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Ing.

Paolo Calza
Dipartimento di Ingegneria Meccanica
Universit di Padova

1. INTRODUZIONE TEORICA

1.1. Equazione generalizzata di Bernoulli. Lavoro con deflusso


Si consideri il deflusso stazionario1 di un fluido in un condotto come indicato nella figura. Per
semplicit si immagini che il deflusso sia monodimensionale in modo cio che tutte le variabili che
caratterizzano il sistema dipendano da una sola ascissa x .

Il sistema costituito dalla massa di fluido che allistante generico compreso fra le sezioni 1 e
2. Questo volume si dir volume di controllo. Allistante + la detta massa di fluido occupa il
volume compreso fra le sezioni 1 e 2.
Si vuole ora applicare il teorema delle forze vive secondo il quale la variazione di energia cinetica
del sistema nellintervallo di tempo uguale alla somma dei lavori delle forze interne ed
esterne fatti sul sistema nellintervallo di tempo stesso. Si scrive:
U c = L( e ) + L(i )

Si indichino con I, II, III le porzioni comprese rispettivamente fra 1 e 1, 1 e 2, 2 e 2. Analizzando


la figura si comprende facilmente come la massa compresa tra 1 e 2 non sia soggetta ad alcuna
variazione di energia cinetica visto che, essendo in condizioni stazionarie, sia la densit che la
velocit rimangono costanti in ogni punto al variare del tempo. La variazione di energia cinetica per
la massa considerata tra il tempo + e sar data allora dalla differenza tra lenergia cinetica
contenuta nel volume I e quella contenuta nel III rispettivamente:

1
Tutte le grandezze termodinamiche e cinetiche che caratterizzano il deflusso sono funzione della
sola posizione e invarianti rispetto al tempo.
1
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c2 c2 c2
U III
c = V = A2 x2 = A2 c2
III

2 2 2

c2 c2 c2
U cI = V I = A1 x1 = A1 c1
2 2 2
Facendo tendere a zero il tempo e ricordando che il prodotto A c = m uguale alla portata
di massa si ottiene:
c12 c12
U = 1 A1 c1 = m 1
I
c
2 2

c22 c2
U cIII = 2 A2 c2 = 2 m 2
2 2
Per continuit e visto che siamo in condizioni stazionarie avremo che m 1 = m 2 = m . Siamo ora in
grado di scrivere la variazione di energia cinetica per la massa considerata nellintervallo di tempo
:
c22 c12 c22 c12
U c = U III
c
 
U = m m =
I
c m
2 2 2
Il lavoro delle forze esterne comprende:
a) Il lavoro delle forze di volume, dovuto alla gravit;
b) Il lavoro delle pressioni normali in corrispondenza alle sezioni di ingresso e di uscita;
c) Il lavoro utile scambiato con lesterno
d) Il lavoro delle forze di attrito.
Il lavoro delle forze di gravit si esprime:
Lg = U p

essendo U p la variazione di energia potenziale. In modo analogo a quanto fatto per lenergia
cinetica si pu considerare la variazione dellenergia potenziale del sistema dal tempo al tempo
+ dovuta allo spostamento della massa contenuta nel volume V I nel volume V III , visto
che il volume V II non soggetto ad alcun spostamento. Indicando con z laltezza del baricentro
del volume considerato avremo che:
U p = V III 2 g z2 V I 1 g z1 = m2 g z2 m1 g z1 = m 2 g z2 m 1 g z1

Facendo tendere e in base ad analoghe considerazioni fatte in precedenza ( m 1 = m 2 = m )


possiamo scrivere:
U p = m g z2 m g z1 = g ( z2 z1 ) m

Il lavoro delle pressioni normali, fatto sul sistema, si esprime:


Ln = p1 A1 x1 p2 A2 x2 =
1
= p1 A1 c1 p2 A2 c2 = p1 A1 c1 p2 A2 c2 2
1 2

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A c
dove con si esprime il volume specifico medio. Sapendo che = A c = m e facendo

tendere a zero possiamo scrivere:
Ln = p1 1 m 1 p2 2 m 2 = ( p1 1 p2 2 ) m

Il lavoro utile scambiato con lesterno si indica con:


Lut = L12 m
essendo L12 il lavoro riferito allunit di massa (di valore negativo se dato dallesterno al sistema).
Per il calcolo del lavoro delle forze di attrito, si pu immaginare che lattrito sia localizzato sulla
superficie interna del condotto, essendo il deflusso del fluido, si ripete, monodimensionale.
Tale lavoro delle forze di attrito, si esprime
Latt = R12 m
avendo indicato con R12 il lavoro per unit di massa (si pu dimostrare attraverso il secondo
principio che tale valore sempre >0).
Infine da esprimere il lavoro delle forze interne. Il fluido pu compiere lavoro interno durante il
deflusso solo quando comprimibile: infatti tale lavoro nasce dalle forze interne di pressione che
comprimono od espandono il fluido durante il deflusso. Per esprimere tale lavoro si suddivide il
sistema contenuto nel volume di controllo in sottosistemi elementari. Nella figura il sottosistema
generico compreso fra le sezioni i e j, di area rispettivamente Ai e Aj , nellintervallo di tempo
si trasferisce nello spazio compreso fra le sezioni i e j variando il proprio volume. Il lavoro delle
forze interne dovuto alle pressioni esercitate dal fluido del sottosistema attraverso le sezioni i e j,
vale (si faccia attenzione che p e xi sono di verso contrario):
Li = p Ai xi + ( p + p ) Aj x j = p Vi + ( p + p) V j

