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Universit Iuav di Venezia

Dipartimento di Culture del Progetto


quaderni della ricerca

Immagini, rappresentazioni
metamorfosi migrazioni ombre

Universit Iuav di Venezia - dipartimento di Culture del Progetto


Quaderni della ricerca
Copyright MMXIII
ARACNE editrice S.r.l.
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di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi
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senza il permesso scritto dellEditore.
Progetto grafico di Luciano Comacchio - MeLa Media Lab
I edizione: febbraio 2014

Immagini, rappresentazioni
metamorfosi migrazioni ombre
a cura di Malvina Borgherini

gruppo di ricerca Immagini, rappresentazioni

unit di ricerca
Laboratorio di teoria delle immagini LABIM
Rappresentazione

Indice
06 premessa
Fabrizio Gay

unit di ricerca Laboratorio di teoria delle immagini LABIM


10 declaratoria / mission
Angela Mengoni
16 Ri-montaggi
Angela Mengoni
22 Euristiche
Fabrizio Gay
34 Documentaria
Marco Bertozzi
40 Arte visiva contemporanea
Angela Vettese

unit di ricerca Rappresentazione


49 il contesto disciplinare e lambito di ricerca
Malvina Borgherini, Emanuele Garbin
60 Antropometrie affettive
Malvina Borgherini
68 Imago rerum
Agostino De Rosa
74 La forma dello sguardo, la materia del disegno
Emanuele Garbin
82 Iconologie, esperienze
Renato Rizzi
88 Geometrie configurative
Giuseppe DAcunto
94 biografie
102 bibliografia

PREMESSA
Fabrizio Gay

Nel quadro della presentazione delle attivit di ricerca del Dipartimento di Culture del
Progetto dellUniversit Iuav di Venezia, si descrivono in questo quaderno i profili di
due unit di ricerca, quella del Laboratorio di teoria delle immagini LABIM e quella di
Rappresentazione, vicine per temi affrontati e riconducibili allampio ambito dei Visual
studies, tuttavia distinte per le loro diverse storie e per i loro specifici progetti di ricerca.
I termini immagine e rappresentazione, in realt molto simili, indicano gi di per s due
direzioni di ricerca pi ancora che due oggetti completamenti distinti.
A voler essere precisi si pu dire che la rappresentazione una pratica simbolica,
cio codificata convenzionalmente in relazione a un qualche referente che vi si dice
rappresentato, e quindi presuppone un uso rappresentativo delle immagini; mentre invece
limmagine un oggetto pi generale, che non si riferisce necessariamente ad alcuna
rappresentazione, ma solo al costituirsi di una presenza e di una forma che si realizzano
in materie sensibili differenti (non solo quella visiva, ma anche quella acustica, olfattiva,
cinestetica...).
Se di immagini e di rappresentazione com ovvio si occupano entrambe le unit, le
specificit vanno cercate fondamentalmente nei metodi di ricerca, nella loro riferibilit a
tradizioni disciplinari, teorie e comunit scientifiche differenti.
In massima sintesi lunit di ricerca del Laboratorio di teoria delle Immagini LABIM, si
occupa prevalentemente di artefatti visuali dal punto di vista dellantropologia, della
semiotica delle immagini, come pure della storia e della critica delle arti. Lunit di ricerca
Rappresentazione si occupa allo stesso modo di artefatti visuali, in special modo opere e
disegni di architettura, letti in riferimento alla fenomenologia e alla storia dei metodi di
rappresentazione.

Cy Twombly, Panorama, 1955

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unit di ricerca LABIM

DECLARATORIA / MISSION
laboratorio di teoria delle
immagini LABIM
Angela Mengoni

Il contesto disciplinare: lorizzonte plurale della teoria delle immagini


Il Laboratorio di teoria delle immagini LABIM ununit di ricerca che opera presso
lUniversit Iuav di Venezia in seno al Dipartimento di Culture del progetto. Fondato nel
2013, in esso sono confluite le esperienze delle unit di ricerca che negli anni precedenti
hanno sviluppato attivit nellambito delle teorie del visivo, delle pratiche mediali, della
storia e teoria delle arti, della riflessione epistemologica sul visivo. In particolare sono
confluite nel centro le seguenti unit di ricerca: Archivi del visibile. Cinema, fotografia e
televisione fra memoria e progetto; Lisav Laboratorio internazionale di semiotica a Venezia;
Venice Biennale Study Group.
Il Laboratorio di teoria delle immagini riunisce studiosi provenienti da diversi orizzonti
disciplinari i cui interessi e attivit sia di ambito teorico che progettuale incrociano il
vasto orizzonte di riflessione sulle immagini, oggi al centro di un dibattito internazionale
che attraversa differenti tradizioni tra cui la Bildwissenschaft di area germanofona, i Visual
Studies e Visual Culture Studies di area anglosassone, la tradizione francese di storia e
teoria dellarte e del linguaggio cinematografico che ha accolto istanze di tipo antropologico,
cos come la semiotica dellimmagine.
Si tratta di un vasto orizzonte di studi che indaga le dinamiche della cultura visuale senza
privilegiare una domanda teorico-ontologica (cosa limmagine?), ma situando piuttosto
le pratiche dellimmagine nei modi di circolazione, di stratificazione temporale e memoriale
che attraversano luniverso visivo inteso come universo culturale. Alcune di queste tradizioni
hanno stimolato importanti affermazioni istituzionali di nuovi settori di ricerca e centri di
studio transdisciplinari, come avvenuto allinizio dagli anni Novanta con la cosiddetta
svolta iconica in area tedesca o con i tanti dipartimenti di Visual Studies negli Stati Uniti.
In altri casi si trattato, e si tratta, di costellazioni di studiosi e ricerche legate a luoghi
e congiunture specifiche e peculiari. Nel contesto universitario italiano, la fondazione di un
centro di studi dedicato alla teoria delle immagini intende anzitutto sottolineare il gesto
di rottura epistemologica che caratterizza questo pur variegato orizzonte: la necessit di
cogliere, riconoscere ed esplorare lintelligenza visiva degli oggetti, cio la loro capacit
di articolare complesse logiche del senso in autonomia di mezzi, attraverso il loro peculiare
modo di fare appello alle qualit sensibili dei diversi supporti e dispositivi. Ci implica una

Robert Rauschenberg, Rebus (part.), 1955


New York, The Museum of Modern Art

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discussione dei modelli epistemologici che hanno tradizionalmente subordinato in modi e


misure differenti il senso prodotto dalla dimensione visiva di oggetti complessi ai codici
e ai modelli del linguaggio verbale, per porre invece al centro della riflessione i modi di
produzione della conoscenza articolati dalla e nellimmagine, cos come la questione in
larga misura antropologica dellefficacia o agency delle immagini. Pur individuando
nellimmagine intesa nella sua dimensione materiale artistica o no un oggetto di
ricerca cruciale, questo orizzonte si interroga dunque sullo statuto di ci che chiamiamo
immagine allintersezione e nella traduzione tra linguaggi e supporti differenti, tra le sfere
della materialit e dellimmaginazione, della memoria culturale e dei modelli di conoscenza.

Temi e aree di ricerca


Le diverse aree di indagine del Laboratorio di teoria delle immagini LABIM sono
caratterizzate da alcuni nuclei comuni di riflessione: da un lato, la centralit della visualit
degli oggetti ed il riconoscimento della resistenza ed intelligenza propri di questa
dimensione figurale pi che iconografica o figurativa, dalle arti visive al cinema, dagli spazi
delle pratiche curatoriali agli oggetti dellarchitettura; dallaltro una certa estensione ed
apertura del dominio di appartenenza degli oggetti di indagine e una interrogazione della
loro definizione e del loro statuto estetico, storico artistico, antropologico (potremmo
riassumere questa interrogazione nella domanda che cosa arte?, domanda che
attraversa sia la riflessione filosofica ed epistemologica che le pratiche e gli studi
curatoriali). Possiamo dunque dire che per teoria delle immagini si intende qui linsieme
di quegli approcci che si concentrano sul pieno riconoscimento dellintelligenza visiva
degli oggetti siano essi artistici, estetici o culturali e che intendono esplorare le
dinamiche di questo pensare visivamente a partire dalla pluralit delle immagini nella
loro ineludibile specificit culturale, formale e materiale. Il mantenimento del plurale
(immagini) nel nome dellunit di ricerca indica proprio la convinzione che gli oggetti
plurali e storicamente situati, cos come il dialogo tra le differenti tradizioni intellettuali
e disciplinari, costituiscano lunico accesso possibile ad una riflessione produttiva sullo
statuto dellimmagine. Il progetto di una teoria delle immagini non sar allora quello di
unindagine esclusivamente filosofica o concettuale sullimmagine, ma sar piuttosto quello
di un fruttuoso va-e-vieni tra uneuristica dei singoli oggetti e lorizzonte teorico che quegli

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stessi oggetti convocano non come orizzonte concettuale esterno, bens come insieme di
operazioni che ne costituiscono lintelligenza visiva. La parola teoria allora da intendersi
come domanda che nutre internamente loggetto, la sua struttura e la sua produzione di
sapere, come modello in costitutiva tensione con loggetto e non come paradigma esterno.
E ci coerentemente con lidentit di unistituzione e di un dipartimento che intendono
mettere al centro le potenzialit cognitive, culturali e di produzione conoscitiva del fare
immagine.
Tra le implicazioni di un tale orizzonte di riflessione vi la necessit di superare uno
storicismo spesso incapace di pensare le dinamiche di senso complesse degli oggetti e di
riesaminare criticamente le dinamiche temporali sia degli oggetti medesimi che dello stesso
modello storico. Tema comune ai campi della cultura visuale e della teoria delle immagini
, senzaltro, la problematizzazione del termine storia: il che non consiste nel negare
la natura storica degli oggetti e la loro iscrizione in una temporalit che ne determina
le condizioni bens nel problematizzare i modelli di questa stessa storicit. Lungi
dallesaurire limmagine nella sua mera assegnazione storica, identificazione iconografica
o definizione unicamente filologica, si tratter piuttosto di privilegiare il lavoro ravvicinato
sulle immagini, sia in senso analitico-teorico che artistico-progettuale.
Infine, il laboratorio fa propri gli intenti cui rinvia la stessa formula di cultura visuale,
assumendo pienamente la necessit di interrogare gli oggetti visivi in un campo
antropologico-culturale allargato. I modi di relazione tra immagine e osservatore, i
dispositivi specifici attraverso cui limmagine costruisce una posizione spettatoriale, i modi
di circolazione delle immagini nello spazio culturale e sociale e le complesse dinamiche
temporali che nutrono la memoria delle immagini e la loro efficacia sono altrettanti terreni
dindagine privilegiati.
I diversi ambiti di ricerca del laboratorio legati alla storia e allattivit dei centri di ricerca
che confluiscono nella nuova unit riflettono queste interrogazioni nella loro eterogeneit.
Campi di interesse come quelli delle pratiche curatoriali e del cinema documentario
sollevano domande oggi centrali nel panorama degli studi sul visivo, come quella sulla
definizione dellarchivio e sulla sua mobilitazione, sulla portata culturale di una memoria
visiva sovente riattivata dai media contemporanei e sulla straordinaria produttivit delle
operazioni di montaggio.

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Daltro canto, lindagine sui modi della produzione del senso oggi posta come
assolutamente centrale nel panorama degli studi sullimmagine incrocia il progetto di
una semiotica dellimmagine che sin dagli anni Settanta indaga le articolazioni del sensibile
e la loro capacit autonoma di produrre senso, analizzando dispositivi che attraversano il
dominio delle arti e dellimmagine in modo trasversale.
La domanda sul senso incrocia altres la questione filosofica delle condizioni che regolano
la definizione degli oggetti, ad esempio le loro condizioni di appartenenza al campo
dellarte ed i modi di trasformazione di quelle stesse condizioni.
Area privilegiata di indagine sono, inoltre, tutti quegli ambiti in cui la messa in immagine
e la fase di rappresentazione (imaging) svolgono un ruolo di vera e propria generazione
del sapere e del fare in senso progettuale, come avviene nel disegno progettuale
dellarchitettura e del paesaggio umano, ambiti in cui la tensione e la reciprocit tra modelli
e oggetti assegna un ruolo cruciale allimmagine e alle strategie di visualizzazione.

Attivit e obiettivi
Il Laboratorio di teoria delle immagini LABIM intende sviluppare attivit di ricerca che
stimolino e approfondiscano la riflessione sullimmagine secondo gli orientamenti che
abbiamo qui introdotti. Centro di ricerca costitutivamente transdisciplinare, esso privilegia
il dialogo tra metodologie e tradizioni differenti e incoraggia la necessaria traduzione di
modelli, operazioni e concetti tra i diversi orizzonti disciplinari in cui si colloca il lavoro di
ricerca dei suoi membri (teoria e storia dellarte, del cinema e dellarchitettura, discipline
filosofiche, attivit curatoriale, semiotica), come anche con altre tradizioni ed aree. Il
laboratorio privilegia dunque il lavoro intorno a domande complesse, piuttosto che il rispetto
dei settori disciplinari tradizionalmente definiti.
Tra gli obiettivi, lunit si propone inoltre di approfondire la ricerca sulla storia della
Biennale di Venezia (in continuit con lattivit del Venice Biennale Study Group) elaborando
un progetto che possa coinvolgere partner accademici nazionali e internazionali, archivi e
istituzioni presenti sul territorio. Un tale progetto coinvolge, infatti, gran parte delle aree di
ricerca qui introdotte e mobilita temi e domande che attraversano una pluralit di ambiti:
dalla questione della natura dellopera, che la mostra ha contribuito a ridefinire nei suoi
oltre centodieci anni di storia, al rapporto geopolitica-arte con le relative implicazioni per

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la diplomazia culturale e il mercato; dalle forme di display come atlante e come archivio,
allesplorazione di diversi generi e forme mediali (cinema, fotografia, performance e
interazione teatro-danza).

Persone
Afferiscono allunit di ricerca: Marco Bertozzi (professore associato Iuav in Cinema,
fotografia e televisione), Marco De Michelis (professore ordinario Iuav in Storia
dellarchitettura), Paolo Garbolino (professore associato Iuav in Logica e filosofia della
scienza), Fabrizio Gay (professore associato Iuav in Disegno), Angela Mengoni (ricercatore
Iuav in Filosofia e teoria dei linguaggi), Angela Vettese (professore associato Iuav in
Museologia e critica artistica e del restauro), Cristina Baldacci (assegnista di ricerca Iuav),
Matteo Ballarin (dottore di ricerca Iuav in Urbanistica), Maria Ida Bernabei (dottoranda Iuav,
ambito: Cultura visuale), Ilaria Bignotti (dottore di ricerca Iuav in Teoria e storia delle arti),
Giulia Bini (dottoranda Iuav, ambito: Cultura visuale), Valeria Burgio (docente e
collaboratrice Iuav), Roberto Grossa (direttore Laboratorio didattico multimediale Iuav),
Eva Ogliotti (dottore di ricerca Iuav in Teoria e storia delle arti), Marina Pellanda (docente a
contratto Iuav), Marco Segato (assistente Laboratorio video documentario Iuav),
Chiara Vecchiarelli (dottoranda Iuav, ambito: Cultura visuale).

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RI-MONTAGGI
PROGETTI E RICERCHE
Angela Mengoni

Tra i filoni di ricerca che indagano i modi della produzione di senso propri allimmagine, la
questione del montaggio visivo ha assunto una rilevanza crescente ed stata al centro
di alcuni lavori di ricerca del Laboratorio di Teoria delle immagini e dei suoi membri.
Strettamente legata ai temi degli usi e riusi del documento e alle dinamiche memoriali che
attraversano luniverso visivo, la questione del montaggio si progressivamente posta come
indagine su un dispositivo molto generale che attraversa i diversi media, le arti ed i generi e
che sfrutta lintervallo tra le immagini come luogo privilegiato di efficacia e di produzione di
significato, vero e proprio Denkraum, spazio di produzione di conoscenza.
Nel triennio 2010-2013 diversi ricercatori afferenti al LABIM hanno sviluppato progetti
intorno a questo tema nelle diverse istituzioni di afferenza e anche in seno allo Iuav.
Del 2011 il convegno internazionale Bildgrenzen/Interpositions dedicato a questa vasta
tematica organizzato dal centro di ricerca del CNR svizzero Eikones delluniversit di Basilea
Bildkritik. Macht und Bedeutung der Bilder (Critica dellimmagine forza e significato
delle immagini) assieme al Centre allemand dHistoire de lart di Parigi (ove si svolto) e
coordinato da Angela Mengoni (allora ricercatore preso Eikones e attualmente afferente
al LABIM presso Iuav) assieme ad Antonia von Schning (Basel/Weimar) e Andreas Beyer
(Basel/Paris). Il convegno verteva su quegli oggetti visivi nei quali lincontro tra elementi
eterogenei costituiva il tratto specifico dei processi di produzione di senso: fondandosi su
un doppio gesto di prelievo o dislocamento e di successiva ricomposizione in una nuova
costellazione, tali procedure di montaggio attivano confronti e risonanze, conflitti e relazioni
capaci di far scaturire un senso che nessuno degli elementi presi singolarmente possiede.
In tale gesto che attraversa la teoria del montaggio cinematografico, come anche le
avanguardie storiche, sino alle forme di visualizzazione dei media digitali lo spazio e le
frontiere tra le immagini, lungi dal limitarsi ad una inerte funzione di separazione, divengono
i luoghi di una interposizione capace di attivare generazione di senso e di sapere. Il
convegno ha dunque esplorato il terreno del montaggio visivo, sia in prospettiva genealogica
(con una riflessione su oggetti di montaggio avant la lettre, dalle Wunderkammern
allEncycolpdie) che in prospettiva euristica, esaminando questo procedimento allopera
in oggetti esemplari delle arti figurative, della storia e teoria del cinema e delle pratiche
espositive. Questa riflessione stata proposta da relatori che hanno elaborato contributi
decisivi sulla questione del montaggio visivo anche in chiave intermediale: Christa
Blmlinger, Georges Didi-Huberman, Philippe-Alain Michaud, Werner Spies (Paris), Antonio

Planisfero Roma, Stalker attraverso i territori attuali, Roma 1995


courtesy Archive Stalker

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Somaini (Venezia/Paris), Luis Perez Oramas (New York), Ute Holl (Basel), Luc vancheri (Lyon).
Da questo progetto nata la pubblicazione del volume in francese Interpositions. Montage
dimages et production du sens (Maison de Sciences de lHomme, Paris 2014) a cura degli
organizzatori del convegno.
La riflessione sul montaggio visivo proseguita con una seconda tappa concepita ed
organizzata da Antonio Somaini (in servizio presso Iuav sino al 2012, poi alluniversit di
Paris 3 Sorbonne nouvelle) e da Angela Mengoni e che ha visto lorganizzazione di un altro
momento di riflessione collettiva a Parigi nellottobre 2012. Le due giornate internazionali di
studio si sono concentrate su una forma specifica di montaggio visivo, quella degli atlanti
di immagini ed ha invitato un gruppo di studiosi a riflettere intorno al tema: bungsatlas.
Atlasse des 20. Jahrhunderts / Un Atlas pour sexercer. La forme-atlas travers le 20me
sicle. Un atlante su cui esercitarsi (bungsatlas) infatti la formula con cui Walter
Benjamin, nella sua Piccola storia della fotografia, descrive la raccolta fotografica di August
Sander Antlitz der Zeit (1929), unampia ricognizione fotografica della societ tedesca degli
anni 20 suddivisa in sette grandi categorie sociali. Per Benjamin, collezioni di volti come
quelle di Sander incarnano in unepoca di profondi mutamenti di potere il precetto per cui
bisogner abituarsi a esser guardati in faccia per sapere da dove veniamo: in questo senso
la raccolta di immagini di Sander costituisce pi che un libro di immagini, un atlante di
esercizi sulla societ tedesca di quellepoca. Prendendo spunto da questa opposizione tra
mero libro o raccolta di immagini ed atlante - espressione che rileva nellorganizzazione
visiva del corpus fotografico di Sander un vero e proprio valore conoscitivo - il convegno
ha esplorato lo statuto specifico della forma-atlante rispetto a forme ad essa imparentate
come quelle della collezione e dellarchivio.
Sono cos emersi alcuni tratti strutturali di quello che pu essere considerato un vero e
proprio dispositivo visuale: anzitutto il valore conoscitivo legato alla presentazione visiva
dei singoli elementi con la sua organizzazione spaziale e/o logica; in secondo luogo il
potenziale di orientamento che deriva da questa disposizione spaziale e visiva secondo un
principio cartografico per cui un atlante non si limita a riunire ed esporre gli elementi che
costituiscono un certo dominio, bens ne fornisce il principio di esplorazione con mezzi non
linguistici ma visuali. Gli interventi hanno esplorato i modi in cui questi tratti molto generali
vengono declinati da differenti atlanti nelle arti e, pi in generale, nella cultura visiva del
XX secolo, al di l del fatto che essi siano esplicitamente denominati con tale dicitura o

meno, mirando a mettere in luce le operazioni ed i paradigmi di una forma-atlante, rispetto


ai procedimenti tecnici e alle specificit legate al medium espressivo. Si , in oltre, rilevato
come la nuova leggibilit permessa dalla forma-atlante si carichi spesso di un evidente
potenziale politico, di decostruzione o di rafforzamento di certi valori e contenuti mitici
storicamente situati.
Coerentemente con la portata euristica della riflessione benjaminiana, la riflessione teorica
scaturita dal dallindagine ravvicinata dei modi specifici di articolazione delle relazioni
visive nei differenti oggetti riconducibili alla forma-atlante. Tra gli oggetti indagati, opere
darte come lAtlas di Gerhard Richter, lalbum di Hannah Hch, le opere di Marcel Bodthaers
o di Atlas group, ma anche gli Archives de la plante di Albert Kahn, i testi illustrati di
Ernst Jnger, i film e le videoinstallazioni di Harun Farocki e di Jean-Luc Godard. Questa
close analysis ha introdotto alla domanda di natura pragmatica circa le modalit di fruizione
proposte dal dispositivo-atlante e alle loro implicazioni. La questione della temporalit
vi assume un ruolo centrale, vista la dimensione temporale specifica che lesplorazione
cartografica operata dallo sguardo richiede. Lo spettatore si trova, infatti, ad operare tramite
il suo stesso atto di visione una forma di processualit, laddove i suoi occhi sono chiamati a
percorrere una serie di relazioni, di nessi spaziali e di connessioni che egli in qualche modo
sollecitato ad articolare. Si apre allora una domanda sul grado di libert di uno spettatore
pi o meno emancipato di fronte ad oggetti ora artistici, ora esplicitamente pedagogici,
ora riconducibili alla narrazione storica e letteraria. La parola esercizio introduce, in effetti,
lidea di un processo temporale finalizzato alla maturazione di nuova conoscenza e si tratter
dunque di interrogarsi sul ruolo di questa processualit nei vari atlanti e sul suo legame con
le dimensioni della memoria e della conoscenza storica.
Tra i partecipanti al convegno oltre gli stessi organizzatori Jean-Marc Besse, Christa
Blmlinger, Teresa Castro, Eric Michaud (Paris), Olivier Lugon (Lausanne), Gunda Luyken
(Dsseldorf), Paula Amad (USA).
Parte dei temi e dei dialoghi intrecciati in questo biennio di riflessioni in contesto
internazionale sui dispositivi e i processi di montaggio e ri-montaggio delle immagini sono
approdati in progetti che il Labim ha promosso presso Iuav. In particolare la questione
del legame tra montaggio di immagini e regimi di temporalit che stata approfondita
attraverso una serie di conferenze e seminari tenutisi nellanno accademico 2013-2014.
Il ciclo di conferenze e workshop dottorali Anacronismi. La temporalit plurale delle

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immagini stata organizzata dallunit di ricerca Laboratorio di Teoria delle immagini del
dipartimento di Cultura del Progetto dello Iuav e dalla Fondazione Pinault Palazzo Grassi /
Punta della Dogana, in collaborazione con la Scuola di dottorato Iuav.
Le premesse di questa riflessione affondano nel numero crescente di lavori che venuto
concentrandosi sul ruolo e sullo statuto epistemologico delle relazioni anacroniche che
attraversano gli oggetti artistici e, in generale, la cultura visiva. Il dibattito sulla questione
dellanacronismo si sviluppato con particolare intensit sia nellorizzonte accademico
della storia dellarte e della teoria delle immagini degli ultimi ventanni, sia nelle pratiche
espositive, allorch un numero crescente di esposizioni e di collezioni museali ha proposto il
montaggio tra opere contemporanee e del passato come forma visiva capace di condensare
genealogie e di far emergere dispositivi e domande che attraversano tempi storici diversi. Si
tratta allora di indagare non solo il montaggio di immagini assemblate nello spazio, quanto il
loro montaggio temporale, le costellazioni anacroniche che scaturiscono dalle opere stesse
e dalla memoria visiva in cui sono immerse e da cui sono attraversate. Gi allinizio degli
anni Novanta Hubert Damisch sottolineava come la questione dellanacronismo, lungi dal
ridursi ad una indebita confusione di tempi storici, toccasse la definizione stessa dellopera
darte (ma ci in generale per gli oggetti della cultura visuale), attivando genealogie che
trascendono il modello storicistico e lidea di uno sviluppo temporale lineare scandito da
influenze. sulla base di tratti strutturali che lopera darte convoca relazioni con altri
oggetti e tempi, relazioni che non sono frutto di una mera legittimazione contestuale, ma
che sono attivate dalloggetto stesso ed in esso inscritte. Che siano usate le espressioni
anacronismo e anacronistico, o che si indichi invece il regime temporale multiplo
dellimmagine come anacronico con un termine lontano da ogni connotazione peggiorativa,
ad essere in gioco sono le relazioni e condensazioni temporali ed il coacervo di temporalit
differenti che attraversano limmagine.
La questione del rapporto tra immagine e anacronismo e linterrogazione della temporalit
plurale che attraversa le opere contemporanee e gli oggetti della cultura visuale dunque
cruciale per una storia dellarte che rifletta in modo critico sui propri modelli temporali,
per una teoria e una semiotica dellimmagine da sempre interessate alla temporalit
specifica degli oggetti visivi e per ogni approccio che si fondi su uno sguardo ravvicinato agli
oggetti, volto a reperire le relazioni, i dispositivi, i paradigmi teorici che di volta in volta li
attraversano.

