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Casale Mauro

L’anello mancante

Che sia stato o abbia preteso esserlo, poco importa, l’importante è il perpetuarsi di un’idea,
di una convinzione che affascina e che continua a lasciare quell’alone di insoluto che spinge la
curiosità ad impegnare la mente e rende interessante la nostra esistenza

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Introduzione

Quassù a Torriglia vecchia un sogno, una vita, nei suoi ritagli più preziosi.
Un piccone, piccolo, insufficiente ma carico di forza e curiosità.
Non so come, mi sono ammalato di storia nostrana, non so come si sia caricata questa molla
d’energia.
Questa mia terra, la raccolgo tutta fra le braccia, questa mia terra del nonno, di papà e mamma,
dei cari zii, di questa Torriglia ormai trascorsa.
E’ con grande dignità che questa mia terra si presenta, sembra povera, ma lo è solo nello spirito
povero dei superficiali.
A fondo puoi scavare, lentamente, quel caro enigma del passato, si porge timido, esitante, profondo
nel tempo trascorso dagli altri.
Ormai i ritocchi, forse i più proficui, il risultato mi ha reso sicuro.
Ho fuso le carte, così si dice, con lo scavo, dall’archivio polveroso, l’odore acre delle muffe antiche,
gli scritti ormai più tenui, a volte difficili da capire e su, lassù , al sole d’estate a scavare,
nell’immenso marrone di sassi, di terra, a volte di fango, messi in luce, scrutati, il colore, la
consistenza, il rumore costante del metal, finchè a volte appare la storia a pezzetti.
Ho provato a riunire molte mie, molte nostre notizie, di carte annotate o di cocci colorati, di piccole
monetine consunte dal tempo.
E’ nato un racconto, un volo radente sul passato del nostro medioevo, sono entrato in silenzio, con
cautela e rispetto nelle chiese, unici segni rimasti del passato di preghiera verso quel nostro Dio del
grande verde dove ci è permesso vivere.
Altro non ci è concesso scoprire, forse altri dopo, potranno calcare sicuri questo gradino e scrutare
più lontano.
Ringrazio gli storici, locali, così si dice per celare carenze e non molta cultura, ma vivi e forti per
donare quella dignità che i nostri paesi meritano.
Ringrazio i nostri morti e le tracce da loro lasciate, Cicci du Rensu, Guido Gallinotti, Delmo il
Magioncalda, Marco Cicitto,Gianni della Pietra.
Ringrazio i ragazzi dello scavo, con la loro vivacità ed energia hanno portato vigore agli intuiti
spesso appannati.

Il termine Anello mancante sta a significare che è necessità avvicinarsi e leggere Patranico,
mia prima ricerca.
Entrambi i libri si completano.

Mauro Casale

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Indice
INTRODUZIONE 2

INDICE 3

INDICE DELLE FIGURE 5

RINGRAZIAMENTI 8

CAPITOLO 1 - I CULTI 9

LA MADONNA DEL CARMINE (A TORRIGLIA) 9


SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE 12
SANTA MARIA MADDALENA 13
SANT’ORSOLA DI CORNOVAGLIA (A TORRIGLIA) 14
SAN GIOVANNI BATTISTA (A MAGIONCALDA) 16
I TREI SATI DU SU 17
SAN NICOLA 18
SAN GUGLIELMO D’AQUITANIA 18
TRINO ATQUE UNO - LA SANTA ED INDIVISIBILE TRINITÀ 19
LA CAPPELLA DI CASALEGGIO 20
SANT’ANNA 21
LA MADONNA (NERA) DI MONTEBRUNO 21
LE TRE CROCI 22
S.ONORATO (A TORRIGLIA) 23
IL MONTE DELLA STELLA 24
IL SANTO GRAAL (A MONTEBRUNO) 24
SAN GIACOMO MAGGIORE 25
SANTO STEFANO 25
SAN PIETRO 26

CAPITOLO 2 - LA SCENA 27

UNE AFFAIRE D’OR 27


GLI SBOCCHI A MARE 27
DAL MARE ALLE TERRE DI MEZZO 28
A NORD DI RAPALLO 28
A NORD EST DI GENOVA 29
LA DIRETTA PER LA PIANURA 29
TURRIGIA – TURRILIA – IL CASTELLO – IL BORGO 29
DONETTA 29
L’ANTOLA 30
CARREGA, IL SUO CASTELLO 30
IL GRANDE NORD 31
LA VAL BORBERA 31
IL CURONE 31
LA STAFFORA 32
LA TREBBIA 32
BOBBIO 32

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CAPITOLO 3 - I PERSONAGGI 33

ARMATI E CAVALIERI 33
I VENTO, UN SECOLO A TORRIGLIA, SIMONE PROTAGONISTA 33
I DA CASTELLO O DE CASTRO A TORRIGLIA 34
I PROTAGONISTI DEL TEMPO CROCIATO - GLI EMBRIACI, GUERRIERI E MERCANTI GENOVESI 35
GLI YSEMBARDI 35
BELTRAMO DE TURIGIA 36
HUGO DE TURIGIO 36
I DE DONETA 36
I DE MAXONCALDA 36
MERCANTI 36
I PIACENTINI 37
I PAVESI 37
I MILANESI 37
VIANDANTI, MONACI E PELLEGRINI 37
MESCITE E LOCANDE – I TABERNARII 38
I FIDELES 38
RIMASSA 38
BOLLERI 38
MAGIONCALDA 38
MUSANTE 38
DA ROMANO 38
CROSETTI 38
DONDERO 38

CAPITOLO 4 - LA COMMANDERIE 40

COLOMBA (CRUMBA) 40
IL CASALE (U CASÀ) 41
IL CASTRUM TURRILIAE (E IL GIARDINO) 41
DONETTA 43
IL TOPONIMO 43
IL BORGO 43
MAGIONCALDA (IL PAESE) 46

CAPITOLO 5 - I PROTAGONISTI 48

L’AVANCINA, I CASALE 48
I MAGIONCALDA 49
LA VERITÀ CELATA - LE MESSAGE 53
IL QUADRO DELL’ORATORIO DI SAN BERNARDO A DONETTA 53
SANTO STEFANO PROTOMARTIRE - IL QUADRO 60
LA BEATA VERGINE DELLA MERCEDE A CASALEGGIO – IL QUADRO 65
ORAMALA - AURAMALA 67
COINCIDENZE 68
IL FILONE SCOZZESE - LA VENA MASSONICA 68
L’INGHILTERRA – I FIESCHI – I PLANTAGENETI 69
IL GLIFO ‘3’ O YOGH E LA LAPIDE MAGIONCALDA 72
L’ANELLO MANCANTE 74

CAPITOLO 6 - LA VITA 78

4
IL COLLE 78
FRAMMENTI DI VITA 79
LE TRÈSOR - IL TESORO 80
LA BATTAGLIA O PRELIUM 81
LE STRADE 83
LA FORTEZZA 85
LA STRUTTURA 86
ED ORA LA VITA. 89
PRESENZE IN FORTEZZA 90

CAPITOLO 7 - DALL’ALTO LA FORZA 91

STRATO DOPO STRATO 91


L’EVIDENZA 93
PROIEZIONI DAL PASSATO 97

Bibliografia 109

Indice delle Figure


Figura 1 - Stella Maris - Haifa- Monte Carmelo...............................................................................11
Figura 2 - Madonna del Carmine -Torriglia Via Magioncalda...........................................................11
Figura 3 - S.Bernardo a Capenardo....................................................................................................13
Figura 4 - S.Bernardo a Bogliasco....................................................................................................13
Figura 5 - San Maximin - Provence- La Madeleine...........................................................................14
Figura 6 - Tassa da esigersi nell’anno 1781 per la spesa di S.Orsolina, orologgio, triduo et altro....16
Figura 7 - San Giovanni Battista........................................................................................................17
Figura 8 - Chiesa di Magioncalda – San Giovanni decollato.............................................................18
Figura 9 - San Guglielmo d’Aquitania – Parrocchiale di Fascia........................................................19
Figura 10 - Borchia umbone di libro sacro trilobata - Scavi Donetta................................................20
Figura 11 - Acquasantiera trilobata -Magioncalda - Chiesa di San Giovanni decollato...................20
Figura 12 - Cappella di Caprile-Val Brugneto Oculo trilobato..........................................................20
Figura 13 - La Madonna di Montebruno............................................................................................22
Figura 14 - Sant’Onorato-Torriglia Parrocchiale...............................................................................23
Figura 15 - Croce a otto punte nella mitra del santo..........................................................................23
Figura 16 - Monte della Stella............................................................................................................24
Figura 17 - Ultima Cena - Convento di Montebruno.........................................................................25
Figura 18 - Pentema-Il fiore della vita – pavimento della chiesa di S.Pietro.....................................26
Figura 19 - La rocca di Carrega..........................................................................................................30
Figura 20 - Arma dei Magioncalda.....................................................................................................31
Figura 21 - Arma dei Crosetti.............................................................................................................31
Figura 22 - Croce della vita – Simbolo del Banco di Cambio...........................................................31
Figura 23 - Anello Sec.XII - fortezza di Donetta..............................................................................41
Figura 24 - Alfabeto Templare...........................................................................................................41
Figura 25 - Il Castello di Torriglia......................................................................................................42
Figura 26 - Croce patente templare....................................................................................................42
Figura 27 - Quattro croci patenti templari..........................................................................................42
Figura 28 - Croce a stella –Torre lato Est...........................................................................................43

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Figura 29 - Fiore della vita – Torre lato est........................................................................................43
Figura 30 - Donetta - A “Casa dei frati”; B “Palasso”, C “Casa Torre”.............................................45
Figura 31 - Donetta - l’oatoiu.............................................................................................................45
Figura 32 - Magioncalda - Casa dell’ospitale -Croce su Calvario e numero 58 …...........................47
Figura 33 - La Maddalena e il 58 – Chiesa Templare St.Marie Madeleine - Biot ( Provence)..........47
Figura 34 - Stemma Famiglia Casale.................................................................................................48
Figura 35 - Stemma famiglia Avanzino..............................................................................................48
Figura 36 - Ogleri Maxoncauda.........................................................................................................53
Figura 37 - Quadro dell’Oatoiu di fratti de Dunetta...........................................................................55
Figura 38 - Quadro dell’Oatoiu, Particolare - Madonna del Carmine................................................56
Figura 39 - Quadro dell’Oatoiu, Particolare - San Bernardo - Protettore dei Templari.....................56
Figura 40 - Quadro dell’Oatoiu, Particolare - Agnello e Diavolo......................................................57
Figura 41 - Quadro dell’Oatoiu , Particolare San Giovanni Battista Bambino..................................57
Figura 42 - Quadro dell’Oatoiu , Particolare – Angelo con Cartiglio................................................58
Figura 43 - Quadro dell’Oatoiu , Particolare – Versetto del Seracide o Ecclesiasticus......................58
Figura 44 - Quadro dell’Oatoiu Particolare - Panorama da Donetta.................................................59
Figura 45 - Saint Etienne lapidèe – foto Photonik - Torriglia............................................................60
Figura 46 - La pierre et les Maggioncalda.........................................................................................62
Figura 47 - Les chevaliers et le Chateau............................................................................................63
Figura 48 - Le Chateau – XVIII siècle...............................................................................................64
Figura 49 - Le Chateau dèpouis 150 ans – XIX siècle.......................................................................64
Figura 50 - La Lapidation de Sant’Etienne -GiorgioVasari - 1571....................................................65
Figura 51 - Casaleggio - adonna della Mercede.................................................................................66
Figura 52 - Il Castello di Oramala......................................................................................................68
Figura 53 - Malaspina dallo spino secco............................................................................................72
Figura 54 - Sant’Alberto di Butrio - Sepolcro di Edoardo II.............................................................72
Figura 56 - Lapide di Lazarino Maxocalida - 1512............................................................................73
Figura 57 - DNV3...............................................................................................................................73
Figura 58 - LA3ARINV.....................................................................................................................73
Figura 59 - Forbici..............................................................................................................................73
Figura 61 - Fiore della vita - Kilmartin graves...................................................................................74
Figura 62 - Forbici e decoro trilobato - Kilmory graves....................................................................74
Figura 63 - Paris Chiesa di Saint Sulpice – Pentacolo.......................................................................75
Figura 64 - Loggia Massonica di Genova – 1876..............................................................................76
Figura 65 - Lettera all’amico con firma a pentagramma....................................................................77
Figura 66 - Dal monte Prela...............................................................................................................78
Figura 67 - Le Templair......................................................................................................................80
Figura 68 - Punte di freccia da balestra ed arco, l’ultima è incendiaria.............................................82
Figura 69 - La croix pattée en or........................................................................................................82
Figura 70 - Le clou sacré....................................................................................................................82
Figura 71 - Revetement en or-Les colombes affrontées.....................................................................83
Figura 72 - Décor – La tresse en or....................................................................................................83
Figura 73 - La Fortezza dall’alto........................................................................................................83
Figura 74 - Mappa del sistema viari della fortezza di Donetta..........................................................85
Figura 75 - Planimetria della fortezza................................................................................................88
Figura 76 - Ad Prelium.......................................................................................................................90
Figura 77 - Pronte le frecce................................................................................................................90
Figura 78 - Moneta in bronzo argentato - Follis?...............................................................................92
Figura 79 - Decoro in ferro con Oro - Ageminato - coll.Crosiglia.....................................................92
Figura 80 - Muri e pietre a Donetta....................................................................................................93
Figura 81 - Frammento di sperone.....................................................................................................94

6
Figura 82 - Chiodi da ferratura...........................................................................................................94
Figura 83 - Cuspide punzonata...........................................................................................................95
Figura 84 - Frecce - Dis. Giardi.........................................................................................................95
Figura 85 - Bottoncino sferico............................................................................................................96
Figura 86 - Puntale di cintura.............................................................................................................96
Figura 87 - Chiodo da scarpa.............................................................................................................96
Figura 88 - Libro borchiato................................................................................................................98
Figura 89 - Borchia a umbone trilobata..............................................................................................98
Figura 90 - Pedina in osso - Iscum.....................................................................................................98
Figura 91 - Alquerque.........................................................................................................................98
Figura 92 - Fibbie - Iscum..................................................................................................................99
Figura 93 - Lo zoccolo del cervo - coll.Crosiglia...............................................................................99
Figura 94 - La croce punzonata..........................................................................................................99
Figura 95 - Geometria Sacra............................................................................................................100
Figura 96 - Disegno del cucchiaio....................................................................................................100
Figura 97 - Ascia di Donetta - Iscum...............................................................................................101
Figura 98 - Ascia Turca - Safranbolu...............................................................................................101
Figura 99 - Sant’Amico -Cistercense con ascia...............................................................................101
Figura 100 - Lo sperone dorato – Coll.Crosiglia..............................................................................101
Figura 101 - Chiodo -Coll.Crosiglia.................................................................................................102
Figura 102 - Lunetta facciata - Duomo San Lorenzo.......................................................................102
Figura 103 - Particolare del decoro ceramico..................................................................................102
Figura 104 - Ceramica Islamica Verde blu.......................................................................................103
Figura 105 - Zeuxippus Ware...........................................................................................................103
Figura 106 - Sigillo in piombo.........................................................................................................103
Figura 107 - Popolino di Firenze – 1306-Iscum...............................................................................103
Figura 108 - Donjon de Chinon- le Témplier.................................................................................104
Figura 109 - La Croix.......................................................................................................................104
Figura 110 - Anello - Le bijou - Coll.Crosiglia................................................................................104
Figura 111 – Le Chiffre des Templiers.............................................................................................104
Figura 112 - Saraceni e Templari - Saint Denis a Parigi -Vetrata.....................................................105
Figura 113 - Jerusalem, Santo Sepolcro - Croce Cosmica...............................................................105
Figura 114 - Croce tombale - Kilmory-Argyll.................................................................................105
Figura 115 - Croce tombale - particolare treccia..............................................................................105
Figura 116 - Borchia- Iscum scavi...................................................................................................106
Figura 117 - Borchie dorate-Iscum...................................................................................................106
Figura 118 - Borchia e treccia coll Crosiglia....................................................................................106
Figura 119 - Treccia - Iscum scavi...................................................................................................106
Figura 120 - Le due placchette dorate con teste di uccello - Iscum.................................................107
Figura 121 - Segno chiodatura e doratura - Iscum...........................................................................107
Figura 122 - Particolare colombe affrontate - Iscum........................................................................107
Figura 123 - Bobbio, lapide del Vescovo Cumiano - Museo archeologico......................................107
Figura 124 - Abazia Chiaravalle della Colomba - Capitello delle colombe.....................................107

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Ringraziamenti

Asborno Pietro mia guida a Magioncalda


Bellazzi Bruno amico per la grande disponibilità
Dr.Biagini Marco, lo scavo, le notizie e le foto
Dr.Carraro Fabrizio e le analisi delle malte
Ing.Casale Alessandro per il riordino al computer
La signora Crosiglia per il dono dei preziosi reperti e dei documenti
Don Pietro Cazzulo per l’ospitalità in archivio Parrocchiale
Felolo Luigi per la ricerca sui Feudi vescovili
Maestro Piero Lumachi per la bellissima copertina
La famiglia Magioncalda con Elisabetta e la sua pazienza
Prof.Perdelli Marilaide che corregge le bozze e modera gli eccessi
Tassistro Rita la lettrice
La Biblioteca Berio sez.conservazione per le immagini

8
Capitolo 1 - I CULTI

La Madonna del Carmine (a Torriglia)

Esiste nella Parrocchiale, custode di simboli e storia della Comunità, un altare


della navata sinistra che racchiude la statua in legno della Madonna del Carmine.
Credo valga la pena riflettere un poco per conoscere l’origine di tale culto nel mondo e lo sviluppo
che ebbe anche nel nostro paese.Nato a cavallo del XIII secolo in Terra Santa, si manifestò subito
quale potente aiuto al mondo Crociato nei momenti di gravissimo pericolo cui erano soggetti i
pellegrini non sempre protetti a sufficienza dalle armate dei monaci guerrieri contro il pericolo
saraceno.
La devozione si sviluppò a tal punto che fu necessario costruire un santuario sul monte Carmelo
sovrastante la città di Haifa, collocata nella fascia costiera protetta che da S.Giovanni D’Acri si
estendeva fino all’attuale Tel Aviv e che durante il tempo delle Crociate permetteva l’afflusso dei
pellegrini verso Gerusalemme sotto la protezione dei Cavalieri del Tempio di Chateau Pélerin,
première grande forteresse templaire de Terre Sainte
Il Santuario di monte Carmelo denominato Stella Maris è attualmente visitato da migliaia di
pellegrini ed è il centro del culto della Madonna del Carmelo nel mondo.
La stella del mare, guida a pellegrini e marinai è raffigurata sul pavimento.
Erano tempi duri, ma il pellegrino, almeno una volta nella vita, lasciava i propri cari,
faceva testamento e si metteva in viaggio per raggiungere la Terra del Cristo.
La Madonna del Carmelo dava assistenza e protezione, nessuno lasciava la Madre del Signore senza
affidarsi a lei indossando poi il santo Scapolare che in caso di morte violenta testimoniava la fede
e garantiva una cristiana sepoltura.
Nel mondo Cristiano è attualmente uno delle devozioni Mariane più diffuse:ordini monastici
(Carmelitani), edifici di culto, congregazioni, località ed interi quartieri sono così denominati,
anche una infinità di nomi propri (Carmelo, Carmelina) testimoniano ancor oggi, dopo oltre otto
secoli, la grande venerazione della Madonna del Carmine.
La Comunità di Torriglia, prima dell’onda rivoluzionaria curava due grandi celebrazioni, quella di
Sant’Orsola, protettrice della Comunità e quello della Madonna del Carmine, portata in processione
e sempre invocata.
Il 12 luglio si fa la Novena del Carmine a Donetta, il 16 la festa religiosa , il 21 festa nella
Parrocchiale.
La statua è seicentesca, l’altare fu donato da Bartolomeo Biggio nel 1693.
Quando osserviamo questo viso antico, sereno, ricordiamoci che è stato invocato da generazioni di
nostri concittadini, durante le carestie, le incursioni dei banditi, le grandi epidemie di peste che
dimezzarono la popolazione di Milano e ridussero a un terzo quella di Genova!!

Persino gli imputati di reati gravi, incarcerati nella Torre del Castello e sottoposti a tortura,
imploravano pietà ed invocavano la Madonna del Carmine
In paese abbiamo un quartiere antico, U Carmu.
In via Magioncalda, antica via del Carmine, una effige di marmo, sotto la quale si celebra la Messa
una volta l’anno, la raffigura.

9
Al Cerro sull’antica mulattiera per la Trebbia è ritratta in una cappellina di proprietà della famiglia
Crosiglia.

A Donetta poi, nell’oratorio dedicato a S.Bernardo di Chiaravalle, ove riposano le spoglie dei
Monaci Magioncalda, un quadro raffigura la Madonna del Carmine con ai lati S.Bernardo e
S.Giovanni Battista, al centro un Angelo, sotto a tutto il Demonio, insidioso e tentatore.

Festa Patronale del Carmine a Bogliasco, S.Bartolomeo di Sori, a Recco.


Ancora a Barbagelata,Cassingheno,Caffarena e Cabanne d’Aveto, tutti luoghi interessati alla
viabilità medievale del territorio.
A Masone festa nella borgata Carmine.

Carmo è il grande monte sopra Cabanne di Carrega, lì accanto il Monte Carmetto, lungo la
mulattiera verso Poggio Rondino ancora i Carmetti, Madonna del Carmine anche a Vegni, paesino
accanto a Magioncalda, all’apice della Val Borbera cistercense.

E’incoronata, è una Madonna Regina, la notissima preghiera : Salve o Regina, mater


misericordiae, vita, dulcedo, et spes nostra salve, a Lei è rivolta.
I Cistercensi chiudevano la giornata di preghiera con la Salve o Regina e con il canto Ave Maris
Stella ..Dei mater alma atque semper virgo felix cieli porta…
San Bernardo che diffuse il culto Mariano nel mondo ne fu l’ispiratore.
Ancor oggi nelle chiese del Carmelo ai vespri si recitano queste antiche preghiere.

“Ils auraient placè ci haut la Vierge Marie sa mère, dont ils avaient fait leur protectrice.
Marie Etoile de Mers ecrivit le Templier en prison”

Documenti inediti da filze criminali del


Castello di Torriglia

Settembre 1639 - Benedetto Guano e Giacinto Guarnieri vengono processati per il tentato omicidio
di Andrea Mangini:

i testi raccontano….

..gionti che furono da rimpetto alla mia porta che ero asettato sopra il scalino, viddi li
suddetti armati d’archibuggio che correvano velocemente dicendo: il primo che troviamo
ammassamolo..
Benedetto che cosa vi è ?
Esso in un subbito mi voltò l’archibuggio et io ben presto saltai in piedi, e nel levare mi scrocchiò
un’archibuggiata quale mi colse nella stacchetta davanti a parte destra stracciando detta
stacchetta in tre luoghi e streppellandomi l’imagine della Beatissima Vergine del Carmine, quale
haveva in detta stacchetta squarciandomi la camissia

altro teste..

Qualmente martedì sera alle 24 ore in circa li suddetti vennero tutti due verso la Porta del Borgo e
senz’offesa di mia vita, la coronetta che parimente haveva in detta stacchetta, detta archibuggiata
la portò via, di maniera tale che no l’ho più vista, e nella stacchetta vi trovai una palla faccetta
(pila plumbea)…..

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altro…

Il Giacinto diceva al Benedetto… non fare, non fare…quando furno appo di noi ,il Andria Mangini
li disse al Benedetto…Olà, Olà, dove si và!!..et in un subbito detto Benedetto senza dir altro li
sparò un’archibuggiata… gli ruppe una Bedaglia della Beatissima Vergine del Carmine che
haveva nella stacchetta… vidi che detto Andrea si sbatteva qui il fuoco che l’era rimasto nelli
calzoni davanti….

1663 - Processo per l’omicidio di Domenico Barbieri

Si sottopone a tortura Thomasina Barbieri, uxor Laurentij Crovi accusata di aver aiutato il fratello
Agostino porgendo lo schioppo che uccise Domenico Barbieri…

Un quarto d’ora di horologgij ad pulveris.

“ohimè Dio, Jo dico che la Madonna Santissima la proveda Lei, del resto non so che dire…..”
“oihmè, oihmè, oihmè, Signore o Madonna Santissima o Madonna del Carmine, agiutatemi e
levatemi di qui…”
“oh Sig.Commissario, l’acquisti un letto in Paradiso e mi facci callar abbasso…”

Thomasina dopo la tortura non ammise la colpa, fu assolta e liberata mentre


Agostino Barbieri viene condannato a morte.

condemnat in penam capitalis et confiscationis bonorum et interim a perpetuo exilio…


Si pervenit in fortijs justitie, ducatur et duci debeant ad locu solitu patibuli, ibique per ministro
Justitie caput a spatulis amputetur….. naturaliter moriatur et anima a corpore separetur…

Figura 1 - Stella Maris - Haifa- Monte Carmelo Figura 2 - Madonna del Carmine -Torriglia Via
Magioncalda

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San Bernardo da Chiaravalle

L’opera di questo grande della Chiesa è nota, Borgognone, diffusore del pensiero cistercense e
fondatore di innumerevoli abazie, promotore del culto della Vergine, fiero oppositore della eresia
dei catari dualisti, ideologo e protettore dei Cavalieri del Tempio.
A noi basta citare l’influsso che il suo culto ebbe nel nostro territorio e formulare ipotesi su come e
quando sia sorto.
La frequenza delle dedicazioni, la collocazione nei punti più legati alla viabilità medievale o nelle
immediate vicinanze, fa pensare a lunghi periodi temporali in cui persone legate al mondo culturale
dei cavalieri e dei monaci gestirono il traffico di merci e persone.
La necessità di proteggere le carovane e di dare ospitalità ai viaggiatori ed ai loro animali hanno
lasciato il segno.
La strada e sopratutto la strada.. è la grande protagonista del XII Secolo(Cardini)

Cabanne d’Aveto
Feudo dei Della Cella Festa patronale, si conserva ancora la tradizione del
soggiorno del Santo proveniente da Bobbio
Donetta di Torriglia
Feudo dei Magioncalda Festa patronale, raffigurazione in un quadro di
S.Bernardo, del Diavolo, della Madonna del
Carmine e di S.Giov.Battista.

Capenardo di Davagna
Feudo dei Rimassa Festa patronale, il Santo con il Diavolo, su sfondo di
paesaggiolocale,èraffiguratonellavolta della cappella.

S.Bernardo di Bogliasco Festa patronale, quadro di S.Bernardo con il Diavolo


alla catena.

