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,

ISTITUTO ITA LIANO PER GLI STUDI FILOS OFICI


LEZIONI DELLA .SCUO LA

DI STUDI SUPERIORI IN NAPOLI

16

EUGENIO GARI N

11 ritorno dei tilosofi antichi


Ristarnpa accresciuta del saggio
Gli umanisti e la scienza

BIBLIOPOLIS

EUGENIO GARIN

II ritorno dei ilosofi antichi


Ristampa accresciuta del saggio
Gli umanisti e la scienza

BIBLIOPOLIS

...
_'
\

L'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

a Eugenio Garin

in occasione dei suoi ottantacinque anni

Napoli, 9 maggio 1994

f~

Il
ISBN 88-7088-361-2

Copyright 1994

by Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Napoli, via Monte di Dio 14

INDICE

Avvertenza
Per una nuova 'biblioteca'
I.
II. Nuovi testi e nuove traduzioni
III. Per una 'storia' della filosofia antica: Ie vite dei
filosofi
IV. La sapienza antichissima e I'ermetismo
V. Platonismo e aristotelismo: dalla comparatio
alia concordia
VI. Stoicismo, epicureismo e scetncisrno: verso
la nuova fondazione della scienza

9
II
31

53
67
79

97

Appendice

Gli umanisti e la scienza

105

AVVERTENZA

It testo che qui si pubblica riproduce jedelmente un gruppo di


lezioni tenute dal 10 al 14 maggio 1982 all'Istituto Italiano per gli
Studi Filosojici di Napoli. Questo spieghi il tono e L'andamento di un
discorso che di proposito intendeva soprattutto 'introdurre' in jorma
semplice e colloquiale a un importanie campo di ricerche, e dare a un
tempo un primo ragguaglio di discussioni e indagini in corso, Gli stessi
riferimenti bibliografici, che non aspirano ad alcuna completerra, inten
dono solo offrire qualche indicaeione preliminare.
Mancano purtroppo i vivaci contributi degli interventi che inte
grano e arricchiscono l'esposieione e che costituiscono il jascino di una
scuola e di un ambiente di ecceeione.
Mi sia concesso rivolgere, con un grazie sincere a quei miei
intetiocutori, un feroido augurio a Gerardo Marotta che l'Istituto
presiede, e a Tullio Gregory che dirige la Scuola, perche il lora impegno
appassionato raccolga i frutti che merita.

Firenze, gennaio 1983


EUGENIO GARIN

La ristampa delle lezioni del 1982 riproduce Jedelmente non solo il


testa ma anche le note, che richiamavano le basi su cui quelle lezioni
erano costruite.
Il saggio aggiunto in appendice riprende sostanzialmente un testa
pubblicato nel 1991 sui" Giornale critico della JilosoJia italiana (Pp.
341-356). Sono pagine che vogliono richiamare l 'attenzione su un
aspetto Jondamentale della rinascita del pensiero antico, ma spesso non
suJficientemente messo a Juoco dagli storici.

Firenze, marzo 1994

E.G.

I.

PER UNA NUOVA 'BIBLIOTECA'

1. Nella premessa al corso tenuto alla Sorbona nel 1967,


'Abdurrahman Badawi sottolineava come, nonostante il di
battito COS! vivo nel mondo musulmano fra il no no e il de
cimo secolo circa il primato delle varie culture, unanime fu
costantemente tra gli Arabi il riconoscimento della superiorita
dei Greci nella scienza e nella filosofia. II flusso delle tradu
zioni in arabo di opere greche - osservava Badawi - fu COS!
massiccio da imporre tale verita, e i paradigmi della cultura
greca ebbero c1amorosamente partita vinta. La penetrazione
del pensiero greco fu immensa, anche Ja dove fu pill viva la
resistenza: nella filologia, nella giurisprudenza, nella teologia.
II miracolo greco e stato riconosciuto da tutti [gli Arabi] I.
Quanto al mondo occidentale, in esso il patrimonio della
cultura antica greco-romana fu costantemente presente, supe
rando gravi momenti di erisi e sconvolgimenti profondi
anche se alia sua presenza, varia nei tempi, nella misura e
nelle forme, contribui in pill casi, e non poco, la mediazione

1 La transmission de la philosophie grecque au monde arabe, Paris, Vrin, 1968,


p. 13; efr. F. E. PETERS, Aristoteles Arabus. The oriental translations and commenta
ries on the Aristotelian 'corpus', Leiden, Brill, 1968.

II

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araba. Ha scritto una volta, e con grande efficacia, M.-D.


Chenu che, come il linguaggio tecnico della Scuola e in buona
parte una lingua tradotta (un langage de traduction), cosi ogni
soprassalto [sursaut] del pensiero speculativo e stato determi
nato dall'affiusso di traduzioni dal greco 0 dall'arabo, la cui
storia occupa un posto importante nel sottosuolo filosofico e
teologico. Si vedano i fenomeni di rinascita del nono, dodice
simo e tredicesimo secolo; rna si badi [anche] che e sempre
Aristotele che viene tradotto, non Platone2.
II rilievo energico di Chenu sottolinea tuttavia, magari
indirettamente, la necessita di distinguere i tempi e i modi di
quei 'soprassalti", e se anche in forma paradossale - e per
certa parte troppo tendenziosa per essere esatta - richiama
all'urgenza di mettere in primo piano un carattere essenziale
di quel grande soprassalto che fu l'umanesimo rinascimentale.
Non si tratto infatti, allora, di un autore - Platone 0 Aristo
tele - e neppure di una cultura, greca 0 romana. Si tratto di
un mondo e di un tempo, di un universo: tutta l'antichita, non
solo greca e romana, rna egizia e caldaica, ebraica e persiana.
Si tratto di riconquistare in una dimensione del tempo
I' ant i co - l'intera umanita operante: poesia e teologia,
scienza e filosofia, ed anche la grande prosa storica e il
diritto, i monumenti architettonici e Ie macchine, le statue e i
quadri, le tecniche e i costumi, fino agli oggetti domestici
le coppe e i gioielli. Non ritornano solo Platone a Epicuro a
Platina 0 Ermete; ritornano, a almeno si rievocano, tutti,
anche Aristotele con i suoi tratti rirnasti ncll'ombra, a falsati,
can i suoi antichi discepoli e commentatori, can il suo Ales
sandro, can i suoi viaggi e Ie sue vicende umane.
Ne importa che quel sapere antico includa falsi e mistifi
cazioni, e la nuova 'biblioteca' sia piena di apocrifi, e l'an

2 Introduction
1950, p. 95.

a l'etude

de Saint Thomas d'Aquin, Paris-Montreal, Vrin,

12

tico rievocato contenga tanto Medioevo - e tanti miti sin


treccino di continuo alIa storia ', Nel grande mito del 'rina
scere' gli apocrifi acquisteranno una loro autenticita, i miti si
faranno storia e muoveranno la storia. Quello che invece
importa davvero, se si vogliano cogliere i tratti distintivi e il
carattere innovatore di un'epoca, e sottolineare, di questa
diverso ritorno degli 'antichi', la scansione nei vari momenti,
nelle forme proprie, nelle interne tensioni, nelle conseguenze
profonde e lontane. Importa, giova ripeterlo, distinguere e
periodizzare: rendersi conto che ci si trova di fronte, non a un
caotico e indiscriminato atTollarsi di opere ammucchiate alIa
rinfusa, rna a un dialogo ben articolato. Cosi, per fare solo un
esempio, a un progressivo approfondimento di Platone 'poli
tico' fanno riscontro un ripensamento di Aristotele 'morale' e
una progressiva riscoperta di Epicuro, mentre al recupero
degli scettici e quasi contemporanea una lettura di Euclide e
di Archimede 'platonici'. Pili tardi una nuova riflessione su
Aristotele 'logico' condurra alIa 'scoperta' della Poetica che
alimentera un nuovo dibattito sulla narrazione storica e la
produzione artistica, mentre la filosofia dell'amore del Simposio
platonico andra a vivificare una concezione della natura in
cui la materia reca in se immanente una forza vitale anima
trice non priva di echi del poema di Lucrezio.
D'altra parte proprio perche non rinascevano solo Platone,
a Epicuro, 0 Lucrezio, rna un intero universo di cultura, in
cui I'artista, il filosofo, 10 scienziato, l'oratore sana anche
cittadini e uomini politici, proprio per questa muta insieme
l'immagine del filosofo e della scienziato. Si ama ritrovare in
Senofonte 0 in Cicerone l'elogio di Socrate, che non scrive
trattati rna discorre nell' agora, e combatte a Potidea, cosi
come in Cicerone si celebra colui - e Leonardo Bruni a dirlo

3 Cfr. in proposito Ie giuste osservazioni che fa it BADAWI, op. cit., pp.


7-12, a proposito dei tanti apocrifi che affollano la letteratura araba.

13

nel Cicero novus - che solus hominum duo maxima munera


et difficillima adimplevit: ut et in re publica orbis terrarum
moderatrice occupatissimus plura scriberet, quam philosophi
in otio studioque viventes; et rursus studiis librisque scriben
dis maxime occupatus plura negotia obierit, quam ii, qui
vacui sunt ab omni cura litterarum, La filosofia e, insieme,
scuola politica e superiore conoscenza teorica; ex eodem
philosophiae sacrario et facta ad rem publicam gubernandam
et dicta ad scribendum praecipiendumque aliis depro
mebao-".
In realta cia che caratterizza il nuovo emergere di testi
antichi in una diversa coscienza dell"antico' non e tanto una
loro costante quantita eccezionale, 0 la scoperta - che pur si
da - di testi prima del tutto ignoti: e il modo dell'approccio
e il tipo di interessi a cui rispondono. A domande nuove si
cercano risposte nuove, che si chiedono paradossalmente al
passato proprio perche viene mutando il senso del presente e
del futuro, e quindi il modo di rapportarsi al passato e di
considerare la storia. Domande nuove suscitano echi impen
sati in testi esistenti, rna rimasti muti, che ritrovano ora una
loro voce decisiva - che vengono cercati perche in qua1che
misura erano gia stati trovati. Nulla di pill erroneo, infatti,
della vecchia opinione, dura a morire, di un recupero di
classici stimolato da mere curiosita erudite, grammaticali e
filologiche: recupero che nel tempo lungo avrebbe avuto con
seguenze profonde anche suI terreno filosofico e scientifico.
Onde la tesi, riproposta tuttora da studiosi egregi, degli uma
nisti come 'retori' e 'filologi' letterati, che con le lora trascri

zioni, traduzioni e chiose, con i loro studi di ortografia, mito


logia, epigrafia e altre scienze dell'antichita, avrebbero inciso
alla fine anche sullo sviluppo del pensiero. Quasiche un cosi
largo e quasi ossessivo recupero dell'antico eretto a modello
di condotta, e contemporaneamente 'imitato' in tutte le
opere pill appariscenti del vivere e dell'operare - e insieme
consacrato nelle grandi forme architettoniche - non presup
ponga un nuovo modo di intendere l'uomo e il tempo in cui
vive, e l'opera sua. E l'immagine stessa dell'antico che cam
bia perche sono diversi il senso della storia, il concetto del
sapere e della ricerca, della filosofia e della scienza, della
verita e della conoscenza della verita, Ed e assurdo ritenere
che un fenomeno cosi ampio, destinato a diffondersi in tutta
Europa, con profonde e sottili ripercussioni sui piano politico
e religioso non meno che sugli 'ideali' educativi dei gruppi
dirigenti, possa essere nato senza radici ben pill profonde di
mere esigenze 'grammaticali' ed 'erudite's.
D'altra parte in un processo durato circa tre secoli, una
riconquista del passato provocata da esigenze del presente
innestata cioe su motivi urgenti e su bisogni precisi - reagi
see di continuo sui presente, e quindi trasforma via via, non
solo Ie forme dell'approccio e dell'acquisizione, rna Ie imma
gini stesse dell'antichita riconquistata (e da riconquistare), e
I'intero rapporto fra presente e passato. Di qui I'intreccio
costante, sui piano della scienza, di adorazione di una sa
pienza antichissima e di coscienza che la verita e figlia del
tempo, di esaltazione di una verita totale contemplata alle
origini e di consapevolezza che il sapere e conquista faticosa
al termine di una lunga caccia. Alia fine i due miti, della
visione donata all'inizio e dell'inseguimento estenuante di una

4 Leonardo Bruni Aretino humanistisch-philosophische Schriften mit einer Chrono


logie seiner Werke und Briefe, herausgegeben und erlautert von Dr. H. Baron,

Leipzig, Teubner, 1928, p. 115; rna efr., a proposito di Soerate, la vita di


Giannozzo Manetti nell'edizione di M. MONTUORI U. MANETTUS, Vita
Socratis, Firenze, Sansoni, 1974), e in quella del DE PETRIS (Vita Socratis et
Senecae, Firenze, Olsehki, 1979).

5 Cfr. P. O. KRISTELLER, The Classics and Renaissance Thought, Cam


bridge Mass., Harvard University Press, 1955 (tr. it. Firenze, La Nuova
Italia, 1965).

14

IS

ricerca mai del tutto appagata, sembreranno convergere nella


splendida quanto ambigua conclusione del De gli eroici furori
del Bruno con 'Ia sua Diana' (<<il mondo, I'universo, la na
tura] che si rivela nuda al cacciatore Atteone che I'ha rag
giunta, mentre gli cani, pensieri de cose divine, gli si av
ventano addosso e, fattolo di cacciatore preda, 10 sbranano
(<<facendolo morto al volgo, alia moltitudine, sciolto dalli nodi
dei perturbati sensi, ['.J onde pill non vegga come per
forami e per fenestre la sua Diana, rna avendo gittate Ie
muraglie a terra, e tutto occhio a I'aspetto de tutto l'oriz
zonte )6.
2. Che la riscoperta degli antichi sia non causa rna ef
fetto di una nuova cultura emergente, che sia risposta a una
domanda - risposta che reagisce sulla domanda e ne muta i
termini, rna che ad essa e susseguente - e affermazione
largamente documentata dai fatti. Bastino due casi esemplari,
e a proposito di due testi esemplari: la Poetica di Aristotele e
Ie opere complete di Archimede. La Poetica di Aristotele dopo
che Poliziano per un verso, e Giorgio Valla per I'altro (e forse
non senza il contributo del nuovo aristotelismo veneto e di
Ermolao Barbaro), la rimisero in circolazione, domino larga
parte delle pill importanti discussioni del Cinquecento, e non
solo sui tema dell'imitazione nell'ampio orizzante delle arti,
rna a proposito del rapporto fra conoscenza e narrazione
storica, creazione artistica e coneezione filosofica. Le opere di
Arehimede, gia ansiosamente ricercate in greco e in latino
lungo il Quattroeento, e ben presto circolanti in Italia, furono
determinanti nel Cinquecento e destinate ad essere di eccezio
nale rilievo nella meditazione di Galileo. Eppure sia la Poetica
aristoteliea che gli seritti di Archimede erano presenti da un

pezza, ed accessibili anehe in versioni greco-latine. Le aveva


tradotte Guglielmo di Moerbeke, la Poetica nel 1278, e le opere
di Arehimede gia nel '69. Lavorava in Curia; era stato il gran
traduttore per il confratello Tommaso d' Aquino. Ne esistevano
dunque i testi greei. Della Poetica furono fatte copie, non molte,
rna due ne sopravvivono tuttora in manoseritti di Toledo e di
Eton. Eppure l'eco ne fu pressoche nulla, e ignota rimase di
fatto la versione di Guglielmo, come non grande fu l'interesse
per la parafrasi e il eommento di Averroe reso in latino dall'a
rabo da Ermanno Tedesco. Evidentemente 10 searso interesse
per i problemi della tragedia greca non sollecitava una lettura,
che pure era possibile. Quando le frontiere della ricerca non
avanzano, Ie earte restano mute".
Ancora pill inoperoso l' Archimede latino consegnato nella
sua eompletezza al manoscritto vaticano autografo di Gu
glielmo di Moerbeke (l'Ottobon. latino 1850).].L. Heiberg sen

6 GIORDANO BRUNO, Dialoghi italiani, ed. G. Gentile - G. Aquilecchia,


Firenze, Sansoni, 1958, p. 1125.

7 Sulla questione della Poetiea nel Medioevo latino efr., dopo il saggio
di E. FRANCESCHINI, La Poetica di Aristotele nel secolo XIII, gia in Atti
del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 95, 2, 1934-1935, pp.
523-548 (ed ora in E. FRANCESCHINI, Scritti di filologia latina medievale,
Padova, Antenore, 1976, vol. II, pp. 588-614), L. MINIO PALUELLO,
Guglielmo di Moerbeke traduttore della Poetica. di Anstotele (1278), Rivista di
Filosofia Neoscolastica, 39, 1947, pp. 1-19; rna v. anche W. F. BOGGESS,
Aristotle's 'Poetics' in the Fourteenth Century, Studies in Philology, 67, 1970,
pp. 278-94; G. DAHAN, Notes et textes sur la poitique au Moyen Age, AHDLMA,
1980-1981, pp. 171-239. La traduzione di Guglielmo fu pubblicata nel '53
nell'Aristoteles Latinus (XXXIII, De arte poetica, ed. E. Valgimigli, reviserunt
etc. Aetius Franceschini et L. Minio- Paluello, Bruges- Paris, Desclee de Brou
wer, 1953; nella seconda ed., Leiden 1968, Minio-Paluello ha aggiunto la
Translatio Hermanni). Giorgio Valla condurra la sua versione latina (I498) sul
cod ice Estense greco 100 del seeolo XV ehe gli apparteneva; Poliziano
possedeva il Laurenziano, pluto 60, 14, miscellaneo del sec. XV, di eui si
servi per il corso su l'Andria di Terenzio, in eui cito e tradusse luoghi
importanti aristoteliei (cfr. [A, PEROSA] Mostra del Potinano [...], Firenze,
Ist, Naz. Studi Rinase., 1955, pp. 72-73; A. POLIZIANO, La commedia antica
e l'Andria di Terenzio, a eura di R. Lattanzi Roselli, Firenze, 1973, p. 3 sgg.).

16

]7

tenzio una volta che la traduzione di Guglielmo di Moerbeke


non ebbe influenza alcuna sui Medio Ev0 8 . Marshall Cla
gett, che pure trovava troppo recisa I'affermazione di Hei
berg, e che ha documentato ogni possibile presenza dell' Ar
chimede di Guglielmo di Moerbeke nel '300, ha dovuto rico
noscere anch'egli che in realta si tratto di una ben scarsa
circolazione". E del '300 un solo manoscritto (il Vaticano
Reginense 1253), che trascrive unicamente 10 scritto sulle
spirali. Pill ricco, un cattivo codice oggi a Madrid, ma ormai
del Quattrocento e di origine italiana, conserva un pill nutrito
gruppo di opere insieme a un testo di Eutocio. In realta la
stessa versione medievale di Guglielmo di Moerbeke diventa
operante solo dopa il rilancio quattrocentesco, dopa la rinno
vata circolazione del testo greco. Quell'Archimede completo
che era accessibile, ma non ricercato, viene 'scoperto' dopa
che motivi di altro ordine, interni allo svolgimento del pen
siero scientifico, ne fanno sentire il bisogno. Solo allora, in
sieme col testo greco, si ricerca anche la versione latina me
dievale, prima ben presente ma muta. Gia Heiberg aveva
supposto che Jacobus Cremonensis, il nuovo traduttore di
Archimede, a meta del Quattrocento, avesse sott'occhio la
versione di Guglielmo, di cui si servono Leonardo da Vinci, il
Gaurico e Tartaglia. Scritti singoli vengono addirittura editi
nella traduzione medievale fino ai tanto pill felici lavori di
Federigo Commandino usciti a Venezia nel 1558, 0 a quelli di

Francesco Maurolico - anch'essi, tutti, non ignari dei contri


buti di Guglielmo di Moerbeke.
Come si vede, entrambi i casi, di Aristotele e di Archi
mede, sono emblematici a proposito di nodi centrali della
nuova cultura e della nuova scienza. I testi esistevano, ed
esistevano Ie versioni greco-Iatine, ma era come se non ci
fossero, finche I'interesse non scatto, ma su altro terreno, per
cause ben pill profonde della curiosita erudita: per I'emergere
di una nuova concezione del mondo che rendeva 'attuali'
quei testi, e ne imponeva una rinnovata lettura. Del resto,
quasi a conferma, erano dello stesso Guglielmo di Moerbeke
Ie traduzioni di Aristotele, e di alcuni suoi commentatori, che
Tommaso utilizzo, e che esercitarono un peso determinante
sulla Scolastica latina. COS! Ie sue versioni di Proclo furono
importanti per Alberto, per i Domenicani tedeschi, e per tutto
un filone di cultura che raggiungera Cusano, per ricongiun
gersi final mente, attraverso Cusano, aile nuove traduzioni de
gli 'umanisti' italiani to. Casi esemplari, del resto, quelli
della Poetica e di Archimede, ma non unici. Nel secolo XII
Enrico Aristippo ci dice che aveva li, a disposizione, Diogene
Laerzio, e che si proponeva di tradurlo 11. Tradusse, invece,
il Menone, fra il 1154 e il 1160, ma, di nuovo, con ben scarsa
fortuna e risonanza. Dei cinque codici che, stando agli editori
del Plato Latinus, 10 conservano, solo uno e del '300; gli altri

Le role d'Archimede dans le deoeloppement des sciences exactes, Scientia, 20,

10 Cfr. M. GRAB MANN, Guglielmo dl Moerbeke a.p. il traduttore delle opere


di Aristotele , Miscellanea Historiae Pontificiae, XI, Roma, Pontificia Uni
versita Gregoriana, 1946; ma, per la circolazione di Praclo nel mondo tede
sco, v. BERTOLDO Dr MOOSBURG, Expositio super elementationem theologicam
Procli, 184-211, De Animabus, a cura di L. Sturlese, Roma, Edizioni di Storia e
Letteratura, 1974.
II Cfr. Plato Latinus, ed R. Klibansky, I, Meno, interprete H. Aristippo,
edd. V. Kordeuter, C. Labowsky, Londinii, Inst. Warburg, 1940, p. 6:
Rogatus [' .. J a Maione magna Sicilie admirabili atque ab Hugone Epa

1916, pp. 81-89.


9 Archimedes in the Middle Ages, vol. I, Madison, The University of
Wisconsin Press, 1964, p. II. II vol. II, in due tomi, usci nel 1976 (Philadel
phia, The American Philosophical Society, 1976) e include I'ed. della ver
sione di Guglielmo di Moerbeke (Ott. Lat. 1850), can le varianti dei vari
codici e un commento. II volume III, in tre tomi, ibid. 1978, ricostruisce la
'fortuna' dell' Archimede latina; il vol. IV (1980), in due parti, conclude
l'opera monumentale can bibliografia, diagrammi e indici.

18

19

sono del 1403, del 1423, del 1430, e, addirittura, della se


conda meta del Quattrocento (1450-1470): ed uno appartiene
al Cusano. Del Fedone, sempre nella versione di Enrico Ari
stippo (del 1156), sopravvivono sei manoscritti comp1eti. Co
nosciamo quello 1etto da1 Petrarca, che addirittura annota
uno dei due codici Parigini pervenuti (Bibl. Nat. Lat. 5657 A);
quello di Giovanni Conversino da Ravenna; quello di Coluc
cio Sa1utati, che fa trascrivere nel 1402 l'attuale Vaticano
Latino 2063. E fiorentino uno dei due manoscritti che conser
vano una prima redazione di Enrico. Di nuovo, dopo 1a
sfortuna medievale, anche la magra circolazione della vecchia
versione del Fedone e protorinascimenta1e, nata in un clima
mutato. Cosi, di fronte ai quasi centocinquanta codici del
Timeo di Ca1cidio (interi 0 frammentari) di cui i1 Waszink ci
da notizia, stanno i sei manoscritti della versione del famoso
commento di Proclo al Parmenide. E di questi solo uno e del
Trecento; quattro sono del Quattrocento; il sesto, ferrarese, e
del 1508. Dei quattrocenteschi, uno appartenne al Cusano, ed
e corretto di mana di Giovanni Andrea de' Bussi; un secondo
fu donato da1 Cusano a Niccolo V. Ancora una volta la
versione medievale, pressoche ignorata ne1 Medioevo, e usata
sui serio solo nel Quattrocento, non prima: quando cioe i1
desiderio di conoscere P1atone, e i P1atonici, si impone per
ragioni teoriche fino allora assenti. E sara Cusano, le cui note
fittissime sull'esemp1are della sua bib1ioteca (Cus. Hospit. S.
Nicolai 186) attestano una meditazione intensa - sara ap
punto Cusano che, magna oeluti ardens siti (come scrive Andrea
de' Bussi), fara tradurre anche il Parmenide, e proprio da
quell'accanito detrattore di Platone che fu Giorgio di Trebi
sonda. E i1 codice volterrano 6205 - l'unico che ci conserva
1a versione - Ie cui note manoscritte, certo di due mani

normitane sedis archipontifice Laertium Diogenern De vita et conversatione


dogmateque philosophorum in Ytalicas transvertere syllabas parabarn.

20

diverse, secondo Klibansky attesterebbero che su quelle pa


gine tanto ardue e profonde si chinarono il cardinale Bessa
rione e i1 cardinale Cusano 12.
3. Se, dunque, vorremo vedere pili chiaro in quella che
fu una indiscutibile svolta culturale, inserita in un momenta
critico di trasformazioni profonde, fra grandi eventi e oscure
minacce, dovremo tenere ben fermo che non furono le sco
perte dei classici, 0 1a loro 1ettura, a "determinare il nuovo
clima, rna Ie richieste insorgenti in una situazione di crisi che
chiama gli antichi a dare una risposta in un ritorno aile
origini determinato dalla insufficienza ormai evidente di
quella che pure era stata una grande stagione del pensiero e
dell'arte. Forse nessun testimone, e nessuna guida ad inten
dere, e dato trovare pili efficace di Francesco Petrarca, la cui
opera ha tanto pesato - pili di quanto non si creda - su
tutta la cultura, e la 'mentalita', europea dal Trecento in
poi. Non a caso la sua opera e il suo nome dovevano legarsi
all'insegnamento del Cusano attraverso l'attribuzione quattro
centesca al Petrarca (dal 1473 circa in poi) dei due dialoghi,
sostanzialmente cusaniani, De vera sapientia. Pubblicati a
stampa insieme alia versione del Filelfo dei Dicteria, ossia

12 Per le indicazioni date sopra efr. i volumi del Plato Latinus del
Klibansky (oltre il Menone gia citato, Phaedo, ed L. Minio Paluello, Londinii,
Warburg Inst., 1950; Parmenides [' .. J necnon Procli Commentarium, edd. R.
Klibansky et C. Labowsky, Ed. id., 1953; Timaeus a Calcidio translatus commen
tarioque instructus , ed. J. H. Waszink, Londinii et Leidae, Warburg Inst. - E. J.
Brill, 1962). In particolare a proposito del Parmenide, v. R. KLIBANSKY, The
Continuity of the Platonic Tradition. Plato's Parmenides in the Middle Ages, London,
Warburg Inst., 1981. Cfr. ora: PROCLUS, Commentaire sur le Parminide de
Platon. Traduction de Guillaume de Moerbeke, I, Livres I Ii IV, ed. critique par C.
Steel, Leuven Univ. Press 1982 (nella intr. 10 Steel sottolinea anch'egli la
scarsa incidenza medievale della versione di Guglielmo). Si aggiunga infine
che il Vat. lat. 11600, scritto intorno al 1480 in Italia, reca al margine,
aggiunta poco dopo, la versione del Parmenide del Ficino.

21

degli Apoftegmi plutarchei (di qui I'improbabile attribuzione al


Filelfo della manipolazione), i dialoghi intrecciarono nella sto
ria, almena fino a tutto l'Ottocento, il pensiero di Petrarca e
quello di Cusano e su temi non certo di secondaria
importanza 13. A voler dare a quelle pagine di COS! contra
stata paternita il valore di un simbolo, verrebbe fatto di dire
che, sotto il segno dell'insufficienza umana, e della 'igno
ranza' interpretata insieme come limite e stimolo a una ri
cerca che sulla terra non ha fine, il grande poeta dell'amore e
della morte, e il grande 'inventore' della dialettica fra finito e
infinito, univano il loro messaggio come programma per una
nuova cultura. Resta comunque certo che delle esigenze pro
fonde di un tempo Petrarca seppe farsi interprete impareggia
bile, traducendo in termini culturali precisi inquietudini, im
pazienze, rivolte. Di tutto un sapere, e della sua imposta
zione, defini limiti e chiusure, indicando negli antichi i mae
stri di sempre a cui ritornare per prendere nuovo slancio. La
sua messa in discussione di alcune direzioni fondamentali
della ricerca scolastica, quale si defini in uri'opera come il De
sui ipsius et multorum ignorantia, e di un'efficacia senza pari, e

nesce a toccare le radici dei problemi di tutta l'enciclopedia


del sapere. Dedicato a Donato degli Albanzani, il testa defini
see un atteggiamento di ribellione contro i 'moderni', imbe
vuti di un aristotelismo di scuola, che tende a ridurre tutta la
cultura umana nei confini di minuti problemi logici e fisici.
Conosciamo i nomi dei 'giovani' avversari del Petrarca, con
servati nelle postille marginali di un codice marciano dell'o
pera: Leonardo Dandolo, Tommaso Talenti, Zaccaria Conta
rini, Guido di Bagnolo - veneziani i primi tre, di Reggio
Emilia il quarto: un nobile e un mercante, un miles e un
medicus physieus.
Quello che storici anche eminenti non hanno, forse, debi
tamente messo in evidenza e che le questioni che Petrarca
mette in bocca agli avversari riecheggiano con precisione
estrerna, anche se non senza ironia, testi aristotelici, 0 pseu
doaristotelici, di filosofia naturale: dal De generatione animalium
ai Problemata, al De mirabilibus auscultationibus. Le battute sugli
elefanti, sulla 101'0 vita sessuale e sulla loro intelligenza, sono
un montaggio di citazioni quasi letterali. Ne puo dimenticarsi
che proprio Leonzio Pilato aveva tradotto - e la versione si
trovava fra i libri del Boccaccio a Santo Spirito - il De
mirabilibus auscultationibus 14. Questo e l' Aristotele dei 'rno
derni': la logic a dei 'barbari Britanni', e l'esperienza fisica
polverizzata nelle osservazioni particolari di casi 'rnirabili'
(<<vel aristotelicum problema vel de animalibus aliquid [...[:
ut phenix aromatico igne consumitur ustusque renascitur, ut
echinus quovis impetu actam proram frenat [...], ut venator
speculo tigrem ludit}.
Giustamente Kristeller ha respinto l'etichetta di 'averroi
smo padovano' per la dottrina cornbattuta da Petrarca 15. In

" Per la questione del De vera sapientia cfr. la nota del Klibansky in
cake alia prefazione di L. Baur alia sua ed. critica del. vol. V delle opere
complete del Cusano (Nicolai de Cusa Opera omnia, ed. L. Baur, V, Lipsiae,
Meiner, 1937, pp. XXI-XXIV). Nella sua informatissima nota Klibansky
menziona, a proposito della singolare fortuna del testa, oltre alla citazione di
Schopenhauer nella prefazione del 1859 alia terza edizione del suo capola
voro, ie versioni italiane del primo libro che circolano nell'800 (Milano,
Silvestri, 1824 e 1833; Sonzogno, 1883). Va aggiunto che anche la citata
versione del primo libra omette alcuni brani per obbedire al criterio generale
di dare solo il ristoratore delle buone lettere e della filosofia. Avverte il
traduttore (p. 141): Non abbiamo tradotto che il primo Dialogo, come quello
che e dettato da una sana critica, e da una retta filosofia; intralasciando il
secondo, che essendo scritto can quelle maniere scolastiche, che ai tempi di
Messer Francesco tiranneggiavano gl'intelletti nelle scuole, non si potrebbe a'
nostri giorni leggere non solo con diletto, rna nemmeno con pazienza.

