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Universit Iuav di Venezia
Dipartimento di Culture del Progetto

quaderni della ricerca

abitare la citt

Housing sociale e collettivo


unit di ricerca e didattica
abitare la citt
Universit Iuav di Venezia - dipartimento di Culture del Progetto
Quaderni della ricerca

Copyright MMXIII
ARACNE editrice S.r.l.
Housing sociale e collettivo
unit di ricerca e didattica
www.aracneeditrice.it a cura di Eleonora Mantese
info@aracneeditrice.it

via Raffaele Garofalo, 133/A-B


00173 Roma
[06]93781065

ISBN 978-88-548-6909-7 Unit di ricerca: Abitare sociale e collettivo


I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, Eleonora Mantese, Nicola Barbugian, Andrea Calgarotto, Alberto Cibinetto,
di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi Cristiana Eusepi, Alioscia Mozzato, Gundula Rakowitz, Ugo Rossi
mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.

Non sono consentite le fotocopie


senza il permesso scritto dellEditore.

Progetto grafico di Luciano Comacchio - MeLa Media Lab


Coordinamento editoriale e impaginazione di Nicola Barbugian

I edizione: febbraio 2014


Indice

Introduzione
8 Sincronie scalari
Eleonora Mantese

Parte prima. Parti di citt


14 Parti di citt
Dialoghi e insulae, Cristiana Eusepi
64 Studio e progetto
Imparare da Cattaneo, Eleonora Mantese

Parte seconda. Intra moenia


94 Heritage
Declinazioni teatrali, Cristiana Eusepi
110 Heritage
Materiali di studio, Eleonora Mantese

Parte terza. Laboratorio


124 Laboratorio citt di Padova
Tesi di Laurea
140 La prima casa
Laboratorio di progettazione 1
162 Abitare Venezia
... Tutto ci che sta in mezzo. Porta-ponte-porto, Gundula Rakowitz

Progetti di ricerca
186 Istanbul Theatrum Mundi
188 New Ways of Housing and Working
190 Anonimit e architectura cum tempore

Bibliografia
Chi compie una ricerca, e la prima ricerca la vita stessa, obbligato a viverla fino in
fondo, spesso la ricerca segue canali imprevisti, attenzioni, osservazioni che ci portano
lontano o sviluppano in realt ci che avevamo bisogno e paura di sapere1

Queste parole di Aldo Rossi accompagnano la ricerca che, nel corso del tempo, ha messo a
fuoco, sempre pi, la necessit di avere chiara la condizione di guardare allarchitettura con
un orizzonte duplice.
Il primo dato dallimprescindibilit della conoscenza della citt come laboratorio di
ricerca, sia essa Padova, Milano, Venezia, Istanbul, Berlino, Beirut, limitandoci alle citt da
noi pi frequentate attraverso i progetti.
il giudizio sintetico espresso sui modi di abitare, in rapporto agli spazi pubblici, nella
singola citt che determina il procedimento di progetto.
ripercorrendo quanto si progettato nelle diverse citt che si produce e si costruisce
una ricerca che tenga insieme, in un unico pensiero, il lavoro universitario, i concorsi di
architettura, la realt e le soluzioni legate alla vita degli abitanti in una determinata citt.
Il secondo orizzonte dato dal progettare avendo a mente una sincronia scalare che tenga
insieme la parte della citt e linterno domestico, come insieme di modi di abitare, in cui la
vita si compie guardando alla citt e interiorizzando il carattere della stessa, riassorbendo
nello spazio interno leco dellesterno urbano.
Questa duplicit scalare sincronica, temporalmente e spazialmente, nel senso che
non prevede un primo tempo, affidato al progetto urbano, e un secondo tempo affidato
allarchitettura.
sincronica, nel nostro modo di progettare, perch prefigura, come in una sceneggiatura,
modi di abitare e, in forma un po velleitaria di immaginazione, comportamenti legati alla
qualit spaziale.
Alla base c, naturalmente, una matrice ossessiva per condurre una pratica che abbia alle

INTRODUZIONE spalle una teoria o che diventi teoria sommando le pratiche progettuali percorse.

SINCRONIE SCALARI
Paul Klee, Idee wie ein Haus, 1925
Eleonora Mantese
01. Aldo Rossi, I Quaderni Azzurri, QA 22 maggio 77 - luglio 78.

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dalla tenace ostinazione a trovare, in ogni progetto, una condizione dialogante tra le il titolo di sincronia scalare.
parti di citt che si sono sviluppati i progetti presentati, siano essi della docenza o di una Venezia rappresenta per noi unattitudine a uno sguardo multiplo. Non solo nella sua
discenza guidata nel metodo e nel procedimento e molto meno nelle forme. consistenza di Sancta sanctorum dellarchitettura costituita dal centro ma, soprattutto,
Alcuni progetti si fondono e si confondono, nellunit di ricerca e didattica, nelle scelte nella sua espressione territoriale che la riprova della sincronia scalare tra edifico e citt,
morfologiche e spaziali lasciando maggiore libert nellespressione figurativa. tra edificio e territorio, tra edificio ed elemento naturale.
Si cerca un intreccio tra il mondo privato e interiore e lo spazio pubblico o di relazione e la Credo che la ricerca di ognuno, in ogni campo e in ogni disciplina, non possa che essere
ragione di essere in quella citt e non in unaltra cercando una forma di appropriatezza al motivata dalla tensione a risolvere un rapporto tra soggettivit e universalit e questi
luogo per la sua storia, le consuetudini di vita dei suoi abitanti, la materia dei suoi edifici, paradigmi trovano a Venezia unallocazione pi compiuta che altrove.
la luce e il colore che la connotano, perseguendo una relazione dialogica tra la citt e le Indubbiamente trovano espressione concreta e dimostrativa nella Venezia di Andrea
sue parti con lintenzionalit che Octavio Paz ci suggerisce scrivendo che il mondo cambia Palladio. Esiste, per, a lato, un grande deposito di progetti non realizzati di Maestri
quando due si guardano e si riconoscono. dellarchitettura che da Venezia hanno tratto un confronto imprescindibile. Esiste, ancora,
Ci che non ha mai smesso di interessare il valore collettivo di un metodo di lavoro un sedimento enorme negli strati di produzione di progetti e pensiero che questa Scuola ha
simile al montaggio di una scena cinematografica o teatrale che ha prodotto e continua a sempre riversato nelle ricerche e nella didattica.
produrre i progetti e, prima ancora e a monte, le prefigurazioni sulle condizioni di vita dentro Venezia una citt che segna profondamente chiunque si misuri con il suo corpo fisico
i progetti. e antropico, sia un architetto, un regista, un pittore, un letterato. Per questo motivo ogni
La soluzione delle scelte finali di progetto si sviluppa, sempre, interrogando ogni ricerca, di caso in caso, parte e ritorna in questa citt e anche in questa Scuola.
partecipante al progetto sulla sua idea di spazio e da questa iniziale prova e discussione, La ricerca presentata in tre parti.
accompagnata da singoli disegni e singoli ragionamenti, deriva un progetto corale che ha, a Nella prima parte si presentano progetti che perseguono lobiettivo di unarchitettura
monte, una regia determinata a trovare ci che vuole trovare. dialogante con lesistente in parti di citt di piccole, medie e grandi dimensioni.
cos non per scarsa fiducia soggettiva, anzi, ma per innata avversione verso forme Si vuole dimostrare come il progetto sia indissolubilmente legato allo studio approfondito di
di solipsismo e individualismo e perch questo atteggiamento corale il pi grande uneredit acquisita da un pensiero, in questo caso lidealit della casa di Cesare Cattaneo,
insegnamento ricevuto in questa Scuola almeno fino agli anni Ottanta che corrispondono usata, strumentalmente, coniugandola con occasioni concrete alloggi.
anche agli anni in cui il tema dellabitare sociale e collettivo e dellabitare in tutte le sue Nella seconda parte si vuole dimostrare come, nella contingenza critica attuale, si possano
connotazioni ereditate dai Maestri dell architettura ha, indubbiamente, prodotto la stagione iniettare nel patrimonio esistente nuovi modi di abitare e lavorare corrispondenti a
pi fertile entro lo Iuav. consuetudini di vita particolari.
Il lavoro si concentrato sulla riconoscibilit delle figure urbane a comporre un ambito La teatralit domestica una delle chiavi per approntare progetti molto adattabili nelle
preciso e identificabile e, per questa ragione, i progetti di ricerca si svolgono tracciando diverse condizioni della sostanza esistente.
territori molto definiti nei contorni, nei perimetri, nella delimitazione della parte di citt, Nella terza parte si accentua lintreccio con la didattica che sempre stata una costante
come nella trama di un tessuto o come in un testo in cui, definito il contenuto del racconto, della nostra ricerca come momento di verifica allargata ai laboratori di unidea e di un
si possa svolgere una narrazione con variazioni. procedimento che si pu estrinsecare con chiarezza di obiettivi e di percorso estetico.
Un ulteriore punto fermo che guida la ricerca, pensando che una ricerca non pu che essere Alla fine si pu parlare di teoria solo perch la pratica nei confronti della realt
condotta con ostinazione, quella di confrontare ogni scelta di progetto passandola al dimostrativa anche se, spesso, non costruita.
vaglio di Venezia come citt che esprime la migliore condizione di modernit nella sua Le ricerche in corso e i futuri ambiti ampliano alcuni solchi tracciati sui modi di abitare
struttura spaziale di misura e di relazione tra le architetture. collocandoli in un contesto europeo e nella complessa realt della citt-mondo di Istanbul
Venezia il massimo esempio di quanto intendiamo avvalorare come tema e sostanza sotto dove altre e nuove chiavi di lettura ci soccorrono per interpretare la complessit.

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Parte prima - Parti di citt
Il mondo cambia se due si guardano e si riconoscono
Octavio Paz

La riflessione nei progetti di ricerca presentati si incentra sulla relazione tra la lettura della
citt, delle sue stratificazioni e della sua entit fisica e non solo planimetrica, sul rapporto
tra i singoli luoghi, le scelte e le motivazioni soggettive del progetto.
Da una parte la citt, con le sue specificit morfologiche, il suo sistema di segni e di figure
ma anche, e non in seconda istanza, latmosfera che connota un luogo, dallaltro linnesto di
un progetto attuale che non imponga contrasto ma sintonia.
Il nuovo progetto vorrebbe, di volta in volta, essere sinergico, coadiuvante e collaborante
allinvenzione di una nuova tradizione senza perdere di vista alcuni modi di vita che ritenia-
mo essenziali per la qualit di un progetto. Questo presuppone di riconoscere un carattere
specifico a ogni citt e a ogni luogo derivante dalla propria storia e dalla sua peculiare
topografia. Questa asserzione si basa sullidea/consapevolezza che ogni citt o parte signi-
ficativa di essa possiede una propria identit, anche quando questa tuttaltro che precisa,
spesso sfumata, frammentata o apparentemente assente. Ogni citt un organismo vivo
che chiede ed esige nuove invenzioni architettoniche e urbanistiche che rispondano alle
sue intenzioni di sviluppo.
La descrizione ragionata di un procedimento e la prassi mostrano la possibilit di una sintesi
che renda compatibili queste esigenze in una struttura polifonica.
Da molti anni, queste connotazioni caratterizzano la specificit di alcune ricerche dellU-
niversit Iuav di Venezia. Aldo Rossi, in questa direzione, affida allanalisi formale degli
elementi dellarchitettura, allanalisi di come delle forme della citt siano intese e vengano
assunte, il primo momento della progettazione, della costruzione dellarchitettura.
A partire da questa riflessione, il gruppo di ricerca ha avanzato specifiche sperimentazione
progettuali guardando alla definizione di impianti morfologici che dialogano con lo spazio
della citt attraverso il disegno di forme molto identificabili. Si tratta di soluzioni che si ri-
conosco nella matrice costitutiva dello spazio a corte: insulae urbane, spazi della residenza
che si affacciano verso un interno e luoghi in cui si svolgono attivit comuni.

PARTI DI CITT Abitare in uno spazio misurato, dialogante con altri spazi dalle medesime caratteristiche,
definisce e manifesta il significato originario di luogo della casa proprio per il suo essere

DIALOGHI E INSULAE concluso e riconoscibile a livello collettivo e di singolo abitante. Come negli isolati di Cerd
o nei redent di Le Corbusier, ambiti domestici e pubblici che si susseguono consentendo una
relazione attraverso lo spazio contenuto in cui possibile riconoscere la propria casa, parte
privata e forma stessa del luogo e della citt.

Cristiana Eusepi
Carlo Aymonino, Localizzazione del quartiere Gallaratese nella citt di Milano, 1965.

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Il tema della ricerca progettuale in corso, della quale esponiamo i primi risultati, riguarda
la ricomposizione dellarea Scalo Farini, parte integrante dellampio sistema ferroviario che
cinge la citt di Milano pianificata tra Ottocento e Novecento.
La dismissione dello scalo e la previsioni di riuso dellarea offre la possibilit di tracciare le
linee di un progetto che aspira a definirsi come un momento di costruzione e trasformazione
dellintera citt. Secondo laccezione che qui si vuole ribadire, il progetto si appropria dei
luoghi rendendo riconoscibile, allo stesso tempo, larchitettura e la citt.
In prima istanza, questa intenzione alimenta attraverso lindividuazione di elementi di un
ordine generale e riconoscibile da contrapporre a pratiche di legittimazione di una pi con-
sueta dispersione urbana. I punti fissi non sono necessariamente i monumenti o le vestigia
del passato, sono spesso forme ed edifici che hanno condizionato lo sviluppo urbano emer-
gendo per la loro specificit come nuove e impreviste tipologie. A Milano il grande ospedale
del Filarete, la piazza del Duomo, la Galleria, le porte, ma anche, opere come i bastioni e i
navigli, nate come aspetti particolari della vita urbana.
Lambito di progetto occupa una posizione strategica collocandosi su una delle direttrici
principali di sviluppo e di accesso alla citt lungo lasse del passante e delle linee ferro-
viarie servite dalle stazioni Garibaldi e Bovisa. Larea si presenta come un grande intervallo
urbano che si infrange nel disegno della maglia ottocentesca dai margini poco definiti. In
particolare, verso sud, si trovano gli edifici e gli impianti ferroviari, che occupano larea dalla
met dellottocento, e il Cimitero Monumentale costruito nel 1866 appena fuori i bastioni
di Porta Volta. Poco oltre riconoscibile un tessuto di matrice ippodamea, a grandi maglie
quadrangolari, delineato dal Piano Beruto. La trama di questo tessuto ordinata lungo
lasse del Sempione, collegato al sistema morfologico composto dallomonimo parco e dal
Castello Sforzesco. A nord-est si attestano tessuti pi recenti e periferici come Dergano,
Lancetti o Bovisa, cresciuti in rapporto al sistema infrastrutturale che collega Milano al suo
territorio.
Un asse est-ovest, che corrisponde alla linea che collegava Torino con Venezia-Piacenza, at-
traversa larea proseguendo in direzione dellantico Lazzareto sostituito da un nuovo tessuto
residenziale. Nonostante la trasformazione funzionale che comport la soppressione di parte

PARTI DI CITT del tronco ferroviario, il tracciato rappresenta un aspetto emergente di questa parte di citt.