S.Bernardo è santo titolare a Pannesi, a Rossi in alta Fontanabuona, Reneussi in Val Borbera,è
festeggiato a Fascia in Val Trebbia, Pizzonero e Vesimo in Val Boreca, tutti insediamenti collegati
alla viabilità verso la Lombardia.
La devozione al santo si spiega col fatto che nel nostro territorio fu frequente la presenza di monaci
e conversi cistercensi, valga ricordare l’Abazia di Rivalta Scrivia, le sue grangie di Val Borbera o
l’ospitale di S.Giacomo di Possolo ed i loro contatti con le grandi Abazie cistercensi del Nord Ovest
i cui monaci ed Abati usavano il percorso di crinale per i contatti fra mare e pianura padana.
L’episodio del viaggio di S.Bernardo da Genova a Milano del 1135, si può connettere ai simboli
vescovili (mitra e pastorale) non accettati dal santo e raffigurati nel quadro di Donetta ed è stato
certo ispirazione delle dediche lungo il percorso del Chamino de Lombardia.

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Il Diavolo sempre presente ricorda l’impegno contro Catari e Albigesi, le grandi eresie del tempo.
Il cartiglio dell’angelo raffigurato nell’oratorio di Donetta contiene il versetto di un libro del
Vecchio Testamento, il Siracide o Ecclesiasticus.
San Bernardo, nella regola dei Templari : De Laude Novae Militie ad Milites Templi, così come
nel Cantico dei Cantici e nei Salmi, usa spesso questo libro della bibbia

“Une nouvelle chevalerie est apparue dans le ciel de l’incarnation…


…Doublement armés, ils n’ont peur ni des démons ni des hommes”

Figura 3 - S.Bernardo a Capenardo Figura 4 - S.Bernardo a Bogliasco

Santa Maria Maddalena

Apostola degli Apostoli è presente alla morte del Cristo, assiste alla sua deposizione dalla croce da
parte di Giuseppe di Arimatea.
Prima testimone della resurrezione, unica donna citata in tutti quattro i Vangeli.
Jacopo da Varagine vescovo di Genova conferma la leggenda medievale in cui la Maddalena dopo
la morte del Cristo fugge in Provenza con Giuseppe ed altri cristiani, ove poi morirà.
Nel XIII secolo il culto esplode, Carlo d’Angiò finanzia lo scavo alla ricerca dello scheletro, lo
trova.Il cranio viene ancora conservato nella Basilica di Saint Maximin in Provenza ove ogni anno
viene portato in processione con grande concorso di popolo.
Altre ossa prendono la strada della Borgogna fino a Vezelay, nella grande Basilica ove San
Bernardo predicò la seconda Crociata.
In tutta la Francia la devozione è diffusissima, a Parigi la Madeleine è invocata in un grandioso
Tempio in cui addirittura l’altar maggiore le è riservato.
I Monaci Templari annoverano Sainte Marie Madeleine fra i culti più cari, una delle loro feste da
celebrarsi nelle Maisons du Temple.
Quando un monaco si confessa all’altro monaco… Je prie Dieu que par sa Misericordie et par
l’amour de sa douce Mère vous devez perdonner vos fautes ainsi qu’il perdonna à la glorieuse
Sainte Marie Madeleine.
Nel nostro territorio è frequente, citiamo la chiesa di Rossi sotto il monte Lavagnola, una cappella a
Roccatagliata in alta Fontanabuona, poi a Magioncalda in alta val Borbera ove nella chiesa di San
Giovanni decollato esiste una sua reliquia, nella zona del Monte Carmo il toponimo Passo della
Maddalena la ricorda.

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A Santa Maria del Porto, sull’antica carovaniera per Piacenza, ove il crinale raccolse per secoli
la devozione Mariana più suggestiva, quella di Nostra Dona di Montebruno, un altare minore
mostra l’immagine della Maddalena.Tutto fa pensare che questo culto sia anteriore a quello mariano
che sappiamo risale alla fine del 400.
La chiesa è a lei dedicata a Barbagelata, ove diversi toponimi la ricordano: fossato della Maddalena,
croso della Maddalena.
A Fascia, nido di antiche devozioni (S.Orsola, San Guglielmo d’Acquitania), si festeggia anche la
Maddalena, ma non solo, una simpatica leggenda viene raccontata dai vecchi parrocchiani:

La Maddalena partì dalla Terra Santa in pellegrinaggio di penitenza con Giuseppe d’Arimatea che
portava il Santo Graal, passarono dalla Liguria fin qui a Fascia ove alcune grosse pietre vengono
indicate come quelle che la donna portò sulle spalle dalla Palestina nel corso del suo viaggio di
espiazione. Massimo Centini -Templari e Graal in Liguria. Ed.Servizi Territoriali

Figura 5 - San Maximin - Provence- La Madeleine

Sant’Orsola di Cornovaglia (a Torriglia)

Mese di agosto 1777, il messo della Corte gira per il Borgo, i casoni annessi, le ville, per riscuotere
per conto della Magnifica Comunità le spese per la festa di Sant’Orsolina (la Scossa)
Sono secoli che questa devozione si svolge, ognuno contribuisce.
Le autorità del nostro minuscolo Feudo, incaricano pedoni, cercano organisti, comperano la polvere
da sparo, contattano il Priore della Confraternita, il Prevosto, i Sacerdoti, tutti pronti per la gran
festività.
La festa è il 16 agosto, si inizia con un triduo preparatorio la settimana precedente poi la solenne
funzione, officia il Preposto della Parrocchiale di Sant’Onorato, il suo chierico, 12 sacerdoti di cui
10 sono confessori.
Ci vogliono molte candele, il sagrestano sarà pagato per esporre l’apparato e le tappezzerie,
l’organista fa vibrare le grandi canne di piombo, il suo aiutante sbuffa tirandone i mantici, sono
presenti la Confraternita con il Priore ed i numerosi Fradelli, poi le Autorità Civili: Commissario, i
quattro Reggenti, i maestrali, l’attuario, il bargello e gli sbirri della corte, tutti con le loro famiglie.
Messa cantata, odore acre d’incenso, il campanaro batte i pugni sulla tastiera del grande concerto di
campane.
Vincenzo Garbarino bombardiere ha comprato la polvere, il carbone , il brenno per le cariche, poi,
spari potenti, a raffica, dei mascoli,
Persino il vecchio Bartolomeo netta nanzi il piazzale.

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Alta sull’altar maggiore la reliquia insigne, miracolosa, racchiusa in un busto d’argento con decori
dorati: è l’intiero cranio di Sant’Orsolina, vergine e martire che da secoli protegge i tessitori, i
commercianti di tessuti, la Comunità tutta.
Questo forse sin dall’epoca delle grandi pestilenze…1345, 1575, 1667, ogni secolo la morte insidia,
semina terrore, falcia a caso, uomini, donne, famiglie intere….fiocca la peste…questo il grido,
pochi i rimedi, S.Orsola, la Madonna del Carmine e tanta paura.
Blocchi ai confini, ammazziamo cani e gatti, attenti a chi brutta le panche in chiesa, prima continue
campane a martello, poi più nulla, non si deve, non c’è tempo, si seppellisce un po’ dappertutto,
calce sui cadaveri, bisogna cuocere le pietre, ne serve ancora.
Su in Castello, presente il Commissario e i Reggenti, viene riposto il Sigillo della Magnifica
Comunità di Torriglia in una cassetta con due serrature,
una chiave conservata da un Reggente del Borgo, l’altra da uno delle Ville.
E’questo l’unico sigillo apposto sulle richieste, le istanze, le lamentele rivolte al Principe o sugli
atti ufficiali.
E’ un sigillo “a fumo” che raffigura Sant’Orsola in busto sopra le tre Torri
in fila antico simbolo della Comunitas Turriliae.
Bisogna sapere che durante il Medioevo, nelle nostre realtà, le malattie si curavano con le preghiere
e con il poderoso aiuto delle reliquie che dovevano essere messe a contatto delle parti malate, in
parallelo però monaci lungimiranti perfezionavano l’erboristeria e supplivano agli antichi rimedi
spesso non sufficenti.
Il possesso di una reliquia famosa rende l’idea dell’importanza della Comunità e pone interrogativi
su come questo cranio insigne fosse arrivato qui.
Il fatto che S.Orsola fosse la patrona dei commercianti e tessitori di tessuti la dice lunga sul perchè
Cristoforo Colombo avesse titolato alle Vergini di Sant’Orsola le isole caraibiche incontrate nel
secondo viaggio verso le Americhe.
I lanieri di Torriglia, Pentema e dintorni erano spesso presenti alla stesura di atti notarili della
corporazione che riguardavano anche i Colombo, Giovanni (nonno), Domenico (padre), Benedetto e
Antonio (zii).
Potestà a Torriglia nel 1478 era un certo Michele Colombo di cui non è accertata la eventuale
parentella.
Potrebbe essere quello il periodo in cui la reliquia arriva a Torriglia, credo però plausibile l’ipotesi
di provenienza dai beni del Cardinale Luca Fieschi, che aveva alla sua corte presbiteri di Torriglia e
di Donetta e teneva contatti con la Corte d’Inghilterra ed i Templari Inglesi.(1)
Il culto del cranio è stato accertato per il Cavalieri del Tempio, la famosa testa con la scritta 58m
trovata a Parigi, risultata appartenere ad una delle vergini di Sant’Orsola, rende ancor più
interessante il possesso della reliquia di Torriglia.
C’ètait une tete de femme en or, creuse et recèlant une tete de petite fille dans une ètoffe, noire et
blanche, ou rouge,on ne sait trop, avec la mention Caput LVIIIm inscrite sur une cèdule….
Era comune che un ordine monastico cavalleresco avesse reliquie: gli Ospedalieri conservavano la
camicia di Cristo, un pezzo della sua croce, il braccio e la mano di Sant’Anna, ed una testa delle
undicimila vergini tutta intera.
Il Culto di Sant’Orsola, martirizzata dagli Unni assieme alle vergini compagne sulle rive del fiume
Reno, fu molto importante nel Medioevo ed ebbe la sua massima diffusione nella Città di Colonia
di cui la Santa è Patrona, nella bandiera della città sono apposte le fiammelle delle undici vergini ed
i vasi dei tre Re Magi.
Troviamo altre devozioni alla santa: un altare a Fascia, uno a Traschio,un quadro a Canepa di Sori.

(1) Nell’inventario di beni redatto dopo la sua morte è annotato :…Caput undecim milium virginum .. non sappiamo se e
quando la reliquia approdi a Torriglia.

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Figura 6 - Tassa da esigersi nell’anno 1781 per la spesa di S.Orsolina, orologgio, triduo et altro
primo della lista : Giangregorio Massoncalda.

San Giovanni Battista (a Magioncalda)

A Magioncalda, frazione di Carrega, proprio sotto al monte Antola , appare un culto non consueto,
quello di San Giovanni Battista Decollato.
Una visita alla chiesa, limpida e dipinta a colori vivaci, nasconde un tocco antico, severo: in un
bassorilievo dell’altar maggiore la Testa del Battista posata su un piatto.
In fondo al coro un quadro consunto mostra la scena della decollazione, un piccolo gonfalone
ricorda preghiere e processioni..
La pietra sacrata custodisce le reliquie, quella della Maddalena e una di San Teodoro, forse
entrambe collegate al culto della testa del Precursore.
Qui vicino, dietro la Torre di Carrega, nella grangia di cistercense memoria, accanto alla vecchia
mulattiera, le rovine di un recinto fortificato, immenso, con muraglie potenti.
Si dice vi fossero stati custoditi i prigionieri Pisani della battaglia della Meloria, sappiamo che San
Giovanni Battista decollato era il protettore della confraternite dei carcerati.
Nodo viario sulla strada di Lombardia, Donetta conserva nell’oratorio il quadro ove è ritratto il
precursore bambino che tiene il dito alzato verso il Cristo Messia.
A Propata un altare, a Cavorsi ancora il Decollato, che di Recco è Patrono.
A Torriglia la Confraternita della Buona morte designa un Distretto del Borgo a San Giovanni
Battista, la grande vetrata della Parrocchiale, sopra al Cristo, mostra un Vessillifero Agnus Dei, un

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antico affresco in una abitazione del centro storico lo raffigura sul Giordano,una statuetta marmorea
del Santo si intravvede in una nicchia.
San Giovanni Battista è Santo patrono degli Ospitalieri, Cavalieri di Gerusalemme, poi di Malta.
I Cavalieri del Tempio avevano una venerazione per il Battista: Jacopo da Varagine nella Leggenda
aurea ricorda che proprio i Templari scavarono nei sotterranei del Tempio di Gerusalemme per
cercare la testa del Battista.
Si riteneva che fra le reliquie dei Templari ci fosse l’indice della mano destra del Battista
frequentemente raffigurato con l’indice destro puntato verso l’alto.

Jacques de Molay confia ensuite que l’ècrin qu’il venoit de lui apporter, renfermoit la reliquie la
plus prècieuse que Beaudouin roi de Jèrusalem avait donnè a l’Ordre scavoir l’index de la main
droite de Saint-Jean-Baptiste. Temple,Islam et assasins-Daniel Rèiu-Les Templiers

Figura 7 - San Giovanni Battista


affresco inedito – Centro Storico di Torriglia

I trei sati du su

La leggenda affonda nel tempo lontano del Cristo, del Battista, del Sacro monte, del Sole di vita.
Solstizio d’estate, nascita del Battista: l’usanza di raggiungere la vetta dell’Antola nella notte di San
Pietro fra il 28 e il 29 giugno per assistere al sorgere del sole e ai trei sati du su è ancora radicata fra
gli abitanti delle valli.
All’alba, dalla sua cima, il sole compie 3 salti prima di sorgere definitivamente, i monaci guerrieri
amavano ricordare i tre rimbalzi della testa del Battista appena spiccata dal busto.
Sotto l’Antola, a Magioncalda, nell’altar maggiore della Chiesa, è raffigurata la testa del Battista
deposta sul piatto.
Lassù da qualche parte anche la “porta del solstizio” rivolta a Nord Est, punto estremo del sorgere
del sole nei giorni della nascita del precursore.

“Les Templiers auraient pu etre Johannistes et à ce titre mèpuiser


l’eglise de Pierre l’Apotre qui renia le Christ par trois fois.”

Les Templiers - Coupables? - Daniel Reju, pg.85

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Figura 8 - Chiesa di Magioncalda – San Giovanni decollato

San Nicola

Santo anch’esso legato al periodo crociato, le sue ossa razziate dai crociati a Mira nell’attuale
Turchia, furono trasportate a Bari ove si sviluppò un culto importante legato alla protezione
dell’infanzia.
Leggenda dice che San Nicola riportò in vita tre bimbi uccisi e messi in salamoia nelle botti da un
oste perverso.
San Nicola è Santo titolare di Rondanina antica filiazione cistercense, Papa Urbano II infatti, nella
sua bolla del 1186, conferma le proprietà dell’Abazia del Tiglieto, fra esse appare Rondanina.
La stessa Rondanina, Cantalupo, Carrega e Fascia ancora nel 1523 dipendono dal monastero di
Albera Ligure in Val Borbera, mentre nel 1747 Rondanina è nella giurisdizione di Carrega.

Sono tracce di quell’antico feudo vescovile tortonese che forse si estendeva fino a Donetta.

San Guglielmo d’Aquitania

Guglielmo X, Duca d’Aquitania detto anche il Trovatore per l’accoglienza data ai poeti provenzali
presso la sua splendida corte di Poitiers, passò alla storia come Santo a seguito della conversione
alla causa di Papa Innocenzo II ispirata da S.Bernardo di Chiaravalle.
Muore nel 1137, il giorno della passione di Cristo, alla fine del suo pellegrinaggio alla tomba di
S.Giacomo Maggiore a Compostela.
Santo di area cirstercense è venerato a Fascia ove rimane memoria dell’esistenza di un oratorio a lui
dedicato.
Il caso di Fascia è emblematico, il culto principale è quello mariano (Sancte Marie de Fassia), ma
oltre a San Guglielmo la comunità osserva altri culti legati al mondo dei cavalieri: San Bernardo,
Sant’Orsola e la Maddalena con connessa leggenda.
Con queste premesse si può presumere che il paese sia sorto in quel medievale periodo d’oro
durante il quale a seguito dei traffici dal mare verso la Lombardia i nostri territori di mezza costa
videro un grande sviluppo.
Nel 1235, Beldì, moglie del Goardator o Castellano Bertramo de Turigia, fa testamento: fra i vari
lasciti troviamo un drappo per dotare la Chiesa di Santa Maria de Fassa , forse costruita durante il
dominio Malaspiniano dei Balbi da Castello.

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Figura 9 - San Guglielmo d’Aquitania – Parrocchiale di Fascia

Trino Atque Uno - La Santa ed indivisibile Trinità

L’Ordre de la Sainte Trinitè or Ordre des Pauvres Chevalier du Christ, così i Cavalieri del Tempio
amavano ricordare le proprie radici, i propri culti.
La Santa ed indivisibile Trinità , dogma centrale dell’antico cristianesimo, ricorda lontani concilii,
laceranti eresie, devote processioni, struggenti invocazioni, sanguinose battaglie.
L’elenco dei sermoni e dei trattati dedicati alla Trinità nel Sec.XII è interminabile, allora infestava le
menti la dottrina eretica dei principi opposti, il Dio buono e Satana, entrambi creatori entrambi
eterni: i Catari, eretici di quel tempo negavano la Trinità.
Tutto ciò ha lasciato un segno anche qui nei nostri monti.
Gloria patris, filio et spiritui sancti, sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula
saeculorum amen.
Ancor oggi la stessa preghiera risuona nelle nostre chiese.
Anche una solennità era dedicata alla Trinità, la domenica successiva alla Pentecoste, colore
liturgico bianco.
In tutto questo i Cistercensi, sempre loro.
A Torriglia il regolamento della Confraternita della buona morte di San Vincenzo stabiliva che la
festa della SS.Trinità fosse riservata alla nomina del Priore, con voto dei confratelli che avrebbero
scelto il più idoneo al regime.
La devozione si riflette sulle forme dell’oggettistica, gli oggetti di culto, i particolari architettonici.
Tra i segni evidenti è trilobato l’oculo da luce della Cappella di San Giovanni Battista a Caprile,
trilobata l’acquasantiera in marmo della Chiesa di Magioncalda, trilobata la borchia da libro o piede
di vangelo, ritrovata negli scavi della Fortezza di Donetta.
Uno e Trino si ripete, l’uso sacro del numero tre è frequente, persino ripetitivo nei comportamenti
dei Cavalieri del Tempio (1)
Nel quadro dell’oratorio dei monaci a Donetta il Bambin Gesù in braccio alla Madonna alza la
mano destra e indica tre come anche nella statua della Madonna della Neve dell’oratorio di
S.Vincenzo a Torriglia.

(1) Trois chevaux, trois couteaux, trois tentes….de la viande trois fois par semaine, communier au
moins trois fois l’an, le profés faisait trois voeux, l’aumone se fasait trois fois par semaine, le
templier se devait accepter le combat a un contre trois…

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Les templiers honoraient ainsi la trés Sainte et indivisible Trinité.
(Louis Charpentier – La Règle –Les Templiers pg.19)

Figura 10 - Borchia umbone di libro Figura 11 - Acquasantiera trilobata


sacro trilobata - Scavi Donetta -Magioncalda - Chiesa di San
Giovanni decollato

Figura 12 - Cappella di Caprile-


Val Brugneto Oculo trilobato

La Cappella di Casaleggio

La cappella di patronato della omonima famiglia dei Casaleggio evidenzia al suo interno culti molto
antichi: Sant’Anna, San Giuseppe , la Maddalena; un quadro consunto raffigura la Madonna della
Mercede.
S.Anna è culto legato all’ordine carmelitano, S.Giuseppe (d’Arimatea ?) e la Maddalena ricordano
la Francia meridionale e le leggende ad essi collegate.

Il culto della Beata Vergine della Mercede, nato a Barcellona nel XII sec.é collegato al riscatto dei
cristiani tenuti in schiavitù dagli islamici, presente anche a San Sebastiano Curone ove si
riscontrano tracce templari.
I templari Catalani presenti in Sardegna nel regno di Arborea, erano a lei devoti.
Nel 1192 Simone Vento, Podestà di Torriglia per i Malaspina tenne importanti contatti con i vertici
dell’Ordine templare di Catalogna in Sardegna ad Oristano.
L’ordine della Mercede o dei Mercedari, protetto da Giacomo I° d’Aragona, ebbe grande sviluppo
nelle Americhe, sacerdoti mercedari risultano al seguito di Colombo.

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Il piccolo borgo è di antichissima fondazione (una vecchia foto mostra un’arco romanico) ed è
citato in un documento del 1235, nel quale Alberto Balbo Da Castello infeuda ad Armanino di
Turigia terreni di Casaleggio e Garaventa.
I Da Castello o De Castro sono famiglia genovese legata alla Compagna che durante il periodo
crociato sfruttano i traffici con la Terra Santa.
A Torriglia, i collegamenti erano tenuti con la famiglia dei Vento, che possiedono il Castello e
controllano i pedaggi.
Qualche secolo dopo, un cappellano nominato dal Reverendo Benedetto Casaleggio, è certo
Armanino.
Cito appena la verosimile leggenda che un anziano abitante amava ricordare, uomini di Casaleggio
partirono per la Terra Santa al servizio di un Cavaliere Crociato.

Sant’Anna

Madre della Madonna, abitava a Gerusalemme coll’anziano marito Gioacchino accanto alla piscina
probatica ove si trova la Chiesa di Sant’Anna costruita dai Crociati Francesi.
Santa Carmelitana per eccellenza, era protettrice delle donne incinte e delle ricamatrici.
Grandi devote di Sant’Anna erano le Beghine, importante movimento religioso femminile nato nel
XII secolo e sviluppatosi soprattutto nei centri tessili dei Paesi Bassi ( A Bruges si può visitarne il
quartiere, accanto alle Chiese di Sant’Anna e di Gerusalemme ove giacciono sepolti gli Adorno,
mercanti genovesi che introdussero il pizzo fiammingo)
Il secondo distretto della Confraternita di San Vincenzo di Torriglia era titolato a Sant’Anna, nella
zona del centro storico ne era diffuso il culto.
Infatti, sotto un antico affresco della casa della famiglia Carraro, che fu Osteria Camerale prima e
locanda del Cavallino Bianco poi, le pie donne del quartiere intonavano canti e preghiere durante la
festa.
Le beghine nostrane alloggiavano nel vicino conservatorio, antica istituzione religiosa della zona:
Evvi il consorzio di 10 incirca figlie radunatesi insieme a vivere divotamente e mantenersi col
lavoro delle loro mani.
Si occupano di lavori donneschi specialmente filando e tessendo e fanno la dottrinetta alle figliole
che si portano da loro.(1)
La chiesa di San Giorgio a Bavastri ricorda Sant’Anna in un grande bassorilievo di marmo del
settecento.

(1) Sac.Carraro – La Provvidenza.


Nel XIII sec. vennero considerate alla stregua degli eretici o catari, un interpretazione riporta l’origine del
toponimo agli Albigesi. Il concilio di Vienne del 1312 abolì i Templari e condannò le Beghine.

Le beghine reclamano a gran voce la testa trafugata di Sant’Anna…


…….gli Ospedalieri ne conservano il braccio e la mano…

La Madonna (nera) di Montebruno

La più sentita, la più invocata, questa statua primitiva, ieratica e annerita dal tempo, ci assiste da
almeno 600 anni dall’altare principale del Santuario fra la Trebbia ed il Lunghella.
E’ l’oggetto più antico della valle, come sia arrivato qui non si sa.

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La grande devozione popolare che lo ha accompagnato per secoli ne assegna la comparsa
all’apparizione del 1478 ma l’iconografia è senz’altro precedente.(1)
Si può forse collocare nel XII o XIII secolo, periodo durante il quale il grande afflusso di merci e
persone verso la pianura ha plasmato il nostro territorio.
Osservando questa rozza statua in legno di stile bizantino viene alla mente quel filone di culto delle
Madonne nere che ebbe inizio nel periodo Crociato con S.Bernardo ed il suo Cantico dei Cantici poi
divulgato in occidente dagli ordini cavallereschi, specie da quello Templare.
Sori, approdo degli Embriaci Crociati, custodisce, proveniente dall’oriente, l’immagine di Nostra
Signora delle Grazie, Madonna Nera.
A Montebruno, l’8 Settembre, si festeggia la Natività di Maria, culto orientale anch’esso.

(1) Messer Ibleto Fieschi oggi a otto che sarà il dì di Nostra Donna si deve trovare a Montebruno a uno loco di Nostra
Donna dove similmente farà una festa, ed anche qui interverrà molta villanaglia…. 8 agosto 1465

Italo Cammarata- Una Bellissima Fortezza- Guardamagna ed.Varzi

Les vierges noires protectrices des chevaliers du Temple, appairaissent


sur les chemins de pèlegrinage..

Figura 13 - La Madonna di Montebruno

Le Tre Croci

Ancor oggi la via di crinale evidenzia toponimi nati dalla antica religione del Cristo, dopo la cima
dell’Antola, là dove si intersecano mulattiere provenienti dalla Val Brugneto e da Magioncalda,
troviamo le Tre Croci ad indicare il passo, poco più in alto una piccola cappella.

“…quando giunsero al luogo detto Cranio (Golgota) là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra
l’altro a sinistra….”

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Poco oltre, una foresteria per viandanti, Case del Romano, dal nome dell’oste che lì visse secoli fa.
Certo Armanus de Romano infatti appare fra i firmatari della “Carta Iuramenti” al Marchese
Malaspina di Varzi del 1197 (1)

(1) Isti sunt illi de Val de Trebia qui iuraverunt predictum sacramentum et predictam pacem
Gabotto-Erwig – Chartarium Dertonense - pg.29

S.Onorato (a Torriglia)

E’santo titolare della Chiesa Parrocchiale di Torriglia, in antico Abazia di Patrania,di Diritto Regio,
quindi risalente all’epoca Longobarda.
Si suppone che l’insediamento originario fosse dei monaci provenienti da Lerino, isola di fronte a
Cannes ove dal Sec.V si sviluppò una delle prime comunità monastiche ad opera di Sant’Onorato e
San Caprasio.
Recentemente San Caprasio è venuto alla cronaca a seguito del ritrovamento dei resti nella chiesa di
Aulla in Lunigiana.
Le fondazioni Lerinesi che si ricordano in Liguria sono: Ventimiglia, Seborga,Torriglia, a Genova:
S.Antonio di Prè, Santa Fede, S.Onorato a Castelletto.
Le connessioni con il monachesimo francese sono note, Attala Abate di Bobbio viene da Lerino, il
culto di S.Ponzo in Val Staffora si riscontra anche nel Nizzardo a Cimiez, il priorato della Chaise
Dieu d’Alvernia é collegato con S.Andrea di Borzone ma soprattutto le abazie Cistercensi del Nord
Ovest d’Italia erano di fondazione Borgognona.
Esisteva un rapporto privilegiato fra i monaci Lerinesi e l’Ordine del Tempio, soprattutto durante il
secolo XII nel Sud della Francia, chiese, terreni e case di proprietà Lerinese, passano ai ricchi e
potenti Templari.
A Genova l’unica chiesa Templare certa, Santa Fede a Porta dei Vacca, risulta fondata dai Lerinesi.
Documentazione del Sec.X sancisce il passaggio dell’Abazia di Patrania a quella di San Marziano
di Tortona, nel Sex.XII passa sotto il dominio del Vescovo che ne controlla anche l’espressione
militare: il Castellum Padraniam a Donetta, che è ragionevole supporre fosse stata affidato ai
Cavalieri.