essendo Vi e V j i volumi compresi fra i, i e j, j. Ancora trascurando gli infinitesimi di ordine


superiore:
Li = p (Vi V j ) = p ( i mi j m j ) =
= p ( i m i j m j ) = p ( i m j m ) = p i j m

Facendo tendere sia che xi j a zero si ottiene (si ricorda che se xi j 0 anche
i j 0 ):

Li = p d m
Il lavoro fatto da tutti i sottosistemi infinitesimi in cui si divide il sistema considerato pertanto
2

Li 12 = m p d
1

Con riferimento allintervallo infinitesimo possiamo scrivere allora:


U c = Lg + Ln + Lut + Latt + Li

Sostituendo in questa espressione i termini prima espressi si ha:

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c22 c12
m = g ( z2 z1 ) m + ( p1 1 p2 2 ) m
2
2

L12 m R12 m + m p d
1

2 2

essendo p1 1 p2 2 + p d = dp ,
1 1

c2 c2 2
2 ( )
2
1
+ g z 2 z1 + d p + L12 + R12 m = 0
1
Questa lequazione di Bernoulli generalizzata per deflusso stazionario, monodimensionale, riferita
alla massa m transitata nellintervallo . Dividendo ambo i membri per si ha:
2 2
c2 c1 + g ( z z ) + d p + L + R m = 0
2

2 2 1 12 12
1
ossia lequazione di Bernoulli generalizzata in termini di potenza. Dividendo infine per la portata
m si ottiene:
2
c22 c12
+ g ( z2 z1 ) + d p + L12 + R12 = 0
2 1

E questa lequazione di Bernoulli generalizzata per deflusso stazionario, monodimensionale,


scritta per unit di massa. Vediamo ora alcuni casi particolari di applicazione di detta equazione:
a) Deflusso senza lavoro utile ( L12 = 0 ):
2
c22 c12
+ g ( z2 z1 ) + d p + R12 = 0
2 1

b) Deflusso senza lavoro utile e senza attrito ( L12 = 0 e R12 = 0 ):


2
c22 c12
+ g ( z2 z1 ) + d p = 0
2 1

c) Deflusso senza lavoro utile e senza attrito di un fluido incomprimibile ( L12 = 0 , R12 = 0 e
1
= = costante):

c22 c12 c 2 c12 ( p p1 )
+ g ( z2 z1 ) + ( p2 p1 ) = 2 + g ( z2 z1 ) + 2 =0
2 2
ossia si ha la costanza lungo il condotto del trinomio di Bernoulli (Teorema di Bernoulli):
c2 p
+ g z + = costante
2

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1.2. Espressione del primo principio nei sistemi con deflusso


Si consideri un sistema con deflusso in regime permanente termodinamico, come in fig. 1.1, con
portata di massa m costante in ogni sezione e se ne esamini il comportamento nell'intervallo di
tempo infinitesimo .
La quantit di calore e di lavoro totale scambiati fra il sistema e lesterno si esprimono
Q = Q12 m

L = L12
'
m
Il calcolo della variazione dell'energia totale U t porge;

U t = (ut ,2 ut ,1 ) m

essendo ut ,2 , ut ,1 i valori dellenergia totale per unit di massa nelle sezioni di ingresso e di uscita.

Figura 1 Deflusso intubato di un fluido con scambi di calore e di lavoro.

L'equazione del primo principio


Q = U t + L
acquista pertanto un chiaro significato.
Riferita all'unit di massa fluente nelle sezioni del condotto si scrive:
Q12 = ut ,2 ut ,1 + L12
'

ossia
c22 c12
Q12 = u2 u1 + + g(z2 - z1) + L12
'

2
'
Il lavoro L12 rappresenta il totale lavoro scambiato fra il sistema e l'esterno, somma del lavoro utile
L12 e del lavoro di immissione e di emissione
'
L12 = L12+ p2v2 p1v1

