Sei sulla pagina 1di 6

Muli, Mulattieri, Pedoni e Spallaroli.

Quando pensiamo a percorsi montani il nostro pensiero va al mulo, questo grande alleato delluomo medievale che per secoli, fino ai tempi nostri, ha rappresentato il mezzo di comunicazione pi diffuso. Per brevi percorsi si usavano primitive slitte per trainare, come le leze, le trazze o le bene, si ricorreva a carovane di muli per le lunghe percorrenze. E in carovana che si aggregavano numerosi i muli, condotti dai mulattieri che badavano a guidare, incitare gli animali e controllare carichi e percorsi. Alle carovane si univano altri sperando di dare ed ottenere maggior sicurezza in quei tempi resi pericolosi dai numerosi banditi, dagli animali feroci ancora presenti e dalle nevaie e tempeste di neve (sprouin) dei mesi invernali.

Il mulattiere
Il mulattiere, un giaccone di pesante fustanio con due capienti tasconi e un cappello a larga tesa, portava sempre la ferriera, un sacchetto con martello, chiodi e tenaglie ed un ferro che andava bene per qualunque bestia e permetteva di raggiungere il maniscalco pi vicino. Nella sua dotazione aveva sempre un ago robusto infilato nel cappello per unimmediato rattoppo dei sacchi che lungo il percorso potevano lacerarsi. Il mestiere del mulattiere era, per le Figura 1 - Antico mulattiere genti dei nostri borghi, unattivit durissima, ma poteva fruttare buoni guadagni.

Ogni merce veniva someggiata su mulo con un carico massimo di 12 rubbi ( un quintale circa). Questo sistema di trasporto lento ma sicuro era condizionato dallautonomia del mulo che dopo circa 6/7 ore di cammino si fermava e doveva essere scaricato e rifocillato.1 Si comprende come lungo i percorsi dovevano trovarsi le strutture a servizio di muli e mulattieri. Sappiamo che il mulo va ferrato ogni 2 mesi e che i ferri vanno sostituiti ogni anno, diventava pertanto indispensabile ricorrere ai maniscalchi che disseminati nei paesi di mezza costa diffondevano odori di unghia bruciata, rumori di incudini e martelli e soffi di mantici da forgia.

Il bastiere
Bastiere o Bastero era un altro anello della catena dei trasporti, ricordo i basti, le selle, il crine, i finimenti di cuoio, cinghie, sottopancia, campanelli, fiocchi di lana e pelo di tasso, corde e fruste e tutto quanto serviva al mulo e al cavallo, esposto in bella mostra nelle buteghe del Borgo.

Lo spallarolo
Altro frequentatore del percorso era lo spallarolo, quella singolare professione del trasportatore a spalla di carichi, molto spesso cibarie, preziosi o di riguardo, il tutto ben accomodato in apposite corbe di pollone di selvatico di castagno, spaccato ed intrecciato, accomodate sulle spalle sopra al paggetto.
1

Il traffico procede lento , capriccioso, spezzato, la vicenda delle some che debbono essere scaricate ad ogni tappa per il riposo ed il cambio delle bestie interrompe la continuit del viaggio e riduce il commercio alla misura locale in cui i valligiani hanno la loro parte e su di esso vivono tutti, servendolo, razziandolo, deviandolo. Tratto da: Ceschi Carlo, Arquata e le vie dellOltregiogo

I pi organizzati erano quelli della Parentella dei Nobile di Cariseto e quelli di Casanova e provvedevano ai collegamenti fra il capoluogo ed i centri pi importanti, si servivano tutti di un lungo e robusto bastone, spesso andavano in coppia allo scopo di scambiarsi il carico pesante che caricavano e scaricavano servendosi del sistema di pose attrezzato lungo i percorsi.( Le pose erano punti dappoggio costruiti in pietra o con legni a livello di spalla lungo il sentiero, quando uno porta un carico pesante non pu posarlo a terra, ha bisogno di un gradino abbastanza alto su cui abbassarsi ed appoggiarlo e poi ricaricarsi da solo). 1656 - il Badino che delli casoni di Senarega ma hora fa il spallarolo e va nel Genovese, camminando tutto il giorno a Genova dove fiocca la peste ed fra quelli che portavano il malanno a questi luoghi Fcc. 1721 - Antonio Nobile di Cariseto dicesono stato ferito con un bastone di quelli che sogliamo portare noi spallaroli Fcc. 1748 - Domenico Ferrario ed altri spallaroli di Cariseto e Casanova il mio mestiere di fare il spallarolo, ritornato ier sera di notte col carrico di robbe diverse entro sua corba che son solito portare sopra la spalla robba presa a Genova Fcc. Avevo dato dei denari alli soldati che stanno di passo sulla Scoffera a confini del Genovese, era unusanza cattiva et io risposi che quel Commissario mi aveva detto di dar denari da bere alle guardie. A causa di una rissa si arrestarono i contendenti e si sequestr il contenuto delle corbe che era: una pignattina nuova piena di pesci salati, un rubbo di baccal ossia merluzzo, unaltra pignatta piena di pesci a scabeccio, cento pesci detti Arenghi Fcc.