DIALOGHI E INSULAE
Milano - progetto Scalo Farini Progetto di Eleonora Mantese e Cristiana Eusepi. Collaboratore Andrea Calgarotto. Progetto condotto
allinterno del Programma di Ricerca Nazionale I luoghi della residenza. Criteri per la valorizzazione delle
aree e deglli edifici residenziali, coordinatore nazionale Gino Malacarne, Unit locale del DCP - Universit
Iuav di Venezia, coordinata da Eleonora Mantese.
Cristiana Eusepi
Diagramma delle figure che compongo il progetto

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Sistema ferroviario

1 Stazione Centrale
10 2 Scalo Greco-Pirelli
3 Stazione Porta Garibaldi
4 Scalo Farini
5 Stazione Lambrate
6 Scalo Lambrate
8
7 Stazione e scalo Rogoredo
9
8 Scalo Porta Romana
9 Stazione San Cristoforo
7 10 Stazione e scalo Porta Genova
11 Stazione Cadorna
12 Stazione e scalo Certosa
A partire da questa lettura, la proposta mantiene alcuni elementi e direttrici fissati in un
recente progetto generale di riordino dellarea1: la viabilit principale di penetrazione e
distribuzione allarea parallela alla ferrovia, il centro direzionale caratterizzato dalla pre-
senza di tre torri e il polo di attrezzature collettive contenute nel vecchio edificio ferroviario
riqualificato.
Al disopra dei binari e dellasse di scorrimento veloce, che in questo tratto si sviluppano in
trincea, il progetto immagina di impostare una piastra che salda i lembi del grande parco e
ospita alcune abitazioni sperimentali, sul modello delle Triennali degli anni trenta, capaci di
proporre modi diversi di abitare. La giacitura della villa comunale, sede della Civica Scuola
di Musica, la matrice di un nuovo asse pedonale che attraversa il parco convergendo in
un fuoco immaginato costruendo la torre progettata da Ignazio Gardella per piazza Duomo
nel 1934. Lasse, totalmente pavimentato, sede ideale per manifestazioni e mercati capaci 18
15 19
di incentivare la frequentazione dellarea. La piastra e il percorso pedonale determinano 16
una figura cruciforme che si staglia rispetto al parco circostante secondo un rapporto
figura-sfondo. 17
Il tema della residenza affrontato a partire da unidea di casa intesa come luogo protetto, 20
nel quale dominano i valori della privatezza, e di radicamento e consapevolezza che la casa,
come oggetto costruito, nella complessa articolazione del rapporto individuale/collettivo e
interno/esterno, contribuisce in maniera determinante alla costruzione e alla caratterizza- 13 12
cerchia dei navigli 21
zione della citt.
14 22
Il progetto interpreta gli spazi dellabitare riflettendo sullappropriatezza di modelli che
declinano le forme dellarchitettura, i comportamenti abitativi e le aspettative di qualit. 11
Nel progetto, il sistema della residenza configurato attraverso sei isolati la cui composi-
zione nasce da una lettura della citt di Milano: le cortine edilizie che delimitano gli isolati
del Piano Beruto a ovest e che disegnano grandi recinti, corti e cortili, a servizio delle case 2
e degli edifici collettivi. La corte, grande o piccola, una forma ricorrente nel tessuto abi-
9
tativo milanese e nelle emergenze architettoniche della citt. Lantico Ospedale Maggiore, 1
i chiostri del Bramante, lex caserma dei Veliti o il Castello Sforzesco, sono solo alcuni 10 23
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7
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La citt e le figure
1 Duomo 2 Galleria Vittorio Emmanuele II 3 Antico Ospedale Maggiore 4 Torre Velasca 5 Chiesa di San 5
Lorenzo Maggiore 6 Basilica e convento di SantEustorgio 7 Chiostri bramanteschi 8 Basilica di SantAm-
brogio 9 Ex-caserma dei Veliti 10 Carcere di San Vittore 11 Castello Sforzesco 12 Arena Civica 13 Arco
della Pace 14 Palazzo dellArte 15 Cimitero monumentale 16 Stazione Porta Garibaldi 17 Progetto per 6
larea Garibaldi-Repubblica(G.Polesello e G.Marcialis) 18 Grattacielo Pirelli 19 Stazione Centrale 20
Sedime ex-Lazzareto 21 Planetario Ulrico Hoepli 22 Museo civico di storia naturale 23 Palazzo di Giustizia
24 Rotonda della Besana
01. Progetto redatto nellambito del Programma di Ricerca Nazionale I luoghi della residenza. Criteri per
la valorizzazione delle aree e deglli edifici residenziali, coordinatore nazionale Gino Malacarne. Gruppo di cerchia dei bastioni spagnoli
progetto coordinato da Antonio Monestiroli.

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esempi che confermano la permanenza di questo dispositivo tipologico nel tempo. sposizione di alcuni corpi di fabbrica di dimensione minore che configurano corti pi piccole
Il progetto organizza lo spazio della residenza attraverso corti che affacciano sullo spazio e luoghi collettivi a uso degli abitanti.
verde centrale, costruendo una gerarchia di luoghi concatenati. Ogni spazio somma la Gli spazi introversi comunicano reciprocamente e con le strade di bordo configurando un
propria memoria alla precedente in una successione complessa che dimostra il carattere insieme spazialmente dilatato in profondit attraverso linserimento di passaggi coperti e in-
proprio di un luogo. Si cercato di ritrovare uno spazio urbano appropriato allabitare. Da terruzioni dei corpi edilizi. Lasse pedonale principale converge in un sistema di recinti posti
una parte i luoghi interni allisolato, pi domestici e capaci di definire la qualit dello spazio allinterno di un parco, pensato come pausa rispetto al susseguirsi degli isolati circostanti.
alla scala del quartiere, dallaltra un sistema di relazioni, capaci di congiungere il nuovo Il verde, pubblico e semi-pubblico assume un ruolo primario di connessione tra gli isolati
impianto alla citt. insinuandosi tra i blocchi edilizi arricchendo e qualificando lo spazio dellabitare.
Su queste basi il progetto delimita, con corpi edilizi di spessore e altezza costanti, sei Nellinsieme, si configurano ambiti spaziali come sequenze in successione.
insulae abitative contigue. Lo spazio interno a questi recinti principali scandito dalla di-
Fotomontaggio planivolumetrico.
Pagine successive: planivolumetria generale.

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Larticolazione spaziale ottenuta attraverso lutilizzo di ballatoi di distribuzione, logge e terrazze che mediano il rapporto tra interno ed
esterno della casa.
Prospetto verso la strada e linterno dello spazio a corte.

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Il progetto mette in gioco un intorno molto pi ampio di quanto considerato nelle previsioni
del piano di recupero dellarea dellex ospedale. Questo nellidea di dare prova di attribuzione
di senso al progetto riconfigurando la natura di una citt allapparenza frammentata e del
territorio entro il quale si colloca lorizzonte di riferimento.
La definizione del progetto strettamente connessa alla costruzione di un parco urbano e,
soprattutto, a unidea di connessione del verde e delle acque con gli edifici.
Non si tratta di realizzare un unico simbolo - come veniva ribadito allinterno del bando di con-
corso da cui si sviluppa la ricerca - ma di definire un sistema simbolico che nasce dallunio-
ne del parco con gli edifici in contrapposizione allidea di un unico elemento isolato. E quindi
la vivibilit e la qualit urbana che assume rilevanza nel progetto attraverso losservazione
dellestrema frammentazione dellarea e la costituzione di gerarchie spaziali riconoscibili.
Il punto di partenza lo studio dellassetto e del corpo fisico di Piazza Ferretto, luogo di
centralit pi identificabile della citt di Mestre che ha una particolare consistenza e com-
plessit composta di facciate, se pur modeste, piccole corti, di passaggi e relazioni. Da qui la
composizione costruisce sequenze leggibili in relazione dialogica, con pause e ritmi ma senza
fratture, in una sorta di continuit che non affida lespressione a forzature linguistiche ma a
un ragionamento legato alla qualit dellabitare.
Lintervento principale, entro e oltre larea dellex ospedale, costituito da un insieme di
volumi articolati, incentrati prevalentemente su funzioni residenziali studiate in dettaglio per
verificarne la qualit interna. Si realizza, cos, una cittadella che dialoga in modo centripeto
con gli edifici al di l del corso dacqua del Marzenego: i due complessi edificati si protendono
luno verso laltro, si riconoscono, creano una nuova spazialit.
Il progetto integra la citt nuova con quella vecchia attraverso un susseguirsi spaziale in cui il
verde si incunea nelledificato. Il sistema del verde alterna campiture pi rade, area attrezza-
te, a masse verdi pi consistenti mentre gli edifici creano nuovi spazi urbani pubblici e media-
zioni con gli spazi pi privati. Allinterno delle abitazioni si ricreata questa stessa istanza di
rapporto tra la residenza che si affacciano verso lo spazio pubblico o patii pi privati.
Nel progetto sono stati preservati alcuni degli edifici esistenti, quelli dalle caratteristiche
architettoniche di maggior rilievo. I vecchi padiglioni ospedalieri, liberati dalle superfetazioni

PARTI DI CITT e dalle addizioni successive alla loro costruzione, sono ripensati per ospitare spazi flessibili e
aperti verso la strada pedonale, funzioni pubbliche e commerciali.

DIALOGHI E INSULAE Progetto di Eleonora Mantese e Cristiana Eusepi. Collaboratori Marco Masina e Leonardo Murmura.
Mestre - progetto area ex Umberto I Progetto elaborato nellambito del Seminario di progettazione del Dottorato in Composizione architettonica
Universit Iuav di Venezia. Il progetto ha ottenuto il secondo premio nel Concorso di idee ai fini della
determinazione di un piano di recupero dellarea comprendente il centro storico di Mestre compendio
Umberto I con la costituzione di un simbolo per la citt.
Cristiana Eusepi
Vista del modello da ovest

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Lo sguardo si allarga, quindi, per progettare una nuova cittadella dello sport l dove questa
vocazione gi in parte esiste. Un elemento primario e un insieme di stanze verdi per le attivit
allaperto che definiscono il bordo verso la viabilit principale. Oltre, un sistema di case urba-
ne a corte che collega il costruito alla nuova stazione metropolitana di previsione.
Attraverso larticolata sequenza di edifici e percorsi si stabilisce un sistema urbano comples-
so che riconnette lintero centro cittadino. Il sistema costituisce un corridoio che si dilata dal
parco urbano proseguendo verso la campagna.
Nellinsieme la sequenza che si propone di costruire una valenza urbana di progetto per lin-
tero territorio, vuole riannodare i luoghi importanti della citt attribuendo a Mestre un ruolo
urbano che spesso negletto e dimenticato.

Il progetto integra la citt nuova con quella vecchia attraverso un susseguirsi spaziale in cui il verde si
incunea nelledificato. Schizzo e modello di studio.

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Schema del verde pubblico urbano e del sistema delle acque.
1 Parco del Marzenego 2 Forte Gazzera 3 Parco Albanese 4 Parco dellOsellino 5 Parco di San Giuliano 6 Forte Marghera 6
7 Parco Maca 8 Parco della stazione 9 Parco del Piraghetto
A partire dalla struttura del corpo fisico di Piazza Ferretto, luogo di centralit pi identificabile della citt di Mestre, la composizione
costruisce sequenze leggibili in relazione dialogica, con pause e ritmi ma senza fratture. Lintervento principale costituito da un
insieme di volumi articolati incentrati prevalentemente su funzioni residenziali. Planimetria generale.
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Il progetto propone la modifica del piano che prevedeva la costruzione di edifici industriali a
ridosso del fiume Piave. La rivisitazione delle destinazioni previste, trasformate in residenze,
e il riassetto della forma urbana degli ambiti contigui, uniti al sistema del verde e degli
spazi pubblici, rappresenta unoccasione di riqualificazione di un luogo importante per San
Don perch lo jutificio stato uno dei nuclei principali dello sviluppo urbano.
Lobiettivo pi generale di progetto quello di contribuire alla riformulazione di una molte-
plicit di luoghi centrali. Riconfigurare questo luogo della memoria per gli abitanti impone
di raggiungere una precisa configurazione fisica di questa nuova parte di citt.
Lelemento primario che unifica il sistema proposto la struttura del verde che si insinua
con continuit negli ambiti domestici e negli spazi pubblici.
In un approccio ravvicinato il progetto lavora costituendo una trama sottile di percorsi e di
micro-spazi che connettono le aree pubbliche e le attrezzature esistenti e di previsione.
Per lambito in cui insistono gli edifici in disuso dello jutificio si prevede il mantenimento di
ci che ha o rappresenta un valore storico: in parte ristrutturando e adattando a usi diver-
sificati i manufatti, in parte in unoperazione di trasformazione o vera e propria metamorfosi
del costruito.
La configurazione complessiva determinata dal disegno dello spazio aperto che instaurano
una relazione di dipendenza attraverso un insieme di corti urbane sviluppate in continuit tra
interno ed esterno degli edifici.
Per il resto dellarea il progetto prevede ambiti residenziali di diversa densit concepiti
a partire da una comune matrice costitutiva che corrisponde a diverse declinazioni dello
spazio a corte.
Un sistema introverso e compatto, a misura delle ex case operaie, definisce lambito che
si rapporta con il costruito esistente. Ogni abitazione dispone di un patio verde e di alcuni
annessi instaurando una connessione tra interno ed esterno che rende la qualit della vita
pi gradevole.
Una spina, pi urbana e con maggiore densit, definisce la parte centrale del progetto.
In questo ambito, le unit di intervento residenziale sono organizzate intorno ad uno spazio
corte semipubblico. Nellinsieme, si tratta di un sistema disposto simmetricamente per

PARTI DI CITT allungare la prospettiva verso il parco che attraversa e unifica le diverse insulae.
Unarea di bordo, infine, costruisce un sistema rado di case singole o binate con spazi aperti

DIALOGHI E INSULAE pi introversi e ampi giardini rivolti verso i campi coltivati.

San Don di Piave progetto area ex jutificio


Masterplan redatto da Eleonora Mantese e Cristiana Eusepi. Progetto selezionato al Premio per lurbanisti-
ca e la pianificazione Luigi Piccinato.
Cristiana Eusepi
Fotomontaggio.

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Il verde unifica il progetto insinuandosi con continuit negli ambiti domestici, negli spazi semipubblici e pubblici. Sono previsti: un
sistema di case introverse a misura dellesistente; unarea centrale pi urbana in cui le unit di intervento residenziale si specchiano
simmetricamente per allungare la prospettiva del verde; un sistema di bordo di case singole o binate.
Planimetria generale e planivolumetrico.

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Vista zenitale del modello.

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Nellambito dellex jutificio previsto il mantenimento di ci che ha valore storico. Vista del modello.

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Per salubre soggiorno e conforto di domestica pace lauspicio scritto, nel 1921, in
una pergamena murata dentro la prima pietra del primo nucleo residenziale che lIstituto
Autonomo per le case popolari si appresta a realizzare a Marghera.
I fatti non andranno esattamente nella direzione di un salubre soggiorno; dopo le prime
realizzazioni, la costruzione della citt giardino viene abbandonata a se stessa e a uno
sviluppo estremamente lento.
Al centro dellidea di Emilio Emmer e Raffaele Vivante stava, comunque, un raffinato duali-
smo tra dimensione privata e collettiva degli spazi abitativi. Una spina centrale verde doveva
costituire una struttura di riferimento per lintera area; questo asse esiste e raccoglie, in
sequenza, alcune attrezzature pubbliche di questa parte di citt; finisce, malauguratamente,
nel nulla, in unarea totalmente irrisolta, lasciata allincuria, accanto al famigerato quartiere
Cita. , per, un nodo rilevante in direzione delle grandi infrastrutture viabilistiche e della
ferrovia. un punto importante per ridurre la separazione tra Mestre e Marghera. Il progetto
che, di tanto in tanto, compare in qualche programma per questarea non promette nulla di
buono nel suo triste anonimato. Si tratta di alcuni edifici in vetro atti per lo pi allisola-
mento che a una relazione con lintorno.
Per una sorta di reazione a questo stato di cose, abbiamo scelto questarea per contrapporre
un sistema insediativo in continuit con la spina centrale. Pensiamo che in tale assenza di
struttura ci sia lesigenza di un sistema insediativo molto riconoscibile.
Per questo lopzione va a due quadre molto riconoscibili intervallate da una piattaforma di
attrezzature proprie dellabitare condiviso: in una sorta di vassoio urbano sono adagiati gli
edifici per la collettivit, non solo per queste abitazioni, ma per una comunit pi ampia, un
edificio scolastico per la prima infanzia e un luogo per il benessere fisico.
Il tema sul quale lavoriamo quello della tessitura urbana, di una trama e di un ordito in cui
labitato sinterfaccia con percorsi pubblici e allargamenti di piccoli spazi. Per i ritmi e gli
intervalli di questa tessitura nel rapporto tra spazi privati, semiprivati e pubblici sono stati
di ausilio i disegni di Anni Albers e i quadri di Mario Radice.
un progetto di cohousing che si pone in continuit di studi con la ricerca in cui lapplica-
zione nellarea di via Vallenari a Mestre una declinazione di studi condotti sui progetti di

PARTI DI CITT Cesare Cattaneo. Pensiamo che la qualit abitativa di questo progetto possa consistere nel

DIALOGHI E INSULAE Progetto di Eleonora Mantese, Cristiana Eusepi, Ugo Rossi. Collaboratori Jacopo Gaspari e Valentina Manf.
Marghera progetto citt giardino Progetto condotto allinterno del Programma di Ricerca Nazionale Tecniche di progettazione degli insedia-
menti residenziali, coordinatore nazionale Antonio Monestiroli, Unit di ricerca Cohousing - Universit Iuav
di Venezia, coordinata da Eleonora Mantese con la partecipazione di Cristiana Eusepi e Ugo Rossi.