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Si preferisce, nella relazione precedente mettere in evidenza il termine L12 e scrivere

c22 c12
Q12 = (u2 + p2v2) - (u1 + p1v1) + L12 + + g(z2 - z1)
2
Si definisce una nuova grandezza
h = u + pv
cui si d il nome di entalpia, avente ovviamente ancora la caratteristica di parametro di stato e si
scrive in definitiva
c22 c12
Q12 = h2 - h1 + L12 + + g(z2 - z1)
2
questa la forma con cui si presenta l'equazione del primo principio riferito ai sistemi con deflusso.
Il termine L12 , che si ripete rappresenta il solo lavoro utile e non il totale lavoro scambiato tra il
sistema e l'esterno, coincide con l'espressione
2

dp
1

nel caso in cui la trasformazione sia reversibile e non vi siano variazioni di energia cinetica e
potenziale.
Lequazione del primo principio in versione entalpia, si ripete, ha validit generale, qualunque sia
il tipo di trasformazione. Essa non aggiunge niente di nuovo rispetto a quella che contiene lenergia
interna ma applicata ai sistemi con deflusso ove opportuno mettere in evidenza il lavoro utile,
separato dal lavoro di immissione e di emissione.
Spesso i termini relativi alle variazioni di energia cinetica e di energia potenziale possono essere
trascurati e si ha
Q12 = h2 h1 + L12.
In particolare se il sistema subisce una trasformazione adiabatica (Q12 = 0), il lavoro scambiato con
l'esterno immediatamente dato dalla variazione di entalpia fra lo stato iniziale e lo stato finale:
L12 = h1 - h2.
(E questo a prescindere dalla reversibilit o meno del processo).
Nel caso non vi sia variazione dei carichi cinetici e dellenergia potenziale, si dice che in una
turbina di espansione tutto il lavoro ottenuto dato dalla caduta di entalpia. Allo stesso modo, in
un compressore (adiabatico) tutto il lavoro somministrato va ad aumentare l'entalpia del sistema.
Viceversa, sempre trascurando le variazioni di velocit e quota, se in un processo non si ha scambio
di lavoro con l'esterno, il calore scambiato coincide con la variazione di entalpia:
Q12 = h2 h1 .
In particolare se il processo reversibile per il quale
2

L12 = dp
1

il porre dL12 = 0 per ogni variazione infinitesima, significa considerare il processo isobaro.
Si deve sottolineare infine che la entalpia, come stata definita, determinata a meno di una
costante additiva. Questa costante arbitraria e viene fissata precisando per quale stato del fluido si
assume l'entalpia eguale a zero.
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Generalmente per i gas si fissa h = 0 alla temperatura di zero gradi Celsius e alla pressione di una
atmosfera; per i fluidi che possono essere liquidi a zero gradi Celsius, si fissa h = 0 per il liquido
alla pressione di saturazione a questa temperatura.
L'espressione del primo principio per sistemi con deflusso si scrive talvolta in termini di potenza,
riferita cio non alla unit di massa ma alla massa m che fluisce nell'unit di tempo. Si ha:
c22 c12
q12 = m (h2 h1 ) + P12 + m + m g ( z2 z1 ) .
2
Per la definizione del primo principio la variazione dellenergia del fluido dallingresso alluscita
deve tener conto oltre che dellentalpia anche del termine cinetico e gravitazionale. Questultimo
nullo nel caso di propulsori orizzontali e comunque altamente trascurabile nel caso di gas.
Si definisce quindi con il termine di entalpia totale (H0) la somma:
c2
H0 = H + .
2
In questo modo lequazione del primo principio si semplifica nella forma:
Q12 = L12 + H 20 - H10
Mediante tale formula si vede come lenergia fornita dal compressore al fluido (supponendo il
processo adiabatico) sia uguale alla variazione dellentalpia totale tra fine diffusore e inizio camera
di combustione. Analogamente in turbina. Nella combustione, visto che non si ha scambio di
lavoro, il calore somministrato al fluido sar pari sempre alla variazione di entalpia totale.

A conclusione di quanto detto finora giova confrontare l'equazione generalizzata di Bernoulli con
l'equazione del primo principio nei sistemi con deflusso:
2
c22 c12
2
+ g(z2 z1) + dp + L12 + R12 = 0
1

c22 c12
Q12 = h2 - h1 + L12 + + g(z2 - z1)
2
Nello studio dei sistemi con deflusso, secondo i casi, si applica l'una o l'altra delle equazioni.
Si ricorda infine che Bernoulli deriva dallapplicazione ad una certa massa del teorema della
variazione della quantit di moto (infatti non contempla il calore scambiato tra i sistemi), mentre,
come appunto stato dimostrato, l'equazione del primo principio deriva dalla conservazione
dellenergia (e contempla quindi anche il calore scambiato tra i sistemi).