Il ciclo di conferenze si proponeva dunque di approfondire alcuni aspetti di un dibattito


internazionale che investe diverse pratiche e diversi orizzonti disciplinari, attraverso
lintervento di alcuni tra i pi importanti esponenti di quel dibattito, invitandoli a sviluppare
una riflessione sulle temporalit anacroniche dellimmagine a partire dallanalisi dei
testi visivi. Accanto alle conferenze pubbliche che si tenevano presso il Teatrino di
Palazzo Grassi era previsto, il giorno successivo, un workshop con un numero limitato di
dottorandi e ricercatori post-doc nel quale la discussione proseguiva sulla base di alcuni
testi forniti dai relatori e letti in anticipo da tutti i partecipanti, al fine di sviluppare una
riflessione realmente condivisa e approfondita. Gli invitati sono stati: Alexander Nagel (New
York University), coautore di una importante riflessione epistemologica sulla questione
dellanacronismo nel Rinascimento (Anachronic Renaissance, con Chris Wood, New York
2010) nonch, pi recentemente, sui rapporti tra arte contemporanea e dispositivi e funzioni
dellarte medievale (Medieval Modern, London 2012); Georges Didi-Huberman (EHESS Paris)
autore di un testo di riferimento sulla temporalit costitutivamente plurale dellopera
darte e dellimmagine (Devant le temps. Histoire de lart et anachronisme des images,
Paris 2000) e Philippe-Alain Michaud (Centre Pompidou, Paris / ERG Bruxelles) che si
estesamente occupato dei rapporti tra cinema e arti visive e della riattivazione di figure e
dispositivi della storia dellarte in seno allimmagine filmica.
Il filone di ricerca dedicato alla questione del montaggio visivo e alle sue implicazioni
epistemologiche, estetiche ed euristiche ha nutrito, inoltre, un fecondo rapporto con lattivit
didattica e la formazione di terzo livello, secondo un principio di reciprocit e connessione
tra temi della ricerca e diversi livelli della formazione universitaria. Nellambito della
didattica delle lauree sia triennali che magistrali i corsi di diversi docenti hanno introdotto
ed introducono gli studenti a questi temi (ad esempio il corso del prof. Marco Bertozzi sulla
storia, le teorie e le pratiche del cinema documentario, come anche i corsi della prof. Angela
Mengoni dedicati al modello visivo della forma-atlante in arte contemporanea). I dottorandi
sono stati coinvolti nei seminari del ciclo Anacronismi come anche nel ciclo di seminari e
proiezioni svolte nellambito del soggiorno di Philippe-Alain Michaud allo Iuav come visiting
professor (a.a. 2013-2014), attivit, queste ultime, aperte anche agli studenti. Il lavoro di
alcuni ricercatori post-doc si colloca, inoltre, in questo filone di ricerca, come il progetto
svolto dallassegnista di ricerca dott.sa Cristina Baldacci e dedicato a Atlante/archivio. Due
forme di conoscenza del visivo.

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EURISTICHE
PROGETTI E RICERCHE
Fabrizio Gay

Linteresse pratico che proviene dai progettisti (artisti, architetti, designer) per lo studio dei
sistemi e dei processi di significazione deriva dal fatto che ogni, seppur minima, occasione
di progetto (costruttivo o storico-critico) pu essere considerata come lopportunit di
riarticolare il senso di un pezzetto di mondo, di renderlo pi significante. Ma la concezione
di ogni opera darte come un concreto dispositivo semiotico e, quindi, linteresse per il
punto di vista propriamente semiotico, interessa solo quei progettisti, artisti e storici che
intendono i loro prodotti in una prospettiva concretamente antropologica, come oggetti che
trovano senso in date pratiche, come concreti documenti, socialmente condivisi, dotati di
precisi ruoli declinati diversamente da diverse culture e in diversi ambiti e generi.
Invece, quanti sono interessati a una creativit naturale e trascendente dellartista
individuale o dellarte stessa, non hanno nulla da chiedere a uno studio razionale delle
semiosi, cio, delle conversioni del senso in significato. Infatti il punto di vista
propriamente semiotico considera il senso di unopera come immanente e non trascendente
alloggetto, lo cerca manifestato allinterno dei dispositivi semiotici e non in una realt
a loro esterna. Questo principio (di autonomia e immanenza) distingue il punto di vista
semiotico non solo da quello delle scienze naturali e dalla psicologia, ma anche da quelli
degli altri approcci (empirici e storico-antropologici) ai fatti culturali e sociali; conferisce
inoltre un preciso carattere formale al discorso. Fondandosi in una teoria formalizzata che
si avvale di un lessico strutturato e fatto di termini interdefiniti (principio di economia e
scientificit), il discorso semiotico non ricava la correttezza delle sue affermazioni da una
verit gi data altrove, ma, al contrario, ricava la sua verosimiglianza ai fatti dalla sua
correttezza e coerenza.
Ci fa del punto di vista semiotico un organo internamente coerente ma aperto e
avventuroso nellaffrontare fatti culturali molto diversi; si offre cos alle ricerche dei
progettisti come uno strumento euristico, ma non come una metodologia o una
precettistica per la buona progettazione. Non offre norme dazione, ma dei modelli
esplicativi di forme di razionalit; non riguarda la genesi effettiva delle opere (realt che
trascende la stessa coscienza dellartista), ma solo il come le opere realizzate generano e
articolano effettivamente il loro senso.
La teoria semiotica nella sua forma pi evoluta si avvale di un modello simulativo
(processo generativo del senso) che rappresenta la semiosi attraverso la mutua
presupposizione di un piano dellespressione e di un piano del contenuto, intendendo
ciascuno di questi due piani come stratificato in livelli immanenti e presupposti uno

Fabrizio Gay, Atlante/atelier (part.), 2001

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allaltro, dal pi astratto e formale (semplice) al pi concreto e sostanziale (complesso).


Gli strati del piano dellespressione nel processo generativo sono i diversi livelli di
pertinenza degli aspetti che si considerano come fatti espressivi: 1. lemergere dei segni
e delle figure da un puro sfondo sostanziale, 2. la coesione di questi segni in testi, 3.
liscrizione dei testi in oggetti fisici, 4. la manipolazione di questi oggetti allinterno di
concrete scene pratiche, 5. ladeguazione e la composizione di diverse pratiche in strategie
dazione, di passione o di cognizione, 6. la stilizzazione e valorizzazione di queste diverse
strategie in forme di vita (ethos) condivise in una data cultura, o scambiate tra culture
diverse.
Questa stratificarsi dei livelli espressivi cerca cos di comprendere la realt antropologica
integrale degli artefatti, spiegando come ogni oggetto abbia senso solo entro date scene
pratiche nelle quali si manifestano strategie di valorizzazione (intese nel senso di
Floch), strategie che, a loro volta, possano trovare posto in un modello di Ethos e in una
semiotica delle culture (nel senso di Lotman). Dal verso opposto quel concreto oggetto
materiale si rivela il supporto (discrizione) di un certo insieme espressivo coerente e
delimitato che si dice testo; a sua volta questo testo si rivela ulteriormente analizzabile
in segni e in figure emergenti che, se analizzati in s stessi, affiorano come immagini
da una pura morfologia, come presenze che precedono qualunque loro uso simbolico.
Necessariamente ogni livello presuppone e manifesta il successivo, mentre integra le
dimensioni sostanziali del precedente.
Questo modello cerca cos di spiegare i vari gradi di separazione tra segno e Ethos, facendo
presenti le mediazioni che necessariamente devono verificarsi, per esempio, perch un un
logo possa simboleggiare uno stile di vita, o perch un testo grafico possa rappresentare
un oggetto o una pratica duso, o come una casa, o una certa pratica rituale, possano
emblematizzare una forma di vita, o come diverse culture sussumano concretamente
in segni, oggetti e pratiche, delle forme provenienti da altre culture. Si spiega, per
esempio, come le pratiche di rappresentazione agiscano per condensazione (riduzione)
di dimensioni sostanziali; oppure come un testo o un oggetto possano istruire una pratica,
o come un segno possa emblematizzare valori di una forma di vita. Le pratiche come
larchitettura, il design, la progettazione territoriale, le loro storiografie e critica, nonch la
loro rappresentazione e comunicazione visiva sono al centro di questo percorso; da un lato
manifestano strategie e sistemi di valori, dallaltro integrano oggetti, testi, segni e figure.

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Ma il punto di vista semiotico non pretende certo di spiegare tutto o di spiegare


deterministicamente, giacch proprio per questimpostazione epistemologica esso
riconosce principalmente proprio I limiti dellintepretazione. Vale al proposito quanto,
nellambito della progettazione e della composizione architettonica, ripeteva Aldo Rossi:
una teoria razionale dellarte non vuole limitarne il significato; grazie a essa non sappiamo
se diciamo solo quello che diciamo, ma ci consente di sapere quello che diciamo.
Nello studio dei sistemi e dei processi di significazione i progettisti non trovano normative
o precettistiche per il loro mestiere, ma solo dei modelli euristici, cio, strumenti formativi
e critici per poter analizzare e progettare a ragion veduta, cio, con coscienza di alcuni dei
possibili effetti di senso. Allopposto, le precettistiche e le modellistiche delle arti hanno
sempre presupposto dei sistemi di significazione. Si potrebbe dire che la questione (ma non
la recente disciplina) semiotica sempre stata implicitamente presente nella letteratura
tecnica e critica delle arti, sopratutto nelle teorie dellarchitettura, dallantica categoria
vitruviana del Decor (appropriatezza delle forme) alle varie iconologie e modellistiche
iconografiche. Per questa via iconografica la questione semiotica emerse sopratutto
attraverso le teorie dellideazione progettuale che, a partire dallistituzione dellaccademia
delle Arti del Disegno (1563), hanno interessato le forme di prefigurazione grafica praticate
nelle varie arti, fino a coinvolgere pi in generale con le moderne teorie del montaggio
il ruolo delle immagini che si traducono tra diversi media, incarnandosi in supporti
diversi. Con lesplicitarsi e lo strutturarsi (disciplinare) del punto di vista semiotico si
anche formata una semiotica del visibile, precisando la concezione stessa dellimmagine,
considerando la soglia inferiore della semiosi posta tra percezione e cognizione
nellemergere delle prime immagini sensoriali e psichiche e lemergere di una logica di
produzione del senso immanente alle immagini, una logica che si esplica in termini specifici
e non riducibili alle articolazioni del linguaggio verbale.
Quanto premesso strettamente necessario per indicare sia la cornice semiotica
, sia loggetto limmagine , sia lo specifico interesse euristico di molti risultati di
ricerca maturati nellAteneo Iuav negli ultimi quattro anni, almeno tra quelli catalizzati
dallistituzione del Laboratorio Internazionale di Semiotica a Venezia (LISaV). Promosso e
diretto da Paolo Fabbri gi dal 2005, il LISaV ha svolto una vasta attivit di promozione,
elaborazione e integrazione della ricerca attraverso una serie di oltre 130 iniziative
tra seminari interni ed esterni, presentazioni di libri, conferenze, convegni nazionali e

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internazionali, nonch molte pubblicazioni, sia direttamente curate (in collane editoriali),
sia indotte in ricaduta delle ricerche svolte. In un ateneo dedicato alle pratiche progettuali
delle arti e dellarchitettura il LISaV ha fatto in modo che una serie di ricerche individuali
si siano svolte in una squadra solidale a una comunit scientifica in grado di accogliere
entro i termini disciplinari della semiotica il terreno transdisciplinare di apporti eterogenei
provenienti dalle scienze e dalla arti. In questo ruolo lo studio delle semiosi partecipa a
unillustre tradizione moderna delle scuole di progettazione; basti ricordare che il primo
insegnamento ufficiale di Semiotica fu tenuto da Tamos Maldonado alla Hochschule fr
Gestaltung di Ulm, allincirca dal 1955 fino agli anni (1966-67) in cui i semiotici Umberto
Eco e Paolo Fabbri tenevano il corso di Decorazione alla facolt di Architettura di Firenze e
di quel corso si ciclostilavano le dispense Appunti per una semiologia delle comunicazioni
visive poi integrate nelle prime tre sezioni di La struttura assente (1968).
Non questa loccasione di un rendiconto (nemmeno di un elenco) delle attivit del
LISaV che hanno permesso un effettivo confronto tra varie discipline dalla filosofia alle
scienze umane e sociali su temi di diretto interesse euristico per le pratiche progettuali
tradizionalmente coltivate nellateneo; ci riferiamo pertanto solo a quattro aspetti tematici
trattati da tre ricerche finanziate con fondi di Ateneo negli ultimi quattro anni.
Limpostazione di questi studi parte dalla ricerca Tattiche dellImmaginario:
rappresentazione, illusione, efficacia, coordinata da Paolo Fabbri tra 2009-10 e articolata
in due diramazioni: a) lati del volto tra arte e scienza (responsabili Patrizia Magli e Simona
Morini) e b) La dinamica morfologica: forme e forze (responsabile Paolo Fabbri). Tali studi
sono poi proseguiti nelle ricerche finanziate del 2011 Studi sulla significazione visiva e
del 2012 Teorie dellimmagine e delle forme tra le matematiche e le arti (responsabile
Fabrizio Gay) .
Gli esiti di queste ricerche, in rapporto alle teorie euristiche delle pratiche di progettazione,
possono essere suddivisi in quattro raggruppamenti tematici:
1 l emergere della significazione nelle condizioni limite della visibilit;
2 larticolarsi di una dimensione testuale nelle forme espressive dei diagrammi e nelluso
delle immagini nelle pratiche scientifiche e tecniche;
3 laccomodamento di strategie nella definizione di oggetti e luoghi di valore, dalla
comunicazione pubblicitaria alle definizioni del paesaggio;
4 le ricadute della teoria delle morfogenesi e della semiofisica di Ren Thom negli studi
di morfologia dellarchitettura, della citt e del paesaggio, e nelle tecniche della loro
rappresentazione.

Alberto Burri, Nero Cretto, 1974

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1.
Ai modi in cui le arti e le scienze si rapportano alle situazioni limite della visibilit si
dedicata in particolare la serie dei quattro convegni internazionali curati da Patrizia
Magli e Angela Vettese presso la sede della Fondazione Bevilacqua La Masa: Estetiche
del Camouflage: disrupting images in arte e design (12-14 giugno 2008), Diafano: vedere
attraverso (17-19 giugno 2010), Back to Black: la nerezza del nero (23-25 giugno 2011),
La luce e i suoi percorsi passionali (14-16 giugno 2012). I quattro temi ripartiscono per
grandi casistiche lesperienza fenomenologica del vedere, dellaffiorare e dello svanire del
visibile, interrogando di volta in volta le teorie scientifiche e artistiche, sia sul cosa dato
a vedere, sia sul cosa si crede di vedere.
Il primo convegno ha trattato le strategie di camouflage considerandole come fatti
insieme naturali e culturali, pertinenti anche al mondo degli artefatti umani, come
dispositivi di visibilit che si dispiegano in una gamma molto estesa che va dalle forme di
mascheramento (omeocromia e omeomorfismo) a quelle di trasformismo e di fanerismo
aposematico, coprendo cos una variet analoga a quella che (nellantropologia degli
artefatti) va dalle forme di mimetismo a quelle che spesso si rubricano nel fenomeno
dellornamento. Ovviamente ci ha indotto un confronto stringente tra i modelli naturalistici
della variet morfologica (incentrata sui rapporti predatore/preda, individuo/ambiente) e
il rilievo di specifiche strategie e valori nei quali si stabiliscono la relazione tra visibile
e invisibile nellarte, nel design, nellarchitettura e nelle varie forme espressive dello
spettacolo.
Il secondo convegno ha delineato una vera e propria teoria della diafanit applicabile
a diversi campi delle arti dove diviene rilevante una gamma di dispositivi insistenti
sulla percezione della trasparenza e sul complementare affiorare dellopacit del mezzo
espressivo, della materia, del supporto. Ha messo in luce come lesperienza del vedereattraverso (sul piano materico e percettivo) corrisponda a strategie (sul piano cognitivo
e passionale) comuni a diversi ambiti del cinema, della musica, della letteratura,
dellarchitettura e del design, oltre che a quelle gi tradizionalmente studiate e note
nellambito dei valori materici nelle arti visive.
Il terzo convengo ha trattato lesperienza e la nozione del nero che si produce nelle sue
varie manifestazioni in diversi supporti materici, specie nelle Pinturas negras di Goya, di
Rodtchenko e Malevich, nei monocromi radicali come le Black Paintings di Reinhardt, di

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Rauschenberg, Rothko, di Stella..., nelle istallazioni e nelle architetture a ridosso del buio
e della negrezza, o il significato che assume nei generi Noir del teatro, della letteratura
e del cinema, o nelle black fashion che attraversano diversi generi di oggetti, anche nelle
lunghe durate di molte tradizioni culturali vicine e lontane. Ha mostrato come in questi
casi la nozione di nero sollevi questioni estetiche, sociali e ideologiche, attraverso un
funzionamento simbolico che chiama in causa una figurativit assoluta, paradossale, a
ridosso dellirrappresentabile, del vuoto, del nulla, del silenzio o, semplicemente,
dellesotico, emergendo ogni volta come un complesso di strategie e configurazioni variabili.
Il quarto convegno ha trattato diversi modi in cui larte, la biologia, lottica, il cinema,
il design e larchitettura mettano in opera e in discorso le prime articolazioni minimali
dellavvento e della decadenza della luce entro il buio; offrendo alcuni confronti tra molte
discipline coltivate nellAteneo, sia nella ricerca che nelle varie offerte didattiche a tutti i
livelli. Cos esito complessivo di queste iniziative stato anche dal punto di vista euristico
un rinnovamento delle categorie che trattano limmagine, non pi solo riconoscibile
nellopposizione tra i termini figurativo/astratto del figurale, ma nellopposizione della
categoria del figurale a quella dellindiscernibile.
Alcuni esiti di questi convegni sono testimoniati dai volumi confluiti nella collana Atelier
delle immagini: semiotica del visivo diretta da Patrizia Magli: Estetiche del Camouflage.
Distrupting images nellarte e nel design, a cura di Chiara Casarin e Davide Fornari, edizioni
et al, 2009; Diafano. Vedere Attraverso a cura di Chiara Casarin ed Eva Ogliotti, Zel Edizioni,
2012; Back to Black. La Nerezza del Nero, a cura di Eva Ogliotti e Ruggero Canova, Zel
Edizioni, 2013.

2.
Come segno dellofferta del LISaV allAteneo Iuav di un panorama aggiornato delle ricerche
di semiotica del visibile, si deve ricordare perlomeno la pubblicazione dei tre volumi Retorica
del visibile: strategie dellimmagine tra significazione e comunicazione, Tiziana Migliore
(ed.), Aracne, Roma 2011, che raccolgono contributi scelti del IX convegno dellAssociazione
Internazionale di Semiotica Visiva organizzato dal Laboratorio di Paolo Fabbri presso questa
Universit il 13-16 aprile 2010, riunendo studiosi di trentun paesi, con un programma
articolato in oltre duecento relazioni e occasioni di dibattito distribuite nelle sessioni di
unassemblea plenaria e in quaranta sezioni tematiche parallele. Bisogna anche ricordare

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che a continuazione di quel convegno si svolse (16-17 aprile) il seminario conclusivo del
progetto ANR-IDiViS 2007-2011 (Action Nationale de Recherche - Images et dispositifs
de visualisation scientifique) in partenariato internazionale (Limoges, Lige, Venezia e
Strasburgo) dedicato anche alle valenze euristiche dellimmagine nelle pratiche scientifiche
e tecniche.
Per una sintesi di questo quadro disciplinare si pu rinviare al n.1 della rivista Signata
Mapping current Semiotics ma ai nostri fini necessario segnalare almeno il rilievo
che vi assume il concetto di diagramma attraverso le riflessioni che, da Peirce a Deleuze,
passano allattualit filosofica e scientifica, fino agli esiti riscontrabili nelle pratiche
tecniche e progettuali che ne fanno uso esplicito. In quanto rappresentazione schematica
delle forze in gioco, il diagramma rende visibili aspetti formali, gnoseologici e semantici,
svolgendo un ruolo decisivo sopratutto nelle matematiche qualitative, in biologia e in
semiotica. Come tale (per la sua capacit di comprendere configurazioni di forze realizzate
o potenziali) si offre anche come strumento privilegiato per larticolazione delle diagnosi
e decisioni nelle pratiche progettuali, rendendole visibili, calcolabili (anche attraverso
gli elementi della teoria dei grafi e delle reti) e persuasive. La sua principale qualit
euristica consiste nellevidenziare alcune relazioni (realizzate e potenziali) tra forme e forze,
precisando cos i processi generativi delle forme spaziali strutturalmente stabili, siano
esse riferite allapparenza macroscopica dei corpi, oppure alle astrazioni costituite dai
modelli spaziali rappresentativi di fenomeni pluridimensionali (plurifattoriali).
Oltre a costituire una forma di visualizzazione delle forze in gioco nella diagnosi e nel
progetto, il diagramma si offre anche come mezzo descrittivo delle stesse forme di
scrittura adottate nelle pratiche progettuali, rendendo analizzabile, per esempio, anche
il carattere intrinsecamente grafologico degli stessi caratteri alfabetici, ideografici
e semassiografici. La stessa nozione di carattere ci ricorda che le forme di scrittura
hanno intense relazioni specialmente con aspetti visivamente codificati delle morfologie e
delle tipologie architettoniche e, conseguentemente, con alcuni modi dellideazione grafica
dellarchitettura attuata per composizioni di caratteri in storyboard figurativi.
Ma per comprendere queste relazioni stato necessario emancipare la nozione di scrittura
da una sua limitata concezione alfabetica legata parassitariamente al solo linguaggio
verbale, per comprenderne anche le altre dimensioni estesiche. A questo scopo si sono
raccolti contributi in unoccasione di studio, curata da Paolo Fabbri, Antonio Perri e Tiziana

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Migliore, dedicata alle Scritture per immagini: Tipografie, chirografie, lingue artistiche
(26-28 aprile 2012) che ha riunito artisti, graphic e type designer, semiologi, storici dellarte,
antropologi della scrittura, professori di disegno e comunicazione visiva, studiosi della
Lingua dei Segni, per poi pubblicarne alcuni esiti scelti nel numero 53 (2013) de il Verri.
3.
Nelleconomia del decorso della diagnosi e dellideazione progettuale il diagramma che
traccia un quadro dei valori in gioco (pratici, critici, ludici e mitici) pu svolgere un ruolo
euristico essenziale, specialmente interpretato attraverso le teorie in vario modo discendenti
dai lavori che Jean-Marie Floch dedic alle identit di marca, alle performanze degli oggetti
e alle strategie duso degli spazi costituiti da ambienti organizzati. Il quadro dei valori in
gioco si presta a descrivere anche le pratiche di attribuzione del senso ai luoghi, precisando
i modi in cui un soggetto siscrive nello spazio dandogli nuove significazioni; perci
uno strumento efficace anche per abbordare la stessa nozione culturale di paesaggio,
precisandola caso per caso, dalla contingenza del mercato e delle mode alle lunghe durate
delle storie, considerando le concrete pratiche con le quali si costruisce e si attualizza la
memoria dei siti, si ricolonizzano i luoghi storici, si riciclano gli spazi e gli oggetti marginali.
Da questo punto di vista lidentit attuale di un luogo o di un oggetto vista come se
fosse lesito di un progetto insieme retrospettivo e prospettivo (conteso tra memoria e
nuova destinazione) che pu essere studiato caso per caso, confrontando le strategie di
conservazione e conversione di una sua identit culturale nellevoluzione delle situazioni
storiche, economiche e sociali. Ci ha dato particolare efficacia agli esiti delle giornate
di studi curate presso lAteneo Iuav nel 2011-12 da Valeria Burgio e Alvise Mattozzi su I
discorsi di marca. Semiotica, design e branding e quelle curate nel 2012 da Valeria Burgio
su Il senso dei luoghi. Paesaggi, valori, atmosfere, organizzate anche come occasioni di
analisi di dati casi studio trattati dai diversi punti di vista delle pratiche del progetto, della
comunicazione, della museografia, della storiografia, delletnografia (degli usi pratici, ludici
e sacrali) e della riflessione estetica.
Anche in queste occasioni lorizzonte disciplinare della semiotica visiva ha funzionato
come tramite di confronto tra i molteplici aspetti e le diverse prospettive teoriche che
sono entrate nel gioco della controversa identit degli oggetti e dei luoghi analizzati,
giacch questidentit si esprime tematizzando trasversalmente rappresentazioni molto

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diverse: archivi documentali, narrazioni letterarie, comunicazioni pubblicitarie, cartografie,


drive fotografiche, film, atlanti, ovvero, tutto lo spettro di immagini insieme letterarie e
diagrammatiche, astratte e flagranti, che, per esempio, rendono particolarmente visibili Le
citt invisibili di Italo Calvino.
In questo studio delle identit culturali attraverso corpora eterogenei dimmagini un ausilio
importante proviene dalle categorie della semiotica delle culture discendente dai modelli di
Yuri Lotman, sopratutto per il modo in cui spiega il modo in cui una data sfera culturale
accolga una forma estranea e singolare per poi assimilarla come esotismo entro i sui generi,
fino a farne una propria norma generale. In questo senso il modello di Lotman spiega come
una data cultura contenga gi la memoria del proprio futuro e come questa memoria sia
costantemente ricostruita attraverso loblio; specialmente spiega come nellarchitettura e
nel paesaggio le tradizioni siano continue e deliberate reinvenzioni di origini (mitiche).
I risultati delle ricerche condotte attraverso questo punto di vista riassumono alcuni
vantaggi delle microstorie di oggetti e luoghi attente a ricostruire un quadro dei conflitti
ideologici attraverso le diverse forme di rappresentazione, seguendo un approccio critico che
allo Iuav era sviluppato specialmente dallinsegnamento di Manfredo Tafuri.