Cristiana Eusepi Vista del modello

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trovare, allinterno dei singoli alloggi, momenti di privatezza caratterizzati da unidea di non
vivere nellisolamento, di poter usufruire di servizi spesso difficilmente raggiungibili per
la singola persona e di risolvere una parte di alcune faticose incombenze che assillano la
quotidianit dellabitare. Questo schema di base potrebbe essere coniugato in modo molto
flessibile; dato uno schema di ordine, si pu lavorare su diverse densit, si possono variare
i materiali, i colori. Possono diventare esempi di sperimentazione a basso costo. Pensiamo
a una forma di cohousing traducibile in unidea pi ampia di un senso civile dellabitare
condiviso.

Il tema di progetto quello della tessitura urbana in cui labitato si interfaccia con i percorsi e gli spazi
pubblici. Planimetria generale e schema concettuale del tessuto urbano, rielaborazione da Anni Albers,
Senza titolo, 1925, Asheville Art Museum, North Carolina.

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Due quadre chiaramente riconoscibili corrispondono al sistema delle residenze private e sono intervallate da un insieme di attrezzature
proprie dellabitare collettivo.
Vista del modello.

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Pianta e sezione dellunit tipo da cui si declinano diverse possibilit di composizione delle quadre residenziali.

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Piante di dettaglio del primo piano, sezione trasversale di unabitazione e sezione di dettaglio costruttivo.
Pagine seguenti. Sperimentazioni sulla figurazione e sullo spazio delle cellule abitative. Modello complessivo.

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Il progetto ruota intorno al tema di alcune declinazioni del rapporto tra dimensione privata e
collettiva dellabitare in unarea di Marghera citt giardino.
Il progetto cerca di dare soluzione a un vuoto urbano privo di connotazione che costituisce,
allo stesso tempo, un nodo stategico di continuit tra Marghera citt giardino e la citt di
Mestre.
La proposta a scala urbana si inserisce a conclusione dellasse dove si trovano le attivit
collettive. Una grande corte residenziale definisce la nuova testata del sistema. Una secon-
da corte, progettata per una soluzione di cohousing, chiude verso est la composizione. Le
attrezzature collettive a nord, collocate in piastre chiaramente identificabili, danno soluzione
al vuoto irrisolto e sono attraversate da un percorso strada-piazza in analogia con la rue
vivante progettata da Piero Bottoni nel 1955 per il quartiere Gallaratese di Milano.
Il nucleo residenziale del cohousing si compone di un muro abitato che configura una corte
trapezoidale e un sistema di piccoli volumi, che ospitano gli spazi collettivi, fortemente
connotati dal punto di vista figurativo.
Le unit abitative, studiate in dettaglio, sono concepite per adattarsi alle esigenze degli
abitanti sia in fase esecutiva che nelle fasi successive.
Sono tre tipi di unit abitative a partire da un modulo base di 6 x 8.5 mt.
Su questi tipi esercitabile un certo grado di flessibilit attraverso la creazione di solai
intermedi che aumentano la superficie senza ampliare il volume e attraverso la riorganizza-
zione interna dellalloggio con lo spostamento di pareti assemblate a secco.
La tecnologia impiegata si basa sulluso di pannelli di tavole di legno, cross laminated
timber; si tratta di pannelli massicci composti da un numero variabile di strati di tavole,
solitamente abete, incollate in modo tale da alternare, tra uno strato e laltro, lorientamen-
to principale ottenendo cos elementi con capacit portante nelle due direzioni del piano.
I pannelli, grazie alle notevoli capacit strutturali del legno, costituiscono elementi portanti

PARTI DI CITT
orizzontali e verticali dalla sezione esigua, dal peso contenuto ma connotati dalla notevole
capacit di resistenza ai carichi concentrati o distribuiti.

DIALOGHI E INSULAE
Marghera - Social Housing e Cohousing
Social Housing e Cohousing a Marghera citt giardino, 2008-2009, Andrea Calgarotto.
Tesi di Laurea: relatore Eleonora Mantese, correlatori Cristiana Eusepi, Ugo Rossi, Francesco Steffinlongo.
Andrea Calgarotto
Fotomontaggio planimetrico

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Social Housing e Cohousing a Marghera citt giardino, 2008-2009. Planivolumetrico.

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Sezione trasversale attraverso gli spazi collettivi del cohousing.

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Il progetto per via Vallenari, a Mestre, loccasione per lavorare sul tema della casa
studiando la figura di un architetto italiano e un suo progetto abitativo che contenga in
s unidea chiara di spazialit e rappresenti una memoria non nostalgica ma viva, attiva e
rigeneratrice di uneredit intellettuale, culturale e ideale sul tema dellabitare-con, di un
abitare condiviso.
La figura dellarchitetto individuata in Cesare Cattaneo e un suo progetto con questi
requisiti di qualit, di riflessione profonda sullabitare, di rinnovabilit sotto i nostri
occhi, rinvigorito, a oltre sessantanni di distanza, dalla prova che il tempo ha immesso
nel suo pensiero, proprio perch nato da unidea di evoluzione dellorganismo casa in esso
contenuta.
Il progetto di Cesare Cattaneo , geograficamente e culturalmente, collocato in area coma-
cina; in realt, a nostro avviso, le idee e le ragioni che lo informano lo rendono declinabile al
presente e in luoghi differenti.
Egli stesso non pensa in particolare a un luogo specifico, anche se non mancano in alcuni
disegni collocazioni di paesaggio per motivare le scelte, ma a un contesto ai margini di una
citt, tema oggi di estrema attualit.
La possibilit di riviviscenza, di rideclinazione di alcuni concetti e assunti di fondo, porta
alla volont di dimostrare, nella ricerca, la trasmissibilit di questi, la loro attualit e il loro
grado di operativit al presente.
Questo breve scritto mira direttamente al cuore della ricerca sullabitare di Cesare Cattaneo
nellesempio molto puntuale del suo progetto di casa famiglia e non sinoltra, pertanto,
nel complesso momento storico, n nella poliedricit di un autore tanto rigoroso non solo
nellarchitettura, ma nei suoi scritti e nei suoi intrecci con le arti; non ha pertanto, in questa
sede alcuna pretesa storiografica, quanto piuttosto unintenzione dimostrativa, applicativa,
di trasmissibilit quasi dettata da un intento manualistico soggetto a verifiche concrete
e sfrondato da possibili cadute nella rigidit. Per ogni approfondimento di natura diversa
rimandiamo alle fonti dirette di un pre- zioso e generoso archivio e a una bibliografia sempre
pi vasta, nonostante non esista ancora unopera critica del tutto esauriente.
Richiamiamo loccasione, abbastanza nota, in cui il progetto per la casa-famiglia viene

STUDIO E PROGETTO elaborato nel 1942 .

IMPARARE DA CATTANEO
Progetto Vallenari Mestre
progetto realizzato nellambito della Ricerca Nazionale intitolata Requisiti di qualit nella costruzione
dellambiente e degli edifici, anno 2005-2007, coordinatore nazionale Luciano Semerani. Lunit di ricerca
veneziana stata diretta da Luciano Semerani, Armando Dal Fabbro, Antonella Gallo, Eleonora Mantese.
Eleonora Mantese, Maria Rita Baragiotta con Claudia Pirina
Le tre soluzioni evidenziano la flessibilit del modello ideale proposto da Cesare Cattaneo.

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La rivista Domus invita alcuni architetti a formulare una loro idea di casa di sogno. I
progetti di Enrico Peressutti, Gian Luigi Banfi, Lodovico Belgiojoso, Marco Zanuso, Giulio
De Luca, Ottorino Aloisio, Diotallevi e Marescotti, Carlo Cocchia si succedono in pi numeri
della rivista nel corso dellanno. Il progetto di Cesare Cattaneo chiude la serie con la pubbli-
cazione del numero 180 di Domus, nel dicembre del 1942.
La distanza del progetto di Cattaneo dagli altri, dalla casa appesa a tralicci di ferro di
Belgiojoso alla casa mobile-autocarro di Gian Luigi Banfi, non solo profonda negli esiti
figurativi, sostanziale negli assunti che egli descrive.
Cattaneo non cade, in quel tragico momento storico-politico, nella trappola di fornire
quelle risposte di evasione e libera fantasia che la richiesta di Domus sollecitava. Nulla
meglio della sua colta e intensa scrittura ci pu portare, in modo serrato, dentro il tema.
Nella relazione la casa e lideale scrive: Fra i tanti temi dellarchitettura, quello della casa
dabitazione, pur essendo il pi ricco di esempi, rimasto il pi grossolanamente definito. Si
studia la casa nei suoi minimi particolari di pratico funzionamento, ma non ci si chiede che
cosa veramente essa sia o debba essere, nel quadro della vita delluomo. Gli uomini doggi
tendono a cercare in essa il rifugio delle loro libert; lo sfogo degli istinti o dei capricci:
confessandosi dunque incapaci di dare un senso non individualistico e romantico alla loro
vita intima. un ideale rinunciatario; ed paradossale il voler trarre unarchitettura, cio un
organismo, da un tema che vuole evitare gi allinizio di essere un organismo.
Se incrociamo questo incipit della relazione con un estratto da Giovanni e Giuseppe, dialoghi
di architettura curato da Ornella Selvafolta, risulta che Cesare Cattaneo sta lavorando
sullarchitettura della realt anche se con unidea di tempo e di spazio che supera la realt
ed , in questo senso, metafisica nella volont e capacit di andare oltre, ragione per cui
ha potuto mantenere la sua validit nel tempo e diventare, a nostro avviso, praticabile oggi.
Ecco allora Giovanni affermare: Infine ce lho con il surrealismo, nel senso lato in cui lo
intendo, perch contro il principio di organismo. Vorrebbe innestare pezzi di organismi
morti in un organismo vivo: comporre una musica di echi. Esso fa sempre pensare a un pas-
sato: anche quando dice un asino che vola e subito pensiamo, anche se il pensiero rimane
sottinteso, che prima dellasino che vola ci sono quelli che non volano e se non ci fossero
non potremmo concepirne uno che vola; prima della situazione surreale, c la situazione
reale. E questa avidit in chi cerca di guardare al futuro, questa nausea di organismi che
non sono il suo spiega molte cose, forse tutto. La casa - e non certo solo la casa - , per
Cesare Cattaneo, un organismo vivente pensato per luomo; come accade per le diverse et

Gli schemi interpretativi mettono in rilievo gli elementi principali della composizione spaziale, la loro
potenzialit di aggregazione e sviluppo, la loro flessibilit allinterno di un ordine dato dal recinto, dalla
sala comune e da un elemento simbolico di accesso alla casa. Formelle di terracotta.

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delluomo, sar soggetta a trasformazioni, a metamorfosi, ma manterr tre elementi fissi:
lidea archetipica del limite, del recinto, un elemento che identifichi il varcare una soglia,
sia esso una scultura o una pietra incisa con i dati dellabitazione, e un elemento simbolico
di vita collettiva individuato nella sala per la famiglia.
Questi punti fissi, derivanti da unidea che larchitettura proceda, in modo centripeto,
dallesterno allinterno, frutto degli studi di Cattaneo sulla casa antica, la spina dorsale
materiale e ideale della casa, la sua matrice iniziale e fondativa. Tutto il resto - e i progetti
sono molto ricchi di annessi e di spazi aperti - potr essere soggetto alle mutazioni che i
tempi e le generazioni future suggeriranno.
Non vorrei tediare con citazioni, anche se la lettura dovrebbe essere assolutamente diretta,
e continuer a guardare a questa idea di casa che, come scrive il figlio dellarchitetto,
Damiano Cattaneo, una sorta di ecclesia domestica per gli aspetti che interessano in
questa sede. Innanzitutto, la dimostrazione che quanto pi un pensiero logico, fondativo,
archetipico, tanto pi diventa trasmissibile e utilizzabile concettualmente in ogni tempo.
Sono proprio le quattro diverse soluzioni di Cattaneo per differenti tipi di famiglia la prova e
la dimostrazione di una flessibilit legata al tema della variazione: non ununica soluzione,
ma limmissione, mantenendo fermi alcuni concetti di possibili coniugazioni.
Abbiamo cercato, poi, di riflettere, progettando concretamente, su questi concetti espressi
da Cesare Cattaneo, lavorando in unarea di frangia dai connotati tipici e ricorrenti in molte
aree nel nostro paese, per dimostrare una possibile declinazione al presente del tema
dellabitare-con. Si vuole inoltre dimostrare, attraverso il tema della variazione, ladattabilit
di una dimensione conforme a luoghi e a condizioni di vita suburbana molto diffuse oggi in
Italia.
Cesare Cattaneo sviluppa un programma che prende in considerazione tempo e spazio.
Pertanto la durata dei manufatti dipende dalla loro funzione e dalla possibilit di consentire
alla casa di mutare negli anni.
Le soluzioni presentate mantengono alcuni schemi comuni, ma si differenziano per dimen-
sioni e programmi funzionali.
La soluzione A definita da un recinto quadrato di circa 66 metri di lato (4356 mq) e si
caratterizza per la generosit degli spazi aperti e per una distribuzione degli elementi che si
attestano lungo i fronti principali, uniti attraverso un asse centrale dove vengono collocati
gli spazi pubblici della casa.
La soluzione B costituita da un recinto rettangolare di 92 x 57 metri (5244 mq) e presenta
una distribuzione planimetrica della zona notte pi articolata, con un sistema a pettine che
Gli elementi architettonici che compongono la Casa della famiglia: i percorsi e gli spazi verdi delle
soluzioni delle case A, B, C che apparentano compositivamente le soluzioni architettoniche e spaziali con
la tradizione pittorica della scuola comacina e in particolare con la pittura di Mario Radice.
Schemi interpretativi.

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Casa A. La chiarezza dellimpianto arricchita da elementi pi liberi: la voliera, la legnaia, il pollaio, la serra collocati negli spazi verdi.
Pianta e vista del modello di studio.

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Casa B. Si evidenziano laccentuazione degli spazi a patio e la possibilit di accrescimento in profondit della singole unit.
Pianta e vista del modello di studio.

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Casa C. Le dimensioni della casa si riducono e il muro di cinta si abbassa lungo la strada. Gli elementi architettonici si compattano
maggiormente intorno alla sala della famiglia.
Pianta e vista del modello di studio.