14 Sulla versione del De mirabilibus auscultationibus , cfr. E. GARIN, La


cultura filosofica del Rinascimento italiano ; Ricerche e documenti, Firenze, Sansoni,
1979 2 , pp. 29-32.
15 Petrarch's ((Averroists)): a note in the history of aristotelianism in Venice,

22

23

realta si tratta, pili ancora che di uno specifico aristotelismo


'bolognese' 0 'veneto', di quell'orientamento fisico e logico
prevalente negli Studi trecenteschi, e contro il quale pili di
una voce si veniva ormai levando, in nome di quelle che
diremmo le discipline dell'uomo, le 'scienze morali', e che
talora si vogliono presentare, in una classificazione non
esatta, e molto equivoca, come retoriche 0 grammaticali. Pe
trarca e precise nella sua reazione, come rigoroso era stato
nella caratterizzazione dei suoi avversari: anche se le cose che
codesti aristotelici insegnano fossero vere, che ci dicono circa
il significato e il valore della vita? (<<quae denique quamvis
vera essent, nihil penitus ad beatam vitam; nam quid, oro,
naturas belluarum, et volucrum, et piscium, et serpentum
nosse profuerit, et naturam hominum, ad quid sumus, unde
et quo pergimus, vel nescire, vel spernere?) 16.
La conoscenza dell'uomo e il senso della vita, e, insomma,
etica e metafisica, rappresentano, per Petrarca, il campo pro
prio della filosofia. Non a caso egli ha studiato tutto Aristo
tele morale (<<omnes morales, nisi fallor, Aristotelis libros legi,
quosdam etiam audivi), con i commenti, come non a caso
predilige Cicerone e, di Cicerone, il De natura deorum: inter
cunctos tamen potentissime illi tres libri Ciceronis L..J de
natura deorum LooJ saepe me excitant 17. E tuttavia neppu
re questo e il punto decisivo della riforma del sapere propu
gnata dal Petrarca, e destinata a trionfare nel Quattrocento: e
un diverso modo di considerare la verita e la ricerca umana
del vero, e quindi Ie filosofie - al plurale - come punti di
vista sempre parziali, sempre limitati, e quindi sempre da
Padua and Bologna, Bibliotheque d'Humanisme et Renaissance, XIV, 1952,
Melanges Augustin Renaudet, pp. 59-65. In particolare sui barbari Britanni
cfr, ora gli atti, a cura di A. Maieru, del simposio del 1980: English Logic in
Italy in the 14th and 15th Centuries, Napoli, Bibliopolis, 1982.
16 De sui ipsius et multorum ignorantia, in Opera, Basileae, per Seb. Hen

ricpetrum, 1581, II, p. 1038.


17 De sui ipsius et multorum ignorantia, in Opera, II, pp. 1044 e 105!.

24

integrare. Qui, veramente, l'atteggiamento di Petrarca e radi


cale, e svela nel chiaro orientamento critico il magistero del
Cicero scepticus, ossia di quella messa in discussione non solo di
un'enciclopedia, rna di una epistemologia. Osserva ironica
mente Petrarca che il maggior torto degli aristotelici e quello
di essere pitagorici, ossia dogrnatici, devoti dell'ipse dixit e di
una visione 'monarchica' della cultura, respingendo la molte
plicita dei punti di vista, e delle dottrine. Qui il discorso di
Petrarca si fa singolarmente penetrante, e ricco di implica
zioni teoriche di rilievo: de philosophis et sapientiae amatori
bus, Aristotelici, seu verius Pythagorici facti sumus, renovato
illo more ridiculo, quo quaerere aliud non lice bat, nisi an ille
dixisset [oo.J. Sed ad Aristotelem revertamur LooJ. Scio
eum unitatem principatus posuisse, quam iam antea posuerat
Homerus; sic enim ait, quantum nobis in latinum soluta
oratione translatum est: 'non bonum multidominium: unus
dominus sit, unus imperator'. Iste autem: 'pluralitas princi
patuum non bona, unus ergo princeps' LooJ. Quis hie prin
ceps, qualisve et quantus, nescisse eum, et qui multa de
minimis curiose admodum disputasset, unum hoc et maxi
mum non vidisse crediderim, quod viderunt multi literarum
nescii videntque, luce non altera, sed aliter illustrante 18. La

18 De sui ipsius et multorum ignorantia, in Opera, II, 1042-1044 (cfr. Prose, a


cura di G. Martellotti ecc., Milano-Napoli, Ricciardi, 1955, pp. 724-25 <da
filosofi e arnanti de! sapere ci siamo trasformati in Aristotelici, anzi in
Pitagorici, rinnovato que! ridicolo costume per cui non era lecito cercare se
non quanto aveva detto Lui [...[. Ma torniamo ad Aristote!e [...]. So che
propugno l'unita del cornando, che gia prima era stata propugnata da
Omero; il quale dice, infatti, come ci risulta dalla traduzione in prosa di
Leonzio Pilato: 'il dominio dei pili non e buona cos a: unico sia il signore,
unico chi cornanda' [...I, Chi sia poi questo principe, e di che genere, io
credo non sapesse; e credo che, capace di discutere a lungo con grande
interesse di mille cose, non abbia visto questa cosa unica e importantissima,
e che pure hanno visto molti privi di cultura: la luce non e diversa, ma

25

luce non e diversa, rna illumina in modo diverso l'oggetto, in


prospettive diverse. In un testa famoso Cusano ricordera che
solo il uerus incontractus visus, che e Dio, e VISlOne libera da
condizioni: la nostra vista est ad tempus et plagas mundi, ad
obiecta singularia et ceteras conditiones 19.
Petrarca, che in questo risente fortemente del suo Cice
rone, insiste sulla varieta delle visioni del mondo, delle filoso
fie, e quindi sul limite umana di ciascuna (il visus contractus di
Cusano ad tempus et plagas mundi). Aristotele fu grandissimo
riconosce Petrarca - rna fu anch'egli un uomo, non unico
ricercatore del vero, rna condizionato dal tempo e dallo spa
zio: scio maximum, sed [...] hominem. Soprattutto non fu solo,
ne c'e solo il suo libro: Scio in libris eius multa disci posse,
sed et extra sciri aliquid posse credo, et antequam nasceretur,
multa aliquos scisse non dubito: Homerum, Hesiodum, Pitha
goram, Anaxagoram, Dernocritum, Dyogenem, Solonem, So
cratem, et philosophiae principem Platonema-". Ove sono
da sottolineare pili cose: la decisa inclusione fra i filosofi dei
poeti-teologi; I'esaltazione dei Greci; la contrapposizione di
Platone, philosophiae princeps, ad Aristotele, e dei seguaci di
Platone agli Scolastici. Platonici, infatti, in qualche misura, ai
suoi occhi sono Cicerone e Virgilio, Plotino, Apuleio, Macro
bio, Porfirio, Ambrogio, Agostino, Girolamo. E chi gli nego
il primato, nisi insanum et clamosum scolasticorum oulgus?,
Molto consapevolmente Petrarca avvia quella comparatio
destinata a diventare uno dei terni centrali del Quattrocento,
rna di cui vede tutte Ie difficolta e da cui tiene lontana ogni
contrapposizione: difficilis atque extimatio anceps est, inter Plato

iIlumina la verita in modo diverso). La sottolineatura dell'ultima [rase non e


di Petrarca.
19 De visione Dei, 1-2; Scritti filosofici, a cura di G. Santinello, Bologna,
Zanichelli, 1980, II, pp. 264-268.
20 Opera, II, p. 1052; Prose, ed. Ricciardi, p. 750.

26

nem atque Aristotelem. Nello stesso tempo viene articolando


un programma filosofico preciso fondato su alcuni principi
destinati a diventare i cardini della futura ricerca: 1. le dot
trine filosofiche sono state sempre molte, e costituiscono vi
siom diverse, e tutte parziali, della verita, luce non altera, sed
aliter illustrante; 2. di qui la necessita di una nuova 'biblio
teca', di nuovi libri, di un nuovo accesso aIle fonti greche, can
traduzioni nuove, non solo di fonti nuove, rna anche di quelle
gia note, quali le aristoteliche - non tutto Aristotele, infatti,
ci e noto, ed anche quello tradotto e stato spesso tradotto
male, lui che sappiamo dulcem et copiosum et ornatum [...],
Grecis testibus et Tullio auctore; 3. il linguaggio deve essere
chiaro, capace di rendere accessibile a tutti il sapere. Ed e,
questo, della chiarezza e della comunicazione, insierne col
tema della molteplicita delle visioni del mondo, un punta
fermo dell'insegnamento petrarchesco: summum enim inge
nii et scientie argumentum claritas. Nam quod clare quis
intelligit, clare eloqui potest, quodque intus in animo suo
habet, auditoris in animum transfundere. Ita verum fit quod
his dilectus nee intellectus Aristoteles ait in primo Methaphisice
(981 b 7]: scientis signum posse docere (muu::iov TO'U ELOO
TO~ TO OuvaOl'tm OlOaOXfLV fOTLV]. E sottolinea, incal
zando, che la chiarezza del discorso filosofico non e una veste
retorica, perche nessun artificium puo rendere chiaro un di
scorso filosofico che non sia sorretto da concetti chiari: nulla
ars tamen de obscuro ingenio claram promet orationem 21 .
Da tutta questa concezione discendono due conseguenze
chc, di fatto, furono al centro dell'influenza del Petrarca, e
che caratterizzarono i suoi ideali discepoli: 1. l'urgenza del
I'apprendimento del greco, com'egli stesso cerco di fare con
Barlaam; 2. il recupero di libri antichi per una biblioteca
rinnovata, quale egli stesso aveva voluto avviare (Bibliotheca

21

Opera, II, p. 1049; Prose, ed. Ricciardi, p. 734.

27

nostra [",J non illiterata), e non solo di codiei greci, rna anche
di traduzioni latine prima ignote (neque grecos tantum, sed in
latinum versos aliquot nunquam alias visos aspicient). Con gli antichi
padri latini, con Cicerone e Seneca, i Greci vengono e ver
ranno costantemente ricercati soprattutto come maestri di
filosofia ed esempi di saggezza, Petrarca, infatti, rimane fedele
al richiamo socratico della riflessione dal cielo alla terra,
perche diventi scuola di moralita ed educazione ai valori.
Proprio in Cicerone Petrarca trovava, a un tempo, gli stru
menti critici per una polemica antidogmatica e l'invito a una
filosofia dell'uomo e della vita, de virtute et vitiis, de bonis rebus et
malis, piuttosto che de natura et rebus occultis. La stessa antitesi
fra Platone e Aristotele poteva alla fine placarsi: rebus congruen
tes, nominibus differebant.
4. Non paganum philosophum, sed apostolum loqui pu
tes, esclarnera di Cicerone, con cui, nel quarto dei Rerum
memorandarum libri, confessera di essersi a tal punto familiariz
zato da esprimersi come lui, quasi fosse vissuto con lui:
v i xis s e secum michi v ide 0 r ex loquendi usu, de opi
nione eius non aliter certus [' .. J quam si que legi ex ore
narrantis accepissems P. Erano quasi le parole stesse che
Cicerone aveva adoperato per indicare il rapporto fra Platone
e Socrate, e l'avvicinamento voluto non e senza significato. La
presenza costante di Cicerone, COS! nel Petrarca come in tutto
l'umanesimo rinascimentale, non sempre e stata colta in tutto
il suo significato, soprattutto per quello che riguarda la filo
sofia. Senza dubbio appariva rilevante 10 scrittore, l'oratore,
l'uomo politico, rna sui terreno filosofico egli rappresentava
colui che aveva aperto ai latini i tesori del pensiero greco, che

22

Rerum memorandarum libri, IV, 40, 11, ed. G. Billanovich, Firenze,

Sansoni, 1943, p. 223.

28

aveva tradotto in latino la filosofia, che aveva esposto nei suoi


libri le grandi concezioni della vita mettendole a confronto tra
loro (vphilosophiam ad illud tempus non nisi greco cognitam
sermone primus omnium latinis literis illustravit [... J. Li
bros innumerabiles de rebus edidit pulcerrimis). L'influenza
ciceroniana costituira COS!, durante alcuni secoli, per un verso
10 stimolo a ritrovare le fonti greche, per un altro un agevole
accesso alle grandi tesi del pensiero degli Accademici, degli
Stoici, degli Epicurei. Come Dilthey dimostro nei suoi celebri
saggi di circa un secolo fa, Cicerone per un verso media, per
un altro indusse a riscoprire teorie che avrebbero avuto uri'in
fluenza storica immensa specialmente nell'elaborazione del
concetto di legge di natura 23 D'altra parte non dovra mai
sottovalutarsi il peso di testi come gli Academica, e non tanto
per la formazione delle correnti scettiche della Rinascenza,
quanto per la maturazione della crisi di una enciclopedia del
sapere nel faticoso emergere di una nuova sistemazione delle
conoscenze-",
Non a caso l'edizione di Basilea delle opere di Francesco
Petrarca reca un frontespizio che di per se costituisce un
documento d'eccezione: Francisci Petrarchae Florentini, Phi
losophi, Oratoris, et Poetae Clarissimi, Reflorescentis Litera
turae Latinaeque Linguae, aliquot seculis horrenda barbarie
inquinatae, ac pene sepultae, assertoris et instauratoris,
Opera quae extant omnia. In qui bus praeter Theologica, Na
turalis, Moralisque Philosophiae praecepta, liberalium quo
que artium Encyclopediam, Historiarum thesaurum, et Poesis

23 W. DILTHEY, L 'analisi dell'uomo e la intuirione della natura dal Rina


scimenio al secolo XVIII, tr. it. Sanna, I-II, Venezia, La Nuova Italia, 1927. I

saggi erano usciti nei vall. IV-XIII dell'Archiv fiir Geschichte der Philoso
phie fra il 1891 e il 1900; e nei Sitzungsberichte der K. Akad. d. Wissen
schaften di Berlino, 1904.
24 CHARLES B. SCHMITT, 'Cicero sceptieus', .4 Study of the Influence of
the 'Academica' in the Renaissance, The Hague, M. Nijhoff, 1972.

29

divinam quandam vim, pan cum sermoms maiestate, co


niuncta invenies. Nulla manca: dalla collocazione fiorentina
al reflorescere della lingua aliquot seculis inquinata, dalla horrenda
barbaries e dalla sepoltura della civilta alla nuova instauratio,
dalla teologia alla filosofia naturale e morale. Quello, tuttavia,
che colpisce di pill e l'idea della nuova enciclopedia. L'opera del
poeta teo logo e filosofo e una nuova enciclopedia che con
giunge al sistema del sapere la forza dell'espressione chiara e
solenne. E, di fatto, tutta una concezione della cultura che
viene consegnata a rna' d'epigrafe al frontespizio di un'opera
destinata a circolare a lungo in tutta Europa.

II.
NUOVI TESTI E NUOVE TRADUZIONI

1. Mentre, in genere, l'insegnamento del Cicerone 'ac


cadernico' contribui a mettere in crisi Ie certezze dogmatiche
delle sistemazioni scolastiche, gli Academica priora e posteriora in
particolare diventarono presto una fra Ie letture pill significa
tive degli umanisti. Un'opera che, non a torto, e stata classifi
cata come la premessa epistemologica di tutta l'enciclopedia
ciceraniana, offrira un arsenale di argomenti per avviare una
nuova enciclopedia filosofica, almena fino alla fitta circola
zione, che cornincera pill tardi, di Diogene Laerzio e, poi, di
Sesto Empirico I.
Mentre nel Medioevo furono assai meno noti di altri
scritti ciceroniani, gli Academica, indicati dapprima come Hor
tensius, sono ben presto collocati da Petrarca fra i prapri libri
favoriti, in quibus nihil omnino firmandum sed de omnibus
dubitandum disputats -. Successivamente la lora importanza
non sfuggi al Salutati, che dopa essersi accorto che non
dell'Hortensius si trattava rna del Lucullus (che leggeva nell'at
tuale MagI. 29, 199, gia Strozz. 1066, della Nazionale di

t
2

30

Cfr. SCHMITI, Cicero scepticus, pp. 19, 45 e sgg.

Rer. memo I, 14, ed. Billanovich, p. 15.

31

Firenze), ne tenne presenti le argomentazioni quando si trovo


a discutere dei rapporti fra le varie scienze, e del loro grado
di certezza. Sottolineo allora proprio la possibilita 'dialettica'
di revocare in dubbio attraverso la ragione ogni tesi razional
mente fondata, fino a ritrovare la certezza di una via media:'.
Non dunque una dottrina sola, egemonica, rna molte; non
una 'setta', rna, contro la filosofia delle 'sette', l'ideale emer
gente di quella che diventera la 'filosofia libera', non di un
libro, rna nei molti e vari libri (ivi compreso il gran libro della
natura). D'altra parte la tesi di una molteplicita di punti di
vista cornincio ben presto a portare con se l' esigenza di una
scansione temporale, una storicizzazione, una collocazione pili
precisa delle varie concezioni. Via via che il 'Iibro' si molti
plica nei libri, i libri vanno sempre pili dislocandosi nel
tempo e nello spazio, mentre, sempre sulla scorta di Cicerone,
i Greci vedono crescere la loro autorita come padri del sapere
occidentale. Con la diffusione delle biografie di Diogene Laer
zio, diverra un luogo comune il tema di una' filosofia crea
zione del genio greco", Anche quando, col diffondersi nella
seconda meta del Quattrocento del pili tardo platonismo, si
amera ricordare che gli iniziatori [del vero sapere] furono i
Magi presso i Persiani, i Caldei presso i Babilonesi e gli
Assiri, e i Gimnosofisti presso gl'Tndiani, e si ricerchera la
teologia poetica dei saggi antichissimi, i grandi pensatori e
scienziati greci resteranno gli 'inventori' della filosofia in

] SALUTATI, De nobilitate legum et medicinae, ed. Garin, Firenze, Vallee


chi, 1947, pp. 136-138: quoniam omne verum quod ratione percipitur dubi
tabile fieri possit contraria ratione, cuius rei fuerunt Academiei mirabiliter
studiosi, morale medium est in omnibus val de certum. Per l'identificazione
del MagI. 29, 199, cfr. E. GARIN, in Rinaseimento, I, 1950, p. 99 (e poi
B. L. ULLMAN, The Humanism of Coluccio Salutati ; Padova, Antenore, 1963,
pp.175-176).
4 DIOGENE LAERZIO, Vite dei filosofi, I, pr., 3, a cura di M. Gigante,
Bari, Laterza, 1975, pp. 4-9.

32

senso proprio - ossia colora che seppero realizzare una ben


fondata conoscenza sistematica e una vita perfetta, portando
a compimento ed esplicando quanto era an cora rivelazione
profetica e visione poetica dei teologi antichissimi. Si a Zoroa
stro, Ermete e Orfeo, rna il succo e il senso delle loro dottrine
'teologiche' andra cercato in Platone, come sentenzia Ficino:
Prisca Gentilium Theologia, in qua Zoroaster, Mercurius,
Orpheus, Aglaophemus, Pythagoras consenserunt, tota in Pla
tonis nostri voluminibus continetur. Mysteria huiusmodi
Plato in Epistolis vaticinatur, tandem post multa secula homi
nibus manifesta fieri posses", E ancora pili esplicitamente,
sempre Ficino: sex olim summi theologi consenserunt, quo
rum primus fuisse traditur Zoroaster, Magorum caput, se
cundus Mercurius Trismegistus, princeps sacerdotum Aegyp
tiorum. Mercurio successit Orpheus. Orphei sacris initiatus
fuit Aglaophemus. Aglaophemo successit in theologia Pytha
goras, Pythagorae Plato, qui universam eorum sapientiam
suis litteris comprehendit, auxit, illustravit-". Ficino e molto
chiaro: universam eorum sapientiam comprehendit, auxit, illu
stravit ["quoniam [... J ii omnes sacra divinorum mysteria,
ne prophanis communia fierent, poeticis umbraculis obtege
bant"] .
Che sia la Grecia la patria del sapere; che alIa Grecia si
debba tornare per strapparle i tesori ancora nascosti, e per
restituire alIa loro autenticita quelli adulterati dalla barbarie
medievale - e cosa pacifica, ed e programma comune espli
cito da Petrarca in poi. SuI cadere del Quattrocento Antonio
de Ferrariis, il Galateo, condense con efficacia senza pari certi
temi, a cominciare dalla contrapposizione fra Greci, Latini e
Barbari, e dalla distinzione fra i Graeci philosophi e i Latini
sapientes, per finire alIa antitesi fra l'autenticita filosofica dei

De christiana Religione, XXII, in Opera, Basileae 1561, I, p. 25.


Theol. plat., XVII, I, in Opera, I, p. 386.

33

Greci e I'ostentazione retorica dei Latini: tanta erat apud


Graecos philosophiae reverentia. Romani, si verum fateri veli
mus, verbis tantum et ad ostentationem philosophati sunt 7.
E ancora: et arma et litterae et philosophia et omnis ingenio
rum cultus, omnes ingenuae disciplinae apud Graecos vige
banta". Connessa con questa fortissima accentuazione di una
prospettiva ellenocentrica della civilta e, del resto, tutta la
visione che il Galateo ha della cultura a lui contemporanea,
con un'egemonia pili che toscana fiorentina: semper Florentiae
floruere florentissima ingenia. Scrive a U golino Martelli, vescovo
di Leece: Dormientes et languentes ne dicam mortuas, per
multa ante saecula in Italia ob crebras barbarorum invasiones
litteras et humanitatis et medicinae studia maiores vestri, ut
vestri poetae verbis utar, excitaverunt. Hoc beneficium ista
civitas latinitati praestitit: graecas quoque litteras Florentini,
vel primi vel praecipui, in Italiam invexerunt colueruntques".
II flusso di libri provenienti dalla Grecia attraverso la
penisola salentina, e pili in genere l'Italia meridionale, che il
Galateo presenta legato in particolare ai viaggi dei mercanti
fiorentini, e ai loro interessi, e certo enfatizzato dal medico
salentino, rna rispecchia, almena in parte, un fatto reale. La
nuova biblioteca, infatti, che Petrarca reclarno, e avvio come
strumento della riforma culturale da lui promossa, si concreto
lungo due linee convergenti, e ugualmente vistose: l'esplora
zione delle biblioteche monastiche, specialmente settentrio
nali, a caccia di quei testi latini classici - e anche di quelle
traduzioni - che non avevano avuto eco, 0 l'avevano avuta
scarsissima, nei sei secoli precedenti; l'acquisto di manoscritti
greci provenienti da Bisanzio, e, pili in generale, da terre
dell'Italia del Sud. Luoghi deputati dell'incontro di queste

due operazioni furono soprattutto, anche se non solamente,


Firenze e Venezia, che, a parte Roma e la Curia, sarebbero
divenute depositi privilegiati di libri, e centri di difTusione della
nuova cultura, anche attraverso 10 studio della lingua greca,
COS! caldamente promosso a Firenze verso la fine del Trecento.
Per non toccare qui del concentramento di dotti che il Concilio
fiorentino per l'unione delle Chiese realizzo alla fine degli anni
Trenta con conseguenze profonde sui terreno del sapere.
Coluccio Salutati non sapeva il greco; aveva solo qualche
conoscenza dell'alfabeto. Le sue translitterazioni latine di pa
role greche mostrano che Ie sue cognizioni erano dovute a
una trasmissione orale. Non aveva potuto ascoltare Ie lezioni
fiorentine su Omero di Leonzio Pilato fra il 1360 e il '62 10 .
Era tuttavia COS! afTascinato dalla cultura ellenica che non
ebbe pace finche non riusci a far venire a Firenze libri greci e
un maestro della statura di Manuele Crisolora. Quod Grae
cas didici litteras Colucii est opus - scrivera con commossa
gratitudine Leonardo Bruni. Fra il 1390 e il '91 il fiorentino
Roberto Rossi aveva incontrato a Venezia il Crisolora col
Cidonio, avendone qualche lezione di greco, e, tomato a
Firenze, aveva suscitato gli entusiasmi del Salutati, che nel
'96 persuase la Signoria a invitarlo. Intanto, nel '95, era
andato a Costantinopoli un protetto di Coluccio, Jacopo An
geli da Scarperia, a imparare la lingua e a comprare codici.
Coluccio vuole tutto dei platonici e quanto si puo di Plutarco
(<<Platonica velim cuncta tecum portes et vocabulorum aucto
res quot habcri possunt [...]. Michi vero fac Plutarchum et
omnia Plutarchi quae poteris ernas] II. Non bada a spese, e

10

B. L. ULLMAN, The Humanism of Coluccio Salutati; cit., pp. 118-119, e,

soprattutto, R. WEISS, Gli studi greci di Coluccio Salutati, in Miscellanea in

onore di Roberto Cessi, Roma, Edd. di Storia e Letteratura, 1958, vol. I, pp.
8

Epistole, ed. Altamura, Leece, Centro Studi Salentini, pp. 105, 189.

Epistole, p. 108.

Epistole, p. 244.

34

349-356.
II SALUTATI, Epistolario ; ed. Novati, III, 131, Roma, Istituto Storico
Italiano, 1896.

35

vuole storici e poeti e mitografi (<<quam maiorem pates libro


rum copiam afferas. Nullus qui reperiri queat fac desit histo
ricus, nullusque poeta vel qui fabulas tractaverit poetarum.
Fac etiam versificandi regulas habeamus. Emas et Homerum
grossis litteris in pergameno et si quem mythologum invenies
ernito) .
Volutamente, anche se can toni retorici, Coluccio parla
come se si trattasse dell'attesa di una nuova rivelazione.
Scrive al Crisolora 1'8 marzo 1396 in una lettera celebre:
spero per Dei gratiam te videre L..]. Scito me tibi quod in
hac urbe regia grecas docere litteras salario publico procu
rasse; nee pigebit, ut arbitror, mutasse celum, cum hic et
honorabilem vitam et plurimos qui te colent inveneris. Quid
te deceat qui tam a lange vocaris, Grecus in Italiam, Thra
cius in Tusciam et Byzantius Florentiam, tu videbis. lam
enim video, cum apud nos mansurus sis, nos te non Manue
lem, sed, completo vocabulo, Hem a n u e I e m, quod inter
pretatum est nob i s cum De u s rationabiliter vocaturos;
es etenim expectatio gentium, hoc est multorum, qui tuum
adventum avide demorantur, ut scientia tua, quod Dei do
num est, tecum quasi deo quodam fruantur 12.
In realta, quando nel febbraio del '97 Crisolora arriva a
Firenze ha principio un periodo nuovo della cultura. Comin
cia l'ingresso massiccio di testi fondamentali, oltreche letterari
a filosofici, scientifici e politici, destinati a incrementare sem
pre di pili, non solo l'avventurosa scoperta di un mondo
lantana nel tempo, rna la scoperta di nuovi mondi nella
spazio e di nuove dimensioni umane.
Chi scorra oggi i cataloghi della biblioteca del Salutati, e
poi di quella di Palla di Nofri Strozzi, a vada ripercorrendo
gli elenchi dei preziosi codici del Corbinelli, rimane colpito
profondamente dalla quantita e qualita di esperienze e di

12

Epistolario ; III, 121-125.

36

nozioni, di concezioni e di teorie, che di colpo, in breve giro


d'anni, entrarono in circolazione ' '. La conoscenza del greco
apre la porta a tutto un patrimonio ricchissimo di cultura
eccezionale. A Crisolora nel periodo pavese e ad Uberto
Decembrio si deve la versione della Repubblica di Platone;
all'Angeli la Geografia di Tolomeo, per dire solo di due testi
fondamentali. Nel 1403 comincia I'iniziazione di Guarino a
Costantinopoli, sempre col Crisolora; e Guarino tradurra fra
l'altro l'intero Strabone!", Diventa di moda il viaggio di
studio a Costantinopoli per imparare la lingua, rna anche per
acquistare testi da mettere in circolazione in Europa, facendo
magari qualche buon affare. Francesco Filelfo, oltre ai mano
scritti e a una grande padronanza linguistica, conquista anche
una bella e nobile moglie, una Crisolora 15. Giovanni Auri
spa di Nota, che aveva trovato nell'aprile del 1413 a Chio un
cod ice di Sofocle e Euripide (Laur. Cony. soppr. 71), tornera
nel '14 can un piccolo tesoro: Tucidide, Aristotele e Teofra
sto, Diogene Laerzio. Da un secondo viaggio, nel '28, portera
una vera biblioteca: duecentotrentotto volumi, in cui com

13 Alla biblioteca del Salutati, e ai suoi libri, e dedicata gran parte


dell' opera gia cit. di B. L. ULLMAN, The Humanism of Coluccio Salutati, pp.
129-280. Sui codiei di Palla Strozzi e da vedere G. FIaCCO, La biblioteca di
Palla Strozei, in Studi di bibliografia e storia in onore di Tammaro De Marinis,
[Verona, Valdonega] 1964, vol. II, pp. 289-310. Sui Corbinelli cfr. R.
BLUM, La biblioteca della Badia Fiorentina e i codici di Antonio Corbinelli, Cilia
del Vaticano, Bibl. Apost. Vaticana, 1951. A proposito di Ser Ugolino
Pieruzzi, in rapporto col CorbinelJi, e della sua biblioteca di opere seientifi
che, cfr. A. A. BJoRNBo, Die mathematischen S. Marcohandschriften in Florenz ;
nuova ed, a cura di G. C. Garfagnini, Pisa, Domus Galilaeana, 1976.
I4 R. WEISS, Jacopo Angeli da Scarpena, in Medioevo e Rinascimento,
Studi in onore di Bruno Nardi, Firenze, Sansoni, 1955, II, pp. 801-827; R.
SABBADINI, Guariniana, Torino, Bottega d'Erasmo, 1964.
15 A. CALDERINI, Ricerche intorno alia biblioteca e alia cultura greca di
Francesco Filelfo, I, Firenze, Seeber, 1913 (estr. dagli Studi italiani di Filologia
classical>, XX, pp. 204-425).

37

paiono Aristotele, le macchine da guerra di Ateneo cizrceno,


Diodoro Siculo, uno straordinario Dioscoride, Giamblico, Iso
crate, tutto Luciano, Pappo, tutto Platone, tutto Plotino, tutto
Proclo, i Moralia e le Vite di Plutarco, due copie di Strabone,
Teofrasto, per non dire dei poeti, degli oratori, dei tragici, di
Aristofane. Gran trafficante oltre che dotto - avviera allo
studio del greco Lorenzo Valla - non trascuro in Europa i
Latini, nella cui ricerca erano impegnati un po' tutti, con esiti
che, sui piano del sapere, dovevano ben presto resultare
determinanti 16. Valga un esempio: nel '14 Aurispa porta
dall'Oriente Diogene Laerzio in greco, che Ambrogio Traver
sari difTonde poi in latino. N el '17 Poggio scopre Lucrezio,
che manda a copi are al Niccoli. Se si aggiungono i testi gia
circolanti, per non dire di tutto Plutarco, l'epicureismo ri
torna in un breve giro d'anni nei suoi documenti di rilievo,
sia nelle sue concezioni moraIi che nelle prospettive fisiche.
Non a caso sulla fine degli anni Venti Cosma Raimondi puo
scrivere la sua Defensio Epicuri, prima di concludere col suici
dio la sua amara imitatio Lucretii: quem Maro, quem Cicero,
vatumque exercitus omnis foverat, hie, Cosma, flende poeta,
iaces 17.
2. Mentre I'ultimo resto dell'Impero romano d'Oriente
scompare sotto l'avanzata turca e la caduta di Costantinopoli
diventa il simbolo di un'epoca che finisce, citta ricche, fervide
di attivita, come Firenze e Venezia, 0 centri di cultura come

16 Sull'Aurispa, oltre il Carteggio, a cura di


R. Sabbadini, Roma,
Istituto Storico Italiano, 1931, cfr. A. FRANCESCHINI, Giovanni Aurispa e la
sua biblioteca. Notizie e documenti, Padova, Antenore, 1976.
17 Per l'opera del Niccoli, e dei dotti fiorentini, cfr. soprattutto B. L.
ULLMAN e PH. A. STADTER, The Public Library of Renaissance Florence. Niccoli!
Niccoli, Cosima de' Medici and the Library oj San Marco, Padova, Antenore, 1972
(rna v. anche la recensione di F. Di Benedetto in Studi Medievali, 3" serie,
XIV, n, 1973, pp. 947-960).

