi, o risse tra Fratelli. E questo non de intendersi soltanto per la Moglie del Fratello di quella Loggia, ma generalmente di tutte le Loggie de' Fratelli Liberi Muratori conosciuti per tali, e di qualunque Loggia essi sieno tra le tante che sparse si trovano s la superficie della Terra. Capitolo XI. Colui che aspirer di essere ammesso tra Fratelli dell'Ordine tenuto e conviene che sia sincero ed in tutto leale e veridico, e perci de solennemente promettere nella sua ricezione di non essere mentitore e mendace in qualunque maniera e con chichessia, ma specialmente co' Fratelli, essendo che la bugia un vizio intrinsecamente distruttivo dell'Umana Societ. Capitolo XII. Qualunque persona che abusandosi del proprio ingegno si dilettato a scrivere satire o altri somiglianti componimenti in verso o in prosa in pregiudizio della fama altrui, non pu essere ammesso nell'Ordine se prima non promette nella pubblica Assemblea de' Fratelli e non si obliga di riparare al danno cagionato con altro componimento, quale diametralmente si opponga in distruggere le scritte maldicenze. Capitolo XIII. Tutti coloro che sono stati ricevuti nell'Ordine sono tenuti promettere che per l'avvenire anteporranno il piacere di sapere al desiderio di risplendere, e che procureranno di avere il bello nella mente ed il buono nel cuore, e che non mai mostreranno l'uno se non per amore dell'altro. * I primi 5 Capitoli degli Statuti sono quasi identici a quelli apparsi nel 1741 sull'Almanach des Cocus di Parigi. Il Cap. II, per, nell'originale francese statuisce che il Massone deve credere nei dogmi religiosi dei Crociati. Kloss (9, p. 46) suggerisce che gli articoli originali sono forse stati compilati dallo Scozzese (giacobino esule) Ramsay, il quale avrebbe casi cominciato di introdurre vari aspetti dei futuri gradi cavallereschi.

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ALLEGATO II

IL CODICE DELLE LEGGI MASSONICHE


ad Uso delle Logge Focensi (composto da) Antonio Jerocades
(Neapoli) Pamphilia 1785.
Trascrizione di G. Kloss, ms II C 2, Klossbibliotheek, l'Aia.

C. S. C. S.
Questo libro non vi si offre per amor di ricompensa, e di applauso. La grandezza del cuore trova il premio nella stessa virt, e la vereconda modestia non bisognosa di lodi. Dopo molti ragionamenti dintorno a varj soggetti, si venne alla vita de' saggi Eroi. Questi a traverso alle tenebre, sparse sul timido volgo dal sacro errore, e dalla dominante ignoranza, hanno appena trovato la felicit, di cui sono capaci i mortali, nel lume delle scienze, e nel fuoco delle arti. Lasciando il fasto e la cura alla irrequieta ambizione, e alla indigente avarizia, negli antri e fra le ombre han goduta della libert della vita. Il loro merito, senza farsi conoscere, si conosciuto, e la fama ancora ne parla. Un giorno chiedeste, qual si era l'argomento, e l'apparato degli antichi Misteri? il vostro chiaro e sublime talento, interprete de' pi celati pensieri, pervenne con l'opportuna doma [?] la risposta opportuna. Chi versato nello studio della rimota antichit, e nella intelligenza degli inni, pote molte cose svelarvi, che agli stessi Eruditi si mostrano tra la confusione e l'orrore. Allora i nomi d'Iside, di Sibele, di Mitra, di Bacco, d'Alcide, di Orfeo non pi vi parvero l'obbjetto della favola e del trastullo; e invidiaste alla sorte delle Bacche e de' Mirti. Pur non era il momento di aprirvi le porte, che sono dalle Grazie e dalle Furie guardate. E' si attendeva, che la raggione e il coraggio venissero a condurvi nel Tempio. L'ora vicina; prendete il libro, e leggete. In questo specchio conoscete voi stessa. Che pi si tarda? Ardite, e sperate. La verit vi guida; la virt vi accompagna; e vi siegue la gloria, Avanti l'entrata, volgetevi; e fatta duce e maestra, chiamate le belle anime, eguali alla vostra; e allontanate, fra lo sdegno e la minaccia, i profani. Apollo non aspetta, a [?] gli Oracoli, che la Sacerdo tessa di Delfo. Ma ch? Voi vi mutate: io vi veggo maggior di voi stessa: la fiamma, che vi circonda, vi arde i lumi, e vi erge la chioma. Voi tentate di scuoter dal petto il Dio, che v'ingombra? Si, parlate, o Dea: vi conosco piena del Nume. Ecco voi ricompensata de' vostri favori: ecco l'opra mia applaudita a bastanza. Il Codice delle Leggi Massoniche Libro I. Proemio Niuna Societ s' mai potuta ideare, n fondar senza leggi. La legge la volont o di Dio e dell'Uomo. Quindi , che la societ naturale ha le sue leggi e la Societ civile ha non meno le sue, le quali spesso sono riti e costumi. La Societ de' Mas. ha formate ancor le sue leggi, e le ha raccolte in un Codice, confidato per l'esatta osservanza alla fedelt de' Ministri. S come l'oggetto di una Societ ben ordinata s' di constituire una Citt, un Governo, e un Impero; cos le leggi debbono sempre risguardar quest'oggetto. I Massoni, mossi dalla necessit, o dalla virt, han meditato di formarsi una Loggia, un Governo, e un Impero; e perci hanno a questo fine accomodate le loro leggi, e i loro costumi. Di pi, queste leggi, e questi costumi, sono o universali e comuni a tutto l'Ordine, o particolari e propri di ciascuna Loggia. Secondo questa divisione noi andremo descrivendo la legislazione dell'Ordine dei Massoni. Preghiamo i nostri Fratelli, ovunque sieno, e comunque, di ascoltarne le voci e le frasi, e d'intenderne, per quanto ne sono capaci, lo spirito e la ragione, col fermo proponimento di non solo mandarle alla memoria, ma di osservarle ancora, di amarle, e di riporle nella mente e nel cuore; Ci che non v' pi dubbio, che la felicit umana dipende dalla giustizia, e la giustizia non , che la conoscenza del dritto, e l'esecuzione delle leggi. Ogni Societ o dall'uomo, o dalla legge regolata. Si come l'uomo spesso cangia, e si deprava; cos il migliore governo della legge, che non mai cangia n mai si corrompe; Perci la legge figurata e adorata qual Dea, tenente in una mano la bilancia, in un altra la spada, e si fa chiamare Nemesi, Temi, ed Astrea. Noi pure l'adoriam con tai nomi; se non che per non confonderci co' pagani, la chiamiamo col nome di ]ehova, il quale architett, e fabbric l'Universo. Col capo dunque scoperto, e in attenzione e silenzio, ascoltate, o Fratelli la Legge Massonica, la qual la Legge di Dio.

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PARTE PRIMA Delle Leggi Politiche Si avvis il grande Aristotele, che quattro sono le parti di una somma e sovrana potest, ci , la legge, il magistrato, il giudizio, e la guerra. Noi, tenendo dietro alla dottrina di questo greco e saggio Politico, seguiremo la stessa divisione, e prima parlerem della Legge. Cap. I. Della Legge. La Legge la duce e maestra, la quale insegna e prescrive all'uomo ci ch'e' debbe sapere, e ci ch'e' debbe operare; o per dirlo con altre parole, ma con la stessa sostanza, la Legge la direttrice de' doveri dell'uomo. Il primo dover dell'uomo verso Dio, principio e fin delle cose; e questo dovere suol dirsi volgarmente Religione, o Piet. Oltre che la Religione la base e il fondamento di ogni Societ, non si pu pi dubitare che vi sia un Nume, facitore, e provveditore dell'Universo, chiamato Dio, o ente degli enti, cagione delle cagioni. Quindi il Massone, incomminciando i suoi doveri sempre dal Cielo, dee protestare, che v' un Dio, e che questi il vindice de' delitti, e delle virt. Ma perch la Religione suole spesso dechinare dal suo puro principio, e il vero Dio o s'ignora, o si sprezza, il buon Massone non dee cader nella superstizione, e o negare la Divinit, o credere agli errori del volgo. Non dee dunque il Massone esser o ateo, o superstizioso; ma dee esser cultore ossequioso di un Numo sommo e sovrano e riputarlo come il principio, il mezzo, ed il fine della sua vita. L'uomo dee sapere, e far cose degne di Dio. Dunque i suoi costumi debbono esser regolati secondo la legge naturale, e positiva, che lo stesso Dio, di sua bocca, o per quella de' suoi fedeli ministri, ha data agli associati mortali. Oltre la legge di Dio, v' la legge del Uomo. Dopo che dalla communione si pass alla division delle cose, gli uomini furono distinti in nazioni e popoli, e la terra fu in tante regioni, e citt, separata e divisa. Quindi nato il Diritto della gente, e il Diritto civile, poich ogni popolo si form la sua societ, la societ il suo principato, il principato la sua legge, e la legge i suoi costumi, e i suoi riti. L'anarchia e la poliarchia sono o mostri, o corruzion di Governi. Il Massone debbe astenersi da questi errori, e dee rispettare ed eseguire le leggi della sua patria, e le costumanze di quella. Non nostro consiglio l'interpretare qual sia de' Governi il migliore. Ma se vogliam misurare la bont de' Governi dalla somiglianza, che hanno con quello di Dio, possiamo asserire, che il miglior Governo quello di uno solo. Perci dobbiam gloriarci di esser nati, e cresciuti, sotto il provvido reggimento di un Re, il qual fa la volont delle leggi, e intende alla felicit del suo popolo. Con ci non intendiamo di defraudar l'onore che si dee alle bene costituite ed ordinate Repubbliche, e spezialmente alla Repubblica Cristiana, detta altramenti la Chiesa, o il Regno de' Cieli. Insomma chi giusto felice, ed giusto chi conosce e osserva le leggi. Basta il dover dell'uomo verso di se. Non dee questo dovere a' Massoni inculcarsi, gi che egli obbligato di aspirare alla perfezione, la qual riposta nella sapienza, e nella virt. Sarebbe strana e infame cosa il vedere un Massone, che trascura di farsi saggio e perfetto; imperciocch non solo l'uomo, ma ogni animale tratto dall'amor di se stesso, e questo amore spinge ogni ente alla sua felice e tranquilla esistenza. Ogni Massone non dee tener cosa pi cara, ne pi sacra, ne pi laudevole della Legge, allora specialmente, che l'ha ricevuta in forma di patto, e promesso, e giurato. Si ricordi pure et tenga per fermo, che chi non ha legge, non ha patria; chi non ha patria non ha Dio, ne Re; e che chi non ha n Dio, n Re, non ha n pace, n libert, n speranza. Si avverta ancora che questa non che la somma di tutte le leggi; ma che il dettaglio di quelle sar descritto in tutti i Capitoli, dove son trattati gli altri argomenti. Ma la massima delle Leggi, che fa la sostanza, e la felicit del nostro governo, si il silenzio e la fede. Cap. II. Della Loggia. La societ de' Massoni, com' detto poc'anzi, ha per oggetto delle sue leggi di piantare una Loggia, il formare un Governo, e il conferir un Impero. Di tutte e tre queste cose noi brevemente parleremo, e primo della Loggia. La Loggia non che un'assemblea di uomini detti Massoni, perch chiamati ed eletti di rifabbricare il Tempio della virt, ove ricoverata l'umanit ritrovi la giustizia e la pace. Ella si divide in universale, nazionale, e provinziale. La universale quella di Londra, ed la madre di tutti. Ivi risiede il Capo dell'Ordine, si conserva la dottrina e la storia, e si custodisce il deposito della legge. A questa madre tutte le altre sono sottoposte, e debbono protestare riconoscenza ed omaggio. La nazionale quella, che si

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pianta nella citt capitale d'una natione, e regge e governa tutte le altre a se sottoposte. La stessa la condizione della Loggia provinciale, con questa differenza; che il Capo della nazionale della stessa nazione creato; ma il Capo della provinciale suole crearsi ed eleggersi dal G.M. di tutto l'Ordine. In ognuna di queste Loggi madri si stabilisce il gran Consiglio dell'Ordine, che altrimente si dice Gran Loggia. In questo gran Consiglio risiede la somma e sovrana potest delle leggi, e si amministra sovranamente la ragion politica, che debbe regolar le vicende dello Stato Massonico. da notarsi l'architettura material della Loggia. Ella in forma di quadrato bislungo ed rivolta alle quattro parti del Mondo, ci all'oriente, all'occidente, al settentrione, e al mezzogiorno, per indicarsi la sua vastit. Ma poich non in alcuni paesi permesso della civil potest di fondarne il lavoro; elle ne mostra il disegno, attendendo il tempo e il loco opportuno da fabbricarsi nella sua perfetta e compita figura, Intanto ogni loco opportuno a questo disegno. Ma il tempo esser debbe la notte, la quale con le sue tenebre cuopre e difende la maest del Mistero. Ci che in Loggia si dice, e si fa, si chiama Mistero. Non altra cosa un Mistero, se non che una Festa. Or la Festa non , che una rappresentazione rituale di un fatto memorando, e interessante. I pi notabili avvenimenti sono accaduti o nel d della vita, o nel d delle nozze, o nel d della morte. Perci son molti e vari i Misteri, e le Feste; ma la nostra Festa, e il nostro Mistero rappresenta solennemente la morte di un saggio Eroe, e non in sostanza, che un sacro, e perpetuo funerale. Perci il Mistero Massonico si dee celebrare nel pianto e nel lutto, da cui si attende e si spera il canto e la gioia. Ogni e qualunque Loggia in varie parti divisa, secondo i vari gradi dell'Ordine; ma la costruzione di quelle dipende dall'architettura, la quale pu rilevarsi dal catechismo, e dal rito. Si avverta que la Loggia debbe avere il suo nome, e il suo colore, come ha le sue leggi, le sue armi, il suo suggello, e il suo apparato festivo. Quanto alla grandezza della Loggia e al numero dei Massoni si avverta ancora, che la virt la misura di questo numero, e che le mura di una citt esser deggiono i petti de' cittadini. Dopo che si sar sparso il lume della verit, e il foco della virt; dopo che la sperienza dimostrera la giustizia delle Legge Massoniche; i Massoni non si conteranno a decine, ma per nazioni e per popoli; e il vessillo ignoto e sprezzato sar riverito e temuto ancor da' profani. Cap. III. Del Governo Si molto disputato sopra l'indole de' Governi. Si conviene oggi mai, che se la somma potest in mano di un Re, il Governo si chiama regno, o monarchia; s' in man del Senato, si chiama repubblica degli ottimati, o aristocrazia; e s' in man del Popolo, si chiama repubblica popolare, o democrazia. La corruzion del Governo si chiama tirannide, e pu avere i suoi tiranni ogni Governo. II Governo de' Massoni una composizione di tutti e tre questi Governi, la qual maniera di governare si riputata da' saggi di esser d'ogn'altra pi giusta, e pi bella. La potesta in mano di tutti, e questi si fanno le leggi, si eleggono i magistrati, decidono le contese, e hanno il dritto di guerra e di pace. I Grandi dell'Ordine prevalgono col consiglio, e colla virt; e il Capo si mostra degno del dominio per l'osservanza degli statuti, e per l'esempio d'ogni valore. Questi convoca i Fratelli; apre, e chiude la Loggia; ordina il coro e la mensa; e con modestia, eguale alla giustizia, si rende altrui degno Padre e Signore. Quanto al governo generale, stabilito, che tutte le Loggie sieno fra esso lore sorelle, e che tutte sieno come figlie ubbidienti e dilette, confederate e congiunte alla madre. In somma si rifletta, che ove vive e regna la virt, regna e vive la libert della mente, e la pace del cuore. Cap. IV. Dell'Imperio. Dopo che si piantata la Loggia, e fondato il Governo, si dee pensare a conferirne l'Impero. Questo Impero, che di sua natura in poter di tutti, si conferisce per l'amministrazione a' pi degni. Non si vuoI decidere, se l'uomo nasce padrone, o servo di sua natura; ma non resta pi a lungo a dubitare, che son varj i talenti, e varie le forze dell'uomo. Chi pu per intendimento, chi per coraggio; altri prudente, altri ingegnoso. Vi l'intollerante e il feroce, e vi il paziente e il mansueto. Perci tutti gli ufficj debbono distribuirsi secondo le forze, e secondo i talenti. Quando ciascuno ufficiale osserva l'imposto dovere, ne risulta la giustizia, come dalle varie voci ne risulta l'armonia dolce e suave. Si tenga a memoria questa sentenza: que' sa regnare, che sa occupar l'uomo; e l'uomo allora giustamente occupato, quando al talento risponde il mestiere, e al mestiere l'onore.