4.
I modelli per lo studio di alcuni aspetti del metabolismo delle culture visuali, nei termini
fin qui evocati, si prestano anche a descrive molti aspetti delle concrete situazioni e
pratiche di progettazione che si caratterizzano sempre come tentativi di accordare mezzi e
fini, governando unitariamente una molteplicit di ragioni e fattori discordanti, rispondenti
a valori contrari e contraddittori. Ma per far questo occorre concepire astrattamente il
generico processo di progettazione (di formazione) come un sistema dinamico (analogo
al ciclo disteresi) adottando un punto di vista offerto dalla riflessione morfologica e
semiotica di Ren Thom, specialmente affidata allEsquisse dune smiophysique del 1988
(noto sopratutto in traduzione inglese) e a una ricca serie di altri contributi che, per merito
di Paolo Fabbri, sono ora offerti allattenzione del pubblico italiano nelle edizioni di Meltemi
e di Mimesis.
Omogenea alla tradizione strutturalista, la teoria della morfogenesi di Thom pu
accogliere i modelli semiotici evocati sopra entro unespressione diagrammatica
(topologica) accostandoli a quellantico insieme di studi morfologici Leonardo, Goethe,
Kielmeyer, Weiss, Carus, Riemann, DArcy Thompson, Haeckel, Valery, Benjamin che non si

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dedicava a una sistemazione tassonomica di tipi, ma allurgenza di cogliere nelle diverse


manifestazioni dei corpi e dei fenomeni le regolarit (stabilit) di una presupposizione
reciproca tra forme e forze (salienze e pregnanze) attraverso una (goethiana)
osservazione partecipe ai fenomeni.
Non si tratta quindi di un metodo ma di uno specifico stile morfologico che non
questione di vaghe metafore biologiche e nemmeno di una dottrina di spiegazione delle
cause prime o ultime delle forme; una disciplina di descrizione dei fenomeni i cui
presupposti (immanentisti) accomunano studi in campi molto diversi. Limitandoci al caso
dei contributi dellestensore di questo rendiconto, si segnala che questo stile morfologico
assunto come lo sfondo teorico ed epistemologico di ricerche che si sono recentemente
dedicate ai seguenti tre ambiti:
a specifici studi sullarchitettura e la citt in lavori intrapresi in rapporto ai seminari
interdisciplinari Morphologie, architecture et sciences sociales, organizzati dallcole
des Hautes tudes en Sciences Sociales di Parigi, che nel 2012 si sono dedicati al tema
Morphogense et dynamiques urbaines: continuit/discontinuit, approches dynamiques des
phnomnes urbains, discutendo in particolare il contributo Continuits-discontinuits des
genres architecturaux et de la forme urbaine: un modle pour les villes de la Vntie au
XXe sicle;
a uno studio sulle applicazioni e i fondamenti morfologici della geometria descrittiva
in rapporto alle categorizzazioni tradizionalmente usate nello studio degli artefatti e alle
possibilit di rappresentazione aperte dai nuovi media di visualizzazione; studio articolato
in particolare nei contributi a due PRIN: Geometria descrittiva e rappresentazione digitale:
memoria e innovazione e Prospettiva architettoniche conservazione e divulgazione;
a una nuova sistemazione della materia relativa alle tecniche di figurazione usate nelle
pratiche di progettazione e di rappresentazione visiva, offerta nella monografia: A ragion
veduta: progetto e pratiche della figurazione, in uscita presso il Poligrafo.
Per evidenziare una certa (e molto parziale) progressione logica, questelenco di attivit di
ricerca ha omesso molti risultati di squadra del LISaV, cercando, tuttavia, di mostrare come
lo studio dei sistemi e dei processi di significazione possa (ha potuto) costituire lorizzonte
di un effettivo confronto tematico fra le diverse discipline coltivate in questAteneo sulle
forme di razionalit in gioco nelle varie culture del progetto.

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DOCUMENTARIA
RICERCHE E REALIZZAZIONI
Marco Bertozzi

Il cinema documentario italiano


Nellultimo decennio sviluppo un forte interesse per lo studio del cinema documentario.
Dopo la curatela de Lidea documentaria. Altri sguardi dal cinema italiano (Lindau, 2003,
con la collaborazione di Gianfranco Pannone), unindagine sul nuovo documentario italiano,
la necessit di un risarcimento storiografico e di una riflessione estetica appaiono evidenti,
anche nella difficolt di adottare adeguati testi di studio per i miei insegnamenti. Una
serie di ricerche originali confluiscono nella prima, sistematica, indagine storica: Storia
del documentario italiano. Immagini e culture dellaltro cinema (Venezia, Marsilio, 2008)
viene adottato in numerosi corsi universitari di cinema, segnalato in diverse pubblicazioni
internazionali e risulta meritevole dei Premi Domenico Meccoli e Limina Award quale
miglior libro di cinema dellanno. Le ricerche effettuate vengono presentate in convegni
internazional e in una serie di articoli in rivista (Quaderni del CSCI 2009 e 2010, Fata
Morgana, 2010, Close-up, 2011) e di saggi in opere collettive. Ricordo, fra gli altri,
Paradigmi dal secolo breve. Il documentario, in Vito Zagarrio (ed.), Carlo Lizzani. Un
lungo viaggio nel cinema, Marsilio, Venezia 2010, pp. 269-80; Di alcune tendenze del
documentario italiano nel terzo millennio, in Giovanni Spagnoletti (ed.), Il reale allo
specchio. Il documentario italiano, Marsilio, Venezia 2012, pp. 17-32; Attori sociali, famiglie
governative. LItalia del dopoguerra nei documentari della Presidenza del Consiglio, in
Quaderni del CSCI. Rivista annuale di cinema italiano, 9 (2013), pp. 176-80. Lattivit di
promozione e condivisione degli studi sul cinema documentario si esplica inoltre con la
curatela de Il miraggio del reale. Per una mappa del cinema documentario italiano, numero
monografico della rivista internazionale Quaderni del Centro Studi sul Cinema Italiano
(CSCI - Barcellona, Aronica, vol. 4) e con la curatela di una serie di momenti espositivi, fra
i quali, recentemente, Documentaristes italiens contemporains, Cinmathque de Quebecq,
Montreal, 4-19 aprile 2012. La ricerca in questo ambito si sta ampliando anche grazie
agli studi della dottoranda Maria Ida Bernabei, con la quale abbiamo definito un percorso
di co-tutela con lUniversit Paris 8 Saint Denis (relatore francese il prof. Dominique
Willoughby). La Bernabei sta compiendo un approfondimento internazionale del lavoro di
laurea specialistica La linea sperimentale. Un percorso di ricerca attraverso quarantanni di
cinema documentario italiano (meritevole del Premio Fernaldo Di Giammatteo come migliore
tesi di laurea in Cinema discussa in una Universit italiana e, dunque, appena pubblicata).

Senza titolo, fotogrammi di film di famiglia


per gentile concessione di Home Movies, Archivio Nazionale del film di Famiglia

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Estetiche del riuso filmico


Si tratta dellinteresse di studi pi recente, in un percorso di ricerca che affronta la
risignificazione delle immagini filmiche e fotografiche. Un orizzonte della sperimentazione
cinematografica che trae linfa dalle immagini del passato per creare nuove visioni e forme
di condivisione spettatoriale. I primi risultati delle ricerche sul cosiddetto found footage
film sono illustrati in una serie di conferenze tenute nel 2012 alla Fondazione Franois
Pinault (ciclo Lopera parla, Punta della Dogana, Venezia) e alle Universit di San Diego
State e della California in San Diego; nonch in alcuni articoli su rivista Visual ecologies.
From negative economic growth to cinematic inertia, in AAM.TAC, 6 (2009), pp. 11-16;
The poetic of reuse; Festival, Archives and cinematic recycling in italian documentary, in
Studies in Documentary Film, 5 (2011), pp. 91-106 e nella prima monografia italiana
sul tema Recycled Cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate (Marsilio, Venezia 2012),
per la pubblicazione della quale ho goduto di un finanziamento da parte dello Iuav. Su
questo tema ho inolte orientato il Laboratorio video documentario condotto nel 2013, con
la realizzazione, da parte degli studenti e con la collaborazione del mio assistente alla
didattica, Marco Segato, di una serie di esercitazioni filmiche a base darchivio, presentate
sia in iniziative e workshop universitari che in diversi festival cinematografici. A tal fine
stata anche attuata una convenzione speciale fra IUAV e Home Movies. Associazione
Nazionale del film di Famiglia, di Bologna.

Attivit di ricerca e realizzazione filmica


Costante dunque il tentativo di integrare risultati teorici e sperimentazione filmica.
Nel caso di Una giornata moderna. La documentazione audiovisiva sulla moda nellItalia
degli anni trenta, lunit di ricerca Archivi del visibile. Cinema, fotografia e televisione
fra memoria e progetto (unit da me diretta nel 2011-12), ha organizzato un seminario
di studi in collaborazione con lunit di ricerca Il progetto nella Moda, diretta da Mario
Lupano. Il rapporto fra le due unit ha consentito la realizzazione di Una giornata moderna,
un film a base darchivio sulla nascita della industria italiana della moda. Per il film sono
stati utilizzati decine di cinegiornali del periodo, resi disponibili dalla collaborazione con
Cinecitt-Istituto Luce. Allinterno dellunit Archivi del visibile stato inoltre assegnato

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un assegno di ricerca dal titolo Cinema, video, teatro: le dinamiche dello scambio. Biennale
Teatro 1974/1975: relazioni intertestuali. La ricerca stata condotta da Marina Pellanda.
Lintegrazione fra ricerca teorica e realizzazione filmica anche uno dei punti caratterizzanti
la mia didattica allUniversit Iuav e trae linfa sia da una serie di esperienze maturate
precedentemente larrivo allo Iuav (con film come Appunti romani, 2004; Il senso degli altri,
2007; Predappio in luce, 2008) che da una costante pratica di ricerca sulle forme del cinema
sperimentale e del film dartista.

Il cinema e le altre arti


In questo senso, forti risultano le relazioni con insegnamenti e percorsi di ricerca legati
agli ambiti disciplinari della moda, delle arti visive (con laboratori di cinema sperimentale e
interventi di studio sulla Biennale darte) e allarchitettura contemporanea. Linteresse per
i rapporti fra cinema, architettura e citt erede degli studi dottorali La veduta Lumire.
Limmaginario urbano nel cinema delle origini e post-dottorali Larchitettura e la citt nel
cinema italiano degli anni trenta caratterizzano un forte campo di investigazione teorica. I
problemi dello spazio filmico, i rapporti fra cinema e modernit architettonica, la costruzione
degli immaginari urbani vengono affrontati in orizzonti di ricerca costantemente legati
alla didattica, ed espressi in momenti convegnistici nazionali e internazionali, nonch in
conferenze tenute nel dottorato di Teorie e storia delle arti e di Scienze del design allo Iuav.
Per ampliare gli scambi internazionali fra discipline differenti, dal 2011 sono responsabile
del progetto Erasmus con le corrispondenti sedi francesi (per lex Corso di Laurea in Teatro e
Arti Visive della Facolt di Design e Arti dello Iuav) e recentemente ho avviato una richiesta
di Visiting professor per il prof. Philippe-Alain Michaud, conservatore della sezione Cinema
al Centre Pompidou di Parigi. Nel secondo semestre del 2014, Michaud terr un ciclo di
lezioni al Dipartimento di Culture del Progetto e presenter una serie di proiezioni di film
della collezione del Centre Pompidou nella nuova sede del teatrino di Palazzo Grassi di
Venezia. Questa iniziativa, unitamente a una serie di ricerche a venire, momenti di studio,
progetti convegnistici, fanno parte delle attivit del neonato LABIM, il Laboratorio di teoria
delle immagini fondato con alcuni colleghi del Dipartimento di Culture del Progetto e ben
illustrato, nelle sue linee programmatiche, dallintervento della collega Angela Mengoni.

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Attivit dottorali
Ho fatto parte dei seguenti collegi dottorali: Teorie e Storia delle Arti, ciclo XXV, Universit
Iuav di Venezia (2009); Storia delle Arti, ciclo XXVI, Universit Ca Foscari di Venezia (2010);
Scienze del Design, ciclo XXVII XXVIII XXIX, Universit Iuav di Venezia (2011-2013).
Sono stato commissario dottorale per Denis Brotto, tesi Trame digitali. Limmagine
cinematografica in pixel, tra narrazione, estetica e tecnica, XXII ciclo, Dottorato in Storia e
critica dei beni artistici, musicali e dello spettacolo, Universit di Padova, 16 marzo 2012;
per Giulia Lavarone, tesi Paris vu par. Lo sguardo sulla citt in mutamento negli anni
della Nouvelle Vague, XXII ciclo, Dottorato in Storia e critica dei beni artistici, musicali
e dello spettacolo, Universit di Padova, 21 ottobre 2010; per Ottavia Maddeddu, tesi Il
documentario in prima persona. Esempi di autobiografia nel cinema della realt nellultimo
decennio, Dottorato in Storia, Orientalistica e Storia delle Arti, Universit di Pisa, 12
dicembre 2011; quale membro esterno per Mauro Sassi, tesi The institution of documentary
in contemporary Italy, McGill University, Montreal, Canada; per Francesca Veneziano, tesi
Riscritture. Memoria del cinema, memoria storica e storia personale in My Winnipeg di Guy
Maddin, XXIV ciclo, Scuola di Dottorato in Arti Visive e dello Spettacolo, Universit degli
Studi di Pisa, 12 luglio 2013.
Sono stato tutor della tesi dottorale di: Federica De Rocco, Linterazione narrativa nel
linguaggio audiovisivo come strumento didattico in et scolare e nelladolescenza. Una
ricerca attraverso il design della comunicazione, Dottorato in Scienze del Design, XXV ciclo,
Universit Iuav di Venezia; Attualmente sto seguendo la tesi dottorale di Maria Ida Bernabei,
dal titolo provvisorioAvanguardia e sperimentazione cinematografica nel documentario,
Universit Iuav di Venezia, 2012-2015.
Ho tenuto le seguenti lezioni in corsi dottorali: Estetiche del documentario italiano
contemporaneo, Dottorato in Italianistica - Indirizzo Cinema, Universit Tor Vergata, 6
marzo 2012; Paesaggi documentari, Dottorato in Storia e critica dei beni artistici, musicali
e dello spettacolo, Universit di Padova, 24 aprile 2012; Gli oggetti immaginari prodotti nel
laboratorio video documentario dello IUAV, Dottorato in Scienze del Design, Unviersit Iuav di
Venezia, 8 maggio 2013.

Senza titolo, fondo famiglia Darix Togni, inizio anni 40


Home Movies, Archivio Nazionale del film di Famiglia

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ARTE VISIVA CONTEMPORANEA


RICERCHE E REALIZZAZIONI
Angela Vettese

Il mio ambito di ricerca sono le dinamiche dellarte visiva contemporanea, osservate da


vari punti di vista, tali da connettere sempre la definizione del settore, il suo linguaggio, le
nuove forme di committenza e il caso specifico della Biennale di Venezia, scelto come caso
di studio permanente grazie alleccellenza della manifestazione e alla possibilit anche
geografica di osservarne levoluzione. Ho sempre ritenuto importante, per completare la
ricerca sul campo, associare strettamente le attivit didattiche, quelle di studio, e anche
quelle di curatela di mostre e di gestione di spazi espositivi ed enti culturali. La peculiarit
del campo prescelto infatti tale da non permettere di scindere questi ambiti senza togliere
lucidit e competenza alla ricerca stessa, la quale riguarda un campo che , per definizione,
continuamente in fieri e con aspetti teorici commisti inestricabilmente a quelli pratici.
I campi di mero studio sono stati: 1. Storia e fenomenologia delle tecniche espressive
dalle Avanguardie storiche a oggi, con particolare riferimento alla lettura di singole opere
o alle operativit e al metodo di singoli autori; 2. Tentativo di riordinare a scopi didattici
sia il concetto di arte contemporanea, sia la sua storia recente, colta nei suoi pi rilevanti
snodi tematici e linguistici; 3. Indagine sulla trasmissibilit di tale sapere, con riflessioni
sulle nuove modalit dello studio del fare arte visiva (non quindi della storia dellarte; 4.
Indagine su alcune modalit espositive come parte costitutiva dei nuovi linguaggi artistici,
con particolare riguardo allevoluzione incrociata delle modalit produttive e ostensive
nellambito della Biennale di Venezia.

1.
La rivoluzione portata dalle Avanguardie del primo Novecento nellambito delle arti visive
si configurata come unauto-indagine dellarte stessa, con un primo risultato evidente
nellaffiancamento di tecniche tradizionali quali pittura, scultura e decorazione a pratiche
quali collage, assemblage, installazione ambientale, performance in cui siano implicati
sia la corporeit sia lo spazio. Tale evoluzione linguistica ha condotto le arti visive a una
sovrapposizione almeno parziale con gli ambiti del teatro, della danza, dellarchitettura
dinterni, del cinema.
In questo quadro hanno trovato corpo lutilizzo di due elemento salienti e interagenti,
lutilizzo del bricolage di materie comuni, del montaggio sovente estemporaneo come
opposto a una composizione complessiva e progettata, del frammento come recupero

Mostra finale del laboratorio di Marta Kuzma (director of Office for Contemporary Art Norway, Oslo)
corso magistrale dArti visive, Universit Iuav di Venezia, giugno 2011

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flessibile del rifiuto, dello scarto, di ci che pu avere fatto parte di ununit precedente e
che pronto ad associazioni nuove.
Questa evoluzione si proposta come una descrizione/riflessione su vari aspetti, quali il
relativismo proprio della societ urbana, nellaffermarsi e del capitalismo industriale e nel
suo decostruirsi in un capitalismo del terziario centrato sulla comunicazione: in termini di
pensiero (e quindi della sua traduzioni nelle arti) ci sembra avere condotto a una critica
delle filosofie della storia di carattere metafisico (Hegel) o comunque totalizzanti (Marx).
Questo giustificherebbe il venire avanti di posizioni artistiche che incarnano, traducono o
affiancano certo pensiero critico rispetto al capitalismo (Adorno, Benjamin, Bataille), con
riferimento alla nascita e diffusione dellindustria dello spettacolo (Adorno e Horkheimer,
Guy Debord), a posizioni psicoanalitiche (Lacan, Melanie Klein) nonch il recupero delle
letture del montaggio cinematografico (Kracauer e Eisenstein.). Un ulteriore riferimento
stato il recupero del fare (rispetto a una concezione puramente concettuale e autoriflessivo
dellarte), con specifico riferimento alle tesi, diverse ma congruenti, sostenute attorno alla
vita delle forme da Henri Focillon, George Kubler, Richard Sennett. La tematica dellatlante
e dellarchivio di immagini, come discusse da Aby Warburg e dai suoi interpreti, risultata
di importante supporto.
La ricerca si estrinsecata nella redazione del libro Si fa con tutto: il linguaggio dellarte
contemporanea (Laterza, Roma-Bari 2010 e 2012) e con saggi in riviste e volumi collettanei
tra cui: Fausto Melotti e i Sette Savi, in Domus, 973 (2013), pp. 13-18; Metodo, in
Paola Nicolin, Hans Ulrich Obrist (eds.), Alberto Garutti, didascalia/caption, Verlag der
Buchandlung, Walther Koenig, Kln, Mousse Publishing, Milano 2013, pp. 77-85; Mario
Merz, Qualche questione aperta, in Germano Celant (ed.), Arte Povera, Electa Milano 2011,
pp 284-315; Italy in the Sixties. A Historical Glance, in Arte Povera, The Great Awakening,
Kunstmusem Basel Hatje Cantz Verlag, Ostfildern 2012, pp. 33-42; Poetics of Identity:
Notes on the Question of Gender, the Other, and the Self seen by the Self, in AAVV, Art of
the Twentieth Century, 200 and Beyond, Contemporary Tendencies, Skira, Milan 2010, pp.
81-140; La protesi tecnologica come forma di camouflage, in Chiara Casarin e Davide Fornari
(eds.), Estetiche del Camouflage, et al., Milano 2010, pp. 84-89; From the Early Paintings to
the First Reflective Surfaces, in Carlos Basualdo (ed.), Michelangelo Pistoletto from One to
Many: 1956-74, Philadelphia Museum of Arts, Philadelphia 2010, pp. 29-51; Que reste-t il:
introduzione e Interviste a Michelangelo Pistoletto e Antoni Muntadas, in Cristina Baldacci e
Clarissa Ricci, Quando scultura, et al., Milano 2010, pp. 3-16 e 199-232.

Studenti Iuav e Bjarne Melgaard, Baton Sinister


padiglione Norvegia, 54. Esposizione Internazionale darte, Biennale di Venezia, giugno 2011

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43/112

2.
A partire dalle ricerche sopra descritte, ho svolto unattivit di sistemazione espressamente
rivolta a fini didattici, che si concretizzata in alcune ricostruzioni storiche di carattere
manualistico. Mi sono inoltre dedicata alla definizione dellarte contemporanea come
concetto e in relazione ai modi rinnovati della sua committenza, con particolare riguardo alle
tematiche del cosiddetto sistema dellarte cos come questa nozione stata elaborata da
filosofi quali Arthur Danto e George Dickie, sociologi quali Howard Becker e Noah Horowitz,
teorici dellarte quali Nicolas Bourriaud e storici della filosofia come Tiziana Andina. stata
inoltre estremamente importante lattivit come cronista darte per le pagine de Il Sole 24
Ore, un mezzo che mi ha permesso di mantenere laggiornamento sullevolversi delloperare
artistico e delle politiche culturali. Su questa base ho redatto Capire larte contemporanea
(I ed. 1996), Umberto Allemandi, Torino 2012 (terza edizione riveduta e ampliata) e Larte
contemporanea tra mercato e nuovi linguaggi, Il Mulino, Bologna 2012, (ed. spagnola El
Arte Contemporaneo entre el negocio y el lenguaje, Rialpes, Madrid 2013)

3.
Ho impostato tipologie di corsi sperimentali rivolti a giovani artisti fin dai primi anni
novanta (insegnamento alle Accademie di Belle Arti di Milano, Venezia e Bergamo, curatela
della summer school della Fondazione Antonio Ratti). Le precedenti esperienze si sono
concretizzate attraverso la progettazione, la fondazione e la direzione, dal 2001, del Corso di
Laurea Specialistica in Arti Visive (nel tempo associato poi allanalogo di Teatro e di Moda)
presso lUniversit Iuav di Venezia. Il corso stato articolato a partire dalla convinzione
che possa e debba svilupparsi un insegnamento universitario delle arti visive, seguendo lo
stesso processo di elevazione del processo di formazione che ha toccato discipline, quali
larchitettura o la musica, un tempo considerate meramente tecniche. Il modello seguito
peraltro gi in atto soprattutto in ambito americano, laddove il contesto europeo conserva la
tipologia di Accademia. Ci che distingue questa seconda dallinsegnamento universitario
un novero di aspetti differenti: anzitutto, la considerazione del fare artistico come un campo
del sapere: di un sapere che si sviluppa attraverso la prassi ma non per questo ha una
dignit minore rispetto ai saperi dal fondamento meramente teorico o legato a parametri
quantitativi o di carattere scientifico-sperimentale. Il fondamento di tale convinzione
nato con gli studi di Estetica con Dino Formaggio e si evoluto soprattutto attraverso la
collaborazione con il gruppo di ricerca EARN /European Network for Artistic Research, con la

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partecipazione al programma europeo SHARE per la riflessione sui criteri di programmazione


di un terzo livello dottorale per artisti. Da questordine di riflessioni e di attivit sono
nate alcune pubblicazioni, tra cui Visual Arts at IUAV, Venezia, 2001-2011 (con Chiara
Vecchiarelli), Mousse publishing, Milano 2011; Ecoles dart et recherche, entre orthodoxie
et doute ncessaire, intervento al convegno Einstein/Duchamp, et aprs? La recherche dans
lenseignement suprieur artistique (Palais des Acadmie, Bruxelles, 28-29 novembre 2012),
CSESA Fdration Wallonie-Bruxelles, Bruxelles 2013, pp. 32-40.

4.
Un ulteriore campo di indagine stato quello delle diverse modalit in cui si espressa la
Biennale di Venezia, a partire dalla storia delle sue diverse edizioni. Tale argomento stato
proposto come soggetto per alcune tesi di laurea e tesi dottorali di cui sono stata relatrice
o correlatrice. Una particolare attenzione stata posta sullidea di padiglione nazionale,
cercandone la rilevanza come luogo di riflessione critica sullidea stessa di Nazione: in
opposizione alla desuetudine di tale struttura collaterale alla mostra centrale, cos come
si configurata nella riflessione di molti critici, i fatti hanno dimostrato la vitalit della
formula e la poliedricit con cui viene affrontata.
Ho pressoch sempre collaborato, insieme agli studenti del Corso di laurea in Arti visive
dello Iuav, alla costituzione di uno o pi padiglioni nazionali della Biennale: nel 2003
collaborazioni con Hans Ulrich Obrist, Rirkrit Tiravanija (Stazione Utopia) e Olafur Eliasson
(padiglione Danimarca); nel 2005: collaborazione con Antoni Muntadas (padiglione Spagna);
nel 2009 collaborazione con Carlos Basualdo (curatore) e Bruce Nauman (artista) (padiglione
Stati Uniti), in quellanno sono stata presidente della giuria della mostra internazionale;
nel 2011 collaborazione con Bjarne Melgaard (padiglione Norvegia); nel 2013 co-curatela
con Marta Kuzma e Pablo Lafuente della retrospettiva dedicata a Edvard Munch e Lene Berg
(padiglione Norvegia).
Ho inoltre co-curato il Festival dellarte contemporanea di Faenza, edizione 2009 (17-19
aprile), specificamente dedicato al tema della Biennale, le cui principali conversazioni sono
state pubblicate in Quaderni del Festival: Carlos Basulado, Pierluigi Sacco, Angela Vettese
(eds.), On Biennals, Electa, Milano 2010, pp. 45-59, 99-122.
Le attivit dellunit di ricerca Biennale hanno inoltre portato alla pubblicazione di
Clarissa Ricci (ed., preface by Angela Vettese), Starting from Venice Studies on the
Biennial, et. al, Milano 2010.

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unit di ricerca Rappresentazione

UNITA DI RICERCA
RAPPRESENTAZIONE
Malvina Borgherini, Emanuele Garbin

Il contesto disciplinare e lambito di ricerca


Con la sua critica a un funzionalismo ingenuo e unidea di citt, di monumento e di
memoria strettamente connesse con il tema della forma, Aldo Rossi, nel famoso saggio
Larchitettura della citt (Marsilio, Padova 1966), apre il tradizionalmente pragmatico ambito
architettonico al tema dellindeterminatezza. La citt non pu essere considerata una
mera infrastruttura di servizi, ma la materia prima dellidentit e della memoria collettiva
o individuale. Nelle citt le persistenze sono rilevabili attraverso i monumenti, i segni
fisici del passato, ma anche attraverso gli assi di sviluppo, la posizione dei loro tracciati,
che crescono secondo la direzione e con il significato di fatti pi antichi, spesso remoti,
di quelli attuali. A volte questi fatti permangono essi stessi, sono dotati di una vitalit
continua, a volte si spengono; resta allora la permanenza della forma 1. La consapevolezza
che i principali oggetti della ricerca darchitettura (la citt, i monumenti, il paesaggio) non
possano pi essere analizzati come semplici meccanismi senza vita o rappresentati solo con
atti definitivi, segni codificati e immutabili, ma richiedano invece una molteplicit di sguardi
che rendano la complessit di una materia viva e mutevole, acquisizione non del tutto o
non ancora condivisa tra gli studiosi di teoria, storia e rappresentazione dellarchitettura e
dellambiente.
Larchitettura ma questo si potrebbe dire allo stesso modo anche di altre regioni del
sapere e del fare delluomo si divisa in competenze parziali che hanno rimosso o
rinunciato allidea di essere partecipi di un pensiero poetante e interrogante e hanno
definito il proprio statuto su un modello quanto mai riduttivo e forse anche ingenuo di
tecnica. Laspirazione a unidentit e a una legittimazione nel consesso tecnico-scientifico, il
bisogno di correttezza piuttosto che di autenticit o verit sono stati fatti propri anche dalla
pi ristretta comunit di studiosi che si riconoscono nel comune interesse per i temi del
disegno, o pi in generale dellimmagine dellarchitettura e del paesaggio umano.
Qui ormai non importa tanto capire se questo processo sia determinato da forze locali o
globali, dallintenzione di gruppi storicamente determinati o da un destino sovraumano e
sovrastorico, ma di riconoscere quel che si perde in questo processo di divisione e riduzione
e poi di cercare di recuperarne almeno una parte, allinizio anche in modo scomposto e
disordinato, al limite metodologicamente scorretto.