Figura 14 - Sant’Onorato-Torriglia Parrocchiale Figura 15 - Croce a otto punte nella mitra del santo

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Il Monte della Stella

Il bel principio della famosissima Trebbia quale ha la sua origine da una fonte che scaturisce fra il
mezzo di due monti quasi uniti insieme, uno chiamato il Monte della Stella, l’altro Torriglia Vecchia
a motivo che alla cima di questo si vedono le vestiggia di un antico edificio. (1)

Quest’antico toponimo, Monte della Stella, ancor’oggi citato dagli abitanti di Donetta, ricorda i
tempi della nascita del Cristo, di quella Stella Cometa che condusse i Re Magi alla capanna.

E’ proprio nel Sec.XII (1148) che gli annalisti riportano l’apparizione della Stella Cometa,
portatrice di prodigi o di sventure, che lasciò all’umanità di quel tempo speranze e paura.
Forse proprio lassù fu vista, fu osservata e vi lasciò il segno.

I due colli descritti sono collegati con un marcato sentiero che poi si trasforma in una mulattiera
selciata che raggiunge il passo di Garaventa.
Il monte (anche denominato u Castelà) presenta tracce di interventi atti a migliorarne l’assetto
difensivo, un taglio verso Nord, un solco evidente verso valle, segni che denotano la presenza di
una fortificazione.

(1) Arch.Vesc.di Tortona – Descrittione della Parrocchia di Torriglia. Metà 600.?

Figura 16 - Monte della Stella

Il Santo Graal (a Montebruno)

In questo ventaglio di primitivi culti del Cristo, nelle raffigurazioni dell’Ultima Cena spesso si
osserva un oggetto fortemente simbolico legato al tempo delle Crociate, alla Santa Eucarestia, alla
Passione.
Parlo del Santo Graal o Sacro Catino, vera icona della Cristianità di quel tempo, conservato a
Genova nel tesoro della Cattedrale.
Preda dei Genovesi di Guglielmo Embriaco alla presa di Cesarea, fu portato in patria e custodito fra
le reliquie più care.

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E’ stato legato alla Famiglia Fiesca, il Cardinale Luca infatti lo conservò quale pegno di un prestito
fatto al Comune.
Ebbene, questo Santo Grilletto appare a Montebruno raffigurato nell’affresco dell’ Ultima Cena, è
di colore verde ed esagonale come l’originale ed anche in questo angolo di Val Trebbia evoca la
coppa usata da Gesù per contenere l’agnello pasquale, ed in seguito da Giuseppe D’Arimatea per
raccogliere il sangue del Cristo morente sulla Croce.

Trouvé sous les décombres du Temple de Salomon, puis les Templiers pour leur
malheur l’auraient trouvé et ramené en Europe…

Figura 17 - Ultima Cena - Convento di Montebruno

San Giacomo Maggiore

Primo apostolo martire, I suoi discepoli trafugarono il corpo e lo portarono sulle coste della Galizia.
Il ritrovamento dei resti nel Campo della Stella, diede inizio a quel grande itinerario di
pellegrinaggio medievale che dura tutt’ora, il Camino de Sant’Jago de Compostela.
Patrono dei pellegrini e dei viandanti, ne troviamo la dedicazione a Laccio e a Bavastrelli, nido dei
Musante d’Antola, entrambi insediamenti collegati a quel medioevo nostrano tutto incentrato
sull’assistenza ed accoglienza dei viandanti.

Santo Stefano

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L’unica immagine è riconducibile alla famiglia dei Magioncalda, antica titolare dell’altare nella
Parrocchiale poi sostituito dalla tela della lapidazione.
Anche se raffigurato è il protomartire, Stefano o Etienne è collegato al mondo cistercense, ai
rapporti fra Clairvaux e Citeaux.
Etienne Harding, abate di Citeaux veste San Bernardo con l’abito religioso, poi lo invia a fondare
Clairvaux.
Etienne e Bernard assieme al Concilio di Troyes fondano l’Ordine Templare, l’uno compone la
Regola dei Cistercensi, l’altro quella dei Templari.

Dans la cathédral de Troyes Bernard de Clairvaux, ses amis, ses disciples, Etienne Harding Abbé de Citeaux
assistaient au concile, Etienne était le personnage le plus influent aprés Saint Bernard, il composà la Charte
de la Charité, la régle de les Cisterciens, Bernard composait la Règle du Temple…

San Pietro

Risale certo ai primi anni della presenza cristiana nei nostri monti la dedicazione all’apostolo Pietro
del villaggio di Pentema e soprattutto quella del Monte sacro, l’Antola o Antua.
Ne accenno perché una traccia forte di collegamento al medioevo appare sul pavimento della Chiesa
di Pentema: il simbolo del Fiore della Vita, lo stesso che è scolpito su una pietra della Torre del
Castello di Torriglia.

Figura 18 - Pentema-Il fiore della vita – pavimento della chiesa di S.Pietro

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Capitolo 2 - La Scena

Une Affaire d’or

L’aristocrazia Genovese, quella che vive in prima persona le Crociate, che ben conosce le rotte per
la Palestina e che, oltre a dar manforte alle Armate Franche, radica le proprie attività mercantili in
Terra Santa spostando famiglie intere, costituendo colonie, costruendo abitazioni, fortezze, chiese,
magazzini, gestisce in proprio il commercio di merci preziose.
Sete, ceramiche islamiche, incenso, pepe, zenzero, sucaro, comprate con sonori bisanti passano di
mano in denari di pavia, in grossi fiorentini, in genovini, su verso nord, sino ai mercati delle
Fiandre.
Tutta questa attività diventa motivo di sviluppo per il nostro entroterra, fra il XII ed il XIV Secolo si
sviluppa una cospicua rete di mulattiere, fortezze, chiese e cappelle, ospitali e cabanne ma
soprattutto aumentano gli abitanti a servizio della viabilità che si insediano a mezza costa
integrando il reddito con l’allevamento in massima parte di ovini.

Guillame,Tete de Marteau qui aide Godefroy de Bouillon à prendre Jerusalem

Gli Sbocchi a Mare

Nervi – Approdo di Levante del Chaminus Januae, o strada della Trebbia , fu porto deposito dei
Mercanti Piacentini, grandi protagonisti del periodo Crociato a Genova.
La presenza di un Ospitale sul mare, di una Cappella della Maddalena, e della sontuosa mulattiera
che dal mare svalica sul Monte Cordona vicino al più famoso Ospitale di Possuolo, caratterizzano
quello che a quel tempo era un piccolo borgo.
Pare che i Nerviesi partecipassero alla prima crociata con Guglielmo Embriaco.
Bogliasco e Sant’Ilario – Culto di S.Bernardo nella frazione omonima, della Maria Maddalena,
festa Patronale della Madonna del Carmine, tutti culti sensibili.
Anche qui la mulattiera sale in quota ed anch’essa si raccorda sul crinale alla Montagna di Fascia.
A Santa Croce, sopra Pieve, memoria di un altro Ospitale.
Fino a litore Boziasco attorno all’anno 1000 si estendevano i beni dell’Abazia di Patrania ora
Torriglia.
Sori – Sbocco naturale e diretto della mulattiera proveniente dal valico della Scoffera, anch’esso
aveva il piccolo Ospitale di San Cristoforo istituito per alloggio ai pellegrini di Terra Santa.
Lungo la creusa le frazioni di Levà, S.Bartolomeo, Canepa con culto medievale ancora della
Madonna del Carmine.
A Sori operava una consorteria degli Embriaci.
In un documento del 1202 infatti, certo Bellobuono da Sori arma una galera di proprietà di
Guglielmo Embriaco in partenza per la Crociata.
Willelmus Embriacus Major esercita diritti di natura feudale in Palestina a S.Giovanni d’Acri, ove
erano coinvolte famiglie che ritroveremo a Torriglia quali i Vento, i Guercio, i De Volta.

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Bella e suggestiva tradizione la presenza dell’effige della Madonna Nera, unica in Liguria marittima
conservata in S.Maria delle Grazie.
Recco – Comunità antica, anch’essa porta tracce del periodo crociato: l’ospitale di S.Gio Battista
del XIII Sec., il culto della Madonna del Carmine, a Megli l’icona bizantina della Madonna delle
Grazie dono del Crociato Ageno e soprattutto la Santa Spina della corona della passione del Cristo
anch’essa dono degli Ageno comandanti di galere crociate.(1290)
Dalle galere alla fonda, al porto, giusta appendice di quella Via del Legno che ricorda i fusti di
faggio trainati da buoi dai boschi del monte ai cantieri costieri.
A Recco si costruiscono le galee ancora nel 400 (1).
Tracce colorate, vivaci, quali la seta……quella dei velluti di Zoagli e dei Damaschi di Lorsica sono
relitti degli antichi traffici d’oriente.

(1) – “è piaciuto al Rev.do Ibleto Fieschi di donarci una sua galea che fece fare a Recco…”
25/1/1466 - lettera di Francesco Sforza a Fogliani, Governatore di Genova.
- Italo Cammarata – Una bellissima fortezza- ed.Costamagna Varzi

La galère dominatrice de la Mediterannée Médiéval

Altri approdi - Anche Camogli e Portofino partecipano con i Genovesi a flotte crociate dirette in
Siria; bottino di guerra di queste sante spedizioni sono ancora reliquie, addirittura quella di San
Giorgio, uno dei grandi di quel mondo, di quel tempo, di quella cultura.
Portofino la custodisce.
Lì attorno la millenaria di Ruta con l’ospizio, l’eremo di San Fruttuoso, Valle Christi a Rapallo,
femminile e cistercense, vanno a completare quel mosaico di vita sul mare collegato al reticolo di
mulattiere, primitivo ma efficiente sistema che permetteva a carovane protette il raggiungimento di
destinazioni impensabili.
Dagli sbocchi sul mare di Levante ove ogni golfo profondo permetteva l’attracco
di leudi e galere si saliva il primo gradino sul crinale, poi verso nord ancora un secondo…”Usque
in Antua”…fino in Antola.
Da quella quota diventava quasi piacevole in buona stagione scivolare verso le pianure, i grandi
mercati, i ricchi committenti ansiosi di sognare le novità dell’Oriente.

Dal Mare alle Terre di Mezzo

A Nord di Rapallo

Roccatagliata, la sua fortezza, la chiesa dotata dal Cardinale Luca dei Fieschi di Lavagna, l’antica
dedicazione alla Maddalena, la Parentella degli Advocati Crociati.
Più in alto in cacumine montis sta Barbagelata ove ancor si ricorda la presenza di una piccola cella
monastica femminile, un ospizio, una fortezza distrutta, nuovamente il culto del Carmine e la chiesa
dedicata alla Maddalena.
Cabanne d’Aveto punto di controllo della parentella dei Dalla Cella, nodo viario per l’Emilia, ove
tutto è incentrato su S.Bernardo.
Montebruno all’incrocio del Chaminus Janue con l’hospitale di Rusca, le case torri e la sua
Madonna, primitiva, orientale, misteriosa, poi giù verso la rocca di Croce al pedaggio, più in basso
la Trebbia, cristallina, immutabile.

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A Nord Est di Genova

Molassana, Cavassolo, il salto in quota a Capenardo, valico della Val Bisagno controllato dalla
famiglia dei Rimassa e protetto da S.Bernardo, poi giù verso il passo della Scoffera, la mitica Crux
Ferrea presidiata dalla famiglia dei Bolleri.
S.Giacomo pellegrino a Laccio infine su fino a Torriglia.

La diretta per la pianura

Pozzolo sopra Nervi, col piccolo ospitale cistercense del Sec.XIII, poi sul crinale dopo la val di
Lentro, il Bargalio, il suo mercato, ancora un ospitale, i banchi di cambio, la colla di Boasi, il
Monte Lavagnola, si sfiora il villaggio di Rossi ove proteggono S.Bernardo e La Maddalena fino
alla Patrania, antica Abazia e la Turrilia turrita.

Turrigia – Turrilia – Il Castello – Il Borgo

In alto la valle si adagia, offre spazi, verde e tanta acqua.


La Torriglia medievale appare, ben divisi da un ruscello il potere laico da quello religioso.
Da un lato il castello, la torre quadra, sotto case a schiera a formare un triangolo serrato da portali
possenti, oltre il vallo l’abazia, benedettina, ancora longobarda di diritto regio, ora in grave declino,
travolta dal vento cistercense dell’Abazia di Rivalta Scrivia prima, dalla potenza della Chiesa
fliscana poi.
Lassù, potenza magica alle sorgenti dei due fiumi, la fortezza di Donetta, dei Cavalieri, dei Vescovi
di Tortona, il Castellum Padraniam.
Qui dominano i Genovesi, le famiglie, le consorterie, le consciorse, quelle del commercio
oltremare, dei pedaggi sulle strade di Lombardia e di Piacenza, delle guerre in Terrasanta , con Pisa
o con Venezia.
Sullo sfondo dei Malaspina ormai proiettati verso la Val di Magra e la Lunigiana si intravvedono i
Vento, i Da Castello, i Balbi, gli Embriaci, i Guercio, gli Ysembardi.
Carovane di muli ogni giorno si arrampicano in Antola per Varzi, Pavia o scendono la Trebbia verso
Piacenza.
Magazzini gonfi di merce, osterie, cabanne, forni, stalle per muli o per cavalli, maniscalchi, ferrari o
bancalari…ma anche contadini, osti e frati, armati e cavalieri ad assistere e proteggere questo fiume
di ricchezza ed a servizio di questa fiorente economia.

Donetta

Nido dei Magioncalda che almeno dal XII Sec. controllano il luogo a nome del vescovo di Tortona.
Qui si incrociano le voci, gli allarmi di tutti i viandanti che si misurano con l’Antola, le condizioni
del percorso, gli assalti dei ladri da strada o degli orsi di Poggio Rondino, la peste che fiocca a
Suzzi o la ressa nel caravanserraglio di Carrega.
Qui si ristorano uomini e muli, si curano animali feriti, si ferrano muli e cavalli.
Qui la forza e la fede di monaci cavalieri, armati e santi.

Les frères chevaliers ont droit à trois chevaux et un écuyer……


Il est aussi grave de tuer un cheval que de tuer un esclave.

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L’Antola

Presidio di una famiglia, i Musante, fidi ed attenti, appendice di S.Giacomo di Bavastrelli, forse
residuo di antiche politiche di controllo viario.
Un lume, una luce, un punto caldo di riferimento, di controllo, un’informazione data e ricevuta
spesso preziosa, che poteva salvare la vita.
Un crinale lungo, deserto, poi la sosta protetta.

Carrega, il suo castello

Più in basso il caravanserraglio, spazioso e fortificato sotto l’antica torre, la gente di Magioncalda, i
suoi frati e conversi nella grangia dell’Abazia di Rivalta Scrivia.
In questo luogo l’influsso cistercense è marcato, il frate pellegrino ha ricovero nell’ospitale, più
adatto al suo ruolo, non alle Cabanne, qui è protetto da gente devota alla Maddalena e al Decollato.
A cavallo del passo, fra Varni e Carrega i Crosetti vivono, controllano, ristorano, osservano le
carovane.
Eredi di un passato ormai lontano, conservano nel nome e nell’arma quella croce ad otto punte che
ricorda l’Oriente, il Santo Sepolcro, le stagioni di guerra e d’avventura.

Figura 19 - La rocca di Carrega

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Figura 20 - Arma dei Magioncalda Figura 21 - Arma dei Crosetti

Il Grande Nord
Da quassù le valli si stendono fumose verso la vita pulsante della pianura.

La Val Borbera

Garbagna, Grondona, Pallavicino col suo S.Bernardo, Albera, Chiaromonte, Semega, Vendersi,
Precipiano, tutte comunità irradiate dall’Abazia di Rivalta Scrivia, faro per monaci e civiltà.

Il Curone

S.Sebastiano, il suo mercato, il suo ponte controllato dai Templari, porta per Tortona, Diocesi, sede
antica del nostro Cristo ed anche del potere militare e contestato dei Vescovi Conti.
Monaci ed armati hanno per secoli percorso queste strade per dare e ricevere potere e conforto.

S.Pietro a Pontecurone Castello di Torriglia


Figura 22 - Croce della vita – Simbolo del Banco di Cambio

….A Saint Gilles cent trente quatre Changeurs de Monnaies sont nécessaires pour repondre à la demande..

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La Staffora

Varzi, i Malaspina, i mercanti, la Rocca di Oramala ricordo di Opizzo, del Barbarossa ospite
fuggiasco e della stagione strepitosa dei trovatori provenzali. Sant’Alberto di Butrio tempio di
famiglia e degno sepolcro di Edoardo II Plantageneto.

La Trebbia

L’hospitale di Ruscha, il castello di Croce con pedaggio,l’hospitale di Ponte Organasco, Bobbio,


l’Abazia, S.Colombano ancora di sapore Longobardo, un po’ in declino, poi la Piacenza dei
Crociati , dei Banchieri, degli accordi per la strada della Trebbia unico collegamento col mare dei
traffici.
Più lontano Stradella, i guadi del Po, Pavia ed il potere.

Bobbio

E’ lassù la Bobbio degli Scoti, quelli che devoti al loro Colombano, dal mare salgono faticosamente
alla Trebbia su mule bardate o su lenti asinelli per pregarlo, per vivere intensa le regola più severa,
più avvinta al Dio, quel Dio dimenticato in queste terre e che dal Nord dei monasteri d’Irlanda fu
riportato fra le nostre genti pagane.
Lassù la Bobbio dei monaci intenti a copiare Plauto, Seneca o Virgilio, avvolti dai loro tabarri caldi
nel gelido scriptorium.
Lassù la Bobbio che ancora ricorda gli Ungari feroci, il trasferimento del sacro corpo di Colombano
fino alla Pavia imperiale per poi rientrare nella sicura Abazia.
Lassù la Bobbio ove si andava per comprare pergamene trattate, di buona qualità, le pecore allevate,
le migliori, le femmine grasse, ovunque portate per trascrivere gli atti del pingue commercio o i
sacri scritti di questo mondo di monaci santi, di guerrieri devoti, di imperiali notari.
Lassù la Bobbio della via del sale e della Trebbia, chamino per Genova, per la terra santa e porti
lontani, del ponte gobbo da Satana costrutto e dai muli percorso.
Lassù la Bobbio del grande mosaico a pavimento dei biblici Maccabei, da calpestare immersi in
quel mondo di sacre scritture, di salmi cantati, in pace, in silenzio.

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Capitolo 3 - I personaggi

Armati e Cavalieri

I Vento, un secolo a Torriglia, Simone protagonista

Case e torre a Genova sulla Ripa, presso l’attuale chiesa


di San Giorgio, legati al movimento cistercense,
appaiono nel nostro territorio intorno alla seconda metà
del XII Secolo in concomitanza con le guerre di
Genova contro i Malaspina.
Anno Domini 1180, Simone Vento a Fontanigorda
incontra Opizzo Malaspina e con lui tratta l’acquisto del
Castello e del pedaggio di Torriglia.
Alleato con Fulcone Da Castello combatte in
valbisagno, qualche anno dopo è in mare contro Pisa.
Console di Genova, è presente in San Lorenzo quando
Filippo Augusto Re di Francia reintegra i diritti dei Genovesi in Terra Santa.
Nel 90 Genova arma e mette in mare una flotta di 80 vascelli per conto del Re di Francia per la
recuperatione della Terra Santa, Simone la comanda, parte assieme alle armate Crociate del Re
d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone e partecipa ai combattimenti.
Nel 92 Simone Vento è ad Oristano alla stipula dell’atto fra il Templare Raimondo de Torreja,
tutore del Re di Arborea e Guglielmo Burone, console di Genova, presenzia il Templare Raimondo
de Gurp, fratello del de Torreja, poi precettore dell’Ordine in Catalogna.
Lo troviamo ancora in S.Lorenzo al giuramento di fedeltà dei Malaspina nel 99.
Nel 1214 Simone cede a Fulcone Da Castello i beni comperati dal presbitero Rubaldo, Abate di
Patrania di Torriglia.
Qualche anno dopo, Podestà di Torriglia per i Malaspina, dona il diritto di pascatico e legnatico al
Monastero di Rivalta Scrivia.
La famiglia è all’apice, quale assegnataria delle saline di Siracusa, monopolizza il commercio del
sale, Simone muore.
Nel 32 Podestà di Milano è Pietro Vento, nel 42 podestà e dominus di Torriglia è Alberto figlio di
Simone.
Nel 58, condomini del dazio di Torriglia, i Vento armano galee per la guerra con Venezia mentre
Ugone Vento Ammiraglio fornisce galee per il Regno di Castiglia.
Ancora nell’ 84 a Torriglia, riscuotono i pedaggi della Val di Trebbia e della Val Staffora.

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I Da Castello o de Castro a Torriglia

Genovese, questa potente famiglia presente alle crociate è sempre in evidenza nelle vicende cittadine
dei Sec.XII e XIII – Fulcone Da Castello ne è il personaggio più rappresentativo.

1164 - Genova è sconvolta dalla guerra fra fazioni, Fulcone Da Castello è contro Rolando
Advocato, nell’83 è alleato di Simone Vento contro la Curia e i Bulbonoso, nell’89 è al comando di
10 galee contro Pisa nel mare di Corsica, fra i firmatari della pace appare Silvester de Turrilia.
Continue tensioni con i Della Volta , i Pevere.
1190 il Comune lo punisce e ordina la demolizione della sua casa.
A Genova arriva l’armata crociata, il Re di Francia, il Duca di Borgogna, il Conte di Nevers, il Re
d’Inghilterra: si parte con 80 navi per la Terra Santa, durante l’assedio di San Giovanni d’Acri,
Fulcone si distingue con le sue macchine da guerra.
1192 Anna, vedova di Anselmo Da Castello dona beni all’hospitale di Rusca. (Montebruno)
1205 Fulcone è Podestà di Genova.
Nel 1214 è arbitro nella questione fra Guglielmo Balbi da Castello e i figli di Isembardo de Turigia.
Balbi e de Castro, ora le due famiglie appaiono assieme.(1)
Fulcone acquista dai Vento beni dell’Abazia di Patrania a Torriglia.
Nel 1215 costruisce il Castello di Monaco per conto di Genova.
Nel 33 Illi da Castello sono garanti alla collocazione del figlio di Beltramo, castellano di Torriglia,
poco dopo consegnano in feudo a certo Armanino de Turigia beni a Casaleggio e Garaventa, all’atto
è presente Beltramo.

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Ancora Fulcone compera parte del castello di Savignone dalla famiglia dei Marabotto.
(Cinquant’anni prima un Marabotto era commandeur della magione templare di Albenga.)
1245 Balbi e De Castro appaiono in atto di donazione alla Domus Templare di S.Egidio de
Moncalieri, è presente Frater Petrus de Turiglis, monaco Templare.
Giuseppe Balbi da Castello è “Dominus et possessor” de Galaventa e Casaligio, nel 51 David figlio
di Alberto cede pedaggi, ancora nel 58 i Balbi e i De Castro sono principali condomini del Dazio di
Torriglia.
1267 Marino Balbo De Castro ha il comando di una galea armata da Genova e porta con sé
Michelino, figlio di Imelda di Val Trebbia.
Con l’ultima vendita di pedaggi del 78 fatta dalla vedova di Anselmo altro non appare.

(1) La famiglia dei Balbi appare già dal 1145: Guglielmo, fratello di Obizzo Malaspina infeuda il
Castello e la Corte di Brugnatello in Val Trebbia ad Alberto Balbo, nel 1197 ancora Alberto Balbo
appare con illi de val Trebbia nel giuramento al Malaspina, nel 1212 Alberto Balbo , Console del
Comune di Piacenza, firma l’accordo fra i milanesi , i piacentini e i malaspina per l’uso della strada
della Trebbia. (Chaminus Januae)

I protagonisti del tempo crociato - gli Embriaci, guerrieri e mercanti genovesi

1099 - L’avventura dei Genovesi in Terra Santa è un successo, Guglielmo Embriaco e Primo da
Castello fratelli sono determinanti alla conquista di Gerusalemme.
Guglielmo il Testa di Maglio lascia un segno nella storia e dà inizio al lungo periodo di potere degli
Embriaci in Oltremare.
La famiglia governerà in feudo per due secoli Gibelletto e Tripoli nell’attuale Libano prima sotto il
Regno crociato di Gerusalemme poi sotto il Sultanato Mamelucco, fino a che nel 1299 ripiegherà
su Cipro.
Gli interessi si intrecciarono con le nostre terre, Sori appare quale luogo d’incontro della
Consorteria degli Embriaci che rogavano atti presso il Notaio Guglielmo da Sori.
Questo approdo infatti rappresentava un importante terminale del Chamino de Lombardia da cui
presumibilmente partivano carovane per i ricchi mercati del Nord e Galee per l’Oltremare.
1202 - Bellobruno, armatore di Sori arma la galera di Guglielmo Embriaco in partenza per la
Crociata.
Alberto Malaspina cede a Guglielmo Embriaco i pedaggi per le strade di val Trebbia e Borbera, nel
54 ne è titolare Bonifazio Embriaco.
Qualche anno dopo, anche il dazio di Torriglia è partecipato dagli Embriaci, che riscuotono
pedaggio in val Trebbia ancora nel 78.
La torre del Castello di Torriglia ha grande somiglianza a quello Crociato di Gibeletto

Premieres étrangers aux quel le roi confia une seigneurie, celle de Giblet…
…à la battaille de Hittin en 1187 Hugo Embriacus fut emprisonnée de Salah Aladin, Byblos serà le prix de
la liberation de son sègneur gèmois……

Gli Ysembardi

1198 un Ysembardi è Podestà di Tortona,


1204 Ysembardus de Turigia è presente alla donazione all’Abazia di Rivalta Scrivia di terreni nella
grangia di Magioncalda, nel 14 i suoi figli e Guglielmo Balbi Da Castello si contendono le proprietà
del padre, la presenza di Fulcone Da Castello quale arbitro fa comprendere l’importanza del
personaggio.
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Nel 1451 certo Antonio de Zimbardo de Turrilia è consigliere dell’Arte della Lana.
Null’altro risulta

Beltramo de Turigia

Guardator (castellano) del Castello di Torriglia, nel 1224 Beltramo colloca il figlio presso uno
Scriba genovese e si fa raccomandare dal Dominus, un Da Castello, nel contempo accetta procura
da Lanfranco scudaio e da Lanfranco calzolaio di Marzano, teste in atti con Costanzo taverniere,
appare nella concessione in feudo di terre a Garaventa e Casaleggio che sempre Alberto Balbo Da
Castello fa ad Armanino de Turigia.
Nel 35 la ricchissima moglie Beldì fa testamento, fra gli innumerevoli lasciti appare un drappo a
Santa Maria de Faxa.(Fascia in Val Trebbia)

Hugo de Turigio

Nel 1204 Hugo de Turigio è presso la Pieve di Albera Ligure in Val Borbera, presente alla
donazione di terreni in Magioncalda all’Abazia di Rivalta Scrivia fatta da Olgerius de
Bruzamonago. Nel 1208 il monaco Hugo fonda l’Hospitale di S.Giacomo sul Monte Pozzuolo.
Siamo sempre nell’ambito cistercense.