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si sviluppa in profondit progettando un numero maggiore di patii interni che mediano diffe- tutte rivolte a est con uno spazio aperto individuale limitato ai lati da due muri. Cattaneo
renti gradi dintimit della casa. Definisce, inoltre, un arretramento degli elementi dal fronte prevede laumento del loro numero in base ai nuovi nascituri, le camere pi lontane da
strada che viene caratterizzato da un lungo portico. La casa di tipo C prevede un recinto di quella dei genitori sono quelle dei figli maggiori che per primi si staccheranno dalla famiglia
42 x 42 metri (1764 mq) e riduce dimensionalmente il programma, pur definendo i differenti allontanandosi da casa al momento del matrimonio. Lo studiolo del capofamiglia posto
ambiti spaziali attraverso la collocazione degli elementi funzionali che trova nella sala della accanto alla stanza da letto come lo stanzino per il guardaroba; i servizi sanitari definiscono
famiglia il perno compositivo dellinsieme. un nucleo autonomo che media il passag- gio verso gli spazi comuni della casa.
La casa di tipo D di dimensioni minori rispetto alle altre case; dispone di pochi servizi e I percorsi di collegamento presentano un andamento reticolare e delimitano gli spazi verdi
pochi spazi aperti, ma attraverso uno sviluppo lineare dellimpianto riesce ugualmente a definiti da elementi che li caratterizzano: la legnaia, la lavanderia, il pollaio e lautorimessa
garantire il rapporto pubblico-privato. per la corte di servizio; la serra e la voliera nel verde.
I caratteri comuni alle quattro ipotesi progettuali formulate sono: il muro di cinta, come La sala da pranzo, unico locale in cui la famiglia si riunisce ogni giorno, rimane, a differenza
cornice che costruisce un recinto di forma quadrata o rettangolare contenente il giardino o della sala della famiglia, aperta alluso da parte degli ospiti ed posta in prossimit della
hortus conclusus, realizzato con mura alte quasi quanto gli edifici; la pietra dingresso; la cucina.
sala della famiglia; la possibilit della casa di estendersi con laumentare del numero dei Tra gli elementi accessori, Cattaneo annovera: le stanze da letto per la servit; le stanze da
componenti della famiglia; larticolazione centripeta; la ricerca puntigliosa di una sobriet letto per i parenti degli ospiti; la sala di soggiorno; una cantina posta sotto la cucina. La
quasi assoluta e il carattere essenziale degli spazi individuali. descrizione che Cattaneo d del progetto evidenzia i caratteri principali delledificio e il ruolo
Sono, inoltre, delineati i sistemi costruttivi, gli impianti tecnici e il sistema di riscaldamento dello scorrere del tempo, del variare delle esigenze e del gusto, definendone gli elementi
e raffrescamento, stabilendo che la parte non duratura della casa debba essere costruita permanenti: La dimensione della casa viene pensata per essere sufficiente, gi allinizio,
con strutture leggere e smontabili. per potervi prevedere lalloggio di una schiera anche numerosa di figli (...). Il terreno sar
Unica parte delledificio che rimane immutata, oltre al recinto, la sala della famiglia, il segnato da un ben costruito muro di cinta, e allingresso da una pietra (o lastra, scultura,
fulcro di tutta labitazione, un luogo con caratteristiche di sacralit, dove raccogliere il affresco ecc.: ma di materia ed esecuzione durevole) che porter, anche per le generazioni
patrimonio affettivo dei suoi abitanti. dei discendenti, il nome della famiglia, lanno di fondazione, e, secondo i gusti, motti o
La sala della famiglia occupa la posizione centrale dellabitazione; posta allincrocio dei sigle, sculture, affreschi, ecc. In una posizione centrale del terreno sar eretta, sempre
due assi principali ideali cardo e decumano della composizione che, oltre a sottolineare con carattere durevole, una sala della famiglia che credo indispensabile per le forme pi
una centralit di tipo geometrico rispetto allintero sistema, assumono una forte carica rappresentative e spirituali con cui si afferma nellanimo dei suoi componenti lesistenza
simbolica. del nucleo familiare (...). Intorno saranno costruiti i locali e sar sistemato il terreno per le
Cuore solenne della casa, essa si configura come un parallelepipedo in blocchi cavi di esigenze della vita quotidiana, il pasto, il sonno, i servizi vari, il ricevimento degli ospiti, ecc.
cemento emergente in altezza non meno di 6 metri, a sorreggere le travi in cemento armato Ogniqualvolta un figlio nasce, la casa sar aumentata di una nuova camera da letto per il
del soffitto, e illuminato dallalto da un lastrone di vetro di dimensioni 4 x 4 metri. Al figlio (...) e di un nuovo posto sul tavolo da pranzo. I figli cresceranno (...) la casa a poco a
centro dellambiente, larchitetto disegna un tavolo in marmo con due panche, la sedia del poco torner vuota coi vecchi genitori che vi troveranno il ricordo dei figli partiti. La morte
capofamiglia, lalbero genealogico, il pannello della preghiera, la stufa-focolare a legna, dei genitori, in media verso i 70 anni, coincide o precede di solito il matrimonio di qualche
larmadio-archivio. nipote: perci la casa passer a qualche nipote che si sposa. Egli avr naturalmente nuovi
Per quanto riguarda gli altri vani, Cattaneo definisce il luogo dei pasti, dello svago, del gusti ed esigenze, quelli della sua generazione: perci potr demolire la casa - la cui durata
riposo, dello studio, dellospitalit e del lavoro. si presume dunque intorno ai 50 anni - per costruirne una nuova, e cos di seguito, per i
Tutti i locali hanno unaltezza inferiore alla sala della famiglia, 2,20 metri per le parti di nipoti dei nipoti le sole parti che rimarranno intatte (...) saranno il muro di cinta, la pietra
collegamento della casa e 3,80 metri per le stanze da letto. dingresso e la sala della famiglia.
La zona notte si caratterizza per la posizione centrale occupata dalla camera dei genitori, Lanalisi di tre delle quattro case progettate da Cesare Cattaneo ha subito evidenziato alcuni
mentre le stanze dei figli maschi si dispongono a destra e quelle delle femmine a sinistra, riferimenti di rilievo con due archetipi del periodo classico, la domus e il castrum, e con uno

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del periodo medioevale, il monastero. La casa di Cattaneo, con il suo riferirsi al monastero
medioevale, suggerisce unidea di autosufficienza anche a livello di servizi e necessit pri-
marie; il richiamo al castrum va a sottolineare una potenzialit della casa stessa di essere
esempio e modulo per lo sviluppo di parti intere di citt.
Questa osservazione rafforzata dalle parole dello stesso Cattaneo che nel suo scritto
Giovanni e Giuseppe. Dialoghi di architettura afferma che, in quanto atto di fondazione
primigenia, la casa famiglia accoglieva i modelli antichi.
Come testimonia nellarticolo Anti-panoramica, apparso sulla rivista Origini nel novembre
del 1942, riferendosi alla pubblicazione Ordine e destino della casa popolare, scrive: Mi
sono soffermato sul nitido riassunto delle case dellepoca egiziana, greca, romana (...) in
quelle case antiche, nate nel clima della geometria euclidea, il punto di partenza, lorigine,
la cornice, e il punto di arrivo il centro: due punti finiti che concludono le aspirazioni
dellabitante e dellarchitetto.
Codesta annotazione porta a riconsiderare il significato di tali progetti sotto unottica
differente rispetto ad altri lavori pubblicati nellambito dellinvito a proporre la casa ideale,
lanciato dalla rivista Domus nel l942. Rispetto ai progetti degli altri architetti invitati da
Domus, gli elaborati di Cattaneo sembrano, a prima vista, seguire un per- corso progettuale
molto pi accademico, non rivoluzionario.
Cattaneo opta per una proposta architettonica che esprima un messaggio ideale, urbanistico
e politico, non attraverso loriginalit e lanticonformismo della struttura stessa ma parlando
per metafore legate alla forma.
A ci si aggiunge unidea di sistema insediativo residenziale che, per la chiarezza e la fles-
sibilit della sua declinazione, pu ripetersi nel tessuto urbano con diverse configurazioni.
un progetto che, a fronte di unapparente semplicit planimetrica e strutturale, propone
evidenti metafore fondate sulla geometria e sullutilizzo potenziale di spazi che possono
proiettarsi, idealmente, ben oltre i confini della proposta per labitazione della famiglia e
costituire la base per una ricerca pi ampia su nuovi modelli insediativi che conservino leco
di antiche memorie.

I modelli e ridisegni sono stati realizzati dagli studenti del corso di Progettazione architettonica IV tenuto
da Eleonora Mantese presso la facolt di Architettura dellUniversit degli studi di Trieste a.a. 2006-2007.
Hanno collaborato: Mariarita Baragiotta, Cristiana Eusepi, Gundula Rakowitz, Andrea Pastrello. Studenti:
Miriuan Avon, Cristina Avremescu, Mattea Babovic, Marina Bradicic, Luca Carretta, Davide Cocetta, Oliviero
Cipolot, Sivan Cohen, Sara Del Fabbro, Tonka Dicovic, Michela Esposito, Giulia Fabi, Martina Forgiane, Loris
Forte, Fabrizio Furlan, Teresa Frausin, Sara Garasso, Monica Giustina, Martina Godina, Anna Greguol, Elisa
Loganes, Marina Manzano, Jan Malabotta, Marcello Marijanic, Chiara Martorel, Dario Marzan, Lara Merluzzi, Cesare Cattaneo, Casa A, 1942. Archivio Cesare Cattaneo, Cernobbio-Como.
Chiara Merlo, Anna Mosanghini, Igor Naressi, Sheida Hagh Nazzari, Herald Qyqja, Gianna Omenetto, Dimitri
Pozar, Joanna Riva, Andrea Sasco, Daniele Sbaiz, Susanna Spagnoletto, Irene Valle, Emanuela Zanolla, Un grande ringraziamento va allingegnere Damiano Cattaneo che con grande generosit ha messo a disposizione larchivio di Cesare
Martina Zehenthofer, Daniele Zerilli. Cattaneo per lo studio.

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Il progetto per via Vallenari a Mestre

La casa lo spazio dei gesti quotidiani, un tema progettuale legato a un contesto concreto
con il quale il progetto si misura, si definisce, dialoga. Lipotesi che vogliamo verificare, in
questo ambito insediativo, quella di un abitare responsabile dove precise soluzioni pro-
gettuali, insieme al coinvolgimento cosciente di cittadini partecipi di unidea di abitare-con,
possano migliorare la qualit abitativa.
Lobiettivo apparentemente semplice: costruire tra le abitazioni una serie di servizi.
Il progetto vuole partire dalleredit delle condizioni compositive, gi indagate nello studio
della casa-famiglia di Cesare Cattaneo: la riconoscibilit della figura un pensiero sul
rituale e sulla qualit dello stare dentro ununit individuata.
A un obiettivo semplice corrisponde, nello stesso tempo, una radicale modifica dei consueti
modelli di aggregazioni di monadi isolate trasformando il tessuto abitativo in un insedia-
mento che acquisisca un senso in una direzione collettiva dellabitare; questo avrebbe forti
implicazioni sociali e figurative in un territorio che ha fatto dellindividualismo abitativo la
propria espressione primaria.
La prima riflessione verte sulla verifica di tale configurazione nel paesaggio mestrino, in
unarea di tipica conformazione suburbana ai limiti dellabitato; vorrebbe essere una sorta di
risarcimento dovuto.
La seconda ha come obiettivo la costruzione di un sistema casa in cui prioritaria la
riduzione dei consumi attuata attraverso la condivisione delle risorse e dei servizi.
sempre difficile interrogarsi sulla fisionomia di un luogo, comprenderne lidentit,
riconoscere il senso che una comunit affida al proprio abitare rispetto al proprio territorio;
quando complicati sono i modi in cui questi territori vengono vissuti nasce lesigenza di
chiarire, semplificare, astrarre, di trovare una regola.
Il progetto si presenta diverso da ci che lo circonda. Il recinto dentro e sul quale si
costruiscono le figure che compongono il luogo la definizione di un perimetro riconoscibile
ma aperto. Lintenzione quella di definire uno spazio con unidentit precisa ma, come gi
nelle case di Cattaneo, il progetto variabile e flessibile in una proiezione temporale.
La spazialit si coniuga con la temporalit perch il progetto reinterpretabile e ritra-
ducibile in base a esigenze che, inevitabilmente, muteranno nel tempo perch mutano in
continuazione le basi dei nuclei degli abitanti.
, ancora una volta, la lezione di Cesare Cattaneo perch la dimensione del prototipo qui
pensato per diversi nuclei corrispondeva, nel suo progetto, alla disposizione per ununica
famiglia. Accanto a una volont fondativa primaria c lintenzione di disporre per parti,
secondo due direttrici principali, le funzioni che, in base alle diverse esigenze, possono

Schemi di studio dellunit insediativa.

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Quartiere Vallenari, Venezia-Mestre.
Larea di studio, alla periferia di Mestre, scelta come uno dei numerosi esempi emblematici di una condizione topografica di margine
in cui inserire lidea di progetto per verificare lattendibilit di unipotesi di lavoro che contrapponga alla trama delle usuali lottizzazioni
unidea di forma dellunit insediativa.
Vista zenitale del modello.

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Il progetto, rielabora e rinterpreta lidea alla base della casa B di Cesare Cattaneo.
La soluzione si sviluppa in profondit con unaccentuazione di un percorso
longitudinale che tiene insieme tre edifici particolari: lo spazio collettivo, lo spazio
per linfanzia, lo spazio del benessere. In basso vengono collocati i servizi comuni.
Il cuneo verde unisce ma differenzia la parte dei servizi comuni: la serra, lorto, il
ristorante, lofficina dalla residenza stabile e per gli ospiti.
Pianta e schizzi di studio.
cambiare o diventare condivisibili anche con chi non vive propriamente in co-abitazione, in
un evoluto e diverso senso della propriet.
Immaginando di percorrere queste due direttrici dei servizi incontriamo quello che abbiamo
definito lasse della qualit: lingresso al sistema seguito dalledificio che chiamiamo
sala comune e che, per collocazione, ruolo e funzioni, riassume in s lintenzione simbolica
del progetto; una delle case, ma pi grande per dimensioni; occupato al secondo e
terzo piano dalle sale studio e assume la capacit di trasformarsi, di diventare una sorta di
palcoscenico aperto non solo alla vita e alle esigenze della comunit abitativa: pu essere
usato come sala riunioni, come struttura espositiva, come luogo del gioco e della festa.
Lungo un percorso coperto incontriamo il centro accoglienza per linfanzia e, in fondo, in
una forma pi libera e fluida, la piscina con le palestre che sta allinterno di una stanza
verde. In questa soluzione si tratta di un luogo per il benessere, ma in altri casi e a seconda
delle esigenze, pu essere una struttura ricettiva o una casa per gli anziani o un luogo di
ristorazione ecc.
Lungo laltra direttrice, che definiamo lasse dellutilit, sono localizzati lingresso al
garage interrato, il deposito, unofficina, lo spazio per la raccolta differenziata dei rifiuti, la
lavanderia, la cucina comune, la serra, lorto e un frutteto. Tutto intorno sono disposte le
abitazioni: in questo esempio si tratta di ventisette alloggi di dimensioni varie, immaginati
per diversi nuclei familiari, dalla persona singola alla coppia con due o tre figli. Una parte di
alloggi minimi destinata agli ospiti, assegnando loro una totale autonomia.
Le abitazioni sono caratterizzate da unarchitettura quasi spartana, che riserva, tuttavia, un
senso di sorpresa quando i singoli elementi si mostrano scavati regalando al loro interno,
piccole corti verdi, terrazzi, doppie altezze che dilatano la percezione dello spazio interno e
articolano la sezione. Sono spazi molto privati, dove isolarsi, vicinissimi a spazi condivisi,
che impongono altre regole e altri rituali e che permettono unalta qualit del vivere proprio
perch non isolati.
Pensiamo che la qualit abitativa di questo progetto consista nel trovare, allinterno dei
singoli alloggi, momenti di privatezza nella consapevolezza di non vivere nellisolamento ma,
anzi, di poter usufruire di servizi spesso difficilmente raggiungibili e di risolvere una parte di
alcune faticose funzioni che assillano labitare domestico.
Le unit insediative posseggono unalta flessibilit: possono avere una densit pi elevata,
possono variare nei materiali, nei colori, possono diventare esempi di sperimentazione archi-
tettonica a basso costo, mentre i recinti, presentati in uno schema ancora abbastanza rigido,
possono dare adito a forme pi libere, costruite nella forma del muro che tradizionalmente
cingeva i raggruppamenti di case o labitare in villa, oppure recinti di verde.

Modello dellunit insediativa

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Le due sequenze abitative possono variare ritmo, misura e copertura. Prospetti e sezioni.
Pagina seguente. La sequenza abitativa e le sezioni lungo lasse dei servizi collettivi.

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Parte seconda - Intra moenia
Le esigenze abitative che caratterizzano e influenzano i fenomeni urbani della contem-
poraneit hanno indirizzato linteresse progettuale del gruppo di ricerca verso proposte
alternative a una organizzazione tradizionale degli spazi dellabitare. Lo studio ha affrontato
la questione della funzionalit, della tipologia, della dimensione minima del progetto
domestico introducendo nel ragionamento concetti quali modificabilit, flessibilit spaziale,
privacy-un/privacy. Un atteggiamento progettuale che lega il tema della casa a unesplo-
razione sulle strategie di recupero di aree e manufatti in disuso allinterno della citt
contemporanea.
Linteresse di ricerca si soffermato sulle modalit attraverso cui il progetto abitativo si
costituisce: da forma e dimensione compositivamente finita a dispositivo capace di attivare
articolazioni in movimento e versatile a differenti modi di appropriazione domestica degli
abitanti. Assumere ci come punto di partenza ha comportato la necessit di sperimentare
organizzazioni e assetti spaziali aperti alle differenze dellabitare in contrapposizione alle
regole dello standard, della rigida tipizzazione edilizia e di una visione strettamente tecnolo-
gica-prestazionale dellarchitettura.
La ricerca si concretizza attraverso la messa a punto di unit abitative di dimensione ridot-
ta, per unutenza speciale, per periodi limitati di tempo e destinate ad occupare spazi interni
in edifici esistenti. Da questo punto di vista lo spazio reso disponibile dalla dismissione di
molti manufatti allinterno del tessuto urbano sembra adatto a ospitare una nuova domesti-
cit i cui caratteri vanno a colmare i vuoti di predefinite e superate organizzazioni abitative.
Una prospettiva progettuale che guarda alla casa e allibridazione tra spazio abitativo e
spazio destinato a nuove forme di incubazione produttiva e di incontro culturale.
Lesempio offerto dalla citt di Berlino attraverso lo Zwischennutzung lutilizzo temporaneo
di edifici in abbandono che trae origine dal fenomeno di occupazione illegale dei fatiscenti
manufatti a ridosso delle aree rese disponibili dalla caduta del muro rappresenta un
osservatorio/laboratorio privilegiato da cui attingere preziosi suggerimenti. In questo ambito
si sono concretizzate esperienze abitative temporanee per differenti fasce e categorie di
popolazione ma anche forme di arte, musica, cultura, eventi ludici, di commercio informale e
di attivit produttive/artigianali tra le pi diverse. Un esempio emblematico di rigenerazione

HERITAGE con ricadute in termini sociali e territoriali che ha ispirato economie informali di sviluppo

DECLINAZIONI TEATRALI gruppo di progetto elaborato da Eleonora Mantese, Cristiana Eusepi e Ugo Rossi. Progetto condotto
allinterno del Programma di Ricerca Nazionale I luoghi della residenza. Criteri per la valorizzazione delle
aree e degli edifici residenziali, coordinatore nazionale Gino Malacarne, Unit locale del DCP - Universit
Iuav di Venezia, coordinata da Eleonora Mantese.