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Questo Impero si confida a' Massoni per elezione, e non per sorte, o per caso. La elezione si f pe' suffragi, o voti communi, e questi sono il vero carattere della Massonica libert. Sia lontana l'ambizione, e l'avarizia; e tutto ubidisca alla virt. Gl'impieghi sono annuali, bench talvolta si suole prolungar il commando. Terminato l'anno dell'uffizio, il magistrato ritorna nello stato primi ero, e cos si accostuma ad ogni fortuna. Queste leggi dell'Impero si sogliono spesso cangiare, onde poi [nascere?] la mutazione dello stato. Con sommo condoglio si veduto nelle Loggie introdursi, o per forza, o per frode, il mostro del dispotismo e della tirannide, e allora, perturbate tutte le cose, nell'asilo della libert giacer sotto la mano della violenza sfrontata la dolente e misera servit. In questi casi lacrimevoli l'assemblea degli oppressi Fratelli pu richiamar i suoi dritti, e ripigliarsi quella potest, che avea deposta in mano d'infedeli e depravati ministri. PARTE II Della Magistratura Allora, diceva Solone, felice una Repubblica, quando il popolo ubbedisce a' ministri, e i ministri alle leggi. Questa sentenza sembra dettata per noi. La nostra Societ dalla legge, e non dall'uomo, governata. Ma siccome le leggi sono le armi, che si muovono senza le mani; cos necessario, che vi sieno de' Ministri, i quali delle leggi e degli statuti sono i custodi, e forman l'esempio, regolator de' costumi. Diverse sono della Loggia gli ufficj, e diversi sono i ministri. Dal pi al meno posson dividersi in sette maggiori, ed altrettanti minori. I maggiori sono, il Maestro Reggente, il primo Sopravigilante, e il secondo, l'Oratore, il Segretario, il Tesoriere e l'Economo. I minori sono, il Tegoliere, l'Architetto, l'Introduttore, l'Esaminatore, il Terribile, il Ceremoniere, e il Serviente. Di tutti partitamente parleremo, e con la brevit, che conviene al nostro soggetto. Cap. I De' Magistrati maggiori. II primo Magistrato tra noi si chiama Maestro Reggente. Secondo le diverse Loggie diversi titoli, come di Venerabile nella Loggia di App. e Comp., di Rispettabilissimo in quella di Maestro, e cos nelle altre. Egli debbe eleggersi a voti di tutta la Loggia, e creato e eletto prende il possesso col martello, che il segno di sua potest. Siede nel trono posto all'Oriente del Tempio sotto un cielo di drappo, e regge e governa la Loggia con la voce, e col martello alla mano. S come avvanza tutti nella dignit, dee tutti avvanzare nella virt. Egli rappresenta la legge, e perci debbe essere la viva immagine della giustizia e della piet. II suo portamento sia maestoso e modesto; il volto misto de severa ilarata e di dolce contegno; come il Sale spande la luce e il foco, egli dee illuminare le menti, e accendere gli animi de' Fratelli. Lungi da lui l'ingiuria e il disprezzo, la forza e la frode. Si guardi dall'ambizione oltraggiosa, e dal fasto superbo, e non cada in quell'errore, che e' giur di punire. La sua autorit di convocare i Fratelli, e di tenere Loggia d'instruzione, o di travaglio. In questo caso egli apre la Loggia, e sicome il Sale chiama ogni animale alla fatica, cos egli chiama ogni Fratello al travaglio. Il suo ministero non che di un anno, dopo il quale egli nomina il suo successore. Se mai o per sua scusa, o per altrui accusa, o per morte, o per renuncia, accade di deporre l'impiego, la elezione ricade in man de' Fratelli. Sopravigilanti I Sopravigilanti son i custodi della Loggia e vegliano alla guardia del Tempio. Essi sono ancora eletti a voti communi, ed hanno in mano ancora il martello, come coloro, che sono partecipi del sovrano potere. Il Maestro Reggente nulla fa, n dice, senza costoro, i quali insieme con lui dan forma alla Loggia. La loro scienza, e la loro virt dee farli degni di questo impiego, e non l'impegno e la briga. Essi riempiono il loco del Maestro Reggente, quando manca, o domanda di essere per poco da quel peso rilevato. Si recordino della lor vigilanza, e che hanno in mano le porte sacre del Tempio. Oratore Alla sinistra del Maestro che regge siede il fratello Oratore. Egli la lingua, per dir cos, della legge, e l'oracolo della L. Il suo verace impiego il catechismo e l'omilia. Col primo spiega et commenta la legge; con l'altra ne inculca l'osservanza e il rispetto. Egli ancora l'interprete, et l'avvocato tra il Maestro e i Fratelli, et tra i Fratelli

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e il Maestro. Ne' giudizi prende sempre le parti della giustizia, e accusa il reo, e insiste procurarli la pena. La sua orazione o sciolta, o legata. Perci pu far le parti ancor di Poeta, e rinnovando le antiche usanze, pu far le veci del Legato, e del Duce. Ma si guardi, se parla, o scrive, della gonfiezza dello stile, e della immodestia delle sentenze. Si ricordi, che per la sua lingua parla la legge, si come per la legge si ascolta la voce di Dio. Segretario Il Segretario colui, che conserva tutte le scritture dell'Ordine, e scrive, e registra tutte le carte. Presso di lui l'archivio, in cui le dette scritture sono serbate. Per ordine del Maestro egli scrive e spedisce i biglietti di avviso, onde si congreghi la Loggia; e presso di lui la tavola, o la lista di tutti i Fratelli. Di ogni Loggia scrive gli atti, e i decreti, i quali legge nella Loggia seguente. La sua fede esser dee somma, e il suo segreto inviolabile. Non abusi della confidenza del deposito delle leggi. Sarebbe ancora spediente, che tanto egli, quanto l'Oratore, parlassero le lingue communi, che sono la Latina, e la Francese. Quantunque la santit de' nostri statuti sia nemica delle maniere affettate di parlare e di scrivere; non di meno non si offende la semplicit dello stile, quando si usano le maniere terse, pure, caste, e pulite. Se si potesse posseder la grand'arte, ed antica, delle cifre e de' simboli, si farebbe tra noi il gran pregio dell'opera, rimanendo cos salvi e coperti il silenzio e la fede, e le nostre voci sarebbero simiglianti alle idee. Tesoriere Il Tesoriere colui, che raccoglie e conserva il tesoro. Questo si compone dalle mensuali contribuzioni di tutti i Fratelli, de' dritti delle recezioni e de' passaggi, e dell'elemosine giornaliere. La cassa de' poveri pur serbata da lui, e ogn'altero tributo, che percepisca la Loggia. Si astenga dalla violenza, e dalla importunit nel riscuotere ci che si dee; ma non lasci per trascuratezza, o riguardo, di procurare l'interesse di tutta la Loggia, la quale per mantenersi con decoro, ha bisogno di temporali sussidio, specialmente nel tempo, che nulla possede stabilmente o di denaro, o di roba. Economo Si chiama tra noi Economo colui, che del denaro somministrato dal Tesoriere fa le spese necessarie ed utili della Loggia. Tutti gli arredi e della mensa, e del coro, debbono esser provveduti da lui. Badi ad unire la modestia al decoro, e il decoro alla parsimonia. Nel coro si fugga la magnificenza fastuosa; e nella mensa si serbi la decenza, e la sobriet. Spesso accade, che tra le cetre e le tazze sorga la furibonda letizia, e la baccante licenza. Si travagli senza stanchezza; e si restauri la forza del corpo, e la ilarit della mente, senze offesa ed insulto. Si ricordi un antico dittato che la parsimonia la maggior rendita della famiglia, e che il lusso e l'avarizia sono sempre compagne. Cap. II De' Magistrati minori. I Magistrati maggiori sono eletti dalla Loggia per voti communi; ma i minori Magistrati sono eletti dal Maestro Reggente. Questi sono sette, gi che sette sono, dal pi al meno, gli uffici minori. Il primo il Tegoliere. Questi l'osservator della Loggia. Al commando del Reggente va con la spada alla mano a vedere, se sono ben chiuse, e guardate le finestre, e le porte del Tempio. Quindi dispone per tutto le guardie, o sentinelle, e ritornando in Loggia, ne d l'avviso al Maestro. Egli debbe esser armato pi di fede, che di ferro, poich al suo rapporto si affida il venerando mistero. Il secondo l'Architetto. All'annunzio del Maestro intorno all'apertura della Loggia, e del cominciamento de' travagli, e' prepara la Loggia, accende e dispone i lumi, spiana, o disegna il modello, in cui descritta e ideata la Loggia; ne d l'avviso, e ritorna al suo posto. Questo uffigio ha bisogno pi di perizia, che di coraggio. Se alcuno sa l'arte del disegno, atto a tal ministero. Nel fine della Loggia dee togliere tutte le figure, e i lumi ordinari, e dichiara, che pu esser chiusa la Loggia. Il terzo si chiama l'Introduttore. Questi introduce il profano nella camera dell'abisso. Ma prima il mena dal loco, ove quegli attende, alla prima porta del Tempio. Quivi gli benda gli occhi, e per le scale oblique, e per le stanze intricate il conduce alla camera del consiglio senza far motto di nulla. In questo loco, prima dall'Architetto ben preparato, il lascia seduto, e partendo gli dice, che al serrarsi la porta, si sbendi, e guardi, e rifletta. Dopo l'e-

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same fatto di lui, l'introduttore ritorna; e il conduce verso la porta interiore del Tempio. Rifiutato dal Terribile, e ottenuta la licenza di entrarvi, il rimena nell'oscuro stanzino. Ivi lo spoglia, e il riveste della maniera decente, e rimenatolo alla porta, che si apre del Tempio, il consegna in mano de' vigilanti custodi, dicendo: Fratelli, io l'abbandono alla vostra fede. Non pi rispondo n della sorte, n della vita di lui. Dopo la recezione di questo profano il rimena col, dove sono le sue vesti, e gli rende ci, che tolto gli avea. Quindi rientra in Loggia, e siede, e tace, e travaglia. Il quarto l'Esaminatore. Questi va nella camera, dove il profano siede fra le ombre e il silenzio. Domanda chi , e che f, ed esplora, se sia venuto a disturbare i sacri Misteri. Fatto certo della volont di lui, gli presenta il codice delle leggi, e ne fa giurar l'osservanza. Sovra ogn'altra cosa l'avverte, che nell'ordine de' Massoni non si trattano i gravi e g[e]losi interessi n della Religione, n del Principato, n della Scuola. Che la Loggia non un luogo di lite, n di contesa, e che senza virt chi si riceve Massone si ritrova pentito; imperciocch mal convive una timida lepre infra gli arditi e generosi leoni. Il quinto si chiama Terribile. Questi suol situarsi al di fuori della porta del Tempio. Quivi seduto si fa veder occupato nella lettura di un libro, e immerso nella meditazione di profondi consigli. Alla prima e seconda domanda del profano aspirante si conturba, si sdegna, e discaccia chi gli porge le pi calde preghiere. Ma nell'alzarsi di sedia, vede l'aspirante, si placa, l'accoglie benignamente, e l'assicura, che gl'impetrer dal Maestro del Tempio il perdono e l'entrata. Il sesto il Cerimoniere. Siccome il Mistero Massonico consiste nella dottrina, e nella storia, il tutto descritto e spiegato per emblemi, e per riti. L'emblema spetta all'Architetto; ma il rito del Cerimoniere, il quale suole in bella maniera ricordarlo a' Fratelli, se alcuno o il trascura, o l'oblia. Egli dunque debbe studiar attentamente la liturgia de' Massoni, e dee farla eseguire senza aggiungimento, e senza nulla cangiare, o detrarre. Chi conosce l'origine e la ragione de' riti, o non gl'ignora, o non gli disprezza. Il settimo il Serviente. Questi un Fratello, che ha il solo grado di Apprendente. La sua cura bassa, ma molto gelosa. porta a tutti i Fratelli i biglietti dell'avviso nella convocazion della Loggia. E vegghia in guardia delle prime porte del Tempio, e domanda a' Fratelli la parola di entrata. Nelle Loggie di travaglio consegna gli arredi, e ajuta gli altri a disporli. Nella Loggia di tavola dispone la mensa, e le sedie e tutta e quanta la cucina in potere di lui. Nella fine della Loggia entra, e chiude il travaglio insieme con gli altri; e quando tavola, entra, e beve, e assiste a' saluti. La sua fede esser dee molto provata; imperciocch a lui confidata la vita, e la fama di molti. Se mai se gl'impone altro sublime servigio, misuri le sue forze, e il suo coraggio, e francamente ubbidisca, o si scusi. Cap. III. De' Magistrati Supremi. Nelle Citt capitali, come detto di sopra, suole stabilirse la gran Loggia, e questa o universale, o della nazione, o della provincia. In questi i Magistrati sono i medesimi, che nelle Logge private; ma per la sovranit del impiego (poich trattano gli affari del consiglio e del governo) sogliono portare il nome di Grandi. Quindi diconsi il gran Maestro, il grande Oratore, il gran Segretario, il gran Tesoriere, il grande Economo, il primo gran Sopravigilante, e il secondo gran Sopravigilante. A questi si aggiungono due gran Ministri del gran Maestro, il gran Deputato, o Cancelliere, ch' il ministro delle leggi; e il gran Porta spada, ch' il ministro delle armi. Degli ufficj minori qui non v' punto bisogno; ma la gran Loggia si apre, e si chiude nella usata maniera. Siccome in questa grande Assemblea si sogliono discutere gli affari di Stato, tutte le Loggie della citt mandano i loro Deputati. Questi sono il Venerabile, e i due Sopravigilanti, i quali rapportano a' loro rispettivi Fratelli tutto ci, che si nella gran Loggia discusso e concluso. Quando si tiene assemblea di Scozzesi, e di Eletti, la Loggia si chiama Capitolo. Questo Capitolo si suol tenere per trattare esclusivamente, e indipendentemente gli affari de' Maestri Scozzesi, ed Eletti. I Magistrati sono gli stessi, ma gli affari sono diversi. Qui non han luogo affatto a' Magistrati minori, i quali non sono iniziati in questi gradi sublimi. Il regolamento del Capitolo dipende dalla loro Liturgia, e questa al loro grado innestata. Lo stesso dee dirsi delle altre Assemblee, che per altri Gradi si tengono, secondo che si convenuto in vigore di municipali Statuti.

Cap. IV.