I De Doneta

Nel 1130 appare Baldizonis de Andrea de Doneta nella chiesa delle Vigne ove si pronuncia
sentenza per il possesso di una via pubblica, sono presenti i Guercio e i De Volta, nel 32 è presente
alla firma di un trattato di pace fra Genova e la comunità di Narbona.

Ancora nel 1337, nel documento di esecuzione testamentaria del Card.Luca Fieschi appaiono
Luchino de Turigia de Doneta, cimatoris pannorum (1), Franceschino de Doneta. suo fratello e
Avenante de Doneta sua nonna.
(1) Artigiani specializzati nella cimatura dei panni di lana.

I De Maxoncalda

Ogerio de Maxoncalda ed Adelaxia jugales stipulano un atto di compravendita terreno presso il


notaio Guglielmo da Sori nel 1179 (1) sono pertanto già in zona dal XII Secolo.
Ma questa famiglia presente da nove secoli a Donetta di Torriglia è la chiave di volta della ricerca e
merita ben altro approfondimento.

Mercanti
Appaiono con prepotenza i Piacentini, i Pavesi, i Milanesi, tutti spinti da interessi comuni, tutti
proiettati verso il mare, principale collegamento con i Luoghi Santi verso cui tutto il mondo del
tempo gravita.

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I Piacentini

Con i loro banchieri partecipano al finanziamento delle spedizioni in terra santa, famose le crociate
di Luigi IX Re di Francia (San Luigi).
Importante la Banca piacentina dei Leccacorvo del cui fallimento poi si occuperà
anche Giovanni da Rovegno De Castro.

I Pavesi

Molti gli accordi da loro stipulati a Varzi sia con i Malaspina che con la potente famiglia dei Fieschi
per garantire la sicurezza della strada dell’Antola o di Lombardia, prioritaria per i collegamenti col
mare.
All’epoca Varzi era un importante centro di traffici e cultura, con S.Alberto di Butrio luogo di
devozione, e la Rocca di Oramala rifugio di armati, donne e trovatori.

I Milanesi

Mercanti attivissimi, promotori dell’unificazione dei pedaggi della Via della Trebbia, (introitus
Januae) e della richiesta di sicurezza per i loro carichi preziosi.
Il 1212 è l’anno degli accordi, a Milano, a Piacenza, a Rovegno.
Intervengono i Sicco de Lavania, Opizino Malaspina, Alberto Balbo, Bernardo de Cazale, Andriotto
de Cruce, Amizzone de Rivalta.
Le carovane ora sono numerose e scortate, forse più di diecimila some ogni anno, migliaia di muli
lenti e pazienti sferragliano lungo i rizuoli delle mulattiere.

(1) A quel tempo Guglielmo risulta essere il notaio di fiducia degli Embriaci di Sori.

Viandanti, Monaci e pellegrini


Con lo sviluppo di Genova, molti sono gli artigiani inurbati che intrattengono rapporti con i paesi
d’origine, anzi li rinsaldano ingaggiando parenti e famigli quali apprendisti.
Ritornano di frequente ai paesi, sia per curare lavori agricoli stagionali che per curare le proprietà
terriere o per prender moglie, ravvivando così gli intrecci parentali fra gente del posto.
Homini de domo et parentella, aggregano le consorterie famigliari in parentelle.
Curano gli interessi comuni sia al paese che in città, prima di tutto la solidarietà nella vendetta o
faida, il festeggiamento del Santo patrono, la cura del monumento funebre o la dote alle fantine.

“Peregrinatio”
….di poi nel mese di agosto, nel giorno di Sabato, ottava della calende di Settembre, entrò nella Città di
Genova un certo fanciullo teutonico di nome Nicolao a cagione di peregrinazione e con esso una moltitudine
grandissima di pellegrini che portavano croci, bordoni, scarselle, oltre 7000 uomini, donne, fanciulli e
fanciulle a giudizio di uomo da senno….

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Corre l’anno del signore 1212, la via della Trebbia ed i nostri paesi sono percorsi da questa
moltitudine.Dio lo vuole, tutti a Gerusalemme.(1)

Le esenzioni al pagamento del pedaggio o dei diritti di taglio del bosco o di pascolo che i potenti
facevano a favore dell’astro nascente dell’ Abazia di Rivalta Scrivia,sono un ulteriore prova della
frequentazione della strada di crinale da parte di monaci, famigli e conversi.
Rivalta Scrivia, Bobbio, Tortona, Valle Christi a Rapallo,sono i luoghi che attraggono poteri e
devozioni, Rovegno, Patrania, Rusca, Betalemme, Rondanina, Pozzuolo i terminali locali di questo
reticolo di sacre devozioni.

(1) Questa singolare Crociata si sfascia a Genova di fronte ai costi di armamento delle galee necessarie, qualcuno
si imbarca, molti decidono di andare a Roma, altri ritornano indietro.

Mescite e locande – i tabernarii


Situate lungo i percorsi tradizionali delle greggi, nate quali ricoveri dei pastori migranti, le
Cauponae o Cabanne poi divenute locande, sembrano da secoli presidiate da gruppi famigliari
costanti, fatto forse derivante da accordi risalenti al Barbarossa che più di altri tenne ad assicurare il
libero transito e la viabilità commerciale affidando tali presidi a fideles sicuri, oppure da vere e
proprie concessioni in feudo da parte del Vescovo (di Tortona).
L’itinerario sicuro era garantito dal controllo esercitato sul territorio dal Dominus Loci, da
rappresentanti della chiesa locale o da ordini religiosi cavallereschi attraverso torri, castelli,
fortificazioni che offrivano asilo e protezione.
E’ legittimo pensare che un viaggiatore trovasse un ospizio per la notte, quasi sempre a un giorno di
cammino.

I fideles

Rimassa - da Rio Mace, ruscello scorrente nei dintorni, controllano Capenardo, passo di
collegamento fra la Val Bisagno e le destinazioni verso Nord, protetti da San Bernardo.

Bolleri - pedaggieri al passo della Scoffera che accoglieva i flussi da Recco e da Genova.(1)

Magioncalda - Dòmini dei Vescovi di Tortona, controllano Donetta, protetti da San Bernardo

Musante - da Bavastrelli, protetti da San Giacomo, controllano il Monte Antola, punto d’incontro
di tutte le valli.(2)

Da Romano - Sin dal XII Sec.controllano Casa del Romano ove si accentrano percorsi dalla Val
di Trebbia, dalla Val Brugneto e dalla Fontanabuona (strada delle Baestre), protetti dalle Tre Croci.

Crosetti - controllano Cabanne di Carrega, ove confluiscono le Valli Borbera, Terenzone, Val
D’Aveto e Boreca, protetti dal Battista (3)

Dondero - dial.Dundee ai Donderi (Rusca) sul Chaminus Januae per Piacenza.(4)

(1) - I Bolleri , Dòmini di Centallo, enclave strategica sulla strada che da Cuneo va verso Nord,
famiglia guelfa legata agli Angioini come i Fieschi di Torriglia

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1496 - Frate Francesco Bollero di Rodi diventa precettore dei Cavalieri Ospitalieri a Tortona.
1543 - Francesco 1° concede a Centallo due mercati settimanali e tre Fiere franche
1752 - La Magnifica Comunità di Torriglia annota fra le spese il costo di un avvocato nella caosa contro i
Bolleri
1858 - Muore a Vercelli Giuseppe Bolleri, ultimo pedagero della Scoffera; lascia il Palasso dei Bolleri,
la Casa grande, la cappella, la possessione della Croce e quella delle Tombe.

(2) - La denominazione Musanza è attestata nel Sec.XII lungo l’importante strada commerciale che da Tortona,
Asti, Chieri portava in Francia.
Una famiglia, un ospitale, un villaggio, a servizio della strada.
I comuni interessi di Chieri con Genova per il trasporto di merci verso la Francia, con la strada spesso bloccata da
fatti d’armi, potrebbe aver suggerito il controllo della strada dell’Antola con l’inserimento di famiglie amiche.
Carium (Chieri) - Carium (Carrega o Cariega), villa cavannarum (Cavanna) soprattutto i Balbi importante famiglia
di Chieri (un Balbi era console del comune) tutti toponimi comuni al territorio.

(3) - I Crosetti, il cui nome richiama i Crociati, particolare confermato dalla presenza nell’arma di una croce rossa
ad otto punte, sono presenti in zona da secoli.
Devozioni suggestive, castelli, grangie, recinti fortificati, presenze monastiche di questa ligure enclave di Val
Borbera verranno approfondite successivamente

(4) - Molto più sfumata nel tempo l’origine di questo ceppo con denominazione famigliare e toponimo di luogo
coincidenti, proprietari di un molino nel fiume Trebbia, ove rimane anche il ricordo del “ lago di Dundee ” a
servizio dell’attività di macinazione.
Lì vicino, un toponimo appartenente a ruderi non indagati: Betalemme, suggerisce resti risalenti ad un ospizio
dell’Ordine Ospedaliero dei Betlemiti.
Curiosa la perfetta assonanza del toponimo dialettale alla città scozzese di Dundee.
Vicino al paese dei Donderi resta il toponimo di Rusca, borgo e confine medioevale.
Solo accenno a possibili connessioni con la famiglia dei Busca, Templari legati agli Angioini, Dòmini di Murello
nel Cuneense, anch’esso presidio sulla strada verso Nord.

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Capitolo 4 - La Commanderie
Era questa una minuscola enclave i cui margini appaiono delineati nella Regola della Confraternita di San
Vincenzo di Torriglia.
Il breve manoscritto ottocentesco che la raccoglie, divide il Borgo e le Ville in distretti.
Donetta, quarto distretto di villa, racchiude i casoni di Acquabuona Inferiore e Superiore, il Poggio, il
Giardino, Colomba e il Casale.
Tali minuscole frazioni non giustificherebbero la definizione se ragioni storiche non la avallassero.
E’ probabile che la regola confermi principi che già la Confraternita de Battuti applicava sin dal XV secolo.

Colomba (Crumba)
La Colombiére

Minuscola frazione sulla mulattiera che collegava l’Abazia di Patrania con il Castellum (Donetta)
rasentando il Castrum Turriliae.
Il toponimo ricorda il luogo ove si allevano i Colombi, frequenti nelle vicinanze di insediamenti
templari, che usavano correntemente i colombi viaggiatori, uso appreso dagli Arabi di Terrasanta.(1)
Durante l’ assedio di San Giovanni d’Acri (1249/51) i mussulmani furono avvertiti dello sbarco
delle armate di San Luigi Re di Francia nel porto di Damietta con i colombi , poi anche l’esito della
infelice giornata di Mansourah, nella quale le truppe crociate furono completamente distrutte, fu
conosciuto la sera stessa a mezzo dei dispacci recati dai colombi viaggiatori al Califfato del Cairo.

E’ interessante ricordare che ci si serviva di carta di pelle d’uovo della dimensione di un quarto di
carta da gioco, arrotolata a cilindro ed inserita in un tubicino di penna d’oca turato con cera e
collegato con filo di seta alla penna remigante centrale.
Il messaggio normalmente pesava meno di mezzo grammo ed era costituito da minuscoli caratteri
criptati.
I Cavalieri infatti conoscevano un codice fatto di rombi, triangoli e punti.
Un esempio si potrebbe pensare fosse inciso sull’anellino di Donetta.

(1) Il toponimo colombiera sopravvive anche vicino a S.Bernardo di Bogliasco

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Figura 23 - Anello Sec.XII - fortezza di Donetta Figura 24 - Alfabeto Templare

il Casale (U Casà)

Alle pendici di Pessu de Fiuri , lungo l’accesso che dalla carovaniera di crinale si collega al
Castrum Turriliae, emergono ancora muri massicci di vecchie costruzioni.
Il toponimo popolare li indica come U Casà .
Si può supporre che vista la collocazione strategica, si possano considerare resti di un possedimento
secondario dell’Ordine Templare denominato il Casal.
I Casals erano dei domini rurali, specie di piccole fattorie composte da una casa e da campi che
l’Ordine coltivava per mezzo dei fedeli Casaliers.

“Soumis à les commanderies les Templiers possèdaient les Casals, domaines ruraux comprenant
chacun une maison et des champs”

il Castrum Turriliae (e il Giardino)

Questa struttura, forse nata successivamente alla fortezza di Donetta con cui ha convissuto per
almeno due secoli, mostra particolari che possono caratterizzarla.
Torre quadra, massiccia, ml.7 abbondanti all’esterno, 4 all’interno, presumibilmente alta 19 ml.
è completamente fuori asse rispetto al corpo del Castrum.
Una porta ad arco in pietre trapezoidali accuratamente lavorate a cui risultano successivamente
addossati grossi conci bugnati di rivestimento, si apre nella facciata sud.
Questo fatto avvalora la tesi che il frammento di torre in esame possa essere antecedente al X
Secolo.
L’esame dei colossali conci bugnati e non, che si incastrano fra di loro perdendo il corso (sistema di
incastri a Elle), i corsi superiori regolari, il rivestimento in mattoni e la fondazione di scarsa qualità
messa in luce dallo scavo archeologico, ricordano costruzioni militari di Terra Santa legate alle
famiglie genovesi mercantili o agli ordini cavallereschi, in ogni modo attinenti al mondo crociato.
Gli esami mensiocronometrici dei mattoni della torre (1210), quello del carbonio 14 sulle malte di
fondazione (1170-1230) lo confermano.
Uno dei due simboli scolpiti sulle pietre collocate nel lato Nord Est, è il fiore della vita, simbolo del
segreto bancario, frequente nell’ambito dell’ordine templare che come noto gestiva l’attività di
cambiavalute e di banca disponendo trasferimenti di denaro in tutto il mondo conosciuto, in
particolare a mezzo di lettere di credito presso le commanderie di Terra Santa.
…il suffisait que les croisés déposent au Temple une certaine somme d’argent pour que leur soit remis en échange une
atestation de versement. Cette lettre remise aux Templiers de Terre Sainte donnait
droit a la meme somme….

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Figura 25 - Il Castello di Torriglia

Figura 26 - Croce patente templare Figura 27 - Quattro croci patenti templari

Figura 28 - Croce a stella –Torre lato Est Figura 29 - Fiore della vita – Torre lato est

Donetta

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Il toponimo

Una ipotesi per capire l’etimologia della possessione di Donetta è quella che la farebbe risalire al
termine Donega…. abitazione o ai Donegales….. famuli appartenenti al Dominus.
Può esser d’aiuto la lapide del 1512 murata nella Parrocchiale che cita Dominus Maxiocalida
Lazarinu.
Questo è un titolo che nessuno poteva accampare né tantomeno farlo trascrivere in ambito
ecclesiastico, chi lo usava doveva possedere un Feudo anche piccolo con dei sudditi che gli
giuravano fedeltà ed impegno a combattere contro chiunque in sua difesa fino alla morte.
La donazione delle terre di Rusca che nel 1527 Jo Ludovicus Flisco Dominus Turriliae et
Montisbruni fece ai frati del convento, evidenzia che Gian Luigi si fregiava del titolo di Dominus.
considerato che i vescovi davano in feudo le loro terre a dei piccoli feudatari che poi costituivano il
Consiglio del Vescovo, si può presumere che i Magioncalda di Donetta fossero stati feudatari del
Vescovo di Tortona.
Tracce dell’antico dominio si intravvedono anche nel regolamento dell’antica confraternita di San
Vincenzo a Torriglia che assegna a Donetta il 4°distretto delle ville comprendente i casoni di
Acquabuona superiore, inferiore, Poggio, Giardino, Colomba e il Casale.

In un’ottica più ravvicinata, Dongione dall’antico francese, infatti Donjon si identifica con la
struttura trapezoidale della fortificazione di Donetta, diviene Donjonette (piccolo dongione) ed
ancora si contrae a Donette, italianizzato Donetta.

existe encore le vieux donjon d’un chateau en ruines…


…l’ombre de cette relique fortifièe cache encore le secret..

Il Borgo

Minuscolo esempio di borgo d’assetto medievale…”i morti nel cuore dei vivi”.. al centro del nucleo
abitato l’oratorio dei frati con sepoltura all’interno, attorno il sacrato che accoglie salme comuni.
All’inizio del paese una casa completamente restaurata conserva la denominazione u palassu
riservata a edifici sede di pubbliche funzioni, qui si regolavano i pedaggi dovuti per il transito della
la via di Lombardia, qui i frati facevano refettorio.

Dans le rèfectoire, les templiers disent le palais, vaste salle voutée aux murs blanchis
ornés d’armes et de trophées….un Pater noster….un clerc prend place dans une chaire et commence la lecture à haute
voix des Saintes Ecritures.. (1)

A casa di fratti è una struttura massiccia addossata al palassu, la più importante del paese, la
destinazione quale canonica è evidente.

l’Oatoiu, edificio ad una navata,voltato a botte e chiuso da un abside diritta con oculo centrale ed
ampia finestra laterale, ha il campaniletto a vela con tre campane in facciata ed una sepoltura
sotterranea, soluzioni queste ricorrenti nelle cappelle militari dei cavalieri , è collocato nel centro
del borgo a lato della grande strada di Lombardia.
Di juspatronato dei Magioncalda, aveva cappellano fisso con obbligo di celebrarvi messa la
domenica ed il giovedì all’altare di Santo Stefano in Parrocchia.
Godeva di privilegio di sepoltura, accoglieva cadaveri di religiosi nativi di Donetta, appartenenti
alla famiglia.
Scavi effettuati sulla piazzetta nel 1879 portarono in luce dei resti, riconosciuti tali dai sacri
indumenti che indossavano, mentre i registri parrocchiali annotano sepolture di sacerdoti, vicecurati
dal 600 fino al primo 700.
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La prima rogazione partiva in processione da Torriglia fino a Donetta, si ricorda che nel 1744 il
Vescovo di Tortona visitò a Garaventa la Cappella del Principe e a Donetta quella dei Magioncalda.
Santo titolare è San Bernardo di Chiaravalle che viene festeggiato nel Borgo il 20 di Agosto, mentre
la festa della Madonna del Carmine, preceduta dalla novena si festeggia il 16 luglio.
La vecchia tela logora dell’oratorio ritrae la Madonna del Carmine, San Bernardo e San Giovanni
Battista.

Ils possidaint en propre des églises,des cimètiers ou ils pouvaient enterrer ses frerès

(1) La Règle-Susanne-Edith Peumery – Les Templiers

Figura 30 - Donetta - A “Casa dei frati”; B “Palasso”, C “Casa Torre”


”Olmo”

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Figura 31 - Donetta - l’oatoiu

Magioncalda (il paese)

Ad un paio d’ore di cavalcatura da Donetta, sotto la valle d’Antola, un gruppetto di vecchie case,
solide di pietra e legno, una chiesa vivace e colorata che all’interno custodisce culti importanti,
questa oggi è Magioncalda.
Siamo in alta Val Borbera con fitte presenze cistercensi, con possessioni e grangie, citate in
documenti del XII Secolo.
Socchiudo gli occhi ed osservo quel tempo, quei luoghi di monaci, di conversi, di vita serena, del
Bernardo di Chiaravalle sempre incombente, dei signori ossequianti al potere della preghiera del
Dio Antico che tutti invocano.
La liberazione del Santo Sepolcro, le donazioni all’Abazia, ai monaci, unici ad organizzare e
produrre in maniera di ragione.
Da Chiaromonte ad Albera, da Vendersi a Carrega, qui fino a Rivalta i notai rogavano gli atti, i
Domini rigavano un segno di croce, i testi tracciavano un cenno d’assenso.
Così si regolavano gli affari a quel tempo.
Certe case di pietra, incupite dal tempo, conservano ancora ricordi di ruoli e presenze importanti, a
casa di fratti, l’uspia.
Attorno alla fonte sorprendente getto di vita, qualche segno antico, una pietra, una lapide scolpita,
un calvario accennato un numero incerto..
Il messaggio c’è ancora……forse 58….forse altro.
In chiesa la testa del Battista decollato, la reliquia della Maddalena, lì attorno i culti del Carmine,
i toponimi dei monti a corona, Carmo, Carmetto, passo della Maddalena.
Più oltre, là sotto la rocca, la strada vecchia a rizuolo scende verso i campi della grangia, immensi,
fertili, ricchi di vita.

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Lì accanto la traccia evidente di antiche strutture guardate a vista dagli armati del Castrum, un
caravanserraglio immenso, a pianta forse a trapezio, muri potenti (1,80),con magazzeni all’interno.
Dalle Cabanne di Carrega, quadrivio di collegamento fra le valli si abbandona la strada principale, è
tardi, bisogna scaricare i muli, al mattino si riparte, si risale.
E sempre riappare l’antica, quasi dimenticata parentella dei Magioncalda che ebbe inizio a cavallo
dell’Antola, un piede a Donetta, un altro in Borbera.
La Mansio Calida, la vocazione di ricovero, là ove a quel tempo di lupi, orsi e uomini selvatici,
altro non c’era se non quel caldo ricetto, protetto, sicuro vicino al crinale ed al flusso di uomini e
muli.
Ora il cognome è solo presente a Donetta e a Carrega, mentre a Cabanne i Crosetti, da sempre là in
alto, con la croce a 8 punte, simbolo di crociata appuntata allo stemma.

Figura 32 - Magioncalda - Casa dell’ospitale -Croce su Calvario e numero 58 ….

Nella torre di Chinon in Francia esistono graffiti simili, croci a calvario, del tempo dei cavalieri. Il
numero 58 viene citato durante il processo al Tempio.
Caput 58m, così viene definito il cranio, reliquia insigne di una delle vergini compagne di
Sant’Orsola.
Il numero 58 appare accanto alla statua della Maddalena, sullo stipite della Chiesa Templare di Biot
in Provenza.

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Figura 33 - La Maddalena e il 58 – Chiesa Templare St.Marie Madeleine - Biot ( Provence)

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Capitolo 5 - I Protagonisti
La Commanderie, i cui margini risultano delineati dalla regola della Confraternita di S.Vincenzo di
Torriglia, coincideva con gli spazi in cui si focalizzavano i traffici, le protezioni armate e le attività
connesse.
Erano tre le famiglie locali che presumibilmente gestivano l’indotto: l’Avancina, i da Casale, i de
Maxiocalida.

L’Avancina, i Casale
L’Avancina si colloca attorno al Castrum, a Colomba, Giardino, Acquabuona e al Poggio, ha
rappresentanti fra i ricchi textorum pannorum lane nella Torriglia del 400, poi la serie di Rettori
che per quasi un secolo controllano la Parrocchiale.
Dal 1575 con il potente Francesco Avancino, al 1597 con Nicola, al 1616 con Giovanni fino al
1646 con Giovanni Angelo.
Ma soprattutto gli Avancini sono titolari della prima e più importante Cappellania esistente, quella
dell’altare del Cristo con una messa quotidiana fondata sulle rendite della Pietra, poi di Porcarezze e
Marchesato.
L’arma rappresentata nella lapide tombale è di nobili, forse cavalieri, inquartata con croce, leoni
rampanti, braciere con fuoco, la primitiva, più antica , in alto a destra, tre stelle a sei punte,.
Il motto IGNIS UT ASTRA SIC ANIMUS sembra connesso con il mondo cistercense di S.Bernardo che
infatti quando invocava aiuti dai potenti amava ricordare… SIC ITUR AD ASTRA… così si diventa
immortali.
I Casale o da u Casà, sono documentati a Donetta dal XV al XVIII sec, consoli di villa e caporali
della Magnifica Comunità di Torriglia.
I Fattori dei Casals, piccole fattorie Templari, o Frères Casaliers erano componenti degli organici
della Commanderie Templaire, il toponimo Casà e la sua collocazione strategica lo conferma.
L’origine piccolo nobiliare può esser confermata dal fatto che lo stemma di famiglia
mostra una solida torre.
Nel medioevo nessuno poteva fabbricar torri se non era di potente ed illustre casata.

…soumis à les commanderies se trouvaient les domaines ruraux, Casals, granges, et autres maisons secondaires…

Figura 34 - Stemma Famiglia Casale Figura 35 - Stemma famiglia Avanzino

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I Magioncalda
Infeudati al sistema viario dell’Antola appaiono radicati sul territorio a Donetta e Magioncalda.(1)
Il toponimo Mansiocalida, Maxiocalida, appartiene al glossario medievale ed identifica un luogo ed
una famiglia.
Il riferimento a Magione è comune in Liguria per identificare il luogo di accoglienza organizzato ed
atto ad ospitare viandanti, collegato pertanto al sistema viario medievale comune nel mondo
Templare.
Si comprende come la mansione svolta dai Magioncalda fosse funzionale ai luoghi abitati.
A Donetta e Magioncalda le strutture viarie, militari e di supporto al traffico dimostrano il ruolo
preminente..a consciorsa (recinto per cavalli e muli), turigia vegia (fortezza militare), a cieusa du
Menghin (caravanserraglio) u castelu, l’uspià (l’hospitale) sono relitti di quell’antica pratica.
La mia attenzione si è pertanto focalizzata sullo studio di questa famiglia che appare la più indiziata
ad aver svolto le mansioni tipiche dei Cavalieri.