38

Padova e Bologna, per non dire della Roma pontificia, sern


brano voler raccogliere e rinnovare in un momenta di crisi
storica l'eredita del mondo classico. In un testa giustamente
famoso - la lettera al Doge di Venezia scritta dai bagni di
Viterbo il 31 maggio '68 - Bessarione dara al dono della sua
splendida biblioteca il valore di un rito: Venezia e consacrata
erede della miracolosa cultura ellenica, e in una vita superiore
della spirito e fatta responsabile di un patrimonio comune del
genere umano. Nei libri - scrive Bessarione - Ie parole dei
saggi, gli esempi degli antichi, i costumi, Ie leggi, la religione.
Vivono, discorrono, parlano con noi; ci insegnano, ci amrnae
strano, ci confortano; ci rendono presenti e ci pongono quasi
sott'occhio cose lontanissime dalla nostra memoria. Tanto
grande e la loro potenza, la dignita, la rnaesta , tale infine e la
loro forza divina [tantum numen] che, se non vi fossero i libri,
saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza ricordo del passato,
senza nozione alcuna delle cose umane e divine. L'urna me
desima che accoglie i carpi degli uomini, ne occulterebbe
anche la memoria 18. Sui topes del libro come viva presenza
di un uomo (ut cum ipso vivo et praesente loqui videamur - did
Ermolao Barbaro), si e scritto a proposito del testa famoso di
Machiavelli a Francesco Vettori, del 10 dicembre 1513; si
potrebbe insistere sui terna dei molti tipi di libri, dell'universo
come biblioteca delle biblioteche 19. Pili giova sottolineare
questa collocazione centrale della biblioteca, oltre che labora
torio scientifico nuovo tempio cittadino, che per un verso si
collega all'impetuosa crescita, accanto aile minori raccolte

18 on. L.
LABOWSKY, Bessarion's Library and the Biblioteca .Hareiana,
Roma, Edd. di Storia e Letteratura, 1979; e. BIANCA, La formazione della
biblioteca latina del Bessarione , in Scnttura, biblioteche e siampa aRoma nel Quattro
cento, Citra del Vaticano 1980, pp. 103-165.
19 CHRISTIAN
BEC, De Petrarque
Machiauel:
propos d'un topes
humaniste. Le dialogue lecteur livre, Rinascimento, II" serie, XVI, 1976, pp.

3-17.

39

!~

private di singoli dotti, delle collezioni di signori, principi e


sovrani, dai pontefici ai Medici, ai Malatesta e ai Montefel
tro, dagli Aragonesi e dagli Sforza ai Pico e ai Pio, mentre
per un altro verso si accompagna a un loro uso comune, in
qualche misura pubblico. Il che fa volgere l'attenzione verso
gli Umanisti, 'scopritori' prima, e diffusori di testi (magari
come l'Aurispa - mercanti di codici), rna anche, poi, copisti
e, in molti casi, 'editori' in sen so proprio. Basti pensare al
Salutati, a Poggio, e soprattutto al Niccoli e alla sua biblio
teca, rna anche, per i testi filosofici greci, all' Argiropulo, e
alla sua attivita padovana per Palla Strozzi, al suo lavoro sul
testo di Plotino e dei commentatori di Aristotele. Anche qui,
oltre il fatto 'rnateriale' della trascrizione, si fa avanti il
significate di cui si carica sempre di pili la restituzione del
testo, con l'impegno critico interpretativo, con l'intreccio di
interessi commerciali e culturali di cui, per fare un solo esem
pio, una 'bottega' come quella di Vespasiano da Bisticci
diventa il centro 20.
E che dire, dalla meta del secolo XV in poi, degli stampa
tori, con le conseguenze culturali della nuova tecnica? Baste
rebbe pensare, nel solo campo della filosofia, allo straordina
rio Aristotele greco di Aldo con il lavoro critico che presuppo
neva, dei dotti bizantini - e non solo bizantini - del circolo
di Bessarione-"; e con i problemi che poneva, a cominciare

dall'ordinamento dell'enciclopedia dell'umano sapere 2 2 . Un


'fatto' del genere, con quanta implica di sforzo e di prepara
zione culturale, e con quanto provoca, sarebbe degno, da
solo, di un ampio capitolo in una storia delle origini del
pensiero moderno, e del recupero della scienza e della filosofia
antica/:'. Ne capitoli meno ampi e nutriti dovrebbero essere

20 G. M. CAGNI, Vespasiano da Bisticci e il suo epistolaria, Roma, Edd.


di Storia e Letteratura, 1969. Come e noto, sono di mano dell'Argiropulo in
tutto 0 in parte i codici parigini greci 1970 (Plotino) e 1908 (a1cuni libri della
Fisico di Simplicio).
21 Sull'edizione aldina di Aristotele cfr. L. MINIO PALUELLO, Atti
vita filosofico-editoriale aristotelica dell'Umanesima, nel vol. Umanesimo europeo e
umanesimo veneziano, a cura di V. Branca, Firenze, Sansoni, 1963, pp. 245-262;
sulla giuntina cfr. CH. B. SCHMITI, Renaissance Averroism studied through the
Venitian editions of Aristotle - Averroes (with particular references to the Giunta edition
of 1550-52), in Atti dei Convegni Lincei, 40, Convegno Internaz. L'aoerroi

smo in ltalia (Roma 18-20 aprile 1977), Roma, Ace. Naz. Lincei, 1978, pp.
121-242.
22 Lo seritto di FRANCESCO CAVALLI, De numero partium ac librorum
physicae doctrinae Aristotelis, che il Manuzio si proponeva di pubblicare lui
stesso (<<quem ipsi brevi excursum formis publicabimus - scrive nel gennaio
'97 nella dedica del terzo volume), usei in realta a Venezia presso Matteo
Codeca (secondo l'IGI, 2291, rna nell'integrazione del vol. VI, fra il '93 e il
'95, il che, tuttavia, non si accorda con Ie parole di Aldo). II Cavalli
ordinava COS! i libri fisici: doctrina physica quinque partes habet: prima est
de naturae principiis primis, et iis quae naturalia fere omnia communiter
consequuntur; et haec primo tradita est in libro de physico auditu. Alia pars est
de simplicibus motu locali motis, de coelo et elementis quatuor cum via qua
fit transitus ad caduca in quantum talia; de primis agitur in libro de coelo et
mundo; de secundis in libro de generatione et corruptione, cuius partis ordo
traditus est in principio tertii libri de coelo et mundo. Tertia pars est de
mixtis inanimatis, de qui bus agitur in libro metheorologicorum ['.. J. Quarta
est methodus de animalibus [' .. J. Quinto et ultimo est langor et sanitas quae
sunt operationes non naturae soli us, sed artis quoque [' .. J. Hae quinque
partes universali ordine in principio libri metheororum ordinatae sunt ab
Aristotele, Per un utile confronto con le Discussiones peripateticae del Patrizi
cfr. M. MUCILLO, La vita e le opere di Aristotele nelle Discussiones peripateticae
di Francesco Patrizi da Cherso ; Rinascimento, 2a serie, 21, 1981, pp. 97 e sgg.
Documenti molto notevoli sulle prime stampe di testi filosofici in greco e
in latino si trovano in Aldo Manueio editore. Dediche. Prefaeioni. Note ai testi
(introd. di Carlo Dionisotti; testi, traduzioni e note a cura di G. Orlandi),
Milano, II Polifilo, 1975, 2 volumi; G. A. Bussr, Prefazioni, a cura di M.
Miglio (con un'ampia e importante introduzione), ed. id., 1978.
23 Utili motivi e preziose indicazioni si possono trovare nella ricca
Miscellanea marciana di studi bessarionei, Padova, Antenore, 1976. Si veda, per
es., di S. BERNARDINELLO, Un autografo del Bessarione: 'Vindobonensis philoso
phicus Graecus 64, pp. 1-19, con le indicazioni, p. 19, di discussioni di casa
Bessarione attestate da glosse ai codici.

40

41

dedicati alIa monumentale enciclopedia di Giorgio Valla, vera


e propria, piu che antologia, biblioteca della scienza greca
tradotta in latino-"; e, dopo l'opera del Valla, una nutrita
trattazione spetterebbe all'Aristotele giuntino che consegna al
Cinquecento maturo, uniti insieme, l' Aristotele medievale e
quello recuperato dagli umanisti, i commenti di Averroe in
sierne agli opuscoli di Leonardo Bruni, 0 di Elia del Medigo,
e al lavoro dei nuovi commentatori padovani, dell'una e
dell'altra sponda, conservatori e rinnovatori, dal Tomitano
allo Zimara. Gli editori danno orrnai, a fronte, Ie antiquae
translationes e quelle umanistiche, con una rara consapevolezza
critica. Questo per Aristotele; per Platone e i platonici, com
preso 10 Pseudo-Dionigi, il Quattrocento lascia l'eredita im
pressionante di Ficino, che riprendendo, e utilizzando, il la
voro di predecessori come Leonardo Bruni, dopo avere affron
tate i piu ardui problemi testuali - come ritroviamo nelle
correzioni di certi codici laurenziani che furono suoi (per es. il
Laur. 87, 3, di Plotino) - dette le traduzioni di tutto Pla
tone, di tutto Plotino, e poi di scritti di Proclo, Porfirio e
Giamblico, dei testi ermetici, giu giu fino a Psello. Ne solo
tradusse, rna illustro, parafraso, comrnento. L'edizione di Ba
silea del 1561, in due volumi, delle opere del Fieino, ripro
dotta nel ' 76 (e di nuovo a Parigi nel 1641), se unita ai volurni
piu volte stampati delle traduzioni di Platone e di Plotino,
offre per il platonismo qualcosa di analogo alla giuntina
dell'Aristotele latino, con la differenza ehe qui I'impronta
unitaria e dominante dovunque e decisiva.

Su Giorgio Valla, e la sua grande enciclopedia De expetendis et


fugiendis rebus, Venetiis, in aedibus Aldi, 1501, v. il vol. miscellanea a cura di
V. BRANCA, Giorgio Valla tra scienra e sapienra, Firenze, Olschki, 1981 (scritti
di G. Gardenal, P. Landucci Ruffo, C. Vasoli], can ricche indicazioni
bibliografiche. Sulla sua biblioteca v. J. L. HEIBERG, Beitrag zur Geschichte
Georg Valla's und seiner Bibliothek , Zentralbiatt fiir Bibliothekwesen, Beiheft
16, Leipzig 1896.
24

42

S'e detto del node di attivita e di interessi che caratterizzo


questo ritorno: non easuale, quel nodo, e neppure il mutamento
radicale dell'orizzonte del sapere e della eomunicazione attra
verso la serittura, prima, e poi anehe delle tecniche della
stampa-". La svolta non accidental mente legata al ritorno
degli antichi investi una zona ben ampia della vita e della
eultura. Quando, nel Cinquecento, il patrimonio bibliografieo
riunito in Italia si diffuse in Europa, penetrandovi per mille rivi,
e spesso disperdendosi attraverso guerre e eonquiste, saecheggi
e spoliazioni, il ricordo degli antichi fecondo in pieno le inven
zioni dei moderni. Qualehe anna fa Paul Lawrence Rose conclu
deva una sua ampia ricognizione dei testi matematiei nelle
biblioteche umanistiche osservando che gli umanisti ebbero il
merito, nel Quattroeento, di mettere insieme in Italia un corpus
pressoche completo dei matematici greei destinato a fruttifi
care nella rinaseita delle seienze maternatiche del Cinquecento
che, senza questo lavoro preliminare, sarebbe stata assoluta
mente impossibile. Ma soggiungeva con forza ehe non si deve
neppure dimenticare il forte interesse matematico di quegli
studiosi, i quali non si limitarono a raccogliere manoseritti
rnatematici, rna promossero attivamente la traduzione e una
nuova lettura della matematiea greea, facendo delle biblioteehe
umanistiche i eentri culturali della prima rinascita delle scienze
matematiche ";
Arriviamo eOS1 a un altro dei punti nodali dell'attivita degli
umanisti: Ie traduzioni. E aneora una volta tocehiamo un pro

25 Non e certo il caso di discorrere qui di un argomento tanto com


plesso, Molte indicazioni si trovano nel vol. Libri, scrittura e pubblico net
Rinascimento, Guida storica e eritiea a cura di Armando Petrucci, Bari, La
terza, 1979.
26

Humanist Culture and Renaissance Mathematics: The Italian Library

of the

Studies in the Renaissance, XX, 1973, pp. 46-105. Cfr.


anche, sernpre del Rose, l'importante eben informato volume The Italian

'Quattrocento',

Renaissance of Mathematics, Geneve, Droz, 1975.

43

blema fondamentale, troppo spesso male impastato, quasiche


tutta la questione sia da porre in termini di esattezza e di
eleganza - e cioe fra grammatica e retorica. Senza dubbio
Petrarca, e poi, in qualche misura, 10 stesso Leonardo Bruni,
insistevano su due punti: l'incornprensibilita delle versioni
medievali, ridotte spesso a translitterazioni, e la loro noncu
ranza stilistica. Era stato Petrarca che, proprio a proposito di
quell'Aristotele contro cui polemizzava, aveva citato, di Cice
rone (Acad. pr., 2, 38, 119): veniet flumen orationis aureum
fundens Aristoteles. Nel Brutus ((31, 121) il confronto can
Platone era puntuale: Quis [...] uberior in dicendo Plato
ne? lavern sic aiunt Philosophi, si Graece loquatur, loqui.
Quis Aristotele nervosior, Theophrasto dulcior?, 'Elo
quente', et in dicendo suavis atque ornatus (De orat., I, 12, 49),
Quintiliano 10 esaltava anch'egli, oltre che scientia rerum, 10
quendi vi ac suavitate. Nulla di tutto questo nelle versioni latine
medievali, ne in quelle dall'arabo, ne in quelle dal greco. A
dir vera, la suauitas, e l'aureum orationis flumen, non colpiscono
neppure negli originali greci d' Aristotele, tanto che i moderni
hanna riferito quegli elogi ai dialoghi perduti?". Comunque
non e dubbio che la versione medievale, parola per parola, e
spesso conservando i termini translitterati, presentava testi
impervii che richiedevano lunghi e non raramente arbitrari
commenti con interpretazioni contrastanti, se non contraddit
torie. Non poche delle grandi controversie erano nate da
'questioni di parole'. Tutt'altra cosa, fin da principia, la
traduzione umanistica, proprio perche nasceva da altre esi
genze e si proponeva altro scopo - non voleva essere il punto
di partenza di interminabili conflitti esegetici; intendeva es
sere, gia essa, autentica 'traduzione', ossia trasferimento in
un diverso contesto culturale di una teoria, di un complesso

27 Cfr. R.
1934, pp. 3-4.

WALZER,

Aristotelis dialogorum fragmenta, Firenze, Sansoni,

44

di idee, di una dottrina. Per questa le nuove traduzioni uma


nistiche sono anche traduzioni del gia tradotto, non meno che
del non tradotto, e proprio perche il lavoro da fare e tutr'al
tro, e l'esegeta migliore e quello che ritrova suI terreno te
stuale, linguistico e storico, I'autenticita dell'autore. COS! ac
canto all'ignoto Platone si riaffronta il tanto tradotto Aristo
tele che si proclama non meno ignoto.
Esemplare, in proposito, e illuminante, di Leonardo
Bruni, la polemica con Alonso Garcia da Cartagena, vescovo
di Burgos dal '35, sulla versione della Nicomachea. Come e
nota, il Bruni aveva compiuto nel '17 la sua nuova versione
dal greco, ben sapendo che, prima della sua, esistevano gia
due traduzioni, una, quam ex arabe lingua traductam con
stat post Averrois philosophi tempora, quae quoniam anterior
est vetus appellatur. Altera haec posterior ac novior a Bri
tanno quodam traducta, cuius etiam proemium legimus, in
quo et fratrem se Ordinis Praedicatorum scribit, et rogatu
confratrum de his transferendis laborem suscepisso--".
Nella sostanza, come del resto aveva gia mostrato Ezio Fran
ceschini, il Bruni aveva ragione: della Nicomachea esistevano
da un lato le versioni arabo-latine, a opera di Ermanno Tede
sco, del commento medio di Averroe e della cosiddetta Summa
Alexandrinorum, ossia di un compendio; dall'altro, oltre alcuni
testi parziali (Ethica oetus, Ethica nova, Ethica Borghesiana) deri
vati da una versione dell' XI secolo, la traduzione integrale di
Roberto Grossatesta vescovo di Lincoln, rivista da Guglielmo
di Moerbeke (di qui la confusione del Bruni fra il Britanno e il
Domenicano) 29.

28 Epistolarum libri VIII, ed. L. Mehus, Florentiae /741, vol. I, pp.


137-140; rna cfr. F. P. LUISO, Studi su l'epistolario di L. B., Roma, 1st.
Storico It. per il Medio Evo, 1980, pp. 102-103 e 196-197.
29 Leonardo Bruni e il cetus interpres dell"Etica a Nicomaco'; in Medioeoo e
Rinascimento, Studi in onore di Bruno Nardi, Firenze, Sansoni, 1955, pp.
297-319.

45

Nella dedica della sua versione a Martino V Leonardo


aveva sottolineato i pregi anche formali della Nicomachea (<<Ii
bros L..] suavissimos ac elegantissimos}; in una praemissio
quaedam ad evidentiam novae translationis Ethicorum Aristotelis, com
posta, secondo il Baron, nella prima meta del ' 19, attacco con
durezza il traduttore medievale (<<barbari magis quam latini
[Iibri] effecti; neque Graecas neque Latinas litteras sci
visse) 30. Le sue battute dovettero suscitare non poche rea
zioni (<<has redargutiones meas nonnulli, ut audio, carpunt
quasi nimium inclementes) ed egli si difese in uno scritto,
non compiuto, ma molto importante, il De interpretatione recta,
che il Baron colloca ora fra il '24 e il '26 3 1 Pur ricono
scendo di essere stato paulo oehementior, il Bruni ribadisce la
necessita che la traduzione innesti veramente un testo in un
altro contesto, senza alterarne i valori pur adeguandolo alia
cultura in cui 10 viene a inserire. Alagna res igitur ac difficiiis est
interpretatio recta. Infatti per tradurre e necessario interpretare,
per COS! dire, nell'altra lingua, ed averne una conoscenza
magna et trita et accurata et muLta ac diuturna philosophorum et
oratorum et poetarum et ceterorum scriptorum omnium lectione quaesita.
Bruni insiste su questa consuetudine con tutta una cultura
rivissuta nella storia di tutti i suoi autori: Nerno enim qui
hos omnes non legerit, evolverit, versarit undique atque te
nuerit, vim significataque intelligere potest. E per afferrare
vim ac naturam verborum bisogna saper cogliere ogni allusione,
ogni sfumato riferimento, ogni eco. Bisogna dominare la lin
gua in cui si traduce (Linguam eam, ad quam traducere vult, sic
teneat, ut L.'] in ea dominetur et in sua totam habeat potestate],
Bisogna essere ugualmente esperti della disciplina e delle lin

gue (doctrina rerum et scribendi ornatusi; bisogna tenere con to dello


stile di ciascun autore, familiarizzandosi fino a farlo proprio
(<<bonus [...] interpres in singulis traducendis ita se conforma
bit, ut singulorum figuram assequatur). II processo di interpre
tatio significa, si, distacco, ma innanzi tutto medesimezza,
Einfiihlung: ut enim ii, qui ad exemplum picturae picturam
aliam pingunt, figuram et statum et ingressum et totius corpo
ris formam inde assumunt, nee, quod ipsi facerent, sed, quid
alter ille fecerit, meditantur; sic in traductionibus interpres
quid em optimus sese in primum scribendi auctorem tota
mente et animo et voluntate convertet et quodammodo trans
forma bit eiusque orationis figuram, statum, ingressum colo
remque et lineamenta cuncta exprirnere meditabitur. Ex quo
mirabilis quidam resultat effectus32. Che Leonardo Bruni
sia poi riuscito nel suo intento, 0 meno, e questione diversa.
Resta il rilievo della sua presa di posizione, ein Manifest
scrisse Alexander Birkenmajer - der Renaissance gegen die
Scholastik, pili ancora che ein Manifest des Humanismus
gegen die mittelalterliche Uebersetzungstatigkeito ' ' Di fatto
il 'tradurre' del Bruni era un'operazione assai complessa di
interpretazione-assimilazione, carica di significato teorico,
come quella che implicava una recisa connessione di ogni
prodotto di pensiero con una civilta e uri'epoca, pur ricono
scendogli un valore perenne, capace di trascendere i tempi.
Intorno al 1430 Alonso Garcia compose il suo Libel/us
contra Leonardum, conservato in un codice della Biblioteca uni
versitaria di Cracovia da cui 10 pubblico nel 1922 Alexander
Birkenmajer l". La sua lettura e rilevante proprio perche

Humanistische philosophische Schriften, ed. Baron, pp. 76-81; Crisis;


Princeton University Press, 1966', p. 553, n. 19.
31 Schriften, pp.
81-96 (rna per la datazione cfr. quanto dice nella
Crisis).

32 Cfr, P. HARTH, Leonardo Brunis Selbstuerstdndnis als Uberseteer , Ar


ehiv fiir Kulturgeschichte, 50, 1968, p. 54.
33 A. BIRltENMAJER, Etudes d'histoire des sciences et de la philosophic du
Moyen Age, Wroclaw-Warszawa-Krakow, Ossolineum, 1970, p. 406.
34 Op. cit., pp. 438-462.

46

47

30

f--

mette a confronto due teorie, e due concezioni della filosofia,


anche se il punto di partenza e fuorviante, rimproverando
ancora una volta Alonso a Leonardo di subordinare alia reto
rica e alia stile la rigorosa scientificita della versione. Senon
che il Garda, che dichiara di non sapere il greco, e quindi di
non volere ne potere discendere a un confronto puntuale dei
testi, affronta subito quello che chiama rationis tramitem, cer
cando veritatem translationis ex paucissimis demonstrare. E la dimo
strazione e limpida: anche se le lingue sana molte, la ratio e
una sola (<<ratio omni nationi communis est, licet diversis
idiomatibus exprimatur}, Orbene, quello che il traduttore
deve cercare, non e tanto quello che e stato realmente scritto
nel testo greco, quanto quello che poteva - a doveva
essere scritto (<<non ergo an in Graeco sic scriptum est, sed an
sic scribi potuit); la discussione verte, non sulla fedelta all'o
riginale greco, rna sulla aderenza alia Verita nella sua assolu
tezza metatemporale (<<an L..J rebus ipsis concordet, non an
Graeco consonet). L'auctoritas, ossia la lingua nella sua con
cretezza storica, dipende dalla ratio, ossia dalla verita che
esprime, e non viceversa. Cum igitur Aristoteles ipse non
rationern ab auctoritate, sed auctoritatem a ratione consecu
tus est, quicquid rationi consonat, haec Aristoteles dixisse
putandus est et Graece arbitremus scriptum fuisse. Alonso e
molto preciso: il linguaggio scientifico come espressione rigo
rosa e una scarna cifra razionale, aliena dall'eleganza del
discorso che sirnplicitatem rerum confundit (<<sapienti viro
illud congruum iudico sub restrictis et propriissimis verbis,
quae scientifica sunt, discutere): Bruni scherniva l'uso in
latino di eutrapelos, bomolochos, agrichos, epieces, catecoos. Per
Alonso il discorso filosofico e unico, ed e una formula razio
nale indifferente ai linguaggi storicamente individuati, aile
forme espressive, ai contesti culturali e aile variazioni stori
che. Il tradurre non e che il ritrovare la struttura razionale
unica del discorso teorico. Leonardo, di contro, ironizzava
sulle mescolanze caotiche di lingue storiche reali che il Garda

difendeva come se si trattasse di una sorta di lingua uruver


sale razionale: barbara simul et Latina et Graeca in unum
confundere et chaos [... J. Putat enim non Graeca modo,
verum etiam [... J Gallica quaedam et Germanica et Hispa
nica vocabula in Latinam orationem esse admiscenda, Co
munque, e questa e l'aspetto importante della discussione, si
scontravano non - come certuni amano ripetere - filosofia e
filologia, 0 logica e retorica, bensi due concetti della filosofia e
della sua storia. Alonso Garda ripeteva che qui scientiam sub
eloquentia tradere nititur deve necessariamente incorrere in ogni
sorta di errori, e intanto supponeva boeziana, contro ogni
verosimiglianza storica, la versione del Grossatesta, e irrideva
i richiami del Bruni al lessico filosofico latino che Cicerone e
Seneca avevano costruito per rendere i concetti greci, laddove
il Bruni a buon diritto cercava di fargli capire la legittimita di
rendere con summum bonum il Tayaltov usato per indicare il
fine supremo, la concezione del Bene. Leonardo confrontava i
testi di Aristotele con quelli di Cicerone e Seneca, di Lattan
zio, san Girolamo e Boezio - rna invano. La controversia,
del resto molto civilmente condotta, coinvolse Poggia Braccio
lini e il Pizolpasso, e lamb! Pier Candido Decembrio can
qualche eco fino al duca di GloucesterV. Leonardo Bruni,
nella lunga lettera del '38 al Pizolpasso, chiamato arbitro in
Alphonsiana controoersia, mostra di intravedere Ie gravi questioni
implicite, soprattutto la dove mettendo in discussione il rap
porto filosofia-diritto come tensione fra universaiita e unicita
della filosofia, e variazione e storicita del diritto, sembra allu
dere al moltiplicarsi anche delle filosofie per il continuo in
treccio fra principia alte repetita et generalia e concretezza della
molteplicita spazio-temporale. Comunque resta ferma la sua

48

49

35

A. PAREDI, La biblioteca del Pizolpasso, Milano, Hoepli, 1961, p. 68

e sgg.; rna cfr. anche A. SAMMUT, Unfredo Duca di Gloucester e gli umanisti
italiani, Padova, Antenore, 1980.

conclusione: si de elegantia traductionis antiqui interpretis


ac meae disputaretur, nil vetaret id probabiliter posse facere
quoniam utramque in latino discernit. Sin de veritate inter
pretationis, cum nee sciat Graece nee vim naturamque ver
borum eius linguae intelligat, quomodo de his iudicare possit,
non equidem video.
Come si e detto la discussione fu misurata e si concluse
con garbo, anche se probabilmente la versione spagnola di un
testo morale aristotelico ad opera del Garcia, conservata nel
manoscritto Ottoboniano latino 2054, non e condotta, come
suppose inizialmente il Kristeller, sulla versione del Bruni,
quasi una sorta di pubblica recantatio , rna sui compendio in
cluso da Brunetto Latini nel libro sesto del Tesoro, come aveva
gia affermato il Bertalot-". Ese, molti anni dopo la morte
del Garcia (1456), il vescovo di Ventimiglia Battista de' Giu
dici, fra il 1481 e il 1484, intervenne an cora in difesa della
versione medievale, e pur vero che la versione del Bruni ebbe
larga fortuna?". La usava gia intorno al 1425 Ugo Benzi da
Siena per i suoi commenti; circolo manoscritta e fu poi piu
volte stampata nel Quattrocento e nel CinquecentoP.Con Ie
altre molte traduzioni umanistiche consegno all'Europa
un'immagine nuova di Aristotele. Ne si dovrebbero mai di
menticare Ie versioni incluse nel terzo volume dell'edizione
del Bekker, testimonianze eloquenti della lunga durata di un
tipo nuovo di interpretazione: una traduzione, cioe, che obbe
dendo al duplice criterio della chiarezza e della fedelta, non
tanto alia lettera quanta allo 'spinto' - ossia ai fini, agli
-mtendimenti autentici dell'autore - e gia, nel punto stesso

36 Cfr. P. O. KRISTELLER, Studies in Renaissance Thought and Letters,


Roma, Edd. di Storia e Letteratura, 1969 2 , p. 340, n. 11.
37 Eine ungedruckte Verteidigungsschrift von Willhelms von Moerbeke Ueberset
;::ung der Nikomachischen Ethik gegenueber dem Humanisten Lionardo Bruni [1913],
ora in Mittelaiterliches Geistesleben, I, Miinchen 1926, pp. 440-8.
38 E. FRANCESCHINI, op, cit., p. 300, n. 4.

50

della nuova espressione III un'altra lingua, commento e com


prensione storica-":
E evidente, a questo pun to, che un discorso rigoroso sulle
nuove traduzioni e dipendente da un esame analitico delle
versioni umanistiche, condotto a fondo attraverso il loro con
fronto, e il confronto con i testi e col lavoro critico affrontato
sui testi. Tutto questo fin qui non e stato fatto, 0 si e fatto in
minima parte, per saggi non sempre funzionali 0, peggio,
badando essenzialmente a iniziali dichiarazioni programmati
che. Non si e, percio, messa in luce la effettiva relazione con
traduzioni medievali preesistenti e loro eventuale utilizza
zione; ne si e illustrato il comportamento dei traduttori nei
confronti di altre versioni condotte con i nuovi criteri (I'uso,
per esempio, da parte di un Ficino, delle versioni platoniche
di un Bruni}?". Ne si e approfondito il vero e proprio

39 Per
Ja ripresentazione delle traduzioni umanistico-rinaseimentali
nell' edizione di Aristotele del Bekker, cfr. Aristotelis / opera / edidit / Acade
mia Regia Borussica. / Volumen tertium. / AristoteLes Latinus interpretibus oariis. /
Berolini / Apud Georgium Reimerum. / A. 1831 / ex officina Academica.
L'Organon e dato nella traduzione di Giulio Paci; la Physica e il De caelo
nella versione dell'Argiropulo; i Meteorologica in quella del Bude; il De anima e
an cora dell' Argiropulo; la Metaphysica e del Bessarione. Molte Ie traduzioni
del Gaza e di Nicolo Leonico Tomeo, per non dire del Filelfo, del Calcagnini
e di Francesco Patrizi da Cherso.

40 Cfr., anche per alcune questioni di metodo, E. BERTI, La Iradu


::;ionr di Leonardo Bruni del Fedone di Plntonr ed un codice greco della Biblioteca
Bodmeriana, Museum Helveticum, 35, 1978, pp. 125-148. P. O. Kristeller
nel 1960 ha avviato un Catalogus translationum et commentariorum: Mediaeual and
Renaissance Latin Translations and Commentaries. Annotated Lists and Guides, Wa
shington, The Catholic University of America Press, 1960 e segg. II Catalogus ,
che e in corso, per gli autori trattati e uno strumento di lavoro indispensabile
(cfr. p. es. l'Alexander Aphrod, di F.E. Cranz; gli Hermetica philos. di K.H.
Dannenfeldt, con supplementi di M.- Th. d' Alverny e di Th. Silverstein; gli
Dracula Chaldaica semp"e del Dennenfeldt, il Theophrastus e I'Olympiodorus Alex.
di Ch. B. Schmitt). Preziose indicazioni si trovano anche, per quanto riguarda
la tradizione artistotelica, nei cataloghi che va pubblicando Ch. H. Lohr:

51

processo di stratificazione di interventi successivi attraverso le


varie edizioni. Non e indagine rapida 0 facile - rna e certo
che il Iavoro che pure si e cominciato, e in taluni casi si e
portato molto avanti, per il Medio Evo, e urgente fare anche
per il Rinascimento, quando vediamo che il Platone, I'Aristo
tele 0 il Plotino delle grandi filosofie moderne sono spesso,
ancora, quelli di Ficino 0 Bessarione, COS! come i grandi
scienziati greci che alimentano il rinnovamento della materna
tica e della fisica sono quelli tradotti, antologizzati, com pen
diati da Giorgio Valla, da Francesco Maurolico e da Federico
Commandino.

Medieval Latin Aristotle Commentaries (<<Traditio", dal vol. 23 del 1967); Renais
sance Latin Aristotle Commentaries (in "Studies in the Renaissance, dal vol. 31
del 1974). [Per una ulteriore analisi delle prime traduzioni platoniche del
Bruni, cfr. ora, di E. BERTI, 1l Critone latino di Leonardo Bruni e di Rinuccio
Aretino, Firenze, Olschki, 1983.]