1.3. Processo adiabatico reversibile di un gas ideale a calori


specifici costanti
In questo caso lequazione del primo principio si riduce a (gas ideale e processo quasistatico
reversibile):
c p dT dp = 0

Si pu eliminare la T tramite lequazione di stato


p = R T
Differenziando:
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p d + dp = R dT ,
ricordando che ( R = c p cv ) e facendo una semplice sostituzione avremo che:

cp
( p d + dp ) dp = 0
c p cv
ossia
c p p d + cv dp = 0 ,

d dp
k + =0
p
da cui (supponendo k costante):
d dp
k =
p

k ln ( ) = ln ( p ) + C

dove C una costante arbitraria. Si pu ancora sviluppare la precedente equazione nel seguente
modo:
k ln( ) ln( p)
e =e eC

1 C
k = e
p

p k = eC

p k = costante
Per mezzo dellequazione di stato si arriva alle altre due relazioni:
T k 1 = costante
1k
Tp k
= costante
Queste relazioni sono molto importanti nella tecnica dato che, come si detto, i processi nei
compressori e negli espansori sono con buona approssimazione adiabatici e il comportamento dei
gas tecnici prossimo a quello del gas ideale (per pressioni non elevate). Si ribadisce ancora una
volta che le ultime tre equazioni scritte presuppongono che i calori specifici e quindi il rapporto k
non variano con la temperatura e che non sono equazioni di stato ma descrivono un legame fra due
delle tre grandezze p , , T durante un processo quasistatico reversibile nel quale il sistema non
scambia calore con lesterno.

1.4. Velocit del suono e numero di Mach


La trasmissione di suoni (ovvero perturbazioni di pressione) attraverso mezzi materiali
determinata dalla propagazione nel mezzo di onde di pressione di ampiezza limitata. La velocit di
propagazione determinata dalle propriet elastiche del mezzo.

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Nella fluidodinamica si definisce come velocit del suono la velocit di propagazione di una
perturbazione infinitesima di pressione. Per determinare una espressione per la velocit del suono u
si consideri un condotto ad asse rettilineo ed orizzontale e sezione costante, munito allestremit
sinistra di un pistone, e contenente un fluido inizialmente in quiete alla pressione (uniforme) p ,
temperatura (uniforme) T e densit .
Il movimento del pistone verso destra con velocit uniforme (al limite infinitesima) dc causer nel
fluido la propagazione di unonda piana infinitesima di compressione con velocit (costante) u . Il
fluido attraverso cui il fronte donda passato sar alla pressione p + dp , ed avr densit + d e
velocit dc . Il fluido verso cui il fronte donda procede sar alla pressione p , densit e in quiete.
Rispetto ad un riferimento solidale con il condotto, la situazione sar quella schematizzata nella
figura seguente.

Rispetto ad un nuovo riferimento (ancora inerziale) solidale con il fronte donda, la situazione
dinamica quella rappresentata nella figura successiva.

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Il fluido scorre da destra a sinistra e, passando attraverso il fronte donda (stazionario) la sua
velocit si riduce dal valore u al valore u dc ; contemporaneamente la pressione passa dal valore
p al valore p + dp e la densit dal valore al valore + d . Essendo il moto a regime
stazionario rispetto al riferimento solidale con il fronte donda, si possono applicare le equazioni
della quantit di moto e di continuit al fluido compreso tra le sezioni di controllo immediatamente
a monte del fronte donda e immediatamente a valle dello stesso.
La prima fornisce (forze dattrito trascurabili):
A p ( p + dp ) = m (u dc ) u

da cui, ricordando che m = u A :


dp = u dc
Per lequazione di continuit:
A c = ( + d ) A (u dc )

cio, a meno di infinitesimi di ordine superiore:


dc
d = .
u
Mettendo assieme le due equazioni cos ricavate si arriva ad ottenere lespressione della velocit del
suono:
dp
u=
d
Per una corretta interpretazione della relazione precedente bisogna stabilire la trasformazione lungo
dp
la quale valutare il termine , non essendo la pressione p funzione della sola densit .
d
Analizzando le propriet dei fluidi usuali si riconosce che le variazioni di volume specifico per
effetto di una variazione di pressione infinitesima, nellusuale campo di frequenze per i suoni sono
essenzialmente adiabatiche. La variazione di pressione essendo infinitesima, il processo sar anche
reversibile, cio isoentropico. Si definisce perci come velocit del suono lespressione:
dp
u = .
d
S

p
Dato che in una trasformazione adiabatica isoentropica = C = costante, avremo che:
k

= (
dp d C k ) k 1 p k 1 p
=C
Nk = k k = k
d d p
S
k

p
Attraverso lequazione del gas ideale = R T si ottiene infine che:

dp
= p k = k R T
d S

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e quindi lespressione della velocit del suono:


dp
u = = k R T .
d
S

Come si pu notare la velocit del suono dipende sia dalle caratteristiche del fluido considerato ( k
e R ) che dalla temperatura statica locale: quindi in un deflusso generico di un gas ideale la velocit
del suono pu variare da punto a punto in funzione della temperatura locale. Nel caso di aria a 20C
( k = 1.4 , R = 287 e T = 293K ) avremo che la velocit del suono sar pari a:
u = k R T = 1.4 287 293 = 343.11 m
s
Un parametro assai utile per il riferimento dello stato dinamico del fluido in problemi di gas-
dinamica il numero di Mach locale, simbolo M , definito come rapporto della velocit locale del
fluido c ed il valore u della velocit locale del suono del fluido nello stesso punto:
c
M=
u
Con riferimento al valore del numero di Mach locale si distinguono il moto subsonico ed il moto
supersonico; il moto subsonico si ha dove risulta M < 1 , mentre il moto supersonico si ha dove
risulta M > 1 ; nel caso particolare in cui M = 1 , risultando quindi c = u , si parla di moto sonico.
Tale definizioni risultano particolarmente utili nella gas dinamica visto che le caratteristiche del
deflusso variano completamente nei due casi.
Vengono a volte impiegate anche le dizioni di moto transonico (numero di Mach attorno al valore
unitario) e moto ipersonico (numero di Mach notevolmente maggiore di uno): questi regimi di
moto, come si vede, non sono quantitativamente ben definiti.