Pedoni
Altri frequentatori del percorso erano i Pedoni , figure diciamo istituzionali perch incaricate dalle Comunit alla notifica di grida

del Principe o di disposizioni del Commissario, o pi semplicemente a trasmettere notizie e comunicazioni. 1700 - Lire 10 per pedone mandato a Genova. 1753 - Pagate al Pedone Paglietta mandato in Recco a chiamare lorganista acci sonasse lorgano a la festa (di S.Orsola a Torriglia) Lit.11.5.0. 1770 - Soldi 12, pagati a Benedetto Fregara per viaggio fatto a Pentema per avvisare il Sig.Preposto che annunciasse al popolo del Triduo fattosi ad perenda pluvia 1777 - Pagato a Gio Bigio detto Casale spedito dordine del Sig.Commissario a Dova, Montebruno et altri luoghi al tempo del male epidemico

Le Soste
E suste o soste come semplicemente si identificavano le zone ove poter riposare al sicuro erano solitamente spazi dentro i quali poter raccogliere gli animali, muli o pecore che fossero, senza timore che si disperdessero. Cerano soste attrezzate con caravanserragli protetti da muri o recinzioni altre invece erano semplicemente grandi slarghi che affiancavano il percorso ove le carovane si fermavano. Un recinto circondato da alto muro di grosse pietre si nota sulla strada dellAntola, appena sopra labitato di Donetta, altro si intravede nella zona di Tassorello. Slarghi sono abbastanza frequenti nella zona dellAntola e del Monte Carmo. Una considerazione che vien spontaneo fare quella, in qualche modo collegata agli spazi adiacenti la strada che in molti tratti si riduceva a semplice sentiero, che si chiede chi doveva cedere lo passo in caso due carovane si incontrassero, restando ben difficile se non impossibile andare in retromarcia. Un particolare ci viene in aiuto, e da qui si capisce anche il motivo della gran quantit di sonagli che facevan parte del corredo del mulo. Nel grande silenzio della montagna, lo scampanellio delle carovane, lo schiocco di frusta e le grida di incitamento dei mulattieri certo si

dovevano udire a gran distanza e cera tutto il tempo di accostare gli animali. Le bestie in salita di solito avevano la precedenza. In presenza di trafficonotevole, esistevano sdoppiamenti di percorso, veri e propri by pass in molti casi ancora ben evidenti.

Altro
Schiudendo cautamente il sipario del tempo intravediamo un brulicar di persone che popolano la via di crinale che, quasi sempre a piedi percorrono sentieri, si fermano nelle osterie, scendono a valle nei borghi per pellegrinaggi, fiere e mercati o necessit di spicciola esistenza, un affresco vivace, coloratissimo, pieno di vita.2 Troviamo il soldato disertore con ragazza al seguito, il Rettore a cavallo che corre a munire dei conforti religiosi i moribondi, il Bandito in agguato dietro ai buschi che attende la preda dei feanti con borsellini gonfi di soldi o di merce acquistata e il Bargello con i suoi sbirri armati di longhi archibusi da rotta, ben vestiti di cazacconi di corio e calzati di pesanti brucchini chiodati ad inseguire gli uomini di malaffare. Su tutto il contadino sempre presente che con scuriatta e messoria ripulisce accuratamente i pendii e i prati. I greggi, innumerevoli, continui, belanti, nella giusta stagione che lasciano dietro di loro scia odorosa di prezioso sterco a dar vita al percorso dei transumanti, a sfidar lupi, orsi ed umani predoni. Il Patranico rasentava borghi e casoni raggiungibili agevolmente per buona parte del percorso, invece l dove si
2

1663 - Bernardino Bazorij de loco Rechivenendo io carico dova e formaggio dal luogo di Crebezassi, gionto che fui nella montata di Garaventa 1678 - Avevo un sacchettino ove avevo dentro una zucca che portavo per porvi un puoco doglio per farvi delli frescioli e due miche, anzi tre, e comprate delle scarpe, con un lavezzo di terra et una vesica per por loglioViaggio di Geronima Barbieri da Montebruno a Recco per comprare tre paia di scarpe.

attraversavano zone spopolate ed impervie come quella del Montelungo, si era nel tempo attrezzato il sistema delle Cabanne , sorta di costruzioni a servizio del traffico: Capanne di Romano (raccoglieva i percorsi di Val Brugneto Antola e Val Cassingheno), Capanne di Carrega (raccoglieva la Via principale da e per la Borbera, la Val Terenzone e parte della Boreca) via via fino alle Capanne di Cosola (Val Borbera, Val Boreca, Val Curone) Cabannette di Pey (Val Staffora, Curone, traffico per il Penice e Bobbio). In questi Autogrill gli osti del tempo servivano i viandanti perfino segnando i percorsi con palle e segni dipinti sui sassi lungo il percorso per aiutarli in caso di nebbia a non smarrir la retta via.

Figura 2 - Sperone - XII sec.

Figura 3 - Frammento di morso

Collezione Crosiglia