52

III.
PER UNA 'STORIA' DELLA FILOSOFIA ANTICA:
LE VITE DEI FILOSOFI

I. Come gia si e osservato, nel presentare il ritorno dei


pensatori classici in genere non si suole mettere a fuoco con
rigore Ia scansione di tale recupero, che non avvenne d'un
tratto, ne in modo indiscriminato, ne, almeno in partenza, si
configura come drastica contrapposizione di una scuola a
un'altra: di Platone ad Aristotele. Fu, se mai, consapevolezza
di una cornplessita di orientamenti contro I'unicita di una
teoria (l'egemonia dell'aristotelismo), 0 prevalenza di interessi
'rnorali' e 'politici' nei confronti di un predominio della
fisica e di una logica connessa a taluni aspetti della fisica. Fu,
in buona parte, ripresa della stesso Aristotele in una dichia
rata esigenza di maggiore fedelta ai testi. COS!, quando uno
dei pili noti discepoli di Manuele Crisolora, Roberto de'
Rossi, si dette a tradurre dal greco, mise si in programma
Tucidide da un Iato, e Platone ed Aristotele dall'altro, rna
cornincio da AristoteIe, anzi dagli Analitici posteriori. La prefe
renza per Aristotele e da lui motivata in modo molto signifi
cativo: antecedat merito, doctrina magnus, sed porro doctri
nae ordine excellentissimus. L'ordo doctrinae, Ia sisternaticita,
il carattere enciclopedico dell'opera: ecco quello che fa la
forza di Aristotele, e in particolare degli scritti Iogici. Dice

53

con enfasi il Rossi: rnirurn [...] in modum hoc in opere omnes


humanitatis nostrae vires, quid scilicet intelligendo possimus,
ad quid maxime nati esse videmur, exprimuntur. Nostra cum
angelis hie humanitas gaudet. Siamo, sembra, intorno al 1406.
II Guarino, forse intorno a11411, fa del Rossi l'elogio di pram
matica: Aristotele antea sentus incultus horrens et minime gra
tus per Latinorum gymnasia versabatur, ut qui propriis exutus
indumentis nullo dictionis lepore aut amoenitate lectorem alli
ceret; nunc autem tua cultus eloquentia, tuis florens omamen
tis, tuaque gratissima suavitate visetur, legetur, amabitur '.
Comunque, quello che pill importa e che, fra Ie tappe di
questo ritorno degli antichi filosofi, c'e il 'nuovo' Aristotele: e
innanzitutto I'Aristotele dei libri logici e retorici, politici, eco
nomici e morali, ai quali seguiranno la metafisica, gli scritti
naturali, la fisica, e finalmente la poetica. Scandite lungo un
secolo e oltre, Ie nuove versioni, che han no al centro i due
grandi nomi dell' Argiropulo e del Bessarione, entrambi, pur
se in diversa misura, studiosi insigni di Platone, dimostrano
I'esigenza primaria di un confronto fra dottrine. Secondo
quello che gia notava Petrarca, si tratta di scoprire un altro
Aristotele, come vedra subito chiunque mettera a confronto
con quella antica novam istam interpretationem - asserisce con
orgoglio Roberto Rossi: sterilis illa durities, quam ad ver
bum translatio peperat, pro viribus nostris civibus delinienda
et demulcenda paulum fuit2.

1 GUARINO VERONESE, Epistolario , ed. Sabbadini, I, pp.


17-18 (<<Mi
scellanea di storia veneta", serie 3 a, voll. 8, II, 14, Venezia 1915-1919). Su
Roberto de' Rossi efr. A. MANETII, R. d. R., Rinascimento, II, 1951, pp.
33-55, che pubblica la prefazione alia versione degli Analitici (pp. 52-55), ove
da ragione della scelta (<<et cur non alia que nondum nostre lingue tradita
fuerint? Aristotelem enim habemus; cur non Platonem, cur non Tuchididern
atque alios plures dignissirnos, latinis partem aut omnino ignotos [...]?).
Z Per una prima informazione sulle nuove versioni aristoteliche cfr. E.
GARIN, Le traduzioni umanistiche di Aristotele net sec. XV, Accadernia Fioren
tina 'La Colornbaria', VIII, 1951.

54

Non pill, dunque, come si e detto, il libro, ma i libri; non


pill l'autorita, ma gli autori, gli uomini, la loro vita. C'e un
testo esemplare di Valla, in apertura della sua dialettica, in
cui egli rimprovera soprattutto tre cose agli aristotelici delle
scuole e allo stesso Aristotele: 1. di non riconoscere la molte
plicita delle dottrine, scambiando la filosofia, che e ricerca
libera su diversi piani e in prospettive diverse, con la sa
pienza, che e pacifico possesso del vero (<<Iibertas semper phi
losophis fuit fortiter dicendi quae sentirent, non solum contra
principes aliarum sectarum, sed etiam contra principem suae;
quanto magis iis qui nulli sectae se addixerunt]: 2. di non
dare il giusto valore alia vis verborum, tanto e vero che gli
aristotelici in genere leggono il loro Aristotele, non in propria
sed in aliena lingua [...], ne dicam non sinceram <non solum quia
plerique eius libri corrupte translati sunt, sed etiam quia
multa belle dicuntur graece, quae non belle dicuntur latine};
3. di non accordare la vita col pensiero, 0 di impegnarsi in
questioni irrilevanti per la vita come per il pensiero. La
condanna di Aristotele - e dell'aristotelismo - e sintorna
tica: Egli non si distinse la dove si rivelano specialmente gli
uomini egregi, nei pubblici consigli, nel reggere province, nel
guidare eserciti, nel perorare cause, nel coltivare la medicina,
nel diritto, nella scrivere la storia, nel comporre poesie:'.
Per Valla non e dubbia la superiorita, oltre che di Pericle e
Demostene, di Ippocrate e di Euclide. La sua condanna,
d'altra parte, riprende, anche nell'espressione, quella con cui
Plutarco apre gli scritti contro i filosofi stoici. Nella loro vita
non e mai possibile trovare un incarico di stratega ne un'atti
vita di legislatore ne una presenza in consiglio ne un patroci
nio dinanzi ai giudici ne un servizio militare in difesa della
patria ne un'ambasceria ne un volontario contributo finanzia
rio. Quasi che l'attivita intellettuale fosse una pozione di loto

Opera, Basileae, ap. Henricum Petrum, 1540, pp. 643-5.

55

che da l'oblio, la vita di cosiffatti filosofi anche se lunga


trascorre fra parole, libri e un vano passeggiare, in una quiete
oziosa e nell'estraneita alIa terra in cui vivono. La vita del
filosofo - diceva Plutarco nel De Stoicorum repugnantiis - deve
essere in accordo col suo pensiero, e questo non puo ridursi a
un giuoco di argomenti senza peso",
Pluralita, dunque, delle dottrine, e loro contrasto e stori
cita - e dottrine incarnate nei filosofi, nella loro vita, e nelle
loro azioni: tale e la prospettiva comune ne! recupero del
pensiero antico. Non a caso, mentre per un verso e costante, e
quasi ossessivo, il ricorso a Plutarco, per un altro e centrale il
richiamo a Socrate, eroe e martire del pensiero critico, com
battente a Potidea, immerso nella vita quotidiana della sua
Atene, esperto delle difficolta dell'esistenza familiare. Gian
nozzo Manetti, che ha dato voce COS! eloquente a tanti dei
motivi centrali della riflessione quattrocentesca, scrivera Ie
vite parallele appunto dei filosofi sui modello plutarcheo see
gliendo Socrate e Seneca, proprio come esemplari di un'ideale
fedelta civile fino alIa morte''.
In tal modo alia filosofia come assoluto sistema di dottrine
disincarnate da intendere e chiosare - il libra di Aristotele
come i libri della rivelazione divina - si contrappone una
successione di concezioni della realta, molte non solo nella

4 PLUTARCH I CHAERONEI Ethica. SlVe moralia, Opera quae extant omnia,


Basileae, ap. Thomam Guarinum, 1573, p. 681: [ ... J cum tamen in vita
non offendas ullius, quod exercitum duxerit, leges tulerit, accesserit ad cu
riam, causam in iudiciis defenderit, pro patria arma induerit, Jegatus fuerit,
in publicum quid erogaverit, sed peregre ocio sicut lata aliquo gustato omne
vitae curriculum, idque non breve, sed valde longum [... J transegerit.
5 V.
R. GIUSTINIANI, Sulle tradurioni latine delle 'Vite' di Plutarco
nel Quat/rocento, Rinascimenro, Seconda serie, I, 1961, pp. 3-59; G. RESTA,
Le epitomi di Plutareo nel Quat/rocento, Padova, Antenore, 1962; R. WEISS,
Lo studio di Plutareo nel Trecento , La parola del passato, 32, 1953, pp.
327-342. Cfr. anche GIANNOZZO MANETTI, Vita Socratis et Senecae, a cura di
A. De Petris, cit.

56

successione storica rna anche nella coesistenza contempora


nea, e tutte incarnate: affermazioni di uomini, che hanno
recato testimonianza della filosofia con la vita, e che Ie teorie
hanno messo alia prova nelle azioni. La cadenza esistenziale
ci si presenta in tal modo costante e decisiva. Di qui, 0
almeno anche di qui, I'interesse per Ie biografie che sembrano
a volte prendere il posta delle raccolte medievali di detti 0 di
sentenze, attribuiti ora all'uno ed ora all'altro personaggio, in
una sorta di proprieta comune: biografie di filosofi, rna anche
di capitani e di politici, e in genere di figure esemplari per la
formazione dell'uomo, mentre il concetto di filosofia si viene
dilatando in quello di saggezza teorica e pratica. Si collocano
COS! fra gli 'autori' pili ricercati e diffusi, non solo Plutarco e
Diogene Laerzio, rna anche Senofonte, oltreche come biografo
di Socrate, come colui che nella Ciropedia aveva proposto il
modello della formazione del reggitore. Non solo: nelle bio
grafie, non meno che nelle pagine di ispirazione etico-politica
degli autori, si cerca una sorta di 'filosofia popolare
iPopularphilosophies", che contribuisce largamente a fissare gli
ideali della vita di tutto un periodo storico.
In questo processo un posto a se spetta a Plutarco, e non
solo per Ie Vile parallele, rna anche per i Moralia, alcuni dei
quali ebbero risonanze particolarmente profonde attraverso
protagonisti dell'Umanesimo quali Guarino 0 Filelfo. Era
stato Coluccio Salutati che gia alia fine del Trecento aveva
sentito vivissima I'impazienza di leggere Ie Vile. Aveva saputo
di una versione catalana, e aveva espresso a Juan Fernandez
de Heredia il desiderio di vederla (cupio hunc librum videre) per
tradurla in latino (forte transferam in Latinumi. Poi, quando
Jacopo Angeli era andato a Bisanzio, aveva insistito perche
gli facesse avere subito, con i primi libri greci, lutto Plutarco
(<<michi vero fac Plutarchum et omnia Plutarchi quae poteris
emas). Alia scuola del Crisolora si imparava il greco sulle
Vile di Plutarco. La prime versioni sono dell' Angeli; seguirono
il Bruni, il Guarino, il Filelfo. Poi le traduzioni si moltipli

57

cano; 10 stesso testa viene tradotto piu volte. Fanno a gara a


tradurre l' Aurispa, il Tortelli, Lapo da Castiglionchio il gio
vane, Antonio Beccaria, Donato Acciaiuoli, Francesco Bar
baro, Alamanno Rinuccini, Leonardo Giustiniani e altri an
cora. Nella primavera del 1470 G.A. Campano mette insieme
una massa eterogenea di versioni e le pubblica a Roma in un
corpus destinato a imporre alla cultura europea una visione
della storia dominata dalla 'virtu' dell'uomo, e dalla perso
nalita umana, e tutta una tavola di valori che avrebbero
superato i secoli fin oltre la Rivoluzione francese, fino all'Ot
tocento. Gli eroi di Plutarco - e stato detto - erano I'e
sempio e la conferma del tipo umana vagheggiato da uri'e
poca; le versioni raccolte dal Campano, COS! come le tradu
zioni umanistiche dei Moralia, saranno detronizzate solo dalle
traduzioni francesi di Jacques Amyot, grande elemosiniere di
Francia, a cui Montaigne, che tanto gli doveva, indirizzo un
commosso quanto eloquente ringraziamento, soprattutto per
aver saputo discernere e scegliere un libro tanto degno e tanto
appropriato per fame dono al suo paese. Noialtri ignoranti
saremmo stati perduti se questa libro non ci avesse sollevati
dal pantano; grazie a lui osiamo ora parlare e scrivere; [00.]
e il nostro breviarioe".
Era stato il breviario di quasi due secoli. L'opuscolo
sull'educazione aveva ispirato studiosi insigni. I Moralia in
genere erano stati la fonte di ogni sorta di conoscenze storiche
e la via regia d'accesso a una parte cospicua della cultura
classica. Come scriveva a Ferrante I d' Aragona un modesto
letterato di corte, de tucti scriptori greci et latini [...]
nessuno e dal quale nostra vita magior doctrina et cognition
de diverse chose possa avere che da Plutarcho 7. Con ben

maggior vivezza l'editore veneziano Michele Tramezzino pre


sentava nel 1543 I'elegantissimo volume di Opuscoletti plutar
chei, all'insegna della Sibilla lodando il divino Plutarco per
che, dopo che Socrate aveva fatto discendere la filosofia dal
cielo in terra, egli I'aveva portata da Ie scole dentro le case,
dentro i letti, dentro i cuori di ciascunos".
Se gli scritti di Plutarco, le Vile come i Moralia, accompa
gnano tanta parte della cultura umanistica, e la sostanziano,
non meno rilevante e la 'fortuna' delle Vile dei filosofi di
Diogene Laerzio. Le aveva portate 1'Aurispa nel primo dei
suoi viaggi; gli amici di Ambrogio Traversari, e in particolare
il Niccoli e Cosimo de' Medici, 10 convinsero a tradurle,
nonostante il testa cattivo e una sua riluttanza religiosa trat
tandosi di autore pagano (<<urget - scrive al Niccoli intorno al
'25 - susceptum traductionis opus, immo vera iniunctum,
atque aliis in ten to, etsi non reluctanti, impositum). Fu un
lavoro difficile e tormentato, per cui chiese ripetutamente
confronti con codici migliori, illustrazioni di luoghi tecnici, ed

Cit. in G. RESTA, op. cit., p. 15. A proposito di Plutarco, peraltro,


non andra dimenticato il forte interesse di Gemisto, nell'ambito, quindi, della
rinascita greca (efr. A. DILLER, Pletho and Plutarch, Scriptorium, 8, 1954,

pp. 123-127; M. MANFREDlNt, Giorgio Gemisto Pletone e la tradirume mano


scruta di Plutarco, Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, classe di
lettere e filosofia, serie III, vol. 2, 1972, pp. 569-581.
8 Sarebbe da riportare per intero la dedica di Michele Tramezzino Cal
Magnifico Giovan Battista Lodovici secretario veneto meritissimo') di Alcuni
opuscoletti morali del divino Plutarco in questa nostra lingua nuooamente tradotti, in
Venetia, 1543. Vi si dice, fra I' altro: Chi legge altra cosa hoggi, eccetto
quello, che solamente diletta, e titilla gli orecchi? e avegna, che di cia, che si
legge quando altri vole, possa cavarsi frutto: donde si puo nondimeno cavare
maggiore, che da que' Iibri, che non ci raccontano le bataglie, 0 gli amori?
rna s'ingegnano di far noi stessi megliori, sempre di quel che siamo, come e
la philosophia; quella parte di lei dico, che e circa i costumi. Veggendo io
dunque di quanta utilita sarebbe; se questi buoni libri si leggessero, ne la
lingua nostra da ogn'uno; ne ho voluto far tradur'alcuni, l'utilita de quali, e
la maravigliosa vaghezza, non e niuno, che non vegga, leggendoli. Questi
sono alcuni opuscoletti di Plutarco; il quale, come si dice di Socrate, che
porto dal cielo, in terra la philosophia; COS! egli da Ie scole, la ha dentro Ie
case, dentro i letti, dentro i cuori di ciascuno portata.

58

59

Essais, II, 4.

anche il contributo del Filelfo per i testi poetici - contributo


promesso rna non mai dato. La data della lettera di dedica ;>
Cosimo de' Medici e del 30 aprile 1433, rna dell'opera sua il
Traversari non era soddisfatto: rnisi ad te Laertium - scrive
a Cosimo - expectoque sententiam tuarn. Non gli sfuggiva
I'importanza del libro: etsi auctori plus in legendo studii
quam in scribendo diligentia fuisse ex ipsa lectione deprehen
deram, quia tamen varia erat historia, et pi uri rna cognitu
necessaria continere videbatur, Latinum facere, amicis ma
xime id fieri orantibus, statui. La traduzione fu molto criti
cata, rna circolo. Nella dedica a Cosimo il Traversari ricor
dava che aveva avviato il lavoro sotto la sua spinta (auctoritate
tua inprimis nos ad illud impulsisti), rna soggiungeva che I'opera,
pur contenendo molte verita, disorientava per la varieta delle
dottrine (mens tamen tanta opinionum varietate Jatigata). In realta i
lettori del Quattrocento dovettero trovare alimento proprio in
quella ricchezza di fatti e di concetti, se il libro ebbe - pur
con le sue mende e Ie sue lacune - una notevole fortuna di
edizioni e volgarizzamenti. Pubblicato a stampa aRoma in
torno al 1472 (IGI, 3458), esce di nuovo a Venezia dal Jenson
nel '75, a Brescia nell'85, a Venezia dallo Scoto nel '90 (e nel
'93 da Pellegrino Pasquali), a Bologna nel, '95, aneora a
Venezia (per Benedetto Fontana) nel '97. Quasi contempora
neamente si diffondono in volgare versioni, compendi, estratti.
Nel '500 la fortuna continua, rna soprattutto fuori d'Italia. La
versione del Traversari esce a Parigi nel 1510 (?) e nel '60, a
Lione almeno cinque volte, .fra il '41 e il '92; a Basilea la
pubbliea nel '24 Valentino Curione; ad Anversa esce nel '66
una Plantiniana, finche, sui cadere del secolo, si dillonde da
L' Aia, ex Officina plantiniana, un tascabile che alia versione di
Diogene Laerzio del Traversari, muftis in locis rmrndata (era gia
uscita quella dell' Aldobrandini), unisce Eunapio (' Esiehio in
un corpo organico di biografie filosofiche (COli un huon indice
analitico). Nel '33 il Frobenio aveva pubhlic.uo a Basilea il
testa greco.

Dell'importanza di questa diffusione di Diogene Laerzio


non si did mai abbastanza. Non solo, infatti, ie biografie con
tribuiscono a definire un'immagine del filosofo sottolineandone
tratti che diverranno canonici. II decimo libro, dedicato tutto a
Epicuro, mette in circolo, anche volgarizzati, i testi chi ave del
grande pensatore, dalle Massime capitali aIle tre epistole. Se si
tiene presente che nel 1417, attraverso il solito canale
Poggio-Niccoli, era tomato disponibile anche Lucrezio, si capi
see un intero versante della riflessione quattrocentesca, morale
e fisica. Certo la diffusione di Lucrezio, almena agli inizi, non e
quale si potrebbe immaginare, anche se non e poi cosi scarsa
come taluno ha sostenuto", Gli echi non sono poehi, e so no a
volte singolari,e' non solo sui piano filosofico. Cosma Rai
mondi non esitava a parlare, a proposito dell' epicureismo, di
magna dissensio, e di nefarium bellum, rna era anche pronto a
scrivere la sua brava Defensio Epicuri. Poeti come Marullo 0
Pontano avranno sempre presenti i versi di Lucrezio, che an
che Ficino arnera ricordare. Comunque, la fortunata diffu
sione, anche a stampa ed anche in volgare, del corpus pressoche
completo degli scritti epicurei, non e cosa da dimenticare.

60

61

2. Plutarco per un verso, s'e detto, con i 'paralleli' e


moralia, e poi Diogene Laerzio: Ie dottrine e gli uomini, le
massime e gli aneddoti, le lettere e i testamenti, ossia la vita,
e il rapporto fra uomini e idee. C'c, nel fondo, l'esigenza dei
modelli, degli esemplari, delle figure da imitare: c'e l'ansia di
una formazione umana, e, dovunque, la centralita dell'uomo.
Le dottrine sono legate e commisurate agli uomini. COS! ga
reggiano a tradurre e imitare Senofonte Leonardo Bruni e
Poggio Bracciolini, Filelfo e Bessarione - quel Senofonte da
collocarsi in eorum numero, qui recte vivendi rationem secuti, Philosophi
nomen meruerunt. Si traducono, rna anche si scrivono 0 si compi

C. A.

GORDON,

A Bibliography

rif Lucretius,

1962.

London, R. Hart-Davis,

lano, vite di filosofi, dal Bruni al Manetti e al Guarino, per fare


solo alcuni grandi norni. In tutti il bisogno di personalizzare la
ricerca della verita, e la verita: di immergerla nell'epistola e nel
dialogo, nel discorso comune, rna anche nell'ironia della con
danna beffarda, nell'invettiva e nel paradosso. Quando Michele
Tramezzino parlava della filosofia scesa prima dal cielo in terra
per merito di Socrate, e poi dalle scuole entrata nei letti degli
uomini ad opera di Plutarco , riecheggiava, a suo modo, quei
toni di Luciano che erano piaciuti a Leon Battista Alberti. Un
quadro del rinnovamento culturale umanistico, infatti, che di
menticasse Luciano, renderebbe incomprensibili, non solo I' Al
berti ed Erasmo 0 Moro, rna perfino certi spunti bruniani. La
fortuna di Luciano dal Quattrocento al Seicento non significa
solo un modo di pensare i problemi morali, rna una concezione
disincantata della societa e della realta legata a un inconfondi
bile atteggiamento critico, non solo nei confronti dell'espe
rienza, rna dello stesso mondo dei filosofi. Luciano diventa cosi,
spesso, una componente ineliminabile della visione delle cose,
sottolinea una maniera spregiudicata di intendere la filosofia.
In altra direzione, rna non meno importante, la fortuna di
opere come la biografia di Apollonio di Tiana di Filostrato,
tradotta la prima volta per Federigo cia Montefeltro nell473 da
Alamanno Rinuccini, e nel 1549 edita in italiano dal Dolce - e
presentata come modello di vita pitagorica, e dell'attuazione
dell'ideale del saggio. Significativamente Rinuccini premetteva
alia versione una famosa lettera al Montefeltro in cui rivendi
cava energicamente il valore dei 'rnoderni' nei confronti degli
'antichi'. Molti - osserva il Rinuccini - sono soliti anteporre
come vette inarrivabili i grandi dei tempi passati; mihi vero
contra gloriari interdum libet, quod hac aetate nasci contigerit,
quae viros pene innumerabiles tulit, ita variis artium et discipli
narum excellentes, ut putem etiam cum veteribus comparan
dos 10.

10 A. RINUCCINI, Lettere ed orazioni, ed. V. R. Giustiniani, Firenze,


Olschki, 1953, p. 106.

Cicerone, dunque, e Plutarco, Diogene Laerzio e Luciano,


e i filosofi e i saggi come maestri di vita, e un'immagine della
filosofia che e cambiata, 0 sta cambiando, piaccia 0 non
piaccia. Le dottrine e Ie scuole - Ie 'sette' - sono tante, e
tanti i problemi che s'intrecciano, e la nozione stessa di filoso
fia si dilata e penetra Ie varie discipline, quando un 'gram
matico' come Poliziano attraverso Sesto Empirico progetta
una nuova enciclopedia, mentre, accanto a lui, Landino conti
nua a diffondere Plinio in italiano negli anni 70, e Vitruvio,
sempre piu letto dopo il suo ritrovamento a San Gallo nel
1416, costringe gli architetti a rendersi conto di tutta la com
plessita del microcosmo che costruiscono.
Su questo sfondo viene definendosi, insieme a un diverso
rapporto di 'dignita' fra Ie discipline, e a una diversa imma
gine della filosofia, un mutato rapporto col passato: gli 'anti
chi', non solo idolatrati, rna anche termine di confronto, si
distendono nel tempo e si collocano nello spazio: si moltipli
cano. II loro reciproco confronto fatalmente relativizza e scio
glie strutture che parevano rigide e assolute. Non a caso,
lungo quasi due secoli, la ricerca si definisce in figure non
sempre altissime, mentre, a parte Cusano e, per certi aspetti,
Ficino e Pomponazzi, i maggiori pensatori non si adagiano
piu negli schemi tradizionali. Si chiamano Machiavelli e Leo
nardo da Vinci, Erasmo e Montaigne. I lora testi turberanno
a lungo Ie menti degli uomini, rna ben difficilmente la loro
problematica si lascia costringere nelle forme consuete della
filosofia della scuola. Domani i filosofi si chiameranno Bacone
e Descartes, Leibniz e Vico, e si muoveranno fra altri pro
blemi e in altre dimensioni. E in questa atmosfera in trasfor
mazione che va collocata, con una nuova immagine del filo
sofo, una nuova maniera di fare storia della filosofia. In un
certo senso, anzi, solo ora quella storia nasce: con I'esigenza
di intendere il passato come passato, ricco di senso per i
moderni e fonte di nostalgia, rna altro dai moderni e da quanti
'in mezzo' vengono a collocarsi in una zona d'ombra sempre

62

63

piu scura fra gli antichi e noi. Contemporaneamente si fanno


via via pili aspre Ie aporie della molteplicita e non facilmente
pacificabili sotto il segno del processo temporale e del pra
gresso conoscitivo.
In un modo quasi paradossale sono i due Pico che esaspe
rando al massimo Ie due posizioni parallele della 'concordia'
e della 'discordia' dei filosofi, illuminano una situazione.
Giovanni Pico, attraverso il tern a della comparatio, del paral
lelo, mira a dimostrare la 'concordia', ossia I'armonia di
fondo fra Ie varie posizioni. Gian Francesco Pico, nell'Examen
vanitatis doctrinae gentium, partendo da Sesto Empirico e bat
tendo sulle divergenze dei filosofi, e sui lora contrasti radicali,
sostiene l'impotenza della ragione. Entrambi sostengono la
necessita del confronto dei filosofi del passato fra lora e col
presente. Ego ita me institui - scrive Giovanni Pico - ut
in nullius verba iuratus, me per omnes philosophiae magistras
funderem, omnes schedas excuterem, omnes familias agnosce
rem [00.]. Nee potest ex omnibus sibi recte propriam sele
gisse, qui omnes prius familiariter non agnoverit. Adde quod
in unaquaque familia est aliquid insigne, quod non sit ei
commune cum ceteris. Proprio dal confranto, e solo dal
confronto, puo scaturire la verita (<<non unius modo [00.], sed
omnigenae doctrinae placita in medium afferre volui, ut hac
complurium sectarum collatione ac multifariae discussione
philosophiae, ille veritatis fulgor, cuius Plato meminit in Epi
stulis, animis nostris quasi sol oriens ex alto darius illucesce
ret 11.

II Oratio de hominis dignitate


[... J, ed. E. Garin, Firenze, Vallecchi,
1942, pp. 138-142. Cfr. Storia delle storie generali della filosofia, a cura di G.
Santinello, vol. I, Daile origini rinascimentali alla historic philosophica, Brescia,
La Scuola, 1981, pp. 25-51. A proposito del ritorno e de1l'uso di Sesto
Empirico v. soprattutto W. CAVINI, Appunti sulla prima diffusione in Occidente
delle opere di Sesto Empirico; Medioevo, III, 1977, pp. 1-20; cfr. anche L.
CESARINI MARTINELLI, Sesto Empirico e una dispersa enciclopedia delle arti e

64

La luce della verrta, per Giovanni Pico, e un culmine di


ragione raggiungibile nell'incontro di quanta vi e di positivo
in ogni sforzo di ricerca, Per il nipote Gian Francesco, acceso
savonaraliano, il confronto, al contrario, fa emergere l'insana
bile conflitto fra le filosofie, e I'insuperabile debolezza della
ragione umana di fronte alia risoluzione religiosa. Per en
trambi, tuttavia, e preliminare, e indispensabile, la critica di
tutti gli sforzi e di tutte le posizioni: la lora esatta ricostru
zione nella lora piu autentica fisonornia.

delle science di Angelo Polieiano, Rinascimento, serie 2', XX, 1980, pp.

327-58. (Cfr. ancora, circa l'uso di Luciano e di Vitruvio di cui si e fatto


cenno poco innanzi, E. MATIIOLI, Luciano e I'umanesimo, Napoli, 1st. It.
Studi Storici, 1980; 2000 anm di Vitruvio, studi di vari autori a cura di
Vagnetti, Studi e documenti di architettura, 8, 1978).

65

IV.
LA SAPIENZA ANTICHISSIMA E L'ERMETlSMO

1. Come e noto, nell'aprile del 1463 Marsilio Ficino com


pletava la versione latina del Pimandro e di tredici opuscoli
errnetici che egli raccolse sotto il nome del primo. Li aveva
tradotti a istanza di Cosimo il Vecchio, in pochi mesi, da un
codice portato dalla Macedonia (<<nuper, ex Macedonia in Ita
liam adventus diligentia Leonardi Pistoriensis, docti probique
monachi, ad nos pervenit). Comincia cosi I'eccezionale fortuna
de! Liber de potestate et sapientia Dei, subito diffuso in un gran
numero di codici, ben presto tradotto in volgare - il 10 ottobre
del '63 Tommaso Benci terminava la versione - e poi stampato
in latino a Treviso ne! 1471 da Francesco Rolandello. L' editore
assicurava che gli acquirenti ed i lettori avrebbero fatto un
ottimo affare: Tu quicumque es qui haec legis sive grammati
cus sive orator seu philosophus aut theologus, scito Mercurius
Trismegistus sum quem singulari mea doctrina et theologica
Aegyptii prius et barbari, mox Christiani theologi ingenti stu
pore attoniti admirati sunt. Quare si me emes et leges, hoc tibi
erit commodi, quod parvo aere comparatus summa te legentem
voluptate et utili tate afficiam, cum mea doctrina cuicumque aut
mediocriter erudito aut doctissimo placeat [... J. Lege modo
me et fatebere non mentitum, sed si semel leges, rursum releges
et caeteris consules ut me emant et legant.