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De' Visitatori. Suole altre volte dalla gran Loggia spedirsi un Fratello, il quale vada a visitar le Loggie o del mondo, o della nazione, o della provincia, e vedere lo stato di loro, e come sono in osservanza le leggi e i costumi. Le cose umane sono sottoposte alle mutazioni e alle vicende. L'Uomo, per qualunque instituto, non cessa mai di essere uomo, e vale a dire, un complesso di virt, e di errori. Perci spediente, che un Massone, dotato di scienza e valore, vada restituire le Loggie al primo instituto, e a rimettere in piedi l'Ordine de' Massoni, se mai sia dal suo primo splendor dechinato. A questo Magistrato deve ogni Loggia protestare rispetto ed omaggio, come se fosse la persona stessa del gran Maestro dell'Ordine. Ma il Visitatore non faccia abuso, come suole spesso accadere, della sua potest, e si contenti di non dominare, e di non cangiare gli Statuti. Oltre a ci v' un altra sorte di Visitatori, i quali vanno viaggiando o per bisogno, o per piacere, o per caso. Il pi bel vincolo dell'umana amicizia s' l'ospitalit. Gli antichi non han saputo ritrovare, n praticare legge pi bella, n pi necessaria. Dopo la fatale divisione delle cose, delle persone, delle genti, delle famiglie, l'umanit rimase in tante parti divisa, e tra il rigore de' confini ristretta. La legge tremenda che allora fu stabilita, fu questa: chi non cittadino, sia riputato nemico; e al nemico si debbe dare la morte, o il servaggio. I Saggi dunque ne' primi tempi felici, mossi dalla giustizia insieme e della piet, fondarono il dritto e la legge dell'ospizio, onde l'antichit si vanta a ragione. Questa legge ospitale, siccome eran diverse le patrie costumanze, fu fondata sopra la Religione commune, la qual era il culto di un Ente sommo e sovrano, autore e reggitore dell'Universo, chiamato volgarmente Jehova, o Giove. Questa era religiosamnte osservata, e chi l'infrangeva, era reo di spergiuro e di perfidia, e ne dovea pagar la pena all'ira e alla vendetta del Nume e sdegnato. Or nell'instituto Massonico v' questa legge, e forma il maggior decoro e stabilimento dell'Ordine. Ma l'ospitalit suol. (Mancavano 4 pagine all'originale a disposizione di Kloss). PARTE III Del Giudizio Cap. I. Dell'Ordine de' Giudici. O si esamina la causa del giusto, o si discute quella del reo. Nel primo caso si decreta il premio alla virt; nel secondo, la pena al delitto. Il Massone, che ha serbate le leggi, degno di premio. Ma questo premio nella stessa virt. Il sentimento della giustizia e della onest, ch'empie di dolcezza e soavit l'alma del innocente; la forza e il coraggio, che si sente aumentar nel suo petto; l'aura, che respira, di libert; e il piacere che gode dormendo e vegghiando in grembo alla pace; sono la mercede la pi bella della virt. Ma siccome l'uomo naturalmente tratto dall'onore, o dal lucro; ove dalla nostra Repubblica si abbia a sbandire la cupidit del guadagno, non debbe negarsi a un cor valoroso la marca e la divisa di onore. Questo alletto e spinge gli animi alla virt, la quale bene spesso si contenta di aver per sua ricompensa un inno di laude. Non sieno per spessi e profusi gli onori. La rarit e la parsimonia ne fanno il pregio e la gloria. Una fascia, un nastro, una croce, una spada, un arco reale sono grandi ornamenti per una modesta virt; e il nome di Cavaliere dell'Oriente, di Cavaliere de la Fede e del silenzio; il titolo di Perfetto, di Savio, di Eroe, son lodi che bastano a un'alma inamorata della stessa virt. Ma non sia per altrui invidia fraudata di un tanto onore la vera virt. E pur vero quel detto di Solone, che una Repubblica, la quale d pene, e non premi, come una donna zoppa di un piede. Ma se mai si dee discutere la causa del reo, e' si suole procedere in questa maniera. S'incomincia dalla ricerca, o dall'accusa. La ricerca del fisco; l'accusa di ogni Fratello. In ogni Repubblica ben regolata l'accusa, ben lungi dal disonorar l'accusante, il commenda, e l'applaude. I Fratelli son tutti parte della Sovranit, e perci trattano il proprio interesse nella causa di un reo, se non per anima di vendetta, ma per difesa della santit delle leggi, e della salute comune, si dispongono a fare l'accusa d'ogni delitto. Egli sono gli accusatori, i testimoni, e i giudici di tutti; e tutti a vicenda sono gli accusatori, i testimoni, e i giudici di ciascuno. Dopo l'accusa si forma il Processo da persone abili destinate a tal uopo. Quindi il reo si cita, e si appresenta. S'e' vuole perorar la sua causa, bene il pu; altrimenti chiama un altro Avvocato, o dalla Loggia se gli destina. Dopo che l'Oratore accusa a nome della Loggia il reo, e con la sua orazione gli procura la pena; l'Avvocato del reo il difende, e gli procura la libert. Il reo dee presentarsi in quell'abito, che richiede il suo stato. Quindi il giu-

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dizio s'instituisce nella Loggia conveniente al suo grado; ed egli il reo serba quelle divise, che nella sua iniziazione vestiva. Se il delitto leggiero, non si procede in tal forma; ma si accusa nella mensa, e nella mensa piacevolmente si assolve. Ma s' grave, si procede nella forma solenne, affinch la pena rinfranchi ci, che s' per la colpa perduto. In tal modo spargendosi la verecondia, e il timore, ogni Fratello apprenda a rispettar quelle leggi, ch'egli stesso fece, e giur. Cap. II. De' delitti, e delle pene. Chi crede mai, che il delitto e la pena, non meno che la virt e la mercede, sono i conservatori delle Citt? E pure l'attesta la Storia. Allora il cittadino pu vantarsi della sua. sorte, quando si osserva la legge. Ma la legge non si osserva, se non quando la pena di un giudicato delitto sparge per tutto il timore. La trasgression della legge si chiama misfatto, colpa, delitto. Dunque dove non legge, ivi .non delitto. Sembra dunque al primo aspetto, che chi fonda le leggi, fonda i delitti. Ma non cos, come pare che sia. La Legge necessaria, perch non si pu vivere senza la legge; ma non necessario il delitto, e si pu ben vivere nella innocenza. Tanti, e tali sono i delitti, quante, e quali sono le leggi. Il buon Massone tanto lontano dalla iniquit, ch'e' dalla sola giustizia ripete e spera il suo vivere felice e beato. Non servo, dice Aristotile, chi vive secondo le leggi. Or la legge naturale, o civile. Secondo queste dunque deono giudicarsi i delitti. Il primo delitto l'empiet. L'Ateismo, e il Politeismo fanno l'uomo e malvagio, e infelice. Di questa colpa la pena la morte, l'infamia e l'obblio; e Dio il vendice di tal pena. Il secondo la ribellione, e la congiura. L'Anarchia, e la Poliarchia son due mostri, che ogni Societ sovvertono, e danno alla ruina. Chi non ha Dio, non ha Re; chi non ha Re, non ha Patria; e chi non ha Patria, un nemico dichiarato dello Stato - sociale e civile. La morte ancora la pena di questo misfatto, ovvero la prigione, l'esilio, o il bando della Citt. Chi rompe la fede de' patti; chi perfido, spergiuro, assassino; chi non serba la fede nuziale, e contamina l'altrui talamo; chi non vive del frutto o dell'industria, o della fatica; reo di atroce delitto. In somma la violazione delle Leggi divine ed umane per noi son gravi ed atroci misfatti, i quali o chiudon la porta del Tempio al malvagio; o lo scacciano, qual indegno e contumace, dal Tempio della virt. Oltre gli accennati, sono i delitti Massonici, i quali anche essi sono la inosservanza e il disprezzo de' nostri Statuti, e deon punirsi a tenor delle leggi. Chi rompe il silenzio e la fede, disvelando in qualunque maniera i nostri sacri e venerandi misteri; chi non procura di acquistar la verit, la virt, la bellezza, che sono le tre grazie de' Gradi; chi non eseguisce il suo ministero; chi non fa l'ornamento e il piacer della Loggia, riflettendo in altrui quella luce e quel fuoco, che dagli altri ritorna in se stesso; chi mena la sua virt ne l'ozio, nel bagordo, nel trastullo, nel lusso; in somma chi non si rende e saggio, e forte, tra noi reo di colpa, e degno di pena. E' dee pagare, o voglia, o non voglia, il fio a quella Temi, di cui ha disprezzato il culto e il potere. Ove si creda sicuro e salvo da nostro giudizio, non pu scuoter dall'amico quel pavido e prezioso tormento, che gli da il sentimento di se. Se non altro, il suo nome diffamato, e si obbla. Siccome i delitti son proporzionati alle legge; cos le pene son proporzionate a' delitti. La pena maggior s' la morte, la prigione, l'esilio, l'infamia, l degradatione, e lo scacciamento dall'Ordine. Quel ritornar profano, quell'esser mostro a dito qual reo, una pena ben grave. Questa si dice propriamente censura. da lodarsi la censura degli antichi Romani, la quale lungo tempo tra esso loro mantenne l'Imperio del merito, e della virt. Nel giudicar le cause criminali, il grande oggetto si o la giustificazione del reo, o l'applauso del giusto. A fronte della pena si accresce l' onor della mercede, e l'orror del delitto ingrandisce e dilata la gloria e la fama della virt. Ma regni la piet del pari che la giustizia. Spesso la legge serva all'uomo, e non l'uomo alla legge. Il giudizio secondo la legge si chiama giustizia; ma quando si fa in rapporto dell'uomo si chiama equit. Il dar la morte al reo, l'opra comune; ma il dargli a vita, l'opra di Dio. Imitiamo l'Architetto, e il Fabbro dell'Universo: Egli non vuoI la morte dell'esempio, ma che si converta e che viva. L'Ordine de' Massoni, siccome sceglie il pi bel fiore degli antichi Instituti, cos ha ricevuta e praticata la confession del delitto, la qual un voluntario giudizio. Rapporta Platone, che una volta l'anno si univano in una dieta generale i Re dell'Atlantide, e giudicavano, ed erano giudicati. Coloro che sentono vivamente la forza della fede, e della amicizia, non soffron la frode di celare, di negare, o di scusar lo delitto; ma inquieti e solleciti vanno a confessarlo nelle Logge frequenti, e impetrando il perdono, acquistano una gloria novella. Volesse il Cielo che

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si praticasse tra noi questo costume, il quale forma il decoro e il presidio della Cristiana Repubblica. Non potendosi n toglier del tutto, ne serbar interamente le leggi: il grande arcano l'espiazione de' delitti. Chiunque resta assoluto come innocente; o con la pena lava e purga la macchia della sua colpa; ritorna nello stato primiero giustificato ed eletto. A questo fine si usava da' Saggi antichi di serbar nel mistero l'uso dell'acqua di Mnemosine, e dell'acqua di Lete. Quella ricordava le virt; e questa metteva in dimenticanza le colpe. PARTE IV Della Guerra. Chi vuol la pace, diceva Epaminonda al Senato Tebano, faccia la guerra. Non pensiero nostro di discettare, se lo stato umano sia di pace, o di guerra. Ma non da dubitare, che l'uomo nasce bellicoso ed armato, e ch' circondato di nemici al di dentro, e al di fuori di se. Oggi Loggia nello stato di pace con le altre Loggie, ove sieno regolate et perfette. Ma si nello stato perpetuo di guerra con tutti i Profani, e con tutti i malvagi. E perch la guerra o esterna, o interna; la prima si muove al profano; e la seconda si dichiara al malvagio. Cap. I Della Guerra esterna. Chi non meco, contro di me, disse il legislatore divino. Chi non cittadino, nemico, disse la legge Romana. Tra noi si osserva lo stesso Statuto. Ogni profano in guerra col Massone, e il Massone in guerra con ogni profano. Ma ci s'intende detto per lo stato, in cui sono celebrati i Misteri. Allora i Fratelli sono armati di coraggio e di forza, per allontanar tutti i profani. Una guardia, che vegghia con la nuda spada imbrandita alla porta del Tempio, va gridando ad alta voce: lungi, ah lungi ite, profani; e voi favorite con la lingua e col cuore. Se mai accade per fortuna, che un profano temerario venga a perturbar la pace de' sacri e notturni misteri, o che un'armata potenza venga a sorprendere una Loggia aperta e coverta; che si dee far da Fratelli? Questo un caso ben raro. I profani hanno finalmente conosciuta l'innocenza e il pregio de' nostri misteri, e lasciano in pace e riposo tutti i Massoni. Le potenze civili hanno ancor rilevato il valor e il fine di questo Instituto; e non solo non ne impediscono l'esercizio, ma dando loco alla umanit, si sono iniziati ne' gradi dell'Ordine, e l'hanno altamente e rigorosamente protetto. I Massoni, se son separati dal volgo ignaro, sono uniti a' Saggi e agli Eroi. I Massoni ne fuggono il chiaror del giorno, travagliano nella luce, e al cospetto del mondo. Essi si ascondono all'empio e al malvagio; ma si svelano al Saggio e al Eroe. I Massoni aman la Patria; son fedeli al Re; son servi delle leggi; e vanno a militare in difesa della giustizia, e in oppression del rubello. Nel resto si avvenga, ci che Dio non voglia, alcun di que' casi ben rari; la Loggia sapr prender il pi giusto, e il pi onorato partito, che gli propone la prudenza e la forza, e sapr salvar l'uomo e la legge. Cap. II. Della Guerra interna. un gran pericolo una guerra, che si prepari al di fuori del Tempio, e venga, qual vanto, a scuotere le porte e le mura. Ma molto maggior pericolo una guerra, che nasca e ingigantisca in seno alla Loggia. Si sa, che le discordie civili distruggono le Citt; e che Troja fu vinta da Troja, e Roma da Roma. Spesso i contumaci Fratelli sovverton le leggi; si ribellano dal loro ministro; spargon la diffidenza; nutriscon l'orgoglio; fanno sedizioni e partiti. Spesso s'introduce, come serpe nascosa, la depravazione de' costumi, e vanno a dominar sul trono della virt la licenza, il libertinaggio, e l'errore. In questo caso amaro e deplorabile la Loggia resta oppressa e consummata dalle sue forze, se la raggione e il coraggio non ne appronta il riparo. Come si dee reprimere questa discordia? La pena si versi su pochi; il timore si sparga sopra di molti; e la legge dell'amnesia ritorni lo stato delle cose al suo puro principio. Ma la discordia civile sempre segno chiaro e distinto o della estinzione, o della mutazion degli Stati. Accade di rado, che dalla corruzione si ritorni alla generazion delle cose. Il maggior colpo dell'arte politica non tanto il fondare, e il conservare, quanto il riparare, e il restituire le cose allo stato primiero. Il male della discordia serpeggia a poco a poco, e come favilla negletta eccita quell'incendio, che scoppiando al di sotto sovverte e inabissa gl'Imperi.

Epilogo.