Gerhard Richter, Abstraktes Bild See (part.), 1997


01. A. Rossi, Larchitettura della citt, Citt Studi, Milano 1995, p. 56 (I ed. Marsilio, Padova 1966).

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Per indicare approssimativamente quel che il soggetto e loggetto di questo sapere hanno
perduto potremmo usare tanti termini o metafore. In riferimento ai concetti di situazione
e di orizzonte ermeneutico Gadamer cita una frase lapidaria di Dilthey: Nelle vene del
soggetto conoscente come lo costruiscono Locke, Hume e Kant non scorre vero sangue2.
Merleau-Ponty sposta il punto di vista di quel soggetto, il centro dellio cogito dentro la
carne dellessere. Tutta lopera di Heidegger la memoria di un abisso, di quel fondo oscuro
che sta appena sotto la superficie delle cose, che quelle cose. Sangue, carne, abisso:
in fondo non proprio per coprire o tener fuori tutto questo che nasce larchitettura intesa
come il disegno di un contorno o di un confine? E per non tanto pi vera e durevole
quellarchitettura e quel disegno che di quelloscurit conserva memoria e traccia?
Le regole della correttezza scientifica impongono alle sue rappresentazioni di essere
perfettamente funzionali ad uno scopo, aderenti alloggetto, prive di scarti che siano
residui o rifiuti. La storia dei disegni e dei modelli dellarchitettura e del mondo fatta
per anche di visioni il cui valore irriducibile alla mera funzione di descrivere qualcosa,
e basterebbe citare ad esempio la Forma Urbis Romae severiana, i monumentali modelli
lignei rinascimentali, i plans-reliefs del territorio francese, le tavole degli envois dellcole
des Beaux-Arts. In un certo senso le copie pi ingombranti cercano sempre una propria
autonomia, il diritto di esistere per s e non per qualcosaltro. Nella geografia dellessere
come se ci fossero dei nodi, degli incroci di rotte doppi e slittati rispetto alla posizione
originale, ed proprio grazie a questi slittamenti che alla fine si scopre qualcosa di nuovo.
Una rappresentazione veridica non ci mostra solo quel che c ma anche quello che non
c pi o che ci potr essere, ed , come peraltro ogni autentico atto interpretativo, una
produzione di nuovo senso, un vero e proprio aumento dessere (che qualcosa di pi e di
diverso di quel che va sotto il nome di realt aumentata). Alla fine un disegno, un modello,
una simulazione non ci parla solo del suo riferimento oggettivo ma anche di s e di noi,
della forma pi generale delle cose e del nostro modo di intenderle, della nostra coscienza e
dellorizzonte di senso che su di essa fa centro.
LUnit di ricerca Rappresentazione nata nel 2008 in occasione della creazione del
Dipartimento della Ricerca, un luogo che per la prima volta univa e si proponeva di mettere
a confronto le diverse anime che costituiscono quel particolare ateneo delle arti che
lUniversit Iuav di Venezia si costituisce a partire da questi temi, riflettendo da esperienze

02. Hans-Georg Gadamer, Verit e metodo, Bompiani, Milano 2004, p. 291, (ed. orig. Wahrheit und Methode, Mohr Siebek,
Tbingen 1960).

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e punti di vista anche distanti. E con spirito analogo si propone di considerare lambito
di ricerca attorno cui si costituita quel mondo della figurazione riferito in particolare
allarchitettura, al paesaggio, al design, caratterizzato da una secolare contrapposizione tra
sapere tecnico-scientifico e pensiero umanistico un terreno di incontro pi che di scontro.
Nel nucleo originario del cluster (che in prima istanza si chiamava Rappresentazione,
Comunicazione, Interazione) si erano riuniti esperti di comunicazione, di rappresentazione,
di rilievo, informatici, storici dellarte e dellarchitettura, semiologi, artisti, architetti, web
designer, registi, economisti, psicologi della comunicazione e filosofi della scienza ed
erano confluite strutture di ricerca gi consolidate come Imago rerum, il Laboratorio di
fotogrammetria Circe, il MeLa media lab, il LISAV.
Con lapplicazione a livello nazionale della recente riforma Gelmini, lo Iuav si riorganizza in
una nuova geografia istituzionale lateneo oggi suddiviso in tre dipartimenti: Architettura,
Costruzione, Conservazione; Culture del progetto; Progettazione e pianificazione in ambienti
complessi e lUnit di ricerca Rappresentazione, nellintento di mantenere aperto quel
dialogo transdiscplinare che lha fin dallinizio caratterizzata, apre lorizzonte disciplinare
dei suoi attuali membri (studiosi di rappresentazione, di comunicazione e di rilievo, storici e
teorici dellarchitettura, studiosi di teatro e arti performative, progettisti, informatici e web
designer) ad un confronto continuo con altre tradizioni e aree di ricerca.

Le attivit
La questione del rapporto tra le arti, la traducibilit da una scrittura a unaltra, da forme e
sostanze dellespressione in altre materie; la migrazione, la permanenza di tracce e la loro
rivisitazione nel pensiero progettuale, sono alcuni dei problemi posti dalle attivit dellUnit
di ricerca Rappresentazione in questi ultimi anni.
Il cinquecentenario della nascita di Andrea Palladio (2008) stato la prima occasione
per un confronto tra studiosi sul tema del rilievo delle facciate delle chiese palladiane a
Venezia. In questo progetto di ricerca si incrociano e si moltiplicano davanti ai nostri occhi,
come spesso accade nel ripercorrere le fasi di genesi e sviluppo di unarchitettura, un
numero incredibile di storie materiali e immateriali. Fili sottili connettono forme e tecniche
costruttive che dai disegni di edifici romani rilevati da Palladio riaffiorano con evidenza nelle
quattro facciate veneziane; o riemergono dal secolo XVIII in edifici e chiese anglossassoni,

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sullonda della stampa e diffusione in Inghilterra delle prime traduzioni dei Quattro Libri o
delle diverse e frammentarie campagne di rilevamento. Un cos ricco patrimonio di storie e
oggetti che provengono dal passato ma continuano a vivere nel presente, e unopera come
il trattato di Palladio che aspira alla completezza senza per farsi limitare da chiusure
che la renderebbero sterile, sono oggi, nellepoca del compiuto dominio della tecnica,
ingredienti preziosi per approfondire una riflessione sulle nuove metodologie da applicare
alluso del disegno, da intendersi non solo come strumento di comunicazione ma anche e
soprattutto come modo per conoscere e interrogare le cose. In occasione di questo progetto
il MeLa media lab, che ha curato lallestimento della mostra e le video installazioni, si
formalmente costituito come struttura del Sistema Laboratori e come cellula dellUnit di
ricerca Rappresentazione 3.
Il modello digitale integrale del complesso museale di Castelvecchio (realizzato allinterno
di una collaborazione tra il MeLa media lab e il Comune di Verona Direzione musei e
monumenti) 4 stato loccasione per definire e perfezionare nuovi criteri di rappresentazione
verificandoli in un oggetto caratterizzato da una estrema ricchezza tematica e figurativa.
Nella costruzione e nelle elaborazioni del modello del castello e delle gallerie del museo di
Carlo Scarpa lattenzione si concentrata sul rapporto tra la forma di uno sguardo mobile
implicita nella stessa architettura e la stratificazione di figure e di storie nelle strutture
murarie e nelle opere esposte. Il castello come macchina militare prima, poi il museo come
macchina espositiva, e infine il modello esplorabile sono in realt delle speciali macchine
per vedere, che appunto danno forma ad uno sguardo eccentrico sulla citt che sta fuori e
dentro le sue mura.
La mostra Leonardo. Luomo vitruviano fra arte e scienza (Venezia, Gallerie dellAccademia
ottobre 2009-gennaio 2010), che proponeva lesposizione al pubblico del famosissimo
disegno, ha permesso lattivazione di una convenzione tra MeLa media lab e Soprintendenza
Speciale per il Polo Museale Veneziano e ha dato come esito lapprofondimento di temi

Markus Schinwald, sterreichischer Pavillon, Biennale di Venezia, 2011 (foto Andreas Balon)
03. Esito del progetto di ricerca sono la realizzazione di una mostra e la pubblicazione del libro M. Borgherini, A. Guerra,
P. Modesti (ed.), Architettura delle facciate. Le chiese di Palladio a Venezia: nuovi rilievi, storia, materiali, Marsilio Venezia
2010. Le video installazioni della mostra in seguito sono state ospitate nellesposizione Palladio a/e Venezia a cura di
Lionello Puppi, Giandomenico Romanelli e Andrea Bellieni (Museo Correr, Venezia 4 luglio-10 gennaio 2010), presentate al
convegno CISA Restauri Palladiani 1980-2008, (Vicenza 8-9 maggio 2009) e al VII forum internazionale di studi Le vie dei
mercanti. Rappresentare la conoscenza (Pompei-Capri 4-6 giugno 2009).
04. Il progetto di ricerca Monumenti analoghi: il museo di Castelvecchio a Verona, oggetto di una serie convenzioni (2007-11)
e finanziato dal Comitato paritetico di studio per la conoscenza e la promozione del patrimonio culturale legato a Carlo
Scarpa, aveva come responsabili scientifici Malvina Borgherini e Emanuele Garbin per lo Iuav, Paola Marini e Alba Di Lieto per
il Museo di Castelvecchio.

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relativi al disegno, allo studio dei corpi e dei loro movimenti a partire dallopera leonardesca
e alla realizzazione di due video installazioni pensate in forma di atlanti di immagini 5.
LArchivio Progetti dello Iuav, insieme alla Direzione Generale per gli Archivi (DGA), il Museo
delle Arti del XXI secolo di Roma (MAXXI) e la Galleria dArte Moderna di Udine (GAMUD),
stato un altro interlocutore del MeLa media lab in due recenti ricerche, entrambe riguardanti
progetti darchitettura mai realizzati (uno per la Fondazione Masieri, laltro per il nuovo
Ospedale di Venezia). Nei Disegni di unarchitettura incompiuta di Frank Lloyd Wright e Carlo
Scarpa a Venezia si sperimentato un dispositivo per esplorare e rivelare lo spazio implicito
di una raccolta di disegni, immagini e documenti darchivio. La forma dellambiente di
questesposizione pensata in funzione della topologia ideale del mondo piatto e scorrevole
dei tablet e degli e-book. Nel comporre un percorso attraverso disegni, schizzi, foto, lettere,
pagine dei giornali dellepoca, lintento stato quello di riproporre e rianimare una storia
nota nel suo svolgimento, ma ormai consumata, riportando lo sguardo sui documenti stessi,
sulle microstorie nascoste nei particolari, nelle relazioni implicite tra parti dello stesso
disegno o tra disegni diversi, nei testi delle lettere e nelle loro correzioni, nelle foto dei
luoghi e dei volti che hanno incrociato le vicende di questa architettura 6.
Tra le mostre curate da Imago rerum, gruppo di ricerca fondato e coordinato da Agostino
De Rosa, si possono segnalare Geometrie di luce. Il Roden Crater project di James Turrell
(2007), in occasione della quale lo Iuav conferisce a James Turrell la laurea Honoris causa,
e Jean Franois Niceron. Prospettiva, catottrica e magia (2013). La prima, esito di un lungo
lavoro di ricerca e di elaborazione di modelli digitali per quel grandioso occhio per osservare
il cielo che lopera di Turrell, ha permesso un fertile attraversamento e allargamento
di ambiti di ricerca e metodologie; la seconda, frutto di studi e ricerche darchivio nonch
di rilievi laser scanning e restituzioni grafico-digitali, ha consentito un confronto oggi
imprescindibile tra tecniche e saperi antichi e contemporanei.

Markus Schinwald, sterreichischer Pavillon, Biennale di Venezia, 2011 (foto Andreas Balon)
05. Il progetto di ricerca Decifrazioni e narrazioni. Ipotesi e verifiche sulla rappresentazione e comunicazione di palinsesti
artistici e architettonici (2009-11) aveva come responsabili scientifici Malvina Borgherini per lo Iuav, Caterina Bon Valsassina
per la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano. Gli approfondimenti sul tema del disegno, del rilievo e dello
studio dei corpi nellopera leonardesca sono poi apparsi in M. Borgherini, La linea che distingue la figura delli corpi e lor
particule: note sul disegno delluomo vitruviano di Leonardo, in A. Perissa (ed.), Leonardo. Luomo vitruviano fra arte e
scienza, Marsilio, Venezia 2009, pp. 58-69.
06. Ai due progetti di ricerca I disegni di unarchitettura incompiuta di Frank Lloyd Wright e Carlo Scarpa a Venezia e H VEN
LC3: un percorso dentro i disegni di Le Corbusier per il nuovo Ospedale di Venezia (2010-12) hanno partecipato: Emanuele
Garbin (progetto dei percorsi multimediali), Luciano Comacchio (interazione dei percorsi multimediali), Stefano Benfatto
(elaborazioni digitali), Roberta Martinis (ricerche darchivio del primo progetto), Malvina Borgherini (responsabile scientifico
MeLa media lab), Anna Tonicello (responsabile Archivio Progetti) e Riccardo Domenichini (direttore Archivio Progetti). Il primo
progetto, in occasione di Venight 2012, stato presentato alla Fondazione Masieri in forma di video installazione.

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Le attivit dellUnit di ricerca, indirizzate verso quella che stata ritenuta una necessaria
e imprescindibile rifondazione delle discipline della rappresentazione nelle scuole di
architettura, sono iniziate con un ciclo di convegni internazionali della serie Imago rerum,
curati da Agostino De Rosa, che si proponevano di indagare le dirette ma anche meno
evidenti interrelazioni tra i temi della rappresentazione qui intesa nelle pi ampie
accezioni semantiche e quei saperi che a vario titolo si interessano del problema
dellimmagine, sia essa figurativa che letteraria, retorica, filosofica o scientifica 7.
Sulla stessa linea si inseriscono i due seminari di studio dedicati ai nuovi paradigmi della
rappresentazione architettonica 8, Materia e corpo dellimmagine. O della necessaria
eteronomia della copia (2010) e Il disegno del disegno. Una rete di laboratori dellimmagine
(2011), curati da Malvina Borgherini e Emanuele Garbin e indirizzati da un lato a confrontarsi
sulla consistenza materiale e immateriale delle immagini con studiosi e artisti provenienti
dai campi limitrofi delle arti visive, del teatro, del cinema e del pensiero filosofico, dallaltro
a verificare ragioni, obiettivi impliciti ed espliciti e pi in generale progetti o non progetti
culturali sottesi alle specifiche tecniche della rappresentazione dellarchitettura e del
paesaggio.
Con il seminario internazionale di studi I pregiudicati (2012) ideato e diretto da Renato
Rizzi, curatori Susanna Pisciella e Andrea Rossetto si ponevano due domande che
coinvolgono nella discussione gli ambiti della teoria e della progettazione architettonica. La
prima rivolta al sapere: abbiamo consapevolezza del carattere della cultura contemporanea?
La seconda rivolta allapparire (lirriducibile manifestarsi di ogni cosa, progetto, idea):
abbiamo consapevolezza delle forme che i nostri saperi producono e radicano nel
territorio? Se non si comprende la struttura fondamentale dei significati che si generano
nellintersezione tra sapere e apparire non si pu realmente avere cognizione di ci che
si vede e si produce. In questo orizzonte emerge il tema dei pregiudicati, quegli ambiti
del sapere che sono stati espulsi e rifiutati dalla cultura contemporanea, pur essendo a

07. Gli atti dei tre convegni sono raccolti in A. De Rosa (ed.), Lo sguardo denigrato. Ruolo dellosservatore nellera della
rappresentazione digitale, Il Poligrafo, Padova 2003; A. De Rosa (ed.), Tra luce e ombra, Il Poligrafo, Padova 2004; A. De Rosa
(ed.), Orienti e occidenti della rappresentazione, Il Poligrafo, Padova 2005; con interventi, tra gli altri, di Giuseppe Panza
di Biumo, Giovanni Chiaramonte, Grazia Marchian, Claudio Parmiggiani, Alberto Perz-Gmez (Mc Gill University), Antonio
Somaini, Victor Stoichita (Universit de Fribourg), Marco Tirelli, James Elkins (SAIC), Giangiorgio Pasqualotto.
08. Al primo seminario di studi partecipano tra gli altri Giuliana Bruno (Harvard University), Romeo Castellucci (Socetas
Raffaello Sanzio), Paolo Fabbri (IULM) e Antonio Somaini (Universit Sorbonne Paris). Al secondo seminario di studi
partecipano tra gli altri Monique Sicard (ITEM - CNRS Paris), Luigi De Angelis (Fanny & Alexander), Francesco Giomi (Tempo
Reale), Chiara Lagani (Fanny & Alexander). Lo sviluppo dei lavori presentati nel primo seminario di studi Materia e corpo
dellimmagine. O della necessaria eteronomia della copia confluito in M. Borgherini, E. Garbin (ed.), Modelli dellessere.
Impronte di corpi, luoghi, architetture, Marsilio, Venezia 2011.

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fondamento del sapere e dellapparire; in una parola del progetto. Il seminario si propone
di portare al centro del dibattito un problema che si esprime nella crescente richiesta di
qualit ambientale e urbana. Quali proposte pu formulare larchitettura se dominata
da quella medesima cultura che in totale contraddizione con i fondamenti epistemici
dellapparire? Come pu larchitettura rispondere consapevolmente se ormai da tempo il
suo pensiero stato portato allesterno, definitivamente trasferito nelle maglie strette
dellapparato tecnicistico-normativo?
Nellambito del PRIN 2008 Geometria descrittiva e rappresentazione digitale: memoria
e innovazione e del PRIN 2012 Prospettive Architettoniche: conservazione digitale,
divulgazione e studio la ricerca si focalizzata su alcuni temi che interessano dalla sua
fondazione lattivit dellUnit di ricerca Rappresenstazone 9. Il confronto con alcuni oggetti
speciali i grandi monumenti architettonici e urbani, i musei ha messo in luce le qualit
peculiari che giustificano lattenzione nei loro confronti: lintrinseca complessit, intesa non
solo come articolazione geometrica ma anche come variet eterogenea di figure e narrazioni,
la loro profondit inesauribile, e cio la stratificazione di immagini e senso su livelli visibili
e invisibili, mai integralmente rivelabili e rilevabili. La tesi fondamentale della ricerca che
la rappresentazione di questi oggetti non debba esaurirsi nella riproduzione delle propriet
geometriche e cromatiche o pi in generale le propriet sensibili ma che per restituire
i valori essenziali debba integrare forme di rappresentazione e narrazione metaforiche e
analogiche. La figura di Pigmalione che gira attorno alla sua statua in attesa di cogliere
linizio della metamorfosi della pietra in carne sintetizza in unimmagine gli estremi della
nostra attenzione, e cio la forma dello sguardo e la materia della copia e del modello. Da
un lato c un punto di vista mobile, inquieto, irriducibile alle viste consuete siano esse le
species vitruviane o le orbite virtuali della grafica digitale dallaltro il punto di mira sfiora
e scorre sulloggetto, e poi penetra gli strati di una superficie profonda.
Un fertile terreno di confronto stato inoltre identificato nelle ricerche di storia

09. Il coordinatore scientifico nazionale di entrambi i progetti PRIN, finanziati dal MIUR, Riccardo Migliari (Sapienza
Universit di Roma), il coordinatore dellUnit di Venezia Agostino De Rosa. Tra i membri dellUnit di ricerca partecipano
al progetto: Francesco Bergamo, Malvina Borgherini, Alessio Bortot, Cristian Boscaro, Giuseppe DAcunto, Isabella Friso,
Emanuele Garbin, Gabriella Liva, Cosimo Monteleone.

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dellarchitettura e di storia della rappresentazione architettonica di cui si occupata lunit


di ricerca: ci riferiamo ai lavori di Vitale Zanchettin sui disegni di Michelangelo per la cupola
di San Pietro 10 e sui disegni per la tomba Brion di Carlo Scarpa, veri palinsesti di tentativi,
ripensamenti, divagazioni, verifiche, confronti, tutti elementi caratterizzanti il pensiero
progettuale. La messa in forma di tale pensiero lambito comune su cui si sono impostati
alcune ricerche tra cui EIDOLA (Environment for Interactive Drawing in Open LeArning
experiences) una proposta di progetto europeo che si prefiggeva lobiettivo di migliorare
laccessibilit e di valorizzare le grandi collezioni europee di disegni e ADA (Archivio
Digitale di Architettura), una collezione di diapositive rivisitata in forma di atlante.
LUnit di ricerca, e in particolare il MeLa media lab, stato inoltre coinvolto in due progetti
di ricerca europei: il primo MIC My Ideal City, nellambito del FP7, si concluso nel maggio
2011 con una conferenza inernazionale che ha presentato a Venezia gli esiti del lavoro
svolto (una sperimentazione duso di ambienti virtuali condivisi, nellambito di un confronto
pubblico sui temi della costruzione della citt del prossimo futuro) 11; il secondo, INFO BC
Linnovation dans la formation pour les Biens Culturels: un nouveau curriculum euromditerranen pour la prservation de biens culturels, nellambito di TEMPUS con capofila
lUniversit degli Studi di Urbino, oggi in fase di avviamento e prevede come esito finale
lindividuazione di un quadro metodologico e pratico di competenze necessarie per figure
professionali che operano nei settori della salvaguardia e della valorizzazione dei Beni
Culturali in area mediterranea.
La pi recente iniziativa dellUnit di ricerca Rappresentazione, promossa e realizzata
allinterno del MeLa media lab, si concretizzata nella realizzazione di un master di I
livello in Interactive Media for Interior Design (ideatore e coordinatore del progetto Luciano
Comacchio, responsabile scientifico Malvina Borgherini) che, inserito nel catalogo regionale
di alta formazione gi nella sua prima edizione, ha ottenenuto finanziamenti per il 50% degli
iscritti e ha visto raddoppiare le sue iscrizioni al secondo anno di attivit.

Markus Schinwald, sterreichischer Pavillon, Biennale di Venezia, 2011 (foto Andreas Balon)
10. Nel 2007 Vitale Zanchettin ha riconosciuto, tra i documenti dellarchivio della Fabbrica di San Pietro, un disegno inedito
di Michelangelo, per secoli sotto gli occhi degli studiosi.
11. I partecipanti al consorzio erano quattro musei della scienza (il Museo Tridentino di scienze Naturali, capofila del
progetto; lExperimentarium di Copenhagen, il Cienca Viva di Lisba, il Bloomsfield Science Museum di Jerusalem) con
lUniverist Iuav di Venezia (MeLa media lab), che si occupata del coordinamento artistico e della realizzazione degli
ambienti virtuali delle citt di Trento e Lisba.

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ANTROPOMETRIE AFFETTIVE
IMMAGINI CORPI PROGETTI
Malvina Borgherini

Scomporre la bella machina del mondo: disegni, modelli, percorsi espositivi


La recente fortuna dello strumento mostra/museo ha toccato anche il tema dellarchitettura
non pi utilizzata solo come contenitore ma promossa a oggetto espositivo per il suo
essere immagine emblematica delle societ e delle culture che lhanno prodotta
riproponendo la questione sul modo pi efficace per presentare un argomento cos poco
appassionante e comprensibile per i non addetti ai lavori. Non essendo possibile fare una
mostra di originali architettonici se non in forma di elaborati grafici di progetto, questi
ultimi sono spesso diventati oggetti artistici da ammirare per il loro valore storico (ed
economico), prescindendo dalleffettiva comprensione anche della loro sola funzione di
prefigurazione spaziale. Collezioni e raccolte di disegni e di modelli sono diventate, in
occasione di celebrazioni varie, faticosi e spesso incomprensibili percorsi fisici e mentali
cui sottoposto il pubblico delle mostre di architettura.
In realt, il percorso organizzato di una mostra riproduce in primis lesperienza diretta
della spazialit di unarchitettura. Questa promenade architecturale si rivelata una
formula di successo forse proprio perch rimanda a una delle pi utilizzate tecniche di
memorizzazione della retorica classica (una volta collegate alcune immagini evocative a una
ordinata successione di spazi, reali o fittizi, molto semplice ripercorrere, fisicamente o
mentalmente, ledificio per riappropriarsi dei concetti o delle parole che si devono ricordare).
Se unarchitettura sostanzialmente un oggetto tridimensionale abbastanza grande e
variegato da permettere a pi persone di agire al suo interno, muoversi guardandosi attorno
di norma il primo modo per iniziare a esplorare una sequenza di spazi, procedendo poi
con una pi strutturata gestione dellorientamento: una volta individuate le caratteristiche
dei diversi ambienti, si possono organizzare gerarchie e tracciare con una certa facilit
sequenze ordinate. Una promenade architecturale pu quindi non solo rimandare a una
tecnica di memorizzazione, ma pu anche essere considerata, non solo metaforicamente,
la costruzione in tempo reale di un elementare e personale sistema analitico. Perch allora
non pensare al percorso organizzato di unesposizione in questi termini?
Lallestimento di una mostra sullarchitettura delle facciate delle chiese veneziane di Andrea
Palladio 1, realizzata allo Iuav per celebrare i cinquecento anni dalla sua nascita, stata
loccasione per una pi specifica riflessione sulla questione espositiva e sulle modalit di
rappresentazione e di trasmissione dellarchitettura.

Robert Rauschenberg, Bathroom window, 1961


01. Il gruppo di ricerca interdisciplinare che si formato attorno al tema delle facciate architettoniche ha dato come esito,
oltre alla mostra, un testo che ha raccolto i contributi di diversi studiosi; Malvina Borgherini, Andrea Guerra, Paola Modesti
(eds.), Architettura delle facciate: le chiese di Palladio a Venezia. Nuovi rilievi, storia, materiali, Marsilio, Venezia 2010.