67

II successo fu eccezionale: tradotto nel 1585 in spagnolo,


se ne moltiplicano le edizioni latine quattrocentesche, a Fer
rara nel '72, a Venezia nell'81, nell'83, nel '91, nel '93, a
Parigi nel '94 con gli argumenta quaedam brevia di Lefevre d'Eta
pies. Ne e possibile seguirne la diffusione cinquecentesca,
unito all'Asclepius, al Crater Hermetis di Ludovico Lazzarelli; e
piu volte reso in francese. COS! non e il caso di ricostruire il
complicato intreccio della moda ermetica, e del gusto egizio,
in manifestazioni a volte sorprendenti, di propaganda e per
fino di culto, nel nesso inscindibile con credenze e pratiche
magiche e alchimistiche, dato che una netta separazione fra
teologia ermetica e occultismo non e facile a mantenersi.
In verita nell'ermetismo trovavano soddisfazione esigenze
e gusti di varia tipo. Innanzitutto i temi di fondo venivano
incontro aile istanze apologetiche di quanti cercavano Ie con
vergenze fra esigenze del mondo dei 'pagani' e una certa
immagine del cristianesimo. Ermete, collocato nella piu re
mota antichita, sembrava avere elaborato una visione della
realta e dell'uomo in piena armonia col messaggio cristiano
interpretato in chiave platonizzante e gnostica, Proiettata agli
inizi dei tempi come rivelazione originaria, la concezione er
metica poteva apparire come una sorta di religione razionale
del genere umano, matrice unica di tutte Ie dottrine, capace
di costituire la sorgente unificatrice profonda di ogni fede e di
ogni filosofia.
Le fila molteplici che erano venute a confluire da parti
abbastanza diverse in urr'eta di sincretismo negli scritti attri
buiti al favoloso Ermete, capovolto il rapporto temporale
reale apparvero i rivi di un'unica fonte a cui avevano attinto
Platone e i neoplatonici, i savi d'Oriente e d'Occidente, I'E
gitto e la Grecia. Come e noto, i testi ermetici - la cosid
detta 'rivelazione' del dio egizio Thoth identificato col dio
greco Ermete - comprendono due nuclei: I'uno a carattere
prevalentemente magico-alchimistico-astrologico, I'altro di
ispirazione filosofica 0 teologica. II primo risale in alcuni temi

al terzo secolo avanti Cristo (si pensi ai frammenti di Bolo-De


mocrito, ossia Bolos, di Mendes in Egitto), e comprende una
ricca letteratura magico-astrologica che va dal Liber Hermetis,
edito dal Gundel e pervenutoci solo nella versione latina, agli
scritti 'iatromaternatici', aile Kiranidi, aile scienze occulte in
genere, e ai mirabilia, i cui echi gia nell'antichita risuonavano
nella Naturatis Historia di Plinio. Sono i libri dei segreti natu
rali (lib rum hunc ne tradas hominibus inscientibus) misteriosamente
tramandati (hie tiber Syriacis fuit insculptus litteris in columna ferrea
in libra qui dicitur archaicus) , raccolti sotto il nome di Ermete
(Hermes Trismegistus deus hominibus omnibus notus), che traversa
rona tutto il Medioevo alimentando una lussureggiante lette
ratura.
II secondo nucleo e formato principalmente da scritti del
secondo e terzo secolo dell'era volgare, pervenutici in greco (il
Corpus Hermeticum vero e proprio, rna anche gli estratti di
Stobeo, la Kore Kosmou, nonche citazioni varie), in latino (I'A
sclepius, i testi di Arnobio, e soprattutto Lattanzio ed Ago
stino) ed anche in copto (specialmente dall'Asclepius). Gli
scritti filosofici e teologici contengono una gnosi; una dottrina
della salvezza inserita in una cosmogonia che ha al centro
quella teo ria dell'Uomo celeste, dell'Uomo divino, del dio
Anthropos, che doveva avere tanta fortuna nel Rinascimento,
non ultimo il fascino delle immagini di cui non e difficile
ritrovare i tratti nella grande arte del Quattrocento. La con
sonanza fra Cielo e Terra, la vita diffusa nel Tutto, una sorta
di continuo trionfo della generazione d'amore come perenne
riproduzione e moltiplicazione di vita, e l'armonia fra micro
cosmo e macrocosmo: tutto questa si veste di forme singolar
mente seducenti nella prosa dei testi ermetici. Nei quali, del
resto, il problema della lingua, della parola e della traduzione
era ben presente, anche se in un testa non incluso nella
silloge ficiniana (Corpus Hermeticum, XVI): un testo, per altro,
esemplare per quanto concerne il valore attribuito alia parola
come strumento capace di modificare Ie cose: espresso nella

68

69

lingua originale questo discorso conserva in piena chiarezza il


sen so della parola: e, infatti, la stessa particolarita del suono e
la precisa intonazione dei vocaboli egiziani racchiudono in se
l'energia delle cose che si dicono. Nella misura in cui ne hai il
potere, 0 re - e tu puoi tutto - preserva a tutti i costi questo
discorso da qualunque traduzione, perche misteri COS1 grandi
non giungano fino ai Greci e l'orgoglioso eloquio dei Greci, con
la sua mancanza di nerbo e con quelle che si potrebbero defi
nire grazie illusorie, non faccia impallidire e non annulli la
gravita, la robustezza, la virtu incisiva dei vocaboli della no
stra lingua. Poiche i Greci, 0 re, dispongono solo di vuoti di
scorsi atti a produrre dimostrazioni (AOYOU~ xsvoix <lJtO<')fl
;fWV fVfQYTJ"tLXOV~): e in questo, in realta, consiste tutta la
loro filosofia, in un rumore di suoni (AOYWV 'ljJoqJo~ [efr. Ta
ziano, Giustino ecc.: non qJLAoaoqJOL, rna qJLAO'IjJOqJOLJ). Noi
invece non usiamo semplicemente delle parole, rna dei suoni
pieni di efficacia (~Ilfi:~ <')f ou A.6YOL~ XQwllf'lta, <lAA.a. qJwvai:~
Ilfo"tai:~ "tWV EQYWV)>>. Ove e ben chiara la contrapposizione
fra una scienza dimostrativa, quella greca, priva di efficacia
magica, e un discorso carico di quella potenza operativa che e
propria delle parole egizie. Non a caso il testa citato apre il
discorso di Asclepio al re Ammone in cui e presentata la strut
tura della realta con i suoi piani, con il Sole vivificatore univer
sale (<<il Sole diffonde senza posa la sua luce, COS1 come conti
nua senza fine a creare la vita senza interrompersi mai 0 venir
menD in alcun luogo), con i demoni che dandosi il cambio
istante per istante scandiscono gl'influssi distribuiti dagli astri.
Infatti appena ciascuno di noi viene alIa vita ed e animato, e
assunto dai demoni di servizio nell'istante preciso della nascita

Ed e proprio qui che cade il tentativo di separare ermeti


smo magico-astrologico ed ermetismo teologico-filosofico, che
poi alcuni, per esempio il Festugiere, riportano rispettiva
mente aIle categorie di ermetismo popolare (occultismo) ed
ermetismo dotto (teologia e filosofia). AI che deve obbiettarsi
che, se e vero, specialmente nel Medioevo, che la tradizione
magico-alchimistico-astrologica visse una sua vita autonoma,
almena nel mondo occidentale, suI piano dell'occultismo, nel
I'assenza di parte dei libri teologici (rna era ben presente
l'Asclepius, e non mancavano i testi di Lattanzio e Agostino), e
pur vero che il quadro e il presupposto teorico generale non
vennero mai meno, e che una parte cospicua di tale lettera
tura non pUD non collocarsi a livello dotto I .
Va invece sottolineato, come in genere non si fa, che la
effettiva novita del 'ritorno' rinascimentale, soprattutto da
Ficino in poi, e la rinnovata saldatura fra ermetismo teologico
e pratiche magico-astrologiche, ove, per riprendere il linguag
gio del discorso ad Ammone, alia parola antica viene resti
tuita intera la carica operativa, mentre la celebrazione del
l'uomo celeste s'inserisce in una visione dinamica di un cosmo
in continuo processo. La tesi sostenuta da Festugiere, della
opposizione radicale fra scienza aristotelica, il cui unico scopo
sarebbe il sapere, e scienza ermetica, la cui finalita e l'operare
(ossia il trasformare il rnondo}, e sotto molti aspetti valida, ed
e limpidamente definita proprio nel trattato sedicesimo sopra
ricordato. Ove e importante che il potere magico della parola
egizia e il valore operativo del discorso, siano contrapposti
alIa fJt(<')fL;L~, alIa 'dimostrazione', quale caratteristica pri

(<')a(1l0Vf~ ot xaL' fXflVTJV "tilv anYllilv "tft~ YfVEOfW~), e cioe

dai demoni posti agli ordini di ciascuno degli astri. I demoni


poi si danno il cambio istante per istante (xaL<l o"tLYllilv fvaA
Aa.ooOVtm)>>, in modo che la grande sfera della vita e della luce
proceda secondo la rigorosa scansione dell'orologio celeste
(XVI, 14-15).

1 A.-J. FESTUGIERE, Hermitisme et mystique paienne, Paris, Aubier


Montaigne, 1967, pp. 30 e sgg. Per tutte le citazioni, e i rinvii, mi servo del
Corpus Hermeticum, a cura di A. D. Nock e A. J. Festugiere, in quattro volumi,
Paris, Les Belles Lettres, 1945-1954, ma ho sempre tenuto presenti i
quattro volumi degli Hermetica a cura di W. Scott e A. S. Ferguson, Oxford,
At the Clarendon Press, 1924-1936.

70

71

maria della filosofia greca (AOYWV '\j!oqJOS;). Nel suono stesso


della parola egiziana si conserva tutta la forza della cosa (xal
yaQ aUTO TO Tf]S; <PWVf]S; JtOlOV xal ft TWV ALYlJJtTLWV [M
va!lts;J ovourrnov EV EalJTf] EXEl Tilv EVfQYHav TWV AYO
!lfVWV). D'altra parte il trattato sinteticamente conclude
quella demiurgia solare che Ficino echeggera cosi spesso pre
sentando il divenire universale come 10 stesso processo divino,
come il farsi di Dio scandito per gradi fino all'uomo in cui si
opera una sorta di conversione ciclica. ~lO JtaTilQ usv
rtcvnov 6 ttEOS;, brl!lLOlJQYOS; bE 6 ~ALOS;, 6 bE XOO!lOS; oQya
vov Tf]S; bl]!llOlJQYLas; [...J. Ildvru bE 6 ttEOS; JtOlEL bta
T01JTWV EalJT:l, xal !loQla TOil ttEOil JtaVTa EOTLV' d bE
JtaVTa !loQla, JtaVTa <'iQa 6 ttEOS;' JtaVTa o1'iv JtOlWV, EalJTOV
JtOlEL xat nux <'iv JtOTE JtaVOatTO, EJtd xat aUTOS; <'iJtalJOTOS;.
Ne pUO dimenticarsi che il trattato decimo, KAELS;, Ciavis,
che Ficino tradusse, potrebbe assai bene essere ass unto quale
punto d'arrivo e, insieme, punto di partenza di non poca
parte della speculazione platonizzante quattrocentesca, COS!
pieno com'e della potenza demiurgica della mente, e della
rilevanza dell'opera umana per artes atque scientias (bl]!lLOlJQYOS;
yaQ [...J 6 voilS; TWV JtaVTWV [...J of bE <'ivttQWJtOl ?">la
TWV TEXVWV xal EmoTl] !lWV [EvEQyoilm]). Come le forze
cosmiche sono radiazioni divine (Dei radii actus existunt - dice
Ficino traducendo xal Toil !lEV ttEOil xattaJtEQ aXTLvES; af
EVfQYHat), e le essenze radiazioni cosmiche, cosi le scienze e
le arti sono i 'raggi' dell'uomo (mundi radii sunt naturae, radii
oero hominis artes atque scientiae). La Ciavis finisce con il tema
che Pico considera al centro dell'Oratio, e che vale la pena di
riferire per intero nella prosa ficiniana: Homo [' ..J animal
est divinum, nee est cum terrenis brutis, sed cum diis coelico
lis comparandus. Quin imo si audendum verum fateri, homo
vero vel coelicolis est praestantior, vel saltern pari sorte poti
tur. Etenim quicunque coelitum descendit ad terram, coeli
limitem deserit [in realta: oubdS; [' ..J TWV oUQavLwv ttEwv
EJtt yf]s; XaTEAEVOETat, oUQavoil TOV oQov XaTaAlJtwv].

Homo autem ascendit in coelum, illudque metitur: nee eum


fugit quae ima sunt, quaeve sublimia, ac reliqua omnia dili
genter inquirit, quodque maius est, terram quidem haud di
mittens in coelum attollitur, tam am pla est humanae naturae
potestas. Quamobrem audendum est dicere, hominem quidem
deum esse mortalern, deum vero coelestem immortalem homi
nem2.

2. La 'scoperta' e il 'ritorno' di Ermete ebbero con


Ficino una svolta decisiva; furono l'affermarsi di una gnosi
che di Ii a poco, nel Pico, si sarebbe connessa con la gnosi
ebraica, la 'cabala', dando una consistenza sempre crescente
a un'esigenza riformatrice la cui pericolosita non sfuggi alla
Chiesa gia insospettita dalla 'propaganda' di Giovanni
'Mercurio' da Correggio. Con Ficino, e particolarmente con
Pico, rna anche col Lazzarelli, e poi dovunque in Europa fino
al Seicento, l'ermetismo dilaga variamente investendo tutti i
campi del sapere. Come tanti altri ritorni del Rinascimento
- nooita di oeritd antiche, come disse splendidamente Campa
nella - se il suo nuovo volto si defini fra la versione di Ficino
del '63 e gli entusiasmi di Pico di poco pili di vent'anni dopo,
la ripresa era stata precedente, legata agli allievi di Petrarca,
anzi, ancora anteriore, se in Firenze Francesco de' Nerli ere
mitano, maestro di teologia allo Studio, si faceva trascrivere
in Parigi nel 1356 il De causa Dei contra Pelagium et de virtute

XUtUALrtWV, 6 bE u~QWrtO XUL EL tOV oUQuvov avu~u(vEL XUL !lEtQEl


UUtOV XUL olbE rroto !lEV UUtoU EOtLV injJ!']Au, rto[u bE turtELVU, XUL to.

72

Cfr. Corpus Hermeticum, X, 26 (ed. Nock-Festugiere, II, p. 126): oubEi

!lEv yaQ trhv oUQuv(wv ~EWV bti yf) xUtEAEU<JEtUL, oUQuvou tOV oQov

II

UAAU rtUvtU aXQL~w !lUV~UVEL, XUL to rtUVtWV !lE[~OV, oubE ti]v yijv
XUtUALrtWV avw y(VEtUL' rooourov to !lEYE~6 E<JtLV UUtOU tf) ExtU<JEW'
bLo tOA!l!']tEOV drtElv tOV !lEV aV~QwrtOV Ert(YELOV dVUL ~EOV ~!']t6v, rov
bE OUQUVLOV ~EOV a~uvutov uV~QWrtov' bL6rtEQ bLa tOUtWV to. rtUvtu tWV
Mo, xoouou XUL aV~Qwrtou' imo bE tOU EVO to. nrivtu.

73

causarum ad suos Mertonienses di Tommaso Bradwardine (ora


Cony. Soppr. G. 3. 418, della Nazionale di Firenze), opera
ricchissima di testi ermetici dalla Tabula smaragdina al De VI
rerum principiis, dall'Asclepius al De vetula, e proprio per notare
e sottolineare sistematicamente i richiami ermetici. Sulla fine
del Trecento Salutati leggeva un Liber Alcidi, 0 Altividus, sul
l'irnrnortalita dell'anima, un testa probabilmente del secolo
XII, ove si trova la pagina diffusa nel Quattrocento sulla
morte di Ermete che con ogni probabilita Ficino medesimo
trascrisse in cake alIa sua versione, e che molti codici ripor
tano. Salutati ci si era riferito nella chi usa solenne della
lettera del 16 agosto 1374 a Roberto Guidi conte di Battifolle
in morte del Petrarca, istituendo addirittura un confronto fra
Ermete e Petrarca 3 .
Noi abbiamo il manoscritto appartenuto al Salutati, l'at
tuale Laurenziano Strozziano 72, che dovette circolare a
Firenze, se Leonardo Bruni presenta un Niccoli sdegnato per
la sopravvivenza di simili 'sogni' quando erano andate per
dute perfino opere di Cicerone. Non probabilmente da quel
codice, rna da altro di struttura diversa, derivarono le copie
che si inserirono anch'esse nel gran fiume della rinascita
ermetica. In precedenza l'Asclepius e Lattanzio erano stati
largamente sfruttati, anche se non con I'entusiasmo poste
riore, rna pur alimentando la letteratura sull'uomo, e una
certa moda egizia. Con Ficino la rivelazione ermetica viene a
recare un contributo fondamentale all' idea di un'antichissima
teologia poetica, comune ai vari popoli, su cui si sarebbe poi
impiantata la teologia platonica.
Nella dedica della sua versione a Cosimo il Vecchio Mar
silio Ficino colloca il Trismegisto all'origine della cultura,
inventore dei geroglifici (<<hunc asserunt [... J literarum [... J

I
~

characteres in animalium, arborumque figuris instituisse). Ne


fissa la favolosa cronologia (<<eo tempore quo Moses natus est,
floruit Atlas astrologus Promethei physici frater ac maternus
avus maioris Mercurii cuius nepos fuit Mercurius Tris
megistus). Fu Ermete il primo a portare la scienza dalla terra
al cielo fondando la filosofia e la teologia. Nasce COS! con lui
quellaprisca theologia la cui eco fu lunga in Europa, come quella
che poneva il problema dei miti e della poesia quale teologia
prirnitiva, e del rapporto tra filosofia come indagine scientifica
della realta, e filosofia come conoscenza dell'unita del tutto. Ed
ecco come Fieino scandisce le tappe del sapere ermetico e
dell'evoluzione del sapere ermetico della prisca theologia:
Hie inter philosophos primus a physicis ac mathematieis
ad divinorum contemplationem se contulit: primus de maie
state dei, daemonum ordine, animarum mutationibus sapien
tissime disputavit. Primus igitur theologiae appellatus est au
tor. Eum secutus Orpheus, secundas antiquae theologiae par
tes obtinuit. Orphei sacris initiatus est Aglaophemus, Aglao
phemo successit in theologia Pythagoras, quem Philolaus secta
tus est, divi Platonis nostri praeceptor. Itaque una priscae
theologiae ubique sibi consona secta, ex theologis sex miro
quodam ordine conflata est, exordia sumens a Mercurio, a divo
Platone penitus absoluta.
Scripsit autem Mercurius libros ad divinarum rerum co
gnitionem pertinentes quam plurimos, in quibus, pro Deus
immortalis, quam arcana mysteria, quam stupenda pandun
tur oracula, nee ut philosophus tantum, sed ut propheta sae
penumero loquitur canitque futura.
Ove Ficino allude alIa celebre apocalisse dell'Asclepius,
sulla fine dell' Egitto, dei suoi templi e dei suoi dei, che, da
Agostino a Giordano Bruno, doveva tanto eircolare in Eu
ropa, non senza un'implieita filosofia della storia", E comun

3 Sui Liher Alcidi efr. quanto ho seritto in Studi sui platonismo medievale,
Firenze, Le Monnier, 1958, pp. 89-151.

4 Puo essere interessante ricordare eome la profezia dell'Asclepius sia


eonservata anehe nel testo eopto nella 'biblioteea' di Nag Hammadi (The Nag

74

75

que importante la definizione ficiniana della prisca theologia e


dei suoi 'autori', e il corpus di testi che Ficino verra indicando
e rendendo sempre piu accessibili con le sue esegesi e Ie sue
traduzioni: dagli inni orfici agli oracoli caldaici, da Giamblico
ai testi della tradizione neopitagorica, da Plotino a Porfirio e
a Proclo, a Damascio, a Psello, fino a ricongiungersi a Gior
gio Gemisto Pletone, la cui presenza al Concilio di Firenze, e
i cui colloqui con Cosimo il Vecchio, furono determinanti nel
rilancio del platonismo. Cosi Platone, e il suo ritorno, si
collocano in una tradizione che dalla teologia antichissima di
Ermete e Orfeo, attraverso Pitagora, andra a sboccare 10
Plotino e Porfirio, Prado e Giamblico, rna senza escludere ne
l'imperatore Giuliano, caro COS! a Ficino come a Pico, ne
Zoroastro".
Con I'autorita di una rivelazione presunta antichissima la
prisca theologia, non solo costituisce il tessuto unificante di fedi
e dottrine disparate, rna anche il filo d'oro che lega i vari

Hammadi Library in English, Leiden, Brill, 1977, pp. 300-307); ne meno interes
sante e osservare Ia costante presenza di 'autorita' in ogni raccolta gnostica,
alla cui struttura sembra intrinseca una tonalita 'platonizzante'.
5 Per tutto il problema della prisca theologia e ora da vedere D. P.
WALKER, The Ancient Theology. Studies in Christian Platonism from the Fifteenth to
the Eighteenth Century, London, Duckworth, 1972. Sulle molte dipendenze di
Ficino da Gemisto e da vedere sempre F. MASAI, Plithon et le platonisme de
Mistra, Paris, Les Belles Lettres, 1956 (rna anche B. KIESZItOWSIU, Studi
sui plutonismo del Rinascimento, Firenze, Sansoni, 1936). I testi del Pletone, oltre
che nella Patrologia greca del Migne, 160, nell'ed. di testi a cura di C.
Alexandre, PLETHON, Trait, des Lois, Paris, Didot, 1858. A proposito degli
Oracoli caldaici, cfr. l' ed. Des Places, Paris, Les Belles Lettres, 1971; e H.
LEWY, Chaldaean Oracles and Theurgy. Mysticism Magic and Platonism in the Later
Roman Empire, Nouvelle ed, par M. Tardieu, Paris, Etudes Augustiniennes,
1978.

76

momenti della attiva ricerca da parte dell'uomo della riunifi


cazione totale".
6 Documento caratteristico di certe concezioni e quel De sacrificio et magia
che Ficino tradusse nel 1488 (cfr P. O. KRISTELLER, Supplementum Ficinianum,
Firenze, Olschki, 1937, vol. I, pp. CXXXIV-V), come opera di Proclo, e che
nell'originale e conservato nel Vallicelliano F 20, che fu del Ficino, e da lui
postillato, e che contiene fra I'altro il de mysteriis di Giamblico di mano di
Joannes Skutariotes (cfr. M. SICHERL, Die Handschriften, Ausgaben und Ueberset
;:ungen von Iamblichos 'de Mysteriis'. Eine kritisch-historische Studie, Berlin, Akade
mie-Verlag, 1957, pp. 22 e sgg.).J. Bidez pubblico il testa greco nel Catalogue des
manuscrits alchimiques grecs, VI, Bruxelles 1928, pp. 139 e sgg., e in un saggio
molto interessante (Proclus, ltEQL tii LEQunxii texvTj, Melanges Fran; Cumont,
Annuaire de l'Institut de Philologie et d'Histoire Orientales et Slaves", IV,
Bruxelles 1936, pp. 85-100) mostro come si trattasse con ogni probabilita di un
centone di testi di Proclo antologizzati da Psello. Del testo, no to anche a Pico,
mette forse conto rileggere a1cuni passi: A quel modo che gli amanti della
bellezza sensibile ascendono gradatamente mediante la ragione alla beUezza
divina, COS! anche gli antichi sacerdoti, considerando nelle cose naturali una
qualche comunione e una certa reciproca simpatia, e una corrispondenza fra cio
che e manifesto e cio che e potenza occulta, fondarono di tutto questa una
scienza sacra ('ri)vEman'iIlTjv ti]v LEQunxtlv). Riconobbero infatti nelle infime le
cose supreme, e nelle supreme le infime, nel cielo le terrene rna secondo una
causa e un modo celeste, in terra Ie celesti rna in modo terreno. Di dove mai
infatti crediarno che tragga il suo movimento verso il sole la pianta che
chiamano eliotropio, ossia seguace del sole? [... J Tutte le cose pregano e
innalzano inni al signore della loro specie. Solo che a1cune 10 fan no in forma
intellettuale, altre in modo razionale, altre naturale, altre ancora sensibile. COS!
l'eliotropio si muove come puo verso il sole, e se qua1cuno potesse ascoltare Ie
vibrazioni che trasmette all'aria circostante, certamente udirebbe il canto
composto per il suo re, quale puo comporlo una pianta [... J. E che dire del
loto? Illoto ha chi use le foglie prima del sorgere del sole, e quando il sole sorge le
schiude poco a poco; e quando il sole e a mezzo il cielo, tutte le apre. Poi via via
che il sole volge all'occaso, un po' alIa volta Ie contrae. Sembra, questo aprire e
chiudere le foglie, un omaggio al sole non diverso dal piegar Ie ginocchia
dell'uorno, e dal mota delle labbra nella preghiera. Ma non solo nelle piante, che
hanno un sembiante di vita - perfino nelle pietre si puo vedere una imitazione e
partecipazione delle luci superne L..J, COS! tutto e pieno del divino, Ie cose
terrene delle rea Ita celesti, Ie celesti delle sopracelesti; ed ogni ordine procede
fino allimite estremo. Le cose infatti che oltre ogni ordine si raccolgono in unita,
nella discesa si diffondono [.. ,J,

77

V.
PLATONISMO E ARISTOTELISMO:

DALLA COMPARATIO ALLA CONCORDIA

Della curiosita per Platone, della ricerca di testi da parte


degli umanisti da Petrarca in poi, si e detto. II suo 'ritorno',
le discussioni che si aprirono intorno a lui - a volte aspre e
rabbiose - sono tra i fatti salienti della 'nuova' cultura, al
punto da averne fatto collocare il tratto caratteristico proprio
nel platonismo. II che non e vero, anche se e vero che per un
verso la comparatio con Aristotele, e per un altro i tentativi di
concordia fra i due massimi pensatori dell'antichita, furono una
nota che attraverso Ie discussioni di pili di due secoli.
Come tante altre cose, il 'nuevo' Platone si affaccia al
principio del secolo XV. Sono Manuele Crisolora e Uberto
Decembrio che 10 presentano alla curiosita dei contemporanei
in uno dei suoi libri pili grandi: la Repubblica I. Pili tardi Pier

I Sulle traduzioni quattroeentesehe di Platone, efr. E. GARIN, Ricerche


sulle tradurioni di Platone nella prima meta del secolo XV, in Medioevo e Rinascimento,
Studi in onore di Bruno Nardi, Firenze, Sansoni, 1955, pp. 339-374; A. SAMMUT,
Unfredo Duca di Gloucester e gli umanisti italiani, Padova, Antenore, 1980. Dedi

ehe e prefazioni, con notizie e bibliografie, pubbliea F. ADORNO in PLA


TONE, Dialoghi politici e lettere, Torino, UTET, 1970, vol. II, pp. 931 e sgg.
In partieolare sui Crisolora, cfr. G. CAMMELLI, Manuele Crisolora, Firenze,
Valleeehi, 1941.

79

Candido Decembrio offrendo a Unfredo Duca di Gloucester


la sua nuova versione, ricorda Ie vicende della prima e la
parte che vi aveva avuto il padre: In quel tempo Manuele
Crisolora abitava a Pavia, antica e illustre citta [...] sotto la
signoria di Gian Galeazzo Visconti, primo e felicissimo Duca,
sotto il quale fiori tranquilla pace, onore per gli studi e,
soprattutto, lode per la virtu. E cosi, quello studiosissimo
uomo, godendo di una gran solitudine, in parte dedicandosi
all'insegnamento, in parte applicandosi a scrivere libri, senza
mai astenersi dagli studi delle buone arti, in particolare si
occupo di tradurre questi libri di Platone come sollievo delle
proprie cure e come cibo della sua cultura. Solo che allora,
non possedendo egli il latino a pieno, grazia e decoro di stile
vennero meno a chi eccelleva invece per dottrina. Dopo di lui
Uberto, mio padre, per quanto pote stilisticamente sforzan
dosi di rendere piu eleganti quegli abbozzi del Crisolora,
sembro che, per una qual certa infelicita dei tempi, Ii la
sciasse imperfetti,
Lo stesso Uberto Decembrio aveva narrato Ie vicende
della versione in una importante introduzione, il cui inizio e
pieno di significato: Macrobio - ricorda - nel Commento
al Sogno di Scipione ha scritto che i libri di Platone e di
Cicerone, che entrambi gli autori hanno scritto sullo Stato,
differiscono in questo: Platone ha ordinato il suo Stato se
condo quella struttura con cui pensava si dovesse governare;
Cicerone, invece, ha discusso a fondo in quale modo 10 Stato
fu ordinato dagli a~tichi. E continua: Della Repubblica di
Platone esiste la traduzione dal greco in latino felice mente
condotta a termine da un insigne uomo di grande ingegno,
Emanuele Crisolora di Costantinopoli, mio famosissimo mae
stro di greco. Ma poiche in seguito, per la differenza delle
lingue la traduzione letterale verbum ex verbo resultava troppo
rozza e disarmonica, perche l'eloquenza di un si grande au
tore non fosse, appunto, troppo rozzamente resa in latino, e
sembrato piu bello e leggiadro, sull'esempio di Calcidio e di

tutti gli altri, una volta messe in corrispondenza le espres


sioni, senza allontanarsi dal pensiero di Platone, consolare
anche con qualche dolcezza di eloquio l'animo del lettore,
una volta eliminata ogni asprezza della prosa. E questo mi
so no adoperato di attuare nei limiti del possibile, nei presenti
libri, dietro I'invito del mio maestro e, quindi, con la sua
approvazione, senza allontanarmi affatto dalle parole platoni
che, se non la dove risultassero non armoniche alcune cose
che, sebbene in greco siano estremamente armoniose, nella
prosa latina - tanto puo la varieta del lessico e della strut
tura linguistica! [tan/um potest vocabulorum disciplineque varietas]
- non risuonavano per niente 0 troppo poco.
Comunque la collaborazione fra il Crisolora e Uberto De
cembrio lascio insoddisfatto anche Pier Candido Decembrio,
segretario di Filippo Maria Visconti ed esponente insigne
dell'umanesimo lombardo. Per consiglio di Gerardo Landriani
vescovo di Como, nel 1437 offri al Duca di Gloucester di
dedieargli una nuova versione dell'opera platonica per con so
larlo della delusione provata per la mancata dedica da parte
del Bruni della traduzione della Politica di Aristotele (<<cum
igitur intelligam Leonardum Arretinum, virum grece latine
que lingue satis eruditum, Aristotelis Politicam, quam tuo no
mine vertendam sumpserat, non tuae excellentie sed domini
nostri Pape Sanctitati direxisse). Nel '41 la versione era
completata, e veniva offerta nella sua interezza al Gloucester,
anche se singoli libri recavano dediche diverse (ad Alfonso di
Burgos, al Pizzolpasso, a Giovanni Amadeo): totarn vero
celestem politiam - scriveva Pier Candido al Duca - conse
cramus tuo nomini.
Ma la fortuna della Repubblica, prima della traduzione del
Ficino, non finisce qui. Nei medesimi anni, fra il 1438 e il
1447 l Antonio Cassarino, un siciliano maestro di greco a
Genova (<<nebulo quidam Antonius Cassarinus [...] sicula
loquacitate), che tradusse, oltre a nove opuscoli moraIi di
Plutarco, gli pseudoplatonici Assioco ed Erissia e la Vita di

80

81

Platone di Diogene Laerzio, affronto il ben piu grave compito


di rendere in latino, a gara con il Crisolora e i Decembrio,
la Repubblica, attaccando vivacemente i suoi concorrenti in
un Isagogicon in Platonis vitam ac disciplinam, che ha tratti non
privi di interesse proprio a proposito del tradurre. Non ap
provo egli dice colora che non potendo fare abba
stanza bene, si danno a tale lavoro, per loro, forse, pesante e
per gli altri non utile ne piacevole [. ..]. Fanno un pessimo
servizio a coloro per cui traducono [... J. Non solo non li
dilettano, ne parlano in modo tale da far divenire pill
istruito chi legge, rna, talvolta, traducono cosi oscuramente,
sia perche preferiscono, piuttosto che rendere il senso, vol
gere pedissequamente i termini, sia perche non capiscono
bene quel che dicono, tanto che non solo non vengono com
presi da nessuno, ma fanno si che in molti decada la fama
di uomini illustri [. ..]. Non temo che alcuni pensino che io,
come dicono, faccia cosa gia fatta, poiche si afferma che il
libro e stato tradotto da un greco, come se non risulti chiaro
che il celebre Crisolora sapeva il greco piuttosto che il la
tino, 0 non sia di maggior momento esprimersi bene in la
tino pill che intendere abbastanza il greco. Segui un certo
semigreco, senza dubbio, mi si dice, ingenuo, che percio si
professo suo discepolo, si che quanto fosse stato fatto dal
maestro, di diritto 10 ascriveva a se stesso, come poi il figlio
quel che fosse stato fatto dal padre; certo, so bene che non
avrei avuto bisogno di fare questa lavoro, se dei due l'uno
fosse stato abbastanza erudito, l'altro, pur credendo di ab
bellire Platone, non avesse tradotto in modo da non osser
yare alcun dovere d'interprete; anzi cia che ha tradotto asso
miglia a chiunque altro piuttosto che a Platone [... ]. 10
non ho aggiunto ne tolto alcuna parola [...]. Ne ritengo di
dovere ascrivere a una mia mancanza se certi termini che in
greco sono espressi con una sola parola, ho resi significanti
con due 0 pill termini, 0 alcuni altri ho lasciato quali erano,
gli uni perche non sembravano potersi intendere con parole

82

I1

I\

latine, 0 gli altri perche non si potevano tradurre bene e


agevolmente se non con pill parolev-.
Lo scontro fra il Decembrio e il Cassarino, se talora ha i
caratteri comuni di esasperazione retorica propri di tante
polerniche umanistiche (<<Antonius [...] iste Cassarinus, Phi
ielci natura haud dispar habitus, vitiis non inferior [. ..],
cum quid eleganter et ornate ab ullo transcriptum animadver
tisset, statim omnia vel reprehendere vel denuo transferre
nitebatur), giova tuttavia a meglio mettere a fuoco il pro
blema del 'tradurre', e I'interesse per Platone, sempre pill
diffuso ben oltre la cerchia dei letterati e dei filosofi. A parte,
infatti, le letture di Pier Paolo Vergerio 0 dell' ammiraglio
veneziano Carlo Zeno, singolare interesse hanno le versioni di
Leonardo Bruni che si affiancano a quelle che veniva facendo
di Aristotele. Cosi rende in latino il Fedone, il Gorgia, il Critone,
il Fedro, l'Apologia, parte del Simposio, Ie Lettere, e mostra di
conoscere bene un testa arduo come il Cratilo. Del resto tutto
il lavoro di traduttore di Platone compiuto dal Bruni merita
particolare attenzione, per il modo in cui affronta le difficolta,
per la scelta e l'uso dei manoscritti greci, per il suo ritornare
suila propria opera in redazioni successive (e da vedere il caso
del Critone), per l'uso che Ficino fece delle sue fatiche.
Non rneno degni di nota, quali testimoni di un sempre pill
diffuso interesse, i traduttori minori, quali Rinuccio Aretino,
Cincio Romano, Francesco Filelfo, per non dire dei pill tardi

2 Per Ylsagogicon del Cassarino mi servo della edizione e della tradu


zione dell'ADORNO, op, cit., vol. II, pp. 956-965. SuI Cassarino, v. G.
RESTA, Cassarino e Ie sue tradurioni da Plutarca e Platone, Italia Medioevale e
Umanistica, II, 1959, pp. 207-283 (il Resta, nel suo saggio d'insieme che e
molto importante, a pp. 258-262 da it testo dell'lsagogicon, di cui si vale
l'Adorno). Nello stesso volume di Italia Medioevale e Umanistica, pp.
I 79-198, v. il saggio di V. ZACCARIA, Pier Candido Decembrio traduuore della
Repubblica di Platone (Notieie dall'epistolario del Decembrio) , con appendice di
testi, pp. 199-206.