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Queste sono presso a poco le Leggi politiche dell'Ordine e della Societ de' Massoni. La lettura di questo Codice si dee fare ogni volta, che si tiene la Loggia. Ma il miglior partito , che si scriva e legga nel cuore. Il cuore il libro de' nostri Statuti, in cui furono impressi colla punta del ferro. La mente ancora conosce, e il senso pratica le leggi giurate; quando il buon M. non oscura la luce del vero, non estingue il foco della virt, e non deturpa la bellezza di sue maniere. Egli va dritto e sicuro per la via della vita, e gli sono e guide e compagni la Luna, il Sole, e la Stella. LIBRO II Delle Leggi Economiche. Proemio Fin ora si scritta la legge delle menti, e si il modo dichiarato, onde si pervenga alla felicit. Or si passa a dettar le leggi de' corpi, affinch sieno sani, vigorosi e robusti. L'Impero, diceva bene Sallustio, dell'animo; ma al corpo spetta il servigio. Oltre a ci qual mai quella Societ, la quale possa stabilirsi e sostenersi senza roba e senza denaro? Non questo il fine, ma il mezzo; e senza questo mezzo non mai si viene a quel fine. Dal Cielo dunque alla terra. Cap. I. Del Deposito. Non ha la Societ de' Massoni esterne facolt, onde sossista. Il suo tesoro contiene i doni della natura, e questi non sempre son dati per la mano della fortuna. Lo spirito della conquista, del commercio, del latrocinio n pur della virt. La contribuzione degli stessi Fratelli il fonte, onde trae e percepisce ci, che bisogna. Il primo fonte il deposito del profano, il quale aspira alla luce. Secondo il bisogno, e la variet de' paesi, si fissa la quantit di questo deposito. Non ecceda il bisogno, n manchi. Nel primo caso la Loggia diventa mercenaria; nel secondo diventa mendica. L'uso di questo denaro necessario alla recezione del profano, e alla necessit della Loggia. Gli ornamenti di lui, la spesa per la cena, il decoro del Tempio, sono il primo uso, a cui serve questo denaro. Se mai resta qualcosa, si rende al Tesoriere, e questi la ripone nella cassa del Tesoro commune. L'altro fonte delle nostre sostanze la cassa de' poveri. In ogni assemblea dee intorno girare qual cassettino, in cui ciascun de' Fratelli dee riporre quanto pu pe' comuni bisogni. I Fratelli visitatori soglia no specialmente complimentar la Loggia visitata con qualche largo sussidio. Come ci si fa con segretezza, ed essi si mostran grati al beneficio, e la Loggia serba la sua verecondia. E non vietata un Fratello di presentare un dono alla Loggia. I primi Tempi de' Numi furono decorati, e arricchiti dalla piet. Chi dona all' Altare, dona alla Patria; e chi dona alla Patria, rende a Dio ci ch' di Dio; e al Re ci ch' del Re. Le spoglie opime, i trofei, le primizie, i voti, le palme sono i pi bei doni della Terra e del Cielo. Sovente la multa la pena della colpa: e ci vale a convertire il malo in salute. Appresso a tutte le Nazioni si ritrova la pena pecuniaria, e ci , perch la giustizia, d'accordo con la piet, permette la redenzion del delitto. Nella necessit si compra l'altrui vita, o la sua; e talora un uomo si valuta un agnello. L'altro fonte delle nostre rendite si la temperanza e la beneficenza. Chi sa far uso di sue ricchezze; chi fa moderar l'appetito, e astenersi dall'avarizia, e dal lusso; ha sempre molto da beneficar una Loggia. La parsimonia, dicevan gli antichi, l'origine d'ogni ricchezza. Ma la parsimonia ancora l'origine della beneficenza e della gratitudine. Non si sgomentino i nostri Fratelli, se vi tra loro la povert. Questa stata sempre la madre di ogni arte, e di ogni virt; ed ha condotte le armate, per la strada del dolore e del pericolo, alla vittoria e all'impero. Si vive bene di poco, e di poco la natura contenta. La mendicit, lo squallore, la sordidezza sieno sbandi te da noi; ma non la moderata decenza, che rende un'alma sufficiente a se stessa, e contenta di se. Cap. II. Del Mensuale. A simiglianza delle altre Societ si convenuto, che ogni Fratello paghi alla Loggia tanto, quanto stabilito. Questo pagamento tra noi non si fa per Lustri, per anni, per giorni; e' si fa per mesi o nel principio, o nel fine, o

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nella met. Non deggiono i Fratelli mancare a questo dovere, donde deriva la sussistenza, e la ilarit della Loggia. Chi non paga a suo tempo, o non mai, degno di riprensione, e di pena. Questo denaro, che si esige ogni mese, passa in mano del Tesoriere, ed egli ne far quell'uso, che chiede o il bisogno o il piacere. Chiunque non pu soddisfare a questo dovere, ne sia da questa legge liberato a voti communi. Chi serva alla Loggia o per opra d'ingegno, o per opra di mano non sia soggetto a tal pagamento. Di pi si avverta, che il Fratello Serviente non solo immune da questo peso, ma debbe avere di tempo in tempo il suo soldo. Epilogo. Intorno alle leggi Economiche pare, che siesi bastevolmente parlato. Il tempo, e l'essercizio sapranno scoprire altre verit le quali praticate si fanno statuti. Fin'ora il Fratello si contenta del pane, del vino, e dell'olio, che sono gli alimenti della necessit. Ma fidiamo all'Architetto dell'Universo, che non andr lungi, e vedremo l'avventurato Massone fornito d'oro, d'argento, e di rame. Accresce la nostra fiducia quel detto di un Console, e di un Senatore Romano. Il primo diceva: la guerra si pasce di guerra. E l'altro: tutte le cose servono alla regnante virt. Libro III. Delle Leggi Liturgiche. Proemio. Al Sommo Sacerdote si apre solamente il Santo de' Santi. E' pu fra il silenzio e il timore, quel Nome nominare, che comprende l'arcano del Tempio. Questa parte delle Leggi spetta nel vero a' Sacerdoti; ma si pu per l'essercizio confidare a' Fratelli. Il freno della modestia dee contener ogni lingua dalle importune ricerche; e il cuor moderato ne attenda l'effetto senza indagar le cagioni. Nel silenzio e nella speranza sar la nostra fortezza. Cap. I. Del Mistero. Ogni Mistero una Festa, e ogni festa la memoria di un fatto. A voler ridurre a sistema i fatti pi memorandi, essi sono accaduti o nella vita, o nelle nozze, o nella morte d'un uomo. Il Tempio dunque rappresenta o la culla, o l'ara, o la tomba. Volgendo e rivolgendo la Storia, o vere, o finte, de' popoli, i riti de' loro misteri son conformati a celebrare alcuna di queste memorie; e il nome delle feste o il natale di Pallade, o la morte di Adoni, o pure le nozze di Marte e di Venere. Il nostro Mistero, che ha tutto l'apparato d'una festa solenne, una rappresentazione sensibile d'un fatto, che interessa l'Umanit, e questo in vero la morte d'un giusto, e la morte d'un reo. Quello ch' il pi bel premio della virt, ci desta in seno l'emulazione, il dolor, la piet. E questa, ch' la pena del vieto, ci desta nell'animo l'indignazione, il furor, la vendetta. Or la liturgia de' Massoni contiene ne' suoi simboli sacri, legati a sacre parole, la sostanza e l'argomento del loro Mistero. Cap. II. Della Loggia. Sotto il nome di Loggia s'intende o l'edifizio, o l'assemblea, o il trattato. Questi tre oggetti della liturgia deono essere particolarmente divisati, perch, tolta la confusione, si vegga quell'Ordine, ch' l'anima della legge. I. L'Edifizio. L'Edifizio della Loggia o modello, o lavoro. L'uno il rappresentante dell'altro. Il Tempio, ch' disegnato, o fabbricato nella figura d'un quadrato bislungo, ha quattro porte, rivolte alle quattro parti del mondo, e quattro finestre. Contiene molte camere, ed un giardino; ma si divide in due parti, che sono il coro, e la mensa. L'emblema del coro la cetra; della mensa, la tazza. La prima azione si chiama travagliare; la seconda fabbricare. A questi due ufficj rispondono i simboli; a' simboli i riti, a' riti i fatti, a' fatti le ragioni, alle ragioni le leggi, alle leggi i costumi. Si sa, che la sapienza umana comprende tre parti, la verit, la virt, la bellezza. L'una la grazia della mente, l'altra del cuore, la terza del senso. Il sapere, il potere, il piacere sono le tre parti, che constituiscono l'essenza dell'uomo perfetto, che si chiama il Saggio e l'Eroe, e tal ancora l'indole del Massone. La Natura, seguendo i suoi segreti consigli, non sempre da tutto ad un solo, e serba gelosamente i limiti delle cose. Quindi , che a fondare il regno di Dio si richiede la societ dell'uomo di consiglio, delluomo di coraggio, e dell'uomo d'ingegno.

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Queste sono come le basi, le mura, e il tetto del Tempio, a cui sono impiegati il livello, la squadra, e il compasso; la luna, il sole e la stella. La pratica di questa teorica l'argomento della Liturgia, diviso tra il coro e la mensa. Questa sapienza nacque da' fatti; per s'insegna e si apprende co' riti. La lezione rituale si fa per Catechismi e per Omilie; l'uno e l'altro modo dipende dal costume, e il costume dall'uso. Qui non vogliono le parole, o al pi, le parole non fanno, che l'uomo erudito e pedante. Questa parte della Legislazione debbe dunque spiegarsi allo stilo di Sparta, e ci vale a dire, che questa legge tutta costume, usanza, mistero, virt. II. L'Assemblea. L'Assemblea de' Massoni come un Parlamento, e un Senato. In quello o si opra, o si parla. La prima si chiama Assemblea di travaglio; la seconda, Assemblea di consiglio. La recezione d'un Profano, e il passaggio dell'un grado all'altro, si chiama travaglio. Ogni travaglio un rito, e ogni rito si apprende con l'uso. Chi non Massone, Profano. Cos pur fra i Romani l'uomo era o cittadino, o nemico. Il fondatore della Chiesa pur disse: Chi non con me, contra di me. Ma il Massone, s come un uomo perfetto, non si fa, che per gradi. Intorno a' gradi vi variet di pareri. Dal pi al meno possono ridursi a sette, e sono: l'Apprendente, il Compagno, il Maestro, il Reggente, l'Eletto, lo Scozzese, e il Cavaliere della Spada. Se bene s'intende il Mistero, i Gradi del Massone sono uno, in tre parti, o in sette diviso. Ma siccome profondo il cuor dell'uomo, e senza occasione non si conosce virt; perci da commendarsi la legge de' Gradi. III. Il Trattato. L'umana curiosit si volge sempre intorno a due ricerche, e sono: Che ci ? Che si fa? Queste sono ancora le domande, che si fanno da' profani a' Massoni, e da' Massoni a' Maestri. Se in queste due cose riposto l'arcano, e' si perde quando si svela. Ma l'arcano svelato, e cessa non la inquieta curiosit de' mortali. Gran cosa l'uomo! Non mai presente a se stesso, nella cagione cerca l'effetto, nell'effetto vuoI vedere la cagione. I Massoni cercano la felicit per la strada della virt. La vita loro manifesta a' mortali. Amici dell'Uomo, della Patria, di Dio; fedeli al Re, allo Stato, alla Legge; contenti della lor sorte, tranquilli nelle avventure, eguali neIIe vicende; attenti a conquistare il sommo de' beni nella libert delle leggi e de' riti. Questo il trattato de' liberi Muratori; e questo il fine del gran Instituto. Se il sospetto cade su i mezzi, i mezzi sono la cetra, e la tazza. Ecco ci che c', e ci che si fa nella Loggia. Ma il silenzio! E' [delitto?] la maggiore delle virt. Cap. III. Dell'Armonia. La felicit si dimostra nel suggello dell'innocenza; e la voce dell'innocenza il canto de la gioia. Se il risultato delle leggi la giustizia e la pace; queste figlie di Temi si fanno ascoltar da' mortali co' loro armoniosi concerti. Ma le sacre canzoni non sono solamente un ammasso ordinato di suoni: esse sono occupate di cantare i trionfi della virt, riportati sopra l'ignoranza e l'errore, e la riparazione del Regno di Dio. L'eloquenza e la poesia, figlie dell'ingegno e dominatrici degli animi, restituite alla loro natural dignit nei Tempio d'Orfeo, sono impiegate a spiegare, e ad inspirare il vero spirito della religione, della Societ, e della gentilezza negli animi inclinati e preparati al sentimento della felicit; e a deplorare l'impiet, la rivolta, e la barbarie, che fanno le umane sciagure. L'argomento delle prose e de versi la gloria di Dio, l'amor della Patria, e la fede del Re. E non dee tacersi, per onor del vero, che la Societ de' Massoni ha restituito il decoro alle belle arti, e il moto a' talenti. Di quante belle orazioni, e di quante pi belle poesie sarebbe priva la Terra, se non si fosse instituito l'Ordine de' Massoni? Quanti lumi non si sono sparsi e diffusi al suon delle cetre? Senza tali lumi l'antichit sarebbe un Caos; e i pi grandi Instituti dell'Antichit sono i Misteri. Epilogo. Intorno alla terza parte delle Leggi Massoniche altro non pu fidarsi alla penna e alla stampa. Ne' Catechismi, nelle Omilie, e nelle Canzoni contenuta la Liturgia della Loggia. Ma l'essercizio contenuto nel rito, e il rito non , che una rappresentazione del fatto. Felice, chi conosce i fatti dalle ragioni, e le ragioni da' fatti! Egli ha due destre, ed veramente ex utroque Caesar, Juro domasque dabam. Virg. III Il fine.

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PARTE V

STOLPER ED, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, Parte V. I rapporti con la Lega Eclettica tedesca Rivista Massonica N. 1 Gennaio 1976 Vol. LXVII XI della nuova serie pp. 47-50.

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I rapporti con la Lega Eclettica tedesca In un nostro articolo precedente (8 pp. 409, 410) abbiamo parlato di una lettera, in data 26 giugno 1786, della Loggia napoletana La Philantropia, indirizzata alla Loggia eclettica (cio Illuminata) di Wetzlar. Avendo recentemente avuto un'opportunit di studiare molti documenti della Lega Eclettica (1, 2, 3, 4, 5) dobbiamo rettificare la nostra asserzione che quella associazione fosse dominata dagli Illuminati, anche se vari autori dell'epoca sostenevano tale tesi. Per capire perch Mario Pagano, M.V. della Loggia La Philantropia, si metteva in contatto proprio con Wetzlar in Germania, dobbiamo brevemente occuparci della situazione della Massoneria tedesca settecentesca. Come abbiamo visto nel nostro articolo summenzionato, l'Europa della seconda met del settecento era turbata da vari sistemi deviazionistici ma, mentre in Francia le molte scuole muratorie causavano soltanto danni limitati, in Germania ci furono pochi movimenti i quali, per, erano (almeno inizialmente) ben organizzati e che, in conseguenza, si propagavano velocemente, scuotendo cos le vere fondamenta della Massoneria tedesca ed europea. I movimenti principali erano quelli della Stretta Osservanza e gli Illuminati di Baviera, tutti e due illustrati mirabilmente nel recente libro di Francovich (7). Dopo il successo fulmineo iniziale, con l'aderenza di moltissime Logge europee, la Stretta Osservanza cominci quasi subito il suo declino, aggravato dalla introduzione del Clericato templare di Starck e dall'intrufolarsi di un grande numero di ciarlatani e truffatori. Infatti, il Fr. Bode, uno dei principali esponenti degli Illuminati, in seguito dichiar (1) che la Stretta Osservanza, in verit, era basata soltanto sulle debolezze dell'uomo. E von Schubart, G.M. Agg. della G.L. prussiana Zu den drei Weltkugeln ed ardente propagandista della Stretta Osservanza, rimase in fine talmente deluso che nel 1779, quando la sua G.L. si ritir da quel sistema cavalleresco, diceva (la traduzione nostra): ... sono Massone da una trentina di anni, sono passato attraverso diversi sistemi, sono stato iniziato in una trentina di gradi diversi, ho prestato quasi cinquanta giuramenti, e ho trovato dovunque vento ed inganno. L'Ordine [la S.O.] mi ha fatto conoscere un grande numero di buffoni e mascalzoni in pi di quanti avrei altrimenti conosciuto. In nessuna altra societ umana ci sono stati tanti mascalzoni, stupidi e fanatici, e fra loro si trova molto pi inimicizia, persecuzione e calunnia che nel mondo profano (1). Anche il sistema degli Illuminati, con le sue teorie rivoluzionarie di riforme politiche e religiose, ebbe una breve fioritura. Nel 1784 fu proibito nel suo paese d'origine: Baviera, Weishaupt, il promotore, and in esilio a Gotha, sotto la protezione del Principe di Sassonia-Gotha. A questo punto doveroso menzionare una Loggia tedesca che, in mezzo a questa confusione, si sempre, e persistentemente, rifiutata di avere qualsiasi rapporto con la Stretta Osservanza, gli Illuminati od altri sistemi muratori. Si tratta della Loggia zur Einigkeit (l'Unione) di Francoforte sul Meno (patentata da Londra nel 1742) la quale lavorava religiosamente nei soli 3 gradi tradizionali. Nel 1766 la Loggia divent G.L. Provinciale inglese, per la regione Alto e Basso Reno e la Franconia, sotto il G.M.P. Gogel. Nel 1783, quando Londra, temporaneamente e quasi per sbaglio, riconobbe la Grosse Landesloge von Deutschland (creata nel 1768 dal Conte Zinnendorf a Berlino), Francoforte si stacc dall'Inghilterra e continu nella sua strada di indipendenza come Loggia Provinciale. Frattanto, nl 1782, il Convento di Wilhelmsbad segnava la fine virtuale della Stretta Osservanza, soprattutto dopo interventi del Lionese Willermoz, del Savoiardo Joseph de Maistre (9) e del Barone von Ditfurth, capo della Loggia Provinciale Joseph zum Reichsadler di Wetzlar (con unica figlia la Loggia Joseph zu den drei Helmen). Von Ditfurth, inizialmente ardente difensore della Stretta Osser78