1.5. Stato di ristagno o grandezze totali


Nello studio di un fluido risulta spesso molto utile definire delle grandezze (dette di ristagno o
totali), il cui valore dipende dallo stato termodinamico e dinamico locale del fluido.
Si gi definita in precedenza lentalpia totale:
c2
H0 = H + .
2
Con riferimento al primo principio della termodinamica, in assenza di scambi di calore e lavoro, si
vede come lentalpia totale H 0 coincide con il valore dellentalpia che avrebbe il fluido se, con un
processo adiabatico, fosse portato (a partire dalle condizioni locali) sino alla condizione di velocit
nulla. Si pu anche osservare che lentalpia totale rappresenta (quando lenergia potenziale
trascurabile) lenergia totale specifica del moto. Per un gas ideale si pu scrivere inoltre
c2
T0 =T +
2 cp

dove T 0 definita come temperatura totale, cio la temperatura che avrebbe il gas se il moto fosse
portato, a partire dalle condizioni locali, adiabaticamente allo stato di velocit nulla. Tenendo conto
kR
dellespressione della velocit del suono e che c p = lequazione diventa:
(k 1)

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T0 c2 c2 k 1 c 2
= 1+ = 1+ = 1+
T 2 k R T (k 1) 2 u 2 (k 1) 2 u2
e quindi:
T0 k 1 2
= 1+ M
T 2
Il rapporto tra la temperatura di ristagno T 0 e la temperatura statica T della corrente indisturbata
funzione del numero di Mach e del rapporto k dei calori specifici.
Si pu ora definire la pressione di ristagno (o totale) p 0 come il valore della pressione cui il fluido
si porterebbe se, a partire dalle condizioni locali nella sezione di tubo di flusso considerata, fosse
portato con un processo isoentropico fino allo stato di velocit nulla. Per un gas ideale la relazione
tra la pressione totale p 0 e la pressione statica p del moto quindi:
k k
p 0 T 0 k 1 k 1 2 k 1
= = 1 + M
p T 2

Analogamente la densit di ristagno 0 espressa da:


1 1
0 T 0 k 1 k 1 2 k 1
= = 1 + M
T 2

T p
Valori dei rapporti , 0 e 0 in funzione del numero di Mach sono diagrammati per gas ideale
T 0
p
con k = 1.4 (aria) nella figura seguente.

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1.6. Moto isoentropico


Il moto adiabatico di un fluido in un condotto quando sia trascurabile leffetto delle forze
dissipative pu essere considerato, in prima approssimazione, reversibile e quindi isoentropico.
Lipotesi di reversibilit per il moto adiabatico non solo di grande utilit per la risoluzione
analitica di molti problemi ma presenta soprattutto un termine di confronto per situazioni reali di
deflusso.
Lequazione monodimensionale di continuit, per il moto a regime permanente di un fluido in un
tubo di flusso, pu essere applicata al moto in condotti nelle ipotesi che la velocit, pressione,
densit e temperatura si possano considerare costanti attraverso ciascuna sezione.
In termini differenziali le equazioni di conservazione della massa e di Bernoulli generalizzata per il
moto adiabatico ( dL = g dz = 0 ) ed ideale ( dR = 0 ) sono rispettivamente:
dA d dc
+ + =0
A c

c2
d + g /z + dp + L / = c dc + dp = 0
/+R
2
Da questultima si pu ricavare immediatamente:

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dp d dp d
=
dp
c dc = dp = =
d d S

dove S lentropia specifica del fluido. Ricordando la definizione di velocit del suono e del
d
numero di Mach, il rapporto risulta cos esprimibile:



d c dc dc c 2 2
= = = dc c = dc M 2
dp c dp c u 2

c
d d
S S

d
Eliminando dallequazione di continuit si arriva ad ottenere la seguente espressione:

d dc dc dc dc
= + = M 2 + = ( M 2 1)
dA
A c c c c
Questa, nota come equazione di Hugoniot, fondamentale per il moto isoentropico
monodimensionale e non dipende dalla natura del fluido, gas ideale o no. Da notare che per un
fluido incomprimibile la velocit del suono infinita ( d = 0 M = 0 ) e quindi lequazione prima
scritta si riduce alla semplice relazione di continuit c A = costante qualunque sia la velocit del
fluido.
dp d dc
Analogamente, ricordando che = c dc e che = M 2 , si ottengono le variazioni
c
dellarea della sezione trasversale in funzione delle variazioni di pressione e densit:
dA dp
2 (
= M 2 1)
A c

d ( M 1)
2
dA
=
A M2
e quindi riassumendo:

1. moto subsonico (M<1):

dA > 0 (sezione crescente) implica dc < 0 , dp > 0 , d > 0


dA < 0 (sezione calante) implica dc > 0 , dp < 0 , d < 0

2. moto supersonico (M>1):

dA > 0 implica dc > 0 , dp < 0 , d < 0


dA < 0 implica dc < 0 , dp > 0 , d > 0 .