La ricerca dedicata alla messa a punto di dispositivi abitativi di dimensioni ridotte, destinati a occupare
Cristiana Eusepi spazi interni in edifici esistenti e pensati per unutenza speciale per periodi limitati di tempo.
Viste dei modelli

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urbano. Questo modo di essere comunit rappresenta una strada percorribile in grado di
dare risposta alla necessit di abitazioni senza consumo ulteriore di suolo.
Dal punto di vista della disciplina architettonica, nella ricerca, lintegrazione allinterno
di manufatti dismessi, attraverso inserimenti che non creino contrasti, stata declinata
attraverso il progetto di unit-base e di varianti intermedie che concretizzano la possibilit
di combinare gli elementi propri di unabitazione completa. Questa definizione, legata alla
flessibilit insita nel sistema a telaio modulare in legno, ha evidenziato la possibilit di co-
stituire un abaco, aperto e implementabile, di composizioni capaci di soddisfare molteplici
esigenze abitative.
In questa direzione si volge lo studio degli elementi, arredi e oggetti, che appartengono allo
spazio della casa. Questo in contrapposizione alla tendenza che vede evolvere verso forme
semplificate di integrazione larchitettura degli interni e il design: arredi che sopperiscono
allesiguit dello spazio disponibile, che modificano la funzione riducendo il proprio formato,
condensando utilit e artisticit, divani-letto, librerie-divisorio, armadi-cucina, miniaturizza-
ti componenti elettronici, caffettiere dautore, tappeti dartista.
Linterno flessibile dei telai in legno fornisce lattrezzatura minima per colonizzare, interni
nellinterno, in cui rimane definito lambito della privacy e contemporaneamente realizzata
una relazione con gli altri spazi abitativi e comuni.
Rispetto allunit-base elaborata dal gruppo di ricerca alcuni studenti sono stati chiamati a
interpretare il tema domestico con un approccio dato dalle proprie sensibilit.
Nellesercizio, partendo dal telaio ligneo prestabilito, sono verificate una serie di varianti
spaziali e aggregative caratterizzando con temi specifici ogni singolo progetto, sempre nel
rispetto del tema abitativo temporaneo e flessibile. Il montaggio dellinsieme delle abita-
zioni compone una sequenza di quadri scenici e diventa una insula domestica allinterno
delledificio esistente.
Gli esiti mostrano il notevole potenziale dello strumento telaio declinato grazie allattri-
buzione di alcuni connotati: con luso ad esempio di oggetti, colorazioni o immissioni di
fuori-scala che rendano riconoscibili le diverse soluzioni. Le soluzioni rappresentate hanno
talvolta una connotazione ludica, talvolta riflessiva e intima, in altre occasioni rappresenta-
no ideali spazi di lavoro o spazi espositivi.

La previsione di recupero dellex Caserma Cavallerizza a Padova rappresenta un esempio di flessibilit e


adattabilit dellunit abitativa studiata. La narrazione stabilisce una sequenza di quadri scenici composti
da piccole insulae domestiche.
Planimetria generale (disegno di M. Sparacino)

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Lunit tipo, contenuta in un telaio di 3 x 9 m, include gli elementi propri di unabitazione completa. Si pu
sdoppiare, pu aggregarsi linearmente o in successione, pu specchiarsi, pu costituire una o pi corti.
Piante e sezioni.

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Altre volte i telai tridimensionali sono trasformati in dispositivi spaziali atti a ospitare bauli
delle meraviglie che, attraverso semplici movimenti, svelano gli elementi funzionali neces-
sari alla vita quotidiana. Questo procedere rimanda ancora una volta a forme di domesticit
contemporanee che tornano al tema della necessit, per la contingenza economica, per
corrispondere ai nuovi modi di intersecare lavoro e vita domestica. Caratteristica di questa
domesticit la rapida obsolescenza perch la vita, il lavoro, la composizione familiare a
cui deve rispondere sono mutevoli.
Questo atteggiamento ha aperto nuove prospettive intrecciando un forte legame con la
dimensione in movimento dellabitare contemporaneo. Una condizione in cui possibile
identificare il proprio abitare ovunque anche in una valigia. In questa prospettiva labitare
temporaneo diventa collettivo allinterno dello spazio dellalbergo. In questa cornice,
come sottolineato da Maurizio Vitta, vite di gruppo e vita privata si intrecciano seguendo
rituali che mimano quelli domestici rendendoli artificiosi; () lartificio scenico di questo
abitare provvisorio accentua il suo carattere iperbolico ().
Labitare contemporaneo richiede interni flessibili e trasformabili che non sottragga alle-
dificio ospite la sua aura saturandolo ma accorpi blocchi e partizioni, affidando a questi
il compito di definire il carattere dellintervento, i materiali e il linguaggio che dialoga con
ledificio esistente innestandosi nel ritmo delle sue strutture.
Quanto concretizzato allinterno del Padiglione Francese alla X Biennale di Architettura di
Venezia nel 2006 ha rappresentato e quindi riconosciuto e proposto una nuova forma di
coesistenza e di governance allinterno della citt. Lo spazio espositivo, in attesa di re-
stauro, stato trasformato in un microcosmo abitativo e produttivo. Linstallazione - curata
dallarchitetto scenografo Patrick Bouchain e animata da architetti, carpentieri, designers
- costituita da un insieme di unit abitative smontabili e ricollocabili: colorati pendant
accolgono gli ospiti, cellule/trespoli per dormire, la zona ristoro comune, lofficina, il tetto,
con sauna e piscina, trasformato in una terrazza da cui osservare il panorama lagunare.
Unarchitettura vitalistica capace di rispondere alle esigenze espresse dalla comunit che ha
popolano i padiglioni per tutto il periodo delliniziativa.

Lunit abitativa si presenta come un teatro completamente aperto e si articola attraverso varianti interme-
die legate al movimento degli scuri.
Viste del modello

Nelle pagine seguenti. Lunit tipo pu essere montata con grande flessibilit costituendo articolate
successioni spaziali. Le unit abitative in legno sono state studiate fino alla scala di dettaglio.
Sezione di dettaglio e vista del modello

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Il progetto: lunit abitativa e le sue declinazioni

Lunit-base del progetto abitativo, la prima macchina scenica, contenuta in un telaio


in legno di tre metri per nove e si presenta, in un primo quadro scenico, completamente
aperta.
Lunit-base si articola attraverso varianti intermedie legate al movimento degli scuri e dei
tamponamenti, creando ulteriori dispositivi scenici. La gamma di oscillazione visuale degli
elementi di apertura e chiusura del telaio, dal completamente aperto al totalmente chiuso,
asseconda le esigenze del tipo di utenza e delle consuetudini di vita. Tra i due estremi, la
soluzione con ambiti pi chiusi e quella con spazi pi aperti, configura labaco delle varianti
che suggerisce diverse disposizioni con un alto grado di differenziazione.
Una sorta di appartenenza di genere realizzata attribuendo alcuni connotati con oggetti
particolari, colorazioni e immissioni di fuori-scala che rendano riconoscibili le diverse abi-
tazioni. La soluzione rappresentata assume una connotazione ludica attraverso lelemento di
copertura della scala, la finestra che diventa libreria, le lampade come gioco, la scala come
oggetto. Gli elementi in legno di oscuramento, quando sono aperti, diventano protezione per
lesterno.
Ogni unit contiene tutti gli elementi propri di unabitazione completa.
Dallunit-base inizia il montaggio di una successione spaziale con una grande flessi-
bilit. Lunit si pu sdoppiare e specchiare in due unit, pu aggregarsi linearmente in
successione. Pu aumentare o diminuire i suoi moduli di base, pu costituire una o pi corti
interne. Pu diventare una vera e propria grande casa specchiando lunit tipo e coprendola.
Lo spazio dellabitare pu essere associato a unaltra struttura che contiene lo spazio di
lavoro. Possono esserci telai interamente dedicati ai luoghi lavorativi o agli spazi collettivi
dellabitare.
Unidea di alta flessibilit pu stabilirsi anche in altezza: si pu comporre uno spazio
verticale fino a tre piani. Linsieme delle abitazioni compone una sequenza di quadri scenici
e diventa una insula domestica allinterno delledificio esistente.
Lallestimento della soluzione complessiva dipende dalle dimensioni delledificio esistente
che costituisce il dato di partenza. Ogni edificio manifesta i suoi gradi di vincolo rispetto ai
quali disporre i nuovi dispositivi abitativi.
Le aree e i tipi di edifici per lapplicazione del prototipo sono scelti con un criterio di vivi-
bilit dellambito urbano per cui sono pensati. La verifica dellidea di progetto condotta,
per il momento, su ambiti a ridosso della citt storica di Padova che, da anni, costituisce un
laboratorio per la ricerca. La previsione di recupero delledificio ex caserma Cavallerizza a
Porta Paleocapa rappresenta un esempio della flessibilit e adattabilit dellunit abitativa.

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Guardare alla casa con gli occhi del teatro pu essere indicato come lobiettivo principale
di questa sezione della ricerca che mette in gioco labitazione come spazio di compimento
della ritualit domestica, accentuandone il carattere di azione teatrale.
Due sono gli attori principali: da una parte ledificio esistente, ristrutturato come scena
fissa, entro cui si collocano gli elementi abitativi e distributivi come figurazione di una
historia domestica.
Questi materiali documentano una parte di una ricerca pi ampia dedicata alla messa in
atto di dispositivi abitativi di dimensioni ridotte, destinati a occupare spazi interni in edi-
fici esistenti e pensati per una utenza speciale per periodi limitati di tempo. Sono concepiti
come foresterie pi che come residenze stabili anche se questa possibilit non esclusa.
Ledificio esistente, con la sua storia, la sua identit materiale, la sua consistenza e la sua
struttura e, soprattutto, il suo valore e significato nel contesto, il dato di partenza con cui
si rapporta linserimento delle abitazioni come mezzo di rigenerazione e di risignificazione
del manufatto.
Lipotesi di lavoro si basa sulla coincidenza tra la teatralit di cui sono intrisi i riti domestici
e la teatralit dello spazio interno che si amplifica nel momento in cui si mette in relazione
con ledificio esistente.
La volont quella di creare un paesaggio intramurale articolato e aperto a molte possibili-
t rispetto al guscio duro delledificio esistente che gi parte riconosciuta e riconoscibile
nel luogo.
Il punto di partenza un sistema modulare entro il quale si inseriscono tutti gli elementi
dellabitare. Questo primo piccolo teatro assume una sua identit di genere di appartenenza.
Quello qui rappresentato, ad esempio, si ascrive al genere ludico o alla scena comica nella
HERITAGE classica suddivisione serliana di scena tragica, comica, satirica.

MATERIALI DI STUDIO

Eleonora Mantese
Carlo Mollino, Camera da letto per una cascina in risaia, Domus, n. 181, 1943. Disegni.

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Ponendo il tema della teatralizzazione dello spazio domestico come obiettivo della ricerca,
innumerevoli sono i rimandi che si affacciano dallarchitettura, dalla pittura, dalla letteratu-
ra, dal cinema e, ovviamente, dal teatro.
Lattenzione si fermata, in particolare, su due repertori e rimandi specifici: uno, lidea di
teatro di Emanuele Luzzati che ci ha trasmesso un pensiero molto chiaro: il teatro si pu
fare dappertutto. E indispensabile identificare bene dove sta il pubblico e dove stanno gli
attori. Il teatro si pu fare anche in casa purch non si tengano le cose a posto perch il
teatro deve contenere almeno un elemento di stravolgimento e di iperbole perch, come
dice Luzzati, fare una stanza com trasmette una sensazione di miseria!
Laltro repertorio di riferimento legato alle numerose Triennali di Milano dedicate allabi-
tazione e, in particolare, agli allestimenti domestici di Franco Albini, al teatro domestico
di Aldo Rossi, alle di Luca Meda, ad alcuni progetti di interni del pi che ingegnere Carlo
Mollino.
Alcuni interni di Franco Albini, in particolare quelli per la VI e VII Triennale di Milano del
1936 e del 1940 sono stati quasi maniacalmente studiati, con modelli in scala 1:10 per
conoscerne ogni dettaglio significativo.
E questo grado di dettaglio che ha consentito di capire in profondit ogni singola scelta dei
materiali e degli oggetti con riferimento alla produzione industriale e artigianale del tempo
e al particolare rapporto instaurato con gli artisti.
I modelli della stanza per un uomo e la stanza di soggiorno per una villa di Franco Albini
accentuano liperbole di uno stato di sospensione, di dualit, di contrasti e anche di ironia.
Nel 1940, a guerra iniziata, appare, nellinstallazione della stanza di soggiorno, come
ideale prosecuzione di uno spazio abitativo, un inaspettato mondo leggiadro, sospeso in un
equilibrio instabile, dove quadri e libreria si staccano dal muro e il pavimento del soppalco e
la scala sembrano sospesi in precaria leggerezza cui fa da contorno un mondo di variopinta
attesa: albero, amaca, voliera, dondoli, suggestione di prato fiorito, altalena, prototipi di
sedie e tavoli sono un corredo sereno e quasi giocoso in un momento drammatico.
Una sorta di solare attesa molto diversa dallatmosfera che trapela in bianco e nero nella
stanza per un uomo solo, dove tutto improbabile anche per latletico abitante: il letto a
due metri, la libreria in vetro e il bagno in vetro bellissimo e privo di servizio igienico.
Il teatro domestico di Aldo Rossi, nella sezione allestita nello scalone donore per la XVII
Triennale, Il progetto domestico, del 1986 pone lelemento delliperbole nel fuori scala degli
oggetti delle tre stanze sovrapposte.

Emanuele Luzzati, I Paladini di Francia, 1962.


Emanuele Luzzati, Litaliana in Algeri, 1968.

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Non vi sono indicazioni capaci di spiegare questo fuori scala che presumibile sia pura-
mente teatrale trattandosi, nellinsieme, di una rappresentazione, o luogo di rappresentazio-
ne chiamato appunto teatro domestico.
La cosa pi significativa, guardando a questa installazione di Aldo Rossi il suo mettere in
scena, come sempre, gli oggetti e gli apparati domestici nella prospettiva delledificio che li
contiene e nella sua pi ampia appartenenza allurbanit del luogo e alla citt.
Le tre stanze sovrapposte, dense di oggetti, tavoli, sedie, caffettiere, luci, tappezzerie che
devono dare allambiente unaria decorosa e affettuosa, sensibilmente invecchiata che non
dice molto sulla qualit di questa abitazione anche se si pu affermare che labitazione
genericamente residenziale e debolmente ottimistica come deve essere appunto unabitazio-
ne o appartamento urbano.
Oggetto domestico, edificio e citt compongono un insieme unitario allinsegna di unesi-
stenza civile e decorosa.
E un procedere analogo e molto vicino, con le dovute differenziazioni, allattitudine
progettuale di Luca Meda per il quale, in un orizzonte forse pi giocoso, dove lottimismo
meno debole e pi felice, la teatralit del progettare si associa, con inesausta prova, alla
teatralit del vivere.
Un altro autore che influenza il nostro modo di pensare le stanze in forma teatrale Carlo
Mollino con i suoi spiazzamenti e disorientementi sempre tendenti a un iperbolizzazione
degli spazi interni. Talvolta liperbole generata da spostamenti della stanza in luoghi
poco adatti o fuori scena, come nella sua installazione di camera per lei e per lui in una
risiera, talvolta con una vera ironica regia della disposizione di oggetti nella casa borghese.
Questi sono gli autori che, pi di altri, hanno indirizzato il punto di stazione di questa parte
della ricerca verso linstallazione di quadri scenici entro architetture gi date.
Allopera di questi autori si associata, in questi anni, una consuetudine parallela dei
componenti dellunit con le riflessioni di Luciano Semerani che ha tracciato la via, nella
ricerca sullabitare, allo studio di sequenze abitative che guardano allo spazio dellabitazione
in connessione profonda con sequenze esistenziali, oltre che spaziali e architettoniche,
arricchendo lorizzonte di senso di riti e consuetudini domestiche.