vanza, a Wilhelmsbad aveva suggerito invano, cambiamenti drastici. Iniziato nell'Ordine degli Illuminati dall'Italiano (residente a Monaco) Marchese di Costanzo, vedeva anche per quella organizzazione la necessit di cambiamenti (ugualmente invano). Von Ditfurth, un uomo retto e serio, in fine compil una serie di principi necessari per il ritorno alla Massoneria pura ed, in conseguenza, nel 1783 le Logge Provinciali di Francoforte e di Wetzlar crearono insieme la cosiddetta Lega Eclettica (Eklektischer Freimaurerbund, inizialmente chiamata: Le Logge riunite per il restauro dell'Arte Reale della Muratoria antica). La nuova associazione diram un manifesto, il quale dimostr una sorprendente natura democratica, come vedremo pi innanzi. La Lega ebbe un successo immediato ma fu anche severamente criticata, soprattutto perch molti erano messi in sospetto dal fatto che von Ditfurth era un esponente importante degli Illuminati (anche se aveva gi perso molto del suo entusiasmo iniziale). Infatti, si vocifer, ingiustificatamente, che la Lega era semplicemente un vivaio per gli Illuminati. Altri attaccarono la stessa parola eclettica, accusando la Lega di voler reintrodurre 1'antica filosofia eclettica, oppure una religione eclettica. Von Ditfurth rispondeva (1) il 25 novembre 1785, con sdegno, che la parola si riferiva esclusivamente alla voglia di prendere, dei vari rituali in esistenza, soltanto quel poco che era considerato utile. Inoltre, egli asseriva, erano da escludere nel modo pi assoluto: il fanatismo, la fabbricazione d'oro, teosofie, teurgie, presunti colloqui con gli spiriti e con Dio, la pietra filosofale, panacee * ed altre esorcizzazioni, attraverso le quali, soprattutto da parte della setta dei Rosa Croce, si era abusato della Massoneria. Tra il 1783 ed il 1789 arrivavano a Francoforte e Wetzlar 53 richieste di adesione, tedesche ed estere, fra le quali quelle da Napoli e Trieste. Quest'ultima Loggia (7 pp. 111, 112), aveva posto alcune domande che ricevevano una risposta da Francoforte, probabilmente in lingua tedesca, dalla quale traduciamo qui una sintesi: 1. Secondo il paragrafo 2 della nostra circolare, ogni Loggia ha la libert di lavorare nei gradi superiori, senza renderne conto a nessuno. A chi desidera consigli in merito, saremmo lieti dare la nostra opinione. Non dubitiamo che in qualche parte dei gradi superiori pu esserci qualcosa di utile, ma essi sono sempre soltanto elaborazioni dei 3 gradi simbolici, nei quali si pu trovare tutto il nutrimento per lo spirito e per l'intelletto, onde arrivare a delle conoscenze superiori. Nel primo grado l'apprendista impara a conoscere se stesso; uno studio importante perch il pi grande segreto per l'uomo egli stesso. Nel secondo grado introduciamo il compagno nella conoscenza della natura. Nel terzo grado il maestro impara di elevare i suoi pensieri alla creazione, acquistando cos sempre pi sapienza. 2. Ripetiamo che tutte le Logge sono completamente indipendenti ed hanno la libert di associarsi ad altri sistemi di gradi; con la sola limitazione che detta associazione non sia dannosa per l'Ordine e che non sia in contrasto con il volere governativo. La nostra Lega si limita ai soli 3 gradi simbolici ed ha cercato di creare una Fratellanza generale, cos che le Logge di tutti i sistemi possono parteciparvi. II risultato di questa risposta fu che la Loggia Armonia e Concordia di Trieste si uni alla Lega Eclettica. Per quanto concerne la richiesta da Napoli in data 28 giugno 1786, diamo qui i brani del testo alla nostra disposizione, da noi ritradotti in italiano: Noi sottoscritti ricevemmo la Luce nella Loggia Provinciale, la quale lavora sotto la G.L. di Londra. Dopo alcuni anni di lavoro con zelo, abbiamo, per, compreso che in essa sarebbe ancora molto spazio per ulteriori lavori per il bene dell'Ordine e della comunit in genere. In breve, le circostanze sono divenute tali che, se a noi non fosse stato insegnato il valore intrinseco della vera Massoneria, e se ci basassimo solo sul comportamento di vari membri, noi stessi dovremmo giudicare la Massoneria come lo fa la maggior parte dei profani... ... Pertanto possiamo descrivervi soltanto con povere espressioni, come stata grande la nostra gioia, quando il Fr. Mnter ci ha informato della veridicit e della sapienza del vostro sistema, dei pregi che l'adornano, e dei saggi principi che avete adottato... 79

... Essi chiedono perci di essere immessi, il pi presto possibile, nel sistema, per cominciare i nostri legittimi lavori sotto la vostra protezione, e di avere, nella vostra degnissima fratellanza, una Loggia sotto il nome La Philantropia, nella quale abbiamo eletto come dignitari i fratelli sottoscritti, e nella quale siamo decisi di lavorare secondo i vostri principi e leggi. Vi preghiamo perci, se ci giudicate maturi, di darci una Patente nella dovuta forma, e i vostri Rituali per tutti e 3 i gradi massonici, in lingua francese oppure italiana. Kloss asserisce che la richiesta non fu accolta, soprattutto perch firmata da solo 4 fratelli. D'altra parte, dal testo dovrebbe essere evidente che proprio la Loggia stessa che parla, anche se la lettera stata firmata soltanto dai dignitari, che i fratelli affermano di aver eletto (Mario Pagano M.V., Giuseppe Albanese l S., Ignazio Stile 2 S., Donato Tommasi M.V. Agg.). A questo punto possiamo soltanto azzardare la nostra seguente opinione personale la quale, come vedremo, contraddice alcuni pareri di Maruzzi e di Francovich. Sappiamo che Mnter era un difensore degli Illuminati, che era venuto in Italia con delle mansioni ben precise in merito, e che aveva entusiasmato proprio i fratelli Pagano, Tommasi, Albanese ed altri. L'Ordine degli Illuminati, per, era una organizzazione para-massonica che non creava delle Logge proprie. Quest'ultime, di qualsiasi obbedienza, servivano piuttosto come vivai, dai quali gli Illuminati potevano scegliere i candidati adatti per i loro scopi. Ovviamente, ed in conseguenza, varie Logge erano cos, indirettamente sotto la dominazione Illuminata, mentre in altre i fratelli stessi non sapevano che fra di loro ci fossero dei seguaci di Weishaupt. Londra non ammetteva rapporti di nessun genere con gli Illuminati e, probabilmente in conseguenza, la Loggia inglese La Philantropia si metteva in contatto con la Lega Eclettica la quale, come abbiamo visto, non si opponeva a nessun sistema massonico. La Lega, per, si opponeva certamente ad ogni tentativo di dominazione da qualsiasi parte e, forse, la richiesta sopraccitata non fu accolta, proprio perch von Ditfurth (IIluminato intiepidito), al corrente della mansione di Mnter, vedeva il pericolo. Se Donato Tommasi, nelle sue lettere in data 17 settembre 1787 e 1 gennaio 1788, informava Mnter che la Patente non era ancora arrivata, secondo noi si riferiva alla Lega Eclettica e non agli IIluminati, come invece asseriscono Maruzzi (6 pp. 15-17) e Francovich (1 pp. 423, 424). Allo stesso tempo non dubitiamo che Mnter si occupava personalmente delle richieste di adesione all'Ordine degli Illuminati da parte dei singoli fratelli. Non abbiamo, per, trovato testimonianza diretta concernente l'esito di queste richieste e concernente l'esistenza a Napoli di fratelli Illuminati, anche se vari storici asseriscono che ci fossero. In conclusione, la Lega Eclettica in seguito divent una Gran Loggia (la Grosse Mutterloge des Eklektischen Freimaurerbundes), la quale continu ad esistere fino al 1949, quando si riun alla nuova Grandi Logge Riunite della Germania (Vereinigre Grosslogen von Deutschland), insieme con le altre 7 Grandi Logge tedesche, allora esistenti. La Loggia zur Einigkeit di Francoforte, che nel secolo scorso aveva come Venerabile il dottissimo storico Fr. Georg KIoss, esiste tuttora. La Loggia Joseph zu den drei Helmen di Wetzlar cadeva, per, in declino ed alla fine del XVIII secolo aveva cessata la sua attivit. Oggi la Loggia stata riedificata.
* Nei verbali della Loggia di Wetzlar si trova la lieta notizia che stata ricevuta una lettera, nella quale un fratello asserisce di aver trovato il sistema per fabbricare, dall'aria, un certo sale che risulta di essere una miracolosa panacea. L'invenzione in vendita per 6000 Gulden, con la rinuncia da parte dell'inventore, a fabbricare pi sale dall'aria. La Loggia decide, per, di archiviare la lettera, e di non rispondere al dottissimo fratello.

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BIBLIOGRAFIA
( ) W. KELLER, Geschichte des eklektischen Freimaurerbundes, Gieszen 1857. (2) GEORG KLOSS, ms dossier, contenente un estratto dell'archivio della Loggia Provinciale di Wetzlar. Klossbibliotheek, l'Aia. (3) GEORG KLOSS, ms dossier, contenente un estratto dell'archivio della Loggia Provinciale di Francoforte. Klossbibliotheek, l'Aia. (4) HCH. WILH. LORENTZ, Freimaurerei in Deutschland, in Thoth 1967 (L 3/4). (5) MANFRED STEFFENS, Freimaurer in Deutschland, Hamburg 1964. (6) M. P. AZZURI (P. MARUZZI), Inizii e Sviluppo della libera Muratoria moderna in Europa, in Lumen Vitae 1959. (7) CARLO FRANCOVICH, Storia della Massoneria in Italia, dalle origini alla Rivoluzione francese, Firenze 1974. (8) ED STOLPER, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, Parte II, in Rivista Massonica 1975 (Settembre). (9) Emile Dermenghem, La Franc-Maonnerie. Mmoire au Duc de Brunswick par Joseph de Maistre, Paris 1925.
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PARTE VI

Stolper Ed, La Massoneria nel Regno di Napoli. Parte VI. Felice Lioy in Olanda - Rivista Massonica N. 3 Marzo 1976 Vol. LXVII XI della nuova serie pp. 139-160.

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Felice Lioy in Olanda Di statura giusta, delicata corporatura, faccia bianca, calvo nella fronte, tiene le ossa del pomo della faccia un po uscite in fuori, affettato nel parlare; cos viene descritto il giovane pugliese Felice Lioy (1 p. 84). Nato il 9 aprile 1743 a Terlizzi dai genitori Francesco Domenico e Camilla Berarducci, Felice fu mandato a Napoli in giovane et, per studiare le scienze economiche sotto il celebre ed illuminato Abate Antonio Genovesi. L'economia rest la sua materia prediletta, anche se a Napoli esercit poi l'avvocatura, forse perch pi redditizia. Nel 1768 il 25enne Lioy faceva parte della giovane Loggia inglese Perfect Union Lodge (6 p. 420), insieme al fratello Gioacchino (sul piedilista denominato gentiluomo) e a Giuseppe de Gemmis, un compaesano, fratello di Ferrante de Gemmis (*A), quest'ultimo cognato di Felice per averne sposato la sorella Caterina. Giuseppe de Gemmis fu un dotto nel diritto ecclesiastico, mentre sul piedilista viene annotato che faceva parte della Segreteria di Stato. Felice Lioy e Giuseppe de Gemmis facevano una rapida carriera massonica. Ben presto il primo fu Segretario della sua Loggia, e quando il 30 settembre 1770, dopo la sconfitta delle Logge olandesi (5 p. 601), fu creata la Loggia inglese l'Harmonie, consistente di 10 FFr. ex olandesi e 10 FFr. ex Perfect Union Lodge, Lioy ne era l Sorv. e de Gemmis 2 Sorv., tutti e due col grado di maestro scozzese (6 p. 425). Durante la grande ribellione massonica del 1773, Felice Lioy segu il Principe di Caramanico e divent Gran Segretario della nuova G.L. Nazionale (5 p. 603). Come abbiamo visto in un nostro precedente articolo (6 p. 398), dopo l'editto reale contro la Massoneria del settembre 1775, il Capo di Ruota Gennaro Pallante, attraverso una incredibile messa in scena, sorprese una Loggia in flagranza, facendo 9 prigionieri, fra i quali i FFr. Pasquale Baffi e Felice Piccinini. Il consigliere Avena, avvocato de' Rei di Stato, fu nominato difensore degli imputati. Egli, non essendo Massone e riconoscendo di sapere ben poco della Massoneria, si metteva in contatto col collega ed amico Felice Lioy il quale, in nome di Avena, scrisse una fiammeggiante e brillante difesa dei carcerati e della Massoneria. Il documento era anche un attacco allo stesso Pallante ed infatti Avena accus Pallante ufficialmente di messa in scena. Pallante, furibondo, fece bruciare pubblicamente gli atti di questa difesa (i quali erano, per, gi in mano della stampa internazionale) (*B). Anche Avena fu attaccato, pur sapendosi benissimo che il vero compilatore era il Lioy. Infatti, il 15 ottobre 1776 Tanucci scrisse al Presidente Cito: ... Per la pubblica voce che corre in Terlizzi, Patria del Lioy, di aver costui formata la scrittura coll'intelligenza e consenso di Avena; voce corsa anche in Napoli e deposta da testimonj e confirmata della lettera scritta dalla sorella del Lioy ...(2, 3 All. V). Fu emesso un ordine di cattura a carico di Felice Lioy il quale, per, avvisato in tempo da Giuseppe de Gemmis, fugg il 20 agosto 1776 a Monopoli, dove si imbarc per Venezia. L fu ospitato dal Fr. Francesco Modena nella Villa Vanzimuglio presso Vicenza, dove conobbe la figlia Cecilia, sua futura moglie (*C). Da Vicenza, Felice, diventato famoso, cominci la sua lunga tourne delle principali capitali europee (Svizzera, Austria, Germania, Francia, Olanda, Inghilterra), dove fu festeggiato come un vero eroe e martire massonico, immagine questa che evidentemente lo stesso Lioy si compiacque di non contraddire e che anzi utilizz fino in fondo. Infatti, in seguito apparve un libro anonimo sulle faccende della Massoneria napoletana, poi tradotto in varie lingue (2, 3). Si sussurr che Lioy ne fosse l'au-