Limpiego di queste equazioni molto utile al dimensionamento di ugelli e diffusori. Un ugello


un condotto che permette di ottenere un incremento nella velocit del fluido a spese di una
diminuzione della pressione, e quindi dovr essere convergente nel moto subsonico e divergente in

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quello supersonico. Un diffusore invece un condotto attraverso il quale il fluido viene decelerato
con recupero di pressione e quindi avr la forma di un convergente nel moto supersonico e di un
divergente in quello subsonico.

Quando il moto sonico (Mach=1) in accordo alle equazioni prima scritte e nellipotesi ovvia che
dc dA
non ci siano discontinuit nella velocit ( ) si ottiene = 0 . La velocit locale del fluido
dx dx
pu quindi essere eguale a quella sonica solo in una sezione del tubo di flusso avente area minima
(lalternativa di unarea massima viene esclusa da quanto dimostrato in precedenza).
Il reciproco di tale propriet pu essere vero: infatti in una sezione di area minima, chiamata
dc
comunemente gola, si pu avere M 1 ; dovr allora essere = 0 . Se si considera lesempio
dx
illustrato nella figura seguente del convergente divergente con moto subsonico allimbocco si
presentano due alternative:

1. Nella sezione di gola Ag la velocit locale del fluido eguaglia quella locale del suono. In
questo caso nel divergente il moto pu essere supersonico (curva a) o subsonico (curva b) a
seconda delle condizioni di pressione allo sbocco del condotto.
2. Nella sezione di gola la velocit pu essere minore di quella del suono. In Ag si ha allora
M < 1 ed il deflusso completamente subsonico (curva c).

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Considerazioni analoghe alle precedenti rivelano anche nel caso di moto inizialmente supersonico la
possibilit di avere nella sezione di gola M 1 .
Concludendo, nella ipotesi di un deflusso continuo il passaggio da moto subsonico a moto
supersonico (e viceversa) pu avvenire solo nella sezione di gola.
Per il moto a regime permanente di un fluido in un tubo di flusso possibile ricavare una relazione
tra il numero di Mach e larea della sezione trasversale. Dallequazione di continuit applicata a due
sezioni diverse, rispettivamente 1 e 2, si ha:
m = c A = 1 c1 A1 = 2 c2 A2
da cui:
A1 c2 2
=
A2 c1 1
Attraverso semplici passaggi si pu ricavare che:

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1
2
1
c T 2
( ) = M k R T 0
1
c = u = M k R T = M k R T 0 0
u
T k 1 2
1 + 2 M
1
k 1
1
0 T
0 =
k 1 1
= = 0 0
0 T k 1 2
1 + 2 M

Ricordando che nel caso di moto adiabatico ed isoentropico le grandezze totali rimangono costanti
( T 0 = T10 = T20 = costante, 0 = 10 = 20 = costante) si ottiene dopo semplici sostituzioni:
1 1 k +1
2 k 1 2(k 1)
0 1 + k 1 M 12 1 + k 1 M 12 1 + k 1 M 12

A1 M 2 /k R
/ T/2 0
/2 M
= 2
2
0 = 2 2
/ T/10 1 + k 1 M 2 1 + k 1 M 2
A2 M 1 /k R
/1 M 1 1 + k 1 M 2
2 2 2
2 2 2

Definiamo ora come condizioni critiche (o soniche) la condizione per cui M = M * = 1 .


Ovviamente dette condizioni risultano definite una volta assegnate quelle totali (o di ristagno)
essendo appunto M * = 1 :
1
T * k 1 *2 2
= 1 + M =
T 0
2 k + 1
k k

p* k 1 *2 k 1 2 k 1
= 1 + M =
p 0 2 k + 1
1 1

* k 1 *2 k 1 2 k 1
= 1 + M =
0 2 k + 1

Assumendo che A2 sia pari proprio alla sezione critica di gola A2 = A* (ossia la sezione per la
quale si in condizioni soniche) M 2 = M * = 1 si arriva ad ottenere la relazione seguente:
k +1
2(k 1)
1 + k 1 M 2

=
A 1 2
A*
M k +1
2
A
I valori del rapporto sono diagrammati nella figura seguente in funzione del numero di Mach
A*
A
per differenti valori di k ; si vede che il valore di k influenza in modo determinante il rapporto *
A
solo ad elevati numeri di Mach. Le curve presentano un minimo in corrispondenza alla sezione
A
A = A* in cui M = 1 ; per ogni altro valore del rapporto * > 1 si hanno due valori di M : uno per
A
il regime di moto subsonico ed uno per il regime di moto supersonico. In accordo con quanto
dedotto dallequazione di Hugoniot si ha che nel moto isoentropico in un condotto a sezione
variabile per aumentare il numero di Mach larea della sezione trasversale deve diminuire (nel senso

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del deflusso) a velocit subsoniche ed aumentare a velocit supersoniche (e viceversa per diminuire
il numero di Mach).