Luca Meda, disegno di studio per il sistema Progetto 25. Tratto dalla tesi di dottorato di Mariagabriella Lo
Ricco, Lopera di Luca Meda nella cultura milanese (1957-1998), p.75.

Nelle pagine seguenti. Franco Albini, La stanza delluomo, VI Triennale di Milano, 1936 e Stanza di soggior-
no di una villa, VII Triennale di Milano, 1940.
Vista dei modelli.

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Franco Albini, Tipo di alloggio per quattro persone, VI Triennale di Milano, 1936. Modelli.

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Modelli esito degli studi realizzati nellambito del corso di Architettura degli interni tenuto da Eleonora Mantese presso la facolt di
Architettura dellUniversit Iuav di Venezia negli anni 2011-2012-2013.
Hanno collaborato: Cristiana Eusepi, Gundula Rakowitz, Ugo Rossi, Andrea Calgarotto, Nicola Barbugian, Alberto Cibinetto. Studenti:
Alice Babini, Anita Bartk, Alessandro Bellini, Andrea Cabianca, Pedro Carmen, Francesco Ceola, De La Torre, Anna Griso, Marco Masini,
Veronica Menegon, Manuel Minto, Florin Moisescu, Alice Miolo, Marco Irrgang, Andrea Nalesso, Gabrielle Norkute, Riccardo Pellizzari,
Sara Pertile, Jian Qinyang, Filippo Soffrizzi, Laura Spezzoni, Jie Song, Walter Toccaceli, Rossella Villani, Gianmarco Visentin, Samuele
Xompero.
Le foto dei modelli sono di Umberto Ferro e Maurizio Tarl. Gi Ponti, Alloggio unifamiliare, X Triennale di Milano, 1954. Modello e piante delle tre varianti proposte.

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Il Teatro Domestico costituito da una struttura in legno che conforma una casa dabitazio-
ne di cui possibile vedere una facciata con una scala interna e tre locali posti su tre piani
diversi.
Sullo sfondo si trova unaltra sezione dove sono riconoscibili i piani anche se priva di solai.
I locali sono ricoperti da una tappezzeria a colori e allinterno si trovano pochi mobili; tavoli
e sedie.
Al soffitto appesa una lampada con lampadina visibile di povera e usuale fattura. I tavoli
e le sedie sono ugualmente dei tavoli e delle sedie senza uno stile e una caratteristica
particolari.
La tappezzeria principalmente a fiori, del tipo generalmente provenzale o inglese; i fiori
dovevano essere di colori vivaci e la tappezzeria era prevista per dare allambiente unaria
decorosa e affettuosa.
Questa tappezzeria sensibilmente invecchiata e non dice molto sulla qualit di questa
abitazione anche se si pu affermare che labitazione genericamente residenziale e debol-
mente ottimistica come deve essere appunto unabitazione o appartamento urbano.
In una delle tre camere si trovano degli oggetti domestici: in particolare delle caffettiere
e delle pentole di tipo tradizionale. La loro particolarit pi evidente di essere grandi nel
senso che la loro proporzione rispetto alle dimensioni circostanti perlomeno inusuale.
Non vi sono indicazioni capaci di spiegare questo fuori scala che presumibile sia pura-
mente teatrale trattandosi nellinsieme di una rappresentazione, o luogo di rappresentazione
chiamato appunto Teatro Domestico.
Alle pareti stanno appesi pochi quadri; il soggetto e lesecuzione dei quadri di scarso
interesse ed pensabile che non significhino molto di pi del calendario appeso alla parete.
Due locali hanno una finestra centrale quadrata.
La proporzione dei locali leggermente inferiore a quella usuale.
Anche la scala non ha dimensioni reali ed chiaramente pi piccola.
La scala in particolare non sembra condurre ai piani degli appartamenti ma piuttosto seguire
un ordine distributivo proprio.
Il Teatro Domestico appoggia su un portico che serve al passaggio dei visitatori ma anche
suggerisce una soluzione architettonica della casa rappresentata.
Sono questi principalmente gli elementi attraverso cui possibile descrivere il Teatro
Domestico.
Si devono aggiungere le luci, che possono modificare laspetto generale rendendolo variato e
in qualche misura credibile.

Aldo Rossi, Il teatro domestico

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Da George Teyssot, a cura di, Il progetto domestico. La casa delluomo: archetipi e prototipi. Saggi, Triennale di Milano, Electa, Milano
1986, pp. 16-17.

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Istruitevi, perch avremo bisogno di
tutta la vostra intelligenza
Antonio Gramsci

Parte terza - Laboratorio


Padova assunta come laboratorio di idee nel quadro di un rinnovato interesse per la citt
europea, cos come delineato dalla Dichiarazione di Toledo dove i Ministri di 27 Stati membri
dellUnione Europea hanno promosso, sul piano politico, il ruolo delle citt rispetto ai temi
ambientali, allidea di comunit sociale, al benessere economico e alle espressioni culturali.
Le tesi di laurea specialistica in architettura e citt presentate in questa pubblicazione rap-
presentano lavvio di una ricerca di rilettura sulla citt di Padova che aveva gi impegnato
lUniversit negli anni settanta con docenti di fama internazionale della Scuola di Venezia e
aveva avuto un esito fondativo nel libro La citt di Padova.
Vecchi e nostalgici anni settanta si dir? Assolutamente no; piuttosto uneredit molto
consistente da rivalutare e rivitalizzare entro una nuova apertura di credito verso la citt
europea.
Il lavoro di studio e ricerca si inserisce nel progetto del Festival dellarchitettura di Parma
che ha lambizione di costruire sia un linguaggio di descrizione della citt che un confronto
tra modi di operare attraverso larchitettura in sette citt: Padova, Siracusa, Trento, Parma,
Tallin, Aachen, Strasburgo. Il tramite di congiunzione tra idee e realt lUniversit intesa
come luogo di apertura a diverse prospettive senza condizionamenti.
Lipotesi di lavoro espressa nelle tesi parte da una lettura complessiva della configurazione
urbana per individuare alcuni aspetti salienti che caratterizzano la citt.
Il progetto di Marco Bragagnolo e Fabio Roncato mette in evidenza limportanza del tema
concettuale del vuoto urbano come strumento di progettazione in molte citt del mondo
e trovando unesemplare applicazione nellintervento di Prato della Valle e di altri spazi
significativi della citt di Padova.
Il progetto di Mirco Sparacino, collocato tra Porta Savonarola e Porta San Giovanni, compre-
so tra le Mura e i corsi dacqua affronta il tema della dismissione della caserma Cavalleriz-
za in unarea che rientra in quella tipologia di luoghi che Aldo Rossi, nel testo lArchitettura
della citt indica come aree storiche che per secoli hanno contenuto funzioni come conventi
e caserme contribuendo allisolamento nei confronti della citt.
I progetti di Matteo Perbellini, Alberto Meneghin e Antonio Tamb affrontano il tema della-
bitare sociale e collettivo e il tema della rilevanza del sistema idrico.

LABORATORIO CITT DI PADOVA Un dato fondamentale e comune alle ricerche lallontanamento da ipotesi di ulteriore
espansione, dopo aver verificato alcuni fallimenti pianificatori, per trovare, nei territori com-
presi tra le mura e il sistema acqueo principale a contorno della citt, luoghi di possibile
intervento di riqualificazione urbana.

Eleonora Mantese, Cristiana Eusepi, Gundula Rakowitz, Ugo Rossi


Carlo Aymonino, Manlio Brusatin, Gianni Fabbri, Mauro Lena, Pasquale Lovero, Sergio Lucianetti, Aldo Rossi,
con Nicola Barbugian e Andrea Calgarotto La citt di Padova: saggio di analisi urbana, Officina, Roma 1970. Copertina.

125/208
Padova: il vuoto costruito dentro le mura, Marco Bragagnolo e Fabio Roncato.
Modello della citt
Padua intra moenia, Mirco Sparacino.
Planivolumetrico del progetto e attacco a terra

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Modello generale e del bastione di Porta Savonarola con le residenze collettive.

Nelle pagine seguenti. Padova, nuove forme dellabitare. Ritmo e variazione, Matteo Perbellini.
Planimetria della citt di Padova con inserimento del progetto.

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Limpianto planimetrico delle residenze organizzato attraverso il ritmo di pieni e vuoti. Schizzi e modello.

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Padova, nuove forme urbane, una darsena a Terranegra. Alberto Meneghin, Antonio Tamb.
Planivolumetrico e modelli del centro civico e delle residenze.

138/208
Il laboratorio di composizione architettonica assume come tema il progetto di architettura
come percorso logico, critico ed estetico di ideazione e configurazione della forma architet-
tonica.
Lobiettivo formativo che lo studente acquisisca la capacit culturale e tecnica di esprime-
re e formalizzare unidea di spazio architettonico attraverso le forme classiche del disegno
e del modello.
Il progetto inteso come descrizione ragionata di un procedimento estetico e spaziale
complesso.
Il riferimento di studio principale labitazione nei suoi elementi costitutivi.
Il laboratorio prevede lacquisizione del concetto di composizione architettonica assunta
come momento logico del progetto a partire dal suo significato originario di combinazione di
elementi in un insieme unitario e strutturato.
Elementi della composizione architettonica sono le forme e le strutture primarie del proget-
to, sono le regole, gli strumenti, le procedure del comporre.
Nel laboratorio lo studente porta a compimento unidea e un progetto di abitazione motivan-
do le scelte secondo un procedimento logico derivato dalla cultura dellarchitettura e dalla
posizione critica rispetto alla teoria della composizione architettonica.
Negli ultimi anni il laboratorio ha individuato diversi contesti nei quali gli studenti hanno
elaborato individualmente il proprio progetto di residenza. Un percorso che, dopo aver
toccato le rive del Danubio a Vienna, il territorio della citt di LAquila e lisola delle Vignole
nella laguna di Venezia, approda ora a Istanbul lungo il canale del Bosforo.
In queste pagine sono raccolti alcuni esiti del loro lavoro rappresentato attraverso modelli
alle diverse scale di approfondimento.
Il percorso del laboratorio inizia con una prima fase di studio del pensiero dei Maestri
dellarchitettura e dei loro progetti. Il laboratorio in corso, nellanno accademico 2013/14, ha

LA PRIMA CASA
affrontato lo studio di quattro archetipi abitativi: la casa ottomana, la casa anglosassone, la
casa giapponese e la casa romana. Il laboratorio prosegue con la progettazione di abitazioni

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE 1
lungo le rive del Bosforo a Istanbul.

Eleonora Mantese
con Nicola Barbugian, Alberto Cibinetto, Alioscia Mozzato, Ugo Rossi
coordinamento: Andrea Calgarotto
141/208
La casa ottomana, yali Kprl, Istanbul La casa ottomana, yali Kprl, Istanbul
Studenti: Enrico Fornasa, Maria Concetta Savignano Studenti: Riccardo Perazzolo, Veronica Lazzaro

142/208 143/208
La casa anglosassone: Richard Norman Shaw, Casa per Kate Greenaway, Londra La casa anglosassone: Richard Norman Shaw, Casa per Kate Greenaway, Londra
Studenti: Mattia Chinellato, Enyan Akyer Godwin Studenti: Riccardo Boscolo, Damiano Di Mele

144/208 145/208
La casa giapponese: Shokin-tei, Villa imperiale di Katsura
Studenti: Marco Felicioni; Matteo Bin, Stefano Pigozzo; Andrea Canova, Carlotta Covre, Mattia Mottisi, Elena Rigato

146/208
La casa romana: Casa del Fauno, Pompei
Studenti: Elena Boaretto, Migena Daka, Lorenzo Dal Pozzo, Chiara Montagner, Vyacheslav Okhvat, Maria Ramazzotto, Akira Sato, Giorgio
Trivellin, Michele Zammattio.

148/208
NellAnno Accademico 2010/11 il laboratorio si misurato con lo stesso tema assegnato agli studenti della Facolt di Architettura di
Firenze nel corso della Prof.ssa Maria Grazia Eccheli.
Modello planivolumetrico del progetto di Laboratorio di progettazione architettonica 1 per LAquila. Studenti: Manuel Minto, Davide
Pellizzari e Filippo Soffrizzi.
Nelle pagine seguenti modelli di Maddalena Gioco, Alessandro Mosetti, Lisa Miotello e Priscilla De Marchi.

150/208
Negli Anni Accademici 2011/12 il laboratorio ha affrontato il tema della residenza nellisola delle Vignole a Venezia.
Planimetria di inquadramento a cura di Andrea Calgarotto.
Nelle pagine seguenti modelli di Giovanna Girardi, Andrea Roverato, Egidio Cutillo, Alessio Milan, Arianna De Nardin, Valentina Ceneda,
Giacomo Cornale, Linda Simionato.
Schema planimetrico dellarea metropolitana di Venezia con la centuriazione di Camposampiero
nellhinterland veneziano e studi compositivi sul tema della tessitura-griglia.
Studenti: Diego Lucatello, Francesca Perer, Andrea Scarpa

Il far coincidere la complessit dellarchitettura con una riflessione sul metodo richiede di
trasformare il metodo in teoria dellarchitettura. Poich la teoria scaturisce dalla ricerca
e mira alla ricerca, si pu intendere larchitettura come operazione della composizione archi-
tettonica in relazione al suo carattere pluriscalare.
La ricerca affronta il tema Abitare la citt collegandosi da un lato ai problemi significativi
della memoria della composizione architettonica correlati a temi e figure che hanno deter-
minato la morfologia urbana e territoriale, dallaltro, ai problemi futuri legati al tema del
processo immaginativo del progetto architettonico in rapporto con la stratificazione di segni,
tracciati, trame, tessiture e pattern ripetuti.
Partendo dalla decodificazione necessaria delle tracce, si apre un campo persuasivo di
ricerca che indaga le nuove geografie come nuove figure e nuovi luoghi strutturali su cui
costruire un progetto. Il programma include la re-invenzione dei nuovi limiti esterni e interni
della citt e la ri-misurazione del paesaggio attraverso composizioni architettoniche che
mettono in relazione lo spazio pubblico con lo spazio abitativo, cercando nuovi modi di
abitare la citt.
Il caso dindagine la citt metropolitana di Venezia e, in particolare, una parte specifica
dellarcipelago veneziano che, oggi, esige azioni operative nuove e sperimentali per un
proprio futuro.
Si tratta della parte della laguna nord-orientale di Venezia, nellarea lagunare presso la
Bocca di Porto del Lido legata alle vicende del controllo delle acque e delle proposte
tecniche esistenti, in particolare dellisola delle Vignole con specifica attenzione allarea
dellex-siluripedio, trasformato poi in idroscalo.

ABITARE VENEZIA
... TUTTO CI CHE STA IN MEZZO I modelli e i disegni degli studenti sono stati realizzati nellambito del Laboratorio integrato di progettazi-
one 2 a.a. 2012-2013 tenuto da Gundula Rakowitz presso lUniversit Iuav di Venezia. Hanno collaborato gli
architetti: Michele Barbiero, Aldo Lamparelli e Davide Mazzucato.
Porta-ponte-porto La tesi di laurea Sguardi dallalto. Progetto di riqualificazione dellex idroscalo allisola delle Vignole di
Davide Crocoli stato discusso presso lUniversit Iuav di Venezia nel mese di marzo 2012; relatori: Ele-
onora Mantese e Gundula Rakowitz, correlatori: Agostino Capelli, Francesco Steffinlongo, Michele Barbiero,
Cristiana Eusepi, Aldo Lamparelli.
La tesi di laurea Vplus. Progetto di riqualificazione dellex idroscalo allisola delle Vignole di Giulio Zanetti
Gundula Rakowitz stata discussa presso lUniversit Iuav di Venezia nel mese di marzo 2013; relatore: Gundula Rakowitz,
correlatori: Michele Barbiero, Cristiana Eusepi, Matteo Guardini, Aldo Lamparelli.