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tore, ed in questo caso da pensare che il suo viaggio avesse anche avuto lo scopo di stimolarne la vendita. fuori dello scopo di questo articolo di ricostruire l'intero itinerario del Fratello napoletano ed sufficiente ricordare che nell'aprile 1777 fu a Parigi, ospite della Loggia La Candeur. Da l part per la prima volta per Londra, ma negli archivi della G. Loggia inglese non abbiamo trovato alcuna traccia di rapporti con la Fratellanza. forse avr avuto contatti con il Fr. italiano Bartolomeo Ruspini, residente a Londra, noto chirurgo della Corte ed esponente attivo della Massoneria britannica (4). Il 29 giugno 1777 Lioy si trov all'Aia, dove fu ospite della Loggia Les Coeurs Unis (oggi non pi esistente). In Olanda, in quel tempo, operava l'assistente Gran Segretario (o scrivano) Van der Laak, un tipografo che fu anche per molti anni il libraio ufficiale dell'Ordine. Egli era sempre pronto a stampare libri massonici di qualsiasi genere ed in seguito, durante le riunioni di G.L., non mancava mai di ricordare ai Fratelli che quei libri erano stampati senza risparmio di costo e di fatica. Anche in occasione della visita di Felice Lioy, van der Laak corse subito al suo torchio, per stampare un libretto di ricordo, che riproduciamo in facsimile qui innanzi, seguito da una traduzione, non per il suo grande valore storico, ma piuttosto come fatto di curiosit, ed anche perch ci d un'idea della mentalit nella Massoneria dell'epoca. L'opuscolo, dedicato - chi sa perch - al G.M. francese Duca de Chartres e comincia con una favola allegorica, intitolata Ercole e Giunone riconciliati, di cui autore Louis Boily, incisore al servizio del Re napoletano per le antichit di Ercolano (*D). I versi di questa favola descrivono in termini esaltanti come sul monte Olimpo, Alcide (la Regina Maria Carolina), durante la festa della sua deificazione, si adoper per la pace fra Giunone (lo Stato) ed Ercole (la Massoneria), una azione che fu applaudita da tutti gli abitanti celesti. Segue un estratto di una lettera della Loggia parigina La Candeur, e poi un resoconto della visita del Fr. de Lioy (sic) (*E) all'Aia, dove il G.M. Barone van Boetzelaer lo fece membro onorario e corrispondente straniero del G. Oriente, con lo status di Secondo Gran Segretario. Il 29 giugno il nuovo Gran dignitario olandese fu introdotto in processione e con molte ceremonie nella riunione della Loggia Les Coeurs Unis. Erano presenti i principali G. Ufficiali e durante la trionfale entrata tutti intonavano una canzone teatrale, composta per l'occasione, sulla musica di una marcia della Lyre Maonne (*F). Il giorno seguente, 30 giugno, Lioy partecip ad una iniziazione di 2 FF. nella stessa Loggia, e ad una Loggia di Banchetto che dur fino a notte avanzata. L'illustre ospite, il quale il giorno dopo doveva di nuovo partire per Londra, assicur ai FF. che si sarebbe ricordato per tutta la vita di questo meraviglioso ricevimento, dopo di ch fu condotto in processione fuori dal Tempio, fin sulla strada (!). Lioy continu a dare spettacolo nelle capitali europee. Alcuni sostengono che fu coinvolto in manipolazioni finanziarie poco chiare, ma di questo a noi mancano dirette testimonianze. Certo che, dopo l'esito felice del processo di Napoli (1777), egli fece di tutto per avere il permesso di ritornare in patria. Per ragioni ignote la faccenda si tir alla lunga, malgrado l'intervento del Duca di Brunswick (G.M. della Stretta Osservanza), e del Marchese Caracciolo, futuro Vicer di Sicilia, ma allora ambasciatore a Parigi. Finalmente, nel 1782, Lioy ottenne il passaporto e pot tornare a Napoli. Nella Massoneria non ebbe mai pi cariche importanti, e nel 1784 appare sul piedilista della Loggia napoletana della Vittoria come semplice Maestro Scozzese, insieme con il suocero Francesco Modena. In quell'anno, all'et di 41 anni, spos la figlia di quest'ultimo. Nel 1788 il Re lo nomin Cavaliere Costantiniano, a titolo di riparazione per l'ingiustizia subita. Gli fu comunicato il 2 febbraio 1788, da parte del ministro Corradini, che: Il Re nel prendere in benigna considerazione le vicende alle quali V.S.I. soggiaciuto con suo discapito ed informata da una Consulta della R. Camera di S. Chiara che sia Ella di una famiglia distinta di Terlizzi, si degnata per darcene un risarcimento con una caratteristica onorifica di ammetterla fra' cavalieri costantiniani di Grazia uniformemente al proposto della stessa Camera ...(1 p. 793). 84

Gli furono anche dati 1000 Ducati, con l'incarico di fare un giro del Regno, per investigare dove si potrebbe migliorare l'agricoltura. Infatti, nel dicembre di quell'anno egli present una relazione in merito, per la provincia di Lecce (*G). L'anno dopo, nel 1789, fu trasferito a Palermo con la carica di Intendente Generale della Regia Commenda della Magione, ed in seguito di Intendente dei Reali boschi di Sicilia. Felice Lioy non volle mai pi saperne della Massoneria, e neppure volle ricordarsi della sua tourne d'Europe (e quindi della bella cena all'Aia!), che secondo la biografia lasciata dal figlio Leopoldo, egli avrebbe compiuto per bramosia di vedere qualcune delle principali citt di Europa. Infatti, sembra difficile sottrarsi all'impressione che il nostro eroe fosse un personaggio alquanto ambiguo, il quale faceva il suo meglio di essere sempre dalla parte vincente. Egli divent un grande amico della famiglia Reale, Ferdinando tenne al battesimo un figlio di lui, mentre la Regina fu comare nella cresima di una figlia. Nel 1812 Felice Lioy lasci la Sicilia per ritirarsi a Vicenza, con una pensione di 600 Ducati. Ivi mor il 3 gennaio 1826, alla rispettabile et di 83 anni.

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NOTE
(*A) Non ci risulta che Ferrante de Gemmis fosse Massone. (*B) Nel luglio 1776 furono pubblicati su La Gazzetta Universale di Firenze. (*C) In una lettera della G.L. di Venezia (scante a Padoua) in data 30 febbraio 1778, ringraziando la G.L. olandese per l'aiuto dato a Felice Lioy, Francesco Modena firma come G. Cerimoniere. Un altro firmatario il Fr. Giovanni Scola, e possiamo cos confermare che non si trattava di Giuseppe Scola, come suggerisce Francovich (7 p. 279 n). (*D) Come suo padre, anche Re Ferdinando promosse gli scavi di Ercolano. Del nome di Boily non abbiamo trovato traccia sui vari piedilista inglesi e nazionali. Forse appartenne alla Loggia francese L'Amiti. (*E) Si vede che, durante il viaggio, Lioy si era ornato della particella nobiliare. (*F) La Lyre Maonne un libro di inni massonici, compilato nel 1768 dal futuro G. Segretario olandese Du Bois, insieme con il nostro amico De Vignoles, durante il soggiorno nell' Aia di quest'ultimo (5). Naturalmente, il tipografo fu l'instancabile libraio dell'Ordine van der Laak. (*G) Anche l'avvocato Avena fu ricompensato e divent Marchese. Sul piedilista della Loggia della Vittoria del 1778 (6 All. I) appare: Ottavio Avena, avvocato, e sul piedilista del 1782/1784: il Marchese Avena, Avvocato (7 p. 350 n).

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BIBLIOGRAFIA
( ) M. D'AYALA, I liberi Muratori di Napoli nel secolo XVIII, in Archivio Storico per le Provincie Napoletane, XXIII, 1898. (2) ANONIMO (Felice Lioy?) Histoire de la perscution intente en 1775 aux francs-maons de Naples, suivie de pices justificatives, Londra 1780. (3) IDEM, Inquisitionsgeschichte der Freimaurer zu Neapel, (tradotto dall'italiano), Leipzig 1792. (4) P. J. DAWSON, La Loggia inglese delle Nove Muse, R. M. 1973. (5) ED. STOLPER, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, in Rivista Massonica 1974. (6) IDEM, idem, in Rivista Massonica 1975 (sett.). (7) C. FRANCOVICH, Storia della Massoneria in Italia, dalle origini alla rivoluzione francese, Firenze 1974.
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ERCOLE E GIUNONE
Riconciliati

FAVOLA ALLEGORICA;
dedicata a S.A.S. Mons. il Duca di Chartres, Gran Maestro dell'Ordine dei Liberi Muratori in Francia; Sull'affare di quelli di Napoli, prigionieri ma rilasciati; CON Alcuni avvisi di Parigi e dell'Aia, oltre ad un CANTICO alla gloria del R. Fr. de LIOY, Autore della famosa Memoria apologetica sugli stessi Fratelli. A L'AIA Con approvazione M. DCC. LXXVII. ERCOLE E GIUNONE riconciliati. FAVOLA ALLEGORICA. Quando il fiero Alcide al cielo fu presentato, Gli si fece, nell'Olimpo, una superba festa; Giove ammettendolo alla immortalit, Di sua augusta mano gli pose sulla testa Il Lauro che egli aveva tante volte meritato; Qual Mortale oserebbe descrivere Il pomposo apparecchio di quel glorioso giorno, E dipingere i piaceri che nella celeste Corte Vide brillare ai suoi occhi lo Sposo di Deianira? (a) Erato, Calliope (b) o il Dio della Lira, Potrebbero soli intraprendere un s nobile soggetto; La mia Musa vanamente ne farebbe il progetto: Euterpe e Tersicore (c) hanno provato l'allegrezza Che causava, nel Cielo, questo ricevimento. Gli immortali, posti fra ciascuna Dea, Diedero volentieri la loro approvazione; E dal divino Areopago Ercole riport il pi brillante suffragio. Appena egli vide l'implacabile Giunone, Di cui l'anima gelosa e l'ingiusta collera, L'avevano perseguitato nella sua lunga carriera, Egli si avanz verso lei e le fece nobilmente, Sul suo nuovo onore, un grande ringraziamento. Di una tale azione la celeste Assemblea Testimoni il proprio stupore, E la Dea medesima ne pareva turbata: Ercole, disse un Dio, puoi tu dunque obliare Tutti i mali che, durante la tua vita,

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Ti fece soffrir Giunone, Tua crudele nemica, Dovrai tu ringraziarla? Senza dubbio (disse Alcide) ed proprio per questo Che oggi ho l'onore di vedermi tra voi, Sono tutti quei tormenti, nati dal suo corruccio, Che mi elevano al rango supremo; Quei penosi lavori e quei combattimenti famosi; Che mi ha procurata la sua vendetta, Non sono essi piuttosto tratti di benevolenza, Poich mi han fatto salire al Circolo degli Dei?. Questa risposta fu applaudita dall'Olimpo: Allora dell'invincibile e nuovo Immortale, Giunone fece giuramento di essere sempre l'amica; E la celeste Corte lo rese solenne. Tale si vede la Virt nel secolo in cui siamo Che l'Ingiustizia ha fatto brillare agli occhi degli uomini, Nell'immortalit meritare un altare. Senza i tratti velenosi della perfida Invidia, Lo stupido Volgo, amico dei pregiudizi (d), Senza conoscerci, ahim, sempre ci giudic, E non ebbe visto che il vizio nella Massoneria; Ma, grazie ai complotti dei Mostri seduttori, Che di sei innocenti han tramato la sventura, Il nostro Ordine rispettato dai Padroni della Terra, Briller ormai su tutto questo Emisfero. Da Louis Boily, Incisore del Re delle Due Sicilie per le Antichit di Ercolano.
(a) Ercole spos Deianira. (b) Muse della Poesia Epica e Lirica. (c) Muse della Musica e della Danza. (d) Non c'erano orrori e infamie che il pubblico non addebitasse contro quelli che stimerebbe se li conoscesse. Ci voleva un colpo cos clamoroso come quello che hanno procurato il fanatismo, l'ingiustizia e il tradimento per far conoscere a Napoli e a tutta l'Italia, nello stesso tempo che alla Spagna, che i Liberi Muratori formano una societ di gente onesta, di cui le virt meritano di essere universalmente ammirate. Ma non si tratta qui di fare la loro Apologia, n di entrare nei dettagli del perfido e crudele intrigo tramato per la loro perdita. Questo mistero d'iniquit il soggetto di una seconda opera, ben pi toccante in cui l'Autore, amico dei sei Massoni e testimone oculare di tutto, scopre dei segreti forse ancora sconosciuti nella maggior parte dei Paesi stranieri.

ESTRATTO di una lettera da PARIGI Tutti i M. sparsi sulla superficie del Globo hanno avuto conoscenza delle persecuzioni che hanno patito i nostri sventurati Fr. di Napoli. Abbiamo attualmente nel nostro seno della C******* il R. Fr. de Lioy, che si reso celebre e interessante tra i buoni M., difendendo la causa dei suoi FFr. oppressi. L'apologia che egli ne fece davanti al tribunale civile (nella famosa Memoria che fu bruciata per mano del Boia) avendolo costretto a sottrarsi alle persecuzioni, egli si prima rifugiato presso i nostri FFr. di Venezia; di l presso i nostri FFr. di Berna, dove ha trovato dei M. amici dell'innocenza e della virt; infine venuto a Parigi. Tutti i M. di questa Capitale si sono fatti premura di accoglierlo nei loro asili di pace. Il quadro che abbiamo tracciato delle orribili persecuzioni esercitate contro di lui e contro i FFr. ha raddoppiato il nostro interesse; ma poi abbiamo appreso, dal Fr. de Lioy, che il violento uragano era placato a Napoli; che la luce della giustizia aveva illuminato il Monarca e che la sua degna Compagna aveva dato delle testimonianze di sensibilit ai mali dei nostri FFr. perseguitati; infine, si sono spezzati i loro ferri e la libert stata loro resa con soddisfazione. Si faranno conoscere fra breve tutti questi dettagli interessanti. DALL'AIA. Il R. Fr. de Lioy, ultimamente arrivato dalla Inghilterra in Olanda, non vi stato ricevuto meno bene che altrove, da parte dei FFr., Grandi Dignitari e Maestri di Loggia ai quali ha avuto occasione di farsi co-

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noscere. Sull'esempio di una delle pi brillanti LL. di Parigi, che lo ha munito di un certificato di Aggregato Straniero, il nostro Ill.mo G. M. Nazionale gli ha conferito il carattere di Membro onorario e di Corrispondente Estero del G. O. d'Olanda (*) con i Segni e Attributi dell'ufficio di secondo Gran Segretario, ecc. Il Diploma gli stato rimesso nella solenne Assemblea che tema la V. L. Les C... U..., il 29 giugno scorso ed alla quale assistettero i principali Grandi Dignitari dell'Ordine. Il nuovo membro onorario, rivestito con le loro insegne distintive, fu condotto processionalmente e posto fra loro, con molte cerimonie. Si nello stesso tempo intonato il seguente Cantico, parodiato dalla Marcia notata Lyre Ma. p. 443 di cui si d qui di seguito la Musica. MARCIA del Fr. D. B ... Uniamoci, Fratelli miei, per celebrare con ardore comune, le prodezze del difensore dei nostri sublimi misteri! Ah! Se i nostri voti sinceri, dal Cielo infine, ottengono il favore, egli gioir di una felicit la pi incantatrice! Invano il Tartaro nel suo corruccio aveva vomitato contro di noi. Pi di un mostro detestabile, la spaventosa folgore non raggiunge che il colpevole: L'innocenza che sfida i colpi, prova la calma pi dolce! O tu, di cui Pallade fu guida, Tu, che essa arm con la sua egida per rompere le trame perfide... Il tuo trionfo degno di Alcide! I nostri cuori Ti offrono il loro giusto incenso. L'indomani, 30 giugno, la stessa Loggia Les C ... V... essendosi nuovamente riunita fece, in presenza del R. Fr. de Lioy e di alcuni altri Grandi Dignitari, due Iniziazioni dopo le quali si tenne, come la vigilia, una Loggia di Banchetto, che si protrasse abbastanza avanti nella notte. Quando essa fu terminata, il R. Fr. de Lioy annunci ai FF. convitati che si proponeva di partire il giorno dopo per Londra e nello stesso tempo prese congedo da loro. Essi ricevettero gli Addii, testimoniandogli gli uni presso gli altri, nei termini pi commoventi, quanto erano dispiaciuti di non poterlo avere pi a lungo e lo abbracciarono augurandogli un felice viaggio. Colmato dai segni di amicizia di tutti i FF. egli rinnov loro i ringraziamenti della cordiale accoglienza che gli avevano fatto, assicurandoli che ne avrebbe conservato per tutta la vita il ricordo pi riconoscente, ecc. Infine, il R. Fr. de Lioy fu ricondotto in corteo fuori dalla sala, fino nella strada, e non ci si separ da lui che dopo averlo abbracciato ancora una volta, sotto la ripetizione di mille auguri per la sua felicit e la cessazione delle sue disgrazie. cos che questo degno e rispettabile Fratello, pur fuggitivo dalla Patria non ha cessato di sperimentare, in tutto il corso del suo viaggio, che i veri Massoni non sono stranieri in nessun luogo, e che a giusto titolo se ne fa l'elogio espresso nei seguenti versi: Si! Quel che in voi ciascuno ammira l'amor de l'uguaglianza; Voi fate meglio che si possa dire, La felicit dell'umanit. Nel frivolo secolo in cui siamo, L'orgoglio abbattuto da voi: Voi non distinguete, negli uomini, Che il merito e la Virt.
(*) Questo Oriente stato la culla dei FFr. di Napoli, che il G.M. attuale vi fece costituire nell'anno 1763.