Famiglia di antica data


L’uso del cognome o nome di famiglia in Italia inizia nel X secolo.
Un atto notarile redatto a Sori nel 1179 riporta Maxoncalda Oglerius con la moglie Adelaxia.(2),
a quell’epoca il nome Ogerio era frequente.
Ogerio, abate cistercense di Santa Maria di Lucedio, colui che ripianò le controversie fra il Vescovo
di Tortona ed i Templari, fu molto noto, è sepolto a Trino Vercellese
.
(1) In una mia intervista all’Avv. Arnaldo Magioncalda apparvero evidenti ricordi legati al passato della famiglia
collegati con la frazione di Magioncalda in Val Borbera e con il mondo dei cavalli.
(A Torriglia mio padre Antonio, sposato con una Macchiavelli era mercante di cavalli, li comprava a Bardi, li portava a
Magioncalda ove, amico del Dr.Balestrasse, aveva un Corral, poi li vendeva ad Alessandria. Anche a Donetta aveva una
posta.)

(2) A.S.G. MS.n°102 del Notaio Guglielmo da Sori C4 R 2°atto.


Notiamo che si tratta del Notaio di fiducia della Consorteria degli Embriaci di Sori, ulteriore prova dei contatti degli
Embriaci con Torriglia, Donetta e i Magioncalda.

Antico radicamento sul territorio


Il 20 marzo 1468 sul piazzale della chiesa di Torriglia le comunità dei feudi tolti ai Fieschi giurano
fedeltà agli Sforza, milanesi dominatori.
Fra la gente di Carrega giurano due nuclei di Magioncalda, quello di Techio con suo figlio Lazzaro
e quello di Megino con 4 figli e famigliari.
Lazzaro diventerà importante, nel 1512 è Massaro della Chiesa di Sant’Onorato a Torriglia, ma
soprattutto è insignito del titolo di Dominus.
Nel 73 a Donetta si ingiuriano un Magioncalda ed un Casale (…che ti crepasse la corada !!…)
Nel 96 l’altare di Santo Stefano nella Parrocchiale è patronato della famiglia, il ricco Francesco
degli Avancini ne è il Prevosto.
Vivono stabilmente a Donetta e a Torriglia fino ai giorni nostri.

Sempre legati alla Chiesa


Da Lazzaro, Dominus e Massaro della Chiesa di Sant’Onorato a Torriglia nel 1512 agli antichissimi
privilegi di juspatronato, uno dell’altare di S.Stefano protomartire, con una messa ogni giovedì ,
l’altro dell’oratorio di San Bernardo di Donetta con obbligo di celebrare cinque volte la settimana,
legati a rendite di beni in Donetta.(1)

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La visita pastorale del 1596 nella Parrocchiale evidenzia solo 3 altari, uno del Crocifisso, l’altro di
S.Stefano, il terzo della Madonna del Rosario.(Culto diffuso dai Doria dopo la vittoria di Lepanto
del 1571)
Durante il XVII secolo molti i rappresentanti nel clero locale.
1684 G.B. Vice Curato di Torriglia viene sepolto a Donetta nell’oratorio di S.Bernardo.
1749 Nicola uno dei quattro reggenti della Comunità è nella Parrocchiale a trattare sulla
costruzione della nuova Canonica.
1788 Il suddiacono GioBattista viene sepolto nell’oratorio di Donetta… ove riposano le ceneri di altri
sacerdoti dello stesso nome.
1849 Francesco Magioncalda , Avvocato generale del Regno di Sardegna viene insignito
del titolo di Cavaliere dell’ordine di San Maurizio e Lazzaro.
1858 Anche il figlio Avv.Nicola ottiene la stessa onorificenza.
1861 L’Avv.Francesco è Presidente della Fabbriceria di Sant’Onorato.
(1) Altare di S.Stephano delli Mazoncalda di cui è titolare l’arciprete di Rovegno con reddito et obligo d’una messa la
settimana et Cappellano il Rettore di questa Chiesa.
La titolarità del diritto alla Pieve di Rovegno conferma che il privilegio doveva risalire a molto tempo addietro.
-La Provvidenza 1936-

Proprietari di terreni a Donetta


Le proprietà dei terreni attorno al borgo, ma soprattutto sul monte Prela ed attorno alla fortezza
sono ancora in buona parte dei Magioncalda, qualcuna degli Avancini e dei Casale

Ascendenze Cavalleresche
L’orgoglio di appartenenza ad ordini Cavallereschi è un indizio ricorrente nella storia della famiglia
Magioncalda, si intravvede sia dall’esame dei due quadri, quello della lapidazione di Santo Stefano
del 1787 nella Parrocchiale, quello dell’oratorio di Donetta, che dall’appartenenza effettiva di
diversi membri della famiglia.
Nel 1849 l’Avv.Francesco Magioncalda Avvocato Generale del Regno, viene insignito della Croce
di Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro.
Nel 54 diventa Commendatore dell’Ordine, mentre nel 58 il figlio, Avv.Nicola, Deputato al
Parlamento, diventa anch’esso cavaliere di San Maurizio e Lazzaro mentre nel 69 diventa Cavaliere
dell’Ordine della Corona d’Italia.
Esile traccia il nome Lazzaro che appare nella lapide del 1512, indicativo di vocazione
all’assistenza agli appestati curata dall’Ordine militare ed hospitaliero di San Lazzaro.
Attualmente una nostra concittadina, Magioncalda da parte di padre e di madre, vanta il titolo di
Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana conferitogli dal Presidente della
Repubblica.

Santi di “Famiglia”
Nel Medio Evo la ricorrente affezione a Santi e culti, coinvolgeva le maggiori famiglie che usavano
eleggerne uno o più a loro protezione.
Santo Stefano protomartire, la Madonna del Carmine, San Bernardo e San Giovanni Battista, erano
tradizionalmente Santi dei Magioncalda.
Nel 1596 uno dei tre altari della Parrocchiale di Torriglia, dedicato a Santo Stefano è di Juspatronato
della famiglia Magioncalda.
Nel 1781 o 87 un grande quadro ad olio raffigurante la lapidazione del Santo, tuttora collocato nel
lato destro del Presbiterio, sostituisce l’antico altare.
L’oratorio di Donetta di cui i membri religiosi della famiglia godevano di juspatronato e di diritto di
sepoltura è dedicato a San Bernardo di Chiaravalle protettore dei Cavalieri del Tempio.
All’altare di Santo Stefano ed a quello di Donetta, potevano officiare esclusivamente sacerdoti di
famiglia ed a loro era riservato il diritto di sepoltura nella fossa dell’oratorio.(1)

50
Nella parete absidale, diritta, tipica delle costruzioni cistercensi più antiche, un quadro ad olio
risalente alla fine del XVIII sec.raffigura San Bernardo orante rivolto verso la Madonna del
Carmine affiancato da San Giovanni Battista protettore dei Cavalieri Gerosolimitani.
Culto principale e festa religiosa della Comunità di Torriglia, la Madonna del Carmine faceva da
contraltare a quello civile di S.Orsola.
Questa Madonna, strettamente legata alla famiglia dei Magioncalda è festeggiata a Donetta con
novena e messa una settimana prima dei festeggiamenti nella parrocchiale.(12,16,21 luglio)
Il quadro dell’oratorio la raffigura, un’edicola vicina a casa Magioncalda nel centro storico di
Torriglia anche.
Questo culto risale al tempo dei cavalieri, quindi perfettamente in linea con il contesto. Il Bambin
Gesù del quadro di Donetta indica la trinità e rimarca l’orientamento di famiglia,
contraria alle teorie degli eretici catari dualisti del 1200.

Ricoprono cariche pubbliche


Del XVI al XVIII secolo li ritroviamo Reggenti, Maestrali, Consoli di Villa, Capitani, Caporali di
quel piccolo Feudo Imperiale che era la Magnifica Comunità di Torriglia.
Dalla minuscola Donetta alla Torriglia matrice, alla grande Genova della metà ottocento fino alla
Real Torino, Capitale del nuovo, del Regno di Sardegna, sede ideale del sogno di grandezza, di
potere di quella generazione; le basi sono ferme, profonde, radicate nei secoli, il salto è possibile,
di sicuro successo.
Buone ricchezze, menti sveglie, di montagna, le giuste idee, stato e chiesa, ma soprattutto
l’appartenenza ad una comunità consapevole, ambiziosa nelle mete, solida e compatta nelle
istituzioni rimodellate sugli schemi di questo minuscolo feudo secolare che ha superato con nuova
forza i violentissimi sussulti rivoluzionari.
Non più tocchi li sacri scritti…non più elezione a palle estratte da mano innocente.. al Banco della
Raggione nel segreto della Salla magna del Castello, ora la grande dinastia Savoiarda stipula
alleanze con le antiche famiglie, per Torriglia i Doria suggeriscono, propongono, ottengono, ora
vediamo i Torrigliesi: Avvocato Luigi Guano Assessore, Silvestro Alvigini Senatore, Andrea
Ernesto Alvigini Senatore, Avv. Antonio Magioncalda Deputato , Francesco Magioncalda Avvocato
Generale del Regno, Avvocato Nicola Magioncalda Senatore, Torriglia ai vertici del nuovo stato! (2)

(1) - Vi si festeggia San Bernardo e la Madonna del Carmine, in antico pare avesse Cappellano fisso con
obbligo di celebrare Giovedì all’Altare di S.Stefano in Parrocchia e la prima Domenica ivi.
Vi si va alla prima processione delle rogazioni.

G.Carraro –Alcune notizie geografiche e storiche sopra il Comune e la Parrocchia di Torriglia


1898/1900 –Arch.Parrocchiale.

(2) –Fuori contesto, ma di grande interesse per la valutazione prospettica di una famiglia che parte dalle
nostre montagne è un frammento di scritti lasciatoci da Anton Giulio Barrili:
“per quel che ne ricordo io da conversazioni di casa Mameli, l’inno Fratelli D’Italia fu scritto
espressamente da Goffredo per levar dalle labbra del popolo genovese una cantilena sulla “Stella
d’Alberto” che aveva incontrato il favore universale.
Variata e sformata in più modi negli evviva e negli abbasso del ritornello, aveva pure una strofa iniziale:
Sorgete Italiani
a vita novella
D’Alberto la stella
risplende nel ciel

dando poi nell’insulso, non certo per colpa dell’autore, Genovese anche lui, Nicolò Magioncalda,
per tante storpiature e varianti della piazza.
Scritto a Genova nel Settembre 1847 l’inno Fratelli D’Italia fu vestito di note musicali a Torino da un
noto musicista Genovese, Michele Novaro, di Mameli amicissimo…..

51
Da: Scritti inediti ed editi di Goffredo Mameli, ordinati da Anton Giulio Barrili – Genova Tip.Sordomuti
1902.

Sono ricchi…
Questa retrospettiva nel tempo rivela una solida posizione economica di taluni rami di famiglia, la
gestione dei traffici dell’Antola permise il cumulare di discrete ricchezze.
Nel 1672 Gio Francesco Magioncalda , Massaro, ricorre a mano d’opera pagata a giornata per
tagliar fieno in Prela, Vincenzo Bevilacqua lo chiama mio padrone.
Nel 1719 caso sintomatico quello dell’Alfiere Nicolò che possiede la casa con una facciata di 264
palmi, la più grossa del Borgo e pertanto è tenuto a contribuire in proporzione all’aggiustamento
della strada.…viene a spettarne per ogni palmo di casa, mezzo palmo di strada….
Nel 1787 Giangregorio, che appare sempre quale primo contribuente nella lista della scossa per i
festeggiamenti di Sant’Orsolina patrona, finanzia il quadro ad olio di Santo Stefano. Durante la
rivoluzione, nel settembre 1797 Giangregorio subisce notevoli danni dai controrivoluzionari, ne fa
elenco e chiede risarcimenti.
In ottobre, dal Castello Nazionale, una lugubre condanna a morte contro Lorenzo Barbieri, Antonio
Cogorno detto Patrizio, Francesco Casazza detto il Gaccio, Gio Garbarino detto il Giambino,
controrivoluzionari di Torriglia, è firmata dal Segretario Magioncalda e sigilla la vendetta ed il suo
potere.

Sono Domini….
Dnvs - Nel XV Secolo Maxiocalida Lazarinu era un Domino, ultimo ricordo di quando la
famiglia era annoverata fra i feudatari del Vescovo di Tortona.
Tale ipotesi è sostenuta da due Bolle Papali di Papa Adriano IV del 1157 e del 1162 che citano il
Castrum o Castelum Padraniam fra i possedimenti del Vescovo di Tortona, assieme all’Abazia di
Patrania ed al Castello di Torriglia.
Si può presumere che questo Castelum fosse la fortezza sovrastante a Donetta od almeno la parte
interna, la più antica, lassù costruita a controllo della viabilità verso Tortona, Varzi, Stradella.
La strada, di proprietà del Vescovo, era fonte di pingui pedaggi e di sicurtà ai mercanti.

Illi quem Abas Sancti Marciani voluit eligere per vasallum debet facere ei fidelitatem

Questa piccola ma funzionale enclave di Donetta e Magioncalda prosperò per diversi decenni
sfruttando la presenza di fideles e di strutture sufficienti.
Il declino dell’Abazia di Patrania a vantaggio di quella di Rivalta, l’inserimento nel territorio di
famiglie di guerrieri mercanti genovesi quali i Vento e i Da Castello e l’aumento dei traffici
mercantili da e per la Terra Santa, resero necessario il miglioramento delle strutture e l’affidamento
a corpi militari organizzati e fidati per le scorte, l’accoglienza ed il soggiorno a tutti coloro che
frequentavano la strada dell’Antola.

l’eveque s’estimant incapable de dèfendre la Route, en confia la garde aux templiers qu y


exercèrent les droits

52
Figura 36 - Ogleri Maxoncauda

A.S.G. Ms N°102 C-4 R 2° atto- 1179 agosto 13


Not.Guglielmo da Sori

Gli attuali Magioncalda


Attualmente la famiglia si è spostata verso Genova, Tortona, Torriglia, Gremiasco, Fabbrica Curone
ma garantisce ancora una solida presenza a Donetta, paesino d’origine.

La Verità Celata - Le Message

Ricerche, analisi, consultazioni, spesso però la verità è sotto gli occhi di tutti, celata dove non si
pensa.
Proprio lì bisogna guardare, ma soprattutto osservare, riflettere, dedurre, poi pian piano la matassa
si scioglie, il filo della storia, sottile ma continuo, ti conduce alla verità, fuori dal labirinto.
Questo si è verificato allorchè ho osservato le tre storie non scritte dei Magioncalda e quella dei
Casaleggio.
Il quadro dell’oratorio di Donetta, quello di Santo Stefano nella Parrocchiale, la lapide murata in
canonica e la vecchia tela lacerata della Beata Vergine della Mercede a Casaleggio.

Il quadro dell’Oratorio di San Bernardo a Donetta

Il quadro raffigura La Madonna di Monte Carmelo collocata su nembi di nuvole, sul capo ha la
corona (Salve o regina, Mater Misericordia, ricordate l’antica preghiera..) ha in braccio il Bambino,
è attorniata da angioletti,con la mano destra porge il Santo Scapolare.. veniva indossato sulle
scapole…dava protezione contro le morti improvvise… oltre ad identificare il morto quale
Cristiano, e quindi assicurargli una sepoltura (Antico uso risalente al tempo delle Crociate).
Con la mano sinistra mostra il bambino con aureola, che a sua volta alza tre dita, a monito del
dogma della Trinità..(Pater, Filii et Spiritui Sancti), oggetto di violente dispute ed eresie nella chiesa
medievale.
Sul lato destro di chi osserva è raffigurato San Giovanni Battista bambino vestito di una pelle, porta
sulla spalla una croce con scritta “Ecce Agnus Dei”, l’indice della mano destra sollevato ad indicare
il Cristo, la sinistra accarezza l’agnello.
Sul lato sinistro, San Bernardo di Chiaravalle con il bianco saio dei monaci cistercensi, rossiccio di
capelli..un po’ calvo, con sguardo rivolto alla Vergine del cui culto fu il maggior diffusore, in
atteggiamento di preghiera, con mani a pollici giunti.
Nel mondo feudale le mani congiunte del Vassallo, accolte in quelle del Conte, simboleggiavano la
completa sottomissione all’autorità, forse per questo le mani di San Bernardo, non sottomesse
all’autorità civile, ma solo a quelle della Madonna, assumono questa strana posizione.

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Ai piedi di San Bernardo, altri simboli...una Mitra ed un Pastorale, simboli dell’autorità del
Vescovo…durante il suo viaggio a Milano, Bernardo non volle accettare la cattedra vescovile
offertagli.
Ancora, sotto ai suoi piedi, ben quattro libri che un Diavolo rosso in viso, con le corna, l’occhio
rivolto verso il basso..(non doveva osservare la Madonna!), tenta di insidiare con la sua mano
artiglio, chiaro simbolo dell’eresia sempre incombente.
Al centro, anch’esso con i piedini sui libri, un angioletto con ali ed un libro aperto poggiato sul
ginocchio sinistro.
Il libro contiene una scritta in latino. Solo quella di una pagina è stata decifrata…
contiene un versetto della Bibbia:

Antico Testamento – libro dell’Ecclesiasticus, o Seracide , cap.14.5 - L’inutile avarizia.

.. Qui sibi nequam est Chi è cattivo con se stesso


cui alij bonus erit? con chi si mostrerà buono?
Et non iucundabitur Non godrà
in bonis suis… dei suoi beni.

Non c’è peggio dell’uomo che risparmia con sé stesso

L’altra pagina contiene frasi non ancora decifrate

”…potest..servire..habebit et ..diligitur..”

Lo sfondo raffigura un panorama da Donetta…


In fondo, il prato verde…più in alto, l’azzurro del mare..sulla sinistra color marrone tre profili di
montagne…(Costata, Cavorsi ??) sulla destra, un monte alberato…(Turigia vegia ?)
Ancora in alto nuvole e cielo azzurro.
San Bernardo di Chiaravalle fu il protettore dell’Ordine dei Templari, per loro compose la regola
dell’ordine “De Laude Novae Militiae ad Milites Templi” che contiene ben tre citazioni del
Seracide (libro della bibbia spesso usato dal Santo).
San Giovanni Battista è il protettore dell’Ordine degli Ospitalieri, attualmente Ordine dei Cavalieri
di Malta, che assorbì i beni dei templari dopo lo scioglimento dell’ordine del 1317.
Un’interpretazione di questo contesto potrebbe ricondurre all’attività di controllo viabilità e di
assistenza al viaggiatore che è apparsa evidente dopo gli scavi archeologici nella Fortezza di”
Turigia Vegia”e che venne svolta per almeno tre secoli a Donetta, porta della Lombardia, forse
proprio da cavalieri membri della famiglia Magioncalda.
La parte inferiore del quadro è stata mutilata, lo si vede dal pastorale e dalla mitra troncati, penso
sia stata conseguenza delle idee sviluppatesi dopo la Rivoluzione Francese, forse il quadro
conteneva lo stemma dei Magioncalda, famiglia legata all’Ancient règime, perseguitata in quel
periodo tormentato.
Non tutto è chiaro, non ancora, le mani di San Bernardo, il dito del Precursore, la trinità del
Bambino, il cartiglio indecifrato ……. , l’ansia del pittore traspare, il messaggio non è completo.

Dans le réfectoire (Les Templiers disent le Palais) on utilisait un langage codé,


le jeux de mains permettaient:

d’obtenir du pain en faisant un rond avec deux doigts


pour le poisson la main imitait le mouvement des negeoires dans l’eau
on reclamait du lait en sucant son petit doigt

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du miel en sé lechant le meme doigt……..

Figura 37 - Quadro dell’Oatoiu di fratti de Dunetta

juspatronato dei Magioncalda


Le mystère
Il s’agenouillait devant lemaitre et joignait les mains

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Figura 38 - Quadro dell’Oatoiu, Particolare - Madonna del Carmine
Regina con scapolare e Gesù Bambino
L’enfant et la trinitè

Figura 39 - Quadro dell’Oatoiu , Particolare - San Bernardo - Protettore dei Templari


Le saint et les mains… il s’agenouillait devant le maitre et joignait les mains…

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Figura 40 - Quadro dell’Oatoiu , Particolare - Agnello e Diavolo
Le diable et le poignet

Figura 41 - Quadro dell’Oatoiu , Particolare San Giovanni Battista Bambino


Protettore degli Ospitalieri
Beaudouin Roi de Jérusalem avait donné à l’Ordre l’index de la main droite de Saint-Jean-Baptiste

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Figura 42 - Quadro dell’Oatoiu , Particolare – Angelo con Cartiglio
L’ange et l’ecrit

Figura 43 - Quadro dell’Oatoiu , Particolare – Versetto del Seracide o Ecclesiasticus


L’ange et la bible

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Figura 44 - Quadro dell’Oatoiu Particolare - Panorama da Donetta

A sinistra la catena verso Lavagnola - il mare e i prati


a destra una rocca alberata.
Ensemble mystère
Non nobis domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam – Salmo 115

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Santo Stefano Protomartire - Il quadro

Figura 45 - Saint Etienne lapidèe – foto Photonik - Torriglia

Quel grande quadro ad olio attualmente nel presbiterio dell’altar maggiore della Parrocchiale di
Torriglia ha da sempre attirato la mia curiosità, ma fino ad ora troppo esili le conoscenze per
azzardare un’interpretazione.
Un accurato restauro effettuato negli anni 90 cominciò a mettere in luce particolari prima non noti.
Sulla pietra in basso a sinistra apparve la parola Maggioncalda R.te ed una data 1781 o 1791, più
non fu possibile leggervi stante i danneggiamenti subiti dalla tela a seguito di un principio di
incendio.

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Si sapeva che la famiglia nel passato era titolare di un altare, forse il quadro aveva sostituito questo
privilegio ormai ingombrante.
Il libro della Magnifica Comunità di Torriglia in uso fino al 1797, evidenzia che durante gli ultimi
anni de l’ancient régime la famiglia Magioncalda a Torriglia era rappresentata da uno dei quattro
Reggenti che affiancavano il Commissario nel governo della Comunità.
Il frammento R.te ancora leggibile significava Reggente.(1)
Il quadro poteva fornire altre informazioni soprattutto se si fosse potuta accertare la sua
ambientazione a Torriglia.
I cavalli, i cavalieri, il santo, mi suggerirono di trovare una comparazione nell’ambito dell’Ordine
cavalleresco di Santo Stefano la cui sede storica è collocata a Pisa nella Chiesa di Santo Stefano dei
Cavalieri, nella piazza omonima.
Questo ordine cavalleresco, sacro, militare, marittimo fu fondato nel 1562 da Cosimo de Medici a
somiglianza degli antichi ordini Gerosolimitani.
Dieci anni più tardi nel 1571 a Lepanto, le galere dell’ordine combattono vittoriose a fianco dei
Cavalieri di Malta contro i mussulmani.
Una visita in chiesa mi consentì di scoprire in un buio altare laterale una tela che raffigurava la
lapidazione di Santo Stefano.
Scoprii che questa tela era opera di quel grande artista che fu Giorgio Vasari, dipinta in occasione
della battaglia di Lepanto.
Una sua foto mi permise il raffronto con il quadro di Torriglia e da ciò si evidenziarono altri
particolari interessanti.
L’anonimo pittore Torrigliese aveva seguito l’impostazione del grande Vasari e l’aveva applicata al
quadro commissionato dai Magioncalda.
In alto a sinistra il Padre ed il Figlio, a sinistra in basso i lapidatori, nel centro il martire Stefano, a
destra i personaggi biblici..San Paolo..un publicano..
Fu l’angolo destro in alto che mi incuriosì, al Tempio classico del Vasari, il nostro pittore sostituisce
l’immagine di una struttura militare e un profilo di montagna che mi parvero famigliari.

(1) Nel 1787 i quattro Reggenti erano: Pietro Landò, Gio Fregara, Bartolomeo Ferretto, Cap.le Giobattista
Maggioncalda.

Altre ricerche mi avevano permesso di rintracciare antichi disegni del Castello di Torriglia, uno
della prima metà del settecento, conservato presso l’Archivio Doria Pamphili di Roma, l’altro
conservato nell’archivio di Stato di Torino, redatto dal D’Andrade nel 1867.
I confronti mi convinsero che la struttura militare raffigurata nel quadro era il Castello di Torriglia:
il bastione semicircolare, il camminamento, l’arcone, la prua.
Il secondo, raffigurante il Castello ormai in disfacimento, portava all’orizzonte quel profilo che da
Monte Moro si abbassa verso il passo della Scoffera.
Era la conferma,il pittore aveva modificato il quadro collocandolo nella realtà Torrigliese di quel
tempo.
Poi poco più in basso, due personaggi a cavallo, sorprendenti, non a caso collocati ai piedi di quel
Castello che ne aveva visto le gesta.
A questo punto, lo stupore, l’entusiasmo, chi sono questi due cavalieri??
Indossano entrambi un turbante con pennacchio di foggia orientale che fa immaginare
frequentazioni in Terra Santa.
Il primo porta la barba, lunga e nera, cavalca un cavallo bianco, su di un braccio sostiene un panno
rosso, volto lo sguardo verso il compagno, parla, alza il dito della mano destra a monito, è più
anziano, ha vissuto esperienze che gli permettono di dar consiglio.
Il secondo più giovane, ascolta attento, è perfettamente sbarbato e cavalca un cavallo nero.

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Il primo è un combattente, il panno color rosso nasconde il sangue delle ferite, il sangue del
martirio.
Ricordo l’immagine dei Templari, cavalieri bianchi, combattenti con la barba, soppressi dall’odio
altrui, rinati nel nero simbolo degli Ospedalieri ancor oggi fra noi, loro però perfettamente sbarbati.