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Lisola delle Vignole, lisola della Certosa e SantErasmo rappresentano il territorio residuo
di un litorale che chiudeva la laguna a nord-est di Venezia fino al Cinquecento. Si sviluppa
per circa novantatre ettari ed di propriet sia pubblica sia privata. Oggi il complesso pi
ristretto delle Vignole e dellisola della Certosa delimitato a nord dal canale di SantEra-
smo, ad ovest dal canale delle Navi o dei Marinai e ad est dal canale portuale del Lido, dove
stato costruito, a met Cinquecento, il Forte di SantAndrea1.
Lisola delle Vignole, detta anche delle sette vigne ha da sempre, assieme a SantErasmo,
una caratterizzante impronta agricola, pi specificamente, orticola.
Lantistante isola della Certosa, attualmente in previsione di riqualificazione a parco
lagunare, fondata come sede di un monastero agostiniano, dal 1199 al 1422, fino allarrivo
dei monaci Certosini che, da Firenze, vi rimasero fino al 1806. Napoleone Bonaparte destin
lisola ed i suoi manufatti ad uso militare per la lavorazione degli esplosivi e come poligono
di tiro. Questisola destinata ora a parco della laguna e a fungere da punto daccesso per
la navigazione da diporto alla citt di Venezia2.
Lisola delle Vignole si pone a ovest in stretta connessione con la contigua isola della Cer-
tosa, in una sorta di relazione diretta ma fisicamente separata. Esiste, inoltre, un rapporto
rilevante con lisola di SantErasmo a est e con la fascia del Lido a sud. Attualmente, con la
costruzione del progetto Mose, il territorio andr a confrontarsi direttamente anche con que-
sto nuovo sistema di porta-porto-ponte che insieme alla recente riqualificazione dellisola
della Certosa stabilisce una nuova centralit nellambito della laguna nord3.
Lelemento dellidroscalo sullisola delle Vignole costituisce uno dei nuovi luoghi di
connessione e relazione tra diverse parti della citt lagunare che vengono assunti tra i
temi e le figure. Questi luoghi possono definirsi in modo duplice: da un lato come spazi di
dilatazione e estensione plurima della scala architettonica, quindi come grandi interni o
interni convessi della citt e del paesaggio e dallaltro lato, come spazi di diminuzione e
restringimento multipli della scala architettonica, come piccoli interni o interni concavi a
loro volta entro il sistema architettura-citt-paesaggio.
Tali questioni hanno prodotto sperimentazioni progettuali nel corso del laboratorio di laurea
e del laboratorio di progettazione che rappresentano strutture teoriche della composizione
architettonica.

Inquadramento territoriale dellarea metropolitana lagunare di Venezia. Laureando: Giulio Zanetti

01. Baso Giuliana, Marisa Scarso, Tonini Camillo (a cura di), La Laguna di Venezia nella cartografia storica
a stampa del Museo Correr, Marsilio, Venezia 2003.
02. Cfr. i libri di Sergio Bettini, Forma di Venezia, con unintroduzione di Romanelli Giandomenico, Consorzio
Venezia Nuova, Venezia 2005 e di Enrico Concina (a cura di), Tra due elementi sospesa. Venezia,
costruzione di un paesaggio urbano, Marsilio, Venezia 2000.
03. Cfr. gli scritti nel libro Idea di Venezia. Atti del convegno 17/18 giugno 1988, Quaderni della Fondazione
Istituto Gramsci Veneto 3/4, Arsenale Ed., Venezia 1988.

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La ricerca prevede momenti di approfondimento di temi compositivi che investono,
simultaneamente, scale differenti e inquadrano cos il paesaggio naturale-artificiale della
metropoli lagunare come proprio luogo. Il rapporto inter- e pluri-scalare architettura-citt -
architettura-paesaggio viene proposto come fondamentale.
Si immaginano le vaste pianure liquide dellarcipelago lagunare veneziano come una com-
posizione di un grande quadro consistente di punti, linee, superfici continue o discontinue,
multicolori o monocrome oppure come composizione di una grande polifonia tonale o
atonale che contiene in s temi quasi musicali, ritmi, note, suoni e pause.
Questo quadro veneziano dominato da stratificazioni e trame quasi invisibili, vale a dire
dai molti canali sommersi che soltanto con le basse maree rivelano precisamente il loro
percorso. La rete canalizia storicamente costituiva il sistema di accesso alla laguna e lo
scheletro delle relazioni tra le isole. Ed proprio questo rapporto tra invisibile e visibile
che fa scaturire limmagine della Medusa veneziana, gi trattata precedentemente4, quella
Medusa che si trova sotto la superficie piana dellacqua, sotto il foro proteiforme, dove il
sistema dei canali minori e maggiori sommersi formano i capelli-serpenti piantati nel mare
della testa della Medusa.
Venezia Medusa, il suo sguardo: Venezia fissata dallo sguardo pietrificante di Medusa.
E qui Perseo muove alla sua ricerca per trovare i limiti del mondo conosciuto, dopo essere
entrato nella Medusa lagunare veneziana per la Bocca di Porto del Lido, una delle tre attuali
aperture della laguna verso il mare.
Attraverso lanalisi morfologica storica della laguna nord-orientale e, in particolare, delle
isole della Certosa, delle Vignole e di SantAndrea si cerca la disposizione degli elementi ca-
ratterizzanti esistenti in relazione agli elementi nuovi. Si avvia unoperazione compositiva di
trasposizione e invenzione di figure architettoniche che verificano la costruzione di rapporti
nuovi tra spazi vuoti e spazi pieni misurando proprio lo spazio in mezzo, lo Zwischenraum,
il silenzio compositivo che lega, interrompendolo e che interrompe, legandolo, il ritmo
dellinsieme5. I vuoti urbani, nel loro essere luoghi delle antitesi, rappresentano da un
lato gli eventi di discontinuit e frattura nelle tessiture delle trame della citt lagunare,
dallaltro lato le figure pi immediatamente comprensibili6.

La medusa Veneziana. Disegno di Gundula Rakowitz

04. Cfr. Gundula Rakowitz, La Medusa Veneziana, in ARCHINT - architettura intersezioni, n. 7, novembre
1999, pp. 108-113.
05. Cfr. Mart Ars Carlos, Silenzi eloquenti. Borges, Mies van der Rohe, Ozu, Rothko, Oteiza (ed. it),
Marinotti Edizioni, Milano 2002.
06. Tali questioni cercano di riconsiderare il concetto di vuoto urbano definito da Giuseppe Samon in
occasione del concorso internazionale per la Nuova Sacca del Tronchetto a Venezia del 1964 attraverso una
procedura che si attua secondo quattro distinte fasi operative: perimetrazione, sottrazione, diradamento e
inserimento. Tale procedura si mostra con la paradigmaticit dellesempio estremo nel noto progetto del
gruppo Samon, denominato da Gianugo Polesello, membro del gruppo, Progetto Novissime.

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Morfologia storica delle Vignole.
Le Corbusier, Le dsastre contemporain ou la libert totale de lespace?, da Oeuvre Complete, vol. IV,
1938-46.
Planivolumetrico del progetto Sguardi dallalto. Progetto di riqualificazione dellex idroscalo allisola delle
Vignole. Laureando: Davide Crocoli
La questione dello Zwischenraum, non pi come luogo di risulta, ma come luogo di progetto,
cerca un confronto progettuale dialettico sia con le tessiture urbane, come pieni materiali,
sia con le composizioni per spazi vuoti, come pieni potenziali. La qualit compositiva dello
Zwischenraum diventa componente fondamentale per la questione dellabitare la citt, in
quanto luogo in mezzo capace di relazionarsi, simultaneamente, sia con lo spazio pubblico
sia con quello privato7.
Tra i molteplici Zwischenrume veneziani, luoghi possibili di trasformazione, la scelta va
proprio allarea di Venezia nord-orientale, in quanto luogo di grandi potenzialit compositive.
Allinterno della laguna nord-orientale, sullisola delle Vignole, fra i due estremi temporali,
segnati anche dai caratteri dei luoghi in un rapporto sempre mutevole tra tempi della storia
e figure dei luoghi, si individuano due luoghi e punti cruciali come principio per il progetto: il
Forte di SantAndrea e il Siluripedio.
Al Forte di SantAndrea, detto anche Castel Nuovo, corrispondeva anticamente, dalla parte
opposta dellingresso portuale alla Laguna, la lunga lingua sabbiosa del Lido, sulla cui
estremit settentrionale sorgeva un tempo una torre di avvistamento e di guardia, detta
anche Castel Vecchio. Nel suo insieme il sito prendeva pertanto il nome di Do Castelli o
Li do Castelli.
Agli inizi del Cinquecento Michele Sanmicheli diventa il grande consulente dellarchitettura
bellica della Repubblica di Venezia. Il Consiglio nel 1531 delibera che i provveditori alle
acque con il Sanmicheli dovessero esaminare le acque, i lidi e la zona de Li do Castelli. Il
Sanmicheli, mettendo in risalto la facilit con la quale una squadra navale nemica poteva
entrare a Venezia, propone la costruzione di due castelli, uno per ciascuna parte dellentrata
del porto.
Nel 1535 venne deliberata la costruzione dei due nuovi castelli, uno a San Nicol e uno a
SantAndrea; questultimo venne subito iniziato a partire dal 1543 su progetto dello stesso
Sanmicheli e ultimato nel 1571. In caso di guerra veniva tirata una robusta catena tra i
due castelli con al centro una zattera armarta, la cosiddetta gaggiandra, per impedire il
passaggio alle navi nemiche.
In pianta, il Forte di SantAndrea si presenta come un trapezio isoscele schiacciato con la
parte verso il mare prominente e curvilinea, a bastione. Al suo culmine si trova un frontone
di tre arcate con bugne in pietra dIstria, dotato di lesene e trabeazione.

Modello del progetto Vplus. Progetto di riqualificazione dellex idroscalo allisola delle Vignole e in partico-
lare dellarea tra il Forte SantAndrea e lex Siluripedio. Laureando: Giulio Zanetti

07. Cfr. Massimo Cacciari, Abitare, Pensare, in Casabella, n. 662 - 663, dic. 1998 - gen. 1999, pp. 2-5.

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Nonostante la cura del dettaglio architettonico-costruttivo, non fu affatto trascurato del porto di Vinezia. [] si aspettava da lui, oltre alla bellezza e fortezza dellopera, singolare
nemmeno quello difensivo, giacch la Serenissima affianc al Sanmicheli un esperto nella industria nel fondare s veramente in luogo paludoso, fasciato dogni intorno dal mare e
persona del colonnello Antonio da Castello. Ne nacque cos un impianto architettonico bersaglio de flussi e riflussi, una machina di tanta importanza. [] I quali fondamenti
bifronte, con attenzione sia agli aspetti compositivi civili sia a quelli militari formato da fatti, poi che furono lasciati riposare abastanza, edific Michele sopra quelli una terribile
una serie di quaranta cannoniere disposte a raggiera e a pelo dacqua, cui si aggiunsero fortezza e maravigliosa, murandola tutta di fuori alla rustica con grandissime pietre dIstria,
altrettante batterie per dare la possibilit di raddoppiare il volume di fuoco. che sono destrema durezza e reggono ai venti, al gielo et a tutti i cattivi tempi, onde la
detta fortezza, oltre allessere maravigliosa rispetto al sito nel quale edificata, anco, per
Scrive Giorgio Vasari nelle sue Vite a proposito di Michele Sanmicheli e il Forte SantAndrea: bellezza di muraglia e per la incredibile spesa, delle pi stupende che oggi siano in Europa e
rappresenta la maest e grandezza delle pi famose fabriche fatte dalla grandezza de roma-
Ritornato poi il San Michele a Vinezia, dove fu molto lodato per lopere fatte in levante in ni. [] pare tutta fatta dun sasso e che intagliatosi un monte di pietra viva, se gli sia data
servigio di quella republica, deliberarono di fare una fortezza sopra il Lito, cio alla bocca quella forma, cotanto sono grandi i massi di che murata e tanto bene uniti e commessi

Attacco a terra del progetto Vplus. Progetto di riqualificazione dellex idroscalo allisola delle Vignole e in
particolare dellarea tra il Forte SantAndrea e lex Siluripedio. Laureando: Giulio Zanetti

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insieme, per non dire nulla deglaltri ornamenti, n dellaltre cose che vi sono, [] Essendo
questa grandissima machina condotta al termine che si detto, alcuni maligni et invidiosi
dissero alla Signoria che ancor che ella fusse bellissima e fatta con tutte le considerazioni,
ella sarebbe nondimeno in ogni bisogno inutile e forse anco dannosa; perci che nello
scaricare dellartiglieria, per la gran quantit e di quella grossezza che il luogo richiedeva,
non poteva quasi essere che non saprisse tutta e rovinasse. Onde, parendo alla prudenza di
que signori che fusse ben fatto di ci chiarirsi, come di cosa che molto importava, fecero
condurvi grandissima quantit dartiglieria e delle pi smisurate che fussero nellarsenale,
et empiute tutte le canoniere di sotto e di sopra e caricatole anco pi che lordinario, furono
scaricate tutte in un tempo; onde fu tanto il rumore, il tuono et il terremoto che si sent,
che parve che fusse rovinato il mondo, e la fortezza con tanti fuochi pareva un Mongibello
et un inferno, ma non per tanto, rimase la fabrica nella sua medesima sodezza e stabilit, il
senato chiarissimo del molto valore del San Michele, et i maligni scornati e senza giudizio, i
quali avevano tanta paura messa in ognuno, che le gentildonne gravide, temendo di qualche
gran cosa, serano allontanate da Vinezia.8

Il Forte SantAndrea rappresenta unopera architettonica bifronte come perfetta macchina


sia militare sia civile-urbana con cui confrontarsi compositivamente per dare una nuova
dimensione futura alla citt metropolitana di Venezia9.
La fisionomia delle Vignole viene radicalmente modificata dalla costruzione del Siluripedio,
ottenuto interrando larea compresa tra il Forte SantAndrea, largine della Garzina e le
Vignole. Nel 1886 la citt di Venezia, in collaborazione con la Berliner Maschinenbau-Aktien-
gesellschaft, fece scavare un bacino lungo ottocento metri, largo cinquanta e profondo otto
presso il Forte di SantAndrea, al fine di eseguire in esso le prove di lancio dei siluri. Tale
intervento si inserisce nella radicale trasformazione del porto di Lido, secondo il progetto
di Tommaso Mati e Antonio Contin, realizzato chiudendo definitivamente le altre bocche
dellantico sistema dei Tre Porti e convogliando, con un sistema di dighe, il flusso delle
acque nel solo porto di San Nicol di Lido10.

Vista zenitale del modello del tessuto abitativo del progetto. Laureando: Giulio Zanetti

08. Cfr. Giorgio Vasari, Le vite de pi eccellenti pittori, scultori, e archi tettori, prima ed. Firenze 1550, sec.
ed. 1568; si veda in particolare Vita di Michele San Michele Architettore Veronese; ed. consultato Grandi
Tascabili Economici Newton, Roma 1997, pp.1045-1046.
09. Cfr. Mauro Marzo (ed.), Fortified Places in the venetian lagoon, Festival Architettura Edizioni, Parma
2012
10. Cfr. Zucconi Guido, La grande Venezia. Una metropoli incompiuta tra Otto e Novecento, Marsilio, Venezia
2002

175/208
Sezioni del progetto Vplus. Progetto di riqualificazione dellex idroscalo allisola delle Vignole. Laureando: Giulio Zanetti

Nelle pagine seguenti. Attacco a terra del progetto Sguardi dallalto. Progetto di riqualificazione dellex idroscalo allisola delle Vignole.
Laureando: Davide Crocoli

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Gi nel 1901 la produzione di siluri e, in seguito, le prove di lancio, si era fermata. Prima e dissonanze e attraverso disegni e modelli che re-interpretano la questione della connessio-
durante la Prima guerra mondiale lex siluripedio venne utilizzato come darsena dellaero- ne di architettura e luogo.
scalo militare per gli idrovolanti dellEsercito italiano. Attualmente lidroscalo usato dal Il tema specifico del progetto di ricerca, sperimentato anche nella didattica, Abitare
Battaglione Lagunari come darsena per i mezzi anfibi con lintenzione di una riconversione Venezia. Lisola delle Vignole nella laguna veneziana. Si tratta di affrontare la questione
da uso militare ad uso civile, inserendo lidroscalo in un pi ampio disegno a scala laguna- dellabitare temporaneo in rapporto con la questione dello spazio pubblico e comune
re-metropolitana. seguendo due modelli abitativi. Il primo propone il tema Abitare sotto ununica copertura
Le due figure del Forte di SantAndrea e del Siluripedio, certamente cos diverse tra loro e lungo il waterfront dellex-siluripedio e il secondo Abitare la tessitura urbana allinterno
lontane nel tempo, nella funzione e nel luogo, rappresentano due fatti autonomi dai quali del tessuto agricolo dellisola, operando in entrambi i casi un intreccio tra spazi pubblici,
procedere. La compresenza di questi due elementi dissonanti che possono coesistere e semipubblici e privati e riattivando i servizi nautici e aeronautici.
possono essere assunti nelle loro diversit, costituisce il punto di partenza del progetto. Vista la rilevante densit residenziale nel secondo caso, si ritenuto di tornare a cercare
La ricerca si propone di costruire un progetto come una sequenza di prove fondate sulle esempi abitativi nella citt di Venezia, ma non solo. Le corti veneziane, strette e circon-

Pianta, prospetti e sezione del progetto Abitare sotto ununica copertura lungo il waterfront dellex
idroscalo. Studenti: Francesco DAurelio e Federica Pardini.