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Parte VII

STOLPER ED, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli. Parte VII, Pasquale Baffi, un martire dimenticato. Rivista Massonica N. 4 Aprile 1976 Vol. LXVII XI della nuova serie pp. 232-236.

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Pasquale Baffi, un martire dimenticato Quando il Fr. Vescovo danese Mnter visitava Napoli nel 1785-'86, il Massone che pi lo impression fu il famoso grecista (2) Pasquale Baffi, non solo per le affinit culturali, ma per la forza di carattere e la viva intelligenza (1). Nel suo diario (3, 5 p. 407) Mnter scrisse: Non un napoletano, non un calabrese, un albanese, membro di quella colonia che pi di trecento anni fa si stanzi nel Regno, e il suo spirito nutrito in tutto dallo spirito degli antichi e in modo particolare da quello dei Greci. un uomo onesto e nobile, incapace di qualsiasi atto che lo possa svilire. Il suo sguardo sfiora dall'alto la plebaglia cortigiana, che ovunque gli frappone degli ostacoli. L'opinione dei contemporanei era unanime. Non solo Baffi era giudicato un famoso filologo, un bibliotecario dottissimo, un paleografo espertissimo, un savant profond ma anche, e soprattutto, egli era dovunque ammirato per la profondit del pensiero, l'indole mite, il suo carattere aureo, la sua dolcezza incredibile e la sua infinita modestia, incapace di ambizione veruna. Ma quella stessa modestia anche stata la causa del fatto che molti dei suoi scritti non furono mai pubblicati e che oggi questo martire della libert pressoch sconosciuto. Nella brevissima descrizione del suo paese nativo, la Guida d'Italia del TCI non fa cenno a Baffi, l'enciclopedia UTET non lo menziona, nel capoluogo Cosenza non vi una strada che lo ricorda, ed addirittura molti dei suoi connazionali albanesi della Calabria non hanno mai sentito parlare di lui. Poco conosciuta anche l'eccellente biografia, compilata da Umberto Caldora e apparsa sull'Almanacco Calabrese del 1959. Caldora si lamenta della scarsit delle fonti, e si largamente servito delle carte Baffi, conservate nella Biblioteca Nazionale di Napoli. A nostro turno faremo uso di quella biografia, inserendovi vari dati massonici che ovviamente non potevano essere a conoscenza di Caldora. Durante il dominio aragonese, nel XV secolo, un grande numero di Albanesi ebbe il permesso di stabilirsi nell'Italia meridionale. Nella provincia di Cosenza si trovano cos una trentina di paesi albanesi, i cui abitanti hanno gelosamente conservato la loro ricca tradizione, la loro lingua, incomprensibile per i vicini paesi calabresi e, in molti casi, la loro religione: il Rito Greco. L'italo-albanese un uomo fiero, che odia la servit e che nei secoli scorsi si sempre dimostrato antiborbonico, per cause in parte risalenti ad antichi contrasti giuridico-economici. 96

In uno di questi paesetti albanesi del cosentino, S. Sofia d'Epiro, nacque 1'11 luglio 1749 Pasquale Baffi, dai genitori Giovanni Andrea e Serafina BalIa (*A). Pasquale studi nel collegio Italo-Greco di San Benedetto Ullano (*B), un istituto che in seguito stato trasferito a San Demetrio Corone. Con l'espulsione dal Regno dei Gesuiti, nel 1767, molti posti di insegnamento furono resi vacanti e, all'et di 20 anni, Pasquale Baffi vinse un concorso per la cattedra di lingua greca e latina a Salerno. Il 18 ottobre 1773 Re Ferdinando IV, riconoscendo le sue doti, lo nomin professore di lingue nel Collegio Militare della Nunziatella di Napoli. L conobbe il Fr. pi anziano Felice Piccinini, un ingegnere romano, insegnante di matematica nello stesso Collegio, il quale aveva gi partecipato a delle riunioni massoniche nel lontano 1750, in casa del Principe di San Severo, dove insegnava la matematica. probabile che i semi dei suoi discorsi filosofici col nuovo collega cadessero su terra fertile, e nel 1774 li vediamo tutti e due sul piedilista della Loggia inglese La Renaissante (6) (All. G) (la quale in un nostro precedente articolo (6) abbiamo erroneamente chiamato La Renaissance). Dopo l'editto Reale contro la Massoneria del settembre 1775, e dopo la messa in scena di Pallante nel marzo 1776 (6), 9 partecipanti ad una finta riunione massonica furono incarcerati, fra i quali gli unici Massoni regolari erano proprio i FF. Baffi e Piccinini. Sembra del resto che la presenza del Fr. fosse casuale, essendo stato mandato sul posto da Diego Naselli, G.M. Nazionale, per avvertire i partecipanti della trappola. Purtroppo il suo arrivo coincideva con quello della polizia. Dopo l'esito felice del processo nel 1777, i carcerati furono liberati con formula piena e reintegrati nei loro posti ma - asseriscono Maruzzi (4) e Francovich (5 p. 212) - soltanto Pasquale Baffi, pur riammesso nell'insegnamento della Nunziatella, ebbe lo stipendio ridotto a met, non si sa per quale motivo. La soluzione di questo mistero semplice e non ha niente a che fare con la Massoneria. La verit che nel 1777 il Collegio fu soppresso e che tutti i docenti, incluso Baffi, furono messi in aspettativa, con la met dello stipendio, sino a che non fossero sistemati in altri posti. Nel 1779, a soli 30 anni, Pasquale ebbe l'onore di essere eletto Socio residente dell'Accademia delle Scienze e Belle Lettere, fondata a Napoli l'anno precedente. Frattanto, Baffi era gi arrivato alla conclusione che bisognava avere una migliore fonte di reddito, e scelse l'avvocatura. All'amico Uscioli di Montefusco scrisse (1): un gran pezzo dacch io ho rivolto la mia [cura] alla professione del foro. Oltre le premure che sempre mi rinovano i parenti e mi confermano i migliori amici, io stesso anche secondo i dettami della pi indolente Filosofia mi persuado che sarebbe ormai tempo che cominciassi con buona licenza delle IX sorelle a mettere a profitto i sudori e le vigilie letterarie, e che oltre al mio onesto mantenimento pensassi a compensare i dispendi sofferti dalla mia casa per mio riguardo. Infatti, il Fr. Baffi apri uno studio legale in Via S. Sebastiano, dove esercit la professione insieme col nipote Angelo Masci, anche egli nativo di S. Sofia d'Epiro. In questa veste, combinando le sue doti filologiche e giuridiche, il nostro Fr. si dimostr molto utile per la Casa Reale, la quale era sempre coinvolta in processi complicatissimi con il clero e con la nobilt, concernenti i diritti di propriet. Il Re si dimostr molto grato per le varie relazioni chiarissime, basate su antichi documenti in lingua greca o latina. Fu in questo periodo, fra 1782 e 1784, che Pasquale decise, per ragioni ignote, di passare dalla Massoneria inglese a quella della G. L. Nazionale e la Stretta Osservanza. Nel 1784 appare sul piedilista della Loggia napoletana della Vittoria. Maruzzi e Francovich si meravigliano (5 p. 352n) che sul piedilista Baffi figura come avvocato. Ma, come abbiamo visto, era proprio cos. Baffi era ormai di fama internazionale e molti furono i dotti italiani ed europei che con lui strinsero rapporti di stima professionale e di affettuosa amicizia. Gi in giovane et egli aveva composto una Grammatica Greca, scritta con metodi moderni, ed intesa a rendere cos comune la lingua greca come la latina. (!) Non fu mai stampata, malgrado le sollecitazioni di vari dotti stranieri. Per molti anni Baffi lavor al commento del filosofo Ermia al dialogo Fedro di Platone, in quei tempi non ancora pubblicato, basandosi sui quattro codici allora esistenti. Anche questa volta il risultato non fu stampato, malgrado le proposte dalla Germania. 97

Il nostro amico port a termine anche l'emendamento di un Codice di S. Giovanni a Carbonara, come pure una collazione di codici contenenti libri del Vecchio Testamento. Molte furono le sue opere, ma quasi tutte rimasero in manoscritto e molte di esse sono oggi perdute. L'anno 1786 fu importante nella vita del Fr. albanese. Si spos con Teresa Caldora, una dolce e leggiadra fanciulla di nobile famiglia napoletana. Inoltre, il 25 dicembre di quell'anno fu nominato bibliotecario della Biblioteca Reale (*C), che il Re aveva deciso di aprire al pubblico, trasferendola dalla reggia di Capodimonte all'edificio dei Regi Studi, l'odierno Museo Nazionale. Alcune settimane dopo, Baffi fu delegato presso la Cassa Sacra in Catanzaro, con l'incarico di creare quattro biblioteche regionali a Reggio, Monteleone (Vibo Valentia), Catanzaro e Crotone, da riempire poi con i libri e manoscritti dei conventi soppressi. A causa delle contese municipali le biblioteche non furono realizzate, ma Baffi si occup attivamente dei manoscritti. Dopo un soggiorno in Calabria di vari mesi, torn a Napoli con molte migliaia di pergamene. Malauguratamente - dice Caldora per ineluttabili vicende e per incuria di uomini, gran parte di questo tesoro and disperso; soltanto 6206 pergamene furono depositate nel 1845 all'archivio di Napoli. Nel 1787 Baffi fu fra i 15 Soci nominati per 1'Accademia Ercolanese. Ma, da ora in poi egli si dedica quasi esclusivamente al lavoro gigantesco di catalogare la Biblioteca Reale, con il sistema dei pi moderni. A questo proposito fu continuamente spinto dal Re, il quale riteneva il catalogo indispensabile per l'apertura della biblioteca. Il monarca, essendo completamente privo di cultura, credeva peraltro che quest'opera fosse una mera bagatella. Il catalogo era quasi finito, quando il lavoro fu interrotto dalla bufera degli eventi politici del 1799, con la risultante tragica fine della Repubblica Partenopea. Dopo il 1784 sappiamo poco dell'attivit massonica di Pasquale Baffi. Abbiamo visto in un nostro precedente articolo (6) che verso il 1788 la G.L. Nazionale e la Stretta Osservanza Riformata avevano cessato i loro lavori, a causa di una semplice mancanza di forza intrinseca. Segu l'editto Reale del 1789, ed in quel momento ogni attivit, di qualsiasi obbedienza, cess. Ma, in quel momento fra i cittadini napoletani si trovarono senza dubbio varie pietre, pi o meno levigate, e non era perci strano di vedere molti, anche se certamente non tutti, di questi cittadini nei movimenti napoletani dei Giacobini. Dopo il primo fallimento, nel 1794, della Societ Patriottica Napoletana (dovuto a dissensi interni!), si formavano due Clubs: l'intransigente Romo (repubblica o morte), capeggiata da Andrea Vitaliani, e la pi moderata Lomo (libert o morte) di Rocco Lentini, il quale voleva riforme e istituzioni liberali, anche se era disposto a conservare la monarchia. Non crediamo che Pasquale Baffi fosse un Giacobino combattivo; la sua natura era contro la violenza, l'aggressivit e la distruzione. D'altra parte, non pu sorprendere che il 24 gennaio 1799, quando fu nominato uno dei 25 membri dell'Assemblea Legislativa della Repubblica Partenopea, Baffi, l'albanese, l'idealista e pensatore costruttivo, accettasse con gioia, pensando ad un mondo migliore, da cui fossero banditi per sempre il privilegio, la prepotenza, l'egoismo, l'ineguaglianza, l'ignoranza. Ed tipico dell'uomo, che accett uno stipendio dalla Repubblica, ma solo per distribuirlo ai poveri (*D). Dopo il fatale 13 giugno 1799 Pasquale fu costretto a fuggire e, insieme con Angelo Masci, si nascose prima in casa di Giorgio Raglia e poi in campagna. In fine fu tradito per 10 ducati, ed il 28 agosto lo arrestarono. Rimase in carcere per oltre 3 mesi, ma fu tranquillo e sereno, trattenendosi in lunghi discorsi filosofici con gli altri carcerati, per di pi Fratelli ed amici della pelle, come Mario Pagano, Domenico Cirillo, Nicola Pacifico, Poerio, Logotete, Conforti ed altri. Il Fr. Baffi era un uomo profondamente religioso, come dimostra la seguente lettera alla moglie: Teresa mia, cuore mio, amiamo il Signore, amiamo il prossimo nostro, i nostri amici ed i nostri inimici (perch gli amici e gl'inimici e tutti in somma gli uomini sono figli dell'istesso nostro buon Padre celeste); cos crescer il nostro amore. In un'altra lettera egli cita il Cap. 5 v. 43 del Vangelo di Matteo, sempre dimostrando la sua infinita umilt (*E). L'11 novembre la Compagnia dei Bianchi, in otto coppie preceduta da un crocifero, condusse il nostro Fratello al patibolo. La cronaca dell'epoca racconta laconicamente che, essendosi sciolto il nodo, il 98

condannato dovette essere impiccato una seconda volta (!). Nel libro della Compagnia dei Bianchi si legge che il paziente mor rassegnato. Botta scrisse: fu condannato anch'egli all'ultimo supplizio da chi non aveva altre lettere, che dal saper sottoscrivere una sentenza di morte (7). Pasquale Baffi lasci la moglie, alla quale lo Speziale consigli cinicamente di andarsi a cercare un altro marito, e due figli, Michele e Gabriella (*F).