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Modelli dellessere. Impronte di corpi, luoghi, architetture


La storia dei disegni e dei modelli dellarchitettura e del mondo non fatta solo di
rappresentazioni scientificamente corrette, funzionali a uno scopo e aderenti al loro oggetto,
ma anche di visioni il cui valore irriducibile alla mera funzione di descrivere qualcosa. In
un certo senso le copie e i simulacri, soprattutto quelli pi ingombranti, cercano sempre
una propria autonomia, il diritto di esistere per s e non per qualcosaltro. Nella geografia
dellessere come se ci fossero dei nodi, degli incroci di rotte doppi e slittati rispetto alla
posizione originale, ed proprio grazie a questi slittamenti che alla fine si scopre lesistenza
di qualcosa di nuovo. Una rappresentazione veridica non ci mostra solo quel che c ma
anche quello che non c pi o che ci potr essere, ed , come peraltro ogni autentico atto
interpretativo, una produzione di nuovo senso, un vero e proprio aumento dessere (che
qualcosa di pi e di diverso di quel che va sotto il nome di realt aumentata). Alla fine
un disegno, un modello, una simulazione non ci parla solo del suo riferimento oggettivo ma
anche di s e di noi, della forma pi generale delle cose e del nostro modo di intenderle,
della nostra coscienza e dellorizzonte di senso che su di essa fa centro.
Lapertura delle immagini e alle immagini un atto intenzionale pi o meno consapevole
dello sguardo e della coscienza, e insieme del corpo intero che guarda e dei corpi che si
lasciano guardare. I pensieri e le immagini si aprono dove si aprono i corpi ed forte il
desiderio, dove c nascita, dove c comunione, dove c morte. Questapertura un atto
che muove e commuove: quando un corpo si apre per generarne un altro, quando un corpo
vivo o morto si scopre, quando viene esposto nella sua integrit o in una reliquia. Ad aprirsi
non pi la finestra albertiana ma piuttosto una porta: un limite che dobbiamo attraversare
per entrare nel mondo, o che qualcun altro o qualcosaltro passa per occupare il nostro
spazio interiore.
Il desiderio di aprire e di guardare dentro, sotto la pelle sottile delle immagini e dei
simulacri, di scoprire quella trama di rapporti essenziali ed esistenziali che li unisce a noi
e li fa vivere, accomuna i saggi contenuti nel libro 2 che raccoglie lo sviluppo dei lavori
presentati nel primo seminario di studi dedicato ai nuovi paradigmi della rappresentazione
architettonica Materia e corpo dellimmagine o della necessaria eteronomia della copia
organizzato dallunit di ricerca Rappresentazione nel giugno 2010.

02. Malvina Borgherini, Emanuele Garbin (eds.), Modelli dellessere. Impronte di corpi, luoghi, architetture, Marsilio, Venezia
2011. Nel volume, saggi di Giuliana Bruno (Harvard University), Enrico Pitozzi, Emanuele Garbin, Malvina Borgherini, Annalisa
Sacchi e Renato Rizzi.

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Il leone e Margherita. A Venezia, unarchitettura dellassenza


Come entrare in un palazzo che non mai stato costruito? Si pu visitare unarchitettura
la cui assenza ha generato una solida realt, una presenza costante, aperta e in reciproco
confronto con i differenti corpi che rendono viva una comunit urbana? Unesistenza
conclusa, che ha terminato il suo percorso, pu trasformarsi in una struttura rizomatica e
continuare nel tempo ad occupare uno spazio, anche fisico?
A Venezia, sullultimo tratto della riva destra del Canal grande, di fronte a ca Corner, si
affaccia un terreno, ampio circa 2.750 mq, che si estende fino al rio delle Torreselle.
Questa storia, o meglio, questa ricerca inizia nel 1733 con un testamento. In esso
Girolamo Venier dispone che i due figli ereditino i beni familiari solo se, dopo la sua morte,
costruiranno un palazzo sul canal grande; in caso contrario lintero patrimonio sar devoluto
alla Serenissima Repubblica. I Venier, incaricato del progetto Lorenzo Boschetti, alla morte
del padre iniziano ad acquistare le case limitrofe alla propriet; il terreno a San Vio non
disponeva allepoca di tutta la superficie necessaria alla costruzione del palazzo che, una
volta finito, si sarebbe allungato dal canal grande fino allodierno rio delle Torreselle.
Delledificio non poi stato edificato granch: solo il piede sullacqua di un corpo
monumentale, di cui conservata al museo Correr la maquette che lo prefigurava nella
sua interezza. Tra le candide pieghe di questo fossile mai nato si sono alternati brani
di vite, tutte attraversate da uno stessa passione per il mondo delle arti: Luisa Casati
Amman, musa di innumerevoli scrittori e artisti, rese se stessa e lo spazio attorno a lei un
palcoscenico vivente; Doris Delevingne Castlerosse, modella e attrice, ispir i grandi uomini
del suo tempo; Marguerite (Peggy) Guggenheim condivise la sua vita con gli artisti delle
avanguardie e si dedic a collezionare le loro opere. Iniziata quasi per gioco, la collezione
di quadri e sculture di Peggy assume dopo la sua morte i contorni di una vera e propria
presenza fisica, che abita il palazzo, cresce e si sviluppa fino ad occupare quello spazio che
il progetto di Boschetti, due secoli e mezzo prima, aveva delineato.
Unaltra collezione di immagini di immagini, di immagini di documenti e di immagini di
oggetti, fisse o in movimento insieme a una serie di racconti che ne incrociano le figure3,
sembrata il dispositivo pi consono per attraversare gli strati che negli anni si sono
sedimentati su questo brano di citt e che da qui si sono diffusi un po ovunque, come una
polvere sottile che tutto pervade, microrganismi di un infinito attuale di spinoziana memoria.

03. Partecipano al progetto, che prevede la creazione di un archivio immateriale e la pubblicazione di una serie di fascicoli,
Malvina Borgherini (coordinatore), Alessandro Forlin, Davide Balbo, Gianluca Asmundo, con la collaborazione di Th&Ma
Architettura e la gentile supervisione del dott. Philip Rylands, direttore della Peggy Guggenheim Collection.

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Antropometrie affettive. Immagini e corpi del pensiero progettuale


Intendo il corpo come lo spazio pi prossimo a me, il primo luogo da cui e con cui stabilire
relazioni con il mondo. Tracciare impronte per vedersi dallinterno, per staccarsi da s, per
misurare e misurarsi 4.
Mi riferisco alla geometria come a un baluardo contro la consumazione dei corpi, il primo
strumento di archiviazione e sublimazione.
Rachel Whiteread, Untitled (book corridors), 1998
04. Antropometrie affettive. Immagini e corpi del pensiero progettuale una ricerca in corso che si propone di svelare
allo sguardo, attraverso le lenti di Deleuze e di Spinoza, gli spazi immateriali che abitano le nostre relazioni, di comporre
in costellazioni quegli atti di creazione che come atti di resistenza tentano di preservarne le tracce. Una prima serie di
riflessioni, parziali e in divenire, confluir entro lanno in un fascicolo di prossima pubblicazione.

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Guardo al movimento, al trasferimento da un ente a un altro, insito nella parola emozione.


Osservo ci che si deposita e la trasformazione subta, implicita nella parola affetto. Penso
a un corpo come al geometrale di tutte le sue prospettive possibili.
E provo a mettere insieme una serie di frammenti secondo il principio benjaminiano
del montaggio. Perch le grandi costruzioni iniziano da minuscoli elementi costruttivi,
ritagliati con nettezza e precisione; e dallanalisi del singolo momento, si scopre il cristallo
dellaccadere totale.

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ADA. Un bilderatlas di corpi, arti e citt


Raccogliere immagini per ricordare vite passate, osservare pi da vicino gli spazi costruiti
che quei corpi hanno ospitato, guardarli insieme agli oggetti ad essi destinati e in seguito
dispersi, far emergere in superficie tracce dimenticate, illuminare un presente intessuto
di passati multipli... Queste sono alcune delle ragioni che hanno spinto, pi di trentanni
fa, una piccola comunit di studiosi dello Iuav riunita in quello che fu prima lIstituto di
Storia e in seguito il Dipartimento di Storia dellArchitettura, e di cui fecero parte Bruno Zevi,
Manfredo Tafuri, Fancesco Dal Co a creare un fondo di diapositive e negativi su lastre di
vetro, la cui consistenza ammonta oggi a quasi 100.000 pezzi.
Questo atlante di immagini, organizzato per arcipelaghi di senso in concreto delle buste
trasparenti contenenti al massimo venti diapositive ognuna poteva essere consultato
sinotticamente su un grande tavolo luminoso e volta per volta creare nuovi percorsi o
seguire i tragitti gi tracciati dai primi esploratori.
La digitalizzazione dei materiali, realizzata alla fine degli anni novanta, e la conseguente
immissione delle immagini in un database sul web, aveva paradossalmente impoverito
la fruizione in forma di atlante di questa notevole collezione di immagini: gli arcipelaghi
di architetture, dipinti, sculture, monete, oggetti di design, disegni, progetti, documenti,
mappe, ritratti delineati nel corso degli anni dai vari studiosi che si erano avvicendati tra
le mura di palazzo Badoer non erano pi visibili con un unico colpo docchio o non se ne
potevano ridisegnare limiti e confini.
Loccasione di una comune ricerca 4 ha portato alla nascita di ADA (Archivio Digitale per le
Arti) un bilderatlas che nella prima versione quantifica a prima vista le consistenze materiali
del suo patrimonio iconografico, distribuendole in forma di punti luminosi su una mappa
dellintero globo terrestre. E che prevede, in una seconda edizione, la rivisitazione della
possibilit di esplorare vecchi e nuovi arcipelaghi di senso. Convinti che sia necessaria una
cura delle immagini, perch esse non sono solo e semplicemente aridi oggetti di studio,
ma una parte della nostra esistenza che va coltivata con passione. E perch i fatti, che
costellano le nostre vite e quelle dei nostri antenati, non si lasciano leggere dagli analfabeti
dellimmaginario.

Pantheon, interno (part.), Roma II sec. d.C. (foto Alessandra Chemollo)


04. ADA una ricerca coordinata da Malvina Borgherini e Vitale Zanchettin, alla quale collaborano Flavio Rizzardi
(progettazione e realizzazione informatica), Anna Casagrande Zennaro (supervisione archivistica), Gianluca Asmundo,
Alessandro Forlin ed Eleonora Porcellato (indagini darchivio e grafica digitale).

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IMAGO RERUM
STORIA E FORME DELLA
RAPPRESENTAZIONE ARCHITETTONICA
Agostino De Rosa

Il gruppo di ricerca Imago rerum trae il suo nome da un passo del De rerum natura (I secolo
a.C.) del poeta latino Tito Lucrezio Caro, alludendo alla specifica intenzione di voler ampliare
il proprio campo di indagine scientifica ai temi della rappresentazione del reale, ambito
qui inteso in senso assai estensivo. Il gruppo composto da docenti, ricercatori e cultori
delle discipline dellimmagine, sviluppate nelle loro possibili intersezioni con larte e la
musica contemporanee. Come suggerisce la stessa etimologia del termine (dal composto
latino re-ad presentare, rendere presenti cose passate o lontane), la rappresentazione
qui intesa come unoperazione teorico-applicativa che coinvolge unazione mnesica
biologica o meccanica -, nel suo tentativo di restituire, attraverso immagini significative,
alcuni aspetti formali, metrici, strutturali o simbolici di un oggetto reale o solo
immaginato. La rappresentazione, dunque, si esercita in absentia rispetto alloggetto o
allidea di esso, essendone, in termini rigorosamente geometrico-descrittivi, la proiezione,
e dunque misurando continuamente, attraverso la rete di segni che la configura, lo scarto
tra una struttura rigorosamente formalizzata quella del disegno appunto e la realt,
puranche quella del pensiero, fortemente caratterizzata per la sua natura stocastica. La
rappresentazione dunque il segno sensibile di una lontananza che separa il mondo della
descrizione da quello dellesperienza, e tuttavia in questo gap, ad un tempo qualitativo e
quantitativo, emergono valori e aporie che la rendono indispensabile al mondo del progetto
e a quello della sua comunicazione. Gi Leon Battista Alberti nel suo De re aedificatoria
sottolineava il ruolo strategico svolto dallazione intellettuale e astratta della definizione dei
lineamenti (libro I, 7), costruzioni proiettate nella mente dellarchitetto, disposte dallAutore
in antitesi con quelle materiali svolte nel mondo fenomenico, dando cos la stura ad
unininterrotta querelle, nella quale spesso la rappresentazione stata vista come luogo
dellassenza, dominio simmetrico a quello della concretezza tettonica delledificio.
In questo senso lattivit del gruppo di ricerca, fin dalla sua costituzione (2006), si
estrinsecata negli anni attraverso percorsi privilegiati di indagine (che hanno dato luogo
non solo a riflessioni teoriche, ma anche a tesi di laurea e di dottorato, esposizioni e
pubblicazioni nazionali e internazionali, etc.) le cui linee speculative qui brevemente
riassumeremo:
Imago architecturae: in questo ambito trovano spazio quelle ricerche che hanno al loro
centro il tema dellarchitettura (esistente o solo immaginata), analizzata nei suoi aspetti
sia geometrico-configutrativi che pi propriamente tettonici. In particolare, sono oggetto di
studio opere di architettura del passato e del presente che o non sono state realizzate, per

James Turrell, Alpha tunnel, Roden Crater, Painted Desert (AZ, USA)
vista assonometrica con in evidenza il monolite del Sun and Moon space, Imago rerum/Isabella Friso

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ragioni contingenti, e dunque albergano solo nel mondo dellimmagine o dellimmaginario;


oppure, se realizzate, presentano livelli di lettura plurimi a causa delle relative implicazioni
formali e, soprattutto, costruttive. Attingendo a questo complesso statuto di essere
immagini di immagini, le opere selezionate sono oggetto di approfondite ricostruzioni
digitali che intendono svelare i processi costitutivi della forma architettonica, e soprattutto
individuare le leggi che ne regolano la massivit in corpore vivi, soprattutto se di natura
stereotomica In tale ambito, si segnalano, oltre ai molti studi monografici prodotti e alle
numerose tesi di laurea relate, alcune dissertazioni di dottorato (in corso di stesura),
dedicate rispettivamente: alla ricostruzione digitale e lo studio di un progetto non realizzato
di F. Borromini per Villa Doria Pamphilj (Roma) destinata ad ospitare giochi scientifici
Complesso conventuale di Trinit dei Monti (Roma)

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legati allottica, alla gnomonica, allacustica e alla pneumatica, secondo il gusto diffuso
in epoca barocca per le camere delle meraviglie (Bortot); allanalisi e allinterpretazione
configurativo-stereotomica delle volte della Cattedrale di Murcia (Spagna) (Trevisan);
allopera teorica e progettuale (andata perduta) del geometra lionese Girard Desragues
(1591-1561) (Boscaro).
Imago naturae et coeli: allinterno di questo filone di ricerca si sono sviluppati i progetti
di pi ampio respiro internazionale, in cui sono stati indagati i rapporti e le consonanze
tra paesaggio terrestre e paesaggio celeste. Il maggiore di questi lavori di ricerca stato
sicuramente quello che ha visto la ricostruzione digitale del progetto archeo-astronomico
noto come Roden Crater project (Arizona USA) dellartista statunitense James Turrell.
Nuvola di punti (georeferenziata) da scansione laser Imago rerum/A. Bortot, C. Boscaro, C. MOnteleone, E. Trevisan

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Imago rerum ha realizzato un clone dellopera e dei singoli ambienti che la costituiscono
attraverso modelli digitali in grado di prefigurare non solo il loro compiuto aspetto finale, da
un punto di vista architettonico e paesaggistico, ma anche la loro funzione di osservatorio
a occhio nudo di particolari eventi astronomici. Gli esiti di questa ricerca hanno dato luogo
a molteplici pubblicazioni ed esposizioni in ambito nazionale e internazionale. Allo stesso
ambito di indagine, appartengono le ricerche in corso sia sul progetto Sila/The Breath of
the World, sviluppato dal compositore John Luther Adams che prevede la realizzazione
di uninstallazione permanente presso la Fondazione Thetis/Venezia, di suoni e luci
intonate ai moti ambientali della laguna veneziana; che sullo Star Axis (New Mexico, USA)
dellartista statunitense Charles Ross. Lo studio sulle origini luministico-proiettive dellarte
contemporanea oggetto di un finanziamento da parte della Clark Foundation (USA).
Imago picturae: questa sezione di studi comprende le indagini su dipinti e, pi in
generale, su repertori iconografici che si prestano ad essere studiati sub-specie prospettica
e iconologica. LUnit veneziana del PRIN 2010-2011 Prospettive Architettoniche:
conservazione digitale, divulgazione e studio (attualmente in corso e coordinata dal
sottoscritto) sta svolgendo ricerche proprio sul patrimonio figurativo veneto e nazionale
caratterizzato da riconoscibili strutture geometrico-proiettive, sviluppandone inediti modelli
interpretativi. Allo stesso spettro di ricerche appartiene anche il recente lavoro sul Padre
minimo Jean Franois Niceron (1613-1646), le cui opere si offrono oggi come straordinarie
sciarade ottiche e filosofiche, in bilico tra rigore matematico e gusto per il meraviglioso.
Il gruppo di ricerca Imago rerum ha svolto unesegesi filologica sul contenuto dei trattati
redatti da Niceron anche attraverso le ricostruzioni delle sue macchine prospettiche. Questa
ricerca ha prodotto una mostra (ora itinerante) e un catalogo, insieme a numerosi saggi su
riviste nazionali e internazionali. Impiegando in modo inedito le tecnologie digitali, il gruppo
di ricerca ha finora curato varie esposizioni, fra cui: Geometrie segrete. Larchitettura e le
sue ombre (Galleria Gino Valle, Venezia 2004; catalogo il Poligrafo, Padova); Geometrie di
luce. Il Roden Crater project di James Turrell (Galleria Gino Valle, Venezia 2007; catalogo
Electa/Mondadori); Oltre la luce (Villa Panza, Biumo Superiore 2008); Dalla terra al cielo
(Museo di Arte Moderna, Palermo 2009; catalogo Skira); Jean Franois Niceron. Prospettiva,
catottrica e magia artificiale (Galleria Gino Valle, Venezia 2013; catalogo Aracne, Roma).

James Turrell, South Space, Roden Crater, Painted Desert (AZ, USA)
vedute prospettiche dellinterno ed esploso assonometrico, Imago rerum/Gabriella Liva
Il coordinatore scientifico di Imago rerum Agostino De Rosa (professore ordinario); afferiscono al gruppo di ricerca:
Francesco Bergamo (dottore di ricerca), Cosimo Monteleone (dottore di ricerca), Alessio Bortot (dottorando di ricerca),
Cristian Boscaro (dottorando di ricerca), Isabella Friso (dottoranda di ricerca), Gabriella Liva (dottore di ricerca), Elena
Trevisan (dottoranda di ricerca).

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LA FORMA DELLO SGUARDO


LA MATERIA DEL DISEGNO
Emanuele Garbin

La geometria della distrazione. Il disegno del teatro e delle scene dellopera italiana
Il particolare oggetto di questo libro (Marsilio editori, Venezia 2010) quanto mai inattuale e
parziale. Il genere di spettacolo, lopera italiana, di cui qui si descrivono le superstiti tracce
visibili le sale profondamente trasformate e le immagini rimaste delle scene e degli
spettacoli considerato ormai per lo pi materia di studio e di conservazione, nonostante
i frequenti tentativi di rigenerazione messi in atto negli allestimenti contemporanei. Eppure
una riconsiderazione del valore di questi monumenti culturali potrebbe essere proposta
a partire dalla ricollocazione di questi strani oggetti dentro una storia diversa, quella che
potremmo chiamare una storia dello sguardo, e cio una storia delle forme della visione
e dellattenzione, o della distrazione, questa s quanto mai attuale nel momento in cui la
capacit di comprendere e comunicare attraverso le immagini si profondamente degradata
per un eccesso di stimolazione.
La storia dello spazio e delle immagini dellopera italiana stata quella di una progressiva
riduzione e addomesticamento. Le ricorrenti istanze riformatrici di un genere fantastico e
irragionevole, di un pubblico indisciplinato e distratto, ma anche capace di imprevedibili
entusiasmi, hanno alla fine prevalso con la complicit di strumenti di rappresentazione
inadeguati alla comprensione di uno spettacolo avvolgente e totale: testimonianza
chiarissima di questa condizione la riduzione del ruolo della visione soggettiva e della
prospettiva, sua traduzione grafica, proprio in quei luoghi in cui si mettevano in opera i pi
complessi artifici illusionistici.
La sala del teatro allitaliana pu essere immaginata invece come uneccezionale palestra
visiva, in cui uno sguardo paralizzato impara di nuovo a muoversi in tutte le direzioni, a
dilatare e a contrarre il proprio campo visivo, a seguire tracciati obliqui o deviati, a mettere a
fuoco piani diversi dellimmagine e del significato.
Nellepoca della massima disponibilit di strumenti di riproduzione e simulazione la
stratificazione di figure e di storie, la combinazione variata di gradi diversi di realt e
finzione sperimentabili nelle grandi sale teatrali del passato fanno di questi strani oggetti
delle specialissime occasioni per la sperimentazione di forme pi efficaci e autentiche di
comunicazione visiva.

Francesco Galli Bibiena, Atrio magnifico


Lisba, Museu Nacional de Arte antiga

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Il bordo del mondo. La forma dello sguardo nella pittura di Gerhard Richter
La tesi fondamentale che si propone in questo libro 1 che lopera di Richter nel suo
complesso sia una articolata e coerente interrogazione ontologica sullessere delle cose
condotta per mezzo della pittura piuttosto che nei modi consueti dellargomentazione
filosofica. Ad essere messa in questione la compattezza e la consistenza delle cose,
al limite lidea stessa di cosa. Nei Fotobilder, quei dipinti che Richter realizza copiando
meccanicamente delle foto, negli Abstraktes Bilder, negli stessi Grauspiegel i contorni
si confondono e nessun pezzo del mondo visibile si impone come cosa stabile e definita.
Perch questo accada prima chi dipinge e poi chi guarda si deve mantenere in una
condizione che si pu definire di lucida agnosia visiva, uno stato della coscienza in cui pur
vedendo tutto non si distingue nulla.
Il mondo, ovvero la totalit dellente, visto in questo modo si mostra finalmente diverso
da come lo si sempre pensato, estraneo e indifferente alla nostra presenza, sospeso su
un fondo abissale di niente. Ed proprio nel pensiero sullessere, sullente e sul niente
di Heidegger soprattutto, ma anche di altri filosofi come Sartre e Merleau-Ponty, che si
possono trovare significative corrispondenze con lopera di Richter.
Le forme di questo discorso dipinto sono prima di tutto le forme dello sguardo implicite nei
diversi generi pittorici sperimentati, cio quelli dei Fotobilder, degli Abstraktes, delle tavole
cromatiche, della pittura grigia dei Graubilder e dei Grauspiegel. Una condizione ricorrente
quella in cui lo sguardo mira uno strato vuoto che sta in mezzo, o sopra o sotto, agli strati
pieni dellimmagine sforzandosi di vedere meno per vedere di pi, di vedere niente per
vedere meglio lente.
Nei diversi capitoli di quello che si pu pensare come un manuale di ontologia figurata
lo sguardo impara a stare sospeso nel nulla, a disporsi lateralmente o eccentricamente
per vedere lo spessore dellimmagine, a sdoppiarsi e capovolgersi per guardare le cose da
dietro, a contrarsi per vederle da dentro, ad aprirsi per contenerle tutte e vedere tutto,
Infine a moltiplicarsi e a trascendersi nello sguardo degli altri. Richter allora soprattutto il
tema del capitolo di una particolare storia dello sguardo ovvero di quella, affatto conclusa,
della prospettiva naturale e artificiale.

Gerhard Richter, Wei, 2006


01. Emaunele Garbin, Il bordo del mondo. La forma dello sguardo nella pittura di Gerhard Richter, Marsilio, Venezia 2011.

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Lultima parte di questa storia caratterizzata da una condizione di denigrazione dello


sguardo che si manifesta attualmente in due modi diversi di svalutare il mondo visibile: da
una parte la vertiginosa accumulazione e consumazione delle immagini, dallaltro la loro
normalizzazione e riduzione ad opera di saperi parziali. Quanto una riconsiderazione dello
spessore e della consistenza dellimmagine del mondo sia necessaria lo si scopre ogni volta
che ci si accorge che un pezzo importante della realt si perduto perch non si riusciti a
trattenerlo o a contenerlo in un campo visivo troppo mobile o troppo ristretto. Allepoca della
fiducia nella totale riproducibilit del mondo la pittura di Richter preserva la profondit
irriducibile dellessere e educa lo sguardo a quella attenzione trattenuta che necessaria a
vedere e pensare quello che sta ai margini del visibile e del pensabile.

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Un progetto europeo: MIC My Ideal City (2007-11)


MIC un progetto che lUnione Europea ha finanziato (European Communitys Seventh
Framework Programme, Grant Agreement n. 230554) per sperimentare luso di ambienti
virtuali condivisi nellambito di un confronto pubblico sui temi della costruzione della citt
futura. Il progetto ha coinvolto quattro musei della scienza Museo Tridentino di Scienze
Naturali, Cinca Viva di Lisbona, Experimentarium di Copenhagen e Bloomfield Science
Museum di Gerusalemme e il MeLa media lab dellUniversit Iuav di Venezia, che si
occupato del coordinamento artistico e della realizzazione degli ambienti virtuali delle citt
di Trento e di Lisbona.
Il programma ha incrociato temi e competenze della ricerca sociale, del progetto
architettonico e urbano, dellamministrazione pubblica e delle tecnologie di esplorazione
interattiva nella realizzazione di quattro citt virtuali che per alcuni mesi sono state visitabili
in rete e nelle esposizioni aperte nelle sedi dei quattro musei del consorzio.
La traduzione in un nuovo medium di luoghi e problemi comuni stata loccasione per
vederli in modo diverso e da punti di vista differenti, per immaginare nuovi possibili scenari,
per superare schemi e stereotipi non pi efficaci. Gli ambienti virtuali si sono dimostrati una
base ideale per un serious game di simulazione e di immaginazione applicato alle relazioni
sociali che hanno come sfondo la scena urbana, in particolare quelle tra le diverse categorie
di abitanti.
Le quattro citt coinvolte rappresentano quattro declinazioni molto diverse di una stessa
idea di citt dialettica europea e mediterranea, antica e nuova, reale e virtuale, irrigidita
e allo stesso tempo in trasformazione e in questa complessit, che le citt di MIC
rappresentano, stato riconosciuto uno dei caratteri identificativi e uno dei patrimoni pi
preziosi della stessa cultura europea.
Nella prima fase del progetto si sono provocati e registrati i desideri di diversi gruppi sociali
che abitano la citt. Nella seconda fase sono stati costruiti i modelli virtuali di parti di
citt esemplari, intesi non come copie dellesistente o modelli di un progetto ma come
scene di un dialogo in corso. Nella terza fase sono state raccolte e interpretate le reazioni
e i comportamenti del pubblico, quello delle esposizioni e delle pubbliche presentazioni
e quello ancora pi numeroso della rete che esplorava in forma di avatar le quattro citt
virtuali e si incontrava nelle loro strade e nelle loro piazze. A conclusione del progetto sono
stati presentati i risultati in una conferenza internazionale che si tenuta presso lUniversit
Iuav di Venezia nel maggio 2012.