Les chevaliers seuls autorisés a porter le blanc manteau


Ils misent la croix rouge sur leurs habits portant le blanc comme emblème
d’innocence et le rouge pour le martyre………
Tous ont la barbe longue et le crane rasé de facon de pouvoir ordonnement
régarder devant et derriere…

Figura 46 - La pierre et les Maggioncalda

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Figura 47 - Les chevaliers et le Chateau

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Figura 48 - Le Chateau – XVIII siècle

Figura 49 - Le Chateau dèpouis 150 ans – XIX siècle

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Figura 50 - La Lapidation de Sant’Etienne -GiorgioVasari - 1571
Eglise des Chévaliers de Saint Etienne - Pisa

La Beata Vergine della Mercede a Casaleggio – Il quadro


Casaleggio, unica frazione di Torriglia citata in un atto notarile del XIII secolo per la cessione di
terreni in feudo nel contesto di mercanti guerrieri genovesi: i Da Castello.
A Casaleggio, ove archi e strutture medievali confermano l’antica origine, un quadro con tela
lacerata, posto nella Cappella, lascia un segno, un messaggio a chi ancora interpreta il tempo
passato e le tracce rimaste.
Mi incuriosisce quella Madonna geometrica, ingombrante, un vivido stemma, ai lati due personaggi
devoti a lei rivolti, un Monaco, un Re.
Nel bordo inferiore ingenue figurette raccontano storie di devozione.
Poteva scivolar via allo sguardo, ma non ora, questo nostrano assemblaggio di culti lontani
incuriosisce, anch’essa, Beata Vergine della Mercede, ricorda un passato di vicende laceranti, di
dolore, di rapporti con il mondo infedele, con la Terra Santa.
Attorno al 1200 Pietro Nolasco il personaggio raffigurato a sinistra ne diffonde il culto soprattutto
in Catalogna, Re Giacomo d’Aragona finanzia l’iniziativa.
Nascono i Mercedari, si occupano dei pellegrini, dei viaggiatori caduti in mani saracene durante i
viaggi in terra santa e rilasciati solo dopo il pagamento di alti riscatti.
Questo è un grande culto, ancor oggi presente in Catalogna a Barcellona.
Perché a Casaleggio? Fra il XII ed il XIII secolo la nostra valle, attraversata da ricchi traffici dal
mare verso il nord fu lo scenario in cui si mossero attori importanti, le famiglie dei Vento, dei Da
Castello, dei Malaspina, fra Genova, la Catalogna, e la Sardegna.
Nel 1148 i cavalieri appaiono nelle cronache, dall’impresa di Tortosa conquistata da Genovesi,
Catalani e Templari, agli interessi verso la Sardegna.

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E’ del 64 lo sbarco a Genova di Barisone Re d’Arborea diretto alla Corte del Barbarossa a Pavia
scortato da Opizzo Malaspina ed accolto da Fulcone da Castello.(1)
Nell’84 Genova è in Sardegna ove ha l’appoggio della famiglia Da Bas, giudici di Arborea.
e della corona Catalano aragonese.
Nel 92 un documento illuminante: Simone Vento futuro podestà di Torriglia per conto di Opizzo
Malaspina e amico di Folco dei Da Castello di Torriglia, è testimone ad Oristano alla concessione
che Ugo Da Bas giudice d’Arborea fa al Console di Genova Guglielmo Burone.
Presenti anche due cavalieri templari catalano aragonesi, tutori del minore Ugo Da Bas.
Uno è Raimondo de Torroja, nipote di Arnaldo, Maestro dell’Ordine in Spagna e Provenza e gran
Maestro di tutti i Templari.
L’altro è Raimondo De Gurp precettore del Tempio in Catalogna, entrambi combattenti sotto
l’autorità del Maestro del Tempio di Gerusalemme.
La chiesa della Beata Vergine della Mercede ad Arborea era Templare, nel 1228 viene restaurata,
ancor oggi si osservano tracce delle croci templari dipinte di rosso.
A Barcellona, il culto della Madonna della Mercede, era il preferito dall’Ordine.
Il cerchio si chiude: i Malaspina, i Da Castello, i Vento, i Templari Catalani, la Beata Vergine della
Mercede ad Arborea, in Catalogna e a …..Casaleggio.

...... a Barcelone Raymond promet de laisser son cheval et ses armes aux templiers à sa mort, et plusieurs
chevaliers en font autant.
Raymond Beranger IV et vingt-quatre chevaliers jurent de servir pendant un an avec
cheval et armes comme associès de l’ordre......

(1) Che nel 64 il Barbarossa incarichi Opizzo Malaspina ad affiancare Barisone per condurlo a Pavia fa pensare
alla fuga a cui l’imperatore è costretto nel 67 “ per terram Marchionibus Obizonis Malaspinae versus marinam
partem protendens”
Evidentemente il passaggio attraverso i feudi di montagna di Opizzo era già sperimentato, quella
citazione fa pensare al territorio dell’Abazia di Patrania, estremo lembo meridionale dell’Episcopato di
Tortona.
La presenza poi della colossale fortificazione che controllava la strada dell’Antola confermerebbe la sicurezza
del percorso.

Figura 51 - Casaleggio - adonna della Mercede


Stemma dei D’Aragona

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Oramala - Auramala

In linea con le direttrici di traffico verso il Nord che attraversavano le nostre valli appare quale
attrazione di poteri, di culture, di attività, la Corte di Oramala, appendice fortificata di Varzi in Val
di Staffora.
Dai tempi di Opizzo, Domino ribelle e poi suddito fedele al Barbarossa, protagonista dei più
importanti avvenimenti che coinvolsero questi monti, ai Malaspina mercanti, presenti in Staffora a
controllare e sfruttare i traffici verso il Genovesato e l’Oriente o viceversa verso il Nord, la
Svizzera, le Fiandre, fino a vivere i grandi avvenimenti che sconvolsero l’Europa già scossa dalle
sconfitte crociate di Terrasanta
Le buie, sorde ribellioni delle eresie di Linguadoca o di Lombardia, la Trinità negata, la dottrina dei
principi opposti, Dio buono e Satana, entrambi creatori ed eterni.
Il Catarismo scatenò una violentissima repressione della Chiesa, l’inquisizione stanò gli eretici.

Extirpare …… i catari amministravano il consolamentum nel segreto delle loro case, povertà,
penitenza, basta con il clero corrotto di Roma…les cathares prechaient l’Evangile de St.Jean…

Exterminare …….i cistercensi predicarono, i domenicani stanarono gli eretici, venne organizzata
una crociata, a Bézier tutti vennero uccisi, i roghi a Mont Ségur, sul Mont Aimè, a Gattedo in
Lombardia, nell’Arena di Verona, purificarono la Cristianità.

Les Templiers ont toujours refusé de parteciper a la Croisade albigeoise


car elle opposait des chretiens à autres chretiens.

Fu così che i trovatori provenzali valicarono le Alpi con la giga ed il liuto sulle spalle e chiesero
ospitalità alle Corti dei Monferrato e dei Malaspina.
Oramala ospitò il meglio della poesia provenzale, les troubadours, Giraldo de Borneil, Rambaldo de
Vaqueiras, Albertet de Sisteron fecero vivere una stagione vivace, feconda:canzoni d’amore,
tenzoni, serventesi, canti di crociata, odi alla vergine.
Come i moderni cantautori, vitalizzarono le Corti feudali dell’appennino, affascinarono le mogli, le
figlie dei Malaspina, ……..Selvaggia, Beatrice, Caracosa.

Oramala dista un giorno di cavallo dal Castello di Donetta, la strada di Genova è protetta e sicura,
certa la frequentazione, Rambaldo de Vaqueiras presumibilmente la percorse.

Les poètes provencaux qui avaient fui la croisade contre les Albigeois trouvèrent
a Genes une hospitalité genereuse.

“giullare, non verrò con te


se è solo questo che ti importa di me
sarà meglio per San Martino
che tu vada da Ser Opizzino
che forse ti regalerà un ronzino
visto che sei un giullare”

Raimbaud de Vaqueiras trovatore e crociato


“Descord” 1197-1201

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Figura 52 - Il Castello di Oramala

Coincidenze

Ci sono costanti nella storia dell’uomo che appaiono, scompaiono, ritornano, come fili invisibili collegano
le abitudini degli uomini e delle comunità (1)

Sempre appare qualcosa di curioso, di non consueto, dal tempo dei Trovatori vedo emergere due
fatti:
Albertet de Sisteron, trovatore alla Corte dei Malaspina e la sua curiosa provenienza, Sisteron,
piccolo paese nella Valle della Durance.
Qualche secolo più tardi il caso ancora coinvolge una piccola comunità contigua, quella dei Ferretti,
e dei Biggi di Fontanigorda in Val Trebbia, la loro avventura verso la Durance.
Stavolta non i sirventesi ma il lavoro, la lignite da estrarsi per vivere e la loro destinazione,
Manosque o Saint Maime, borghi compagni di quel Sisteron da cui Albertet di Malaspiniana
memoria forse per primo tracciò il solco.
Non ancora esaurito il filone delle congetture, illogiche, irrazionali, ma tant’è!
Ecco a Fascia, sempre in Val di Trebbia, un culto antico, profondo, quel San Guglielmo che
approfondendo risulta esser stato il nono Duca d’Aquitania collegato ai cistercensi di San Bernardo,
ma guarda caso ricordato come il Troubadour, il grande feudatario poeta padre della lingua d’Oc,
musicale strumento in cui si esprimevano i trovatori.
Forse questa la possibile origine.

(1) Patranico - Casale Mauro- Ed.La Stampa 2007

Il filone Scozzese - la vena Massonica


Come ogni buona ricerca sul movimento templare che si rispetti, anche in questo contesto locale si
può verificare come certi assetti si ripetano o meglio come l’approccio mentale del ricercatore
inevitabilmente ne trovi conferma.

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Si può partire da un reperto archeologico “sui generis”, la lettera yogh 3, esile filo logico che si
addentra nel passato, naturalmente della parentella Magioncalda, di quella famiglia che più di altre
risulta investita dagli indizi più convincenti.

E’ del 1512 il messaggio, scolpito su pietra nostrana, quella lapide recuperata fortunosamente e
fissata al muro di sacrestia da cui si sviluppa l’ipotesi.
E’ quel Dominus Lazzarino Magioncalda o meglio DNVS LAZARINU de MAXOCALIDA.
E’ quel Capitale Romano in cui è incisa la lapide, elegante, ineccepibile, costoso e che in due parole
contiene un carattere antico, desueto, fuori contesto, collegato al mondo nordico, non casuale né
lezioso, ma preciso segno, sicura traccia che deliberatamente conduce alla scoperta del passato di
questa gente.

Di segni rimasti che indicano le passate connessioni con gli Scoti e quel mondo estremo, ambito dal
retaggio culturale romano, ne possiamo indicare diversi.
Indietro nel tempo i contatti lontani, quasi primordiali di devozione verso il movimento
Colombaniano di Bobbio, sorto nel contesto della nuova evangelizzazione del nostro territorio sono
noti.(1)
Pellegrini scozzesi a Bobbio li riscontriamo da antichi documenti, così come il ripetersi nei piccoli
agglomerati dei nostri monti di quei modelli di architettura che sommariamente si sono definiti case
celtiche e che certo appartengono a quel mondo, a quel tempo.
Quel tempo che ancora ricorda le muse, o pipes, le cui nenie penetranti ancor oggi ascoltate,
sviluppano un’evoluzione con la storia di questi montani territori.
Le parentelle, passate organizzazioni sociali delle genti che qui vissero e che ripetono i nordici clan.
E’ ora chiaro, visibile il solco tracciato dalle passate generazioni che conduce su verso l’estrema
Scozia.(2)
E’proprio lungo questo solco che si mossero gli attori di quel singolare periodo storico che ci
coinvolse, il tempo del cavalieri, dei crociati, delle persecuzioni, i Fieschi di Torriglia ne furono i
protagonisti.

(1) 20/8/850- Donato di origine Scota, Vescovo di Vezzolano, dona la chiesa di Santa Brigida di Piacenza
al monastero di Bobbio....se alcuni Scoti venissero in pellegrinaggio, uno o due fra essi possano
fermarsi…
Codice Diplomatico del Mon.astero di San Colombano- doc.XLIV

(2) Anche l’antico cucchiaio della fortezza ed il suo zoccolo di cervo conducono a quel mondo e
all’antica leggenda:
……….King David, the first King of Scotland, hunting in the woods was saved by a stag with an
illuminated cross between its horns………..

L’Inghilterra – i Fieschi – I Plantageneti


Una storia lunga ma necessaria

Non nazioni ma famiglie


1265 – Papa Clemente IV invia il Cardinale Ottobono Fieschi amico di Riccardo di Cornovaglia
fratello di Re Enrico, alla Corte Inglese a riscuotere le decime, predicare la Crociata e riconciliare il
Re con i Baroni dissidenti.
Ottobuono diventa arcidiacono di Canterbury, mentre Re Enrico fa testamento ed istituisce una
cappellania perpetua a San Salvatore di Lavagna.

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1270 – Ottobuono ordina l’erezione di un Hospitale per gli Inglesi nella valle di Sestri in onore di
Tommaso Beckett.
1272 – Edmondo figlio di Re Enrico è a Genova, nella casa di Nicolò dei Fieschi di Torriglia in
Carignano, ove contratta un prestito di Genovini con i Dentuto ed i Piccamigli, ricchi commercianti
1276 – Ottobuono viene eletto Papa Adriano V e muore poco dopo.
1297 –Il nipote Luca Fieschi(figlio di Nicolò), agli inizi di carriera ha benefici nella Chiesa di
Lichfield e Terrington.
Sulla tomba di Federico (fratello di Nicolò), sepolto in S.Francesco a Castelletto si legge: Miles
Regis Anglie.
1304 –Nicolò Fieschi fa testamento nel Castello di Torriglia.

La Scozia si ribella
1306 – Clemente V scomunica Robert I Bruce nobile scozzese di origine normanna.
1309 – Edoardo II Plantageneto insignisce Luca Fieschi di un beneficio per sostenere gli interessi
della corte Inglese presso il Papa.
1314 – Robert I the Bruce sconfigge a Bannockburn le armate Inglesi di Edoardo II Plantageneto.
1316 – Il mercante genovese Simone Dentuto fornisce armi e navi al ribelle Re di Scozia.
1317 – Luca Fieschi ora Cardinale, viene inviato alla Corte Inglese in veste di Nunzio papale con
poteri straordinari per mediare la pace fra la Scozia di Robert Bruce e l’Inghilterra di Edoardo.
Dovrà anche convincere la nobiltà inglese dissidente a restituire alla Chiesa i beni dell’Ordine
Templare disciolto, di cui si erano impossessati.
Durante lo spostamento verso la Scozia con il suo seguito, viene aggredito, derubato ed
imprigionato da certo Giovanni di Eure prezzolato dalla nobiltà, Edoardo lo fa liberare, gli
arcivescovi di York e Canterbury processano il colpevole.
1318 – Luca con la scorta armata di Edoardo va a nord nel Castello di Norham sotto assedio dagli
scozzesi, ma non riesce a concludere.
Fulmina un’altra scomunica contro Robert Bruce.
Prima di partire mette ordine alle sue prebende di Longedon diocesi di Leckfield e della
parrocchiale di Scardesburg, diocesi di York.
Nomina Antonius de Usu Maris (della famiglia genovese degli Usodimare, mercanti a Londra) suo
rappresentante; a settembre ritorna in Italia.
1324 – Il domenicano Guglielmo de Laudun scrive a Luca informandolo della situazione di Londra.
1326 – 18/12 risulta un’amichevole lettera di Re Edoardo a Luca e contatti con il fratello Carlo
Fieschi.
1327 – Edoardo II Plantageneto travolto dalla rivolta dei Baroni viene deposto, imprigionato e fatto
uccidere dalla moglie Isabella (figlia di Filippo il Bello Re di Francia) e dal suo amante lord
Mortimer.
Luca Fieschi Cardinale, muore nel 1336 lascia immense ricchezze e nomina esecutore delle sue
volontà Manuele Fieschi Canonico di York poi notaio Pontificio.

Aiuto all’amico Edoardo


Fin qui la storia ufficiale che mostra una assidua partecipazione dei Fieschi di Torriglia ai più
importanti avvenimenti che coinvolgeranno il Papato ed il Regno d’Inghilterra:
la crociata, il dissidio con i Baroni, la tormentata storia di indipendenza scozzese, il dissolvimento
dei Templari, l’accorpamento dei loro beni.
Questo quadro largamente documentato dà credibilità agli avvenimenti successivi che riguardano i
nostri territori.
Nelle seconda metà del secolo scorso si rintraccia in un archivio di Montpellier una
lettera autentica a firma di Emanuele Fieschi poi Vescovo di Vercelli fra il 43 ed il 48 diretta al
figlio Re Edoardo III nella quale si racconta che il padre sfuggito alla persecuzione dei baroni e

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della moglie, si era dato a vita di penitenza, approdato prima in Normandia, poi in Languedoc ad
Avignon, da lì pellegrino a Parigi, nel Brabante, a Colonia per venerare le reliquie dei Re Magi, poi
a Milano ed infine nel Castello di Melazzo fino a finire la propria vita nel Castello di Cecima in Val
Staffora.
Emanuele era anche cugino del Vescovo di Tortona e parente dei Malaspina, protettori dell’Abazia
di Sant’Alberto di Butrio.

Qui è la tomba dove fu sepolto Edoardo II Re d’Inghilterra che sposò Isabella di Francia e al quale successe il figlio
Edoardo III
Questa la scritta che appare su un sepolcro dell’Abazia di Sant’Alberto di Butrio in Val di Staffora,
distante una giornata di cavallo dalla Fortezza di Donetta sulla strada per Genova.

Edoardo II, Re d’Inghilterra, figlio del grande Edoardo primo dei Plantageneti, crociato, visse il
momento storico dell’abolizione dell’ordine del Tempio, che prima osteggiò.
Dopo il matrimonio con Isabella figlia di Filippo Re di Francia, grande persecutore dei cavalieri,
mutò atteggiamento.

Luca, dei Fieschi di Torriglia, suo amico, affezionato ai feudi paterni, mantiene alla sua corte ad
Avignone presbiteri e famigli di Torriglia e Donetta, aiuta le chiese del territorio quali
Roccatagliata.
Nell’inventario redatto alla morte appare la reliquia insigne di Sant’Orsola, possiede addirittura il
Sacro Graal poi conservato a Genova nel Duomo, ove poi chiede di essere sepolto.

Alagia, sorella di Luca, dei Fieschi di Torriglia, abita nel Castello col padre Nicolò il grande (1), poi
va in sposa a Moruello Malaspina.
Moruello e Alagia sono amici di Dante, lo ospiteranno in Lunigiana durante l’esilio.
Dante, citandola nella Commedia, mostra riconoscenza ed anche affetto nei suoi confronti, prova ne
può essere la quarta epistola che il Poeta invia a Moruello nel 1308.(2)
Nel 1313 un fatto occorso a mercanti Milanesi a Croce sulla strada per Piacenza ancora cita il
confine di Rusca, i Fieschi di Alagia e Moruccio da Giovagallo fidelis di Moruello.
Visse a lungo, sopravvivendo al figlio Luchino, al padre Nicolò ed al marito Moruello, tutti sepolti a
Genova in San Francesco di Castelletto.
Dal quartiere delle beghine ove abitava, saliva a pregare i propri morti.

1321 – Muore Dante, sepolto a Ravenna.


1327 – Muore Edoardo II sepolto a Gloucester
1335 - Muore Alagia sepolta a Genova in S.Francesco di Castelletto
1336 - Muore Luca sepolto a Genova nel Duomo di San Lorenzo

Ognuno dei personaggi citati ha fatto parte a pieno titolo della storia di questi territori.

(1) Una plausibile ipotesi riporta che Dante si recò nel Castello di Torriglia.
Nicolò capostipite dei Fieschi di Torriglia era suocero di Moruello Malaspina e zio di Antonio De
Camilla, figlio della sorella Caracosa e Vescovo di Luni che poi nel 1306 a Sarzana sottoscriverà la pace
con Dante e i Marchesi Malaspina.
Un colloquio era possibile, Nicolò era il più ricco ed il più influente della famiglia Fieschi.
Altra leggenda racconta che il Poeta si sarebbe recato ad Oramala alla Corte dei Malaspina.
La strada era quella, già nel 1258 Nicolò Fieschi di Torriglia stipulava accordi con i Malaspina di Varzi
per garantire il passaggio di merci e persone.

(2) “ Amore adunque tutto mi signoreggia, fiaccata ogni mia volontà”

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Un ennesimo innamoramento di Dante per Alagia è possibile

Une tradition demeurée vivace assure que les Templiers Francais, ayant aidé Robert Bruce a remporter en 1314 une
éclatante victoire sur les Anglais d’Eduard II a Bannockburn, le Roi d’ écosse les prit en affection et fonda pour eux
l’Ordre de Saint André du Chardon, cet ordre se serait integré à la Loge Maconnique de Kilwinning.

Figura 53 - Malaspina dallo spino secco Figura 54 - Sant’Alberto di Butrio - Sepolcro di Edoardo
II

Il Glifo ‘3’ o yogh e la lapide Magioncalda

Il carattere ‘3’ o Yogh appare nella parola DNU3 e nella parola La3arinu, quasi a ricordare una
provenienza, un passato.
Prima dell’avvento della stampa è stata usato nel mondo Inglese o meglio nell’antica Scozia (used
in Middle English or in ancient Scottisch script).
E’quello il mondo in cui bisogna indagare.
Lo Scottish usa lo Yogh nei nomi di persona e di luogo quali Macken3ie o Men3ie, non a caso due
importanti clan di origine normanna che parteciparono con Bruce alla battaglia di Bannockburn.

Un accurato esame del Regius Manuscript, documento risalente al XIV secolo e considerato la più
antica versione della English Masonic Regulations, Scottish Rite, mostra un uso costante del
glifo 3, soprattutto nella copiatura dei famosi 15 articoli del comportamento massonico.

Fytene artyculus pey per sow3ton, Fifteen articles they there sought
and fyftene poyntys per pey wro3ton and fifteen points there they wrought

Ma non solo, una frase che riporto in lingua originale rivela qualcosa di più:
“ The 3 survives silently today in such words as Knights”

Prima usato con frequenza, ora sopravvive per identificare un Cavaliere, non solo, il termine
silently sembra riservargli una certa segretezza, riservatezza.
Ricerche ulteriori mi hanno permesso di rintracciare un manoscritto relativo ai possedimenti
Templari di Olgin (Contea della Scozia da cui proviene la famiglia dei Bruce ) nel quale l’uso dello
Yogh è frequente.

72
Figura 55 - Lapide di Lazarino Maxocalida - 1512

Figura 56 - DNV3 Figura 57 - LA3ARINV Figura 58 - Forbici

The yogh survives silently today in such words as knight.

Figura 59 - Yogh

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Figura 60 - Fiore della vita - Kilmartin graves Figura 61 - Forbici e decoro trilobato - Kilmory graves

Altro si può dedurre, Lazzarino è un nome che ricorda l’ assistenza agli appestati, ( l’ordine
cavalleresco dei Lazzariti vi provvedeva) DNUS è l’abbreviazione (vedi la tilde soprastante) di
Dominus, termine che in quell’epoca era riservato ad un feudatario.
Ancora dopo oltre un secolo, vanta il titolo di Signore del piccolo Feudo vescovile di Magioncalda-
Donetta.
Il titolo di Massaro della Chiesa di Sant’Onorato, nella Torriglia del Magnifico Sinibaldo Fieschi,
significava distinzione e ricchezza.
Altro simbolo su cui riflettere è la forbice che appare in fondo alla lapide, può significare
appartenenza alla corporazione dei cimatori di lana (Torriglia e Pentema erano importanti nella
produzione laniera)
Una interpretazione ardita ma suggestiva fa sempre guardare al mondo Scozzese, alle famose lapidi
tombali scoperte nell’Argyll ove tradizione dice sarebbero sbarcati i Cavalieri del Tempio in fuga.
Su molte di loro, la forbice, quella da tosatore di vecchia foggia, appare scolpita, il cavaliere doveva
curare la barba che per regola portava, forse la forbice diventò un simbolo dell’ordine.

Les Chevaliers croisès de retur de la Palestine, s’étaient réfugies a l’Ecosse.

L’anello mancante

Come un cane bracco annusa la traccia, esile effluvio verso la preda, così questo curioso impasto di
Scozia e di antiche presenze mi porta ad osservare quel mondo lontano e ad annotarne i fregi, i
simboli comuni che sembrano là trasferiti nel tempo.
Ciò che altri han proposto, le lastre tombali della regione scozzese dell’Argyll diventano oggetto di
continuo rapporto.
Il medioevo traspare ovunque, il fiore della vita, il decoro a treccia, i tre lobi, la forbice delle
graveslab templari di Kilmory, Kilmoden, Kilmartin sono evidenti connessioni con le nostre realtà.
In questo contesto è inevitabile valutare la leggenda massonica, la mutazione da molti evocata dei
cavalieri in free masons custodi di regole sacrate.
Ora però un paio di documenti incontestabili confermano la predestinazione del gruppo famigliare.
E’ noto che la transizione fra il sistema feudale e quello democratico sviluppò a Torriglia un
movimento massonico reso evidente da presenze di altissimo livello nella gerarchia del Regno
d’Italia poi materializzatesi in gruppi famigliari quali i Magioncalda, i Crosiglia, i Macaggi, i
Macchiavelli che renderanno possibile la realizzazione di opere quali la costruzione della Strada
Nazionale o ricerche quali gli scavi a Donetta e che guideranno la comunità per oltre un secolo.
74
Il Rito, naturalmente quello scozzese, i Simboli, quale il pentacolo con cui si firmavano è persino
presente nella famosa chiesa Parigina di Saint Sulpice.(1)
Ancora un’osservazione attenta nota che casa Magioncalda nel centro storico a Torriglia non porta
un’edicola sacra come molte altre , bensì il fregio Gesuita, segno di adesione al movimento di
contestazione alla Chiesa Ufficiale che si sviluppò nel 500 con Ignazio di Loyola (2) che venne
soppresso per motivi segreti nel fine 700 e poi riammesso nel 1814.

(1) Lo stemma della famiglia Magioncalda contiene 3 stelle a 5 punte in fila.


(2) Resuscitò l’idea templare del monaco guerriero, il soldato di Cristo

Figura 62 - Paris Chiesa di Saint Sulpice – Pentacolo

75
Figura 63 - Loggia Massonica di Genova – 1876
L’ Avv. Francesco, figlio del Sindaco di Torriglia
Notaio Giuseppe Crosiglia e della prima moglie Magioncalda Nicoletta è iscritto

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Figura 64 - Lettera all’amico con firma a pentagramma

77
Capitolo 6 - La vita

Il Colle

La scelta è antica, di gente del nord che vede il mare, la luce del golfo, di gente del sud che
controlla, si attesta, prepara difese, di gente di mare che si afferma, costruisce, decide, gestisce per
secoli il traffico lento, continuo, di gente di valle che costruisce benessere, di gente lontana che su
ospita uomini, animali,stanchi, spossati, gelati, bagnati, affamati in pace od in guerra.
Di gente che ospita: un pane caldo, il ferro allo zoccolo, gli odori fragranti del forno e della forgia,
del fieno a braccia, una panca sognata, protetta al riparo.
Di gente che osserva lontano le carovane, accoglie, protegge riscalda, aspetta, raccoglie voci,
notizie lontane che usa nel tempo al signore armato, felice e sicuro fornisce.
Giù al caldo, qui tanta la legna che serve per vivere, attestati, testardi, nebbia, ancora la neve, il
vento che taglia.
Il Dio, nostro, gradito, vicino al cielo, lontano nel mare sulle grandi galee che si staccano indecise
fino al Tempio del Cristo, fino alla fine di un sogno cresciuto nel cuore.
In ginocchio, la rocca è dura, grazie, ora il mare, l’orizzonte o il terrore gli armati, grondanti di odio
di sudore e di armi, di frecce che sibilano, incendiano, uccidono.
Non più si apre, è finita, non più presidio armato, solo rovine e ricordi sempre più lontani.
Non più.