83

fino a Lorenzo Lippi con 10 lone e al Poliziano col Carmide.


Un discorso a parte meriterebbe invece Giorgio Trapezunzio
che affronto il Parmenide (per il Cusano) e Ie Leggi (con l'Epino
mis), dedicate prima a Nicolo V e poi al Senato veneto, e
duramente criticate dal Bessarione. Col Trapezunzio, tutta
via, diventa sempre pill chiaro il mutare d'orizzonte in cui
queste versioni via via si collocano. L'interesse si rivolge
ormai sempre di pill aIle grandi opere teoriche, metafisiche e
'teologiche', mentre il rapporto con Aristotele, che ancora nel
Bruni si risolveva in una sostanziale convergenza di fondo,
viene ora mostrando tutte le asprezze di un confronto fra
concezioni divergenti della realta. E di mezzo c'e il trapasso
da una lettura 'morale', 'politica' ed 'economica', cioe so
stanzialmente 'umaria' e 'civile', a una discussione teoretica,
intrisa di problemi 'fisici' e 'rnetafisici'; e c'e pure di mezzo
la grande migrazione dei Greci, con Ie loro controversie 'at
tuali', teologiche e politiche, e Ie loro battaglie per la soprav
vivenza dell"ellenismo', della patria e della cuItura nazio
nale. Dal periodo del Concilio di Firenze (1439), e poi dopo la
caduta di Costantinopoli (1453), non si tratta solo della lettura
di codici antichi, rna dell'incontro con uomini vivi che quei
libri avevano continuato a far parlare, a studiare, a censurare,
magari a perseguitare. Se non e vero, come certo non e vero,
che furono i Greci a caratterizzare in Italia e in Europa
Umanesimo e Rinascimento, e pur vero che su un processo
gia in atto, rna con caratteri e orientamenti diversi, i Bizan
tini inserirono elementi, interessi e tenderize nuove e diverse,
postando l'eco delle loro eterne controversie rna anche la
spinta dei loro tentativi di rinnovamento, del lora sogno di
una rinascita ellenica (si pensi al Pletone e al suo modo di
leggere e 'sottolineare' le pagine politiche del Bruni). Ed e in
questa atmosfera della meta del secolo, con nella sfondo l'a
vanzata turca e 10 spirito di crociata, che deve intendersi
anche il programma platonico disegnato da Cosimo il Vec
chio dopo i colloqui col Pletone, e affidato a Marsilio Ficino,

diverso dalle letture avviate all'inizio del secolo da segre


tari e cancellieri, e dotti maestri di scuola, fra Firenze e Ie
citta-stato del Nord. Allora, in Platone, si era visto il maggior
allievo di quel Socrate che aveva riportato la filosofia dal cielo
alIa terra; era stato il maestro del dialogo, di tecniche retori
che sempre pill raffinate, dei procedimenti logici per divi
sione, delle classificazioni per dicotomie quali strumenti logici
per Ie nuove enciclopedie, delle definizioni rigorose. La sua
stessa morale non era apparsa troppo Iontana dalla Nicoma
chea. Tutt'altro il problema che si porra di fronte al Platone
scolasticizzato da Proclo, combattuto dai teologi bizantini, e
contrapposto alIa scolasticizzazione di Aristotele. Cosimo de'
Medici poteva anche disegnare col Pletone una riforma politi
co-religiosa capace di includere fra i suoi libri 'sacri', oltre
Ermete, perfino Giuliano'. In compenso era ben comprensi
bile la reazione, anche violenta, di uomini come il Trapezun
zio, disposti a vedere nei nuovi 'platonici' Ie 'quinte co
lonne' della propaganda musulmana, e nei sogni irenici di
concordia universale oscuri disegni di sabotaggio nei confronti
delle crociate che avrebbero dovuto mobilitare i cristiani con
tro i Turchi. Ed e solo se si tengano ben ferme alcune date, il
'39 col Concilio di Firenze e il '53 con la caduta di Costanti
nopoli, che diventano intelligibili Ie asprezze della comparatio
fra platonismo e aristotelismo prima, e Ie invocazioni appas
sionate della pax philosophica e della concordia poi".
Appunto al '39, e al Concilio di Firenze, ci riportano due
fatti particolarmente rilevanti: I. l'incontro e Ie conversazioni
di Cosimo il Vecchio col Pletone, incontro che pur ridimen

84

85

COSl

3 Sulla presenza e l'uso di Giuliano, e in partieolare dell'orazione al


Sole, efr.. i miei Studi sui platonismo medievale, pp. 190 e sgg., e i testi ivi
pubblieati.
4 Per il Trapezunzio, e per molti aspetti fondamentali della polernica,
efr. J. MONFASANI, George of Trebizond. A Biography and a Study of his
Rhetoric and Logic, Leiden, Brill, 1976.

sionando il racconto ficiniano nmane un punto importante


della vicenda del ritorno di Platone 'teologo' (<<Magnus Co
smus senatus consulto patrie pater, quo tempore concilium
inter Grecos atque Latinos sub Eugenio Pontifice Florentie
tractabatur philosophum grecum nomine Gemistum cogno
mine Pletonem quasi Platonem alterum de mysteriis Platoni
cis disputantem frequenter audivit; e cuius ore ferventi sic
affiatus est protinus, sic animatus est ut inde Academiam
quandam in alta mente conceperit [... [}; 2. la composi
zione da parte del Pletone, nella primavera del '39, del fa
moso testa De dif.ferentiis (ltQL cbv ' AQLO'tO'tEAll ltQo IlAa
trove c'HalpEQLm), steso in riva d' Arno ad uso dei suoi
amici italiani. Gli antichi cosi Greci come Romani - scrive
Gemisto - stimavano Platone molto pili di Aristotele. La
maggioranza dei nostri contemporanei, al contrario, soprat
tutto in Occidente, immaginano di essere pili sapienti degli
antichi e ammirano Aristotele pili di Platone. La colpa tutta
via di questa assurda inversione di valori, secondo Gemisto,
risale a un Arabo, Averroe; e Averroe che li ha convinti,
affermando che Aristotele e il capolavoro ultimo e definitivo
della Natura in fatto di filosofia [che e una citazione del
commento al De anima: "iste homo fuit regula in Natura, et
exemplar quod Natura invenit ad demonstrandam ultimam
perfectionem humanam in materiis"]. Non tutti, peraltro,
continuava Gemisto, anche in Italia erano aristotelici, 0, peg
gio, averroisti, e siccome esistono ancora alcuni che preferi
scono Platone, noi desideriamo dimostrare loro la nostra sim
patia e correggere gli altri - quelli almena che non si dirno
strino troppo litigiosi - esaminando brevemente le differenze
fra i due filosofi e mostrando come l'uno sia inferiore all'al
tro".

Orbene, cio che, a parte ogni altra considerazione, rende


di singolare rilievo l'opera del Pletone, e che, anche per la
risonanza che ebbe attraverso le polemiche, defini alcune
delle posizioni che poi divennero caratteristiche nei platonici
italiani. Va aggiunto, d'altra parte, che se, a cominciare dal
Ficino e dal Pico, gli Italiani dipesero da lui nella raffigura
zione della prisca theologia e di una tradizione filosofica unita
ria da Zoroastro a Proclo, e oltre, egli attinse dagli I taliani
l'immagine di un aristotelismo 'avveroistico' empio perche
negatore dell'individualita dell'intelletto e dell'irnmortalita
dellanima. Nella risposta alle accuse della Scholarios, identi
ficata nella sua stesura autografa (nel Marciano greco 517) da
F. Masai, il Pletone sottolinea l'origine 'fiorentina' dell'opu
scolo De dif.ferentiis, e il debito nei confronti degli Italiani e dei
dotti ebrei, a proposito dell'averroismo. Noi componemmo
- scrive - questo testa senza cure particolari, durante una
maiattia, a Firenze. In quei lunghi giorni non potemmo uscire
dalla casa dove abitavamo, e naturalmente ci siamo annoiati.
E per consolarci di quella noia, e, insieme, per far piacere ai
platonici, che abbiamo scritto. Quanto poi ad Averroe, sog
giunge:
Tu dici che noi calunniamo Averroe, a proposito dell'anima umana,
poiche e possibile sentire dai Latini, e da tutti gli Ebrei, che Averroe
non sostiene affatto che 10 spirito umano e corruttibile. Ma noi, mio

5 Del De difJerentiis usa l'ed. condotta sull'autografo, a cura di B.


Lagarde, in Byzantion, 43, 1973, pp. 312-343; della replica dello Schola

rios, l'ed. del JUGIE nelle Oeuvres completes (Paris 1928-1936), IV, pp. 1-116;
della risposta del Pletone l'ed. W. GASS, Gennadius und Pletho [...], Bre
slau 1844, vol. II, pp. 54-116. Appartiene a una certa tardiva fortuna cinque
centesca del De differentiis (oltre I'edizione veneta del testo del 1540, riprodotta
nel '41 a Parigi, e oltre la parafrasi latina del veronese Bernardino Donato
del '40, in forma di dialogo, e la nuova traduzione di Giorgio Chariander
uscita nel '74 a Basilea dal Perna) la traduzione latina di Giulio Angeli da
Barga, conservata nel manoscritto 234, ff. 90r-99v, della U niversitaria di
Pisa, dove I' Angeli insegno logica e medieina fra il 1563 e il 1592.

86

87

caro, i: dagli I tali ani piu dotti e dagli Ebrei, che abbiamo imparato
Ie teorie di Averroe sull'anima umana; e quello che dice, e come 10
dice, noi 10 sappiamo, non come te, che chiaramente non ne sai
nulla, sia che tu abbia ascoltato degli ignoranti, sia che tu non abbia
compreso quello che hai sentito; il linguaggio di Averroe, infatti, ha
in proposito delle finezze che 10 rendono difficile a uno spirito
grossolano.
Ma Averroe, gli Ebrei, e i vari maestri di pieta 0 di
ernpieta, ritornano di continuo nelle accuse che i due avver
sari si scambiano. In un testa in cui 10 Scholarios accusa
duramente il Pletone, e che e conservato autografo ne! mano
scritto XXII, I, della Biblioteca dei Gerolamini di Napoli,
non solo la genesi degli 'errori' di Gemisto, rna tutta la sua
storia intellettuale e presentata con ricchezza di particolari, in
genere confermati dalle fonti.
Questi, prima di avere raggiunto Ia maturita della ragione, dell'edu
cazione e del giudizio (JtQiv 'tEAELwtlfiVaL 'tep AOYI{> xai tfl JtaL()ElJOEL
xai tfl tOU xQ(VELV 1:0. tounrt ()vvu!tEL), anzi prima an cora di
esservisi appressato, fu a tal punto preso dalle opinioni elleniche (twv
EAAl]VLXWV ()Oswv), che si curo ben poco di apprendere il cristiane
simo dei padri (rov Jt(ltQLOV autep XQwtLavw!tov), salvo quello che
a tutti ne e palese. Non fu infatti per I'ellenismo della lingua, come
fanno tutti i cristiani, che lesse e studio i libri degli Elleni, e innanzi
tutto dei poeti, poi anche dei filosofi, rna per seguirne Ie opinioni, E
percio Ii segui. E questo noi sappiamo con precisione (axQL~w<;)
[avendolo appreso] da molti che I'avevano conosciuto bene in
gioventu, Cosi essendo predisposto, e del tutto norma Ie che, per
difetto di grazia divina, da parte dei demoni a cui si era congiunto
gli derivasse un'inclinazione ad aderire costantemente all' errore,
come accadde anche a Giuliano e a molti altri apostati. II massimo
(to ... XElpUAaLOV) dell'apostasia fu raggiunto da lui per I'influenza di
un Ebreo, che egli frequcnto per la competenza che aveva nell'inter
pretazione di Aristotele. Era costui un seguace di Averroe e degli
altri commentatori persiani e arabi dei libri aristotelici, che gli Ebrei
hanno reso nella propria lingua. Di Mose, e delle cose che gli Ebrei
credono e praticano per il suo insegnamento, costui non si curava
afTatto. Fu lui che gli espose Ie teorie di Zoroastro e degli altri.
Quest'uomo in apparenza ebreo, in realta ellenico, non solo fre

88

quento a lungo come maestro, rna 10 servi e fu al suo seguito; infatti


era molto potente alia corte di quei barbari (tv 'tfl tWV ~aQ~uQwv
roimov aUAfl). Si chiamava 'EAwoaio<;. Cosi [Gernisto] divenne
quale fu. Poi tento di nasconderlo, ma non ci riusci, e poiche giun
geva a difTondere Ie sue idee ('ta<; ()osa<;) ai discepoli, fu allontanato
dalla citra dal pio ~aaLAEu<; Manuele e dalla chiesa. Su un punto
solo non furono bene ispirati: nel risparmiarlo invece di cacciarlo
vergognosamente nelle terre dei barbari (d<; ~uQ~aQov ... yf\v), impe
dendogli in qualche altro modo di nuocere",

In realta, ed e cia che pIll mteressa, nel confronto con i

'platonici' italiani, e, pili in generale, con gli umanisti, spe


cialmente toscani, Pletone non separo mai la sua opera di
'filosofo' da quella di riformatore politico e religioso. La
'rinascita' ellenica, sotto il segno di una riconquistata tradi
zione 'platonica', avrebbe dovuto poggiare su un ritorno
degli 'dei della Grecia'. II Trattato delle Leggi, che la persecu
zione scatenata dallo Scholarios ha in parte irrimediabilmente
distrutto, e che costituisce un testa singolarissimo, si apre can
questa sommario: Quest' opera contiene: la teo log i a se
condo Zoroastro e Platone: agli Dei riconosciuti dai filosofi si
sana mantenuti i nomi tradizionali degli Dei della Grecia, rna
riconducendo ognuno dal sensa meno filosofico che ha acqui
sito nelle finzioni dei poeti al sensa pili conforme alla filosofia;
la mar a I e secondo gli stessi saggi, e inoltre secondo gli
Stoici; la p a lit i c a sui madelia di quella di Sparta, atte
nuandone i rigori eccessivi, che la maggioranza non potrebbe
sopportare, rna aggiungendo, soprattutto ad usa dei reggitori,
la f i los a f i a, che e il pregio maggiore delle istituzioni
platoniche; il cui to ridotto a pratiche semplici e tuttavia
sufficienti; la fi sic a in gran parte secondo Aristotele; infine

6 Per il testo, esumato dal Lambros nel 1924, cfr. MASAI, Plithon, p.
58. Qui e dato secondo I' edizione del J ugie, nella citata edizione delle opere
dello Scholarios, vol. IV, p. 152.

89

quest'opera accenna anche ai principi della logica, aile anti


chita greche e a qualche tema di igienc". Ove, fra le tante
cose, c'e appena bisogno di sottolineare l'accettazione dell'A
ristotele fisico, che ritorna uguale nel Ficino. Solo che nel
Pletone il programma riformatore nettissimo e dominante.
Comunque, ed
questa che interessa per definirne I'm
fluenza sui 'platonici' italiani, insieme con la rilevanza di
Zoroastro e degli 'oracoli caldei', domina in Gemisto il tema
di una 'tradizione' ininterrotta di sapienza riposta, solo par
zialmente consegnata ai testi scritti, e contenente una univer
sale 'disciplina', legata alle leggi cosmiche, ed unico fonda
mento per una ideale societa umana. C'e un passo capitale
della risposta a Scholarios, proprio sull'aurea catena, che
Aristotele ha infranto, e che il rinascente platonismo restaura.
E un testo che va tenuto presente proprio per intendere non
pochi motivi dell'ispirazione 'platonica' dei circoli ficiniani e
pichiani, a cui, se mai, aggiunsero qualche nota nuova, rna
solo in parte inedita, ermetismo e kabbalah. Dice dunque
Gemisto all'avversario che ha accusato Platone di non avere
sistematicamente esposto una compiuta dottrina scientifica:

C'e una cosa, fra molte altre, che ti sfugge: non e per difetto di
conoscenza che Platone non ha scritto nulla sulle scienze: e perche
lui stesso, e prima di lui i pitagorici, ritenevano opportuno non
scrivere su tali questioni, rna trasmetterle a viva voce ai loro disce
poli, nella convinzione che sarebbero stati pili sapienti se avessera
avuto tali conoscenze dentro di se, e non nei libri. Infatti, poco ci si
cura di un possesso duraturo nell'anima, quando si immagina di
possedere la scienza nei libri. Ma siccome, secondo Ie circostanze, la
buona e la cattiva fortuna introducono nella nostra attivita scienti
fica interruzioni numerase, e talora lunghe, e utile scrivere, perche in
tal modo si olfre una sorta di memoria a colora che non possono
dedicarsi aile scienze senza interruzione. Per questo Platone mede
simo ha lasciato delle note, rna solo sui principi della logica, della

Traiti des lois, ed. Alexandre, pp. 2-4.

90

fisica, dell'etica, della teologia. Platone, e vera, inscgno COS! la filosofia:


e tuttavia non era la sua filosofia che comunicava, rna quella dei
discepoli di Zoroastro, che era arrivata fino a lui attraverso i Pitagorici.
Pitagora, infatti, aveva frequentato in Asia i maghi discepoli di Zoroa
stro ed era stato COS! iniziato alia sua filosofia. Ora, secondo Plutarco e
altri, Zoroastro e pili antico 5 mila anni dei Troiani. Se questo poi non
e senz'altro accettabile, deve almeno essere il pili antico di quelli che si
chiamano in genere i saggi e i legislatori, fatta eccezione per Menes
[Min]' poco saggio Iegislatore. Del resto, anche in Egitto i sacerdoti
hanno accettato di preferenza le teorie di questo stesso Zoraastro, e
sono queste dottrine che Ii hanno resi celebri. Per quanto concerne i riti
della loro religione, restarono fedeli aile istituzioni di Menes che erano
senza valore, e per questo si resero ridicoli.
Che poi Platone sia stato adepto di questa filosofia, ce 10 provano gli
Oracoli della tradizione di Zoroastro che sono sopravvissuti fino a noi.
Sono in realta in tutto e per tutto in accordo con Ie opinioni di Platone.
Platone non trasmette dunque nei suoi dialoghi che i principi della
filosofia, e cioe quanto e strettamente necessario e riguarda Ie questioni
fondamentali. Quanto al resto, egli lasciava ai suoi discepoli il compito
di continuarlo in base ai principi e a quanto gli avevano sentito inse
gnare.
Aristotele, al contrario, frequento S! le lezioni di Platone, rna poi,
sotto il pretesto della filosofia, in realta pratico la sofistica; dorninato
dalla vanita, volle divenire capo di una setta personale. Per questo
turbo e corruppe i principi della filosofia, tramandati da Platone, e
venuti a lui dalla lontananza dei tempi. Del resto, quello che aveva
ricevuto dalla bocca di Platone 10 considero come proprieta privata, e
10 mise per scritto, introducendovi per di pili non pochi errori. Siccome
poi si era occupato oltre modo di cose lontane dai principi e prive di
importanza, pubblico una grande quantita di opere, avendo inventato
questa quattordicesima specie di sofisma: impressionare le persone
poco istruite con la massa dei propri scritti. La filosofia, a dir vero, si
contrae in poche parole, e tratta poche cose. Tratta i prineipi dell'es
sere, e chi Ii avra afferrati alia perfezione sara capace di giudicare
quanta possa venire a conoscenza dell'uomo".

In

Bessarione, nell'ln calumniatorem Platonis, allorche scendera


polemica col Trapezunzio per difendere insieme Platone e

Cit. in

MASAI,

Ptethon, pp. 136-137.

91

il Pletone, cited la seconda epistola platonica: scribendum est


per ambages atque aenigmata, e a lungo insisted sui 'silenzio
pitagorico' riportando per intero la lettera di Liside a Ipparco
(e proprio dal suo libro la riprendera Copernico). Col Pletone
Bessarione ripetera: Plato nihil de primis supremisque rebus
aut quam paucissima et ea perobscure hac causa scripsit,
quod rem tantam multitudini communem facere non liceret,
longeque sanctius esset haec toto animo colere et venerari.
Infatti, praestat si praeceptoris ore percepta assidua medita
tione animo revolvantur, il che, soggiunge Bessarione, anche
i Druidi volevano.
Quanto poi all'aurea catena, il Pie tone nelle Leggi venne
formulando tesi largamente diffuse fra i 'platonici'. Fra i
legislatori e i saggi piu antico di tutti fu Zoroastro; seguono
Eumolpo, Minosse, Licurgo, lfito e Numa. Ai Bramani in
India e ai Magi della Persia seguono in Grecia i Cureti, i
sacerdoti di Dodona, Tiresia, Chirone. I sette sapienti trasmi
sero Ie loro dottrine a Pitagora, a Platone e poi a tutti i loro
allievi, Parmenide, Timeo, Plutarco, Plotino, Porfirio e Giam
blico. Tutti essendosi trovati d'accordo nella maggioranza
delle questioni e nelle piu importanti, sembrano avere dettato
Ie loro opinioni agli uomini piu saggi venuti dopo di loro. Noi
Ii seguiremo senza cercare di modificare Ie loro tesi su que
stioni cosi grandi, e senza accogliere nessuna delle novita
moderne di qualche sofista. Fra i saggi e i sofisti esiste infatti
questa differenza capitale: i saggi esprimono opinioni sempre
in armonia con Ie credenze piu antiche ('toUe; !lEV oorpoix
[...J 'toLe; aEi naAaLo'tEQOLe;), [...] mentre i sofisti guar
dana solo al nuovo, unico oggetto delle loro ambizionio".

9 Per Bessarione, i suoi testi e quelli della sua cerchia, mi servo dei tre
volumi di L. MOHLER, Kardinal Bessarion als Theologe, Humanist und Staats
mann, Paderborn 1923-1942 (che adopero nell'ed. anastatica, Aalen, Scientia
Verlag, 1967). Della Comparatio usa I'unica ed. veneta del 1523.

Se gran parte delle tesi di Gemisto, diffuse in I talia anche


attraverso scolari che gli rimasero sempre fedeli come il Bes
sarione, in vario modo vennero a confluire nelle correnti pla
toniche, il suo 'razionalismo' e il suo 'ellenismo' scatenarono
contro di lui reazioni rabbiose che coinvolsero tutte Ie sue
prese di posizione filosofiche. Fra i suoi avversari piu aspri,
rna penetranti, va collocato senza dubbio Giorgio Trapezun
zio che pochi anni dopo la morte del Pletone, avvenuta nel
1452 (0, secondo il Monfasani, nel 1454), compose una Compa
ratio Platonis et Aristotelis destinata a provocare la grande opera
del Bessarione In calumniatorem Platonis. II Trapezunzio aveva
gia attaccato Teodoro Gaza in uno scritto in cui, a parte Ie
considerazioni molto interessanti circa il metodo del tradurre
Aristotele (In peroersionem problematum Aristotelis / adversus Theo
dorum Gazam], aveva preso la difesa delle versioni medievali, e
in genere della Scolastica latina (nisi fuissent, nulla esset apud
Latinos scientia; tolle interpretationes quae ante nosfuerunt, nullus erit
Albertus; philosophiae fundamenta nemo prorsus citra ducentos annos
apud Graecos nisi latinis litteris tenuit). Difensore dell'aristoteli
smo, anche se traduttore del piu complesso Platone metafisico
(il Parmenide, per il Cusano), nel Pletone vede il nemico del
Cristianesimo, il subdolo difensore del paganesimo, il nasco
sto propagandista dei maomettani, il profeta e sacerdote di
una sorta di religione solare: solern [... J cui feruntur quoti
die, quasi deus sit et anima mundi, ut aiunt, preces fundere,
quas eloquentissime Gemistus quidam omnium hominum im
piissimus composuit, qui librum adversus Christum dominum
nostrum reliquisse fertur. L'aveva sentito, assicura, annun
ciare imminente la fine del cristianesimo, e l'instaurazione
della vera religione solare: ideo praedicabat, dum viveret,
paucis post mortem annis transactis ad veram Platonis theo
logiam universas gentes relapsuras. Aveva letto i suoi inni al
Sole (<<vidi, vidi, ego vidi et legi preces in Solem eius, qui bus
sicut creatorem totius hymnis extollit atque adorat}, mentre
profetava la fine di tutte Ie religioni rivelate (<<paucis post

92

93

mortem suam anrus et Chris tum et Machumetum de media


su blaturn iri). II maledetto Platone - Plato maledictus - che
can la sua teoria della comunione delle donne voleva trasfor
mare il mondo in un postribolo, si era quasi reincarnato in
Epicuro e in Maometto (<<duos invenio sectatores ipsius, Epi
curum et Machumetum), per ripresentarsi al mondo nella
persona di Gemisto, il peggiore di tutti, che ora il Trapezun
zio den uncia alia Cristianita perche la dottrina di Platone non
distrugga la civilta occidentale (<<ego [... J rem patefeci effeci
que quantum ad me attinet, ne quartus iste Plato tantum
tertium excedat quantum aut secundus primum aut tertius
secundum in commendanda voluptate).
Nella ricca letteratura polemica suscitata dalla Comparatio
emerge can particolare rilievo la grande opera del Bessarione,
l'ln calumniatorem Platonis, finito nella prima stesura al termine
degli anni Cinquanta, e la cui traduzione latina fu stampata
ne! '69. L'opera non e solo una misurata difesa del Pletone; e
una ampia e articolata analisi storica e critica della filosofia
greca, una esposizione a volte straordinariamente interessante
de! pensiero platonico, delle cui opere vengono tradotti can
cura arnpi tratti, mentre non mancano citazioni di testi preso
cratici, per esempio di Parmenide. Pur restando fermo ne!
distinguere fra antica filosofia e dottrina rivelata, Bessarione
su molti punti si dichiara in condizione di ostendere Aristo
te!em a -Platone non dissentire, anche se eben convinto che
principia quaedam vere theologiae e Platonis scriptis surgere
et quasi scaturire videntur (<<speciem quandam nostrae reli
gionis in Platone fuisse non diffitemur luce naturae illustra
tam). Conoscitore profondo dei testi aristote!ici, alcuni dei
quali, a cominciare dalla Metafisica, aveva tradotto in buon
latino, discutendone il testa, sembra davvero aprire la strada
a tutta quella nuova teologia platonica che, dal capolavoro
di Ficino al commento aile Sentenze ad mentem Platonis di
Egidio da Viterbo, si diffondera can tanta fortuna europea fra
la fine del secolo XV e il secolo XVI. Nella stesso tempo,

contro 10 spinto di crociata del Trapezunzio sembra voler


riprendere i temi della pace e della concordia cari al Cusano,
aprendo la strada alia sintesi che Pica sognera di realizzare,
andando ben oltre Ficino, che a Platone riservava la teologia
e la metafisica, per concedere ad Aristotele la fisica.
Ne e privo di significato che mentre il Trapezunzio con
cludeva la sua invettiva insistendo sulla corruzione morale,
fonte di rovina civile, del platonismo, maestro, can gli epicu
rei, di ooluptas, Bessarione terminava il suo libra, dopo avere
esaminato la versione delle Leggi, offerta dal Trapezunzio
prima a Nicolo V, poi, tramite Francesco Barbaro, al Senato
veneto, can una serie di domande, che erano accuse precise
rivolte al calunniatore: Probantne leges Venetae dirum atque
nefandum marium concubitum, quem tu probari a Platone
vociferaris? Tune in ea re publica natus, educatus eruditusque
es, ubi ea scelera exercentur, quae Platonis Legibus sanciri
affirmas? Donas Venetis leges, qui bus Graecos periisse com
memoras. Proponis liberis eorum ad vitae ac morum eruditio
nem instituta Platonis, quae tua quidem sententia nihil aliud
docent, quam vino ingurgitari et profanare sexum naturam
que pervertere.