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Su fondo nero. Il disegno al limite della sua presenza


Il libro 2 presenta lesito provvisorio di una ricerca in corso sul tema dellontologia del
disegno e degli enti grafici, ovvero della speciale capacit del disegno di costituire
e di nominare le cose. Nel disegno darchitettura, pi ancora che in altri generi di
rappresentazione, si creano nel futuro, nel presente e nel passato dei luoghi e delle cose
che non solo si aggiungono a quelli che gi conosciamo, ma anche li uniscono e li separano,
oppure li intersecano e li sostituiscono.
Il disegno pu ancora cercare di dire lindicibile, e cio di mostrare quellinvisibile che
sempre sotto i nostri occhi e dentro la nostra memoria.
Contro ogni riduzione del disegno ad un accessorio della scienza dellinformazione per
il tramite della grafica digitale si vuole ripensare al suo grado di indeterminatezza, alla
sua reticenza, al suo fondo bianco o nero come a delle riserve inesauribili di senso. Per
far questo si tratta di sottrarlo al dominio esclusivo del paradigma tecnico-scientifico
ristabilendo uno stabile rapporto con larte e la filosofia delle immagini.

Il disegno ininterrotto. Note sullapprendistato grafico dei progettisti


La materia di questa collezione di testi e di immagini (Libreria editrice Ca Foscarina, Venezia
2012) lesperienza di dieci anni di insegnamento del disegno nelle scuole universitarie di
architettura e di design. Di fronte alla grande variet di argomenti e di tecniche riferibili
al disegno inteso nel suo senso pi ampio, caratteristica di unesperienza personale ma
anche di una pi generale condizione di specializzazione e dispersione, la tentazione
quella di considerare loggetto stesso della rappresentazione, facilmente identificabile
nellarchitettura e nei prodotti del design industriale, come il criterio unificante o il collante
di un sapere, e quindi del suo insegnamento.
E per, da una rinnovata riflessione sui fondamenti teorici deriva la convinzione che il
disegno abbia una pi profonda giustificazione, che possa essere non solo descrizione ma
anche interrogazione e svelamento dellessere delle cose, della forza essenziale che le tiene
unite e le fa appunto essere qualcosa.
Nellepoca del compiuto dominio della tecnica, in cui le tecniche impongono statuti deboli e
confini rigidi, val la pena di tornare a pensare e a far pensare gli architetti come il disegno
sia anche e soprattutto un modo del tutto particolare di conoscere, di interrogare le cose nel
loro costituirsi come cose.
Modello di Castelvecchio, Verona
realizzato in occasione del progetto Monumenti analoghi: il museo di Catelvecchio (2007-11)
02. Emaunele Garbin, Sul fondo nero. Il disegno al limite della sua presenza, Quodlibet, Macerata (in corso di pubblicazione).

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ICONOLOGIE
ESPERIENZE
Renato Rizzi

Due gli obiettivi principali della ricerca


- le iconologie: come potenze del pensiero;
- lesperienza: come essenza dellindividuo.
Le potenze iconologiche
Per comprendere le parole (che sono immagini) abbiamo bisogno di uno sfondo che le
possa riflettere. lo sfondo, a sua volta, dato dai diversi paradigmi culturali. Il significato
delle parole dipende quindi dai paradigmi culturali che costituiscono i diversi sfondi.
Questa considerazione si complica per molto di pi nel nostro tempo essendo caratterizzato
da un unico paradigma, quello tecnico-scientifico, che predomina ormai sullintero pianeta.
Non possiamo quindi affrontare (o usare) direttamente le parole (che sono sempre
immagini) senza possedere questa consapevolezza. Le parole, separate dai loro paradigmi,
producono confusione e insignificanza (come accaduto per termini fondamentali quali
architettura o teoria).
Come primo atto allora le parole (immagini) devono essere poste su di uno sfondo. Per
primo, quello della cultura contemporanea. Poi, sullo sfondo dellintera cultura occidentale,
dalla quale, la cultura contemporanea deriva.
Le parole (immagini) devono allora essere poste inizialmente su un duplice scenario.
Quello pi prossimo a noi, tecnico-scientifico. Quello pi remoto a noi, trascendentemetafisico. Questi due piani non possono per rimanere disgiunti, essendo reciprocamente
connessi. Ma in questo modo viene allevidenza la contraddizione epistemica con il vincolo
originario: il binomio apparire-sapere.
Otteniamo cos una sequenza di quattro piani:
1- il piano delle parole
2- il piano della cultura contemporanea tecnico-scientifica
3- il piano della cultura classico-umanistica trascendente-metafisica
4- il piano originario apparire-sapere
La loro distinzione cronologia. La loro relazione, epistemologia.
Senza questa consapevolezza del pensiero (della visione), le potenze iconologiche
rimangono represse favorendo solo la violenza dellinsignificanza estetica.
Di questa grandiosa condizione originaria (il piano apparire - sapere) e della sua

Modello della citt di Parma


iconografia della citt e del suo territorio 1460 ca.

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dissoluzione (che noi chiamiamo evoluzione) abbiamo perso ogni consapevolezza. La realt
si dissolta, le parole si sono svuotate. Ogni immagine, figura, forma, ovvero il cosmo
intero, ridotto alla sua pellicola esteriore, alla superficie della pura presenza.
Le parole sono invece universi iconologici, dimore unitive del senso. Tanto da poter
affermare che la doppia radice del nome architettura, arch-techn richiede come
minimo lelaborazione di un duplice progetto:
- quello dellarch: il significante, il simbolico, il trascendente, latemporale; lo sfondo delle
iconologie, il piano degli universali, la struttura invisibile di ogni forma.
- quello della techn: il significato, il funzionale, limmanente, il cronologico; lo sfondo
effettuale della presenza, lambito dei particolari.
Larch predispone lo sfondo indisgiungibile e ineliminabile di ogni techn. Ma solo
dallarch provengono le potenze plastiche, le immagini invisibili, delle forme visibili. Quello
il luogo sconosciuto dove si genera la forma, dove regnano le iconologie, dove si trovano i
giacimenti delle immagini (e delle parole).
Lesperienza individuale
La cultura contemporanea ha svuotato ogni tipo di interiorit. Sia quella dellarch,
metafisico-trascendente-simbolica, si quella individuale, emozionale-spirituale. Venendo a
mancare la tensione originaria del binomio apparire-sapere, viene a mancare lesperienza.
Luomo, (antropos, per eccellenza il produttore di simboli, colui che misura costantemente
la distanza tra superficie e profondit, tra significato e senso) schiacciato sul piano neutro
e solo apparentemente innocuo dellesteriorit. Vale il solo piano della presenza: dellopera
come del soggetto. Lautoreferenzialit individuale diventa il principale se non lunico veicolo
dei linguaggi. Tanto che, la cultura tecnico-scientifica crede di poter ignorare le potenze
iconologiche dei propri paradigmi conoscitivi. Un impossibile. Questa lottusa presunzione
del nostro tempo. Fingere di credere che i linguaggi siano aiconici e asimbolici. Questa
la presunzione della razionalit che pretende di essere oggettiva. Invece, non fa altro che
portare allesasperazione la contraddizione epistemica nei confronti del binomio originario
apparire-sapere.

Lo spazio del Pudore


sezione

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Possiamo allora individuare almeno due diverse direzioni dellesperienza: anonimato e


autonegazione.
Anonimato
Riguarda linconsapevolezza nei confronti del sapere contemporaneo. La forma pi diffusa
e praticata della totale confusione epistemico-estetica in generale e in particolare rispetto
allarchitettura. Lesperienza individuale viene svuotata completamente. Essa sfocia
nellanonimato.
Autonegazione
Riguarda la consapevolezza nei confronti del paradigma metafisico-trascendente. Qui
lesperienza trova la sua naturale sorgente e foce. Lesperienza (ex-peras) in s limitata,
incontra lillimitato. Lesperienza individuale, per essere davvero singolare, deve uscire
dalla restrizione dellio, per espandersi negli universali trascendenti. Solo in questo modo
pu conoscere e perlustrare i mondi iconologico-epistemici a fondamento dei diversi
paradigmi culturali. Questa tensione metafisica conduce allautonegazione.
In sintesi.
Lanonimato, il presupposto della techn.
Lautonegazione, il presupposto della doppia radice arch-techn.
In ogni opera di architettura, in particolare nel progetto, convergono almeno i due
presupposti epistemici.
La consapevolezza delle potenze iconologiche che appartengono allambito degli
indominabili. Le archai.
La consapevolezza dellesperienza individuale, lautonegazione, che appartiene alle potenze
iconologiche delle archai.

Lo spazio del Pudore


veduta zenitale

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COMPLESSIT E CONFIGURAZIONE
MODELLI DIGITALI PER LARCHITETTURA
E IL PAESAGGIO
Giuseppe DAcunto

Tra forma e tettonica: la geometria descrittiva come archetipo compositivo


Il lavoro di ricerca in oggetto stato svolto allinterno del PRIN 2008-2012: Geometria
descrittiva e rappre-sentazione digitale: memoria e innovazione, coordinato a livello
nazionale dal prof. Riccardo Migliari (La Sapienza Universit di Roma), collaborando in
modo continuativo allo sviluppo della ricerca Geometria descrittiva e rappresentazione
digitale: interfacce naturali per la genesi e lo sviluppo della forma nel progetto degli
artefatti, proposta dallunit di ricerca veneziana, il cui responsabile scientifico stato il
prof. Agostino De Rosa, La ricerca, conclusasi nel novembre 2012, verteva prevalentemente
sullindividuazione di soluzioni innovative ad un repertorio di problemi di geometria
descrittiva, facendo uso della rappresentazione informatica nella rilettura e nel recupero
dei saperi forniti dallopera di Frre Gabriel Marie (al secolo Edmond Brunhes), Gomtrie
Descriptive (1877 e il 1909), edita in edizione anastatica delleditore Jacques Gabay in
tempi recenti. Lopera suddivisa in tre volumi e il confronto diretto con problemi e
soluzioni analoghe, offerte da altri trattati di geometria descrittiva, ha consentito di fornire
soluzioni in-novative nel trattamento dei problemi assegnati, secondo i tre metodi della
rappresentazione proposti e indicati dal coordinatore scientifico: rappresentazione proiettive
classiche, rappresentazione matematica, rappresentazione numerica. Parte del repertorio
pubblicata a nome dello scrivente nel sito internet dedicato al progetto di ricerca (http://
dglab.arc.uniroma1.it), nella sezione Repertori/Problemi. Il recupero dei saperi offerti
da una scienza antica la Geometria descrittiva, bench il suo nome si debba a Gaspar
Monge (1746-1818) , offre la possibilit di confrontare i metodi e le soluzioni proposte
illo tempore, con gli attuali strumenti della rappresentazione digitale, relazionando forme e
superfici con le applicazioni architettoniche.
La partecipazione al PRIN 2008-2012 si anche concentrata sullo studio del legame tra
la complessit e libert formale dellarchitettura contemporanea, e lestrema raffinatezza,
manipolabilit e simulabilit dello strumento digitale. I risultati personali di questa ricerca
sono stati esposti in un saggio intitolato Tra forma e tettonica: la geometria descrittiva
come archetipo compositivo, pubblicato allinterno del volume Geometria descrittiva e
Rappresentazione digitale. Memoria e Innovazione, vol. 1, Kappa, Roma 2012, p. 65-77.

Modello della duomo di Santa Tecla, Este


analisi geometrica della configurazione spaziale della cupola centrale

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Complessit e Configurazione. Disegno e geometrie delle forme architettoniche


Questo lavoro di ricerca, che ha coinvolto studiosi provenienti da atenei italiani uniti
dal comune interesse verso le discipline della rappresentazione e della composizione
architettonica 1, nasce dallintenzione di indagare il rapporto duale tra forma e contenuto
in architettura, secondo la definizione offerta nel secolo scorso da Theodor W. Adorno.
Presentandosi come una raccolta di studi tutti incentrati sul tema della forma
architettonica, ciascuno di essi ne analizza gli aspetti evolutivi attraverso alcuni exempla
che, nelle diverse manifestazioni espressive, testimoniano la forma simbolica del proprio
tempo attraverso luso di complesse configurazioni geometriche. Lideale confronto tra
esperienze di sperimentazione formale del passato e quelle del linguaggio espressivo
contemporaneo sembra essere un terreno fertile sul quale formulare delle considerazioni
in merito alle possibili connessioni culturali e alle diverse metodologie progettuali. La
ricerca quindi, pur ponendosi come obiettivo il confronto tra esperienze artistiche tanto
diverse che attingono dallantico, dal moderno, dal contemporaneo -, non si arroga la
pretesa di formulare un giudizio estetico o di valore su di esse ma, al massimo, si pone
lobiettivo di comprendere se esiste un filo conduttore che lega quelle diverse esperienze.
Lindagine si quindi orientata su alcuni episodi di architettura tratti da quella lunga e
pregevole produzione artistica dal Rinascimento fino alle free forms contemporanee che
ha generato esempi notevoli, in cui il rapporto forma/geometria/contenuto stato risolto
secondo principi diversi ed in cui la geometria, in tutte le sue declinazioni scientifiche,
si spesso costituita come uno straordinario strumento, utile in quellimmane sforzo
necessario a trasformare il contenuto in forma e, di conseguenza, la forma in realt.
Lobiettivo stato, quindi, quello di indagare il ruolo che la geometria assume nel delicato
processo che va dallideazione di una forma architettonica fino alla sua costruzione, prima
nel supporto (reale o virtuale che sia) del disegno e, successivamente, nello spazio fisico,
reale. Una geometria intesa in unaccezione pi ampia: da quella necessaria a proiettare la
tridimensionalit della forma architettonica sia essa ideale o reale sul foglio da disegno,
a quella utile a guidare lo sviluppo di una forma nello spazio; da quella indispensabile alla
strutturazione dello spazio, a quella che consente di ricercare una motivazione in qualsiasi
manifestazione artistica, anche in quelle in cui, pur assumendo la libert espressiva come
vero principio ispiratore, comunque sotteso un chiaro e logico impianto geometrico.

01. Il progetto, coordinato da Giuseppe DAcunto, ha coinvolto Andrea Giordano (Universit degli Studi di Padova), Rossella
Salerno (Politecnico di Milano) e Alessandra Pagliano (Universit degli studi di Napoli Federico II) durante il periodo marzonovembre 2012.

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Landscape in-formation
La Convenzione europea del paesaggio, tenutasi a Firenze nellottobre del 2000, definisce il
paesaggio come una zona o un territorio, quale viene percepito dagli abitanti del luogo o
dai visitatori, il cui aspetto e carattere derivano dallazione di fattori naturali e/o culturali
(ossia antropici). Tale definizione tiene quindi conto dellidea che i paesaggi siano dei
sistemi complessi e dinamici, in continua evoluzione, sia per leffetto di forze naturali che
per lazione degli esseri umani. Molti degli aspetti caratteristici e peculiari di un paesaggio
non possono trovare nelle metodologie di rappresentazione tradizionali, come ad esempio
in unaerofotogrammetria, un adeguato sistema di comunicazione, ma esigono sistemi pi
fluidi e complessi, interattivi, che su pi livelli di lettura ne garantiscano una interpretazione
complessiva e completa. Il programma di ricerca in questione ha quindi come obiettivo
quello della sperimentazione di nuovi sistemi e forme di rappresentazione che, avvalendosi
delle moderne tecnologie, siano capaci di esprimere in modo dinamico e completo anche
particolari sistemi paesaggistici in evoluzione costante e dal carattere complesso. Lo scopo
ultimo dellindagine stato quindi quello di costruire dei modelli digitali LDM (Landskape
Digital Model), critici e interpretativi, di un paesaggio, implementabili e modificabili
allinfinito e quindi adeguabili a qualunque alterazione del dato analizzato nel tempo.
La struttura base di un LDM sar costituita da un modello solido virtuale del territorio preso
in analisi, realizzato con i comuni sistemi CAD e su dati aerefotogrammetrici e di rilievo
topografico, sul quale saranno ancorati come dati georeferenziati i risultati di una lungo
lavoro di analisi del sistema territoriale svolto secondo diversi ambiti di indagine: orografico
e geologico; fluviale e infrastrutturale, paesaggistico in senso stretto e architettonico;
artistico e sonoro; floro-faunistico etc.
In particolare, le premesse teoriche e applicative della ricerca sono state sperimentate
sue due ambiti paesaggistici che, per le loro caratteristiche risultano estremamente
complessi e interessanti: la Laguna di Venezia e il Parco dei colli Euganei (PD) 2. Nel primo
caso, linteresse rivolto al complesso sistema paesaggistico lagunare non solo merito
dellunicit della architettura che la connota, per quanto universalmente apprezzata, ma
soprattutto dellintero ecosistema lagunare in cui le particolari condizioni, modificazioni
naturali e antropiche hanno contribuito a renderlo unico nel suo genere, con il continuo
alternarsi delle maree e dei processi di sedimentazioni dei materiali. In questo caso,

02. Alla ricerca Landscape In-formation, coordinata da Giuseppe DAcunto nel periodo 2012-2013, hanno collaborato Stefano
Zoerle e Ilaria Forti.

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i Landscape Digital Model realizzati hanno come obiettivo quello di esprimere tutte le
mutazioni che avvengono in tempo reale allinterno di questo complesso ecosistema
attraverso modelli infografici dinamici. Il secondo caso studio, quello che dei colli Euganei,
ha richiesto un approccio di analisi e metodologico diverso per la sua complessit relativa,
principalmente, per un segno antropico pi marcato sul territorio che rende questo ambito
particolarmente ricco di storia e arte.

La Cappella Ovetari a Padova e la Sala degli Sposi a Mantova: un itinerario di ricerca


Gli obiettivi di questo progetto 3 si possono riassumere in cinque punti: repertorio,
documentazione digitale, studi interdisciplinari, ricostruzioni 3D e diffusione e divulgazione
delle Prospettive architettoniche presenti sul territorio nazionale. La prima fase del lavoro
si concentrata sulla realizzazione di un repertorio su base bibliografica utilizzabile
per la definizione di un metodo di classificazione e la costruzione di un archivio online. Successivamente verranno progettate e sperimentate a campione le procedure
di rilevamento sia per le prospettive architettoniche bidimensionali che per quelle
tridimensionali. Lultima fase del progetto di ricerca riguarder le ricostruzioni 3D, con
lobbiettivo di mettere in risalto i rapporti stilistici e spaziali che le prospettive stringono con
larchitettura che le contiene e la successiva divulgazione in rete.
Allinterno di questo Programma di Ricerca Nazionale stato proposto un lavoro di indagine
individuale intitolato La Cappella Ovetari a Padova e la Sala degli Sposi a Mantova: un
itinerario di analisi e di ricerca che si propone di rilevare e analizzare i due capolavori del
Mantegna cercando di intuirne le leggi geometriche interne che regolano i relativi impianti
prospettici. Queste riflessioni critiche saranno la base per unanalisi condotta sugli affreschi
in relazione anche allambito storico-artistico nel quale sono stati realizzati, ma anche
(soprattutto per il caso studio della Cappella Ovetari) potranno costituirsi come la base per
un nuovo approccio metodologico alle operazioni di anastilosi digitale per la risistemazione
dei frammenti recuperati dopo eventi traumatici sugli apparati decorativi. Per questa fase
di ricerca sono gi stati avviati rapporti di collaborazione con il Laboratorio Mantegna di
Padova, attualmente impegnato nelle operazioni di anastilosi informatica degli affreschi
della Cappella Ovetari.

LDM della laguna di Venezia


schema stratigrafico della laguna rappresentato col sistema dei layers sovrapposti e in un modello assonometrico
03. La ricerca, svolta allinterno del PRIN 2010-13 Prospettive Architettoniche: conservazione digitale, divulgazione e studio
(coordinatore scientifico nazionale: prof. Riccardo Migliari, responsabile scientifico unit di Venezia: prof. Agostino De Rosa)
coordinata da Giuseppe DAcunto, con la collaborazione di Stefano Zoerle e Ilaria Forti (2012-2015).

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Persone
Unit di ricerca Teoria delle immagini LABIM
Marco Bertozzi
laureato in architettura, PhD in Storia e filologia del cinema e prosegue le sue ricerche con un post-dottorato sui
rapporti fra cinema e architettura. Dal 2003 professore associato di Cinema, fotografia e televisione e dal 2008 insegna
allUniversit Iuav di Venezia dove fonda e dirige il Laboratorio video documentario. Fa parte del gruppo di autori che, negli
ultimi anni, ha contribuito alla rinascita del documentario italiano, con un forte impegno teorico, autoriale, didattico e di
promozione culturale (collabora con varie istituzioni fra cui Villa Medici, il Premio Solinas, la Fondazione Federico Fellini, la
Cinmathque di Montreal). Nel 2008 pubblica la prima Storia del documentario italiano (Premio Domenico Meccoli e Limina
Awards 2009 quale miglior libro di cinema dellanno) e nel 2012 Recycled cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate. Tra i
suoi ultimi film: Appunti romani (2004), Il senso degli altri (2007), Predappio in luce (2008), Profughi a Cinecitt (2012). Nel
2013 ha condotto Corto Reale. Gli anni del documentario italiano, un programma in 27 puntate per RAI Storia.
Fabrizio Gay
formatosi come architetto (con una tesi seguita da Giorgio Ciucci e Vittorio De Feo) e in un dottorato di ricerca in Rilievo e
rappresentazione dellambiente costruito, interrompe la professione di progettista per svolgere studi sullarchitettura italiana
del Novecento e ricerche storiche, tecniche e teoriche sulle forme di rappresentazione e figurazione nelle arti, con contributi
affidati in particolare alle monografie: Le stazioni di Angiolo Mazzoni: anatomia di unarchitettura moderna (1996), Intorno
agli omolografi: strumenti e modelli per la geometria descrittiva (2000), Fondamenti Geometrici del Disegno (2001), Tra
forma e figura: tre seminari sulla rappresentazione (2004). Specifica progressivamente i suoi originari interessi morfologici
con contributi nellambito della semiotica e antropologia delle immagini. professore di discipline della rappresentazione
allUniversit Iuav di Venezia, dove svolge attivit di ricerca entro il Laboratorio di Teoria delle immagini LABIM.
Angela Mengoni
ricercatore e docente presso lUniversit Iuav di Venezia. Dopo il dottorato in semiotica presso lUniversit di Siena
stata post-doctoral fellow presso il Centre for Philosophy of Culture della Katholieke Universiteit Leuven (2007) e, dal 2009
al 2012, ricercatore full-time presso Eikones NCCR Iconic Criricism. The power and meaning of images allUniversit di
Basilea, centro interdisciplinare del fondo nazionale svizzero per la ricerca dedicato alla teoria delle immagini. Dal 2010
ricercatore associato nel progetto finanziato dal ministero francese della cultura Art contemporain et temps de lhistoire
(EHESS, Paris Ecole nationale de Beaux-Arts, Lyon) che indaga la relazione tra forme artistiche della contemporaneit e
regimi di storicit. I suoi interessi di ricerca riguardano le rappresentazioni del corpo nellarte della tarda modernit, il
rapporto tra immagine e memoria nelle arti del secondo dopoguerra e, pi in generale, la semiotica e la teoria dellarte e
dellimmagine. Ha recentemente pubblicato un lavoro sulla vita postuma della ferita nellarte contemporanea e sulla sua
relazione con una biopolitica dei corpi (Ferite. Il corpo e la carne nellarte della tarda modernit, Siena 2012).
Angela Vettese
docente di seconda fascia nel settore L-Art 04 presso lUniversit Iuav di Venezia, dove ha fondato e diretto i corsi
specialistici (poi magistrali) relativi alle Arti visive. Ha insegnato a contratto anche presso lUniversit Bocconi per nove
annualit. Data la stretta relazione del suo insegnamento con la pratica diretta del territorio artistico visivo, ha sempre
accompagnato linsegnamento con limpegno in istituzioni a essa relative. Ha presieduto dal 2002 al 2013 la Fondazione
Bevilacqua La Masa del Comune di Venezia; ha diretto dal 2005 al 2009 la Galleria Civica di Modena; ha diretto dal 2009
al 2010 la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano; ha partecipato dal 1993 al 2013 allorganizzazione della Biennale di
Venezia sotto diverse forme (curatela, redazione di saggi in catalogo, partecipazione a simposi e alla giuria). Dal 2008 al