Figura 65 – Il colle dal monte Prela

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Quel monte è magico, da qui nascono due grandi fiumi che dopo lunga strada si ricongiungono al padre

Nidi di iene

Collocati su sommità inespugnabili come rocche irragiungibili che sembrano toccare il cielo e
superano la costellazione dei gemelli.
Queste fantastiche, odiate costruzioni, penetrano nelle forre, si agganciano alle montagne, paiono
porre le loro mura fra le nubi.
Le torri isolate e quasi sospese fra sole e stelle, cosicché nessuno aspira a salirvi.
I castelli dei Templari sono nidi di iene, le loro foreste sono popolate di belve, ricettacolo di
briganti, antro di predatori, nascondigli donde provengono varie calamità, luoghi generatori di
sventura.

Ludovico Gatti - Il Medioevo giorno per giorno - Ed.Il Giornale

Frammenti di vita

Lenta la carovana invade Donetta, muli ferrati legati a 6 anche a 12 con basto o torsello, cavalieri
con spada al fianco, armati, ancora mercanti la spada al pomo della sella.
Tutti lo sperone sinistro a tormentare la mula o il destriero, i cavalieri crociati, la cotta che pesa, che
brucia, il mercante col buffo berretto, ampia la pelliccia.
E’ merce preziosa, son frecce per gli armati, droghe per i ricchi Lombardi golosi di lontani sapori e
ceramiche, coppe, bacili, verdi, azzurri color del cielo, del prato, pregiate, fragili, ambite dalle terre
d’oriente.
Fustani piombati (1), panni fiamminghi e bramantini da Bruges o sete, con cura e tanta attenzione,
poi sale bianco e rosso per i magazzini umidi e freschi delle basse corti di pianura.
Scaricare la merce, dar da bere ai cavalli e ai muli per primi, un curbun de fen, l’avena, bisogna
asciugare il sudore caldo, odoroso, dopo si potrà riposare, spogliarsi, al riparo sicuri.
Qualcuno sul colle, le forgeron, la forgia, il mantice sbuffante riforgia il ferro, fumo di zoccolo,
assesta il chiodo, sicura la via.
Chauffer le four, tourner la meule du mulin, vaquer au soins de la cuisine, garder et nourrir le porc.
Un pane caldo, fumante, più tardi..ora nella borsa allacciata al fianco di sella.
Qui sotto i muli accocolati sull’erba, protetti dagli alti muri del serraglio riposano.
Le guardie, armate fanno la veglia, scrutano a valle, dal monte la grande balestra è tesa, puntata, si
prega, qualcuno scambia una mossa sulla pietra d’alquerque, altri raccontano la storia di vita,
sudore, polvere, stanchezza e sole, spesso la morte vicina, l’odore dolce, sottile del cadavere al sole
da tempo.
E’ l’ora, i primi silenzi crepati dal chiocco dei merli di costo, la luce, la prima schiarisce le ombre,
si caricano i muli, un poco d’acqua fredda sugli occhi, le selle, le armi, pronte le scorte, almeno in
tre a cavallo, armati, sicuri su verso il monte.
Le torches au poing!! Les armes et les chevaux, la couverture du cheval, la casaque de mailles, une coiffe ne laissant à
decouvert que le visage, jambières, un heaume, des souliers, la ceinture, la cordelette, l’epée, la lance, l’ecu, tris
besaces… pas quitter la file.

Dapprima a Dio le preghiere dell’alba poi via, in cammino.

Consacrées au service des pèlerins, oil d’aigle, pied montagnard, ils chaevauchent infatigables,

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graves et silencieux, ce sont des hommes d’acier.

Ospitali, cappelle, qualche braccio d’erba ai muli, anche sui prati lì attorno pascolare si può… da
sempre.
Un poco di legna da ardere, quanto le braccia raccolgono, una sosta, un po’ di fuoco, di caldo.
Ora lupi, respinti coi bastoni ferrati, attenti alle zampe dei muli, costretti dal peso, l’orso no, ci
vuole il mastino, per ora rumore, suono di corno, lassù in rocca la trumba maenna urlava.
Ci vuol protezione continua, costante lungo la via, permette di andare tranquilli fino al crepuscolo,
la notte no, è riservata ai briganti, ai demoni orrendi, agli spiriti inquieti, all’ommu sarvegu..l’ho
visto coperto di peli, di fronde, sgusciava nel bosco.
Poi via agli imbarchi di riviera, alle galee panciute, capienti, scricchiolanti di lunghe gomene,
pronte al grande balzo.

(1) Marchi di piombo erano apposti sui panni a certificazione di prezzo e qualità.

Figura 66 - Le Templair

Le Trèsor - Il Tesoro

Construire sacré c’est construire en tenant compte des forces souterraines, costruire sul Prela è
costruire sacro: un croisement de cours d’eau souterrains, lassù le sorgenti si incrociano, due grandi
fiumi sgorgano in superfice impercettibilmente, poi in perenne corsa si riuniscono al grande padre
del Nord.
Il Dongione, un trapezio, forma sacrata degli altari cristiani, una solida fondazione, poi il vallo
attorno, a cerchio, il Paradiso, il non creato.
Existe encore le vieux donjon d’un chateau en ruines, l’ombre de cette relique fortifié caela encore
le secret.
Il vitello d’oro ricordo di Bibbia, la campana piena d’oro del fosco medioevo ancora raccontati
dagli ultimi di Donetta.
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Le Trésor du Temple et son refuge secret sont toujours enfouis sous les ruines d’un vieux chateaux.
Il connaissait le sentier de rouces qui menait au caveu du viex donjon…de se soucier de lui le
lendemain de Noel n’en jamais parler à personne.(1)

A Santo Stefano l’ultimo custode del segreto ancora si inerpica sul colle.

(1) Le légendes de l’histoire de France.

La Battaglia o Prelium (2)


L’assedio, breve, violento

Una fresca mattina di giugno è l’ora, tutta la notte lanterne e paura, cavalli e rumori, sordi, metallici,
zoccoli e scintille.
La piccola armata, una, due lance, si accompagna ai piedi del monte, lontana dai tiri insidiosi,
potenti della balista da turno della torre, ora mirata verso il campo.
Lontani dalle saette insidiose degli archi.
Targoni ingombranti, di legno, pesanti e colorati, turchini con tracce d’argento piazzati a proteggere
chi scava trincee, chi pianta passoni, chi intreccia nocciole e riempie di terra.
Pronte le bastite, puntate le balestre, siamo sotto tiro della torre nord, saette precise ancora, ancora
targoni, in ginocchio, sangue, dolore, troppo vicine le difese.
Ora si può, si deve ..al fuoco le frecce, su contro quei tetti di legno, i bordonali, i travi di colmo,
qualcuna appicca, non arriva il flabello di strisce di cuoio a colpire.
L’incendio continua lento, preoccupa.
Pietrame per l’appoggio del piede armato, tese le corde delle balestre da tibia, gli archi lunghi sotto
tensione, le frecce lucenti, micidiali…Via.. una nuvola di morte.. secchi schiocchi di aste spezzate,
scintille da cuspidi sui muri possenti, qualcuna colpisce, ferisce, penetra le carni protette.
E i cavalli dei capi non devono avvicinare la torre, lanciati i triboli, scalciano tormentati dal ferro
infisso, ciondolante dalle carni.
Ancora dai muri dell’interno lanci precisi, a morte, qualcuno va portato a valle, curato, estratte le
acute quadrelle, deterse le carni dall’erba dei tagli.
Il fuoco, forse bisogna abbandonare le difese, non molte le vitualie, non oltre l’acqua bollita, poca la
legna.
Guglielmo colpito, brucia, la febbre alta, bisbiglia, muore.
Forse è l’ora di uscire, di cedere, troppo pochi, laggiù nel prato ancora caricano archi e balestre,
ancora nuvole di ferro, saette, ancora nascosti, ma il fumo, il vento, il caldo, si soffoca… fuori le
insegne si apre…
Dal campo circospetti, diffidenti e protetti da lunghi targoni si avvicinano, si osserva, si
grida..qualcuno è uscito è finita.
Il disarmo, l’onore forse è salvo, giù a valle legati, domani si vedrà il futuro, ora è l’ora del
saccheggio di quel poco rimasto.
Tutto si distrugge, questi insani simulacri infetti da Satana, preziose reliquie spezzate, gettate nel
fuoco, eretici, bisogna distruggere, bruciare tutto.(3)
Exterminare
Nulla deve rimanere, mai più …i picconi per giorni percuotono i muri anneriti ma forti, giù le pietre
per il pendio, pian piano Patrania la forte, la grande, l’accogliente, la calda dimora dei cavalieri
insani, eretici, troppo potenti è finita per sempre, mai più..

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(2) Le origini del toponimo Prela si possono ricondurre a questo episodio eclatante e sanguinoso:
Il Proelium, la battaglia campale o bellum campestre fu spesso evocata dal mondo medievale.

(3) E’ dato sicuro che i frammenti preziosi, dorati di croci patenti, di trecce decori, di lievi colombe
affrontate, impresse nell’oro del rame, ricche di gemme di pasta vitrea violetta si sono ritrovati sparsi
nello spazio del vano soprastante l’antica cisterna di piovana.
Una fine singolare per oggetti preziosi in contesto di armi e cavalli.
Un oggetto simile, forse un reliquiario, non viene rubato, ma infetto viene distrutto e sparso a pezzi
sul terreno ove per sempre rimane.
Tutto bruciato, purificato, nessuno poteva raccogliere, rubare.
Sul colle ebbe fine “l’hérésie templaire” le reniement di Christ et le crachat sur la croix, il rogo violento,
le fiamme verso il cielo crepitano, e cancellano anche il ricordo.

Figura 67 - Punte di freccia da balestra ed arco, l’ultima è incendiaria

Si nous sommes vaincus, nous serons martyrs,


si nous triomphons, la gloire de Dieu en sera exaltée

Figura 68 - La croix pattée en or Figura 69 - Le clou sacré

82
Figura 70 - Revetement en or-Les colombes affrontées Figura 71 - Décor – La tresse en or

Figura 72 - La Fortezza dall’alto

Le strade

La valle era essenzialmente interessata da due direttrici di “grande traffico” una proveniente da
Recco, l’altra da Genova, entrambe chiudevano su Torriglia, una poi dirigeva verso l’Antola e la
Lombardia, l’altra verso la Trebbia ed il Piacentino.

Muri in pietra a sostegno, scassi di scogli ingombranti, tratti scavati in trincea, ciappe laterali a
governo delle leze, rizuolo con pietre a coltello sulle pendenze, deviazioni laterali per scolo di
acque piovane, slarghi per consentire soste e brevi ripari, raddoppi di percorso (by pass) per
consentire l’incrocio alle carovane, pose per spallaroli, deviazioni verso le sorgenti con rustici
abbeveratoi, segni indicatori quali cumuli di pietre (montjoie), grossi massi infissi nel terreno, in
qualche caso una croce.

Tutti questi elementi armonicamente connessi, abbinati alla manutenzione garantita dalle locali
autorità consentivano il traffico a migliaia di muli, cavalli, greggi e persone.
L’aspetto sicurezza, certo il più sentito, venne risolto con scorte armate di lunga percorrenza e
consentendo di portar armi individuali come la spada al pomo della sella per il mercanti o al fianco

83
per i guerrieri o affidandosi a corpi armati alloggiati in strutture stabili che coprivano un percorso
fisso e strategico.

Questa soluzione era il caso della fortezza di Donetta.


Lì alloggiava un corpo di guardia armato di 3 o 4 persone dotate di cavalcature che presumibilmente
scortava i convogli.
Stationes (luoghi di tappa e magazzinaggio), Hospitales (strutture a sfondo religioso per poveri e
pellegrini) Caupones (cabanne) per mercanti e viaggiatori, piccole cappelle o piloni per i bisogni
devozionali aiutavano l’armonico fluire delle merci e delle genti.

A Donetta la Consciorscia, a Carrega a Cioesa du Menghin, erano le due principali zone di sosta protette
dalle rispettive fortezze ed organizzate per la logistica, una vicina al paese, l’altra con magazzini e
strutture proprie.
Questi grandi recinti fortificati con massicci muri a secco erano i nostrani caravanserragli che
permettevano soste notturne sicure.
Come già detto, la politica delle autorità ha sempre cercato di garantire la sicurezza ai percorsi, con
obblighi per le comunità, con scelta di famiglie fedeli a presidio di punti strategici, con l’ingaggio di
monaci cavalieri che garantivano osservanza ai dettami religiosi e sicurezza armata.

Questo doveva essere il caso della Fortezza di Donetta, il potere religioso di Tortona (vescovo o
abate),e l’accordo con il mercanti genovesi (Vento, Da Castello) provvidero all’affido di queste
funzioni agli ordini cavallereschi.

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Figura 73 - Mappa del sistema viario della fortezza di Donetta

La Fortezza

In vista a Torriglia, verso il Nord, havvi il colle sulla cui cima, non a caso, scopersi nei decorsi
mesi quei ruderi che accennavano ad antichissima fabbrica…..

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Così inizia la relazione di scavi che nel luglio 1865 il notaio Giuseppe Crosiglia redige, poi
pubblicata in “Torriglia, cenni storici” del nipote Giuseppe Onorato.
Questo colle su cui fin da ragazzo mi sono arrampicato, nasconde uno dei più affascinanti enigmi
del territorio.
Come un segreto scrigno, ogni tanto restituisce qualche frammento che da anni osservo, indago,
come reliquia raccolgo.
Ora questo puzzle si va ricomponendo e permette di intravvedere squarci di antiche vicende.
E’ una montagna strategica, da cui si osservano anche i più lontani movimenti di soldati, mercanti o
monaci.
Nel Sec.VII, le avanguardie bizantine quassù arginarono le tribù longobarde che oltre Bobbio
continuavano ad insediarsi, difesero gli Ambrosiani ed i loro possedimenti a Traso, Uscio, Bargagli.
Dopo il crollo dell’Impero e l’abbandono dell’intera Liguria, il controllo del nostro territorio venne
garantito dalla fondazione dell’Abazia di Patrania fruendo probabilmente della presenza di monaci
Lerinesi o di Bobbio:
Il Diritto Regio, di cui l’Abazia godeva, ma soprattutto la ricostruzione della fortificazione di
Donetta, ultima propaggine meridionale della catena difensiva, che dopo l’abbandono di Bisanzio
venne affidata al Vescovo conte di Tortona consentirono periodi di tranquillità.
La politica dei Re Longobardi prima, degli Imperatori poi, mise Tortona in grado di controllare gli
itinerari fra Genova e la pianura padana.
Per almeno tre secoli questa struttura fornì sicurezza a tutti coloro che dal mare raggiungevano la
pianura e viceversa; la sua stessa esistenza fu legata all’antico collegamento fra Genova, il levante e
la pianura lombarda, il cosiddetto Chamino de Lombardia.
La presenza in zona delle famiglie genovesi guerriere e mercantili che traevano grandi guadagni da
questi traffici giustificò presenze militari e logistiche nella Fortezza.
Il Chamino de Lombardia per Pavia ed il Chaminus Januae per Piacenza, permisero il transito di
migliaia di carovane e fruttarono lucrosi pedaggi.
Importanti trattati fra i Malaspina di Varzi, i Fieschi di Torriglia, il Comune di Piacenza, i mercanti
lombardi, sancirono sicurezza e percorribilità alle strade.
La fortificazione, abitata per lunghi periodi dell’anno, era attrezzata a dare supporto ai viaggiatori
ma è probabile che nel periodo invernale riducesse il presidio a qualche persona, stante il diradarsi
del traffico.
E’ accertato comunque che in quel periodo, fino a metà del Sec.XIV, il clima più mite consentiva
permanenze a quote che oggigiorno sarebbero impensabili.

Leurs possessions étaient le plus souvent situées sur des promontoires rocheux qui dominaient
et controlaient les routes des alentours

…Les Templiers croyaient aux sites privilègiès, le chateau de la commanderie était de plan trapezoidal……

La struttura

Il monte sul quale poggia la costruzione è circondato da un vallo circolare scavato nella roccia per
mezzo del quale uomini e cavalli avevano accesso alla sommità.
Gli scavi intrapresi hanno messo in luce due colli distinti, quello a Nord che conserva le fondazioni
di una torre a base quadrata il cui lato esterno misura m.7 mentre quello interno m.3, la potenza del
muro è di m.1,75.
Questa torre, assemblata con pietre finemente lavorate e con malta molto resistente, è rasa alle
fondamenta e appartiene all’ultima fase di vita dell’insediamento, XIII, XIV secolo.
Tracce di materiale combusto e presenza di verrettoni da balestra o punte di frecce da arco ovunque.

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Lo spazio fra i due colli, ancora non scavato, sembra contenere una piazzetta di disimpegno per chi
arrivava.
Sul colle Sud si adagia invece buona parte del complesso fortificato.
Un primo Dongione massiccio, primitivo, di forma trapezoidale di m….. esterni e m…. interni con
muro di ml.1,75 appartiene alla prima fase e doveva essere di due piani.(1)
In tempi successivi appare ridotto a torre quadra, attorno gli spazi di servizio, magazzini, stalla, un
cortiletto interno, un forno, una cisterna.
Il tutto contornato da un muro di 1,60 di spessore che presumibilmente cingeva tutto il colle, elevato
in altezza di almeno 6 m.
(1) Le torri a pianta trapezoidale da noi sono infrequenti, trovano confronti soprattutto con i Donjons francesi e di Terra santa.

Il tratto di mura messo allo scoperto è lungo ml.20, considerando la parte ancora interrata, si
comprende l’imponenza di questo insediamento, che poteva essere visto da molto lontano e
rappresentare un sicuro punto di riferimento.
Il forno collocato a ridosso del Dongione conserva tre o quattro corsi di pietre disposte a cerchio,
contiene ancora un fondo di terreno concotto rossiccio, in uno spazio esterno si notano scarti
carboniosi ( ha un diametro interno di.. esterno di..).
Questo, ed il ritrovamento di resti di una piccola macina da mulino a mano, confermano che il
complesso era autosufficente; gli occupanti erano autorizzati a macinare (usus molendini) e a
cuocere il pane sia per uso interno che per gli ospiti.

Le froment, l’orge, l’avoine pour nourriture des hotes de passage….chauffer le four, tourner la meule du moulin,
garder et nourrir le porc..

Dal lato a valle i resti di una cisterna per l’acqua piovana abbastanza capiente, dimensioni
non complete perché una buona parte di monte è franata.
Sul colle non esiste sorgente, l’autonomia in caso di assedio non era molta.
Per abbeverare i cavalli ed i muli si raggiungeva la sorgente del Trebbia sul monte di fronte
percorrendo una direttrice scavata nella roccia ancor oggi visibile.
Se consideriamo che un cavallo giornalmente necessita di 27 litri d’acqua e di 12 kg di fieno o
granaglie, possiamo comprendere che gli spazi per scuderia, pur presenti, erano limitati e potevano
accogliere non più di 3 o 4 animali.
Lo spazio posto fra il Dongione ed il muro di cinta era diviso, fra un magazzino per cibarie, verso
nord, un altro soprastante la cisterna per deposito di merce, e forse un cortiletto ove chiare sono le
tracce dell’attività di forgeron e maniscalco, stante un banco in muratura con alla base grandi
quantità di carboni sul quale probabilmente era collocato un mantice per la forgia con accanto il
ceppo per l’incudine.
La presenza di ferri di cavallo, e di grandi quantità di chiodi da ferratura nuovi e usati, lo
confermano.
Anche la funzione veterinaria è confermata, uno strumento chirurgico arruginito è fra i reperti.

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Figura 74 - Planimetria della fortezza

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Ed ora la vita.

Pezzi di storia, i reperti lasciano immaginare la quotidiana esistenza.


Quando i ragazzi dello scavo diseppellivano il passato, io ero lassù affascinato, se un paragone può
reggere intravvedevo il corpo di una giovane donna che dopo il tempo d’amore riposava
rannicchiata.
Ogni frammento, ogni colorazione del terreno, ogni vano messo in luce, mostrava la scena e
lentamente la vita appariva.
La terra arrossata dai focolari, sul retro per segnalare presenza a chi si era attardato e di notte
arrivava o dentro le mura protette per scaldare qualche pentola in rame appesa, minestra di miglio,
di spelta, di orzo, l’arrosto del porco gustoso o dell’odoroso montone.
Il cibo non era da poco, il ginocchio di vitello trovato intatto ricorda la carne salata o seccata appesa
ad un trave, tagliata e masticata lentamente, con gusto da questi guerrieri in riposo.
Il recipiente in pietra ollare fa pensare ad una calda bevanda di vino speziato che lì si conserva
sicura, fumosa nel tempo in attesa di altri che stanno stanchi arrivando.
Là fuori il forno sfornava pagnotte, odorose, roventi, fors’anche di grano.
Il frate poteva, il frate doveva per lui, per conservare la forza e l’ardore a difendere il Cristo.
Là fuori la forgia ardeva vivace col mantice che lento sbuffava, il fuoco, il ferro rovente sullo
zoccolo del destriero prezioso, del mulo paziente, i chiodi, quelli lunghi, prominenti a mezzaluna,
da ghiaccio, da fango, quali ramponi affilati dovevano dare sicurezza alla cavalcatura.
L’odore antico, dell’unghia, del ferro rovente che sfregola e fuma, lo sterco s’affloscia caldo,
fumante, la splendida mula che sprizza orina che schizza lì attorno.
Raccogli, pulisci, un po’di foglia e poi giù al campo a perpetuare ancora la vita del seme.
E’ l’ospite grande, famoso, sta arrivando, è arrivato il messo, forse un giorno prima, posate di
pregio, solenne funzione, odore d’incenso.
La santa reliquia in ginocchio si prega, col capo abbassato, rispetto e stupore, l’argento è lucido, la
protezione sicura.
La sera, il sonno, di sopra saliva la scala, giacigli di paglia pulita, cambiata, la preghiera con gli
altri, cantiamo le lodi in cantilena, i salmi del Dio d’Israele che tutti serviamo.
Fors’anche la reliquia preziosa custodita in scrigno dorato, le croci, patenti, le bianche colombe a
rilievo, immagini che danno senso a questa vita d’attesa della morte, sempre vicina, sempre
compagna.
Ed anche vestiti di seta, con piccoli bottoncini, di rame, d’argento, leziosi, quegli ampi tabarri
appesi al muro in fila, fustagno rigido, caldo e intricato che solo protegge la pioggia e il vento del
monte.
Le scarpe chiodate e spesso al piede sinistro l’aguzzo sperone fors’anche d’argento o d’oro coperto,
in segno di grande potenza, di grande rispetto.
Quest’alto destriero, fumante, nervoso, coperto di sella e gualdrappa, e su il cavaliere armato,
pesante, incute rispetto e timore, terrore al bandito.
A cavallo, montate le briglie, racchiuse le fibbie sicure, le armi raccolte, al fianco il pugnale, il corto
coltello.
Acqua nella zucca e qualche provvista, poi via alla guardia di lunghe file di muli legati, con basti
rigonfi di sacche di merce preziosa dalle terre del Cristo ai mercati del Nord.
Il libro di salmi, il canto, quassù il Dio d’Israele ci affianca, ci aiuta.
Un vecchio scrivano, guerriero devoto, raccoglie denaro, preziosi gli argenti brunetti della Imperial
Papia, la Genova ricca, di Fiorenza la zecca.
E scrive, trascrive, soffrega la pomice leggera sulla pelle ancor unta e scrive la penna d’oca intinge
nel corno.
Racchiude la chiave, la cassa, il bancale, la nicchia sicura dell’oro custode.

89
Ed ora aspettando si gioca, si ride, su ciappa sarvega con belle pedine; rapido il gioco, la mossa
altrettanto, l’intuito allenato, il vino t’aiuta.
Le cintole armate di spade, di cuoio, di fibbie rotonde, appese in attesa di secchi comandi, su
clamidi bianche, crociate dal Dio d’Oltremare.
Preghiera nell’alba del freddo settembre, si parte, il fuoco in Montaldo segnala l’arrivo di lunga
colonna dal mare di Sori.

Presenze in fortezza

1° Fase – 550/650 Presenza militare bizantina durante il periodo di guerra con i Longobardi.
2° Fase – 700/1100 Presidio di armati del Vescovo di Tortona nel periodo delle scorrerie di Ungari
e Saraceni.
3° Fase – 1100/1280 Dagli armati di Tortona ai Cavalieri - Periodo delle Crociate, mercanti e
pellegrini affollano il percorso.
4° Fase – 1280/1300 Arrivo dei Fieschi, sparisce l’Abazia di Patrania, continue frizioni fra guelfi,
ghibellini, monaci e clero secolare.
5° Fase – 1300/1320 Assalto, incendio, distruzione della struttura, la presenza monastica in valle
Cancellata

Figura 75 - Ad Prelium

Figura 76 - Pronte le frecce

90
Capitolo 7 - Dall’alto la forza

Strato dopo strato


La quotidiana esistenza di coloro che vissero e frequentarono la fortificazione può essere ricostruita.
L’osservazione attenta su ciò che è rimasto, sull’ubicazione, sul contesto, sui reperti restituiti dallo
scavo è illuminante.
La fortezza fu costruita in tempi diversi sulla sommità di un colle di grande valenza strategica, da
cui, considerata la probabile minor superfice boscata si potevano controllare tutte le direttrici di
valle e di crinale.
La sottostante strada dell’Antola o di Lombardia, era presumibilmente sotto tiro della torre.
Il rinvenimento di cuspidi di grosse dimensioni fa pensare ad una balestra da muro puntata sulla
strada e sul recinto fortificato costruito per accogliere muli e cavalli.

L’apparato viario a suo servizio evidenzia una mulattiera che si stacca dalla principale, sale in
quota, aggira il colle in un vallo circolare scavato artificialmente e raggiunge la vetta.
La mulattiera scavata, munita di rizuolo e di muretti di contenimento, indica un notevole impegno
tecnico e finanziario, esistono anche bindelle di collegamento per l’accesso superiore e per le fonti
sorgenti del Trebbia, molto evidenti sulle pendici del monte Prela.
La struttura, complessa e non ancora completamente indagata, fu costruita in tempi diversi,
presumibilmente in quattro fasi:
1) Epoca barbarica 550/650 d.c.
2) A cavallo del XI secolo il Dongione interno.
3) Mura esterne, forno, vani a nord fine XII inizio XIII sec.
4) Cisterna, torre quadra fine XIII sec.
Nel primo quarto del XIV sec.un assedio, un incendio, la distruzione, l’abbandono.