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date da alte mura, permettono di usufruire di uno spazio intimo e indispensabile, che pu delle aviosuperfici, dallaltro permettendo la scoperta del paesaggio lagunare adatto a
diventare giardino, spazio ludico, orto, luogo di lavoro comune etc. Nelle sperimentazioni porsi come struttura urbana di addensamento: luoghi che diventano nuovi porte-ponti-porti
progettuali del denso tessuto abitativo gli elementi strutturali dei setti verticali dividono gli interni alla medusa veneziana.
spazi tra le case e sono organizzati assecondando il tessuto esistente dellisola, diventando Scrive Georg Simmel in Ponte e porta11:
punto di contatto tra il nuovo intervento e il carattere dellisola.
La ricerca presume, inoltre, la riqualificazione del bacino del Siluripedio e la riattivazione Astraendo due cose dalla imperturbata situazione delle cose naturali, per designarle come
delloriginaria funzione dellidroscalo, infrastruttura capace di attivare nuove e molteplici separate, noi le abbiamo gi, nella nostra coscienza, messe in relazione luna allaltra, le
dinamiche territoriali, da un lato inserendo lisola delle Vignole nella fitta rete nazionale abbiamo fatte risaltare entrambe, insieme, nei confronti di tutto ci che sta in mezzo.

11. Georg Simmel, Brcke und Tr, in Der Tag, n. 683, Berlin 1909, pp.1-3: Indem wir aus der ung-
estrten Lagerung der natrlichen Dinge zwei herausgreifen, um sie als getrennt zu bezeichnen, haben
Modello del progetto Abitare sotto ununica copertura lungo il waterfront dellex idroscalo. Studenti: Mario wir sie schon in unserem Bewutsein aufeinander bezogen, haben diese beiden gemeinsam gegen das
Conti, Giulia Longo, Ludovica Marcadella Dazwischenliegende abgehoben.

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Progetti di ricerca
Le ragioni della scelta di una ricerca che riguarda il tema Abitare la citt Istanbul
Theatrum Mundi nascono dallinteresse per la complessit indotta dalla trasformazione
della citt in metropoli.
Le molte facce della metropoli, composte attraverso ritmi di vita, spazi e capricci estetici e
politici che determinano la sua complessit hanno un concreto e ideale apparentamento con
Venezia che resta il punto di partenza e di arrivo di ogni nostra ricerca.
Istanbul e Venezia sono entrambe citt-mondo nel senso che racchiudono significati plurimi,
compresenze e interazioni probanti che gli innesti culturali, fisici, mentali sono forieri di
illimitata vivacit.
La trasformazione della citt in metropoli ha messo in crisi molte categorie di lettura dello
sviluppo della citt e necessit dellintroduzione di molte altre parole-chiave in un ambito
che vede la citt travolta da flussi ed eventi che mettono in crisi i modi di vita consolidati.
Il programma di lavoro prevede:
1.La costituzione dellAtelier di laurea sullarea di Beyoglu che va da Galata al primo ponte
sul Bosforo, unarea caratterizzata da un alto grado di mixitude funzionale.
2.Il consolidamento dei rapporti interuniversitari con le Facolt di Architettura di Istanbul
anche attraverso la presenza culturale tedesca, olandese e svedese nella forma dei
programmi delle Fondazioni. In particolare in via di consolidamento il rapporto con la
Fondazione della Bosphorus University.
3.Il consolidamento dei rapporti con le numerose Istituzioni culturali che arricchiscono il
panorama della citt dalla Biennale dellArte, alla Biennale del Design, agli Archivi SALT e
SALT Beyoglu.
4.Lapprofondimento degli studi su alcuni architetti turchi da Sedad Eldem al suo allievo
Turgut Cansever e lapertura della ricerca a una vasta area tematica degli architetti delle
minoranze armene, levantine, ebraiche, greche.

ISTANBUL 5.Lapprofondimento dei materiali di ricerca prodotti da Bruno Taut nel suo esilio a Istanbul.
6.Lo studio degli spazi abitativi nelle diverse declinazioni del passato e del contemporaneo.

THEATRUM MUNDI

Eleonora Mantese

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In un momento di crisi della cultura urbana e di riduzione dellarchitettura a oggetto
spettacolarizzato, dove i progetti sono frequentemente risolti come casi a s o sommatoria
di singole architetture indifferenti alle loro relazioni, sembra imprescindibile una riflessione
disciplinare sul tema dellHousing con un atteggiamento metodico e teorico, rivolto alla
ricerca di modi e di strumenti che possano avere un ampio grado di generalit e che possano
corrispondere a nuovi modi di intendere la casa.
In particolare, questa ricerca riguarda lesplorazione dei nuovi modi di abitare e di lavorare
con un atteggiamento rivolto a focalizzare il tema della commistione funzionale e della
progettazione di tipologie residenziali in relazione ai luoghi collettivi. Si tratta di sviluppare
un aspetto del vasto programma teorico e progettuale sul tema dellHousing con lobiettivo
di realizzare una mappatura geografico-progettuale delle principali tendenze innovative in
atto nel recupero, nella riqualificazione e nella metamorfosi di parti significative di citt.
La ricerca mira a implementare il patrimonio di conoscenze caratterizzante il Dipartimento
di Culture del Progetto guardando ai modi, alle forme, alle figure dellabitare attraverso
il superamento della distinzione fra i diversi livelli dimensionali del progetto. In rapporto
alle trasformazioni in aree urbane appartenenti allo spazio della citt, la ricerca, vuole
mettere in luce loperazione sincretica dellinterscalarit progettuale. Questa specificit,
unattitudine progettuale a pensare la qualit del progetto abitativo non in successione
scalare, dalla grande alla piccola scala, sar dimostrata attraverso progetti esistenti e
progetti dei componenti dellunit di ricerca.
A rafforzare lintrinseco rapporto tra attivit di ricerca e attivit didattica, i materiali
scientifici/documentali selezionati stabiliranno un raccordo diretto con lassetto attuale
della Laurea triennale che vede i diversi aspetti dellHousing come questione prioritaria del
corso di studi. La ricerca intende, inoltre, ampliare in contesto europeo gli ambiti entro cui
sviluppare progetti di tesi sul tema dellabitare collettivo.
Nellambito della ricerca, avviata la costituzione di un Osservatorio-Iuav sulla casa che ha
come obiettivo la mappatura della ricerca Iuav sul tema dellHousing, in relazione ai diversi

NEW WAYS OF HOUSING AND WORKING


saperi disciplinari, e la creazione di una base dati e di una rete tra i partecipanti alle diverse
ricerche.

UNA MAPPATURA GEOGRAFICO-PROGETTUALE

Cristiana Eusepi
Mappa digitale di Londra - London Axial Map, www.spacesyntax.com

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Punto di partenza per lo sviluppo futuro della ricerca la relazione tra costruire anonimo e
architectura cum tempore, analizzando gli studi dellarchitetto viennese Roland Rainer,
metafora di Vienna come sintesi di influssi culturali, figura che implementa nella sua opera
suggestioni, immagini e teorie che emergono dai suoi numerosi viaggi nel Medioriente e
Cina1.
In che senso porre la questione dellAnonymes Bauen? Delledificare, del costruire, del
fabbricare e del comporre non legati a un nome? E perch lessere-senza-nome non
comporta necessariamente assenza di qualit? Anzi, proprio lanonimato di una cultura
architettonica pu esprimere la massima qualit compositiva, che Rainer cerca nei luoghi
geograficamente a lui pi vicini, nel Nordburgenland, per poi spingersi sempre pi lontano,
fino allOriente.
Si costituisce una bipolarit: da un lato il costruire anonimo permane uguale per lunghi
periodi in quanto legato al sito, dallaltro lato larchitettura con-temporanea libera dal
sito ma dipendente dai tempi. Se si costituisce cos la polarizzazione dialettica tra vincoli
di luogo e indipendenza dal tempo da un lato e di assolutezza dal luogo e dipendenza dal
tempo e dai tempi plurali dei linguaggi dallaltro, chiaro che il rapporto problematico tra
natura e artificio un tema senza tempo alla base di molte esperienze dellarchitettura
moderna e contemporanea richiede di essere ripensato attraverso formulazioni differenti e
diversi esempi.
Il tema della relazione fra spazio pubblico e spazio privato allinterno delle molteplici opere
di Rainer sar oggetto di studio e ricerca, intrecciato con suoi scritti teorici raccolti nel libro
An den Rand geschrieben. Wohnkultur-Stadtkultur del 2000. Si pensa in particolare alla
Gartenstadt Puchenau lungo larea del Danubio vicino a Linz e alla Siedlung Mauerbach a
Vienna che esprimono idee di un abitare responsabile politico e sociale, ma anche ad alcune
architetture pubbliche allinterno del suo Stadtentwicklungsplan per Vienna, il piano di

ANONIMIT E sviluppo di espansione urbana e la riqualificazione delle aree periferiche.


Dalla citt-giardino alla casa-giardino Rainer cerca di trovare in contesti pluriculturali nuove

ARCHITECTURA CUM TEMPORE proposte architettoniche a questioni antiche: dare una qualit senza nome per labitare sia
la casa anonima sia la citt anonima.

QUESTIONI APERTE Foto aerea della periferia di Kerman nellIran; foto Geographic Society Iran; da R. Rainer, Anonymes Bauen
Roland Rainer im Iran, Akademische Druck- und Verlagsanstalt, Graz 1977, p.150

01. Cfr. R. Rainer, Anonymes Bauen im Nordburgenland, Verlag Welz, Salzburg 1961; R. Rainer, Anonymes
Bauen im Iran, Akademische Druck- und Verlagsanstalt, Graz 1977; R. Rainer, Die Welt als Garten: China,
Akademische Druck- und Verlagsanstalt, Graz 1976; R. Rainer, An den Rand geschrieben. Wohnkultur
Gundula Rakowitz Stadtkultur, Blau, Wien Kln Weimar 2000; R. Rainer, Das Werk des Architekten 1927-2003, Springer,
Wien-New York 2003.

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Abitare la citt. Housing
a cura di Mirco Sparacino

Dal 2005 al 2013 le ricerche PRIN:


_Requisiti di qualit nella costruzione dellambiente e degli edifici, anno 2005, coordinatore nazionale
Luciano Semerani.
_Tecniche di progettazione degli insediamenti residenziali, anno 2007, coordinatore nazionale Antonio
Monestiroli.
_I luoghi della residenza. Criteri per la progettazione e la valorizzazione delle aree e degli edifici
residenziali, anno 2009, coordinatore nazionale Gino Malacarne.

hanno dato i seguenti esiti:


_Luciano Semerani, a cura di, La casa. Forme e ragioni dellabitare, Skira, Milano 2008.
_Luciano Semerani, Antonio Monestiroli, a cura di, La casa. Le forme dello stare, Skira, Milano 2011.
_Gino Malacarne, a cura di, La casa. Forme e luoghi dellabitare urbano, Skira, Milano 2013.
_Eleonora Mantese, a cura di, Abitare con. Ricercario per unidea collettiva dellabitare, Canova,
Treviso 2010.
_Eleonora Mantese, Isolario domestico: progetti da abitare, Canova, Treviso 2012.
_Eleonora Mantese, House and Site, Florence University Press, Firenze 2014.
_Eleonora Mantese, Two projects for shared housing/Due progetti per un abitare condiviso, Festival
Architettura Edizioni, Parma 2010.

A - Alcuni testi sono stati fondamentali per lapproccio alla ricerca:


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Autori

Eleonora Mantese
Docente di Composizione architettonica e urbana del Dipartimento di Culture del progetto dellUniversit IUAV di Venezia. Membro del
collegio docenti del Dottorato di ricerca in Composizione architettonica della Scuola di Dottorato di Venezia. Ha ottenuto molti premi
e segnalazioni per concorsi e progetti di architettura. La sua ricerca attualmente rivolta ai modi e alle forme dellabitare e agli studi
sulla citt e il progetto. Vive e lavora a Venezia.
Nicola Barbugian
Architetto e dottorando in Composizione architettonica presso lUniversit IUAV di Venezia con una tesi sulla figura di Antonio SantElia.
Collabora alla didattica e alla ricerca presso la stessa universit. Ha collaborato alla Collezione Farnesina Design presso il Ministero
degli Affari Esteri a Roma. Svolge attivit progettuale partecipando a concorsi nazionali e internazionali. Vive e lavora tra Padova,
Venezia e Roma.
Andrea Calgarotto
Architetto e dottorando in Composizione architettonica presso lUniversit IUAV di Venezia con una tesi sul pensiero e lopera di Auguste
Perret. Collabora alla didattica e alla ricerca presso la stessa universit. Svolge parallelamente attivit progettuale; partecipa a concorsi
nazionali e internazionali. Vive e lavora tra Vicenza e Venezia.
Alberto Cibinetto
Architetto e partner dello studio Clinicaurbana di Treviso. Collabora alla didattica presso lUniversit Iuav di Venezia; tra le attivit di
insegnamento si segnala il Workshop Wave 2013 tenuto dallo studio Clinicaurbana presso la stessa facolt.
Da diversi anni si occupa di visualizzazione architettonica ed partner e fondatore di Studio CbCs. Vive e lavora tra Treviso e Venezia.
Cristiana Eusepi
Dottore di Ricerca in Composizione architettonica Universit IUAV di Venezia. Docente a contratto in composizione architettonica e
urbana. Tutor al Dottorato di Composizione architettonica-Iuav. Ha partecipato a numerose ricerche universitarie incentrate sul tema
dellabitare collettivo. Attualmente titolare di un assegno di ricerca dal titolo New Ways of Housing and Working: una mappatura
geo-politica e una relazione architettonica interscalare, Iuav-DCP. Vive e lavora a Venezia.
Alioscia Mozzato
Architetto e Dottore di ricerca in Composizione Architettonica Universit IUAV di Venezia. Collabora alla didattica e alla ricerca presso
la stessa universit. Ha partecipato a concorsi di progettazione nazionali ed internazionali ottenendo premi e segnalazioni. Affronta
tematiche relative allabitare sociale e attualmente si occupa dei processi di trasformazione delle forme e dei luoghi della produzione
contemporanea. Vive e lavora a Venezia.
Gundula Rakowitz
Ricercatrice in Composizione architettonica e urbana del Dipartimento di Culture del progetto dellUniversit Iuav di Venezia. Dottore di
ricerca in Composizione architettonica e membro del collegio docenti dello stesso dottorato della Scuola di Dottorato di Venezia. Tra i
temi, affrontati in molte ricerche ministeriali partecipando a convegni nazionali e internazionali: composizione architettonica nel suo
carattere pluriscalare, Zwischenraum, mimesis et inventio. Vive e lavora tra Venezia, Vicenza e Vienna.
Immagine pp. 12-13. Le Corbusier, Venezia dallalto, in P. Duboy, Croquis de voyages et tudes / Le Corbusier, La Quinzaine littraire,
Parigi, 2009 Ugo Rossi
Immagine pp. 92-93. Dispositivi abitativi in legno - chiostri di Santa Giustina, Padova. Dottore di ricerca in Composizione architettonica - lUniversit IUAV di Venezia con una tesi sulla figura di Bernard Rudofsky. Collabora
Immagine pp. 122-123. Aula magna dellUniversit Iuav di Venezia, immagine darchivio. alla didattica e alla ricerca presso la stessa universit. Ha partecipato a ricerche di interesse nazionale incentrate sul tema dellabitare
Immagine pp. 184-185. Le Corbusier, Istanbul, in E. Kortan, Larchitecture et lurbanisme turc par les yeux de Le Corbusier, Boyut, 2005. collettivo. Svolge attivit progettuale partecipando a concorsi nazionali e internazionali. Vive e lavora tra Treviso e Venezia.
Immagine pp. 206-207. Fausto Melotti, Il Canal Grande, 1963.