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2011 stata co-curatrice con Carlos Basualdo e Pierluigi Sacco del Festival dellArte Contemporanea, di Faenza. Ha redatto
saggi per cataloghi nazionali e internazionali e ha sempre volutamente mantenuto un legame con la divulgazione attraverso
la scrittura di manuali scolastici e il supplemento domenicale de Il Sole 24 Ore. Nel 2013 ha fatto parte della giuria di
assegnazione per il settore umanistico dellEuropean Research Council.
Cristina Baldacci
storica e critica darte contemporanea, ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca alla Scuola di Studi Avanzati in Venezia
con una tesi sullarchivio come forma e pratica artistica (2011). assegnista di ricerca presso lUniversit Iuav di Venezia
e collabora con le cattedre di Estetica e di Storia dellarte contemporanea dellUniversit degli Studi di Milano, dove si
laureata (2004) con una tesi sullAtlas di Gerhard Richter. stata visiting scholar a New York presso CUNY (2005-06)
e Columbia University (2009) e docente a contratto al Politecnico (2008-11) e allUniversit Cattolica (2013) di Milano.
Scrive regolarmente per riviste e giornali darte. Tra le sue pubblicazioni: Quando scultura (con C. Ricci, et al., 2010);
Arte del corpo (con A. Vettese, Giunti, 2012); Sogno di sapere tutto. Intervista a Massimiliano Gioni sulla 55. Esposizione
Internazionale dArte (ed. it./ing., La Biennale di Venezia, 2013).
Matteo Ballarin
studia architettura a Venezia e Parigi, si laurea nel 2003 ed dottore di ricerca nel 2010 con la tesi Paesaggi Pubblici.
Lemergere del Museo dArte Moderna e Contemporanea nellurbanit europea, 1810-2010. Frequenta la masterclass The
Future of Landscape Urbanism presso il Berlage Institute di Rotterdam nel 2004; nel 2005 finalista al premio Luigi
Piccinato per la Pianificazione territoriale. Partecipa alla redazione dei piani urbanistici di Ronchis (PTCP, 1999-2002, con G.
Caprioglio), di Anversa, Rennes, Saint-Nazaire (Structuurplan, Z.A.C. 2003-2005, con B. Secchi, P. Vigan), di Bolzano (PUC,
2006-2007, con C. Neidhardt, S. Peluso, L. Scolari.), di Rho (PGT, 2008-2009, con DRH). Lavora presso lo Studio 03 di Anversa
(2003-2005) e Stphane Beel Architecten di Gand (2006-2007). Suoi scritti sono apparsi su Atlas, Anfione e Zeto, Il
Giornale dellArchitettura, LIndustria delle Costruzioni, Parametro, Urbanistica Informazioni.
Maria Ida Bernabei
si laurea in storia dellarte al Dams di Bologna con una tesi sullimmaginario futuristico novecentesco in urbanistica,
architettura e design (relatore Mario Lupano). In seguito consegue il titolo magistrale in Arti Visive presso lo Iuav di Venezia
con La linea sperimentale. Un percorso di ricerca attraverso quarantanni di cinema documentario italiano (relatore Marco
Bertozzi), una tesi sul documentario sperimentale italiano meritevole del premio Di Giammatteo 2012, ora pubblicata col
medesimo titolo da La Mandragora. Presso lo stesso Iuav attualmente iscritta al corso di dottorato in Composizione
architettonica (ambito: cultura visuale), che svolge in cotutela con Paris 8 (tutori Marco Bertozzi e Dominique Willoughby)
sul tema della dimensione estetica nei primi film scientifici. Ha collaborato con I quaderni del CSCI e Fata Morgana, i
suoi interessi spaziano dallarte allarchitettura, dalla fotografia al cinema.
Ilaria Bignotti
PhD in Teorie e Storia delle Arti (Universit Iuav di Venezia), con una tesi dal titolo Paolo Scheggi e il suo itinerario nelle
forme. Dalla visualit allarchitettura. Dallo scenario teatrale al linguaggio politico. cultore della materia al dipartimento
di Letteratura Arte Storia e Societ dellUniversit di Parma. nel Comitato scientifico del MoRE Museum-museum for
refused and unrealised art projects. incaricata della ricerca scientifica, dellarchivio e della segreteria scientifica presso
lAssociazione Paolo Scheggi, Milano. AllAccademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia insegna Ultime Tendenze delle

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Arti Visive e Linguaggi dellArte Contemporanea. curatore indipendente e lavora in gallerie, fondazioni, musei in Italia e
allestero. Dal 2008 curatore e tutor del Premio arti visive San Fedele, Milano.
Giulia Bini
storica dellarte, conseguita la laurea triennale in Scienze storico-artistiche presso lUniversit La Sapienza di Roma (2008)
si poi specializzata in Progettazione e produzione delle arti visive allUniversit Iuav di Venezia (2011). Ha trascorso un
periodo di ricerca presso lUniversit Paris 1 Panthon-Sorbonne, approfondendo il campo disciplinare degli studi postcoloniali, orizzonte di analisi sviluppato nella tesi di laurea intitolata Renzo Martens. Episode III. Attualmente dottoranda
in Composizione architettonica (ambito: cultura visuale) presso lo Iuav, si sta concentrando sullindividuazione di categorie
concettuali che possano definire i recenti approdi delle pratiche artistiche sonore e performative, e il cambiamento del
modello espositivo e curatoriale che ne consegue. membro del board curatoriale di Viafarini Docva, Documentation Center
for Visual Arts di Milano.
Valeria Burgio
docente a contratto di Teorie e linguaggi delle comunicazioni visive alla Libera Universit di Bolzano e allUniversit Iuav
di Venezia. PhD in Storia e teorie delle arti, titolo conseguito tra la Fondazione di Studi Avanzati di Venezia e lUniversit di
Paris 3 - Sorbonne Nouvelle, ha ottenuto borse post-doc a Parigi presso lEcole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e
allo Iuav di Venezia. Ha da poco pubblicato la monografia William Kentridge(Postmedia Books, 2014). Dal 2007, collabora
con la Revista de Occidente (Fondazione Ortga y Gasset, Madrid), per cui ha scritto diversi saggi monografici su artisti
contemporanei (Nedko Solakov. Iconografia del Miedo, 2012; Dar sentido al lugar: la function de la escultura segn Richard
Serra, 2011; Los habitantes de la Isla: La cosmologa diagrmatica de Charles Avery, 2009). Ha curato e coordinato il
progettoMigropolis Venice / Atlas of a Global Situation(W. Scheppe ed., 2009) edito da Hatje Cantz.
Roberto Grossa
laureato in Architettura presso lo Iuav, si occupa dagli anni 80 di rappresentazione dello spazio e multimedialit e
successivamente di geometrie della luce, tecnologie e metodologie per la didattica. responsabile fin dalla sua costituzione
del laboratorio Multimedia Magazzino7, istituito nel 2002 allo Iuav per dare supporto allattivit didattica dei corsi di Arti
Visive, Teatro, Design e Moda. Il laboratorio fornisce la disponibilit di attrezzature, spazi, consulenze e formazione, ma anche
una trasversalit di competenze, erogata attraverso la collaborazione di tre professionisti con conoscenze specifiche nella
fotografia, nel video, nella grafica ed elaborazione di immagine.
Eva Ogliotti
PhD in Teorie e storia delle arti presso la Scuola di studi avanzati in Venezia, si occupa di Semiotica delle arti e di Semiotica
della cultura. In particolare studia le interrelazioni tra Moda, letteratura e arti visive. Dal 2011 collabora come editor con
la redazione della rivista Lancillotto e Nausica. Critica e Storia dello Sport, per cui ha co-curato il fascicolo Identit e
appartenenza (2012). Tra le sue ultime pubblicazioni: Fade to black. Scivolare in uninfinita variet di neri e Ritratto dombra
scolpito in (Eva Ogliotti e Ruggero Canova eds.), La nerezza del nero, Zel Edizioni, Treviso 2013; Kansas City 1927. Tifo,
poesia e letteratura nella costruzione di una narrazione collettiva, in (Paolo De Muru, Eva Ogliotti, Andrea Salvarezza eds.)
Lancillotto e Nausica, fasc. 45, 1-3 (2012).
Marina Pellanda
PhD in Storia e critica dei beni artistici e dello spettacolo. Dal 2003 insegna discipline cinematografiche allo Iuav di
Venezia dove stata assegnista di ricerca. Nei suoi studi si occupa prevalentemente del rapporto tra il cinema e le altre arti.
Ultimi scritti: Il cinema e laccesso al vero. Bella addormentata, in Fata Morgana, 21 (2013); Cinema e teatro. Influssi e
contaminazioni tra ribalta e pellicola (2012); Marco Bellocchio tra cinema e teatro. Larte della messa in scena (2012); W.
Shakespeare: una poetica tra cinema e teatro, in G. Ricchelli, Shakespeare e le arti (2012); Tarkovskijs heritage. Ispirazioni
tarkovskiane sul cinema contemporaneo, in F. Borin, Tarkovskiana I (2012); Mussolini versus Dalser, in Fata Morgana, 13
(2011); Performance e performer nel cinema, in C. Ricci (ed.), Starting from Venice. Studies on the Biennale (2011).

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Marco Segato
laureato in Lettere allUniversit di Padova con una tesi su Martin Scorsese e ha frequentato il master di documentario
presso la Scuola Civica di Cinema di Milano. Nel 2007 stato assistente alla regia al film di Carlo MazzacuratiLa giusta
distanza. Per Jolefilm, casa di produzione con cui collabora da alcuni anni, ha realizzato nel 2007 il documentarioCi resta
il nomecon Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto, Marco Paolini, Daniel Libeskind e nel 2008 il documentarioVia Anelli. Lo
stesso anno ha curato la regia video deIl sergentedi Marco Paolini, e nel 2009 quella diPensavo fosse Bach, concertospettacolo di Mario Brunello. Nel 2011 ha realizzato il film documentarioOra si ferma il ventoe nel 2012Luomo che amava
il cinema, presentato alle Giornate degli autori 69. Mostra dArte Cinematografica di Venezia. collaboratore alla didattica
al Laboratorio video documentario condotto da Marco Bertozzi allUniversit Iuav di Venezia e cura la direzione artistica di
Euganea Film Festival e di Detour, festival del cinema di viaggio.
Chiara Vecchiarelli
una curatrice e ricercatrice. Laureata in Progettazione e produzione delle arti visive allUniversit Iuav di Venezia, sta
svolgendo il dottorato di ricerca con indirizzo cultura visuale presso la stessa universit. Ha curato il programma di
mostre e conferenze presso la Emily Harvey Foundation a New York (2012-13) e ha lavorato per dOCUMENTA (13) a Kassel
come Assistant to the Artistic Director and Curatorial Researcher (2009-12). In precedenza stata curatore indipendente
concependo e realizzando mostre darte presso Ca Zenobio, Venezia; Tophane-i Amire, Istanbul; Fondazione Bevilacqua La
Masa, Venezia. Collabora con testi e traduzioni alle riviste darte contemporanea Flash Art, Mousse, Alphabeta 2,
Abitare, Cura, e scrive regolarmente per cataloghi darte. Ha scritto e curato volumi e pubblicazioni darte per gli editori
Mousse Publishing, Walther Knig Verlag, Sternberg Press.

Unit di ricerca Rappresentazione


Malvina Borgherini
architetto e ricercatore, responsabile scientifico del MeLa media lab e del master in Interactive Media for Interior Design
allUniversit Iuav di Venezia dove insegna rappresentazione nel corso di laurea in Architettura e culture del progetto.
Dal 2010 visiting researcher fellow alli-cinema Centre for Interactive Cinema Research dellUniversity of New South
Wales (Sydney). Con il MeLa media lab ha avviato numerose convenzioni con musei, soprintendenze e centri studi per la
realizzazione di mostre e videoinstallazioni tra cui Leonardo. Luomo vitruviano fra arte e scienza (Gallerie dellAccademia,
Venezia 2009-10) e Galileo. Immagini delluniverso dallAntichit al telescopio (palazzo Strozzi, Firenze 2009). Tra le sue
pubblicazioni: Architettura delle facciate: le chiese di Palladio a Venezia. Nuovi rilievi, storia, materiali (con Andrea Guerra
e Paola Modesti eds.), Venezia 2010; Modelli dellessere, impronte di corpi, luoghi, architetture (con Emanuele Garbin eds.),
Venezia 2011.
Giuseppe DAcunto
architetto, ricercatore di Disegno presso lUniversit Iuav di Venezia, dove insegna Rilievo dellArchitettura (Corso di laurea
in Tecniche e culture del progetto) e Disegno (Corso di laurea magistrale in Architettura e culture del progetto). Insegna
anche nel Laboratorio di Rappresentazione presso la Scuola di Architettura e Societ del Politecnico di Milano. autore
di diversi saggi e monografie incentrati sui temi della rappresentazione e della storia dei metodi della rappresentazione,
tra cui La Vertigine dello sguardo. Tre saggi sulla rappresentazione anamorfica (con A. De Rosa), Venezia, 2002; Il disegno
del Cosmo: larchitettura mandalica di Angkor Vat, Padova 2003; Geometria Segrete. LArchitettura e le sue immagini (ed.),
Padova 2004; Complessit e Configurazione. Disegno e geometrie delle forme architettoniche (ed.), Venezia 2012.
Agostino De Rosa
architetto e professore ordinario di Disegno, insegna allUniversit Iuav di Venezia. Ha ricoperto docenze e tenuto conferenze
presso universit e istituzioni culturali in Italia e allestero. autore di libri e saggi incentrati sui temi della rappresentazione

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e della storia delle immagini. Attualmente curatore scientifico delledizione critica dellopera del padre minimo JeanFrancois Nicron (1613-1646) La perspective curieuse (Paris 1638) e Thaumaturgus opticus (Paris 1646) e del rilievo
digitale e dellinterpretazione proiettiva degli apparati anamorfici da lui ideati, insieme a padre Emmanuel Maignan
(1601-1676), per il convento di Trinit dei monti a Roma. Collabora, dal 2002, con lartista statunitense James Turrell al
Roden Crater project, un grande land formed work collocato in un vulcano spento del Painted Desert (Arizona, USA) che, una
volta ultimato, costituir unopera darte a scala paesaggistica dallinterno della quale accedere ad una serie di esperienze
percettive sinestetiche, coinvolgenti la luce solare, lunare e stellare. Coordina scientificamente il gruppo di ricerca Imago
rerum con il quale ha curato mostre presso istituzioni nazionali e straniere.
Emanuele Garbin
architetto e ricercatore, PhD in Teoria e storia della rappresentazione, docente allUniversit Iuav di Venezia. Ha
insegnato presso il Politecnico di Milano e le Universit di Udine, Trieste e Bologna. Il campo delle sue ricerche
quello delle teorie, della storia e delle tecniche della rappresentazione architettonica. Negli ultimi anni ha affrontato
teoricamente e operativamente il tema della riproduzione digitale dei monumenti urbani, in particolare dei grandi teatri
italiani. Recentemente i suoi interessi si sono concentrati su questioni che mettono in relazione il disegno e limmagine
dellarchitettura con il pi ampio ambito delle arti visive, performative e della filosofia delle immagini. Tra le ultime
pubblicazioni: Geometria della distrazione. Il disegno del teatro e dellopera italiana, Venezia 2009; Il bordo del mondo. Forma
dello sguardo nella pittura di Gerhard Richter, Venezia 2011; Modelli dellessere. Impronte di corpi, luoghi, architetture,
Venezia 2011 (con M. Borgherini ed.); Il disegno ininterrotto. Sullapprendistato grafico dei progettisti, Venezia 2012.
Renato Rizzi
professore associato di Progettazione architettonica allUniversit Iuav di Venezia. Per quasi un decennio ha lavorato con
Peter Eisenman nel suo studio di New York, prima di stabilirsi definitivamente in Italia. Architetto e teorico ha realizzato
nel frattempo larea sportiva Ghiaie a Trento e la Casa darte futurista Depero a Rovereto. Attualmente impegnato nella
costruzione del Teatro Elisabettiano di Danzica in Polonia. Nel 2008 ha vinto la medaglia doro per lArchitettura Italiana per il
tema Il restauro dellantico. Ultime pubblicazioni: John Heyduk. Incarnatio, Venezia 2010; Linscalfibile. Saggio sullimmagine
theologica, Milano 2011; Parma Inattesa. Lo spazio del pudore, Parma 2013. Nel 2014 uscir Il Daimon di Architettura: vol.I,
Theoria; vol.II, Manuale; vol.III, Parva Mundi.
Giovanni Asmundo
laureato in Architettura per la Sostenibilit con una tesi progettuale dal titolo Ancient is more. Sustainability of an ancient
urban concept: Chan Chan Peru, dal 2013 collabora con il MeLa media lab dellUniversit Iuav di Venezia, occupandosi di
elaborazione digitale dimmagini e montaggio video. Contribuisce al progetto ADA per la diateca Iuav e al progetto di editoria
integrata A Venezia, unarchitettura dellassenza riguardante il palazzo Venier dei Leoni, oggi sede della Peggy Guggenheim
Collection. Interessato allarea umanistica, alla fotografia, alla cinematografia.
Davide Balbo
architetto, laureato allUniversit Iuav di Venezia in Architettura per la Conservazione, si occupa di progettazione
architettonica e grafica, elaborazione di modelli e immagini digitali. Dal 2012 lavora al progetto di editoria integrata, A
Venezia, unarchitettura dellassenza, iniziato come tesi di laurea e riguardante il palazzo Venier dei Leoni, oggi sede della
Peggy Guggenheim Collection.

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Stefano Benfatto
architetto, si laurea allUniversit Iuav di Venezia con la tesi Lo spazio dei disegni. I progetti diFrank Lloyd Wright e Carlo
Scarpa per il Masieri Memorial. Dal 2012 collabora con il MeLa media lab occupandosi di applicazioni multimediali per
larchitettura e il design, in particolare della progettazione di un workflow di lavoro per lapplicazione di tecniche di sculpting
digitale finalizzate allintegrazione tra nuove tecnologie di prototipazione rapida e processi produttivi artigianali consolidati.
Attualmente insegna sculpting digitale al Master Interactive Media for Interior Design ed collaboratore alla didattica per
Disegno digitale nel Corso di laurea in Tecniche e culture del progetto dellUniversit Iuav di Venezia.
Francesco Bergamo
architetto e dottore di ricerca in Scienze del Design, titolo conseguito con una tesi sullestetica e sulla critica del design
dellinterazione. Lavora presso lUniversit Iuav di Venezia alle attivit del team Imago Rerum coordinato da Agostino De
Rosa, e afferisce alle unit di ricerca di Interazione e di Rappresentazione. stato collaboratore alla didattica, docente, e
assegnista di ricerca. Ha pubblicato articoli, paper e contributi per cataloghi e monografie.
Alessio Bortot
architetto, borsista di ricerca, ha ricoperto docenze a contratto presso lUniversit Iuav di Venezia, la Facolt di lngegneria
dellUniversit degli Studi di Padova e allinterno del Master in Yacht Design organizzato dallo IED di Venezia. Lavora alle
attivit del team Imago Rerum. Attualmente frequenta la Scuola di Dottorato dellUniversit Iuav di Venezia, svolgendo una
tesi sulla ricostruzione digitale e lo studio di un progetto non realizzato di F. Borromini in collaborazione con E. Maignan.
Cristian Boscaro
architetto, dottorando presso la Scuola dottorale di Ateneo Iuav, collaboratore alla didattica presso lUniversit IUAV di
Venezia (Icar 17), ha tenuto conferenze e attivit seminariali presso alcune facolt universitarie e istituzioni culturali italiane
su temi relativi al rilievo, alla rappresentazione e alla storia della rappresentazione. Lavora alle attivit del team Imago
Rerum. inoltre autore di contributi ed elaborazioni digitali in saggi incentrati sulle medesime tematiche,
Giovanni Bove
PhD in Linguistiche e letterature, svolge attivit di ricerca su temi e problematiche legati alla comunicazione dellarte, al
rapporto fra scrittura e immagine, ai linguaggi attivi nelle opere darte di tipo visivo, performativo e alle caratteristiche
estetiche e linguistiche delle installazioni artistiche. Per il MeLa media lab si occupa di nuovi formati editoriali per la
didattica e la divulgazione delle arti. Per il LISaV svolge seminari e attivit scientifica nellambito della semiotica dellarte,
della teoria linguistica e dellarte contemporanea. Ha insegnato Semiotica generale e Semiotica delle-learning alla Sapienza
di Roma dal 2006 al 2011. Fra le ultime pubblicazioni: Riscrivere le immagini: Street Art, un paradigma in divenire (con G.G.
Ozmo), in Scritture per immagini. Tipografie, Atti del seminario di studi (26-27 aprile 2012), Milano 2013.
Luciano Comacchio
architetto, nel 2008 con Malvina Borgherini ed Emanuele Garbin fonda il MeLa media lab dellUniversit Iuav di Venezia, di
cui attualmente dirige la sezione learning (formazione specialistica, master e corsi di perfezionamento) e la sezione factory
(servizi di modellazione, rendering fotorealistico, fotografia e interaction design per aziende e studi di architettura). Nella
stessa universit ha progettato il master in Interactive Media for Interior Design di cui coordinatore dal 2012.Dal 2006 al
2013 docente a contratto di Informatica,Disegnodigitale,Modellazione digitale per larchitettura e il paesaggio,Sistemi

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di elaborazione delle informazioni,Rappresentazione,Elementi geometrici della rappresentazione.I


suoi ambiti di specializzazione sono la realizzazione di interfacce uomo-macchina, il web publishing e
multimedia, la simulazione fotorealistica e non di modelli architettonici.
Rita El Asmar
si laurea in architettura nel 2007 presso luniversit Iuav di Venezia con una tesi di ricerca sullAstrario
di Giovanni Dondi, in cui si esplorano le potenzialit espressive e didattiche di uninterfaccia web. Dal
2008 partecipa alle attivit di studio e catalogazione dellopera di Carlo Scarpa, in collaborazione con il
Museo di Castelvecchio di Verona. Attualmente collabora alla didattica per Rappresentazione nel Corso di
laurea in Tecniche e culture del progetto dellUniversit Iuav di Venezia, confermando il proprio interesse
per la ricerca sui temi della rappresentazione e della valorizzazione del patrimonio culturale attraverso gli
strumenti digitali.
Alessandro Forlin
laureato in architettura per la Conservazione, collabora dal 2009 con il MeLa media lab ed attualmente
dottorando in Composizione architettonica (ambito: rappresentazione e rilievo dellarchitettura) e
collaboratore alla didattica per Disegno presso lUniversit Iuav di Venezia. Si occupa di realizzazione
di interfacce web interattive, rielaborazione digitale delle immagini, montaggio video e modellazione
tridimensionale. Dal 2012 lavora al progetto di editoria integrata ad archivio digitale A Venezia,
unarchitettura dellassenza (iniziato come tesi di laurea) riguardante persone, oggetti, eventi e relative
stratificazioni di tracce sedimentate negli anni su palazzo Venier dei Leoni, oggi sede della Peggy
Guggenheim Collection di Venezia.
Isabella Friso
architetto, dottoranda presso la Scuola di dottorato dellUniversit Iuav di Venezia eassegnista di ricerca
presso lUniversit degli Studi di Padova/DICEA. Collabora al progetto VV (Visualizing Venice)ricerca
internazionale sulla visualizzazione della Storia dellArchitettura, nata dalla collaborazione tra IUAV,
Dipartimento di Ingegneria di Padova e Duke University NC-USA; membro del gruppo di ricercaImago
rerumcon il quale ha curato alcune mostre. autore di numerosi saggi sui temi della rappresentazione.
Gabriella Liva
architetto, assegnista di ricerca, nel 2012 consegue il titolo di Dottore di ricerca in Teoria e storia della
rappresentazione con la tesi dal titolo Linvenzione proiettiva: logica geometrica e creazione artistica nella
rappresentazione architettonica. Lavora alle attivit del team Imago Rerum. Dal 2006 al 2012 docente a
contratto presso lUniversit Iuav di Venezia, e collaboratrice alla didattica presso lUniversit degli Studi di
Udine. autore di numerosi contributi in volumi e atti di convegni italiani ed esteri.
Cosimo Monteleone
architetto, PhD in Composizione architettonica (ambito: rappresentazione e rilievo dellarchitettura), project
manager di Visualizing Venice (ricerca internazionale in collaborazione tra Iuav, Universit di Padova e
Duke University-USA), stato professore a contratto presso lUniversit di Padova e presso il Politecnico

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di Milano. Ha ricoperto docenze e tenuto conferenze anche allestero.Lavora alle attivit del team Imago Rerum. autore di
numerosi saggi sui temi della rappresentazione.
Isabella Friso
architetto, dottoranda presso la Scuola di dottorato dellUniversit Iuav di Venezia eassegnista di ricerca presso
lUniversit degli Studi di Padova/DICEA. Collabora al progetto VV (Visualizing Venice)ricerca internazionale sulla
visualizzazione della Storia dellArchitettura, nata dalla collaborazione tra Iuav, Dipartimento di Ingegneria di Padova e Duke
University USA; membro del gruppo di ricercaImago rerumcon il quale ha curato alcune mostre. autore di numerosi
saggi sui temi della rappresentazione.
Susanna Pisciella
architetto, PhD in Composizione architettonica nel 2011 con una tesi relativa allopera di Peter Eisenman, attualmente
assegnista di ricerca allUniversit Iuav di Venezia. Autore di articoli inerenti la questione teorica, affianca allattivit di
didattica e di ricerca quella di libero professionista.
Enrico Pitozzi
PhD in studi teatrali e cinematografici, insegna Forme della scena multimediale presso il Dipartimento delle Arti
dellUniversit di Bologna. stato visiting professor presso lUniversit du Qubec Montral e visiting lecturer presso
lUniversit Sorbonne Nouvelle Paris III nel programma europeo Teaching Staff Training 2013. nel progetto di ricerca
Performativit et effets de prsence dellUQAM e nel MeLa research group dellUniverist Iuav di Venezia. Ha pubblicato De la
constitution du corps de synthse sur la scne performative: perception et technologies, in R. Bourassa, L. Poissant, (eds.),
Personnage virtuel et corps performatif: effets de prsence, Universit du Qubec, Ste-Foy 2013; lavora a Sismografie della
presenza. Corpo, scena, dispositivi tecnologici, Firenze 2014 e a Bodysoundscape. Perception, movement and audiovisual in
contemporary dance, in Y. Kaduri (ed.), The Oxford Handbook of Music, Sound and Image in the Fine Arts, Oxford 2014.
Andrea Rossetto
architetto, PhD in Composizione architettonica nel 2013 con una tesi relativa allopera di John Hejduk, dal 2005
collaboratore alla didattica per Progettazione architettonica presso lUniversit Iuav di Venezia. Accanto allambito
accademico affianca lattivit professionale presso lo studio Rizzi-Proteco.
Elena Trevisan
architetto, laureata presso la Facolt di Architettura dellUniversit Iuav di Venezia con una tesi sulla ricostruzione digitale
dellIsola Tiberina (Premio Mimos 2011), recentemente pubblicata, lavora alle attivit del team Imago Rerum. Assegnista di
ricerca, attualmente dottoranda in Rappresentazione e rilievo dellarchitettura (ciclo XXVII), presso la Scuola dottorale di
ateneo Iuav, con una dissertazione sullanalisi e linterpretazione configurativo-stereotomica delle volte della Cattedrale di
Murcia (Spagna).
Stefano Zoerle
architetto, laureato in Architettura al Politecnico di Milano, attualmente dottorando in Rappresentazione e rilievo
dellarchitettura allUniversit Iuav di Venezia. Svolge la libera professione come progettista e, dal 2006, cultore della
materia Disegno al Politecnico di Milano, allUniversit IUAV di Venezia, alla Facolt di Ingegneria dellUniversit di Bergamo
e alla Facolt di Ingegneria dellUniversit di Padova. Dal 2011 al 2013 stato docente a contratto al Politecnico di Milano.