94

95

VI.
STOICISMO, EPICUREISMO E SCETTICISMO:

VERSO LA NUOVA FONDAZIONE

DELLA SCIENZA

Sia la comparatio che la concordia nascono da un confronto


sempre pili ampio di posizioni, rna rispecchiano, insieme,
momenti diversi sia nella 'lettura' dei testi, che nella situa
zione generale della cultura. Laddove gli umanisti italiani,
segretari di citta-stato, fra la fine del Trecento e il principio
del Quattrocento, vedevano (e cercavano) sostanziali conver
genze fra un certo Aristotele morale e logico-retorico e il
nuovo Platone che venivano scoprendo, e utilizzavano Cice
rone per avviarsi verso una riunificazione delle filosofie, a
meta del secolo, Ie tensioni d'ogni sorta, alimentate anche
dalla migrazione dei Greci, mutavano insieme il panorama
culturale e la situazione politica. I dialoghi filosofici cari ai
maggiori umanisti che, messe a confronto Ie posizioni esem
plari, cercavano non l'invettiva rna la sinfonia, lasciano il
posto a sforzi di maggiore approfondimento. La lettura dei
testi della tarda antichita, dei grandi commentatori di Pla
tone e di Aristotele, contribuisce non poco a facilitare gli
incontri, mentre la diffusione e la fortuna di apocrifi, 0 di
scritti tardi rna attribuiti aile origini piu remote, favoriscono
la convinzione di una prisca philosophic comune a tutta l'uma

97

nita e quasi connaturata alIa mente umana. Da quella prisca


philosophic; da quella theologia prisca e magari poetica, si imma
gina scaturita una perennis philosophic, diversa nelle forme e
nelle 'parole' (verbis), non nella sostanza (re), rintracciabile
presso tutti i popoli e capace di costituire il fondamento
della riunificazione spirituale di tutto il genere umano (la pax
philosophica, appunto, che predicava il Pico). Ermetismo, neo
platonismo, neopitagorismo, rna anche tematiche stoiche e
ardite interpretazioni di commentatori greci ed arabi: tutto
sembra utilizzabile per un programma irenico. Al quale, per
altro, a un certo momento, fad riscontro un risvolto scettico,
un rifiuto generale della doctrina gentium e un rifugio nel
misticismo. Le due posizioni nelle loro conclusioni estreme
furono teorizzate, in certo modo, fra la fine del Quattrocento
e il principio del Cinquecento, dai due Pico, zio e nipote,
Giovanni e Gianfrancesco. Scrive Giovanni nell'Oratio: Ego
ita me institui ut in nullius verba iuratus, me per omnes
philosophiae magistros funderem, omnes schedas excuterem,
omnes familias agnoscerern. Era la difesa della tibertas philo
sophandi, e, insierne, della chiarezza del giudizio, <me, si pri
vati dogmatis defensor reliqua posthabuissem, illi viderer
obstrictus. La meta raggiunta, secondo Pico, e la scoperta,
da un lata, che ogni scuola, ogni pensatore, ha qualcosa di
peculiare (<<in unaquae familia est aliquid insigne, quod non
sit ei commune cum ceteris}, mentre, d'altro lato, si mani
festa in tutti una sostanziale concordia di fondo. Aggiunge:
propterea (.oo] ego, praeter communes doctrinas, multa de
Mercurii Trismegisti prisca theologia, multa de Chaldaeo
rum, de Pythagorae disciplinis, multa de secretioribus He
braeorum [addidi] mysteriis; (.oo] proposui primo Platonis
Aristotelisque concordiam a multis antehac creditam, a ne
mine satis probatam; e con l'accordo fra aristotelismo e
platonismo, sostenne l'incontro di ogni cultura ricercandolo
anche con il ricorso alIa tradizione segreta, celata ai profani
dal silenzio pitagorico (e dai misteri cabbalistici - non an

dra, infatti, dirnenticata la nuova ondata di cultura ebraica in


Italia connessa can Ie persecuzioni e la cacciata degli Ebrei
dalla Spagna). D'altra parte proprio nel frequente richiamo
pichiano a Temistio 0 a Simplicio, al Filopono 0 ad Alessan
dro di Afrodisia, a Proclo, a Giamblico, a Damascio, risulta
chiaro il contributo dato ormai dai tardi commentatori alia
reinterpretazione cosi del platonismo come dell'aristotelismo.
II Platone ficiniano riletto attraverso Ermete e Porfirio, Plo
tino e Proclo, Giamblico e, magari, Psello, si dilata in un
neoplatonismo estremamente complesso, capace di accogliere
nel suo seno anche una parte cospicua delle tradizioni cri
stiana, araba ed ebraica. D' altra parte, I'Aristotele ripreso nei
testi originali, nei commentatori tardo-antichi, rna anche com
plicato con scritti circolanti sotto il suo nome c nicnte affatto
'aristotelici', svelava aspetti inediti e si veniva profonda
mente trasformando. Platonismo e aristotelismo mutavano
volta, si combinavano in sintesi impensate 0 si svolgevano in
interpretazioni ora simpliciane, ora sotto il segno di Alessan
dro di Afrodisia, a del Filopono, e non solo - come troppo a
lungo si e continuato a credere - nel problema dell'anima,
ma nella logica, nella fisica, nella metafisica. I nuovi platoni
smi e aristotelismi del Cinquecento, e oltre, sana ben lontani
da quelli medievali. I famosi e diffusi commenti dei Conim
bricenses parlano chiaro, con la lora costante e larga utilizza
zione del lavoro degli umanisti e dei nuovi pensatori del
Rinascimento.
Non diverso il discorso da fare per lc altre grandi 'scuole'
antiche. Lo stoicismo largamente circolante attraverso gli
scritti di Cicerone e Seneca, arricchito di continuo da nuove
traduzioni fino al Manuale di Epitteto reso latino dal Poli
ziano, penetra ovunque, combinandosi anch'esso con correnti
diverse: dal Pletone, che dichiarava il suo debito verso 10
stoicismo gia nel preambolo delle Leggi, aIle ben fondate con
nessioni con l'ermetismo per se cosi ricco di temi stoici, Igni
euli, notitiae communes, disseminazioni di 'ragioni' in tutta la

98

99

realta; leggi di natura, uno spmto 'immanente' al cosmo, e


un mondo vivente; una morale, diceva Leonardo Bruni, ne
scio an vera, sed eerie mascula atque robusta: dovunque, dalla
polemica antiascetica del Valla alle pagine cupe dell'Alberti,
e, domani, dalle discussioni sulle passioni a quelle su una
legislazione 'naturale' universale, I'ispirazione stoica e pre
sente e operante, e sempre in forme nuove e in nuove com
binazioni. Quanto all'epicureismo, 1'accesso alle fonti ignote
al Medioevo che consentono il recupero, oltre che dell'etica,
della fisica nel fascino dei versi lucreziani, determina una
diffusione e una rivalutazione di eccezionale importanza. Fra
discussioni e anatemi, rna anche fra entusiasmi e appassiona
menti, Lucrezio viene letto e commentato, e viene imitato
sempre di pili nel Cinquecento, fino al singolare poema di
Palingenio Stellato, 10 Zodiacus vitae: e fino ai poemi di Gior
dano Bruno. Ma gia nel Quattrocento Epicuro e presente
dovunque: da Valla a Poggio, da Cosma Raimondi al Fi
lelfo, per non dire dei versi corposi del Panormita 0 dei tanti
poemi fisici, astronomici e astrologici. 11 Trapezunzio rim
proverava al Pletone di essere seguace della ooluptas, nel
connubio fra Platone ed Epicuro; rna a quell'incrocio tro
viarno anche la poesia di Marullo e la riflessione di Ficino
giovane (adhuc adolescens) con quel Liber de ooluptate, che meri
terebbe maggiore attenzione per il suo riferimento, oltre che
al Lucretius Epicureus nobilis (anche alla fisica), a Platone e al
Fedro, a Ermete (siamo nel '58). Nello sfondo si affaccia, da
un lato, la filosofia dell'amore, e dall'altro una visione della
Natura animata, divinizzata, vestita di bellezza. E se con i
processi contro gli accademici romani riemergeranno le vee
chie accuse contro l' ernpieta e la dissolutezza degli epicurei,
l' esule Filippo Buonaccorsi nella biografia del polacco Grego
rio di Sanok arcivescovo di Leopoli sottolineava l'epicurei
smo 'fisico' non incompatibile col rigore morale dell'arnico,
mentre il pio Giovanni Nesi, pili tardi devoto seguace di
Savonarola, concludera solennemente un suo giudizio su Epi

curo: ems inconstantissima oratio voluptate, constantissima


autem vita honestate, beatorum finem terminasse videtur 1.
Come si e detto, alla 'concordia' di Giovanni Pico, il
nipote Gian Francesco, fervente savonaroliano, contrappose
nel 1520 una sistematica confutazione di tutte le scuole filoso
fiche antiche, e in particolare una minuta discussione di Ari
stotele (Examen vanitatis doctrinae gentium et veritatis christianae
disciplinae distinctum in libros sex, quorum tres omnem philosophorum
sectam universim, reliqui Aristotelea et aristoteleis armis impugnant,
ubicunque autem Christiana et asseritur et celebratur disciplina). Gian
Francesco Pico, nella sua confutazione in funzione apologe
tica, utilizza una vasta letteratura; nella polemica contro Ari
stotele, fra l'altro, come fece ben vedere gia il Wolfson, si
servi largamente di Crescas, che si fece appositamente tra
durre. Cia che, tuttavia, colpisce di pili nell'Examen, e la
massiccia presenza di Sesto Empirico, conosciuto per intero.
Scarsamente nota, anche se circolante almena dai primi del
Trecento in una parziale versione latina, I'opera di Sesto
Empirico torna in greco nel Quattrocento. La usano Filelfo e
l' Aurispa, Palla Strozzi e Bessarione. A Firenze, nella second a
meta del secolo, la conoscono Ficino, Giovanni Pico e in
particolare Poliziano, rna e Giovanni Antonio Vespucci, savo
naroliano, che si procurera l'importante Laurenziano plut. 85,
2, poi passato nella Biblioteca di San Marco, copiato dallo
scriba Tommaso Prodromita nel 1465. Savonarola, colpito
dalla forza delle argomentazioni di Sesto e dal earattere cnci
clopedico dell'opera, ne caldeggio 10 studio, e spinse il Ve
spucci a tradurla con l'aiuto di Zenobi Acciaioli (una versione
umanistica parziale dei libri adversus mathematicos, del vene

100

101

Anche per Ie indicazioni bibliografiche e da vedere M. R. PA


Prime note sulla tradizione medieuale e umanistica di Epicure, Annali
della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere e Filosofia, Serie
III, vol. IV, 1974, pp. 1443-1477. Della versione di Epitteto del Perotti v.
l'ed. a cura di R. P. Oliver, University of Illinois Press, Urbana 1954.
1

GNONI,

ziano Giovanni Lorenzi, compiuta fra la fine del '400 e il

principio del '500, Sl trova nel Vaticano lat. 2990,


266r-38I v). Gian Francesco Pico si servi del testo greco della
Biblioteca di San Marco gia nella sua prima confutazione
degli astrologi. Comunque attuo almeno in parte il pro
gramma savonaroliano, avviando una serrata discussione
delle 'scienze' profane e dei loro fondamenti, recuperando
tutto il valore epistemologico della grande opera di Sesto.
Contemporaneamente si delineava il problema della nuova
enciclopedia, come aveva visto Poliziano/. Lungo una linea
partita da Cicerone scettico, si definiva una nuova imposta
zione del problema del sapere, e della struttura del sistema
delle scienze, nonche de! rapporto con la fede. Nella lettera di
Gian Francesco a Jacques Lefevre d'Etaples, dell'agosto 1520,
d'accompagnamento all'Examen, si legge la consapevolezza
dell'importanza di una critica dei fondamenti di quell' Aristo
te!e, quem nunc paene omnes colunt - una critica radicale, man
data al commentatore di Aristote!e, di cui tanta e l'auctoritas
[...J in praeclaro Parisiorum Gymnasio. E probabile che I'Examen
Fosse steso fra il '12 e il '14 a Firenze, e completato gia agli
inizi del '16 (edito nel '20). Nel 1501 era uscita, postuma, la
grande enciclopedia di G. Valla castruita con recuperati testi
greci. In qualche modo il De expetendis et fugiendis rebus e
I'Examen vanitatis doctrinae gentium si possono connettere, e non
solo per vicinanze di tempo e di spazio. Costituiscono en

trambi, in qualche modo, un bilancio e un punto di partenza.


Poi Sesto Empirico emigre; nel 1562 esce a Parigi la versione
delle Ipotiposi della Stefano; ne! '69 sara ripubblicata in un
volume con la versione degli Adversus mathematicos di Gentian
Hervet; nel 1621 appare la prima edizione del testo greco
completo, con le versioni latine e la vita di Pirrone di Diogene
Laerzio. Puo darsi che Montaigne non conoscesse l'Examen di
Pico, che pure circolo in Francia. In ogni caso la discussione
pichiana costitui un importante punto di partenza, mentre
attraverso I'appassionata ispirazione savonaroliana ritornava
la sottile problematica delle discussioni logiche ed epistemolo
giche dell'eta ellenistica.
Comunque, mentre attraverso Ie comparationes, Ie defensio
nes e lc concordiae si svelava la molteplicita delle filosofie, e ne!
dibattito sulla prisca theologia, sulla pax philosophica e sulla philo
sophia perennis (l'opera di Agostino Steuco esce nel 1540) si
delineava il tema della continuita di una ispirazione unitaria
di fondo, la messa in discussione scettica dei fondamenti del
sapere, e di tutta la struttura dell'enciclopedia delle scienze,
apriva la strada a un dubbio sistematico e a una nuova
fondazione critica del sapere.

2 L. CESARINI MARTINELLI, Sesto Empirico e una disperse enciclopedia


delle arti e delle scient;e di Angelo Poiiziana, Rinascimento, Serie II, 1980, pp.
327-358; W. CAVINI, Appunti sulla prima diffusione in Occidente delle opere di
Sesto Empirico ; Medioevo, III, 1977, pp. 1-20. In particolare su G. F. Pico,
V. CHARLES B. SCHMITI, Gianfrancesco Pica della Mirandola (1469-1533) and
His Critique of Aristotle, The Hague, M. Nijhoff, 1967. Quanto a Giorgio
Valla, e da vedere il vol. Giorgio Valla tra scien:a e sapienra. Studi di G.
Gardenal, P. Landucei Ruffo, C. Vasoli, a cura di V. Branca, Firenze,
Olschki, 1981.

102

103

Appendice

GLI UMANISTI E LE SCIENZE

1. Nel 1946 Augusto Campana pubblicava nel Journal


of the Warburg and Courtauld Institutes un elegante contri
buto erudito dal titolo The Origin of the Word 'Humanist'l. Vi
delineava la vicenda del termine in connessione con la for
tuna e l'insegnamento degli studia humanitatis nell'eta del loro
fiorire e in rapporto alla lora affermazione nelle Universita.
Nei suoi limiti, il saggio di Campana era una ricerca haeres
sante sul linguaggio 'accademico ', soprattutto fra Quattro
cento e Cinquecento in Italia, anche se, per la verita, si trat
tava di una ricerca avviata piuttosto che cornpiuta. e biso

Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, IX, 1946. pp. 60-73.

Cfr. p.o.

KRISTELLER,

Humanism and Scholasticism in the Italian Renaissance, origi

nariamente in Byzanrion . XVII, 1944-45, pp. 346-374, poi, con alcune ag


giunte e riferimenti anche al citato saggio del Campana, in Studies in Renais
sance Thought and Letters, Rorna, Edd. di Storia e Letteratura, 1969', pp. 553
583. Si richiarna al saggio del Campana L.

OLIVIERI,

Pietro d'Abano e il pensiero

neolatina. FilosoJia e ricerca dell'Aristotele greco tra i secoli XIII e XIV, Padova, Ante
nore, 1988, pp. 18-19.
Le pagine che seguono intendono integrare e precisare quanto scrivevo
nel saggio Gli umanisti e la scienza, Rivista di filosofia -. 52, 1961, pp. 259-278,
e nella relazione Fonti italiane per la storia della scienza. Note per un programma, in
Atti del primo congresso internazionale di ricognizione delle fonti della
scienza italiana: i secoli XIV-XVI, Firenze, 1967, pp. 279-296 (poi in L'eta

nnova, Napoli, Morano 1969, pp. 449-500).

105

gnosa di essere sfumata per un verso, e precisata e integrata


per un altro. Ne, certo, Campana pensava di avere messo a
fuoco, all'alba del Rinascimento, una sorta di dicotomia, anzi
di antitesi, fra 'umanisti', ossia insegnanti di grammatica, 10
gica e retorica, e filosofi 'scolastici' dall'altra, ne egli si
preoccupava di precisare alcunche intorno all'insegnamento
delle 'arti', come venisse impartito e da chi. A parte il fatto
che a nessuno verrebbe in mente di fondarsi sulle denomina
zioni "accademiche ' delle discipline e delle ca ttedre per infe
rime caratteristiche e antinornie dottrinali profonde, soprat
tutto poi in eta di transizione e di crisi, quali furono i secoli
XV e XVI in Italia e in Europa, e proprio suI terreno logico
linguistico, su cui si muovevano gli 'umanisti', e suI quale av
vennero, fra Trecento e Cinquecento, a1cuni dei nuovi asse
stamenti piu significativi.
Fu quello, infatti, iI canale attraverso cui entrarono in cir
colazione testi decisivi per 10 sviluppo della cultura, ne fu
certo indifferente al processo del sapere, anche scientifico e
filosofico, che Ie nuove acquisizioni si realizzassero proprio
attraverso I'apprendimento del greco, e mediante un modo
nuovo di affrontare i problemi fondamentali del tradurre,
dell'intendere e del commentare. Sembro allora che, al di la
della parentesi di circa un millennio, si riannodasse una tra
dizione, mentre si rinnovava la memoria, non solo di Platone,
rna di Archimede come di Erone, di Ippocrate come di Tolo
meo, per fare solo qua1che nome, alIa rinfusa.
Purtroppo il saggio di Campana, e per questo e stato ri
chiamato qui a quasi mezzo secolo dalla sua pubblicazione, e
servito spesso, e qualche volta viene invocato ancora, a sotto
lineare per un verso la separazione fra 'umanisti' e 'filosofi ',
e per un altro una continuita nella filosofia universitaria che
sarebbe rimasta tradizionalmente aristotelica e sostanzial
mente estranea al rinnovamento 'umanistico' e aile sue con
seguenze anche nei suoi risvolti scientifici. COS! una filosofia
destinata a spegnersi senza eredi nella manualistica peripate

106

tica del Seicento e stata invocata a rendere conto della for


mazione di Galileo, mentre si e quasi pacificamente supposto
da molti che il relativo ristagno delle scienze della natura
del XV secolo e della prima meta del XVI [...] non sia senza
nessi con l'umanesimo-s. Eppure a chi, insistendo suI tema
della continuita, batte sullo 'scolasticismo' e sulla filosofia
aristotelica come nervo valida dell'insegnamento universita
rio, e quindi dell'alta cultura, anche durante i secoli del' co
siddetto' Rinascimento, sfuggono molte cose.
Sfugge in primo luogo che suI piano universitario sono
proprio gli 'umanisti' che insegnano la logica e Ie arti del di
scorso, e, insieme, Ie discipline morali e politiche che la
nuova cultura considera fondamentali nell'ambito della for

R.

KLEIN,

Les humanistes et La science. Bibliotheque d'Humanisme et Re

naissance, XXIII, 1961, pp. 7-16. Giustamente si fa risalire soprattutto a


Pierre Duhem la tesi delle ascendenze medievali della scienza di Galileo, e
non e certo questo il luogo di discutere gli sviluppi di certe tesi, e iJ lora mo
dificarsi nei lavori della Maier 0 del Clagett, e il loro assumere altro aspetto e
altra efficacia. Non andra tuttavia dimenticato che Duhem era troppo buon
conoscitore dei suoi testi per non sottolineare che toutes les richesses delle
dottrine di Oresme e di Buridano erano implicite, e che per essere esplicitate
il fallait, tout d'abord, prendre des Mathernatiques une connaissance plus
complete et plus profonde que celle dont ces maitres avaient du se conten
ter . Duhem sapeva benissimo che per far fruttificare i semi gettati da Ore
sme e Buridano era necessario aggiungere a Euclide almena Archimede (<<ce
sera l'oeuvre du XVl e siecle de les ressusciter et d'en retrouver l'usage ). Era
necessario avere altri strumenti di misura piu precisi e delicati. Purtroppo,
osserva Duhem, i reggitori delle Facolta delle Arti di Parigi, incapaci di supe
rare i limiti della cultura trecentesca, si fermarono e composero manuali fe
deli agli ultimi programrni ancora in pieno Quattrocento (Le systeme du
monde, Tome X, Paris, Hermann, 1959. p. 45). Si trattera di vedere la validita
della tesi di Duhem circa la nascita della scienza moderna posta alla conver
genza fra la fisica di Oresme e di Buridano da un lato, e la maternatica greca
risorta (Archimede) e la messa in opera di una strumentazione di precisione
dall'altro. Forse il cammino della storia fu un po' pili complicato, e andra col
locato in pili adeguata pros petti va il 'precursore' Leonardo, e reso piu com
plesso rna pili significativo il mota di ripresa della scienza greca.

107

mazione umana e della fondazione del sapere. Sfugge anche


ai pan ti della "continuita ' della filosofia e dell'aristotelismo
tradizionale, che attraverso la conoscenza del greco, attra
verso le nuove traduzioni e la nuova 'biblioteca' di testi filo
sofico-scientifici capitali, si avviano letture nuove dei grandi
matematici greci, mentre Ie nuove scuole 'umanistiche' non
recuperano solo tutte le grandi conquiste della scienza e del
pensiero filosofico greco, rna rinnovano la problematica del
"tradurre ', del 'commentare', del rapportarsi ai testi, del
confrontare i libri degli uomini col gran libro dell'universo '.
Se Poliziano commentava l'Organon, traduceva Epitteto,
studiava Sesto Empirico e scriveva deliziose e finissime prolu
sioni ai suoi corsi di logica (si pensi solo alla bellissima La
mia), Ermolao Barbaro traduceva con uguale impegno e con
un preciso intendimento teoretico Temistio e Dioscoride, e
mentre nel Corollarium affrontava la complessa problematica
botanica e farmaceutica di Dioscoride, nelle Castigationes Pli
nianae correggeva i circa cinquemila errori penetrati nel testa
di Plinio (PraeJatio, 1492: Quinque milia in eoJere vulnera librario
rum sanavimus aut certe quemadmodum sanari possent ostendimus.
Dixi librariorum, ne quis aut me parum prudentem esse aut Plinium
errasse dubitaret). E cio che colpisce di pili e che 1" umanista' e
mosso da precise preoccupazioni scientifiche e operative,
quali quelle che impegnavano in analoghe fatiche di corre
zioni pliniane un medico come Nicolo Leoniceno nel De Pli
nii et plurium aliorum in medicina erroribus liber ad doctissimum vi
rum Angelum Politianum. In Barbaro colpisce la consapevolezza
del complicato modo di rapporto fra 'fisici' e 'grammatici'
che la rinascita degli antichi comporta (sed haec quae physica
ratione capiuntur, a grammaticis coargui non oportuit). Ben lungi
dall'essere il letterato che si preoccupa solo di questioni for

In particolare sulla matematica e da vedere P.L.

ROSE,

The Italian Renais

.lance of Mathematics. Studies on humanists and mathematicians from Petrarch to Gali


leo, Geneve, Droz, 1976.

108

mali, come qualche volta si e detto, Barbaro sa che l'errore


terminologico di un testo scientifico (per esempio medico 0
farmacologico, rna anche geografico 0 astranomico) puo
avere conseguenze pratiche disastrose. Per non dire del peso
teoretico di termini filosofici e teologici chiave, che non a
caso dettero luogo, fra Quattrocento e Cinquecento, a scritt i
e a discussioni giustamente celebri, e che solo storici sprovve
duti considerarono esercitazioni di grammatici pedanti. Si
pensi sol tanto alla trattazione di persona nelle Eleganze di Lo
renzo Valla, 0 alle discussioni accese da Poliziano nei Miscella
nea su synderesis e, soprattutto, su entelechia e endelechia in pole
mica con l'Argiropulo: una questione, questultima, che inve
stiva il problema dell'anima-forrna, aristotelica, di fronte al
l'anirna principio autonomo di movimento, di ispirazione
platonica. Non a caso la polemica coinvolse tutti, dal Barbaro
al Pico, dal Bude al Melantone e al Vives 4.
Si mostrava con evidenza la necessita di far convergere
esattezza linguistica e rigore teorico, ossia verba e res, sop rat
tutto in un momento di trasformazione della 'biblioteca' e
della 'enciclopedia' delle scienze. Dioscoridem editurus, come
confessava a Giorgio Valla, Barbaro sperimenta nella cruda
pratica medica il senso di una svolta che investe tutte le di
scipline, e soprattutto i lora rapporti reciproci. Un errore
linguistico puo significare un medicamento errato, e quindi
dannoso: Scordion a scordo, id est allio, item ab ophio
scordo, id est allio sylvestri differt, quanquam imperitia me
dicorum fit ut allium sylvestre pro scordio in pastillos theria
cos addi soleat, cum tamen scordium folio trixaginis non alii

Per tutta la serie di riferimenti a Ermolao Barbaro rimando una volta

per tutte alia introduzione preziosa e ricchissima di Giovanni Pozzi alia sua
edizione delle Castigationes Plinianae et in Pomponium Melam, vol. 1, Padova, An
tenore, 1973, pp. XV-CLXVIlI. Uno strumento indispensabile per seguire Ie
vicende culturali, appena accennate nel testo, e l'edizione a cura di V. Branca
delle epistole del Barbaro: Epistolae, Orationes et Carmine; vall. 2, Firenze, Bi
bliopolis [OlsckhiJ, 1943.

109

descriptum legant, si modo auctores bonos audire susti


nent>.

Barbaro, come del resto Poliziano, e prima ancora Lo


renzo Valla, eben consapevole che il 'ritorno degli antichi'
significa, prima ancora che una bella avventura letteraria,
una complessa rivoluzione culturale, che impone un modo
nuovo di avvicinare i testi e di impostare i problemi. A Gio
vanni Pico della Mirandola il Barbaro scrive con grande effi
cacia: Sunt libri eodem quo arva fato; si negligantur, sentes
alunt et monstra [...]. Duo sunt propter quae ad novos libros
concursus fiat, res et verba 6. D'altronde come dimenticare
che I'elegante "umanista ' Ermolao Barbaro, in polemica con
Pico, avvio una discussione sui linguaggio dei filosofi desti
nata a dilagare nel Cinquecento e a raggiungere Leibniz,
mentre proprio lui contro Ie accuse generiche dei gramma
tici prese Ie difese delle calculationes suiseticae, ossia della 10
gica dei mertoniani? Delectavit me subtilitas, et fastiditum
mihi ad hoc aevi nomen [calculationes appellamus] placere coe
pit 7.
2. Purtroppo ai sostenitori del contrasto fra 'umane
simo' e 'scienza' 0 'filosofia', e della continuita scolastica
dell'aristotelismo, non sfugge solo il significato dell'ingresso,
a opera degli 'umanisti', di una nuova biblioteca filosofico

s Corollarium, c. 385, cit. nella introduzione del Pozzi, p. CLIX.


Epistolae, vol. II, p. 92.

sci en tifica. Sfugge che la massiccia presenza della scienza e


della filosofia greca e latina classica, con una impostazione
della rice rca cosi diversa da quella propria del Medioevo, e
non solo cristiano, spinge il rinnovato umanesimo ad abbat
tere anche divisioni e barriere, mutando i rapporti fra i vari
campi del sapere. Mentre la nuova 'biblioteca' da Aristotele a
Ippocrate, a Galeno e Dioscoride, da Tolomeo e Strabone a
Ateneo e Pausania, e cosi via, ria pre antiche prospettive e
suggerisce inedite possibilita, la lettura e 10 studio appassio
nato di Plinio e Vitruvio accompagnano la richiesta di una
nuova enciclopedia della scienza, che faccia tesoro delle con
seguenze del ritorno massiccio di testi capitali rimasti muti
per secoli e Ii metta a disposizione insieme con i frutti delle
nuove esperienze culturali.
Non a caso sono proprio gli 'umanisti', ossia i presunti
colpevoli del blocco della sviluppo delle scienze, coloro che si
danno col maggiore impegno, per un verso a tentare una mo
tivata nuova classificazione delle discipline definendone i
mutati rapporti reciproci, e per un altro a preparare una
nuova enciclopedia. Trovandosi in epoca di trapasso, e natu
rale che Ie collocazioni tradizionali siano contestate. Come
diceva quel singolare personaggio che fu Giovanni Michele
Alberto Carrara, litigant autem Antonius Luscus et Georgius
Trapezuntius , e non solo per il genere in cui collocare un
discorso, ma per i rapporti fra Ie discipline, per la loro gerar
chia, e prima ancora per la lora funzione e i lora metodi ",

7 Epistolae, vol. II, p. 22; efr. C. DIONISOTII, Ermolao Barbaro e la fortuna di


Suiseth, in Medioevo e Rinascimento. Studi in onore di Bruno Nardi. Firenze, San

G.M.A. CARRARA, De choreis Musarum (Opere. vol. Ill), a cura di G. Giraldi,

soni, 1955, vol. I, pp. 219-253. Barbaro come Poliziano, come innanzitutto
Giovanni Pico, erano esperti di Aristotele, e dell'aristotelismo tardo-scola
stico; potevano dirsi anche loro, su certi punti, 'aristotelici '. Solo che il loro

Milano, 1984, p. 44. II Carrara (1438-1490) rnerirerebbe, in questo contesto,


un lungo discorso: umanista, studioso della logica di Entisber, autore di uno
scritto di mnemotecnica ripreso pili tardi dal Gratarol (efr. G. GIRALD!, Un

aristotelismo, e il 10TO Aristotele, erano ormai altra cosa. Su questo non si in


sisrera mai abbastanza, perche sol tanto quando si sara capito tutto questo, si

trattato umanistico sulla Memoria, I problemi della pedagogia , n. 2, 1955), di


un De fato et fortuna ad Franciscum Pontanum, tuttora inedito, come inedito e un

capira che cosa fu I'Aristotele a cui pensava Galileo quando diceva che anche
lui era' aristotelico '.

De constitutione mundi, rna anche di scritti di medicina (de pulsibus, de pestilential,


nonche di carmi latini, di orazioni e composizioni varie. Proprio il Carrara nel

110

III

Nella disputa, veramente fondamentale per il progresso del


sapere, dei lorn fondamenti e della lorn certezza, la nuova
cultura fa entrare nel dibattito non pili soltanto la logica di
Aristotele, rna Platone e il platonismo per un verso e Sesto
Empirico e gli Stoici per un altro. Stupisce, anzi, e non poco,
che nel dibattito su 'gli umanisti e Ie scienze' si sia dato cosi
poco posto alia battaglia fra Ie discipline che, do po i ben noti
episodi medievali, traversa e agita il Quattrocento. Non si az
zuffano sol tanto medici e giuristi sui fondamenti teorici delle
lorn materie. Sono i maggiori 'umanisti' che, mentre si ren
dono conto che e tutto l'edifizio del sapere che e in restauro,
per un verso si richiamano aile basi stesse del conoscere, per
un altro mettono in discussione l'intero ordinamento delle
nostre conoscenze e, prima ancora, la gran questione del rap
porto fra scienze dell'uomo e scienze della natura. Purtroppo
si e posta ben scarsa attenzione, soprattutto da chi tende a ri
fiutare la valenza filosofica e scien tifica dell" umanesimo "
allo sforzo di uomini come Poliziano 0 Ermolao Barbaro e, a
lui legato per tanti aspetti, Giorgio Valla. Del Barbaro qui si
e detto, e si did ancora. Quanto a Poliziano gia colpiscono
alcuni suoi scritti di logica e il Panepistemon, che ancora
aspetta un'adeguata illustrazione teorica, come va ancora
messo bene a fuoco il suo rapporto con Giovanni Pico, e pro
prio a proposito del confronto fra neoplatonismo ficiniano e
neoaristotelismo 4.
E difficile dire al di Ia di ogni dubbio se sia stato il Bar
baro a far conoscere a Poliziano la Poetica di Aristotele, che
certo e merito di Giorgio Valla avere tradotto (anche se non

bene). Resta comunque a Poliziano il merito indiscusso del ri


lancio dalla cattedra fiorentina del grande testo aristotelico
nelle discussioni 'estetiche' fra Quattrocento e Cinquecento.
Come appartiene a Poliziano la ripresa, all'ombra di Gio
vanni Pico, di una lettura diversa di Aristotele e della sua 10
gica. Ma quello che forse colpisce di pili, suI terreno filoso
fico, e 10 studio che Poliziano fa di Sesto Empirico, e proprio
in funzione della certezza dei fondamenti delle scienze, della
lora classificazione, e della preparazione della nuova enciclo
pedia 10.
Senza dubbio non e ancora agevole mettere bene a fuoco
tutte Ie posizioni teoriche del Poliziano, rna bisognera fare il
debito conto delle sue letture filosofiche, soprattutto dell'in
tenso dialogo con Giovanni Pico su Aristotele, e della rifles
sione su Sesto Empirico. Tutto questo senza dimenticare I'e
sito che il rilancio di Sesto ebbe nel Cinquecento, con l'uso
cosi acuto che ne fece Gian Francesco Pico ai fini di una cri
tica generale del sapere, e in particolare della fisica di Aristo
tele e dei suoi concetti chiave. L'Examen vanitatis doctrinae gen
tium e un libro, in parte almeno, ancora da scoprire, e pro
prio nella sua sistematica messa in discussione dei fonda
menti del sapere e delle grandi concezioni della realta, e que
sto indipendentemente dalla sua circolazione europea, che

10

A proposito di Barbaro, Poliziano e la Poetica aristotelica, e da vedere

innanzitutto quanto scrive Branca nel Poliziano, cit., pp. 1-36. Per quanto si ri
ferisce a Sesto Empirico cfr. L. CESARINI MARTINELLI, Sesto Empirico e una di

piu riprese fa Vittore Branca nel suo Poliziano e l'umanesimo della parola, To

spersa enciclopedia delle arti e delle scienze di Angelo Poliziano, Rinascimento , Se


conda serie, vol. XX, 1980, pp. 327-35R (su Sesto Empirico, il codice di Gior
gio Antonio Vespucci donato a San Marco. passato oggi alla Laurenziana, e
usato da Gian Francesco Pico, e da vedere W. CAVINI, Appunti sulla prima diffu
sione in occidente delle opere di Sesto Empirico, Medioevo , 1Il, 1977, pp. 1-20). Ma
suI Laur. 85, 11, cfr. anche V. BRANCA, Poliziano, cit., p. 118. Sempre sulla clas
sificazione delle' arti' un frammento del Poliziano e stato pubblicato da 1.
MAIER, Un inidit de Politien: la classification des 'ortes', Bibliotheque d'Humani

rino, Einaudi 19R3.

sme et Renaissance , XXll, 1960. pp. 338-355.