Rapporto A/A* in funzione del numero di Mach per il moto isoentropico di gas ideali a
differenti valori di k.

1.7. Onde durto in regime supersonico


Un onda durto una discontinuit delle propriet di un fluido in una corrente supersonica. La
pressione e la temperatura aumentano improvvisamente ed irreversibilmente attraverso unonda
durto, mentre la velocit si riduce drasticamente. Il fronte donda una regione molto sottile, di
solito dellordine di pochi cammini liberi molecolari (intorno a 10-5 cm in aria in condizioni
standard). La corrente pu cambiare di direzione dopo londa durto, a meno che questa non sia
perpendicolare alla velocit della corrente. In questo caso detta onda durto normale, altrimenti
detta obliqua.
In generale, se un flusso daria subsonico incontra un ostacolo, nascono delle perturbazioni di
pressione che si propagano in ogni direzione a velocit sonica, ed avvisano le linee di corrente
perch modifichino in anticipo il loro andamento. Un flusso supersonico corre pi veloce dei
segnali di pressione, quindi la corrente non si accorge della presenza dellostacolo, e solo a contatto
di questo cambia direzione. In pratica il fluido costretto a divergere bruscamente, ed il risultato
la formazione di unonda durto (vedi figura seguente). La forma dellonda ed i suoi effetti sulla
corrente differiscono in base alla velocit del fluido ed alla forma dellostacolo che la corrente
incontra. Nel seguito della trattazione, per evitare inutili ripetizioni, le propriet del fluido subito a
valle dellonda durto saranno sempre indicate col pedice 1, le propriet subito a monte col pedice
2.

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M0>1

Onda durto obliqua (a sinistra) e normale

Onda durto normale


Attraverso unonda durto la corrente non assorbe n cede calore e si pu quindi considerare
adiabatica. Inoltre attraverso unonda durto normale non cambia direzione e la sezione che
attraversa rimane costante (il flusso pu essere quindi considerato monodimensionale).

In queste condizioni le equazioni di conservazione della massa, della quantit di moto e dellenergia
si possono scrivere nella forma:
1 c1 = 2 c2
p1 + 1 c12 = p2 + 2 c22
c12 c2
h1 + = h2 + 2 T10 = T20
2 2
Partendo da queste equazioni, nel caso di un gas perfetto si possono ricavare le relazioni per
p T p0
unonda durto normale. Queste esprimono M 2 , 2 , 2 , 20 e 2 in funzione del solo numero di
p1 T1 p1 1
Mach M 1 e di k . Di interesse per la trattazione sono:

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2
+ M 12
M 2 = k 1
2k
M 12 1
k 1
k
k + 1 2 k 1

2 M 1

k 1 2

1 + M1
p20 2
0
= 1
p1
2k k 1 k 1
M 12
k +1 k +1
tracciate nella figura seguente.
Da questa si deduce che dopo unonda durto normale il numero di Mach sempre minore di 1 e
quindi la corrente subsonica. Si vede inoltre che tanto maggiore il numero di Mach prima
dellonda, tanto pi questo minore dopo londa e londa durto pi violenta (la discontinuit
delle propriet del fluido attraverso essa maggiore). Per M 1 = 1 si ha
p2 T2 2 p20
M2 = = = = = 1 . Questo il caso di unonda durto infinitamente debole, nella quale
p1 T1 1 p10
non ci sono variazioni finite delle variabili in gioco come avviene per unonda sonora.

Rapporto delle pressioni totali e numero di Mach a valle di unonda durto normale

Come si pu vedere inoltre dalla figura le perdite di pressione totale cominciano a diventare
considerevoli per numeri di Mach della corrente indisturbata maggiori di 1.5. Questo significa che
utilizzare unonda durto normale per rallentare una corrente supersonica, pu significare
notevolissime perdite.

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Anche nel caso di onda durto leggermente incurvata, le equazioni viste sopra possono essere usate
abbastanza tranquillamente per la zona centrale del fronte donda, che pu essere considerata
perpendicolare alla direzione della corrente.

Onde durto oblique


Consideriamo una corrente bidimensionale su un piano (quello del foglio). La geometria di unonda
durto obliqua illustrata in figura.