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Bibliografia
Le seguenti indicazioni bibliografiche organizzate in ordine alfabetico per autore raccolgono la
produzione scientifica recente dei docenti DCP afferenti alle due unit di ricerca e autori del quaderno
_ M. Bertozzi, Lautre No-ralisme. Une correspondance (con T. Roche), Crisne/Amiens, Yellow Now/
Festival International du Film dAmiens, 2013;
_ Recycled Cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate, Marsilio, Venezia 2012;
_ Espropri di realt, in Fata Morgana, 21 (2013), pp. 29-38.
_ Larchivio di Bellocchio, in Bianco e Nero, 576-577 (2013), pp. 150-159.
_ Attori sociali, famiglie governative. LItalia del dopoguerra nei documentari della Presidenza del
Consiglio, in Quaderni del CSCI. Rivista annuale di cinema italiano, 9 (2013), pp. 176-180;
_ The poetic of reuse; Festival, Archives and cinematic recycling in italian documentary, in Studies
in Documentary Film, 5 (2011), pp. 91-106;
_ Estetiche documentarie. Nuovi realismi e cinema di ricerca, in Close Up, 2 (2011), pp. 8-12.
_ Visualising the Past. The Italian City in Early Cinema, in G. Bertellini (ed.), Italian Silent Cinema. A
Reader, John Libbey Publishing, New Barnet 2013, pp. 69-75;
_ Di alcune tendenze del documentario italiano nel terzo millennio, in G. Spagnoletti (ed.), Il reale
allo specchio. Il documentario italiano, Marsilio, Venezia 2012, pp. 17-32;
_ Un cinema del reale? Lo sguardo documentario, in V. Zagarrio (ed.), Nanni Moretti. Lo sguardo
morale, Marsilio, Venezia 2012, pp. 128-33;
_ La citt delle apparizioni. Jacqueline, lincantatore e lintervista, in AA.VV., I pensieri dellistante.
Scritti per Jacqueline Risset, Editori Riuniti, Roma 2012, pp. 53-58;
_ Exotic Movie. Panoramas du monde, in L. Pignatti (ed.), Mind the Map. Mappe, diagrammi e
dispositivi cartografici, Postmedia, Milano 2011, pp. 87-95;
_ Col tempo. Il padiglione ungherese di Peter Forgacs, in P. Fabbri e T. Migliore (eds.) Sulla 53esima
Biennale di Venezia, et/al., Milano 2011, pp. 78-88.
_ Cinema, memoria e pratiche dellarchivio, in D. Dottorini (ed.), Per un cinema del reale. Forme e
pratiche del documentario italiano contemporaneo, Forum, Udine 2013, pp. 117-23;
_ Film darchives et temps revisit, in A. Bordina, S. Campanini, A. Mariani (eds.), Larchivio/The
Archive, Forum, Udine 2012, pp. 363-68;

102/112

_ Icone di fiamma. Distruzione del supporto e mutazione di senso nel cinema al nitrato, in C. Casarin
e E. Ogliotti (eds.), Diafano. Vedere attraverso, Zel, Treviso 2012, pp. 156-63;
_ La mmoire en scne. Le tmoignage dans le cinma documentaire, in J.-P. Bertin-Maghit (ed.),
Lorsque Clio sempare du documentaire. Archives, tmoignage, mmoire, LHarmattan, Paris 2011, pp.
139-48.
_ Entre-duex, entre-trois, in M. Lazic, S. Tarquini (eds.), Marc Scialom. Impasse du Cinma. Esilio,
memoria, utopia, Artdigiland, Dublin 2012, pp. 16-19;
_ Laboratori rosselliniani e cinema del pensiero, in L. Caminati, Roberto Rossellini documentarista.
Una cultura della realt, Bianco e Nero / Carocci, Roma 2012, pp. 13-15;
_ M. Borgherini, Modelli dellessere. Impronte di corpi, luoghi, architetture (con E. Garbin eds.),
Marsilio, Venezia 2011;
_ Segni e modelli. Dalla prospettiva al disegno di progetto (con R. Fiumara), De Agostini, Novara
2011;
_ Segni e modelli. Dal disegno geometrico allassonometria (con R. Fiumara), De Agostini, Novara
2011;
_ Una collezione di architetture digitali: i modelli digitali delle chiese di Andrea Palladio a Venezia
(con E. Garbin, C. Trevisan), in G. Beltramini, M. Gaiani (eds.), Palladio LAB Architetture palladiane
indagate con tecnologie digitali, vol. 11, Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio,
Vicenza 2012, pp. 49-56;
_ Lasciare impronte, tracciare movimenti. Geometrie e geografie di corpi, in A. Casale (ed.), Geometria
descrittiva e rappresentazione digitale. Memoria e tradizione. vol. 1, Edizioni Kappa, Roma 2012, pp.
31-40;
_ I nuovi volti delle citt: architettura nel Triveneto allalba del Novecento, in C. Beltrami (ed.)
Millenovecentoundici. Le arti in Friuli e nel Veneto, Zel, Treviso 2011, pp. 95-104;
_ Modelli della memoria. Architetture di sguardi e di emozioni tra cinema, teatro e arti visive, in
M. Borgherini, E. Garbin (eds.), Modelli dellessere. Impronte di corpi, luoghi, architetture, Marsilio,
Venezia 2011, pp. 114-45;
_ Geometrie e geografie di corpi II, in I pregiudicati, Seminario Internazionale La Biennale di Venezia
(Venezia, 11-12 ottobre 2012), Mimesis, Milano (in corso di pubblicazione);

103/112

_ Urban Affective Anthropometry. Life stories, building stories, city portraits, in Planum. The Journal
of Urbanism NUL New Urban Languages (Milano, 19-21 giugno 2013), 27, 2 (2013), pp. 1-6;
_ The Palazzo della Ragione in Padua: Representation and Communication of Art, Architecture and
Astrology of a Civic Monument, in E.M. Corsini (ed.), The Inspiration of Astronomical Phenomena VI,
vol. 441, Astronomical Society of the Pacific, San Francisco 2011, pp. 131-138;
_ I rilievi delle facciate delle chiese di Palladio a Venezia, in M. Piana, U. Soragni (eds.), Palladio.
Materiali tecniche restauri. In onore di Renato Cevese, Marsilio, Venezia 2011, pp. 184-190;
_ MIC My IDeal City: ambienti virtuali per progettare il futuro della citt (con E. Garbin), in Le Vie dei
Mercanti. S.A.V.E. heritage. Safeguarde of architectural, visual, environmental heritage (Aversa-Capri,
9-11 giugno 2011), La Scuola di Pitagora, Napoli 2011;
_ My ideal city (MIC): virtual environments to design the future town (con E. Garbin), in 3D-ARCH
2011: 3D Virtual Reconstruction and Visualization of Complex Architectures (Trento, 2-4 marzo 2011);
_ Un disegno per lOrto botanico di Padova: ObPD3 uno sguardo che muove dal passato al presente,
in Il disegno delle trasformazioni (Napoli, 1-2 dicembre 2011), Clean edizioni, Napoli 2011;
_ Architetture disegnate / modelli digitali: le Venezie (im)possibili online, in Disegnare con 4
(2011), pp. 124-28,
_ Il modello digitale del Museo di Castelvecchio (con A. Di Lieto, E. Garbin), in AAA ITALIA, 10
(2011), pp. 36-37;
_ G. DAcunto (ed.),Complessit e Configurazione. Disegno e Geometria delle Forme Architettoniche,
Cafoscarina, Venezia 2012;
_ Geometry of the digital stereotomic model, in M. Pignataro,MoDiPhy Modeling from Digital to
Physical,Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna 2013;
_ Per una rappresentazione dinamica della Laguna di Venezia, in Atti del XXXV Convegno Internazionale dei Docenti della Rappresentazione,X Congresso UID,Patrimoni e Siti UNESCO. Memoria, Misura
e Armonia,Gangemi Editore, Roma 2013;
_ Geometry in the Contemporary Architectural Language and in Arata Isozakis Work, in M. Rossi
(ed.).Descriptive Geometry and Digital Representation: Memory and Innovation, McGraw-Hill, Milano
2012. pp. 177-86;
_ Il disegno come strumento di analisi e di conoscenza, in C. Casonato, L. Cocchiarella (eds.),
Seminario dei Laboratori di Rappresentazione, Maggioli, Santarcangelo di Romagna 2012, pp. 61-69;
_ La complessit configurativa dellarchitettura tra forma, geometria econtenuto, inG.DAcunto
(ed.)Complessit e Configurazione. Disegno e Geometria delle Forme Architettoniche, Cafoscarina,
Venezia 2012, pp. 7-12;
_ Una forma insolita. Larchitettura obliqua del Duomo di Santa Tecla ad Este, in G. DAcunto (ed.)
Complessit e Configurazione. Disegno e Geometria delle Forme Architettoniche, Cafoscarina, Venezia
2012, pp. 41-69;
_ Tra forma e tettonica: la geometria descrittiva come archetipo compositivo, in A. Casale (ed.),Geometria descrittiva e Rappresentazione digitale. Memoria e Innovazione, vol. 1, Kappa, Roma 2012, pp.
65-77;
_ Traduzione, soluzione e commento critico degli esercizi nn. 552, 553 tratti dal trattato Exercices de
gomtrie descriptive (Parigi 1893) di Frre Gabriel Marie, in A. Casale (ed.),Geometria descrittiva e
Rappresentazione digitale. Memoria e Innovazione, vol. 1, Kappa, Roma 2012, pp. 352-56;
_ Rappresentazione Urbana: il quartiere del Torresino a Padova, in A. Giordano, Geometria e

104/112

Configurazione. Le chiese del centro storico di Padova, pp. XXXII-XXXIX, Libreria Internazionale Cortina,
Padova 2012;
_ Geometria e Artificio. Larte della stereotomia nel criptoportico del castello di Anet di Philibert de
lOrme, in R. Salerno (ed.)Teorie e Tecniche della Rappresentazione Contemporanea, Maggioli, Milano
2011;
_ Estetica e geometrie configurative. Modellazione digitale e progettazione assistita, in AA.VV.,Realta, simulazione e progetto / il ruolo del modello, Maggioli (Collana Politecnica), Milano 2011, pp.
63-70;
_ A. De Rosa, Loblio del visibile, la memoria dellinvisibile: Jean-Franois Niceron taumaturgo ottico,
in A. De Rosa (ed.), Jean Franois Nicron. Prospettiva, catottrica e magia artificiale, Aracne, Roma
2013, pp. 3-85;
_ Passi nellinfinito: le opere dei Padri Emmanuel Maignan e Jean Franois Niceron a Trinit dei
Monti, Roma, in A. De Rosa (ed.), Jean Franois Nicron. Prospettiva, catottrica e magia artificiale,
Aracne, Roma 2013, pp. 152-163;
_ I trattati di Jean Franois Niceron, in A. De Rosa (ed.), Jean Franois Nicron. Prospettiva, catottrica
e magia artificiale, Aracne, Roma 2013, pp. 270-284;
_ In Darkness Let Me Dwell, in R. Canova e E. Ogliotti (eds.), Nerezza del nero, Zel, Treviso 2013, pp.
30-37;
_ Sulla soglia del mondo visibile, in B. Pietromarchi (ed.), Marco Tirelli, Quodlibet, Macerata 2012,
pp. 85-96;
_ voce Rappresentazione, in A. Ferlenga, M. Biraghi (eds.), Architettura del Novecento, vol. 1 Teorie,
scuole, eventi, Einaudi, Torino 2012, pp. 726-733;
_ Nuove figure della dimostrazione: sperimentazione artistica contemporanea e Geometria Descrittiva,
In A. Casale (ed.), Geometria Descrittiva e Rappresentazione Digitale. Memoria e innovazione, vol.1,
Edizioni Kappa, Roma 2012, pp. 79-100;
_ Fuori dal mondo, in questo mondo, in A. Bertagna (ed.), Paesaggi fatti ad arte, Quodlibet, Macerata
2011, pp. 31-38;
_ Natura Interfaces for the shape genesis and improvement in artefact design, in M. Rossi (ed.),
Descriptive Geometry and Digital Representation: Memory and Innovation, McGraw-Hill, Milano 2012,
pp. 121-23;
_ Learning from Landscape, Learning from the Sky, in Newman, C.,Nussaume, Y. & Pedroli, B.
(Eds.), Landscape & Imagination : towards a new baseline for education in a changing world, (Parigi,
2-4 maggio 2013), UNISCAPE - Bandecchi & Vivaldi, Firenze 2013, pp. 263-66;
_ Memoria e oblio. Scoperta e rilievo digitale dellanamorfosi murale di J.-F. Nicron (con A. Bortot,
C. Boscaro, C. Monteleone, E. Trevisan), in Atti 16 Conferenza Nazionale ASITA 2012 (Vicenza, 6-9
novembre 2012), Federazione Asita, Milano 2012, pp. 595-602;
_ Sculpted in Light: celestial and terrestrial landscapes, in K.M. de Baraano Letamendia (ed.),
Support / Surface. Escultura y paisaje, Cadada Blanch, Valencia 2011, pp. 56-71;
_ Il cardine proiettivo: filogenesi e ontogenesi per una nuova geometria descrittiva, in Disegnare
con, vol. 5, 9 (2012);
_ Il disegno e la rappresentazione: lezioni dallarchitettura contemporanea, in Rivista di estetica, 47
(2011) pp. 95-103;

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_ E. Garbin, Su fondo nero. Il disegno al limite della sua assenza, Quodlibet, Macerata 2014 (in corso
di pubblicazione);
_ Il disegno ininterrotto. Note sullapprendistato grafico dei progettisti, Cafoscarina, Venezia 2012;
_ Il bordo del mondo. La forma dello sguardo nella pittura di Gerhard Richter, Marsilio, Venezia 2011;
_ Modelli dellessere. Impronte di corpi, luoghi, architetture (con M. Borgherini eds.), Marsilio, Venezia
2011;
_ La cosa pi semplice. Lidea di cosa nei modelli di Thomas Demand e Richard Artschwager, in S.
Pisciella, R. Rizzi (eds.), I pregiudicati, Mimesis, Milano 2014 (in corso di pubblicazione);
_ In bianco e nero, in M. Rossi (ed.) Verso lera post-digitale. Disegnare il progetto, tra design e
architettura, Maggioli, Santanrcangelo di Romagna 2013;
_ Per unontologia non riduttiva del disegno e dellarchitettura. Le ragioni di unipotesi di ricerca, in
L. Carlevaris, M. Filippa (eds.), Elogio della teoria. Identit delle discipline del disegno e del rilievo,
Gangemi Editore, Roma 2012;
_ Una collezione di architetture digitali: i modelli tridimensionali delle chiese di Andrea Palladio a
Venezia (con M. Borgherini, C. Trevisan), in G. Beltramini e M. Gaiani (eds.), Palladio Lab. Architetture
palladiane indagate con tecnologie digitali, Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea
Palladio, Vicenza 2012.
_ Il bordo delle cose. Lontologia implicita dei modelli solidi, in Modelli dellessere. Impronte di corpi,
luoghi, architetture (con M. Borgherini eds.), Marsilio, Venezia 2011, pp. 73-114;
_ MIC My Ideal City: ambienti virtuali per progettare il futuro della citt (con M. Borgherini), in
C. Gambardella (ed.), Le Vie dei Mercanti, S.A.V.E. Heritage Safeguard of Architectural, Visual,
Environmental Heritage, La scuola di Pitagora Editrice, Napoli 2011;
_ The Palazzo della Ragione in Padua: Representation and Communication of Art, Architecture,
and Astrology of a Civic Monument (con M. Borgherini), in E. M. Corsini (ed.), The Inspiration
of Astronomical Phenomena VI, Astronomical Society of the Pacific Conference Series Vol. 441,
Astronomical Society of the Pacific, San Francisco 2011;
_ La forma dello sguardo, la materia dei modelli. Le ricerche in corso al laboratorio multimediale
MeLa dello IUAV di Venezia, in AA. VV., La ricerca del disegno nel design, Maggioli Editore, Milano
2011;
_ Nei bordi e nellombra, in C. Olmi, C. Servadi (eds.), Parco dellAriosto e del Boiardo. Progetti di
luoghi come esercizi di fantasia, Quodlibet, Macerata 2011.
_ My Ideal City (MIC): Virtual Environments to design the Future Town (con M. Borgherini), in F.
Remondino, S. El-Hakim (eds.), 3D Virtual Reconstruction and Visualization of Complex Architectures,
Proceedings of the 4th ISPRS International Workshop 2011.
_ La citt analoga. Per una rappresentazione metaforica dellarchitettura e dei fatti urbani, in Il
disegno delle trasformazioni, Atti delle giornate di studio (Napoli 1-2 dicembre 2011;
_ F. Gay, A ragion veduta. Progetto e pratiche della figurazione, Il Poligrafo, Padova 2014 (in
pubblicazione);
_ Continuits-discontinuits des genres architecturaux et de la forme urbaine : un modle pour les
villes de la Vntie au XXe sicle, in H. Le Bras, M. Gribaudi, S. Franceschelli (eds.) Morphogense et
dynamiques urbaines, cole des Hautes tudes en Sciences Sociales, Paris 2014 (in pubblicazione);
_ Il docente di Geometria Descrittiva, in G. Zucconi (ed.), Lopera di Giovanni Bordiga nel risveglio
culturale di Venezia tra fine Ottocento e inizio Novecento, Edizioni dellAteneo Veneto, Venezia 2014;

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_ voce Semiotica e voce Simbolico (linguaggio), in LArchitettura. Architettura Progettazione Restauro


Tecnologia Urbanistica, UTET, Torino 2013;
_ Architettura agli occhi di unarcheologia futura, in AA.VV., Atopie, ArteGrafica PLS, Roma 2013. pp.
342-53;
_ Tra straniamento e riconoscimento: la rappresentazione e la dimensione teatrale dellarchitettura, in
AA.VV., Trascrizioni, ArteGrafica PLS, Roma 2012, pp. 342-53;
_ Dalla geometria descrittiva alla morfologia attraverso le teorie dellimmagine, in R. Migliari (ed.)
Geometria descrittiva e rappresentazione digitale: memoria e innovazione, Kappa, Roma 2012, pp.
107-24;
_ Quando trascrizione, in AA.VV, Artefatti, ArteGrafica PLS, Roma 2011, pp. 274-83;
_ Tattiche cromatiche e strategie figurative dellarchitettura del novecento in Veneto Orientale, in Il
colore nel costruito storico. Innovazione, sperimentazione, applicazione, Aracne, Roma 2011;
_ Frammenti di un patrimonio pugliese in potenza nei disegni di Guido Loponi (con M. Ballarin), in A.
Conte, M. Filippa (eds.), Patrimoni e siti Unesco memoria, misura e armonia, Gangemi, Roma 2013,
pp. 465-73;
_ Art on the Lagoon: Eliasson at the Biennale of Venice (con C. Szanto, M. Ballarin), in Landscape
& imagination: towards a new baseline for education in a changing world, UNISCAPE / Bandecchi &
Vivaldi, Firenze 2013. pp. 337-40;
_ Una teoria oggettuale della rappresentazione tra Tabula e Tablet, in L. Carlevaris e M. Filippa (eds),
Elogio della teoria. Identit delle discipline del disegno e del rilievo, Gangemi, Roma 2012, pp. 89-94;
_ Progettare a ragion veduta: branding e rappresentazione in architettura, in G. Celeghini (ed.),
Polesella ritrovata, Officina edizioni, Roma 2012, pp. 42-48;
_ A drawing of the design: Michelangelos monogram and a theory of image, in M. Rossi (ed.),
Descriptive Geometry and Relationships between Digital Representation: Memory and Innovation,
McGraw-Hill, Milano 2012. pp. 141-48;
_Necessit dellornamento: retorica e Storia Naturale dellarchitettura, in T. Migliore (ed.), Retorica
del Visibile: strategie dellimmagine tra significazione e comunicazione, Aracne, Roma 2011, pp.
381-94;
_ Tipologia/tipografia: da quando si legge larchitettura, in Il Verri 53 (2013);
_ Litinerario di un atlante e la geometria descrittiva della citt, in Disegnare con, 9 (2012), pp.
207-16;
_ Quam maximis potest itineribus: andata e ritorno della costruzione tra immagine e modello nello
spazio grafico della geometria descrittiva (con M. Ballarin), in Disegnare con, 9 (2012), pp. 317-24;
_ A. Mengoni, Ferite. Il corpo e la carne nellarte della tarda modernit, SeB, Siena 2012;
_ Anacronie. La temporalit plurale delle immagini, Carte Semiotiche. Rivista internazionale di
Semiotica e Teoria dellimmagine (ed.), La casa Usher, Lucca 2013;
_ Interpositions. Montage dimages et production du sens (con A. Beyer, A. von Schning eds.),
Maison des Sciences de lHomme, Paris 2014.
_ Anacronismi. Tra semiotica e teoria delle immagini, in Carte Semiotiche. Rivista internazionale di
Semiotica e Teoria dellimmagine, La casa Usher, Lucca 2013, pp. 12-18.
_ Giustezza dellanacronia. Conversazione (con P. Fabbri), in Carte Semiotiche. Rivista internazionale di
Semiotica e Teoria dellimmagine, La casa Usher, Lucca 2013, pp. 147-159.
_ Adel Abdessemed. Tactics of tremblement, in Lage dor. Adel Abdessemd, Mathaf Arab Museum of

107/112

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_ Ri-velare larchivio: su Onkel Rudi di Gerhard Richter, in E. Ogliotti, C. Casarin (eds.), Diafano.
Vedere attraverso, Zel, Treviso 2012, pp. 168-74;
_ Incorporare il mondo: lo sguardo metamorfico del Cremaster Cycle, in N. Dusi, C. Saba (eds.), Matthew Barney. Polimorfismo, multimodalit, neobarocco, Silvana Editoriale, Milano 2012, pp. 135-57;
_ In potentia: margini del figurativo e corpo esteso, in F. Polacci (ed.), Ai margini del figurativo,
Protagon, Siena 2012, pp. 95-117;
_ Bild und Inkorporation. Anmerkungen zu einem Fotobild von Gerhard Richter, in S. Egenhofer, I.
Hintewaldner, C. Spies (eds.), Was ist ein Bild? Antworten in Bildern, Fink, Munich 2012, pp. 230-233;
_ Euristica del senso. Iconic turn e semiotica dellimmagine, in Lebenswelt. Aesthetics and philosophy of experience, 2 (2012), pp. 172-90;
_ Dalla giustapposizione alla correlazione. Su fotografia e memoria in Atlas di Gerhard Richter, in
Engramma. La tradizione classica nella memoria occidentale, 100 (2012);
_History Painting according to Gerhard Richter: Photopaintings and the Rhetoric of Montage, in T.
Migliore (ed.), Rhetoric of the Visible. Strategies of the Image between Signification and Communication, Aracne, Roma 2011, pp. 696-708;
_ Restituire levento allo sguardo. Su Waltz with Bashir di Ari Folman, in M. Coviello, F. Zucconi, D.
Chimenti (eds.), Sguardi incrociati. Cinema, testimonianza, memoria nel lavoro teorico di Marco Dinoi,
Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2011, pp. 85-104;
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Zeitschrift fr Bildkritik, Der Anfang. Aporien der Bildkritik, 1 (2011), pp. 157-63;
_ R. Rizzi, LAquila s(c)isma dellimmagine, Mimesi, Milano 2011;
_ Linscalfibile. Saggio sullimmagine theologica, Mimesis, Milano 2011;
_ John Hejduk. Incarantio, Marsilio, Venezia 2010;
_ Linconciliabile (con M. Don, R. Toffolo), Mimesis, Milano 2010;
_ Linscalfibile, in M. Borgherini, E. Garbin (eds.), Modelli dellessere. Impronte di corpi, luoghi,
architetture, Marsilio, Venezia 2011, pp. 178-215;
_ Parma, in L. Amistadi, E. Prandi (eds.) European City Architecture, Project Structure Image, Festival
dellarchitettura, Parma 2011, pp. 116-19;
_ Non sarai infedele, Esodo 20,14, in M. Don, R. Toffolo (eds.) Panta, vol. 29, Bompiani, Milano
2010, pp. 607-19;
_ Bildung, in F. Filippuzzi, L. Taddio (eds.), Costruire, Abitare, Pensare, Mimesis, Milano 2010, pp.
306-19;
_ Gnoseologia del paesaggio, in S. Marini, C. Barbiani (eds.), Il palinsesto paesaggio e la cultura
progettuale, Quodlibet, Macerata 2010, pp. 25-36;
_ Pensiero e sapere dellestetico, in U. Morelli, G. De Fino (eds.), Management dellarte e della
cultura, Franco Angeli, Milano 2010;
_ Progetto per il teatro elisabettiano di Danzica, Polonia, in AA.VV., Identit dellarchitettura italiana,
Diabasis, Reggio Emilia 2010;
_ Scilla e Cariddi. Invisibilit dellevidente, in C. Gambardella (ed.), Dromos, vol. 1, Il Melangolo,
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_ A. Vettese, Art as a Thinking Process. Visual Forms of Knowledge Production (con M. Ambrozic),
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_ Larte contemporanea tra mercato e nuovi linguaggi, Il Mulino, Bologna 2012;


_ Si fa con tutto: Il linguaggio dellarte contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2012;
_ Capire larte contemporanea (1996), Umberto Allemandi, Torino 2012 (III ed. riveduta e ampliata);
_ Visual Arts at IUAV, Venezia, 2001-2011 (con C. Vecchiarelli), Mousse publishing, Milano 2011;
_ Metodo, in P. Nicolin, H.U. Obrist (eds.), Alberto Garutti, didascalia/caption, Verlag der Buchandlung
Walther Koenig-Mousse Publishing, Kln-Milano 2013, pp. 77-85;
_ Italy in the Sixties. A Historical Glance, in Arte Povera, The Great Awakening, Hatje Cantz Verlag,
Ostfildern 2012, pp. 33-42;
_Mario Merz, Qualche questione aperta, in G. Celant (ed.), Arte Povera, Electa Milano 2011, pp.
284-315;
_ From the Early Paintings to the First Reflective Surfaces. in C. Basualdo (ed.), Michelangelo Pistoletto from One to Many: 1956-74, Philadelphia Museum of Arts, Philadelphia 2010, pp. 29-51;
_ Poetics of Identity. Notes on the Question of Gender, the Other, and the Self seen by the Self, in
AAVV., Art of the Twentieth Century, 2000 and Beyond, Contemporary Tendencies, Skira, Milan 2010,
pp. 81-140;
_ La protesi tecnologica come forma di camouflage, in C. Casarin e D. Fornari (eds.), Estetiche del
Camouflage, et.al, Milano 2010, pp. 84-89;
_ Ecoles dart et recherche, entre orthodoxie et doute ncessaire, in Atti del convegno Einstein/Duchamp, et aprs? La recherche dans lenseignement suprieur artistique, (Bruxelles, 28-29 novembre
2012), CSESA - Federation Wallonie Bruxelles, Bruxelles 2013, pp. 32-40;
_ Fausto Melotti e i Sette Savi, in Domus, 973 (2013), pp. 13-18.

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