Prima fase
Sono apparsi lacerti di muro più grossolani, sottostanti alle mura di cinta datate fine sec.XII.
L’esame dei reperti e i fatti storici quali i tentativi dei longobardi ariani di Bobbio di espansione
verso il mare, fronteggiati dai presidi bizantini del Limes e la collocazione della fortezza sulla via di
Lombardia, fanno orientare l’attribuzione al VI/VII secolo.
La presunta appartenenza al limes bizantino confermerebbe il teorema secondo cui la fortificazione
successivamente sarebbe passata sotto il controllo del Vescovo e quindi degli Ordini.
Come non pensare all’esodo della Chiesa Milanese del Vescovo Onorato di fronte all’eresia ariana
di Alboino, la strada era quella.

91
L’esilio volontario a Genova durò 80 anni, tracce profonde restano, la dedicazione di Torriglia a
Sant’Onorato, i possedimenti in Val Bisagno e nel Levante, il culto Ambrosiano.

Reperti
-Un orecchino in ferro, materiale - Frammenti di vaso di pietra ollare
inconsueto per un gioiello. tornito
-Frammenti di tegoloni di foggia - Un decoro di ferro con incisioni
romana in cotto in oro ageminato

-Una moneta di bronzo fuso con tracce di argentatura, peso gr.19,1 dimensioni: diametro mm.32.
spessore 3mm.Verso imperatore di fronte coronato con perlatura Recto una M.- Probabile
attribuzione - Follis di Giustiniano anno 542-43 dc.- Le condizioni di usura non permettono
certezza.

Figura 77 - Moneta in bronzo argentato - Follis?


Iscum

Figura 78 - Decoro in ferro con Oro - Ageminato - coll.Crosiglia

Seconda fase
A cavallo del XI secolo, ancor prima delle Crociate, era presidio del Vescovo di Tortona, citato
come Castelum Padraniam, teneva i collegamenti con l’Abazia di fondo valle e nel contempo
assisteva il commercio promosso dalle famiglie Genovesi della Compagna.
Era iniziata una nuova stagione di vita per il Chamino di Lombardia.

92
Si rinnovarono le fortificazioni, si organizzarono punti di assistenza ai viaggiatori, da lì a poco
iniziava il periodo aureo delle Crociate.

Terza fase
La più lunga, la più duratura, il castello si dota di mura potenti, magazzini e stalle, si costruisce il
forno per il presidio armato e per gli ospiti di passaggio, si organizza attività di fabbro e maniscalco,
si garantisce assistenza a viandanti e cavalcature.
Cavalieri armati garantiscono la protezione, la scorta alle carovane, la sicurezza del percorso.
I nuovi Domini, i Maxiocalida, sovrintendono, fanno da esattori, si raffrontano con i Vento, i Da
Castello, gli Embriaci.
Parentella da sempre legata all’ordine cistercense, tiene i collegamenti con i religiosi di Patrania e di
Val Borbera, garantisce risposte ai bisogni devozionali di pellegrini, cavalieri e mercanti nel rispetto
delle gerarchie ecclesiastiche della Diocesi di Tortona.

Quarta fase
La progressiva perdita dei mercati d’Oriente, l’affievolirsi del traffico per il Nord, il prevalere del
Chaminus Januae lungo la Trebbia meno esposto e più agevole dopo l’ammodernamento del Ponte
Organasco, il declino dell’Abazia di Patrania, l’avvento di nuovi poteri sia civili che religiosi.
(i Fieschi si dotano di una propria gerarchia ecclesiastica, spariscono i frati arrivano Parroci e
Rettori.)
In vista di questo nuovo scenario si decide la costruzione di una nuova torre, più potente, più alta e
di una nuova cisterna per meglio affrontare i rischi di un assedio.
La sicurezza è sempre la preoccupazione dominante.
Qualche decennio e i timori si avverano, i nuovi poteri assediano la fortezza, un assedio breve ma
cruento, incendio, morte e distruzione, la fortezza viene abbattuta alle fondamenta.
Siamo nella prima metà del XIV secolo.

Le tre fasi descritte coprono circa 250 anni di vita ed hanno restituito la maggior quantità e varietà
di reperti che è opportuno elencare a seconda dell’uso.

L’evidenza
Materiale da costruzione
Molte pietre squadrate e scalpellate, più grossolane quelle appartenenti a muri più antichi,
raffinate quelle più recenti che appaiono ben allineate e legate con malta.
La maggior parte di calcare locale, di arenaria rossastra le altre.
Diverse ciappe sarveghe da tetto calcinate denotano esposizione ad incendio.
Rari frammenti di tegolone a fine impasto rossiccio più frequenti accanto alla torre quadra.
Frequenti i chiodi da carpenteria di varie dimensioni appartenenti a soffitti e coperture.

Figura 79 - Muri e pietre a Donetta

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Cavalli e cavalcature
Uno dei reperti più frequenti sono i chiodi da ferratura, di dimensioni e foggie diverse, che in gran
parte portano i segni dell’uso.
La forma che li contraddistingue è quella del triangolo con il vertice rivolto verso l’esterno, chiodi
tutti che fuoriescono dal foro del ferro dello zoccolo per più di un centimetro, tipo “a rampone”,
indicativi dello stato delle mulattiere, molto fangose e spesso ghiacciate.
I frammenti di ferro da cavallo o da mulo ritrovati sono di una dimensione piuttosto piccola
rispetto agli attuali, senza puntale e senza tacco, i fori per i chiodi sono di forma rettangolare.
Un frammento di morso metallico e di tre speroni sinistri confermano la continua frequentazione
della sommità da cavalli e cavalieri.

Figura 80 - Frammento di sperone Figura 81 - Chiodi da ferratura


.

Lo sperone dorato - “questo sperone in diverse parti presenta tracce di doratura” così il Crosiglia
nella sua relazione di scavi descrive questo oggetto prezioso.
A noi giunge solo l’argentatura, in ogni modo uno sperone di tale foggia e caratteristica risale al Sec
XIII e certo apparteneva ad un Cavaliere di rango, unico a poterlo indossare.
Uno strumento a due estremità, adatto a svolgere una funzione chirurgica o quanto meno a
rimuovere schegge da ferite, fa pensare al fatto che il maniscalco, oltre a svolgere mansione di
forgeron curava anche le ferite alle cavalcature.

Armi
Decine di cuspidi di freccia da arco e di dardi da balestra da tibia sparse dappertutto, ricordano la
giornata dell’assedio, le nuvole di frecce.
La tipologia è molto varia, da grossi dardi da balestra da turno, ai triboli con lunghi ardiglioni per
tormentare le cavalcature, a frecce a forma d’oliva per la caccia, quelle a punta triangolare, altre
quadrangolari, talune minuscole di 2/3 cm, altre fino a 18 cm.,talune incendiarie,altre sottilissime
per entrare nelle cotte di maglia, molte piegate denotano l’urto contro le mura, un esemplare
addirittura punzonato con la torre di Genova.
Un frammento rivettato di guanto corazzato, un pezzo di fodero metallico per pugnale.
Un pezzo di corno sfuggito dall’arco di una balestra ricorda che i primi archi erano di tipo
composto, costruiti con legno, corno, tendine e colla.

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Figura 82 - Cuspide punzonata Figura 83 - Frecce - Dis. Giardi

Utensili
Un punzone, un frammento di punta da tinivella, uno di sega, uno di falce, una lesina da cuoio.
Una scure o ascia, forme simili sono ancora forgiate in Turchia, ennesima conferma delle
connessioni con l’oriente.
Cibo e Alimentazione
Frammenti di rame da pentola, altri in pietra ollare, coltelli, grattugia.
Moltissimi resti di ossa anche con segni di macellazione, di maiale o cinghiale, capra, pecora, fino
ad un osso completo di ginocchio di giovane bovino che fa ricordare carne salata o conservata
secca, cibo ricercato nel Medioevo.
Due cucchiai in bronzo di cui uno con croce punzonata e zoccolo di cervo.
Una macina a mola corrente per mulino a mano.
Giochi
Un Alquerque, specie di dama medievale, rappresentata da un quadrato con otto triangoli per lato
inciso su una ciappa sarvega.
Una pedina in osso ed anche molti dischetti in pietra manualmente arrotondati.
Mobili
Tre chiavi, da forziere, da bancale, da porta, diversi boncinelli per chiavistello da cassapanca,
cerniere.
Borchie a cupola in ferro o bronzo, piedini da cofanetto.
Abbigliamento
Tre fibbie di identica dimensione conformate a “D” (da cinturone per spada)
Fibbiette rotonde in bronzo

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Bottoncino sferico (da camicia) in bronzo argentato.
Puntale di cintura
Bottone in osso con un buco centrale.
Piccoli chiodi da scarpa chiodata.

Figura 84 - Bottoncino sferico Figura 85 - Puntale di cintura Figura 86 - Chiodo da scarpa

Gioielli e decori
Un anello da dito in bronzo con incise croci.
Uno barbarico da orecchio.
Trecce in rame dorato a decoro.
Cupiglie in rame dorato con croci patenti da inchiodarsi.
Lamine in rame dorato con decori a bulino (Archi e colombe).
Una piccola gemma ovale in pasta vitrea color violetto
Fermaglio (da mantello?) in ferro dorato.
Lo sperone era dorato.

Monete
1046/1056 - Brunetti in argento - Enrico III - Zecca di Pavia
“ “ - Enrico IV appena prima dei denari di Genova 1115/1125 - Zecca di Pavia
Denari “ “ - Federico II - Zecca di Pavia
Denari Genovesi in argento – Prima serie -Janua e Castello
Denari Genovesi in bronzo
Quartaro 1° tipo in mistura
Grosso popolino di Firenze da due soldi - Argento-1° emissione stella 1306-1313

Commercio
Piombi o marchi per pezze di stoffa
Tessera mercantile forse della famiglia dei Cerchi, mercanti fiorentini.
Ceramiche
Verde a canestrelli – Invetriata islamica
Verde Blu a rotella – Invetriata Islamica Nordafrica
Azzurra – Smaltata islamica

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Zeuxippus Ware – Bisanzio fine XII, primo XIII
Savona – Graffita Arcaica
Pisa – Maiolica Arcaica
Grezze

Come vivevano
Forno da pane a struttura circolare con un piano di terra concotta e scarti carboniosi al piede.
Forgia da forgeron su un banco in pietra con scarti carboniosi cumulati all’angolo esterno.
Recinto interno, ove si rinvenne gran quantità di chiodi da ferratura ed un ferro da cavallo.
Focolare interno con concotto, lì accanto un coltello intero ed una punta.
Vano dispensa con frammenti di pentola e quantità di ossa sparsi a terra.
Le abitazioni erano al 1° piano.

L’incendio
Carbone in tavole di abete bianco.
Carbone da palo, infatti la buca che lo contiene appare contornata da piccole zeppe di pietra a
sostegno.
Resti carboniosi sparsi un po’ dappertutto.
Gran quantità di ciappe da tetto calcinate dal calore dell’incendio.

Un cantiere
Sabbia da fiume, in un angolo del muro, vicino a piccole pozze da calce squadrate, l’abbandono ha
coinciso con un attività di muratore in corso.

Particolari di costruzione
Torre con pietre angolari perfettamente squadrate e scalpellate.
Resti di pavimentazione in piccole ciappe nel Dongione
Resti di pavimentazione in grosse ciappe vicino a focolare interno.
Buche da Palo, indicano una frequentazione primitiva.
Soglie con grossi lastroni , una interna, l’altra per accesso a Torre quadra.

Proiezioni dal passato


Chi scriveva e chi pregava
Un pezzetto di pietra pomice levigata
“Nel momento di cominciare la copiatura, al copista veniva raccomandato di passare un’ultima
volta la pergamena con pomice e gesso per ammorbidirla.Ciò rimuoveva ogni grasso che poteva
essersi accumulato per ridurre il rischio che l’inchiostro sbavasse” Internet – I Manoscritti Medievali”
Una borchia, in ottone, trilobata, con umbone centrale.
“cinque ogni piatto, la borchia centrale ha in genere maggior spicco”… preservano dallo spellarsi
le copertine di legno coperte di cuoio.
Riescono più appropriate per ornare libri di chiesa, messali,
evangelarii..
Dizionario illustrazioni delle legature – Federico e Livio Macchi – Berio
E’ un piede da Vangelo!!! Nel tempo certi principi o dogmi riverberavano anche nelle forme degli
oggetti soprattutto quelli di culto.
Uno e trino, ecco raffigurato il concetto delle Trinità.
Lassù non solo il linguaggio delle armi, il Dio dei cristiani era invocato.

97
Figura 87 - Libro borchiato Figura 88 - Borchia a umbone trilobata

Chi giocava

Una ciappa sarvega incisa mostra un antico disegno.


E c’era anche il tempo per il gioco,un gioco semplice ma veloce, che necessitava di grande
prontezza.
L’alquerque da doce o quirkat, si giocava con 12 pedine bianche e 12 nere con regole simili alla
dama.
E’ stato trovato esattamente riprodotto fra i graffiti della fortezza Templare di Chinon

Figura 89 - Pedina in osso - Iscum Figura 90 - Alquerque

Jeu arabe ramenè au 13éme siécle par les templiers

Il dilemma delle tre fibbie

Si tratta di tre fibbie di circa 4 cm.conformate a D atte ad accogliere un cinturone in cuoio, la forma
suggerisce una cinta a sostegno del fodero da spada pendente al fianco.
Il mondo medievale non concepiva misure standard, né modelli della stessa forma.
Nella tipologia dell’oggettistica riscontrare tre fibbie eguali nella dimensione e nella forma è una
rara eccezione anche considerato il luogo del ritrovamento.
Questa anomala uniformità può essere solo giustificata dall’attribuzione di un abito specifico ad
appartenenti allo stesso ordine.

98
Ricordo che i monaci guerrieri si uniformavano a disposizioni superiori, dai cappelli rasati a zero
alla barba irsuta, all’uso di mantello bianco per i cavalieri o bigello (grigiorosso) per i famigli, con
una croce rossa cucita.
Il vexillum conformato in tre fiamme era per due terzi nero, per un terzo bianco, la croce nel terzo
bianco.

Figura 91 - Fibbie - Iscum

Il cucchiaio..... al sacro fonte?


Oggetto sontuoso e pieno di significati, all’interno è punzonata una croce patente, la cui forma si
ricorda nei testi di geometria sacra.
All’estremità è decorato con uno zoccolo bipartito…è quello di un cervo, animale biblico.

…sicut cervo ad fontes aquarum


ita desiderat anima mea ad te deum..salmi 41.2

E’ sicuramente un oggetto legato al culto, forse per amministrare il battesimo, il che rende ancor più
suggestiva la connessione all’Abazia di Patrania.

Figura 92 - Lo zoccolo del cervo - coll.Crosiglia Figura 93 - La croce punzonata

O più semplicemente bisogna considerare che erano quelli i tempi in cui le raccomandazioni
alimentari erano tratte da testi religiosi, la Bibbia nel Pentateuco infatti proibisce le carni delle
bestie che non possiedano insieme le due caratteristiche di essere ruminanti e avere lo zoccolo
bipartito.

99
Figura 94 - Geometria Sacra Figura 95 - Disegno del cucchiaio

Un’Ascia dall’Oriente

Nel vano dispensa si è ritrovata un’ascia la cui forma non comune ha fatto pensare ad un’arma da
guerra.

La regola del Tempio ricorda l’utilizzo da parte dei Templari di armi Turche, se ne acquista per
equipaggiare i fratelli sergenti…(1)

ed è proprio in Turchia, sulle colline prospicienti il Mar Nero, fra Istanbul e Trebisonda, nella buia
bottega di un fabbro di Safranbolu, che queste scuri sono ancora forgiate.

100
(1) Alain de Murger - I Cavalieri di Cristo
Pg.152- Ed. il Giornale

Figura 96 - Ascia di Donetta - Iscum Figura 97 - Ascia Turca - Safranbolu Figura 98 - Sant’Amico
-Cistercense con ascia

Lo sperone dorato
“se il vassallo era un cavaliere, aveva l’obbligo di servire il Re indossando una calzamaglia rossa
e gli speroni dorati, in caso contrario una calzamaglia bianca e speroni d’argento” (1)
Qui siamo di fronte ad un oggetto di grande suggestione, di forma elegante e di buona fattura,
denominato a brocco, se ne riporta l’origine al XIII secolo, le borchiette ferma coietto in rame e
l’argentatura, dorata in origine, indicano che era indossato da un cavaliere dotato di destriero
(cavallo da guerra addestrato) e di scudiero.
E’ evidente e si intuisce non solo da questo particolare, il tipo di frequentazione della fortezza.
Attualmente lo sperone dorato è usato in riti di iniziazione di Ordini Cavallereschi che si
richiamano ai Templari.

(1) Viaggiare nel Medioevo-Hans Conrad Peyer pg.191 ed.il Giornale

101
Figura 99 - Lo sperone dorato – Coll.Crosiglia

Il Chiodo
Che chiodo è questo?... di bronzo lucente con capocchia sferica che non sembra mai stata
martellata.
Jacopo da Varagine racconta che Re San Luigi si dispera per la perdita del Santo Chiodo, ma dopo
con grande esborso di denaro recupera la Corona di Spine che poi collocherà a Parigi nella Sainte
Chapelle.

Oggetti di valore simbolico dell’ordine saranno le verghe con cui il Signore fu battuto, i chiodi
della Croce, la spugna con cui fu dissetato..

Figura 100 - Chiodo -Coll.Crosiglia

Le Ceramiche Islamiche
Il ritrovamento di ceramiche islamiche a Donetta, conferma il transito di flussi di merce che si
sviluppò dopo l’apertura dei mercati in Terrasanta a seguito della prima crociata.
Due i frammenti presi in esame per confermare l’eccezionalità del ritrovamento in una fortezza di
montagna.
Il primo, di color verde blu, molto raro e prezioso nel XII secolo.
Un termine di paragone indicativo è la lunetta della facciata della Cattedrale di San Lorenzo a
Genova che è contornata da un decoro a mosaico in frammenti ceramici assolutamente simili.
Si comprende come l’uso di tale materiale in quel contesto lo giudicasse d’eccezione.
L’altro è di color bianco a graffito, bizantino.

102
Si definisce Zeuxippus ware a seguito della provenienza dalla zona di Zeuxippo a Costantinopoli.
La diffusione di tali ceramiche negli Stati Crociati di Terrasanta fu evidenziata dagli scavi effettuati
nel Castello Templare di Chateau Pélerin ad Atlit, nella zona del Monte Carmelo, ove ne vennero
alla luce notevoli quantità.
Questa fortezza, costruita dopo la sconfitta cristiana da parte del Saladino, permise il controllo della
fascia costiera.
I pellegrini che sbarcavano a San Giovanni d’Acri, andavano in devozione al Santo Sepolcro.
Nel castello ottenevano ospitalità e sicurezza dalle scorte armate dei Cavalieri del Tempio nel
percorso verso Gerusalemme.

Figura 101 - Lunetta facciata - Duomo San Lorenzo Figura 102 - Particolare del decoro ceramico

Figura 103 - Ceramica Islamica Verde blu Figura 104 - Zeuxippus Ware

Quegli strani piombi


Piccoli frammenti in piombo ripiegati come strane orecchiette si sono trovati con una certa
frequenza.
Le grandi compagnie commerciali avevano a Bruges agenti incaricati di comprare all’ingrosso
panni fiamminghi,marchi di piombo erano apposti sulle pezze al momento della spedizione a
certificazione di prezzi e qualità.
Firenze ne importava grandi quantità.
Anche i Templari con le proprie navi svolgevano un vasto traffico di tessuti, spezie, ceramiche.

103
Figura 105 - Sigillo in piombo Figura 106 - Popolino di Firenze – 1306-Iscum

La chiave di volta – l’anello del Crosiglia


E’ un anellino in bronzo decorato a punti e linee di semplice foggia che può essere infilato in un
dito di piccole dimensioni.
Una presenza femminile nella fortezza non è probabile, forse quel tempo d’amor cortese invitava ad
indossarlo al mignolo della mano sinistra, là dove parte il nervo che porta al cuore.
Non dimentichiamo che Oramala si trova a una giornata di cammino.
Il medioevo si esprimeva in simboli, il che rende plausibile la considerazione che solo
un’osservazione accurata può svelarne il significato.
In un piccolo spazio l’anello porta incise due croci cosmiche o quadripunctate, ai lati vessilli ed aste
stilizzate.
Quel tipo di croce appare in graffiti o raffigurazioni legate al mondo guerriero collegato ai luoghi
santi.
Il vexillum, simbolo dei Cavalieri Templari in combattimento era a tre fiamme, due nere, una, quella
centrale, bianca con croce cosmica cucita.
Due i vessilli, due le croci che poi si ripetono anche nelle incisioni laterali, il motivo binario è in
assonanza alla nota dualità del monaco guerriero.
Come non pensare alle raffigurazioni dei vessilli dei Cavalieri crociati di Francia in combattimento
contro i Saraceni in Terrasanta.
I templari comunicavano con un codice criptato fatto di rombi, triangoli e punti, lo decifravano per
mezzo di un bjiou che indossavano.
L’anello, le bijou contiene tutto questo, il messaggio è lì, inciso, si tratta di decifrarlo.

Figura 107 - Donjon de Chinon- le Témplier Figura 108 - La Croix

Figura 109 - Anello - Le bijou - Coll.Crosiglia

104
Figura 110 – Le Chiffre des Templiers

la clé du alphabet secret est un bijou que portaient les dignitaires

Figura 111 - Saraceni e Templari - Saint Denis a Parigi Figura 112 - Jerusalem, Santo Sepolcro - Croce Cosmica
-Vetrata

L’affaire de Donetta - Gran trèsors en or et en argent


Una fortezza di montagna che restituisce reperti dorati od argentati, metalli, e monete in quantità era
certamente vissuta da personaggi di alto censo.
Ciò rende ancor più credibile l’ipotesi che nel XIII secolo, periodo di maggiore frequentazione,
fossero gli ordini cavallereschi ad occuparsi della sua conduzione.
Il motivo ricorrente è il guerriero-religioso.
Le armi, le cavalcature, l’assistenza al viaggiatore sono state chiaramente evidenziate.
Una riflessione su oggetti preziosi legati al culto è doverosa.
Cinque borchie decorate con motivo a croce patente, collegate con fascette a treccia.
Tutte in rame, tutte dorate e con presenza di piccoli fori atti a fissarle ad un supporto di legno o di
cuoio.
Le croci patenti, sono famose nel mondo legato al monachesimo guerriero, le trecce, più rare, si
riscontrano su decori di pietre tombali di cavalieri medievali.

…chassez d’un coeur intrèpide les ennemies de la Croix du Christ…

105
Figura 113 - Croce tombale - Kilmory-Argyll Figura 114 - Croce tombale - particolare treccia

Figura 115 - Borchia- Iscum scavi Figura 116 - Borchie dorate-Iscum

Figura 117 - Borchia e treccia coll Crosiglia Figura 118 - Treccia - Iscum scavi

Altri due minuscoli frammenti di una sottile lamina in rame dorato e decorato con motivi puntinati a
sbalzo colpiscono l’immaginazione.
Sul primo il capo di un uccello collocato sotto ad un piccolo arco, decorato a puntini che finiscono
in un collarino con foro per il fissaggio ad un nucleo in legno.
Sul secondo gli uccelli sono due, con becco affrontato, sempre collocati sotto piccoli archi puntinati
eguali al precedente.
Di colombe doveva trattarsi, le colombe affrontate appartengono all’iconografia religiosa sin
dall’alto medioevo.
Due erano le colombe che Maria e Giuseppe donarono al Tempio in occasione della consacrazione a
Dio di Gesù maggiorenne.

106
La doratura e la delicata miniatura identificano l’oggetto di pregio, forse contenente reliquie o altro
connesso al culto.

…des objets sacrés ou des archives…une caisse d’argent sure dans laquelle on trouveroit
les anciennes lettres et les principaux conoissances de l’ordre……

Figura 119 - Le due placchette dorate con teste di uccello Figura 120 - Segno chiodatura e doratura - Iscum
- Iscum

Figura 121 - Particolare colombe affrontate - Iscum Figura 122 - Bobbio, lapide del Vescovo Cumiano -
Museo archeologico

Figura 123 - Abazia Chiaravalle della Colomba - Capitello delle colombe

107
LA FINE

108
Bibliografia
 AA.VV- Historia Spécial - Les Templiers - Librairie Jules Tallandier -1978
 AA.VV. Sestri Levante ed il suo crocifisso-Feste Centenarie 1928 Ed.Saiga Genova
 Airaldi Gabriella - Le carte di Santa Maria delle Vigne - Genova Ed.Bozzi 1969
 Asborno Pietro - La grangia di Magioncalda nella storia monastica - Ed.Le Mani-Microarts
Recco 2002.
 Aubé Pierre - Ruggero II- Ed.Il Giornale 2001
 Baigent Michael – Leigh Richard - Origine e Storia della Massoneria- Newton e Compton Ed.
1998
 Balma Mauro, Ferrari Paolo, Negro Zucema- Noi cantiamo con il verso bello-Liturgia, rito e
tradizioni religiose a Cosola in Val Borbera-Ed.Musa 2008
 Barbara Bernabò e AA.VV - Sori, un borgo e la sua valle - Comune di Sori-Emiliani Rapallo
2007
 Barrili Anton Giulio - Scritti e inedito di Goffredo Mameli- Genova Sordomuti 1902
 Bartoli Marco- Bernardo di Clairvaux e le fondazioni cistercensi in Italia-Archivum Bobiense-
Presenza Benedettina nel Piacentino- Atti Conv.Bobbio-Chiaravalle Colomba 1981
 Baschet Jérome - La Civiltà Feudale – Ed.Il Giornale - 2004
 Battioni Gian Luca -Presenza Giovannita nella Diocesi del Ducato Sforzesco- Atti convegno
Cavalieri di S.Giovanni - Liguria fra Provenza e Lombardia IISL Bordighera 1999
 Battistini-Calzolari - Lunigiana Terra di Templari- Marna Ed.2006
 Beltramo Silvia - L’Abazia di Rivalta Scrivia fra storia e restauro- Novi Nostra 6/99
 Biagini Marco ed altri - Ligures 2004 n°2 IISL
 Bonizzi Paolo - Colombi domestici e la colombicoltura- Ed.U.Hoepli Milano 1902
 Bordone Renato - I Cavalieri di San Giovanni ad Asti e nel Monferrato-Atti convegno la
Liguria fra Provenza e Lombardia-IISL - Bordighera 1999
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