De choreis Musarum presenta una sua articolata classificazione delle varic disci
pline di cui tenta un profilo.
~ Come e noto, strettissima fu, a un eerto momento, l'arnicizia fra Poli
ziano e Giovanni Pico, e ne restano tracce d'ogni genere, rna, in fondo, ancora
da mettere bene a fuoco. Da tenere presenti le penetranti osservazioni [he a

112

113

pure vi fu, e dalla sua possibile influenza su Montaigne".


D'altra parte colpiscono certe letture come quelle di Crescas,
non meno dei modi della contrapposizione ad Aristotele di
dottrine come quelle di Parmenide e del Cusano. Certo il di
scorso sull'Examen doctrinae gentium di Gian Francesco Pi co e
assai complesso, rna non si dovrebbe mai dimenticare l'on
data di scetticismo che l'opera sua (con la lettura di Sesto
Empirico che importava e imponeva) introdusse nel Cinque
cento, e che ando a collocarsi accanto al nuovo 'pluralismo'
scientifico e filosofico (Platone accanto ad Aristotele, i "natu
ralisti' presocratici come gli Stoici e gli Epicurei) 12.
A proposito del nesso 'umanisti'-ricerca scientifica, si e
detto del Poliziano e, prima ancora, di Ermolao Barbaro: del
lora lavoro sui grandi testi scientifici e sui fondamenti del sa
pere, della lora serrata discussione della classificazione delle
scienze, e dei lora disegni enciclopedici. Allo stesso tipo di
studiosi, e particolarmente legato a Ermolao Barbaro, appar
tiene Giorgio Valla 'umanista' rna allievo di Giovanni Mar
liano, che conobbe il Leoniceno e forse incontro Leonardo,
che comrnento PIinio e Vitruvio, rna soprattutto tradusse e il
lustre le grandi opere degli scienziati greci (fu lui che pro
curo Archimede al Poliziano). Non e tuttavia l'editore, il traII Un'influenza di Gian Francesco Pico su Montaigne sostenne F. STROW
SKI, Une source italienne des Essais de Montaigne: 1' Examen vanitatis doctrinae gen
tium, Bulletin Italien -. 5, 1905, pp. 309-313, tesi discussa sia da Pierre VIL
LEY che da Richard H. POPKIN (The history of Scepticism from Erasmus to Descartes,
New York, Arper and Row 1968, pp. 19-21). Lo scritto pill importante suI Pico
e il volume di CH. SCHMITT, G.F. Pieo della Mirandola (1469-1533) and his Critique
of Aristotle, The Hague, Nijhoff 1867. Probabilmente andranno in parte cor
rette certe affermazioni sia sulla circolazione di Sesto Empirico che sulla for
tuna dell'opera del Pico.
12 E proprio il valore critico dell'Examen vanitatis doctrinae gentium nel '500,
e il dubbio metodico' che reca con se, che andrebbero meglio messi a fuoco,
e che costituiscono elementi indispensabili per comprendere l'orizzonte in
cui si collocano i presupposti della' rivoluzione scientifica '. Importante, di
H.A. WOLFSON, Crescas Critique of Aristotle, Cambridge Mass., 1929.

114

duttore e il commentatore di testi antichi che ora si sottoIi


nea, bensi l'autore di un'opera monumentale che vide la luce
per i tipi di Aldo Manuzio in due imponenti infoIio usciti po
stumi nel 1501, un anno dopo la morte: il De expetendis et fu
giendis rebus. Si tratta di una enciclopedia delle scienze e delle
arti, compilata secondo un preciso disegno, utilizzando e tra
ducendo testi di rilevanti scienziati e filosofi greci, che ven
gono cosi immessi in circolo nel Cinquecento. Di ogni disci
pIina viene data una trattazione completa al massimo, espo
nendo, riassumendo, citando in latino i contributi accessibiIi
dei maggiori cultori, soprattutto dell'antichita 13,
Non e il caso di insistere qui su Copernico lettore di al
cuni di quei testi, 0 sul fatto, certo non irrilevante, che il ca
talogo dei Iibri di Leonardo, scritto di suo pugno agIi inizi
del secondo codice di Madrid (Ricordo de' libri ch'io lasscio serati
nel cassone), si apra appunto con un Libro di Giorgio Valla, che
potrebbe essere proprio l'enciclopedia \4. Importante, invece,
e ricordare tutto quello che significava l'opera del Valla,
come nacque, come fu composta, Ie convergenze che impli
cava. Colpisce innanzitutto 10 sforzo di una classificazione si
stematica, il largo uso di testi platonici nella discussione, la
rilevanza delle dottrine matematiche. L'opera parte dall'arit
metica, dalla musica, dalla geometria e dall'astronomia (18 Ii
bri), per passare alla fisica e alla medicina (che ne occupa la
parte pili ampia). Seguono la grammatica, la dialettica, la
poetica, la retorica, la filosofia morale, la poIitica e l'econo
mia. Concludono i corporis commoda et incommoda, e le res exter

nae.
Purtroppo, a parte qualche saggio pregevole, nessuno ci
ha dato quella anaIisi esatta e completa di tutte le fonti, ci-

is Cfr. Giorgio Valla tra scienza e sapienza. Studi di G. Gardenal, P. Landucci


Ruffo, C. Vasoli, raccolti e presentati da V. Branca, Firenze, Olschki, 1981.
14 LEONARDO DA VINCI, 1 codici di Madrid. Volume V. Trascrizioni del co

dice di Madrid II a cura di Ladislao Reti, Firenze, Ciunti-Barbera, 1974, p. 5.

115

tate e tradotte dal Valla, spesso da lui introdotte per primo,


o fra i primi. Per fare un solo esempio basterebbe pensare al
l'uso che egli fa del commento di Proclo al libro primo degli
Elementi di Euclide, un testo di cui solo nel 1560 uscira a Pa
dova la versione latina di Francesco Barozzi e che tanta im
portanza ha avuto nella discussione intorno alia geometria
euclidea 15.
D'altra parte e proprio Giorgio Valla a collocare la sua
funzione nell'ampliamento dell'orizzonte scientifico offrendo
un panorama completo, 0 che tale voleva essere, della ricerca:
dedimus operam damusque quottidie, ut non modo Euclidis,
sed ne quidem Archimedis opera amplius lateant [...] ne iu
ventus nostra quod vitio professorum obvenit, semper in syl
labis et litteris corrixetur et strideat et tamquam hirundinis
pulli implumes e nido numquam evolare audeant, sed hiantes
expectent, ut ori mansus inseratur cibus. Non a casu posse
deva Apollonio ed Erone, e passarono per Ie sue mani alcuni
dei manoscritti pill importanti di Archimede. E se Lynn
Thorndike quasi ignora l'enciclopedia valliana, e dopo di lui
non pochi anche eminenti storici delle scienze, con essa il se
colo XV si chiudeva su un consuntivo eccezionale: una cul
tura che aveva rinnovato il patrimonio scientifico avviandone

15

Per l'analisi delle fonti valliane, oltre it pregevole saggio introduttivo

della Gardenal, Giorgio Valla e le scienze esatte, nel vol. cit. a cura del Branca. pp.
9-54, sono da tenere presenti, di P. Landucci Ruffo, i due attenti contributi:
Nole mila Physiologia di Giorgio Valla, Physis, Rivista internazionale di storia
della scienza -. XIII. 1971, pp. 13-20; Le fonti della Medicine nell'enciclopedia di
Giorgio Valla. nel vol. a cura del Branca, pp. 55-68. Sempre fondamentale J.L.
HEIBERG, Beitriige zur Geschichte Georg Vallas und seiner Bibliothek,
XVI Beiheft
<0

zum Centralblatt fur Bibliothekwesen , 1986, pp. 1-129 (rna da vedere anche
P.L. ROSE, Humanist Culture and Renaissance Mathematics: The Italian Libraries of
the Quattrocento, Studies in the Renaissance , XX, 1973, pp. 46-105). Osserva
0<

zioni importanti si leggono in R. FUBINI, Umanesimo e enciclopedismo. A proposito


di contributi recenti su Giorgio Valla, II Pensiero Politico XVI, 1983, pp. 251
269.
0>,

116

insieme 10 sfruttamento lb. Forse non direi, con Marie Boas, il


Valla un umanista di stampo prettamente letterario , Non a
casu il suo maestro Giovanni Marliano fu medico e materna
tico fra i pill noti del suo tempo. E tuttavia "umanista ' fu cer
tarnente, rna, come Barbaro, tutto preso dai testi scientifici e
dalle problematiche nuove che aprivano, e che egli vuol met
tere a disposizione dei ricercatori perche, e questo troppi
StOrICl sembrano ancora ignorarlo, Archimede, Apollonio 0
Erone erano pill attuali, pill moderni, e pill aperti all'avve
nire, di tanti modesti professori della scolastica languente. E
gli umanisti, a cominciare dal comune maestro Crisolora, per
continuare con Guarino 0 Poliziano, erano pill spesso inte
ressati a Strabone, Tolomeo, Archimede, che a Eschilo, a So
focle, a Euripide. Erano loro, gli 'umanisti', che aprivano la
discussione sulla lingua e suI discorso, sulla dialettica e la re
torica, sui rapporti fra Ie scienze e Ie lora classificazioni, sui
lora fondamenti, sui postulati, sugli assiomi e Ie definizioni.
Erano lora a scuotere Ie antic he certezze e a rinnovare, lora e
gli artisti: gli architetti e gli ingegneri con Ie lora macchine; i
pi ttori con I" ottica ' e la 'perspectiva', con la geometria ed
Euclide; gli scultori e i pittori con i lora studi e disegni ana
tomici, e di nuovo i filologi e gli storici con i loro libri di
geografia e di viaggi, con Ie antiche carte geografiche perdute
e da rifare. Toscanelli discorreva con Leonardo Bruni, Nic
colo Niccoli e Ambrogio Traversari; con Toscanelli discutono

16

E, in fonda, la conelusione suggerita anche dal Rose, al termine del

saggio sopra citato su cultura umanistica e matematica del Rinascimento,


sempre che si accetti la giusta osservazione del Fubini (nel saggio citato, p.
258): come ripeter infine che 10 stesso abusato termine di ' umanista ' e tipo
logia di comodo, rna di troppo generico significato per non prestarsi ampia
mente all'equivoco? ,
Quanta alla corrente dimenticanza di Giorgio Valla, non ne fa menzione
neppure Nancy G. Siraisi nella sua assai ben fatta Medieval and Early Renais
sance Medicine, Chicago and London, The University of Chicago Press, 1990,
ove pure, p. 124, si ricorda Marliano.

117

il Cusano e il Regiomontano; a Toscanelli ricorre Brunelle


schi e i suoi calcoli raggiungono Colombo. Una delle pill ce
lebri biblioteche umanistiche del Quattrocento, la biblioteca
fiorentina di San Marco, avviata dal Niccoli, aveva alla fine
del secolo una delle pill ricche raccolte di testi scientifici 17. E
per rimanere in quel San Marco, Antonio Benivieni, medico
del Savonarola, geniale padre dell'anatomia patologica ",
non e affatto un 'umanista' convertito alla medicina, rna un
'umanista' medico e scienziato, che preferi a un certo punto
sezionare cadaveri piuttosto che comporre orazioni 18.
3. In verita e proprio nel momenta in cui gli 'umanisti'
non si dimentichi tutta l'equivoca ambiguita del ter
mine - rilanciano i tesori dell'antichita e della scienza an
tica, che si pongono Ie basi del nuovo sapere: delle scienze
rinnovate come delle nuove tecniche, della nuova filosofia.
Ove "nuovo ' non indica solo cia che prima era sconosciuto,
inattingibile, rna anche quello che si vedeva in modo diverso.

Nuovo non e solo il libro ignoto, non mai vis to; e anche il Ii
bro frainteso, mal tradotto, collocato in una luce non adatta,
con aspetti da scoprire. Materialmente, il Tolomeo che Co
pernico legge e segue e ancora una volta Tolomeo gia ben
nato al Medioevo latino e arabo; in realta diventa un altro li
bro, cosi come l'Aristotele che Argiropulo leggeva a Firenze
servendosi dei commentatori greci antichi, 0 come l'Aristo
tele che Pomponazzi illustrera a Bologna, ribelle e preliber
tino: un altro Aristotele, come l'Averroe mistico e un altro
Averroe. II neoaristotelismo che si viene delineando gia nel
Quattrocento, l'Aristotele etico-politico, I'Aristotele della Re
torica e della Poetica, e anche un certo Aristotele logico e fi
sico del Cinquecento, can I'Aristotele della Scolastica hanno
a volte in comune poco pill del nome. Cambiano gli scenari, i
parametri, i contesti; mutano i rapporti fra Ie 'discipline', fra
Ie arti - fra i dotti; cambiano, soprattutto, i linguaggi e i me
todi 19.

Leonardo da Vinci, Archivio De Vecchi per I'anatomia patologica , vol. 39,


aprile 1963, pp. 429-878 (con i testi del Benivieni), e anche BERNARDO TORNI,
Opuscoli filosofici e medici, a cura di M. Messina Montelli, Firenze, La Nuova Ita
lia, 1982.

19 La complessita della questione del nuovo' Aristotele, e quindi del suo


stesso rapporto con Platone per un verso e con i neoplatonici per un altro,
viene spesso trattata con troppa disinvoltura, soprattutto quando si affron
tano questioni che riguardano Ie 'scienze' della natura. Ficino che si professa
'aristotelico' in fisica, e Pomponazzi che tiene presente Ficino nel De natura
lium efJectuum causis, sive de incantatumibus, vogliono pur dire qualcosa, anche se
i problemi sollevati sono molti. Basterebbe pensare solo aile battute antipi
chiane, e chiaramente antiumanistiche' del Peretto, che colloca Pico con
Averroe (><addicebatur Averrois arguens astrologos; dicitur si Averrois damnat
astrologos secundum intellectum datum, ipse damnandus est, neque ea apud
me est viri authoritas, ut renui non possit. Imo ipsi astrologi recta dicunt et
consona sensui ac rationi: et ipse Averrois pessime dicit, contradicitque sen
sui et rationi. Si vero credidit astrologos sentire corpora coelestia cogere ho
mines ad peccatum culpae, eos non intellexit. Quare et quidam recentes mul
tis verbis ornatis insectantes astrologos eodem peccato laborant, quo et Aver
rois, aut enim astrologos non intelligunt, aut si intelligunt, graviter errant, et
certe in ilIis suis libris non video nisi arrogantiam et petulantiam, et praeter
ornatum nihil boni contineri, quanquam aliqui referant sententiam non esse
suam, sed tantum ornatum apposuisse ). Per alcuni temi 'magici' sono ora
da vedere i saggi raccolti nell'importante volume di PAOLA ZAMBELLI, L'ambi

118

119

A.A.B. BJORNBO, Die mathematischen S. Marcohandschriften in Florenz, nuova


edizione a cura di G.C. Garfagnini con una premessa di E. Garin, Pisa, Domus
Galilaeana, 1976. Quanto a Toscanelli, A. Parronchi pubblica ora come cosa
sua il trattato volgare Della prospettioa, conservato anonimo nel solo ms. Ric
cardiano 2110, che Anicio Bonucci pubblico nel 1849 come di L.B. Alberti (P.
DAL Puzzo TOSCANELLI, Della prospettiva, Milano, Edizioni II Polifilo, 1991).
18 Su Antonio Benivieni, oitre il capitolo che gli dedica iI Thorndike, A
History of Magic and Experimental Science, vol. IV, New York, Columbia Univ.
Press, 1934, pp. 586-592, efr. I'articolo di U. STEFANUITI nel Dizionario biografico
degli Italiani, vol. Vffl (Rorna, 1966), pp. 543-545 (ma anche quanto scriveva su
La Bibliofilia , 51, 1949, pp. 118-119, quando Renato Piattoli pubblico l'al
lora ritrovato 'umanistico' elogio di Cosimo de' Medici, per il quale si parlo
poco felicemente di 'conversione', in seguito avvenuta, dalle 'Iettere' aile
'scienze'). Su tutta la questione efr. A. COSTA e G. WEBER, L'inizio dell'anatomia
17

patologica nel Quattrocento fiorentino, sui testi di Antonio Beniuieni, Bernardo Torni,

Quando, circa a meta del Quattrocento, Lorenzo Ghiberti


scrisse i suoi Commentari, osservo: L'iscultura e pittura e
scienza di pili discipline e di varii ammaestramenti ornata, la
quale di tutte l'altre arti e somma invenzione: e fabbricata
con certa meditazione la quale si compie per materia e ragio
namenti . E quasi a commento aggiunge: Conviene che 10
scultore, eziandio il pittore, sia ammaestrato in tutte queste
arti liberali:
Grammatica
Geometria
Filosofia
Medicina
Astrologia

Prospettiva
Istorica
Notomia
Teorica disegno
Aritmetica 20.

Della serieta con cui Ghiberti compila la sua' enciclope


dia ' fanno fede la passione con cui cerca il trattato sulle mac
chine da guerra di Ateneo di Cizico, 0 la cura con cui tenta
di riprendere il trattato di ottica di Alhazen (e menu importa
se non sempre 10 intende).
Alia fine del secolo Leonardo volle fare qualcosa di simile:
una enciclopedia in cui riversare il frutto delle sue letture,
delle sue meditazioni, delle sue esperienze. Singolare uorno
qual era, la sua enciclopedia occupo migliaia di fogli e di di
segni, che hanno suggerito agli storici moderni, anche ai pili
critici nei confronti del Rinascimento, Ie osservazioni pili en
tusiastiche e stravaganti. Duhem, che gli ha dedicato alcuni
volumi, 10 ha proclamato precursore di tutto il secolo XVI e
di parte del secolo XVII, anche se poi, naturalmente, i suoi
precursori medievali non si contano. George Sarton voleva

gun, natura della magia. Filosofi, streghe, riti nel Rinascimento, Milano, 11 Saggiatore
(A. Mondadori), 1991.
20 LORENZO GHIBERTI, 1 commentari, a cura di O. Morisani, Napoli, Ric
ciardi, 1947, pp. 2-3.

120

cominciare la storia della scienza moderna con un capitolo


tutto dedicato a Leonardo: Leonardo il grande inventore e il
grande iniziatore in tutti i campi.
Per Robert Lenoble Leonardo e Ia luce che viene dall'Ita
lia -. I'idea di una matematizzazione della natura che salta
fuori improvvisa , una visione ancora piena d'una sugge
stione e d'una ragionevolezza sorprendenti : ecco operato
d'un sol colpo, da quest'uomo del Quattrocento, quel capo
volgimento di valori che Bacone stara ancora ad augurarsi21.
Oggi noi sappiamo che il mitico ed enigmatico Leonardo,
oltre che un artista straordinario, era soprattutto un grande
ingegnere la cui 'scienza', e sia pure con illuminazioni im
pressionanti, si muoveva sullo stesso piano di quella di uo
mini come Giorgio Valla, come il Taccola, come Toscanelli 0
il grande Alberti, ove gli antichi ritrovati aprivano dal pas
sato le vie del futuro. In un testa che risale ai primi anni Cin
quanta George Sarton ha scritto che il Rinascimento e il suo
sapere riguardano il passato, laddove il vero spirito scienti
fico e rivolto al futuro ; non e storico, non e interessato aile
cose che sono state gia rese pubbliche in altri tempi, rna a
quelle che sono ancora ignote22. Non e vero; non capiva che
la storia cerca nel passato non solo l'ampliamento della cono
scenza di tutto cia che e umano, rna anche Ie radici e Ie pos
sibilita del futuro, come non capiva il nesso indissolubile fra
passato e futuro che si stabilisce nella consapevolezza pre
sente. Non era riuscito a rendersi conto che Galileo in Archi
mede, 0 Keplero in Apollonio, vedevano dei contemporanei
21 G. SARTON, The Appreciation of Ancient and Medieval Science During the Re
naissance (1450-1600), Philadelphia. Univ. of Pennsylvania Press., 1955, pp.
X-Xl; M. DAUMAS, Le scienze fisiche nei secoli XVI e XVll, in Storia della scienza, a
cura di M. Daumas (ed. italiana con prefazione di P. Casini, Bari, Laterza,
1969), 11, p. 651; R. LENOBLE, Le origini del pensiero scientifico moderno, nella Storia
cit. del Daumas, 1, p. 355 e sgg. Ma vedi anche: Prima di Leonardo, Cultura delle
macchine a Siena nel Rinascimento, a cura di P. Galluzzi, Milano, Electa, 1991.
22

G. SARTON, op. cit., p. 174.

121

'1

che offrivano lora strumenti ancora validi per affrontare l'i


gnoto, cosa che non potevano fare i modesti studiosi della
tarda Scolastica. Soprattutto non si era reso conto del lavoro
di critica e di rinnovamento dei quadri generali del sapere
che il secolo XV aveva compiuto, mettendo in crisi, con
l'aiuto del ritorno degli antichi, una intera situazione per la
nascita 'rivoluzionaria' di una situazione nuova.
Quello che, anzi, oggi colpisce di piu 10 storico e, forse,
proprio la consapevolezza, presente nel Cinquecento, del va
lore' rivoluzionario' degli 'umanisti' nel rapporto con l'enci
clopedia medievale. Cosi fa un certo effetto leggere il fronte
spizio con cui, a meta del Cinquecento, l'editore di Basilea
presenta Ie opere complete di Francesco Petrarca, reflore
scentis literaturae Latinaeque linguae, aliquot seculis hor
renda barbarie inquinatae ac pene sepultae, assertoris et in
stauratoris, Ne quell'editore ha dubbi sui valore "enciclope
dico' dell'opera che presenta: opera in quibus praeter Theo
logica, Naturalis Moralisque Philosophiae praecepta, libera
lium quoque artium Encyclopaediam [...] invenies ". Se l'edi
tore di Basilea non e tormentato dai dubbi che travagliano
gli storici odierni - umanista 0 filosofo, Petrarca? - ancor
meno 10 e l'editore parigino che nel 1509 stampa, in faccia
alla Sorbona, la Dialectica del Valla: Reconcinnatio totius dialecti
cae et fundamentorum universalis Philosophiae, ubi multa adversus
Aristotelem, Boetium, Porphyrium, sed plura adversus recentiores phi
losophos acutissime disputantur. Nel 1505, per Ie cure di Erasmo,
Josse Bade aveva pubblicato, di Valla, Ie Adnotationes sui
Nuovo Testamento; nel '12 pubblichera il De voluptate ac de
vera bono. Aveva ripubblicato, in sintonia con Ie Adnotationes,
Ie Elegantiae. Neanche la parola di Dio sfuggiva all'analisi lin

Mi riferisco alia edizione di Petrarca in due volurni, Henrie Petri, 1554.


Vedi anche P. BIETENHOLZ, Der italienische Humanismus und die Bliitezeit des Bu
chdrucks in Basel. Die Basler Drucke italianischer Autoren von 1530 bis zum Ende des
23

16.Jarhunderts, Basel und Stuttgart, Helbing & Lichtenhahn, 1959, p. 61, n. 5.

122

guistica, che assumeva una poslzlOne dominante (non a caso


tutto Valla finira all'Indice). Non sfuggiva all'editore cinque
centesco quello che a volte sfugge agli storici d'oggi: che un
profondo mutamento di prospettive si veniva realizzando", I
lettori di greco, i traduttori, gli studiosi delle lingue, i dialet
tici, i logici, i moralisti, i politici, erano venuti trasformando
il terreno delle "arti ', aprendo nuovi orizzonti, realizzando
nuovi rapporti e nuovi scambi fra discipline, fra attivita, fra
campi di lavoro, in forme prima impensate. Valga un esem
pio su cui gia ebbe a insistere anni fa Marie Boas nella sua
sintesi The Scientific Renaissance, e cioe la scoperta della Geogra
fia di Tolomeo, la curiosita che desto, la corsa a tradurla, 1'0
pera benemerita in proposito di Jacopo Angeli da Scarperia.
Ancora nell'ottobre del 1405 10 stesso Leonardo Bruni pen
sava di tradurla. L'Angeli dovette compiere la sua fatica fra il
1406 e il 1410. L'opera circolo subito manoscritta, rna senza
Ie carte, perdute. La lora ricostruzione, d'altronde fondamen
tale, non fu facile anche perche pose i cartografi davanti a
problemi matematici a cui non erano avvezzi, rna la cui solu
zione apri la strada a risposte sempre piu adeguate, finche,
dopo aver circolato a lungo, I'opera lascio il posto a testi
nuovi a cui aveva aperto la strada. Edita gia nel 1475, nel '77
(con la falsa data del '62) usci a Bologna una edizione molto
interessante che ci fa assistere al tentativo di una collabora
zione fra 'umanisti' e 'scienziati' in un'impresa che richie
deva la convergenza di competenze diverse e che si poneva
anche fini pratici, operativi: la navigazione, i viaggi, I'esplora
zione del mondo. Lavorarono insieme (anche se non con ri
sultati sublimi) 'scienziati' come Girolamo Manfredi, Pietro

21 C'e appena bisogno di sottolineare quella presentazione della dialettica


del Valla corne reconcinnatio totius dialecticae et fundamentorum universalis philoso

phiae. in polernica, pili assai che contro Boezio e Porfirio (0 10 stesso Aristo
tel e), contra i filosofi conternporanei (anche se Josse Bade aggiunge: non defore
tamen credam quae ab illis respondeantur).

123

Bono Avogadro e Galeotto Marzio, e "umanisti ' come Cola


Montano e Filippo Beroaldo il vecchio ",
Sono, del resto, esperienze di questo genere che hanno in
dotto proprio uno studioso quale il Sarton, che opponeva,
come si e visto, storici e scienziati, a riconoscere, una volta,
che <de lezioni del Rinascimento di antichi trattati scientifici
non furono mai destinate a soddisfare la curiosita 0 una cul
tura disinteressata, come oggi, rna servivano a un uso pratico.
La scoperta di un nuovo testa era salutata con ammirazione e
con gioia, rna non come oggi salutiamo il ritorno di un trat
tato egizio 0 babilonese: era un testa che conteneva nuove
conoscenze e aveva un valore imrnediato . La scienza antica
era COS1 ricca rispetto a quella medioevale che certe attese
erano giustificate. La scoperta di un nuovo testa non aveva
solo un'importanza storica; era - 0 almena poteva essere
un'aggiunta positiva alIa conoscenza operativa degli scienziati
e dei medici contemporanei. La caccia ai manoscritti medici
era una forma di ricerca medica. Umanisti e scienziati segui
vano spesso le stesse piste 26. Entrare nella biblioteca della
scienza antica era qualcosa di simile all'accesso, oggi, ai resul
tati raggiunti da un altro paese molto piu avanzato per mezzi,
strurnenti, ricercatori: una distanza spaziale paragonabile a
una distanza temporale.
II discorso potrebbe continuare senza difficolta sottoli
neando, nel mutare delle 'discipline', il variare delle distin
zioni, dei confini, e quindi dei nessi e delle collaborazioni.

25

M. BOAS, Il Rinascimento scientifico 1450-1630 (trad. it. E. Bellone dall'ed.

Inglese 1962), Milano, Feltrinelli, 1973, pp. 17. 20-22, 24-25. Sull'opera di la
copo Angeli cfr. R. WEISS, [acopo Angeli da Scarperio (c. 1360-1410-11), in Me
dioeoo e Rinascimento. Studi in onore di B. Nardi cit., vol. II, pp. 801-827.
26 G. SARTON, Appreciation, p. 4. II testo e citato anche da E.L. EINSENSTEIN,
La rivoluzione inavvertita. La stampa come fattore di mutamento, trad. it. De Pan
zieri, Bologna, II Mulino, 1986, p. 228 (l'ed, Inglese e del '79). In compenso. a
p. 50, Sarton osservava: The medical Renaissance was essential philological
(not clinical or physiological)".

124

Forse piu vistoso di tutto l'incontro di pittori, scultori, archi


tetti, con scienziati da una parte e poeti e letterati dall'altro,
tanto che oggi certe opere sono a volte quasi incomprensibili
se non se ne ricostruisce l'intero orizzonte culturale. Non a
caso Vasari ci ricorda di continuo gli studi di matematica dei
pittori innamorati di prospettiva. Resta comunque ben ferma
l'immagine di una rivoluzione culturale che, consapevol
mente, fece convergere rinnovamento delle lettere, delle arti
e delle scienze ". Scriveva Gian Vincenzo Gravina nel De con
versione doctrinarum: Cum admodum homines antiquitatis stu
dio tenerentur, dum verba vestigarent, res ibi conclusas de
prehenderunt. Nam evolvenda vocabulorum significatione,
scientiae veluti subla to velo, sensim emmebant ". Circa
mezzo secolo dopo, nel Discours priliminaire de l'Encyclopidie,

27

SuI significato 'rivoluzionario' del passaggio dalla matematizzazione

'mertoniana' alla fisica galileiana, sono tutte da vedere le pagine di Luca


Bianchi su I'esattezza impossibile nel volume di L. BIANCHI e E. RANDI, Le ve
rita dissonanti, Bari, Laterza, 1990, pp. 119-150.
Quanto all'insistenza da parte di certuni sull'aristotelisrno degli appunti
giovanili di Galileo, colpisce gia nel commento al De caelo (Opere, Edizione Na
zionale, vol. I, Firenze 1968, pp. 15 e sgg.) l'esatta corrispondenza con i com
menti scolastici contempnranei, fino a ripeterne quasi alla lettera movimenti
e richiami che si troveranno poi in qualche modo codificati nei testi dei Co
nimbricenses. Tale il singolare rinvio iniziale a un ignoto scritto critico prece
dente, che gia colpi it Favaro (Galileo, p. 15: Horum opinonem confutavimus
in quaestione De obiecto totius Physicae : Conimb., In IV libros de caelo, Vene
tiis 1616, a 2r.: Nee enim probanda est sententia quorundam, quae iam a no
bis confutata est in prooemio Phys.), Tali anche certe citazioni: Galileo, p.
16: Simplicius, in prooemio horum librorum, sentit obiecrum esse corpus
simplex, comprehendens caelum et quatuor elementa : Conimb., a 2r.: Sim
plicius aliique nonnulli arbitrantur esse Corpus simplex, quod caelum et qua
tuor vulgata elementa cornprehendit , Questo, ovviamente, non significa che
Galileo usasse i commenti di Coimbra, usciti a stampa nel 1592, mentre i suoi
appunti sarebbero dell'84 (secondo il Favaro). Significa che sono compilaziorii
d'uso che attestano solo Ie sue conoscenze di scuola.
28 j.V. GRAVINAE, Opuscula, Neapoli, Ex Typ. F. Mosca, 1723, p. 119 (cit. an
che da V. BRANCA, Poliziano, cit., p. 23).

125

D' Alembert dichiarava: Sarebbe ingiusto da parte nostra [...]


non riconoscere il nostro debito verso l'Italia, la quale ci ha
dona to Ie scienze che in seguito hanno fruttificato con tanta
abbondanza in tutta l'Europa.

FINITO Dr STAMPARE NEL MESE Dr APRILE MCMXCIV

NELLO STABILlMENTO ARTE TIPOGRAFICA S.A.S.

S. BIAGIO DEI LIBRAI - NAPOLI