La velocit a monte dellonda durto c1 . Il corrispondente numero di Mach M 1 . Il fronte donda


inclinato di un angolo rispetto alla direzione della velocit a monte c1 . Dietro londa durto, il
flusso deviato verso il fronte dellonda di un angolo di deviazione . La velocit e il numero di
Mach a valle del fronte dellonda durto sono rispettivamente c2 e M 2 . Le velocit sono scomposte
nelle loro componenti perpendicolari e parallele al fronte donda: a monte c1 scomposta nella
componente c1 perpendicolare al fronde donda e c1& ad esso parallela; analogamente a valle per la
c2 .
Possiamo quindi scrivere le equazioni di conservazione della massa, della quantit di moto (per le
due direzioni) e dellenergia per il volume di controllo mostrato in figura, ottenendo:
1 c1 = 2 c2 } continuit
p1 + 1 c12 = p2 + 2 c22
quantit di moto
( 1 c1 ) c1& = ( 2 c2 ) c2&
c12 c2 c2 + c2 c2 + c2
H1 + = H 2 + 2 = H1 + 1 1& = H 2 + 2 2& energia
2 2 2 2
Combinando la seconda equazione della quantit di moto con quella di continuit risulta
c1& = c2&

Notando che:

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M 1 = M 1 sin
M 2 = M 2 sin ( )
c1
tan =
c1&
c2
tan ( ) =
c2&

Combinando le ultime due equazioni scritte e ricordando che c1& = c2& , si ottiene:

tan ( ) c2
=
tan c1


Dal rapporto delle densit per unonda durto normale 2 =
( k + 1) M 1 , insieme alle equazioni
2

1 ( k 1) M 12 + 2
di continuit ed alla definizione di M 1 , si ricava lespressione:

tan ( ) 2 + ( k 1) M 12 sin 2
=
tan ( k + 1) M 12 sin 2
che, con qualche manipolazione trigonometrica, pu essere espressa come
M 12 sin 2 1
tan = 2 cot 2
M 1 ( k + cos ( 2 ) ) + 2

Curve M 1 . Propriet onde durto oblique.

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p20 T2 2 p
Nel caso di unonda durto obliqua, M 2 , 0 , , e 2 dipendono da M 1 e k , come visto
p1 T1 1 p1
p20
per il caso normale, ma anche dallangolo . In particolare il rapporto 0 risulta uguale a:
p1
k
k + 1 k 1
2 M 1
2
sin 2


k 1
1 + M 2
sin 2


1
p20 2
= 1
p10
2k k 1 k 1
M 12 sin 2
k +1 k +1

Onde durto

E evidente che le onde normali sono un caso particolare con =/2. Langolo dipende dalla
geometria dellostacolo che provoca londa durto, oltre che da M 1 e k . Si noti che a parit di k e
di geometria, linclinazione donda diminuisce al crescere di M 1 . In definitiva, considerando k
costante, le propriet del fluido a monte e a valle di unonda durto obliqua dipendono solo da M 1 e
dalla geometria. Questultima, nel caso bidimensionale di un cuneo, pu definirsi in funzione
dellangolo , e quindi, in relazione alla figura, si possono fare le seguenti considerazioni:
1. Per ogni M 1 esiste un angolo massimo oltre il quale non esiste soluzione per unonda
durto obliqua. Londa risulta normale e distaccata, anche se curva.
2. Per ogni < max sono possibili due valori di per un dato M 1 . Essendo la discontinuit
del fluido maggiore quanto pi elevato, la soluzione con grande detta soluzione
forte, quella con piccolo debole. In natura preferita questultima, vale a dire unonda

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durto inclinata di un angolo piccolo, con M 2 >1 e con minori perdite di pressione.
Attraverso unonda durto pi forte, la variazione di pressione maggiore, perci,
aumentando la contropressione agente a valle dellonda durto (ad esempio in una presa
daria), si pu forzare la soluzione forte. In questultima M 2 subsonico, e le perdite
paragonabili a quelle di unonda normale.
3. Se =0 allora = /2.
4. Per un determinato angolo esiste un valore minimo di M 1 sotto il quale non c nessuna
soluzione donda obliqua. Di conseguenza il fronte donda risulta distaccato e M 2 sempre
subsonico.
Nel caso bidimensionale, la funzione che lega allangolo in funzione di k e M 1 esatta.
Nellesempio del cuneo, infatti, la pressione p2 sulle pareti del medesimo costante, e le linee di
corrente dopo londa durto sono rettilinee e parallele alla superficie. Il caso a tre dimensioni, come
quello delle onde durto oblique che si formano sulla punta di un cono in un flusso supersonico,
invece di pi difficile trattazione. Allontanandosi dallasse del cono il fluido ha a disposizione uno
spazio sempre maggiore attraverso cui muoversi, perci la deviazione imposta dalla presenza fisica
del cono attenuata. Questo fenomeno chiamato effetto attenuante tridimensionale, ed
caratteristico di tutte le correnti tridimensionali. Si possono ancora utilizzare le relazioni delle onde
oblique valide nel caso bidimensionale, per pi corretto usare metodi numerici. Nel caso 3D,
infatti, il campo di corrente tra il fronte durto ed il cono non pi uniforme, ed inoltre londa
risulta pi debole che nel caso del cuneo (a parit dangolo ).

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