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NOTE
(*A) Lo stemma di famiglia era un baccello di fava, in albanese bath, da cui Baffa o Baffi. Pasquale si firmava Baffi ma su un piedilista del 1774 egli figura come Baffa. (*B) Paese nativo dell'albanese Agesilao Milano, il quale nel 1856 comp un attentato al Re Ferdinando, ed in seguito fu impiccato. Un suo discendente omonimo oggi membro attivo di una Loggia massonica. (*C) Al bibliotecario capo, il domenicano Eustachio d'Afflitto (morto nel 1787), furono aggiunti 3 bibliotecari, con 15 Ducati, ciascuno: Francesco Saverio Gualtieri, Andrea Belli e Pasquale Baffi il quale, per, in pratica era il responsabile. (*D) Per lo studio della Massoneria calabrese dell'epoca, potrebbe risultare importante un fogliettino, trovato fra le carte Baffi, sul quale Baffi, per ragioni ignote, ha annotato i seguenti nomi calabresi: Cosenza: Francesco Golia, Nicola Zupo, Gaetano Mauri, Francesco Ant. Milone, Francesco Cortese, Pietro Clausi tes., Raffaele Magliari sacerdote, Francesco Scarpelli, Francesco Ronchi. A Catanzaro: D. Vincenzo, D. Checco, D. Peppo, D. Teresa, D. Caterina, D. Chiara, D. Francesco Gattoleo, D. Giovanni e D. Maria Fischietti, D. Saverio Laudari, Bernardo Riso, D. Gregorio e D. Saverio Aracri, D. Giuseppe, D. Francesco Ferragina, D. Luigi Francia. A Melito: D. Domenico Ant. Prestia, D. Antonio suo nipote, Domenico Sbaglia. Al Pizzo: D. Cesare Melecrinis, D. Domenico Trentacapilli e Carmelo. (*E) Possiamo assicurare ai Fratelli che il Libro della Legge Sacra apribile in pi di una pagina. (*F) Il primo (1795-1876) divent capo sezione dell'Archivio di Stato e professore di paleografia e diplomatica all'Universit di Napoli, autore di varie pubblicazioni. Gabriella (?-1854) fu valente pittrice; suo il ritratto del padre nel Museo di S. Martino, che riproduciamo a fianco del titolo.

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BIBLIOGRAFIA
(1) UMBERTO CALDORA, Pasquale Baffi, in Almanacco Calabrese 1959, pp. 97-112. (2) FRIEDRICH MNTER, Noticen fr die Geschichte der Freymaurerey, mitgetheilt vom Br. Bischof Mnter zu Kopenhagen, in: Calender fur die Provincial Loge von Meklemburg, 1931 (anche chiamato: Parchimer Calender). (3) O. ANDREASEN, Aus den Tagebchern Friedrich Munters, 3 voll., Kopenhagen, Leipzig 19370 (4) M. P. AZZURI (P. MARUZZI), Inizii e Sviluppi della libera Muratoria moderna in Europa, in: Lumen Vitae 1958, 1959. (5) C. FRANCOVICH, Storia della Massoneria in Italia ecc., Firenze 1974. (6) ED STOLPER, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, parte II in: Rivista Massonica sett. 1975. (7) C. BOTTA, Storia d'Italia dal 1789 al 1814 (Italia 1826).

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Parte VIII

STOLPER ED, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli. Parte VIII., Il Capitolo di Clermont, Rivista Massonica N. 3 maggio 1978 vol LXIX XIII della nuova serie pp. 189-192 continuazione degli articoli apparsi in R.M. 1974 (p. 591 ss.), 1975 (p. 394 ss., p. 527 ss., p. 594 ss.), 1976 (p. 47 ss., p. 139 ss., p. 232 ss.).

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Il Capitolo di Clermont In una lettera datata 19 febbraio 1770 ed indirizzata al Fr. De Vignoles della Gran Loggia di Londra 6, il Segretario della Loggia napoletana (olandese) Les Zels (fondata nel 1763), asserisce che i fondatori erano Massoni di Clermont dal 1750, che si riunirono soltanto per la propria istruzione. A primo occhio questa dichiarazione potrebbe sembrare uno strano indovinello e, infatti, quei Fratelli non avevano alcun nesso con la Francia; n probabile che le parole citate si riferissero al Duca di Clermont, Gran Maestro francese all'epoca. Invece, si trattava quasi certamente del Capitolo di Clermont, uno dei sistemi massonici della... Germania, che ebbe una vita breve (1759-1764), ma che all'epoca fece parlare di s, perch introdusse per la prima volta la leggenda massonica dei Templari, facendo cos da precursore della Stretta Osservanza (di cui parleremo in un prossimo articolo). Per la verit, l'Europa massonica del settecento brulicava di sistemi, che avevano quasi tutti in comune la caratteristica di essere filosofici (= filosofale) ed ebbero per scopo le ricerche ermetiche, al fine di trovare il segreto della trasmutazione dei metalli (in oro) e dell'elisir della vita, tutto per mezzo della misteriosa Pietra Filosofale. All'epoca questa scienza, chiamata la Grande Opera, fu presa molto sul serio ed era basata sui lavori precedenti dei Rosacrociani, la cui organizzazione era caduta in declino durante quel secolo. Non pu destare sorpresa che simili sistemi furono un eldorado per i truffatori che, infatti, si infilarono in grande numero. Il sistema di Clermont fu messo insieme a Berlino, da un trio assai curioso. Il Massone Marchese de Lernay, prigioniero di guerra francese in libert sulla parola, si mise in contatto con il Barone von Printzen, Venerabile della nota Loggia Die drei Weltkugeln (i tre globi terrestri) (*A), allo scopo di creare, in seno a quella Loggia, un Capitolo degli alti gradi, che prometteva di poter fornire un po' di denaro ai ... fondatori stessi. I due trovarono un organizzatore per eccellenza, nella persona di un tale Rosa, un ex-prete senza scrupoli, che aveva scelto la strada pi lucrativa del Massone di mestiere. Rosa ben presto aveva messo insieme un sistema di 7 gradi, cio una sovrastruttura di 4 gradi sui 3 gradi simbolici tradizionali: 4, Maestro Scozzese, che era considerato un grado simbolico preparativo, 5, Maestro Eletto o Cavaliere dell'Aquila, 6, Cavaliere Illustre o Templare, 7, Cavaliere Sublime o di Dio (!). Fu costruita anche la dovuta leggenda storica, conosciuta dai soli Cavalieri Sublimi, che divise la storia massonica in 7 periodi. Nel primo, che cominci con la creazione dell'uomo, il Signore aveva dato la sua fiducia ai precursori della Massoneria, chiamati Figli di Dio. Il secondo periodo cominci con Noe, i cui figli avevano fondato l'Ordine dei Noachiti. Segue poi l'epoca che ha inizio con Nemrod, il quale mise a punto i rituali simbolici. La quarta epoca era quella di Salomone, il quale aveva appunto creato il sistema in questione di 7 gradi. Nello stesso periodo avvenne la distruzione del Tempio, ma durante la successiva ricostruzione (sotto Ciro di Persia) Esdra mise nelle fondamenta una pietra cubica con tre cavit, contenenti le tre coppe che insieme potevano fornire la chiave della scienza filosofale. Queste coppe entrarono poi in possesso di quattro Fratelli della Scozia e da questi derivato l'appellativo di Massoneria Scozzese (!). Sempre nella quarta epoca, nei tempi di Erode, Cristo stesso riorganizz la Massoneria che era caduta in declino. Nel quinto periodo, che ebbe inizio con Hugues de Parens, l'associazione (sempre in possesso delle coppe) prese il nome di Ordine dei Templari. I protettori del Santo Sepolcro (appunto i Templari) furono visti volare attorno a Gerusalemme e furono in se103

guito chiamati Cavalieri dell'Aquila, mentre i Templari anziani si ritirarono in pensione col titolo di Cavaliere di Dio. Durante la sesta epoca, l'Ordine dei Templari fu distrutto dall'invidioso Re Filippo il Bello, aiutato dal Papa Clemente V, mentre il Gran Maestro Jacques de Molay mor sul rogo. Il settimo ed ultimo periodo, appena cominciato, doveva vedere il trionfo finale dell'Ordine dei Templari, che un giorno avrebbe dominato il mondo e che attualmente aveva gi cominciato a riprendere forza (appunto nel Capitolo di Clermont)! Secondo l'antico organico del sistema, il mondo era diviso in 3 Legazioni: Europa, Asia ed Africa, ciascuna suddivisa in Circoli e sotto-Circoli. Nella Legazione europea funzionavano all'epoca ancora 4 Circoli, di cui il Duca di Clermont, Gran Maestro dei Massoni francesi, dirigeva il territorio comprendente la Francia, la Spagna, Portogallo e l'Italia. La Legazione dell'Asia non era in quel momento funzionante, mentre della Legazione d'Africa, l'unico Circolo attivo era quello della Sicilia. (sic). Per la verit, la carica del Duca di Clermont era una pura invenzione e quel giovane Gran Maestro, che ignorava l'onorificenza tedesca a lui conferita, continu pacificamente con la sua occupazione preferita di rincorrere le belle demoiselles. Tuttavia, in Germania, l'appellativo Capitolo di Clermont attecch, soprattutto perch a quell'epoca una etichetta francese comportava prestigio. Pure per ragioni di prestigio, la Costituzione, tutti gli atti ed i rituali del sistema erano stesi in lingua latina; circostanza che aveva inoltre il vantaggio che pochi fratelli erano in grado di approfondire il significato del rito. Riguardo ai rituali, Rosa aveva semplicemente copiato alcuni dei molti gi in esistenza, ma poco conosciuti (*B). A parte l'alchimia, che pervase tutti i quattro gradi superiori, i rituali si occuparono di una teosofia assai grossolana ed infatti, i Fratelli erano invitati a studiare le scienze celesti, la palingenesi, la magia naturale ecc. Il quinto ed il sesto grado erano inoltre basati sulla vendetta (per la morte di Molay), con una sceneggiatura assai macabra. Non vale la pena descrivere questi rituali fasulli in dettaglio e possiamo, tutto sommato, soltanto concordare coll'autore (profano) francese Ren Le Forestier (op. cit.), quando li valuta come ciarlatanismo vergognoso. Il reparto pubbliche relazioni di Rosa lavorava per a pieno ritmo e con successo. Nella sua campagna, egli prometteva ai candidati niente meno che un corso completo nelle dottrine di teologia, mistica, filosofia ermetica, astrologia, politica, moralistica, cosmologia, cosmosofia, cosmetria, fisionomia, chiromanzia, simpatia, iatrochimica, iatrofisica, geofisica, cabbala, teosofia e magia, senza poi contare l'ars hominum factionis. Rosa, con una impudenza incredibile, aveva convinto i suoi seguaci che, essendo egli dotato di facolt sovrannaturali, ogni parola pronunciata nei suoi riguardi, durante le loro riunioni, sarebbe stata portata immediatamente a lui dagli spiriti dell'aria. Inoltre egli aveva dettato una formula che avrebbe procurato a chi l'avesse pronunciata nella debita forma, la somma di 199.000 ducati d'oro. La cronaca non ci riferisce se i Fratelli hanno mai trovato la debita forma. Il sistema del Capitolo di Clermont fu ufficialmente varato il 19 luglio 1759, con una cerimonia impressionante, nei locali della Loggia Die drei Weltkugeln. Gli affari andavano a gonfie vele, poich, per i vari Diplomi e per le varie Bolle rilasciate, i recipiendiari dovevano pagare salatamente (si parlava addirittura di 400 ducati ciascuno). Di conseguenza, la Pietra Filosofale port fortuna, soprattutto agli... ideatori del sistema. Rosa, frattanto anche Venerabile della Loggia Philadelphia di Ralle, intraprese vari viaggi di promozione, tanto che nel giro di pochi anni furono creati vari Capitoli nel territorio tedesco. Anzi, il successo fu tale che, in Germania, sorsero addirittura imitatori. Ma il successo di pretese cos fantastiche non poteva durare ed inevitabilmente, ben presto, i nodi vennero al pettine. La Grande Opera fall, la Pietra Filosofale si dimostr difettosa ed i Fratelli persero la fiducia, malgrado l'offerta disperata da parte di Rosa di aggiungere l'ottavo ed il nono grado conclusivo al sistema. Nel 1763, Rosa, che con la sua vita di grande signore aveva contratto un mucchio di debiti, per il rito e per la sua Loggia di Ralle, non fu pi rieletto Venerabile. L'anno successivo venne il colpo di grazia, da parte di un altro imbroglione, molto pi scaltro di Rosa, di nome Johnson, di cui parleremo in un prossimo articolo. 104

Basta ricordare che Rosa fin i suoi giorni in miseria. Sembra che morisse a Leyda in Olanda. Ora, tornando al primo paragrafo di questo articolo, si sa che, nel settecento, vari Italiani (per lo pi artisti e musicisti) si trovarono a Berlino e che alcuni di loro fecero parte della Loggia Die drei Weltkugeln. perci concepibile che le faccende massoniche di Berlino fossero a conoscenza di Fratelli di Napoli, la citt pi grande d'Europa. Si sa anche che, gi nel 1750, vari Fratelli napoletani, guidati dal G. Maestro, Principe di Sansevero, si occuparono delle scienze ermetiche. Quest'ultimo era addirittura famoso per i suoi esperimenti chimici (= alchimistici). Forse non per caso la Sicilia (Regno delle due Sicilie?) viene menzionata nella Costituzione del Capitolo di Clermont, e questo malgrado il piccolo neo geografico. L'anno 1750, menzionato nella lettera qui sopra citata, pu essere un errore del Segretario de Soria, il quale, nel 1763, non era tra i fondatori della Loggia Les Zels. D'altronde, ci sembra percepibile che i Fratelli napoletani gi in precedenza fossero in contatto con la Loggia berlinese, la quale all'epoca (dal 1736) lavorava con 2 gradi ermetici, precursori di quelli del Capitolo di Clermont (*B). In quel contesto potrebbe essere significativo il fatto che, secondo un cronista degli anni '50 4, l'unico luogo estero dove si ebbe una reazione al tradimento del Duca di Sansevero, nel 1751, era proprio la citt di Berlino (Fu in seguito in tutte le Logge applicato di Paglia, come Ribelle dell'Ordine, e di poi in Berlino fu abbrugiata nella Pubblica Piazza la sua statua ...). Concludendo, riteniamo perci che a Napoli, negli anni '50/'60, una Loggia (la Stella?) seguisse le direttive del Capitolo di Clermont e della Loggia Die drei Weltkugeln. probabile che, nel 1763, anche quei Fratelli fossero delusi e sentissero il bisogno di ricostruirsi, quando si offr l'occasione, nella Loggia Les Zels, all'obbedienza pi solida della Grande Loggia delle Sette Provincie (l'Olanda). (*A) La Loggia Die drei Weltkugeln fu fondata il 13 settembre 1740 dal Re Federico il Grande di Prussia. La Loggia, che poi fu Grande Loggia, ebbe una vita piuttosto movimentata, ed esiste tuttora. (*B) Per la verit, il Capitolo di Clermont aveva, anche esso, un precursore, che non per mai venuto alla ribalta. Gi dal lontano 1736, nella Loggia Die drei Weltkugeln si lavorava con 2 gradi superiori occulti, e precisamente quelli di Cavaliere di S. Andrea di Chardon e Cavaliere di Dio e del suo Tempio, concepiti, non si sa dove, intorno all'anno 1733. Basta dire in questo contesto, che i due gradi erano, come al solito, ermetici. Il secondo pu probabilmente vantarsi di essere il primo in assoluto ad aver introdotto il mito templare. Rosa, per il suo grado di Maestro Scozzese, si era chiaramente ispirato su quello del Cavaliere di S. Andrea di Chardon, mentre il 7 grado era una quasi-copia di quello di Cavaliere di Dio e del suo Tempio. Il 5 e 6 grado erano copie fedeli di due gradi francesi di vendetta.

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BIBLIOGRAFIA
1 RENE LE FORESTIER, La franc-maonnerie templire et occultiste, Paris/Louvain 1970. 2 CARLO FRANCOVICH, La storia della Massoneria in Italia, dalle origini alla rivoluzione francese, Firenze 1974. 3 GEORG KLOSS, Geschichte der Freimaurerei in Frankreich, Darmstadt 1854. 4 ANONIMO, Istituto, o sia Ordine de' Liberi Muratori. ecc., Napoli, ms, ca 1760? 5 JOS A. FERRER BENIMELI, La Masoneria espaola en el siglo XVIII, Madrid 1974. 6 ED STOLPER, La Massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, in Rivista Massonica 1974. 7 ? Geschichte der Groszen - National - Mutterloge in den Preuszischen Staaten genannt Zu den drei Weltkugeln. Berlin, 1890.

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